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Le membrane biologiche

Le membrane cellulari sono molto importanti fondamentalmente perch isolano la cellula dall'ambiente circostante, la
dividono in compartimenti che permettono di separare reazioni che altrimenti si annullerebbero fra loro e hanno anche
funzioni determinanti in alcuni cicli biologici. Le membrane cellulari inoltre non sono passive, ma contengono diverse
proteine che mediano il trasporto di soluti, recettori che inviano informazioni all'interno della cellula e ne determinano
modificazioni anche trascrizionali, nonch giunzioni intrecellulari che permettono il legame e la comunicazione di una
cellula con quelle circostanti. Inoltre le membrane fungono anche da supporto in diversi processi metabolici, come ad
esempio avviene nei mitocondri.
La composizione e l'architettura delle membrane
Le membrane cellulari presentano principalmente tre tipi di macromolecole biologiche: i lipidi, le proteine e i
carboidrati (ma questi ultimi unitamente a lipidi e proteine a formare glicolipidi e glicoproteine).
I lipidi sono quelli pi numerosi e costituiscono la base fondamentale della membrana cellulare. Sono organizzati in un
doppio strato esponendo le teste polari verso lo spazio extracellulare ed il citosol e le code idrofobiche racchiuse fra i
due strati di teste polari. I lipidi di membrana possono distinguersi in fosfolipidi, che vedono a loro volta una
suddivisione in glicerofosfolipidi e sfingolipidi. I glicerofosfolipidi possiedono una molecola di glicerolo legata a due
acidi grassi e ad un gruppo fosfato, a sua volta legato ad una testa polare. Gli sfingolipidi invece possiedono al posto
del glicerolo una molecola di sfingosina che un amminoalcol che va poi a legare gli acidi grassi. La sporgenza piu o
meno notevole di ciascun fosfolipide dalla membrana dovuta anche al tipo di testa polare alla quale esso legato, i pi
comuni vedono un gruppo fosforico legato a molecole come la serina, l'etanolammina (amminoalcol), l'inositolo
(vitamina B7). La colina pu legarsi agli sfingolipidi dando la sfingomielina.
Il colesterolo una molecola planare costituita da 27 atomi di carbonio ed organizzata in quattro anelli + una catena
laterale. Essa ha dimensioni notevolmente ridotte rispetto ai fosfolipidi, e si insinua nella membrana regolandone la
fluidit. Anche il colesterolo possiede una piccola testa polare costituita dal gruppo ossidrilico in posizione C3.
I glicolipidi sono i lipidi legati covalentemente ad oligosaccaridi, e fra questi possiamo citare i cerebrosidi ed i
gangliosidi.
I carboidrati, visto che ci siamo, possono essere anche essere associati a proteine, un esempio la glicoforina tipica
degli eritrociti.
Per quanto riguarda le proteine, queste possono attraversare la membrana da parte a parte oppure possono essere solo
associate alla membrana stessa. Quelle estrinseche, che sono quest'ultime, possono essere rimosse dalla membrana pi
facilmente rispetto a quelle transmembrana. Solitamente le proteine associate alla membrana sono legate a queste
mediante legami di tipo idrofobico o ionico, ma non covalente.
Lo spessore del doppio strato fosfolipidico oscilla fra i 5 e gli 8 nanometri. Questi valori variano a seconda che la
membrana si trovi in uno stato di sol (ovvero di maggiore fluidit che non vede le code dei fosfolipidi rigidamente
impacchettate le une a fianco alle altre, ma intrecciate fra loro) oppure una di gel difficilmente raggiungibile alle
temperature che sono compatibili con la vita. Ad influenzare la fluidit della membrana ha un grande contributo anche il
colesterolo, che ad elevate temperature diminuisce la fluidit della membrana, mentre a basse temperature ne aumenta
la fluidit; mentre nel microambiente delle zattere lipidiche (che sono porzioni piu compatte di fosfolipidi, glicolipidi,
colesterolo e proteine di membrana di uno spessore maggiore rispetto alla membrana circostante) contribuisce a
determinarne la rigidit. Le zattere coprono circa il 50% della membrana cellulare. Un esempio di zattere sono le
caveole che inducono anche delle flessioni nella membrana cellulare.
Il modello a mosaico fluido
La fluidit della membran cellulare dovuta principalmente al fatto che le interazioni fra le singole unit non sono
covalenti, ma sono solitamente di tipo idrofobico.In uno stato relativamente fluido i fosfolipidi non solo ruotano su se
stessi ma sono anche in grado di spostarsi lateralmente (per moto browniano di agitazione termica) e addirittura
verticalmente, scambiandosi con i fosfolipidi della porzione interna.
Abbiamo il flip flop che un movimento di inversione della polarit di un fosfolipide che lo conduce sull'altro versante
della membrana, catalizzato dalle flippasi o floppasi (a seconda del verso di movimento) e permesso grazie all'idrolisi
di una molecola di ATP. Abbiamo anche le scramblasi che catalizzano sempre un movimento di flip flop ma meno
specifico (secondo gradiente di concentrazione di una determinata specie di lipidi) e non catalizzato dall'idrolisi di ATP.
Tutti questi movimenti sono stati dimostrati dal recupero della fluorescenza dopo fotospegnimento o FRAP.
Le proteine navigano nel mosaico fluido
Il concetto di mosaico fluido permette a ciascuna proteina di navigare nella dimensione della membrana e di
riposizionarsi quante volte vuole.
Le proteine che sono costrette a mantenere una determinata posizione per una serie di motivi (tipo boh, le giunzioni ad
esempio), sono quelle che invece si trovano ancorate al citoscheletro.
Abbiamo detto che esistono due tipi di proteine legate alle membrane: quelle periferiche e quelle integrali di membrana.
Le proteine periferiche possono essere estirpate dalla membrana cellulare attraverso trattamenti blandi che
interagiscono le interazioni elettrostatiche che solitamente questo tipo di proteine intraprendono con i lipidi di
membrana.
Se una proteina fortemente associata alla membrana, invece, molto probabile che sia dovuto al fatto che possiede
diverse associazioni idrofobiche con i fosfolipidi. Una proteina che possiede un susseguirsi di almeno 20 amminoacidi
idrofobici ha buone probabilit di essere una proteina transmembrana. Le proteine transmembrana possono attraversare

