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Finale

Il fu Mattia Pascal
Miriam

Se mi buttassi l, sarebbe la mia morte. La morte vera di Mattia Pascal. Di fatto, i morti sarebbero
tre: io - Mattia Pascal, Adriano Meis e il povero sconosciuto morto nella gora della Sta. Ma chi
era quel Mattia Pascal? Non esisteva pi. Cera solo lombra di lui. Come poteva morire
quellombra?
Farei la stessa fine di quel povero nella gora quel povero senza identit. Scambiato per un
altro e privato della sua propria morte. Non mi identificherebbero mai come Mattia Pascal.
Mattia Pascal gi morto. Morirei una morte falsa. Una morte sotto il nome di un altro. E chi
potrebbe identificare il mio corpo? Il signor Paleari? Papiano? La povera Adriana? La vidi vicino
al mio corpo pescato dallacqua del fiume, il mio cadavere gonfiato, e lei in lacrime. Mi sembr
di sentire i suoi singhiozzi pieni di vulnerabilit e mi si contrasse il cuore. Lei con la faccia
ancora pi pallida, ferita e sconcertata. Vidi Papiano e come avrebbe approfittato della situazione
a confortarla. Mi immaginai come avrebbero pianto insieme alla vista del mio corpo. La
signorina Caporale che avrebbe detto con malinconia Era un buon uomo il signor Meis. E il
signor Paleari, pronto con lidea di fare una seduta spiritica con me dalla parte dei morti per
chiedermi come va la vita dallaltro lato.
Ma mi identificherebbero come Adriano Meis. Figlio unico di Paolo Meis, nato in Argentina e
venuto in Italia a pochi mesi, cresciuto col nonno. Cos andava la mia storia ... Forse
contatterebbero quel conoscente di Papiano, quello dellAgenzia dellimposte, Francesco Meis?
Se lo contattassero per stabilire le origini della famiglia Meis? La mia storia potrebbe essere
scoperta ...
S, potrebbe essere scoperta. Ma dopo la mia morte. Per, se non morissi ... Mi troverebbero
con le ossa rotte nel fiume. Avrei bisogno di cure e mi porterebbero allospedale. Io nellospedale
senza identit? Chi si prenderebbe cura di me? Adriana? Come glielo potrei spiegare? Dopo la
scena dal marchese? Non potevo correre questo rischio.
Ma il ponte era molto alto ...
E se nessuno mi ritrovasse? Vivo o morto. O se mi riconoscessero per un altro ancora? Volevo
morire sotto il nome di un altro? Io? Adriano Meis? Io? Mattia Pascal? La mia unica libert era la
morte?

Mi ricordai della notte alla Sta e delle parole del vecchio mugnajo che mi parlava dei bei
tempi lontani. Guardai il nero del fiume e mi parve che apparisse nel nero del fiume la faccia di
Malagna per un momento. Come per dirmi qui, vieni qui, qui troverai tutto quello che stato la
tua vita. Provai orrore.
Eh, no! Buttarmi cos nelle braccia di quest..., no, non mi ero ucciso io, n per la morte della
mamma n della figlioletta mia. E neanche adesso. Pensai che ero solo, s, senza appartenere al
mondo del giorno, siccome vissi nella notte, nel buio, io, lombra di Mattia Pascal, s, ma con
falsa identit affogato nel fiume, no.
Mi strinsi il pastrano addosso, gettai un ultimo sguardo allacqua nera del fiume e iniziai a
camminare con passi veloci. Come se mi fosse venuta unidea in mente di fare qualcosa, di
risolvere questa mia brutta situazione ... ma niente! Mi trovai a camminare le strade buie senza
scopo, senza direzione. Presi una strada a sinistra e poi una a destra. Una a sinistra ed unaltra a
destra. Lo feci fino all alba. Quando i primi raggi del sole sorsero dai tetti, mi accorsi per la
prima volta dove ero. Mi trovavo di fronte alla Basilicata di San Pietro.
