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C.E.

RAPPAPORT

LJBRI RARI

ROMA

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RIME
D ISABELLA ANDREINI

PADOVANA
Comica Gelofa.

Dedicate

IL SIG.

all*IIIuftrifs.'&

ReuerenJifs.Slg.

CARDINAL

GIORGIO

S.

CINTHIO ALDOBRA

N D

MILANO,
Girolamo Bordone, &

I.

IN

cslpprejso

Pietromartire Locami

compagni.
Con

Ai.

D C

licenza de' Superiori.

I.

Con Triuikgio deMtato di Mi Uno ^f

d'altri Prncipi.

QVISQVIS

QVAM

VIDES, ET

ES,

QJAM AVDIS

VENERARE.
ISABELLA ANDREINA

comica est;

Secvli decvs, theatiu' decvs,


SOCCO ET fOTVRNO
Non mtnvs SVADA, QVAM venvs:
jeqve specie, ac eloqvio svada;
.

i(^e eloqvio, ac, specie vnv^


sed casta vekvs, et verecvndiae stola ornata:
Non salo et spvmantivm plvctwm rore
Sed solo, novo mvsarvm cermine orta.
HaNC VIDES., ET HANC AVDIS..
Tv DISPVTA, ARCVS ESSE MAL1S, VT VIDEAS J
A.M MIDAS, VT VDIAS.
Tantvm ENIM SERMONEM VVLTVS
QvANTVM SERMO VVLTVM COMMENDATA
QvORVM AXTERVTRO AETERNA ESSE POTVISSEt:
CvM VVLTVM OMNIBVS SIMVLACRIS EMENDATIORIM,
Et SERMONEM OMNI SVADA VENVSTIOREM
.

POSSIDEAT

Er ycivs Pvteanvs, Eloquenti^ apud Mediolanenfes ProfefTor.


B.

M.

F.

API

%ty ImprimendiYdiuiiilgandique poteftatem


$ t)
:

F.

A VG V S T

'

S^

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G A L A M. IliqU ^'
'

fitor

3)
f|-

^
(f>^

g^

Mediolani

Alotsivs Bossivs,

Canon.

Ord.Theol.proIlluftnrs.Card. Ardu'cp.

Antonivs Poggivs, pr ExcellencifsimoSehatu

(3)

g*)
&i)

#&
C

mo
All'Ululi:.

& Reu.

mio

ILSIG CARD-

Sig. e

patron col.

GIORGIO

CINTHIO ALDOBRANDINI.

douejfero le perfine priuate con egual

cambio pareggiar
dubbio non
ticof

fuor't de' Trincipi

eh offndo queja troppo fa-

edifgual tmpref

dourebbono pi

toflo

alle fir^e loro,

dejderar le grafie

che vederfi di quelle arricchite ; non per t che sgabbiano da porre in oblo
efprejfa ingratitudine

perche quefta farebbe

non fi troua co/ , che da

cost fatto

vi^io ne difenda ond'io >che oltre ogni mio merito fino (lata

da V.S,llluHrijjma

Reuerendtjpma fauorttanon vncu

molte; comech'io fin da principio fgombrajji dalla mente ogni penjiero, ed ognfperan^a di poter

volta

mamolte

giamat agguagliar i fuoi fauori : tuttauia non ho mancato di


penfar meco flefsa , e d'ingegnarmi per trouar cofa , ondai*

meno

io potefj

moHrarmene

ricordeuole

altra, che

a queja

delle

fon andata hot

mai mi fin 'appigliata^


mie Udirne ; ne meno haurei hauti*

quefia } ed hor quella fcegliendo

ad

ne

tu

ardir di prenderla

fua grandezza

la

conofcendo , clfella troppo humle al-

quandio non fapefj, che non per

ho voluto dedicarle , che perei/ella conofea,

lei

altro

ch'io ferbo

memoria delle grafe

riceuute, e per fegno della riueren^a

duo

m parfo ancora ,non diro

le porto

oltre

che

conueneuo-

ma necejfario (douend'io a perjuajtone di molti mandarle


che
alla luce del Mondo ) il con/aerarle non ad altrui

le

V.

S. lUuflrijf. fy 2{euerendff.

dell'H onore , ed aqueHofare


rito legislator

ordin

c he

vero Tempio della ZJirt , e

m 'ha confortata

Ugurgo, ti quale

nelle fue

non poco ilpe-

ben compoHe Leggi

quei doni > chefacrificando s'ojferiuano a gii Iddi]

foferopoueri, e /empiici , accioche piti facilmente potejfero

da

ciafeheduno efftr honorati .Dunque non far fonueneuole^

per la

Taltera dello flato, e


ClJZTtilOi
nfinita virt altro qua/ non f te, che vn terreno Dio,
che per

sa voi gran

col giudizio del quale fifa bello il Mondo


ero quejo

mio picctol dono

gnore ; poich non

cofa

per grande

apprefento, e fi-

mio Si-

picciolo inquanto a noi

contrapo/anon appaia picctola ;

me ^poich ne piti cara

c he fia

manon

eh a voflri meriti

gi tale inquanto

ne pi pregiata cofa haueua

io

>

da do-

nare a V. Sig.lUuftrifJma e Reuerendijf. effendo queBi componimenti (quali fiano) parti di quel poco ingegno ,ch'cpiacciuto alla dtuina bont di

quella flejfa gufa

tur
ti

concedermi; e pero

che s'amano

fttten caro il bello, e Y

buono s

dame amati in>

propri figliane

ma liftejfc

quali no

macchie,

e difet-

aggr adifono > e piacciono ; e f a grandezza di quelli tum\

or di

iHPadre

miei figli fon

e tenta il tutto

perche io, che fola a quefli

Tadre , ^Madre,elutrkt non

douero tenta-

rla

grande^a ed a gloria
umidi voi lucidifimo Sole
re

ricever perpetuo

le

loro di rifchiarargli

a raggi di"

dado fplendor del quale poffono

lume ? ricevagli dunque la (ita

benignit ; e

p areranno per auuentura indegni dell'altera de' Cuoi

perifieri (

come

quella,

ch'i fmpre intenta

ifcufmi appreffo di Iti la materna piet

>

cofe fublimi )

che'lbene della fuoa

prole continuamente defider ; e gradifca 3 e lodi in


altro l'accorto
eletto alle

mie

efaggio

dbili,

auue dimento

hauendo con giudizio

ed ofeure compo (intoni

Di V.

S. Illuftrifs.

60

un cos forte >

lem inchino.

lucido appoggio^ per fine humilifsima

Di Adiiano lidi 2 2 Settembre

me f non

1.

e Reuerendifi.

Deuotfs. ferua

lfabella

Andreini

Al

AL MEDESIMO.

PRA

/ traigli da mortale /corno


voi

CITSIT

H IO

con/acro

verfi miei,

A voi tra pwpurati Semidei


Chiaro vie

Con voi fa

An^i

la

pili di chi

n adduce

il giorno

Virt fmpre fggiorno

rifplende in voi l'alma di lei,

difpiega pompofa i fuoi trofei


Ver far d'eterna gloria il biondo adorno*

Saggia

d'ecceljo Heroe dunque fon io


Fatta (indegna noi nego ombra verace
)

(ui feguot

e da cui filo attendo aita.


gran nome armata il cieco oblo
T^on temionoy che vinto il Tempo edace

7)i

Starommi ognhor con queHe Rime

in vtb.

D'ISABELLA ANDREINI

PADOVANA
COMICA GELOSA.

SONETTO PRIMO.
Alcun fia mai, che verfi mici negletti
Legga non creda quefti finti ardori ;
i

Che ne

Scene imaginati amori


Via trattar con non leali affetti
Con bugiardi non men con finti detti
le

De le Mule [piegai gii


Talhor piangendo

Talhor cantando

falfi

miei

E come ne' Teatri hcr Donna,

diletti

alti

fall

furori

miei dolori,

ed hora

Huom fei rapprefentando in vario Itile


Quanto volle infegnar Natura, ed Arte.
Cos

la ftella

mia feguendo ancora

Di fuggitala et nel verde Aprile


Vergai con vario

ftil

ben mille carte l

SO-

, ,.,

SONETTO
S'Auuerr mai

, .

IL

ch'ad alcun pregio arriue


ftil nato di pianto

L'amorofo mio
Sar vottra

la

lode

e voftro

uanto

il

O de l'Anima mia luci aline, e diue


Voi

le

fiamme d'Amor

Rinoucllando

in

nel fen pi viue

me dettate

il

canto

Sol voi dettate,in uoi Ibi leggo quanto

Suona

la

lingua, e l

mia penna

icriue

Ma perche pi dolce vfo vn giorno prenda


L'amaro fuon

de' lagrimof accenti

Bella piccate in uoi fiammeggi, e fplenda

Che

s'un d fien men graui miei tormenti


Far,che ualor uoftro alto s'intenda
i

Da le riue gelate

lidi

ardenti

SONETTO
DOlci

afprezze, e foaui, afpri, Se noiofi

Vezzi,

frali

Menzogne
Affanni

III.

lieti,e*n

ragioni al

mio ben tarde

uere, uerit bugiarde,

duol piaceri afeofij

Ripofate fatiche, egri ripol ,


Tema piena d'ardir,rorze codarde

Foco

gelato,giel,che

mai fempr'arde

Metti canti d'amor,pianti gioio*


Inferma fanit, morte uicale ,

Scabil martir,diletto fuggitiuo

Odiata

belt, ch'affiige, e piace

Piaga,che uien da rintuzzato ftrale


Odio amorofo, e combattuta pace

Son

l'afpra uiiaa ond'io

morendo uiuo*

SO-

SONETTO

QVal

, , ,

III

T.

Rufcello veggiam d'acque fouente

Pouero rcacurir d'alpeftre vena


S, che temprar pon le me (lille a pena

Di franco Peregrinla

fece ardente

Ricco di pioggia poi fard repente


Superbo s che nulla il corfo aftrena
,

Di

lui,

che'mperiofo

Ampio

il

tutto

mena

tributo l'Ocean poilente

Tal da principio hauea debil poflanza

danno mio quefto tiranno Amore


E
palma
Hora foura'l mio cor tanto s'auan za.
chiefe in van de' miei penderla

Che

rapido ne porta

A morte

il

il

fuo furore

Senio, e la Ragione,e l'Alma

SONETTO

V.

Spirando l'aure placide, e feconde


Al lampeggiar di due luci ferene
La naue del defio carca di fpene
Sciolfe'l mio corda l'amorofe fponde
Quando*! raggio benigno ecco s'afeonde
E fpumofo fremendo il Mar diuiene
Ed hor al Cielo , hor a le negre arene
Del profondo fentier ne portan l'onde ;
Crefceatempeftofa empia procella :
Talch la tema vie maggior de l'arte*
E vince ogni faper Fortuna auuerfa
Cos tra duri fcogli in ogni parte
Spezzata la mia debil Nauicella
;

Ne gli Abifsi del duol cadde fommerfa


Z'I

So-

SONETTO

VI.

che de' pi famofi,c de' pi chiari


E comi, e nomi ancor chiudi {otterr
E le Torri fuperbe l'ima Terra
Adegui, eicchi Fonti, e Fiumi, e Man
Tu, che de' fette Colli illufm',c rari,
Che vn tempo a te ter s honorata guerra
Vittoriofo al fin mandarti a terra

TV,

Terme, Archi,ed Altari


Tu, che l'opre non pur di man mortale
Ma d'altifsimo ingegno a Febo grato
Ponti, Colofsi,

O^ni

nobil fatica

al fin diftru<T

Alato Veglio, che volando fuggi


Al Tempio tuo di tanti fregi ornato
Fra tante fpoglie appendi anco il mio male

SONETTO

VIE

d'amarifsimo veleno
EMpio
E gorghi, e fiumi entro'l mio fen tu
f

forza pur,che

verfi

miei languidi verfi

E l'egro flil fia d'amarezza pieno.


Porr quell'Alma a le querele il freno
Crudo, s'auezza l'hai fol' dolerfi ?
Gioir f da indi in qua^ch'i'aperil
In te gli occhi non vidi vn d fereno ?
S' pianger fempre mi cofl:ringi,horcome
Potr cantando in quefta e'n quella parte
,

La bcltade

innalzale h'mprefla

al

core

Amanti haurai tu nome,


E
Poich folo vedran ne le mie carte
Scritto la tua fierezza , e'I mio dolore
qual tra

fidi

>

SONETTO

Vili.

DIfprczza pur quelli fofpiri ardenti


Anima cruda

chiudi

gli

occhi a quelle

Lagrime amare , e le preghiere honefte


Portin per l'aere del cu' orgoglio i venti

Nulla auanza

De

di me,ch'afpri tormenti,

l'amorofe mie fiere temperie

Reliquie miferabili, e funefte

Ch'ombra mi fan d'angofce,e di lamenti.


Scopra/i pur d'ogni pietate ignudo

L'empio tuo cor, e l'oftinata voglia


mio languir fuperbo, e fchiuo ;
Te fte/To auanza homai ne l'effer crudo:
Ch'altro ancider potrai, che la mia doglia
Se mal tuo grado nel tuo petto io vino
Facciati al

Vna

NINFA INVOCA

N A

Sonno

il

C A N

Z.

Onno foaue,e dolce


Lafcia

le

chiufe tue fofche latebre;

E con l'ombra tua placida,e gradita,


Ch'cgn'afpro affanno molce
Chiudi l'humide mie graui palpebre
.

mia vita
del Silcnti.o,e de la Notte figlio,
E i'erenando il mio turbato ciglio
1 a tua qir'ete amica
In parte acquetila mia doglia antica J
Sciogli lo fpirta mio
Soccorri

la

D quelle membra Tue terrene, e frali


Affretta

Ademp
L

il
il

tuo venir bramato Sonno

mio

deio

yi

e mie feiagure dolce oblio de' mali

Da me partir non ponno


Se tu dolce volando

me non riediV

Corteie Dio

Dio non vedi

pietofo

Non vedi (ohim) che folo


Da te foccorfo attende mio gran
il

Chiudi

quefti occhi

duolo

homai

me fembran duo Fonti

S'occhi pur ibn,ch'

D'ainanllmo pianto, Sonno amato

Caro Sonno che

tai

Hor tace il Mar, tacciono e'n felue e'n Monti


Le beine; e del mio (taro
Duro io fola mi dogliose v piangendo
,

Da ce per qualche conforto accendo

Ode)

'1

O del mio core fpene

.'

Dunque (opiici tu Pafpre mie pene


Gi gli Animai pur turti
Queti

fi

(tanno e
oblo

Pofte

in

lo tra

lofpiri

Ne

le

Ardo

-,

pofan nel tuo ieno

e lutti

l'aer' e

noiofe cure

freddi horrori, e'nfr

Onde

le

larue ofeure

pieno
notte e feorfa

infelice^ e gi la

Ultre'l meridian termino, e l'orla

Sparifce rai del Sole

Ne de l'afpro
Ahi

iulo aoerti

Sfaranno

gli

mio duolo ancor

a!

ti

duole

pianto

occhi miei menrre a viuenti

Chiuderalli dolcilma quiete

Sonno deh perche tanto


Tardi recar conforto a miei tormenti?
Per me l'onda di Lete
E fccca dunque ? Sonno le mie doglie
Pon fine nomai, f la tua bella moglie
Con dolcissime tempre
Nel foco del tu' amore auamp Tempre
Gradito ozio de l'alme
S' le mie voglie ti dimoftri amico
Ti prometto Paugel nunzio del giorno
Sacrar con quelle palme.
A te iblo fia dato un'antro antico
D'edera cinto intorno ,
Oue prender potrai dolce ripofo
Di papauero grato , e lonnacchiofo
Haurai corona vaga
.Dunque coi tuo venir mia mente appaga

Deh

Deh vienile teco adduci


I tuoi miniftri,

che con l'ombre loro

Co' mendaci fantafmi gli occhi miei


Moftrin le amate luci,
E'1 bel fembiante di colui,ch'adorOj
Per cui l'alma perdei.

Deh Sonno pria^he'l Sole

lumi

Apra,ferra pietofo quelli dui

altrui

cimili miriti pio

Lui, ch'aperti mirar ibglion

Canzon

fi

rio.

chiamo il Sonno,e non m'auueepio,

io

dormendo

Ch'egli

E non ode

ftalsi

miei preghi

afflitele lafs

MADR.

I.

MErauiglia non Donna f voi


Qualhor'

me

volgete

Gli occhi fereni,

Che d'amorofo ardor

vi

mi

giurate poi,

diftruggete

Fatco fon'io di voi fpecchio verace

E come

raggi Tuoi

rifletter

fuole

-,

Se fpecchio tocca in f medefmo il Sole:


Cos di voi la Face
In voi ritorna ,e voi medefma sface

Ma:

IL

R.

Mor bench comandi ' maggior Dei


E feruo di coftei
Seruo infieme, ed

De la belt di lei

Amante

non partir mai


Dal fuo vago fembiante
per

Entro

gli

ardenti rai

Di quelPhoneftd lume
S'iu di Tua propria mano

A D

arfe le piarne

II L

R.

Degno campione audace

m'arma di ghiaccio il core,


non
tema pi fiamma d'Amore
Perch'io
Ma non fi tolto poi
M'appar de gli occhi tuoi l'ardente Face,
Incontr' te

<?ielo
Che'l Tuo o

fi

sface,

Folle guerrier. vittoria indarno attende

Chi con arme di

SE

giel col Sol

A D

R.

contende.

UH.

non temprare vn poco


Madonna il mio gran foco con quel
Che'n voi nafeofe

O f picciola

il

gielo,

Cielo,

dramma

Non riceueteinvoi
De la mia immenfa fiamma
Temo, che Morte haur di noi la palma ?
Di voi per troppo ghiaccio,e di me poi
Perche foco fouerchio ho dentro l'alma

IO

SONETTO

ONon menma

IX.

crudo, e rio,che bello

Pur

vngg

voglia cu mi leghi, e ihodi;

E pur con mille inuficati modi


M' affligge del mio pianto ancor f' vago.
Quando l'arai del fofpirar mio pago
?

auuerr,che del mio mal non godi?


Crudel tu fuggi ,e'l mio pregar non odi

Quando

Cruda Tigre

ioti forf,

Volgiti, afcolta, arreda

Accogli ingrato

il

Drago

fiero

palio

vn poco

lagnmofi preghi,

Vedi come per te tucta mi sfaccio


Quefta fola merc non mi fi nieghi,
S'arder meco non vuoi dentr'al mio foco
.

Deh

m'infegna a gelar dentr'al tuo ghiaccio."

SONETTO
perle gi di rugiadofo

LE

Da l'aureo crin feota


Con

X.

humore
l'Aurora

l'vfate fue reti vfc

quando

cantando

Tirl gentil del caro albergo fuore.

Tefe

a gli augelli

Pretesche

Amor

quitti

Stupido,e lieto

Di flTe

non so come ) Amore


alhor f n gi vagando
e

al Ilio

vn faggio Pallore.
da me slegato

le

l'accorto,e'n

Giura

brami ellcr
di non ferirmi

Ed egli,quanto vuoi
Alhor

Tiru* lafciollo

Filli

prigion parlando

il

cor giamai

andar fecuro

dolente, che pi fperi

S'h di non faetcarlo

promettere giuro

homai

Amor giurato ?

SO*

, ..

SONETTO
f'/\
V
E

21
XI.

Veda, che nel mio cor doglia


Nou'Idra

Qua
^^
^^^^

fatta

fi

ferra

a cui ragione ardita

Alcide leuar brama la vita


Ma'n van le moue l'honorata guerra
Perche s'ella pugnando vn capo atterra
fi

Sette n'acquifta ogni mortai ferita

-,

Siche'n virt de la pictofa aita

Pi difpietate forze

Hor

in

me differra

chi far, che'l n.io dolor conforte

Se quefta e pi

Che

di quella

empia, e poifente

mortai viueafi in Lerna ?


Quella hebbe ne l'incendio al fin la morte

di tofeo

mio foco ardente


Viue, e l fa ne le mie fiamme eterna
quella (ahi

laflfa)

nel

SONETTO
PEnfier, ch'eternamente

XI L

cor m'affali

il

Quando l'Anima mia d'amor

arderti

A che nouo Prometeo al Sol toglierti


Le

purifsime fue

Perche

fia

degno

Altri rifehi di

O come

fatti

fiamme immortali

volo erger de l'ali


morte manifeiti?

il

fon graui, e molefti

Gli ardori, ch'io credei dolci

Colpa tua

Mi

gli credei;

e vitali

poich giurando

prometterti pace, hor veggio a pieno,'


1

Che'n troppo alto defir fia, ch'i' mi (tempre.


Ah fei foco io non moftro lagrimando
( Bench m'affidi ti) coprirai fempre
Cenere di filencio entr'ai mio feno.

De

,
. .

12,

TX

Alla

IllLiftrifs.

& Eccellentifs. Sig.

BORIA
D VITTORIA
GONZAGA
Trincipejf di Jfolfetta, Sig. di GuaJlallA,grc*

SONETTO

XIII.

Troiano
gran Diue
Giudice
Diria,che per mirar, onde dcriue
Tuo maggior pregio altri contende in nano

DE'

tuoi meriti illuftri

Tanto non

s'erge l'intelletto

il

bel

eletto qual tra le

humano

Bella Vittoria, ch' tuoi pregi ardue


Bella Vittoria de le patrie nue

Mondo

honor fbmmo,e furano .


Di toccar le tue lodi hauea fperanza
Vn giorno anch'io; ma ben m'auueggio hor come
Occhio mortai non ben s'afHfa al Sole

Anzi del

tuo valor mio ftile auanza.


Altri su l'ali pur del tuo bel nome
Glonoib poggiando al del le n' vole

Ah

troppo

il

Air-

., ,

,.

J3

AU'Illuftrifs.

& Eccellentifs.Sig.

FERRANDO
GONZAGA
,

Trine ipe

di Jfo.1fetta ,Sig.

SONETTO
IL

diGuafialla^c.

XIIIL

caduta alz col nobil canto


Quel grande, che fpieg d'Argo furori 1

io

del frigio Paflor gli antichi errori

Cagione

l'Ada di perpetuo pianto

Tu de la figlia del fuperbo Xanto


di lui narri paftorali amori
i

Ed a

Pari, ad

Eterna

vita,

E non dan

quelli ardori

e gloriofo vanto

Chi ia, che agguagli voftr'altcra forte


Amanti s'opra quefto fpirto illuftre
Che offender non vi pu Tempo, ne Morte."
Del gran
la canora tromba
Vi trahe col fuon merauigliofo indurire
Da l'ii\cendio, dal ferro 5 e da la Tomba
?

FERRANDO

So:

SONETTO

XV,

Vando fien del mio cor falde le piaghe


E fpezzate rafprifsime catene
Quando hauran fin le mie noiofe pene
fc^N pi fia Amor,che lo tuo (Irai m'impia ghe?
Quando le paroletce accorte e maghe
?

Non faran
Quando

d'un velen dolce ripiene

>

alme,e ferene

di quelle luci

Pi non uedr quefte mie luci uaghe?


Per dar al graue mio tormento fine
Mille

fin

qui rimedi ho port'al core,

Ma crefce

il mal mentr'io procuro aita.


Oria cos dal cacciator ferita
Mette nel fianco offefo e fterpi>e fpine,

E'n uece di ibernar crefce

IL

il

R.

dolore.

V.

mio uago homicida


Al

ferir

pronto, ed al fanarmi tardo

Dopo un

Vn

fofpirar

nano

un vaneggiar infano
Pi che mai bello volge a me lo (guardo
Poi come lampo fugge.
Cos gli occhi m'abbaglia,e'l cor mi ftruggc.
defiar,

M
E

A D

R.

VI.

per piet del mi' angofciofo

male

M'hauefTe dato Amore


Cos le fue bell'ale

Come mi

diede

il

foco

L'empiojche fugge , e mi nafconde

il

core

N'an^

i/
N'andrei cercando volo in ogni loco;
Ma forf poco, a poco
Poiche'ncendio fon cucca in lieue fiamma
Conuerfa, andr feguendo
JLui,che fuggendo ogni

mio

fpirto

infiamma

M A D R. VII.
lingua alhor
mio
Timida
d'auuicinarmi
Gracia mi
,

bel Sole

che'l

E con

Perche non
mcfte parole

pieno

Perche

fi

ti

miei martir

lui

(ciogliefti

non

come al Sol de gli

li

dicefti

occhi fuoi

S'abbagliar gli occhi cuoi

Cos me(lafla)l'improuifo
Fece di freddo fmalco

SE

per

A D

tu' albergo

Eleggerti

il

R.

afialco

Vili.

Amore

mio core

Qual fiera,e cruda vfanza


Qual barbaro coftume
Ti moue (ahi) fanciullecco, ( ahi)

cieco

Nume

Ad arder di tua man la propria ftanza?


S'ardi gli alberghi cuoi

Chi

fia ; che ti

raccolga entro de' fuoi ?

All'-

AU'Muftrifs.

& ReuerendiflT.Sig.

CARDINAL S GIORGIO
CINTHIO ALDOBRANDINO

SONETTO
Or

XVI.

qual vegg'io fotto fembiante

Verace Apollo,

che'l

Ne fcuopre, e di Parnafo
Non

il

il

facro

Monte

gran Sol del Vaticano:>>

CINTHIO

Quegli

De'

quegli

humano

gorgoneo Fonte

chiari ingegni

non

Duce fourano

quell'augufta fronte

Noi moftra Mufe hor voi

feguitel'

L'altro fuggendo, e fauolofo

pronte

e vano

Egli v'infpirervoci canore,

fua

merc non

fia

da

gli

anni fpento

Quel che s'acquifta poetando honore


,

Ed

a lui

ch' d'ogn'alma illuftre ardore

Del Mondo vn giorno ad adorarlo intento

Tempio

il

petto far

vittima

il

core

SO-

17

SONETTO

XVII.

DEI

mio graue dolor folo io mi doglio


Poi ch'egli non m'vccide, la durezza
Con arme di piet non fiede, e fpezza
Del mio fpirance adamantino fcoglio
Crefce egli nel mio fen,ma l'afpro orgoglio
,'

Non manca gi di fua natia fierezza

Anzi

pi crudo

E pi

gioifee alhor, ch'io pi m'addoglio

il

mio languir difprezza

,
.

Ma di vicina gioia forf Duce


L'eftremo duol, che'l cor mi cinge intorno,
E forf fia,che'l mio tormento fgombre.
Notte cos quande vicino il giorno
Pria, che dia loco la diurna luce
Ne le tenebre fue raddoppia l'ombre I

SONETTO
quello, ond'io

SE O

mi

XVIII.

dillo parte

parte

Dogliofo humor mai terminar non degni


freddo ghiaccio mio, ch'arder m'infegni
Le mie lagrime almen confola in parte ;
Ma cu,che brami fol ne le mie carte
Sculti lafciar di tua fierezza

Mandi fiamme
Di

fegni

nel cor per gli occhi pregni

non so dir con qual nou'arte.


mio languir perche non diemme

pianto, e

O cieco

al

Fortuna

l'efTer

cieca in mirar quella

Belt,che'ncende

cor d'ardente zelo

Ma de l'afpro dolo^ch'oppreffa tiemme


Forf pria, che da

me l'Alma

Tua crudelt far pietofo


'

il

ii

fucila

Cielo

All'-

18
ITIIluftrifs.

& Eccellenti^. Sigi

PIETRO ENRIQVEZ

IL SIC.

D.
d'Acebedo Conte

Del Q>nfiglio

di Staro di S.

Fuentes

di

M. C. Suo Governatore, e Ca-

pitan (generale nello Stato di Milano,

SONETTO
'A feroce dcftricr premendo

il

Folgorando ne Tarmi nafta

&c.

XIX.
dorfo
victrice

Arredi, porger di Pelide vltrice

La

forza veggio

S' Popoli, a Cicca,

In pace liedi

al

fuo gran

mettendo

il

R foccorfo

moria

teco Aftra felice

Impera,ed a t voka. faggio (dice


Ecerno fa di tue bell'opre il corfo
Force gli alceri abbaci, e giufto rei

Punifci; ond', che'l

Mondo

Tratto, gode nel ferreo

Per non

ioio te

Sacrati fon;

il

palme, e

quei primi anni

fecol d'oro

trofei

ma da' fublrmi

fcanni

Ti porge Apollo, e Marte vn doppio

SONETTO

D
O

alloro

XX.

quelli abbi (si di miferia fciolto

Deh mira figlio lagrimofo humore >


Che da l'interne vie del trillo core
il

Sorge dolente traboccar nel volto .


fi glio,e per quel ben, che mi fu tolto

Al tuo

ratto partir, per quel dolore,

Che m'ange,prega ti Talco Motore,


Che teco vn d ha lo uno fmreo accoko
Di

. .

Di quefto Egeo mortai


Care

vifeere

l'atre procelle

mie cotanto acerbe

Deh quando feorgeran porto

tranquillo

O s'auuien,che per voi ftanza mi (erbe


prema vn d le (Ielle,
Feliciflmo pianto,ond'hor mi fililo.
Pietoto

il

Cielo,e

All'Illuftrifs. Se

ReuerendiiT.Sig."

CARDINAL GIORGIO
CINTHIO ALDOBRANDINI.
SONETTO XXL
ALta ma
S.

forte

giufta

in

ogni terra

In ogni bofeo ancor lodar s'intende

Cinthio
Ch' fpazio anguflo

al

E quci,che'l tutto frange,

il

tuo nome; ond'altri hoggi

tuo valor la terra


e'1

com

(prende,

tutto atterra

A' tuoi gran pregi homai vinto Ci rende ;


Poich mentre a lodarti ogn'uno intende
L'vltimOjche ti loda '1 primo,ch'erra

che col Sol la luce


Non congiunta s com'hor il fenno,
La Virt, la Bont teco e riftretta
JTal>ch'ogni lingua d'honorar coftretta
Quella gloria immortal,che'n te riluce
dritto ben,poi

E chi parlar non

sa loda col

SONETTO

cenno

XXIL

Tolto mio cor che vaneggi ? e quale


Ti figuri piacer? qual gioia credi
Fruir

amando

Ne l'alerai doglie

il

ahi mifero

non vedi

tuo prefenee male ?

Sofpi-

10
So('pinv, e taci?

come e vano,

Schermo quello

al fallir,

e frale

deh faggio riedi

A te ilefTo,al tuobene,c fcaltro chiedi


Per pi bel volo

al

Q\e\ correfe l'ale

Odi Ragionane tfminaccia,

Ma

pertinace pur brami

il

e fgrida

tuo danno,

Brami feguir lui,ch' penar ti sfida


Ahi frutto bei configli in te non fanno.
Chiedi morte? Inaurai, ma vu t'ancida
Anzi quella mia maniche Amor tiranno.
i

ALL'ILL.

SIC GABRIELLO GHIA BRERA,

T^tjjuna co/a effrpi durati/e

della,

Virt.

Canzonetta Morale L

Ago

di pofleder l'indico

argento

le gemme di Tiro,al falfo Regno


Fida ingordo Nocchiero augel di legno,

E f,ch'ei l'ali

(pieghi ardito al vento.

Quand'ecco fremon

l'onde, e

Borea feorre

L'acr folco; guerreggia ed Euro, e Noto;

Onde

pieno di tema e d'ardir voto


,

Egli, e fua

Fatto ricco

Con

vana fpeme morte corre J

la fete

empia confola

l'oro quei, c'h

Ma da l'Erario in

d'adorarlo in vfo

mille parti chiufo

Rapacifsimo fulmine l'inuola

..

1
Quegli fnpcrbo tetto erger procura
FaPtolb al Ciel; ma fiero il gran Tridente

onde veggiam repente


mura
Monarchia nel cor l'ambalcia ,

Scuote Nettuno

Tremando
Quelli ha

di

il

E non affollila,
S di

e toglie

qua gi cieco

Poi l'alma
Cos'l

Cuoi precipitar le

corpo

l'elea

defir l'/nucfca

Regni a Regni lafcia


diftrugge,e Morte acerba

fpira, e

Tempo

al

Inuolue nel ucnzio ogni fatica


Di mortai man la gi famoia il dica
.

Roma,

chefol di

Roma nome ferba


il

O non di t, ne di quei carmi illuftri


Nobil

Ch

a p r e r a ond'hoggi

Diletti, e gioui,il cui celefle

Vince d'Apollo

fteffo

al

Mondo tanto

canto

pregi induftri

Ma le fcherzando Clio per te rimbomba


Alto

cos; qual a t gloria, e

A noi dar

quale

immortale
Di r o d i , e d'A m e d e o la chiara tromba
Felice quei , che l'honorato calle
Seguir, che n'additi; e s' le cime
Non potr di Permefso orma fublime
Segnar; ne feorra humil la bafsa Valle 2
Di tentar fama io mai non far (lanca
tefor ricco

mio nome inuido oblo non copra:


Bench m'auueggia, che fudando l'opra
Perche'l

Diuien pallido

il

volto,e'l crin s'imbianca

Al

,
.

zi
Al medesimo.

SCHERZOECcoCome

I.

l'Alba rugiadofa

Sen

rofa

di neue, pie d'argento

Che Ih chioma inannellata


D'or fregiata
Vezzoletta fparge al vento
Gelibmini

I Liguftri, e

Da'

bei crini

E dal petto alabaftrino


Van cadendo e la dolce aura
;

Ne

ri ft

Con

aura

l'odor grato diuino

Febo

anch'ei la chioma bionda


Fuor de l'onda
A gran paflfo ne difeopre ;

sferzando

fnoi deftrieri

I penfieri

Defta in noi de l'vfate opre


Parte il Sonno, fugge l'ombra
Che difgombra
Delio gi col chiaro lume

La caligine
Ecco

il

d'intorno

giorno,

Ond'anch'io laido le piume\

E'nfiammarmi fento il petto


Dal diletto,
Che'n me fpiran le tue Mufe
Cuifcguir bramo; e s'io caggio

Nel

,,

*3
Nel viaggio
Bel defir ceco mi fcufc.

Ma s'auuien, ch'opra gentile


Dal mio

ftile

L'alma Clio giamai


Si dir,

DcCsi

al

rifuone:

nobil vanto

canto

Del Liguftico Anfone

Al medefimo

Che la virt fa

il

vero Principe.

Canz. Morale

gran Marte rifonar le'ncudi


Quei , che fuperbo ha di regnar deso

Accia

F
E
Di

II.

li

fotto

al

ponga in oblo
pugnando -fluii

giufto,e la ragion

duro acciar

vincer bramile vinca e quanto frange

Il

Mar vermiglioni Tigre,e'l

Nilo inonda,

Patolo, Hidaipe; cui rifplende l'onda

D'oro,e di

gemme,e quanto bagna

Comandi PIndo,

il

l'Hiftro, l'Arno,al

Gange.
Tago,

A Garona,al Tebro, l'Hermo,


Al Danubio, a la Tana, quanto il feno
la

al

Tocca Adige, P,

Di

Varo,e'l

Reno

Gigeo lago

fcettro aggraui pur la deftra altera,


Ci, che bramail defir la man poffegga
Chiamif R, perche! diadema regga

Quei

(lo

R,ch a f medefmo impera ^


Quanti
B
4

,. , .

24
Quanti braman d'hauer qua gi grandezze,
Quanti cercando van Mitre, e tenori,
di Signorie

Quanti

braman gli

honori,

Ne fan l doue ficn ferme ricchezze.


Non argento non or, non gemme od olir
Non gli alti tetti non le craui aurate
,

Fanno Principi veri, ah pi pregiate


Conuengon doti in quefto bafso chioftrq
i

principe quei, che generofo afterto

Sempre ha

nel cor

che

fol lo

fguardo porge

ve ftuol pellcgrin d'ingegni Icorgc


Che fol d'alma virt s'adorna il petto .
Principe quei cui crudeltatc, fdegno

O vana ambizion l'alma non punge


Che da

morii del Volgo Te n* va lunge

Non per timor, ma per


Tal

n t h

fublime ingegno
o fplendor del Vaticano

Che fotto pie l'auuerib Fato hor tiene


Onde non ha pi d'oltraggiarlo fpene
i

L'empio, di cui rende ogni ftudio vano


ben dimoftra il tuo canoro itile

Chiabrera
Si lafcia dietro

Solo a

f ftefso di

illuftre,che d'ogn'altro

i]

pregio

quello fpirto egregio

bont limile

Mufahor tanto accenda


s'eterna al Mondo brama
che
Ogni alma,
Per (ingoiar virt candida fama
Sol da s degno Heroe l'efsempio prenda l

Suo

valor, e tua

SO-

*s

SONETTO

DEI

fereno mio Sol

la

XXIII.

chiara luce

(Contrario effetto) perch'io

Quand'clla fplende
Foiba nel

mezo

d notte

viua

lume priua

pi, di

m'adduce

latta

Ond',che verfa l'vna , e l'altra luce


Calde lagrime in uano,e l'Alma fchiua
D'horror pienajC d'ardor di riua in riua

Mia fera

(Iella

fofpirar m'induce.

mia uerde et mifera l'hore


Traggo in pianto,e'n fauille, e non comprendo

Si di

Qjual fia maggior in me l'onda, o la fiamma.


Tal verde legno ancor nel foco ardendo
Ne mette in dubbio, fe'l cadente humore
L'incendio auanza in cui tutto s'infiamma*
!

SONETTO

XXIIII.

Che piango infelice?

che fofpiro

Ah quelli indizi fon d'vfata


Al pianto, ed

fofpiri

il

doglia.

fren diicioglia

Quei, eh' a mando ibftien lieue martiro.


Troppo del fen, troppo de gli occhi vfeiro

hor che pi fier m'addoglia


mio tormento di morir m'inuoglia

Sofpiri,e pianti,
Il

Difperato,e giuftifsimo dcfiro.

Se non m'ancide il duol fe'nuan m'attempo


Per impetrar merc del lungo affanno
Deh qual falute homai fperar mi lice ?
Sciogli tu Morte pia que' nodi, c'hanno
Quell'Alma auuinta che'l morir a tempo
,

E don dato dal Cielo,e don felice


SO-

1*

SONETTO

XXV.

vidi occhi leggiadri, occhi, ond' Amore

GiChe

M'incende, in voi beila picca (colpita


dolce lufingando al mio dolore
Al mio fido (bruir promilc aita
Hor veggio ( Uffa ) il troppo folle errore
.

D'ingannato pen(ier,d'alma tradita


Veggio,chedifcacciata ( ohim) dal core
La pietade ne gli occhi era fuggita .
fofpiraci in van dolci ripof
Quali hauranno i mici giorni hore tranquille
Qual guiderdone miei martiri alcoli ?
Deh potefsero almeno in uoi le Mille
De l'amaro mio pianto occhi amorofi
Quel,che pofsono in me voftre fauille.
;

SONETTO

XXVL

Vando Sdegno gli fproni afpri,e pungenti


Mi pone al fianco il cor di te fi duole
j

On d'io

formo

Da sfocar teco

concetti, e le parole

duri miei lamenti

Ma come al gran Soffiar de' maggior venti


Caliginosa

Cos
Parte

Se

di

Nube

fuggir iuole

nel tuo apparir


lo

vago mio Sole

fdegno,e fuggono

tormenti

lagnarmi poi prendo coniglio

cominciar le graui orFefe ,


E ride il cor quand' feuero il ciglio
Madre cos qualhor tremante refe
Finifco

al

Con le

minaccie

Tanto

l'accarezzo, quanto l'ofeie.

il

pargoletto figlio

Per

PEr

lo foucrchio

Gli mici

D.

IX.

affanno
dolenti

fpirti

Abbandonato m'hanno
che gi fur di fiamma ardenti
Freddo ghiaccio fi fanno
Ond'io chiudo le luci, e mi {coloro ,
E crede Amor, ch'io dorma, &c io pur moro.
;

fenfi,

D.

X.

Puntando fuor de l'onde

Il

Sol confente pur

Pofcia

al

ch'altri lo

Qua gi tanto calore


Che'l Mondo tutto n'arde
Giunto

Il

mio,

guarde ;

meriggio infonde

a l'Occafo poi cella l'ardore


ch'io'l miri in fronte

non confente

E m'arde l'Oriente
Ed al meriggio; e pi m'incende alhora
,

Ch'altroue

il

chiama

vermiglia Aurora

la

SONETTO
folitaria

aV^La

vino

.""

XXVII.

pur vita

Colei pu hauer, da cui fugge lontana

mentre Amor di voglia infana


Nutre fu a t mal nota, mal gradita.
meco
pi fpeme fchernita ?
che
fai
Ma
Di confolarmi ogni fatica vana
Per tue lufinghe il trillo cor non fana
JE'ncempeftiua homai giunge ogni aita
Tropgioia

,,

..

Troppo acuce

faette in

me

di/Terra

L'afpro dolor, che'n d inalata foggia

Mi lnigge l'alma: e Col d pianto ha fece.


Deh Teglia almen, che la concinna pioggia
Ch'amarifllma ogn'hor lumi fpargece
Termini vn d s perigliofa guerra
.

SONETTO

QV

XXVIII.

del bel guardo il vino ardor m'aiTalfe,'


Ond'hoggi ancor par, che n'auampi il prato

Qui

Qui

d'acute faecte

il

fen piagaco

Hcbbi; ed altrui del mio dolor non calfe


pur lagrime vfciro amare, e fai f

De gli occhi crifti

e'1

cor duro, e gelaco

Mai non

piegar, fu Tua durezza, Faro


Ch'amor, tede, e fermezza a me non valfe
Laflb, fu mio dcftin, ch'empio m'offerfe
Tigre feluaggia (otto humil fembiante
Di cui pi difpietata altri non feerie
Ma perch'esempio fa d'ogn'altro amante

l'

Dite voi quel martir, che'l cor fofferfe


Fere,augelli,antri,riui, ombre,aure,e piante.

SONETTO
CRefci mia
Puoi

farti

nobil fiamma, f

nel mio

Ogni cura mortai

Me Clelia abbello
E

tanto veggio

al

in

Gel

.Quanto s'auanza

XXIX.

il

maggiore

fen,crefci,poich'io

polla in oblo

gradito ardore

ergerli

il

core

viuo incendio mio;

Crefci dunque ardentifsimo deso,

E'n

confumi ogni fua face Amore

O quai

O quai rare,ed cccelfc grazie io fpero


Dal mio

Che
Vedr

leggi adro,e gioriofo foco

dolcemente m'arde,e non m'ancide.


in virt di

quello incendio altero

Deificarmi quai nouello Alcide


Ed hauer tra le ftelle vn giorno loco

ALLA SEREN. LEONORA


MEDICI GONZAGA
Duchcfl't di

Mantoua , &c.

SONETTO XXX.

DI

magnanime (lille
Cerchi

crini afperfi

fpirto gentil le

amate riiic

Di Pindo,perche'n lui le facre Diu

Spirino gloriof eterni verf

Che perche Apollo in me fue grazie verfi


Bafta, che le virtuti altere, e diue

Da cui vien,ch'ogni bene in me deriue


Gli

fpirti

i'

volga, che gi voftri

ferii

Bafta affilarmi in voi perche m'affide


Nobil penfer,ch'anco a le (Ielle ardita

Spiegher (merc voftra) vn giorno i vanni.


eterna vita;
Spero per voi
Che s'al mio ftil la bont voftra arride

Leonora

Non fia mai, che'l factti ingiuria d'anni.

Alla

3*

'

ri

Alla Eccellenti^. Sig.

DONNA MARIA
PRINCIPESSA MEDICI

Prima, che

fiffe

Regina di Francia-,

C A N

z.

ir.

D'alta ftirpe vfeita

Amorola Donzella
Honcfto ardor di mille,e mille cori

Voitra belt infinita

La pi lucida Stella
Vince d'aflai fcherzan con voi
E de l'aurato crine
;

Fan

dolci, e cari

gli

Amori J

nodi

Per far noue rapine;


E con pi accorti modi
Stan ne* begli occhi al varco
*
Scoccando tempo l'infallibil arco
Come la neue fuole
Al raggio pi cocente
Di Febo liquefare; cosi a rai

De l'vno

6c l'altro Sole

La pellegrina Gente

Amor

,.

. .

Amor per gloria tua ftruggei


E per pompa maggiore

vedrai

Del tuo gran Regno, quale


Fenice poi che muore
Rinafce al Mondo tale
Dopo morte gli Amanti
;

Tornar in vita a' raggi nonetti, e


Giran le sfere intorno
Col voftro moto altero

Con

fanti

lo iplendor de' bei voftr'occhi fplende

L'apportator del giorno

L'alato meflfaggiero

Da la voftra facondia

il

Tuo dir prende.

Danzando fan le due


Fiorir col voftro piede

Le Grazie

De

Cantan

e l'alme Diue
fede

la Caftalia

co' voftri accenti

caccio n Te tacete in aria

venti.

O celefte Sirena
Qual mcrauiglia

poi

Se di foco gentil l'alme accendete f


Miracol fora, e pena

non arder per voi


Lampeggia il Ciel qualhor dolce ridete j
Il

Il

Mar gonfio, e

turbato

Placate co' bei lumi

E date

legge

al

Fato

Dumi
Ed ogil alpeitre loco
I fecchi Prati,e i

Rofe
per voi producete gigli>c Croco ;
~
-

31
II

Sol moftra pi chiara

La chioma,s'ei

percuote

O'n argento, 'ncrifta Ilo,

'n

gemma,'noro

Cos Virt pi rara


In voi fcopre Tua dote
Lucida gemma del eelefte choro
E'n corpo bello , e vago.

."

Ella n'appar pi grata

Ma mentre l'alma appago


Nel bello, ond' beata,
Temo, che'n forme noue
Conuerfo
Se

al

Ciel

non

vi rapifca

Gioue.

liguftri, e le rofe

Del

voftro vifo io miro

Parmi

il

vifo veder di bella

Aurora

jj

S'al bel, che'n voi ripofe


II

Ciel, quefti occhi giro

Venere

io veggio; fe'l

pender talhota

Io volgo al bello interno


Colei , che da la teda
Di Gioue nacque io (cerno

la cafta e modefta
Maniera mi fi fcopre,
Di Diana contemplo i gcfti> e l'opre
Canzone humil t'inchina

Se

A quefta regia Figlia


Honor di noftra etate,

e meraii/glia."

SONETTO

XXXI.

fora giamai
durone ftabro
EQual
Cor, che non l'ammollifle guardo pio
fi

il

Del manfueto, e vago Idolo mio


Del mio dolce languir fi dolce Fabro?

33
II

volto di liguflri,e di cinabro

Afperfo cui non arde? e qual ient'io


.Dettarti in

me d'amor nobil

defo

Dal gentil ri(b,e dal vermiglio labro ?


Anzi de la bell'alma , che s'honora
Sol di le ftefsa il moto,cd ogni detto
Con piacer /Ingoiar l'alme innamora
Beato

il

giorno,e fortunata l'hora

Ch'Amor
Felice

il

dolce per

cor,

che

lui

la Tua

m'aperte

DI

Imago adora

gli

XXXII.

amoroti

rai

Fur pria dal cor,che da quell'occhi


Cos da i

lacci

mio

Pria che vedergli ancor prea

Cominci

petto

il

SONETTO
quel bel volto

.^

'1

Col

danno

incefi;

ceti

reftai.

fianco infermo tragger guai,

N gli eran' anco Tuoi martir pale/i


E perche foUer pi gli fpirti offeti
i

Senza faper s'jo pur amafli amai


Tutto dentro auampar fentimmi il core 1
Ne de l'incendio mai fauilla fcorfi
In fatai cecit la mente immerfa.
Vola ben poi dal micidial ardore
Fuggir; ma quando (ohim) di lui m'accorti

Mi trouai tutta

in cenere conuerfa

SONETTO
Peme

fallace

Al mio Vano

che pur

l'ale

XXXIIL
impiumi

defir, perch'ei

conforte

L'Anima trifta? tue lufinghe accorte


Troppo conofco,e gli empi tuoi coftumi

Scio-

S4Sciogliete

il

freno pur dolenti lumi

Al pianto, e tu mio cor apri le porte


Al duoU s che pietofa al fin la Morte
Lo mioftame vital rompa, e confumi
Co> quegli egualmente e bello, e no ,
Che di macigno il petto,e*l cor fempr'hebbc
Di mia morte vedr fazio il defio;
pur le del mio duol mai non gli increbbe

In lui Piet dal freddo cener mio


Calde fiamme d'Amor dettar potrebbe
Alla Iiruftrifs.& Eccellenrifs. Sig.

D.MARFISA D'ESTE CIBO'


Marchefe di Malfa

sonetto
E.

formafler le Stelle

&c

xxxinr;

humani accenti

Djrian, che quanta hauean bellezza inlorc*

Sparler

in

que(ta>ch'io pi

Per moftrarl qua

gi,.

honoro

ch'altra

ricche,e poflenci.

Ma non ragiona n le due Stelle ardenti


Di

quel bel volto, e quelle chiome d'oro

Non dice

il

rifa

Venni ber

le

dal celefte choro


pellegrine genti

Fortunati mortali aprite

E l'Alma voli entro

la

il

feno v

nobil luce

De gli occhi^ond'ancoe.Ter Fenice io fperOo


Di

Marfisa

l'angelico fereno

Sgombra la mortai nebbia,

e qual

fender

D^alca bellezza al fornaio bel conduce*

SO

SONETTO

ss
XXXV.

Glnfaufti habitator del cicco Auerno


Le meftidme mie querele vdite
Fuor

de' profondi ecerni horrori vfcite

mio pianto, al duolo interno


Pi afpre entro'l mio cor pene io difcerno ,
Che gi non ha la tormentofa Dice.
Spirti d' AbiflTo dunque me venite

correre

al

Se bramate habitar nouello Inferno.


Lafcia antico Nocchier

gli

Ombre difperate

miei marcir quafi

Porca per Tonde

Voi compagni

al

ofcuri chioftrf,

homa
mio duol

del pianco
carcarei

mio

Moftri

L'acque nere di Lete hor mi recate


S,ch'alcrui ponga, e me (leda in oblo

,'

SONETTO XXXVI.

DI
Che
Vita

fpeme ingannatrice io nudria'l core


Nel Tuo graue martir cos beato ,
Che'n Amor non tu mai s dolce (tato,

s'agguagliale

al

morir,gioia

gli era'l

vie pi d'ogni rifo

Quand'

Tuo gradito ardore

ei

il

'1

dolore,

pianger grato:

l'inganno altrui vide Celato

Sotto fembianza di verace amore.

Cos chi fpiega

Ne' Mari

Amor

le ardite

vele

tuoi fotto le placid'onde

Scogli croua d'affanni, e di querele?

Cos tra le fiorite, e verdi fponde


Per vecider altrui l'angue crudele
Falfo,ed empio Signor dunque s'afeonde?

Ci

SO-

..

3*

SONETTO

OPe

XXXVII.

l'Anima mia nobil teforo

Tu pur rifplcndi

bofchi,

monti,

nui,

Che pregiar non ti pon di ragion priui


Mcntr'ioqu loia e mi querelo^ ploro.
Deh corna me, che'l tuo bel vifo adoro
E lunge (caccia penfier grani, e (chini ;
Fuggi gli horrorijou' a mio danno hor viui^
E me confola,che languendo moro.
Rasciuga gli occhi nomai dal pianger laflL
Ahi che le Fere ti faran pi fiero
i

S'iui pi tardi,

Pi feluaggio

le

e vie pi freddo l'onde

felue

e'1

cor' altero

In cui durezza naturai s'afeonde

In

Tallo al fin

fi

cangier

tra' faflL

SONETTO
MEntre
Il

XXXVIIL

quali liquor tutto bollente

liquefatto vetro a la

man cede,

Qual pi brama l'Artefice prudente


Forma vaga,e gentil prender fi vede.
Cos mentre

viuefti entro l'ardente

Fiamma, ch'io

gi deftai, forma

ti

diede

Amor pi, ch'altro mai Fabro polTentc

De la tanto appo lui gradita

fede.

Ma come perde ogni calor in breue


Il fragil

vetro

e di leggier

fi

fpezza
1

Spargendo al

fin l'altrui fatiche

terra.

Cos de la tua f l'ardor fu lieue


Debil pcrcoflfa poi d'altra bellezza
bpezzolla ci mio fperar chiufe foteerra

SO*

3?

