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FRANCESCO M. DE ROBERTIS SULLE CONDIZIONI ECONOMICHE DELLA PUGLIA DAL IV AL VII SECOLO D.C. 1 — La mancanza di ogni indagine sull’'argomento. Le fonti. 2, — La ripre so Impero. Liallevamento del bestiame. 3. — L'attivita Mantenimento del livello tecnico tradizionale: agricola nel industriale € srtigia 4. — I traffici. 5. — Conclusioni. 1. — L’argomento non é stato neppure sficrato dalla indagine storiografica (1). Quando si tratta di definire la situazione economica della Puglia dal 1V al VII secolo d. C. ci si limita a richiamare il generale pro- cesso di involuzione e¢ di decadenza economica che caratterizza il Basso Impero (2) ¢ a cui sarebbe soggiaciuta anche la nostra regione (Apulia et Calabria) (3). (1) Clr, p. ¢s., Canapetiest, Saggio di storia del commercio dell’ Apulia, Trani 1900, p. 8; Id., L’4pulia ¢ il suo comune nell alto medio evo, Bart 1905, p. 4 sgg- (dove peraltro male si generalizza, argomentando da una st tuazione contingente, come quella che aveva costretto i meyotiatores Sipontini a chiedere alcune facilitazioni di pagamento: vedi oltre ¢ 4 ¢ IAcowont, Canue sium, Lecce 1925, Pp. 156-7. (2) Saviout, Le capitulisme dans le monde antique, Parigi 107, p. 276 sgg.; Rostovrzerr, Storia economica ¢ sociale dell'impero romano, Firenze 1945, p- 507 sggei Kuicnr, Histoire économique de Europe jusqu'a la fin du moyen age, Parigi 1930, p. 101 sgg. ¢ 135 spg.i Carut, Il mercato nel medioevo, Padova 1936, 1, p- 43 Seg: FANtant, Storia economica, Milano 1943, P- 59°64. (3) Apulia © Calabric le troviamo di norma indicate congiuntaments nelle fonti: cfr., p. ¢s., Casstoporus Var., 1, 35 ¢ Hl, 26; Stpontus, Carm., XI, 152-3, ecc. Esse costituivano un'unica circoscrizione amministrativa corrispondente un di presso a quella deil’odierna Puglia: sia infatti nella suddivisione dell'Ttalia in regioni operata da Augusto, che nella successiva di Diocleziano ¢ dei suoi successori, Apulia et Calabria vennero considerate come unico distretto, come tuna regione unitaria: cfr, Bovené-Lécuerco, Manuel des antiquités romaines, Porigi 1931, p. 191-4. Sulle condizioni economiche della Puglia 43 Non intendiamo certo mettere in discussione il fenomeno nella sua generalita; ma va messo in rilievo come forse mai esso sia stato richiamato tanto a sproposito al fine di lumeggiare la situazione in un settore particolare (4), ¢ avendo contro la univoca — pur se sconosciuta — testimonianza delle fonti. Nessuno infatti si é finora preoccupato di raccogherle: ¢ si che accenni (pur se scarsi ¢ fuggevoli, ma in compenso precisi ¢ con- cordanti) non mancano né in quelle cosidette « letterarie » né in quelle giuridiche, € particolarmente nel codice Teodosiano (5), il quale ci offre parecchie costituzioni concernenti sia la Puglia in ispecie che le regioni suburbicaric in genere (6), ¢ che essendo state (4) E cid sarebbe tanto pid grave dopo che ampliscime riserve sono state avanzate di gid, ¢ sia pure limitatamente al settore dell'agricoltura, sulla de- cadenza nel Basso Impero dell’Italia, la quale pare invece che proprio dall’iso: lamento economice in cui fini col trovarsi in questa eta, trasse la spinta ad una vigorosa ripresa e ad un incremento produttivo senza precedenti: cfr. pr hovertis, La produzione agricola in Italia dalla crisi del III secolo alleti dei Curolingi, Bari 1948 (« Annali della Facolti di Economia e Commercio », N. S., VIIL, 1949) p- 39 sgg- (5) E forse & stato proprio il carattere giuridico di moltissime tra le fonti ia esaminare che ha contribuito a tenervi lontano sia gli storici dell’economia che i cultori delle memorie locali. (6) Esse corrispondono alla odierna Italia centro-meridionale, compresa la Puglia. Si intende perd che le due circoscrizioni, V'antica e la moderna, coincidono solo a grandi linee. Del resto la circoscrizione dell'Italia_subur- bicaria ha subito degli spostamenti anche durante il Basso Impero. Essa nel 287 d. C. comprendeva le seguenti provincie: Tuscia et Umbria, Campania ct Sammium, Lucania et Bruttii, Apulia et Calabria, Flaminia et Picenum, Sicilia, Sardinia, Corsica, Pid tardi queste provincie divennero 10 con la creazione ella Valeria ¢ con la separazione del Samnium dalla Campania Alluopo si pud considerare ormai risolta la dibattutissima questione tra il Sirwonp (Opera, Venezia, i, 1V, n. 2728) € il Gorntornepus (De suburbicarits regioni- jus, Francoforte 1617) circa il numero € la consistenza delle regioni subur. bicarie, che per il primo comprendevano tutto ill vicartato di Roma ¢ per I secondo soltanto il territorio sottoposte alla gurisdizione del praefectus Urbi. Gli. studi pid recentiperd hanno dato ragione al Sirmond: cfr. Momsen, Die «libri coloniarum », in Gesammelte Schriften, Berlino 1908, IX, p. 187 sgges Patanour, Essai sur la prefecture du prétoire du Bas-empire, Parigi 1933, p. 99 sgge; StEN, A propos d'un livre récent sur lu liste des préfets du pré. toire, in « Bysantion », 1934. 