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VII.

Il mito della bellezza: un itinerario


tra Palma e Pier Paolo Pasolini
Matteo Bianchi

La bellezza salver il mondo.


Fedor Dostoevskij, Lidiota
1. Il mito edenico della bellezza
Per introdurre il tema mi sembrano utili due immagini, prese dallarchivio della memoria pasoliniana. La prima una fotografia in
cui sono ritratti Pier Paolo Pasolini e la madre; lei, appoggiata sulla
spalla di lui, che lo cinge in un caldo abbraccio. Mentre si guarda
questa foto echeggiano alcune parole del poeta:
Ogni volta che mi chiedono di raccontare qualcosa su mia madre, di ricordare qualcosa di lei, sempre la stessa immagine
che mi viene in mente. Siamo a Sacile, nella primavera del 1929
o del 1931, la mamma e io camminiamo per il sentiero di un
prato abbastanza fuori dal paese; siamo soli, completamente soli. Intorno a noi ci sono cespugli appena ingemmati, ma con
laspetto ancora invernale; anche gli alberi sono nudi, e, attraverso le distese dei tronchi neri, si intravedono in fondo le montagne azzurre. Ma le primule sono gi nate. Le prode dei fossi
ne sono piene. Ci mi d una gioia infinita che anche adesso,
mentre ne parlo, mi soffoca. Stringo forte il braccio di mia madre (cammino infatti a braccetto con lei) e affondo la guancia
nella povera pelliccia che essa indossa: in quella pelliccia sento
il profumo della primavera, un miscuglio di gelo e di tepore,
di fango odoroso e di fiori ancora inodori, di casa e di campagna. Questo odore della povera pelliccia di mia madre lodore della mia vita1.
La seconda una trasmissione radiofonica che la Rai realizz negli
anni cinquanta dal titolo Viaggi in Italia. L8 aprile del 1953 and in
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onda una puntata dedicata al Friuli, presentata e condotta dalla voce decisa e nello stesso tempo fanciullesca di Pasolini. Questo documentario sulla terra friulana, ricco di suoni dialettali e di atmosfere paesane, cominciava in questo modo:
Chi parte da Venezia, dopo un viaggio di due ore (se prende
laccelerato, magari quello del sabato sera, pieno di studenti e
di operai) giunge al limite del Veneto e, per dissolvenza, entra
nel Friuli. Il paesaggio non sembra mutare, ma se il viaggiatore sottile, qualcosa annusa nellaria. cessata sulla Livenza la
campagna dipinta da Palma ilVecchio e da Cima [] Ma specialmente lodore ad essere diverso. Odore di terra romanza, di
area marginale. Sulla dolcezza dellItalia moderna c come il
rigido, fresco riflesso di unItalia alpestre dal sapore neolatino
ancora stupendamente recente2.
Pasolini senza ombra di dubbio un viaggiatore sensibilissimo ai mutamenti paesaggistici, soprattutto per la sua indubbia vocazione pittorica che lo influenzer in tutta la sua opera, specialmente in quella cinematografica.
Il Friuli pu a ragione essere considerato una vera e propria
rivelazione, una sorta di epifania che diventa un luogo mitico, quel
paese di temporali e di primule che sar un punto di riferimento
in tutta la sua poetica. Mi sembra che Pasolini non citi a caso Palma nella sua presentazione del Friuli, credo che i due artisti, nonostante li dividano quattro secoli, possano essere legati da due concetti che ricorrono spesso nelle loro opere: la nostalgia e la terra. Queste due idee vengono rappresentate soprattutto mediante la bellezza femminile, che mostra questo mito edenico.
Allinizio degli anni quaranta, durante le lezioni di storia dellarte del critico Roberto Longhi, Pasolini ha una vera folgorazione pittorica:
Se penso alla piccola aula in cui ho seguito i corsi bolognesi
di Roberto Longhi, mi sembra di pensare a unisola deserta,
nel cuore di una notte senza pi una luce. E anche Longhi che
veniva, e parlava su quella cattedra, e poi se ne andava, ha lirrealt di unapparizione. Solo dopo Longhi diventato il mio
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vero maestro. Allora, in quellinverno bolognese di guerra, egli


