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I 10 racconti dell'orrore

Mason Creek
di

Ivan Forni

Al manicomio di Chesterfield

omani verr la mia morte poich cos stato deciso dal

Dottor Crugher, tuttavia d'uopo che vi racconti ci che accaduto per


giungere ad una cos drammatica decisione. Essendo scrittore non voglio
affatto procurare tedio nel mio affezionato lettore, per cui non descriver i
fatti che mi portarono ad essere rinchiuso con la forza nel rinomato
manicomio di Chesterfield a Stonehill. Partir dunque col mio macabro
racconto dall'istante in cui compresi che nell'uomo folle v'era la la chiave per
l'Oltre Parallelo.
Dianzi fui torturato per alcuni versi oscuri che scrissi sui muri della
mia prigione di pietra e, quando fui di nuovo in piena forma fisica, ripresi a
scrivere nonostante l'umidit cancellasse continuamente le mie composizioni
poetiche. Si aggiungeva poi il Dottor Heinz che provvedeva instancabile e con
superati metodi di tortura, come se credesse di potermi intimorire o indebolire
solamente danneggiando il mio corpo.
Durante lo scorrere di una lenta notte ambigua feci la straordinaria
scoperta di un piccolo foro sulla parete Ovest e l conobbi Murph, un altro
detenuto con marcata sindrome di schizofrenia. Egli sussurr alle mie
orecchie tese per tutta la notte e cos imparai a conoscere la sua meravigliosa
malattia, finch anch'egli non mi rivel, in un improvviso ed inaspettato stato
di momentanea lucidit, il suo notturno dovere di calmare l'amico della cella
accanto che paventava del buio e, in quell'essere schizofrenico, riconobbi
accenti di una inusitata dolcezza.
Domandai come egli riuscisse a parlare con l'altro detenuto e mi
rispose di aver tempo addietro praticato un foro nel muro attraverso la calce.
In due notti insonni venni a conoscenza di un intricato sistema di
comunicazione vocale fra le centinaia di celle. Cos nacque in me un'idea

geniale e malata al tempo stesso.


Non mi sembrava assennato portare alla luce quei misteri di cui sono
tutt'ora a conoscenza, ma l'idea che mi si impiant nella mente non poteva
certamente essere abortita. Cos una notte decisi di comporre la mia ultima e
pi importante opera, con l'accezione che questa volta essa venisse divulgata a
voce di carcerato in carcerato, da pazzo a pazzo finch, dopo essere stata
filtrata da tutte quelle menti distrutte, essa non sarebbe giunta all'ultimo
detenuto che di propria mano l'avrebbe scritta. Non m'importava affatto che
venisse esattamente come io l'avevo partorita poich sarebbe stata un'impresa
impossibile pretendere che ogni singola parola venisse, di volta in volta,
scambiata correttamente. D'altronde il sadico divertimento stava stato proprio
in questo.
Non m'immaginavo assolutamente che cos facendo andavo a creare il
potenziale strumento di distruzione della barriera che teneva divisi i due
mondi altrimenti connessi, ma distinti. Le mie parole per tutta la notte
eccitarono le menti pi malate e perverse e quella catena di deformi creature
si rafforzava ad ogni paragrafo ed, ai pi acuti e pensatori, si rivel il vestigio
del loro destino poich ogni parola ch'io aggiungevo essi la coglievano come
parte di un gigantesco puzzle. Alla fine del racconto essi non aborrivano pi
quelle mura e verso l'alba non percepivano pi n di essere savi n di essere
folli, poich qualcosa in loro era mutato e pure la mia anima si trasform
invertendosi con quella stessa mia anima residente nell'Oltre Parallelo e
l'atmosfera si caric di tensione poich numerosi furono i gridi di terrore che
si levarono all'improvviso e il buio divenne un profonda tenebra scarlatta e lo
stridio dei denti e delle unghie spezzate vibrava tra le laide pareti, sicch
anche la morte ostentava a passare in quell'infernale cieco frastuono di anime
perdute.
All'albeggiare pallido i brandelli di quello che era il corpo del Dottor
Heinz vennero trovati e raccolti nel suo studio e in seguito analizzati rivelando
i segni di morsi causati da un tipo di dentatura umana. Tuttavia ci che cre
maggior stupore fu il ritrovamento del manicomio completamente vuoto e
deserto, nemmeno l'ombra di un singolo detenuto; eppure le celle nelle quali
erano costretti a vivere furono trovate ancora chiuse a chiave e sigillate.
Solo me trovarono avvolto in un mistico stato di vuoto che solo
successivamente, quando riacquistai la ragione, mi fu raccontato. Di quel che

accadde non rammento assolutamente nulla se non ci che ho appena


descritto.
Successore del Dottor Heinz fu il Dottor Crugher che fece ricadere su
di me la colpa in seguito a una lunga e infruttuosa investigazione. Affermava
ch'ero io ad aver aizzato la rivolta e a tali conclusioni giunse con la scoperta
del manoscritto sul pavimento dell'ultima cella e del complesso sistema di
comunicazione tra celle che avevamo utilizzato per scriverlo a distanza.
Provai un senso vuoto di terrore quando il Dottor Crugher nomin, in
mia presenza, il manoscritto in questione e, come ultimo anelo, prima della
morte, avevo domandato se fosse stato possibile reggere tra le mani il frutto
della follia e, seppur con qualche iniziale sdegno, venni in possesso della mia
ultima straziante e straordinaria opera.
Tentai invano di leggere le parole trascritte a matita sui fogli cenciosi,
tuttavia, nonostante i miei sforzi letterari, dovetti arrendermi conseguendo che
ci che avevo davanti agli occhi non aveva alcuna corrispondenza con le note
lingue degli uomini.

Breve nota 1993

"Q

uesta notte, gettando lo sguardo oltre il soffuso

salotto illuminato dalla sola luce della cappa in cucina, ho incontrato,


nell'angolo buio aldil del divano, gli occhi fissi di uno spettro bianco.
Questa volta stavano ad una altezza diversa, forse pi in basso. E forse un
Lord a Carachura mi attende".
Nota scritta a mano ritrovata nell'abitazione del detective H. Wilson
su un tovagliolo di carta. Risale alla notte prima della sua tragica sparizione
avvenuta, secondo gli inquirenti, il 3 Gennaio 1993 tra 1.00 e le 5.00 del
mattino.

Il necromante Parte 1

i che qui si narra sono gli eventi che portarono alla follia

decine di persone nella vecchia cittadina di Sundown, poich in essa sembrava


esservi sepolto da tempo il male.
Certe volte, all'allungarsi delle ombre incerte dei carpini, dei noccioli
e dei frassini, oltre le scricchiolanti staccionate di campagna nei pressi del
cimitero, si avvertiva un surreale latrato notturno e la presenza inquieta di un
tacito occhio osservatore posto tra i rami spogli o le frasche e da tempo, in
quei d'intorni, nessuno metteva pi piede.
Accadeva a Timothy, il becchino e guardiano del cimitero, di trovare
all'alba le carcasse morte di gatti randagi affisse a croce sulle grate del
cancello, tuttavia, nonostante le ripetute denunce, egli abbandon il rovello e
le ricerche dei malfattori vennero dichiarate sospese.
Nessuno sapeva che l'ultima casa a sinistra fosse abitata, tuttavia
alcuni impressionabili cittadini giuravano di aver visto alcune luci muoversi al
suo interno e che il latrato o straziante grido notturno provenisse da quelle
pareti.
Sul finire dell'estate Timothy rimosse personalmente alcune delle
tombe per creare nuovo posto disponibile, giacch il cimitero non era molto
spazioso e il comune non possedeva abbastanza denaro per ampliarlo. Non
credette a sui occhi quando s'accorse che dentro ai feretri non vi era pi
alcuna traccia dei cadaveri.
Ammetto d'essere particolarmente scettico a certe leggende,
ciononostante apprezzai il gesto da parte del mio capo ispettore di affidare a
me un caso di cos bassa importanza, giacch da poco ero uscito da una
terribile vicenda di cronaca nera della quale preferisco non rievocare i terribili
spettri.

Ebbene iniziai ad indagare sul furto dei cadaveri passando cos molto
tempo nei pressi di quel grottesco e nequitoso cimitero in rovina ed ebbi modo
di rivolgere alcune domande al becchino. Egli si mostr assai scontroso e
contraddittorio. Mi diede l'impressione che il posto per il quale lavorava
ormai da moltissimi anni lo avesse mentalmente indebolito e reso demente e a
tratti pure completamente folle.
Giunsi infine all'amara conclusione che per scoprire il vero volto del
resurrezionista che si celava dietro alla scomparsa di salme, avrei dovuto
passare una notte in quel cimitero. Cos presi la decisione di appostarmi dietro
il colonnato di pietra del portico, con lo sguardo vigile verso il cancello e il
giardino centrale. Con me avevo un litro di caff ormai freddo che mi aiutava
a restare sveglio e concentrato, tuttavia tentavo con ogni mia forza di farne il
meno uso possibile per non creare rumori sospetti, altrimenti il mio ladro di
cadaveri, in tal caso, sarebbe fuggito ancor prima di entrare.
Poco oltre la mezza notte, attraverso una fila di cespugli aderenti al
muro ovest della struttura, comparve incappucciato un uomo che sapeva bene
come muoversi tra le lapidi e pure come sfruttare a suo vantaggio le ombre
prodotte dalla luna piena nel nero cielo stellato e freddo. Seguii le sue mosse e
notai in lui un'estrema precisione e talento in ci che faceva finch l'individuo
non scoperchi il feretro intatto infilando la salma in un sacco di canapa che si
era portato appresso. Qualcosa mi blocc dall'intervenire e, giacch dovevo
mostrarmi prudente, non volli fare mosse frettolose e ardite continuando cos
ad osservare il meticoloso riassestamento della terra ai piedi della lapide e dei
fiori nel vaso accanto. Per farsi un po' di luce il misterioso uomo si aiutava
utilizzando una piccola lanterna cieca che portava con s sotto il pastrano.
Terminato quel macabro lavoro egli, attraverso i cespugli e l'edera, scomparve
definitivamente dalla mia visuale portando sulle spalle il sacco di canapa.
Attraversai incerto il giardino avvicinandomi ai cespugli e notai che
fra loro v'era un passaggio scavato nella parete rocciosa, capii dunque come
all'individuo gli riuscisse cos facilmente entrare e uscire dal campo santo
senza essere notato.
Lo seguii furtivo per tetre campagne e nella gelida notte mentre
intorno si risvegliavano i latrati di tutte quelle bestie rinnegate dal creatore e
costrette a camminare per met demoni e per met animali sul suolo terrestre.
Giunsi infine a all'ultima casa alla fine del sentiero: essa torreggiava sul mio

volto come un'antica dea del sangue che mi richiamava invitandomi ad entrare
con parole suadenti, intanto la pianura a me attorno s'era ristretta e l'umidit
aveva reso l'aria irrespirabile. Mentre le imposte scricchiolavano, le assi dei
pavimenti vibravano di vita propria dai tarli e dai vermi che vi dimoravano e
cos, colto da un puro e istintivo scatto di terrore, entrai al suo interno con la
sensazione di avere un ignoto nemico alle spalle pronto ad aprire
insanguinanti fauci di fuoco. Una volta entrato fui subito nauseato e aggredito
dal terribile puzzo di miasmi malsani dei gas di putrefazione che si univano
all'aria gi pesante dell'estate e all'odore frustrante del chiuso e della muffa sui
mobili e sulle pareti.
Tentai di rimanere lucido e di non farmi prendere dal panico,
concentrandomi con attenzione sulla prima immagine che mi capit sotto gli
occhi. Si trattava di una fotografia incorniciata alla parete, in essa era
impressa un'imponente struttura sotto la quale stava un uomo in compagnia di
due graziose infermiere e, sul margine destro verso il basso, una scritta:
Al nuovo primario, il Dottor Crugher. Manicomio di Chesterfield. 1992
Dunque, dopo essermi relativamente calmato, procedetti ascoltando il
rumore dei miei passi, ma sopratutto i terribili suoni di strumenti metallici
provenienti dallo scantinato.
L'evento terribile sopraggiunse quando individuai tra le luci soffuse e
scarlatte del sotterraneo dozzine di corpi ammucchiati e un paio di occhi gialli
sospesi nel vuoto buio intenti a fissarmi da un angolo oscuro. Prima di
andarmene correndo da quell'infernale magione notai un bizzarro libro che da
solo, retto da una forza invisibile, stava aperto a mezz'aria e, ora che scrivo e
rammento, era proprio l'almanacco ad emanare quella terribile luce rossastra.
Tornai alla mia stanza a Sundown accertandomi di aver ben chiuso
porte e finestre e intanto il cuore mi batteva in gola mentre il mio corpo
giaceva paralizzato e inerte sul pavimento. Quella notte cercai di calmarmi
sforzandomi di rammentare l'accaduto e di trascriverlo prima che un blocco
d'amnesia mi invadesse il cervello negandomi d'aver mai visto quelle orribili
sequenze. Non presi affatto congedo dalla veglia e restai insonne a pensare sul
bordo del letto.
All'alba il mio corpo cedette al sonno e quando nel meriggio mi

risvegliai fui allarmato immediatamente da un indecifrabile e bizzarro silenzio


che prese a torturami il cervello rendendo d'uopo scendere in citt per
accertami della situazione. In strada non v'era alcun calpestio, ne passeggio e i
negozi giacevano chiusi sotto i portici, nemmeno il verso allegro di un
bambino nei pressi del parco. Sembravano essere tutti scomparsi e dissolti,
neppure il rumore del vento per effetto dell'afa soffocante.
Sul limaccioso terreno notai un elevato numero di impronte di scarpe
dirette nella medesima direzione, decisi dunque di seguirle ed esse mi
condussero al fiume a nord est del paese.
Oltre i roveti, tra le erbacce alte sul lento letto del fiume, giaceva
immobile una distesa di cadaveri col volto rivolto verso il fondale. Uomini,
donne e bambini che inghiottivano fango e alghe, trascinati dalla calma
corrente. Tutti gli abitanti del paese stavano l, a macerare alla canicola del
meriggio sulle acque ardenti, di fronte ai miei occhi increduli.
Dopo essere svenuto mi destai in un luogo buio e freddo coi granelli
di terra tra i denti e, sul palato, il ferroso sapore del sangue amaro. Mi resi
conto solo in seguito di essere stato catturato e rinchiuso nello scantinato di
quel terribile essere, incatenato tra incubo e realt.

Il necromante Parte 2

a qualche mese il manicomio di Chesterfield aveva ripreso

a rigettare le sue perdute urla strazianti giacch undici nuovi detenuti, con
forme gravi di psicosi, erano entrati tra quelle mura sotto la direzione del
Dottor Crugher. Egli, a differenza del precedente primario, il Dottor Heinz,
preferiva adottare metodi moderni di cura mentale tra cui la somministrazione
giornaliera di potenti farmaci tranquillanti.
Quando arrivai al manicomio di Chesterfield all'inizio di Maggio, in
veste di nuovo prete per la parrocchia dell'ospedale, giunsero a me interessanti
voci su alcuni studi personali del Dottor Crugher a riguardo di farmaci
naturali non ancora sperimentati e testati che egli stesso stava producendo.
Quel suo interesse mi incuriosiva e, nonostante egli mi tenesse all'oscuro su
simili questioni, cercai pi volte di scoprire i suoi scopi e metodi terapeutici,
tuttavia con risultati assai vani. Ciononostante mi terrorizzava l'idea che il
Dottor Crugher potesse sperimentare le sue nuove cure direttamente sui
paziente trattando loro come cavie, dunque, per un periodo piuttosto longevo,
l'osservai, talvolta pedinandolo, in modo da assicurarmi che egli non mettesse
in atto nulla, dando forma alle mie giustificate paure.
Un giorno, dopo la messa nel carcere, seguii di Dottor Crugher fino
all'ultima cella ancora per il momento scevra d'ospiti, Mi annoiai ad
osservarlo per quasi un'ora in cerca di qualche cosa che sembrava aver
perduto. Egli rovistava dappertutto e si stizziva ogni qualvolta non trovava,
dietro le numerose scartoffie, l'oggetto che andava cercando.
Mi informai a proposito di quella cella da una delle ex guardie di
sorveglianza, un certo J. M. che mi rivel un terribile accaduto, testimonianza
della frenetica attivit del demonio sulla terra. Dalle parole che la guardia
utilizz, ma sopratutto dal tono di voce strozzato e dall'espressione d'orrore

sul volto, avvertii, in quel bizzarro racconto, un senso di assoluta verit. Egli
sembrava aver visto il demonio camminare con piedi umani tra le mura del
manicomio e in ci che attentamente sussurrava percepivo il male farsi carne.
Egli mi assicur di non stare vaneggiando e che, dopo anni passati tra i malati
mentali, egli aveva imparato ormai a farci una certa abitudine, confermandomi
cos che il male di cui parlava andava certamente oltre l'insania.
Mi narr di un manoscritto andato perduto dopo la morte del suo
autore e in seguito alla scomparsa improvvisa e ingiustificabile d'ogni
detenuto, tuttavia egli mi confid di aver preso di sua iniziativa la scelta di
essere trasferito poich mi testimoniava, con vivido ardore, di aver udito, nelle
ore notturne, i lamenti dei detenuti scoparsi e le loro voci sussurrare da cella a
cella e i graffi sulle pareti imbottite e i gemiti strozzati nell'aria pesantemente
umida dei corridoi soffusi. Un notte mi raccont di aver udito dei graffi cos
reali che stridevano sulla porta metallica di una cella che, quando and a
controllare, ne scopr i segni freschi e alcune gocce di rosso umano scendere
ticchettando sul pavimento.
Pregai il Signore perch la sua voce potente potesse donarmi conforto
nelle lunghe giornate che ero costretto a trascorre al manicomio di
Chesterfield finch non venni a conoscenza di una tremenda verit.
Il Dottor Crugher aveva da tempo assunto atteggiamenti bizzarri e
insoliti giacch alla mattina lo si vedeva stanco e rigonfio e gli occhi lividi o
arrossati e di notte, sulla torre del suo studio, si potevano sentire vacui lamenti
come se egli fosse in compagnia di qualcuno e, certe persone che abitavano
poco distanti, giuravano di vedere, durante la notte, una sinistro bagliore
scarlatto attraverso gli scuri serrati di quelle finestre.
Credendo dunque che l'incertezza fosse peggiore della verit tornai
qualche tempo dopo ad indagare finch una sera, prostrato dalla tensione
nervosa, mi accertai che il Dottor Crugher fosse uscito dalla porta principale
diretto al paese. Entrai cos finalmente nella torre che occupava e che egli,
cos gelosamente, teneva serrata. L davanti allo scempio giacque inerme il
mio allucinato sguardo di terrore. Sul tavolo operatorio era disteso una
cadavere di donna con la testa mozzata ed ella, nonostante fosse assai pallida
e scevra di vita, muoveva a tempo di musica, le dita di entrambe le mani come
stesse suonando uno strumento a tasti. In preda alla disperaggine, senza alcun
dimoro, crollai sul pavimento incrostato col volto greve e gonfio di lacrime e,

in quella frenesia, prese forma nella mia mente l'immagine di Cristo che
abbandonava, con occhi rassegnati e per met avvolti da un tenebroso sudario,
questa terra infestata dal male. Solo quando alzai lo sguardo mi accorsi del
libro sospeso a mezz'aria e del bagliore scarlatto che esso emanava dalle sue
pagine. Il libro illuminava il disordine totale della sala dove alambicchi,
mortai e storte si intrecciavano con le note scritte a mano e con gli strumenti
di chirurgia sui tavoli della stanza. Sembrava esserci un forte legame tra il
libro e quelle dita che da sole si muovevano nell'aria intrisa di morte e sangue.
Quel legame era reso evidente da un sottile filo dorato che si insinuava
attraverso il bagliore dal libro verso il corpo come se quest'ultimo avesse
ritrovato la sua anima e la stesse richiamando a s. Lessi frettolosamente e in
preda a una crisi di forte panico alcune delle note poste sul tavolo e la tesi, che
s'era formata nella mia mente, acquist forza e importanza finch alla miei
orecchie non giunse il fastidioso calpestio di passi nell'atrio vuoto al piano
sottostante. Abbandonai quel luogo infestato il pi silenziosamente possibile e
raggiunsi la mia stanza cedendo il passo al sonno poich la mia mente aveva
un assoluto bisogno d'emergere da quel caos di voci e anime di cui si era
improvvisamente riempito il manicomio.
Un'idea che mi attacca ogni notte il pensiero di aver conosciuto un
uomo che, catturato dall'infinito desiderio di conoscenza, indossava nel
quotidiano la maschera del meticoloso e sano intellettuale per celare i suoi
crimini e la mia domanda si rivolgeva a me stesso poich a volte, in genere
nelle ore notturne, ancora mi domando se anch'io non stia indossando le miei
vesti di prete per celare la tremenda condanna di oscurit di cui ogni uomo
pervaso e afflitto.
Non seppi esattamente cosa accadde in seguito alla mia denuncia e
all'arrivo delle forze dell'ordine, ci che tutt'ora mi terrorizza, nonostante il
mio recente ritorno in Italia, la voce che il Dottor Crugher sia scampato
all'arresto e che tutt'ora erri solitario, forse in mia ricerca, ancora in possesso
di quell'insano e mefistofelico manoscritto, forse chiave e porta d'altri mondi
completamente a noi sconosciuti.
L'unica cosa che scoprii tramite gli inquirenti fu solo che il corpo
femminile, travato nello studio scevro di capo, apparteneva ad una nota
pianista del Louisiana, qualche anno prima morta in seguito a un terribile
incidente.

Il paese della morte

l lettore rimarr incredulo alle parole che compongono il mio

racconto, e spero d'essere in grado di descrivere ci che accadde nella


cittadina di Albiesville in maniera cos vicina alla realt, da essere finalmente
creduto.
Le miei origini risalgono al medioevo e alla mie spalle si apre un fitta
rete di parenti e generazioni, che non sono orgoglioso di elencare o presentare
al mio caro lettore. Dunque ognuno di essi nato e vissuto a Albiesville
nell'antica magione dei Lloyd e, come ogni cittadino di Albiesville, anche
morto nei pressi del paese. Si mormora che anche quelle persone che per
lavoro o per famiglia avevano deciso di trasferirsi e stabilirsi altrove, al
momento della vecchiaia tornavano al paese natale per accogliere il loro
destino.
Da moltissimo tempo non non mi recavo a trovare i miei parenti e la
scorsa estate, giacch mi trovavo nei paraggi della campagne, ebbi l'idea di
fermarmi per due soli giorni alla villa.
Non appena giunsi fui accolto benevolmente da ciascun membro e il
mio inaspettato arrivo cre un cos grande scompiglio che venne organizzata
al momento un'importante cena, ritrovo di tutta la numerosa famiglia Lloyd. E
seduti tutti al grande tavolo di mogano del soggiorno, illuminati dai lampadari
appesi e dalla brace del camino, venni nuovamente assorbito da tutti quegli
eventi e pettegolezzi di paese dei quali, trasferendomi in citt, avevo perduto
completo interesse. Rimasi comunque ad ascoltare e, a dir il vero, non fui pi
di tanto al centro dell'attenzione se non quando zia Meryl non prese a
setacciare la mia vita privata con imbarazzanti domande alle quali tutti
scoppiarono in grosse risate.

Notai che alcuni membri non si erano presentati alla cena e venni
informato che essi erano morti poich giunti alla vecchiaia. Venni poi
aggredito da profondo rammarico quando scoprii che tra i deceduti v'era
anche in nonno Anthony con il quale avevo trascorso in giovent splendide
giornate. Era per ancora in vita la moglie, ovvero mia nonna Agatha, che
durante il banchetto interloqu di rado, forse a causa della recente scomparsa
del marito. Ella stava seduta a stuzzicare qualche piatto interessante e di tanto
in tanto sorseggiava dal bicchiere di vino che a fatica reggeva in mano. In
quelle condizioni ella mi faceva enorme compassione.
Terminato il banchetto la scena si spost in salotto ove venne aperta,
in mio onore, un'importate bottiglia di brandy. Durante la bevuta mi sentii
autorizzato ad andare da nonna Agatha per mostrare le miei pi sincere
condoglianze, tuttavia ella, alle mie confortanti parole, scoppio in modo
inaspettato in un'agghiacciante e folle risata che mi raggel le vene. Nessuno
per sembr accorgersene ed io seguii quell'apatica situazione unendomi
all'atteggiamento indifferente della massa sebbene, dentro di me, dimor per
tutta la serata un lume di inspiegabile terrore e disagio.
A tarda notte venni accompagnato alla mia camera da letto al secondo
piano e presi congedo ringraziando dell'ottimo banchetto e della splendida
compagnia.
Nella stanza venni avvolto da un tetro abissale silenzio che venne
attenuato dalla meravigliosa vista che la finestra poteva offrirmi poich,
attraverso di essa, potevo osservare dall'alto la nera campagna e tutte le strade
e le case di Albiesville giacch la magione dei Lloyd si poneva rialzata su di
un colle torreggiante e maestosa su tutto il paese.
Quella notte fui aggredito per da bizzarri incubi e svegliandomi pi
volte di soprassalto non potei affatto non notare alcune piccole luci oltre la
finestra spalancata. Quando mi affacciai intimorito scoprii che esse si
muovevano nel buio l'una dietro all'altra per la via principale del paese verso
l'oscura campagna.
Errai allora per la magione scoprendola misteriosamente vuota, tutti i
miei parenti sembravano essere scomparsi nel nulla. Agguantai allora il
pastrano ed uscii silenziosamente dalla villa cercando di giungere pi in fretta
possibile il paese, giacch quel particolare evento notturno aveva creato in me
un intenso desiderio di soddisfare quella mia curiosit.

Giusi attraverso un stretta e angusta via laterale presso il corteo e,


coperto dalle tenebre, osservai la fila di gente incappucciata che reggeva tra le
mani un piccolo cero e che, a passi lenti, camminava con sguardo basso
sussurrando lievemente una incomprensibile filastrocca o preghiera. I miei
occhi erano assai increduli e il mio corpo attonito se ne stava nascosto
attaccato da improvvisi brividi che nascevano dall'eccitazione, dal terrore e
dal freddo che era inaspettatamente calato su tutto il paese.
Segui il corteo lentamente e senza farmi notare, fintanto che non si
giunse nel cuore della campagna presso una piccola facciata di una cappella
abbandonata posta in rientranza di un versante di collina. In verit si trattava
di un'immensa cavit, simile ad una grotta, dentro la quale vi stavano
pressoch tutti i cittadini del paese. Entrai per ultimo e di soppiatto,
rimanendo nascosto dalle colonne di pietra che reggevano l'intera maestosa
struttura. Partecipai cos ad una lunghissima messa recitata in una lingua a me
sconosciuta, ma quei versi richiamavano a me un qualche cosa di familiare e
noto che tuttavia non riuscivo a rammentare. Sebbene non conoscessi il
significato di quelle parole esse esercitavano su di me un vertiginoso senso di
malessere mentale accentuato da un'inspiegabile terrore che mi andava
crescendo nel petto.
Ci che vidi in seguito fu atroce e terrificante giacch notai, con
imbarazzante sorpresa e angoscia, mia nonna Agatha distesa su di un altare al
centro della grotta. Un uomo definibile come il sacerdote che a morsi le
staccava inghiottendo interi pezzi di carne dal collo. In seguito quell'orgia di
gente, che partecipava indifferente all'abuso straziante, si un al banchetto di
carne umana con fauci coperte di sangue e lembi di tessuti e organi tra le laide
mani inzuppate, finch di mia nonna Agatha non rest che qualche spolpato
osso e i rivoli di sangue scuro illuminato dalle torce appesa alle pareti.
Terrorizzato tentai la fuga attraverso l'ombra dei colonnati e sebbene il
panico mi avesse assalito cercai di mantenere la calma finch non fui
completamente giunto all'esterno della grotta, oltre una fila di olmi poco
distante. L per poco non svenni al richiamo di quelle orribili immagini, sicch
raggiunsi di fretta la magione, col pensiero d'essere inseguito dalle ombre
notturne che s'inerpicavano in ogni momento attorno al mio essere tremante
paura.
Mi infilai nella mia stanza aspettando con pazienza il ritorno della mia

famiglia da quella messa nera. Fino al giungere dell'alba restai con gli occhi
spalancati e le orecchie ben tese. Nel mentre notai affisso alla parete una
quadro raffigurante l'albero genealogico dei Lloyd di Albiesville. Dovendo
rimanere concentrato su qualche cosa che mi distraesse da certe orribili
visioni cominciai a studiare i nomi e le date dei membri. Notai cos che
ognuno di essi era morto all'et di settantanove anni, nessuno prima e
nessuno. A quel bizzarro dettaglio ricordai che anche mia nonna Agatha,
quella stessa sera, avrebbe compiuto settantanove anni.
Ci che avvenne in seguito alle mie successive ricerche in merito alla
mia famiglia evito assolutamente di raccontarlo, poich desterebbe in voi
lettori incubi ben peggiori di qualunque altro terrificante sogno che avete ora
il coraggio di rammentare.

Jennifer

iorni fa si parlava al pub di Jimmy Boyle di quello che

accadde tantissimi anni prima, quando ancora frequentavamo le scuole


elementari Saint Mary in Rover Street nel 1993. A quell'epoca abitavo in
campagna con i miei genitori ed ero avvezzo ad andare a scuola su di una
bicicletta sgangherata attraverso la via di campagna che portava al paese di
Mason Creek. Ricordo ancora tutta quella strada ghiaiata che dovevo
percorrere da solo ogni mattina e il cane dei signori Hoover che alle volte,
quando mi sentiva arrivare, mi inseguiva ringhiando e abbaiando furiosamente
fino alla fine della strada. La scuola era un vecchio edifico molto imponente
intorno al quale si stringeva un grosso muro alto circa un metro sul quale
spuntavano, dal cemento verso l'alto, le arrugginite lance nere del cancello e
del recinto.
A quell'et si avvezzi a inventare storie e v' sempre qualche
bambino pi fantasioso di altri che s'impegna a raccontarne una dell'orrore.
Giacch sotto i due piani della pesante struttura si stendeva sottile una linea di
grate verticali che facevano intravedere il buio ed l'inutilizzato sotterraneo
della scuola, non pass molto tempo prima che qualcuno utilizzasse una
simile ambientazione per terrorizzare i propri compagni di classe.
Quel qualcuno fu un certo Harry Milton, pi grande di me di un anno
che se andava, durante l'ora di ricreazione, a raccontare, a chiunque
incontrasse nell'ampio giardino, di ci che aveva visto in quel sotterraneo un
mattina. Harry Milton aveva una ristretta cerchia di amici per via del suo
carattere solitario ed introverso. Egli se ne stava gran parte del tempo a
scrutare quei sotterranei abbandonati e qualcuno giurava di averlo visto
parlare da solo. Fin pi di una volta dal preside quell'anno e vennero

ripetutamente richiamati dagli insegnati i suoi genitori che non potevano far
altro che ripetere che Harry era un bambino molto creativo. Giuravano ogni
volta di non essere loro ad incitare Harry ai racconti dell'orrore e di non aver
mai fatto guardare nessun film non adatto alla sua giovane et. Nessuna
sapeva dove Harry recuperava quelle drammatiche e sconvolgenti storie,
nessuno immaginava che potevano trattarsi di realt.
In quegli anni inoltre non era educato parlare di certi argomenti
poich furono gli anni neri macchiati dall'avvento di tutte quelle sparizioni di
ragazzi e ragazze. Il tema dunque era ancora censurato per non urtare i poveri
genitori che avevano perduto i loro ragazzi e di tutte quei vuoti feretri disposti
l'uno dietro all'altro al cimitero di Rockmoore.
Ebbene Harry Milton, all'et di soli nove anni, affermava di aver visto
qualcosa muoversi nel sotterraneo e di averlo seguito fino all'ala ovest della
scuola dove credeva di aver udito un agghiacciate sibilo simile a un pianto
bambino. Ricordo che dopo avermelo raccontato aiutai Harry nelle sue
ricerche per un breve periodo finch non provai un'improvvisa sensazione di
alienazione dai miei compagni e amici che, nonostante condividessero
l'interesse sul quel mistero, non approvavano il fatto che mi fossi avvicinato a
Harry Milton.
Dunque lasciai perdere la leggenda che nel frattempo era nata sulle
labbra di tutti ovvero che il fantasma di una ragazza, a cui era stato dato il
nome Jennifer, dimorasse in quelle cantine vagando sola ancora in cerca di
fuga dal terribile incendio del 1889. Finch un giorno di novembre non
accadde che, nel mezzo della ricreazione, non scoppi un violento temporale
che ci costrinse tutti a rientrare in aula. Mentre correvo verso la porta di
ingresso ricordai di aver lasciato in mio cappotto di lana nel giardino affianco
all'altalena, dunque corsi nella direzione opposta ai miei compagni, seppur la
maestra continuasse a gridare a tutti di fare in fretta a rientrare all'asciutto e al
caldo per evitare un tremendo raffreddore. Giunto all'altalena agguantai il
giubbotto e in quell'attimo il mio sguardo cadde su una delle grate dalle quali
si poteva intravedere lo scantinato della scuola. Nello stesso attimo in cui un
violentissimo fulmine compar nel cielo, diramandosi bluastro tra le nubi,
riconobbi la forma di due occhi feroci ed illuminati da una strana e bizzarra
luce scarlatta.
Rimasi muto e zitto con tutti per un po' di tempo finch non mi pass

il terrore. Non dissi nulla nemmeno ad Harry Milton che poveretto, a pensarci
bene ora, a tanti anni di distanza, mi fa una certa pena al ricordo che ancora
tutti hanno di lui.

L'anfitrione

ono certo che ci che vi racconter in queste pagine non

verr compreso fino in fondo dal lettore moderno e scettico, tuttavia tenter
d'essere pi abile possibile nel descrivere con zelo e razionalit ci che
accadde qualche tempo fa a un mio carissimo amico.
Da tempo si narravano storie a proposito di un lento regolare respiro
che si gonfiava ed espandeva tra i rami umidi di rugiada e gi per i fossati,
attraverso le aguzze contrade di campagna. I contadini si levavano prima
dell'alba con affannoso brivido nel cuore giacch, come l'ombra nera d'un
artiglio, il nequitoso respiro lacerava lentamente la notte insinuandosi in ogni
mente a quell'ora eccitata dal sogno. La povera gente di paese raccontava del
nefasto suono descrivendolo come il respiro del demonio e che la vetusta e
abbandonata villa nella solitaria campagna fosse la sua ufficiale dimora. Altri
invece recitavano al volgo una bizzarra leggenda sul misterioso accordo
avvenuto tra la comunit di contadini abitanti della zona e un'errante spirito
pallido che sul finire del XII Secolo avrebbe donato all'uomo l'immunit alla
morte che recava la palude e i suoi insetti. Da allora, secondo la leggenda, essi
coltivano la terra di generazione in generazione sopravvivendo alla mortale
malaria.
Ebbene il mio caro amico mi rese partecipe un giorno di queste
leggende, essendo lui stesso un coraggioso appassionato. Mi raccont dunque
del suo ovvio interesse per quella casa nella solitaria campagna, oltre il paese.
Conquist da subito la mia attenzione poich, dalla finestra della mia camera
da letto, al penultimo piano di un grande palazzo, si stendevano le nebbiose
campagne sulle quali torreggiava inquieta e trionfante la vetusta magione e
spesso prendevo congedo dalla veglia con una sensazione simile a un brivido
mentre l'ombra scura, dipinta all'orizzonte, riprendeva forma nei miei incubi.

