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Library

of the

University of Toronto

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BARON

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/RI C I M ERO
Dramma

per Musica

da rappresentarsi
|

NEL REGIO TEATRO

TORINO
NEL CARNEVALE DEL

175S

Alla Presenza

TORINO
Presso gli Zappata, e Avono Impress. e Libr
della Societ de* Signori Cavalieri,

ARGOMENTO
SCACCIATO

<&z/

Regno

fuoi fieffi infedeli

di Norvegia da!

Vaffolli Urublo

cover appreffo Ricimero

Re di

Goti

co conduce Eduige fua unica figlia

fi rie fe-

Al fo-

Norvegia fu follevato da! Ribdli Scancui la fciagura di Umblo moffe


contro
,
quafi tutti li Principi del Settentrione , li quali

glio di
sione

fendo anche giufi amente irritati dalla fellonia


de*
affalli di quel Re, unirono le loro for^e a

quelle di

mi fi

Ricimero , che col foccorfo di medefi*

Umblo fui Trono

accinfe a riporre

fi

oppofe a queflo torrente Scandone, e tenne per

qualche tempo in bilancio la fortuna del Regno .

In una delle battaglie


q'uefli

no

di

due

eferciti

che feguirono fra

ma*

uccifo dalla fieffa

fu

Ricimero Alarico figliuolo di Scandone,

quale per tal morte concep tanto J degno ,


che quantunque gli offero fiati propofii vantaggiofi partiti di pace , (ino a lajciarlo reil

gnare fin che viveffe , colla fola condizione,


che dopo fua morte rimaneffe il Regno alla
.

Principer, Eduige figliuola di

Umblo

che

tempo manc di vita ) , non fi pot


giammai ridurre ad accettarli , ondi , che fai*
2
dofi

in queflo

IV

)(
)(
.
profequit con vie maggior ardore la guer.

dofi
ra

refio finalmente egli vinto

Ma V

infedele

cus r eflit u ire

e prigioniero;

Ricimero vedendofi vincitore riil Regno ad Eduige , pelle di cui

ragioni fi era unicamente intraprefa La guerra.


Moffie

/'

infedelt di

Ricimero gli animi

generofi degli Alleati a vendicare la Principeffai

ma ficcome ad effetto

di pi ficuramente riu9

d
Norvegi fommamente

fcire in quefia imprefa era neceffario


filare

/'

amore

de"

a Scandone^fu da

acquiaffetti

e [fi rifoluto di liberarlo dalle

fior^e di Ricimero , e di refiituirlo al trono


la [opra accennata condizione
lui

morte

Eduige.

ricadefje il

Regno

alla

col-

Principer

Il tutto felicemente fi efequ^

ed eb-

be Ricimero in grado di fomma fortuna

tornare pacificamente nel fuo

che dopo la di

Regno

il ri-

Sopra quefia bafe fondato il Dramma r


nel quale per comodo della Mufica
fi fono
mutati l nomi di Umblo in quello di Grimoaldo , e di Scandone in quello di Rodoaldo
.

Danno

materia

all'

epifodio gii

amori di

Dania con ErneRodoaldo amanti fcambievoU


mente prima del cominciamelo di quefia guerVitige

Principe Reale di

linda figlia di

ra

e quelli di Edelberto

Boemia con Eduige

Principe Reale di

figlia di Grimoaldo

)(

ATTORI
d'

Eduige

Goti

de'

poi

)(

DRAMMA

del

RICIMERO Re

Amante

Re

di Ernelinda

di

deftinato Spofo
d'

Ernelinda

Signor Fafquale Potenza

RODO ALDO

..

Norvegia

>

Padre

Signor Gaetano Ottani.

ERNELINDA

Figlia di

Rodoaldo, Aman-

te di Vitige

Maria Mafi Giura

Signora

Morfarina

EDUIGE

Figlia

di

detta la

>

Re

Grimoaldo gi

di

Norvegia
Signora

VITIGE
d'

Monaca Bonanni

Principe Reale

Ernelinda

di

Dania, Amante

Signora Giuseppa Ghiringhella

EDELBERTO
Amante

Principe Reale

Eduige
Signora Marianna

La

Mufica

firo d

di

Boemia

d'

del Sig.

rlylmandel

Giacinto Calderara

Cappella della Cattedrale

d*

Afti

Mae-

)(

vi

)(

MUTAZIONI di SCENE.
ATTO PRIMO.
Re

Norvegia,
nel mezzo fi vede fopra grande piedeftallo V
Urna di marmo , nella quale fono ripofte le
ceneri di Grimoaldo , ed intorno altre urne\

Sito dove fono

li

Sepolcri de'

di

accefe

Cortile, ofia parte interiore della Reggia, nel


quale fi vede principiare Y incendio

ATTO SECONDO.
Galleria riccamente adornata

Gabinetto reale

ATTO TERZO.
Parte interna di carcere con due cancelli, che
introducono a due fegrete , in una delie quali
Vitige , e neiF altra Rodoaldo
.

Picciolo giardino contiguo ai Palazzo reale


Luogo magnifico nella Reggia deftinato peli'
.

incoronazione di Ricimero

Inventori, e Pittori delle fud dette Scene


Fratelli Gagliari Temontefi\

li

Signori

BAL-

PRIMO.
Cerere > e Trittolerao.

SECONDO.
II

Giudicio di Paride

TERZO.
Preparazione del Sacrificio detto Taurobolio
pella elezione , ed inaugurazione di un Re
di

Norvegia.
Cotnpofitore de'

mede/mi

Signor Vincenzo Saunier,


Compofitore delle

Signor

Rocco

della

Arie de* Halli

Gioanetti

Mufico Suonatore

Real Cappella.
Inventore degli Abiti

Signor Francefco Mainini.

BAL-

1 1

BALLERINI.
SE RJ.
Signor Vincenzo Saunier
Signora Terefa Sar metti

GROTTESCHI.
Signor Antonio Sacco.
Signora Margarita Falchini,
Signor Gioanni Merlo.
Signora Maria Caflli Maffefe.

FIGURANTI.
Signor Francefco Dogliani*
Signora Maria Bianco
Signor Ignazio Clerico .
Signora Gioanna Iionetta.
Signor Giufeppe Boetto .
Signora Anna Provenzale.
Signor Baldaffar Arman .
Signora Margarita Bianco
Signor Giufeppe Bedotti
Signora Terefa Garona.
Signora Maria Bruna

ATTO

ATTO PRIMO.
Sito dove fono li Sepolcri de

Re di

Norvegia

mezzo J vede [opra grande piedejallo V


i

marmo

nel

nella quale fono ripofie le ceneri d

Grimoaldo

HJrna

ed intornor altre urne accefe

SCENA PRIMA.
RlClMERO

duig.W?Cco

EdUIGE

VlTIGE

Paggi

Guardie

le regie

EpELBERTO*

Tombe

JT^ De' famof Avi miei , che qui re*


gnaro
Iot mancava , oh Dio
Delf infelice mio Padre , e Signore
Il cenere fublime 4 Entro queft' urna
Della Gotica Reggia , ov' ei mono
Loferbai per unirlo ali' altre avite :
!

Che

fe in vita

dal

Trono

Lo difcacci rigor d' avverfa forte


Lo copra almen Tomba reale in morte ;
Ricim.

Ecdelfa Principeffa,
Fellonia de' Vaffalli
Fatalit di Stelle

Rapir di Grimoaldo al crinfamofo


L' aurea Corona e infruttuofo , e vano
,

Fu l'ardir

di apftr'

armi.

Se

ATTO FRIMO.

Se nel pi beli' ardor de' noftri sforzi


Lafci la vita , la vittoria , c 1 Regno.
Ma Rodoaldo indegno
Edelb.
Altero non andr di fue rapine
Eduige F impegno ,
Che qu ne traffe a s pietofo uficio ,
E* foriero del d di tqe vittorie
Pria che forga Y aurora
Ricini.
,

S' afTaliran le

mura

T' inchineranno

e fovra

il

foglio

fudditi ribelli

Al

riverito afpetto

Di

quell'urna lo giuro, e a te

il prometto.
Signor , di quello giorno
Sembra tardo al mio ardir ogni momento,
Che allontana il cimento
Impaziente il core
Vitig.

Edclb.

E' (limolo

Mio Re

alla delira

che pi

fi

tarda ?

Oltraggio della gloria


Ritardata vittoria .
Kicim.

All' affalto

fi

guidi

L'efercito temuto

(Pane Vitige fegato

dalle fue Guardie.')

Edelberto difponi
I rinforzi opportuni al gran cimento
Io , bella , di Vitige

Seguo

gli arditi palli

Ma pria da' lumi tuoi


Di generofo ardore
S'

iafiamma a far

le

tue vendette

il

core

Atto Primo.

Se quel tuo fguardo amato


Mi fcorge al gran cimento

No

dell'

avverfo fato

Lofdegno non pavento

Ma

vincitor gi fento

Che a te ritorner
Che tal da tue pupille
Forza

nel cor

Che con valor

fi

fpande

pi grande

Oggi combatter
Se quel

( Parte

ec.

SCENA
E
Edelb.

