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Le dinamiche criminali

a Reggio Emilia

Enzo Ciconte

11 gennaio 2008

Le dinamiche criminali
a Reggio Emilia

Enzo Ciconte

Introduzione
Nellultimo decennio la Regione Emilia-Romagna,
in accordo con alcuni comuni tra i quali quello di Reggio
Emilia, ha dedicato una particolare attenzione allo studio e
alla ricerca sulla presenza della criminalit organizzata
nelle citt e nei comuni emiliano-romagnoli. Dieci anni
sono un periodo ampio e sufficientemente lungo per
delineare il quadro della eventuale esistenza, presenza ed
attivit sul territorio regionale di formazioni criminali e
mafiose italiane alle quali si sono aggiunte, negli ultimi
tempi, agglomerati criminali dorigine straniera. Una scelta
cos prolungata nel tempo mostra come essa rientri
nellalveo di un programma della Regione e dei comuni
interessati finalizzato alla conoscenza della realt del
proprio territorio.
Un impegno di cos vasta portata va segnalato per la
sua importanza strategica soprattutto perch tocca un tema
sensibile come quello della criminalit e della sicurezza
che normalmente si fa di tutto per nascondere o per non
evidenziare pi di tanto. Nelle aree cosiddette non
tradizionali, come quelle del centro e del nord Italia, di
solito si tende a sottovalutare il problema, a sottostimarlo, a
dire che in fondo lesistenza della criminalit organizzata
un problema solo del sud. Simili opinioni non sono nuove,
anzi hanno durata pluridecennale e anche quando sono
espresse con le migliori intenzioni la salvaguardia della
reputazione e dellimmagine della propria citt o regione
in realt finiscono con limpedire la piena comprensione di
quanto stia succedendo nella realt perch, cos facendo,
non si va a guardare quanto accade sotto la superficie delle
cose e ci si accontenta solo delle apparenze. Trovare

amministrazioni pubbliche in controtendenza con questo


andazzo raro e quando succede va sottolineato come un
evento positivo perch conoscere il proprio territorio
rappresenta la condizione essenziale per salvaguardarlo
dalle infiltrazioni di presenze pericolose come quelle della
criminalit organizzata. Siffatto percorso di conoscenza
ancora pi apprezzabile perch consente ladozione di
politiche di prevenzione mirate a costruire consapevolezza
diffusa tra i cittadini e barriere adeguate per tentare di
fermare ulteriori casi di infiltrazione o di inserimento.
Conoscere il proprio territorio e i soggetti criminali che lo
abitano dunque essenziale per chi amministra e voglia
farsi carico dei problemi della sicurezza e della criminalit
che tanto interessano i cittadini.
Lattuale ricerca si muove in continuit con quelle
precedenti, ne costituisce il proseguimento naturale, un
ulteriore aggiornamento delle conoscenze. Il punto di
partenza del presente lavoro che occuper, seppure
parzialmente, un pezzo della prima parte sar quello di
esporre una sintesi, una riscrittura e una rielaborazione
delle precedenti ricerche, e ci allo scopo di fornire un
quadro del punto di partenza, dello stato iniziale dellintero
lavoro di questi anni. In via preliminare, e tentando una
prima sintesi dellintera ricerca necessario dire che ci
sono molti elementi di continuit che indicano lesistenza
di una attivit oramai strutturata della criminalit
organizzata nella citt, ma ci sono anche alcuni altri
elementi che segnano delle novit.
Il dato pi significativo la conferma che a Reggio il
mondo della criminalit dominato dalla ndrangheta
seppure con caratteristiche diverse rispetto al passato
perch la crescente guerra che intercorsa a cavallo del
passaggio del millennio e che proseguita fino a qualche
anno fa e le conseguenti attivit di indagine e di contrasto

della magistratura reggiana e calabrese hanno portato a


risultati importanti modificando sensibilmente il panorama
mafioso che opera a Reggio Emilia. Accanto a questa
presenza ingombrante ci sono altre presenze di criminalit
dorigine straniera che creano notevole allarme sociale per
i reati che commettono furti, scippi, rapine, spaccio di
droga, prostituzione ma che non hanno la potenza e la
proiezione nazionale che ha la ndrangheta. Mente si
stanno scrivendo queste pagine la ndrangheta
considerata lorganizzazione pi forte a livello italiano ed
europeo, quella che ha maggiori presenze e filiali al centronord Italia.
La ndrangheta che agisce a Reggio Emilia una
criminalit che ha forti legami con la cosca principale che
originaria di Cutro dove c la storia familiare e dove
risiede il punto di comando, il centro nevralgico di tutte le
attivit calabresi che hanno una ricaduta su quelle reggiane.
E bene partire da un dato della realt senza il quale non si
comprenderebbe quello che avvenuto o avviene a Reggio
Emilia: il mafioso che dimora a Reggio Emilia dipende da
chi sta in Calabria ed subordinato funzionalmente ai capi
che vi risiedono. Il cervello della ndrina rimane in
Calabria. Questa caratteristica rende forte la ndrangheta
che lunica organizzazione mafiosa ad avere due sedi, la
principale in Calabria e le altre sparse per il resto delle
regioni italiane.
Questa caratteristica trover unimpressionante
conferma nelle intercettazioni ambientali il cui protagonista
principale stato il vecchio Antonio Dragone. E rimasto
carcerato per circa un ventennio, ma ha sempre cercato di
tenere le fila dellorganizzazione. Una volta uscito di
prigione e fino al giorno prima di essere trucidato, dava
indicazioni concrete ed operative ai suoi affiliati per
compiere estorsioni a Reggio Emilia in danno di

imprenditori originari di Cutro o del circondario di


Crotone. Dragone era informato in tempo reale delle mosse
degli affiliati, delle risposte delle vittime, consigliava,
ordinava, dava delle indicazioni. Operava attivamente a
Reggio Emilia pur essendo fisicamente a Cutro.
Quella che agisce a Reggio Emilia pu essere
considerata, dal punto di vista mafioso, una filiale di quella
che opera nella lontana Calabria. Ma, com ovvio, i due
mondi hanno una realt criminale che una opposta
allaltra. Tra Reggio Emilia e la Calabria c una prima,
fondamentale diversit: nei comuni calabresi dove opera la
ndrangheta c unoccupazione del territorio, con un
controllo asfissiante, opprimente, totalizzante di quasi tutte
le attivit, da quelle economiche a quelle politiche e a
quelle di relazione. A Reggio Emilia non c alcun
controllo del territorio. Non c stato nel passato non c
adesso.
La ndrangheta agisce a Reggio Emilia e in altre
parti dellEmilia-Romagna come se operasse in terra
straniera; anzi, per essere pi precisi: in terra nemica. Si
muove in terra nemica. Cos doveva sentirsi uno degli
uomini di Antonio Dragone il 4 marzo 2004 quando si rec
a chiedere il pizzo a un imprenditore dorigine cutrese.
Luomo telefon a Dragone e si rivolse con lappellativo di
zio in segno di rispetto. Gli disse: Zio Tot, io vi dico
sempre le cose come sono ....se uno cutrese che so che
la pensa alla cutrese un contoma se uno che reggiano,
perch questo qua, parecchie volte ha cominciato magari
ad offendere un poco, hai capito?..... che parla un pochino
alla reggiana, hai capito cercate di capirmi a me
le persone che parlano un po alla reggiana poco mi stanno
bene..; ha capito?. Queste parole schiudono un mondo.
Luomo incerto, insicuro, avverte di muoversi su un
terreno
scivoloso,
intuisce
la
trasformazione

dellimprenditore che, pur essendo originario di Cutro,


dopo anni trascorsi a Reggio Emilia ha una mentalit
reggiana che appare diversa e ostile rispetto a quella
ndranghetista. Involontariamente luomo fa un elogio
delle politiche di inclusione, delle scelte seguite nel corso
degli anni che hanno portato a una fuoriuscita dalla
mentalit mafiosa. Non cosa di poco conto.
Terra nemica un concetto che occorre tenere a
mente sin dallinizio se si vogliono cogliere in tutta la loro
portata sia la potenza della ndrangheta che opera a Reggio
Emilia, e sia le risorse che ci sono state e che ci sono in
citt per contrastarla e per impedire che essa possa
espandersi e radicarsi. Terra nemica, perch nel corso degli
anni, nonostante una presenza oramai pluridecennale, i
mafiosi non sono riusciti a penetrare la corazza costituita
del comportamento delle istituzioni locali, a partire dal
Comune, da tutti i partiti, dai sindacati, dalle cooperative,
dalla societ civile, dallassociazionismo, dal mondo
cattolico. Queste realt che hanno operato o singolarmente,
ognuno nel proprio ambito, o a volte insieme, ognuna per
la propria parte e con la necessaria diversit e grado di
intensit nellimpegno, hanno contribuito ad impedire,
almeno sino ad oggi, la penetrazione della ndrangheta nel
tessuto sociale e politico cittadino. Reggio Emilia, pur
avendo ospitato una robusta comunit di ndranghetisti non
ha ceduto ad essi un palmo del suo territorio. E non lo ha
fatto anche perch ci sono state indagini importanti della
magistratura, dei carabinieri, della polizia, della guardia di
finanza che hanno contrastato passo passo lavanzare
mafioso; indagini condotte in collegamento ed in parallelo
con i loro colleghi calabresi.
Eppure i mafiosi calabresi hanno agito in citt;
eccome se hanno agito. Hanno organizzato la distribuzione
di droga, hanno richiesto e riscosso il pizzo, hanno riciclato

denaro sporco. Hanno infierito sulla vasta comunit di


cittadini provenienti da Cutro che da decenni oramai
vivono e lavorano a Reggio Emilia, hanno loro
rappresentanti nelle istituzioni locali, sono commercianti,
artigiani o imprenditori affermati e stimati, lavorano in vari
campi del settore delledilizia, sono insegnanti o impiegati;
insomma fanno parte dei settori produttivi e sociali di
Reggio Emilia. Sono le persone originarie di Cutro ad
essere le principali vittime le pi dirette delle estorsioni
degli ndranghetisti. Lestorsione una maledizione che da
tempo accompagna i calabresi fuori dalla loro regione, che
essi si portano appresso come una cattiva compagnia.
Perch succede questo presto detto: lo ndranghetista
chiede il pizzo ad un altro calabrese perch sa che costui
far fatica a dire di no dal momento che un rifiuto potrebbe
determinare ritorsioni sui familiari rimasti in Calabria.
Lessenza della forza di questi mafiosi che agiscono a
Reggio Emilia non risiede a Reggio Emilia, ma in Calabria
perch l che possono valersi sui familiari. La riprova sta
nel fatto che gli operatori economici, i commercianti
dorigine reggiana non sono sottoposti al taglieggiamento
perch costoro non riescono ad apprezzare la potenza del
rappresentante della ndrina che perci appare debole dal
momento che non conosciuta e non radicata sul
territorio.
Reggio Emilia considerata dai mafiosi una citt
inospitale. Lo conferma un singolare episodio raccontato
da Francesco Fonti, un importante collaboratore di giustizia
calabrese che nel recente passato ha avuto un ruolo
fondamentale a Reggio Emilia in particolar modo nel
traffico di stupefacenti. Costui, dopo uno dei tanti arresti
collezionati durante la sua vita criminale, disse ai giudici
reggiani che la droga di cui era in possesso era andata a
prenderla a Milano da Bruno Nirta, noto mafioso di San

Luca legato ai Romeo, nel frattempo ucciso in un agguato.


Il fatto non era vero. Perch Fonti raccont il falso? Perch
affermando di avere preso la droga a Milano tentava di
spostare la competenza del processo da Reggio Emilia a
Milano ove riteneva di poter avere una condanna pi lieve1.
Naturalmente prima di pronunciare un nome cos
importante Fonti cerc il consenso dei Romeo e dei Nirta.
Entrambe le famiglie mafiose diedero il via libera: Io
chiesi lautorizzazione a San Luca, al Capo Societ, che
avevo bisogno di fare un nome per poter spostare questo
procedimento2.
L'episodio di unimportanza straordinaria. Fonti
probabilmente riteneva che la magistratura di Reggio
Emilia fosse meno avvicinabile di quella di Milano.
Evidentemente a Reggio Emilia non aveva possibilit di
intervenire sulla magistratura mentre a Milano riteneva di
poterlo fare. Questo episodio, a saperlo leggere bene,
dimostra anche unaltra cosa: il maggior radicamento della
Ndrangheta a Milano rispetto a Reggio Emilia e i rapporti
pi solidi con diversi ambienti, compresi quelli della
magistratura, o, comunque, in grado di influenzare o di
avvicinare qualche magistrato.
Lincontro con la criminalit locale a parte
linquietante figura di Paolo Bellini negli ultimi anni
stata ricondotta nellalveo dei rapporti normali, come quelli
che accadono un po dappertutto dove la criminalit
mafiosa domina quella locale perch ha un modello
organizzativo pi efficiente ed una forza militare pi
potente. La realt di Reggio Emilia ha una sua specificit
per il fatto che ha operato una cosca familiare le cui
vicissitudini, nate e sviluppatesi nella lontana e vicina
1

Questura di Bologna, Squadra Mobile, Rapporto a carico di Romeo Antonio +


74, 1994, p. 24.
2
Reggio Emilia, n. 87/97, Esame dibattimentale di Francesco Fonti, p. 99.

Cutro, si sono riverberate anche in citt dove si sono


prodotti fatti di sangue, il che rappresenta una sicura
anomalia. Infatti, di solito i mafiosi in genere, e in
particolare quelli calabresi, fanno di tutto per passare
inosservati, per non destare allarme sociale, per non
richiamare attenzioni indesiderate soprattutto quando sono
attivi ed operano fuori dai loro territori dorigine. A Reggio
Emilia, invece, questa regola stata infranta pi volte. Ci
sono stati omicidi che hanno insanguinato Reggio Emilia.
Le motivazioni di quelle morti sono tutte interne alle
vicende e alla vita delle cosche o, meglio, della cosca
principale che prima era unitaria e che dopo, per varie
ragioni in particolare in seguito agli arresti di uomini di
punta delle ndrine e al conseguente mutamento degli
equilibri interni si divisa in due tronconi determinando
rivalit e gelosie che hanno prodotto guerre selvagge,
addirittura di sterminio come si vedr pi avanti, per la
conquista del potere interno e, dunque, per la gestione degli
affari. Le ragioni del conflitto nascono dai ripetuti
sommovimenti delle ndrine a Cutro e nei comuni attorno
a Crotone dove la ndrangheta gestisce rilevanti e corposi
interessi economici.
Non si pu parlare della criminalit mafiosa a
Reggio Emilia se non si parla di quella esistente a Cutro.
Questo il motivo per cui verranno seguite molte di quelle
lontane vicende, perch dal loro sviluppo sono dipesi molti
degli episodi accaduti a Reggio Emilia. Ma, prima di
passare a questa descrizione, bene sintetizzare quanto
accaduto negli anni passati perch cos si capir meglio lo
sviluppo ulteriore degli avvenimenti.
E bene fare una precisazione importante: tutti i
nomi riportati da vari documenti giudiziari, della polizia
e dei carabinieri, delle commissioni parlamentari antimafia
o del ministero dellinterno, della DNA, della DIA,

indicano persone che sono ancora in attesa di un giudizio


definitivo e, dunque, vale per tutte, come bene
costituzionalmente tutelato, la presunzione dinnocenza
fino a sentenza passata in cosa giudicata. Come per tutte le
precedenti ricerche, anche per questa quello che interessa
delineare non il percorso personale o giudiziario delle
persone volta a volta coinvolte, ma la descrizione del
fenomeno mafioso, dei suoi sviluppi, del grado di
penetrazione nella realt reggiana, non la descrizione delle
posizioni processuali dei singoli imputati. Conoscere
lesito processuale fa parte di unaltra storia e potrebbe
avere una sua importanza per valutare la capacit della
magistratura locale reggiana e calabrese di sanzionare
penalmente reati a carattere associativo o mafioso. Il
racconto storico e laffermazione di responsabilit penale
in un pubblico processo sono cose distinte e separate.
Daltra parte i documenti giudiziari sui quali si fonda gran
parte di questa ricerca sono, per loro intrinseca natura,
limitati perch descrivono solo la verit giudiziaria
accertata in quel determinato momento storico, e non altro.
Essi ci danno uninformazione parziale e, dunque, devono
essere utilizzati con il necessario distacco critico e con
lausilio di altre fonti quelle istituzionali o giornalistiche
per meglio valutare quanto gi avvenuto e, se possibile,
le linee di tendenza della criminalit organizzata in un
futuro pi o meno prossimo.
La storia di numerosi mafiosi ci ha insegnato che
molti tribunali italiani, per varie ragioni perch non si era
riusciti a raggiungere la prova certa, perch i testimoni
erano stati impauriti, perch le indagini non erano state
condotte bene, per la difficolt obiettiva di accertare fuori
dalla realt meridionale lesistenza e loperativit di una
cosca mafiosa non avevano accertato la responsabilit
penale di fior di mafiosi che sono stati assolti per

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insufficienza di prove, come recitava la formula di un


tempo, o, addirittura, per non aver commesso il fatto.
Lesempio di Francesco Fonti quello pi calzante.
Nel 1997 Fonti venne arrestato e poi processato assieme ad
altri. Con sentenza del Tribunale di Reggio Emilia del 28
novembre 1988, confermata in appello e poi passata in cosa
giudicata, Fonti e gli altri vennero assolti dal reato
associativo loro contestato per insufficienza di prove e
condannati a varie pene detentive solo per spaccio di
stupefacenti3. Quando Fonti decise di collaborare e di
raccontare tutto il suo percorso criminale ammise che
essendo un mafioso affiliato alla ndrangheta aveva
organizzato e diretto un importante traffico di stupefacenti,
compreso quello dal quale era rimasto assolto. Eppure,
nonostante la stampa locale avesse per tempo indicato il
carattere mafioso di quel traffico di stupefacenti,
investigazioni e vari elementi portati dallaccusa in
dibattimento davanti al Tribunale non erano riusciti a
provare con sicurezza che era operante unassociazione
finalizzata al traffico di stupefacenti.
La sintesi che verr fatta far riferimento alle attivit
dei personaggi che sono pi significativi per descrivere
quanto accaduto o per delineare le tendenze utili a farci
comprendere quanto potrebbe accadere in un prossimo
futuro. Per queste ragioni saranno privilegiate le potenziali
linee di fondo, gli scenari, i meccanismi di sviluppo di un
fenomeno che stato esportato ma che, finora, non
riuscito a mettere radici e a germogliare come ha fatto in
altre regioni del nord, a cominciare dalla vicina Lombardia
dove la realt mafiosa ha tuttaltra robustezza ed riuscita
a penetrare in profondit sicuramente in alcuni paesi
dellhinterland milanese o del varesotto.
3

Tribunale di Reggio Emilia, Baiamonte Giuseppe + 19, 1997.

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PARTE PRIMA
Larrivo dei Dragone a Reggio Emilia
Com ampiamente noto, i mafiosi arrivarono nelle
zone del centro-nord con il soggiorno obbligato.
Nonostante lopposizione dei sindaci locali, furono inviati
in quelle realt dei mafiosi che, non sapendo fare altro,
tentarono di infiltrarsi e di occupare porzioni di territorio. I
soggiornanti obbligati cercarono di stringere rapporti con
persone provenienti dalla stessa regione. Gli esempi da fare
sarebbero tanti, ma per la realt reggiana la storia
dellinsediamento di un gruppo familiare molto noto come
quello dei Dragone particolarmente significativa. La
storia ha inizio con linvio al soggiorno obbligato di
Antonio Dragone, che allepoca era custode della scuola
elementare di Cutro. I Dragone, secondo Fonti, avevano a
Reggio Emilia un locale di ndrangheta, il che significa
poter disporre di molti uomini, avere forze, avere un peso,
contare nel panorama mafioso. Antonio Dragone arriva nel
giugno del 1982, appena scampato in Calabria ad un
agguato mafioso; il 13 gennaio di quellanno al suo posto
muoiono il nipote Salvatore Dragone e il maresciallo dei
carabinieri Pantaleone Borrelli. Va ad abitare a
Montecavolo di Quattro Castella. Appena giunto, decine di
giovani cutresi si recano a riverire il boss e a rendergli
omaggio. Nel reggiano arriva come uno sconosciuto
nessuno, oltre i suoi compaesani lo conosce ma la stampa
locale di Crotone descrive esplicitamente il bagaglio
criminale che si porta dietro.
Ne fa fede un articolo de Il Crotonese del 14
maggio 2004 che riprende un vecchio ritratto uscito molti

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anni prima sullo stesso periodico che si occupava di


Dragone la cui carriera era iniziata gi allet di 14 anni:
Il suo esordio del 1957 col reato di danneggiamento a
cui segue nel 1961 quello di minaccia aggravata; solo un
anno dopo le minacce diventano vie di fatto e si
trasformano in una denuncia per rissa e lesioni che il
Dragone subisce in Germania. Da questo momento la lista
delle violazioni al codice penale una continua escalation:
nel 1965 il Dragone responsabile di tentato omicidio e,
sempre nello stesso anno, di rapina: ancora nel 1967 viene
denunciato per detenzione abusiva di armi e lanno
successivo ancora per rapina aggravata. Il 1972 lanno
della faida con unaltra famiglia di Cutro e Dragone
imputato di strage e detenzione di armi da guerra, ma ci
non lo distoglie dagli affari che gli costeranno nel 1975 una
denuncia per tentata truffa allo Stato e una per estorsione
aggravata; quello stesso anno Dragone mette la sua firma
anche in un sequestro di persona. Nel 1979 ancora una
tentata estorsione ai danni di una cooperativa di Crotone. Il
6 marzo del 1980 il boss inquisito per lomicidio
Colacino, ma nel dicembre dellanno successivo la Corte
dAssise lo assolve per insufficienza di prove, una sentenza
alla quale si appella la Procura Generale;
contemporaneamente il Dragone oggetto di una
comunicazione giudiziaria in merito ad un altro omicidio. I
guai seri per il capo ndrangheta tuttavia non finiscono qui,
il 13 gennaio del 1982 rimane egli stesso vittima di un
attentato mafioso: sotto i colpi del killer per cadono un
nipote e un maresciallo dei carabinieri. Conviene ormai
cambiare aria al Dragone che in giugno dello stesso anno
arriva al soggiorno obbligato di Quattro Castella a bordo di
una mercedes 3000; sono almeno una trentina e tutti cutresi
i guaglioni che si recano a riverire il boss e a rendergli
omaggio.

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Larrivo in Emilia sembra mettere Antonio Dragone


al riparo dagli effetti della faida scoppiata a Cutro nel
lontano 1972 quando i Dragone e gli Oliverio si erano
affrontati, armi in pugno, per le vie del paese. Uno scontro
cruento per il controllo del territorio, una selvaggia contesa
per stabilire a chi toccasse il potere locale e la conseguente
gestione degli affari criminali. Ma lidea di poter scampare
a tutti i percoli solo unillusione che dura qualche mese,
fino a quando nellottobre del 1982 non vengono, per
ordine del sostituto procuratore della Repubblica Giancarlo
Tarquini, prima fermate e poi arrestate due persone con
laccusa di aver voluto compiere un attentato contro
Dragone. Passa meno di un anno e nel maggio 1983
Antonio Dragone viene arrestato per ordine di cattura
firmato dal giudice istruttore presso il Tribunale di Crotone
con laccusa di associazione a delinquere di stampo
mafioso, estorsione e detenzione di armi. Linterrogatorio
che rende subito dopo un documento importante per il
tipo di risposte che d agli inquirenti. Sono risposte
straordinarie, da manuale, perch ci descrivono il modo di
pensare del mafioso di quei tempi, il mondo in cui era
vissuto e aveva operato uno come Dragone. Sono risposte
dove, con linguaggio allusivo, dice tutto a chi ha voglia di
capire, ma non dice niente per gli inquirenti che vogliono
ammissioni nette che confermino o smentiscano le accuse a
lui rivolte. D molto allo studioso, niente ai magistrati.
Alla contestazione di estorsione in danno di un
imprenditore che stato costretto a pagare, risponde cos:
Da noi accade che quando una Ditta ha dei lavori in corso
e deve lasciare esposto del materiale affida a qualcuno il
compito di guardiano, parliamo di guardiania. In poche
righe magistralmente espresso il concetto dellestorsione
mascherata dalla guardiania in vigore sin dallOttocento e
praticata dagli ndranghetisti in danno dei proprietari

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terrieri. Con levoluzione della societ anche lestorsione


subir profondi mutamenti. E cos negli anni cinquanta e
sessanta del Novecento il sistema della guardiania si spost
sui cantieri edili dato il particolare sviluppo che tale settore
ebbe in quel periodo. In molti casi la guardiania era un
modo legale per giustificare la richiesta di un pagamento
che il proprietario terriero o il titolare di una impresa edile
non aveva modo di evitare. Questo meccanismo, nato in
Calabria e nelle altre regioni a presenza mafiosa nel
Mezzogiorno, sar esportato anche nel centro-nord e
servir a mascherare pretese estorsive.
Alla contestazione del contenuto di una telefonata
nel corso della quale sarebbero stati chiesti dei soldi
risponde: Voglio fare presente che da noi quando ci si
trova in difficolt finanziarie ci si rivolge ad amici che
possono aiutare, ma non con intenti estorsivi, bens a puro
titolo di amicizia. I cinque milioni di cui si parla in tale
telefonata erano semplicemente la richiesta di un prestito,
per debbo dire che io il particolare non lo ricordo, cio
non rammento se fu fatta tale richiesta. La tecnica
difensiva abile: da una parte nega di sapere alcunch
sugli addebiti specifici, e dallaltra parte spiega al
magistrato che non si tratta di estorsioni, bens di normali
rapporti tra persone regolati da antiche consuetudini locali.
Nel mondo descritto da Dragone gli istituti di credito
sarebbero votati al fallimento.
Di estremo interesse la risposta che d alladdebito
principale di aver costituito una associazione di tipo
mafioso: Escludo nel modo pi assoluto di aver costituito
o diretto una associazione di tipo mafioso o anche soltanto
di avervi fatto parte. E per rafforzare ancor pi questa
affermazione, aggiunge: Daltra parte secondo
limputazione mi sarei associato con mio nipote e due miei
generi; se cos avessi fatto li avrei dunque coinvolti in

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unattivit criminosa ed ovvio che se mai mi fosse venuto


in mente di creare una tale associazione non mi sarei mai
rivolto coinvolgendoli ai miei generi e a mio nipote. Io
sono rimasto detenuto complessivamente 12 anni e mezzo
e non ho avuto alcun contatto con ambienti mafiosi4.
Argomento che potrebbe essere valido forse se detto da un
mafioso siciliano, non certo per uno calabrese perch la
Ndrangheta, come oramai ampiamente dimostrato,
fondata essenzialmente sui rapporti parentali di sangue o
acquisiti dei loro membri pi influenti anche se, com
ovvio, non sempre e non tutti i pi stretti parenti di un
capobastone sono a loro volta ndranghetisti. Alcuni
riescono a sfuggire alle regole generali della famiglia
mafiosa senza per questo contrapporsi ad essa.
Poi per Dragone arriv la pesante condanna a 25
anni di reclusione per omicidio e si spalancarono le porte
del carcere per 20 lunghi anni. Antonio Dragone
considerato gi in quegli anni il massimo esponente della
mafia locale, compare e amico di Saverio Mammoliti
appartenente alla famiglia mafiosa responsabile del
sequestro di Paul Getty junior esce di scena, ma altri
componenti della famiglia Dragone saranno presenti negli
anni successivi a Reggio Emilia e nel reggiano. La loro
potenza raggiunger un livello tale che la Criminalpol
scrisse in una informativa del 1995 che a Reggio Emilia e
a Modena la gestione del traffico di droga era nelle mani di
un clan di cutresi, il quale, per mantenere il monopolio del
mercato, e per affermare il suo esclusivo potere nelle zone
interessate, aveva financo commesso omicidi, sopprimendo
quanti avevano assunto condotte ostili, intolleranti o
comunque di ostacolo al loro agire criminoso5. La
Criminalpol esagerava e assegnava ai Dragone una
4
5

Tribunale di Reggio Emilia, Interrogatorio di Antonio Dragone, maggio 1983.


Criminalpol Emilia-Romagna, Informativa, 22.7.1995, p. 3.

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capacit di distributori di droga che essi non avevano. O


era millantato credito da parte dei Dragone oppure, pi
prevedibilmente, era un abbaglio investigativo della
Criminalpol. Erano certamente trafficanti di droga ma non
nelle dimensioni descritte. E, tuttavia, indubbio che
questi ebbero un ruolo rilevante nelle vicende criminali di
Reggio Emilia e della sua provincia. La loro zona di
influenza si estendeva anche a Modena e, in altre province
italiane e paesi stranieri.
Con i Dragone ebbe rapporti di lavoro Renato
Cavazzuti, un modenese che era stato direttore di una
filiale di banca prima di finire nelle mani della ndrangheta.
Da loro, tra il 1991 e il 1992, compr eroina. La rete messa
in piedi da Cavazzuti era molto efficiente e nel contempo
originale. Era a composizione mista e a maggioranza
emiliana anche se per le fonti di reperimento della droga
era dipendente dai calabresi, sia di quelli che operavano a
Reggio Emilia sia di quelli che agivano a Modena. Uno dei
componenti della rete era lex imprenditore Malavasi,
originario di Novi di Modena, che mise a disposizione la
sua abitazione per gli imboschi di droga di Cavazzuti. La
sua esperienza, per quanto singolare possa apparire, non
era un caso unico, anzi, era comune ad altre persone tutte
nate in Emilia-Romagna che finirono in braccio alla
criminalit organizzata dopo una serie di disavventure
economiche6.
Il racconto di Malavasi e di Cavazzuti conferma che
i Dragone erano riusciti a penetrare nel traffico di droga a
Modena. Valicavano i confini del loro storico
insediamento; e ci era possibile perch tra le province di
Reggio Emilia e di Modena funzionava una divisione
implicita e non scritta del territorio. A Modena e nella
6

Su questo vedi Tribunale di Bologna, DDA, Richiesta di rinvio a giudizio a


carico di Pellegrino Salvatore + 6, 1995.

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parte alta della provincia Sassuolo, Formigine e


Maranello operavano i rosarnesi, mentre i cutresi agivano
nella parte Nord di Modena, a Carpi e a Mirandola. Cera
una pacifica divisione del territorio che era vasto,
appetibile e non occupato da altre cosche mafiose. Era un
territorio ancora vergine per cui fu facile la divisione. Oltre
a Modena i Dragone avevano interessi anche sulla riviera,
in particolare a Rimini7. A capo dei Dragone, ai tempi di
Cavazzuti, cera Raffaele Dragone, che conduceva la
famiglia in assenza di suo zio Antonio, considerato il capo
carismatico, che era ristretto in carcere8. Raffaele Dragone
si era stabilito a Cavriago dopo un breve periodo trascorso
a Reggio Emilia. Cavazzuti lavor insieme ai Dragone e
insieme ad essi venne arrestato nel 1993. Accusati di
traffico di droga finirono in manette Cavazzuti, Raffaele
Dragone, Domenico Lucente, Antonio Macr, Salvatore
Cortese. Con loro alcuni modenesi e un reggiano che era
titolare di una impresa per lallestimento di capannoni,
cresciuta con i finanziamenti e le commesse pubbliche9.
Gli arresti provocarono notevole scalpore negli
ambienti cittadini di Modena e di Reggio Emilia. La
vicenda dimostrava un salto di qualit nellagire mafioso
perch confermava la perdurante attivit dei Dragone nel
traffico di droga, apriva uno squarcio nel rapporto
instaurato tra la criminalit mafiosa ed elementi locali e,
infine, faceva emergere lassoluta novit rappresentata dal
coinvolgimento di un esponente significativo dei cosiddetti
7

Su questo vedi Tribunale di Modena, GIP, Sentenza a carico di Lucente


Giuseppe, 1994 e Tribunale di Bologna, DDA, Richiesta per lapplicazione di
misure cautelari nei confronti di Masellis Saverio + 15, 1993. Tribunale di
Bologna, GIP, Ordinanza di custodia cautelare a carico di Masellis Saverio + 11,
1993.
8
DDA Bologna, Interrogatorio di Renato Cavazzuti in data 17.12.1994, p. 56; in
data 18.1.1995, p. 63; in data 18.2.1995, pp. 4-7, p. 24, p. 57, p. 68 e p. 71.
9
Su questo vedi F. Orlando, La mafia dietro casa, lUnit, 16 luglio 1993.

