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Il minore al centro dei procedimenti

giudiziari di separazione e divorzio:


contributo delle scienze psicosociali
a cura di Antonella Crescente, Raffaella Pregliasco, Elisa Vagnoli

Garante per linfanzia e ladolescenza


via Cavour 4, 50129 Firenze
tel. 055.238.7528, 7563, 7783, 7801, 7003
email: garante.infanzia@consiglio.regione.toscana.it

La presente ricerca stata realizzata dallIstituto degli Innocenti di


Firenze nellanno 2013 nellambito della Convenzione con il Garante
per lInfanzia e ladolescenza della Toscana.

Si ringraziano per la gentile collaborazione il Presidente della Sezione


Famiglia del Tribunale Civile di Firenze, il Presidente del Tribunale di
Pistoia e il Presidente del Tribunale di Grosseto.

Consiglio regionale della Toscana


Settore Comunicazione istituzionale, editoria e promozione dellimmagine
Progetto grafico e impaginazione: Patrizio Suppa
Stampato presso il Centro stampa del Consiglio regionale della Toscana
Ottobre 2014

Sommario
Premessa

1. Introduzione

2. La genitorialit: definizione ed influenza rispetto allo sviluppo


del bambino
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3. Gli effetti psicologici della separazione sui figli

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4. Laffidamento dei figli nei procedimenti di separazione


e divorzio

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5. La funzione della consulenza tecnica dufficio (CTU)


psicologica nei procedimenti di separzione e divorzio

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6. La nomina e lassegnazione dellincarico al CTU

31

7. Lastensione e la ricusazione del CTU

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8. La formulazione del quesito per il CTU

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9. Il ruolo del consulente di parte (CTP)

43

10. Lo svolgimento della consulenza e le indagini del CTU

49

11. Lascolto del minore nellambito della CTU

59

12. La relazione finale del ctu e la liquidazione del consulente 67


13. La nullit della ctu e la responsabilit del consulente

75

14. Analisi di alcune sentenze emesse dai tribunali toscani

81

15. Considerazioni conclusive

91

Bibliografia 

109

Premessa
La ragione fondamentale che giustifica questa ricerca va individuata nel peso sempre crescente che le consulenze dufficio o di parte
assumono rispetto ai provvedimenti decisori dei giudici minorili, rispetto ai quali rivestono di solito un carattere quasi assorbente .
Ne consegue che apparsa interessante una riflessione, anche sul
campo, su questi istituti, che fornisce alcuni dati possibili oggetto
di analisi.
Ci non senza una premessa di fondo.
Considerata limportanza del lavoro svolto dai professionisti del
settore, si auspica che le valutazioni dagli stesse espresse, siano supportate da elementi di valutazione di carattere scientifico, supportate
da elementi condivisi dalle istituzioni competenti a riconoscere e
classificare le varie patologie riscontrabili negli attori della controversia, ovvero corrispondano a canoni oggettivi, privi cio di elementi
che trovino riscontro solo nelle convinzioni personali e soggettive
del tecnico chiamato a concorrere alla decisione del giudice.
Il lavoro svolto rappresenta solo un contributo di analisi e riflessione connessa, in particolare alla purtroppo diffusa conflittualit genitoriale che caratterizza i conflitti giurisdizionali in cui sono
coinvolti i minori e conseguentemente sullopportunit di tenere in
debito conto i riflessi sugli stessi delle consulenze dufficio o di parte, che, come gi detto, rispetto alla decisione del giudice assumono
valore fondamentale.
Grazia Sestini
Garante per linfanzia e ladolescenza della Regione Toscana

1. Introduzione
Laumento costante delle separazioni coniugali e dei divorzi, registrato negli ultimi anni impone a tutti i soggetti deputati alla tutela
dei minori di porre particolare attenzione, tra laltro, alle dinamiche
processuali che vedono coinvolti anche i figli della coppia disgregata
quando viene intrapreso il percorso giudiziario. Quando la famiglia
si rivolge al Tribunale per regolamentare la propria separazione o
divorzio e definire le future condizioni su cui basare la riorganizzazione familiare laffidamento dei figli e la loro frequentazione con
ciascuno dei genitori rappresenta un problema molto complesso e
delicato.
In tale contesto, invero, il Giudice chiamato a regolamentare il
nuovo assetto relazionale della famiglia, avendo riguardo al superiore
interesse morale e materiale della prole: proprio al fine di assicurare
tali prioritari obbiettivi, il magistrato deve necessariamente saper intersecare le norme giuridiche e le scienze psicologiche, in quanto la
conoscenza degli aspetti inerenti la dinamica relazionale familiare
lo pone in grado di determinare in modo analitico quale siano le
migliori condizioni di affidamento ed attraverso quali concrete modalit dare attuazione al diritto del minore a mantenere rapporti con
entrambi i genitori.
Per acquisire elementi utili ad individuare la soluzione pi idonea
da adottare nello specifico caso di volta in volta sottoposto alla sua
attenzione, il Giudice incaricato del procedimento di separazione o
divorzio pu avvalersi di ausiliari esperti con specifiche competenze
tecniche diverse ed ulteriori rispetto a quelle tipiche del magistrato
(psicologia, psichiatria, neuropsichiatria, etc.). Nominando un consulente tecnico dufficio (CTU) incaricato di compiere una specifica
indagine di natura psicologica sulle capacit genitoriali dei coniugi e
sui rapporti di entrambi i genitori con il figlio, il Giudice riesce cos
ad ottenere le informazioni e valutazioni necessarie per la sua decisione finale. Ci avviene soprattutto nei casi in cui i genitori non

riescono ad accordarsi circa laffidamento dei figli, ovvero quando


sussiste unalta conflittualit familiare. Il CTU compare dunque sulla scena giudiziaria in una fase in cui il conflitto spesso esasperato,
la coppia genitoriale - non pi coniugale o legata da un rapporto
sentimentale - si contraddistingue ormai per complesse dinamiche
disfunzionali, elevata incomunicabilit e clima relazionale altamente
conflittuale, vedendo nel procedimento davanti al Giudice lunica
soluzione per individuare le ragioni di ognuno.
Lo svolgimento della Consulenza Tecnica disposta dal Giudice
assume, in tale momento, un particolare rilievo poich, oltre a costituire un valido strumento di supporto tecnico per il magistrato,
rappresenta altres uno spazio in cui la famiglia coinvolta pu acquisire consapevolezza dei cambiamenti in atto, riconoscere e attivare le
risorse necessarie per affrontare la situazione conflittuale e costruire
un nuovo equilibrio familiare e genitoriale. Attraverso il lavoro del
CTU, dunque, vengono acquisiti elementi che condizioneranno
poi la decisione sulle condizioni di affidamento del minore che incideranno in maniera forte sul futuro del minore e del suo assetto familiare: anche se il provvedimento di separazione o divorzio resta di
competenza del magistrato, innegabile che il corretto svolgimento
della consulenza tecnica base essenziale per assicurare al minore la
migliore tutela ed il riconoscimento del diritto alla bigenitorialit,
ne rapporta lesercizio alla situazione concreta ed alla reale capacit
di ciascuno dei genitori di prendersi cura del figlio secondo le sue
esigenze.
In ragione dellimportante apporto specialistico che il CTU pu
fornire nei procedimenti di separazione e divorzio alla realizzazione
del superiore interesse del minore, dato lincremento delle richieste di
Consulenze Tecniche riscontrate negli ultimi anni allinterno delle
aule giudiziarie, di particolare interesse appare una riflessione sul
ruolo e sulle funzioni del CTU, sulle competenze professionali che
tale esperto/ausiliario del Giudice deve necessariamente possedere e
su come egli debba articolare il proprio lavoro al fine di contribuire
in maniera corretta ad assicurare la dovuta attenzione alla tutela del
minore nel contesto giudiziario.

In questottica, il Garante per linfanzia e ladolescenza della


Regione Toscana, in collaborazione con lIstituto degli Innocenti,
ha promosso la presente ricerca, attraverso la quale stata effettuata
unindagine multidisciplinare giuridica e psicologica sulla funzione della Consulenza Tecnica dUfficio (CTU) di carattere psicologico
nellambito dei procedimenti di separazione e divorzio, prendendo in
considerazione lo studio dei casi in cui, durante processi in materia
di famiglia, venga disposto dal Giudice su richiesta delle parti o
dufficio lintervento di tecnici esperti delle Scienze Psicologiche o
Psichiatriche.
La ricerca ha preso avvio attraverso la ricognizione delle norme di
riferimento sulla consulenza tecnica dufficio da applicarsi nellambito dei procedimenti di separazione e divorzio, delle pi diffuse
prassi in materia (adottate dai Giudici e dagli stessi CTU nel corso delle proprie indagini) e dei principali riferimenti derivanti dalle Scienze psicologiche in tema di problematiche attinenti i minori
che subiscono la disgregazione familiare e si trovano coinvolti, loro
malgrado, nellaccertamento giudiziale effettuato attraverso la CTU.
Al tempo stesso la presente ricerca ha preso in esame, a titolo di
ricognizione esemplificativa, alcuni provvedimenti emessi dalla magistratura a conclusione di procedimenti di separazione e divorzio.
Estata richiesta la collaborazione degli uffici giudiziari della Toscana,
al fine di raccogliere dati rilevanti per lindagine condotta: tra di essi,
il Tribunale Ordinario di Firenze, il Tribunale Ordinario di Pistoia
ed il Tribunale Ordinario di Grosseto hanno concesso - compatibilmente con le norme a tutela della privacy - lanalisi di taluni fascicoli e dei relativi provvedimenti emessi dai Giudici civili, in cause
di separazione e divorzio nellambito delle quali stata disposta ed
effettuata una CTU psicologica.
Il focus della ricerca stato individuato nei metodi di svolgimento
della CTU psicologica in presenza di coppie con figli minori, nonch nellimpatto della CTU stessa rispetto ai provvedimenti provvisori/definitivi del Giudice ed alle decisioni da questo assunte nellinteresse dei figli. Lobiettivo dellindagine promossa dalla Garante per
lInfanzia della Regione Toscana proprio quello di favorire una ri-

flessione su eventuali criticit e sullapplicazione di buone pratiche,


al fine di sollecitare una maggiore attenzione dellesperto/consulente
e dei magistrati stessi alla tutela del minore, anche e soprattutto in
un ambito cos delicato e complesso come quello processuale, che si
svolge in un momento in cui il bambino o ladolescente gi si trova
a vivere la difficile situazione di separazione o divorzio dei genitori
ed il conflitto acuto tra gli stessi.
Dal punto di vista espositivo va segnalato sin dora che nella redazione della presente ricerca stato volutamente adottato un linguaggio quanto pi possibile atecnico, evitando che la terminologia pi
tipica delle Scienze Giuridiche e delle Scienze psicologiche potesse
costituire ostacolo ad una maggiore diffusione dei dati raccolti ed
analizzati. La tematica, infatti, oltre a coinvolgere gli operatori del
diritto e della psicologia e le Istituzioni direttamente od indirettamente impegnate nella tutela dei minori, pu e deve essere fruibile
dal pi ampio numero di persone, siano essi professionisti che operano in ambiti connessi, o soggetti comunque interessati tra i quali,
non ultimi, i genitori che intendano rivolgersi al Tribunale attivando
un procedimento di separazione o divorzio. Il rispetto delle norme
e delle buone prassi da parte di tutti i soggetti coinvolti assumono
un peso rilevante nellambito di ogni procedimento giudiziario nel
quale sono in gioco linteresse del minore e lindividuazione di un
nuovo equilibrio nei suoi rapporti familiari con i genitori.

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2. La genitorialit:
definizione ed influenza
rispetto allo sviluppo del bambino
Nel panorama scientifico di riferimento diversi autori sono concordi nel definire la genitorialit come una funzione processuale composita (Fava Vizziello, 2003), risultato dellinterazione fantasmatica
e reale tra quel particolare figlio, con bisogni specifici legati allet, e
quel genitore (Stern, 1993), diversa in ogni momento della vita, se
pure con una sua stabilit di fondo; essa ha a che fare, quindi, non
solo con losservazione dellhic et nunc della relazione che il genitore
ha costruito con il figlio, ma anche con linfanzia del genitore stesso
e quindi con le influenza delle generazioni (Taf, Malagoli Togliatti,
1998).
La genitorialit funzione processuale, relazionale e storica, preesistente alla nascita del figlio. E altres il risultato di una relazione
triadica (madre padre bambino) ed condizionata dai modelli
culturali, dalla personalit del genitore, dalle relazioni che egli stesso
ha avuto come figlio, dalla coniugalit e cogenitorialit della specifica coppia, nonch dal temperamento, da eventuali e specifiche
problematiche riguardante i minori (eventuali disabilit fisiche/psichiche) e le loro fasi evolutive.
In seguito a tali premesse, possibile evidenziare come lo sviluppo
del bambino sia influenzato dalle dinamiche della genitorialit paterna e materna e dalle modalit con cui la coppia entra in relazione
con il figlio. In particolare, rispetto alla nostra ricerca, importante
analizzare il c.d. ciclo vitale della famiglia, ossia la transizione della
separazione e del divorzio. Come si evince da quanto gi rilevato, il
termine genitorialit implica una definizione complessa allinterno
della quale, il ciclo di vita di una famiglia pu restare imbrigliato.
Dal momento in cui la famiglia si costituisce deve affrontare un percorso evolutivo che prevede compiti cruciali di mantenimento del
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suo equilibrio e quindi funzionali alla sua evoluzione. Ogni passaggio evolutivo pu rappresentare un momento di criticit che porta
alla dissoluzione del sistema nel caso in cui la famiglia non riesca a
far fronte al suo superamento o alla sua crescita. Tra i momenti critici
di maggiore importanza, riferiti in particolare alloggetto della presente ricerca, ricordiamo:
il costituirsi della coppia: convivenza/matrimonio: in questa fase, ciascun partner allinterno della coppia acquisisce
un ruolo nuovo allinterno del quale deve ridefinire spazi e
funzioni, introducendo nella sua identit, una nuova immagine di s. Per fare questo ogni membro della coppia deve
confrontarsi con il modello genitoriale che ha sperimentato
nella sua storia passata, con limmagine del figlio che stato,
con leducazione che ha ricevuto, lo stile di attaccamento e la
relazione che ha stabilito con i suoi genitori;
la nascita di un figlio: la transizione alla genitorialit introduce il ruolo e il legame genitoriale e implica il passaggio dalla
diade coniugale alla triade familiare e richiede di stabilire dei
confini fra il sistema coniugale e quello genitoriale (Scabini
& Cigoli, 2000);
la famiglia con bambini piccoli: questa fase implica laccettazione del figlio come nuovo membro del sistema e assunzione dei ruoli genitoriali, nonch riadattamento delle relazioni
con le famiglie di origine;
la famiglia con bambino in et scolare: la socializzazione comporta lo stretto e frequente contatto con altri gruppi familiari
e, attraverso essi, lintroduzione di nuovi valori, abitudini,
modi di vita, che mettono in discussione i valori familiari
(fino ad allora assoluti e indiscutibili);
la famiglia con figli adolescenti: levento critico fondamentale
incrementare la flessibilit dei confini familiari in modo da
permettere lindipendenza dei figli. Richiede un incremento
di flessibilit dei confini familiari, per un progressivo svincolo dei figli. I figli impongono situazioni nuove e si mettono

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in discussione i valori familiari e gli ideali. In questa fase vi


una nuova attenzione ai rapporti di coppia;
la famiglia con figli adulti: E importante il momento dello svincolo del figlio dalla famiglia. I genitori devo tollerare
possibili sentimenti di abbandono e vuoto derivanti dalla
separazione.
Una coppia che presenta un buon funzionamento e una buona
capacit di adattamento ai cambiamenti e ai disorientamenti in
grado di individuare risorse e interventi utili alla salvaguardia dei
legami familiari. Di contro, esiste nella coppia un intreccio tra la
dimensione personale e relazionale nella lettura di una problematica
che pu generare un conflitto sia intrapsichico che nel rapporto con
laltro. Lincongruenza tra le emozioni del proprio vissuto e la corrispondenza con laltro possono far nascere nel tempo unincoerenza
comunicativa tale da portare la coppia alla rottura.
La crisi della coppia porta ad una profonda sofferenza allinterno
di ciascun membro poich pu essere vissuta come una ferita narcisistica, una frattura interna che suscita angoscia e percezione di
perdita della propria identit.
Diventa significativo evidenziare come levento separativo non
sia circoscritto n limitato nel tempo, ma situato allinterno di una
continuit che fa necessariamente riferimento alla storia personale
e ai vissuti fantasmatici dei partner. La riflessione sulla separazione non pu prescindere dagli investimenti emotivi e dalla qualit
del legame che ha costituito la membrana diadica di coppia, oltre
che dalle fantasie e dai desideri inconsci relativi alla nascita dei
figli. La separazione, intesa come una transizione del ciclo di vita
della famiglia, implica sentimenti di perdita e genera disorganizzazione e sofferenza ad ogni membro del sistema familiare (Cigoli,
1998).
Nei caso in cui la conflittualit non venga riconosciuta o affrontata, le relazioni allinterno della coppia sono caratterizzate da sentimenti di rabbia, delusione, risentimento che possono irrigidire i
punti di vista personali, amplificando in tal modo il conflitto e la
crisi di coppia e di conseguenza della famiglia, che resta paralizzata
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rispetto alle capacit di trovare risorse per adattarsi al disorientamento e ritrovare il proprio equilibrio di funzionamento.
Nellesasperazione del conflitto spesso le persone coinvolte selezionano nellaltro solo gli aspetti e i comportamenti che hanno portato
al malessere nella coppia al punto da giungere ad una sovrapposizione del ruolo genitoriale e coniugale. I due membri della coppia
producono descrizioni luno dellaltra caratterizzate dalla presenza
di deformazione, reificazione, generalizzazione e cancellazione dei
dati.

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3. Gli effetti psicologici


della separazione sui figli
Nellultimo decennio, alla luce dellaccresciuto numero delle
istanze di separazione e della percentuale sempre maggiore di minori coinvolti nellesperienza di disgregazione del proprio sistema
familiare, si sempre pi volta lattenzione agli effetti psicologici
prodotti sui figli dal processo di separazione dei genitori.
Fino alla met degli anni 70, a partire dallelevata correlazione
riscontrata dalle ricerche dellepoca tra psicopatologia infantile e separazione coniugale, si riteneva fattore causale della psicopatologia
dei figli il passaggio da una famiglia bigenitoriale ad una monogenitoriale. Oggi invece, nonostante unampia percentuale di figli di
genitori separati mostri problemi psicologici e relazionali maggiori
rispetto alla media dei coetanei, la gran parte degli studi sulla sofferenza connessa alla separazione dei genitori non considera la separazione un evento in grado di determinare di per s difficolt nel
minore, e pone piuttosto laccento sulle modalit con cui gli adulti
gestiscono la crisi coniugale, considerando estremamente dannosa
per il benessere della prole lalta conflittualit che spesso accompagna la chiusura di una relazione tra coniugi.
La separazione della coppia coniugale rappresenta un evento fortemente destabilizzante per lintero nucleo familiare ed in misura
maggiore per un minore. In questa fase di cambiamento, il bambino
spesso vittima di una profonda trasformazione delle proprie abitudini quotidiane e delle consuete modalit di relazione con i genitori
e pu attraversare un momento di confusione e di disordine emotivo
dovuto alla diminuzione del senso di stabilit e di sicurezza di cui
durante il percorso di crescita si ha un estremo bisogno.
Un quadro del tipo appena descritto, gi estremamente delicato,
si complica notevolmente quando la relazione tra gli adulti di riferimento quotidianamente attraversata da unelevata conflittualit,

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che purtroppo, in non pochi casi, si esplica in rivendicazioni continue ed aggressioni non solo verbali.
La conflittualit tra coniugi ha generalmente inizio gi prima della
decisione della coppia di separarsi e perdura solitamente ben oltre la
separazione; i figli fanno da spettatori ad accuse reciproche, offese,
ingiurie e, non di rado, si trovano triangolati ed incastrati allinterno
di dinamiche fatte di ricatti affettivi, di alleanze, di conflitti di lealt
che li spingono a prendere le parti ora delluno, ora dellaltro genitore ed a sperimentare la spiacevole sensazione di tradire comunque
qualcuno a cui tengono, qualunque comportamento adottino.
In bala dei propri bisogni emotivi, e vittime di profondi sentimenti
di vendetta luno nei confronti dellaltro, i due coniugi si mostrano
sovente agli occhi del figlio incapaci di trovare un accordo ed artefici
di discussioni violente che nascono magari per futili motivi. Occupati
a difendere ciascuno il proprio orgoglio ferito, i genitori corrono spesso il rischio di far passare in secondo piano i bisogni del figlio o di
confonderli con i propri, e non si accorgono che qualunque soluzione
sarebbe preferibile al farlo assistere alla loro drammatica incapacit di
cooperare insieme e di raggiungere un accordo nel suo interesse.
Il bambino tende generalmente a sentirsi colpevole e responsabile delle difficolt tra i genitori e questo lo porta, in non pochi casi, a
sperimentare importanti vissuti di colpa, specie quando le discussioni riguardano questioni inerenti la sua collocazione (luogo ed orari
di visita, scelte educative ecc). I bambini pi piccoli possono fantasticare di influenzare, con il loro comportamento, il conflitto tra i
genitori, motivo per cui paradossalmente preferibile una scelta di
rottura chiara e netta da parte della coppia rispetto ad una situazione
di crisi ad esito incerto, trascinata magari per anni e caratterizzata
da unalta imprevedibilit, che pu bloccare il bambino e renderlo
timoroso di provocare il definitivo distacco della coppia coniugale.
I bambini hanno quasi sempre nelle separazioni un ruolo pi attivo di quanto sembri, motivo per cui bene che allinterno della
rete familiare, si faciliti la circolarit di una comunicazione chiara.
E sempre preferibile spiegare al bambino, con un linguaggio adatto
alla sua et, ci che sta succedendo tra i genitori, mettendo da par-

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te colpe e responsabilit e chiarendo che le difficolt riguardano il


rapporto coniugale e non quello genitoriale; fondamentale per un
figlio sentire che i propri genitori sono in grado di mantenere la loro
funzione nellassicurargli continuit nel rapporto affettivo.
Durante la separazione il bambino non solo osservatore, ma entra a far parte di un gioco familiare in quanto chiamato ad assumere ruoli differenti, spesso conteso e costretto a schierarsi con luno o
laltro genitore e a mediare il conflitto.
Comunicare al proprio figlio la decisione di separarsi, motivandola realisticamente e univocamente, aiuta il bambino a contenere le
possibili paure e angosce, gli permette di riconoscerle e confrontarle
con una percezione condivisa dal genitore. In molte circostanze, si
osserva una difficolt delladulto ad assumersi questa responsabilit e
la tendenza a chiedere al figlio di sostenere le proprie ragioni contro
quelle del partner, con leffetto di costringerlo a schierarsi e a non
riconoscere il valore affettivo dellaltro.
Tollerare la separazione per i figli diventa maggiormente accettabile nel momento in cui i genitori riescono a dare continuit al legame parentale, si accordano sulle scelte pi opportune per loro, si
mantengono come un coerente riferimento affettivo ed educativo,
conservano intatta nella mente dei figli quellimmagine rassicurante
cos importante per la loro crescita e riescono ad offrire loro un aiuto
per affrontare la sofferenza del cambiamento.
La separazione dei genitori rappresenta,comunque, unesperienza ad alto impatto emotivo per il bambino e, per questo motivo,
spesso causa iniziale di sofferenza psicologica. In questi ultimi
anni gli studi scientifici nazionali e internazionali si sono focalizzati
sugli aspetti traumatici dei vissuti psicologici dei figli esposti alla
separazione genitoriale. Le ricerche indicano che la conflittualit
genitoriale, pi che la separazione in s, a produrre effetti negativi
sul benessere dei figli.
Gli studi effettuati hanno evidenziato che gli effetti della separazione sui minori hanno una genesi multifattoriale e si diversificano
per una vasta gamma di variabili situazionali e relazionali reciprocamente interconnesse tra loro:

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1. storia familiare;
2. cambiamento e ristrutturazione delle dinamiche familiari;
3. presenza o meno di conflittualit manifesta e latente tra gli
ex coniugi;
4. qualit dei rapporti tra i singoli partner e il proprio figlio;
5. condizioni di salute psichica del genitore affidatario e non;
6. pregresse esperienze luttuose;
7. rete relazionale e familiare;
8. contesto sociale e culturale nel quale la famiglia ormai disgregata vive o vivr.
Tali variabili si intrecciano a quelle psicologiche e individuali del
minore, quali:
1. struttura di personalit/temperamento;
2. fase di sviluppo psicoaffettiva;
3. sesso.
Anche let un elemento fondamentale per le capacit del bambino di interpretare e dare un significato a cosa accade intorno a lui.
In generale possibile asserire che:
1. gli effetti negativi della separazione sono massimizzati nella
prima infanzia. Il clima familiare conflittuale genera uno stato ansiogeno poco controllabile per un bambino in tenera et
poich non possiede sufficienti difese psichiche;
2. i minori reagiscono alla separazione genitoriale mettendo in
atto particolari difese e atteggiamenti legati alla loro fase di
sviluppo psicoaffettivo.
La conoscenza dei loro moti interni, la capacit di ascoltare i
bambini, di mettere in atto comportamenti il pi possibile coerenti
e narrare la verit sulla storia dei loro genitori, appaiono le modalit migliori che un genitore possa mettere in atto per aiutare i figli
ad affrontare e superare le problematiche emotivo-affettive legate al
distacco della coppia genitoriale e alla disgregazione del nucleo familiare originario.

