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PIERRE MAGNAN

IL VELO MAGICO
(Le Commissaire Dans La Truffire, 1978)
Al mio amico
Maurice Chevaly
Personaggi principali:
LAVIOLETTE commissario di polizia di Digne
MARCHESE DES BRDES amico di Laviolette
VIAUD maresciallo capo della gendarmeria
ALYRE MORELON tartufaio
FRANCINE MORELON moglie di Alyre
PASCALON BAYLE POLYCARPE BLEU ALBERT PIPEAU SIDOINE PIPEAU tartufai
JRMIE PIOCHET una delle vittime
CLAIRE PIOCHET sorella della vittima
ROSEMONDE BURLE locandiera
1
Forza, Roseline! Ancora uno, dai! Scavamene ancora uno.
Coricato sul fianco, un filo d'erba fra le labbra, la testa appoggiata alla
mano, Alyre Morelon incoraggiava Roseline con la voce e il gesto. E Roseline gli leccava dolcemente la barba con la lingua che odorava di tartufo
fresco. Nello stesso tempo grugniva di soddisfazione.
Forza, Roseline! Non fare la stupida. Uno soltanto! Tiramene fuori ancora uno e torniamo a casa.
Ma Roseline si faceva pregare. Lo assediava con piccole testate persuasive che significavano: "Dai, va'! Torniamo! Ne hai abbastanza per oggi!
Hai gli occhi pi grandi della bocca!".
Alyre valut il paniere dei tartufi e sospir. Ne conteneva appena quattro chili e il mediatore gliene aveva richiesti dieci per sabato.
Sei una bella pigrona disse. Non ti parlo pi.
E si gir sull'altro fianco. Allora anche Roseline sospir, a modo suo.
Vag un poco in tondo per il bosco. C'era, cosa piuttosto rara, nella tartufaia di querce giovani un mandorlo dal tronco contorto come se l'avessero

strizzato mani poderose di una lavandaia. In questi paraggi delle Basse Alpi se ne vedono, di simili tronchi misteriosi e dalle grinze elicoidali, irrigiditi sul loro asse, che si protendono come aspirati dal cielo. Il tartufo capriccioso, ve l'aspettate al piede di un albero novello, ben rastrellato al suolo, e invece eccolo sotto lo scompiglio cespuglioso di un contorto ginepro,
o sotto una quercia di duecento anni, diciamolo, non se n' mai trovati. Vi
aspetta. Vi aspetta quando si dispone di una Roseline.
C-ro!
Era il "Grido". Un grido inimitabile, una sorta di scatto reciso. Con un
balzo Alyre fu sul tartufo, si chin, lo depose nel paniere. Doveva essere
sui cinquanta grammi.
Ah, figlia bella! Eh s, signora, proprio una bella figlia, questa, sapete.
S'inginocchi a ridosso della scrofa, la baci due volte sulle grosse
guance sericee, ed essa era tanto contenta di recargli quel piacere da travolgerlo con tale impeto che entrambi rotolarono avvinghiati, in un concerto di risa e grugniti, su quel suolo benedetto e grumoso, aria e terra insieme, che per loro costituiva una miniera d'oro.
Troiona d'una Roseline! Stai pi attenta, mi schiacci.
Si alz, impugn il paniere. L'aria, a distanza, sapeva di zuppa calda. Era
l'ora. Fumi si levavano dal paese, che invitavano al rientro.
L'uno dietro l'altra, guadagnarono l'orlo del querceto. La strada bianca e
deserta saliva verso Banon.
Aspetta, Roseline, ti metto lo stesso il collare, per via delle macchine...
Il collare, in realt, era un nastro rosa che un tempo ornava il campanone
di cioccolata che Alyre aveva donato al figlio quando questi aveva otto anni. E questo figlio, come Alyre, adorava Roseline che gli finanziava almeno la met dei suoi studi a Parigi. Un giorno, in camera sua, staccando dalla cornice dello specchio il nastro dove le mosche da tempo si dibattevano,
aveva detto al padre: "Tieni, gliela metterai intorno al collo... In attesa che
la riveda".
Il collare, legato a uno spago grossolano, era solo proforma, poich Roseline, probabilmente consapevole del proprio valore commerciale, non si
allontanava mai dalla banchina della strada. Mai... Eppure, dall'estate scorsa le capitava qualche volta di gettarsi di scatto fra le querce o di avventarsi sotto la cupola dei lauri. E infatti quella sera...
Roseline! Sei matta! Cosa fai?

Con un brusco scossone gli aveva appena strappato di mano lo spago.


Fuggiva laggi, verso quell'ammasso di bronzo liquido che scintillava al
vento della sera, ticchettando come le lance di un esercito in marcia. un
ampio boschetto di lauri. Erano gelati nel '56. Alcuni erano rinati alla base,
altri sui rami morti. Tutti questi getti, rigidi come scope, salgono diritti al
cielo, asta contro asta, agitando i funebri sonagli dei loro frutti nocivi.
Alyre riagguant Roseline al limitare. Vi sost un attimo.
Come ogni volta che si attardava ai margini del laureto, gli sembrava che
l'aria trascinasse una qualche nuova stranezza. Gli parve anche che, nel
profondo del bosco, fosse nascosta una grossa automobile scura. Cosa ci
faceva l, dove non c'erano strade transitabili? Ma se bisognava "formalizzarsi" su tutto...
Si rimisero in cammino, l'uno tirando l'altra, tutti e due mugugnando.
Alyre riprese la sua raccolta di erbe secche sulla scarpata.
Per dissipare la sgradevole impressione che aveva intaccato il suo ottimismo davanti alla barriera di lauri, alz il paniere per annusarne il profumo. Dissotterrava tartufi da oltre quarant'anni e non si era mai saziato del
loro aroma.
Non vendeva mai i primi raccolti. Malgrado le urla di Francine, li richiudeva tre giorni in un vaso ermetico, assieme a sei uova prese dal nido.
I tartufi impregnavano l'albume e il tuorlo delle uova, trasmettendo l'odore
attraverso i pori del guscio. Si produceva uno scambio sottile dagli uni alle
altre, fino a congiungersi in una natura nuova appena creata. Era la festa
del palato e dell'olfatto, quando l'omelette schiumosa appariva sulla tavola,
in una sera di forte vento, e il fornello ti scaldava la schiena col rumore del
bricco.
Adesso, ai bordi della strada, Roseline trotterellava nella polvere di quel
novembre asciutto.
Roseline era l'unica scrofa del circondario che aveva la probabilit di
morire di vecchiaia. Le sue enormi cosce non sarebbero mai state strofinate di sale per impregnarsi di salnitro e diventare prosciutti. Mai il suo lardo
sarebbe stato fuso in ciccioli. Roseline era una di quelle femmine rarissime
che dissotterrano i tartufi senza mangiarli, salvo evidentemente quando
gliene si offre uno in ricompensa. Soltanto non bisogna esagerare, si potrebbe distruggerle il fiuto, poich come un ubriacone non sar mai in grado di riconoscere uno chteau-latour da uno chateau haut-brion, cos Roseline, troppo viziata coi tartufi, non avrebbe tardato a non scoprirli pi sotto
terra. La testa messa in risalto dal nastro rosa, trotta verso il porcile dove

l'aspetta, calda e fragrante di mietitura estiva, quella miscela di crusca e


patate cotte, leccornia di tutti i porci del mondo.
2
La porta carraia dominava la corte quadrata; da un lato le galline e, a
sud, le gabbie dei conigli. Un odore di erba triturata fluttuava sotto le volte
dell'ovile dove alitava il calore del gregge. La sala da pranzo era al primo
piano, sotto la pensilina della terrazza coperta, sostenuta da un pilastro
quadrato.
Paniere al braccio, Alyre raschi le scarpe sul montatoio e sal con passo
leggero la scala esterna. Tir a s la grata per le mosche e apr la porta a
vetri.
Francine stava togliendo dal forno la zuppa di cipolle gratinata. I coperti
erano apparecchiati intorno al vino rosso, mezzo Alicante, mezzo Jacquez,
vitigno proibito. Ma era una vite vecchissima, e Francine era assessore.
Chiudevano gli occhi su quelle piante che avrebbero dovuto essere sradicate da tempo.
Coltello e forchetta in pugno, punta e denti in aria, com'era suo solito, il
pastore, gi seduto, significava con tutta la sua persona tarchiata: "E allora,
arriva?". I tre cani, sotto il tavolo, si accingevano ad afferrare gli avanzi
del banchetto.
Guardalo, quello, non mi darebbe una mano per un regno! Francine
indicava il pastore, con mano decisa.
Mi avete detto che ero un buono a nulla.
Ah, questo vero.
Il pastore era Pascal, figlio unico di una famiglia agiata che aveva abbandonato i suoi perch la madre tradiva il padre. Se n'era partito senza
una parola, tenendo per s il segreto. Aveva diciannove anni. Sua madre
andava a scocciarlo persino nei pascoli quasi tutti i sabati.
"Ma perch? Perch? Avevi pane e companatico. Io e tuo padre eravamo
pieni di premure per te." Parlava a una schiena voltata. Pascal non rispondeva mai e continuava il suo lavoro. Le diceva "Ciao, ma'" quando lei arrivava e "Arrivederci, ma'" quando se ne andava.
C' gente commentava Alyre che si metterebbe in ginocchio pur di
farsi dire quello che si merita. Ma vedrai! Un bel giorno, glielo sputer in
faccia quello che si merita. E allora, bisogner raccoglierla nel prato dove
l'avr piantata in asso. Caduta stecchita. Il naso nella merda di capra.

Francine si allontanava sempre quando Alyre pronunciava quella frase


veritiera. Cosa ne sapeva lui della verit? Quando lei gli mentiva da dodici
anni, senza che dicesse uffa?
La donna lanci un'occhiata al paniere posato per terra.
tutto qui quello che hai preso. Non vi siete ammazzati di fatica nessuno dei due, eh?
In effetti, ce n'era per pi di mille franchi. E sarebbe durata cos dal 15
novembre al 15 febbraio, salvo le interruzioni dovute al maltempo. Non
c'era di che lamentarsi. Ma la tattica di Francine consisteva nel mostrarsi
bisbetica come sua abitudine.
Alyre la osservava sempre con lo stesso piacere.
"Guardatela, con i suoi fronzoli" diceva fra s "se non superba. Quanto
ama i fronzoli questa donna! E l'orologio con bracciale coperto di pietre. E
la collana di perle false e l'anello col fondo di bicchiere. E brillano tutti. E
luccicano. Peggio che se fossero gioielli d'imitazione. Non si pu immaginare quello che riescono a fare oggi."
Ed era vero che, sotto il lampadario, i tesori di Francine, la sua sola debolezza, scintillavano sommessamente e creavano un'atmosfera festosa. Se
ne adornava con cura ogni giorno, appena finiti i lavori pesanti. "A Francine piacciono i fronzoli..." pensava.
A prima vista, questa Francine diritta e sottile, sempre vestita di scuro,
per mortificare la figura; questa Francine, dunque, a quarantun'anni, pareva
piuttosto vuota d'amore e appena appena adatta a un solo uomo. Ma chi la
toccava, per caso o con intenzione, provava una grande sorpresa. Era morbida e soda, e il suo ventre piatto, teso come quello di un atleta, lo si intuiva capace dei pi bei movimenti.
Era la politica ad averla rivelata. Fino a trent'anni, era appartenuta a
quella generazione di donne che, con rassegnazione, prendono l'amore
come viene. Ma quando l'avevano eletta consigliere comunale, poi "assessore", aveva conosciuto il mondo, in quei momenti di distensione che seguono le varie riunioni. Un giorno, per scherzo, il consigliere di un altro
comune l'aveva tirata a s per farla ballare. Lui aveva terminato la samba
col fiato mozzo.
Santo cielo, Francine le aveva detto. Mi scusi, ma un po' troppo
scatenata per me.
Da quel giorno, si mise a ballare ai ricevimenti che concludono le riunioni dei sindacati e dei congressisti. Si dedic al resto, anche, era fatale,
ma non senza sospiri n reticenze. Detestava le complicazioni e le menzo-

gne. Cos aveva presentato i suoi amanti ad Alyre.


Alyre, domani vado ad Angles con il signor Maucoeur. Siamo nella
commissione incaricata di verificare la seconda parte dei lavori dell'acquedotto... Troverai tutto pronto nel frigo.
Alyre, ti presento il dottor Malgriaux, del Ministero della Sanit... Mi
hanno designata a fargli fare il giro delle colonie estive del circondario, eccetera.
Se, per caso, un giorno l'opposizione vincesse le amministrative, a Francine non resterebbe che suicidarsi o dire la verit.
"La verit!" pens Alyre, assaggiando la zuppa di cipolle. "Come se l'ignorassi, la verit!"
Ma lui aveva Roseline, i tartufi e le api, il resto...
un po' troppo liquida esclam Francine.
Non ci fu nessuna eco. Alyre aveva fame, e comunque fosse...
Quanto al pastore... Il pastore, il cucchiaio sospeso a mezz'aria fra il
piatto e la bocca gi aperta, seguiva con gli occhi qualcosa sul muro. Qualcosa conosciuto soltanto da lui, una presenza immateriale che era appena
spuntata dalla cassa dell'orologio, fra due secondi sgranati, che ora fuggiva
sulla batteria di cucina, svoltava l'angolo della mensola del caminetto, abbandonava un po' di polvere su ogni scatola di spezie: "Zucchero, sale, pepe, cannella", appannava il vetro della lampada a petrolio per le sere di
temporale, per andare a perdersi finalmente, con lo sguardo del pastore,
laggi, nello scarico del lavello in acciaio cromato.
Guardalo, quello esclam Francine che l'osservava. Cos'ha visto ancora? Lo si direbbe un gatto che spia un fantasma.
Era proprio cos. Il pastore di diciannove anni, sotto i capelli che gli piovono sul collo, con gli occhi smisurati da Cristo romanico, ma neri, ma
profondi, stava seguendo davvero un fantasma, dalla cassa dell'orologio allo scarico del lavello. Aveva questo potere, privilegio dei gatti.
Vi farebbe gelare il sangue disse ancora Francine.
Temeva sempre che, da qualche fessura, trapelassero i suoi segreti E il
tramite di un fantasma le sembrava idoneo a...
Il pastore tard a riportare lo sguardo sulla terra. Tard a riconoscere
Francine che amava invano e con la massima umilt.
Ne scomparso ancora uno disse con voce felpata.
Uno cosa? grid Francine.
Credeva di aver perduto un agnello senza osare confessarlo.
Non so... L'hanno detto i gendarmi. Stavo pascolando alla Chariton-

ne...
Sulla strada di Montsalier?
Quella per il bosco di Deffens, s.
E allora?
E allora, sono scesi dal furgone per domandarmi se non l'avessi visto.
Ma chi?
Uno che scomparso.
Come si chiamava?
Jrmie...
Dunque lo sanno chi .
quello che ho detto ai gendarmi. Insistevano. "Com'era il vostro Jrmie?" Cos, me lo descrivono: "Una tonaca marrone a strisce bianche,
confezionata a Giacarta" hanno detto "da una colonia di buddisti. Zoccoli
danesi, molto rumorosi. Capelli tinti con l'henn che fluttuano fino alla
cintura e, nascosto sotto la barba, uno scapolare di bacche di cipresso, con
un libro appeso a un'estremit". Erano questi i dati segnaletici dei gendarmi. "Ah, dimenticavo. Un mandolino a tracolla." Cosa volete? Dall'inizio
della stagione ne avr visti forse una sessantina salire verso Montsalier. E
sono tutti come dite voi.
Tutti disse Francine. Tre giorni fa, ne passato un altro e voleva che
gii dessi un uovo. La Giraud di Parmelles mi ha spiegato un po' come vivono. Hanno eretto delle tende sotto il tetto forato della vecchia chiesa.
Fanno da mangiare intorno all'acquasantiera piena di pioggia. Hanno bruciato tutti i banchi che restavano.
Il pastore riprese: "Siccome anche lei ha i capelli lunghi" mi hanno detto i gendarmi "pensavamo che forse eravate un po' in confidenza. Veniva
da Noyerssur-Jabron. Non le dice nulla, Noyers-sur-Jabron?" E mi guardavano come guardano i gendarmi quando hanno dei sospetti.
Tacque. Nel sambuco, sotto il terrazzo, frusciava il vento. Trascinava
delle zaffate dall'ovile mal chiuso. Il montone, cambiando posizione, agitava il campanaccio. Il pastore l'ascoltava. Snidava ancora un fantasma
dalla cassa dell'orologio; lo seguiva attraverso tutta la lunghezza del caminetto, hop! L'accompagnava fino allo scarico del lavello moderno dove s'inabissava in lunghe spire.
la quarta volta da settembre disse il pastore. La quarta volta che i
gendarmi mi domandano a bruciapelo...
A proposito disse Alyre fra parentesi... parlando di questo, credi che
sia normale, Francine... Credi che possa accadere... Credi che sia possibile

che...
Raggomitolava con cura intorno al cucchiaio un lungo filo di formaggio
grattugiato che alla fine inghiott e si asciug le labbra. Afferr il bicchiere
di vino nero e l'interpose fra lui e il lampadario. Niente da fare. La luce
non l'attraversa, il vino di Jacquez...
Non si accorgeva, mentre rifletteva alle possibili conseguenze della sua
frase, che il pastore, nell'attesa, teneva il cucchiaio a met strada fra il piatto e le labbra socchiuse per inghiottirlo. E Francine stessa, il mestolo pieno, spiava la fine della frase, prima di servirsi. Esplose: Come? Cos' che
non si pu fare? Cos' che non normale? Sputa il rospo. Siete asfissianti
tutti e due: uno va a caccia di fantasmi come se fossero mosche, l'altro si
perde per strada quando parla. Di', spiegati. Paria chiaro.
Gli occhi spalancati del pastore brillavano di curiosit. Non soltanto
prevedeva il peggio, ma era sempre pronto a considerarlo con allegria.
Oh disse Alyre che quell'esordio aveva appena indotto a non parlare
pi. Oh... una cosa che, per capirla, bisognerebbe tenere conto di tutto.
Di tutto! E siccome non ne sappiamo nulla...
Cavalcava un sogno triste che si svolgeva laggi, verso le sue tartufaie
di Cassagne, fra le lance di bronzo di un boschetto di lauri. Quell'esercito
ticchettante non s'immobilizzava mai al vento della notte? Erano comunque strani i capricci di Roseline che duravano da qualche tempo, proprio
passando vicino a quel bosco. Era comunque strana la sensazione soffocante che gli faceva girare la testa, quando ascoltava le voci del vento davanti a quel bosco riannodando lo spago al nastro di Roseline.
Mi cadono le braccia disse Francine. Non mi hai abituata a tanti misteri.
Non sono misteri disse Alyre sono perplessit... cos: sono perplesso...
Tale perplessit lo condannava, quella sera, a ricercare maggior compagnia. Appena finito il formaggio, si alz, infil la salvietta nel cerchietto
col suo nome inciso e annunci che andava a giocare a carte da Rosemonde Burle.
3
L'orologio del cruscotto ticchettava nell'oscurit. La grossa automobile
blu era immersa sotto la cupola dei lauri. A tratti, il vento staccava un frutto nero che rimbalzava sulla lamiera. Solo la macchia bianca di mani feb-

brili si distingueva attraverso il parabrezza dove s'insinuava qualche raggio


di luna filtrato fra i rami ondeggianti.
la tua ultima parola?
La ragazza con le dita rattrappite sul volante guardava diritto davanti a
s. Gli occhi chiari le si appannavano di lacrime e la voce era strozzata dai
singhiozzi.
Sembrerebbe una storia d'amore...
L'uomo al suo fianco, ispido di barba irsuta e di lunghi capelli attorcigliati, le rispondeva cupamente, lo sguardo fisso davanti a s, in lontananza, su quel muro fatiscente, forato da una porta di ferro.
una storia d'amore...
Ma no, una storia di soldi.
Dieci milioni! Regali dieci milioni a quei pidocchiosi. E sostieni che
non si tratta d'amore. La met dei nostri averi. Ci pensi. Tutta la fatica di
due generazioni.
La fatica di due generazioni di esercenti, s.
Ma cosa pretendi di provare agendo in questo modo?
Espiare. Espio per mio padre, per mia madre e per te, di conseguenza...
Ascoltami bene: fra quarant'anni, fra cinquanta, sarai vecchia o morta. Avrai avuto un marito che non amerai pi; dei figli che si chiederanno cosa
fare di te perch non oseranno ancora spingerti gi dalle scale... Li avrai
visti disfarsi a mano a mano che invecchiano. Quel Dio a cui ti hanno educata non ti servir pi a nulla. E tu non sarai mai servita a niente perch avrai sempre amato soltanto il tuo piccolo nucleo familiare e il peggio, nel
tuo caso, sar che continuerai ad amarlo anche se orrendo...
Perch dovrebbe essere orrendo?
Perch genitori come i nostri, che hanno sempre avuto soltanto i soldi
in bocca, non possono generare che esseri orrendi. E tu ti sceglierai un marito, come per caso, fra altri figli di esseri orrendi.
Pap era uno sciagurato.
L'uomo ridacchi.
Esatto. Lasciava cadere cos dall'alto le elemosine da dare sempre l'idea
di spartire il suo patrimonio. No, non possibile. Bisogna che mi stacchi
da lui. Non devo assomigliargli. Non voglio essere bollato da lui. Al mondo dobbiamo essere tutti fratelli. Non avrei il mio posto fra gli uomini se
gli assomigliassi. Se ti assomigliassi.
Fece l'atto di aprire la portiera.
No, aspetta disse lei ansando. Posso arrivare a sei milioni. Lo sai che

si tratta della mia vita. Che ho studiato per questo. Che ho dato tutto.
Hai un animo da padrone disse con disprezzo. possibile? possibile che sia proprio tu. Tu che ti precipitavi a regalare le bambole a tutte le
mendicanti di Oyonnax?
Mi sono presa delle bacchettate sulle dita, per questo.
Non dai nostri genitori. Se ne guardavano bene. Ti facevano dire severamente dalle tue bambinaie di non spartire nulla. Quando hai smesso?
Quando hai smesso di regalare? Dimmi? Non puoi tornare indietro? Non
puoi ricominciare ad assomigliarmi? Ti volevo tanto bene.
Mi vuoi bene, ma mi lesini quattro milioni.
Ho fatto fare tutti i preventivi. Ho ottenuto tutti gli sconti possibili: acquisto di tutti i terreni, di tutti i ruderi, restauro delle case, acquedotto, elettricit, eccetera. Per sistemare la comunit in una natura amena, mi ci vogliono tutti.
Tutti? Sei pazzo.
Lo sai bene che non lo sono. Ho tre attestati di matematica. Mi hai fatto
controllare di nascosto in due riprese. S, s, non protesto. So che il tuo
amore cosciente...
Il gruppo Europlast ci spia. Ha fatto in modo che nessun altro si arricchisca. All'occorrenza, non otterrai neppure i sei milioni che ti offro.
L'uomo abbozz un sorriso nell'ombra.
Sei troppo brava per me, ma comunque non fino a questo punto. So che
hai commissionato un'analisi seria a una societ americana. Ti ho anche
fatta spiare commercialmente da un mio amico investigatore privato. La
fabbrica stata valutata venticinque milioni di franchi. E venti milioni la
cifra limite che l'Europlast ha fissato perch la mano di poker diventi fruttuosa. Non dimenticare che chiuderanno la fabbrica non appena l'avranno
acquistata. Porteranno via soltanto il portafoglio clienti. Allora, sorellina...
Dieci milioni, la mia ultima parola.
Apr la portiera, questa volta con decisione. Un odore sgradevole gli solletic le narici. Lanci verso il fogliame dei lauri uno sguardo incerto. Le
nubi veleggiavano sotto la luna.
Jrmie!
Aveva sbattuto la portiera anche lei e, girando attorno alla macchina, andava a sbarrargli il passaggio.
Mi metti in croce.
La luna l'illumin tutt'intera, con la mantella di lana cruda, i capelli spettinati ad arte; le gambe inguainate di seta, slanciate su tacchi di scarpe che

rutilavano quando un raggio le investiva. Era una ragazza dalla pelle chiara, gli occhi immensi; il viso le rifulgeva di bont e d'intelligenza.
Come sei bella mormor Jrmie. Che peccato! Cosa farai con tutti
quegli scalcinati? Tuo marito guarder la Coppa del mondo alla televisione! Ti porter a vedere delle autentiche scene porno quando uscir per
qualche cena d'affari. Mangerai carnaccia di montone. Farai una vita volgare. Vieni con me. Su queste colline, venuti da ogni parte, conoscerai degli uomini che saranno sporchi ma che almeno saranno puri. E ne conoscerai parecchi, senza costrizione, liberamente, finch ne troverai uno che fa
per te. O una, chi lo sa? Ma almeno, nel nostro ambiente, avrai libera scelta.
Jrmie, ti supplico. Senza la fabbrica sono una conchiglia vuota. Accetta. Ti giuro che se potessi di pi lo farei.
Jrmie si volt verso di lei. Aveva, frammezzo alla sua zazzera irsuta,
lo stesso sguardo tenero della ragazza.
Santo cielo gemette come fai a nascondere tutto questo sotto tanta
purezza? Come puoi essere al tempo stesso cos ingenua?
Era accasciata su di s. Non reagiva pi. Quel fratello che aveva amato,
quel fratello che era dei loro, dov'era? Dov'era il suo spirito? La tentazione
di pregare, da tanto tempo soffocata, d'un tratto la sommerse. Ma lui stava
voltando le spalle, se ne stava andando...
Lo guardava partire, portandosi via la sua ultima speranza. La fabbrica
sarebbe stata venduta. Non poteva dargli dieci milioni. Il sacro deposito in
Svizzera non si poteva intaccare. Suo padre gliel'aveva fatto giurare. Soltanto la fuga della famiglia, fuori della Francia, l'avrebbe autorizzata a toccarlo.
Jrmie!
Se ne andava a piedi nudi, la tonaca fradicia e sottile spiegazzata intorno
al corpo come quella di un frate, ma ancor pi umile, senza cintura, senza
croce, salvo quello scapolare in bacche di cipresso che gli ticchettava alla
vita.
"Santo Dio" pens lei "che freddo deve sentire!"
Il suo sguardo sfior meccanicamente la fascia bianca, che rifletteva la
luna, dei lussuosi pneumatici dell'automobile. La ruota anteriore destra era
sgonfia.
Jrmie! grid.
Si volt, ritorn sui suoi passi.
Jrmie, non ho mai saputo cambiare una gomma in vita mia. Proprio

oggi devo...
Egli alz le spalle.
Hai gli attrezzi?
Nel bagagliaio.
Si dava da fare intorno a lei, preparava il martinello, tirava fuori la ruota
di scorta.
Non ti fai male ai piedi?
Figurati! Sono fiero della mia callosit. Ho fatto cinquemila chilometri
a piedi nudi. Non si consumano come le gomme della macchina. Cazzo!
Quegli stronzi hanno stretto troppo i bulloni. I meccanici sono tutti uguali.
Li stringono con delle chiavi a stella e tu non hai che questa chiavetta a tubo. Sono tutti stronzi. Non hai una chiave inglese? La infilerei nel tubo e
farei leva.
Frugava nella cassetta degli attrezzi. Ritornava. Toglieva con cura i bulloni dal coprimozzo. Cambiava la ruota. Riavvitava i bulloni a mano.
Tienimi questa.
Le tendeva la pesante chiave inglese che gli era servita da leva. Era chinato davanti a lei. Il suo cranio ispido era all'altezza del cofano.
"Dieci milioni" pens lei. "E la mia vita... E cosa ne sar di me?"
Fu tutta la stirpe dei vivi e dei morti della famiglia a sollevare la chiave
inglese in mano alla giovane e ad abbatterla con tutta la sua forza sul cranio di Jrmie... Una volta, due volte...
Una paura tremenda la colse poich, invece di cadere, lui cominci a
raddrizzarsi lentamente, lentamente, come poco prima si alzava il veicolo
sotto l'azione del martinello. Comprese subito che se si fosse voltato, se
l'avesse visto in faccia, sarebbe morta - anche se non per mano sua - di orrore, di rimorso, di smarrimento... Allora lo colp di nuovo con la forza
della disperazione e, questa volta, egli croll sul cofano. Ma l'ultima immagine che conserv non fu quel grande corpo raggomitolato su se stesso
nella sua tonaca fluttuante. Fu l'uomo ancora vivo che si rialzava con quella lentezza irreale; l'uomo le stava mostrando un viso che lei ben sapeva...
Il viso di uno che imparava a conoscerla qual era!
"L'ho ucciso perch aveva ragione" disse fra s. Ma presto pens che lei
fosse l'anello che collegava il passato al futuro. Cos'importava essere
un'assassina? Uccidendo Jrmie salvava un'impresa, degli operai. "E tu, ti
salvi tu" le grid una voce. Immediatamente ci che lei era stata, prima di
quell'attimo, affior alla sua coscienza. Era possibile?
Si contempl il braccio come se appartenesse a un'altra, contempl la

chiave inglese impiastricciata di sangue. La gett per terra. Il rumore che


fece cadendo risvegli il suo istinto. Bisognava cancellare le tracce, andarsene, fuggire... Raccolse la chiave, si abbass per terminare di avvitare i
bulloni e rimettere il coprimozzo. Durante tutta l'operazione, chinata sulla
ruota, il suo viso acqua e sapone fu all'altezza di quello di Jrmie e i suoi
lunghi capelli accarezzarono quelli di lui.
Finalmente si raddrizz, rimise a fatica la gomma forata nel bagagliaio e
fece il giro dell'auto per installarsi al volante. Fuggire... Nessuno al mondo
sapeva ancora che era partita da Oyonnax per venire qui a Banon. Nessuno... Aveva fatto il pieno il giorno precedente. Non aveva neppure dovuto
fermarsi a un distributore... Se, fin d'ora, avesse potuto allontanarsi, riguadagnare Oyonnax prima dell'alba, chi l'avrebbe sospettata? Dietro il suo
viso puro? Dietro il suo equilibrio? Dietro il dolore che avrebbe saputo
provare fino a manifestarlo convenientemente in pubblico? Solo l'avvocato
di Jrmie era al corrente della sua intenzione di vendere la fabbrica. Lei
stessa, se non gliel'avesse confessato espressamente Jrmie quella sera,
non ne avrebbe saputo ancora nulla. Tutto era fatto perch lei ne uscisse
con le mani pulite. Consult l'orologio. Era mezzanotte e mezzo. Cinque
ore di strada a centocinquanta all'ora... Possibile. Fece l'atto di aprire la
portiera. Vide Mambo. Ritto sulle corte zampe contro il vetro chiuso, un
minuscolo bassotto tedesco la guardava gemendo, impaziente di ritrovare
il padrone. Indietreggi alla sua vista. Lo vedeva ancora su quella strada,
allegro e cordiale, il cagnolino in braccio, un borsone da viaggio appeso al
collo. Anche la borsa era qui. Forse sapeva ancora del sudore di Jrmie
sulle strade...
No. Si copr la faccia con le mani. Era riuscita a uccidere perch lo esigeva la fabbrica. Non poteva uccidere il bassotto. Sarebbe stato superiore
alle sue forze. L'avrebbe abbandonato... durante il ritorno... Era di razza.
Qualcuno l'avrebbe raccolto...
4
Mentre stava per mettersi alla guida, sent, sobbalzante sul sentiero, arrivare verso di lei, a bassa velocit, una vecchia automobile. Traballava, alla
merc dei solchi, col paraurti mal rabberciato che produceva un rumore di
casseruola. Chi veniva in quel deserto a quell'ora? Davanti alla Mercedes
si insinuava nell'oscurit un antro di verde. Si mise al volante, azion il
contatto, indietreggi alcuni metri e spost la macchina nell'antro oscuro

fino a sentire i rami frustare la carrozzeria. Aveva fatto tutto senza accendere i fari. Scese, s'imbosc fra i lauri, irrigidita, bianca sotto la luna, ma la
cortina di alberi la separava da quella radura cosparsa di foglie morte e
sbarrata da un muro e da un cancello rugginoso.
Quel boschetto cos folto, che aveva scorto dalla strada dopo aver caricato Jrmie che l'aspettava all'incrocio dove le aveva dato appuntamento, le
era parso propizio a un colloquio privato. Il destino, probabilmente, le aveva suggerito gi allora, senza che ne avesse coscienza, che forse avrebbe
dovuto ucciderlo. Ma adesso era prigioniera di quel boschetto. Non offriva
altre uscite per raggiungere la strada, a parte il sentiero sterrato dove avanzava la vecchia automobile. Si avvertiva il fracasso del suo motore asmatico in seconda; asmatico, ma robusto, da cui si intuiva che poteva funzionare ancora vent'anni a un'andatura cos ridotta. Sul vialetto rigidamente delimitato dai fusti ricurvi dei lauri, il veicolo avanzava a fari spenti. Finalmente appariva. Sbucava nella radura occhieggiata dal chiaro di luna che
giocava col vento attraverso i lauri e i lecci.
La vecchia carrozzeria un tempo bianca, era ora screpolata e grigia come
un guscio di tartaruga; cos vecchia e cos erosa dalle stagioni passate
all'aperto che non sembrava pi di questo mondo. Un'aura sinistra aleggiava intorno a quella carretta familiare. La ragazza la contemplava, gelata fino alle ossa, rigida di paura e di presentimenti funesti. Se il guidatore accendeva i fari, non era possibile che non avvistasse il cadavere di Jrmie
sul cumulo delle foglie secche. Ma perch restava a fari spenti? Cosa veniva a fare a quell'ora in quel parco sbarrato da cancelli arrugginiti?
Il motore si spense di colpo. Nel silenzio che segu, la giovane ud un
grosso albero stormire al vento in un soffio lentissimo di tristezza. Le parve di riconoscere il canto funebre di un cipresso. Guardava a occhi spalancati la vettura grigia, immobile nella penombra, i vetri appannati dal freddo
di dicembre, quando sent cigolare la portiera. Il sedile del guidatore s trovava dalla parte opposta del boschetto di lecci dove si celava lei. Lo vide
soltanto quando lui si alz in piedi. Le dava la schiena. Avanzava con indolenza verso l'inferriata arrugginita. Il chiaro di luna rivelava una figura
imprecisa che si prolungava diritta e scura, dalla testa ai piedi, senza vita,
senza spalle n collo. Si blocc davanti al cancello, cav di tasca un mazzo
di chiavi che tintinn. Ci fu un rumore di catenaccio ben oliato che scivol
senza sforzo nella bocchetta. L'uomo spinse per bene il battente, che cigol
sui cardini. Quindi si volt.
La giovane vide drizzarsi tutto nero, chiazzato di ombre e di chiar di lu-

na, uno spauracchio informe senza viso. Dalle falde enormi del cappello
nero scendeva un velo di tulle nero che gli insaccava le braccia fino ai gomiti. Portava lunghi guanti neri che sembravano femminili.
Attraverso i varchi del fogliame lo guardava soggiogata. I suoi passi facevano scricchiolare le foglie morte mentre si dirigeva con lentezza verso
la carretta. Ma prima di raggiungerla, si blocc, piedi uniti, braccia incollate al corpo, immobile, in mezzo alla natura come un cacciatore che voglia
integrarvisi. Trattenne il respiro. Erano a venti metri l'uno dall'altra. Poco
prima, durante la discussione in automobile, aveva fumato una sigaretta e
sentiva intorno a s il proprio profumo sottile che avrebbe rischiato di tradirla, se sotto gli alberi non avesse fluttuato un odore acre dominante su
ogni cosa. Comunque, l'uomo rigido e teso girava pian piano da una parte
e dall'altra la tendina funebre che gli velava il volto, e il cappello seguiva il
movimento. Riprese il cammino, ancor pi lentamente, verso la sua macchina. Lo immaginava temporeggiare, esitante. Se all'improvviso gli saltava il ghiribizzo di scostare i lauri e di avanzare verso la prima cupola di
lecci, di sicuro avrebbe scoperto Jrmie e allora... mai avrebbe avuto il
tempo di allontanarsi.
Ma il personaggio, il cui atteggiamento era sempre estremamente circoscritto, non modificava il suo percorso... Una sola volta si gir con vivacit. Fu quando, spinto dal vento e forse curvo sui cardini, il cancello arrugginito si mosse appena, con uno stridio che parve allarmare l'uomo circospetto. Rimase un lungo attimo voltato a contemplare il vuoto dell'apertura
dove s'insinuava un unico raggio di luna, poi, probabilmente rassicurato, si
mosse di nuovo.
Non riprese il suo posto al volante. Apr la portiera posteriore, dal lato
opposto da dove lei spiava. Ne trasse con sforzo una specie di marionetta
oblunga e flaccida che gli scivolava fra le braccia facendogli compiere una
immane fatica per trattenerla. Si caric titubante quel collo informe. Si
raddrizz. Si mise in cammino con passo pesante verso il cancello aperto.
Allora il chiaro di luna rivel di colpo la natura del fardello sulle spalle
dell'uomo. Era il corpo di Jrmie disteso sull'erba e che lei distingueva
ancora allo stesso posto. Uno stupore senza nome le elettrizz i capelli e le
ghiacci la spina dorsale. Lo scapolare, la tonaca, i piedi che lo sconosciuto stringeva alle caviglie: c'era tutto. Tutto era simile. I capelli sulla testa
rovesciata spazzavano quasi il suolo, mascherando il viso. Ormai l'ombra
scivolava attraverso il cancello, spariva. La ragazza non riusciva pi a
muoversi. Sapeva che il corpo di Jrmie era sempre l... Ma allora? Chi

era quello che trasportava l'uomo con la veletta? Perch era morto? Cosa
ne faceva? Il desiderio di sapere la proiett avanti. Varc a sua volta il
cancello.
Quando l'uomo torn, non si volt immediatamente. Prima chiuse il cancello cigolante dando due giri di chiave. Poi, con la stessa lenta andatura,
si diresse alla sua automobile. Allora alz la testa. Laggi, nella penombra,
il volto di una ragazza lo fissava intensamente. Non credette ai propri occhi. Subito ebbe paura. Ma quel volto era cos promettente che si rassicur
senza indugio. Non aveva nulla da temere da una simile purezza. Purtroppo non aveva con s nulla dell'occorrente... Si guard le mani e, per testimoniare la sua fiducia in esse, vi sput dentro...
Avanz a piccoli passi. Scost i lauri. Non guardava che la ragazza. Non
vedeva il colore delle sue pupille, ma soltanto un grande foro riempito dal
chiaro di luna. Lei si lasciava cadere ai piedi quella specie di mantello senza maniche che indossava. Si sbottonava la camicetta, se la toglieva... Lui
inciamp contro una massa molle, si accorse con stupore che era un cadavere. Lo scapolare, la tonaca... I capelli lunghi. Ebbe di nuovo paura. La
ragazza, adesso, stava a dieci metri. Sotto il soffio del vento gelido di Lure, si lasciava scivolare la gonna, era quasi nuda. Pi due metri soltanto.
Allung la mani verso il centro delle sue gambe, col desiderio immediato
di palparla, di accarezzarla, di sottometterla prima di ucciderla.
Prima per di richiudere la presa intorno a quel corpo che riteneva docile, lei, con tutta la sua forza, gli piant nelle parti basse il pugno armato del
mazzo di chiavi. Nell'urto avvert che una grossa massa di carne molle e
dura insieme si era schiacciata. Lo colp di nuovo da vicinissimo, con la
punta delle chiavi bene in mostra questa volta e nello stesso punto. Lui si
risvegli dal suo inebriamento con un gorgoglio sordo che reprimeva un
urlo, si pieg su se stesso. Soffiava come un toro crivellato di banderilla.
Le sue mani da boscaiolo si protesero questa volta verso il collo della donna per stritolarlo, ma lei non c'era pi. Era laggi, nell'ombra fitta di un
leccio, quasi invisibile, salvo le cosce e il ventre che facevano scudo al
chiaro di luna. Sbilanciato, il dolore che gli mozzava il fiato, l'uomo avanz a braccia aperte, con un gesto da gorilla. La ragazza fugg tra gli alberi.
La segu. Forz l'andatura, ma la distanza fra loro non diminuiva. Correndo a piedi nudi sulle foglie morte, tentava di sfiancarlo ed egli colpito
com'era, faticava a riprendersi. La perse di vista. Cerc. Procedeva fra i
lauri, circospetto, terribile. Il cappello ben fissato sotto il velo si era appe-

na spostato sulla testa.


Di colpo la sent leggera dietro di s. Il suo polso fu preso nella morsa di
due mani d'acciaio. Lei tir con tutta la sua forza. Era la prima volta, da
quando faceva judo, che doveva tirare una massa cos notevole. Ma la sua
tecnica si era perfezionata. L'uomo and a ruzzolare in mezzo a un cespuglio di rose selvatiche. Nutriva ancora illusioni, ma il centro del corpo lo
faceva soffrire sempre di pi e si teneva il polso sinistro decontraendo le
articolazioni martirizzate.
La donna si precipit verso la Mercedes. Apr la portiera mentre l'altro
esitava, sempre pi visibilmente, come stesse per scagliarsi o per crollare.
Afferr nel bauletto interno un minuscolo revolver, lo punt sull'uomo e
liber la sicura. Lui si ferm di botto.
Erano faccia a faccia. Si squadravano. Lei in piena luce, trionfante, quasi
nuda, con le punte dei seni che si sollevavano nell'ansimare dell'emozione;
l'uomo, semipiegato in due, che stava recuperando in fretta ma restava
sempre anonimo, trincerato dietro il velo nero.
Respiravano molto forte. Sembrava che, invece di una battaglia, fosse
stato uno sforzo amoroso ad averli affaticati.
Tutt'intorno il silenzio era compatto. Il vento stesso era cessato. Nella
notte chiara non si sentiva altro che i loro due respiri come vicinissimi.
Dalla canna della pistola alla punta del braccio teso, lei indicava ostinatamente il cadavere di Jrmie e, con l'indice della mano sinistra, additava
il cancello che l'uomo aveva richiuso. Questi tardava a eseguire. L'altra indietreggiava per tenersi fuori portata, ma non troppo lontano, comunque,
perch all'occorrenza nessuno dei sei proiettili del caricatore si disperdesse
nel bosco.
Ci mise un po' di tempo a capire. Ma, a forza di scrutare la luminosit
del viso che non distoglieva mai gli occhi, in pochi minuti conobbe quella
ragazza meglio di chiunque altro l'avesse mai conosciuta. Non aveva il fisico per resistergli.
Allora comp l'ultimo sforzo. Si caric in spalla il cadavere di Jrmie e
apr ancora una volta il cancello, mentre lei recuperava i vestiti e le scarpe.
Si rivest, si annod la mantella alle spalle e segu l'uomo al di l dell'inferriata per sorvegliarlo ed evitare che la cogliesse di sorpresa.
Alcune volpi guaivano in lontananza, affamate e ostinate. Disse fra s
che quei resti e quelle tracce di sangue sarebbero stati presto cancellati.
L'uomo pos dolcemente il corpo di Jrmie. Sollev quella barba serica,
accarezz quel collo cos giovane. Mormor: Che peccato...

5
Quella sera, Alyre Morelon s'era attardato fuori per andare a consegnare
un cesto di tartufi dai Levinkof. Il pittore si era insediato in una vecchia
segheria, un chilometro oltre le tartufaie di Alyre, sulla strada di Simiane.
Godeva del favore della critica e vendeva quadri in America. Quando Alyre arriv sull'aia che fronteggiava lo studio, pens, nel crepuscolo, che
un'orda di barbari avesse sterminato la famiglia. Una quercia secolare era
spaccata in mezzo nel senso dell'altezza, foglie e rami compresi. Sul taglio
liscio come una tavola, l'artista aveva dipinto una serie di vene azzurrognole, a spirali e volute. Spaventapasseri di stracci gialli e malva si arruffavano tra i rami appesi a corde colorate. Le loro lingue di taffett rosso papavero penzolavano pi o meno lunghe, a volte fino al suolo, sempre smisurate, leggermente falliche. L'insieme di quell'orrore dondolava al vento serale.
"Carino" disse Alyre con ammirazione.
Leg con cura Roseline, che disapprovava sordamente, ai piedi della
quercia fatidica.
Una marmaglia pigolante saltava intorno ad Alyre, cercando di scippargli qualche tartufo dal paniere; cani famelici gli abbaiavano alle calcagna;
gatti febbricitanti per denutrizione fuggivano al suo avvicinarsi. E allora,
da laggi, Levinkof lo chiam. Aveva una voce da basso in un corpo da
Giobbe sul letamaio: sempre in short, muscoli come corde di violino si annodavano flaccidi sui polpacci da gallo. Sessant'anni? Settanta? Impossibile dirlo.
Cosa ne dici del mio albero di Natale? domand subito.
bello disse Alyre.
Levinkof lo spingeva verso casa. Sulla soglia era in attesa la sua compagna. Era proprio per lei che Alyre veniva volentieri a consegnare i tartufi.
Stava sulla sommit dei quattro gradini che portavano all'entrata. Era la
sua posizione preferita nell'accogliere i visitatori. Si mostrava la maggior
parte del tempo incinta e trionfante, del tutto nuda sotto una tunica di velo,
l'ombelico debordante dal ventre come un cavatappi osceno; le mammelle
un po' sfinite ma enormi. Era alta, a occhio e croce, un metro e ottanta. Alyre sognava ore e ore dopo averla vista, tanto che si perdeva in lei e non la
smetteva di riempirsene gli occhi. Beninteso, Levinkof contava proprio su
di lei per ottenere uno sconto sui tartufi. Ma l'inflessibile Frantine aveva

detto "trecento franchi al chilo" e sarebbe stato trecento franchi.


