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Estratto dalla Rivista

LA MECCANICA ITALIANA
n. 167 novembre 1982

GIAMPAOLO NEGRI
Comitato Lombardo IIS e Franco Tosi S.p.A.

Saldatura di alcuni
acciai inossidabili
non austenitici
(acciai martensitici,
ferritici tradizionali ed
ELI, austeno-ferritici)
1. ACCIAI INOSSIDABILI MARTENSITICI
1.1. Tipi e classificazione

Gli acciai inossidabili martensitici sono acciai legati


al Cr (11-M6%) con C < 1,2% e con l'eventuale aggiunta minore di altri elementi di lega (Ni, V, W, Mo,
Al). In funzione delle percentuali effettive degli elementi presenti (in primo luogo del C) la loro matrice
metallurgica pu essere puramente martensitica o
martensitico-ferritica.
PREMESSA

Come noto, gli acciai inossidabili si possono suddividere, a seconda della loro costituzione metallurgica,
in 3 grandi categorie:
Acciai martensitici
Acciai ferritici
Acciai austenitici
con possibilit di combinazioni intermedie.

Gli acciai inox martensitici che interessano le costruzioni saldate sono quelli a pi basso Carbonio
(C < 0,25), dato che all'aumentare del tenore in C
diminuisce fortemente la sanabilit. I tipi principali
sono indicati nella tabella 1, con individuazione secondo la Norma UNI 6900-71 ; vi pure indicata, in via approssimata, la corrispondente Norma americana AISI,
di internazionale notoriet.
Dal novero degli acciai martensitici saldabili sono
esclusi, oltre quelli ad alto C, anche quelli allo S o

Gli acciai austenitici sono di gran lunga i pi usati


(oltre il 70% del consumo globale in Italia) e sono
quindi anche i pi conosciuti sia per le loro caratteristiche applicative che per la loro sanabilit.
Non formano per oggetto di questa relazione che intende invece trattare della saldatura degli altri acciai
inox che, pure di impiego meno comune e diffuso, costituiscono pur sempre materiali di grande interesse
per notevoli e importanti applicazioni tecniche.

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La loro saldatura presenta spesso difficolt particolari,


maggiori e diverse da quelle normalmente incontrate
con gli acciai austenitici, e giustifica quindi una particolare attenzione. La sanabilit e la tecnica di saldatura di tali acciai sono strettamente correlate alle loro
caratteristiche metallurgiche e perci la trattazione dei
problemi di saldatura verr preceduta da alcuni essenziali richiami di metallurgia.

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Relazione presentata in occasione della Giornata di studio La


saldatura e gli acciai inossidabili deJ 24 novembre 1982, organizzata da Asmeccanica e MS, con il patrocinio del Centro INOX.

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30

Fig. 1 - Diagramma di stato Fe-Cr.

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TABELLA 1 - Acciai inossidabili martensitici: classificazione e composizione chimica %


Gruppo

Mn
max.

X12Cr13

410

0,09 -=-0,15

X20CM3

420

0,16 ~ 0,25

X16CrNi16

431

0,10 -=- 0,20

X6CM3

41 OS

<0,08

X6CrAI13

405

<0,08

al Se, elementi aggiunti per migliorare la lavorabilit


agli utensili, dato che la presenza di tali elementi degrada in modo inesorabile la sanabilit.
Neila tabella 2 sono riportate le caratteristiche meccaniche di questi acciai a temperatura ambiente; si ricorda inoltre che questi acciai presentano buone caratteristiche di resistenza e di scorrimento a caldo per
cui, data anche la loro resistenza all'ossidazione, sono
adatti per impieghi ad alta temperatura (fino a circa
650).
1.2. Richiami di metallurgia

II diagramma di stato delle leghe Fe-Cr rappresentato


in fig. 1; da esso appare che il Cr, elemento ferritizzante, tende a chiudere l'esistenza della fase y (austenite) in un ridotto ambito ad alta temperatura ( sacca
y ) limitata al 12% Cr; la presenza di C tende per ad
allargare la sacca y e a formare, per valori notevoli,
carburi di F e di Cr (fig. 2). D'altro canto il Cr tende
a rallentare la trasformazione allotropica y-> a e quindi a mantenere in stato metastabile l'austenite a temperature pi basse di quelle indicate dal diagramma di
stato: la conseguenza la precipitazione, a circa
300, di una struttura metallografica di tempra, la
martensite, la cui durezza e fragilit sono tanto pi
elevate quanto maggiore il contenuto di carbonio.

Al

Ni

P
max.

11,5 -=- 14,0

<1

0,040

< 0,030

12,0 + 14,0

<1

0,040

< 0,030

15,0 -=- 17,0 1,5 -=- 2,5

0,040

< 0,030

11,5 -r 14,0

<0,5

0,040

< 0,030

11,5 + 14,0

<0,5

0,040

< 0,030

0,10 -=- 0,30

Nella tab. 1, oltre agli acciai martensitici sono indicati anche alcuni acciai martensitico-ferritici: ad essi
il tenore molto basso di C e l'eventuale aggiunta di
altri elementi di lega ferritizzanti come l'Ai conferiscono una matrice bifase, in cui accanto alla martensite derivata dalla trasformazione dell'austenite rimane
della ferrite intranformata; tale struttura corrisponde
alla zona sottesa dal campo a + y che circonda sulla
destra la sacca y del diagramma di stato Fe-Cr (fig. 2,
sezione 0,1% C).
Il rapporto di bifasicit fra martensite e ferrite pu
variare notevolmente a seconda dell'effettiva percentuale degli elementi di lega e della velocit di raffreddamento, talch questi acciai sono spesso classificati
anche come ferritici. Noi li abbiamo considerati in
coda agli acciai martensitici in quanto, soprattutto
quando la martensite prevalente, la loro sanabilit
si apparenta piuttosto a quella degli acciai martensitici
che a quella dei ferritici.
1.3. Criteri e problemi di saldabilit

