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Gabriele Carmelo Rosato

Storie Sepolte
a Barsento
Testimonianze Storiche e Archeologiche di un Frammento di Puglia

In copertina
La chiesa di Santa Maria di Barsento in una foto di Mimmo Guglielmi
In quarta di copertina
Il viale che conduce alla chiesa di Barsento in una foto depoca
dal repertorio della fototeca Guglielmi
Isbn: 978-88-95089-47-8
Stampa
AGA - Arti Grafiche Alberobello (BA)
Finito di stampare nel mese di maggio 2013

Alla mia famiglia;


al Discreto Lettore,
alla generazione che ci ha
affidato il culto della Vergine,
e a quanti ne perpetueranno lo spirito.

Nelle sembianze del terren nato


V un potere indicibil che raccende
Ogni ricordo, ogni desir pi pio.
So che spiagge, quai siansi, inclite rende
Pi dun merto soave a chi vi nacque,
E bella patria pur fra balze orrende
Da Saluzzo di Silvio Pellico,
in Poesie inedite di Silvio Pellico,
Parigi, 1837

Sommario
Presentazione di Angelo Martellotta .
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pag. 9
Prologo .
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Parte Prima: Il Luogo
Identificazione topografica e Geomorfologica del territorio .
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La natura a Barsento .
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Linsediamento di Barsento e la viabilit antica .
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Parte Seconda: Lindagine


Fonti letterarie e cartografiche antiche .
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Indagine storiografica .
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Indagine archeologica .
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Ipotesi di raffronto .
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Parte Terza: La Chiesa
Larchitettura .
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Evoluzione strutturale .
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Interno della chiesa .
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Opera di restauro . .
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Parte Quarta: La Storia


Cenni storici .
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Terra di Confine . .
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Prospettive per il Futuro .

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Parte Quinta: Storie Sepolte


Una Chiave di Lettura .
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Epilogo .
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Bibliografia .
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Ringraziamenti .
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Referenze iconografiche .

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Presentazione
Su una delle amene colline della Murgia dei Trulli si erge da pi secoli una delle
chiese pi amate dalla popolazione locale. Due volte lanno, l8 maggio e l8 settembre,
gli abitanti di Alberobello e di Noci, con mesto pellegrinaggio, la raggiungono nella
primissima mattinata, e per tutta la giornata si coglie il via vai di fedelissimi giacch l
da sempre si adora limmagine della Madonna con Bambino e altri Santi.
Di questa spettacolare pieve che d nome allintera collina si sa ben poco: s scritto
con difficolt per la carenza di documentazione negli archivi. Diverse schede hanno
ribadito lessenziale senza convinzione, soprattutto per accontentare i lettori legati ai
luoghi e il turista di passaggio che vi si imbatte o la raggiunge appositamente.
La limitatezza delle informazioni, finalmente, stata superata dal giovane studioso
Gabriele Rosato, laureando presso lUniversit del Salento, che di Barsento se ne occupato, conquistato dallamenit del luogo, ma soprattutto dagli utili reperti che finora
ha raccolto, catalogato, esaminato e descritto, suscitando in chi li ha rimirati la novit
assoluta. S, proprio di questo si tratta: Gabriele provetto conoscitore dei reperti rinvenuti e la sua preparazione culturale risultata preponderante oltre ogni dire.
Questo libro dal titolo Storie Sepolte a Barsento - Testimonianze Storiche e Archeologiche di un Frammento di Puglia sar prontamente apprezzato, sar letto come lavoro
sorprendente, perch dove cera la sterile conoscenza ora ci sono la storia, larcheologia, larchitettura, il mistero, il culto e la tradizione.
Al giovane Autore si consiglia di consacrare ancora altro tempo allindagine, insostituibile motore di successo e sia sempre operativo per altri sensazionali risultati, ricchi
di informazioni, che tutti attendono.
Angelo Martellotta

