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FISIOLOGIA POLMONARE

MECCANICA POLMONARE
Quasi tutte le malattie polmonari alterano le propriet meccaniche dei polmoni.
Surfactante e tensione superficiale
Il surfactante o tensioattivo una sostanza lipidica che riduce la tensione
superficiale che una forza provocata dalle molecole di acqua allinterfaccia
aria liquido che tende a ridurre al minimo larea di superficie rendendo. Quando
una piccola quantit di detergente viene sciolta nellacqua alla superficie del
liquido si stabilisce uno strato di molecole del detergente. Queste molecole non
solo attratte dalle molecole dacqua dellinterno cos fortemente come le altre
molecole di acqua e la tensione superficiale risulta perci ridotta. Espandendosi
il polmone, riduce la concentrazione del tensioattivo e la tensione superficiale
aumenta finch non si raggiunge un punto di equilibrio alla massima
espansione. Laumentata tensione superficiale che si ha nellalveolo espanso
aiuto poi questo a contrarsi durante lespirazione. Promuove inoltre una
distensione omogenea del polmone dal momento che gli alveoli pi espansi
avranno pi difficolt ad espandersi ulteriormente e si dar quindi possibilit a
quelli meno espansi di riuscire ad espandersi a loro volta.
Ps=2T\r

MECCANICA POLMONARE STATICA


Volumi polmonari
sono frazioni non sovrapponibili di contenuto gassoso
- Volume corrente il volume daria che viene ventilata a ciascun atto
respiratorio. VC
- Volume di riserva espiratoria il volume aggiuntivo di aria che pu essere
espirata con una manovra massimale dopo unespirazione normale. VRE
- Volume di riserva inspiratorio volume aggiuntivo di aria che pu essere
inspirata sopra il volume corrente. VRI
- Volume residuo il volume che rsta nel polmone dopo una espirazione
massimale. VR
Capacit polmonari
Sono combinazioni di due o pi volumi polmonari.
- Capacit polmonare totale la somma di tutti e quattro i volumi polmonari.
- Capacit vitale la somma di tutti i volumi daria che possono essere
mobilizzati.
- Capacit funzionale residua volume daria presente nellapparato
respiratorio dopo una espirazione normale
- Capacit inspiratoria il volume daria che pu essere inspirata a partire
dalla capacit funzionale residua.
I polmoni contengono fibre elastiche che vengono stirate quando vengono
applicate forze che inducono un incremento del volume polmonare e si
retraggono passivamente quando queste forze vengono rimosse. In assenza di
forze esterne come quelle generate dalla gabbia toracica, la retrazione elastica

