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Analisi II

Definizione 1. Sia a n una successione di termini in C, e c C, definiamo la serie di potenze di centro c, come

(SP)

n=0

a n z n

Serie

tenze

di

Po-

Sia C a = {z C : (SP) converge in z}, definiamo il raggio di convergenza R a = sup{|z| ∈ R : (SP) converge in z}.

Lemma 2 (Lemma di Abel). Se n=0 a n z n converge in ω allora converge per ogni z t.c. |z| < |ω|.

Dimostrazione. Sia z t.c. |z| < |ω|.

k

n=0

|a n z n | =

k

n=0

|a n ||ω| n

z

ω

n

Sapendo che n=0 a n ω n converge, lim n a n ω n = 0, quindi per n > n abbia-

mo che |a n ω n | < k. Quindi

|a n z n | = |a n ||ω| n

z

ω

n k

z

ω

n

sappiamo inoltre che |z| < |ω|, quindi k

Teorema 3. B(0, R a [C a B(0, R a ].

Dimostrazione. La prima inclusione è data dal lemma di Abel, la seconda è data da: Se z C \ B(0, R a ], e z per cui la serie converge, allora essendo |z| > R a

si contraddirebbe la definizione di raggio di convergenza.

ω z n converge per n > n.

di convergenza. ω z n converge per n > n . ∞ Definizione 4. Sia n
di convergenza. ω z n converge per n > n . ∞ Definizione 4. Sia n

Definizione 4. Sia n=0 a n z n una serie di potenze, chiameremo serie derivata:

n=1

na n z n1

Proposizione 5. Se n=0 a n z n ha raggio di convergenza R, allora anche

n=1 na n z n1 ha raggio di convergenza R.

Dimostrazione. Sia z ed R t.c.

|z| < R

n=1

na n z n1 converge

1

da cui per n > |z|, |a n ||z n | < |a n |n|z n1 |; e se la seconda converge, la prima converge per confronto. R R. Sia |z| < R e sia ω t.c. |z| ≤ |ω| < R allora

n|a n ||z n1 | = |ω| 1 n |z n |

|ω|

n1

|ω| n |a n |

è limitato, cioè k > 0t.c. per n n, |ω| 1 n |z n | n1 | < k.

Quindi |a n |n|z n1 | < k|ω| n |a n |, perciò se la seconda converge, converge anche

la prima. R R . Dunque R = R .

|ω| 1 n |z n | n1 |

|ω|

|ω|

1 n | z n | n − 1 | | ω | | ω |
 

Norma

Definizione 6. Sia V uno spazio vettoriale (su R), definiamo la funzione norma

di

un vettore υ V , |υ| : V R t.c.:

 

1. |υ| ≥ 0; |υ| = 0 υ = 0;

2. |λυ| = |λ||υ| ∀λ R;

3. |υ 1 + υ 2 | ≤ |υ 1 | + |υ 2 |.

 

Distanza

Definizione 7. Sia E V , V spazio vettoriale, la distanza tra υ 1 , υ 2 E è una funzione d : E × E R t.c.:

1. d(υ 1 , υ 2 ) 0, d(υ 1 , υ 2 ) = 0 υ 1 = υ 2 ;

 

2. d(υ 2 , υ 1 );

d(υ 1 , υ 2 ) =

3. d(υ 1 , υ 3 )+ d(υ 3 , υ 2 ).

d(υ 1 , υ 2 )

 

Una norma definisce una distanza su V t.c. d(υ 1 , υ 2 ) = |υ 1 υ 2 |.

 

Definizione 8. Un insieme E dotato di distanza d, si dice spazio metrico (E, d). La distanza è anche detta metrica.

 

Definizione 9. Dato (M, d) spazio metrico, E M e m E, diremo che

m è interno ad E, se r > 0|B(m, r[E;

 

m è di accumulazione per E, se r > 0|(B(m, r[E) \ {m} =

;

 

˚

Chiameremo interno di E l’insieme di tutti i suoi punti interni E = {x E :

˚

 

x interno a E}. Se E = E, E è detto aperto. Se E è aperto, E è detto chiuso.

Aperto

Chiuso

Definizione 10. Sia f : (M 1 , d 1 ) (M 2 , d 2 ), x M 1 , f è continua in x se

Continuità

ε > 0, δ > 0t.c.x B(x, δ[, f (x) B(f (x), ε[.

Lemma 11. Sia f : E R n R m , f = (f 1 , allora

, f m ),

con f i : E R, x E,

f è continua in x f i è continua in

xi = 1,

, m

Dimostrazione. Necessità. |f i (x) f i (x)| ≤ |f (x) f (x)|. Se f è continua in

x, εδ > 0 t.c. f (x) B(f (x, ε[ e |x x| < δ

|f i (x) f i (x)| ≤ |f(x) f(x)| < ε f i è continua.