1.3.1. Acciai martensitici


La struttura martensitica di questi acciai condiziona
in modo sostanziale la loro saldabilit.
TABELLA 2
meccaniche

Acciai ' inossidabili martensitici: caratteristiche

Tipo

Gruppo
UNI

AISI

420

75-=-95

X16ON16

431

80-100

41 OS

45-=-65

405

42-=-60

X6CM3
Acciai
martens.-ferrit X6CrAH3

13

X20CM3

14
14

23

20

410

co

70-=-90

X12Cr13

R,
KCU HB
(0,2)
kgf/2 min. min. max.
mm

Acciai
martensitici.

Rm

kgf/
mm2

Uri rinvenimento a temperature inferiori al punto di


trasformazione a-y, AC1, seguito da raffreddamento lento, favorisce la formazione di strutture metallografiche pi stabili e meno dure e quindi consente il
recupero di una maggiore duttilit.

Cr

in

La precipitazione della martensite avviene anche per


velocit di raffreddamento piuttosto modeste (raffreddamento in aria) e quindi questi acciai sono martensitici gi allo stato normalizzato e per modesti tenori
di C. Naturalmente velocit maggiori di raffreddamento (quali quelle che si ottengono nei trattamenti di
tempra e in saldatura) portano a stati di maggior durezza e fragilit.

Si

VI VI

Acciai
martens.-ferritici

AISI

VI VI VI

Acciai
martensitici

Tipe)
UNI

220
220

270

192

23

20

180

.eourburi
Ft

10

! 15 I

20~ C r 25 F i

nurltmilici

I emifl

trnlici

mJrttntillci

10

15

I0

XCr

Isitnrfirrit.

Ft

10

mirttntitici

My

I Itdtbuntici

Fig. 2 - Sezioni del diagramma ternario Fe-Cr-C in corrispondenza dello 0,1-0,4-0,7% di carbonio.

ben noto che il forte autovincolo costituito dalle parti


fredde intorno al giunto saldato riduce drasticamente
le possibilit di ritiro delle parti fuse e riscaldate dalla
saldatura, sicch le possibilit di formazione del collegamento metallico affidata alla capacit del metallo del giunto saldato di adeguarsi per deformazione
plastica alle esigenze dimensionali locali, sotto l'azione delle insorgenti tensioni di ritiro.
Un materiale come l'acciaio inox martensitico (p. es.
X12CM3), con elevato limite di snervamento a caldo
e forte durezza e rigidit strutturale a freddo, intrinsecamente poco adatto alla saldatura. Ne risultano
alcuni fondamentali criteri di sanabilit:
Dare la preferenza agli acciai con minore %C;
per es. un acciaio X12CM3 preferibile allo X20Cr13;
materiali come X30CM3 o ancor pi X40Cr14 si devono
considerare normalmente al di fuori del campo di saldabilit, anche se sul primo qualche applicazione
possibile (specie per esigenze di riparazione) attuando tecniche di saldatura particolarmente accurate.
Usare cicli termici di saldatura a raffreddamento
lento, agendo soprattutto con un adeguato preriscaldo
(mediamente ;200-r250, e comunque crescente con
gli spessori di saldatura), da mantenere durante tutto
il corso della saldatura e prolungare per almeno 30

minuti dopo la stessa, alio scopo di addolcire la fase


di precipitazione martensitica.
Usare procedimenti a basso idrogeno, (per es. elettrodi a rivestito basico o procedimenti in gas inerte),
per evitare la formazione di cricche da idrogeno, cui
particolarmente sensibile lo Z.T.A. martensitica.

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x100

Fig. 3 - Saldatura di un acciaio al 13% Cr. Zona fusa allo stato grezzo.

intervenire, se possibile immediatamente, senza


lasciar raffreddare il pezzo saldato, specie per i pi
grossi spessori, con un trattamento finale di rinvenimento (650-H 750) che, oltre ai vantaggi di distensione, porta soprattutto ad un addolcimento strutturale sia in zona fusa che in Z.T.A.
Impiegare saldature multipass, di preferenza con
passate sottili, in modo che ogni passata operi, col
proprio flusso termico, un rinvenimento delle passate
sottostanti.
Usare metallo d'apporto a C pi basso (di solito
C = 0,06-H 0,012) in modo da ottenere una zona fusa
martensitico-ferritica (con 10 + 20% di ferrite o comunque a martensite meno dura (fig. 3).
Attuare sequenze di saldatura che lascino la maggiore possibile libert di ritiro, almeno in una direzione, allo scopo di limitare la triassiabilit delle tensioni di ritiro, particolarmente pericolose su un materiale cos poco deformabile plasticamente.
Praticare una tecnica esecutiva molto accurata, che
eviti difetti operativi (mancanze di penetrazione, inclusioni di scoria, cricche di cratere, ecc), che potrebbero innescare cricche per effetto d'intaglio sotto
le tensioni di ritiro.
1.3.2. Acciai martensitico-ferritici
Per gli acciai martensitico-ferritici le caratteristiche di
saldabilit e quindi le precauzioni da assumere per la
saldatura si modificano gradualmente da quelle sopra
viste per i martensitici a quelle proprie degli acciai
ferritici (vedasi par. 2.3) all'aumentare del tenore di
ferrite. Per es. per il tipo X6Cr13, il preriscaldo necessario, specie per i grossi spessori, ma pu essere
meno spinto che sugli analoghi acciai martensitici a
pi alto C; si dovr per avere cura di non surriscaldare il materiale con procedimenti a alto apporto termico specifico per non ingrossare troppo il grano ferritico intranformabile. Alla fine della saldatura un t.T.
a circa 700 pu essere molto utile per trasformare o
addolcire la martensite precipitata.
Nel caso invece dell'acciaio X6OAI13, l'aggiunta di
Al, che un forte ferritizzante, rende la matrice molto
pi ferritica. In saldatura la Z.T.A. subisce una precipitazione di martensite molto pi attenuata (l'indurimento si riduce anche di oltre 100 HB rispetto allo
X6CM3); viceversa la struttura ferritica prevalente richiede un rapido passaggio attraverso le alte temperature per non far ingrossare troppo il grano, ed un
mantenimento al di sopra di circa 100 perch il materiale diventa alquanto fragile al di sotto di tale
temperatura.
Ne consegue la necessit di cicli termici di saldatura
a punta stretta e a base larga, il che si pu conseguire
con procedimenti veloci a basso apporto termico spe-