SONETTO XXXIX

Orfeo a
eenti ienelmoftrarmi folo
Benigno il bel icmbiante,ond'io tant'anni
Ho pianto, han pace miei s lunghi affanni,
Perche Ci tolto ohim )ce n' fuggi volo
1

Deh per

piet del mi' angofeiofo duolo

Spiega di nouo mio foccorlo i vanni


Ch' l'apparir de' tuoi graditi inganni

Sgombra

de' miei martir l'antico ftuolo

pur di lanciarmi

E'nfieme ancor

al fin

f'

Non far ritorno

di

la

agogni

gradirmi vago,

cimeria Cede

Ma fcuopri queita mia pallida Imago


Al mio Signor ne' fuoi notturni fogni
Ch' te creder potria s' me non crede
;

Doni

al

D.

XI.

Ano vera cagion de le mie


Mano,
Bella

mano, che fola

Regno d'Amor

Poich

di

doglie

che'l cor m'inuola

neue

l'altere fpoglie

Cai

Come infiammi d'amor gli fpirti

miei

Alla Illuftrifsima Sig.

D.

IGNES MARCHESE DI GRANA, &c.

COmc

SONETTO

XL

l'alma belt, che fa beata

Reggia del Ciel palefe fora>


Se que(la,ch' del Sol felice Aurora
L'aita

Qj gi per noft.ro ben non fu(fc nata

E co-

,
.

3*
E come

l'armonia foue, e grata

Nota

(aria, che

Che lieta
Se non

il

le

folle di lei la

Io mencre l'odo

Sua merc,

Tengo

fan

gli

sfere aihora

iuo Factor d'alcuna adora

c'n

voce amata ?
(guardo affilo

lei lo

che'l gioir vero

m'infogna

occhi, eie orecchie in Paradifo.

Ma perche l'alma

Gel rcjna

pien quant'in

Fruifca in dolce fuono, e'n lieto vii

Veloce tutta

veena

in queft l'enfi

*M A D,
XII.
fogni la Notte
Non ha quant'io martiri

TAnti

Ne tante fiere fon per quefte grotte


Quanti efeon

del

mio cor caldi

fofpiri

quel che pi mi duole

E,chc la Donna mia


Le mie voci afcoltar cruda non vuole
Per dubbio,

chc'l

mio duol

la

MAO.

renda pia

XIIL

aVeft'empia Donna altera


Che m'ha dal petto

il

trillo

^ Perpetua Primauera

Ha nel leggiadro volto

cor difciolto

Ma perch'io viua in vn tormento eterno


Nel

fen poi chiude tempeftofo

D.

Verno

XIIII.

Er non arder vorrei


Che'ndurifsimo gielo

Mi trasformale

il

Cielo.

Ma

Ma forf
Mcn
Mi

..

39
(ohim)

fecuro in

farei

tal guifa;

che

coftei

flruggerebbe con l'ardente (guardo

Dou'hor

Che

ardo non mi ftruggo almeno,


i'ardor, ch'io chiudo in feno.

s'io

vitale

XV.

D.

L'apparir del Sole

La neue in

liquid'onde

Per fua natura

diftillar

fi

fuole

Io ( lafTa ) quando il mio bel Sol s'afeonde


Verfo da gli occhi canto
Humor, che tutta mi diftillo in pianto.

Seftina
ifera pria far

calda

forger dal

fiori

I.

la

neue

Mar Febo la fera

produrr an

le

fecche piante,

Ed Echo far muta gli altrui verfi,


Che la nemica mia contraria forte
Retti vn d fol di tormentarmi

Ne ria

mai, chela

fiamma

del

il

core

mio core

Tempri

di quell'altier la fredda neue


Pianger dunque (ahi difpietata forte)
Da vn'alba l'altra, e d'vna l'altra fera;
E con gli afflitti miei ruuidi verfi

Andr notando

e Fere, e Safsi, e Piante.

Tante trondi non fon per quelle piante


Qu_ant'io porto faette affilFe al core

N fede pu, ne ferii it, ne verfi


Ne l'arder (Iaflfa) la pi algente neue,
N'l vedermi languir mattino, e fera
Far, che'ei muti penfiero', io cangi forte

."*

Per-

,,

40
Perch'alcri incenda la

Sentiero per li

mia

fafll,e

fiera force

per

piance

le

Ch'ai nafeer del mio d giunfe

la

fera

Colpa di lui,ch'etcrnamcnte il core


Port coperto d'indurata neue
Non cnrando'l mio duol, l'amore, o
Traggon dal Ciel la fredda Luna verf

verf

Rendon benigna altrui l'ink ia


Fanno da calde fiamme vfeir la

force,

neue,

Fermar l'onde fugaci, andar le piance


Cangiar il chiaro giorno in fofea fera
Per me render non puon mcn afpro vn core
Morendo viue per mia doglia il core,
Parlando perdo le parole,e i verf
Rido piangendoci d vado,e la fera
Pafccndo l'alma in cos dura force
E voi fapece la mia fede piance
Superar di candor la pura neue
Ma f di neue vn'agghiacciaco core
Scaldar non puon per quefte piance veni
Giunga mia force homai l'vlcima fera.

Vlua mia

XVI.

R.

luce, e chiara

donato quanto
Io vi pocea donar perch'alcrotanto
Non mi donare voi? perche s auara
Vi moftrate al donare?
Ahi che lidie mercede
S'io v'ho

Madonna

me non

pare

Deuuta ricompenfa la mia fede


S'eftremo l'amor mio picciolo fia
Ogni fauor, ch'eftremo ancor non fi.

mad;

MADR,

AMorDe
(

lei

LafTo)

Ahi

XVII.

d'amor ardea
vczzofa

la

e bella

A morofa Nigella
Ed

come

f facrifizio

force iniqua

del

e rea

Di Nigella e l'honore
Di Cupido la gloria,e

Dea

riuerita

mio core.
.

mio'l dolore

<

Airilluftrifsimo Sig.

D.

DOMA DVCA

CARLO

DI TVRSI

Capitano Generale per Sua Maeft Catolica della


fquadra delle Galere di Genoua.

SONETTO

XLI.

veggio
duro afpro gouerno
aValhor
rarfembro
D'armato legno
farte
remi,e
cui
Nouello
^
al

.ti

io

Tifi,

Han del vento,


Se

l'arte

ti

le

e del

Mar l'orgoglio fcherno;

Giafon difeerno
Che'ntrepido s'efpone al dubbio Marte
Perche rimanga ne l'eterne carte
ftringi

Illuftre

il

ferro altro

fama

Hor qual Tifi

di valor' eterno

vedrai tua

Fiammeggiar tra

Naue vn

le ftelle

giorno

e Giafon forte

Spoglia riporterai d'immortal gloria.

Cos vedrem douunque gira intorno


Il Sol, mal grado de l'auara Morte.
Ufamolo inchinar gran Qxkio dokia*
All'H-

..

4*
Airillufhifs.&Eccelientifs.Sig.

D.

GIOVANNI

TV

SONETTO
1

per proprio valor

Che mcn
Pi bello

di virt

con

Inclito

il

nome

XLII.

chiaro fplcndi

fiammeggia il Sol qualhora


appar de l'Oriente fuora
contendi

..

dal giouar prendi

poich'are null'hora

Senz'altrui pr fen' fugge;

Tua

fi

di t

la virt

Ben dricta ragion

MEDICI.

DE'

onde s'adora

gloria mentre l'alte imprefe intendi.

Tu de' Medici Heroi


Quali hilmini

le palle altere

alienti al fero

Trace

S che fugato , e morto l'empio ftuolo


Per del gran Giovanni il nome volo

Poggiando

arriua a le celefti sfere

Difpreg^iando

poter del

il

Tempo edace.

"sonetto

Cinta
Tu pur

XLIII,

di fiorile d'amoretti gi

ritorni

dolce Primauera

Ma'l dolente mio cor come pnm'era

Nel Verno de' martir ntrouerai.


Per cangiarli di tempo anch'io -perai
Cangiar fortuna ma l'orr b< Fera
Gi di Cerbero nata, e di Megera
Dal mio mifero fen non parte mai
Iniquo Amor tu de l'Inferno vfcifti
Con l'empia Face, che i miei fpirci infiamma
Per eterno dolor de' cori altrui ;
;

Ma nel mio difperato ten venifti


Perche di Donna,che gi vn tempo
Moftrofofs'io di miferabil

fui

fiamma
Ai

4S
Duca d'Vrbino

Al Serenifs.Sig.

FRANCESCO MARIA
DALLA ROVERE.

SONETTO

DI

magnanimo
Si

ardir

XL IV.

m'infiamma

il

core

tua rara virt>ch'io pur vorrei

Fregiar d'eterna gloria i vero* miei

Agguagliando

lo ftile al tuo valore;

Ma Icone per lo fen freddo vn timore,


Quando

pi ardente

Lode

al

tuo nome,ed a

Altri dirl'eccelfe doti,

Gran Duce

illuftri

Pregia d'Alma non

Che

al

Ciel poggiar deurei;

con lingua tremante ordir

il

me

fi

ftefla

honore

ond'hoggi
bel

vii

Metauro intanto
.

nobil delio.

tra le dotte voci, ond'al

Fatto immortai ,
Qual Ci perde nel

faprei

Gel poggi

perderia'l

Mare vn

mio canto,
Rio

picciol

SONETTO

XLV.

DIfperata mia doglia difperate


Lagrime,e tu mia difprezzata fede ,
Che fate meco pi,fe'n van fi chiede
,

Soccorfo a quella micidial beltate

Inuan mifere , inuan da lei fperate


Aita,s'ella al mio languir non crede;
Ne pu priego impetrar giufta mercede,
O'n cruda Tigre ritrouar pietate.

Mal impiegato Amor f dello offende;


Ed egli folo del fuo mal radice.
Ben hor quell'Alma ancorch 'nuan
(

l'intende

.'

Ahi

44
Ahi che

me fperarnon

(alute

Se fuggir

bramosi non

lice

poter

mi rende

Ne l'infelicit vie pi infelice

SONETTO
^E ValSenza gouernoNaue

travagliata

^
^^^^^NeDel mio

in

veggio chi

le

io

XLVI.
mi raggiro

tempeftof

Mare

tenebre rifehiare

dolor,n alcun foccorfb miro;

E'ncontr'al Cielo a gran ragion m'adiro

Poi ch'Oron

E mi

fol

s'afeondon

per
le

me (lafla)

bramate

appare;

e chiare

Luci de figli, che di Leda vfcro


Crescono ogn'hor le hornbili procelle,
i

L'aer tutte le'ngiurie, e

furor fuoi

Moftra contrai mio Manco


Aura'l tuo fiato fia,fen
Sfa porto

il

gli

feno, ch'io

afflitto

legno

occhi lidie

non curo poi

Di Nettuno,e del Cieltempeita, fdegno

Capito/o

L Con ognter^p ver/o del Petrarca.

LVnge da

le

tue luci alme, e diurne

Impollbil far, ch'io ftiggir pofTa

L'hore del pianto,che fon gi vicine.

D'ogni letizia la mia fronte feofla.


Ahi deftin crudo, ahi mia nemica forte

Hor

hai fatto Peftremo di tua pofla.

Deh chi m'in'egna le mie fide [corte


Deh chi m'infegna ohim doue dimora
,

Mio ben,mio male, mia vita,e mia morte?

Mi

,,

Mi

Tento venir

men

..

,
...

pi d'hora in hora
}

de la mia vita ,
'1
Tanto creice defio che m'innamora
Chi fia che polla darmi breue aita
Se nel partir del mio viuace Sole
E l'aura mia vital da me partita ?

Anzi giunger

al fin

**

Mi danno al cor l'angeliche parole,


E l'accorte maniere, e'1 dolce rif

Tal che di rimembrar mi gioua , e duole


Ahi mentre penfo,che da. me diuiib
T'ha l'empio Amor, perch'io morendo viua
Piouommi amare lagrime dal vifo
Io v cercando ogn'hor di riua in riua

Ne
Di

trouar pollo l'amorofo obbietto,


cui conuien, che'n tante carte

Mouono fieri

affalti

ferma

quefto petto

Noiofe cure, e fol mi refta (ahi Fato)


Lagrimar Tempre il miofommo diletto.
S'io temo, che'l mio ben mi fia'nuolato.
S'io temo, ch'egli altroue pieghi '1 core
Quefto temer d'antiche proue nato
Spero s'haur piet del mio dolore

Ch' four'ogn'altro difpietato, e fiero


Oue fia chi per proua intenda amore
Ben veggio (lafTa) e non m'inganna il vero,
Che gi gran tempo io pofi per coftui

Egualmente in non cale ogni penfiero


Mentre viuendo in poteftate altrui
Potei godere

il

defiato volto

Tremando, ardendo

Ma poi, ch' gli occhi


Ne

il

affai felice fui

grato cibo tolto*

fenton quell'orecchie 1 cari accenti

Quan

, .,, ,

>.

4<
Quant'io veggio m'

Formali

le

quant'io afcolco.

noi' a,e

voci mie graui lamenti,

E'ntanco quelli abbandonaci

Vmifurando

palli cardi,

Quell'aria 'ngombro di noiofi

gli

occhi volgo per mirar

Luoghi da

lidi

e lenti.

[fetidi

s'io

veggio

fofpirar riporti, e fidi.

Se vinca dal dolor piango, e vaneggio


S'io viuo

Tempre

in

amorofi guai

La mia Forcuna che mi pu far peggio ?


Deh ceffa Amor di trauagliarmi homai
Riuolgi akroue il tuo dorato ftrale
Ch'io mi palco di lagrime, e tu'l fai.
tanto feguitarmi

che vale ?
il tormentarmi que' begliocchi,
Che'l foco del mio cor fanno immortale
Par ben,ch ogni fuentura me fol tocchi,
Ond' ragionqueft'Anima dolente
Auuien,che'n piant, 'n lamentar trabcchi

Il

al fin

Deh laicia

Quando refpirer mia fianca mente ?


Quando fa mai,cheriueder io fperi
Gli occhi,di ch'io parlai

Occhi

del

Non vi

mio morir miniftn

caldamente ?
fieri

celate,'n tanta guerra

Datemi pace

almeno

duri mici penleri.

O quanta inuida porto quel terreno


Doue rifplendon quei viuaci lumi
Che fanno intorno a f l'aer fereno
Bench'amando e feruendo io mi confumi
Amer, feruir lunge > e dappredb
Mentre, che al Mar difenderanno fiumi.
,

Che

,.

47
Che viua

il

cor da tante peneoppreflb,*

Ch'io viua, e

Meco di

fpiri in

cosgraui affanni

me mi merauiglio fpeflb

Ohim, che l'hore, giorni, i mefi, e gli anni


Confumo inuan quell'Anima mi dice
i

Tnfta,e certa indouina de' miei danni


io ne* marcir fola Fenice
E tu lo vedi,e ne gioifci , e godi
del dolce mio mal prima radice."

Ben fon

O
S

ftrecci

fono

gli

amorofi nodi

Co' quali Amore il cor mi ftringe intorno *


Che Morte fola fia, ch'indi Io modi
Deh verr mai quel defiato giorno,
In cui pofla fruir quant'io vorrei
La dolce vifta del bel vifo adorno ?
Crudel che non torni a che non bei

Me di quel bel, per cui cucc'akro oblio ?


Ma tu prendi diletto dolor mrei
i

fofpiri,

e le lagrime, el defio

SONETTO
dolce mio ben
TIrfiOnde

f dal

s illuftre,e

XLVII.
valore ,

gloriofo vai

Nafce quell'amor mio, nafcono i guai,

Me foue'l languir, dolce l'ardore.


Se da l'amato angelico fplendore
Di quei duo foli amorofetti e gi
,

Mouon gli ftrali,onde ferita m'hai


E de le piaghe mie dolce dolore.

il

$e<id la bocca,e dal foue rifo

Le mie lagrime nafcono,

Me

'1

pianger dolce,

e'1

fofpiri,

fofpirar

m' grato

Dunque

,,

4J

Dunque

viur ne' dolci mei martiri

che dolcemente fu piagato


Per morte ancor non fia da te dmifo

E'1 cor,

SONETTO

DI

belt,di vert

Adorna

Con

Non hai
Il rifo,

Rendi

de

che

a le Grazie;

il

Le

frefche rofe, e

Ed

Ciprigna

il

gigli

Primauera

bel, le perle al

'1

MADR.

Mare ;

e care
m'hai tolto,

retta voglia tua crudele, e fiera

Mi

-,

e de l'amato volto

a"

rendi

, onde m'incendi
onde mi prendi

Le parole Mercurio e dolci,


Ed a me rendi cor,che tu

le

foco

fuon rendi Tala

il

le (Ielle,

rifplendt

ah che s'altrui

ferit natia

Sol l'oro,

accenti

gli

Gli occhi

mia

leggiadria

altier,la

Ad mor,al

Clori

ma vaga noi

s.

altrui doti,

di tuo,

moto

il

f'

XLVIII.

XVIII,

Lagrime, ch'ad arte

Ho tante volte fparte in


Lacrime in

quello Rio

cui s'afeonde

il

foco,ond'io

itruggo parte, parte

Quando talhor bagnate


Le delicate membra
Di colei, che del Gel Dina raffembra
Dire lacrime inarate
Perche de l'amor mio non l'infiammate

DOpoCome

+S

XIX

D.

mio pianto amaro

pioggia del

la

, ,

oliente ci fuole

M'apparue

il

mio bel Sole

Pi de Tv fato chiaro:

Al cui raggio improuifo

Di

pi colori

mi

fi

tinfe

il

viio;

Oiid'Iride nouella io fon' intanto

In virt del dio liimeje del mio pianto

SONETTO
/^\ Vando alluma nafeendo

V^

E l'horror de

^^^"

S'allegra

il

le

il

XLIX.
Sol la terra

tenebre fparifee

bofeo,

e'1

prato ri fiorifee

Ride la rofa,e l'olir fuo difTerra


la s'ei s'auanza,e quali armato in guerra
;

Vibra'l raggio pofTence,

e'1

fuolferifce

Eliache gi rida mefla languifce ,


E l'oftro cade impallidito tetta
...
Cos chi diede pur vita, e vaghezza
Dianzi al purpureo fior cangiando tempre
D'honor lo fpoglia,anzi fa s,ch'ei muore.
Tal pria nafeendo entro'l mio feno Amore
.

Sparfe l'anima

fenfi di

dolcezza

Crefciuto hor fa che'n troppo ardor


;

SCHERZO
O

credea, che tra

bolo

gli

mi (tempre^

IL

amanti

pianti

I Senza ipene

Sol l'angofce, fol le pene


folTer quelle

Rie

,,

Rie procelle
Turbatrici d'ogni bene.

che 'ntaufta force


Doglia, e morte
SoftenefTe vn cor lontano

Io creda

Da la mano, che'l faetta

>

Che l'aletta,
Per cui piange , e Irride in vano
Io creda quando (degno! e
Le amorofe
Luci il vago afflitto mira,
,

fofpira

Pena

folle queft

infetta

Sol cagion di fdegno, e d'ira...

Io creda, che'n
11

fier

tormento

contento

d'vn'amantc
Che'l fembiante amato perde,
Onde '1 verde
Si cangiaffe

Fugge

(limai,

al fin di

fpe me. errante

che lnza clTen^pio

FoiTe l'empia

F ato ohim
(

).

di quel dolente ,

Che languente non ha pace


E fi sface

Ne l'incendio vanamente.

Ma godendo non penfai


Che trar

>

guai

Da fue gioie vn cor deuefTe

O potette nel gioire


S languire

Ch' doler d'Amor

s'hauefle.

Ne credea
Del

Ilio

ch'amante amato

(lato

Sofpiralfe.

hor da

l'effetto

Da l'affetto prono, Amore,


Che'l dolore

Segue Tempre

il

tuo diletto

Stringa pur l'amato collo

Che (atollo
Mai non

fia

quei,

che ben ama

Perche brama il bel celelle


Chi ufo in quelle
,

Membra,e nuan Io

d'amor forte
Se non lice

Mai

gioir,

cerca,e brama.

infelice

tue cure

ponno

(Fero donno) (cure, e chiare,


Dolci, amare

Tome dunque

il

cibo ,

e'1

fonno?

M ADR. XX

Bell itfmo petto

Dolce petto

a moro fa

De 1'auicfo mio {guardo altero oggetto


Per quefto caldo humore
Ond'hor f' rugiadofo

Poich

partir

conuien rendimi

il

core.

N n. ria meglio, ch'io nei duo mi ftempre


Pur che'n

QVai

fi

de^no albergo ei viua femore


A D.

XXL

lamenti vfeiran del cor profondo,

Ch'eller poffan conformi

^ Di

canti affanni al

tormentofo pondo?
Poich
a

Poich pur veggio tormi

Da vn'acerba partita
Il

mio ben

Ma

che

la

mia

vita

parl'io di ricrouar accenti

Conformi
Ahi,che

a miei tormenti
io lento

graue

Che tempo

di morir,

deh
OCielQuante
Per

la

che

mio duol

non di

D.

per piet

Si

il

farti,

lagnarti

XXII.
dammi

tanti occhi

hai tu chiare ftelle

l'afprp dolor, che'l cor

mi

fuelle

dura partita

In pianto almcn trabocchi.

Ma doue

ohim) poich'io fon tutta ardore


Haur in mio (campo lagrimofo humore >
dolente mia vita
Com'ogni noftro ben ratto f n'fugge
Non m'ancide il dolor, e non mi ftrugge
L'incendio,e non mi porge il pianto aita.
(

NOn

gran

D.

XXIII.

Mago Amore,

Se da vn bel uolto candido,e vermiglio


Tragge di morte vn languido pallore J

Se da ridente

ciglio

Mone talhor per

gioco

Pena ch'ancide vn core


,

Se da la neue il foco
Se da tranquillo mar fiere procelle
Defta,e la pioggia da ferenc Stelle

Air*
i

S3
,

AII Illuftri(r& EccellcntiiT.Sig.

MARCHESE
A L D

DI MASSA.i'c.
CIBO.

R A N

SONETTO
Don elei Cie!o, dono

Il

Mondo egregio

al

poter raccontar de

L.

gli Airi illuftri

Mitre e Corone,onde la Terra illuftri


il chiaro fanguc regio.
Ma vie pi degno , ed honorato fregio
,

Non mcn di Febo

E fchiuarde l'oblo l'ime, e paluftri


Onde nemiche, e per virtuti induflri
,

Salir felice gloriolo pregio

or tu

f'

Saggio

quei, ch'ai

Gel

Alderan,

per fama afeendi


dal cui bel

ramo forge

Frutto,ond'auuien,chc'l tronco alto s'honore.

Ma 'nuan fuda mia Clio, quand'aita feorge


Che

fon l'eccelle doti, onde n'accendi

o de l'alme^ e de la Terra honore.

All'Illuftrifs.&:

Reuerendifs.Sig.

CARDIN. PIETRO ALDOBRANDINI

SONETTO

PI

t r a da

Di

cui

LI.

nono Mos Clemente

fanta carit le voglie aceenfe

F l'acque fcaturir , onde gifpenfe


Del Popol Tuo fcdcl la fete ardente 5
Pietra si cara la fupema mente

De l'alto R, che'n t iia,

ch'ei difpenfe

A pili

/4

A pi matura et grazie s immcnfe


Che vn d Tarai del Gel bafe pofsente ^
Dopo gran flutto, che la terra pprefTe
'1

Pura colomba a l'incauato legno


Port di pace la bramata fronda.
Cos t ancor d'eterna pace in legno
Di Marte a fcherno il bmmo Padre erefse
TaljC-'hor ne gode il Ciel,la Terra ,.e l'onda.

AL SERENISS. CARLO EMANVEL


Filiberto

Duca di Sauoia &c.


,

SONETTO
Amofo

LII.

a r l o, e per virtute altero

Dtitto era ben,, che t'annodafle

A quel R potentifsimo

>

il

Fato

e beato

Glon'a,eiplendor del chiaro fangue Hibero.


Dritto era ancor,che'n vera pace, in vero
Amor,e d'vnion teco legato

Quegli

Non
Hor

Tarme nato
Rege, gran guerriero^

fotte gli icettri,

so qual pi gran

godi,e mentre

il

minacciofb orgoglio

Langue di Marte>e la tua fama i vanni


Spiega-, de le tue palme il frutto prendi i
Quindi poi nelcelefte Campidoglio
Trionferai dopo gran giro d'anni
PrefTo a gran R,da la cui pianta (cenai.
i

SONETTO
leggiadra in

LUI.

Gel qualhora

FOrfe
Coronata di rofe* e d vile
appar

Richiama le dolcifsime carole


Gli innamorati augei la vaga Aurora 5

Forf

47
Forf ne" veli Tuoi notturni alhora
Che'l dio caro Paftor vagheggiar fuole

Oncia

bella? cos bello

il

Sole

Gange fuora?

Quando punta il
N; ch' Madonna egual l'ctciie rote
Lume non hanno: al cui fplendor m'auueggo
mattin del

Fiammeggiar l'ombre de leofeure bende

Ombre foaiii,onde mio cor s'accende


'I

Quel

raggio,ch'io nel voftro fofeo hor veggio

Rif chiari- hoiiiai

mie tenebrone note

Airilluftrifsimo Sig.

D.

GIROLAMO CENTVRIONE.

SONETTO

LUI.

Val Fenice far,che l'auree piume


Battendola d'auuicinarfi ardita,
degna fenza tua benigna aita
De la tua gloria al fiammeggiante lume?
Scorgono alzati oltre l'human coftume
Tuoi chiari pregi s, ch'ogni fpedita
Lingua, ogni mente al fin travia fmarrita
Retta; ne d'ir tant'alto vnqu prefume

E chi fu mai, che per virt fuggito


Da la rapacit de gli anni auari

C e n t v r i o n qual t fplendefle in terra ?


Per ch'empio felice altrui t'addito
Contrai furor,che Morte empia diflerra
Da te dunque eternarfi ogn'alma impari.

All'-

.,

li'IUuftrc Signor

FRANCESCO DVRANTE.
Che Amore cagiona trattagli
Canzonetta Morale

AL

>

efpejfo

morte .

1 1 1.

de l'aurea tua cetra gli amori

iiion

De la bella Ero,e del Garzon d'Abido


Narra

Mufa,e del gran cafo

tu

il

grido-

Delti piet ne pi feluaggi cori


i

D come di

Ciprigna

Lieto chiam da

il

le

giorno fefto

natie contrade

Le Genti,c d'ogni fello, e d'ogni etadc


Ad honorar la bella Dina in StTro
.

notturni Himenei, che varcar Tacque

Le

ofeure nozze,che giamai l'Aurora

Non

vide;

il

Amor

nuotator furtiuo honora,

non piacque.
Era miniftra la bcllifsima Ero
Del Tempio; hor mentre a le fant'opre intefa
Lodata paiTa indi ne refta accefa
Ero,<Sc

cui di dormir

-,

L'alma, che ferue entro viril penfiero


Ma pi d'ogn'akro arde Leandro il petto
Arde,e fol pu de la Donzella altera
Scaldar

il

core, e

con humil preghiera

Chicle,ed ottenne

Ritorna

il

maritai

lieto al ilio patrio

ilio letto.

foggiorno

E come riabilito hauean

tra loro

Bramalo attenderne be' raggi d'oro


Nasconda Febo,e porti alcroue il giorno
i

Ecco

Eccola notte dettata viene,


Egli la Torre il guardo filo intende

E
E

la

d'Amor

face

vede, eh e fplende

, .

il cor fin da le mute arene


da le amiche iponde
alquanto
Penfoib
Ei guarda il mare, e teme de' lio' inganni,

gli

arde

..

biondo crine i panni


Foco d'amor non de temer de l'onde.
Di leggier falto al mobil flutto pieno
Poi dice auuolti

al

D'infedeltade egli

E Naue

Pe

campi

falfi

se,

Ella con rofea

f fteflo fida;

vcla,& Nocchier

fi

guida

a la fua Donna in
man l'afciuga.e terge

feno.
,

Indi lo feorge la fecura ftanza,

Vagheggia l'amatiflma fembianza


Mentre d'odori il caro fianco afperge.
Sgombrata al fin da lui l'amara ("puma
Parl foue. egli abbracciolla

e colfc

Mille,e pi baci, indi quel cinto

Che bram

Cos godeanfi Citherea furtiua

Ma gli Himenei maritimi, e


Tanto durar

Quanto

fi

fciolfe,

tanto,entro a la molle

tra gli infelici

piuma

fonanti

amanti

vide la ftagione eftiua.

Giunto Phorrido Verno il coraggiofo


Leandro nuotaj ed ecco il crudo fiato
D'Aultro porta al Ciel l'onda , e'i lume vfato
Spcgnej ond'ei corre il pelago fpumofo
L'arrancate

membra ftanche,e rotte

Agita il mar, di cui l'humore acerbo


Ei bene in vanjch'al fin crudo,e fuperbo

Lo trahe

dolente a l'vltima fua notte

Poich

Poi che'l bel corpo ( ohim) di fpirto caflb


Vide il mattin la Donna, in preda al duolo

Dal balcon prefo vn difperato volo


Col capo in gi preciptofsi al baffo.

Dyrante

hor faggio tu l'animo indura

D'Amori colpi; e quello humidoefTempio


Ti fcopra homai,ch'cgIi tiranno, ed empio
Pelle del Mondo,e Moftro di Natura

Ma

ti

medeimo

Canto

felice,

Infegni

altrui,

Breuifsima e

col tuo nobil canto

ond'ergi al Ciel

che d'efto

falfo

la gioia,cterno

il

le

Nume
pianto

SCHERZO

DAI
A
E

furor del

piume

III,

dubbio Marte-

In difparte
Aleffandro gloriofo
la menfa gi fedea
prendea

Da conuiti almo ripofo.


Mentre l'efea il digiun chiede
Ecco fede
i

L'aer intorno l'armonia

D'huom,che tanto in dolci carmi

Chiama l'armi

Che dal cibo lo difuia.

E qual fuol

il

vento fiamma

Cos'nfiamma'
Il

Macedone Guerriero

Ch'ei

le

menfe,e gli agi abborre

Indi corre

<

A la pugna ardito, e fiero.


Tal

S9
Tal ancor folca Chirone
Al Garzone,
Ch'ei nudriua aguzzar

Nel cantar d'alme


Pugne atroci

l'ira

feroci

Al guerrier fuon di fua lira T


Febo hor tu, che d'ogni canto
Porti

il

Come

vanto:

fuon de la tua Cetra


Al mio amor, a la mia fede ,
(Ahi) mercede
'1

Per pietade non impetra ?

SONETTO

ARdoE

LV.

e fon fatta miferabil fegno

ben fc l'vede Amor d'ogni fuo ftrale ;


N fchermo io trouo al mio marcir fatale
(Latta) e prego non vaimi arte, od ingegno
Dentro vn bel vifo a cui folo m'attegno
Veggio le fiamme, ond'ei quell'alma affale ;
E s'io chieggio conforto a s gran male
In vece di pietade accendo fdegno >
E'1 duo!, e he 'ntenerir potrebbe i fafsi,
E l'amaro mio pianto han per mercede
Noue lagrime fol,nouo tormento ;
E per maggior mio mal miferai' lento,
Che per girfen' a lui,ch' me non crede
L'infiammato mio cor su l'ale ftafsi

SONETTO
TIrfi

Filli

dicea,

Filli

LVZ.
ben mio

Vedraffi prima fenza raggi

Priuo

il

Sole

>

Maggio di rofe,e di viole

Ch'io ti ponga viuendo vncju, in


~

oblo,,

gd

, ,

Co

Ed ella, ahi falfo hor vino ti vegg'io


Ne m'ami (ohim) ne del mio duol ti
;

Son

quefti

giuramenti, e

Onde ingrato

le

duole

parole

mio delio?
Pi del Sol non rilplenda il chiaro lume
Maggio di vaghi fior pi non s'adorni
Che viuo Tir(,e Fillide non cura
S rimembrando gli amorofi feorni
L'afflitta Ninfa di morir procura
Diftillando per gli occhi vn caldo Fiume.

allcttarti

VideArmar

il

XXIIII.

D.

Lesbin Nitida Tua fugace

La

di ftrali

delicata

E
Amor le

dirle alhor,perche

vn die

mano
non

trouin pace

angofee mie
Fiero porgi queU'armi,e non in uano
A quella man, perch'emula de gli occhi

Dentro a l'anima mia

M
PErche pi graue

faette {cocchi.

D.

XXV.

fa

L'interna doglia mia tu pur vuoi fiera

Mia
Ch'io

leggiadra Guerriera,

taccia,

Chiuda

il

nome

ferri pre

tuo3 che'l mio dolore

nel core.

Io forrro,e taccio

ma che pofs'io

il volto mio ?
non so come
Forma Siluia cadendo il tuo bel nome

Se

la

doglia difeopre

pianto

SO<

. .

Alla Serenifs. Si$.

VIRGINIA MEDICI D'ESTE

D.

Duchefa

di

Modona, &c.

SONETTO

LVII.

E da le Sfere,onde'l valor prendefte


Donna, e'1 bel guardo alteramente humile
Tolc'eguale hauefs'io canoro
Voffcra lode per

Ma

l'alte doti,

le

ftile

me forf vdirefte.
bellezze honefte

Gradito ardor d'ogni anima gentile


Potrieno hauer terreno carme

vile,

Che Ibi degno e di lor canto celefte.


Dunque bella d'Heroe figlia, e conforte
Quel, ch'io non poiTo , e che pur
Riiuonino per me l'eterne Rote
Chi vi die la virt fpiegar la puote

dir vorrei

Hor dica'l

Non

Ciclo in chiare voci, e (corte

luce in

me

quel,che non fplende in

lei.

SIG. D. CESARE
Duca di Modona,&:e.

AL SERENIS.

SONETTO

D'ESTE

LVIII.

DIicior vorrei da le deferte arene


De lo Iterile mio

trar

ne

l'alto

mal colto ingegno,

Mar mio fragil

legno

De' pregi tuoi,benche timor m'arfrene.

Haur ben di falcarlo altera fpene


D'Andro fprezzando, e d'rion

lo fdegno
Nocchiero ardito,e non del tutto indegno
Se la fortuna tua meco ne viene
Alhor

ti
Alhor nouo Arione in mezo l'onde
Canter de* tuoi fatti eccelfi, e diui
Ma douc fon? qual pur m'inganna errore?

Bado

ftil

troppo offende alto valore.

fol de le virt,che'l Ciel t'infonde ,


Tu, che Cesare f' ragion a,e fcriui.

Ti

SONETTO
che gi vidi

in

LTX.

me quegli occhi ardenti

IOSouemente lampeggiar d'amore,


E

mille vfeir di quel bel feno fuorc

Ver me pur mofsi

alti Colpir

cocenti

Pollo mirarli ad altro oggietto intenti

Riceuer noua piaga , e nouo ardore


E non morir? di nelliin valore
Nel gran Regno d'Amor cure,e tormenti.

Come per doglia core hor non s'impetra


Come non parte l'alma afflitta, e metta
A cos acerba, &c odiofa vifta
il

Prenda Morte vno (Irai da la faretra


Se'l duol non bafta,e me tolga da quefta
Vita di morte aflfai pi dura , e trilla
.

ALLE BELLISSIME GENTILDONNE


di S* Pietro

d'Arena

SONET TV

Che tardate

X.

neghittosi amanti?

Ecco quanta chiuda la terza s fera

Qa fiammeggia

Belt, qui gioia vera

Moue da' vaghi angelici fembianti

. .

Qui de le

Scelle

fiflc,

e de l'erranti
."

Si difcopre

il

valor, beata ichicra

Ahi folle ben chiunque amando fpera


Trar da pi chiare Fonti allegri pianti
D'ogn'alma foco, e d'ogni cor catena
Son que' begli occhi, e quegli aurei capelli
Ou' Amor, e le Grazie han pofto il nido

Non

prenda pi quenVamorof'o lido


Il nome Ilio da la vicina arena ;
Ma da gli Angeli nomai per voi s'appelli
Airilluftrifs.

& Reuerendifs. Sig.

CARDINAL S GIORGIO
CINTHIO ALDOBRANDINO

SONETTO
fcorgo
MilleCh'adornan
l

sii

LXI.

Faci immortali

di fplendor quel feggio eterno;

Ma tra quei lumi ancor che tanti


Sfauillar folo

Cos qualhor

tali

vn vago Sol difcerno

le

terrene

e frali

Cose intenta riuolgo il guardo interno ;


Fiammeggiar foF vn Cinthio tra mortali
Veggio, onde n'ha gi feorno il Sol fupernp
Lucido fempre noi, fempre fecondo ;
Ne chiarezza maggiore al caldo , al gielo
Di quella habbiam, ch'ei vaga noi difTerra T
Ma,ch'ei

(la tale

Se non

merauiglia

al

Mondo ?

che vn Sol il Cielo


che vn Sol la Terra?

foftien' altro,

De foftener altro,

AI-

6'<f

, ,.

ri

Alla Illuftrifsima Sig.

PLACIDIA GRIMALDI.

SONETTO
fra le fece, infra le

IN In

gemme

LXIL

gli ori

cai fia pregio, e magistero accolto

Merauiglia non , che nobil volco


Scopra d'alma belt ricchi tefori
Ma che tra fofchi,e tenebro!! horrri
D'ofcuri manti, e negre bende inuolto
;

Fiammeggi vn guardo s, ch'ogni pi fciolto


Cor prei redi ,e viua in dolci ardori
;

Miracol nono, e raro al Mondo parmi


Ed -, poich non pon bellezze mede
Bear l'ai me, od aprir profonde piaghe
E pur tua gloria quella, horfe di. vaghe
Spoglie adorni

Arderai,

Placidia

ferirai le

neui

bel celefte

il

di

ma benc'horrido,

Sia tanto, ei gi

il

pie del

mio

non frena
temer mi

che'l fuo rigor

Onde quetar

LXIIL

ilerin d'intorno agghiaccia

CintoBoreaneue
crudel
Hor fegue

il

e fiero

mio penerc^

faccia.

defir la traccia

lunghe fatiche

io fpero

Per lui,ch e di virtute esempio altero


Per Iui,ch'ogn'alma in cari nodi allaccia
Tenti l'eftremo iuo l'alpina afprezza
Sia quanto vuol canuto Verno algente.
Vincefi

il

'-

marmi.

SONETTO
Ne fa,

tutto col rauor

dmino

Inuan

Inuan contrafli homai, cedi Appennino


Vie maggior de la tua uni chiama altezza,
Per cui non teme il giel mia fiamma ardente.
.

Airilluflriflmo Sign.

IACOPO DORIA.
SONETTO LXIIII.
En degni d'albergar nel feggio eterno
Quei lumi foniche d'alto zelo ardenti
Vi dier quelle fi rare, e fi pofienti
Grazie, che fiammeggiar in voi difeerno ;
Ne degni fon del raggio almo, e fuperno
Ne mcn del Cicl quei che non furo intenti
Ad opra tal ma di vaghezza fpenti
Deurian precipitar nel cieco Inferno
Alcun certo non r, ch'ai nafeer voftro
I fuoi pregi negalTe; ond' , che fietc
La vera gloria de le patrie fponde
Cos i virt rara altero morir
D'amor non pur tra noi l'alme accendete,
Ma la gran Dori Arde per voi ne Tonde
,

Al molto

Ululi. Si?.

PAOLO ODONE.

SONETTO
r

LXV.

Pinuido filenzio deue ancora


Starfi per

Odon

me tua

ah non

Da b-1 deiir detti U

gran virt fepolta

fia ver.

mufic'ora

mia lingua fciolta

Forf,

Forf io far di qualche Sol l'Aurora

Che ("coprir quanta fa 'n ce raccolta


Diua bont; cos di man fia tolta
Tua gloria lui che tutto empio diuora
'1

Se accenna il tuo valor mio carme humile,


Molti fi vedran poi fpirti famofi
Portar tue lodi al Ciel con chiaro ftile .
Solo fnoda cos canti amorofl
Il

Rofignuol, poi l'armona gentile

Mille

al

canto ne trahe fra rami


i

Nelle nozze

dd

afeofi.

5erenifs. Principi

RANVCCIO FARNESE
e D. Margherita Aldobrandini

Epitalamio

MErauigliecccoi'
Le

difcerno

fue neui,ei ghiacci algenti

Cangia

in rofe >e'n gigli

Ne la Scithia fuga

il

Verno

venti

mento,

e'1 crine
C'hanno
Di canute- horridc brine u
Fugge ancor Noto piouofo
Onde nube il Ciel non copre:
Anzi pur dal feno ondofo

afperfo

il

D'Anftrite noi

Trarne

il

feopre

fi

Sol di raggi ornato

Chiaro il d pi de
Al cui lume fi riuefte

l'vfato

Di fmeraldoir prato intorno


Qucta il Mar l'atre tempefte
L'amarancoil feno adorno

Di

., , ,.

(7
Di bell'oftro noi fiammeggia
E la rofa porporeggia.
Dimmi Clio come gli honor
Toglie ardito

al

vago Aprile

Rio Decembrede' tuoi fiori


Scopri tu Mula gentile
Onde nafee il nono bene
Ch' bear

il

Bella Clio tu

Mondo viene

mi

rilpondi

C'hoggi fono al buon Farnese


Terra, e Mare, e Gel fecondi*
Per volge a lui cortefe
Lume pio Vergine vaga

Che
Piaga

il

foue

il

fen

li

piaga

ieno , e col bel raggio

Dolce

fcrlue

Entr'al cor

Margherita

virile,

Del crin poi rete


Vteffcndo

al

e faggio.

gradita

caro

Duce

E d'Amor prigion l'adduce.

Ma s'ei langue dolcemente


L'alma ancor de la Donzella
Proua quanto Amor polente.

Degno
Di

ftral,degna facclla

RanvccioI gran valore

Fatt' gi del nobil core


Bella coppia pellegrina,

Ch'ardi in cado, e fanto zelo

Chi dira qual ti deftina


Regia prole amico il Cielo ?
Qual da' tuoi facri Himenei
Veggio ufeir palme, e trofei?

Sol'

Sol'

Febo homai

Di

que'

frutti,

dir lice

che promette

Quefta Pianta alma,e

felice.

Frutti,ond'anco aire vendette

Senta il

Che
Di

Mondo contra gli empi

di lui fer tanti feempi.

quai

gemme

fplenderanno

Ricche Mitre noni figli?


Qual hauran perpetuo danno
Del rio Trace fieri artigli ?
L'empie fette Dio rubelle
i

Fien per lor di Christo ancelle


D'Alessandro fregi fparll
D' Alessandro honor di Marte
i

Scorgo in quefti rinouarf


Onde Pindoin mille carte
Di s degne, e ben nat' alme
Scriuer l'egregie palme
;

Ecco

il

Tebro difacerba

Doglie antiche e Roma altera


Gi d'Heroi madre fuperba
,

Qual fauor, qual gioia fpera?


Bsn far, ch'ella al fntomi

A l'honor de'

Stelle

primi giorni

ardenti

Gigli

Man Celeste
Per cui fia,che un

Quanto
Per

'1

illuftri

infeme lringc

ds'illuftri

Mar d'intorno cinge

cui fia,che l'aurea etate

Faccia ancor l'alme beate.

Ne la

menre ci mi fcriile ,
Ci mi cHtTe l'alta Mula
Che mentir giamai non vfa
,

Al-

n
AU'IlluftriflTimo Sign."

PAOLO AGOSTINO SPINOLA.


SONETTO LXVI.
con

SE La

la

man di rofc

al

Ciclo intorno

fpofa di Titon gigli,e viole


Sparge ne feopre, che fercno il Sole
Trarr dal Gange vn fuminolo giorno.
Cosi f di virt bel raggio adorno
;

Auuien,che'n verde et l'alme confole


D'alta gloria meflaggio ei dir ne fuole
Tra pi degni haur quefti vn d foggiorno.
Hor godi tinche del tuo Soie ftelTo
Fatto Spinola f' gioconda Aurora,

Onde t'afpetta de le Mule Choro


il

Di

nobil cetra la tua deftra honora

Febo, e gi fptinta in riua al gran Permeilo


Per adornarti il crin vergine Alloro ..''

Al medefimo

SONETTO
DVnquc
Vn'Alma

trarr

Il

Virt

Ma

da

da

le

pungenti Spine

cos bellaj e gloriofa

nome vn'Alma in

l'alte

fue doti

l'incoIto,e dal

LXVIL

cui fpiega porapofa

e pellegrine?

pungente crine

Trahe de la Gepe ancor lieta la rofa


Lafua porpora vaga,ed amorofa,

fparge con l'odor grazie diuine.


<E

Altera

Altera quefta tra pi vaghi

L'impero

ticn,

,, .

fior

bench l'origin prenda

Da le fpi'ne, onde .'olir noi difcopre.


S tu l'impero hai de' leggiadri cori

Ancor che da le {pine in t difcenda


nome, cui (lenzio vnqu non copre

Il

M ADR.

F
Per

XXVI.

Iammeggianti faetteecco di/Terra


Febo iiira la terra, e tu ben mio
Mentrc,ch'io leggo quelle note, ch'io
dolce vergi

Tu

con la man di ncue


Schermirmi tenti da' cocenti ri

N n.
Mi

ria

flruggan

me

men

grcue
giunger per morte a l'hore eftreme ;
pria, ch'affai

Ma f la bella man l'ardor non teme


Stendila prego

fui

mio petto vn poco

S ch'io ne tempri l'amorofo foco.

XXVII.

Velia bocca amorofa

Ben mi porgerle voi


In premio del mio lungo

afpro tormentOi

Ma fu poco pietofa
Voftra piet , f via fuggirle poi
Qual nube,ch s'affretta innanzi. al vento
Sar lieue concento

Dunque giulla merc d'alto languire?


N,che breue gioir non e gioire

Scherzo

SCHERZO

71
IV.

Val pi viue in graue affanno


Sotto'l giogo alpro infelice
Di quell'empio Amor riranno
Rilpecco a me fi pu chiamar felice

Quando

ftan cucci

viuenci

grembo

dolce Tonno
Piango io Tol, che miei cormenci
Bench i dorma calhor dormir non ponno.
Chiufi in

al

Mencie fianco il corpo dorme


Veggio in mezo a falfa fchiera

Di notturne erranti Torme


Del verace mio mal l'imagin vera
Ahi cos fon fatta effempio
Di martir ingiuflo Amore.
Ahi cos Ton htta vn cempio
In cui quell'alma ogn'hor

Deh

volelTe

amica

s'offre al dolore.

Torce

Che di canee angoTce

il

Trucco

Foffe almen pietoTa morte,

Ch'io molto acqui fterei perdendo

fi

tutto

Libert de' piacer miei


Sol miniflra hor che m'auanza?

Quando (lalfa) io ci

perdei

Di t perder deuea

la

rimembranza

S di pioggia lagrimoTa

Molle

il

Ten

Filli

dolente

SoTpir mefla,e penToTa

La paffaca Tua gioia,e'l mal preTente

Sclierzo

,, ,

71

SCHERZO

CAreChe

V.

gioie

De'

noie

le

fofpir

mandate

in

bando

Quel diletto
C'hnel petto
,

Scoprati

gii

occhi sfauillando

Hor non finge,


Hornon pingc
Con Tua fquadra

falfa

..

e vaga

Sogno vano

mano

Quella

Che

fi

dolce

il

fen m'impiaga

Bell'auorio

Pur mi

glorio',

Che per mille dardi,


Che m'auenti
Hor confenti
Ch'io

ti

e fac/,

porga mille baci

<

Frefchc rofe
Oue pofe
D'Ibla il mei cortefe Amore
Pur delibo
Grato cibo
Premio altier del mio dolore

Parolette

Vezzofette

Per cui gi bear mi fento


Pur v'afcolto,
Ne m' tolto

Da l'Aurora

il

mio contento

'

Frena 3

Frena, frena

Lingua

Di

piena'

piacer la tua dolcezza

Sai l'Aurora

S'innamora,

Ed e

(balera ' furti

auezza

Ma vaneggio
Me tVaucggio
Belle Ninfe ella

non

toglie.'

Ah pur Giouc
Non

ritroue

Forma noua

me ne fpoglie

.'

li'Illuftrifs.& Eccellenti^. Sig."

IACOPO BVONCOMPAGNO
Duca di Sora

DI

SONETTO

&Tc.

LXVIIL

vago Fiumicelleplacid'onde
(Bench inefperta)

io

pur folcar faprei,

Ma del vallo Ocen l'acque profonde

A gran pena col guardo i' fofterrei


Cos le Mufe al defr mio feconde
Forf ad imprefa humile hauer potrei

A quella n,che'l fuo valor confonde


Per ibuerchia grandezza
S'io vincerli cos d'ogn'altro

Come tu vinci Heroe

fenfi
il

miei

canto,

d'ogn'altro

pregi

Ardita {piegherei quel,c'hor non ofo.


Qu,ei,che pi illuftre ha de la cetra il vanto.
Regga 'incarco pur de' cuoi gran fregi

Deh Spofa di Dio Campionfamofo.


Alla

/+

la

Allallluftrifr.& EccelIenciff.Sig.

D.

COSTANZA SFORZA
Buoncompagni, DuchclTa

di Sora,&c.

SONETTO

NO

LXIX.

Uro terreno Cicl la fronte lieta


Di voi gran Donna fatta, al cui fereno
Lieto

fi

(pecchia

e riconofce a pieno

Sue merauiglie eterne ogni Pianeta


La pudica Honeft fu e voglie acqueta
Enrro quel cado alabastrino feno;
Qu'ui Amor pone a le medefmoil freno
.

ci, ch' voi

non p;ace

egli a f vieta;

Ond'altri impara a riuerirui prima

O merauiglia) che per fama noto


Di voftr'alte virt gli fia'l valore
Chi vi conofee poi qual Dea vi /lima
E moiTa tutta da penfier deuoto
Costanza Sforza ad adorami
{

>

il

core.

SONETTO
Dlue

poiche'l

Il

mio Sole afcolta, e brama

cantar noflro, hoggi pi dolci, efeorte

Rime telfete,
Hoggi v'alzate a
^Veggia ne'

LXX.

e con maniere accorte

gloriofa

veri! miei

fama

quanto

il

cor

Fama

Oda ne' verfimiei l'afpra mia forte


Nel feguir quefta dilettola morte,
<3ueftadoglia,ch' Amore

il

Mondo chiama l
Ha-

..

Ha'irem cosi qualche dolcezza honefta \


Osi auuerr, che fappia'l Mondo in parte
Come in fiamma innocentc,ed alf, ed arfi.
Che dopo noi nulla di noi qui refta
Se non f 'n quanto ne l'eterne carte
Laiciamo nomi in bei vcftigi sparli
i

C A N

BEnChe

Taggio
nel

'1

Z.

III.

detto d chiunque afferma,

Regno d'Amore

O Ragion non fi troni, fempre inferma


Ci dimoftra il mio core j
Ch'abborrifce ogni gioia

Cui folo affanno, e


Si

noia, e dolor piace

che mifero altroue

ei

non ha pace

Non odio lafTa chi mi porge aita


Non amo folo, e feguo
(

?.

Chi d'amaro velen pafcc mia vita J


Mifera io mi dileguo
Qual nebbia ' rai del Sole
N tanto mal mi dinnanzi gioifco
Lieta, e contenta alhor, che pia languifco

Dunque

affai di

ci fia verace proua

L'afpra fciagura mia

Poich fprezzando quel,che a me pi goua


La pena atroce , e ria
Che mi conduce morte
Per mia nemica forte amo* e defio,

Mentre pur

altri

ride al pianto

mio

La dolce libert non m' pi cara


Due vaghe luci adoro
Cagionataci a me d'angofeia amara >
Per

r
Per

lor

mi difcoloro

Talhor, talhor auampo

N' mai ricrouo fcampo \ mici martiri,


E di pianto mi pafco, e di fofpiri.
Benedico la man,che'i cor m'aperte,

le

care ferite

D'vn veleno

virai pofeia cofperfe

Mi fon care e gradite


Le pene, e chi m'ancide
,

(Chi mai ci 'ntcfc, vide? ) e feruo,e bramo,


m'odia pi,tanto pi l'amo.
Ben tal volta al dolor le porte aprendo
Piango ( lafia ) e m'adiro

E quanto ei

Come del Mar turbato onda fremendo.


Inquieta fofpiro,

Fuggo, & odio

quella

me

Imago

ftefla

imprefla entro

al

mio petto

Pi che MoitTod'AbiTTo emmi in difpetto


S vaneggia mia vita ftanca,e lafia-,
Ch'vn'hora ftefia in gioco,

E'n

rifo,e'n pianto,e'n fofpirar trapaffa;

N fermo

ftato

loco

Gi prouOj trouo mai

Ma d'affanni, e di guai

fempre pur piena


Vnqu per me non forge hora ietena.