Facevano festa intorno al paniere. Trascinavano Alyre in casa. Lo mettevano davanti a un pastis di cui aveva orrore. Riusc a proteggere il suo
raccolto finch Levinkof non gli ebbe firmato l'assegno e lui non l'ebbe intascato. Ma, subito dopo, la marmaglia (i sette figli di Levinkof pi un piccolo laotiano che aveva adottato), la dea incinta e il pittore si gettarono sui
tartufi come su un cestino di ciliegie. Il succo nero colava dalla fessura
delle loro labbra; quel po' di terra rossa di cui erano ricoperti scricchiolava
sotto i loro denti solidi. La dea ne succhiava uno che doveva pesare ottanta
grammi. Gli occhi chiusi, il suo ampio viso biondo si deliziava vicino a
quella palla nera che le gonfiava le labbra. In un quarto d'ora, divorarono
milleduecento franchi di tartufi. La marmaglia rimpinzata ruttava di piacere.
Dimmi, Alyre chiese Levinkof fra un boccone e l'altro sono venuti
anche da te i gendarmi?
Due volte disse Alyre.
Ne scomparso ancora uno?
Questo certo.
Allora, neppure in Francia si pu pi scomparire come si vuole senza
che i gendarmi se ne impiccino?
Sembra che... cominci Alyre.
Si ferm di colpo.
Hanno gironzolato disse Levinkof intorno al mio albero di Natale per
pi di un quarto d'ora. S'intestardivano a voler credere che io avessi appeso
degli uomini veri alla quercia.
Si fa tardi disse Alyre. Rientro.
Levinkof lo baci. La dea a sua volta si chin per baciarlo e per un secondo la profusione delle sue mammelle pes sulle spalle di Alyre. Anche
la marmaglia l'imbratt di tartufi. L'accompagnarono in trionfo verso Roseline che guardava di sottecchi, grugnendo con dolcezza. La marmaglia si
tenne a distanza, rispettosa dei centottanta chili della scrofa.
Alyre riprese la via di casa, con Roseline saltellante intorno al laccio
simbolico. La notte invernale si era instaurata sui querceti. La luna rendeva
la strada, dove trottavano l'uomo e il maiale, bianca.
Ripassando davanti alle sue tartufaie, Alyre si ramment che aveva dimenticato la zappa sull'inforcatura di un albero. Si addentr sul suolo friabile. Provava sempre lo stesso piacere a scavare la terra sotto le querce.
Amava quel silenzio, quell'ombra chiara. Era un uomo che si accontentava

di poco.
Il silenzio... Il silenzio era turbato a una certa distanza da un rumore
molto discreto che Alyre non riusciva a identificare. Era come se passassero della terra al setaccio. Un leggero rumore di sabbiatura. Nel contempo
adocchi il ferro della zappa sull'inforcatura dove l'aveva posata.
Aspetta.
Moll il guinzaglio di Roseline. Si separ da lei per prendere l'attrezzo.
Questione di un attimo... Roseline, che annusava l'aria con inquietudine da
quando si era manifestato quel leggero rumore, si allontan un tantino dalla vista di Alyre, avanzando col muso rasoterra. E, all'improvviso, si mosse
al piccolo trotto e poi sempre pi svelta. L'animale cacci un urlo selvaggio.
Roseline grid Alyre.
Era troppo tardi. Roseline scappava laggi, sotto la cupola degli alberi, a
gran carriera. Alyre si lanci all'inseguimento, gi in preda al panico, il
cuore in gola. Una siepe che la scrofa aveva sfondato senza fatica gli si
present davanti. Impieg un tempo infinito ad aggirarla, a superare la
scarpata. Era disperato. Sentiva in lontananza la sua bestia mugolare a pi
non posso, nelle tartufaie di tutta Banon. Che capriccio le prendeva ancora? Era il richiamo di un cinghiale? Talvolta capita, alle scrofe. Ma non era
la stagione. E poi quel rumore... no, non era un cinghiale.
Chiamava ai quattro venti Roseline nella notte chiara. Era attraversato da
un orribile presentimento. Di colpo, la intese urlare. Si precipit a caso, le
mani a imbuto, ripetendo l'appello. Alla fine la scorse. Grugniva sommessamente sotto una quercia da tartufi cercando di leccarsi la coscia.
Roseline! Mia Roseline.
Le s'inginocchi accanto.
ferita. Sei ferita, mia Roseline. Mia povera Roseline! Ma perch sei
cos stupida? Perch sei cos curiosa?
Non vedeva bene, alla sola luce della luna nascosta dal fogliame. Palpava Roseline su tutte le cicatrici. Lanci un urlo di dolore.
qui, mia Roseline? qui che hai male?
S, era l. Una grossa ecchimosi, aggravata da un graffio sulla spalla sinistra, e dalla punta di un orecchio colava un po' di sangue. Doveva essere
stata assalita a pietrate. Assalita? Oppure era stata lei ad aver cercato di caricare un avversario misterioso che si era difeso?
Ma allora? Perch quello non si era manifestato? Perch era fuggito? Era
un razziatore di tartufi?

"Chi il figlio di puttana?"


Si guard intorno selvaggiamente. Se l'aggressore di Roseline era ancora
nei paraggi, per quanto Alyre fosse mingherlino, doveva proprio nascondersi! Gli pareva di essere lui a soffrire per la spalla della sua cara Roseline.
Presto si orient. Si trovava ai confini di una fitta serie di appezzamenti
separati da siepi e scarpate. A un tratto si era levato il vento inaspettatamente, senza che nessun brusio lontano ne avesse preavvisato l'arrivo. Sotto le folate che piombavano dalle alture di Montsalier, Alyre percep un altro strano rumore. Era un ticchettio di campanella e il fruscio dolcissimo di
un tessuto femminile, come se una donna vestita con abiti leggeri sfiorasse
i prugnoli del sentiero. Allora, lungo la china pulita fra le querce da tartufi,
vide scendere verso di lui, spinti dalla tramontana, due oggetti disparati
che, fluttuando nella corrente d'aria, producevano i rumori che l'insospettivano.
Era un secchio giallo di plastica che risuonava ogni volta al suolo, urtando i sassi col manico metallico. Precipit ancora un poco verso Alyre e
finalmente s'incastr nell'inforcatura di una quercia bassa. L'altro oggetto
saltellante e leggero sembrava muoversi su un cuscino d'aria. Alyre lo riconobbe prima di distinguerne la natura. Lo riconobbe dal freddo fruscio
che si propag sulla sua fronte.
L'Uillaoude ansim.
Un giorno, all'et di cinque anni, nascosto dietro la nonna che l'aveva
portato l perch intanto era troppo piccolo per capire, aveva visto
quell'oggetto, col suo nastro curiosamente annodato a mo' di otto petali inestricabili, sulla testa di una vecchia signora che ne era del tutto occultata.
Era il "velo magico", cio un tulle esorcizzato da certe pratiche che doveva
proteggere la "fattucchiera" durante certe sedute particolarmente pericolose.
Del resto, non era altro che l'ampio cappello da cui ricadeva il velo destinato a riparare gii allevatori dalle punture di api durante la raccolta del
miele. Soltanto che era nero, tutto l. Era nero e vetusto. Era appartenuto a
una vedova del tempo che fu. Ed era anche sinistro, poich diventava magico solo se la vedova aveva dato l'ultima spintarella al destino. Se con
qualche artificio lei aveva affrettato la morte del coniuge. Allora le api le si
gettavano sulla faccia e talvolta riuscivano a ucciderla all'istante.
Tale oggetto, che riconosceva dal nodo inestricabile del nastro, dalla paglia nera del cappellino, Alyre si guardava bene da! toccarlo. Non credeva

a tutte quelle frottole, certamente, ma ci non impediva di essere prudenti.


E quella notte avvenivano cose strane... Si accontentava di guardarlo palpitare ai suoi piedi, al soffio del vento, e quando il vento s'incapricciava
spingendo il "velo" verso le sue scarpe, indietreggiava precipitosamente.
Il secchio, in compenso, per la sua stessa semplicit, era pi rassicurante
e Alyre non esit ad afferrarlo. Era andato a posarsi in modo che il chiaro
di luna ne illuminasse il fondo. Conteneva soltanto due o tre pezzettini di
una materia granulosa che Alyre raccolse e fece saltare sul palmo. Erano
pesanti, sabbiosi, un po' vischiosi. Quando si prendeva quella materia fra il
pollice e l'indice, si amalgamava come mollica di pane, si riscaldava. Gli
pareva che si animasse di una strana vita. Se ne sbarazz subito, gett il
secchio lontano e si asciug a lungo le mani sulle cosce. Le annusava, faceva una smorfia. Un malessere indefinibile gii sconvolgeva lo stomaco.
Alziamo i tacchi, Roseline ansim.
Ma la bestia zoppicava leggermente e tornarono verso Banon a passo
molto ridotto. Non smise di strapazzarla per tutto il cammino tanto era
preoccupato nei suoi confronti.
Imbecille! Cosa andavi a fare in quelle tartufaie che non sono nostre?
Se Pascalon Bayle o Polycarpe Bleu o Sidoine o Pipeau il suonatore di
flauto mi avessero sorpreso - e con te per giunta - nei loro terreni alle nove
di sera, saremmo stati freschi. E per giunta, sono tutti nipoti dell'Uillaoude.
"Toh, proprio vero. Sono tutti nipoti dell'Uillaoude. E l'Uillaoude
d'oggigiorno la degna nipote di quella che mia nonna mi portava a vedere..."
Alyre Morelon guard il cielo dove il chiaro di luna attenuava lo scintillio delle stelle. Non gli succedeva spesso di guardare il cielo, ma quella sera era particolarmente disorientato.
Non fa nulla, Roseline... Ne accadono di cose strane... Cosa diavolo
combinava, quello, sotto le querce di non so chi? Con un secchio di non so
cosa... E con in testa un "velo magico"? A cosa poteva servirgli? E perch
non si fatto riconoscere? E perch ti ha gettato delle pietre?
Ce n'erano di domande per un solo uomo e una scrofa azzoppata.
Quando arriv a casa, trascinando Roseline a testa bassa sotto il suo nastro, si affrett a cercare dell'acquavite e della penicillina, e, malgrado gridi orrendi, le pul la ferita e le applic una benda, senza illusioni per sul
tempo che l'avrebbe conservata.
Fatto. E domani, se non guarisci, ti spediamo dal dottor Arnaud, a Ma-

nosque...
Dopodich port dall'officina un grosso lucchetto e delle viti per montarlo. Fiss il saliscendi del porcile. Piant i ganci. Finiva quel lavoro quando
Francine, che tornava da una trasferta, sbatt la portiera dell'automobile.
Di', cosa fai l? Cosa ti viene in mente di chiudere Roseline col lucchetto? Temi che te la rubino? Con gli urli che fa quando si avvicina un estraneo, mi stupirebbe che...
Alyre le tronc la parola.
Non temo che me la rubino disse ho paura che me l'uccidano. Non
la stessa cosa...
Scrutava gli angoli bui delle rimesse come se fiutasse la presenza di un
assassino.
6
Quando Laviolette, sempre nella sua Vedette verde mela, arriv a Banon
verso la fine di un pomeriggio, la piazza era deserta sotto il mistral. Un
minuscolo bassotto tedesco vagabondava, frastornato dal vento.
Laviolette misur quel paese in tre sguardi. Il primo si pos sul cipresso
all'angolo di un giardino a terrazza, ultimo dei centocinquanta con cui i
monaci, per occupare gli intervalli della preghiera, nel Settecento avevano
adornato gli spalti. Il secondo registr i tre edifici a obl che si esitava a
credere se fossero usciti dalla terra o se vi fossero semplicemente posati
sopra. Due alberghi moderni li completavano, uno si proclamava Htel des
Fraches e l'altro Htel de Lure. Sul loro esempio, digradava verso l'altopiano un insieme di ville marsigliesi dove ognuno esponeva all'invidia dei
passanti le ricchezze della propria immaginazione e la propria concezione
dell'arte. Laviolette cap subito che quella Banon era senza misteri e non lo
riguardava.
Ma il terzo sguardo gli rivel un'altra Banon. Era un vecchione col basco
che traversava verso la fontana, i piedi a squadra contro il mistral. Gli si
avvicin e sollev il cappello.
Non conoscerebbe gli disse un posto dove potrei mangiare e dormire
a buon mercato?
Di proposito non adoper la parola "albergo".
Mangiare e dormire? ripet l'altro.
Quell'indugio gli permetteva di esaminare l'interlocutore. Vedeva un
uomo dall'aria insignificante, n magro n grasso, con un testone, per, e

occhi sporgenti dallo sguardo vacuo. Per unico bagaglio, teneva, buttata
sulle spalle, una sacca blu da marinaio, portata un tempo dall'Inghilterra.
Potrebbe provare un po' disse il vecchione da Rosemonde Burle.
Voltato verso le alture di Banon, indicava con due o tre mulinelli di canna un qualche antro ospitale e il modo per raggiungerlo. Il mistral gli rapiva a fior di labbra le parole che gridava dalle gengive sdentate.
Chi ha detto? domand Laviolette.
Rosemonde Burle. In cima alla via, sotto la porta. Si chiama La Rabassire. Ma attenzione, eh! Non le dica che la mando io. Se quella vuole,
pu, ma... se sa che sono stato io... addio sistemazione.
Laviolette lo ringrazi e fece il giro della terrazza del caff dove, allungando il collo dietro la vetrata, quattro sfaccendati lo divoravano con gli
occhi. Avrebbero dato tutto il guadagno delle giocate domenicali per sapere quel che diavolo il forestiero aveva domandato a Gabriel Montagnier. E
del resto, Laviolette stava appena superando l'angolo della piazza, quando
uno degli osservatori sgusci fuori e veleggi verso il pisciatoio dove
scompariva il vecchione strascicando i piedi.
La via s'inerpicava ripida davanti a Laviolette. E l era la vera Banon. I
pianterreni denunciavano qualche bottega o qualche bella pergola di pensionati, con la sua cassetta delle lettere dipinta di verde, ma bastava alzare
gli occhi, allora si contemplavano tre piani di pietre senza et e persiane
azzurro cielo in origine, ma sbiadite al sole degli ultimi cento anni.
La via si restringeva fino alla cima del paese. Sotto il manto d'asfalto divelto dove l'urbanesimo l'aveva soffocata, rivelava un lastricato levigato
dall'uso. Fu proprio l, a tre gradini sopra il selciato, che Laviolette scopr
La Rabassire.
Confusa, stinta, screpolata, l'insegna sopra la porta si distingueva ancora,
blu pastello su fondo bruno scrostato: affermava, senza ostentazione, di offrirsi come albergo-ristorante.
Gli stipiti dei tre pannelli a vetri erano lucidati con cura e il bianco di
Spagna, fissato sino a mezz'altezza, impediva che si vedesse all'interno,
come doveva proibire di distinguere la strada.
Laviolette abbass la maniglia a becco e infil la testa tenendo la porta.
Un intenso profumo di tartufi gli scombussol l'odorato. La sala era vuota.
Al primo piano, una voce di donna decisa grid: Arrivo.
Sedici tavoli occupavano la taverna in tutta la profondit. La volta, doppia vicino all'atrio, era invisibilmente rinzaffata a gesso come una croce di
chiesa. Laviolette non finiva, gli occhi alzati, di interrogarsi sul mistero di

quella doppia volta che non poggiava su nulla.


Sta guardando il soffitto? bello, eh? Quando penso che un muratore
voleva pareggiarmelo!
Le andata bene disse Laviolette.
Non riusciva a capacitarsi che quelle pietre tenessero da sole, accostate
senza cemento, sul vuoto, grazie alla sola abilit del loro scalpellino.
Abbass gli occhi. Rosemonde passava dietro il banco. I suoi fianchi si
muovevano armoniosamente, a ogni passo, da destra a sinistra, da sinistra
a destra. Era agile, sebbene in carne.
Si volt verso di lui.
Cosa desidera?
Era una donna di quarant'anni, rossa, occhi verdi. I capelli e il seno abbondavano, ma la bocca sottile denunciava circospezione. Cap subito che
non era l per bere un cicchetto al banco.
L'importante disse Laviolette non tanto quello che desidero io,
quanto quello che pu offrirmi lei.
Ha gi mangiato?
S, grazie. Vede, cerco vitto e alloggio, forse per un quindici giorni,
forse di pi...
Si asciugava le mani contro la camicetta.
Santo cielo disse lei con quel vento che tirava sulla loggia, mi sono
impigliata nelle lenzuola che stavo stendendo, e ora sono tutta bagnata.
Aspetti un attimo, vado a cambiarmi... Non voglio buscarmi una polmonite. Starei fresca. Ha premura?
Faccia, faccia disse Laviolette.
Che quel petto potesse contrarre una malattia gli sembrava improbabile,
tanto era gonfio e solido. "Ci rifletter su" disse fra s "peser il pro e il
contro..."
Nel giro di tre minuti lei fu di ritorno.
Allora, vorrebbe alloggiare da me?
S, se possibile.
Il fatto che, sa... Non c' riscaldamento. Per nell'unica camera che
posso darle ci passa proprio il tubo della stufa. Di norma, capisce, l'affitto
solo ai villeggianti.
E lei, riscaldata in camera?
No. Infilo in una calza un ciottolo che resta tutto il giorno nel forno
della cucina...
"Un ciottolo in una calza. Come mia nonna..." pens Laviolette.

Di sicuro ce ne ha uno per me.


Santo cielo! Forse ne ho cinque, non sono quelli a mancarmi. Oh, noti
bene, c' un bel piumino d'oca...
Un piumino alto cos? domand Laviolette tutto speranzoso.
Proprio cos.
E color tuorlo d'uovo?
Esatto.
Allora, mi tenga, la supplico.
La donna scoppi a ridere.
Andiamo. Va bene... L'accetto. Porti su i bagagli. sul primo pianerottolo, proprio in faccia alla scala. Ma, sa, forse si troverebbe meglio all'Htel de Lure.
Ah, grazie disse Laviolette. E mi ha squadrato piuttosto bene per essere sicura del contrario.
7
"Qual ?" si chiese Alyre.
Aveva appena spinto la porta di Rosemonde Burle. Erano gi tutti presi
dalia partita quando entr. Il fornaio e il parroco in borghese bevevano un
bicchierino insieme, in attesa di andare a impastare, cosa che facevano in
comune, aiutandosi a vicenda. Martel, l'impresario, e Martin, l'idraulico,
discutevano di un planning per un prossimo cantiere.
Ma nel nido dei "tartufisti" c'erano i suoi col leghi, nella penombra, discreti e intenti al gioco. Rosemonde li guardava, col gomito sul banco, il
pugno sulla mano, calma e nostalgica.
"Qual ?" si ripet Alyre.
Si avvicinava a loro in silenzio. Non lo vedevano venire. Li osservava di
profilo. Gli "arrabbiati a morte", come li chiamavano. Erano gli ultimi
produttori di tartufi del circondario. Una volta che fossero scomparsi, poich i loro figli si erano trasferiti o erano sul punto di farlo, nessuno avrebbe pi raccolto tartufi, qui. Il sottobosco, i cespugli e le erbacce avrebbero
coperto per sempre le tartufaie e sarebbe stato come quando la foresta
sommerge le civilt scomparse.
"Per fortuna il mio Paul" pensava Alyre "per quanto sia un agronomo,
deciso a ritornare qui e a rimanerci."
Compativa un po' i compagni perch non avevano la stessa certezza.
"Eppure" disse fra s "fra loro c' un figlio di puttana."

Pensava al prosciutto tumefatto di Roseline che guariva lentamente, passando attraverso tutti i colori dell'arcobaleno, per le pietrate che aveva subito l'altra sera.
"Avrei dovuto fargli la posta" rimuginava ancora Alyre "sar ben venuto
a cercarli, il 'velo' e il secchio..."
S'install senza rumore a cavalcioni di una sedia, un po' pi in disparte
per poterli scrutare a suo agio.
Erano tutti pi o meno della sua et, eccetto Pipeau, il suonatore di flauto, la cui madre era stata "sorpresa" verso la quarantina, quando credeva di
non rischiare pi. "Cosa che non gli impedisce di essere bello come il sole"
proclamava lei.
Ma tutti gli altri, Polycarpe Bleu e suo fratello Omer; Pascalon Bayle e
suo fratello Virgile; Sidoine Pipeau, pi vecchio di Albert di quindici anni;
con tutti quelli che restavano a Banon a vivacchiare superando le varie difficolt che presentano un gregge, qualche tartufaia e un centinaio di alveari, Alyre era andato a scuola insieme. Non ce n'erano pi molti. O erano
partiti, o avevano cambiato mestiere, o erano gi morti.
"Non possibile" pensava Alyre "che uno di questi ha scagliato pietre
alla mia scrofa. Sanno tutti il valore che ha. Gliela impresto, persino, a volte, quando sono a corto di cani..."
Dovette per riconoscere onestamente che erano rari quei prestiti, e mai
spontanei.
La cosa che colpiva di quegli uomini di altri tempi sperduti in questo secolo era l'austerit dei loro tratti.
"Sappiamo benissimo che non c' da stare allegri" diceva fra s Alyre
"ne abbiamo in testa, di preoccupazioni; capita che un anno il miele sia raro e che l'anno dopo abbondi ma sia scuro, perch le api hanno bottinato
troppo i fiori di quercia. E allora i marsigliesi non lo vogliono. Sappiamo
benissimo che l'essenza di lavanda si vende un anno su cinque e che bisogna essere in grado di aspettare... Sappiamo benissimo che ci sono le scadenze del Crdit agricole... ma insomma... non un motivo per avere
quell'aria musona... Guardali: hanno tutti la stessa testa. Non solo si vestono uguali, con tute 'militari' della Societ Elettrica di Francia e berretti impermeabili, ma addirittura sono tutti magri uguali. Come se si proibissero
di ingrassare, per paura che gli si chieda qualcosa di pi. Hanno il cuore
avvelenato" concluse Alyre sommariamente. "E io, nonostante Francine,
ho il cuore felice." Era una conclusione che l'autorizzava a cavare di tasca
borsina e cartine di riso e ad "arrotolarsene una", con filosofia. Allora,

compiendo quei gesti precisi, s'accorse che nella penombra, dall'altra parte
dei giocatori, come lui a cavalcioni su una sedia e nell'atto di arrotolarsi
una sigaretta come volesse imitarlo, c'era quell'uomo dallo sguardo pesante
che non diceva nulla, ma che osservava con attenzione, come Alyre faceva
dalla sua parte, l'altro profilo dei giocatori di carte.
Si era saputo che era uno della polizia, venuto qui a indagare su quelle
sparizioni, "nell'interesse delle famiglie", cos pareva. "Com' possibile"
pensava Alyre "che simili straccioni abbiano una famiglia e che egli s'interessi a loro? E se gli parlassi della mia scrofa? Visto che s'interessa delle
famiglie degli hippy, pu anche interessarsi della mia bestia, no? Mi sembra che da un po' di tempo, sar un presentimento... sia minacciata, la mia
Roseline..." Ebbe un brivido. Immaginava quel collo rosa e grassottelle...
cos vulnerabile... cos bramato dai macellai...
Si scroll: "Sei completamente tocco... Chi mai vorrebbe ucciderti la
scrofa? E perch?".
Il vociare di un giocatore contro un altro che aveva fatto un errore lo
strapp dalle sue fantasticherie. Era Polycarpe Bleu, scosso da un tic violento che ogni tanto lo coglieva, che se la stava prendendo con Sidoine Pipeau, il commerciante di legna, suo compagno di squadra. Gli avversari,
Pascalon Bayle e Omer Bleu, avevano raccolto le carte e aspettavano la fine della sfuriata, con quell'aria neutrale della gente che ben lieta di non
dare spettacolo di s.
"Guardali come sono contenti che i loro fratelli si insultino" disse fra s
Alyre. "Ce l'hanno con i loro fratelli. Mi sono sempre chiesto perch si ostinino a venire tutti nello stesso caff a giocare a carte quando non si parlano pi da oltre vent'anni. Deve essere per ragioni di comodit... O magari
per Rosemonde... Bisogna dire che Rosemonde... Non la moglie di Levinkof certo, ma..."
I due Pipeau, che assistevano anche loro alla partita, ognuno a un capo
del tavolo, si schieravano da una parte o dall'altra, per inasprire la situazione. Di colpo avveniva un'esplosione di odio, sproporzionata a una disputa
di gioco, fra tutti quegli esseri chiusi, che si conoscevano da sempre e che
avevano, ben suggellate in se stessi, solide ragioni per non amarsi ma, nel
contempo, per restare il pi possibile insieme, con lo scopo di spiarsi, di
non perdersi di vista.
"Solide ragioni" riflett Alyre. "Cosa pu esserci di pi solido di un amore deluso? Polycarpe e Omer sono arrabbiati per imbecillit. Con la loro
lunga faccia sentenziosa, nulla di strano... Eppure erano stati allevati, se si

pu dire, nella stessa culla. Quand'erano piccoli, erano coperti di mosche,


d'estate, tanto li lavavano spesso. Mia madre mi proibiva di frequentarli...
Poi il loro orgoglio aveva avuto la meglio. Uno ha fatto carriera nell'esercito. Con gli anni che contano doppio... eccolo pensionato a quarantaquattro
anni e con i suoi duecento ettari che d'inverno affitta al pastore di Larche,
cavolo! Suo fratello, Omer, sempre rimasto qui con una donna di SaintAndr che gli ha portato un po' di soldi. Aveva persino una vigna, a parte
che era solo del Jacquez. Un giorno, con intenzioni sincere, Polycarpe, che
sempre stato l'oracolo della famiglia, gli dice: 'Dovresti sradicare la vigna'. 'Sradicare cosa? l'unica che cresce qui'. 'Sai che Jacquez e che il
Jacquez vietato, e che, soprattutto, fa venire il cancro?'. 'Non sei gi tu un
cancro?' Una cosa, l'altra... Polycarpe l'ha denunciato al Consorzio agrario
con una lettera anonima, a quanto sembra per salvargli la vita. Omer lo
cercava dovunque col fucile caricato a pallettoni. Sono intervenuti tutti: i
gendarmi, il parroco, il sindaco. Sono riusciti a far s che si dessero la mano, sulla piazza, davanti a tutti: l'hanno ritirata come se scottasse. Sul letto
di morte, la povera madre li ha supplicati di abbracciarsi. L'hanno fatto.
Ero l: soffiavano come cinghiali inseguiti. Poi si sono abituati, ma mai
una parola. Giocano a carte - mai insieme, eh! - vanno a vedere giocare alle bocce, ma mai una parola."
La disputa si attenuava. Si borbottava ancora un po' fra i compagni scontenti, ma la partita riprendeva. Si sentiva Pascalon Bayle leccarsi il pollice
a ogni carta distribuita. Il forestiero, a cavalcioni della sedia, adesso scrutava Alyre, a disagio, come se fosse colpevole. Fece il giro del tavolo, gli
pos familiarmente la mano sulla spalla.
E lei disse non gioca?
Oh, io disse Alyre io guardo.
Lei ha la fattoria, laggi, credo, dalla parte di Montsalier, proprio all'uscita di Banon?
Proprio fece Alyre.
Lo sconosciuto scroll la testa, rifece il giro del tavolo, s'install di nuovo a cavalcioni della sedia.
"Con domande simili, non andr lontano..." pens Alyre.
Ma dalla sua postazione poteva constatare che, via via che quell'uomo
passava dietro ai giocatori e a chi seguiva la partita, le spalle si curvavano
impercettibilmente, e persino Pascalon Bayle, che si accingeva a calare
una carta, lanciava comunque una sbirciatina, come se lo minacciasse un
tiro mancino.

"Questi tizi sono amorfi" diceva fra s Laviolette. "Sembrano trincerati


dietro a una parete di ghiaccio."
"Quale?" rimuginava Alyre. "Quale di questi figli di puttana era nelle
tartufaie l'altra notte e per poco non ha ucciso Roseline?"
Scrutava quasi sotto il naso i due amici di sempre, Pascalon e Virgile
Bayle. Anche quelli erano arrabbiati fra loro. Erano delle "sagome". "Virgile" pensava Alyre "durante la guerra, e aveva diciassette anni, rimasto
tre ore appoggiato sui gomiti, a prendere il sole, mentre i tedeschi pattugliavano la collina per braccare due partigiani. Virgile li aveva sistemati a
pancia in gi, in mezzo al gregge immobile che teneva a bada con un semplice fischio. Suo fratello, Pascalon, un ladruncolo. Ha poche tartufaie e
vende sempre pi tartufi di noi che ne abbiamo un sacco... Non normale... A casa sua, vive da nababbo. Le due figlie gli leccano i piedi. Ha messo la madre all'ospizio. S'intende un po' di agricoltura... Se avete bisogno
di una buona perizia, dovete allungargli qualche biglietto. Insomma, quei
due saranno pure arrabbiati, ma a questo punto persino io ignoro il perch.
Vivono entrambi in due case contigue, con due mogli che si parlano cordialmente. Ma loro no. Non si sa il perch. Un giorno, abbiamo creduto di
poterlo sapere. S'insultavano a squarciagola, da un giardino all'altro, a venti metri di distanza. Ma non potevamo avvicinarci per paura di essere visti.
E tirava uno di quei mistral! Non siamo riusciti a capire nulla. Nulla! E da
quella volta non li si sente pi n l'uno n l'altro. Non soltanto non si parlano, ma a malapena rispondono agli altri." Dietro a quelle fronti, sotto i
berretti ben calzati, quali pensieri cozzavano da anni che non sarebbero
mai usciti, che non sarebbero mai stati formulati? Nessuno, nemmeno Dio
onnipotente, avrebbe mai domato quegli irriducibili. Sapevano quel che
sapevano, punto e basta... Ognuno per s. Nessuna piet. Si vive bene cos,
quando si dei selvaggi...
Alyre indietreggi un poco la sedia per avere nella sua visuale gli ultimi
due nipoti dell'Uillaoude: Sidoine e Albert Pipeau. Sidoine uno facoltoso.
Ha venduto met dei tagli boschivi alle amministrazioni italiane per
vent'anni. A un dato momento, aveva quindici portoghesi fra Lardiers e
Saint-Etienne. Non vuole pi farlo. Pare che la manodopera costi troppo
cara... gi un bell'uomo, ma allora, suo fratello Albert... "Guardatelo"
pens Alyre con rancore. "Lo chiamano 'il corridore' perch cammina pi
svelto di tutti."
Con un sorriso di superiorit, Albert si stendeva sulla sedia, gambe allungate, mani in tasca, il sesso sporgente sotto gli stretti calzoni. Aveva il

naso diritto, la fronte bassa, corti riccioli neri che s'inanellavano fino alle
sopracciglia. Il colore degli occhi era incerto, sotto le arcate sopraccigliari
prominenti.
"Guardalo, quello, se non ha l'aria felice. Ma per ragioni ignobili. Guarda un po', persino Rosemonde fa la gattina con lui. Gli sbatte il seno sotto
il naso servendogli la verbena. Mi stupirebbe che Francine..."
Lo sguardo divent cos intenso che Albert lo sent al centro della sua
vanit soddisfatta e volt la testa. Alyre chin gli occhi per nascondere il
suo odio.
"E ancora, io..." disse fra s "non sono il pi infelice. Ma suo fratello!
Qui, addirittura, c' un buon motivo per essere arrabbiati da quindici anni.
Un motivo come non capita spesso."
Poco manc che aprisse la bocca per gridare loro tutto allegro: "Vi ricordate? Ti ricordi?". Si trattenne a fatica, ma non resistette al piacere di
guardare Sidoine con una certa commiserazione nel ricordare la sua storia.
"Aveva appena sposato una certa Victoire che era andato a cercarsi nella
Drme. Albert terminava giusto il servizio militare. Lei non l'aveva ancora
visto. Una sera d'inverno, tardi, all'angolo della chiesa, correva da Gardon
a comprare dello zucchero. (L'ha raccontato cento volte, poi, a tutta Banon...) Proprio all'angolo. Guarda il destino! Gli piombata addosso e, il
tempo di capire, lui aveva aperto le braccia e lei non ha avuto il tempo di
parlare. Cosa volete che facesse contro quell'uomo di granito? Lei proveniva da chiss quale paese sperduto. Non ne aveva mai visti come quello.
Poi... durata otto giorni. Lei non ne poteva pi. ' cos' ripeteva 's,
proprio cos, l'amore!' Quando ha saputo che era suo fratello, ha detto tutto
a Sidoine. Non sono tutte come la mia Francine... Si sono sparati addosso,
sotto i castagni dell'Uillaoude, come in guerra: in perlustrazione. I gendarmi li hanno riportati in manette; neri di polvere da sparo. Il tutto costato loro mille franchi di multa e sei mesi di prigione con la condizionale,
questo li ha calmati un po', ma... bisognerebbe che uno non incontrasse
mai l'altro chino sul parapetto di un pozzo..."
Sospir: "E insomma, cos' il mondo? Adesso Victoire ha i seni cascanti. Ha avuto cinque figli. Si lascia andare. L'amore morto per lei. Pu
passare cento volte di corsa all'angolo della chiesa... Mai pi!".
"Quale?" si torment ancora Alyre. "Sono tutti nipoti dell'Uillaoude. Ma
lei non esercita pi... Il suo 'velo' pu essere finito chiss dove. Comunque,
l'altra sera, la mia Roseline ha visto qualcosa che non doveva vedere. Devo
controllarla... "

Usc per ultimo perch aveva una piccola questione di uova da regolare
con Rosemonde. Quando richiuse la porta dietro di s, tutti gli avventori
erano ripartiti in automobile e, sulla piazzetta della fontana, c'era pi soltanto Laviolette col cappotto che pisciava contro il glicine del presbiterio
guardando la luna.
Senta, signor commissario...
Alyre gli si avvicin per pisciare insieme.
Laviolette si volt, vide quell'ometto che pareva sottile avanzare verso il
glicine rovistando nella patta.
Ha qualcosa disse da comunicarmi?
Hanno aggredito la mia scrofa rispose Alyre.
Gli raccont la serata di due giorni prima. Insomma... gliela raccont
quasi... Perch se parl della fuga di Roseline sotto gli alberi, del suo urlo
di dolore... se descrisse, con abbondanza di particolari, la ferita contusa, si
guard bene, in compenso, dall'accennare al secchio e al "velo". Quella
faccenda era troppo intima... Vedeva ancora il tulle nero palpitargli davanti, rasoterra, nel vento, come se l'animasse una vita propria. No. Non si
parla alla polizia di quei misteri a cui non si crede.
Ha dei nemici? domand Laviolette.
Oh, no, si figuri!
"Non si hanno nemici" pensava amaramente Alyre "quando si cornuti.
Un cornuto, si pieni d'indulgenza verso di lui; gli si batte sulla spalla. Si
dice: 'Ah, s, l'Alyre!' con bonomia e lasciando intendere cosa se ne pensa."
Cosa vuole fece Laviolette se la sua scrofa ha caricato qualcuno, non
c' da stupirsi che si sia difeso. Possono averla scambiata per un cinghiale.
Pulita e rosa com'?
Di notte, sa...
Alyre scosse il capo. E poi... non c'era solo quello...
A proposito esclam mentre si riabbottonavano la patta con sforzi infiniti. Crede che sia possibile, crede che sia normale che... che... che si
confonda il verso di una scrofa con quello di un cinghiale?
Perch no? disse Laviolette.
Ma ebbe l'impressione che l'ometto si fosse ricreduto e che volesse domandargli ben altro.
8

Non del tutto legale n del tutto normale la mia presenza qui afferm Laviolette. In effetti, indago in punta di piedi...
Mi hanno informato della sua missione disse Viaud, il maresciallo capo di gendarmeria.
Mi hanno chiesto di fornirle tutta l'assistenza possibile...
... e manforte all'occorrenza, lo so sospir Laviolette. Non mi mancheranno gli aiuti. Posso anche appoggiarmi a Marsiglia.
Un'indagine nell'ambito delle famiglie non richieder tanto disse
Viaud.
Certamente, certamente. un'indagine nell'ombra, fra le righe... Del resto, quando mi hanno telefonato, non mi hanno indorato la pillola: 'Lei che
incolore' mi hanno detto 'lei che s'infila dappertutto, lei che ha un aspetto
insignificante...' Naturalmente sto riassumendo... Non mi hanno accusato
di tutto questo insieme... Ma aggiunse voltato questa volta verso il maresciallo ordinario trova veramente che io abbia un aspetto insignificante?
Per tutta risposta i due gendarmi scoppiarono a ridere.
Viaud si alz per prendere dall'armadio una camicia bruna nelle cui tasche teneva le copie delle diverse pratiche.
Noti bene disse che non mi era sfuggito che tutte queste sparizioni
risaltavano nella quantit di casi simili...
Per via di che cosa?
Per il fatto che la pista si ferma a Banon, paesino di novecento abitanti.
Ero a Remiremont, prima di venire qui, citt di quarantamila abitanti e citt industriale. Lamentavano, in media, da dodici a quindici sparizioni, quasi sempre di ragazze che, quasi sempre, ritrovavano sulla Costa Azzurra...
o in Iran... Andiamo, sei a Banon. In sei mesi!
E che non ritrovano su nessuna Costa Azzurra sottoline Laviolette.
Ecco disse Viaud il fascicolo di ogni caso e l'interrogatorio della persona che le ricerca.
Era, per lo pi, una lettera di un padre o di una madre, verbalizzata al
commissariato o alla stazione di gendarmeria pi vicina al loro domicilio.
Uno solo si era concesso il viaggio fino a Banon. Tutti avevano fornito caratteristiche di figli ben allevati: blazer, cravatte con lo stemma del collegio, scarpe di Bally; per le ragazze, jeans, pullover, ciondoli di compleanno. Tutti quanti, al momento dell'ultimo incontro con i genitori, sfoggiavano l'orologio da polso di famiglia, erano sbarbati, lindi. Le foto raffiguravano dei giovani borghesi. Persino quello strampalato Constantin Spirage-

orgevitch non era del tutto un dimesso levantino, ma il figlio di un commercialista di Parigi. Persino Ismael Ben Amozil era il rampollo di un onesto commerciante del Sentier, che vendeva T-shirt al metro cubo e gellaba
a piramidi nel suo bell'emporio.
Ma prima non faceva lo zincatere?
Esattamente, fu la sua prima sfida al padre. A sedici anni, era entrato
come apprendista da un tecnico di impianti di riscaldamento in rue Oberkampf.
Jrmie Piochet...
Questo nome non mi nuovo disse Laviolette.
Certo che no. Per pochi secchi o bacinelle di plastica solida che lei abbia in casa, avr visto il suo nome inciso in rilievo sul fondo.
Ah, cos quello.
S. Sua madre appena morta. Lui e la sorella possiedono una grossa
azienda a La Cluse, vicino a Oyonnax.
Viaud rest un attimo incantato.
affascinante... aggiunse.
Chi?
Sua sorella.
La conosce?
Abita a Banon. Un po' sta qui... un po' vagabonda. inconsolabile. Se
la vedesse... Col suo visino da biondina... angelica.
Su, su, maresciallo... disse Laviolette.
Le ho promesso di ritrovare suo fratello!
Vivo o morto?
Non ho precisato.
Laviolette sospir.
Restano le ragazze che hanno dato notizie di s per l'ultima volta alla
stessa data disse.
Incarnacion Chinchilla... Nipote dei proprietario dell'albergo Les Lusiades, a Irun. venuto anche lui, ma ripartito. Adora la nipote. Baciava
la sua foto che aveva portato con s. A tal punto che mi sono chiesto se...
S. Si chiesto se non fosse un po' invaghito di lei... In modo che la nipote avrebbe avuto tutte le ragioni di questo mondo per prendere il volo...
Possibilissimo. Caso, per quanto risulti strano, probabilmente analogo
per Patricia MacAdarash. Con lei si tratterebbe del suocero. l'ereditiera
di una distilleria a Dundee, in Scozia...
Di una distilleria? In Scozia?

S. Di whisky. Ma sconosciuto all'estero. Destinato al consumo nazionale. Su questa Patricia abbiamo un po' pi di particolari. Co! collo di una
bottiglia di birra che aveva rotto, ha arato le guance di un cinquantenne che
le strusciava le chiappe. Il fatto avvenuto ai Perpendiculaire di Parigi, in
rue Saint-Benot. Era sbronza. Gli ha gridato, sembrerebbe: "Lei uno
schifoso come mio suocero". Sta qui, nel fascicolo... Un verbale del commissariato del sesto arrondissement.
Una psicodrammaturga... mormor Laviolette. E tutte e due... Invece
di insegnare, non saranno state piuttosto delle allieve?
Probabilmente rispose Viaud. Laviolette scrutava le cinque foto ingrandite, sparse davanti a lui. Cinque visi giovanili, differenti al massimo.
Lo sguardo, per, improntato alla stessa espressione, da cui non si poteva
dedurre assolutamente nulla, essendo quella di buona parte delle nuove
generazioni. Espressione che significava manifestamente: "Non vale la pena di parlare con voi, non vale la pena di spiegarvi. Non capireste. Siete
troppo stronzi".
Laviolette sospir. Dov'erano andati a finire con la loro vaga rivolta,
frutto di un carattere contorto, rispetto alla desolante povert delle soluzioni proposte dai loro avi per lenire la loro solitudine? Dov'erano andati a finire i loro visi? Dov'erano andati a finire i loro corpi? Morti? Vivi? Ma
perch Banon?
Capisce, commissario fece Viaud queste foto rappresentano gli
scomparsi precedenti. Fra queste e il tizio che finisce a Banon, sono trascorsi mesi. Mesi di autostop, di cammino in mezzo alla natura, di notti
sotto i ponti delle strade. Senza lavarsi, senza radersi. In viaggio si sono
tinti i capelli con non so cosa, e da quel momento sono tutti color mogano.
Hanno fumato hashish. Lo sguardo ha subito un mutamento radicale.
Quando arrivano qui, sono tutti uguali: come se fossero marciti un mese in
uno stagno melmoso prima di venire ripescati. Li vediamo passare cos...
Perci pu mostrare tutte le foto che vuole. Come sono su queste, nessuno
li ha pi visti. Le abbiamo sottoposte forse a trecento persone. Non c' nessuno che ne abbia riconosciuto una e senza esitare.
Lass, a Montsalier...
il nostro giro abituale. Spesso col furgone, qualche volta a piedi, e allora arriviamo dall'alto, attraverso il bosco di Deffens...
E neppure l avete saputo nulla?
Viaud si mise a ridere.
Sapere! Si vede che non frequenta quel genere di umanit. Stanno l,

torvi, stravaccati intorno a un fuoco di legna verde. Mostra le foto. Niente.


Non un cenno. Non un battito di ciglia. Cammina in mezzo a loro e finisce
per avere l'impressione di essere un fantasma, tanto non la vedono. Non bisogna neppure azzardarsi a mettergli una mano sulla spalla. Si lascerebbero cadere sbraitando che li ha picchiati.
Eppure queste sparizioni di loro simili dovrebbero preoccuparli?
Niente li preoccupa. Sanno come si sparisce e perch si sparisce.
Non hanno mai contatti con la gente del paese?
Altroch, li assumono d'estate per ritirare il fieno, raccogliere le patate
o i meloni. S, hanno contatti. Si pu dire persino che, a parte qualche capra che manca misteriosamente all'appello qua e l, la popolazione si
perfettamente adattata a questo genere di turismo.
Laviolette aveva finito per sedersi a cavalcioni di una sedia e si arrotolava una sigaretta con impegno.
La sua opinione personale? domand.
In base alle apparenze, sono altrove... A Katmandu, a Benares, a PuntaArenas... Lo sappiamo?
Si alz a contemplare il paesaggio invernale dalla finestra.
Per... Qualcosa non quadra... In fondo... Mi chiedo se non hanno fatto
bene a mandarla...
E io, mi chiedo se lei non basterebbe...
S... Oh, noti bene... Insomma, ecco si decise bruscamente per le ragazze, c' comunque un particolare strano. Abbiamo indagato presso le
PPTT e abbiamo saputo dal ricevitore che il diciotto ottobre due giovani
rispondenti al nome di Patricia MacAdarash e Incarnacion Chinchilla hanno ricevuto ognuna un vaglia telegrafico proveniente da due agenti di
cambio parigini. Due giorni prima, due ragazze avevano spedito dei telegrammi firmati con gli stessi nomi di battesimo. Ora, quei due vaglia non
sono mai stati ritirati.
Erano consistenti?
Duemilacinquecento e tremila franchi. Informazioni ufficiose. Non
possiamo menzionarle nel rapporto. Questi mandati, scaduto il tempo regolamentare, il ricevitore li ha riaccreditati ai mittenti.
Tutto porta a credere che n Patricia n Incarnacion hanno mai lasciato
Banon...
Be'... Con gente normale, sarebbe quasi logico. Con degli hippy, tutta
un'altra cosa. Capisce, oltre ad assomigliarsi tutti, il che complica ancor
pi le ricerche, c' la loro straordinaria mobilit. Li immagina che dormano

tranquilli, soli o in coppia, su un letto rotto, o addirittura per terra... Stai


fresco. A un tratto, verso le due del mattino, con qualunque tempo, li coglie l'imperioso bisogno di fuggire.
Lei dice di "fuggire", ma da cosa?
Non importa... dai fantasmi, dai ricordi. Quasi tutti ne hanno di insopportabili, che risalgono all'infanzia. E che si riferiscono a certe notti... Insomma, da quel momento si alzano, senza dire una parola al loro partner di
una sera n a chiunque. Scavalcano gli altri dormienti, e a piedi nudi o mal
calzati, chitarra in spalla, si dileguano nella notte. Ne seguiamo le tracce d
casolare in casolare con i cani che abbaiano. Talvolta li arrestiamo per
strada. Ma con quale pretesto trattenerli? Come stabilire l'itinerario delle
loro peregrinazioni? Hanno sempre abbastanza soldi con s per non trovarsi in stato di vagabondaggio. E quanto al loro domicilio stabile, forniscono
quello dei genitori. E mi creda, per lo pi a Ranelagh che a Belleville!
Questo per dirle che le due ragazze hanno potuto richiedere della grana
quando erano in astinenza e partire completamente drogate in uno stato da
non ricordarsi nulla...
S, la capisco. Ma insomma, dopo quella volta, non sono pi incappate
in un altro controllo?
No che io sappia.
Lo saprebbe. Si troverebbe in questo fascicolo sottile come una cartina
da sigarette. E saprebbe anche se avessero interpellato le altre tre... Ecco
quindi cinque persone ricercate di cui nessuna stata controllata da nessun
posto di polizia. La prima da tre mesi, l'ultima da due settimane. Se fosse
altrimenti, essendo all'inizio delle ricerche, lei lo saprebbe...
Probabilmente disse Viaud.
Sarebbe vano, beninteso, trarne delle conclusioni premature, ma insomma... Ci crede lei all'eventualit di una partenza imprevista?
Ebbene... A dire il vero, non troppo. Piuttosto per intuizione che per
ragionamento. Di conseguenza, la mia opinione non conta.
Be', siccome condivido la sua, ne risultano due opinioni inutili. Aspetteremo che intervenga il ragionamento...
Si alz. Il maresciallo capo l'accompagn.
Naturalmente disse Laviolette non invader il suo campo. Non solo
sono qui in gita, ma per di pi sono senza missione n incarico... quasi
senza motivo.
Insomma, viene a respirare altra aria.
Oh, s! Proprio cos. Vengo a respirare altra aria.