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4. Laffidamento dei figli


nei procedimenti di separazione
e divorzio
Secondo la legislazione vigente, i procedimenti di separazione personale dei coniugi e quelli di scioglimento o cessazione degli effetti
civili del matrimonio (ossia del divorzio, per il quale si parla di scioglimento qualora sia stato contratto matrimonio con rito civile, di
cessazione degli effetti civili qualora sia stato celebrato matrimonio
concordatario) possono avere due forme, quella consensuale e quella
giudiziale (art. 150 c.c.).
Nella separazione e nel divorzio consensuale, i coniugi stabiliscono
liberamente le condizioni riguardo ai futuri rapporti di relazione tra
di loro e con i figli, oltre che della spartizione dei beni economici e
patrimoniali: con un atto a firma congiunta essi richiedono pertanto
al Tribunale, previa verifica delleventuale rispondenza degli accordi
allinteresse del minore ed altre disposizioni di legge, di emettere
provvedimento di separazione o divorzio alle condizioni gi prestabilite in proprio dai coniugi stessi (spesso coadiuvati in ci dai legali
o da mediatori familiari). La separazione consensuale dei coniugi
ha per effetto soltanto quando viene omologata dal Tribunale, il
Giudice infatti tenuto a vagliare laccordo dei coniugi per verificare
se esso sia conforme allinteresse del minore. In particolare, quando
laccordo dei coniugi relativamente allaffidamento e al mantenimento
dei figli in contrasto con linteresse di questi, il giudice riconvoca i
coniugi indicando ad essi le modificazioni da adottare nellinteresse dei
figli e, in caso di inidonea soluzione, pu rifiutare allo stato lomologazione (art. 158 c.c.).
Nella separazione e nel divorzio giudiziale non vi un accordo tra i
coniugi ed dunque al Giudice che spettano le decisioni riguardo al
futuro del nucleo familiare che si scinde: quando si verificano fatti
tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare
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grave pregiudizio per leducazione della prole (art. 151 c.c.) uno dei
coniugi o entrambi pu rivolgersi al Tribunale richiedendo di regolamentare giudizialmente le condizioni che disciplineranno i loro
rapporti futuri. Anche in questo caso uno degli aspetti sul quale il
giudice tenuto a rispondere appunto, spesso, laffidamento della
prole, stabilendo la misura in cui ciascun genitore deve contribuire
al mantenimento, allistruzione e alleducazione dei figli.
A seguito dellemanazione delle recenti riforme del diritto di famiglia attuate con la Legge 10 dicembre 2012 n. 219 Disposizioni
in materia di riconoscimento dei figli naturali e con il D. Lgs. 28
dicembre 2013 n. 154 Revisione delle disposizioni vigenti in materia
di filiazione, a norma dellarticolo 2 della legge 10 dicembre 2012, n.
219, in vigore dal 7 febbraio 2014 al fine di emettere un provvedimento (omologa della separazione consensuale o sentenza di separazione o divorzio), il Tribunale ed il Giudice Istruttore cui la singola
causa assegnata dovranno applicare le disposizioni del Titolo IX
del Codice Civile dedicato alla responsabilit genitoriale ed ai diritti
e doveri del figlio, ed in particolare le norme del Capo II dedicato allesercizio della responsabilit genitoriale a seguito di separazione,
scioglimento, cessazione degli effetti civili, annullamento, nullit del
matrimonio ovvero allesito di procedimenti relativi ai figli nati fuori
del matrimonio1.
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Sino allintroduzione delle norme suddette in materia di filiazione (Legge


219/2012 e D.Lgs. 154/2013, tramite le quali si provveduto tra laltro
allequiparazione tra figli legittimi e naturali, allintroduzione del concetto
di responsabilit genitoriale in luogo di quello di potest genitoriale, nonch alla revisione delle norme in materia di affidamento dei minori nei procedimenti di separazione e divorzio e delle disposizioni in materia di ascolto del minore), il legislatore aveva dato una grande svolta al diritto di famiglia con la Legge n. 54 dell8 febbraio 2006, contenente Disposizioni in
materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli. Tramite
questultima normativa, era stato, tra laltro, profondamente modificato
lart. 155 del codice civile (ora abrogato), cos innovando e sovvertendo nel
contempo la precedente normativa riguardante laffidamento dei figli nei
procedimenti di separazione: da tale momento, infatti, laffidamento ad
entrambi i genitori (c.d. affido condiviso) diviene la regola, mentre quello
esclusivo ad un solo genitore costituisce uneccezione, a cui il Giudice pu

Nellambito dei suddetti procedimenti, dunque, siano essi a carattere consensuale o giudiziale, linteresse del minore il principio
guida per stabilire ogni condizione riguardo laffidamento dei figli:
nel decidere quale sia, in concreto, linteresse del minore, il Giudice
deve tener anzitutto presente che il figlio ha il diritto di mantenere
un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di
ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi
e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale (art. 315 bis c.c.).
Per realizzare tale finalit, ossia assicurare al figlio minore la pi
opportuna modalit di affidamento ed attuare il principio di bigenitorialit - gi affermato con la precedente riforma attuata dalla legge
154/2006 - lart. 337 ter c.c. stabilisce che il giudice adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento allinteresse morale e
materiale di essa e dunque valuta prioritariamente la possibilit che
i figli minori restino affidati a entrambi i genitori oppure stabilisce a
quale di essi i figli sono affidati, determina i tempi e le modalit della
ricorrere nei casi in cui la condivisione dei compiti genitoriali risulti pregiudizievole per i minori. Dunque, gi da tale momento, la legislazione assume come nucleo ispiratore la tutela dellinteresse del minore ed afferma il
principio della bigenitorialit, che si esplica nel diritto dei figli a mantenere
il rapporto con entrambi i genitori anche successivamente alla loro separazione, e nel coinvolgimento sia del padre che della madre in tutte le scelte
educative che li riguardino, nonch nel diritto del minore a conservare rapporti significativi con gli ascendenti e i parenti di ciascun ramo genitoriale.
In conformit con quanto previsto dallart. 12 della Convenzioni di New
York sui diritti del fanciullo e dellart 3 della Convenzione di Strasburgo
sullesercizio dei diritti dei minori, la normativa aveva poi stabilito che il
Giudice potesse disporre laudizione del minore che abbia compiuto 12 anni
ed anche di et inferiore ove capace di discernimento (art. 155 sexies c.c),
sancendo in tal modo il principio secondo cui lopinione del minore deve essere
tenuta in debito conto da parte degli attori del procedimento giudiziario. Ad
oggi, invece, il legislatore ha compiuto ulteriori e significativi passi in avanti,
riconoscendo espressamente il diritto del minore ad essere comunque ascoltato
dal Giudice della separazione o del divorzio (salvo che ci risulti per lui pregiudizievole) ed affermando il nuovo concetto di responsabilit genitoriale,
che fornisce una visione pi ampia e diversa del quadro dei diritti/doveri di
entrambi i genitori verso i figli.
21

loro presenza presso ciascun genitore, fissando altres la misura e il modo


con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura,
allistruzione e alleducazione dei figli.
Dunque il Giudice dovr determinare se affidare i figli ad entrambi i genitori, oppure se sia opportuno affidare i minori ad uno
solo dei genitori, o se sia necessario disporre un affidamento a terzi.
Nellambito di tale decisione, il giudicante anzitutto Prende atto,
se non contrari allinteresse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori: nellipotesi in cui i genitori abbiamo rinvenuto un accordo sullaffidamento dei figli e sulla regolamentazione di tempi di
permanenza degli stessi presso ciascun genitore, dunque, lAutorit
Giudiziaria avr il compito di verificare se tale accordi risultino o
meno corrispondenti allinteresse del minore. Quando il Giudice
dispone che il minore sia affidato ad entrambi i genitori la responsabilit genitoriale esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di
maggiore interesse per i figli relative allistruzione, alleducazione, alla
salute e alla scelta della residenza abituale del minore sono assunte di
comune accordo tenendo conto delle capacit, dellinclinazione naturale
e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione rimessa
al giudice. Limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria amministrazione, il giudice pu stabilire che i genitori esercitino la responsabilit genitoriale separatamente.
Il Giudice, tuttavia, pu anche stabilire che il minore sia affidato
ad uno soltanto dei genitori. In particolare Il giudice pu disporre
laffidamento dei figli ad uno solo dei genitori qualora ritenga con provvedimento motivato che laffidamento allaltro sia contrario allinteresse
del minore. Nella stessa ottica, previsto che ciascuno dei genitori
possa, in qualsiasi momento, chiedere laffidamento esclusivo quando sussistono le suddette condizioni. In tali ipotesi Il genitore cui
sono affidati i figli in via esclusiva, salva diversa disposizione del giudice, ha lesercizio esclusivo della responsabilit genitoriale su di essi;
egli deve attenersi alle condizioni determinate dal giudice. Tuttavia
il genitore non affidatario non viene escluso dalla vita del figlio, ed
anzi, oltre a poter concordare con il genitore affidatario le decisioni
di maggior interesse per il minore, viene ad assumere un dovere di

22

vigilanza rispetto alla sua educazione ed istruzione: la normativa prevede infatti che Salvo che non sia diversamente stabilito, le decisioni
di maggiore interesse per i figli sono adottate da entrambi i genitori. Il
genitore cui i figli non sono affidati ha il diritto ed il dovere di vigilare
sulla loro istruzione ed educazione e pu ricorrere al giudice quando
ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse.
(art. 337 quater).
Infine, il Giudice pu ritenere che sia inopportuno affidare il minore ad entrambi o ad uno dei genitori, qualora ci risulti anche
solo temporaneamente contrario al suo interesse: in tali casi Adotta
ogni altro provvedimento relativo alla prole, ivi compreso, in caso di
temporanea impossibilit di affidare il minore ad uno dei genitori, laffidamento familiare. In tal caso, anche dufficio, il giudice di merito
provvede allattuazione dei provvedimenti relativi allaffidamento
della prole ed, a tal fine, una copia del provvedimento di affidamento
trasmessa, a cura del pubblico ministero, al giudice tutelare (art. 337
ter c.c.).
Al fine di giungere ad una decisione definitiva rispetto allaffidamento dei figli ed alla regolamentazione dei tempi e delle modalit
della loro presenza presso ciascun genitore e prima dellemanazione, anche in via provvisoria e temporanea, dei provvedimenti
inerenti i figli (che, ai sensi dellart. 337 ter comprendono anche
disposizioni inerenti il loro mantenimento e la loro collocazione)
il Giudice pu assumere, ad istanza di parte o dufficio, mezzi di
prova (art. 337 octies c.c.). Inoltre, la nuova normativa prevede e disciplina in maniera innovativa e specifica anche lascolto del minore,
stabilendo che Il giudice dispone, inoltre, lascolto del figlio minore
che abbia compiuto gli anni dodici e anche di et inferiore ove capace di
discernimento. Nei procedimenti in cui si omologa o si prende atto di un
accordo dei genitori, relativo alle condizioni di affidamento dei figli, il
giudice non procede allascolto se in contrasto con linteresse del minore o
manifestamente superfluo (art. 337 octies c.c.). Infine, viene stabilito
che il Giudice, qualora ne ravvisi lopportunit, sentite le parti e
ottenuto il loro consenso, pu rinviare ladozione dei provvedimenti
suddetti per consentire che i coniugi, avvalendosi di esperti, tentino

23

una mediazione per raggiungere un accordo, con particolare riferimento alla tutela dellinteresse morale e materiale dei figli.

24

5. La funzione della consulenza


tecnica dufficio (CTU) psicologica
nei procedimenti di separzione
e divorzio
Nel corso dei procedimenti di separazione e divorzio di tipo giudiziale, dunque, il Giudice deve giungere alla composizione del
conflitto tra i coniugi e, soprattutto, deve individuare unadeguata
soluzione rispetto alle problematiche dellaffidamento dei figli, con
riguardo allesclusivo interesse dei minori. Daltra parte, come gi
evidenziato, anche nelle ipotesi di separazione e divorzio consensuale, egli ha il compito di verificare se gli accordi intervenuti tra i
coniugi rispecchino linteresse dei figli.
Il Giudice per emettere la sua decisione dovr acquisire elementi
che gli permettano di valutare la coppia genitoriale ed il minore,
nonch i loro reciproci rapporti, in modo tale da poter in seguito
individuare le migliori decisioni in tema di affidamento. Proprio al
fine di acquisire detti specifici elementi e posto che le problematiche inerenti i conflitti familiari non possono trovare soluzioni idonee in base alla sola conoscenza del diritto o alla comune esperienza
il Giudice pu ricorrere ad esperti dotati di cognizioni scientifiche
particolari: Quando necessario, il giudice pu farsi assistere per il
compimento di singoli atti o per tutto il processo, da uno o pi consulenti
di particolare competenza (art. 61 c.p.c.).
La consulenza tecnica di carattere psicologico in ambito familiare viene dunque disposta dal giudice per reperire e poter disporre
di dati informativi e conoscitivi specifici (sul nucleo famigliare in
esame) ed ulteriori rispetto a quelli in suo possesso, maturati nel
corso dello svolgimento del procedimento di separazione e divorzio
attraverso gli altri mezzi di prova forniti dalle parti. In particolare, su richiesta di parte o anche dufficio, il Giudice pu nominare

25

un consulente tecnico dufficio: un professionista esperto (psicologo,


psichiatra, psicoterapeuta, neuropsichiatra) che svolga una indagine
familiare approfondita, ovvero valuti la capacit genitoriale dei soggetti interessati, intesa in senso relazionale e, quindi, con riferimento
non solo alle qualit del singolo genitore ma alla capacit effettiva
di far fronte al complesso dei bisogni e delle necessit del minore.
Questi elementi permetteranno, infatti, al Giudice di decidere in
merito allaffidamento e al collocamento del minore, perch questi
mantenga pi rapporti possibile con ciascuno dei genitori e si realizzi cos per il minore il progetto di vita migliore.
Pi in generale, va ricordato che la Consulenza Tecnica dUfficio
(CTU) uno strumento dindagine utilizzato in ambito giudiziario:
una valutazione specialistica che viene disposta dal Giudice ed affidata ad un esperto competente nella materia oggetto dellindagine,
in modo che questi effettui uno studio e unanalisi approfondita su
ambiti di conoscenza estranei al magistrato e fornisca a questultimo le informazioni utili alla sua decisione. Nel processo civile che
comprende anche i procedimenti in materia di separazione e divorzio lesperto chiamato consulente tecnico dufficio e la relazione
da lui elaborata indicata come consulenza tecnica dufficio: viene
peraltro correntemente usato lacronimo CTU per indicare sia il professionista ausiliario del giudice, sia liter valutativo da lui condotto,
sia la relazione scritta redatta al termine della consulenza.
Le norme giuridiche che regolano la CTU sono contenute prevalentemente nel codice di procedura civile (artt. 191-201 inseriti
nel Libro II Del processo di cognizione Capo II Dellistruzione della
causa Sezione III Della nomina e delle indagini del consulente tecnico) e nelle disposizioni di attuazione al codice civile (artt. 13-23
inseriti nel Titolo II Degli esperti e e degli ausiliari del Giudice Capo
II Dei consulenti tecnici del giudice Sezione I Dei consulenti tecnici
nei procedimenti ordinari, nonch negli artt. 89-92 inseriti nel Titolo
III Del processo di cognizione - Capo II Del procedimento davanti al
Tribunale - Sezione II Dellistruzione della causa).
Il CTU dunque considerato una figura di ausiliario del giudice, a cui viene affidato il compito di supportare lattivit intellettiva

26

di questultimo attraverso lapporto delle cognizioni tecniche che si


rendano, nella circostanza, necessarie ai fini della decisione della controversia. Con particolare riferimento ai procedimenti in materia di
separazione e divorzio, ci significa che in sede di consulenza tecnica
dufficio e in tema di valutazione della genitorialit, il mandato del
Giudice allo psicologo forense nominato CTU si traduce operativamente in un processo di osservazione critica, di raccolta e di organizzazione funzionale di una serie di informazioni rilevanti, per fornire
al Giudice quegli elementi di valutazione che gli consentano di raggiungere decisioni o convinzioni nel modo pi informato possibile.
In particolare, il Giudice chiede al CTU un approfondimento sui
temi legati alla qualit dei legami familiari tra il minore e gli adulti di
riferimento e alle migliori condizioni di affido per garantire,al bambino un sano sviluppo psico-fisico. La funzione del CTU dunque
esclusivamente ausiliaria: il consulente non ha alcuna responsabilit
decisionale e non , in nessun caso, sostituto del giudice, il quale
resta peritus peritorum, ovvero lunica figura legittimata in termini
decisionali. Il CTU deve pertanto tener sempre presente che spetta
solo al Giudice il compito di assumere decisioni in merito al caso: il
consulente si limita a fornire allAutorit Giudiziaria dati obiettivi ed
a desumere da questi valutazioni tecniche. Tuttavia va precisato che
il CTU, nel momento in cui accetta lincarico, prestando giuramento, esercita temporaneamente la funzione di ausiliario del magistrato
e pertanto viene ad assumere la qualifica di Pubblico Ufficiale2.
2

Tutti i CTU ricoprono tale ufficio dal momento in cui accettano lincarico,
prestando il giuramento di rito, fino alla conclusione del mandato stesso.
In effetti a norma dellart. 357 c.p. lesperto esercita una pubblica funzione
giudiziaria. Tale ruolo deve essere esercitato nei limiti e con i poteri/doveri
riconosciuti ai P.U. dalle norme giuridiche: cos, ad es., tra gli altri obblighi
del CTU, vi quello previsto dallart. 331 c.p.p. di denuncia allautorit giudiziaria di reati perseguibili di ufficio di cui venga a conoscenza nellambito
della sua attivit (quali, tra gli altri, nel nostro ambito di indagine, potrebbero essere i reati di maltrattamenti, abuso di mezzi di correzione, violazione
degli obblighi di assistenza familiare nelle ipotesi in cui si debba procedere
dufficio perch commesso in danno di minori, ma anche violenza sessuale,
atti sessuali con minore, etc..), obbligo la cui violazione penalmente sanzionata dallart. 361 c.p.
27

Nello specifico, il CTU ha il compito di:


1. porre attenzione alla presenza di elementi legati ad esperienze
personali che possono indirettamente influenzare o suggestionare la valutazione;
2. coniugare lesercizio della propria professionalit con la tutela
dellinteresse psicologico dei minori e della famiglia, tenendo
presente che il proprio contributo incide inevitabilmente sul
livello psico-affettivo delle persone coinvolte;
3. segnalare ogni condizione di rischio che possa porre il minore in stato di pregiudizio e/o di pericolo
4. mantenere la propria autonomia scientifica e professionale
rispetto ai committenti e ai vari operatori giuridici, anche
nella scelta dei metodi e nellapplicazione degli strumenti
psicologici
5. scegliere gli strumenti di valutazione in modo pertinente al
quesito indicato
6. effettuare un racconto puntuale dellattivit peritale, utilizzando strumenti quali audio- video- registrazione, soprattutto in caso di colloqui con il minore, per unosservazione pi
accurata anche del linguaggio non verbale.
7. giungere alla formulazione del proprio parere attraverso
unanalisi integrata dei dati rispettando i criteri della logica
scientifica, riferendosi a tecniche e teorie che costituiscono
un sapere condiviso seppur non generalizzato allinterno della comunit scientifica;
8. valutare la possibilit di recupero delle funzioni genitoriali,
fornendo eventuali indicazioni sulle risorse territoriali presenti a sostegno della situazione in esame (sostegno genitoriale, mediazione familiare, sostegno psicologico individuale
ai minori);
9. riferire ai Consulenti di parte i risultati del proprio esame,
favorendone la controllabilit nel rispetto del principio del
contraddittorio;

28

10. rispondere alle osservazioni critiche dei Consulenti di parte


e inserirle nella sua relazione finale prima del deposito della
stessa in Tribunale.

29

6. La nomina e lassegnazione
dellincarico al CTU
La CTU psicologica nei procedimenti di separazione e divorzio
pu essere richiesta da una o entrambe le parti in causa e, in ogni
caso, deve comunque essere disposta dal Giudice. Accogliendo la richiesta di disporre una CTU, il Giudice emette lordinanza di nomina, scegliendo come consulente un professionista tra quelli iscritti
nellapposito Albo.
Presso ogni Tribunale infatti istituito un Albo dei consulenti tecnici, suddiviso per categorie di materie (art. 13 disp. att.). Lalbo tenuto dal Presidente del Tribunale ed formato da un Comitato (che,
ai sensi dellart. 14 disp. att., presieduto appunto da questultimo
e composto dal Procuratore della Repubblica e da un professionista
iscritto nellAlbo professionale, designato dal Consiglio dellOrdine
o dal Collegio della categoria a cui appartiene il richiedente liscrizione nellAlbo dei consulenti tecnici). Lalbo permanente e ogni 4
anni il Comitato sopra indicato deve provvedere alla revisione per
eliminare i consulenti per i quali venuto meno alcuno dei requisiti
o sorto un impedimento a esercitare lufficio (art. 18 disp. att.).
Coloro che aspirano alliscrizione nellAlbo debbono farne domanda al Presidente del Tribunale ed il Comitato a decidere sulle
richieste di iscrizione. La domanda deve essere corredata dai seguenti
documenti: 1) estratto dellatto di nascita; 2) certificato generale del
casellario giudiziario di data non anteriore a 3 mesi dalla presentazione; 3) certificato di residenza nella circoscrizione del Tribunale;
4) certificato di iscrizione alle associazioni professionali; 5) i titoli
e i documenti che laspirante crede di esibire per dimostrare la sua
speciale capacit tecnica. Possono ottenere liscrizione nellAlbo ad
un Albo soltanto, poich nessuno pu essere iscritto in pi di un
Albo i professionisti forniti di speciale competenza tecnica in una
determinata materia, che abbiano una condotta morale specchiata e

31

siano iscritti nelle rispettive associazioni professionali: da parte del


Presidente del Tribunale debbono essere assunte presso le Autorit
di Polizia specifiche informazioni sulla condotta pubblica e privata
dellaspirante (art. 15, art. 16 e art. 17 disp. att.)
Il consulente tecnico, come detto, viene scelto tra gli iscritti allAlbo dei consulenti del Tribunale ove il Giudice cui attribuito il procedimento di separazione o divorzio esercita le proprie funzioni: il
Giudice istruttore che conferisce un incarico a un consulente iscritto
in Albo di altro Tribunale o a persona non iscritta in alcun albo, deve
sentire il Presidente e indicare nel provvedimento i motivi della scelta (art. 22 disp. att.). Il Giudice libero di scegliere il consulente che,
a suo avviso, appare pi adeguato a svolgere lincarico da assegnare:
il Presidente del Tribunale ha il compito di vigilare affinch - senza danno per lamministrazione della giustizia - gli incarichi siano
equamente distribuiti tra gli iscritti nellalbo (e, ai sensi dellart. 23
disp. att., per lattuazione di tale vigilanza fa tenere dal cancelliere un
registro in cui debbono essere annotati tutti gli incarichi che i consulenti iscritti ricevono e i compensi liquidati da ciascun giudice)3.
Lordinanza di nomina quindi il primo atto che avvia la CTU ed
notificata al consulente tecnico prescelto dal Giudice, a cura del
cancelliere, con invito a comparire alludienza fissata dal magistrato
stesso (art. 192 c.p.c.). Generalmente viene nominato un solo consulente, poich le norme prevedono che Possono essere nominati pi
consulenti soltanto in caso di grave necessit o quando la legge espressamente lo dispone (art. 191 c.p.c.).
Il consulente nominato ha lobbligo di prestare il suo ufficio, eccetto il caso in cui il Giudice riconosca che ricorre un giusto motivo
di astensione. Il consulente che non ritiene di accettare lincarico o
quello che intende astenersi, deve comunicarlo mediante istanza al
Giudice che lha nominato almeno tre giorni prima delludienza di
3

32

Il Protocollo del Tribunale di Firenze del 2011, nellallegato relativo alla


CTU Psicologica nei Giudizi di Famiglia, stabilisce che per la nomina del
CTU, il Giudice dovrebbe tener conto delleventuale indicazione congiunta
da parte dei difensori del nominativo e del tipo di professionalit di uno specifico professionista, soprattutto per indagini di particolare specializzazione e
per situazioni particolarmente complesse.

comparizione e, nello stesso termine, le parti del processo possono


proporre le loro istanze di ricusazione, depositando nella cancelleria un apposito ricorso al Giudice istruttore (art. 192 c.p.c.). Sulle
richieste di astensione e di ricusazione del consulente tecnico, il
Giudice provvede con ordinanza non impugnabile, che viene scritta
in calce al ricorso del consulente o della parte. Il ricorso e lordinanza
sono inseriti poi nel fascicolo dufficio (art. 89 disp. att.).
Quando non formulata nessuna richiesta nel senso suddetto o
nellipotesi in cui venga rigettata il procedimento di nomina del
CTU prosegue. Ricevuta lordinanza dincarico, il perito si presenta al giudice alludienza di comparizione prefissata: in tal sede, il
Giudice istruttore ricorda al consulente limportanza delle funzioni
che chiamato ad adempiere e ne riceve il giuramento di bene e
fedelmente adempiere le funzioni affidategli al solo scopo di fare conoscere ai giudici la verit (art. 193 c.p.c.). In merito al giuramento
del consulente va ricordato che, per il professionista nominato, essere presente alludienza fissata per il giuramento un obbligo, proprio in quanto egli viene ad assumere lincarico assegnatogli soltanto
dopo aver pronunciato la formula di impegno Consapevole della responsabilit morale e giuridica che assumo nello svolgimento dellincarico, mi impegno ad adempiere il mio ufficio al solo scopo di far conoscere
la verit e a mantenere il segreto su tutte le operazioni peritali.
Come vedremo, il CTU, dopo aver prestato giuramento, raccoglie
il quesito formulato dal giudice e comunica i tempi e le modalit operative di espletamento della CTU: il Giudice prende atto di
quanto richiesto dal CTU, autorizza il consulente a procedere e fissa
un termine di inizio delle operazioni peritali ed un termine entro il
quale il consulente deve presentare la sua relazione finale (che varia
dai 30 giorni, ai 60 giorni, ai 90 giorni, ai 120 giorni, salvo ulteriori
proroghe che il Giudice potr concedere in relazione ad ulteriori verifiche da operare, appuntamenti da recuperare o specifiche richieste
del CTU o dei Consulenti di parte). il CTU inizia quindi la sua
attivit: egli pu assistere alle udienze alle quali invitato dal giudice
istruttore e, senza la presenza del Giudice, pu compiere - anche
fuori della circoscrizione giudiziaria indagini, richiedere chiari-

33

menti alle parti ed assumere informazioni da terzi, sempre che sia


stato a ci autorizzato dal magistrato. In ogni caso, le parti possono
intervenire alle operazioni in persona e a mezzo dei propri consulenti tecnici (CTP) e dei difensori, e possono presentare al consulente,
per iscritto o a voce, osservazioni e istanze (art. 194 c.p.c.). Delle
indagini compiute senza lintervento del giudice, il consulente deve
fare infatti relazione, corredata delle osservazioni e istanze delle parti che deve essere depositata in cancelleria nel termine fissato dal
Giudice (195 c.p.c.).