stato semplicemente la Rivelazione3.
Durante quel lungo e drammatico inverno per la storia italiana, Longhi fa lezione su Masolino e Masaccio, Piero della Francesca, la pittura duecentesca, trecentesca e sullamato Caravaggio: tutti elementi destinati a influenzare il lavoro di Pasolini. Ama a tal punto le lezioni longhiane e il suo indimenticabile metodo indiziario che decide di proporgli una tesi di laurea sulla pittura italiana contemporanea. Purtroppo di questa tesi, il cui manoscritto andr perduto durante i giorni dell8 settembre del 1943, Pasolini abbozzer soltanto i primi capitoli, dedicati alla poetica di De Pisis, De Chirico e
Morandi, per poi rinunciarvi e realizzare una tesi sulla poesia di Giovanni Pascoli, il poeta del fanciullino e del nido. Lamore per la pittura era cresciuto anche perch incoraggiato dal giudizio positivo di
Francesco Arcangeli sui suoi quadri. Infatti nellestate del 1941, a Casarsa, Pasolini conosce un allievo del pittore veneziano Bruno Saetti, Federico De Rocco, che gli insegna a dipingere. Si tratta in particolare di bozzetti di figure friulane con una netta preferenza per
la vita della giovent, tema a lui caro.
2. Lodore dolce e materno del Friuli e di Serina
Il 28 gennaio del 1950, mentre cominciano a vedersi i primi timidi raggi di un sole invernale, un giovane Pasolini, insieme alla madre, aspetta, sotto la pensilina della stazione, il treno che lo condurr
a Roma. Il 1949 pu essere considerato lannus horribilis per il poeta: oltre allaccusa di atti osceni in luogo pubblico e corruzione di
minori con conseguente perdita della cattedra nella scuola di Valvasone in Friuli, Pasolini viene espulso dal Partito comunista. Il trasferimento nella capitale percepito sia come un grosso trauma sia
come una vera e propria rinascita. A Roma Pasolini va alla ricerca
proustiana di tracce di quel paese di temporali e primule sui corpi del sottoproletariato. Lamore per il passato, inteso come alterit
rispetto a un tempo borghese che gli fa scrivere che ogni cosa mentre lo delude e quando passata la rimpiange, ha una motivazione che risale sempre ai suoi anni friulani e deve essere fatta risalire alla morte del fratello Guido per mano dei comunisti di Tito a Porzs:
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Chiedi a me cosa sia la mia ombra, ma facile risponderti;


lassenza di mio fratello, che mi fa misurare non pi intellettualmente ma concretamente la nostra vita insensata e mai risolta.
[] La mancanza di mio fratello se non mi d quella meraviglia insopportabile dei primi mesi, ora entrata dentro di me,
si diffusa nel mio animo, deprimendo tutti gli slanci e i momenti della mia esistenza. Tutto si colorato intorno a me di
un colore squallido e pauroso.Vedo il fondo di ogni cosa4.

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proprio grazie a questo ancestrale attaccamento al suo passato, alla sua infanzia perduta, che Pasolini individua un legame profondo
tra il Friuli, il sottoproletariato romano e il sentimento del sacro, del
puro e delloriginario. In questo modo il poeta teorizza unestetica
mitica e ancestrale, in cui il passato viene sacralizzato e si definisce
da forme di vita primitive, con una loro condotta etica e morale. Nel
caso del sottoproletariato, come era stato per i contadini e i braccianti
friulani, la sua sacralit e purezza consiste nella incontaminatezza rispetto a una societ borghese che fa del consumismo sfrenato e del
progresso senza sviluppo i dogmi di una religione laicizzata.