In ogni caso, pu contare su me perch, se capita qualcosa, non cercher di affrontarlo da solo...
Si strinsero la mano da complici.
Fuori, sulla spianata declinante verso l'ospedale, la polvere turbinava fra
i platani severamente potati. Banon navigava sul deserto del vento. Le foglie morte strappate al sottobosco frustavano i muri esposti a nord. Il cielo
era cupo. Non c'era luna.
Alle dieci, le vie erano deserte. Di tanto in tanto si sentivano i televisori
mal regolati e il rumore del lanciafiamme davanti al panificio, dove il padrone e il parroco scaldavano il forno.
Laviolette si accorse che, non lontano dalla sua "giardiniera", come
chiamava la Vedette, un'altra macchina, blu metallizzato, massiccia come
un carro armato, solida come un vagone, era parcheggiata sotto i platani
spuntati.
Vide anche il cane che aveva scorto al suo arrivo. Trotterellava, zoppicando leggermente, da una facciata all'altra. Vagabondava sotto gli olmi
dell'antico albergo, chiuso da tempo, fino ai muri del nuovo ufficio postale.
A tratti, tentava timidamente di rizzarsi contro una pattumiera verde, ma
erano ben chiuse. I cani del paese le avrebbero rovesciate soltanto verso le
cinque del mattino, quando i loro padroni, esasperati, finalmente li avrebbero sciolti.
" sperso, quello" disse fra s Laviolette. "Bisogna fare qualcosa."
Bighellon, naso al vento, finch lo permetteva il freddo, zufolando un
motivo salace. Si dirigeva per vie traverse verso il bassotto tedesco dalle
costole sporgenti.
"Se tutto quello che auguro al porco che si sbarazzato di questa bestia
si avverer, non diventer molto vecchio" pens Laviolette.
Il bassotto doveva aver evitato tante pedate da alcuni giorni che si era
fatto estremamente circospetto. Gli approcci a mezza voce di Laviolette
cadevano nel vuoto. Ogni volta che gli si avvicinava a meno di dieci metri,
il cane abbaiava dal panico e fuggiva pi lontano.
Bisognerebbe costringerlo verso la rimessa disse Laviolette a voce alta.
C'era, contigua all'Htel des Fraches, un'immensa porta carraia che controllava l'oscurit di una rimessa in terra battuta, immutata da un secolo.
Aveva i battenti, ma si rinunciava da tempo a chiuderli, tanto erano pesanti. D'estate, la stalla ospitava le automobili dei clienti. Custodiva ancora,
staccata per l'eternit, nascosta sotto una barricata di cassette vuote, la car-

rozza fabbricata nel 1880 dal maestro carradore Vinatier. Sui fianchi portava ancora le orifiamme artisticamente dentellate che annunciavano il suo
itinerario: "Banon-Revest-du-Bion".
Laviolette a poco a poco era riuscito a costringere il diffidente animale
verso l'entrata oscura di quell'antro, ma appena tentava di spingerlo all'interno il bassotto schizzava fuori portata latrando lamentosamente.
Non ce la far mai da solo sospir Laviolette ad alta voce. Soprattutto con questo vento che deve frastornarlo...
" dura" pensava "perch non conosco il suo nome. Perch non c' nulla
di pi sperduto al mondo di un cane senza padrone. Ha avuto un nome.
L'hanno chiamato con quel nome. E poi, a un tratto, non ha pi nulla; pi
nulla da mangiare, pi nulla da amare e pi nome, te lo immagini?"
Riusc, dopo non pochi sforzi, a spingere il bassotto fino all'oscurit
dell'antro. Gli recitava la litania dei cani dispersi che conosceva cos bene.
Vieni, povero piccolo abbandonato. Non starai male lass, a Pigut,
all'aria buona. Il vecchio Ricandance, che me ne tiene gi otto, ti tratter da
re. E ti trover un nome: vivrai come un pasci.
Si sforz d'incastrarlo sotto una cassetta da verdura. La bestia era ubriaca di stanchezza, di guai, di fame, ma temeva l'uomo sopra ogni cosa. Non
aveva pi fiducia in nessuno.
Schiv Laviolette che tentava di afferrarla. Salt fuori della rimessa e
fiond verso la strada di Revest dove scomparve.
"Come fargli capire" rifletteva Laviolette tristemente "che certi uomini
non sono mascalzoni?"
9
Deve prendere per la "Valle dei Sospiri" gli disse Rosemonde a cui
chiedeva la strada per Montsalier.
La "Valle dei Sospiri". Be', non aveva niente di straordinario. Sotto il rigonfiamento delle nubi che si ravviavano ai rami secchi, c'erano soltanto
alberi morti, uccisi dal fulmine, rosi dai parassiti, sbrindellati dai cacciatori
per innalzarvi le aste dei richiami. Li uccidevano piantando nel tronco i
chiodi da carpentiere. Sotto la violenza del vento, i sassi si urtavano sui
pendii scoscesi. I campanacci di un gregge suonavano, da qualche parte, in
lontananza.
Laviolette, sceso dalla macchina, contemplava senza entusiasmo il sentiero ripido. Quando si ha "una certa et", si fuma molto, si beve un po' e si

hanno piccole noie al disco, scoprire bruscamente un cammino scosceso da


percorrere non ha nulla di stimolante. Eppure l'affront, sbuffando e recalcitrando. Travolto dalle folate, quasi a bocca aperta come un pesce fuor
d'acqua, indietreggiando all'improvviso di un metro sotto la foga della
tempesta e attaccandosi al tronco annerito di un gelso morto da cento anni,
raggiunse finalmente la scarpata dei mulini. Erano appollaiati in modo irregolare e decapitati a mezz'altezza. Nessuna traccia indicava che avessero
mai avuto delle pale n quei pesanti meccanismi di legno che azionano le
macine. Eppure, negli orecchi di Laviolette, ronzava un rumore di puleggia
mescolato a quello del vento. Camminava in diagonale, come un granchio.
Banchi di nebbia scorrevano intorno a lui, e lui si dibatteva nella corrente
come uno che stia per annegarvi. Il vento, a volte, li sollevava fino all'altezza delle nuvole. Allora il paese si svelava per sessanta chilometri di luce
senza sorgente: fino alla valle dei Toupins, fino a Chastelar de Lardiers, fino alle pendici del Ventoux che teneva accuratamente la testa fuori dalle
nuvole. Le foreste di Albion, i boschi di Carniol erano disseminati di spazi
ben pettinati, a mo' di radure, salvo che non erano troppo precisi, troppo
simmetrici. Quelle visioni pacifiche bastavano a far rabbrividire un animo
sensibile come quello di Laviolette.
Un mulino di preghiera ronzava, sovrastando le sue suggestioni. Solidamente conficcato al centro di un cumulo di pietre, roteava a perdifiato,
in senso contrario. Laviolette, fra i banchi di nebbia, lo contemplava incredulo.
Qualcuno aveva portato sulle spalle, dagli estremi confini dell'Asia (acquistato?, rubato?), quel palo da fanale che sgranava le sue pergamene al
vento pungente delle Basse Alpi.
"Qualcuno" disse fra s Laviolette "che cerca di appendere la propria luce in un posto qualsiasi... Qualcuno completamente sconvolto, smarrito
lontano tra la folla, fuori della vista di Cartesio e di Montaigne... Preso a
sandwich fra la bruttezza dell'uomo e la bellezza del mondo. Io la vedo cos. Li capisco. Hanno ragione."
Si orient fra le rovine. Qua e l avevano sgombrato qualche soglia; sovrapposto mucchi di pietre formando metodicamente dei cubi. Gli steli
delle ortiche secche si urtavano fra loro, contro i gambi dei finocchi avvizziti. Un albero di fico, marcito, scricchiolava. Laviolette individu la chiesa dagli schiocchi dei tendoni. I vagabondi li avevano uniti alla meno peggio, sulle travi ancora intatte, fra le crepe del tetto. Vi avevano aggiunto
due teli di plastica trasparente che adoperano gli orticoltori per proteggere

le primizie. Il tutto era fissato con tegole pesanti, pietre piatte prese dalle
rovine e che sbattevano pericolosamente, lass, vicino al piccolo campanile vuoto.
La modanatura romanica, ad astragali rotondi, era stata rubata in passato.
Una grossa fetta dell'androne, priva del sostegno, era crollata sul sagrato.
Bisognava superare il monticello delle macerie. Laviolette lo scal e scese
verso il centro della chiesa occupato dall'acquasantiera. Era una vasca piena di acqua piovana. Sulle lastre intatte, sotto il rosone cieco da cui filtrava
la luce, languiva un focherello di agrifoglio. Il vento lo inclinava sulle braci. Scoppiettava e fumava. Vi avevano gettato qualche ceppo di quercia
bagnata che non serviva a niente. Il fumo vagava in cerca di un'uscita. Ondeggiava sotto le volte crollate, ma ne restava abbastanza a livello del suolo per far lacrimare Laviolette.
Subito credette che l'antro fosse vuoto, poi scorse due grandi sacchi a
pelo, arrotolati su una rete metallica sformata. La chiusura lampo era quasi
del tutto tirata. Dallo spazio aperto spuntava soltanto una zazzera sporca.
Uno dei sacchi si rizz di scatto, la chiusura scivol e davanti a Laviolette
apparve una superba testa da bramino con una barba fluente. L'individuo
sgranava gli occhi a mandorla. Dimostrava quarantacinque anni. Il suo
sguardo posato sul commissario non esprimeva alcun interesse. Esit tre
secondi se valesse la pena di ritornare nel mondo. Decise di no. Il sacco ripiomb sulla rete sfondata. Una lunga zampa dalle dita affilate cerc la
coppiglia della lampo e zac!, tir su la chiusura fino al limite estremo che
permetteva di non soffocare. Nel sacco ci furono dei soprassalti, poi pi
nulla.
Una fossa biologica individuale nuova, di plastica, fungeva da tavolo.
"Ma dove diavolo l'avranno fregata?"
Tre bottiglie di vino gi cominciate giacevano sul coperchio, accanto a
due terzi di una grossa pagnotta e a una borsina di tabacco. Legata a un
cumulo di rami scortecciati, sotto la porta bassa della sagrestia colma di
macerie, una capra bianca belava, le mammelle gonfie.
"Questi fanatici non si alzerebbero neppure per mungere la capra" disse
fra s Laviolette.
Degli "Oooh" da taglialegna echeggiavano dietro l'altare. L'abside era
crollata sul tabernacolo, sepolto sotto i calcinacci. Un candelabro scadente,
imbrattato di gesso, si ergeva come un religioso vestigio. Nella sua coppetta annerita dal tempo si distinguevano ancora i resti di un cero.
Laviolette aggir l'ostacolo. Al riparo da quel crollo, nudi sotto gli

"scamiciati" di montone, un gagliardo e una gagliarda facevano l'amore alla boscaiola. L'uomo, barba a collare, occupava un piumino da montagna.
La ragazza stava a cavalcioni del fusto biondo che s'ingegnava a strapparle
quei gridi di sforzo e la sua mano sporca poggiava sul nome eroso di un
signore di basso lignaggio sepolto sotto quella lastra da alcuni secoli.
I loro occhi aperti non batterono ciglio neppure quando apparve Laviolette. Proseguirono le loro ricerche e i loro tentativi senza un attimo di esitazione.
"Ha ragione il maresciallo" pens Laviolette. "Per questi qui siamo proprio dei fantasmi..."
La cosa pi strana, in quegli emarginati, era che il mondo che rifiutavano finissero per vederlo in trasparenza; che la sua grossolana realt si ammantasse della stessa inconsistenza spettrale dei loro deliri da drogati.
La coppia, le due larve che dormivano sulla rete, e il fumo erano i soli ad
abitare il luogo.
Con quali speranze Laviolette si era spostato fin l? Anche a trattarli a
calci in culo, i quattro sognatori non gli avrebbero fatto sapere nulla di
nuovo.
Stava per girare i tacchi, quando not in fondo al transetto, contro l'altare
votivo di una santa sbiadita, un metro cubo di detriti a piramide che, indubbiamente, serviva da pattumiera al ridotto. Sbirci quella fortuna insperata.
A giudicare dagli strati successivi e dagli odori pi o meno putridi, era
parecchio tempo che la comunit usava l'immondezzaio. Innaffiato
dall'orma e dal vomito di coloro che, certe notti, esitavano a varcare la soglia, quel deposito archeologico attirava Laviolette, come un frutto marcio
uno sciame di vespe.
"Certamente" rifletteva infilandosi i guanti "non lavoro da commissario... Certamente i gendarmi avrebbero potuto accorgersi prima di me che
quest'immondezzaio costituisce una fonte d'indizi. Ma per frugarlo con tutta l'attenzione dovuta ci vuole uno spirito da archeologo." Accovacciato
davanti a quella miniera d'oro, respir con decisione.
"E lo stomaco ben saldo" aggiunse fra s.
Sceglieva diligentemente, classificando con metodo, a destra, i recipienti
anonimi o senza interesse, a sinistra, tutto ci che era appunti, fogli, volantini vari, buste di lettere, per esaminarli in seguito.
La luce era calata sotto il rosone e lui aveva lasciato gli occhiali in macchina.

Non si fidava dei cocci di bottiglie e delle lamette da barba capaci di trapassare i guanti. Mise da parte comunque alcuni aghi ipodermici e alcune
siringhe spezzate. Ammucchi ogni cosa in una scatola di biscotti arrugginita. Il tutto sarebbe ritornato dal laboratorio accompagnato da precise indicazioni.
Le sue dita frugavano in lunghe sfilze di assorbenti igienici inghirlandati
gli uni agli altri dalla loro putredine essiccata. Pezzi di carne incerta, ostinata da settimane a non marcire che in parte, gli invischiavano i guanti.
Eppure nulla eguagliava i fondi delle scatole di conserva. Quel miscuglio
di ferro arrugginito e di pesce marcio componeva un cocktail olfattivo difficilmente sostenibile.
Procedeva con lena e metodo, incoraggiato dalla romanza d'amore che
saliva e scendeva dietro l'altare, come un leitmotiv, ritmato da esclamazioni incredule, a ogni nuova convulsione.
A mano a mano che si addentrava nel cuore dei rifiuti, l'assaliva una
sensazione ben conosciuta dagli archeologi: la convinzione che qualcuno
prima di lui avesse frugato nella pattumiera. Poster insozzati del "Che" o di
Angela Davis, vecchie cose dimenticate da tutti, affioravano; in compenso,
brandelli di manifesti che si richiamavano a Larzac o al sito di una centrale
nucleare qualsiasi, annegavano nei fondi di caff. Bucce e fogliame di porri emergevano ancora freschi sotto venti centimetri di materia innominabile ma, in compenso, ne erano tornati in superficie dei putridi, che sapevano
gi di humus. In poche parole: l'ordine cronologico veniva sconvolto. Ci
l'indusse a perseverare nonostante il tanfo monotono.
L'indice poggiava sul terriccio formato dai detriti marci. C'era uno zaino
Lafuma senza tasche n armatura, di quel modello ridotto riservato agli
scalatori solitari. Laviolette ebbe subito l'intuizione che l'immondezzaio
fosse stato frugato per occultarvi quell'oggetto.
"Troppo nuovo, troppo pulito, troppo poco impregnato di odore, per trovarsi qui dal tempo che sembrerebbe indicare la profondit a cui l'ho scoperto."
L'apr a fatica, le cinghie di cuoio si erano gonfiate nelle scanalature metalliche. Ne cav un quaderno di scuola, una copia delle Georgiche, una
scatola intatta di cibo per cani.
"Non si nutriranno mica di questa roba?"
Un crepuscolo precoce invadeva la chiesa. Laviolette non distingueva
pi nulla. Riteneva comunque di aver raggiunto lo strato dell'immondezzaio anteriore all'epoca della prima sparizione. La coppia, dietro l'altare, fa-

ceva sempre l'amore. Aveva semplicemente cambiato posizione. Sulla rete


sfondata, come due enormi fagioli, i sacchi a pelo erano sempre immobili.
Laviolette usc dalla chiesa, la scatola di biscotti in una mano, lo zaino
nell'altra.
Il mulino di preghiera girava sempre a tutto spiano. Il vento rinforzava
senza dissipare la nebbia. Laviolette si precipit come un fulmine verso
l'oasi della sua auto. Ma non era solo nella tempesta.
Un gregge scampanava sul fianco dell'altro versante del vallone.
"Un pastore?" si domand Laviolette. "Deve andare su e gi tutto il
giorno da queste parti... Se sapesse qualcosa?"
Rinchiuse nel bagagliaio la scatola e lo zaino. Si orient alla bell'e meglio con i campanacci del gregge. Sal il pendio su un sentiero cedevole
come un mucchio di ghiaia. Effettuava parecchie soste per orientarsi fra i
rumori differenti che la tempesta acuiva: quello, familiare, dei gregge che
voleva rintracciare; un altro, di natura incerta: a tratti veemente, a tratti cos tenue da sembrare frutto della fantasia...
Una frustata sibilante della burrasca di colpo disperse la nebbia e for le
nubi fino all'azzurro del cielo. Laviolette distinse allora il gregge, disposto
a spirale, testa contro coda, che si lamentava, come in pericolo. Due capre
belavano sulla cima di un tugurio che un tempo era stato una fattoria. Ai
piedi di un muro, su una grande pietra piatta, una specie di pastore era allungato dentro a un cappotto da prigioniero di guerra, col pugno che reggeva il mento, barbuto e irsuto, lo sguardo pronto a comprendere qualsiasi
prodigio. Due cani, testa voltata di fianco, non perdevano una battuta neppure loro; cos assorti, gli orecchi frementi, da non sentire rotolare le pietre
sotto i passi di Laviolette.
I cani e il pastore, che se ne stava sdraiato a bocca aperta sull'ampia lastra di roccia levigata, avevano il naso in una breccia di cinquanta centimetri, appena sufficiente al passaggio di un uomo. Il nome della breccia era
scritto al suo fianco, in lettere al minio, cancellato a poco a poco dalle intemperie: "Voragine di Caladare".
Una vaga musica confidenziale, provocata dalla tempesta, modulava i
toni al di fuori di quel buco e avvinceva i pastori e i cani.
Laviolette ritenne che fosse giunta l'ora di riportare il pastore sulla terra,
prima che tentasse di svanire nel vento, attraverso quel buco in apparenza
insignificante, che dominava, per, un dirupo di tenebre, profondo quattrocento metri.

Ehi grid. Dove si va di l?


I cani si avventarono ai piedi di Laviolette. Erano due inqualificabili bastardi, pelo ruvido, occhi vai, uno nero, l'altro acquamarina. Piantati a un
metro dal commissario, abbaiavano di gusto verso di lui come se vedessero
una vipera.
Trusco! Toulouse! Qui! gridava il pastore inutilmente.
Laviolette avanz nello stretto passaggio delle fauci dei cani, a venti
centimetri dai pantaloni; l'abbandonarono appena ebbe dato la mano al loro
padrone che li mand a raccogliere il gregge.
Tutto bene? disse Laviolette.
Bene rispose il pastore. Sta facendo una passeggiata?
Porta in giro il gregge con questo tempo?
Non ha paura della nebbia?
Non c' un granch da dargli da mangiare?
Si perso?
Si sarebbe potuto protrarre a lungo quel modo di comunicare a domande,
fra interlocutori ben decisi a non rispondere, anzi a interrogare a loro volta.
Ma Laviolette abbandon subito tale comportamento per andare pi diritto
allo scopo.
Cerco mia figlia butt l per l. Non l'avrebbe mica incontrata per caso?
Il caso in quella giornata disgraziata poteva essere evocato soltanto da
gente abituata a prendere il tempo come viene, per spiegare una passeggiata di famiglia. Il pastore rispose unicamente alla seconda domanda.
Oh disse non per quello che mangiano... Di cibo ne trovano nella
stalla. Ma la padrona vuole che le portiamo fuori con qualunque tempo.
Dice: "Le pecore si fortificano col cattivo tempo". Sapesse che donna , la
padrona.
Per descriverne il temperamento, scosse la mano come se bruciasse.
Per l'appunto tronc Laviolette. Mia figlia un po' cos. Non l'avrebbe mica vista, per caso?...
Lo sguardo del pastore vag all'orizzonte, come per raccogliere un gregge di fumo, mentre il suo era solidamente vigilato dai cani.
Quando l'ha persa?
gi da un po'. Un mese, due... si era travestita da poveraccia. Aveva
la pronuncia inglese aggiunse, spinto da un'improvvisa intuizione.
Oh, allora fece il pastore se aveva la pronuncia...
Impresse parecchie mimiche alla sua zazzera a significare che ogni spe-

ranza era svanita. Corrobor quella certezza facendo alcune volte mulinello col bastone, a sottolineare la vastit del mondo, l'incertezza delle cose,
la vanit della ricerca di un ago in un pagliaio.
Capisce disse infine quelle si assomigliano tutte.
Ah, lo so disse Laviolette prostrato.
Ma... riprese il pastore avvicinandosi al commissario se aveva la
pronuncia inglese... Un mese fa, forse due, mettiamo cinque settimane...
Ce n'era una, forse, che mi ha domandato qualcosa... Voleva un agnello,
forse due. Una bionda, quasi piatta, con dei piedoni nudi, poco pi vecchia
di me...
Questa? domand Laviolette.
Estrasse prontamente dal portafoglio una fotografia di Patricia MacAdarash, tre mesi prima della sua scomparsa.
Forse... disse il pastore. Aveva le lentiggini intorno al naso... Ma era
meglio di questa. Con vestiti pi moderni... Pi in...
Cosa significa in?
Oh disse il pastore non si pu spiegare.
Come si scrive?
Va' a saperlo disse il pastore. sua figlia?
la mia figliastra. Sua madre inglese. Ritornava dall'India...
Voleva due agnelli. "Chi glieli uccider?" le ho chiesto. Ho pensato che
stesse per strapparmi gli occhi. "Non per ucciderli. Non per ucciderli.
Anzi, per salvarli. Non pensa che a uccidere. Non pensa che ai soldi." "No,
non sono miei" le ho detto. Lei mi offriva... Lei mi offriva...
Univa le dita sopra il bastone al ricordo di quelle offerte allettanti.
Mi offriva qualunque cosa. Anche delle sconcezze. Mi dava del tu. Si
alzava il lungo vestito fin sopra all'ombelico, e non portava mutandine.
Sgranava ancora gli occhi.
Solo che io sospir con mia madre...
Ah, certo che, quando si ha una madre... sospir in coro Laviolette.
Oh, non ce n' un'altra come la mia sbuff il pastore.
"Accidenti" disse fra s Laviolette. "Ha rotto il ghiaccio. Mi racconter
tutta la sua vita."
A rischio di soffocare sul nascere la confidenza nel pastore offeso, gli
tronc la parola.
E quando successo?
Il pastore, che s'attardava a parlare della madre, perse alcuni secondi per
riprendere il filo.

Oh, quando successo? ripet. successo in novembre, forse l'undici... Mi diceva: "Non ho soldi. Ti offro me. Sono un buon affare, vedrai.
Le inglesi, ne hai sentito parlare?". Ma io, con mia madre... Allora mi ha
detto: "Aspetta. Aspetta quattro giorni. Fra quattro giorni avr i soldi. Ti
dar i soldi". Io ripetevo: "Ne parler alla padrona". "No" gridava lei.
"Non alla padrona. Sono tutte uguali. Se sa che per salvarli, li vender,
magari pi a buon mercato, al macellaio. Tienimeli quattro giorni. Fra
quattro giorni avr i soldi. Ti dar i soldi. E anche me. Vedrai se ci so fare." Ma io dopo che mia madre...
E quando l'ha rivista? domand Laviolette.
Mai pi esclam il pastore. stata la prima e l'ultima volta nella mia
vita. E aggiunse ci penso ancora... Perch credo che se ci avessi riflettuto bene... Anche col ricordo di mia madre...
10
Nella notte fra il sabato e la domenica, una settimana prima di Natale, gli
eventi precipitarono.
Le cose si stavano gi mettendo male da due o tre giorni. Brandelli di
tempesta strappati alla depressione nordica piombavano su di noi e si disperdevano al mistral.
Quella notte, il vento si scagli a ovest. Da Lure, la neve si sparse attraverso tutti i sentieri al riparo, il bosco di Deffens, la breccia di Calavon, le
scarpate del Crau de Bane. Ondulava le vallate come tante orifiamme. S'infiltrava, orizzontale, si attaccava alle facciate, colmava le tegole d'ardesia
dal disotto, occultava il quadrante scuro dell'orologio. Le tre vecchie volontarie e il parroco che davano gli ultimi tocchi al presepe faticarono non
poco, mascherati fino agli occhi da scialletti di lana, a raggiungere le loro
case camminando di sbieco.
La neve non si fissava n sui tetti n al suolo quando non trovava ostacoli. S'incollava a ovest dei tronchi d'albero, contro i pali delle strade. Cancellava i viottoli incassati fra due scarpate.
Eppure, a Banon si riteneva che, grazie a quella tempesta, la notte si doveva stare tranquilli e che rinforzando le caldaie a nafta e le stufe sarebbe
bastato lasciarla sfogare.
Claire, gli occhi spalancati, seguiva la burrasca dalla tendina sollevata
della sua finestra all'Htel des Fraches.

Contemplava, col cuore stretto, il povero Mambo sulla piazza che si era
acciambellato contro il tronco cavo di un platano e tremava. Fra lei e il cane abbandonato di proposito, si frapponeva sempre la stessa immagine,
nelle pieghe della neve sollevata dal vento: il grande corpo di Jrmie che
si rialzava lentamente e ruotava verso di lei se non gli dava il colpo di grazia.
A forza di stringere i pugni nel fissare quella visione insostenibile, si
conficcava le unghie nella carne.
Si volt, cammin fino al letto dove giaceva sparpagliata la lettera del
notaio di famiglia che conosceva quasi a memoria:
... Beninteso, questa lunga insolvenza da parte di suo fratello,
cofirmatario di ogni decisione importante, fortemente pregiudizievole al buon andamento degli affari... Non dubito, come lei mi
lascia sperare nella sua lettera, che lo ritrover presto, ma tuttavia
sarebbe increscioso nel frattempo, mi perdoni, che gli fosse capitato qualche fatale incidente, poich in tal caso la situazione ristagnerebbe finch, mi perdoni ancora, noi non potessimo produrre il
de cujus...
Terminava:
... Comunque sia, queste responsabilit mi sembrano molto pesanti per le sue spalle e quelle di Jrmie, cos deboli... E, all'occorrenza, se posso permettermi un consiglio paterno, mi sembra
che la fruttuosa e generosa proposta dell'Europlast risulti di natura
tale da meritare tutta la sua attenzione...
Claire spiegazz la lettera e la gett in un angolo della stanza. "Certamente" diceva fra s "'tutta la mia attenzione'. E lui, per il suo consiglio paterno, incasserebbe una commissione favolosa."
Ma c'era qualcosa di pi grave nella lettera: "Produrre il de cujus". Non
aveva pensato a quello... Quando l'avrebbero scoperto il corpo di Jrmie,
l dove si trovava adesso? Era imprigionata dalla sua stessa abilit, come
in una trappola per topi...
Dietro i vetri pure loro, uno vicino all'altra, Laviolette e Rosemonde
contemplavano la tempesta che irrompeva dalle cime di Banon. S'ingolfava sotto la porticina a baionetta delle mura, che la rivomitava sotto i lam-

pioni come un geyser trionfante. I vortici dell'aria s'impadronivano della


neve e la rigettavano verso il cielo, prima di aspirarla di nuovo verso la via
dove turbinava a quasi cento chilometri all'ora.
Se prendessimo qualcosa di forte?
Mi sembra che il tempo sia adatto...
Non verr nessuno... Le mogli devono aver detto: "Non andrai a giocare a carte con questo tempo? Non ti mancher mica Rosemonde?".
Si accomod davanti a lui che si stava arrotolando una sigaretta. Erano
soli, in due, quasi in intimit. In ogni caso, oppressi dallo stesso guaio di
invecchiare che li rendeva complici. Si fecero delle confidenze e parlarono
del passato fino a mezzanotte. Erano sempre pi soli. Si guardavano in
fondo agli occhi e dal fondo del cuore. Erano al loro terzo bicchierino per
darsi coraggio.
Il tempo era troppo freddo, troppo ostile, perch due esseri non si precipitassero l'uno verso l'altro, avendone l'occasione. Ma temevano troppo di
avere ormai soltanto dei ricordi da offrirsi. A mezzanotte e mezzo andarono a letto, separati. Ma per non aver saputo, per non aver osato eppure per
aver avuto cos tanta voglia, gli si piegavano i ginocchi, come se avessero
avuto diciotto anni.
Allora, cominci la notte.
Dapprima, in una luce incombente diffusa attraverso la tempesta, si vide
sbucare da un fianco di costa completamente mimetizzata e seguire una
strada conosciuta soltanto da lei una vecchia carretta traballante che sobbalzava sulle catene antineve.
Aveva dei fari strabici, una luce di posizione bruciata, il paraurti posteriore attaccato da una parte con del fil di ferro. Tuttavia, procedeva verso
la tormenta; i tergicristalli a fatica riuscivano a praticare, sulla neve che
s'attaccava, degli squarci di venti centimetri. Sembrava che, per qualcuno
che cercasse la solitudine, fosse la pi bella notte del mondo. Ma...
Due foruncolosi di sedici anni, appassionati di cinema e che uscivano
dal Lido, con la testa piena di camion in fiamme, si trovarono, a mezzanotte, sul selciato di Manosque, in una notte sognata per un rally.
Che fare? Rincasare? Ritrovare la stufa a nafta che puzza o la sorella
maggiore che si fa godere, spudoratamente, dietro la parete mal isolata? E
domani, per di pi, era domenica...
Andarono alla ricerca di qualche colpo gobbo verso le Residences des

Prs. Camminavano, curvi, nelle loro giacche sottili e scarpe di materiale


sintetico. Le mani tormentavano, in fondo alle tasche, un bel mazzo di
trombe di ogni misura assieme a delle lunghe matasse di filo elettrico utile
per collegare fra di loro i morsetti delle batterie.
All'improvviso, uno trattenne l'altro per mostrargli qualcosa nella bufera.
A tre metri da un lampione c'era una R 12, verniciata a scacchi e abilmente
truccata per le corse. Era evidente dagli stemmi, dal numero dei fari, dai
gagliardetti, dalle ruote pi sporgenti e dalla quantit di decalcomanie che
costellavano i vetri.
Con una pazienza da certosino, in ginocchio sul suolo ghiacciato, poich
la neve trasportata dal vento non si fermava neppure l, cominciarono a
scassinare la portiera. Bastarono dieci minuti e altri cinque per inserire la
tromba lavorata artisticamente che sbloccava l'antifurto. Avevano alle
spalle cinque tentativi riusciti. Degli esperti. Rientravano in autostop la
maggior parte delle volte, quando il serbatoio li piantava a trenta o cinquanta chilometri da Manosque. Ma quella notte, che pacchia! La lancetta
segnava il pieno di benzina.
Da parecchio tempo avevano in progetto un bel circuito di resistenza attraverso Forcaiquier, Banon, Sault, la valle della Mouge. A tutto gas! Il
motore ruggiva. Partirono schizzando su due ruote.
Nel frattempo, da Bonniol, al Revest-de-Bion, i cinque Seringueiros di
Forcaiquier che avevano animato il ballo dei "Capelli d'Argento" caricavano la sezione ritmica sul retro di un break, bevevano in piedi l'ultimo bicchierino e resistevano ai rimbrotti degli organizzatori.
Non vorrete mica mettervi in viaggio con questo tempo. Da qui a un'ora, forse meno, si formeranno i primi mucchi di neve. Non state bene qui?
Rimanete. Abbiamo da darvi da dormire.
No, no. Abbiamo le gomme chiodate. Grazie mille. Vi ringraziamo, ma
dobbiamo rientrare: proprio prima che la neve si ammucchi.
Uno aveva la moglie giovane; il secondo, un'influenza coi fiocchi; gli altri tre erano alla loro quarta notte di baldoria. Se qualcuno li spingeva, cadevano. E l'indomani si esibivano pomeriggio e sera a Peyruis.
No, no. A presto!
Crollando il capo, guardarono sparire i loro fanalini rossi alla curva della
chiesa, sotto la maledizione ruggente dell'olmo di Sully i cui rami battevano follemente, come ali di arcangelo.

Nel frattempo, la vecchia carretta approdava, a venti all'ora, alla piazza


di Banon, singhiozzava un po', fra l'Htel de Lure e la drogheria Martin, e
si tuffava nell'ultima discesa, verso la strada di Simiane.
La tormenta, a spire bianche, mulinava sul selciato, si schiantava contro
i tergicristalli che slittavano sulla brina. L'uomo al volante incollava la faccia al parabrezza e non riconosceva il suo paese. I fari difettosi, mal regolati, gli rivelavano alberi gonfi di neve, muri rintonacati dal basso in alto
da uno strato bianco appiccicoso che ostruiva le finestre, rialzava i livelli,
ingrandiva gli edifici e li deformava. Era obbligato a enumerare ad alta voce.
Questi devono essere i mandorli di Calut... Qui, il villino di Jean Laine.
Ah, ecco la tartufaia di Csar Blanc.
Fren bruscamente. Era partito troppo tardi. Il primo cumulo notturno si
era gi formato, davanti a lui, a triangolo, dalla scarpata bassa a quella alta,
sbarrando la strada. Se ci entrava, anche con le catene, rimaneva impantanato. Secondo la sua stima maldestra, aveva ancora da percorrere un chilometro fino a destinazione. Mai... mai ci sarebbe riuscito a piedi. Non poteva tentare il colpo...
Si decise alla svelta. Sebbene la strada fosse tutta sua, manovr a pi riprese per girare il veicolo nella direzione di Banon. Le catene, sull'asfalto,
si trascinavano il loro rumore macabro.
Nel frattempo, il break dei Seringueiros incrociava sulla piazza di Banon
le tracce del vecchio catorcio.
Dovresti andarci dietro disse l'autista, per la terza volta, al battitore
della formazione.
Figurati. Non vorrai mica incontrare un gendarme con questo tempo e a
quest'ora?
Alz gli occhi verso la facciata dell'Htel des Fraches dove una finestra
era illuminata. Scorse, in un lampo, un bel viso di donna che scrutava la
notte, avvolta in un mistero vago, e il ricordo di quella bellezza lo cull in
un vago sogno, nei tre chilometri che gli restavano da vivere.
Sballottati da una lastra di ghiaccio all'altra, mancando di poco il muro
di un ponticello o il tronco di un albero luminoso di segnali, i due brufolosi, intanto, di cui uno aveva il piede sull'acceleratore, sbavavano di gioia a
centoventi all'ora. Non vedevano un accidente: un tunnel di neve a pelo del
cofano! Cosa che li faceva gongolare. Era meglio che al cinema... E niente

trucchi... Il loro unico rimpianto era che nessuno potesse vederli.


Quando raggiunsero la curva degli Stagni Bassi, la morte aveva gi vibrato tre volte la falce appena appena sopra di loro. Avevano sentito sibilare la lama, e si erano terribilmente eccitati. La curva conosciuta da tutti.
a gomito, sotto l'ombra delle Ferriere e a nord delle Pianure. Alla fine di
un lungo rettilineo dove i due brufolosi avevano lanciato a fondo la R 12.
Approfittando del fatto che i fari non squarciavano la notte a pi di trenta
metri, si creavano con la fantasia una strada deserta, sgombrata unicamente
a loro uso e consumo.
Accesi da quell'incertezza, abbordarono il tornante a cento all'ora contro
la scarpata di sinistra. Fari abbaglianti, tenendo la destra, il break dei Seringueiros sbuc a sei metri, davanti a loro.
Il ghiaccio avrebbe potuto evitare tutto. Sulla lastra bombata che smaltava il selciato, la R 12 inizi uno slittamento verso destra, che sgomberava
la strada al break. Ma il guidatore ebbe un istinto di conservazione: in presenza di quel bolide inevitabile si butt sulla sinistra.
Lo scontro avvenne in mezzo alla strada.
La R 12 piroett, a porte spalancate. Fece sei giri su se stessa, ronzando
come una trottola musicale. Al secondo, scaravent il passeggero che rimbalz a dodici metri di distanza, arando il suolo, prima di finire, senza naso
e senza orecchi, fra i cespugli della scarpata dove rest prono, ancora palpitante. L'autista fu catapultato al quarto giro contro l'abbeveratoio vuoto
della fontana della casa cantoniera dove si schiacci la testa.
La giardinetta, per forza d'inerzia, fiond verso la quercia di Zorne che
serve, in quel punto, da riferimento all'esercito. Si schiant come un melone maturo. Il tetto salt a un'altezza di sei metri, le portiere si abbatterono
come castelli di carte; il passeggero davanti, ucciso nell'urto, scivol, morto, nella neve; il guidatore, morente, rest inchiodato al volante. Gli altri
tre, dietro, si tirarono fuori strisciando sugli arti pi o meno spezzati, i! pi
lontano possibile dal serbatoio che perdeva benzina. La grancassa con tutti
i suoi orpelli scintillanti di lucido ottone fu proiettata in aria e ricadde al
suolo dove danz, alla meno peggio, sbilenca, grottesca, spinta dalla tempesta, rotolando sul bordo come un cerchio da bambino. S'inclinava un po'
sui piatti, un po' sul triangolo, adesso contorto. Il pedale della batteria, a
ogni giro di valzer, batteva un colpo sordo contro la pelle d'asino.
Lo strumento si aren, un bel po' dopo, in un fosso laterale, ma la tempesta continu a martellare le sue pelli forate e a fremere sotto i piatti contorti che vibravano ancora, come sotto la mano leggera che non li avrebbe

sfiorati mai pi.


Un tale della frazione di Largue che dormiva a persiane aperte ebbe il
sonno abbagliato dall'esplosione del serbatoio. Drizzatosi a sedere, vide
davanti a s la tempesta color ribes come se il sole sorgesse di sbieco.
Si precipit al telefono.
Era il momento in cui, raschiando le sue catene da fantasma sul selciato
dove la tormenta disperdeva la neve, il catorcio attraversava l'incrocio di
Dauban e rientrava a Banon.
Il guidatore all'erta avvert subito che la notte non era pi serena. In basso, due gendarmi schizzavano dai garage con il furgone. In alto, sul pianoro del paese, brillavano delle finestre, poco prima buie, e dietro vi si agitavano delle ombre. Mentre lui stava per raggiungere la sommit della strada, all'angolo della fontana, e gettarsi nella discesa verso Rochegiron, la sirena dell'allarme suon con un lunghissimo ululato. L'uomo vide accendersi la luce nel locale dei pompieri. Qualcuno ribaltava la porta a bascula
e anche l'officina di Martel, il meccanico, si illuminava rivelando il carro
attrezzi che stazionava stabilmente fuori. Il guidatore non poteva sfilare
davanti a quegli uomini e a quelle luci, per l'unica strada praticabile. Svolt ad angolo retto verso la piazza, e laggi, verso la stazione, fra le criniere
di neve, scorse l'elmo rutilante di Jules Bec che trottava, allacciandosi il
cinturone sulla sua grossa pancia. Ed ebbe appena il tempo di svoltare ancora, per evitare Biscarle che saliva le scale, affianco alla posta.
Si scostarono le tendine alle finestre. La vecchia carretta era incastrata
come un topo nel bel mezzo di una crisi di panico. L'autista not l'atrio buio, spalancato, dell'enorme rimessa dell'Htel des Fraches. Ci s'infil in
tutta fretta, spense il motore, i fari, e se ne rest quieto.
Echeggiarono dei passi, fuori, sul suolo ghiacciato. Azionando il segnalatore acustico, il primo contingente di volontari decollava sulla grande autopompa. Il fascio dei fari esplor, passando, l'antro della rimessa fino ai
brandelli di ragnatela sospesi al soffitto. L'uomo si raggomitol sul sedile.
Gente parlava a voce alta, s'interrogava da una porta all'altra. Il fornaio
in pantofole e camicia da notte, fumando la sua cicca, usc sulla piazza a
informarsi; vedendo passare l'autopompa, si rintan precipitosamente. Apparve la luce persino in casa del dottor Lagardre, il notaio, che, inquieto,
sollev un poco le tendine. I due alberghi illuminarono i banchi dei caff.
La Porsche del medico fece stridere tutte le gomme nella curva, super
come un ciclone il carro attrezzi che stava manovrando.

Laviolette ud appena la sirena e pens che non lo riguardasse.


Nella sua bagnarola rincantucciata al buio, l'uomo braccato dal caso cercava una via d'uscita a quella situazione. Di fuori, due o tre paesani deambulavano gi, strascicando i piedi e tossendo da spaccarsi i polmoni sulla
prima sigaretta della giornata. Bastava che qualcuno avesse voglia di pisciare e ritenesse propizia l'oscurit della rimessa... Bisognava fare presto,
decidersi... Si decise...
L'allarme dur tre ore, sotto la tempesta che non rallentava. I banconi illuminati degli alberghi calamitavano qualche cliente scarmigliato, saltato
fuori dal letto coniugale per la curiosit e che approfittava di quella notte
insolita per offrirsi un "goccio" fuori programma. "Oggi domenica" dicevano fra s. "E poi, guarda quei quattro balordi? A cosa serve rinunciare?"
Si diffondeva la notizia che l'incidente aveva provocato quattro morti.
Alle cinque, rientrarono i pompieri. Il centro mobile di rianimazione fu
il primo a spuntare, a velocit moderata. Trasportava all'obitorio dell'ospedale coloro che non necessitavano pi di cure. I feriti erano stati dirottati
su Manosque dal gruppo di Saint-Etienne, venuto in soccorso. I gendarmi
ritornarono per ultimi con il furgone e si vide sfilare, come un veicolo funebre futurista, il carro attrezzi di Martel. Abbagliava con le sue sedici luci
intermittenti e rimorchiava la "familiare" dei musicanti, che sobbalzava
sulle ruote posteriori deformate, senza portiere e senza tetto.
Tutta quella gente si rec negli alberghi a confortarsi a suon di grappini
e a raccontarsi l'incubo. In un concerto di rumori, di esclamazioni, di discussioni, trascinarono i piedi nella neve e nella tormenta fino alle sei,
quando, finalmente, spente le luci dei caff, l'ultima conversazione mor
nel sibilo del vento. A una a una, le finestre s'oscurarono. Banon avrebbe
dormito fino a tardi, quella domenica mattina.
Salvo il relitto appeso alla catena del carro attrezzi che il vento dondolava, restava pi solo l'uomo rintanato in fondo alla rimessa, nella sua bagnarola. Quando per intese il ronzio regolare dell'impastatrice del fornaio, si
arrischi a ripartire. Usc dall'oscurit, nella bufera, la schiena curva, una
fifa boia, aspettandosi di veder spuntare qualche ritardatario o qualche
mattiniero; qualcuno che, riconoscendolo, gli avrebbe detto: "Ehi! Cosa
diavolo fai qui, tu?".
Ma no. Banon aveva avuto abbastanza emozioni per quella notte. Non
incontr anima viva. Pass, rabbrividendo, davanti alla carcassa della "familiare".