la membrana anche pi di una volta, e a questo punto sono dette proteine multipasso. Solitamente le proteine
transmembrana possiedono strutture secondarie ad alfa elica o a barile beta, in modo tale da intraprendere il maggior
numero di interazioni idrofobiche con i fosfolipidi.
Ancore lipidiche
Alcune proteine di membrana possono essere ancorate alla membrana cellulare tramite legami covalenti intrapresi con
acidi grassi, gruppi isoprenoidi o glicosilfosfatidilinositolo. Queste ancore lipidiche sono pi salde per le proteine
rispetto ai legami elettrostatici delle proteine estrinseche, ma comunque meno saldi rispetto alle proteine
transmembrana.
ancore lipidiche per acilazione vedono delle proteine legate a singoli acidi grassi spesso tramite un legame
tioestere o ammidico. Solitamente le proteine legate in questo modo sono le proteine Ras e piu in generale
proteine appartenenti alla famiglia delle proteine G.
ancore lipidiche per prenilazione vedono delle proteine legate a gruppi isoprenoidi come gruppi farnesilici o
geranilgeranilici. Riguarda anche queste le proteine G
ancore lipidiche a GPI o glicosilfosfatidilinositolo sono speciali ancore lipidiche che non vedono il legame
con un semplice acido grasso ma con un vero e proprio fosfolipidice. Qui abbiamo infatti un fosfatidilinositolo
legato ad un breve oligosaccaride che a sua volta legato ad una molecola di etanolammina che si lega al
gruppo C-terminale della proteina da legare. Le ancore a GPI sono sempre rivolte verso il versante
extracellulare ed un esempio dato dalla acetilcolina esterasi che una proteina che degrada l'acetilcolina
nelle giunzioni neuromuscolari.
La conformazione della membrana cellulare e le proteine che la popolano determinano anche i processi coinvolti nella
fusione delle membrane cellulari. Questo procedimento permesso da una classe di proteine chiamate SNARE. Quelle
che si trovano sulla membrana delle vescicole sono delle v-Snare mentre quelle che si trovano sulla membrana bersaglio
sono dette t-Snare. I passaggi vedono la formazione di legami filamentosi fra le suddette proteine, che avvicinano via
via di pi le due membrane fino a permettere la fusione fra i fosfolipidi.
Trasporto di soluti attraverso la membrana
Solo pochi soluti non polari riescono ad attraversare autonomamente la membrana cellulare, per quanto riguarda i
composti polari il loro trasporto mediato da proteine di membrana. Il trasporto di queste molecole pu avvenire
seguendo il loro gradiente di concentrazione oppure contro gradiente di concentrazione. I trasporti controgradiente sono
permessi grazie all'accoppiamento energetico con l'idrolisi dell'ATP oppure grazie a trasporto duplici assieme ad altre
molecole che invece entrano seguendo il loro gradiente di concentrazione. Ancora possiamo avere speciali proteine di
membrana chiamate ionofori che sono in grado di traghettare ioni da un lato all'altro della membrana cellulare rendendo
la membrana pi permeabile agli ioni e mascherando la carica di questi.
Il trasporto passivo
Abbiamo diverse tipologie di trasporto passivo a seconda del tipo di soluto con il quale abbiamo a che fare.
Ma comunque tutti sono accomunati dal fatto che le sostanze si muovono seguendo il loro gradiente di concentrazione
(o meglio dire gradiente elettrochimico).
Una molecola per attraversare il doppio strato fosfolipidico deve innanzitutto perdere le sue molecole di solvatazione,
che un passaggio che necessita di una grande quantit di energia che sar largamente recuperata quando la molecola
attraverser la membrana e riacquisir le molecole di solvatazione dall'altro lato. La tappa intermedia, che anche
quella pi altamente energetica, consiste nel passaggio del tratto idrofobico.
diffusione semplice: vede coinvolte piccole molecole apolari o depbolmente cariche. Esse transitano
attraverso la membrana cellulare seguendo il loro gradiente elettrochimico.
E' bene specificare che non sufficiente tenere in considerazione il solo gradiente di concentrazione, ma il
potenziale elettrochimico. Questa differenza di potenziale elettrochimico comprende il contributo

determinato dal gradiente di concentrazione del soluto (da qui la differenza di energia potenziale chimica)
sia il contributo determinato dalla differenza di potenziale elettrico. Quando non vi una forza motrice
che agisce su tot soluto, possiamo dire che questo soluto all'equilibrio attraverso alla membrana e che
non vi trasporto netto di questo attraverso la membrana. Ad ogni modo, anche quando questo soluto
all'equilibrio possono esserci pari e opposti movimenti del soluto attraverso la membrana. Il trasporto
netto avviene solo quando quando la forza motrice che agisce sul soluto rimossa dalla sua condizione di
equilibrio, e il trasporto procede nella direzione di ripristino dell'equilibrio per tale soluto. Il potenziale
elettrochimico descritto dalla seguente formula:

=RTln

[ X ]interno
zFVm dove z
[ X ]esterno

rappresenta la valenza dello ione, T la temperatura assoluta, R la costante dei gas ed F la costante di
Faraday. Il primo termine nel secondo membro dell'equazione rappresenta la differenza di potenziale
chimico se consideriamo X un soluto privo di carica, mentre il secondo termine descrive la variazione di
energia che avviene quando X si muove attraverso la membrana. Vm corrisponde al potenziale di
membrana.
diffusione facilitata: le molecole di interesse possiedono un gradiente elettrichimico, ma sono troppo
grandi oppure elettricamente cariche e di conseguenza non possono transitare liberamente attraverso la

membrana cellulare, a questo scopo sono necessarie delle proteine di membrana che ne permettono il
passaggio.La maggiorparte degli ioni e dei soluti idrofilici non riesce ad attraversare tramite semplice
diffusione passiva la membrana. Dunque, a meno che non ci troviamo dinnanzi a trasporti accoppiati con
altre sostanze, possiamo riscontrare sulla membrana dei pathway alternativi che permettono a tali
sostanze di attraversare il bilayer.
Tutti questi pathways sono permessi dalla presenza di proteine integrali di membrana.
Sono tre le tipologie di trasporti transmembrana mediati da proteine:
1)La proteina di membrana forma un poro che sempre aperto. Esempi fisiologici di pori sono quelli che
si trovano nella membrana esterna del mitocondrio, oppure ancora il complesso del poro nella membrana
nucleare. Quindi se vogliamo spiegarlo terra terra immaginiamoci un tubo dello scottex, se ci guardi
dentro potrai sempre vedere la luce che lo attraversa da parte a parte.
2)Le proteine di membrana formano dei canali, che possono essere aperti o chiusi perch sono dotati di
un gate o di una barriera. Esempi fisiologici includono tutti i canali ionici, come ad esempio quelli che
permettono al sodio, cloro, potassio e calcio di attraversare la membrana. Il processo di apertura e di
chiusura della membrana definito gating ed controllato da precisi stimoli. Terra terra ci possiamo
immaginare un tubo dello scottex con una porzione chiusa da un cartoncino che pu sollevarsi, la luce
che lo attraversa da parte a parte si vede solo in determinati momenti. I canali possiedono velocit di
trasporto di molti ordini di grandezza in pi rispetto ai carrier ma sono meno specifici di questi.
3)Le proteine di membrana formano un carrier che circonda un condotto che non offre mai un continuo e
costante passaggio transmembrana. Questo perch dotato di almeno due cancelli che non sono mai
aperti nello stesso momento. Fra i due cancelli c' un compartimento che contiene uno o piu siti di legame
per il soluto (tot particelle di soluto in un numero finito, ovviamente). Se i due cancelli sono entrambi
chiusi, le particelle di soluto sono imprigionate nel compartimento. Esempi fisiologici di carrier
includono le proteine trasportatrici per il glucosio. Terra terra possiamo immaginare di avere un tubo con
due cartoncini che lo chiudono da ambo le parti: non potrai mai vedere la luce che lo attraversa da parte a
parte perch i due cartoncini non sono mai sollevati contemporaneamente. I carrier sono strutture
saturabili.
Ma soffermiamoci un attimino sulla cinetica di tali meccanismi di trasporto passivo: nel caso della
diffusione semplice abbiamo una relazione lineare fra la concentrazione di soluto e la velocit con la
quale questo accede nella cellula.
Invece per quanto riguarda il numero di carriers, questi sono disponibili sulla membrana cellulare in un
numero limitato, e ciascun carrier ha un limite di velocit per i passaggi che esegue. Inoltre, se un soluto
extracellulare X aumenta in concentrazione, questo andr a saturare tutti i carrier e la loro velocit di
trasporto delle sostanze raggiunger un valore limite che non potr essere superato. Di conseguenza un
aumento del gradiente di concentrazione per un soluto potr influire sulla velocit di trasporto del
medesimo soluto solo fino ad un certo punto. Per aumentare l'accesso, anzich aumentare la
concentrazione del soluto, dovrei aumentare il numero dei carrier.
Comunque avere proteine che mediano il passaggio dei soluto molto vantaggioso visto che tali proteine
sono sensibili a stimoli diversi e possono essere regolate. Tali stimoli possono essere di diverso tipo:
voltaggio dipendenti, meccanici, chimici etc...
Meccanismi di diffusione facilitata
Permeasi o trasportatori: sono particolari proteine di membrana deputate al trasporto di molecole piccole e medie
polari, come zuccheri, nucleotidi, amminoacidi etc..
Un esempio noto dato dai trasportatori GLUT per il glucosio, in particolare GLUT 1. Esso costituito da 12 catene
idrofobiche transmembrana con residui idrofilici rivolti verso il centro del canale, in grado di legare il glucosio. Il
legame con il glucosio induce il trasportatore a diverse modificazioni conformazionali che ne determinano la chiusura
sul versante extracellulare e l'apertura sul versante citosolico. Solitamente il trasporto del glucosio va dall'esterno verso
l'interno della cellula perch questo il gradiente di concentrazione. Per essere mantenuto tale, il glucosio immesso
nella cellula viene subito fosforilato ed indirizzato verso una via metabolica che ne prevede l'utilizzo. Il trasportatore
glut ha un funzionamento che pu essere paragonato ad un enzima, nel senso che abbassa l'energia necessaria per
permettere il passaggio della molecola da un versante all'altro della membrana. Tende a saturarsi secondo una cinetica
simile a quella degli enzimi di michaelis-menten, per cui raggiutna una certa quantit di substrato viene raggiunta una
Vmax che non pu essere superata.
Acquaporine: sono proteine transmembrana che regolano il transito di acqua all'interno e all'esterno della cellula.
Inizialmente si pensava che l'acqua transitasse liberamente attraverso la membrana, poi si scoperto che in realt
esistono questi particolari pori di forma tetramerica e costituiti da alfa eliche. Complessivamente hanno una forma a
clessidra, quindi con restringimento centrale di importanza fondamentale. Le singole molecole d'acqua sono costrette a
transitare attraverso l'acquaporina in fila indiana, e a livello del restringimento centrale vi sono due residui carichi