Un giorno d'estate afosa, quando l'aria era ricca d'umidit e sotto gli
alberi fitti gli insetti ronzavano agitati, il mio amico ed io prendemmo la
decisione di raggiungere a piedi la casa e il tragitto iniziale fu alquanto
piacevole poich, almeno per mio conto, era una leggiadra gioia poter godere
della natura e dei suoi cangianti colori e suoni.
Durante tutto il percorso il mio caro amico mi raccont nel dettaglio i
risultati delle ricerche che aveva compiuto a proposito della magione che
stavano andando a far visita. Ebbene egli disse entusiasta che non vi erano
testimonianze scritte sulla data di costruzione della villa e nemmeno dei suoi
antichi proprietari, poich di essa non v'era alcuna traccia, tuttavia era noto il
suo ultimo proprietario che risaliva per ad un popolare poeta e scrittore del
1400 che aveva acquistato la villa ed utilizzata come residenza estiva per
qualche tempo finch non fu trovato privo di vita nelle cantine sotterranee
della magione. Della causa della morte del poeta, disse il mio caro amico, non
v'erano notizie certe e che ci di cui si era a conoscenza era stato perduto nel
tempo, oscurato dal passaggio dei secoli.
Notammo a un certo punto, oramai giunti alla met del versante di
una collina, che ogni nostro passo diventava sempre pi incerto e che la natura
non ci avvolgeva pi con tenero rispetto, ma iniziava ad esserci ostile. Molto
probabilmente si trattava di una nostra percezione inconscia sapendo d'essere
quasi giunti al luogo del terrore, tuttavia del lento respiro non v'era traccia,
soltanto l'alzarsi improvviso e a tratti di qualche folata di vento sulla cima
degli alberi che, a dir la verit, ci recava un certo rigenerante sollievo
dall'afosa giornata.
Giunti al negletto giardino dell'antica dimora fummo aggrediti da uno
spasmo di sotterranea iniquit che si rivel non tanto nei gesti, ma nelle parole
che iniziammo a scambiarci. Eravamo nervosi e un tantino isterici l'uno con
l'altro. Eravamo indecisi sul da farsi poich io suggerivo che entrambi
entrassimo nella casa abbandonata, mentre il mio amico insisteva ch'io
dovessi rimanere all'esterno ad attenderlo finch non fosse tornato. Gli
domandai il motivo e lui rispose che quella era considerata una propriet
privata e che se qualcheduno ci avesse seguito o notati avrebbe chiamato le
autorit dunque, se io fossi rimasto a sorvegliare l'esterno, lui sarebbe stato
assai pi tranquillo nel compiere le sue ricerche all'interno certo della mia
affidabile guardia.

Cos dunque fu deciso e il mio amico entr nell'edificio buio ed


umido i cui alti scuri ai piani superiori scricchiolavano e battevano contro le
mura increspate e gli echi dei passi di certi animali sui pavimenti impolverati
componevano oscure melodie che, la platea di alberi intorno alla villa,
apprezzava rispondendo con sibili e fruscii di rami e con la pioggia di prime
foglie mature.
Rimasi cos in solitudine minacciato dall'imponente villa e da tutti
quei molesti rumori che si amplificavano prendendo vita nella mia mente. In
certi istanti avevo l'intensa percezione d'essere osservato e che un occhio mi
scrutava tra i roveti e allora mi voltavo in sua ricerca finch non lo avvertivo
nuovamente alle mie spalle e il giro di giostra proseguiva.
Finch non lo sentii. Esatto, udii il famoso respiro lento e regolare
accompagnato da un ovattato battito cardiaco che scendeva dalle mura fino al
mio irrigidito ventre e, in quell'istante, fui terrorizzato dalla sorte del mio
amico che stava dentro quell'infernale casa il cui anfitrione era il demonio ed
io all'esterno attendevo con ansia la sua ricomparsa sicch potessi fuggire da
quell'incubo.
Egli finalmente usc dalla penombra angusta dell'ingresso
raggiungendomi presso il giardino. Tentai incuriosito di domandargli che cosa
egli avesse visto o se le sue ricerche fossero andate a buon fine, ma il mio
amico non rispondeva a nessuna domanda e indossava occhi vuoti e raminghi
di bizzarri pensieri. Allorch non aggiunsi nulla, adattandomi a quel singolare
silenzio. Accelerai il passo poich era mia intenzione tornarmene in paese e
lasciare cadere nell'oblio quell'avventuroso pomeriggio.
Nonostante fossimo ormai giunti alle porte del paese, oltre la solitaria
campagna, avvertivo alle mie spalle ancora intenso il brivido dell'ignoto
scrutatore il cui occhio continuava, non so come, a osservarmi oltre le file di
alberi.
Giunti a casa il mio amico ed io ci salutammo con freddezza ed io gli
diedi congedo convinto che un sonno ristoratore lo avrebbe ravvivato e
rigenerato. Me ne andai sicuro di trovare il giorno seguente il sorriso sulle
labbra del mio giovane amico.
Non seppi mai ci che accadde quella stessa notte finch non ritrovai
per caso il suo diario. Per tutta la giornata successiva e quella dopo ancora,
tutto il paese prese a cuore l'improvvisa scomparsa del mio amico e ciascun

cittadino aiut gli agenti a setacciare l'area in cerca del ragazzo. Il secondo
giorno giunsero da fuori pure i sommozzatori che compirono accurate ricerche
presso i canali e il macero oltre la fattoria di G.
Le ricerche furono vane e i genitori e parenti del mio amico erano
assai disperati e pensavano continuamente al peggio. D'altro canto in me
cresceva l'orrida sensazione che quell'escursione alla villa, oltre la campagna
solitaria, avesse a che fare con la sua misteriosa scomparsa. Quel pensiero
crebbe in me fino alla volta del quarto giorno quando finalmente ne ebbi la
conferma dalle parole sul diario che voglio riportare in parte qui:
Quando giungi alla Sua soglia Egli ti domanda se vuoi entrare e se
l'avventata curiosit umana ti fa acconsentire dovrai renderti consapevole
d'essere stato tu ad entrare nelle Sue stanze. D'altronde il libero arbitrio
qualcosa che ci affligge dall'alba dei tempi. Dunque sei ben accolto eppure
non Lo vedi e a stento Lo odi finch l'Anfitrione non ti accompagna
dolcemente nella Sua stanza pi segreta e ti rivela il Suo oggetto pi prezioso
come fa un vero padrone di casa con gli ospiti. Dunque di quell'oggetto egli
ha somma paura e lo si percepisce solo dal tono con cui ti parla poich non
v' alcun modo di vedere la Sua espressione e, in certi momenti, ti domandi se
Egli realmente esiste ed ha consistenza. Il vuoto. E quando ti trovi di fronte
allo specchio odi appieno la Sua voce come se Egli fosse finalmente in tua
presenza. Accendi un piccola luce ed Egli ti mostra il suo mondo..
In altre pagine vi sono parole incomprensibili e su alcune dubito della
loro origine linguistica.
Sono veramente preoccupato per la sorte del mio amico e ci che egli
scrisse in altri paragrafi evito di trascriverlo o tradurlo per ragioni delle quali
non voglio ora discutere. Senza dir nulla ai famigliari andr a investigare per
conto del mio amico e ci mi costringer a far di nuovo visita al tetro
anfitrione di cui si accenna nel diario del quale ancora non ho rivolto parola
con nessuno.
Nel frattempo avverto in ogni istante di solitudine, seppur lontana, la
soffocante presenza dell'occhio malvagio di quel che credo sia il nero
guardiano della casa.

Marionetta

chi trover questo folle racconto lascio in eredit i fatti

accaduti in sole due notti rinchiusi dentro questa orribile casa. Per qualche
ignota ragione mi accadde d'essere divenuto in possesso di un prezioso invito
inviatomi da un misterioso ospite che si firmava D. Ebbene costui, del quale
ripeto non ero affatto a conoscenza, mi invit personalmente a partecipare a
un abbondante banchetto presso la sua magione, con la promessa che in
seguito si sarebbe svolto un attento giuoco di ricerca di un ricco tesoro e che il
fortunato che lo avrebbe trovato per primo sarebbe divenuto ricco. Sul
momento non diedi attenzione a quelle parole, ma esse per tutto il giorno si
impossessarono di me a tal punto da sentirmi costretto ad accettare.
Dunque al giorno e all'ora stabilita dalla lettera raggiunsi la maestosa
villa che si levava alla fine d'un lungo viale alberato ed essa era ben curata e
sfarzosa e il prato ben falciato ospitava rare specie di piante e fiori. In
lontananza il ritmico suono dell'acqua di alcune fontane e i grilli e le rane
oltre la fila di siepi grandiose rendevano l'atmosfera piuttosto tranquilla. Mi
trovai al cospetto di altri cinque personaggi che come me avevano ricevuto la
bizzarra proposta. Attendemmo per un tempo infinito che qualcuno ci venisse
ad accogliere giacch la porta principale della villa era chiusa e dalle finestre
non passava un filo di luce.
Tentammo invano di forzare la porta o di cercare ulteriori entrate
secondarie finch, al ritorno dalla nostra perlustrazione, non ci venne fatta
trovare la porta principale completamente spalancata ed agibile.
Con timore entrammo a piccoli passi forzati domandando ad alta voce
l'ospitalit di qualcuno, ma nemmeno il respiro o l'ombra di un maggiordomo

o del misterioso anfitrione di cui tutti volevano fare la conoscenza.


Davanti ai nostri occhi si apr l'immagine di una magnifica villa con
mobili antichi ed ampie arcate sorrette da terrificanti statue di marmo
raffiguranti creature di una mitologia a me ignota. Tutte le pareti erano
rivestite di una pacchiana carta da parati vermiglia, tuttavia ci che cattur
l'attenzione di noi tutti fu per un interessante particolare: un anonimo dipinto
ad olio su tela posto davanti a noi subito oltre la soglia d'ingresso. Esso
rappresentava, con grande cura, la facciata esterna della magione ai piedi della
quale sei persone stavano in posa per il pittore. Mi avvicinai con attenzione al
dipinto e m'accorsi, con sommo stupore, che le sei persone raffigurate
eravamo noi stessi e, quando riuscii a catturare l'attenzione dei miei
compagni, essi ne furono cos turbati che Lady M. perse improvvisamente i
sensi alla vista di quell'agghiacciante dettaglio. Il signor T. aiuto Lady M. a
riacquistare le forze mentre io provvedevo a leggere a tutti la targhetta
d'argento sotto la pesante cornice del quadro.
Benvenuti. Ora siete miei ospiti e per rispetto verso il vostro benevolo
anfitrione non v' permesso abbandonare la festa finch non vi sar da Lui
concesso.
Servitevi del gustoso banchetto nell'ala Ovest e siate lieti dell'opportunit a
voi offerta.
Celato oltre queste mura v' un'importante tesoro che vi render ricchi,
tuttavia ogni azione ha un prezzo e non crediate sia semplice sfuggire al
vostro destino poich di esso non avrete alcun controllo...
Seguimmo il consiglio della targhetta e ci sedemmo comodi a
banchettare assieme rivelando a noi stessi interessi e passioni e qualche
dettaglio a proposito della vita privata di ciascuno. Ci accorgemmo solo in
seguito che la porta della casa s'era silenziosamente e definitivamente serrata.
Tentammo invano di aprirla e di trovare altre uscite ed ora che rammento,
sorrido alla crudele ironia del destino, giacch pochi istanti prima nel parco
della villa cercavamo tutti impazienti un passaggio per entrare e, poco dopo,
sottratta la nostra libert di scelta, eccoci disperati a cercare un modo per
evadere da un ambiente divenuto a tutti noi improvvisamente ostile.
Non potendo dunque uscire iniziammo la nostra ricerca individuale

del famigerato tesoro e il primo a sparire fu proprio il signor T. Egli s'era


avventurato presso la sala della biblioteca e il signor Q., nei pressi di
quell'atrio, giur di aver udito un secco mortale urlo strozzato e poi un acuto
silenzio. Noi tutti ci recammo alla biblioteca per accertarci dei fatti, ma non
trovammo nulla se non qualche libro caduto dallo scaffale. Si trattavano di
libri molto curiosi, scevri d'autore e in certi tratti scritti in una lingua arcaica,
incomprensibile. Essi sembravano narrare le avventure di una remota e
sconosciuta mitologia e il nome di una creatura divina mi rimase alla mente,
ma non ne voglio scrivere il nome completo, cos lo chiamer solamente
Lord. Sono sempre pi convinto che esso sia il vero fautore di questa nostra
tragedia. Lady M. era una signora composta e assai superstiziosa e fu ella a
intimorire per prima i nostri animi con sacrileghe leggende e dettagli
inventati. Sosteneva infatti di aver visto l'ombra nera sul cornicione delle
scale che conducevano ai piani superiori e il rumore fastidioso delle dita
intente a tamburellare gaie sulla ringhiera di legno. Ella divenne cos
insopportabilmente instabile che non ci lasci altra scelta che soffocarla con
un sacco non appena si fu coricata in attesa del sonno, in uno dei letti delle
stanze degli ospiti. Fu una decisione buia e sofferta, ma ella non poteva
continuare a creare tenebre nei nostri cuori.
Continuai le miei ricerche e pi tardi mi accorsi di aver in petto la
terribile sensazione d'essere in qualche modo posseduto da una demoniaca
forza che dall'alto muoveva con maestria i miei pensieri e le mie azioni. Fu un
pensiero breve e singolare ma di cui parlai al signor Q. il quale mi conferm
che pi volte anche lui aveva avuto la medesima impressione.
Non avevo idea di quanto tempo oramai fosse trascorso quando
fummo catturati da un sinistro rumore proveniente dallo scantinato. Quando
raggiungemmo il sotterraneo, oltre le umide pareti incrostate e gi per gli
essudanti gradini di pietra, ci fu rivelato, dalla luce tremolante di una torcia, il
corpo pallido senza vita della signora S. La causa della sua morte non fu
chiara sebbene il signor Q. azzard l'ipotesi che ella fosse distrattamente
caduta dalle scale, giacch indossava sulla canuta pelle lividi di notevole
grandezza.
Da quell'istante il tesoro inizi ad occupare un posto sempre meno
importante nelle nostre menti giacch eravamo rimasti solamente in tre.
Capimmo in seguito che in giuoco vi erano le nostre vite.

Notai, errando solitario per la casa, alcune stanze che prima avrei
giurato non esistessero, ma quell'avventura s'era tramutata cos velocemente
in incubo che iniziai a dubitare di ogni senso.
Mi accadde di incontrare uno spettro scivolare incerto sulle pareti
ombrose del secondo piano e, incuriosito, mi trovai a seguirlo lentamente,
tentando di rimanere nascosto un po' dall'oscurit e un po' dal mobilio posto
sul mio furtivo cammino.
Egli, in forma di scitale, lentamente mi condusse ad una stretta stanza
che, pur essendo consapevole di trovarsi al piano superiore della magione,
partoriva in me l'impressione sempre pi viva che fosse in verit posta a
decine di metri sotto il suolo. La temperatura diminu fortemente e l'aria
improvvisamente divenne densa e viziata.
Qui lo spettro si ferm dileguandosi sulla soglia di una piccola nicchia
presso il muro ed io avvertii una amara solitudine. Mi avvicinai cauto a quel
portale che per fattezze somigliava molto a un piccolo tempio. Cercai invano
di richiamare lo spettro alla mia presenza. Su di uno scranno trovai un
grazioso e lavorato coltello con particolari incisioni ed ornamenti
sull'impugnatura e sul bisello alcune parole che preferirei non ripetere e
trascrivere. Quando impugnai il coltello mi si rivel il mio destino con chiare
e accecanti immagini di un universo parallelo abitato da umanoidi creature
signoreggiate da un antico demone che, con dita invisibile, tesseva il filo della
loro vita su di una altura infuocata. Esso possedeva tre occhi, uno per ogni
tempo e con essi governava.
Mi risvegliai in piedi di fronte al quadro posto all'ingresso e notai,
senza particolare stupore, che solo del signor Q. era rimasta dipinta sulla tela
l'immagine e, quando lo trovai poco tempo dopo ad accendere il caminetto del
salone centrale, domandai a lui del signor C. ed egli mi rispose di non averlo
pi veduto dall'ultima volta quando, colto dal rovello, s'era deciso senza alcun
dimoro di attraversare da solo le cantine convinto che la mappatura della
casa, che aveva casualmente trovato in biblioteca, lo avrebbe condotto ad una
possibile via di fuga sotterranea.
Sapendo dunque che il signor C. doveva essere ormai morto nel suo
spavaldo tentativo, con naturale tranquillit infilai tra le carni del ventre del
signor Q. il mio affilato coltello e attesi, con meticolosa calma e pazienza, che
egli morisse. Quando il tappeto persiano ai piedi del camino fu

completamente inzuppato di sangue e il signor Q. esanime, allora presi tarda


coscienza di ci che era accaduto, tuttavia il momento di lucidit mentale che
mi era stato concesso fu breve, giusto l'attimo di prendere atto delle mie
azioni e poi, di nuovo, mi sentii manovrato dall'alto da invisibili fili. Tuttora
mi consumo nel piccolo tempio in attesa della Sua venuta.

Onirico rosso

seguito di un terribile terremoto che colp il mio paese

qualche tempo fa l'appartamento, ove dimoravo da solo ormai da parecchi


anni, fu classificato inagibile. Presi dunque alloggio presso un mio carissimo
amico, la cui casa non aveva subito alcun danno grave. Egli abitava fuori citt,
sulla strada che conduceva all'aperta campagna. Fui lieto di conoscerlo e di
essergli amico per l'aiuto e la disponibilit che egli mi stava offrendo dopo
quel terribile evento naturale. La prima notte la passai insonne sul duro divano
del salotto e il giorno seguente, pur scevro di forze, lo aiutai a mettere in
ordine la cameretta di sua sorella minore, anni prima scivolata per sbaglio
nelle grinfie d'un pozzo e mai pi ritrovata. Ovviamente gli mostrai la mia
apprensione nel sconsacrare quel luogo, giacch si trattava della stanza della
sua piccola sorellina morta, ma il mio amico insistette a tal punto da
convincermi che io, seppur un po' imbarazzato, accettai.
La seconda notte la passai tra le calde e pulite lenzuola di un letto
comodo col volto appoggiato su di un morbido cuscino, tuttavia faticai
comunque a prendere sonno poich il letto in questione era adiacente a una
delle pareti della stanza e su di essa, proprio sulla traiettoria del mio sguardo,
v'erano disegnati, col carboncino, due occhi stilizzati dalla mano incerta di un
bambino. Essi destarono in me immagini orribili e alla mattina mi levai dal
letto col tremore e il volto pallido e madido di sudore, poich durante la notte
sognai di uccidere e sventrare un uomo in...Street e il sogno fu cos reale e
cruento che il giorno seguente avevo in viso i segni reali del dolore e un
gravissimo senso di colpa mi aggrediva continuamente alle spalle.
Seduti sul prato tra profumatissimi coriandoli ed umida lucente
matricaria, all'ombra dei viridi fogliami, confessai l'orrendo sogno al mio

amico ed egli ascolt quel macabro racconto finch non mi inform che alla
radio, quella stessa mattina, avevano annunciato la scomparsa di un uomo in
paese. La notizia e la tremenda analogia mi attaccarono ripetutamente il petto,
tuttavia non feci trasparire nulla, tentando d'accettare quella casuale
coincidenza.
Intanto anche la notte successiva fu perseguitata da quegli orribili
occhi sulla parete e, anche se mi voltavo dandogli le spalle, essi mi
perforavano la nuca entrandomi puntigliosi nel cervello. Quella notte sognai
di raggruppare i pezzi del cadavere in un sacco che inserivo ad incastro nel
baule di una macchina che andavo a posteggiare nel garage della fattoria del
mio amico.
Quest'ultimo sogno fu cos sincero che dovetti all'alba giungere di
fretta al garage per assicurami che nel baule della mia auto non vi fosse alcun
corpo mutilato. Con sommo piacere mi acquietai non appena fui certo di aver
controllato. Il mio giovane amico comprese quel mio malessere ritenendo che
esso derivava dal forte stress dovuto in seguito al terremoto. Dunque egli mi
tranquillizz con la sua compagnia per quasi tutto il pomeriggio, tuttavia
quegli occhi sul muro mi apparivano spesso e all'improvviso come immagine
muta e fissa simile ad un feroce folgore di luce nella mente e, in quel
brevissimo istante, l'invisibile terrore mi abbracciava col sapore freddo della
morte. Intanto alla radio non parlavano d'altro che della scomparsa di uomo e
di alcune tracce di sangue ritrovate nei pressi di un parcheggio.
Oramai temevo la notte e con ferocia grattai con le unghie l'intonaco
ove erano impressi gli occhi, ma essi continuavano a riapparire come se il
muro avesse assorbito il colore e il male che essi arrecavano. Distanziai allora
il letto dal muro, ma in quella posizione, circa al centro della stanza, la parete
che mi lasciavo alle spalle rifletteva la propria immagine attraverso lo
specchio accanto alla scrivania ed io non potevo impedire agli stilizzati occhi
d'osservarmi. Quella notte sognai ancora il cadavere dentro al baule ed io che,
a piccoli bocconi, mi cibavo della sua carne oramai in evidente stato di
putrefazione. Mentre il sapore della pelle e del sangue coagulato si univa al
puzzo di marcescenza invadendo la mia bocca e i miei polmoni mi resi conto
che tutto ci mi eccitava e mi piaceva. Non racconto in che modo mi svegliai
e dell'aspetto che aveva il mio volto al ritorno dal mondo degli incubi poich
risulterebbe inesprimibile a parole anche per un abile scrittore. Quel giorno il

mio amico aveva da sbrigare un importante impegno e dunque dovetti


urgentemente chiamarlo al telefono per potermi sentire pi tranquillo. Gli
rammentai i sogni di cui gi a lui avevo parlato nei giorni precedenti, tuttavia
egli si mostr, con mio raccapricciante terrore, ignaro di ci che gli andavo
dicendo sostenendo d'essere fuori casa da parecchi giorni e che da molto
tempo non sentiva la mia voce. Credetti ovviamente d'essere burlato e,
infastidito da quell'orribile scherzo, dichiarai con ira che se egli non avesse
smesso di prendersi giuoco di me in quel modo, avrei considerato la nostra
amicizia conclusa. Quando notai dal suo tono la profonda seriet di chi non
mente, allora qualche cosa scatt rapida nella mia testa e subito andai al
garage. Quel che vi trovai penso che nemmeno il demonio avrebbe avuto
coraggio di attuare. Un abisso di follia mi invase e attonito di fronte a quello
spettacolo attesi la chiusura del sipario con la mortale sensazione che una
lama poco affilata di un bisturi tentasse di lacerare lentamente la corteccia del
cervello mentre un rigurgito spontaneo, alla vista di tutto quel tessuto umano,
mi fece per poco svenire.
Successivamente acquisii lucidit e allora assemblai i tasselli del
puzzle ricostruendo ci che era successo: l'universo di cui facevo parte s'era
capovolto, sicch il sogno era la realt e la realt il sogno.

Il rumore

l tenero lettore che si trover a leggere queste mie disperate

parole sar sorpreso di scoprire come l'essere umano cammini costantemente


sul filo della ragione e, passo dopo passo, egli attraversa la sua quotidianit e,
sebbene sia ormai avvezzo e addestrato nel farlo, egli pu in pochi istanti
avvertire il vuoto e perdere improvvisamente l'equilibrio precipitando, dopo
una vita retta e virtuosa, nel tragico baratro della follia. Ecco dunque che vi
racconto come andata questa triste storia.
Abitavo oramai da solo da qualche anno dopo la tragica scomparsa di
mio padre e il ritiro di mia madre anziana in una casa di riposo. Risiedevo in
un appartamento modesto al secondo piano di un altrettanto umile condominio
e in quel luogo, sebbene io all'epoca presi a fare due lavori, non avevo avuto
grosso modo di conoscere il mio vicinato pi attiguo, se non un'amabile
portinaia che ogni mattina aveva il buon cuore di salutarmi illuminandomi le
ore successive della giornata. Costei, alle volte, mi allungava di fretta il
quotidiano del giorno senza farmi pagare nulla. Questo perch il marito
possedeva una nota edicola, presso la stazione dei treni in paese.
La mattina prestavo servizio in una stamberga poco lontana dal
condominio in cui abitavo, tant' che sovente preferivo arrivarci camminando
giungendo per il viale alberato. Alla sera invece lavoravo come cameriere in
un ristretto ristorante in periferia, quest'ultimo mestiere era assai ostico per via
del diretto contatto con i clienti e sopratutto di loro certe pretese e richieste
che in serata s'accumulavano divenendo la mia principale fonte di nervosismo
e stress.
Nel pomeriggio invece cercavo di prendere sonno e ricaricarmi di
nuove energie, tuttavia capii ben presto che questa non era affatto una

questione semplice e banale, poich una nuova famiglia si era da poco


sistemata nell'appartamento esattamente sopra il mio ed essi, ovviamente
ignari del mio bisogno di ristoro e con buone intenzioni, lasciavano giocare i
due bambini nel piccolo parco sottostante, mentre loro terminavano di
riordinare le stanze in seguito al trasloco.
Vi fu un pomeriggio d'inverno che prese a nevicare e tutti i bambini
del vicinato cominciarono a divertirsi con la neve giocando perlopi nel parco
attiguo alla mia camera da letto e sotto il porticato dell'edificio. Nonostante
avessi detto loro di allontanarsi un po' perch desideravo riposarmi essi non
mi ascoltarono continuando le incessanti grida gioiose. Dunque mi voltavo
continuamente sul letto che gi di suo scricchiolava e alle volte m'impediva il
sonno, provavo a cercar rifugio da quelle voci sotto spessi strati di coperte o
avvolgendomi col viso nel cuscino premendo sulle orecchie, ma nulla da fare
poich esse s'insinuavano con la forza di un chiodo, attraverso le tempie, fino
al cervello. Le grida dei bambini non era tuttavia ci che pi mi recava
disturbo poich vi era un rumore bizzarro che si faceva strada tra le pareti fino
alla mia stanza ed esso era pure indefinibile seppur la mia mente si sforzasse
di intuire da quale apparecchio provenisse. Assomigliava allo stridio di una
tapparella arrugginita, tuttavia non poteva essere quella la fonte del mio
rumore infernale, poich esso poteva durare diversi minuti senza sosta e non
vi erano tapparelle nel condominio da issare cos a lungo. Quello stesso
pomeriggio, tentando di mantenere la calma, suonai al campanello del mio
nuovo vicinato e parlai con il signore e la signora F. del mio problema ed essi,
cordiali e gentili, mi invitarono a sedere sul loro nuovo divano a bere una
tazza di t inglese. Ascoltarono con interesse ci che avevo da dire e,
dispiaciuti, mi raccomandarono che avrebbero portato i bambini al parco del
paese. Per quanto riguarda il rumore giurarono entrambi di non aver udito
nulla quel pomeriggio e che, se lo avessero sentito, avrebbero certamente
provveduto.
Il giorno seguente, come promesso, i bambini furono lasciati al parco
del paese e, nella zona attigua al condominio, regn una splendida pace,
tuttavia il mio sonno, da poco iniziato, fu bruscamente interrotto da quel
fastidiosissimo rumore metallico e graffiante mentre l'immagine questa volta
che mi apparve alla mente era quella di un rampino contro l'intonaco di una
parete. Provai comunque di non pensarci e tentare di dormire, ma in me

ribolliva il fuoco ardente della rabbia e pi mi imponevo di non volgergli il


pensiero, pi il rumore aumentava di intensit. Quel pomeriggio non dormii
affatto e la serata al ristorante fu difficile da sopportare, con il peso della
stanchezza e le livide occhiaie.
Suonai nuovamente al vicinato poich ero certo che il rumore
provenisse dalla loro abitazione, ma essi negarono ancora l'esistenza di
quell'orribile suono giurando di non aver udito nulla. In me crebbe presto il
dubbio che essi provavano piacere nel burlarsi di me e della mia condizione,
dunque sopportai in silenzio, senza pi lamentarmi, per altre due settimane
attendendo con ansia che quel lancinante rumore terminasse e che il
divertimento dei due coniugi, nel vedermi soffrire, giungesse al termine
giacch non destavo pi alcuna polemica. Tuttavia il rumore non cess
continu ad echeggiare per le mura del mio appartamento giungendo come
una flotta di aghi nel mio cervello sanguinate di rabbia.
Una sera di Febbraio decisi di non andare al lavoro con la scusante
che, durante il giorno, ero stato colpito da una improvvisa febbre e il mio
titolare, un certo signor H., mi augur ogni bene nell'attesa che mi riprendessi
al pi presto.
Dunque a crepuscolo inoltrato, avvolto dalle ombre dei corridoi, salii
le scale al piano di sopra e, con un pretesto, entrai in casa dei miei simpatici
vicini che si dimostrarono, come sempre, cordiali e felici della mia inaspettata
visita. Parlai con loro per circa una mezz'oretta tentando di decifrare qualche
espressione sotto la maschera che in qualche modo li incriminasse e li
tradisse. Io sapevo che erano loro che causavano quel rumore, ne ero certo e,
nonostante il rovello, rimasi impassibile, quieto e lucido quando parlai con
loro. Intanto i bambini andarono a letto e il signore e la signora F. si
accomodarono sulla parte opposta del divano.
Ogni minuto che passavo in loro presenza diveniva sempre pi
insopportabile quell'orribile farsa fintanto che, dal pastrano che ancora avevo
addosso, non sollevai un lungo e appena affilato coltello che il cuoco del
ristorante per cui lavoravo mi aveva gentilmente concesso di prendere in
prestito. Non rammento esattamente la prima espressione di stupore che i miei
vicini ebbero alla vista di quell'inaspettato oggetto poich, non appena lo
mostrai loro, esso venne indirizzato dalla mia mano attraverso la loro gola. Il
taglio profondo che recai loro gett nell'aria moltissimo sangue e imped loro

di strillare e richiamare l'attenzione di qualcuno. Contemplai la scena per


qualche minuto seduto esattamente davanti a loro ad osservare il progressivo
impallidire dei volti finch essi non svennero per via dell'alta quantit di
sangue perduto.
Dopodich mi alzai e uccisi con decisione anche i due figli che nel
frattempo non s'erano accorti di nulla nel sonno leggiadro e tranquillo che a
me era stato negato. I loro corpi mutilati inzupparono le lenzuola con aloni
scuri.
Quella notte dormii serenamente e scevro di rimorso fino al giorno
seguente quando fui destato dalle indagini degli agenti di polizia. Ovviamente
negai l'accaduto e, con una certa soddisfazione in viso, tentai la sorte
invitandoli ad entrare e controllare l'appartamento anche senza mandato di
perquisizione. Fu un gesto azzardato e folle che mi eccit finch, con aria
beffarda non li salutai augurando loro una buona giornata. Senz'altro quel mio
atteggiamento fece nascere un certo sospetto nei miei confronti, ma non me ne
curai poich finalmente potevo tornare al mio sonno ristoratore.
Fu un colpo al cuore quando all'inverosimile udii nuovamente, prima
nei miei incubi e poi nella realt, i graffi prodotti da quel rumore scivolare
sulle pareti fino al mio cervello. Non era possibile! Nessuno abitava pi al
piano di sopra!
Indispettito dal quell'orribile scherzo mi levai dal letto e vagai per
tutta la casa seguendo ogni singola inclinazione di quell'incessante molestia
finch non giunsi al ripostiglio ove, con occhi attoniti, presi atto del mio
malessere psichico alla vista della vecchia lavatrice di mia madre che,
quand'era in funzione il cestello interno, produceva un terribile rumore.
Infine chiamai io stesso la polizia e, facendomi subito arrestare,
confessai l'accaduto e le miei terribili azioni.

Mason Creek: A noir horror story


Prima Stagione

Episodio uno

e gocce di pioggia rigano il vetro sporco e appannato mentre

il treno sfreccia nel buio dei binari verso Mason Creek, ultima fermata.
Osservo il mio volto quarantenne riflesso sul finestrino e noto alle mie spalle i
corpi formasi di due ragazze adolescenti qualche sedile pi indietro. Penso a
Mason Creek, una piccola citt di pianura ad est circondata perlopi da un
fitta linea di pioppi salici e querce che sorgono soprattutto sulle sponde del
torrente che si affianca alla periferia separandola dall'aperta campagna. Un
luogo isolato e teatro di numerosi incidenti, dieci anni fa ero stato chiamato a
seguire i passi di un giovane ed inesperto detective su un caso di omicidio
passionale.
Detective, gi, al pensiero la mia mano raggiunge l'acciaio
freddo del cane della Smith & Wesson nella fondina e il bordo in pelle del
distintivo dell'FBI appeso alla cintura.
Il treno rallenta e penso a quello stronzo di Ed Green, tenente capo
della unit omicidi dell'FBI e all'incarico che dodici ore fa mi ha affidato a
proposito della scomparsa di quella ragazzina, Sofia Monroe.
Sofia Monroe, diciassette anni, capelli corti e occhi neri alta all'incirca
un metro e settanta, dalla foto recente che ora mi accorgo di tenere tra le mani
gelide noto nel suo volto l'espressione ribelle di un'adolescente avventurosa e
in cerca di nuove esperienze. Sofia Monroe, scomparsa quattro giorni fa,
secondo gli inquirenti tra le sette del pomeriggio e mezzanotte. L'amica, Irina
Callaway, ultima persona ad aver visto la vittima, sicura di aver
accompagnato Sofia fino alla porta d'ingresso del condominio all'incirca
intorno alle sette di sera. Non va bene, penso gi a Sofia come a ad una
vittima, un pensiero incontrollabile perch nella mia testa dopo quattro
giorni dalla denuncia di scomparsa senza un avviso di sequestro o di riscatto
non pu che essere gi in decomposizione nascosta da qualche parte. Eppure

l'amica giura di averla vista entrare in casa, sicuramente questa ragazzina


scomparsa nasconde qualcosa, qualcosa che nemmeno Irina, la sua migliora
amica, sa. I morti a volte parlano pi dei vivi. Ancora penso che sia morta, un
pensiero incontrollabile.
Il treno si arresta e quando scendo alla stazione accendo subito una
sigaretta e attendo che il treno riparta nella direzione contraria finch la
solitudine non si unisce al silenzio e il fumo grigio di sigaretta non si lega in
un tutt'uno con la foschia della bassa pianura.
Raggiungo la centrale di polizia di Mason Creek a bordo di un'auto
della polizia, un certo Billy Wide mi attendeva al parcheggio della stazione.
Una sensazione strana mi invade. Quell'uomo, Billy Wide, credo di averlo gi
visto. Non ci penso e salgo in macchina.
Billy cerca di intrattenere una conversazione parlando di stronzate, ma
io gli faccio subito capire che sono interessato solo a raggiungere la centrale
per parlare e raccogliere indizi sulla scomparsa di Sofia Monroe e risolvere il
pi presto possibile questo caso.
Billy non mi risponde e non parla pi fino alla centrale, ma dal suo
sguardo colgo mute parole di rabbia e di collera al discorso della ragazza
scomparsa.
Raggiunto l'ufficio dello sceriffo Kooper e gli stringo la mano
presentandomi. Sono il detective Jersey Shown della omicidi e sono qui per
aiutarvi nel caso della scomparsa di Sofia Monroe.
Kooper Land, un uomo autorevole e forse anche po' stronzo coi suoi
modi tutti seri e precisi, ma che porta ancora il viso anglico di quinta
elementare e la camicia tutta abbottonata e stirata come se dovesse andare da
un momento all'altro alla messa della domenica. In conclusione: colui il quale
mi appiopper un novellino come partner esigendo da me risultati immediati;
in altre parole: un vero bastardo che si presenta presto in ufficio pulito e
profumato con un sorriso da cento e lode stampato sulla faccia perch ogni
sera la moglie in calore lo porta sulla luna.
Ottimo! Ovviamente la ringrazio di essere arrivato fin qua gi ad
aiutarci con le indagini.
Come se avessi scelta. Bisbiglio tra me e me sotto la tagliente luce
della lampada a neon sopra le nostre teste e intanto osservo il muro di sinistra
rivestito di foto che nemmeno la bacheca in sughero si vede pi tant' piena di

articoli di giornale e fogli appesi.