Procedeva sobbalzando, in quel funebre rumore di catene. Ebbe persino


il privilegio di veder cambiare il tempo, sotto l'immenso faggio che delimitava la sua propriet e dove, di colpo, soffi il vento dal sud.
Sotto la cortina di neve che si alz all'improvviso rivelando l'Orsa Maggiore, si sarebbe potuto seguire a lungo la lugubre vettura sulla strada inclinata verso la valle ma vergine di neve.
A tratti, al ricordo delle ultime ore, l'autista, come allucinato, fissava la
stretta finestrella disegnata dal tergicristallo.
Alla fine, la sua mano destra lasci il volante e la tenne ostinatamente
appoggiata alla bocca, come qualcuno che veda bruciare la propria casa.
Capiva pure, nel suo rozzo buonsenso, che l'enorme bastone che Dio Padre onnipotente gli aveva appena gettato fra le ruote annunciava chiaramente il principio della fine.
11
Il giorno si lev, indeciso. Gli spazzaneve uscirono alle otto, ma dai tetti
colava la neve fusa e soltanto i cumuli, fra l'altro gi intaccati dal disgelo,
richiedevano ancora un intervento. Quando la nebbia rivel Banon, verso
le dieci, un sole radioso fece rutilare le tegole. Si sentirono schioccare, l'una contro l'altra, le bocciate di certi marsigliesi, gi avidi di misurarsi con
gli autoctoni in qualche partita colossale. La piazza si popol di giocatori e
di curiosi.
La domenica cominci a olezzare di odori misti di lepre in salmi e di
stufato di cinghialino. Il fornaio sistem in vetrina le quattro dozzine domenicali di bign alla crema che gli portavano via in un quarto d'ora. Prometteva sempre di farne di pi. I Bleu, i Bayle, Biscarle, Jules Bec, tanti
altri che non frequentavano Rosemonde, vennero, mani dietro la schiena,
berretto pulito, guance lucide appena rasate, a respirare l'aria della domenica e a commentare gli avvenimenti della notte. Qualche gruppetto andava a raccogliersi davanti alla ferraglia della "familiare", sempre appesa alla
catena affianco all'officina di Martel.
Verso le undici arriv Alyre Morelon, dalla sua vicina fattoria, attraverso la scorciatoia di Bonnes-Rues. Teneva al guinzaglio una Roseline strigliata di fresco che ruminava. Roseline amava la gente e il rumore. E Alyre
amava tanto la sua scrofa che, certe domeniche come quella, la portava
sulla piazza ad assistere alla partita di bocce. Le prime volte, faceva ridere
gli uomini. Ma dopo che tutti sapevano che solo lei, Roseline, era capace

di scovare sei chili di tartufi al giorno, un certo rispetto circondava quella


lavoratrice. E alcuni persino, con grande orgoglio di Alyre, si chinavano
per grattarle la testa.
Quella mattina, per, Roseline era di umore scostante. Ruminava sempre
di pi. Tirava il guinzaglio verso l'Htel des Fraches. Era verso l'odore di
cinghiale? Era verso quello di lepre?
Quando le partite si spostavano da un capo all'altro della piazza, i curiosi
le seguivano per riformarvi il cerchio intorno. Ognuno stava attento agli
sviluppi del gioco; eccetto uno di loro, le mani dietro la schiena, che si
tormentava le falangi invisibili e lanciava sovente occhiate furtive alla rimessa dell'Htel des Fraches. Alyre gli si avvicin per salutarlo. Mentre
gli tendeva la mano, Roseline strill cos forte e cos a lungo che il bocciatore emerito che mirava in quel momento sbagli la bocciata con una terribile imprecazione. La finisci, Roseline, di gridare come un ossesso? disse Alyre. Roseline indietreggi con tutto il peso dei suoi centottanta chili;
Roseline vi forava i timpani, vi disgregava la volont. I suoi appelli alla rivolta sconvolgevano tutti quanti. Non smetteva, fra i suoi gridi sapientemente scanditi, di strombazzare, di sbuffare e di fremere dalla testa alla
coda. "Urlare come un maialino sgozzato" non era pi, con lei, una frase
retorica. L'uomo che Morelon aveva appena salutato la guardava cupamente, con una sorta di terrore. I suoi occhi e quelli della scrofa si fissavano
con cattiveria.
I giocatori protestavano acidamente.
Senti un po'! Portala a casa, va'? Quella ci fa sbagliare tutto.
Nel frattempo Laviolette s'insinuava di gruppo in gruppo per guadagnare
la sua auto parcheggiata fra i giocatori. La Mercedes blu era sempre l, accanto alla sua Vedette. Distrattamente strinse la mano di Alyre e del suo
vicino, e sal in macchina. Per parecchio tempo ancora intese i grugniti di
porco sgozzato che cacciava la scrofa.
"Urla veramente da maledetta" disse fra s senza badarci troppo.
Aveva uno spirito campagnolo, e qui si sentiva come in vacanza.
Per il momento, del resto, non c'era un granch da tentare. Aveva spedito al laboratorio di analisi i detriti prelevati nel covo degli hippy, accompagnati da istruzioni precise su ci che bisognava cercare, e aspettava il risultato.
12

Sempre alla sua velocit da corteo funebre, procedeva verso Vachres,


verso il vecchio amico marchese des Brdes, Jean Frron nella Resistenza
perch detestava Voltaire e con il quale, nel 1943, aveva sfiorato la morte,
sul massiccio di Allevard.
Non si erano pi ritrovati da quell'epoca benedetta, ma Brdes era ornitologo al Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica. Era molto conosciuto. Laviolette riceveva da lui, dai quattro angoli della terra, cartoline raffiguranti uccelli straordinari in via di estinzione, in Tasmania o alle Galapagos. Come unica notizia, sul retro, trovava: "Che ne dici di questo? Non ti
ricorda qualcuno?". Oppure: "Esistono pi solo duecento coppie di questo.
E i maschi sono tutti pederasti. Te l'immagini?".
Tutta la corrispondenza di Brdes, poich ci teneva che si trascurasse la
particella nobiliare, era dello stesso stile. Erano stati calorosamente amici
e, appena Laviolette gli telefon da Banon, lo invit a pranzo per la domenica.
E naturalmente sei solo? disse Laviolette.
Naturalmente lo sei anche tu? disse Brdes.
Le finestre ad ampie vetrate guardavano verso uno stagno ovale e lo
scheletro pendente di un salice nudo su quello specchio di bronzo spento.
Vi si rifletteva un cielo di un azzurro luminoso. Solitario, sullo sfondo, il
profilo settentrionale di Vachres dominava oscurando i prati senza erba.
Sebbene contenesse molti bei mobili, la stanza appariva vuota, tanto era
vasta. Entrambi si erano appena alzati da tavola, dove la mezzadra li aveva
serviti, senza tovaglia, direttamente sul legno massiccio, ma disapprovando. Credette bene di sottolineare che comunque non mancavano di biancheria.
Impossibile farle capire che mi piace vedere la maiolica e le bottiglie
riflettersi sul legno. Vedi questo saint-milion che abbiamo appena bevuto? Ebbene, provo uguale piacere, di altro genere ma complementare, nel
vedere, alla rovescia, la bottiglia e l'etichetta sul legno del tavolo...
Si accese la pipa con i tizzoni del focolare. Era un uomo scarno, appollaiato su lunghe gambe, che camminava in fretta e in silenzio. Quasi senza
toccare terra, si sarebbe detto.
Ti racconto queste cose perch ti reputo in grado di capirle... termin.
Laviolette croll il capo. Intorno a lui scricchiolavano le intelaiature deformate e le porte vecchissime. La casa viveva sotto un ampio tetto a due
spioventi che davano riparo a due piani di stanze deserte. Il vuoto sonoro
delle stanze, provviste ognuna di un caminetto e piastrellate di mattonelle

rosse, ma mai arredate da nessun mobile, diffondeva un vago mistero fra


quelle pareti.
La dimora ancestrale dei Brdes non era mai stata un castello, ma una
bigattiera. Cinquant'anni dopo l'ultima raccolta di semi, le profondit dei
corridoi odoravano ancora di baco da seta in procinto di fabbricarsi il bozzolo.
E allora disse Brdes cosa diavolo sei venuto a fare a Banon, se non
un segreto?
No, non un segreto, soltanto un mistero. Sei sparizioni...
Di chi?
Di hippy.
Oh, andiamo, quelli! Ne ho incontrati persino sulle rive del Koukounor.
Se sapessi dove appaiono e scompaiono. E perch.
Certo, certo... Ma nel caso in questione, sembra proprio... Tutto porta a
credere che siano venuti a Banon e che ci siano rimasti.
E non li ritrovano?
No.
Da molto?
La prima segnalazione risale a quattro mesi fa.
E ti hanno mandato per questo? Non bastano i gendarmi?
Laviolette sospir: Gli scomparsi hanno quasi tutti dei nomi stranieri.
In alto loco, non gradiscono molto che tanti stranieri scompaiano all'improvviso. Non bisogna neppure turbare la gente... Cos, sono stato sollecitato... Tu, mi hanno detto, che sei incolore, che t'infili dappertutto e per
giunta sei basso-alpino...
"Tu eri cos perspicace un tempo" continu "e hai una mente logica.
Riesci a immaginare un qualche motivo per cui sei vagabondi, senza altro
legame se non la loro condizione di hippy, poveri come Giobbe, per scelta
o per necessit... riesci a immaginare un solo motivo per cui siano scomparsi proprio a Banon?"
A Banon. Ne sei sicuro?
Sulle prime non lo ero, ma gli indizi si accumulano. Attenendomi soltanto ai fatti, ti ripeto che probabile. Ma mi scontro con questa domanda
senza risposta: per quale motivo? Ecco perch ti chiedo se riesci a immaginarne uno...
Brdes riflett profondamente aspirando la pipa, gli occhi fissi sulla
fiamma del focolare.
Tutti dello stesso sesso? domand.

Tre uomini, due donne.


L'et?
Tutti giovani. Fra i venti e i venticinque anni.
E hanno cercato dappertutto? Negli ospedali della regione? Nei dormitori pubblici? Nelle comunit religiose? In quelle laiche?
Dappertutto disse Laviolette. Sai che in questo campo la gendarmeria molto efficiente.
E non ne hanno ritrovato nessuno? N vivo n morto?
N vivo n morto. Sai che la cosa non ci disorienta. I gendarmi l'hanno
anche messo in conto e ogni volta che interrogano qualcuno nel territorio
non mancano di chiederglielo e di mostrare le foto.
Per me disse Brdes sono morti.
Tutti e cinque? Giovani, apparentemente in buona salute?
Se sei pressoch sicuro che non siano ripartiti, non vedo altra soluzione. Come si pu scomparire a Banon, restando vivi? Novecento abitanti!
Migliaia di ettari desolati! Dei pastori! Dei cacciatori, dei bracconieri, degli escursionisti, la gendarmeria, gli elicotteri, no! A Banon? Vivi? Impossibile! Morti o partiti.
No. Partiti no.
Allora morti.
Ma insomma, perch?
Ah fece Brdes a questo punto, io non sono un indovino. D'altronde
poco fa parlavi di perspicacia ed anche vero che in passato mi vantavo di
non esserne privo. Per, vecchio mio, i tempi sono cambiati. Perch sono
sei mesi che mi rompo la testa su un problemino personale e non riesco a
risolverlo.
Ma... sono a tua disposizione. Di cosa si tratta?
Oh, una fesseria. Be', passiamo in biblioteca, i liquori sono l e cos
permetteremo alla mezzadra di rassettare e di andarsene. domenica. Non
vorrei trattenerla troppo...
Varcarono una porta bassa in una grande parete. La biblioteca era pi intima del soggiorno. Sparpagliati sui tavolini si vedevano dei libri con le
copertine decorate da piumaggi di uccelli del paradiso. I ripiani erano numerosi. I volumi in brossura e quelli rilegati si susseguivano nel disordine
tipico dell'uomo che legge veramente. Dovettero liberare due sedie davanti
al caminetto, fra le due finestre.
E allora disse Laviolette che si stava arrotolando una sigaretta questo
mistero?

Brdes si gir nella sedia impagliata e indic col dito un mobiletto, nel
vano di una finestra.
Vedi quel leggio?
L'artigiano che l'ha fatto non ha proprio tribolato disse Laviolette.
Guarda questo pezzo di legno.
Mio padre l'aveva comperato nel 1930 da Bb Fabre, l'antiquario di
Manosque. Ti ricordi di Bb Fabre?
Lo vedo ancora esclam Laviolette. Era venuto a Pigut, avevo otto
anni... Mio nonno gli vendette l'orologio di suo nonno. Lo vedo ancora,
con i suoi occhialini, il suo cappello, i pantaloni d nanchino...
... e la mantellina che gli arrivava appena alla catena dell'orologio.
Risero tutti e due. Avevano dieci anni quando quell'uomo morto da tempo rispondeva al ritratto che avevano descritto.
E allora prosegu Brdes questo leggio, di solito, reggeva un libro
vecchissimo... Un libro che risaliva al milleseicento e rotti, e che conteneva un sacco di ricette della nonna. Be'... tutti gli anni, quando sono qui, a
Pasqua o alla Pentecoste... do un ricevimento agli ex combattenti di Banon, di Vachres e del Revest. Oh, non vengono tutti. C' chi ne fa una
questione d'onore per astenersi a causa del mio titolo. una tradizione di
famiglia. Lo faceva gi mio padre. E poi, piace anche a me. un'occasione
per rivedere la gente del paese, di parlare... Si parla in dialetto. Si rosola
uno o due agnelli sugli alari, insomma, capisci di cosa si tratta. E si beve.
Non tiro fuori delle bottiglie speciali, ma insomma qualcosa di decente.
Allora, quel giorno, siccome saremo stati qualcosa come una sessantina,
apro le tre porte; il che vuol dire tre stanze in fila: il salotto che non usiamo
mai, il soggiorno e la biblioteca. Si alz per misurare a grandi passi il parquet intorno ai tavoli carichi di libri e di un manoscritto iniziato. Si riaccese la pipa.
Quel giorno era brutto tempo, temporale, quasi buio. Di solito, serviamo l'ammazzacaff di fuori, sulle panchine di pietra del vialetto, sotto gli
ippocastani. Ma quella volta, niente da fare... Siamo rimasti dentro a parlare. Alcuni intorno al leggio sfogliavano quel libro antico. Per distrarti, ho
avuto l'idea di leggergli, anzi di tradurre, poich francese del diciassettesimo secolo, qualche storia di streghe che li ha fatti ridere. Dopo, ho girato
di gruppo in gruppo, per unirmi alle conversazioni e parlare degli uni e degli altri: dei morti, dei seduttori, dei cornuti. Insomma, di tutto. A partire
dalle cinque, la riunione, come capita sempre, ha cominciato ad assottigliarsi. Sai, c' addirittura qualcuno che se ne va senza salutarti... nella mi-

schia... Nessuno ci fa caso.


"Alle sette, mi sono ritrovato solo, con la mezzadra, le sue due figlie e
tutto il disordine da sistemare. Ci siamo messi tutti e quattro... Ed stata
proprio la mezzadra a farmelo notare. Una brava donna, ma del Queyras.
Non ci ha molto in simpatia. Il fatto che non ci siano crocifissi dietro il letto mi squalifica. Non l'ha mai potuto mandar gi. E i miei sessanta zotici,
sebbene lo sia anche lei, li disprezza... lei che mi ha gridato: 'Le hanno
rubato il libro!'. Di solito se ne teneva lontana: ' stregoneria' diceva. 'Dovrebbe gettarlo nel fuoco.' Siccome ero sicuro di averlo lasciato sul leggio,
ero un po' seccato; ma non volevo condividere in pieno il suo parere. E
poi: sicuro? Si mai sicuri di qualcosa? Le ho detto: 'Ma no, ma no! L'ho
spostato. Deve essere in tutto quel guazzabuglio che c' sui tavoli. Non si
preoccupi, vada pure. Lo cercher domani'. Ho cercato. Per scrupolo di coscienza... Ma..."
Mim con la mano davanti alle labbra il gesto di acchiappare una mosca.
Non l'ho pi ritrovato.
Si poteva mettere in tasca, il libro?
Oh, s. Era dodici per venti all'incirca...
Aveva un valore commerciale?
Aspetta... non ti ho finito la storia: stava sotto il banco del leggio che
Bb Fabre aveva venduto a mio padre. E quando mio padre, in seguito,
gliel'ha fatto notare e voleva pagarglielo, il buon Fabre, che era l'onest in
persona, gli ha detto di no, che era colpa sua, che doveva soltanto guardare
meglio quello che vendeva e che non avrebbe accettato un soldo: che gli
sarebbe servito di lezione. E che, del resto, ne possedeva un altro nella sua
biblioteca...
Cos, non sai se il libro vale qualcosa?
Quel che so che mio padre, che aveva il senso del valore, ogni anno,
per Natale, faceva portare quattro tartufi a Bb Fabre.
Ci fu un tintinnio sommesso all'interno della casa. Si direbbe il telefono fece Laviolette.
lui sospir Brdes. Aspetto i risultati di un'analisi. Un'epizootia feroce che decima gli uccelli marini, a sud di Punta-Arenas. Il telefono nello studio.
Ti lascio andare.
No, no. Vieni con me. Non c' nulla di segreto.
Nello studio stagnava un odore di pipa spenta che, dal soffitto al pavimento, emanava ogni sorta di aromi.

Brdes alz la cornetta.


Toh! per te disse, sorpreso.
Per me? disse Laviolette. Chi ?
Si ricord di aver avvisato Rosemonde che avrebbe pranzato dal marchese des Brdes. Ascolt l'interlocutrice senza batter ciglio.
Va bene disse. Arrivo.
Guard Brdes che non faceva domande.
Vecchio mio disse sono obbligato a lasciarti prima del tempo. Era il
maresciallo capo della gendarmeria. Hanno appena scoperto un delitto.
Posso usare il tuo apparecchio?
Ci mancherebbe.
Laviolette chiam gli uffici di Marsiglia, come era stato autorizzato,
all'occorrenza, per chiedere la Squadra Giudiziaria di servizio.
A Banon! Banon! S, giusto. E di corsa, eh! Che usino la sirena se necessario.
Riagganci, tese la mano.
Carissimo, scusami. Vedi, il lavoro...
Uno dei tuoi scomparsi?
Non lo so ancora. probabile...
Ci rivedremo?
Appena posso mi far vivo. E per il tuo furto... vedi, non ho tempo di
aiutarti.
Brdes si mise a ridere.
Oh, non cos importante. Vivo benissimo senza quel libro.
13
A mezzogiorno, la domenica era al culmine a Banon. Bel tempo permettendo, quelli di Forcalquier, di Manosque, di Apt, viaggiando sulle strade,
capitavano a Banon.
Se ci fermassimo qui a mangiare?
Per il Lure e il Fraches era l'ora di punta di ogni settimana. Al Fraches,
per giunta, un pranzo prenotato occupava un'intera sala. Erano i cinquanta
convitati di un matrimonio celebrato la sera prima a Lardiers, che avevano
scelto Banon per il banchetto. Tre torte a pi piani troneggiavano sull'impeccabile tovaglia fra i garofani bianchi.
La cucina fumava. Si contavano gi venticinque clienti ai tavolini e, alle
dodici e mezzo, a gran colpi di clacson, le quattordici automobili della ce-

rimonia si allinearono in ordine sulla piazza e, in disordine, i cinquanta affamati si precipitarono a tavola facendo a chi si sarebbe seduto per primo.
Lo strascico della sposa era un po' infangato. La sera precedente, all'uscita
dalla chiesa, aveva dovuto fendere la folla parecchie volte, per compiacere
i fotografi. Lo strascico, retto da bambini svogliati, era anche servito da
straccio sul sagrato dove fondeva la neve.
Ma non importa. Tutta quella gente adesso era l, forchette all'ins, con
una fame da contadino delle Basse Alpi da saziare: alcuni gi validamente
confortati da pastis preliminari, e due o tre fra gli zii che non avevano
smaltito la sbornia del giorno prima.
Quattro cameriere volteggiavano intorno ai commensali.
E mi raccomando, non rifiutate nessuno.
Eventualmente li avrebbero sistemati nel caff; soltanto la domenica, a
parte l'estate, potevano fare un po' di soldi...
La padrona e sua sorella annotavano le ordinazioni. Tre extra avrebbero
servito il banchetto. Il padrone, fuori di s davanti ai fornelli sovraccarichi,
investiva i subalterni di ordini contraddittori. A poco a poco, per, tutto si
accomodava, si organizzava, sprigionava il suo ronzio di turbine di ogni
settimana, fra il cozzare secco delle stoviglie svuotate in fretta. I due lavapiatti sudavano sulle vaschette.
All'una e un quarto, sei conti erano gi pagati. All'occorrenza si sarebbe
potuto rifocillare qualche ritardatario. Il padrone apr l'armadio frigorifero
per verificare le riserve.
Mio Dio! Marie-Jeanne! Mancano i tomini. Ne ho pi uno solo. E ho
due ordini per gli otto del quattro. Georgette! Fila in dispensa. Portami sei
tomini.
Georgette era una grossa cameriera di diciotto anni, in collant rosa fenicottero, che al momento scansava le natiche con maestria fra le schiene
degli invitati troppo stretti. Venne la padrona a sostituirla.
Corri svelta in dispensa, Georgette. Non irritare lo zio. Va preso con le
molle.
Georgette si precipit fuori del ristorante, s'infil nell'enorme rimessa.
La dispensa era in fondo. C'era un ampio congelatore, con i fianchi rivestiti
di due cristalli azzurri, che conteneva quattro metri cubi. Per via delle sue
dimensioni non avevano potuto installarlo all'interno dell'albergo; inoltre,
il compressore troppo rumoroso avrebbe disturbato i clienti. Accoglieva di
tutto: gelati, fagiolini, lepri non speliate e persino uno o due cinghialini "in
casi di necessit", quando cio la produzione locale non fosse bastata.

Col suo braccio muscoloso, Georgette sollev con decisione il coperchio.


Ma cosa diavolo combina con i tomini, quella Georgette? esclam il
padrone. Pierrot, va' a vedere, e portala qui.
Pierrot era uno sguattero foruncoloso, che frequentava la scuola alberghiera e che i genitori durante le vacanze mandavano da un collega a guadagnare qualche franco. Scatt.
Lo spettacolo l'inchiod nella penombra. Laggi, davanti a lui, letteralmente piegata in due, Georgette, il busto completamente infilato nel congelatore, lasciava vedere, sotto la gonna corta, l'intero contenuto del suo
collant rosa fenicottero. Pierrot non credeva ai suoi occhi... Sognava da
tempo, nei suoi risvegli focosi, ragazze in quella posizione. Procedette,
tremante, la mano alla bocca, e sotto a quel riparo, ripeteva a mezza voce:
Oh, Dio! Oh, Dio!
Il cuore gli saltava in gola. Avanzava in punta di piedi per non impaurire
Georgette. Ecco, al suo fianco. Gi le sue dita sfioravano la terra promessa. Il suo leggero strabismo l'autorizzava a sbirciare nel contempo verso il
collant della ragazza e la vaschetta del congelatore, permettendogli di distinguere, sul letto impellicciato delle lepri e dei cinghialini, un bramino
ind che lo fissava intensamente.
Si accasci vicino a Georgette svenuta.
Il padrone era geloso persino delle ragazze che non concupiva.
Blanche disse sospettoso va' un po' a vedere cosa fanno quei due l...
Mi pare che restino un po' troppo per sei tomini.
Blanche era la cognata: reggiseno quinta misura, una bella couperose,
piedi come barche, polpacci da escursionista basso-alpino. La sua voce naturalmente penetrante, in preda all'emozione, raggiungeva con facilit il do
acuto.
Si proiett fuori della rimessa alla velocit di una palla di cannone.
C' un morto urlava sulla piazza. Aiuto! C' un morto nel congelatore.
Piomb in cucina, si afflosci sul tavolo, singhiozzando freneticamente
su un tagliere, in mezzo alla salsa verde.
Oh, Paul. Non possibile! In casa nostra! Di domenica! Un morto! Nel
congelatore! termin con un do maggiore.
Aveva appena finito di pensare che bisognava sostituirlo.

Il padrone si lanci sul telefono, ma nessuno era rimasto inattivo.


Come prima cosa, l'intero banchetto e la met degli altri clienti e la totalit dei giocatori di bocce sulla piazza affluirono, in un unico blocco, verso
la rimessa e l'insolita bara.
Aprirono appena appena, per riguardo, un passaggio alla sposa, perch
potesse sistemarsi bene in prima fila. Ma per i rimanenti non si fecero
scrupoli. I grassi spinsero con la pancia. I piccoli camminarono sui piedi
degli altri. A tavola rest solo qualche marsigliese disincantato dalle forti
emozioni, che, d'altronde, continuava a succhiare con compunzione i gusci
dei suoi gamberi ungheresi. Persino i bambini di quattro anni volevano vedere e battevano i piedi incolleriti se provavano a trattenerli. Uno riusc a
intrufolarsi contro il frigorifero, ci passava appena la testa e, a bocca aperta, non perdeva una battuta. Era il suo primo cadavere.
I gendarmi furono sul luogo in due minuti. Era gi troppo tardi.
Guarda un po' disse il maresciallo ordinario al brigadiere. Sono capaci di accusarci di avere trascurato i primi indizi.
Cento mani, in realt, si erano gi aggrappate ai bordi della vaschetta,
dove, forse poco prima, si leggevano distinte le impronte dell'assassino.
Avevano calpestato dappertutto la terra battuta del locale dove erano impressi, forse, i passi dell'omicida.
Appena furono in quattro, i gendarmi respinsero rudemente i curiosi fuori della rimessa e misero di traverso una catena che non tendevano mai.
Laviolette, contro le sue abitudini, aveva superato gli ottanta all'ora. Fatic ad aprirsi un varco nella folla. Per quanto esibisse il tesserino di riconoscimento e reclamasse lo sgombero, ci volle l'intervento di un gendarme
per permettergli di scavalcare la catena.
Ci scusi disse il maresciallo ordinario il maresciallo capo assente
fino a stasera, ma per via di quello che le abbiamo sentito dire l'altra sera,
abbiamo ritenuto opportuno...
Avete fatto bene, avete fatto bene.
Si avvicin al congelatore che nessuno aveva pensato di disinserire e che
fumava un vapore ghiacciato nel buio della rimessa.
Be' esclam Laviolette. Quello almeno si conserva bene.
Su uno strato di pellicce di lepri e di pelli di cinghialino, rigido come un
pesce surgelato, con la sua barba da bramino innevata come quella di un
pupazzo di Natale, il cadavere giaceva in abito di bigello indiano, i piedi a
squadra su zoccoli di legno giapponese. Un lungo scapolare di bacche di
cipresso gli pendeva fino all'ombelico, dov'era agganciato, rosso ciliegia, il

Livre en O di Robert Morel.


Laviolette riconobbe immediatamente l'hippy spuntato dal sacco a pelo
presso la chiesa di Montsalier, che al suo arrivo si era sollevato e subito rituffato sprezzante nel proprio nirvana.
Il dottor Lusel di Banon, avvisato dai gendarmi, arriv poco dopo. Era
un giovanotto di venticinque, trent'anni, sbalordito per quel cadavere domenicale.
Morto da quanto tempo, secondo lei? disse Laviolette.
Il giovane allarg le braccia.
Per il momento, impossibile stabilirlo. Pensi un po'! a venti gradi
sotto zero. E, a giudicare dall'aspetto, congelato da parecchie ore. Soltanto l'autopsia...
Ho chiamato il medico legale fece Laviolette. Il suo ospedale attrezzato?
Il dottore si mise a ridere.
Per un'autopsia, capir!
Va bene. La effettueranno domani. Brigadiere, le dispiace far venire il
padrone dell'albergo? No, aspetti. Ci andr io. Stia attento, naturalmente,
che nessuno si avvicini.
Entr nelle cucine dalla porta a vento, fra le pattumiere che invadevano
lo spazio, si tocc il cappello, scorse il titolare. Dopo un quarto d'ora di
subbuglio l'agitazione si andava placando.
Dopotutto, era affare dei gendarmi... Al richiamo della lepre in salmi
fumante nelle terrine, il cui aroma dominava l'ambiente, gli sposi e gli altri
commensali riprendevano posto, in buon ordine, forchette all'ins. Soltanto
che, in mancanza di tomini, avrebbero mangiato delle mele come dessert,
poich, ovviamente, nessuno avrebbe creduto che non fossero serviti da
lettiera al cadavere. Gli sposi e gli invitati stretti se ne infischiavano. Grazie a Dio, avevano la loro torta a piani. La sposina era entusiasta. Lei, almeno, quando avrebbe raccontato il matrimonio, ne avrebbe avuto da dire:
"Figuratevi che il giorno delle nozze...".
Mi hanno giocato un brutto tiro, capisce disse il padrone a Laviolette.
Adesso dovr sostituire il congelatore. Nessuno vorr pi mangiare le cose che escono di l. Dovr cambiare marca...
Andiamo, andiamo disse Laviolette. Lo rivender a un collega di Aix
o della Drme, non un problema cos grosso... A che ora l'hanno aperto
l'ultima volta?
Ieri sera rispose il padrone. Alle otto. C'erano degli ufficiali della ba-

se che volevano mangiare delle crpes Suzette...


Alz gli occhi al cielo.
Domando e dico! Delle crpes Suzette! A Banon! Per fortuna, ne avevo
un vecchio pacchetto che mi avevano dato come campione...
E chi andato a prenderle, le crpes Suzette?
Il ristoratore fece un cenno all'indietro con la testa.
Mia nipote.
Laviolette si volt. La robusta Blanche, recuperata la forza d'animo, ingozzava tra le labbra di Georgette ancora fremente di brividi un cucchiaio
di grappa locale. Siccome aveva trovato lo sguattero svenuto vicino alla figlia, ma la mano inerte mollemente abbandonata contro le natiche del suo
tesoro, aveva somministrato a ognuno un buon paio di ceffoni, tanto per
impedirgli di battere i denti, e ora li riconfortava a sorsate di alcool e zucchero, senza smettere di strapazzarli.
lei, signorina, che ha scoperto... il corpo?
Di solito roseo e vermiglio, l'incarnato di Georgette tendeva ai colore di
un vecchio pezzo di strutto. Scuoteva il capo, completamente afona.
Georgette rugg Blanche non fare la bambina e rispondi al signore, o
ti stacco la testa.
Sissignore... disse Georgette.
Ed lei che ieri sera andata a cercare le crpes Suzette?
Sissignore...
E in quel momento non ha notato nulla?
Nossignore. Era buio. Avevo una pila. Ho corso. Ho sempre paura di
notte nella rimessa...
E nessuno di voi disse Laviolette guardandosi intorno ha avuto bisogno del congelatore, fra ieri sera alle otto e oggi all'una?
No grid il padrone dalle sue padelle, mentre si prendeva un suffumigio di frittura sopra a una paella. No, faccio provviste il sabato e le sistemo nel frigo che vede qui. Capita soltanto quando devo ricorrere alle scorte, come oggi...
Bene disse Laviolette.
Sent un trambusto sulla piazza e gett un'occhiata in fondo al corridoio.
Era la Giudiziaria che sbarcava, rinforzata da Guyot e Leprince, due alti
ispettori anticonformisti in jeans e capelli lunghi.
Si presentarono.
Ci hanno detto di metterci a sua disposizione...
"Non me li fanno mancare, i rinforzi" pens Laviolette. Consult l'oro-

logio. Era trascorsa esattamente un'ora e dieci da quando aveva telefonato


al "vescovado".
Dio mio! Dio mio! esclam.
Centoventi chilometri separavano Marsiglia da Banon. La squadra si catapultava a fatica, assieme al materiale, da una R 5 che fumava ancora di
fango e di velocit.
Ci scusi, eh! Ce l'abbiamo messa tutta. La sirena diventata rossa. Per
poco non abbiamo investito almeno tre nonnini che guidavano contromano, a cinquanta all'ora.
Col rischio di fare nuovi morti brontol Laviolette.
Ah, a proposito! Dov'? Dov'?
Sbuffavano come puledri. Alla Giudiziaria era festa, quando scovavano
un cadavere. Bisognava vederli scattare quelle orribili foto col flash cos
crude da far rabbrividire persino il pubblico ministero.
Laviolette li precedette verso il congelatore dove li aspettavano il medico e il brigadiere. Installarono i loro apparecchi affaccendandosi allegramente.
14
La giustizia era in moto con tutte le sue attrezzature. Non fotografavano
solamente il cadavere. L'obiettivo si posava su tutto. La porta della rimessa, il soffitto con le ragnatele, il suolo calpestato da mille passi, le pareti
fatiscenti, l'antico trabiccolo "Banon-Revest-du-Bion" - che sollevava le
loro esclamazioni incredule -, le tre automobili dei clienti, la catasta delle
cassette vuote, la vecchia serie di coltelli da cucina arrugginiti, un enorme
rosario di ferri da cavallo infilati in un fil di ferro, che oscillava, come un
lampadario, dal chiodo forgiato di una trave: nulla, non un centimetro quadrato del teatro del delitto sfuggiva loro.
Le impronte?
Laviolette alz gli occhi al cielo.
Provate lo stesso, per...
Cosa vuole diceva il brigadiere quando siamo giunti, forse tre minuti
dopo averci avvisati, c'era un centinaio di persone qui.
Nessuno tenuto a fare l'impossibile sentenzi Laviolette.
Comunque aggiunse il dottore posso dirle di cosa morto...
Dica.
Si chinarono entrambi sul cadavere. La barba, rigida per la brina, spo-

standola, si sollevava come una linguella.


Guardi disse il dottore.
Indicava la gola del morto, o almeno ci che ne restava. Era stata tranciata da una parte all'altra, cos ampiamente che i labbri della ferita non si
erano richiusi e si vedeva la carne all'interno, rassodata dal freddo, come
una grotta d'ombra e di polpa rosacea.
Ma osserv il medico quello che certo che non stato ucciso qui.
Non c' una goccia di sangue.
Allora, ce l'avrebbero portato? chiese Laviolette.
Il dottore disse con un gesto d'ignorarlo.
La Giudiziaria operava diligentemente a quella vista.
Il commissario contemplava pensosamente l'uomo morto, senza speranza, senza passato, senza nulla, ricco solo di libert. Chi poteva avercela
con una simile miseria fisica e morale?
Stringeva fra i guanti il Livre en O, agganciato allo scapolare tramite un
anello, dove la Giudiziaria aveva appena rilevato delle impronte. Lo sfogliava. Era un trattato filosofico dedicato alle motivazioni contro la pena di
morte. Una sorta di compendio, un rosario da sgranare in ogni occasione.
A ogni pagina, la sua sentenza:
Siamo tutti degli assassini! L'omicida un malato! Bisogna curarlo, non sopprimerlo! Il capitalismo uccide gli assassini per
compiacere i borghesi! Si abbia piet degli assassini! L'assassino
di oggi un brav'uomo di domani!, eccetera.
L'ambulanza qui fuori disse il brigadiere. Avete finito?
Pi o meno. Pu farlo portar via...
C' un obitorio all'ospedale? Il dottor Rabinovitch sar qui soltanto
domani...
Qualcosa di simile, in ogni caso...
Laviolette consider con nostalgia la grossa struttura della vecchia corriera, sprofondata nella penombra, dove avrebbe preso posto volentieri per
una gita a Revest-du-Bion...
E di domenica pomeriggio esclam. E poi pretendono che dobbiamo
perdonarli.
Col brigadiere si diresse verso la gendarmeria, dove fece diverse telefonate. Riapparve il maresciallo capo, mentre posava l'apparecchio. Gli spiaceva di essere mancato. Era andato a pranzo con la moglie, dal collega di

Forcalquier. Non riusciva a capacitarsi della novit.


Lo prende in mano lei il caso? domand a Laviolette.
Aspetto istruzioni... Sono qui, non lo dimentichi, per indagare su un
certo numero di sparizioni, ma niente indica, a priori, che questo assassinio
vi sia collegato. Per...
Gli raccont che aveva visto la vittima viva, tre giorni prima, a Montsalier.
Per il momento disse i due ispettori che mi hanno mandato di rinforzo stanno interrogando tutto il personale dell'albergo e i clienti, mentre i
suoi uomini fanno il giro della periferia per raccogliere eventuali testimonianze. Sembra che il delitto non sia avvenuto nella rimessa. Il cadavere
stato trasportato.
Nell'attesa disse Viaud mando due uomini a Montsalier, per fare una
retata di tutti quelli che troveranno, e portarli qui, manette ai polsi, se il
caso. Stavolta, si tratta di un delitto.
Aspetti disse Laviolette.
Chiam nel corridoio. Chiese agli agenti della Giudiziaria, che si accingevano a ripartire, di sviluppargli subito due foto del cadavere per poterle
mostrare agli hippy che avrebbero preso.
Torn a sedersi.
Naturalmente non aveva nulla addosso?
Nulla. Una camicia americana, due mutandoni Rasurel, uno sopra l'altro, una calzamaglia da sci; zoccoli giapponesi e la tunica di bigello indiano. Nessun documento? Nessuna borsa da tabacco? Nessun pacchetto di
sigarette?
Dove li avrebbe messi? Non aveva tasche!
In quell'istante si ud uno scalpiccio davanti alla porta, nel corridoio.
Due gendarmi invitavano a entrare due tizi rubicondi, che protestavano di
"non voler disturbare"...
Ma no! Ma no! Non disturbate affatto. Entrate. Sedetevi. Il maresciallo
capo ascolter la vostra deposizione.
Sa, non abbiamo un granch da dire. Crede che valga la pena di disturbare?
I gendarmi spingevano amichevolmente davanti a loro lo scalpellino e il
benzinaio della stazione di servizio. Non erano ancora entrati nella gendarmeria che gi si spargeva la voce che Jules Bec e Absalon Biscarle avevano ucciso l'hippy per violentarlo. Le loro mogli, sconvolte, accorrevano
alla notizia. Fu necessario trattenerle, rassicurarle, smentire...

Insomma, in fin dei conti, cosa avete visto? domand il maresciallo


capo.
Laviolette, in disparte, si arrotolava una sigaretta.
Non un granch asser Jules Bec.
Aveva installato alla meno peggio i suoi centodieci chili e le sue grosse
cosce su una sedia. Quest'uomo timido, dalla testa enorme, grondava di
sudore, tanto io frastornava trovarsi seduto in un ufficio di gendarmeria.
Lo dica al maresciallo capo incit il brigadiere quello che ci ha dichiarato da Rosemonde Burle!
Stavo uscendo di casa... disse Jules Bec. Sa che sono pompiere? Stava suonando la sirena... C'era un tempaccio. Il vento soffiava dappertutto.
Mi entrava negli occhi come degli aghi. All'improvviso, vengo accecato
dai fari di un'auto... Vedo qualcosa, laggi, nella neve che cade... Qualcosa
che si ferma, che indietreggia, che gira fra i platani. Faceva uno strano rumore...
Ha potuto distinguere di quale auto si trattasse?
Jules Bec rest un buon minuto, l'espressione incerta, a detergersi e a
sbuffare.
Forse disse alla fine un "Maggiolino"? Una Mini Cooper? O forse
una Citroen 4 CV, chiss? Non so se si ricorda che nottataccia era... Ma ho
avuto l'impressione...
S? disse il maresciallo pazientemente.
Ho avuto l'impressione che volesse evitarmi.
Uffa! L'aveva detto... sempre cos difficile esprimere un'opinione personale. Absalon Biscarle, lui, era tutta un'altra cosa. Erano cinque minuti
che scalpitava, che apriva la bocca e l'altro gendarme lo tratteneva a stento.
Aspetti. Parler quando toccher a lei.
Tanto l'enorme Jules Bec era timido e tremante, tanto il minuscolo Biscarle era sicuro e risoluto.
Ma io lo so. Io, salivo le scale. Io, proprio quando sbucavo, i fari mi
hanno accecato. Io, avevo gli occhi rivolti a terra. Ho visto bene. Sono sicuro che era un "Maggiolino". Badi, ne sono sicuro: era bianco, era tozzo,
era solido. Sicuro, era un "Maggiolino". E anch'io, vero, Jules, ho avuto
l'impressione che volesse evitarmi.
Inutile domandarle intervenne Laviolette se ha distinto l'uomo al volante.
Cosa, distinguere? Ce lo domanda cos su due piedi? Con quella nottataccia? Il nostro dovere di pompiere ci faceva correre. Avevamo proprio il

tempo!
E disse Jules Bec ti ricordi il rumore che faceva?
Un rumore da fantasmi esclam Biscarle. Claclacl... claclacl... claclacl...
Di catene? sugger Laviolette.
Proprio cos. D catene.
E l'avete subito persa di vista?
Da un momento all'altro disse Biscarle.
Come per magia disse Jules Bec. Ma... con quella notte, non c'era da
meravigliarsi. E poi, non avevamo il tempo n il motivo di chiederci che
cosa ne era stato. Da parte mia, mi ero appena svegliato... Mi stavo allacciando il cinturone.
Uno dei gendarmi prese la parola.
Se mi permesso... disse.
Dica, dica fece Viaud.
Quando abbiamo raccolto la deposizione dei due testimoni, prima di
portarglieli, abbiamo interrogato tutti quelli che erano in piedi a quell'ora:
il fornaio, Eugne Martel, che avevamo appena svegliato per telefono e
che stava tirando fuori il carro attrezzi. Nessuno ha visto quella macchina.
Perci, se ha fatto dietrofront, come loro sembrano credere, l'unica strada
che poteva prendere passava davanti a! garage di Martel. Lui l'avrebbe vista per forza...
Quindi disse il brigadiere non uscita da Banon in quell'occasione?
Quindi disse Laviolette pu benissimo essersi imboscata nella rimessa.
Non c' pi bisogno di noi? domand Jules Bec.
No. Per adesso no. Rilascerete una deposizione scritta domani mattina.
Potete andare. Vi ringrazio. Andate a fare una dormita, ve la siete meritata... dopo una notte simile.
Fu in quel momento che si diffuse, sullo spiazzo, il terribile urlo di un
maiale sgozzato e si vide entrare a precipizio Alyre Morelon, con in braccio un bassotto tedesco infangato. Laviolette lo riconobbe: era quello che
aveva tentato di ammansire la sera prima. Roseline lo precedeva tonante e
ululando pi di una sirena.
Un gendarme si era frapposto sulla soglia, ma provate a trattenere un
uomo sconvolto e una scrofa di centottanta chili! I due si presentarono davanti al maresciallo capo e a Laviolette pietrificati. Alyre si accasci sulla
sedia ancora calda di Jules Bec. La scrofa, stanca, croll sul pavimento. La

macchina per scrivere e il ritratto del presidente della Repubblica tremarono al colpo. La stufa a nafta sbuff un bel po'.
Non ne posso pi proclam Alyre. Ho corso come un pazzo. Roseline sfinita. Datele da bere. lei! lei che ha trovato! E date da mangiare
a questo cane che sta per morire di fame.
Porgeva il bassotto a un gendarme, ma fu Laviolette a prenderlo in braccio e a non mollarlo pi.
Ecco esclam Alyre, battendosi la fronte. Ecco cosa mi rodeva fin da
questo autunno. Ecco cosa volevo dire e che non dicevo perch avevo paura che mi prendessero per un minchione. Ecco!
Cav di tasca e gett sulla scrivania lo scapolare che aveva raccolto tra
le foglie morte.
Tutti, tranne i due poliziotti partiti alla ricerca degli hippy a Montsalier,
erano riuniti intorno a quell'uomo che voleva esprimere troppe cose alla
volta. Qualcuno, per, usc a prendere una bacinella d'acqua per la scrofa.
Niente panico disse il maresciallo capo. Alyre, si calmi...
Mi sento il cuore in gola. Ne ho presi pi col naso che con la sciabola.
E Roseline! Basta che non le si rovini il fiuto.
Bisogn pazientare ancora tre buoni minuti, occupati a tirar su col naso,
a trombettare nel fazzoletto, a scacciare mosche invisibili intorno a s,
prima che Alyre Morelon spiegasse ai gendarmi e a Laviolette la causa
della sua agitazione.
Il commissario non smetteva di fischiettare, mentre Alyre riprendeva fiato con un bicchierino di grappa, che un gendarme era andato a prendere a
casa.
Nel bel mezzo del racconto di Alyre, aveva gridato: "Un attimo". E aveva mandato a vedere se la Giudiziaria era gi ripartita.
Da una buona mezz'ora. Dovevano essere gi a Pertuis, grazie alla sirena. Una brutta sorpresa li avrebbe accolti all'arrivo, un messaggio bello
fresco sulla telescrivente: "Ritornate a Banon con l'attrezzatura".
Credo disse Laviolette, che questa volta la faccenda sia troppo grossa
perch continui a sostituirmi al pubblico ministero. Devo avvisare Digne.
Stavo per suggerirglielo disse Viaud.
15
Georgette era svenuta davanti al congelatore verso le tredici e trenta.
Verso le tredici e quindici, il bassotto Mambo, cacciato da tutte le parti,

spaventato, completamente abbrutito dalla fame, dalla fatica e dal freddo,


era fuggito a caso sulla prima strada che si era aperta davanti a lui. Solo al
mondo, gemeva la sua miseria lungo le scarpate, col muso rasoterra. Le automobili, che talvolta lo sfioravano, lo facevano schizzare pieno di terrore
sulle banchine laterali dove la neve fondeva. Ansimava qualche minuto,
poi riprendeva il suo vagabondaggio senza speranza.
Cane senza nome, minuscolo, sofferente per l'amore perduto, appena
quattro giorni prima stava ancora rannicchiato contro il petto del suo padrone. Un uomo dolce, buono, che gli grattava la testa, che gli apriva una
scatoletta quando aveva fame. A tratti, a quel ricordo, Mambo trovava la
forza di rialzare il naso per fiutare nel vento se qualche traccia...
Super ci che rimaneva dei mucchi portati via in mattinata dallo spazzaneve, e che sfavillava ancora sul selciato. Pensando d'ingannare la sete,
la fame, Mambo divor un po' di neve che, quella notte, prima di ammonticchiarsi l, aveva mulinato follemente per il paese, spinta da un vento
sfrenato.
Proprio in quei cristalli compatti a Mambo parve di scoprire qualche
traccia del padrone scomparso. Appena percettibile, si sgomitolava a fior
di terra come un filo invisibile. A volte la ritrovava. Un'energia disperata
gli decuplicava il fiuto. Affondava il muso fra le erbe secche che spuntavano dalla neve. Di colpo segnava una battuta d'arresto. Si levava con tutto
il corpicino per dominare i cespugli e cercare di distinguere in lontananza.
Si ostinava con pazienza, coprendo dieci metri, fermandosi, ripartendo...
Una speranza senza senso lo spingeva avanti, sempre pi in fretta.
Laggi, sotto il vento che non raggiungeva la strada, scintillava una cupa
macchia di lauri. Un cipresso solitario la dominava dall'alto. Un sentiero
mal tracciato, fra campi verdi di segale e frumento autunnali, s'insinuava
verso il bosco. Era questo sentiero ad attirare Mambo. Fremeva d'impazienza davanti all'orizzonte nero di alberi senza grazia, conficcati nell'humus succoso come le picche di un esercito inchiodato al suolo. Mambo, su
quella striscia compatta, braccava il passaggio. Grattava il terreno, fiutava
la terra rimossa, sollecitando il suo orientamento su ogni fronte, gemendo
d'incertezza.
La luce del giorno a un tratto squarci davanti a lui un lungo viale ben
tenuto dove si addentrava il sentiero. Prese risolutamente verso quella
breccia.
Le aste dei lauri si urtavano sopra la sua testa in un fruscio di lance incrociate. Mescolato al loro ineffabile profumo scemava un odore ancora

indistinto, ma che si intrecciava sempre pi fittamente sullo strato di foglie


rigide dove trottava il cane.
In fondo alla penombra, in lontananza, un cancello arrugginito ergeva le
sue sbarre solide al centro di un'alta muraglia.
Mambo avanzava adesso all'andatura di un cane che riconosca un amico
all'orizzonte e si affretti a raggiungerlo. Cominciava persino ad agitare festosamente la coda.
Il viale si estese sui due fianchi del muro. Apparve un cubo di pietra trapuntato da parecchie stagioni di foglie morte, un tempo usato come panchina. Mambo si drizz contro l'inferriata, tentando di raggiungere le sbarre troppo alte per lui. Ricadde sulle zampe.
Allora, con un verso che non era il suo, emesso da quel corpicino, sgorg un lungo ululato di desolazione, a mezza voce, che si avvertiva per da
molto lontano.
Da una fattoria, a parecchi chilometri, un secondo cane, lentamente, preludi in tono minore. Altri due gli risposero a Montsalier nuova. L'onda
modulata and a colpire l'orecchio del vecchio Mdor, il bassotto meglio
rimpinzato di Banon. Accord a lungo il contrabbasso delle sue corde vocali alla fanfara di cani che accerchiava il bosco di lauri fremente al vento
dove Mambo, il muso levato al cielo, snocciolava il suo lamento ossessivo.
A volte, in questa contrada, i maggesi accolgono lugubri sepolcri accarezzati da un cipresso, unico rifugio, quattrocento anni fa, dei protestanti
che la Chiesa aveva bandito dai cimiteri. Per lo pi, sono tombe senza pietra e senza nome, perpetuate soltanto nella memoria degli agricoltori che di
generazione in generazione se ne stanno lontani, creando cos, in mezzo alle loro terre, quelle losanghe enigmatiche dove si diffondono le ombrelle
delle cicute.
A volte, per, sono vere e proprie cappelle, cinte da mura di pietra, orgoglio di signori ribelli al re e al papa. A chi appartengono? I nomi sono
incisi sul frontone con la mazza, come sulle lastre delle cripte. Le donazioni, le vendite dei beni nazionali, l'estinzione delle famiglie ne hanno fatto
degli anonimi monumenti rurali dove il cipresso, piantato all'epoca, mormora fino a venti metri nel cielo.
Era davanti al cancello di un tale mausoleo che Mambo urlava alla morte.
Roseline grugn un po', impietrita. E all'improvviso, con un brusco strattone, scapp dalle mani di Alyre e lo piant in asso per correre verso il li-

mitare del bosco.