34

7. Lastensione e la ricusazione
del CTU
Quanto allastensione del CTU, va ricordato che per limportanza
della imparzialit dellausiliario del Giudice, lincarico di CTU non
deve essere accettato, qualora vi sia un evidente conflitto di interesse
con le parti direttamente coinvolte nel procedimento. Lart. 63 c.p.c.
stabilisce infatti che Il consulente scelto tra gli iscritti in un Albo ha
lobbligo di prestare il suo ufficio, tranne che il giudice riconosca che ricorre un giusto motivo di astensione. In particolare, il CTU dovrebbe
astenersi nelle stesse ipotesi in cui prevista lastensione del Giudice,
che sono regolate dallart. 51 c.p.c. Secondo tale norma il Giudice
e dunque anche il CTU ha lobbligo di astenersi nei seguenti casi:
1) se ha interesse nella causa o in altra vertente su identica questione
di diritto; 2) se egli stesso o la moglie parente fino al quarto grado
o legato da vincoli di affiliazione, o convivente o commensale abituale di una delle parti o di alcuno dei difensori; 3) se egli stesso o la
moglie ha causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o
debito con una delle parti o alcuno dei suoi difensori; 4) se ha dato
consiglio o prestato patrocinio nella causa, o ha deposto in essa come
testimone, oppure ne ha conosciuto come magistrato in altro grado
del processo o come arbitro o vi ha prestato assistenza come consulente tecnico; 5) se tutore, curatore, amministratore di sostegno,
procuratore, agente o datore di lavoro di una delle parti; se, inoltre,
amministratore o gerente di un ente, di unassociazione anche non
riconosciuta, di un comitato, di una societ o stabilimento che ha
interesse nella causa. La norma sopra indicata prevede inoltre che,
In ogni altro caso in cui esistono gravi ragioni di convenienza, il giudice pu richiedere al capo dellufficio lautorizzazione ad astenersi: si
tratta di ipotesi nelle quali lastensione non obbligatoria, ma discrezionale, ed dunque lo stesso Giudice o CTU, nel nostro caso a
richiedere di astenersi per cause diverse da quelle precedentemente

35

elencate che egli ritiene comunque essere gravi motivi che gli impediscono di assolvere adeguatamente il suo ufficio.
Quanto alla ricusazione del consulente tecnico, lart. 63 c.p.c. stabilisce inoltre che Il CTU pu essere ricusato dalle parti per i motivi
indicati nellart. 51 c.p.c., ovvero nei casi analoghi a quelli in cui si
prevede lastensione del giudice. In tali ipotesi, ai sensi dellart. 192
c.p.c., ciascuna delle parti pu proporre al Giudice la ricusazione del
CTU, mediante ricorso depositato in cancelleria almeno tre giorni
prima delludienza di comparizione e contenente i motivi specifici
della richiesta avanzata.
In relazione alle cause di astensione/ricusazione di carattere discrezionale dunque con speciale riguardo alle gravi ragioni di convenienza che possono comportare lesclusione del CTU dal procedimento vanno ricordate alcune importanti elementi di valutazione
che il CTU (e le parti) devono tener ben presenti.
In primo luogo, lincompatibilit tra il ruolo di consulente ed altri ruoli professionali eventualmente svolti in favore delle parti (come
quello di consulente tecnico di parte/CTP in altro procedimento o di
terapeuta): il consulente, in tali casi, deve astenersi dallassumere lincarico di CTU, poich sussiste un conflitto di interessi, cos come nelle
ipotesi in cui egli svolga o abbia svolto un ruolo di sostegno psicologico
o di terapia nei confronti del minore o di una delle parti o della coppia.
Al tempo stesso occorre ricordare che, durante la procedura valutativa,
il CTU non pu incontrare come cliente per un sostegno psicologico o
per una psicoterapia nessun soggetto coinvolto nella valutazione.
In secondo luogo, il fatto che il CTU dovrebbe riconoscere come
eventuali situazioni di conflitto/impedimento anche quelle dipendenti non da cause giuridiche bens da cause psicologiche rispetto
alle quali egli si sia trovato con una delle parti o con uno dei CTP
eventualmente nominati da queste: cos, ad esempio, per il consulente potrebbe essere opportuno astenersi nelle ipotesi in cui abbia
(o aver avuto) un rapporto di subordinazione gerarchica con le parti
o con un CTP come nel caso in cui questo sia direttore nellU.O.
in cui egli lavora e che pu impedirgli di svolgere il suo ufficio con
la libert e limparzialit necessaria.

36

In terzo luogo, data limportanza dellufficio che viene ad assumere


soprattutto nella materia oggetto del presente studio, ossia nei procedimenti di separazione e divorzio, nella quale lattivit del CTU
particolarmente delicata perch funge da base per la pronuncia del
magistrato, che incide pesantemente su diritti personalissimi delle
parti e dei loro figli il CTU dovrebbe accettare lincarico assegnato
dal Giudice soltanto se le proprie conoscenze e competenze risultano adeguate rispetto agli argomenti oggetto dellincarico che sta
per ricevere. Poich opera in un ambito di confine tra psicologia e
diritto, il consulente dovrebbe dunque avere competenze specifiche
inerenti il suo ambito professionale con particolare riferimento ai
rapporti familiari ed allet evolutiva, ma anche avere le necessarie
nozioni giuridiche circa lo svolgimento dei procedimenti di separazione e divorzio, nonch i poteri, i compiti ed i limiti delle sua funzione allinterno del processo4. Il CTU dovrebbe dunque richiedere
di astenersi nelle ipotesi in cui non possieda adeguata conoscenza e
specializzazione (anche qualora le sue conoscenze esulino solo parzialmente dai propri compiti e dalle proprie competenze) e dovrebbe
evitare sempre di utilizzare metodologie (test psicologici, interviste
strutturate, colloqui clinici, valutazioni attraverso analisi teoriche,
ecc.) per le quali non ha la necessaria preparazione (chiedendo invece, in tali casi, al Giudice di svolgere il suo incarico avvalendosi di
altri ausiliari esperti di tecniche e strumenti metodologici necessari
al compimento dellindagine richiesta dal magistrato)5.
4

La conoscenza delle norme e delle procedure, peculiari ad un processo interdisciplinare quale quello delle consulenze del sistema giudiziario, a confine tra psicologia e diritto, risulta essenziale per una maggiore consapevolezza delle differenti implicazioni di ruolo e di funzione dello psicologo e
del suo committente, soprattutto nel caso in cui lesperto riceva incarico dal
Giudice.
Il Consiglio Nazionale dellOrdine degli Psicologi, con delibera del 20 settembre 2003, ha approvato i requisiti minimi per una buona prassi in materia di psicologia giuridica e forense ed ha invitato i Consigli regionali e
provinciali ad accogliere le linee guida attraverso proprie deliberazioni. Nello
stesso senso, al fine di garantire losservanza delle leggi e delle disposizioni
concernenti la professione, il Consiglio Nazionale ha indicato quali requisiti minimi per linserimento negli Elenchi degli Esperti e degli Ausiliari dei
37

Giudici presso i Tribunali, lanzianit di iscrizione allAlbo degli Psicologi


di almeno 3 anni, lo specifico percorso formativo post laurea in ambito di
Psicologia Giuridica e Forense, la sussistenza di specifiche competenze relative alle aree di svolgimento dellattivit (clinica, psicodiagnostica, del lavoro
e delle organizzazioni, ecc.), soprattutto nellipotesi in cui si intenda operare nellarea dellet minorile. Ed anche le Linee Guida Deontologiche dello
Psicologo Forense stabiliscono che, vista la particolare autorit del giudicato
cui contribuisce con la propria prestazione, lo psicologo forense deve mantenere un livello di preparazione professionale adeguato, aggiornandosi continuamente negli ambiti in cui opera, in particolare per quanto riguarda contenuti della psicologia giuridica e delle norme giuridiche rilevanti. Inoltre, con
particolare riferimento agli accertamenti per la determinazione della custodia
dei figli, sono richieste competenze e conoscenze specialistiche, sia di carattere psicologico che giuridico ed specificatamente richiesto di non accettare
di offrire prestazioni su argomenti in materie nelle quali non sia preparato
e di adoperarsi affinch i quesiti gli siano formulati in modo che egli possa
correttamente rispondere.
38

8. La formulazione del quesito


per il CTU
Il quesito formulato e verbalizzato dal Giudice il giorno delludienza di convocazione del CTU, immediatamente dopo il giuramento,
alla presenza delle parti presenti, ovvero dei coniugi che abbiano
voluto partecipare, degli avvocati, nonch dei CTP eventualmente
nominati. La formulazione dei quesiti , per tutti, un momento determinante: dagli accertamenti richiesti dal Giudice e dalle risposte
che successivamente saranno date dal CTU a tali interrogativi possono dipendere lo sviluppo delle successive fasi processuali, nonch
il destino delle persone coinvolte nella vicenda giudiziaria. Per questo importante che,durante la formulazione del quesito, il Giudice
provveda a verbalizzare eventuali richieste specifiche di avvocati,
CTP e parti, ma ancor pi dello stesso CTU: se e resta compito
del magistrato formulare con maggior accortezza possibile le questioni da sottoporre allindagine del CTU, certamente compito di
questultimo adoperarsi affinch il quesito sia formulato in modo
tale da potervi rispondere correttamente. Anche in questo momento, dunque, fondamentale che il CTU sia persona professionalmente competente ed adeguatamente preparata e formata in modo
specifico per poter svolgere con correttezza lincarico assegnatogli sin
dal principio: la scarsa consapevolezza delle proprie competenze e
dei propri limiti, la tendenza ad invadere altri campi, la non specifica
conoscenza degli elementi del diritto possono, infatti, determinare
lincapacit di comprendere a quali quesiti sia possibile rispondere
e a quali quesiti, invece, sia impossibile rispondere. Nel momento
della formulazione del quesito, il CTU deve essere pronto ad interloquire con il Giudice sulle indagini da compiere e gli accertamenti
necessari - deve saper chiedere, ad es., la nomina di un ausiliario per
la somministrazione di test qualora egli non abbia specifica formazione in tal senso, oppure suggerire lopportunit di svolgere la con-

39

sulenza in forma collegiale se molto complessa, chiedendo la nomina


di altri specialisti e richiedere un tempo adeguato per lespletamento dellincarico, che gli consenta di svolgere con la dovuta perizia e
diligenza le indagini necessarie a poter rispondere al quesito.
Nel formulare il quesito il Giudice non potr delegare il compito
strettamente decisionale allausiliare (e quindi formulare un quesito
per cui al CTU non resti che il giudizio definitivo sulla necessit/
opportunit di affidare i figli al padre o alla madre), in quanto simili
valutazioni spettano unicamente al magistrato: un quesito formulato in modo improprio si presta a creare confusione di competenze
fra psicologo e giudice, attribuendo di fatto al primo una funzione
decisionale che non gli compete. Daltra parte, occorre ricordare che
le norme non specificano niente sul punto, lasciando naturalmente
alla discrezionalit, alla competenza ed alla sensibilit del singolo
magistrato tale compito, e diversamente non potrebbe essere. Non
appare n opportuno n possibile, infatti, standardizzare un quesito da assegnare al CTU poich, pur nellambito di cause analoghe
di separazione o divorzio, le problematiche che si pongono sono
diverse da caso a caso e dunque il Giudice deve valutare quale siano gli specifici elementi conoscitivi da acquisire tramite lausilio del
CTU per poi valutare la situazione e decidere il singolo caso6. E pur
6

40

Il 06 maggio 2011 stato sottoscritto, tra il Tribunale di Firenze, la Procura


della Repubblica presso il Tribunale di Firenze, il Consiglio dellOrdine degli
Avvocati di Firenze, lAIAF Toscana, la Camera Minorile di Firenze, lIDIMI
e lOsservatorio sul Diritto di Famiglia, uno specifico protocollo dintesa
teso a regolamentare le prassi inerenti i giudizi di separazione e divorzio.
Al Protocollo sono annessi tre allegati, che disciplinano rispettivamente: 1)
lascolto della persona minore nei giudizi di famiglia; 2) la CTU psicologica
nei giudizi di famiglia; 3) la CTU contabile-estimativa nei giudizi di famiglia.
Il Protocollo, gi disciplinando lo svolgimento delludienza presidenziale (
E) nei procedimenti giudiziali per la separazione dei coniugi, stabilisce che
qualora il Presidente del Tribunale - dovendo adottare provvedimenti relativi
al regime di affidamento, domiciliazione e frequentazione dei figli minori
- ritenga opportuno provvedere al loro ascolto e/o a disporre Consulenza
Tecnica dUfficio a carattere psicologico, saranno osservate le disposizioni
di cui ai suddetti allegati. Eguale tenore hanno poi le successive previsioni
inerenti la fase processuale dellistruttoria di cui allart. 709 bis c.p.c. per la

vero,tuttavia, che anche i diversi tipi di quesiti generalmente posti


dai Giudici ai CTU hanno subito nel tempo alcune modifiche, in
adesione a quelle intervenute nella societ negli ultimi anni. Si
passati da demandare al CTU di valutare lidoneit di un genitore
rispetto allaltro, a quesiti nei quali si chiede al CTU di accertare la
capacit genitoriale di entrambi i genitori ed individuare le migliori
modalit per il collocamento del minore e per agevolare la reazione
di questo con il genitore non collocatario. Talvolta vengono sottoposti ai consulenti anche quesiti aperti tesi ad indagare lo spazio affettivo ed educativo allinterno del nucleo famigliare allargato anche
a coloro che hanno rapporti significativi con quel o quei minori (ad
es. nonni e nuovi compagni).
Proprio per permettere al Giudice di prendere una decisione rispetto allaffidamento dei figli ed alla responsabilit genitoriale alla
luce della normativa che coinvolge sempre pi entrambi i genitori
ed anche gli alti familiari nella cura, educazione, istruzione dei
figli, il quesito che viene assegnato al CTU dovrebbe chiedere di
descrivere la situazione ed, al contempo, verificare lintero sistema
famigliare allargato, con unindagine di tipo dinamico, in modo da
fornire al Giudice stesso elementi fondamentali per individuare una
soluzione di separazione o divorzio nella quale il minore mantenga
il massimo dei rapporti con ciascun genitore e con gli altri soggetti
appartenenti alla famiglia allargata. Nella stessa ottica, sempre rispetto alla formulazione del quesito, appare importante che il Giudice,
quando necessario/opportuno, richieda al CTU di indagare la sussistenza di patologie personali dei genitori, evidenziando altres se ed
in quale misura tali disagi personali permettano loro comunque di
svolgere adeguatamente il compito genitoriale e, quindi, di risponseparazione giudiziale dei coniugi ( G), nonch la disciplina dei procedimenti in Camera di Consiglio per la modifica delle condizioni di separazione
e divorzio. Il Protocollo, nellallegato n. 2 relativo alla CTU Psicologica nei
Giudizi di Famiglia, stabilisce che, quanto alla formulazione del quesito per
il CTU, i difensori potranno formulare proposte di quesiti al Giudice, ma
andranno sempre evitate le formulazioni di quesiti standardizzati, dovendo
invece il Giudice provvedere ad una formulazione adatta agli aspetti peculiari
di ogni singola vicenda.
41

dere alle esigenze del figlio. V da precisare poi che saper rispondere
alle esigenze dei figli come paiono sempre pi delineare le recenti
riforme del diritto di famiglia - sembra assumere anche il significato
di avere la capacit di restare una buona coppia genitoriale dopo la
separazione, provvedendo ai bisogni del figlio anche attraverso la
tutela della sua relazione con laltro genitore.
Deve inoltre essere precisato che la CTU, quale indagine valutativa, normalmente non ha fini terapeutici o di mediazione, a meno
che ci non venga richiesto esplicitamente nel quesito da parte del
Giudice. E sono invero sempre pi frequenti le ipotesi nelle quali i
magistrati, formulando il quesito, chiedono al CTU di esperire un
tentativo di mediazione familiare qualora ritenga che ci sia possibile rispetto alla coppia. In tale ottica, va poi ricordato che, avendo la
CTU il fine ultimo di salvaguardare la crescita armonica del minore,
pu rappresentare anche uno strumento di contenimento del conflitto genitoriale e favorire, nei casi ove possibile, il raggiungimento
di soluzioni condivise tra le varie parti e la mobilitazione di risorse
genitoriali e familiari utili al benessere del minore.

42

9. Il ruolo del consulente di parte (CTP)


Lart. 194 c.p.c. Stabilisce che anche quando il giudice dispone che
il consulente compia indagini da s solo, le parti possono intervenire
alle operazioni in persona e a mezzo dei propri consulenti tecnici e dei
difensori, e possono presentare al consulente, per iscritto o a voce, osservazioni e istanze. Lart. 201 c.p.c. precisa poi che Il giudice istruttore, con lordinanza di nomina del consulente, assegna alle parti un
termine entro il quale possono nominare, con dichiarazione ricevuta
dal cancelliere, un loro consulente tecnico. Il consulente della parte, oltre
ad assistere a norma dellarticolo 194 alle operazioni del consulente del
giudice, partecipa alludienza e alla camera di consiglio ogni volta che
vi interviene il consulente del giudice, per chiarire e svolgere, con lautorizzazione del presidente, le sue osservazioni sui risultati delle indagini
tecniche.
Il Consulente Tecnico di Parte (CTP) viene dunque nominato
dallavvocato di una o di entrambe le parti al fine di garantire la corretta tutela dei diritti del proprio cliente nel processo. Nellambito
dei processi di separazione e divorzio, nei quali comunque in presenza di figli minori della coppia deve essere tenuto ben presente
il superiore interesse del fanciullo da parte di tutti i soggetti coinvolti
nel procedimento, importante che il professionista nominato come
CTP sia s impegnato a sostenere e perseguire gli interessi del coniuge che lo ha nominato, ma ci dovrebbe essere sempre subordinato
allinteresse del minore7.
Quanto alla funzione del CTP, egli opera in qualit di difensore
tecnico della parte che lha nominato. Il CTP ha dunque, anzitutto,
7

In tal senso, il Protocollo del Tribunale di Firenze del 2011, nellallegato relativo alla CTU Psicologica nei Giudizi di Famiglia, stabilisce che, quanto alla
nomina dei CTP, dovranno essere nominati professionisti diversi dagli eventuali terapeuti delle parti stesse, che i difensori non partecipino alle operazioni peritali e che provvedano a spiegare alle parti la natura, le caratteristiche, i
costi ed i tempi della CTU, nonch fornire informazioni sulla possibilit di
nomina dei CTP.
43

il compito di osservare e controllare loperato del CTU e del CTP


di controparte (sia in riferimento alla metodologia che ai contenuti):
il CTP deve infatti verificare che i diversi professionisti coinvolti
adottino metodologie corrette ed esprimano pareri pertinenti ai dati
raccolti e sostenuti dalla letteratura scientifica specialistica. Altra ed
importante funzione del CTP poi quella di partecipare alla raccolta
dei dati da fornire al Giudice ed esprimere le proprie valutazioni ed
osservazioni, in modo tale da fornire al magistrato anche il suo parere tecnico rispetto alla situazione oggetto di consulenza: il CTP si
adopera dunque per ottenere - selezionando le argomentazioni pi
favorevoli che abbiano comunque una valenza scientifica - il miglior
risultato per il suo assistito, pur dovendo mantenere la propria autonomia concettuale (ma anche emotiva e comportamentale) rispetto a
questultimo.
Il consulente di parte ha diritto di assistere al conferimento dellincarico peritale, a partecipare attivamente alle sedute per lespletamento dellincarico peritale, a formulare osservazioni e riserve
nellambito dellaccertamento peritale, a formulare richieste di specifiche indagini peritali, a chiedere la redazione di un verbale delle
operazioni peritali, ad ottenere copia delle audio e videoregistrazioni
dellaccertamento peritale e pu eventualmente a mezzo del difensore che lo ha nominato - rivolgersi al giudice per ogni controversia
sorta con il perito e pu stilare una relazione a conclusione del proprio operato.
Lattivit del consulente di parte, tuttavia, non deve essere dintralcio a quella del CTU e dunque egli, ad esempio, non pu disturbare il colloquio psicologico peritale con domande inadeguate per
qualit, quantit e tempismo, o ritardare pretestuosamente i tempi
di esecuzione dellaccertamento peritale, od utilizzare nei confronti
delle parti dei metodi che influiscono sulla libert di autodeterminazione, n pu effettuare fono o videoregistrazioni occulte. Il CTP
deve inoltre astenersi dal somministrare in proprio i test nel corso
della consulenza (per non invalidare loperato del CTU), non deve
preparare il proprio cliente ai test (comportamento che anche lesivo delle norme deontologiche) e non ha il diritto di intervenire

44

direttamente ponendo al periziando domande aggressive, minacciose, dispregiative, umilianti, ecc. o di suggerire risposte, specie se
favorevoli ai propri pregiudizi. Va per ricordato che il CTU pu
interrompere ogni tanto il colloquio peritale e ascoltare i pareri e
le osservazioni dei consulenti e accogliere le loro domande, le ulteriori spiegazioni, le contestazioni, con ci assolvendo il compito
di rispettare la funzione del CTP e rispettare il diritto di questi ad
una partecipazione attiva ed efficace allo svolgimento della consulenza. In merito ai limiti delloperato del CTP va inoltre ricordato
che lincompatibilit tra i ruoli di consulente e di terapeuta rilevata
per il CTU vale anche per il consulente di parte: infatti deontologicamente scorretto assumere lincarico di CTP qualora lo psicologo
abbia avuto o abbia in carico il minore e/o la coppia genitoriale (ad
esempio supporto/intervento psicologico sul minore, terapia/sostegno di coppia, mediazione familiare, ecc.), in quanto violerebbe il
rapporto di fiducia precedentemente instaurato con il minore e/o
con entrambi i genitori.
Infine, anche per il CTP vale quanto osservato per il CTU in tema
di conoscenze e competenze professionali, che devono comunque essere adeguate rispetto agli argomenti oggetto della consulenza, comprendere non soltanto competenze specifiche inerenti il suo ambito
professionale ed in particolare i rapporti familiari e let evolutiva,
ma anche nozioni giuridiche circa lo svolgimento dei procedimenti
di separazione e divorzio, nonch i poteri, i compiti ed i limiti delle
sua funzione allinterno del processo. Il CTP inoltre ed ancor pi
il CTU, il quale assume lincarico a seguito di nomina e relativo
giuramento avanti al magistrato ed agisce dunque come Pubblico
Ufficiale ausiliario del Giudice nel contesto della consulenza ha
infine, nei confronti dei mezzi di comunicazione di massa, il dovere
di non diffondere informazioni sugli accertamenti peritali in corso
e di mantenere il riserbo su tutte le informazioni connesse al segreto
professionale, in ottemperanza anche ai principi che regolano la privacy, il Codice Deontologico e letica professionale8.
8