Come?. Domanda Kooper. Io vado dritto alla questione. Allora,
sceriffo Kooper, io mi occupo in genere di casi pi gravi di questo. Specifico
meglio: non che la scomparsa di una ragazza non sia grave, tuttavia se lo
confronto con i due casi a cui ho lavorato negli ultimi anni veramente poco
sostanzioso.
Lo sappiamo che grazie a lei che ora il serial killer Joe Nabrasko
dietro le sbarre e quell'altro, come lo chiamava la stampa?.
Non importa. Rispondo. Non sono qui per essere elogiato, ma per
aiutarvi... Ma Kooper mi interrompe. Tuttavia non giudicherei questo caso
poco sostanzioso perch vede? Vede tutte quelle foto e ritagli di giornale?
Sono in totale sette tra ragazzi e ragazze scomparsi negli ultimi due anni e
mezzo e Sofia Monroe l'ultima di questi.
Il primo istinto quello di tagliargli a met lo zigomo di sinistra con
un pugno: non sopporto quando qualcuno mi interrompe cos all'improvviso
mentre sto parlando; ma poi mi rendo conto che quel coglione ha ragione.
Osservo la bacheca tappezzata e mi rendo conto di aver sottovalutato questo
affare e il il porca puttana! mi esce di getto e spontaneo dalla bocca.
Intanto Billy Wide entra in ufficio senza bussare e Kooper lo accoglie
con un sorriso. Billy! Finalmente eccoti qua!. Poi si rivolge a me.
Detective Shown, Billy Wide ti aiuter con le indagini, credo che vi siate gi
presentati. Ma Billy allunga comunque la mano destra ed io, per stare ai
convenevoli, gliela stringo e lo saluto da buon partner.
Poi passo all'azione. Voglio vedere i video di tutti gli interrogatori
che sono stati fatti e i fascicoli con la descrizione dettagliata di eventuali
prove che avete raccolto con le relative foto e schizzi del disegnatore. Voglio
l'elenco dei nomi dei membri delle famiglie delle persone scomparse e
insieme cercheremo probabili collegamenti poich evidente che si tratta di
un maniaco seriale con precedenti di stupro o prostituzione, il target di vittime
suggerisce questo. Faccio una breve pausa e mi accendo una sigaretta e il
fumo invade l'area e viene trapassato in diagonale dalla luce bianca proiettata
sulle persiane dai lampioni in strada e riprendo. Voglio poi parlare con i
signori Monroe per ricostruire il carattere e le abitudini della figlia. Quando
l'amica Irina Callaway l'ha accompagnata a casa da dove venivano?.
Billy risponde con la velocit di un felino come se avesse previsto la

domanda. Le due ragazze erano andate a correre sull'argine del fiume al


confine della citt per poi dirigersi tra le fila di alberi che compongono il
bosco da l fino a Dodge City a dieci chilometri da Mason Creek.
Si sono addentrate da sole in un bosco in riva al fiume? Perch due
ragazze dovrebbero fare questo?. Domando mentre mi avvicino alla bacheca.
Irina dice che avevano trovato un strada sicura che si stringeva tra gli
alberi e che incuriosite l'hanno percorsa.
Mi rivolgo subito a Kooper che intanto aveva recuperato
l'impermeabile dall'attaccapanni vicino alla porta. Domani mattina sul presto
voglio i sommozzatori per il tratto di fiume corrispondente al bosco e una
squadra che faccia ricerche a terra.
Abbiamo gi effettuato quelle ricerche senza trovare uno straccio di
prova. Interrompe Billy Wide da dietro la nebbia di fumo della mia sigaretta
ormai arrivata al filtro.
Trafiggo il velo di fumo con lo sguardo e lo guardo finch i miei
occhi non gli forano il cervello. Non me ne frega un cazzo, voglio che
vengano fatte di nuovo.
Uno stridio improvviso di freni e gomme sull'asfalto bagnato irrompe
dall'esterno fino ai nostri timpani e il boato di lamiera e vetri in frantumi
spezza il silenzio della notte. Usciamo tutti dall'edificio per accertarci
dell'accaduto e vediamo la drammatica scena di una donna che esce a fatica da
un auto accartocciata contro l'angolo del muro ovest della centrale. La donna
ferita e perde sangue dalla tempia sinistra e dal naso e zoppicando si avvicina
urlando in evidente stato di choc. Mi figlia la fuori da qualche parte! Lo
capite? E' la fuori che aspetta..e voi state l..mia figlia..mia figlia ha bisogno di
aiuto ed l fuori. Piange, urla e ripete le parole in un gorgo di singhiozzi.
Mi avvicino cauto e, senza troppa fatica, la prendo per le mani agitate
e con piccoli gesti e qualche parola tento di tranquillizzarla senza cadere nel
banale e arrivo a togliermi la giacca per porgliela sulle spalle quando dai jeans
inzuppati di pioggia solleva, verso la mia faccia, un revolver e senza pensarci
arma il cane.

Episodio due

E'

la madre di Sofia, glielo leggo negli occhi prima di

disarmarla e gettarla atterra con un labbro spaccato. Il gesto cos fulmineo


che non mi rendo conto di quanto male gli possa aver causato finch non vedo
il fiotto di sangue scorrere via sull'asfalto bagnato. La sollevo e la
accompagno all'asciutto fino in uno degli uffici deserti della centrale, intanto
qualcuno sistema la macchina contro la parete. Con me viene lo sceriffo
Kooper e Wide che mi seguono come due cagnolini fino all'ufficio poi dico a
Billy di chiamare un medico e lui esce di scena. Intanto la donna continua a
tremare ed completamente inzuppata d'acqua e infreddolita cos mando
Kooper a prendere del t caldo alla macchinetta del caff nell'atrio d'attesa. E
dato che sei di casa son certo che troverai anche un panno o un coperta da
mettere sulle spalle alla signora. Lui obbedisce e mi lascia solo con la donna,
finalmente.Mi ascolti bene signora Monroe, il mio lavoro quello di trovare
sua figlia e lo stronzo che l'ha rapita. Mi capisce?. Lei annuisce con la testa e
i capelli neri scivolavano come fili gi verso il seno bagnato. Bene! Non si
preoccupi per ci che accaduto prima, non le accadr nulla di grave, del
tutto plausibile la sua reazione. Detto ci per esserle d'aiuto deve raccontarmi
un po' di sua figlia Sofia.
Finalmente parla. E' una ragazza normalissima e tranquilla. Mi
manda sempre un messaggio quando ritarda un po', brava.
Quella sera di quattro giorni fa lei e suo marito dove eravate intorno
alle sette di sera?.
Senza pensarci mi risponde e capisco che la verit. A casa. La
stavamo aspettando per la cena, doveva farsi il bagno e poi venire a cena con
noi.
A che ora doveva tornare? domando senza perdere tempo.

Alle sei doveva essere gi a casa per farsi il bagno e venire con noi a
cena.
Ha mandato un messaggio per informarvi che sarebbe arrivata in
ritardo?. Anche questa volta la signora Monroe non esita a rispondere. No,
non ha detto nulla. Infatti dopo un'ora ho cominciato a preoccuparmi, ma
Scott, mio marito, mi ha tenuto buona per un'altra ora. Poco dopo le otto di
sera ho iniziato a chiamarla pi volte al cellulare che mi dava sempre spento o
non raggiungibile, cos ho telefonato a mia sorella Katia per sapere se Sofia si
era trattenuta da lei, ma anche Katia non sapeva nulla di mia figlia. Sparita
cazzo... La signora Monroe si mette una mano sul viso. Le sue mani
tremano.
Come era uscita di casa? a piedi?.
No, ha preso la sua bicicletta.
E ora a casa vostra c' la bicicletta di Sofia?. Le parole vengono
bloccate da un fortissimo groppo alla gola che riesco a percepire, cos fa di no
con la testa e prende a piangere quando Kooper entra con un bicchiere di
plastica fumante nella mano destra e alcune coperte scure di lana appoggiate
al braccio sinistro. La sua ombra taglia in due la stanza e si allunga fino a noi
di l dalla parete, mentre il rumore del metallo copre il suono vibrante del
motore del camion dei vigili del fuoco e l'auto accartocciata si stacca dal muro
intatto della centrale.
Nel frastuono la signora Monroe si accosta al mio orecchio e bisbiglia
e, mentre io osservo entrare Billy Wide accompagnato da medico legale
Martin Prince, focalizzo ci che mi dice e la mia attenzione finisce su Irina
Callaway: prima indagata in quanto ultima persona ad aver visto Sofia,
nonch amica o conoscente di altre vittime.
Nessuno sporge denuncia e la signora Monroe torna a casa nel
pomeriggio dopo aver bevuto qualche litro di caff alla stazione ed essersi
calmata assieme agli altri poliziotti e al marito che nel frattempo era giunto
appena saputo dell'accaduto. A me intanto viene mostrata la mia stanza
all'albergo Jerome's Room in centro. Non male. A pelle mi trovo da subito in
simpatia con il tizio alla reception, un certo Adam Fillingstone. Non male per
niente, questo vede e conosce tutto in citt e mi sar d'aiuto con qualche
dollaro. La stanza tenuta bene e spoglia come ogni camera d'albergo appena
ci metti piede, non sar certo io a riempirla. Mi va bene cos, meno distrazioni

possibili quando seguo un caso tant' che dico subito ad Adam di portare con
s la televisione mentre se ne torna gi alla reception. Kooper con me e lo
sento parlare di stronzate, ma non lo ascolto, la mia mente gi sul caso
pronta a sintonizzarsi sui discorsi degli altri solo se pertinenti al caso. E'
mattina quando finalmente quello stronzo di Kooper esce d'albergo. Faccio
subito una lunga doccia e, accendendomi una mezza dozzina di sigarette,
appendo all'armadio una bacheca in sughero che mi porta Adam
personalmente.
Prima di pranzo raggiungo la centrale e trovo Billy. Ora andiamo a
fare qualche domanda a Irina Callaway. Sai dove abita spero.
Billy mi saluta consegnandomi due sporte di fascicoli e videocassette
di interrogatori che lascio sulla scrivania in ufficio certo di passare la prima
notte in bianco a Mason Creek.
Grazie del regalo, Billy. Gli dico mentre mi accendo l'ultima
sigaretta del pacchetto. Avete mandato i sommozzatori e gli uomini nel
bosco lungo il fiume.
Kooper ha organizzato una piccola squadra incorporando anche
qualche vigile del fuoco, ora sono sul posto vuoi che andiamo a seguire cosa
l'indagine.
Ci andremo dopo al bosco, ora andiamo da Irina e dai signori
Callaway. Entriamo in macchina e lascio guidare a lui perch non conosco la
strada. Durante il breve tragitto ognuno se ne sta coi suoi pensieri in silenzio.
Billy con gli occhi puntati sulla strada ed io con lo sguardo vuoto penso
mentre fisso il paesaggio lugubre oltre il finestrino. La casa dei signori
Callaway poco oltre la periferia, vicino alla campagna. Parcheggiata la
macchina d'istinto cerco nelle tasche della giacca le sigarette, poi ricordo di
averle finite e ingoio la voglia di urlare al mondo. Vaffanculo!.
Ad aprirci proprio Irina, una ragazza adolescente un po' sovrappeso
che ci guarda con gli occhi gonfi e arrossati.
Sono il detective Jersey Shown FBI e lui il vice sceriffo Billy
Wide. Dopo la presentazione vado dritto al punto. Come gi sai la tua
amica Sofia Monroe scomparsa quasi cinque giorni fa, volevamo farti
qualche domanda a riguardo. Billy Wide mi lancia un'occhiata furtiva e mi
insulta col pensiero per il poco tatto, ma ne sbatto il cazzo e continuo a
guardare la nostra prima indagata. Recentemente ha pianto molto segno che

quella tragedia deve averla colpita a livello personale, le unghie delle mani
sono tutte mangiate e sul pollice della mano destra c' un coagulo di sangue
dovuto a una piccola ferita provocata dal continuo mordersi. Evidente segno
di stress e tensione emotiva. Poi quando parla il cerchio della mia iniziale
impressione si chiude. Venite dentro, vi prego. Sembra sconvolta e molto
confusa e la sua disponibilit a farci entrare appare sincera.
Nel frattempo entr nell'ovattato salone anche il padre e la luce del
lampadario spezzava in due la stanza proiettando le nostre ombre sul muro.
Signor Callaway, scusi il disturbo. Disse Billy porgendo la mano. Siamo i
detective Shown e Wide. Stiamo cercando Sofia Monroe. E' disponibile a
rispondere a qualche domanda insieme a sua figlia e a sua moglie?.
L'uomo si avvicina e stringe la mano a Wide. Mia moglie al lavoro,
torna dopo le quattro. Io sono disponibile alle vostre domande, ma credo che
ne abbiate gi fatte abbastanza, non credete?
Mia figlia ha gi detto tutto e
io non ho da dire nient'altro.
Aspetto che finisca la frase e rispondo. Sono d'accordo con lei,
signor Callaway, tuttavia io sono appena arrivato da fuori e ho bisogno di
vedere le vostre risposte.
Per quello. Mi interrompe Wide. Abbiamo gi le
videoregistrazioni degli interrogatori in centrale. La presenza della ragazza
davanti a noi mi imped di caricare un gancio contro la parete dello stomaco di
Billy, quanto odio quando qualcuno mi contraddice e mi interrompe. Rimango
zitto e mi limito a distruggergli il pensiero con lo sguardo. Le domande che
sono state fatte all'interrogatorio non sono le miei domande rispondo
rivolgendomi al padre.
Mi segua un secondo, detective, le voglio parlare un attimo. Ci
spostiamo in cucina, intanto Billy rimanere a fare compagnia alla ragazza.
Il padre mi guarda negli occhi e mi dice. Mia figlia Irina
traumatizzata da quello che successo, non vede che sta cadendo in
depressione? Per favore non peggiori la situazione, gli interrogatori gli avete
gi fatti, lasciatela in pace.
Io rispondo allo sguardo e con tono freddo aggiungo. La fuori, da
qualche parte, c' una ragazza dell'et di sua figlia, capisce? Il signor Mark
Callaway abbassa gli occhi e io proseguo. Se va bene la troviamo vittima di
violenza sessuale e fisica, se va male bella e pronta per essere messa in una

cassa e seppellita. Mi lasci fare il mio lavoro.


Mentre Billy Wide rimane alle mie spalle, Irina ed io ci sediamo l'uno
di fronte all'altro sulla scrivania nella sua camera da letto. Tutt'intorno sui
muri ci sono milioni di fotografie, alcune molto belle. Le hai fatte tu queste
foto?. Provo a metterla a suo agio e a fidarsi di me.
Lei annuisce e accenna a un s strozzato allora continuo. Che
macchina usi? Mia figlia che ha circa la tua et appassionata di fotografia e
per compleanno le ho regalato un'ottima Canon.
Sembra improvvisamente agitarsi: le mani iniziano a sfregarsi l'una
sull'altra per tamponare l'eccessivo sudore, la piccola vene del collo si gonfia
a ritmi pi veloci e, anche se continua a far finta di nulla, noto gli occhi
cambiare direzione da destra a sinistra come se volesse evitare il contatto
diretto coi miei.
Cos poco dopo risponde. Queste foto le ho scattate con una
macchina fotografica presa in prestito, mi dispiace non ce l'ho qua per
fargliela vedere se no lo farei.
Che peccato! Volevo vederla. Rispondo. Allora, torniamo a noi:
come mai due belle ragazze come voi invece di fare shopping in centro sono
andate da sole in mezzo a un bosco quel giorno?.
Avevo chiamato Sofia per camminare in campagna, lo facevamo
spesso perch volevamo tenerci in forma. Robetta, comunque. Niente di serio.
Ci siamo trovate ai piedi dell'argine che costeggia il fiume e nel correre
abbiamo trovato un piccola strada che non avevamo mai notato.
La interrompo un attimo. Come siete arrivate fino in campagna? Io
non sono di qua, ma sembra un bel po' di strada. Lei ci pensa su per un po di
tempo, troppo. In bicicletta.
Passa un silenzio interminabile che la mette subito a disagio poi
continuo. Avanti, dimmi cosa avete fatto dopo essere arrivate alla stradina.
L'abbiamo seguita. Risponde. Fino dentro al bosco poi abbiamo
scattato qualche foto. Improvvisamente si blocca colta da un pensiero, dopo
poco riprende. Le foto le abbiamo fatte con la sua macchina fotografica poi,
dopo un giro veloce l intorno, siamo scappate via e l'ho riaccompagnata a
casa.
Hai visto Sofia che entrava nel condominio?. Irina mi guarda e
molto sinceramente annuisce.

Un'altra cosa: perch dici che siete scappate? Tipo correndo?.


Irina allora fa un lungo sospiro e risponde. Era molto tardi allora cos ci
siamo affrettate a tornare a casa.
Io mi avvicino al suo volto e la guardo negli occhi. Ascolta Irina, io
faccio il detective da molto tempo e una ragazzina non pu raccontarmi bugia
senza che io non me ne accorga, capisci? In pi qui c' in gioco la vita della
tua amica Sofia, perch non mi vuoi raccontare tutto?.
Gli occhi le diventano lucidi, trattiene il singhiozzo mentre prova a
parlare. La sotto abbiamo trovato un capanno. Ci siamo spaventate e siamo
tornate su. La ragazza piange.

Episodio tre

on so per quale motivo, ma sulla macchina

fotografica la ragazza stava mentendo. Dico a Wide mentre chiudo lo


sportello e salgo in macchina. Lui entra, accende e parte verso nord.
Perch dici che mente?. Io cerco di nuovo le sigarette e non le trovo
perch le ho finite.
Lo so e basta. Il fatto : perch mentire su una
stronzata simile? Alla fine stavo solo cercando di usare un suo passatempo per
creare un legame di fiducia. Rimaniamo in silenzio per qualche minuto
mentre ci dirigiamo a velocit sostenuta verso il bosco in questione.
I giovani e le ragazze in genere si spaventano per poco, ma dal suo
sguardo sembrava veramente terrorizzata, non riusciva nemmeno a fornirmi
dei dettagli pi precisi. Wide rallenta al semaforo rosso tra Harrison St. e la
Harlow, mi guarda. Shown, quel bosco..non so bene come dirtelo, ma
strano.
Sorrido. Non rompermi i coglioni con stronzate metropolitane e
leggende voodoo, qui si tratta di un maniaco seriale che rapisce ragazzi tra i
quindici e diciannove anni. Questo dobbiamo cercare.
Billy Wide continua a fissarmi con sguardo rassegnato. Nella
periferia americana esistono realt incomprensibili per la gente di citt, in
questo paese anni fa sono accadute cose in quel bosco. Il semaforo verde e
la macchina di Billy riparte svoltando sulla Harlow. Anni fa sono state
arrestate e condannate all'ergastolo due persone. Erano state trovate una
mattina sul fiume ghiacciato che attraversa il bosco. Erano in preda a un
delirio collettivo.
Condannate per cosa? domando.
Per satanismo, erano scomparsi due ragazzi i cui corpi non sono mai
stati recuperati, ma le cui tracce di sangue sugli indumenti degli aggressori e

quelle trovate nel tratto di fiume ghiacciato corrispondevano. Ora sono nel
carcere di massima sicurezza a Dodge City.
Ma le sparizioni sono continuate da allora, forse non avete preso gli
uomini giusti.
Sono aumentate. Gli uomini erano quelli perch hanno confessato
tutto. E' nuvoloso e prende a soffiare un forte vento quando scendiamo dalla
macchina sul confine sterrato prima del bosco. Dimmi Shown, perch credi
che Sofia Monroe sia nel bosco?.
Non ho mai detto questo. Sta di fatto che l'ultimo posto dove
stata.
Irina Callaway sicura di averla vista entrare in casa dopo averla
accompagnata.
Io allora osservo una distesa di erbacce e fango e la fitta boscaglia che
si innalza verticalmente all'orizzonte. I genitori erano in casa e non l'hanno
sentita arrivare, la stavano aspettando, erano attenti e con le orecchie tese.
Il sequestratore pu averla rapita sotto casa. Obbietta Wide.
Impossibile. Rispondo. Irina dice di aver visto Sofia entrare nella porta
d'ingresso del condominio.
Altre macchine sono ferme sulla sterpaglie impantanate nel fango e
Wide ed io procediamo lentamente dentro il bosco dove ad attenderci c'
l'agente Andrew Jackson che ci accompagna all'interno. Ha piovuto molto la
scorsa notte e qui un macello. Se c'era una prova il fiume che si ingrossato
l'ha spazzata via. Abbiamo setacciato assieme agli uomini del corpo dei vigili
del fuoco tutta l'area da qui per cinque miglia sia verso ovest che verso est.
Dalle comunicazioni via radio sul territorio per ora nessuno a trovato nulla di
rilevante.
Avete per caso trovato qualcosa simile ad un capanno?.
No, niente di simile detective.
Grazie agente Jackson. State facendo un ottimo lavoro. Ringrazia
cortesemente Wide, io rimango zitto e mi mordo la lingua al pensiero che in
pi di quattro ore di ricerca tutti quegli uomini non abbiamo trovato un cazzo.
Che branco di incompetenti. In questo mestiere cos: a volte devi fare tutto
da solo.
Pi ci addentriamo pi incontriamo gente con giubbotti ad alta
visibilit e l'abbaiare dei cani diventa quasi fastidioso in quell'eco. I rami

secchi si spezzano al mio passaggio e in certi punti lo strato di fango rende


impossibile attraversare. Sar difficile trovare delle prove in queste merda,
penso. Poi raggiungiamo il fiume dove incontriamo alcuni sommozzatori.
Wide, dove arriva il fiume?.
Il fiume scorre verso la diga di Dodge City, a est. Alla parola diga il
mio pensiero si apre come una pesca rivelando il nocciolo. Grandioso! Una
diga!. Osservo la potenza del fiume e delle sue rapide. Chiama lo sceriffo di
Dodge City e chiedigli di controllare al pi presto la diga. Cos Wide
recupera un cellulare e chiama mentre si allontana tra le umide sterpaglie.
Terminata la chiamata Wide mi informa che lo sceriffo di Dodge City
ci far sapere qualcosa entro sera, cos riprendiamo le nostre ricerche sul
territorio mentre sul suolo si allungano, al calare del sole, i disegni delle
taglienti ombre nere degli alberi e una fastidiosa foschia scivola sul letto del
fiume fino a noi.
E' qui vicino il luogo dove sono stati trovati quegli uomini accusati
di satanismo e dell'uccisione di quei due ragazzi?. Domando a Wide mentre
mi accendo la sigaretta che ho chiesto ad un agente un attimo prima.
Non ricordo il luogo preciso. Risponde evasivo.
Wide, scortese da parte tua raccontare delle stronzate al tuo nuovo
collega. Lui si ferma e mi guarda e dice. Tu credi di sapere molte cose, ma
ti sbagli.
Su una cosa ho ragione: che in questi buchi di citt abbandonati da
Dio siete tutti dei fifoni figli di puttana con le vostre superstizioni del cazzo.
C' un gruppo di contadini a nord oltre queste file di alberi che
hanno dovuto trasferirsi perch terrorizzati da questo bosco, qualche cosa di
strano c'. Non superstizione.
Mi viene in mente la storia di un vecchio caso di un pazzo ad
Albiesville che raccontava di fatti terrificanti che accadevano in quella
cittadina. Io andai ad investigare e nessuno degli abitanti parlava e chi lo
faceva mentiva. Tutto perch avevano paura di chiss cosa. Do l'ultimo tiro
alla sigaretta. Portami in quel posto.
Vibra intorno a noi una atmosfera sinistra data dal giungere lento del
crepuscolo quando finalmente Wide mi conduce alla scena del crimine del
gruppo di satanisti. Ovviamente quella strana sensazione derivava dal fatto
che eravamo rimasti solamente Wide ed io in quella piccola radura. Nessun

agente o vigile del fuoco. Secondo me neanche sono venuti fino qua a
controllare.
Il commento mi esce spontaneo e sento Wide in tensione alle mie
spalle finch il suono improvviso di un cellulare terrorizza entrambi e la mia
mano slaccia fulminea la cinghia della fondina.
Wide risponde e ancora al telefono mi dice. E' Harry Tyalor, lo
sceriffo di Dodge City. Mi ha informato che i suoi agenti hanno trovato una
bicicletta incastrata tra i rami nel bacino della diga. Te lo passo?.
No. Rispondo. Ma chiedigli di che colore e come fatta.
Dice che rossa e ha l'appoggio per un cestino davanti, forse si
sganciato.
Wide riattacca e mi faccio passare da lui il cellulare. Chiamo a casa
dei signori Monroe.
Buonasera, parlo con il signore Monroe?.
Esatto.
Bene! Sono il detective Jersey Shown, volevo solo un'informazione.
La bicicletta di vostra figlia di quale colore ?.
Un palla da demolizione mi colpisce allo stomaco dall'eccitazione
quando il signor Monroe risponde. Rossa, perch?.

Episodio quattro

ico allo sceriffo di Dodge City di spedirmi la bicicletta

all'indirizzo della centrale entro domani mattina. Se i signori Monroe


affermeranno di riconoscere la bicicletta della figlia, allora Irina Callaway
dovr darci un bel po' di spiegazioni. Cos dico al mio collega, il detective
Billy Wide mentre gli riconsegno in mano il cellulare. Vorrei perlustrare
ulteriormente la zona, ma ormai molto buio e le torce non ci permettono di
proseguire con le ricerche. Lo sceriffo Kooper ci ha gi informati che non ci
dar altri uomini domani per continuare le ricerche. Abbiamo cercato in quel
dannato bosco subito dopo la scomparsa di Sofia, ho accettato di controllare
di nuovo quando sei arrivato tu Shown, non posso permettermi di tenere sul
campo cos tanti uomini. In quel bosco non c' niente.
Sei un pezzo di merda. Rispondo adirato e gli faccio rovesciare a
terra il caff che reggeva in mano, poi mi calmo. Alla diga di Dodge City
stata trovata la bicicletta che corrisponde a quella della vittima, segno che
successo qualcosa in quel bosco, vicino al fiume. Esco dalla stanza e lascio
Billy a parlare con quel figlio di puttana di Kooper, intanto mi fumo una
sigaretta e mi lascio tagliare la faccia dall'ombra lasciata dalle veneziane in
sala d'attesa. Il fumo riempie la stanza e viene affondato dalle lamelle di luce.
Kooper il primo ad uscire dall'ufficio seguito da Wide, quel coglione
si avvicina a me.Non posso mandarti altri uomini, se c'era veramente
qualcosa sarebbe gi stato trovato. Continuate voi le ricerche. Si alza il collo
dell'impermeabile ed esce dalla centrale. Io intanto tiro un pugno sul muro di
cartongesso della sala d'attesa, l'effetto: un buco gigantesco, ma fanculo. Ora
mi rivolgo a Wide. Dobbiamo trovare quella ragazza, Billy! E' nostro dovere
e io non me ne vado a mani vuote sapendo che c' qualcuno che sa dove si

trova o che il responsabile.


Domani mattina arrivano i giornalisti e...
Me ne frego dei giornalisti! Le fottute conferenze stampa sono
puttanate che si deve risolvere Kooper. Noi andiamo avanti, non possiamo
perdere tempo. Domani andremo da quella stronza di testimone e la faremo
parlare.
Billy si agita. Calmati subito testa calda! E non permetterti di parlare
cos di Irina!.
Mi calmo un istante, ma fisso negli occhi il mio collega con sospetto.
Bizzarra quella sua reazione protettiva nei confronti del testimone. Lui
percepisce i miei pensieri e i mie plausibili dubbi cos senza che io aggiunga
altro Wide parla abbassando la testa. E' molto amica di mio figlio, Eric.
Quindi la conosco abbastanza bene, e posso assicurarti che lei solo
spaventata e scossa. Irina non c'entra nulla con questa storia, era solo nel
posto sbagliato al momento sbagliato.
Mi scappa un piccola risata. Certo che se molto amica con tuo
figlio come lo era con Sofia, allora tuo figlio spacciato. I piccoli tagli sulla
faccia contro il quadro della sala d'attesa sono tutti meritati e solo dopo che
Wide mi ha spinto contro il muro facendo cadere il quadro a terra, mi rendo
conto di essere stato troppo avventato con la mia ironia del cazzo. Gli chiedo
scusa, ma sorrido all'idea che oltre al quadro quello stronzo di Kooper dovr
rimpiazzare anche il muro di cartongesso.
Saliamo in macchina e intanto comincia di nuovo a piovere.
Abbiamo i nervi un po' tesi, ti va un hot-dog da Leo, l sono molto buoni. Io
annuisco e mi accendo una sigaretta.
Quindi hai un figlio, questo spiega tante cose. Inizio cos il discorso
seduti al tavolo mentre i proiettili di pioggia si schiantano contro il vetro del
locale.
Cosa vorresti dire? chiede Wide.
L'ho notato il primo giorno, alla stazione, quello sguardo un po'
troppo preoccupato e serio. Attendo qualche secondo intanto arrivano gli
hot-dog che avevamo ordinato. Tuo figlio ha l'et circa di Sofia e degli altri
ragazzi che sono scomparsi, hai paura per lui, giustamente.
Allora Wide seriamente mi risponde. Ho paura per lui e sto male con
lui quando piange la scomparsa di alcuni dei ragazzi e ragazze che

conosceva.
Un violento attimo di silenzio prima della mia risposta. Lo sai che tu
figlio potrebbe diventare una probabile vittima, ma anche un eventuale
sospettato se rientra tra le amicizie di Irina Callaway?.
Irina innocente!. Risponde Wide.
Accetto il fatto che non abbiamo prove contro di lei e che per ora
non esiste nessun movente, ma perch nasconderci cosa hanno fatto in quel
bosco?.
Billy ci pensa un po' su e risponde. Magari hanno fatto qualche
stronzata da adolescenti come fumarsi una canna e Irina non vuole che i suoi
genitori lo sappiano e prende cos sottogamba la gravit della situazione. Pu
capitare sai se unisci il tutto con lo stato emotivo di choc.
Non mi convince e domani mattina, se mentir, lo scoprir subito.
Bevo un enorme sorsata di Canada Dry e aggiungo. Irina ha detto di aver
scattato delle foto quel giorno, potrebbero aiutarci. Dove sono?.
Ha detto che la macchina fotografica non era sua e che gliela
avevano prestata mi ricorda Billy prima di ingoiare l'ultimo pezzo di hotdog fumante.
Billy mi accompagna all'albergo Jerome's Room. Aspetto che le luci
rosse della sua macchina spariscano dietro la fitta pioggia alla curva di Cone
Street. Mentre penso al caso e alla chiacchierata che domani dovr abilmente
condurre con Irina Callaway le mie gambe mi portano alla centrale dove,
zuppo d'acqua dalla testa ai piedi, entro nella sala computer. Accendo lo
schermo collegato al videoregistratore e ci infilo il nastro dell'interrogatorio.
Ecco che cominciano le notti in bianco del detective Shown, penso.
Che lavoro di merda. Poi inizio a guardare tutti gli interrogatori a partire dal
primo caso di sparizione pregando di trovare qualche, anche minimo,
collegamento tra di essi. Ovviamente si tratta dello stesso sequestratore. Mai
nessuna della vittime stata trovata per testimoniare. Gli interrogatori che
guardo sono parenti disperati e amici afflitti dalla scomparsa dei loro cari.
Niente di utile, una marea di tempo perso in lacrime. Accendo un milione di
sigarette anche se in questo ufficio non si pu fumare. Me ne frego, notte e
non c' nessuno tranne la guardia all'ingresso.
Alla mattina mi sveglia con un calcio alla sedia Billy Wide che
inzuppato d'acqua mi urla addosso. Non ti trovavamo! Dobbiamo andare

subito a casa dei Callaway!.


Io riprendo velocemente lucidit anche se dodici litri di caff mi
farebbero comodo e rispondo. Lo so che dobbiamo andarci, stai calmo. Non
c' comunque tutta questa fretta. Mi metto una mano tra i capelli e cerco il
pacchetto di sigarette sulla scrivania. E poi che cazzo! Deve sempre
piovere. Borbotto alla vista del pacchetto di sigarette vuoto.
Wide si avvicina. Dobbiamo andare subito, presto, gli altri agenti
sono gi sul posto.
Una morsa allora mi strizza il cervello fino a farlo scoppiare quando
improvvisamente mi si infila tra le tempie un unica ipotesi di tutto quel
chiasso. Cosa successo?.
Questa mattina la signora Callaway ha trovato sua figlia impiccata
alla finestra della camera, sembra suicidio.
Cazzo!. Mi metto l'impermeabile addosso e come se ci ci fosse un
terremoto o un incendio esco di corsa dall'edificio e Billy sta al passo fino alla
macchina di servizio.