del parenchima polmonare


molto elevata e i polmoni
diventerebbero quasi privi
daria.
Quindi i volumi polmonari sono
determinati dallequilibrio tra
le propriet di retrazione elastica del polmone e le propriet dei muscoli della
parete toracica.
Misura dei volumi polmonari
Generalmente non misuriamo la pressione alveolare, perch per farlo si deve
bucare la gabbia toracica, quindi lo facciamo solamente nell'animale da
esperimento: nei pazienti si misura la pressione pleurica, perch pu essere
ottenuta inserendo un catetere con palloncino in esofago, all'altezza di circa 56 cm dallo sfintere esofageo inferiore.
1) Spirometria: lo strumento pi vecchio che viene utilizzato per misurare i
volumi polmonari lo spirometro, che ancora il gold standard per misurarli
in maniera non invasiva. una campana immersa in un cilindro pieno di liquido
fino a un certo livello; c' una tubazione che connette le vie aeree del paziente
con l'interno dell'apparecchio, per cui quando questo respira manda l'aria su e
gi in questo spazio, la campana si muove ed collegata ad uno strumento che
misura la variazione. Lo spirometro di per s misura solamente il quantitativo di
gas che comunica liberamente con l'esterno: nel soggetto normale tutti gli
spazi aerei sono comunicanti con l'esterno, in quelli patologici un po' meno. Per
risolvere il problema di misurare anche quegli spazi aerei che non comunicano
liberamente con l'esterno esiste una metodica apposita, la pletismografia
corporea. Il problema fondamentale che abbiamo in fisiopatologia respiratoria
quello di misurare la CFR, perch contiene al suo interno il volume residuo,
che per definizione non esce mai dal polmone, quindi non lo posso misurare
direttamente: soltanto metodiche indirette mi permettono di misurarla.
2) Helium wash-in: metodica molto antica, si basa sul fatto che l'elio non
partecipa agli scambi gassosi. Prendiamo un soggetto e lo facciamo respirare
nello spirometro: con una valvola posso farlo comunicare in uno spazio
contenente una concentrazione nota di elio. A questo punto, l'elio si diluisce in
un volume composto da spirometro + CFR del paziente, e posso calcolare la
CFR tramite la seguente formula:
C1 x V1 = C2 x (V1 + CFR)
un metodo semplice e costa pochissimo, ma non viene pi usato, ora si usa il
metodo del lavaggio di azoto, che pi complesso ma comunque poco
dispendioso.
3) Nitrogen wash out: il 70% dell'aria costituita da azoto: se prendo un
soggetto, gli faccio fare un respirone di ossigeno puro dalla bocca, e poi lo
faccio espirare in un sistema che mi legge la concentrazione di azoto, questo
sar lavato via dal polmone; bisogna tenere conto dell'azoto che si libera dai
tessuti, perch non trascurabile (circa 250 mL), quindi si usa la seguente
formula:
( Volume di N 2liberato ) (Escrezione ti ssutale di N 2)
CFR =
Concentrazione N 2inizialefinale
Tuttavia, questi metodi sono affetti da un problema comune: in alcune
patologie polmonari, come l'enfisema bolloso, alcuni spazi alveolari non

comunicano con l'esterno, quindi la CFR misurata in questi pazienti


sottostimata.
Compliance polmonare
E la misura della propriet elastica dei polmoni e riflette la facilit con cui il
polmone si distende. Viene definita come la variazione del volume polmonare
determinata da una variazione di 1cm H2O della pressione distendente del
polmone. Una compliance elevata si riferisce a
polmoni che siano facilemente distendibili. Una
ridotta compliance a polmoni che non vengono
facilmente distesi e quindi rigidi.
Cp=V\P
Graficamente la pendenza della linea tra due
punti del tratto espiratorio della curva pressione
volume.
Questo grafico illustra una importantissima propriet dell'apparato respiratorio, la relazione
pressione-volume, alterazioni della quale sono implicate nella genesi di malattie
ostruttive. Dobbiamo valutare la pressione transmurale (quella che c' tra
interno ed esterno): consideriamo 0 la pressione barometrica esterna, quindi
teniamo di conto solo di quella interna. Quando il polmone viene disteso da un
aumento di pressione, il volume aumenta secondo questa relazione, per non
una relazione lineare: c' una porzione quasi lineare, che poi diventa asintotica,
perch una struttura elastica non dilatabile all'infinito. Nel caso del polmone
normale si parte da 0, fino a un riempimento quasi completo. Ci sono anche
altre due curve, una che fa riferimento a un polmone fibrotico, che richiede
molta pi energia, e non arriva nemmeno ai volumi normali, e la situazione
opposta nel polmone enfisematoso, quando molto pi dilatabile.
Interazioni polmone parete toracica
Poich i polmoni e la parete toracica si muovono insieme le variazioni dei
rispettivi volumi sono uguali. Le variazioni di pressione attraverso i polmoni e
attraverso la parete toracica sono definite pressioni trans murali. Per i polmoni
la pressione trans murale chiamata pressione trans polmonare:
Pp=Pa-Ppl
Per aumentare il volume polmonare la pressione trans polmonare deve essere
positiva e la dimensione minima del polmone si raggiunge quando la pressione
trans polmonare zero.
La pressione trans murale per la parete toracica invece:
Ppt=Ppl-Pb (Pb =pressione attorno alla gabbia toracica)
Questa pressione invece negativa. La pressione attraverso il sistema
respiratorio data dalla somma delle pressioni attraverso i polmoni e
attraverso la parete toracica:

Psr= Pp+Ppt=(Pa-Ppl) + (Ppl-Pb)= Pa Pb


Mettendo tutto insieme in un
grafico abbiamo che il volume di
riposo della parete toracica il
volume a cui la pressione trans
murale per la gabbia toracica +
zero ed circa il 60% della CPT. A
volumi maggiori del 60% della
CPT la parete toracica si retrae
verso linterno mentre a volumi
inferiori al 60% della CPT la
parete toracica tende a retrarsi
verso lesterno.