positivamente di asparagina che hanno la funzione specifica di evitare il salto protonico o meccanismo di Grotthus:
riorientano le molecole d'acqua determinando in questo modo due semicolonne di molecole d'acqua
essendo cariche positivamente respingono eventuali protoni
Ionofori: sono molecole organiche, spesso antibiotici come la valinomicina, che modificano la permeabilit di
membrana della cellula e mascherano la carica di alcuni ioni permettendone il passaggio attraverso la membrana. La
valinomicina in particolare lega il potassio con la maggior specificit conosciuta.
Ionofori formanti canali: un esempio la gramicidina che forma un poro non selettivo che permette il passaggio di
ioni. Questi ionofori possono venire occlusi da molecole pi grandi che tentano di attraversarlo, dal momento che non
sono particolarmente selettivi.
Scambiatori: sono particolari proteine transmembrana che determinano il passaggio passivo non solo di una sostanza,
ma di ben due sostanze differenti fra loro. Tale trasporto pu avvenire nello stesso senso (uniporto) oppure in senso
opposto (antiporto). Un esempio dato dallo scambiatore cloruro/bicarbonato, negli eritrociti.
L'anidride carbonica prodotta come scarto dalle cellule entra nell'eritrocita, dove grazie all'anidrasi carbonica, viene
convertita in ione bicarbonato. Lo ione bicarbonato viene esportato nel plasma dove pi solubile, e quindi dove potr
essere accumulato in maggiori quantit. Quando raggiungeremo i polmoni il bicarbonato sar reintrodotto nell'eritrocita
e riconvertito in CO2 per poi essere eliminato con l'espirazione. Questo trasporto di ione bicarbonato da dentro a fuori
viceversa permesso da uno scambiatore che effettua questo scambio fra ione bicarbonato e cloruro. Lo scambio
effettuato uno scambio di tipo neutrale, che non va ad alterare n l'osmolarit della cellula n il suo potenziale.
Canali ionici: sono proteine transmembrana che permettono il passaggio di ioni. A differenza dei trasportatori non sono
saturabili, trasportano ad una velocit nettamente maggiore e sono regolati in base a determinati stimoli che possono
essere il legame con un ligando, uno stimolo meccanico oppure uno stimolo voltaico.
-stimolo meccanico: le cellule ciliate dell'organo del corti presentano dei canali per il potassio che si aprono e si
chiudono in risposta al movimento delle ciglia causando un potenziale d'azione
-stimolo chimico: recettori nicotinici dell'acetilcolina. L'acetilcolina un neurotrasmettitore rilasciato per permettere la
propagazione dell'impulso nervoso dal neurone alla cellula muscolare contrattile. L'acetilcolina rilasciata si va a legare
con i recettori nicotinici (chiamati cosi perch sensibili alla nicotina) provocando l'apertura dei canali ionici e la
propagazione dell'onda di depolarizzazione. Della stessa superfamiglia fanno parte anche i recettori per altri
neurotrasmettitori come il GABA e la serotonina. Il gaba in particolare ha effetto inibitorio e i suoi recettori sono
bersagli adatti ad alcool, barbiturici e steroidi, agendo da ansiolitici.
-stimolo voltaico: anche questo tipo di canale, assieme ai trasportatori, regola la concentrazione di ioni all'interno di
una cellula nonch il potenziale di membrana. Questi sono suscettibili a variazioni nel potenziale di membrana, che
causa in essi l'apertura o la chiusura. Sono canali altamente selettivi e possiamo suddividerli in canali anionici e canali
cationici. Questi canali per permettere il passaggio degli ioni li spogliano prima delle loro molecole di solvatazione.
Andando ad osservare i canali per il potassio potremmo osservare come possiedano una struttura che permette questo.
Essi infatti sono costituite da diverse subunit che formano una struttura a forma di cono, con il restringimento posto
nella porzione pi interna della membrana. Sulla porzione rivolta verso il versante extracellulare vi sono dei residui
amminoacidici carichi negativamente che attirano i cationi in prossimit di esso. Il restringimento finale costringe lo
ione a spogliarsi delle sue molecole di solvatazione per poter passare. Le molecole di solvatazione sono sostituite dagli
ossigeni carbonilici nella porzione del filtro del canale. Queste interazioni inoltre evitano che sia il sodio a legarsi e non
il potassio, dal momento che il sodio molto pi piccolo del potassio e non riuscirebbe a formare delle interazioni con
questi gruppi.
I canali per il potassio assieme ai canali per il sodio sono fondamentali soprattutto a livello neuronale per la
trasmissione dell'impulso elettrico. Quando il potenziale di azione della membrana arriva ai +30mV, i canali per il sodio
si aprono riversando all'interno della cellula il flusso di ioni sodio e provocandone la depolarizzazione. Di tutta risposta
vengono aperti anche i canali del potassio con lo scopo di ripolarizzare la membrana. Dopo l'ondata di depolarizzazione
della membrana, questa si trover in uno stato refrattario determinato dal periodo di inattivit dei canali del sodio. I
canali del sodio infatti seguono un iter che : chiuso aperto inattivo chiuso aperto etc...
Lo stato refrattario serve per permettere il proseguimento del potenziale di azione in un'unica direzione.
Dal punto di vista conformazionale i canali del sodio sono costituiti da una subunit alfa, formata da 4 domini
transmembrana, ciascuno dei quali possiede 6 alfaeliche. A collegare i domini 1 e 2, e 3 e 4 vi sono due anse dette anse
P + un'ansa G contenuta nel primo dominio.
A livello dell'alfa elica 4 di ciascun dominio vi sono residui di amminoacidi carichi positivamente di lisina ed arginina
che percepiscono eventuali variazioni nel potenziale di membrana. Quando tali variazioni avvengono, il segmento 4 si
muove verso il versante extracellulare della membrana permettendo al canale di diventare permeabile agli ioni. Questi
ioni si muovono attraverso un poro centrale, che parzialmente costituito dai segmenti 5 e 6 di ciascun dominio.
La regione che lega il dominio 3 al dominio 4 possiede una sequenza amminoacidica di forma globulare che si

immette nel canale e ne guida l'inattivazione. Il tempo necessario per la chiusura del canale detto tempo di
latenza. La subunit alfa sopra descritta pu possede anche altre subunit accessorie come ad esempio quella beta,
di cui non ancora nota l'esatta funzione.
Una volta che lo stimolo ha raggiunto il terminale dell'assone, esso determina l'apertura dei canali del calcio, il cui
ingresso nella cellula determina il rilascio del neurotrasmettitore all'esterno, come ad esempio l'acetilcolina che
abbiamo visto prima. La fusione delle vescicole con la membrana cellulare determinata dalla famiglia di

proteine SNARE di cui abbiamo parlato nelle pagine precedenti.


