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POESIE

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PRIMAVERE
DEL DESIDERIO
E DELL'OBLIO

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LATTES & C. Editori

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riREIiZE: Deposito presso

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1903

Ci

ROBA

R.BEMPORH De

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Figli

PURCHASED POR THE


UNIVERSITY OF TORONTO LIBRARY

FROM THE
HUMANITIES RESEARCH COUNCIL
SPECIAL

GRANT

POR
Italian Literature
from R ornanti e ism
to Postmodernism

Primavere del Desiderio e dell'Oblio

Poesie dello stesso Autore:

IL

CONVEGNO

DEI CIPRESSI

Milano, Chiesa e Guindani, 1895.

L.

3.

COSIMO GIORGIERI CONTRI

PRIMAVERE
DEL DESIDERIO E DELL'OBLIO

POESIE

r^(^

TORINO
S.

LATTES &
\j

C.

Editori

PROPRIET LETTERARIA

Torino

V1MCEK70 Bona, Tip. delle LL. MM. e dei

RR.

Principi (9361).

^^m
Primciverci del desiderio.

In qualche luminoso cerchio che noi non vediamo,


oltre

non

il

mondo
la gioia

ch' nostro, pi su delle lucide sfere,

mai discesa pel nostro richiamo

quella che

non potremo, che non sapremmo godere ?

Non ridon

forse altrove bellissime

ignote, e in orti ignoti

teoria di fanciulle

per

altro

Primavere

non tesse porpureo ricamo

non nate pel nostro piacere

amor maturi

frutti

su rorido

ramo?

Oh

mondo

Giovinezza, oh febbri, oh gioie del pallido

Siete un riflesso, un'ombra ?

donde

Un'ombra

sul pallido

rimaste in alto in

alto,

tremola a

tratti

riso notturno

E quando

colgon

il

fiori le

de

fiori, in

mondo

l'ultime stelle?

mani che a noi paion

quando lampeggia un occhio che sembra


colgon pi lucidi

a'

belle,

nostri occhi

profondo

alto pi nobili e belle

mani: e lampeggian occhi

di

lampeggo pi giocondo?

Tal sovra glauchi stagni, sovr'acque pervase d'aprile

trema una Primavera pendula d'alberi muti

suscita al glauco specchio l'imagine primaverile


l'illusion di

rami nel

Ricrescon capovolti

rameggia

ambo
ambo

il

tacito

cresciuti.

bocci dei mandorli arguti,

pesco roseo come un corallo

dal glauco specchio


di lor

fondo

lo

che noi diremmo

specchio d'aprile.

forse alcuno in fondo: e forse son

quelli

sottile

de l'acque d'aprile premuti,

monile prementi

fioriti di labil

mani

coglienti

riflesso

grappoli: e son pupille che spiano con spiriti intenti


le taciturne stelle di

un

di antiche sorelle

cielo pi fulgido anch'esso.

Cuori che se una nostra fanciulla trascorra lunghesso


l'argine

muto e sparga

sognan pi

le foglie di

dolci aprili in

mandorlo

ai venti,

un Paradiso promesso

e pi divini amori in Primavere pi ardenti ?

Oh! Desiderio, lucida ascensione

di vite

verso un'idal terra che non sar giunta gi mai,

oh Desiderio,

vigile

oh Desiderio, rosa

Oh

spasimo

di

di mille ferite,

sempre

fiorenti rosai!

Desiderio, fiume non rasciugabile mai,

arco che spazi e tempi cavalchi per quante son vite

umane, oh Desiderio n
i

non

finiti

tu potrai darci gi

amori, le Primavere infinite?

^r\^r^

mai

Primavcrci del silenzio.

Jn

cittadini strepiti tra

queste

mura

si

spande

la

Primavera; e muove cose e persone

le

sue sorelle

sovra

le

citt

io

al sole:

sogno, che passano tacite e sole

premute da marmoree ghirlande:

Primavere mute che lente passeggian lungh'essi

ermi

viali

e quelle che di fiorire indarno

tentan le stanche pietre di qualche pensoso lungarno,

tentano

colli,

oscuri di medicei cipressi.

Limpido sovra

tace nell'aria

come un

le

piazze tranquille, sui chiostri, signori

ampia, limpido aprii balena

di solitudin

come una

oblo...

quiete serena,

Chi pensa

alli

obliati

amori?

Chi pensa, o Pisa, a donne viventi se passa nel piano


sacro ove

campo

il

santo sta di sua gloria cinto ?

muove per il laberinto


mormora il Serchio, piano?

Chi pensa a baci ardenti se


d'alberi

donde

al

sole

Sorge dal piano un lento fumo

d'oblo...

Non son

quelli

luoghi di morti amori, di Primavere morte ?

Non son
in

le

amanti nostre

un sonno

di

marmo,

le

donne che dormono assorte

dietro ferrei cancelli?

Quelle che sovra un'arca da cinquecent'anni scolpita

posan sognando
Quelle che
nel suo bel

il

in loro estasi solitaria?

bianco viso piegato somigliano

San Martino

fior di

(Sta nella dolce chiesa la dolce

marmorea

dormente che affonda

sull'immoto guanciale la dilicata testa

con
le

infantil

Ilaria,

vita?

mollezza s'incrociano sopra

la

vesta

braccia e fan del seno l'anfora pi rotonda.

Poi che ncppur

la

Morte

mulibre

le tolse la gioia

d'essere bella: e forse d'essere amata ancora:

da piedi

il

cane veglia

trema

la

sua taciturna signora:

da capo

il

Tutte

donne amate, che amammo,

le

sole

anni cercaron lungo


tutte or ci

sulle bianche palpebre.)

del silenzio, crescono

venti

di dormienti.

come rose

Come

le

rose

le pie

ombre non dolorose

ricordi antichi esalano

taciti,

di

floridi sentieri,

Crescon sovr'esse, un giorno amate,

donne che

paion stese sull'arca de' nostri pensieri

inanimate spoglie care

tutti

le

un

Primavere

fiato di rose,

di deserte spalliere.

tristi

questo chiostro

che odoran nascoste nell'ombra


antico...

Primavera, e

passi sui cuori e sui luoghi che

come un soave sonno sopra una

-^-i^s?^

II

tu

non sorridono

pi,

fronte ingombra.

Primavera

dell'oblo.

Iva Primavera nostra morta.

Tu

partita...
Non erra

dici

Ah

per un gran viaggio certo

ella

ora forse in qualche lontana mirabile terra

ove oblia

ella

part.

giorni cari alla nostra vita?

Non dentro un*urna giace. vero. N mai commiato


tanto tard. Vedeva ella a' suoi piedi ancora
crescere

fiori;

ed

ella coglievali allora; ella allora

sost pensando forse rivivesse

13

il

passato

il

amor d'un tempo

dolce

Ahi:

ma

d fu

Fiori

non

pi.

Su

Comprese
mosse

lieve sopra le

non

il

marmoree

le

spire.

un

d fiorite rive...

suo pianto che in murmuri d'acque rivive?

sangue forse suUi ultimi

Ecco, e fu lunge.
forse

canto...

rattorcigliava l'acanto,

si

raccolse allora suoi cernii veli,

ella:

Pianse

sanguin

l'urne

suo cupo verde tra

solo, in

tra noi ritornasse a fiorire..

che vide tutto cadrle a

Or

Che

erra.

irti

steli?

noi l'uccidemmo

si

duole

pensa con rassegnata pace ?

suoi regni

d'altri cuori e d'altri

amori

si

allegra e le piace

trar pi fedeli amanti verso le vie del sole?

Per pi

fedeli

chiome

chieder corone?
tu

le

piace a pi lucide prode

nostra pia Primavera, e vedi

veramente msse

di fiori

e di immortali baci l'eco

il

immortali

a' tuoi

piedi

tuo cuor riode?

Poveri amanti fummo, noi dunque, o fedel Primavera,

n tu pi mai sull'orme nostre ritornerai?

Non

tornerai tu

bianca sovra

dunque pi

sulle nostre

orme; pi mai,

giardini dei nostri cuor, leggera?

14

Ah

scomparsa,

te

nostri giardini

Autunno venne pronto

Estate...

Corone come

non tesse
funebri

Sopra
di

egli:

fior...

la

Non

violette

pampani, dorme

vedi quelli che a noi riserba?

piccola urna del nostro

per altre mani!

di

la pia sorella

sibbene compone per urne future

Tu

marmo, ecco

ei

amor morto,

morendo porr sue

e pure

non gelsomini n

me

pone per

cupe frondi, per

bacche d'oblo; che entrambe non avvizziscan

tu lasciasti morire, tu, la

Part, tu dici.

Non

tra l'erba

foglie oscure.

ah! quelle che l'altra raccoglie laggi

miti pervinche. Ei

Ah! perch

la bella

sulle nostre orme...

Autunno adesso, infante chiomato


nel nostro cuor.

non sepper

te

pi...

Primavera?

pensi forse a un ritorno? In vano.

torner. Partiva per un gran viaggio, lontano

lontano...

Ornai

non

senti ?

dentro

15

cuor nostri sera.

L'adolescente.

Oul mar, come velato


d'una nebbia fuggente,
il

marzo adolescente

soffia

un suo dolce

e gi

dalli orti

poggi

il

e dai

fiato si

spande,

agile tra ghirlande


di futuri rosai.

17

fiato

Non

vider occhi mai

un mattin pi ridente

per quanti, o adolescente

marzo, sorriderai?

Quanti cuor, quanti

berran tuo dolce

fiori

fiato,

mar, velato

in vista al
di argentei

vapori?

Poi che tu ben sorridi,

marzo,
ecco: e

mare;

al pallido
il

tuo riso pare

correr lungh'essi

lidi,

gi luminoso tanto

che ogni cosa ne tepe;


e

il

cuore

come

siepe

animata d'un canto.

Sorridi, o adolescente

marzo,
il

mare

in tue vesti chiare;

calmo:

gode tacitamente;

i8

il

mare

viene a

tratti, di

mare

e di mandorli e di
peschi, un odor cos
forte

da inebriare.

Non pensiamo. Domani


dubiteremo ancora.

Non

oggi: oggi s'infiora

marzo

nei cuori umani:

e ognun che passa,

ebro

d' ignoti

come

amori

risogna un sen che odori


sotto disciolte chiome.

