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La continuit della tradizione matriarcale

Ne La Fenice, sotto il titolo dellEssere vivente e la Volont, viene chiamato


alla memoria Eugenio Jacobitti, riconosciuto come uno fra i pi saldi ingegni
che la dottrina ermetica abbia annoverato tra le fila dei suoi fedeli.
Descritto come indipendente e solitario, profondo pensatore, Eugenio Jacobitti,
conoscitore emerita di mitologie, tradizioni e sacre scritture nonch di cabala,
ha lasciato ai posteri una ricca produzione di libri pregevoli, oggi difficilmente
trovabili se non in alcune biblioteche pubbliche.
Uno di essi Lo spostamento dellasse terrestre, libro fondato su profondi ed
esaustivi reperti geologici da cui lautore trae le sue argomentazioni e
disquisizioni, essendo esso stesso un geologo.
In breve, lautore sostiene, prove geologiche alla mano, che le grandi ere
succedutosi, nonch i grandi cambiamenti climatici (glaciazioni e scioglimenti),
siano state causate da mutamenti dell asse del Polo terrestre il quale, rispetto
allattuale Polo, si trovato in varie posizioni attraverso le grandi ere,
potendosi trovare anche in posizione trasversale allattuale orientamento
dellasse polare.
Secondo lautore, la Terra un essere vivente, soggetta a delle forze interne
(endomagnetiche) dipendenti dalla sua massa (sostanza, superficie, ecc) ed a
quelle esterne (esomagnetiche) dipendenti dal sistema Universale entro la
quale la Terra si muove. La Terra segue dunque le leggi di un magnete
naturale, che sono lasimmetria di punti attrattivi (poli magnetici) e la loro
disposizione a seconda della struttura della massa interna e dellirregolarit
della superficie; ogni variazione nella struttura interna e nella superficie
produce di conseguenza una variazione nelle forze endomagnetiche e nella
posizione dei poli magnetici da esse dipendenti. Lautore conclude che a ogni
variar di sostanza e di superficie terrestre avviene uno spostamento dei poli
magnetici susseguito da uno spostamento dei poli geografici, il che porta ad
un nuovo variar di superficie e di sostanza. Questo fa si che lo spostamento
dellasse un circolo costante di fenomeni, per il senso predisposto dalle forze
predominanti.
Questo ha fatto si che di pari passo la geografia del globo terrestre sia mutata
profondamente, in quanto, come ben si sa, ai poli c di norma uno
schiacciamento del globo e un rigonfiamento verso lequatore. Supponendo
uno spostamento dellasse terrestre, ci fa si che zone della Terra pi appiattite
si rigonfieranno verso il nuovo equatore e altre, pi rimbombate, si
appiattiranno, collassando su se stesse e potendo dar nascita a catene
montuose o a nuovi mari, per fenomeni di dislocamento, arricciature e
fenditure o per spostamento massiccio dellacqua in nuovi siti. Questi