cifico e con preriscaldo-a_100--M 50^;_un_trattamentoterrnicG finale a 7G0 + 75Go-pu-uteriormente-migiiorare la duttilit del giunto saldato, addolcendo la parte
martensitica.
Analoghe considerazioni di saldabilit si possono fare
per l'acciaio AISI 409, simile al 405, ma con Ti (Ti =
6 x C miri; 0,75 max) in luogo dell'Ai; come noto il
Ti pure un forte ferritizzante e anche stabilizzatore
del C, attraverso la formazione di carburi di Ti. Per
questi motivi la saldabilit ne risulta migliorata e sugli
spessori sottili (come per es. per le marmitte di scarico di autovetture, per cui molto usato) la saldatura
si pu eseguire con ciclo rapido senza preriscaldo.
1.4. Procedimenti di saldatura

I procedimenti di saldatura consiglibili sugli acciai


inox martensitici sono i seguenti.
1.4.1. Saldatura ad arco con elettrodi rivestiti
il procedimento pi usato, sia su piccoli che su
grossi spessori; si .consigliano elettrodi di composizione analoga al materiale base, ma a C pi basso
per quanto detto al paragrafo precedente; il rivestimento deve essere di tipo basico (a basso idrogeno),
ovviamente ben secco o essiccato.
Quando si deve saldare un metallo base a C piuttosto
alto (C > 0,20) si consiglia una preventiva imburratura di 2 + 3 mm di spessore sui lembi da saldare;
questa precauzione particolarmente opportuna quando si deve saldare su getti fusi di grosso spessore,
data la inevitabile maggiore disomogeneit chimica,
fisica e strutturale di questi materiali.
1.4.2. Saldatura automatica ad arco sommerso
specialmente adatta per medi e grossi spessori,
soprattutto nella forma multipass.
Si usa filo 0 2,5 + 4 mm, normalmente al 13% Cr e a
basso C (C = 0,06 + 0,08), in unione con flusso di solito di tipo agglomerato o sintetizzato, a carattere basico o semibasico, studiato anche per sopperire alle
perdite di Cr nell'arco elettrico.
Per evitare grosso dentritismo e pericoli di criccature
si agisce a passare piuttosto sottili, con corrente a
300 + 450 A, a seconda del 0 di filo impiegato e delle
dimensioni del pezzo da saldare.
La saldatura ad arco sommerso con acciaio al 13% Cr
pure molto adatta per la placcatura superficiale di
acciai al carbonio, per es, a scopo antiusura. La tecnica pi moderna quella di fare la placcatura a nastro (con nastri di spessore 0,5 mm e larghezza 30 + 60
mm); usando flusso compensatore in Cr si possono
ottenere gi in prima passata corrette caratteristiche

di inossidabilit del deposito (Cr = 12%), di durezza


(454-55 HRD) e di limitata uniforme diluizione del metallo base (104-15%), con spessore grezzo di placcatura di 24-3 mm. Le condizioni di esercizio, o di necessaria lavorazione meccanica, possono ovviamente
richiedere spessori maggiori, realizzabili in pi passate sovrapposte sempre con lo stesso procedimento.
Si nota per in 2 e 3a passata una leggera caduta di
durezza (40H-50 HRD) per il formarsi di una matrice
parzialmente ferritica, a meno che non si impieghi un
flusso speciale compensatore di C.
1.4.3. Saldatura ad arco in gas inerte (Argon)
un procedimento impiegabile sia nella forma in filo
continuo (MIG), semiautomatica o automatica, che in
quella con elettrodo di tungsteno non fusibile (TIG).
Quest'ultimo particolarmente adatto per spessori
sottili e lavori delicati. Il filo da usare di composizione analoga al materiale base, a basso C e di elevata purezza, data l'atmosfera puramente protettrice
(inerte) e non scorificante del gas (Argon).
Nel caso della saldatura MIG si consiglia l'uso di corrente pulsata a valori di corrente di base medio basse
(1804-250 A).
1.4.4. Brasatura forte
Sugli acciai inox martensitici (sia i tipi prima indicati come saldabili, sia quelli di assai pi scarsa
sanabilit come quelli ad alto C o con presenza di
altri elementi di lega come Ni, W, V), realizzabile la
brasatura] forte con leghe brasanti a basso punto di
fusione (di solito leghe al Cu, Ag, Zn, Cd).
Precauzioni fondamentali sono la scorificazione dell'ossido di superficie mediante un flusso decapante e
la corretta gestione della temperatura di brasatura,
in modo che essaVrimanga al di sotto del punto di trasformazione AC1 del materiale base (di solito si cerca di non superare^ 7004-720 C). Si possono usare
sia procedimenti manuali a fiamma che automatici ad
induzione ad alta frequenza.