Canzon f tra

gli

Trouerai chi

fi

Amanti
vanti efler beato

Di che poco fi dura in tale flato*

Al

77

AL

FRANCESCO NORI.

SIG.

Felicjfimo efjtr

lo

flato mediocre, e prillato*

Canzonetta Morale V.
5

che il Apollo nacque


volendo
(mal accorto Auriga)
Regger
Fuor del mezo fender l'aurea quadriga
Arie la terra,e fulminato giacque.
Quegli,che os con l'incerate penne

L'Audace

Figlio,

Spinto da

folle ardir

Cadendo

fece

il

poggiar tropp'alto

memorabil l'alto
il camin tenne.
.

L'altro n,chepi ballo

Guida Nocchier gran Naue,e'l

fall

Regno

Tutto cercando,vien d a l'onde abforto.


Saluo colui, che non lontan dal porto
Va radendo il terren con picciol legno.

Di caduta mortale opprefl rade


Volte vedrem chi per lo pian trafeorre

Ben

quei

O d'alto
Se'l noftro

De

muor,che da fublime. Torre,


Monte ruinofo cade
fi

fguardo penetrar potelTe

Re,c'huom chiama lieti il cor appieno


Vedrebbe alhor come fouente fieno
i

L'alte

Magion da gran tormenti opprefife


N o r i a che procuri danza

Gentil mio

Tra

tanti fafti?

pur

gii (ludi

Gli huomini fan. non

Pi fallace
2

fai,

che alcroue

accorti

che ne
la

le

Corti

fperanza

Qmui

7%

Qjiiui pi rateo di Fortuna

Chc'n

il

giro

moto

altra parte; e col veloce

Rende ogni

bel pender d'effetto voto

Schernendo

l'altrui

fpeme,eM vandefiro

Di rado amuleti; che tra


Pofi Virt

che

.,

rari

le

gemme,e

l'olir

fon coloro

A cui fia grato pi'l faper,che Toro


Colpa
I

del cieco auaro ccol

gran Regi, e

gli

Augniti han

no (Ir
foi

contento

D'efler poflenti; e che lor forza cftrema


Riuerente ciafeuno inchini,e tema,
Poi de l'efler temuti hanno fpauento.

Fuggi le Corti oue menzogne, e frodi,


Odio, C Inuidia riuolgendo il tergo
Al giufto, ed a la Fede,han prefo albergo ,
E le proprie ricchezze in pace godi
Riedi al tolco terreno, oue t'afpetta
Dolce ripoto. te chiaman le Diue
S grate a Febo,te piangon le riue
D'Arno, e d'amici (aggia fchiera eletta.
Latra fiorite valli,e verdi poggi
Al dolce fuon de' garruli augelletti
Gullerai di virt

eli almi diletti,


Ond'auuerr,ch' maggior gloria poggi.

SONETTO

OVe

LXXI.

fon Iufinghier quelle foui

Preghiere? fon

Si fpefl ti

le

lagrime, che'l volto

bagnar ? deh come hai

(ciolto

Quel cor di cui gi tenni in man le chiaui


Qual altro fia, che pi in amor t'aggraui
Error? s'ad altra

il

pender vario hai volto

Sa

,.

,. .,,,,

rp
me s ingiuftamcnte hor ti f' tolto
Onda far,chc la tua colpa laui

S'

Ma vanne pqr\ vanne crudeljch'io fpcro


Che del tuo

fi

a,

tia pena il fallo


che vn tardo fofpirar ti gioue

vaneggiar

Com'io (borgo me

ftefTa in belcriftallo,

Di te s veggio il tradimento vero ,


Ond' giufta vendetta il cor fi moue.

SONETTO
pur
AMort
Perche moftri

LXIL

hai l'arco, e la faretra

ti

Auenta Amore

li

al faettar

fi

tardo

>

tuo pofiTente dardo

Spezza l'afpro rigor di quella pietra


Ahi che tanta mia doglia non impetra

Da que' begli occhi vn menfuperbo fguardo;


E

fiamma io pur tute' ardo


vede* e non per fi fpctra

di lor viua

Egli

fe'l

Si fpetri l'empio,

me

con

gli

occhi Tuoi

C'han pur forza di farlo homai trasformo


Per minor mio tormento in felce dura
Quindi immobile fatta non pi l'orme
Seguir di chi fugge onde fecura
Fia pur l'Anima mia da' colpi tuoi
,

->

MAD.

NE
De
Al

XXVIII.

Contrade

l'efperie

Seda cuftode a' ricchi pomi d'oro


Feroce Drago altero

la voftra

beltade

fingolar teforo

Quafi fpietato , e

fiero

Drago

So
Drago

VA
E

pur

laflo

XXIX.

D.

mio core

Va pur corea colei,


Chor auuiua,fyor ancide

pender miei,

dille quanto fopportiam' dolore

Per

tento inuano

e'1

lece mirarlo di lontano

Col

la guardia crudeitade.

ftafsi

Poucro Amante io fpero


Inuan dunque d'hauerlo,

Che

la fu a tentate-,

nega

s'ella

al

A me ritorna;
Sia giunto

tuo languir pictate


e f ritrouijcn'io

al fin

del -metto viuer m/o,

Piangi l'afpra mia force,


E d, che troppo amando io giund morte

M
E

D.

XXX.

voi tardate tanto

Madonna
mio

/il

Ci

predar fede

lungo pianto

Piangerete poi morto


Coluche uiuo inuan chiede conforto,

Colui cui non porgefte vncju mercede


Mavano'l pentimento

Se de

l'altrui

Altri folo per

tormento
morte al fin s'auede 5

M ADR.

XXXI.
.

Enche

tu

m'habbi tolto

O bella Donna,e ria


Il
'

Sol del tuo bel volto,

01

Perch'io

..

,,

.,

Si
laflb, e dolente peregrino
tenebre auuolto

Perch'io

Ne le

Per (eguirti non troui vnqu la via


Par tuo mal grado'io trouer '1 camino ;
Che lume, e feorta fia
La Tempre chiara, e nobil fiamma mia
:

XXXil.

D.

mi moro per voi

S'Io Ditemi, ond'auuien poi


Che fempre retta la mia doglia viua
Ben

ch'io dolente fia di vita priua

Forf perche

Dopo, che

vecife la terrena fpoglia

Si rinchiufe

ne l'alma? ahi dunque

Con l'alma eterna ancor la

AMor

doglia

la

D.

fia

doglia mia."

XXXIII.

con leggiadro e nouo inganno


Hai per tuo legno eletto
Quello mifero petto
Almen, perche '1 mio danno
Non veggia quando in me gli ftrali (cocchi ,
Velami per piet , velami gli occhi
f

M'E

fi

caro

XXXIIL

D.

languire

il

Per voi

Donna gentil

Giamai

di vita ufeire

E deuendo

eh'

i'

non

vorrei

morire

Vie maggior pena haurei


Di terminar per morte dolor miei
i

Che di reftar al fin di vita

fpento

Tane e 1 piacer, che ne

doelia

la

i'

fenco

MAD.

Sz

. , .,
.

XXXV.

D.

TO(lo,ch' voiriuolfi
O mia ventura )
(

il

guardo

A me fteflb io mi colli
Sol per donarmi voi viua mia luce
Per cui con mio piacer agghiaccio,ed ardo;
Pofcia, che'n voi riluce

La belt cos bella,ch'ella ftefTa


Gode vederi! in s bel corpo imprefTa

SONETTO

LXXIH.

pur veggio loco,oue fola


LAffaMeco
parlar de' noftri dolci amori
il

Tirfi gentile; e qui tra l'herbe, e

Ei dal mio dire, Se io dal

Qui cantando il mio fol

Clio

fiori

penda

fpeffo dica

Pi nobil fiamma duo leggiadri cori

Vnqu non

O
Qui

o fortunati ardori,
dolce morte,che la vita bea
arfe.

fur pi volte raddolcite l'aure

Da quei foaui, e graziofi accenti


Che nomi noftri limonar d'intorno
Hor languirono fior, tacciono venti
E null'altro fia mai, che ne reftaure
i

Fuor,che'l fuo defiato

almo ritorno

SONETTO

Iaggia beata, che gioiui

Ch'

gli fpiriti

Mentr'arfe

al

LXXIV.
canto,

mici detraila Amore,"

meco d'vno ftefTo

Tir(i,c'h di bellezza

il

pregio,e'l

ardore

vanto

-,

Deh

Deh piangi per pietade hor'


Accorda

il

tuo lamento

mio pianto
mio dolore,

al

al

Poich s'arma per me di ghiaccio il core


Chi pur dianzi auampar moftr cotanto.
Megli' era, ch'vna picciola fauilla
Ardefle eternamente, fe'n breu' hora
Deua reftar cos gran fiamma eftinta
.

Filli

cosdicea dal dolor vinta,

Mentre

feopra la fronte

Ne' bei campi del Cel

la

ma tranquilla
uaga Aurora

SONETTO

Vanto me

ftefla

Quando

LXXV.

alhor (lafla) ingannai,

dettar nel tuo gelato core

Fauilledi piet,fe non d'amore


Ardendo, amando mifera fpera
Ma dolce s da quegli ardenti ri
Pioua ne l'alma il mal gradito ardore
Ch'io con quel che cada da gli occhi humore
Rigido fcoglio intenerir penfai
Grate mi far de gli amorofi ftrali
Le piaghe s; ch'io mai non chiefi aita."
;

Hor me

ftefla,ed

E pentita uorrei

Amor

per faggir

Ma non falda

il

tiranno incolpo

l'ali

fuggir mortai ferita

Ne corna pentimento dietro

il

SONETTO

colpo.

LXXVr.

NEflfun'altro pender da me difua


Quel

uiuace, che foue

al

core

Spira veleno, e col gradito ardore

Generofo

deiir nel fen

mi cra.

Que-

$4
Quello con

E
Che

Ne

le bell'ali

noi nVinua

chiaro eflempio di fouran valore ;


vuol,c'huom legga in quel,ch'appar di fuorc
voftra fece

girar d'anni,

La

vi torran

Amor l'anima mia

variar
s

di

loco

dolce atto cortefe

Voftra rara virt nel cor m'ha 'mprefla


Che pi? nel ccner mio fa detto il foco ,
Perche l'alta cagion,che'n me l'accefc

Dopo la morte
Al

ancor far

Chriftianifs.

l'iftefla

di

Francia

HENRICO QJV ARTO.


SONETTO LXXVIL

E
Di

empio e nemico
La bella Francia ma veder gi parme
Fatto maggiore al gran vibrar de l'arme

Cinta

dal ferro

lei s

cara

al

Cielo

il

pregio antico;

Ond'io piena d'ardir gi m'affatico


Per accordar quello mio baffo carme
Di Marte al fuon , che non pu fpauentarme
S,ch'io non canti il mio famofo Henrico.
Henrico il faggio,e fol d'Impero degno,

men giufte,che forti


Fanno immortai lui ftefl,e'l fuo bel Regno
Quel di cui fol la Fama hoggi ragiona
L'opre di cui non

~.

N sa veder s'ei meglio ftringa, porti


Lo fcettro,'l brando,l'elmo, ola Corona.
Alla

Alla Chriftianifs.

Regina

Francia

di

MARIA MEDICI DI BORBON


SONETTO LXXVIIL

D.

ODi

In cui

Heroe fpofa felice


di Dio l'alma belt

Chi

mira

felice

ti

riluce

del poggia

al

e di Tua luce

Beato oblia del Mondo ogni pendice


Quiui ri del gran Sol quali Fenice
Per te l'alma rinafee. hor f n'adduce

Tal gioia

Che
Chi

pi

fi

bel, ch'ai de(r noftro

Duce

brama, e che bramar pi

lice

il

di vera belt vuolfolcar l'onde

Alta Regina in t fermi il pender


Poi creda il legno l'acque, e'1 lino
Ne fperi l'aure al fuo voler feconde ,

Se pi

Che

oltre varcar

brama Nocchiero

fon Abila,e Calpe

IO

Anima mia

venti;

lumi ardenti.

SONETTO
veggio

LXXIX

tempefta
Apparecchiar/i; poich da lontano
Scordo Fera crudele in volto humano.
fiera

Ch'a' noftri graui danni ancor s'appretta

Su dunque ardita la difefa, e pretta


Hor, c'habbiam tempo l'arme prendi in mano
Facciam de l'empia ogni difegnovano,
Che guerra per difefa fempre honefta
Impara come il ferro homai fi tratta,
Al maggior vopo il tuo valor dimottra
Vincendo lei,che per noi vincer viene
Cosi
F 3
;

u
Cos fcaltro Guerrier pria,che combarca
Parar,ferir apprende in chiufachioltra,
Poi del nemico Tuo viccoria oteiene

SONETTO

En

fiamma d'amor chiuder non puoi

Bella

E che
Dia

Non

LXXX.

defrin,che tu giamai nel fieno

un' oggecto vile

legge, e regga de la

'

pender tuoi

mente il freno

t'auedi infelice del veleno,

Che

fenfi

inganna? ah mifero pur vuoi

Viuer Moftro d'errori; hor chi tra noi


Potr del tuo fallir dannarti pieno ?
Arderti vn tempo, e l'amorofa cura

D'honor fu degna

dicaogn'huom s'io mento)


penfcr non dura

Ma nel tuo cor nobil

Ne per tuo 'ngegno alhor, ma per tormento,


E per ecerna altrui cruda fuentura
Crebbe quel foco

in te ? c'hor

ueggio fpenco*

SCHERZO

Che fguardi
Tanti

amorofetti

petti

Saettar?

Pi non

VI.

deh per

pietate

fiate alcrui cortefi

De gli

accef

Raggi

ardenti,

Pupillete nel cui

onde beate
lampo

Sempre auampo
Se mia gioia e'n uoi

raccolra

Deh ila uolca a me la face


Che mi

sface,

C'h da

me l'alma difciolta *
Se

,.

*7
Se bramate Iefacelle
Chiare Scelle

Per

men mal temprar

De gli amanti:

ne

pianti

ampi fiumi

gli

De' miei lumi

Godan fol

s alteri

vanti

Se volete luci vaghe


Mille piaghe
Rimirar: deh fia l'honore
Del mio core: in cui vedrete

Luci

iiete

Quante haua

faette

Amore

Moltr'io pur quanto pungenti

Quanto

ardenti

L'auree fiamme,

gli aurei

dardi

Cari fguardi fono, hor balli

Non pi

falli

Lampi in vn vaghi, e bugiardi


Voi giurate fcintillando,
Fiammeggiando,
Che del pi anco > e del mio male
Pur vi cale, indi le palme

Di mTalme
Brama il foco,ama lo
Ahi deura ballar
Di mia doglia

tirale.

la fpoglia
.

Lumi chiari, lumi

rei

I trofei di tanti cori

Sono

errori

Da prouar gli
Saettar far mia

Piena

fdegnimiei.
lira

d'ira

Crudi

, ,

S
Crudi

crudi

uerfi, e'n

Voltre frodi

altrui

modi

difanno

faranno

Chiare l'empie uoftre lodi


Ma f 'n premio del mio duolo
In

me folo

V'afrfate. nel

mio canto

Voftro uantoin dolci tempre

Dir femprc,

porrui

al

Sole canto

Anzi pur dir, che fugge,


Cheli ftrugge
Al bel uoftro lume adorno
Pien di lcorno
E fi duole,
Ch'ei

il

proprio Sole

men chiaro adduce

MAO.

il

giorno *

XXXVI.

Valhor candida, e vaga


Soura quel , che la cinge ofeuro manto
w* Quella man,che s dolce il cor m'impiaga
Scopre Madonnaro del mio duol mi vanto,
E dico, ah non rifplende
S chiara mai nel ilio notturno velo
Stella d'amor nel Cielo.

Infidiofo intanto

Tra

vedoue bende
Contra me noui lacci
le

D.

Amor pur tende


XXXVII.

Me non riede Aprile,


me non torna
prato, me non s'orna

Sua dolce primauera

A ine non ride

il

"

Di

*9
Di

fronti

il

bofco

Rofignol gentile

e'1

me non tempra mai


Le me voci canore
Per me del Sol rai

Per

Del profondo Ocen non

efcon fuore.

Splendagli a' viui. io fon morto e f epolto


Nel duol,poiche Madonna il Ciei m'ha tolto.
,

SONETTO

LXXXL

Rio ,
moto giace
de gli occhi miei fpecchio mendace
Deforme almo mio Sol gi non fon'io
Perche dunque nemico al mio defio
l'onda Tirfi altier di quefto

Che
SE Non

chiara

e pura fenza

ch'amando il disfacc
( ohim) ti fpiacc
Crudo Paftor quefto fembiante mio ?

Ti moftri? e '1

Non gradifei

cor,

e cotanto

M'ama Seluaggio pur,

ne

di

beltade

L'auanzij di ricchezza, di valore,


Di Cenno, di virt, fe'l ver comprendi.

Se nemico fol dunque di pietade


Ti moftri tanta fede, tanto amore
Pi de gli altri conofei, meno intendi.

SONETTO

Attor, che 'n quefti

LXXXII.
fafl

e 'n quelle Piante.

Mentre qui volgi il pie leggendo miri


Di Tirfi altier le lagrime , e fofpiri
Di Tirfi, che gi fu di Filli amante

Sappi> che

'1

fiero al variar collante

Hor di Filli drfprezza

gode d vederla

Venirfi
" "" ':"

bei defiri

infra martiri

meno fuoi crud'occhi auante

pur

pur non v'ha chi la fua f pareggi

Tra quanto errando


Ingiufto

Se

Amor cos

il

Sol circonda, e vede.

gouerni,e reggi?

tal dai premio a chi tropp'ama, e crede,


Alcun non fia, che le tue dure leggi

Incauto fegua, e ferui

amando fede

IPIHuftrc Signor

BATTISTA PINELLI-

GIO.

Loda

vita Pajlora/e^ .

Canzonetta Morale VI.

LA

Notte

richiama l'ombre,"
E fochi vaghi; hor, che'l diurno raggia
Spunta colmo di luce a farle oltraggio;
Onde conuien, ch'ella veloce fgombre
se tutte

Langue Pvltima

Scella, e'1

primo lume

Sorge dal Gange,e Tarn ator del giorno


Terreno auge] deit per l'aere 'ntorno
Quei, che fpiegan cantando al Sol le piume
Apre il Paftor l'albergo,ond'efce fuori
Il Gregge,che (e n'v lieto beuendo
La macutina pioggia, indi pafeendo
L'herbette inuola

Efre

:1

al

prato i fuoi teforf.

Torel con elenata fronte

Indomito,e'l riual

mugghiando

pugna

Sfida,e l'aer col corno, el luol con l'ugna

Fiede,e fuperbo feorre il piano,

e'1

monte.

Riem-

, ,

,, . ,.

9*
Riempie

voto fen

il

la

pecorella

Indi 'Mggfc l'Agnc!, che lafciurtco

fugge, e bela , e fcherza

Hoc s

corca era

Qucfti inganna

gli

e con dilecco

ed hor

fiori,

falcella

augei tra verdi rami,

Quegli i Velcri fofpinge a la forelta


Fere feguendo,altri le reci appretta ,

Onde

Mar furi

al

pelei,

e gecca

gli

hami

H noni prudence cos l'inuida Coree


Fuggir pu,

E di Teci

fciolco

abborrir

da

gli

Tra confn de la vica


i

Che folle e ben

licigi,

e f degni

ondoli Regni
,

e de la

morce

Pino errante crede


A Piraco Neccuno, perdi' ei rieda
Saluo calhor; gioco de' venti, e preda
Del Mar al fin, ch'vnqu non l'erba fede
chi

'1

i"

Tromba improuifa a lui non turba fonno


Nel capo aggraua d'elmo^ cinge fpada
il

Da le piume la tomba ardito vada


(

Ne

Dice

ei

conofee

Ond'

chi de l'altrui vuol

altri ferri,

che

farfi

donno.

le falci

ond' Cerere la chioma


Taglia non crudo, e quelli, ond'egli doma

prati,

Le piante, tronca de
Fende

le viti

tralci

duro volto
Co' propri buoi; di Bacco in vece ei beue
Limpido riuo, e nel fuo viuer breue
Del poco ei gode, e non agognali molto
Che termine '1 fuo campo al fuo deliro
E fi dona al cantar de gii augelletti
Od al cremulo fuon de rufcellecci

la

propria terra

il

Quando preme talhor


'1

lieue martiro

Si

gode

gli

anni, che

non

tornart

, ,.

mai

E Tua fortuna humil nel ballo albergo


Lafcia

'1

timor

Che ifol gran

Gioue

cii

irato tcLpo

moli folgorar vedrai

Saggio Pinelli e lieto viuer qucfto


Gioiofo il giorno , e pi quando Boote
Volge il timon da le ftellanti rote
Che folo al nouo Sol dal fonno de Ir
non men fortunata, che contenta
Vita, che Taurcaetate a noi rimcna
Che vana ambizion non punge , frena
Che nulla il Mondo rio cura, pauenta
.

XXXVIII.

D.

Iceua ad Egle Elpin m'odi, perch'io


Priuo ha di teforo

Non t'anedi ben mio

Ch'Amor premio e d'amor,non premio d'oro?


M'odi, perch'i' fia brutto? ama mio core
Bello non men del tuo leggiadro volto;
il

Poicia chc'n quello e icolto


L'ideilo vilo tuo per man d'Amore
E f non ami il bel, che di te vedi
Oue trouar maggior bellezza credi
,

Dio

gli

Dio

occhi miei

Adorali qua( Stelle,

Lafcio in voi
(

XXXIX.

begli occhi,

Occhi, che

Da voi parto,

Ma

D.

lalla

e'1

cor

mio

luci oltre l'vfaco belle

io dir

deurei
Sol

,. .

93

me fteffa dio che 'n voi mi viuo


E da me parco f di voi mi priuo

Sol

XL

D.

E l'amaro mio pianto

De l'acerbe mie pene


il mio bene
mio dolce male vago tanto,
Che fol di tormentarmi ei li compiace

Il

mio Tirfi

Anzi'l

Ed

offendermi crede

Ma folle non s'auede


Che offender non mi pu quel, ch' lui piace.

MAD.

Gi

XLI.

donai
Viuendo fol de la tua vifta
l'alma

ti

lieta;

Ma poich rio Pianeta


Mi coftrinfe partire

Per non vedermi innanzi te morire

mi dicefti
Vini mia Filli,e l'alma mi

Pietofo

.'

renderli

Hor perche di te priua


Quella vita m' fchiua

E fol morir deso.


La dolent'alma te di nouo inuo

Ai

,.

94-

AL SERENISS. RANVCCIO FARNESE


Duca di Parma

SONETTO

&cc.

LXXXIII.

POicia,che f'parf in ogni parte terra


Mille Tuoi pregi con orrendo f cempio

Dal Tempo vide ingiuriofo,ed empio,


da
l'arco fatale arme difTcrra
Che
Dille Virt pur tuo mal grado in terra
Voglio Moftro crudele ergermi vn Tempio
Che far fenza paride fenza esempio,
.

potr

Sar mio

farti gloriola

Tempio

di

guerra

Ranve

il

petto

One bella,e gentil potr moftrarme


Ed auanzar ne gli honor (boi me ftefla.
Per fenno,per bont, per forza d'arme
Fia quelli vn giorno ad alte Imprefe eletto,
Ne Tua gloria fia mai da gli anni oppreiTa
.

Nelle nozze dell'llluftrifs.& EccelLSlg."

D.

MICHEL PERETTI,
c dcll'IHuftrifs.

& Eccellentifsima Sign.

D. Margherita Somaglia
Epitalamio

D'Amor
E

1 1.

l'aria sfauilla,

del placido

Mare

Soura l'onda tranquilla


Cinto d'alga Nettuno il volto feopre
Par che la terra ogni Tuo ftudio adoprc
Per moftraril di fior, di frutti adorna

Tra

Tra pompe
Gioir

1'

E'1 Sol

illufri

v e r

e rare

a appare

quando s'aggiorna

Sorger cucco ridence

Da la doraca
Il

porca d'Oriente

."

fuperbo Pauone

Spiega l'occhiute piume

Pompofo,
11

Giunone
ingemmaco in

e di

bel carro

Al lampeggiar de

Abbandonano

Le Ninfe

la cui

limpidi

olcre'l

terra adduce,

vaga luce
criftalli

coftume

Neccar Te n' corre il Fiume.


Rifuonano le Valli
Di voci alce,e gioconde
Grazie Spirando i Bofchi 3 e gli Antri,e l'onde.
Scefa dal terzo Cielo

Ecco Venere pia


Con amorofo zelo
Abbracciando Giunone in dolci baci
Cangia l'anciche guerre,e'n liece paci..
Ridono Cieli, e qui parche rimbombo
Angelica armona
i

Ogni olcraggio s'oblia ;


E baciar le Colombe
Vedi Pauoni
i

in

fegno

Che fpenc' infra lor

fia l'ira

e lo fdegno.^

Venere ha feco Amore


Amoc,che i cori alletta

Che del

pi puro ardore >

C'habbian

Ed ecco

il

ie Stelle

ha

in

man

facrataFace

freddo core auampa, e sface

Di

, ., .

Di Margherita; e di ben
Com'huom che tempo alpetta
Fa leggiadra vendetta

mille ofFefc

Ella, che pur contefe


Dianzi a Tuoi ftrali il varco
Hor benedice le fiammelle

Himeneo

vieni noi

e l'arco.

E'n quefto d beato


Lega gli eccelli Heroi

nodo il Ciel s'imbruna


Splende notturno Sol la bianca Luna
Vieni Himeneo, deh vieni, homairefpire
Entro'lbel feno amato
D'indiiTolubil

Lo fpofo innamorato
Che di dolce defire
Arde

di cor la rofa

C'h nel candido fen

Tu

la bella

Spofa

Dio, tu pungi , e (calda

La Giouenetta fchiua,

Ch e quafi
Di neue

pura falda

che la circonda 1
chioma crefpa, e bionda
Coprile; ond'egli homai lieto s'appaghe
Giunta fua fpeme riua
De le tue fiamme auuiua
dal timor

Col velo tuo

la

Lei, che profonde piaghe

nel cupido

Amante

N tenga l'alma pi dubbia,e tremante.


Gioite pur gioite.

Ecco danzando feende

Da le fponde gradite
D'Helicona Himeneo

di perfa cinto

Di

Di frcfche rofe bel vifo dipinco


Sgombra (anco Himeneo la fredda
il

cerna

Ch'ai cuo gioir conccnde.

Dolce

baccaglia accende

Lo Spofo hor
La Verginella

prema

feco

il

lecco

A gli aflalti d'Amor per campo eletto


L'Adda di piacer ebro
Con frerolofo

piede

Corre 'nconcrar ilTebro ,


E con lui s'accompagna,indi

A porcar di M
Il

nome

e l, di

l'imiica

Marghe

cucce regin del

Amor,che quello vede


Gioia maggior non chiede

r. i

ta

Mondo.
.

Scanno!! Lece in fondo

Amorecci
Spargon quanci dal Cielo hebber
S'hoggi l'almo , e diurno
Furor mi f copre il vero,
Gli affanni, e

Da

gli

diletti.

l'alno pellegrino

Verr d'Heroi

genero fa prole
Ch'aler firmi giamai non vide il Sole
Per cui rinouerafl in ogni parte
11

,"

bel viuer primiero.

Del

nobil fangue altero

Saran

le glorie

fparte

;
'

S ch'ogni eftremo lido

De Peretti vdir la fama


i

Spofi degni;

ed

e'1

grido.

illuitri

Vincer voi non potranno


Del Tempo gli anni,e i -luffa',
*

Che

,.

Che'ncontra Morte andrete almi Guerrieri


Armati ogn'hor de' uoftri figli alteri
Quai Mitre,quai Corone e quali honori
,

degni figli hauranno


Immortali faranno
Si

Nei figli Genitori,


E rinaicer la Madre

Vedr

nel figlio

il

fortunato Padre.

Haurai di gencrofo
Ardir

Canzone

Bcrich'eguale

al

il

vanto

deiio

non

s'erga

SONETTO

HO

ben

Fu

Con

fentito rallentarli

f talhor di libert

per celar

il

duol,di cui

frodi io celai

le

d'amor

ri

canto

LXXXIV.'

me d'Amor,ma non

In

il

nodi

difciorfi

mai

cantai

godi

le frodi

Ma fuperarle inuan (lafla) tentai


Hor

mio mal s altero vai


non fia,ch'vnqu mi fnodi

tu, che del

Gioifci,che

Coniii'ei^ch'io t'ami

Ne

fia

da

me

Quand' ancor
Perche rinchiufo

(ohime)mentre haur

vita.

l'amara doglia fcoiTa


l'alma fla da
il

me partita

corpo in poca

folla

Seco ftar s la mia fiamma vnita,


Ch'ardcran per le tue le mie fredd'ofla.

SONETTO

LXXXY.

chiamo pur,ma chiamo indarno


Il mio Spofo,che feco il mio cor tiene,
Che fatte inuidiofe dei -mio bene
Lo ritengono me le riue d'Arno \
Ond'.b
Ifera io

,, .

,, .

, , ,

?!>

Ond'io

meco il mio

Che non
Anzi

dolor'-incarno

chi Io tempri

fiero

mi

Con forza tal, ch'io me


Tanto lunge da
Ch'io

ibi

chi l'arVene

(borre entro le

lui

m'

'1

vene

ne ftruggo e fcarno
,

viuer greue

trouo conforto

a'

miei tormenti

Nel pianto, che non ha tregua gi mai


Sordo ppennin s'' miei fofpiri ardenti

Non cedi,
L'orrida

al

foco lor cader vedrai

pompa

di tua fredda

SONETTO
Coprami

Amor

pur'

di

ncue

LXXXVL
fdegno armate

Quelle, che gi vid'io luci ridenti


Scacci con le paure

gli

ardimenti

E s'addorma per me Tempre pietate


Sicno pur tante in voi neui gelate
Quante ne lWlma mia
Sieno

Pronti

diletti al
gli

fauille ardenti,

venir tardi, e lenti

fdegni, e

le

fuenture alate

Non

mi porga giamai vigor, ne fpazio ,


Ch'io lol refpiri aprami fempre il fianco
N mai fi veggia di ferirmi fazio
Al maggior vopo ogni foccorfo manco
Vengami, e fia perpetuo ogni mio ftrazio
Ch'vnqua non fia '1 mio cor d'amami fianco.
l

SONETTO

LXXXVIL

ond'hlume il Sol, f non vi fpiace


Anzi v' del mio cor l'incendio caro
Non mi fia Amor de le lue fiamme auaro

Va',

Ma volga in me cortefe ogni ma face

2,

Qffen-

, ,. .

10
Offender non mi pu quel

ch' voi piace

imparo

bepli occhi per cui d'arder

Clic

le

delie su 'n Cicl

rori'e

ordinaro

(ol croui per voi conforco, e pace


ed arda pur quefto mio pecco
Sia ne la fiamma auuencurofo il core

Ch'io
Sfauilli,

Come
Che

Piraulta encr' a fornace ardence

nel foco non pur non langue,

Ma da Pincendio Tuo rragge diletco


E

diuien ne l'ardor vie pi poflence

SONETTO

muore

LXXXVIII.

mio quell'ampia Donna alcera


Per cui cancando dolccmence piagni
E'1 garrir de gli augei mclo accompagni

Ileno

Da vn'alba l'aler, e
Donna

Pi che

d'vna a

l'aler fera

cred'io) feluaggia Fera

Che fol s'allegra alhor quando ci lagni


E di lagrime amare volco bagni
il

Anzi

d'ogn'afpra Fera

Venson

le

Fere

al

eli

e pi fiera

cuo foue canco

E deponendo l'ira

S'addolcilcon piecofe ivverf

non

e l'alcerezza
,

al

pianro

non prezza
Qual la difende (ohim) magico incanco?
Qual empia ftella qual natia fierezza

Qiiefta

c'ode, ci cuo pregar

m'vccidefti

(O

XL

D.
,

1 1.

e gi fon ratea polue

miracol p (Tenne )

Polue, che (pira, e d'amor

E J doue

fi

volge

il

fiamma

lente

cuo iembiance

Per mio

101
Per mio maggior tormento
lui mi porta il vento
;

Perch'io (ottenga deprezzata

Amante

L'ingiuria ancor de le rue crude piante

XLUi.

D.

dettandoti credi

Amor piagar coftei, ma non


Ch'ella ha di

Onde

il

t'auedi,

core,

ardenti fauille

Efcono

Che

l'elee

mille, mille,

deftan nel mio len viuacc ardore

>

pur ogn'hor pi fredda,ogn'hor pi dura

Le

tue faettc,

e'1

foco

altrui

non cura

XLIIII.

D.

Erche non volgi Filli


Quegli occhi, onde tranquilli

A quefto,che

il

Ciel turbato

piagafti afflitto fianco

Deh mira in quale ftato


Mi viuo, e come ftanco
Gi caggio

Deh mira

fotto l'amorofe fonie

Filli

come

Per non vdir mio duolo oltre'l coftume


Ratto f n' fugge al Mare il vicin Fiume.

MAD.

C
11

Hiudami

gli

occhi

XLV.
Morte

Qui doue
Che fa men dura forte

l'alma gi m'aperfe

morir,che'l mirar bella,

Donna* che nel bel

Amore^

ma fera

volto

Hai

01

Ha'l Paratifo accolto.


perche amando io pera
Nel ardor, nel dolore ,

Ma

Ha l'Inferno nel core

M
E

A D

XLVI.

R.

fuggir vipofs'io,

N de' begli occhi (ottener lo


Qual haur dunque ichermo

fguardo
al

dolor

ano

Ahi far vano, e cardo

Ogni

feccorlo,fet fuggir m' tolto,

l'incontro fofFrir di

bel volto

XLVII.

D.

O, che da voi mi viene


Quanta ne l'ampio Regno

D'Amor vn metto cor doglia fottiene


E

(Air

Seeuendo'l rarefo de' vottr'occhi

Come

alteri

pur dal mio mal faluce io fperi

XLVIIL

D.

S'Arro non defiate,


Che dar morte

al

cor mio

IkUa d'Amor nemica


Siate pur certa, ch'io

Ci

mifera vegno

e di pietace

>

pi, ch'altro defio.

Venga dunque per morte il mio cor meno


Pur, ch'egli riabbia per tomba il voftrofeno.

LA

tra

D.

XLIX.

gliombrofi mirti

Difcei vn giorno

Amore>

E que-

,
,

ic3
E

quegli erranti

fpirti

Per vendicare del l'offerto ardore


II

legaro, eli dier tormento eftremo:

Diiciolto

tutto di

al fin

Celoffi nel

mio feno

tema pieno

Ond', chY' amo, e temo

Ed amando,

temendo auampo,e tremo.

SONETTO
prato io veggio di bei

SE

fiori

adorno

Antro, Colle,Campagna, Bofco, Rio

A te volgo
A te
E

LXXXIX.

il

mio Sol con

dico, per

penfierTiri
la

me lieto,e chiaro

S'ei fatto al

ben mio

memoria torno

mio languir

giorno

cortefe, e pio

Per compiacer Phonefto mio defio

Meco facefle qui dolce foggiorno


Te chiamo ogn'hor, te, c'h nel cor'impreffo
.

Tirfi per far le voglie

De

mie contente
mi piacque.

la belt, che'n te tanto

Ma qual egro fon'io da febbre


Che

di

E'nuan

oppreflo

fpegner defia la fete ardente,


di chiara

Fonte agogna l'acque.

SONETTO

XC.

HOra

che dolce tremolar le frondi


S'odono al mormorar d'aure foui
T,che di quefto cor porti le chiaui
Ritorna ingrato, che da me t'afeondi ?

A' miei ben furo tuoi defir fecondi


Alhor,che meco fotto vn'Elce ftaui ;
i

E le guancie,e la bocca mi lodaui,


Gli occhi j le manijC i capei

crefpi,

e biondi

Sol

, ,

, ..

r<?4
Sol c'era quefta fronte (pecchie*, e Colo

Quelto fenoprigion dolce, e gradica


Ed hor crudel fuggi da me lontano
Deh torna e tempra il mi' angofeiofo duolo
Tu, che fol darmi puoi foccorfo, e vita
Ch'ogn' altro aiuto e per me tardo e vano
j

Airilluitrifs.&: Ecccllentifs. Sig.

ALESSANDRO

D.

prima, che

foffe

SONETTO

COn

heroico

flil

Genero io

Tue rare

con puri

altri

colori

medefmo honori

Ch' te largo deflina


II

inchioftri

Di te cantando e'I tuo valor dimoftri


Dica altri pur che de Plnuidia Moftri
Vinti, nafeono te Palme, ed Allori

Che

XCL

Alessandro

doti, e f

D' E S

Cardinale.

fuoi tefori

Cielo-,ond'ecco gi le Mitre, e gli Oftri.

dalunge

v feorgendo il vero
s gran fregi onufto
Che s alto non poggia human penfero
E s'egual la mercede al pregio altero
f

io

Dir, ch'andrai di

Hauer dei, forf ancor fa fpazio angufto


Del Mondo il giro al tuo deuuto Impero

SONETTO

XCII.

engion del pianger mio


Lontana refpirar fentendo il core
Homa folle fperando ogni dolore
la bella

Ogni amaro pcnier porre in

oblo

0*go-

..

*/
Orgogliofa dicea, fpietato, e rio

Morro

di crudelt,

fender d'errore,

Pefte de l'Alme infdiofo Amore


Fugato il Tempo ha pur tuo van deso.
Aia qual lume talhor f a pena fpento
Subitamente fiamma s'auuicina

Torna

al

primiero (tato,e

S rauuiuarfi le

mie fiamme

Lampeggiando
Bellezza>che

fi

io

raccende

fento

me quella

diuina

vaga ancor rifplende

CRudel
Ti

ver

fi

D.

L.

f perch'io

mora

ad hor',ad hora, che poi


Ahi folle hor non t'auedi,
parti

Che

nel dolce ritorno

Di nouo
Se

riedi?

ti

in uita io torno

vuoi,che

la

gioia,

'1

duol mi /tempre,

O flamini appretto ingrato, lunge fempre.

M
O t'amo,e

ti

deso

LI.

D.

Ma fappi, ch'io non t'amo


Crudel, e non
Perch'io

Del

ti

bramo

mi viua amante

lufinghicro tuo

vago fembiante.
il cor mio

Io t'amo perche 'n te viue

E viuer non pofs'io fenza


Dunque deso di vita

'1

mio core

Ch' ci m'inuica, e non forza d'Amore.

MAD.

, ,

NEI

.. .

R.

LII.

puro, e chiaro fpecchio

De la voftra betade
Non veggio aler che doglia, e

Onde a

trarmi

crudeltadc

m'apparecchio

le luci io

Per non veder accolto


Il mio marcire in si leggiadro voko

M A D R.
AMorofa mia Clori
Se

LIIL

rimembra vn bacio mi donarti


bel Rio tra quelli fiori;

ti

Lungo quello

s'io tacea giurarti


Che mille ancor me
lo

'1

tacqui

e'1

ne dare (li poi

taccio

s'io no'l f

Ninfa , e corcefe
Perche non ferui giuramenti tuoi
Baciami, che i tuo' baci
Fen de la lingua mia nodi tenaci

palefc

Bell

A D

VEzzof
Che

LIIII.

R.

a pargoletta
la virtutc

ancor del tuo

Nonconofci, e non

Come

bel'

yiCo

fai

dolce n'alletta

lituo foauerifo

Com'ardono be' rai


Come'l crine, e la man
i

Se tanta a

Hai
Nel

lo

lega, e (aetea

fpuntar de l'Oriente

hor qual l'haurai


bel meriggio ardente ?
forza;

Alla

, .

Spagna

Alla Screnifs. Infante di

ISABELLA D'AVSTRIA.

D.

SONETTO

XCIIL

NT voi (pieg lue merauiglie altere

Donna amico

Serenifma

il

Ciclo,

Perch'alari fotto vn bel terreno velo


Ammiraflc di lui l'opra,e'l potere;
Ond', che maeft, beit,fapere
Splendono in voi con s mirabilzelo,
Che sfa trillar ne fan l'Alme di gielo
Ed infiammati d'amor l'eterne Sfere
Vi miran lieti da' beati fcanni

Gli Ani famofi,erinouarfi interra


Per voi C a r l i ,e Filippi anco vedranno.
Trarr telice il Belga in pace gli anni,
ogn'afpra guerra
Ch'I sabell a, ed

Alberto

Coi regio afpetto

lor fugar

potranno.

AL SERENISS. ARCIDVCA ALBERTO.

SONETTO

DOpo

l'hauer di gloriofe folle

Sparia pugnando
Il

altier l'augii fra

magnanimo Alberto

Scotio vincendo mille fquadre

Dopo

XCiV.

>

e'I

fronte

piano,

e'1

monte

e mille

l'hauer tante Cittadi,e Ville

Refe

al

giogo di Dio

facili

e pronte

non s'indugi homai formontc


Ne' Commi pregi il mio noueilo Achille
Gi
(

Dille

il

Ciel

Gi lieto riport la fpoglia d'oro


D'Efone il Figlio hor vie pi degne palme
Si conuengon di C h r. i s t o al buon guerriero.
Inuitco Tempre vincitor de l'Alme
Sia'n guerra, e'n pace e de l'Hifpano Hibero
Habbia felice il ngolar teforo
.

SONETTO

AL

ma

camin

ftudia'l

Vanne luijche

CXV.
;

s'annotta nomai;

e'1 mio dolore


Narra piangendo humil che ibn ben lai
Preghi, pianti, e fofpir l'arme d'Amore.

m'ancide,
;

Forf, che ammollirai l'alpeftre core


S

vago hor del mio mal

Humidi

al

forf vedrai

tuo languir que' dolci

rai.

O di bella vittoria aitero honore.


Schiufe

vedrem

le fofpirate

vie

Di deuutapietade. ecco difecrno


Giuda mercede ie miferie mie
1'

duolo interno.
Gel lagrime pie

Prendi uigor, confola


Sforzar talhora

Ed ardente

il

il

pregar plac l'Interno

SONETTO

Nemico, ed

XCVr.

mio penfero
mi ftruggo, c'n cosi amare pene
ardito

Per te
Riuerenza,e timor fa,che m'affrene
Che l'oggetto, ond'auampo troppo altero
Q^ual fenz'arme f' tu forte guerriero ;
.

Merito non

pofledi

ed haurai fpene

D'alte venture incauto? ah non conuiene

Segno diuino ad vn mortale arder

Poco

*J
Poco

d'amor s'apprezza
quando
Forcuna humi'le
Ricco telr,
Vien,ch' nobil deir riera contenda ;

Ed

di fe\poco

ei,ci

confoli, e

ci

Ch'erger
Imprei'a

il

ci

difenda

volo a gloriola altezza

non

mai d'animo

SONETTO
Or che del Cielo

vile

XCVII.

lume e fpento,
Echeroi'curanocceil Mondo adombra,
E ibgni, veri, falfi in mezo l'ombra
Scherzando van con palio e queto, e lento
Tu dormi &: io con dolorofo accenco
Piango il marcir, che la trift'alma ingombra;
N lagrima, querela il pefo fgombra
Del grauiflimo mio fiero tormento;
E tu Tonno crudel, perche'l mio duolo
Non oda il Sol, ch' fofpirar m'induce
il

pi bel

L'udito col veder chiufo

De

le

tenebre

figlio

tieni

li

hor fuggi volo

Tu nemico de' ri puri, e lereni,


Come foggiorni entro s chiara luce

SONETTO

MA

XCVIII.

dimmi tu de' miei penfier beatrice


Vaga mia Dea, come profondo tanto
:

fonno in te,che mio dogliofo pianto


odi (ohim) qual Fato il mi diidice ?
Il

Non

Gi non dormon gli Dei ( quant'alcun dice.)


Diigombra dunque il tenebrofo manco ,

Che

uela

tuo' bei

lumi

e'1

mefto canto

Aicolta del mio mal prima radice

>

E poi

,
.

..

I J

form Natura, e '1 Ciclo


Nouo Sol di lplendor, deh non ti fpiaccia
Fugar de l'ombre il tenebrofo velo
Deh per piet pria ch'io mi flrugga, e sfaccia
Nel centro de' martir eh' a te non celo
Del mio grane dolor la notte fcaccia
poi che

ti

SONETTO
Miche

ch'Amore
nel Ciel, fuggite nomai

ftelle s'egli

V'affgeiTe

XCIX.

E date loco a bei


che vescia Madonna

ver

diurni ri
il

mio dolore

Pietofa Luna, e tu, ch'ardente

core

al

Pur fenti acuto ftrale,e 'ntendi, e


Per lunga prona gli amorofi gui
Piegati quefto, ch'io diftillo

fai

humore

Mouati Cinthia quel defr conforme


Che '1 fen ne punge tu paftor dormente
Ami, ed ammiri, &: io Donna che dorme
;

In quello cangia

Che
Baci

Amor tra noi

cu l'amato
,

e di baci

C.

vinto dal duol vaneggio.

che prego, che piango, perche lumi,

Che

fan de' miei

dolorali

fiumi

mia morte chieggio


mio (folto deiir io ben m'auueggio
Che non fai di quegli occhi anco coftumi ;
Onde'ncauto nel male il ben prefumi
Fora aperti vedergli il noflro peggio
S'aprano

(laflo) ch'io

tempre

Endimion fouente
io fon digiun mai fempre

SONETTO

MA

lue

ohim , che

la

Se

Ss

fred d'ombre

le

Non

'1

Non

la

notte ofeura

me difTerra,

temprafler l'ardor, che 'n

Quel guardo
Cos

de

temprali^

mio fragil velo

arderia gi

Verno con

le

neui,

gielo

c'1

qual Tuoi

II

l'eftiua arfura

Inuciipolue diuerri la terra

Al

E
Con

Chriftianifs.

C O

di Francia

ARTO.

Q_V

la fortezza ac^uiflurjl l'immortalit.

Canzonetta Morale VII.

FRen
Gioue

l'hore fugaci

Che
Legando
Efpero

che

gli ordini

le faci

e del gran

ruppe

al

Mondo

Sol impofe

del d tenelTe afeofe

Mar profondo.
mattin fuol cangiar nome

Eto, e Piroo nel


'1

Tard '1 paflb; onde fur congiunte in vna


Tre notti e vide iuo piacerla Luna
Del fuo vago il bel vifo, e l'auree chiome i
j

D'aprir fue rofe in Ciel moftr l'Aurora

Segno; ma Gioue al fuo defir contefe ;


Ond'ella poi, che l'alto cenno intefe
Feo col vecchio Titon meda dimora
Sent l'Orto, e l'Occafo il nafeimento

Del

forte Alcide,

il

cui fouran valore

Per hauer d'ogni Moftro altero honore


Non pota d'vna notte efler contento
Nacque il fanciul fuperbo, e con famofa
Forza (bench nafeente) in terra gli angui
.

D-

..

Ili
Diftcfe con la

Sprezzando

man

tenera esangui

Giunon

l'ira di

Crebbe l'et, crebbe

'1

gelofa

valor con

Onde quanto d'orribile

la

gli

anni

Terra

Hauea bench s'armafTe adafpra

guerra

Spieg inuan coner

Le

'ngorde fauci

(Memoria

lui

d'orgoglio

vanni.

guiia d'antro aperfe

lluitxede l'antica feiua

A l'iraconda gcnerofa belua


Del

cui vello indi gli

homcri coperfe

Dom la Cerua, e'1 botto d'Ermanto


Purg da l'ira del Cinghiale ardente ;
Non fu Acheloo di contrattar polente,
E 'nuan muggo ltto ferino manto
.

Gli ftinfalidi augei

traffiffe

torte

'1

Cacco, e '1 gran figlio de la Terra cftinfe


E con la man, che tanti Moftri vinfe
I

triformi tratei conduffe a morte.

Innanzi

crudi altari vecife l'empio

Bufiri; in cibo a' propri Tuoi deftrieri

Die '1 crudo Trace; tolfe pregi alteri


AI Termodonte con. heroico esempio
i

TrafTe lo frigio

Cane al chiaro giorno

Di Pluto fcherno
Del Drago Tempre
Per

lui

le

feconde tede

rinascenti, e'n feftc

morir cinte di fiamma intorno

Sotto lalcorta Tua Troia cadeo

De'

."

ricchi

pomi fpogli l'horto altero

Che'l vigile cultode ancorch fiero


1

Vibrando fiamme al Tuo valor cedo.


Perche pofalle Atlante al fin foppofe
Gli homeri al Ciel, dou'acquift la fede

Hono-

Memorata ve guftifsima mercede


Di prone memorande,e gloriofe.
Tant'h forza

il

valor; ond'io dilcerno.

Famofo Henrjco la tua egregia fpacia


Tra gli alti alberghi aprirli horrfai la ftrada
Fatta di chiare

AL

fellc

SE RE NI
Duca

vn legno eterno.

di

RANVCCIO

SS.
Parma &c.
,

SONETTO

Val m'agita Furor

Mi

qua! ne

la

CI.
mente

ragiona penfer? quai voci afcolto

Sonar per l'aria quanto ihieme accolto


Scorgo valor ? qual veggio Heroe poITente?
?

Veggio guerrier d'alta virtute ardente


Di luce il Mondo ornar mentre difciolto

Da baiTe

cure ha

fol

l'animo volto

L ve trattar d'arme,e
Quelli

di gloria fente

RANvccio del cui Teme (dice

La dotta Vrania in breue aitri vfeiranno


Magni AleITandri,cd altri Ottaui Augufti.
)

O fortunato Duce, te felice


I

cui

gran

figlie trionfanti, e giufti


."

Di nono

QV

il

fren de l'Vniuerfo

SONETTO

hauranno

CIL

doue rifplendan Teatri,e Scene


D'argento,e d'or,qu doue trionfro

Moue

** Heroi s

degni,

l'aratro, e'1

gregge a pafeer viene

il

Villanello auaro

D'op-

774
D'opporfi

al

Tempo

ahi) di

che nana fpene

1 Temp?,e gli Archi quell'et s'armro


Ecco al gran Tebro marmi onde s'ornare
,

Lecco fanno disfacci hoggi in arene .


Tacco il crude! col ruginoib dente
Frange, ed ancor la mortai melTe in nerba

Con Tua falce

letal

miete repente.

Ne le mine tue Romafuperba


Ci ben leggo io; ma s'ei tanto pofTente i

A che l'alpro mio duol non disacerba?


Alla Illuflrifs.&EccelIentifs. Sig.

D.

MARF1SA
Marchefana

VA

D' E S
Mafia

di

CIBO.

dee.

SONETTO

CHI.

:.>-

godi preda vrt Pefcator feda


Soura vno (coglio; e'icibo infidiofo

Turbando

a'

pefei

il

dolce lor ripotb

Da la tremula Tua canna penda


Quand'ecco Amor, che di

desr ardca

Di noni fcherzi,fotto l'onde afeofo


Prendendo l'hamo, il pekator gioiofo
Di piacer falfo il lurnghier renda.

Lo Teorie intanto la gran Dea del Mare,,


E dille, ah parti Amor, che s'anco vn pocoSoggiorni,arder vedrafsi il Regno mio.
Ed egli. non temer perche quand'io
Qui venni,entro le luci honefte, e chiare
;

DiMarfisa

lafciai tutto'!

SONETTO

TRahendo

mio foco.

CU IL

giorni in feri afpri lamenti

Milero T mi viua fuor

di iperanza^

Ne

..

Ne di chieder pietate haua baldanza


Non che giufta merc de' miei tormenti.
Quando
Ditte

me volta con pietou* accenti


Madonna fotto humil (embianza
a

Hor che'l tuo duolo


Temp'

Mendace

di far'

ogn'alcro duolo auanza

tuoi defir contenti

ella s dilfe

e nel penfcro

Altro chiuda, perche' n perpetuo affanno


Viuefsi

esempio

d'infelice

amore.

O memorando lu(nghiero inganno


Hor veggio (laflb) come ancide vn core
.

Falla gioia non

men,che dolor

vero.

SONETTO
la vita

DOu'
Dou'
Ahi
Ch'

Doue

me

mia,ch'

colei, ch'

CV.

me non torna

lagrimar m'induce?

forf vuol quell'amorofa luce,

s'annotti,quando altrui s'aggiorna

l'anima mia lieta foggiorna

Chi per pietade Amanti hor mi conduce ?