Il trasporto attivo
Il trasporto attivo permette il trasporto di sostanze oltre la loro condizione di equilibrio, quindi contro gradiente. Questo
trasporto termodinamicamente sfavorito e quindi pu avvenire solo se accoppiato ad una reazione esoergonica.
Le varie reazioni esoergoniche sono:
assorbimento di radiazioni solari anche se questo non si verifica negli esseri umani. Un esempio dato dalla
batteriodopsina nei batteri che in grado di sfruttare l'energia luminosa trasformandola in energia utile. Questo
assorbimento di energia permette le modificazioni conformazionali della proteina trasportatrice ed il trasporto
di protoni.
Reazioni di ossidoriduzione come avviene ad esempio nella catena respiratoria
idrolisi di ATP le proteine che usano questo procedimento sono dette ATPasi
trasporto attivo secondario
ATPasi di tipo P
Sono costituite da una decina di segmenti transmembrana pi delle porzioni sporgenti. Possiedono diversi siti di
regolazione e sono attivate tramite fosforilazione per mezzo di una molecola di ATP. Questi trasportatori si chiamano
atpasi di tipo P perch la fosforilazione avviene su un residuo di aspartato altamente conservato.
Fra le atpasi di tipo P abbiamo:
la pompa del calcio: attualmente esistono diversi tipi di pompe per il calcio. Giusto per nominarne qualcuna
abbiamo la pompa per il calcio che trasporta calcio nell'ambiente extracellulare e quella che reclude il calcio
nel reticolo sarcoplasmatico. Questo importante perch il calcio un importante messaggero intracellulare,
soprattutto per i meccanismi di contrazione muscolare. Le pompe nel reticolo sarcoplasmatico prendono il
nome di SERCA. Essa costituita da tre domini: uno che lega l'ATP, uno che esegue l'idrolisi e presenta il sito
con l'aspartato, e il terzo quello che comunica le variazioni conformazionali al resto della proteina. La pompa
per il calcio ha dei passaggi ben precisi: prima abbiamo la pompa aperta sul versante citosolico e con una
elevata affinit per il calcio, poi abbiamo il legame di questo con la pompa (per l'esattezza due ioni calcio), poi
abbiamo la fosforilazione sul residuo di aspartato, poi abbiamo l'apertura della pompa sul lume del RE e la
diminuzione dell'affinit della pompa per il calcio, poi abbiamo il rilascio del calcio e infine la defosforilazione
della pompa che la riconduce alla sua conformazione iniziale. Questa pompa attivata anche dal complesso
calcio calmodulina che segnala elevate concentrazioni di calcio citosolico.
La pompa sodio potassio: La pompa sodio potassio accoppia l'esclusione di tre ioni Na+ all'acquisizione di
due ioni K+ grazie all'idrolisi di una molecola di ATP. Se non vi fosse l'idrolisi dell'ATP, il trasportatore
andrebbe a facilitare l'accesso del sodio nella cellula e la fuoriuscita di potassio. Il ciclo della pompa sodio
potassio prevede innanzitutto l'esposizione del sito di legame verso il versante citoplasmatico, che possiede
elevata affinit per il sodio. Dopo che tre ioni sodio si sono legati, l'ATP va a fosforilarla a livello di un
residuo di aspartato. Tale modificazione covalente comporta l'apertura della pompa sul versante extracellulare
e la diminuzione dell'affinit della pompa per gli ioni sodio. Gli ioni sodio vengono dunque rilasciati
nell'ambiente extracellulare e vengono legati due ioni potassio. Il fosfato dell'aspartato viene rimosso e la
pompa viene riaprirsi sul versante intracellulare, liberando il potassio nel citosol. Poich ciascun ciclo vede

l'esclusione di tre cariche positive ma l'immissione di soltanto due cariche positive, allora possiamo dire
che la pompa sodio potassio una pompa elettrogenica.
Inoltre, un'altra importantissima funzione della pompa sodio potassio, che riguarda specialmente le
cellule che non fanno parte del tessuto nervoso, la sua capacit di preservare il volume cellulare.
Tale pompa, estrudendo il sodio dalla cellula, andr a determinare un accumulo di sodio a livello della
porzione basolaterale. Andandosi dunque a generare un accumulo di soluto, l'acqua tender ad uscire per
osmosi con lo scopo di diluire il sodio e riequilibrare la situazione.

La pompa protone potassio: una pompa non elettrogenica in quanto tira fuori ed immette la stessa
quantit di ioni della medesima carica. Tale pompa solitamente posizionata nella porzione apicale delle
cellule, soprattutto a livello delle cellule della parete gastrica. Funziona per antiporto.
Lo ione H+ coinvolto in tale pompa derivante dall'anidride carbonica che, combinandosi con l'acqua
tramite una reazione catalizzata dall'enzima anidrasi carbonica, da origine all'acido carbonico. L'acido
carbonico, successivamente, si dissocia in uno ione H+ e uno ione bicarbonato.
Lo ione bicarbonato viene espulso e scambiato con il cloro, tramite uno scambiaore che funziona per
antiporto. Per neanche il cloro pu rimanere in concentrazioni cosi elevate all'interno della cellula, per
questo motivo abbiamo un trasportatore chiamato trasportatore cloruro/potassio che esporta sia il cloro
che il potassio all'infuori della cellula. La pompa protone potassio il bersaglio dei farmaci per il mal di
stomaco.
ATPasi di tipo F
Le ATPasi di tipo F prendono questo nome dal termine fattore di accoppiamento energetico. Catalizzano il
trasporto di protoni contro gradiente sfruttando l'idrolisi dell'ATP. Questo trasporto reversibile, difatti spesso
l'ATPasi di tipo F viene sfruttata dai mitocondri nel senso opposto, ovvero quello di sintesi. In questo caso prende