19

Dolce tesoro.

esoro dei seni che all'avido amante baleni

dai chiusi merletti:

divino rigoglio dei petti


feminei, lunati com'archi di golfi sereni;

tesoro che odori fragranza di

non

colti

frutti

e di

fiori

e pur tocchi

o in coppe di raso trabocchi

splendendo improvviso per

21

li

occhi desideratori;

o gemina urna che sotto la coltre notturna


riversa riveli
tra
il

spume

lido

di veli

ove tepe

la felicit taciturna:

o seno di rosa che cresci


e al pargolo

il

li

orgogli alla sposa

latte,

e un cuore che sogna e che batte

secondi col ritmo che par

o seno per cui:


la

Non son

"

di

colomba che posa

pi l'infante che

fui

vergine dice

vermiglia, ridendo felice


la

madre che cresce

la

candida ambrosia per

lui:

femineo tepore che un molle guanciale all'amore


e al pianto darai

o seno femineo che sai


la

bocca che bacia, non meno

fresca

orma ove impresse

cercando altre vite

di quella

la vita

che muore

sue mille promessi

pio solco che senza ferite

maturi dei germi

la

non esauribile msse;

o seno mulibre, non gi perch tacite od ebre


ti

accerchino Tore:

non gi perch rida l'amore


su

ti

te,

il

dolore su te chiuda Tegre palpebre,

onoro. Ti onoro perch nel tuo molle tesoro

l'oblo si

raduna

e sparge sovr'ogni fortuna


sovr'ogni stanchezza

perch qual
ti

cerca e

ti

si

suo taciturno ristoro:

il

sia cui

meno

la vita fu pia,

gode:

e nel tuo bel cerchio custode


la vita

onde pianse

far

segno

23

di vite desia.

sentieri

Ur

che verr

dell' illusione.

la

Primavera, andiamo

tra verdi prode, tra le verdi


di

prode

qualche taciturno orto custode

ove gi

dissi "

T'amo

a dirci

"

T'amo

L'ultima volta, e sia di primavera,


ch'io vi pronunci, o sillabe solenni;

e quel che fu riveda io con ventenni


occhi,

come

riflesso entro

25

una spera.

Io

ben

nella

vita

il

orto ne

ove

fu di

amare

pensare. In qual viale, in quale

andremo ? Non chiediamo; andiamo:


una

canti

rida e

e pur dolce pensare

come

di riamare,

dolce

Nessuna cosa uguale

lo so.

mia

il

ove ogni fronda

fonte,

tenda una sua rete bionda

sol

ramo

dal pi piccolo

al

pi gran ramo.

Giovinezza, divina animatrice,


tu

non verrai con

Chi risa
si rifa

li

noi, forse.

ove

orti

malinconico e

Chi riaspira

felice.

profumo e sente

tuo

il

Che importa?

pianse morta

ti

l'orma evocata del tuo pie, su zolle


lucide,

gode

il

cuor

gli

come un

folle

vecchio che danza incipriatamente.

Andiamo. Non indugiar. Son Tore


ultime, queste.

questa, io lo so bene,

l'ultima volta che

camminer

per vie terrene

sui passi dell'amore:

26

Tultima volta che corr per


taciti

il

l'ultima volta che

esce, e ritenta

il

cuor

come

allora, io

danza

folle, in

minuetti morti.

Fioriranno su siepi antiche


fior,

orti

fiore della ricordanza,

E come

allora...

cercher

ft-a

belli

allora,

le tue

ove tepor pi dolce hanno

oh come

chiome
capelli.

Ti chiamer coi bei nomi d'allora,


ti

cinger col braccio

trasparir di

ft*a

seno vedr che

molle fianco

trine esili

in

come

il

bianco

sue rose odora:

di

andremo come

d'illusione:

il

un incantamento

se la vita

gi sfiorita per noi sia rifiorita

a un tocco lieve, a un

fino
ci

a quel di che

alito di vento,

magici rosai

vedremo d'accanto

impallidire,

e sui nostri scntier senza avvenire

dir la stanca Illusione: Assai.

27

Amor

del passato.

N essun

giorno sar

dolce pi di quel giorno:


tutte le cose intorno

parvermi luminose
piovean

sul Pincio rose

dal tramonto, alto fra

verdi alberi,

il

segno

del convegno.

Il

convegno

29

sta nel cuore ancora

mi

con sue rade parole:

odorano viole

sempre
e

vostra chioma:

la

sole,

il

sempre

il

si

Roma,

sol di

ricolora

mio pensier, cadente

nel
cos

soavemente.

Primo convegno. E
l'ultimo.

ardesse

E non

fu

io chiesi

pi accesi

ei di

mani

sogni: e le bianche

care

a'

miei d lontani

non

io volli di pi

folli

carezze

ai polsi

miei graziose. Io colsi


solo

il

fiore,

per

me non

non

ei

sorte,

che
fu.

il

frutto

Matura

per qualche oscura

per labbra e baci

pi di mie labbra audaci?

che tutto

Io

non

io

non chiedeva. E sole

lo so:

ebbi, quel d, parole.

30

Ma

cos pie, cos

soavi, in sulla bocca

non

di

mie labbra tocca:

e una dolcezza quale

mai non sapr mortale


piacer gioito usc

Amato

d'esse, in udirle.

nel passato!

Il

passato

parve comporsi, come

un

fanciullo defunto,

in feretro trapunto

mirabilmente
rose,

di

cadendo

e vidi

io nel

il

nome

suo

solcar di sogni impronte


la

vostra bianca fronte.

Poi eh'

io

non seppi,

allora,

che mi avevate amato:

amato nel passato,


ne* giorni

un giorno ardenti

de' miei venti, dei venti


vostri anni,
Io

non

ombra

lo seppi.

soave, in sulla sera

31

di un'ora.

m'era

mia giovent,

della

scoprir quel pio mistero.

Parvemi
mi

nel pensiero

effondesse lento

si

un piacere, un tormento

e che quello che fu

mi richiamasse

incanti

dolci e perduti...

Oh

avanti

a noi, dolcezza della

morte del

me

oh a

sol su

Roma

daccanto chioma

non carezzata mai;


fattami sacra omai,

come

di

una sorella

lontana e

Sar

pia...

Ma

d'altri

pi tardi?

quelli

che non vi pose

baci

il

mio labbro,

arderan tra
vostri, nel

quelli

capelli

tempo, quali

da non morti e immortali


rosai fioriscon rose

infaticabilmente

e nessuno pi ardente

32

bacio somiglier
in

sua dolcezza a loro:

rimarranno tesoro

non speso mai: rimpianto


che non

fatto pianto

si

luce senz'ombra: la

tenerezza

infinita

d'ogni innocente vita.

piovean rose: e

il

giorno

moribondo:

tacea, gi

tutto intorno era biondo,


tutto si scolorava

come una

fronte d'ava

centenaria: e d'intorno

era una centenaria

candida pace: e
si

parlammo
ci

Scendiamo?

affinava. "

voi diceste.

l'aria

pi

e quel che fu

segu grave e lento

un momento.
parve

tra

Un momento

ramo e ramo

che passasse un richiamo...

Ma non

io dissi: Io v'amo...

33

Guanciali della Primavera.

l^i alberi

dorme

son cos verdi; e

nel piano ornai,

la

sera

come un'amata

stanca e non sazia, riaddormentata

sopra

Or

or no, tra palpiti d'aroma,

giunge

guanciali della Primavera.

il

respiro della dormiente

cui brillan stelle,

ma

pallidamente,

dentro V intrico dell'arborea chioma

35

e un argenteo

vapor lento

si

su le tacite case dei viventi

aduna

forse di l dai colli sonnolenti

sorge

luna?

la

piena, poi che


un'attesa,

il

un

sar forse luna

un tremore agita

disio,

l'aria,

va d'astro ad

astro,

fiume svolge un suo serico nastro

d'acque per

la

bagnante

solitaria.

Ella verr. Notte pi dolce al raggio

suo non

si

offerse di questa, che

vede

Giugno incalzar con trionfante piede


le gi

di

scarse e gi stanche

orme

questa notte in cui par che

si

del Maggio;

esali

l'anima innumerevole d'amanti,


e treman baci

non

espressi, e canti

non modulati da labbra mortah.

36

Bianca passeggiatrice.

Autunno spegne
i

viali

li

che seppero

Autunno spegne

li

ultimi rossori

ultimi rossori:
la state

taciono ora tra lor siepi sfrondate


cui gi

Settembre vendemi

di fiori.

La terra un odor vago esala. Pare


come un odore di disfacimento
:

anche esala un vapore umido e lento


che dilegua e ritoma.

37

Il

piano un mare.

Mar senza

rive,

Nuvole or

sul

il

mare irremeabile
lor passaggio

Nereggan
soli.

senza

oblo.

flutti;

or no passan lontano

pini tra

del piano

come un

lento addio.

pallor delli orti,

'1

Nel mar del piano qualche punta

par testimoni un'isola defunta,


i

morti alberi di vascelli morti.

Mai non vedemmo desolazione


pili

soave e pi

triste.

quietudine senza

ombra

sta sulle cose e in

una stanchezza

Una

infinita

di vita

calma

le

compone:

tacita corrose

questa fine d'Autunno, in terra e


il

piano un mare,

mar copron

il

cielo

di s tutte le cose.

38

in cielo:

un velo. E velo

Mai non vedemmo

Mai non vedemmo

cos

scender sui neri culmini

sembra un

vel che

calmo

calmo

il

il

giorno .

giorno

delli orti;

adagii;

si

cosi

un vel

di

morti

sogni che Autunno ne diffonda intorno.

Or

chi sei tu?

cupi procedi.

Per questi

Anche

orti, tra

bussi

morta. Torni

sei

tu dalla solitudine di giorni


antichi, e

con

la

man

tremula bussi

ecco alle porte del mio cuor.


del

mio cuore

di dolore,
cosi,

si

ti

porte

che vuoi? Chi mi favella

con voce che vel

la

Povera cara Giovinezza!


gi

Le

aprono. Sorella

Morte?

Io

vidi in questi orti, or

tempo: e cingevi

allor di tue ghirlande

l'Erme del luogo e

non grande

39

sogni del cuor mio.

Or

ghirlande di quel tempo sono

le

Tu movi

vizze.

ma

in

bianca veste ancora

verso un'urna mortuale.

l'ora

questa per te de l'ultimo abbandono.

III.