Episodio cinque

rriviamo al giardino affollato di gente della propriet della

famiglia Callaway. Alcuni giornalisti sono addirittura sulla strada con


videocamere e microfoni a dire stronzate e a inventarsi una storia.
L'ambulanza sta caricando qualcuno nel retro e gli agenti di polizia delimitano
di nastro giallo la zona. Spero che gli uomini di Kooper non abbiamo toccato
nulla.
Wide parcheggia alla cazzo sopra il marciapiede e spegne il
motore. Mi sono assicurato personalmente che prima del nostro arrivo
nessuno toccasse il corpo.
Quando scendiamo vengo aggredito da un uomo che mi spinge contro
lo sportello della macchina urlando frasi sconnesse a proposito di suo figlio
scomparso. Due agenti di polizia me lo levano dai coglioni sapendo bene che
a quel poveretto avrei potuto incrinare due costole se avesse continuato altre
due secondi e mezzo. La stampa si sposta ovviamente subito su di noi e io li
mando a fanculo mentre Wide pi diplomatico. Lo so che tra voi ci sono
padri e madri distrutti dal dolore per la scomparsa dei loro bambini, ma stiamo
facendo tutto il possibile per scoprire chi che compie questi
terribili...rapimenti.
Sono pi avanti quando dice rapimenti seguito da quella piccola pausa
e la parola rapimenti mi fa balenare subito qualcosa nel cervello. Quando
Wide manda via la stampa e mi raggiunge finalmente entriamo in casa. Billy,
stavo pensando a una cosa. Per quale motivo non avete chiesto all'FBI un
agente speciale della squadra Persone Scomparse, ma avete mandato me della
squadra Omicidi? Qui non c' nemmeno un cadavere...
Wide mi guarda senza rispondere e viene salvato dal gong quando
appare davanti a noi il coroner Martin Prince. Ora del decesso intorno alle

quattro di questa mattina. E' morta per asfissia e non per la rottura del dente
epistrofeo.
Cazzo!. Mi esce spontaneo a immaginare la scena.
Che cosa vuol dire?. Domanda Wide.
Vuol dire che per circa un minuto ha sofferto prima di perdere
coscienza e poi morire, perch il sangue non defluiva pi dal circolo
encefalico a causa dell'ostruzione della giugulare e della carotide provocata
dal tessuto intorno al collo.
Chi era quella persona caricata in ambulanza? domanda Wide.
Prince risponde. La signora Callaway ha perso i sensi ed svenuta
battendo la testa contro la scrivania in camera della figlia. Il marito ha
chiamato subito i soccorsi.
Dov' ora?.
E' nel bagno assieme ad alcuni agenti e la psicologa.
Wide rimane perplesso. Abbiamo una psicologa d'ufficio?
No, coglione! E' la mia ex moglie. Ho visto la situazione un po'
troppo tragica qualche ora fa e ho avuto il permesso da Kooper di chiamare la
mia ex moglie per calmare il marito.
Mi metto i guanti in lattice che mi passa Prince e raggiungo assieme a
Wide la camera da letto di Irina Callaway,
Era tutto esattamente al suo posto, come la prima volta che ci avevo
messo piede. Il solito disordine adolescenziale e un milione di foto appese alla
parete. Alcune erano state scattate da Irina ed altre erano poster di cantanti e
gruppi musicali. La ragazza ascoltava i Nirvana, ci sono molte loro
rappresentazioni su muro sopra la scrivania illuminata dalla lampada ancora
accesa. Lo sguardo raggiunge la finestra in fondo alla stanza dalla quale
entrano, attraverso la tapparella, sottilissime lame di luce e il corpo appeso
ciondola i ombra sopra i bagliori dell'alba lucenti alle sue spalle.
La il bastone a cui sta affissa la tenda sembra aver retto il peso.
Dice Wide rimanendo a distanza dal corpo. Io mi avvicino. Ha il pigiamo
fradicio, cos'?.
Prince risponde subito alla mia domanda. Spesso avviene il
rilassamento degli sfinteri quando la persona perde conoscenza dopo l'agonia
e la contrazione.
Il corpo freddo giace davanti ai miei occhi pallido. Irina Callaway,

diciassette anni, suicidata probabilmente per i sensi di colpa dovuti dal suo
coinvolgimento nella scomparsa di Sofia Monroe e forse di altri quattordici
ragazzi e ragazze. Mi volto verso Billy Wide che nel frattempo prende appunti
sul suo maledetto taccuino rosso. Nessuno si uccide senza lasciare un
messaggio, e nessuno coinvolto in una cosa cos grave non si confessa prima
di appendersi a una trave.
Parla piano, Shown! Di l nel bagno c' il padre. Wide allora mi si
avvicina attento a non calpestare gli oggetti in disordine sparsi per la stanza.
Sono d'accordo con te, Shown. Sicuramente deve aver lasciato un messaggio
o qualcosa che spieghi il motivo di un gesto cos estremo. Lascio Wide nella
stanza ed esco nel salotto ad informare i due ragazzi della scientifica Harry e
Spencer di cercare eventuali biglietti o messaggi, insomma qualsiasi cosa che
possa ricondurre al suicidio di Irina. Okay, detective Shown. Faremo del
nostro meglio. Risponde Spencer.
Cos vi voglio ragazzi, avanti col lavoro allora. Torno alla camera
da letto e dico a Wide di parlare col padre mentre io resto nella stanza. Faccio
uscire anche gli agenti e il coroner finch non rimango solo in un silenzio
mortale e asfissiante. Faccio mente locale. Irina andata a dormire, ancora
in pigiama. Durante la notte deve essersi svegliata e alzata dal letto, il letto
ancora tutto in disordine e le coperte sono piegate in avanti seguendo il gesto
della braccio di quando una persona si scopre per alzarsi. A questo punto se io
dovessi aver deciso di uccidermi avrei prima scritto qualcosa per sfogare le
mie emozioni. Deve essersi diretta alla scrivania. Mi giro e la raggiungo. E' un
piccola scrivania con il posto centrale per la sedia e quattro cassetti posti l'uno
sopra l'altro sulla sinistra. Sopra il banco una lampada ancora accesa, dei
fazzoletti di carta, la stampante e un cestino usato come porta penne. Una
penna non nel cestino, ma sul ripiano sulla sinistra verso la stampante.
Apro i cassetti, sono quasi vuoti. Rovisto velocemente, ma non ci trovo nulla
di interessante eccetto un pacchetto di sigarette, forse la ragazza fumava di
nascosto di tanto in tanto. La penna sulla sinistra e non sulla destra della
scrivania. Se dovessi scrivere qualcosa abbastanza frettolosamente lascerai la
penna alla mia destra o al massimo la lancerei nella parte di scrivania sopra al
foglio su cui ho scritto. Non a sinistra. Allora mi volto di scatto verso il
cadavere e gli prendo le mani ghiacciate. Nella parte inferiore della mano
destra, che solitamente appoggia sul foglio quando si scrive, non v' nulla a

differenza invece dello stesso punto della mano sinistra annerito


dall'inchiostro di una penna. Irina dunque mancina e deve aver per forza
scritto qualcosa prima di togliersi la vita. Cosa ha scritto? E dove finito
quale che ha scritto? L'ha forse nascosto da qualche parte?
Poco prima che Wide entrasse nuovamente in camera noto alcune
gocce d'acqua sulla superficie interna del vetro della finestra. Solo un po' di
condensa.
Accompagniamo il signor Callaway all'ospedale dalla moglie, vieni
con noi?.
No, Billy. Vado in centrale a vedere se quella maledetta bicicletta
arrivata da Dodge City. Ci vediamo pi tardi. Wide esce e dopo qualche
minuto esco anch'io scroccando il passaggio a un agente che stava fuori dalla
porta d'ingresso. Intanto Martin Prince chiude il corpo in un sacco nero e
insieme ai suoi collaboratori lo portano in laboratorio per l'autopsia.

Episodio sei

uando giungo in centrale Kooper mi saluta con un sorriso

dicendomi di sfuggita che la bicicletta arrivata e che due ragazzi della


scientifica la stanno analizzando. Io non lo guardo nemmeno e tiro dritto e di
fretta raggiungo il bagno chiudendomi la porta alle spalle. Getto la testa nel
cesso e l'istinto del vomito sale verso l'alto, ma non esce niente. Aspetto
qualche secondo e intanto mi inginocchio a terra con i pugni chiusi e stretti
sulla tavoletta penso alla ragazza impiccata, ai suoi occhi vitrei rivolti verso il
soffitto bianco della sua camera da letto.
Un sudore freddo si unisce a qualche lacrima sulla mia faccia mentre
cerco di diradare la nebbia fitta che ho nel cervello. Lucido. Devo rimanere
lucido, perch questo il lavoro di un detective. Questo il mio lavoro.
Vaffanculo. Mi alzo e mi sciacquo il viso con l'acqua gelida del lavandino.
Ragiono e penso a quello che mi aveva detto Irina, ogni dettaglio potrebbe
rivelarsi utile. Mi torna alla mente la macchina fotografica. Irina mi aveva
confessato di aver scattato delle foto quel giorno nel bosco e che la macchina
fotografica che ha usato non era sua. Da chi l'ha presa in prestito? Cazzo
dovevo farmelo dire da lei finch era in vita. Sei stato proprio un coglione,
dico a me stesso. Wide. Il figlio di Billy Wide era un grande amico di Irina,
forse lui sa chi pu averle prestato la macchina fotografica.
Tutto okay?. Mi chiede Kooper quando esco dal bagno. Io accenno
a un s forzato e lo seguo verso il laboratorio di analisi: un piccolissimo buco
d'ufficio con qualche apparecchiatura vecchia di vent'anni.
I genitori di Sofia Monroe sono gi venuti a riconoscere la
bicicletta?.
S. Risponde Kooper. Hanno dichiarato che si tratta della bicicletta
che usava Sofia, manca solo il cesto davanti, ma quello pu essersi staccato

mentre veniva trascinata dalla corrente del fiume.


Mi rivolgo allora a uno dei due ragazzi col camice. Ovviamente
niente impronte.
Esatto, niente impronte. Per interessante questo. Il ragazzo alza
verso il mio sguardo il catenaccio ancora chiuso attorno ai raggi della ruota
posteriore. Sia che il fiume gonfiandosi l'abbia presa e portata con s, sia che
qualcuno gliela abbia gettata in acqua, il fatto che non cambia che Sofia
Monroe non ha mai lasciato quel bosco in bicicletta.
Allora aggiungo rivolto verso Kooper. In entrambi i casi la
testimonianza di Irina falsa. Irina Callaway non l'ha mai riportata a casa e
non ha mai visto Sofia entrare per quella porta. Dunque Sofia Monroe pu
essere stata rapita nel bosco oppure ancora nel bosco nascosta da qualche
parte.
Kooper mi interrompe. Shown, sai benissimo anche te che non pu
essere nel bosco, abbiamo controllato ogni centimetro quadrato.
Rifletto un attimo e rispondo. Bosco o non bosco, non riseco a capire
perch Irina ha mentito.
Credi sia stata lei ha far sparire Sofia o ancora peggio a ucciderla?
mi domanda Kooper.
Prima di risponde cerco di serrare la mia mente dietro un gelido muro
di razionalit e logica. Kooper, credo che Irina sia gravemente coinvolta in
questa faccenda, tuttavia se fosse stata veramente lei a fare tutto questo non
credi che avrebbe cercato di costruirsi un alibi migliore invece di ripararsi
dietro ingenue bugie?.
Non essendoci alcun movente c' la probabilit che ci che noi
supponiamo che Irina abbia fatto a Sofia sia frutto di una malattia mentale e
che il suo recente suicidio sia stato per lei la via di fuga dai sensi di colpa
dovuti dalla lucidit dopo il raptus omicida dell'infermit mentale che ha
avuto.
Ho capito, vuoi chiudere il caso. Rispondo.
Non vedo altre soluzioni se il corpo non si trova. Il telefono di
Kooper inizia a squillare dalla tasca interna del suo cappotto. Scusate, mi
stanno chiamando. Comunque vedrai che andata cos. E si allontana
uscendo dalla stanza.
E cosa diremo ai genitori di quei poveri ragazzi e ragazze sussurro

tra me e me.
Sento il bisogno di una doccia bollente, cos raggiungo Jerome's
Room e senza nemmeno salutare il proprietario Adam Fillingstone raggiungo
la mia stanza.
Finalmente una doccia calda e il vapore appanna il box in vetro e per
distrarmi inizio a disegnare come un bambino sulla superficie appannata
scollegando il cervello da ogni rumore e concentrandomi solamente sull'acqua
corrente.
Verso mezzo giorno incontro Billy Wide seduto al posto di guida della
macchina di servizio allora entro e il rumore della portiera che si chiude alle
mie spalle coincide perfettamente con un forte tuono proveniente da
Nord. Questa notte piover di nuovo. Cos mi saluta Wide.
Io vado dritto al sodo. Ascoltami Wide, volevo parlare con tuo figlio,
come si chiama?.
Wide mi guarda confuso e risponde. Si chiama Eric. Perch vuoi parlare con
lui?.
Tuo figlio conosceva molto bene Irina Callaway, mi hai detto che
erano molto amici. Wide allora mi interrompe mozzandomi le parole dalla
bocca. E questo cosa c'entra! Solo perch
Kooper vuole chiudere il caso
credi che tu abbia il diritto di indagare su... Questa volta le parole gliele
mozzo io dalla bocca, lo faccio letteralmente con un pugno ben assestato nei
reni. Lo sai quanto odio quando uno mi interrompe, cazzo. Gli metto una
mano sulla spalla e tento di raddrizzarlo perch nel frattempo si era piegato a
met sul volante. Ascolta Wide, quello che intendevo dire, se mi lasciavi
finire questo: Irina ha detto di aver scattato delle foto specificando di aver
preso la macchina fotografica in prestito. Magari se troviamo quelle foto
riusciamo ad avere qualche indizio in pi.
E cosa c'entra mio figlio?. Le parole gli escano spaccate in due.
Tuo figlio Eric pu sapere chi nella loro compagnia di amici pu
averle prestato la macchina fotografica.
Okay, ti porto a casa mia allora, cos intanto ti presento mia moglie.
Accende la macchina e partiamo fino ad arrivare a una casa piccola su due
piani con una bella veranda sulla porta d'ingresso. Solo quando spegne la
macchina Wide mi guarda seriamente negli occhi e mi dice.
Allora,
chiariamo subito una cosa: mio figlio molto gi di morale in questo periodo,

ha perso due sue care amiche quindi non iniziare con i tuoi giochetti, okay?
Lascialo in pace per favore, anzi facciamo che ci parlo io.
Dire che Eric, il figlio di Wide, non assomiglia a suo padre sarebbe la
stronzata pi grande del secolo. Solamente pi giovane e con venti chili in
meno, ma del resto due gocce d'acqua. Mi scappa un leggero sorriso poi lascio
parlare Wide. Dov' tua madre?.
Eric allora risponde scendendo l'ultima parte di scale fino al
pianerottolo. E' andata al super market, torna pi tardi. Mentre parla
distoglie lo sguardo dal padre portandolo su di me con l'interrogativo in volto
per quell'estraneo appena entrato in casa sua. Non chiede chi sono cos mi
presento. Ciao Eric, un piacere conoscerti. Io Jersey Shown, un collega di
tuo padre. Suoni la chitarra, mi fa piacere.
Il ragazzo subito cambia espressione e sorride compiaciuto, segno che
ho agganciato la sua fiducia. Piacere Shown, come fai a saperlo, te l'ha detto
mio padre che suono la chitarra?.
No, a dire il vero non parliamo mai della nostra vita privata. L'ho
capito dalle unghie pi lunghe che tiene nella mano destra rispetto alla mano
sinistra. Fai bene, sono molto importanti le unghie per un chitarrista.
Wide mi guarda perplesso ma contento di aver strappato un sorriso a
suo figlio e di aver reso il clima pi leggero. Ovviamente me ne frego dei patti
stipulati nella macchina e prendo io la parola. Eric, volevo solamente
domandarti una cosa molto semplice. Nella tua compagnia conosci qualcuno
che possa avere una macchina fotografica che possa aver prestato a Irina?.
Al nome di Irina il volto di Eric torna ad essere sfregiato dal dolore e
dal ricordo, per dopo aver riflettuto un attimo risponde. Conosco una
ragazza, si chiama Silvia, lei ha una macchina fotografica, ma non capisco il
motivo per cui Irina abbia dovuto chiederla in prestito a Silvia quando lei ne
aveva una molto pi buona e professionale.
Grazie Eric, sei stato di grande aiuto. Continua a suonare
Usciamo dalla casa di Wide e rientriamo in macchina.
Che facciamo?
Per sicurezza ora andiamo a casa di Silvia a chiedere se ricorda di
aver prestato la sua macchina fotografica a Irina, anche se sappiamo gi
entrambi la risposta.

Episodio sette

ovete chiedere a lei, io non so niente. Risponde il

padre di Silvia ancora sulla soglia della porta. Per fortuna accade che la
ragazza la troviamo al bar di un certo Hoogan sulla Bluerain Street. E' con
altre due ragazze che bevono, sedute al tavolino, un caff con panna. La
riconosco perch una della amiche la chiama per nome e il viso sembrava
essere lo stesso della foto appesa alla parete del soggiorno di casa sua. Prima
che il padre ci aprisse la porta, avevo scrutato all'interno, attraverso i vetri
notando il particolare.
Scusate l'interruzione, ragazze. Mi avvicino al tavolo da solo, ho
detto a Wide che dovevo andare un attimo in bagno. Tu sei Silvia, vero?.
Lei annuisce e le amiche la guardano in attesa.
Era amica di Irina Callaway, non vero?. Silvia allora corruga la
fronte e risponde. Si, ma a lei cosa interessa, scusa? E' forse uno di quei
giornalisti?.
No, Silvia. Chiamandola cos per nome la metto subito a suo agio
prima di estrarre il distintivo dalla cintura. Sono il detective Shown, sto
indagando sulla scomparsa di Sofia Monroe.
Cosa voleva sapere? mi domanda e io nei suoi occhi vedo velato
sintomo di lacrime.
Irina ha detto di aver fatto delle foto con una macchina fotografica
che gli aveva prestato un'amica. Quella macchina fotografica stata usata il
giorno in cui Sofia Monroe scomparsa. Capisci bene quanto posso diventare
importante per le indagini che sto compiendo. Sono venuto a sapere che anche
tu hai una macchina fotografica, per caso gliela avevi prestata tu?. Mi lascia
finire la frase, anche se noto, nel suo sguardo, una vivace volont di
rispondere alla mia domanda. S, io ho una macchina fotografica, ma Irina

aveva gi la sua e molto pi professionale della mia.


Si, me la ricordo la sua macchina fotografica. Dice la ragazza di
fronte a Silvia. Era una Canon e qualcosa, me la ricordo perch ho
partecipato alla spesa per quel regalo di compleanno.
Grazie ancora, ragazze.
Me ne sto per tornare verso il tavolo quando Silvia dice qualcosa.
Detective. Io allora mi volto verso di lei nuovamente. S, dimmi.
Sono gi quattro gli amici che ho perso, troverete mai Sofia, o sar
come tutti gli altri?.
Che domanda. Una domanda a cui non so nemmeno io, a questo
punto, darmi risposta. Ma esitare troppo, davanti a una ragazzina che ti pone
una simile questione e che si aspetta da te e dal tuo lavoro un risultato che
perlomeno vendichi la scomparsa dei suoi cari amici, non va assolutamente
bene. Dunque rispondo con una frase fatta che ormai ha il sapore amaro del
metallo. Ti prometto che faremo il possibile, anzi stiamo cercando tutt'ora di
mettercela tutta per risolvere questa situazione. E' il mio lavoro e lo porter a
termine. Non ricordo a quante persone oramai ho detto la stessa identica
frase vendendo promesse ma i mantenute. Grazie, detective.
Torno al banco dove Wide mi aspettava. L'hai fatta tutta?. Mi
domanda sarcastico, poi aggiunge. Quella era Silvia, non vero?. Annuisco
pensieroso, dunque Wide continua. E non ha prestato la macchina a Irina,
esatto?. Annuisco di nuovo e aggiungo. Dobbiamo chiedere ai ragazzi della
scientifica se hanno trovato qualche biglietto o lettera di addio o, ancora
meglio, una macchina fotografica. Ci pensi tu a chiamarli?.
Va bene. Risponde. Lo sai cosa mi colpisce di tutto questo?.
Non rispondo.
Mi stupisce il fatto che Irina Callaway abbia risposto al nostro
interrogatorio cos ingenuamente. Voglio dire: se sai di aver commesso o
partecipato a un simile reato cerchi perlomeno di crearti un alibi oppure di
non incastrarti con le tue stesse parole. Quando siamo andati a casa sua, lei
stessa ha aggiunto, sottolineandolo, che la macchina fotografica non era la sua
e che gliela avevano prestata, noi non le avevamo chiesto nulla. Sapeva che
bastava un giro di chiamate per scoprire la verit, come del resto la stronzata
della bicicletta e che ha visto Sofia entrare in casa.
E' quello che penso anch'io.

Saliamo in macchina e prima di accendere il motore Wide dice


qualcosa. Shown, sicuro che va tutto bene?.
Perch me lo chiedi?.
Non ti vedo molto in forma oggi e Kooper mi ha detto che sei stato
male quando sei tornato in centrale oggi.
Forse colpa di tutta questa umidit, devo solo abituarmici. Cerco
di rimanere evasivo, non ho voglia di parlare.
Dai, non dire stronzate!. Mi risponde accendendo la macchina. Io
non ti conosco, ma....
Allora lo guardo seriamente negli occhi e lo interrompo. Esatto, non mi
conosci.
Wide si informa dagli agenti della scientifica se ci sono stati progressi
e la risposta, che non avevano trovato nulla di strano ne in camera da letto ne
in altre stanze della casa, mi piomba addosso e sulla sulla testa come
un'enorme sciabola affilata.
Convinco Wide a tornare a casa Callaway.
Non ti fidi proprio di nessuno, vero?. Dice Wide mentre entriamo in
casa, passando per il giardino ormai deserto. Le impronte delle scarpe di un
milione di persone invadono il terreno oltre ai segni lasciati dai pneumatici sul
fango fresco accanto alle pozzanghere. Piover sicuramente anche questa
notte, me lo sento. Che tempo del cazzo.
Anche la casa deserta, nessuno ci ha messo pi piede da quasi due
ore. Finalmente il silenzio e la tranquillit che serve. Vado dritto in camera da
letto della ragazza e rimango circa un quarto d'ora a cercare in ogni angolo.
Wide alle mie spalle segue i miei movimenti.
Quei coglioni hanno infangato con le loro scarpe del cazzo tutto il
pavimento! Ma come fate a lavorare in questo modo?. Mi incazzo rivolto a
Wide.
I ragazzi della scientifica avevano la scarpe coperte col nylon
quando siamo andati via, non possono essere stati loro.
Allora sicuramente qualche altro sfigato della vostra centrale o
magari Kooper stesso, quel babbeo.
Le impronte delle scarpe, ad osservale bene, sembravano essere
almeno di due persone che avevano fatto avanti e indietro per la stanza dalla
finestra alla scrivania dal lato opposto.

Raggiungo la finestra e vedo che il vetro dell'anta socchiusa


leggermente appannato. Dalla finestra un po' aperta entra un leggero vento
freddo invernale, ricordo quindi la doccia bollente che avevo appena fatto. Un
idea folle mi entra nel cervello urlando al ricordo di quando, per distarmi un
po', avevo preso a disegnare sul vetro appannato del box doccia. Raggiungo la
finestra e inizio ad alitare sul vetro in modo che si appanni al contatto con
l'aria calda. Sento lo sguardo imbarazzato di
Wide alle mie spalle, ma me
ne sbatto il cazzo.
Controllo tutto il vetro e quell'idea inizia ad apparirmi stupida quando
mi accordo che non c' nulla sulla superficie liscia e trasparente. Finch non
raggiungo l'angolo a destra, verso il basso della seconda anta. L mi
raggiunge, alle ginocchia, una mazza da baseball in legno che mi frantuma le
rotule. Per poco non cado alla vista di alcune lettere, scritte col dito, sul vetro
appannato dall'interno:
mitciv ym ro ylimaf ruoy ro uoy

Episodio otto

a luce tagliente della lampada sopra di noi illumina il

riflesso del messaggio sul vetro appannato e Wide, come me, assume
un'espressione sorpresa e stordita. Cosa significa?. Domanda.
Rifletto un istante e rispondo. Al contrario significa: tu o la tua
famiglia o le mie vittime.
Credi che l'abbia scritto Irina Callaway?.
Penso l'abbia scritto lei, per non capisco il motivo per cui l'avrebbe
scritto al contrario, come se qualcuno all'esterno avesse dovuto leggerlo.
Perch avrebbe dovuto scriverlo lei un simile messaggio, secondo
te?. Ragiono, ma non rispondo, cos Wide continua. Dal significato della
scritta sembra opera di un ricattatore, non credi?.
Se fosse stata un'altra persona, la scritta sarebbe stata scritta
all'esterno in modo che Irina l'avesse potuta leggere. E poi non credo che un
ricattatore avrebbe perso tempo con questi giochetti speculari.
Apro la finestra che gi era socchiusa e guardo all'esterno. Davanti a
miei occhi si apre un piccolo e trascurato cortile. Certo che chiunque da qui
poteva entrare o spiare Irina, siamo al piano terra e la finestra d su un cortile
facile per chiunque da raggiungere. Per di pi non ci sono nemmeno le
inferiate. Un giochetto da ragazzi. Osservo poi verso il basso il terreno
fangoso e noto alcune impronte di scarpe, forse quelle degli agenti della
scientifica quando hanno controllato il perimetro, ma c' dell'altro: quattro
piccolissime strisce di fango sul bordo in legno della finestra. Qualcuno,
Wide, entrato in questa stanza passando dalla finestra.
Wide mi segue fino all'esterno, nel giardino sul retro. Dopo Shown,
quando andiamo in centrale, controlliamo i rapporti della scientifica per
vedere chi entrato o uscito dalla casa durante le indagini. Soprattutto se gli

investigatori avevano gi descritto i segni di fango sulla finestra e sul


pavimento, io questa mattina non gli avevo notati.
Allora sulla poltiglia di foglie e fango del giardino sul retro vedo in
rilievo le impronte di alcune scarpe, forse le stesse del pavimento della
camera da letto. Chiama subito Kooper e digli di fare arrivare il pi presto
possibile il fotografo o quelli della scientifica. Non voglio perdere queste
impronte per un fottuto acquazzone, potrebbero essere di qualcuno che
entrato successivamente le indagini. Wide obbedisce mentre io mi chino in
avanti piegandomi sulle ginocchia. Se le impronte sono veramente fresche e
non gi annotate nel rapporto, mi chiedo per quale motivo qualcuno deve aver
preso la decisione di intrufolarsi in camera di Irina.
Ah, digli anche di recuperar un elenco dettagliato di ogni oggetto
presente nella camera al momento delle indagini. Aggiungo rivolto verso
Wide ormai vicino a una linea di alberi. Intanto le mie mani rovistano tra il
fango e le foglie finch non toccano inavvertitamente qualcosa di pi solido
tra la poltiglia. Wide allora mette il palmo della mano sul microfono del
telefono e, da lontano, mi risponde a voce alta. Ha detto che non stato fatto
un elenco degli oggetti perch stato classificato ovviamente come suicidio e
non omicidio. Wide mette gi e ripone il telefono nella tasca mentre torna
verso di me, intanto io mi rialzo mettendo in tasca il piccolo oggetto raccolto
dal fango.
Perch secondo te qualcuno entrato dalla finestra?. Mi domanda
Wide.
Pu averlo fatto qualcuno, molto probabilmente un complice di
Irina, che, per non finire con la testa sommersa dalla merda, ha deciso bene di
liberarsi di qualche prova.
Se c'erano veramente delle prove, la scientifica le avrebbe trovate.
Che senso ha venire dopo l'ispezione?.
Guardo Billy Wide con occhi che trasmettono tutto il mio disprezzo e
disgusto per il modo con il quale lavorano le forze dell'ordine a Mason Creek
e cos sottintendo la mia risposta.
Poco dopo arriva il fotografo e un una donna che rileva le impronte
col gesso, l'operazione richiede parecchio tempo per motivi di umidit. Il
negativo dell'impronta sar utilizzabile non prima di domani, d'accordo?.
Dice la donna mentre risistema il suoi attrezzi. Sono riuscita a rilevarne

solamente una, le altre non sono abbastanza visibili, spero vi basti.


Ottimo lavoro. Risponde Wide. Quando la donna sale in macchina e
accende il motore io aggiungo. Volevi anche darle la mancia? Che significa
ottimo lavoro? E' il suo lavoro!.
Come sei polemico!. Risponde. Te quando porti a termine un caso
nessuno ti dice mai che hai fatto un ottimo lavoro?.
Me lo dicono in molti, ma non ci trovo niente di ottimo nel mio
lavoro.
Non mi sembra che non ti piaccia il lavoro che fai. Io non rispondo.
Cos in silenzio raggiungiamo la macchina. Wide si mette le mani tra i capelli
e si massaggia le tempie, io estraggo dalla tasca interna dell'impermeabile una
sigaretta e mi rendo conto che tanto tempo che non ne fumo una. Accenderei
volentieri tutto il pacchetto. Non trovo da nessuna parte quel maledetto
accendino, cos aziono l'accendisigari dell'auto accanto al cruscotto. Wide
allora sfrutta l'occasione d'attesa. Non voglio romperti le palle, ma solo per
parlare un po'.
Allora non romperle!. Rispondo seccato. Cazzo, ho voglia di una
sigaretta e quel maledetto accendisigari ci sta mettendo troppo tempo.
Ho capito che sei rimasto un po' scosso quando hai visto Irina e ho
pensato che per una persona, che fa ormai questo lavoro da cos tanto tempo,
avesse gi imparato a sopportare ogni genere di cosa. Non rispondo e fisso
con disprezzo e rabbia quel maledetto accendisigari. Allora Wide continua il
suo interrogatorio. Confesso Shown, che quando ho visto Irina appesa per il
collo questa mattina, ho avuto paura. Aveva l'et di mio figlio, capisci! Non lo
sopporterei.
Io allora lo guardo negli occhi e dico. Non fare i giochetti con me,
perch non mi fai la vera domanda di questo inutile discorso?.
Wide accenna un sorriso a s stesso, come se avesse vinto alla
scommessa su quanto tempo ci avrei messo a capire le sue intenzioni. Avevi
un figlio anche tu?.
La domanda piomba dall'alto dritta sulla mia testa, ma ero pronto a
questo. No. Rispondo infine secco.
Fa niente, faccio i cazzi miei. Wide inserisce la retro quando il
bottoncino dell'accendi sigari segnala che pronto per essere utilizzato.
Avevo una donna che voleva un figlio da me. Wide allora si volta

verso di me dandomi pieno ascolto.


Raccontami come andata, Shown.
Appena terminati gli studi a Quantico al corso di Scienze
Comportamentali mi hanno trasferito a New York all'ufficio investigativo
dove lavorava mio padre.
Un bravo padre, immagino. Si lascia sfuggire Wide.
No, un bravo detective. Rispondo. Poi continuo. Nel frattempo,
mentre fornivo profili psicologici al reparto investigativo della Omicidi, ho
conosciuto e frequentato una ragazza. Poco dopo sono andato a vivere
assieme a lei. Interrompo il discorso e finalmente mi accendo la mia
sigaretta, allora Wide mi domanda. E' stata tua la scelta di entrare all'FBI
Accademy?.
Credevo di s, ma in verit negli anni ho scoperto di averlo fatto per
fare contento mio padre.
Nonostante ci sei molto bravo.
Credimi Billy, in quei due anni a New York ho visto cose che tutt'ora
fatico ad accettare che facciano parte della natura umana. Quando ho capito le
intenzioni di Sarah di creare una famiglia con me, l'ho abbandonata.
Per quale motivo?.
Billy, te non hai idea del male che vive annidato tra quelle vie, un
malo oscuro, una forza di tenebra paurosa che prima o poi avvolge pure la tua
immacolata anima di poliziotto. Lei non accettava la mia idea di non volere un
figlio, perch non viveva ci che io tutti i giorni ero costretto a vedere. Billy,
un figlio in un mondo cos un gravissimo sbaglio.
Insomma, sei fuggito senza nemmeno tentare.
Billy, con un figlio non che hai delle possibilit, non puoi ragionare
per tentativi, devi essere sicuro di garantirgli un mondo il meno malvagio
possibile. Quel mondo non esiste.
Non sono d'accordo. Il mondo pu essere anche un brutto posto, ma
vale combattere per esso. E questo il grande onore di fare questo mestiere.
Non c' nessun onore perch la lotta tra luce e oscurit eterna, il
nostro contributo non migliora un bel niente, ma ti da solo la soddisfazione, di
tanto intanto, di vedere qualcuno dietro le sbarre. Soddisfazione che termina
al pensiero che per ogni persona che riesci a mettere in gabbia, almeno dieci
ne prendono il posto. E' una lotta a perdere.

Se credi di convincermi che fai questo lavoro solo perch ne sei


rimasto incastrato per lo sbaglio di aver seguito le orme di tuo padre, allora ti
sbagli. Nulla accade mai per caso.
Finisco la sigaretta con un ultimo intenso tiro e il fumo invade la
macchina. Nulla accade mai per caso, ma il punto che accade. E ci che
accade tremendamente sbagliato.
Allora Billy Wide ci rinuncia ed esce dal parcheggio partendo il retro.
Io mette le mani in tasca e ricordo di aver raccolto senza pensiero quel piccolo
oggetto da terra. Con le dita, dentro la tasca della giacca, lo ispeziono e lo
pulisco dalla terra umida. Ha una forma sottile e a goccia. Lo estraggo e
scopro finalmente cos'.

Episodio nove

l plettro che tengo tra le mani spesso forse pi di un

millimetro e, mentre Wide accosta la macchina al parcheggio dell'ospedale,


mi accorgo di due cose: primo che il plettro per chitarra praticamente nuovo;
secondo che, per qualche motivo inconscio, non ho mostrato quel piccolo
oggetto al mio collega Billy Wide. Addirittura l'ho raccolto da terra senza
guanti per le impronte digitali, mettendolo in tasca ignorando il fatto che
poteva essere una prova. Ma ormai quel che ho fatto ho fatto, e non posso
certo ammettere questa mia scorrettezza, dunque, per il momento, decido di
lasciar perdere questa storia del plettro e concentrarmi sui dettagli del caso.
Un'infermiera ci accompagna fino alla stanza della signora Callaway,
mamma di Irina. Affianco al letto troviamo il marito che sussurra col Dottore
di fronte a lui. Quando entriamo smettono di parlare fra loro e l'attenzione
tutta su di noi.
Salve, sono il Dottor Thompson. Allunga la mano e gliela stringo
con forza poi passo al dunque. Come sta la signora?,
Il Dottor Thompson prende la sua cartelletta coi fogli appuntati, come
se non ricordasse nemmeno pi il nome della paziente. Ecco questo genere di
cose mi fa veramente incazzare. Ma sto zitto e lascio perdere.
E' arrivata in ambulanza priva di sensi e in stato di shock, dunque
abbiamo somministrato una dose di adrenalina per via intramuscolare che le
ha fatto riprendere i sensi. Ora sta riposando, passata allo stadio moderato e
il cuore continua ad avere un battito irregolare, ma sta bene. Domani mattina
pu essere dimessa.
Grazie Dottore. Intanto Wide si avvicina a Mark Callaway e io
fulmino Thompson con lo sguardo cos, senza che io gli dica niente, esce dalla
porta accompagnato dall'infermiera.