Prologo
Il presente lavoro nasce da una serie di appunti collezionati nel corso degli anni:
annotati secondo il naturale spirito di osservazione del patrimonio artistico locale, e
come forma di personale devozione per il culto della Vergine venerata nella chiesa di
Barsento. Quella che gi in tenera et si era rivelata una spiccata vocazione per il territorio di Barsento, pi di recente, si potuta rendere concreta in una sistematica trattazione
svolta in seno agli obiettivi formativi degli studi universitari.
La ricerca proseguita attraverso un metodico spoglio bibliografico e parallelamente
conducendo una serie di ricognizioni autonome sul campo: queste hanno restituito un
ampio ventaglio di dati, consentendomi di sottoporli ad esame e sviluppare infine il
presente elaborato. Nello specifico, esso si configura come un primo tentativo di riunire
in un unico testo il compendio aggiornato delle ricerche storiche e, pi di recente, archeologiche compiute nellarea rurale di Barsento, nellagro di Noci, e in particolar modo
sullomonima chiesa in situ.
Lanalisi del territorio sotto il profilo topografico ha comportato pure lapporto di
una pletora di conoscenze provenienti da altre discipline, quali la geologia, la storia
dellarte e, nondimeno, lagiografia e la numismatica. Queste, unite alle metodologie di
ricerca archeologica, si sono rivelate la chiave di lettura utile alla comprensione delle
principali dinamiche che, nei secoli, hanno interessato il comprensorio barsentino nel
suo insieme e in relazione con le comunit limitrofe.
Il lavoro di ricerca si conclude con largomentazione di una personale tesi interpretativa del sito, volta a cogliere le origini del primo nucleo abitativo indigeno, e la
continuit di vita dellinsediamento sino al complesso di et medievale, con la conseguente fenomenologia che ha determinato limposizione del culto per la Vergine Maria,
tramandato sino ai nostri giorni.

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Lintenzione di questo studio rivolta alla promozione di una campagna di sensibilizzazione e tutela del nostro patrimonio storico-artistico, il quale non pu tuttavia
prescindere dalla salvaguardia del territorio che lo custodisce. La tutela dellambiente,
infatti, al di l di un mero discorso economico, si propone come un autentico investimento per il futuro, in quanto il paesaggio costituisce una delle ultime fonti di reddito
non delocalizzabili.
Questo studio tematico si rivelato una preziosa opportunit per approfondire la conoscenza del territorio di mia provenienza e, nondimeno, unoccasione di discernimento
personale.
Gabriele Carmelo Rosato

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Parte Prima
Il Luogo

Molto suggestivo stato lattraversamento di un tratturo medievale, dal quale si aveva una visuale di variet paesaggistiche,
costituite dalle bellezze delle verdi colline, dei prati fioriti di variopinti colori, delle valli, che cambiavano aspetto man mano
che ci si addentrava nei boschi di fragno, di leccio, di roverella,
con un folto sottobosco costituito da diverse specie come: rovi,
rose e biancospino, che sprigionavano aria pura come di montagna. Poi passando sotto i secolari lecci si arrivava alle grotte,
e infine, attraverso lultima parte del tratturo si risaliva al colle
dove appare la storica chiesa
Da Escursione nel Bosco di Barsento di Giovanni Lippolis,
in Nocigazzettino, anno XXVIII, n. 10, ottobre 1995

parte prima

Identificazione Topografica e
Geomorfologica del Territorio
Opportuno alla messa a fuoco dellargomento risulta lidentificazione dellarea sottoposta a indagine. Si tratta del comprensorio di Barsento, che si inserisce nel variopinto
paesaggio pugliese, per la precisione nel pittoresco territorio rurale della Bassa Murgia nota in questo settore come Murgia dei Trulli1: luogo privilegiato per ammirare
e contemplare il perfetto equilibrio tra laspetto del paesaggio naturale e linevitabile
azione antropica. Da un punto di vista amministrativo, pur nella sua compattezza, il
territorio di Barsento si estende su circa 1100 ettari e si colloca entro il distretto municipale di Noci, bench prossima alle limitrofe Alberobello, Putignano e Castellana
Grotte, ergendosi per lappunto al confine fra questi comuni.

Le fondamentali macrostrutture del paesaggio pugliese

Definizione, lineamenti e caratteristiche riguardanti la cosiddetta Murgia dei Trulli sono fruibili in Liuzzi, 1981.