1, pp. 327 S88- Comunque gli imperatori, anche se-parlino frequentemente di urbicariae 0 suburbicariae regiones — (p. es. C. Th 6.2.26; 9.30.3) 1131; Het1425 11.16.95 11.28.145 14.15.33 14.163 (suburbica rine); 8.5.341 11.1.9 11.16.125 11.28.12 (urbicariae) — bene spesso hanno cura di 44 Francesco M, de Robertis emanate in considerazione di situazioni locali o ambientali partico- larissime, si rivelano preziose ai fini della nostra ricerca. "2, — Le fonti concordemente — ¢ contro quella che @ la generale opinione degli studiosi (7) — ci testimoniano come all'inizio del Basso Impero l'economia agricola della regione pugliese si presentasse gid in una fase di deciso incremento. Alla meta del IV secolo la Exposit‘o totius mundi ricorda la Calabria (penisola Salentina) accanto alla Campania fra le zone del- VItalia pit ricche di frumento (8); ¢ alla fine dello stesso secolo V'Ita- lia tutta guardava alla Puglia nei momenti di carestia come alla sua ancora di salvezza (9) si che il cattivo raccolto pugliese del 396-7 mise in difficoltt gravissime I'annona dell'Urbe (10). Al principio del secolo V troviamo ricordata la Puglia, accanto all’Egitto ¢ all’Africa, come uno dei centri pitt cospicui della produ- zione frumentaria mondiale (11), ¢ treviamo ancora che di grano pu- gliese venivano riforniti gli horrea di Burgum (Burg-sur-Gironde) nella Gallia (12). Al principio del V ccolo la regione era gid lanciata deci- indicare singolarmente le provincie impegnate: C. Th. y.30.1; 11.28.73 1.30.2 12.1.158. Va tenuto da conto che nel Basso Impero le antiche 11 regioni augu- stee vennero spezzettate in 17 provincie rette da rectores, praesides 0 consulare: (7) Cir, per rut, Ronsertus, Per la storia della evoluzione agraria e in «B.S. E.», Hl, 2, p. 486 seg; Savion, Contributi alla storia economica dell'Italir nel M. E., M, Citth e campagne prima ¢ dopo il Mille, Palermo 101, p. 43 seg Faxtant, Storia economica cit., p. 59-64: VoREN, Storia cconomica d'Itela nel Medio Eva, Palova 1937. pp. 24 € 273 Canta, I Mer cato cit, I, p. 37 sggez Rostovrzerr, Storia eeonomica cit, p. 554 M21 (8) Geographi latin minores (ed. Riese), p. 119: «Calabria, quae fru mentifera cum sit, habundat in omnibus rebus. Posthane Brittia et ipsa optima cam sit, negotium cmittit vestem byrram ct yinum multum et optimum. Post Brittia Lucania regio obtima ct ipsa omnibus abundans et lardum mu! wm foras emittit; propter quod est in mentibus cuius (cius?) aescam anima- lium variam. Post cam Campania provincia, non valde quidem magna, divi- tes autem viros possidens et ipsa sibi sufficiens, est ct cellarium regnanti Romae ». () Sappiamo infatti di grano inviato dall’Apulis nella Campania in epoca di carestia (Symmacs, Epist. VI, 12; IX, 29; IX, 42) € degli invit che Venivano fatti per via di mare alla annona di Roma: Stpoxws, Epist. 1, 0. (10) Symmacries, Epist., VI, 12; IX, 29; IX, 42. 39 (11) Swwoxtus, Carm. VII, 148. CXIT, 171-3. Sulle condi ‘oni economiche della Pugls samente sulla via di un imponente processo di trasformezione agraria, mercé Vimpianto di estesi oliveti (13) il richiamo di ingenti masse di lavoratori dalle regioni circonvicine (14), secondo quanto ci te- stimonia Paolino da Nola, che mette: questo processo di trasfor- mazione agraria — ¢ su di un terreno particolarmente ingrato come quello di Puglia (15) — in relazione alle naturali doti di laboriosit’ e di tenacia dei pugliesi di tutti i tempi (16). Nel VI secolo i ritmo produttivo mantenne il suo livello: lepi- stolario di Cassiodoro (17) presenta la Puglia come grande produt- trice di frumento, si che vi attingevano i fiscalia horrea; mentre sap- piamo dei trasporti di grano pugliese effettuati dai Veneziani qual- che decennio pitt tardi per le regioni del Nord (18). Ma quale la causa di questa ripresa? Se per l'addietro labban- dono culturale della regione, come in genere dell’Italia (19), era stato determinato non gia dall’esaurimento del suolo (20), ma da un complesso di fattori (21), al cui centro era comunque la scarsa con- venienza a produrre in loco cid che si sarebbe potuto importare (13) A questopera deve aver sollecitato i Pugliesi da una parte Felevato prezzo dell'olio (la cui produzione, come abbiamo visto altrove, rimaneva pur sempre deficiente rispetto ai bisogri dell'Ttalia, © dallaltro forse la caduta del prezzo del grano, data la ripresa cerealicola anche nelle altre Frovincie italiane, gid in pieno sviluppo fin dalla meta del secolo Vs eft. pe Ropentts, Produsione agricolu cit, p. 80 see (14) Paouuxes Nou, Carm., NX, 312. (a5) Pacurs Dise., Hise, Lang, Wy 24 (16 Non per nulla infatti all’oraziano impiger clpalus, ta riscontro nel Basso Impero acer apulas di Sidonio Apollinare (Carm, XXM, 171, 3) © Pfpulus asper di Paolino da Nola (arm, XIV. 76). (17) Sulla attendibilita delle notizie ivi contenute, v. Sauviout, L’Italia agricola nelle opere di Cassiodoro, in « Studi Schipa, po 1 sgg. ve Ro- urntts, La produsione agricola cit. p. 13-14. (18) Cir, Faxrast, Storia economica cit., p. 68. (1y) De Rosextis, Produzione cit, p. 9 58g. (20) E. questo ci & dimostrato sia dalle parole del bivgrafo latino di Aure Lano a. proposito degli agri abbandonati dell’Etruria, che chiama « fertiles ac silvosi», che dal giudizio di Tacito sulla persistenza dell’antica _fertiliti GelP Italia: «nec unc infoecunditate laboratur » (Annal., XI, 43). (21) Sui quali v. particolarmente pe Rowentts, Produsione agricola cit.. P. 30 spe. 46 Francesco M. de Robertis d’Oltremare (22) a costi di gran lunga inferiori (23); dobbiamo ri- tenere che la causa eminente della