18

colletti bianchi, di un uomo come Cavazzuti che fino a


poco prima era stato un rispettabile direttore di una filiale
di banca. La cosca Dragone gi allinizio degli anni
novanta viene colpita seriamente. Con larresto di
Cavazzuti si scopriva un soggetto del tutto nuovo,
incensurato, sconosciuto, insospettabile, che era
direttamente collegato ai Dragone. Cera sicuramente
sorpresa, ma anche preoccupazione per le dimensioni del
traffico e per la qualit dei soggetti coinvolti. Si era arrivati
ad arrestare Cavazzuti dopo larresto di Celestino Canap il
quale, collaborando, port i carabinieri da Cavazzuti:
Cavazzuti, ignorando che fossero carabinieri, port i due
militari sotto copertura dai Dragone.
Cavazzuti e gli altri collaborati accuseranno i
Dragone nel corso del processo davanti ai giudici di
Reggio Emilia. Uno di questi William Gambarelli, un
macellaio originario di Scandiano in provincia di Reggio
Emilia. Un altro che accus i Dragone fu Rocco Gualtieri
che li conosceva fin dallinfanzia essendo dello stesso
paese. Nel marzo del 1989 gli chiesero se voleva mettersi
sotto di loro per spacciare la roba, eroina. Da quella data
e fino allestate del 1991 Gualtieri disse di aver acquistato
dai Dragone 15 kg di stupefacente. Il collaboratore non si
limit a parlare di droga; fece riferimento esplicito
allesistenza di unorganizzazione, alla famiglia facente
capo, in ambito locale, a Dragone Raffaele: a livello locale
chi dava gli ordini era Dragone Raffaele 10.
Cavazzuti raccont come larresto di Giuseppe
Lucente avesse creato problemi rilevanti ai Dragone perch
qualcuno aveva cercato di alzare la testa, di prendere il
mercato, di prendersi il territorio e per questo stato
eliminato. Cavazzuti si riferiva agli omicidi di Nicola
10

Tribunale di Reggio Emilia, Dragone Raffaele + 14, 1995., p. 45, pp. 23-25, pp.
47-48, p. 30-37.

19

Vasapollo e Giuseppe Ruggiero. Vasapollo era agli arresti


domiciliari nella sua abitazione a Reggio Emilia quando
ricevette, il 21 settembre 1992, la visita di due persone le
quali, appena entrate, lo uccisero sparando 5 colpi di
pistola. Un mese dopo, la notte del 22 ottobre, tocc a
Ruggiero. Era a casa, a Brescello, con sua moglie quando
venne svegliato a notte fonda da due persone vestite con
luniforme dei carabinieri. La moglie era restia a farle
entrare, ma Ruggiero si decise ad aprire la porta ricevendo
in pieno i colpi darma da fuoco che gli furono sparati
contro. Le dichiarazioni di Celestino Canad, di Rocco
Gualtieri e di Renato Cavazzuti portarono alla condanna
allergastolo da parte della Corte di Assise di Reggio
Emilia per Raffaele Dragone e per Domenico Lucente che
furono riconosciuti come i mandanti dei due omicidi11.
Questi omicidi solo apparentemente mostrano la
forza del gruppo mafioso. In realt sono il segno di una
profonda difficolt, anzi di una debolezza molto grave. Di
solito la ndrangheta ha sempre cercato di non attirare
lattenzione delle forze dellordine, di fare in modo che
nessuno si accorgesse della sua presenza. Lo ha fatto in
Calabria, tranne che nei periodi di apro conflitto armato, lo
ha fatto in particolare in zone dove non c una tradizione
mafiosa. Uccidere significava creare allarme sociale,
significava indagini e pericolo di essere scoperti. E cos
accadde. Le indagini portarono a risultati straordinari
perch furono colpiti i mandanti degli omicidi, cosa
difficilissima da fare, e poi perch fu inferto un colpo
decisivo a una ben oliata rete di trafficanti di droga che
aveva le caratteristiche di far lavorare insieme calabresi e
reggiani, ndranghetisti e delinquenti locali.
11

Corte di assise di Reggio Emilia, Sentenza nella causa contro Dragone Raffaele
+ 4, 25.11.1994.

20

I Dragone, e non era cosa di poco conto, erano


riusciti a realizzare un rapporto proficuo con la criminalit
locale che a sua volta si era mostrata disponibile ad essere
coinvolta in traffici illeciti e criminali. E un dato della
realt che va sottolineato perch sono le avvisaglie di
quanto emerger dopo con il coinvolgimento e con la
successiva collaborazione di Bellini.
A met degli anni novanta le condanne di Raffaele
Dragone, Antonio Lerose, Domenico e Giuseppe Lucente
colpiscono gli esponenti storici. A questo punto il clan, per
sopravvivere, deve affidarsi a nuove figure che devono
provare sul campo le loro capacit organizzative e di
comando. Ecco allora che sulla scena cominciano ad
affacciarsi nuovi personaggi. Fra essi Emilio Rossi,
originario di Crotone e residente a Montecchio Emilia, il
cui raggio di azione si estendeva nelle province di Parma e
di Reggio Emilia. Secondo Francesco Fonti Emilio Rossi,
era ritenuto un esponente della famiglia Arena. Tra i due
si stabilirono rapporti di scambio reciproco. Fonti vendeva
droga a Rossi e Rossi vendeva droga a Fonti12.
Unulteriore conferma una delle tante dei
continui, frequenti, ininterrotti scambi tra mafiosi. C
cooperazione, non concorrenza. Nessuno, stando alle cose
che sappiamo, cerca di approfittarsi delle difficolt
dellaltro per occupare fette di mercato. Solidariet tra
mafiosi? Forse, ma pi semplicemente, non cera bisogno
di occupare le fette di mercato di un altro vista la vastit
del mercato reggiano. Cera posto per tutti senza bisogno di
rubare i clienti di un altro.
Durante le indagini fa capolino un nome nuovo che
risulta collegato a Rossi, Giuseppe Muzzupappa, originario
di Nicotera in provincia di Vibo Valentia. E lavvisaglia
12

Tribunale di Reggio Emilia, Baiamonte Giuseppe + 19, cit., p. 95 e pp. 86-87.

21

che inizia ad avviarsi una nuova fase del clan; scendono in


campo uomini capaci di collegamenti pi ampi rispetto a
quelli del passato. Muzzupappa era noto sin dallinizio
degli anni settanta a Vibo Valentia, cittadina nella quale era
andato a vivere. Sottoposto alla misura della sorveglianza
speciale per tre anni nel comune di Reggiolo inizi a
scontare quella pena il 21 marzo del 1975. Sebbene si fosse
trasferito a Reggiolo, continu a mantenere i legami con la
sua terra di origine. I carabinieri di Tropea alla fine del
1983 lo sospettavano di appartenere al clan di Francesco
Mancuso di Limbadi che dominava lintera zona del
vibonese. Diffidato di pubblica sicurezza, Muzzupappa
faceva parte della manovalanza del clan. Aveva
precedenti penali per associazione a delinquere, tentata
estorsione e sequestro di persona13. Rimase impigliato nel
1985 in una grossa operazione di polizia - 200 indagati contro il clan dei Mancuso14 anche se non risult tra i
condannati nel processo che ne segu. Nel luglio del 1988
fu arrestato insieme ad altri due perch trovato in possesso
di 28 grammi di eroina che provenivano da Milano15.
Nel 1993 una nuova cattura a Milano nel quadro di
una grossa operazione denominata Nord-Sud ordinata dal
magistrato Alberto Nobili della DDA di Milano contro le
cosche calabresi dei Sergi e dei Papalia operanti nel
capoluogo
lombardo.
Muzzupappa,
secondo
le
dichiarazioni di Saverio Morabito, acquistava droga un
paio di etti di eroina per volta dal gruppo Sergi16.
13

Legione carabinieri di Catanzaro, Compagnia di Tropea, Attivit antimafia in


Calabria, 16.11.1983.
14
Tribunale di Vibo Valentia, ufficio istruzione, Sentenza-ordinanza contro
Mancuso Francesco + 200, 1985.
15
I. Paterlini, La roba arrivava da Milano, Gazzetta di Reggio, 19 luglio 1988.
16
Tribunale di Milano, GIP, Ordinanza di applicazione della misura di custodia
cautelare in carcere nei confronti di Agil Fuat + 164, 1993 e Corte dassise di
Milano, Sentenza nella causa penale contro Agil Fuat + 132, 11.6.1997

22

Ritroviamo Muzzupappa nel 1995. Secondo la


Criminalpol, in questa fase, assolve il delicato e
complesso compito di essere il centro motore nel reggiano
dellorganizzazione strettamente collegata a quella cutrese
in cui autorevolmente milita il Grande Aracri Nicolino.
Ecco che spunta un altro nome nuovo che avremo modo di
trovare come protagonista in altre vicende di droga. In
quello stesso anno il nome di Grande Aracri fa ingresso nel
rapporto sul fenomeno della criminalit organizzata che
ogni anno il Ministro dellinterno invia al Parlamento. Il
documento descrive cos il suo peso in Calabria: non
mancano figure emergenti di grande spicco nel panorama
malavitoso come Nicola Grande Aracri che, da feroce
killer al soldo di tradizionali capi clan ha recentemente
costituito unautonoma e forte cosca con oltre 60 affiliati
ed un esteso territorio dinfluenza, che va da Petilia
Policastro a San Mauro Marchesato17, comuni che fanno
parte della provincia di Crotone.
Si comincia, in questo periodo ad avvertire una
novit rilevante. Larrivo in Emilia di Grande Aracri, che
sembra proiettare il clan Dragone molto al di l dei confini
Reggio Emilia e Modena entro i quali aveva operato.
Essi appaiono angusti, limitativi di una nuova espansione
degli affari illeciti. Si profilano interessi in Lombardia,
nella zona di Cremona, nella citt di Genova e in paesi
stranieri come la Svizzera. Grande Aracri ha sempre e
ripetutamente protestato la sua innocenza rispetto a tutte le
accuse che gli sono state rivolte. Ancora di recente, il 23
maggio del 2003, davanti al Tribunale di Crotone, in
replica alle accuse formulate dal pubblico ministero
Pierpaolo Bruni ha affermato: chiedo al Tribunale e al
17

Camera dei Deputati, Rapporto sul fenomeno della criminalit organizzata


(anno 1995) presentato dal Ministro dellinterno, Doc. XXXVIII-bis, n 1, 1996,
p. 124.

23

Presidente che dovete valutare queste situazione. Insomma,


mettiamo, il Pubblico Ministero se porta qualche cosa la
deve portare la deve portare se porta qualche
dichiarante o qualche testimone o qualche poliziotto e
carabiniere deve dire la mia partecipazione in questa
associazione che sto rispondendo insomma se io mi
sono ho socializzato con qualcuno dei coimputati allora
giusto che io devo stare devo stare qua in carcere. Ma
io non ho mai socializzato con nessuno dei coimputati, con
nessuno dei coimputati. Al di fuori mettiamo di qualche
mio paesano che conosco cosi ma solo perch perch io
conosco qualche mio paesano, proprio di Cutro e gli altri
non li ho mai visti, non li ho mai conosciuti. Non sono
stato mai associato con nessuno18.
In questo nuovo scenario il protagonista principale
appare Grande Aracri, descritto come personaggio di
primaria grandezza nella realt criminale cutrese. Quando
necessario, da Cutro si porta a Reggiolo per curare e
controllare personalmente landamento della nuova fase di
traffico, non tanto sotto il profilo prettamente materiale,
quanto sotto il profilo economico, relativamente alla
movimentazione finanziaria e cio alla riscossione dei
corrispettivi delle partite di sostanze cedute. Grande
Aracri venne arrestato a Cutro nel giugno 1995 per
detenzione di armi da guerra19.
Un nuovo arresto quando sta per spirare il 1996. Il
pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia
di Bologna Carlo Ugolini, nellargomentare il
provvedimento di fermo nei suoi confronti, scrive:
18

Tribunale di Crotone, Procedimento contro Grande Aracri Nicolino + 39,


Udienza del 23 maggio 2003.
19
Criminalpol, Informativa, 1995, cit., p. 20, p. 15, p. 27, p. 67. Sul ritrovamento
di armi vedi anche P.C., Arrestato Nicola Grande Aracri, nella sua azienda
nascondeva pistole e kalashnicov, Gazzetta del Sud, 13 giugno 1995.

24

emergeva come il Grande Aracri nascesse dal punto di vista


criminale nel medesimo habitat cutrese che aveva originato la
famiglia Dragone; per chi interpreta in modo corretto talune aberranti
tradizioni della cultura mafiosa assume significato univoco, ad
esempio, la circostanza secondo la quale Grande Aracri Nicolino
stato compare danello al matrimonio di Dragone Raffaele (figlio
del capo ndrina Antonio). Ulteriori investigazioni consentivano di
verificare come Grande Aracri si atteggiasse nellultimo periodo a
punto di riferimento, anche nella realt di origine, a capo emergente.

Il rapporto della Criminalpol descrive Grande Aracri


come un uomo che si sposta di frequente. Lo troviamo in
Calabria, a Reggio Emilia, in Belgio, in Germania, in
Svizzera. Alloggia a Brescello dove abitano due sue
sorelle, poi, per ragioni sentimentali, a Sarmato in
provincia di Piacenza dove pu raggiungere facilmente le
province di Reggio Emilia, Parma e Cremona ove
risiedono uomini di sua fiducia20. Di grande interesse sono
i rapporti con alcuni paesi stranieri. Grande Aracri
risulterebbe avere molteplici rapporti, anche di natura
finanziaria, in Svizzera in Belgio e in Germania21. La
Germania, in ogni caso, rimase sempre un punto di
riferimento per le attivit delle cosche di Cutro come
emerse sul finire del 2000 in seguito ad una indagine per
traffico di armi tra Germania, Cutro e Reggio Emilia22.
E una ndrangheta che si sprovincializza la sua, che
supera lasse Reggio Emilia-Cutro. E un dinamismo
generale della ndrangheta di quel periodo che sa cogliere
il vento, che capisce che occorre osare molto e muoversi su
diverse caselle della scacchiera criminale. In quel torno di
tempo si consolidano le basi che consentiranno alla
20

Tribunale di Bologna, DDA, Provvedimenti di fermo nei confronti di Caiazzo


Giovanni + 11, 1996.
21
Tribunale Bologna, DDA, Richiesta di misure cautelari nei confronti di Grande
Aracri Nicolino + 23, 1997. pp. 5-7, p. 40, pp. 92-98.
22
Su questo vedi Il Crotonese 22 dicembre 2000.

25

ndrangheta di assumere legemonia mafiosa in campo


nazionale dopo che lattacco dello Stato contro cosa nostra,
responsabile delle stragi di Capaci e di Via DAmelio,
indebolir notevolmente la mafia siciliana.
Alcuni degli uomini finiti in carcere erano
soggiornanti obbligati. Essi svolgevano molteplici attivit,
non tutte illegali, che avrebbero potuto tornare utili al
momento del bisogno. Secondo un rapporto della
Criminalpol del 1979 questi soggiornanti diventavano
protettori dei loro compaesani che, giunti dalle province
siculo-calabresi, sono stati sistemati ed utilizzati secondo
precise finalit di lavoro onesto ed illecito23. In tal modo
gli ex soggiornanti svolgevano una funzione sociale nei
confronti dei paesani che venivano sistemati sia in lavori
legali sia impiegati in lavori illegali. Attraverso tali
modalit essi, titolari di questo potere, acquistavano
importanza e prestigio. Continuava cos, in terra reggiana
un rapporto che era iniziato nella loro terra dorigine. La
ndrangheta, ad un certo punto della sua storia, fece la
scelta strategica di insediare fuori dalla Calabria pezzi di
ndrine perch le attivit mafiose potessero continuare al
nord in modo indisturbato e radicalmente nuovo.
Gli uomini di ndrangheta che agivano in terra
straniera cio in contesti come quello di Reggio Emilia,
lontani dai loro luoghi di origine e ostili alla loro cultura
hanno avuto la capacit di adattarsi con lambiente
circostante e di mimetizzarsi sfuggendo ai controlli e
perfino alla percezione della loro pericolosit. Lidea che
generalmente si ha dei mafiosi quella di uomini rozzi,
volgari, incolti e violenti. Il convincimento che il mafioso
fosse essenzialmente o addirittura solamente violento
oscurava la realt del mafioso che anche oltre che
23

Criminalpol, Rapporto 1979.

26

violento un uomo daffari impegnato ad inserirsi negli


interstizi di una societ ricca ed opulenta per agire
illegalmente in tutti i campi economici dove fosse possibile
realizzare un utile; e perci sfuggiva, oppure stato
ampiamente sottovalutato, il problema del riciclaggio del
denaro accumulato con metodi illegali e criminali, il
reimpiego di questi capitali nelleconomia legale e la
saldatura che in determinate vicende era possibile notare
tra mafiosi e uomini inseriti nel mondo delleconomia
locale, soprattutto quello bancario e finanziario. A ci ha
contribuito il prevalere dellantico adagio: pecunia non
olet; e siccome il denaro non ha odore, ha poca importanza
da dove arrivi e come sia stato accumulato. Gli ambienti
economici e finanziari istituti di credito in testa sono
stati, e sono, impregnati di questa convinzione.
La ndrangheta a Reggio Emilia non sempre ha agito
sotto traccia. Anzi, ci sono stati momenti cruenti come
quelli, gi ricordati, dellautunno inverno del 1992 quando
furono uccisi Nicola Vasapollo e Giuseppe Ruggiero. E
questa una rilevante diversit rispetto a quella operante
nelle altre province emiliano-romagnole o nel centro-nord
Italia.
Il traffico di stupefacenti
Il traffico di sostanze stupefacenti ha rappresentato, e
ancora oggi rappresenta, il pi grosso business per ogni
organizzazione mafiosa o per chiunque abbia intenzione di
intraprendere la strada dellimprenditore del crimine.
Quello degli stupefacenti un mercato particolare
governato da proprie leggi, economiche e mafiose. In
Emilia-Romagna non sono mai state sequestrate quantit di
droga neanche lontanamente paragonabili a quelle che sono
state sequestrate in Lombardia o in Piemonte. Da cosa

27

dipende questa particolarit? Dal fatto che in EmiliaRomagna non c nessuna cosca che abbia il controllo del
territorio e dunque nessuno in grado di custodire con una
certa sicurezza rilevanti quantit di droga che sul mercato
valgono parecchi milioni di euro. Ecco perch i grandi
depositi di droga si trovano altrove, in Lombardia, in
Piemonte, in Liguria.
LEmilia-Romagna una regione di mercato, un
enorme luogo di consumo delle droghe, un vero e proprio
supermarket. Qui erano attivate reti di spaccio ed erano
reclutati i cavalli, spesso originari del luogo. Il ciclo della
droga sicuramente complesso; ad esso, oltre ai mafiosi,
possono partecipare anche elementi non particolarmente
strutturati o radicati sul territorio, perlomeno ai livelli bassi
o intermedi. C, spesso, un intreccio e i mafiosi hanno
commerciato droga con altri personaggi che mafiosi non
sono ma che per le ragioni pi varie hanno deciso di fare i
narcotrafficanti.
Nellultimo decennio si sono verificati mutamenti e
trasformazioni sia nei mercati criminali sia nei soggetti
protagonisti di queste trasformazioni. E continuata la
contaminazione tra la criminalit locale e quella mafiosa, la
prima in funzione ancillare rispetto alla seconda, ma si
introdotto un potente fattore di novit: ai mercanti e ai
cavalli italiani si sono aggiunti gli stranieri in numero
sempre pi crescente e provenienti da diverse nazionalit.
Tra italiani e stranieri esistono molteplici rapporti
che vanno da quelli pi semplici rappresentati dai cavalli
di origine straniera che hanno sostituito i tossicodipendenti
italiani a quelli pi complessi che invece riguardano partite
consistenti di droga dove i criminali stranieri hanno un
ruolo ben diverso e ben pi complesso rispetto al passato.
Alle mafie italiane oggi si sono affiancate quelle straniere

28

che hanno mostrato una indubbia spregiudicatezza nelluso


della violenza e nella capacit criminale.
Il racconto di Francesco Fonti, originario di
Bovalino nella Locride reggina e affiliato alla Ndrangheta
con tanto di rito formale, ci aiuta a chiarire alcuni aspetti
importanti. Perch Fonti decise di venire in EmiliaRomagna? Lo dir lui stesso quando diventer
collaboratore di giustizia. Racconter che nellagosto del
1986 sul lungomare di Bovalino e poi in una riunione
appositamente convocata dagli uomini della sua cosca di
appartenenza, quella dei Romeo di San Luca, gli venne
conferito lincarico di organizzare il traffico di droga in
Emilia-Romagna, in particolare nelle province di Modena e
di Reggio Emilia24.
Sembra un incarico qualsiasi, uno dei tanti che capita
di affidare a uno ndranghetista, uno di quelli che si
potrebbero inquadrare nella scelta operata dalla
ndrangheta di spostare pezzi di cosca al nord. In parte
cos, ma solo in parte perch quelle parole rivelano un
particolare di estrema importanza: fino a quellanno la
cosca cui apparteneva Fonti, che era una cosca storica con
un peso molto rilevante nella Ndrangheta reggina, non
aveva seri punti di riferimento nella regione e ci
determin la decisione di inviare dallesterno una
personalit esperta nel ramo e in grado di attivare una rete
di distribuzione. Non solo, ma poich la cosca di
appartenenza non aveva imposto vincoli di esclusivit o
imposizione trattandosi di un terreno ancora vergine sotto il
profilo della presenza mafiosa, lo stesso Fonti si sentir
autorizzato a distribuire la droga anche per conto dei
Musitano i quali, a loro volta, erano privi di punti di
riferimento in Emilia-Romagna. Lunica differenza rispetto
24

Macr, Interrogatorio di Francesco Fonti, 26.1.1994.

29

al traffico effettuato per conto dei Romeo il fatto che


Fonti non era organico alla ndrina dei Musitano25.
Dunque, in quel periodo, la regione Emilia-Romagna
subisce lattenzione di cosche storiche della provincia
reggina che cominciano a pensare di inviare i propri
rappresentanti per mettere in piedi una rete di trafficanti di
droga in grado di coprire un mercato sicuramente
appetibile e ricco come quello emiliano-romagnolo. A
Fonti tocca anche Reggio Emilia che ha gi una presenza
rilevante, quella dei mafiosi originari del crotonese.
Lattivit esclusiva di Fonti in Emilia stata quella
di organizzare il traffico di stupefacente a Modena e a
Reggio Emilia. Fonti riuscito ad organizzarlo in
dimensioni davvero straordinarie. Mise in piedi in poco
tempo una catena di distribuzione di eroina e di cocaina di
dimensioni tali da renderla la pi rilevante degli ultimi
anni, almeno fra quelle finora conosciute. Inizia il periodo
emiliano ricorrendo al suo vecchio amico e compaesano
Antonio Artuso, che contatta informandolo che cera la
possibilit di smerciare dello stupefacente e chiedendogli
se lui poteva contattare, dato che abitava gi da diversi
anni in Emilia, delle persone a cui consegnare questo
stupefacente. Lui si rese disponibile ad avere questi
contatti26.
Antonio Artuso, prima di essere assassinato, aveva
trascorso numerosi anni della sua vita inizialmente in
provincia di Reggio Emilia e poi in quella di Modena. Nel
1984 si era stabilito a Corlo di Formigine poich aveva
avuto modo di conoscere lambiente durante il periodo di
internamento presso la casa di lavoro di Castelnuovo
Emilia27. Non aveva iniziato la sua carriera nel mondo del
25

Informativa Fonti.
Reggio Emilia, Esame dibattimentale di Francesco Fonti, pp. 69-70, pp. 82-84.
27
Informativa Fonti, p. 21.
26

30

crimine come trafficante di droga; anzi, era restio ad


avventurarsi in questa nuova attivit, e fu solo nella
seconda met degli anni ottanta che super le sue riserve.
Infatti, i primi passi nel mondo del crimine li aveva mossi
come truffatore28. Il grande salto lo effettuer entrando in
contatto con Fonti che lo and a trovare nella sua casa e lo
incaric di approntare una rete di vendita. Da quel
momento in poi Antonio e Luigi Artuso, padre e figlio,
cominciarono a lavorare per Fonti.
Molti dei personaggi con i quali erano in contatto
Fonti e Artuso saranno processati in seguito alloperazione
Aspromonte e condannati dal Tribunale di Locri perch
riconosciuti colpevoli di associazione a delinquere di
stampo mafioso e di altri reati. In particolare il Tribunale
accert una questione assai rilevante: i medesimi soggetti
e gruppi criminali che storicamente gestivano, in forma
quasi di monopolio, il primordiale settore dei sequestri di
persona, figuravano tra i protagonisti del pi moderno
scenario dei delitti riconducibili al traffico di droga, che
venivano realizzati con la stessa professionalit ed
efficienza che avevano caratterizzata la originaria attivit
criminale. Le particolarit di questi agglomerati mafiosi
erano le seguenti: avevano continuato a fare
contemporaneamente, fino agli inizi degli anni novanta,
sequestri di persona e traffico di droga, mentre tutte le altre
ndrine avevano da tempo abbandonato la pratica dei
sequestri; i denari dei riscatti venivano investiti
nellacquisto di narcotici. A partire da quella data cessano i
sequestri di persona organizzati da loro; la loro attivit
prevalente la gestione del traffico di stupefacenti. Il
processo si interess anche del traffico di droga a Modena
28

Questura di Bologna, Squadra Mobile, Rapporto a carico di Romeo Antonio +


74, 1994, p. 8 e pp. 15-18 e Questura di Bologna, Interrogatorio di Luigi Artuso del
27.10.1992.

31

e a Reggio Emilia ascoltando le parole di Fonti e di Artuso;


la descrizione di tali traffici occupa un posto di tutto rilievo
nella sentenza, oltre un centinaio di pagine29.
E bene ricordare che il locale di San Luca molto
importante perch, per antica e mai dismessa consuetudine,
nel suo territorio che si svolgono le annuali riunioni della
Ndrangheta che in gergo vengono chiamate riunioni del
Crimine. Ad esse prendono parte i capi dei locali di tutta
Italia, compresi quelli del centro e del nord30.
San Luca stato al centro delle cronache nazionali
ed europee in seguito alla strage di Duisburg il 15 agosto
del 2007. Giornalisti italiani ed europei hanno raccontato la
realt mafiosa esistente in quella cittadina. Alcuni hanno
scoperto la potenza della ndrangheta in quella occasione,
altri hanno avuto la conferma di una tecnica abituale per la
ndrangheta, quella di insediare fuori dalla Calabria pezzi
di ndrine. Reggio Emilia e Duisburg sono localit molto
diverse tra loro; lunico punto di contatto dato dal fatto
che hanno agito a Regio Emilia e agiscono a Duisburg le
medesime cosche.
Le dichiarazioni di Fonti, fatte allinizio della sua
collaborazione, furono confermate, ed ulteriormente
precisate, davanti al Tribunale di Reggio Emilia. San Luca
ha una particolarit, perch nei pressi di San Luca c per
noi il famoso santuario della Madonna di Polsi, dove si
tenevano annualmente le riunioni di tutti i capi bastone di
Ndrangheta dei vari paesi e dove venivano anche a dare
conto al capo societ personaggi che si erano trasferiti
allestero, in Australia, in Francia, in Canada etc. Davano
conto delle attivit criminali che erano in corso e versavano
il loro contributo a fondo perduto al capo societ. Poi
29

Tribunale di Locri, Sentenza nei confronti di Barbaro Francesco + 49,


4.11.1995.
30
DDA Reggio Calabria, Interrogatorio di Francesco Fonti del 1.2.1994.

32

questi soldi venivano gestiti dal contabile della societ per


chi era in difficolt, per chi era in carcere, se la famiglia
aveva bisogno, per pagare gli avvocati e via di seguito31.
Il versamento di poche decine di milioni di lire al
locale di San Luca potrebbe apparire ben poca cosa se
rapportato ai guadagni delle singole ndrine. Ci
sicuramente vero; e tuttavia, non importante la quantit
del denaro versato, ma il fatto che tutti i mafiosi compresi
quelli che operano al nord e allestero versino al locale
di San Luca, testimoniando in modo simbolico la
subordinazione allantica mamma della Ndrangheta. Ci
significa che i mafiosi che operano al nord continuano ad
essere attaccati come un cordone ombelicale alla casamadre calabrese. Anche per questa ragione luccisione di 6
persone a Duisburg in Germania il 15 agosto 2007 ha
destato enorme scalpore. La faida esplosa in un paese che
il centro nevralgico delle ndrine calabresi.
Fonti si stabilisce nel reggiano e come attivit di
copertura acquista il ristorante La Perla a San Martino in
Rio dove ufficialmente svolge attivit di direttore di sala.
E la conferma che al nord il mafioso cerca di
mimetizzarsi, di passare inosservato. Non ci sono mafiosi
con la coppola storta e con la lupara, ma mafiosi che
sembrano rispettabili e quieti signori piccolo-borghese che
si occupano solo dei loro affari. Fonti racconta che
lacquisto del ristorante non fu fatto con soldi suoi, perch
erano soldi che avevamo noi in cassa. Non si usavano mai
soldi personali, perch nella cassa della famiglia cerano
sempre soldi a disposizione per determinate cose32.
Il racconto di Fonti conferma la permanenza di una
pratica antichissima, in vigore nella Ndrangheta sin dai
tempi pi remoti. Fa parte oramai della storia della
31
32

Reggio Emilia, Esame dibattimentale di Francesco Fonti, pp. 61-62.

DDA Reggio Calabria, Interrogatorio di Francesco Fonti del 28.1.1994.