Grazie a queste parole, il lettore pu rendersi conto che in Pasolini


non c stata una vera e propria elaborazione del lutto per la scomparsa dellamato fratello. Come ben espresso da Freud nel suo saggio Lutto e melanconia (1915), senza elaborazione si configura un processo di arresto, in cui il traumatizzato, ripetendo compulsivamente
il passato, viene da esso bloccato e posseduto. Questo blocco ben
espresso in poche righe scritte allamico Franco Farolfi:

Imperlate gi di nascenti
stelle, vibrano tra i castagni
le rondini. Confuse le senti
lacerare laria sugli altagni
secchi, sui tiepidi spioventi
della villa, e lo stradone
cupo nel suo tenero asfalto;
la famiglia tace, del padrone,
ma i figli dei mezzadri, come
nel vecchio mondo gridano alto!
Come si assiepa il secolare
loro grido di servi indenni
da bassezza, nella popolare
dignit dei rustici e solenni
loro municipi settentrionali
Loro la sera, loro laccento
della campana; s il dolce sabato,
loro lallegrezza che il vento
da orti, aie, osterie, lento
e quasi religioso, dirada7.

Proprio in questi giorni ero colpito da una violenta nostalgia


per il nostro passato (il bel tempo che ritorna, gli alberi che
mettono le foglie, i tavolini dei caff allaperto, i ragazzi che vanno in giro sulle biciclette che sembrano nuove), tutto mi ricorda le nostre antiche (ma non tanto) fini-scuole. Mi vengono in mente il Sasso, le grotte del Farneto, i calanchi5.
La perdita cos correlata con la mancanza; da qui anche il senso di
malinconia che accompagna la nostalgia. Oltre alla ricerca di quello che si potrebbe definire il tunnel materno in cui trovare rifugio e protezione, in questa sorta di viaggio nellintimit Pasolini
alla ricerca della pura luce del fratello:
Mio fratello part, in un mattino muto
di marzo, su un treno, clandestino,
la pistola in un libro: ed era pura luce.
Visse a lungo sui monti, che albeggiavano
quasi paradisiaci nel tetro azzurrino
del piano friulano: ed era pura luce6.

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In questa poesia sembra di sentire lodore di unItalia alpestre, e forse si sente anche il suono delle campane della chiesa di Santa Maria Annunciata e di San Feliciano Martire di Serina, paese natale di
Palma. Il pittore, nonostante il trasferimento aVenezia, non aveva messo in discussione le sue origini bergamasche, come dimostrano i frequenti contatti con il territorio della Val Brembana. In molti suoi
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quadri sembra persistente questa idea nostalgica della terra natale, di


quello che abbiamo definito il tunnel materno. Pensiamo allIncontro di Giacobbe e Rachele: il quadro, con in primo piano il bacio tra
i due personaggi biblici, rappresenta un paesaggio collinar-montano che tanto ricorda la val Brembana. Proprio in questo quadro forse il paesaggio assume un ruolo determinante per capire la poetica
del Palma, come nei dipinti di Giovanni Bellini.
Lincontro tra Rachele e Giacobbe (fig. 51) una poesia fatta di sguardi, gesti e incanto nostalgico. In questo pathos malinconico, il Palma sembra creare una vera e propria poetica di uno spazio ancestrale e originario. Pasolini avrebbe sicuramente parlato di
pittura dialettale; Palma, nonostante una vita passata nelleleganteVenezia, resta un artista periferico e provinciale nel senso pi positivo del termine, perch proprio grazie a questo punto di vista
marginale che riesce a essere un innovatore nella pittura soprattutto, come vedremo, nei suoi ritratti. Lincontro di Giacobbe e Rachele lo dimostra: Palma cerca di offrire il corrispettivo pittorico a
questa periferia, a questa sorta di alterit, a questa presenza/assenza
di Serina che in lui.
In questo quadro di carattere religioso c a mio parere il punto di congiunzione tra la poetica palmiana e quella pasoliniana. In
entrambi presente questa presenza/assenza, rappresentata dalla terra materna, che inquieta chi la osserva, un vero e proprio perturbante familiare. Questo rapporto originale ancora pi visibile nelle donne di Palma cos come in quelle che Pasolini utilizza sul grande schermo, creando cos un mito della bellezza, intesa come traccia di questa nostalgia e originariet materna. Questo improbabile
parallelo possibile per la valenza icastica del cinema di Pasolini. Ogni
inquadratura infatti ha unorigine lirico-figurativa pi che cinematografica. Le inquadrature frontali di Pasolini offrono un effetto-quadro, al limite dellimmobilit. Lutilizzo del bianco e nero d spessore materico agli oggetti e alle figure, come avveniva per il chiaroscuro masaccesco.