MECCANICA POLMONARE DINAMICA


Il flusso aereo attraverso le vie aeree si verifica quando esiste una differenza di
pressione alle due estremit dei condotti aerei . Durante lispirazione
determinata dalla contrazione del diaframma la pressione alveolare diventa pi
negativa e laria fluisce allinterno dei polmoni. I due principali fattori
determinanti la velocit con cui il gas fluisce nelle vie aeree per una data
differenza di pressione sono: il tipo di flusso aereo e la resistenza al flusso
offerta dalle vie aeree.
Flusso nelle vie aeree
Nelle vie aeree esistono due tipi di flussi aerei: il flusso laminare e quello
turbolento. Il laminare si ha quando il flusso di gas parallelo alla parete del
condotto ed bassa la velocit del
flusso. Quando la velocit aumenta,
e ci si ha in particolare quando le
vie aeree si suddividono, la corrente
diventa instabile e si formano piccoli
vortici.
Le caratteristiche del flusso laminare
sono descritte dalla legge di
Poiseuille:
V=Pr4\8l
Dalla quale possiamo vedere che il
raggio del condotto il principale
determinante della resistenza dal
momento che se il raggio viene
ridotto della met la resistenza
aumenta di 16 volte.
Nel flusso turbolento il movimento del gas avviene sia perpendicolarmente sia
parallelamente allasse del condotto. La velocit in genere ridotta in quanto
viene consumata energia nel processo di generazione dei vortici e dei
movimenti caotici. Di conseguenza necessaria una pressione di spinta pi
elevata per determinare un dato flusso turbolento che per determinare un

identico flusso laminare. Quando il numero di Reynolds supera i 2000 si ha un


flusso turbolento.
Resistenza delle vie aeree
Dallequazione di Pouseille si pu concludere che il principale sito della
resistenza delle vie aeree a livello delle vie pi piccole per in realt la
resistenza maggiore a livello dei grossi bronchi perch le vie aeree pi piccole
contribuiscono poco alla resistenza dal momento che la sezione trasversa
aumenta durante la divisione dicotomica e le vie aeree sono disposte in
parallelo. Queste due cose compensano la diminuzione del raggio.
Misura del flusso espiratorio
Lo spirogramma mostra il volume del gas espirato contro il tempo e fornisce
quattro principali informazioni:
- Capacit vitale forzata o FVC che indica la quantit di aria emessa durante
unespirazione forzata quindi da CPT a VR.
- Il volume espiratorio forzato in un secondo o FEV1che sarebbe il volume
daria emesso durante il primo secondo che nei soggetti normali corrisponde
almeno al 72% della capacita vitale
- FEV1\ FVC che per quello detto sopra deve essere maggiore del 72% in caso
contrario indice di difficolt espiratoria dovuta a ostruzione delle vie aeree.
- Media del flusso espiratorio medio massimo o FEF 25-75 che sarebbe la
velocit emdia di flusso nella parte centrale della CV e pu essere misurata
dallo spirogramma dividendo la capacit vitale in quarti e segnando una
linea dal primo al terzo quarile e collegando le due linee e misuranto la
pendenza.
Diagramma flusso volume dove un soggetto esegue un inspirazione massima
e quindi espira il pi velocemente possibile sforzandosi al massimo. Il volume
emesso viene posto in grafico in funzione del tempo.
Se blocchiamo il flusso in ogni momento e misuriamo il volume otteniamo la
curva flusso volume che oggi utilizzatissima e ritroviamo il flusso in ordinata
e il volume in ascissa. Il flusso respiratorio inizialmente rapido poi decade in
maniera pressoch lineare fino a che non si arriva al VR. Ci dice qual il regime
di flusso che il soggetto riesce a raggiungere a qualunque volume polmonare. Il
massimo regime di flusso detto picco di flusso ed interamente dipendente
dallo sforzo: tanto pi il paziente si sforza tanto pi alto il picco di flusso ma
dipende anche dalle vie aeree. Poi c una parte successiva, la porzione
rettilinea della curva, in cui si identificano tre punti che sono il flusso massimo
a 25-50-75% della capacit vitale espirata in cui si misura il regime di flusso e
questi valori sono poco sforzo dipendenti.
Inoltre da notare che il massimo flusso inspiratorio identico o leggermente
maggiore del massimo flusso espiratorio.
Limitazione del flusso e punto di ugual pressione
A fine inspirazione, abbiamo una pressione pleurica negativa (-15 cmH 2O) e
non c' flusso nelle vie aeree. Durante l'espirazione, la pressione nello spazio
pleurico diventa positiva, e la pressione alveolare diventa positiva: c un
gradiente di pressione di + 20, che viene fuori sommando il valore di pressione
generato nello spazio pleurico, circa 5 cmH2O, e uno generato dall'elasticit del
polmone, circa 15 cmH2O. L'espirazione determina quindi una fuoriuscita
dell'aria, con il consueto fenomeno della perdita progressiva di pressione