33

Ndrangheta il fatto che i mafiosi calabresi usassero


versare i proventi delle loro attivit in una cassa comune
che a quellepoca si chiamava baciletta sin dalla seconda
met dellOttocento33. Lantico termine forse non pi in
vigore, ma rimasta labitudine di versare il denaro in una
unica cassa che veniva utilizzata dagli associati secondo le
loro esigenze. I soldi ricavati dal traffico degli stupefacenti,
dice Fonti, venivano portati, quando cera una raccolta
grossa, nellappartamento in Milano di via Popoli Uniti e
venivano messi nella cassa comune della nostra famiglia, la
nostra cosca Romeo. Erano soldi a disposizione di tutti.
Chi aveva bisogno prendeva quello di cui aveva bisogno.
Senza formalit, senza giri burocratici, ognuno prendeva la
somma che gli occorreva. Se io avevo un incasso di lire
500.000.000, mi servivano lire 100.000.000, lire
200.000.000 li trattenevo, gli altri li versavo nella cassa
comune34.
Fonti ebbe un ruolo rilevante nel traffico di droga a
Reggio Emilia. Era un grande commerciante, un
distributore in grande stile. Il suo ruolo fu importante non
solo per la notevole quantit di eroina e cocaina immesse
nel mercato clandestino ma anche perch riusc ad attivare
e ad organizzare una complessa e fitta rete di distributori i
quali a loro volta attivavano altre persone. Fonti lavorava
per pi organizzazioni mafiose, ma la rete di distribuzione
era praticamente la stessa. Molti degli uomini che aveva a
sua disposizione erano ritualmente affiliati alla
Ndrangheta, molti altri invece appartenevano alla
criminalit comune locale; erano originari di Modena e di
Reggio Emilia o di comuni delle due province. Riceveva,
distribuiva e faceva rivendere droga agli uni e agli altri.
33

Su questo vedi Enzo Ciconte, Ndrangheta dallUnit ad oggi, Laterza, RomaBari 1992, pp. 38-39.
34
Reggio Emilia, Esame dibattimentale di Francesco Fonti, p. 179

34

Lelenco di questi uomini che Fonti dice di aver utilizzato


davvero molto lungo.
Le storie di Fonti e di Artuso confermano un
elemento molto interessante: nellarea molto ampia che
copre le citt e le province di Modena e di Reggio Emilia
convivono, facendo affari tra di loro, molte organizzazioni
mafiose e un numero elevato di narcotrafficanti, mafiosi e
non mafiosi, di origine meridionale e di origine emilianoromagnola contribuendo a determinare le caratteristiche di
un particolare mercato degli stupefacenti molto flessibile
ed aperto. Nessuna organizzazione mafiosa per quanto
forte o grande sia stata ha mai avuto il monopolio del
traffico n, tanto meno, il controllo territoriale. Cera
spazio per tutti, grandi e piccoli trafficanti.
La regola sembra essere quella di un mercato
comune. Agiscono varie cosche con scambi frequenti tra
loro. C una variet e molteplicit di reti di distribuzione
di ogni tipo di droga che sembrano sovrapporsi luna con
laltra; addirittura ci sono uomini che movimentano
notevoli quantit di stupefacente in nome e per conto di pi
cosche contemporaneamente senza che questo determini
turbative nel mercato o conflitti cruenti. Ogni mercante di
droga opera con una notevole mobilit da una parte
allaltra del territorio, superando i confini comunali e
provinciali, ed frequente trovare scambi, rapporti,
relazioni tra mercanti appartenenti alla Ndrangheta a Cosa
Nostra o alla Camorra. Operano insieme in queste due
province e anche nelle altre, hanno rapporti con le cosche
di origine, vanno a prendere la droga di cui hanno bisogno
soprattutto a Milano o nel suo hinterland che si conferma
come il luogo privilegiato dalla grande maggioranza delle
cosche per la custodia di enormi quantit di ogni tipo di
droga. Nel campo della droga agiscono anche delle persone
che non sono affiliate come Paolo Bellini, originario di

35

Reggio Emilia, personaggio dalla vita avventurosa che nel


decennio degli anni novanta incrocer la mafia siciliana e
quella calabrese.
Pi di altre, le storie di Francesco Fonti e di Luigi
Artuso hanno il pregio di mostrarci come il mercato degli
stupefacenti a Modena e a Reggio Emilia venisse
considerato come una sorta di mercato unico. Le due citt
rappresentano, per i mercanti di droga, un continuum
territoriale, un unico bacino. Essi scavalcano, senza alcuna
difficolt, barriere e confini comunali e provinciali.
Anche gli Artuso, come Fonti, erano al servizio di
altri mafiosi. C lulteriore conferma di una singolare
particolarit del mercato di droga a Modena e a Reggio
Emilia: nessuna ndrina chiede e pretende lesclusiva da
parte di chi smercia. Dal punto di vista commerciale e della
logica della concorrenza potrebbe sembrare una vera e
propria bestemmia. Ma nel mondo criminale non sempre
valgono le stesse regole economiche del mondo legale.
Paolo Bellini e la ndrangheta
Uno degli aspetti pi interessanti della vicenda
reggiana il rapporto che ad un certo punto si venne a
instaurare tra Paolo Bellini e una ndrina crotonese
operante a Reggio Emilia. Lincontro fu tra i pi nefasti
perch provoc lutti a Reggio Emilia e in Calabria, perch
cre un clima di tensione e di paura a Reggio Emilia che si
super solo con la cattura e con la collaborazione con gli
inquirenti da parte dello stesso Bellini che diede la sua
versione dei fatti in un processo che, seppure passato in
cosa giudicata, lascia in piedi alcuni interrogativi su chi sia
stato realmente il bandito reggiano Paolo Bellini.
La vicenda di Bellini, uomo dai trascorsi di destra
che si d alla latitanza per non finire in galera, non solo

36

quella di un abile ladro di provincia o di un furbo latitante


internazionale che, come tanti altri estremisti di destra
dellepoca, riesce ad avere appoggi e protezioni durante il
periodo di cattivit allestero e perfino in Italia. La sua
una vicenda ben pi complessa, misteriosa e in parte
oscura. In modo del tutto inaspettato, data la sua biografia,
lo troviamo in Sicilia in stretto contatto coi i mafiosi di
Cosa nostra, anzi con i vertici, con il centro di comando
della mafia siciliana. Il periodo quello, davvero cruciale
per la storia dItalia, dellinizio degli anni novanta quando
ci furono le stragi di Capaci e di via dAmelio con le
orrende morti di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino
unitamente alle donne e agli uomini delle loro scorte.
Bellini, secondo quanto stato processualmente
accertato, sembra fare un gioco spericolato con i vertici di
Cosa nostra. Nello stesso periodo di tempo mentre era in
contatto sia con i mafiosi sia con i carabinieri Bellini fa
un gioco ancora pi spericolato conducendo una
personalissima partita che lo trasforma in killer di uno
spezzone della ndrangheta che ha come teatro di
operazioni la citt di Reggio Emilia. Sar lo stesso Bellini a
raccontare queste cose appena venne arrestato. Di fronte a
chi lo ascoltava, per molti versi incredulo, cominci ad
autoaccusarsi di alcuni omicidi a cominciare da quello di
Alceste Campanile, un giovane di estrema sinistra ucciso
nel lontano 13 giugno 1975.
Dice di essersi pentito dopo un travaglio di circa un
mese. Il ripensamento era iniziato dopo il 16 aprile 1999
quando Bellini uccise lo zingaro Oscar Truzzi, per un
equivoco, per un banale scambio di automobile con quella
delluomo che avrebbe dovuto essere ucciso, ed era
continuato dopo il mancato omicidio del muratore Antonio
Valerio del 1 maggio 1999. Lomicidio Truzzi, a quanto

37

pare, ha avuto un effetto devastante. E stata la cosa pi


bestiale della mia vita35. Una scossa che costringe
lassassino a porsi delle domande sul perch continuasse
ancora su quella strada invece di fermarsi.
Bellini raccont il suo incontro in carcere con un
uomo di ndrangheta, Nicola Vasapollo. Nacque
unamicizia, un legame profondo; ci fu anche una reciproca
promessa, uno scambio di favori che consisteva
nellimpegno di eliminare luno il nemico dellaltro.
Vasapollo non nascose la sua appartenenza al gruppo dei
Dragone, anzi si confid con Bellini. Il reggiano, per,
afferma di non essere affiliato alla ndrangheta. Io non
sono stato affiliato a gruppi, con il rito, come si suol dire,
di affiliazione. Non ci fu alcun rito e reputo che questo fu
forse per il dato di fatto che io non ero calabrese36. E
tuttavia il legame si rinsald ugualmente attraverso una
proposta che tendeva ad attirare Bellini nellorbita
familiare dei Vasapollo. Nicola Vasapollo gli chiese di far
da padrino a un suo cugino. Questo fatto cement il
rapporto tra i due. E Bellini colse in tutta la sua valenza la
richiesta di far da padrino. Non si chiede di fare da
padrino a chicchessia. E fu proprio una ufficializzazione
dei rapporti che si instaurarono fra di noi, di quello che
doveva nascere in quel periodo . Entrava in un
meccanismo di tipo familiare e, data limportanza che la
ndrangheta d ai rapporti familiari, non c alcun dubbio
che la proposta rivestiva un particolare significato. Era,
aggiunse Bellini, unufficializzazione del rapporto che si
era instaurato, talmente profondo, per il quale io avevo
35

Corte di assise di Reggio Emilia. Esame dibattimentale di Bellini Paolo,


Udienza del 6 febbraio 2002 e del 13 febbraio 2002.
36
Corte dAssise di Reggio Emilia, n. 1/01, Esame dibattimentale di Paolo Bellini,
udienza del 6 febbraio 2002.

38

commesso un omicidio per loro. Non solo, era un rapporto


che ci univa.
Lomicidio di cui parla Bellini era quello di Paolo
Lagrotteria ucciso nel crotonese nellestate del 1992,
omicidio che determin un particolare attrito con i
Dragone. Laver commesso quellomicidio ebbe
conseguenze che durarono negli anni per lo stesso Bellini
che ammetter: da quel giorno fui in bala di tutto il
gruppo. Entr nel gruppo guidato da Nicola Vasapollo il
quale aveva deciso di fare una famiglia per conto suo,
staccato e in contrapposizione con i Dragone; consapevole
della potenza dei Dragone che avevano un grande numero
di associati, Vasapollo aveva iniziato ad imbastire rapporti
con altri ndranghetisti della bassa mantovana con i quali
cera gi stata spartizione di territori. In questa nuova
riorganizzazione Bellini avrebbe dovuto svolgere il ruolo
di consigliere. Vasapollo dur poco alla guida dei suoi
uomini perch il 21 settembre 1992 fu ucciso a casa sua.
Morto Vasapollo, Bellini non ha pi avuto voce in
capitolo37. Poco prima della sua morte aveva avuto un
alterco con qualcuno dei Dragone. Come quasi sempre
accade in questi casi, la spaccatura traeva origine da
questioni finanziarie perch i soldi non erano stati spartiti
nella maniera soddisfacente per tutti.
Bellini, dunque, entra in rapporto organico con una
cosca della ndrangheta. Alle dipendenze di questa uccide
e partecipa al traffico di droga. Prende droga. Insomma, fa
quello che farebbe ogni buon picciotto. Ubbidisce, esegue
gli ordini, senza discutere. Questo un punto che Bellini
ribadisce continuamente, quasi come unossessione. Per
me il problema era uno solo: eseguire ordini o non
37

Corte dAssise di Reggio Emilia. Esame dibattimentale di Bellini Paolo,


Udienza del 6 marzo 2002.

39

eseguirli. Eseguire gli ordini. Questo era lordine che


doveva eseguire e Bellini lo fa con molta diligenza, quasi
come un automa, quasi senza pensare, senza farsi e
soprattutto senza fare troppe domande. Io non avevo
bisogno di chiedere cosa, quando decidevano: Era da fare
quella cosa, bisognava farla! Domande inutili io non ne
facevo. Ripete questi concetti ad ogni udienza, ad ogni
domanda sullargomento: Io ho eseguito quello che mi
dicevano. Non prendevo iniziative io38.
Bellini racconta la guerra esplosa a Reggio Emilia
tra i Vasapollo e i Dragone per quello che a lui risulta. Lui
racconta che il gruppo di Vasapollo, per quanto pi piccolo
e di gran lunga meno potente di quello dei Dragone, poteva
contare su un certo numero di uomini che lui non
conosceva personalmente ma che gli avevano assicurato
che cerano. Agli avvocati che chiedevano come mai a
Reggio Emilia lui conosceva cos pochi affiliati rispose:
nel momento in cui io non sono stato ritualizzato non
posso fare domande39. Bellini non faceva che richiamare
una delle regole delle organizzazioni mafiose. Non potendo
fare domande se ne stava al suo posto. In questa guerra
cerano delle regole ben precise. Se si doveva eliminare
qualcuno in Emilia-Romagna o altrove, comunque al di
fuori della Calabria, loro potevano agire senza chiedere il
permesso ad alcuno, mentre per uccidere in Calabria
avevano bisogno dellautorizzazione.

38

Corte dassise di Reggio Emilia. Esame dibattimentale di Bellini Paolo, Udienza


del 13 febbraio 2002 e del 27 febbraio 2002. Pi avanti nella stessa udienza
ripeter: Io ero un esecutore; io ricevevo degli ordini ed eseguivo degli ordini,
non contestavo. Nell udienza del 6 marzo 2002 dir: Io quando arrivava
lordine lo eseguivo meccanicamente, freddamente, da deficiente totale.
39
Corte dassise di Reggio Emilia. Esame dibattimentale di Bellini Paolo, Udienza
del 6 marzo 2002.

40

Nellestate del 1993 Bellini viene arrestato per


scontare una condanna divenuta definitiva. Rimane in
carcere fino al 1995, poi fino al 1998 inserito in un
programma di protezione in seguito a minacce ricevute
dopo la sua testimonianza a Firenze nel processo per le
stragi del 1992 - 1993. Si sentiva braccato. Era inseguito
dai mafiosi calabresi e da quelli siciliani. Con
unespressione ad effetto alludienza del 27 febbraio 2002
dir: Portavo a spasso le mie ossa. Non aveva tutti i torti.
I Dragone lo cercavano perch avevano saputo che era un
killer40. Brusca lo aveva condannato a morte41.
Nel 1998, senza dare una ragionevole spiegazione,
rifiuta il programma di protezione e fa ritorno a Reggio
Emilia dove, con la pressione psiclogica degli omicidi
commessi per loro in precedenza, viene risucchiato dai suoi
amici ndranghetisti agli ordini dei quali lascia una lunga
scia di sangue tra la fine del 1998 e la met del 1999. Firma
le sue esecuzioni sempre con la medesima arma, diventata
inseparabile, quasi una compagna di vita; eppure sparare
con la stessa arma era compromettente e pericoloso perch
poteva consentire agli inquirenti di collegare un omicidio
ad un altro.
La vicenda di Bellini, com del tutto evidente,
intimamente collegata alla storia della Ndrangheta e alle
particolari vicende che si sono intrecciate sullasse che lega
strettamente Cutro e Reggio Emilia. E tuttavia non solo
questo. E molto pi complessa e oscura perch, nonostante
le tante dichiarazioni fatte, prima come testimone a Firenze
40

Antonio Dragone sment Bellini nel corso del processo e disse che non cera
nessuna faida con Vasapollo, ed in effetti prima di sedere sul banco dei testimoni,
il presunto capo della cosca cutrese davanti alle guardie carcerarie, ha abbracciato
quelle due persone che a detta degli inquirenti avrebbero fatto uccidere alcuni dei
suoi uomini, Il Crotonese 19 aprile 2002.
41
Esame dibattimentale di Bellini Paolo, Udienza del 13 marzo 2002, p. 129.

41

e poi come collaboratore di giustizia, ancora oggi la storia


personale di Bellini lascia dubbi irrisolti e domande che
non trovano risposte. Il rapporto di Bellini con la
Ndrangheta si pu dividere in due fasi, quella iniziale dei
primi anni novanta e quella finale che culmina nellarresto
e nella decisione di collaborare. Su entrambe ci sono
interrogativi non chiariti come quello formulato dal
sostituto procuratore nazionale antimafia Vincenzo Macr
nel settembre 2000 ai commissari dellantimafia: perch
una cosca peraltro minore, non di grande rilievo nazionale,
sia entrata in contatto con questo personaggio e lo abbia
utilizzato per questi omicidi resta un punto interrogativo
che rimanda alle indagini effettuate da altre direzioni
distrettuali antimafia circa i rapporti tra le organizzazioni, o
alcune cosche della Ndrangheta e alcuni ambienti del
mondo particolare dello stragismo, del terrorismo,
delleversione ecc., tenuto conto anche del fatto che Paolo
Bellini un personaggio inquietante che ha un passato
tutto particolare, di persona collegata con la destra
eversiva42.
E poi ci sono i dubbi sulla seconda fase. Come mai
Bellini rientra nel 1998 a Reggio Emilia e si consegna mani
e piedi, fino al punto di diventare un fedele esecutore, un
killer al servizio di un gruppo che, per quanto grande
Bellini potesse immaginarselo, era di gran lunga meno
forte, meno importante e prestigioso di quello dei Dragone
che era pi titolato sul piano criminale? Nicola Vasapollo
era gi morto da oltre sei anni. Perch ritornare a mettersi
nelle mani di quello che era rimasto del gruppo originario?
Per una fedelt alla memoria dellamico? Bellini insiste sul
ricatto psicologico che gli era stato fatto basato sugli
42

Commissione parlamentare antimafia, Missione in Emilia-Romagna, Bologna,


13 settembre 2000.

42

omicidi gi commessi. Ma la sua appare come una


giustificazione debole a fronte della sua biografia
criminale. Bellini si guadagna da vivere, come ammette lui
stesso, facendo lautista di camion, mestiere scelto perch
lo porta in giro per lItalia e per lEuropa e gli evita la
sedentariet che rappresenta un pericolo per uno come lui
che continuava a sentirsi braccato.
Un fatto inequivocabile: Bellini diventa strumento
di risoluzione dei contrasti interni; anzi, per la precisione,
diventa il Killer di uno spezzone di cosca che cerca una
vendetta postuma per un omicidio consumato in Calabria,
quello di Luigi Valerio, commesso per futili motivi da
Rosario Ruggero a sua volta ucciso nel giugno del 1992.
Quel primo omicidio sar il capostipite di una lunga faida
con morti ammazzati per le vie di Cutro e di Reggio
Emilia. Tra questi se ne possono ricordare alcuni, i pi
significativi. Il 29 settembre del 1992 venne ucciso
Vasapollo Nicola nella sua abitazione di Reggio Emilia. Il
22 ottobre a Brescello venne ucciso Ruggiero Giuseppe.
Per questi due delitti furono condannati allergastolo
Dragone Raffaele e Lucente Domenico. Il clan Dragone
avrebbe dovuto uccidere i fratelli Ruggiero, Antonio e
Rosario, nonch Vasapollo Antonio e Vincenzo,
rispettivamente zio e cugino di Nicola, ma tale proposito
non fu portato a termine a causa dellarresto di costoro.
La fine del decennio port altri morti. Il 5 dicembre
1998 fu ucciso Giuseppe Gesualdo Abramo originario di
Cutro e residente a Reggio Emilia. Pochi giorni dopo, il 18
dicembre, Bellini fa lattentato al Pendolino. Il Pendolino
era un bar sito in via Ramazzini, frequentato notoriamente
da calabresi, prevalentemente provenienti da Cutro e da
leccesi. Questi due gruppi di clienti, per lo pi fissi, si
intrattenevano normalmente a lungo nelle salette del bar

43

per giocare a carte. Non vi erano posti fissi ai tavoli nelle


due salette che venivano usate indifferentemente dagli uni
o dagli altri.
Poi, il 16 aprile 1999 ci fu lomicidio di Oscar Truzzi
e il 1 maggio 1999 il tentato omicidio di Antonio Valerio,
anche lui di Cutro ed emigrato a Reggio Emilia.
Nellagosto del 1999 venne ucciso Raffaele Dragone, figlio
di Antonio Dragone, mentre stava per fare rientro nel
carcere di Santa Severina. Bellini raccont la logica
spietata che guidava gli assassini di ndrangheta, e lui era
diventato uno di loro. Quando si condanna qualcuno a
morte, in questi sistemi, in questi schemi, in queste
organizzazioni, si condanna a morte! La sentenza va
eseguita, anche a distanza di anni, e quando c' una guerra
in atto non ci si ferma, a meno che non avessero fatto dei
patti diversi a mia insaputa. Ed ancora la sostanza una
sola: se tu non vuoi pi uccidere, devi essere ucciso. Perch
questo non un mestiere dove ti puoi licenziare. Quando si
entra in uno schema malavitoso, non che dici: Io mi
licenzio. Adesso faccio l'istanza di licenziamento e me ne
vado. Tu non ti puoi licenziare l, allora le modalit, sono
solo queste: o ti uccidono o ti mettono in condizioni di
ucciderti.
Il ritratto di Bellini fatto dai giudici reggiani, a
conclusione del processo, quanto mai suggestivo:
Bench abbia compiuto una scelta di vita, incondizionata e senza
riserve, per la delinquenza mai pu dirsi integrato in modo organico
in una specifica realt criminale; non condivide per certo la
ispirazione (se si pu dire) ideologica della delinquenza organizzata
calabrese (la ndrangheta) e siciliana (la mafia) e tuttavia se ne sente
attratto, entra in contatto con essa e pur dallesterno (per la diversa
origine regionale) finisce per parteciparvi, accettandone di necessit
le regole. Sembra che sia spinto dalla ambizione di entrare in
rapporto con le manifestazioni pi salienti della criminalit, ma

44

intende difendere un proprio ruolo di autonomia pur quando coglie le


occasioni che gli si offrono per eccellere nella sua opzione
criminosa: diviene dunque un killer professionista (privo di
inibizioni, capace di uccidere con estrema freddezza e per le pi futili
ragioni), pronto ad associarsi ai criminali di pi alto spessore. Non
stupisce quindi di trovare il Bellini non secondario partecipe della
vicenda fiorentina dei Georgofili in un singolare rapporto con la
mafia di Brusca; ma anche capace di svanire nel nulla per acquisire
non solo in Brasile ma anche in Italia una diversa identit in una
latitanza che si protrae per quasi cinque anni finch non viene
scoperto. E sotto false generalit viene arrestato e processato. Al
nome di Roberto Da Silva con una impudenza che non ha eguali
ottiene il porto darmi, lautorizzazione alla detenzione del fucile, la
patente di guida; si iscrive alla scuola di volo di Foligno e vi
consegue il brevetto di aviazione civile di primo e di secondo grado.
Entra nel giro di furti e ricettazioni di mobili antichi di notevole
valore e di oggetti darte e la polizia suppone che possa dare un
contributo per il recupero dei quadri oggetto della rapina alla
Pinacoteca di Modena: n infine rifiuta di farsi strumento primario
del progetto di eliminazione fisica dei componenti reggiani del clan
Dragone, progetto concepito dal nucleo Bonaccio-Vasapollo che da
quel clan si distaccato.

E un ritratto inquietante se si pensa allorigine


sociale e regionale di Bellini, tanto pi inquietante perch
mostra la capacit di attrazione delle mafie verso soggetti
che per storia personale e familiare nulla avevano a che
spartire con quel mondo. Continuavano i giudici reggiani:
N, a differenza di quanto ha sostenuto la difesa dei
coimputati, vi incompatibilit logica tra i rapporti
intrattenuti dal Bellini con la malavita di origine calabrese
ed i suoi contatti con la mafia siciliana. Il Bellini, che
reggiano e che nellambiente della criminalit locale ha
maturato le sue scelte di vita, non avvertiva legami
culturali organici con quelle diverse realt delinquenziali
in alcuna delle quali si identificava sicch ben poteva
intrattenere relazioni con luna e con laltra, ponendosi

45

indifferentemente al servizio di entrambe. In proposito


deve osservarsi come linserimento occasionale del Bellini
in queste organizzazioni sia avvenuto in ragioni dei
rapporti personali di amicizia dallo stesso allacciati in
carcere con detenuti che di quelle organizzazioni erano
partecipi. E perch non era calabrese non fu riconosciuto
intrinseco alla organizzazione, non fu ritualizzato,
pungiuto, non ricevette cio una investitura ufficiale nella
famiglia. E ci vale a spiegare le incomplete
informazioni di cui il Bellini era in possesso in ordine sia
alla struttura organizzativa che ai singoli partecipi della c.d.
ndrina. Intenzionalmente il Bellini il killer al servizio
della ndrina dovette essere perci tenuto alloscuro dei
pi importanti affari del sodalizio criminale.
Bellini, secondo quanto ha raccontato durante il
processo, stato tenuto alloscuro dagli affari della cosca
e di qualunque altro aspetto della vicenda. E questa
circostanza sembra trovare spiegazione nella mancanza di
una sua formale affiliazione e nella ovvia segretezza che
caratterizza la ndrangheta. Secondo i giudici reggiani,
ttto il racconto di Bellini non offre tuttavia elementi di
conoscenza specifica sullesistenza di una struttura
organizzativa stabile e permanente operante a Reggio
Emilia nonch sulle finalit della stessa, come indicate
nellimputazione.
Non chiaro cosa intendano i giudici per struttura
organizzativa stabile e permanente. I Dragone erano a
Reggio Emilia dallinizio degli anni ottanta, trafficavano
droga e facevano altri affari criminali. E quelli che a loro si
contrapponevano erano una costola di quella famiglia
mafiosa ed usavano gli stessi mezzi per affermarsi, mezzi
violenti, mafiosi. Ma i giudici, pur consapevoli di questo
dato storico arrivarono, sul piano giudiziario, ad una
affermazione particolare: E se il clan Dragone aveva

46

assunto i connotati propri dellassociazione di tipo mafioso


come stato affermato in altro giudizio, ragionevole
supporre che il gruppo a quel clan contrapposto nella
contesa per il potere nellambiente criminale di Reggio
Emilia, si fondi su unanaloga struttura organizzativa; ma
una tale presunzione (pur avvalorata dallesperienza dei
fenomeni criminosi, tipici della ndrangheta, con le faide
dirette alla spartizione dei territori) non pu assumere il
significato di prova piena nel senso che il legame di
solidariet per certo sussistente tra Bellini (anche sul punto
sicuramente credibile) il Vasapollo ed il Bonaccio, si fondi
su una stabile organizzazione di mezzi che assuma i
connotati tipici dellassociazione secondo il modello di cui
allart. 416 bis cp. Al riguardo fanno difetto sicuri riscontri,
pur se pu ritenersi comprovato che Bellini e Vasapollo
abbiano perseguito il progetto originariamente promosso da
Nicola Vasapollo ed al tempo stesso ne abbiano inteso
vendicare la uccisione, avvenuta, secondo la comune
convinzione (vedi supra ), ad opera del clan Dragone.
La conseguenza stata lassoluzione di tutti gli
imputati dallassociazione a delinquere di stampo mafioso,
pur condannando gli stessi per altri reati a cominciare da
Bellini cui stata inflitta la pena di 23 anni di reclusione43.

43

Corte di Assise di Reggio nellEmilia, Sentenza contro Bellini Paolo + 2, 5


luglio 2002. Per la ricostruzione dellintera vicenda di Bellini utile anche Procura
della Repubblica presso il Tribunale di Bologna, Richiesta di applicazione di
misure cautelari nei confronti di Bellini Paolo + 2, 6 luglio 1999. Il Pm
richiedente era Maria Vittoria De Simone. Sulla sentenza vedi Il Crotonese, 9
luglio 2002.

47

PARTE SECONDA

Evoluzione del traffico di stupefacenti nel nuovo


millennio.
Il mercato della droga a Reggio Emilia sempre
stato fiorente e, come s visto, sempre stato frequentato
da pi organizzazioni criminali o mafiose, piccole e grandi.
Ma, dopo le indagini di fine Novecento che hanno
destrutturato alcune ndrine e portato alla collaborazione
personaggi molto importanti e molto attivi nella
distribuzione della droga, la situazione ha registrato
significativi mutamenti. A quanto se ne sa, non ci sono
personaggi dello spessore di Fonti o uomini che abbiano
caratteristiche simili a quelle di Artuso o di Cavazzuti. Non
ci sono pi uomini come Rocco Gualtieri che durante il
processo a Crotone dopo essere diventato collaboratore di
giustizia, su sollecitazione del pubblico ministero Pierpaolo
Bruni raccont di aver avuto lincarico di dare la roba,
cio la droga, per tutta lEmilia su incarico dei Dragone
che si procuravano lo stupefacente dai De Stefano di
Reggio Calabria44. Anche Vittorio Foschini disse che lui
aveva rapporti con i Dragone e con Grande Aracri per lo
spaccio di droga a Reggio Emilia e a Parma, rapporti che si
44

Tribunale di Crotone, Processo contro Grande Aracri Nicolino + 39, Esame


dibattimentale di Rocco Gualtieri, Udienza del 4.6.2003, p. 52.

48

prolungarono per oltre un decennio, fino agli albori degli


anni novanta45.
Il nuovo millennio, da questo punto di vista, ha
portato delle novit nel senso che le figure storiche del
narcotraffico sono state neutralizzate e il traffico non
strutturato come in altre realt del centro-nord, anzi ha
subito vistose modificazioni perch, come ha spiegato il
procuratore della Repubblica di Reggio Emilia Italo
Materia, Reggio da piazza di smistamento, luogo di
smercio probabilmente diventata luogo di elevatissimo
consumo. E quindi probabile che il traffico allingrosso si
sia spostato altrove. E di conseguenza anche possibile
ipotizzare che si siano spostati anche i reggiani che
assumono droga e che devono andare a procurarsi la droga
altrove. Il mutamento non di poco conto ci sarebbe una
sorta di mutazione della piazza e deve attribuirsi alle
indagini e alle attivit delle forze di polizia e della
magistratura che hanno prodotto le modificazioni ricordate.
Queste, infatti, non hanno altre spiegazioni che siano tali
da giustificare levidente alterazione del mercato degli
stupefacenti che cos si venuta a determinare.
I mutamenti, per quanto rilevanti possano essere
stati, non hanno per sconfitto il fenomeno, lo hanno solo
ridimensionato e ricondotto su altre modalit di spaccio; ed
infatti la situazione tale che, sempre secondo il
procuratore Italo Materia, la quantit della droga che
circola in citt e in provincia talmente elevata da essere
addirittura di difficile quantificazione46. La descrizione
del procuratore delinea uno scenario del tutto inedito
perch dimostrerebbe come in citt siano del tutto
45

Tribunale di Crotone, Processo contro Grande Aracri Nicolino + 39, Esame


dibattimentale di Vittorio Foschini, Udienza del 28.5.2003, p. 90.
46
Massimo Sesena, Reggio sommersa dalla droga. E vera emergenza,
intervista a Italo Materia, Gazzetta di Reggio, 18 maggio 2005.

49

scomparse quelle figure in grado di alimentare il mercato


dei narcotici cittadino; una rivoluzione in piena regola che
ha bisogno di conferme che solo il tempo potr dare.
Eppure, nonostante il mutamento del ruolo e delle funzioni
della piazza di Reggio Emilia, si raccolgono rilevanti
quantitativi di denaro contante perch la droga continua a
rimanere il pi grosso business finora conosciuto, quello
con il quale si guadagna di pi.
E un mercato complesso, quello reggiano, dove
convivono droghe di alto valore commerciale come la
cocaina che pu essere acquistata da chi ha determinati
redditi e droghe sintetiche a basso costo che possono essere
acquistate da chi ha poco denaro da spendere. Sono due
mercati che confinano ma non si sovrappongono. Il
mercato delle droghe sintetiche popolato da fasce
giovanili a basso reddito e da immigrati extracomunitari e
clandestini con poca disponibilit di denaro47.
Il territorio di Reggio Emilia comunque parte di un
territorio pi vasto. Questa considerazione emerge dal fatto
che sempre di pi le indagini giudiziarie partite da Reggio
arrivano ad altri luoghi oppure che inchieste avviate in altre
localit molto distanti approdino a Reggio. E naturalmente
in questi casi le strutture del narcotraffico sono molto ben
strutturate, ad esse partecipano anche i mafiosi e la droga
trattata la cocaina. E capitato cos con loperazione
Gringo che, venuta a maturazione sul finire del 2004
aveva, per, preso lavvio dai primi mesi del 2000. Come
sempre accade si era partiti da episodi di piccolo spaccio di
cocaina per poi risalire ai livelli pi alti e a territori come
quelli di Modena, Pesaro, Lecco e Bari. I gruppi di
narcotrafficanti erano anche in affari con cosche della
47

Mario Sabia, Reggio invasa dalla droga a basso costo, Gazzetta di Reggio, 9
giugno 2005.