Ma

itella forie ella

E pi uaga

non pu; che

EfTer

FofTe

fiammeggia, e
adorna
da noi partita

del Sol le Sfere


f

Madonna, haura

veloce

Lafciato ancor quell'alma

il

luce,
.

e prefta

fragil uelo

primo fuo albergo ella fois'ita


La Terra fi vedra languida y e metta,

s'al

vie pi lieto,e pi ridente

il

SCHERZO

DEh

Cielo

VII.

girate

Luci amate

Pietofetto quel bel guardo:

Che mi fugge

Che

Ile
Che mi

ftrugge

Onde'n vnm'agghiaccio,ed

ardo.

pupille,

Che tranquille
Serenate

l'aria

intorno:

Sara mai

Che

be' rai

Faccian

lieto

vn mio

fol

giorno

Dolce (cocchi

Da quegli

occhi

Pi del Sol vaghi, ed ardenti


Pio (plendore,

Cheriftore

<

.;

Care luci miei tormenti


Deh fiammeggi,
Deh lampeggi
i

In quel labro vn dolce


In quel labro
Di cinabro,

Che m'ha

'1

*'

rjfo

cor dal fen diuifo

Amorofa
Graziofa

Di

j.:ij

'j

rubini colorir

Tocca il vento

,,;

D'vn'accento

Bocca ond'efea /amia vit,a*


;

Se v'aprite,
Se (coprite
/
Belle ro(*e amate, e care
Voftre perle
.

A vederle

:cr

r,u

Q S &
.

H7
Non

(I

m'eglii

mici prieghi
."

Per piet giuda mercede


(Ahi) languire,
( Ahi) perire

Deue amando

tanca fede

ch'io feerno

Al gouerno

Di

quei chiari honefti lumi

Amor vero

Per cui {pero


Pria gioir, eh'

i'

mi confinili

che dice

La

beatrice

Bocca, ou'hor
Haurai, taci

le

Grazie (tanno

Mille baci

Degno premio

AL

SI G.

tanto affanno

GHERARDO BORGOGNA

Instabilit delle co/e

humxnts.

Canzonetta Morale Viliveduto ho


TAlhor
Ch'io temei non

turbarli
di Pirra

il
il

Cielo

tempo ancora

Tom alfe, quando de le nubi fuora


Spuntando il Sol foggio l'ofcuro velo
(corto ho ancor gonfio d'orgoglio il Mare
;

Minacciar morte,e poi l'humide ciglia


, che fua muta famiglia
Pocali annouerar per fonde chiare

Tranquillarsi

Quefti

,, ,
.

li*
Quefti vari,ed infbbili accidenti

Moftran Borgogni pur,che'l mal c'I bene


Loco Ci dan ma fon maggior le pene
,

Ma fon gli affanni al dipartir pi


Qjegli,ch'a

Medi,

gli

Indi

lenti.

Parchi diede

f error ibuente,ancor fouente il peteo


Grau,meno d'acciar,che di iofpetto;
Poich Fortuna vnqu non ferba fede
Per chi fplende per fublime altezza ,
Che'n mano e l'altrui vita, e l'altrui morte
Softien; deh non l'inganni amica iorte.
.

Fugge qual lampo


minor

il

rafto,e l'alterezza

teme, lui minaccia


Se'l
Pofcia il maggior, qual Regno in terra fpande,
qual Impero il Tuo potersi grande
Ch'altro Impero maggior temer noi faccia ?
di lui

Quel

giorno, eh

Che

ci

ridente honora tanto

l'haue tra Corone, e feettri auuolto

Girando

il

Sol l'obliqua faida, ( ahi ftolto)

Al Tuo ritorno trouerallo in pianto


Non vuol il Ciel,che Tempre vn vifo fleflb

L'huom ferbi; ond' che


Hora d'angofce,&: hor di

giorni atn,e fereni


gioia pieni

AlSeruo,alR ftanno egualmente apprelfo.

chi

Borgogni

Mondo fu s
11

Sol potette dir del

Qual mi

mio ne

l'infelice

beato,che partendo

lalci

Gange vfeendo

mi trouer felice

AI

*i9

AL

OTTAVIO RINVCCINI.

SIG.

Che Marau'tglioj

lafor^a della Poejtau*

Canzonetta Morale

OVe

tra

vaghi

fior

X.

nafcofto l'Angue

Pafla Euridice,e'l fuggitalo piede

L'empio

vencnofo fiede:
E tanto '1 duol, ch'ella ne cade esangue
Tofto,clvOrfeo l'inafpettata morte
col dente

Di

lci,ch'amaua s mifero intende,


D'angofcia colmo,e di piet , difcendc
De l'empia Dite a le dannate porte
Per la negra palude horrida barca
Piena gli appardi lagrimof ftuolo

D'alme

infelici,e

Nocchier vecchiojeiolo,

Che'l pelago internai fecuro varca.

con pi gole il Can trifronte


Ode,cui fiera tema il petto affale

latrar

Vifto tra morti

huom viuo. a nono male


me quei le man pronte.

(Par dica) haur per

Con

maeft

terribile difcopre

Pluto feder de

l'atra

Che tomo mira

Reggia

in

mezo,

nel folfureo lezo

Color,che pari hanno

pene a l'opre
Hor s'arffa Ccn:auri,cd hor le ciglia
Drizza a colei,che va con l'altre Suore
Di noftra Immanit filando l'hore,
E tutta mira al fin l'empia famiglia.
I negri Spirti de la notte ofcura
Stupidi ftanno,e faper brama ogn'vno,
E pi 'I gran R di lagrime digiuno
Querelle l'ardito giouene procura
le

Poi-

, ,. .

129
Poich tant'occhi nomai del cicco Regno
Vede a s volli Orfeo, tende le corde
Perche l'acuto al grue non difeorde
Indi a la poppa manca appoggia il legno
Marita al fiion la voce; e'1 grane affanno
i

Rimbomba dolce s per le

latebre

D'AbifTo,ch'egli trahe da le palpebre


Il pianto quei, che lagrimar non fanno.'

In quefti muti campi


(Dille

il

palio errante

noucllo Alcide

Non mou 'io

a'

danni

vortri

gi, tra quefti ofeuri chioftri

D'Euridice mi tragge il bel fembiante


Deh s'amaftegiamai tartarei Numi,

La

moglie hor mi rendete


me pur,ch'io la veggia ancor tenete
Che potran qui bearmi fuo' bei lumi
Refpirar da l'incarco de' tormenti
L'alme,e col molle canto il duro Fato
fofpirata

Ruppe, ed ottenne il caro pegno amato


Molle

Con

piet le difpietate genti

legge

che non

fi volga a dietro,
Fin ch'ai Regno de' viui ei non ardue
Se guarda tergo empio voler preferiue

tal,

Che
S del
Il

la

Ninfa

grembo

fuo tclbr;

Lo

fguardo;

di

morte

ma
il

ei traile

mora

poi,ch' dietro volfe

Deftin crudo

Ahi vero amor non

sa pacir

lui lo tolfe l

dimora

Ma le cotanto Rinvccini
Mula

ritorni al lago tetro.

impetra

gentil, quai grazie vfeir vegg'io

Da la tamofa tua vergine

Clio

C'hor vince ogn'alma cd ogni


3

felce fpetra

Al

Ili
Al molto Uluftrc Signor

GIROLAMO BISACCIONE.
La miferia humana ejfir commune tutti

Canzonetta morale X.

Rane di doppio pefo dorfo ondofo


Preme l'aureo Monton del Mar infido;
il

E mentre

Frifo

ei

trahe (ecuro

Helle rimati nel pelago fpumofo

Piange

il

al lido

fanciul la mifera Torcila

Che d con
Poi frena

il

la Tua

nome
rallegra come

morte

duolo, e

fi

l'onde

il

Sj vede fuor del'afpra,e ria procella.

D-mcalion con

E la

Da Tonda
Poi

Hor

ciglio aiciutto

fida conforte

ch'effi

l'

vltrice

hanno

cijch'amMtto

mira

Vniuerfo

homai
dei

tutto

Gel

fommerfo

fuggita

l'ira

tuo Fato piagni

Dicendo lalTo me,qual foni qu al fui?


Volgi la mente le fuenture altrui,

vedrai quanti hai nel dolor compagni.

Vedi quel legno tu dai

De

l'Ocen,vedi

E come

le

flutti

abforto

merci erranti,

gran fatica

Natii ganti

Gi graui d'or giungono ignudi al- porto


Mira colui,che'n duro career lingue,

O quel cui fiume irato allaga

campi,
Od altro, cui tutto l'albergo auampi,
quel , che piange vnico tglio effangue

.'

Deh

, , ..

Ili

Deh mira quelli, cui


Lunge

furor di

Marte

difcaccia dal natio terreno

O trahe cinti di ferro gli empi in


C'han
Alhor per

del
te

Mondo

dia colpa) hor

medefmo

pianti

ricchi, tu

Togli e fien

felici

gli altri

gran parte

amari

Rafciughcrai, alhor fien dolci

Tu

fcno

mali

da' mortali

la tua Torte pari

lagnarti alhor, che ne i lamenti


Conforti habbiam,e quei, ch'allegro il volto

Dolce

'1

non vede alhor, che'n pene auuolto


chiama fuo defir contenti.
Ma ti iamofo Bisaccion, che tanto
Altrui

Si feorge,

Intendile

col tuo fauer profondo

fai,

M'acquifta fj che de g\i affanni il pondo


Serba la gioia; ed e nel rifo il pianto.
Di ti, che quei , che pi di gemme fplcnde
Talhorfi duol; ch'alterna il mal, e'1 bene
Il

Ciel.

Con

la

che qLiel,che pi beato huom tiene


Fortuna fua fpeflb contende

SONETTO

ITT
4 Onor
Ch'ancor da

CVL

de' miei fofpir, luci ferene,

JL

lunge

il

icn m'ardete

quando

Fia,che l'auido /guardo in uoi girando

Soauemente ogni mia doglia affrene 3


mi uiene
Merce di quel dolor, che lagrimando
L'alma fo'ben. far diletto amando
Che pareggi il piacer de le mie pene ?
Folle che fpcro ohim bench ui piaccia
Far l'honefte mie uoglie un giorno liete
Come potr gioir f non ho core?
Celefti ri s'unqu da uoi

Deh

1*3

Deh

s'auuen mai,

ch'Amor giunger mi

faccia

L ve Febo ha per voi luce maggiore


Almen per breue ipazio mi rendete
il

SONETTO

CVIL

m'afeondi l'vno , e

l'altro fole

PErche

O pi d'ogn'altro difpietato

Ah

perche non m'afcolti

e rio

hor brami

mio
?
mioduol fi lagna, e duole
Ogn'Antro,e piangon l'herbe al pianto mio

Veggia

Non

ch'io

l'vltimo Sole

del viuer

odi, ch'ai

Sdegnerai crudo quefte

Non

fenza

c'hor t'inuio

e viole

alti fofpir rofe,

Animo fiero tu

pi tolto brami
Appennin l'iniane belue
Che gradir me del vago tuo fembiante
Dehlafcia anima mia l'ombre, e lefelue
S, ch'io non viuaiconlolata amante ;

Seguir de

l'

O m'vccidi, m'infegna

ond'io difami

In morte della molto

Illuft. Sig.

LAVRA GVIDICCIONI LVCCHESINL


C A N
Lma, ch'ai

Z.

II

IL

'el falita

In dubbio hai pollo

Qjal foife in

te

il

Mondo

maggior fenno, beltade

Porgi, deh porgi aita

Al mio dolor protondo

Da quelle ou'hor

ti

ftai

fante contrade

Sfauilla per piecade

Vn

Vn
S

chiarifsimo roggio

che del

Mondo impuro

Sgombrandomi Polcuro
Velo, m'apra del Cicl Palco viaggio
Onde beata vn giorno
Riueggia il tuo bel crin
Haur ben fin la guerra
Alhor de' miei fofpiri

di (Ielle

adorno

S'auuerr,ch'io ritroui in Ciel quel bene,


Ch'i' perdei

lafia) in terra

O beati martiri,
Se Perfetto gentil d'amica fpenc
Sar mai, che u'arrVene
.

Chiudami gli occhi Morte,


S'aprir mi deue il Fato
L'almo Tentier beato
conduce a la fuperna Corte
Hor giunga il fin di quella
Ch'altrui

Vita, le

principio a

tal

C Laura mia quel


Da cui

nome

il

Chebbe gi da tuoi

honor cotanto

le

chiome

Poeti,e d'Heroinonfidia uanto,

Che la

verfi

pi reftauro?

Perch'ei cinga

Di

me s'appretta

Lauro

prcndelti

Qual haur

porpora,

e'1

canto,

di quelli, e di quefti

Quella

Che

gloria g

gi tu Laura

dia

mia

Col nome, e con la cetra aurea


Eccoci gi angue, e perde

gli dcfti

Da ce lontano,e le fue frondi, e'1 verde.


Il

JZf
Il

tuo dilecco Spofo

Anch'ei perduto ha (lalTo)


Di Tua vica morcal nore tranquille
1

Al

ciglio lagrimofo

Sembra vn'immobil

Che duo

Ne

per

(affo

Fonci di lagrime
le fauillc

Che 'n le

diftille

racchiude

petto

il

Scemar potino l'ardore


Che quando altri nel core
Porta di cado foco nonetto affetto
Viue l'incendio* e dura
Quand'ancor chi l'accefe e terra ofeura.
;

Souente lagrimonUo

La

Tua Cuentura

Cara del

viuer

Laibme

laiTo

ei

dice

mio fida compagna


quando

Sar teco felice,

di lagrime pure

Cos

s'arHige, e

vie pi crefee

volto bagna.

il

lagna
il

duolo,

Perche 'n angofee tante


Non b '1 liniero amante
Per temprar carni affanni "vn piacer folo

Ed eftrema la dogliav
Che di fpeme e conforto empia me fpoglia
1

'

.'

E chi pu nel confine


Frenar de

la

ragione

Alma beata ,'thedal

Ciel m'afcolti

Vn dolor fenza fine


Ne angufta prigione
?

1*

Del cor fon troppi danni infieme


r-

accolti.

Ala-

, .

11 +

A lagrimat
Homai

fon volti

tutti

mortali

Ma

ben che vn largo fonte


Verf ogn'huom da la fronte
lagrime non vanno al duolo eguali
N baila bum ano accento

Le

A sfogar quell'interno afpro tormento

Qui chufo pofa Viator gentile


Di L a v r a il nobil velo
Sparla ih terra e

la

fama > e l'Alma

2\V medefimo

Cielo

/oggetto

SONETTO

QVanti
noi
Guerrier
quanti
Morte?e
^O
trofei gi d'arme

CVIII.

vaga , e quanti

toglierti

al

d'alto valore

bel

Regno d'Amore

Fiera inuolafti pellegrini

Talhor gemme predalli,

*n

Amanti

e regi manti

Incenderli Citt vaga d'ardore

Bramofa

Di

poi di lagrimofo

mille occhi beueili

Chi
Sperando

la ftrage

E de

humorc

larghi pianti

c'hai fatta di beltade

d'abbellirti dir

cari le

Mufe

potrebbe
ingegni

illulri

E vaga pur di fregi alteri, e degni


Vn Lauro haillielto quella noftra etade,
Che Te/Taglia, ne Sorga vn tal non hebbe

Nel-

, ..

22f
T^e/lSiffa occafont^*

TR

D.

LV.

quelli duri fa (fi

Laura, che canto amai,


Laura mia ch'amo ancor rinchiufa ftafli
,

Tu

Viacor , che pad!

Qui le pi degne Dee veder potrai


Che tutte infeme accolte
Piangono l'honorate olla fepolte
non puoi
Che l'eco Laura mia la tolfe a noi
Sol la diua belt mirar

Nella medefma cagione.


Centone L

CHiDue

tutto de' verfi del Petrarca

pens mai veder far terra ofeura


rofe frefche , e colte li Paradifo

Che dai Mondo m'hauean

tutto dmifo

Dolcemente obliando ogn'alcracura


Qualhor veggio cangiata ma figura >

'1

lampeggiar de l'angelico

rifa

Piouommi amare lagrime dal vifo *


Ahi nulPaltro, che pianto al Mondo duraQuella che fu. mia Donna al Cielo gita
Tal fu mia ftelia e tal mia cruda forte
,

Per

far

me fteflb me pi graue (alma*

A l'vltimo bifogno mifer'


E

l'aura

mia vital da

N contra Morte

Alma.

me partita

l'pero altro,

->

che Morte

..

So-

7 2tf
Sopra'l Sepolcro del Signor

CAVAGLIER G

O.

SONETTO

Vedi auuiuando

BOLOGNACI

X.

duri bronzi, e

marmi

fembiantc al vero
mirabil magiftero

Spirito diede lor

E fudando

al

Schiu del Tempo ingiurioio l'armi


Per Febo la Cetra illustri carmi
Accordi homai foura'l Sepolcro altero ;

E la macera Inuidia il rio pender


Cans e di flrali di velendifarmi

A ce pietofo

peregri n

Tal cura

ei

Ma fol, che
Di

lui,

Cinto

diede

iuoi viuaci

la bell'opra

che

'n

che pad!

Lagrime non G chieggon ,n


'

grembo

ffpiri.
falli

intento ammiri
\ la virtute

ftaffi

di gloria tra' celefti giri

Sopra'l cauallo fatto dall'ifteiTo in Firenze

R.

LVI.

Enerofo dcftriero

S'io fon'

Opra

Viator fon' io

S'hai di laperdefio;

fnto

tu, che'l

, vero
gran Duce,il gran Guerriero

Ch'io foftengo

fu'l

dorfo

Mi fproni,e rateo arfretterommi al corfo


Sopra

Sopra'I

medefimo

, ,

,,

c.nullo.

MADR.

LVII.
che vai riguardando a parte, parte
Del mio Fabro eccellente
In me Io 'ngegno , e l'arte
Sappi, che f volca la man prudente
Correr nei larghi campi mi vedrefb',

TV,

Il nitrito

del

vdirefti,

mio Cauaglicro

il

fuon de l'armi

Ma n voce, ne moto, ei volle darmi.

SONETTO

CHe

pen(, che vaneggi

CX.
Anima

Scaccia l'egro defio,te

ftolta

{tefa affretta:

In qual cinger ti vuoi noua catena,


Mentre vedi l'antica pena fciolta
Chi t'ha del mal la rimembranza tolta
Cicca di nouo? qual folla ti mena?
Amor di dolce fallo amara pena
:

qual pur t'haue precipizio volta?

Dirai,che poco offende


Si

come poco

Amor nafeente

giouenetto raggio

il

Scalda del Sol,che fpunta in Oriente

Ah come vedrai torto Alma dolente


Ad onta noftra ed a perpetuo oltraggio
il

Fard tiranno

/~\
V,^

altier,

grande, e poflente.

SONETTO

Velia
I

CXI.

che ne' voftr'occhi fiamma

miei fenfl rap

io feerfi

dolce, ch'io

^^^^ Ogni affanno d'amor pofto in

oblo

A l'amato feren l'anima offerii


Ogni

chiufo penfler quindi v'aperfl

Inuocai nel mio canto Euterpe, e Clio


I

Perche

. ,., .

13*
Perche'l voftro bel volto,

c'1

deflr

mio

ViuefTe eterno ne miei dolci verf

Ma

ben

Anzi

s'intepid. l'ardor
fi

repente,

feo tutto d ghiaccio

il

core

Qnand'io m'accorfi pur del voftro orgoglio


pi che bella altera voi mi toglio
S'altri fia

mai,che v'ami habbiatc in mente,

Ch'odio diuenta difprezzato amore.

SONETTO

NEI

CXII.
moftrommi il Gel fondai
Qual Pianta le radici del cor mio
bel,che'n te

E
Mentre

l'amorofo in

lieta di

fpeme

me crebbe deso

io

verdeggiai

Da terra quindi al Ciel poggiar penfai

Ma di tua crudelt vent'afpro, e rio


Secc

le frondi>e fuelfe l'arbor, ch'io

Non vidi pofeia rinuerdir giamai


E poi che per fiorir non hauen loco
Di nouo ancor de

mia pianta rami


Al mio tolle deso troncai le piume
Sar chi lenza fpeme^e ferua,ed ami ?
Chi vide mai fenz'onda correr fiume >
la

O pur fenz'efea mantenerti


Al

Chriftianifs.

N R

il

R di

Francia

C O QJT

SONETTO

foco>

ARTO.
CXIII.

'Auuerr mai,che di tamburi,e d'armi


Rumor non s'oda, di guerrier tormento

Ne la

tromba animi il vento >


Marte contra te d'ira non s'armi
bellica

Gran

,.

131

Cesare de' F r a n c h i, veder parmi


Vie pi d'vn cigno celebrarci intento
E perche il nome tuo mai non ila fpento
Segnar il veggio in noui bronzi,e'n marmi.
dritto e ben,ch'altri cantando icriua

Gran

Del tuo valor^perche


Securo

patti ia

{'piegando

futura etate

l'ale

Che non pon contrattar l'opre honorate


Col Tempore fcriuendo huom non le

auuiua.

Ma qual fia penna la tua fpada eguale?

SONETTO

CXIIII.

PErche Nifa mioben,perche mia vita

me cotanto altera ?
pur
Perche
nieghi ah pi d'ogn' altra fera

Ti moftri contra

grane mio duol picciola aita


Forf perche la guancia colorita
In cui iorifce, e ride Primauera

Al

T'empie

di fatto? liniera, ch' fera

La gloria del

mattin vedrai fparita

Se credi perche Zefiro ne i camp


Detta dopo le brine i vaghi fior
Debba dettargli ancor nel tuo bel volto ,
Semplicetta t'inganni es'hor m'auuampi,
Quando'l tuo bello fia dal verno accolto
Agghiaccieran con lu del cor ^li ardori
-,

SONETTO
pur note di

SOnQui

fegn'l

Tirf. ci

C X V.

pur di Fille

nome, qui pur dice Amore

M'arder fempre per te Filli il core


Io ci pur leggo in mille piante, e mille
Ed hor uerfadi pianto amare (lille
Per altra Ninfa,ed hor l'empio Paftore
I

Al

..

r\#8
Al dolce fuflurrar di placid'ore
Canta la bella Tua cruda marille
S dicca

In

Filli, e s la

doglia acerba

potxo;che d'vn fudor gelato

lei

Tutta cofperfa cadde in grembo a l'herba


Poi vinta dal furor fi luelfe il crine >
Squarcioffi

Ma

il

pctto,e cominci,fingrato

non fegu, che'l duolo

CXVI.

c'h cercato inuano

mio

Il

al dir die fine

SONETTO
Eh

homai

tutt'hoggi

mio ben, l'anima mia

Tiri,il

Ne Fortuna per l'orme Tue m'inuia


Ond'jche'nuano hor io difeenda, hor poggi.
,

Inicgn atemer uoi campagne, e poggi


Poich'e non torna a aie come iola

icmbra,chY (la
Qual vite,che non haue onde s'appoggi.
Forf prende gli augei tra verdi rami?
per feguir le fere cani aduna
Mifera,e lenza

lui

O
O pur dolce ombra ripofar l'inulta?
?

Ripotl,e

dorma pur; ma non

fa

alcuna

Ninfa per mio dolor cotanto ardita


Che d al fonno co' baci lo richia m

A D

R.

LVIII.

Or che Nerina mia


Stende

E
Amor f mai

la

bianca

quel vermiglio
ti

mano

fior coglier desia

mode prego humano

Cangiami quefta forma


E'n

*3J
E'n quel

mi trasforma;
man,che m'ha l'alma ferita

fior

Onde la
Mi fuelga

ancor

la vita

M ADR. LIX.
PErche Nifida (prezza
naturai fierezza
Per

D'Amor l'alta portanza

i, che di vendicarti ha fol desio

Vedendo la di

lei

Scolpita nel cor

Sdegnato

uera fembianza

mio

la faetta; e

Che di noue

ferite

il

non s'auede,
mio cor fiede

SONETTO

Vegli

In

CXVII.

onde l'alma e

da

gi

me diuifa,"

Per cui verfo ad ogn'hor lagrime tante,

Che fatto fol di hi a bellezza amante


M'ha pur (ohim) perche l'adoro ancifa,

mezo vn bofeo four'vn


Sparfo di morte

tronco

artfa

languido fembiante

il

Con le Fere parlando^ e con le

Piante

Dica piangendo,e fofpirando Nifa


Ahi quando al nobil volto aperfi il petto
Mille giunfermi

al

cor pungenti (pine,

Onde gli affanni miei non hai) mai pofa.

O di

dolce principio amaro

fine*.

Ma chi perniato haura,che crudo effetto


Piouer deuerte

in noi ftella pietofa

SONETTO CXVIII.
bene
noi partimmo
POiche qui di,prendiamo
Che'l
Alcone in pace
fin

tra

il

Ciel ne

Se giro empio di

Che non men

(Ielle

hor

fi

compiace

del gioir partiam le pene.

Non

tempre aiuiien,che irato il Ciel balene ,


E da lui feenda mgiuriofa Face j
Non Tempre r.l Fato acerbo altri foggiace,
N l'auuerfa Fortuna vn loco tiene.
Forf auuerr, che vn giorno il cor refpiri
Tra tante doglie, e pi benigna forte

Imponga tregua a' noftri egri martiri


E quando altro non fia,che ne conforte
So pur,che finir tanti fofpiri
Con vn breuc fofpiro al fin la Morte
Seftina.

-,

A Ante frondi non hanle

verdi chiome
Di quelle piante in quella opaca telila,
Ne tante (Ielle ha la pi chiara notte

Quant ia lagrime fpargo. il fan quell'onde,


Che pi veloce pie mouono al co rio,
E tu pur anco il vedi bianca Luna
Sempr'io mifera a raggi de la Luna
;

il

Men' v piangendo con


Al fuon de' miei
I Riui,

Ne

incolte

fermano

e tace ogni pi folta felua

chiome
il

corfo

mai del pianto mio s^cquetan l'onde

O fugga
Parte ben (

fofpir

il

giorno,

lafla

fliafi in

mar la notte *

me ) parte la notte

fparifcono,e la Limai
non reftano ( ohim ) di piouer l'onde
Da gli occhi Manchi ahi pria de le me chiome
Vedr sfrondare mezo Aprii la Selua ,
Che de le pene mie fi muti il corfo
Palfato ho di mia vita l pi bel corto
le Stelle

Ma

Seguendoti crudele, e giorno, e notte

Di

,,

13S
Di Valle

in Valle, e d'vna in altra Selua

O ce felice, fortunata Luna


Che del

tuo vago Endimion le chiome


Ogn'hor vagheggi al mormorar de l'onde
Chi del Mar folca le volubiT onde
Ripofa lieto dopo vn lungo cor(.
La Tetra hor bianche., hor verdi ha le fue chiome.

Segue giorno fereno ofeura notte

Ma fempr'io mcfta'al Sole,ed a la Luna


Scommi, verdeggilo sfrondi^ la Selua.
tuo' rami homai frondofa Selua ,
Torcete a dietro il pafTo mobilonde
Nieghi la luce fua Febo a la Luna
Mentre fi afpro di mia vita corfo
E'1 Cielo ingombri vna perpetua notte
Ne del Sol mai per me fplendan le chiome.
Chiome d'oro vedrai prima la Selua
Senza Stelle la notte, e'1 Mar fenz'onde,
Ch'ai mio corfo benigni Sole, Luna.
Schianta

C
Io'l

LX.

D.

Vftode inuidiofo
De la bocca di Siluia e fatto Amore,
Anzi amante gelofo

sjch'ardito corf a quelle rofe

Ou'ei

f ftefTo

nel libar quel

afeofe
s

foaue

humore

QuafiApeil crudo mitrafmTeilcoreJ

MaD.

*9*

,.

LXI.

D.

D'Vn'amorofofoco
rfi quand'io

creice in

ci

vidi

bella Nifa

me l'incendio

a poco,

poco

In quell'ifteila guila

Che'n

ce crefee bellczza,e leggiadria.

Adunque Nifa mia

Non crefeer pi

in belta,s'al fin

Cenere farmi innanzi

non vuoi

gli occhi cuoi

LXII.

D.

STandomi pie d'vn'Orno


Vidi

la bella

mia leggiadra CJori

In vn praco di

fiori

Che per fartene adorno


E l'aureo crinc,e'i delicato
N'haua

feno

grembo pieno;

gi'l

Ma dir gi non faprei


Se la

mano di

fe'l

pie

lei

pi ne togha

vago pi ne producca

A D.

L'XIII.

Vogo vn fiorito colle


Io me ne gi cancando

E licca mia fciocchezza )


Goda di quella mia frale bellezza
(

Quando fra l'herba

molle

Vidi languir vn fiore

Pnuo

del Tuo vical gradito

humorej

conobbi, che cale

Era belt mortale


1

Air-

Airilluftrifs.

& ReuerendiTs. SigJ

CARDINAL S GIORGIO
CINTHIO ALDOBRANDINO

SONETTO

CHi

Delio

'i

CXIX.

chiama e chi nomarlo mole


,

Paftor d'Anrrifo,chi dacor del giorno,

Cai de gli orbi eelefti il lume adorno ,


E pur (empre l'ifteflb amico Sole
E Te nube talhor contraria vuole
Far a' bei raggi temerario feorno
Ei difaombrando il tetro horrore intorno
Moftra pur fue bellezze altere, e fole
Cos nome cangiar non gli contende
La propria forma, ne mirar toglie
Suo lume ancorch da le nubioppreflb
Dunque bench ti muti,e nome, e fpoglie
mio Cinthio, mio Sol pur (e' Tifte/To,
;

.'

O
E

tua chiara virente noi rilplende

SONETTO

S'

A
A

CXX,

Alhor,che fatta elea infelice far/i


Mileramentejiaucfl lumi intefi
i

volili dolci i guardi occhi corteo*

qual gioia pota mia fpeme alzarti

Ditelo voi,che d'eloquenza f parli


portate i raggi in dittili foco acceflj
in amor l'opre palefi,
amando pu beato farfi

Voi, che fate


Ond'altri

Sol io dir,che'l primo incendio a vile

H aulico haurebbe ilxor


Luci d'arder per voi

daco m'era

ne' miei prim'anni

Ah

Ah

che pur hoggi anco arderei

Memoria

laifa

ma fiera

voftro ardor gentile

al

C A N

Z.

V.

Vedo fermo pender


Che partir non sa da la mia mente,
fi

^Per cui

non chero

altro io

Che vagheggiar

Vn

de' (orlerei affanni

Chiude quell'alma

,,

prefente

folo gli occhi mici gradir oggetto

D'amor certo vn non

intefo arretto

lldiuenir vermiglia,

vn dal Tuo venir forprefa

lieta in

1'abbaffar le ciglia

Qualhor

pi l'alma intefa

A Ipecchiarf

nel bello, ond'ella

Mi fa di nono amor
Quefto tremar parlando,

(iaffa

vaga

prefaga.

cangiarli la lingua in freddo fmalto

Tronche voci fermando


Il non (offrir l'affalto
lufmghiero, e defiato fguardo
Prefagio ben, che n noua fiamma io ardo

Di

Propor di dir gran cofe,


Poi non Caper da qual principio

farfe

Sfauillar per l'afcofe

Fiamme, quindi
Al diuin foco

gelarfe

d' vn celefte

raggio

Queft' certo d'amor nouo feruaggio^

Quefto grato gioire

A lui vicina

e quefto venir

meno

Per fouerchio languire

Lunge

*39
Lunge dal bel fereno
Che dolce -bea ne' (noi tormenti il core
Segno e cred'io d'altro noucllo amore.
Quella meftizia nona
Quefto nouopallor fon' argomenti,
Che'l mio mal Ci rinoua
Lo (prezzar gli ornamenti
Lunge da lui, con lui bramarli e fegno >
Ch' pocOj poco efea d'amor diuegno.
.

E (Ter fatta

gelofa

Di chiunque il bel

volto intento mira

Pender da l'amorofa
Bocca,onde'l cor refpira
A gli fguardi non men pronta,che i detti

Son

Ah

di

verace

amor

veraci effetti

che pugnar bifogna

Con quella

danno mio nafeente fiamma

Pra,che l'Alma,che agogna


Il bello, onde s'infiamma
Tutta incendio diuegna, e 'nuan poi l'acque

Brami

incontr' a l'ardor,che gi le piacque

Sofpir, gemiti, e pianti,

Guerra, fpeme, timor pace, e deso

Cibo

Cin

de

gli

Amanti.
mio

Elea (a
Quella,che ancor pur libert (tni(co^
Incauto Au^el corra le ren,al viico
del cor

Quelli auif primieri


A prender l'armi nomai pronta mi fanno

Le

finte gioie

veri

Dolor d'empio Tiranno


Segua chi vuol,ch'io troppo (ohim) conofeo
L'amarifsimo a l'Alma

aflfcnzio,

e coleo.

Combatti

Combatti Anima ardita


Hor, che Ragion non cede

Senfo frale i

al

guerreggiar n'inuita

Rimembranza
Se

ti

del

male

difendi nel principio, noftra

La gloria poi de

l'amorofa gioftra

Inuano Canzonetta
Chiama, e lufrnga Amor che troppo acerba
L'alma del dio poter memoria ierba
,

Sopra Te/Ter caduto

Sig.

l'Illuftrifs.

GUN.NET T NO SPINOLA
in

vn Fiume.

SONETTO
quanti feopre

TRVn

Per

il

Sol co' raggi ardenti

affetto leal cari

v'ha, che

CXXI.

ad

di fede

Amore
adorna

il

core,

non e, che d'agguagliarlo tenti

Ch'altri

Ma per darne Fortuna afpri tormenti


Di largo fiume nel profondo horrore

L'inuolue, ed ci da naturai valore


Portato forge,e parla in tali accenti

Auezzo

fiumi del

mio pianto amaro

Ardito Amante nulla ftimo poco


,

Onde rapaci

il

furor voftro altero

E contr' voi mi fia faldo riparo


D'Amor la fiamma, anzi che veggiafpero
Per voi Madonna mio vmace foco
il

MAO.

MAOER

finir I'afpro

LXIV.

affanno

Ch'io foftenni viuendo in tanto ardore

empio fgnore

Elcfl di fuggirti

Ma vago del mio danno


Afille faette m'auentafti al core

Dunque fiero
Qual
Se

fa

vici n

tiranno

macche da

te

pace

n' a (petti

m'ardile lunge mi faetti

A D. LXv\
Vando tal volta io miro
Colui,che vn tempo amai,benc'hor non l'ami
In vn

m'auampo ancor,tremo,e

fofpiro

E parmi hauer ai core


Cento facelle'( ohim) cento legami.
Quant' poiTcnte Amore
Ss de gli effetti Tuoi la rimembranza
Haue di tormentarne ancor portanza.
A D. LXVI.

te m'allontanai

Sperando
l)i

Ma poi

pron ar

in fimil guifa

meno acerbo
fento

lafla) ch'io

L'iftelTa doglia

mio tormento

il

ancor date diuifa

Torno mio Sole a' tuoi cocenti ri


Per non partir giamai
E s'auuerr,ch'ardendo io mi confumc
;

Mi fa

T
E

s bel lume
D.
LXVII.
V, che fai l'arn,e modi
Gran Maeftro d'Amore,

gli

gloria

il

morire a

inganni

e le frodi
Ch'altri

. ,

42

Ch'altri

nafconde (otto

Al mio nouello, e

Deh

vago

vii

(blie ardore.

qal porgi configlio

?
Sprono, pur treno
Ahi, che'l vento , che dianzi
il

Al

ciglio

core

il

legno fpinfe

defiato porto

Indi

lafTo)ilcofl:rin{c

A ipezzarfi, e reftar da l'onde abforto


Al

Chriftianifs.

R di

Francia

HENRICO QJV ARTO.


SONETTO CXXII.

AH

pur fola io far

ch'ai

Ne pi <fvn bel deso l'alma

Mondo taccia

Quel nome s temuto , e s po/Tente ?


Dediti nomai la fonnacchioia mente
li

sfaccia

magnanimo Henrico hor non ti


Che Scoprendo del cor l'affetto ardente

fpiaccia,

Segua denota anch'io fra tanta gente


Del tuo valor la gloriofa traccia .
Ben fi ved'hor, che per regnar f' nato
E trionfar regnando, e'1 fiero duolo ,
Che te vincer tent mandar in fondo
Che pi? te fteflb hai vinto; onde beato
In Terra,e'n Cielti veggio

Che picciol campo

'

tuoi

ahi duolmifolo,

gran fatti

e'1

Mondo

Al

..

AI medcfimd.

SONETTO CXXIIL

LA H

ve gi fcorfe horribil Marte

Superbo

in vifta,e

d'human

>

e fiero

fatigue tinta

or per te giace di catene auuinto

O ramof, fortifsimo Guerriero


Non

pi

gode

di

Morte il

Che'l Furor,e'l

tetro

litigio 'n

Impero >

fuga fpinto,

E di Palma,e d'Oliuo capo cinto


Moue la Pace fuo trionfo altero
Ond'hor,c'hai vinto,e la Fortuna,e'l Tempo
il

il

Ben puoi tra

liete

pompe, e dotte Scene

Parte impiegar de* tuoi penfieri

Cos

vittoriofa in altro

illuftri

tempo

L'alca mente chinando a giochi induftri


Prou giufto diletto Argo, e Micene.

Alla molto Reuerenda

Madre

DONNA CLAVDIA

SESSA

Mufica nel

Canto,e
nafterio della Nunziata di Milano.

Eccellentifs. nel

nella

SONETTO

Mo

CXXIIII.

vuole o d'Aquila fuperba


BRami
Leon cangiard
Spiegar
chi

il

volo,o'n fier

,,

O'n ameno terren pianta fermarli,

O
Brami

micelio uagar tra.

fori,e l'herba

chi vuole a la ftagione acerba

Per non arder d'amor di ghiaccio tarfi>


O'n quella dura felce trasformare,

Che

l'incognita

fiamma in

f riferba

Cheg-

*44
Tigre quei la forza e l'aritoi
Quefti facto Deltn haggia deso
Correr per l'onde nuotator veloce;
Ed altri altre fembianze agogni, ch'io
Echo felice fol bramo cangiarmi
Ne l'angelico luon de la tua voce

Cheggia

di

SONETTO

non

IO Del

t'amo crudel, che

cor feluaggio

la

CXXV.

me

l'contende

natia durezza,

Pur s'alcun veggio,che di tua bellezza


Porti fembianza me s vago fplende ;
Che contra'l voler mio nel cor mi feende
Vn'arfetto d'amara empia dolcezza

tanto pu

la

micidial vaghezza,

Ch'amorofo delire in me raccende


legge d'Amor.dunquc conuiene,
Ch'ami quello in altrui, che'n quello altero
Fu la fola cagion de le mie pene
Ben tronca nel mezo ogni mia (pene,
Ne pace piume pi lalute (pero
Se da cotanti riui il mio duol viene.

Dura

AIO-

AL SEREN. VINCENZO GONZAGA


Duca

di

Mantoua, &c.

SONETTO

CO

CXXVI.

me talhor al freddo tempo fuole


Prouarfe fteiTo il Rofignuol gentile
In balla vocc,ed al ridente Aprile

Con alto fuon

dolce faluta

il

Sole

Cos tcnt'io di ritrouar parole ,


Ond'ornar poffa il mio dir troppo humile;

forf

'4/

mio negletto ftilc


Di te parlando vn giorno altrui eonfole
E s'auuerr, che com'io bramo e (pero
forf fia

che

'1

De la mia'ndegnit difciolti

nodi

La magnanima imprefa ardita io tenti


Vincenzo nome altero

Forf ancor di

il

Fregiato porter d'eterne lodi

A le pi ftrane, e pi remote genti.


M A D R. LXVIIL

O ben incauto anch'io


Tolto

al

mio Sole

foco

il

Ond'arde, e non ha loco il defir mioj

Ma di contraria qualitate quefto.


Quel

die vita ad

vn'huom

fatto di terra

QueuYhuom di carne ancide


E pur fempre molefto

Vien, ch'ad arder fotterra

Bench

'n

polue conuerfo ancor lo sfide

D.

X.

SEnz'entrar in battaglia farai vinto


Infelice

mio core

E qualferuo n'andrai

di lacci auuinto

Se non fuggi, che tardi ?


Fuggi le fiamme, e dardi
i

Ne la guerra d'Amore
Non biafmo fuggir, ma lode, e gloria
E chi non sa fuggir non ha vittoria
il

MA

D.

LXX.

fon condotto a morte

IO Da
E

bella

Donna

pur canto cortefe

e ria

'1

mio

dcfivc>

Ch'egli

,,

Ch'egli anzi

mio morire

al

Di pace in fegno e di perdon vorria


Dar mille baci l'homicida mia.
,

OMe

LXXI.

D.

tre volte, e Tei

Pi d'ogn'altro felice
Se de' contenti miei
in carte

Spiegar potetti

La

millcfma parte,

ma non lice

Che vero Amante tace

copre il bel deso , che

MAD.

gli

sfacc

Ponga

fpietata

e i capei crefpi

ch'i'

mio

meno

LXXIII.

che
ANcorTempre
dubbio Marte mi
'n altra parte

Il

De le

rappelle*

turbe rubelle

tem'io; che

M'ha auezzo

e biondi

pofla vagheggiarti pieno

pofleduto ben bramato e

MAD.

Che

ch'io

fine l'ardente defir

Laicia,

Non

."

Vanto pi mi t'afcohdi
Tanto pi Donna in me crefee il deso
Di mirar gli occhi tuoi,

Se vuoi

'1

cor

LXXII.

Le belle mani,
Dunque cruda f vuoi

Che

'1

Madonna

al ferro, al

co' ilioi lucenti fguardi

de' fieri nemici e fcherzo

Mi faran fiamme,

foco
;

e nioco

e dardi

AI-

1*7
Ail'Iliu ftrifs.

& Reuerendifs. Sig.

CARDINAL GIORGIO
S-

CINTHIO ALDOBRANDINO.

SONETTO CXXVil.
FIfando gli occhi al tuo viuacc lame
Sent mifto di gioia vn puro affetto

D'honeftifsima fiamma aprirmi

Alzando miei
i

Onde lieta
La' ve

'n

petto

coftume
piume
gloria hanno ricetto

pensieri olcre'l

fperai d'erger le

grembo

Le tue gran

Me

il

lodi

a la

ma natio difetto

ardendo io mi confume,
Ben d'egregio defirpregiata Face
M'auampa il corima d'Aganippe i' veggio
l'

vieta perch'

Le forelle per me gelate, e mute


Hor fappia il Mondo almen ch'altro io non chieggio
Che dolce ogni mio fpirto infiamma, e sface
(

Non tua

porpora n,

ma

tua uirtute

SONETTO

CXXVIII.

QVando chiome fiammeggianti bionde


Valle
Ci
uaghezza adorno,
Colle
appar
^
ambe fponde
le

fcopre

il

intorno

Sol, ride la

d'ogni

Il

uerdcggian

de'

Fiumi

le

Ma quando ei corre rinfrefcar ne l'onde


I fuoi

Deftrier portando altroue

Riccue

il

il

giorno

Mondo ingiuriofo (corno,

tutte alhor le fue bellezze afconde

Cos quando '1 mio Sole a noi fcoperfe


De' fuoi begli occhi il raggio almo e fereno
II cucco bello, merauiglia apparue
Giunco
K a
,

. ..

Giunto l'occafo poi tutti coperfe


La Terra Tuoi tefori e '1 bel difparue
i

Che

meno

fenza luce o^ni belt vien

SONETTO

DI

CXXIX.

cari amici in bella fchiera accolto

Tengo tragica feen lumi intenti


E de' Regi le morti , e tradimenti
i

i'

Non

fenza mio dolor veggio

Quindi

ed accolto

;
'

..

fatto pietofo voi riunito

Odo del

voftro

mal dolci lamenti y

defta nel mio cor fauille ardenti


Quel bello ancorch languidetco volto
Ahi gi Tento nel fen profonda piaga

Ne fine haurla dolorofa-hiiioria


De la Tragedia mia f non per morte
Deh f 'nferma beltade vti'alma impiaga
Fatta in

f (Iella, e vieorofa, e forte

Qual

del fuo poter l'alta vittoria

ria

>

SONETTO CXXX.

LA

fera defiajr

odiar l'Aurora

Soglio per te dolce Licori anch'io*.

Perche fopite in vn foue oblo


Tutte le pene miereftano alhora
mentre il canto, che le piagge honora
Afcolto lieto al fuon di quello Rio:
;

Souemente alhor del petto mio


Ebbra di gioia efee quell'alma fuora
E s'io non moroquefto Col m'auuiene,

Perche le voci tue gradite, e (corte


De Palma in vece alhor mi danno aita

O vie pi degna alfai de le Sirene


Quelle col canto loro

tu

cantando

altrui

dan morte

>Jbd

'

ci dai fpjrto,e vita.

MAD.

D R. LXXI1II.
che morte m'apparecchia
hai Fiume imparato
A

da

colei,

dimostrarci ingrato

SE Non

Quand'ella in te fi Specchia
ti prego alhora
Deh Ninfa babbi piet di chi t'adora.
Dille

MOrte

LXXV.

D.

vecider volca

Nifa leggiadra, quando


Amor, che ne' begli occhi Tuoi feda

Grid Morte non far, non far, perch'io


Ancido faettando
Mille Amanti ad ogn'hora
.

Amor si

diffe.

alhora

Fren Morte il defo

Dicendo hor Nifa viua


Se tanti

Amor per

lei

di vita priua

SONETTO

J
F"W"

Or che pieno

JL
di

Filli te n'

vai

per te fteffa pure intendi

e fai

campi, e gli animali ftrugge.


Liguria il vagofuol non higge ;
i

il

Auido il

Leon

celefte

Onde feguir
Deh cedi a lui
fc

d'ardor fremendo rugge

II

Com'egli

Gi

CXXXL

pur

tuo penfier potrai

che con gli ardenti ri


fangue da le vene hor fugge j

ftto

hai di partir,almeno

Q^efto fchermo a l'arfura ancor che lieue


In don prender da me non ti fia greue
Ed ella, ah ben mi porgi mio Fileno
;

Riparo incontr'

al

Sol

che

'n

Gel

Ma dal Sol, c'h nel cor chi mi

rifplende

difende

so

,,

jo

SONETTO
QVel

CXXXIL

volto,ch'io fofpiro,quel bel volto,

Che fi de* cori

E che me

altrui quant'cgli vuole,

fteilb

me mcdefmo ha tolto,

Hoggi vedr pria,che tramonti il Sole


Vedr colei^c'h ne le guancie accolto

Mifto color di gigl,e di viole


Quella>ciu Tempre il mio pensiero volto,
E per cui d'auampar nulla mi duole;

Vedr le

chiare , e folgoranti flelle

de le grazie alte,ediuine ,
Che fan con lor piacer l'anime ancelle

Sfauillar

quelle

lei s

care tortorelle

Porter lieto, e quelle maturine


Rofc,di cui non ha l'Alba pi belle.

MAO.

Hi

qual

mi

LXXVI.
amaro

ferpe al core

tofco

Poich Nifa mio Sole,


Sole ad altrui fereno, ed

Produr ne gli altri amanti


Col lume altero , e foia
Rofe di gioia e*n me fpine

me fofco

(ahi (Ielle

di

fuole

duolo

LXXVII.

D.

Nifa, mio cor mentr'io vagheggia


OMiaQuelle
chiome
tue belle

E que* begli occhi,

io

Io veggio in quelle

il

Che l'vn

veggio,
Sole,in quefti

Amore

(ne so ben come)

M'infiammale l'altro mi
A
R.

faetta

il

core

LXXVIIL

TVtta cortefe,e pia


Gli angelici fuo'

riti

Nei

, ,

Nel mio volco conuerii


Di (Te la Ninfa mia,
Godi Paftor, che da me

tanti haura.

Baci,quante per

me lagrime

Deh

mio

le

da

l'idol

verfi.

Hauer canti degg'io


Baci quante per

lui

lagrime fpargo

Dammi tant'occhi Amor quant'occhihebb'Argo.


M A D. LXXIX.

Lpino mio
Vid'io

raltr'hieri

villa

beata

Dolcemente baciarle Siluia,e Meri;


E da la bocca amata
L'vna, e

l'altro

L'vna,e

l'altro

iugga,

beua l'anima amante

Cos tra gioie tante


Pareano trasformate
Quelle labbra pi,ch'altre fortunate
Quelle labbra amorofe
Hor' in api felici,ed hor in rofe.

Er piet

D.
di

LXXX.

me fteflb

Me medefmo bandifeo
Da quel bel volto,c'h ne l'alma impreflb

Perche qualhor ardifeo


D'auuicinarmi quei duo foli ardenti
Prouo per vn piacer mille tormenti.

SONETTO CXXXIIL

Che

pur tardit che non forgi Aurora

Bella Ninfa del Gel recane il die :


Inuida forf de le gioie mie
Fai con lo fpofo tuo tanta dimora ?

Pietofo

Piccolo

il

Sol

brama

del

Gange fuora

Vfcir; e tu erudel l'vfate vie

Ancor non

ah quefte voci pie


Deftin la nunzia tua, la tua dolce Ora.
Nifa bearmi al nono giorno intende,
E tu pur giaci,e'l mio pregar dal feno
De l'antico Titon mai non ti fuelle.
Ma (ci giorno coftei pur mi contende:
fegni?

Sorgi tu Niia

Al

ibi

de gli occhi tuoi

Centon

AMor

poi

non meno

Iparir le ftelle

tutto de' vera" del Petrarca.

1.

m'ha pofto come fegno a

Pafco

vedrem

il

qual e

cor di fofpir
la

quinci, e quindi

mia

il

ftralc,

non chiede,

ch'altro

vita ella f l'vede

cor punge,ed affale

In quefta breue mia vita mortale


LafTo,chT ardo,ed altri non me l'erede;
Veggio a molto languir poca mercede.

O viua morte, dilettolo male].


Non veggio,oue fcampar mi pofTa
E v contando gli

homai;

anni, e taccio, e grido

fperanza, defir Tempre fallace

Primauera per me pur non mai


Palcomi di dolor piangendo rido
E fol di lei penfando ho qualche p<\cc
;

Rami chi

vuol d'vdir

De la fua Donna
Quello

Che

le

gi

non

le

parolette

ch'io

deso;

parole lue foran faette

Ond'ella affretterebbe

il

LXXXI.

D.

morir mio..
Parolette

, ,

Parolette vezzofc,
Parolette amorofe,

Del mio

bel Sol dunqu'io vi

Ch'ad vceidermi baltan

MADR.
E non

gli

fuggo , poi
occhi fuoi.

LXXXII.

cofa in terra

Pi fredda, e pi gelata di colici

Che mi

Come
E

"li

fa tanta guerra,

accende, Se infiamma

rinomini, e Hi Dei;

E de l'ardor in lei
Non vede giamai picciola dramma
(

Cos permette

il

Cielo

Foco per allampanili vfeir del gielo


A D. LXXXIII.
la Donna mia

M
POrta
Al bel

collo fofpefo

Va<io ornamento,che
Induftre, e ricco

s,

le

addita Phore;

ma inutil pefo

non hi piet del mio dolore


mio dnol non crede
A che mi fura '1 tempo? hor non s'auede
Che mentr'ella mi (prezza
Fugge con l'hore ancor la Tua bellezza?
S'ella

S'ella

il

D.

LXXXlIIL

Entre, ch'io filo quefte auare luci

Ne uoftri viui foli,


Vn non so che rapifeo
5

Che par, che mi confoli


E s m'alletta del piacer la fpene
Che ogn'hor tento, ed ardiico
Di goder quello

bene.

Ma

Ma quanti con quefi?occhi io


Tante orfcndonmi

il

le

CXXXI1I1.

chiome hauran perduto

fia

cor fiammelle, e dardi

le factte l'vna,

Non

furo fguardi

SONETTO

QVando

l'altra (Iella

l'auro
,

per Mirzia leggiadra, e bella,

Ch'io trouiincontr' Amorpofa,reftauro.