Perdio! Questa volta ci siamo. Guardala! Si direbbe che abbia il fuoco
alle calcagna. Ma dove va? Roseline! Roseline!
Ma di Roseline si scorgevano solo le natiche rosa che si dimenavano in
cadenza e il guinzaglio che volava nel vento. Stava gi addentrandosi nel
sottobosco.
Carogna di una Roseline! Mi sa che ti prenderai la prima pedata in culo
della tua vita.
Abbordava il sentiero, correndo. Travolgeva le foglie secche. Ansimante, arriv davanti al cancello della cappella, senza avere avuto il tempo di
analizzare le sue sensazioni. Roseline stava seduta sul didietro, esplorando
col muso la testa del bassotto che urlava alla morte, la gola tesa verso l'alto.
Perdio! Roseline! quel cane sperduto che tutti prendono a pedate.
Che diavolo ci fa qui?
Apr di colpo la bocca. Aveva un'aria sorniona. Stava pensando che fin
dall'inizio dell'autunno aveva dovuto, a pi riprese, riacchiappare Roseline
al limitare del bosco.
Perdio, Roseline! Lo sapevo! Ecco cosa sapevo! Tagliamo la corda.
Ecco cosa mi opprimeva! Ecco cosa volevo dire!
Ma Roseline, alla quale aveva passato il guinzaglio, s'impuntava sulle
quattro zampe con tutto il suo peso. Aveva un bel tirare, lei rimaneva ostinatamente ad annusare il misero bassotto che urlava alla morte.
Dopo tutto il tempo che lavoravano insieme, Alyre conosceva le reazioni
della scrofa.
Cosa! Vuoi che me lo prenda io esclam.
Cro fece Roseline.
Cosa diavolo me ne faccio?
Cro fece Roseline.
Ad Alyre non andava di discutere. Si sentiva oppresso. Aveva voglia di
andar via di l il pi presto possibile. Si chin. Il cane tent di schivarlo,
ma era troppo debole. Vacill. Alyre l'agguant e se l'infil sotto la giacca.
Era l'unico posto dove poteva impedirgli di scappare. Il bassotto tremava
di fame. Si rilassava.
Vieni, Roseline! Tagliamo la corda.
Ma Roseline resisteva sempre passivamente. Il suo grugno tracciava un
solco tra le foglie secche.
Cos'hai ancora?

Cro fece Roseline.


Aveva lo stesso comportamento di quando scopriva un tartufo. In ferma.
Il muso sbuffante. Di un'immobilit assoluta. Alyre si accovacci accanto
a lei.
Oh, perdio! Roseline!
Alyre, con la mano libera, aveva appena afferrato tra le foglie secche,
proprio sotto il grugno della scrofa, un oggetto che non finiva di tirare, di
svolgere, di sollevare davanti agli occhi per capirne la natura. Impieg alcuni secondi per identificarlo.
Perdio, Roseline! Sai cos' questo? quella specie di collare che portano tutti i vagabondi. uno scapolare, di bacche di cipresso. C' appeso una
specie di libretto rotondo. Perdio, Roseline! Corriamo. Tagliamo la corda.
Mi sa che hai scoperto gli altarini di qualcuno.
Questo tutto proclamava Alyre nel furgone dei gendarmi.
Si teneva in equilibrio alla meno peggio nel mucchio dei tre hippy caricati a Montsalier dai gendarmi, nel pomeriggio. Era stato necessario trasportarli. Come di norma, non si reggevano in piedi. Se per qualche motivo venivano mollati, s'afflosciavano sul loro sacco a pelo. Uno restava in
disparte. Gli altri due, accoppiati nello stesso ampio sacco, Laviolette li riconobbe: erano quelli che facevano l'amore, l'altro giorno, dietro l'altare
della chiesa. Non si lasciavano con gli occhi. S'intuiva che continuavano
ad accarezzarsi, che non sapevano fare altro, che non volevano fare altro.
Era stato necessario tirarli fuori insieme dalla chiesa, trascinarli sino al
furgone, ficcarli dentro come sacchi postali. Alyre ci teneva i piedi sopra.
Questo tutto quello che volevo dire ripeteva che dir stasera a
Francine e che non osavo confessarle per paura che si prendesse gioco di
me. "Francine, credi che si possa ancora avere la percezione di gente morta
quattrocento anni fa?"
Si batt le cosce. Finalmente aveva espresso il pensiero pi greve che lo
teneva in ansia da tre mesi. Lo ripet ai gendarmi.
Sentite, credete che sia possibile?
Era notte fonda, senza luna, senza stelle, solo le vicine luci di Banon,
quelle di Simiane sul fondovalle e pochi rari lumicini verso Carniol e Rochegiron in lontananza.
Il bosco di lauri era circondato da gendarmi e pompieri che ne vietavano
l'accesso. Avevano chiamato di rinforzo quelli di Saint-Etienne, quelli di
Forcalquier, pi alcuni cantonieri, una benna, due furgoni... Per ogni even-

tualit. Tutti erano indaffarati. I buontemponi della Giudiziaria erano appena arrivati, dopo una nuova corsa a inseguimento Marseille-Banon dove
avevano ancora migliorato il loro record di quattro minuti. Scalpitavano
d'impazienza, con tutta l'attrezzatura in mostra.
Sul sentiero di foglie secche soffiava un generatore. Installavano dei fari
su treppiedi collegati da lunghi fili elettrici. Qualche raro fiocco di neve
baluginava fra i raggi di luce.
Gli ispettori Guyot e Leprince, ritornati insieme con la Giudiziaria e che
contavano sulla serata libera, brontolavano un po' per quel nuovo contrattempo.
Caracollando sul sentiero, la Land Rover di Martel avanzava, trainando
un altro generatore.
Bisognava tapparsi il naso e respirare con la bocca per non svenire. Alcuni coraggiosi sconosciuti, per niente impediti dal fetore, avevano tentato
d'infiltrarsi nel boschetto, scalando il muro della cappella per stare nei
primi posti. I gendarmi avevano appena cacciato due recidivi minacciandoli di calci nel sedere. Si contava una ventina di banonesi l nei dintorni, che
nicchiavano e si mordevano le dita per non essere pompieri. Un po' pi
lontano qualche reduce dal banchetto, riconoscibile dai brandelli di velo
che svolazzavano sulle auto e dai garofani bianchi attaccati al retrovisore,
si purgava dell'ubriacatura nel vento della notte. Ballavano da un piede
all'altro con le loro scarpe da festa, ma non avrebbero ceduto il posto per
un regno.
16
Avvertito a Manosque da un collega della prima scoperta della giornata,
il corrispondente locale del Provenal era l, con la sua Zeiss-Ikon ad armacollo. Non l'avevano autorizzato ad avvicinarsi, ma finsero di niente.
Era solo. Era l'unico. Aveva gi telefonato al giornale perch gli riservassero tre colonne in prima. Ne valeva la pena. Erano gi le nove di sera.
Tutto quello che avrebbe potuto racimolare sarebbe stato in esclusiva.
All'inizio del sentiero, rispettosamente scortata, un'automobile nera avanzava con cautela e si bloccava davanti al cancello. Il gendarme che aveva accompagnato l'autista apr la portiera posteriore salutando.
Ne discese una donna giovane, magra, le cui palpebre, dietro gli occhiali, batterono infastidite dalle luci violente dei proiettori. Non doveva pesare
molto. Era vestita con molta sobriet e non era n bella n brutta.

Tese la mano guantata a Laviolette e al maresciallo capo della gendarmeria che si mise sull'attenti. Preg che la scusassero del ritardo.
Ci hanno spiegato male disse il mio autista ha sbagliato strada.
Fece un risolino.
Siamo andati a finire in una cappella votiva. Era molto romantico.
Su invito di Viaud, Martel, un tempo fabbro e da generazioni, avanz
verso il cancello. Si poteva pensare che aspettassero con impazienza l'uscita di qualche presidente. La serratura, in realt, era al momento l'unico obiettivo dei fari a luce bianca che non lasciavano neppure un dettaglio
nell'ombra.
Si accorger subito disse Viaud che questa serratura enorme stata
ingrassata da poco.
Effettivamente, si distingueva un'aureola intorno alla toppa.
Tanto meglio soffi Martel sul gendarme accanto a lui. Sar pi facile.
Un lesto e agile sottufficiale della Giudiziaria si chin sulla vecchia toppa arrugginita, applic intorno al buco una specie di carta assorbente che
premette con tutte le sue forze contro il ferro.
A cosa serve? chiese Martel.
Ad analizzare la natura del lubrificante adoperato...
Ah, capisco.
Il sottufficiale fece lo stesso con i sei cardini, anche questi ingrassati.
Dietro di lui, il secondo ispettore mitragliava ogni punto a colpi di flash.
Posso cominciare? disse Martel.
Cominci pure.
Martel teneva infilato alla cintura un mazzo di chiavi ingombranti staccate dal pannello, per ogni evenienza. "Una cappella protestante" aveva
detto fra s "non deve essere una Yale. Sta' a vedere che stato uno dei
miei bisnonni a fabbricarla. Vado a prendere l'assortimento di chiavette da
chiesa e poi, con quel grosso grimaldello, la vedremo."
Si chin sulla piastra della serratura e vide, dall'imbocco, che non era
provvista di cilindro. Era gi qualcosa... Iniett con l'oliatore una buona
dose di liquido speciale nel buco.
Poi rovist qualche minuto nel mucchio di chiavi; assest qualche limata, forz un po' verso destra e un po' verso sinistra. Sent il rumore della
stanghetta che scivolava. Una volta... due volte...
Rivolse i suoi sforzi al bottone di scorrimento che per sbloccarlo gli diede pi problemi della serratura stessa.

Spingo? chiese.
Spinga senza andare avanti disse Laviolette e si metta da parte.
Nonostante i cardini ingrassati, la porta del cimitero gir con un rumore
lacerante.
Laviolette si scost. Gli specialisti accostarono i fari, azionarono i flash,
si comunicarono i punti salienti delle loro osservazioni. Scomparvero
all'interno. Subito dopo introdussero altri proiettori, li puntarono.
Finalmente, dietro di loro, Laviolette, il maresciallo capo, due gendarmi
e un cancelliere s'intrufolarono nell'apertura. Tutti questi signori parlavano
nel naso, poich si tappavano le narici il pi possibile. Fra loro, pronti a
reggerla all'occorrenza, la signora sostituto procuratore della Repubblica si
teneva contro il bel nasino un minuscolo fazzoletto, ma nella sua graziosa
personcina nulla indicava che stesse per svenire. Laviolette, da intenditore,
si meravigliava, poich si sguazzava letteralmente nell'odore della morte.
Richiuso il battente, cominciarono a sentir sospirare il cipresso. I proiettori ne rivelavano soltanto la base grigia, il resto della sua opulenza vertiginosa veniva inghiottito dall'oscurit del cielo. I flash a volte ne illuminavano il fusto sino a quindici metri di altezza, ma il cimiero ondeggiava nelle tenebre. Intorno, sui duecento metri quadrati del muro di cinta, una messe di cardi argentati dardeggiava le loro teste fuori dell'ombra.
Qualcuno si era aperto un varco scostandoli. A volte persino con rabbia,
li avevano abbattuti a bastonate.
Armati di flash, centimetri, polveri, diversi strumenti a quadrante che i
colleghi consideravano giocattoli, gli industriosi ispettori della Squadra
Giudiziaria camminavano bocconi su quel passaggio.
Impronte? domand Laviolette.
Calzini gli risposero.
Allora siamo nella merda.
Mah... Non detto... Dipende dalla qualit dei calzini... Il mio stipendio contro il suo che saranno stati comprati al mercato di Forcalquier.
La processione si riun davanti alla cripta. Venti fari su cavalletto frugavano la sua nudit austera sino alle fessure tra le pietre, non trascurando
nessun lichene, nessuna macchia di umidit. Era una cappella di pietre a
secco e dall'apparenza ruvida. Sul frontone, il nome della famiglia era stato
scolpito in modo che quattrocento anni dopo si avvertiva ancora l'acredine
del fanatico che aveva tentato anche di strappare l'asta della meridiana, riuscendo per soltanto a torcerla.
Posso? domand Martel.

Gli ispettori che avevano appena auscultato i tre gradini di marmo e la


porta, si scostarono davanti all'artigiano.
La nuova serratura diede parecchio filo da torcere a Martel, ma se la cav senza rumore e senza bestemmie. Deglut prima di chiedere: Apro?
Vada disse Laviolette.
Due grossi ratti risposero squittendo allo stridio del battente deformato
che raschiava sul marmo. Giocando a cavallina sui gradini, cercarono un'uscita per due volte intorno alle scarpe del sostituto che non batt ciglio.
Eppure, avevano sollevato l'odore di putrefazione umana sino a fare star
male i pi coraggiosi.
Oh, per la miseria gemette Martel che fino allora non aveva fiatato.
Ci scusi dissero i sottufficiali passandole davanti. Sa, nella polizia,
lavoriamo di rado su un cadavere fresco.
Il sostituto represse un sorriso dietro il suo bel fazzoletto. Sotto il fascio
dei proiettori stava gi strisciando laggi, a quattro zampe, il tizio delle
impronte, il quale, nella sua febbricitante ricerca d'indizi, con la fronte toccava quasi i piedi di un cadavere.
Era una cappella da ricchi. Una cappella sette metri per quattro, la cui
bellezza, nella sua nudit, non era inferiore a quella del fasto dei cattolici.
Niente. Quattro muri. Un tetto cos ben rifinito che in quattro secoli non
era passata neppure una goccia d'acqua. Una finestra di cristallo senza vetrate a colori, a sbarre fitte. Sullo fondo - unica concessione al dolore questa iscrizione trascurata dallo zelo martellatore per qualche oscuro motivo: "Quando fu sera, Ges disse: Passiamo sull'altra riva".
Sotto questo consolante invito avevano disposto i cinque hippy scomparsi. Erano ben allineati sulle lapidi, mani giunte, come statue funebri. E
avrebbero avuto una posa araldica se fossero stati di marmo. Purtroppo erano di carne e intorno a loro, sulle lapidi, come un'aureola, la materia cerebrale sparsa bandiva la piet.
Sotto i lampi dei flash, i visi che si disfacevano intorno alle ossa offrivano soltanto contorni vaghi. Unici, i capelli in disordine conservavano i loro
riflessi e la loro corposit. Le barbe degli uomini erano ancora cresciute.
I topi dovevano essere campagnoli. Si erano poco interessati ai cadaveri,
accontentandosi di rosicchiarne le estremit.
Avete finito? domand Laviolette.
Per quanto umanamente possibile, s risposero gli agenti.
Avete misurato le distanze fra ogni cadavere?
Si voltarono verso di lui, sorpresi.

Certamente. Del resto le foto...


Li avete... perquisiti?
Grosso modo... Indossano soltanto delle tuniche... Anelli di sostanze
vegetali; nessuna fede. Domani, all'obitorio, se possibile, prenderemo le
impronte dentali e raccoglieremo tutto quello che hanno addosso... L, sar
pi facile...
Laviolette, tenendo in mano le foto, cercava di accostare quei visi di
bambini felici alle molli distorsioni delle carni in disfacimento, da cui fuoriusciva soltanto la punta della cartilagine nasale, salvo per i pi recenti.
Bisognava dedicarsi a un duro lavoro di identificazione, ma con l'aiuto del
sostituto che esaminava con lui quel puzzle macabro e dimostrava grande
competenza, Laviolette riusc abbastanza rapidamente a classificare con
ordine i cinque scomparsi.
Gli hippy vivi sono sempre qui? domand.
S. Nel furgone.
Vada a cercarli.
Cercarli? Portarli, intende dire.
Come portarli? Cosa stanno facendo?
Uno dorme, credo, e gli altri due fanno l'amore. Oh, pardon!
Il maresciallo Viaud si era appena accorto che parlava davanti a un sostituto procuratore donna.
Niente, niente disse lei nelle circostanze attuali mi sembra un'occupazione molto pertinente...
Si tolse gli occhiali per asciugare il vapore e constatarono che aveva occhi bellissimi.
Tenga disse al maresciallo. Ecco, credo, la lista redatta dal cancelliere. Sarebbe utile, giacch lei possiede le pratiche e gli indirizzi, che informasse senza indugio le squadre interessate in modo che tutte le famiglie
siano avvisate al pi presto... e vengano qui aggiunse. Abbiamo previsto
il trasferimento dei cadaveri? Esiste un obitorio a Banon?
Rudimentale disse il maresciallo e, attualmente, molto ridotto...
Entrambi discussero a voce bassa le disposizioni urgenti che conveniva
stabilire.
Nel frattempo, quattro gendarmi stremati trascinavano nel loro sacco a
pelo i tre hippy, come il cadavere dell'abate Faria. "Evitate assolutamente
di dargli dei calci" aveva raccomandato il maresciallo. Eppure gli prudevano le scarpe. Comunque, mollarono quei fardelli sul pavimento di marmo senza troppi riguardi.

Sulle prime, i vagabondi si mantennero uno nel proprio nirvana, gli altri
due nelle loro abili esplorazioni reciproche, come se quel nuovo mondo
neppure esistesse. Ma all'altezza dove respiravano, l'odore degli ex compagni li investiva senza piet: di colpo apr una breccia nel loro volontario
isolamento. Videro il mondo: il soffitto, Laviolette, il sostituto procuratore,
la scritta sulla parete di fondo. Un incomparabile tanfo li colp. Schizzarono quasi simultaneamente dai loro sacchi. Uno era un piccolo italiano spigoloso come D'Annunzio, viso e cranio rasati, adorno della sola lunga sfilatura dei baffi e di una treccia da cinese pronto a essere trasportato nell'aldil. L'altro sacco covava un lungo olandese dai denti radi e la barba bionda, e un'olandese pelosa, con bicipiti da scaricatore, che doveva pesare settanta chili. Commentavano nella loro lingua quel brutto risveglio. L'italiano si rannicchi sotto la loro protezione. Spaventati, s'indicavano col dito i
cadaveri allineati sul pavimento.
Constantin!
Chinchilla!
Patsy!
Ismael!
Deglutivano senza posa. Erano agghiacciati di terrore. E l'altro? disse
Laviolette.
L'altro? ripet il lungo olandese.
S, l'altro. Quello l, al centro, non un amico?
Scossero la testa tutti e tre, poi si voltarono, andarono a vomitare contro
la parete di fondo. I loro rigurgiti colavano abbondantemente contro l'esortazione di Ges. Facevano un bel concerto.
Approfittate del fatto che sono in piedi disse Laviolette. Portateli via
e giacch ci sono, fategli vedere il tizio del congelatore. ancora anonimo.
Forse verremo a sapere come si chiama.
Signora disse rivolgendosi al sostituto credo che non abbiamo pi
nulla da fare qui.
Stava varcando il cancello, quando vide venire verso di lui una ragazza
bionda che spiccava nella notte, per tutta la luce che portava con s. La signora sostituto non fu lietissima di quella visione.
Perch si permette che il pubblico si avvicini? disse subito. Chi
quella? Cosa fa qui?
Purtroppo disse Viaud temiamo che suo fratello sia tra le vittime.
lei mormor a Laviolette. Quella di cui le ho parlato: Claire Piochet.
E le and incontro, sia per aderire al desiderio del sostituto che non vo-

leva, intorno al cadavere, altre donne a parte lei, sia per sottolineare la sua
premura verso quella povera ragazza sola e smarrita. Le diceva qualcosa in
sordina e l'allontanava dolcemente.
Aspetti fece Laviolette.
Si avvicin.
Le ho confessato che probabilmente... disse Viaud.
La ragazza piangeva senza rumore e senza singhiozzi. Le lacrime sembravano traboccare, suo malgrado, dall'orlo dei suoi grandi occhi.
Mio fratello... sussurr.
Non detto... rispose Laviolette. Domani lo sapr. Per il momento
vada a riposare.
Voglio vedere.
Laviolette scosse il capo.
Per ora non si pu. Domani la convocheremo.
La segu con gli occhi mentre si allontanava, sostenuta da Viaud, il quale
sussurrava qualche parolina di conforto.
Birbone si disse Laviolette sottovoce. Non mancher mai l'appoggio
a quella nella vita...
Ha notato il suo cappotto? sottoline il sostituto che l'aveva inteso.
Viene diritto dalla Scozia. Non devono essercene pi di cento in Francia,
di quei cappotti... Costano terribilmente cari...
Sembra in preda a un dolore immenso osserv Laviolette.
Immenso, vero... ripet lei dubbiosa.
Il sostituto seguiva con attenzione l'andatura di Claire che s'allontanava.
Laviolette ebbe l'impressione che la signora sostituto non fosse troppo
tenera con le eventuali concorrenti. Ed era anche vero che lei stessa non
mancava di fascino.
So cosa pensa, da brav'uomo qual . Ma non affatto cos... Stavo facendomi una domanda assurda. Mi chiedo se possibile provare un dolore
immenso e continuare a dimenare cos il sedere... Che cosa ne dice? fece
lei, voltandosi bruscamente verso Laviolette.
Scosse il capo.
Non speri disse che le dia su due piedi una risposta a un quesito cos
grave...
Lo svolgimento dell'inchiesta rub ancora due ore ai diversi servizi
coinvolti. I gendarmi rientrarono in caserma e cominciarono a scrivere, a
trasmettere, a telefonare, a rispondere e, in presenza di Laviolette, a inter-

rogare Alyre, Georgette, lo sguattero, il padrone dell'albergo, che dovevano tutti deporre.
Gli specialisti della Giudiziaria scandagliarono metro per metro tutta la
superficie del cimitero in mezzo ai cardi argentati che pungevano implacabilmente le gambe. Accompagnarono i corpi al piccolo obitorio, si dettero
il cambio per non lasciarli soli. Non si poteva mostrarli nudi alle famiglie,
ma era anche importante vegliare sul loro ciarpame, amuleti, anelli che avrebbero dovuto subire l'ispezione. Il medico legale arriv alle quattro e si
appost in attesa davanti al domicilio del collega locale uscito a fare un'iniezione di morfina al macellaio di Revestdes-Brousses, colpito da coliche
nefritiche. A quest'ora? disse il dottor Lusel, dopo che il collega si fu
presentato.
Sempre in prima linea rispose il medico legale sorridendo.
La direzione dell'ospedale non sapeva dove sbattere il cadavere, tanto
pi che i due ragazzini di sedici anni, responsabili dell'incidente nella notte
di sabato, non erano ancora stati reclamati dalle famiglie.
Al contiguo ospizio dei vecchi, una specie di allegra attesa rendeva pi
leggera la tosse dei malaticci. Domani ci sarebbe stato qualcosa da raccontare.
Senza una parola, Rosemonde, che non era andata a dormire, spinse verso Laviolette crollato su una sedia una grande scodella di zuppa e un caff
da risvegliare un morto.
Sempre in prima linea disse Laviolette.
Non aveva ingurgitato quattro cucchiai di zuppa che si addormentava sul
piano del tavolo, la testa fra le braccia.
Il giorno si levava su Banon.
17
C' il medico legale. Ho bussato, ma non mi ha sentita...
Erano le undici, quel luned. Un vento lugubre soffiava su Banon. Laviolette, sotto il piumino giallo, guardava avvicinarsi la colazione portata dalle mani paffute di Rosemonde. Pensa di poter buttar gi qualcosa? domand lei.
Ci prover.
Si scost e si ritir davanti al medico legale che sorrideva con tutti i suoi
denti finti. Il dottor Grgoire Rabinovitch, accreditato allo stato civile,
braccio destro della procura, aveva le labbra avide, l'incarnato bruno e,

completamente calvo, il cranio ammaccato da numerosi incidenti bellici e


automobilistici. Gli ispettori giovani io chiamavano "Testarotta". Era sfaccettata come un diamante, ma, all'interno, il cervello era intatto. Svegliatosi alle due, giunto a Banon alle quattro del mattino, aveva poi lavorato, assistito dal medico locale, su cadaveri non pi freschi, e non sembrava.
Grazie disse della sua generosa sollecitudine. Sei, in un colpo solo,
caspita!
Not il vassoio, la tazza blu e la caffettiera, il piatto guarnito di pane tostato con uccellini.
Fortunato mortale esclam che pranzi con due tordi su canap!
Sono una delizia grugn Laviolette, che li amava molto caldi, molto
rosolati e molto croccanti, tali e quali glieli avevano presentati sul vassoio.
Posso parlare senza guastarle l'appetito?
Certamente disse Laviolette.
Ebbene, a priori e malgrado il loro stato, posso gi anticiparle che i
suoi cadaveri, quelli della cappella e quello bell'e fresco del congelatore...
la cui morte risaliva comunque a circa due giorni... ebbene, posso gi affermare che sono stati tutti appesi per i piedi e svuotati del sangue.
Come, svuotati del sangue?
Come maiali. Gli hanno rigirato un coltello, lentamente, nella carotide,
per far scorrere bene il sangue.
Vuole dire... che sono stati sgozzati... da vivi?
All'incirca. Nel bagagliaio della mia auto ho dei contenitori per visceri.
Per almeno tre di loro, i pi vecchi, l'analisi non dir nulla, ma sui pi recenti fornir dati interessanti. Con ogni probabilit, erano o molto ubriachi
o molto drogati quando hanno cominciato a sgozzarli.
"Ecco perch" pens Laviolette "c'era bisogno di una persona insignificante che s'infilasse dappertutto, che non desse nell'occhio... Questo genere
di faccende capita solo a me. Gli altri hanno sempre dei bei casi semplici
di criminali o di protettori con le pance piene di piombo. Mentre io incoccio sempre in storie pazzesche. Sgozzati come maiali. Domando e dico!"
Quando avremo il risultato delle analisi? chiese.
Consegner subito i contenitori disse Rabinovitch. Per le analisi pi
semplici, domani mattina. Per quelle pi complesse, fra... diciamo quattro
o cinque giorni.
Cio per Natale constat Laviolette amaramente.
Proprio cos disse Rabinovitch, congedandosi. Per Natale. Per Natale ripet, fregandosi le mani.

Il mercato era in pieno svolgimento quando lui scese in strada. I mediatori salivano soltanto due volte all'anno a Banon, i due luned a cavallo di
Natale. Negli altri periodi bisognava portare il raccolto da loro, a Forcalquier. L'odore consueto della casa era accentuato da quello particolarmente
intenso di quella mattina. Nella scala, il profumo di tartufo andava incontro a Laviolette, come un blocco compatto.
Sullo sfondo buio, ognuno a un tavolo, "officiavano" dei personaggi
quasi mitici: i mediatori di tartufi. Uno, alto, col monocolo, piuttosto anziano, asseriva di mantenersi in forma per le signore mangiando ogni mattina due o tre tartufi cotti sotto la cenere. Metteva da parte i suoi acquisti in
un ampio cesto di vimini dove li deponeva con cura. L'altro, genere filibustiere, inalberava un sorriso tutto d'oro. Davanti alla sua chiostra di denti
preziosi si presentavano piccoli piccoli come Cappuccetto Rosso al cospetto del lupo travestito da nonna. Sfilavano l davanti col proprio sacchetto o
paniere, con una fifa boia, e non pretendevano il resto. Soprattutto quelli,
numerosi, che, senza avere mai posseduto una sola tartufaia in vita loro,
non facevano neppure tutti i mercati. Li si riconosceva dal viso tagliente,
dall'aria pi diffidente della maggior parte dei proprietari. S'incastravano a
sandwich fra uno o due grossi produttori, col loro mezzo chilo, un chilo a
volte, in una busta trasparente. Il mediatore dai denti d'oro ammucchiava
tutto alla rinfusa, gettandoli dall'alto, in grandi sacchi opachi da pane. Poco
dopo, per portarli fino all'auto, avrebbe issato quei sacchi sulle spalle, senza riguardi. Cavava, per pagare poco e male, un grosso portafoglio logoro
che si rifiutava di uscire di tasca. Non era simpatico a nessuno. Defraudava. Ma prendeva tutto, come capitava, grossi e piccoli, maturi e acerbi,
mentre l'altro, quello col monocolo, trovava da ridire. A volte, con unghia
sospettosa, faceva saltare una scheggina da un bel tartufo e se lo trovava
"erborinato", cio non molto maturo, il prezzo calava subito dai trenta ai
quaranta franchi al chilo.
Nella baraonda Laviolette riconobbe tutti, e l al banco, come in attesa
del Messia, un gruppo di signori ben vestiti, alcuni con apparecchi fotografici, scorgendolo gli and incontro.
Erano cambiati i tempi. Ancora di recente sarebbero stati in trenta a far
prosperare gli affari di Rosemonde. Oggi non bevevano pi che succhi di
frutta e inoltre, salvo i tre corrispondenti dei quotidiani regionali, la stampa
francese ed estera era rappresentata unicamente da tre inviati di agenzie internazionali. L'indomani, le loro rifritture, rivedute e abbellite, sarebbero

state rivendute ai giornali e ai settimanali, allungate o abbreviate, secondo


la solita prassi di colla e forbici. C'era da aspettarsi che la verit venisse
collegata a vaghe reminiscenze di cronaca.
Signori disse Laviolette se volete farmi un favore, aspettatemi stasera in gendarmeria; vi far il punto della situazione. Per il momento ho da
lavorare.
And a mescolarsi ai tartufai che odoravano di bosco. Era persuaso che
qualcuno, in quella folla circospetta, sapesse qualcosa di determinante,
qualcosa che non avrebbe confidato a nessuno. Laviolette credeva all'osmosi delle intelligenze. Se un pensiero, un'idea, un'ossessione, albergava
in uno di quegli uomini, aggirarsi fra loro avrebbe permesso forse di impregnarsene, di venirne pi o meno a conoscenza.
Lasciate passare l'Uillaoude! esclam qualcuno.
Ognuno si scost galantemente e forse con un pizzico di panico, davanti
alla vecchia tutta busto la cui altezza raggiungeva appena la vita degli uomini, ma che, cos ricurva, occupava col suo bastone la base di un metro
cubo. Dal basso, la sua testa storta vi considerava con un occhio porcino
da gelarvi il sangue. Scuoteva il capo a ogni passo veloce che la sospingeva verso il mediatore dai denti d'oro. Nessuno rideva. L'Uillaoude aveva
gettato il suo sacchetto di tartufi sul piatto della stadera.
Avvicinami il giogo diceva con voce stridula. Lo fai apposta a portarmene una col giogo cos usato che non si vedono le tacche. Come se
non ti conoscessi. Cosa? Hai solo questa?
Le faccio buon peso, Uillaoude.
E in effetti le arrotondava i novecentottanta grammi a un chilo e le pagava trecentoventi franchi, la tariffa dei migliori. Non bisognava scherzare
con l'Uillaoude. Lei conveniva che in passato, per "restituire il piacere",
aveva gettato qualche malocchio.
Ma adesso diceva con la "utomobile", la tele, i missili... quello non si
attacca pi. Mi sono ritirata dagli affari.
Quella frase, in bocca sua, era carica di un significato oscuro.
Oh aggiungeva con noncuranza ritorneranno quei tempi! Ritorneranno.
L'Uillaoude aveva detto Laviolette a Rosemonde, la prima volta che
aveva visto la vecchia un "Uillaou", in provenzale, il lampo... L'Uillaoude, deve essere "veloce come il lampo", no? Il nome sarebbe abbastanza
plausibile, visto il suo passo precipitoso.
Non per questo aveva risposto Rosemonde. stata colpita dal ful-

mine nella tempesta del millenovecentoventiquattro che ha ucciso due persone. L'ha resa tutta storta. Ecco perch la chiamano "l'Uillaoude".
Quel giorno, brontolava davanti al mediatore, sui miseri trecentoventi
franchi che aveva appena riscosso.
Maledizione! Avrei dovuto andare ad Apt, come mio nipote. Non so
come faccia, ne aveva forse dieci chili, il bricconcello.
E allora disse il mediatore offeso non poteva venderli a me? Crede
che ad Apt gli daranno di pi?
Ah, ti dico quello che mi ha detto: "Io vado ad Apt. Mi conviene di
pi".
Voltava le spalle, se n'andava, schizzando a quella velocit caratteristica
che la scarica di un fulmine un tempo doveva averle impresso. Gli uomini
le cedevano il passo precipitosamente, persino quelli che parevano troppo
immersi in una conversazione spensierata per badarle. Uno di loro, addirittura, le apriva con galanteria la porta, affinch uscisse pi alla svelta.
L'Alta Provenza non si era data un gran daffare per accogliere le famiglie dei morti. Sulla piazza, sotto il cielo basso, gli impiegati comunali
scacciavano le automobili venute da fuori, poich occupavano il posto degli abeti natalizi che avrebbero eretto e decorato. Le famiglie quasi si scusavano che i loro figli fossero stati uccisi proprio sotto Natale. E gli impiegati dicevano piuttosto, con il loro atteggiamento, che era proprio vero, che
era molto seccante, che loro, per via di quelle cinque grosse macchine sulla
piazza, avevano perso un'ora buona a ricercarne i proprietari, alla gendarmeria.
Del resto, ritornavano a testa china. I due uffici erano affollati di gente. I
gendarmi trascrivevano le generalit. Tutta quella povera gente era stata
avvisata all'alba, dalla polizia. Erano saltati chi su un aereo, chi su un'automobile. Arrivavano infreddoliti, sfiniti, disorientati, disperati. Reclamavano il figlio, la figlia, la nipote. Volevano vedere la salma. Li calmavano
con delle buone parole. I due ispettori e i gendarmi tentavano di mitigarne
il dolore, facendogli precisare dei dettagli, interrogandoli con sollecitudine. Fra loro e la disgrazia, crepitavano le macchine per scrivere, che attutivano i pianti e le grida delle madri.
Nessuno era ansioso di accompagnare tutta quella gente davanti ai cadaveri disposti il pi dignitosamente possibile nelle casse di legno bianco del
falegname del paese. Il maresciallo capo informava a voce bassa Laviolette
sull'identit dei genitori delle vittime. Erano presenti il ragionier Spirage-

orgevitch, in cappello color melone e ombrello da gentleman britannico, e


la sua massiccia moglie occhialuta, un vero armadio, che mordeva il fazzoletto con stoicismo. Ben Amozil, commerciante alle Halles di Parigi, il cui
figlio era diventato operaio zincatore per fargli dispetto, un lungo semita
che si teneva la testa fra le mani e non smetteva di scuoterla. Era solo.
"Divorzio proficuo" precis Viaud. Un grasso spagnolo di Irun venne presentato a Laviolette come lo zio della scomparsa Incarnacion Chinchilla.
Aveva pi l'aria di un vedovo che di uno zio. Avevano dovuto aspettare
l'arrivo dell'aereo da Londra a Marignane, dove due ispettori erano andati a
prelevare la madre di Patricia MacAdarash. Quanto all'ultimo morto, quello del congelatore, non rispondeva a nessuna richiesta di ricerca da parte
delle famiglie. Era senza documenti. La perquisizione nell'antro di Montsalier non aveva fornito indicazioni. L'interrogatorio dei suoi compagni
non aveva chiarito nulla. Nulla di pi del resto che per gli altri cadaveri.
Gli hippy vivi si erano rapidamente ripresi. Vale a dire: erano ridiventati
definitivamente muti. Avevano rilasciato una sola dichiarazione preliminare, debitamente registrata dal cancelliere del sostituto, che si riduceva a
questo: che se ne fregavano di vivere o di morire e che sputavano moralmente sulla faccia di tutti gli sbirri. Questa era la cosa che bisognava capire bene. E inoltre, avevano un'ultima osservazione da aggiungere: che gli
assassini sono l'emanazione diretta dello Stato capitalista che li secerne e
che, di conseguenza, sono vittime al pari delle loro vittime. D'accordo.
Non potevano trattenerli contro la loro volont, tanto pi che puzzavano
come i loro consimili morti.
Accompagnarono le famiglie all'ospedale in furgone, per il riconoscimento delle salme. Si svolse tutto nel modo pi decente, a parte lo spagnolo di Irun. Volle gettarsi, per stringerla a s, sul cadavere della nipote rabberciato a malapena per la circostanza. Fra le mani dei tre gendarmi che lo
cinturavano, gridava parole d'amore inframmezzate di baci a quella povera
cosa inerte che era l perch aveva voluto sfuggirgli.
Viaud sostenne Claire davanti alla bara del fratello che riconobbe ufficialmente, come aveva voluto fare la notte prima nella necropoli. Gli altri
non rispondevano subito alla domanda del poliziotto. Erano riluttanti, a
volte, a rifare in senso inverso - persino il tizio cos giudiziosamente educato, persino il brillante allievo di scienze politiche, persino la ragazza sensuale, affascinante - il cammino percorso in precedenza.
Alle quattro tutto era finito. E i parenti potevano prendere accordi per riportare nella cripta di famiglia quei figli che erano scappati. Claire aveva

gli occhi asciutti, adesso. Sembrava dura, decisa.


Se ne va? le domand Laviolette.
No. Resto. Lui non ha pi bisogno di me. Delle esequie si occuperanno
i miei zii. Io resto. Scoprir l'assassino. L'uccider. Glielo giuro. L'uccider.
Su, su disse Laviolette. Non vorr mica andare in prigione?
Lo consider con disprezzo.
Aveva proprio ragione, mio fratello, di voler sfuggire questa societ.
Adesso che possedevano i cadaveri, e non pi degli anonimi scomparsi,
le forze di polizia spiegavano le armi pesanti. I gendarmi diffondevano i
dati segnaletici; gli ispettori interrogavano tutti gli abitanti di Banon, foto
alla mano: "Ha incontrato quest'uomo o questa ragazza assieme a qualcuno? Dove? Quando? A chi assomiglia questo o questa con cui lui o lei stava parlando? Riconosce questa foto? Quest'individuo le ha mai rivolto la
parola? Detto qualcosa? Che cosa?".
C'erano cos sessanta domande di base il cui esame ulteriore delle risposte avrebbe permesso di arricchire il dossier in attesa di meglio.
Alle sette, Laviolette e il maresciallo Viaud, faccia a faccia nell'ufficio
di gendarmeria, si facevano reciprocamente queste tre domande rimaste
senza risposta: Perch degli hippy? Perch appesi per i piedi? Perch salassati?
Quando potremo disse Laviolette rispondere esattamente a queste tre
domande, arriveremo diritti al colpevole. Ma c' un'altra cosa che mi rode:
come mai l'assassino aveva una chiave della cappella? L'ha fatta fare? L'ha
ereditata? Era stata lasciata in custodia ai suoi avi?
Questa chiave, in ogni caso, circoscrive il problema disse il maresciallo Viaud. Che sia un erede, un depositario o che l'abbia fatta fare, il possessore della chiave qualcuno del paese.
Non necessariamente di Banon argoment Laviolette comunque dei
dintorni. Portare a spasso un cadavere in un veicolo qualunque, non lo si
pu fare senza rischi su un percorso molto lungo. D'altronde, indiscutibilmente, parecchie persone sanno chi possiede questa chiave.
Non si tratta pi disse Viaud che tracciava sulla carta militare un cerchio intorno a Banon non si tratta pi soltanto di fare dei cerchi sempre
pi stretti intorno all'omicida.
Perch fece Laviolette pensieroso un abitante del paese avrebbe ucciso dei vagabondi, riducendoli in uno stato cos raccapricciante?
Un pazzo? avanz il maresciallo.

Lei non ci crede e io neppure. Comunque, la versione che daremo fra


poco ai giornalisti.
Contemplava l'ingrandimento fotografico dei cinque cadaveri allineati
sul marmo della cappella protestante. Non riusciva a staccarne lo sguardo.
Il gruppetto era stato misurato col nastro di un decametro che la Giudiziaria aveva svolto fino al pavimento verticalmente alla testa delle vittime,
cosa che attenuava l'orrore dello scenario, conferendogli un tocco archeologico.
strano... comment Laviolette.
Viaud and a sporgersi sopra la sua spalla.
Guardi disse Laviolette i cadaveri sono deposti, se cos possiamo dire, in ordine cronologico: il primo, Constantin Spirageorgevitch, a sessanta
centimetri dalla parete di fondo; il secondo, Incarnacion Chinchilla, a un
metro da Constantin. Un metro c' anche fra Ismael Ben Amozil e Patricia
MacAdarash. Ma allora, perch il cadavere di Jrmie Piochet, che il pi
recente, si trova inserito fra le due ragazze, invece di venire subito dopo
Ismael, visto che c'era ancora posto? Perch l'hanno intercalato?
vero, ma in questa faccenda c' una montagna di cose sconcertanti.
Una di pi, una di meno... Ho una spiegazione esclam.
Jrmie Piochet amava una delle due ragazze, l'assassino lo sapeva e
per una sorta di piet postuma...
Laviolette lasci errare il suo sguardo pesante sul maresciallo capo. Era
un uomo di trent'anni, tutto roseo e fresco, con una moglie giovane e un
bambino piccolo. Vedeva il mondo sotto la luce idilliaca di casa propria
dove tutto era normale.
Lei dovrebbe disse Laviolette far partecipi i giornalisti della sua seducente spiegazione. Non la finirebbero pi di farci dei castelli sopra.
Viaud sorrise.
Qualsiasi spiegazione umana plausibile disse. Ma naturalmente,
non comunicheremo le nostre osservazioni alla stampa. Posso farli entrare?
Visto che proprio dobbiamo... sospir Laviolette.
18
Nei grandi abeti tagliati alla base per ravvivare la piazza, palloncini luminosi multicolori e ghirlande oscillavano al vento della tempesta con il
loro aspetto festoso. La neve fischiava attraverso i rami. C'era lo stesso

tempo della notte fra il sabato e la domenica precedenti. Per tutta la serata
carri funebri color amaranto si erano aggirati intorno a quegli alberi, chiedendo ai passanti e ai curiosi la strada dell'ospedale per prendere in consegna il loro morto rilasciato dalle autorit. Ogni famiglia aspettava per seguire, per sistemare finalmente in una vera veglia funebre chi a dispetto di
tutto era stato la speranza della loro vita.
A causa del tempo, lo spettacolo di quel corteo non attir i banonesi. Alle nove, quando Laviolette rientr dalla gendarmeria, restava poca gente
fuori. Ognuno, i piedi al caldo davanti al televisore, sognava serene consolazioni vicino a materne annunciatrici.
Rosemonde gett un'occhiata d'insieme alla sala vuota.
Credo disse che alla fine saremo soli ancora una volta... Col tempo
che c'... Le servo la minestra?
Stava gi ritirandosi per andare a prepararla. Ma ritorn.
A proposito fece un'ora fa ha telefonato il suo amico Brdes.
Il marchese? Cosa voleva?
Che lo chiamasse appena possibile.
Laviolette si diresse verso l'apparecchio e compose il numero.
Sei tu, Laviolette?
Salve, Brdes! Vuoi invitarmi al cenone?
Ci ho pensato, ma non ti ho chiamato per questo. Ti ho chiamato perch mi capitato qualcosa. Dimmi un po', un fatto incredibile! Dissanguati, sei sicuro?
Come lo sai? domand Laviolette.
Oh, semplicissimo. La figlia della mia mezzadra inserviente all'ospedale. Stamattina, stava strofinando i lavabi, quando il medico legale e quello di Banon sono entrati a pisciare insieme. Parlavano del loro lavoro:
"Dissanguati! Come dei maiali!". andata a riferirlo alla madre. Da allora,
non smettono di terrorizzarsi a vicenda.
Attenzione strill Rosemonde dalla cucina. Se un segreto, quando
nevica, ci sono delle interferenze. A Banon, con tutte quelle antenne riceventi, si sente tutto dappertutto.
Strillava per sovrastare il rumore della frittura di crostini che faceva saltare in padella, con un filino d'aceto.
Cosa dice la tua Rosemonde? domand Brdes.
Ti manda un saluto.
Bene, baciala per me. Senti, ho fatto un'ipotesi completamente folle:
un'idea barocca. Ti ricordi che l'altro giorno ti ho parlato di un libro che mi

era scomparso? Ebbene, mi viene in mente cosa stavo leggendo ai miei ospiti per divertirli, e...
Non dire una parola di pi tronc Laviolette.
Ma...
Non dire una parola di pi! Laviolette aveva trent'anni di esperienza alle spalle. Ci vale quanto un radar, un ecogoniometro, un computer... La
presenza di tutta Banon, per lui, era palpabile nel tumulto agitato della
tempesta. Gli sembrava che mille ricevitori fossero alzati e che dall'altro
capo del filo l'assassino trattenesse il respiro.
I muri hanno orecchi? domand Brdes.
Se fossero soltanto i muri! Aspetta. Resta dove sei. Sei ben a casa, no?
Nella biblioteca. Tranquillo, i piedi al caldo.
Va bene, tappati dentro! Aspettami. Vengo.
Vieni? Con questo tempo?
Ho le catene. Non ti preoccupare. Vengo, ti dico!
Riagganci.
Non prima di aver buttato gi un piatto di minestra disse Rosemonde.
Ah, no, no!
Ma una crema di acetosella con del tartufo grattugiato.
Mia cara Rosemonde, deve abituarsi. Uno sbirro cos. Non demorde
mai.
Era gi fuori, la sciarpa a mo' di tuareg, all'altezza degli occhi, il cappello calcato sugli orecchi, il pesante cappotto ben stretto e abbottonato. La
tempesta lo invest come fosse nudo. La Vedette verde mela era mimetizzata vicino ai platani martoriati. Ma la Mercedes, massiccia come un carro
armato, era assente. Dove poteva essere la brava Claire con un tempo simile? Cercava l'assassino?
La notte si profilava gi tremenda. Dalle aree cicloniche soffiava un geyser di neve, e da noi il fenomeno significa che gli elementi sarebbero precipitati a tutta forza. Laviolette s'install al volante. "Avresti dovuto arrotolartene una quand'era il momento" si disse. "Prima di sapere. Adesso sei
sulla breccia."
Mentre scendeva verso Dauban, fra le strisce molli della neve che intasava il parabrezza, si ripeteva i rudimenti: "Una deposizione deve essere
raccolta nel pi breve tempo possibile. Per quanto si pu, seduta stante,
prima che l'impressione immediata del testimone si sbiadisca...".
La tempesta saliva verso Val-Martine, verso le colline fossili del Revestdes-Brousses. Spazzava il fondo di Dauban come il ventre di un'onda, pri-

ma di andare a schiantarsi sui contrafforti di Vachres dove mugghiavano i


castagneti di Gordes. Erano dense nubi nere sfuggite alla depressione principale che gravitava sulla Scandinavia e trasportate dal vento fino a noi, in
bande profondamente squarciate. A tratti, nei varchi del cielo basso, appariva l'Orsa, coricata su Lure, o talvolta il Trapezio di Orione. Ma tutto si
richiudeva di colpo e i serbatoi di neve allora si svuotavano al suolo.
Al ronzio degli otto cilindri, Laviolette sobbalzava sulla scia funebre
delle sue catene. Ma grazie a tale precauzione super senza incidenti il costone ghiacciato che sboccava a Saint-Laurent. I pensieri del commissario
non erano per niente rosei.
"L'assassino ha saputo della scoperta dei cadaveri assieme a me e a tutta
Banon. Sa che noi sappiamo, tramite l'autopsia, tutto ci che li riguarda...
Inoltre, sta cercando quale dettaglio o quale testimone possa condurci a lui.
intelligente almeno quanto me e Brdes messi insieme. Brdes pu aver
costruito una teoria erronea, ma forse giusta. Io brancolo nel buio pi assoluto, ma l'assassino, quello sa se le supposizioni di Brdes lo minacciano
o no. Anche se non ha captato, attraverso la rete colabrodo del telefono di
Banon, la prima comunicazione a Rosemonde, ha avuto tutto il giorno per
immaginare che Brdes mi avrebbe chiamato. Di conseguenza..."
Distinse oltre lo stagno, nella valle di Aubenas, le luci dei mezzadri di
Brdes, a trecento metri da l. Nel contempo, deviava in un sentiero di terra, al di l dei quattro enormi cedri dalle fronde gonfie come vele auriche.
Al loro interno, la tempesta vi mugghiava senza posa.
Oltre quella cortina di alberi, i fari della Vedette rivelarono il prato spelacchiato e le sedie arrugginite, dove nessuno si sedeva pi dopo la morte
del vecchio marchese, dieci anni prima.
Brdes aveva avuto la buona idea di illuminare a giorno la galleria coperta che costeggiava il maniero. La neve, cadendo alla rinfusa, lacerava i
suoi lenzuoli da fantasma sulle tegole a quattro file della bigattiera.
Laviolette parcheggi in prossimit dei gradini concavi che comunicavano con la galleria. Sbatt la portiera. Pos il piede sul primo scalino. In
quel momento tutto si spense.
Merda!
Non distingueva nemmeno pi la punta delle scarpe, nemmeno pi i catarifrangenti della Vedette, nemmeno pi i lumi della fattoria lontana dove
andava a morire una nuvola bassa. Era sicuro di rompersi la faccia se ritornava all'automobile, distante appena sei metri.
Brdes grid a squarciagola accendi la luce.