"

Ed

ella

cerca

ella cerca

la sua

tomba mula

sua tomba muta

qualche solitudine remota

in

del parco

la

Ed

Sia

la

sua tomba sotto

che videro
ebra
ivi

di

tomba ignota

la

vecchi pini

bianca adolescente

qualche suo sogno innocente

sostare

che videro

omai

e sia quella sua

nella gran selva perduta.

tutti,

a'

cernii mattini;

la

donna omai gi schiva,

disciolta d'ogni illusione,

ghirlandar l'Erme d'aride corone

come una mortuale ara

40

votiva.

Ed

ella

sonno
e

al

dorma

in quello

suo sogno

non oda cantar

nidi sui

ella

rami

la

che compose

pineta nera

primavera

di

e rifiorir le rose

non veda.

Ella stanca di tante

imagini di bene e di promessa


ella

che cammin sempre lungh'essa

un'onda

Ella che

triste

a piagge aride errante.

seppe

tutto

e ne raccolse con

l'amarissimo

come

il

flutto

che dormire

alla

calma

entro la palma,

in un'urna, della

Altro non pensa

umano

pianto

tacita

bianca mano.

ella, altro

non chiede,

gran selva custode:

ove nessun remore ode: e non ode


che crosciar pine ornai sotto

ove anche
tacito

la

il

il

suo piede;

Giorno come un passeggero

che non osa indugiare,

Notte e profonda

come un mare

d'ombra: un mar d'ombra sopra un cimitero.

41

L'amore lontano.

oi

guardate con me, sulla pianura

ogg'if e sui colli

fumare
di

nugoli curvarsi:

boschi, ancor verdi, gi sparsi

ruggine

la

gran capellatura.

ne' vostri occhi

come una

quiete

d'autunno: una rinuncia tranquilla:

il

cielo grigio dentro la pupilla

vostra: e voi siete triste e non piangete.

43

Egli part

che siete

ma

voi l'amavate. Sento

triste di

saperlo via:

non mi punge alcuna

non

vi consolo.

gelosia,

Ogni mio foco spento.

Voi che piangete taciturnamente


siete

come una estranea

mondo.
senza

Io

Io

non piango

nel

mio

addii.

Penso un addio

pianti, senz'ire, indifferente.

guardo senza lacrime curvarsi

l'immenso arco de' bei nugoli foschi;

vedo
di

boschi fumar lontano,

macchie

Sento

il

gialle a

mezzo

profumo che

il

boschi

verde sparsi:

da' vostri

emana

densi capelli, o bella addolorata,


e nulla turba l'anima, gravata

come da un

tedio d'ogni gioia

-^
-

44

umana.

L'alloro.

R ompe

il

ricordo azzurro l'ombra dei giorni bigi

tornami

il

marzo a mente che

ornava, rifiorendo tra


le bifore

verdura

mura,

vermiglie del palazzo Guinigi.

Vermiglie, e tra
si

le dirute

di fresca

gherofani da qualche arco protesi

affacciava un profilo bianco di adolescente:

o balenava un

riso,

innamoratamente,

tra le viole a ciocche e

45

fior di tutti

mesi.

Noi salimmo

o Amica.

le scale,

la tua

ritmo suUi scabri gradi s'indugiava

in

qualche spirito d'ava

forse, ridesto al soffio,

mise come un respiro sovra

Forse, poi che

le

nostre teste?

profumo err d'intorno

tuo molle

il

veste

qualche fanciulla morta ricord

la

sua

vita,

e da un amante braccio stretta alla snella vita,

ripens scale ascese verso la gioia, un giorno ?

Ma

sull'alto, sull'alto

sempiterno

sull'alto:

tenero, azzurro,
di

pace

Lucca

Verdeggiava

immenso

empia

come

e un ciel

di

tra le ferrigne

pace

l'alloro

di velo,

cielo di sogni, cielo

soggetto pianoro.

il

mu ra, dal Marzo

arrisa,

parea sognar sopita qual suo sogno d'impro?

un

silenzio: rigava l'azzurro

falco nero,

venia da un vecchio tsto odor d'erbaluisa.

nuU'altro

tremava: e
chi dalla

e la pianta
l'alta

sempre verde

nel vento

torre parea tremar con essa;

rude forza volle

la

di quell'arbusto eretto sotto

46

il

grazia espressa

Marzo d'argento?

Chi volle sulle rosse pietre cos verde

ombra

qual se da un cuor corroso anche balzasser fiori?


chi delle

morte dame,

chi dei morti signori

or scesi in riva a fiume cui nessun verde

Alloro, oh della morte sei pi forte.


tenti co' tuoi

germogli

M'eri ne' voti un giorno.

or chiedo: e

se

me

l'agii fi*onda

Che

m' caro

invano

il

mio destin

tempia...
si

adempia

risceso, Lucca, al natal tuo piano,

verde

me non

che vai? Pi assai che frondi


torri,

Ma

mie gi stanche

le

adombra?

dir poeta
d'allor,

sopra corrose

in chiusi orti raccoglier rose...

Tanto morrem... N l'urna

47

di

qual sia fronda

lieta.

Tomba

Oul tuo

io

la dipinta

di

fanciulla trilustre.

letto di tenebre, fanciulletta sopita,

o Terra,

ma

di

me

dormo; e chiudo

puppattola che di

nelle

me

mie braccia ancora

nulla ignora

nulla dice a te che ho perso, o Vita.

Bambina ero

cos saggia e cos

pensosa

che in piccoletto spazio poco romor destai:

non mi hanno visto piangere mai, non m'han visto mai


ridere.

Ombra

leggera passai silenziosa,

49

non ancor donna


e nella

ah! non portai profumi, n

il

primo specchio

Volli, lontan

al

letto d'infante

fior,

n guardinfante,

quale l'amor

di noi e' inchina.

dall'ombra dei sepolcri profonda,

sospender quello specchio


vi

non pi bambina

forse, certo

tomba angusta come

nell'orto ov'io passai:

pende, egli e rassembra frutto tra fronda e fronda

alto cos

che

mano non

e veda egli tra

mulibre

l'astro

non vide
verso

li

ei

lo dispicchi

mai:

alberi verdi nel ciel sereno

vegga s'arrotondar,

egli gonfiarsi tra

'1

vel delle

futuri baci l'anfora del

50

si

come

mie chiome

mio seno.

L'amante incorporea.

vjuest'odor di oleandri dolce tanto

che sembra un

filtro.

tu

mi

baci,

o Sera,

come un'amante timida e leggera


che senza corpo mi cammini accanto.

Settembre

codesto?

Primavera?

che dunque effonde un cos molle incanto?

il

tuo,

pianto, o

che lontano odo,

di

rimpianto

mia Giovinezza, o

di

preghiera?

51

Io

non

orme,

lo so.
il

Nell'ombra odo tue rare

fruscio di tue tepide

invisibil passante,

Sento

il

o Primavera.

tuo bacio senza labbra, o Sera:

e dietro a me, pei


la

ali

taciti viali,

Giovinezza mia piange

'^

52

col

mare.

strade native.

noi

soli,

cammineremo

l'aria

sar di perla,

alto, sul

nel tardo crepuscolo soli,

parlando rado, stringendoci rado vicino:


il

parr

cielo

piano bigio, solcato

di

rubino

dalli ultimi voli.

sentiremo, lente, sui margini umidi, a

cader

le foglie;

stuoli,

o stridere un carro da un campo vicino;

da qualche porta aperta vedremo

brillar di

una fiammata: e china qualch'ombra su

53

rubino

neri paioli.

Umili

vite,

felici;

presso

che

ah bene

di

me

pi

felici,

sempre sempre rimaste

le dolci case, sottessi

fra

taciti olivi

bei colli solivi

sommesse case promettono

alle

pi molto
i

il

ombre vengon, vedi: discendono

Altre

mite raccolto.

lente,

carco di rami a spalle, le strade rupestri dei


ecco: e la via maestra

donde

le

come

come

dilette a

pi lungo indugi

di

un lume

percorrere allora!

crepuscolo

il

raccolto.

ai piani,

pi solitarie da' lor campanili lontani

piangano

le

campane traverso

Sai tu nell'ombra le
di cose

morte,

il

il

ombre? Sai

fiato

silenzio dell'ora?

tu nella strada, che

che spande Novembre

freddo e pur anche intriso di odori di


fiori in

che tu non
ti

odora

sui piani,

fiori lontani,

Ottobre morti che pure profumano ancora?

Cammineremo
ch'io

folto

clivi:

accoglie tra' suoi radi olivi

li

rade case gi occhieggian

Strade nel tardo autunno


Sai tu

con

lenti.

sai...

potr dir

La

Ed

io

ti

dir la

mia

vita

vita gi presso all'autunno. Mi pare

tutto, ch'io

ti

potr meglio parlare

cos senza vederti, per via gi di

54

ombre

alte vestita.

parler pi sereno se le tue tenere dita

li'io

intreccieranno a queste mie mani dolenti. Mi pare


li'

io

ti

come

Non

potr dir

s'io fossi

levar

li

tutto...

Tu

ascoltami senza parlare,

un'ombra che parla da un'ombra

occhi. Ascolta.

Mi turbano troppo
cui tenta

che ancor l'amore accende,


per

me

anche.

E non

la gioia

tuoi occhi

bei cigli la gioia:

morta. Conviene l'amore che muoia

Tu non guardarmi. Mi par che

il

tuo sguardo mi tocchi.

voglio io sentire riaccarezzarmi

dalla tua veste.

Adesso

mi ucciderebbe

forse.

in

infinita.

io

Ah

ginocchi

son come un'ombra.


tu

la

gioia

non vorresti ch'io muoia:

non guardarmi. Lascia che

tutto

il

mio pianto

trabocchi.

Pianto che niun pi seppe, che troppo gi pesami ormai


sul faticato cuore.

Chi seppe

desiderata allora, nel tempo

il

mio pianto? Non

diletto

che

tu

fu

de' nostri giovani anni, delli anni che non obliai.

Lunge

tu fosti.

in altri giardini

ti

arriser rosai:

or non tu rose porta su l'ultima mia giovent


quello che non pi tu sai che non fu; che

mai. Noi ci amammo un tempo?

non

fu

Bene : non ci amammo noi

55

mai.

Pure soave ancora

trovarci, al

pendo della

vita.

Piacquemi assai l'autunno. Non questo, autunno? Mi pare


ch'io

ti

come

s'io fossi

fa ch'io

tue di

che

la

senta solo, a

E non

ascoltami senza parlare,

un'ombra che parla da un'ombra

bambina ancora

lagrime.