50

zona di Reggo Calabria e del crotonese dedite al traffico di


stupefacenti48.
Altra organizzazione pi complessa che aveva al
suo interno uomini legati ad ambienti contigui alla
ndrangheta venne alla luce allinizio del 2005 tra
Reggio Emilia, Torino, Cuneo, Brescia, Vibo Valentia,
Modena. Come si vede, le regioni interessate erano EmiliaRomagna, Piemonte, Lombardia, Calabria. La droga
arrivava sulle piazze italiane dopo aver seguito un percorso
lungo e tortuoso. Partiva dalla Colombia e poi dopo un
viaggio in Argentina e Olanda arrivava in Italia attraverso
il valico di Ventimiglia che spesso rappresenta la porta
dingresso per la droga in Italia. I colombiani avevano
trovato il modo di rendere invisibile la droga, un modo
singolare, davvero ingegnoso. Le partite di droga
venivano fin dallorigine disciolte tra le fibre di plastica di
numerosi borsoni che in questo modo riuscivano
agevolmente ad essere introdotti in Italia. Qui unapposita
squadra di chimici, organizzata dagli stessi malviventi
argentini, sottoponeva le borse al procedimento inverso di
liquefazione ed estrazione della cocaina in due raffinerie
artigianali a Torino e a Bologna49.
Non ci sono solo italiani in questo mercato, anzi. C
una robusta presenza di stranieri. Loperazione Bravo
Mohamed ha mostrato come Reggio sia un importante
crocevia per il mercato delle sostanze stupefacenti.
Durante loperazione sono state arrestate 11 persone
dorigine marocchina e sequestrati 18 kg. di eroina. Come
di solito accade, si arrivati a individuare il traffico dopo
una lunga opera di intercettazioni telefoniche che hanno
48

Mario Sabia, Sgominate cinque bande di trafficanti di droga, Gazzetta di


Reggio, 16 gennaio 2005. Vedi anche Le cosche portano la droga, il Resto del
Carlino, 18 gennaio 2005.
49
Borse da viaggio s, ma in pura cocaina, Gazzetta di Reggio, 3 febbraio 2005.

51

decodificato i termini per definire la droga che i trafficanti


indicavano con nomi di fantasia, a volte davvero
stravaganti: la bianca, scaglie di pesce, la sporca, gesso,
pizze, agnello, teste dasino. La droga partiva dalla
Colombia e poi, dopo aver viaggiato in container via mare,
compariva in Italia. I trafficanti erano attivi anche nelle
province di Brescia e di Bergamo50. Reggio continuava ad
essere un importante crocevia per la distribuzione di
droga verso altri mercati come quello toscano51. Le vie per
far arrivare la droga sono davvero infinite. Un
extracomunitario di 26 anni il 3 febbraio del 2006
arrivato a Reggio Emilia imbottito con ben 80 ovoli di
cocaina che pesavano complessivamente un kg., un peso
davvero spropositato che poteva mettere seriamente a
repentaglio la vita del giovanissimo trasportatore52. Ogni
tanto, in queste operazioni delle forze dellordine,
compaiono anche degli albanesi che unitamente a italiani,
spacciano droga53.
Ma, al di l delle operazioni che segnalano la
presenza di un pulviscolo di presenze criminali di varia
provenienza, la ndrangheta continua a rimanere
lorganizzazione pi aggressiva e attiva nel traffico di
droga. E sono le ndrine calabresi ad esercitare il controllo
della maggior parte degli illeciti nella provincia reggiana.
In particolare, la ndrangheta di origine cutrese
sicuramente ben organizzata e ramificata, potendo contare

50

Ecco le pizze: decifrato il codice degli spacciatori, LInformazione di Reggio


Emilia, 12 novembre 2005.
51
Giuseppe Manzotti, Droga a chili nellauto, tre in manette, LInformazione di
Reggio, 16 novembre 2005.
52
Cinque trafficanti di droga oggi a processo in tribunale, Giornale di Reggio, 3
febbraio 2006.
53
Traffici di coca, in quattro alla sbarra, Gazzetta di Reggio, 17 maggio 2006.

52

anche in omertose complicit da pare di fiancheggiatori


insospettabili54.
La violenza omicida tra Cutro e Reggio Emilia.
Durante il processo contro Bellini i giudici di Reggio
Emilia ricostruirono, seppure in estrema sintesi, il contesto
storico della presenza mafiosa in Reggio Emilia e le
ragioni della divaricazione nella cosca Dragone fino alla
vera e propria contrapposizione tra Antonio Dragone e
Nicolino Grande Aracri. Lorigine correttamente
collocata sul finire degli anni settanta con larrivo degli
emigrati calabresi: Alla fine degli anni 70 si registrato
un flusso migratorio da Cutro verso le province di Reggio
Emilia, di Mantova e di Cremona. La cosca dominante a
Cutro fino al 1983 era quella della famiglia Dragone,
capeggiata da Dragone Antonio, cui succedette Dragone
Raffaele. Il potere di questo fu breve e termin nel 1985
con il suo arresto. Fu allora che inizi ad affermarsi
allinterno della cosca la figura carismatica di Grande
Aracri Nicolino, il quale nei primi anni dovette dividere lo
scettro con Dragone Antonio. Questi dal carcere
continuava tuttavia ad essere il punto di riferimento di
buona parte dei suoi affiliati. Con il passare del tempo
divenne unico capo incontrastato Grande Aracri Nicolino.
Le unit che componevano la cosca erano circa una
settantina ed erano per lo pi i parenti, gli amici di
infanzia, i testimoni di nozze, i compari di anello e via
dicendo. Grande Aracri Nicolino era stato testimone del
matrimonio tra Dragone Raffaele ed Arabia Rosaria.

54

Una realt radicata e pericolosa, LInformazione di Reggo Emilia, 15 luglio


2007.

53

I contrasti tra Antonio Dragone e Grande Aracri si


fecero sentire a Cutro e a Reggio Emilia. Gli ndranghetisti
che hanno scelto come loro territorio dazione Reggio
Emilia hanno messo in atto una serie di attivit violente che
per certi aspetti rendono questi mafiosi unici nel panorama
dei mafiosi che agiscono al nord perch le loro faide
interne, scaturite e proseguite successivamente per molti
anni per il controllo del territorio e delle attivit
economiche come il traffico di droga e le estorsioni a Cutro
e a Reggio Emilia, si sono prolungate in territorio diverso
da quello dorigine o provocando morti come nel periodo
di Bellini e in quello immediatamente precedente oppure
creando tensioni con intimidazioni, attentati incendiari ad
operatori economici per richiedere il pizzo e per affermare
una signoria mafiosa in territorio emiliano. C stato un
caso a Reggio Emilia in cui ad un imprenditore cutrese
stata bruciata una Mercedes facendogli credere che gli
autori erano stati albanesi per spingerlo a chiedere
protezione. In altri casi come hanno fatto notare i
pubblici ministeri Pierpaolo Bruni e Gabriele Tomei gli
attentati si facevano ancor prima di avanzare una richiesta
per pagare il pizzo, cos gli imprenditori provvedevano a
informarsi personalmente su chi era la persona giusta a cui
bisognava rivolgersi55. Ogni attentato, evidente, viene
seguito con comprensibile preoccupazione dalla stampa
locale56. Dopo la drammatica e tragica vicenda di Bellini
la collana dei morti ammazzati non si spezzata, anzi
proseguita nel crotonese e ha avuto riflessi a Reggio
Emilia. Il semplice elenco degli omicidi non tutti, quelli
pi significativi ci dice come si siano sviluppate le cose e
55

Su questi aspetti vedi Il Crotonese, 22 dicembre 2000.


Tra i tanti esempi che si possoono fare vedi Esplosione in un cantiere edile.
Incendio divampa in una notte, Giornale di Reggio. Ultime notizie, 5 febbraio
2005. Articolo non firmato.
56

54

dimostrano il progredire e lintensit di un conflitto che


sembra essere senza fine, una sorta di tunnel in fondo al
quale non si riesce ad intravedere neppure un fievole
barlume di luce:
22 agosto 1999, Antonio Simbari
30 agosto 1999, Raffaele Dragone
2 marzo 2000, Francesco Arena e Francesco Scerbo
21 aprile 2000, Antonio Macr
16 agosto 2000, Rosario Sorrentino
20 agosto 2003, Salvatore Arabia
22 marzo 2004, Salvatore Blasco
10 maggio 2004, Antonio Dragone il vecchio
23 settembre 2004, Gaetano Ciamp
2 ottobre 2004, Carmine Arena
11 dicembre 2004, Pasquale Nicoscia
I morti ammazzati 12 in sei anni erano il pi
evidente segno che la guerra tra Dragone e Grande Aracri
non era finita. La guerra non era combattuta solo sul
terreno militare, ma anche su quello della conquista di
nuove fette di mercato criminale che aveva come teatro di
conquista i nuovi territori despansione come lEmiliaRomagna che andavano ben oltre la citt di Reggio Emilia
per sconfinare in territorio lombardo. Agivano entrambi i
contendenti, senza esclusione di colpi. Sotto questo profilo
riveste particolare importanza quanto scritto nella
ponderosa richiesta di ben 1067 pagine del Pubblico
ministero presso il Tribunale di Bologna Antonio Rustico e
nella sua, altrettanto corposa di 578 pagine, ordinanza di
custodia cautelare in carcere nei confronti di Grande Aracri
Nicolino + altre 34 persone, il Giudice per le indagini
preliminari di Bologna Grazia Nart nel 2002. Secondo
quei documenti giudiziari cerano tutti gli elementi per

55

delineare lesistenza di una articolata e complessa


associazione per delinquere di tipo mafioso, formata da
tempo e tuttora operante in Monticelli dOngina (PC),
Castelvetro Piacentino (PC) e Cremona, finalizzata alla
commissione di vari delitti di estorsione, di illecita
detenzione e vendita di sostanze stupefacenti e di
illegale detenzione e porto di esplosivi, di armi comuni da
sparo e da guerra ed appartenente alla ndrangheta. In quei
comuni cerano degli uomini di ndrangheta collegati
allaltra distante articolazione operante in Reggio Emilia,
da Grande Aracri Nicolino, capo anche della maggiore e
principale cosca originaria operante in Cutro (KR). La
cosca esistente in questa area geografica emiliana ha
operato e continua ad operare in assoluta autonomia, pur
mantenendo con lassociazione cutrese costanti e stretti
rapporti di collegamento in considerazione delle comuni
origini, della coincidenza degli interessi e della identit del
capo supremo.
Autonomia operativa e collegamento funzionale con
la Calabria; qui sta la forza della ndrina. La convinzione di
quei magistrati era che una frangia del clan operasse in
territorio emiliano e mantenendo come proprio supremo
riferimento Grande Aracri Nicolino assumesse il
controllo delle diverse attivit criminali sul territorio,
dando origine in Emilia Romagna e Lombardia a distinta e
autonoma associazione per delinquere. E qui
in
particolare, il Grande Aracri Nicolino, nel corso degli
anni, riuscito a crearsi uno spazio autonomo nella
gestione del traffico di sostanze stupefacenti, elettivo
terreno di interesse della criminalit cutrese, insidiando il
ruolo egemone di Dragone Antonio. Anche questi
magistrati, come si vede, mettono in luce i contrasti tra
Dragone e Grande Aracri attribuendoli a questioni di
interesse economico legate al mondo della droga.

56

Le attivit di Grande Aracri erano ambiziose


delineavano scenari molto pi vasti che quelli di Cutro e di
Reggio Emilia. Secondo Giovanni Lombardo, un
collaboratore di giustizia, Grande Aracri che un affiliato
definiva il perno di tutte le attivit ndranghetiste in
quella parte dellEmilia, voleva aprire un supermercato in
Germania e aveva interessi in Belgio. Ma gli interessi
principali oltre a quelli stranieri continuavano ad essere,
almeno in questa fase, quelli emiliani. A Reggio Emilia ci
sono vari incontri tra ndranghetisti che da altre parti
arrivano in citt e che gli inquirenti tengono sotto controllo
tramite osservazione dei loro spostamenti oppure attraverso
un servizio di intercettazioni telefoniche. Secondo gli
inquirenti questi eventi erano finalizzati alla riscossione di
una somma in denaro, non quantificata, provento di
estorsioni e/o sfruttamento della prostituzione, posta in
essere dallassociazione.
Ogni tanto nei documenti giudiziari spunta il
riferimento allo sfruttamento della prostituzione. E un
riferimento ripetitivo, che appare posticcio quasi una
formula, sempre uguale, da apporre nei rapporti e che si
fa fatica ad accettare perch da un lato i mafiosi tutti i
mafiosi, anche quelli siciliani e campani non hanno mai
fatto ricorso allo sfruttamento della prostituzione per
molteplici ragioni, compresa quella che fa riferimento ad
un loro presunto codice di uomini donore che vieterebbe
lo sfruttamento del corpo delle donne, dallaltro lato perch
a queste affermazioni generiche mancano di solito le
indicazioni di concrete azioni, di fatti e di circostanze
comprovanti questa specifica modalit criminale, tanto
vero che non capita di trovare condanne di mafiosi per
sfruttamento della prostituzione. Qualche anno fa furono
catturati ndranghetisti e albanesi uno di questi, un
trentenne albanese, era domiciliato da qualche mese a

57

Reggio Emilia i primi si arricchivano con la droga


portata dagli albanesi, e gli albanesi con gli introiti della
prostituzione delle donne che erano arrivate in Italia
assieme alla droga57.
Lattacco agli imprenditori dorigine cutrese.
In realt oltre che trafficare droga su larga scala su
scala planetaria e non solo locale o nazionale quello che
gli ndranghetisti sanno fare, e lo fanno molto bene,
chiedere i soldi agli imprenditori. Le carte giudiziarie, a
saperle leggere, ci forniscono una miniera dinformazioni.
Gli esempi pi interessanti sono quelli che provengono da
conversazioni che non necessariamente porteranno
allapertura dellazione penale. Ad un certo punto viene
intercettata una interessante discussione tra due
ndranghetisti nel corso della quale il primo rimprovera il
secondo di non usare i metodi giusti per un recupero
crediti a Reggio Emilia e gli dice Ton, ti faccio vedere
come stacca lassegno davanti a me con i modi miei!.
Uno ndranghetista che in quel frangente agisce a Cremona
convinto che Reggio Emilia sia il luogo di possibile
raccolta di soldi della ndrangheta. A conferma di questa
sua convinzione non riuscendo a reperire i fondi necessari
per portare a compimento un affare si sarebbe recato a
Reggio Emilia dove avrebbe potuto attingere dai fondi
illeciti degli altri affiliati ivi presenti. Ma c di pi. E a
Reggio Emilia che si hanno molti uomini a disposizione.
Lo dimostra un significativo episodio accaduto a Cremona
dove gli uomini di ndrangheta avevano sotto controllo un
locale notturno. In quel locale entrava, consumava e
pretendeva di non pagare un calabrese, e ci accadeva
57

Traffico di schiave, armi e droga: arrestato albanese. Giornale di Reggio.


Ultime notizie, 16 dicembre 2005.

58

ripetutamente nonostante le lamentele del gestore. La


storia non poteva andare avanti cos perch ne andava di
mezzo il prestigio e la capacit di garantire sicurezza da
parte della ndrina che prendeva i soldi dal gestore per la
protezione del locale. Uno degli ndranghetisti pensa di
far giungere una decina di uomini di sua fiducia,
provenienti da Reggio Emilia, al fine di vigilare e
controllare meglio il locale notturno e per allontanare quei
calabresi che non rispettano le normali regole di
comportamento. La questione non convinse tutti quanti e
alluomo che propendeva per unazione di forza gli fu
suggerito di riflettere sullopportunit di adottare dei
mezzi meno drastici poich queste persone, ed in
particolare il soggetto chiamato Rambo, potrebbe essere
in grado di porre in essere delle condotte quali danni e/o
sfregi, danneggiamenti al locale che non gioverebbero
alla tranquilla gestione che consente allorganizzazione di
avere dei lauti ricavi. E un suggerimento che ha una
chiara valenza strategica: meno azioni clamorose si fanno e
meglio per le mafie; ci vale non solo nel sud, ma anche
al nord, anzi soprattutto al nord.
Tra Cremona e Reggio Emilia i rapporti sono molto
fitti. Ne dava lesempio unaltra intercettazione telefonica
tra due soggetti che avevano il compito di recuperare i
crediti. Scrivono i magistrati bolognesi: di grande
importanza il passaggio nel discorso intercorso tra i due, in
cui si evince che gli stessi, al fine di poter incassare i
soldi, si avvarranno della collaborazione di persone vicine
a loro di Reggio Emilia, anche perch i referenti di quella
citt potrebbero chiedere spiegazione sulla ambasciata
fatta nel loro territorio. Nella citata interecettazione emerge
chiaramente il reciproco scambio di favori che intercorre
tra larticolazione di Reggio Emilia e gli affiliati residenti
in Piacenza e Cremona ed in particolare appare

59

significativo il termine mafioso ambasciata. Uno dei due


chiarisce senza lasciare dubbi che se dovessero
sopravvenire dei problemi nel recupero crediti passeranno
allazione contro il debitore. Tale azione di forza
supportata da personaggi di Reggio Emilia, sar effettuata
dapprima con una visita personale e dopo dieciquindici
giorni con una telefonata fatta da una cabina telefonica allo
scopo di non essere rintracciati e nel contempo per notare
la reazione da parte del soggetto58. Il dato di fondo di
queste conversazioni rimaneva il rapporto esistente tra pi
soggetti operanti in diverse citt e la possibilit di fare
ricorso in caso di bisogno, luno dellaiuto dellaltro.
Insomma, Grande Aracri si stava espandendo
approfittando del fatto che Antonio Dragone fosse in
galera. Comera del tutto evidente, lespansione riduceva
gli spazi economici e di potere dei Dragone. Tutti i segnali,
oramai, andavano in questa direzione. Vittorio Foschini,
che apparteneva alla ndrina pi blasonata dei De Stefano
che controllavano la ndrangheta di Reggio Calabria,
dichiar in processo che ad un certo punto Dragone nella
piazza di Cutro non era pi nessuno59. Anche Rocco
Gualtieri, interrogato dal pubblico ministero Bruni, disse
che dopo larresto di Dragone cera stato il subentro di
Nicolino Grande Aracri in Emilia altrimenti il territorio
veniva sottomesso ad altra famiglia e lavrebbero perso60.

58

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna, DDA, Richiesta per


lapplicazione delle misure cautelari in carcere nei confronti di Grande Aracri
Nicolino + 35, 7 gennaio 2002; Tribunale di Bologna, sezione dei giudici per le
indagini preliminari, Ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di
Grande Aracri Nicolino + 35, 23 ottobre 2002.
59
Tribunale di Crotone, Processo contro Grande Aracri Nicolino + 39, Esame
dibattimentale di Vittorio Foschini, Udienza del 28.5.2003, p. 47.
60
Tribunale di Crotone, Processo contro Grande Aracri Nicolino + 39, Esame
dibattimentale di Rocco Gualtieri, Udienza del 4.6.2003, p. 52.

60

Anche Il Crotonese, importante e storico giornale di


Crotone, informava i suoi lettori circa i mutamenti in atto
nella ndrangheta della vicina Cutro e, riflettendo sugli
omicidi che dal 1988 al 2000 avevano insanguinato le
strade di Cutro e di Reggio Emilia, scriveva: si ha
limpressione che da alcuni anni a Cutro stia operando una
cosca che ha finito per prendere il sopravvento sulla
vecchia mafia a suon di morti ammazzati e che
addirittura potrebbe aver assunto un ruolo predominante in
tutta la provincia divenendo il punto di riferimento per
altre organizzazioni criminali calabresi. E il fermo di un
esponente di spicco della ndrangheta reggina, sorpreso
laltra notte insieme ad una persona di Cutro mentre
tentavano di recuperare un carico di armi, non fa altro che
aggiungere consistenza a questa ipotesi. Il timore
comunque che da qualche tempo sia esplosa una nuova
guerra di mafia confermato da una serie di episodi,
delitti, attentati, misteriose sparizioni che hanno come
teatro il territorio crotonese ma anche lEmilia, dove
risiede una nutrita schiera di cutresi. Ed proprio da
Reggio Emilia che sul finire del 1998 arrivano segnali
inquietanti61. I giornalisti non si erano certo sbagliati.
Lelenco dei morti ammazzati ne dava una tragica
conferma. I timori erano pi che fondati, e i segnali erano
inequivocabili come s visto.
La morte del vecchio Dragone trucidato poco dopo
lacquistata libert non aveva posto fine alla guerra, anzi
quella morte aveva chiamato altri morti. Tutto ci non
poteva certo essere casuale, semmai era la prova pi
lampante dellesistenza di fazioni criminali organizzate
contrapposte, con notevolissima disponibilit di armi, che
sanno di poter fare affidamento sul silenzio, sulla paura,
61

Il Crotonese, 6 giugno 2000.

61

sullomert della popolazione, al punto da eseguire i propri


propositi omicidiari, non in luoghi isolati, in orario
notturno, ma allinterno di esercizi commerciali, su
pubbliche vie trafficatissime, in pieno giorno, spesso alla
presenza di altre persone e, peraltro sempre ben armati.
Quanto successo segno di tracotanza, di assoluto
disprezzo della vita umana e del clima di paura, di terrore,
di tensioni che inevitabilmente si sarebbe prodotto tra le
popolazioni interessate da questi frequenti omicidi.
Non stupisce allora il fatto che nel febbraio 2005 il
pubblico ministero della DDA di Catanzaro Salvatore
Dolce abbia richiesto, unitamente al procuratore della
Repubblica Mariano Lombardi, lapplicazione di misure
cautelari in carcere nei confronti di 13 persone accusate di
aver dato vita ad associazione armata operante in Cutro e
Reggio Emilia, sin dagli anni 80, capeggiata, allincirca
sino alla met degli anni 90, da Dragone Antonio cl. 43, al
quale, a causa del suo lungo periodo di detenzione
carceraria, di fatto, subentrava Grande Aracri Nicolino,
sino ad allora un semplice affiliato, seppur di sicuro primo
piano. Tutti gli indagati farebbero parte di un sodalizio
di stampo mafioso, storicamente costituitosi in Cutro, ma
fortemente attivo anche in territorio emiliano-romagnolo ed
in particolar modo a Reggio Emilia62. Mentre si scrivono
queste pagine il processo in corso a Catanzaro; dunque le
accuse formulate dal P.M. nei confronti di tutti gli imputati
attendono il vaglio del tribunale.
Per noi, il dato pi significativo della richiesta
laver inserito in un provvedimento giudiziario del
Tribunale di Catanzaro il riferimento esplicito alla condotta
degli associati tenuta nella citt di Reggio Emilia e
62

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro DDA, Richiesta per


lapplicazione di misure cautelari nei confronti di Abramo Giovanni + 13, 28
febbraio 2005, pp. 15-20.

62

soprattutto la convinzione dellesistenza di una


associazione armata operante in Cutro e Reggio Emilia,
circostanza, questa, di assoluto rilievo perch capita
raramente, per di dire quasi mai, di imbattersi in ipotesi
giudiziarie cos chiare e nette. Al di l di come si
concluder il processo, gi questa circostanza va segnalata
come un fatto positivo perch indica una possibile
direzione di marcia per il futuro e conferma analisi della
realt emiliano-romagnola che gi in passato erano state
affacciate63.
Anche sulla stampa di Reggio Emilia si affacciavano
analisi analoghe a quelle dei magistrati con laggiunta,
certo non secondaria, dei rischi circa la
ricaduta
sulleconomia e sulla societ delle attivit schiettamente
criminali. Il problema era individuato con esattezza:
vittime e carnefici avevano la stessa provenienza
territoriale e molto spesso, per non dire quasi sempre, si
conoscevano tra di loro. Pierluigi Ghiggini scriveva di una
struttura mafiosa calabro-reggiana specializzata nel
taglieggiare in modo scientifico gli imprenditori edili
cutresi e cresciuta di pari passo con il boom edilizio. E
aggiungeva: Possiamo solo immaginare linferno di
minacce, di paure, di meccanismi ricattatori (impresari e
artigiani si indebitano per investire ed hanno famiglie a
Cutro) che accompagna come componente essenziale la
legge del pizzo e del dominio finanziario e militare
della ndrangheta64. E proprio cos, un inferno che non ha
fine e che si perpetua sempre uguale giorno dopo giorno,
generando terrore, insicurezze, prostrazione. E tutto ci a
Reggio Emilia, molto distante da Cutro. E di estrema
63

Su questo vedi E. Ciconte, Mafia, camorra e ndrangheta in Emilia-Romagna,


Panozzo, Rimini 1998 e E. Ciconte, Mafie italiane e mafie straniere in EmiliaRomagna, in Quaderni di Citt sicure, a. 10, n 29, 2004.
64
Pierluigi Ghiggini, Aprire gli occhi e chiudere il salvadanaio, LInformazione
di Reggio Emilia, 23 ottobre 2005.

63

importanza il fatto che gli imprenditori cutresi siano


individuati come vittime e non si faccia di tutte le erbe un
fascio, considerando mafiosi tutti coloro che sono originari
di quella comunit. E importante sia per lanalisi della
natura del fenomeno sia perch cos si possono mettere in
campo azioni efficaci per isolare gli ndranghetisti
chiamando tutti gli altri ad una azione contro la
ndrangheta.
Per comprendere meglio la natura dei mafiosi che
hanno operato a Reggio Emilia, per apprezzarne le
caratteristiche, la potenza, la capacit di intimidazione di
quegli uomini, per cogliere in tutta la loro portata gli
sviluppi della situazione tra Cutro e la citt emiliana
occorre rifarsi al processo presso il tribunale di Crotone
denominato Scacco matto conclusosi con sentenza, oramai
passata in cosa giudicata, in data 19 dicembre 2002. Gli
imputati erano 39 e la lista era aperta da Nicolino Grande
Aracri65. Raccontare quello che successo a Cutro ci aiuta
a comprendere quanto accaduto a Reggio Emilia perch i
fatti sono concatenati, i protagonisti sono gli stessi e molti
di loro fanno i pendolari tra Cutro e Reggio Emilia o
perch quelli di Cutro salgono a Reggio Emilia o perch i
cutresi che oramai sono residenti da tanti anni a Reggio
Emilia si recano comunque a Cutro per le feste oppure per
fare visita ai parenti oppure ancora durante i mesi estivi
quando piacevole trascorrere le ferie tra le rive del mar
Jonio o impiantarvi unattivit stagionale nella frazione
marina di Steccato di Cutro.
A Reggio Emilia sono stati attivi ed hanno operato
vari mafiosi appartenenti a pi ndrine di diversi paesi. Ci
la conferma ulteriore che al nord non funziona la
medesima modalit di controllo del territorio come si
65

Nicolino Grande Aracri, a conclusione del processo di Crotone, fu condannato


alla pena di 17 anni di reclusione.

64

manifesta in Calabria. Per quanto potente e forte possa


essere una ndrina, nessuna riesce ad avere il monopolio di
tutte le attivit criminali ed illegali di una citt; e dunque
non pu impedire lingresso e lattivit di altri agglomerati
mafiosi. Giovanni Lombardo non era uno ndranghetista
che apparteneva alla grande e potente criminalit, ed infatti
quando decise di collaborare con la giustizia, rispondendo
alle domande del pubblico ministero Pierpaolo Bruni disse
di aver fatto parte di una piccola organizzazione. La
risposta, per quanto possa apparire sorprendente precisa:
la composizione non superava le sei persone. Agivano tutte
in territorio di Reggio Emilia commettendo reati di varia
natura anche se lattivit principale era quella del traffico
di stupefacenti, in modo particolare eroina66.
Questo pu sembrare un fatto di secondaria
importanza, e invece non lo perch ci dice come nel
campo della commercializzazione della droga agiscano vari
soggetti anche molto piccoli oltre ai grandi distributori, che
naturalmente rimangono molto distanti dai luoghi di
spaccio, e come non ci sia un regime di monopolio da parte
di nessuna organizzazione mafiosa. Non chiaro se ci sia
stato un accordo formale tra mafia, ndrangheta e camorra,
ma certo che ogni mafioso, a qualunque organizzazione
appartenga agisce dappertutto senza alcun vincolo, tranne
quello del rispetto del territorio altrui; ed in effetti non ci
sono mai stati conflitti armati per conquistare il territorio
altrui, non ci sono state guerre per strappare il territorio gi
occupato da un altro.
Dunque, una piccola organizzazione operava come
se nulla fosse in un mercato della droga come quello
reggiano che evidentemente era un mercato aperto dove
tutti potevano svolgere la propria attivit. Non cerano
66

Tribunale di Crotone, Processo contro Grande Aracri Nicolino + 39, Esame


dibattimentale di Giovanni Lombardo, Udienza del 28.5.2003, p. 117.

65

ostacoli per nessuno, anzi cerano porte aperte per tutti. Chi
era intraprendente poteva inserirsi nel mercato, creare la
sua rete e avviare le sue attivit. Il territorio era molto
vasto, per gran parte libero da altre presenze criminali o
mafiose, e il mercato della droga non apparteneva alla
categoria dei settori che sono soliti entrare in crisi
irreversibile.
Naturalmente cerano altri mafiosi di calibro ben
diverso. Uno di questi era Vittorio Foschini. Lui era
incaricato dai suoi capi di smerciare droga che andava a
prendere in vari posti, in giro per lItalia e cos poteva
capitare che andasse a prendere droga in Calabria per
portarla a Milano dove era la sua base operativa. Da
Milano la droga prendeva varie diramazioni. Una di queste
era sicuramente Reggio Emilia comera gi capitato ai
tempi di Fonti e di Cavazzuti. Foschini conobbe gli
ndranghetisti di Cutro e di Isola Capo Rizzuto e di loro
parl quando decise di collaborare. Raccont tante cose,
descrisse i traffici, riconobbe gli uomini che ne erano gli
assoluti protagonisti sulla direttrice che da Milano portava
a Reggio Emilia e parl anche dei gradi e dei rituali.
Disse che nella ndrangheta c una gerarchia, c
picciotto, picciotto onorato, picciotto di giornata, poi c
camorrista, poi c sgarrista, poi c santista e poi c il
vangelo; il vangelo su di tutti. Secondo Foschini capo
societ equivalente a santista. Spieg una regola
particolare in forza della quale si potrebbe far parte
dellorganizzazione anche senza essere battezzati. In
questo caso, chi si trovi in questa condizione viene
chiamato contrasto onorato. Non tutti i capibastone sono
disponibili ad accettare questa modalit di far partecipare
alle attivit della ndrangheta chi non ritualmente
affiliato. La possibilit di poter partecipare varia da locale a

66

locale e a decidere il capo locale67. A Milano, disse


Foschini, qualcuno era disponibile ad introdurre questa
novit, mentre altri erano restii. Naturalmente contava
molto la personalit del capolocale, la sua autorevolezza, il
suo prestigio, il suo ascendente sugli altri.
Il Tribunale di Crotone non lasci cadere quelle
suggestioni, anzi prese sul serio lesistenza dei gradi e le
gerarchie interne alla cosca e, raccogliendo altre
testimonianze di collaboratori, scrisse che capo-societ
il capo della zona, ovvero di un particolare e circoscritto
territorio. E puntaiolo un picciotto di giornata, ovvero
colui che oltre a raccogliere le novit della giornata,
anche una sorta di contabile dei fatti che poi riferisce al
capo-societ. E picciotto invece laffiliato battezzato,
ovvero colui che entra in societ e che viene iniziato alla
presenza di cinque persone68.
Lesistenza dei gradi di santista e del vangelo un
fatto di straordinaria importanza perch sono di conio
recente e sono uninnovazione rispetto a gran parte degli
altri che riprendono i gradi di una volta, quelli risalenti alla
ndrangheta dellOttocento. Santista e vangelo invece sono
gradi nati dopo la met degli anni settanta del Novecento
quando la ndrangheta decise di entrare nelle logge deviate
della massoneria e in conseguenza di questo ingresso si
riorganizz in modo nuovo rispetto al passato e alla sua
antica tradizione. Nacque la Santa, ossia un livello ancora
pi riservato, llite della ndrangheta depositaria dei
segreti pi oscuri, inconfessabili, e delle decisioni
strategiche di tutta lorganizzazione. Trovare questi gradi
nella zona del crotonese significa che esiste una prassi di
67

Tribunale di Crotone, Processo contro Grande Aracri Nicolino + 39, Esame


dibattimentale di Vittorio Foschini, Udienza del 28.5.2003, pp. 92-94.
68
Tribunale di Crotone, sentenza n 1812 in data 19.12.2003. Processo Scacco
Matto, p. 201.