il nome di ATP sintasi e tramite il trasporto controgradiente di protoni e il suo successivo flusso attraverso il
complesso viene permessa la sintesi ed il rilascio di molecole di ATP. E' costituito da una subunit F0
transmembrana ed una F1 sporgente nella matrice mitocondriale.
ATPasi di tipo V
Sono situate specie negli organelli intracellulari come i lisosomi, gli endosomi, le vescicole secretore e
nell'apparato del Golgi. Queste pompe prendono gli H+ dal citoplasma e li trasportano all'interno degli organelli.
Sono strutturate in maniera molto simile alle ATPasi di tipo F
Trasportatori ABC
Sono responsabili del trasporto non solo di ioni ma anche di molecole pi complesse e di farmaci. Di queste fanno
parte le MDR (multidrug resistance transporters) e le CFTR.
Le MDR sono trasportatori che espellono farmaci e metaboliti dalle cellule. Sono largamente espresse a livello di
fegato e reni e sono clinicamente importanti in quanto possiedono un ruolo antagonista soprattutto nelle terapie
anticancro. Difatti sono in grado di rendere le cellule resistenti a tali farmaci.
In generale si pu dire che i trasportatori MDR espellono gli xenobioti.
Le CFTR sono una tipologia di trasportatori che risulta mutata nel caso della fibrosi cistica. Difatti regolano la
fuoriuscita del cloro che, essendo uno ione osmoticamente attivo attira acqua. Un errato ripiegamento nelle
proteine che costituiscono tale trasportatore non permette la secrezione di cloro e quindi il richiamo di acqua, che
ha la funzione nei polmoni di rendere meno dense le secrezioni ghiandolari e di facilitarne l'espulsione. Tali
secrezioni densificano e sono terreno fertile per la formazione di batteri. Molto spesso i pazienti muoiono di
infezioni polmonari.
Trasporto attivo secondario
Il trasporto attivo secondario permette il trasporto controgradiente di sostanze sfruttando l'energia determinata da
altre sostanze che invece si muovono seguendo il loro gradiente di concentrazione. Questo tipo di trasporto
funziona sia per simporto che per antiporto.
Esempi di trasporto attivo secondario:

lattosio permeasi: simporto di lattosio con protoni

SGLUT: mentre i trasportatori glut 2 si trovano nella membrana basale degli enterociti, gli sglut si
trovano sull'orletto a spazzola e determinano l'ingresso di glucosio nell'enterocita. Questo ingresso
accoppiato all'ingresso secondo gradiente di uno ione sodio, attirato sia per via del gradiente sia per via
della carica. Il glucosio non potrebbe entrare altrimenti nell'enterocita, perch date le sue ridotte
dimensioni sarebbe subito saturato con una sola molecola. Il glucosio appena entrato nell'enterocita viene
passato al trasportatore GLUT2 che lo immette nel circolo ematico e che, grazie alla sua bassa affinit per
il glucosio, evita che il glucosio passi dal sangue all'enterocita anzich dall'enterocita al sangue.

Trasportatore sodio calcio si trovano soprattutto a livello muscolare e determinano un antiporto per
cui all'ingresso di tre ioni sodio corrisponde la fuoriuscita di uno ione calcio.

Biosegnalazione
La biosegnalazione corrisponde alla capacit di convertire stimoli provenienti dall'ambiente esterno in modificazioni
intracellulari tramite l'ausilio di recettori. Gli stimoli possono essere di tipo meccanico, chimico o elettrico.
I recettori possono essere di membrana recettori ionotropici (al cui stimolo fa seguito l'apertura di un canale e
l'ingresso di ioni); recettori metabotropici (sono proteine transmembrana multipassa che in seguito ad uno stimolo
attivano una proteina facente parte del tipo G che a sua volta attiva una cascata di enzimi inviando un secondo
messaggero); recettori catalitici (sono enzimi ancorati alla membrana cellulare).
Oppure possiamo avere recettori intracellulari solitamente sono ormoni steroidei che per loro natura riescono ad
attraversare la membrana cellulare e solitamente determinano modificazioni nella trascrizione dei geni.
Propriet degli ormoni
Gli ormoni sono caratterizzati da una elevata specificit, da una elevata affinit per il loro recettore, il loro messaggio
pu essere amplificato da cascate enzimatiche oppure inibito, e infine diversi ormoni possono cooperare fra loro per
generare una risposta particolare.
Classificazioni degli ormoni
In base alla loro funzione:

neurotrasmettitori

ormoni endocrini

ormoni con azione a breve raggio o che agiscono sulla cellula stessa che le produce

fattori di crescita
In base alla loro solubilit:
ormoni idrofilici, tipo adrenalina, glucagone, insulina, e si legano a recettori di membrana

ormoni lipofilici, agiscono pi lentamente rispetto agli ormoni idrofilici perch determinano solutamente
modificazioni a livello della trascrizione genica.

In base alla loro natura chimica:

amminoacidici

amminici (di cui fanno parte quelli istaminici, tiroidei e catecolamminici)

peptidici

lipidici (ormoni steroidei, eicosanoidi, retinoidi)


ossidi d'azoto

Gli ormoni amminoacidici


Sono singoli amminoacidi che svolgono anche funzioni di biosegnalazione, solitamente sono neurotrasmettitori e di
questi fanno parte il GABA, la serina, il glutammato e la glicina
Gli ormoni amminici
Sono quegli ormoni che derivano da un amminoacido aromatico come la fenilalanina, l'istidina, la tirosina e possiedono
un gruppo amminico.

catecolammine di queste fanno parte dopamina, adrenalina e noradrenalina, e sono formati da una molecola
di catecolo legato ad un gruppo amminico.