D E

IL

BERTO, E

TT| Ella Eduige


giunto
JLJ

il

D U

1 veda' con piacer

C E

gran momento

Che di Norvegia al foglio


Rende V onor del tuo reale
S' io

col fuo feguito.*)

incarco

amor

tei dica

Che

da begli occhi tuoi nel cor mi fceie ;


Ci che ho di pena, eh' io non avr in
forte

Le

trionfali vie

per cui vi afeendi

Se doveffe , Edelberto
Il tuo fangue coftarmi il mio trionfo
Detefterei la iteffa mia grandezza :

Eduig.

Che nella

tua falvezza

JJa pi parte il cor mio a che tu non penfL

Edelb.

. ,

Atto Primo.

Se ci fperar mi

Edelb.

Amorof
Eduig.

Che

lice

beati

fofpiri!

Credilo, Prence, e credi,


fe 1 paterno impero

Lafciato aveffe in libert

Io

oh miei

d' altri

non

il

mio nodo

farei facile acquifto

Quefta d' un puro amor bella merced


Le miefperanze , ed i miei voti adempie.,
Vanne lieto , Edelberto, e ti fovvenga
Eduig.
Che fprezzare il tuo foco io non faprei ;

Edelb.

Che mio Campione


Edelb.

e Cavalier tu fei

Se i monti andar vedrai


Se ferma V onda , e 1 rio
Allor , beir Idol mio ,

Ti mancher di f
Quando in Averno regni
Di Delo il biondo Dio

>
\

Solo, ben mio, potrai


Lagnarti allor di me .
Se i monti ec.
(

Pam.

SCENA

III.

Edui ce.

PTen di fofpiri

il

fen, di

pianto

Io da te m' allontano

urna

il

ciglio

diletta

Ma vendicata
Dell'

il mio ritorno afpetta


Rodaldo
empio

Vacilla gi fulla fuperba fronte

L'ufur-

Atto Primo.

^
e in quefto giorno
D' Eduige fui crin far ritorno
Gi la fpeme al cor mi dice ,

V yfurpato diadema,
Che

Ah

a goder vicina io fono

fe

acquifto

il

regno

il

Pi non brama quefto cor


]Ma fe ingiufti o Dei , non
Il piacer non mi togliete
,

trono

fiete

Di vedermi oppreffo al piede


Anche Y empio ufurpator
.

Gi

la

fpeme ec

SCENA

IV.

Cortile, o fia parte interiore della

Ji vede principiare

RODOALBO
Etnei.

Reggia ,

incendio

JL

Che non

Er NEL INDA.
,

fventurato

povero mio pianto

pofTa ottener dalla tua delira


7

Il

nel quale

rr\ Anto dunque, o Signor


li

( Torte. )

dono d una

mene

Ernelinda, che dici? Un' alma forte


Di nemica fortuna
Incontra con valor Y impeto altero ;
collante difprezza ogni fventura .
ErneL Ah Padre , e chi afficura
La gloria mia dai violenti affalti

fLodval.

P' un

vincitore amante

e difperato ?
Rodoal.

,. . ,.

. .

Atto Primo.

6
Kodoal.

Il

Che

ti

cor di Rodoaldo
palpita in petto

il

tuo coraggio

Ti render ficura
D' ogni nemico ardire
( Si [ente ft rapito
*

Ernel.

d'

armi

Ahfenti, o Padre,

Del

vincitor le ftrida

E del vinto

lamenti

Ancor fi pugna
Su le mura difefe. Io col porto

'Kodoal.

Gli ultimi fdegni ; a Ricimero in fronte


Spuntar non lafcier facili allori ;

E fe la mia caduta
A caratteri infaufti ha fcritta
Morr nella mia Reggia,

Ah

Kodoal.

In petto avrai

La tua

virt

la

mia

giuftizia al fianco

il dono eftremo
mio amore ,
E contro Ricimero
Del mio figlio uccifor , contro Vitige ,
Che mi balza dal Trono, e toglie il Regno*
L' eredit d' un giudo eterno fdegno

Io gi parto

Che

"

fato

coronato
m'
abbandoni
?
e

Ernel,

Padre

il

ti

lafcio

Ernelinda

il

Fiero

fuperbo

e forte

Vo a contrattar fra V armi


Della mia fiera forte
Col barbaro rigor

Tu fe mia figlia fei,


Non t' avvilir col pianta >
,

Efo!

,.

Atto Frimo.

E fol rammenta intanto

U odio del genitor.


Fiero

( Tane. )

ec.

SCENA

V.

Ernelinda.

comando
mo F
COrCuftodifci
gelofo Amarti un giorno
,

alto

in real figlia
Il nemico Vitige
I
tuoi fublimi affetti
lieve
Colpa non
Cangia in amaro fdegno
Contro chi il genitor fpinge dal trono
Ed.il primo delitto io ti perdono
( Volendo entrare vede le fiamme della
Reggia incendiata )
Ma che rimiro , oh Stelle
Arde la Reggia , e le nemiche infegne
Quelle foglie reali empion d' orrore
,

Vida crudel

ma pi d'

ogni altro ancora

Formidabile afpetto

ecco Vitige
,
Che fiero vincitore ad Ernelinda
Porta T ultimo affatto .

Generofo mio core


Or che d* amore in t V incendio fpento
Armato di fortezza entra in cimento

Atto Primo.

SCENA ri
V
Cenfpada nuda
portano

in

G E

mano feguito da'* Soldati

, alcuni de quali
faci per incendiare la Reggia ,

le

Detta

/^Effin le ftragi
adori
v^i
Nel mio nume ciafcun
Vadan le faci a terra

Vitg.

e in quefta
la fua

Reggia

Regina

( "Partono g incendiar} )
Pi fiera guerra al palpitante core
.

M'appretta amore;in fier periglio eftremo


Pugnai audace e vincitore or tremo.
ErneL E' s vile il mio fangue ,
Che oflil ferro T ha a fdegno ?
,

Ma di te

folo

degno

Vitige , il colpo , e tua fia di frenarmi


La gloria.(Ahcotne piace anche fra Tarmi.)
Vitig.
Principer adorata , omaggio, e regno
Non che pacete fottegno offre al tuo piede
amante pi fedel
Ernel.
Ufurpi ancora
Traditor, quftonome? e fotto al ciglio

Un acciaro

mi rechi
Tutto afperfo di fangue
De'miei pi fidi ? e tra gT incendj
Si trattano gli amori ? in mezzo

Di

e Tarmi

all'

ire

tante fpade e tante

Una furia

in te

vedo

non V amante
Vitig.

. ,

Atto Frimo.
JTtig.

Tanto fdegno o mia


un genitor crudele

vita ?

Da

9
chi pota

Ottenerle tue nozze

Fuor che

forza ? ah perch tal raccogli!

la

Dove fono o mia cara


Le prime tenerezze ? e dove
,

il

primo

Amor del tuo bei core ?


Ed io ti chiedo
Evnel.
Dove fono Vitige ,5i miei Vaffalli
Ove mio Padre ov' la mia Corona ?
,

Rifpondimi

fpietato

Vitig.

e poi fapri

amor mio dove fia


( Ricordati il comando
Tu'

Padre avrai

Il

eh'

anima mia )
ogni guerriero ha
.

legge

Di

rifpettar

un cor

di cui fei parte

I tuoi vaffalli avr la Dania

Gi
Ernel.

ti

fermo

fui crin la

ed io

mia corona

Riceverla potrei da chi rapifee

A Rodoaido

il

trono

Ah no

Vitige

II carattere oftenta

Di

vincitor

nemico

non

d'

amante

Quefte chiome recida


Il ferro, e quefto piede

Stringa fervil catena

Tua

fchiava io fono

N punto io mi
Di

in

mio Signor tu fei

riferbo

libero nel cor

Lafciami

che

gli

odj miei

pace almeno,

Perfido ingannator

Non

,.

, .

Non lacerarmi il feno


Non domandarmi amor
( Poveri affetti miei >
Sdegnarmi , oh Dio
vorrei
N s fdegnarmi ancor )
*
falciami ec.
( Pane
!

S C

E N
V

G E

VII.

Ittoria infaufta,

in cui fra lauri

palme
Al mio povero cor fptmta il ciprefl
Io per non s ancora abbandonarvi
Combattute fperanze

>

Quando pi il Sole appar di nubi involto


Adorno di pi rai poi fpiega il volto
Nube di denfo orrore
Talor ricopre il giorno >
Ma poi con pi fplendore
Di doppia luce adorno
Il

Sol

fi

fa feren

Cos , mio cor , vedrai >


Che dopo un fofco nembo
Contento ognor godrai
canto del tuo ben

Nube ec.
Pane
feguito dalle fue Guardie )
(
.

S CE-

>

SCENA

Atto Primo.

Vili.

RlCIMERO, EDELEERTO.

Edelb.

l3

Ricimero
Neir intiera

il

Marte

noftro

vittoria

efulta

e pi

non

refta

Che fuperare

a noi

Vinto

il

nemico

E Rodoaldo ifteffo
Cinto gi di catene ; affai di fangue
Bevvil fuo ferro ; intrepido e feroce
Urt egli folo un popolo d' armati ;
Da una intiera falange oppreffo alfine
Cadde , e refe cadendo
Memorabili ancor lfue ruine
Or far pago appien, poich il Tiranno
Ktcm.
Ne* miei ceppi vedr Vanne Edelberto
^a che a me fi conduca Io veder voglio
,

Come

fappia ferbare

Fra

catene ancor Y ufato orgoglio

le

Tane

Edelberto

SCENA

IX.