fenomeni, assieme ai cambiamenti climatici dovuti a fattori della composizione


della scorza terrestre (forze vulcaniche o chimiche), sia dovute a fattori esogeni
(vento, acqua, forza dei mari o dei corsi di acqua), portano alle pi svariate
trasformazioni dellestrema superficie della Terra. Questo porter ancora una
nuova modifica nella struttura interna e nella superficie, e quindi un nuovo
moto dei poli magnetici che un fenomeno senza fine e senza interruzione,
che avviene con estrema lentezza e quietudine. In questottica, la teoria dello
scioglimento della calotte polari a causa del riscaldamento globale perde ogni
rilevanza e peso, essendo di fatto un fenomeno naturale e ininterrotto.
Stanno testimoni ad indicare fenomeni riflessi di precedenti azioni polari i
depositi di arenaria con massi di ghiaccio rinvenuti nelle Alpi, nei Carpazi, nella
Penisola Balcanica o lAsia minore e Caucaso. Le tracce glaciali ci indicano,
secondo lautore, il cammino polare, ricostituendo cos lavanzata del Polo
Artico, ma anche il tempo in cui la Siberia (oggi simbolo del freddo), era libera
dai ghiacci, essendo popolata ad esempio nel Pleistocene da cavalli selvatici,
mammut, rinoceronti e addirittura dalle tigri.
Questo mutamento della superficie terrestre, in cui un territorio possa
emergere dalle acque oppure un altro collassare su se stesso, ha portato a
mutamenti profondi anche per adattamento delle specie viventi. Darwin stesso
non nega limportanza dellambiente per levoluzione e le variet derivabili; se
un territorio emerge dal mare, le vite contenute possono perire in gran parte,
cos come possono perire in gran parte le vite ricoperte dalla massa dacqua,
ma la lentezza del processo permette ad alcune specie a trovare altri ambienti
continentali dove migrare e trasformarsi.
Se un polo invade gradualmente un continente, le specie contenute sono
costrette a spingersi in avanti per sfuggire alle zone diventate inospitali, e ci
produce unespansione delle specie stesse in quanto invadono le terre
circostanti.
Jacobitti afferma che Darwin ha intravisto le variazioni delle specie e la sua
dottrina esatta non per le motivazioni, piene di inesattezze, ma per le
risultanze. Come sostiene lautore, la variet delle specie in rapporto al tempo
e al luogo ha di fatto origine dal avvicendarsi del moto polare, che smuove
eternamente gli ambienti. La mancanza di questa conoscenza ha tratto Darwin
in errore, addebitando lassenza o la rarit di una variet a qualche causa
esterna che abbia occasionato, attraverso le gradi ere geologiche, separazioni
e riunioni di continenti e isole. Anche il mutamento della specie fu addebitato
alla sua espansione, proprio per causare la variet.
Invece la teoria del moto polare sostiene che la specie pu variare anche in
loco, dato che lambiente, nel tempo, muta continuamente, sia dal punto di
vista geografico, sia dal punto di vista climatico, anche se di migrazioni ce ne
sono state varie e possenti. Se Darwin avesse potuto supporre i sviluppi causati

da questo incessante moto dellasse terrestre, non solo non avrebbe tratto la
sua scuola in ricerche ambigue di vie permettenti trapassi da luogo a luogo, al
fine di spiegare le mutazioni avvenute, ma soprattutto, a detta di Jacobitti, non
si sarebbe tanto infiammato nel sostenere la potenzialit dellelezione naturale,
ingigantendola per spiegare lorigine della specie, ed elevarla quasi a forza
preponderante. La lotta per lesistenza, che va a calzare con molte delle
manifestazioni della vita, non si presta a spiegarci chiaramente la
sopravvivenza del pi adatto, che avviene per fattore meno tormentoso e pi
naturale. Lestensione della variet delle piante e degli animali in logico
rapporto allinstabilit degli ambienti, ammissibile solo attraverso il moto
polare, che appunto giustifica tutte le variet.
Ma questo non uno studio geologia o della geografia della Terra. Questa
ipotesi che mette daccordo tutte le posizioni scientifiche attualmente in
contrasto, essendo il pezzo di puzzle mancante, vuole, al di l di richiamare alla
memoria e rendere omaggio alla sapienza di Eugenio Jacobitti, di mettere in
risalto la continuit di un processo naturale in perenne cambiamento, inficiano
la teoria della selezione naturale del pi forte, cos come la presenza eterna di
unumanit che si sempre avvicendata seguendo le stesse leggi della Terra.
Regole della Terra che sono sempre state il fondamento delle societ culturali e
tradizionali antiche, che hanno venerato la Madre dai tempi pi remoti
attraverso culti ctoni, a cui stanno testimonianza tantissime statuette della
Mater, presenti su aree diffusissime e in intervalli di tempo lunghissimi.
A testimoniare culti antichissimi della Dea sta la Venere di Tan Tan, una
statuetta di 6 cm in quarzite, reperto di arte preistorica trovato in Marocco,
datata tra il 500.000 a.c e 300.000 a.c. che potrebbe essere contemporanea
alla Venere di Berekhat Ram, le due essendo considerate tra le prime
rappresentazioni della figura umana, la prima avendo una pittura applicata di
ocra rossa, colore che potrebbe avere qualche connotazione sacra e simbolica.
La Venere di Berekhat Ram una Venere paleolitica, ritrovata sulle alture del
Golan a Gerusalemme, realizzata in tufo rosso. Questa seconda statuina ha
almeno 230.000 anni e se linterpretazione corretta, il realizzatore non
apparterebbe allHomo Sapiens ma allHomo erectus. Ma le Veneri sono
presenti ovunque; famose le Veneri di Buson, due statuette femminili dellet
del rame (o Calcolitico, 5000 anni a.c.), vicino ad Agrigento, trovate in una
necropoli; innumerevoli Veneri del neolitico balcanico della cultura Vinca
trovate nellattuale territorio della Romania e della Serbia, che vantano let di
cca 6.200 anni a.c., altre Veneri della cultura Gumelnita- Karanovo presenti
sempre sulla sponda sinistra rumena del Danubio, cultura apparentemente pi
giovane, di solo 5000 anni a.c., che si estendeva lungo la costa del Mar Nero
fin nella Bulgaria centrale e nella vecchia Tracia. Presente anche la cultura
Lepensky Vir, i cui discendenti di unantica civilt europea vivevano nelle grotte