In osservanza dellart. 47 Codice sul trattamento dei dati personali (d.lgsl. 30


giugno 2003, n. 196), delle Linee guida in materia di trattamento di dati
45

Inoltre, proprio rispetto al superiore interesse del fanciullo da parte


di tutti i soggetti coinvolti nel procedimento di separazione o divorzio, va ricordato che il CTP pu svolgere nel modo migliore la
propria funzione se non si schiera acriticamente e aprioristicamente al fianco della parte che lo ha incaricato e riesce a farle acquisire
una miglior coscienza delle reali esigenze del minore. Il CTP, sempre
nellinteresse primario di tutelare i minori coinvolti nella vertenza
giudiziaria, deve astenersi dal consultarli e/o ascoltarli direttamente
in assenza del consenso di entrambi i genitori o comunque in occasioni esterne alla CTU, anche nel caso in cui gli venisse richiesto
dal cliente e/o dallavvocato, evitando cosi ogni possibile contatto,
come indicato dal Codice deontologico degli psicologi italiani (art.
31) e da specifiche linee guida accreditate in campo psico-giuridico.
Il CTP deve infatti mantenere la propria autonomia professionale
nel rapporto con lavvocato e con il cliente quale parti committenti,
chiarendo la scelta di metodi e strumenti, e riservandosi il diritto di
rinunciare al mandato qualora le richieste fossero in contrasto con la
propria cognizione ed etica professionale.
Quanto ai rapporti tra CTU e CTP, va anzitutto ricordato che il
CTU tenuto a far rispettare ai CTP - ed a rispettare lui stesso - il
complesso di diritti e di doveri propri del contesto peritale. Al tempo
stesso appare quanto mai opportuno che i professionisti coinvolti
nella consulenza (CTU e CTP), seppur con le rispettive differenti
funzioni e compiti, collaborino al fine di assicurare al Giudice un
risultato quanto pi completo ed articolato possibile, che metta il
magistrato in condizione di valutare i diversi aspetti che ciascuno di
essi intende fargli conoscere. In ogni caso, qualora sussista un disaccordo tra il CTU ed i CTP, le disposizioni di attuazione del c.p.c.
stabiliscono che Se, durante le indagini che il consulente tecnico compersonali da parte dei consulenti tecnici e dei periti ausiliari del giudice e del
pubblico ministero, del 2008 (all. 2), dei Codici deontologici degli Ordini
professionali di appartenenza e del segreto professionale di cui agli artt. 380,
381, 622 c.p., 226 e 379 bis c.p.c., il CTU e i suoi ausiliari sono tenuti a
trattare i dati personali delle parti, secondo i principi di liceit, correttezza e
pertinenza, nonch in modo pertinente e limitato allincarico ricevuto dal
Giudice.
46

pie da s solo, sorgono questioni sui suoi poteri o sui limiti dellincarico
conferitogli, il consulente deve informarne il giudice, salvo che la parte
interessata vi provveda con ricorso. Il ricorso della parte non sospende le
indagini del consulente. Il giudice, sentite le parti, d i provvedimenti
opportuni (art. 92).
Nella suddetta ottica di collaborazione, anzitutto consigliabile
che i diversi consulenti possano incontrarsi agli inizi del lavoro per
chiarire in che modo intendano svolgerlo,per avanzare le rispettive
richieste e concordare i tempi e i modi delle varie operazioni. E
infatti prassi che i CTU, prima di iniziare ogni accertamento, discutano con i CTP anche sulla metodologia da adottare, le modalit
di trasmissione del materiale acquisito, della perizia o consulenza
tecnica con i CTP. Appare inoltre opportuno che, nel corso delliter
peritale, si attuino incontri fra i diversi consulenti, finalizzati alla
discussione di quanto emerso nelle rispettive osservazioni. Tale modalit operativa consente infatti un effettivo scambio con la messa a
disposizione di tutti i dati che ciascuno acquisisce e rende possibile
uneffettiva verifica del reciproco operato.
In ogni caso, quale che sia il rapporto tra CTU e CTP, il consulente tecnico nominato dal Giudice ha comunque lobbligo di comunicare alle parti linizio e la modalit delle attivit peritali: le disposizioni di attuazione al Codice Civile stabiliscono infatti espressamente che il consulente tecnico che viene autorizzato a compiere
indagini senza che sia presente il giudice, deve dare comunicazione
alle parti del giorno, ora e luogo di inizio delle operazioni, con dichiarazione inserita nel processo verbale dudienza o con biglietto a mezzo
del cancelliere(art. 90 disp. att.). A tal fine, nella dichiarazione di
nomina del CTP deve essere indicato il domicilio o il recapito del
consulente della parte ed il cancelliere deve dare comunicazione al
consulente tecnico di parte, regolarmente nominato, delle indagini
predisposte dal consulente dufficio, perch vi possa assistere (art.
92 disp. att.). La mancata comunicazione alle parti, costituisce violazione del contraddittorio e, pertanto, comporta la nullit della
consulenza (come vedremo di seguito). Il CTP ha dunque diritto
di assistere a tutte le indagini indicate dal CTU, durante le quali

47

pu presentare delle istanze ed osservazioni delle quali il consulente


tecnico dufficio dovr tenere conto. In particolare, il CTP partecipa
alle udienze del Giudice ogni volta che vi interviene il CTU, e pone
chiarimenti e controdeduzioni sui risultati delle indagini tecniche,
anche mediante relazione scritta.
Quanto alle successive comunicazioni tra i consulenti, il CTU
non pu ricevere altri scritti defensionali oltre quelli contenenti le
osservazioni e le istanze di parte consentite dallart. 194 c.p.c. ed,
in ogni caso, deve essere comunicata alle parti avverse copia degli
scritti defensionali (art. 90 disp. att.). Tutte le comunicazioni tra i
consulenti (CTU-CTP) devono infatti avvenire nel rispetto del contraddittorio, garantendo la conoscenza condivisa dei contenuti. E
dunque preferibile che le eventuali comunicazioni inviate dai CTP
tramite posta elettronica si limitino a questioni di servizio demandando richieste e/o considerazioni allincontro consulenziale. Lo
stesso deve dirsi per eventuali comunicazioni inviate soprattutto
via mail - direttamente al CTU da parte degli avvocati o delle parti
sostanziali: tali comunicazioni debbono necessariamente restare al
fuori dellambito valutativo della consulenza e cos si espressa anche la Suprema Corte con sentenza del 10 maggio 2001 n. 6502 ha
precisato che Il Ctu non pu fondare le proprie conclusioni su fatti o
circostanze non ritualmente dedotti e provati nel giudizio: gli elementi
di fatto sui quali fonda il proprio giudizio debbono essere i medesimi sui
quali il giudice potrebbe fondare la propria sentenza Infatti il CTU
non pu acquisire documentazione direttamente dalle parti e/o dai
consulenti di parte (ovvero documentazione che non sia stata previamente depositata in Tribunale, prodotta in giudizio ed inserita
nel fascicolo di causa, in modo tale da essere conoscibile anche dalla
controparte).

48

10. Lo svolgimento della consulenza


e le indagini del CTU
Le norme codicistiche che regolano le indagini che il CTU deve
svolgere per rispondere al quesito formulato dal Giudice lasciano
ampio margine di discrezionalit al consulente nello stabilire come
condurre la sua osservazione e la relativa analisi, essendo tale aspetto
attinente alla specifica professionalit del CTU nominato.
In tale contesto, anzitutto importante che il consulente segua
determinati principi-guida (molti dei quali si rinvengono nei Codici
deontologici professionali, come nel Codice Deontologico degli
Psicologi Forensi), quali anzitutto lindividuazione di una metodologia di lavoro coerente con la formazione teorica, con gli obiettivi
specifici dellintervento e rispettosa delle caratteristiche degli utenti.
Nello stesso senso, il CTU dovrebbe sempre esplicitare i modelli
teorici utilizzati, avere come referenti primari i criteri scientifici e
metodologici della propria area di specializzazione (psicologia, psichiatria, etc..), impiegare criteri di valutazione riconosciuti affidabili
dalla comunit scientifica di riferimento, utilizzare test psicologici
con un comprovato livello di validit e affidabilit9:, in modo tale da
9

I test psicologici sono strumenti tipici della professione di psicologo, e nelle consulenze rappresentano unimportante parte integrante del pi ampio
e complesso lavoro di accertamento e di inquadramento psicodiagnostico.
Il buon utilizzo dei test un valido aiuto nella formulazione della diagnosi,
anche perch sono strumenti che permettono di evidenziare eventuali simulazioni o enfatizzazioni delle parti. Lutilizzo dei test e la valutazione dei
relativi risultati, peraltro, come gi rilevato, deve essere effettuata soltanto da
chi ne abbia specifica conoscenza : per questo, in generale, i test non vengono somministrati dai CTU e, soprattutto per gli esami dei minori, lo stesso
consulente richiede al Giudice di specificare nel quesito che pu delegare tale
specifica attivit ad altri colleghi (testisti specializzati in psicologia dellet
evolutiva). Ed inoltre, la scelta dei test deve essere valutata cercando di non
esplorare aree della personalit del soggetto che non risultino significative ai fini
del quesito posto al consulente.
49

ridurre al minimo linterferenza soggettiva dellosservatore/valutatore e da permettere ai CTP ed al Giudice la valutazione critica dei
risultati.
Daltra parte, appare importante che il CTU estenda la valutazione
a tutti i soggetti significativi ed utilizzi molteplici fonti di informazione per ogni area che deve essere analizzata, evitando di esprimere
pareri o giudizi e mantenendo lautonomia scientifica e professionale nei rapporti con i magistrati, gli avvocati, i CTP e le parti. Il
CTU deve avere particolare cura nel redigere e conservare appunti,
note, scritti di qualsiasi genere raccolti nellambito dellindagine ricorrendo, ove possibile, alla video registrazione o, quantomeno, alla
audio registrazione delle attivit svolte consistenti nella acquisizione
delle dichiarazioni o delle manifestazioni di comportamenti e porre tale materiale a disposizione delle parti e del magistrato10.
Al termine della sua indagine, inoltre, provvedendo a rispondere
al quesito del Giudice, il CTU deve valutare attentamente il grado
di validit e di attendibilit delle informazioni, dati e fonti su cui
basano le conclusioni raggiunte, rendendo espliciti i modelli teorici
di riferimento utilizzati e, alloccorrenza, vagliando ed esponendo
ipotesi interpretative alternative ed esplicitando i limiti dei propri
risultati.
Nellambito della sua indagine, altrettanto importante che il
CTU faccia riferimento a documenti che forniscono orientamenti
metodologici e deontologici in ambito di psicologia giuridica per
individuare poteri/limiti della propria attivit di consulente e le scelte da effettuare durante lo svolgimento dellincarico:
Codice Deontologico degli Psicologi Italiani (che ha valore
giuridico/deontologico);
Linee Guida Deontologiche per lo Psicologo Forense (redatte
10 Il Protocollo del Tribunale di Firenze del 2011, nellallegato relativo alla
CTU Psicologica nei Giudizi di Famiglia, stabilisce che quanto allo svolgimento della CTU, il Giudice dovr disporre che il CTU registri gli incontri
peritali (e che tale materiale come da Delibera 46/2008 del Garante per la
protezione dei dati personali sia depositato in allegato assieme allelaborato
peritale, unitamente a quello raccolto durante la consulenza).
50

dallAIPG, Associazione Italiana Psicologia Giuridica, non


sono sostitutive del Codice deontologico, ma contengono
indicazioni specifiche per lattivit psicologica in ambito forense, agg. 2009);
Ancor pi specifiche, sebbene non aventi carattere nazionale,
sono:
le Linee guida per la consulenza tecnica in materia di affidamento dei figli a seguito di separazione dei genitori: contributi
psico-forensi (Protocollo di Milano, 2012);
A livello internazionale, vanno segnalate poi le Linee Guida per laffidamento dei minori nei procedimenti di famiglia, dellAPA (American
Psychological Association - Guidelines for child custody evaluations in
family law proceedings, 2009), che segnalano, in modo preminente,
linteresse primario verso il minore, specificando che lobiettivo della
valutazione contribuire a individuare il migliore interesse psicologico
per il figlio e che il benessere del figlio fondamentale oltre gli interessi dei genitori, e quindi il procedimento deve garantire che il massimo fuoco di attenzione continui a essere linteresse del figlio. Al fine
di raggiungere tale obbiettivo, le Linee Guida invitano i consulenti
a provvedere allaggiornamento continuo delle competenze acquisite, chiarendo che queste devono essere di ampia portata, inerenti la
clinica, la psicologia e la psicopatologia dellet evolutiva e adulta, le
teorie dei sistemi e delle relazioni, le norme giuridiche generali e specifiche della materia dellaffidamento minorile, ovvero integrazioni
di saperi che sono alla base della psicologia giuridica.
Al fine di impostare la consulenza e rispondere adeguatamente ai
quesiti, il CTU dovr anzitutto aver definito con la maggiore esattezza possibile il campo della propria indagine, ponendo particolare
attenzione alla necessit di individuare una precisa risposta allo specifico quesito posto dal Giudice, cos come testualmente formulato.
Il compito del CTU infatti quello di formulare un parere specialistico, in risposta al quesito del Giudice, sulla situazione familiare esistente dei coniugi che si vogliono separare/divorziare e dei figli e
sulla sua possibile evoluzione, e non quello di emettere un giudizio,
che invece compito esclusivo del giudice.
51

La consulenza psicologica nellambito dei procedimenti di separazione e divorzio prevede diverse fasi. Per rispondere al quesito, il
CTU inizia abitualmente le operazioni con una ricostruzione storica
delle vicende delle parti e di quelle processuali che hanno interesse
ai fini della consulenza: il CTU prende anzitutto visione del materiale disponibile riguardante la causa (dichiarazioni e memorie degli
avvocati, delle parti, eventuali lettere o scritti dei due contendenti,
dichiarazioni degli insegnanti, certificati medici, fotografe, ecc...)
per avere una visione generale di insieme. La lettura accurata ed integrale degli atti contenuti nei fascicoli del Tribunale prima dellinizio dei colloqui peritali consente al CTU di acquisire dati storici e
di contesto, di cominciare a costruire, tramite gli elementi riportati
nel fascicolo, delle ipotesi da verificare nel corso della consulenza
e individuare cos la metodologia pi idonea rispetto alle aree da
indagare.
Esaminata la documentazione, il consulente avvia le indagini: egli
ha il compito di indagare ogni aspetto relativo al bambino, alla relazione di questultimo con i genitori, alle qualit personali di ogni
singolo genitore e alle capacit del medesimo di assolvere alle funzioni parentali di accudimento e di tutela dello sviluppo psicofisico
e socio-affettivo del figlio. Per acquisire ulteriori elementi, il CTU
pu assumere, se necessario, informazioni sullambiente fisico e sociale nel quale il minore vive abitualmente, con unanalisi del contesto familiare allargato e, su mandato dellAutorit Giudiziaria, con
la raccolta di informazioni presso ogni figura o Istituto, in grado di
riferire ulteriori elementi utili alla valutazione complessiva.
In materia di affidamento dei figli, la metodologia peritale deve infatti rilevare e integrare elementi di valutazione provenienti sia dai
singoli soggetti che dalla relazione esistente tra loro, consentendo cos
lo studio approfondito delle caratteristiche psicofisiche dei figli, in
modo da favorire la ricostruzione della storia individuale, familiare e
del rapporto tra i coniugi e la formulazione di unattenta descrizione
e valutazione clinica/relazionale. Generalmente il CTU prefissa a tal
fine un calendario di incontri, volti alla valutazione della personalit
dei coniugi e dei minori, a compiere lindagine ambientale (cio la

52

valutazione del contesto fisico e relazionale in cui il minore inserito


e che comprende labitazione, la scuola frequentata ed altri ambienti
sportivi/ricreativi, o familiari, come quello dei nonni), allaudizione
di eventuali ulteriori testimoni (assistenti sociali, insegnati, medici).
Generalmente il CTU effettua: incontri individuali (ove vengono
sentiti singolarmente i genitori, in modo da raccogliere la propria
storia anamnestica), incontri di coppia (per avere informazioni circa
la storia della coppia e il loro livello di conflittualit), incontri con il
minore11, osservazioni tra i figli e ciascun genitore (per appurare che
tipo di rapporto vi sia), visite domiciliari (per verificare se il minore
abbia uno spazio adeguato alla propria crescita psico-fisica); incontri
di somministrazione dei test mentali (per avere un quadro completo
sulla personalit delle parti).
In ambito peritale il colloquio clinico rappresenta lo strumento
principale per la raccolta di informazioni in quanto permette di stabilire un rapporto diretto con le persone coinvolte allinterno del
quale, i soggetti, sentono di poter portare i propri vissuti esprimendosi come individui e genitori. I colloqui che coinvolgono le figure
genitoriali possono essere svolti sia individualmente che congiuntamente. Questultimo caso ha luogo solitamente quando si ritiene
necessario avviare un confronto tra le parti allinterno di un contesto
controllato come la CTU oppure, in concomitanza di momenti di
restituzione del lavoro peritale. Importante, in tale contesto, ricordare che il CTU, al momento dellincontro con la coppia genitoriale,
deve avere chiaro a quale punto del processo di divorzio psichico si
colloca: con tale termine si designa quel processo affettivo-emotivo
e psicologico di progressivo e reciproco distacco dei partners, ed
caratterizzato da prevedibili sentimenti di sofferenza, dolore e collera12. Allo stesso modo, anche per il minore il colloquio rimane lo
11 In tale contesto, il CTU spesso compatibilmente con let del minore e
tenendo conto delle particolarit specifiche del caso concreto che possano
portarlo a decidere in senso inverso - procede anche ad effettuare incontri
con il minore/figlio della coppia che ricorsa al Tribunale per separarsi/divorziare: a tale specifico aspetto delle indagini del consulente dedicheremo il
paragrafo successivo, data la delicatezza e limportanza della questione.
12 Il divorzio psichico non va confuso con il divorzio legale: questultimo
53

strumento fondamentale in quanto il bambino in tale circostanza,


pu sentire di essere accolto e ascoltato nel suo vissuto e con il quale
si condivide la possibilit di riformulare ai genitori comportamenti
maggiormente tutelanti per lui.
Accanto ai colloqui con i soggetti, risulta essenziale losservazione
diretta delle relazioni familiari: interazioni madre padre figlio,
che permette di valutare la qualit e le caratteristiche della relazione
non solo sulla base delle rappresentazioni interne del genitore ma
anche sulle dinamiche direttamente osservate. Le interazioni familiari solitamente vengono videoregistrate per consentire alle parti o
al Giudice di accedere ai filmati nel momento in cui lo ritengano
necessario e per effettuare una microanalisi particolareggiata delle
dinamiche osservate. Le aree maggiormente significative da indagare
durante la CTU con i genitori e i figli sono generalmente:
motivi che hanno portato la famiglia alla CTU, difficolt
vissute, aspettative sul lavoro peritale, definizione del significato e lutilit alla luce di una possibile costruzione di un
percorso congiunto;
storia relazionale di coppia nella quale importante ripercorrere: fase del fidanzamento, crisi e attuale situazione relazionale venutasi a determinare dopo luscita di casa del genitore,
sviluppo o meno di nuovi adattamenti allinterno della coppia a seguito di cambiamenti di eventi vissuti come importanti; analisi delle relazioni rispetto alla famiglia di origine;
personalit dei genitori inquadrata se necessario anche attraverso test psicodiagnostici;
capacit di descrivere se stessi come genitori nei propri limiti
e nelle proprie risorse e le capacit di descrivere laltro nel
suo ruolo genitoriale, separando le sue percezioni dai vissuti
personali e dal conflitto di coppia; accesso allaltro genitore,
individuando gli elementi di cooperazione e disponibilit, o
viceversa, la difficolt sostanziale rispetto al diritto/dovere
pu avvenire anche in assenza del primo e quando ci avviene, si assiste ad
interminabili conflitti legali (Cigoli et al. 1997).
54

dellaltro genitore a partecipare alla crescita e alleducazione


dei figli; capacit di descrizione della figlio al fine di raccogliere informazioni sul mondo interno dei genitori e le modalit con le quali ladulto immagina, rappresenta e prepara
il percorso di vita del figlio e il suo sviluppo.
vissuti del minore in relazione alla sua fase evolutiva e vissuto
nei confronti delle figure genitoriali; analisi della personalit
se necessario, attraverso test psicodiagnostici.
famiglie di origine: colloqui nel caso lo si ritenga necessario
ai fini della risposta al quesito.
colloqui con tutte le persone significative che coinvolgono la
vita del minore, il cui ascolto pu contribuire ad unattenta
risposta al quesito.
indagine ambientale: include una lettura multiforme della vita del minore in famiglia, a scuola e nel tempo libero.
Fornisce un quadro completo del funzionamento familiare
della famiglia separata, dei rischi che corre e delle risorse su
cui il bambino pu contare, delle sue attitudini, competenze
e dei suoi bisogni.
Oltre ai colloqui e alle interazioni familiari, il CTU pu avvalersi
dei test psicologici. I test psicologici utilizzati durante la CTU, devono essere considerati come ausili nella valutazione globale del funzionamento psicologico del soggetto, per completare e approfondire
il materiale raccolto durante i colloqui. Limportanza dei test riconducibile alla loro peculiarit di rilevare aree conflittuali e/o sofferenti
che possono non essersi manifestate con chiarezza durante i colloqui.
E opportuno affidare la somministrazione dei test ad ausiliari scelti
dal perito con una formazione specifica in psicodiagnosi13. Lanalisi
psicodiagnostica attraverso i test rappresenta una delle diverse fasi
13 Il Protocollo del Tribunale di Firenze del 2011, nellallegato relativo alla
CTU Psicologica nei Giudizi di Famiglia, stabilisce che qualora il CTU abbia
necessit di integrare il proprio contributo con quello di professionisti aventi
competenze specifiche diverse (es. per la somministrazione di test psicologici) auspicabile che sia affiancato da uno specialista-ausiliario che presti
anchegli il giuramento di rito.
55

del percorso peritale che deve essere letta e ridefinita allinterno del
pi ampio lavoro svolto con i singoli soggetti.
Quanto ai limiti delle specifiche indagini condotte dal CTU, va evidenziato che il codice di procedura civile fissa vagamente dei confini
allattivit del consulente, in quanto subordina allautorizzazione del
Giudice la possibilit di domandare chiarimenti alle parti e di assumere informazioni da terzi e limita alle osservazioni ed alle istanze il
tipo di attivit, anche in forma scritta, che le parti possono porre in
essere (art. 194 c.p.c.)14. Lo scarno dato testuale deve essere integrato
tramite linterpretazione giurisprudenziale, che ha dato una lettura
estensiva delle suddette disposizioni ma, nel contempo, ha fissato
precisi limiti allattivit del consulente. A tal proposito, ad esempio,
una prassi comune che informazioni, alle parti e ai terzi, vengano
richieste dal consulente indipendentemente da unespressa autorizzazione del giudice, ma il consulente dovr sempre e comunque riferirne al Giudice indicando la fonte di tali informazioni, affinch il
magistrato possa poi utilizzarle in ambito processuale come fonte di
convincimento e le altre parti possano comunque averne conoscenza. Rispetto alle informazioni che il CTU assume dalle parti stesse,
va ricordato poi che il consulente non potr comunque fondare le
proprie conclusioni unicamente su quanto da esse dichiarato.
Qualora il CTU porti avanti delle indagini esorbitanti o non pertinenti con i quesiti posti dal Giudice, oppure operi esercitando poteri
che non gli sono attribuiti dalla legge, oltre alla possibile nullit della
consulenza, si possono profilare aspetti di responsabilit disciplinare,
penale e civile in capo al CTU (come vedremo di seguito). In merito
a tale problematica, va ricordato che, ad es., il CTU pu acquisire
da terzi non gi qualsiasi informazione, ma soltanto le informazioni
strettamente necessarie per rispondere al quesito postogli dal giudice. Allo stesso modo, ormai pacifico che il consulente possa svol14 Il Protocollo del Tribunale di Firenze del 2011, nellallegato relativo alla
CTU Psicologica nei Giudizi di Famiglia, stabilisce che nellaffidare lincarico, il Giudice autorizzer le visite domiciliari, quelle scolastiche, i colloqui
con i familiari, nonch tutte quelle attivit che consentano al perito di capire
e di descrivere la reale situazione della persona minorenne, acquisendo informazioni nei contesti familiari e sociali ove questa inserita.
56

gere attivit di accertamento di quei fatti accessori che costituiscono


il presupposto necessario per rispondere ai quesiti posti dal Giudice,
ma al contrario non pu accertare i fatti principali, cio quelli direttamente posti a fondamento di domande ed eccezioni, il cui onere
probatorio incombe sulle parti. Qualora ci accada, laccertamento di tali fatti, effettuato oltre i limiti del mandato conferito, deve
considerarsi nullo per violazione del principio contraddittorio, con
conseguente inutilizzabilit da parte del Giudice.
Rispetto agli accertamenti peritali: vero che i CTP possono suggerire al CTU il compimento di specifiche indagini, ma pur vero
che il CTU non tenuto ad eseguire gli accertamenti sollecitati dal
consulente di parte, in quanto egli vincolato unicamente ai quesiti
posti dal giudice. Daltra parte, va precisato che soprattutto in assenza di CTP la partecipazione dei difensori alle operazioni peritali
deve essere sempre ammessa dal CTU (perch prevista dallart. 194
c.p.c.) ma il legale non dovr interferire, n intervenire direttamente
nei colloqui clinici e anamnestici, individuali e di coppia, ma deve
limitarsi allosservazione. Nei colloqui con i minori preferibile una
partecipazione indiretta sopratutto dei legali, ma anche dei CTP,
in particolar modo in presenza di minori in tenera et o in situazioni
di accentuata conflittualit familiare ovvero attraverso uno specchio unidirezionale o schermi posti in altra stanza.
Al termine degli incontri avvenuti durante la consulenza, prima
della redazione dellelaborato da consegnare al Giudice, il CTU
generalmente si ritrova con i CTP in un incontro di verifica sul
caso, nel quale, tenendo conto della natura conflittuale delle parti
impegnate nel procedimento e delle rispettive differenti posizioni,
ma mantenendo sempre corretta la distanza rispetto alloggetto di
indagine, i professionisti si confrontano sulle risultanze emerse dalle indagini. Anche in tale sede la collaborazione tra professionisti
appare molto importante: il CTU deve fornire ai CTP il materiale
completo acquisito ed acquisire i loro pareri professionali, definendo
anche modi e tempi di presentazione delle osservazioni scritte dei
CTP. Pur dovendo mantenere la propria autonomia professionale (il
CTU dal magistrato, il CTP dalle parti o dai legali), i professionisti

57

hanno lonere di prendere in considerazione interpretazioni diverse


dei dati durante il reciproco confronto: il CTU potr certamente
manifestare il proprio dissenso, criticare - quando necessario - i giudizi elaborati dei CTP, nel rispetto della loro dignit professionale
e sulla base di argomentazioni di carattere scientifico. Quando ci
appare possibile ed opportuno inoltre prassi dei CTU (assieme agli
eventuali CTP), svolgere un ultimo incontro con le parti genitori
che vogliono separarsi o divorziare detto incontro di restituzione, per fornire informazioni chiare su condizioni psicologiche dei
minori, competenze genitoriali emerse, eventuali lacune rilevate.
Attraverso la restituzione di tali informazioni alle parti, il CTU invero riesce anche ad acquisire ulteriori indicazioni relative alla disponibilit al cambiamento di modalit educative e relazionali e alle
risorse utilizzabili per leventuale mediazione dei conflitti, che potr
poi comunque utilizzare al momento della redazione delle risposte al
quesito. Va infatti ricordato che, in generale, la condotta delle parti
durante le operazioni peritali pu essere valutata dal Giudice quale
argomento di prova (art. 116 c.p.c.)15.