ripresa vada individuata nella sopravvenuta difficolt’ dei rifornimenti provinciali (24), che deter- mind la convergenza della domanda sui prodotti locali, con la conseguente elevazione dei prezzi (25) ¢ l'incremento in Italia delle relative culture. Per tal modo I’ Apulia, che gia era stata definita da Cicerone « ina- nissima pars Italiae » (26), ¢ in cui nella eta del Principato avevano (22) Il Savior (Capitulisme cit., p. 170 sgg.) tende per vero a limi- tare la zona in cui le importazioni d'Oltremare avrzbbero fattasentire fa loro influenza (determinando Vabbandono della coltura locale) al Lazio, + considera Roma come l'unica citi importatrice: bisogna perd tener presente che i motivi i quali potevano consigliare 1 Romani a preferire le merci provin ciali alle locali (e cioé il minor costo di quei prodotti) dovevano agire anche nei contronti delle altre citti costiere d'Italia. Le fonti comunque alludono a decadenza agricola dell'Italia in generale ¢ ad importazioni di grano_ per Viealia oltre che per Roma in_ particolare, (23) Le testimonianze a riguardo sono precise € concordanti (tende in vano a svalutarle ill Sanvious, Distribuzione ece., in « Archivio Giuridico », 18gy, p- 522 sgg.): appunto in queste importazioni Svetonio vedeva la causa dell'abbandono in Italia della cuitura ayrorum (Sver., Aug., 42), mentre Tactto notava che ai Romani tornava pid ccnveniente coltivare I'Africa 0 VFgitto anzi che le terre d'Italia (dnm., XI, 42. Per la retta interpretazione di questo passo © del precedente v. pe Rosenvis, Produzione cit, p. 9 nn. 3 ¢ 4); ed Elio Aristide poteva affermare nel suo Panegirico, pronunciato relPanno 145 d. C., che | dei rifornimenti agricoli di Roma era costi tuita dalla Sicilia, dall’Africa e dall’Egitto (Pan., 1, 200). Queste testimonian, ze trovano piena conferma nei rilievi di Strasoxe sull'abbandono in cui ai suoi tempi — pare che scrivesse tra il 7 a. C, ¢ il 20 d. C, — giacevano le terre W'talia (Geograph. V © V1); € nelle osservazioni di Luextzio sulle condiziont cconomicosociali del contadino italiano, il quale, dopo aver lavorato con tutto il suo impegno, non riusciva a guadagnar tanto da poter vivere (le 7. nat. VI, 116g). Circa un secolo pitt tardi Cotumetta lamentava ancora la decadenza Gellagricoltura italiana (der. r., passim): © questo argomento, pur se trasfor- mato in un motive di maniera, ricorre con la pid grande frequenza in tutta kt letteratura dell'et) del Principato. (24) Sui quali v. ve Roventis, Produzione cit., p. 32 sgp- (25) Si intende che alla clevazione dei prezzi concorsero. anche altre cause (sulle quali v. Fanrat, Storia cit, pp. 31 © 34). Che tra queste cause perd sia da annoverare anche la scarsezza dei prodotti sul_mercato italiano risulta dal fatto che, quando ne aumentd la disponibilith, si verificd la fles- sione dei prezzi: clr. Sywaacuus, Epist. X, 42; Anon. Vavestanus, 73 (in Chronica Minora), in M. G. H., AA. IX. p. 424. (26) Cicero, ad Att, VU, 3, 4. zou Sulle condiztoni economiche della Pugha 47 dominato sovrani la malaria e il latifondo improduttivo (27), i boschi ci grandi pascoli (28), con una economia basata esclusivamente sul la pastorizia (29); durante il Basso Impero assurse al ruolo di im- menso granaio, capace di rifornire oltre che Roma e¢ I'Italia anche lontani mercati esteri: ¢ cid a malgrado le non infrequenti devasta- zioni dei barbari (30) ¢ 1 violenti sommovimenti sociali, che non man- carono qualche volta di accompagnarli (31). Rimane perd da stabilire se questa ripresa dell’agricoltura non abbia inciso negativamente (32), cosi come sembra essere avvenuto in qualche zona della Sicilia (33), sulla consistenza ed estensione dello allevamento del bestiame, per l’addietro fiorentissimo nella regione pugliese (34). Non possediamo elementi per un giudizio comparativo: & certo perd che Timportanza assunta dalla coltura granaria, deve averlo re- legato in secondo piano nella economia generale della regione, ridu- (27) Sawiout. Le nostre origini. Storia econom-ca dell'Italia nell’ Alto Medioevo, Napoli 1913, p. 13. (28) Carpurnivs, Egloy., IV, 7, 17. (29) Saviour, Origin’ cit, pp. 5 gg. (30) Cassiop., Var, I, 38 (a. 507-11): «ostium: se asscrunt_depopula- tione vastatos », Altrove ci vien data notizia delle lamentele dei conductores Apuliae causa dei « framenta inimicorum subreptionibus coneremata » .. Var., 1, 16), con riferimento evidentemente ad alcune incursioni dei tint n Cass., Var. nei M. G. H., AA., XH, p. XXXI- (31) Gi riferiamo alle ardite riforme sociali recate ad effetto da Totila c della’ cui applicazione all’ Apulia et Calabria si rinviene espresso ricordo in Trocorte, Bellum gothicum, Il, 6-2-5: cfr. Stews, Histoire du Bas Empire, Il, Bruges 1949, p. 672 gg. (32) Va tenuto presente che nella eth precedente la pastorizia nella nostra regione aveva ricevuto incremento dalla decadenza dellagricoltura (cfr. Ro- stovizeer, Storia cit, pp. 33-34% Satvtout, Cupitalisme cit., p. 128), che le aveva abbandonate terre per Vaddietro impegnate da essa. (33) De Roserris, Produzione agricola, p. 1920. (34) Della ricchezza dell’allevamento ovine rende testimonianza la fama nell’antichita classica delle lane finissime che si confezionavano a Taranto, © delle penulae, dei birri ¢ delle tunicae russae di