2

Sufficienza.

Se ogni f i è continua in x, dato ε > 0, δ i > 0 t.c.

f i (x)| < ε/m, se |x x| < δ i , con x E.

se |x x| < δ

Sia ora δ := min{δ i : i = 1,

|f i (x) , m},

|f(x) f(x)| ≤

m

i=1

ε

|f i (x) f i (x)| < m m = ε f è continua in x.

( x ) | < m m = ε ⇒ f è continua in x. Definizione

Definizione 12. Sia f : E X Y , con X, Y spazi metrici, x di accumula- zione per E,

xx f(x) = Y

lim

se ε > 0δ > 0t.c.x E, x

= x, d X (x, x) < δ allora d Y (f(x), ) < ε.

Limite

Curve

Definizione 13. Sia I = [a, b] intervallo di R, X spazio metrico, f : I X è detta curva. Se f è continua in [a, b] è detta arco continuo.

Definizione 14. Sia f : I X, X spazio normato, t I, diremo che f è derivabile in t, se esiste

lim

st

f(s) f(t)

s t

= f (t) Y

f (t) si dice derivata di f in t.

Proposizione 15. Sia f derivabile in t, allora esiste a Y t.c.

f(s) = f(t)+ a(s t)+ σ t (s)(s t)

e inoltre a = f (t).

Dimostrazione. Necessità. σ t (s) = lim st f(s)f(t) f (t), σ t (s) = 0.

st

Sufficienza. f (s) = f (t) + a(s t) + σ t (s)(s t), lim st f(s)f(t) se f è derivabile a = f (t).

Proposizione 16. Sia f : I

continua in x.

Dimostrazione.

st = a+σ t (s),

in x . Dimostrazione. s − t = a + σ t ( s ) ,

Se f è derivabile in x, allora f è

X, x I.

xx | f(x) f(x)

è → X , x ∈ I . x → x | f ( x )

x x

xx |f (x) f (x)| = lim

lim

||x x| = lim

xx |f (x)||x x| = 0

x | = lim x → x | f ( x ) || x − x

Teorema 17. Sia I = [a, b] R, X spazio normato, sia f : I X con f continua in [a, b] e derivabile in ]a, b[.

Dimostrazione.

f(a) f(b) t]a,b[ |f (t)| (b a)

sup

3

Teorema

Valor Medio

del

Lemma 18. Sia f, I, X come sopra, φ : I R, φ continua in [a, b] e derivabile in ]a, b[. Allora

|f (t)| ≤ φ (t) ⇒ |f(b) f(a)| ≤ φ(b) φ(a)

Se f (a) = f (b) si ha 0

φ(b) φ(a) e la tesi è verificata. Se f (b) = f (a) allora

Posto φ(t) = sup t]a,b[ |f (t)|(t), si ha φ (t) = sup t]a,b[ |f (t)| ≥ |f (t)|, t

I.

Corollario 19. Sia I = [a, b] R, X spazio normato, sia f continua in [a, b] e derivabile in ]a, b[:

Dimostrazione. Sia φ 0 φ(b) φ(a) 0.

Sia φ ≥ 0 ⇒ φ ( b ) − φ ( a ) ≥ 0
: I → X con f
: I
→ X
con f

f(t) c f (t) = 0

t I.

Dimostrazione. Necessità. lim st f(s)f(t)

st

= lim st cc

st

= 0.

Sufficienza. |f (s) f (t)| ≤ | sup t]a,b[ f |(s t) = 0 f(s) = f(t).

b [ f | ( s − t ) = 0 ⇒ f ( s )

Teorema 20. Sia f : [a, b] X, X spazio normato, f di classe C 1 , allora la lunghezza della curva L è:

L(f) =

a

b

f (t) dt

Definizione 21. Sia f : X Y , con X, Y spazi normati, x X, e u X, fissato, il limite

lim

t0

f (x + tu) f (x)

t

=

u f(x)

è detta derivata direzionale di f in x lungo u .

Osservazione 22. Sia λ = 0, u X esiste u f , allora esiste anche λu f = λ∂ u f.

, sia ξ = λt,

ξ 0 se t 0, λ lim ξ0 f (x)+ξu = λ∂ u f

Dimostrazione. λu f (x) = lim t0 f (x)+λut

t

ξ

λ lim t0 f (x)+λut

λt

=

λ u t t ξ λ l i m t → 0 f ( x )+

La derivata direzionale lungo uno dei vettori della base canonica è detto derivata parziale di f lungo x i . Se esistono tutte le derivate parziali, è possibile definire la matrice Jacobiana:

 

J =

∂f 1

∂x

1

.