Mi chiesi: Confessare tutta la mia storia? Qui? Qual posto potrebbe essere migliore? La santa
sede del pontefice. Non era anche il pontefice un prigioniero che non poteva uscire dalla sua
situazione, qui nel Vaticano?
Mi ricordai delle domeniche passate, dopo la morte di mio padre, che erano gli unici giorni in
cui mia madre usciva da casa. Santa donna, mia madre! Tutta in nero, perfettamente vestita per
andare a messa. Accompagnata dalle due vecchie serve che per lei facevano parte della famiglia.
Io invece, mai, fin da ragazzo, entrai in chiesa. Salvo la chiesetta sconsacrata nel quale feci il
bibliotecario e per stare lontano dalla casa della vedova Pescatore. Dove, giorno dopo giorno,
avevo cacciato i topi e letto i libri che non erano stati letti da nessuno. E tutto questo solo per
vivere nella casa di mia suocera e pagare i creditori con sessanta lire al mese. Mi chiesi chi
avesse occupato il mio posto. Solo con i topi per sessanta lire al mese? E adesso? Confessare qui
nel posto santo come ebbi tratto vantaggio dalla mia finta morte (la morte di Mattia Pascal) e
dalla morte vera di uno sconosciuto per sfuggire alla santa istituzione del matrimonio? Al
sacramento che dura fino alla morte? Per essere libero? E come adesso stavo pensando di cercare
la libert nella mia vera morte?
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Stetti sul gradino e dubitai di entrare. Lombra di un morto sul limitare della chiesa alla ricerca
della salvezza?

XVII
La salvezza

La luce del primo mattino mi entr negli occhi. Strizzai gli occhi. Mi trovai con la testa
appoggiata sul libraccio in cui tra le pagine avevo nascosto il pezzo di cinquecento lire di Berto
per la sepoltura di mia madre. Vicino a me cera un altro libro aperto che avevo iniziato a
leggere. Dalla finestrina della cupola nella chiesetta sconsacrata entr un raggio di sole. Mi
chiesi per quanto tempo fossi stato cos l, per quanto tempo avessi dormito. Che cosa era
successo? Chi ero? Ero ancora Adriano Meis? Forse era finita la vita di Adriano Meis? Forse era
finita la vita dellombra? Forse era stato tutto un sogno?
Mi pizzicai la pelle, ero vivo. Vivo Mattia Pascal, vivo, nella sua biblioteca, vivo il
bibliotecario. Ma ero ancora Mattia Pascal? O ero un altro? Presi il libraccio in cui avevo
nascosto le cinquecento lire, lo apr e rivoltai le pagine. Cercai tra pagina e pagina. Non trovai
nessuna banconota. Allora, sogno no! Ma chi ero? Come ero tornato qui in biblioteca?
Mi chiesi se avessi unidentit. Forse - mi venne in mente - mi verrano a cercare. Che cosa era
successo fra la mia visita a San Pietro e la mia attuale presenza in biblioteca? Ero di nuovo il
marito maledetto e dovevo tornare a casa della vedova Pescatore come al solito nella mia vecchia
schifosa vita?
Da sotto sentii dei rumori come se qualcuno spostasse i libri e li spolverasse. Chi era? Era
forse tornato lo spirito di Romitelli?
Mi guardai intorno, mi trovai nellabside della chiesa chiusa da una bassa cancellata di legno a
pilastrini. Vidi un signore che si volgeva con tanta cura ai libri per ordinarli e spolverarli. Un
uomo di corporatura robusta con unaura di responsabilit. Io gli gridai: Ehi, e lei chi ?. Si
avvicin e mi rispose: Io mi chiamo Mattia Pascal. Aveva una faccia amichevole e inizi a
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ridere.
Il primo pensiero che mi venne in mente fu se era possibile che qualcuno avesse rubato la mia
identit. O forse era solo una coincidenza, un uomo con lo stesso nome? Un cugino sconosciuto?
Ma perch era bibliotecario come me? Nella mia chiesetta?