delle Porte di Ferro sul Danubio, dalla fine dellepoca glaciale (20.000 ac fino ad
intorno 7.000 ac), quando il clima si scald considerevolmente.
Famosissime nel mondo intero altre due statuette trovate a Cernavoda-

Romania (il pensatore e la


donna seduta 4.000-3.500 a.c.), appartenenti alla Cultura Hamangia sotto la
quale si riuniscono le culture Vinca, Dudesti e Karanovo - attualmente nel
museo di Bucarest; ma le Veneri appartenenti alla cultura Vinca sono sparse su
tutta larea dei Balcani, dalla attuale Slovenia alla Bulgaria, Romania, Serbia,
Macedonia. La Cultura Vinca scomparve cca 5000 anni a.c. essendo sostituita
da altre culture come quella di di Cucuteni, a partire da 4.800 anni a.c. . Altre
Veneri furono trovate nellattuale territorio della Croatia, della Grecia e
dellItalia, dimostrando una continuit ininterrotta in cui il culto della Dea e
della Terra dett misura di peso, ordine e giustizia.
Dea nella Cultura Karanovo 6000 a.c.

Dea Ucello, 5000 a.c., Serbia

Dea Madre, Cultura Cucuteni 4000 a.c.

Cultura Hamangia (5000 a.c.)

Dea (5000 a.c., Museo Bucarest)

Cultura Gumelnita (3000 a.c., Museo Bucarest))

Il concilio delle Dee (4.800 ac, Cultura Cucuteni)

LEuropa Antica o Europa Neolitica un termine che si riferisce al tempo


compreso tra il 7000 a.c. fino al 1700 a.c., ma la durata del Neolitico varia da
luogo a luogo; nellEuropa del sud-est fu di cca. 4.000 anni (7000-4000 ac)

mentre nellEuropa occidentale fu al di sotto dei 3.000 anni (tra 4.500 e 1.700
ac).
Maria Gimbutas ha studiato il Neolitico per comprendere lo sviluppo dei
villaggi nei Balcani del sud, considerati da lei come pacifici, matrilineari, con
una spiritualit centrata sul culto della Dea che lei chiama la Grande Dea,
distinguendola dalla Grande Madre che solo un attributo della Grande Dea. Le
successive culture indo-europee secondo lei, al contrario, si caratterizzarono
come bellicose, orientate alla guerra, nomadi e patrilineari. Si presuppone che
genti pre-indoeuropee siano i discendenti di precedenti culture dellEuropa
Antica: i Liguri, i Sardi, i Pelasgi, i Minoici, gli Iberi, i Lelegi, gli Etruschi e i
Baschi. Non si sa se nei tempi antichi le popolazioni parlassero linguaggi distinti
ma la Gimbutas, osservando ununiformit di simboli soprattutto nella ceramica
e nelle statuette, concludeva che avrebbe potuto esserci un solo linguaggio
nellEuropa Antica.
Le prime migrazioni di genti indoeuropee appartenenti alla cultura Kurgan
iniziano a partire dal 4 millennio a.c. e avvennero in pi ondate (3 per
esattezza), diffondendosi tra le popolazioni dellEuropa Antica. La patria
originaria Urheimat e fu individuata tra le steppe al nord del Mar Nero, nella
Russia attuale; come popolo bellicoso si imposero come una lite sulle
popolazioni dellEuropa Antica, imponendo anche la loro lingua. Questa
estensione fece nascere nuove culture, come quella di Cernavoda (4000 ac)
quella di Baden e Cotofeni (3000 ac corrispondente alla seconda ondata
migratoria), e prosegue fino al 1000 a.c. con gli sciti che si spingono in Europa
orientale.
Ma la Gimbutas sostiene anche che le espansioni della cultura Kurgan furono
incursioni militari che diffusero la ideologia patriarcale e guerriera, la quale si
impose sulla pacifica cultura matriarcale. Per lei
il processo di
indoeuropeizzazione fu un processo di trasformazione culturale e non fisica, in
cui avvenne la transizione dal culto della Dea a quello patriarcale, esplicitato
dal culto del Dio celeste o Zeus. Sia che questo passaggio sia stato violento
come sostiene la Gimbutas, sia che sia stato pi lineare e pacifico, rimane il
fatto che una serie di migrazioni degli indoeuropei hanno cambiato
profondamente lassetto culturale, religioso e ideologico dellAntica Europa,
anche per merito di saper padroneggiare la tecnologia del bronzo, luso del
carro o laddomesticamento del cavallo. Non si sa il motivo di queste
migrazioni, ma qui va richiamato alla mente la teoria di Jacobitti sullo
spostamento dei poli magnetici e dei grossi cambiamenti climatici attraverso i
lunghi periodi.
Ma vediamo quali sono le conclusioni dello scienziato in archeo-semiologia e
mitologia Marco Merlini riguardo alla cultura dellAntica Europa. Per lui, in
seguito a degli studi trentennali effettuati nellEuropa orientale, le origini della
scrittura sono molto pi antiche di quanto si creda, affondando le radici