.

.

∂f

1

∂x

n

···

.

···

.

.

f m

∂x 1

.

f m

∂x n

Lunghezza

Derivata dire-

zionale

Derivate par-

ziali

Matrice Jaco-

biana

Definizione 23. Siano (M, d M ) ed (N, d N ) spazi metrici, f : M N si dice Lipshitziana di costante L se

d N (f (x), f (y)) Ld M (x, y)

Proposizione 24. Una funzione lipschitziana è continua.

4

Dimostrazione. 0 ≤ |f ( x) f (x)| ≤ L|x x|. Per x x si conclude.

Osservazione 25. Sia f : C R n R m , se le derivate parziali sono limitate, allora f è lipschitziana all’interno di C.

Dimostrazione.

Definizione 26. Sia f : E X Y , con X, Y spazi normati, e x interno a E.

Diremo che f è differenziabile in x se L : X Y lineare per cui

in x se ∃ L : X → Y lineare per cui lim || x −
in x se ∃ L : X → Y lineare per cui lim || x −

lim

||xx||→0

||f (x) f (x) L(x x)|| Y

||x x|| X

= 0

cioè f (x) = f (x + L(x x) + o(||x x||).

Proposizione 27. Sia f è differenziabile in x con differenziale L. Allora,

u X esiste u f (x) ed è

pari a:

u f(x) = L · u

Dimostrazione. u f (x) = lim t0 f (x+tu)f (x) essendo L lineare.

Teorema 28. Se f è differenziabile in x, allora f è continua.

Dimostrazione. lim xx f (x) f (x) = lim xx f (x)(x x) + o(x x) = 0

Teorema 29. Se f è differenziabile in x, allora esistono tutte le derivate direzionali.

Dimostrazione. Se f è differenziabile, u f(x) = f (x) · u.

Lemma 30 (Teorema del Valor Medio per le derivate direzionali). f : E Y , p, q E t. c. il segmento [p, q] è contenuto in E. Prendiamo u =

= L(u)

= lim t0 L(tu)

t

+ o(tu)

t

t

( u ) = l i m t → 0 L ( tu ) t +

qp

||qp|| ,

Differenziabilità

supponiamo che u f esista per ogni punto di [p, q]. Allora

||f (q) f (p)|| Y sup

x[p,q] |u f (x)||q p|.

Teorema 31 (Teorema del Differenziale Totale). Sia f : D X Y , sia x

interno a D. Supponiamo che le derivate parziali

in un intorno B di x. Allora f è differenziabile in B.

i esistano e siano continue

∂f

∂x

Dimostrazione. Dimostriamo per X = R 2 , supponendo f (p) = 0 = f (p).

Essendo f differenziabile, ε

h 2 ) f(p 1 , p 2 )|| ≤ ε||h 1 , h 2 ||,

Studiamo:

||f (p 1 + h 1 , p 2 + h 2 ) f(p 1 + h, p 2 )|| + ||f (p 1 + h 1 , p 2 ) f(p 1 , p 2 )|| .

||f (p 1 + h 1 , p 2 + h 2 ) f(p 1 + h, p 2 )+ f(p 1 + h, p 2 ) f(p 1 , p 2 )|| ≤

∂x

∂y

> 0, δ > 0, t.c.

dimostriamolo per derivate parziali continue.

|h 1 , h 2 | <

δ ⇒ ||f (p 1 + h 1 , p 2 +

I

II

II) Per l’esistenza delle derivate parziali, lim

Per le condizioni imposte:

h 1 0

|| f(p 1 +h 1 ,p 2 )f(p 1 ,p 2 ) ∂f

∂x

h

1

(p)|| = 0.

||f (p 1 + h 1 , p 2 ) f(p 1 ,

p 2 )|| ≤ ε|h 1 |

5

TDF

per ||h 1 , h 2 || < δ 1 . I) ||f (p 1 +h 1 , p 2 +h 2 )f(p 1 +h, p 2 )|| ≤ sup x[(p 1 +h 1 ,p 2 ),(p 1 +h 1 ,p 2 +h 2 ] ∂f e i (x)|h 2 | ≤

ε|h 2 |. Per ||h 1 , h 2 || < δ 2 . Preso

δ = min δ 1 , δ 2 , se |h| < δ. Abbiamo

||f (p 1 +h 1 , p 2 +h 2 )f(p 1 +h, p 2 )+f (p 1 +h,

p 2 )f(p 1 , p 2 )|| ≤

ε(|h 1 |+|h 2 |) 2ε||h 1 , h 2 ||.