15 Lart. 116 c.p.c. stabilisce che Il giudice deve valutare le prove secondo il suo
prudente apprezzamento, salvo che la legge disponga altrimenti. Il giudice pu
desumere argomenti di prova dalle risposte che le parti gli danno a norma dellarticolo seguente, dal loro rifiuto ingiustificato a consentire le ispezioni che egli ha
ordinate e, in generale, dal contegno delle parti stesse nel processo.

58

11. Lascolto del minore nellambito


della CTU
Tra le attivit svolte dal CTU nellambito della sua indagine, come
gi osservato, rientra sovente quella inerente allascolto del minore
coinvolto - suo malgrado - nel procedimento di separazione/divorzio
avanzato dai genitori.
La tematica dellascolto del minore allinterno delle procedure giudiziarie che lo riguardano ha assunto, negli ultimi anni, una particolare rilevanza. Se vero che il diritto allascolto del minore ormai
contenuto da tempo in numerosi documenti internazionali (tra i
quali vanno ricordati la Convenzione sui diritti del fanciullo di New
York, approvata dallAssemblea Generale delle Nazioni Unite il 20
novembre 1989, nonch la Convenzione Europea sullesercizio dei
diritti dei fanciulli, redatta a Strasburgo il 25 gennaio 1996)16,
pur vero che soltanto di recente le scienze giuridiche ed il legislatore
16 Norma di riferimento innanzitutto lart. 12 della Convenzione ONU sui
diritti del fanciullo che, in coerenza con la concezione del minore come soggetto di diritti e protagonista delle scelte che riguardano la sua vita, prevede
lobbligo per gli Stati parti: - di garantire al fanciullo capace di discernimento
il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo
interessa; - di fornire in particolare al fanciullo la possibilit di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne, direttamente, o tramite un rappresentante o un organo appropriato; - di tenere
conto delle opinioni espresse dal bambino in relazione alla sua et e al suo
grado di maturit. La necessit di garantire la massima partecipazione del
minore nella determinazione delle decisioni che lo riguardano affermata
anche nella Convenzione europea sullesercizio dei diritti dei fanciulli, ratificata
dallItalia con L. 20 marzo 2003, n. 77, finalizzata a garantire che i minori possano sempre partecipare ai procedimenti giudiziari che li riguardano
e ricevere tutte le informazioni necessarie: tale documento riconosce quali
diritti del bambino - capace di sufficiente discernimento - quello di ricevere
informazioni adeguate e di esprimere le proprie opinioni (che devono essere
tenute in debito conto dai soggetti deputati a prendere decisioni in ordine
alla vita del minore stesso).
59

hanno cominciato a considerare realmente il minore come soggetto


titolare di autonomi diritti (e non pi soltanto come mero oggetto
di tutela). A livello nazionale, grandi passi in avanti sono stati fatti
attraverso due recenti provvedimenti legislativi succedutisi a distanza di poco tempo luno dallaltro: la L. 10 dicembre 2012, n.219
Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali, rivolta
allunificazione dello status di figlio (in vigore dal 1 gennaio 2013)
ed il Decreto legislativo 28 dicembre 2013, n. 154 Revisione delle
disposizioni vigenti in materia di filiazione, a norma dellarticolo 2
della legge 10 dicembre 2012, n. 219 (in vigore dal 7 febbraio 2014).
La prima disposizione ha infatti sancito la regola generale secondo
cui il figlio minore, che abbia compiuto gli anni dodici e anche di
et inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano (art. 315-bis
c.c.)17. La legge suddetta delegava poi il Governo a regolamentare le
modalit per lascolto del minore: in adempimento di tale delega, il
Decreto n. 154/2013 disciplina le modalit di ascolto del minore introducendo larticolo 336-bis c.c., che stabilisce come allascolto del
minore provveda il Presidente del Tribunale o un giudice da questi
delegato, nellambito dei procedimenti nei quali devono essere adottati provvedimenti che lo riguardano. La norma stabilisce altres che
il giudice possa avvalersi di esperti e ausiliari, in quanto potrebbero,
nei singoli casi, essere necessarie specifiche competenze psicologiche,
neuropsichiatriche, etc. e che il minore deve essere informato sulla
natura del procedimento e sugli effetti dellascolto. Il nuovo articolo
337-octies c.c., disciplina poi i poteri del giudice e lascolto del mi17 Lart. 315 bis (introdotto dalla Legge 10 dicembre 2012 n. 219 ed inserito
nel Libro I Delle persone e della famiglia Titolo IX Delle responsabilit genitoriale e dei diritti e doveri del figlio Capo I Dei diritti e doveri del figlio)
stabilisce che Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito
moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacit, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni e che Il figlio minore che abbia compiuto gli anni
dodici, e anche di et inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere
ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano riconoscendo il
diritto allascolto del minore, non soltanto in ambito giudiziario, ma ancor
prima in ambito familiare.
60

nore nellambito di separazione, divorzio, annullamento, nullit del


matrimonio ovvero di procedimenti per l affidamento dei figli nati
fuori dal matrimonio, stabilendo che nelle ipotesi di accordo tra i
genitori - separazione/divorzio consensuale - lascolto del minore costituisce leccezione (perch la regola il suo non ascolto, dovendosi
ritenere in questi casi laudizione del minore superflua), mentre nei
procedimenti giudiziali, lascolto un diritto del minore, dal quale
non deriva un obbligo del giudice di procedervi, salvo nelle ipotesi
in cui il magistrato - alla luce delle circostanze del caso concreto,
tenuto conto dellet e della capacit di discernimento - valuti come
nociva per il minore laudizione e dunque la ritenga non conforme
al suo superiore interesse 18.
18 Lart. 336-bis c.p.c. (introdotto dal D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154 - inserito nel Libro I Delle persone e della famiglia, Titolo IX Delle responsabilit
genitoriale e dei diritti e doveri del figlio,Capo I Dei diritti e doveri del figlio
- in vigore a decorrere dal 7 febbraio 2014) dedicato proprio allascolto del
minore e stabilisce che Il minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche
di et inferiore ove capace di discernimento ascoltato dal presidente del tribunale o dal giudice delegato nellambito dei procedimenti nei quali devono essere
adottati provvedimenti che lo riguardano. Se lascolto in contrasto con linteresse
del minore, o manifestamente superfluo, il giudice non procede alladempimento
dandone atto con provvedimento motivato. Lascolto condotto dal giudice, anche
avvalendosi di esperti o di altri ausiliari. I genitori, anche quando parti processuali del procedimento, i difensori delle parti, il curatore speciale del minore, se
gi nominato, ed il pubblico ministero, sono ammessi a partecipare allascolto se
autorizzati dal giudice, al quale possono proporre argomenti e temi di approfondimento prima dellinizio delladempimento. Prima di procedere allascolto il
giudice informa il minore della natura del procedimento e degli effetti dellascolto.
Delladempimento redatto processo verbale nel quale descritto il contegno del
minore, ovvero effettuata registrazione audio video. Inoltre, lart. 337-octies
(introdotto dallo stesso decreto n. 154 del 2013 ed inserito nelo stesso Libro
e Titolo suddetto, al Capo II Esercizio della responsabilit genitoriale a seguito di separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili, annullamento,
nullit del matrimonio ovvero allesito di procedimenti relativi ai figli nati
fuori del matrimonio) stabilisce inoltre che il Giudice, prima di assumere
provvedimenti, anche temporanei, riguardanti i figli (previsti dallart. 337 ter)
pu assumere, ad istanza di parte o dufficio, mezzi di prova. Il giudice dispone,
inoltre, lascolto del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di
et inferiore ove capace di discernimento. Nei procedimenti in cui si omologa o si
61

Nei procedimenti di separazione e divorzio, anche in assenza di


una CTU, il minore dovr pertanto essere ascoltato dal Giudice, che
nellespletare tale incombenza potr comunque avvalersi dellapporto
di uno psicologo come suo ausiliario: in questo caso, per, il ruolo
dello psicologo diverso da quello del CTU, perch finalizzato alla
facilitazione della comunicazione tra il Giudice e il minore. Lascolto
del minore allinterno della CTU psicologica svolta nellambito di un
procedimento di separazione o di divorzio permette invece al consulente di effettuare valutazioni o diagnosi sul minore stesso e costituisce
un momento molto delicato ma, al tempo stesso, fondamentale per la
completezza delle risposte al quesito posto dal Giudice. Nellambito
dellespletamento della CTU, dunque, richiesta allesperto una particolare competenza e cautela nel momento in cui si appresta ad effettuare incontri ed indagini specifiche sul minore.
Deve essere chiarito che lincontro con il minore non , di per
s, uno strumento di indagine ed il minore non testimone, n
un mezzo di prova: laudizione del minore da parte del CTU finalizzato a raccogliere le sue opinioni, i suoi bisogni e i suoi vissuti
in merito alla vicenda familiare. Ascoltare un minore non significa
chiedere il suo parere rispetto alle questioni sulle quali confliggono
i suoi genitori, ma dare ascolto ai suoi bisogni, stabilire con lui un
rapporto di fiducia e di comprensione empatica, tramite un ascolto
attivo e rispettoso della sua soggettivit. Oltre a garantire il diritto
ad esprimere liberamente la propria opinione, lascolto del minore
nellambito della CTU rivolto anche a raccogliere elementi utili
a comprendere la dinamica familiare, la relazione del minore con i
genitori, il grado di libert e di discernimento del minore rispetto
alla conflittualit coniugale19.
prende atto di un accordo dei genitori, relativo alle condizioni di affidamento dei
figli, il giudice non procede allascolto se in contrasto con linteresse del minore o
manifestamente superfluo. Qualora ne ravvisi lopportunit, il giudice, sentite le
parti e ottenuto il loro consenso, pu rinviare ladozione dei provvedimenti di cui
allarticolo 337-ter per consentire che i coniugi, avvalendosi di esperti, tentino una
mediazione per raggiungere un accordo, con particolare riferimento alla tutela
dellinteresse morale e materiale dei figli.
19 Nelle situazioni di grave contrasto genitoriale auspicabile la massima pru62

Occorre anche ricordare che lo studio clinico della personalit del


minore ha ad oggetto la comprensione del suo funzionamento psicologico e la qualit dellesame di realt, e deve essere altres incentrata
sugli aspetti emotivi, affettivi e relazionali: allesperto, per, non pu
essere demandato il compito - non delegabile perch di esclusiva
competenza del Giudice - di accertare la veridicit di quanto raccontato dal minore.
Il CTU, al fine di predisporre ed effettuare adeguatamente laudizione del minore, oltre al proprio Codice Deontologico Professionale
ed agli ulteriori documenti sopra indicati pu avvalersi delle
ulteriori indicazioni contenute nei seguenti documenti che, seppur
non vincolanti (ed in parte circoscritti a campi pi specifici forniscono sicuramente al consulente ottime regole di base, riconosciute
valide dalla comunit scientifica:
Lascolto del minore testimone. Linee Guida Nazionali (Societ
Italiana di Criminologia, Societ Italiana di Medicina legale e delle Assicurazioni, Societ Italiana di Neuropsichiatria
dellInfanzia e dellAdolescenza, Societ Italiana di
Neuropsicologia, Societ Italiana di Psichiatria, Societ di
Psicologia Giuridica. Consensus Conference, 2010);
Lascolto dei minorenni in ambito giudiziario (CSM e Comitato
Italiano per lUnicef, 2012);
La Carta di Noto III (indicazioni specifiche in materia di
esame su minore in caso di abuso sessuale, agg. 2011);
Linee Guida S.I.N.P.I.A. in tema di abuso su minori (Societ
Italiana di Neuropsichiatria dellInfanzia e dellAdolescenza,
2007).
Vanno inoltre ricordate le recenti Linee Guida per lascolto del minore nelle separazioni e divorzi (Ordine Psicologi Lazio, 2012).
In generale - in via di sintesi - da tali documenti emerge che, al
fine di realizzare un ascolto efficace del minore, il CTU dovr garandenza nel trattare le dichiarazioni del minore: il rischio che il bambino sia
sottoposto, anche inconsapevolmente, ad un conflitto di lealt da parte di
uno o di entrambi i genitori.
63

tire un setting adeguato che permetta al minore di sentirsi a proprio


agio e compreso nelle sue espressioni. Altrettanto importante che
il CTU espliciti al minore gli scopi dei colloqui, informandolo sui
diritti e sulla procedura in corso e creando un buon rapporto con lui,
consentendogli cos di esprimere liberamente opinioni, esigenze e
preoccupazioni. Nel condurre i colloqui, il CTU dovr naturalmente tenere conto dellet e della capacit di comprensione del minore,
evitare per quanto possibile che si attribuisca la responsabilit per
ci che riguarda il procedimento e gli eventuali sviluppi. Inoltre occorre tenere sempre presente che il CTU dovr limitarsi ad indagare
le aree pertinenti al quesito peritale/ai quesiti peritali, rispettando
la finalit di osservazione (senza perci interrogare il minore). Il
minore deve essere accolto attraverso un linguaggio semplice e per
lui comprensibile, evitando termini giuridici e psicologici che creano
distanza o incomprensione e devono essere a lui esplicitate chiare
informazioni sul contesto e sulla finalit dellincontro (rapportate,
naturalmente allet del minore). Nellambito dei colloqui, il CTU
dovr anche tutelare il diritto del minore al rispetto della sua dignit
e riservatezza ed, allo stesso modo, il CTU dovr garantire che gli
incontri avvengano in tempi, modi e luoghi tali da assicurare la serenit del minore e la spontaneit della comunicazione, evitando il
ricorso a domande suggestive (o che diano per scontata la sussistenza
del fatto oggetto delle indagini) e riducendo il pi possibile il numero delle audizioni per minimizzare lo stress che la ripetizione dei
colloqui pu causare al minore, provvedendo in ogni caso a trascrivere accuratamente ciascun colloquio e ad effettuare laudio o video
registrazione dei colloqui.
Nella stessa ottica - e per rendere meno artificioso lascolto del
minore - il CTU dovrebbe pu concordare che i CTP assistano indirettamente ai colloqui, tramite la presa visione della registrazione
audio e/o audio-video dellincontro o uno specchio unidirezionale
o tramite telecamera a circuito chiuso. In ogni caso, il CTU deve
aver cura di reperire eventuali suggerimenti o domande dei CTP,
nonch fornire loro ogni materiale inerente il colloquio (ovvero audio/video registrazioni). Qualora il CTU decida di impiegare test

64

di valutazione (di personalit, neuropsicologici e proiettivi), dovr


utilizzare strumenti caratterizzati da elevata e comprovata affidabilit scientifica, adoperandosi comunque affinch le modalit dellintervista siano attinenti ai protocolli di buona pratica suggeriti dalla
letteratura internazionale: la scelta dei test da impiegare affidata
alla competenza dellesperto, che dovr dar conto - al Giudice e alle
parti del quadro teorico di riferimento, nonch di quali parti della
valutazione del test sono il frutto di codifiche riconosciute e standardizzate e quali invece il frutto di ipotesi interpretative.
Al temine del colloquio, infine, appare importante anche che al
minore venga spiegata che la natura e il contenuto delle decisioni
che saranno prese dal Giudice e che lo riguarderanno, con particolare attenzione al fatto che dette determinazioni giudiziali terranno
conto di quanto da lui riferito, ma potranno essere diverse.

65

12. La relazione finale del ctu


e la liquidazione del consulente
Lart. 195 c.p.c.. stabilisce che Delle indagini del consulente si forma processo verbale, quando sono compiute con lintervento del giudice
istruttore, ma questi pu anche disporre che il consulente rediga relazione scritta. Se le indagini sono compiute senza lintervento del giudice, il
consulente deve farne relazione, nella quale inserisce anche le osservazioni e le istanze delle parti. La relazione deve essere trasmessa dal consulente alle parti costituite nel termine stabilito dal giudice con ordinanza
resa alludienza di cui allarticolo 193. Con la medesima ordinanza
il giudice fissa il termine entro il quale le parti devono trasmettere al
consulente le proprie osservazioni sulla relazione e il termine, anteriore
alla successiva udienza, entro il quale il consulente deve depositare in
cancelleria la relazione, le osservazioni delle parti e una sintetica valutazione sulle stesse.
Il consulente infatti, al termine delle operazioni peritali, redige la
relazione definitiva nella quale inserisce anche le osservazioni e le
istanze delle parti. La relazione deve essere trasmessa dal CTU alle
parti costituite nel termine stabilito dal giudice con ordinanza resa
alludienza. Con la medesima ordinanza, il giudice fissa il termine
entro il quale le parti devono trasmettere al consulente le proprie osservazioni sulla relazione e il termine, anteriore alla successiva udienza, entro il quale il consulente deve depositare in cancelleria la relazione, le osservazioni delle parti e una sintetica valutazione sulle stesse20. In
20 Il Protocollo del Tribunale di Firenze del 2011, nellallegato relativo alla
CTU Psicologica nei Giudizi di Famiglia, quanto al contraddittorio tra le
parti rispetto allelaborato peritale, richiama il disposto dellart. 195 comma
3 c.p.c., precisando che alludienza di conferimento dellincarico, il Giudice
stabilir il termine entro il quale il CTU dovr trasmettere ai difensori delle
parti costituite (ovvero ai CTP eventualmente nominati) la relazione peritale, nonch il termine entro il quale le parti (ovvero i CTP eventualmente
nominati) dovranno far pervenire al CTU le loro osservazioni sulla relazione peritale. Al termine concesso, il CTU depositer in cancelleria la relazio67

giurisprudenza si ritiene che il termine concesso dal Giudice al CTU


per il deposito della relazione non sia perentorio (cio si tratta di un
termine la cui decorrenza non d luogo a una decadenza assoluta,
non sanabile in alcun modo), ma il giudice potr - eventualmente
- considerare il ritardo come giusta causa di sostituzione del consulente di ufficio. V da precisare, tuttavia, che il CTU, prima della
scadenza del termine per depositare la relazione, qualora ritenga necessario approfondire le indagini, pu sempre presentare istanza al
Giudice chiedendo la proroga del termine inizialmente prefissato per
il deposito della consulenza, richiesta che generalmente accolta dal
magistrato.
La relazione finale del CTU deve essere tesa a rispondere con precisione al quesito formulato dal Giudice. Il consulente deve dunque
relazionare in maniera accurata quanto emerso durante le indagini
peritali, operando una sintesi esaustiva e puntuale dei dati osservativi
raccolti. La relazione nella quale dovrebbe essere utilizzato un linguaggio chiaro ed esaustivo, comprensibile anche dai non specialisti,
come le parti processuali ed i rispettivi avvocati dovrebbe essere
suddivisa in pi parti, che comprendano comunque: la descrizione
degli estremi della causa, la descrizione della metodologia applicata
e dei relativi riferimenti scientifici, la descrizione delle operazioni
compiute e dei dati raccolti, la valutazione delle informazioni acquisite con i relativi riferimenti alla letteratura scientifica cui il CTU si
riferito nellinterpretazione dei dati (il quadro teorico di riferimento,
le tecniche e gli strumenti utilizzati, lipotesi clinica che fonda le
conclusioni), la sintesi espositiva delle risposte specifiche ai quesiti
posti dal Giudice (tenendo presente che lo scopo quello di fornire chiarificazioni tecnico-scientifiche al Giudice, senza assumersi
responsabilit decisionali)21.
ne, le osservazioni delle parti ed una sintetica valutazione delle stesse, oltre
a tutto il materiale raccolto durante le operazioni peritali. Le parti potranno
poi, sino a 10 giorni prima delludienza, depositare memorie autorizzate
sulla CTU.
21 Il Protocollo del Tribunale di Firenze del 2011, nellallegato relativo alla
CTU Psicologica nei Giudizi di Famiglia, stabilisce che, quanto alla redazione dellelaborato peritale, il Giudice inviter anzitutto il CTU a premettere
68

In questo contesto, il CTU dovrebbe fare attenzione: a valutare


attentamente il grado di validit e di attendibilit di informazioni, dati e fonti su cui si basano le conclusioni raggiunte; a basare
le affermazioni professionali su dati verificabili (ossia fondati sulla conoscenza professionale diretta, ovvero su una documentazione
adeguata e attendibile); ad indicare sempre le fonti e i riferimenti
scientifici delle metodologie impiegate (ossia gli orientamenti della comunit scientifica, clinica e psicologico-forense in materia); a
formulare e valutare le ipotesi alternative, esplicitando i limiti dei
propri risultati, segnalando le eventuali obiezioni o i contributi derivanti dal confronto con i CTP ed evitando di esprimere opinioni
personali non suffragate da valutazioni scientifiche, ai fini dellobiettivit dellindagine; a regolare la comunicazione anche in funzione
della tutela psicologica dei soggetti in causa; ad allegare alla relazione tutto il materiale proveniente dallattivit di consulenza tecnica
(materiali analizzati, verbali dei colloqui, audio o videoregistrazioni,
risultati dei test, etc.).
una parte riassuntiva e descrittiva della storia giudiziale, in modo tale che risulti lesame degli atti di causa da parte del professionista incaricato. Inoltre,
lelaborato peritale dovrebbe essere suddiviso in tre distinte parti: i dati, le valutazioni/interpretazioni, le proposte/conclusioni. In particolare, la parte dei
dati rappresenta la parte descrittiva dei contesti sociali e familiari materno
e paterno della persona minorenne, delle relazioni intercorrenti tra figlio
e genitori e con i due rami parentali, etc.. Nella parte interpretativa il CTU
esprimer le proprie interpretazioni: lanalisi e la valutazione di informazioni,
documenti e dati dovr poggiare su teorie e metodologie accreditate e passate
al vaglio della comunit scientifica e, pertanto, dallelaborato dovr essere
individuabile sia la procedura, sia il percorso teorico/interpretativo tramite il
quale il CTU addivenuto a determinate soluzioni. Nella parte conclusiva
il CTU illustrer vantaggi e svantaggi di pi soluzioni in materia di affidamento, domiciliazione e frequentazione della prole: evitare la prospettazione
da parte del CTU di ununica soluzione rende il risultato dellelaborato peritale maggiormente rispettoso del ruolo ausiliario del CTU e della figura del
Giudice quale peritus peritorum cui il primo offre un supporto tecnico senza
con ci arrogarsi il diritto/dovere di decidere, che spetta esclusivamente al
giudicante. Allelaborato peritale dovr infine essere allegata una sintetica
appendice nella quale il CTU spieghi la metodologia seguita ed il modello
teorico utilizzato.
69

La relazione peritale deve essere depositata in cancelleria in modo


formale, unitamente agli allegati ed buona prassi che il CTU
depositi anche una copia dellelaborato per ciascuna delle parti
processuali.
Con il deposito della relazione di CTU il consulente termina il
suo incarico (salvo, come vedremo, successivi diversi provvedimenti
o richieste del magistrato). Nella discrezionalit che gli propria,
il Giudice - a prescindere da giudizi sul merito delle conclusioni
del consulente - dovr valutare che il percorso logico-deduttivo sia
congruo con le conclusioni, che non vi siano contraddizioni nei dati
raccolti o nelle interpretazioni, che non vi siano frasi o concetti ambigui, che non vi siano discordanze con dati obiettivi: compito del
magistrato non entrare nel merito tecnico-scientifico della CTU,
ma nella metodologia del percorso logico e deduttivo. Il Giudice, in
quanto peritus peritorum, non comunque mai vincolato ad aderire
alle conclusioni del consulente tecnico da lui nominato: la CTU
uno strumento per integrare le conoscenze del giudicante, il quale
resta poi libero di decidere la causa attraverso le sue valutazioni ed
i suoi percorsi logico-giuridici. Laccoglimento o il rigetto della CTU
possono essere adottati dal Giudice in maniera autonoma, oppure
essere particolarmente stimolati e giustificati dalle osservazioni dei
CTP che mettono in luce vizi logici, contraddizioni, oscurit, ambiguit, inesattezze nella compilazione della relazione del consulente
tecnico dufficio.
Ci detto va tuttavia precisato che, qualora il Giudice intenda
condividere i risultati della consulenza, sar tenuto a darne adeguata motivazione solo laddove le parti o i loro consulenti (CTP)
abbiano avanzato precise censure, che esigono una replica: in particolare, la giurisprudenza ritiene che qualora ad una CTU siano
mosse critiche puntuali e dettagliate da un CTP, il Giudice che intenda disattenderle ha lobbligo di indicare nella motivazione della
sentenza le ragioni di tale scelta, senza limitarsi a richiamare acriticamente le conclusioni del CTU ove questi, a sua volta, non si sia
fatto carico di esaminare e confutare i rilievi di parte. Allo stesso
modo, il dovere di motivazione sussiste anche laddove intenda di-