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parte prima

La natura a Barsento
Errare per i campi e i boschi di Barsento significa ripercorrere un itinerario privilegiato per scrutare le meraviglie che riserva lameno paesaggio rurale: un sistema complesso che andrebbe posto sotto autentica tutela e valorizzazione in un moderno contesto di sviluppo sostenibile. Si tratta di un terreno fertile nel quale si sono sedimentate,
nel corso dei secoli, le storie di molti uomini e donne che lhanno abitato.
Entro lirregolare mosaico di seminativi e vigneti, scanditi da muretti a secco, le colture arboree di Barsento rappresentano ancora oggi una perla rara per lintero scenario
regionale. Come tramandano le testimonianze orali e comprovano le foto storiche, sino
ad appena un centinaio di anni fa, prima della progressiva degradazione della copertura
forestale, Barsento era unautentica collina boscosa: oggi ridotta a pochi lembi di terra
adibiti essenzialmente al pascolo.
Lecosistema locale, tuttavia, costituisce un quadro davvero suggestivo, vantando
una vasta flora16 che annovera, tra laltro, specie mesofile, a testimonianza di un clima
generalmente mite. Anzitutto la serie di querce, dalla singolare conformazione dei fusti,
coinvolte in uneccezionale danza flemmatica: nel lento scorrere dei secoli, infatti,

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Un approfondimento sullimpianto vegetazionale barsentino e sulla tutela ambientale affrontato in Leone, 1988 e
Leone, Vita, 1992 (pp. 91-95); lelenco completo delle specie vegetali presenti nellOasi di Barsento presente in
Polignano, Sonnante, 1991 (pp. 31-36).

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parte prima

LInsediamento di Barsento
e la viabilit antica
Lattuale sito di Barsento il risultato di un insediamento di notevole importanza sin
dagli albori della protostoria, e ripreso secoli dopo per tutta let medievale: un autentico crocevia viario per una pastorizia sia di tipo longitudinale (lungo lasse MolisePuglia) che in senso trasversale (dallo Ionio allAdriatico)31.
I motivi della scelta di occupazione originaria del sito sono essenzialmente riconducibili alla morfologia del luogo (particolarmente adatta alla difesa e al controllo del
territorio circostante), alla presenza di un articolato sistema di vie di comunicazione, e
nondimeno alla disponibilit di un modesto approvvigionamento idrico. Il primo villaggio, ascrivibile alle popolazioni indigene, si svilupp assialmente sul crinale, come
comprovato dai ritrovamenti archeologici32.
Stralcio della Carta Tecnica
Regionale con demarcazione della viabilit nellarea
circostante alla chiesa di
Barsento. In rosso lindividuazione dellantico anello
viario che oggi delimita
parte del sito archeologico
e che probabilmente coincise con linvaso urbano
del casale di et medievale.
In verde indicato un
tratto dellodierna strada
provinciale che coincide
con il fondo della cosiddetta lama lungo i cui costoni
sorse, con tutta probabilit,
lantico villaggio
protostorico.

31

Cfr. Scianatico, Bitetto, Sgobba, 2009.

32

I risultati delle ricerche sono stati pubblicati in Carrieri, 1999 (pp. 115-117).

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parte seconda

Indagine Storiografica
Ripercorrere la storia degli studi condotti in questarea unoperazione che si esaurisce in pochi frammenti e pagine di repertorio, in quanto le prime ricerche sistematiche
si sono svolte solo negli ultimi decenni. Dovendo per tracciare una linea temporale
pi puntuale, i primi studi storiografici che menzionano Barsento si fanno risalire alla
tradizione letteraria del XVII secolo, con gli scritti di Pompeo Sarnelli13, vescovo di
Bisceglie.
Tuttavia, questi come altre emerite dissertazioni, sono spesi pi che sul comprensorio di Barsento su un monumento in particolare che esso custodisce. Infatti, lunica
autentica testimonianza ancora visibile dellesistenza in questo luogo di un antico
insediamento abitativo la presenza di un edificio di culto, oggi noto come la chiesa di
Santa Maria Assunta di Barsento. La storia della sua fondazione, avvolta ancora nella