nellultimo periodo dellet della pietra, nel Neolitico. Sulle rive del Danubio,
cca. 7.500 anni fa, fiorisce una civilt che non ha nulla di meno rispetto alle
altre tradizionalmente riconosciute come le prime dellumanit: mesopotamica,
egiziana, della valle dellIndo o della Cina. Un sempre pi crescente numero di
studiosi afferma che la Civilt del Danubio una fra le pi importanti del
mondo antico e, per alcuni aspetti, sembra precedere le altre. Anche lo
studioso di ermetismo Giuliano Kremmerz accennava nei suoi scritti che le
origini della scrittura venissero dalloccidente e non dalloriente.

Questa civilt danubiana svilupp una propria scrittura (esisteva gi 7000 anni
fa), ancor prima dei geroglifici egizi e della scrittura cuneiforme sumero; era la
Scrittura Danubiana. Marco Merlini ha scoperto che nellEuropa orientale gli
archeologi hanno ammassato migliaia di iscrizioni di questa ars scribendi che
fior di linguisti e filologi tentano oggi a decifrare, non esistendo ad oggi una
corrispondente Pietra della Rosetta.
Il primo sistema di scrittura si svilupp in Transilvania dellattuale Romania, e
consiste in un sistema pi antico di quello sumero o egizio, che si pensava
fossero i pi antichi del mondo. Le tavolette di Tartaria scoperte nel 1961 a
Turda, secondo le analisi al carbonio, dimostrano che questa scrittura pi
antica di quella sumera di 2.000 anni, collocandole in un periodo compreso tra
5370 e 5140.
Furono trovate in una tomba di una donna influente
appartenente ad una comunit agricola, probabilmente una sciamana, che
aveva nel corredo oggetti magico-religiosi contenenti formule sacre. Ancora
una volta viene confermata limportanza della donna nella societ della Vecchia
Europa. Ma questi segni tracciati sulle tavolette non sono un fenomeno isolato;
compaiono sulla gran parte degli oggetti della cultura Vinca e comprendono
due tipi di segni: simboli a carattere pittografico (parti del corpo umano e
animale, piante, utensili, elementi della natura come acqua o sole o strutture

architettoniche) e simboli a carattere astratto, che sono specialmente a


prevalenza di segni a V. Questi simboli superano 230 segni, e pi di 1500
iscrizioni sono state trovate sui reperti della Vecchia Europa. Rimane
interessante che simboli con una certa forma si trovano esclusivamente sulle
statuette femminili.
Le tavolette di Tartaria

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I segni e i simboli della scrittura Danubiana