Ricimero, Vitige.
RicimJT Tieni

Vitige

Tutto

il

alla tua

trionfo

mio

fpada io devo
.

Di quanto

oprafti

Pre-

ii
Premio

La

troppo ineguale

deftra cT Ernelinda.
11 ferro io ftrinf

Vitig.

Atto Primo.

Signor

per foftenere in guerra

dritti

Eduige
Al foglio di Norvegia ; e quanto oprai
Fu dover , non virt quindi io ricevo
D' Ernelinda le nozze
Non in premio , ma in dono . Ah, ch'ella
Dell' illultre

fdegna
Stringere quefta

mano
Per cui fra le ritorte
Oggi riaiira il genitore avvinto

Languide fono , e brevi


Contro il fuo vincitor V ire di vinto
Eccola , che fi apprefTa Or vedi come
Vitig.

Ricini.

Al genitore accanto
Tutta

la fua belt difciogiiein

SCENA

Ernelinda

incatenato ,
che foftiene le fue catene
e

jLj
Onde

Afcia

X.

Rodo&l do

Etnei.

pianto

Detti

Signor

che del

comune

ol"

traggio,
#

opprime
Anch' io fuccomba al pefo
Ricim.
( Qual belt peregrina
Folgora fu quel volto )
rigida forte oggi ci

Etni.

Atto Primo;
/i mio core difciolto

Ernel.

lagrime mie , lafcia, che alfine


Vegga f ha tanta forza

Fra

le

Di fpezzar la catena ,
Onde ti avvinfe empio

deftin rubelo

mai pianto pi bello )


Hai vinto, o Ricimero , e la vittoria
Rodoal.
Devi al favor d' una fortuna infida
La devo al mio valor,la devo al merto
Ricim.
D' una s giufta imprefa .
E' fempre ingiufto
Rvdoal.
Ricim. ( Cieli

chi vide

JJ ufurpator degli altrui Regni

Appunto
Ricim.
Quello tu fei , che ti ufurpavi un trono
Di vergine real retaggio avito
Qual ragione mai vanta
Rodoal.

La

figlia d'

Sul ferto

un Tiranno
che ftrapp di fronte al Padre

La giuftizia

del Ciel ?

SCENA Xt
dui G,
JL
Contro

Detti.

Grimoaldo non fu
ai

n mai dal

Cielo
proprio Regnante

La Norvegia fi arm
Di Rodoald accefe

L' ambizione

Atto Primo

14

1/ orribil fiamma
Rictm.
Rodoaldo, e dove
Giungerebbe il tuo fdegno
Contro di me , fe a tuo favor la forte
Dell' armi noftre oggi decifo avelfe ?

Temer dovrefti quanto


Pu un vincitor coner chi porta un

Rodoal.

brando

Di fangue afperfo
Ritira.

un mio

d'

figlio eftinto.

Anch' io dovrei incrudelir

Ma di Ernelinda alle bellezze

fui

vinto

altere

Dno

tutto il piacer di mia vendetta


Difciolgo i hcci tuoi
Euig.
( Piet fofpetta
)
Ricim.
Vanne : la Reggia intiera

Tuo carcere far ;


In cuftodia di te

n fi richiede
che la tua fede

Ricimero, il tuo dono


Pena per me maggiore
Vivr ma femprein feno

Rodoal.

Armer contro te di fdegno


Sei vincitor

core

il

vero

Son prigionier

lo vedo

Ma non andarne altero


Che

in

mezzo

alle

catene

Far tremarti ancor


Armati quanto fai

Di fdegno

e di rigore

Barbaro non potrai


Indurmi al fen timor
Sei vincitor

ec.

( Parte

Atto Frimo.

SCENA
RlCIMERO

Ricim. rT^Exg\

o
y
Su quel

JL

XII.

ERNELIKDA, EdUIGE

bella

iy

VlTIGE,

Erne linda

ciglio

tuo pianto

il

e raf-

ferena
I lumi

D'
(
Eduig.

ove sfavilla

invincibile
11

amor

forte

Non creder

Che

dardo

( Troppo teneri fenfi

Enel.

il

cor desia un fuo pi lieto fguardo )


)

Ricimero

tutto quello pianto

che mi divora
,
lagrime fue lo fdegno ancora
( Adorabil fierezza )

Efca da quel dolor

Ha le
Ricm.

Eduig.

Il ciglio

immoto

Le tiene in

volto. )
difarmi , o bella

Ah lo

Vitg.

Almeno
ErneL

la

piet di chi

II vincitor di

Cos molli nel cor?


Ricim.
Principe vanne
,

E lafcia
Di
'

Vitg.
II

E
JBdutg

eli'

t'

adora

Rodoaldo ha
(

fenfi

A Vitige

placar del tuo ben le furie infane

Con

bella fperanza

mio timor fofpendo


a te mi fido

( Parte

( Ah

io qui tenti

gelofia

t'

intendo )

SC E-

Atto

i6

j^rim'.

SCENA

XIII.

RlCiMERQ, EfcNElINDA, EdIGE*.

duig.Yy Icimero, or che al foglia


JCv La vittoria ci chiama ,
Affretta, io tenepriego

I reali Imenei

Quello giorno , Eduige


Rifim.
Confacratoalla gloria : ancor mi fumi
II fangue fu gli allori
AI nuovo i favellerem d' amori .
Eduig.
S s, gi tifpiegafti. Io ben m'av-

veggo ,
Crudel, dove tu giri
Lo iguardo, e dove fciogli
( Parte )

tuoi fofpirh

SCENA
Ri

CI

XIV.

MERO, ERNE LINDA.

Ricini.^TJRincipeiTa Ernelinda

JL

Hanno gli
fini

odj

e gli fdegni

fot cori-

Al vincitor giova la pac,e , al vinto


E' neceffaria
Emi- Allor che teme il vinto
Dal vincitor nemico un mal peggiore
.

Ricini*

..

Atto Primo.
Ricim.

Che non pu contro

Emel.

Che puoi farmi

tore

il

17

vinto

il

vinci-

di

Gi ferto

pi

mi

togliefti

foglio

Sudditi

e libert tu

Regno

Ricim.

Or

offre

t'

fudditi

e trono

Ricimero

amor tuo ,
O Dei
Etnei.
Che fento!

al

folo prezzo

delle tue

Deli'

nozze

Io trionfai

Ricim.

Di Rodoaldo, ma quel

Di me
Per

trionfa

Una

ciglio altero

offro

real, che di due fcettri

deftra
il

pefo

Aggiungi

Una

deftra, che

Ancor

Una

(lilla

del fangue del

germano

La

dsftra

pu

il
mio fdegno.
o bella
dono ?

placarti

Di due corone

il

Offrine un altro

Che

le

mie brame adempia

Ricim.

Emel.

La tua morte, o la mia.


Ferma, Ernelinda;

Ricim.

Non
Ernel.

eftinto,

per cui
,
paterna virt vuole

Ricini.

Ermi.

t'

innalzarti al foglio

Softiene

Emel.

Io

qual

quefto?

fia

irritarmi

Su

tiranno

ardifci

Ci

..

Atto Primo.

18

Ci che pu fare un vincitor fuperbo :


Rendi al padre i fuoi ceppi, e di catnt
Quello piede mi aggrava,
Tenta

Con

mia fortezza

la

e mille

mille flr3zj

o pur conu

quanto

Ha

peggior

di

Che

quello cor

Bada

Ricini.

l'

inferno

abborrir in eterno
di tanti oltraggi

ti

Forf ti pentirai
Allor che in me P amante

E1

non gi tu feorgerai

tiranno

me P amante ,
Tu farai la mia diletta,
Non penfare alla vendetta

Scorgerai in

tuo rigor
Prigionier del tuo bel volto
Bacio ancor le mie catene,
domando in tante pene
Qualche pace ai tuo bel cor
(Parre.)
Scorgerai ce.
Lafcia

cara ,

il

SCENA

XV.

Ernelinda-

GTunge
La

dunque

tant' oltre

tua feiagura, o mifera Ernelinda

Che

fin

fopra gli

affetti

Atto Primo*
Goto

I!

La mia

19

vincitor ragion pretende?

virt

fi

opponga

Agli affalti feroci: Ah che pi d' eflb


Vitige mio nemico, e mi contrafta

La

libert del core

mentre fingo fdegno io fento amore


Sentirli

il

petto accendere

D'amabile belt,
E intanto dover fingere
Fierezza, e crudelt,

E' pena cos barbara,


Che non fi pu foil'rir.
Ah che potetti almeno
Dir, che fingendo io peno,
Avrebbe allor queft' anima
lUftoro

al

fuo martiri

Sentirli ec.

(Par te.y

Fine dell' Atto Piimo.