Ed è quanto volevamo.

Se f

∂x

, ∂f

∂y

(p) = (0, 0). Definiamo

g(x, y) = f (x, y) f (x p 1 ) f (y p 2 ).

∂x

∂y

Le derivate parziali di g sono nulle, ed essendo f differenziabile solo se lo è in g

ci porta a conclusione.

Proposizione 32. Sia f : DapertoX Y , f ha derivate parziali in D

p 1 , p 2 contenuti in un intorno U di p, U D.

, p 2 contenuti in un intorno U di p , U ⊆ D . ||

||f (p 2 ) f(p 1 )|| Y

L||p 2 p 1 ||

con L = sup

limitate in U , allora f è lipschitziana. In particolare:

∂f

1 (x),

∂x

,

n (x) : x U . Se tutte le derivate parziali sono

∂f

∂x

1. f è localmente costante;

2. f è differenziabile e Df (x) = 0x D;

3. Le derivate parziali sono tutte nulle.

Dimostrazione. 1 2: U intorno di x t.c. f (x) + Df (x)(y x), per cui D f = 0.

2 3:

3 1: In un intorno U di x, per ogni y U

∂f

i = D f · e i = 0.

∂x

f (y) = f (x)y

U ,

f (y)

=

|f(y) f(x)| ≤ L|x y| = 0 f(y) = f(x)

essendo L = sup

∂f

1 (x),

∂x

,

n (x) : x U .

∂f

∂x

1 ( x ) , ∂x , n ( x ) : x ∈ U .

Teorema 33 (Teorema di Schwarz). Sia f : D R n Y , ha derivate seconde

e

queste sono continue, allora h, k = 1,

, n.

2 f

2 f

=

∂x h ∂x k

∂x k ∂x h

Teorema 34 (Teorema di Fermat).

massimo o minimo locale. Se f ha le derivate parziali in x allora

Sia f : D R n R, con x punto di

∂f

x i (x) = 0

i = 1,

, n

6

Dimostrazione. Sia x di minimo locale.

Se h > 0 e il limite sarà 0, sia h < 0 il limite sarà 0, allora

∂f i (x) = lim h0 f(x 1 ,

∂x

,x

i +h,

,x

n )f(x)

h

.

∂f

∂x

i (x) = 0.

i + h, ,x n ) − f ( x ) h . ∂f ∂x i

Teorema 35 (Teorema di Dini). Sia f : D R 2 R continua, (x 0 , y 0 ) interno

a

un intorno U di (x 0 , y 0 ), allora esistono V intorno di x 0 e W intorno di y 0 ,

e un’unica funzione ϕ : V W t.c. graf(ϕ) = Z f (U × W ). Sia inoltre, f differenziabile, allora

D t.c. f (x 0 , y 0 ) = 0, Supponiamo che f esista sia continua e non nulla in

∂y

dx =

∂f

∂x

∂f

∂y

.

Dimostrazione. Supponiamo f > 0 e continua in (x 0 , y 0 ). r > 0 e U 1 per cui

∂y

> 0(x, y) U 1 ×[y 0 r, y 0 +r]. Costruisco la funzione Ψ : [y 0 r, y 0 +r] R,

Ψ : y

strettamente crescente ed è nulla in y 0 . Quindi Ψ(y 0 r) < 0 e Ψ(y 0 + r) > 0, quindi f (x 0 , y 0 r) < 0, mentre f (x 0 , y 0 + r) > 0. Essendo f continua, δ 1

> 0

x [x 0 δ 2 , x 0 +δ 2 ]. Posto δ := {δ 1 , δ 2 }, x [x 0 δ, x 0 + δ]; f (x, y 0 r) < 0 e f (x, y 0 + r) > 0. Abbiamo quindi f (x, y) > 0(x, y) [x 0 δ, x 0 + δ] ×

t.c.

f(x 0 , y). Abbiamo che Ψ(y 0 ) = f(x 0 , y 0 ) = 0 e dΨ (y) = f (x 0 , y). Ψ è

∂f

∂y

dy

t.c.

∂y

f (x, y 0 r)

< 0 x [x 0 δ 1 , x 0 + δ 1 ] ed δ 2

∂y

f (x, y 0 + r)

[y 0 r, y 0 + r]. Mostriamo che questi sono gli intorni cercati. Abbiamo che f(x 0 , y 0 ) = 0, Ψ : y f(x 0 , y) è continua e strettamente crescente, per cui si

annulla in un solo punto y 0 .

f ( x 0 , y ) è continua e strettamente crescente, per cui si annulla

7

Teorema

DINI

del