70

scostarsi dagli esiti della CTU: in questo caso, la giurisprudenza


ritiene che il Giudice abbia lobbligo di motivare il suo dissenso,
indicando gli elementi di cui si avvalso per ritenere erronei gli
argomenti espressi dal consulente, ovvero gli elementi probatori,
i criteri di valutazione e gli argomenti logico-giuridici per addivenire alla decisione contrastante con il parere del CTU. Il Giudice
dunque libero di aderire o meno alle risultanze della consulenza
tecnica - non avendo essa alcuna efficacia vincolante - ma qualora
decida di disattenderle deve fornire una adeguata motivazione ancorata alle risultanze processuali.
Va anche ricordato che, a fronte di una risposta da parte del CTU
ritenuta non completa o comunque discutibile su alcuni punti, il
Giudice ha a disposizione una pluralit di possibili interventi, potendo disporre sia che il consulente fornisca chiarimenti in ordine
alla relazione depositata (anche attraverso una deposizione in aula)22,
sia un supplemento di indagini. Qualora, invece, il Giudice ritenga
di rigettare la CTU ha anche il potere discrezionale, da un lato, di
disporre la rinnovazione delle indagini affidando lincarico ad altro
consulente e, dallaltro lato, qualora ricorrano gravi motivi, la sostituzione del consulente tecnico (art. 196 c.p.c.)23. Ci si verificher quando i risultati della CTU siano insoddisfacenti o inidonei al
raggiungimento dello scopo per cui era stato ordinata lindagine,
oppure quando la consulenza sia affetta da vizi di forma tali da aver
comportato la lesione del diritto di difesa di una delle parti. La rinnovazione sar dunque disposta qualora la consulenza sia affetta da
un vizio idoneo a causarne la nullit e tempestivamente eccepito
ovvero qualora, per qualsiasi motivo, il giudice ritenga non congrue
o soddisfacenti le risposte fornite dal consulente. I gravi motivi
che comportano la sostituzione del consulente sono invece costituiti
22 Lart. 197 c.p.c. stabilisce infatti che Quando lo ritiene opportuno, il presidente invita il consulente tecnico ad assistere alla discussione davanti al collegio e
ad esprimere il suo parere in camera di consiglio in presenza delle parti, le quali
possono chiarire e svolgere le loro ragioni per mezzo dei difensori.
23 Lart. 196 c.p.c. stabilisce che Il giudice ha sempre la facolt di disporre la
rinnovazione delle indagini e, per gravi motivi, la sostituzione del consulente
tecnico.
71

da gravi inadempienze compiute dal CTU (come, ad es., la totale inadeguatezza della metodologia utilizzata per risolvere il quesito
peritale, oppure la scoperta di motivi di ricusazione del consulente tecnico conosciuti dalla parte dopo la scadenza del termine per
proporre listanza di ricusazione o sopravvenuti, linosservanza del
termine entro il quale il consulente deve depositare la relazione, la ritenuta incapacit del consulente nello svolgere lincarico affidatogli).
Il Giudice ha il potere di disporre il rinnovamento delle indagini
ovvero la sostituzione del CTU anche dufficio: in caso di istanza
di parte, il Giudice non invece tenuto a disporre uno dei provvedimenti suddetti, ma deve comunque emettere un provvedimento
motivato sul punto.
Terminato lincarico, il CTU deve essere retribuito per la prestazione professionale svolta ed, alluopo, deposita presso la cancelleria del Giudice che lo ha nominato una nota spese. Il compenso
del consulente tecnico dufficio si suddivide in una parte di onorari (lattivit professionale), una parte di indennit (spostamenti,
costi per gli stessi) e rimborso spese (marche da bollo o altre eventuali spese da lui anticipate). Il D.P.R. n. 115/2002 (Testo Unico
delle disposizioni legislative in materia di spese di giustizia) prevede
che la misura degli onorari fissi, variabili e a tempo stabilita mediante tabelle approvate con decreto del Ministro della Giustizia
di concerto con il Ministro dellEconomia e delle Finanze e codifica il principio secondo il quale le tabelle sono redatte facendo
riferimento alle tariffe professionali esistenti ma contemperano le
stesse con la natura pubblicistica dellincarico (art. 50). Il compenso del CTU quindi stabilito dal Giudice che ha disposto la
consulenza tecnica e viene liquidato applicando i criteri di cui
alla tabella allegata al D.M. 30 maggio 2002 (Adeguamento dei
compensi spettanti ai periti, consulenti, tecnici, interpreti e traduttori per le operazioni eseguite su disposizione dellautorit giudiziaria
in materia civile e penale), che lasciano comunque al magistrato
un certo margine di discrezionalit24. Nella determinazione degli
24 Il Protocollo del Tribunale di Firenze del 2011, nellallegato relativo alla CTU
Psicologica nei Giudizi di Famiglia, stabilisce che, quanto alla liquidazione
72

onorari variabili, infatti, il Giudice deve tener conto delle difficolt, della completezza e del pregio della prestazione fornita e
mantiene la possibilit di aumentare detti onorari quando abbia
dichiarato (con decreto motivato) lurgenza delladempimento. La
liquidazione (la quale ha la funzione di rendere esigibile il compenso) avviene con decreto (provvedimento soggetto ad eventuale
impugnazione delle parti).
Nel decreto di liquidazione, il Giudice determina altres quale parte
- o in quale misura percentuale ciascuna delle parti del procedimento - obbligata al pagamento del compenso del CTU. Generalmente
anche nellambito dei procedimenti di separazione e divorzio, prassi che i Giudici pongano i compensi del CTU a carico di entrambe le parti del giudizio, in solido tra loro: ci appare rispondere ad
unesigenza di equit (in quanto laccertamento del CTU risponde
ad un interesse comune di entrambi i coniugi), ma anche di tutela
della ragione creditoria del consulente, il quale potr agire in via
esecutiva per il recupero del proprio credito avverso entrambi i patrimoni delle parti, per intero o pro quota. Tuttavia, qualora con la
sentenza di separazione o divorzio le spese processuali siano ripartite
in maniera diversa (ad es. siano poste a carico di una sola delle parti),
la controparte che ha provveduto al pagamento per intero o pro
quota del compenso del CTU potr agire per il recupero del credito nei confronti della controparte.
Quanto alle spese relative alle prestazioni rese dai CTP, queste sono
generalmente anticipate dalla parte che ha nominato il proprio consulente, ma quando lassistenza tecnica del consulente di parte sia
stata utile e non superflua, le spese sostenute possono essere richieste alla controparte quando questa sia stata ritenuta soccombente
dal Giudice e condannata alla rifusione delle spese di lite (ai sensi dellart. 91 c.p.c.)25. Occorre precisare che, tuttavia, le parti non
delle spese e del compenso della CTU viene previsto che il Giudice provveda,
nel contraddittorio tra le parti, nel corso della prima udienza successiva al
deposito della richiesta di liquidazione da parte del professionista.
25 Lart. 91 c.p.c. Stabilisce che Il giudice, con la sentenza che chiude il processo
davanti a lui, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore
73

sempre nominano un CTP a causa di difficolt economiche, dovendo gi sopportare il costo di una CTU.

dellaltra parte e ne liquida lammontare insieme con gli onorari di difesa. Lart.
92 c.p.c. stabilisce Il giudice, nel pronunciare la condanna di cui allarticolo
precedente, pu escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice,
se le ritiene eccessive o superflue; e pu, indipendentemente dalla soccombenza,
condannare una parte al rimborso delle spese, anche non ripetibili, che, per trasgressione al dovere di cui allarticolo 88 [dovere di lealt e probit], essa ha
causato allaltra parte.
74

13. La nullit della ctu


e la responsabilit del consulente
Quanto alla nullit della consulenza tecnica dufficio disposta dal
Giudice, generalmente il difensore di una delle parti ad eccepire al
giudice un vizio della CTU che ne comporta tale conseguenza. Le
cause di nullit possono essere di natura formale (ad esempio, per
mancanza di sottoscrizione) o di natura sostanziale, per violazione
del principio del contraddittorio. La nullit, in questultimo caso,
pu essere anche parziale, cio relativa soltanto ad una parte circoscritta degli accertamenti effettuati dal CTU - ovvero quelli posti in
essere in violazione del principio del contraddittorio - mentre rester
valida lulteriore attivit svolta dallo stesso consulente.
Le cause di nullit sostanziale pi frequenti nella prassi sono:
1. Lomesso invito alle parti dellavviso contenente la data, ora e
luogo di inizio delle operazioni, quando tale comunicazione
non risulti gi nel verbale di udienza (art. 194 c.p.c. e art.
90 disp. att.). Lavviso alle parti pu avvenire informandole
direttamente tramite lettera raccomandata AR o con altro
sistema in grado di fornire la prova dellavvenuta ricezione
da parte del destinatario, ma generalmente viene comunicato dal CTU al Giudice ed alle parti durante ludienza di
nomina e giuramento, quindi in tal caso non necessario
provvedere alla comunicazione suddetta (ma vanno comunque comunicati i successivi incontri di CTU). Lobbligo di
comunicazione sussiste altres in capo al CTU qualora le indagini vengano rinviate ad una data inizialmente non fissata o quando le operazioni vengano sospese e poi riprese,
qualora vengano rinnovate o nel caso in cui, dopo che siano
state dichiarate chiuse le operazioni peritali, il CTU decida
di procedere ad altre indagini prima della scadenza del deposito della relazione. Se, invece, la data di prosecuzione delle

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operazioni viene fissata in esito alla precedente seduta, non


necessario alcun avviso alle parti: anche per tale motivo,
importante che il CTU rediga un verbale ad ogni incontro,
specificando quali parti sono presenti e la data dellincontro
successivo. Nel caso in cui, a seguito di regolare convocazione, allincontro prefissato compaia soltanto una delle parti,
il CTU deve comunque iniziare le indagini; se invece non
presente nessuna della parti, il CTU dovr fissare una nuova data e darne comunicazione alle parti. Lavviso di inizio
o prosieguo delle operazioni va comunicato sia ai difensori
delle parti costituite sia ai consulenti di parte, mentre non
necessaria la comunicazione alla parte personalmente (n
il consulente tenuto ad avvertire la parte contumace, cio
non costituitasi nel procedimento).
2. La valutazione di atti e documenti non ritualmente prodotti
in causa, in quanto il CTU pu esaminare solo i documenti
e gli atti prodotti dalle parti e validamente acquisiti nel fascicolo di causa depositato in Tribunale. La giurisprudenza
ha precisato infatti che il CTU non pu fondare le proprie
conclusioni su fatti o circostanze non ritualmente dedotti e
provati nel giudizio: gli elementi di fatto sui quali fonda il
proprio giudizio debbono essere i medesimi sui quali il giudice potrebbe fondare la propria sentenza. Deve perci ritenersi non corretta la prassi di alcuni CTU daccettare, esaminare
e porre a fondamento della relazione la documentazione prodotta dalla parte (personalmente o, pi di frequente, tramite
il CTP o lavvocato) brevi manu durante gli incontri peritali, cos come dovrebbe essere ritenuto scorretto inviare al
CTU comunicazioni mail (direttamente o per conoscenza)
non strettamente inerenti gli aspetti tecnici degli incontri ma
contenenti invece informazioni che non sono state acquisite
al fascicolo di Tribunale mediante le forme ed i tempi tipizzati del processo.
3. Lespletamento di indagini esorbitanti rispetto ai quesiti posti
dal Giudice, ovvero non consentiti dai poteri che la legge confe76

risce al consulente in quanto, se vero che al CTU consentito assumere informazione da terzi anche senza la preventiva
autorizzazione del Giudice perch la giurisprudenza ha interpretato estensivamente le norme (art. 194 c.p.c.), pur vero
che le notizie acquisite da terzi debbono concernere fatti e
situazioni relativi alloggetto della relazione, che tale attivit
deve essere svolta dal CTU quando ritenuta necessaria per
lespletamento dellincarico e che, nella relazione conclusiva,
il CTU deve indicare esattamente le fonti del proprio accertamento. In tale contesto, da ricordare che il CTU non ha
lobbligo di effettuare le indagini ed accogliere le richieste dei
CTP, ma comunque obbligato a far partecipare i CTP (ed i
difensori di parte, che in genere presenziano qualora non sia
stato nominato un CTP) alle operazioni di consulenza (art.
194 c.p.p.), pena la violazione del principio del contraddittorio, con conseguente nullit della CTU.
Quanto alla responsabilit del CTU, va premesso anzitutto che il
CTU un Pubblico Ufficiale e deve obbligatoriamente assumere
lincarico assegnatogli dal Giudice (salvo i sopra indicati motivi di
astensione): di conseguenza, soggetto ad un particolare regime di
responsabilit penale e disciplinare e, nel caso in cui si renda inadempiente, il relativo regime di responsabilit civile si prospetta come un
illecito c.d. aquiliano (cio extracontrattuale, ovvero non derivante
da un contratto e quindi non legata ad un precedente obbligo assunto dallautore nei confronti della parte danneggiata). Il CTP non
pubblico ufficiale, quindi non soggetto al regime penalistico dei
reati propri del p.u., libero di non accettare lincarico propostogli
dalla parte privata e la fonte dellobbligazione professionale assunta
un contratto (di diritto privato) di prestazione dopera intellettuale,
con la conseguenza che il regime di responsabilit a lui applicabile
non potr che avere matrice contrattuale.
La responsabilit disciplinare del CTU pu essere rinvenuta nelle
ipotesi in cui i consulenti tecnici dufficio non hanno tenuto una
condotta morale specchiata e non hanno ottemperato agli obblighi de-

77

rivanti dagli incarichi ricevuti(artt. 19-21 disp. att. c.p.c.c)26.. La


vigilanza in materia disciplinare rispetto alle attivit ed alla condotta
del consulente spetta al Presidente del Tribunale, che pu agire dufficio o su istanza del procuratore della Repubblica o del Presidente
dellassociazione professionale di appartenenza: prima di promuovere il procedimento disciplinare, il Presidente contesta laddebito al
CTU e ne raccoglie la risposta scritta ma, qualora ritenga comunque
di procedere, convoca il consulente avanti al Comitato disciplinare
che prende i relativi provvedimenti. Le sanzioni irrogabili, qualora
venga acclarata una responsabilit disciplinare del CTU, sono lavvertimento, la sospensione dallalbo per un tempo non superiore
allanno e la cancellazione dallalbo nelle ipotesi pi gravi.
La responsabilit penale del CTU deriva dal fatto che egli assume
la qualifica di pubblico ufficiale e ad esso sono dunque estese le disposizioni del codice penale relative ai periti, oltre ad essere prevista
dallo stesso codice di procedura civile una specifica contravvenzione
che sanziona il consulente tecnico che incorre in colpa grave nellesecuzione degli atti che gli sono richiesti con larresto fino a un anno o
26 Le disposizioni di attuazione del codice civile integrano la disciplina inerente
al consulente anche nel Capo II Dei consulenti tecnici del giudice - Sezione I
Dei consulenti tecnici nei procedimenti ordinari. In particolare, le norme di
riferimento sono le seguenti: Art. 19 (Disciplina) La vigilanza sui consulenti
tecnici esercitata dal presidente del tribunale, il quale, dufficio o su istanza del
procuratore della Repubblica o del presidente dellassociazione professionale, pu
promuovere procedimento disciplinare contro i consulenti che non hanno tenuto
una condotta morale specchiata o non hanno ottemperato agli obblighi derivanti
dagli incarichi ricevuti. Per il giudizio disciplinare competente il Comitato
indicato nellart. 14; Art. 20 (Sanzioni disciplinari) Ai consulenti che non
hanno osservato i doveri indicati nellarticolo precedente possono essere inflitte
le seguenti sanzioni disciplinari: 1) lavvertimento; 2) la sospensione dallalbo
per un tempo non superiore ad un anno; 3) la cancellazione dallalbo; Art. 21
(Procedimento disciplinare) Prima di promuovere il procedimento disciplinare, il presidente del tribunale contesta laddebito al consulente e ne raccoglie la
risposta scritta. Il presidente, se dopo la contestazione ritiene di dover continuare
il procedimento, fa invitare il consulente, con biglietto di cancelleria, davanti al
Comitato disciplinare. Il Comitato decide sentito il consulente. Contro il provvedimento ammesso reclamo a norma dellarticolo 15, ultimo comma.
78

con lammenda fino a 10.329,00 Euro (art. 64 c.p.c.)27. Per quanto


invece concerne i delitti contemplati nel codice penale, possono venire in rilievo, in particolare, il reato di rifiuto di ufficio legalmente
dovuto (art. 366 c.p.) e il reato di falsa perizia (art. 373 c.p.): qualora
il CTU rifiutasse, senza giustificato motivo, incorrerebbe nel reato
di rifiuto datti dufficio (che prevede la reclusione fino a sei mesi e
una multa) mentre nel caso in cui il CTU menta o alteri i fatti o i
documenti di causa verrebbe punito per falsa perizia (con la reclusione da due a sei anni e leventuale linterdizione dai pubblici uffici e
dallesercizio della professione).
La responsabilit civile del CTU espressamente prevista dal codice di procedura civile, che prevede a carico del consulente un obbligo risarcitorio per i danni provocati alle parti del processo: in
ogni caso dovuto il risarcimento dei danni causati alle parti (art. 64
c.p.c.). Da questo punto vista, va ricordato che lattivit di consulenza a fini giudiziari rientra nel novero delle attivit professionali di
prestazione dopera intellettuale: ricevuto lincarico dal Giudice, il
professionista assume sotto la propria responsabilit unobbligazione
di facere, consistente nel compiere - sulla scorta delle proprie competenze specifiche e facendo ricorso alle regole di diligenza, pruden27 Lart. 64 c.p.c. disciplina la responsabilit del consulente stabilendo che Si
applicano al consulente tecnico le disposizioni del codice penale relative ai periti.
In ogni caso, il consulente tecnico che incorre in colpa grave nellesecuzione degli
atti che gli sono richiesti, punito con larresto fino a un anno o con lammenda
fino a 10.329. Si applica lart. 35 del codice penale. In ogni caso dovuto
il risarcimento dei danni causati alle parti. Lart. 35 c.p., richiamato dalla
norma suddetta, disciplina la sospensione dallesercizio di una professione o
di unarte, stabilendo che La sospensione dallesercizio di una professione o di
unarte priva il condannato della capacit di esercitare, durante la sospensione,
una professione, arte, industria, o un commercio o mestiere, per i quali richiesto uno speciale permesso o una speciale abilitazione, autorizzazione o licenza
dellautorit. La sospensione dallesercizio di una professione o di unarte non
pu avere una durata inferiore a quindici giorni, n superiore a due anni. Essa
consegue a ogni condanna per contravvenzione, che sia commessa con abuso della
professione, arte, industria, o del commercio o mestiere, ovvero con violazione
dei doveri ad essi inerenti, quando la pena inflitta non inferiore a un anno
darresto.
79

za e perizia gli accertamenti e le valutazioni necessari a fornire al


Giudice gli elementi tecnici e scientifici prodromici alle conseguenti
valutazioni e determinazioni giuridiche. Linesatto adempimento di
tale obbligazione, qualora provochi un danno (ingiusto) ad una delle parti del processo, fonte di responsabilit del consulente (e ci
vale anche per il CTP). In particolare, il CTU potrebbe subire una
richiesta di danni laddove la parte riesca a dimostrare lesistenza di
dolo o colpa grave nellespletamento dellincarico, ovvero quando,
ad esempio, il consulente abbia agito con la precisa volont di ledere
laltrui diritto per provocargli una lesione, o abbia senza giustificato
motivo ritardato o omesso di compiere gli atti che gli competono,
oppure qualora abbia sottaciuto espressamente al Giudice la sussistenza di un motivo di astensione (come avere un interesse nella
causa o essere parente fino al quarto grado delle parti o dei difensori,
o avere una causa pendente nei confronti di una delle parti o dei
difensori, etc.).

80

14. Analisi di alcune sentenze


emesse dai tribunali toscani
Come evidenziato nella prefazione, al fine di osservare limpatto
che lesperienza della CTU ha sulle famiglie coinvolte e allo stesso
tempo sui provvedimenti provvisori/definitivi del Giudice, sono stati estratti alcuni dati, ritenuti significativi ai fini del presente lavoro,
relativi ai procedimenti di separazione e divorzio.
Si precisa come nellindagine svolta stato preso in considerazione
un numero ridotto di casi: di conseguenza i risultati ottenuti, non
prestandosi ad unanalisi statisticamente significativa, hanno il solo
scopo di favorire una riflessione sulle buone pratiche che lesperto, incaricato dal Giudice, ha il dovere di tenere in considerazione da un
punto di vista professionale ed etico rispetto ad un ambito delicato e
complesso quale la tutela del minore.
Nello specifico, i dati consultati ed estratti dai fascicoli, provengono dai Tribunali di Firenze, Grosseto e Pistoia. Nel complesso, i
fascicoli messi a disposizione sono stati 26, relativi a cause di separazione o divorzio naturalmente con presenza di figli minori, nello
specifico di et compresa tra i 3 anni ed i 14 anni nellambito dei
quali stata disposta dal Giudice una CTU.
Va anzitutto evidenziato che, su un totale di 26 fascicoli, in 22 casi
la ricorrente la madre, che in 14 fascicoli, chiede laffido esclusivo e in
8, chiede che i figli vengano domiciliati presso la sua abitazione.
Le motivazioni principali per cui la madre si rivolge al Tribunale
hanno a che fare principalmente con:
richiesta di affido esclusivo;
rifiuto dei figli ad incontrare il padre;
malessere del bambino al ritorno dalla frequentazione con
il padre;
mancato accordo sulle modalit di frequentazione dopo la
separazione;
81

trascuratezza del marito verso i figli, mancanza di comunicazione e marcata assenza dal contesto familiare durante la
convivenza o il matrimonio;
disaccordo sulleducazione dei figli;
maltrattamento e aggressioni verbali anche davanti ai figli;
patologie psichiatriche del marito.
Di contro, emerge come sul totale dei 26 fascicoli, il padre ricorre
in Tribunale per un numero complessivo di 4 volte: in 2 casi chiedendo che i figli vengano domiciliati presso di lui e negli altri 2 richiedendo
laffido esclusivo.
Le motivazioni principali per il cui il padre si rivolge al Tribunale
riguardano:
richiesta di domiciliazione dei figli presso la propria
abitazione;
incremento della frequentazione con i figli;
la madre ostacola la relazione con i figli;
patologie psichiatriche della madre;
richiesta di affido esclusivo.
Dai dati emergenti rispetto ai fascicoli analizzati, si evidenzia in
particolare come rispetto alle motivazione che ognuna delle parti
segnala, il Giudice dispone la CTU nei casi in cui presente:
unevidente sofferenza del minore;
un rifiuto del minore ad incontrare un genitore;
una relazione dei servizi sociali o dellUnit di Psicologia;
una patologia psichiatrica del genitore che compromette il
benessere psico-fisico del minore;
una patologia del minore;
un mancato accordo sulla frequentazione dei figli
richiesta di affido esclusivo da parte di un genitore che mette
in evidenza problematiche genitoriali.
Nella maggior parte dei casi analizzati, il Giudice provvede a scegliere come CTU uno Psicologo/Psicoterapeuta, mentre nei casi
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in cui presente una sofferenza psichiatrica dei genitori o dei figli, lincarico stato affidato ad uno Psichiatra o Neuropsichiatra
Infantile.
In tutti i casi consultati, sono stati nominati i Consulenti di
Parte.
Uno dei dati pi complessi emersi dallindagine rappresentato
dalla richiesta del genitore dellaffido esclusivo nei casi in cui il figlio
non vuole incontrare laltro genitore. Nello specifico emergono i seguenti risultati:
Rispetto alla madre ricorrente emergono 4 casi in cui i figli si
rifiutano di stare con i padre; let dei minori va dai 3 anni ai
13 anni.
Rispetto al padre ricorrente emergono 2 casi in cui i figli hanno
difficolt a stare con la madre; let dei figli va dai 9 ai 15
anni.
In questi casi, il CTU ha impostato il proprio lavoro effettuando
colloqui congiunti e individuali con i genitori sullanalisi in merito
ai motivi che hanno portato la famiglia alla Consulenza e al rifiuto
del figlio ad incontrare laltro genitore. Lattenzione stata rivolta ad
approfondire e decodificare secondo il punto di vista delle parti, le
richieste inespresse che il rifiuto dei figli pu sottendere.
Rilevare la storia del minore da parte del genitore ha consentito
al CTU di comprendere maggiormente le difficolt cliniche dello
stesso e le dinamiche allinterno del nucleo familiare ripercorrendo la storia del figlio anche con il genitore con cui ha un rapporto
funzionante.
Rispetto alla problematica evidenziata, il lavoro con il minore si
articolato tenendo conto in particolare dellet dello stesso. Per i
bambini pi piccoli (intorno ai 3-4 anni) losservazione delle dinamiche familiari ha tenuto conto:
1. dellet del bambino;
2. della qualit del suo legame di attaccamento primario con la
madre e del suo processo di interiorizzazione di tale legame;
3. del senso di sicurezza di base del bambino in presenta di un

