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Quando ci chiedono cosa ne pensiamo del tale o della talaltra, difficilmente ris

pondiamo limitandoci a descriverne il colore del vestito o degli occhi. Salvo id


entificarli come persone "strane" in genere proviamo ad abbozzare un tentativo d
i interpretazione dei soggetti in questione. Invece, per quanto riguarda in part
icolare l'immagine il discorso torna al colore del vestito o degli occhi. Nel se
nso che con frequenza ci si limita al riassunto dei fatti dipinti o fotografati
Ora, assolutamente vero che un'opera ha al suo centro un qualsivoglia argomento,
cui bene accennare, possibilmente senza i minimi dettagli. Ma anche vero che ch
i concepisce un'opera, pi o meno consciamente o programmaticamente si preoccupa d
i esporre e vestire i fatti secondo multiple angolazioni. Da qualsiasi parte com
inci o finisca, un autore sa che deve dare una struttura visiva alla narrazione,
articolandola al suo interno secondo sequenze espressive univoche o variabili,
ricorrendo alla descrizione, al dialogo, alle argomentazioni/riflessioni a margi
ne... Lo stesso si preoccupa di fare per i personaggi, alcuni centrali, altri ma
rginali, secondo diversi ruoli o funzioni: protagonisti, antagonisti, di support
o.
Inoltre, gli piaccia o no, imprime al testo sia una dimensione spaziale che una
scelta temporale, usando o mescolando anche diverse tecniche espressive, per non
parlare del linguaggio o dello stile in termini di lessico, di forma, di regist
ro. E si potrebbe continuare a lungo aggiungendo i concetti di genere, di messag
gio, di intenzione, di confronto, di interdisciplinarit.
Ma questa non pu n vuole essere una sprovveduta lezione, bens una constatazione ind
olenzita. Ci si chiede: che cosa aggiunge a priori in specie di suggerimento o i
ndirizzo una esegesi meramente descrittiva degli eventi? Come pu corredare a post
eriori i pensieri, le emozioni, la comprensione di un lettore o di uno spettator
e un testo critico che si limita pi o meno a constatare quello che gli utenti han
no gi perfettamente individuato per conto loro, disponendo di cinque sensi?
Certo, la velocit della rete pu contribuire allo scadimento, avendo come alibi il
consumo immediato e vorace, che poi finisce con la sintesi di un pollice alzato
o abbassato, spesso equivalenti ad uno scambio di pance e non di cervelli, dove
il gradimento o la condanna, essendo inevitabilmente soggettivi - e non motivati
- lasciano il tempo che trovano. Ma lo stesso fenomeno sta colpendo anche la ca
rta stampata, in cui i critici di mestiere vanno scomparendo. Sostituiti da indi
vidui anche dotatissimi, che probabilmente hanno il superficiale pregio di "non
intendersene" in termini specialistici (o almeno di lunga dimestichezza con la m
ateria) e quindi di essere in questo senso pi vicini allo spettatore medio. Che t
emiamo cominci a volersi confondere con mediocre. Con il risultato che tutto pi o
meno si limita ai fatti, alle stelle, alle palle, al Mi piace o Non mi piace.
Anche a prescindere da qualsiasi corruzione del giudizio in funzione di un merca
to che tratta e imbonisce gli individui come meri consumatori persino in tema di
cultura o di svago culturale, si ha la sensazione che si stia progressivamente
abdicando a due fondamentali - e sempre alterne - modalit di porsi degli individu
i, basate di volta in volta tanto sullo sforzo di insegnare o spiegare come di a
pprendere, in qualunque campo. Con il risultato dell'appannarsi del concetto di
competenza, che, guarda caso, ha la stessa radice del verbo competere. E non sem
bri un salto logico la constatazione che oggi il nostro paese si colloca agli ul
timi posti e con l'acqua alla gola; molteplici sono le cause. Una fra tutte, per,
crediamo sia da ascriversi al venir meno dell'educazione a riflettere secondo f
iltri critici, la cui assenza ha viceversa tollerato situazioni altrove e altrim
enti impensabili.
In estrema sintesi, siamo dell'avviso che non si possa pensare ci che non si sa.
E che meno sappiamo meno pensiamo, abdicando cos sia alla virtute che alla conosc
enza, in funzione della via pi facile o meno impegnativa. Avendo nel contempo sem
pre meno coscienza - ci troviamo nella societ del "libero ego" - di diventare non
-soggetti di fatto eterodiretti, spesso da personaggi peggiori di noi. E questo
ha a che vedere anche con la critica letteraria e cinematografica.

Leggermente diverso sarebbe il discorso su quella artistica e musicale, che, anc


he se del tutto in apparenza, esigono strumentazioni pi 'tecniche'. Secondo un ve
cchio vizio italico per cui le materie presunte umanistiche sono approcciabili d
a tutti, mentre quelle scientifiche - o presunte tali - no. Ma questo sarebbe un
altro discorso. Anzi, lo stesso discorso, ma declinato su fronti diversi.