67

elevamento dei capi che vale per tutta la ndrangheta, non


solo per quella reggina, pi titolata di tutte le altre.
Nicolino Grande Aracri, secondo Vittorio Foschini, era un
vangelo, e aveva il permesso una persona di farla vivere
e di farla morire quando voleva, lui era un capo69.
Un potere di vita e di morte, a dar credito a Foschini;
ed un potere enorme che nessun tribunale finora ha
accertato definitivamente seppure Grande Aracri abbia
anche imputazioni di omicidio70. Chi ricopre la carica di
vangelo un capo assoluto e nel suo paese non deve
rendere conto a nessuno, n tanto meno deve chiedere
qualcosa a qualcuno. Solo quando vuole operare in un
territorio diverso dal suo o al nord deve dare conto e stare
attento a non invadere il territorio di un altro. Sono regole
molto rigide, queste, perch la loro violazione mette in
discussione lessenza del potere mafioso che
rappresentato in prima istanza dal controllo del proprio
territorio.
Il battesimo un fatto importante ed estremamente
serio, molto pi impegnativo di quanto qualcuno sia stato e
sia disposto ad ammettere. Molti sono stati scettici e
continuano a rimanere scettici perch sono convinti che sia
unusanza abbandonata, ma invece non c collaboratore
che non parli dei riti dingresso nellorganizzazione e non
c documento giudiziario dove non sia possibile rinvenire
tracce, pi o meno vistose, dei riti. Ancora in tempi
recentissimi, il 15 agosto 2007, e in luoghi impensati come
69

Tribunale di Crotone, Processo contro Grande Aracri Nicolino + 39, Esame


dibattimentale di Vittorio Foschini, Udienza del 28.5.2003, p. 62. La circostanza
era sicuramente importante, come non mancava di notare Il Crotonese, 30 maggio
2003.
70
Una di queste, quella di essere il mandante dellassassinio di Salvatore Arabia,
di recente caduta a Catanzaro su decisione del Tribunale del riesame di quella citt
che ha assolto Nicolino Grande Aracri dallaccusa mossagli dalla DDA. Su questo
vedi Annullato dal Tribunale del riesame larresto di Nicolino Grande Aracri,
Gazzetta del sud, 13 dicembre 2007.

68

la cittadina tedesca di Duisburg uno dei giovani assassinati


aveva in tasca un santino bruciato, segno della sua recente
affiliazione ad una cosca della ndrangheta di San Luca.
Nel 2003, durante il processo Scacco matto, fu
accertato che per formalizzare lentrata nel gruppo di una
nuova persona esiste un rito di iniziazione detto battesimo
o rimpiazzo; il rito richiede il preventivo assenso dei capi;
la persona rimpiazzabile deve essere affidabile, ovvero
esperta, capace, possibilmente non avere guai n con le
donne n troppi guai accertati con la legge; di tale persona
necessario saggiare preventivamente la affidabilit sia
affidandogli dei compiti che dialogandovi e mettendolo
diversamente alla prova; la cerimonia di ingresso richiede
la presenza di un numero variabile di persone ai vertici, da
tre a quattro71. Sono precetti antichi, risalenti
allOttocento, ma alcuni di questi continuano ad avere una
straordinaria attualit perch si tramandano da una
generazione ad unaltra di ndranghetisti. Una tradizione
che si conferma uguale a se stessa, che sembra immutabile
e che continua ad essere accettata.
E capita, attraverso le intercettazioni, di ascoltare
quasi in diretta lindottrinamento di uno ndranghetista nei
confronti di un suo paesano che anelava ad entrare
nellorganizzazione. Il primo, prezioso, insegnamento
quello di rispettare le regole e lautorit interna
allorganizzazione perch senza questo rispetto, questa
obbedienza, non ci sarebbe un buon funzionamento
dellorganizzazione stessa. Nello stesso tempo gli spiega
che essere infami vuol dire anche mettere male fra gli
associati e, in particolare, tra il capo e gli altri accoliti. Cos
come non si deve mentire sulle cose serie, sui fatti, sulle
azioni, allo stesso modo non si deve neppure riferire ad
71

Tribunale di Crotone, sentenza n 1812 in data 19.12.2003. Processo Scacco


Matto., p. 261

69

altri associati se qualcuno, in un momento di rabbia, ne ha


parlato male. A volte possibile che si dicano sciocchezze
ma lintelligenza di ciascuno deve portare a comprendere
che, in una evenienza del genere, non nel torto chi
sbaglia a parlare bens chi poi riferisce. E importante
insomma per un associato non essere n tragediatore n
malefico.
Insomma, sembrano regole di buon senso, ma in
realt mascherano un fatto preciso: la prima regola il
rispetto del capo, o comunque delluomo sovra-ordinato,
che implica sia la necessit di evitare che si possa attuare
od impartire una qualche ambasciata senza il preventivo
consenso del superiore sia la necessit di dovere render il
conto cio fornire al capo le giustificazioni del proprio
operato. Questi, a sua volta non solo controlla loperato dei
subalterni, potere quanto mai necessario, ma riesce in tal
modo a distinguere gli uomini di valore da quelli che
valore non hanno. Infine viene spiegato al giovane che
vuole entrare nellorganizzazione che quelle regole sono la
quintessenza dellonore mafioso: luomo che vale non
crea inimicizia tra gli associati, non esagera e non
commenta gli eventi, non riferisce se non quando
necessario, non fa sapere troppo delle sue azioni n
pretende di sapere troppo degli alti. Queste regole di
apparente buonsenso sono le prime ad essere impartite, e
certo non per caso, perch le ndrine di Cutro e dintorni
sono da tempo funestate da guerre interne, da morti
ammazzati, da un rosario di attentati che da Cutro
proiettano i loro effetti negativi anche a Reggio Emilia.
Quindi inculcare queste regole significa limitare i danni,
evitare, per quanto possibile in un ambiente crudele e
violento come quello mafioso, linsorgere di altri morti
ammazzati, di fatti che possano in qualche modo reclamare
una sanzione drastica o il ricorso necessitato alla violenza.

70

Le ndrine cresciute nella zona attorno a Cutro,


Crotone, Isola Capo Rizzuto e che hanno avuto Reggio
Emilia come teatro principale della loro attivit fuori
regione, erano di quelle che facevano rispettare le regole
degli uomini donore, per quanto esse potessero essere
considerate superate o antiquate oppure regolarmente
infrante dalla maggior parte degli affiliati e soprattutto dei
capi. Le regole avevano un fascino straordinario e
producevano effetti ben precisi, a cominciare dal rispetto
del capo. Rocco Gualtieri raccont come nel 1981 abbia
conosciuto Antonio Dragone a casa sua. Disse di essersi
recato in quellabitazione portando con s un omaggio,
un regalo in segno di deferenza e di rispetto per il capo che
si andava ad incontrare e a conoscere per la prima volta;
era un privilegio72. C tutta la cultura meridionale e
calabrese in questo racconto, ma pare di avvertire qualcosa
di pi che appartiene al senso del rispetto mafioso che
senso di dominio del forte sul debole; e non c dubbio che
in questo caso Gualtieri era in posizione subalterna a quella
di Dragone; e per questo lui che porta il regalo.
Ci sono anche altri episodi minuti i pi
significativi, i pi rivelatori che possono avere il sapore
dantico, ad esempio quello di uno ndranghetista che
stato allontanato per essere fuggito con una ragazza
abbandonando sua moglie73. Costui si era comportato
come tanti altri prima di lui, che appartenessero o meno
alla ndrangheta. Avr pensato che quella fosse una norma
del passato, caduta in disuso, non pi valida per un uomo
del duemila, che fosse una regola gi tante volte infranta
dagli stessi mafiosi, da tutti i mafiosi non importa di quale
72

Tribunale di Crotone, Processo contro Grande Aracri Nicolino + 39, Esame


dibattimentale di Rocco Gualtieri, Udienza del 4.6.2003, p. 35.
73
Tribunale di Crotone, sentenza n 1812 in data 19.12.2003. Processo Scacco
Matto., p. 199.

71

organizzazione fossero, se della ndrangheta, di cosa


nostra, della camorra o della sacra corona unita. Ma,
evidentemente, si sbagliava. Dunque, a quanto pare
vengono rispettate le antiche regole dellonore. C, in
questa vicenda umana, tutto il sapore di una ndrangheta
arcaica che si rif ai vecchi codici, che sceglie le vie del
passato e non sabbandona alla modernit come fanno tanti
altri mafiosi. Ma, come noto, le regole servono a
mantenere in vita unorganizzazione dove non facile
trasgredire perch ogni infrazione pu costare molto cara e
dalla quale, come si premurava a ricordare Vittorio
Foschini, impossibile uscirne.
Lorganizzazione ben strutturata. Essa ha alle
spalle il riconoscimento dato dalla madonna della
montagna nella ndrangheta calabrese, cio dal locale di
San Luca, alla ndrina di Cutro di poter formare un
locale74, riconoscimento importante ed ambito che innalza
Cutro e i suoi ndranghetisti nella gerarchia della
ndrangheta. Nellorganizzazione c una precisa e ben
definita gerarchia e poi ci sono gli affiliati i quali sono
pagati con uno stipendio mensile. Dalle lamentele di alcuni
picciotti i cui racconti vengono registrati dagli inquirenti
apprendiamo che essi percepiscono un milione di lire al
mese. Alcuni si lamentano dicendo che non si pu vivere
con un milione al mese. Le lamentele sono utili perch ci
svelano un mondo che altrimenti per noi sarebbe rimasto
segreto, impenetrabile, e perch ci raccontano di capi che si
preoccupano, per come possono, dei loro sottoposti
garantendo loro un fisso mensile, seppure modesto o
comunque non adeguato alle aspettative o alle esigenze dei

74

Tribunale di Crotone, Processo contro Grande Aracri Nicolino + 39, Esame


dibattimentale di Vittorio Foschini, Udienza del 28.5.2003, p. 61

72

picciotti. Altra incombenza dei capi quella di mantenere i


detenuti e le loro famiglie.
Mantenere i detenuti un impegno presentato dagli
ndranghetisti come un obbligo morale per chi finito in
galera per avere agito da mafioso. In realt questa
incombenza risponde molto bene ad una necessit della
ndrina perch un detenuto che non ha problemi e che sa
che c qualcuno che si sta occupando dei propri familiari
non parler; pagare per i familiari dei carcerati un
formidabile incentivo a farli stare zitti. Da molte delle
telefonate intercettare si evince che una delle prioritarie
finalit nella distribuzione del denaro rappresentata
dallaccollo delle spese di giustizia. Gli ndranghetisti
intercettati spiegano che una parte del denaro reperito
dalle attivit comuni doveva essere tenuto da parte sia per
distribuirlo ai carcerati sia per sostenere i costi necessari
alla loro difesa. Ci sono gli avvocati da pagare; sono molti
e sono molto costosi perch i processi durano un tempo
infinito e le difese sono molto impegnative. I soldi sono
quelli che provengono dal traffico degli stupefacenti o dalla
riscossione del pizzo. Uno di loro che doveva recarsi a
Reggio Emilia chiede la pila, cio i soldi, e dice in modo
esplicito, senza tanti giri di parole: prima di partire
dividiamo i soldi delle mazzette.
La cosa interessante che da alcune registrazioni
telefoniche vi la riprova della esistenza di un cassa
comune nella quale fare confluire il denaro comunque
ricavato e da utilizzare come fondo collettivo per
fronteggiare comuni necessit (spese legali, spese dei
detenuti e delle loro famiglie, mensilit). Non una
modalit inventata dalla ndrina di Cutro e del crotonese.
Tenere soldi da parte in una cassa comune prassi antica,
risalente alle origini della ndrangheta ottocentesca quando
si usava un termine particolare, baciletta, per definire il

73

fondo comune che veniva gelosamente custodito dal


contabile che allepoca era uno che sapeva scrivere, e come
si diceva allora, far di conto per assicurare la regolarit dei
conti comuni e la divisione tra gli associati. E
impressionante vedere come una prassi cos antica sia
sopravissuta in epoca contemporanea.
Il richiamo ai soldi ricorrente, quasi unossessione;
e coinvolge i picciotti che si lamentano del mensile che
scarso, ma anche i capi. Ne dava dimostrazione nel
carcere di Padova ove era detenuto Dragone Antonio:
questi, parlando con suoi familiari ed in particolare con i
suoi figli, fa riferimento alla necessit di andare a
recuperare denaro raccolto da un tale che oramai starebbe
trattenendosi quei soldi dalla morte di Raffaele, forse non
sapendo come ed a chi recapitarlo. Si chiarisce che quel
denaro non appartiene a chi lo detiene. Il vecchio capo
in galera, ma non per questo rinuncia ai soldi. Un altro, pi
prudentemente, consiglia un associato a tenere da parte
sempre una decina di milioni sufficienti per leventualit
di una carcerazione e per le spese del legale. La prudenza
non mai troppa ed bene provvedere a se stessi, prima
ancora che intervenga lorganizzazione. E un altro ancora
dice: questi non li devi mettere in nessun libro, che sono i
nostri75. Ci significa che ci sono soldi che vanno messi
da parte per lorganizzazione e altri che invece fanno parte
dellincasso personale. E bene ricordare che nella
ndrangheta ma il discorso valido anche per le altre
organizzazioni mafiose la divisione tra capi e sottoposti
anche una divisione che riguarda la distribuzione della
ricchezza entro la struttura mafiosa. I capi, come
dappertutto, guadagnano enormemente di pi.
75

Tribunale di Crotone, sentenza n 1812 in data 19.12.2003. Processo Scacco


Matto, pp.251-258.

74

Altro aspetto importante, da non sottovalutare,


quello relativo alla pratica dei comparaggi e dei matrimoni.
Soffermarsi su questi aspetti significa piombare nelle
usanze locali, nelle consuetudini dure a morire che la
modernit ha contribuito in gran parte a modificare. E per
la ndrangheta ha fatto di queste usanze uno strumento di
consolidamento delle relazioni mafiose. Lantico e il
moderno sono strettamente intrecciati. E stato accertato
ripetutamente, anche durante il processo Scacco matto, che
nella mentalit e nel costume mafioso esiste la
consuetudine di legarsi ad altri affiliati tramite
comparaggi. Trattasi di cerimonie che, prevedendo la
scelta di padrini, madrine e testimoni tra gente affiliata e in
particolare scegliendo tali persone tra quelle che rivestono
ruoli importanti e di primo piano allinterno del gruppo,
mirano a rinsaldarne i reciproci legami, a renderli
definitivi, oltre che religiosamente suggellati.
I matrimoni, nella logica del rafforzamento di legami
familiari e personali, sono occasioni importanti. Sono
momenti corali nel corso dei quali si cementano alleanze
tra famiglie e si saggia la propria potenza che misurata
generalmente dalla generosit dei regali raccolti dagli sposi
e dal numero dei partecipanti alla cerimonia. Pi gente c
e pi vuol dire che ampi sono il rispetto e la considerazione
del paese e delle persone importanti che con la loro stessa
presenza onorano il matrimonio, gli sposi e i genitori degli
stessi. Labitudine delle forze di polizia di filmare i
matrimoni i cui coniugi sono sospettati di essere mafiosi o
figli di mafiosi importanti o la frequenza con la quale si
controllano i partecipanti hanno modificato regole ed
abitudini antiche, sicch numerosi capi negli ultimi tempi
hanno cominciato a non partecipare direttamente alla
cerimonia nuziale e a mandare propri rappresentati. Al
matrimonio di un noto mafioso avevano partecipato, fra le

75

migliaia di persone, tutti i padrini della zona di Reggio,


della Piana, di Catanzaro. Per la zona di Cutro si era recato
in rappresentanza di Grande Aracri Nicolino tale Tonino,
portando per conto del primo un regalo da un milione76.
La situazione di Cutro, labbiamo visto, non delle
pi tranquille. Il clima pesante, e non da ora. Da Cutro
c gente che va via perch la situazione diventata
insopportabile, ma a Cutro c anche chi ci fa ritorno pur
sapendo che l la situazione rimasta quella di prima,
soprattutto per chi lavora, fa impresa e guadagna soldi nel
campo delledilizia. Lintercettazione ambientale su
unautomobile tra un imprenditore originario di Cutro che
per un certo periodo ha lavorato a Reggio Emilia e il suo
interlocutore davvero illuminante. Limprenditore
spiega che la zona controllata, che la persona che
controlla suo cugino e che questi un tipo in gamba
perch ha determinato un buon equilibrio, diversamente da
quanto accade a Gela. Gli spiega inoltre che per lavorare
tranquilli occorre versare qualcosa e che, comunque,
questo sistema uno schifo ed il motivo per cui molta
gente va via da Cutro. Anche lui era tra quelli che aveva
scelto di andarsene. Era andato via giovanissimo, era
dovuto andare via dalla Calabria perch aveva incontrato le
prime difficolt nellesercitare il suo lavoro. Adesso,
ritornando a lavorare al Sud allet di quarantanni, aveva
ritrovato le stesse difficolt di un tempo e aveva dovuto
sottostare a certe regole, pena la esclusione dai settori
lavorativi. Perch sia tornato un mistero, ma poco
importa. Importa di pi la conferma della pesantezza della
situazione a Cutro.
Ma le intercettazioni ci svelano una realt in
movimento sotto lapparente cappa di immobilit che
76

Tribunale di Crotone, sentenza n 1812 in data 19.12.2003. Processo Scacco


Matto, pp.258-259.

76

sembra segnare quella realt. Lautomobile, si sa, concilia


il colloquio, favorisce i discorsi, sollecita confidenze e
incentiva opinioni e giudizi. Proprio in unautomobile due
persone parlano e, in un contesto in cui si discute di
estorsioni attuate nei confronti di svariati abitanti di Cutro,
si lamentano del fatto che la gente non da pi soldi
volentieri. Lo faceva pi facilmente in favore dei Dragone,
anche dopo la carcerazione di Antonio. Insomma, a detta
degli interlocutori, il nuovo clan apparentemente meno
forte del precedente. E tuttavia evidente la continuit di
ruolo e posizione criminale che i parlanti scorgono tra il
vecchio ed il nuovo gruppo ovvero tra il vecchio e lattuale
capo. Lassetto della nuova compagine , ai loro occhi, in
via di formazione77. La conversazione intercettata e le
parole dette in libert, senza alcun controllo, ci dicono una
sola cosa: a Cutro Dragone aveva il consenso, gli altri
evidentemente no. Non certo cosa di poco conto per chi
ha come criterio guida il controllo del territorio.
Lo scontro nella cosca Dragone.
Le ragioni dello scontro esploso sanguinosamente
nel cuore della cosca Dragone sono evidenti e molto
semplici: condannato ad una lunga pena detentiva Antonio
Dragone, si apriva uno spazio molto ampio per il comando
locale, spazio che a quanto pare cercava di riempire
Nicolino Grande Aracri. I collaboratori di giustizia che
hanno parlato di Cutro sono concordi nel delineare questo
ruolo. Grande Aracri comandava a Cutro era il
supplente quando i Dragone si spostavano al nord.
Evidentemente la figura del supplente doveva andargli
77

Tribunale di Crotone, Sentenza n 1812 in data 19.12.2003. Processo Scacco


Matto, p. 235 e p. 212.

77

stretta, scalpitava, voleva avere un ruolo pi forte, pi di


primo piano. Ma nella ndrangheta c il vincolo familiare
che pi forte di tutto e Antonio Dragone aveva familiari
molto stretti a cominciare dal figlio Raffaele. Era lui
lostacolo da eliminare se si voleva assumere il comando a
Cutro.
Raffaele Dragone fu ucciso il 30 agosto del 1999.
Limportanza di quellomicidio fu immediatamente
avvertita dai carabinieri. In un processo presso il Tribunale
di Reggio Emilia il maresciallo Antonio Le Pere conferm
i timori avuti dai militari che qualcosa di grosso potesse
succedere nellimmediato futuro. Soprattutto cera la
preoccupazione che chi aveva ideato leliminazione di un
personaggio di quella levatura non si sarebbe fermato
perch a quel punto lobiettivo sarebbe stato
leliminazione di quei personaggi che avevano dichiarato
apertamente di restare fedeli a Dragone Antonio78.
Si sospett che il mandante dellomicidio di Raffaele
Dragone fosse Nicolino Grande Aracri; sospetti, mai
certezze perch non fu mai provato che sia stato lui ad
ordinare quellomicidio, tanto meno fu provato in unaula
di tribunale. Ma lo pensarono in molti. Prima di tutti le
forze dellordine che lo andarono a dire direttamente al
vecchio capobastone al quale proposero di fare il
collaboratore. E stato lo stesso Dragone a raccontarlo il 30
maggio del 2000 in un colloquio presso il carcere di
Solliciano nel corso del quale Dragone riferisce alla figlia
ed al genero di aver ricevuto la vista di esponenti delle
forze dellordine che gli hanno sostanzialmente chiesto di
collaborare in relazione alle indagini sullomicidio del
figlio Raffaele, facendogli capire che i sospetti erano caduti
sullimputato Mano di gomma, sospetto gi peraltro nutrito
78

Tribunale di Reggio Emilia, Procedimento a carico di Amato Emilio + 3,


Udienza del 8 giugno 2005, pp. 24-25.

78

dal Dragone. Il suo pensiero era corso a Grande Aracri,


ma un conto sospettare da solo, un conto ricevere una
visita ufficiale nel corso della quale si materializzano
sospetti e valutazioni degli investigatori che propongono al
capobastone di collaborare. Non si capisce bene il senso di
quella mossa perch occorreva riflettere prima sul fatto
che, instillare il dubbio al genitore del figlio ucciso,
genitore per di pi mafioso, avrebbe potuto portare ad esiti
imprevedibili. Di collaborazione manco a parlarne
naturalmente.
Dragone tiene per s linformazione e ringrazia gli
investigatori. Trasmette quanto aveva appreso ai familiari
perch a loro che deve essere comunicata la notizia. E
cominciano ad affollarsi nella sua mente pensieri di
vendetta nei confronti di Grande Aracri. I giorni diventano
sempre pi lunghi in carcere e lui li trascorre nei
preparativi della vendetta. Vive pensando a quando uscir
da quel luogo e immaginando come realizzare i suoi piani
che nel frattempo vanno maturando e precisandosi con il
trascorrere dei giorni. La prima cosa importante mostrarsi
forte sia personalmente che come gruppo dei fedeli che
sono rimasti al suo fianco. Lo dice alla nuora, cio la
moglie del figlio ucciso: Ho fatto tre mesi di isolamento
come un cane l, figlia mia, e non lo so quanti lo facevano,
maniceddra stato l unora, due ore e m che vai gli dici
a Salvatore che ho fatto tre mesi di isolamento l, dov'
stato lui prima di partire, deve dirgli, cos gli devi dire... a
mano gli dici che pap ha fatto tre mesi d'isolamento
dove stato lui prima di partire, in quelle celle che lui le
conosce come sono ...sono stato chiuso come un
maiale...(incomp) ... figlic... Quello, quando sente che ho
fatto tre mesi l, gli si alzano i capelli, figlic.... e dice

79

...come ha fatto a fare tre mesi... tre mesi l79. Tre mesi di
isolamento; un vanto, perch ha saputo resistere pi del suo
avversario che ha patito solo per pochi giorni la sua stessa
pena e sa cosa significhi quellesperienza; un vanto perch
ha saputo dimostrare di essere pi uomo del suo nemico, e
questo nel linguaggio mafioso ha la sua importanza. E
vuole farglielo sapere; per questa ragione incarica la nuora
di riferire tutto a Salvatore. Ci penser poi lui a fare
arrivare la voce a Grande Aracri.
Vuole vendetta, vendetta di quelle dure perch non
gli basta la morte di Gande Aracri. Per lui ha in mente
qualcosa di pi atroce, di pi subdolo, di pi crudele, di pi
sofisticato; per questo pianifica tutto giorno dopo giorno,
come se fosse preso da unossessione. Lo dice nel
colloquio di Solliciano: Ma tu pensi che lala maggiore
sofferenza quando uno muore? Dopo due minuti non vedi
pi niente, soffri essendo vivo, il dolore, le sofferenze, solo
io so quello che ho passato in tutti questi anni, io sai cosa
ho pensato in me e me? Lui, com' messo lui, figlic,
(incomp) oggi in un cerchio, sanno tutto, solo che non
hanno elementi e vogliono la congiuntura come stringere
l'anello, io a questo qua, che non glielo auguro mai a
nessuno, mi auguro per lui che come lo prendono (incomp)
minimo sono trenta. Io lo devo vedere, figlic, in galera e
dopo la famiglia farcela tutta (voce bassa incomprensibile)
soffrire giorno per giorno, lo devo privare pure ad andare al
colloquio. Quella la sofferenza pi. Io lo devo
vedere soffritre giorno per giorno,figlia mia gli devo far
pagare le sofferenze dellinferno Non c cosa pi brutta
di quando una persona privata, quando gli togli il fratello,
79

Tribunale di Crotone, Sentenza n 1812 in data 19.12.2003. Processo Scacco


Matto, pp. 365-367. Maniceddra, mano sono termini che si riferiscono
chiaramente a Grande Aracri, soprannominato Mano di gomma.

80

il genero80. Dragone che ha pianto tanti morti della sua


famiglia appare disperato e vuole che il suo nemico soffra
come lui ha sofferto, vuole infliggergli uno stillicidio
quotidiano che distilli la sofferenza goccia a goccia. Per
questa ragione non pensa ad uccidere subito Grande Aracri;
sarebbe troppo facile per lui.
Antonio Dragone esce dal carcere il 4 novembre
2003. Gli rimangono poco pi di sei mesi di vita. Pensa
naturalmente di avere molto pi tempo davanti a se e
comincia ad organizzarsi per mettere a punto la vendetta
elaborata negli ultimi, lunghi, interminabili anni prima
della scarcerazione. La prima cosa che fa circondarsi di
giovani, in gran parte suoi parenti, come mostrano gli
arresti degli anni successivi81. Dragone ha le idee chiare:
ti dico una cosa, se lui non coinvolto nel fatto di tuo
fratello, io non sarei capace di fare del male neanche ad
una mosca.., ma se lui coinvolto, figlia mia, io devo,
figlia mia, gli devo preparare un piatto che rimane nella
storia, quello che fa tuo padre deve rimanere nella storia..;
ed alla figlia che cerca di dirgli lascia stare,.. rimarr nella
storia, mio fratello non torna pi.., rimane solo la rabbia,
il Dragone risponde lo so, quello (farlo tornare in vita)
non posso farlo... un uomo morto non soffre pi, poi,
quando si trova qua, uno solo della famiglia non glielo
lascio, deve soffrire giorno per giorno.., perch quella la
punizione, se lo ammazzi non pu soffrire, ha finito di
soffrire; lui deve vedere uno per uno, come lha visto tuo
nonno82. Che Dragone potesse pensare alla vendetta era
80

Tribunale di Crotone, Sentenza n 1812 in data 19.12.2003. Processo Scacco


Matto, p. 365.
81
Su questo vedi Marco Martignoni, Racket nelledilizia, sette arrestati, Gazzetta
di Reggio, 22 ottobre 2005.
82
Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro DDA, Richiesta per
lapplicazione di misure cautelari nei confronti di Abramo Giovanni + 13, 28
febbraio 2005, pp. 27- 29.