83

genitore e in assenza dellaltro (osservazione del figlio solo con


un genitore);
4. del livello e della qualit della comunicazione tra i due genitori.
Nel complesso, la procedura normalmente utilizzata dal CTU
stata la tecnica del Lousanne Triadic Play, che ha consentito di accedere ai significati espressi nella relazione familiare tra i figli ed i suoi
genitori secondo il costrutto delle alleanze familiari (ovvero secondo
la capacit dei genitori e del figlio di coordinarsi insieme) e la qualit
del suo funzionamento. Durante losservazione lattenzione stata
focalizzata:
sulla capacit della diade (genitore bambino) di organizzare
un gioco libero;
sulla capacit della triade (mamma bambino - padre) di
organizzare un gioco libero;
sulla capacit di sintonizzazione genitore bambino;
sulla capacit di ascolto del figlio da parte del genitore
presente;
sulla capacit genitoriale di negoziare tutti e tre insieme lattivit ludica con il bambino.
Il compito assegnato ha previsto quattro fasi:
Fase A: un genitore gioca con il bambino e laltro resta in
disparte nella stanza e osserva;
Fase B: I genitori si scambiano i ruoli;
Fase C: I genitori e il bambino giocano insieme;
Fase D: I genitori restano in disparte in un angolo della stanza senza coinvolgere il bambino.
Ogni fase ha avuto una breve durata (il tempo stato concordato con i Consulenti di parte). I genitori sono stati lasciati liberi
di gestire il gioco con il minore e di decidere chi avrebbe iniziato
linterazione.
Nei casi pi complessi, il CTU ha inoltre svolto unosservazione
diretta con il bambino (nella stanza presenti solo il CTU e il minore)
per valutare in particolare:
84

la reazione del minore allestraneo;


la sua capacit di giocare e la sua capacit simbolica;
il suo livello di autonomia;
il suo sviluppo cognitivo;
il suo sviluppo del linguaggio;
la rappresentazione interna del proprio s;
la costanza delloggetto relazionale28.
Con bambini pi grandi, nei casi relativi al malessere o rifiuto del
figlio a stare con il padre, il CTU ha svolto unosservazione delle dinamiche relazionali tra i membri del nucleo familiare. Linterazione
si sviluppata attraverso due compiti: realizzare un progetto dettagliato, attraverso una conversazione, nel fare qualcosa insieme come
genitore e figlio (interazione genitore singolo - figlio) e realizzare
un disegno congiunto della famiglia (interazione coppia genitori
- figlio).
Le interazioni genitori figlio, videoregistrate, sono state effettuate in una struttura adeguata in cui, attraverso un sistema a circuito
chiuso, stato possibile al CTU osservare direttamente, senza essere
presente, la sessione di interazione familiare.
Nei casi in cui il minore aveva unet maggiore di 6 anni, il CTU
ha anche effettuato un colloquio direttamente con i figli per cercare
di decodificare e comprendere quali fossero le cause del rifiuto, ov28 In termini di sviluppo evolutivo ci significa che il bambino sente il genitore
(generalmente la madre) come base sicura, tanto da potersene separare.
Il genitore simbolicamente viene gradualmente interiorizzato ed inizia ad
essere percepito dal bambino come un oggetto relazionale stabile che esiste
dentro di lui, anche quando fisicamente il genitore non presente. Questo
livello di sviluppo consente al bambino di tollerare lassenza del caregiver
esplorando con fiducia lambiente esterno e la relazione anche con altre figure di riferimento. Prerequisito di tale livello che il bambino debba per
essere messo nella condizione di sviluppare un attaccamento primario stabile.
Lattaccamento rappresenta un compito evolutivo, uno specifico stile di comunicazione e regolazione emotiva che il bambino costruisce precocemente
in relazione al genitore accudente. In questa prospettiva, un buon attaccamento corrisponde anche alla capacit del bambino di comunicare apertamente ogni forma di disagio ad un genitore percepito come disponibile.
85

vero se avesse a che fare con i vissuti e i bisogni del bambino o se lo


stesso risultava portavoce anche inconsapevole, del bisogno di esclusione,
rivincita o delusione dellaltro genitore.
Rispetto ad un possibile malessere o rifiuto del minore, indispensabile sottolineare quanto complessi e dolorosi siano a riguardo
i suoi vissuti emotivi: essi oscillano dal senso di colpa alla negazione,
dal disorientamento al senso di profondo smarrimento che complica
e rende problematici i processi di identificazione, indispensabili per
larmonioso sviluppo della personalit del soggetto.
Sappiamo quanto sia difficile per un genitore separato, soprattutto
in presenza di alta conflittualit, mantenere presente nella mente
del figlio, la figura dellaltro genitore. In questi casi, il lavoro del
Consulente dovr prestare particolare attenzione alle dinamiche osservare ed avere in mente:
i reali bisogni del minore: comprendere se il rifiuto ha a che
fare con un suo vissuto personale;
capire se il genitore con cui il bambino ha un rapporto funzionante, si sottrae al suo compito in seguito a possibili difficolt di gestione della propria sofferenza interna anche legata
alla conflittualit di coppia.
Dinnanzi alle avvenute trasformazioni della famiglia possibile
vedere nel mondo del bambino, linsorgere di manifestazioni di angoscia o di sentimenti depressivi: modificare lassetto della famiglia
significa spesso per il bambino identificarsi con la paura di perdere
precedenti rapporti familiari o aspetti della propria identit.
Possono comparire problemi riguardo le abitudini, il sonno, lalimentazione o area scolastica. Lesperienza del distacco e quindi,
dellassenza del genitore, viene sentita spesso dai figli come eccessivamente distruttiva e potr determinare il timore di un cambiamento della percezione della propria identit. Le difficolt di ogni
condizione di separazione sono ulteriormente aggravate allorch i
genitori tendono a coinvolgere in modo pi o meno esplicito i figli
nella conflittualit reciproca.
Le dinamiche messe in atto dal genitore sovente non facilitano il
processo di sviluppo e di elaborazione della separazione nel bambi86

no e possono condizionare le espressioni dei suoi reali bisogni, di


strutturazione-integrazione del proprio s. Si pu cos determinare
una discrepanza fra le dinamiche messe in atto dai genitori e i vissuti
del figlio.
A tal proposito si evidenzia come il CTU nel suo dispositivo protende per laffido esclusivo solo nei casi in cui sia presente una patologia psichiatrica del genitore che conduce a sofferenza psicologica
nel bambino. In proposito, la tendenza del CTU nei casi analizzati
stata quella di sottoporre il genitore anche ad una valutazione psicodiagnostica come momento di approfondimento e di completezza
rispetto alla risposta al quesito. La parte testologica stata sempre
affidata ad un esperto in Psicodiagnosi e non direttamente effettuata
dal CTU, che si dunque avvalso di altri ausiliari. I test maggiormente utilizzati sono stati lMMPI2, Rorschach, TAT.
In questi casi il Consulente generalmente propone laffidamento ai
Servizi Sociali e gli incontri protetti tra il figlio e il genitore disfunzionale, nonch monitoraggio generalmente per 6 mesi e un anno
per valutare la possibilit di un affido condiviso29.
Rispetto allet dei figli che, come detto, nei casi esaminati avevano unet compresa tra i 3 anni ed i 14 anni emerge come il
CTU presti attenzione al loro livello di sviluppo nellorganizzare le
proprie indagini. In particolare, in presenza di bambini piccoli stato
osservato lo sviluppo cognitivo, del linguaggio, dei processi simbolici e valutata la modalit di attaccamento che il minore esprime nei
confronti del genitore. Con i bambini dai 6 anni in su, il CTU ha
dedicato spazio allascolto del minore: in tutti i fascicoli consultati il
CTU ha sempre ascoltato il minore attraverso un colloquio diretto
29 Dal momento dellentrata in vigore della legge 54/2006, stato sancito il
principio della bigenitorialit, ovvero il diritto dei figli a continuare a mantenere rapporti di frequentazione con ciascun genitore. Il profilo pi innovativo della normativa 54/2006 risiedeva proprio nella centralit riconosciuta
al minore ed alla sua esigenza di continuare a mantenere immutati i rapporti
con i genitori: in tal senso, la norma ha previsto un meccanismo che consente ad entrambi di partecipare attivamente alla vita del figlio anche dopo
la disgregazione del nucleo familiare, che viene riconfermata sostanzialmente
anche con la nuova disciplina della filiazione dettata dal D. Lgs. 152/2012.

87

(appunto dai sei anni in su) e osservato la relazione con i genitori


attraverso le interazioni videoregistrate.
Lascolto del minore allinterno della Consulenza Tecnica in merito
alle condizioni di affidamento dei figli, come abbiamo gi osservato,
costituisce un momento delicato e nel contempo fondamentale per
la completezza delle risposte al quesito posto dal Giudice. Nei casi
pi complessi anche il minore, stato sottoposto,come i genitori,
dallo stesso CTU ad unanalisi psicodiagnostica. I test maggiormente utilizzati sono stati il CAT, Blacky Pictures, test carta e matita,
favole della Duss.
Nei casi consultati, emerge come il CTU nel suo dispositivo, suggerisca un lavoro terapeutico individuale per i genitori e i figli dove
presente:
un rifiuto del bambino ad incontrare un genitore;
alta conflittualit genitoriale;
patologie psichiatriche del figli o dei genitori.
Di contro, nei casi in cui emerge una disponibilit nella messa in
gioco di se stessi e di un cambiamento dei propri punti di vista nelle
parti ovvero nei casi in cui la conflittualit non elevata - il CTU
suggerisce una mediazione familiare. In particolare, tra i casi presi in
esame, durante la CTU, in 4 occasioni stato rinvenuto un accordo
tra i coniugi attraverso lausilio ed in accordo con il CTU.
Sul piano dellimpostazione metodologica la CTU stata generalmente affrontata utilizzando gli strumenti del colloquio clinico,
unitamente allosservazione clinica. I colloqui con le parti sono stati
condotti cercando di cogliere il modello operativo interno relazionale coinvolto nella costruzione dei legami di attaccamento dei genitori con il figlio, concentrando losservazione sulle dinamiche riferite
allo stesso. E stato dato inoltre spazio alla centralit della relazione
di coppia, dal suo sviluppo fino alla crisi e alla fase attuale per poter
focalizzare lattenzione anche sulle possibili risorse familiari. Il CTU
ha sottoposto le parti sia a colloqui individuali che di coppia. Le
interazioni familiari sono state condotte nelle modalit precedentemente descritte.

88

Nello specifico, lo schema peritale nei 26 fascicoli consultati stato


cos articolato:
analisi in merito ai motivi che hanno portato la famiglia alla
CTU, alle difficolt vissute, alle aspettative sul lavoro peritale
definendone il significato e lutilit alla luce di una possibile
costruzione di un percorso congiunto
analisi e storia della coppia nella quale sono stati ripercorsi
la fase del fidanzamento, la crisi e la situazione relazionale
venutasi a determinare dopo luscita di casa della madre del
minore, lo sviluppo o meno di nuovi adattamenti allinterno della coppia a seguito di cambiamenti di eventi vissuti
come importanti; analisi delle relazioni rispetto alla famiglia
di origine
capacit di descrivere se stessi come genitori nei propri limiti e nelle proprie risorse e capacit di descrivere laltro nel
suo ruolo genitoriale, separando le sue percezioni dai vissuti
personali e dal conflitto di coppia; criterio dellaccesso allaltro genitore, individuando gli elementi di cooperazione e
disponibilit, o viceversa, la difficolt sostanziale rispetto al
diritto/dovere dellaltro genitore a partecipare alla crescita e
alleducazione del figlio
capacit di descrizione dei figli al fine di raccogliere informazioni sul mondo interno dei genitori e le modalit con le
quali ladulto immagina, rappresenta e prepara il percorso
di vita del figlio e il suo sviluppo. I dati affiorati sono stati
confrontati con quanto emerso dal bambino, cos da comprendere quanto il genitore abbia consapevolezza di s e di
come il minore lo percepisca.
la valutazione della relazione attuale tra i genitori e il minore
stata effettuata sulla base di quanto emerso nel corso dei
colloqui clinici individuali e congiunti con i genitori e sulla
base dellosservazione diretta delle interazioni madre padre
figlio che ha permesso di valutare la qualit e le caratteristiche della relazione non solo sulla base delle rappresentazioni

89

interne del genitore ma anche sule dinamiche direttamente


osservate
il colloquio congiunto con i nonni materni e paterni al fine
comprendere il loro punto di vista sul conflitto di coppia e
possibili influenze.
Uno sguardo di approfondimento da parte dei CTU stato poi
rivolto ai significati pi profondi dellagire del soggetto, ai suoi eventuali conflitti, allarticolazione del suo sistema difensivo e al modo
in cui queste giochino un ruolo determinante nella costruzione delle
sue relazioni pi significative. I CTU hanno generalmente approfondito i significati pi inconsci che muovono la persona nelle sue
azioni, i suoi vissuti e la sua capacit di elaborare i fatti della vita,
nonch la personale inclinazione nel far fronte a situazioni di difficolt particolarmente frustranti.
Nella relazione scritta risulta inoltre che il CTU ha presentato la
vicenda in maniera tale che anche i genitori potessero leggerla e ricevere dalla stessa Consulenza indicazioni utili per il proprio percorso
e per la relazione con il minore.
Un altro dato significativo emerso dalla consultazione dei fascicoli rispetto alle conclusioni del CTU, ha riguardato i rapporti tra il
CTU e i CTP. Va positivamente evidenziato come, sul totale dei
fascicoli analizzati (n. 26), in 20 di essi il CTU ha accolto i suggerimenti di uno dei Consulenti di parte, integrandoli nel suo dispositivo. Molto meno evidenti sono le circostanze in cui il CTU sposa
entrambe le richieste dei Consulenti: per andare in questa direzione
necessario che i professionisti coinvolti lavorino per il raggiungimento di uneventuale accordo. Nei casi segnalati, gli accordi durante la CTU sono stati 4.
In ultima analisi, si evidenzia come il Giudice in tutti i fascicoli
consultati (26) ha accolto il dispositivo del CTU nella sua totalit,
tranne in un caso in cui il Giudice, in attesa che il CTU verificasse
la situazione di un nucleo familiare dopo 6 mesi dalla consegna della
relazione, ha dato mandato al Servizio Sociale per gestire il rapporto
padre-figlio.

90

15. Considerazioni conclusive


La ricerca promossa dalla Garante per lInfanzia e lAdolescenza
della Regione Toscana sul contributo delle Scienze psicosociali nella prevenzione della conflittualit e la connessa tutela del minore
nellambito giudiziario dei procedimenti in materia di famiglia, ha
permesso di evidenziare come nelle cause di separazione e divorzio
in cui la tensione e la conflittualit coinvolge massicciamente i figli
raggiungendo livelli tali da non poter ottenere adeguata soluzione e risposta esclusivamente in ambito giuridico il Giudice generalmente dispone la Consulenza Tecnica dUfficio (CTU), proprio
nellottica di tutelare linteresse dei minori coinvolti, loro malgrado,
nella disgregazione giudiziale della propria famiglia.
Con tale intervento, allesperto psicologo/psichiatra/neuropsichiatra, viene chiesto di valutare la realt emotiva del nucleo familiare,
in particolare dei figli, nonch di valutare la modalit di rapporto dei
figli nei confronti di ciascun genitore, fornendo un parere sul regime
di affidamento da adottare affinch sia assicurata la ricostruzione di
un equilibrio familiare nel quale entrambi i coniugi mantengano un
adeguato ruolo/responsabilit genitoriale nei confronti dei figli, in
ossequio al principio di bigenitorialit.
Nella trattazione della ricerca, emerso altres che il CTU incaricato dal Giudice di effettuare un indagine familiare si trova generalmente di fronte ad una relazione di coppia fortemente disturbata,
caratterizzata da un conflitto per la cui soluzione sono stati fatti - e
sono falliti - molti tentativi. Il Consulente entra in contatto con
complesse dinamiche emotive, verifica spesso la persistenza di un
implicito e inconsapevole bisogno di mantenere aperto il conflitto
e incontra soggetti con difficolt a porsi in una posizione riflessiva e
problematica della loro conflittualit, incapaci di accorgersi di quanto la loro guerra personale e giudiziale travolga anche i figli e quali
danni possa arrecare a bambini ed adolescenti. Proprio i figli, infatti,
in tale contesto, sono le prime vittime ed allora la funzione del CTU

91

appare fondamentale anche per assicurare la tutela psico-affettiva del


minore, cos come daltra parte resta essenziale che tutti gli operatori
coinvolti nel processo di separazione o divorzio (giudice, avvocati, consulenti di parte, assistenti sociali, etc) abbiano riguardo a
svolgere il proprio ruolo con particolare attenzione alle esigenze del
minore.
Quando viene disposta CTU da parte del magistrato, questa pu
assumere valore davvero essenziale nellindividuazione della soluzione pi idonea ad assicurare che linteresse del minore sia effettivamente garantito, sia in ambito giudiziario, sia allinterno del nuovo
assetto familiare che risulter dalla pronuncia del Tribunale. Proprio
tale importante contributo che le scienze psicologiche/psichiatriche
sono chiamate a fornire al Giudice nellambito dei procedimenti
giudiziari di separazione/divorzio nei quali siano coinvolti bambini
ed adolescenti appunto stato oggetto della presente ricerca. Dallo
studio delle norme ad hoc in materia di CTU e dei principi base della psicologia in materia di genitorialit/separazione/affidamento dei
figli, nonch attraverso lanalisi delle norme in materia di diritto di
famiglia e delle sentenze cui stata concessa la visione da parte delle
Autorit Giudiziarie coinvolte, stato possibile rilevare una pluralit
di dati che appaiono molto interessanti (pur se, va ricordato, non
stato possibile effettuare una particolareggiata analisi statistica, dato
lesiguo numero dei fascicoli messi a disposizione) e che, nellottica
di un implementazione della tutela dei minori, fanno emergere talune questioni che restano ad oggi in parte irrisolte. Nella pratica,
infatti, emergono alcune problematiche che pare necessario evidenziare quali spunti di riflessione, affinch gli operatori ed i professionisti che svolgono la loro attivit nellambito del procedimento
giudiziario che coinvolge bambini ed adolescenti (dal Giudice, agli
avvocati, ai CTU e CTP, sino a Servizi Sociali) instaurino un dialogo
costruttivo, multidisciplinare, utile a dirimere quelle questioni che
possono compromettere linteresse dei minori.
A) Anzitutto, dai dati raccolti emerge chiaramente come il Giudice,
stabilendo un rapporto fiduciario con il proprio Consulente, nella
quasi totalit dei casi, accoglie nei suoi provvedimenti le conclusioni

92

suggerite dal CTU. Ed allora, in primis, appare necessario rilevare che


il magistrato ha due importanti oneri quando dispone una CTU:
quello di verificare che lesperto nominato abbia effettivamente una formazione specifica e specialistica. Considerata la
delicatezza dellambito di intervento, appare infatti essenziale
che il CTU abbia un percorso culturale e di esperienza professionale che gli permetta di comprendere e gestire al meglio
le dinamiche relazionali fra i coniugi durante la separazione
ovvero gli consenta una corretta valutazione della situazione
ed una efficace valorizzazione delle risorse genitoriali presenti
nel contesto peritale e nella specificit di quel particolare nucleo familiare e di garantire unefficace intervento ed una
maggiore tutela dei minori coinvolti. Linteresse del minore
dovr essere definito dal CTU e poi dal Giudice tenendo
conto della continuit dei legami genitoriali allinterno di una
responsabilit congiunta da parte dei genitori. Il figlio, soprattutto nella fase di rottura della coppia, necessita di stabilit e
di continuit nelle sue relazioni affettive, di sentirsi protetto
dalle figure genitoriali che devono essere in grado di pensare
al suo futuro in modo costruttivo. Inoltre v da considerare che lattivit dello psicologo nellambito della Consulenza
Tecnica, proprio in ragione di tale scopo ultimo, conduce sovente lesperto anche allascolto del minore: ci in linea con
la normativa internazionale e nazionale, che ormai riconosce
appieno il diritto dei minori di essere ascoltati e di esprimere
il proprio pensiero circa la situazione che stanno vivendo e le
decisioni che gli adulti assumono in merito a procedimenti che li riguardano. Proprio per questo, essenziale che nei
procedimenti di separazione e divorzio, lascolto del minore
sia effettuato soltanto da professionisti specificamente formati,
che utilizzino metodologie e criteri ritenuti affidabili dalla
Comunit scientifica, garantendo cos la dovuta serenit al
minore, rispettando i suoi bisogni e desideri e consentendogli
al contempo di esprimere sue opinioni, esigenze e preoccupazioni in merito alla situazione genitoriale.
93

quello di verificare che lesperto nominato abbia svolto il suo


incarico attraverso un modus operandi corretto ed adeguato alle
c.d. buone prassi che si vanno sempre pi sviluppando ed affinando in relazione alla psicologia giuridico-forense ed in
particolare rispetto ai procedimenti giudiziali del diritto di
famiglia. Il CTU agisce in una delicata area interdisciplinare, che richiede anzitutto una chiara consapevolezza dei limiti
deontologici e dei poteri di iniziativa legati al ruolo, nonch
ladozione di un linguaggio che faciliti la comprensibilit del
proprio operato da parte del Giudice e di tutte le altre parti
del procedimento. Lesperto assolve ad un doppio mandato,
tecnico professionale ed etico sociale, e deve dunque prestare
particolare attenzione, non solo agli aspetti tecnici attraverso i quali si esprime, ma anche agli aspetti deontologici e
metodologici che ne sono alla base. In tale ottica, va evidenziato che dalla ricerca emerge come importanti indicazioni
sulla corretta attuazione delle CTU di carattere psicologico e
dellascolto del minore nei procedimenti giudiziari di diritto
di famiglia sono previste da specifici Protocolli e Linee Guida
(elaborati con la collaborazione di professionisti ed esperti
nel settore): pur non assumendo alcuna valenza precettiva,
tali testi codificano buone prassi, sia al fine di rendere pi approfondita ed oggettiva possibile lindagine del consulente,
sia al fine di permettere che la CTU possa eventualmente
divenire un momento di effettivo scambio con il minore,
che deve essere accolto e tutelato. Il procedimento giudiziario definisce infatti la vita futura del minore: ogni espressione di conoscenza e di esperienza che permetta di migliorare
tale percorso istituzionalizzato in funzione dellinteresse
del minore deve perci essere accolta e diffusa tra gli tutti
gli operatori del settore, in primis tra i consulenti che spesso
hanno contatto diretto con il minore.
Tra le suddette buone prassi che lesperto dovrebbe sempre seguire e la cui attuazione dovrebbe possibilmente essere verificata in
concreto dal Giudice, quale primo garante della tutela del minore
94

nellambito procedimentale la ricerca ha permesso di evidenziarne


talune che appaiono quali primi presupposti essenziali affinch il
contributo del Ctu sia effettivamente adeguato allinteresse dei minori coinvolti, permettendo al Giudice di accedere a dati reali, approfonditi, oggettivi ed adeguati, e dunque consentendogli di poter
individuare la migliore soluzione giuridica tesa a regolamentare il
futuro assetto familiare del bambino/adolescente. In particolare, a
tal fine appare importante che il CTU si adopri correttamente per:
1. individuare una metodologia di lavoro coerente con la formazione teorica, con gli obiettivi specifici dellintervento e
rispettosa delle caratteristiche dei soggetti coinvolti (ed in
proposito risulta metodologicamente corretta una procedura
che rispetti una criteriologia scientifica ben definita e confrontabile basata su principi verificabili di acquisizione, analisi e interpretazione di dati e fondata, laddove possibile, su
tecniche ripetibili e controllabili);
2. esplicitare i modelli teorici utilizzati, cos da permettere la
valutazione critica dei risultati. E infatti importante che il
CTU espliciti il quadro di riferimento teorico e la propria
metodologia di indagine in modo da permettere una effettiva
valutazione e critica sullacquisizione ed interpretazione dei
dati raccolti, al fine di ridurre al minimo linterferenza soggettiva dellosservatore valutatore, ovvero tentare di ridurre
lautoreferenzialit alle proprie idee, alle proprie convinzioni
e teorie, che rimane, comunque, un aspetto ineliminabile in
tutti i domini del sapere scientifico, compreso quello psicologico e giuridico;
3. estendere il pi possibile la valutazione a tutti i soggetti significativi (evitando di esprimere pareri o giudizi senza aver
esaminato le persone cui si fa riferimento) ed utilizzare molteplici fonti di informazione per ogni area che deve essere
analizzata;
4. utilizzare test psicologici con un comprovato livello di validit e affidabilit;

95

5. avere sempre come referenti primari i criteri scientifici e


metodologici della psicologia ed impiegare criteri di valutazione riconosciuti affidabili dalla comunit scientifica di
riferimento;
6. mantenere lautonomia scientifica e professionale nei rapporti con i magistrati, gli avvocati, i CTP e le parti;
7. definire con la maggiore esattezza possibile il campo della
propria realt peritale, ponendo particolare attenzione alla
necessit di individuare una precisa risposta allo specifico
quesito posto dal Giudice, cos come testualmente formulato. Il compito del Consulente quello di formulare un
parere in risposta al quesito postogli dal giudice, sulla situazione esistente e sulla sua possibile evoluzione, e non quello
di emettere un giudizio che invece compito esclusivo del
giudice;
8. indagare solo gli aspetti attinenti alloggetto del mandato utilizzando metodologie e criteri riconosciuti come affidabili
dalla comunit scientifica di riferimento.
B) Un secondo aspetto che merita una particolare attenzione, proprio in quanto foriero di questioni problematiche, quello della conciliazione tra le esigenze giuridiche e le esigenze emotivo/psicologiche
delle parti ed in primis dei minori coinvolte in un procedimento
di separazione/divorzio. Abbiamo visto come il focus della ricerca
stato individuato nei metodi di svolgimento della CTU psicologica
in presenza di coppie con figli minori, nonch nellimpatto della
CTU rispetto ai provvedimenti provvisori/definitivi del Giudice
ed alle decisioni da questo assunte nellinteresse dei figli. E stato
evidenziato come nellambito del procedimento e dunque anche
nelliter peritale debba essere valutata la sussistenza di situazioni di
pregiudizio del minore, tenendo conto della legge sullaffido condiviso e del diritto del minore alla c.d. bigenitorialit. Ma proprio
la valutazione della situazione del minore, della capacit genitoriale
dei coniugi e lindividuazione della pi adeguata regolamentazione
sullaffidamento e la frequentazione figli/genitori, pone questioni

96

problematiche, che non sempre appaiono immediatamente risolvibili dal Giudice che pur si avvale del consulto dellesperto.
Infatti, per il Giudice, nellottica del diritto e delle esigenze giuridico-processuali, sarebbe necessario avere a disposizione dati certi
e verit oggettive al fine di dare una risposta specifica ed adeguata ad
un caso specifico, assumendo definiti provvedimenti in conformit
alle leggi vigenti. La sentenza del magistrato diviene un punto fermo,
una regolamentazione familiare definita, che tendenzialmente si basa
sulle risultanze di una CTU che rappresenta una fotografia della
famiglia, attuata nellarco di 30/60/90 giorni e che dunque, generalmente, non lascia spazio ad elaborazioni dei vissuti, allindividuazione di nuovi ed idonei equilibri nei rapporti familiari. Diversamente,
dal punto di vista delle scienze psichiatrico/psicologiche, la separazione un momento di evoluzione della famiglia, nellambito della
quale la verit emotiva ed affettiva dei singoli soggetti coinvolti
a prevalere, soprattutto nelle ipotesi in cui una situazione di grave
conflitto familiare. Con specifico riferimento ai minori coinvolti,
il momento di disgregazione della coppia genitoriale un cambiamento importante che influisce in modo determinante nella crescita
e nellequilibrato sviluppo del bambino e delladolescente: i mutamenti della situazione familiare e delle relazioni interpersonali tra e
con i genitori rendono i figli pi bisognoso della vicinanza affettiva
ed emotiva di questi ultimi, che purtroppo non sempre sono capaci
di rispondere adeguatamente a tale necessit. Invero i figli - bisognosi di conservare, sviluppare e migliorare i loro rapporti con entrambi
i genitori soprattutto nel momento della separazione - divengono
frequentemente strumenti di ritorsione tra i genitori e ci provoca
in essi ansia e frustrazione, portandoli talvolta anche ad una elaborazione patologica della perdita e ad un forte disagio emotivo che resta
spesso inascoltato.
In tale contesto, appare dunque essenziale che il Giudice ed il CTU
si facciano primi garanti della protezione dei minori, assicurando
loro attraverso i rispettivi ruoli e strumenti una propria autonomia rispetto ai genitori nellambito del percorso giudiziario, in modo
tale da evitare quanto possibile che essi vengano coinvolti nel con-

97

flitto tra i genitori. Certamente la funzione del CTU nominato dal


Giudice nellambito di separazione e divorzio non pu essere quella
di un intervento terapeutico, n lattivit dellesperto pu essere qualificata come mediazione familiare. Eppure, dalla ricerca effettuata,
emerge come i magistrati tendano sempre pi a conferire al CTU
anche il compito di effettuare un percorso di mediazione tra i coniugi,
tentando di rinvenire un accordo tra di essi nellinteresse dei minori
coinvolti. Non soltanto, ma si riscontrato casi nei quali il CTU, dopo
una attenta valutazione del quadro psicologico complessivo della famiglia e dei singoli soggetti coinvolti nellaccertamento peritale a lui
assegnato, suggerisce al Giudice di invitare le parti ad un percorso
psicologico-terapeutico individuale, ovvero indica quali siano le possibilit per una terapia familiare o per una mediazione familiare tra
i coniugi. Dunque, in questottica, il ruolo e gli spazi operativi del
CTU sembrano ampliarsi e lesperto, nellambito del suo incarico,
pu riuscire a ritagliare uno spazio in favore del supporto alla coppia
genitoriale nellottica dellindividuazione del migliore interesse del
minore, affinch i coniugi riescano a ridefinire i loro ruoli, a riacquistare capacit di comunicazione efficace e, soprattutto, a riconoscere
e rispettare adeguatamente i bisogni e le esigenze dei propri figli.
Nello stesso senso, la consulenza tecnica disposta dal Giudice pu
assumere anche un ulteriore ruolo privilegiato rispetto ai componenti della famiglia, ovvero rappresentare un momento in cui acquisire
consapevolezza del proprio funzionamento interno, permettendo ai
genitori di evidenziare e valorizzare ci che entrambi possono portare ai figli, con maggiore consapevolezza dei vissuti e delle esigenze di
questi ultimi, portandoli a comprendere e condividere i disposti del
Tribunale e rendendo cos pi probabile lapplicazione e il rispetto
dei provvedimenti adottati dal Giudice. Se vero che il compito del
Giudice , in definitiva, quello di emettere un provvedimento adeguato al caso concreto, attraverso lanalisi dei dati a sua disposizione
tra cui la CTU altrettanto vero che la statuizione del Giudice
sar tanto efficace quanto pi la regolamentazione giudizialmente
prestabilita sar accettata dalle parti, ovvero si radicher nel loro
consenso razionale ed emotivo.