Ma mentre il Sol n'andr da l'Indo al Mauro


A te fola mia vaga Paftorclla
Arder'! core,e fia qucuValma ancella >
E farai tu mia luce, e mio tefauro
Che bench fi rintuzzi, e ipezzi il dardo ,
Che'l fianco apcrfe,non perci- rallenta
.

duol,non che la piaga in lui rifalde


le fiamme d'amor, ou'io tutt'ardo

11

Ne

Perche

fia l'elea,

che

Sfauilleranno entro '1

le

accefe fpcnta

mio cor men calde

SONETTO

I lui, che 'n

tanti

nodi

il

CXXXV.
cor m'auolfe

In prato, in colle, in valle, in antro, in bofed

Le
Mentre

'mprefle

orme leggiadre

io

riconofeo

feguirmi, ed hor fuggirmi volfe

riconofeo, ou'ei la lingua fciolle

In parlar dolce, ed oue amaro tofeo


Spir ne' detti , e 'n penfier dubbio, e fofeo
Lafci l'alma, che 'nuanpianfe , e fi dolfe .

Ma ben ch'io veggia, ou'ei crude, e pietofe


Ver me gir fue luci, io de l'altero
Accolgo Ibi le rimembranze grate
Cos Ninfa talhor,c'habbia peniiero
Smaltar l'oro dei crin, da piagge amate

Tra

mille fpine fol coglie le rofe


'

MAD.

M A D R. LXXXV.
ben m'accorgo
Mlfero
Ahi
bella, e

cruda mano,

Che mentre baci, e lagrime io ci porgo


Tu {'piccata m'infiammi, e mi faetri,
E fchermo cerco al mio dolor inuano
Ahi crudi, ed empi erFecci
Dunqu' io riceuoin quello amaro gioco
Per baci piaghe, e per lagrime foco

MA

LXXXVI.

D.

CAro

homicida mio
S'al cuo primo apparir, del
Corre nel volco il fangue,

Ch'altro fender non croua

Non
Che

reftinco s'appar

le

piaghe

Al

cor* cflanguc

cerco cred'io

G i merauiglia noua
Per

-,

Tempio vccifore
fangue more.

diftillail

Chriftianifs.

N R

R di

C O

Francia

Q_V

ARTO.

SONETTO CXXXVL

DOpo

l'ardor di difpietaca guerra

Veggio

fiorir la bella

E la rronre adornar
Di

di

ec de l'oro >

di facro alloro

che 'nuicco pi. fuperbi accerra


Marce,e di Morce andar foccerra
lui,

Le pompe,e

onde i trionfi loro


Non pocran di Nacura il bel teforo
Coprirai che non rida al fin la Terra I
i

fafti,

Cos

Cos

di

Nel
Il

Francia

gcnerofi

figli

d'amica pace fruiranno

feri

premio del magnanimo ludorc

Fiorirai! noni, e pellegrini Gigli,

Gigli del

In Terra

Mondo honor,
le radici, e'n

Gigli, c'hauranno

Gel

l'odore

A D. LXXXVII.
aValmiiprona deso
Di

raccoglier

homai da

^ Amor lo fpirco mio

Ma le fiamme tem'io
Deb

che gioita fchermire


Perche de l'amorofi?

il

quelle rofe

quiui nafeofe.

infermo

cor'

noi tocchi,
Quand'ci non troua fchermo
Contrai ra^eio diuin di duo begli occhi:
hT D. LXXXVIII.

Labbra

l'ardor

Erch'io c'amo languifco ,


E tu del mio languir crudel

Hor

morir mi

Sar vendetta

SIG.

forte

la

tua giuda morte;

Che priuo alhor* del


Tu meco reiterai di

AL

pafei.

laici

Per foucrchio tormento

De la mia fiera

ti

fiero

nutrimento

vita fpento

ALESSANDRO SERTINI.
Biafma l'Auarizia

Canzonetta Morale XIquei troppo audace,e poco faggio,

BEnChe
fi

"l

le fpalle

volgendo

al

patrio

Clima
La'

,,

,.

iJ7
La prima Naue

anzi la tomba prima


De' villi a! falfo os fidar viaggio
Alhorchi de le Pleiadi, de Orfe
,

La

forza difeerna? chi

Di calma

l'altre (Ielle

apportatrici, di procelle

Per l'ondofo Ocen vacando feorfe ?


Chi d'Euro, d' Aquilon, d' Auftro^ di Coro

Temea? quando non


Era-,

onde

nulla

Fiato cur

Alhor quelle
Ricche in

Le

lor

ch'altro

fiero,

la bella

felici,

et

il

nome

de

l'oro.

e liete genti

pomi e
,

l'acque frefche

curando d'elpord l'onde a

Ma Tifi pien di

afeofo

e minacciofo

pouert godan fecure

ghiande, e

Non

il

e pure

venti

temerario ardire

Ruppe oltraggiofo Mar con fragil barca


Sempre infedel d'auara gente carca
il

Cui de
11

l'oro

fpron cieco defire

Mondo, che diuifo era, la Natie


Che prima opprefle il Mar infieme vno
Ogni riichio mortai pofto in oblo

Per hauer de' fuoi danni il ventre graue.


Die nona cura ' difpiegati lini
In varie guife raccogliendo il vento ;

guardo tenne, e '1 lieue corfo intento

E'1

Mi

gli altrui

s'ella

remotissimi confini.

os dar legge

De l'Oceano,

vafto feno

accefo

nemico inlolito fuo pefo

Centra
Tutto allarg
'1

al

ei di giuft'ira

delle procelle

il

freno

Siche talhor para roffer portate

Le

genti d'Argo a l'atre nubi in

grembo

Edhor

jt
Ed hor fofpinte da
Tra

Muco

piouofo

nembo

gli fpirti d'Auerno innabbifTate


diuenne Orfo,tacque ("u lira

Famola tanto,ogni guerrier pi forte


Timor conobbc,e folpir tal forre
E del vento,e del mar Porgog!fo,e l'ira.
,.

Quafi elea tur de

la

rabbiofa fame

Di Scilla, e quali infra deferte arene


Hebber di rapacifsime Sirene
Miferi a disfogar

le

'ngorde brame.

Tanto Auarizia pu,di

Non

cui nel

Mondo

ha ferapeggior, che non ha pace

ch'altrui l'offa non diuora e sface


L'alma trahendo nel tartareo fondo.
Qual error non commette auara voglia ?
Qual fraude empia non tede e qual periglio

Fin

Non corre?

dica Pauido coniglio

il

Di qaeijchc d'vn Monton

Ma ben

trailer la fpoglia.

(ecuro dal furor di quella

Pefte infernal chiunque erge

il

penfero

Qual tii S e r t i n i al degno alto fentiero,


Ch'eterna gloria chi lo fegna appretta
.

Teco s'acquifti non caduchi honori


Di Pindo; e faggio s bell'opra fudi
i

Poich

Son

fol di virt gli

egregi (ludi

di fpirto gentil ricchi tefori

A!

IS9
Al molto

Illuftrc Sign.

CARLO CREMONA
Lodando ilfio p enfer difar

dtfitterr arefatue

amiche.

SONETTO CXXXVII.
Rar da

occuke vie de l 'ima terra

le

Pario teloro, cui [orza nemica

D'oblo gi tolfe

Ma

la

memoria antica

v n'opra eccelfa^omi'hbbia
chi

coras^iofo hor

Ci

il

Tempo guerra.

dilTcrra

Coner Tempio furor? chi tanto amica

Hi

Carlo

la virt? ibi

Vince

ogni fatica

di kii'jche'l tutto ingiunto atterra.

che d'eterni fregi


Ti cinge.ardico l'alta impreia intendi
E non temer de gli anni il fiero aflalto

Vittoria

illuitre,

Di magnanimo cor penfieri egregi


Vanno bei marmi in alto, e vie pi in alto
Poggia il tuo nome; ond' a le ftelle afcendi

R.

LXXX X.

SParfo Madonna hauea


Sopra'l leggiadro vifo

il

bel

enn doro s

Ch'inuidotenpara
Coprir iniidiofo

Di lui pi
Quando'

ricco

volto

e pi nobil teforo.

nmorofo

Para diceile,inuan leuarmi

fperi

Miei ricchi pregi alteri,


Inuan tua forza alraggio mio contende."
Tra nubi il Sole ancor iammeggia,e iplendc."

MAD.

ite

M
N

, .

XC

D.

leggiadrett^ gonna

Che

, .

d'azurro, e d'argento intcfuVera

mio cor Donna

Ella m'apparue,ch' del

E ben fembrommi
Veder Cinthia

alhor fenz'alcun velo

nel Cielo

Indi gli occhi s'offerle in uefta nera;

E d'Amor Maga vera


Sparfe tencbre,e luce d'ogn'intorno;

Che

notte

la

E'1 vifo

ci

addufle

il

hone(to 3 e Tanto

il

manto

fo(co

chiaro giorno

Alla Serenifs. gran Ducheila di

Tofcana AI.

CHRISTIANA DI LORENO MEDICI.

SONETTO
QVel

CXXXVIII.

cclefte candor,che'n te

Sercniffima

Donna,

Che l'alma tua


""*^ Seco

tratte al

vede

chiaro fegno

gi dal celefte

Regno

ucnir tra noi la fede.

A te l'alto Signor per grazia

diede

Eller de l'honeft vero foftegno

l'ali

ogn'hordel tuo diuino ingegno

Spiegar dei Cielo inuer l'eterna lede.


Tu di vera piet f' Fonte uera
;

caduca hai tu deso


Ne
Intenta foP ad opre e giufte,e fante
L'efler di regio fangue in te cred'io
di gloria

La minor

dote

Cos adorna

ti

onde rifplendi

f l'eterno

."

altera.

Amante

SOR

...

iSt

SONETTO
gioir

S'TnHnito

CXXXIX.

mal chiude vn core

Spirto gentil come'l tuo canto dice

S'alcun e pur,ch'arhando

Di

l:i

Sola ver ( per gli occhi il piacer fuore


fpiegar lagriman do il ilio dolore
Al vero Amante, al faggio Amante lice

Male
Di

felice

dolcezze palcfar dildice.

iIenzio,e di rede

Tu che bel
Sai,che

volto

amico

amando

Amore

agghiacci

le gioie lue celar pur

ed ardi

brama

Ei, che n'accende al cor' alto defire


Scopran gli interni affetti puri fguardi.
Tacendo goda chi ben ferue,ed ama
Che chi non sa tacer non sa gioire.
.

DA

M
la

A D.

Madre

XGI.

fugg'to

Per albergo

prgli arti

Amorquello mio petto


E'n premio

Hor troua

l'hai

crudele arlo, e ferito

altro ricetto

ti moftra miei danni men polente,


Se pur vuoi , ch'io t'alberghi eternimence.

D.

CErca
Io Pafcondo
Venere

il

XCH.

figlio,

nel core.

Hor chi mi da conlplio?


palefi mi comanda Amore

Ch'io no

Sotto pena feuera ,


minaccia la >a crudele,e fiera

A chi non lo difeopre aforo dolore.


Dunque

chi

mi contorta

Se'l cacer,e'l parlar

danno m'apporta ?

SON.

,,

SONETTO

.,

CXL

Voi fcopro del cor l'angofce prime


E'n raccontando

miei partati danni


Amor con noui infidiofi inganni

L'imaginvoftra

entr'al

mio petto imprime.

Quella muta piet,che'l volto efprime

Cagion n' (lafla. ) e quella a primi affanni


Mi chiama fol , perch'io piangendo gli anni
Tragga in dolore , e miei foipiri in rime
Ben conofceua Amor,che l'alma auezza
i

A le lue frodi,hauria fuggito

il

ciglio

Oue l'h auefle da lontano feorto

Quaftd'ei d'afpri tormenti fabro accorto,


Perch'io

ila

preda del crude!*

Fa minilira Piet

artiglio

di fua fierezza

XCIIL

D.

l'apparir di quello

S'A Serpe crudele, e

rio,

Serpe la Terra infetto


con lo (guardo ftrugge,

Che
Che con lo {guardo ancideogn'vn f
Fuggi pur tu cor mio
Fuggi mio cor s'hai del tuo ben

n'

fugge

D.

deso.

xcini.

TV

m'hai volati gli occhi


Amor fola cagion de' miei gran mali
Perche quando in me feocchi

I tuoi

pungenti

flrali

Non faccia fchermo al core


N veggia colpo, e pur fencail dolore?
il

MAD.

MADR.

NOn

Il

potendo

, ,

(offrire

cor' oppreflb

tanto

Gli {"degni voftri, e

Le fiamme ardenti,
S' pofto in fuga

A le querele,

al

l'ire

e l'angofeiofo pianto

e m'ha lafciato folo

foco, al pianto, al duolo

SCHERZO

COn

quai

ti

Vili,

alletti

Zefiretto la
bel

....

giri lafciuetti

Hoggi

Del Tuo

*o

XCV.

vai

mia Clri

pafeendo

(Ahi) fingendo
Kafciugarle

bei fudori

Tu fcherzando hor fuggi

hor riedi }

Hor ti fiedi
Lieuemente

in quel bel petto

Hor increfpi capei biondi


Hor t'afeondi
i

."

Entro '1 labbro amorofetto

Con quant'arte l'aure molci

Come dolci
Moui,

e frefehi

Come in

tuoi fofpiri

-,

tanto lusingando

Vai predando
Quell'odor , che grato

Non per le rofe

.'

fpiri

e i gigli

Onde pigli
Le tue grazie perdon mai
Il tefor,

che

ftaffi

accolto

In quel volto,

Ch'e del Sol pi chiaro

affai

.'

Otte

l*

O tr voice, e pi felice
Te, cui lice
Vagheggiar l'almo fembiante",
E b;iciarlo,mentre in vano

Qua( infano
Verfo (ohim) lagrime tante.

Freddo fpirto (ah) s beato


Nel tuo (tato
Senza gielo non farefti

Che Cariali que' rai lucenti


S polTcnti,

Che d'amor meco

arderesti.

SONETTO

CXLI.

guardo , che'l mio core inuefea ]


Ch'ogni amaro marcir mi fembra vn gioco

dolce

'1

E bramo fol>che'l mio viuace foco


Per nutrimencofuo non prend'alcr'efca;

Ne fia giamaijche'l fofpirar m'increfea,


Anzi pur mi

ria

caro

il

tcmpo,e'i loco

ve prim'arfi; e f l'incendio poco


s, ch'io di man non gli efea I
me col (ho doraco ftrale

Leghimi Amor

Mi leghi,e'n
Raddoppi

il

colpo; e l'amorofepene,

Che tanto lieta io fon, quantici m'affale

Come

mia voglia affrene j


mio duolo; me non cale j
Che dolce e 1 mal, f da vn bel vifo viene T

lui

piace ogni

Pafcafi del

Cap.II. con ogni terzo verfo del Petrarca^

D'Amor, di lui, che'l cor mi ftrugge

e sface

Doler mi voglio con pietofi accenti


Horjche'l Gelo, e la Terra,e'l vento tace

Alato

Alato Arder

ohim

Che quel, che'n


Gli

Se

alti

pensieri

, ,.

..

. ,

perche conferiti

terra
,

adoro vnqu non degni

miei

iofpiri

ardenti

lagrime fon bagnati e pregni


Quefti occhi miei, anzi miei li li fonti
di

Tu

uedi Amor, che

tal arte m'infegni


Sola traquefte Valli, e quefti Monti
l'

Scorro uagando , e fofpirando dico

O pam" fpar/i, pender uaghi, e pronti


Io chiamo l'empio mio dolce nemico

uoce come
Prouerbio ama chi t'ama e fatto antico*.
Per lui,le cui maniere , il uifo, e '1 nome
Porto nel core ho tanti affanni, ch'io
Non ho tanti capelli in quefte chiome f

Nel

gli

rimembro ad

procellofo

alta

Mar del pianto mio

Spinta dal uento di caldi


Palla

la

Naue mia colma

Deh quando hauran mai

fofpri

d'oblo

fine

miei martiri

Se a fchiera fchiera (ohime)nafcerli ueggio


Ouc, ch'io pofi gli occhi lafl], giri?
Cos corro al mio fin, ne me n'auueggio

perche

giorni miei icn crudi, e rei

mal mi preme e mi fpauenta il peggio


Quant'io v'ami mio Sol moftrar vorrei y
Ma fenza proue fpirto di mia vita
Non vedete uoi cor ne gli occhi miei ?
O miferia d'Amor fola e 'nfnita
Il

'.

'1

Fuggo me ftefla per (eguir altrui ;


E bramo di perir, e chieggio aita
Cono(co ben, ch'io non fon pi qual fui.
Languifco, e moroj e ibi quefto m'auuienc
Per mirar lafembianza di colui

Ei

iti
Ei non mi danna, e non mi trahe di pene ;
Ne fi moftra al mio mal crudo, pictofo ,
pur come Tuoi Far tra due mi tene
Cos Io (lato mio (empi' dubbiofo i
E f (coprirli il mio tormento bramo
Tanto gli ho a dir, che ncominciar non ofo.

Ma

Io pur fon prefa

come pefce l'hamo

O come Damma da veloci cani


O come nouo vccello al vifco in ramo
>

Quanto fino

tuo' colpi acerbi,e ftrani

E quanto ardenti fin le tue facelle


A more io s> che prouo le tue mani
'1

'1

Nemica

deftra

il

cor mi parte, e fuelle

S'auuien, eh* f veggia per

Torcer da

Romita

mia

fiera forte

me le mie fatali delle

Valle del

mio mal conforte,

E voi fronzute {blue, e caui (affi


Quante volte m'vd.fte chiamar morte i
Com'Aipe ai mio parlar quel crudo ftafl
E pur lo prego, e vado notte, e giorno
Perdendo inutilmente tanti

patti

Io deuerei fuggir quel vifo adorno

->

Ma feguon gli occhi il lor viuace lume


Et io, che fon di cera al foco torno
Haurai Feracrudel Ibi per coftume
Di goder del mio duolo, e trarmi fempre
De gli occhi trilli vn dolorofo fiume
Soiencr de' miei guai le dure tempre
E l'alterezza tua forfrir tacendo
Per me non batto, e par,ch'io me neftempre*
Ahi purconuicn ch'io mi disfaccia ardendo
Seguendo ogn'hor la 'ncominciata imp refa >
,

Ond'h gi molto amaro

c pi n'attendo

Da

. ,.

,,

.,. ,, .

i*7

Da

vn'amorofo cario ho l'alma orTefa


l'eneo morire, e non mi gioua

E mi

Nafcondcr, ne ruggir, ne

Non chi
d
Le

al

pianto mio l

rar ditela

pieghi,

fmoua

a gli affanni mici fon congiurate


ftclle

'1

Cielo, e gli elementi a proua

O chiare luci, che le mie 'nriammate


O de' pen miei porto felice
fieri

Di me vi

dolga, e vincati! pietate

Viur mifera me tempre infelice ?


S-, che fpcrar altro non pollo amando
Tal frutto nafee di cotal radice;
Ma mentre vado (ohim) pace gridando
Ne m'afcoltano fuor, che bofehi , e l'onde
In trillo humor v gli occhi confumando.
Ahi pria, che fino al mio voler lconde
i

L'indurate fue voglie, mancheranno

A l'aere

venti, a la terra herbe,e

Amor crudele

fronde

arro?e danno a danno,

Regno fuo mai fempre viua


Pafcendomi di duol, d'ira, e d'affanno.
Cos d'ogni fperanza in tutto priua
Di pene fazia, e di piacer digiuna
Sempre conuien, che combattendo viua.
Ma fparifeon le (Ielle ad vna , ad vna
Conuien, ch'afpetti disfogar miei guai
Perch'io nel

Che '1 Sol Ci parta, e dia loco a la Luna


Difprezzato mio cor fa tregua homai

Con le mifere tue noi ole tanto


Non pianger pi non hai tu pianto affai?
<Hor

fia

qui fine al mio amorofo canto.

L 4

MAD.

tf

XCVL

D.

prego begli occhi


Occhi per cui fouementc i* ardo
vi

Che

folo nel

Nel mio cor


L'acuto

Ecco

mio pecco

folo (cocchi

filale del bel voftro

liceo io l'afpetco

Deh non

(guard

volgece alcroue

onde '1 mio ben fi largo piouc


fin, ch'altri non fia
parce meco de !a gioia mia

Q^iiei colpi

A
A

XCVII.

D.

al mio bel Sole adorno


Baldanzoso rubai
Di foco in vece vn dolce bacio vn giorno

Olio Prometeo

Onde me ftefT

gi

morto auuiuai

Ma perche croppo of ai
Nel Caucafo gelato

De la fierezza iiia fui condannaco


E

del mi' ardito cor , che ogn'hor rinasce

Quafi Auolcoio Crudelt

pafee

Airilluftrifsimo Sig.

Marchefe

PIRRO MALVEZZI,
SONETTO

SE

CXLII.

nobil Donna varie gemme, ed ori


Mirando, brama d'ornamenti regi

Vaga apparir, non sa di tanti fregi


Qual pria le adorni il Ceno, '1 crin le 'nfiori

Anch'io

t$
Anch'io di tua virt gli almi tefori
Scorgendo intenta,onde lob'o difpregf
L'oblo romba nemica i fatti egregi

Dubbia fon

Ma

di qual pria

mio

nome immorrai non

ruo

itile

honori.

balla folo

Pirro, che qual Piropo a noi


A dichiarar mie cenebrofe note

rifplendi
?

Deh

mentre {'pieghi gloriofo nolo


Saggio guerriero,ed le sfere afeendi
Miei carmi affgi quell'eterne rote.

FERDINANDO MEDICI

AL SERENIS.

Gran Duca

di

Toicana

SONETTO

H
Han

Or poi che note s ioui,e feorce


Con celefte armona fiedono venti

di

Di

tanti,

cantar

Volino pur da

c'hoggi celebrarti intenti


tua grandezza in forte,

la

tali

ingegni feorte

Tue chiare lodi a le


O gran Fernando
Vincitrici del

Che

CXLII.

pi ftrane genti
,

anzi

le sfere

ardenti

Tempo,e de la Morte;

forf in ranto fia,c'humil cornice

Canti quella virt fublime quella


,

Virt,ch' del tu' honor la bafe antica

Ne biafmo
Tra'

fior

fi

a;

fi

che fpellb herba infelice

empia
amica

feorge, e pretto ad

N'apparfouente

fida ftella

SONETTO

ARfi mok'anni

ftella

CXLIV.

e per cangiar di loco

Non s'eflinfe giamai l'ardor cocente

Ond'io

.,
.

,.

17*
Ond'io temei d'incenerir fouente
Quand'altri il mio languir prcndeai in gioco.
S'intepid ben la mia fiamma vn poco
Nel fuggir de" begli occhi il raggio ardente ;
Ma'l nono folgorar (uemente
Vie maggior fece, e pi viuace il foco
Sgombra dunque da me fpeme fallace
Che ben conofee il cor arfo,e fchernito,
Ch'ei da l'incendio fuo non pu ritrarfi.
Folle chi ipcra amando hauer mai pace
Foco d'Amor pu ben reftar fopito ,
Ma non pu per mai cenere faro*
;

SONETTO

SE

CXLV.

guardo fereno aito defre


M' accendere nel cor, f con le chiome
Voi mi legafte a 'nfopportabil ibme

col

Di lagrim?,d'angofce,e di martire
Qualhor chieggio foccorfo al mio languire ,
:

Qualhor chiamo in aita il voftro nome :


Se ci v'offende, ch'io non so dir come,
Perdonate voi fteila il mio fallire.
Voi Pardor, voi l'ardir fomminiftrate

A l'alma,vo d'vn grato, e rio veleno


Spargete

fenf,

ond'io non trouofchcrmo

mio valor e 'nfermo ;


Ch'Autumedon d'Amore in man portate,
E di mia vita, e di ma morte il freno

Contra voi troppo

il

A D

^Amor tutti

4i s'io

R.

XCVIIL

gli ftrali
,"

Si fan feerio infallibil del

E lalcian fempre in
del

lui

mio core

piaghe mortali

mio dolore

Mi

17*

Mi

lagno,e piango , e grido

Giamai non m'ode quelt' Arder infido.


Cieco dunque non e, ma Tordo Amore ;
Ch' ferir Tempre vede ,
E mai non ode al dimandar mercede.

OVe

D.

XCIX.

collo voli

Sogno deh non


?

partire,

Poich dolce confoli

L'amaro,ed angofeiofo mio marcire.


Se pietofa cu fol Madonna fai
Del mio lungo languire
Corcefe ingannacor,perche ce
Ben ver, che'I concento

D'Amor fugge quai nube

n' vai

innanzi al vento^

D.

vede nel mio volco


La mia bella nemica

PVr

Senza,ch'io'l dica

Pur ode

il

mio dolor' accolto;

miei fofpiri

Vede pur del mio

cor la piaga antica,

Vedo

martiri

il

pianco, e

Ne la motte piet de la mia forte


Pianto, piaga,fofpir, tormento, e morte

SE

A D

R.

CI.

quanto bella (ete


Donna bramate di faper pieno y

A vetro mentitor ( ahi)

non credete

Voftro fguardo volgece

Al mio lacero feno

Che le canee

ferice,ond'egli pieno

Son proue e

viue,e chiare

De la belc che'n voi fi rara


y

appare

MAD.

DE

M
la

mia

CU.

D.

Donna

bella

Vn d vedi la gonna Amore

Prefe

d' Amor,e 'arco,e le

E chiunque ueda
L'vno , e l'altra creda
Ch'Amor foffe mia Donna,e
La mia leggiadra Da

ed

ella

quadretta;

Amore

ofCc

Ma chi (cerner potra s dolce errore


S'Amor, e quefta mia poflcnteMaga
Egualmente n'impiaga ?
A
CHI.
R.

LAnguifco,

e fon tant'anni

Cruda mia Tigre, e voi

Non date. fede a miei s lunghi


Mi crederete poi,

affanni.

Ch'io (ar giurato morte,


Ed haurcte piet de la mia forte
ia 'ntempeftiua giunge

Piet, f tardi

vn duro petto punge

sonetto ex Ivi.

aVando

'

raggi

Gli accefi

Soura

d'Amor pria

fpirti

l'vfo

due

fcaklaro

lucenti ftelle

mortai ferene, e belle

L'infocato deso nel cor dollaro

Pofcia d'vn nouo Sole altero

Vidi

le

e raro

lucidifsime fiammelle

Sfauillars,cheben conobbi in quelle,

Ch'ogn'altro lume fu

Anzi

al celefte

mcn

dolce, e chiaro;

folgorar m'accorf

Ch'altro non fu,che tencbre,ed horrore

L'amato lume,che da prima

io feor/

Ond'al

,>

Ond'al beato angelico fplendorc


Di quella fiammeggiante luce io corfi ,
Luce, ond'arde d'amor l'ifteflb Amore

SONETTO

MilleE

fiate io fra

CXLVIL

me dico,

difcefa cortei

donde

dal Ciel vien' ella

A s uaga fembianza honefta, e bella

Ma come in f tanta fierezza afconde


Se pietade

sii

Nel cor tal

Cielo

'n

e chi le 'nfonde

crudelt? chi

fi

rubella

La

rende incontr' Amor? d'Amor la


Pur in Ciel gli amoro/ ri diffonde

Ahi

s'ella

prende

il

ilclla

mio dolor* a fcherno

Deh qual pietofa man

far,

che'n parte

Tempri l'anima mia l'ardor' interno


Mifero,perche fia '1 mio duolo eterno
chiudon con arte
Bellezza, e crudelt Cielo, ed Inferno
In

lei

fera vnion

f
il

A D

DOnna
Veder

>

R.

.'

CIIII.

voi potefte

mio

martir, ficome io veggio

che 'n voi rifplende:


Forf quando pietade humil vi chieggio
L'infinita belt,

Che

'1

voftro orgoglio al

Vi moftrerefte pia

mio defir contende:

Ma perche eterna la mia doglia fia


Quanto pi veggio la bellezza voftra
Tanto meno il mio male a voi fi morti a

HOrEd

MAD.

CV.

hai pur vota la faretra


hai pur rotto l'arco

Per tanto faeharmi

Amore

.'

'

Megli' era nel piagarmi

De l'empie tue quadrella effer pi parco."


Hor che farai fenz'armi
Ed ei di Sikiia de le felue honore
E del mio Regno ecrna meraiuglia
?

Strali

mi faran

SI

come

Segue

gli

occhi arco

D.

fegue

al

le

T-

agliai

CVL

lampo

il

tnono, e poi

tuono la pioggia
Cos qualhora in difdegnofa foggia

Moue

in

al

me

gli

Madonna vn
;

occhi fuoi

viuo lampo

M'appar; ond'io m'auampo:


A cui de' miei fofpjri il tuon repente
Segue,e del pianto mio pioggia dolente

A D

R.

la per tua colpa

Fui

."

C V 1 1.
Amore

Damma, che nel fianco porta

il

Del crudo cacciatore;


Ggno,che
cantando giunge morte
Poi
Indi fior,che languendo al Sol li muore;
Pofcia di pianto un Rio ;
Hor per mia trifta forte
Salamandra fon 'io,
Che mi confumo, ed ardo

Nel viuo foco d'yn fereno

dardo

fguardo."

All'-

?'

All'IUuftrifs.

&Retierendifs. Sig.

CARDINAL & GIORGIO


CINTHIO ALDOBRANDINI.

SONETTO

FEbo

(no'l

CXLVIII.

mi negar) ond'

che'l volto

Pallido hai s?qual Fato noi contende

Tua

lucc,che gi canto inuan s'attende

Forf ancor Dafne Jagrimar f' volto

O pur d'inuidia hai tu nel feno accolto


L angue crudele,hor che lo fguardo intende
Ogn'alma

al

nono

Sol, ch'altero fplende

In guifa tal,ch' te l'honor n'e tolto


Ben hai d'acerbo duol cagion'eterna
Poich verno piouofo, e notturn'ombra
.

Ti fan perpetuo temerario feorno

Cinthio quand'arde Mondo,e quando verna


Di gloria cinto ogn'atro vel difgombra
il

Ne le tenebre ancor di raggi adorno

CVIII.

D.

non doni
Rpir
Auarifsima Clori
f

Furer ladro

Onde fi ricca vai


Ed oprargli pn fai

Amante quei tefori

E l'amorofa fame (ahi

laflb

ond'io

Per fouerchio digiun vengo gi meno


Far, che'l furto mio
Se non fa giufto fa feufato almeno

.'

MAD.

. ,.

tri

CIX.

D.

Val cor Nitida (peri


Piagar? qual alma vuoi

Arder col raggio de begli occhi alteri ?


Altrui piagar,altru' infiammar nen puoi;

Che'n me fon

tutte voi re

Le tue faette,e'n me le fiamme accolte


Le mie piaghe,e'l mo foco
Non prender dunque gioco Anima fchiua*
Se d'Amante non vuoi rimaner priua.

HOr

Qui preflb
Dettarmi

Con

la

CX.

D.

che pi (calda

Tua bella

il

Sole

quello

Riuo

l'aure al volto

man

<

Fillide fuole

Perch'io tempri del giorno il caldo eltiuo


quel, c'h dentro accolto

Ma

Moll da Tuoi beeli occhi intenfo ardore


Accende si,che 'neenerilee il core

E non

SI^
w

CXI.

D.

mio male
non me n' doglio

credi al

;
Nigella io
Che'l mio fero cordoglio
cal,che no'l comprende alcun mortale.'

Se 'ncredibil e dunque il dolor mio


Se no'l credi accular non te n' pofs'io

SONETTO

CXL1X.

bench'io'l rcufi in mence


Crudo mio Tigre miei padati danni ;
tratta l'alma 1 quei primieri affanni

tornanpur

Ne l'antico dolor languir fi

lente

So-

,. ,..

. .

*77
Souiemmi come

io defin

Finir nel pi bel corlb

E veggio ad

Ne d'amarci

fouente
i

miei verd'anni;

vn, ad vn tuo'
il

falli

mio cor per

fi

inganni

pente

Anzi pur quella micidial belcade


Cotanto a danni miei pofTente Maga
Bramo, cerco, fofpiro, e chiamo inuano
Temendo non vn d tua feritade
Proui giuda del Ciel l'irata mano.
Cosi m'ha fatta Amor del tuo ben vaga

.'

SONETTO CL.
aValhor veggio torto cor mi feende
vn tempo
al

ti

Tutt'armato ad
Amore, e Sdegno
N so f pi nemica, amante io vegno :
S mi lufingal'vn

m'accende.
Confufa l'alma ogn'hor tra f contende
non fia pi,che quefto laccio indegno
M'annodi; la ragion vaglia, e l'ingegno
Per fottrarmi al dolor,che s m'offende
Ah non conuien, che nobil alma porte
Fiamma indegna, che Parda,e laconfume
Dandole innanzi tempo acerba morte
,

l'altro

Ma

Sdegno fpenta ragione nomai rollarne


Guerra,e vendetta fin mie fide feorte
D'ira auampi il mio cor per fuo coftume

SONETTO
Planf gran tempo,ed hebbi

CLI.
il

cor piagato

Di ftrale ardente,ela mortai ferita


Quanto pi acerba tanto men gradita
Fu l'empio mio Signor d'orgoglio armato

Fi dee mie fuenture altrui beato

EiTempio fol di miferabil vita

Da

178
DacrucTAfpe attcndi pietofa alca.
Horqual fu amando pi 'nfelice flato?
Pur al fin rardentifsimefauille

E (linfe

tempo, e die termine

il

Recando
Sua merc

al

viucr

lieta

mio

hor fon

al

pianto

Priore tranquille

non

fe'n

quanto

Me (Iella incolpo e mille volte, e mille


Ch' pentirmi (dolente

io tardai tanto.

SONETTO

DA

me

nafce

il

CLII.

mio male ,

io la radice

Son de le mie fuenture; ah f 'n mia mano


E la fallite , che non fciolgo infano
Quel, che mi ftringe s nodo infelice
S'io me ftelfo legai perche non lice
;

A me difeiormi? io fol l'antico, e ftrano


Giogo nomai rompo; e non far, che 'nuano
Tenti il fentier,che mi pu far felice
Chi sforza il voler mio? chi mi contende
.

Mia

libert? chi toglie a

me l'ingegno

mentr'amo quel, che pi m'offende.


Spegner dunque l'empio foco indegno
Io

fol

Giulia Ragionane 'n me gnn't'ira accende,


Saggio conielio, e generofo fdegno

SCHERZO

"TV
I

X.

yfOua

\f\

IX.

dolce un zefiretto

^uoi ce P icu fofpin-

JL E lafciando l'aureo Ietto


Fiammeggi per gli alti giri
L' A Iba

Mentre

t-J

Mondo coloro

rofe, e gigli apro.

Quando Ninfa Amor

m'oiferfe,

Ch'adorn d'alcr' Alba 1 campi


Forf

*?J
Forf Pari in Ida fcerfe

Cos chiari ardenti lampi


N, che Venere fi crede
Finca alhor che cortei vede
,

ornaua gli ornamenti


Col fembiante pellegrino;

Ella

gioiuan

gli

elementi

Vagheggiandoci bel diuino;


sii l'oro de i capelli
Riden lieti fior nouelli.
Febo vici de l'onde more

Ma poi ch'egli

in terra fcorfe

D'altri raggi altro fplendore

camin

Saggio indietro

il

Che

Gel comparlo

Fora

s'eifofTe in

torfe

flato e vinto,ed arfo.

Le

freich'aure matutine
S'infiammro al dolce foco

De le labbra porporine
De le labbra, ou'hoggi han loco
j

Di

rubin viue facelle

Ch'ardon l'alme ardon le delle


bel petto oue biancheggia
,

Il

Di

lue neui

il

giglio pieno

Con mille occhi

il

Ciel vagheggia;

Ne so ancor fe'n quel

bel fcno

Scendon guardi , fcendon baci


Del mio ben ladri rapaci
Pure neui

Le

che accendete

fauille,ond'io tutt'ardo

Morte voi, voi tomba (te


Del famelico mio (guardo,

Del

..

Del mio fguardo che Fenice


Nel morir diuien felice
,

Dolci pomi, ed acerbetti


Pur quel candido Tennero

Veggio

in voi, ch'almi diletti

Mi promette;

per voi fpero

Che tra neue, e neue ardendo


Vada l'alma al Gel falendo
.

Ma perch' altri, ou'io non poggi


A me folo Amor gentile
Scopri

duo neuof poggi

Che fiorir fan vago Aprile


Che lampeggian fiamme d'oro
A t gloria, me teforo
;

tanto mi concedi

Amor.
Dir

vedi, nel

Clio

mio canto

tuo nobil vanto

SONETTO

ANima
E

CLII.

fianca che fofpiri

fordo

'

e piagrr

tuoi fofpir, cicco al tuo p'anto

Quei per cui notte, e d

ti

ftruggi, e lagni,

Quei, che l'angofce tue fi prende vanto


f lunge da lui fol godo quanto

Ahi

Mi fon

pianti, e fofpir fidi

compagni

Perche vuoi, che da loro io mi (compagni ?


Doppia il duolde gli afflitti ilrifo, e '1 canto
Sfogo cos del tormentofo petto
L'afpro martir , che fol s'alleggia,e molco
Al chiaro lume de l'amato oggetto.

Trabocchi

in pianto

pur l'interno aftetto

Non forf talhora pianger dolce


Han le lagrime anch'effe lor diletto
?

il

il

SO-

.,

iSi

SONETTO
brami, che per

SE Lcuandomi

te

Perche tua gran


di

CLIV.

ftrugga

il

core,

belt, ch'ogn'altra auanza.

mano ogni

fperanza

empia miniftra di dolore ?


Per hauer ne le guancie vn bel candore
Mifto di rofe haurai dunque baldanza
Di tormentarmi Tempre? ah che fembianza
Bella non bafta mantener amore.
Quel durofen d'vn bel diafpro armato
S' fatta

La naturai
E da

fu a feritate

ftral di piet reft

Ch'Amor

hor

hi'cCy

piagato

Ma per natura ' cari vezzi


Pi

di piet,che di belt

fi

Voi Donna
i

CLV.

gentil del core a perii

L'interno affetto, e

E come

vfato

pafce

SONETTO

(no'l negh'io gi) dal bello nafce;

fenfi

miei fofpiri ardenti

ad amar

folo intenti

Hor foco tutti hor tutti ghiaccio ferii


Com' crud' Afpe giufti prieghi otferfi
,

Come difsi a le piagge miei tormenti


Come pian e cantai con medi accenti,
i

fi,

E quanto

in

fomma

per

amor

fofrerfi

raccontando i gi pattati guai


S'incrudelir le non ben falde piaghe
Le piaghe ( latta ) ond'io non guarr mai
Perche fin dal'occafo ancor m'infiamma
Il mio bel Sole; auuien, che ancor m'impiaghe
Saggia ruggite voi d'Amor la fiamma
'n

SO-

, ,

i8z

SONETTO

LA
Ne
Ahi

ver Poccafo

il

defir

CLVI.

mio

volue

Pur vago di veder l'almo fembiante


Per cui verfat' ho gi lagrime canee
sa, ch'egli nud'ombra, e poca polue

fe'l

Ciclquefto 'ncarco non difTolue

Come fpero
Se '1

veder fue

luci fante

colle racca quefto

Mondo errante

vn

filenzio inuolue

Colei, che

'1

tutto in

Ma f tu me

'1

toglierti

inuido Fato

Non farai gi, che morto ancor non l'ami


Che vero amor non pu cangiar mai ftaco
Cos dolente

morti aridi rami

La vite abbraccia del fuo tronco amato

E par,

che lagrimando in vital chiami.

SONETTO
Imagine

Che

'n

CLVII.

bella di colui

foue prigion tenne

il

cor mio;

O gradito de gli occhi inganno, in cui


Lieta del vaneggiar pafeo

O p {Tenti colori hoggi per

deso

il

vili

Riueggio pur quegli occhi amati, ond'io

Hor tutta

gioia, hor tutta doglia fui.

Gli occhi, cui non pu torme vnqu l'oblo.

Ben

di mirarli quefto lume vago


L'alma non gi, perche da me diuifa
L fempre viue,ou' '1 mio ben fepolto.
Ma come entro '1 mio cor leggiadro volto

Mentre l'auido fguardo in

te s'afffa

Spira verace ardor tua fnta

Imago

MAD.

Spento

il

,,

..

CXII.

D.

toro, e (pento

Ond'io villi piangendo


Lalla non men che ardendo
fia,
ch'io Tenta pi d'amor tormento
N
Se di nouo Prometeo non riforma
Del ceneraio la tuale^iadra torma.
A D.
HI.
;

CX

aVell'inrelice

giorno

Ch'io vidi

^, Ben vidi
Far

Ma

le
i

il

Splendor d'alta bcltade, e


Grazie, e gli Amori

'n lui

foggiorno

miei dolori per mia cruda forte

Gi non

vid'io,

COme

la

mia

A D.

morte

fiera

CXlIli.

furano faria Ninfa gentile

Senz'heibe

Veder a mez

voftro volto,,

in elfo accolto

prati, e lenza trondi

bofehi

Aprile,

nel'eftate ardente

Trarne Febo gran d torbidi, efofchi


Cos Itrano lana che tua beltade ,
i

la

tua verde etade

Senz'amor

rolle.

hor, che

l'et 1

confente

mio core,
E
Ardi dunque Amanlli ardi d'amore
belt io richiede, ardi
,

R.

CXV.

Fiume
In cui Siluia mio Sole
Sol, ch'aua mpar mi fuole

Fiume
In

beato,

di fu fata

Specchiarti

foggia

ha per coftume

^"So

,,

1$ +
Fuggi alerone s'auuiene

Che
S\

per fouerchia pioggia

turbino quell'acque

lei s

care

Fuggitacelo che'l mio bene

A turbarti da ce mai non impare

PErche

CXVI.

D.

l'empia ferita

Che mi

Tu

facefti co' begli

occhi

al

core

M'apporta afpro dolore,


crcdi,ch'io pur deggia

Per fouerchio martir perder la vita


quanto il crudo tuo penfler vaneggia
Ch'alhor Tana il languente
Quando'l dolor ne le ferite fente
;

STandomi

CXVII.

D.

dietro ad

vna quercia antica

Vidi in vn chiaro fonte

Le bianche mani, e la fercna fronte


Bagnarli l'empia mia dolce nemica
Poi fuggirfene al monte.
Io (lafb

al

fonte corti

l'onda amata bebbi, e

non

m'accorti,

Ch'ella accefa n'haua l'onda gelata

Tal, ch'io ne porto pi l'alma infiammata.

M
E

R,

CXVIil.

nel tuo dipartire

L'alma, che fu gi mia


Bella Mirtilla, e pia

non fotic nel tuo feno amato,


M'era forza morire
Stata

Felice sfortunato.

Io vino, perche fon de l'alma priuo,


E l'alma hauendo non farei pi viuo.

MAD.

Sf

OF

,,

CX IX.

D.

rondi alme, e

'

felici

F rondi di quella pianta e dolce, e grata,


G'h ferme nel mio fn le lue radici

voftr'omb&a grata

la

Nono

Tantalo il cor tra pianti, e lutti


Indarno bjama gfi amorofi frutti.

S'

AD

CXX.

R.

Amor Tempre foggiorna nel mio petto


N mai d'indi parte
fi

Ei viue pur del mio tormento a parte

E
E

s'ei

prende a diletto

di ferirmi, e d'ardermi cotanto

Infelice

'1

trionfo,e

Che vano

metto

il

vanto,

fanciulletto

Meco refla feritxrdal fuo ftrale


E meco nel fuo ardor s'incende

DAI

l'ale

CXXI.
D.
Dio le battaglie impari

fiero

Gli

ailalti

crudi, e fieri

La pugna, onde fi muore


Chiunque di fierezza ha cinto il core.
Voi di pudico amorfeguaci veri
VoiSpofl

illuftri,e rari

A le ftelle s cari
amor guerra d'amore

Imparate

in

V'infegni

ei fol,

che di piacer l pafee


Quella pugna foue,onde fi nafee
.

MA

D.

CXXIL

/*~\ Velia bocca di rofe


La mia v-aga Licori

V^

^^^-^

Tutta ridente, e bella

In

,.

In premio

Mi

porge

F.cco

i'

la

de' miei grani dolori

al fin

lieca

ahi fcaltra PaltorclL)

bacio ed
,

ella

Che 'n bocca afeonde


M'incende l'alma

AL

,.

l'amorofe Faci

co' Tuoi dolci baci

R.

XX IH.

lame de' begli occhi il cor' ardea


Quand'entro al gentil feno

Di

pura nciie pieno

Vol de la mia Dea


Per mitigar l'ardore

Ma tutto
Fi^ro, e

'1

foco

iui

crou d'Amore

mendace (campo.

Cos tocca dal Sol Nube talhora

H umida
E

fplende fu ora

grauida nel

feri

rinchiude

SONETTO

il

lampo.

CL

Vili.

Madonna pur d'humane tempre


Dunque com'eller pu, che non vi doglia,
Che l'inferma per voi mia frale fpoglia

lete

Nel centro

del dolor

s'affi

iga

>

e (tempre

Ah pur nouella crudelt mai tempre


Del mio grane martir

Deh fgombri

il

l'alma v'inuoglia

rio penfcr

che

'1

cor m'addoglia

Amore, pur col mio dolce il concempre


Com' quel molle feri duro cotanto
Che no'l punga piet del mio gran male
Qual macigno '1 difende, qual diaipro ?
Ma (pero,che'n vendetta del mio pianto
;

Lo piagher, bench'ei fa fero, ed


D'amaro pentimento acuto

afpro

Itrale

SO-

CLIX.

lagrime di fangue, e con

Di foco

1*7

SONETTO

COn

fofpiri

mia ianca vita


vn tempo e 'nuano

trad la

Per afpro calle


aita
Inuan chiefi piet de' miei martiri.
Pur fi cangiro al fin gli empi deliri
Del cor nemiche la mortai ferita
Sald Ragione; ond'hor veggio pentita
Gli andati errori ouunque gli occhi i' giri
Saggia hor feguo il mio ben , poich'io ti fuggo
Moftro internai fon di me fteffa amica
Fatta nemica al tuo fpietato inganno
Hor non vino morendo , hor non mi ftruggo,^
;

Nel

gielo altrui

E me (tefs'amo

fpenta la

hor ch'odio
,

SONETTO
INdarno

giri

fiamma antica

Amor tiranno

CLX.

lufinghieri fguardi

Soui ad arte inuan predarmi tenti

Pi non far, che i fimulati accenti

M'empiano il fen d'auelenati dardi


Giungono al coreintempeftiui, e tardi

Anima

mentitrice i tuoi lamenti

Riuolgi altroue pur tuoi preghi ardenti

Ch'io so, che

Troppo de

le

'n

me gi non fofpiri ed ardi

tue frodi

il

cor s'auede

Per fugge de gli occhi il crudo raggio


Da cui la morte fua folo deriua.
Tal chi percote in dura felce il piede
Quand'ei cieco non fia, pofcia la fchfua

Che

."

l'andate fuencure altrui fan faggio

SO-

fu
S

te

non

...

TO CLXL

O/N'E'.T

PErNe

fa,ch'io pi

m'adorni, e terga,

pi rifuoneranno

miei

fofpiri

Ne ria

mai, che dolente, lieta io miri


La fronte, gli occhi oue mia morte alberga.
,

Altri

amando di

Sotto

'1

pianto

il

mi fero incarco

volto afperga
de' martiri

Accefa l'alma mia d'alti defiri


A pi bel volo, e pi felice s'erga
Ne Infinga d'Amor ria, che l'orrenda

Che d'hauerlo fcguito homai pente


E del fuo vaneggiar le 'ncrefce, e duole
fi

Ah che

pu quanto vuole
E chi vede'l fuo fallo, e non l'ammenda
La celefte piet fdegna fouente
laido voler

SONETTO
X tempo

al fin col

Quel foco

CLXI.

fuo girar cortefe

me, ch'arte,od ingegno


giamai,non giudo fdcgno ,

fpcrifein

Non eftinfer
Non ragion che gi d'ira
,

Ei mi

Da

fottraifc al fin, ei
i

colpi,

onde

mi

cor m'accefe

il

difefe

gi fui mifero fegno

fceura n'andai dal giogo indegno

Per lui
Per lui forza, e vigor l'anima prefe
Gradita libert godo per lui
E Te gi pianii 5 hor rido e ben conofco
Qual (dia mercede) io-fon, qual (latta )fui.
;

Son

del

mio cor

gli

antichi ardori fpenti

Ma duolmi (ohim), ch' l'aer cieco


Rinouan

l'ombre-,

e.

fogni

e fofco

miei tormenti.:

SOt

iS j?

SONETTO

CLXIir.

mio cor foco accenderle


S'Ardente
Conio fguardo di cui mi vifsi un tempo,
nel

l'amico rotar del fido Tempo

A
Col

giel di crudelt pur lo fpegnelte

piaga morrai gi mi facefte,

Che pi cupa tco di tempo in tempo


Hor del graue marcir pi non m'attempo,
Che voi del fianco aperto mal chiudette
l

il

Voi

di fierezza

il

duro petto armato

In vn mi folle e Medico, e Guerriero

Crudo

ftrale,e pietofa

panacea

Fama cosjche'l gran Pehde altero


Con Inatta, onde pur dianzi hauea piagato
L'iiteiTe

PEr

piaghe riianar fola

D.

CXXI1I.

fuggir la prigione,

Il

giogo, e la catena, ou'io tant'anni

Vilsi tiranneggiata in tanti affanni,

Per compagna Ragione


Per conlglier lo Sdegno, Ira per guida
Prendo-cos

l'infida

Pede io fuggo d Amor,Ie


5

reti,

dardi

Ma lafla( ohim,) ch'io me n'auueggio tardi 1


Cap.III.con ogni terzo verfo del Petrarca.

INuidiofo Amor del mio contento


Face' ha de l'arco fuo legno il mio core
Ma tutti colpi Cuoi commette al vento.

Inuan procuri ingiutto empio fignore


L'alma tener con tue ludnghe auuolta
Tra le vane fperanze, e'1 van dolore
Io

,
.

, ,

$0

Io'ben dolce credei l'amar taluolca,


poi che fciolco ho da queftVocchi

Ma

il

velo

La falla opinion dal cor s' tolta.


Chiunque auampa d'amorofo zelo
Speri anzi divedetene vfcirdi pena
Senz'acqua il Marc,e fenza ftelle il Cielo

Annoda

l'alma

Amor

foffian Tempre,

Venti contrari a

d'afpra catena

oue

l'iniquo ftaffi

la vita

ferena

d'Amore morte vafli.


Amanti
egli v'afeonde il calle
Miicri

Per

lo fentier

"Di gir al Ciel

In

Il

con

gloriof pafsi

quefta balTa,e tenebrofa valle

Vi nutre di piacer vano , e fallace


Per fami al bel deso volger le fpalle.'
fenfo ingannaci cor ardendo sface
Tal ia vfanza difpietata,e dura
Nemica naturalmente di pace.

Ri polo, e

libert vi toglie

vi coftringe trar

Quand'e
Spegnete

da

e fura
gli

occhi vn rio

d chiaro,e quand' notte oleura.'

la fua

face ne l'oblo

Ch'egli vi pafce,e no'l vedete (ahi folli)


Di fofpir, di fperanza, e di deso *

Mentr'io pur come voi fcguirlo


Vifsi

morendo

in

volli

vna viua morte


,"

Con gli occhi di dolor bagnati, e molli


Quante volte n'andai gridando forte
Di piaggia in piaggia, e d'vna in altra riua

O bel vifo me dato in dura forte.


Ahi che mentre d'amor l'alma
Sofferto"

bolliua

inutilmente tant'affanno

Chc'ngegnoj

llil

non

fia

mai,che'l deferiua.

Chi

..

, , ,.

iji
Chi viue amando foffre ingiuria, e danno,
E quando il Monte uien canuto^ e bianco,
E quando poi ringiouenifce l'anno
Talch fi croua ai fin debile, e fianco
D'angofce, e di martri in tutto pieno
Col ferro auelenato dentro al fianco.