Canusium (ctr. pe Ro- runtis, La Orgunizzuzione ¢ la tecnica produttiva nel mondo romano et., Napoli 1946, p. 46 sgg.)s mentre Orazio esalta gli armenti del Salento (Ca labria) (Carn. I, 31, 3 sgg.Je € Cesare € Valerio Massimo ricordano i pastores ch Puglia, ampiegati bene spesso, fin dall’eti delle guerre puniche, nell'esercito romano (Cars., Bell. civ., 1, 24 € 56; Il, 4 ¢ 21: Val. Max. vir6-1). cfr, Mowatst: Francesco M. de Robertis cendolo sulle terre pid povere (35) ¢ alla utili dotti di residuo (36). Sta di fatto comunque che un gruppo di costituzioni imperiali della seconda meta del IV secolo, dirette a prevenire l'abigeato (37) ¢ ad infrenarne la « frequentia » (38), ci consente di affermare che Vallevamento del bestiame conservava tuttavia parte rilevantissima nella economia regionale (39). ione dei suoi pro- (35) Siuaco, a proposito della proprieta di un nobile romano parla di eres per Apuliam non tam reditu ampla quam censu» (Epist. VII, 126). Ma cid solo, che egli segnala il fatto quasi come una particolariti, basta a confermarci nella opinione che questa non cra di solito la condizione nor male delle cose € che i fondi in Puglia crane di solite anche « ampli reditu » (36) Intendiamo riferirei_particolarmente alla utilrzzazione delle coltare a _maggese, alternantesi con quelle cerealicole: cir. pe Rovertis, Organi cione € tecnica cit., p. 106 sgg. (37) Si tratta in questo caso del divieto. delluso dei cavelli per le re gloni suburbicarie in genere (C. Th., IX. 30, 1: het. 25 he t. 3) o per PApulia et Calabria in partivolare (C. Th. IX, 30, 1) nelVintento ‘evidentissimo di togliere ai rapinatori, con I+ possibilita di giungere di sorprese. sugli_armenti ¢ di dileguarsi, la opportunith ¢ gli stessi mezzi per delinquere (C. Th. I 30. 1.€ 3). E dobbiamo riconoscere che la misura sorti Peffetto a cui attendeva Gopo appena un anno poteva registrars; un miglicramento notevole della si tuazione (C. Th., IX, 30, 3 consente infatti ai stuarir uso dei cavalli« per ea sane loca quae neque abactoribus neque aliis criminationibus infamata sunt si che potette tarsi luogo 2 qualche concessione (come p. es. quella fatta at suarii di usare i cavalli « ut nullo prioris sanctionis timore teneantur »: C. Th., IX. 30, 3), € se questi divieti negli anni successivi — a differenza di quel che asviene per altre provincie — non furono pid ripetuti per PApulia et Calabria C. Th. AX. 30.0 9gg. (38) Si tratta infatti di misure preventive, che, se inves il settore dei delitti contro la proprieth — si parla intatti di eriming in gene (€. TA., IX, 30-3) € di « omnes latronum conatus » (C, Th., IX, 302) — ebbero d. mira particolarmente Pabigeato: «cum omnifariam (ono parole di Valenti no in genere tutto niano © Valente) urbicarias regiones ab omni crimine ct adsiduis abactorum ra pinis quictas esse cuperemus » (C. Th., IX. 30.3). E. pid oltre gli stessi imperatori perlano di «loca quae neque abactoribus neque aliis criminibus infamantur ». Ver la pena del resto si rinviava, a carico dei traygressori del divieto in ordine aluso dei cavalli, appunto a quella fissata per Pabigeato: C. Th., IX. 30.1: Pe (39) Si consideriinfatti che per piegare Je stato. ad intervenire a sua tutela, sacrificando finanche interessi di-certarilevanza, veramente grande dluveva essere Vimportanza di questo settore produttivo nella economia’ gene ral del paese. Si tratta nella specie del divieto dell'uso dei cavalli- per Te regioni suburbicarie, su cui vedi sopra nn. 37 © 38. Sulle condisioni economiche della Pt glia 49 A riguardo dobbiamo inoltre rilevare che, pur non facendo di- fetto del tutto (40), assai scarsa doveva essere limportanza dell’alle- vamento dei suini (41), che era invece largamente diffuso nelle regio- ni finitime della Lucania, del Bruzio, del Sannio e della Campa- nia (42). Pit largamente praticato doveva essere quello dei caval- li (43); ma di gran lunga prevalente era certo quello degli ovini, per cui l’Apulia era stata celebrata fin dalla pit alta antichitd (44) € che ancora nel Basso Impero dava larga ¢ preziosa materia alle industrie tessili fiorentissime nella regione (45). 3. — Dal confronto tra la scarsezza di notizie sull'attivita indu- striale e artigiana in Puglia nell’et precedente (46) ¢ la larghezza re (40) La relativa impost.. sul lardo doveva essere esatta con certa larghez- za anche in Puglia, se Valentiniano 1 (C. TA. IX. 30.3) nel 365 concede ai swarii la Facolta dell'uswe equorum, richiomande unCaltea sua costituzione in cui viene nominata specificatamente la regione Apulia et Calabria (41) Tra le regioni a pid forte produzione di lardo, troviamo infatti ricordate la Campania, la Lucania, i! Bruzio. il Sannio ¢ Ia Sardinia, tacendosi_ com- pletamente dell’Apulis et Calabria: Nov. Vul.. Il 35. E si che questa stituzione si siferiva avpunto alle regieni suburbicarie. (42) Vedi nota precedente. (43) Procorto (Bell. Goth., Il, 18) parla di vouui ixamv presse Brindisi. ma non sembra chiaro se wattavasi di terre adibite abituslmente a pascolo 0 di luoghi in cui occasionalmente pascolavano i cavaili dei Goti, di cui e guestione. Comunque Porrit., in Horut., Sat, 1. 6. 