Il signore rise e chiar la situazione: Stavo scherzando. Sinceramente, mi chiamo don Eligio
Pellegrinotto. E lui mi raccont di come era stato a Roma qualche giorno prima. E di come mi
aveva conosciuto...

Dopo il mio vagolare per le strade di Roma e la mia disperata sosta al ponte Margherita, don
Eligio Pellegrinotto mi aveva visto nella basilica San Pietro. Lui aveva visto una persona
disperata, pi ombra che persona come mi disse.
Lui era a Roma perch cercava di presentare e vendere un documento sulla Pace di
Caltabellotta che aveva trovato fra i libri della biblioteca, in uno di quelli donati dal Boccamazza
(di fatto in un libro scritto da Copernico nellanno 1503), e che pensava potesse avere una certa
importanza storica. Con il profitto della vendita di questo documento progettava di rimodernare
la biblioteca perch credeva che si potessero trovare altri libri di alto valore nella raccolta. Dopo
aver provato invano di convincere nel comune di Miragno qualcuno che si trattava di un
documento importante, datato anno 1302 e marcante linizio del Regno di Napoli, si era andato a
Roma, credendo di poter avere pi successo l. Aveva parlato con tante persone, ma nessuno
voleva sapere niente di questo documento, che secondo lui era collegato allorigine del Regno
delle due Sicilie. Nessuno voleva sapere niente di quel pazzo bibliotecario che veniva con il suo
pezzo di carta da un posto irrilevante che si chiamava Miragno. Sentiva la gente dire:
Miragno? Ma dov?
Chi era Monsignore Boccamazza? Perch un rimodernamento di una biblioteca insignificante?
Libri di alto valore? Libri di storia? Chi voleva ancora sapere del regno del Sud? Erano finiti il
Regno dItalia era uno, unificato, e Roma adesso era la sua capitale.
Don Eligio Pellegrinotto, disilluso e deluso, camminava per le strade di Roma. Mi confess
poi che vedeva i negozi chiudere e gli sembrava che chiudessero soltanto per lui, per dirgli:
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Chiuso per il pazzo bibliotecario. Pensava che la gente dicesse fra di loro Attenzione, qui
arriva il pazzo di Miragno! Chiudete i negozi.
E lui cammin e cammin ... fino all alba. Arriv alla basilica di San Pietro e imprec Ma
qualcuno si deve interessare di quest documento! Santa Sede! Santo Pontefice!
Fu l che lui mi vide e disse tra s: Che uomo disperato, sembra pi unombra che una
persona. Si volt a me e mi disse: Ma signore in questi tempi con lidentit precedente persa e
la nuova libert, nessuno si interessa pi della storia. E alla fine siamo gli stessi prigioneri di
prima. Tutto cambia perch tutto rimanga come prima. E aggiunse Tutta la strada fatta da
Miragno e nessuno vuol sapere di questo mio documento che tratta delle origini e della prima
identit del Regno delle due Sicilie. Ma lei sa che cosa voglio dire? Senza aspettare una
risposta, mi disse: Lasci che mi presenti, mi chiamo don Eligio Pellegrinotto, sono bibliotecario.
Dopo una vita da nobile, mi sono ritirato e ho trovato la mia pace in una piccola chiesetta a
Miragno dove mi occupo della custodia e riorganizzazione dei libri donati dal Monsignore
Boccamazza al Comune.
Probabilmente lo avevi guardato con incredulit. Lui? Bibliotecario nel mio paese? Era lui che
aveva preso il mio posto? E io lo incontravo qui? Stupito, io non ero in grado di parlare. Lo
guardai con occhi sgranati dalla sorpresa. Le sue parole sulla identit mi avevano fatto
impressione, sembrava che lui mi avesse messo uno specchio di fronte. E io vidi Mattia Pascal
mi riconobbi per la prima volta da tanto tempo: ero io, Mattia Pascal.