A differenza della cultura sumera, la cui scrittura fu usata principalmente per


scopi commerciali e burocratica, i segni della cultura danubiana furono impressi
esclusivamente sulloggettistica sacra, essendo formata da simboli sacri.
Questa lingua sconosciuta del Danubio, secondo studi linguistici, fu usata nella
regione centrale dei Balcani fino al 4.400-4.000 a.c., mentre nella Grecia
sopravvisse fino al 3.200 a.c.; nella cultura Tripolye (tra Romania e Ucraina)
fino al III millennio a.c., sino a quando, come abbiamo gi detto, le culture della
Vecchia Europa subirono un duro colpo nello scontro con le trib indoeuropee
giunte dalle steppe euroasiatiche. Questo viene provato anche da tracce di
abbandono improvviso di centri abitati a causa di incendi e una veloce
trasformazione della struttura sociale da matriarcale a patriarcale, con indizi di
cambiamenti repentini nelle pratiche funerarie e nella lingua.
Secondo professor Haarmann (Harald Haarmann, linguista, vice-presidente
dellIstituto di Archeomitologia americano), questo port alla migrazione non
dellintera popolazione ma di alcuni clan della Vecchia Europa, in cerca di nuovi
spazi in cui poter vivere secondo la propria tradizione, clan che rifiutarono di
accettare la religione e il modus vivendi dei nuovi arrivati, spostandosi verso il
meridione, nelle isole dellEgeo. Nella cultura preistorica di Creta de delle
Cicladi si trovano elementi della cultura Danubiana risalenti al 4.000 a.c., a
partire da culti incentrati attorno alle divinit femminili, alluso di maschere
rituali a forma di uccello e del serpente (ricordiamo le donne uccello e serpente
della cultura Vinca), ai motivi ornamentali a spirali, alle immagini della Dea con
il bambino in grembo, al culto di tori e ai ornamenti sofisticati della ceramica e
della tessitura. Ma soprattutto c traccia di passaggio di molti vocaboli della
Vecchia Europa nel vocabolario indoeuropeo del greco antico.

Oggi i segni di questa scrittura sono rimasti nellinconscio popolare delle


popolazioni rurali, abbellendo i tessuti dei costumi tradizionali che sono ancora
cuciti a mano da parte delle donne, continuando il loro ruolo di sacralizzare il
corpo umano.

Dice H. Haarmann, scienziato tedesco in lingue e discipline preistoriche: Le


testimonianze pi antiche delluso della scrittura cretese Lineare A giungono
da un periodo intorno al 2500 a. C. ()La tradizione di scrittura della Creta
antica ha tratto ispirazione dalla Vecchia Europa non soltanto per quanto
riguarda un trasferimento di idee, ma anche per quanto concerne le chiare
convergenze fra i due sistemi, le tecniche usate dai due sistemi (linearit, uso
dei segni diacritici, ecc.) e il patrimonio di segni adottati. Il sistema Lineare A
costituito da circa 120 segni e pi della met di questi presenta paralleli grafici
con i simboli della Vecchia Europa.(Haarmann, Das Rtsel der
Donauzivilisation, pag. 245)
A quanto detto da lui, ancora oggi nelle nostre lingue derivate da dialetti
indoeuropei, vi sono numerosi vocaboli tratti da quel mondo agricolo;
sembrerebbe che la cultura del Danubio abbia apportato limpulso decisivo alla
nascita dello sviluppo culturale che ebbe luogo in epoca preistorica nellEuropa
meridionale e nellEgeo, preparando cos il terreno della cultura dellAntica
Grecia.
Ma ritornando alla cultura della Vecchia Europa, come definisce la Gimbutas
questa societ di stampo matrilineare, che si estendeva nelle valli del Danubio,
sui Balcani, in Grecia, sino al Mar Mediterraneo ea oriente sino al Mar Nero?
La Gimbutas vedeva le varie e complesse rappresentazioni femminili del
Paleolitico e del Neolitico che aveva rinvenuto, come espressioni di una unica
Grande Divinit universale e allo stesso tempo come manifestazioni di una
variet di divinit femminili: la dea dei serpenti, la dea delle api, la dea degli
uccelli, la dea delle montagne, la Signora degli animali, ecc., non
necessariamente diffuse ovunque in Europa.
In una registrazione su nastro, intitolata The Age of the Great Goddess,
Gimbutas parla delle molte forme in cui la Dea si presenta e sottolinea la loro
sostanziale unit nelle caratteristiche femminili, in tutta la terra.
La mostra svolta a Roma nel settembre/ottobre 2008 sulla cultura di CucuteniTrypillia analizza l'ipotesi di Marija Gimbutas sul carattere pacifico, sulla
struttura sociale egalitaria e sull'importanza del ruolo femminile di questa
cultura dell'Europa Antica. Il catalogo della mostra, "Cucuteni-Trypillia: una
grande civilt dell'Antica Europa", Palazzo della Cancelleria, Roma-Vaticano, 16
settembre-31 ottobre 2008, curato dal Ministero della cultura e degli affari
religiosi di Romania nonch dal Ministero della cultura e del turismo di Ucraina,
dice:

pag. 40: Non vi erano differenze tra le varie tipologie abitative. Dunque
non possibile stabilire quali case appartenessero a persone ricche e
quali a persone povere. Le variazioni nelle dimensioni delle abitazioni
potrebbero essere attribuite al numero dei membri della famiglia che vi

risiedeva, o dipendere dalle tecniche di costruzione delle case. Pertanto


non possibile parlare di ineguaglianza sociale (come nelle societ in cui
vigeva la schiavit), ma solo l'esistenza di una naturale gerarchia
all'interno di ciascuna comunit. Come non si pu sostenere che
esistesse una categoria di guerrieri, in quanto la maggior parte degli
abitanti era dedito all'agricoltura. Gradualmente iniziarono ad emergere
gli artigiani (ceramisti, addetti alla lavorazione dei metalli, intagliatori del
legno e della pietra, costruttori), cos come dei personaggi con un ruolo
specifico nel campo della religione. L'abbondanza di statuine
antropomorfe femminili e la parallela scarsit di sculture a soggetto
maschile sembra suggerire l'importanza del ruolo delle donne all'interno
di queste comunit.

pag. 70: La civilt Cucuteni-Trypillia non era una societ schiavista, come
Sumer e L'Egitto, ma il risultato di relazioni comunitarie. Era compatibile
con i moderni ideali di democrazia e autogoverno.

pag. 15: All'interno di una Antica Europa (termine felicemente coniato


dalla grande scienziata americana, di origine lituana, Marija Gimbutas),
che era ancora alla ricerca della sua identit di espressione, al di l dei
Carpazi nasce una civilt di innegabile originalit.

Rispetto al senso comune che spesso confonde il matriarcato con il dominio


delle donne esiste un concetto differente in cui il termine matriarcato significa
allinizio le madri, dal pi antico significato di arch, che concerne
linterrogazione sullorigine sia della vita biologica che della comunit sociale.
La filosofa tedesca Goettner Abendroth considera il matriarcato un modello
socio-culturale, politico ed economico, con una societ basata sulleconomia
bilanciata, con una distribuzione dei beni e mutualit economica; a livello
sociale la discendenza matrilineare avveniva allinterno di una orizzontalit
non gerarchica; infine, esisteva una forte inclinazione spirituale che
attraversava ogni aspetto della vita che poggia sul divino femminile. Le forme
matricentriche si fondarono sulluguaglianza tra i generi e sulla collaborazione
tra le generazioni. Non possedevano gerarchie di classi, ne nessun genere
dominava sullaltro: Non si trattava di un rovesciamento del patriarcato, ma
erano basate sui valori materni come il prendersi cura, il nutrimento, la
centralit della creazione della madre, la pace attraverso la mediazione e la
non violenza. Sono valori che valevano e valgono per tutti, uomini o donne,
madri o non madri. Erano societ orientate al bisogno e non al potere, attente
e consapevoli del valore materno dellamore incondizionato e del rispetto
dellaltro.
Le societ matriarcali condividevano lidea che luomo e la natura sono
indissolubilmente legati, larmonia e la pace, la danza e la musica erano valori
che attraversavano queste comunit. Le arti, la tessitura, lallevamento e la

ceramica erano gi praticate 8.000 anni fa, raggiungendo un livello di


raffinatezza elevato. Queste comunit non mostrarono segni di belligeranza, e
ci lasciarono migliaia di artefatti: pitture, sculture e statuette di ceramica, tutte
connesse con le dee e gli dei, rappresentando il fulcro di una vita spirituale e
religiosa. Tutti gli artefatti confermano la centralit e limportanza che la donna
assumeva nella societ.
La divinit primordiale fu femmina, sostiene la Gimbutas, essendo una Dea
nata da se stessa, donatrice di vita, dispensatrice di morte ma anche di
rigenerazione. Univa in se la vita e la natura; il suo potere risiedeva nella pietra
e nellacqua, nelle caverne e nei tumuli, negli animali, nelle colline, negli alberi
e nei fiori. I nostri antenati avevano capito il segreto della Terra, il fatto che era
un essere vivente. Tutte le statuette di cui piena lEuropa Antica non sono
altro che metafore della Terra vivente. Ancora oggi, nelle campagne, uomini e
donne baciano la terra al mattino, per che la terra a dettare la legge e
bisogna rispettarla, ancor di pi in primavera quando gravida.
La dea paleolitica era la creatrice, le parti del suo corpo, i seni, le natiche, la
vulva, il ventre, mettevano in risalto la procreazione ( Venus di Lespugue,
24.000 a.c.); le sue funzioni erano molteplici e non si trattava di una sola
grande Dea Madre, ma di molteplici tipi di dee. Le sue caratteristiche
esaltavano
limmaginazione,
dando
una
diversa
interpretazione
dellimmaginario religioso. Le statuette rappresentavano un vero linguaggio
simbolico; la vita era vista cos, e ci che rappresentava era una tradizione
spirituale antica quanto levoluzione umana.