Istamina deriva da una molecola di istidina tramite decarbossilazione, ha azione vasodilatatrice e anche da
neurotrasmettitore

ormoni tiroidei tiroxina (t4) e triiodotironina (t3) derivano da due molecole di tirosina coordinate ad atomi
di iodio.
Gli ormoni peptidici
glucagone, insulina, somatostatina, peptide natriureutico atriale etc... derivano tutti da mRNA messaggeri e sono quasi
tutti esclusivamente endocrini.
Gli ormoni lipidici
Sono derivanti dal colesterolo, dagli acidi grassi e dai fosfolipidi, e si suddividono a loro volta in diverse sottocategorie
Ormoni retinoidi
Sono derivanti dalla vitamina A, quindi sono composti liposolubili. Di questi fanno parte il retinolo e l'acido retinoico.
Sono importanti perch favoriscono la trascrizione di geni che preservano il ringiovanimento cellulare e la
proliferazione specie delle cellule epiteliali.
Ormoni eicosanoidi
Vi fanno parte prostaglandine e leucotrieni, derivati dagli acidi grassi
Ormoni steroidei
Sono derivanti del colesterolo. Sono composti lipofilici e quindi non possono essere immagazzinati all'interno di
vescicole ma viaggiano complessati a specifiche proteine.

pregnenolone (mitocondrio) Il pregnenolone il primo ormone steroideo sintetizzato dal colesterolo.


Innanzitutto abbiamo l'enzima monossigenasi che grazie all'ausilio di due molecole di NADPH e di due
ossigeni va a formare sui carboni 20 e 22 due gruppi ossidrilici. I passaggi di ossidoriduzione che permettono
questa cosa sono coadiuvati dalla ferredossina, dalla ferredossina reduttasi e dal citocromo p450. Nel

meccanismo di reazione il NADPH si ossida e cede i suoi elettroni al nucleo flavinico della ferrodossina
reduttasi, la quale li trasferisce sulla ferrodossina la quale a sua volta li trasporta al citocromo P450, il
quale compie le reazioni di ossidazione finale del colesterolo e di riduzione a molecole dacqua. Abbiamo
detto inizialmente che abbiamo due molecole di ossigeno, di ciascuna di queste due molecole, una andr
ad appiccicarsi sul carbonio C20 e l'altro verr ridotto ad acqua, analogamente avverr anche con la
seconda molecola di ossigeno e il carbonio C22. A questo punto avremo un altro enzima, la desmolasi
che effettuer un taglio a livello di C20 e lascer C20 come carbonio carbonilico e un CH3 come
carbonio 21.

Progesterone (citosol) ossidazione a livello del carbonio C3 + spostamento del doppio legame da delta 5 a
delta 4 (che vuol dire che al posto di stare in basso nell'anello B sta in basso nell'anello A).

aldosterone mineralcorticoide che regola i processi di riassorbimento di acqua a livello renale. Sintetizzato
a partire dal progesterone cosi come tutti gli ormoni che seguiranno qui sotto. Abbiamo l'aggiunta di gruppi
ossidrilici su C21, C18 e C11 e la successiva ossidazione di quello sul C18 a carbonile.

Cortisolo glucocorticoide prodotto dal surrene che agisce sul metabolismo di carboidrati e proteine.
Aggiunta di gruppi ossidrilici su C11, C17 e C21

estrone avviene un taglio all'altezza di C17, e questo C17 viene ossidato a gruppo carbonile. Inoltre il C3
viene nuovamente ridotto e torna come quello originale del colesterolo.

Testosterone anche qui avviene un taglio all'altezza di C17, solo che mentre C3 rimane col gruppo
carbonilico, C17 viene ridotto a OH.
Gli ossidi d'azoto
Il monossido di azoto e il monossido di diazoto sono due composti chimici con funzione rispettivamente vasodilatatoria
e analgesica. Sono radicali dell'ossigeno per cui le loro concentrazioni devono essere mantenute basse.