ni le affida il ruolo pi difficile e affascinante di tutta la sua opera


cinematografica: Medea. In questo film il poeta mostra linevitabile
collisione tra lirrazionalismo sacrale, rappresentato da Medea, e il razionalismo, di cui si fa portavoce Giasone. La scena finale del film
mostra questa rottura: Medea uccide i figli avuti da Giasone e brucia la casa. Queste fiamme, che cominciano a divampare dalla casa,
rappresentano il fuoco ancestrale che divider per sempre il mondo
primitivo e fanciullesco di Medea da quello adulto e moderno di
Giasone. La macchina da presa riprende Giasone che corre verso il
fuoco, mentre una spiritata Callas gli urla:
Perch cerchi di passare attraverso il fuoco? Non potrai farlo.
inutile tentare. Se vuoi parlarmi, puoi farlo, ma senza avermi vicino n toccarmi8.
Giasone disperato chiede di poter piangere la morte dei figli innocenti, ma Medea chiosa in questo modo:
No, non insistere ancora. inutile, niente pi possibile ormai9.

3. La sacralit della bellezza: le donne di Palma e di Pasolini


La donna pasoliniana che racchiude in s questo mito di innocenza e purezza che, grazie alla sua bellezza, riporta in superficie il mondo materno-friulano-contadino Maria Callas. Non a caso Pasoli-

Solo Maria Callas avrebbe potuto pronunciare parole cos ardite e


piene di rabbia e risentimento, perch per Pasolini la Callas rappresenta in tutto il suo splendore larcaicit della bellezza femminile; non
un caso che, durante il suo soggiorno in Turchia, egli la ritragga
pi volte.
In uno di questi quadretti, realizzati grazie a un pastiche materico che avvicina Pasolini allalchimia, viene fuori tutto il manierismo pasoliniano: c unaspirazione drammatica alla verit e alla bellezza del sacro. La Callas viene rappresentata come un idolo miceno, in cui la ieracit incrinata dal colore che questo profilo non
riesce a nascondere. La regalit della dea minacciata dalla nervosa,
straordinaria bellezza della donna, il sublime si contamina con la finitezza dellesistenza. Pasolini sottolinea limportanza della creaturalit della donna, la sua vulnerabilit e fragilit. Il poeta cerca cos fuori di s e fuori dal Friuli la traccia di questo mito dellinnocenza,
questo peccato innocente in quanto non-cosciente. Il sentimento del
sacro scaturisce dal mito dellinnocenza, rappresentato dalla purezza

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e incontaminatezza del volto della Callas. Su ogni corpo, come su


quello di Maria Callas, viene impresso il marchio del tempo perduto, il tempo passato, inteso come un tempo ciclico, incolore e infinito che in una bellissima poesia in lingua friulana viene assimilato
allacqua e alla rugiada:

La celebrazione di Venezia si sovrappone allamata terra-madre: Serina. In questo quadro sembra esserci tutta la pasolinit di Palma, se
cos si pu dire: il mito di una bellezza innocente, pura, intima e soprattutto arcaica che solo la propria terra riesce a restituire. Serina,
come il Friuli, diventa un vero e proprio senhal geografico, un luogo della memoria, un tpos del ricordo.
Guardando queste due donne viene in mente A Marilyn, la poesia di Pasolini cantata da unaltra delle sue donne, Laura Betti, con
musiche di Marcello Panni, e nel 1963 recitata da Giorgio Bassani
nel cortometraggio La rabbia. Marilyn Monroe un simbolo, la traccia di un mondo archetipico. Lei rappresenta la bellezza innocente e
umile, possiede un volto che, agli occhi di Pasolini, ha la verit delle
zingare, dei diseredati e rappresenta laspirazione friulana di Pasolini:

Ti jos, Dili, ta li cassis


a pluf. I cians si scunssin
pal plan verdt.
Ti jos, nini, tai nustris curps,
La fres-cia rosada
dal timp pierdt10.
La bellezza della Callas deve essere accomunata al concetto di bellezza riferito da Pasolini, secondo una ascendenza pascoliana, al garrito delle rondini. La stessa rondine che il Riccetto, in Ragazzi di
vita, salva dalle insidie del fiume Tevere sacrificando la propria vita. La bellezza della Callas quindi pura e sacra anche perch ferina e animale:

Dello stupido mondo antico e del feroce mondo moderno


era rimasta una bellezza che non si vergognava
di alludere ai piccoli seni di sorellina,
al piccolo ventre cos facilmente nudo.

C un fotogramma della Callas sul set di Medea che ricorda un quadro del Palma, Ritratto di donna (1510-1511) (figg. 52, 53). Questa
donna fa parte di un ritratto coniugale.
Sembra esserci lallusione di Palma a un mondo antico di bellezza, quasi si sente lo stupore davanti allamore, alla bellezza femminile e alle promesse di felicit familiari. In questa donna la bellezza deve essere vista anche dal punto di vista simbolico, come in
Pasolini. La donna e il suo mito di bellezza puro, candido e virginale, ma nello stesso tempo sensuale e fertile, celebrano il mito di
Venezia, come per Pasolini sulla Callas sono presenti le tracce del
mondo edenico del Friuli. Grazie al candore e alla fecondit la donna diventa il tesoro dei veneziani. Ma la celebrazione diVenezia passa anche dalla finestra che si apre dietro la giovane donna. La luce
del quadro proietta losservatore fuori verso un paesaggio alpestre,
un paesaggio che odora di temporali e primule: la val Brembana.

La creaturalit e sacralit della bellezza femminile si soffermano anche sul corpo della prostituta Amore nel film Mamma Roma (1962).
Amore raffigura una diseredata, la cui bellezza e purezza sono oltraggiate dalla corruzione sociale; ma lincavo del petto, lo sguardo,
laccenno di sorriso e il gesto sensuale di braccia e mani, non solo
sono ancorati a unoriginariet incontaminata ma sembrano ricordare la Flora di Palma (fig. 30).
Come Flora, anche Amore, ripresa in mezzo a un campo, rappresenta la bellezza femminile che diventa natura sacra. La bellezza
di Amore perfetta, innocente, pura e inaccessibile. Una sensualit
che come quella di Flora sublimata e incolpevole.Ancora una volta la bellezza di Amore richiama il Friuli della giovinezza pasoliniana, che non mai eclissato, mentre la bellezza di Flora, pur celebrando la citt lagunare, riconduce a Serina. Balzano subito agli occhi, in prossimit del seno, i fiori campestri tra le dita di Flora (fig.
55). Sono viole, primule e ranuncoli, umili fiori che sembrano appena colti a Serina, la cui preziosit nelleconomia del quadro maggiore rispetto a quella della catenina doro che cinge dolcemente il
polso sinistro della donna. La luce infatti si proietta verso questo maz-

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Ah, rondini, umilissima voce


dellumile Italia.