L'uso di metallo d'apporto di acciaio al C (0 meglio ancora di acciaio al C-Mo) si mostrato in pratica il pi
adatto, purch si prenda la precauzione di corretto preriscaldo e limitata diluizione dell'acciaio al 13% Cr.
Si possono ottenere in zona fusa leghe fino al 24-3%
Cr, di saldabilit non certo facile, ma ben nota e dominabile, perfettamente compatibili con i due materiali base, sia durante la saldatura e i successivi trattamenti termici che, almeno per quanto attiene alle
dilatazioni termiche, in servizio.
L'uso di apporto al 13% Cr invece pi difficile e da
limitarsi a casi di assoluta necessit: sia per l'intrinseca maggiore difficolt di saldatura di questo materiale, sia per il possibile ottenimento in zona fusa
delle suddette sensibili leghe al 64-10% Cr per effetto della diluizione dell'accaio al C o a basso Cr. Quando proprio occorra, bene far precedere la saldatura
da una imburratura del lembo da saldare dell'acciaio al C 0 a basso Cr con l'elettrodo al 13% Cr,
controllando la diluizione con passate a basso apporto
termico.
L'uso di apporto austenitico in s stesso praticabile,
purch fatto con elettrodi 0 filo ad alto Cr ( > 20%) e
Ni ( > 10%) in modo da compensare la diluizione dei
materiali base in zona fusa e mantenere a questa una
struttura essenzialmente austenitica. Pu anche essere consigliabile quando non si possa 0 non si debba
sottoporre il pezzo saldato a T.T. dopo saldatura e non
preoccupi in servizio la diversa dilatazione termica
dell'acciaio austenitico, assai superiore a quelle, quasi
uguali, degli acciai ferritico e martensitico. In caso
contrario del tutto sconsigliabile.
Si pu, in quest'ultima circostanza ricorrere ad una
lega di Ni (inconel) il cui coefficiente di espansione
termica vicino a quello degli acciai martensitici;
bisogna per tenere presente le maggiori difficolt
esecutive (specie per la sensibile criccabilit a caldo)
e l'alto costo economico di questa lega.
1.6. Esempi e applicazioni

1.5. Saldature eterogenee


Un'attenzione particolare meritano le saldature eterogenee di acciai martensitici con altri acciai, di solito
acciai al C o al Cr-Mo a bassa lega. In questi casi
particolarmente delicata la scelta del metallo d'apporto perch si possono ottenere leghe al 64-10% Cr,
molto criccabili. In linea di principio, si possono seguire quattro vie:
apporto di acciaio al C o al C-Mo
apporto di acciaio al 13 Cr
apporto di acciaio austenitico
apporto di leghe di Ni (inconel).

Citiamo alcuni significativi esempi di applicazione della saldatura su acciai inox martensitici.
1.6.1. Turbine e pompe idrauliche
Gli acciai inox martensitici trovano frequente impiego
nella costruzione di turbine idrauliche, non solo per
la loro resistenza all'ossidazione, ma soprattutto per
la loro elevata resistenza all'usura. Si usano sotto
forma di getti fusi per le giranti PELTON, FRANCIS e
KAPLAN, per le pompe e per organi meccanici minori; in costruzione saldata partendo da lamiere 0 fucinati per le parti statoriche (fodere, coperchi, anelli
distributori) e per cilindri servomotori, ugelli ecc.

a
Fig. 4 - Riparazione con saldatura di una pala per girante KAPLAN In acciaio al13% Cr.
a) La frattura della pala.
b) La pala riparata.

Spesso, nelle grandi costruzioni le strutture sono miste in acciaio inox martensitico per la parte di usura
a contatto con l'acqua e in comune acciaio al C per le
altre parti di sostegno; si pongono in questo caso i
problemi di giunzione eterogenea o di riporto.
Per queste 'macchine si incontrano spesso anche problemi di riparazione: sui getti fusi, per eliminare gi
in sede costruttiva gli inevitabili difetti di fusione e
garantire i livelli di qualit imposti dal progetto e accertati dai controlli non distruttivi (radiografico, ultrasonoro, magnetoscopico); sugli organi meccanici a
seguito di usure o di incidenti di servizio.
In fig. 4 mostrato il caso della riparazione di una
grossa pala KAPLAN, rottasi per un incidente di servizio. In fig. 4a si vede la frattura della pala in corrispondenza all'attacco col perno, con uno spessore max di
oltre 100 mm. Il caso era particolarmente difficile in
quanto l'acciaio fuso del tipo 13 Cr-1 Ni, aveva tenore
in C = 0,24%, cio ai limiti della sanabilit.
La riparazione ha potuto avere successo grazie ad una
tecnica molto accurata: smussature a X dei lembi
fratturati; preriscaldo globale in forno a 250; imbutitura dei lembi con elettrodi 13 Cr-0,08 C; controllo
magnetoscopico dell'imburratura; saldatura delle due
parti sempre con gli stessi elettrodi e con preriscaldo
in forno a 250, con passate a blocchi e in sequenza alternata sui due lati, per mantenere la forma, controbilanciando le deformazioni angolari; opportune molature di ripresa e avviamento delle passate per evitare ogni innesco di rottura; ricottura intermedia a
700 dopo aver gettato un ponte di circa 20 mm di
6

spessore fra i due lembi del cianfrino, seguita da controllo magnetoscopico e radiografico. Completamento
della saldatura sempre con preriscaldo, seguito da
ricottura finale a 720 e ripetizione dei controlli dopo
molatura della superficie.
1.6.2. Turbine a vapore