Molto probabilmente qualcuno entrato in casa sua poco dopo che


tutti gli agenti se n'erano andati. E' entrato dalla finestra della camera d a letto
di Irina. Lei sa il motivo? Oppure ha qualche sospetto?.
Il volto e gli occhi del signor Callaway lasciano subito intendere
d'essere scossi e stupiti dalla notizia, cos risponde. No, non saprei. Perch
mai qualcuno dovrebbe entrare in camera di mia figlia dopo quello che
successo?. Le gambe gli tremano e Wide trova una sedia e consiglia a Mark
di sedersi. Intanto prendo la parola io. Ora, se non le dispiace, vorremmo che
lei venisse con noi fino alla sua abitazione e che cercasse di ricordare se in
camera di sua figlia manca qualche oggetto.
Il signor Callaway allora si siede e si porta le mani al volto. Non so
se ce la la faccio a entrare di nuovo in quella camera.
Le impronte che abbiamo trovato rimangono nella stanza, dunque
chi entrato deve aver cercato qualcosa o forse preso qualcosa dalla camera
di sua figlia.
Non pu essere stato un giornalista?. Chiede Mark Callaway.
Se stato un giornalista, allora stato un grandissimo coglione. Se
ha fatto delle fotografie non pu comunque pubblicarle se no si scoprirebbe il
suo reato d'essere entrato in una propriet privata per giunta durante una
indagine federale. No, deve essere qualcuno che c'entra con questa storia,
qualcuno che non voleva che noi scoprissimo certe prove che magari sua
figlia aveva nascosto.
Allora il signor Callaway si irrigidisce e assume un'espressione
contorta. Cosa c'entra il suicidio di mia figlia con le prove e con le
indagini?.
Wide ed io ci guardiamo per lungo tempo negli occhi poi decido di
rispondere. Sua figlia, signor Callaway, in qualche modo c'entra con la
scomparsa di Sofia Monroe. Abbiamo le prove che ci che ha detto in sua
difesa all'interrogatorio falso, come il fatto di aver accompagnato a casa la
sua amica e di averla vista entrare. Cos Wide prende la parola per darmi una
mano a convincere il padre, ormai in delirio di collera. Non stiamo dicendo
che Irina colpevole di qualcosa, ma che forse stata ricattata da qualcuno
per portare Sofia nel bosco oppure per testimoniare il falso. Lei deve aiutarci a
capire in che grado sua figlia era coinvolta. Ci aiuti.
Mark Callaway allora si asciuga le lacrime e stringe i pugni gonfio di

rabbia. Dopo qualche profondo respiro si calma e da un bacio sulla fronte alla
moglie stesa sul letto.
Raggiungiamo nuovamente la casa e il signor Callaway si affianca a
noi con respiro grosso e pesante, aprendo e chiudendo gli occhi, come per
eliminare dalla sua mente le immagini dell'orrore.
Nella
fredda
cameretta di Irina Mark comincia a ispezionare ogni particolare e Wide ed io
aspettiamo il verdetto sulla soglia della porta. Nell'attesa osservo le nostre
taglienti ombre allungate sul legno che riveste il pavimento. Wide riceve a un
certo punto una chiamata e si allontana per qualche minuto. Quando torna mi
sussurra all'orecchio.Era Kooper, ci vuole in centrale al pi presto. Ci vuole
parlare. Annuisco e continua con speranza che il padre di Irina si volti verso
di noi con l'illuminazione di aver trovato qualche indizio. Ma niente.
Assolutamente niente.
Hai trovato qualcosa, Mark?.
L'unica cosa che manca la sua macchina fotografica. Era qualche
settimana che non la vedevo pi al suo posto sulla scrivania, magari l'aveva
prestata a qualcuno o nascosta da qualche parte. Non lo so.
Io sospiro e sussurro tra me e me. Sapevo che quella macchina
fotografica sarebbe stata la nostra rovina. Poi cerco di pensare anche se
alcuni improvvisi tuoni irrompono nella stanza preannunciando un grosso
temporale. Da quel che sappiamo Irina non l'ha prestata a nessuno la sua
macchina fotografica e per quale motivo l'avrebbe nascosta? Forse aveva
paura di romperla a tenerla sulla scrivania? O aveva paura che gliela
rubassero?
Hai detto che la teneva sempre sulla scrivania?. Chiedo.
E Mark risponde. S, esatto. La teneva sempre qui sopra. Indica in
ripiano di scrivania accanto ad alcuni libri.
Ma da qualche settimana non ha pi visto la macchina fotografica in
quel punto?.
Io entravo poche volte nella sua camera, ci entrava spesso mia
moglie per fare le pulizie, infatti me l'ha fatto notare lei la settimana scorsa
questa cosa. Ma giusto cos, perch si parlava di niente di importante a
tavola.
L'esperienza di detective mi ha insegnato che le cose irrilevanti sono
le pi importanti in una indagine, sono i particolari che ti permettono di

risolvere il caso
Wide allora interviene. Non hai notato niente di diverso o
qualcos'altro di mancante nella stanza?.
Mark si guarda intorno con i visibili ricordi in volto di tutto quello che
aveva lui stesso vissuto con sua figlia. Potevo leggergli chiaramente
nell'espressione la malinconia delle scenette quotidiane che si consumavano
tra loro e nel loro rapporto padre-figlia. E infine risponde. No, non vedo
altro, ma se mi viene in mente altro richiamo lei detective Shown.
Lo salutiamo e in macchina, sotto un fitto torrente di pioggia in
picchiata da cielo nero, raggiungiamo la centrale dove Kooper ci aspetta nel
suo ufficio.
Ci fa accomodare davanti alla sua scrivania e lui provvede a chiudere
la porta. Ragazzi, siete stati molto bravi fino adesso, ma non abbiamo
risultati. Nemmeno un corpo o lo straccio di una prova che riconduce a un
sospettato. Quei genitori hanno bisogno della faccia di un presunto colpevole,
capite?.
Intanto partito col piede sbagliato chiamandoci ragazzi, come se
fossimo dei novellini. Come se io fossi un novellino. Gli avrei volentieri
sputato in faccia per questo. A te non te ne frega un cazzo dei genitori,
Kooper. Diciamo che la stampa che ti fa pressione per aver una faccia da
giudicare!.
Wide, da sotto il tavolo, mi tira un piccolo calcio per ricordarmi di
stare tranquillo poi parla.
Arriva al punto Kooper, perch ci hai
chiamato?.
Ho deciso di archiviare il caso finch non mi arriver sulla scrivania
un'altra denuncia di scomparsa o rapimento. Shown, ho gi chiamato Ed
Green, il tenente capo del tuo dipartimento. Ha accettato la mia scelta di
mettere da parte questo caso per mancanza di prove. Domani puoi tornare a
casa.
La potenza di una bomba nucleare mi esplode nel petto a tal punto che
mi getto su Kooper prendendolo per la cravatta dall'altra parte della scrivania.
Brutta testa di cazzo! Qui sono scomparse delle persone! Io non uso il mio
tempo per niente, ogni singolo indizio o piccolo particolare che fin'ora
abbiamo raccolto ci pu portare sulla strada giusta.
Wide mi afferra il braccio e cerca di calmarmi mentre la luce di un

lampo attraversa le persiane illuminando i miei occhi rossi di rabbia fissi e


stretti su quelli di Kooper che se ne stava intanto immobile terrorizzato.
Lascio allora la presa sulla cravatta e sul collo della camicia gettando Kooper
all'indietro col culo sul pavimento. Mi giro e me ne vado sbattendo la porta
alle mie spalle e sorridendo al pensiero che, se anche quella parete fosse stata
realizzata in cartongesso, Kooper avrebbe dovuto chiamare nuovamente i
muratori per riparare il danno.

Episodio dieci

aggiungo la hall del Jerom's Room e trovo quasi ad

aspettarmi Adam Filligstone dietro il banco del bar che asciuga gli ultimi
bicchieri. Faccio per andare verso le scale, poi mi fermo e mi siedo su uno
degli sgabelli intorno al banco.
Buona sera detective Shown, tutto bene?.
Ciao Adam, niente va bene in questo cazzo di mondo.
Capisco, spero non sia il tempo ad averla resa cos arrabbiato col
mondo. Si volta un attimo per mettere al suo posto un calice.
Il tempo non c'entra proprio niente, il mondo cos perch esistono
delle teste di cazzo.
Vuole qualcosa da bere?. Mi chiede voltandosi.
Penso e intanto osservo lo scaffale dei distillati. Hai del bourbon?.
Cazzo, non dovrei nemmeno pensare di bermi un bourbon, ho smesso da
tempo di bere. Ricordo quel periodo a New York di gavetta nel dipartimento.
Passavo spesso tutta la notte a bere assieme a mio padre da Ginger sulla
Trentasettesima Strada.
Va bene del Jack?. Mi domanda Adam.
Ottimo, ma solo un bicchierino.
Senza pensarci e d'istinto lo tracanno in un sorso. La gola brucia e il
cervello si allarga. Ci voleva, cazzo. Grazi Adam. Fammene un altro, per
piacere.
Come procedono le indagini, detective?. Mi chiede Adam mentre
versa nello stesso bicchiere altro Jack Daniel's.
Mi accendo una sigaretta ed Adam mi allunga un portacenere, poi
rispondo. Male, non riesco ad arrivare nemmeno a un sospettato. E il caso
verr presto chiuso.

Che peccato!. Voleva forse aggiungere qualcosa di pi.


Adam, te sei qui da molto tempo e conosci molta gente, hai qualche
idea?.
Adam mi guarda stupito della domanda e preso alla sprovvista mi
risponde. Oh, detective, lo sa bene anche lei, la gente nelle piccole citt
mormora e i barman ascoltano, ma non parlano. Sorride. Allora io tracanno il
secondo bicchierino. Cosa mormora la gente?.
Perlopi stupidate e leggende. Alcuni credono che ci sia una
maledizione su questa paese, una maledizione che viene dal bosco. Dopo
quella storia dei satanisti.
Ah, gi. Sospiro e mi faccio riempire il terzo bicchiere. I satanisti.
Cosa dice la gente?.
Le voci in paese dicono che quei satanisti hanno risvegliato un
demone dall'inferno, un demone che rapisce i bambini e i ragazzi. Lo
chiamano Slender.
Spengo il filtro della sigaretta nel portacenere. Che stronzate. Non
sembra un nome molto da demone. Sorrido e questa volta sorseggio il Jack
Daniel's bagnandomi solo le labbra. Quel gusto che mi evapora sulla lingua
mi rilassa e mi stende i nervi.
E' apparso in sogno ad alcune persone che lo ricordano come un
essere allungato e magro, senza volto.
Beati loro che hanno il tempo di inventarsi e raccontare certe cose.
Mando gi l'ultimo goccio. Tu sai cosa successo realmente?.
Qui, al Jerom's Room, ho ospitato moltissimi giornalisti quando
scoppi lo scandalo dei satanisti di Mason Creek. Ho raccolto da loro alcune
informazioni perch ci che era accaduto mi interessava all'epoca. Ognuna di
esse era discordante, ogni giornalista rigirava la storia a modo suo finch non
mi sono rotto le palle. Ora i due colpevoli stanno nel carcere a Dodge City. Se
vuoi sapere di pi prova a parlare con loro. Ovviamente quei due si
dichiararono innocenti, ma le prove su ci che avevano fatto era schiaccianti.
Tracanno fino in fondo il bicchiere di Jack e chiedo incuriosito. Cosa
avevano fatto di preciso?.
Entrambi avevano un figlio. Ognuno di loro ha portato il proprio
figlio in quel bosco e l'ha ammazzato in nome di chiss quale demone o
religione.

Ma i corpi dei bambini non sono mai stati ritrovati per.


Esatto. Adam si volta per rimettere la bottiglia sullo scaffale, ma lo
fermo in tempo. Ti compro la bottiglia, tanto ne manca un goccio. La porto
su in camera se non ti dispiace.
Nessun problema.
Raggiungo la mia stanza. Sento la testa di almeno dieci taglie pi
grossa, cos dopo una doccia mi siedo sulla sedia accanto alla piccola
scrivania. La luce della sola lampada non abbastanza per illuminare la
stanza. Rimango nel semibuio a bere Jack Daniel's finch non finisco il
pacchetto di sigarette. Domani dovr comprarle di nuovo.
Quando mi sdraio finalmente sul letto inizio a far roteare tra le dita
quel plettro per chitarra trovato nel giardino sul retro della casa della famiglia
Callaway, accanto alla finestra. Il lampi illuminano la stanza attraverso il
vetro chiuso e nella mia mente si accende qualcosa, un'idea, un'intuizione
straordinaria. Capisco finalmente perch il mio inconscio mi ha suggerito
istintivamente di raccogliere quel plettro senza dire nulla a Wide. Ma solo
una nota nel mio cervello, e forse ho bevuto troppo. Domani mattina, prima di
prendere il treno, cercher in citt il negozio di strumenti musicali e mi far
dare qualche informazione. Mi addormento pensando a quei satanisti e a cosa
pu essere accaduto anni fa in quel bosco. E' possibile che ci sia una
relazione? No, sono tutte stronzate. Per vero che da allora scompaiono
ragazzi e ragazze. Il sovrannaturale non c'entra un cazzo. Dietro a questa
storia c' un pazzo squilibrato, forse un membro di quella setta di satanisti o
forse solo un fanatico.
Non so precisamente che ore sono, ma il suono metallico del telefono
sopra il comodino mi frigge il cervello e la seconda cosa che noto che la
pioggia non batte pi sul vetro della finestra.
Pronto?. La mio voce rauca a causa di tutte quelle sigarette.
Detective, sono Mark.
Scatto subito in avanti e mi siedo sul bordo del letto. Ciao Mark,
dimmi tutto.
Stamattina sul presto tornata mia moglie a casa. Dalla voce
sembra essere un po' agitato.
Sono contento per te, Mark. Rispondo assonnato.
Era ancora sconvolta, ma quando l'ho portata in camera le ho chiesto

se riusciva annotare qualche cosa di diverso o mancante, si subito accorta


del pupazzo.
Quale pupazzo?. Mark cattura decisamente la mia attenzione.
Un pupazzo a cui Irina teneva molto, era sulla mensola dei libri ed
ora non c' pi. Abbiamo controllato da altre parti, ma non c'.
Perch mai qualcuno rischierebbe di entrare in una propriet privata
per rubare un pupazzo?. Bisbiglio tra me e me.
Come?.
Ah, niente signor Callaway. E' stato di molto aiuto, sicuramente si
tratta di un dettaglio che pu fare certamente comodo. Come cazzo gli dico
che il caso stato chiuso e che non avr risvolti? Cazzo!
Sto per mettere gi la cornetta e salutarlo, quando Mark riprende a
parlare. Non tutto, detective.
Cos'altro c'?. Domando.
Nello zaino di scuola, tra i quaderni di Irina abbiamo trovato alcuni
disegni molto strani. Mia moglie terrorizzata e devo ammettere che anche io
lo sono.
Mi preparo e vengo subito da lei, allora. Mi riesci intanto a spiegare
cosa raffigurano?.
C' qualche secondo di silenzio prima della risposta di Mark dall'altro
capo. Un bosco. Dei rami. Un uomo alto e magro. Un uomo senza volto.

Episodio undici

E'

gelido il manto rosa dell'alba a Mason Creek, come la

pelle di una ragazza trovata morta all'ombra di un bosco o sul guado di un


fiume. L'immagine ricorrente del corpo di Sofia Monroe mi passa per la testa
perforandomi le tempie da parte a parte, poi svanisce.
Da Cone Street raggiungo a piedi il bar di Hoogan sulla Bluerain, nel
frattempo io miei pensieri bruciano nell'affollatissima stanza delle domande.
Al bar provo a chiamare Billy Wide dal telefono, ma non risponde nessuno.
Ritento e, dopo un caff, chiamo Ed Green, tenente capo della unit omicidi
dell'FBI.
Ed, ascolta! Non puoi accettare che quello stronzo di Kooper mi
rispedisca a casa a mani vuote. Lo sai come sono fatto.
Ed, sommerso dai rumori d'ufficio, risponde. Jersey, lo so benissimo
come sei fatto, quindi so anche che hai fatto sicuramente fino adesso dl tuo
meglio, ma Kooper ha ragione, non ci sono prove, n un testimone, n un
indagato o un sospettato. Il caso viene chiuso, punto e basta. Quando torni?.
A malapena lo sento attraverso il telefono, ma abbasso la testa ancora
appesantita dal Jack Daniel's e rispondo. Oggi, prima di pranzo prendo il
treno e arrivo. Come mai tutta questa fretta, hai gi un altro caso impossibile
da risolvere?.
Non so se affidarlo a te o a Josh. Lo sceriffo e i suoi hanno trovato
un'intera famiglia, compresi i figli, accoltellata in un condominio nel quartiere
di Stonescliffe. Hanno interrogato il vicinato.
Scosso la testa e sorrido. Lo sapevo che c'era il trucco. C' sempre il
trucco. Ed, io devo trovare Sofia Monroe, dammi qualche altro giorno per
raccogliere prove ed arrivare a un risultato.
Non posso. Domani mattina ti voglio in ufficio.

Lo mando a fanculo, anche se il mio capo e caccio gi la cornetta.


Tutto questo tempo a Mason Creek sprecato per non arrivare a nulla.
Vaffanculo!
Provo a richiamare Wide a casa e lascio un messaggio in segreteria
dicendogli che lo stavo cercando e che mi avrebbe trovato a casa dei signori
Callaway.
A piedi fino alla casa di Irina dura, soprattutto con l'aria gelida
mattutina residuo di un burrascoso temporale notturno. Ma voglio vedere quei
disegni.
La signora Callaway pallida e avvolta intorno a un panno di lana
quando entro in casa. Le stanze sono buie e soffuse mentre il signor Mark
Callaway mi accompagna verso il tavolo, avvolto da una gigantesca nube di
fumo di sigaretta. Non ho ancora comprato le sigarette, accidenti!
Ecco, questi li abbiamo trovati dentro i quaderni per gli appunti. Mi
informa Mark.
Prendo tra le mani i fogli un po' accartocciati. Alcuni sono solo
schizzi fatti con la penna e rappresentano alcuni alberi, forse un bosco. In ogni
disegno c' comunque un cerchio ricalcato pi volte. All'interno del cerchio
c' solo il bianco del foglio, nient'altro. Il cerchio, a mezz'aria era in qualche
schizzo collegato da linee nere pi grosse che gli davano nella totalit la
forma stilizzata di uomo. Osservo con cura ogni particolare poi mi rivolgo a
Mark senza molti giri di parole o suspense. Sono venuto a sapere che qui a
Mason Creek c' una leggenda a proposito di questo demone ci credete
anche voi?. La moglie di Mark seduta sul bordo del divano si fa subito il
segno della croce e Mark risponde. Non credo sia una coincidenza. Perch
Irina avrebbe disegnato questo? Credo che in qualche modo c'entri con la crisi
di mia figlia e la scomparsa degli altri ragazzi, non c' altra spiegazione.
C' sempre una spiegazione logica a tutto, signor Callaway.
Improvvisamente la signora Callaway, presa da un gesto di follia e
delirio si alza dal divano e mi corre incontro con voce sempre pi
forte. Dicono che appare nei sogni! Mi a figlia aveva provato a parlarmene!
Aveva provato. Appare nei sogni e ti obbliga, ti costringe.
Calmati, tesoro, per favore non fare.... Mark prova a tranquillizzarla
finch non arriva a prendermi per il collo della giacca. Gli occhi lividi di una
madre che ha perso la figlia mi fissano pieni di rabbia e odio. Deve trovare

chi ha ucciso mia figlia!.


E' evidentemente fuori di senno dopo l'accaduto e la capisco, ma gli
afferro comunque i polsi stringendoli con forza finch dal dolore non decide
di staccarsi da me. Il marito la trascina di nuovo sul divano, mentre lei
continua a urlare vendetta verso quel demone che le ha portato via sua figlia.
Ridicolo e raccapricciante al momento stesso. Suona il telefono di casa, vicino
al televisore e Mark risponde. Poi si rivolge a me. E' Wide.
Mi avvicino alla cornetta mentre il signor Callaway torna verso il
divano, accanto a sua moglie.
Finalmente Wide, ti ho cercato a casa, dov'eri?.
La voce dall'altro capo non una delle migliori, sembra stanca e
afflitta da qualche cosa di grave. Shown, questa notte Eric non era tornato a
casa, non da lui fare una cosa del genere. Poi tornato all'alba, tutto sporco
di fango.
Rimango in silenzio finch non mi arriva, dalla voce accartocciata di
Wide, il verdetto finale, nonch un palla di dieci tonnellate sulla mia testa.
Eric tornato sporco di fango e terra, era sconvolto e non capivamo il perch
Aveva lo sguardo perso nel vuoto come se non ricordasse nulla. Lo abbiamo
portato all'ospedale per vedere se aveva avuto qualche trauma o se era ferito,
mia moglie ed io avevamo subito pensato che era caduto da qualche parte e
che ferendosi era svenuto. Poi la notizia. Si interrompe.
Dimmi Billy.
La voce strozzata di Billy s'annega nel pronunciare la frase
successiva. Ero all'ospedale quando Kooper mi ha chiamato dalla centrale. I
due grandi amici di mio figlio sono non sono tornati a casa questa notte e non
si sa nulla di loro da ieri pomeriggio.
Ti raggiungo subito all'ospedale, dammi dieci minuti. Prendo il tram
che ora in servizio.
Metto gi la cornetta. Infilo i disegni di Irina in una busta ed esco di
fretta dalla casa dei signori Callaway scusandomi brevemente per
quell'improvviso contrattempo.

Episodio dodici

ta bene, non ha ferite. E' solo sotto choc. Ora lo

riportiamo a casa. Wide mi informa delle condizioni di suo figlio Eric non
appena varco la soglia della stanza d'ospedale. La moglie di Wide seduta
sulla sedia, accanto ad Eric. Il giovane sveglio e ha gli occhi persi nel vuoto
verso il soffitto.
Ora tesoro andiamo a casa, cos potrai dormire un po' e riposarti.
Dice la signora Wide accarezzando la guancia sinistra del figlio.
Eric spalanca le palpebre come sorpreso da un ricordo traumatico e
scuote la testa. Non voglio dormire.
Allora mi avvicino di pi a Wide. Billy, devi comprendere che forse
tuo figlio coinvolto nella scomparsa degli altri due ragazzi, come lo era Irina
Callaway. Dovr essere sottoposto a un interrogatorio.
Mio figlio non ha fatto niente di quello che pensi!. Wide si agita
subito, seppur consapevole della verit. Mio figlio non c'entra un cazzo con
quella storia! Oddio!.
Mettiamo, e lo spero, che non c'entri niente, ma comunque una
delle ultime persone che ha visto quei ragazzi. Ed anche se scopriamo che
quel pomeriggio non li ha visti, comunque una delle persone che
effettivamente era pi vicino a loro essendo ottimi amici. Devi accettare
questa situazione.
La signora Wide si volta verso di me minacciosa. Detective Shown,
non si permetta nemmeno di pensare che mio figlio c'entri con quelle
sparizioni. Ci dev'essere una spiegazione, forse si trovava nel posto sbagliato
al momento sbagliato.
Signora Wide, io faccio il mio lavoro ed ogni persona un
potenziale colpevole. Non far pi lo sbaglio di... Mi fermo perch mi rendo

conto di stare per dire qualcosa che non avrei potuto rivelare sul mio passato.
Quella cosa che ho fatto! Ero proprio diventato cieco alla realt! Scuoto la
testa per eliminare il ricordo e mi rivolgo a Wide. Come si chiamano gli altri
due ragazzi scomparsi?.
Martin Hoover e Jason Davies. Entrambi di diciassette anni.
Wide, devi promettermi che li troverai. Sei un bravo investigatore,
sono sicuro che ce la farai.
In quell'istante Kooper bussa alla porta. Il cappotto completamente
fradicio. Guardo fuori dalla finestra della stanza. Ha ripreso a piovere di
nuovo.
Detective Shown, Wide. Mi seguite un attimo nel corridoio, vi devo
parlare.
Le seguiamo poco oltre la stanza e, mentre un nuovo lampo illumina
il volto stanco e preoccupato di Billy Wide, le nostre ombre si proiettano
taglienti sul pavimento lucido del corridoio e la luce neon del reparto ci
abbraccia fredda come la morte.
Ho saputo cosa accaduto e ho due foto in pi sulla bacheca dei
ragazzi scomparsi, per non parlare di quattro genitori in pi incazzati con le
forze dell'ordine di Mason Creek e un telefono in ufficio rovente dalle
chiamate dei giornalisti. Wide, tuo figlio pu essere coinvolto nella storia,
oppure potrebbe essere una delle vittime che riuscita a scappare da quel
pazzo maniaco. In entrambi in casi risulta coinvolto. Ovviamente a questo
punto il caso rimane aperto, tuttavia Wide tu non potrai pi investigare su di
esso, in quanto emotivamente coinvolto nella situazione. Fa una brevissima
pausa e intanto io cerco le sigarette che non ho ancora comprato, poi riprende
rivolgendosi a me. Shown, ho gi chiamato Ed Green che mi ha autorizzato,
date le circostanze, ha tenerti qui a Mason Creek per indagare sul caso dei
ragazzi scomparsi.
Wide obbietta. Non voglio uscire dal gioco e intendo aiutare Shown
fino alla fine, dal momento che ho seguito le indagini assieme a lui fino a
questo momento. Potrei essergli d'aiuto.
Non discutere Billy. Lo ammonisce Kooper. Tu ora sei entrato
troppo nel gioco. Non puoi pi aiutare il detective Shown con le indagini.
Questo quanto. E il tenente Green d'accordo con me sulla questione.
Wide allora cerca nel mio sguardo un appoggio. Un appoggio morale

che non posso dargli. Kooper questa volta ha ragione e non posso ribattere.
Penso al plettro per chitarra che ho ancora in tasca e penso alle miei
supposizioni a riguardo. Quel plettro una prova importante e, se come
penso io, confermerebbe la mia ipotesi su chi potrebbe essere entrato nella
camera di Irina Callaway. Devo andare al negozio di strumenti musicali sulla
Jackson Avenue.
Kooper ha ragione, Billy. Finch non ci saranno ulteriori sviluppi
che confermeranno che tuo figlio innocente, non puoi lavorare al caso.
Mentre dico questo aspetto che Kooper sia distratto per fare l'occhiolino a
Wide. Segno d'intesa. Non deve ribattere, cosicch la discussione non
prosegua ulteriormente.
Bene Wide, vedo che hai compreso lucidamente la situazione. Si
intenda che non vorrei assolutamente buttarti fuori, ma non ho altra scelta in
questo momento.
Un'infermiera si avvicina a Kooper. Signore, la desiderano al
telefono. Mi segua verso la hall del piano. Kooper si allontana un attimo ed
io non spreco tempo per rivolgere qualche parola a Wide. Billy, ascolta bene.
Abbiamo iniziato questo inferno insieme e tu mi sei indispensabile in citt.
Conosci gente e possibili collegamenti. Ufficialmente sei fuori dalle indagini,
ma puoi comunque indagare per mio conto se ti chieder di scoprire qualcosa
per me.
Io voglio trovare quello stronzo, Shown! Voglio trovarlo e cacciarlo
dentro. Conoscevo Martin e Jason. Venivano ogni sabato pomeriggio a casa
nostra. Dobbiamo trovarli, Shown. Altrimenti non riuscir pi a guardare
negli occhi i loro genitori quando li incontrer.
Tiene duro, Billy. Questo lo spirito giusto. E tuo figlio ancora con
te, ringrazia il cielo per questo.
Kooper torna di gran fretta verso di noi e a met corridoio comincia
gi a parlare. Sharon mi ha appena detto che il calco del gesso che avevate
richiesto pronto. Arrivato a noi si volta verso di me. Shown, puoi passare
in laboratorio per analizzarlo.
Quando esco da qua, passo alla centrale. Intanto suggerirei di
immettere un coprifuoco per le ore notturne, con particolare attenzione nei
confronti di ragazzi e ragazze tra i quindici e i diciotto anni.
Non voglio creare ulteriore panico tra i cittadini. Il coprifuoco li

renderebbe solamente pi nervosi.


Il panico, signor Kooper, esattamente quello che ogni cittadino
deve provare a questo punto della storia. Sedici, Kooper. Sedici. Siamo
arrivati a sedici persone scomparse in poco pi di due anni. La gente deve
stare attenta o andarsene da Mason Creek.
D'accordo, far in questo modo. Ora vado a dare la notizia.
Kooper se ne va e Wide ed io rimaniamo soli nel corridoio soffuso e
sterile.
Estraggo dalla tasca il plettro per chitarra e lo pongo a mezz'aria tra
me e Wide. Billy, lo riconosci questo, per caso?. Getto la carta gettandola
con orgoglio sul tavolo in attesa di qualsiasi reazione.
Wide lo esamina un po' alla luce del neon sopra le nostre teste poi
esclama. Eric ne ha uno simile che ha comprato qualche giorno fa. L'hai
preso dal vecchio Bob sulla Jackson?.
No, l'ho trovato nel fango nel cortile, sotto la finestra della stanza di
Irina Callaway, accanto all'impronta della scarpa.
Wide non risponde, ma leggo nei suoi occhi lo sgomento di
un'illuminazione di idee non molto piacevoli. Un tiro mancino, lo ammetto.
Ma devo andare avanti con le indagini e ogni dettaglio fondamentale.
Appena Eric sar pronto per parlarmi, dovr fare con lui un piccola
chiacchierata.
Wide sta per dirmi qualcosa quando lo anticipo. Billy, io voglio che
tuo figlio non c'entri niente con tutto ci. Lo voglio veramente, credimi.

Fine prima stagione

Mason Creek: A noir horror story


Seconda stagione

Riepilogo

l detective dell'FBI Jersey Shown viene incaricato da Ed

Green, tenente capo dell'unit omicidi, di recarsi a Mason Creek, piccola


cittadina della periferia americana, per aiutare l'agente Billy Wide e lo sceriffo
Kooper Land a investigare sulla scomparsa di quattordici ragazzi e ragazze di
et comprese tra i diciassette e vent'anni. L'ultima ad essere sparita una
ragazza, Sofia Monroe. L'amica, Irina Callaway, conferma di averla
accompagnata a casa dopo essere stata con lei tutto il pomeriggio nella zona
del bosco che circonda il fiume. Quando Shown, con l'aiuto di Wide, scopre
che la ragazza stava mentendo, questa si toglie la vita impiccandosi con tenda
della sua camera da letto. Shown scopre una frase scritta al contrario sulla
parte di vetro appannato dall'interno: tu, la tua famiglia o le mie vittime.
Inoltre, poco dopo che la scientifica uscita dall'abitazione di Irina Callaway,
sembra essere entrato qualcuno nella stanza. Shown trova un impronta fresca
nel fango nel giardino sotto la finestra, alcune impronte nella stanza. Nel
fango, accanto alla finestra, trova pure un plettro per chitarra.
Intanto Mason Creek si agita tra stampa e genitori delle persone scomparse
che lamentano gli insuccessi del corpo di polizia. Al Jerome's Room, dove
alloggia il detective Shown, il proprietario, un certo Adam Fillingstone,
racconta a Shown di una leggenda nata a Mason Creek dopo l'arresto di due
satanisti trovati sulla scena del crimine sempre nei pressi del bosco, una
leggenda legata a un certo demone che i due satanisti, ora rinchiusi nel carcere
di massima sicurezza di Dodge City, avrebbero risvegliato. In citt lo
chiamano lo Slender per via delle sue fattezze. Adam racconta che alcuni
cittadini giurano di averlo visto apparire in sogno e che il demone era senza
volto.
Alla mattina Shown raggiunge la casa Callaway dove viene informato che

dalla stanza di Irina manca un orsacchiotto di peluche. I genitori mostrano al


detective alcuni scarabocchi e disegni trovati nello zaino di scuola della figlia.
I disegni rappresentano un uomo alto e senza volto.
Non avendo trovato n un corpo n una prova che portasse a un possibile
indagato, lo sceriffo Kooper decide, in accordo con l'FBI, di chiudere
momentaneamente il caso.
Ma quando Shown sta per abbandonare Mason Creek scompaiono altri due
ragazzi: Martin Hoover e Jason Davies entrambi amici di Eric Wide, figlio di
Billy Wide, trovato sotto choc e sporco di fango e terra alla mattina della
scomparsa dei due ragazzi.
Wide potrebbe essere emotivamente coinvolto dal momento che il figlio Eric
potrebbe c'entrare con la storia. E Jersey Shown obbligato a restare a Mason
Creek per continuare a seguire il filo dell'intricato caso che lo avvolge.

Episodio uno

uando arrivo in centrale trovo in lacrime, seduti su quelle

scomode poltroncine nella sala prima degli interrogatori, due coppie di


genitori. Sui loro volti c' tenebra e dolore mentre stanno l'uno accanto
all'altro abbracciati. Sono i genitori dei due ragazzi scomparsi. Mentre mi
avvicino una delle due madri disperate davanti a me parla col marito a voce
strozzata dal groppo forte alla gola e dal pianto. Harry, dovevamo andarcene.
Dovevamo andarcene finch eravamo in tempo. Te l'avevo detto, dovevamo
andarcene da questa citt!.
Incrocio lo sguardo di Kooper che arriva dalla parte opposta del
corridoio, evito lo sguardo dei genitori ed entro nella stanza per gli
interrogatori sapendo che ci avrebbe pensato Kooper a calmarli e a renderli
pi disponibili alle indagini prima di farli entrare.
I primi ad entrare sono i signori Hoover e io metto subito in chiaro un
paio di cosette. Signor Hoover, signora Hoover, conosco l'opinione pubblica
della citt di Mason Creek e riconosco che le indagini fino ad ora hanno
conseguito pochi risultati, tuttavia vi garantisco che io personalmente sto
impiegando tutto il mio tempo e le mie energie per trovare i vostri figli e
mettere dietro le sbarre a vita quel figlio di puttana che gli ha rapiti. Detto
questo pretendo da voi la massima collaborazione e zero lamentele e perdite
di tempo. Sono stato chiaro?.
I signori Hoover mi guardano interdetti per qualche istante dandomi
l'evidente l'impressione che le mie parole abbiamo smorzato in loro quella
rabbia assassina che avevano in corpo due secondi e mezzo prima, quando
sono entrati dalla porta.
Il signor Hoover avvicina il viso alla moglie che ancora mi fissa. Il
detective ha ragione, non serve a nulla incazzarsi. Dobbiamo trovare nostro

figlio.
Questo lo spirito giusto, ora procediamo.
La signora Hoover si asciuga le lacrime e ripone il fazzoletto ormai
intriso e fradicio nella borsetta.
Ricordate a che ora vostro figlio, Martin Hoover, uscito di casa?.
Apro il mio taccuino sulla scrivania metallica.
E' uscito di casa dopo pranzo, forse erano gi le due del
pomeriggio. Risponde il signor Hoover.
La signora Hoover precisa la risposta del marito. S, intorno all'una e
mezza uscito di casa.
Sapevate dove andava?.
Il signor Hoover si appoggia alla scrivania protendendosi verso di me.
No, credo che l'abbia chiamato uno di suoi amici ad uscire. Io ero in camera
da letto e ho sentito squillare il telefono di casa e Martin parlare con
qualcuno.
Ma non vi ha detto dove andava o chi doveva incontrare?.
Il signor Hoover risponde. No, uscito e basta
Questa volta la signora Hoover aggiunge qualcosa. E' strano che non
abbia detto nulla.
Che cosa strano? Domando.
La signora Hoover risponde. Vede detective, Martin sempre stato,
fin da bambino, una persona molto rispettosa ed educata. Non lo dico perch
mio figlio, glielo posso garantire. Le birbonate le ha fatte anche lui, ma non
bravo a nascondersi o a dire bugie. Ora che ci penso, ieri, dopo pranzo,
uscito senza dire niente. Io non ci ho dato peso, per in genere ci dice sempre
dove va o con chi . Sar solo una coincidenza.
Signora Hoover, una cosa importante mi ha insegnato questo
mestiere, ovvero che non esistono coincidenze. Mi accendo una sigaretta e
poi mi rivolgo di nuovo alla signora Hoover. Dunque Martin un ragazzo
che tutto sommato che vi racconta sempre tutto?.
S, esatto. Risponde la signora Hoover. E' sempre stato molto
sincero. Quando tenta di non esserlo noi lo vediamo subito.
Dopo non avete pi avuto sue notizie?.
No, niente. Lo aspettavamo a casa per le sei cos da prepararsi per la
cena, ma non arrivato cos abbiamo chiamato subito a casa dei Davies e dei

Wide per sapere se Martin era da loro e quando verso le nove abbiamo saputo
che anche i loro figli non erano rientrati abbiamo chiamato subito la polizia.
Grazie mille, siete stati molto bravi. Quando uscite dalla porta dite
pure ai signori Davies che possono entrare. Grazie della collaborazione.
Spengo la sigaretta nella tazza di caff vuota che stava sulla scrivania da
qualche giorno e aspetto che i signori Davies entrino.
La signora Davies, Clara Davies la prima ad entrare, seguita poi dal
marito. La prima impressione: l'agitazione di un interrogatorio invisibile al
confronto con la grave paura che noto vibrare sopra le occhiaie gonfie negli
occhi stanchi avvizziti. Si siedono.
Allora, signori Davies, voglio trovare vostro figlio e ho bisogno del
vostro...
La signora Davies mi interrompe seppur sussurrando, odio quando
qualcuno lo fa. Nessuno pu trovare nostro figlio.
Le assicuro, signora Davies, che, anche se le indagini possono
sembrare lente e senza risultati, abbiamo il piede tutto sull'acceleratore e non
intendiamo mollare. Provo a rassicurarla.
Allora lei mi guarda oltre il ciuffo di capelli spettinati che le scivola
sul volto crespo. Mi fissa negli occhi con lo sguardo di una pazza, forse
accenna a un sorriso di chi non ha pi speranza e si lascia cadere nelle braccia
del destino. La creatura risvegliata nei boschi ormai l'ha presa, voi state
dando la caccia a un fantasma. Non troverete mai il colpevole perch lui non
esiste.
Il signor Harry Davies non calma certo la situazione, ma anzi
aggiunge benzina al fuoco. E il suo tono cupo e serio. Clara ha ragione,
quell'essere di cui tutti parlano sorto dal bosco. Quei satanisti andrebbero
arsi al rogo per quello che hanno fatto.
Un momento. Immagino che l'assenza di prove, di testimoni, e di un
sospettato in una comunit come la vostra, di fronte a tragedie simili, possa
far nascere le pi assurde superstizioni, ma non posso credere che voi ora
parliate sul serio. Siete evidentemente in uno stato di choc per quello che
accaduto, vi comprendo.
Un profondo silenzio cala nella stanza mentre i rami secchi di un
cespuglio grattano graffiando il vetro della finestra della stanza. Detective,
lei non ha idea di ci che stato risvegliato. Quel mostro ci uccider tutti se

non andiamo via da qui. Continua la signora Davies. Perch non siamo
andati via prima che accadesse Harry? Perch non siamo scappati da Mason
Creek finch avevo ancora il mio Jason?.
Ha detto avevo non avevamo. Signor Davies, lei il vero padre di
Jason?.
Harry risponde prima chinando la testa. No, il padre di Jason morto
quasi tre anni fa. La signora Davies precisa. Robert ed io abbiamo
divorziato, poi mi sono risposata con Harry.
Qual'era allora il suo cognome da coniuge?.
Gordon.
D'accordo. Voglio solamente farvi un paio di domanda. I signori
Davies finalmente decidono di tacere ritirandosi in un attento silenzio .
Quando avete visto l'ultima volta vostro figlio Jason?.
Clara risponde. Harry era al lavoro e mi aveva chiamato che non
sarebbe tornato per pranzo, cos Jason ed io abbiamo mangiato qualcosa
davanti alla TV. Poi Jason ha chiamato col telefono di casa il suo amico
Martin. Quando tornato in salotto, perch noi abbiamo il telefono di casa in
un angolo del corridoio nel reparto notte, mi ha detto che sarebbe uscito con
Martin ed Eric quel pomeriggio.
Quella rivelazione mi piomba addosso come acqua gelata e annoto
tutto sul quaderno. A che ora uscito, se lo ricorda?. Domando.
S, poco dopo l'una del pomeriggio. Me lo ricordo perch stata per
cominciare quel programma di cucina che guardo ogni marted e avevamo
appena pranzato.
Bene. Jason per caso le ha detto dove andava?.
No, uscito abbastanza di fretta. Non gliel'ho chiesto.
Un'ultima cosa: ha notato qualcosa di strano in suo figlio Jason quel
giorno? Un gesto particolare o un frase?.
Da quando suo padre Robert morto, Jason ha iniziato ad avere dei
comportamenti un po' strani. Anche se ha qualche amichetto come Eric o
Martin, rimane un ragazzo a cui piace stare in disparte. Ha volte passa interi
pomeriggi fuori casa, da solo.
Grazie signori Davies, potete andare.
Alla porta, ancora voltata vero l'uscita, Clara Davies si ferma e
mormora qualcosa. Lo Slender, detective Shown, dall'oscurit di Carachura,

si sfamer di altre giovani anime.