81

prevedibile. Lo aveva previsto il procuratore Materia


quando, qualche mese prima della scarcerazione di
Dragone, disse: Se Antonio Dragone intender davvero
riappropriarsi della titolarit della cosca ci sar da stare
molto attenti83.
Per prima cosa ha bisogno di uomini con i quali
attuare la sua vendetta e perci chiama a raccolta i suoi
fedelissimi; sono pochi, pochissimi, e in gran parte parenti
tra loro. Poi ha bisogno di soldi, di tanti soldi. E allora
pensa di spremere i suoi paesani che hanno fatto o stanno
facendo fortuna a Reggio Emilia facendo gli imprenditori,
gli artigiani o lavorando in molteplici settori per costruirsi
un futuro. Questa idea si pu materializzare solo chiedendo
il pizzo agli imprenditori cutresi perch loro difficilmente
rifiuteranno di pagare conoscendo limportanza del suo
nome e sapendo che la sua vendetta, in caso di mancato
pagamento, pu raggiungere i familiari rimasti a Cutro.
Lidea di Antonio Dragone non aveva certo il dono
delloriginalit, anche perch a chiedere il pizzo agli
imprenditori cerano anche gli uomini di Nicolino Grande
Aracri. Il dato di assoluto rilievo il fatto che nel corso dei
primi anni del 2000 gli imprenditori di Reggio Emilia sono
sottoposti a forti pressioni e vivono un periodo
particolarmente difficile. Le inchieste della magistratura
hanno accertato che dal 2000 al 2002 gli uomini di Grande
Aracri sono gli assoluti padroni del campo, in seguito dal
2003 in poi subentrano i Dragone. Gli imprenditori non
sono gli stessi; cambiano, ma hanno una caratteristica
comune: sono tutti di Cutro. Sono quattro anni di intensa
attivit ndranghetista che si manifesta in vario modo e con
83

Per questa dichiarazione vedi Il Crotonese, 26 agosto 2003. Del medesimo


avviso anche il suo collega di Catanzaro Salvatore Dolce, Il Crotonese, 22 ottobre
2005. Sui conflitti tra Dragone e Grande Aracri, e sullimpossibilit di una loro
pacifica convivenza vedi Il Crotonese, 11 novembre 2005

82

varia intensit. Per comprendere quanto accaduto


abbiamo a nostra disposizione una guida preziosa che
depositata negli atti giudiziari della Direzione distrettuale
antimafia di Bologna, del Giudice per le indagini
preliminari di Bologna, del Tribunale di Reggio Emilia,
della Corte di Cassazione, della Corte dAppello di
Bologna. Un procedimento lungo, ancora non concluso, per
cui sempre utili ricordare che le posizioni dei singoli
imputati non hanno avuto ancora una conclusione
giudiziaria definitiva.
I fatti sicuramente accertati sono molteplici e vanno
dai furti alle estorsioni. Ci sono furti di escavatori e di
autocarri che colpiscono imprese edili, incendi di bar, di
tabaccherie, di ristoranti, e di discoteche; poi ci sono le
richieste di denaro, le estorsioni vere e proprie. Gli episodi
sono molteplici e negli atti sono descritti ad uno ad uno,
con tutti i particolari. Qualcuna delle vittime parla, altre no.
Uno che parla Claudio Braglia, il quale disse di essere
stato avvicinato con la richiesta di versare denaro sul
presupposto di essere succeduto nel credito di circa 100
milioni di lire, vantato da terzi nei confronti di Braglia
(credito in realt insussistente). Un altro che si rifiut di
pagare fu Roberto Salsi e ne ebbe il locale invaso da
fiamme per un incendio doloso causato da bottiglie piene
di benzina. Anche i locali della discoteca Amnesia furono
incendiati e distrutti. Secondo il pubblico ministero della
DDA di Bologna, Elisabetta Melotti gli indagati avevano
predisposto unorganizzazione in grado di perpetrare furti
(prevalentemente di automezzi ed in particolare di camions
Fiat Iveco Daily) con cadenza quasi quotidiana; essi
disponevano di locali ( sia nella propria disponibilit che
presso terzi), nei quali occultare i mezzi; avevano
strumentazione, grazie alla quale contraffacevano targhe e
numeri
identificativi
degli
autoveicoli
che,

83

successivamente rivendevano; gli indagati si avvalevano


dellorganizzazione predisposta anche per perpetrare
rapine, per la cui attuazione si servivano dei veicoli dai
medesimi rubati e di armi delle quali avevano la
disponibilit; gli indagati, inoltre, si avvalevano
dellorganizzazione per procurarsi ulteriori profitti,
mediante estorsioni, attuate o per percepirne direttamente i
proventi, o per incarico di terzi; le estorsioni erano attuale
mediante la minaccia di ritorsioni, anche con ricorso con
azioni incendiarie.
Secondo quel magistrato, erano allopera gli uomini
che appartenevano allorganizzazione di Nicolino Grande
Aracri. Lassociazione, operante nel territorio di Reggio
Emilia (e provincia) conseguiva vantaggi e profitti ingiusti
tramite estorsioni nei confronti di gestori di pubblici e
privati esercizi (quali bar, ristoranti e circoli di gioco) ed
imprenditori; essa aveva, inoltre, organizzato una seriale
attivit di fatturazione per operazioni (totalmente o
parzialmente) inesistenti nei confronti di imprenditori,
prevalentemente edili i quali corrispondevano in contante
le somme, di importo non inferiore allIva calcolata in
fattura (non versata poi all Erario), cos da occultare,
mediante una diversa apparenza documentale, la causale
della dazione del denaro, che gli indagati chiedevano agli
imprenditori84.
C una particolarit nelle vicende di quegli anni ed
data dal fatto che in opera un gruppo familiare, quello
degli Amato, originario della provincia di Reggio Calabria.
Secondo il pubblico ministero le indagini dimostrano che
i furti non sono lunica attivit illecita a cui sono dediti gli
Amato, poich gli stessi sono coinvolti anche in rapine ( le
84

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna, DDA, Richiesta di


applicazione di misura cautelare in carcere nei confronti di Amato Alfredo + 12,
9.1. 2003, pp. 12-19.

84

investigazioni permettevano di risalire ad una rapina


eseguita e ad altre, solo programmate), per la cui
esecuzione hanno anche disponibilit di armi. Le
intercettazioni provano inoltre che gli Amato sono inseriti
nel contesto della criminalit organizzata calabrese, che
opera a Reggio Emilia. Essi non solo fanno furti, ma
ricorrono anche ad estorsioni nei confronti dei proprietari,
subordinando la restituzione del mezzo sottratto al
pagamento di una somma di denaro. Fatto che la loro
attivit nota, tanto che ad essi si rivolgono terzi, per
recuperare i mezzi, anche se sottratti da altri. Lestorsione
altres alla base di azioni incendiarie, attuate dagli Amato
(o perch direttamente interessati alla riscossione del
denaro o perch incaricati da terzi, quali esecutori
dellazione). Le indagini hanno permesso di risalire a due
incendi (uno ai danni della discoteca Amnesia ed uno ai
danni della srl Salsi).
Gli Amato, pur non facendo parte di unassociazione
mafiosa, si avvalgono della forza proveniente dai Grande
Aracri e ne traggono vantaggi concreti. La loro attivit
ampiamente conosciuta nel reggiano, come testimoniato
dalle richieste che ad essi pervengono di restituzione di
autoveicoli o di loro intervento per recuperare automezzi di
terzi. Inoltre gli Amato sono interlocutori di rispetto
nellambiente della criminalit organizzata reggiana, tanto
che ricevono informazioni su rapine da eseguire ed offerte
di collaborazione da altri, per la commissione congiunta di
reati; gli Amato hanno avuto abituali rapporti con la
famiglia Grande Aracri e con i loro referenti a Reggio
Emilia e rispettano le regole imposte dalla famiglia
Grande Aracri; i legami esistenti sono noti ai terzi, se solo
si pensa che Amato Alfredo spiega di essersi recato per
ambasciate e per ritirare mazzette da persone. E
convinzione del magistrato che che gli Amato, nella

85

commissione degli illeciti, gi usufruiscono della valenza


intimidatoria dell associazione con cui hanno avuto cos
frequenti rapporti e con la quale comunque hanno regolato
la propria sfera di autonomia operativa nel reggiano.
Inoltre, i metodi adottati sono di per s evocativi di una
struttura mafiosa retrostante, per la valenza intimidatoria
dellatto incendiario, specie se reiterato ai danni di pi parti
lese.
Ci sono sicuramente episodi singolari come quello
del furto di un escavatore commesso in danno di una
persona che evidentemente era protetto dai Grande Aracri;
ed infatti solo cos si spiega il fatto che uno dei
responsabili del furto viene urgentemente convocato in
Calabria per dare spiegazioni. Lescavatore ritorner poi
nelle mani del legittimo proprietario anche se era stato gi
venduto e lacquirente verr ricompensato con un altro
escavatore identico al primo. Il dato sicuramente pi
interessante il conflitto latente tra gli associati. Uno si
lamenta nei confronti di altri due perch si sono arricchiti
con lelevato ricorso alle false fatturazioni85.
Ancor pi interessante la condizione di
confusione creatasi nella famiglia a causa della detenzione
del suo capo Grande Aracri Nicolino. Secondo le
intercettazioni effettuate non si capisce pi bene chi
comanda a Reggio Emilia. Il magistrato convinto che
gli indagati sono affiliati al clan della famiglia Grande
Aracri Nicolino, attualmente detenuto e che la
detenzione del capo famiglia ha provocato una situazione
di incertezza e confusione, sia a Cutro che a Reggio
Emilia dove non ben chiaro chi comandi. In ogni caso,
le indagini hanno dimostrato
la sussistenza
85

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna, DDA, Richiesta di


applicazione di misura cautelare in carcere nei confronti di Amato Alfredo + 12,
9.1. 2003, pp. 22-24 e p. 126.

86

dellassociazione di tipo mafioso. Pur rimanendo in


carcere, Grande Aracri, inoltre, d istruzioni in merito alle
complessive modalit operative del clan nel reggiano, con
particolare riferimento alle fatturazioni per operazioni
inesistenti ed al rapporto con i cutresi, dai quali
pretendere denaro. Governa la sua organizzazione ed
interviene per tutelare gli interessi di persone vicine alla
famiglia, se violati ed esercita a tale fine la sua autorit
(esemplificativa la nota vicenda dellescavatore).
Linteresse dellintera vicenda anche nel sistema
di false fatturazioni, che Grande Aracri Francesco vuole sia
esteso a tutti i cutresi, cos da rendere ancora pi debole la
possibilit di sporgere denuncia. Grande Aracri ha
decretato che i cutresi devono pagare lIva, con ci
riferendosi alle somme da pagare alla famiglia,
contabilmente giustificate come Iva ma non versate
allerario Il sistema ha una sua particolare efficacia,
perch rafforza il potere sulle parti lese, ulteriormente
indebolite nella loro possibilit di ricorso alle forze di
polizia ed allautorit giudiziaria. E un sistema
ingegnoso. Infatti i cristiani non possono andare alla
legge. Perch che cosa andrebbero a dire ?, commenta
uno di loro. Ci sono elevati profitti garantiti da questo
meccanismo e sono la prova della funzionalit del
sistema, poich invertono o comunque alterano il rapporto
di profitto, che caratterizza il reato di false fatture, se
compiuto con il dolo specifico dell evasione fiscale. Gli
uomini della ndrina sollecitano i vari imprenditori, i
quali, pertanto, non aderiscono al sistema in relazione alle
esigenze contabili e, quindi, alle loro scelte e necessit di
impresa. Il ricorso a varie persone a cui intestare le fatture,
inoltre, non muta i destinatari finali dei soldi dellIva, ma
facilita solo la dispersione delle indagini. Questa vicenda
particolarmente istruttiva perch dimostra come ci sia, al

87

di l degli imprenditori, una rete di persone che accettano


le false intestazioni; chi siano queste persone facilmente
intuibile perch devono comunque gravitare nel mondo
delle imprese o del commercio per essere in grado, in caso
di controlli, di poter giustificare lemissione di fatture a
loro nome. Larea dei soggetti interessati dalle richieste
estorsive si allarga e coinvolge un numero imprecisato di
soggetti; non cosa di poco conto.
A quanto pare, le fatturazioni sono un sistema
adottato da tempo, da tanto tempo tanto da essere
abituale ed organizzato, a dimostrazione dellampiezza
dellintervento illecito della famiglia del territorio. E
proprio la sua efficacia, gi dimostrata, che induce la
ndrina ad estenderla a tutti i cutresi che continuano ad
essere vittime dei loro paesani mafiosi. Ed, infatti, continua
il pubblico ministero Elisabetta Melotti, uno degli scopi
dell associazione lestorsione ai danni di imprenditori e
gerenti di esercizi (siano essi pubblici come il bar River o
privati come i circoli per il giuoco dazzardo). Ancora una
volta vittime e carnefici hanno la medesima provenienza;
sono cutresi. Lestorsione avviene quasi esclusivamente
ai danni di cutresi, maggiormente sottoposti alla forza
intimidatrice della famiglia (anche per i legami che essi
necessariamente hanno con familiari o terzi dimoranti in
Calabria, che li rendono ancora pi esposti al controllo
territoriale del clan). La scelta di agire in danno dei
cutresi non certo casuale, perch essa tende a ridurre il
rischio delle denunce, dal momento che le vittime, avendo
i familiari a Cutro, temono una ritorsione a loro danno. Pu
sembrare una opzione criminale miope, quella di rivolgersi
solo ai propri paesani, ma in realt cos non . Ed infatti la
scelta di operare prevalentemente nei confronti di cutresi (o
pi genericamente calabresi) non incide sullestensione
territoriale del sodalizio e sulla sua pericolosit, se solo si

88

considera che essi formano unampia comunit a Reggio


Emilia, numerosa e ben inserita, soprattutto nel settore
dellimprenditoria edile, con le conseguenze che ne
derivano anche sul profilo dellinserimento nell economia
locale della citt. Come sempre capita di vedere in
vicende simili a questa, le attivit illecite e criminali della
ndrina sono finalizzate in parte per le attivit generali
della ndrina e in parte a reperire i soldi per i carcerati.
Il ricorso all estorsione modalit abituale di
reperimento del denaro e la vicenda del bar River ne
costituisce chiara prova, perch l incendio appiccato per
convincere Lombardo, che non intendeva soggiacere alle
richieste di denaro a pagare per evitare danni ulteriori. La
modalit estorsiva, con ricorso allincendio, non certo
occasionale; sufficiente osservare che tra le persone, con
le quali gli indagati hanno rapporti economici (per
riscuoterne denaro) ve ne sono molteplici che hanno subito
attentati o ricevuto intimidazioni. Pur di ottenere il
risultato si usavano modalit dazione come gli attentati
che di solito non vengono praticati nelle realt del nord e
ci per la ragione detta altre volte, ma che bene ripetere
per la sua importanza che la ndrangheta ha sempre
cercato di passare inosservata. E invece gli attentati
avevano il potere di richiamare lattenzione degli inquirenti
e di far avviare delle indagini. Nelle telefonate che
intercorrono tra le persone intercettate, una dice che
occorre fare qualcosa per rendere pi morbidi nei loro
confronti degli imprenditori, per fare loro accettare delle
proposte contrattuali (relative ad assunzione o comunque
alla stipulazione di contratti anche di lavoro autonomo con
persone scelte dagli uomini della ndrina. Il dato di fondo
che le vittime degli atti intimidatori tacciono per paura.
E la paura che cuce loro la bocca. I rischi sono evidenti,
se solo si pensa alla gravit degli atti intimidatori fatti con

89

ricorso agli incendi. Il fatto ha la sua importanza. Le


richieste estorsive ed i sospetti non sono palesati alle forze
dellordine; se qualcuno decide di rendere dichiarazioni,
ricorre a parziali racconti, idonei a suggerire eventuali
responsabilit, senza contemporaneamente fornire gli
elementi indispensabili per predisporre un efficace
risposta di polizia86. Il quadro abbastanza chiaro. La
paura c, e riguarda quello che potrebbe succedere a
Cutro, non tanto a Reggio Emilia. Il timore vero, quello
che cuce le bocche, riguarda i parenti rimasti a casa.
Il Giudice per le indagini preliminari di Bologna,
Diego Di Marco, ordina la misura cautelare in carcere il 14
febbraio 2003 contro tutti i 13 imputati indicati dal
pubblico ministero. Tra gli episodi pi significativi vi
quello relativo alla denuncia di Claudio Braglia che il 16
luglio 2002 era stato oggetto di un attentato incendiario
nella sua abitazione. Lepisodio significativo perch chi
chiede i soldi non di Cutro ma della provincia di Reggio
Calabria. Braglia aveva avuto problemi con unimpresa in
seguito citata in giudizio per inadempienze nellesecuzione
dei lavori. Dopo lattentato Braglia aveva ricevuto una
telefonata, da parte di uno che disse di essere Amato,
quello che abita in v. Tassoni a Reggio Emilia, quello che
venuto tante volte a cercarti e ti sei sempre fatto negare.. io
non sono cutrese e so che tu sei amico dei cutresi e dei
Carabinieri.. vengo alle spicce.. io ho preso il credito che
Falcone Carmelo vanta nei tuoi confronti di cento milioni,
sono a conoscenza che venuto suo figlio Rosario e non
gli hai dato nulla, anzi lo hai trattato male..la mia attivit
prendere i crediti degli altri e farmi pagare io sono uno che
86

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna, DDA, Richiesta di


applicazione di misura cautelare in carcere nei confronti di Amato Alfredo + 12,
9.1. 2003, pp. 132-142. Sul processo denominato Edilpiovra vedi Chiesti 33 anni
di galera per Edilpiovra, Il resto del Carlino, Reggio, 7 luglio 2005.

90

quando ha una persona che li deve dare me li faccio dare o


con le buone o con le cattive. Il credito vantato era
inesistente e forse era solo una scusa per poter allacciare
una qualche forma di contatto con una parvenza di credito
che mascherasse una brutale richiesta di soldi. Braglia
chiedeva allinterlocutore se fosse stato lui a lanciare le
bottiglie incendiarie e luomo rispondeva, ridendo:
potrebbe essere .. non lo so se sono stato io.. potrebbe
essere.. io ho dei documenti che mi ha dato Falcone
Carmelo che confermano che gli devi dare cento milioni;
Braglia gli spiegava che la controversia con Falcone era
stata decisa e che egli non aveva debiti residui, poich
aveva pagato quanto dovuto. L uomo replicava io non
vado per vie legali.. anzi voglio avere un rapporto diretto e
pi sbrigativo .. con le buone o con le cattive e comunque
se il credito inesistente puoi stare tranquillo a dormire
bene tu, tua moglie, tua madre e il tuo bambino.. non ti
disturber pi. Le telefonate non avevano avuto termine
con quelle parole. Tempo dopo ne arriv unaltra, dai toni
ancora pi perentori. Raccont Braglia che lo stesso uomo
gli aveva detto: so che mi hai denunciato per tutte le
telefonate che ti ho fatto, non mi interessa perch voglio i
soldi che mi spettano; poi aggiungeva: non sono stato io
per le due bottiglie incendiarie ma saranno stati i tuoi amici
marocchini, tunisini, rumeni, perch so che presti soldi;
Braglia negava e chiedeva di incontrare la persona. C
ancora unaltra telefonata che significativa. E ancora
Amato che qualificatosi gli aveva detto: io sono in
permesso dal carcere, vediamo quanto poterci trovare
perch voglio conoscerti e parlarti... ho i documenti che
attestano che tu devi dare dei soldi a Falcone dal quale
anche se io non sono iscritto allalbo faccio recupero

91

crediti abitualmente e non mi piace che tu vada in giro a


dire che mi fai fare 10 anni di galera, parla poco87.
Il magistrato accoglie le ipotesi accusatorie
formulate dal pubblico ministero e si convince che tutti gli
episodi di estorsione riferiti, attuati da questo o da quel
clan, trovano fondamento nellevocazione della comune
matrice mafiosa che governa quel territorio. Si convince
anche che lavvicendamento dei vari affiliati nelle
mansioni attinenti ad esempio lesazione, evidenzia la
riconducibilit quanto meno ad una approvazione
dellunico vertice incontrastato costituito dalla famiglia
Grande Aracri, il cui principale esponente Nicolino per
temporaneamente impossibilitato al concreto esercizio dei
poteri di conduzione in quanto detenuto in relazione ad
altro procedimento pendente, e solo a tale contingente
situazione pu attribuirsi quella mancanza di una linea
comune ed unanimemente accettata nella molteplicit di
direttive spesso in contraddizione tra loro che traspare in
molte vicende esaminate ed in numerose conversazioni
intercettate, nelle quali gli associati si chiedono chi
comandi veramente a Reggio Emilia, e che cagiona
contrasti88.
Larresto del capo crea problemi, modifica gli
equilibri, altera assetti consolidati; era gi successo nella
cosca Dragone, pare succedere adesso nel gruppo di
Grande Aracri. In fondo la dinamica criminale che
conferma un mutamento in atto nelle regole mafiose che ne
risultano alterate. Un tempo il capo in carcere continuava a
comandare perch il volume di affari e la mole delle
87

Tribunale di Bologna, Giudice per le indagini preliminari, Ordinanza di


applicazione di misura cautelare nei confronti di Amato Alfredo + 12, 14 febbraio
2003, pp. 27-28.
88
Tribunale di Bologna, Giudice per le indagini preliminari, Ordinanza di
applicazione di misura cautelare nei confronti di Amato Alfredo + 12, 14 febbraio
2003, p. 42.

92

decisioni da assumere erano tutto sommato contenuti. Ora


non pi cos. Leconomia corre veloce, e anche gli affari
mafiosi hanno una velocit maggiore rispetto al passato. Lo
stesso vale per le decisioni da assumere che non sono pi
quelle di prima soprattutto da quando stato introdotto
larticolo 41 bis dellordinamento penitenziario che isola i
capimafia e ne impedisce o quanto meno ostacola
fortemente i rapporti con lesterno. Quelli di fuori
inevitabilmente assumono una funzione pi dinamica. Il
pubblico ministero in data 5 gennaio 2004 chiedeva il
rinvio a giudizio di 11 dei 13 imputati89.
Il giudizio sar ancora lungo e, come detto, non
ancora giunto a una definitiva conclusione. C ancora da
attendere per chi voglia conoscere le conclusioni definitive
del processo. Il 16 febbraio 2004 c una pronuncia del
Gup di Bologna. I reati sono ovviamente gli stessi.
Linteresse nostro perci relativo soltanto alla
valutazione dellesistenza di una associazione mafiosa.
Secondo Gabriella Castore, giudice della udienza
preliminare di Bologna, risulta provata lesistenza di una
cosca mafiosa facente capo alla famiglia Grande Aracri,
caratterizzata dallesistenza di uno statuto con ripartizione
di ruoli, da un rituale mafioso per liniziazione degli
accoliti, dallesistenza di una gerarchia, di rapporti di
copiata e di comparaggio, dal riconoscimento
dellesistenza del clan da parte di altre famiglie mafiose,
dallerogazione di uno stipendio agli associati, dalla forza
di intimidazione che propaga dalla associazione stessa e
dalla realizzazione di intimidazione (anche nei confronti
delle forze dellordine) di reati da cui trarre illeciti proventi
(estorsioni ed altro). Inoltre risulta un legame tra il clan e il
89

Tribunale di Bologna, procura della Repubblica, DDA, Richiesta di rinvio a


giudizio nei confronti di Amato Alfredo + 10, 5.1.2004. Le persone escluse dalla
richiesta di rinvio a giudizio erano Carmine Arena e Antonio Grande Aracri.

93

territorio di Reggio Emilia dal quale il clan riceve denaro


per le finalit proprie dellassociazione ed in particolare per
il sostentamento dei detenuti.
Insomma, anche per quel giudice, c la conferma
dellesistenza di un gruppo collegato a quello operante in
Cutro, facente capo alla famiglia Grande Aracri, gruppo
che svolgeva la propria attivit illecita nel reggiano dove,
per, le cose non filavano lisce come avrebbero dovuto. Ed
infatti, da una intercettazione vengono fuori queste parole:
Io non capisco niente a sta Reggio Emilia, Pino!. Quello
mi dice che con quello, quello mi dice che con quello!
Vincenzo dice vedi che con noi. Insomma sto bordello
del c. deve finire Pino!.. Ah!.. Io non sono con nessuno
Pino! Io porto una bandiera sola: il mio cuore, che gli
voglio bene! Sai dove mi sono cresciuto io!. Ancora una
volta la conferma della confusione che c nelle fila delle
ndrine a Reggio, ma ovviamente al giudice importa di pi
il peso esercitato dalla presenza oppressiva delle ndrine
sugli imprenditori e scrive: La situazione di un
assoggettamento e di omert che la forza del vincolo
associativo provoca nellambiente reggiano evidente. Le
vittime degli atti intimidatori tacciono. O quando parlano
minimizzano laccaduto90. Una successiva sentenza della
Corte dAppello di Bologna del 24 febbraio 2005 arrivava
a conclusioni diverse, soprattutto per quanto riguarda la
partecipazione di Francesco Grande Aracri, Ottavio Muto e
Nicolino Sarcone allassociazione mafiosa che veniva
radicalmente messa in discussione91.
90

Tribunale di Bologna, Sezione dei giudici per le indagini preliminari, Sentenza


nel procedimento a carico di Amato Alfreto + 5, Sentenza n. 122/04 in data
16.2.2004
91
Tribunale di Bologna, Sezione dei giudici per le indagini preliminari, Sentenza
nel procedimento a carico di Amato Alfreto + 5, Sentenza n. 122/04 in data
16.2.2004.

94

Come si vede, unaltalena di giudicati che mettono in


luce la sensibilit dei magistrati che giudicano sugli stessi
fatti. La pronuncia dellappello fin in Cassazione che con
sentenza datata 1 dicembre 2005 modific quella
dellappello. Secondo il ricorso del Procuratore generale,
Francesco Grande Aracri si era occupato del recupero non
come semplice mediatore, ma per affermare il prestigio
della famiglia, trattandosi di strumento sottratto
allazienda del Turr, protetta dal clan facente capo a
Grande Aracri Nicolino. Inoltre, quanto al Sarcone, il PG
ha dedotto il vizio della motivazione sul rilievo che la
Corte di merito non aveva considerato che, se il Sarcone
negli ultimi tempi aveva mantenuto una posizione
ambivalente e non aveva rispettato gli ordine impartiti dai
vertici dellassociazione in occasione della vicenda relativa
allescavatore, significava che in precedenza lo stesso
aveva partecipato allassociazione, tanto pi che i reati per
i quali aveva subito condanna erano stati commessi con
metodo mafioso proprio per il perseguimento dei fini
dellassociazione.
Infine, sempre secondo il Procuratore Generale la
Corte di merito oltre a non tenere conto del fatto che i
delitti erano stati commessi con modalit che lasciavano
desumere lesistenza della matrice mafiosa non aveva
considerato che i soggetti passivi delle estorsioni erano
cutresi o di provenienza calabrese, di guisa che erano in
grado di percepire la pericolosit dei componenti
lassociazione e la forza intimidatrice da essa promanante.
Secondo la Corte di Cassazione il ricorso nei confronti di
Francesco Grande Aracri andava accolto. Fratello di
Nicolino Grande Aracri interviene nella vicenda
dellescavatore rubato. Lintervento dellimputato fu
sollecitato, tramite sua moglie, direttamente dal capoclan
detenuto, ma anche dal fatto che limputato, proprio per

95

riaffermare il prestigio della famiglia ordin la


restituzione dellescavatore92.
I giornali locali di Reggio Emilia seguono con
comprensibile attenzione le vicende del processo
denominato Edilpiovra e tengono costantemente informati i
loro lettori. Ne d una dimostrazione Il Giornale di Reggio
che pubblica tre articoli a firma Jacopo della Porta nel
2005. Gli articoli di Della Porta sono in data 7 luglio 2005,
25 febbraio 2005 e 4 dicembre 2005. Anche la Gazzetta di
Reggio aveva informato i suoi lettori con un articolo di
Tiziano Soresina in data 25 gennaio 2004. Il resto del
Carlino fa la sua parte; tra i tanti articoli quelli del 7 luglio
2005 e del 9 luglio 2005.
Un altro processo si instaura a Reggio Emilia con
altre sei persone imputate in gran parte degli stessi reati di
quelli sin qui descritti per gli altri imputati. Ancora una
volta la questione che pi interessa se, secondo quei
magistrati, esiste o meno lassociazione mafiosa. Secondo
il Tribunale di Reggio Emilia la questione di fondo non
tanto se vi sia prova di unassociazione in s riconducibile
al tipo normativo dellart. 416 bis c.p., quanto se
questultima sia configurabile nei precisi termini
cristallizzati nellimputazione. Il Pubblico Ministero
contesta infatti agli imputati la partecipazione ad
92

Corte suprema di Cassazione, Sentenza sui ricorsi proposti da Procura


Generale della Repubblica presso Corte dAppello di Bologna nei confronti di
Sarcone Nicolino + 5, sentenza n. 1238/05 in data 1.12.2005. La Corte di
Cassazione annulla nei confronti di Sarcone Nicolino senza rinvio la sentenza
impugnata e la sentenza di primo grado, nonch la richiesta di rinvio a giudizio e
dispone la trasmissione degli atti al Procuratore della Repubblica presso il
Tribunale di Bologna per il corso ulteriore. Sulla sentenza vedi Jacopo Della
Porta, Edilpiovra: processi da rifare, Giornale di Reggio. Ultime notizie, 3
dicembre 2005. Una nuova sentenza della Corte dAppello di Bologna, sentenza n,
1399/07 del 19.4.2007 conferma la condanna di Francesco Grande Aracri a 3 anni
e 6 mesi di reclusione.

96

unassociazione mafiosa attiva nel territorio di Reggio


Emilia; ora, proprio in base alla prospettazione del
radicamento locale dellassociazione, ma anche della sua
autonomia da altri sodalizi, il Collegio ha respinto
leccezione di incompetenza territoriale sollevata dalla
difesa del Grande Aracri. Si tratta ora di verificare se in
questi termini la tesi dellaccusa sia fondata. Ebbene,
secondo il Tribunale non emersa la prova dellesistenza
di unassociazione mafiosa che agisse nel reggiano
indipendente, libera e svincolata da altre organizzazioni, e
ci anche perch c chi, tra gli associati deve volare dalla
Calabria in Emilia per sanare contrasti e impartire
direttive. Secondo i Giudici del Tribunale quella di
Reggio Emilia appare nulla pi che lemanazione o
lappendice (in quanto tale non autonoma) di
unassociazione che ha altrove il suo fulcro, i suoi capi e il
suo radicamento 93.
Le estorsioni dei Dragone prendono il via pochi
giorni prima che Dragone lasciasse il carcere. La
circostanza emerge dal fatto che le indagini della Procura
della Repubblica di Reggio Emilia hanno inizio il 13
dicembre 2003 in seguito allincendio di tre macchine
operatrici avvenuto nel cortile della concessionaria
Domenichini sita in Reggio Emilia. Lattentato
incendiario ha avuto un ruolo centrale nelle indagini94, a
conferma del fatto che quando si agisce al di fuori del
proprio territorio la ndrina si espone ad indagini
penetranti. Ma ben presto la Procura della Repubblica di
Reggio Emilia lascia il passo alla Direzione distrettuale di
93

Tribunale di Reggio Emilia, Sentenza nei confronti di Amato Emilio + 5,


sentenza n. 613/05 in data 9 luglio 2005.
94
Da vittima a protetto del clan, LInformazione di Reggio Emilia, 26 ottobre
2005 e I killer si costituiscono, Giornale di Reggio, 5 maggio 2006 che ricorda
come le indagini siano partiti dopo alcuni danneggiamenti sui cantieri edili.
Articoli non firmati.

97

Bologna perch ci si accorge subito che i reati che si stanno


commettendo hanno una natura mafiosa.
Le indagini vengono condotte dalle squadre mobili
di Reggio Emilia e di Bologna, poi nel luglio del 2004
veniva investita la Direzione distrettuale antimafia di
Catanzaro. Le informative delle squadre mobili sono
chiare; e sin dallinizio matura lipotesi centrale di tutte le
indagini. Lidea che subito dopo la sua scarcerazione, il
Dragone si sia fattivamente adoperato a ricomporre le fila
della cosca a lui facente capo al fine di mettere in atto i
suoi propositi di vendetta nei confronti dellopposta
fazione capeggiata dallacerrimo nemico Grande Aracri
Nicolino. La volont del Dragone di ripristinare il suo
ruolo di capo e di dimostrare la sua supremazia non solo
nellambito del territorio cutrese, a lui da sempre
appartenuto, ma anche nelle propaggini dello stesso, vale
a dire nella provincia di Reggio Emilia, si evince da tutta
una serie di attivit estorsive materialmente poste in essere
dai suoi accoliti nella provincia emiliana ma di fatto
dirette personalmente dal Dragone da Cutro dove lo stesso
provvedeva a rimpinguare le casse del clan e permettere
di avere a disposizione i mezzi necessari per lesecuzione
dei numerosi fatti delittuosi ascrivibili alla consorteria
criminale da lui capeggiata95.
Adesso occorre munirsi di pazienza e seguire passo
passo, seppure sinteticamente, le indagini della polizia di
Reggio Emilia e della magistratura di Catanzaro perch in
questo modo avremo la possibilit di valutare come si
muove un gruppo di ndrangheta in terra emiliana. Ma ne
vale la pena perch si apprenderanno molte cose su vicende
recentissime sulle quali ancora oggi pende il giudizio del
95

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro DDA, Richiesta per


lapplicazione di misure cautelari nei confronti di Abramo Giovanni + 13, 28
febbraio 2005, p. 34.