L'acciaio inox martensitico usato per le palette dei


rotori, negli ugelli e diaframmi di distribuzione, in sedi
di valvole e negli anelli palettati statorici di bassa
pressione.
La saldatura trova in tutte queste parti applicazioni
difficili e delicate.
Sulle palette si interviene con saldatura TIG per collegare i pioli antivibratori delle palette di maggiore lunghezza: data l'impossibilit di un successivo trattamento termico, si preferisce l'impiego di filo d'apporto in acciaio austenitico tipo 309L.
Per la protezione antierosiva delle ultime palette B.P.
si pu provvedere mediante l'applicazione di un tegolo
di stellite con brasatura all'Ag (fig. 5).
Molto importante in questo caso il controllo della
temperatura di brasatura per non indurre nell'acciaio
pericolose alterazioni strutturali e di durezza.
In fig. 6 mostrata la saldatura su posizionatore di un
semia/ello statorico di B.P.; le palette, in acciaio fuso
al 13% Cr, sono saldate ad anelli, interno ed esterno,
in acciaio al C; la saldatura eseguita, con speciale
"-iquenza esecutiva e preriscaldo a 150 mediani-

TABELLA 3 - Acciai inossidabili ferritici: classificazione e composizione chimica %

ferritici
(tradiz.)
ferritici
ELI

Tipo

Mn
max.

Si

UNI

AISI

X8Cr17

430

<0,10

X16O26,

446

< 0,20

1,5

VI VI

Gruppo

XCrMoTi182

444

< 0,025

<1

mente diverse nei due casi degli acciai tradizionali


e di quelli ELI.
2.3.1. Acciai ferritici tradizionali
(I limite fondamentale alla sanabilit di questi acciai
costituito dal fatto che, non avendo essi alcun punto
di trasformazione allotropica, si produce per effetto
del riscaldamento di saldatura un forte e irreversibile
ingrossamento di grano, sia in zona fusa che in Z.T.A.
Questa struttura cristallina a grani molto grossi di
per s molto fragile; ma determina a sua volta una
maggior concentrazione interstiziale delle impurezze
(e fra esse soprattto C e N ) che introducono cos un
altro fattore di facile decoesione.
Questi fatti determinano una notevole fragilit del
giunto saldato, sicch si possono formare cricche sia
a caldo, durante il raffreddamento della saldatura, che
a freddo, ed il giunto risulta comunque a bassa tenacit.
Non invece probabile in saldatura l'infragilimento
per precipitazione della fase a, dato il passaggio
troppo rapido del ciclo termico di saldatura attraverso
l'intervallo di precipitazione (600H-800) di tale fase.
Questi acciai sono dunque assai poco adatti alla saldatura, che deve essere limitata a giunti poco sollecitati e a condizioni corrosive compatibili con le alterazioni strutturali provocate dalla saldatura.
Qualche miglioramento di sanabilit si pu ottenere
in acciai leggermente modificati come il 430 (Ti) e il
430(Nb) in cui l'aggiunta di Ti (7 x C, min) o Nb (12 x C,
min) forma carburi di Ti o Nb stabili ed evita l'eventuale formazione di placche locali martensitiche.

16 H- 18
24 4- 27

<0,25

17,5 -T- 19,5

< 0,025

P
max.

0,040

0,030

0,040

0,030

Ti + Nb = 20 + 4(C + N)
min; 0,80 max

no passate strette e veloci, l'uso di elettrodi di piccolo diametro e corrente quanto possibile ridotta.
Si possono usare procedimenti all'arco elettrico, con
elettrodi dello stesso tipo del materiale base (specie
per l'acciaio al 17% Cr) o anche di tipo austenitico
(E23-12 o E25-20 o E19-12-2) quando, specie su spessori piuttosto grossi, si voglia garantire maggiore possibilit di deformazione plastica alla zona fusa, o si
debbano saldare giunti eterogenei con acciai ferritici
a bassa lega o al C.
Pure adottabili sono i procedimenti elettrici
inerte TIG, MIG e al plasma, avendo sempre
preferire i bassi apporti termici specifici e
teggere l'inverso della saldatura con flusso
inerte.

in gas
cura di
di prodi gas

Sconsigliabile invece la saldatura ossiacetilenica.


Infine sugli spessori sottili impiegabile con successo la saldatura elettrica a resistenza, sia a punti
che a rulli, data la elevata velocit di ciclo termico
di questo procedimento.
2.3.2. Acciai ferritici ELI
La saldabilit degli acciai ferritici ELI risulta netta-'
mente migliorata rispetto a quelli tradizionali a causa
dell'elevata purezza del materiale, in primo luogo per
il bassissimo contenuto di C e N. Inoltre la presenza
di Ti stabilizza perfettamente il materiale contro la
corrosione integranulare anche nella zona saldata.
TABELLA 4 - Acciai inossidabili ferritici: caratteristiche meccaniche
flp
(0,2)
kgf/
mm2

A%
min.