98

Ed ancora, altro importante compito del CTU spesso quello di


ascoltare il minore: lesperto nominato dal Giudice generalmente il
primo ed unico psicologo che il minore incontra nel suo percorso. Il
CTU non potr travalicare i limiti della sua funzione, ma importante che egli sia comunque una figura di supporto, dato che interviene in un momento in cui il bambino/adolescente si trova ad avere
estrema necessit di comprendere la situazione, essere rassicurato ed
anche farsi ascoltare. In tale ultimo senso, si ricorda che le pi recenti normative nazionali ed internazionali ribadiscono con forza il
diritto dei minori (maggiori di anni 12 o anche di et inferiore, se
ritenuti capaci di discernimento) ad essere ascoltati nellambito dei
procedimenti che li concernono e che possono influenzare la loro
vita, quali in special modo quelli di separazione e divorzio. Rendere
i bambini e gli adolescenti parte attiva dei procedimenti giudiziari
nei quali vengono coinvolti dai genitori sempre ch non sussistano elementi di possibile pregiudizio per il minore stesso nellessere
ascoltato dal consulente pu essere utile anche per focalizzare lattenzione dei genitori sui loro bisogni, i sentimenti, le esigenze, la
loro volont. Presupposto essenziale affinch tale ascolto, anche
nel contesto della CTU, realizzi linteresse del minore stesso e sia efficace, in primis quello di utilizzare professionisti esperti ed individuare procedure condivise nellambito degli uffici giudiziari. Inoltre,
quando necessario, appare importante che il CTU stabilisca fin da
subito un filo diretto con il Servizio Sociale territorialmente competente, in modo tale da poter poi agevolare la presa in carico dei
minori e dei suoi genitori qualora sia ritenuto opportuna/necessaria, attivando un percorso di sostegno che poi verr portato avanti
in detta sede. Lattivazione di una sinergia CTU/Servizio Sociale, nel
pi breve tempo possibile, appare rispondere alle esigenze di tutela dei minori, anche al fine di creare spazi neutri nellambito dei
quali, appunto, assicurare ad essi ladeguata tutela ed ascolto. Deve
essere per chiaro che il CTU non pu svolgere la funzione propria
del Servizio pubblico spesso carente di risorse economiche e di personale il cui operato dovr invero seguire inizialmente le eventuali
istruzioni del CTU, per poi proseguire con un progetto individuato

99

ad hoc in base alle esigenze specifiche del minore e del suo nucleo familiare. Progetto la cui attuazione dovr essere possibilmente posto
sotto lo stretto e costante controllo del Giudice durante il proseguo
del procedimento, a garanzia della tutela dei minori.
V tuttavia da rilevare che, come sopra accennato, lambito anche temporale nel quale si svolge la procedura giudiziale e liter
peritale, spesso non permette al CTU di svolgere tali importanti
funzioni, ovvero supportare il minore ed aiutare i genitori a trovare una adeguata forma di comunicazione ed un nuovo equilibrio
familiare rispondente alle esigenze dei figli. Tuttavia, lobiettivo di
un procedimento giudiziario a misura di famiglia potrebbe forse
essere realizzato attraverso la forzatura dei tempi processuali. Dalla
ricerca effettuata emerso infatti che, talvolta, gli stessi CTU, nella
loro relazione, suggeriscono al Giudice di programmare un monitoraggio/controllo/integrazione di consulenza dopo 6 o 9 mesi rispetto
al momento in cui stata svolta la CTU, al fine di verificare se i
genitori si siano o meno adeguati ai suggerimenti ed alle prescrizioni
impartitegli o di valutare la condizione psico-fisica dei minori ed il
loro rapporto con i genitori (nelle ipotesi in cui sussistano particolari contrasti o problematiche, ovvero nei casi in cui vi sia stata un
interruzione di rapporto con una figura genitoriale ed il CTU abbia
suggerito il percorso graduale di riavvicinamento genitore/figlio). In
questi casi, dunque, lo stesso esperto richiede al Giudice di allungare i tempi processuali per realizzare linteresse della famiglia e
del minore a trovare un nuovo assetto. Allo stesso modo, nelle
ipotesi in cui forte la conflittualit tra i coniugi, lasciare del tempo alla famiglia per interiorizzare la separazione ed il nuovo assetto,
ponendo ad essi un ulteriore momento di verifica/controllo delladeguatezza delle statuizioni prestabilite dal Giudice, potrebbe essere
un utile strumento anche al fine di verificare se, nel lungo periodo,
le decisioni giudiziarie risultino in concreto efficaci e rispecchino
linteresse del minore, dando al tempo stesso modo al Giudice di
prendere ulteriori provvedimenti se lo ritiene opportuno. Il trascorrere del tempo, soprattutto in ambito giudiziario, visto sempre in
ottica negativa, perch costringe le parti processuali a tenere aperta

100

una ferita, un conflitto, una situazione, che vorrebbero chiudere pi


celermente possibile. E pur vero per che, in tali contesti, sempre
nellottica di una efficace tutela dei minori, il percorso personale che
ognuno dei genitori ed i minori stessi devono fare (soprattutto a
livello emotivo, ma anche a livello organizzativo/materiale) richiede
sicuramente un periodo non breve e, dunque, in tali casi la lungaggine processuale potrebbe apportare anche risvolti positivi.
Evidenziati tali importanti obiettivi che lesperto pu tentare di
raggiungere nellambito della CTU - ovvero in situazioni nelle quali
sussiste una separazione giudiziale e, pertanto, in genere, il conflitto
tra i coniugi cos esasperato che essi vedono nella giustizia lunico
strumento adeguato per dirimere la propria guerra ci appare opportuna infine una ulteriore e connessa considerazione. Lintervento
dellesperto, con funzione di mediatore familiare e con lobiettivo di
tutela dellinteresse del minore/figlio coinvolto nella separazione/divorzio dei coniugi, potrebbe apportare probabilmente ancor maggiori
benefici anche nelle situazioni di crisi familiare nelle quali appare possibile raggiungere un accordo ed addivenire ad una separazione consensuale, non sussistendo ancora un conflitto insuperabile. In tali
contesti, infatti, la mediazione familiare volta a trovare un adeguato
divorzio psichico riducendo le divergenze tra i coniugi ed incentivando comportamenti ed accordi rispondenti alle esigenze dei figli,
potrebbe permettere alla coppia di risparmiare tempi e denaro che invece rischiano di accentuare ancor pi il conflitto nellambito dei procedimenti giudiziali. Sarebbe forse opportuno, pertanto, sensibilizzare
le famiglie rispetto a tali possibilit ed incentivare comunque un tentativo
di mediazione familiare per la coppia in crisi: se vero che le scienze
psicologiche rimarcano con fermezza che nelle situazioni di forte conflittualit non sussiste spazio per una efficace mediazione familiare,
pur vero che nellottica di tutela del superiore interesse dei minori,
pu valere la pena di sollecitare in ogni caso la coppia ad un confronto
critico di fronte ad un professionista esperto e neutrale, che ben potr
valutare poi se i genitori siano o meno in grado di tentare un percorso
di mediazione ovvero se la conflittualit sia cos esasperata da non permettere, in quale momento, un efficace intervento professionale.

101

C) Altra tematica che meriterebbe di essere espressamente approfondita poi quella della individuazione delle modalit di frequentazione del bambino/adolescente con i genitori da parte dei genitori stessi
(nellipotesi di separazioni/divorzi c.d. consensuali), del Giudice (nei
procedimenti in cui non viene nominato un CTU) e dello stesso
CTU (qualora sia stato nominato ad hoc dal Giudice nellambito del
procedimento di separazione/divorzio). In tale contesto va ricordato
anzitutto che con lapprovazione della legge n. 54/2006 sullaffido
condiviso - che ha sostituito il precedente affidamento congiunto ed
poi stata integrata dalla recentissima normativa sulla filiazione il
nostro legislatore ha introdotto un importante riforma nel diritto di
famiglia, ed in particolare ha innovato profondamente la disciplina
della separazione e del divorzio sancendo principi che aprono la strada ad un nuovo intendere i rapporti tra genitori e figli anche dopo la
separazione. Concetti come bigenitorialit, condivisione, corresponsabilit, codecisione hanno mutato la dinamica dei rapporti familiari
post-separazione, ponendo al centro del procedimento linteresse i
figli, i quali hanno il diritto di continuare ad avere un rapporto
continuativo ed equilibrato con entrambi i genitori anche dopo la
crisi della loro famiglia. Di conseguenza, ciascun coniuge deve accettare di confrontarsi e di dialogare con laltro, nellintento comune di
crescere ed educare i figli, superando rancori e incomprensioni che
non possono e non devono interferire negativamente sul corretto
svolgimento delle relazioni figli-genitori. In proposito, dalla ricerca emerge anche come la capacit genitoriale sia un costrutto complesso non riducibile alle qualit personali del singolo genitore ma
che comprende anche unadeguata competenza relazionale e sociale.
Dunque lidoneit genitoriale viene definita dai bisogni stessi e dalle
necessit dei figli in base ai quali il genitore attiver le proprie risorse
tali da garantirne lo sviluppo psichico, affettivo, sociale, fisico. Sul
punto, le riflessioni e le questioni ancora aperte sono molteplici, soprattutto a fronte delle complesse dinamiche familiari che si creano
quando la coppia coniugale si separa e nasce la necessit di riconoscere nuovi ruoli, confini e spazi allinterno di un progetto educativo
per il benessere dei figli.

102

Una prima riflessione quella che concerne la conciliazione tra


il diritto dei figli a frequentare con continuit e regolarit entrambi i genitori ed alla bigenitorialit come previsto dalla vigente normativa ed il dovere del Giudice di garantire che le modalit di
frequentazione con i genitori prestabilite rispecchino in primis il reale
interesse del minore e le sue esigenze di crescita e di equilibrio psicofisico. Dalla ricerca emerge infatti che linnovazione apportata dalla
riforma del diritto di famiglia, la bigenitorialit, laffido condiviso,
vengono infatti troppo spesso confusi, da parte dei genitori, con una
mera equa ed identica suddivisione del tempo da trascorrere con il
figlio, dimenticando che invece la reale ratio della nuova normativa
quella della condivisone di un progetto educativo e delle responsabilit rispetto al figlio. Nei casi di separazione consensuale, ci
pu comportare invero che i genitori si accordino su modalit di
collocamento e di frequentazione del figlio/dei figli in base a tale matematica suddivisione, tralasciando in concreto la valutazione delle
reali esigenze (anche di stabilit) dei minori: cos, non inusuale
trovare accordi di separazione consensuale che prevedono che i figli
stiano a rotazione due/tre giorni dalla madre ivi pernottando e due/
tre giorni dal padre ivi pernottando. Ci comporta, per i minori,
una continua modifica delle proprie abitudini, un perenne adattarsi
e gestirsi in base non alle proprie esigenze e necessit, ma in base alle
organizzazioni personali e lavorative di ciascun genitore; il che pu
creare anche difficolt concrete legate, ad esempio, a dover spostare
abbigliamento e libri scolastici ogni due/tre giorni da una abitazione
allaltra, a ricercare ambienti di socializzazione ed amicizie diverse in
luoghi non sempre vicini, proprio in un momento in cui la disgregazione familiare crea spesso isolamento anche emotivo. V dunque da chiedersi se tali accordi rispecchino davvero linteresse dei
minori coinvolti e quali possano essere per i minori le conseguenze
psicologiche di una impostazione di vita cos concordata tra i genitori. In tale prospettiva, si ricorda che il Tribunale deve omologare
la separazione consensuale dei coniugi per renderla efficace e quindi
le norme prevedono che quando laccordo dei coniugi relativamente
allaffidamento e al mantenimento dei figli in contrasto con linteresse

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di questi, il giudice riconvoca i coniugi indicando ad essi le modificazioni da adottare nellinteresse dei figli e, in caso di inidonea soluzione,
pu rifiutare allo stato lomologazione (art. 158 c.c.). Ci si chiede,
dunque, quale limite abbia il Giudice nellambito dellaccertamento
della rispondenza degli accordi dei genitori rispetto agli interessi dei
figli e se, in tali contesti, pur trattandosi di procedimenti a carattere
consensuale per i quali, tuttavia, non detto che non sussista alta
conflittualit tra i genitori, n che essi siano stati in grado di valutare
il migliore interesse dei figli non sia talvolta il caso, per il Giudice,
di ricorrere allausilio di un esperto. In detti casi, naturalmente, le
eventuali modalit di intervento del Giudice e del consulente non
potranno essere le stesse di una separazione giudiziale, ma pur vero
che appare comunque opportuno rendere effettiva una forma di
controllo/verifica anche nellipotesi di accordo dei coniugi, tramite
la quale offrire al minore coinvolto nella separazione una tutela adeguata, indipendentemente dalla forma (consensuale o giudiziale) del
procedimento stesso.
Una seconda e connessa questione riguarda la regolamentazione
dei tempi di permanenza con ciascun genitore, soprattutto ma
non soltanto - quando il bambino molto piccolo (ovvero ha unet
compresa ancora tra i due e i tre anni di vita). In considerazione della
legge sullaffido condiviso, certamente bisogna prestare attenzione al
diritto/dovere del genitore nella continuit del rapporto con i figli,
ma nello stesso tempo, necessario tener conto dello stadio evolutivo del bambino e di come la modalit di frequentazione possa incidere sul suo sviluppo psico-fisico e sulla necessit di un ambiente di
crescita equilibrato, stabile e gli consenta di sentirsi protetto e sereno
nel momento di scissione della propria famiglia. Quando si tratta di
bambini molto piccoli, vi inoltre da considerare che, sul piano sociale, essi si trovano ad uno stadio in cui deve ancora completarsi lo
sviluppo del linguaggio, mentre dal punto di vista del proprio mondo interno, il bambino deve ancora completare la rappresentazione
interna del proprio s30. Tale rappresentazione conduce a sua volta
30 Per rappresentazione del s si intende unorganizzazione stabile del mondo
interno del bambino e unorganizzazione di tipo esperienziale dove si collo104

al raggiungimento di un altro stadio particolarmente importante,


il completamento della costanza delloggetto relazionale. In termini
di sviluppo evolutivo, raggiungere il completamento della costanza
delloggetto relazionale, per il bambino significa sentire il genitore (generalmente la madre) come base sicura, tanto da potersene
separare: il genitore simbolicamente viene gradualmente interiorizzato ed inizia ad essere percepito dal bambino come un oggetto
relazionale stabile che esiste dentro di lui, anche quando fisicamente
il genitore non presente. Questo livello di sviluppo consente al
bambino di tollerare lassenza del caregiver (del genitore), esplorando con fiducia lambiente esterno e la relazione anche con altre figure di riferimento. Prerequisito di tale livello che il bambino debba
per essere messo nella condizione di sviluppare un attaccamento
primario stabile. Lattaccamento rappresenta un compito evolutivo,
uno specifico stile di comunicazione e regolazione emotiva che il
bambino costruisce precocemente in relazione al genitore accudente. In questa prospettiva, un buon attaccamento corrisponde anche
alla capacit del bambino di comunicare apertamente ogni forma di
disagio ad un genitore percepito come disponibile. Pertanto, in tali
ipotesi, lintervento del CTU ed il suo contributo appare essenziale,
perch attraverso le sue specifiche conoscenze lesperto pu valutare
lo stato di sviluppo psico-fisico del bambino e suggerire al Giudice la
modalit di frequentazione con il genitore non domiciliatario tenendo conto non soltanto del suo diritto alla bigenitorialit ma anche,
necessariamente, di questi aspetti e della capacit di ciascun genitore
di leggere, interpretare ed affrontare adeguatamente leventuale disagio del figlio.
Infine, unaltra importante questione legata alla complessit delle
dinamiche genitoriali riguarda i casi nei quali sussista, da parte di un
genitore nei confronti dellaltro, una accusa (pi o meno formalizzata a livello penale) di abuso o maltrattamento ai danni di un figlio minore o anche di violenza ai danni dellaltro genitore ed il Giudice
civile incaricato della separazione/divorzio debba dunque stabilire
se sia nellinteresse del minore frequentare il genitore maltrattante
cano le sue caratteristiche cognitivo-affettive delle esperienze personali.
105

ed attraverso quali modalit. Le norme civilistiche in materia di affido condiviso, infatti, mirano a salvaguardare in ogni caso il diritto
del minore alla bigenitorialit, salvo che ci crei un grave pregiudizio per il minore. Ma proprio la verifica delle condizioni di salute
psico-fisica del minore e delleventuale pregiudizio derivante dalla
frequentazione di uno dei genitori appare alquanto ardua: sovente,
nellambito del procedimento di separazione/divorzio, non sussistono prove chiare ed univoche dellesistenza di abusi/maltrattamenti, riducendosi inizialmente la conoscenza del giudice ad un riferito
dellaltro genitore che resta da dimostrare nel corso del processo.
Daltra parte, anche qualora sia stata adita la magistratura penale e
siano in atto delle indagini o un processo penale, la tempistica giudiziaria non adeguata alle reali esigenze di tutela dellinteresse del
minore. Il rischio, in tali situazioni, duplice, ed quello di violare essenziali diritti appartenenti al bambino o alladolescente la cui
coppia genitoriale in fase di scissione: il Giudice della separazione/
divorzio, gi dalla prima udienza, deve emettere provvedimenti provvisori ed urgenti tra i quali la regolamentazione dellaffidamento dei
figli minori ed il loro collocamento, nonch la frequentazione con
laltro genitore. Quando si in presenza di situazioni di tal genere, le
norme civilistiche, prevedono anche la possibilit di emanare i c.d.
ordini di protezione (art. 342 bis e ter c.c.) quando la condotta del
coniuge o di altro convivente causa di grave pregiudizio allintegrit
fisica o morale ovvero alla libert dellaltro coniuge o convivente mentre le norme penalistiche, per tutelare le vittime di gravi reati quali
come abusi e maltrattamenti, forniscono la possibilit al Giudice del
procedimento penale - qualora sia stato instaurato - di adottare misure cautelari quali lallontanamento dalla casa familiare, il divieto
di avvicinamento, sino agli arresti domiciliari o in carcere. Tuttavia
la giurisprudenza molto incerta rispetto alla risoluzione di tali
problematiche, anche a causa delluso strumentale delle denunce di
abusi/maltrattamenti che talvolta purtroppo viene fatto da parte
di uno dei genitori nei confronti dellaltro (ovviamente a dispregio
dellinteresse dei minori e spesso per mere finalit economiche), ma
tale incertezza rischia di essere pregiudizievole per i bambini e gli

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adolescenti coinvolti. Decidere di allontanare il minore da un genitore presunto maltrattante o prevedere modalit di frequentazione
protette, potrebbe compromettere lequilibrio del minore e violare
il suo diritto ad un rapporto continuativo ed equilibrato con entrambi i genitori (oltre a violare il diritto del genitore ingiustamente
accusato), qualora le accuse risultino infondate o comunque i fatti
verificatisi non siano di gravit tale da necessitare un provvedimento
che limiti/interrompa i rapporti genitore/figlio. Daltra parte, prevedere un affidamento condiviso e modalit di visita che non limitino
il rapporto genitore-presunto maltrattante/figlio, pu significare
avallare una assenza di tutela, con gravissimo pregiudizio per il minore, nellattesa spesso molto lunga e complessa di verificare
giudizialmente la sussistenza di abusi o comportamenti violenti nei
confronti del figlio da parte di un genitore (o di un genitore nei
confronti dellaltro difronte ai figli). Certamente la questione non
di semplice risoluzione e necessita di un vaglio caso per caso, ma
pur vero che un dibattito approfondito sul punto, che orienti tutti
gli operatori che si trovano ad affrontare e dover risolvere situazioni
di tale genere, appare quanto mai necessario. Certamente, allo stato,
possiamo affermare che in ogni caso il Giudice dovr valutare attentamente la questione con lobiettivo primario di tutelare i minori,
senza pregiudizi di alcun tipo, analizzando quanto prima lo stato
psicofisico del bambino/adolescente coinvolto e valutando ogni
aspetto inerente il suo rapporto con i genitori, al fine di rispondere
adeguatamente alla richiesta di regolamentarne laffidamento attraverso le modalit pi opportune e confacenti al suo concreto interesse. Anche in questottica, il contributo delle scienze psicosociali pu
essere essenziale quale ausilio del Giudice: proprio avvalendosi delle
conoscenze specifiche di un CTU nominato quanto prima, nella
fase iniziale/presidenziale del procedimento il magistrato potrebbe
verificare quale sia la reale situazione posta alla sua attenzione e quale
sia la migliore soluzione da adottare (anche in via temporanea ed
urgente), tenendo sempre conto che linteresse primario del fanciullo deve essere in primis quello della salvaguardia del suo benessere e
che, in tale senso, venire esposto a comportamenti violenti/maltrat-

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tanti da parte di un genitore sia nellipotesi di violenza diretta che


di violenza assistita non pu che essergli pregiudizievole.
*********
In conclusione, ferme restando le considerazioni anzidette e le relative questioni sollevate - che meritano certamente un approfondimento particolare ed una adeguata attenzione - in linea generale
la ricerca realizzata ha posto in evidenza limportanza che pu assumere il contributo delle scienze psicologiche/psichiatriche nel corso
del procedimento di separazione/divorzio per la tutela dei bambini e
degli adolescenti che ivi si trovano loro malgrado coinvolti. Daltra
parte, altres importante rilevare che la necessaria interazione tra
diritto e scienze che si realizza attraverso la CTU rappresenta un
momento importante per favorire la riflessione interna alle differenti comunit professionali, che impone a tutti i professionisti una
sempre maggiore attenzione alla specializzazione, allaggiornamento continuo, allo studio e alla ricerca applicata in questo delicato e
complesso ambito operativo, che dovrebbero essere realizzati anche
attraverso il confronto e la collaborazione interdisciplinare tra gli enti/
istituzioni coinvolti a vario titolo nella materia (Tribunali, Ordini
professionali, Universit, altri Enti formativi, ecc). Infatti, anche
e soprattutto nei momenti di difficolt che i minori si trovano ad
affrontare, come quello del contesto giudiziario per la separazione
od il divorzio dei propri genitori, obbligo di ogni professionista
coinvolto istituzionale o meno, pubblico ma anche privato quello di investire al massimo le proprie risorse ed utilizzare al meglio le
proprie capacit per assicurare che i bambini e gli adolescenti siano
sempre e comunque al centro dellattenzione: dei genitori, ma anche del Giudice, del CTU, degli avvocati e dei loro CTP, perch il
superiore interesse del fanciullo sempre super partes e deve orientare
lazione di ciascuno degli attori del processo, in maniera professionale e multidisciplinare, in ossequio ai principi della normativa nazionale ed internazionale.

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