All'esterno, oltre il vetro della finestra su cui battono i secchi rami del
cespuglio, si apre lenta e regolare la successione di cupi versi monosillabici
di un gufo.

Episodio due

entre chiudo alle mie spalle la porta della stanza degli

interrogatori mi sento improvvisamente stanco e senza forze e con un terribile


senso di nausea. Tutto quelle stronzate su quel mostro immaginario mi
turbano, ma al tempo stesso mi iniziano a incuriosire. Chiss che dietro alla
leggenda non vi sia la spiegazione di una realt. Raggiungo al secondo piano
la stanza dove conservato il calco del gesso. Guardo l'orario. E' tardi, ma
spero di trovare ancora qualcuno che mi possa dare delle informazioni.
Nel corridoio incontro Kooper con un mazzo di chiavi in mano.
Appena mi vede mi parla costringendomi a fermarmi. Ho chiuso gli uffici l
in fondo, ma ti ho lasciato ancora aperto la stanza dei computer. Vado a casa,
stata una giornata difficile. Fa per andarsene, per fortuna, quando invece si
volta di nuovo verso di me. Hai scoperto qualcosa dagli interrogatori?.
I due ragazzi scomparsi, Martin e Jason, sono usciti di casa per
incontrarsi intorno alle due del pomeriggio. E sono pronto a scommettere che
c'era insieme a loro anche Eric. Non so ancora dove si sono incontrati o dove
erano diretti.
Bene, buona notte.
Questa volta sono io che continuo la conversazione. Ah, Kooper, tu
sei a conoscenza della leggenda folkloristica di quel demone, vero? Lo
Slender, lo chiamano gli abitanti di Mason Creek.
Noto in lui una reazione che non mi sarei mai aspettato. Sugli occhi
illuminati dalle lampade a neon sopra la nostra testa gli passa un'ombra di
terrore quando nomino il nome del demone di cui parla la leggenda. S, la
conosco. Nasce dalla storia di quei due satanisti trovati deliranti nel bosco. La
gente qui tende a inventare questo genere di cose quando non trova alcuna
spiegazione a quello che sta accadendo. Dice il tutto non molto convinto.

Non che sembri di sapere qualcosa di pi, ma l'impressione quella di essersi


trattenuto dal mostrarmi una paura che pure lui prova. Forse crede anche lui a
tutte queste stronzate, ma non vuole certo ammetterlo da sceriffo quale , per
di pi, certamente, non con me presente.
Cos' Carachura?. Domando.
Credo faccia sempre parte di questa leggenda. Ma non so
esattamente cosa sia.
Beh, per lo meno non si tradisce. Ovvio che lo sa, lo sa benissimo, ma
per farmi vedere che a lui certe questioni non gli interessano finge di non
sapere nulla, rimanendo sul vago. Buona notte, detective Shown.
Lo seguo con lo sguardo fino alle scale, poi scuoto la testa e torno a
me stesso entrando nella stanza. Sharon ovviamente non c', ma stata gentile
a lasciarmi il fascicolo e il calco sul banco al centro della sala. Quando lo apro
e leggo scopro che di una comunissima scarpa da tennis, la suola e il tacco
non hanno lasciato dei rilievi profondi nel fango, segno della loro
consumazione. Non sono scarpe nuove e il proprietario non deve essere molto
pesante. Numero di taglia: quarantaquattro. Certamente non si tratta di una
donna. Questo numero di taglia va a mio vantaggio, non ci sono molte
persone a cui vanno bene scarpe di questa misura. Chiudo il fascicolo e lo
metto tra la camicia e l'impermeabile. Nel farlo noto che nella tasca interna ho
ancora i disegni di Irina Callaway.
L'intera centrale di polizia di Mason Creek riposa nel silenzio.
Nessuno passeggia per i corridoio, nessun rumore di stampante o
fotocopiatrice, nessun telefono che squilla e il tempo sembra essersi fermato.
Me ne sto per andare al Jerom's Room quando torno indietro fino alla stanza
dei computer. Voglio capire di pi a proposito di quei satanisti arrestati nel
1992. Mi accendo una sigaretta e lascio che il fumo mi riempia i polmoni,
mentre nella stanza si crea un nebbia sottile. Jeremy Daughtry,
quarantaquattro anni e Richard Campbell, trentanove. Furono arrestati il
tredici dicembre 1992 nei pressi del bosco, vicino al fiume, a Mason Creek.
Gli inquirenti gli accusarono entrambi di riti satanici. Riti che hanno portato
alla scomparsa dei loro due figli. Nonostante le ore di interrogatorio unite ad
una lunghissima ricerca sul perimetro effettuata dallo sceriffo e dalla taskforce dell'FBI, i corpi dei due bambini, Hart Daughtry e Hellen Campbell,
entrambi di undici anni, non sono mai stati ritrovati. I due padri vennero

scoperti in un evidente stato di delirio e choc. La prova che li incrimin fu il


sangue trovato sui loro indumenti. Il DNA corrispondeva a quello dei due
bambini. Jeremy Daughtry, laureato in fisica e specializzato in astrofisica
tornato a Mason Creek per sposarsi con Laura Garner. Richard Campbell si
laurea in matematica, non si specializza. Viaggia molto per gli Stati Uniti
prima di conoscere Jeremy ad una conferenza all'universit di Princeton. Si
trasferisce a Mason Creek assieme all'amico e nel 1979 sposa Kelly James.
Come possono due persone cos brillanti impazzire improvvisamente? Cazzo,
guardo fuori dalla finestra e la luce del sole, seppur fioca e scialba, attraversa
la stanza come una lama sottile fino ad illuminare il pacchetto di sigarette
vuoto accanto alla tastiera del computer.
Non passo nemmeno al Jerome's Room e tiro dritto sulla Bluerain
Street, il bar di Hoogan ha appena aperto. La luce dell'alba sfiora i tetti di
Mason Creek mentre entro nel locale ancora vuoto.
Compro un altro pacchetto di sigarette e un nuovo accendino. Mi
siedo al banco e ordino del caff, mentre lascio vagare la mia mente tra i
dettagli del caso.
A che ora posso trovare aperto il negozio di strumenti musicali sulla
Jackson?. Chiedo alla barista. E' una bella ragazza, gli occhi verdi mi
ricordano quelli di Sarah.
Lei allora guarda il grande orologio appeso alla parete e risponde.
Fra mezz'ora lo trovi gi aperto il vecchio Bob.
E' lontano da qui? domando.
La ragazza mi versa altro caff e risponde. E' abbastanza lontano, io
non me la farei mai a piedi.
Prendo il pacchetto di sigaretta dal tavolo e lo apro sbuffando.
C' silenzio fra noi mentre mi bevo il caff pensando a un modo per
raggiungere il negozio di musica. Non voglio chiamare Wide, dopo entrerebbe
con me in negozio e non posso immaginare la sua reazione se venisse a sapere
cos, a bruciapelo, che il plettro trovato nel cortile di Irina, sotto la finestra,
di suo figlio. Poi penso al distintivo allacciato alla cintura. Potrei farlo vedere
alla ragazza e chiederle di prestarmi la macchina. Mentre penso lei si avvicina
di nuovo al lato che occupo sul bancone. Sei quel detective dell'FBI, vero?.
Annuisco e mi accendo una sigaretta.
Non posso darle un passaggio in citt perch sto lavorando, ma ho il

mio scooter sul retro se pu aiutare.


Perch vuoi aiutare?.
Perch sta indagando su un caso...su un caso importante e se le serve
una mano ogni cittadino di questa citt dovrebbe dargliela.
E' un bel pensiero. Rispondo. Magari tutti la pensassero come te.
E' nobile da parte tua un gesto simile, ma questo mestiere mi ha condotto a
un'unica conclusione: non c' nobilt nell'animo umano. Inoltre ho notati che
hai fatto una pausa alla descrizione del caso su cui sto lavorando.
Lei si irrigidisce. E questo cosa vuol dire? Sono una sospettata?.
Mi scappa un breve sorriso e rispondo. Sei sospettata di non avermi
detto tutta la verit. La guardo negli occhi e il ricordo di Sarah si rianima
nella mia mente, finch la ragazza non cede e spontaneamente confessa. Mia
sorella minore fu una delle prima a sparire, non pu immaginare cosa
abbiamo passato. Gli occhi le diventano improvvisamente lucidi. E' passato
cos tanto tempo da allora...nemmeno una traccia. Per questo voglio aiutarla,
se posso.
La afferr per la mani che intanto avevano iniziato a tremare,
continuo a fissarla negli occhi, ma non dico nulla finch non lei a rompere il
silenzio. Ma ora, che ho visto dal vivo le sue capacit, non posso far altro
che tornare a sperare di nuovo, per quei nuovi ragazzi scomparsi. E' riuscito a
leggere le mie emozioni e a notare quell'incrinatura nel discorso, molto
bravo. Vedr che la citt le sar riconoscente un giorno.
Pensare che non nemmeno il lavoro che volevo fare. Borbotto
quasi tra me e me.
Come?.
Niente, solo che c' molta oscurit intorno a noi, molto male in
questo posto. Sono accadute e stanno accadendo cose veramente terribili.
Vedo solo il buio.
Nel cielo buio in cui lei costretto a navigare, forse non si accorge
di essere lei stesso una piccola luce.
La porta alle mie spalle si apre, ed entra un cliente.

Episodio tre

ob veramente vecchio come lo descrivono gli abitanti di

Mason Creek. E' un signore esile e piuttosto basso di statura. Entro nel
negozio e lo trovo ricurvo verso gli scaffali pi bassi di un mobile. La porta
dietro di me cigola quando la chiudo e il vecchio Bob si volta in mia direzione
. Il naso adunco sorregge due lenti con montatura sottile e argentata. Oh, il
primo cliente. Borbotta tra s e s, poi alza il tono. Prego, prego, entri
pure.
Mi avvicino al bancone in fondo al negozio buio, stretto e pieno di
cianfrusaglie impolverate.
Cosa desidera?. Mi domanda pulendosi gli occhiali.
Buongiorno, sono il detective Shown. Volevo solo chiederle una
cosa, posso?. Mi sembra un tipo simpatico e non vedo il motivo di essere
burbero o scortese.
Mi chieda, allora, avanti.
Estraggo dall'impermeabile il plettro per chitarra e glielo appoggio sul
banco. Lo so che pu essere una richiesta un po' difficile, ma tenter
comunque. Si ricorda per caso a chi pu averlo venduto questo plettro per
chitarra? E' molto nuovo, sembra usato appena. E' stato acquistato da poco.
Il vecchio Bob prende tra le dita il plettro e lo studia annuendo. S,
credo di sapere a chi l'ho venduto. Ma mi faccia comunque controllare nel
registro.
Tiene un registro?.
Certamente. Lo so, qui in negozio c' molto disordine da quando
morta mia moglie e fatico a tenere tutto al proprio posto. Ma per quanto
riguarda le vendite sono molto preciso. Qui in paese meno o male conosco
tutti e cerco di annotare ogni cosa che vendo. Un attimo solo, ecco qui. L'ho

venduto insieme a delle nuove corde per chitarra acustica a Eric Wide, il figlio
del poliziotto.
Riprendo il plettro e lo ripongo nella tasca interna dell'impermeabile,
mentre un dolore fitto mi spacca in cervello in due. Cosa ci faceva quel plettro
l fuori nel giardino? Possibile che Eric sia entrato in casa di Irina? E se fosse
cos, perch?
La ringrazio, strato di grande aiuto. Buona giornata. Faccio per
uscire, ma alla porta mi blocco un istante. Mi volto di nuovo verso il vecchio
Bob. Lei conosce la leggenda dello Slender?.
Bob si fa il segno della croce sul petto mentre le fitte rughe sulla sua
faccia si contorcono in un'espressione di paura. Non si azzardi pi a
nominare quell'essere nel mio negozio. Se ne vada, detective.
Esco e cerco d'istinto le sigarette nella giacca poi ricordo di averle
finite. Cazzo! Raggiungo il telefono pubblico a dici metri dal negozio del
vecchio Bob. Chiamo la centrale per sapere di Billy Wide. Un certo Gragory
mi dice che Billy a casa. Mi faccio dare il numero del telefono di Billy Wide
e lo chiamo.
Ciao Billy, sono Shown.
Dimmi Shown.
Sei a casa, tuo figlio come sta?
L'ho portato ora a casa dall'ospedale, sono qui con lui. Sembra stia
meglio.
Mi fa piacere. Credi che possa venire a casa tua per un momento?
Ho bisogno urgente di parlare con Eric.
S, vieni pure. Con me non parla o dice di non ricordare. Forse con te
e i tuoi trucchetti psicologici del cazzo parler. Voglio sapere cosa successo
a mio figlio quella notte, Shown.
D'accordo. Mi trovi al bar da Hoogan, se riesci a darmi uno strappo
in macchina meglio.
Restituisco le chiavi dello scooter alla ragazza del bar ringraziandola
del favore. Mentre aspetto Wide prendo un caff al banco e compro un
pacchetto di sigarette in un negozio sulla strada alle spalle del bar. A saperlo
prima ci sarei andato.
Finalmente arriva Billy Wide. E' visivamente stanco e pallido. Due
scure occhiaie gli scavano gli occhi. Mi chiede subito degli interrogatori

mentre saliamo in macchina. Durante il tragitto verso casa sua gli spiego la
situazione.
Martin, Jason e tuo figlio Eric sono uscito subito dopo pranzo nel
pomeriggio. Si sono dati appuntamento. Questo certo. Attendo un po' e
rifletto se dire a Wide subito del plettro per chitarra. Decido di aspettare di
essere di fronte ad Eric per vedere la sua reazione e scoprire se sta mentendo.
Io non ci capisco pi niente, Shown. Spero solo che mio figlio non si
sia messo nei guai che...
..e che non faccia la fine di Irina. No, Billy. Questo non succeder.
Raggiungiamo la stanza al primo piano di Eric, lo troviamo sdraiato
sul letto con lo sguardo perso nel vuoto verso il soffitto. Accanto a lui sua
mamma, la signora Wide.
Scusa tesoro, puoi uscire un attimo. Anzi prepara a Shown un po' di
caff.
La stanza si riempie di silenzio quando la porta della camera da letto
si chiude alle spalle della moglie di Wide. Mi avvicino ad Eric, accanto al
letto. I suoi occhi sono lucidi e probabilmente a pianto molto di recente.
Anche lui sembra non aver dormito da almeno due notti.
Eric, come stai?. Gli chiedo.
Lui si volta verso di me. Detective, lei mi deve aiutare. Ho paura!.
Si agita e io gli stringo la mano. No, Eric. Sei tu che devi aiutare me a capire
cosa accaduto. Perch sei uscito con Martin ed Eric prima della loro
scomparsa. Dove siete stati?.
Prima di parlare guarda il padre alle mie spalle e poi getto lo sguardo
a sinistra. Ci troviamo spesso al pomeriggio. Stiamo in centro,
chiacchieriamo, niente di pi.
Non ti ho chiesto quello che fate di solito, ma quello che avete fatto
due giorni fa. So che che vi siete incontrati dopo pranzo. Dove siete andati?.
.
Siamo andati da in giro. Ci siamo fermati da Hoogan a prendere una
crepes. Poi non ricordo, glielo giuro.
Devo giocare la carta. Questo tuo, Eric? La punta di plastica
rigida luccica a mezz'aria illuminata dalla forte lampada sulla scrivania. Gli
occhi di Eric si ingrandisco. Ha capito che io so qualcosa di pi di quello che
mostro.
S, il mio plettro nuovo per chitarra.

Sorrido. Sorrido perch non mi chiede dove l'ho trovato. Lui sa dove
l'ho trovato.
Perch quel pomeriggio siete entrati di nascosto a casa di Irina
Callaway? La domanda cade sulla stanza sfondando e distruggendo ogni
cosa mentre Billy Wide si avvicina al letto stupito e sorpreso dalla rivelazione.
Non possibile! Shown si sicuro di quello che dici?.
Che numero di scarpe porti Eric?.
Il quarantadue, perch?
E Jason e Martin?.
Jason non lo so. Martin il quarantaquattro. Lo so perch gli abbiamo
regalato un paio di scarpe firmate per il suo compleanno il mese scorso.
Wide accanto a me capisce finalmente dove voglio arrivare.
Abbiamo trovato l'impronta della scarpa di Martin e il tuo plettro nel
giardino sul retro dell'appartamento dei signori Callaway. La finestra aperta
della camera da letto di Irina e alcune impronte sul pavimento che prima non
c'erano. Perch siete entrati in camera sua quel pomeriggio?.
Eric strizza gli occhi come colpito da un violentissimo lampo di
ricordi. Si mette a sedere sul materasso e si stringe tra le coperte. Okay,
detective le racconter tutto.

Episodio quattro

n folgore improvviso irrompe nella stanza e le inferiate,

attorno alla finestra, si stampano sui nostri volti con le loro ombre aguzze per
un brevissimo istante.
Avanti Eric, racconta tutto quello che ricordi. Lo sprona il padre.
Eric deglutisce e aggrotta la fronte, si sforza di ragionare, di essere
lucido e di ricordare esattamente cosa accaduto. L'impressione quella che
il ricordo in lui si presenti bizzarramente annebbiato, celato oltre una fitta
cortina di fumo. Il ragazzo stringe gli occhi come se stesse cercando di
guardare aldil di quel muro fumogeno, per vedere e raccontare la verit.
Subito dopo pranzo ho ricevuto una chiamata da Jason. Ha detto che
ci sarebbe stato anche Martin e che ci dovevamo incontrare al Mason Park. Ci
siamo seduti su quelle panchine vicino al chiosco iniziando a parlare del
funerale di Irina Callaway di domani. Abbiamo parlato molto di quello che sta
accadendo a Mason Creek. Sofia era una nostra amica, ci manca molto. Poi
Jason scoppiato d'ira dicendo di sentirsi inutile e ha iniziato a insistere sul
fatto che, da amici, dovevamo in qualche modo contribuire e fare la nostra
parte.
Mentre Eric racconta estraggo il taccuino dalla tasca e inizio ad
appuntare qualche dettaglio.
Detective Shown, lei d'accordo con me che una persona non si pu togliere
la vita senza un motivo e soprattutto senza lasciare un biglietto o una frase o
qualsiasi cosa che spiega un gesto cos estremo?.
Annuisco e lo lascio proseguire.
Da una telefonata che ha fatto pap ho capito che non avevate trovato ancora
niente tra le cose di Irina che giustificasse quello che ha fatto. Martin non
poteva accettare che Irina se ne fosse andata cos, senza motivo, quindi ha

proposto di entrare in camera sua e controllare personalmente. Eric fa una


breve pausa, come se stesse cercando le parole giuste per rendere quella
confessione il meno dannosa possibile.
Ovviamente Martin ed io eravamo contrari a fare una cosa simile,
sapevamo che non potevamo entrare in casa di una persona di nascosto. Ho
proposto di chiedere ai genitori di Irina se potevamo dare un'occhiata anche
noi dal momento che conoscevamo bene Irina. Ma la mia idea stata subito
bocciata, non potevamo andare l e chiedere una cosa del genere a due genitori
ai quali era appena accaduta una cosa del genere.
Quindi siete entrati dal finestra sul retro, entrando direttamente nella
sua camera.
Esatto. Eric abbassa lo sguardo. Abbiamo aspettato che non ci
fosse pi nessuno e siamo entrati. Ma detective, non pensavamo di trovare...
Avete trovato qualcosa di utile alle indagini?. Chiede Wide.
Avevamo paura. Avevamo commesso un reato, eravamo entrati di
nascosto in una casa privata. Ma allo stesso stesso tempo avevamo in mano
delle...delle prove. Eric si porta dapprima le mani sul viso sfregandole verso
gli occhi serrati fino a giungere i capelli e la nuca. Eravamo nel panico, non
sapevamo che fare. Per consegnare alla polizia le prove dovevamo ammettere
l'infrazione. Cos alla fine Martin ha proposto di gettare le prove nel bosco.
Prima o poi le avreste trovate con le vostre continue ricerche in quella zona e
noi eravamo fuori dalla storia.
Ma siete impazziti! Wide alle mie spalle si avvicina al letto dove sta
seduto Eric. Avevate in mano delle prove su un caso come questo e vi siete
fatti delle paranoie su un reato come la violazione di domicilio?. Wide
prende allora Eric per il collo della maglietta e lo strattona. Che cazzo vi
passato per la testa?.
Afferr Wide per il polso stringendoglielo con forza. Lui si stacca dal
figlio. Wide, esci per favore.
Billy mi guarda stupito e, mandando gi una tonnellata di nervoso, si
allontana ed esce dalla stanza sbattendo la porta.
Stacco lo sguardo da Wide mentre chiude la porta e mi avvicino ad
Eric. Lo guardo fisso negli occhi lucenti. Eric, che cosa avete trovato in
quella stanza?.
Lui abbassa di nuovo lo sguardo stringendo gli occhi e corrugando la

fronte. Un forte groppo alla gola lo assale, lo percepisco nella sua deglutizione
e ancor di pi quando riprende a parlare. Io facevo la guardia all'ingresso,
controllando che non entrasse nessuno in casa. Martin e Jason sono rimasti
nella camera da letto di Irina. Io non ho saputo cosa avevano trovato e preso
finch Jason non ha aperto il suo zainetto. Detective, abbiamo trovato la
macchina fotografica di Irina, quella che cercavate. Stava nascosto dietro un
cassetto della scrivania.
Mi rendo conto di aver improvvisamente ingrandito gli occhi in
un'espressione di entusiasmo ed euforia. Di colpo uno dei pezzi pi grandi del
puzzle mi cade sulle mani con un sonoro boato.
Eric aveva notato da subito, gi nella camera di Irina, che mancava il
rullino dentro la macchina fotografica. Io avevo sentito dei rumori, forse stava
per entrare qualcuno in casa. Cos siamo scappati di nuovo fuori dalla finestra.
Prima di uscire Martin ha afferrato da uno scaffale un pupazzo. Ovviamente
non avevamo capito il motivo di quel gesto finch non ci ha spiegato che,
sfogliando velocemente il diario aveva trovato una foto di Irina con quel
pupazzo e gli era sembrato strano infilare proprio quella foto in un diario
segreto tenuto nascosto in cassetto. Cos, preso dal momento di tensione gli
venuto in mente di agguantare il pupazzo e uscire.
Eric fa una breve pausa mentre si risistema sotto le coperte imbottite.
Forse ha freddo, guardo la finestra. E' chiusa, ma fuori buio e ha cominciato
a piovere.
Abbiamo iniziato a leggere il diario. Detective Shown, non puoi
immaginare l'angoscia e la paura che quelle parole ci recavano nel leggerle.
Nelle ultime due pagine Irina si pentiva di qualcosa che aveva fatto, qualcosa
di orribile che era stata costretta a fare. Il diario finiva con sole due o tre righe,
scritte malissimo, che portavano la data di quella notte in cui si ...si tolta la
vita.
Cosa c'era scritto in quelle righe?.
Era scritto tutto in maniera cos...strana, non so spiegarlo, sembrava
completamente fuori di s. Era terrorizzata da quell'essere senza volto che la
perseguitava, credo che si riferisse alla leggenda che c' in citt dello
Slender.
Per caso c'era scritto di cosa si stava pentendo?.
Eric mi guarda terrorizzato come se

avvertisse l'importanza delle parole che sta per pronunciare. In parte. Dopo
aver letto il diario abbiamo iniziato a discutere tra noi sul da farsi. Non
sapevamo che fare ora che avevamo alcune prove raccolte commettendo il
reato di infrazione. Durante la discussione Martin, che aveva ancora in mano
il pupazzo, si accorto di qualcosa al suo interno. Cos l'abbiamo squarciato
aprendolo dai punti dai quali era stato ricucito. Dentro, detective Shown,
abbiamo trovato i negativi del rullino. Quando.... Si interrompe al folgore di
un lampo accecante. Quando li abbiamo guardati controluce il seme del
terrore e del male entrato in noi. Ero io a tenere i negativi tra le dita, non
riuscivo staccare lo sguardo dalla terribile verit che si era aperta sotto i nostri
occhi. Le mani avevano smesso di tremare, non ne avevano la forza e il dolore
di cento lame nel petto mi ha richiamato alla bocca il sapore amaro nel
sangue.

Episodio cinque

apisco immediatamente che il ragazzo non mi sta mentendo

quando mi soffermo sui i suoi occhi terrorizzati. Dimmi Eric, cosa si vede in
quei rullini e ora dove sono?.
Eric allora continua col suo racconto e intanto le violente gocce
d'acqua piovana si schiantano contro il vetro della finestra. Sul negativo
abbiamo visto parecchie foto, da quanto Irina e Sofia sono scese nel bosco
fino al fiume. Ma gli ultimi autoscatti, credo gli ultimi quattro sono
incredibili. Irina e Sofia sono in posa davanti a un capanno o qualcosa
costruito con dei tronchi in legno, poi si vede chiaramente che Irina afferra un
oggetto, forse un martello da quella casetta nel bosco. Nell'ultima foto scattata
dalla macchina fotografica si vede Sofia a mezz'aria mentre crolla a terra,
uccisa da un violentissimo colpo alla testa.
Il silenzio spacca in due la stanza. Il tempo che la mia mente
metabolizzasse quelle informazioni, poi riprendo a parlare. Eric, sei sicuro di
quello che hai visto in quel rullino?.
Ma Eric in lacrime e fatica a rispondere. Sta male. Soffre per quello
scoperta. E nasconde le mani tremanti sotto le coperte.
Dove si trovano queste prove, il diario e il rullino?.
Ora finir di raccontare fino a dove credo di ricordare: Indecisi sul
da farsi con quelle prove raccolte violando la legge, decidiamo infine di
lasciarle nel bosco cosicch qualche poliziotto le trovasse per caso e
risolvesse la faccenda senza che nessuno dei nostri nomi uscisse alla luce del
sole. Cos andiamo nel bosco, ripercorriamo tutta la strada. A un certo punto ci
fermiamo a bere dell'acqua che aveva portato Jason in uno zainetto.
Eric improvvisamente si ferma e getta lo sguardo nel vuoto. Cerca
qualcosa da focalizzare, un ricordo perduto. Lo cerca nell'aria della camera da

letto, mentre la pioggia si abbatte ancora pi violenta contro la casa.


E poi?
E poi, Detective Shown, non ricordo nulla. Credo di essere svenuto,
ho sentito per un po' il sapore della terra sulle labbra, forse per questo credo di
essere svenuto, ma non ne sono certo. Sentivo delle voci, forse Martin e Jason
che mi cercavano o provavano di rianimarmi, non lo so. Mi sono accorto
improvvisamente di stare camminando da solo verso casa. Avevo freddo, ero
congelato. Mi sentivo sporco, ma non mi sono guardato i vestiti o le mani
perch continuavo a camminare verso casa. E' stata una bruttissima
sensazione quella di trovarsi senza motivo a girare all'alba su una strada e non
avere quasi alcun controllo sul proprio corpo.
Cosa intendi?.
Voglio dire che fino a quel punto ho un blackout totale, buio. Poi mi
sono reso conto di stare camminando verso casa, sulla mia via, ma non potevo
fare nient'altro che camminare, ogni imposizione del mio cervello non veniva
percepita dal mio corpo. Ero come in una fase di sonnambulismo cosciente,
ma comunque impotente.
Quel buio di cui parla mi fa pensare per un po'. Forse tutta una scusa
per non dirmi veramente cosa successo, forse lui sa dove sono Jason e
Martin. Poi lo guardo negli occhi mentre lui distratto a fissare il vuoto della
stanza. Non riesco pi a pensare che mi stia mentendo.
Quindi l'ultima volta che ti ricordi di Jason e Martin nel bosco, ho
capito bene?. Eric annuisce.
E il rullino e il diario chi le aveva?.
Li aveva Jason nello zainetto, assieme alle bottigliette d'acqua.
Rimaniamo un po' in silenzio poi Eric si volta verso di me e mi
guarda. Tutto bene, detective?.
S'. stavo solo pensando. Eric, nel bosco avete incontrato qualcuno o
avete visto qualcosa di diverso o strano?.
No, non ricordo molto.
Grazie Eric, sei stato di grandissimo aiuto. Spero che tu possa
ricordare qualcosa di pi.
Esco dalla camera da letto e raggiungo Wide al piano di sotto, in
cucina. Se ne sta seduto a bere una Miller.
Metto la mano in tasca e afferro il pacchetto di sigarette quasi vuoto.

Si pu fumare qui?
Wide dal fondo della cucina, accanto al tavolo, mi risponde.Finch
non c' mia moglie, s. Quando mi avvicino di pi scopro un volto serio e
preoccupato.
Dove andata?. Domando.
Chi?.
Tua moglie.
Non lo so, uscita. Ha lasciato il caff per te, prendi. Accendo la
sigaretta e verso il caff in una grossa tazza bianca. Il fumo di sigaretta si
unisce al vapore del caff.
Arrivo al dunque, che quello che vuole sentire Wide. Tuo figlio
conferma di aver visto i negativi di quelle foto e di aver letto il diario di Irina
Callaway. Le sue accuse nei confronti di Irina sono molto gravi, Billy.
Del tipo?.
Eric giura che in quelle foto si vede chiaramente Irina che uccide
Sofia con un arma contundente, forse un martello o un pezzo di legno.
Billy si porta le mani alla bocca spalancata e aggrotta la fronte, lascio
che metabolizza poi ricomincio. Non riesco a capire il movente. Perch Irina
deve aver fatto una cosa del genere?.
Non lo so, Shown. Mi sembra di girare a vuoto in un vortice
d'orrore. Credi che Irina sia la causa anche di tutte le altre sparizioni?.
Se vero quello che tu figlio dice di aver visto, penso che Irina
Callaway fosse in qualche modo connessa con tutte le sparizioni. Tuttavia non
credo sia la principale artefice di tutto questo, se no non si spiegherebbe il suo
senso di colpa, la scritta lasciata sul vetro, il fatto che Martin e Jason siano
comunque scomparsi dopo la morte di Irina e che lei non avesse alcun
movente per uccidere Sofia. Certamente faceva parte di un gioco molto pi
grande, ma non lei che comanda tutto questo. Ne sono certo.
Cosa farai adesso?.
Oggi vado al bosco. Voglio sapere cosa successo e trovare delle
tracce o magari lo zainetto con dentro le prove sempre che non l'abbia trovato
e preso il vero stronzo che sta macchinando tutto questo.
Vengo con te nel bosco, posso esserti...
No, Billy. Tu devi rimanere con Eric e tua moglie, un momento
difficile. Stai accanto a loro.

Allora chiamo Kooper e gli chiedo di venire gi con te con una


squadra.
Assolutamente no. Vado da solo. La cosa fresca e non voglio gente
tra le palle, sopratutto non voglio tra i piedi Kooper e i suoi uomini.
E se ti trovassi in difficolt? Magari ti trovi di fronte quel bastardo.
Spengo la sigaretta nella tazza del caff e fisso il mio collega
assumendo un tono molto severo e duro. Billy, ti giuro che se accadesse,
quell'uomo non sopporterebbe tutto il male che gli causerei.

Episodio sei

l bosco mi oltrepassa e mi avvolge in una morsa gelida. La

pioggia continua a scendere in picchiata dal cielo ricoperto di nuvole nere.


Non posso aspettare che smetta questa maledetta pioggia, non c' tempo per
aspettare. Parcheggio al limite del bosco fin dove la macchina pu ancora
avanzare nel fango. Nell'auto, che Wide mi ha prestato, trovo un paio di stivali
in gomma e un impermeabile giallo col cappuccio. Indosso entrambi e dopo
pochi passi mi trovo col fango oltre le caviglie. La pioggia forte e fitta, non
accenna a smettere. Raggiungo l'interno del bosco e sento, tra tutti quei
rumori di rami e sterpaglie sotto la pioggia cadente, il fiume che si ingrossa e
che si scaglia contro gli argini. Proseguo nel buio con la torcia come unica
alleata.
Seguo a memoria la strada gi fatta qualche giorno prima con Wide e,
circa a met del bosco che segue il fiume, riconosco la zona dove, sempre con
Wide, c'eravamo fermati. Dal racconto di Wide quella doveva essere pi o
meno l'area dove avevano trovato i due satanisti. Il fiume all'epoca era
ghiacciato, sulla lastra spessa di ghiaccio avevano trovato in stato di delirio
Jeremy Daughtry e Richard Campbell.
Mi guardo intorno in cerca di quel capanno o insieme di assi che Eric
aveva descritto a proposito delle foto scattate da Irina. Nulla. Solo fitte file di
tronchi d'albero e il muro di pioggia.
Proseguo verso nord tendomi sulla sinistra il fiume. Intorno a me
mille rumori diversi che strisciano e sussultano sobbalzando da ramo a ramo,
mentre la forte corrente tenta invano di coprirli tutti con la sua potenza. Il
ricordo e la descrizione di quella creatura, quel demone di cui tutti parlano
aggiunge un certo brivido nei miei pensieri, ma sono razionale e scettico. In
certi istanti la mia mente inventa qualcosa in lontananza, nascosto tra i tronchi

d'albero, mi sforzo di respingere simili stupidaggini.