Tu

potr dir tutto.

parlare.

mia pena

taccia.

tratti,

Non

piccole dita

occhi miei colmi d'amare

sulli

Ma

le

infinita.

puoi consolarmi. Mi pare

non dirmi

56

nulla.

la vita.

Lucilla.

Pel visconte di Chateaubriand,

Un

odor

di rosai

morti da poco

ancor nell'aria ove niun passo ha un'.eco.


Oblo, tu passi solo. Io

vengo teco

per Talta solitudine del loco.

Urne leggiadre all'ombra


biancheggian, sole

dei rosai

un usignol

gorgheggia e fugge. Autunno a


fresca, la Sera,

mormora

57

si

posa,

la

Verrai ?

sua sposa

Ed

oh cos dolce. Sfiora

ella viene,

lenta col lento vel tutte le cose


e

non reca

grembo

nel

ella le

onde l'odor dai

rosai morti

Per

marmo,

la scala di

l'edera veste

scende

Guarda

odora?

a cui tranquilla

balastri snelli,

in aria di

biondi disciolti

rose

sogno,

alli

bei capelli

omeri, Lucilla.

anch'ella la Sera. Indi

verso una tacita urna. Oh!


forma, corrosa dal malor

si

avvia

la gentile

sottile,

sa che verso quell'urna la sua via?

Altre figure paiono, coperte

Qome

di

un

un verde vetro:

velo, dietro

sorride su le lor labbra di spetro


l'ultima larva di

Scendono
anch'elle

legge
chinan

il

un sorriso

inerte.

gradi lentamente anch'elle,

van verso
suo nome.

tombe: e ognuna

le

la

le fronti in altri

58

nascente luna

tempi

belle.

Pace, silenzio!, E
dice

sommesso

il

freddo oblo

si

l'ultima parola:

Addio! Tutte ripetono. Una sola


lagrima, senza voce, in lontananza.

59

avanza:

Male

del desiderio.

h/ udisti tu da
le

San Mercuriale

campane suonare

a lungo nella sera:


e te giacente

il

male

del desiderio profondava in

cupo: e

ti

parve nel gran

di qualche solitudine remota

d'essere prigioniera.

pi vedresti

il

sole

6i

mare

letto

immota

n udresti pi parole
Perduta. Eri perduta

di viventi.

n tacea

l'aria delle

campane ancora: ancora


Tonda correa sonora
nella tua stanza muta,

onde guardavi accendersi

Accendeva

cne

lontano

occhi di fanciulle innamorate

si

Non

il

martro,

cielo sul tuo

come

sue stelle

le

le stelle.

affaccino a cerule ringhiere.

cos nelle sere

di quella dolce estate,

non

cos,

cui

lambe

sovra
il

piano

il

Serchio,

seguivam,

li

alberi, accanto al

le piccolette

che

si

il

cielo era

fiume

spume

frangean con murmuri sommessi?

Lontane omai, lontane


le belle sere.

Tu

giacevi sola

nel letto della stanza solitaria


e,

pur d'oro?

sott'essi

come una parola

continua, nell'aria

62

udivi lamentarsi le
di

campane

San Mercuriale.

Anche,

di

un

udivi a tratti

frullo d'ale

rombo

il

in su' tuoi vetri:

e la Notte stendea lunghe, sui tetri

muri,

ombre

fosche: e t'inducea nel cuore

come un senso

Oh

di

quella sera!

morte e un

folle orrore.

nulla fu pi triste

pel tuo gi triste cuore:

e sapesti l'orrore
del cieco oblo che ispira

come un

deso di morte

e mi chiamasti forte

sensi lontani miei, voi

non

la udiste

e nel gran letto, immota,

come

aifondata in vota

mi

solitudine, indarno ahi

Voce non
per

le

chiamasti...

che basti

notturne tenebre del cuore

tu sapesti l'orrore

della morte, e

il

disio.

nel cuor quell'ora: e

-mente ch'io pi non


la

bocca

ti

ti

in sulla bocca:

63

Tutto

ti

dolesti

dicessi

fu

amara"

Cara

e la tua giovent
nel gran letto ducal stesse

non

tocca.

Balzasti all'alba. Udivi ancora, or

or no, tremarti entro le orecchie

membra

le

gravi
tutto?

il

rombo:

eran di piombo

e pure buon sangue ahi! non ne usc


E guardasti... Un'alba
il

fredda, solenne, scialba

Quante albe ahi da quel

cresceva...

lunge? Ti parve

che

fui

per

la piazzetta larve

andasser lente: a una, a due andare


verso

la cattedrale

Pregare?

le vedesti...

tu pi potevi.

mi

il

pregare

male

Il

t'era nel sangue.


le braccia,

Ah non

Mi chiedevi, ignude

cuor da un'ansia affaticato,

offerivi la tua

bocca che chiude

or la tristezza del nostro passato

e le tue sparse chiome


ti

ardean

liste di

mai
or

pi...

s...

li

omeri come

fiamma

non spegner

ch'io

Suonavan

squille ancora, or

L'alba crescea sopra Forh...

64

no

Or

quella notte che tu mi scrivesti

lunge, nell'oceano mortale


del

Tempo.

sovrasta

come

Insigne,

giorni

allora...

sei eh* io

non

San Mercuriale

lieti

Ove

t'odo, eh' io

giorni mesti,

tu

65

non t'odo pi?

Spigo

"

Opigo

fiorito,

vidi sospesi ai

tuoi ceruli

Il
ti

mazzi intorno

muri della quieta stanza

onde apparian pi
i

fiorito

ceruli di te, nella distanza,

bei lunati colli che

abbandonava

il

giorno.

custode del chiostro, vecchio meditabondo,

avea raccolta a mazzi

godeva

come un

cos,

sentirti tacita in

msse odorosa:

ogni cosa

respir lontano che gli inviasse

67

il

mondo.

di donarti

avaro era

e lascian elle

pio vecchio: e alcuna

il

qualche ciocca serba:

visitatrice forse or

aroma

forse entro bianchi

di

cose antiche e d'erba

lini cari

una pelle bruna;

odorando un'arca dove una man

forse

sottile

cerca qual trina meglio spumi e biancheggi per la

curva delle falcate spalle o tra perla o perla

meglio secondi

tu fra lini e trine, su spalle e seni,

forse

te

toschi piani pensi

Spigo

l'agii

dove pi

msse o pi dolce

per

ancora

bel chiostro invidi, tacito, aperto a l'aria

il

la tua

"

cerchio del collo giovenile.

il

scendendo cantano

le vie tranquille

massaia e

ricca svaria

sui toschi colli odora.

te le boscaioline;

dicono

forte.

grappoli dentro

il

Esce
canestro mesce

per odorarti meglio... Dalle porte vicine

si

affaccian altre...

fu la raccolta?...

"

Spigo, spigo

Passa

fiorito...

la tua fragranza,

Tanta

come

sciolga tra vecchi muri Aprii giovani chiome;


sulle

marmoree piazze

la

68

Primavera

canta.

nibcri

antichi.

Antichi alberi che l'autunno ardente


de' fumiganti suoi brividi assale,

voi ben sapete quale io torni: e quale

sogno mi

stia,

come un

ricordo, in mente.

Biancheggian qui quelle che adolescente

Erme

mirai custodi

e in loro un riso

al bel viale

al riso

antico uguale

cerca la giovinetta anima assente.

-69-

Indarno, Erme, cercate. Ecco fruscio

d'ombre pei
ove

solitari laberinti

la giovinetta

L'ombre son

anima

elle delle

rise.

spemi uccise

pallide, coronate di giacinti

tornano

ai

regni morti dell'oblo.

^J^

70

Fco non spento.

Uolce

sul Valentino, quel

cadere

del Dicembre, del giorno: un esil lume,

un impalpabil flutuar

di

bianche, d taciturne

ali

Come

piume
leggere.

se le defunte Primavere,

risorgendo da' tuoi talami, o fiume,


sciogliessero di lor

memori ancor

chiome

il

volume

del liquido origliere.

71

nell'anima mia su cui la nera

ombra

gi scende e

il

reo

Decembre verna

tacitamente, quel divin tramonto

raccender parve

le tue

vampe,

il

pronto

tuo fco, intatto pur sott'onda eterna,


o morto

amor

di

morta Primavera.

72

nutunno

Sole mai dolcezza uguale

INon ebbe

il

parco

fulse

il

regale.

di pi

limpido oro:

sotto l'immarcescibile tesoro

tedia l'ombra

mio piede mortale?

il

Sogna l'ombra passar qualche regale

pompa

tra

'1

suo porpureo decoro,

scender corteggi

che

il

il

mobile pianoro

rivo anima d'anima vocale?

73

Ombra, sogna. Non mai

di pi

desii t'arse l'autunno e forse

non

ti

profondi

mai

cerchi di pi fiammante zona:

onde, sotto la tua rossa corona,


tu

che

la

tu sogni

morte
ed

al

ansi,

freddo verno avrai,

come

-m

74

moribondi.

La

Ou

la

loggia.

loggia deserta alto l'intrigo

dei rossi rami; e sta sotto l'abbraccio


ella,

fosse

come
un

se quel porpureo laccio

castigo.

Bianca, di

marmo. E

il

d'una giallezza madida,

marmo
s

pur talvolta

come

guancial premuto dalle fredde chiome

d'una sepolta

75

Tempo

il

tra

rabesc verdi parole

grado e grado; e

ai balastri snelli

crebber nel sonno pallidi capelli


di vetriole.

Autunno fuma languido

sott'essa

maravigliosamente addormentato
e

il

mare

calmo,

come un cuor

placato

d'una promessa:

tanto calmo che

sembrano

vele

le

posar leggere, come nubi: e pare

che

mar

il

sia cielo e

il

ciel sia

mare un mare
:

sparso di vele.

Autunno, questo
questo che esala

questo che reca a

odor

Odor

di

di

tuo ultimo spirto,

l'alta

d'argento
loggia

il

vento

mirto?

di dalie

vasi di

il

l'aria

un

di fiorite dai

marmo: odor

di rose,

non so qual misterioso

morto, che amai?

76

odore

fiore

o non

quand'io salivo

a' tuoi rigidi steli,

guardavo accendersi nei

loggia, e
la

anni essa fragranza

delli antichi

cieli

mia speranza?

Quando per

questi gradi uda carezza

di passi

che ad incontrarmi

tu

in questi nata,

uscivi,

o in quai dormente

clivi

mia fanciullezza?