Ottenne solamente la risposta cupa dei cedri che resistevano al vento


come prue di navi.
Brdes!
Dopo quegli appelli senza effetto l'angoscia s'impadron di lui. Rimpianse di esserci andato da solo. Un odore di motore caldo stagnava al suolo,
ma non era quello del suo veicolo. Braccia in avanti, cerc la sua auto a tastoni. Se la mancava, fosse solo di cinquanta centimetri, si sarebbe messo a
girare in tondo in quella notte che trasformava in deserto compatto la ridente campagna.
Aveva tutto nel portaoggetti del cruscotto: l'accendino, la borsa di tabacco, una vecchia torcia elettrica per la quale preg il cielo che funzionasse
ancora. Scontr la Vedette. Il paraurti, col ginocchio.
Merda gemette.
Accese la luce interna, scopr la torcia, l'accese.
Ne usc una luce gialla, fioca, limitata ai due gradini di pietra, davanti ai
passi di Laviolette. Brdes!
La porta del lungo corridoio era spalancata, la neve vi entrava come fosse casa sua. Laviolette avanz. Dirottato dalla corrente d'aria, fluttuava un
fumo di caminetto, misto a un altro sentore.
Brdes!
Proprio nel momento di quell'appello la torcia lo trad. Ma fece in tempo
ad accorgersi di un chiarore diffuso proveniente dalla sinistra, verso la
stanza dove aveva pranzato l'altro giorno; anche quell'entrata era spalancata. Ci s'infil, vide che nel focolare stavano morendo alcuni tizzoni gi inceneriti.
La luce non veniva da l, ma da un fuoco nella biblioteca, attraverso la
porta bassa, anch'essa aperta. Volle gettarsi verso quell'uscita, ma una panca gli sbarr la strada. Il tempo di tenersi il ginocchio e di gridare "Dio incasinato!" che sbuc davanti alle fiamme e distinse l'amico, lungo bocconi
vicino al leggio. Vide le sue mani che cercavano di ghermire qualcosa.
Sent, in quella direzione, un curioso glugl di bottiglia che si svuota.
Lo rivolt prontamente. Ai bagliori del fuoco, la sorgente rossa della carotide tagliata gli apparve come in un incubo. Brdes aveva gli occhi aperti. Laviolette brancol per due secondi. Col pollice cerc il foro dell'arteria
- non compiva pi quel gesto da trent'anni - vi penetr in profondit, e avvit il dito. Nel contempo pass il braccio libero sotto la nuca dell'amico
per sostenerlo.
Mentre eseguiva con precisione quegli interventi, avvert come un fru-

scio di rettile che sgusciava l intorno. Qualcuno osservava, qualcuno temporeggiava. Di colpo, nei lampi morenti dei pochi tizzoni che sfavillavano
ancora, una massa scura si deline sotto lo stipite basso, all'entrata della
biblioteca. Emergeva lentamente dall'altra parte del corridoio.
Era una forma compatta, senza collo, senza spalle, senza testa, coperta
fino alla vita da una reticella nera a pois come la veletta di una vedova. Il
commissario, testa eretta, sapeva che il suo sguardo stava incrociando
quello dell'assassino, profondamente celato nell'ombra dell'involucro. Ci fu
un sospiro di rimorso represso, l'apparizione svan. Poi uno strano passo
scivol lungo il corridoio. Un passo danzante che se ne infischiava dell'oscurit e si avviava oltre speditamente.
Laviolette ebbe il tempo di valutare la propria impotenza. Se toglieva il
pollice dall'arteria, se dava la stura alla carotide, i quattro litri e mezzo di
sangue che l'amico doveva ancora contenere si sarebbero svuotati in due
minuti, in centoventi pulsazioni. Sent, nelle pause del vento, un motore
recalcitrante che stentava a partire. Percep delle manovre maldestre, poi,
alla fine, la vettura che si allontanava. Trenta secondi, quaranta... Ai riflessi delle fiamme, distingueva al polso la lancetta dei secondi del cronometro
che avanzava a scatti.
Mi senti? disse.
Fissava, diritto negli occhi, quello sguardo gi rassegnato. Brdes batt
le ciglia.
Chi ? disse Laviolette. Tu lo sai. Chi ? Fammi un segno qualunque. Un battito di ciglia ogni lettera dell'alfabeto.
Cominci a farlo con molta lentezza.
Ma Laviolette pens in un attimo che l'irrigazione del cervello fosse gi
cessata, che intorno all'arteria aperta i capillari e i vasi ausiliari sarebbero
stati insufficienti, non avrebbero avuto il tempo di reagire, di supplire. Sessanta secondi. In quella posizione, col peso di quel corpo, non avrebbe mai
potuto trascinarsi fino al telefono dello studio. Era tutto incastrato, mani e
piedi bloccati, senza scampo, vicino a quei focolare confortevole, come
avesse dovuto tenere un moribondo contro una parete verticale, a quattromila metri di altezza.
Cont i battiti delle ciglia. Alla lettera F, Brdes perse la conoscenza.
Allora, centimetro dopo centimetro, ansimando per lo sforzo come una
locomotiva, Laviolette si mosse per trasportare l'amico con un solo braccio, l'altro impegnato a comprimere l'arteria. Si trascinava in ginocchio.
Trascinava il compagno sotto di s, di mattonella in mattonella, chieden-

dogli perdono a ogni pi sospinto. Davanti alla porta chiusa dello studio
dovette rinunciare. Stava l, miseramente piegato in due. In una posizione
tale che la maniglia della porta gli era inaccessibile. Con una mano cercava
a tentoni. Trov, infine. Il lento strisciare ricominci nel vago bagliore indiretto del focolare della biblioteca. Il telefono luccicava su una mensola, a
pi di un metro e mezzo dal pavimento. Impacciato dal cappotto, Laviolette fu costretto a sollevare il peso dell'amico con un solo braccio, lungo il
tavolo, per potersi piegare appena e avvicinarsi all'apparecchio. E sotto il
naso aveva sempre il quadrante fosforescente dell'orologio e l'allegra lancetta dei secondi. Piant i ginocchi sotto le ascelle di Brdes floscio come
un fantoccio. Alz il ricevitore. Come un cieco, contando i fori del disco,
con mano tremante, chiam la gendarmeria.
Quando Viaud e tre agenti, armati di potenti lampade a batteria, schizzarono fuori dall'auto, fu un miracolo se Laviolette riusc a gridare: Di
qua!
Lo trovarono, stravolto, curvato in due, il pollice infilato nella carotide
dell'amico. Ansava, a bocca aperta, come un vecchio vittima di un'aggressione. Viaud si chin sul corpo di Brdes.
morto annunci.
Guard Laviolette che non lo sentiva e non smetteva di premere accanitamente il pollice.
Non possibile mormor alla fine. Ho fatto quello che ho potuto. Ho
fatto tutto quello che ho potuto. Nessuno avrebbe potuto fare di pi.
Grosse lacrime colavano sulle sue guance da duro.
Viaud gli prese dolcemente il braccio per toglierlo da quella posizione.
Si sent un rumore di tubo che si stasa.
Una crosta di sangue inguainava la mano di Laviolette come un guanto
da incubo.
19
Il libro che era su! leggio, il libro che lei voleva bruciare perch puzzava di eresia. Si ricorda? Come si chiamava?
La mezzadra, cupa e rigida, guardava Laviolette in faccia. Sua figlia,
quella che all'ospedale aveva sentito la conversazione fra i medici, la reggeva con tutto il suo peso di donna sana. Il marito, come tutti i contadini
da qui a dicembre, era in campagna, a scavare tartufi.

Lo sapevo diceva la donna. Lo sapevo che bisognava bruciarlo. Rideva quando glielo dicevo. Che Dio l'assista!
Era il suo grido da montanara oppressa dalla disgrazia. Si intuiva che
aveva amato Brdes come un'istituzione, pi della propria famiglia.
Mamma disse con dolcezza la figlia hanno premura. Digli il nome
del libro.
Le Grand Albert ansim.
Laviolette cerc nella memoria cosa gli rammentasse quel titolo. S...
C'era. Alberto il Grande, alchimista del tredicesimo secolo. Avevano approfittato del suo nome per affibbiargli qualche decina di trattati di stregoneria in tutte le lingue europee. Cosa celava quel libro? Chi l'aveva in mano? Come scovare l'esemplare identico o cercare qualche elemento che
conducesse alla soluzione del problema?
Viaud e i due gendarmi si erano gi alzati. Stavano ripiegando il verbale
dove avevano trascritto la deposizione della mezzadra. N lei n il marito
n la figlia avevano visto o sentito nulla. I cani non avevano abbaiato. C'
da dire che pi di trecento metri separavano il maniero dalla fattoria.
Lass, alla bigattiera, la Giudiziaria e gli ispettori frugavano la casa, alla
ricerca del libro o di qualsiasi altro indizio.
Laviolette esitava a innescare l'immenso apparato giudiziario e poliziesco che avrebbe dovuto smuovere per ritrovare, in una biblioteca qualsiasi,
il gemello di quel libro. E inoltre... come accertarsi che sarebbe stato il
gemello? Come persuadere un numero incredibile di scettici che avrebbero
esitato a gettarsi in quella faccenda, per timore del ridicolo? Un trattato di
stregoneria! mai possibile! La Bibliothque nationale, la Mazarine...
Tutti i vecchi fondi di biblioteca di Francia e di Navarra da ispezionare, da
sondare nelle loro liste spesso incomplete... Vabbe', pazienza! Bisognava
andarci. Porse a Viaud un testo da diffondere a tutte le polizie, a tutti i distaccamenti.
Col telefono della fattoria chiam in alto loco, per giustificare il pi possibile le sue ricerche. In pratica non avevano nessun altro indizio tranne
quel filo sottile e la segnalazione, molto vaga, di un'automobile con le catene, la notte prima, sulla piazza di Banon. Nell'uscire all'aria fresca
dell'alba fu assalito dal ricordo dell'amico morto. Stropicci la cartina da
sigarette che gett a terra senza riempirla.
Comunque, troppo da stupidi profer. Averne viste tante. Avere rischiato tanto. E venire a farsi ammazzare proprio a Vachres. In tutta questa quiete. E da un macellaio. Se almeno fossi stato pi attento!

Si sforz di ricostruire il loro ultimo incontro. Ripass nella mente tutta


la conversazione riguardante quel libro, la sua scoperta sul leggio, la sua
scomparsa. Tutta la conversazione... difficile ricostruire in un sol colpo
una chiacchierata, nel conforto di un pomeriggio, quando, lontano dagli affanni, si scalda dolcemente un calice di fine champagne nel cavo della mano...
Tocc il braccio di Viaud che stava per diffondere le istruzioni.
Aspetti esclam. Mi sto concentrando. Mi scusi. Il solo pensiero non
basta pi. Bisogna che ricerchi le idee parlando, come la gente del popolo.
una massima di Stendhal, grosso modo... Aspetti. Mi ha detto... Mi ha
parlato di Bb Fabre, un amico d'infanzia che conoscevamo bene... Il padre di Brdes aveva trovato quel libro su un leggio, comprato da questo
Bb... Aspetti, nel trenta... Nel trenta, mi diceva...
Di colpo contrasse le dita sulla manica del maresciallo.
Ci siamo! Ci sono! "Ne ho un altro!" Ecco cosa ha risposto Bb Fabre
al padre di Brdes quando quello gli proponeva di restituirgli il libro. "Ne
ho un altro! Ne ho un altro!"
Quarantacinque anni fa disse Viaud, tutto avvilito.
Quarantacinque anni ripet Laviolette. Cosa sono per un libro quarantacinque anni? Soltanto gli uomini passano e si avvicendano. Non immagina il numero di cose che possono non cambiare in quarantacinque anni. Maresciallo, mi accompagni a Manosque. Con il furgone.
Lei ha bevuto, commissario, con rispetto parlando...
Nessun rispetto. Sono un vecchio balordo. Ho lasciato uccidere il mio
amico per sclerosi cerebrale. Mi porti a Manosque spontaneamente, altrimenti sono costretto a ordinarglielo. Dormir nel furgone, sulla cuccetta
regolamentare. Guardi, qui c' la borsa del tabacco. Le sa arrotolare le sigarette?
Viaud sorrise.
Si impara a far di tutto in gendarmeria!
Bene, me ne faccia una. Non ho pi la forza... Ci passer io la lingua
alla fine...
Si allung sulla cuccetta del furgone e tir due boccate. Viaud, misericordioso, gli tolse la sigaretta di bocca prima che cadesse sulla cravatta. Si
addorment proferendo quell'ingiunzione che ripeteva a iosa: Sempre sulla breccia! Sempre sulla...
Rallentati dai camion del Dipartimento Strade, che sgomberavano la neve, arrivarono a Manosque verso le dieci. Era una citt talmente congestio-

nata di automobili, con un tale disordine nelle vie strette, che per il furgone
era impossibile circolare.
Svegliarono Laviolette che dormiva, bocca aperta, con un asfissiante
rumore di mola da arrotino. Torn subito alla realt. Si orient. Port i
gendarmi verso Aubette, attraverso Chacundier. Cammin facendo, indic
trionfalmente, in fondo a rue Danton, una specie di conigliera in mattoni
rossi, chiusa da una porticina col saliscendi, la cui base era a brandelli come una mendicante.
Notate: quarantacinque anni. Quarantacinque anni! Quando mi mandavano qui, in vacanza, da mia nonna, giocavo con una bambina di dieci anni, adorabilmente precoce, che cercava in tutte le maniere di stuzzicarmi il
pisello. Poverina! Avevo sette anni. Proprio qui. In questa capanna. Su una
grossa pietra che deve esserci ancora. Ci si sedeva sopra e mi faceva stare
in piedi davanti a lei. E guardate! La porta. la stessa: non ha una scalfittura in pi. Era gi cos tarlata. E i mattoni cos corrosi: riconosco quella
spaccatura che assomiglia a una melanzana. Quarantacinque anni! Vedete
cosa sono quarantacinque anni?
Ma un'abbazia non una conigliera...
Un sindaco, un giorno, aveva visto un certo esteta estasiarsi per le tegole
provenzali a fila quadrupla di quel convento, usato per mezzo secolo da
Bb Fabre come deposito di oggetti alla rinfusa. I sindaci sopportano difficilmente che si ammirino Se cose che non capiscono. Al riguardo poi era
particolarmente minaccioso. Ormai teneva d'occhio quel capolavoro e si
era ripromesso che alla prima occasione...
Laviolette, disorientato, cercava una qualche traccia della sua infanzia su
quella terrazza a mosaici, piena zeppa di grosse automobili.
Scorse un vecchio su una panchina, che disegnava e cancellava instancabilmente degli arabeschi, rimestando nella polvere un bastone da passeggio.
Una volta esisteva ben un convento qui?
Come no! Ne resta persino una traccia.
Additava grandi muri rintonacati d'ocra e un po' panciuti.
E l'albero...
Laviolette si gir. Non avevano osato toccare il platano che protendeva
verso i tetti le nodosit massicce dei suoi muscoli di legno. Ma il resto,
chiostro a merletto, Angeli Bouffarous del tredicesimo secolo che ammuffivano, un tempo, per l'ombra alta delle mura, tutto era servito da rinforzo per consolidare la piattaforma di quel bel parcheggio elettorale. Ave-

vano, comunque, perpetuato il ricordo di quel massacro con una graziosa


centina neoprovenzale coperta di tegole nuove, da cui pendeva una lanterna di ferro battuto. Ha conosciuto Bb Fabre? domand Laviolette.
Certo che l'ho conosciuto. C' ancora sua sorella.
Come? Cosa dice? Sua sorella?
Sua sorella, proprio. Era la sorella di latte della buonanima di mia madre. Veleggia verso i centodue anni. Le hanno lasciato un pezzo del convento, senza di che sarebbe morta. Toh! Sta laggi: quella porticina. Proprio affianco alla centina. Le risponder la domestica. Deve soltanto battere con forza.
Ve l'avevo detto proclamava Laviolette ai gendarmi che quarantacinque anni non erano niente.
Alcune donne con la sporta si fermavano con curiosit a osservare lo
spiegamento di gendarmi.
Andarono a bussare alla porticina. Il battente massiccio, senza fronzoli,
non si chiudeva pi da parecchio tempo. La mano di Fathma, tre volte alzata, importun delle voci lontane nel cuore delle mura. Cominciarono ad
arrampicarsi su per una di quelle scale fatte per collegare cinquanta stanze
e duecento metri di corridoi gelati. L'avevano amputata di tre quarti del
dovuto.
Qualcuno, lass, si spolmonava a gridare di entrare e di salire. Finalmente videro una testa devastata dalle disgrazie, gli occhi cerchiati sino alle
pinne del naso, sporgersi a pelo delle balaustre con un effetto impressionante.
Salgano, signori, salgano ripeteva quella testa come decapitata. Non
abbiano paura. Sono la governante.
Doveva sapere lo sconcerto che produceva, ma era lieta di tanto imprevisto: tre agili gendarmi, in fila indiana e, nettamente distanziato, un individuo cubico, in sciarpa e cappotto, che li seguiva.
Su loro richiesta, la donna li precedette sino a una porta nascosta, molto
piccola, nell'angolo di un'alta parete tutta bianca che penetrava per un metro e mezzo nello spessore delle mura. Ci s'infilarono come in un sotterraneo, i due gendarmi pi alti s'incurvarono un poco, per evitare il frontone.
Si trovarono in una cucina che sapeva di pepe. La centenaria era seduta
su una comune sedia, ben appoggiata con i gomiti sulla tela cerata del tavolo rotondo.
A centodue anni si lisci come avorio ingiallito. Sembra che l'erosione
dell'aria abbia avuto finalmente il tempo di esercitare il proprio dominio,

mentre di solito frustrata dalla deplorevole brevit della vita umana.


La vegliarda aveva la colonna vertebrale ricurva, ma l'occhio vivo e indagatore. Era completamente calva, senza pi neppure un pelo, salvo due
magre punte di battetti alla cinese, che s'inumidivano all'angolo della bocca rientrante.
"Avremmo potuto ucciderla" pens Laviolette "a sbucare tutti e quattro
cos. Questa semplice visita, con tre gendarmi, assomiglia a una perquisizione in piena regola."
Entrino, signori, entrino. Non metto pi fuori il naso da quindici anni,
ma so tutto quello che avviene. Tutto quello che avviene.
Ci sente? mormor Laviolette alla zitella che aveva avuto tante disgrazie e usava scampoli di tenerezza non utilizzata per vegliare su quel
monumento.
Come? disse la cameriera.
E perch vuole che io non ci senta? profer la centenaria.
La sua voce si modulava su un arpeggio di cristallo spezzato come se
uscisse da un carillon.
Signora disse Laviolette sono qui per parlarle di una storia molto
vecchia...
Nel sottotetto, i libri dormivano il loro ultimo sonno. Quando la biblioteca di Bb era stata abbattuta come tutto il resto, li avevano scaricati l,
in disordine. Riempivano vecchi bauli, madie, vasi e persino una curiosissima bara nera senza coperchio le cui sei maniglie erano fregiate di aquile
bicipiti.
Il vento dei conventi abbandonati soffiava nell'orditura del tetto e il frastuono anacronistico della citt moderna risuonava, senza una reale importanza, intorno a quei travetti vecchi di quattrocento anni, impregnati di un
odore di monaca in abito di faille, che nessuna distruzione aveva potuto
cancellare.
I gendarmi rovesciavano le casse, scartabellavano, esclamavano.
Non lasciatevi distrarre diceva il maresciallo Viaud che sfogliava anche lui nel suo angolo. State cercando una cosa sola, Le Grand Albert, e
ricordatevi quello che ha detto la vecchia: non un grosso libro e ha un
aspetto modesto.
Il frastuono della citt si era ovattato e il cielo si era rabbuiato quando lo
scovarono. Lo scopr Viaud, bello sottile, marrone, di un marrone umile e
sudicio, nel cassetto di un com panciuto, sotto duemila lettere d'amore,

annodate da nastri rosa e azzurri, che puzzavano di morte peggio di un


vecchio cimitero. Dovevano essere state comperate col mobile stesso e
dormirvi da allora. Probabilmente ce l'aveva infilato Bb Fabre, Le Grand
Albert, libro di un certo valore, e l l'aveva scordato.
Laviolette e i tre gendarmi stavano chini su quel volume sporco. Sapeva
della fuliggine del caminetto sulla cui cappa aveva dovuto trascorrere la
maggior parte della sua vita, fra la pendola e la scatola del sale.
Laviolette sospir e se lo mise in tasca. Viaud rilasci alla centenaria
una ricevuta nella debita forma. Tornarono al furgone. Laviolette si allung sulla cuccetta e si addorment seduta stante. Ma la sua mano, sul libretto, non si rilasciava.
A Banon, era notte fonda. La gendarmeria brillava con tutte le luci.
All'ufficio operativo quattro gendarmi e gli ispettori Guyot e Leprince, incaricati di assistere Laviolette, erano zelantemente chini intorno al tavolo
centrale.
Ah giubil Laviolette davanti a quello spettacolo, a quella stretta collaborazione fra la gendarmeria nazionale e la polizia giudiziaria che bel
quadretto! Bisognerebbe scattare una foto.
Si voltarono tutti alla sua battuta.
Maresciallo, venga a vedere disse il maresciallo ordinario credo che
abbiamo trovato qualcosa. Non siete stati fermati da un cumulo di neve,
stamattina?
S, ma...
Subito dopo "Capitarne"? Sul versante nord della "Ramade"? Prima di
Vachres?
Sotto Vachres precis Viaud. Proprio cos.
La neve c'era da ieri sera alle nove. Abbiamo raccolto la testimonianza
di un commerciante di uova che non ha potuto passare.
Ah, d'accordo fece Viaud, sedendosi e togliendosi il chep.
L'altro parve un po' sconcertato per quell'indifferenza. Viaud lo rilev.
Intende dire che l'assassino non pu essere venuto dalla parte di Vachres? Non un'indicazione determinante.
Un momento, maresciallo. proprio quello che stavamo focalizzando
quando entrato lei. Se vuole dare un'occhiata...
Viaud si fece avanti. Il maresciallo ordinario, munito di una riga, gli indicava dei punti che nominava via via.
Tutte le testimonianze concordano disse anche il registro degli inter-

venti del Dipartimento Strade che abbiamo consultato: ieri sera, un'ora
prima del delitto, tutte le vie di comunicazione con la bigattiera erano
bloccate da cumuli di neve, salvo quella che ritorna a Banon.
Viaud volle parlare.
Ma anche intorno a Banon prosegu il maresciallo ordinario tutte le
strade erano bloccate. Guardi: abbiamo messo delle croci dove si erano
formati cumuli di neve: sulla SS 440, a nord, nella curva a U dei Brieux;
sulla SS 550, a sud, nelle gole delle Mares Basses; sulla strada forestale
della Biscarle; sulla SP 5, verso il Clos du Gardon; sulla SP 51 e la SP 201,
all'altezza di Riaille; sulla SP 12, a Grand-Valernes, sotto la distilleria. Significa che Banon e lo scenario del delitto erano isolati dalla neve. Quindi termin trionfalmenteche l'assassino non poteva venire che da Banon.
A meno che opin Laviolette non si fosse appostato sotto i cedri della bigattiera prima che si formassero i cumuli.
In tal caso afferm vivacemente il maresciallo ordinario nel fuggire
dopo il misfatto si sarebbe impantanato. Non avrebbe corso il rischio di
aspettare fino al mattino per svignarsela. Quindi sarebbe tornato a Banon.
Non tarderemo a sapere se qualche forestiero ha passato la notte qui, a
causa della neve. Qualcuno l'avr ben visto. O ieri sera, o stamattina molto
presto.
Pi o meno sospettavamo che il colpevole fosse a Banon disse Viaud.
Il suo ragionamento giusto, ma non ci fa progredire un granch.
Un momento intervenne l'ispettore Guyot. C' un concatenamento
nei fatti: stamattina, sotto i cedri della bigattiera, il suolo era ghiacciato,
ma ieri sera, a quel riparo, era ancora abbastanza soffice perch restassero
impresse delle tracce di ruote. Le condizioni quindi erano ideali per procedere ad accertamenti. Abbiamo rilevato i solchi di un'automobile con catene. Il guidatore ha effettuato parecchie manovre, forse nella speranza di
confondere le tracce. Non immaginava di facilitarci il compito. In effetti, i
signori disse indicando i gendarmi ci hanno fatto notare, sono abituati,
che si poteva benissimo determinare la circonferenza delle ruote misurando la distanza che separa due impronte della chiavetta delle catene. Mi segue?
Perfettamente disse Laviolette, che cominciava a intravedere qualcosa.
Dunque, abbiamo misurato la distanza da un'impronta di chiavetta
all'altra e abbiamo trovato la circonferenza della ruota. Quindi abbiamo

misurato il passo fra i due pneumatici anteriori, poi fra i due posteriori e
infine, stato un po' pi difficile ma l'impronta delle chiavette ci ha aiutati,
la distanza fra l'asse della ruota anteriore e quello della ruota posteriore.
Il maresciallo ordinario, un giovane di neppure trent'anni che fremeva
d'entusiasmo, tronc la parola all'ispettore Guyot.
Siamo anche riusciti a misurare la profondit delle tracce lasciate rispettivamente dal treno anteriore e da quello posteriore. Ed ecco la nostra
intima convinzione: non pu trattarsi che di una 4 CV.
Sarebbe come dire riprese il flemmatico ispettore che l'accesso a Banon e allo scenario del delitto essendo impedito dalla neve, le tracce della
4 CV rilevate sotto i cedri sono inevitabilmente quelle di un'automobile in
sosta a Banon, o frazione o fattoria circostanti, la notte scorsa, fra il ventuno e il ventidue dicembre. Pu essere partita dopo lo sgombero delle strade, ma quella ci sostava prima.
I testimoni Bec e Biscarle hanno esitato nelle descrizioni disse Viaud.
Si ricorda? La notte in cui l'hippy stato messo nel congelatore, hanno
avuto l'impressione di veder girare sulla piazza sia una Volkswagen, sia
una 4 CV...
Non tutto riprese Guyot. A quelle vecchie auto capita sempre di
trovare un meccanico che forza il tappo della scatola del cambio invece di
avvitarlo a mano. Risultato: una leggera perdita d'olio. Quella non ha fatto
eccezione. Sotto i cedri dove ha sostato, c'era una piccola, oh! piccolissima
macchia d'olio per terra. Abbiamo prelevato il campione per le analisi.
L'avete gi dato alla Giudiziaria? chiese Laviolette.
L'hanno portato via stamattina.
Ma osserv un gendarme pensavo che tutti gli oli fossero uguali.
L'ispettore Guyot fece un mezzo sorriso.
Tutti gli oli nuovi... replic. Ma i nostri laboratori potranno confrontare il grado di usura dell'olio campione con quelli che preleveremo eventualmente su un certo numero di 4 CV, secondo le esigenze dell'inchiesta.
Il maresciallo capo Viaud emise un enorme sospiro.
Bene, la via bell'e tracciata: censire tutte le 4 CV di Banon e campagna. Richiedere al giudice un mandato per poter perquisire ogni macchina.
Controllare gli orari di ogni proprietario...
Fare dei prelievi da tutti i motori. Ma crede che ce ne siano tante di
quelle vecchie macchine a Banon?
Ne circolano ancora tante disse Viaud. Un po' per risparmiare, un po'
per dimostrare che si autisti provetti e in grado di guidare vent'anni lo

stesso veicolo; un po' anche per paura del fisco; di solito, per lasciare la
macchina in ordine alla moglie.
Una dozzina, forse calcol il maresciallo ordinario.
Cerchiamo di non sperarci troppo disse Laviolette. Il proprietario
pu avere prestato l'automobile. Possono avergliela rubata la notte e riportata la mattina. Quanto alla perizia sull'olio... Mi immagino pi o meno cosa potrebbe ricavarne un avvocato in assise...
Perch non si siede, commissario? fece il maresciallo ordinario.
Mi scusi rispose Laviolette. Se mi siedo, mi addormento...
Due gendarmi erano gi in marcia verso il Registro Pubblico per individuare nello schedario centrale, dai libretti di circolazione di Banon, tutti i
tipi di Citroen 4 CV.
No disse Laviolette credetemi, signori, la verit sta qui dentro.
Agit davanti a s il libro marrone che non aveva perso l'odore di fuliggine.
Comunque, mi ci dedicher subito...
La faccio riaccompagnare sugger Viaud.
Sta scherzando? Ci sono cinquecento metri... Se n'and. I gendarmi e
gli ispettori restarono in silenzio. Quando furono sicuri che Laviolette era
lontano, tutti quegli uomini, di cui nessuno raggiungeva i trentacinque anni, emisero un sospiro.
Quanto ha dormito, secondo voi, negli ultimi tre giorni? consider
Viaud.
Non so: cinque ore, sei...
Pi due mezz'ore nel furgone. Scommettiamo che...
Inutile fece Guyot. Sapete qual il suo motto? "Sempre sulla breccia
e immantinente sono i capisaldi della polizia." Quando ha un caso per le
mani, bisogna estirparglielo pezzo per pezzo, come una zecca dalla pelle di
un cane. E per di pi, il tizio che hanno ucciso un suo amico.
Eppure mi piacerebbe strappargli il caso dalie grinfie afferm Viaud.
Si diresse verso la sala radio. Quello che non diceva neppure lui era che,
da tre giorni, contava soltanto un'ora di sonno in pi di Laviolette.
Una pattuglia avrebbe potuto arrestare Laviolette, se l'avesse giudicato
dall'aspetto. Strascicava i piedi, beccheggiava un po' da un albero all'altro,
senza per toccarli. Parecchie di quelle ipotetiche 4 CV caracollarono sulla
piazza, lo sfiorarono, orientandosi per trovare la strada di casa; tutte accompagnate da un funebre rumore di catene: "Tacatac... Tacatac...".

Rosemonde aspettava col mento sul pugno.


Toh! Guardalo, se non bello!
Sono partiti tutti? domand Laviolette.
Chi, tutti?
I giocatori di bocce.
Certo, sono le undici. Guardi, la neve ricomincia a cadere.
Come me ironizz. Peccato, m'avrebbe fatto piacere parlare con quei
signori.
Rosemonde croll le spalle.
Gli avrebbe fatto piacere! Se non l'aiuto, non arriva neanche in cima alle scale.
Rosemonde del mio cuore! Non scherzo chiamandola cos. Non ho mai
provato tanto piacere a rientrare in una casa; perch c' lei...
Non vorr dire...
Lui scosse la testa.
disinteressato disse. perch, lei mi capisce... Mi hanno ucciso un
amico. Lo sa che mi hanno ucciso un amico?
So che hanno ucciso ancora qualcuno.
Be', lei deve aiutarmi. Ho ancora un lavoro da fare, stasera.
Si sieda. Le preparo un caff bello forte.
Lo berr volentieri. Senza sedermi. Se mi siedo mi addormento.
And ad appoggiarsi alla mensola del caminetto, si avvicin alla luce,
apr il libro, si mise a sfogliarlo. Si reggeva appena in piedi. Rosemonde lo
sorvegliava attentamente, pronta ad afferrarlo per il bavero se accennava a
cadere. Il libro trasudava sempre pi odore di fuliggine, quella fuliggine
dei caminetti dove bruciarono ciarpame e cose immonde, il cui ricordo
murato sotto le cripte di famiglia. Laviolette, senza vergogna, girava le pagine umettandosi il pollice. Avvertiva un gusto di vipera in stufato, arricchito da quel fondo di cedrina sotto cui la mascheravano le streghe di una
volta. Rosemonde era leggermente indietreggiata.
Di colpo, lo sent emettere un enorme sospiro. Il commissario si raddrizz un poco. La fatica si disegn sui suoi tratti, ma lo sguardo rifletteva
un'orribile sorpresa. E quell'espressione si cancell soltanto dopo aver richiuso il libro.
Rosemonde, ho capito... disse semplicemente.
Si avvicin al telefono. Cav un'agendina di tasca, cerc un numero. Lo
compose sul disco.
Pronto? Combassive! S, sono io e a quest'ora! E ti chiamo a casa, s:

sei davanti al televisore? No, scusami, scherzavo. Ecco: ho bisogno di un


mandato. Io non posso procurarmeli qui, ma tu puoi. Il giudice? Lo svegli... A Digne si riaddormenter in fretta. Che me lo porti la pattuglia. S,
non appena possibile. Mi serve per perquisire le macchine... Quante?
Mise la mano sul ricevitore.
Rosemonde, quanti proprietari di tartufaie ci sono a Banon?
Rosemonde fece cenno di non saperlo.
Trenta? Quaranta? calcol la donna.
Cinquanta! dichiar Laviolette all'apparecchio. Ma no! Muoio di
sonno. Ho la tendenza a scherzare. Vuoi farmi un piacere, anche se non
rientra nei tuoi compiti? Ho paura di crollare prima di arrivarci. S? Grazie.
Allora telefona alla Giudiziaria. Di' che li voglio qui, domattina presto. Alle cinque o alle sei, se possibile. Ma so benissimo, vecchio mio, che l'antivigilia di Natale e che c' gente in licenza. Infatti dovevo fare il cenone
con quell'amico che hanno assassinato. S. D'accordo... E grazie per avere
accettato quest'incarico di fiducia. Abbass il telefono e mise il libro in tasca.
Vuole che l'aiuti a salire le scale?
Attenta, Rosemonde! Potrei dire di s...
Potrebbe... E perch no? Lo contemplava con un sorriso sottile.
Lei cosa risponderebbe?
Ah disse chi lo sa? Risponder poi...
20
Laviolette si svegli alle otto, in camera sua, la testa sgombra. L'ambiente sapeva di tartufo, le lenzuola olezzavano di lavanda e lui respirava il
profumo di Rosemonde. Nevicava. Si allung a prendere il libro sul tavolino. Rilesse il passaggio. Era completamente sbalordito. Non credeva ai
propri occhi.
Occorrono due elementi disse ad alta voce. Prima di tutto che sia
matto e poi che abbia bisogno di soldi... Un proprietario di una 4 CV che
ha delle tartufaie e grosse esigenze di soldi... Riconosci che ci restringe
abbastanza il problema...
Cosa vuole che riconosca? fece Rosemonde, fresca come una rosa, entrando con la colazione. Ho bussato, ma non mi ha sentita.
Dalle otto del mattino fino alle otto di sera gli dava del lei.
L'aspettano gi disse.

Chi?
Un mondo di gente: un furgone di poliziotti venuto da Digne che sto riscaldando a forza di caff; il maresciallo Viaud e i due ispettori. Ci sono
pure i giornalisti. Ne fanno di domande!
Rispondi disse Laviolette. Soprattutto che non s'inventino nulla. E fa'
salire il maresciallo, gli ispettori e la pattuglia.
Ah, dimenticavo. Sono appena arrivati, ci sono anche i tre agenti della
Giudiziaria.
Vedi, Rosemonde? Gli affari riprenderanno.
Faccio salire tutti?
Non i giornalisti. Quelli, distraili un po'.
Il branco, nelle scale, faceva tremare i gradini. La camera, per quanto
grande, fu presto piena.
Un consiglio di guerra esclam Laviolette soddisfatto. Fa un po' Luigi XIV sul letto di morte, ma non temete, serve per guadagnare tempo.
Firm il riscontro del mandato di perquisizione. Rosemonde portava delle sedie per tutta quella gente. Erano ancora di quelle belle sedie di paglia
verde e gialla che un tempo, in Provenza, non uscivano mai dalle camere
da letto. Ci si sedeva sopra, in fila, lungo le pareti, soltanto per vegliare i
morti. Duravano cento anni.
I ragazzi della Giudiziaria, come sempre, scalpitavano d'impazienza.
Non vedevano l'ora di trovare il bandolo della matassa che avrebbe condotto il colpevole in corte d'assise.
Quei tre erano talmente consci delle loro facolt incontestabili che Laviolette, a volte, gli augurava di fallire.
Signori disse credo che stiamo cominciando a circoscrivere il problema, anche se non significa averlo risolto... Non ci saranno voluti soltanto sette cadaveri per arrivarci. Dite pure che non c' da esultare...
Segu il loro sguardo inchiodato sul libro sudicio, solitario sul marmo
venato del comodino.
No disse. Non illudetevi che seduta stante vi riveli quello ho trovato
qui dentro. Non mi va che mi prendiate per il sedere apertamente.
L'assassino obiett pacato l'ispettore Guyot deve sapere che lei possiede il libro. Pu tentare di ucciderla per appropriarsene. Il rischio...
Pregher per me tronc Laviolette. Ma bando agli scherzi. Immagino
che, come me, non abbiate dormito molto. Allora? Chi comincia?
Si guardarono tutti.
Abbiamo il risultato delle autopsie delle prime sei vittime esord Gu-

yot, Vuole che gliele legga?


Vada al sodo. Riassuma il contenuto, all'incirca. Per una volta, credo
che non siano determinanti, sebbene molto significative.
Le cinque vittime riprese Guyot sono state sgozzate con un arnese
tagliente che non n un rasoio n un coltello n uno strumento chirurgico
qualsiasi. Il dottor Rabinovitch propende, nelle sue conclusioni, cito, "per
un grosso trincetto con cui i calzolai tagliano le suole di para. Qualcosa di
solido e di vero acciaio. Probabilmente antico. La lama, dalla punta leggermente ricurva a falce e affilata su entrambe le facce." Le vittime prosegu sono state appese per le caviglie e totalmente svuotate del sangue.
Poco prima del decesso, avevano fumato dell'hashish, fatto un buon pasto
e bevuto della grappa.
Lei dice: cinque?
Esattamente. La sesta vittima stata uccisa in modo diverso. A colpi di
oggetto contundente. Una chiave inglese, molto probabilmente, abbastanza
lunga. E non aveva fumato hashish n bevuto una sola goccia di alcool.
Chi? domand Laviolette.
Il sunnominato Jrmie Piochet.
Laviolette rivide il viso puro di Claire e i suoi occhi, e la sua severa persona in quel mantello scozzese che il sostituto procuratore le invidiava e
che sottolineava il suo corpo da Venere callipigia. Faceva la posta all'assassino. Aveva promesso di ucciderlo...
Laviolette si sentiva a disagio.
Vorrei... cominci.
Ma si ricredette.
Continui, la prego.
Pi o meno tutto. A causa dell'avanzata decomposizione dei cadaveri,
non potevamo chiedere... La data del decesso di ognuno corrisponde,
all'incirca, dice il dottor Rabinovitch, all'epoca della loro scomparsa. Avevano camminato parecchio nella loro vita. A piedi nudi. Il corno cutaneo
dei talloni presentava uno spessore anomalo. Nonostante l'hashish, erano
in ottime condizioni fisiche.
Gli rimanevano residui di sangue sufficienti per poterli analizzare?
Guyot s'immerse nella pratica e cerc alla fine del rapporto.
S, per tre di loro, i pi recenti. E in particolare per il corpo nel congelatore. Gli altri... nello stato in cui erano...
Il maresciallo capo cav un libretto di tasca.
Noi attualmente disse abbiamo identificato nove proprietari di una 4

CV a Banon o nelle fattorie e frazioni circostanti. Due sono gi fuori causa. Il primo vegliava uno zio morto a Varages, nel Var, in compagnia di
sette persone. Il secondo, la sua auto sulle zeppe da quattro giorni nel garage di Martel, in attesa di un ricambio originale. il parroco...
D'accordo. E gli altri sette?
Gli altri sette, eccoli.
Viaud si alz per porgergli una lista.
Per quei sette disse date le circostanze, ho preferito sospendere le investigazioni prima di averla consultata.
Laviolette, che spulciava la lista, gli lanci uno sguardo pesante.
Credo disse che lei abbia fatto bene...
Noi fece Guyot io e Leprince, siamo andati a interrogare gli hippy di
Montsalier.
Come, interrogare? Allora hanno risposto?
Guyot e Leprince assunsero un'aria colpevole.
C'erano tre ragazze e un solo ragazzo disse Guyot. Ci eravamo vestiti
male e avevamo portato del vino... Ci siamo un po' sacrificati...
Poveri bambini! Dovete essere sfiniti.
Be', a conti fatti, non tanto. Quelle olandesi e quelle tedesche, per quanto hippy, conservano un certo senso pratico. Avevano degli ottimi piumini.
Laviolette alz gli occhi al cielo. Dov'erano finiti i giorni quando i testimoni venivano persuasi a forza di minacce, o addirittura a pedate in culo? Quando gli si mostrava, a seconda delle loro esitazioni, il paradiso spalancato o l'abisso dell'inferno? Oggi, ci si fa l'amore. Che tempi!
Spero almeno che non vi siate sacrificati invano?
Per niente. Verso la mattina, gli abbiamo offerto una sigaretta di hashish, perch erano in astinenza da tre giorni.
Attenti a quello che dite esclam il commissario.
Guyot croll le spalle. Indubbiamente, quei poliziotti di sottoprefettura,
bisognava rieducarli. Lanci sul letto un pacchetto iniziato di sigarette
piatte che Laviolette fiut con molta ripugnanza. Gli venne voglia di arrotolarsene una.
Un surrogato disse Leprince. Una trovata del tecnico del laboratorio,
un giorno che era sfaccendato: sono fatte con della clematide secca e
dell'artemisia. Sono schifose.
Ma adesso viene il bello riprese Guyot. Nel giro di dieci minuti, si
trovavano nel paradiso dell'hashish che ci descrivevano con dovizia di par-

ticolari.
"Erano in pieno nirvana. Ci hanno raccontato che esiste un sentiero
hippy che cinge il mondo. Un sentiero non tracciato. Conosciuto soltanto
dagli iniziati che possiedono l'itinerario. E costellato da vivai di hashish. E
Banon uno di questi."
Chi l'iniziato? domand Laviolette.
Non lo sapevano, quelle disse Guyot. Parola d'onore. L'ignoravano.
Eppure ci abbiamo rimesso il pacchetto. Vero, Leprince?
Gi annu Leprince, ondeggiando la testa a quel ricordo.
Maresciallo disse Laviolette crede possibile che venga coltivata la
canapa indiana sul territorio di Banon senza che lei lo sappia?
Viaud fece un cenno di diniego.
Il colore della canapa cos caratteristico nei nostri paesi che un semplice ciuffo si noterebbe come una muleta in un prato verde.
Mi scusi, maresciallo intervenne Guyot ma ci sono stati due casi di
stupefacenti negli annali: uno nel Var, l'altro nell'Aude. una questione di
spazi. Cento o duecento cespi, non raggruppati, ma sapientemente sparsi
dappertutto... In mezzo a cento ettari... Per esempio: nella lavanda, nelle
patate... o intorno a quei capanni assediati dai rovi che ci capita spesso di
vedere... Arrivano all'altezza dei cardi... della cicuta maggiore...
Ma bisogna innaffiarli obiett Viaud.
Certamente. Ma un uomo su un trattore mentre rimorchia una di quelle
solforatrici per parassiti che contenesse soltanto acqua, crede che lo si noterebbe nei suoi spostamenti da un campo all'altro?
Leprince rinforz: Le due ragazze sembravano sicure del fatto loro. Ci
hanno ripetuto un sacco di volte: "Soltanto dagli iniziati. Noi, non lo sappiamo. Siamo pivelle".
Laviolette medit qualche minuto in silenzio, arrotolandosi la prima della giornata.
Be' disse alla fine ecco chi cerchiamo: un uomo con una propriet attraversata dall'invisibile sentiero hippy, un uomo con delle terre abbastanza
vaste per nascondere, all'occorrenza, qualche centinaia di cespi di canapa...
Con i pochi disse Viaud che restano oggi a coltivare la terra, hanno
tutti pi di trecento ettari...
L'individuo in questione riprese Laviolette pazzo, intelligente e
calcolatore insieme. Un po', insomma, come tutti noi. La cosa non serve a
fornirci il suo identikit... Per sappiamo che guida una di quelle 4 CV che

figurano sulla lista. Coltiva tartufaie e ha grosse necessit finanziarie...