98

tribunale di Catanzaro e anche perch avremo pi


informazioni sugli atteggiamenti dei mafiosi e su quelli
delle vittime. Tutto questo, bene ripeterlo, stato
possibile grazie alliniziale attivit dindagine della polizia
e della magistratura reggiana.
Il procuratore Italo Materia ha descritto con parole
ad effetto il senso pi profondo dellattivit delle ndrine a
Reggio Emilia: Reggio il salvadanaio della
ndrangheta. Parole chiare, non c dubbio, che sono utili
a far comprendere come le cosche puntassero sulla ricca
realt imprenditoriale di Reggio Emilia per ricavare denaro
contante, quello che gli serve per le attivit minute e pi
urgenti. Le cosche sanno bene chi sono i parenti, amici,
conoscenti che qui da noi hanno fatto fortuna e li
considerano il loro privato mobiletto della provviste, da cui
cavare periodicamente soldi. Reggio per le cosche cutresi
una sorta di pozzo senza fine. A Reggio lavora e prospera
tanta gente di Cutro che, ogni tanto, viene a pagare il suo
tributo di sangue ai clan. Insomma, un grosso salvadanaio
da cui prelevare quattrini, tanti quattrini. Siamo a fine
ottobre del 2005 e le parole del procuratore sono importanti
perch, oltre al fatto economico, esse sottolineano un altro
aspetto legato al mutamento di strategia delle cosche in
territorio reggiano che nel passato, fino ai tempi di Bellini,
avevano avuto modo di insanguinare le strade reggiane. Da
allora qualcosa cambiato perch adesso i conti li
regolano in Calabria. A Reggio cercano liquidit, aziende
che possono alimentare le cosche, il tutto in un clima di
omert che non facile da spezzare96. Il fatto che lo
scontro cruento si svolgeva a Cutro, mentre a Reggio
96

Tiziano Soresina, Reggio salvadanaio della ndrangheta, Gazzetta di Reggio,


22 ottobre 2005. Lespressione del procuratore ripresa anche da Il Crotonese, 25
ottobre 2005. Vedi anche Il procuratore Materia e il legame Sud-Nord Bussano
da noi quando hanno bisogno di soldi, Il Resto del Carlino, Reggio, 11 novembre
2005.

99

Emilia cera un altro tipo di scontro non cruento, perch


non scorreva sangue lungo le strade per accaparrarsi il
pizzo degli imprenditori cutresi.
Lincendio della concessionaria Domenichini era
sicuramente di natura dolosa, poich era stata rinvenuta sul
luogo una grossa tanica vuota, dalla quale emanava ancora
odore di benzina. In ordine allevento criminoso venivano
avviate le prime indagini anche attraverso servizi di
intercettazione telefonica il cui spunto traeva origine dagli
elementi forniti dallamministratore della concessionaria.
Questultimo riferiva di essere stato contattato da Silipo
Antonio, il quale gli aveva chiesto di non fornire lavoro
ad un operaio. La richiesta non era stata accolta, cosi che
lincendio poteva verosimilmente spiegarsi quale atto
intimidatorio o ritorsivo. Le intercettazioni dellutenza in
uso a Silipo permettevano di risalire ad altri calabresi,
componenti della famiglia Dragone. Silipo titolare di
impresa, la cui attivit consiste nella fornitura alle imprese
edili di materiale inerte, alla cui consegna nei cantieri
provvede tramite propri autisti (limpresa dispone di circa
trenta camion, come
dice lo
stesso
Silipo
nellintercettazione). Le telefonate dimostravano che Silipo
aveva subito nellultimo periodo una riduzione nellattivit,
la cui causa egli individuava proprio nella contestuale
espansione sul mercato reggiano della Srl Artedile, attuata
anche con il ricorso a metodi intimidatori come affermava
la Squadra mobile. Ci sono alcune telefonate tra Silipo e un
altro imprenditore che sono particolarmente significative.
Silipo continua a lamentarsi del fatto che Artedile gli
abbia rubato i clienti e limprenditore manifesta il suo
stupore per il fatto che unimpresa con un solo camion
(lArtedile) possa avere tanti clienti. Ma il perch chiaro
a Silipo: Le persone si spaventano di loro e si servono di
loro. Lamministratore dellArtedile era Salvatore Arabia

100

e dopo la sua morte il 20 agosto 2003 era stato sostituto dal


fratello Giuseppe97.
Cosera successo esattamente? I fatti coinvolgono
tre operai dellArtedile, i quali avevano effettuato alcune
ore lavorative per conto di Silipo Antonio, per spalare la
neve. Il problema deriva dalla mancata preventiva
autorizzazione di Arabia, che si offende per lautonoma
iniziativa dei suoi dipendenti e per la mancanza di rispetto
che Silipo ha mostrato. Arabia, quale prima reazione,
licenziava gli operai ed avvisava Silipo di non avere con
essi rapporti. Arabia fece qualcosa di pi: avvert il
vecchio Dragone della mancanza di rispetto da parte di
Silipo. E una telefonata importante intanto perch mostra
la dipendenza di Arabia da Dragone, e poi perch ci mostra
un Dragone in piena forma, che entra in attivit subito,
senza perdere tempo.
Il ruolo del vecchio Dragone, appena uscito dal
carcere, continua ad essere fondamentale. Il suo intervento
produce subito cambiamenti, la situazione si mette in
movimento. Arabia telefona a Dragone e lo avverte del
comportamento scorretto di Silipo il quale non avrebbe
dovuto accettare la proposta di lavoro dei tre, ma avrebbe
al contrario dovuto avvisarlo e chiedergli il permesso.
Dragone, dopo appena due minuti, telefona a Silipo e gli
chiede di chiarirsi con Arabia. A quel punto Silipo chiama
Arabia e lo informa della telefonata intercorsa tra lui e
Dragone. Arabia per chiarire la vicenda, invita Silipo
nellufficio, ove, alla presenza dei tre operai, avrebbe
dovuto compilare lassegno, per il pagamento del loro
97

Per la morte di Salvatore Arabia, ucciso nella frazione Steccato di Cutro, stato
accusato come mandante Nicolino Grande Aracri. Il tribunale dei riesame di
Catanzaro ha escluso questa circostanza ed ha escluso che Nicolino Grande Aracri
sia il mandante dellomicidio. Vedi Antonio Anastasi, Delitto Arabia senza
mandante, Il quotidiano, 13 dicembre 2007.

101

lavoro, intestandolo allo stesso Arabia, anzich ai tre


lavoranti, a pubblica conferma che il capo era Arabia e
che loro erano privi dautonoma iniziativa. Secondo il
magistrato di Catanzaro Salvatore Dolce le risultanze
investigative sopra esposte, non consentono di ritenere
configurabile una fattispecie estorsiva, essendovi indizi, da
reputarsi per non gravi, della costrizione di Silipo
Antonio, alla cessione di sub-appalti allArtedile o,
comunque, al versamento di somme di denaro.
Lipotesi di reato, come s gi detto, a noi importa
poco. Importa molto di pi notare il ruolo del vecchio
Dragone e la lezione che lo stesso impartisce ad Arabia il
quale particolarmente infastidito della mancanza di
rispetto da parte di Silipo. Dragone invita Arabia a ridurre
la sua reazione e spiega che egli, a Cutro, sta dando lavoro
a tutti quelli che glielo chiedono (le persone che non
hanno un lavoro, sto facendo di tutto per farli lavorare
chi viene a piangere non mi interessa io gli faccio trovare
un lavoro); invita Arabia a lasciare che i tre lavorino per
altri, anche se ribadisce che Silipo, se lui avesse insistito,
non li avrebbe pi fatti lavorare; aggiunge che, se Arabia
avesse impedito ai tre di lavorare anche per altri, dopo
averli licenziati, avrebbe perso il rispetto della comunit
cutrese. E nella logica criminale quel rispetto un fatto
cruciale, determinante. Occorre sempre tenere a mente
questo fatto se si vogliono comprendere i fatti di mafia,
altrimenti si comprende poco o nulla di quanto accade in
quel mondo. Dragone concorda con Arabia sulla necessit
di una punizione per gli operai, ma precisa che il loro
comportamento ne giustifica solo una piccola, della cui
esecuzione si rende garante. Quello che viene fuori il
quadro di una ndrangheta tradizionale, di un capobastone
che interviene per risolvere i problemi, cercando di

102

perdonare e di fare del bene. Insomma, risolve quei


problemi che lo Stato non riesce a risolvere98.
Ma c anche dellaltro; emergono con estrema
nettezza e brutalit una concezione proprietaria degli
operai e la concezione abnorme del rispetto preteso. E poi
ed la cosa pi inquietante di tutte le altre cose emerse
c la presenza di Dragone che incombe a Reggio Emilia
pur rimanendo a Cutro. Comanda dalla Calabria, ma
come se si aggirasse per le vie di Reggio Emilia; lui ordina
con la raffinata tecnica di dare consigli e gli altri
eseguono.
Ci sono altre forme pi subdole per imporre le
estorsioni meno facili da individuare per gli inquirenti e
consistono nellimporre allimprenditore edile di far cedere
subappalti ad una certa ditta. Appalti invece di soldi in
contanti. Si lasciano meno tracce e le tracce eventualmente
trovate possono avere una plausibile spiegazione
diversamente da quanto succede per un passaggio di
danaro. E quanto capitato ad un imprenditore che fu
avvicinato in un modo del tutto particolare. Una prima
telefonata arrivata in azienda dice: io sono di Cutro
praticamente voglio sapere lufficio dov vengo e vi
trovo per portarvi unimbasciata. Lignaro telefonista che
risponde informando linterlocutore che il titolare non c
si sente dire: lo voglio incontrare capito? E gli devo
portare i saluti di una persona. Dire ad uno di Cutro: io
sono di Cutro, come mostrare la propria carta didentit.
Lepisodio sicuramente pi interessante quello
relativo a Giuseppe Ruggeri, procuratore generale della srl
Ruggeri costruzioni generali con sede in Reggio Emilia. A
98

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro DDA, Richiesta per


lapplicazione di misure cautelari nei confronti di Abramo Giovanni + 13, 28
febbraio 2005, pp. 38-44.

103

telefonare Giuseppe Arabia dicendo allimprenditore che


deve comunicargli delle cose che non posso dirti per
telefono. Lincontro viene subito fissato senza che venga
chiesta
alcuna
spiegazione
sulle
ragioni
dellappuntamento, quasi a dimostrare la consapevolezza,
da parte dellimprenditore, di quale possa essere
largomento da ricondurre al contatto avuto con il
fratello di Turu99. Arabia fa una telefonata ancora pi
importante ed interessante con la quale manifesta con
estrema chiarezza una sua ritrosia, una sua intima
convinzione dellinutilit del passo che sta per compiere.
Telefona al vecchio Antonio Dragone e lo mette in guardia
in modo esplicito: vedi che questo qua, zio Tot, che vi
avviso, questo qua cresciuto qua a Reggio, hai capito zio
Tot; Dragone domanda:e va bene che vuol dire
questo? ed Arabia spiega: no, perch non voglio fare la
scostumatezza a voi, ha capit?..... Zio Tot, io vi dico
sempre le cose come sono ....se uno cutrese che so che
la pensa alla cutrese un contoma se uno che reggiano,
perch questo qua, parecchie volte ha cominciato magari
ad offendere un poco, hai capito?..... che parla un pochino
alla reggiana, hai capito cercate di capirmi a me
le persone che parlano un po alla reggiana poco mi stanno
bene..; ha capito?; Tot risponde di saperlo100.
La telefonata di estremo interesse e la sua
importanza annotata e commentata dal pubblico
ministero Salvatore Dolce in questi teermini: Arabia fa un
commento per spiegare che Ruggeri, a tale richiesta,
potrebbe avere una reazione imprevista, in quanto, anche se
di Cutro, ha ormai acquisito una mentalit reggiana. Arabia
teme, perci, che Ruggeri si comporti diversamente dagli
99

Turu in dialetto calabrese significa Salvatore.


Su questo vedi Giovanni Vignali, Ndrangheta, pressing su Ruggieri, Giornale
di Reggio. Ultime notizie, 23 ottobre 2005.
100

104

altri imprenditori cutresi e non accondiscenda alle richieste,


perch orami troppo radicato nel contesto emiliano. E
evidente che il timore manifestato da Arabia costituisce
una conferma implicita dellesistenza di una diffusa
soggezione da parte degli altri imprenditori cutresi,
operanti nel reggiano, alle richieste di denaro a favore del
clan Dragone. Il probabile difforme comportamento di
Ruggeri infatti presentato come uneccezione, della quale
Arabia non vuole assumersi la responsabilit. E probabile
anche che Arabia manifestando la sua ritrosia a parlare con
quellimprenditore tema il contagio perch se si dovesse
conoscere in giro il diverso comportamento di Ruggeri
potrebbe spingere altri imprenditori a comportarsi allo
stesso modo. Le telefonate non finiscono qui. Arabia dopo
essersi incontrato con Ruggeri riferisce nuovamente a
Dragone le circostanze che erano emerse e che segnalavano
un problema di un certo rilievo per i Dragone.
Limprenditore era stato avvicinato da unaltra persona che
si era presentata a nome dello stesso Dragone. Il fatto non
irrilevante perch il capobastone non aveva autorizzato
nessuno a parlare in nome proprio, e perci si irrita di
quanto successo.
Le telefonate rivelano un personaggio singolare.
Dragone continua ad abitare a Cutro dopo tanti anni forse
vuole godersi il paese che gli ha dato i natali ma come
se fosse a Reggio Emilia. E costantemente informato di
quanto accade. Sa presso quali imprenditori i suoi emissari
andranno a battere cassa, conosce in tempo reale la loro
risposta e interviene immediatamente dando consigli
oppure telefonando lui direttamente, parlando con
limprenditore e cercando di dirimere le controversie. E
convinto che basti un suo intervento per mettere a posto le
cose. Sono passati molti lustri da quando era una persona
libera; molti di quegli imprenditori non li conosce

105

personalmente, sono loro a conoscerlo di nome e di fama e


secondo lui, tanto basta. Ne convinto anche nella vicenda
di Ruggeri tanto che, di fronte alle resistenze
dellimprenditore che pensa alla reggiana dice allArabia
di riferirgli che lo avrebbe messo in diretto contatto con lui,
anzi, di chiamarlo, quando si trovava insieme a lui, cos
avrebbe potuto parlargli personalmente, evidentemente ben
consapevole della propria capacit intimidatoria,
sicuramente superiore a quella dellArabia. Dalle
telefonate, per, Dragone appare in affanno, sembra essere
in difficolt, sembra uno che ha bisogno disperato di soldi
per riorganizzare la cosca oppure, come in questo caso,
perch vuole comprare dei loculi al cimitero di Cutro; c
unoccasione e non vuole che gli sfugga, per questo chiede
15.000 euro101; almeno cos dice lui, ma pu benissimo
essere un pretesto.
Arabia non si sbagliava sul conto di Ruggeri a
sbagliarsi era il vecchio Dragone perch limprenditore il
19 ottobre 2007 testimoni davanti al Tribunale di Crotone
confermando, su domanda del pubblico ministero Dolce e
sul controesame dellavvocato Rotundo, il discorso avuto
con Arabia. Raccont di un pregresso rapporto di lavoro
avuto con Salvatore Arabia che avrebbe fatto una truffa a
suo danno. Salvatore Arabia and senza giustificato
motivo e senza autorizzazione a prelevare 20 milioni di lire
di materiale in un magazzino edile di Reggio Emilia
facendo intestare la fattura a nome di Ruggeri. Ne nacque
una lite, volarono parole pesanti e forse anche delle
minacce, tanto che Ruggeri avvert la questura di Reggo
Emilia di quanto era successo. E probabile che Giuseppe
101

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro DDA, Richiesta per


lapplicazione di misure cautelari nei confronti di Abramo Giovanni + 13, 28
febbraio 2005, pp. 47-52. Su questo episodio vedi Tiziano Soresina, Paga, devo
acquistare otto loculi , Gazzetta di Reggio, 23 ottobre 2005.

106

Arabia fosse a conoscenza di questo episodio e perci,


diffidente di uno che aveva labitudine di rivolgersi alle
autorit invece di risolvere altrimenti le questioni, aveva
messo in guardia lo zio. Inutilmente, come s visto.
Ruggeri davanti al tribunale conferma la richiesta di denaro
da parte di Dragone tramite Arabia. Le domante e le
risposte tra lavvocato difensore e limprenditore sono di
piena evidenza:
Dichi. Ruggeri G: La richiesta mi fu fatta de visu.
Avv. Rotundo: Quindi c stato un incontro.
Dich. Ruggeri G.: Assolutamente si, quando venne in
ufficio da me.
Avv. Rotundo: cosa le chiese Arabia Giuseppe?
Dich. Ruggeri G: i 30 milioni.
Avv. Rotundo: per conto di chi?
Dich. Ruggeri G: Antonio Dragone.
Avv. Rotundo: ma Arabia Giuseppe le disse anche la
motivazione di questa richiesta?
Dich. Ruggeri G: no, disse che ci volevano i 30 milioni e
stop. Era un ambasciatore in quel momento.
Ruggeri era andato via da Cutro da oltre 40 anni,
esattamente dal 1963, e faceva ritorno al suo paese
dorigine ogni tanto quando ne aveva voglia. Non
conosceva Antonio Dragone e alla domanda dellavvocato
se dopo la morte di Antonio Dragone avesse ancora
ricevuto richieste di denaro rispose Assolutamente no102.
102

Tribunale di Crotone, Procedimento a carico di Dragone Antonio + 6, udienza


del 19 ottobre 2007. Il processo, come s detto, ancora in corso e dunque le
responsabilit penali sono ancora tutte da accertare. Sul comportamento di
Ruggeri, personaggio molto noto a Reggio Emilia e presidente dello Spezia calcio,
vedi Mike Scullin, i costruttori si ribellano Ora basta, ecco perch diciamo no al
racket, Il Resto del Carlino, Reggio, 11 novembre 2005 e Jacopo della Porta,
Pino Ruggeri: mi hanno chiesto il pizzo, Giornale di Reggio, 20 settembre 2007.

107

Le intercettazioni, da questo punto di vista, sono


impressionanti ed istruttive perch mostrano il declino di
un gruppo familiare un tempo ricco, potente, riverito,
temuto. E il crollo di una potenza. Gli imprenditori non lo
sanno, e non sanno che non c pi la potenza di un tempo.
Il nome di Dragone fa ancora paura e ha la forza di piegare
le resistenze.
Non tutti gli imprenditori sono uguali ovviamente; ci
sono vittime e vittime, c chi reagisce e chi subisce non
essendo capace o non avendo la forza di opporsi alla
pressante richiesta estorsiva103. E il caso di un
imprenditore che non riesce a soddisfare la richiesta di
versare 15.000 euro perch non ha liquidit dal momento
che alcuni suoi creditori non hanno pagato quanto dovuto.
La vicenda si sviluppa per pi settimane. Limprenditore
chiede di dilazionare il pagamento impegnandosi a pagare
quando a sua volta sar pagato. Il rappresentante di
Dragone insiste in ogni modo perch limprenditore paghi
subito dicendogli che la stessa richiesta stata avanzata a
tutti gli imprenditori e che tutti stanno pagando. Forse
millanta, ma non c modo di saperlo. E in ogni caso per la
vittima non c un problema di verificare lesattezza
dellaffermazione perch convinto di pagare. Il suo solo
un problema di tempi. Non in discussione se pagare, ma
quando pagare. Il comportamento dellimprenditore di
uno che spiega non pu pagare perch non stato pagato
e si piega assicurando il pagamento appena potr. Nel
dialogo vi sono, inoltre, plurimi richiami al ricorso a
fatturazioni per operazioni inesistenti (integralmente o
parzialmente), quale modalit gi adottata in passato per
erogare denaro al clan, previa creazione di una falsa
giustificazione contabile.
103

Sul comportamento degli imprenditori e sulle loro testimonianze durante il


processo vedi Il Crotonese, 21 settembre 2007.

108

Dunque, i Grande Aracri e i Dragone usavano la


stessa tecnica della falsa fatturazione. Non c da stupirsi
vista la stessa provenienza criminale anche se le
circostanze della ndrina li avevano portati a farsi la guerra.
Ma, al di l delle giustificazioni dellimprenditore che ha i
suoi affari a Reggio Emilia, quello che importante la
risposta che viene data a questa richiesta di dilazioni, la
sotto hanno bisogno hanno altre teste. La situazione tra
Cutro e Reggio Emilia diversa, lo si capisce dalla
reazione di chi deve incassare perch pressato. A me
interessano i problemi di gi e non questi di qua.. i soldi sai
quanto ne guadagnamo sai quanto guadagno .. a me
interessano le cose di sotto cug.. mi interessano assai assai
le cose di sotto. Lestortore mette fretta e teme il giudizio
sul suo operato. Dragone, inizialmente, concede la proroga;
continua a fare la figura di chi disponibile, non fa la
faccia feroce, cerca di mostrarsi comprensivo dellaltrui
difficolt. Ma poi ad un certo punto stringe i tempi e vuole
i soldi subito. Il 9 maggio 2004 Dragone viene informato
che limprenditore ha ricevuto lultimatum: i soldi dovuti
li dovr pagare e senza pi scuse. E lultima notizia che
si ha della vicenda. Il giorno dopo Dragone sar ucciso e la
questione non avr pi seguito. Non un caso che il
Dragone decida di stringere i tempi proprio il giorno
precedente allomicidio; evidentemente, si era reso conto
che i suoi nemici erano pronti a sferrare un nuovo attacco,
e voleva farsi trovare pronto, per cui aveva necessit di
denaro contante. Non ne ha avuto il tempo104: cos annota
il pubblico ministero della DDA di Catanzaro. Il vecchio
capobastone forse aveva intuito quanto stava per
succedergli, aveva preso le sue precauzioni ma neanche
104

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro DDA, Richiesta per


lapplicazione di misure cautelari nei confronti di Abramo Giovanni + 13, 28
febbraio 2005, pp. 54-59.

109

lauto blindata nonostante il livello di blindatura


massimo era riuscita a fargli da scudo di fronte alla
potenza omicida dei suoi avversari105.
Giovanni Vignali ha fatto una vivida descrizione
sullassassinio di Antonio Dragone: il capomafia tornato a
casa, il bidello di Cutro condannato per omicidio
volontario, associazione a delinquere, porto abusivo darma
e spaccio di droga, ha tentato la mossa della disperazione:
ha aperto la portiera e si gettato a rotta di collo in una
scarpata. Una via di fuga senza speranza, che non lo ha
protetto dalla feroce determinazione di chi aveva il compito
di eliminarlo. Pare che lo abbiano finito con un colpo in
fronte, dopo averlo crivellato durante una rincorsa a
precipizio di una cinquantina di metri al massimo. Gli
ultimi passi fatti, per poi rimane immobile per leternit.
Lultima uscita pubblica era stata a Reggio Emilia quando
depose durante il processo contro Bellini negando tutto e
sostenendo persino che non esistevano le guerre di
ndrangheta106.
Non lunica estorsione ad essere interrotta per la
morte del capobastone. Ve ne sono altre. Tra esse quella ai
danni di unimpresa che vende prodotti ceramici ed affini
per pavimenti e rivestimenti. A telefonare lo stesso
Antonio Dragone il quale preannuncia direttamente
allimprenditore la visita di una persona di fiducia. La
conoscenza diretta, Dragone non ha bisogno di
intermediari. Limprenditore in difficolt e chiede una

105

La Lancia K blindata sulla quale viaggiava Dragone era intestata a Pasqualino


Arabia, legale rappresentante dellArtedile. Su questo vedi Jacopo Della Porta,
Nuovo blitz contro le cosche, Giornale di Reggio ultime notizie, 11 novembre 2005
e Il Crotonese, 11 novembre 2005.
106
Giovanni Vignali, Trucidato Antonio Dragone, il boss, Ultime notizie. Reggio,
11 maggio 2004.

110

dilazione nel pagamento: nel giro di venti giorni secondo


me qualche cosa si pu fare non c problema107.
Leggendo le intercettazioni e seguendo i discorsi si
ha la netta impressione che il pizzo sia come una sorta di
diritto desazione che il cutrese Dragone si arroga su quegli
imprenditori per il solo fatto che sono originari di Cutro.
Non c altro motivo per cui debbono essere vessati solo i
cutresi e non altri imprenditori di Reggio Emilia. Questa
modalit dimostrata da una telefonata che Dragone fa ad
un imprenditore che conosceva da tanto tempo, da oltre
quindici anni. E dopo quindici anni limprenditore, che
inizialmente non riconosceva la voce del suo interlocutore,
accetta le richieste di Dragone di dare lavoro alla Artedile e
di acquistare mattonelle da altri imprenditori da lui indicati.
Tutto ci era finalizzato a garantire allArtedile il dominio
assoluto nel settore edile di quella citt e, comunque,
reperire fondi per le necessit associative contattando gli
imprenditori108.
Le vicende giudiziarie, come si sa, sono spesso
molto complesse, a volte sembra una corsa ad ostacoli. A
questa regola non sfuggono certo quelle che abbiamo
appena esaminato. E infatti, dopo la richiesta del pubblico
ministero di misure cautelari, il Gip di Catanzaro nel
mentre accoglieva le richieste solo per due imputati, per gli
altri esprimeva dubbi e chiedeva al pubblico ministero di
valutare la possibilit che quelle telefonate potessero
sottendere rapporti economici del tutto leciti e non di
natura estorsiva, sicch si rendeva necessario ascoltare le
persone offese. Il pubblico ministero Salvatore Dolce nella
107

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro


lapplicazione di misure cautelari nei confronti di Abramo
febbraio 2005, pp. 61-65
108
Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro
lapplicazione di misure cautelari nei confronti di Abramo
febbraio 2005, pp. 67-69 e p. 74

DDA, Richiesta per


Giovanni + 13, 28
DDA, Richiesta per
Giovanni + 13, 28

111

seconda met del mese di ottobre del 2005 interrogava le


persone offese ed acquisiva ulteriori elementi di prova a
carico degli indagati. Una cosa appariva chiara sin
dallinizio e il magistrato catanzarese la metteva subito in
evidenza: gli imprenditori hanno paura di riferire condotte
criminose mantenute dai soggetti ancora in vita ed operanti
in Reggio Emilia, mentre hanno minori difficolt a riferire
delle condotte mantenute dal vecchio e temuto boss, perch
deceduto109. La situazione era certamente mutata perch
gli imprenditori erano disponibili a parlare di Antonio
Dragone, anche se continuavano ad avere timore degli altri.
Un imprenditore disse che il suo socio era stato
contattato da Dragone Antonio il quale gli chiedeva di
corrispondere un contributo a fondo perduto (!!!) in quanto
era appena uscito dal carcere ed aveva bisogno di
denaro... Il socio aveva corrisposto 2 o 3 mila euro, in
quanto, dato il tipo di personaggio, non poteva rifiutarsi...
Interrogato dal pubblico ministero Dolce rispose:
Ribadisco che il Dragone in una delle tre circostanze che
mi ha telefonato, mi ha espressamente detto: siccome
sono uscito da poco dal carcere vedete se potete darmi un
piccolo contributo, in quanto c bisogno. Avendo io
chiaramente capito che il Dragone si riferiva a somme di
denaro, gli rispondevo dicendo che da li a breve avrei visto
cosa potevo fare per lui. Ho cercato di prendere tempo in
modo da ritardare il pi possibile la dazione della somma
di denaro a favore del Dragone. Prese tempo, ma non
disse di no. La tattica dellimprenditore, a quanto pare,
funzion e la somma non fu mai versata in quanto il
Dragone stato ucciso. Sono a conoscenza, per averlo
appreso da voci che circolavano in Reggio Emilia, che pi
109

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro DDA, Richiesta per


lapplicazione di misure cautelari nei confronti di Dragone Antonio + 5, 3
novembre 2005, p. 15.

112

imprenditori erano stati contattati dal Dragone a cui


questultimo faceva le medesime richieste che aveva
avanzato nei miei confronti. Dunque, la voce circolava a
Reggio Emilia; gli imprenditori ne parlavano tra di loro,
facevano commenti, cercavano di capire come regolarsi,
quale fosse il modo migliore di comportarsi. Non mia
abitudine rendermi disponibile ad elargire somme di
denaro a favore di chiunque, mi sono reso disponibile nei
confronti del Dragone solo perch lo stesso, nellambiente
Reggiano, era conosciuto come persona appartenente ad
ambienti criminali.
Commenta il pubblico ministero: gli imprenditori
contattati nessuno dei quali aveva debiti economici da
saldare con il Dragone erano tutti perfettamente consci
della capacit criminal-mafiosa di questultimo, e del
perch lo stesso facesse quelle richieste. Lo dimostrava un
imprenditore che ha riferito di aver rinunciato ad una
propria legittima pretesa economica pari a 240.000 euro
nei confronti di Arabia Giuseppe, in quanto consapevole
del contesto al quale appartenevano gli Arabia, preferendo
interrompere ogni contatto, per non dovere subire altri
inconvenienti. Il commento del Pubblico ministero
eloquente: Non si ha alcuna difficolt a cogliere in tale
situazione il connotato tipico della mafiosit, vale a dire la
capacit, per il mafioso, di imporre il proprio volere, senza
profferire alcuna, neanche implicita, minaccia110.
Non tutti gli imprenditori ammettono di aver
ricevuto richieste da Dragone. Due di questi hanno negato
di aver mai ricevuto richieste di denaro, sia direttamente
che indirettamente, dal defunto Dragone Antonio. Di
estrema importanza la vicenda di Antonio Silipo, un
110

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro DDA, Richiesta per


lapplicazione di misure cautelari nei confronti di Dragone Antonio + 5, 3
novembre 2005, pp. 17-19

113

imprenditore edile che ha una ditta che fornisce alle


imprese materiale inerte che consegna direttamente nei
cantieri con propri autisti. Il suo racconto descritto
nellinterrogatorio davanti al pubblico ministero di
Catanzaro parte da un fatto ben preciso: Arabia
Salvatore, oggi deceduto, persona con la quale non aveva
avuto rapporti, gli chiedeva di cresimare il figlio
Giuseppe. La proposta fu accettata perch, dice
limprenditore, ho conosciuto Dragone Antonio morto
ammazzato lo scorso anno, il Natale di due anni fa, anche
se lo conoscevo di fama essendo io di Cutro. Anche se non
lo conoscevo direttamente prima di allora, quando lui era in
carcere, conoscevo Arabia Salvatore morto anche lui
ammazzato alcuni anni fa. Io con questi non avevo mai
avuto rapporti fino a quando proprio Arabia Salvatore mi
veniva a chiedere di cresimare il figlio Giuseppe. Premetto
che nelle mie zone di origine allorquando propongono di
fare il cosiddetto Sangiovanni non usanza rifiutare, in
quanto tale fatto esporrebbe colui che stato invitato ad
una sorte di discredito nella comunit e, poi, conoscendo il
soggetto ed i suoi legami con certi ambienti, mai avrei
rifiutato in quanto sicuramente sarei stato oggetto di
ritorsioni da parte sua, direttamente oppure indirettamente.
Tali riflessioni nascevano dal fatto che io, come detto,
dispongo di automezzi ed il solo pensiero di subire
danneggiamenti mi inducevano ad accettare lofferta.
Limprenditore ben presto comprese come mai gli era stata
avanzata quella richiesta. Il tempo mi illuminava circa
quelle che erano le vere intenzioni di Arabia Salvatore nel
chiedermi di fare da padrino al figlio. In pratica egli
gestendo direttamente una ditta operante a Reggio Emilia
nel mio stesso settore denominata Artedile nella quale
lavoravano e tuttora lavorano i suoi fratelli Giuseppe,
Antonio e Pasqualino, approfittando del cosiddetto

114

sangiovanni, pian piano stava subentrando nei cantieri


dove io da anni lavoravo. Provvedeva egli a fornire di
materiale inerte in molti miei cantieri, intendo significare i
cantieri dove io fornivo il medesimo materiale, utilizzando
metodi poco corretti. Sostanzialmente egli mandava i suoi
operai con il materiale ed informava gli imprenditori che
era lui ad occuparsi di tali forniture.
Limprenditore si lamenta della situazione che si
venuta a creare anche perch subisce un grave danno: Io
non ho mai preso alcuna iniziativa, anzi ho subto questa
situazione, in quanto sapevo che mi sarei esposto a
ritorsioni, ne tantomeno contattavo i miei ex clienti, in
quanto gi sapevo la risposta che mi avrebbero dato in
merito, ossia, paura per ritorsioni. Ripeto perch anche loro
conoscevano chi era Arabia Salvatore e le sue vicinanze
al defunto boss Antonio Dragone. La situazione si fa
sempre pi imbarazzante e limprenditore riferisce di
essere sostanzialmente stato costretto a rinunciare ad un
credito, vantato verso lArtedile, di 200 milioni di vecchie
lire, dal defunto Dragone Antonio, o da suoi emissari. La
paura era tale che limprenditore ha per lungo tempo,
eseguito lavori per conto daltri ed ha ceduto parte del
trasporto di materiale inerte a padroncini loro vicini, che
venivano a Reggio Emilia dalla Calabria111.
Limprenditore, come s visto, era stato agganciato con la
scusa della cresima che cos si trasformava in una camicia
di forza della quale limprenditore era rimasto prigioniero

111

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro DDA, Richiesta per


lapplicazione di misure cautelari nei confronti di Dragone Antonio + 5, 3
novembre 2005, pp. 20-22. La morte di Salvatore Arabia ucciso a Cutro il 20
agosto 2003 da due killer in sella ad una moto ebbe una certa risonanza a Reggio
Emilia. Su questo vedi Asse fra Cutro e Reggio una lunga scia di sangue, Gazzetta
di Reggio, 11 maggio 2004 e Guerra di ndrangheta, duplice omicidio a Isola,
Ultime notizie. Reggio, 7 maggio 2004. Vedi anche Il Crotonese, 22 agosto 2003.