L'Autunno

ma non

allora

anche sognava

come uno specchio


nelle sue

della

Primavera

in vortici s spessi

verso la loggia, n vedea


di stelle, or s or

dentro

s triste

no traviste

cipressi.

Poi molti autunni volsero,

di tanti

vespri gravando in su la loggia

il

molti roghi fiorir via per l'acceso


cielo

piani

mani:

ne salian l'ombre

lume

ai

com'oggi sconsolato. Era

amaranti:

77

peso

ed

ben

io qui venni, e

tu m'eri a fianco

o Giovinezza: e sulla fronte e sulla

bocca

sentivo

io

tuo vel di fanciulla

il

leggero e bianco,

e salivam per queste

sfiorarmi a

tratti:

scale, tra

bussi, e la

marmorea

fremer parea come una immensa


per

spira
lira

la tua veste.

Malinconicamente oggi sogguardi


a

tratti:

Ah ben
!

tratti tacita ristai...

che

tu sai

ben ch'ora

e tra non molto


tra

il

Tempo

fugge

tardi:

ti

gialli bussi,

vedr sparire

con tuo pie mortale

scendendo quelle che gi

fur le scale

de l'avvenire.

solo io guarder gravar l'intrigo

de' rossi

giacer

rami

e nel porpureo laccio

la loggia,

come

se l'abbraccio

fosse un castigo:

78

sai

vedr l'Autunno vaporar, sognare


sogni d'amante tenero e fedele:

il

ciel,

sparso di nubi,

candide ombrare.

79

il

mar

di

vele

Il

musico.

1 essente

anima schiusa

nei pallidi settentrioni

e per l'impero dei suoni


alli

orizzonti diifusa:

anima immensa che l'orme


tutte dei suoni hai calcato

passando con impeto alato


sul pigro

mondo che dorme;

8i

che tutte l'orme hai sapute;

melodie della morte

le

schiudenti alle anime porte

per mille ostacoli mute

quelle che la

Primavera

suscita nelli aspettanti


cuori,

che balzan fragranti

fuor della

di aprili

tomba leggera

che furono: quelle

che evocano gioie quasi ebre;


quelle che nelle tenbre
si

chiamano come sorelle

perdute; quelle che sono


rivelatrici

oltre

dicon

divin

cui tutti

a sorella

dolore

il

come un

anima a

come

d'amore

l'umano e

si

dono

cuori

volsero

poi che in lor cavo raccolsero


i

tuoi segreti canori:

82

tu

che con freddi stroinenti

archi a cui vibra nel legno

qualche ricordo del regno


delle foreste, dei venti;

ottoni lucidi, pari

a raggi chiusi in metalli,


attorti

come

come

coralli,

conchiglie dei mari

anima che con difformi


stromenti guidasti per mondi
pili

d'ogni

mare profondi

d'ogni foresta pi enormi;

anima

sinfoniale,

anima

eroica, eretta

come suprema vedetta


del desiderio mortale

te, sia

che segua Sigfrido

l'uccello della foresta,

la

Walchiria ridesta

liberi al sole

83

il

suo grido;

o nella funebre rotta

verso un oceano lontano


odasi pianger Tristano

sopra

morte

la

o sovra

navighi

il

d'Isotta;

candido augello
bel cavaliere

il

o passi con vele nere

r irraggiungibil vascello ;

o nel crepuscolo

crolli

l'epopea degli Dei sacri


o la pia vergine lacrimi

umani ardor

sulli

te

qual
alle

del tuo
si

sia

folli;

mondo sublime

forma

pigre anime,

ritorni
ai

freddi, alle pallide

te di

giorni

rime

sommesso stupore

sempre proseguiremo,
battendo Tesile
dietro le

remo

magiche prore

84

tue

nella

magica

sca

onde segnasti quel mare


dell'Ideale,

che pare

Suono, che par Poesia.

8.^

L'eroe.

Nel ventesimo auniversario della morie

Uorme
solo tra

Ei nell* isola fiera


il

mare

il

granito:

garrisce sull'infinito

oceano

la

sua bandiera.

La sua bandiera che vide


una vermiglia legione
splender da Quarto a Bigione
sola al vento

umtdo

-87

stride.

Passano

ombre

li

sul

come

anni, s

sonno rupestre:

gi di ventenni ginestre

Giugno

ma

fior le

tomba non dma

l'alta

indarno
eterna,

il

ha

Tempo

ei nell'isola

nome

che del suo

quando
e la

minaccia:

un'altra di faccia

Guarda Roma.

eternit.

Dorme

sue chiome:

la lotta fu

oscura

balena:

piena

vendemmia matura,

trasse al riposo ivi: ed ivi

visse solitariamente
e in

un tramonto clemente

sparve dal tedio dei

Or, sovra

che orla

il

il

vivi.

cupo lentisco

ferrigno scoglio,

l'Eroe che a s disse: Voglio


e disse agli altri: Obbedisco,

ancor gigante
fissa

un

Roma?

drizza

si

istante sul

mare

Si volge. Gli

appare

lungi la costa di Nizza^

ah non pi
pili gli si

se
li

il

sua...

Ma

una ruga

scava sul viso,

leonino occhio fiso

orizzonti ultimi fruga.

Ode

di l

come un
sul

verso Pola
respiro che monti

mare senza tramonti

vede

la

donna ch' sola

a lutto e tende
verso

le

la patria nel

mani
vento:

sotto le

balze di Trento

rdendo

gli itali piani.

89

Chiostro di Santa Croce.

Ci-gU une femme qui fui tendremeut almce

Il

chiostro solitario di Santa Croce che vide,

Ebe,

la

aroma

tua bellezza in quel mattino... Quale


di morte, qual fscino di

era? S dolce dunque

Ride

di candidi

pallidi fiori?
si

allineavan

di verde...

la

marmi,

di snelli portici, di

Mite era quel

mute

le

tombe

tu dicesti:

morte per ogni viale

Morte ride?

ciel d'aprile:

obliate, tra file

Dolce dev'esser qui

91

dormire... Io

nome

sognano
a lor

il

lo dissi.

Dormono,

Qua dormono
di

Per

dicesti.

era corrosa

alli

loro

Il

ebbe

il

ma

nepote

Niun nome.

Il

il

mio

non per

oblo.

La

lapide ornai

cancellata.

Qui giace una donna che teneramente

dicea.

avi che

di freschi riposi

passo fermammo.

orli,

li

Horenza pensosi:

Serchio e l'Arno cortesi

vivi...

Che ?
"

non

iterro...

nome, Morte,

fu

amata

tu sola sai.

Ebe, e tu ben ricordi? Noi guardavamo

silenti

pieni di riverenza, in tenerezza assorti:

anima amata, antica anima che or


tu

quanto ancor rimpianto

Passan

di qui

li

erri tra

spiri pel

morti,

mondo, senti?

amanti, invidiando. Si arresta

chi del suo dolce

amore orbo rimase

e dice:

Triste non la morte, se all'ombre scendendo Euridice,


al superstite

amante

lasci sua traccia mesta.

Teneramente amata! Colui che


Chi

fu,

chi fosti?

Quale era

amante

allora,

am dove posa?

la tua favella?

Per esser tanto amata, amata


tu sposa o

ti

oltre

il

fato, eri bella

oggi dormente annosa?

92

E buona

e dolce

fosti,

se teneramente

povera ignota amante non


pianto

ei

obliata...

il

vento rechi leggero, or

Dormi, bellezza ignota, nel

Tempo

il

tombe

d'oblo le

inobliabil posi.

Vive

am,

ti

Ahi quanto

vers qui presso? Non sembra di udire

Ebe, che

leggere

ei

oltre

viali,

Tra queste

il

suo pianto,

or no?

tacito chiostro.

passa lungo

tutte.

s,

Con

ale

e veste

tu sola, tra queste

Sola non sei mortale.

morte Amore.

Amore

che impresse sull'urna

tua cos pio suggello non infrangibil mai...

Dormi:
tu,

fin

che un am.ante qui

dolce amata,

tu,

Ebe, ricordi ancora?

anima

Il

erri, qui sosti, vivrai

taciturna...

fresco mattino, l'effusa

serenit sul piccolo cimitero,

ove, pensosa in

passa

la

Morte

atti,

gittando alle spalle

in bianco

il

vel nero,

peplo come una Musa?

-^^^m^^^

93

Sem

u che

soffristi

che mutan
e
in

suirndricitico.

li

avrai pace, cuor mio,

anni

presenti e

gran silenzio

come

passati
il

al

vento Tonde

lutti

vespro

fonde

dell'oblo.

Quelle a cui navigasti isole bionde


tacite

sovra mare

solato,

cui Giovinezza rinfiorava


riso di

verde

in pio

le tranquille

95

sponde.

tutte

come

son lungi.

pi non ami.

sul' Adriatico

Adesso

pensoso

su te la Notte taciturna viene:

n cantar odi canti


poi che

quel

ti

il

di sirene,

mar posa

ricorda che

ti

e
fu

^r^J</v

96

il

vitreo riposo

promesso.

^5?^Dc3%5:x^5f^DC^g5^

Terme

sacro

ciel di

Caracalla.

di

Roma, quale

deso mi tiene

de' tuoi sorrisi radi tra le alte nubi sole ?

Quale rimpianto
indefinito

dsti nel cuore egro, cui duole

sogno d'indefinito bene?

Svariavano

alte

ombre su

tacite: e sul suolo arso di

le

rugginee mura

sua lapidea gloria:

l'ombre, dolce ne la memoria,

indi

una

lascia d'azzurro ridea lucida e pura.

tratti tra

97

E grandeggiavan
zone, l'azzurro e

dorme un passato
grandeggiavan

Or dove

le

cupe, attingendo le due


grigio, nel silenzio che

il

cielo sacro di

il

Roma

mura, o Caracalla,

siete voi ch'ivi

con

me

dove

piove

tue.

veniste

nel pomeriggio antico svariato di oscuri

veH e

di

lembi azzurri? Voi nei marzi venturi

quand'

io

non

torni,

compagno che

ancora ricorderete

il

triste

a voi presso pur di tra la dolcezza

amichevol dell'ora pens

la

d'ogni suo sogno,

voi d'ogni sua speranza

e medit che

il

il

folle

tempo

tutti

lontananza

Quanto errammo quei luoghi

ricordi

spezza?