Hor di

vera letizia ho colmo

Poi c'h lafcrato di fcguir

il

feno

l'altero,
."

duro il freno
Conofco hor ben,ch'io non conobbi il vero
Mentre feguendo quello fallo Nume
Sperai ripofo al fuo giogo afpro,e fiero
Penfofo vn giorno in riua a vii chiaro fiume
Vna voce fgridommi in quelli accenti
Deh perche innanzi tempo ti condirne?
A quel parlar tremai qual fronda ' venti :

C'h

caldi gli fpron,

Pur fatto forza l'improuifo mono


l' dicea fra mio cor,perche pallenti?
Poi difsi, voce con la qual ragiono,
Se guardi la cagion del mio fallire
Spero trouar piet non che perdono

Nacque gital,ch'io no'l faprei ridire


Donna, cui bel fu d'ogni grazia adorno
il

Per colmarmi di doglia, e di defire.


quella ogn'hor con la memoria torno,

E per

mi confumo parte, parte


Cos mancando v di giorno in giorno.'
Ma tu chi fe',che'n s remota parte
lei

Mi conforti

lafciar l'imprefa antica

Ond 'hor non


Rifpofe, io fon

so d'vfcir la via, ne l'arte?

Ragion

del

giudo amica

Sappi,che quanto pi l'huom lerue,e brama


Tanto Fortuna con pi vifeo intrica.

Segui

,.

Segui

Signor,ch' f

l'alto

ti

.,

chiama"

meflaggiera, e v moftrarti

Sondi

lui

Come

s'acquifta honor,

come Dio s'ama

Villo, che pur voleui confumarti

Dietro a fpietata,e fragile bellezza

Mi mofsi,e uengo ibi perconiblarti


Vuoi feguirchi ti fugge,echi ti fprezza?
Ali ben m'autieggio, che f' fatto,comc
Semplicetta farfalla al lume auezza
Hor prima,che tu cangi e volto,e chiome
Segui ti prego il mio fano coniglio,
Sgombra da te quefte dannofe fome.
.

Soggiunfi,amica

al

tuo parer m'appiglio

Voglio fuggir la difpietata luce


Ch'Amor rnofrommi lotto quel bel ciglio

Vn

raggio di falute in

me riluce,

mi conceda chi die lume al Sole,


Ch'io fegua la mia tda,e cara Duce.
Tal forza hebbero m me Taire parole
D'eiTa Ragione,che 'mpugnai lo feudo
Contr'al deso,che fpeflb il fuo mal vuole
Hor da te fuggo Arciero alato,e nudo,
Ed ho contro di te s graue (degno,
Ch'animo al Mondo non fu mai s crudo.
Mentre fcruendo vifsi nel tuo Regno
S

al pianto mio torcerti gli occhi


tuo richiamar venir non degno

Spietato

Hor al

Indarno tendi

l'arco, a

voto {cocchi

SONETTO CLXiV.
POfcia,ch'io non fon pi d'Amor feguace,
Speme non pi,non

Non piacer tallo

N fuoi

il

m'ingombra
l'alma adombra,

pi timor

uero

dardi pi curo, l'empia face

Hor

Hor non mi turba pii fogno

..

fallace

.,

Vero mi fembrail vero, ed ombra i'ombra


In tutto fon' nomai dfafFalinQ fgombra
Ed ho co' miei pender tranquilla pace

Non

reggo

Son

di

l'altrui voglia

il

voler mio,

me Donna,e non mi turba vn uolto

Seuero, mi rallegra un riib,vn detto.

Angofciofo martr,folle deso


Ira,pianto, turor, tema,(ofpetto

Non fan pi guerra al cor libero,

e fciolto

SO NETTO CLXV.
che s'armi Madonna uoftri danni
PRa,
L'auaro Tempo,ch'ogni cofa
atterra,

quel bel uolto quafi arida terra

Fenda crudel col uomero de gli anni


mouadi que' lunghi affanni,

Piet vi

Che fanno al corsi difperata guerra

Palma,che per uoi s'afflige, ed erra


Spieghi per l'aere d'alta gioia i uanni
Cruda a uoi (teda, io ben conofco,e fenta,

Che

bel fembiante , c'h nel petto impreco


Perde la fua belt nel mio tormento.
Amate dunque,e '1 ben,che u' daprefTo
'1

Pigliate anzi, eh'

Ch'altro

i'

fa di uita

SONETTO

per uoi
BEnche
Habbia
Vifsi;

iReffo.

CLXVI.

mille fuenture, e mille

inuano fofferte; io pur contento


enei colmo del maggior tormento

Trafsi del uiucr

Goda de

fpento;

amor non mantien,ch'Amor

mio

l'hore tranquille

l'ardentifsime fauilte,

Ne mai proruppi in

doiorofo accento :

Incauto

. .

r^4
Incauto
Sparfi.

Amante ad arder

dolce da

gli

folo intento

occhi amare

ftille

Ne

cruda os giamai chiamami il core;


Poich'alari non hauea quel,ch' i' pi bramo.

Hor del voftro fallir piange, e s'adira.


Ad altrui fendo pia cruda vi chiamo
E pien d'ingiufta doglia,e di giufl'ira
;

Cangio

in difprezzo

difprezzato amore.

il

& Reuerendifs. Sig.

All'Illuftrifs.

CARDINAL S GIORGIO
CINTHIO ALDOBRANDIN1.

SONETTO
En
Che

CLXVII.

a guifa di Sol fiammeggi , e iplendi;


s'ei la

terra

tu le foiche

Purghile rirehiari

s'ei

menti

co' raggi ardenti

Ne della fior tu di virt n'accendi


Tu fregiate d'horror l'anime rendi
,

S'ei di

lume

le ftelle,e gli

elementi';

auuiua,emantien tutti i viuenti,


Tu al giouar folo, &: al bear intendi.
Cos qual Sole in Vaticano vn giorno
Rifplenderai nel pi fublime feggio
S'egli

Di

corone onufto.
Poi lafciato del Mondo il giro angufto
Cinthio fecondo Sole in Ciel ti veggio
Vie pi che'l primo di bei raggi adorno.
gloria pi

che

di

SONETTO
Mille

flrali

CLXVIII.

d'Amor

Colpa de

gli

nel petto

affifsi

occhi cuoi crudo portai i

Lagrime

,, . .

*?S
Lagrime

di

dolor per t vcrfai

mia pena ferirsi


Per te- languendo in fiera morte io vifsi
E merc inuano al feruir mio (perai
Per ce (cimmeria al fin (laflfa) reftai
E'n rapid'onda

Ne

penofi

la

d'Amor profondi Abifsi


e fai leale amante

Ma f tropp'arf

Ben hor cangio pentita e voglia e (lile


del mio vaneggiar meco mi fdegno.
Ah pi non (a, che dei mio duol ti vante
Vegg'hor mio fallo e so che al cor gentile
,

Semita difprezzata

giogo indegno

In morte del Sg. Torquato Tajf

SONETTO
Or qual

CLXIX.

odo lamento?
ognun
Ond'c, che rugiadofo
il ciglio
Danna di Morte il difpietato artiglio,
C'haue d'Apollo il maggior lume fpento
graue per

l'aria

La

noftra gloria, il gran Torquato io lento


Gridar miferi morto; morto il figlio

De l'alte Mufe, onde l'amaro eflglio


Ogni

noftro piacer volge in tormento

Chi la mente v'accieca egri mortali


Morir pu quei, che col fuo diuo ingegno

Refe a l'Eternit mill'altri eguali ?


Saggio il Tasso afpirando al fanto Regno
Spieg celerte Cigno altero l'ali
Lafciandoil

Mondo

di fualuce

indegno.

Ni

Al

$6

AL SIC IACOPO CA LDERONE


G O V D A N O
Ingegner dell'efferato in

Italia per

S.M.CatoI.

e Pittor Eccellenti fsimo.

SONETTO

DE'

Cotanto me
(

Qual

CI XX.

tuoi viui color l'opera altera

fi

merauiglia

buon Fabro veggio


che non ben m'auueggio

imi
)

i'

di noi de chiamarfi fnta, vera

Hor tua merc

la

Parca iniqua, e

fiera

Vinco,non pur col fuo poter guerreggio.


Se due uoltehuom non muor null'altrochieggio,
Ch' T non pauento horror d'ultima fera
S potetti d'Apollo tifando l'arte

Pinger

la

tua virt con

le

mie rime

Vincend'io Saffo, (e tu vinci Apelle

Ch'alhor pennelli, e ver(,etcle, e carte


Spiegando per lo Ciel volofublime
D'eterna inuidia infiammerian le ftelle

C A N

AMor
Che

Z.
empio Tiranno
'n

I.

tanto affanno m'hai tenuta auuoka.

Da la Ragion

guerriera

Dopo lungo contratto in fuga

fpinto

Al fin lei ftato, e vinto


Son da lacci diiciolca
Che mi tr affer vn tempo prigioniera
La'ngiufta mano,e fiera
Di te non regge di mia vita il freno.
L'amaro tuo ueleno ,
Ond'hebbi cor' infetto
.

'1

Sgombro

, ,

,,

,.,

,,

, ,

Sgombro ho dal petto. hot' in altr'alma tenta


Noui trofei; che 'n me tua fiamma fpenu
Monarca di martri
.

Che de' fofpirf altrui Tempre


E ridi l'altrui pianto

ti

pafci

E tal fai guerra a l'agitato


Che ne l'afpro dolore
Mai refpirar no'I lafci

core

Pur hor mal grado tuo gioifco, e canto


E pur mi pregio , e vanto
De ia mia dolce libert gradita
Quella mortai ferita
Cagion d'ogni mio male

Che

mi facefti
cicatrice homai vedrefti

col tuo ilrale aurato

Cangiata

Cam in

in

pieno d'horrori

Maftro d'errori, padre

Nemico

di

bugia

di pietate
,"

Soia cagion d'ogni tormento noftro

Di

natura empio Moftro

Spietata frenefia,

Tempio di

fallita

di crudeltate

Ricetto d'empietate,

Mar procellofo
Mi (ero Amante

ch'entro fragil barca

varca,

Mentitor inhumano
Fanciullo infano d'ogni mal radice

Furor,che rendi l'huom fempre infelice.

Chi comincia

feguirti

Gli egri fuoi fpirti in cruda guerra mette,

Perde fua hbertade


In chiufo laberinto

il

cor' intrica

ah

Tjft

Ad

inutil Fatica

11 collo

Ne

gli

fottomette

ampi hbii

di miferia cade;

Ter mendace belcade

ingulci> a

lamenci apre la ftrada;

Niente pia gli aggrada


Se (IcTo in bando pone,

Odia ragione,

e (tolto

Cotanto l'alma

il

al ilio

ben difprezza

contrario auezza

Nel feguirti imparai

A tragger guai dolente,anzi morire.


Per monti, felue,e piagge
Andai mifera me fempre piangendo ;

L'orme di lui feguendo,


Che gi mi f languire
E nudrendo nel cor voglie non fagge
;

De

le

Fere feluagge

Diuenni (ahi crudo Amor)


ATapcrta campagna
Errai la notte

e*l

giorno

fida

compagna.

Ogni mio fcorno,e doglia

fall

io

diffi,

E'n mille piante la mia pena fcrifsi

Cos fper ai dolente


Spegner l'ardente fiamma,indi fottrarmi
A morte in fmil guifa ;
Ne fu per ci,ch'io refpirafsi vn quanco j

Che non ti vidi franco


Giamai dal faettarmi ;
Anzi da l'alma mia fempre

diuifa

Fui fchcrmta , e derifa i


Il mal hebbi fccuro, il ben* incerto >
E di mia pena il merto
Spie-

,
.

>S9
Spietato Arder fu folo

Tormento,e duoIo,e

morte-, e, ch'altro puoi

Donar fabro d'in(dte


Il

'

ferui tuoi

premio, c'huom riceue


Dela fu grcue doglia nel tuo

>

Regno

Regno folo d'inganni


E di faper, chela Tua pura fede

Non habbia mai mercede.


Sotto

al

tuo giogo indegno

Traggono inutilmente! mescgli anni


In cos graui affanni

Che 'mpofsibil far,ch'io gli


L'huom va di riuain riua
Acculando le (Ielle
Empiere rubclle; e 'ntanto
Se ne^portan per

l'aere

defcriua

Tordi venti

medi accenti

Amor chiunque difTe,


Chiunque

fcriile,che del

grembo vfcifti

De la confufa mole
Fu faggio

in tutto, e dille a

pieno

il

vero

Pofcia , che nel tuo 'mpero

Pender

confuf,etrifti

Reggon

l'amante, ond'ei s'afHige,e duole

Altro ne le tue Scole

Che vna

confufion d'amare doglie

Non s'impara, raccoglie


Neleconfufepene
Confufa uieneogn'alma-, e doue

fei

Empiamente confondi Huomini, e Dei l


Taci Canzon, clVognVn per f conofee
Ch' gli affanni , le angofee
Ad ogni eirema forte

Anzi

2 0'0
Anzi morte f ti' corre Iagrimando
Chiunque viue morrai cofa amando

Qui feguono

alcuni fonecti

con

DEL

da

fcritti

le rifpoftc della

diucrf all'Autrice,

medcfma

GABRIELLO CH1ABRERA.
SONETTO CLXXL

SIG.

NEI

giorno, che fublime in baili manti


Ifabella imitaua alto furore

con angelici fembianti


Hebbe del fenno altrui gloria maggiore ;
Alhor faggia tra'l fuon, faggia tra canti
Non molTe pie, che non fcorgefle Amore
Ne voce apr,che non creafTe amanti
(
ftolta

Ne rifo f,che non beafle vn core


Chi

fu quel giorno rimirar felice

Di tutt'altro qua gi ceffe il deso,


Che fia vita per fempre hebbe ferena.

O di Scena dolciifim a Sirena,


O de' Teatri Italici Fenice

O tra Coturni infuperabil Clio,

SONETTO

LA Me

tua gran

CLXXII.

Mufa hor che non pu? quand'ella

ftolta fa

de l'altrui fenno altera

Vittricej ond'jch'cgni pi dotta ichiera

Furor infano alto fauer appella


Quefte mie fpoglie, il cantoja favella,
Il rifo,c'l moto fp'an grazie; e vera
Fatta ( pur ilio, merc ) d'Amor guerriera

Aucnto

mille

cor faci, e quadrella.

Ma

20

M\ s'ella tanto con Io ftile adorno


Ha rorza;

me col (ho

valor accenda
Foco; onde gloria ne sfamili intorno
Per lei mio carme nobil fama afeenda
in

CHiABRERAilluftre

ed auuerr,che vn giorno
anch'io ti renda .

Degno cambio di rime

DEL

VINCENZO

SIG.

SONETTO

Gi

non

pofs'io

Sorfrir

de

PITTI.

CLXXIII.

da lunge

il

bell'afpetto

la bellifsima Ii'abella

Ne le parole dolci,e

getti, ond'ella

D'amor auampa mille, e mille il petto


Gentil mio Fabio, horcome dur~ e afpetto
Regger daprdlb mai vifta s beila
-,

Come daprefTo vdr quella fauella


Far dono a me d'alcun leggiadro detto
Cert'io non prender cotanto ardire
Se gi tua cortefia non violenta
Gli occhile le orecchie mie, ne vuol, ch'i'arda
Ah che dich'io ? anzi pur vu uenire
Per tanto honor. le da me ben fi guarda
Ben giufto, che d'arder io confenta
XjfpoFa

SONETTO
E pur

CLXXIV.

e ver,che sfauillando fuori

Elcan de gli occhi miei fiamme cocenti?


E, ch'io da lunge folgorando auenti
Sguardi amoroi ,ond'ardo, e ftruggo i cori

Gi

oz
Gi non

dei tu di vie pi graui ardori

Temer cos; che

Me di

Onde l'aure
Ne*

di bear

non temi

tua villa, e de' foui accenti,


addolcila,

Mondo

e'1

honor.

giorni eftiui tra notturni erranti

Splende vaga Lampi ri

Ralfembra e

>,

foco fteiTo

nulla (calda; e tal fon'io

Ma f per me loncano arde


Hor non

e'1

priuilegio

L'arder da lunge

de

il

deso

Amanti

gli

e l'agghiacciar dapreflb

DEL SIC GHERARDO BORGO G NI


l'Errante

A
E

Accademico Inquieto

SONETTO
Pollo, quella

Ammiri,
Italia,

il

&:

CLXXV.

haue per teatro , e fcena


e d'eloquenza piena

de' iocchi, e coturni lluftre

Hor con
Teco

Milano.

cui valor cotanto

Mondo;

'1

di

vanto

l'eburneo plettro , ed hor col canto


s'agguaglia

e qual del Ciel Sirena

Mone gli accenti

con s dolce vena


Ch'altri col carme non poggi mai tanto
Siale tu dunque degno Padre, ed ella

A te

fi

Siri

dalto grido vn'immortal teforo

a figlia; e quelle carte, e

Vada co' lulri

le fia

De

Dafne

il

chiome

fempre verde alloro


Xjfpofa

SONETTO
SE

nome

par l'alma Kabella

fregio l'honorate

la tua

'1

CLXXVI.

t,che qui tra noi fplendi cotanto


Spieghi

vii de'

raggi tuoi su quella fcena

Alhor

..

20$
,"

Alhor far

di s

gran luce piena


."

Ch'oLCiirer d'ogn'altra

il

pregio,

vanto

c'1

merce) tale d mio canto ,


Ch'altri mi creder del Ciel Sirena ;
N Rofignol , n Rio d'alpeftre vena

Ben

far (cua

Al canto ,

al

mormorio

fu grato canto

Dirafsi poi, quei le die lume, ed ella

Innalz per virt tant'alto il nome,


C'hora difpregia ogni mortai teforo
Cos ad onta di Morte andr Ifabella
Al Ciel poggiando e le neglette chiome
Hauran fors' anco vii Palma, ed Alloro
;

DEL SIC IACOPO CASTELVETRO


SONETTO CLXXV.
Mlll'altre s, c'hebber nel feno accolte
Quelle doti qua gi, che fon pi care ;
Ne* marmi, e ne' colori illuftri , e chiare

Viuono ancor dal lor mortai difciolte

Ma tu, che fai, che al trappaflar di molte


Stagion

Vita

al

tal

pregio cade, opri per dare

tuo nome; e fon

l'arti s

rare

C'hai ne l'alma formarti ogn'hor riuoke j


Che so ben io , che l'intrido potere

Di lui, che fempre cangia,

e fempre atterra
Quant' crcato,muan fua forza adopra
Giulie per; che f dei vita hauere
Che non manchi giamai; tu fola in terra
Puoi dd Tempo cangiar la forza , e l'opra k.

Ri-

, .

2^4

Rt/poSl

SONETTO

CLXXVIII.
in gentil lucido Vetro accolte

MiroFiammeggiar
Per cui tra

le

le virt

che fon pi care

memorie altere

e chiare

Stan l'opre noftre da l'oblo difciolte


Volga l'Inuidia pur, volga le molte
al tuo faper; che dare
pu non pu Je rare
morte
non
A te
Cofe adombrar, che fon' al ben riuoke

Cerarle infette

-,

quel Veglio crudel, ch'alto potere

ria (opra ogni mortai

gi

non

atterra

che 'ncontr' lui s'adopra


D'ogn'altro forf ei pu vittoria haucre
Di t non gi, che gloriofo in terra
Il

tuo valor

r*

Viui

e fprezzi di

lui l'orgoglio,

Del molto

GIO.

e l'opra

Illudi. Sg.

TOMASO GALLARAT

SONETTO

CLXXVlIII.

Comica
veggio
per
FAtto
Di ftudio, e di fauer famofo loco
illuftre

Qiielc, oue gi parsa,

che

'1

rifo, e'J

Soli haueiler l'Impero, e'1 proprio leggio

Qja

come

gioco

in dotta (cola attento Cencio

Fra milPaltri

al

tuo

dir, ch'

l'alma foco

E 'nuer,fe tante cofe in cos poco


Tempo s ben n'infegni, io che pi chieggio >

Come

fi

volga

il

Ogni Pianeta

Gel, come
a

la

s'aggiri

fua sfera intorno

virtute a le piante

l'herbe infpiri

Come

Come n'apporto
Per

Che

fi

il

Sole,c notte, e giorno

chiaro auuien,c'hoe<?i

n'h

Roma,ed Arene
I\fpoTla

CLXXX.

fbtcrar la

mente graue

grani

l'alma Oo,chi pi di te rifplende,

(tildi,

il

tuo pender intende

O qual e pi di t nel
Se d'amor canti hai d'ogni cor
E'1

marmo intcnerifcc,e'l

Lo

ftil,che (our' ogn'altro

E de

min,

SONETTO

QValhora per

(i

nuidja, e (corno.

dir (balie?

la

chiaue

gielo incende

il volo (tende
l'umido oblo tema non haue.

S'alcuno poi di tue gran lodi honori

Fuor del fepolcro il traggi e fra pi degni


Del tempo ingiuriofo colpi (chiua
Se premio al ben,(e dai pena gli errori,
Il viuer,e'l morir giudo n'iniegni
Hor chi per fama a tanto pregio arriua?
;

Del molto

Uluftre Sis.

CONTE RIDOLFO CAMPEGGI.


SONETTO CLXXXI.
E

la

vera belti,che l'alma vette

Di

gloriofa gioia, alto fplendore

Donna in
Ferite

voi luce

s-,

che

vn feno e quell'amor celefte

Ma s'ancora
Senfbili

il

d'amore

deso ipazia tra quefte

vaghezze; amante

Gode vn bel
Che 'ncende

il

core

vn foue ardore,
fon le fiamme honefte.

volto,anzi
fi,

ma

Doppia

. .

20&
Doppia bellezza dunque

in voi riluce

L'vna del vero bel lo fpirto accende


L'altra de gli occhi vn riuerico oggetto

veder contento rende


Ma quella d'altro ardore accefo il petto
Quau" fcala del Cielo al Gel conduce .

Qiiefta folo

il

SONETTO

CLXXXIL

Campi, che Virtute infiora


perpetua
e vaga Primauera
D'vna
Prend'io quel bello, onde rifplendo altera
Qual ne' prati del Ciel candida Aurora

NE'

tuoi bei

Cos per

de

la vii

turba fuora

A vero honor me n'vado, a gloria vera


Cos de' faggi
In

la felice fchiera

me del tuo valor le doti honora

Alma ben
Se',

nata, ch'oziofa tanto

quanto quei de

O di qua! Sol qual


Tu di mia mente

la cui

mano

vfcifti

raggio in t riluce

chiufi

lumi

aprirti

Onde

vid'io, che'l

Quat

fcala del Cielo al Ciel

tuo celefte canto

conduce

Dell' IUuftreSig.

HERCOLE TASSO.
SONETTO
>

CLXXXHI.

quant'io offerito voi tanto fois'io

Donna da voi

gradito, ahi quale ftato

Sarebbe, quanto vn tale fortunato

E qual

pi del

mio pago vnqu deso

Ma

, ,

, . ,,

207

Ma f ci non fi deue al merco mio


Perche 'ntefo da me ? perche fperaro
perche a me non fia da voi negato
Se fora il confcntir ingiurio, e rio ?
Poi f m' ranco caro don contefo

Che rar deur?


L'honor

cefTar forf d'amarui

forie ritrarre voi

Non Ifabella n

dcuuto

perch'anco in darui

Riuerente, ed humil cale tributo

Alco ben proua huomo di voi accefo


Xjfpcfia

SONETTO
fieri

CLXXXIIII.

Serpi Hercole inuitto eftinfe,

SE Hercole
i

tu.

con

valorofi gefti

Gli empi d'inuidia ra Serpi vccidefti,

uinto

il

Tempo hai tu,s'ei Cacco

S'egli cocanci

Moftri a morce

uinfe

->

fpinfe

Tu uincefti gli affecci al cor molefti


Tu da la Fama illuftre manto hauefti
S'ei del Leon Nemo la ( poglia cinfe
;

S'egli

termine pofe a l'Oceano >

tu

'1

ponefti la uirtutes incanco

Ch'alcri facica di loncan l'accenna.

cerco l'ima e l'altra mano


Che quanto l'una alzo la claua, tanto

Ben degna

L'altra a gloria immortai port la penna

Sonetti

..

, ,

20S
Sonetti Spirituali,

SONETTO CLXXXV.
per quelli faluar, eh errar ucdefti
Se per campargli da l'eterna morte
Senza partir da la celefte Corte
Signor per tua piet fra noi fcendefti i
Quel iangue preziofo,che fpargefti

SE

Tragga me da le vie fallacie torte


E mi richiami a pi felice forte ,
Anzi che di mia vita il fin s'appretti
;

E come

da

gli altrui

deuoti preghi

MofIb,chiamafti del fepolcro fuori

O gran Figlio di Dio Lazaro efinto


Cos

la

tua pietade hoggi

Di chiamar

lo

non nieghi

mio cor per morte vinto

Da la Tomba infelice de gli errori

SON'ETTO

HOrNe

che
'1

ftrale

CLXXXVI.

d'Amor

pi

fuo velen di dolce

Scorre per

l'olla;

La ma fiamma internai

non m'offende;
amaro infetto

e per terreno oggetto

pi

non m'incende

Q^uel Sol,ch'eterno tra beati fplende

M'allumi; e dolce mi
S,ch'arda

Che da'

fol'

in

riscaldi

il

me quel puro

petto

diretto

raggi puritsimi discende

Deh f priego
Opra

mortai tant'alto ardua


dolce Signorine l'alma mia

Seguendo
Purghi

'1

il

tuo d'ogn'altro

Tuo error tua

Onde fatta ferena


Pur tua pietade

fiamma

amor

fi

a fchfua

e fanta, e pia

in te fol viua.

gli altrui falli oblia.

SON.

, ,

SONETTO

. .. .

CLXXXVII.

Amor anco
NEmico
deh
Ah non

a miei danni forgi

fia

Signor

Al porto

ver

20 y

per piet mi pretta

da s ra tempefta
homai mi feorgi

alca, e

di fallite

mio poter t'accorgi


non potr quel, che m'appretta

So, che del frale

Che fchiuar
Danno Fortuna al ben

oprar moietta,

me non

Se benigno tua dettra

Con

le

lagrime accufo

feguir

Il

Mondo, ancor

vorrei,

ti

il

ma lufngando
fa, ch'io

S contrario l'effetto al

Periico (ohim

Se

'1

porgi

mio

fallir

mi volga

mio deso

."

indietro

terreno ardor mirando

bramato foccorfo

io

SONETTO

non impetro

CLXXXVIIL

COme

fpero trouar ripari fchermi


Contra l'ardente, ed ottinata voglia,

Che
Mentr'

'n

me

raddoppia l'angofciofa doglia


dei mio mal dolermi

non ofo

io

Deh fana tu quefti

miei fenfi infermi

Signor; e de' penfer frali

pria, eh'

i'

mi fpoglia

terrena fpoglia

lafci la

Scaccia dal cor quefti amorofi vermi

Io qual folle Narcifo vn fogno,vn'ombra

Piangendo feeuo, e fon vicina morte


S'al

venir troppo

Deh cangia
Ogni

il

in lieta la

affetto

tuo foccorfo tarda.

mia

mortai da

E l'aLna per t nata

trifta forte;

me difgombra,

in te fol' arda.

SOR

..

,,. ,

Ito

SONETTO
Ncor ,

ch'aler

Che

non

CLXXXIX.'
fia

quefta mia vita

mafia di fango atra, ed impura


In quefta Valle di miferie ofeura
vii

A tanti etrori , a tante colpe vnita


Io pur Signor fon del tuo grembo vfeta
Son pur fignor de le tue man fattura ;
;

me prendi cura
ben' oprar pietofa aita

Scorgimi dunque, e

E dammi

al

Quell'et, ch'affai

Che

di

pu

d'infani penier

ma vede poco

mai Tempre abonda

O Monarca dd del perdon m'impetri


S'accenda l'alma del tuo fanto foco ,
di quefti occhi miei la tepid'onda

L'oihnaca del cor durezza

petri

SOLETTO

T le

CXC.

ardenti mie preghiere inuo

A t Padre del Gelo humil ne vegno.


Deh non

hauer queI,ch'io ti facro fdegno.

Ma pon mente l'interno alto deso

t facro l'affetto del cor

mio

ancor del mio mal colto ingegno


So che picciolo '1 don, so, ch'egli 'ndegno*
i

Di

frutti

vero Menarca, e vero

Dio

Ma f tu non ricufi fommo bene


D'accorlo nel tuo fen di grazia pieno

Degno

farallo

Pianta cos

il

tuofauor diuino

trafportata viene

Da Monte alpeftre

ad vn Giardino
Nobil frutto produce, e pellegrino

ameno

SO-

ZI

SONETTO

VOi

, .

CXCI.

cui l'ardor d'amor,I'ardor

Mouono cruda, e perigliofa

Mentre le forze Tue uaga

de

gli

anni

guerra

diiTerra

Frale belt con micidiali inganni,

Torcete

il

da

pie

Colpa di

gli oftinati

affanni

cui l'alma s'afHige,ed erra

E pria fiate

nud'ombra, e poca terra


Volgete i lumi quegli eterni fcanni
Del uoftro breue giorno ah non uogliate
L'hore pi belle confumar nel pianto,

Che vano empio defir dai

Come
"

fcn u'elice.

v'inganna quefto fenfo tanto,

Che l'eterna fuggite, alma


Chi fprezza

il

bcltate

SONETTO

Hi Alma,

Mentre

Mondo al Mondo fol felice

CXCIL

ahi di te ftetfa

nomai t'increfca

Se fotti fol per l'alte Sfere eletta


A che folle del Mondo agogni l'efca
Toccata

viuer

il

mio s'affretta?

In terra quanto i defir noftri inuefca


Quafi mortai veleno i fenfi infetta
Confenti dunque, che l'et men frefca

Almen doni
Di

al

Christo
Formin

gli

Signor,che pio n'afpetta


flo

Habbia'l petto; ne

Sgombra de'

il

gloriofo

accenti miei

falli

'1

ned

nome
altro

core

core altro deso.

tuoi le antiche

fome

Laui fordido limo acqua d'oblo


Ne fenfo altro fia n me,ehe di dolore.
a

Qua!

,,

..

2IZ

MADR.

CXXV.

Val candida Colomba


Il Tuo pennuto manco
Terge licta,e vagheggia

poi feftofa al

Gel diipiega

vanni.

Tal io viflhra in pianto


Colpa d'Amor molc'anni
Gi tratto '1 pie da la Tua 'ngiufta Reggia
In quello Fonte fanto

Di pentimento purgo

lieta al

il

fallir

mio,

Ciel le mie fperanze inuo.

SONETTO

CXCIII.

FVggite homai cure noiofe, e frali,


Sgombrate dal mio cor Mufe amorofe
E fpegneteui pur fiamme dannofe,
Vadan lunge

A pi

penfier follie mortali

bel uolo hogg' io difpiego

l'ali,

degne veggo,pj graziofe


Mufe,ch' me tur gi gran tempo
pi

E che

afeofe,

feguaci lor fanno immortali

Duce e Dio folo


Parnafo

'1

quelle fante Diue

G'eIo,e'l

E Tonda grata

Fonte d'Elicona

di Tua dolce aita

D'alloro in vece in quefte facre riue

Di

ftellc altri

rfceue aurea corona,

Onde rifplende

ne

l'eterna vita

SONETTO

CXCIV.

mio trillo core


fiamme cocenti ,
Ardito {caccia homai cure, e tormenti
Onde t'afflige il tuo nemico Amore

Gombra,fgombra da

Le 'ndegnitfme

tue

Sfamila

Sfa m'Ha

Di

Anima mia

chi

form

,, .

del puro ardore

le ftele %

e gli elementi

Por^i le orecchie (noi dinini accenti

Lana del tuo fallir


Tremerai

(e

l'antico errore

penti in Cicl pietade

ti

Che graui s le colpe tue non fono


Che ni maggior non ila l'alta clemenza
S di Ninine gi l'empia cittade

Venuta

Hcbbe

del Tuo fallo penitenza


del Tuo

fallir

grato perdono

SONETTO

uiffi

CXCV\

un tempo (ond' hor meco mifdegno)

IO Tiranneggiata da mortai

de/ro

E fo (ferii infelice il giogo indegno


Di ftrano, e di grauiflmo martro
j

E s
Che proprio crror non udij aperto hor miro
D'Amor tiranno micidial difegno
E di Fortuna fempre inftab;l giro
fili

priua deputato ingegno


'1

il

>

il

Hor che

la

Dio merc) purueggio fuora

Quell'alma de

l'antico, e cieco errore

Veggio anco

fofeo de' gran

Tal nulla uede

Di nebbia

il

il

falli

(uoi

>

Peregrin qualhora

cinto; e

'1

tutto feorge poi

Ch'ei laida dietro

il

tenebrofo horrore

SONETTO

CXCVI.

che 'ncende,e ftrugge


SGombrate
Egri mortali; (ahi) quella empia,e mendace
Belt, che tanto ui diletta, e piace
Qual ombra infauftaegni buon feme adhugge.
Il fangue Amor qual ferpe infetta, e fugge
quel defr

Perfido turbator di noftra pace.

Dunque

zi4'
Dunque

chi feguira

Nume fallace

Se quegli faggio fol,che

l'odia, e

fugge?

Del retro Abiflb de mondani errori


Ahi declive folo al voftro danno intenf
Ragion guerriera homai traggaui fuori.
Scacci lume del Ciel quei fofchi horrori
i

In cui

la tirannia di quefti (enfi

V'induce confumar l'hore migliori

& alcune

Seguono alcuni verfifunerali,


Egloghe Bofcbereccie.

In

MORTE

IN

DI

,,..

DAMONE.

Hi

viuer pu fotto l'immenfo pefo


Del graue duol de la tua morte acerba
Securo pu del Mauritano Atlante

Lo'ncarco foftener

Forman

di tante ftelle

quefti occhi

vn pelago

di pianto

che pi veder non ponno


Lupi,honor de' bofchi
Deh s mi fofTe il bel Caftalio amico,
Ch'io poterli ne' cronchi,e ne le foglie

Penfando (ohim

Damon
Con le

terror de'

Tue lodi

miei martri atroci

Andar legnando in quefta parte,e'n quella;


Forfe,che non faria s alpeftre core
Che non donarle a' miei dolenti verf
Vna pietofa lagrimetta, almeno
Vn fofpir breue,od vn'amico a Dio
Ma f non lece a me volger la penna

A tanta

gloriajvoi pudiche Suore

Habitatrici de lenobiPonde

Del f amofo Hippocrene Febo grato ;


Voi fole per li {affi,e per li tronchi

Damon, ch' s gran nome


tuoni,elampi,e folgori,e temperie
Lunge ftaranno Diue hoggi non niega

Incidete

Il

Cielo a voi degna materia,ed

Date

principio al lagrimofo

alta.

carme

E mentre al voftro dir Echo infelice


Ripiglier Damone,onde Damone
Rifuoner

la Vallejio col mio pianto


Bagner quell'amata,e geltd'vrna
Che'l cener freddo afeonde,s che i marmi

Intc-

2lS
Inteneriti,e per pietaue aperti

Non
E

mi faran de

forf

il

la

Tua vifta auari

Gel. mollo per tante, e tante

Penefar,che lagrimando io fpenga


Quelle fiamme cheipiran lefredd'ofia
,

Accendendo d'amor gli Arem* marmi.


Ahi pur e ver,che non ratta corre
Ci

A gran fofflar de' piti rabbio(

venti

Mar concauo

Pino

Nubc,n per

lo

A piene vele s ueloce fugge

Ne con preftezza tale impetuoso


Torrente vnqu fparom giamai Serpe
Strifci rutto cos tra l'herbe,e

Come

tolto fparifti

Almen

come

crefee

Crefceflfc

ancor

di quefte luci

buon

Damone

duolo interno

jl

il

Ma(lafla) ch'io tant'h verfato

Che

fiori

pianto

lui more,

(angue con lo fpirto infermo


riman per gli occhi fuore.
Ecco s'apre la Terra,e fi riueite
folo

il

Da veriar mi

Di fior,d'herbe,e di frondi.ecco la Vite


Impor fu e leggi il Villanello induftre
j

Eccolo d'aurea mede alhor, che vibra

Ne

la

calda ftagion fuo' raggi

il

Sole

Lieto raccoglitor col ferro adunco

Onde le tante fuc fatiche acqueta.


Ecco la Vite del fuo parto grane
Gi fatta, ond'egli l'Afinellocarca

mentre il dolce,e nutritiuo fucco


Preme da l'vue, il rubicondo Bacco,
L'ebbro Sileno, Semicapri Numi >
i

Siluani lafciui allegri

Hanno
Ridendo

Ridendo intorno a'


Che'l

Ed

fortunati uafi

tengono in fcno;
neui, e da le brine

(blie liquor

ecco da

Giuinto

Da'

il

le

Sole

onde'l Bifolco riede

uenti fpinto

fuo Tugurio hufnile.

al

Quiui fecuro pofa ardendo

il

bofco

Onde ne tempra uerno. Cos uanno


Ne le forze del Tempo ad una ad una
Le fjgaci Magioni & io dolente
il

miei noioli affanni nel fuo grembo


Giamai non pofo. dunque afflitta, e mefla
Sar non meno alhor, che Filomena
Torna piangendo, e le Campagne e Prati
Ridon; ma quando ancor le Valli all'orda
La noiofa Cicala e quando rami
Pendono carchi a terra e quando fianco
II uigile Arator depon l'aratro
I

O
E

Damon prendi in grado


prega

Di

il

Gel, che mentre

miferie uiur

miei fofpiri,

in quella Valle

l'amaro pianto

Non m'abbandoni,

acci che

s'io

non

poflb

D'altro honorarti, almen t'honori (ahilafla)


Diftillando per

gli

occhi

il

cor dolente

HIELLE PIANGE LA MADRE."


lume le fpelonche
S'eran gli Augei notturni

FVggendo

il

tratti

gi fuegliata vfca la Rondinella

A' bei raggi diurni

Quando pi ch'altra bella


Hielle ibrgendo,lauermiglia Aurora

Vide,che

uiolette, e rofe

e gigli

Da

2 1$

Da la Tua chioma inannellata,e bionda,"


E da

l'eburneo feno

Spargca del Gel ne le contrade eterne;


E col pie vago d'animata neue
Di fior premendo l'ingemmato molo
Seguit fin che giunfe
L doue fcatura da vn viuo fallo
Liquefatto vn bel vetro,che f

n'

gi

Con lento, e queto paflb


L'herbe irrigandogli fi pofe , "ed ini
Penfofa al volto f colonna,e letto
Del braccio,e de la mano; e fiso i lumi

A terra,

intanto

il

Sole

Cominci di f fteiTo a far corona


De' vicin Monti l'cleuate cime
Del Gange vfeito. ella dolente feofifa
Quafi da Conno lu riuolta
Leggiadro almo Pianeta

Tu forgi

dille

a rafeiugar le molli brine

Che da gli numidi vanni de la


Son cadutem mai de
Perci rasciughi

il

gli

notte

occhi miei

pianto.

mai lieti
Al
Sorgono fiori proua: io (lafla) mai
Dal graue incarco de gli affanni miei
Erger non pollo il core
tuo vago apparir pi che
i

Spiegano

al

tuo venir dolci carole

1 garruli Augelletti

Io dolente non

O Sole

al

meno

tuo venir, che

al

tuo partire

Viuo in amaro pianto


Ma voi deh per pietade
;

Vfcite

.,

21 f
Vicite

mede de gli

herbof fondi

O Ninfe, chabitate
Ed

fonti, e

aggiungete meco

Lagrime

al

pianto

fiumi,

ancor che'nuano

L aitiate

molli herbette

Lafciate

voftro verde: hor pi

il

Di fmeraldo portar gonna


Dipinti Augei, che per

Di ramo

in

ramo

e voi

le

non lice

ridente

Toi'che felue

ialtellando andate

Dite nel voftro canto


La gloria d'Arno , e la fua pompa morta

Morta

la nobil

Donna

Che fu

del viuer

mio fecuro appoggio

"

breu'vrna fotterra

Gran belt, gran

Ma
Ed

virt, gran lode ferra


che dich'io? fua lode intorno feorre
ha iolo per meta i Poli, e '1 Cielo

Dou' hor fi pofa la bell'alma, e lieta


Vagheggia a voglia fua quel che noi tanto
In dubbio pone noi
.

ft

Con gli altri ardenti lumi


E ben c'huom fi confumi

Ne l'intender la forza, e
Al ver per non giunge

fopra

il

Sole

moti loro

Ed ella pien gli intende, e gli fruifee.


Hor noi di s gran perdita dolenti
Poco pomo curiam, poco la fonte
il

Perche la rame l'vn, l'altra la fere


E domi, e vinca, in altra parte il fonno
Sparga pur Tua quiete a noi non cale
Ch'ei dal Mondo ne fciolga, da noi ftefl
Et io, che pi d'ogn' altra afflitta viuo
:

Ben

,.

..
,

120
Ben dritta ragion il cibo, e 'I Tonno
Cara Madre sbandifco
Ogn'hor Morte chiamando
O nemica mia ftella, deftin rio.
S'efTer cruda per me deuelTe , ed empia
L'inneiTorabil l-'arca

Col leuarmi dai viui


Ben ella in ci faria veloce, e prefta
Come fu alhor che t da noi diuife ;
,

Ma perch'ella

conofce

Ch'eflendomi crudel fora pietofa

Perdona

al

viuer

mio

Quando l'alma dolente altro non brama


Che trar gli infaufti giorni
Per Toccalo di morte al fin de gli anni
Deh giunga de' miei d l'vltima notte ,
Notte , eh' a me pi chiara fia del giorno
Felicit de gli infelici Morte
Morte deh prego trammi
L ve fotto fembiante
Di morte vita vera
.

Pommi col ccner freddo de l'amata


Mia Genitrice,pcmmi ou e colei
Che molto Ceppe al mondo e poco viiTe
,

IN

MORTE
And idi

cigni,

DI NISIDA.

che

le verdi riue

Del famofo Meandro dolcemente

Riempietc col canto , pur col pianto


Quant'alcun
dice ) di piet foue
(
Alhor, che fete al morir uoitro apprelTo ;

tu

mai fempre

tuo' pietofi lai

Tra

211
verdi rami Filomena intenta
Ch'ancor de! folle tuo creder ti lagni ;
E tu fpofa fedcl , che '1 tuo Cece
Per le riue del Mare oue '1 perdetti
E cerchi, e chiami e'nuanfofpiri , e piagni

Tra

Deh piet vi fofpinga pianger meco


Meco lagnami ohim mentr' io fofpiro
,

Lagrimando

Da lei
Honor

mio

hor cjic fon lunge


che fu mentre vinca tra noi

del

E bench

'1

(tato;

Mondo,

e d'ogni cor catena

forza vincitrice

il

pianto

Non

habbia incontr' al Fato, chei uiuenti


Immutabile atterra, in parte almeno
Sfoga la doglia, Valli, Selue, Colli

Accompagnate

Non
I tuo'

il fuon de' miei fofpiri


si d a mia priui di luce
bei lumi; fono gli occhi noftri

fon

Perlo tuo dipartir ciechi rimafi.


Noi iamo in loco ou' perpetua notte
Tu uiui in parte ou' continuo giorno j

Doue fotto

a'

tuoi pie l'ofcure nubi

Vedi, e le chiare (Ielle, te felice ,


noi dolenti , che da te lontani
Siam morti ancor c'habbiam di uiui

Tu

godi in Cielo Primaucra eterna

Noi Verno

in terra

Tu uiui fenza uita

il

nome.

habb:am,che mai non parteT


e fenza morte

Moriamo noi. ti quella chiara luce


Del fommo Ben uagheggi, e noi l'horrore
Fofco miriam, che '1 cieco Mondo inuolue.
II tuo bel Sol ne i lidi occidentali

Mai non fi corcai

'1

noftro (ahi fera force

Al

.
,

,.

zi
grembo Theti ;
forge 'ndorar de gli alci Monci

Al tuo

fparir tufroffi in

Ne pi

Le alpeftri cime; anzi l'ofcura notce


Con l'ali ombrofe ogn'hor la terra ammanta.
Gli Olmi, le Querce,i Faggi,i Lauri, e

Piangon lor vaghe fpoglie a


i

rami

lor

cantan

La Nottola infelice,e'l

Mirti

terra fparfe

N
Come folcan. folo v'alberga,
pi su

Augelli

gli

e (tride

metto Gufo.

ne le Tue foci Arno dolente


Tirreno Mar nega l'vfato
Tributo onde affetate fon le riue
Del bel Tofco terren,c'hor metto languc
Cercan le Ninfe i pi deferti alberghi ;
Rifuonan de' Paftor le (irida intorno ;
Cjeme la Terra,ed le piante nega
L'humorc; ed effe negano le frondi
E i frutti i rami lor negano campi
A noi le biade e dan loglio, ed ortica
Stafsi

Ed

al

-,

In quella vece;

fior lafciano l'herbe,

E lafcian l'herbe ignudi


Quante Fere

Di

Prati

la Valle,e'l

Empion' alhor,che da furore

cibo

, il

fonte

si

Colli.

noi,

Monte

gli

campi
Armenti

e la gi cara prole

Dunque f gli Animai di


S'affligon

fpinte

fcorrendo deTEtruria

Lafcian. le Gregge,lafciano
Il

pi fiere ilbofco alberga

fpauenteuol fuon

Vanno

ragion priui

che ragione riabbiamo

Anco ragion pianger debbiam colei


Che mentre f mcdcfma in pace ha polla
Ha noi lafciati in guerra. Alma beata,
Che

22J
Che da reterna man,chc form il

Cielo,

lo dipinfe di s chiare fttlle

Hor hai di tue virt premio condegno


Rafciuga per piet l'humido ciglio
Di

noi,chc'n pianto diftilliamo

il

core.

Alma gentil, che dal profondo Mare


Di tante angofee te n'andafti volo
Per quanto

io

s,che

Il ricrouarti in s

Lungeda le
Prega

il

ti

diletta

>

e gioua

tranquillo porto

mortali atre tempefte

Rettor de l'vn,e

l'altro

Mondo,

Ch'ai noftro irnmenib duo! ponga nomai fine

IN

MORTE

DELL'ISTESSA.

QVando

'1 cri (lato Augel nunzio del


giorno
Detta cantando, e chiama
L' Agricoltor con replicata voce,
Perche ritorni le fatiche vfate ;
Com' di fuo coftume
Ei Ci riuefte; e del fecuro aibergo
Vlccndo, ad vn, ad vn i fidi cani
Per nome chiama,e piglia il curuo aratro,
Perche mugghino ancor gli ftanchi Buoi
Sotto l'antico giogo; onde la Terra

Nuouc ferite nel

fuo fen riceua

Alhor qual Sole d'atra nube cinto


che afflitta,e mefta
Auuolca in negra benda Hielle mia
Vfco fuor di Clio albergo, e gli occhi molli
Dal lungo pianto,in vn foue giro
Dopo un caldo fofpiro
Al Ciel riuolfe, e di color di ro{e

Non so f bella pi

Vide,

214
Vide,che non haua la guancia afperfa
L'Aurora; n di fiori adorno il crine;
tutta di pallor dipinta,e (morta

Ma

Para,ch' tutto Tuo poter

Tra

le

caliginofe nubi

Talch

la bella

celaflfe

vifo.

il

Hielle

Hor quefte cofe,hor quelle


Mirando, mentre pur de gli occhi fuorc
Verfaua humor di doglia

dal feno traha fofpir di foco

Aperfe

La

bei rubini,e'n quefti accenti

lingua

iciolfe.

Come al tuo

O Genitrice amata
fono

dipartir cangiate

Tutte le humane cofe Ecco non riede


Primaucra ridente , ecco i faflofi
Monti d'algente neue il mento,e'l dorfo
.

Hanno coperto, e
Cariche fon

le

di brine

pinofe tefte
;

Si

veggon per li campi;

blo ortiche, e fpine


i

Colli

ameni

Son* anch'efl d'horror tutti ripieni


E gli augelletti foura lecchi rami

Stannoi muti; ecco


Non ritrouando per

le

pecchie

le

piagge apriche

Onde fard di mele

corpi graui

fiori
,

Sparfe uanno, e lor celle

Lafciano in abbandono ecco la Greggia


Va fenza guida errando j
E par dica belando
Nisida morta, ecco non miri pefei
.

Pi guizzare, fcherzar per

Ne

fi

ueggon

le

le chiar'

onde ;

Ninfe

Guidar

21
Guidar leggiadre amorofette danze;
Ma fciote, e con le chiome
Incolte, e fparfe al vento

Lafcian cader

il

mento

Sopra

il

Ecco

d'affanni pieno

lacero

f'eno.

L'auaro zappator inuan fi lagna


De' Tuoi fparfi fudor; poich la Terra

Niega de l'aurea mede


Il folito

tributo

Perche de

la

tua morte

men dolente

Non di quel,che fofle alhora quando


,

La

rapita Proferpina pianga.

O Genitrice amata
Quel latte,che mi dcdi
Hora ti rendo intanto
Amarifllmo pianto

E quefto,e del tuo corpo


Sepolcro haur da

e del

mio core

me lagrime,e fiori

Finche d'vnirmi reco il Ciel benigno


In grazia mi conceda
Intanto cara Madre
Fruifci quella pace,che n'hai tolta.

Godi mia Genitrice

Amata viua, & honorata morta

.'

<$*$>

*&&<$&

D-

. .

DA MONE EGLOGA
Argomento
Mentre , che la Greggia

di

Damone va pafeendo

Se egli

teffendo caneftri difcprre da se la vita felice de' Pallori

dannandola

cittadinefea, elodala paftoral fua

Form-

na,aH'et dell'oro fomigliandola

Damone Pajort*, l
del buon Damone
PAfca
La fortunata Greggia

Ed ei
Di

lieto,

e contento

fua forte beato

Cos dica del fuo tranquillo (lato

Pafcete Pecorelle

La verde herbetta,

ch'io

lntefTer fra tanto

Di

molli giunchi

vn

picciolo caneflro

Pafcete, favellate,

cozzando fcherzace
Ch'io mi pafeo

Sorte,che'l Ciel

e gioifeo folo in quella

m'ha

data.

Felice Pouert, vita beata

mio

piacer

me n' u fecuro

A le fere, a gli

errando

augelli

In vari attuti modi

Tellendo ingannile frodi


Talhora fianco in mezo
Giaccio d'vn prato al rezo d'vna pianta;

Eia

-;

2.17

E
E

mitica voce,

la
i

pastorali detti

Al dolce canto accordo

De
De'

garruli augclletti.

tolti

bocchi hor v cercando l'ombra,

Oue da vn fallo vn'onda


Zampilli frelca,e chiara;

Hora

d'vn fiumicello

il

mormorio

E'1 tremolar di mille frondi,e mille

Al pi dolce fpirar d'aura benigna

Con mio piacere aicolto


Ed hor lieto riuolto

A' bei dipinti colli


Vermiglie fraghe , &odorofe io colgo;

E'n don le porgo poi


Di fiori ornate la mia

Donna amaca.

Felice Poucrt, vita beata.

La uaga Paltorclla, ch'io tant'amo


Hor in azurra, ed hora
In candidetta veda
M'appare;e'n quella, e'n quella uaga tanto,

Che

per ornarle

il

fianco

Bramar io non faprei pili degna fpoglia


Cinge la fchietta gola
D'vn bel vermiglio,e lucido corallo;
Ma non per vermiglio
*T

lucido cotanto

Ch' paragon de I'vno,e l'altro labbro


Gli honori fuoi non perda
Ella nel puro fonte

Le pure Tue

be'lczze,

la naturai grazia
,

-;

adorna^

fregia

Ed*.

,.,

da

l'i

come deggia

E di quai iori ornar la

'1

l'azurro

perfo

prende

ft elfo

Configlio

Onde

bionda chioma

bianco,

al

al giallo

oppofto, 'nfieme vnico

Elea foue porga


Sol' quefti occhi miei;

Che di

piacer gli oerhi altrui

Cos fol co'


Di Natura
Poi

licta,e

tefori di
i

tefori

adorna,e terger

vezzofetta

mio venire

11

afpetta

Ed io,ch'alrro non bramo


Non gi di feta, d'oftro
Ch'ella ci

Ma

de

la

non brama

Natura

non

defa

il

fianco cingo;

pura lana

Di quell'i Itefla Greggia

Che mi dona feconda


I propri

figli, e'i latte fol

al

quali

ballo io

mi vedo;

me n'andafl adorno

Me n' v ratto l doue


Secura

ella

E fol del
Pafco

il

m'attende;

fuo bel volto

digiun del core.

Ella d'vn bel roflbr fegno di gioia

Amorofa s'accende
Vagheggia vagheggiata.
;

Felice Pouert,ujta beata.