5 nota: « Apulum autem equum pro optimo utique acciperedebemus (44) Strabone NI, 282 esalta leccellenza Brindisi: de zai Fou Tay aqodga Eraivornsvey eoti, Prints, Hist. Nat., . yo: wcirea Terentum Canusiumque summam nobilitatem habent (oves) ». Vedi anche Aties., HI, gz: Varno Hl, 36 € IX, 39: Conementa VIL, 2, 3: Max ua, XIV, 121 € 127; id. NIV, 156. Sull'argomento, v. Bivemwer, L'attivin’ industriale dei popoli dell'antichith classica, in Bibl. St. Ee.. Way p. 3 (45) Exnopivs, 17, 20: «lana Tharentinae laus urbis, gemma, pote stas, quid sunt ad nostrum iunctum supercilium? ». Potrebbe perd anche afiacciarsi il sospetto che trattisi di reminescenze claysiche: non per nulla in fatti Ennodio era stato. maestro div retorica, i che vediamo i suoi_seritti sovrabbondare di tali riferimenti: eft. Asarvcct, Lat letteratura di Roma im periale, Bologna 1947. p. 277-78. Si ricordano ancora in quest’epoca del. resto le tarentinae volputates costituenti senz1 dubbio un lontanissima reminiscen cfr. Symmacies, Ep., VIL 15 (46) We Buvesxer (Llattiviti industriale cit. p. 629-32) non registra per PAlto Impero che le industrie tessili e una tintoria di porpora a’ Taranto nonché una modesta industria del metallo pure in Taranto, rileva co Jellallevamento ovine presso lo che 4. — Archivio Storico Pugliese, Anno IV, fasc. III-IV 50 Francesco M. de Robertis lativa di quelle pervenuteci per il periodo del Basso Impero, sorge spon- tanco il dubbio se in Puglia queste attivita non siano rimaste nel com- plesso immuni dal processo di profondo decadimento che rileviamo altrove (47). E’ ben significativo comunque che unica industria di certa ri- levanza ivi esistente nella eta del Principato non pare che di poi abbia subito flessione alcuna: durante tutto il periodo del Basso Im- pero si continua infatti ad esaltare la eccellenza della industria tes- sile tarentina (48); mentre l’Editto di Diocleziano sui prezzi ricorda il Bigges xavusives xdhduazes onpterds (49) ¢ la Notitia Dignita- tum Occidentis menziona un procurator Gynaecii Canusini et Ve- nusini in Apulia (50), accanto ad una fabbrica imperiale di porpora in quel di Taranto (51) E si consideri, per scendere alla indagine quantitativa, che su quattro manifatture statali di lana (gynaecia), di cui @ memoria per MItalia nella Notitia Dignitatum (Aquileia, Roma, Canosa ¢ Ve- nosa) (52) ben due si trovavano in Puglia; e che su tre manifatture per la lavorazione della porpora esistenti in Italia (Siracusa, Cirra ¢ Taranto), una appunto apparteneva alla Puglia (53). tempo essai pregiata, era in fase gid di in Brindisi quelle degli specchi, ur i dalla. straor decisa involuzione, E questi risultati sono in effetti conferm: oni pugliesi riguardanti nel 1 ¢ I secolo d. C. gli urtifices (artigiani): si consideri infatti_che abbiamo a registrare soltanto 2 cgentarii, Yano a Taranto (C. I. L., IX, 236) ¢ Valtro a Canosa (IX, 348); 1 textor a Canosa (IX, 379) ¢ 1 lanarius a Lucera (IX, 826). E queste cifte riescono tanto pid significative quando le si confront alla grandissima fre- quenza in cui invec: incontriamo iscrizioni menzionanti artifices in Cam- pania, p. es. 0 nell’ Emilia. (47) Cfr. Rosrovrzerr, Storia economica cit... 544 spp. E’ in questo periodo infatti che la organizzazione industriale dell'impero, a causa della grande crisi, viene ridotta a produrre per gruppi sempre pitt esigui di con- sumatori locali, Ia cui domanda si veniva per giunta limitando ai prodotti meno costosi € pit grossolani, Altrove abbiamo cercato di sintetizzare le cause di questa involuzione nella diminuita possibiliti di assorbimento dei nercati di smercio, nella difficolth ¢ interruzione delle comunicazioni, nella instabilita della moneta © dei prezzi etc: cfr. pe Roweatis, Produzione Git, p. 32 sgg. (48) C. Th. XI, 30, 3 (49) Dioct.., Edictum de pretiis 19, 38. (50) Notitia dign. Oce., Xl, 4. (51) Notitia dign. Oce., XI, 65: « procurator Baphii Tarentini Calabriae ». (52) Notitia dign. Occ., XI. 4952. (53) Notitia dign. Ovc., XI, 64-66. dinaria poverta di iseri Sulle condizioni economiche della Puglia St Che dire poi delle cure del re Teodorico per una grande mani- fattura in Otranto destinata alla lavorazione della porpora, con I’im- piego di maestranze numerose € specializzate? (54). Ma ancora pid significativo & il fatto che Gregorio Magno nel 599 dovette far venire di Puglia, dalla lontanissima Hydruntum, uno schiavo (55), fornaio di mestiere, per i servizi della sua casa in Roma (56): in quella Roma che un tempo era stata al centro del- Vars pistorica (57) ¢ che faceva parte tuttavia del mondo bizantino. E se Parte della confezione del pane — come quella della por- pora — in un centro relativamente modesto come Otranto era eser- citata da operai specializzati di riconosciuta abilita ¢ competenza; dobbiamo di necessiti. argomentarne che, nel generale naufragio della esperienza tecnica ¢ professionale che caratterizza il Basso Im- pero e l’Alto Medio Evo (58), fu proprio nella nostra regione che, per condizioni particolarissime — dovute in ispecie alla relativa tran- quillita di cui essa godette dalle invasion barbariche (59), alla ab- (54) Cass.. Var, 1. 