Frontespizio della prima edizione delle


Conferenze Istoriche di Pietro Gioia
In Sarnelli, 1680 si legge: In questo tempo il Duce Tulliano, carissimo di S. Gregorio, colle rendite di Silvia Anicia Madre del santo, e con quelle di Gordiano Frangipane Padre dellistesso, edific ne Monti Sipontini la Badia di
Pulsano, e ne Monti Appennini del Castello delle Noci la Badia di Barsento de Monaci di S. Equizio, con la Grancia
di S. Angelo nel Monte Laureto, e Pozzo Tulliano, hoggi Putignano della Comenda di Malta. In realt va detto, come
precisato in Gentile, 2003 (p. 37), che la data del 591 della presunta edificazione soltanto una posteriore deduzione
cronologica fatta derivare da quella certa dellepistola gregoriana del luglio di quellanno, che il Sarnelli a trascrivere
per intero. A questo proposito suggerito un ulteriore raffronto con Gregorio Magno, 1998.

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Lindagine

Indagine Archeologica
Le tesi sinora esposte sono state parzialmente messe in discussione da parte di Gioia
Bertelli28 dellUniversit degli Studi di Bari che, sottolineando come il monumento non
presenti alcuna caratteristica architettonica tale da farlo ritenere una costruzione realizzata nellAlto Medioevo, ha proposto una nuova datazione.
La Bertelli, partendo dalla considerazione che labsidiola centrale presenti una finestrella quadrata, ha potuto asserire che questo elemento sia tipico delle costruzioni
romaniche di tipo rurale, piuttosto che di epoca longobarda. In questa maniera ha suggerito una nuova datazione che dilata lepoca di edificazione tra lXI e il XII secolo.

Alcuni reperti rinvenuti nel 1998: figurano un frammento


di intonaco di capanna con impronta, uno strumento litico
Dettaglio della finestrella murata collocata sul di pietra dura, il frammento di una macina e altri framretro dellabside centrale. Attualmente meno menti ceramici minuti
visibile poich imbiancata.

Nellultimo squarcio di secolo scorso, nel 1998, queste considerazioni trovarono


accoglimento a seguito di ricerche pi approfondite, compiute da parte di unquipe diretta da Miranda Carrieri29, della Sovrintendenza Archeologica della Puglia. Si devono
a questa operazione le uniche ricerche archeologiche ufficiali in zona. Sulla scorta di
numerosi reperti ceramici e litici (come pietre dure dimportazione) di et protostorica,
propriamente storica e medievale rinvenuti durante una ricognizione di superficie, si

28

Le ricerche sono state pubblicate rispettivamente in Bertelli, 1981; Bertelli, 1983; Bertelli, 1984.

29

I risultati delle ricerche sono editi in Carrieri, 1999 (pp. 115-117) e Andreassi, 1999 (pp. 759-797).

41

Lindagine

Ipotesi di raffronto
Gli studi pi recenti si sono concentrati sullanalisi del complesso di Barsento sulla
base di confronti con costruzioni coeve in ambito pugliese e sovraregionale. Tra i primi
studiosi a rintracciare ipotesi di raffronto con altri edifici noti, Arnaldo Venditti40 mise in
relazione il tempio di Barsento con la chiesa di San Pietro a Crepacore nel Comune
di Torre Santa Susanna (BR) per alcune affinit, quali la tripartizione delle navate e
la scansione in due campate della navata centrale, avendola collocata almeno anteriormente al IX secolo.
Gi DAndria41 aveva individuato la maniera con cui labside, di pianta perfettamente semicircolare, si innesta nel muro di fondo della navata centrale, presentando di fatto
delle analogie con la chiesa longobarda di SantIlario a PortAurea42 in Benevento, da-

40

Chiesa di San Pietro a Crepacore

Chiesa di SantIlario a PortAurea

Chiesa di Santa Maria Foris Portas

Chiesa di San Giovanni in Sinis

Cfr. Venditti, 1969 (pp. 45-72) e, pi di recente, si veda anche Maruggi, Lavermicocca, 2000

41

Cfr. Dandria, 1967 (p. 212).

42

Approfondimento contenuto in Rotili, 1959 (p. 530).