BAL-

20

BALLO PRIMO
Cerere,

Trittolemo.

fTEndo fiata rapita da Vintone Proferpina


gliuola di Cerere
la perduta figlia
ci di

avendo prima accefe due fa-

Fino nel fuoco

fi-

fi poi e quefa in traccia del-

dell

Etna

indi /correndo pel

Mondo giunfe inEleufi alla Corte del Re Trittolemo figlio di Celo e Padre di Deiforte. 9 da cui
9

fendo fiata cortefemente ricevuta, quantunque da lui

non conosciuta

la

Dea

lit verfo di lei ufata

coltura

in ricompenfa della ospitale

infegn

l*

arte

dell'

Agri-

Deifone ancor fanciullo


educarlo , come fuo proprio figlio .

e condujje [eco

promettendo d'
Sopra quefio favolofo fondamento prefo dalla comune opinione de Mitologi fi ordina il Ballo y nel
quale primieramente compare Trittolemo accompagnato da fuoi Cortigiani y e tutti infeme formano un Ballo , nel finire del quale vedefi comparire
nel fmdo della Scena la Dea Cerere col feguito del7

ie fue

Ninfe

del fuoco

falci

due delle quali portano

neftnguibile

le

le

faci accefe

altre hanno in

mano

ed altri fir omenti d' Agricoltura


,
y
9
S' avanza Trittelemo co fuoi Cortigiani all'
rafirell

incontro della

varjfegni

il

Dea>

fuo ojfequio

dopo averle dimoftrato con


,

intrecciano tutti unita-

mente

mente un graziofo Ballo , dopo il quale compaiono


un villano y ed un Buffone di Corte colle loro compagne y quali dopo d* avere tributati li loro ojfequj
a Cerere, ciascheduna coppia intreccia ^.paratamente il fiso Ballo Grottefco , qual viene feguito da
una brieve danza di tutti gli Attori ? di poi Trittolemo y e Cerere ballano un Ballo a due , esprimendo quello-a Cerere il fuo rifpetto\ e dimoiando
Si ripiglia
quejfa a Trit tolemo il fuo gradimento
di poi il Ballo di tutti gli Attori y nel quale per
comando di Cerere le di lei Ninfe donano a Corti.

giani di Trittokmo gli ftr omenti dell Agricoltura,


che da loro fono ricevuti con efprejjioni di gratitu-

dine

Nel finire di quefio Ballo vedefi comparire accompagnato da due Cortigiani il picciolo Deifone ,
che injieme a Cerere y e Trittokmo intreccia un Ballo

a tre

nel quale la

Dea

con diverfi gefi dimofira

fuo affetto a Deifone y di poi fi termina il Ballo da


tutti gli Attori uniti y e Cerere conduce feco Delfo*

il

ne per educarlo come avea promefjb

a Trittokmo

AT-

ATTO SECONDO

Galleria riccamente adornata.

SCENA PRIMA.
Eduige )

Ty

$del.

J3

Ella Eduige, oh Dio ! tu fei tradita:


Ernelinda invaghito
L'infedel Ricimero

Gli offre

te

Edelbertq*

la deftra,

con

la deftra il

Trono

dovuto

Ah

ben fu il cor prefago!


Il fuo (guardo mei dille , e la pietade *
Con cui difciolfe a Rodoaldo i ceppi
EdeL Vegga* che pi del Regno
La perdita del cor di Ricimero
Ora fa la tua pena
EduL Eh non vero:
lo pi non amo un' infedel , n voglio
Impunito il crudei Cada l'indegno.

Edui*

Premio

della vendetta

d' Eduige il Regno


Regina,
Servir l'amor mio. S'egli t'inganna,

Sar Eduige
Edel.

Air

ire tue,

La

La

morte ficura:

fua

Cos dice Edelberto , e cos giura

{Parte.)

SCENA
EPUIGE 3

E dui.

poi

RlCIMERO

Con

VlTlCE

mi abbandona un core,

i3

L' altro
No, Vitige

Ric.

IL

Piegar non

fa

fi
,

cuitcdifca

Ernelinda
l'alma fuperba

voti

ai

D' un amante , in cui vede


La man che le balz dal Trono
,

dre

Pa-

il

Per, fe faggio fei,


Alla Dania ti rendi , ove
11 Real Genitore

aletta

ti

Ed

Vit.

io potrei, Signore,

Trar lungi

il

pi da quella

Reggia

in.

cui
Il

Sol degli occhi miei fparge

fuo lu-

il

me?
Principe , ov' il tuo cor? Sinora intento
Solo all' armi , e alla gloria ?
Edui.
Alma s molle

Ric.

Ricimero non ha.( Avanzando/i con


Ric.

ironia?)

Tutti alla gloria


Sacrai gii affetti miei.

Edui.

Atto Secondo

i4

Edui* Dunque il fender


Siegui a calcarne . Alla mia fronte rendi
Il Norvegico Serto : e poi ritorna

Col

piacer del grand' atto al Ciel natio.

Tu

provvedi

al

tuo

Regno

io penfo al

mio
De' miei

Ric.

Di

V'affolli

quefto

Regno

il

fangue

prezzo: ed io

non

cedo

Ci

che gi mia conquida

Or

Edui,

ti

fpiegafti.

piuttollo, infedel, che ferbi in

Ad

Ernelinda di Norvegia

Che

Vit.

fento mai

dono
Trono

il

Edui

Quella la fe giurata?
Ernelinda, o crudele,
Del tuo core trionfa, e il tuo pender

Tutto ingombra

d'

amor

vero ? )
Del mio core io non rendo

Vit.

Ric.

ci

Ragione

Or

fia

altrui.

dunque , Tiranno
Per compir Y opra illuftre
Quefta deftra Reale

Edui.

via

Addatta ancora a pi

Che

fervili uffizj

Ciel pietofo
Per non foffrir cos barbaro inganno
I ftrali fuoi rivolger a tuo danno
( Parte
Vit.

forf

il

Che intendo , o Ricimero ? Allor


t'apro.

ch'io

Con

Atto Secondo.
Con

quefta

mano

25

vittoria 41 varco,

alla

fvellermi tu penfi

Emelinda

di braccio, il cor dal petto?


Vitige fon pur ; n a cotto ancora
La ceder del fangue mio. Di forze
Non priva cos, che non ti poffa
La Dania contrattar fdegni, ed amori,
di fronte (frapparti anche gli allori

Ma

Ric.

Tanto

ardifce Vitige?

Se cor rifpondan

T opre

Domer quell'orgoglio

Ai

detti alteri

vedremo.
(Parte con impeto.
alfn

SCENA Ut
Vitige, Edelberto,
Vit.

TO

non

temo

ti

Prence, donde quell'ira?


Amico oh Dio
Vit.
Rivale all'amor mio
Riamer fi fcopre , ed il fuperbo

Edel.

JL

Niega

la fe

giurata

Serbare ad Eduige.
tu che penfi?
Edel.

Vendicarmi o morir
Ecco Edelberto
Edel.
Queir orgoglio a domar teco all'impegno.
Gi fon pronti i miei fidi : a quelli uniti
Siano i tuoi forti Dani Andiam
Vit.

Vit.

Per ora
Quindi

ATTO 5ECON0O

IO

Quindi non deggio allontanarmi Prendi


Queft' Impronto Real ; l'ufa in mia vece
tuo piacere , e me qui lafaa intanto
D'Ernelinda in difefa.
Vado, non paventar: giuda F imEdel.
.

prefa

Contro un empio ingannatore


E' leggero ogni cimento;
punire un tradimento

L'amor mio

feorger.

ti

E' ben giudo effer crudele


Con un barbaro infedele
E dovuta tal mercede

non ha
Contro ec. (Vane.

chi fede in fen

SCENA
Viti ce,
Vit.

TH^ E' fuoi


Forf

Rodoaldo.

pei

gravi misfatti
il

Goto

Faftofo non andr

Qui

IV.

infedele

Gente

s'

appreffa

nafeofto, ^ celato udir mi giova

( Si ritira in di[parte

Rodoaldo
fuo cor ; non ha ragion

Rodoal. E' vinto

Non

il

L' inclemenza degli Aftri,e

il

fovr'efl

Ciei ,che

ferve

Ai Goti,

fe

degnar mi vuol d'un guardo,

Vedr

,.

Atto Secondo

17

con fereno ciglio


le mie fventure
iliuttrar
ed
Soffrire ,
core
generofo
un
Che

Vedr

fe pofl

Ov' pi di periglio
Pi coftanza dimoftra, e pi valore.

SCENA
Vitige

in

difvarte

Rodoaldo

V.
,

Ricime*

on

Guardie feguitoda un Paggio y cfo? porta un Bacile ,


[opra cui vi lo Scettro 9 # ta Corona di
Norvegia .
i

Ric.

YJ

Odoaldo, conofci

j\.

Quella regale infegna ?

Conofco un bene

Rod.

infaufto

D'incollante fortuna.
Odimi . E' tempo
Ric.
Che abbian fine tra noi

gli

odj

e gfi

fdegni

Quello Serto Reale alle tue chiome


Rendo di nuovo Ricimero brama
.

Che

E
Di

torni a folgorar fu la tua fronte


riftorare in parte

fortuna crudel l'ingiurie

e l'onte

(Tanta virtude in Ricimero?); or dimmi >


A qual prezzo mi rendi e Serto , e Regno?
Sol che tu d' Ernelinda
Ric.
La bella mano alla mia delira annodi ;
Unite le noftr' alme

Rod.

Con

foave laccio

Ti

.,

Atto Secondo
t$
Ti rendo il Soglio e Padre mio t
,

braccio

ab-

Venga Emeiinda , ed io
Faveller qual debbo
noi fi affretti ( Parte una Guardia
Ric.
tu faggio rifletti
he fe l'odio duraffe eternamente,
Brieve giro di luffcri

Rod.