2: «quid enim egunt tot artitices, tot nautarum ca tervae, tot familiae rusticorum.... Eoa Tyris est’ Hydron Halica, aulicum profecto vestarium ». (55) Riteniamo all'uopo di poter aderire alla opinione dei Viscoxrt (Col- Jeg pistorum, in « Rendiconti Ist, Lomb. », 1931, p. 517 sgge)s che ritiene trattarsi non di un uomo libero, ma di uno shiavo (anceps): aggiungeremo dit nostro che ce lo conferma ta denominazione di « puer» data al soggetto, la quale, intesa altrimenti che come schiavo, mal si converrebbe ad un artigiany gid provetto nel mesticre © gid in etd matura, con moglie © figh, secondo uel che si evince dalla lettera stessa di Gregorio Magno. E si noti che qui non & certo questione, come da qualcuno si & ritenuto, di caccia ad uno schiave fugitive, poich? altrimenti non ci. spiegheremmo. i riguardi, le cure ¢ le attenzioni che mostra Gregorio perch? egli fosse con Cotto a Roma cou ogni riguardo, con la moglic, i figh e le sue cose, al fine evidente di invogliarlo © imancre di buon grado in Roma al suo servizio. (56) Grecorius, Epist., IX, 200 (a. 599). (57) Clr. Wattzwe, Les Corporations professionciles chez les romains, Lovanio, 1895 - 6, I. p. 20 sgg.s Visconti, Il Collegium pistorum cit., in Rendiconti Ist. Lomb. », 1931. p- 517 Sg. (58) Cir. Rostovrzerr, Stora economica cit. p. 543. gg-s SALvIoLI, Le nostre origini cit.. p. 88° sgg.s Hartmann, Zar Wirtschaftsyeschichte Italien: im frithen Mittelalter, Gotha 104, p- 3. 888-5 Dot, Storia econo- mica cit., p. 50 sgg. (59) E questa relativa tranquilliti non sclo determind le condizioni nz cessarie perch? le arti e le industrie continuassero a prosperare, ma_costitui anche un motivo di richiamo per le forze di lavoro dalle regioni italiane nieno al riparo. 52 Francesco M. de Robertis bondanza dei capitali (60) ¢ delle forze di lavoro disponibili (61) ¢ ai contatti continui con il mondo bizantino (62) — la tecnica artigia- na potette mantencre alto l’antico livello ¢ la tradizionale abilita. — E analogamente, per quel che concerne il settore dei traffici, dobbiamo ripetere che il processo di enorme contrazione a cui esso soggiacque per tutto l’Orbe romano ¢ nella stessa Italia (63), non sembra che abbia investito anche la Puglia, la quale, appunto in conseguen- za della decisa ripresa agricola che presenta ¢ delle larghe possibiliti di esportazione dei suoi prodotti in lontani mercati (64), ci appare nel Basso Impero al centro di una rete di traffici a carattere (mi si consenta il termine) « internazionale ». E il rilievo é tanto pid significativo in quanto nella cta precedente la Puglia sembra che presenti una scarsissima attivitd nel settore com- merciale, come risulta dal numero esiguo di riferimenti_ a commer- nti nelle iscrizioni pugliesi dell’epoca a noi pervenute (65): evi- dentemente I’eta del Basso Impero registra per essa non tanto il mantenimento delle antiche posizioni quanto un deciso incremento. cia A parte infatti una testimonianza del goto Jordanes riguardan- te Taranto, ma che va zvidentemente riferita ad una fonte pid antica (60) Casstovorv’s, Variue, VII, 33. 3. chiama infatti i Calabripeculiosi: © si noti che in tutta la sua vasta opera non attribuisce ad aleun‘altra gente una qualifica del genere. E si consideri altresi che la prosperiti economica degli Ebrei di Puglia indusse Onorio a derogare per esi — © solo. per csi — alle norme restrittive della capaciti di diritto pubblico degli. Ebrei: vedi oltre nn, 7y-81 (61) Paouxo pa Nota mette in evidenza il drenaggio verso la Puglia, dalle regioni circonvieine, di lavoratori (Carm., XX, 312). Casstoporo pone Tac cento proprio sulla grande quantiti di operai specializzati (tor artifices) a di izione nelle manifatturc di Otranto; Var. 1, (62) Cfr. Caxanentest, Storiv cit, p. 6 seg. (63) Chr. pe Rowentts, Produsione agricola cit. p. 40 seg. (64) Vedi sopra § 2. (65) E° significative atbastanza che il CJL. registry per la zona corri spondente alla Puglia attuale appent due iscrizioni di negotiatores © mercato _res, Yuna a Brindisi (IX, 62) ¢ laltra a Venasa (IX, 469). A Volturara (IX, 939) abbiamo notizia di un colleginm dendrophorum (sui cui caratteri. v. Watraxc, Corporations cit. Il, p. 148 sg.) mentre una quarta, apparti ad_un ponderarius di Lesina (IX, 706), ma_non sappiamo se la persona fosse addetta ad una azienda agricola © commerciale, spo Sulle condizioni economiche della Puglia 53 da lui utilizzata (66) — abbiamo comunque notizia di trasporti di grano effettuati per via di mare dalla Puglia (e segnatamente attra- verso il porto di Brindisi) (67) non solo verso le altre regioni d'Ita lia (68), ma anche verso lontani mercati esteri (69); mentre la fama che sembra mantenere la lana tarentina anche fuori d'Italia (70) & sicura testimonianza di un attivo commercio di esportazione pure nei confronti di questo prodotto. E forse verso l’Apulia dirigevano di preferenza le loro prore quei naviganti che, alle dipendenze dirette della Chiesa di Alessan- dria, usavano frequentare le coste della Sicilia ¢ del mare Adriatico all’inizio del VII secolo (71). Ad ogni modo @ certo che in Puglia esisteva una classe fioren- tissima di commerciant: dediti particolarmente a’ traffico delle der- rate alimentari di produzione locale (72): vi wllude Cassiodoro a proposito dei negoriatores frument, Apuliae sive Calabriae (73) ¢ dei (66) Jonvayes, Rom., 150: « Tarentus, Calabriae quondam et Apuliac, to- tiusque Lucaniae caput... in ipsis Hadriae maris faucibus posita, in omnes terras, Histriam, Illyricum