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parte terza

LArchitettura
Le pi recenti ricerche su Barsento si sono concentrate sullarchitettura della chiesa,
e limpostazione tecnica degli specialisti si rivelata utile al proseguo degli studi. Fra
questi figura larchitetto nocese Francesco Giacovelli1, che ha ricostruito le linee della
prima fase costruttiva del monumento. Secondo la sua interpretazione, la chiesa doveva
presentarsi in origine come un edificio ad aula unica monoabsidale corrispondente
allattuale navata centrale con tetto a falde inclinate coperto da chiancarelle (basolette di pietra calcarea locale), la cui quota dovette essere molto pi bassa rispetto
allattuale copertura, lo comprovano gli evidenti segni di cornici sul prospetto nord-est.
La muratura della chiesa costituita da una serie di blocchetti quadrati di pietra calcarea
dallandamento piuttosto regolare; il materiale fu ricavato in gran parte dalle cave locali, di cui ricco il terreno carsico circostante. Tuttavia, esaminando pi attentamente il
materiale di costruzione, si scoperto come parte della facciata primitiva di nord-est fu
eseguita con conci di tufo materiale non presente nella Murgia sud-orientale piuttosto che con la pietra locale2. Ci comproverebbe limpiego della Via Barsentana per gli
scambi commerciali con la citt di Mottola, il cui sottosuolo interessato dalla presenza
di tale materiale.
Secondo linterpretazione degli architetti, la chiesa non sarebbe da ascrivere allet
longobarda, considerando pure un possibile ampliamento a tre navate realizzato nellXI
secolo. Il protiro fatto risalire invece al XV secolo, cos come il campanile a vela posto

Prospetto frontale del complesso di Barsento, composto dalla chiesa omonima e dallantico casale

Cfr. De pinto, Giacovelli, Montanaro, 1989; Bauer, Giacovelli, 1981; Giacovelli, 1998.

Fonte: Ferulli, 2004 (p. 51).

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parte terza

Evoluzione Strutturale
Lantica documentazione capitolare ci informa sulle notevoli trasformazioni che la
chiesa ha subito nel corso della sua storia. Nelle sue Conferenze Istoriche, Pietro Gioia
riferisce che, quando il casale De Bellis fu distrutto dai Mottolesi (nel 1040), la chiesa
fu risparmiata dal saccheggio, ed intorno al tempio risorse lantico villaggio barsentino.
Questo avvenimento, a dire il vero, non trova un riscontro con la realt dei fatti storici,
tuttavia la Bertelli farebbe risalire proprio a questo momento storico lampliamento a
tre navate.
Altri indizi riguardanti levoluzione storica e architettonica della fabbrica di Barsento sono riscontrabili nei libri delle Conclusioni Capitolari7, dai quali si evincono le
modifiche apportate alla struttura originaria nel XVIII secolo. in questo periodo che
si fa risalire il rifacimento del tetto, linnalzamento delle volte e le conseguenti modifiche dei profili delle falde di copertura. La stessa copertura, distinta con tetti a spioventi
per ogni navata, risulta piuttosto inconsueta e si spiegherebbe con lampliamento della
chiesa.
Questa indicazione permette di stabilire che le capriate lignee sostenevano la copertura
della chiesa almeno sino al XVIII secolo. Nella Conclusione del 15 gennaio 1709 si faceva riferimento al taglio degli alberi per ricavarvi il legname necessario alla realizzazione
delle travi indispensabili per lacconcio. datato 4 agosto dello stesso anno, invece, quella

Casale adiacente alla chiesa di Barsento prima dei lavori di restauro

Le citazioni qui riportate sono contenuti in Archivio Chiesa Matrice di Noci, 1709 consultati per questo studio
attraverso il loro prezioso riproponimento nel saggio di De Pinto, Giacovelli, Montanaro, 1989.