A
E

Coi

pertinaci

fdegni

Dttlruggcrebbe e le Provincie

SCENA
ErKelinda,
Ernel.

Rod.

noi

Figlia

ti
,

Detti, Vitige

appreffa

Regni

VI.

T"\ El Real Padre al


JL/ Ecco Emeiinda.

Ric.

in d/fparte.

cenno

bella

pria eh' io favelli

Sai qual tu debba ubbidienza ai mio


Rifoluto voler?
Ernel.
Legge pi facra
Non ebbi mai.
Rod. Su quella man, che il pefo
Di due Scettri foftenne , or giura , o figlia >
Jnviolabil fede al

Ernel.

Lo

giuro

Confermi
Ric.

mio comando

e quello bacio

giurameuto.
( Baciando la mano
( Che penofa tardanza )
il

al

Padre

ErneL

Atto Secondo.
( Io tremo )

Ernel
Rod.

29

Or fenti.
I tuoi fponfali eccelli

Ricimero mi chiede

inorridifce

cor dei Padre


Quella delira, eh' ei t'offre,
Dal petto d^ Alarico a te germano
All' infana richieda

Ed

il

me figlio ( Ahi rimembranza amara!)


Strapp V alma innocente
Ad abborrir t'impegno
Quelle nozze efecrande , a prezzo ancora
a

Della

tua vita

fteflfa

non

e fe

hai

Spirto battiate per cadere efangue,

Alla fonte
Ric.

Me
Rod.

prefente

fi

Ricimero,

il-

ufc

rendi quel fangue

ardifee?

tuo dono al pi ti getto,


per
terra
Getta
la Corona, che Ja [opra
(
ili

Bacile

Lo premo
Atto
Ric.

onde

Tanto dunque, fuperbo,

)
e lo calpefto

Rodoaldo
(Indegno); ol miei
real di

( Alle Guardie alcune


zano . )
Rodoaldo l fveni

quello.
fidi

delle quali fi avafi -

Vit.

Ah

ci

non

fra:

Per quello petto, o


( Snuda .la Spada ,
Rodoaldo

inoltri,
e fi

pone in difefa di

)
Si

Atto Secondo

30

Si pafla al regio

Oh

Erncl.

Ric.

che

Rodoaldo.

Tant* oltre

Puoi ofare

Cadano

di

feri

Cieli!

fellone ?

Ambi

(Venati

a quefto pi.

Pria di Erneiinda

Ernel.

( Si pone avanti a Rotfoaldo , e a Vitigc.)


cadranno, crudele.
Io far loro feudo
Dei collo inerme , e del mio petto ignudo.
Ric.
Cos fprezzato io fono ?
Ernel.
Oh Stelle! Oh Numi!

Non

Ric.

Ha

poco

di

Neiroffefe

de'

vendetta una fol morte


Regi.
Entro carcere orrendo
( Alle Guardie , quali incatenano Rodoaldo,

Vtige*}

Attenda ciafeun

Lo

d' elfi

sfogo de'miei fdegnh

la vendetta freme , e nel mio petta


V
Ha impero il furor V odio , e 1 difpetto.
Tutti temer dovete,

Gi

Perfidi

i fdegni miei

Ingrata

ah fol ru

fei

Dell'amor mio l'oggetto,


1/ affanno del mo cor
Sar la mia Vendettali voftro acerbo feempio
r empio , che mi offefe,

Atto Secondo
N non avr difefe
Dal

giufto

3*

mio furor.

(Vane,

Tutti te.

SCENA

VII.

Rodoaldo, EKelinba, Vitige


Itige, io

ti

ti

U odio di
La

nozze, in amift congiunto

Mie

Or

le

eh'

comun

ti

m'inganni, Signor?
fatali

tra noi

dono
Emelinda.

lui

deftra d'

Vit.

vidi

Ricimero

Guardie.

negai

D'Ernelinda

Quando

fortunate

fventure!

Emelinda, tu piangi?

Rod.
Ernel.

Signor, di debolezza

Fuoi tu accufarmi

allorch

un nuovo

aggiungi

Titolo di giuftizia al pianto mio?


Ed invidiarmi puoi, o mia diietta,
Quefto eftremo piacere
Di morire tuo Spofo ? Ah non degna
Delle lagrime tue la forte mia
Rod. Parto , Emelinda , e fe mai fo(fe il giorno
Di mia vita infelice ultimo quefto,
Te del mio core erede
Con queft' ampleffo , e de' miei fdegtu
Vit.

io

chiamo

Cu-

Atto Secondo

3i

Cuftodifci , o Vitige
Quella che ti confegno
Defolta Donzella; il mio tu prendi
Carattere real ; ed amorofo
Padre a quella farai , amante , e fpofo.
Io ti lafcio , o figlia amata ( AdErnelin*
li pi tenero amor mio :

Una

fventurata

figlia

Vitige
Genitor . (
Se v forte incontro a morte
Perch , oh Dio , perch piangete ?
te fida

il

Al mio fguardo nafcondete


Queir inutile dolor
Io ec.
accompagnato da Guardie

( Parte

SCENA

Vili.

Ernelinda, Vitige,
ErneL
Vit.

Guardie .

TJ Adre cos mi lafci? ( Tn atto di partire.


JT Ernelinda ove vai ? Deh non fu,

neri

Le prime mie
ErneL

il tuo bel pianto


a morire accanto
Padre opprefTo

fortune

Al Genitor vado

Ah

fe

cade

il

Dal rigor d'un reo Tiranno,


*

Ah

Padre appreffo

la figlia al

Cada s d'affanno ancor.


Nel mio barbaro martire >
,

Giufti

, ,

Atto Secondo.

33

Giudi Dei , mi fia conceffo


Di potere almen morire
Col mio caro Genitor
.

Ahec. (Parte.J

SCENA
V

mai
CHe
Per

G E,

IX.
Guardie.

vi feci,

Stelle,

meritar tante {venture ?


Tutto Todio sfogate
Contro il folo Vitige,

Almeno

Che

ben cor di lffrirlo;


per mirar dolenti
Quei dolci rai, per cui divenni amante^
N , crude Stelle , io non ho cor badante
Se a quel vezzofo pianto

Ma

Ancor non
Barbare

vi placate

Stelle

Chi mai

ingrate ^

placher?
Se refiftete tanto
quef dolenti lumi
vi

Barbari

fiete,

Numi

(Pam

o Numi,

Ciel

il

non ha.

Se

ec.

col

rimanente folk Guardie. J

Atto Secondo

34

S C

NA

X.

Gabinetto reale

Eduige, Ricimero.
T7* Dovr

Edui.

J2j
La

Ricimero

Credere, che d'un volto

belt prigioniera oggi trionfi

Nel tuo core

infedel dell'

amor mio ?

Ernelinda , io tei confett


Ric.
Malgrado a quanto io ti dovea , forprefe
Quello mio cor; foffrilo in pace: alfine
Non mancano mai Spofi alle Reine.
Edui. Sul crin dunque mi ferma
quefta imprefa
La paterna Corona
Armadi in guerra i gelidi Trioni.
Il volto d'

Alfin

fi

Ci y che

vinfe
dal

taggio
All'

Ric.

>

e a

me

fi

vinfe

mio gran Padre

io chiedo

ebbi in re-

onor del mio Sglio , all'ombre

luftri

De' miei

Vaflalli io

devo

La fudata conquida

Ed io fenza retaggio,
Mi rimarr negletta?

^Edm.

Ricimero t' inganni


Tanto non ti fidar

e vilipefa

della fortuna.

Per

il*

.>

Atto Secondo
35
Per vendicare una Real Donzella
Contro un Re traditor non marca

ira

ferro

fin

Le

deftre pi feroci

ne' marziali eroici ardori

Crudele

D' aver

arman
non godrai

gii

amori

cos tradito

L'amor d'un fido core*


La mia coftante fe
Forf che

Del

gi

allor pentito

commetto errore

Piet mi chiederai
Ma non T avrai da

me

Crudele

SCENA
Ri

ci

m ero,

Ric.

K^J A

.)

Ernelinda.

poi

venga Ernelinda
aflalto

(Parte

XI.

quel rigido core

U ultimo

ce,

( Parte una
( Guardia.

oggi prepara amore

Ernelinda

Tiranno
Ric.
Pende fu le cervici
Di Rodoaldo, e di Vitige il giudo
Fulmine di mio fdegno . Amore ancora
Il colpo np fofpende
;
Tanto ei folo per non ha valore

Ernel.

he badi

a difarmarlo

egli richiede
11

. .

Atto Secondo.

36

foccorfo dei tuo.

Il

La

bianca

mano

mio nodo, e la fatai faetta


vuoto di pugno alla vendetta.

Stendi

al

Cade a
Ermi. Difender due

vite a

me

care

Con

quanto egli , fe 1 chiedi , il fangue mio :


Ma non ricompro un Padre , ed uno
Spofo
prezzo di vilt , di tradimento
Quella delira, ch'io t'offro,
Ric.
Sai pur , eh ella foftiene
La gloria di due Scettri.

ErneL

ma fuma

ella

ancora

Della ftrage fraterna


Ric.

Inaridita

Dal corfo di due luftri.