Epyron, Acaiam, Africam, Siciliam vela-dimit tic», Par perd che si tratti di un passo ripertato dallo storico Floro dell'et lel Principato, epperd ininfluente ai fini della nostra ricerca: eft. Mowsisey. ie eee nena iy TV. (67) Stontws Avou.., Epist., 1, 9. (68) Syws., Epist., IX, 29, in cui st pone in evidenza come alla Pugliv, nei momenti di carestia, si guardava con particolare interesse da tutta Italia per i rifornimenti di grano. Lo stesso Simmaco altrove ci dice che nel 3y6 aveva fatto trasportare grano dall'Apulia in Campania (Epist., V1, 12). E Sipoxto Avout are (Epist., 1, 9) nello stesso periodo di tempo ci di notizia dit grano spedito aa Brindisi, via mare, per Roma. (69) Siox. Avot. Carm., XXI, 1713: «Hue veniet calidis quantum jactit Africa terris — quantum vel Calaber quantum colit Apulus acer - quanta Leontino turgescit messis acervo...». Vedi anche id. Curm., XI, 116. (70) E? infatti Exxovto, retore gallico, che ne fa la esaltazione: vedi sopra n. 44. Stpoxto Arottinane (Epist.. 1, 136): « ..muricis Tyrii sew Tarenti ne conchyliato ditat indutu ». (71) Leontios, Vita S. Johannes, 13 ¢ 28. Sui traffici tra In Puglia © TOrien- te durante tutto alto Mediocvo, v. Pirene, Histoire economique de I’ Ocet. Gent Médiéval, Bruges 1951, Pp» 134, 160 € 170. (72) Casstonoxo (Var., I, 26 ¢ I, 16) allude infatti espressamente al com- mercio del frumento esercitato dagli Apuli; e Givstintano (Pragm. sanct. pro pet, Vigil, XXV1- a. 354) parle di coemptiones a loro catico di species anno- mentre non abbiamo notizia diretta di commercianti in altri naviae in genere, generi, (73) Var., I, 26. Altrove (Var., 1. 16) allude in ysnere al commercio del frumento esercitato dagli -Apuli. 54 Francesco M. de Robertis negotiatores Sipontini, ridotti momentaneamente a mai partito dalle tuberie dei nemici (74). mentre riescono assai significative le dispo- sizioni particolari contenute nella famosa prammatica sanzione pro petitione Vigilii di Giustiniano sui negotiatores Calabriae et Apuliae, i quali costituivano ai suoi tempi una classe numerosa, assai bene organizzata ¢ di capacita contributiva senza dubbio rilevante — pa- ragonata a quella dei commercianti delle altre regioni d'Italia — come ci dimostra il fatto che su di essi venne trasferito l'onere delle coemptio- nes, che altrove gravava invece sui possessores (75). C’% tuttavia da rilevare che tra i mercatores di Puglia elemento indigeno non era certo esclusive, ma che anzi vi doveva avere una parte assai modesta, se dalle poche notizie che ci rimangono appren- diamo che nella eti de: Goti i trasporti del grano pugliese verso il Nord venivano effettuat: dai Veneziani (76) ¢ che vadre alessandrini veleggiavano nel VIL secolo ver le nostre coste /77). In Puglia poi esistevano varie colonic di Ebrei (78) venuti, grazie proprio all’attivitt dei traffic! (79) in tanta prosperiti € considera- zione da avere indotto Vimperatore Onorio al riconoscimento della (80), piegandolo a derogare espres- loro importanza economico-sociale (74) Cass. Var., I, 38 (a. 507/11): «hostium se asserunt depopulatione vastatos », Altrove lo stesso autore ci di notizia delle lamentele dei conducto- res Apulia causa dei « frumenta inimicorum subreptionibus concremata » (, 16): pare si sia trattato di incursioni di Bizantini: cfr. Momsen, in M.G. H. AA., XII, p. XXXL 75) Vedi sopra n. 72. E. si noti che essi sono gli unici in tutta Malia ad essere presi in considerazione da Giustiniano agli effetti della coemptio © ouvir}. Sulle coemptiones nel Basso Impero, v. Mazzanino, Aspetti sociali del IV secolo, Roma 1951, p. 206 sgg. (76) Cf, Farast, Storia cit., p. 68. (77) Cfr. Leontios, Vita S, Johann., 13 ¢ 2%. (78) Vedi sull’argomento Tasassta, Stranieri ed Ebrei nell'Italia meridio nale dalla ety romana alla sveva, p. 53-9; Feeworetts, Gli Ebrei nell’ Italie meridionale, Torino 1915, p. 10. (79) C. 1. Le AX, 469. Vedi sull’argomento anche Caraneitest, Saggio storico sul commercia della Puglia, in La Terra di Bari, Trani 1900, l, p. 7. ‘Alla fine del secolo V pare che gli Ebrei avessero ormai il monopolio degli approvvigionamenti annonarii; il loro intervento a Napoli a favore dei Goti ridette alla citth Ia forza e la possibilita di resistere a Belisario nel 535: cfr. Procorius, B. G., 1, 8. Analogamente argomenta il Fexoretsa (op. cit., p. 10) per gli Ebrei d’Apulia et Calabria. (80). Ci si potra obbiettare che come tali ¢ non come negotiatores; si tenga pres concessione era stata fatta agli: Ebrsi te perd che in tanto gli Sulle cordizioni economiche della Paglia 55 samente nei foro confronti alle disposizioni generali che vietavano agli Ebrei laccesso alle curie (81): ¢ cid perché nella Puglia le loro floride condizioni li avevano portati in gran numero alle cariche mu- nicipali, si che il loro allontanamento nel 397 aveva finito col mettere in gravi difficolta la composizione stessa dei consigli municipali (82). 