In duo

Di
Di

petti

vn

fol

piacer nutre
piacer

tal,

Altro non

gli

core

Amore.

che

'n terra

s'agguaglia

Co'

,,

22 p
Co' pomi poi, con le mature ghiande
E con altre viuande, onde l'Armento
M' cortefe ad ogn' hor domo la fame
E ne la man vie pi, clic l'aurea Tazza

A me gradita accolgo l'onda frefea


Onde

acqueto

la fete

'

e foura Pherba

O ne l'humil cafetta
Chiudo le luci in grembo

De la quiete auuenturofa
Felice quegli ancora

e grata

Felice pouerta, vita beata

Che tutte le Citt diiprezza,

e fugge

Contento di quel poco che Natura


Ne' verdi campi gli apparecchia e dona
,

'n

pouerello albergo

Rinchiude ogni fu a Ipeme


Quelli f da le Nubi ofeure feende
Ingiuriofa pioggia
S che n'allaghi

O f da
Con

De
Le

campi

Monti

il

vento

impeto riuolge

le

pi falde piante

pure
Se grandine importuna
La bionda mefle, l'immaturo Bacco
ritorte radici al Cielo;

Gli inuola;

il

cor

non turba

Che foffre in pace quanto


Van trauolgendo le nemiche ftelle
Che d'auarizia ingorda il cieco affetto
;

Non defta in

de l'oro
L'ardente infame fete
Quefti non aura popolar , che fempre
lui

Infeft;

230
Infetta

Non

buoni,e

giufti,auuerfa proua;

lacera coftui col fiero dente

L'inuidia pette vniuerfal

La vana ambizion non gli e

bene

moietta

De le genti maluage
Non
Non

conofee

gli errori

(oggetto a le Tenere leggi

Rigide fempre,e molte volte mgiufte

Non cura habitat gli alti palazzi


Ne procura placar gli eterni Dei

Ci

Del fuo graue

fallir

con

ricchi

doni

Non di fntafmi la Tua mente pafee


N per nuocer altrui parlando mente,
N fofpetto, paura cor gli ingombra
,

il

Che

nulla teme, fpera

Da propizia

Fortuna

O d'auuerfa, e

(degnata

Felice Pouert, vita beata.

Ahi,che ne

le Cittadi altere,e grandi


Agitate dal vento del timore

Vanno mai Tempre


Quei vago di

litigi

le

fperanze errando

prezzo

vende

Bugiarde parolette
Quefti d'honor fentendo acuto fprone
( D'honor, che fpettb il cicco vulgo dona

A chi meno lo
Il

ftima,e n' men degno


Mondo feorre ambiziofo,ed erra.

Quelli in accumular ricchezze fuda


Poi ne fa ne l'erario ampia conferita;
Indi

Di

la

mente

ferua

quell'oro di cui

Guardiano e 1 pacron pi che lgnorc

Quegli

,,

231
Quegli a Principe ferue 1
Che non gradifce, cura
Seruicu,nobilt, faper, fede.

Quegli combatte
Quelli

la

il

Regno

Monarchia brama del Mondo;

ionno
Maciullando ad ogn'hor congiure,e
Felice dunque io fono
perde

Ben
Si

il

cibo,e'l

mille volte,

frodi.

perch'io fon cale

perche ancor conofeo

La mia felici tade ;


Viuendo in quella guifa

Ne la qual ville quella

prima etate

Qu_ando habicar gli Dei la felua,e'l colle.


Nel cui tempo tranquillo, ed al Ciel caro
Non premeuano legni audaci l'onde
i

Di vele armati, pur


Onte di forti mura,

di remi} alhora

O di profonde folle
Non eran le Cittadi
N coperti d'acciar cruda
j

tenzone
Facean gli huomini fieri,
Ne d'human (angue fi (parga la terra.

Non era l'vfo ancora


Di por

nei vali d'or mifto col nino

L'atro mortai veleno.

Non diuideua campi


Termine alcun che*l desiderio ingordo
Di pofTeder non accenda veruno
Non furto alhor, non l'altrui catta Donna
Impudico amator bramar fola
i

Non foftena la terra


P

Del

Del grane

..

. .

aratro ancor le crude ofFefe;

Ma benigna porga
Da (e mcdefma
Dauan

le

il

cibo

ricche piante

I lor dolci tefri

Senza coltura

Le

'

femplici Pallori

grotte erano alberghi

Securi de

Ch'

le

genti

danni alcuno
Di fraude non haua la mente armata
gli altrui

Felice Pouert, vita beata

Non roda l'odio, l'ira,

Od altro morbo rio


L'anime femplicettc.

Non
Del

era

men

il

poflentc ingiufta preda

pi forte, pi ro

E di ragione in vece
Non s'vfaua la fotza,e'l ferro

Ma penfaua
Giouar

al

ciafeun

fuo vicino

ignudo

come potefle
.

dolce etade andata,

Felice Pouert,uita beata

Pafciute Pecorelle

andiamo l'ombra

Che'l Sol uarcato di meriggio

Co' ueloci
lui guitar
lui

il

legno

deftrier corre Toccalo


il

fonte

ruminar rherbc,mi pofarui


fin che'n Mare.

Potrete

-,

Egli raccolga in uno

Andiamo, che

E l'opra

il

giorno, e

ri

finita

incominciata

Felice Pouert, uica beata

Sci

.,

*33

SELVAGGIO, ET AMARILLI EGL.


Argomento

IL

Ritrouando Seluaggio Amarilli la prega ad cflerli cortese ;


inoltrandole quanto faccia errore fpender gli anni
fuoi inticilmente dietro alle Fiere

dilpiaccndole
egli

addolorato

preghi di
la

fegue

Seluaggio
Selu.

lui

ella rifponde. al fine

piena di fdegno

fi

parte

fy JmariHi.

f~^\ Ruda pi d'ogni Fera


Fredda pi d'ogni ghiaccio

Ma per tanto bella

Quanto fredda,e crudele


E da me tanto amata
Quanto cruda ti (copro.e fredda, e
Tu pur mi fuggi ingrata
;

bella

Tu pur fuggi Amarilli


Deh f piegar non vuoi l'animo altero
Ad amar vn,che per te langue,e muore,
Almeno hor che

Te

n' vai

folinga per le Selue

Fere cacciando
ti fegua

Confenti,ch'io

E che temo ri

fa, f

non compagno

Io pur di t pi certo,

E pi di t far fecuro
E fapr di t meglio

arder

Seguir correndo,e fpauentar gridando


1 Capri,

Daini, e

Cerui

Tu fola non puoi gi tender le reti

ed

Ne fola puoi dettare cani al corCo}


E qua feguir Licifca,e l Melampo
Ne dal tuo braccio le facete vfeendo
i

Ponno

(cred'io) paflfar d'horrida belua

Hirfuto cuoio,
f

Che

Non

ti

dunque non

nafcefti al ferir

con

col braccio le Fere

gli

fai,

occhi

cori

'Ama. Importuno amator tu pur

mi fegui,

E mi preghi macchiar l'anima

cafta

Rimanti homai,che la mercc,che brami


Fora de l'honor mio nemica eterna
.

Teco vfando

Che

piet farei fpietata.

la piet,ch'

10 di

pudicizia nuoce

chiama.
tua compagnia punto non curo

Crudeltate

fi

Che da me fteila

io so feguir le Fere,

E giungerle, e ferirle,e farne preda


E f tu d,che le faette vfeite
Da l'arco mio s poco dentro uanno:
j

Facciam di quefto proua


de le mie quadrella

Sia
11

feno di Seluaggio

Il

deftinatofegno;

E vedrem

poi qua' colpi

Sten pi potenti, quei d'Amore


Selu.

Duro non e mio fen,quegli occhi


'1

Che lo

'1

miei.

fanno,

piagan mai fempre:

Ma tu cruda Amarilli
Ben

hai di

marmo ilfen,di

ferro

il

core

Ne conofei pietade
E

pur di pietade hai conofeenza

L'hai di morta piet,

ma s'ella

morta

Ben

,,

,,

. , ,

,, . ..

*3f
Ben ratiuiuarla fpero
Col darmi morte ah
.

Hor che dal

in

tuo bel vifo

Da la tua chioma d'oro


E da la verde ctade

vn vaga,ed

alcera,

,
,

Richiede Amor il debito tributo


Perche ti moftri fchiua

De gli amorali
E

affetti

giufto pur, ch'innamorata viua

Colei, che tanti cor dolce innamora


\Arna.

Innamorata pur viua colei


fol nacque ad amare

Che

Io nacqui

Ed al

al

fuggir

feguitar le Fere erranti


gli

Amanti

Segua dunque ciafeun la Tua fortuna


Sebi,

Segui

vuoi le Fere

Segui

vuoi

le felue

Ma non fuggir Amore

Sai pur, ch'Endimion, Cefalo,

Adone ,

Ed altri furo habitator de' bofehi


E pur non ricufar gioia d'amore

Non vietano le felue


L'amarej il fan le Belue
Souengati mia vita

Che

proprie

non fon

de' prati l'herbe

Del giouinetto Aprile

Le

tenerelle frondi

De l'odorato Maggio vaghi fiori


De l'Autunno fecondo dolci frutti
i

De

l'agghiacciato Verno, e pioggie,eneui

Com'

d'Amor la giouinezza
hauefli in mente

propria

Oh f tu

Come

..

z$6
Come vanno
E quanto
E di tempo

fuggendo i pi begli anni


de la donna inftabil dono
breuiflmo beltade

Non faretti te fletta


Vn cos graue oltraggio

Ma godereili accorta
Quella non so perch'

altro

noi

Ah che non

de,

cara

fi

Vita,che delbalen pi ratta fugge

non de fuggir amore

bella pargoletta

Chi fu d'amor concetta

Ciel mi diede
degg'io
dunque
Perder
Per vn folle deso ?
N, n, che non mi die Natura il core
Per nudrirlo d'amore,

./fww.La cara libert, che

'1

d'infani penfcri

So quanto fugge con veloce piede

La bellezza mortale
So, che

'1

giorno, che fegue

peggior del pattato

So, eh' ad ogni

Dal
Il

volto de la

momento il tempo
Donna

inuola

pi gradito pregio

10 so, che de Tettate


11

pi cocente ardore

Non cos tofto fpoglia prati d'herba


Ed giorni men lunghi quando Sole
Ne le bilancie alberga
Non tofto languiscono fioretti
Come tofto f n' fugge
i

il

fi

.'

Dal volto de le Ninfe,

il

bello

'1

vago
Bel-

.,

..

ij>
Bellezza e di Natura vn

Selu.

fragfl

dono $

Ne faggi a Donna, che fi fida


Ond'io prudente in quello
Gi non pregio beltade
Pregio ben caftitade
Ohim quanto le' bella
Bencidicon le Fonti

in lui;

Nel

cui

mobile argento

ti vagheggi.
Natura, e'1 Cielo
Fatta mcn bella; pi cortefe.e pia;
Ma perch'ellremo il mio tormento fofTe
Ti fecero egualmente e bella>e cruda

Spello

ti

fpecch;,e forf

Cos c'haueTe

Dunque

la

lotto feuero,

rigorofo ciglio

Vuoi Tempre ritener


Seueritate

gli

auari fguardi

afprezza

Stian pure eternamente

Con la fredda,ed inutile vecchiezza,


Che l'ardente,ed allegra giouinezza

Da lo fcherzo
Dal
'jlmt.

rifo,

dal gioco,

e dal piacer partir non- deue

Vn bel volto pi bello


Setien tanto de

l'afpro, e del

feuero

Ch'altrui minaccile minacciando alletti;

Ma taci homai Seluaggio,


Poich d'amor parlando
Perdi
Selu.

la

uoce,le parole,

e'1

tempo *

Poic'h perduta l'alma

Fia poco

il

perder anco

Le

parole, la voce,

Ma

le ichiue d'amore

il

tempo,c

l'opra.

Qua!

Qual

tu foflfero tutte

Le

Ninfe,

Mondo

in

Di

felua^gi animali

Albergo

il

breuc

farebbe

fpauentofo, e vile.

oimt.Sid prima de le Fere

De la fera

il

Mondo albergo

mio core
peftifcra d'Amore

Ch'albergo
Selit

fa'l

Grand' Amor

gran core opra gran cofe

in

Amarilli crudele

S per la tua nerezza


Ai duol commetter deggio

La dolente mia

vita,

Commetterolla ancora
Al furto, a la rapina,

difperato furiofo

Amante

Inuolcr per forza

Quel,che

'n

dono conceder non mi vuoi.

S'emulo tu m'hai fatto

Dei bofchi,de

le rupi,e

Gli habitator di quelli

Luoghi

imitar vogl'io

de le grotte,
alpeftri,

e 'ncolti

In quelli albergan fempre


f

Fauni

Che

lalciui,

e Satiri bicorni,

sbandita piet predando vanno

Ci, che pi loro aggrada

Dunqu'

anch'io rapir cnidelejC fiero

Ne la bellezza.'l pianto,

le

lulnghe,

preghi, le querele
i

Arme fol de la Donna


Mi faran men feroce.
Sapr ben

io fpiar tutu gli agut

Oue

,
.

*sy
Ouc ti pofi alliora
Che per lunga fatica
Hai

di tepide ftille

E quando
Dj.

il

volto afpcrfo

minaccie e da

le

D'vn

penferai d'effer fecura


l'infdie

Paftor difprezzato

accorte

Anzi pur d'vn' Amante infuriato,


Ti giunger d'ira e di rabbia pieno
,

Del

neue

tra la fredda

tuo rigido feno

mie fiamme
Da le tue labbra con le labbra mie
Affamate, ed ingorde
Cercher

le

Coglier quelle rofe

dono

C'hor dinegate

in

Da la

cruda mi fono

tua ferit

Cos l'obligo Ha

De l'inganno,del furto,e de la forza


S'obligo elTer

Uww.Mifuracon

non pu

le

di cortefia

Le tue minaccie folle


Selu.

Far

pi, ch'io

S'afpetti

che

forze
.

non dico

fia

vinto

Da la difperazione amor

non

fai,

Ch' proprio d'ogni Amante


Il bramar pi quel che negar pi vede

\Ama, CefTa di mleftarmi

O proteruo Amatore;
Se non

ti

Che di

quell'arco mio, de le (aette

Prouerai
Selu.

giuro

la

e ne vedrai l'effetto)

poilanza

Tue faetee non temo

Che'n

,. ,

Che'n

Che
t

me non

faettar

Ci

e pi parte

porta

^w. Sottrarr m mi fuggendo


Quand'altro non mi gioui
Al tuo lungo pregare

Anzi al lungo noiare


Arder mi Tento il volto

Di

("degno nel penfar,ch'io reco parlo,

E 'n
ScIh.

Se

di

un combatte

me pi

Sarai nel corfo,

Mi

me vergogna, ed ira

in

veloce

Amore

giunga l'ali
Ama. Seguimi pure, n, ch'io ti prometto ,
Che prima vnir vedrafl
Col Gel IaTerra,con la fiamma l'onda,
Il

preiter,perch'io

giorno con la notte

L'inferno con le
Selu,

ti

ftelle

Ch'ad amarti giamai l'animo pieghi.


ImpofTibil pi,ch'io non ti fegua,
Che'mpollibil non quanto m'hai detto s
Dunque vana la fuga t
Vana la fuga difpietata Ninfa

Quand 'ancor fatta trafparente linfa


Noua Aretufa per le occulte vene

De la terra te n' gifl

Perche'n fiume conuerfo

Merc del pianto mio nel cieco Inferno


Seguir nouo Alfeo l'onda fugace

IN-

1^1

INCANTESIMO EGLOGA
argomento

III.

Vna Ninfa innamorata fieramente di Tirfi Paftore apparate alcune cofeda maga Donna, per mezodi quelle fi
fludia richiamarlo
tolto,e

vedendole

non creder mai

al

fuo primo amore, dalquale

riufcir

vane,le danna,

pi alle loro bugie

ci s'era

rifoluendofi di

HOr

che la Notte la fuprema altezza


Giunta del Ciel verfol'Hibero fugge;
Hor, che fopite in vn foue oblio
Tien le fatiche de' mortali il fonno ;
Hor che taccion le frondi
Al tranquillo tacer de le mort'aure,
Ne de la Terra il duro volto preme
Col patto errante, fiera
,

Od huom,che

tutto dal flenzio oppre(To

fecuro

quei

dorme

In grotta alpina, e quefti


In pagliarefco albergo
Pofando,i lumi chiude.
Io fatta gin da Tempio

Di Ninfa

Amor tiranno

belua, a l'aria humida,e folca

M'accingo richiamar Tirfi crudele


Con magiche parole,
E con herbe recife al Sol notturno
Tirfi crudcl,ch' l'amor mio s' tolto
Spargi Clori terren de l'acque , ch'io
Tolti da tre Fontane; e'1 nouo Altare
:

il

Facto di terra , e d'hcrbe intorno cingi

Q.

Tre

,,

, ,

.
.

2$ Z
Tre

con le molli bende


verbena e mafehio incenfo
Accendi e 'n balla voce
Poi

volte, e quattro

la catta

'1

Dirai, cos s'accenda

Quel

vn freddo gielo.
primo noftro amore
forme

cor, ch'c per noi fatto

Torni
In varie

mio

il

Tirf al

e (Irane

Ben pofbno
Cangiar

Fermar

gli

gli

incanti

huomini, e ponno

de' fiumi

corfo

il

Trar dal bofeo le fiere


Gli angui dai

fior, fuori

Ciclo.

Luna dal

la

Torni

Quel

Ed

il

mio

Tira" al

del centro l'ombre

primo noftro amore

cor fitto di cera Ciori prendi


afflgiui dentro,

Qucfri aghi, e quefte fpine


E d. s punga il core

Di

lui ftrale

d'Amore

Getta nel foco il crepitante alloro

E mifto con quel core farro e fale


Dona le facre fiamme
Accich'egli per me non men
ftrugga,
Che la cera nel foco; e mal fuo grado
Mi fegua e'n me fofpiri
E pi mi brami, che bramar non fuole
il

'1

fi

Vago
Di

augellin

dopo

tre veli diuerfi

la

pioggia

nodi

il

Sole

ftringi

E tre volte dirai


Cos

(tringer pofs'io

Tutti

Che

penfer di quello

tutti

Torni

il

miei penfer chiude nel feno.

mio Tufi

al

primo noflro amore

Qu

,.

*43
Qui

fopra quefta foglia

Scrino di Tjri

il

nome

L.
;

Ma di Venere prima
Il

polente caracccre io vi fegno


bel corpo amato

Del ilio

Le amate fpoglie poi


Che per nftefta memoria m'auanzaro

De la fu a ruga, io pongo
Confufc qui con la legnata fronda
E perche meglio voti miei risponda
Il magico fuilurro
;

Queili capegli, ch'io

Lieue mente tagliai


Da la fua bionda innannellata chioma
Mentr' egli nel mio fen dolce d'ormi*
Sacro deuota quefta
Soglia vedoua

Perch? ella a

Ed amato

e mefta
'I

Tiri! al

fopra'l foco

primo no (Ir amore.

leggiermente

Quefto vino fpumante


Strida

come

io

fpargo

l'accefo

Carbon, queH'empio,e

Che

richiami

pur m'ami

Torni il mio

Hor

me

di nofrra fuentura

Quello liquor da

le

rio,

hor tanto gode

premute oliue

Tratto, nel feno io verfo

Del

foco gi vicino

rimaner eftinto
Ed ecco ei torna pi che mai cocente
Cosi ritorni ardente

Del mio

bel Sol la

fiamma

Q_

In cui

, . ..

.. .

244dolcemente ardendo
Torni il
Tira* al primo noftro amore
Premi quell'herbe cai che fuor ne venga
Il velenof humore , cui di Ponto
Cede ogn' altro velen. cos da Tirfi
Efca la crudelt uelcn del core
In cui gi

v'iffe

mio

Che'n

lui

troua, e me- dolente attofea

Torni il mioTkfi al primo noirro amore


Quello incantato terr intorno io ulgo
Perche '1 mio Tir/ me pur uolga il piede

Ardendo in me (come auampo in lui


il mio Ti d al primo no/tra amore

Torni

Dif cinta, e {calza intorno

al

iacro Altare

Tre uolte io giro, e tre la chioma icuoro


Tre uolte io bacio quefta ignuda terra
;

prego

Mi

il

Cie^s'inuida Ninfa,

Da

mio ben, ch'ella


le ftefla
Proui del mio gran duci l'eftrcmo oltraggio.
ipoglia del

Torni il mio

Tiru" al

primo noftro amore

Prendi quel!e,che ai-vento'


Lucertole Ccccni

E quelle in polue gi ferpi conuerfe;


E con quel cener freddo
Confondi tutto, e mefei
Poi con ambe le man prendile e come
Gettaron l'oiTa de la madre Antica
;

Deuca!ione,e Pirra
Gettale Cori tu nel vicin fiume;
E di con alta uoce
Cos ne porti l'onda

De la compagna mia gli


Torni

il

mio

Tiri! al

egri martri

primo noitro amore.

Vn

,,

,.

*4f
Vn Fonte tal, che chi quell'acqua beue
D' ardenti lTmo amor l'anima accende

Ne beua Tirfi, e 'n me (bfpiri, ed arda


Vn Rege f,la cui terrena .ipoglia
In augello cangiar

di

varie; e

gli

eterni

vaghe penne

Dei
fparfo

Che fernbra ancor hauer d'intorno il manto,


E la corona ha pur d penne; nido
Haue di quello augel pietra s rara,
Che chiunque l'ottiene amato Tempre
il

Da quella per cui porca

il

cor piagato

Deh porgi me pietofa Luna quefta


Mirabil pietra

mio

accioche Tirfi

Non ricuti d'amar me, che l'adoro


Deh porg4 Luna noftri incanti alcaTu pur in fogno la famofa Elpina
Dotta
'

Tindouinar

E col foco,
Di Circe

e di

l'herbe, e

Medea

fafsi,

Infegnafti cortefe

Ed ella

con l'onda pura

e col cribro
e

le parole,

carmi

noi pofcia infegnolli hor fieno


.

Valide homai quefte fatiche noftre.


Luna noftri incanti aita
Tu, eh' adorata f' ne gli alti Monti

Deh porgi

."

Deh non mi riguardar con tomo ciglio.

O de le delle chiaro e bel Pianeta,


O fplendordelanotte,
O del Ciel maggior lume dopo quello
,

Del tuo biondo

fratello

cor feluaggio, e crudo


Vinci del crudo Tirfij e s'vnqu amafti

Il

Q^

Piet

..

. ,

14.6

mio l'alma ti punga.


Deh porgi Luna ' ne (tri incanti aita.

Picca del dolor

Frettami il tuo rauor,f,che l'ingrato


Ricorni a faefi amance, e la fua parte
abbia anch'cgli delfoco>ond'io tutt'ardo

Sgombra da lui

la

Fa, che benigno

Porga

a'

naturai fierezza,

le

pictofe orecchie

miei giudi preghi

E piet non mi neghi


Deh porgi Luna a' noftri incanti aita
Hor fe cuo volto eternamente feopra

de le nubi
Rompano la caligine profonda
Onde con bianche,e pure corna il Gelo
Tu vada ogn'hor rotando
Ne mai Pattar de' baci tuoi Te n'vada
Per gli alti monti altero x
Gli argentati luci raggi

Concedi

a.

me dolente

fconfolata

Quel, che pregando

Deh porgi Luna


Senti

,,

amante
io

chiedo

a' noftri incanti aita

mia Gori,fenti y

Ch'abbaia

il

fido cane.

Certo quefto

latrar

buon' augurio,

amor crederlo tale


O
Amor,che di menzogne il mio cor pafee
Tirfi non veggio ( ohim) non veggio il Sole
pur nVinfegna

Che

le tenebre mie fgombrar folca


M'accorgo ben, che fon gli incanti vani
E pi vana colei,che d lor fede.
.

,.

Fallo prodigio di verace doglia


E'I

bugiardo Iatrar,chor midjmoftra*


Che'L

,.

2+7
Che'l vero amor non con incanti, od herbe
Ma con beiti, ma con vert s'acquilla

AMARANTA EGLOGA
Argomento

UH.

Vranio Pallore innamorato d'Amaranta non potendo pi


fopportar l'eflrema Tua pafsione

procura difaceibarla

parlando e quafi folle preiente alla fua Ninfa le narra


tutto quellojchepu mouerla ad amare ma perche ftima,che la ricchezza debba poter pi in lei,che l'altre co
;

fonda su quella; e fapenco quanto


la Donna per natura fia rvaga delle pompe,e delle grandezze le offerifee l'habitar alla Citt con quei maggior
commodi, &c honori, che fian poffibili hauerfi
f,

particolarmente

fi

yranioPaflorts*

vn frondofo alloro
SOtto
Vranio volto
Ciel cos
al

Fatta

la

dicea

fronte fua fonte di pianto.

E forza pur dolce Amaranta, ch'io


'1 dolor

e l'affanno

con quelle
Voci languide,e melte
Forf quell'aure amiche
Del mio dolor mefTagge

Effali fuor

Ti porteran su l'ali i miei lamenti;


E f non f' vie pi, che ghiaccio fredda
Forf qualche

fcintila

De la mia fiamma ardente


Temprer il ghiaccio, onde

fai

feudo

al

Q_ 4

core

Se

Se tu leggiadra mia bella Amaranta


Donar ti deui ad vno
Per faneue al Mondo chiaro
(Il ver dir ne mi s'apponga a vanto )
Non fia gi, che di me ti rendi fchiua.
Ramo non uile io ln del nobil ceppo

De l'antico Damone,
Damon noto le (due
Per virtute non mcn,che per ricchezza;
E Licori pudica honor di quante
Ninfe fien qui tra noi feco fu giunta
Per legge maritale.
Se per virtute poi,
Pi gloria gi non f ne porta A minta,
Bench maeftro accorto
Si moftri nel pugnar col duro cedo,
Ed agile nel falto, e ne la lotta ,
Veloce, e fnello al corfo
Pi che macchiato Pardo

fagittario efperco

Agricoltor perito

E dotto

fia

poi tanto

A l'aurea cetra fua fpofando il canto.


Se per ricchezza,i miei fecondi Armenti
Occhio ben (ano annouerar non puote,
E cento, e cento fortunati campi
Fendon

gli aratri

miei

Ne Cereremo

Lio mi mancan mai;


Onde le mie capanne abondan fempre
Di quanto altrui pu dare il del benigno

Se per bellezza poi, vidi

Nel liquido

del

me

fteflb

Mare alhor,

che'n pace

Ta-

.,
.

*4f
Taceano

venti,

ed

giacea fenz'onda

ei

E vidi pur,che di gentil afpetto


(Bench'io mi lrugga,c mi confumi in pianto)

Non

m'auanzan per

gli altri

Paftori

Ma di tal vanto altero


Se

n'

uada pur de

Donzelle

le

il

Coro.

Vero amor vera tede


,

mie glorie, e
Quello ti vinca e'1
Sien

le

De la Tua bella
Lafcia

pregi.

uincitor

da poi

vinta amante, e Terno

Amaranta mia, deh

I (el natici alberghi

Che

ibi te fola

lafcia

homai

e vieni a quello

chiama
mio le fekie,ed ama.

Lafcia, lafcia cor

E le piaga mi fodi
Siami Djttamo ancora

Euggi l'horror de' bofehi, e vieni al fine


A colui che t'adora e tue fen tutte
Le mie capanne, il gregge,i bofchi,e i camp/,
E 'n fomma quanto 1 me concede il Cielo j
Che ben fanno i Paftor , che tante, e tante
Son le ricchezze mie $
Che f vago d'honore
,

Lafciar volefsi

vn

Habitar ben potrei

d le felue, e
le

colli

gran Cittadi

Facendo l'ampie loggie

le

piazze, e le ftrade

Merauigliar anch'io

fotto nobil tetto

Starmi pofandoj e cento

Haucr fcrui

d'intorno

Come fogliono

ben

faprci

grandi bel deftriero

Premer

2/D
Premer il dorfo, e di pregiate ipoglie
Ornarmi turco, e di foaui odori
Carco porger gli Indi
Inuidia,cd

Sabi.

A te farei veltir porpora,


E

le

tue bionde

ed oro;

chiome

Neglette ad artehaurien di

fiori in

vece

Per ornamento bella ferriera eletta

Di

ricchi fregi

De

le

ambe

le

orecchie poi

conche orneria parto

felice;

del bel collo l'animata neue

Kifplenderiaper

Ricco monile;

moke gemme

accefo

ond'altri Ilaria in forf

Qual folle in lui maggior ricchezza, od arce


Fiammeggiante rubili la bella mano
Ingemmeria cos pompofa altrui

Sembrarefti pi bella, che beltade

Creice talhor per ornamento indurire


Di bellifime ancelle humil corona

A riuerirti ogn'hor pronta vedrefti


N bramerelti inuano
E le pompe e diletti
Onde ne le Citt vanno fuperbe
,

Le Donne illufri,

mufici ftromenti

Voci canore, quando

vnite, e

Difgiunte, quel piacetene

Darianti

ed hauerefti

Ponno dar

Ne

le

(Quando

al

in

quando

grandi alletta

fomma quanto

Citt pi ricche in terra

vergognar

ti

dei

mio ragionar l'animo pieghi)

decade,
Perche Paftor noi famo e qual
D'habitar

la

al

Mondo
Re

. .

2/1

Re s pofTence, che l'origin prima

Da qualche Terno, oda Paftor non habbia ?


E qual e i"eruo P attorci vile
Che 'n qualche tempo anch'egli
fi

Del Tuo Iegnaggio

antico

Non polla raccontar


Tutti

damo Amaranta

Frondi d'vna

corone,e

fol

feeetri

pianta

cadiamo
Nel general Autunno de la morte
Mentre ricchi faremo
Stimati ancor farem nobile degni
tutti al fin

O quanti Cono, quanti


In pregio fol per l'oro, cui pi tofto
Si conuerria voltar

Col

duri

campi

torto aratro, che ueftir la fera.

Ed htiomini geritili elfer chiamati


Hor poi,che tanto di ricchezze abqndo
Potr ben fra pi degni andar anch'io
Oltrech f virt ( quant'alcun dice )
Fa l'huom nobile tanto ,
Per tal dote potr da' pi prudenti
Eller accolto ancora.

Vieni dunque mio

Sole,.

E con amor gradifei


Chi con amor la tua bellezza inchina *
Di duo (i faccia vn cere , e poi ila retto

Da pari voglia

vieni

Vieni bella Amaranta,

E ta merauigliar col tuo fembiante


La Citt non auezza

A veder vn bel volto


Per naturai beltade
Vieni,!

1J2.
Vieni,c d'inuidiafa,che muoian quelle

A cui pi che Natura l'Arce amica;


Per che dipingendo

E le guancie,e la fronte,
E la bocca,e le ciglia,e'l collodi petto
Occultano

Di Natura,

il

difetto

e del

Tempo

fon bugiarde,e finte

Nel fembiante,ne

detti,e pi nel core

Gradifci le mie uoglie

render vane le fperanze mie


Poiche'n te fola foero
i

Eleggi qual pi vuoi d'animo pronto


Offerta vera e per piet fia quefto
;

Giorno

in cui tutti

miei penderti feopro

O de la vita, de la doglia

il

fine

Ma pi giufto faria,
Ch'ei folle lieto fin del mio martire

foue principio

al

mio

gioire

NIGELLA EGLOGA
Argomento
Coridone Paftore innamorato

.-

di Nigella

fua crudelt,e dei tormenti, che

prega (bench lontana) ad


d'arfaticarfi

rifolue di

inuano,per

V.

fi

amando

efTerli cortefe;

lamenta della
patifee

ma

finir l'infelicit della fua vita

morire

Coridone TaHore .

Olo

sEd

f n' gi tra folti bofehi

errando

Coridone penfofo
l'erranti fere,

poi la

parendoli

caui

farti

Dica

fi

. ,,

. ,

*S3
Dicea priuo di fpemc
In vn languido fuon quelle parole

le

cui mefte voci

S'vdian (oliente rifuonar

le felue

Amaca quinto bella,

Ma fugace Nigella
Non felua,

Monte, Valle

Hebbe Leon giamai, Cinghiale, od orfo


S (piccato,

rigido,

Come rigida,

fiera,

Se' tu Nigella ingrata

Che da

gli

fiero

e difpiecaca
;

huomini fuggi

Per ieguitar le bclue


Ma (e con tanca tua fatica, e rifchio
Le fere vai ieguendo
Per farne preda, lafcia
.

Lafcia nomai di feguirle,

Ch'io gi tua preda fono

Ma come preda fon f


Scemar

pocefs' io

mi
almeno

I miei penof affanni

rifiuti

volerle fortuna

Che tu Ninfa crudele


Gli conofceiT in parte

Ma n fcemar
Ne fperar

miei martiri io fpero

pollo ancora

Che tu mai

gli

conofca

Non c'hauerne pietade


Che

non proua amore


In altrui men non lo conofce , crede
Dunque ben fu mia ftella
Mifero amante , eh' a l'incendio folo
chi

Nafcell

pianto, al duolo

Nafcefsi,

al

degno

che

fol

io

fo'si

D'amare, e di penar non


Ma Te Nigella mia

di gioire.

Non vuol pietofadel mio

duol dolerfi

Per minor male almeno


Se n'allegrafle cruda
Ma per non eiTerpa nega pietate;
E per e(Ter pi cruda :

Nega
Per

ancor crudelcate

te la

pi di

Greggia mia cruda Nigella

me

relice.

Quella di verde herbetta


Lietamente il paure ,
Io di tormento carco
Di fecca fpeme il mio dolor nudrifco
Per te quaii due Fere
Van guerreggiando infieme
Crudelcate, ed Amore.
Crudelt per te pugna,

Amor per me combatte


Doue Fortuna voglia
Deftinar

Dir non

la vittoria

ben che la Fortuna


E compagna d'Amore:
Ma che dich'io compagna?
Ahi cli'ella per me iol d'Amor nemica ;
s'ella pur amica
Per gradir ad Amorm'afflige anch'erta.
LaiTo ben pugna,e per me pugna Amore,
Ma pugna nel mio core
Qui, qui tutte le fiamme
faprei

so

Qui

Qn
Il

le

faette tutte

difpietato

ha

porte;

Ne contento di quello:
Nel cor,nel fangue,e ne le fibre ha pollo
11 fiio

velen vie pi di quel polente,

Che da la fpuma del tartareo Cane


Gi nacque al mondo e perche ogn'hor i
Senta di morte, non m'vccide ah s'egli
;

colpf

M'hauefle vnafol parte


Di quello corpo infetta,
10 con tagliente ferro
Farci di crudel colpo atto pietofo

Ma perche vana fa
Off ni cura mortale
L'interne parti auuelenate
Pien di finta humiltade,

io porto.

E d'inganni veraci
Le faette celando,e Tempie faci
Supplicheuole in atto

A me comparue da principio Amore,


E

quali lagrimando albergo chiefbi

Hor chi

di f

medefmo cfler pota

Cuftode tanto vigilantes fcaltro,


Che non foiTe da lui reflato colto y
E volontario non haueiTe offerto
Ad vn fanciullo fupplicante albergo?
E qual faria Nocchier cotanto efperto
Ch'ai pi dolce

Ai pi

foffar d'aura

tranquillo

Mare ei non

benigna,
credciTe

Da la riua fcioglicndo
fuoconcauo Pino
Giunger fecuro al defiato porco ?
11

Amabile,

,.

Amabile, gentil, cortefc,e bello


Pieno di dolci , e graziofi detti

Mi

promife coftui

Fortunato uiccefTo

Ma non

fi

miei

a'

tofto ci fu

defri;

ne l'alma accolto

>

Che le dolci promette


In

effetti

amariilmi, e crudeli

Mi (ero cangiaro
Non cos tofto quefti fenfi infermi
fi

Riceueron
Ch'egli

di lui le'ngiufte leggi

mut fembiante,e femmi accorto

Che poco faggio chi nel


Cortefe accoglie vn

proprio albergo

eh' di lui

maggiore

Pofe in eterna guerra


Quefti dolenti fpirti

Fece

Vn

di quefto petto

nouelJo Vulcano

E di queft' occhi duo fonti di pianto


La bocca vn'antro di fofpir cocenti
Da me l'empio fcacci la gioia, e rif,
E gli allegri penfier n'andaro in bando
N cola vid'io pi che mi piaceiTe
,

'1

Fuor che di lei la defiata Imago


Penfofo io venni e folitario in tutto
.

Con eli occhi molli, e


E con la fronte fparfa
D'vn

chini

pallore meftifsimo di

morte

Quefto Tiranno ingiurio

Opra in me, che

Non

arda, e

'1

fuo foco

mi confumi

Acci non habbia

fin l'afpra

Mantienine so

come)

dir

mia

force

Nel

.,,. .

Nel mio pianto la face,


Ond'ardo,e non ho pace
M'ha formate di cera due

Con

grand'ali

le quali a fua voglia alto

mi leua

Perche di-ftrutce poi


Da' raggi del mio Sole
Repente io caggia nel profondo AbiiTo
De le mie graui pene
Se poi lcuarmi io tento
Egli con fiera mano
A ricader di nouo mi coitringe,
Onde inuan m'affatico, e ludo inuano
;

Per ritrouarfalute.
Per lui cangio fouente
Color, ma (laflb me ) non cangio mai

De l'oftinato

core

L'empia oltinata voglia


Ei vuol, eh' a meza notte io brami il giorno
E come appar nel Cielo
La ro Afe e <? iante Aurora
Da le Cimerie grotte
Vuol, ch'io chiami la notte :
Pofcia egualmente vuol, che notte, e giorno
Mi fpiaccia, ed egualmente
Mi dia la notte,e'l giorno angofce,e guai.

Ma tu potreiti ben trarmi di pene

O mia Nigella amata


Col moftrarmiti grata

Deh piega

gli

il

cor altero

nonetti miei preghi.

Ahi difpietata Ninfa


Per te fbfpiro, ma fofpiro inuano

.'

Laflb

,.

ff

me la mia doglia

Laflb

Poma iettar pietate


Nei

fallane le piante, e ne

E dettar non la puoce in

le

cor

Fere,
eli

Donna

JVleno amar,anzi odiar quel,che pi langue

E,che pi fido amando, e Teme e cace


peccato in amor graue, ed enorme.
inuan mi lagno, e doglio,
Poic'h di fordo,e d'indurato fcoglio
La mia Ninfa cnuiel le orecchie, e'1 core.
Coridon che fai pi? che badi, penfi ?
Muoriceli muori homai

Ma

CiVe don dato dal Gelo, e don felice


11

terminar tempo

la

fua vita.

Vedi miferote, che'n tanti mali


Addolorato viui>
Che far la tua morte
'1 tuo bene maggiore,
'I minor male
Moriam, moriamo dunque

Ne

tardi al morire.

In quefta acerba et matura morte

Mi fottragga a gli affanni


Tragga

la

morte mia

Da que' begli occhi


Poich

il

pianto

>

mia vita
Trar non poto da l'anima gelata
Di lei d'honefto amor purafauilla *
Tutto al dolor mi lafcio ;
E pria,che'l Sol nel mare
Chiuda con chiaue d*or la propria luce
De' miei grani martri
Troncher con la morte il fertil ferne
l'afpra

Efe'i

,,

*/J
E

fe'l

dolor far debile

A trar da quella
Sar ben quella

e tardo

fafcia l'alma afflitta

man

A leuarmi daivui

veloce, e forte

Se per nel mio petto


Non faran per piet crude le Fere.
Fatt'efca de le belue
preda del dolore
legno de' miei ftrali

O
O

Terminer la vita,e 'n un la


Che non ha chiufe porte

doglia;

La via,cheguida a morte.
Ma laflb me ) non so s'ancor morendo
(

Hauran fin le mie pene


Anzi mifero temo

Ombra infelice di portarle meco


Per accrefcer nel Regno

De la perpetua notte
Foco>horror,pianto,gemito, furore,
Yrli, gridi/olpirjvelenoje rabbia

CLO-

iti*

CLORI EGLOGA
Argomento

VI.

EfTendo Mopfo Paftorc innamorato d'vna Ninfa chiamata Clorijlaquale fimilmente am lui d'ardentifsimo amo
re vn tempo, fi duole, perch'eli a. fenza ilio difetto Riabbia lafciato

e toccando egli

le

proprie lodi

le

dice eflcr

pu renderla per fama immorquanto fia meglio amar la


tale ,
bellezza congiunta con la virt,che fola, Ed vltimamcn
te dopo hauerla aliai pregata, la minaccia f non torna
' tralafciati amori
e dice voler manifestarla per Don-

amico

delle

Mule,

ilche

folo per farle conofeeve

na

priua di giudizio

e di fede

tjbfcpjo PaftorLjl

Opfo de' Monti, e de le felue honore


E di fdego, e d'amor l'alma infiammato
Vinto dal gran dolor chiamando Glori
,

Incollante, e 'nfedcl cos dica

che lieue fronda al vento


Clori, ch'ardendo vn tempo
Fotti amante, hor gelando
mobil

pi,

Mi f'

fiera

Per te

fola in

Mi

fi

nemica
vn punto

difeopre

Amore e

brutto,e beilo.

Mentre, ch'io lo vagheggio


Ne' tuoi begli occhi, in cui
Egli

Non

le fteflb

abbella

so veder di

lui

cofa pi bella

Ma mentre nel mio feno


:

Da

z6i

Da mille piaghe aperto


Lo veggio, non faprei
i'

Invaginarmi vn moit.ro

Di

lui

pi brutto, e pi

deforme

interra.

Ohim qual fera itclla


Mi coftringe ad amarti
Ingrata Clori , quando
Pur odiar ti deurei ?
Ah, che s'io fotti accorto

O fprezzar difprezzato deuerei


Ouero vfar la

forza

Ma che pari' io di forza, di difprezzo

Ah, che fprezzar non puote


Colui, che troppo ammira
Ohim, ch'odiar non puotc
Colui, ch' tutto

amore

E non pu chi molt'ama


Vfar atto villano

E poco

ardifce

amante

Quando molto nel cor foco nutrifce l


Dunque fpcrar non deggio
Altro poter, .altro voler amando
Che voler,che poter mai fempre amare.

O care amiche piante


Mifero voi piangendo
Dico le mie fuenture ;
voi, che mi porgefte
Soue, e frefca l'ombra

Quando dal
Penda de

Con

la

collo

amato

mia Clori

egual gioia alhor de* noftri cori

Oh voglia

il

Gei s' alcuno

Hor

, ,

,,

6 Z
Hor degni

del tu'

amor Ninfa

incollante

Ch'egli in f fteib in breue

Proui

le

mie

iiienture,e le

Ed habbia nel Tuo mal


Meco pur {espirando

fi

mie pene

piet del

mio

quereli

E meco boichi,e l'ora


De l'incotanza tua rifuonar faccia
i

Si ch'altri

mai non

fi

a folle cotanto

Ch'ai tuo leggiero amor l'animo inchini


t,che fplfendi ne la terza sfera

Ma

VaLT a amorofa Da
Sei tuo bel

Che

Nume altero

su nel quinto

Gel

la

ipada ftringe

Ogn'hor Ila teco, a me benigna

arridi

Per le vittime offerte


Che ancor fumanti ftanno
Sopra

gli altari

tuoi,per quegli incenfi

Che fpiran' anco odor, per quelle^h'io


Verfo lagrime amare

Habbi

di

me

Di me,che

pictade

le faette

del tuo figlio

Troppo pungentijC troppo

ardenti prouo

O pi d'ogn'altra Da bella, e gentile


Se vedi,che'l mio mal non mia cofpa,

Perche non mi confoli ?


S graue '1 dolor mio,
Che ben dura quell'alma,
Che m'ode lamentar con ciglio afeiutto.
Sol la mia fera Glori,
C'h di diamante il petto
Edidiafproilcorc
-,

O pur com' io mi creda


E fenza

*j
E

fenza core,al mio'martr non crede


) tede a la mia fede;

Ne pretta (iniqua

Ma conceder non puoce


Quel

ch'ella

non

poilcde.

O Ninfa ingannatrice, e lu(ngh;cra


Vuol dunque Amor,

che'l tuo difetto ila

Laflfo.la doelia mia?

Deh dolciffima Clori,deh mia vita


Ne l'amorofa mia fiera tempefta
Sia l'vna,e

Del tuo

L'aler

luce

bel uolco e Cafi:ore,e Polluce,

candido (en porto tranquillo.


punge ambizione il core)
Quant'io fa grato le canore Dine,
Che del gorgoneo Fonte guardan l'acque,
Anzi tu pur fai quanto caro i' fa
A lui, che Dafne inuan fera feguo;
Ch'anzi in ThefTaglia volle
Far di fue belle membra il primo alloro
Che darle in dono a s po/TenteDio ;
Ma perche'l canto mio
E'1 tuo

Sai pur (ne

Clori te narro? te,che mille,e mille

Volte

Le

il

lodafti?e mentre, ch'io feioglia

parole, eia

voce

De la mia cetra al fuono,


Tu da la gioia vinta,
E

le parole, e'1 canto


M'interrompeui con foaui baci

Ma tu come

di

Mopfo

La memoria perdefti
Cos d'ogni piacer, eh' Amor conced

Non ci rammenti]

ed io

Ogni

,,

,,

i6+
Ogni

piacer andato

Che

le pattate gioie

Non

fi

(corda giamai fedel Amante.

Ecco rakr'hier
Sopra

ho fempre in mente;

m'afsifi

molle herbetta,

la

Che di fiori ingemmata


Rende pi vago

Che da la Tua

fonte

il

chiarezza

il

nome prende;

E quiui tutti quafi innanzi


Mi riciufsi piaceri

a gli occhi

Ch'io v'hebbi teco , e quiui


Altrottanto infelice

Quanto

felice fui

In meftiflmo fuon verfi cantai


Mefto, ma per grato

A lefeluagge Dee,
A bofearecci Fauni,
A gli hirfuti Siluani
A Satiri lafqiui, e 'n fomma quanti
i

Habitan bofehi, monti, grotte,e

Che tutti

valli;

lagrimofi

Miei carmi ratti accorfero pietofi.


Ma tu bench ila tale
Che cantando , e feriuendo alzar io pofia
i'

Di Clori il nome a le dorate (Ielle

Non

mi

Itimi; anzi

cruda hor godi poi


,

Che non m'infpiran pi verfi leggiadri


Le antiche Mule; ch'albergar non ponno
Tra tanti

affanni; e gi la (lanca lira

Negletta pende , e

le

(bordate corde

A l'ingiurie aimrizate di Fortuna


Mentre piangendo

le

miferie mie

Con

2fj
Con Ior

fofpiro

de* fofpiri l'aura

Rendono un Tuono dolorofo, e baffo


Quali moftrin piet del mio tormento,
E quali uoglian dirj deh quando fia
Mopfo

QjjcI giorno caro

Che cu n'accordi, e faccia


Con le tue dita, e con l'vlato plettro
Di noi quell'armona s grata a bofehi?
i

Ma quello folo mia

vezzoia Glori

Fia quando tornerai


A' primi noftri amori
Torna, deh torna homai leggiadra Ninfa

Al tuo Mopfo

fedele

Che pi ti brama affai,


Che nerba gii vicina reftar fecca
La pioggia, vieni homai
1

Acci con

verli d'allegrezza pieni

Di nouo

A rifuonar

Monti infegni,ed le

non ti giuro
Sdegnato al fin di

Vieni

Valli

le tue bellezze,e'l nome

ripigliar la cetra;

E 'n uece di cantar vedi amorofi


E nota far dalnoftro al Polo oppofto
La tua rara bellezza
Nota far la fierezza

macchiata fede.
Ti chiamer crudele,
la

E roza s,ch'ogni virt difprezzi ^


Ne gradifci in altrui fede,od amore
Come in ce no'l riceui

O f pur ardi

ed ami

Geli a vn punco,e difami;

E'n

E'n

fomma Ninfa ingrata

Per colpa

fol

del tuo 'ncofeante ingegno

Quanto dirci d'amor dir

di

(degno

EGLOGA

NISA

Armento

VII.

Fileno Pallore prega Nifa Ninfa ad eflferli cortefe e quando vede, ch'egli per f fte(To non e ballante a rimouerla
;

dalla

fila

oftinazione,riuolto ad

ma vedendo

con

Amore lo prega d'aiuto;

ancora gettar il tempo, fi ril'olue di


tornar alla tralafciata cura del Gregge con pender di
donarli ad altra Ninfa
lui

Fileno Paflor&j*
Filen fu a miferabil force
Planga
Pregando

Nifa inuano

A moftrarfegli pia,
E'n

tali

accenti la fua doglia apra.

Tu pur difprczzi
Il

Nifa

tuo Filen,che pi,che'l gregge t'ama.

Ohim tu

pur mi fuggi,e Leon fero


Gi non fon'io, che di ternbil guardo
Morte minacci. Angue non fon, che cerchi

Morder tuo bel piede.


Amante io fon,che per amarci vegno
il

Dietro a l'orme, che

lafci

A quefti occhi dolenti


Stanchi,e fazi del pianto,

Ma de la cara vifta
Di tua belt non mai

ftanchi3 ne/azi.

Io

,.

zC7
Io poich l'Alba in oriente appare,"
E poich '1 Mondo l ricopre d'ombra
Non ho co' miei marcir pace, ne tregua

damai
De'

quell'alma

non

Tuoi noiofi incarchi

N per querele

il

alleggia

il

pefo

core

Sente fari! men graue il fuo dolore


le fredd'ombre de la notte ofeura
Ardo non men, che al chiaro, e caldo giorno.

De le ftelle
Porge ben

E quiete

Me

uenzio amico

e ripofo

richiama

Tacciono

Dico a

il

(laflb) a gli

e fido

animanti

tutti

fofpir,richiama al pianto

, ed io
gridando il dolor mio

gli altri

falli

quanti affanni ho foftenuti

Ne l'horror

fi

il

giorno

raddoppiali de la notte

'.

Ahi ben

ver, che non m' giorno il giorno


Poich' io non veggio cofa, che m'apporti

Ne piacer, ne contento, ne fperanza


Non me notte la notte,pofcia ch'io

Ripofo vnqu non trouo


Cola non veggio mai, che mi prometta

Men noiofa fortuna


Anzi mi

che quanto
Veggio,minacci l'alma angofee, e pianto.
Ma tu, che '1 foco, e le faette porti
Molle fanciullo in vii lafciuo , e forte
Tu, che 'nfammi, e ferifei
par,

Doue loffia Aquilone, e Noto fpira

E
E

quanto vede il Sole ,


nafeendo, e morendo

Ninfa

Ninfa comporterai ch' te s'opponga


Sentono pure giouani robufti
Per ogni vena il tuo viuace foco
Prouano le fanciulle, e i vecchi imbelli
,

La tua mirabil forza

Sol l'anima gelata di coftei


Le tue facelle fpegne , e '1 duro core

Rintuzza ad vn, ad vn gli ftrali tuoi


Sopra le sfere afcendi
Amor qualhor ti piace ;
E la tua pura face
Fa, che lafcian gli Dei del Gel l'albergo

Vaghi di mortai cofa


Ecco fatto pallore
Guida Febo gli armenti
.

De la Theffaglia
Con

canne

le

e gi ponendo

Chiama fuonando

quel,

che

Regge (olo

il

plettro

incerate, e dileguali
i

pi fuperbi Tori

Dei
col cenno
gli altri

E da legge le nubi,

venti, al

Marc

In quai torme neglette

Non

fi

chiufe, e nafeofe

Hora l'ali veft di bianco cigno


Hora Toro nuot per l'onde infide
Del

gran. Nettuno, accorto

Di remi

fopra

in
'1

vece l'vnghia bipartita

dorfo

il

ConduflTe lieto

Arfe la

amante vfando
;

defiato pefo

le

bramate arene.