Viva ancor me l'addita
Evnel.
Il paterno comando
Ric.

fe

bagnata

Negli feempj vicini


Poi di nuovo la vedi?
Evnel . Impegna il Cielo
Con titolo maggiore a vendicarmi.
Ite dunque, o Miniftri,
Ric.
Si fvellino a Vitige

Gli occhi fuperbi , onde Ernelirida accefe


Quello fuoco rubello.

drappi a Rodoaldo
L' altera lingua , onde il comando ufco,
fi appaghi cos lo fdegno mio.
Ernh.

Si

Atto Secondo.
Ah ferma

Emel.

Che

voti

petti

pien d'onor la tua grand'alma adorna

tuoi prieghi

Qualche parte
Dell'ira mia;

Una

37

o Riamer; afcolta

D'una Figlia dolente


D' una Spofa innocente :
Vedi, e rifpetta ornai ne' facri
Quel carattere eccelfo
D' Auguflo y e di Regnante
Ric.

fi

la

Ernelinda

eftingua

mia vendetta adempia

vittima fola: or tu la fcegli

mai debba
Appagar V odio mio , vanpe
qual d'

etti

quel

e in

foglio
Scrivi tu ftefla

Emel.

Ah

Tu mi

tronca, o crudel.

Se ci

Ric.

Ambi
Emel.

pria la deftra infaufla

ricufi,

fvenati a quefto pie cadranno

Svenali,

Tiranno

Nel mifero mio core,

Ove

impreff gii avrai

Dalla natura
Ric.

Ol,

Trucidate

D'ambi

1-

un

V altro da amore

tarda ancora? Itene, o

fi

felloni,

fidi,

e qui recate

cor palpitante, e femivivo


Itene a volo.
Emel. Ah n : fermate 3 io ferivo

Mora

il

....

ma

prima

( Siedt al tavolino .)
chi? tolgan gli Dei che im-

Al

..

Atto Secondo

3&

Al genitor

fatali

Portentofi caratteri la

Mora dunque

Ah

li

...

figlia

ma chi

T Idolo mio

ma inaridirci
Funefta man
fe
pr

v' clemenza in Cielo,


Perch non cade un fulmine e rifolve
La Reggia in fumo e Riamer in polve?
Colle vane querele
Ricim.
Vuoi d' entrambi la morte
.

. .

Ol

No, Ricimero,

Ernel.

Gi fegno

di caratteri funefti

Ah fiera man

L' orribil foglio


tenti

che

Ricimero piet
Chi altrui la niega
!

'Ricim.

Ottenerla,non fperi
Strappami prima il cor
Vu , cH il dolore
Rivi m.
"Ernel.

QuelV

uficip

mi ufurpi

Ah Carnefice

Etnei.

(3

ingiufto

alza con furia

S, fcriver,

ma

fpume

Cerbero crudel la penna infame


,

fcriver

Tutta furor

di

Lo ("piegher
Di

.)

tinger nel fangue

Dell' Idra, o nelle

Di

vendetta

ma

recher quel foglio

Radamanto al Trono ;
in vetfllo

alle furie

Irriter per lacerarti

il

Ebbra Baccante
core
Quali-

.,

Atto Secondo.
Quanti

inoltri

ha Oocito

39

e 1 peggior d*

elfi,

Ch' T infano dolor , che mi divora.


Vitige mora
Scrivo, s, traditor...
.

( Va al Tavolino

Mora

Rcini.

Vitige

e fcrive

e di cotanto orgoglio

Devo il trionfo mio a quello foglio


Empia mano e tu (crivelli

Emel.

N fcoppiafti
Tiranno

S,

ingrato cor?

alfin vincerti
;

U innocente morir
Ma

fuperbo non andrai

Se vedrai ....
S
%

trionfa,

Oh Dio
,

Del mio barbaro dolor

(Jane

che affanno!

Tiranno,
.

.)

SCENA

XI l

RlC IMERO,

CHeQueir

queir odio acerbo,


,
fdegno
Dovria di quello core
Smorzar F accefo ardore ; e pure io fento
Che fi avanza nel feno
1/ amorofo veleno : e indarno attendo
Dalla ragion foccorfo . Ha gi Y impero
11 cieco Nume d' ogni mio penfiero .
fuperba belt
irritato

Cru-

Atto Secondo
Crudo amore
Dolci

Voi

Deh

oh Dio

ti

fento

affetti lufinghieri,

parlate a quello cor

tacete

in tal

momento

Son confufi i miei penfieri


Fra r amante e il vincitor
(Parte.*)
Crudo amore , ec.
,

Fine dell Atto Secondo


5

BAL-

4i

BALLO SECONDO
DEL
Giudicio di Paride.

nota anche a' meno eruditi la favola della contefa di Giunone , Pallade , e Venere pel
primato della bellezza , ed ilgiudicid di Pa-

ride a favore di

Venere

e tanto decantato

Giove

Pomo

alla quale diede

,
9

d oro

il

famofo

Che per comando di

avea recato Mercurio , cos chejjima


darne una pi efatta notizia
Vedeji per tanto nelV aprire della Scena Paride ajfifo fopra un faffo intento a cuftodire le pecore ,
che pafcono a lui vicine , e poco dopo fende Mercurio dal Cielo ; Paride forprefo alla inafpettata comgli

fuperfluo

il

parfa, s'alza da federe } e s avanza verfo Mercurio con atti di ammirazione, quefii con diverj geji
gli fa intendere

mo $ oro.,

li

comandi di Giove , e gli d il PoAlla pi bella ; in:

fopra cui fritto

di J ritira , e da tre lati diverj compaiono le tre


"Dee, le quali ballano injieme a
aride} e ciafcheduna

imofira con diverj fegni il dejderio , che ha d' ottenere il Pomo y il quale finalmente Paride preferi-

ta a Venere, da lui giudicata pi bella delle altre


due. Per queja preferenza fdegnate Pallade, e

Giunone
tro

partono con fegni di difpetto

hto entra

in Jfcena

Amore

e dall'

ah

col feguito di varj

Attori

42
Attori y e giunto in mezzo a Varide , e Venere ,
pre fent a a quello una ghirlanda y ed un mazzoline
i fior aquefla\ nello ftejj tempo compaiono otto
altri Attori , portando ctafcheduno un cavejfro di
fori y l quali con bellijfima arte fi trasformano in
un vago y e graziojo pergolato } [otto cui pajfano Pae Venere y che vanno a federe in fondo della
y
Scena [opra un [edile di verdura ; entrano in quefto
mentre a fare la loro comparsa un Savoiardo monta*
gnuolo colla fua compagna y portando quefli in una

ride

Marmotta

, e quella fuonando V Orgagefi formano il loro Ballo GrottefcOy che viene feguito da quello di un Villanella
fiorentino colla fua compagna ; indi fi fa un Ballo
di tutti gli Attori y dopo il quale Paride } e Vene-

cadetta una
nino

e dopo varj

re intrecciano

da

tutti

il

loro

unitamente

Ballo a due
il

fi ripiglia di poi

Ballo finak

e fi

ritiram

nelle Scene

ATTO

45

ATTO TERZO.
Tarte interna di Carcere con due cancelli , che
introducono a due fegrete y in una delle quali
Vitige > e ntW altra Rodoaldo

SCENA

I.

Ernelinda, Edelberto.
EdeL

T?Cco

bella Ernelinda

jP a D' Eduige adempito


11 cenno e '1 tuo desio Apri , o mio
( Ad una Comparsa , che ricevuto V
,

ne apre

li

due cancelli

Di Rodoaldo

fido,

ord-

e di Vitige al piede

1/ angufto ingreffo A tuo piacer dividi


Fra due s cari oggetti
Vergine illuftre,i tuoi reali affetti. (Parte,}
.

SCENA

II.

Ernelinda, Vitige, Rodoaldo,

Ernel.Y}AdYe, Vitige, a voi


Di colpa non leggera
Jl
Fatta rea Ernelinda ot
Rodoal.

Cieli

>

che mai far

fi
!

prefenta

Forf ha potuto
II

Atto Terzo

44

11 vincitor fuperbo
Ottenere da te fenfi d' amore ?
Un delitto peggior ne ottenne.
Ernel.

Io

ftefla

Contr Vitige

La

fcriffi

fentenza fatai

Eccone il foglio
( Cava un foglio > e lo

Vitig.

mojlra a Rodoaldo!)
Per cenno del Tiranno a me recato
RodoaL Che fentp!
.

Portentofa
Necetfkade il volle

Ernel.

Ricomprai

Ed

Rodoal.

la

a quefto prezzo

tua vita.

io frattanto

Viver dovr i miei giorni


Ricomprati col fangue a me pi caro ?
No d' un nemico avaro
10 non prezzo il favor Vanne ritorna
A Ricimero , o Figlia
,

Empiamente pietofa
D, che io rifiuto il dono
:

D'uria vita, che abborro


Ah- Rodoaldo
Vitig.
Se abbandoniamo entrambi
la Figlia , e la Spofa ,
Chi veglier per lei ? lafcia eh' io tragga
Lo fpirto mio con quella gloria a Dite,

Che

infieme confervai

Padre air Idol mio , e a te


Rodoal.
N, n, voglio morir
11

la vita

Ernel.

'

Ah Genitore
Perder dunque

JEmel.

D'una

il

frutto

virt crudel?

forte

meno

acerba

Deh ti riferba
Il mondo ammiri,

Che per falvare un Padre


Per non vederlo oppreffo,
L' infelice amor mio fven

fe fteflb

Ernelinda, vivr: vivr, Vitige,


Fin che fi fianchi
La forte in tormentarmi ;

Rodoal.