dell'aria, attraversando le vie aeree, che hanno una resistenza: da +15, va a


+10, a +5, a +3, a +1. C' un punto in cui la pressione uguale a quella dello
spazio pleurico (+ 5), che si chiama punto di egual pressione (EPP): a
monte di esso la pressione pi alta dello spazio pleurico, e le vie aeree stanno
ben distese, mentre a valle dell'EPP, siccome la pressione all'interno delle vie
aeree pi piccola di quella dello spazio pleurico, le vie aeree tendono a
chiudersi; tuttavia, siccome il gradiente piccolo, si chiudono poco. Questo
quello che accade in una espirazione normale, in cui c' una piccola chiusura
delle vie aeree. Se faccio una espirazione forzata, c' un forte aumento della
pressione intrapleurica (+ 50), che si somma ai soliti + 15 del ritorno elastico:
la pressione alveolare sar di 65, con fuori sempre 0. A questo punto l'aria esce
fuori dal condotto, e, come prima, perde progressivamente energia. EPP si
raggiunge a 50, ma questo succede molto prima, quindi le vie aeree tendono a
collassarsi quando i polmoni sono ancora abbastanza distesi: si occludono
molto, determinando una forte riduzione del loro calibro e quindi una
grossissima resistenza al passaggio dell'aria: fenomeno di collasso dinamico
delle vie aeree. Pi spingo, pi aumento la differenza tra pressione a monte e
pressione a valle, aumenta anche il flusso ma anche la resistenza: il gradiente
di pressione tra monte e valle, cio tra alveolo e bocca non cambia, e il flusso
diminuisce. Questo spiega per quale motivo c' una porzione di espirazione
forzata indipendente dallo sforzo: io posso spingere di pi aumentando il flusso,
ma contemporaneamente chiudo le vie aeree, aumento la resistenza e quindi il
flusso diminuisce.

VENTILAZIONE, PERFUSIONE E RELAZIONI


VENTILAZIONE\PERFUSIONE
VENTILAZIONE
La ventilazione \ minuto il volume daria che entra o esce dai polmoni ogni
minuto ed descritta dalla seguente relazione:
Ve= f x VC
VC= volume corrente ovvero laria che viene inspirata o espirata che in un
adulto normalmente di 500ml
f = atti respiratori al minuto

