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Museo internazionale delle

marionette Antonio Pasqualino


La sede del museo si trova alla Kalsa, in un edificio dottocento
metri quadrati, distribuito su due piani. La biblioteca contiene circa
tremila volumi sulla storia dei pupi e delle marionette, sullo studio
delle tradizioni popolari e molti copioni manoscritti ottocenteschi. La
fornitissima videoteca consente di rivivere gli spettacoli teatrali di
differenti culture e tradizioni, ma ci che rende affascinante questo
luogo dellimmaginazione la raccolta di circa tremilacinquecento
marionette a fili, a bastone e a guanto oltre, naturalmente, ai pupi
palermitani, catanesi e napoletani.
In uno dei locali stata allestita la ricostruzione del teatro di
Gaspare Canino di Alcamo, i cui splendidi pupi sono conservati nelle
prime due sale del museo. Al teatro di Alberto Farina appartengono,
invece, le marionette a fili del Barbiere di Siviglia; in un altro luogo
senza tempo si possono ammirare le figure del teatro delle ombre di
Bali.
Il mondo degli spettacoli dei pupi siciliani, che nellOttocento
divenne un fenomeno di massa, rappresentato dalle collezioni di
pupi appartenenti alla scuola catanese (pi alti di quelli palermitani
e con le ginocchia pi rigide) e a quella palermitana con le teste
tonde in legno e gli occhi mobili. Gli eroi degli spettacoli venivano
spesso accompagnati da macchiette comiche: Nofriu e Virticchiu a
Palermo, Peppenninu a Catania. In una delle sale si possono vedere
le marionette morte in modo violento con la testa mozzata e il
corpo martoriato. Nel mondo magico di Alcina, invece, domina
lambiguo fascino della trasmutazione; la maga, infatti, mostra tre
facce sulla stessa testa.
L'associazione per la conservazione delle tradizioni popolari del
Museo delle marionette Antonio Pasqualino, in occasione della
quinta sessione dellAssemblea Generale degli stati aderenti alla
Convenzione Unesco svoltasi a Parigi dal 2 al 5 giugno 2014, stata
accreditata quale organizzazione non governativa consulente del
Comitato Intergovernativo del Patrimonio Culturale Intangibile
UNESCO, con il numero di iscrizione NGO-90316, in virt delle
comprovate competenze nel campo della ricerca e lo studio del
patrimonio immateriale. Dunque tra le poche ONG che in Italia

costituiscono un interlocutore privilegiato dell'Organizzazione delle


Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura.

Museo etnografico siciliano


Giuseppe Pitr
Il Museo etnografico siciliano Giuseppe Pitr, fondato nel 1909 dallo
studioso siciliano Giuseppe Pitr, un ente di diritto pubblico di
propriet del Comune di Palermo.
Ha due sedi: una in viale Duca degli Abruzzi, nel parco della
Favorita, e l'altra in via Delle Pergole nel palazzo Tarallo, nel
quartiere dell'Albergheria.
La sede originaria consisteva in quattro sale all'interno di una
vecchia costruzione scolastica di via Maqueda, il collegio
dellAssunta, dove per i reperti non poterono essere ordinati
secondo quella che era l'idea di allestimento del suo fondatore.
Dopo la morte del Pitr (1916), per anni le collezioni rimasero
inaccessibili al pubblico, fino a quando, nel 1935, Giuseppe
Cocchiara riorganizz e trasfer il museo in una delle dipendenze
della Casina Cinese nel parco della Favorita.
Dal 2007 stata inaugurata la seconda sede del museo, nello
storico palazzo Tarallo di Ferla - Cottone dAltamira, nel quartiere
dell'Albergheria.
Lesposizione permanente, allestita nel piano nobile del palazzo,
ospita portantine e mobili settecenteschi, il teatrino dellOpera dei
Pupi, la "stanza della memoria", dedicata a Giuseppe Pitr, e parte
dei volumi della biblioteca, in particolare i fondi riguardanti le
tradizioni popolari, la storia e larchitettura siciliana.
Nelle sale del museo, articolate in 20 sezioni, trovano
documentazione gli usi e i costumi del popolo siciliano, compresa la
minoranza etnolinguistica albanese[3], e le credenze, i miti, le
consuetudini, le tradizioni di Sicilia (la casa, filatura e tessitura,
arredi e corredi, i costumi, le ceramiche, larte dei pastori, caccia e
pesca, agricoltura e pastorizia, arti e mestieri, i veicoli, il carretto
siciliano, i pupi, il carro del festino, le pitture su vetro, le
confraternite, i presepi, tra i quali spicca lopera dellartista

trapanese Matera, i giochi fanciulleschi, la magia, gli ex voto, pani e


dolci festivi.). Inoltre, in una sala troviamo la grande cucina dei
Borboni che, a prescindere dalla superficie, ben rappresenta le
cucine tradizionali siciliane.
Il Museo abbraccia circa 4.000 oggetti, provenienti da un nucleo
originario costituito dal Pitr di circa 1.500 reperti, dalle collezioni
etnografiche cedute dall'ex Museo nazionale di Palermo e da
donazioni private.
Lattuale ordinamento dei reperti rispecchia quella curata da
Giuseppe Cocchiara, direttore del museo dal 1935 al 1965.
Gabriele Majorana,1 B,20/01/2015