JErnelinda

io

ti

lafcio

Efercitar col mifero Vitige

In libert le tenerezze eftreme


Principe, ti fovvenga
Che orrenda fol la morte a chi la teme,
Rafferena il mefto ciglio
Ad Erneh
confola il tuo dolore,
Che mancar mi fento il core
Nel vederti lagrimar.

tu Prence

ancor rifveglia
Vit.
Quel coraggio antico, e forte
Che T afpettp della 'morte
,

Sol pu farti difprezzar


RaflTerena ec.

(Jfrte?)

SCE-

Atto Terzo,

46

SCENA

III.

ER NE LINDA, VlTIGE.
Ew/.XTItige,

E>

in

fiam foli. Il

alfin

mio dolore

libert.

So fpendi,
Adorato Idol mio,

Vitg.

Potea pi dolce
morte

Queit' ingiufto dolor

Giungere

Che

Ch
Ernel.

me

la

in quella ficurezza,

ella a te piaccia ?

Appunto

Quefta y o Vitige , la mia colpa , equefto


Acciaro ha da punir
.(cava uno Jile)

Vitg.
Ernel.

Ah
Ah

rtiia

Vitige

Rendimi
(Le

il

diletta!
,

che tenti

ferro

toglie di

mano

lo flit e .)
'

Vivi
Vivi o bella Ernelinda

Vitg.

me

Lafcia, che in

Tutta

la

fi

fianchi

crudelt di Ricimero

E tu m' ami

o Vitige ? Ah non vero!


A una morte m' involi
Perch io torni a morir tutt' i momenti.
Senti , mia vita , fenti
Vitg.
Se di fpofo , e di amante il dolce nome
Mi d fai tup voler ragione alcuna >

Ernel

Atto Terzo,
mandane

S funeflo penfier

Riconflati

Che

fe

e vivi

tu vivi

comando

io tei

47
bando

in

o cara

Non more

il tuo fedel : lo fpirto amante


,
Lieto vivr nei tuo bel feno accolto
Ernel.
Morr fu gli occhi tuoi fe pi t' a,

(Pam.)

fcolto.

SCENA
V

IV.

G E

Quell'affanno

crudele,
Quella fua tenerezza
scema il piacer , che avrei
Forf nel mio morir Bella
.

Sembrava

in quefta

Scritta da quella

La

forma

la

morte

agli occhi miei :

mano
ed adoro ;
,
contento io moro

fentenza fatai bacio

perch vien da

Del rigor

della

lei

mia

ftella

Sommi Dei, pi non mi lagno:


Per cagione cos bella
Son contento di morir
Purch viva il caro bene
Chiuder le ciglia in pace,
Confervandole ferene

Anche

in

mezzo al mio martir


Del rigor ec.
(Parte.*)
.

SC E*

ATTO

4#

ERZO.

SCENA
Picciolo giardino contiguo al

V.
Palazzo reale.

RlClMERO, EdELBERTO.

Mkm.tyKeme

il

fuperbo Rodoaldo vinto*

debbo alla tua deftra


JL
Il pi bel fior di mie vittorie
Agli occhi
Edel.

D' Eduige

lo

devi, all'innocenza,

Che port Tarmi a quella Reggia in feno.


Ricim.
Ahi Tamata Ernelinda
Fa co' begli occhi fuoi
Sul' mife.ro mio cor le fue vendette!
Signor,

Edel.

Ricim.

Eh

la data fede
che un Regnante

e vincitpr

non

rende

Ragion

d' affetto,

e contro al

Non vai elmo,.o


Tu vanne amico
,

A
E

lorica.
,

crudo amore

Ad

Eduige

e parla

queir alma oftinata ;


domar quel core
Non potino i prieghi miei
fe a

bafti

il

tuo

amore
che mio teforo
il volto fuo non :
Dille, eh' un'altra adoro,
Che pi non fperi amor

Dille

Pi

Che

Atto Terzo,
Che

49

prometta fede
Invan rammenta a me;
Che queir amor , che chiede ,
L' avr dal tuo bel cor.
Dille ec.
(Tarte.^
la

SCENA

VI.

Edelberto, Eduige.
Edel.

(T?Cco

appunto il mio ben.) Bella


Eduige
Ha Ricimero un core,
Che fi pu ribellar dal tuo bel volto
JlLi

Gi

Eduig.

fo

che

d'

Ernelinda

fatto

amante

Ma V ama invan

Edel.

che V infelice

il

fenno

Alfn perd.

Come

Eduig.

Ed eh

infido a lei

Recar voleva un difperato


Allor di fua

Di

affalto

folla

i fegni ; a tal eftremo giunto


dolor.
Eduig.
Qual pr , s'ei nega intanto
Rendere a quello crin la mia corona
Edel.
E tu ancor V ami ?
Eduig.
Ah tal vilt non fiede
C
D' Eduige nel cor Odi , Edelberto :
Scefo gi per mio cenno al vicin campo

chiari

Il fuo

Un

Atto Terzo.
Un

de'

miei

ad irritar le fpade
vivo in petto
a me gran Padre , il nome

fidi

Di quanti han
Di Grimoaldo

I Campioni, che traile


Dalla Dania Vitige

Fremono gi
Che offende il
Nel cuor de'

Ha

del tradimento atroce

lor Signor

Parte di

Regno

fuoi Vaffalli

Rodoaldo ancor

Pi che

In te ripolla

in altrui la giufta

mia vendetta

Che oprar pofs' io


Edel.
Di te ValFallo, e amicp
Eduig.
E' il Duce a cui di Ricimero
.

in guardia
,
tuo comando
I due Principi opprelfi .
Dal Carcere li tragga , e ad effi unito
II mio Tiranno opprimi.

Un

Oflentiam prima a Ricimero i noltri


Formidabili fdegni.
Ancor ripugni
Eduig.
Al mio giufto deso ? No , che non m' ami,
Se nemico t' opponi a miei voleri ;
fe pur m'ami, troppo
Edel.

Codardo amante,
Edel.
Eduig.

Taci

Oh

Eduige
Dei!

vii

Campion tu

Ecco Ernelinda

fei

SC E-

,,

, .

Atto Terzo;

SCENA

51

VII.

Ernelinda,

detti.

Edel. "pRincipeffa.

Eduig.Ji

Emel.

Ernelinda
chi parlate?

10 non fono Ernelinda

Dunque

Edel.

Emel:

v'

ingannate

chi fei?

Dei Tracio Orfeo

Euridice fon io

Ombra meda

fi

la

che per

aggira

moglie
gli Elisj

E 1 perduto fuo ben piange,


Ma qual d' intorno fento
E

Infolito concento? ....

chi

efofpira.

mai cangia

immota
D' Iffione la rota
Gi di Latona il folle amante in pace
Lafcia T augel rapace ;e V ombre in fretta
Efcon danzando all' armonia perfetta
Ah che T argentea lira

11

Tartaro cos ?

Gi

ftaffi

Non

potrebbe operar quefli portenti,

Se non tocca da Orfeo N , non m' ia*


ganno
Ei difcefe quaggi Numi poffnti
Sarla mai ver ? .... Eccolo appunto ... Ah
.

vieni

Vieni , o Spofo adorato


gne

Da

Ombre compa*

Ma

Atto Terzo
Tu vivi ?
E non mi
.

Ma

che

guardi,

e folo

Di

feguirci m'accenna?... Intendo, intendo,

Pluto mi rende a te , ma non confente


Che nel mio volto ancora
Ecco ti feguo ardita >
Filli i tuoi lumi
torno a ricalcar V ormb di vita
Ombre , addio : redate in pace :
Col mio ben , coir idol mio ,
Pi contenta i rai del giorno
Gi rj tQ rno a contemplar .
.

(Parte.*)

SCENA

Vili.

Eduige, Edelberto.
Eduig.Y
1

'Infelice part.

Bench

Mi commove

a piet

rivale

Bella Eduige

Edel.
Il

momento

vicino

Delle vendette tue

Rammenta

allora

Qual premio prometterti alla grand' opra.


Euig. 1/ amor mio la mia delira
Idolo amato,
Edel.
Cos grata mercede
D' un amante nei cor vince ogni fede
,

{Pam.)

Atto ierzo.

SCENA
EDU

53

IX.
"E

OR

vegga Ricimero
D' una belt negletta

La dovuta- vendetta ; e alfin conofca


Che irritare miei fdegni
i

Non
Che

da faggio

fu penfier

non paventa

di lui

Non

credete

Cos

alteri

vile

il

mio coraggio.

il

amanti

notlro feflb

che a noi non ila permeilo


Di punir V infedelt .
Lo ravvifa ognun per prova
Avvilito

voftro fafto

il

(Quando vengono a contrailo


L' alterigia , e la belt

Non

(Pane )

ec.

SCENA
Luogo magnfico
coronazione

X.

Reggia
Ri ci mero.

nella
di

Ernelinda

dejinato peli' In*

difegni, Ernelinda,
OUai
Ti fcopr
o
fato
il

nati

belli

o fortuMiei

Atto Terzo.

54

Miei mentiti deliri


Voi del Tiranno iniquo
!

