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Femminicidio: violenza

come sintomo di impotenza


Lamore e la dipendenza da sostanze hanno in comune la perdita della ragione,
lassenza di autocontrollo e lossessivit, intenso desiderio che deve venir
soddisfatto. Possiamo certamente divenire cos ossessionati da una persona
come il tossicomane lo per la droga.
Lidea della dipendenza dallamore come una droga ben confermata dalla
letteratura, i circuiti biochimici regolati dalla vicinanza del partener sono anche
gli stessi che sono influenzati da cocaina ed eroina. Il craving correlato
positivamente sia con lamore che con la dipendenza da sostanze.
La tossicodipendenza un modo per compensare la mancanza di quelle
sostanze biochimiche, stimolate da relazioni amorose, positive e benefiche,
che invece vengono attivate dalla droga. Labbandono della persona amata
stata considerata a livello neurochimico paragonabile allesperienza di
privazione della droga.
Lamore un sentimento che governa il mondo e le relazioni, tanto forte
quanto distruttivo in alcuni casi per il sesso femminile. Luomo sfoga a volte il
suo malessere psicofisico sulla donna, nei casi pi gravi andiamo incontro al
femminicidio.
Con il termine femminicidio si intende: "qualsiasi forma di violenza esercitata
sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di
matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di
annientarne l'identit attraverso l'assoggettamento fisico o psicologico, fino
alla schiavit o alla morte".
Spesso questi atti di violenza avvengono nell'ambito del proprio nucleo
familiare per opera di padri, partner e uomini da cui ci si aspetterebbe cura e
protezione. Ma cosa spinge a perpetrare queste gravi forme di violenza? Si pu
parlare di personalit patologiche? Si pu ridurre il tutto ad un semplice raptus
di follia? Il problema va letto secondo un'ottica multifattoriale di tipo genetica,
psicologica, culturale.
La violenza un comportamento influenzato dalle norme e dalle regole di ogni
cultura, spesso di natura patriarcale, a cui si aggiungono aspetti sociali, quali
condizioni economiche, tratti patologici, predisposizione all'agire aggressivo,
alcolismo ed abuso di sostanze stupefacenti, sistemi legislativi e giudiziari
ancora poco punitivi o inefficienti. Di solito si tratta di situazioni denunciate che
per finiscono in tragedia senza essere giunti ad una soluzione.

Si potrebbe osservare il problema secondo un'ottica psicoanalitica tenendo


conto dello sviluppo della personalit (compresa quella violenta), ed
enfatizzando l' influenza dell'ambiente familiare sul funzionamento attuale dell'
individuo e sul modo in cui impara a relazionarsi.
Lo stesso Freud afferma che nella psicogenetica della personalit il passato
determina il comportamento attuale, cosi come le forme nevrotiche dipendono
da traumi e conflitti di cui spesso il soggetto inconsapevole. Tale concetto pu
essere ripreso facendo riferimento alla teoria dell'attaccamento di Bowlby.
Il bambino sembrerebbe predisposto geneticamente a sviluppare delle relazioni
di attaccamento con il proprio caregiver, imparerebbe ben presto a capire cosa
aspettarsi e a rappresentarsi tali relazioni in modelli operativi interni. Le
modalit con cui il bambino entra in contatto con il proprio caregiver
influenzer anche i rapporti successivi e le differenze individuali
dipenderebbero da tale organizzazione, dalla responsivit materna, dalla
reciprocit affettiva e dalla sicurezza o insicurezza nei confronti della propria
figura di attaccamento.
Partendo da tale presupposto i bambini con attaccamento disorganizzato a
differenza di quelli con attaccamento sicuro, presentano caregiver spaventanti,
fonte di minaccia e di paura e sembrerebbero pi inclini a sviluppare
psicopatologie future, mostrando strategie inadeguate nelle situazioni di
difficolt.
Ci potrebbe spiegare come molti perpetratori di violenza, sono stati essi stessi
violentati ed abusati in et infantile. Va chiarito per, che i legami di
attaccamento possono subire delle modifiche in base alle esperienze di vita di
ognuno, per cui soggetti con stile di attaccamento sicuro possono mostrare in
seguito un attaccamento maggiormente disorganizzato e viceversa.
Ci chiarisce il motivo per cui non tutti i bambini abusati tendono a perpetrare
violenza in futuro. Spesso la violenza solo frutto di un narcisismo perverso, di
un continuo desiderio di innamoramento, di un piacere relazionale che
comporta solo parziale appagamento per il soggetto con personalit
narcisistica.
Nell'amore perverso, infatti, l'altro "amato" diventa cosa propria, uno
strumento del proprio agire a prescindere dall'intenzionalit dell'altro ed ogni
terzo diviene una minaccia per l'integrit del proprio s per cui il tentativo di
ripristinare il controllo sulla relazione va letto soprattutto come tentativo di
riconquistare il controllo sulla identit personale, talvolta in maniera violenta.
Allo stesso modo, soggetti con personalit passive e dipendenti, tenderanno a
servire l'altro dando vita ad una forma di amore che diventa estremamente
dipendente e repressiva. La gelosia patologica, quindi, nasce quando si ritiene
che la propria relazione possa essere minacciata, viene espressa con rabbia per

