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La Valle del giordano, le colonie e i lavoratori Palestinesi.

Il sistema di occupazione militare israeliano in Cisgiordania si traduce


concretamente nella espropriazione illegale di terre e risorse naturali dei
Palestinesi. Questo accade ancora oggi con la costruzione e l’espansione
delle colonie illegali, con la costruzione del Muro all’interno dei confini
della Cisgiordania e destinando unilateralmente vaste aree di territori
Palestinesi a scopi “militari”. Non a caso, tutte le regioni più fertili e con le
maggiori risorse naturali e idriche sono state sottratte alla popolazione
palestinese. Un grave esempio di questo sistema di espropriazione è la Valle
del Giordano che costituisce una terzo circa di tutta la Cisgiordania. Grazie
alla falda acquifera più ricca di tutta la regione, questa valle rappresenta da
sempre la zona di terreno più fertile della Cisgiordania. Inoltre ha un
importante significato geopolitico, rappresentando l’unico confine di un
futuro Stato Palestinese che non sia con Israele. Dal 1993, con gli accordi di
Oslo, la Valle del Giordano è stata dichiarata “zona militare israeliana”
all’interno dei Territori Palestinesi. Da allora ha avuto inizio il processo di
colonizzazione israeliana e di espropriazione delle terre Palestinesi. Oggi il
95% della valle è sotto diretto controllo militare, il 98% delle risorse d’acqua
sono ad uso esclusivo israeliano e trenta colonie illegali vi si sono stabilite
sviluppando grosse piantagioni lì dove da secoli i palestinesi dei villaggi e i
beduini coltivavano le loro terre e pascolavano greggi. Ridotti in miseria, il
75% della popolazione palestinese è stata costretta a lasciare la valle. I
Palestinesi che rimangono non hanno diritto di costruire case, ristrutturare
quelle esistenti, scavare pozzi, raccogliere l’acqua piovana, muoversi
liberamente e persino andare a scuola. La maggior parte di loro è costretta a
lavorare nelle piantagioni o nei magazzini di confezionamento dei prodotti
delle colonie, in quelle che erano le loro terre. In recenti interviste video, i
lavoratori palestinesi denunciano lo sfruttamento da parte delle aziende
israeliane, i salari bassissimi (11 dollari al giorno) e l’uso frequente di
minori negli impianti di confezionamento
L’intero spettro del movimento sindacale Palestinese ha espresso il suo
sostegno compatto alla campagna di BDS National Committee1 (BNC) e alla
campagna BDS mondiale contro Israele come forma efficace di resistenza
alla sua occupazione militare, ai suoi crimini di guerra e alle sue politiche di
Apartheid.