Ma subito dopo esclamai: Il marchese Giglio dAuletta! Il marchese un fedelissimo del R
di Napoli. Lo informai che conoscevo qualcuno che si poteva interessare a quel suo documento.
E gli raccontai gli aneddoti che mi aveva raccontato il marchese.
Don Eligio Pellegrinotto ne fu entusiasto, e con unallegria improvvisa mi abbracci esaltato.
Quando ci andiamo, signor ...?, si interruppe. Ma lei non si ancora presentato. Non si vuole
presentare?
Tossicchiai e gli risposi mi chiamo, eh, Ma..., Meis, Adriano Meis. Piacere, Signor Meis,
mi replic lieto.
Ci accordammo che la sera dello stesso giorno avremmo fatto una visita al marchese.
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La sera dello stesso giorno mi trovai con il mio nuovo amico, don Eligio Pellegrinotto, nella casa
del marchese.
Ci venne ad aprire la governante, la signora Candida. Le spiegai che ero tornato per parlare
con il marchese di quello che era successo il giorno precedente e per scusarmi delle scene che
erano accadute nella sua casa. Inoltre volli presentare al marchese il sacerdote che aveva portato
con me perch aveva una proposta che avrebbe potuto interessarlo.
Mentre lei andava a chiamare il marchese, io pensavo al duello che non ero stato in grado di
fare. Mi chiesi se Pepita fosse in casa. E il pittore? Mi guardai intorno nervosamente. Avrei
potuto trattenermi se avessi incontrato quellarrogante? Mi tremarono le mani.
Dopo poco la governante riapparve e ci invit ad entrare. Don Eligio Pellegrinotto si present
e present il documento. Spieg che il documento si riferiva alla nomina a Rex Siciliae citra
Pharum di Carlo II dAngi con la pace di Caltabellotta. Aggiunse che prevedeva con i proventi
della vendita del documento di finanziare il rimodernamento della piccola biblioteca di Miragno.
Ho trovato questo documento in un antico libro scritto da Copernico, nellanno 1503, sul diritto
canonico, disse e gli spieg che supponeva che ci fossero altri libri di alto valore nella
donazione del Monsignore Boccamazza.
Il marchese ascolt con attenzione, impressionato dal documento che testimoniava la nascita
del Regno di Napoli. Lo tocc con prudenza e lo guard con gli occhi di chi si ricorda del suo
primo amore giovanile. Questa era vera fedelt alla dinastia borbonica!
Offro seicento mila lire per questo tesoro disse. E spieg che si intendeva di mettere la
testimonianza storica fra gli altri documenti esposti nel salone.
Seicento mila lire? Mi ricordai di tutti i miei creditori nella mia vita di Mattia Pascal. Due lire
al giorno nella biblioteca. E se fossi rimasto l, sarei stato allora io a vendere questo pezzo di
carta? Avrei potuto comprare la Sta? Avrei avuto unaltra vita con Romilda? E Don Eligio
Pellegrinotto voleva i soldi veramente per la modernizzazione di quello posto impolverato con
dei topi? Ma bastavano pochi soldi per spolverare e fare un po di ordine nella chiesetta
sconsacrata! Che farebbe con il resto?
Laffare con il marchese venne fatto.
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Eravamo ancora nel salone del marchese e sentivamo le sue storie sul Regno borbonico. Non
pass tanto tempo quando comparve Pepita in compagnia del pittore. Appena lui mi vide, mi
grid: Di nuovo qui, non ne ha avuto abbastanza?
Sbuffante di rabbia, gli risposi: Gran pittore, ci vedremo fuori! e Che gran pittore !
Seguirono una schermaglia verbale e una vera e propria zuffa. Con Pepita in sfondo stridendo:
Smettetela, smettetela... E il marchese fremente grid: Basta! Rispetto, vi prego, rispetto per
la casa mia!
Ad un certo punto, io ed il Bernaldez, uscimmo fuori dal salone e ci trovammo fuori dalla
casa. Nessuno aveva notato che il pittore aveva preso con s il giglio di legno dorato. Quando il
marchese si fu accorto del fatto, bollendo di rabbia a causa del vilipendio per il giglio, url con i
pugni chiusi: Questo villano, non voglio pi vederlo qui nella casa mia!