Leggiadramente assorta

voi guardavate ed era nel vostro sguardo quasi


la

carezza vocale che avean

la vostra

"

vostre

frasi,

Io sapr la tristezza delle passate cose,

l'oblo sapr, vi dissi

passavan nubi verso


si

le

voce viva dentro quell'ombra morta.

velava: svelavansi,

...
il

Rapide

ponente.

intanto o lente
Il

ponente

come da radiose

98

freccie

trafitti,

nobili colli della

lontanamente: e quanto pi
pi folgoravan

e le

elli,

cernii d'amianto,

Terme sognavano

in lor chiusa rovina.

Niun passo a noi d'accanto. Solo,


passo suonava sulle pietre e

eravam

soli,

pace

di

le

giganti,

tra' rari

e volavan corvi, crocidando, nell'alto

sacro

ciel di

ombre

Roma

dei tepidari.

e sapeva io di quale

mio cuore ardesse?

sogno

il

l'egro

mio cuor cerchiato d'una

d'un volo di silenzii, senza

Solo

nostro

nubi fuggivano sul chiostro di basalto

infoscando le cupe

il

sepolcro o di chiostro.

Solo qualche ramarro saettava


cespi

iterato,

musaici infranti:

ombre

nani tra quelle

vivi in quell'erma

Sabina

grigio urgeva, tanto

il

il

Io

non sapea.

Sentii

fascia d'obhi,

disii,

mortale.

senso di sfarmi nella quiete, nella

taciturna grandezza di quelle ombre, tra

chioma

e chioma della Morte contemplando su

Roma

accendersi un tramonto lucido, a

a stella

99

stella,

F\mori defunti.

Uefunti amori che siete

come un aroma
e

soavi;

come un incubo gravi

sull'anima vi assidete:

amori defunti, cose

morte

in] sentieri gi corsi,

vigili'come rimorsi,

come

rimpianti pensose;

IDI

1$

donne

cui segu nell'ombra

amara

la

mia giovent

questa

io gi

guardo laggi

svanir nella notte ingombra;

amori, non

tutti

vi rivedr,

quando muoia,

forse io

crescendo l'ultima gioia


accanto all'ultimo oblo?

Presso ad entrar nel silenzio

ove non sonan parole

campi che non viole

ai

ma

odora

fior

de

l'assenzio,

presso a mescer

la

mia

polve

alla

il

polvere immensa

che infaticabile adensa


il

Tempo

sull'umana via;

sentir io sulla faccia

una carezza passare,


una fragranza

di care

labbra, di tepide braccia,

teneramente,

come

in vita forse

non era

e un fiato di Primavera
respirer tra le chiome ?

Ah ma

fra tutte,

una pi

chioma che forse

man che

io

non forse

d'altre leggera,
fu nera,

fu bianca, forse

sentir? Sar quella

che non conobbi, che amai

senza trovarla, n mai


cercarla

come

sorella

ignota; quella raggiante

forma

di

in cui si

donna, che all'ore

annuncia l'amore

rise nel cuor

de

l'infante:

quella per cui m'era caro

slanciarmi verso la vita,

per cui

compita

di averla

meno sarebbemi amaro.

103

L'isola del passato.

Kicordi

tu la dolce isola?

le

cerule acque del

rodeano ancor

tempo passato

barche

le

Ancor pendean sovra


di ninfe

l'aura

emerse,

Bene

era immutato:

io la rividi e tutto

alle catene.

l'abisso,

chiome

gelsomini; ancora

che gi d'aure d'autunno odora

dicea tra

fior,

come un

105

respiro, un

nome.

Scesi, solo.

Il

passato era tra quelli

alberi scarni, e su quel greto, in pace:

piccolo infante, cui nell'acqua piace

spiar la sca dei penduli capelli.

E mi
gli

guard, non mi sorrise. Io

parvi ignoto; e richinato all'onda

ricontempl

la

sua cesarla bionde

gi faticata dal decenne oblo.

Sceso, entrai nella chiesa. Era deserta,


di

quanta pace solitaria empita!

Ninna traccia

di vita

unica vita,

l'acqua battea presso la porta aperta.

Tu

pi non c'eri: e un noto riso, e un noto

passo, e un noto fruscio, cari d'allora,


pi non udivo: uda solo di fuora

cantar

li

presso;

uccelli,

e,

pi remoto,

qualche tonfo di remo. Indi sul mio

capo suonar campane a mezzogiorno,

come quel
allor "

giorno, ah

Coraggio

s,

come

ora dicendo

io6

quel giorno,
"

Addio

quell'addio mi rattrist. Nel fondo

del
il

mio cuore

la

cupa ombra

bel sogno sognato,

cercato invano

non eran questi

alli

il

bel

angoli del

Questi

pi.

si

stese:

paese

il

mondo

passato

luoghi tenea di sua calma diffusi,

e in sua
i

man come

Ridisciolsi la barca.
le

in

urna erano chiusi

che forse tu mi avresti amato.

onde, a onde,

campane moran verso

il

villaggio,

e quel suono parea voce di Saggio

ammoniente vanit profonde.

^^
107

La turchese morta.

yuella che
cerula

ti

gemma,

brill

presso

vedila,

si

la

fede

spenta:

pari a pupilla che riaddormenta


la

Morte

e ancor contempla e pi non vede.

Viva, chiedea la tua carezza.

Or chiede

qual tuo conforto alla sua morte lenta?


Piacqueti azzurra prima.

Or

no: diventa

verde: speranza che non ha pi fede.

109

Gittala tu. Nel conscio vasello

tomba

di

gemme,

e tu gitta lontano

questa turchina pallida che muore.

Preludio

non pi
la

al d

che come un vecchio anello

diletto, t'uscir di

mano

fredda pietra del mio morto cuore.

^
no

Gioia

Uivina
balzar,

di vivere.

gioia di vivere che noi

porpureo

fiore,

su da

sentimmo

le

come un'ebbrezza limpida o un


da qualche antica umana

da qualche antica

lucido sogno clic viene

sepolta

vita vissuta pi libera, pi

forte, in qual dolce

Arde Tebbrezza,

felicit

talvolta

nostre vene,

luogo che ne fugga dal guardo ?

agita

il

sangue gi frigido e tardo,

ravvicina a noi sua coppa la Giovent...

Dove sentimmo questo? Fu

un'alba di maggio, scendendo

bianco-vestita un'Ebe lungo ridenti clivi

murmuri,

verdi, tra arborei

tra liquidi canti di rivi,

e la sua bionda chioma tra cupi abeti ardendo ?

Era un tramonto d'autunno


l'ubere conca

balzar pei greppi,

come

Divina ebbrezza

di

vivere

e fu cos soave che

non

rise coll'ebro riso di

si

di

appese

l'alito

al

fiori,

tenne un istante
;

col pio

come un'amante,

nostro braccio

ci

effuse

de' suoi labbri su l'anelante bocca,

mondo

tanti anni

tutto disparve:

verso

ci

vince obho

una raggiunta voluttuosa amante

le volutt del

lungi

Ella

la

una promessa,

svel la sua bellezza, in

Dopo

cori

chiome, disciolte tra

di

sopra digradanti guanciali?

riccioli efusi

sguardo

Di canti vendemmiali

udendo riecheggiare e

il

come

cui,

tutte

in

dormivan

urna non tocca,


chiuse.

ancora ne resta nel cuore


l'uomo scende

camniin vestito

la via;

di sole,

la traccia;

rimira

ver l'ombra sospira,

perduti beni tende a l'addio le braccia.

112

Balza

Ah

il

Giovent

l'ombra

al

Divina gioia quel d goduta

Caccie iterate lungo

dove

pini

pii

le

greti,

traverso

folaghe nere

germani verdi con rauchi

corse lunghesso

sui lidi

serrati, a schiere

che radon

sovra un bianco seno?

mare d'autunno,

il

gradan

sulle paludi gialle

e varcano

baleno...

ricordo intorno non pi n fredda n muta

or dove andaste, o sonni

aridi,

come

ricordo a un tratto, s'illumina

le

stridi:

lande, per greppi

noti ai vent'anni, ardenti muscoli pronti all'ira,

gioia di franche cose... Colui che vi

gode a membrarvi.

Non

fu la vita

"

Io

perde sospira,

dunque ben queste

gioie seppi ?

indarno spesa. Nell'ombra che attende

scende volenteroso. Seguonlo


tutte le antiche gioie.

ferma saluta: pago

11

di

lontano

dileguante con

mano

l'ultima china scende.

^^^^$5^

113

La danzatrice

Un
i

geloso ricordo salv dai giorni vandali

miei piccoli sandali,

usi al bianco

ed

dell'ombra.

ei

che

ricamati sandali

tepore del mio pi d'alabastro:

am

discioglierne

serico, da' miei piccoli pie

per

or sulla coltre funebre d'ultimi


ei

li

la

dolci sere

danza

il

nati,

fior gravati,

contempla adesso e piange e pensa quando

scioglieva egli
la

oh

tuoi lacci, nastro,

mia viva caviglia

cresceangli

il

di lor

che rinserrando

trame leggere

desiderio ritardando

115

il

piacere.

nastro

Voluttuose tracce

prima che

dove

me

quel ch'io

di tutto

Persfone chiamasse

regni bui

Primavera non spande chiome

la

voluttuose traccie ch'io lasciai tra

come

fui,

ai

se ancor mi fosse ahi

troppo amaro,

piccolo pie ritrarre dai belli orti del

Or vado per

ai venti:

viventi,

le strade taciturne

su cui cade una pioggia rada

il

mondo

mndo.

dell'Ade

non son rugiade

dei viventi le lagrime? Sandali, e

non pi mano

d'amante or dal mio piede

sciogliere; e in

lass nel dolce

Sovra

mondo

ei vi

pu

il

dove

in sul

Or vado per
forse

io

il

salire,

Tra poco

le strade taciturne.

son tanto stanca, cos deserto

corpo, chiamando a bassa voce


e allor sovra

allora

deso delli occhi.

riposer sul margine dalla trista

la terra

come

rotondo arco de' bei ginocchi

labbro frena

la volutt del

io

tepore, sentire

tepor delle labbra dolcemente

fin

il

ombra

il

il

loco

mio

fratello Oblo;

miei piccoli pie che danzaron tanto

ove han danzato peser come un manto.

ii6

vano

carezza ancora.

mio freddo piede non posso

il

sentir delle sue labbra


il

vi

La

carezza.

lo le stringevo
ella

molceva

parea che
le si

Io

oh! dolcezza!

tutto

il

lavila:

sangue del suo cuore

effondesse per

ne sentivo

miei capelli, a fiore:

il

le molli dita.

tepor lento, uguale,

continuo, fluirmi entro le chiome

come un mistero

di dolcezza,

come

tangibilmente: un olio essenziale.

