Sei sulla pagina 1di 7
84 CAPITOLO TERZO trascurare le perdite di carico, nell’uso, che eventualmente si voglia fare, delle formule del moto uniforme per la valutazione delle perdite unitarie, Infatti, Fimpiego di tali formule nelle normali correnti di moto permanente, @ giustificato dal fatto che, in queste, lo strato limite & pienamente sviluppato, nel senso che esso si & esteso all’intera sezione; ¢ quindi che la distribuzione di velocita ¢ i caratteri della turbolenza non differiscono sostanzialmente, a pari portata e sezione, da quelli di moto uniforme. L’estensione di tale prassi, quindi, ad una corrente in cui lo strato limite & ancora in evoldzione & concettualmente arbitraria, € pud essere ritenuta accettabile nella pratica solo se la perdita di catico, propria del tronco in cui lo strato limite si va sviluppando, sia piccola rispetto a quella complessiva, propria di tutto i tronco di corrente (in questo ‘caso l'intero paramento di valle dell’ opera). In mancanza di pitt rigorosi mezzi, sara opportuno tener presente che ill trascurare © sottovalutare le perdite di carico Iungo i paramenti di dighe 0 traverse porta a ritenere la corrente al piede pit veloce che essa sia in realta, & quindi, di norma, a sovradimensionare le opere-a valle, come risultera evidente nello studio dei dissipatori a risalto di cui si dira pit avanti Va rilevato, infine, che sui paramenti di valle di dighe o traverse, mentre il fenomeno dei treni d’onde non appare tecnicamente rilevamte, perché esso si manifesta solo per portate molto piccole, data la brevitd del percorso, !auto- aerazione pud assumere, invece, una rilevanza notevole: essa si manifesta quando lo strato limite ha raggiunto la superficie libera, ¢ conferisce alla cor- rente un aspetto particolarmente spumeggiante, che ha suggerito la denomina- ione di “acqua bianca”, attibuita, nel particolare caso, alle correnti rapide. 1.3 Dissipatori d'energia 1.3.1 Generalita Alingegnere idraulico si pone spesso il problema del disegno ¢ del proporzionamento di opere 0 di apparecchiature atte a determinare una pit 0 meno grande dissipazione di energia (perdita di carico localizzata), in modo che la corrente assuma, immediatamente a valle, velocita notevolmente minori di quelle che essa raggiungerebbe in assenzs dell’opera o dell’ apparecchiatura. Il problema riguarda sia le correnti a pelo libero, sia le correnti in pressione, Esso viene trattato qui, in un capitolo dedicato alle correnti a pelo CORRENTI A PELO LIBERO IN MOTO PERMANENTE, 85 libero, perché é in queste che esso assume maggiore rilievo per l'importanza delle opere. Ed & per lo stesso motivo che ci si soffermera, subito dopo, a considerare particolarmente una tipica opera di dissipazione, caratteristica, appunto, delle correnti a pelo libero: i dissipatori a risalto. Nelle correntti a pelo libero il problema dello smaltimento o dissipazione dell’ energia sovrabbondante si pone in termini molto impegnativi ogni volta che si innalzi artificialmente il livello idrico di un corso d'acqua naturale a mezzo di tun'opera di sbarramento (diga © traversa). Le masse d’acqua, che, specie in oveasione delle piene, occorre far passare sull' opera, assumono, a valle di essa, velocita notevoli a causa dei notevoli carichi iniziali, e possono determinare, in mancanza di una idonea dissipazione, delle pericolose escavazioni nell'alveo naturale, con notevoli rischi per la conservazione dell’ opera stessa. Nelle correnti in pressione una dissipazione concentrata di energia & necessaria ogni volta che Tacqua deve passare attraverso un apparecchio di erogazione: il passaggio, infatti, da una quota piezometrica notevole, a monte dell’apparecchio, a una quota corrispondente a quella del punto di erogazione comporterebbe, in assenza di dissipazione, un efflusso con velocita notevolissime, quasi sempre incompatibili con esigenze pratiche di impiego dell’ acqua. impegno ¢ la difficolta del problema della dissipazione dipendono, non solo dal carico idraulico AE da dissipare, ma anche dalla portata Q: in sintesi, dalla potenza da dissipare, proporzionale al prodotto Q-AE. L’importanza della portata Q appare immediata, appena si consideri come ben pid impegnativo sia il problema della dissipazione nelle opere in fiume, destinate al deflusso di portate ragguardevoli, superiori in qualche caso anche a mille metri cubi al secondo (e ‘che comunque sono certamente maggiori delle unita di m’/s), che non nelle piccole condotte degli impianti intemi (portate di litri, 0 frazioni di litr, al secondo) nelle quali i carichi AE da dissipare sono dello stesso ordine di grandezza (metri, € fino a molte decine di metri) che nelle opere in fume. In genere, la dissipazione dei carichi sovrabbondanti pud essere affidata ) al violento mescolamento delle masse d’acqua, che si determina, di solito, in connessione con un brusco rallentamento della corrente: & cid che awviene, nei moti a pelo libero, in corrispondenza del risalto idraulico 0 della caduta di getti verticali 0 sub-verticali su “cuscini” d'acqua 0, ancora, in cortispondenza di appositi ostacoli posti su una platea di calcestruzzo su cui 86 CAPITOLO TERZO defluisca la corrente; ¢, nei moti in pressione, in corrispondenza di pitt o meno bruschi allargamenti nelle condotte (tra I'altro, negli apparecchi di erogazione degli impianti domestici); b) al mescolamento delle masse d’acqua con T'aria circostante: @ cid che si consegue, per esempio, quando una corrente venga restituita in un alveo naturale mediante un ampio getto, indirizzato verso I'alto; ©) all’artificiale prolungamento del percorso della comente ¢ alla suddivisione di questa in numerosissime parti, come avviene, per esempio, nel passaggio dell’acqua attraverso un “filtro”, nel qual caso la dissipazione & determinata dalle perdite continue. Nelle opere in fiume, il problema dei dissipatori pud inquadrarsi in quello pi vasto delle opere di restituzione in fiume delle acque trattenute a monte da ‘un'opera di sbarramento (diga 0 traversa). Una completa disamina dei diversi tipi di opere di restituzione e di Gissipatori & argomento di altro corso di insegnamento, al quale si rimanda. Qui basti dire che tali opere sono destinate a riportare le acque a valle senza che es determinino in alveo escavazioni notevoli 0, comunque, pericolose per Io sbarramento; e che, per evitare o limitare le escavazioni, si provvede essenzialmente secondo tre indirizzi, che possono coesistere in una singola opera Gi restituzione: 1. riducendo le velocit’ della corrente prima che questa raggiunga I'alveo naturale; 2. restituendo la corrente in alveo su di una superficie quanto pitt estesa & possibile; 3. restituendo la corrente in una zona dell'alveo lontana dail’ opera. Evidentemente 'indirizzo indicato col punto 1. corrisponde agli scopi dei dissipatori propiamente detti 1.3.2. Dissipatori a risalto Con riferimento alla fig. 11, un dissipatore a risalto & costituito da una platea, posta immediatamente a valle della traversa, ¢ terminante, a valle, con una seconda traversa di pitt modesta altezza, a costituire, cid che viene anche detto il ‘bacino di dissipazione”. Lo scopo dell’opera @ quello di rendere ipocritica la corrente ipercritica che perviene al dissipatore. (CORRENTI A PELO LIBERO IN MOTO PERMANENTE 87 Nello schema di fig. 11 la platea & a livello inferiore all’alveo ¢ la soglia terminale alla stessa quota di questo: si parla, in tal caso, di “bacino in depressione””. Nella trattazione si ammetterd che il moto sia piano: in particolare, che Falveo non sia pitt largo del dissipatore, come, invece, pud avvenire se la traversa non sia tracimabile per tutta la lunghezza, In altre parole, si ammetter& che la platea abbia larghezza b pari alla hunghezza della traversa e praticamente uguale alla larghezza dell'alveo a valle. Inoltre si trascureranno, a favore di sicurezza, ¢ anche per semplicita di esposizione, le perdite di carico continue & Jocalizzate, fatta eccezione, ovviamente, per quelle connesse con ill risalto idraulico. Conviene qui considerare prima il problema di verifica, Si devono ritenere noti i valori di: Bo = E: , rispettivamente, carico idraulico totale della corrente a monte della traversa ¢ al piede del paramento di valle di questa, rispetto ad un piano orizzontale di riferimento (di solito coincidente con il medio mare: m s.m.); L, lunghezza del bacino ea , sua profondita; Q, portata, ovvero q = Q/b , portata per unita di larghezza, ‘Anche il carico idraulico Es deve considerarsi un dato del problema, ma per esso occorte qualche preliminare precisazione. Pud accadere, infatti, che le caratteristiche dell’alveo a valle dell’opera portino la corrente, che @ Ienta nel bacino di dissipazione, a diventare veloce pitt a valle: in tal caso la corrente passera attraverso Io stato critico nella sezione 3. Se, invece, le caratteristiche di pendenza, sezioni e scabrezza dell'alveo a valle consentono istituzione ivi di una corrente lenta, questa rigurgitera il moto nel bacino di dissipazione: il carico Es sara determinato dalle caratteristiche della corrente lenta di valle. Si istituisce, in altre parole, una alternativa analoga a quella che si ha nel passaggio da un serbatoio ad un alveo cilindrico molto lungo, mediante un incile in fregio a una parete del serbatoio: se 'alveo & a forte pendenza, infatti, la corrente veloce, che in esso si istituisce e che tende al moto uniforme, non rigurgita il serbatoio e il deflusso all’imbocco avviene in condizioni di stato critico; se