3VT involafte agi' infulti

e mi traefle

vagheggiar di mie fperanze

Vi feguir fintanto
Che vediam dove fermi
La volubile fua ruota la

Ma
Mi
Da

viene Ricimero

forte

In quella parte
celer , poi prender configlio
quanto occorrer . (Sta indifyavte.}
.

SCENA
Ricimero

con feguito, indi


in disparte .

Jto//#.T7Engano

alfin la

Miei

penfieri

Voi

XI.
Eduige,

e detta

grandi.
, che a quefto piede

Tempo

Giuri

Ma

verde

il

Norvegia omaggio

e fede

amorofi,

liberi gi fiete

come

d'

Eduige

Placher Tira?
Un punto folo amanza
Eduig.
Infedel Ricimero,

Al tuo deftino e mio Gi la Norvegia


Vede fu quefto crine
orme d' una Corona
Che un d fplendea del mio gran Padre io
,

fronte

V apparato

onde onorar pretende

Tua

cupidigia un infedele acquifto

Tua

Eccita a fdegno, ed i guerrieri offende.


Ernel (Ah, v'aggiungan le ftelle
Tutto il loro furor )
!

Semi, Eduige,

Kicim.

Chi
Ci

eh' oggi contenda a Ricimero


armato
acquift ?
che
V amor

mio

Quefto difarma , o bella


Tutto il mio fdegno , e a
,

Ernel

Oh

Eduig.
Kicim.

Che

Or

ftelle

fento

Fede
Ernel.

>
!

Che

farai

giurarti

Ah

pot podi ore


fe di quello core.
Eduige ? ad Edelberto
,
sleal

quefta pace atterra

Tutta la mia vendetta


Quefta pace fi rompa

(S'avanza
Kicim.

mi rende

tu perdona,

Se una fiamma
Contaminar la
Eduig.

te

Ad

ogni prezzo

verfo

Riamer, )

Eliti ancora ?

( Ad Eduige y
Signor, invan refifte
Ricimero .)
(
Fafto mortai a eia che Slfa il fato
Ei vuol eh' io fpenga i concepiti fdegni
(Con tutto il fenno effa favella , e forf
Kicim
Paffaggero il furor lafcio la mente
.

Ernel

Di

fe fgnora

Eduig.

Eduig.

La

ATTO TERZO,

50

( Il traditor riferite
fua fiamma infedel.)

Ecco ti reco
La man di Spofa, eia

Etnei.

tua legge adoro.


( Ah quefto troppo ) Ricimero
Intendo
Ricim.
Bella , quel che vuoi dir : ma invano, il

Eduig.

vedi

Tento

ritrar dal

Ottenerti

duro giogo

il

collo

forte

la

D'un talamo

real

far

Quella mia Spofa

mia cura:
di Norvegia

il

foglio

E' mia conquifta , e d' Ernelinda dote,


( Gi divampa T incendio ; or fi ripigli

Etnei.

La

mentita folla

Ricini.

Vieni, omia vita.

Etnei.

Eduig.

Cos fchemifei

(Ad
me?

Ernelinda

Nuovamente Eduige, anima indegna?


(
Ricini.

Deh

Ricimero

vieni

( Ad
Etnei.

Ernelinda

mio conforto
Ricimero
Mentre
(

)
a quefto fen
.

ella ridendo

vuol abbracciarla

refpinge.)

lo

La

bella Galatea

Ad

Aci Idolo fuo cos dicea


(Ritorna a delirar Stelle inclementi!)
Eduig.

Ruini.

Ricimero, egli tempo


Che Regina io mi fcopra : or

Eduig.

Che

tu da quefte

Pria che tramonti


Ricini.

Mi movi
me

a rifo

comando

il
.

rivolga

E chi far

il

patt.

che venga

guerra
baldanzofo Araldo ?

di tanta

Nunzio

ti

mura

infoiente, e

SCENA ^ULTIMA.
EDELBERTO, ViTIGE
con feguito di Soldati

Vitige

Vitig.

Rod.
Ricini.

Edelb.

RODQALD

,
,

Dltti.

Rodoaldo.

Ah

fon tradito

Ol queir armi

Goti fuperbi

a terra

(Fuggono le Guardie di Ricimero


)
Ah moftro
.

Rod.

Tempo

ormai, che

la

morte

Di mia mano
Eduig.

Volendo avventarfi contro Ricimero.^


ferma Rodoaldo.

N:

A me

dona il piacer di tua vendetta.


Io punir il fellone .

Ermi.

A me

Che per

s'

afpetta

fottrarmi ad

Delirante mi

Rod.

Ad ambo

un violento amore

finii
il

dono*
Eduig.

Atto Terzo.

5S
Eduig.

Ricimero

io

t'

affolvo

Io ti perdono
Cos bella pietade
Ricini.
Al cor di Ricimero
E' caftigo il pi dolce , e il pi fevero .
E' pur vero , Ernelinda
Eduig.
Che puro in te della ragione il raggio ?
Una finta folla fu mia difefa
Evnel.

Ermi.

Vitig.

ferb tutta innocente, e bella

ti

Di Vitige agli ampleffi .


Idolo mio %
Evnel
Spofa amante ti ftringo
(Porge la mano a Vitige
.

Eduig.

E
(

feco

Ad

al

.)

Trono

Ernelinda )
.

Dania ti rendi ;
Rivegga Ricimero
Il fuo Gotico foglio.

t)ell

Ricim.

Edelb.

Regni

Eduig,

Ed

giufto deftin piego Y orgoglio

Norvegia Rodoaldo

in

io

il Trono Boemo
Col mio Spofo Edeiberto

Sovra

Attender, che tarda Parca un giorno

Dal

Rodoaldo

crin di

paterno retaggio ad ambi renda


Sofcrivo al gran Decreto ;
Red,
Sia ragione
o fia dono ,
Il

Per

Eduige
Cuftode io fono , e non Signor del Tuono
la bella

CO-

Atto Terzo.

CORO.
In giorno

amena

Pi lieto
Di forte

rifplende
il

favor

Pi dolce nel feno ,


Pi fida fi rende
La gioja, e l'amor

Fine del Dramma*

5S>

6o

BALLO TERZO
DEL
Sacrificio detto Taurobolio
Telia elezione

Re
On

ed inaugurazione di un

NoRvtd

di

a.

a Popoli Barbari , ma fra Roera grandemente in ufo ([uefto Sa-

folo preffo

mani

ijfcj

crificio

fpecialmente nelle

Re

inaugurazioni de
Faceva/i

Madre Cibele

il
,

elezioni

ed

Taurobolio

in onore della

alla quale facrificavaj uno

gran
o piti

Tori, del qual fangue afpergevaji il Sommo Sacerdote y e ne fpruzzava la perfona , pel la quale fi fa-

ceva

monie

il
,

ufand

Sacrificio,

in effo varj riti

che farebbe troppo lungo

foltanto r accennare

Norvegia

e la

maturazione
Nel principiare il Ballo

ceribafii

nulla pi

V elezione

di

un

vedonfi entrare nel

due lati oppojigli Attori

graziofa danza

truppa di Soldati
varie file

dalli

mano una

preparazione del Taurobolio

yella di lui

Teatro

dedurre

che in quejo Ballo

Ji pretende y che di rapprefentare

Re di

il

nel

>

li

quali for-

qual tempo una

adatta nel fondo del Teatro in.


e terminatg il Ballo , due degli Attori,
s

vanno a parlare olii Soldati > proponendogli $ eleggere per loro Re il pi degno diejfi, , e dopo breve
7

parlamento ritornano a fuoi compagni 7 eie truppe


partono

6i
partono dal fondo del Teatro

formando/mei mezzo

una diverga figura .


Vedonfi poi comparire fui terrazzo in fondo
del Teatro le Attrici , ed in quel mentre gli Attori
intrecciano un Ballo , in cui dimoftrano con varj
d' efjb in

gej illororifpetto pel principale

dolo

a Soldati

come

eletto in loro

ejji 3

prefentan-

Re

Sovrano .

Queji alzano la mano dritta per fegno di approvazione

e di giurargli fedelt

compagnato da
eflallo

tutti gli

allora

Attori

il

nuovo

fate fopra

un pie-

ed ivi riceve le congratulazioni de* princi-

e delle loro compagne ,


y
danza vengono ad offerirle palme

pali Guerrieri
lieta

Re ac-

le quali con
}

corone.

Finita quefia cerimonia , tutti gli Attori formano un Ballo , ed in quejo mentre compajono nel
,

fondo della Scna

li

Soldati fenz

armi

li

quali al

(nono della Jnfona fi avanzano nel mezzo del Teatro , portando un Altare , vafi , rami ornati di
fiori

bende

Je.guono dietro

quanto necefjario pel Sacrificio


quefli le

vittime coronate di fiori

accompagnate da Sacerdoti , e drf Sacrificatori .


Terminata, la marchia , // nuovo Re intreccia colla
fua compagna un Ballo a due , che viene feguito dal
Ballo finale di tutti gli Attori
Soldati
al

li

Sacerdoti 7 e

Tempio a compiere

loro le

vittime

il

li

intanto partono

Sacrificatori

Sacrificio

li

per andare

conducendo feco

IMPRIMATUR
Vicarius Generalis S. Officii.

V.

Pifceria

P.

dell'

AA. IX.

Se ne permette la Stampa

Di Pralormo per

la

Gran Cancelleria.

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