Accompagnato delle grida di Pepita che risuonarono dallinterno, Bernaldez fugg dal luogo
del delitto. Pepita, singhiozzando, si era accasciata in un angolo del salotto a terra, cercando
conforto nella vecchia cagnetta Minerva. Ed io, probabilmente, dopo alcune botte con il giglio di
legno sulla testa, colpito, caddi a terra, come mi raccont don Eligio, che dopo essersi precipitato
fuori dalla casa del marchese mi trov l incosciente. Vicino alla mia testa cera ancora la arma
del reato.
Don Eligio Pellegrinotto raccatt il santo ricordo e lo ritorn al suo proprietario. Poi si
inginocchi e si avvicin per svegliarmi con un po dacqua che mi mise sulla fronte. Mi chiese
Tutto bene, Signor Meis?
Quando ripresi i sensi, ero confuso e non potei rispondere. Girai la testa e non potei mettere in
ordine la confusione dellanimo. Meis? gli chiesi. Chi era questo signor Meis? Io, ero chiamato
Mattia Pascal. Venivo da Miragno. Lavoravo in biblioteca. Che cosa era successo? Dove ero?
Avrei voluto dire al signore: Io mi chiamo Mattia Pascal. Vengo da Miragno, sono
bibliotecario. Ma usc soltanto la parola: Miragno.
Non so come lui cap che non poteva farmi ritornare in quelle circostanze a casa del Paleari,
forse lui gi aveva avuto unidea della mia storia, o la sua conversazione con il marchese aveva
avuto un effetto. Comunque, don Eligio Pellegrinotto decise di portarmi con s a casa, a
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Miragno.
Mi disse che durante il viaggio per Miragno parlai come in delirio evidentemente. Mi erano
venuti in mente durante il viaggio alcuni pezzi dei miei ricordi. Gli raccontai di un signor Meis.
Gli narrai di un viaggio sul treno a Montecarlo. Gli descrissi un animale, la talpa. Gli raccontai
delle necrologie del Foglietto. E cos poco a poco don Eligio Pellegrinotto cominci a mettere
insieme la mia storia.
Don Eligio mi raccont delle novit del paese. Mi disse che la vedova Pascal (s, Romilda, mia
moglie) si era sposata da poco con il signor Pomino. Dopo la morte della vedova Pescatore,
Pomino laveva confortata. E cos si erano innamorati.

Io invece ho ereditato dal mio soggiorno a Roma una forma di amnesia (conseguenze del
colpo in testa sferrato dal Bernaldez), che si manifesta a volte con sintomi quasi schizofrenici.
Don Eligio Pellegrinotto si fatto carico di me, mi ha fatto suo segretario, ha pagato i miei
creditori (probabilmente con una parte delle seicentomila lire del marchese) e ho risolto, non so
in quale modo, il problema dell ancora vigente (alla fine non era morto Mattia Pascal)
matrimonio con Romilda, la quale si sposata di nuovo, come ho gi detto. Suppongo che anche
Zia Scolastica abbia avuto le mani in pasta. E la relazione fra don Eligio Pellegrinotto e zia
Scolastica? Chiamiamola misteriosa.
Ed adesso sono qui, nella chiesetta sconsacrata del mio paese, e scrivo questo mio manoscritto,
mentre don Eligio mette un po di ordine nel caos dei libri. Vivo con lui nella vecchia casa
accanto della chiesetta. E quando non scrivo, lo aiuto con lorticello che lui ha fatto crescere
dietro dellabside. La mia vita cambiata. Il mio animo ancora non sempre sereno, ho diversi
lapsus, ma anche dei momenti chiari. Non so se potr un giorno sposare Adriana, la penso ancora
tanto. Ma c una cosa, forse lunica, che io so di certo: Io mi chiamo Mattia Pascal.

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