Partendo dagli oggetti ritrovati, Maria Gimbutas ebbe limmagine di una societ
pacifica e collaborativa, che dur molto di pi degli imperi che si avvicendarono
ulteriormente. Fino ad oggi sono stati documentati pi di 3000 siti e furono
ritrovati decine di migliaia di statuette di argilla, marmo, osso, rame e oro. La
preistoria fu un tempo centrata sul femminile, senza distinzioni di rango,
pacifica, con comunit spesso di 15.000 persone fondate su una cultura
elaborata. Della cultura Vinca, Cucuteni o Sesklo (lultima sullattuale territorio
della Grecia) non si parla nei libri di storia. Forse perch senza re, guerre o
conquiste, queste civilt non si adattano alla definizione classica della civilt?
In tutta lEuropa Antica si svilupp una cultura pacifica priva di armi; nelle
caverne non c traccia di gente che combatte ne come singoli, n come
gruppo. Questo minaccia oggi di invalidare tutto, non solo il potere maschile
attuale, ma anche lidea di un militarismo necessario, come unico modo per
risolvere i conflitti. Ad oggi non si riesce a immaginare un tempo quando si era
liberi da guerre. La vita era un esperienza religiosa, in cui ci si trovava immersi
in un profondo senso delluniverso. Si viveva in un mondo in sintonia con i
processi vitali e i cicli delle stagioni, in cui il segreto risiedeva nella terra e la
connessione del tutto aveva a che fare con la natura. Gli uomini si dedicavano
allarte, al cantare e danzare, attivit praticate durante il neolitico in tutta la
Vecchia Europa. Le ceramiche avevano disegni meravigliosi e molto complicati,
ed erano legate alla religione, essendo tutte connesse alla Dea.
Vasi ceramica Vinca e Cucuteni

Scrittura Danubiana
(http://www.ilnavigatorecurioso.it/2014/03/26/leuropa-era-piu-avanzata-dellamesopotamia-la-scrittura-e-nata-nella-valle-del-danubio/)

Il ciclo del seme che entrava nella terra, che diventava frumento e poi pane,
racchiudeva il segreto del grande mistero della trasformazione, che era anche il
segreto della Dea. La ceramica era in mano alle donne che erano molto influenti, cosi
come la tessitura e il governo della casa; essa aveva la supervisione su tutto.
Maria Gimbutas si interrog sul enorme numero di statuine femminili ritrovate
nellarea della Vecchia Europa, e si rese conto che attraverso di esse si poteva arrivare
alla religione, essendo esse la rappresentazione delle vari ipostasi della Dea, nelle sue
diverse manifestazioni.
Maria si rese conto che la religione primordiale
non
consisteva in testi sacri e dogmi, ma era il potere creativo incarnato nel mondo
naturale, rappresentato dalla nascita, crescita, morte e rigenerazione e quindi dal
continuo mutamento e del fluire del ciclo organico. Maria scopri anche che nelle cose
pi comuni della gente rurale si racchiudevano simboli sacri, nel ricco folclore e
nellarte popolare che lo circonda, e arriv a sostenere che per capire la religione degli
antenati si dovevano analizzare i sistemi di credenze codificati nellarte e nella
mitologia folclorica orale della canzone e della poesia che ancora persisteva nelle
comunit rurali.

Questa forma di organizzazione comunitaria scomparve verso il 3.000 a.c., quando


nuove forme di culto fecero la loro apparizione. Rimane, del vecchio matriarcato, tutta
una tradizione orale, artistica e di artefatti che, assieme alle pratiche agricole,

parlano silenziosamente il linguaggio ieratico scomparso dei miti, dei simboli e dei
segni.