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parte terza

Interno della chiesa

Vestibolo interno al protiro antistante la


fabbrica originaria

Il visitatore che oggi si reca alla chiesa vi si


introduce attraverso il pronao, ai cui lati sono
inseriti delle massicce panche in pietra: squisito luogo di sosta per i fedeli accorsi in pellegrinaggio. Lambiente si configura come un
breve vestibolo, entro il quale ravvisabile il
criterio funzionale di una pi antica struttura
architettonica: il nartece (nello specifico lesonartece). A Barsento, sotto un profilo formale,
si tratta piuttosto di un portichetto chiuso ai
lati, coperto da una piccola tettoia a due falde
che, con tutta probabilit, era atto ad ospitare i
catecumeni e i fedeli pubblici penitenti prima
dellingresso nel tempio, cos come accade ancora oggi a chi vi si reca in pellegrinaggio.

Interno della chiesa

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La Chiesa

Opera di restauro
Durante i lavori di restauro15 stato possibile rintracciare le varie fasi evolutive della
chiesa, evidenziando lantica muratura che doveva corrispondere alla fase costruttiva
relativa allaula unica. Qualora la chiesa sia davvero stata in origine a navata unica, si
collocherebbe a questo stadio, il tetto a falde inclinate con la copertura a capriate lignee.

Restituzione grafica dellaula centrale secondo il profilo originario:


facciata principale e retro.

La Bertelli16 rintracciava il passaggio al nuovo impianto trinavato alla met dellXI


sec. A questo punto, il tetto sempre a falde inclinate dovette subire una modifica
anche nella copertura, questa volta a chiancarelle, bench di quota evidentemente inferiore rispetto a quella attuale17.
Nella primavera del 2004 si conclusa la prima fase dei restauri della calotta absidale
nella navata destra della chiesa. In questa maniera sono tornati alla luce tracce di un antico

15

I lavori di restauro sono stati realizzati nellaprile del 2004 dallimpresa edile De Bellis di Nard, sotto la supervisione
dellingegnere dott. Ceo e degli architetti dott.ssa De Pinto e dott. Giacovelli.

16

Cfr. Bertelli, 1981a; Bertelli, 1981b; Bertelli, 1983; Bertelli, 1984.

17

Prova ne sarebbero i chiari segni delle cornici visibili sul prospetto est del tempio.

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parte quarta

Terra di Confine
Nel tentativo di ricostruire in maniera quanto pi fedele le vicende che hanno segnato la storia di Barsento, emergono le cronache del popolo che lha abitata per secoli.
la storia della sua entit civica: una Storia compiuta nel concreto da contadini, sostentati
dalle preziose risorse che il fertile e boscoso territorio ha potuto offrire loro. Si tratta di
un popolo nutrito dal culto autentico per un unico Dio e devoto al suo santo Tempio che
dopo secoli e alterne vicende regge ancora, memore di antiche storie. Ovviando alle
aspre questioni concernenti la giurisdizione territoriale26, si pu convenire sul fatto che
a Barsento sia comunque esistito un fiorente nucleo abitativo almeno fino allalba del
XV secolo27, e prova ne sarebbe la chiesa stessa, centro di raccolta per lintera comunit.
Barsento teatro di modeste ma significative vicende storiche per certo da ritenersi una Terra di Confine28: posta come cerniera in una fascia di terra che di per s
un confine naturale (il Canale delle Pile), quindi rappresenta da sempre un territorio
conteso, in quanto appetibile per qualsiasi dominio. Lo stesso Canale di Pirro vide il
susseguirsi di diverse dominazioni forestiere, fino a che nel XVII secolo fu spartito fra
la Curia di Monopoli, la Contea di Conversano e il Ducato di Martina Franca. Un secolo
dopo, era soggetto ad ulteriori divisioni, questa volta di ordine municipale, fra i comuni
di Monopoli, Fasano, Putignano, Alberobello e Castellana Grotte.
Come ogni sistema, anche la storia di Barsento conobbe un momento di crisi, che
dovette determinare diverse ondate emigratorie. Un fenomeno che interess via via tutta
la popolazione, che si spinse dapprima verso Monopoli, poi verso altre contrade come
Castellana e Noci, sino a giungere alla Selva di Alberobello.
Protagonista indiscussa stata una comunit di contadini, ma pure di fedeli che, al
di l della propria identit territoriale cui dovevano essere poco avvezzi i cittadini del
tempo , enumerava anche le popolazioni dei villaggi circostanti, e che radunava tutti in
peregrinazione verso ununica meta: la chiesa di Santa Maria.