Palveo & a debole pendenza, essendo, per ipotesi, molto lungo, si determineranno in esso delle condizioni di moto uniforme in corrente lenta, che rigurgitano il serbatoio, 88 CAPITOLO TERZO Fig. CORRENTI A PELO LIBERO IN MOTO PERMANENTE, 9 In definitiva, se la corrente in alveo a valle del dissipatore @ lenta (€ ci avviene, di norma, se lo era prima dell'inserimento dell’ opera di sbarramento in alveo), il carico Es @ determinato appunto dalle caratteristiche della corrente lenta di valle; se & veloce, Es corrisponde alle condizioni di stato critico. La verifica della efficacia del dissipatore coincide con la verifica del reale formarsi del risalto del bacino. Occorre, allora, controllare che la quantita di moto totale M2 della corrente lenta sia maggiore, 0 almeno uguale, di My, ¢ accertarsi poi che il bacino sia sufficientemente lungo, perch® 'agitazione violenta, dovuta al risalto, possa praticamente spegnersi nel percorso fino al termine della platea. Le quantita di moto totali si possono determinare facilmente: la M,, dalla conoscenza di Hi = E; ~ 2:, che, noto q, rende determinati, in corrente veloce, hi, V,,€quindi M,; la Mz, dalla conoscenza di Hz = Hs + a, che, noto ancora q, rende determinati h;, V2, e quindi Mz. Se, come si cerca di realizzare di solito, M; > My, il risalto si formera al piede del paramento di valle della traversa. Per controllare, allora, che il risalto si sviluppa tutto nel bacino, occorrer controllare che la lunghezza L di questo sia maggiore della cosidetta lunghezza f del risalto. Da riscontri sperimentali, la lunghezza f pud essere ritenuta non molto diversa da un valore di circa 4 + 6 volte il carico idraulico totale Hy: il diagramma difig. 12 fornisce, comunque, una pid precisa indicazione sui valori di ¢ : in essa sono indicat infatti i rapporti Vz, tra la lunghezza € che si pud attribuire a un risalto idraulico e altezza idrica di valle hy, in funzione del numero di Froude Fr, della corrente veloce di monte. Per quanto riguarda il proporzionamento, occorre dire solo qualcosa sulla determinazione dell’altezza a del bacino, A tal fine, risulta molto utile Ia seguente formula interpolare, suggerita da G. Nebbia (1941), e dallo stesso vetificata tramite una prolungata ¢ accuratissima serie di esperimenti di laboratorio: 10 = (10) e In essa a ® laltezza della soglia finale sulla platea: H, il carico totale di stato critico: e AE = E, ~ Ey. Il coefficiente C dipende, tra Valtro, dalla *” CAPITOLO TERZO inclinazione del paramento di monte della traversa posta al termine della platea. In particolare: per traversa a paramento verticale come in figura, C = 1, quando aH, > 0,5 0 HyH, = 1, 0 altrimenti raggiunge valori minimi fino a 0,95; per paramento inclinato di 45°, C = 1 per HYH, = 1 ¢ discende fino a 0.85 per Hi/He crescente fino a 1,5. La formula (10) consente di determinare, quindi, I'altezza a. Tuttaviay ove si preferisca fare riferimento direttamente all’equazione (3) del risalto, & agevole controllare che 1a (3""), che della (3) & una particolure espressione, pud essere agevolmente impiegata in un procedimento per successivi tentativi, che risulta, in pratica, rapidissimamente convergente, La lunghezza L del bacino potra essere fissata con il prima, iterio gid indicato Cccorre dire, infine, qualche cosa sulla portata di proporzionamento q. Lesperienza e semplici valutazioni consentono di controllare che non sempre le condizioni pitt gravose si determinano al deflusso della cosidetta “portata rmassima di progetto”, nel senso che, in relazione alle caratteristiche di variabilita ei carichi E,, a monte, ¢ Es, a valle, pud accadere che il risalto si formi nel pacino per le portate maggiori ¢ non per le minori. A tal riguardo si rivela ancora ‘una volta di grande utilita la (10), perché si potra assegnare alla soglia terminale n’altezza a uguale al massimo valore che risulta dalla successiva applicazione della (10) per diversi valori della portata q 1.4 Venturimetri_come apparecchiature_di_regolazione _-_ Venturimetri_al servizio di vasche di dissabbiamento Non sempre i venturimetri vengono utilizzati come apparecchi di misura delle portate. Essi possono essere proficuamente impiegati anche come appareceht di regolazione del moto nella corrente lenta di monte, indipendentemente dalle condizioni di valle: in particolare per far variare le altezze idriche o le velocit secondo leggi prefissate al variare della portata Exempi di venturimetri come regolatori di livelli idrici si incontrano nelle copore i presa da corsi d’acqua. Qui il venturimetro, posto nella canalizzazione di dderivazione immediatamente a valle di uno sfioratore laterale, consente di fissare ‘con sufficiente precisione la scala di deflusso h(Q) nella sezione immediatamente