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Percorso del mito di Ovidio nellarte

Marsia (I-II d.C.) Parigi, Muse du


Louvre
marmo a tuttotondo

La statua costruita intorno ad un asse simmetrico


che
passa attraverso il naso del satiro. Tutto risulta molto
bilanciato e pi statico, come se Marsia avesse rinunciato a ribellarsi, intuibile dalle mani in posizione
arrendevole. Si nota uno studio approfondito dello
scultore sullanatomia e la muscolatura del soggetto.
Come nellopera precedente, e considerando lepoca
in cui stata prodotta la statua, vengono messi in
risalto i caratteri classici e anche le proporzioni
tradizionali
della classicit greco romana.
Varie sono le copie, con sostanziali differenze, di
questa
scultura, ritrovabili a Parigi o Istanbul.

La Contesa di Apollo e Marsia


Tintoretto
dipinto olio su tela; Hartford, 1544-45

La tela rappresenta il momento della contesa


sulla sinistra, mentre sulla destra i giudici che
seguono la gara. I due contendenti hanno
finito
di suonare e Apollo sembra assente e rapito
dalla musica, mentre Marsia guarda preoccupato
il
rivale. Al centro si riconosce Minerva,
riconoscibile dalla veste bianca e dalla lancia, mentre
guarda verso i tre uomini arbitri della contesa.
Dunque ne consegue che in questa tela viene
data maggior importanza al momento del
giudi
zio, poich come si pu notare dallarco in
mano
ad Apollo staccato dallo strumento la prova
musicale terminata.

Apollo scortica Marsia - Stefano


Maderno

Scultura
in terracotta; 1620
Nonostante sia un semplice bozzetto, lopera rifinita nei minimi dettagli, caratteristica che rientra
nello stile dellartista. Il gruppo descrive in
maniera
molto semplice ed essenziale la punizione inflitta a
Marsia da Apollo, la posa di Marsia estremamente dinamica, con ogni singolo muscolo in tensione, mentre lunico riferimento alla contesa la
corona dalloro di Apollo, proclamato vincitore.
Da un punto di vista stilistico, stato sottolineato
come Maderno si sia ispirato ad Apollo e Dafne per
la testa di Apollo e a Laocoonte per il corpo umano, come sottolineato da critici dellarte del calibro
di Baglione e Wengraf.

Apollo e Marsia - Luca Giordano e


bottega

dipinto olio su tela; 1687 - 89,Caserta,


Reggia.
La raffigurazione concentrata in primo
luogo sulla raffigurazione centrale di Marsia
punito, mentre Apollo si allontana col carro
sulla sinistra; in secondo piano possiamo
notare
Re Mida che si dispera, circondato da fauni,
ninfe e satiri.
Il quadro, grande rappresentante del tardo
Seicento italiano, pervaso da grande dinamicit e imponenza, con lo scopo di celebrare levento, sia sul lato positivo, con la
vittoria del Dio, sia sul lato negativo, col tragico
scorticamento e la disperazione di Re Mida.

Estratto dalle Metamorfosi (vv. 382


400).

Sic ubi nescio quis Lycia de


gente virorum,
Rettulit exitium, satyri
reminiscitur alter,
Quem Tritoniaca Latous
harundine victum
Adfecit poena. Quid me mihi
detrahis? inquit;
A! Piget, a! Non est
clamabat, tibia tanti.
Clamanti cutis est summos
direpta per artus,
Nec quicquam nisi vulnus
erat; cruor undique manat,
Detectique patent nervi,
trepidaeque sine ulla
Pelle micant venae; salientua
viscera

Quando quel tale fin di narrare la


storia di quei Lici, un altro tizio si
sovvenne del Satiro che, vinto dal
figlio di Latona in una gara col
flauto
di Minerva, fu punito e da lui
scorticato protestava: Perch mi sfili
dal
Mio corpo? Ah, Mi pento! Un
flauto
Non valeva tanto!. Cos gridava
e la
pelle intanto gli veniva strappata,
Ed era il corpo tutto una piaga, il
Sangue gli sgorgava dogni parte,
Scoperti erano i muscoli, senza un
Filo di pelle ormai le vene
brillavano
convulse; si potevano contargli
Anche le viscere pulsanti

Estratto da Metamorfosi.
Possis et perlucentes numerare
in pectore fibras.
Illum ruricolae, silvarum
numina,
Fauni et satyri fratres et tunc
quoque carus Olympus
Et nymphae flerunt, et quisquis
montibus illis
Lanigerosque greges
armentaque bucera pavit.
Fertilis immaduit
madefactaque
Terrae caducas concepit
lacrimas ac venis perbibit
imis;
Quas ubi fecit aquam, vacuas
emisit in auras,
Inde petens rapidus ripis
declivibus aequor
Marsya nomen habet, Phrygiae
liquidissimus amnis.

E le fibre translucide sul petto. I


fauni
campagnoli, di dei boschi, i suoi
fratelli Satiri ed Olimpo, sempre a lui
caro, le ninfe e chiunque sopra quei
monti conduceva al pascolo greggi
lanute e mandrie con le corna, tutti,
Tutti lo piansero. Il terreno quella
Pioggia di lacrime raccolse e
lassorb
Nelle vene profonde, e mutatele in
Acqua, le disperse rimandandole
nellaria. Prende il nome da lui quella
Corrente Marsia si chiama che da
L fluisce, di tra le frigie declinanti
Rive, verso il mare: il pi limpido dei
Fiumi.

FONTI BIBLIOGRAFICHE e
INFORMATICHE.
1) www.iconos.it : Le Metamorfosi di
Ovidio, immagini e commenti;
2) Testo integrale de Le Metamorfosi di
Publio Ovidio Nasone, versi 382 400;
3) Manuale scolastico in adozione ed
autori vari.