Perch poi grosse? domand Viaud.
Gi! Se lo sapessi, conoscerei il colpevole. Deve essere qualcuno un
po' strozzato dal Crdit agricole...
Lo sono tutti sospir Viaud. L'esame dei conti non risulterebbe probante... Ma... Come sa che coltiva una tartufaia?
Il commissario eluse la domanda.
Insomma fece seppure con qualche sotterfugio, chi stiamo cercando
commette il delitto pi comune del mondo: uccide con l'intento di procurarsi un surplus nelle entrate.
Ma questo sotterfugio, lo conosce soltanto lei?
Il motivo gliel'ho gi spiegato disse Laviolette. E adesso, se permettete, vado a fare la doccia, la barba e a cambiarmi...
E noi? dissero insieme gli agenti della Giudiziaria.
Ah, voi! vero. Ho la tendenza a dimenticarvi...
Non c'era proprio nulla da fare. L'avrebbero riportata ancora loro la palma... La polizia scientifica. Aspett che Viaud, Guyot e Leprince fossero
usciti per comunicare le istruzioni ai tre moschettieri...
Rivide Digne con emozione. Indubbiamente era l'unica citt che amava.
Forse perch si sviluppava con molta lentezza. La citt pi "Montaigne"
del mondo. Si compiacque di avere qui la casa, il giardino e la tomba. Buss, col cuore in gola, alla porta del giudice istruttore.
Lo studio era sempre lo stesso, ma il giudice Chabrand s'era perso nelle
vastit del mondo, alla ricerca di un po' di assoluto. Al posto di quel poeta
mal ricompensato sedeva con molta tranquillit un uomo normale, gaudente e cordiale. Fece accomodare Laviolette, incroci le mani e l'ascolt sino
alla fine.
Ma mi sta raccontando una storia incredibile esclam sbalordito.
sicuro delle sue deduzioni?
Attualmente rispose Laviolette tre agenti della Giudiziaria procedono
ai sondaggi necessari. E vede fin dove spingo le precauzioni e il dubbio, a
che punto arrivi la mia fiducia: non li ho informati su quello che cercavo.
Ho semplicemente precisato che l'analisi doveva includere tutte le reazioni
chimico-fisiche.
Il magistrato oscill la testa.
La sua professione e la mia sono sempre pi difficili disse.
Siamo noi ribatt il commissario che diventiamo sempre pi diffici-

li.
Allora chiese il giudice le spicco un mandato?
Laviolette riflett a lungo prima di rispondere. Si alz. And sino alla finestra da dove, cos sovente, aveva contemplato i tetti di Digne, in compagnia del giudice Chabrand. Infine ritorn verso l'interlocutore.
Due fin col dire.
21
Non si erano predisposti per la solita partita di bocce. Non ne avevano
voglia. Attorniavano la stufa di Rosemonde in un capannello infreddolito e
inquieto, poich il tempo ondeggiava tra il flagello della neve e quello della pioggia, a tratti acquoso, a tratti glaciale. I piedi, nelle scarpe, non erano
stati pi caldi dopo il risveglio di quella mattina, quando tre ragazzi in
giubbotto nero avevano consegnato a ognuno un bel mandato che autorizzava la Squadra Giudiziaria a indagare nelle loro tartufaie.
Per me fece Polycarpe Bleu sicuramente stanno cercando una bomba
russa.
S, forse esclam Sidoine Pipeau.
Non c' nessun forse. Lei crede a tutto quello che le fanno vedere. A
me, mi fanno proprio ridere con i loro lanciamissili. Gli altri... Gli altri!
Sono gi l. tutto pieno l intorno e lass in cima. Strapieno.
Bleu, col suo tic impressionante, non parlava molto spesso ma quando
apriva la bocca diventava subito Cassandra sugli spalti di Ilio.
I russi disse ne fabbricano di perforanti.
S, perforanti si permise di dubitare Pascalon Bayle.
Esattamente. Perforanti. E grossi come un uovo d'oca. E di tutte le forme. Forse ce n' uno nel pallone con cui giocano i bambini. Forse ce n'
uno magari in quel ceppo di faggio che hai lasciato a Deffens, ti ricordi,
Sidoine? Tre anni fa. Quello che non sei riuscito a spaccare. Quello che
forse pesava seicento chili. Ti ricordi? Forse per questo. Chi penserebbe
mai a un ceppo di faggio?
Tu? disse Rosemonde che ascoltava, la testa sul pugno, il seno posato
sul banco.
Perch io sono un veggente. Vedo lontano.
Come no disse Rosemonde. Non fidarti: possono essercene nello
zucchero del tuo caff.
Non dirlo neppure per scherzo.

Per impedire a un asino di ragliare, ci vuole un bel fascio di fieno sospir Rosemonde.
Fascio di fieno. Proprio cos. Ma se lo cercherai non lo troverai. fieno. Non altro che fieno. E puoi sparpagliarlo. Non c' niente. Quel fieno
puoi persino darlo da mangiare al gregge, perci vedi?
Subivano il suo fascino. Dimenticavano quasi il motivo che li faceva rinunciare alla loro sacrosanta partita a bocce. Diede libero sfogo, per due
volte, al proprio tic, sconcertando tutti. Aveva brandito davanti a s due
pugni stretti l'uno contro l'altro.
E gli americani, allora? Ne fabbricano di piccoli cos. E girano. L fuori, in cielo, da cinque anni forse. Facendo il pelo proprio a Lure.
Il suo indice teso imitava il moto rotatorio di un satellite intorno alla
Terra. Di colpo l'immobilizz e anche la sua parola rimase sospesa. Aveva
appena scorto Laviolette, il quale, entrato in punta di piedi, appendeva il
soprabito all'attaccapanni e faceva gesti incoraggianti.
Continui, continui. Soprattutto non disturbatevi per me.
Si sedeva in mezzo a loro che si spostavano precipitosamente e gli riservavano ampio spazio.
Grazie, grazie! Non allontanatevi troppo. Restate al caldo. Oh, non ho
bisogno di tanto spazio!
Cominci ad arrotolarsi una sigaretta pacatamente.
E allora? Niente bocce, stasera?
Irradiava talmente calma che persino Rosemonde si sentiva a disagio.
Quanto ai sette commensali della partita a carte, stavano dimenando le
chiappe sulle sedie di paglia. Nessuno preferiva essere il primo a rispondere. Uno si puliva il cannello della pipa con lo scovolo; l'altro si scaldava le
mani alle fiamme della nafta. Omer Bleu agguantava Le Provenal e l'apriva alla pagina della cronaca locale. Virgile Bayle da un fiammifero ricavava uno stuzzicadenti, senza rinunciare al suo sorriso di superiorit, da
uomo pieno di donne. Pascalon Bayle centellinava il caff nel bicchiere facendo molto rumore con la bocca.
Avevano tutti quello sguardo limpido, candido e diritto che un tempo gli
avevano ordinato di opporre durante un eventuale interrogatorio.
"Guardateli" pens Laviolette. "La luce del giorno non pi pura del
fondo del loro cuore."
Osservava attentamente tutti quei visi impassibili.
Tutto sommato disse avete fatto bene a non cominciare la partita. Ho
una storiella da raccontarvi e credo che interesser a tutti. Rosemonde, mi

d una grappa speciale? Muoio di sete.


Si stravacc per accendere la sua "roba sopraffina".
Metta un po' il catenaccio, Rosemonde. Nel caso che qualche giornalista...
Ho mal di testa annunci Rosemonde salgo in camera. Mi chiamer
quando avr finito, per venire a chiudere.
Eccoci qua. Adesso siamo a nostro agio: fra gente di compagnia. Badate, avrei potuto farvi convocare in gendarmeria, ma sarebbe stato di cattivo
gusto. Preferisco che ci spieghiamo fra noi: amichevolmente. Ebbene, vi
dir subito la verit, vi metter pi a vostro agio. Vi rammentate quei sei
hippy che hanno trovato? Cinque nella cappella protestante e uno nel congelatore dell'Htel des Fraches? Vi ricordate? E vi ricordate anche del
marchese di Brdes che stato ucciso, due notti fa? Benissimo. Tutti questi delitti sono opera di una sola persona. Una persona che respira fra noi,
qui, stasera...
Ehil disse Omer Bleu.
Fu l'unico a sbottare. Bisogna riconoscere che si comportavano da veri
basso-alpini. Avevano incassato quella rivelazione con facce di pietra, senza un raschio di gola, n di scarpe sul pavimento. Poteva sembrare una
classe studiosa intenta ad ascoltare l'enunciato di un problema. Unica cosa,
l'"Ehil" di Omer Bleu significava proprio: "Impicciati dei fatti tuoi".
E allora prosegu Laviolette non mi resta pi che indovinare quale.
Oh, non abbiate paura, questione di tempo e di pazienza... A questo punto, vi devo delle scuse: avrei dovuto portare io stesso i mandati di perquisizione. Ma non preoccupatevi, i miei ragazzi sono abituati, non combineranno nessun guaio.
Omer Bleu tentenn la sua lunga testa sotto il berretto di tela cerata.
Nessun guaio! Nessun guaio! delicata una tartufaia... Se ci tagliano le
recinzioni... io, personalmente, esprimo tutte le mie riserve...
Laviolette leggeva chiaramente nei loro occhi ci che pensavano: "Il
primo che si lascia andare a una domanda, fottuto". Avevano le bocche a
forma di portafoglio cucito.
Vedo prosegu il commissario che state morendo dalla voglia di sapere come sia arrivato a questa conclusione. Eh, state morendo? Ditelo.
L'unica risposta alla sua domanda fu quella della stufa a nafta che soffocava e del vento che sciabordava sotto la porta.
Non vi far soffrire. La notte in cui il cadavere dell'hippy stato messo
nel congelatore, Biscarle e Jules Bec, mentre si recavano dai pompieri,

hanno visto svoltare sulla piazza una 4 CV. E la notte dell'omicidio del
marchese des Brdes abbiamo identificato l'automobile dell'assassino che
l'aveva nascosta sotto i cedri. Era pure una 4 CV. Siccome l'assassino ha
firmato i suoi delitti per come li commette, lo stesso individuo, cio quello
della 4 CV, colpevole di sette omicidi. Mi seguite? Ora, seguitemi ancora
bene. Di 4 CV, a Banon, ne abbiamo identificate nove. Una appartiene a
Sraphin Calandre, il fabbro. Nella notte di luned, che quella in cui hanno assassinato Brdes, vegliava uno zio morto a Varages. La seconda
quella del parroco. Dal quindici dicembre si trova sulle zeppe nell'officina
di Martel.
senza motore disse a precipizio Sidoine Pipeau.
Quell'osservazione superflua sollevava un po' l'ambiente. Faceva da valvola di scarico alla tensione che vi regnava.
Giusto. Stanno aspettando il motore. La terza, i gendarmi l'hanno individuata nell'accampamento degli zingari a Plan-de-Trabuc. priva di ruote, di portiere, di batteria e di bobina. Serve da conigliera. La quarta, nella
rimessa di Gabriel Coupier, appartiene a un morto. La vedova la lucida tutti i giorni, versando un sacco di lacrime: "Il povero Gabriel che amava tanto la sua macchina".
Omer Bleu abbozz un gesto di dubbio.
No prosegu Laviolette.
Anche quella sulle zeppe, senza olio n benzina: abbiamo controllato.
Nessuno la usa dalla morte di Gabriel.
Lev la mano a dita divaricate.
Cinque fece. Ne restano cinque. Le cinque che sono su questo elenco. E sottolineo che compilato in ordine alfabetico senza tener conto di
alcuna preferenza. Fatelo circolare, signori. Prendetelo. Non abbiate vergogna.
Ma mostravano una notevole ripugnanza a impossessarsene.
No, no! Ce lo legga disse Alyre Morelon pi comodo.
Laviolette apr la lista ed elenc.
Bayle Pascalon
Bleu Polycarpe
Morelon Alyre
Pipeau Albert
Pipeau Sidoine.

A tale elencazione, Omer Bleu e Virgile Bayle ritrovarono di botto la


voce, belli e contenti di scarrozzare in vecchie Dauphine che toccavano
terra per mancanza di ammortizzatori.
S, e allora? disse Omer.
E allora, una coincidenza esclam Virgile. Non ci sono soltanto 4
CV qui.
Laviolette spieg quindi dell'abbondante nevicata che isolava Banon, la
notte in cui Brdes fu assassinato.
La cosa esclude un intervento esterno a Banon...
In realt, egli non aveva soltanto carte vincenti nel suo gioco. Esisteva
un'altra possibilit: una 4 CV non ancora identificata dai gendarmi che fosse stata imboscata nel garage di una qualsiasi residenza secondaria, chiusa
tutto l'anno, di cui x avrebbe avuto la chiave, utilizzata soltanto in quelle
poche occasioni. D'altro canto, l'olio del motore prelevato al suolo, sotto i
cedri, non aveva potuto essere identificato: "olio di cambio miscelato" dichiarava il rapporto. Restava il fatto che l'utente della 4 CV era inevitabilmente proprietario di tartufaie e aveva assistito alla festa degli ex combattenti in casa di Brdes; altrimenti, questi non sarebbe stato assassinato.
Laviolette scrutava gli interlocutori in piena faccia, uno dopo l'altro. Ma
era difficile apparire pi normali, pi scialbi, pi impassibili di quanto fossero. Chi era l'assassino? Chi racchiudeva la propria follia sotto la maschera di tutti i giorni, come in un cofanetto ben chiuso col lucchetto. Sotto
quale parvenza "rispettabile" viveva? Caricandosi la pipa senza tremare
con le mani? Bevendo con moderazione? Tenendo bene la destra con l'automobile? Scavando tartufi? Discutendo i prezzi? Accudendo alle proprie
api? Mettendo da parte, per venderli l'anno seguente se le quotazioni fossero migliori, i suoi sei o sette barili di essenza di lavanda?
Tutti avrebbero dovuto chiedere: "Ma cosa cerca nelle nostre tartufaie?".
Niente. Neppure una parola.
Stava finendo la sigaretta. Fuori, il vento modulava la sua voce in sordina attraverso le tavole mal combaciate delle soffitte, contro le persiane dai
cremonesi arrugginiti, sui singhiozzi di ferro delle banderuole dissestate.
Chi? riprese Laviolette. Vi confesso che l'ignoro. Dovrei, in linea di
massima, escludere Omer Bleu e Virgile Bayle che hanno la Dauphine...
Ma chi me lo dice che non gli hanno prestato una 4 CV? Oh, lo so, siete
tutti fratelli stizziti. Ma fino a che punto? Di fronte a me, siete tutti solidali. Vi parler francamente: qui c' un assassino e sei uomini che lo sanno.
Lasci loro una prima possibilit interrompendosi per arrotolare un'altra

sigaretta. Non ci fu fremito ne! pubblico.


Ho la sensazione che voi protestiate disse ironicamente. Eppure, vivendo tutti insieme da cos tanto tempo, non potete ignorare chi sia il proprietario di quel trincetto. Non potete ignorare chi sia in ristrettezze economiche al punto da coltivare, a tempo perso, qualche cespo di canapa, per
venderla agli hippy di passaggio. Non potete ignorare soprattutto chi di voi
possieda quel "velo magico" che mi sono visto davanti il giorno della morte di Brdes. Per fortuna, signori, sono basso-alpino e ho avuto una nonna
che era una vera enciclopedia, altrimenti sarei ancora qui ad annaspare per
saperlo. Ma voi sapete tutto. Eh? Lo sapete?
No, non sapevano niente. Il loro sguardo era incollato agli occhi di Laviolette, come se raccontasse una storia straordinariamente interessante
della quale morivano dalla voglia di conoscere la fine. Non si voltavano gli
uni verso gli altri. Si isolavano. Si ignoravano. Sebbene fossero tutti radunati intorno alla stufa, sembrava che all'improvviso li separasse una enorme distanza.
Ma c' una cosa che ignorate, che sei su sette di voi ignorano: perch
lui uccide. Voi ignorate che pazzo. Abbiamo a che fare con un pazzo. La
cosa riesce a entrare nel vostro cervello ottuso?
Un notevole sangue freddo dominava gli interlocutori del commissario.
Li scrutava con insistenza e non distingueva che tratti immobili, rughe austere, sguardi sperduti. Non si fingeva neppure pi di fumare. Ci si sforzava e si riusciva a non sembrare pazzi.
Domani disse Laviolette rester tutto il giorno in gendarmeria, accanto al telefono... Se per caso... qualcuno di voi, preso da rimorsi, provasse degli scrupoli tardivi... Ecco, per stasera vi ho detto tutto. Ma aggiunse
con vivacit che la cosa non ci impedisca di fare la nostra partita a bocce.
Con un ampio gesto indicava i tavoli e i giochi. Incontr facce disgustate. Si mossero tutti insieme, si calcarono il berretto, si alzarono a prendere
le canadesi dall'attaccapanni.
Si scusavano... Veramente, no... Non ne avevano voglia, e poi si faceva
tardi, e poi domani era la vigilia di Natale. Col cenone, la notte sarebbe
stata lunga...
Stavano gi varcando la soglia. Il vento gonfiava i ginepri sulle aie. Aghi
sottili strappati ai rami sbucavano dalla porticina sbilenca, andavano a morire sulle giacche degli uomini.
Aspettate ingiunse Laviolette, come se all'improvviso rammentasse un

particolare dimenticato. Mi preoccupa un po' il fatto di non potervi assegnare una certa protezione... Purtroppo, non ho abbastanza uomini e voi
siete troppo numerosi. Quindi... cercate di stare all'erta. Perch l'assassino,
di cui ignorate tutto, pu immaginarsi... a torto, sicuramente. Ma come si
fa a sapere con i pazzi? Sono imprevedibili... Secondo me, ha gi individuato quello o quelli di voi che cederanno e domani verranno a trovarmi...
Che dico, domani! Perch non subito? C' il telefono da Rosemonde. Mi si
pu chiamare in qualsiasi momento. Di nascosto. In forma anonima. Be',
se l'assassino avesse quest'idea? Non vi vedo pronti al congedo. Volete che
vi racconti com' morto il mio amico, il marchese des Brdes?
Insaccandosi nel collo, fecero segno di no, che non volevano. Non importava, glielo raccont ugualmente. Il buio. La mancanza di corrente. Il
fruscio dei cedri. Il glugl della carotide che sfoga. Come l'aveva tamponata col pollice. L'ombra sotto il terribile velo nero che aveva esitato nel vano della porta, mentre si chiedeva se non avrebbe ucciso anche lui... Il
tempo interminabile che gli era occorso, con l'amico sul braccio, per raggiungere il telefono. La sua mano, inguantata di sangue fino al polso, come
da un merletto rosso. Si stupiva lui stesso di quell'improvviso attacco di lirismo.
L'assassino prosegu, mentre uscivano in fila indiana ha gi ucciso
sette persone, sembra, con gusto... Sa che uno di voi, o pi di uno, presenta
per lui un pericolo incombente. Quindi...
Un leggero pigia-pigia turb l'ordine dei sette uomini sulla soglia. Un
flusso e riflusso avanti e indietro, e viceversa. Ognuno teneva le mani
sprofondate nelle tasche, il berretto ben calcato. Uscirono tutti da l, diritti
impalati. Laviolette si era infilato il cappotto, messo la sciarpa. Li accompagnava, suadente, insistente, nella speranza assurda che uno di loro, alla
fine, lo afferrasse per il bavero o gli mollasse un pugno sul muso per interrompere la sua litania.
Ma no! Non la smettevano pi di soppesare il pro e il contro. Eppure,
quella notte, dominava l'emergenza. Quell'assassino... di cui erano soltanto
sicuri di non esserlo loro... Quella stradina dove abitavano, tortuosa, dove
mancava sempre una lampada... Quella fattoria, a Pampaligouste... Quella
graziosa villa, ma alla fine di un viale oscuro di pini silvestri dalle ombre
molto insidiose... Non mancavano i motivi per meditarci a fondo.
Sulla piazzetta con la fontana dormivano le due Dauphine senza ammortizzatori e le cinque 4 CV grigie e blu stinto a forza di essere passate sotto
il torchio delle stagioni. E in mezzo a quelle, una soprattutto dal paraurti

rabberciato col fil di ferro... Il faro sinistro penzolante fuori del suo sito
come un occhio enucleato...
Formarono un cerchio davanti alle auto, segnando il passo, congelati,
smarriti.
C' solo una cosa da fare... disse infine Omer Bleu. Riaccompagniamoci.
Come, riaccompagniamoci?
Partiamo tutti insieme spieg Omer Bleu. Prima riaccompagniamo
Pascalon Bayle a Largue, che pi lontano... Aspettiamo, tutti insieme,
che sia entrato, che abbia richiuso la porta... Dopo... non ci riguarda pi.
Ripartiamo, sempre tutti insieme, portiamo Sidoine Pipeau alla Mute; poi
Albert Pipeau alla Confrrie, e cos via... E gli ultimi due, sono mio... fratello e Alyre Morelon che abitano quasi in faccia...
S. Ma gli ultimi due, giustamente... se uno uccide l'altro?
Di' un po', sta' attento a come parli.
No, tanto per dire.
Se uno uccide l'altro spieg Omer Bleu non se la caver, perch si
capir subito che lui.
Bisognava vederli intorno alle loro macchine che di colpo si trasformavano in ghigliottine; bisognava vederli, quegli uomini maturi ed esperti,
battere i piedi, mani in tasca, nel vento della notte.
"Hanno una fifa boia" pensava Laviolette. "Sono gi arrivato a un buon
punto."
Li guardava con interesse valutare le possibilit di sfuggire all'omicida.
Francine bad bene a trattenere il respiro a quell'asserzione. Grazie a
Dio, nel buio pesto della notte d'inverno, dietro le persiane chiuse, nessuno
poteva vederla impallidire.
Ma perch uno di quelli l?
Vallo a capire esclam Alyre. Prima di tutto, pare che la macchina
dell'assassino sia una 4 CV, e che siano sospette soltanto le nostre.
Lo vedi! Te lo dico sempre di sbarazzarti della 4 CV. Di prendere la
mia R 16 e per me di comperarmi una Porsche.
Alyre continu: Deve esserci anche una questione di soldi, perch hanno chiesto delucidazioni al Crdit agricole sui nostri conti.
I nostri conti! Ma non ne hanno il diritto.
Il diritto, mia povera Francine! Con i loro mandati giudiziari, come li
chiamano. Stanno guastando tutte le nostre tartufaie. Non credi?

Non sei mica tu? avanz Francine.


Lei non credeva a una parola, ma doveva fingere di battere i denti, di essere rigida di paura, dalla testa ai piedi. Intuiva che lui alzava le spalle sul
guanciale.
Cosa vuoi che sia io disse l'uomo. Grosse esigenze di soldi... Sai bene che non ne ho... Soltanto che il commissario d l'impressione di pensare
che tutti noi sappiamo qualcosa e che l'assassino lo sappia, e che, un bel
giorno, ne sgozzer ancora uno... o due... Stasera, per la paura, ci siamo
riaccompagnati tutti. strano quel commissario. Cosa pretende che ne
sappiamo? Lo sai tu che hai ereditato dei veli dall'Uillaoude? Eppure sono
quindici giorni che mi pongo la questione. L'assassino, Francine, quello
che mi ha rovinato Roseline. Vedi che facevo bene a chiuderla. E ancora,
lo sai tu che hai grosse esigenze di soldi? Lo sai tu che hai ereditato la
chiave della cappella protestante? Tu hai gi visto, in mezzo a noi, qualcuno abbastanza matto da coltivare quell'erba, quell'erba, tu lo sai... eh!
Canapa indiana... ansim Francine.
Si accasci su un fianco e riusc a dissimulare il terrore sotto un enorme
sospiro di stanchezza.
Taci e dormi aggiunse fingendo di sbadigliare. Ne parleremo domani...
Si raggomitol su di s con un lungo brivido d'angoscia. Risentiva ancora quella voce, l'ultima volta che aveva accordato i suoi favori riluttanti:
"Francine, sei la mia rovina! Ma amo solo te!".
Erano trascorsi quasi sei mesi. Quando, per caso, lo incontrava, lui le
sussurrava: "Sto risparmiando, Francine. Sto risparmiando. La prossima
volta, ti dar un fermaglio di brillanti. Accetteresti per un fermaglio di brillanti? Di', accetteresti?". "Vedremo" diceva lei. E tirava diritto.
Nei letto coniugale, con infinite precauzioni, lei si tolse l'anello che amava tanto persino l, ma che le scottava al dito, ormai.
Lo un, sul comodino, alla collana di perle e all'orologio con bracciale
incastonato di diamantini.
Lasci riposare la mano qualche secondo su quel mucchietto di gioielli.
Tanto per l'anello, tanto per la collana, tanto per l'orologio... Una corv
d'amore ogni volta... Ma che piacere si pu provare con una donna che non
ne prova affatto? "Gli uomini credono sempre..."
La chiave della cappella protestante. Certo che la conosceva. Un giorno,
davanti a lei, ne aveva staccata una, che pendeva, enorme, dal chiodo del
calendario delle Poste. Le aveva detto ridendo: "Vedi, Francine, questa la

chiave di Barbabl". A poco a poco doveva essersene convinto. Essersi


chiesto a lungo a cosa gli sarebbe potuta servire. Doveva aver trovato finalmente...
La donna rifletteva a gran velocit: "Confesser. Risaliranno fino a me.
Scopriranno il gioielliere di Marsiglia dove ha comprato i miei gioielli...
Verr screditata. E allora, Paul... Santo cielo, Paul!".
Paul, suo figlio, il suo orgoglio... Quella carriera che sognava per lui,
quel bel matrimonio, quella posizione elevata... Tutto ci stroncato di netto
da una madre che avrebbero citato in corte d'assise, come testimone principale... Forse come complice. Ritir precipitosamente la mano dai gioielli.
Bisognava restituirglieli, restituirglieli. Non gettarli via... Che li ritrovino da lui, al momento della perquisizione. Se li trovavano da lui, avrebbe
potuto accusare Francine finch voleva, nessuno gli avrebbe creduto. Ma,
d'altronde, dei gioielli cos splendidi! Ma Paul!
Il cuore di Francine sussultava fra l'amore per i gioielli e l'amore per il
figlio. Trascorse, ad ascoltare il vento, una notte tremenda. Ma, al mattino,
aveva preso una decisione.
22
La mattina del 24 dicembre, gli agenti della Squadra Giudiziaria, armamentario a tracolla, ripresero sotto le querce da tartufo le ricerche sospese
per la notte.
Tutta Banon si dette il cambio, bighellonando intorno ai campi ai quali i
gendarmi proibivano l'accesso.
"Le nostre tartufaie" gemevano i banonesi esacerbati "non sono mai state
cos ben protette dalle razzie. Ma cosa cercano?"
"Altri morti" dicevano.
Allettata dal carnaio della cappella protestante, la fantasia popolare sperava ancora di pi. I giornalisti passavano il tempo a interrogare gente che
non sapeva nulla, ma che aveva tantissimo da riferire.
Laviolette, come aveva annunciato alla compagnia, non abbandon il telefono, alla gendarmeria. Tutta la notte, le forze di polizia avevano sorvegliato da lontano e discretamente le case dei cinque sospetti. Il loro rapporto si riduceva a due lettere: NN.
Alle undici, uno specialista venuto da Marsiglia a prelevare i reperti port qualche ulteriore precisazione. Prima di tutto, Laviolette aveva avuto
ragione. Le tracce dei piedi scalzi rilevate nell'area della cappella prote-

stante non dicevano nulla; i calzini, dei quali si erano potuti ricostruire il
disegno, la materia e la forma, erano i pi comuni del mondo, si vendevano sui mercati. Cento banonesi, come minimo, se li infilavano ogni mattina. Una cosa, per: avevano tagliato una testa di cardo argentato che presentava sugli aculei uno o due filamenti infinitesimali, pi o meno spessi
come ragnatela. Sottoposti ai raggi del microscopio, i resti erano stati identificati come frammenti di tessuto. Ma nelle infinite campionature che avevano consultato, non se n'era trovato nessuno che fosse simile. Tutto quello che si poteva supporre era che si trattasse di vera pura lana, cio senza
trama di cotone n di qualsiasi poliammide. In ogni caso, si trattava di un
tessuto o rarissimo o vecchissimo.
Ah, un'altra cosa tossicchi lo specialista. Il dottor Rabinovitch esprime qualche dubbio. Le mander i risultati ufficiali, certo, per l'esame
del corpo del marchese des Brdes e della sua ferita lo porta, fin da adesso,
a credere che l'arma del delitto, e forse degli altri delitti, pu non essere un
trincetto da calzolaio. Si tratterebbe piuttosto di un coltello speciale per
sgozzare i maiali...
Ah, bene sospir Laviolette. In effetti mi sembrava che quel dottor
Rabinovitch fosse troppo ottimista...
A mezzogiorno gli portarono una porzione di stracotto che riscald sulla
stufa a nafta e una bottiglia di Chteau de Pinet che gli raccomandava Rosemonde. Mastic e bevve in mezzo al fruscio di dieci chili di carte e di foto, che via via compulsava. Aveva sistemato davanti a lui, contro il telefono, l'orribile negativa realistica che raffigurava l'interno della cripta dove
erano allineati i cadaveri e gustava pensierosamente lo stracotto, senza
smettere di meditare su quella visione.
Alle tre, i battitori delle tartufaie vennero a riferire sulla loro missione e
a dire che ritornavano a Marsiglia. Purtroppo avevano dissotterrato alcuni
tartufi che per avevano scrupolosamente lasciato sul posto.
Avvertir i proprietari disse il maresciallo Viaud.
Alle venti, Laviolette dichiar forfait. Nessuno dei suoi compagni di
bocce aveva chiamato. Nessuno si era fatto vivo. Con tali premesse, pensava, non rimaneva che attendere il risultato delle analisi, cio tre o quattro
giorni. Rientr da Rosemonde per la sua serata di Natale.
La donna aveva messo delle sassifraghe su una tovaglia e riunito due tavolini perch fossero pi a loro agio. Il tutto sapeva di buona cucina.
Immagino disse lei che se ne infischi del cenone e della messa di

mezzanotte. Ma io, si figuri, dopo quindici anni che il mio povero pap
morto e cinque che mio figlio gira il mondo, la prima volta che non rimango da sola, la sera di Natale... E poi, per quello che devo dirle, mi piacerebbe che avesse bevuto un po'...
Gli serv tutto quello che gradiva. Cibi cio non poco indigesti e nocivi:
foie gras, una crema di tartufi ai capperi, una pollastra con salsa tartufata.
C'era soltanto uno champagne anonimo - dono di un villeggiante di Reims
- che riposava in cantina da quattro anni. Rosemonde l'aveva messo a raffreddarsi nella neve, a nord del cortile. "Nel frigo" asser "il freddo lo rende sempre un po' aspro." "Che donna!" diceva lui fra s. La osservava andare e venire nella superba rotondit del suo sedere.
E adesso annunci prima del budino che sformer, vorrei parlarle...
Non si metter a ridere?
Oh esclam Laviolette io che ti ammiro tanto!
Non bello due donne che si vendono...
La sua riflessione le velava lo sguardo. Laviolette si arrotolava una sigaretta. Con goffaggine, se ne fumava anche lei una alla menta. La schiacci
nervosamente nel portacenere.
Non neppure bello una donna che origlia alle porte...
Origli alle porte?
Due volte. L'altro giorno, quando parlava ai suoi uomini in camera. E
ieri sera, quando parlava ai miei clienti. Era superbo.
Di' un po', Rosemonde, non vuoi mica parlarmi degli hippy?
Ah, non ha bevuto abbastanza.
Rosemonde, se vuoi parlare alla Giustizia, fallo senza preamboli. Ci
sono due uomini in me. Il secondo non potr mai essere ubriaco. E, inoltre,
mi hanno ucciso Brdes a cui volevo molto bene.
Non dica cos, mi fa rabbrividire. Mi sembra di vedere qualcun altro in
lei.
Tu vedi: "Un forestiero vestito di scuro che ti assomiglia come una
goccia d'acqua". Dimmi cosa sai.
Quello che immagino. perch l'ho sentita parlare di "bisogno di soldi". Ho capito che, ieri sera, cercava di sapere quale dei sette avesse un
grosso bisogno di soldi. sicuro che sia uno di quelli?
Al novanta per cento.
Rosemonde sospir.
Un cliente sette volte assassino! Crede che la cosa mi lasci indifferente? Mi sento le gambe molli. Forse sono seduta sulla sedia che occupa di

solito.
Anch'io, non prendertela e dimmi piuttosto...
Non mi nata all'improvviso... Ci ho pensato tutta la notte...
Le sollevavano il petto certi sospiri, tanto che, ogni volta, sotto la camicetta aperta, la punta di un seno andava a premere contro il suo calice di
champagne.
Un uomo con grosse esigenze di soldi, chi pu essere? Uno che gioca?
Si saprebbe... Uno con un figlio prodigo? Hanno tutti dei figli modello ben
sistemati o sui punto di esserlo...
"Un uomo con una moglie spendacciona? Lo sono tutte, ma senza fantasia, tanto che non superano le loro possibilit. Ma, per esempio, qualcuno
con un legame che gli costava un occhio? Una donna che aveva gli occhi
pi grandi della bocca? Non di qui? Noti, se non di qui, non lo sapremo
mai..."
Lo sapremo afferm Laviolette. Ci metteremo del tempo, ma lo sapremo.
Per, e questa una mia congettura, se fosse di qui?
Ah, se fosse di qui, sarebbe pi facile...
Stamattina alle cinque disse Rosemonde forse ho avuto un barlume.
Volevo venire a svegliarla in camera... Ma... ho degli scrupoli... Mi versi
un po' di champagne. Mi sembra di svelare un intimo segreto...
Bevve due terzi del calice.
bello fresco. Scivola gi. buono. Le ho parlato di Francine Morelon?
S, l'altra sera. La moglie di Alyre?
Va' a sapere. Quella tizia non ama per cos dire nessuno, a parte gli
uomini e suo figlio, ma io, chiss perch, le vado a genio. In ogni caso,
quando deve fare una telefonata un po' delicata, viene da me. Mi fa un sorriso complice. Mi stringe la mano e mi dice "Come va?" come se avessimo
un mucchio di segreti in comune. A volte, addirittura, mi chiedo... mi tiene
la mano cos tanto nella sua.
D'accordo. Questa un'altra faccenda grugn Laviolette.
Oh, una semplice impressione... Allora, quel giorno... La mia storia in
due tempi; e io ho riflettuto proprio su questi due tempi. Insomma, la prima volta, forse un anno e mezzo fa, lei viene, tutta pimpante, come al solito, con i suoi gioielli ( questo che importante: i suoi gioielli). L'Alyre se
ne mostra sempre fiero: "Francine ama da matti i gioielli. Ci rovina con i
suoi gioielli. Ne avr forse per centomila franchi". "S, cosa, centomila

franchi" gli rispondo. Allora lui alza le spalle: "Vecchi franchi, naturalmente". Insomma, quel giorno, a! banco, eravamo d'agosto, c'era un... tipaccio, la barba tutt'intorno al collo, con i pantaloncini bianchi, caro mio,
che facevano cos sporco. Stava bevendo una birra. Molto lentamente. Si
godeva il fresco. Francine finisce la sua telefonata discreta... Mi chiede
quanto mi deve, mi bacia (cosa che non faceva mai), lancia un'occhiata assassina al tipaccio del banco e se ne va volteggiando col suo culone... Il tizio la guarda uscire, emette un mezzo fischio e si volta verso di me. Mi fa:
"Dica un po', si tratta bene la sua amica". Non so se se ne accorto, commissario, ma non mi piace troppo che, qui da me, si lodi un'altra merce che
non sia la mia, oppure che la si tratti come se io non esistessi... "Perch?"
gli faccio io in tono arrogante. "Perch? Ha visto i suoi gioielli? I suoi
gioielli? Escono da Fanta-Bijou, come i miei." "Non so" dice il tipaccio
con calma "da dove escano i suoi che non ho visto, ma quello che so che
quei gioielli sono veri. La collana non di buon gusto n del pi fine luccichio, ma da un gioielliere che sappia vendere non deve essere costata
meno di sei testoni, metta quattro per l'orologio incastonato di brillanti, e
non siamo lontani dalla verit." Mi sembrava di aver appena sentito in testa le campane di Westminster. "Non vorr mica dirmi che Francine oggi
aveva addosso dieci milioni di gioielli, eh? E tanto per cominciare, cosa ne
capisce lei?" "Oh" risponde lui con modestia "non un granch, ma insomma... quando porto il tight, sono primo commesso da Van Cleef." Caro mio! A bruciapelo, me lo spara! Mi getta cinque franchi sul banco e mi volta
il sedere con i suoi calzoncini sozzi, il suo portafoglio che sporge dalla tasca e i suoi polpaccetti striminziti...
Tu dici, Rosemonde, che lei non aveva ancora l'anello? Cerca di ricordare bene? Quando succedeva questo?
Nell'agosto dell'anno scorso, le ripeto. Perci quasi diciotto mesi fa, ma
aspetti! Quest'anno, in luglio, lei ritorna...
Aveva l'anello?
No, non ancora. Ma vedr. Prende il telefono... Gliela faccio corta. Dice: "Ce l'hai?". Ero in cucina. Facevo un po' di rumore con le pentole, perch, Dio mi guardi, non immaginasse che l'ascoltavo. Ma non prendeva
precauzioni oppure sono io che ho l'orecchio troppo fino. Ho anche sentito:
"D'accordo. Allora preparalo, passer a prenderlo". E ancora dopo: "No,
no. Fra quattro giorni, col trattore. Quando porter la lavanda". Quello che
hanno detto, in fondo non aveva tanta importanza. Quello che ne aveva,
era il tono con cui veniva detto. E soprattutto il fatto che, nel congedarsi,

mi ha dato cinquanta centesimi, la tariffa urbana. Di conseguenza, aveva


chiamato qualcuno di qui... Allora, passando da un argomento all'altro,
proprio nel ricordarmi la cosa stanotte, mi sono detta che, siccome lei sta
cercando qualcuno che abbia grossi problemi di soldi, sarei stupita se quello di Banon che in relazione con la tizia non fosse un po' preso per il collo...
Laviolette era in piedi. Si dirigeva verso l'attaccapanni. Prendeva il soprabito, il cappello, la sciarpa lavorata a maglia, di recente, da un'ammiratrice distratta, o che lo credeva alto come De Gaulle.
Ma dove va? chiese Rosemonde, allarmata. C' ancora il budino. E il
caff? E i sigari che le ho comprato.
Dopo.
Dopo che cosa?
Dopo la "mia" messa di mezzanotte.
Aveva fatto un triplo giro con la sciarpa che l'imprigionava come una
gogna e dal centro della stanza concluse: Perch... se non me ne occupo
subito, la tua amica, la vedo con un nuovo gioiello... Una bella collana rossa... di sangue!
L'oca in salsa tartufata cominciava a girare sullo spiedo del focolare, nella sala da pranzo. La tovaglia era apparecchiata tutta in bianco, con le posate del servizio.
La casa era piena di gente: la madre di Alyre, il padre e la madre di
Francine e sua sorella divorziata, che si lisciava la gonna occhieggiando il
pastore.
Ma il pastore a bocca aperta e Alyre affianco, davanti al televisore a colori, contemplavano Romy Schneider che si denudava con parsimonia una
spalla per Philippe Noiret in panama.
Chiamarono dal basso. Roseline, svegliata di soprassalto, sosteneva il
ruolo delle oche in Campidoglio. I cani da caccia lanciavano i loro latrati
senza speranza. I caproni, nella stalla, suonavano la campanella.
Chi ? grid Alyre nello spiraglio della porta, con un occhio sempre
fisso sulla spalla di Romy Schneider, gi rivestita.
Polizia disse Laviolette.
Il pastore, con un senso di colpa, balz sul televisore per spegnerlo.
Laviolette, sebbene venisse da una lauta cena, tracann, aprendo la porta, una tale zaffata di buoni odori che forse si sarebbe rimesso a tavola.

Non disturbatevi. Non disturbatevi. Non abbiate paura. il nostro mestiere entrare e uscire. Poich tutti quelli che si occupavano dell'oca nella
sala da pranzo erano accorsi, alla notizia, sulla soglia della cucina.
Venga avanti disse Alyre. Prende qualcosa?
No. Senza complimenti. Sua moglie qui?
No fece Alyre. uscita.
Per andare dove?
Sai dov' andata, tu, Proserpine?
La sorella che si lisciava la gonna avanz verso il commissario, gi piuttosto allarmata, cos pareva. Laviolette valut subito che si trattava di una
sorella riservata, una sorella complice, una di quelle sorelle con le quali ci
si confida. La sua aria diceva: "Rivolgetevi a me".
Rispose con noncuranza: In effetti, mi ha detto che aveva una o due
commissioni da fare e che dopo, in quanto assessore, era obbligata ad assistere alla messa di mezzanotte. Ci ha raccomandato di mettere l'oca sullo
spiedo verso le dieci... Quindi, vede...
Venga un po' qui, lei disse Laviolette.
La port fuori, sotto la loggia, senza riguardi per le sue braccia nude.
Chi ha offerto domand a bassa voce i gioielli a sua sorella?
La donna trasal, indietreggi, stava per sbottare. La blocc subito.
La vita di sua sorella dipende dalla sua risposta.
Questo non lo so proprio esclam con disperazione.
Rientrarono tutti e due.
Non il momento di scherzare tuon Laviolette. Sua moglie, Alyre,
nel mirino dell'assassino. Se sa dov', lo dica immediatamente e partiamo. Ha bisogno di noi... e lo ignora aggiunse.
Voleva salvaguardare nel contempo la suscettibilit e la nomea dell'uomo. Ma Alyre era lontano da tutte queste cure. Era pallido. Il collo della
sua camicia pulita palpitava sul pomo d'Adamo.
Tu non sai nulla, Proserpine, non sai proprio nulla?
L'unica cosa che so, che se n' andata a piedi...
Come a piedi? Di solito prende sempre la macchina.
Gliel'ho domandato. Mi ha risposto: "Non vado lontano e poi ho bisogno di camminare...".
I vecchi, sulla soglia della sala da pranzo, seguivano con ansia la conversazione ma non fiatavano. Da parecchio tempo dovevano averli pregati
seccamente di non immischiarsi di nulla, in nessun caso. Il pastore era
sconvolto quanto Alyre. Immaginare i cinquantatr chili di Francine, per

strade e sentieri, alla merc di qualcuno, lo esasperava, gli impediva di


controllarsi.
Roseline sugger.
vero esclam Alyre. Roseline sar in grado. Appena la si porta
fuori, se c' qualcuno della famiglia che non rientrato ne segue le tracce.
Ebbene, allora, la porti fuori subito ordin Laviolette.
Conosceva l'incredibile velocit dell'assassino nel colpire. Aveva ancora
negli orecchi il suo fruscio, la notte della morte di Brdes, rivedeva il velo... Sollecitava l'azione.
Su, venga. La tiri fuori, questa Roseline. Non c' un minuto da perdere.
Andarono tutti al porcile. Il furgone dei gendarmi aspettava davanti all'atrio. Viaud era sceso mettendosi agli ordini. Alyre e il pastore, con la canadese del giorno di festa, ritornavano dal porcile tirati da Roseline che
grugniva fiutando il vento.
Il corteo si mosse. In testa, Roseline batteva da una scarpata all'altra, trascinando a destra e a sinistra con la sua cordicella un po' Alyre, un po' il
pastore. Al loro seguito, il furgone procedeva lentamente, in prima. Cos
equipaggiati, attraversarono Banon, dove coloro che si recavano a casa di
qualcuno per il cenone, o alla messa di mezzanotte, li guardavano passare
con stupore.
Oh, Alyre! Andate a messa insieme?
Erano i frizzi gioiosi dei colleghi o dei commensali, gi bevuti a dovere
prima di accogliere il Redentore.
Non avete visto Francine?
Uuuh, senti! Se l'avessimo vista, l'avremmo trattenuta.
Non faccia domande preg il pastore. Sa benissimo che Roseline...
E in effetti Roseline non teneva conto di niente e di nessuno. Se ne andava, grugnendo, frenando di colpo da sprizzare scintille, cos bruscamente
che il pastore e Alyre si tenevano sulle natiche per non travolgerla, nello
slancio.
L'animale esplor tutta Banon. Devi due o tre volte per strette viuzze
dove il furgone s'infilava a stento. Sbuc sulle aie dove, all'improvviso, il
vento freddo si scagli sul pastore e su Alyre.
La vasta campagna stava l davanti, sotto la luna, come un favoloso quadro d'autore. Roseline non esit. Incapp nelle rose selvatiche, attraverso i
solchi ghiacciati di un sentiero incassato.
Era un sentiero di terra sgomberato ieri mattina dal Dipartimento Strade.