117

15

"

Segui

io

pensava. Io non sapea

di

alcuna

cosa in quell'ora. Io non avea passato:


ritmo del suo

udivo intento

il

vedevo su

tempia ad una ad una

le

fiato,

pulsar le vene: e sempre, sempre, ancora,


le si

effondeva per

le molli

come da immedicabile
il

buon sangue che scalda

118

dita,

ferita,

e che ristora.

fanciullo Febbraio.

Il

rebbraio, fanciullo smarrito


col

capo

tra nevi, coi piedi

tra fiori, che piangi,

che vedi

fornito

il

tacito verno,

la bella

Febbraio

che

n ardisci

dormente destare:
le

nuvole chiare

ordisci.

119

grigi silenzi clie trami,

palpiti primi

che metti

sui clivi, sulli alti rametti

dei rami;

il

soffio

che tra pietra e pietra

risvegli nel

ei

di cetra

il

vespro che indugia

canta su molli minugia

fascino lene che d'ogni

ambigua tua forma

si

esala

aprile che scende la scala

dei sogni?

Febbraio, chi dunque non gode ?

Di quello che ancora non


di quello

fu,

che gi non pi^

custode,

tu ridi, tu piangi

e sia

per essi

che tu faccia

tra coUi d'ulivi


cipressi

sul

mare

tremare

o sia che

la fronte sorrisa

da un vago mister
ti

di

passato

senta io sull'Arno, tra

'1

fiato

di Pisa;

Febbraio, pei sogni che


contro

di

tuo petto tu incuori,

germi che annunzi, pei

pei

che

io

al

stretti

fiori

aspetti,

t'amo. Febbraio

se bene

non so qual dolcezza mi hai

O
ti

franto.

cuore, che pensi? che pianto

viene?

se bene l'amor ch'io sognai

ponesti dentr'urna non tocca,

chiudendo silenzio
che amai.

^#*

121

la

bocca

Un

lenso un

Natale.

Natale della fanciullezza:

per che virt dall'ombre dissepolto?

Vedo

tra

caro: una

Dove,

uno pi molto

cari visi

mano a carezzarmi avvezza.

in qual colle,

bei rami d'ulivo

del presepio ricrebbero? Mi pare


ch'io

da

li

rivedo penduli sul mare

lor clivi nativi.

Il

clivo vivo

123

nel

mio pensiero, come

di quel

tempo e

le

un ricordo cos pieno


che

l'alta

persone

le

cose e

le

parole:

di sole

loggia se ne fa corone.

Sol di decembre sul

mare

velato:

un angelico mar come d'argento


treman

li

agrumi nei

l'aroma ha

il

ritmo tepido d'un

Quel giorno morto: come

e ancor

morto

uhvi,
vivi

del vento, in questo orto, in quell'orto

ancora

il

sole di

sull'angelico
il

li

agrumi odorano, nei

li

fiato.

altri

li

e ancor sul colle ondeggiano

soffi

giardini, al vento,

dolce viso mi

mi riodora

decembre tepe

mare

mente ancora

e in

si

ricolora,

l'antico

prespe.

-ryjrv

T24

tesoro.

Il

Lye tue speranze,

caddero

in

il

bel sogno che amai,

fiume rapido sonoro:

traluce dalle cupe acque

il

tesoro

ma

n attingerlo

tu che scendi d'ubere pianoro,

fiume,
le

al

n tu

lo sai.

deserto de' tardi anni, mai

sue speranze,

rendere

io so:

il

al sole del

mio sogno, potrai


mattin canoro.

125

16

Troppo, Amica,

le tue

mani

fur pronte

a schiudersi sul cheto argine. Ora


tiene

sogno e speranze

il

buio fondo.

solo a tratti lampeggiarne

il

biondo

oro vediamo: e v'ondular talora

l'ombra rechna della nostra fronte.

126

cinquantamila rosai ddYAchiUeion,

l ella

pace che non sar pi mai

turbata
le

intorno

verde Ionio riposa

il

monache con man

mondan

li

religiosa

innumerevoli rosai.

Tacite: e alcuna drizza con le dita


le

rose incline nel disio di quella

che parve rosa e fu recisa anch*ella:

odora un'altra; un'altra lacre

127

incita.

Mondano, colgon
tacite,

con

non turbano
sostano tra

le siepi,

fragrante messe,

la

mani

le

viali
filari

rituali:
i

passi uguali;

elle,

lungh'esse

a la leggiadra opera assorte;

stridono le cesoie

chiome

tagliasser

agili,

come

di novizie,

chiome

nate pei baci, omai sacre alla morte.

Innumeri

le rose:

fiorita:

ogni spalliera

grande

la fiorita,

che balzan cento dove una


tutto, sotto

ferita:

ogni mano, Primavera.

Innumeri: color d'alba: colore


di croco: effuse di

queste pallide

neve o

di

sangue:

come bocca esangue,

quelle vermiglie

come

schietto cuore.

Innumeri: ridenti, addolorate:


cosparse alcune di rugiada: arse
altre

per un disio cupo che sparse

intorno a loro la defunta Estate.

128

remoto

Indi, raccolte sul

altare,

mano

esse che carezz la regal

mentre

effonderanno piano

fu viva,

raninin pura fra

pregheran per
per

Poeta

il

terra e

la

la

morta Imperatrice,

ch'ella predilesse:

inesauribil, pia, pallida

messe,

caduta anch'essa e di cader

le cesoie stridono.

mirti
il

sol

mare:

il

passan

Tra

felice.

neri

bianche operatrici:

le

che tarda all'ultime pendici

mette

nell'aria

un tremolo

di ceri.

E passano pensando

Elisabetta

errante tra

pensose:

passano

le statue

le custodi delle

bianche sotto

la

pensano Torto
di

un pallore

che

di

rose

nivea cornetta:

in certe sere, intrise

di luna: in certe sere

cinquantamila primavere

mirabilmente parvero sorrise;

129

quando come un divino incantamento


teneva

il

mare

si

effondea sull'orto:

pensano ^ch'Ella morta e ch'Egli morto,

guardan

le

rose tremare nel vento.

130

Colui che tu amasti.

Lolui che tu amasti lontano:


pi lungi che se fosse morto,

che se

lo

accogliesse qual porto

pi lungi sul vasto oceano...


Colui che tu amasti lontano.
Colui che tu amasti non torna.

Dal

d ch'ei

ti

perse, non giorno

pass ch*ei sperasse un ritorno


nell'ombra che mai non aggiorna.
Colui che tu amasti non torna.

Ne

ui pili la

voce ne udrai

se pure ei chiamasse da lunge:

131

che voce

di pianto

non giunge

a te che alcun pianto non sai:

E
Tu

tu pi la

il

voce ne udrai.

cupo silenzio

lo inghiotte.

senti: tu sciogli le chiome,

pensando

ch'ei disse

il

tuo

nome

tra quelle, nell'ultima notte:

il

Tu

cupo silenzio

lo inghiotte.

pensi quell'ultima sera

lontana: tu sogni che ancora


ei torni al
il

tuo petto, che odora

sangue della Primavera...

Tu

pensi quell'ultima sera.

Ma

nulla potrebbe tornare

di quello

ma

che ucciso gi

nulla ritorna

fu:

mai pi

dai porti dell'ultimo mare.

Ma

nulla potrebbe tornare.

Colui che tu amasti lontano:

pi lungi che se fosse morto,

che se

lo accogliesse

qual porto

pi lungi sul vasto oceano...


Colui che tu amasti lontano.

132

Ombra

liceo, io

ti

di

giovinezza.

vedo. Erri tu questi

viali

che han viste

l'ore passarti lente su la giovenil fronte:


sosti tra

come pur

cupi abeti, intendi al susurro di un fonte


fossi

vivo: n

Grave un tramonto
:

volger sanguigni

sei,

n sembri

triste.

vedi, di quelli che amasti, sul parco

veli contro

un suo cerchio d'oro:

chino laggi discerni, sui solchi fumanti,

il

lavoro

delle seminagioni: miri sui nonti, in arco,

133

17

L'ombra

respir di luce. Guardi.


si

come

di stelle, diffuso, continuo,

un palpitare

tua grave pare

piaccia ancor di questo spettacolo familiare:

ecco: ed

picciol lago spia tra

il

pendon

di salci; e

elle: nella

ancor verdi chiome

sua chiostra balena

egli di raggi.... Vedi, tacita

ombra, vedi?

Aceri rossi e faggi

stendono

porpora ed r:

Divina msse

Non

gi ne

li

la

gialli

ti

piedi

ai

msse che Autunno

falcia piena.

Quale pi nobil vedesti cadere


orti oscuri...

Deh

qui rimani, amico:

non par tornato Autunno da qualche reame pi aprico,


ove

Ah

la

tu

sua tristezza

non

quelle che
la

m'odi...

si

ven

quali tu

non giungesti

Giovinezza ancora di

di piacere V

forme

dilette

persegui ?

nella fuggente vita?


l dei cancelli t'invita

verso pi vasto mondo. Ti dicon l'acque: Segui...

Odi

Ah non

odi

Altre acque bevesti ? Bevesti le infide

acque d'oblo? Non bere, non

Oggi non

obliar...

Rimani...

dei partirti dai luoghi che amasti...

tu partirai...

Non vedi come Novembre ride?

134

Domani

Tendono
guardan

a te le braccia le cose dilette,

l'ombra tua

diritti, assorti,

or no vengon

dino

Amasti

balza...

tu

canneti.

avesti

li

cari...

Rimani. Udresti certo

men

odori entro

cupi orti immortali...

Resta.

Non

belli inquieti animali...

grisantemo odora: ben tu

abeti

Or

campane da Cuneo: da Mondov

forse rispondon... L'acque cantano tra

Un
Un

l.i

lieve...

viali dei

timide pste, pi amari

me?

vuoi parlare con

Riparlare di care

ore, di dolci sogni, di visioni leggiadre?

Resta; da

ancor di

l'alta

soglia

te deserta...