Vorrei fumarmi una sigaretta, ma quella pioggia torrenziale me lo
impedisce. Finch non giungo finalmente davanti a un mucchio di rovi secchi
incastonato tra due alberi. Mi incuriosisce e, dopo aver aperto e districato i
rametti, scopro una fila di tronchi circolari posti in pila orizzontalmente.
Provo a fare il giro mentre il verso di una civette gracchia nella notte oscura.
Trovo un piccolissimo capanno abbandonato. Infilo la testa in quel metro
quadrato facendomi luce con la torcia. Niente, solo sterpaglia e fango.
Mi assale un brivido al pensiero che Sofia, secondo il racconto di
Eric, morta proprio in quel preciso posto dove ora erano appoggiati i miei
piedi. Dov' il corpo allora?
Guardo le cortecce umide dei tronchi d'albero, non trovo niente finch
la luce della torcia non fa risplendere un filo rosso in un punto pi secco,
rimasto coperto da alcuni rami pi in alto. Sembra sangue e dalla traiettoria su
cui si stampato nel legno e dall'altezza sembra proprio dovuto a un
fortissimo colpo alla testa di una ragazzina alta all'incirca un metro e settanta.
Non ho tamponi con me, ma trovo un fazzoletto di stoffa nell'impermeabile.
Cerco perlomeno di recuperare una prova, pur sapendo che, recuperata in quel
modo cos poco professionale, potrebbe non essere utile al mio ritorno in citt.
Scatto violentemente all'indietro quando mi sento toccare alla spalla
destra. Non nulla, solo un rametto che caduto dall'alto. Guardo verso l'alto
mentre la pioggia si intensifica e diventa insopportabile. Verso l'alto, oltre le
chiome spoglie, vedo solo il nero del cielo, finch quel cielo tormentato non si
squarcia all'improvviso sotto i miei occhi generando una luce vermiglia
accecante, sembra la fiamma di un fuoco scuro che si spegne pochissimi
attimi dopo. Intanto la foresta intorno a me si ribella alla mia presenza,
aggredendomi da ogni lato, complice la pioggia.
Voglio fuggire, allontanarmi il pi possibile da quel posto. Mentre
scappo in direzione opposta al fiume, la mia mano slaccia la fondina
afferrando l'impugnatura fredda della Smith & Wesson, armando il cane.
Non conosco esattamente la mia posizione, quando finalmente riesco
ad uscire da quella fitta rete di rami ed alberi immersa nel fango. Quando
rialzo lo sguardo mi sorprende la vista di una fievole luce lontana. E' la casa
di un contadino e quando la raggiungo busso energicamente alla porta,
sperando di trovare riparo.

Mi accoglie un signore anziano, sulla settantina. Quando apre la porta


e mi vede fradicio appoggia il fucile a lato, accanto allo zerbino, e mi fa
entrare assicurandosi di aver chiuso bene il catenaccio. Lei chi diavolo ?
Che cosa ci fa in giro con questo tempaccio e per giunta di notte?.
Mi fa accomodare accanto al camino acceso, dove finalmente posso
scaldarmi e levarmi di dosso quell'impermeabile. Sono il detective Jersey
Shown. Cerco il distintivo sulla cintura, ma non lo trovo. Forse l'ho perso
nella corsa o mentre estraevo la pistola.
Ah, il nuovo poliziotto che sta indagando sui ragazzi scomparsi.
Ho capito chi e l'ho vista in citt un paio di volte. Bene, io sono Sam
Hartigan.
Ho saputo che in questa zona, a causa di una certa superstizione,
molti contadini si sono allontanati dalla campagna e dal bosco, lei che ci fa
ancora qui?.
Il vecchio Sam si siede di fronte a me accanto al camino. Da quando
quei due scienziati hanno condotto quelle ricerche nel bosco, le cose sono
cambiate. Non superstizione, detective. Mi creda, forse ora che inizi a
credere pure lei ai fantasmi. In sogno appare un uomo magro e senza volto,
accaduto qualche volta anche a me. Ti fa vedere delle cose, ma poi, a meno
che Lui non voglia, te le fa scordare.
Sorrido alle parole del vecchio, anche se nel suo tono c' qualcosa di
cupo e di tremendamente sincero che mi fa accapponare al pelle. Sam si
allunga verso l'alto e dalla mensola del camino prende una piccola bottiglia di
Jameson. La apre, ne beve un goccio e me la offre. Accetto volentieri e ne
butto gi due grossi sorsi.
Non la prima volta che beve whiskey, non vero?. Sogghigna.
Evito di commentare quella sua diabolica risata. Si mai ricordato
qualcosa che questo demone le ha detto in sogno?.
Sam ci pensa un attimo e scuote la testa.
Se non ricordo male, prima ha detto scienziati, non satanisti. Tutti
parlano di quei due uomini associandoli a satana e ai riti di magia nera, lei
invece li ha chiamati scienziati. Perch?.
Sam beve un altro goccio di Jameson e diventa improvvisamente pi
serio. E' un ottimo detective, complimenti. Sa ascoltare molto bene. Dunque,
li ho chiamati in quel modo perch li ho conosciuti, venivano spesso anche in

casa mia. Mi facevano tenere in cantina alcuni loro strani oggetti, penso cose
che preferivano non fare vedere alle loro famiglie.
Posso vederli?.
Quando li arrestarono scoprirono, durante le indagini, che avevano
un collegamento con me. Cos un giorno, si sono presentati con un mandato e
hanno arruffato tutto.
Ascolto il camino che scoppietta e mi incanto a guardarlo mentre Sam
continua a bere dalla bottiglia.
Cos' Carachura?.
Alla domanda il vecchio Sam per poco non si strozza con il whiskey.
Amico, credo che tu stia facendo troppe domande, se cerchi simili
risposte devi andare a trovare Jeremy al manicomio di massima sicurezza a
Stonehill.
Non era nel carcere di Dodge City?.
Da quel che so poco tempo fa l'hanno trasferito.
Dove?.
Al manicomio di Chesterfield a Stonehill.

Episodio sette

E'

notte fonda e sono sdraiato sul divano quando la mia

mente viene assalita dal ricordo di quella luce scarlatta che proveniva dal nero
abisso del cielo. Si apriva dalle profondit pi oscure del cosmo sopra di me
oltre i fitti rami del bosco. Mi alzo di scatto con quell'immagine. Il camino,
quasi di fronte a dove sono sdraiato, spento, ma il calore di alcune braci
sotto la cenere mi arriva al volto. Un silenzio indescrivibile mi paralizza per
un istante, poi appoggio nuovamente il collo rigido madido di sudore sul
cuscino del divano rimanendo fino all'alba con gli occhi spalancati e offuscati
da mille pensieri.
Avverto in profondit alcuni rumori che associo ai topi o a qualche
animale di campagna. Per la prima volta nella mia vita inizio a dar forza a
qualcosa di surreale, la mia mente si ribella alla razionalit e la sento
silenziosamente addentrarsi in strade perdute, buie e nefaste. Ragiono. E la
paura, di cui sto soffrendo questa notte, non posso attribuirla a qualcosa di
reale e conoscibile, una paura molto pi feroce e sotterranea, innominabile e
non conoscibile.
Alla mattina presto Sam mi vede gi in piedi e con l'impermeabile
abbottonato. Sam, ti ho aspettato per poterti ringraziare dell'accoglienza, ma
ora devo proprio andare.
Sam rimane per lontano, a met via tra l'ombra del corridoio e la
luce della lampada accesa. Risponde con un tono stanco e rauco, non sembra
neppure la stessa voce della sera precedente. Son contento che possa partire
cos presto, detective. Ho molte cose da sbrigare oggi, e speravo di non aver
alcun ospite a farmi compagnia. Magari sembro scortese, ma la verit.
Nessun problema, Sam. Molte volte sono senza scrupoli anch'io
nell'esporre una mia opinione, forse per questo che non ho molti amici.

Prima di voltarmi verso la porta noto uno strano riflesso nel buio del
corridoio, un riflesso incandescente che sfavilla a mezz'aria, circa all'altezza
degli occhi del vecchio ancora coperto dall'ombra della casa. Probabilmente
il riflesso della lampada su i suoi occhi. Esco dalla casa e mi trovo di fronte a
una campagna abbattuta dalla tempesta: lunghissimi tratti di fango e acqua
rispecchiano i rami secchi degli alberi spogli e, nonostante il vento tagliente,
le foglie non volteggiano per i campi aridi, ma rimangono stampate sul
cireneo terreno.
Lasciare quella casa alle mie spalle mi rigenera ad ogni passo, non ne
conosco il motivo. Raggiungo a piedi un locale che si trova sulla prima strada
oltre la campagna, l'insegna dice Hart - tavola fredda. Quando entro
acquisto un pacchetto di sigarette e, dopo aver bevuto due tazze grandi di
caff, alzo la cornetta del telefono sulla parete accanto al bagno. Chiamo
Kooper in centrale.
Risponde al segretaria dell'ufficio che qualche istante dopo mi passa
Kooper sull'altra linea. Dove cazzo sei finito, Shown?. Questo il
buongiorno di Kooper.
Ti ho chiamato per dirti che oggi vado a Stonehill a far visita a
Jeremy Daughtry, devo fargli personalmente alcune domande su quello che
accaduto nel 1992..
Non ti servir a niente, Shown. Quello un matto ti riempir le
orecchie di stronzate.
Non pi di quanto lo fa la gente di Mason Creek.
C' un brevissimo silenzio poi Kooper cambia discorso. Oggi arriva
una squadra di agenti da Dodge City, lo sceriffo Tyalor ci ha spedito i suoi
ragazzi per aiutarci a trovare quei due poveretti che sono scomparsi.
Ricominciamo dal bosco.
Ho parlato con Eric, non so se Wide ti ha detto qualcosa.
E' stato molto vago specificando che suo figlio ancora sotto choc e
fuori di s.
Credo che Wide, da bravo padre quale dimostra di essere, stia cercando di
difendere suo figlio e di perdere tempo nascondendosi dietro ai vaneggiamenti
di suo figlio definendoli non credibili. Rifletto se dire o meno ci che mi ha
raccontato Eric a Kooper. Kooper, Eric afferma che Irina ha ucciso Sofia nel
bosco. L'ha letto nel suo diario.

Sono accuse molto forti, dobbiamo avere delle prove Shown, lo sai
benissimo!.
Le avrai. Metto gi la cornetta del telefono e l'istinto di dare un
forte pugno contro la parete del locale mi invade il corpo gonfiandomi le vene
di rabbia.
Il taxi mi porta fino all'imponente struttura ospedaliera. Il manicomio
di Chesterfield si erge maestoso e grigio sulla citt a qualche miglio da
Stonehill.
Quando, accompagnato da un'infermiera, raggiungo l'ufficio del
primario del manicomio, rimango sorpreso alla vista di una graziosa donna
seduta dietro la pesante scrivania riempita di scartoffie.
Lei chi ?. Mi domanda abbastanza asciutta.
L'infermiera alle mie spalle esce dall'ufficio chiudendo delicatamente
la porta.
Sono il detective Shown, della squadra omicidi. Sto lavorando al
caso dei ragazzi scomparsi a Mason Creek e desidererei parlare con....
...con Jeremy Daughtry. Mi interrompe e finisce per me la frase,
una cosa che in genere non sopporto, ma quella donna lo fa in maniera cos
raffinata e audace che non mi assale alcun nervoso. Cos lei continua. Ogni
tanto si presenta un detective o un giornalista che chiede di Jeremy, lei
l'ultimo di questi a quanto a pare. Fa una brevissima pausa durante la quale
alzo lo sguardo per studiarmi. Tuttavia tutti escono da qui insoddisfatti,
capiscono che quell'uomo matto e che ci che dice non pu che confermare
il suo grave stato di salute mentale e il motivo del suo ricovero in questa
struttura. E' solo tempo perso detective.
Sar, Dottoressa Ellison, ma questo quello che devo fare. Mi
accompagna alla cella?.
Da vera donna di potere non mi concede certo la soddisfazione di
domandarmi come abbia fatto a scoprire il suo cognome, dal momento che sul
vetro della porta c' ancora stampato il nome vecchio primario: Dr. Crugher.
Cos si alza dalla scrivania afferrando un mazzo di chiavi. D'accordo,
andiamo.
Mentre i nostri passi risuonano negli altri e nei corridoi dormienti,
cerco di scoprire qualche dettaglio in pi sul posto. So che il vecchio
primario ricercato dalla polizia, cosa ha fatto?.

Sempre con tono freddo la Dottoressa Ellison risponde. Faceva


esperimenti sui pazienti, fortunatamente un prete della parrocchia
dell'ospedale riuscito a denunciare il Dottor Crugher con valide prove.
Esperimenti di che tipo?.
Erano pratiche occulte, non esperimenti scientifici. Agli inizi degli
anni '90 il primario precedente a Crugher, il dottor Heinz, stato trovato
morto nel suo ufficio e inspiegabilmente tutti i suoi pazienti sono scomparsi,
nessuno di loro stato pi ritrovato. Solo un uomo quella notte era ancora
nella sua cella. Era uno scrittore con una grave forma di schizofrenia.
Che fine ha fatto lo scrittore?.
Quando il il Dr Crugher prese il posto di Heinz, lo scrittore fu
torturato. Erano convinti che sapesse qualcosa sulla scomparsa di tutti quei
detenuti, o che addirittura fosse sua la causa. Non so per quale motivo
iniziarono a credere a questo.
Le linee opache delle lampade ci tagliavano velocemente la faccia ad
ogni echeggiante passo in quel corridoio, mentre le urla dei pazienti si
avvicinavano sempre di pi a noi.
Tra i detenuti si parla di un libro che scrisse questo paziente, ma qui
si cade nel fanatico o nella leggenda. Io sono una donna di scienza e tutto ci
che oltrepassa un certo limite, non lo considero con grande importanza.
In un altro momento della mia vita le avrei certamente dato ragione,
ma ora alcuni assillanti dubbi li sento annidarsi e respirare nell'oscurit degli
angoli bui dei corridoi della mia mente, in attesa di rivelarsi.
La cella alla fine del corridoio, un po' isolata dalle altre. La
Dottoressa chiama due guardie che aprono la porta di ferro ammanettando il
misterioso uomo avvolto dalle fredde tenebre al suo interno.
Io star qui fuori, assieme alle guardie. Le dar non pi di dieci
minuti. Se lo ricordi bene. Il detenuto ammanettato e sedato, posso farla
entrare senza la guardia, ma a qualsiasi dubbio bussi sulla porta e noi
entriamo.
Annuisco ed entro nella tana del lupo.

Episodio otto

i chiude la porta alle mie spalle con un boato metallico. La

luce fredda della lampadina illumina in parte la stanza in cui mi trovo. Sul
fondo la parete ricoperta di formule matematiche e bizzarri disegni. Mentre
l'uomo che cerco rimane seduto alla mia sinistra, con la schiena appoggiata al
muro. Non una brutta cella, e nel disordine c' qualcosa di schematico ed
ordinato.
Se sta notando il disordine intorno a lei, detective, dovr
comprendere che per entropia ogni cosa destinata al caos. La voce e molto
sottile e sibila nell'aria attraversando lo spazio semibuio fino alle mie
orecchie.
L'uomo barbuto e calvo non muove un muscolo e mantiene lo sguardo
verso il pavimento. Se ne sta seduto a terra a gambe incrociate e le braccia
l'una sull'altra. Dall'alto lo guardo e cerco di cogliere una prima impressione,
freddo e non mi trasmette nulla. Almeno finch non alza il volto e finalmente
non vedo lo specchio della sua anima, due occhi dalla pupille grigio-azzurre
che penetrano il vuoto.
Lei Jeremy Daughtry?.
L'uomo non risponde subito, cercando di dare a s stesso una certa
importanza nel farsi attendere. Non crede, detective, che la risposta a questa
domanda sia alquanto ovvia e banale, dal momento che la dottoressa Ellison
l'ha accompagnata da me, in quanto lei cercava questo preciso nome?.
Io sono il detective....
Un sibilo profondo di disapprovazione taglia la cella in due. Non
voglio sapere il suo nome, il tutto insieme di particelle di materia con
precise propriet distinte, ma non l'una pi importante dell'altra. Lei un
uomo, nulla di pi. La mia mente non vuole conoscere il suo nome perch la

distinguerebbe dagli altri uomini conferendogli pi importanza.


Arriver allora subito al punto. Mi chino reggendomi sulle
ginocchia e mi avvicino al livello del suo volto mentre lui rimane in silenzio.
A Mason Creek stanno continuando a scomparire ragazzi e ragazze nella
zona del bosco. Tutto questo sembra avere inizio subito dopo la vicenda del
rito satanico che lei e il suo collega, il signor Richard Campbell, avete
praticato nella stessa zona. Sono nate assurde leggende da allora, alle quali
non voglio dare ascolto. Voglio sapere la verit, signor Daughtry.
Daughtry sospira a lungo prima di cominciare a parlare. La verit....
Il tono una landa desolata, una strada perduta in un pianeta deserto. E' tanto
semplice quanto complesso discutere sulla verit, ed io sono considerato un
matto. Quale verit pu mai rivelarle uno psicopatico internato a Chesterfield?
Io posso solo raccontarle una storia, sar lei a decidere se vera oppure no.
Ci guardiamo negli occhi per molto, molto tempo. Un contatto visivo
cos prolungato da procurarmi un serio fastidio, nessuno aveva mai retto cos
a lungo il mio sguardo e, per la prima volta, sono io a dover essere costretto
ad abbassare il volto.
In quegli anni Campbell ed io, nonostante la famiglia, lavoravamo
duramente pure la notte. Con noi c'era un altro scienziato, il Dottor Robert
Gordon. Lui era astrofisico come me ed era un ottimo scienziato, fin troppo
forse e questo lo capimmo solamente pi tardi.
Quel nome non era inserito sugli archivi n sui giornali. Robert
Gordon, non so il motivo, ma mi risulta familiare. Ho la percezione di averlo
gi sentito o incontrato. Forse solo un'impressione. Lascio stare per il
momento e aspetto che Daughtry continui a parlare della sua versione dei
fatti. Li mai stato in montagna, detective?.
Annuisco e ripenso a una delle serate pi belle della mia vita passate
in compagnia di Sarah a Denver, nel Colorado. Ripenso a quella bellissima
donna che mi attendeva al bancone del bar in reception, stretta nel suo abito
nero e avvolta dalle luci soffuse. Penso a quel tempo e a quando le cose
importanti sembravano altre. Cosa c'entra la montagna?. Domando
d'istinto.
Per capire cosa le andr a riferire deve prima comprendere un nuovo
modo di vedere l'universo. Quando guardi verso il basso dall'alto di una
montagna vedi ogni villaggio sotto di te, a valle. Li vedi tutti e separati l'uno

dall'altro, ma da quella posizione si crea una immagine completa e coerente,


non sei d'accordo?.
Signor Daughtry, mi piacciono queste metafore, ma deve capire che
mi stato concesso pochissimo tempo e ho bisogno di sapere cosa accaduto
in quel bosco.
Jeremy Daughtry diventa subito pi serio e aggrotta la fronte. Il
tempo, detective...il tempo una grandissima illusione. Forse la pi grande
dell'uomo. Esso percepito in molti modi....
Mi parli di suo figlio, perch l'ha ucciso?. Cerco di arrivare al
dunque toccandolo nel profondo.
Sono stato costretto a fare una cosa della quale non ero neppure
cosciente. Quel volto bianco.... Poi si perde nei ricordi. Cazzo! Ho perso solo
pi tempo e capisco che devo lasciarlo parlare. Mi stava dicendo della
montagna....
Il nostro cervello si evoluto concependo solo tre dimensioni, e fu
difficile pure per me arrivare ad accettare la teoria che esso costituito in
realt da membrane tridimensionali che galleggiano in uno spazio
multidimensionale. Ogni membrana un universo o mondo parallelo che
vibra e si muove nel mare cosmico.
Ma questo cosa c'entra con quello che tu e Campbell avete fatto ai
vostri figli?.
A volte queste membrane si trovano molto vicine le une dalle altre e
nelle loro continue vibrazioni possono entrare in contatto. Si creano cos delle
dimensioni extra che collegano tra loro gli universi altrimenti distinti.
La voce della Dottoressa Ellison fuori dalla cella vibra
improvvisamente in tutta la stanza. Cinque minuti, detective.
Scoprimmo che, in un particolare punto del bosco, si era creata da
tempo una dimensione extra che collegava la nostra membrana a un altra. Il
problema che gli atomi non possono attraversare le membrane e vedere
altrove. Stavamo studiando come riuscire ad entrare in contatto con l'altro
universo e la scoperta di tutto questo ci eccit a tal punto da renderci pazzi e
schiavi. Ha mai visto una luce con toni di rosso provenire dal cielo?.
Annuisco e Daughrty sorride.
Era l'undici Gennaio quando dall'altro universo ci arriv un
messaggio e l conoscemmo Lui.

Lui chi ?.
Lo sguardo di Daughtry comincia a vacillare, come colto da
terrificanti ricordi. Il Lord, detective. Il Lord trov un modo per contattarci
nonostante le leggi fisiche lo impedissero.
A quelle rivelazioni mi rendono frastornato e confuso. Non riesco a
credere che uno scienziato mi stia parlando in quel modo. Tuttavia c'
qualcosa nella sua voce che rende il tutto dannatamente vero. Pur sapendo che
ho davanti solamente un pazzo, nella mia mente si scalda l'idea che in quelle
parole ci sia del vero.
Il Lord ci parl per notti intere. Ci raccont di Carachura e del suo
paese. Della morte del suo popolo e di una imminente guerra nel suo mondo.
Ci chiese di offrire a Lui i nostri figli, non ne comprendemmo il vero motivo o
scopo, non sembrava atteggiarsi da divinit, eppure ci stava domandando di
compiere un sacrifico di sangue.
Un silenzio mortale copre la cella di un velo simile a un sudario
mentre la luce, della lampada sopra di noi, vacilla e lampeggia.
Cos avete ucciso i vostri figli?.
No! Eravamo tutti e tre inorriditi all'idea e terrorizzati da una simile
mostruosit. Quello era un demone di un abisso, un male feroce. Lo capimmo
troppo tardi. Nonostante ci Robert fu pi debole di noi e cadde nella
tentazione di quel demonio. Poich il Lord lasci cadere una maschera
completamente bianca, di un tessuto particolarissimo. Quella maschera,
detective, una volta indossata, conferisce un grandissimo potere. Pu farti
entrare nei sogni pi celati d'ogni persona e, in qualche modo, sussurrarle
all'orecchio dell'incoscienza un pensiero. Il Lord chiese a Robert di usare la
maschera per entrare nei nostri sogni e ordinarci di portare al bosco i nostri
figli e.... Si ferma per il forte nodo alla gola, poi riprende a fatica. Non
eravamo coscienti di ci che stavamo per fare. Io mi sono risvegliato
ritrovandomi con la luce delle torce dei poliziotti puntate contro la faccia e poi
il resto. Solo dopo scoprii ci che era accaduto, ma solo perch Robert, su
comando del Lord, ci fece ricordare e provare rimorso. Qualche giorno dopo
Campbell si tagli le vene con un ferro che sporgeva dalla struttura in ferro
del suo letto in cella.
Dov' finito Robert adesso?
Non lo so, io non l'ho mai pi visto.

Perch Robert ho deciso di indossare quella maschera?.


Suppongo per salvare suo figlio.
Robert aveva un figlio? Come si chiamava?.
Prima che la Dottoressa Ellison aprisse ferocemente la porta, per
trascinarmi fuori da quella cella, il nome vol a mezz'aria, tra le polveri sottili
tagliate dalla luce violenta del corridoio. Jason, suo figlio si chiamava
Jason.

Episodio nove

a Dottoressa Ellison mi accompagna fino alla porta. Non

ha detto nulla di diverso, sempre la solita filastrocca che recita. Una volta
era sicuramente un grande scienziato, ma tutto quello studio l'ha reso
certamente folle.
In realt non mi accorgo nemmeno che sta parlando con me. La mia
mente naviga ora in altre acque, quelle acque scure e torbide della follia. Il
mio cervello ha registrato tutta la conversazione avvenuta con Daughtry, ogni
singola parola entrata in memoria. Ed ora sento nella mia anima lo scontro
titanico tra ordine e caos, tra ragione e follia.
Il Lord. Quel nome evoca a pensarci un sinistro senso di impotenza di
fronte alla grandezza. Il Lord. Qualcosa scuote le mie interiora mentre
un'infermiera giunge dall'angolo del corridoio fermandosi davanti a noi. E'
una donna di colore e in evidente sovrappeso. Quella breve corsa dalla
reception fino a noi l'aveva stancata. Dottoressa Ellison, c' una chiamata
urgente per il detective.
Passamela nel mio ufficio. Grazie Kate. Poi la Dottoressa Ellison
passa lo sguardo su di me. Torniamo all'ufficio, detective. Sembra che
qualcuno abbia urgente bisogno di lei. Le sfugge un breve sorriso prima di
voltarsi ed incamminarsi di nuovo verso l'interno della struttura.
Il telefono sopra la scrivania. La cornetta rivolta verso il basso
appoggiata sopra alcune cartelle gialle.
Detective Shown, chi parla?.
Sono Kooper! Shown devi assolutamente tornare a Mason Creek,
Wide ha bisogno di te. Hanno appena caricato in ambulanza suo figlio Eric, lo
stanno portando d'urgenza all'ospedale.
Cazzo! Cos' successo?.

Non so precisamente cosa sia successo, ma credo che abbia tentato il


suicidio.
Riaggancio e quando alzo lo sguardo noto involontariamente una
fotografia appesa a un quadretto sul muro. E' l'immagine di un uomo, ma nella
mia mente, tra i milioni di pensieri, si accende una vibrante scintilla.
Quell'uomo l'ho gi visto, ne sono certo. Nella foto stava seduto in quello
stesso ufficio, ma quegli occhi fissavano l'obiettivo con una freddezza tale da
risultare demoniaci.
Chi quello nella fotografia?.
Quello, detective, era il vecchio primario: il Dottor Crugher.
Non sapevo dove l'avessi visto, ma ero certo di averlo incontrato.
Grazie, Dottoressa Ellison. Ora devo proprio andare.
La accompagno alla porta.
No. So uscire benissimo da solo.
Non appena fuori dalla struttura accendo una sigaretta. Non ricordo
nemmeno di averla finita, che in mano, tra le dita, ne ho una seconda gi
accesa. Entro poi nel taxi che mi stava aspettando nel parcheggio. Direzione:
ospedale di Mason Creek e di fretta.
Temevo proprio questo, cazzo. Sapevo che Eric avrebbe tentato il
suicidio come Irina. Sembra essere un cerchio di eventi inevitabile. Forse Eric
si ricordato, come successo ad Irina, di qualche particolare. Il senso di
colpa ha fatto il resto. Mentre penso a questo la mia mente ricorda quello che
mi ha detto Sam Hartigan: In sogno appare un uomo magro e senza volto,
accaduto qualche volta anche a me. Ti fa vedere delle cose, ma poi, a meno
che Lui non voglia, te le fa scordare. Ho l'impressione che questo demone o
entit metafisica agisca nei sogni e sia in grado di rievocare, tramite essi,
alcuni ricordi. Rammento pure il blackout di Eric. Affermava di non ricordare
nulla da quando si era fermato a bere l'acqua che Jason aveva nello zainetto,
fino al risveglio sulla strada verso casa. Irina affermava di aver accompagnato
Sofia a casa e di averla vista entrare. Mentiva. Era per una menzogna
ingenua e facilmente verificabile. Non ne capivo il motivo. Ora forse lo
comprendo. Ma devo parlare con Eric un'ultima volta. Se risponder come
credo alle mie domande, allora ne avr la conferma.
Jason. Quel nome, pronunciato alla fine del colloquio con
Daughtry, mi rimane impresso fino all'ospedale di Mason Creek. Mi fa

pensare parecchio, distraendomi dalla giungla selvaggia del traffico. Quel


nome mi riconduce al ragazzo scomparso, amico di Eric. Jason Davies. Una
mazza ferrata mi spacca il cranio in due parti quando improvvisamente, alla
gialla luce lampeggiante di un cartello pubblicitario guasto, ricordo dove ho
gi sentito il nome di Robert Gordon. Alla vista del distintivo quella giovane
infermiera si intimorisce, ma poi finalmente si convince ad accompagnarmi
nella stanza di Eric.
Trovo Wide e sua moglie l, accanto a letto. Eric sembra stia
dormendo. Getto l'occhio sul monitor. Le sue funzioni vitali sono stabili. La
moglie di Wide ha la testa appoggiata sul materasso all'altezza delle gambe
del figlio, mentre Wide in piedi davanti alla sponda finale del letto che
mescola la bacchetta di plastica dentro al bicchiere del caff.
Come sta ora Eirc?. Cerco di bisbigliare e di fare il meno rumore
possibile. Quel buio e quell'aria calda e viziata mi assopisce i nervi dopo tante
ore senza sonno.
Anche Wide bisbiglia. Ha una voce roca. Oh, Shown sono cos felice
di vederti. Ha perso molto sangue, ma sono arrivato in tempo. Li hanno
ricucito i tagli ai polsi qualche ora fa.
Cos' successo, Billy?.
Usciamo a fumarci una sigaretta.
Te non fumi.
Vuol dire che dovrai offrirmene una tu.
Usciamo dalla stanza e raggiungiamo un'area pi tranquilla dove si
pu fumare, accanto ad una lunga vetrata. Da l, al secondo piano, si vede
Mason Creek che dorme. Non ci sono stelle in cielo perch le nuvole, cariche
di tempesta, avvolgono ogni cosa.
Gi dalla mattina aveva assunto un atteggiamento molto strano.
Dagli occhi gonfi che aveva sembra che avesse pianto per tutta la notte. Era
fisicamente distrutto ed io ho pensato fosse colpa di tutto questo casino che
sta succedendo e che quelle sue condizioni derivassero dalla notizia della
scomparsa di Jason e Martin. Nel pomeriggio l'ho trovato steso sul pavimento
della sua camera da letto. Il legno e i vestiti erano zuppi di sangue. Cazzo
Shown, da genitore non puoi nemmeno pensare a tuo figlio ridotto in quello
stato.
Ti ha parlato? Hai capito perch l'ha fatto?.

No, non era del tutto cosciente. Vaneggiava. Ma nelle sue parole
ridotte incomprensibili ho capito cosa aveva sognato quella notte e di chi
stava parlando.
Di quel demone senza volto, esatto?.
Wide getta la sigaretta nel portacenere e rimane in silenzio.
Wide mi dispiace per quello che successo a tuo figlio, ma chiaro
che quella presenza ha bisbigliato qualcosa al suo orecchio durante il sonno
che gli ha fatto prendere la stessa decisione a cui era arrivata Irina per i sensi
di colpa.
Non mi dirai ora che credi allo Slender?.
Non rispondo. Cos Wide cambia argomento. Tu dove sei stato?
Dove hai passato la notte?.
Sono andato nel bosco e ho trovato una traccia di sangue in quel
punto che mi avevi indicato, quello dove gli scienziati hanno aperto il portale.
Ho preso un tampone, domani mattina lo faccio subito analizzare, credo si di
Sofia Monroe.
Aspetta un momento! Quali scienziati? Quale portale?.
La mattina seguente sono andato al Manicomio di Chesterfield a
Stonehill. Ho incontrato Jeremy Daughtry. Mi ha raccontato un po' quello che
successo e, dalla sua versione della storia, non sembrano affatto satanisti. E'
tutto cos chiaro e confuso allo stesso tempo....
Ti ha parlato di un portale?.
Nel '92 tentarono di capire i meccanismi di un universo parallelo
venuto a contatto con il nostro attraverso delle dimensioni extra le ha
chiamate.
Sono teorie interessanti, ma sicuramente fantasie di un folle
satanista. Dove hai passato la notte?.
Inizi a piovere forte, un grosso temporale. Ho trovato riparo in un
casolare abitato, subito oltre il bosco.
Wide mi guarda subito strano. Aggrotta la fronte e mi interrompe.
Impossibile!.
Cosa?.
Sei sicuro che era abitato e che era nelle campagne intorno al
bosco?.
Pi che sicuro, Billy. Qual' il problema?.

Quelle zone sono disabitate dalla met del 1993, dopo i fatti dei
satanisti. La gente in quelle zone venuta tutta a vivere in citt o si stabilita
a Dodge City. Ti ricordi i nomi dei proprietari?.
Era solo un signore anziano di nome Sam. Sam Hartigan. Ti dice
qualcosa?.
Lo sguardo di Wide sempre pi perplesso e sconcertato e non ne
capisco il motivo.
L ci abitava il nonno di Jason, dalla parte di madre.
Come sarebbe a dire ci abitava?.
Shown, Sam Hartigan morto tanti anni fa. Ti assicuro che in quella
zona non ci abita pi nessuno.
Mentre mi dice questo il mio cervello elabora una strana associazione,
un'illuminazione improvvisa, forse stimolata dall'arrivo di un fulmine che
spacca in due il cielo prima completamente buio e nero. Mi torna alla mente il
volto della fotografia nell'ufficio della Dottoressa Ellison. Ora i pezzi pi
grandi del puzzle mi stanno cadendo dritti sulle braccia, ma ancora non riesco
a collegarli.
Billy mi guarda attentamente, mentre sono avvolto dai miei corrosivi pensieri.
Cosa ti sta frullando per la testa, Shown?.
Ho scoperto alcune cose che non sapevo, Billy. Ed anche se ora non
ha ancora alcun senso, sento che lo avr presto.

Episodio dieci

redi che mio figlio, come Irina Callaway, sia

colpevole?. Wide disperato. Ovviamente non pu credere che stia


accadendo tutto a lui e cos in fretta. Ma io vedo lo stesso meccanismo. In
Eric, come in Irina, qualcosa o qualcuno deve aver risvegliato nel loro
inconscio un ricordo cancellato, portando a galla un fortissimo senso di colpa
che giustifica quegli atti estremi. Non lo so, Wide. Devo parlare da solo con
tua figlio prima.
Ti vedo strano, Shown. Hai qualcosa che mi nascondi.
Forse solo meri pensieri o inutili supposizioni. Mi accendo un'altra
sigaretta. Ne offro una anche a Wide, ma scuote la testa e continua a fissarmi.
Avanti, racconta.
Il fumo esce dal naso e dalla bocca invadendo l'aria, mentre la cassa
toracica si sgonfia emettendo un sibilo. Ti ricorda qualcuno il nome Robert
Gordon?.
Ci pensa un attimo, poi risponde. S. Era sotto indagine all'epoca dei
satanisti. Nel '93 il detective Wilson aveva trovato qualcosa su di lui. Poi
svanito tutto nel nulla. Non so che fine abbia fatto quel detective. Ora Gordon
morto.
Si chi il figlio di Robert Gordon?.
No, non saprei.
Jason Davies. L'amico di tuo figlio Eric. Il suo vero cognome,
acquisito dal padre biologico, sarebbe Gordon.
Non lo sapevo. Ma questo cosa c'entra?.
Secondo la versione di Daughtry fu Robert Gordon ha obbligarli a
uccidere i loro figli. Robert lo fece per evitare di sacrificare il suo.
Oh Cristo! Non crederai alle parole di quel pazzo, spero! Come li

avrebbe obbligati a fare una cosa simile?.