5. — N&ci si obbietti che col quadro da noi delineato sembrereb- be contrastare una costituzione di Onorio ¢ Teodosio del 413 che, dispo- nendo una indulgentia tributaria in pro dei possessores d’Apulia et Calabria, potrebbe indurre nel dubbio che la capacit’ contribut di essi fosse ridotta allo stremo (83). Sol che si guardi infatti alla data di emissione della costituzione ¢ all’anno di decorrenza della indulgentia, rispettivamente del 413 € del gro d. C., apparira chiaro come si tratti d: una misura di ec- cezione dovuta ad event: straordinari, quali le devastazioni delle orde di Alarico, che appunto in quegli anni avevano riessa a sacco MItalia centro-meridionale (84) (85). Che anzi lo stesso fatto che gli anni successivi, mentre si rinno- vano le esenzioni ¢ le facilitazioni fiscali nei confronti di altre pro- Ebrei di Puglia potettero godere di questo trattamento di favore, in quanto erano venuti con i commerci in grande prosperita economica, Sappiamo del resto come la fonte dei grandi patrimoni in questo periodo risiedesse 0 nello Miruttamento degli uftic pubblici (da cui per altro gli Ebrei si trovavano esclusi) o nella attiviti commerciale: cfr, Rosrovrzerr, Storia cit., p. 200 spg- (81) Si tratta di una costituzione dell'imperatore Onorio, ma_intestata anche al correggente Arcadio, secondo Huso della cancelleria del tempo, su cui v. ve Rosexris, Dal Potece personale ece., in « Studia et documenta », 1942. p- 257 sgg. In essa, derogandosi ad una costituzione generale dell'anno innanzi, the faceva divieto assoluto agli Ebrei di entrare nelle curie (C. Th., XVI, 8.13 = a. 397) si disponeva: « Vacillare per Apuliam Calabriamque plurimos ordi- ftatum comperimus, quia Tudaicae superstitionis sunt, et quadam 9 lege, quae in Orientis partibus lata est, necessitate sabeundorum = munerum aestimant defendendos. Itaque hac auctoritate decernimus ut cadem, si qua est, lege cessante quam constat_meis partibus esse damnosam, omnes, qui quo libet modo curiae 1ure debentur, cuiuscumque superstitionis sint, ad complen da suarum civitatum munia ceneantur » (a. 398). (82) Non per nulla Onorio, scriveva a Teodoro, prefetto del_pretorio: cvacillare per Apulium Calabriamque plurimos ordines civitatum comperi mus...» (C. Th., XIl 1. 158, a. 398)- (83) C. Th., XII. 28. 7 (a 413)- (84) Cir. Mazzanino, Aspetti sociali cit, p. 239 seg. (85) C. Th., XI, 28. 12 (a 418). 56 rancesco M. de Robertis Vincie suburbicarie, quali la Campania, il Piceno ¢ la Toscana (86), si tace completamente dell’Apulia et Calabria, ci dice a sufficienza come la regione fosse venuta in tale prosperiti economica da essersi potuta rifare rapidamente dalle ferite inflittele ad opera dei barbari di Alarico. Che se poi ci facciamo a chiederci (87) se questo quadro di prosperit’ offerto dalla Puglia nel Basso Impero rappresenti il man- tenimento delle antiche posizioni o non fors’anco un effettivo. pro- gresso, dobbiamo rilevare che nel settore agricolo & indubitabile un incremento senza precedenti: e pud fondatamente ritenersi che tale incremento abbia reagito a sua volta positivamente sul settore dei traf- fici, il quale nell’eta precedente deve aver languito quasi del tutto. Nel campo industriale ¢ artigiano invece non possediamo clementi per una precisa risposta: certo perd che limmigrazione di operai specia- lizzati in Puglia dalle altre regioni finitime ¢ il concentramento del- Vinteresse dell’Impero Bizantino su questa regione, a preferenza delle altre d'Italia, potrebbe bene indurci in analogo avviso. Possiamo pertanto ritenere — attraverso la concorde testimo- nianza delle fonti — che la Puglia tra la fine dell'Evo Antico ¢ 1’ zio del Medio Evo, ben lungi dall’essere soggiaciuta alla generale depressione che caratterizza l'attivita produttiva ¢ di scambio nelle altre provincie del!’Occidente (88), presenta un ambiente economi- co-sociale caratterizzato da spirito alacre di iniziativa ¢ di_progres- so (89) ¢ da una prosperiti economica, che la impose al (86) C. Th., XI, 28. 12 (a. 418). (87) Rispondo ad un quesito propostomi in sede di discussione, dal Prof. Giuseppe Ignazio Luzzatto dell'Universita. di Bologna. (88) La stessa Italia (che pur si presenta in netta ripresa per quel che ri- guarda l'agricoltura) in questo period soggiace ad un proceso di paurosa Gecadenza per quel che riguarda le attiviti dei traftici ¢ la produzione indu- striale ¢ artigiana: cfr. pe Rosentis, Produsione ayricola cit. p. 40. sgg. (89) Non per nulla aloraziano impiger Apulus (Carm. WM, 16, 26) fanno riscontro._nel Basso Impero gli epiteti di acer, asper, tdoneus, con cui viene designato il pugliese nelle opere rispettivamente di Stroxto Avoutivare (Carm XII, 171-3), di Paotino px Nota (Carm. XIV, 76) © di Casstovoro (Var., 8. 34. 3). E sol che si ponga mente alla grande opera di trasformazione fondiaria, con Ia sostituzione dell’ulivo al pascolo © al sativo, gid in atto agli inizi del ¥ secolo d. C. (v. sopra § 2) ¢ all'alto livello tecnico mantenuto anche nel settor industriale (v. sopra § 3), bisogner’ riconoscere che queste lodi non erano usurpate, Sulle condizioni economiche della Puglia 57 dei contemporanei e¢ che le nostre fonti sembrano considerare come del tutto eccezionale (go). (90) Casstoporo (Var. TIL, 33. 3) chiama infatti i Calabri « peculiosi ». EB si noti che in tutta la sua vasta opera nor attribuisce ad alcuna altra gente una Gualifica del genere. Ea questo riguardo si consideri anche che fu proprio la grande prosperiti economica degli Ebrei di Puglia ad indurre Onorio a dero gore per esi — ¢ solo per essi — alle norme restrittive della loro capacita giuridica di diritto pubblico: v. sopra § 4.