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zetto di fiori, simbolo dellamata terra natale. In Flora e in Amore


lelemento umano e quello naturale si identificano. Le due bellezze
possono essere espresse magistralmente da una poesia di Pasolini di
matrice dannunziana:
Fantasst, al pluf il Sil
tai spolrs dal to pas,
tal to vis di rosa e mil
pluvisn al nas il mis.
Il soreli scur di fun
sot li branchis dai morrs
al ti brusa e sui cunfns
tu i ti ciantis, sul, i murs.
Fantasst, al rit il Sil
tai barcns dal to pas,
tal to vis di sanc e fil
serent al mur il mis11.
Questa bellezza inaccessibile perch arcaica, sacra e pura ben visibile anche in Stella, protagonista del film Accattone (1961). Quando gira un film, Pasolini si immerge in uno stato di profonda fascinazione davanti a un oggetto, a una cosa, a un viso, a degli sguardi, a un paesaggio, come se si trattasse di un congegno in cui stesse per esplodere il sacro. In Accattone la sacralit allo stato puro e
la sua massima rappresentante la povera Stella, che deve indicare il cammino ad Accattone. La bellezza di Stella pura e candida proprio perch appartiene agli umili. Questa umilt fa tornare
alla mente di Pasolini il mondo materno; Stella rappresenta ancora
quella bellezza ancorata al passato, alla ciclicit del tempo tipica dellamata terra friulana.
Gli occhi remissivi di Stella rendono completamente priva di
valore la collana che cinge la parte superiore del suo petto. Questa
bellezza innocente, che si trasforma in vera e propria grazia sacrale,
verr riscoperta da Pasolini nel Terzo mondo, in particolare nel volto di unattrice che sar protagonista nel Fiore delle mille e una notte
(1971): litalo-eritrea Ines Pellegrini, una bellezza che si pu definire postcoloniale12. Proprio sulla grazia eritrea Pasolini spender parole di profonda poesia:
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Le teste coi capelli crespi quasi rasi, sono teste di statue. I lineamenti semiti o arabi, hanno la perfezione degli animali, e
non c occhio che non brilli di una luce stupenda e senza
profondit, di una grazia misteriosamente senza mistero []
essere eritrei una categoria che supera tutte le altre categorie importate o sovrapposte. Si tratta di popolazioni contadine [] La propriet della terra collettiva, e c una rotazione dei campi tra le famiglie. Ci significa che da secoli gli Eritrei sono disabituati al possesso. Questo d forse loro laggraziato distacco dalle cose, il senso di parit naturale (non servile n orgogliosa) con tutti. la loro bellezza interiore che
bellezza fisica13.
Negli anni sessanta la bellezza che Pasolini aveva visto nel sottoproletariato romano svanisce. Nella scena finale di Mamma Roma, con
la morte plastica di Ettore in carcere, Pasolini tratteggia il genocidio
culturale che spazzer via la classe sottoproletaria e la sua bellezza
antica e sacrale. La morte di Ettore rappresenta il fallimento della vita sottoproletaria che ambisce a una dimensione piccolo-borghese
ed la fine dellillusione pasoliniana nei confronti di quel mondo.
Questo fallimento infine suggellato dallurlo straziante di Mamma Roma che, aprendo la finestra, si rivolge a una Roma immensa
e indifferente. Cos, labbandono del sottoproletariato romano avvicina Pasolini al Terzo Mondo, in particolare allAfrica, che diventa
la sua unica alternativa. LAfrica diventa un vero e proprio rifugio
dove il poeta pu nascondersi e risentire quellodore di temporali
e primule tanto amato. Le tracce di questo mondo edenico segnano il corpo, lo sguardo e i gesti di Ines Pellegrini (fig. 56).
4. Conclusione: una poetica dellesilio
Il confronto tra Pasolini e Palma si incentrato su un sentimento
che sembra li abbia uniti in molte delle loro realizzazioni artistiche:
la nostalgia. Nostalgia nella definizione che ne ha dato il filosofoVladimir Janklvitch: sentimento di malinconia nei confronti della propria citt natale, quella in cui fuma, allombra del campanile, il camino della casa materna. Questo sentimento comporta uno strappo
crudele nel trasferirsi da un posto allaltro e lesigenza di un ritorno alle fonti, alle origini.
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Nel caso di Palma il trasferimento stato aVenezia, citt di promesse, dove diversi uomini della val Brembana si sono spostati per
fare lavori di fatica. Nel XVI secolo si andava consolidando la necessaria, obbligata, diaspora alimentata dalla scarsa fertilit delle montagne. proprio fra questi emigranti, questi esuli, che deve essere
inserita la storia di Palma. Mentre il fratello rimasto a Serina per
continuare lattivit paterna, Palma parte perVenezia in cerca di fortuna. Nonostante il trasferimento, Palma resta affettivamente legato
alla sua terra natale: lo dimostrano la dolcezza e la tenerezza con cui
utilizza il colore nel polittico della Resurrezione di Cristo disegnato per la chiesa di Santa Maria Annunciata (fig. 57).
Nelle loro opere Palma e Pasolini sembrano parlare di questa
presenza/assenza, suggerendo che laltrove unassenza nel presente ma una presenza nel passato e questo altrove pu essere identificato nel suolo natio oppure, nel caso di Pasolini, nella terra materna, caratterizzata dal flusso ciclico del tempo tipico di una societ contadina. Entrambi sembrano vivere una vita onirica e hanno fantasie melanconiche sulla propria origine, sul proprio focolare domestico. Come esuli hanno la capacit di immaginare e di cercare le tracce di uno spazio originario. Cos Venezia, per essere degnamente celebrata, ha in s gli odori, i colori e le atmosfere della
val Brembana, cos come Roma e lAfrica hanno in s gli odori e
i colori del Friuli materno. Palma e Pasolini sembrano essere in una
condizione che stata descritta mirabilmente da Lamennais nellOttocento:

E. Siciliano, Vita di Pasolini, Mondadori, Milano 2005, p. 41.


2
P.P. Pasolini, Saggi sulla politica e sulla societ,
a cura di W. Siti, S. De Laude, vol. I, Meridiani Mondadori, Milano 1999, p. 458.
3
Ibidem, vol. I, p. 1977.
4
P.P. Pasolini, Lettere 1940-1954, a cura di
N. Naldini, Einaudi, Torino 1986, pp. 203208.
5
Ibidem, p. 41.
6
P.P. Pasolini, Tutte le poesie, a cura di W. Siti, vol. I, Meridiani Mondadori, Milano
2003, p. 944.
7
Ibidem, vol. I, pp. 804-805.
8
P.P. Pasolini, Per il cinema, a cura di W. Siti,
F. Zabagli, vol. II, Meridiani Mondadori, Milano, 2001, p. 1288.
9
Ibidem.
10
Vedi, Dilio, sulle acacie piove. I cani si sfia-

Questi alberi sono belli, questi fiori sono belli, ma non sono
gli alberi e i fiori del mio paese: non mi dicono niente. Lesule dovunque solo.
Il pittore e il poeta, attraverso il tema della bellezza che diventa mito, forse hanno creato una vera e propria poetica della nostalgia, una
poetica dellesilio. In tutta la loro opera hanno cercato un luogo originario e materno, Casarsa e Serina, tra le pieghe di altri luoghi e
soprattutto di altri corpi, gesti e sguardi. I loro lavori possono essere ben riassunti dalle parole di Karl Kraus: Lorigine la meta14.

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tano per il piano verdino.Vedi, fanciullo, sui


nostri corpi la fresca rugiada del tempo perduto.
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Giovinetto, piove il Cielo sui focolari del
tuo paese, sul tuo viso di rosa e miele, nuvoloso nasce il mese. Il sole scuro di fumo,
sotto i rami del gelseto, tu brucia e sui confini, tu solo, canti i morti. Giovinetto, ride
il Cielo sui balconi del tuo paese, sul tuo viso di sangue e fiele, rasserenato muore il mese.
12
G.Trento, Pasolini e lAfrica. LAfrica di Pasolini: panmeridionalismo e rappresentazioni dellAfrica postcoloniale, Mimesis, Udine 2010.
13
M. Mancini, G. Perrella (a cura di), PierPaoloPasolini. Corpi e luoghi,Theorema, Roma 1981, pp. 53-54.
14
W. Benjamin, Angelus novus. Saggi e frammenti, Einaudi,Torino 2014, p. 83.