l' amor proprio ferito, da una ricostruzione malata della realt e dalla
sottomissione dell'altro a quelle che sono le proprie esigenze.
La psicoanalisi fornisce importanti contributi per la comprensione
eziopatogenetica della gelosia patologica. Basti pensare alla gelosia proiettiva
delle personalit narcisistiche e nevrotiche descritta da Freud, tipica dei
soggetti infedeli che tendono a scaricare il proprio senso di colpa accusando il
partner; alla gelosia ossessiva, che nel DSMIV rientra nel cluster del disturbo
ossessivo compulsivo, in cui il soggetto mostra continui dubbi sulla fedelt del
partner diventando un detective a tempo pieno pur riconoscendo l'infondatezza
delle sue convinzioni.
Ancora, la gelosia delirante, che trova fondamento nella situazione edipica e
nella rivalit tra fratelli, in cui il soggetto convinto dell' infedelt dell'altro, si
oppone ad ogni confronto con la realt ed obbliga il partner a confessare il
tradimento attraverso ricatti, violenza fisica e psicologica convincendo il
soggetto che in tal modo verr posta fine alla tortura, ma ci incrementa solo
altra violenza ed aggressivit.
Spesso le donne accettano queste forme di violenza per dipendenza
economica, affettiva, per paura, perch sperano di ritrovare " l'oggetto
perduto" riprendendo ancora un concetto freudiano, o perch e l'unica modalit
relazionale che conoscono e che pensano di meritare. Molti studi dimostrano
come le donne vittime di violenza ed abusi sono pi inclini a sviluppare
disturbo post traumatico da stress, ansia e depressione. Il disturbo posttraumatico caratterizzato dallintrusione continua e disturbante del ricordo
dellevento traumatico.
Questo contrasta con turbe lacquisizione di nuovi ricordi. In questo disturbo vi
sarebbe una iperproduzione di cortisolo, accoppiata con alta secrezione di
noradrenalina nelle urine.
A livello neuropsicologico leccesso di attenzione nel momento del trauma si
traduce in un rafforzamento della traccia mnestica per quel trauma, in
correlazione alle sinapsi noradrenergiche nellamigdala. Nelle loro narrazioni
emerge chiaramente come esse tendano a considerarsi inferiori e a percepire
s stesse sempre in relazione all'altro. Sono donne umiliate, che provano
sentimenti di paura e vergogna con profonde ripercussioni sull'autostima.
Spesso tendono ad attribuirsi la responsabilit di ogni violenza subita e
rimangono ancorate al passato come se non potessero vivere anch'esse un
futuro. Altre volte vanno incontro alla morte a causa di un sistema legislativo
ancora poco consono e ad una societ che si rifiuta di accettare il nuovo ruolo
della donna, troppo emancipata ed indipendente, o ancora ad opera di soggetti
con personalit patologiche o semplicemente violente.
''Solo un piccolo uomo usa violenza sulle donne per sentirsi grande''

Dott. Leano Cetrullo


Dott.ssa Annalisa Errico