I recettori ormonali
Recettori accoppiati alle proteine G e i secondi messaggeri
Proteine G che si legano all'adenilato ciclasi
I recettori accoppiati alle proteine G sono costituiti princpalmente da 3 elementi:
il recettore, che localizzato nella membrana cellulare e di normale costituito da 7 eliche transmembrana
multipasso
un enzima effettore, che genera un secondo messaggero intracellulare
una proteina G che lega il GTP e che va ad attivare l'enzima effettore che abbiamo citato qui sopra.
Un classico esempio di recettori accoppiati a proteine G sono i recettori beta adrenergici che mediano gli effetti
dell'adrenalina. Solitamente questi recettori sono bersaglio di farmaci che regolano l'ipertensione, le aritmie cardiache
etc.. Il recettore beta adrenergico il prototipo di tutti i recettori accoppiati alle proteine G, che vengono chiamati anche
recettori metabotropici a serpentina, oppure a sette elica proprio per la loro conformazione di sette alfa eliche
multipasso transmembrana. Il recettore attivato dal legame con il suo ligando interagisce con la proteina G
eterotrimerica, catalizzando lo scambio fra GDP e GTP e attivandola. La proteina G costituita da tre subunit: alfa,
beta e gamma. Quando la proteina G viene attivata, la subunit alfa si distacca dalle altre due e si muove sul piano della
membrana cellulare fino a che non incontra una molecola di adenilato ciclasi. La porzione alfa della proteina G viene
mantenuta legata alla membrana tramite un'ancora lipidica. L'adenilato ciclasi un enzima di membrana rivolto verso
il versante citoplasmatico. Quando la proteina G entra in contatto con l'adenilato ciclasi, la attiva, e questa di tutta
risposta catalizza la conversione di ATP in cAMP. Lo stimolo indotto dalla proteina G uno stimolo limitato del tempo,
infatti la proteina G dopo un determinato lasso di tempo converte il GTP e GDP, inibendo se stessa e tornando dal
dimero beta gamma. A questo punto l'amp ciclico cosi aumentato di concentrazione va ad attivare una proteina chinasi
AMP ciclico dipendente, che la PKA. Tale PKA, come ben sappiamo, va a fosforilare la fosforilasi chinasi, che a sua
volta fosforila attivandola, la glicogeno fosforilasi. Questo permette una degradazione del glicogeno in risposta ad una
richiesta energetica, come richiesto dall'adrenalina.
Non bisogna per pensare che una molecola di adrenalina vada ad attivare una sola proteina G, che va ad attivare una
adenilato ciclasi che sintetizza una sola molecola di cAMP. Infatti una molecola di adrenalina va ad attivare diverse
proteine G, ciascuna delle quali attiver una adenilato ciclasi che convertit diverse molecole di cAMP, le quali
attiveranno diverse PKA e permetteranno una notevole amplificazione del segnale. E' questo il motivo per cui una bassa
concentrazione di ormoni come l'adrenalina possono indurre una risposta notevole da parte dell'organismo.
La PKA pu anche raggiungere il nucleo ed attivare CREBP o elemento di risposta all'amp ciclico, modificando
l'espressioen di geni regolati dall'amp ciclico. Nel caso del glucagone, la concentrazione di amp ciclico che si venuta a
creare pu anche stimolare la mobilizzazione degli acidi grassi negli adipociti per provvedere alla loro beta ossidazione.
Come si fa a spegnere il recettore beta adrenergico (e pi in generale tutti i recettori G a serpentina)?
1)
Si abbassa la concentrazione di adrenalina nel sangue, l'ormone si dissocia dal recettore e quindi non vengono
piu attivate proteine G
2)
Avviene l'idrolisi del GTP legato alla proteina G in GDP, in tal modo la proteina G non pu pi attivare
l'adenilato ciclasi.
3)
L'cAMP che viene generato viene degradato da delle fosfodiesterasi specifiche.
4)
Si attua una desensibilizzazione del recettore: una famiglia di proteine chiamate beta-ark normalmente
trovabili nel citosol, vanno a fosforilare il recettore beta adrenergico grazie al legame con le subunit beta e gamma
della proteina G, tale recettore fosforilato diventa sito di aggancio per le beta arrestine che non solo favoriscono
l'inattivazione del recettore, ma anche l'internalizzazione di questo all'interno di vescicole.
Proteine G che si legano alla fosfolipasi C
Esiste un'altra famiglia di recettori metabotropici a serpentina, che sono quelli che vanno ad attivare anzich l'adenilato
ciclasi, la fosfolipasi C (tipo quelli muscarinici dell'acetilcolina). La fosfolipasi C un enzima specifico per un
fosfolipide di membrana, che il fosfatidilinositolo PIP2. La fosfolipasi C catalizza la conversione del PIP 2 in
diacilglicerolo e IP3. Il diacilglicerolo rimane sulla membrana cellulare mentre IP3 raggiunge il reticolo endoplasmatico
determinando l'apertura dei canali per il calcio. Il calcio cos liberatosi attiva una proteina chinasi C o PKC. La PKC
andr poi a fosforilare diverse proteine bersaglio.
Recettori con attivit tirosin-chinasica RTK
I recettori tirosin-chinasici sono completamente differenti da quelli metabotropici a serpentina. Essi sono costituiti da
due domini, uno sulla faccia extracellulare e uno su quella intracellulare, connessi fra loro da un segmento
transmembrana. Il dominio citoplasmatico possiede una porzione che ha attivit tirosin chinasi per l'appunto. Alcuni
recettori che si comportano cosi sono quelli dell'insulina e del fattore di crescita epiteliale (EGF).
Recettori per l'insulina
Il recettore per l'insulina possiede due domini che protrudono verso l'esterno e due che protrudono verso il citosol. I
domini citosolici hanno un'attivit chinasica nel senso che trasferiscono gruppi fosforici dell'ATP ai loro substrati.
Quando l'insulina viene legata al recettore, esso si autofosforila e fosforila a sua volta uno dei substrati che si chiama

IRS1. IRS1 a questo punto si lega a Grb2, che una proteina adattratrice che non viene fosforilata ma ha la funzione di
appropinquare Sos a IRS1, in modo tale che la fosforili. Il complesso Grb2Sos a questo punto catalizza lo scambio
GDP/GTP con una proteina appartenente alla famiglia delle proteine G, che si chiama Ras ed una proteina G
monomerica. Ras cosi attivato va a fosforilare Raf (detto anche MAPKKK), che intraprende una cascata di
fosforilazioni per cui Raf andr a fosforilare MEK (o MAPKK) che a sua volta fosforiler ERK (MAPK). Erk a questo
punto entra nel nucleo e influisce sulla trascrizione dei geni.
A livello della fosforilazione di IRS1 possiamo avere anche una via alternativa a quella sovra esposta.
IRS1 infatti pu andare a fosforilare un enzima che si chiama PI-3K il quale si porta sulla membrana e fosforila il
nostro gi ben noto PIP2 a PIP3. Questo PIP3 va a sua volta ad attivare una proteina chinasi che si chiama Proteina
chinasi B o PKB. Il ruolo pi noto della PKB quello relativo al fatto che fa a fosforilare la glicogeno sintasi chinasi,
attivando quindi la sintesi del glicogeno. La PKB inoltre stimola anche il rilascio di GLUT4 su tessuto adiposo e
muscolare.
In conclusione possiamo dire che l'insulina agisce sulla regolazione genica tramite la cascata delle MAP chinasi, mentre
agisce sul metabolismo del glicogeno e sul rilascio di vescicole tramite l'altra via della PKB.
Recettori JAK/STAT
Sono una variazione dei recettori tirosin-chinasici e sono recettori che non sono in grado di determinare autonomamente
n l'autofosforilazione n la fosforilazione di substrati. Riguardano soprattutto le citochine (leptina) e, al legame col
ligando, richiamano una proteina chinasi solubile JAK che raggiunge il recettore e fosforila sia questo che il suo
substrato, la proteina STAT. Stat una volta fosforilato diviene attivo e si porta nel nucleo per modificare di conseguenza
la trascrizione per determinati geni.
Recettori guanilil ciclasici
Questi specifici recettori, al legame con il ligando (che pu essere ad esempio il monossido di azoto) catalizzano la
conversione di GTP a cGMP, andando ad attivare di conseguenza una proteina chinasi G o PKG che fosforila diverse
proteine citosoliche. Questa via viene disattivata per defosforilazione della proteina chinasi oppure per degradazione del
cGMP.