Si tratta di definire se, in origine, Barsento abbia goduto di autonomia territoriale oppure sia stato soggetto alla giurisdizione feudale di Monopoli. Propende per la prima ipotesi Morea, 1892 (p. 149) sulla scorta dellatto di donazione del
1115 citato alla nota 43; mentre a favore della seconda ipotesi Lanera, 1979 (p. 136). Per un approfondimento della
questione si rimanda alla consultazione di Gentile, 2003 (pp. 139-146).
26

27

Cfr. Lanera , 1979 (p. 137).

28

Cfr. Gentile, 2003 (pp. 144-146).

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La Storia

Prospettive per il Futuro


Ed proprio alla natura, che circonda e avvolge questo scrigno di storia al centro
di animati dibattiti che mirano le prospettive per il futuro di questo Frammento di Puglia: alla salvaguardia del territorio e delle sue eloquenti testimonianze archeologiche,
unanimemente considerate patrimonio della collettivit. Gi oltre ventanni fa, autorevoli firme30 auspicavano una salvaguardia di Barsento condotta organicamente, intendendo il complesso monumentale e larea circostante elementi intimamente correlati fra
loro; e si cerca ancora oggi di dare compimento al lungo iter di tutela e conservazione
del sito.
Sul comprensorio di Barsento insiste un sistema di vincoli31, infatti, larea risulta
inserita tra i siti archeologici e i beni artistici di preminente interesse regionale. Gi
nel 1985, le superfici a carattere boschivo del sito di Barsento risultavano assoggettate
a vincolo paesaggistico32, in quanto ritenute di notevole interesse pubblico. Barsento
dal 1986 Zona Oasi di Protezione33, e vincolato ai sensi del decreto legislativo 99/49034.
Dal 1997, la Regione Puglia35 ha reso parte di questarea Riserva Naturale orientata
Regionale, individuando in Barsento la sede di uno dei futuri Parchi Naturali Regionali.

30

Per la citazione si fa riferimento a De Pinto, Giacovelli, Montanaro, 1989 (pp. 79-84). Ulteriore appassionato appello
proviene da un articolo ancora pi remoto ma tanto significativo in Laforgia, 1964 (pp. 1-6).

31

La stessa chiesa di Barsento fu sottoposta a vincolo diretto, ai sensi dellarticolo 4 della Legge 1089 del 1 giugno 1939
(legge gi abrogata dall'art. 166 del D.Lgs. 490/99), con atto declaratorio del 16 marzo 1981 (n 2306), in quanto si
tratta di un manufatto di notevole interesse storico-artistico. Inoltre, larea che circonda questo monumento stata
anchessa sottoposta, con Decreto Ministeriale del 23 novembre 1981 (ai sensi dellarticolo 21 della stessa Legge
1089), alla prescrizione di vincolo indiretto. La masseria adiacente, infine, risulta assoggettata a vincolo diretto come
la chiesa (art. 4 - L. 1089) con Decreto Ministeriale del 16 aprile 1984.

32

A seguito delle disposizioni della Legge Galasso (431/85), con Decreto Ministeriale del 1 agosto 1985, che allora rappresentava la prima normativa organica per la tutela dei beni naturalistici e ambientali nel nostro Paese.

33

Con Decreto del Presidente della Regione Puglia n. 439 dell8 luglio 1986 risultava istituita lOasi di Barsento, comprendente porzioni di territorio del Comune di Noci, Alberobello e Putignano, per unestensione totale di circa 1100 ettari.

34

I beni culturali che compongono il patrimonio storico e artistico nazionale sono tutelati secondo le disposizioni del
Decreto Legislativo del 29 ottobre 1999, n. 490 del Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali
e ambientali.

35

Si fa riferimento alla legge regionale 19 del 24 luglio 1997 (secondo la direttiva U.E. 92/43). In quelloccasione, la
Regione Puglia approvava la Legge Regionale recante le norme per listituzione e la gestione delle aree naturali
protette.