Procedettero alcuni minuti, fra due cumuli di neve, alti in certi punti ottanta centimetri.
So dove stiamo andando esclam Viaud.
Lo temo anch'io mormor Laviolette accanto a lui.
Non abbiamo pi bisogno di Roseline... Questo sentiero non ha pi diramazioni. Ci conduce belli diritti verso la casa di un indiziato.
Lo so disse Laviolette. E so chi. Ed proprio questo che mi preoccupa...
Ci sono tutti i motivi.
No, lei non capisce. Mi passa per la mente un terribile sospetto: e se
Francine correva semplicemente verso un appuntamento galante? Cosa ne
dice? Se, invece di arrestare l'assassino, andiamo a effettuare una constatazione di adulterio? E col marito sulle nostre tracce? Cosa ne penserebbe,
maresciallo?
Viaud croll la testa gravemente.
Non credo. Sento dell'altro. Non si respira un'aria allegra. In ogni caso,
possiamo gi fare a meno della collaborazione del marito, della scrofa e
del pastore, poich sappiamo dove siamo diretti...
Era pi facile da dire che da fare. N il marito n il pastore n soprattutto
Roseline volevano demordere.
Va bene. Caricateli a bordo ordin Laviolette. Tanto peggio per loro
se assisteranno a qualcosa di spiacevole.
Ma la scrofa? Alyre e il pastore non intendevano n ritornare n abbandonare la bestia legata a un albero. In sei, riuscirono a infornare l'enorme
Roseline nel furgone. Ripartirono finalmente, a velocit pi sostenuta.
Claire era vissuta nell'angoscia tutto il giorno. Quella mattina, quell'ispettore magro ed elegante che alloggiava all'albergo si era di nuovo seduto vicino a lei, nell'atrio. Tentava da due giorni di persuaderla, con tutti i
crismi di una corte discreta, che passare con lui due o tre ore in una camera
non sarebbe stata una cosa grave n per l'uno n per l'altra. Un uomo che
accarezza simili propositi si lascia sempre sfuggire qualcosa. Ha bisogno
di sembrare molto importante. "Non avr molto tempo per farle la corte"
aveva detto. "Stiamo per arrestare l'assassino. Non restano che cinque sospetti in lizza... Non pensa che io e lei potremmo affrettare un po' le cose?"
Cosa aveva risposto? "Non ci conti" o qualche altra insulsaggine. Nel pomeriggio, come tutta Banon, era andata a gironzolare, con Mambo al guinzaglio, verso le tartufaie che stavano battendo...

E adesso, sotto la sua finestra, riconoscibile dagli stivali, dal mantello,


dalla camminata, aveva appena sorpreso Francine che attraversava la piazza. Dove stava andando? Era troppo presto per la messa. E poi, una come
Francine va a messa? E a piedi! Da quando abitava a Banon, salvo in
un'occasione ben precisa, aveva sempre visto quella donna sbattere la portiera dell'automobile...
Tutti quei segni annunciavano l'epilogo... Bisognava risolversi... risolversi... L'ansiet, il peso delle sue responsabilit la schiacciavano. La fabbrica... L'azienda... Avere brigato tanto per vedersela strappare brutalmente
dalle mani? No, non era possibile...
Sui suoi tacchi di lusso, nel suo vestito di Saint-Laurent, si muoveva lentamente, da un capo all'altro della stanza.
Di colpo si decise. Lasci la stanza, usc inosservata dall'albergo dove il
baccano delle cucine orchestrava il brusio allegro del caff pieno zeppo.
Nelle scale ottenne il silenzio devoto dello sguattero foruncoloso che s'irrigid sull'attenti, per cederle il passo.
Sulla piazza, l'enorme Mercedes scintillava, torva, accanto agli abeti un
po' brilli. S'install al volante e si allacci la cintura.
23
L'uomo, disteso sul letto, vestito di tutto punto, si abbandonava al silenzio. Poco dopo si sarebbe messo in marcia; ma nell'attesa, prima di recarsi,
senza timori, alla messa di mezzanotte come ogni anno, bisognava camuffarsi, non dare adito, non frequentare altri uomini; non dover parlare n rispondere n sorridere.
Ogni dieci minuti, all'incirca, l'ampia camera che aveva conosciuto tanta
gioia risuonava, come pelle d'asino, di un botto sordo che faceva tremare
tutto: muri, pareti, soffitto. La casa ondeggiava, in preda a una qualche misteriosa convulsione. Si aveva l'impressione di cadere in un vuoto d'aria. A
ogni avvisaglia ci si diceva: "Questa volta ci siamo". Ma no, non c'eravamo. Eppure ci voleva una gran bella conoscenza del fenomeno per non temerlo ogni volta. L'uomo mostr i denti in un riso muto al ricordo di tutte
quelle, grasse e magre, bionde e brune, che di colpo si erano staccate da lui
per correre, a chiappe nude, verso la porta, sotto il maglio del destino. "
la casa, stupida! Torna qui"
Era la casa, curiosamente incurvata a falce di luna. I tetti avevano seguito la forma a corno. Trecento anni fa, sia per ignoranza, sia che avessero

voluto tentare il Signore o aggiungersi una penitenza, i frati minori avevano eretto la casa su una dolina in formazione. Poich quella terra come
una gruviera in fermentazione. A volte scoppia come una pasta troppo farcita. Si squarcia in un bel buco vertiginoso, in fondo al quale le acque
dell'eternit del mondo scintillano e mormorano al loro passaggio fra il
cielo e il mare. Avevano risanato gli edifici alla meno peggio nel corso dei
secoli, secondo il lento capriccio di quella fantasia geologica. Da pi di
cento anni ormai, il suolo non si era mosso. Ma non si era mai potuto evitare quello schiocco da corda di contrabbasso, quella repentina impressione di elasticit della terra, che si succedevano a intervalli regolari, nei profondi abissi. L'uomo, tutto vestito a festa, che giaceva sul letto, era nato in
mezzo a quei sussulti del terreno subito reingurgitati. Vi era cresciuto. Ci
si era sposato. Era solo. La moglie aveva portato il figlio dai suoi genitori,
a Saint-Michel-l'Observatoire. "A te" aveva detto "ancora ancora mi ci abituerei, sono forte. Ma alla tua casa, non possibile."
L'uomo respirava con parsimonia. Bisognava mantenersi quieti. Sperava
e aveva paura. Aveva una fifa boia, ma il suo sesso gli batteva sulla pancia.
Francine! Gli bastava immaginarla per trovarsi in quella condizione. Sospir. Era passato molto tempo dall'ultima volta... E per arrivare alla prossima mancavano ancora cinquemila franchi alla somma necessaria per offrirle il fermaglio di brillanti indispensabile perch concedesse un appuntamento... C'era stata la stagione dei tartufi, gi insperata... Purtroppo gli
effetti non si sarebbero visti che l'anno seguente e, per prima cosa, si dovevano trattare ancora parecchi alberi... Ma dopo... Avrebbe potuto coprire
Francine di quei gioielli tanto desiderati. E del resto, non ce ne sarebbe stato pi bisogno, poich, in quel momento, avrebbe amato solo lui. Bastava
che ci fosse soltanto una prossima volta... Immaginava tutto quello che le
avrebbe fatto. Sarebbe stato cos attento, si sarebbe cos prodigato che lei
avrebbe finito per godere. S... Avrebbe sentito tutto il suo corpo palpitare
nell'orgasmo. Era questo che perseguiva. Era contro quel blocco immobile
che lui adoperava le sue forze: quel braccio che lei si teneva davanti agli
occhi, per tutto l'atto; quel corpo inerte, privo di reazioni, muto come un
libro chiuso. Ah, in nome di Dio! Non era possibile. Stringeva i pugni. Il
suo sesso si rivoltava come se l'avessero infilato in un anello di ferro rigido.
La casa gonfi il suo petto elastico. Si sent cullato come su un'amaca.
Risuonarono dei colpetti alla porta, gi in basso. Due colpi rapidi, intervallati. Rest fermo. Soprattutto non bisognava soccombere alla tentazione...

Non quella sera... Forse mai pi... Era il suo lato pauroso, era il richiamo
irresistibile a spingerlo davanti alla ghigliottina, verso il risveglio all'alba.
Soffriva che non fosse gi mezzanotte, che il campanile non suonasse la
messa. Gli pareva che la Chiesa dovesse proteggerlo. In lui, la fede dell'infanzia ardeva ancora come un cero, attraverso il suo corpo rovinato dalle
tentazioni del mondo. Soffriva di non potersi pi confessare ormai...
In basso, i colpi aumentavano, perdevano qualsiasi ritmo convenzionale,
denunciavano smarrimento, panico... Alcuni sassolini crepitarono contro
l'imposta. Rest calmo. Una voce gutturale, indignata, sconosciuta, lo investiva di ingiurie, lui, la casa, il paese. Se ne mescolava un'altra. I suoi
zoccoli di legno si trascinavano sulle lastre ghiacciate della corte. Si alz
in silenzio, and a spiare attraverso le persiane. Due poverelle, giovani e
scarmigliate, l'una affiancata all'altra, procedevano sul sentiero di Montsalier. Maledisse quel sentiero invisibile, fonte di tutte le sue disgrazie. I
primi tempi, gli hippy chiedevano vino, formaggio, patate. Saldavano il
conto. Un giorno, ridendo, parlarono di hashish e che potevano pagarlo.
Dimenticarono un pacchetto di semi, in un angolo del tavolo, come per distrazione... Era il periodo in cui faticava a colmare i buchi che i gusti di
Francine praticavano nel suo bilancio. E di argomento in argomento... La
cosa pi difficile, sulle prime, era di resistere alle ragazze. Mancavano
sempre di soldi per comperarsi la canapa. Allora si offrivano. Era la sua
pi bella prova d'amore a Francine: si rifiutava. Riservava le preziose sigarette a chi era solvibile, le altre... Sopportava la vista di quelle ragazze abili
nell'esibire parte di corpi sovente superbi sotto gli stracci. Sopportava di
vederle accarezzarsi davanti a lui, nella speranza che avrebbe ceduto e le
avrebbe rifornite di droga gratis o quasi. Ma no! Si conservava per amore
di Francine. Le ragazze lo mollavano coprendolo d'insulti, scarmigliate, disorientate...
Si era assopito due minuti. Un rumore argentino ben conosciuto lo
strapp dal sonno. Qualcuno armeggiava con la chiave sotto la pietra fossile, accanto alla porta.
Balz alla finestra. Al chiaro di luna, una sagoma in mantellina gli voltava la schiena, fluttuava affrettandosi verso l'atrio. Qualcuno di familiare
e nel contempo di sconosciuto. Qualcuno di cui si sentivano scricchiolare
gli stivali flosci. Stava per chiamare. Cambi idea. Scese, senza rumore,
per la scala di pietra.
Il soggiorno era pi illuminato del solito, durante quelle notti. Per Natale, aveva alimentato il fuoco con pi generosit. L'anima incandescente dei

ceppi squartati si rifletteva sul noce del tavolo dove baluginava un piccolo
fascio di luce che disseminava di stelle il bilanciere dell'orologio. Si avvicin senza capire, e solo quando pos la mano su quella fredda realt la verit gli folgor la mente.
Apr la porta. Laggi, a cento metri, sotto la teoria dei faggi, c'era Francine in fuga. Pens di chiamarla, trattenerla, approfittare, magari, dell'occasione. Ma il piccolo fascio luminoso nel palmo della mano era freddo
come un cadavere. C'era tutto: l'anello, la collana, il braccialetto col suo
orologio tempestato di brillanti. Regnava un silenzio cos profondo nel suo
cuore che credeva di sentire il ticchettio di quell'orologio battergli in mano.
Pezzi della sua vita crollavano intorno a lui come muri di pietra, a mano a
mano che si figurava l'avvenimento.
Se persino i gioielli non esercitavano pi su Francine alcun potere, non
sussistevano quindi pi speranze di averla nel suo letto, tutta per s per una
notte intera; l'opportunit, finalmente, di trovare la chiave del suo orgasmo, di dominare le sue zone erogene cos mutevoli, cos fugaci, cos accanitamente dissimulate... Cap due cose allo stesso tempo: che non l'avrebbe avuta mai pi e che per lui rappresentava un pericolo mortale, il testimone ideale...
Scagli i monili contro Sa parete. Un'oscillazione della fattoria sulle
fondamenta sottoline il gesto, come un'eco. Nel suo furore, fu subito tentato di correrle dietro per strangolarla. Ma sotto l'orgoglio calpestato la
prudenza del bracconiere sopravviveva ancora. In un attimo immagin il
modo radicale di ucciderla senza destare sospetti. Poco prima, attraverso le
persiane, aveva notato che Francine vacillava sugli stivali. Ora, ieri mattina, il Dipartimento Strade aveva sgomberato la strada d'accesso, ma su entrambi i lati della scarpata permaneva una ripida trincea di neve alta dai
sessanta agli ottanta centimetri. Infagottata com'era, Francine non avrebbe
superato agevolmente la barriera e, se riusciva, sarebbe stato facile raggiungerla a piedi... Ma non le avrebbe permesso di superarla. L'avrebbe incalzata accelerando, rallentando, a scatti, frenando bruscamente. Avrebbe
capito troppo tardi perch non l'acciuffava, perch non la schiacciava. Moriva di sfinimento. Le avrebbe fatto scoppiare il cuore. Le avrebbe fornito
l'occasione di dimostrare che ne aveva uno...
Avvi la 4 CV. Il suo esile sorriso crudele gli riapparve sul viso.
La luna esplorava Lure. Folleggiava con una nuvola veloce che l'avvolgeva nelle sue volute, la vomitava fuori dai suoi lembi e finalmente si stac-

cava da quella corsa e la lasciava regnare sola in cielo dove offuscava le


stelle.
In quel chiarore, il furgone della gendarmeria raggiunse a fari spenti la
cima della dolina che accoglieva la campagna di Frres. Una luce vegliava.
Attraverso i faggi radi o all'improvviso fitti che la schermavano con la loro
trama chiara di alberi invernali, si indovinava la casa come in filigrana.
Vi si accedeva dopo tre ampi tornanti, accentuati un tempo dai monaci,
sui fianchi di quell'immenso imbuto, e di recente rettificati dai bulldozer. Il
Dipartimento Strade era passato la mattina prima e un muretto di neve, alto
sessanta centimetri e il doppio nelle curve, disegnava il tracciato.
Il fosso della distilleria, in compenso, che tagliava la strada ad angolo
retto, brillava di una crosta di ghiaccio. In alto, contro le lamiere di un capannone, era ormeggiata un'automobile chiara, che luccicava al chiaro di
luna.
"Che relitto" disse fra s Laviolette.
Gli alti alberi fremevano per un motivo conosciuto solo da loro. Il maresciallo Viaud, i due gendarmi, Alyre e il pastore scendevano dal veicolo
scosso dai saltellamenti di Roseline che girava in tondo. Erano tutti immobili ai bordi della dolina, come uno stato maggiore sovrastante un campo
di battaglia.
"Un campo di battaglia d'amore" pens Laviolette. "Quella Francine
venuta a trovare l'amante di nascosto, a festeggiare il Natale con lui... Il
fatto che non abbia adoperato la sua macchina prova eccome che vuole
passare inosservata... E io, come una testa di rapa, seguo la scrofa che grida all'assassino... All'assassino! Santo Dio!"
Il velo che gli mascherava la verit si squarciava bruscamente davanti ai
suoi occhi, con un rumore sinistro. S'imbavagli la bocca con la mano per
soffocare l'orrore.
Che cos'ha? disse Viaud.
In lontananza, verso la fattoria, alla fine della tettoia, sul lato destro prima dei tre tornanti, formica nera sul terreno bianco, una donna correva. A
tratti cercava di scavalcare la scarpata per fuggire in piena campagna, ma
scivolava sulla neve ghiacciata. Lanciata alle sue calcagna, a meno di dieci
metri, a fari spenti, una 4 CV traballava, a velocit ridotta, forzando la
marcia su quelle catene da incubo.
Francine url Alyre.
Lui e il pastore, seguiti da due gendarmi, si gettarono attraverso la neve,
verso quella figura sottile che correva. Era troppo lontana per sentirli. Era

troppo lontana perch potessero aiutarla. Cadde. La 4 CV si avvent su di


lei per toccarla, aumentando il frastuono.
"Le far scoppiare il cuore" si disse Laviolette. "Prima di averla raggiunta, sar morta. Sono proprio il re dei fessi."
Francine si rialzava, riprendeva la corsa, un po' sconnessa, un po' disordinata. La 4 CV muggiva dietro di lei, scivolando... frenando... scivolando... frenando...
Francine urlava Alyre.
Precedeva tutti gli altri di cinquanta metri. Vedeva chiaramente la 4 CV
che ringhiava dietro Francine, ma che accelerava soltanto quel poco necessario perch la preda fosse obbligata a correre pi forte delle sue possibilit.
Quattrocento metri separavano ancora Alyre da Francine, e cinquecento
i gendarmi distanziati dalla 4 CV. L'uomo, al volante, doveva essere cos
ostinato in quella caccia da non distinguere, in lontananza, sotto la luna,
quei quattro uomini che urlavano, gesticolavano, convergevano verso di
lui.
Lass, in cima alla dolina, stavano Laviolette, conscio della sua impotenza, e Viaud, che dava ordini ai suoi uomini con il walkie-talkie.
Appena siete a tiro, mirate alle gomme.
Non arriveranno in tempo osserv il commissario.
Alle loro spalle, nel furgone, Roseline emetteva gridi spaventosi cercando di sfondare le pareti. Un'intuizione repentina colse Laviolette. Aggir il
furgone e liber la scrofa che per poco non lo mand a gambe all'aria.
Senza guardare n a destra n a sinistra, Roseline fiond diritta verso quella forma scura che, a oltre cinquecento metri, vacillava davanti alla 4 CV,
e ne era letteralmente spinta. Roseline lanciava vere urla di guerra.
Guardi grid Laviolette.
Indicava lass, contro le lamiere della distilleria, il veicolo che aveva
confuso con un relitto e che a sua volta si stava muovendo. Precipitava, a
fari spenti, sul fosso ghiacciato con uno slalom vertiginoso che lo proiettava da una carreggiata all'altra. Si blocc bruscamente, all'incrocio del borro
dissestato e della strada principale.
La Mercedes di Claire ansim Laviolette.
Cosa sta facendo qui? domand Viaud.
Francine, correndo e vacillando, superava senza vederla la macchina imboscata fra i sorbi. Dietro di lei, a dieci metri, pass anche la 4 CV. Solo
allora la Mercedes si avvi, mettendosi sulla scia di quest'ultima. Di colpo

accese tutte le luci, i quattro fari e gli antinebbia. Acceler, riacciuff la 4


CV. In cima alla dolina, Laviolette e Viaud percepirono un rumore sordo.
La 4 CV, proiettata da un scarpata all'altra, zigzag, riprese l'equilibrio,
rugg tentando di scappare. Ma ormai la Mercedes la urtava di nuovo, pi
forte. La vetturetta si afflosci sugli ammortizzatori e s'inchiod. La Mercedes indietreggi di dieci metri, prese la rincorsa, ritorn a tutto gas contro l'ostacolo.
Francine, durante quell'intermezzo, aveva distanziato il suo inseguitore
di venti metri. Cadde, rest distesa al suolo. Sent su di s un alito caldo
emesso da un enorme soffio di caldaia. Roseline si coric contro di lei,
dalla parte da dove veniva il pericolo.
Lo stridio indimenticabile della lamiera martirizzata echeggi nella notte. Era la Mercedes che sfondava la 4 CV, che l'ormeggiava contro la scarpata di neve, che indietreggiava, che ritornava al rombo della prima marcia. Come un carro armato, spazz il veicolo leggero e la scarpata di neve.
Trascin davanti a s per tre metri la sua preda e la stamp infine contro il
tronco di un immenso faggio, che fremette sino alla punta dei rami.
Sparate alle gomme urlava Viaud.
Si succedettero quattro detonazioni. La Mercedes si blocc sulle ruote.
Alyre e il pastore si abbattevano senza fiato sul corpo di Francine. Alyre
le baciava le gambe; il pastore, tremante, le cercava il cuore sotto il reggipetto. Mai avrebbe dimenticato quell'istante...
viva grid ad Alyre. viva.
E Roseline? domand Alyre.
L'animale gli lecc la faccia a riprova che reggeva la stanchezza.
Erano l, tutti e tre, a occhi sbarrati: Roseline, Alyre, il pastore.
Viaud e Laviolette si precipitarono gi dai tornanti; i gendarmi correvano verso la Mercedes. Nella notte era piombato il silenzio, salvo il povero
gemito di un uomo che credeva di urlare. Riuscirono a estrarlo dalla 4 CV
accartocciata, a coricarlo sulla neve.
Sotto la luna, il suo viso da selvaggio seduttore era sempre cos meraviglioso da contemplare. Impieg dieci minuti a morire, nello scheletro delle
sue ossa spezzate. Credette di gridare tre volte, cercando di sollevarsi: Un
prete! Voglio un prete.
Ma non era che un mormorio. Solo Laviolette lo intese. Mentre lo reggeva nella morte, pensava alla carotide di Brdes. Ma ci non lo consolava.
Illesa, slacciando la cintura, Claire Piochet scendeva dalla Mercedes,

andava a contemplare la sua vittima moribonda, ansiosa davanti a quelle


labbra che si muovevano ancora.
Gliel'avevo detto, commissario, che sarei arrivata prima di lei...
Laviolette non rispose subito. Prima chiuse gli occhi di Albert Pipeau,
l'uomo pieno di donne. Pipeau, suonatore di flauto, non ne avrebbe pi
suonati.
Si raddrizz lentamente. Scrut il viso di Claire, i suoi occhi, che bisognava essere pazzi per non innamorarsene.
Claire disse la arresto per l'omicidio di Albert Pipeau, ma anche per
l'assassinio di Jrmie Piochet, suo fratello.
Non le sar facile dimostrarlo replic con la massima calma.
Non si preoccupi, riuscir a convincere intimamente una giuria. Ha un
ottimo movente e ha commesso un sacco di errori. Su, mettetele le manette. Se le merita.
Esigo un avvocato proclam Claire.
Tutto quello che vuole disse Laviolette. Rispettiamo la notte di Natale. Parleremo pi tardi.
La campana, al paese, chiamava i fedeli. Un gendarme si era affrettato a
trasmettere un messaggio, ordinando una vettura per Albert. Risalirono tutti, lentamente, verso il furgone. Il grugno di Roseline si trascinava nella
neve, tanto era prostrata dalle sciagure umane. Si intuiva che preferiva essere scrofa. La issarono, nuovamente, sul veicolo.
Il respiro di Francine a poco a poco si calmava. Ognuno, accasciato sui
sedili, riprendeva fiato. Claire si contemplava i polsi rinchiusi nei braccialetti d'acciaio. Francine la squadr un attimo.
Alyre disse di colpo. Dammi la mano. Credo che parler.
E parl.
24
Rosemonde disse Laviolette togli il catenaccio. Ti racconto una storia d'amore. Ne hai diritto. Mi aspettano in gendarmeria per la conferenza
stampa, ma tu meriti la precedenza...
Aveva gi la valigia e il sacco blu mare accanto a s, sulla panca. Si arrotolava una sigaretta.
Vedi, Rosemonde, quell'Albert Pipeau, quell'uomo pieno di donne, ne
voleva una sola e lei non lo voleva.
Chi? domand Rosemonde come se l'avessero punta. C'era una don-

na che non voleva Albert?


Francine.
Rosemonde si batt sulla coscia.
la seconda volta che ho l'impressione di sentire nella testa le campane
di Westminster.
Rest due secondi pensierosa.
Il pi bell'uomo nel raggio di trenta chilometri, e la donna pi calda del
paese... E allora... allora non era ipocrisia?
Cosa vuoi dire?
Questo: sembra che quella bella signora non potesse sopportare la sua
pelle, sembra che non potesse sopportarlo a tre metri di distanza. la cosa
che ripeteva in continuazione. io mi dicevo: "Si atteggia un po'. evidente". Non credo ai miei orecchi. Eppure, ne ho visto di cose! Quando eravamo a una riunione o a una festa e loro stavano abbastanza vicini, a volte, come si fa tra amici d'infanzia, le posava la sua bella mano sulla spalla.
Ah, bisognava vederla, si annientava sotto quel peso, allontanava la spalla,
come se gliel'avessero sporcata nel toccarla. Indietreggiava imbarazzata in
tutta la sua persona, come... disse Rosemonde cercando un paragone
come le corna di una lumaca, quando per caso ci metti il dito sopra...
Si ritraeva...
Esatto. Si ritraeva. Lo avvertivo benissimo. Si sarebbe ritratta in quel
modo fino a diventare una palla. Un riccio.
Ritratta fin nell'anima... precis Laviolette.
Esatto. Fin nell'anima. Allora era vero. Allora non era ipocrisia? Era
vero? Avrei dovuto immaginarmi che non poteva recitare cos bene.
Cosa vuoi farci, mia cara Rosemonde, da quanto ci ha raccontato,
Francine, con una profusione di particolari inauditi, credo che la paura che
aveva appena provato l'avesse frastornata come fosse champagne... era l'unica pelle che la raggelava fino al midollo. "Una pelle" dice "che mi faceva
l'effetto di un serpente."
Albert ripet Rosemonde con fervore. Ragazze hippy, borghesi, contadine, giovani, meno giovani, villeggianti, parigine; l'amante del generale
che comandava la base; alcune che non posso citare... Una notte che non
dormivo, ho tenuto il conto soltanto di quelle che conoscevo: deve averne
possedute centocinquanta.
Rest pensierosa alcuni secondi.
Ha fatto bene ad approfittarne.
S riprese Laviolette centocinquanta, ma non Francine. Oh, nota che

da principio non le badava molto. Non stava al primo posto nelle sue bramosie...
Perdio! La Francine non vistosa. Certo che a forza di guardarla gli
uomini cominciano a pensare: "Eh, per...".
Si era ripromesso: "L'avr quando voglio. Fa la distaccata, ma baster
tenerla ferma...". Insomma, quello che gli uomini pensano in quei momenti...
Ma... Mi scusi se la interrompo... Le ha confessato tutto questo davanti
ad Alyre, da quanto ho potuto capire?
Come no. Tutto, naturalmente.
Ma che atteggiamento aveva Alyre?
Il migliore del mondo: le teneva la mano e se la mangiava con gli occhi. Cerca di capire: aveva rischiato di perderla.
Rosemonde alz lo sguardo al soffitto e batt le mani schioccandole come un applauso.
E poi, un giorno, Albert ha creduto che fosse il momento buono. Era
d'agosto. Stava portando la lavanda alla distilleria. Sai che guida il trattore,
no? Lei racconta: "Ero tutta sudata. Ero tutta piena di spighe di lavanda.
Avevo un vestitino sporco e un reggiseno che non si presentava meglio.
Albert era solo. Mi sono passata il fazzoletto nel reggiseno per togliermi i
fiori di lavanda che mi davano fastidio. D'accordo, riconosco che ho fatto
male...". Senza dire n ahi n bai, col pretesto di aiutarla a scendere dal
trattore, quello l'ha sollevata e le si incollato addosso, e subito, con la
mano e col resto, andato a cercarne le intimit. Neppure lei ha detto ahi
n bai; ha alzato il ginocchio con un colpo secco contro le sue parti sensibili, lui ha mollato immediatamente la presa. Francine corsa verso l'alambicco nel cui focolare c'era una sbarra incandescente. Se n' impadronita e gli ha detto: "Se tenti di mettermi le mani addosso, ti faccio una croce
sul muso che lo rimpiangerai per sempre. Nessuno ti guarder mai pi".
Esagerava un po'.
quello che ho tentato di dirle, ma mi ha risposto: "Andrebbe a letto,
lei, con un serpente?". Credi che lui se l' tenuto per detto? L'ha preso per
un capriccio. Ha creduto che avesse le mestruazioni. Ha creduto qualsiasi
cosa invece della verit. Te la faccio breve. A poco a poco, lei occupa i
suoi pensieri, lui va a letto con altre, ma di una sola... Insomma... mi capisci... La osserva. Alyre parla sempre con orgoglio della bigiotteria della
moglie. Quello ha la mania di decantare Francine. Un giorno, a una fiera,
Albert compera forse centocinquanta franchi di bigiotteria. Ci prova con le

maniere dolci. "Ce n'era almeno mezzo chilo" dice Francine. Lei gli ride in
faccia.
Laviolette si accese una sigaretta e riprese: La faccenda si mette male.
Francine diventa un astro nella mente di Albert. Quando si sveglia, di notte, nel traballio della casa, invece di attingere fra quei centocinquanta ricordi concreti, ne sceglie uno che astratto. Arrossisce quando la incontra.
Comincia a perdere colpi vergognosamente nelle sue notti d'amore, l'ha
confessato a Francine. Conosciamo il giorno in cui ha ritirato cinquantamila franchi dalla banca; il giorno in cui ha comperato quell'orologio con
bracciale a Marsiglia, da un gioielliere di rue de Rome. In che giorno ha
aperto lo scrigno davanti a Francine abbagliata? Le donne che amano i
gioielli riconoscono subito quelli veri anche se non ne hanno mai avuti. Da
allora, ci sono due insonni a Banon. Albert non dorme pi a causa di Francine. Francine non dorme pi a causa del bracciale. "Dopotutto... No, non
possibile! No, non posso! fantastico quell'orologio." Te la racconto in
due parole, ma i suoi tentennamenti occupano un'intera pagina del rapporto. Tre mesi! Tre mesi dopo gli telefona: "Marted, in rue Sylvabelle, alle
dieci, se porti il bracciale".
S'interruppe per arrotolarsi un'altra sigaretta e respir profondamente.
Comincia proprio qui, cara Rosemonde, la storia d'amore. Poich Albert, sempre ottimista, si detto che, in un batter d'occhio, sarebbe caduta
ai suoi piedi. "Ora" dice Francine "se non avessi tenuto stretto in mano il
bracciale, credo che sarei morta di disgusto. Ci ho messo otto giorni a lavarmi moralmente. Non osavo pi toccarmi la pelle. Tenevo le mani lontane da me per non sfiorarmi. Mi sono giurata: mai pi." Albert stringe fra le
braccia un sacco di patate. completamente stordito. Sei mesi dopo, la
volta della collana. Otto mesi dopo, nuovo sacrificio di Francine. Stringe
di nuovo un sacco floscio. Cosa vuoi farci? Quando due pelli sono incompatibili, ci puoi mettere di mezzo Dio onnipotente, non potr porvi rimedio. E la pelle di Albert provocava revulsione alla pelle di Francine...
E dire che tante altre si struggevano per lui... e lui non le ha neppure
guardate.
Cosa vuoi, Rosemonde, come dice Molire: "Il mondo, cara Agnese,
una strana cosa". Insomma, ecco: il momento in cui Albert comincia a
seminare qua e l, nei suoi terreni, qualche pianta di canapa indiana, poich il buco che ha fatto nel suo conto in banca, difficilmente pu tapparlo.
Ci sono le scadenze del Crdit agricole. La lavanda si vende male. L'azienda per gli interventi sul mercato agricolo ne ha appena ritirati ancora

duecento tonnellate... Il miele scuro, perch le api hanno bottinato troppo


sui fiori di quercia. I marsigliesi lo rifiutano. Tuttavia, Francine lo ossessiona, lo soggioga sempre pi. In fondo, la storia di Pigmalione, un greco
che voleva animare una statua.
Capisco disse Rosemonde.
Sogna soltanto la prossima volta. Si mette a giocare ai cavalli o al lotto.
Dice fra s: "Vedrai, la prossima volta andr bene. Non possibile che non
giri".
Come sa che cos?
Mia cara Rosemonde disse passando la lingua sulla sigaretta non c'
un uomo su cento che, un giorno, non se lo sia detto per una donna... Cos,
lui anticipa. Preleva ancora sessantamila franchi sul suo conto, tre mesi
prima di una scadenza per la quale li teneva di riserva, e corre a Marsiglia
per comprare l'anello.
Che baldracca! soffi Rosemonde.
In maggio si ritrovano entrambi in rue Sylvabelle, per la terza e ultima
volta. Con lo stesso risultato negativo, come dicono gli scienziati. Non so
se ti rendi conto che, nel frattempo, Albert si letteralmente rovinato. Deve porre sulla propriet la prima ipoteca della sua vita. La stagione dei tartufi stata catastrofica e Frantine adesso nella sua testa come un cancro
che ingigantisce.
Una bella baldracca! ripet Rosemonde.
a questo punto che Albert, veterano della guerra d'Algeria, viene invitato dal mio amico Brdes al ricevimento degli ex combattenti. Tutti
hanno bevuto, tutti sono un po' brilli; il tempo brutto, sono un po' inoperosi. Vagano da una stanza all'altra. Qualcuno scorge un libro sul leggio, lo
sfoglia... Suppongo che Brdes l'abbia visto. Si avvicina. Suppongo che gli
dica... mi sembra di sentirlo fece con malinconia disinvolto, aria un po'
da gran signore, possiamo dirlo adesso che morto... "Guardate questo libro. Toh, c' proprio qualcosa che interessa i tartufai. Aspettate. molto
divertente. Ve lo leggo." E glielo legge.
Trasse di tasca il volume sporco, marrone.
Te lo tradurr anche, perch in vecchio francese, ma ecco cosa dice...
Apr il libro.
Ricetta per avere profusione di tartufi aspergendo le tartufaie di
sangue umano.

Che orrore esclam Rosemonde.


Laviolette continu imperturbabile.
Se disponete di qualche pinta di sangue umano fresco e lo spargete sulle tartufaie, vi troverete ad avere un raccolto mai visto per
abbondanza. I monaci di Yeusefilt lo tramandano nelle loro cronache. A quell'epoca, un folto gruppo di contadini fu accerchiato
dai conti nelle suddette tartufaie di Yeusefilt e ne fu fatto uno
scempio cos strabiliante che il lavoro ingrato dei monaci incaricati della sepoltura avveniva nella terra impregnata di sangue come dopo una pioggia battente. E venne l'anno nuovo e poi un'abbondante e benedetta raccolta di tartufi come mai se ne vide.
I conti di Taillerang che allora languivano nel Prigord presero
l'abitudine, a ogni occasione, di compiere un simile scempio di
contadini nelle loro tartufaie, e se ne trovavano molto bene.
Mio Dio ansim Rosemonde. Non possibile. Non era pazzo fino a
questo punto.
Un momento. Ti leggo due pagine di orrore che deve meditare chi vuole sperimentare la ricetta...
Prosegu la lettura:
Ma l'interessato dovr sempre badare che, cos facendo, tratta
con l'Angelo nero e dovr durante la sua opera badare a questi con
qualche artificio appropriato...
Laviolette afferr, al suo fianco, un plico accuratamente legato e numerato. "Corpo del reato n. 12." Ne trasse con precauzione un oggetto leggero
come una libellula che dispieg davanti a Rosemonde e fece danzare sulla
mano come una marionetta. Era il cappello di paglia nero e la sua funebre
veletta a pois.
Mio Dio disse Rosemonde. il velo dell'Uillaoude. La mia povera
madre che si era fidata di lei, che aveva fatto affidamento su di lei!
Trent'anni dopo mi si gela ancora il sangue.
Eccolo, "l'artificio appropriato". Con quello, mentre innaffiava le sue
tartufaie col sangue delle vittime, si proteggeva dal diavolo. Hanno faticato
a trovarlo in casa sua: l'aveva appeso alla catena del pozzo. A met strada

fra il parapetto e l'acqua, venti metri pi in basso. Col coltello... Me ne ha


parlato Alyre dopo che l'aveva visto, quel velo, la sera in cui la sua scrofa
stata aggredita. Roseline deve avere sorpreso Albert all'opera... Di fronte
a quei centottanta chili che si avventavano su di lui, al buio, ha avuto solo
il tempo di mollare tutto e di difendersi a pietrate. Se Alyre mi avesse detto
prima...
Mio Dio gemette Rosemonde. Come possono ancora esistere nella
testa di un uomo simili orrori?
Quando in testa si ha un chiodo fisso, tutto possibile. Albert, come
tutti, ascolta ridacchiando, ma ha la mente un po' fragile e, inoltre, non dimenticare, nipote dell'Uillaoude. Ha succhiato il latte del paranormale sin
dall'infanzia, assieme al dialetto sibillino. Porta la cravatta, ha l'automobile, pieno di donne, ma sotto sotto suonato come una campana. Insomma. Frega il libro. Forse per attingervi qualche altra ricetta. E in quel periodo, non dimenticarlo, la sua clientela hippy per la canapa aumenta. Gli affari vanno bene. Chi andrebbe a sospettare Albert Pipeau nella solitudine
della campagna di Banon? Ci vanno di sera. Fumano. Bevono un po'. Si
stravaccano. Si assopiscono. Albert rilegge il passo fatidico. Presto lo sa a
memoria. Si rammenta anche che in famiglia ammazzano maiali di padre
in figlio. Ai travetti della stalla c' ancora appesa la carrucola con un enorme uncino che serviva a issare la bestia prima di sventrarla. Guarda anche la grossa chiave della cappella protestante, agganciata al chiodo del calendario delle Poste. Ogni anno, si getta il calendario e ci si rimette la
chiave, meccanicamente. Chiss da quando. l da generazioni. Porta
un'etichetta. Nessuno sa perch sia l. "Una raccolta cos abbondante che
mai se ne vide" si racconta Albert. Gli manca un milione per offrire un
fermaglio di brillanti a Francine... Chiss. Se con una straordinaria raccolta
di tartufi... E la mostruosa idea cresce nella sua mente: "Se provassi?". E,
una sera...
La prego... gemette Rosemonde coprendosi la faccia.
Te la faccio corta per riguardo alla tua sensibilit... Ma lo vedo, lo vedo, con la sua 4 CV traballante, viaggiare di notte, col cadavere nascosto in
un sacco, sul sedile posteriore, per andare a deporlo nella cappella protestante; e il secchio di sangue mischiato a sabbia, accanto a lui, per andare a
spargerlo sulle tartufaie. Argomento probante: le analisi dei prelievi hanno
rivelato sotto sette alberi diversi notevoli tracce di sangue umano; uno, addirittura, corrispondeva al gruppo sanguigno di una vittima. E forse Albert
avrebbe conosciuto la sua quarta notte con Francine se non si fosse fatto

pizzicare come un pollo, sulla piazza di Banon, la notte dell'incidente d'auto. Ma forse anche se fra tutti quei delitti, tutto sommato poetici, non se ne
fosse commesso uno vero, uno sordido, uno con un motivo del tutto plausibile. Uno, come li ama il pubblico, assolutamente decente: un delitto con
i soldi per movente. Claire Piochet come ha conosciuto Albert? Non parla.
Gli indizi sono tenui contro di lei. Ma comunque credo che il pubblico ministero avr la sua pelle. Negli ultimi sei mesi, se ne ritrovano le tracce a
Banon, in due riprese; deve aver seguito il fratello, cercato di persuaderlo,
supplicato di ritornare a casa.
Perch, cosa voleva fare lui?
Jrmie Piochet morto vittima di quest'articolo del codice: "Nessuno
obbligato a restare in comunione di beni". Sua madre deceduta sei mesi
fa. Lascia venti milioni (nuovi franchi), costituiti da una fabbrica di materie plastiche nell'Ain. Ora, Jrmie Piochet ne ha abbastanza di quella fabbrica e di quella societ. Ama gli amici, la vita da vagabondo, la libert, gli
ideali, le ragazze. Ma, l'autopsia lo dimostrer, non fuma hashish. Voleva,
ci ha informati l'avvocato di famiglia, donare la sua parte ad alcune comunit. Ora, l'officina vale venti milioni. Un gruppo gli sta appresso come
acquirente. Jrmie vuole vendere. Jrmie non obbligato a restare in
comunione di beni. Per Claire, che ingegnere chimico, la fabbrica tutta
la sua vita. proprio questa vita che Jrmie minaccia, poich la sorella
non ha i mezzi per riscattare la sua parte. Quando? Come l'ha ucciso? In un
momento di collera? Con premeditazione? In ogni caso, ha ucciso Albert
perch non possa parlare, quindi si conoscevano, quindi avevano fatto comunella. Sto dicendo che forse Albert avrebbe potuto cavarsela? Che avrebbe potuto continuare ancora a lungo la concimazione delle tartufaie?
S, ma c' il cane di Jrmie. Il bassotto che non lo mollava, che non conosceva sua sorella e che lei probabilmente ha perso dopo l'omicidio. Il bassotto cerca il suo padrone. Il bassotto scopre la cappella protestante di cui
nessuno si preoccupato, per via del fitto boschetto che la maschera da cos tanto tempo che tutti se ne sono dimenticati. E quale pi bel posto, domando io, di una cappella per nascondere cadaveri? Chi andrebbe a pensare a una cappella? Nessuno. Salvo l'ineguagliabile Roseline che sbuffa da
tempo davanti a quel boschetto di lauri. Quella Roseline... Mi far fotografare vicino a lei, prima di andarmene... lei il vero segugio della vicenda...
Riprese: Claire ha commesso quattro errori: doveva eliminare il cane.
Doveva uccidere Jrmie con la stessa arma che adoperava Albert e nella

stessa maniera. Il fatto che non vi abbia provveduto depone a suo favore:
l'omicidio non era senz'altro premeditato ed probabile che non conoscesse i metodi di Albert, quindi che non fosse sua complice negli altri omicidi. Secondo, il cadavere non era allineato come gli altri. Non era collocato
in ordine cronologico, ordine che fino allora Albert - per quale motivo? aveva scrupolosamente rispettato. Terzo, doveva sbarazzarsi dell'arma del
delitto. L'abbiamo rinvenuta nel baule della Mercedes. una chiave inglese. Claire l'aveva accuratamente pulita e lavata. Ma il microscopio elettronico come il rimorso di lady Macbeth: con quello affiora tutto in superficie. Grazie a quello abbiamo anche scoperto il quarto errore di Claire. La
notte dell'omicidio, ha appeso il cappotto ai cardi argentati che si rizzavano
nel giardino della cappella. Ci ha lasciato - oh, Rosemonde... grosso come
una ragnatela - un filo di tessuto identico a quello del cappotto che abbiamo sequestrato nella sua stanza, al momento della perquisizione. E quel
cappotto, Rosemonde, si d il caso che in Francia, le abbiamo censite, lo
portino solo cento persone in questo momento e nessuna di loro poteva
trovarsi nella cappella protestante all'epoca in cui Jrmie Piochet vi stato trasportato. Ecco tutto.
Mand un profondo sospiro e riprese: E quanto a me, mia cara Rosemonde, dovrei dare le dimissioni dalla polizia, perch se il mio amico Brdes morto, colpa mia...
Come, colpa sua?
S. Perch, il mattino che stavo per andare a pranzo dal marchese, sono
passato sulla piazza dove giocavano a bocce, e Alyre Morelon aveva appena portato l Roseline e Roseline gridava all'assassino, e sai davanti a chi
gridava all'assassino, tirando all'indietro pi che poteva? Ebbene, davanti
ad Albert Pipeau. Lo vedo come fosse adesso. Gli ho stretto la mano e aveva gli occhi terrorizzati. Perch, capisci, i Pipeau, di padre in figlio sono
sempre stati degli ammazzamaiali. E ai maiali, quando arriva il macellaio,
bisogna non farglielo vedere. Roseline gridava all'assassino proprio perch
ne vedeva uno. La cosa avrebbe dovuto mettermi una pulce nell'orecchio,
in seguito, ripensandoci...
Si alz. Le aveva detto tutto all'incirca. Il povero Mambo, seduto sulla
panca, aspettava rassegnato che stabilissero la sua sorte.
Cosa ne far? disse Rosemonde.
Oh, ho una specie di rifugio a Pigut, dove ce ne sono gi otto. Me li
cura un guardiacaccia in pensione. Non star male.
Me lo lasci per ricordo fece Rosemonde.

Perch per ricordo? Godiamo di licenze in polizia... E a Banon non ho


il divieto di soggiorno.
Non da me, in ogni caso... Oh, sono tanto sconvolta per tutta la faccenda. Pensa veramente che sia per questo che Albert ha commesso cos tanti
delitti? Pensa che fosse pazzo al punto di credere a quegli sciocchi libri per
fattucchiere?
E allora per che cosa, secondo te?
Per solitudine afferm Rosemonde.
Non riusc a cavarne altro.
All'ultimo mercato di dicembre, l'ultimo dell'anno, l'Uillaoude, stracarica
di due cesti di tartufi, mentre gli altri facevano fatica ad arrivare al chilo
giornaliero, irruppe davanti al mediatore, in mezzo a una cerchia allargatasi per incanto.
Sono quelli di suo nipote, Uillaoude?
Cosa credi? Che li lasci perdere? Questa roba mi spetta, ho su un'ipoteca, e ce ne sono pi di quanti potrebbe benedirne un prete.
Senta, li porti un po' ad Apt, se non le dispiace, eh? Crollava le spalle.
Io sono qui per farti un favore. Ne raccolgo otto chili al giorno. Tutti
dagli ottanta ai cento grammi e rotondi come una palla. Tartufi da emiri
arabi. Sentili un po'. Annusami quest'aroma.
Ma come se l'Uillaoude lo costringesse a mangiarli, il mediatore indietreggiava inorridito. Le sue labbra si arricciavano sui denti d'oro.
Ah, va'! ribatt lei con commiserazione. Riprendo la mia strada. Visto che non l'avete ancora finita di credere alle streghe. Quando penso che
un giovanotto della tua et crede a quella storia!
Ma la polizia...
La polizia. Tu ci credi alla polizia? Io ti dico che quei delitti sono ancora opera della CIA. E mio nipote, poveretto, l'hanno ucciso perch non parlasse.
Alla fin fine era questa la versione dei fatti che doveva prevalere a Banon.
Il pastore captava nel bilanciere dell'orologio il suo ultimo fantasma della serata e l'accompagnava fino allo scarico del lavello: hop!
Devo andarmene annunci lui ma ritorner... A pensarci bene, finir
legge. E poi, a Banon, comprer lo studio del dottor Lagardre che diventato vecchio. Far il notaio, come mio padre, perch, a conti fatti, le li-

bere professioni...
Francine, che riponeva le stoviglie nella credenza, rest con le braccia in
aria. Voltata verso il pastore, cercava d'immaginarlo al meglio, con una
cravatta firmata, un anello con sigillo e le unghie curate e i capelli tagliati.
Ah, tu? disse Alyre.
Si sentiva a disagio. Gli mancava qualcosa. Sua moglie, con il collo nudo, senza collana di perle; il braccio nudo, senza orologio; le dita nude,
soltanto con una vera da pochi soldi; la moglie gli sembrava povera e la
cosa gli stringeva il cuore.
Quando il pastore ebbe lasciato la stanza, domand: Dimmi un po',
Francine... In fondo, quei trecentomila franchi che abbiamo alla cassa di risparmio o in buoni del Tesoro... E quei pochi Luigi d'oro che sono appesi
in un sacco nella mangiatoia di Roseline... Cosa ne pensi, se li convertissimo in gioielli? In fondo, i diamanti si conservano... Acquistano valore...
E in caso di rivoluzione...
Francine ruot bruscamente verso di lui. Piangeva.
Vuoi che ti dica una cosa, Alyre? Ti amo.
Alyre si volt. Usc nella corte. Si diresse verso il porcile dove Roseline
stava grufolando dolcemente in attesa del suo saluto.
Era contento come una pasqua.
FINE