Gordon voleva salvare suo figlio Jason, cos ha deciso di usare un
oggetto in grado di interagire con l'inconscio altrui.
Quale oggetto? Cosa intendi per interagire con l'inconscio? Io non
sono cos informato come te in psicologia.
Una maschera in grado di entrare ed uscire dai sogni.
Il minuto di silenzio che segue imbarazzante e stupido. E' uno di
quei minuti nei quali la persona che hai davanti si ingrandisce schiacciandoti
fino a renderti una fettina di formaggio.
Io ti reputo una persona intelligente e molto dotata, Shown. Ma
quello che mi stai dicendo non ha alcun senso. Comunque sia, Gordon
morto e non potrebbe fare nulla di simile.
Questo vero, ma se quella maschera esiste veramente, potrebbe
essere in mano a qualcun altro.
Ammettiamo anche che questo qualcun altro avesse la maschera,
perch utilizzarla per far sparire delle persone?.
Rivelare a Billy Wide anche la storia del Lord mi sembra troppo per
una sola nottata, mi avrebbe preso realmente per matto. Anche se lui stesso
molto superstizioso, non avrebbe mai creduto a una storia simile. Cos mi
limito spegnere la sigaretta nel portacenere e a dire. Devo parlare con tuo
figlio.
Decidiamo di rimanere in ospedale e di attendere la mattina
accovacciati sulle sedie in sala d'attesa del pronto soccorso. Non dormo.
Rimango con gli occhi semi aperti, mentre vengo circondato da orribili
visioni. Quella luce scarlatta si ripropone ciclicamente nella mia mente,
catapultandomi nuovamente in quel bosco. Gli occhi di Sam Hartigan alla
debole luce della lampada mi forano il cervello, e la terribile verit che quello
non affatto Sam Hartigan mi terrorizza assieme al sospetto della sua vera
identit. Quell'agghiacciante sospetto non mi fa dormire. Credo di sapere con
chi ho parlato quella notte tempestosa. Percepisco solo ora il terribile pericolo
che ho corso.
Ma anche Wide non dorme. E' disteso sulle sedie dietro di me, non lo
vedo. Ma all'improvviso sento la sua voce. Anche te soffri d'insonnia in
questo periodo?.
Wide, credo di sapere chi abita in quella casa abbandonata nella

quale ho trascorso la notte.


Non certo il vecchio Sam.. Risponde Wide.
Dobbiamo entrare dentro quella casa Wide, importante. Credo che
l si nasconda un criminale gi ricercato. E' molto pericoloso e penso sia
collegato a tutto questo.
Chi?.
Conosci il caso del primario di Chesterfield?.
Improvvisamente sento Wide alzarsi dalle sedie dietro di me.
Crugher! Ne sei sicuro?.
E' difficile esserne certi. Ma nel manicomio
ho visto una sua fotografia abbastanza recente. Quel volto era identico a
quello di quell'uomo che si presentato a me col nome di Sam Hartigan.
Devi subito avvertire Kooper e l'FBI di questo tuo sospetto.
Prima dobbiamo avere delle prove.
E come?.
Entrando in quella casa.
Ma ci serve un mandato per entrare in quella casa, a meno che la
signora Davies non decida di farci dare un'occhiata. Credi che sappia che
qualcuno vive in quella vecchia casa?.
Domani andremo dalla signora Davies.
Aspetto che Wide prenda sonno. Mi accerto che stia dormendo e
raggiungo furtivo la camera di Eric. Il polso debole, ma i valori sono quasi
nella norma.
Quando sono accanto al suo letto il suo sguardo incontra il mio.
Strizza le palpebre come per cacciare un brutto ricordo, o una brutta realt.
Eric, perch ti sei fatto questo?.
Il ragazzo bisbiglia nel buio della stanza. Detective, sento la voce
dell'uomo senza volto e a volte lo vedo nei miei sogni. Lui mi ha fatto vedere
ci che ho fatto. Singhiozza, ma non si agita. Ormai sembra essersi arreso
all'innegabile evidenza. Poi continua. Shown, mi ha detto lui di ucciderli con
quel bastone nel bosco. Lui me l'ha detto ed io l'ho fatto. Ho picchiato Martin
ed Eric finch non sono morti entrambi. Li vedo stesi l a terra, come se fosse
accaduto ora. Perch ho fatto una cosa del genere? Sono malato? Perch vedo
quell'uomo?.
Con affetto prendo la mano del ragazzo tra le mie. Ricordi
qualcos'altro?.

S, nel bosco abbiamo letto tutto il diario di Irina. Solo ora ricordo.
Quel demone ha risvegliato in me le terribili immagini di ci che ho fatto, ma
assieme ad esse anche ricordi importanti. Irina doveva incontrare una
persona.
Chi?.
Non c'era scritto il nome. Solo il luogo e che quella persona
l'avrebbe aiutata a smettere di sognare l'uomo senza volto.
Qual' il posto, Eric?.
Ti prego, detective Shown, non dica ci che ho fatto alla mia povera
mamma! La prego! Non dica nulla al mio pap!.
Qual' il posto, Eric?.
Mi faccia questa promessa, la prego!.
Qual' il posto, Eric?.

Episodio undici

E'

l'alba e sto consegnando al laboratorio della centrale il

campione di sangue trovato sulla corteccia di quell'albero nel bosco, quando


Kooper grida il mio nome dall'altro capo del corridoio, con la testa fuori dalla
porta del suo ufficio. Emergenza! Torna subito all'ospedale! Eric non pi
nella sua stanza!.
La mia mente si muove prima del mio corpo. E penso alla
chiacchierata avuta quella notte all'ospedale. Non avrei dovuto lasciare la
struttura.
Attraverso il corridoio verso l'uscita, mentre sento qualcuno correre
alle mie spalle. E' Kooper. Vengo anch'io con te Jersey! Voglio sapere che
cazzo sta succedendo! Prendiamo la mia auto.
Mi accorgo di guardarlo un po' perplesso e rispondo aprendo la porta.
Il problema, Kooper che forse non capiremo mai fino in fondo ci che sta
accadendo qui a Mason Creek.
Accendo una sigaretta non appena saliamo sulla sua Cadillac
Eldorado dell'81. Cosa credi di fare con quella sigaretta sulla mia
macchina?.
Lo voglio mandare a farsi fottere, ma la mia espressione rimane seria
mentre la mente concentrata su tutto quel pentolone di parole e fatti che
sono accaduti e sui quali non riesco ancora del tutto a trovare una logica
spiegazione.
Torno a infilare la sigaretta nel pacchetto quasi vuoto. A met strada,
dopo il tragitto di silenzio, Kooper prende a parlare. Cosa intendevi dire
prima, a proposito di questa storia?.
Distacco lo sguardo da Mason Creek vista attraverso il finestrino
appannato. Le piccole case a bordo strada impennano la loro ombra tagliente

sul manto grigio dell'asfalto. Ci sono cose, nel piano di universo in cui
viviamo, che non potremmo mai comprendere fino in fondo.
Detto da te suona strano.
Io non credo, io penso e mi adeguo alla realt. Credo che ci sia una
spiegazione, seppur bizzarra e quasi inaccettabile per l'intelletto, a quello che
voi chiamate Slender o demone che appare nei sogni.
La conversazione termina l. Non diciamo nulla fino all'ospedale. Gli
urli che sentiamo provenire dall'interno sono quelli della moglie di Wide. Gli
infermieri stanno cercando di calmarla. Kooper si ferma al primo piano a
discutere col primario, mentre io trovo Wide in piedi davanti al letto vuoto di
suo figlio Eric.
E' scomparso un'altra volta e per un'altra volta io non mi sono
dimostrato un padre attento. Mi aveva certamente sentito entrare e in qualche
modo aveva capito che ero io. Rimango in silenzio, mentre lui, ancora voltato
di schiena, continua a parlare a voce bassa. Son rimasto accanto a lui tutta la
mattina. Poi sono uscito e ho telefonato a mia moglie. Era andata a prendere a
casa alcun cose per Eric. Quando sono tornato non c'era pi.
Questa volta Wide, sembrerebbe che tuo figlio sia intenzionalmente
uscito da qua. Aspettava solo che tu ti allontanassi un attimo dalla stanza.
Finalmente si gira verso di me. Ma dov' ora?.
Credo di sapere dove ha deciso di andare.
Billy Wide sgrana improvvisamente gli occhi. Come fai a saperlo?.
Intuizione. Rispondo, dopo qualche secondo aggiungo. Dobbiamo
andare in quella casa, Wide, con o senza mandato.
Perch?.
Irina Callaway doveva incontrare una persona in grado di aiutarla a
scacciare quel demone dei sogni che sembra la costringesse a fare cose molto
cattive. Eric ha letto il diario di Irina e credo abbia abbracciato questa minima
possibilit di salvezza. Ormai devi ammettere a te stesso che stato tuo figlio
Eric a far sparire nel bosco i due ragazzi. Sostengo per che sia tutto, in
qualche modo, una trappola. Non c' salvezza, ma soltanto un mostro che ti
attende alla fine dell'incubo.
Wide abbassa la testa in segno di rassegnazione. Singhiozza
illuminato solamente dai monitor affissi accanto al letto. Mi fido di te,
Shown. Andiamo.

Si carica nell'aria e nel cielo un'atmosfera elettrica che annuncia un


imminente temporale, mentre la macchina di Wide sfreccia verso l'aperta
campagna. Parcheggiamo molto distanti dall'abitazione, passando a piedi in
mezzo al fango e alle sterpaglie.
Cerco di tenere lucida e attiva la mia razionalit, ma mi accorgo di
provare un certo terrore alla vista di quell'edificio, mentre d'istinto la mano
sgancia la fondina appoggiandosi al freddo metallo della Smith & Wesson.
Nessuna luce all'interno. Le finestre hanno le inferiate e la porta
sembrerebbe chiusa. Proviamo a bussare con una scusa?. Suggerisce Wide.
Ci avviciniamo alla porta e busso utilizzando il battacchio. Niente.
Riprovo. Nemmeno un rumore dall'altra parte. Intanto sopra di noi il cielo
nero e pronto a sparaci addosso la sua scarica di proiettili d'acqua.
Sul retro troviamo una finestra senza inferiate. Riusciamo subito a
entrare. Sfodero la pistola e armo il cane, mentre Billy alle mie spalle mi
segue silenziosamente. Raggiungiamo presto il salotto nel quale ho dormito.
Le braci nel camino si stanno assopendo avvolte dalle cenere grigia.
Il mio corpo segue un percorso tutto suo e quasi d'istinto mi porta
all'ingresso dello scantinato a met del corridoio. Diamo un occhiata qua
dentro.
Scendiamo. E' buio pesto, non si vede nulla qua sotto e l'odore della
morte mi invade le narici. Sento Wide alle mie spalle che cerca qualcosa,
rumori di tessuti e di una cerniera. Poi il fuoco. Wide accende un fiammifero,
pronto ad accenderne un secondo al termine del primo.
Non credo ai miei occhi quando davanti a noi si apre uno scenario
quasi indescrivibile. Al centro un piccolo altare di pietra, ci sono degli
strumenti in metallo accanto. Il sangue quasi dappertutto, dall'altare fino al
pavimento. Nessun cadavere. Le pareti intorno sono piene di scaffali colmi di
libri. Mi avvicino a un tavolo, subito dietro l'altare. Wide accende il secondo
fiammifero e nell'istante brevissimo di buio sento l'alito freddo della morte
sulla pelle. Raccolgo alcuni appunti dal tavolo. Separazione dell'anima dal
corpo. La maschera. Il Lord e le sue creature. Carachura o L'oltre Parallelo.
Questi sono alcuni dei titoli che riesco a decifrare. Poi, come se qualcuno mi
avesse spaccato entrambe le rotule utilizzando una mazza da baseball, sento le
gambe improvvisamente cedere alla vista di una zainetto azzurro sotto il
tavolo. Lo apro immediatamente. Dentro trovo tutto quello di cui avevo

bisogno. La macchina fotografica di Irina Callaway e i negativi che


testimoniano l'uccisione di Sofia Monroe. In una tasca pi interna trovo il
diario di Irina e due bottigliette d'acqua quasi vuote. Una di queste ha
l'etichetta intatta, l'altra ne priva.
Qui non c' nessuno, Shown. Mentre Wide inizia ad agitarsi, scopro
sul tavolo un appunto che riporta la data di oggi. La calligrafia quasi
illeggibile, riseco a decifrarne solo un tratto. Ma quel tratto mi basta per
scoprire dove si trova Crugher. Dobbiamo andare al bosco! E di corsa!
Potrebbe essere gi tardi.
Il bosco non lontano e riusciamo a raggiungerlo molto in fretta con
una folle corsa contro il tempo. Nel primo tratto i rami degli alberi ci
graffiano il volto e i rovi taglienti contro le caviglie ci costringono a
rallentare. Ci dirigiamo verso Nord, nel punto in cui anni prima avevano
arrestato Campbell e Daughtry. La mia preoccupazione era quella di essere
costretto a rallentare il passo per fare il meno rumore possibile, ma
fortunatamente il rombo assordante dei tuoni e dei folgori della tempesta in
arrivo coprono la nostra corsa tra i rami secchi e le foglie cadute.
Quel libro maledetto, di cui si parlava al manicomio di Chesterfield,
sta a mezz'aria davanti a nostri occhi accecati da una potente luce scarlatta,
mentre il cielo si apre in un vortice di nubi sanguigne sopra la testa di
Crugher. L'uomo fermo e di spalle. Davanti a lui due corpi. Wide riconosce
suo figlio Eric, steso a terra accanto al letto del fiume. L'altro ragazzo sembra
essere Jason. D'istinto Wide scatta in avanti correndo carico di rabbia e odio
verso Crugher. Un lampo accecante invade il bosco, un bagliore bianco che mi
frantuma il cervello in mille pezzi. Ho l'impressione che il tempo si sia
fermato, non sento pi scorrere il fiume. Dopo un brevissimo istante
l'illusione. Il bianco sfolgorante svanisce e gli oggetti tornano a prendere
forma.
Wide a terra assieme a Crugher. Quando esco da dietro all'albero per
correre in soccorso di Wide noto subito un fondamentale dettaglio. Ora
sull'argilloso suolo del bosco c' solo un corpo, quello di Eric. L'altro ragazzo
sembra essere scomparso nel nulla.

Episodio dodici

ento un grido strozzato di Crugher. No! No!. Nel

dimenarsi allontana Wide spingendolo contro un ceppo. Forse lo stesso ceppo


d'albero su cui Irina e Sofia avevano posizionato la macchina fotografica.
Crugher si alza a fatica scomparendo oltre i rami neri del bosco, mentre Billy
arranca verso il figlio Eric, ancora disteso a terra. Le gocce di pioggia si
uniscono al sangue che cola sul volto dalla tempia di Wide, mentre io, senza
pensarci, inseguo nelle tenebre quel pazzo. Vedo pochissimo in tutto quel
buio, ma i rumori dei suoi passi frettolosi sono ben udibili anche a quella
distanza. I rami e i rovi continuano a lacerarmi la pelle. Li sento, ma non
provo dolore. Ora la mia mente e il mio corpo sono alleati contro un nemico
pi grande.
Nessun rumore. A un certo punto tutti quei passi nel buio cessano. Rallento e
con entrambe le mani tengo ben salda la pistola verso la vuota oscurit.
Una voce cupa e roca si muove improvvisamente nell'aria fredda.
Lui ci sta osservando detective, il Lord qui con noi adesso.
Mi muovo a scatti e in modo circolare su me stesso nell'oscurit,
cercando di individuare la provenienza di quel terribile suono.
Esatto detective, ha capito bene. Continui a girare su s stesso e
capir il senso di questa esistenza. Siamo intrappolati in un cerchio, mentre
Carachura si prepara di nuovo alla battaglia.
La mia vista nel frattempo migliora, si abitua al buio. Distinguo i
tronchi d'albero e la sagoma dei rami secchi. Non vedo Crugher.
Abbiamo gi compiuto tutto questo, se lo ricorda? Eravamo a
Carachura, sul cammino del prete sadico. Il Lord ci osservava dalla sacra
altura.
Rimango in silenzio. Quelle metalliche parole mi disturbano e mi

terrorizzano. Mi penetrano nel cervello come un chiodo. Rimango per


concentrato sforzando gli occhi e la vista.
Mentre la voce sembra avvolgermi da ogni lato, sento alle mie spalle
un leggerissimo fruscio, quasi impercettibile. Cos mi volto di scatto, ma
troppo tardi. Con un calcio ben assestato mi spacca probabilmente un dito
della mano sinistra. Perdo l'arma, la sento roteare e cadere al suolo. Con la
mano destra carico un pugno. Colpisco il vuoto e sento quel demone
afferrarmi il braccio. D'istinto gli frantumo la faccia gettando, con tutta la
forza possibile, il gomito all'indietro. Finalmente l'ho beccato. Rotola un
attimo a terra. Il tempo per me di chinarmi e cercare la pistola. La sento
fredda al tatto. Quando mi volto i suoi occhi lo ingannano. Sono ben visibili,
gialli e lucenti nel buio. Sparo e il boato del colpo esplode nel silenzio del
bosco. Il lampo di luce illumina brevemente il corpo di Crugher che cade a
terra.
Mi avvicino per accertarmi delle sue condizioni, non ho la minima
idea di dove sia finito il proiettile. Intanto la mano sinistra accusa un dolore
mostruoso, ma sopporto. Sono a dieci centimetri dalla sua faccia quando nel
buio la sua voce si fa sentire. Credi di aver sconfitto il vero mostro alla fine
dell'incubo, detective?. La voce ridotta a un sibilo sforzato.
Se non tu, figlio di puttana, chi? Il Lord, forse?.
Il Lord il motore immobile di tutta questa faccenda. Tossisce.
Ma limitato da leggi fisiche. Egli comanda il demone che tutta questa
stupida citt ha soprannominato Slender. Lui il tuo nemico.
E tu sai chi .
So chi era e so chi ora. Ogni forza lo sta abbandonando, devo
averlo colpito in punto vitale.
A chi devo dare la caccia?
Cacciatore, con la tua interruzione del rito non saprei dirti dove la
tua prede sia finita.
Fammi un nome, cazzo!.
Crugher non risponde e il silenzio del bosco intorno a noi inghiotte i
suoi ultimi affannosi respiri. Un nome!
L'ultimo sospiro prima della morte preceduto da un nome lasciato
cadere e scivolare nell'aria. Jason.
Lascio l il cadavere e guardandomi intorno cerco di orientarmi.

Niente da fare. Non ho idea della mia posizione. Cerco le sigarette nella tasca
e mi rendo conto di aver perduto pure quelle. Fortunatamente ritrovo
l'accendino con il quale riesco a farmi strada tra i fitti rami del bosco. Seguo il
suono del fiume sapendo che, per tornare verso il luogo del sacrificio, devo
tenermi alla sua sinistra.
In questo modo raggiungo Wide. La scena mi frantuma l'anima in
mille pezzi. Billy tiene stretto suo figlio incosciente tra le mani cercando di
tenerlo al caldo. Mi avvicino di corsa. Tasto il polso del ragazzo. E' ancora
vivo, ma ha un respiro irregolare. Forse entrato in coma! Dobbiamo
portarlo subito all'ospedale, Billy!.
Wide in lacrime e sembra non reagire alla situazione, cos gli faccio
capire l'urgenza e l'importanza del fattore tempo. Facciamo in questo modo:
io cerco di raggiungere il pi velocemente possibile la casa di Crugher, l c'
un telefono. Chiamo l'ambulanza! Tu stai qui col ragazzo!.
Non li lascio nemmeno il tempo di rispondere che il mio copro gi
corre tra i rami fitti del bosco, verso l'aperta campagna.
Raggiungo il retro della villa ed entro dalla finestra senza inferiate.
Quando sono dentro trovo il telefono e chiamo l'ospedale di Mason Creek. La
seconda chiamata la faccio alla centrale di polizia. Spiego brevemente
l'accaduto e faccio mandare da Kooper una squadra al bosco e un'altra alla
villa. Non ho pi forze quando riaggancio la cornetta e faccio scivolare la
schiena lungo la parete muro fino a sedermi a terra. Penso a Wide da solo col
figlio privo di coscienza nel bosco. Penso a Crugher e a tutte quelle parole. Ci
avrei riflettuto in un altro momento, ora sono senza energie. Lascio che il buio
entri dentro di me, chiudo per un po' gli occhi finch la squadra mandata da
Kooper non mi trova.
Mi risveglio in ospedale su di un letto scomodissimo e il bip del
battito cardiaco sul monitor.
La vista sfuocata riconosce Wide a lato del letto. Ha due cerotti
bianchi sulla fronte. Mi guarda d'istinto la mano sinistra: ingessata fino al
gomito.
Come sta Eric?. Chiedo immediatamente.
Dall'espressione capisco la risposta, ma lascio che si Wide a dirmelo.
E' in coma e i medici dicono di non sapere quando si risveglier. Mi resta
solo da pregare, Shown.

Non perdere le speranze, Billy. Pensa sempre che tuo figlio l'unico
ad essere tornato indietro. Molte famiglie qui a Mason Creek ancora aspettano
di riabbracciare il loro figlio perduto, che non torner mai tra le loro braccia.
Credo di averli fatto ritrovare un briciolo di positivit con quelle
parole, cos lui mi risponde. Grazie Jersey, senza di te non avrei nemmeno
pi rivisto Eric. Ora torno da lui.
Wide si volta allora di spalle e raggiunge la porta. Prima di vederlo
scomparire nel corridoio lo chiamo. Wide!. Lui si volta e mi da attenzione.
Non ho mai capito perch Kooper ha chiamato un detective della
Squadra Omicidi, dal momento che si trattava solamente di persone
scomparse.
Mi accorgo che stiamo rallentando solo quando il fischio ferroso dei
freni mi penetra pungente nei timpani. Cos mi sveglio e ricordo di essere in
treno. Le gocce di pioggia rigano il vetro sporco e appannato sul quale mi ero
assopito. Osservo il mio volto quarantenne riflesso sul finestrino e penso a
quelle formose occhiaie che sporgono nere sotto gli occhi.
Il treno si sta fermando alla stazione di Mason Creek, una piccola citt
di pianura ad est, circondata perlopi da un fitta linea di pioppi, salici e querce
che sorgono sulle sponde del torrente. Il fiume si affianca alla periferia
separandola dall'aperta campagna. Un luogo isolato e teatro di numerosi
incidenti, dieci anni fa ero stato chiamato a seguire i passi di un giovane ed
inesperto detective su un caso di omicidio passionale. Detective, gi, al
pensiero la mia mano raggiunge l'acciaio freddo del cane della Smith &
Wesson nella fondina e il bordo in pelle del distintivo dell'FBI appeso alla
cintura.
Il treno si ferma e penso a quello stronzo di Ed Green, tenente capo
della unit omicidi dell'FBI e all'incarico che dodici ore fa mi ha affidato a
proposito della ragazza trovata morta proprio in quel bosco vicino al fiume.
Sofia Monroe, diciassette anni, capelli corti e occhi neri, alta
all'incirca un metro e settanta, dalla foto recente, che ora mi accorgo di tenere
tra le mani gelide, noto nel suo volto l'espressione ribelle di un'adolescente
avventurosa e in cerca di nuove esperienze. Sofia Monroe, scomparsa quattro
giorni fa, secondo gli inquirenti tra le sette del pomeriggio e mezzanotte.
Trovata morta la mattina scorsa. Il corpo era seminudo e crocifisso ad un
tronco d'albero. E' gi caso nazionale.

Quando scendo alla stazione accendo subito una sigaretta e attendo


che il treno riparta nella direzione contraria finch la solitudine non si unisce
al silenzio e il fumo grigio di sigaretta non si lega in un tutt'uno con la foschia
della bassa pianura.
Raggiungo la centrale di polizia di Mason Creek a bordo di un'auto
della polizia, un certo Billy Wide mi attendeva al parcheggio della stazione.
Una sensazione strana mi invade. Quell'uomo, Billy Wide, credo di
averlo gi visto. Non ci penso e salgo in macchina.

Fine seconda stagione

Il necromante Parte 3

vvertivo gi da molto tempo l'impulso crescere dentro di

me. Non ho mai avuto il coraggio di scrivere ci che accaduto in questi


lunghi anni.
Ricordo ancora molto bene quando, all'et di nove anni, seguii mio padre fino
alla vecchia casa del nonno. Sapevo che in lui c'era qualcosa che mi sfuggiva,
una parte della sua personalit o vita privata che non comprendevo a fondo.
Ci che vidi rimase sigillato dietro le sbarre della stanza sprangata degli
incubi irrisolti. Ho pregato spesso di non rivivere quel ricordo, nemmeno nei
sogni pi oscuri.
Da quel giorno il rapporto con mio padre cambi e lui divenne per me
solamente lo scienziato Robert Gordon. Lui, d'altro canto, aveva intuito
questo mio distacco e forse ne aveva anche compreso il motivo. Nonostante
ci non fece nulla per farmi cambiare idea e rimase nell'ombra per altro
tempo.
Nel 1992 accadde a Mason Creek un evento spaventoso che divenne da subito
un caso nazionale. I due scienziati, coi quali mio padre lavorava, furono
arrestati con l'accusa di omicidio e pratiche occulte. Sul giornale apparve
meglio la vicenda qualche giorno pi tardi. Mio padre fu interrogato da un
certo detective Wilson, ricordo che in casa c'erano spesso poliziotti e
giornalisti. Fu per questo che mia madre decise di lasciarlo, quasi un anno
dopo, chiedendo il divorzio. Non sopportava pi quella situazione. Situazione
che andata ovviamente a sommarsi a un rapporto gi instabile e in crisi da
anni. Pi tardi e, in maniera oscura, venni a conoscenza dei tradimenti di mia
madre con un certo Harry Davies.
Ci che sconvolse l'intera cittadina di Mason Creek fu la scomparsa di alcuni
ragazzi e l'idea che un serial killer abitasse in paese ci terrorizz tutti quanti.

Ricordo ancora quando Eric ed io ne parlavamo all'intervallo a scuola. Pi


tardi il sindaco, assieme alle forze dell'ordine, decise di imporre il coprifuoco,
nell'attesa che le indagini portassero a un sospettato.
L'anno dopo il divorzio mio padre soffr di polmonite. Ci furono dei giorni nei
quali venne costretto a rimanere a letto e fu proprio uno di quei giorni che,
colto dai sensi di colpa e da una debolezza emotiva, decisi di andarlo a trovare
in ospedale. Era ridotto veramente male, quasi non lo riconoscevo e i medici
erano convinti che non si trattava solamente di polmonite. Una notte
silenziosa mi ritrovai con la testa assopita sul letto, al risveglio mio padre mi
parl. Il tono era serio, cupo, quasi immondo. Per qualche istante mi
domandai se veramente si trattasse di mio padre. Mi raccont una storia, una
storia nera. Una storia che lo riguardava. Una storia cos tremendamente
carica d'orrore da risultare difficile per il cervello umano da accettare e
comprendere. La sua sincerit l'ha intuii dai suoi occhi in lacrime e dalla
motivazione che in seguito diede alle sue azioni.
Il Lord mi fece un'offerta alla quale non potevo rifiutare, poich l'amore per
un figlio mi impediva di farlo. Ti ho slavato, Jason. Mi sono sacrificato per te
preparando la mia anima a questo grande peccato.
Tutto quel discorso aveva risvegliato in me l'animo oscuro. Sentivo
improvvisamente i graffi di quel demone, fin'ora dormiente, grattare la
superficie nella quale era rinchiuso.
Con quella maschera il Lord mi ha condannato, e solo ora capisco di non
averti salvato ma, al contrario, di averti maledetto con quel mio ingenuo
gesto, dettato dalla paura della morte. Tuttavia la cosa deve continuare e non
v' alcun modo per fermarla. Prendi dunque la maschera e continua ci che ho
iniziato.
Perch io, pap? Perch devo continuare a....
Il male sceglie il male quando si tratta di aggiungere seguaci.
D'istinto ricordo di aver afferrato quella maschera di tessuto bianca e di aver
risposto. No, pap. Il male non sceglie il male per aggiungere seguaci, ma
pi scaltramente cerca e trova solamente l'animo pi debole.
Qualche giorno dopo mor di embolia polmonare.
Per qualche giorno tentai di non pensare a questa storia della maschera bianca,
ma il mio lato oscuro si era svegliato e la tentazione di provarla era fortissima.
Non resistetti a lungo, quell'oggetto aveva una particolare influenza sulla mia

psiche, o forse era il Lord?


Scoprii solo in seguito che essa mi poteva condurre nei sogni solo delle
persone con le quali avevo un certo contatto. I sogni, un mondo tanto oscuro
quanto fantastico. In quei luoghi ho vissuto pi che nella realt interagendo
con l'inconscio d'ogni persona. Ma il Lord voleva anime per il suo esercito ed
io avevo il compito di consegnargliele.
La maschera permetteva di comandare, attraverso il sogno, alcune azioni della
veglia. Nessuno sarebbe mai arrivato a me. Il pi intelligente detective
avrebbe al massimo incolpato quelle povere anime che decidevo di usare per i
miei omicidi. Il Lord era contento del mio operato, pi che quello di mio
padre. Per un po' apprezzai con gioia quel momento, poi il senso di colpa mi
distrusse spezzandomi i nervi uno a d uno. Un residuo del lato buono si
impose a quella malvagit. Cercai dunque una soluzione.
Fu cos che trovai le tracce del necromante. Non voglio spiegare come ne
venni a conoscenza, fu una ricerca molto oscura. Temo al solo pensiero di
quel che i miei occhi hanno letto e visto a proposito degli Altri Mondi e credo
che l'essere umano non sia affatto pronto o generato per sopportare tutto
questo.
Trovai il Dottor Crugher a Sundown. La notizia della tragedia avvenuta in
quel paese mi fece accapponare la pelle e capii che la persona che stavo
cercando doveva essere nei dintorni. Quando giunsi in quella casa oltre il
cimitero, il puzzo terribile dei cadaveri ingombrava l'aria. All'interno non v'era
nessuno e, dopo una notevole fatica, riuscii ad aprire la porta dello cantina. La
luce era scarlatta oltre il buio nero dell'oscurit pi assoluta e malvagia. Udivo
i sussurri reali dei demoni pi immondi, e il lor battere di artigli ed ali sulle
pareti insanguinate. Ma non avevo paura e credo che la percezione di questo
fece in modo che Crugher, silente alle mie spalle, non trovasse la forza di
uccidermi.
Prima di voltarmi verso il necromante, notai, crocifisso alla parete, il corpo
putrefatto di un uomo in catene. Era ovvio che, per qualche motivo, Crugher
l'avesse imprigionato l sotto da vivo e poi lasciato a morire.
Proposi a Crugher un accordo che accett in virt dei suoi studi. Avrei dato a
lui tutti gli appunti sulle scoperte scientifiche di mio padre se in cambio lui mi
avesse aiutato a liberarmi dalla maledizione della maschera del Lord.
Nei suoi studi, Crugher, aveva trovato il modo di ricollegare le anime ai loro

corpi defunti. Egli utilizzava scoperte scientifiche abbinate all'occulto, in


particolare all'utilizzo di un misterioso libro di origini ignote.
Scoprimmo un'importante regola sulla maschera. Se in sogno il sognatore
avrebbe avuto il coraggio di sfilare la maschera dal viso del portatore, allora il
portatore sarebbe morto, liberandosi per dalla maledizione. Tuttavia il
sognatore, per uscire dal suo stesso incubo, sarebbe stato obbligato ad
indossare la maschera. Era come un portale da realt a sogno e viceversa.
Indossare la maschera per uscire dal proprio incubo avrebbe comportato
l'onere di occuparsi di quel malvagio lavoretto. Al contrario, se il sognatore
decidesse di non maledirsi indossando la maschera, rimarrebbe all'interno del
proprio sogno finch non decidesse di cambiare idea. Mentre nel sogno il
sognatore combatte contro s stesso e l'indecisione, nella realt il suo corpo
apparirebbe in stato di coma.
Feci vedere in sogno, alla mia inconsapevole seguace Irina Callaway, ci che
aveva fatto alla sua amica Sofia Monroe. Ella, tormentata dal senso di colpa,
cerc di liberarsi da quei terribili sogni. Cosicch io, una notte, le rivelai nel
mondo onirico, dell'esistenza di un tizio che avrebbe potuto aiutarla. Irina
per fu troppo debole, non mi ascolt e due notti dopo si suicid.
Riprovai allora con il mio vecchio amico Eric Wide. Con la scusa di scoprire
degli indizi sul caso lo convinsi, assieme a Martin, ad entrare in camera di
Irina. Ovviamente sapevo dove ella teneva nascosto il diario e la macchina
fotografica. Sapevo anche che, una volta recuperati quegli oggetti in seguito
ad una violazione di domicilio, avrei altrettanto semplicemente convinto quei
due a seguirmi nel bosco per liberarcene. Quel pomeriggio misi nello zainetto
le prove e due bottigliette d'acqua. In quella senza etichetta avevo aggiunto
dello Zolpidem. Nel bosco fermai i miei amici offrendo loro dell'acqua. Poco
dopo perdemmo Eric tra gli alberi. Io suggerii a Martin di dividerci per
cercarlo. Sapevo bene che Eric era caduto nel sonno profondo a causa del
farmaco.
Mi allontanai assicurandomi che Martin non vedesse. Infilai la maschera ed
entrai nel sogno di Eric. Sotto le sembianza del demone, che tutti a Mason
Creek avevano cominciato a chiamare Slender, ordinai ad Eric di uccidere
Jason e Martin. Poco dopo essere di nuovo uscito dal sogno sentii gridare il
mio nome oltre una fila di tronchi. Martin aveva trovato Eric a terra, caduto su
alcuni rami. Eric, terrorizzato, ci raccont ci che aveva visto. Il demone gli

era apparso ed io partecipai alla scenetta da grande attore. Aggrediti dal


terrore decidemmo di uscire da quel bosco maledetto. Se non che Eric, con un
grosso ramo d'albero, non ci colp entrambi. Non posso sapere ci che
accadde in seguito, ma Crugher, col quale mi era dapprima accordato, mi
trov nel bosco e, in qualche modo, resuscitato. Per la gente ero
definitivamente uscito di scena.
Entrai di nuovo nel sogno di Eric, rivelandogli ci che aveva compiuto,
sperando che i suoi sensi di colpa non lo avrebbero portato alla morte come
nel caso di Irina. Eric si tagli le vene, ma fortunatamente riusc a
sopravvivere. Egli aveva letto il diario di Irina ed io gli feci ricordare che lei
doveva incontrare un uomo capace di aiutarla. Ebbene rivelai ad Eric il posto
nel quale quell'uomo si trovava. La casa abbandonata del mio vecchio nonno,
nella quale solo da pochissimo tempo nascondevo il Dottor Crugher. Prima di
portarlo in quella casa di campagna abbandonata, avevo trovato una
sistemazione a dir poco consona ai suoi esperimenti: il sotterraneo della
scuola elementare Saint Mary in Rover Street. Quando scoprii che erano nate
delle storie a proposito di quello scantinato, il guardiano, col qual era arrivato
ad un accordo, mi impose di cambiare sistemazione per gli illegali esperimenti
del Dottor Crugher.
Ora, nel buio pi assoluto, resto nascosto a scrivere queste terribili memorie,
mentre osservo Crugher che rivela al mio vecchio amico il modo per uccidere
quel demone dei sogni. Attendo che Eric si sdrai sul divano e che prenda
congedo dalla veglia. Le mie mani tremano quando prendo tra le dita
quell'usurata maschera di tessuto. Spero che tutto vada per il verso giusto e
che Crugher possa resuscitarmi una seconda volta sull'altare del bosco.
Se Eric riuscir a levarmi la maschera scoprir effettivamente chi
sono. Immagino gli occhi e l'espressione di un amico ad una simile e
terrificante rivelazione. Sar difficile pure per me guardalo negli occhi. Ma so
che dovr farlo ed egli sapr chi sono.
Prego che nulla interferisca col nostro piano. Intendo dare quegli appunti a
Crugher e mai pi rivederlo. E' l'uomo divenuto demone, il demone che
cammina con piedi umani nel nostro mondo. Alle volte ho terrore di lui.

-Fine-