Dea che 'n Cielo


,

Notturno Sol fiammeggia


E con foaui baci

Defil

zfy
Tuo paftor geritile

Dett pi voice
Per cui cangi le ftelle
Ne l'afpra cima d'vn faflbfo monte.
il

Lo Dio del fofco


(

mondo

e tenebrofo

Lafciate l'alme dei profondi Abifsi

A le continue pene, al pianto eterno

Co' negri tuoi deftrieri l'aria vfeendo


Di Cerere rap l'amata figlia,
Mentr' ella baldanzofa
Per le piagge inteflfa fragole e fiori
E del gran Regno Ilio Donna la ro
,

D'Alcmena
Del tuo gran

figlio altero

il

foco accefo

Lafciin difparte l'-arco

Le faette, e la claua
E del Leon la fpoglia
Ed al ruuido crin lafci dar lgge
Sparfo

E
E

con

d'amomo
la

man di

e 'n rete d'oro accolto;

mille

palme adorna,

vincitrice di tant'alte imprefe

Da la conocchia traffe
Lo

(lame; e con

Dita torcendo

il

le forti

tufo

fua Donna il pefo eguale


che
Di quel,
dianzi haua tolto per opra
Quali feminavil tremando refe ;
Gli homeri fuoi pofTenti
Gi colonne del Cielo
Per la fua bella Donna
Spczzollo

indi

Coperti fur di laiciuetta gonna

E 'ntanto Amor col pargoletto


Con gli aljpri e duri velli

piede

Del

,>

Del cuoio del Leone


Scherzami e '1 force Heroc
Sorridendo miraui
E qual crediam , che
11

(offe

tuo dilecco alhora

Che
Di

Iole per ifcherno

lui,tratc pi voice

Con

la

cener

L'armi, ond'

mano

ei

vinfe

pi feroci moftri

Dcncro gli numidi chioftri


De le chiare, e fredd' onde
Prouano le Nereidi
E le Naiadi ancor tua fiamma ardente.
I

vaghi augelli

Con

era le verdi

fronde

voci alce, e canore

Spiegan note d'amore

Tinge di fangue il corno


Per la Giuuenca amaca
II Toro non auezzo
Al curuo giogo ancora l
Per cerna

il

core a l'Eciope adtifto

Trema, qualhora le macchiate

Tigri

D'amorpiagato il pecto
Scorron de la negr' India i larghi campi.

Ne men pauenta l'Africa

il

fuperbo

Leon,quando feotendo alcier


Vien con occhi di foco
Ad incontrar ruggendo

la

chioma

L'odiofo riuale
Il

ternbil Cinghiale

aguzza

il

dente

Si cherulmine par dou' egli arriua


Perche 'I nemico del fuo ben non goda l

Darci

,,

*7t
Dure, e fanguigne TufTc
Gli orfi nei monti ftnno
Per ce d'ogn'altro pia potente Nume.
E non pur gli animali

Da la natura di
E

pi vali!'

armi

muniti, e coperti

Moftrano Amor per

Ma

pi timidi, e

Diuengon
Valorofi,

te la forza loro:

vili

per te folo

& arditi.

Dunque ie tanto

puoi

Pocnitiflimo Amore,

Perche non piaghi ancorerei duro core

L ve

bolle

il

terreno

Sotto l'ardente Granchio

Efmlidouel'Orfa

Hornda

agghiaccia d'ogni intorno

campi

Ogn'alma lente amor, folo coftei


o male
Per eterno
Forza non proua d'amorofo ftrale .
A che prego? che piango? che fofpro
Amordi Nifa altera
Sordo, e crudo non meno
Se 'nuan lagrime al pianto
E querele 1 lamenci inuano aggiungo
Non (la pi, che queft' occhi
Piangano la mia forte,
N ila, che pi dolente altri mi vegga
N fia, che pi d'amor ragioni, ferma
Saner del mio cor ragion le piaghe

."

E f non la ragione il tempo almeno.


V fprezzar difprezzato

E voglia

voglio odiar odiato

Pianger per chi ride


LaiTo del pianto mio

Morir per

chi viuc

De l'acerba mia morte


N n feiocco farei

Poich Nifa crudel fnai noneangiafti


PeniIero,io cangio vita.

Di me

(eiTo pietadc, e del

Amor dime,

di lui

Sol m'infiammino

Nifa

io

A dio

ti

mio Gregge

petto

il

lafcio, dio,

d'vn lungo,e d'vn'eterno dio

MIRTILLO EGLOGA

Vili/

Argomento .
Mirtillo dotto Paftore afFerm and tutto

cofa creata hauer

il

Tuo principio, e

la

bene, &ogn1
Tua conuenienza
il

da AmorCjConchinde la cagione del fuo innamorarli effer conforme ali'vniuerfaleie'n f medesimo hauer prodotto fenno, e virt.

Mirtillo Pafiorcj*

Entre correr vedea


D'argento chiari fiumi
R idcr prati,e verdeggiar i bofehi,
i

per

gli

Fuggir

aperti

campi capri
i

Incili

veloci, e prelb,

laicali capretti

Saltellar

e cozzar Montonj,e Tori

E mentre

,,

&73
E mentre

lieto

vda

Rifuonar dolcemente

Di

paftorali accenti

Di

ruttici

ftromenti Ecli ne

Mirtillo d'allegrezza
Mirtillo dotto

De

al

colmo

gli antri
il

core,

pari

pi dotti pallori

In quefti detti gi

la

lingua fciolfe.

Amor cortefe, Amore,


Amor alma del Mondo
Perfetto in tutto, e folo

A te dello fimile,
Che di belt nafcefti,

di'

bekadc

Sempre ti pafei, ed altro


VagoFanciuI non fei,
Che vn bel deso di bello
Quanto la Terra,e'l Mare

E quanto ha di bellezza

in

grembo il Cielo

O bellissimo Amore
Opra del tuo valore.
Mentre del Mondo infante
Staua l'antica,ed incompofta malfa
De gli elementi in vn confufa,e mifta,"
E'n oftinata guerra
Il

fecco de la Terra

Con l'humido de l'onda combatca,


E col freddo de l'onda
Il

calore del foco

De l'Aria

il

lieue, e'1

caldo

Col gelido, e col graue


De la Terra pugnaua ;
Il

chiaro de la luce

Con

,,

Con l'ofciiro facea

De le tenebre ecerna afpra tenzone


Tu di bella pietade accefo core,

il

Perche

al fin l'infinita

Difcordia haue/Te il defiaco fine


Del tuo Fattor gentile
L'alta

mente accenderli

Ond' in vn punto

ei

diede

Formale fembianza disformata mafia.


Cos la Terra, che pur dianzi erraua
Mobile fenza bofehi
Senz'herba, fenza monti
Senza cauerne, grotte, piani; valli

Ferm (labile il piede e di fmeraldo


Hebbe la gonna, e lieta
,

La vide

ornar di

fiori

Indi nafeer forefte, e piani, e monti


E nel fuo fen le biade ondeggiar vide

de le care fue gradite piante


Graui dal troppo pefo

Incuruarfi

i bei rami ;
che pi le piacque
Ella diuenne albergo

quel,

Di vari innumerabili animali


Che 'n lor voci d'amore

-,

Lodauan fempre Amore.


Indi l'huom'

al

gouerno

D'ogn'altra creatura inferiore

L'huom, eh e terreno Dio


Animale celefte ,
Nunzio de gli alti Dei
Famigliar de

le ftelle

Erni^-

miracolo

al fin

de

la

,,

Natura

Sorfe, e lece pi bello,e pi felice


Il

Mondo;

Grazie

e 'n chiaro fuon rel ad

di ranco

Amre.

bene

L'Onda, che immobil giacque

Non chiara, fredda, dilettofa,

dolce

Hcbbe moto, ed ogn'altra


Propria Tua qualitate

ricetto

Di fquammofa,

muta

di

D'ignuda, fredda

e mobile famiglia

Che (correndo di lei nel vafto

leno

Lodaua anch' ella,

Amore,

Amor fola

fece

fi

radice

e celebraua

de la vita

<

graue
Chiara, e lieue diuenne

l'Aria ofeura, e

nutrice

fo

fi

Di vezzofi augelletti
Che di letizia pieni

Te falutar cantando
Autor d'ogni
Il

fallite

Foco dianzi ofeuro, e freddo


Dal tuo bel foco Amore
In vn luce, e calore

traile

S ch'egli infiamma, e nutre

Ogni cofa creata.


E'1 Ciel,

che non deuea

Prima Cielo

appellarci

Che trafparente

gliocchi ancor

non era

N
E non di ftelle adorno
Non che de maggior lumi
rotondo

e mouente in giro ecerno

2.

Infad-

,. . .,

, ,

moto
Riceu tua mercede amor

Infaticabil

pofTenee

E dei pi puri fochi adorno


Si t

degno

vago

ricetto

De le cofe pi belle

L'inuidiofe tenebre fuggir

Da la ferena luce

Cos tu folo Amore


Terra fefti l Terra ed Acqua l'Acqua
,

Foco Aria l'Aria


Che pria Terra non era, Aequa, Aria, Foco

Foco

il

Cos concordi furo

Del foco il caldo e'1 fecco


Col fecco de la terra
,

E col

caldo de

l'aria

l'humido de l'acqua,

Conl'humido de
E'1 fuo

e'1

freddo fuo

l'aria

fi

confece

>

freddo con quello

De la

gran madre antica


L'humido, e'1 caldo poi de l'aria lieue
Con l'humido de l'onda
E col caldo del foco

H ebbe amicizia, e pace


Il

freddo, e fecco de la terra hebbe anco

Col fecco de

la

fiamma

E col freddo de l'onda


Concordia,e fede eterna
Dunque ti Amor,tfolo
Le cole difeguah

le

infieme agguagli,

pi bade a le pi alte aggiungi,

Accordi le d ifeordi
E rendi amica al Ciel l'infima terra
Per te verdeggia il prato
Es'a-

*77
E

s'adorna per te di fronde

Cancan per
Per

bofco.

il

te gli augelli,

te lafcia

'1

timor

la lepre vile,

Ed ogn'altro negletto
Inenne animaletto
L'ira lafcia il Leon, eT Serpe
Quei che viueano per le grotte

il

tofco.

alpcftri

e con le belue
Prendean commane e la beuanda,e'l cibo,
Per te lafciaro quella prima vita
Fiera non men che roza
E purgata la mente

Ignudile lenza legge

Dal tuo diuino raggio


Impararo a

trattar le lane, e

Ed a conofcer qual
Coltura,e feme

la terra

lini

amarle

e come amalTer tutti

Gli Arbori nutrimento, innefto

Vita poteano hauer

E atti

le

come

piante humili

pi faggi poi,le intente luci

Riuolfer defioii

Doue

quatcro minori

Aggunci

Orbi

l'alte sfere

a' (ci

celefti

Che van

maggiori

penctraro pieno,

la terra

circondando intorno

Mencre,che Alle, e i Poli


Sempre immobili (tanno.
l'

Sepper, chel'Orizonte

Pone termine,e fine gli occhi


Partendo mezo Cieli.

noftri

Vider

la fafcia

obliqua

Che cinge ogn'alcro Cielo


D'animali ripiena ;

Ed nel

,,

..

17*
E nel mezzo di lei del Sol la via ?
De duo Tropici, l'vn vider ch'ardea
i

L'altro agghiacciaua

il

Mondo.

Non fu nafeofta loro


Quella diuifion , che fanno i duo
anco

Colliri, e fepper'

Come Cinthia fratel


E come poi la Terra
'1

di luce fpoglie

Suo velo intraponendo


Tra la Tua vifta e'1 Sole
,

lei la

faccia oleuri

Seppero come

afffTe

Stien ne l'ottauo Ciel le

vaghe

ftelle >

portando
Hora benigni, ed hor maligni influfsi
Noto fu loro in quanto
Spazio ogni sfera termini il fuo corfb ;
fette fole errare noi

E come per fua forza ogn'altro cerchio


Rapifca

il

mobil primo

E nel fuo breue tempo il giri, evolua


Vider Boote guardian de l'Orfe
Vietar, che *n mar non s'attuffaiTer mai.
Come di n.cile adorna
De la Cretenfe la Corona fplenda .
Intefer come il minor cane ardente
Come Orione armato
E tutti

in fomma quei fegni,che quattro


Volte fan pieno il numero di diece>
Poi quattro volte due

Guidino allegri balli


A la dolce armona

De le rotanti sfere.
Cos

.
,

*7?
Cos per tua cagione
Amor fola cagione d'ogni bene

Minima cafa

il

Cielo in f

Ne s piccioia ftella

il

non hebbc

bell'azurro

Di quegli eterni giri


Che l'hiiom fatto per te faggio

Non intendente
il

e prudente

dichiarale poi

come

Indi appararon
S'incidefTe

'1

bel

nome

D'amorofetta Ninfa
Nel duro fen d'vn l'affo

Ne la corteccia molle
De le piante nouelle
;

,'

Per

te s'vniro

con

la

cera infeme

Le canne difeguali
Al cui mono cantar note amorofe
A le Ninfe, le Dee gi care tanto ,
:

Ch'altro non defiar pi dolce canto

Amor douunque vai, douunque

pou*

L amoro fa tua vi fra


Allegra

Ti van
Il rifo,

le

infiamma , auuiua
grazie innanzi

col piacer vien

L'allegrezza, la gioia
li

fempre teco
,

l'armona

contento, la pace, la quiete

Apollo,

e'1

Choro tutto

De le noue Sorelle
Che Poeta non quel, che non ama J
E'1 verace Poeta e

fempre amante

Io bench in bofeo nato


Al nudrir folo , al cuftodir

Fatto amante per

te,

la

greggia

per te imparai

A can-

. ,

iS o

A cantar

begli occhi

il

Ceno ,

e'1

volto

Di lei, che dolcemente il cor m'ha tolto

E quando

verf

miei

Non fen cari ad altrui


So che fon cari lei , che amata m'ama
Ma '1 tempo fugge, e vola ed io qui tardo
Mentre '1 fcreno fguardo
,

Di quegli honeiti, e grrziofi lumi


Agognano quefri occhi
;

ohim, ) ch'akr'efca
A te dunque ne vegno ,
Vita de l'alma mia, fpirto del core
Quelli occhi

Vaga mia

Paftorelia

E di mia fede
Ti

al

cor non danno.

e di mi'

amore in fegno

porter nel proprio nido ancora

Due tortorelle, ch'io

A la madre

inuolai

Mentr' ella a i cari figli


Gi vicini a ipiegar il primo volo
Cercaua intenta il defato cibo.
T'arrecher con quelle
Temita di mia man picciola celta
Di marine cocchiglie tutta piena
Dunque m'inuio con frettoloso palio

A mirar quel bel vifo,


Tra le rofe,e

Amor

liguftri

hoggi del quale

qua* in fua fede

Soggiornai feco l'alma, e la mia fede

GA-

,,

GALATEA EGLOGA

IX.

Argomento*
Floribia Ninfa coniglia Galatea Tua

compagna adamar

Alcone Paftore,che lei gru nd e diente ama e mentrella


con alterezza lo nega, veggono venir di lontano Alcone onde Floribia prega Galacea nafconderi con lei
dietro vn pefpugli per vd;'v quantper dir Alconeje na
fcofte/,arriua il Pallore; che doppo efferii lamentato
della dia Ninfa, vinto dalia difperazione tra fuori vn col
;

tello per

vender*

tota Galatea corre

na

eli feriice. al qual atto diuenuta pie-

con Floribia (occorrerlo; e

vanno infeme per fanar la ferita

in moglie; poi

Ga/atea, e Floriba^linfe.
Cala.

^^

"T"

l^Wj

fiori.

On

vu feguir Amore

Ch'amor

e fallo, e penitenza infieme.

JL ^1 Amor del mondo la falute vera,


D'ogni

virt radice

Vn ione dei cori


Quiete de le menti
Concordia de gli fpirti
Felicit de l'alme.
Cala.

O Fiorib'a, Floribia,
Se ritengon gli

effetti

De la propria cagion forma, e natura


Da gli effetti ch'io veggio

In quefti Paftorelli amanti, io feorgo

Non efTer altro amore

Ch'ama-

li

do-

, ,,,,

iti
Ch'amarifTima doglia \
Ardor,ch'altri nafconde entro

Piaga cupa, e mortale


Lufingheuole inganno
Graue, e noiofo affanno

le

vene

I f guari di cui

Sono fpeme^imor,

pianti,

ed angofce,

Sofpetto, geiofa

Difcordie,
Stridi

liei,

querele

fdegni,
,

pianti

Pallor, pene, ffpiri,

Pifperazion, martri

fomma poi maledizzione, e morte \


Dunque folo deriua
E'n

Quantli '1 Mondo di male


Dal Tuo pungente auelenato
Plori.

ftrale

O pi cruda te fteiTa,ch'ad altrui


S'alcun

non , che fchiui

Di fentir quel,che tutto'l Mondo fente >


Quand'Amor pur fia mal,t fola fdegni
Di prouarquel,ch'ogn'altro in terra proua?
Ben
Se'l

moftri hauer nel petto animo


tormento amorofo

vile
.'

Ch'ogn'huom fopporta
Riceui anima ingrata

foftener ricufi

Riceui amor, e poi


Saprai di quanta gioia egli cagione.
Cala,

Chi da maligna (Iella


Vide giamai venir benigno influfl?
Ors quello tuo mal fia bene,e fia
Apportator di gioia alcuna volta

Vdito ho pur da cento lingue,e cento,

Che

., ,

2$S
Che nel Regno d'Amore
Fiori.

Mille piacer non vagliono un tormento


Anzi pur nel luo Regno

Vn fol piacer mille connent appaga,


E f come f' vaga
Saggia

I giuftiflmi

Non far,
Forf

tuo fedelAlcone

farai, del

preghi

che

ti

dirai, ch'ei

fprezzi

non fi a bello, e ch'egli

Non t'ami, e non ricco


Non faggio, e fc al ero par d'ogni Paftore?
fia,

Tacendo

in chiufa

fiamma ei

fi

confuma

Ma bench'ei taccia,parla
Parla ben

Quafi

Ben

legge ne

il

Ch'egli feruo
s

guancia fcolorita

la fua

del mefto cor tacita lingua.


gli attive ne'

d'Amor

fembianti,

ma tu

crudele

Sorda, e cieca altrottanto

Quanto f'
E non odi,

bella,e fiera,

non uedi,

quel,ch' peggio al fuo martr non credi.


Cala. Folle e

ben chi

fi

dona

A quei primi fofpiri,a quegli fguardi,


A quelle artate prime lagrimette,
A quell'incendio primo
Di vagante Paftore
Che con arte fofpira,
Con arte langue, parla, prega, piange.
j

Flonbia finto amor deitar non deue


In un cafto penfier vera pietade.
fiori. Finto chiami l'ardore

Di chi ardendo fi muore


Faccia-

2,

,.

,.

,,

..

$4
Facciati del Tuo foco interno fede

La cenere del uolto.

Vn luftro
E

ti

noucllo ardor

Oftinata,dimandi
Cala.

non f
antica fiamma

e gi, ch'ei t'ama, e


s

n'

duole

Ahijche nafeente amor poco tormenta


Ecco,che pur confetti
Ch'Amor tormenta l'alme

che non tanto nemico


L'inutil loglio le mature fpiche
Al vecchio tronco il tarlo,

So ben

Ed

io,

le fredde neui

Sol ardente

il

Come

nemico Amor d'ogni viuente ?


Fiori. Amor non e nemico, ei vuol, che s'ami,
E ibi legge e d'Amor l'elTer amante
E l'amar non tormenta*
Solo

afflige

l'amante

La crudelt de la fua Donna amata

Deh

Galatea

comporta, ch'io

'1

ti

dica

Se non ami Paftor s


f' morta, f' cieca, non hai core
vago, e bello

Ma certo non hai cor s'amor


Gala,

Nafceran pria

le

non lenti

biade

Ne mmenfo Oceano,
Da l'occafo vedrem forger Sole,
Ed attufrarf in Oriente giorno
l'i

il

il

Pria tra le neui,e'l foco


Sar continua pace

nuoteranno pefei
i

Dou'han

Che

gli augelli

il

nido,

per eiler altrui cortefe,io

Difpietata

fia

me (Iella

Non

..

Non amer giamai

Che'n vn pudico petto

E graue colpa
Fiori.

l'amorofo affetto

e godi
Superba Ninfa hor
D'eder amata non amante ? forf
Forf auuerr,che un giorno
tu gioifef,

Amante non amata ancor

Ma

troppo (lato

infin'

farai.

adhor cortefe

Lo sfortunato Alcone
Che deuea torre forza
;

Qiiel,che'n premio d'amor negato hai fempre.

Troppo troppo
,

l'offendi

(E uoglia il Ciel,ch'i*o menta )


Egli dal duobje dal furore fpinco
Farquel,che non penfi.

Dar

neceflt l'ardir' al core

Credimi Galatea,
Ch'amor fempre potente
Ma pi potente ,quando fdegno il punge.

Non
Come

fdegnacos calcato ferpe,


fdegna amore
Quando fprezzato viene
Non maggior uendetta
fi

Di
Per

fi

brama e
ch'amando

quella,che fi
l'ingiurie,

fi

commette

altri

foftiene

La rorza adoprer s'amor non uale


E di modefto amante

Diuerr inuolator de' tuoi tefori.


Cala. Prego,e non forza ufar l'Amante deue

Ma fia pur mia la cura, io non pauento.


Andiannehomai,uedi il nemico Alcone,
Che di lfc ne uicn tutto penfofo,
fiori,

O miiero

dolente

Veder

. .

ite
Veder non so qual pi

porti nel volto

O l'amore,'l dolore, Galatea


Se'l

Gel benigno mai non

De le tue belle guancie

difcolori

vaghi

fiori

Pria, ch'ei qui giunga, meco


Dietro quello cespuglio ti nafcondi,

Ed
Gala.

alcokiam quant'egli dice intente.


11 tuo prego mi sforza a compiacerti
Nafcondiamoci dunque
.

AlconePaforJlo.

Stelle a! nafcer mio,

O ftelle al viuer mio contrarie Tempre,


Voi mi defte ad amare

Ninfa leggiadra fi, ma cruda tanto


Che non cura il mio pianto
E fuperba difprezza amor, e fede
Ne so ben come il Cielo
.

Tanto comporti

il

fuo faftofo orgoglio

Alma fenza piet fe'l tuo bel vifo

Ad arder mi condufic
Mi condurr ben tofto
Al fin de' giorni mici.
Cos tu fola di mia ftanca

vita

Sarai Tortole Toccafo


Almen di quefte membra

Sia feretro quel feno,


Ch' tomba del mio core.

Ma f tu viuo mi rifiuti, hor come


Morto m'accoglierai ?
Ahi che viuo, ne morto
Mifero

,
.

>

Mifero non mi vuoi ;

Ma pur mi vuoi, poich tu m'odi morto;


E

uiuo mi vorreiti

Se tu m'amafli bella Ninfa. dunque


Se con l'amarmi folo
A morte puoi (bararmi, che non m'ami

Ma come amar potrai

Se non conofci amore?

Ma Te mai
Ne

non

ti

fpecchi

criftallini fonti

Che tu no V veggia ne' begli occhi cuoi

Come non lo conofci


E com'efferpuot'anco,
Che tu, che f pi che le nui algenti,
Ed indurata,e fredda'
?

Accendi nel mio cor fiamme s ardenti?

Ma come pollo anch'io,


Che fenza vita fono
Amante non amato
Dar vita te,che del mio duol Col viu?

Ma f vita non ho morir non pollo.


Hor

chi far, che

muoia

Al vibrar del mio ferro


Morir la mia doglia

Ma d'efla priua,come
Viuer

la mia Ninfa? ahi folle Alcone


Gi non mancano amanti

A /ingoiar beltadej
Ne mancano martri

A barbara,ed altera crudelcade


Fuggati dunque homai,
"

Fuggii

dal mio pecco

<Quel

Quel pender \ che non ha per foftenerfi

N conforco, ne fpeme
de gli infelici
II non hauer giamai fpeme, fallite.'
Fugace Galatea
Salute, e

La

fpeme

morte, ch'

'1

fol

peggior di

tutti

Hoggi da me fi brama
Per terminar le mie noiofepcne

ria

dolce

Hor

mali

morire

il

Se amaro fu

'1

languire

f beueft di quelli occhi

il

pianto

Per tuo maggior contento


.'

Beua ancor quefto ferro


Quefta l'vltima proua
Sar del cor

Defio

il

fangue mio

che deprezzato fprezza

di vita, quefto

Sar l'vltimo giorno,


Che'1 tuo fido Paftor cruda
Godi Ninfa crudele,

Poich'vn

fol

ti

chiami

colpo quello

Che toglie te la noia me 1 dolore


Ohim corriamo tolto.
,

Fior.

Ohim, ch'egli ferito.


Ma s' tempo non fui
Di faluargli la vica
Ben far tempo di morir con
Fiori. Fermati Alcon. non bafta

Gala.

A fpogliarti di vita

lui

Quefta mortai ferita ?


Ale Deh lafcia Ninfa , ch'io raddoppi

Ne creder

che'l

mio petto il

ferro

il

colpo,

tema ;

Che auezzo le ferite


Le ferite non cura
Sedi

z8y
Sedi

Cala.

ferir Te'

uago

Ferifci quefto fen

Che Ce no
E no fer

1'

l'

panie

ch'egli

Amore

ben

dritto

Pietade

Spietato ferro,e fenz'amore'l (punba


jLlco.

O celefte foccorfo (ielle, Faro,


O benigno, piccolo Amor che ueggio?
,

Fiori. S'ei

per te corre a morte

Opra almen tu non


Cala.

difperato mora.

Ahi lcon cos poco


T'cara Galatea
Cos poco t' grata
La tua non dico gi ma la mia- uita?
Quella uita e la mia.
Tu dunque ci,ch' mioleuarmi ardifei?
Viui pur uiui Alcone
,

Deh uiui accich'io uiua


E f pur mi uuoi morta
Con quello acuto ferro-,

,.

Con

quella ardita

Vccidi
jllco. S'io

me del tuo

fon morto

al

e difperata

mano

morircagione.

gioire,

Deh lafcia ancor, ch'io mora


Cala.

Cruda Ninfa al martire.


Se non la ferita
Com'io bramo mortale
Altra non per farne
Quefto ferro nemico,e non morrai.
Ah non cred'io,ch' Amore opri tal'armi.
-

Ako. Anzi per trar d'affanno

un'infelice

Meffrpefeitiye-mc tww. udt

Ar m

{Ti

non h rtao mi

/>* ft'ftpui*.
, A-^*

'

mcu. tyuJt

Z'sk.yk

.>o

*fh

'(k ut ea hfhu\

Deh

..

2 pO
Fiori.

Deh
Di

confolati
colei

detti

che tant'ami

Ch'eli e fatta pietofa

De la tua lagrimofa empia fuentura


Cala.

Alcon pur dir mio


Bench'i'

fia

tanto

al

perderti vicina

Credi a Floribia mia,

s'

me non credi.

Meo. Prima di quello cor fiamma gentile


Se gli occhi mi piagaro

Mi rifanano

detti

O piaga auuenturofa
Piaga, che f' vitale
In fembianza di piaga empia,e mortale.
bellilfima Ninfa,anzi pur Dea

Non fenza alto


Fui vicino a

la

uoler d'amica della

morte.

La tua fomma bont ben porge tempo


Pietoilifima aita

A quella mia ferita


Cala.

A la piaga

d'amor gi non credei

Ma per uirti di quella


Piaga de la tua mano

E quella, e quella io credo.


E s'al tuo pianto amaro
Vero fan gue del cor non diedi fede
Ben credo quello fangue,

Che dal

tuo petto

(lilla

Jlqual cos d'amor, e di pietade

Dolcemente m'accende,

Che s'egli

fangue a gli occhi

fiamma al core

Meo. Qiiant'hl Morte d'amaro


Queile umorofe note bau raddolcito

Se

Se gradifci

il

.,,

.
,

mio fangue

Gradifci quelj-ch'c tuo.


Cala. Per quell'amor io giuro

per quefta ferita

C ha fatta l'alma mia


Serua del tuo bel uoko

me ftefTa io non fon cara cotanto


Quanto m' caro Alcone.

Ch'
Fiori.

Gi de l'Alme curate
Son te ferite , retta
Solo

,iAlco.

il

curar del petto la ferita

Non e profonda molto


La ferita; perch'io
Temendo di ferir la bella imago

De

la

miaGalatea

Al cader de la
Fior.

Feritor

man ritenni

il

colpo

e ferito

De la uittoria hor godi


jilco. Jsje la uittoria

Cala.

mia uinto rimango


Di quefto braccio amato

Fammi d'intorno al

collo

Caro,e dolce monile

E con l'altro t'appoggia

A la mia fida amica


Cos pian pian n'andremo
Ai faggio Alfefbeo,
llqual come ben fai
E de la medic'arte alto maettroT
Quefti sa del dittamo
L'incognita uirtute j onde ben toflo
Saner la ferita
JlIcq. Quell'amato foftegno

2.

M'

z pi

M'c

del viuer pi caro;

Ma canto non fon'io

debile

fianco,

Ch'io non bafti condurmi


Al delaco albergo
Hor pria d'amorfi maritaggio

Dammi de la tua dcftra


Cala,

fiori,

Meo,

il

in (legna

caro pegno.

mano, ecco pur l'alma ideila


Ecco
A dar moto a la mano, a l'amor fede.
la

O coppia auuenturoia.
O

Auipice Amore, e Pronuba


bella, e cara mano

fon'io.

Hor prendi quelli baci


Per uendetta

di quelle,

Che mi facefti

al

Cala.

Andiamo anima

fiori,

O di radice amara

cor dolci

ferite.

mia.

Dolce,e gradito

frutto,

O d'infauito principio lieto fine


O gran uirt d'Amore
Come cangi in contento

ogni dolore

IL FINE.

TAVOLA

DE SONETTI
Al

Sig.

Cardinale Cinchio Aldobrandini

A
Ita forte ( ma giuttaj in ogni terra
che piango infelice ? a che fofpiro

ip

2$
59

Ardo, e fon fatta miferabil fegno


Alle Gentildonne di S. Pietro d'Arena

A che tardate neghi

tof

amanti

62
79

Amor t pur hai l'arco e la faretra


Alma sludia 7 camin s'annotta homai

amiche flette , s'egli ver ch'Aimo re

no

AI Chriftianiflmo R

Ah pur fola io far

A che pur tardi


A

-,

ch'ai

di Francia.

Mondo taccia

d che non forgi Aurora


voi /copro del cor l'angofee prime
,

Arfi molt'anni , e per cangiar di loco


che fofpiri , e piagni

Anima fianca

142
151

162.
1

Sig.

Gherardo Borgogni

18 1

all'Autrice.

Apollo, quefla il cui valor cotanto


Ancor, ch'altro non fi a (juesla mia vita
te le ardenti mie p re ghiere imo

202
: 7 o

2 lo
211

Ahi alma, ahi di te flejfa homai t'increfca


'

69

18

A voi Donna gentil del core aperfi


Del

oS

Al

tavola:

1$$

Al Sig.Iacopo Dria.

>

BEnBen

degni d'albergar nel feggo eterno


dc$lin 3 cbe tu

65

>

86

giamai nel fino

Alla Reucrenda M.D.Claudia Se/fa nel monaflero della


Nunziata di Milano.
i

Bramitbi vuole wAqum fupc ha


Bench per voi mille fuenture, e mille

143
g^

Al Sig.Car'dinale Cintino Aldobrandjnt

Ben guifa

\efci

di Sol'fiammeggi, e [fieni

-,

jp +

mia nobil fiamma f maggiore

2S

-AllaSig.Marchefe di Grana.

Come l'alma becche fa beata


Cinta

tU fiorile

d'amoretti gi

Cinto faueue ilerin d'intorno agghiaccia.


I Sig.D.Aleiandro d'Efte.
Il
hcroicojil, con puri inchi offri
'."

Con
Che peifi,

b che uaneggi jLnimajiolta

l0 ^
?

Al'Si'g'Cardinale Cintino Adobrandini

Chi Delio

'l

Come
Con

^z
54

\ 2p
.

chiama } c chi nomarlo fu ole

Al

Sig;.

Duca

di

j,^

Mantoua.

talhor alfreddo tempo fuole.

lag rime di fangue >c con fofpi ri

Come fpero trouar ripari , /chermi,

2g

209

DOLi

af-prex^e^e fouijafpri^e noiofi

'jifpreT^apUr queji fo/piri ardenti,

Mia,

tavola:

i 9
Al

Dopo Vardor di

Da me

Sig.

di Francia

*55
178

difpietata guerra
io la radice

nafte il mio male,

Al

Chriftianifs.

Iacopo Calderone Pitcore.

196

De' tuoi vini color l'opera altera


Del Sig.Conte Ridolfo Campeggi

De

la

all'Autrice

205

vera belt, che l alma vefte

EMpiofe d 'amariffmo
E

qual fora g amai

-veleno

durone /cabro

Al Sig.Marchefedi Mafia.

E don del Cielo,e dono al Mondo egregio


Al Chi iftianifs.R

53

di Francia

cintasi dal/erro empio, e nemico

t^

Al Sig.DucadiSauoia.

F Amo/o

C*A1{L0

e per vrtute altero

Forf appar s leggiadra

in Ciel

54

qualbpra

Oueflo.fonctto s' scampato fetida infcrittione per inauerten%a . L' infcrittione douea dire
Airilluitrifs.Sig.Contefia Lucrezia Scotta AngufTola.

Fileno mio quell'empia Donna altera

100

AL Sig. Cardinale Cinthio Aldobrandino


tifandogli occhi al tuo vinate lume

147

Al mede/imo.

Febr 'noi mi negar) ond't che 7 volto

175
Del

TAVOLA.
DelSg.Gio.Tomafo Gallarati

Fatto per te Comica

Illuftrei'

*?7

all'Autrice.

veggio

Fuggite bomai cure noiofe, e frali

204
212

26

l nidi occhi leggiadri iOccbi, ond'jlmore

Del Sig .Vincenzo Pitti per l'Autrice.

Ginonpofsio da
Al

Sig.

HOr
Ho

lutige

il

bell'affetto

101

Cardinale Cinthio Aldobrandino

H
qnal vegg

io fotto fembiante

benfentito rallentarfi

bumano

16

nodi

Hora, che dolce tremolar lefrondi


Hor,cbe del Cielo il pi bel lume,e /pento

103

Honor dt miei fofpir

122

Hory che pieno

luci ferene

cCardor fremendo rugge

Al Serenifs.granDuca

Hor poich

note fi fou,e feorte

In morte del

Hor
Hor

149

di Tofcana.

I69

Sig. Torquato Tafl.

qnal gr*ue per l'aria odo lamento}

che frale d'jLmor pi nonni'offende.

20 s

Al Sig.Don Ferrando Gonzaga.


1

ILio

caduta al^ col nobil canto

lOychegi vidi in

me quegli

15

6z

occhi ardenti

Alla Sig. Placidia Grimaldi

Infra lefctey infra le gemme , e gli ori

64

lo veggio minima mia fiera tempefla

Alla Serenifs. Infante di Spagna.

In voi fpieg fe merauiglie altere


Io non t'amo crudeli che me /' contende

IO
Indarno

T,A

t?8
Indarno giri
Il

VOLA.

lufnghieri /guardi

Tempo al fin col

IS7.

183

fuo girdt certe f

Io viffivn tempo (ond'bor meco mi fdegn)

213

LE

perle gi di rugiadofo humore

Laffa pur veggio

Luci, ond'b lume


Al

il

loc

om

IO

folca

82.

Sol f non vi /piace

il

Chriftianifs.

Re

d'r

Francia

99
.

L v gi [corf borrii il Marte , e fiero


La fera defar, odiar l'aurora
L ver l'occafo il defir mio fi voluc
Rifpofta

al Sig. Gabriello

43

IS2

Chiabrera.

La tua gran Mufa bor ebe non puc

2C0

quand'ella

MEntre quafi liquor tutto bollente


Morfeo gentilf
Al

Sig.

Mille feorgo

nel moflrarmi folo

37

Cardinal Cinthio Aldobrandino


l su

faci immortali

Mifcraio cbiamo pur,

63

ma chiamo indarno

Ma dimmi tu de' miei penfier beatrice


Ma (biffo ) ci) io vinto dal duol vaneggio

9S
109
110

me dico, ejdonde
Mi to man pur ( benclfio 7 ricufi )

176

Mille fiate io fra


Mille frali
Del

ili' altre,

d'amor nel petto

Sig.

fi,

US

in

mente

ajfiff

Iacopo CafteJuer.ro all'Autrice

ebebber nel feno accolte

203

Rifpofta.

Miro

n*gcntil lucido

VETB& accolte

204

\4l

Al

AV OLA.

Sig.

Paolo

l'intrdo filcn^io

Odqnc

X1

l$$

deue ancora

65

Alla Sig. Duchefl di Sora

I^oflro terreno

del

la fronte lieta

dame

Ts^ef]"un'altro pcv.fier

3\(c7 bel, che'n te

Del

Sig.

moTtrommi il del fondai

Gabriello

*Nj

al Sig.

1 3

baffi manti

200

Conte Ridolfo Campeggi

206
209

tuoi lei campi, cbevirtute infiora

Ibernico lAmor anco a miei danni forgi

O^on men crudo

e rio

che bello , e vago

infauSi habitat or del cieco

duerno

35
36
78

de l'anima mia nobil teforo

One fon

Ombrer all'Autrice *

?^e! giorno, che fublimi in


Rifpofta

7
83

difui a

lufinghier quelle foui


Alla Chriftianifs. Regina di Francia.

di felice

Heroe fpofa

felice

O nemico, ed ardito mio penfiero


O rmagine beila di colui

Enficr , eh eternamente il cor

Al

Sig.

T tetra da cui nouo


Taflor, che

m affali

Cardin ale Pietro Aldoi?randini

Viaggia' beata

Al

I
.

Mos CLEMETTE

che gio in al canto

'n quefii faffi, e'n


Sig.

Duca

di

<

108
182

quefle piante

Parma

53
$2

89

Tofcia, che fparfiin ogni parte terra


"Perche mafeoudi l'vno, d'altro Jole

9*P

113
Ter-

TAVOLA.

oo

Tercbel^ifi mio ben, perche mia vita


Toicbe fin qui tra noi partimmo il bene
Tianfi gran tempo , ed hebbi il cor piagato
Ter te non fia , ch'io pia n'adorni %e terga

ir

Tofcia, ch'io non fon pi d'jimor feguace


Tria, che s'armi Madonna vojri danni

192

QVal

rufcello

folitaria riuo ,fe

del bel guardo

Al

il

Sig.

pur

-vita

il

Sol la

terra,

26
27
28

4i

44
49

D. Girolamo Centurione.

Qual Fenice far, che l'auree piume


Quanto mejcjja alhor (laffa) ingannai
Al

11

D. Carlo Doria

Quando alluma nafeendo


Sig.

ISS

vino ardor m'affalfe

Qualhor ti veggio al duro afprogouerno


Qual trauagliata Tratte io mi raggiro

Al

277

veggiam d acque fouente

^ Quefla , che nel mio cor doglia fi ft no.


Quando fien del mio cor falde le piaghe
Quando fdegno gli /proni ajp ri , e pungenti
Qui
Qui

133

Sig.

Qua l m agita furor ?

Duca

di

55
83

Parma.

qual ne la menti

Qui dotte rifplendean Teatri , e feene

Hi
113

In morte della Sjg.Laura Guidiccioni Lucchtfni.

Quanti trofei gi d*arme vaga, e quanti


Sopra

'1

124

fcpoicro del Sig.Cauagliero Gio.BoIogna Scultore

Qucsli auuinando i duri bronT^i, e i marmi


Quella, che ut' vofr occhi fiamma iofcerf
Quegli , onde l'alma gi da me diuifa

129

Quando le chiome fi*: rr.meggianti , e bionde

H7

Quel vo/
Qua?ici

o,

le

cu io fofpiro

quel bel volto

chiome L.uran perduto l'aura

128

133

350
154

Mia

T A V O'L A:

50-1

Alla gran Ducheffa di Tofcana.

Qvcl

cele/I e cari dor

60
72
1 77

cheti te fi vede

Ql<ano raggi tijLmorpra fi fcaldaro

Qwlhor ti veggio toso al


Rifpofta

al Sig.

Gio.

cor

mi fcende

Tomafo

Gallarati.

Qualhora per fottrar la mente grane

S'jllcun fi a mai che i

205

verfi miei negletti

S'auuerra mai, eli ad alcun pregio arriue

Spirando laure placide, e feconde.


quello, ond'io mi Plio parte parte

Se

Al

Sig.

2
3

17

Contedi Fuentes.

S' feroce defirier premendo

il

dorfo

Stolto mio cor a che vaneggi

e quale

Speme fallace che pur l'ale impiumi,


Alla Sig. D. Marfifa d'Eftecib

33

Scformaffer le felle immani accenti .

Alla Sig. Duchefla di Moderna

Se da le

sfere,

AI

Se con

la

onde 7 valor prendere .

Sig.

^!

Paolo Agoftino Spinola

man di yofe al Cielo intorno .

Se l'onda Tfr/ altier di qutfio Pv o


Scoprami pur jLior i /degno armate
Se prato io veggio di bei fiori adorno .

t>

S9

99
103

VAV O

3'o*

Al Chriftianiflmo Re

S'alhor

Tirfi

ei

pur

L A.

di Francia

S'auuerr mai, che di ta mburi, e

Sonpur note di

d'ami

di Fillc

che fatta efea infelice

arfi

mal chiude vn core


Si dolce 7 guardo, che'l mio core
Sig.

13

inuefea,

al

5j

iq^

Marchefe Pirro Maluezzi

Se nobilDonna varie gemme, ed ori


Se col guardo fereno alto defire
Se brami, che per te fi Jlrugga il core
Siete Madonna pur cCbumane tempre
S'ardente nel mio cor foco accendefte.
Rifpofta

1 3

13 X

S'infinito gioir

Al

.. . . .

Sonetto del Sig. Vincenzo

168

jjq
1S

185
1 gp

Pitti

Se pur ver , che sfamllando fuori,

201

Rifpofta al Sig.Gherardo Borgogni

Se tu, che qui fra noi fplendi cotanto.


Del

Se

quatit'io

Sig.

202

Hercole Taflb all'Autrice

offemo voi tanto fofs'io

2 o6

Rifpofh

Se i fieri Serpi M ercole inuitto eflinfe


Se per quelli faluar, ch'errar vedeft
Sgombra , fgombra da te mio triflo core
Sgombrate quel defir, che 'ncende, e ttrugge.

207
20S
2 iz
21

V che de

pi famofi, e

de' pi chiari.

TAVOLA.
Al

Sig.

D. Giouanni

de'

303

Medici

Tu per proprio

valor s chiaro fplendi


Tirfi dolce mio ben f dal -valore
ben mio

Tirfi Filli dicea

Trabendo i giorni

in feri

Sopra

l'cfler

Filli

caduco

il

Trar da

Sig.

Giannettino Spinola

<p
14

w vn fiume.

co' raggi ardenti.

140

Carlo Cremona

le occulte vie

Alla

afpn lamenti .

Sig.

Tra quanti /copre il Sol


Al

42
aj

Sig.

de lima terra,

j <a

D.Marfifa d'Erte.

VjLgo di p reda vn pefcator feda


Voi cui l'ardor d'amor} l'ardor degli anni.

Il

fine della

j j4

21

Tauola de* Sonetti l

TA~

z
o

304

TAVOLA
DE'

MADRIGALI-

Mor bench comandi a maggior Dei


ji l'apparir del Sole

p
~

'

JLmor d'amor arde a


^Amorfe con leggiadro 3 e nouo inganno
lAmenoivriede ^Aprile
jl dio begli occhi, dio

dimoro/amia

/, l

\*

p2

Clori

^Ancor the n altra parte

85

11

tAhi qual mi ferpe al core amaro tcfco


tAl lume de begli occhi il cor' ardea.

3c6
346
1 5

38

Euche tu m babbi tolto


Brami chi vuol d'vdir le parolette

3
.

C
Morte
CHiudami
Crudele f perch'io mora
gli occhi

Custode inuidiofo

Caro homcida mio


Cerca Venere il figlio

Come ftrano

faria T^infa gentile.

352
loi
1

05
33$
355
36

383

Dopo

pioggia del mio pianto amaro


Diccua ad Egle Elpin m'odi, perch'io
la

De l'amaro mio

pianto
D'vrianioro/ /oc*

Da te m'allontanai

49
9
93

336
341
Da, la

, ,1

TAVOLA.
Da

la

305

madre fuggito

16

D'Amor tutti gii Jlrali


De la mia bella Donna

70
173

Donna f voi potette


Dal fiero Dio de le battaglie mpari

173

1S5

ELpino mio l'altrbieri


E /perito

il

1 5 I

foco , fpento

183

Fiammeggianti faette

ecco dijfera

70

Fiume beato, fiume


l l'alma

ti

183

donai.

9$

Profopopeia del Cauallo di bronzo, fatto in Firenze dal


Cauaglier Gio. Bologna

Cenerofo deflriero
Gi per tua colpa Amore.

j2g
2

H
T_T

Or, che

Sig.

ferina mia

ja

* <* Ho ben incauto anch'io

Hor bai pur vota la faretra dimore

Hor, che pi fcalda il Sole.

j-r^

mio vago homicida


ILlo t'amo,
e
deso

I(4

ti

lo fon condotto a morte


In leggiadretta gonna

l4

6o

Io vi prego begli occhi,

j^g

LJL tra gli ombrofi mirti

102
1^6
j 7i

Lungo vn fiorito colle.


>Languifco, e fon tantami

\A Erauiglia non

Donna f voi

*! Mano vera cagion


#i ' s caro

il

de le mie doglie

37
81

languire

Morte

T A V O LA

306

Morte recider vola


Mentre , cZ/7o ^/b quejlc auare

149
luci

153

Mifcro bermi'accorgo

155

NOn7{e gran mago dimore

Si

l'efperic contrade

19

*K ? fuj^ r y p fsi

JOZ
o6

T{el puro', e chiaro fpccchio


1*{pn potendo /off, ire

7{puo Prometeo

al

16*
I6S

mio bel Sole adorno,

Lagrime, ci/ ad arte


ObeUiJJimo petto
del deb per piet dammi tanti occhi

V me tre

volte, efei

OmiaVJfa,
Oue

mio cor mentr

lofio voli

/rondi alme , e felici .

io

vagheggio

4?
5*
;

346
150
171
185

T) Er lo fouerchio affanna
*

Ver non arder vorrei

'Perche pi grane fia


Terche'non volgi Filli
'Perche Ts^ifida fpre^ra

Ter finir l'afpro affanno


Ter piet dime sleffo
'Porta la Donna

mia

Terch'io t'amo languifco

Tur vede nel mio volto


Terchc l'empia ferita

Ter fitggirla

prigione

38
<>?

lei
133
141

151
153
l 56
171
1S4
1S9

QVeft empia Bornia altera,

3*
Quai lamenti vfiran del cor profondo
5i
Quella bocca amorofa
70
Q*alh or candida, e vaga
83
Q^eflo Madrigale cueua anch' egli haucr l'inferitone alla 5VV
...

Lucre-

TAVOLA.
C.

307

Lucrer Scotta jlnguffola , che per innauertcn'za non s


pofia, come s' detto ancora al Sonetto che comincia.
Forf appar s leggiadra in Ciel qualhora

Ce

Quando tal volta io miro


Spanto piti mi t'afeondi
Qual mi /'prona desto
Qual cor J^ifida [peri

ia i

146
156
1 76

Quell'infelice giorno

\%i

Quella bocca

185

di rofe

Qual candida Colomba

R
S

21z

Apir f non doni

jj$

S
Degno campione audace
Se non temprate vn poco

9
9

Se per piet del mi' ango/ciofo male


Se per tu albergo Amore
Spuntando fuor de l'onde
Se voi tardate tanto
S'io mi inoro per voi -'-

1 4.

1$

27
$0
Si
IOI
loi
I02
13 6
145

Saettandoti credi
So , che da voi mi viene

non desiate
Standomi a pie d'vnOrno
Scn^entrar in battaglia farai vinto
Se da colei , c^e morte m apparecchi*
Se non e ofa in terra
Sparfo Madonna haua

$ d l'apparir

162

S'altro

49

153

di questo

59

quanto bella fiete


Sicomc fegue al lampo il tuono , e poi
SV 0 cretti #/ mio male
Standomi dietro ad vna Quercia antica
Se r/ tao difpartire

S'uimor fempre foggioma nel mio petto.

185

$<?

\-j\
1

74
76

84.

84

ri-

4z

TAVOLA.

3 o8

Timida lingua albor

che'l

mio bel Sole

j5

Tanti fogni la notte


Toflo

Tu

ci)

a voi riuolfi

mvccidcfci

83

e gi fon fatta polue

ioo

In mortcdellaSig Laura GuidiccioniLuccheini.

Tra

12$

qnefii duri fajj

Profopopciadelcauallo di bioivzo farro in Firenze dal Sign.


Cauaglier Gio. Bologna

Tu

che Vai riguardando parte

parte

Tu, che fai l'arti, e i modi


Tutta Cortef , e pia
Tu m'hai velati gli occhi

129
1

15

16

Vlua mia luce, e chiara

4o

0
80
ic6

Vide Le sbinJi} fida fua fugace


pur laffo mio core

Va
Wf%>fi

pargoletta,

Il

fine della

Tauola de Madrigali

.v<

Th

. .

}'9

Tauola

del refto

che nel-

l'Opera contiene.

CANZONI.
In morte della Sig.Laura Guidiccioni Lucchcfa

JL

Cd fai ita

Imi,
tAmor empio
ci)

al

123
196

tiranno

Benfaggio el detto di chiunque afferma.


Alia Sig. D. Maria Pi ncipefa Medici

R:ina

prima che

di Francia

d'alta flirpe yfeita

e dolce

fofle

30

Qncfo fermo perifiero

Sonno foaue ,

75

I38

Canzontte Morali.
Al

Sig. Fi ancefeo

Al fuon de l'aurea tua


A!

Sig.

Durante

cetra gli amori,

Alexandre Sorcini

Hen fu quei tropp audace , e poco faggio,


AI

Al Chrifiar rvR

Treno Ibore fugaci,


Sig.

e del

le

'mudi .

^3

di Francia.

gran Mondo.

21

Girolamo Bifaccione.

Crauedi doppio pcjAl

1j

Chiabrera

S:g. Gabriello

Taccia al gran Ma rte rifonar

Al

e5

Sis?.

il

dorfo ondofo.

221

Fi ancefeo Nori

L'audace figlio } che $Jlp olio nacque

77

. ,

TAV O

jio

AI Sig.Gio.

La notte

tra

yagbi
Al

Sig.

Battifta Pinelli.

Al

Ottauio Rinuccini.

fior nafcoslo f pingue

Sig.

Talhor veduto ho

Vago

A."

se tutte richiama l'ombre .


Al

One

Gherardo Borgogni
s turbarfi il

Cielo .

Sig. Gabriello Chiabrera.

di pojfeder l'indico argento

20

SESTINE.
Hifera p ria fa r calda la neue.
Tante /rendi non han le verdi chiome,

,
,

EPITALAMI.
Nelle Nozze del Sfg. D. MichelePeretti, e della
Margherita Somaglia

Sig.

D.

t>amor Varia sfamila.

94

Nelle Nozze del Sig DiiC3,e della Sig. Duchefl di Parma, &c.

Mcrauiglie ecco

difeerno

4$

CENTONI.
*Amor mhpojlo comefegno frale
In morte della

Sig.

$2

Laura Guidiccioni Lucchefini.

Chi pens mai veder far terra ofeura

125

CAPITOLI.
TJ^tmor , di lui , chcl cor mi Jlrugge , e sface
Inuidiofo jlmor del mio conterr
Lunge da le tue luci alme , e diurne .

1
I

64
Sp

44
Scher-

TAVOLA.

3ii

Scherzi
otche fguar di amorefctti

8<*

Care gioie

72

Con cjnai giri


Dt7; */rte

lafciuetti

J)al fu ror del dubbio

1*5

AI

3
58

Marte

Sig.

Gabriello

Ombrer.

22
49
179
71

Ecco ijllba rugiadafa


io creda, che tra gli amanti

Moua

dolce vn ^cfretto
Q^alpi Vaie ingrate afanno

Verfi Funerali.
2

Chi viuer pu fotte l'immenfo pefo


le verdi riue
Fuggendo il lume ale fp cionche t ratti

220
217

Quando 7 criHato augcl nunzio

223

Candidi Cigni, che

del giorno

Egloghe Bofchereccie
Cruda pi d'ogni Fera
tior che la notte a la ftprema

253

24
260
272

altera

Mopfo de' Monti , e de le felue h onore


Mentre correr reda
t

2X1

$[on v feguir jimore


Tafca del buon Damone
Tiangia Filen fua miferabil forte
Sotto

vn frondofo

22(5

266
247

alloro

2$ z

Solo f n gi tra folti bofehi errando*

IL f

in

s.

/S7S -?OS

&>