VENTILAZIONE ALVEOLARE
Composizione dellaria
Dobbiamo rispettare due principi:
- Le componenti sono in
frazioni di gas e la
somma delle frazioni dei
singoli gas mi deve dare
1
- La pressione parziale di
un gas si ottiene dalla

pressione parziale del gas moltiplicata per la pressione totale dellambiente


preso in considerazione ad esempio: 760mmHgP.atmosferica x 0,21P.parziale O2 =159
mmHg
Diciamo che in generale la pressione atmosferica di 760mmHg composta per
il 21% di O2, 79% di azoto e poi ci sono anche altri gas.
Come vado nelle vie aeree abbiamo anche vapore acqueo che esercita una
pressione parziale di 47mmHg che andr sottratta da quella dellambiente. Il
risultato lo moltiplico per le pressioni parziali e ottengo le percentuali di azoto e
ossigeno.
Composizione del gas nel sangue arterioso
Ipercania unincremento della PCO2 nel sangue arterioso secondaria a
uninadeguata ventilazione alveolare (ipoventilazione) relativa alla produzione
di CO2.
Ipocapnia una riduzione della PCO2 nel sangue arterioso secondaria ad una
iperventilazione nella quale la produzione ventilazione alveolare supera la
produzione di CO2.

SPAZIO MORTO
La ventilazione dello spazio morto la ventilazione delle vie aeree che non
partecipano allo scambio gassoso. Il volume daria delle vie aeree chiamato
spazio morto anatomico che corrisponde essenzialmente alle viee aeree di
conduzione nelle quali non avvengono gli scambi gassosi. Si parla invece di
spazio morto fisiologico quando in una malattia polmonare alcuni alveoli non
sono perfusi ma continuano a essere ventilati . questarea polmonare ventilata
ma non perfusa proprio come le viee aeree di conduzione ovvero non
partecipano allo scambio gassoso ma sono ventilate. Pertanto lo spazio morto
fisiologico sempre grande almeno quanto lo spazio morto anatomico se non
di pi.

PERFUSIONE
Sangue deossigenato dallatrio destro entra nel ventricolo destro attraverso la
valvola tricuspide e viene pompato a bassa pressione nellarteria polmonare
attraverso la valvola polmonare.
Larteria polmonare si divide nelle arterie polmonari dx e sx.
Il sangue passa poi attraverso una serie di vasi secondari progressivamente pi
piccoli che terminano in una complesa rete di capillari. La ramificazione delle
arterie polmonari segue un modello molto simile alla ramificazione delle vie
aeree.
Lossigenazione dei globuli rossi avviene nei capillari che circondano gli alveoli.
Il sangue ossigenato lascia gli alveoli attraverso una rete di piccole venule
polmonari e di vene che alla fine si fondono per formare vene polmonari pi
grosse attraverso le quali il sangue giunge allatrio sinistro. Le vie venose
decorrono lontane dalle vie aeree.

Le arterie della circolazione polmonare hanno


pareti sottili con una minima quantit di
muscolo liscio. Hanno una compliance sette
volte superiore a qualla dei vasi sistemici e si
dilatano quindi facilmente. Questo rischiede
molto meno lavoro per determinare flusso
sanguigno attraverso la circolazione
polmonare. Questo sistema a bassa
resistenza spiega perch il ventricolo destro
abbia una parete muscolare meno sviluppata
di quello sinistro.
Vi sono tre categorie di vasi allinterno del
polmone:
- Vasi extra alveolari , arterie arteriole vene
e venule, che sono influenzati dalla
pressione pleurica e interstiziale e non da
quella alveolare. Risentono quindi del
volume polmonare e dalla forza di
retrazione dellelastina. Infatti a volumi
polmonari elevati il loro calibro aumenta.
- Capillari alveolari che invece sono posti nei setti interalveolari e sono quindi
molto sensibili alle variazioni della pressione alveolare ma non a quella
pleurica e interstiziale. Quindi aumenta no di diametro a volumi polmonari
pi bassi
- Microcircolazione polmonare che composta dai vasi che partecipano allo
scambio gassoso.
Alla fine dellinspirazione gli alveoli pienamente distesi con aria comprimono i
capillari alveolari e incrementano la RVP mentre invece i vai extra alveolari si
dilatano alla fine dellinspirazione determinando una diminuizione della RVP.
Durante lespirazio avviene il contrario. Come risultato di questi effetti opposti
abbiamo che la RVP totale nei polmoni raggiunge il suo livello pi basso alla
CFR.
I fattori che influenzano il flusso sanguigno includono la resistenza vascolare
polmonare RVP, la gravit e la pressione e il gradiente pressorio artero venoso.
La RVP circa dieci volte pi bassa di quella della circolazione sistemica. La
bassa resistenza del circolo polmonare possiede due caratteristiche che
consentono di incrementare il flusso senza incremento di pressione:
- In condizioni normali di riposo non tutti i vasi disponibili sono impiegati. Ci
consente il reclutamento di nuovi vasi in base a una necessit crescente
come nellesercizio fisico, e con un incremento minimo o nulla ella pressione
arteriosa polmonare.
- La distensibilit dei vasi sanguigni del circolo polmonare consente a questi
vasi di incrementare il loro diametro per effetto di un minimo incremento
della pressione arteriosa polmonare.
Per quanto riguarda invece la microcircolazione composta da un sottile strato
di cellule epiteliali, dalle cellule endoteliali vascolari e dalla loro matrice di
supporto. Ha unarea di 70 metri quadrati che corrisponde ad un campo da
tennis. Quindi pneumocita I, membrana basale e cellula endoteliale
costituiscono una barriera spessa da 1 a 2 micrometri che ideale per uno
scambio gassoso. I globuli rossi passano in singola fila attraverso questa rete in
meno di 1 secondo che un tempo sufficiente per lo scambio di ossigeno e