HB

AISI

R
kgf/2
mm

X8O17

430

45 + 60

25

18

<192

X16O26

446

50 + 70

28

14

<200

XCrMoTi182

444

55

36

40

190-h210

Tipo

La saldatura deve comunque essere sempre condotta


con speciali precauzioni, per cercare di ottenere un
giunto fisicamente sano.

Gruppo

Per contrastare l'ingrossamento del grano bisogna ricorrere a procedimenti di saldatura a ciclo termico
rapido, cio a basso apporto termico, in modo da ridurre il tempo di permanenza del materiale alle alte
temperature e l'ampiezza della Z.T.A. Si raccomanda-

ferritici
(tradiz.)

Cr

UNI

ferritici
ELI

elettrodi basici allo 0,5 Mo, ricotta a 650 e controllata


al magnetoscopio.
2. ACCIAI INOSSIDABILI FERRITICI
2.1. Tipi e classificazione
Esistono 2 gruppi fondamentali di acciai inox ferritici:
ferritici tradizionali, a medio o alto Cr (16-^27%)
e basso o medio C (0,06-f-0,20%);
ferritici ELI (EXTRA LOW INTERSTITIAL) a basso
contenuto di interstiziali (C e N).
Per quanto riguarda i ferritici tradizionali la tabella 3
ne riporta i tipi principali secondo la Tabella UNI
6900-71, con indicazione della corrispondenza AISI;
per i tipi ELI, di recente introduzione, resa possibile
dai moderni procedimenti produttivi dell'acciaio (AOD,
CLU), non esiste ancora una classificazione ufficiale
italiana e quindi il riferimento fatto a classificazioni
straniere o in forma convenzionale.
Le caratteristiche meccaniche dei principali tipi di
acciai inox ferritici sono indicati in tabella 4.
Si ricorda che gli acciai ferritici mostrano una forte
caduta di tenacit a temperatura inferiore a quella ambiente e quindi non sono adatti per impieghi a bassa
temperatura; hanno invece buone caratteristiche di
scorrimento a caldo e di resistenza all'ossidazione ad
alta temperatura, tanto maggiore quanto pi elevato
ii tenore in Cr.
I nuovi acciai ferritici ELI a bassissimo contenuto di
'jj interstiziali (C e N), presentano rispetto ai ferritici
^ tradizionali una pi elevata resistenza alla corrosione
generale e localizzata. Hanno anche caratteristiche
meccaniche competitive con gli acciai austenitici e
migliore resistenza di questi ultimi alla tenso-corrosione, pure restando praticamente esclusi dalle applicazioni in campo criogenico (per minore tenacit) e

1227

x2

Fig. 5 Brasatura di un tegolo di stellite su paletta di turbina a vapore.

Fig. 6 - Saldatura di un semlanello palettate BP per turbina a vapore.

a temperature superiori ai 350, per infragilimento e


abbassamento della resistenza alla corrosione.
2.2. Richiami di metallurgia
Dal diagramma di stato Fe-Cr (fig. 1) appare che quando il tenore in Cr supera il 13% (o valori pi elevati,
fino a circa il 16%, per presenza crescente di C) l'acciaio esce dalla zona sottesa alla sacca y e perci
non pi suscettibile alla trasformazione allotropica
a-y; 'a f ase ferritica a si mantiene stabile a tutte
le temperature.
Ne consegue che il materiale non pu subire indurimenti strutturali, qualunque sia la velocit di raffreddamento, n pu essere assoggettabile ad affinamento
di grano mediante trattamento termico. Anzi quando
viene portato ad alta temperatura, per coalescenza i
grani tendono a ingrossare.
L'unico trattamento termico cui possono venire sottoposti gli acciai inox ferritici quello di ricottura di
ricristallizzazione per omogeneizzare la struttura del
materiale dopo lavorazioni di deformazione plastica.
2.3. Sanabilit
La sanabilit degli acciai inox ferritici alquanto
modesta; presenta tuttavia caratteristiche sensibil-

Il tipo pi usato e conosciuto, anche per la sua saldabilit quello XCrMoTi182, sotto forma di lamiere o
tubi di piccolo spessore ( < 4 miri).
Il procedimento di saldatura preferibile quello TIG
e pu dare ottimi risultati sia dal punto di vista della
assenza di difetti nella saldatura, che da quello dei
risultati meccanici ed anticorrosivi, purch vengano
prese accurate precauzioni:
assicurare il mantenimento dell'elevata purezza del
materiale base, attraverso un'accurata pulizia dei lembi da saldare e una perfetta protezione con gas inerte
sia del diritto che dell'inverso della saldatura;
usare il minimo apporto termico possibile, in modo
da contenere l'ingrossamento del grano in Z.T.A.
(fig. 7); per es. su spessore di 1 rrim si pu consigliare
circa 0,6 kJ/mm; nessun preriscaldo necessario o
consigliato;
se il materiale correttamente stabilizzato (Ti +
Nb > 0,20 + 4 (C + N)) non occorre alcun trattamento
termico dopo saldatura per ristabilire la resistenza alla
corrosione integranulare;
la tecnica esecutiva deve essere molto accurata,
per evitare che si formino difetti capaci di innescare
cricche (incisioni, mancanze di penetrazione), essendo
gli acciai ELI molto pi sensibili dei comuni acciai
austenitici all'effetto di intaglio;