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parte quinta

Una chiave di lettura:


Il Tempio di Salomone e la chiesa di Barsento
La storia si fa con i documenti! Da sempre riecheggia nelle aule di scuola questo
assunto: quasi come un assioma universale per il quale non ci sia bisogno di una dimostrazione, perch evidente di per s.1 Evidente, piuttosto, che lo storico di professione
non pu prescindere dai documenti (dal latino doceo, insegno), i quali forniscono una
testimonianza diretta bench pi o meno attendibile di un dato periodo storico. Il
problema sorge quando non si dispone di libri, carte, pergamene, papiri ed epigrafi. Con
le parole di un grande storico francese del Novecento, Lucien Febvre, introduco lultimo
capitolo di questo elaborato, nel quale mi riservo di enucleare una personale chiave interpretativa dello schema architettonico della chiesa di Barsento, per la quale come suggerisce lo storico francese si rendono utili, alla volta, fonti documentarie e materiali.
La storia si fa con i documenti scritti, certamente. Quando esistono. Ma la si pu fare,
la si deve fare senza documenti scritti se non ce ne sono. Con tutto ci che lingegnosit
dello storico gli consente di utilizzare per produrre il suo miele se gli mancano i fiori
consueti. Quindi con delle parole. Dei segni. Dei paesaggi e delle tegole. Con le forme
del campo e delle erbacce. Con le eclissi di luna e gli attacchi dei cavalli da tiro. Con
le perizie su pietre fatte dai chimici. Insomma, con tutto ci che, appartenendo alluomo, serve alluomo, esprime luomo, dimostra
la presenza, lattivit, i gusti e i modi di essere
delluomo. Forse che tutta una parte, e la pi affascinante, del nostro lavoro di storici non consiste proprio nello sforzo continuo di far parlare
le cose mute, di far dir loro ci che da sole non
dicono sugli uomini, sulle societ che le hanno
prodotte, e di costituire finalmente quella vasta
rete di solidariet e di aiuto reciproco che supplisce alla mancanza del documento scritto?
Lucien Febvre, Vers une autre histoire, op. cit.
Historia: lallegoria della storia in un dipinto
di Nikolaos Gysis, 1892

Definizione di assioma dal Dizionario Sabatini Coletti, Rizzoli - Larousse, 2007.

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Epilogo
Fac, precor, Domine,
me gustare per amorem
quod gusto per cognitionem;
sentiam per affectum
quod sentio per intellectum

Te ne prego, Signore,
fa che io possa gustare
per mezzo dellamore
ci che gusto con la conoscenza;
che io provi nellaffetto
ci che provo nellintelligenza

S. Anselmus Cantuariensis,
Liber meditationum et orationum,
Meditatio XI: De redemptione humana

Congedarmi da questo scritto mi d pena pi del giusto: la sua redazione ha riempito


molte delle mie giornate, e soprattutto molte notti, di questultimo anno. Suscita in me
una piacevole emozione osservare i miei appunti collezionati nelle calde mattinate dagosto, ancora polverosi di terra arida, e quelli sottratti alla pioggia dei cupi pomeriggi
autunnali.
Sono le parole di SantAnselmo dAosta, vescovo e dottore della Chiesa vissuto a
cavallo dei secoli XI-XII, a suggermi gli ultimi versi di questo saggio, redatto come forma di personale devozione per il culto della Vergine Maria nella cappella di Barsento.
Elevato alla dignit di arcivescovo nella celebre sede di Canterbury, il chierico aostano
rest umile nello spirito, accostandosi ai misteri cristiani con vivo slancio del cuore e
dellintelligenza. Come suggerito nellincipit di questo epilogo, era solito supplicare il
Signore affinch lo aiutasse a percepire con il cuore quanto toccava con lintelligenza:
questa grazia, che condivide anche con noi nella preghiera, permette di esplorare le ragioni segrete e ineffabili della Fede, un intimo scrutare che visibile solo allo sguardo
del cuore.
Sui banchi di scuola e, pi di recente, universitari, ho lopportunit di estendere gli
orizzonti delle mie conoscenze; ma questa esperienza di viaggio pi delle altre ha
lasciato una traccia di s che reca delle impronte indelebili, esortandomi ad affinare
senza presunzione alcuna quella che lo stesso Abate Anselmo avrebbe definito lintelligenza del cuore.

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Bibliografia
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