anidride carbonica. Vi inoltre un piccolo flusso netto di liquido dai vasi allo
spazio interstiziale. Il liquido viene rimosso dallinterstizio polmonare mediante
il sistema linfatico e quindi rientra in circolo attraverso la vena cava in
prossimit dellilo polmonare.
Abbiamo infine anche una circolazione bronchiale che fornisce sangue arterioso
sistemico alla trachea e alle vie aeree superiori alle
cellule secretorie di superficie, ghiandole, nervi pleura
viscerale, linfonodi e vene e arterie polmonari. Non
raggiunge i bronchioli terminali e respiratori.
Dati questi rapporti fra la pressione alveolare e le
pressioni dei vasi possiamo suddividere il polmone in
tre zone partendo dallalto verso il basso:
- 1 che rappresenta lapice dei polmoni abbiamo
dove abbiamo PA>Pa>Pv e quindi i capillari
collassano a causa delle maggiore pressione
esterna dovuta a PA e il flusso sanguigno si arresta.
- 2 nella quale abbiamo Pa>PA>Pv nella quale
abbiamo un collasso parziale dei capillari. Quindi
aumentando la pressione nel versante venoso
aumentano di diametro per scaricare la pressione
accumulata
- 3 Pa>Pv>PA che dimostra che il flusso sanguigno
polmonare maggiore alla base dei polmoni
rispetto che allapice.
Con lesercizio fisico la differenza fra le regioni apicali e quelle basali del
polmone diminuisce perch aumenta la pressione arteriosa Pa che quindi
riuscir a vincere quella alveolare PA creando perviet in un numero maggiore
di capillari che quindi avranno un comportamento
simile a quello della zona 2.
Il rapporto ventilazione perfusione definito come
il rapporto tra ventilazione e flusso sanguigno. A
livello di un singolo alveolo il rapporto definito
come ventilazione alveolare diviso per il flusso
capillare. Questo rapporto diverso per le varie
zone del polmone e quando la ventilazione supera
la perfusione diventa superiore a 1, come avviene
negli apici che 3,3, mentre quando avviene il
contrario, come nelle basi che hanno rapporto 0,6.
Se invece facciamo quella totale polmonare
vediamo che la ventilazione a riposo in un soggetto normale 4L\min mentre il
flusso sanguigno polmonare 5L\min e il rapporto risulter essere 0,8.