115

senza essere riuscito a trovare il modo o il coraggio di


uscirne.
Il Giudice per le indagini preliminari di Catanzaro,
venuto a conoscenza delle testimonianze degli imprenditori
di Reggio Emilia, vittime delle richieste estorsive, arriva a
determinate conclusioni: il vecchio boss Dragone
Antonio, uscito dal carcere, aveva contattato,
personalmente e/o per il tramite dei suoi uomini pi fidati,
soprattutto Arabia Giuseppe ed il giovane omonimo nipote,
moltissimi imprenditori di Reggio Emilia, luogo di storica
influenza della cosca, con lobiettivo di raccogliere il
denaro necessario a riprendere il controllo della
consorteria, ed a vendicare la morte di suo figlio Raffaele e
di Arabia Salvatore. Gli imprenditori contattati nessuno
dei quali aveva debiti economici da saldare con il Dragone
erano tutti perfettamente consci della capacit criminalmafiosa di questultimo, e del perch lo stesso facesse
quelle richieste; gli imprenditori oggi sentiti, non hanno
timore ad addebitare la provenienza delle richieste, a
Salvatore Arabia od al boss Dragone Antonio, entrambi
deceduti; al contrario, di palmare evidenza la estrema
ritrosia degli stessi a riferire del coinvolgimento
pienamente
provato
dagli
esiti
dellattivit
dintercettazione di Arabia Giuseppe e Dragone Antonio
cl. 86, pienamente attivi, a tuttoggi, per come risultante
dagli atti, in Reggio Emilia, e, dunque, in grado di far
punire i loro accusatori. LArtedile stata, sia dai tempi
della gestione di Aabia Salvatore, veicolo di illecito
arricchimento per la famiglia Dragone-Arabia. Altrettanto
importanti sono le richieste non di somme di denaro, ma
di altra natura e tipologia, quali la cessione, in sub-appalto,
di lavori allArtedile, o, ancora, di fornitura di materiale,
tutte condotte ottenute grazie alla condizione di
assoggettamento degli imprenditori, casualmente derivante

116

dalla capacit intimidatoria del Dragone Antonio e


dellintera cosca112.
Anche il Giudice per le indagini preliminari di
Crotone riconosce che dopo lattivit integrativa
dindagine svolta, pu ritenersi pacifico, a seguito
dellesplicita ammissione di tutte le parti offese, che le
richieste di denaro, in ciascuno dei casi trattati, non
trovavano giustificazione alcuna in un rapporto economico,
risiedendo unicamente, quanto a genesi, nella manifestata
qualit del soggetto Dragone Antonio, oggi deceduto
in nome del quale la richiesta era avanzata, ed essendo
evidentemente chiara, quanto implicita, con ci, la
riconducibilit della coattivit della pretesa stessa, alla
forza di intimidazione promanante dal vincolo
associativo.
Altri imprenditori vengono sentiti e parlano
tranquillamente. Uno dice di aver ricevuto una telefonata di
Antonio Dragone il quale gli aveva detto di favorire i suoi
parenti perch ne avevano bisogno e che, con la scusa dei
lavori, avrei dato una mano anche a lui. Aggiunse anche,
particolare non da poco: sono a conoscenza che Dragone
Antonio aveva un trascorso criminale e che, quando mi
aveva contattato per chiedermi di favorire i suoi parenti
con la mia impresa, era da poco uscito dal carcere. Un
altro ha riferito che il defunto Dragone Antonio, che non
aveva mai conosciuto personalmente, nella primavera
2004, lo aveva chiamato al telefono e, dopo avergli fatto
domande sui lavori in quel momento appaltati dalla sua
impresa, lo avvertiva che sarebbe stato contattato
dallomonimo nipote Dragone Antonio, non appena lo
stesso si sarebbe recato in Reggio Emilia. La cosa,
112

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro DDA, Richiesta per


lapplicazione di misure cautelari nei confronti di Dragone Antonio + 5, 3
novembre 2005, pp. 24-25.

117

effettivamente, si verificava allincirca un mese dopo,


allorch il giovane Dragone lo contattava, chiedendo di
cedergli parte dei lavori in quel momento appaltati dalla
sua impresa, richiesta, alla quale, comunque, non aveva
dato seguito.
Dragone chiedeva di far lavorare uno dei suoi nipoti
che si era inserito in una impresa oppure di appaltare lavori
o di ordinare materiale inerte. Commenta il Pubblico
ministero di Catanzaro: Si coglie a piene mani, da tutte le
dichiarazioni sopra esaminate, ci che costituisce lin s
del metodo mafioso, vale a dire lassenza, perch non
necessaria, di una minaccia esplicita, atteso che la mera
richiesta proveniente da un mafioso, un qualcosa a cui
non si pu che aderire113.
Antonio Silipo racconter ancora la sua vicenda e la
arricchir di altri particolari: lArtedile in quel periodo si
muoveva sottraendomi tutti i clienti. Quando parlo
dellArtedile mi riferisco ad Arabia Giuseppe, detto Pino, il
quale, dalla morte del fratello Salvatore, ha assunto la
gestione della ditta. In particolare, per come da me appreso
dai titolari di varie ditte da me abitualmente rifornite di
materiale inerte, il compare Pino era passato da loro
dicendogli che doveva lavorare lui; questi titolari di cui
oggi non sono in grado di riferire lidentit, anche perch
erano in molti, mi continuavano a chiamare dicendomi di
non prenderla a male, ma che loro dovevano accontentare il
compare Pino. Cera chi faceva il giro delle varie ditte
proponendo lArtedile come ditta fornitrice di materiale
inerte, ditte che poi venivano visitate dal compare Pino il
quale ribadiva che doveva lavorare lui. E poich era

113

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro DDA, Richiesta per


lapplicazione di misure cautelari nei confronti di Dragone Antonio + 5, 3
novembre 2005, pp. 26-28.

118

strettamente imparentato con Tot Dragone, faceva


sicuramente paura alle imprese.
Non cera bisogno di minacciare o di agire in modo
violento. Il nome di Antonio Dragone era pi che
sufficiente e poi gli imprenditori sapevano cosa stava
succedendo in Calabria dove la guerra di sterminio tra
Dragone e Grande Aracri continuava a mietere morti da
una parte e dallaltra. Da nessuno dei titolari delle ditte ho
appreso di minacce esplicite loro rivolte dallArabia, per
che avessero paura lo comprendevo dalle loro parole,
anche perch, ripeto, vi era questa stretta parentela con
Tot Dragone che era da lungo tempo in carcere per gravi
reati. Silipo racconta ancora una volta la vicenda del suo
comparaggio con Arabia. Sin dal momento in cui Arabia
Salvatore mi ha chiesto di diventare suo compare cosa
che, per come ho gi detto in Calabria non si pu rifiutare
ho compreso che per me sarebbe stato il buio, nel senso
che avrei avuto grossi problemi con lArabia, per come
detto strettamente imparentato con Tot Dragone e dunque
legato ad ambienti mafiosi. Effettivamente da quel
momento, a mano a mano che facevo lavori per conto
dellArtedile, bench, almeno inizialmente, regolarmente
fatturati, gli stessi non mi venivano in alcun modo pagati.
Limprenditore si sente intrappolato, e lo dice al
magistrato che lo interroga: Pu sembrare strano che,
bench mi fossi reso conto che non sarei mai stato pagato,
ho continuato ad effettuare lavori per Arabia Salvatore, ma
vi devo dire che io avevo molta paura per me e per i miei
figli; non ho mai ricevuto esplicite minacce, ma la paura
derivava, per come gi detto, dal fatto che io ero
perfettamente a conoscenza, essendo di Cutro, degli
ambienti criminali a cui appartenevano Tot Dragone ed i
suoi parenti. Nonostante gli arresti e il processo,
limprenditore ha paura: Allindomani degli arresti, i

119

giornali hanno riportato anche la notizia che io sono stato


sentito nellambito di questindagine sui fatti dellArtedile;
pertanto devo dirvi che ho molta paura, anche perch io
vivo con la mia famiglia in una zona piuttosto isolata e
quindi so benissimo che, anche qualora chiedessi
lintervento della Polizia, la stessa non potrebbe che
arrivare dopo almeno mezzora114.
A volte la sola richiesta di denaro fidando sulla forza
del cognome non pi sufficiente perch non tutti sono
disposti a cedere, e allora c bisogno di qualche bomba
incendiaria o di altre forme di intimidazione. A ben vedere,
in questi episodi c un tentativo di reagire, di non piegarsi.
Secondo informative della Squadra mobile di
Crotone e di Bologna del giugno del 2005 stato possibile
verificare lattuale stabile inserimento, con il ruolo di
direttore tecnico, di Dragone Antonio cl. 86 nella societ
Artedile; il dato importantissimo, atteso che, per come
evidenziato nella richiesta cautelare, trattasi di societ
attraverso la quale sono state consumate praticamente tutte
le azioni estorsive poste in essere in Reggio Emilia sotto la
direzione vecchio boss, il quale, gi un paio di mesi prima
della sua morte, aveva individuato proprio nellomonimo,
giovanissimo, nipote, colui che avrebbe dovuto lasciare
Cutro per costituire la sua longa manus in Reggio Emilia,
cosa, dunque, puntualmente verificatasi; il ruolo
pienamente operativo che, al di fuori da ogni carica
formale, continua a rivestire, nellambito della medesima
societ, laltro indagato, Arabia Giuseppe115.
114

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro DDA, Richiesta per


lapplicazione di misure cautelari nei confronti di Dragone Antonio + 5, 3
novembre 2005, pp. 29-31. Il P.M ha scritto che non si proceduto a contestare
in termini estorsivi i fatti descritti dal Silipo.
115
Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro DDA, Richiesta per
lapplicazione di misure cautelari nei confronti di Dragone Antonio + 5, 3
novembre 2005, pp. 35-36.

120

Conclusioni
La descrizione che emerge dalle carte giudiziarie
inquietante ed allarmante. Al di l delle responsabilit
penali dei singoli imputati che sono affidate alle decisioni
del Tribunale di Catanzaro o di quelli emiliani e dei
successivi gradi di giudizio, per cui essi sono da
considerarsi innocenti fino a sentenza passata in cosa
giudicata e ci vale soprattutto per il racconto fatto in
queste ultime pagine la descrizione conferma lesistenza
di una robusta presenza criminale e mafiosa a Reggio
Emilia che, pur pesando su tutta la comunit cittadina,
grava essenzialmente sui cutresi che fanno gli imprenditori
e i commercianti, che hanno una disponibilit finanziaria e
che dunque possono pagare il pizzo.
Le vicende descritte nelle pagine
precedenti
mostrano come loppressione si sia via via modificata
grazie alle attivit delle forze dellordine e della
magistratura, come essa non sia riuscita ad andare al di l
di questo segmento pur importante delleconomia cittadina
e come anche sul fronte imprenditoriale non tutto sia
fermo, ma ci sono, sia pur piccole, avvisaglie di qualche
reazione. Rimane un fatto incontrovertibile: per quanto se
ne sa, gli ndranghetisti sono stati in grado di condizionare
vita ed attivit economica di altri imprenditori e
commercianti, di costituire societ edili in grado i
raccogliere appalti da altri imprenditori e di mettere in
piedi un sofisticato sistema di false fatturazioni.
Ci conferma come il sistema economico e
produttivo continui ad essere aggredito. Questo il punto
nevralgico pi vulnerabile per una economia ricca come
quella di Reggio Emilia perch quello che, destando
meno allarme sociale di un fatto di sangue, meno

121

percepito, e dunque controllato, dallopinione pubblica e


dalle stesse forze dellordine. Un fenomeno sicuramente
sottostimato quello dellusura che ogni tanto fa capolino
in qualche inchiesta come quella dinizio millennio quando
ci furono numerosi arresti tra i titolari di imprese edili che
operavano nelle province di Mantova, Reggio Emilia e
Parma. Un imprenditore era di Cutro ed era residente a
Reggio Emilia. Il prestito a strozzo aveva alimentato un
giro di affari molto vasto116. Di casi di credito usuraio da
parte di esponenti della ndrangheta a Reggio Emilia aveva
parlato il Procuratore generale della Repubblica di Bologna
nella relazione inaugurale del 2003 del distretto dellEmilia
Romagna117. Poi non si saputo pi nulla, ma difficile
credere che lusura sia scomparsa dal territorio cittadino;
semmai il silenzio la prova della difficolt degli usurati a
denunciare e degli inquirenti a fare indagini penetranti e
mirate. Il pericolo dellinfiltrazione di capitali mafiosi era
stato segnalato per tempo dal procuratore Materia: chi ha
capitali sospetti da investire lo fa immettendoli in imprese
edili che in loco danno apparenza di legalit. Per non
parlare del fenomeno delle sovrafatturazioni ed anche in
questo caso rientra ledilizia. Fatture gonfiate: sia sabbia od
attrezzature per i cantieri118.
Come s visto il settore edile quello pi colpito,
accanto a quello dei pubblici esercizi come bar e ristoranti.
La presenza criminale ma anche pi genericamente illegale
nel campo delledilizia massiccio come mostrano
inchieste e studi di qualche anno fa119 oltre ad indagini
116

Operazione Fulmine, Gazzetta di Mantova, 31 luglio 2001.


Francesco Pintor, Relazione sullamministrazione della giustizia nel distretto
dellEmilia Romagna per lanno 2003, Bologna 18 gennaio 2003.
118
Le attivit edili della Bassa nel mirino dei clan mafiosi, Gazzetta di Reggio,
29 dicembre 2005.
119
Per i dati vedi Giovanni Vignali, Ledilizia precaria parla il calabrese, Ultime
notizie Reggio, 24 dicembre 2004.
117

122

della Guardia di Finanza come la recente luglio 2007


Operazione Caporale che ha portato allindividuazione di
unassociazione a delinquere che ha consentito
larricchimento attraverso la truffa e levasione fiscale.
Sono stati danneggiati non solo lo Stato, ma anche i
lavoratori in modo talmente pesante che nessun lavoratore
risultava agli uffici competenti in materia di lavoro avere
esercitato attivit e, quindi, maturato anzianit
pensionistica120. Nel corso degli ultimi anni attorno ai
cantieri si erano sviluppati fenomeni di caporalato, lavoro
nero, pseudo appalti che hanno lo scopo essenziale di
rendere difficile lindividuazione delle responsabilit121. A
conclusione delle indagini sono state denunciate
allautorit giudiziaria 12 persone.
La presenza nel campo delledilizia ha pi di una
spiegazione; essa legata sia alla professionalit e alla
capacit di chi vi lavora e sia al fatto che unazienda edile
pu essere avviata come unazienda artigiana; inoltre non
richiede grandi investimenti o processi di innovazione nella
strumentazione tecnica particolarmente costosi. La
presenza mafiosa nel settore edile ha altre spiegazioni che
rappresentano anche dei notevoli vantaggi: il settore che
rende di pi, quello dove possibile mimetizzarsi pi
facilmente e dove possibile impiegare forza lavoro non
qualificata. In questo modo si possono aiutare parenti e
amici facendoli assumere da una impresa vicina. I neo
assunti, a loro volta, diverranno fedeli a chi ha procurato
loro il lavoro.
A conferma di ci, da una parte il numero elevato di
operazioni di polizia tra il 1996 e il 2005: Cane rosso del
120

Indagini relative al procedimento penale 1252/RGNR presso la Procura della


Repubblica di Reggio Emilia, Operazione Caporale, Comunicato Guardia di
Finanza di Reggio Emilia in data 27 luglio 2007.
121
Stefano Morselli, Nella ricca Emilia si costruisce ancora in nero, lUnit, 16
luglio 2007.

123

1996, Pendolino nel 1998, Edilpiovra nel 2003, Scacco


matto nel 2004 e Grande drago nel 2005 e dallaltra
laccordo siglato presso il ministero dellinterno per
mettere sotto osservazione i subappalti nel tratto
reggiano della linea ferroviaria ad alta velocit MilanoBologna122. Su quel tratto stanno succedendo cose strane.
Qualche mese fa, nellagosto 2007, la magistratura
reggiana si occupa di furti di escavatori che avvengono sui
cantieri dellalta velocit. I veicoli che hanno un notevole
costo, centinaia di migliaia di euro ciascuno, erano venduti
allestero. La rete era abbastanza vasta tanto che 18
persone risultano indagate. A quanto pare, ci sono di
mezzo uomini della ndrangheta provenienti da Gioia
Jonica e facenti parte dei Mazzaferro, una ndrina che da
tempo ha in Lombardia una forte presenza organizzata123. Il
settore edile continua a non avere pace ed aggredito non
solo a Reggio Emilia, ma anche da altre procure come
accaduto ancora di recente nel luglio del 2007 quando, su
ordine della sezione misure di prevenzione del Tribunale di
Reggio Calabria, sono stati sequestrati due veicoli
industriali nei cantieri di Fontana di Rubiera e di Carpineti
intestati a due persone incensurate residenti a Bologna e
dorigine emiliano-romagnola ma che gli inquirenti
sospettano siano prestanome, consapevoli o meno tutto
da vedere, della cosca Longo-Versace di Polistena in
provincia di Reggio Calabria124.
122

Patto antimafia sui cantieri della TAV, Giornale di Reggio. Ultime notizie, 13
ottobre 2006.
123
Su questi aspetti vedi Giovanni Vignali, Clan Mazzaferro: un nome ai vertici
della malavita in Lombardia e Jacopo della Porta, Ndrangheta: mani sulla Tav,
Giornale di Reggio, 28 agosto 2007.
124
Questura di Reggio Calabria, Lassociazione mafiosa Longo-Versace, 7 giugno
2007; Tribunale di Reggio Calabria, Sezione misure di prevenzione, Decreto nei
confronti di Longo Vincenzo, 15 giugno2007, Ndrangheta, sequestro di veicoli in
due cantieri, Il Resto del Carlino. Reggio, 15 luglio 2007, Mafia, sequestri in due
cantieri, LInformazione di Reggio Emilia, 15 luglio 2007.

124

Le pagine precedenti hanno messo in luce


loperativit delle cosche e il conseguente contrasto da
parte dello Stato. A conclusione di questo lavoro utile
riportare, anche come documentazione istituzionale, le
pagine dedicate alla criminalit mafiosa a Reggio Emilia
nelle ultime due relazioni della Direzione Nazionale
Antimafia del 2005 e del 2006. Sono parole importanti che
danno conto della percezione del fenomeno e del contrasto
da parte della magistratura:
Con precipuo riguardo alla ndrangheta (che negli anni 80 e 90 si
era radicata nella Regione emiliana dandosi un assetto organizzativo
stabile ed efficiente ed operando segnatamente nei settori del traffico
delle sostanze stupefacenti e delle estorsioni), alla sua registrata
presenza nel reggiano (luogo di tradizionale insediamento delle
cosche calabresi originarie di Cutro, Isola Capo Rizzuto e Crotone),
va aggiunta la rilevazione di non secondarie attivit nelle province di
Parma e Piacenza i cui territori sono contigui alle province della
bassa Lombardia nelle quali sono attive, come noto, dirette
articolazioni strutturali di alcune delle pi pericolose cosche
calabresi.

Lattivit principale, cio la richiesta del pizzo agli


imprenditori, era cos descritta:
La sfera di operativit criminosa di tali organizzazioni resta dunque
essenzialmente orientata verso sistematiche campagne estorsive in
danno di imprese, soprattutto edili, gestite da calabresi (per ci solo,
da un lato, in grado di apprezzare immediatamente la forza di
intimidazione del gruppo mafioso interessato e, dallaltro lato,
esposti al rischio aggiuntivo di ritorsioni violente trasversali). Le
modalit di esercizio delle pratiche estorsive, peraltro, sembrano
rivelare il frequente ricorso a false fatturazioni con il fine di
realizzare indebite percezioni dellimposta sul valore aggiunto
relativa a operazioni commerciali in realt inesistenti e, dunque, in
uno alla creazione di ulteriori vincoli di complicit, loccultamento
delle somme estorte dal gruppo mafioso. In generale, le pi recenti

125

acquisizioni circa le attivit delittuose (essenzialmente, estorsioni in


danno di imprenditori originari della Calabria) delle cosca cutrese
facente capo al detenuto Grande Aracri Nicolino, la quale, nella fase
di riassestamento seguita agli arresti del vertice del gruppo, ha
aggregato intorno a s nuclei delinquenziali locali dando vita a
strutture la connotazione mafiosa dellagire delle quali ha trovato,
come riferito nella precedente relazione, anche significativi
riconoscimenti giudiziali, hanno altres registrato, grazie anche al
proficuo coordinamento sviluppatosi fra le d.d.a. di Bologna e
Catanzaro, lo sforzo di riorganizzazione del contrapposto sodalizio
mafioso capeggiato dal noto Dragone Antonino (scarcerato il 4
novembre 2004 e pochi giorni dopo ucciso in un agguato nel
crotonese) attorno ad un rinnovato progetto estorsivo da attuare in
danno di numerose imprese gestite da calabresi nella provincia di
Reggio Emilia e, in generale, la stretta dipendenza delle dinamiche
criminali coinvolgenti il territorio emiliano dalle vicende rilevanti
per la definizione degli equilibri mafiosi nel crotonese.

Il giudizio della DNA netto e assegna a Nicolino


Grande Aracri la supremazia in campo criminale dopo
luccisione del vecchio Dragone. Vincenzo Macr, sostituto
procuratore nazionale antimafia, nel maggio del 2004
aveva scritto in questi termini riguardo a Nicolino Grande
Aracri:
Il personaggio di riferimento della ndrangheta calabrese in Emilia,
almeno in questa fase, sembra essere Nicolino Grande Aracri, la cui
operativit si estesa dalla provincia di Reggio Emilia a quelle di
Parma e Piacenza, nonch in quella, confinante, di Cremona. Se si
pensa che lAracri mantiene contatti e interessi non solo in Calabria,
tanto da essere indagato dalla DDA di Catanzaro, ma anche in
Germania e Belgio, si avr il quadro completo dello spessore
criminale di tale elemento. (Su di lui sono stati avviati dalla DDA di
Bologna i procedimenti 3430/96 per art. 74 D.P.R. 304/90, 12001/03
per art. 416 bis e 629 c.p., 5754/02 e 15/04 per i medesimi reati)125.

125

Direzione nazionale antimafia, Conferenza nazionale antimafia, Vincenzo


Macr, relazione di sintesi, 12 maggio 2004.

126

Ma, accanto ai cutresi veniva segnalata la presenza di altre


formazioni mafiose:
La presenza diretta di esponenti di cosche originarie della provincia
di Reggio Calabria (in passato, soprattutto, di quelle di Plat) nei
traffici di stupefacente che interessano il ricco mercato regionale
continua ad essere tuttaltro che marginale, specificamente
emergendo linteragire dei medesimi con soggetti provenienti
dallarea balcanica al fine dellimportazione e del controllo della
distribuzione di cocaina.

Accanto ai mafiosi calabresi, che rimangono il


gruppo mafioso dominante, sono segnalati anche altri
raggruppamenti pericolosi.
La sfera di influenza affaristica dei gruppi camorristici, peraltro,
appare proiettata anche in altri, rilevanti ambiti economici, e,
segnatamente, in quello del commercio di carni contraffatte e del
riciclaggio dei relativi proventi attraverso una rete di cooperative di
servizio, come rivelato da una complessa indagine del procuratore
della Repubblica di Reggio Emilia, originata dallomicidio di un
imprenditore del settore, la quale ha posto in risalto il diretto
coinvolgimento di soggetti ritenuti collegati sia al clan camorristico
dei Casalesi che a soggetti originari della zona di Trapani, oltre che
fenomeni di pesante condizionamento delle fonti testimoniali
tipicamente connessi allagire di organizzazioni del genere anzidetto,
rivelati anche dallomicidio di un lavoratore extracomunitario del
settore. In relazione a tale ultimo, gravissimo delitto sono state
pronunciate, allesito di separati giudizi di primo grado, sentenze di
condanna (a pene da 14 a 26 anni di reclusione) per ciascuno degli
autori individuati126.

Lanno successivo la DNA scriveva:

126

Giovanni Melillo, Distretto di Bologna, in Relazione DNA 2005.

127

In generale, le pi recenti acquisizioni circa le attivit delittuose


(essenzialmente, estorsioni ed usura in danno di imprenditori
originari della Calabria) della cosca cutrese facente capo al detenuto
Grande Aracri Nicolino hanno altres registrato, grazie anche al
proficuo coordinamento sviluppatosi fra le d.d.a. di Bologna e
Catanzaro, segnali obiettivi di un rilevante sforzo di riorganizzazione
del contrapposto sodalizio mafioso gi capeggiato dal noto Dragone
Antonino (il 10 maggio 2004, pochi dopo la sua scarcerazione,
ucciso in un agguato nel crotonese) attorno ad un rinnovato progetto
di espansione criminale da attuare, anche attraverso il ricorso a
sistematiche pratiche usurarie ed estorsive.

Il consigliere Giovanni Melillo, autore di entrambe


le relazioni, si soffermava in modo corretto sulle relazioni
esistenti tra Reggio Emilia e la Calabria dove le dinamiche
criminali avevano la loro scaturigine principale e scriveva
cos:
La programmatica dipendenza delle dinamiche criminali
coinvolgenti lazione dei soggetti di ndrangheta presenti nel
territorio emiliano dalle vicende e dalle scelte rilevanti per la
definizione degli equilibri mafiosi nel territorio originario delle
cosche calabresi , come innanzi si rilevava, obiettiva, registrando le
pi recenti acquisizioni probatorie una diretta ed immediata
intensificazione degli obiettivi della pressione estorsiva esercitata
nelle province emiliane interessate dai fenomeni di infiltrazione in
parola, in corrispondenza del manifestarsi dei bisogni di adeguato
sostegno economico degli sforzi militari delle aggregazioni mafiose
originarie impegnate nella sanguinosa faida crotonese e, per ci
stesso, distratte da meno cruenti e pi remunerativi obiettivi
delinquenziali. A tale condizione di stretta correlazione operativa dei
processi criminali in corso tanto in Emilia-Romagna che nel
crotonese ha coerentemente corrisposto il proficuo intensificarsi del
coordinamento investigativo funzionale alla raccolta delle prove
necessarie allindividuazione delle responsabilit per i numerosi
delitti commessi nel corso della faida cutrese (come dimostrato dai
positivi esiti documentati dalle ordinanze cautelari date dal Giudice
per le indagini preliminari di Catanzaro nei confronti degli affiliati ai
gruppi contrapposti allo stato indicati come organizzatori ed

128

esecutori dellomicidio del ricordato Dragone Antonio e di quello,


avente segno contrario, di Blasco Salvatore, fedele alla cosca dei
Grande Aracri), ma anche allacquisizione di elementi informativi
essenziali allavvio di nuovi programmi investigativi circa gli attuali
assetti criminali nelluna e nellaltra area del territorio nazionale127.

La citt, pur toccata da un decennio certo non


tranquillo perch si sono scontrati tre gruppi criminali
Dragone, Vasapollo e Grande Aracri ha saputo reagire.
Quando, dopo quattro anni di attivit lasciava il suo posto,
il prefetto Maurizio Di Pasquale ebbe a dire: Grazie ad un
tessuto sociale sano, la criminalit organizzata non si
radicata nonostante la presenza di situazioni
potenzialmente a rischio128.
Un anno dopo il presidente della Corte dappello di
Bologna Manlio Esposito nella sua relazione dellanno
giudiziario del 2006 espresse un giudizio simile a quello
del prefetto e della DNA: La Procura nazionale antimafia
ha gi confermato che il fenomeno della criminalit
organizzata in Emilia Romagna meno esteso e meno
radicato rispetto ad altri territori della Repubblica, ma non
meno allarmante. Le cause di questa connotazione
peculiare locale sono state gi in passato sottolineate. il
contesto ambientale, sociale, culturale, storico che non
consente, per sua natura, infiltrazioni profonde nel tessuto
generale di una societ altamente evoluta e profondamente
orientata verso i pi qualificati valori; vi peraltro anche il
presidio vigile delle forze di polizia con la loro incisiva
attivit di prevenzione e di repressione129.
127

Giovanni Melillo, Distretto di Bologna, in Relazione DNA 2006.


Lascio a Reggio il mio cuore, Linformazione di Reggio Emilia, 8 gennaio
2005.
129
Manlio Esposito, Relazione sullamministrazione della giustizia nel distretto
dellEmilia Romagna per lanno 2006, Bologna 28 gennaio 2006.
128

129

Ritorniamo, cos, al punto dal quale eravamo partiti:


il contesto storico ed attuale di Reggio Emilia ha reso
difficile la vita ai mafiosi, nonostante la loro massiccia ed
invasiva presenza. Il settore edile, s visto, quello che ha
subito la maggiore aggressione. Ed quello che ha ricevuto
le maggiori attenzioni da parte di tutti.
Ma non lunico settore dove possa esserci una
minaccia dal punto di vista della penetrazione mafiosa. E
anche probabile che gran parte dei capitali mafiosi prenda
altre strade. Leconomia il grande campo dove cerca di
penetrare la mafia, di qualunque origine regionale sia. E i
flussi finanziari, gli investimenti mafiosi, il riciclaggio
attraverso lacquisto di immobili o lacquisizione di
imprese edili, commerciali o daltra natura bar, pizzerie,
ristoranti, negozi di abbigliamento, supermercati sono
ancora in gran parte sconosciuti. E vanno conosciuti, sia
per salvaguardare leconomia sana della citt e della
provincia sia per dare un colpo decisivo alle strutture
mafiose che devono essere aggredite sul piano finanziario
ed economico oltre che su quello militare.

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