il gas di protezione deve essere argon puro; addizioni di CO2, O2 e H2 devono essere evitate perch
inducono infragilimento nel giunto saldato;
su piccoli spessori si pu saldare a lembi retti
senza metallo d'apporto (per es. saldatura automatica
longitudinale di tubi 0 25x1 mm (fig. 8); quando si
usa il metallo d'apporto questo pu essere simile al
metallo base, ma a pi alto Ti per compensare le perdite nell'arco: si ottiene una zona fusa a grani alquanto grossi e a limitata duttilit, di solito accettabile per
piccoli e medi spessori; per pi grossi spessori preferibile un apporto austenitico (per es. 316L, 309MoL):
il basso tenore di C sempre essenziale;
quando la saldatura deve essere impiegata in ambienti molto corrosivi, consigliabile una pulizia della
superficie del giunto saldato per rimuovere l'ossido, le
irregolarit, gli spruzzi, ecc, il che migliora la resistenza alla corrosione; la pulizia pu essere fatta con
spazzole inox, con sabbiatura silicea 0 con decapaggio
in soluzione nitrico-fluoridrica.
Anche la saldatura MIG, con adeguate e analoghe precauzioni, pu essere impiegata con successo.
La saldatura a resistenza stata pure usata senza
complicazioni.

3. ACCIAI INOSSIDABILI AUSTENO-FERRITICI


3.1. Tipi e caratteristiche metallurgiche

Gli acciai inox austeno-ferritici comprendono una vasta gamma di acciai a matrice duplex in cui il rapporto fra ferrite ed austenite pu variare assai largamente: da 1H-2% di ferrite fino al 70%.
Quando il tenore in ferrite molto basso ( < 15%) gli
acciai vengono considerati austenitici, essendo la loro
struttura essenzialmente austenitica, con presenza a
valori controllati di isole ferritiche per migliorarne le
caratteristiche di saldabiilt e resistenziali. Questi acciai perci non rientrano nel campo degli acciai austeno-ferritici veri e propri e non verranno perci nel
seguito presi in considerazione.
Per gli acciai austeno-ferritici non esiste a tutt'oggi
una classificazione nazionale italiana o straniera di
riferimento (fatta eccezione per l'AISI 329); vi sono
piuttosto dei tipi commerciali pi o meno diversi, che
tendono, con appropriate composizioni chimiche e
metallurgiche, a migliorare alcune caratteristiche meccaniche e anticorrosive degli acciai austenitici, in
vista specialmente di particolari applicazioni.
Fig. 7 - Acciaio ELI XCrMoTi 182. Ingrossamento del grano in Z.T.A. di
calrlotiini

Un elenco di alcuni fra i principali tipi oggi esistenti


sul mercato indicato in Tabella 5.

sua presenza aumenta la resistenza~meccanica del


materiale, che pu raggiungere RP (0,2) anche 1,5-f-2
volte maggiore dell'acciaio puramente austenitico. La
ferrite 5 per piuttosto fragile e, se in grande quantit e distribuita con continuit nella matrice metallurgica, pu ridurre anche assai notevolmente la classica duttilit degli acciai austenitici.
NON TRATTATO

;:,;

Inoltre gli acciai duplex sono sensibili alla formazione della fase a, che pu precipitare fra 600 e 800
durante raffreddamenti molto lenti o per prolungata
permanenza in tale intervallo di temperatura, conferendo alla struttura una notevole fragilit.

Questo pericolo, che per es. molto forte nel tipo


AISI 329, pu per essere ridotto negli acciai con minore tenore in Cr, che ne diventano praticamente immuni nelle applicazioni che richiedono un rapido passaggio attraverso l'intervallo critico, come nel caso
della saldatura.

TRATTATO B

La fondamentale caratteristica positiva degli acciai


austeno-ferritici la loro elevata resistenza alla tenso-corrosione, molto superiore a quella degli acciai
austenitici, anche allo stato saldato.
3.2. Saldabilit

TRATTATO A
Fig. 8 - Acciaio ELI XCrMoTi 182. Saldatura TIG automatica longitudinale di un
tubo 0 25 x 1 mm.

Fra questi acciai l'AISI 329 presenta una struttura


duplex con circa il 20% di ferrite; negli altri casi
la ferrite pu raggiungere il 30-f-70%, a seconda sia
della composizione chimica che delle modalit di produzione dell'acciaio e dei trattamenti termici applicati (spesso ipertempra e rinvenimento). Per es.: nel
tipo 18-5-2 si tende a bilanciare equamente le 2 fasi
(50% austenite e 50% ferrite) (fig. 9).
La-ferrite di questi acciai di tipo 8, cio attenuta
direttamente per solidificazione e non trasformata; la

noto che la presenza di ferrite in piccole quantit


(2H-10%) in un acciaio austenitico ne migliora la saldabilit, riducendone la criccabilit a caldo.
L'aumento notevole delia struttura ferritica (di tipo S,
intrasformabile) rende viceversa l'acciaio pi fragile
e meno adatto a sopportare per deformazione plastica le tensioni di ritiro della saldatura.
\

X
In genere quindi gli acciai austeno-ferritici veri e
propri hanno una saldabilit migliore di quelli puramente ferritici, ma inferiore a quella degli austenitici.
Tuttavia il grado di saldabilit pu variare notevolmente da acciaio ad acciaio e le stesse variazioni di tipi
studiate" e introdotte in commercio" dalle varie ditte

TABELLA 5 - Acciai inossidabili austeno-ferritici


Denominazione
convenzionale

Mn

Si

Cr

Ni

Mo

Altri

18-5-2

<0,03

1,5

1,5

18,5

4,9

2,8

20-8-2

0,05

0,5

0,5

20

2,5

Cu = 1,5
N = 0,2
Ti = 5 x C

0,04

0,7

0,7

25

2,2

26 - 6Ti

<0,06

0,4

0,5

26

6,5

AISI 329

<0,10

<2,0

<1,0

25 - 5 - 2N

10

COMPOSIZIONE NOMINALE <%

25 -=-30

3-4-6

. .