CONTROLLO DELLA RESPIRAZIONE


Centro del controllo della respirazione
La ritmicit della respirazione origina nel bulbo. Due distinti nuclei sono
coinvolti nella genesi del ritmo e sono:
- Gruppo respiratorio dorsale ed costituito da cellule del nucleo del tratto
solitario localizzato nella regione dorso mediale del bulbo. Si pensache sia la

stazione iniziale che elabora le informazioni provenienti dalle afferenze dalle


vie aeree e dai polmoni.
Gruppo respiratorio ventrale, localizzato nella regione ventrolaterale del
bulbo che invece controllano gli atti respiratori di inspirazione ed espirazione
tramite linvio di impulsi.

Chemocettori centrali
Per quanto riguarda i chemocettori centrali abbiamo che questi sono situati
sulla superficie ventrolaterale del bulbo e sono sensibili al PH del liquido
cerebrospinale con cui sono in contatto. Il liquido cerebro spinale ha una
composizione diversa da quella del sangue sistemico grazie allazione di filtro
della barriere emato encefalica la quale risulta essere molto permeabile per
alla CO2 che quindi avr la stessa concentrazione nel liquido cerebrospinale
che ha nel sangue periferico arterioso e sar quindi anche sensibile alle
variazioni che avvengono in periferia. Viene inoltre prodotta dalle cellule
cerebrali quindi in definitiva avr una pressione parziale maggiori di qualche
mmHg rispetto alla circolazione arteriosa sistemica.
Chemocettori periferici
Abbiamo poi chemocettori periferici che sono i corpi aortici e carotidei che
rispondono alle variazioni dellO2, CO2 e PH del sangue arterioso e trasmettono
le informazioni al centro di controllo respiratorio attraverso il nervo del seno
carotideo e il nervo vago. Sono i soli recettori a rispondere alle variazioni di O2.
Sono piccole strutture altamente vascolarizzate.
Mostrano incrementi di scarica anche a piccole variazioni di O2 anche se in
realt gli incrementi maggiori si hanno quando la PO2 scende al di sotto dei
75mmHg.
Risposta alla CO2
La ventilazione regolata dai livelli di ossigeno, PH e anidride carbonica anche
se il pi importante la regolazione della anidride carbonica. Infatti il respiro
regolato per mantenere fondamentalmente la CO2 a 40 mmHg. Le variazioni di
CO2 vengono rilevate dai chemocettori centrali e periferici che inviano poi
stimoli al centro del controllo respiratorio bulbare. Da quando la PCO2 supera i
40 mmHg nella circolazione arteriosa abbiamo un incremento lineare della
ventilazione. Se a questo aumento di CO2 si associa anche una diminuizione
della O2 questo aumento diventer ancora maggiore. Quindi la bassa O2
amplifica la risposta (ipossia+ ipercapnia).

TRASPORTO DELLOSSIGENO E DELLANIDRIDE


CARBONICA
DIFFUSIONE DEI GAS
Il processo di diffusione dei gas passivo, non richiede energia ed simile
nello stato gaassoso e in quello liquido. La velocit di diffusione del gas
attraverso un liquido descritta dalla legge di Graham che stabilisce che la
velocit di diffusione direttamente proporzionale al coefficiente di solubilit
del gas e inversamente proporzionale alla radice quadrata del suo peso

molecolare in grammi. La legge di Fick descrive invece la diffusione dei gas


attraverso i tessuti. Gas differenti hanno diversi fattori di solubilit:
- Per gas che sono insolubili nel sangue e che non si combinano
chimicamente con il sangue lequilibrio tra il gas alveolare e il sangue si
stabilisce rapidamente, in meno dei 0,75 secondi di transito dei globuli rossi
nei capillari alveolari. Si tratta di uno scambio che
limitato dalla perfusione ovvero dalla quantit di
sangue che perfonde lalveolo.
- Gas che hanno una bassa solubilit nella barriera
alveolo capillare come la CO sono limitati dalla
diffusione.
- Gas invece come O2 e CO2 nonostante abbiamo
una bassa solubilit nella barriera alveolo
polmonare hanno una velocit dequilibrio molto
elevata che permette loro di consentire un
Figura 1 Legge di Fick
completo equilibrio in 0,25 secondi, ovvero in un
terzo del tempo di transito dei GR. Pertanto si
considera che per loro il limite la perfusione.