produttrici rispondono spesso al tentativo di ricercare


le migliori condizioni di saldabiiit compatibili con le
esigenze anticorrosive e resistenziali di servizio.
L'acciaio AISI 329, che si presta assai bene allo stato
solubilizzato per parti soggette a tenso-corrosione, subisce un grave decadimento di tale capacit e della
tenacit nella Z.T.A. della saldatura. Il ciclo termico
di saldatura induce infatti in Z.T.A. di tale acciaio, a
ridosso della zona fusa, un notevole accrescimento e
prevalenza dei grani ferrtici (fig. 10), intrinsecamente
fragili; inoltre essendo la solubilit del C e dell'N nella
ferrite assai minore che nell'austenite, questi elementi migrano ai bordi dei grani, precipitando sotto forma
di carburi ed esponendo cos il materiale all'attacco
della corrosione intergranulare.
La saldatura di questo acciaio perci sconsigliabile,
a meno che non si possa sottoporre il pezzo dopo saldatura a trattamento di solubilizzazione.

Migliori caratteristiche di saldabiiit si riscontrano


invece negli altri acciai austeno-ferritici indicati in tabella 5.
Il pi basso tenore in C, la eventuale presenza di stabilizzanti e un diverso dosaggio del rapporto fra elementi ferritizzanti ed austenitizzanti permette di conservare, pur con qualche decadimento, anche nelle
zone saldate, le peculiari caratteristiche di questi
acciai.
Per es. neW'acciaio 18-5-2 la Z.T.A. a ridosso della zona
fusa della saldatura presenta (fig. 11), pur con sensibile aumento della ferrite e con ingrossamento
locale dei grani, un reticolo austenitico ancora ben
diffuso e ci, in combinazione con il basso tenore in
C, minimizza i rischi di precipitazione dei carburi e
quindi di corrosione intergranulare.
In questo, come in altri acciai analoghi, sono pure pressoch inesistenti i rischi di precipitazione della fase
fragile a e del cosiddetto infragilimento a 475, perch questi tipi di infragilimento richiedono tempi molto pi lunghi di quelli che avvengono in saldatura.
Bench la saldabiiit di questi acciai sia abbastanza
buona, la saldatura va tuttavia eseguita con particolare
cura e precauzione per ottenere risultati soddisfacenti.

Fig. 9 - Acciaio austeno-ferritico 18-5-2: struttura metallografica dopo ipertempra


da 1050 (x800).

I procedimenti pi adatti sono quelli in gas inerte TIG


e MIG, o anche quello con elettrodi rivestiti avendo
cura di:
adottare il minimo apporto termico specifico (corrente bassa o modulata, elettrodi di piccolo diametro);
assicurare una temperatura interpass non superiore a 100;
sui grossi spessori, allo scopo di ridurre l'impatto
di un raffreddamento troppo rapido, fare un leggero
preriscaldo, comunque non oltre 100;
il metallo d'apporto (filo o elettrodo) pu essere
del tipo 316L per piccoli e medi spessori (fino a circa
10 mm); tale elettrodo, per diluizione con il metallo
base, raggiunge una percentuale di ferrite > 15% e
da una resistenza alla corrosione simile al metallo
base; per spessori superiori si consigliano elettrodi
della stessa composizione chimica del metallo base,
capaci di raggiungere una percentuale di ferrite dell'ordine del 40%;
11

non si consiglia la saldatura dei piccoli spessori


per diretta fusione dei lembi senza metallo d'apporto,
perch la zona fusa tende a diventare prevalentemente ferritica e quindi pi fragile e pi soggetta a corrosione.
Normalmente non necessario dopo saldatura un trattamento termico; quando per si vogliono ottenere le
migliori e pi uniformi garanzie di resistenza alla corrosione in ambienti particolarmente aggressivi, si pu
ricorrere a un trattamento di solubilizzazione, in genere con raffreddamento rapido da temperature oltre
1000 e comunque da definire caso per caso.
L'eccellente resistenza alla corrosione, anche in presenza di severe sollecitazioni di fatica, e le elevate
caratteristiche meccaniche ottenibili anche nei giunti
saldati hanno portato all'utilizzo di manufatti in acciaio austeno-ferritico in numerose applicazioni; per
es. cilindri per l'industria della cellulosa, scambiatori
e altri apparecchi dell'industria chimica soggetti a
severa tenso-corrosione, sia sotto forma di laminati
che di tubi.
Flg. 11 - Acciio austeno-ferritico 18-5-2: Z.T.A. adiacente alla zona fusa di una
saldatura (x200).

BIBLIOGRAFIA

Fig. 10 Acciaio austeno-ferritico AISI 329: Z.T.A. adiacente alla zona fusa di
una saldatura (x200).

12

[1] G. Di Caprio: Gli acciai inossidabili - 2 ediz. 1981.


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famille d'aciers inoxydables sans nickel - Revue de metallurgie 1, 1971.
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1975.
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n. 38, 1979.
[5] I.I.W. Commission IX: The welding of 18%Cr-2%Mo Ferritic Stainless Steels with low interstitial element contents Doc. IX-1148-80.
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saldati in acciaio ELI 18-2 CrMo (Ti) - Metallurgia Italiana,
n. 7/8, 1979.
[9] Avesta: Stainless Steels.