Ah

Nieghi col capo, muto.


il

non vuoi restare

tu

triste

madre,

le braccia tua

non sembri, e non

sei

nostro vano errore forse compiangi. Franco

d'ogni deso tu calchi

piede

le labili

Mormoran
al

tende

ti

orme;

dolce

dici:

con stanco

l'acque: pare che l'abetaia risponda

tuo respir... NuU'altro... Passi.

Spengon

Novembre

vent'anni miei!

lor oro

faggi

li

il

tramonto langue.

aceri aggelan lor

tacquero le campane nella calma profonda.

135

sangue

NOTTI PROvincmLi

I.

Il

teatro finito. Ella rincasa.

tutte le

logge aperte

tepe sopra

recando a

viali l'aria

tratti,

Che

caldo...

o pare,

passa per
protende...

il

viali

il

primaverile,

come un'onda

che
le

rifiorisca, le

la citt sul

suono.

137

pare;

mare

odora sempre

di

sul suo sen la mantiglia.

suo sangue

sen

Sono

alla notte d'aprile:

Primavera! Ella schiude

Ha

Violetta.

di vainiglia.

odor
che

che

di vainiglia

port quel

mazzo

Adesso sa che

Amare, essere

La

or le

preme

sull'anima.

come

diffuso

un

Nulla,

non avr

passione; e

ed ecco

ella

non sapr mai

misura che gi per


anelli. Ella

sue chiome pi rade

ei tra

nell'april, nell'aria,

anni non son lontani:

tristi

le

che Violetta

sciolse.
alla

farsi...

Non

sue mani

le

gi sente omai

Oh

le belle

chiome

esalaron esse,

morte, un tepor di promesse?

quelle chiome

Amare, essere amata!

non ha detto

Ella

non

lo

il

suo

nome ?

sapr

mai; la notte d'aprile sta sulle logge aperte...


Il

mare

alita

orme rade

canto

soHtaria

citt

nulla. Ella

fan larghi

pur gi preda

il

la vita bella...

sogno, senza speranza.

folle

si

li

in tanto

lo schianto e

amata... Respirare fragranza

di fiori, inebriarsene...

Ed

per respirarlo,

fremea nel cuore l'amor

le

di Violetta.

la

vento reca? Ella

il

in palco,

appena. Lungo

di passi.

La

le vie

piccola citt

138

deserte

dorme

all'aprile.

nel pigro letto

freddi

E non

il

Ed

poco, avr daccanto

ella tra

Oh
baci,
Come mi piaci

vecchio marito

poter mai dire

"

baci

e le carezze stanche che Tavvolgon di un manto

gelido

Oh

respirare dalla loggia fiorita

Ah

l'odor dei gelsomini, almeno...

chiudere

ancor

di

cos,

vetri, ei dice. Ella

con

lenti

no

Bisogna

non chiude. Sogna

capelli, vestita

un suo bianco mantello, sogna dinanzi

al

mare

inerte...

Di morire sogna perch non

amata...

Oh! Violetta! Sogna e guarda laggi

sovra altre logge aperte crescer

139

fu

l'alba lunare.

Faraone.

TT.

o che gioc
dor

tutta la notte, egli esce

non anche

l'alba
:

ma

pei cerulei lontani

par che imbianchin

Vento

di

le stelle*

il

vento cresce.

mare. Ei sa quella sua pura

carezza: sa, sotto


dei pini,

bei picchi apuani

il

vento

li

arborei groppi

sa

li

ebri galoppi

respiranti la luce e la frescura.

141

Ecco:

un desiderio

lo riafTerra

salubre.

Ma non

l'alba puranco:

a pena a pena qualche astro pi bianco,

come per un lontano

Che

refrigerio.

fece egli fin ora ?

ancor

le voci, e

Ode

volti

in disparte

vede

rosi

dall'ansia, cupi, ilari, dolorosi,


pallidi, accesi,

fissi

sulle carte

con una torbida speranza.

tutti

Anch'ei gioc. Perde. Chi l'ha chiamato


dal passato ?
sotto

vede,

Rivede

egli

il

un montano pergolato

come quel

passato
in

danza

giorno, una innocente

giovinetta che l'ama e che lo aspetta:

povera sorridente giovinetta,

domani non sar pi sorridente.

Ei che far

domani

ecco, gi oggi.

ma

Ah ma

Ancor

l'alba

il

domani
non spunta

gi la Notte in sua veste trapunta

par che

si

aftretti

a valichi lontani.

142

non ha pi speranze. Ei

Ei

Molto.

Non

anche

la

nulla, sapr.

Povera

Questa

ha.

mamma
Ma

mamma

deve...

Quanto

la fine, ornai:

che non seppe mai

non

la

salva

Pure

pianto.

il

sui viali

oonie una pace... Qualche carro lento


passa...

Un

fanale spento

L*alba vicina: spengono

un altro e spento.
fanali.

Si vada. Ecco la via, lunga, percorsa

oh

quante volte con

squillavan trombe

al

il

reggimento

vento.

tutto tace. Ei si avvia.

Ora

Guarda

nel vento

in ciel l'Orsa

spegnersi, anch'essa. Quel bianco che appare


laggi tra

nereggianti alberi?

Bene

egli sa; di laggi l'alito viene,

umido, salso, salubre, dal mare.

Egli andr Un laggi. Lungi le sale


torve, lungi le febbri acri. Gli pare

che nella immensa sanit del mare


ei

placher

la

sua febre mortale.

143

Ah! Ma

il

pensiero pi e

Come pagare? Troppo


non pu

piii

martella...

ha perduto;

egli

con atto ancora irresoluto

tenta la guardia della rivoltella.

Il

mare,

il

mare! Rivederlo, almeno:

risentire quel

puro

alito

sano;

ecco, e pi brilla quanto

e ride

Forse

ch'ei giacer

onda che
pochi

men

l'alba

passi...

presso

la

queta

gonfia? Ancora, ancora

Ecco

lido

il

Ecco l'aurora

fremono

Apre

guardia della rivoltella

egli.

lontano

come un bianco arcobaleno.

la

gran pineta.

pini nella

Bei venticinque anni morrete?...

Vede un

fanciul

che

gitta

Ah

una sua rete

in

mare, e canta.

a poco a poco un impeto, pi vivo

d'ogni ragione,

gli

pur

la vita bella

conquista

giovane e sano non

si

il

cuore

dal molo, ecco, libera all'abbrivo,

144

muor. Chi muore

gontc

le

grandi vele, una paranza

salpa... Imitarla

Anch' egli, anch'agli

tra un'ora. Tra quattro, ampio

rischiumer sotto

la

il

Il

treno

Tirreno

sua speranza.

quel che parve disperazione

o Giovent,

fiamme chimeriche

le tue

brucino: verso le

o piroscafo, su,

felici

poggia

Giovane, va. Sacra

Americhe
il

timone.

la vita.

pi che un debito d'oro essa


sacra. Va,

grande

il

Apprendi:
ti

sia

mondo, ampia

la via;

pi nobil meta attingerai, se intendi.

Vivi

il

lavoro,

il

t'apre le braccia.

pio lavoro

Se una

umano

patria perdi

altre patrie vedrai, lande pi verdi

ov'uom pi pu quanto pi salda ha mano.

Non
fin

la vita

per poco oro fornita

che integra hai

la

mente e membra sane:

quei che partito te diran

domane

inonesto, errano. Hai dritto alla tua vita.

145

Contro

te,

contro

alto

tutti,

il

diritto

della vita. Inonesto unico e l'oro:

e tu apprendi a domarlo. Opra.


ti

far

mondo

Giovine va: sotto

spumeggin
ti

la snella

l'onde: e

batta in volto

Il

lavoro

qual sia delitto.

di

vento altomarino

il

e sia

segno del mondo che

prora

ti

146

come un

divino

rinnamora.

UT.

Ild

ella veglia

nella casa

Primo peccato.

taciturnamente

onde niun lume traspare.

Veglia, aspettando, e gi quasi le pare

un bacio

sentirsi

Beppe
in

part.

sulle labbra, ardente.

Lo vide

ella salire

treno: era di sera; accomodarsi

nel suo cantuccio e ricontar


sacchi...

"

tu bada, sai, di

147

li

sparsi

non aprire

a nessuno, la sera.

chiuda bene

perch

il

E Filomena
non

le porte... Io

treno

ti

scrivo

Gi, sabato arrivo...

inutile...

fischia...

Mi terrai da cena.

Ella ritorna lenta pel viale,

sola; e conta le stelle una per una.

Egli part.
questa,

Le sembra una

fortuna,

grande ch' come

irreale.

Sola e veglia. Ei verr. Se non c' chiaro


alla finestra, ei

sa ch'ella lo aspetta;

dalla sua solitaria vedetta

ode ogni passo, ogni calpesto

Verr.

Le rimormorer

raro.

squisite

cose, che certo egli avr detto tante


volte...

Che

non mai

Ecco

il

l'umile aspettante

sempre

sogno divino, oh

Quella sera,

ed

Per

fa ?

sentite e

alla

ella si sent

banda

presentite.

finalmente

Ei la guardava,

come una schiava

cos d'un tratto, disperatamente.

148

forestiero

il

dopo
"

suo

il

nome

seppe

lo

mormor passando

sorrise e

Vorrei parlarvi... Siate buona... Quando ?

Beppe parlava:

Poi Filomena

una

lettera:

e non intese, Beppe...

port

le

ed

ella...

quel giorno

Ah! ma ehe vale

ricordare? Ella guarda pel viale,

vede l'ombra

ben sa

Ella

dentro e d'intorno.

salir

l'amer per poco,

ch'ei

indovina che troppo egli fu amato...

Che importa?

Il

sogno finalmente e nato;

e sia pur fiamma.

Poi...

Chiss

quasi bella;

ma

il

il

Anche

Stamattina

ella si

il

collo dilicato,

occhi un livido comparve.

ne sotto

li

Qualche

filo

d'argento...

appena:

ma

perduto entro

densi:

parve

vestito affagottato,

seno snello,

quando

fianlma e fco.

la

Oh

qualcheduno
capelli

capelli ch'eran cos belli


fu

sposa; e

belli

per nessuno.

149

Ancor non viene?

Il

Ah! Un'ombra...

lui!

Ah

lo

quel che

Non

fa...

sapran
!

tutti...

Domani

il

si

ferma... Aspetta

la scaletta...

una colpa enorme

domani

suoi bimbi... Chiss! Forse

fare

Come

come

fare,

suo nome,

il

suo

nome

torce pallida le mani.

Elia

si

Che

fare.

Guarda e

scende tremando

ella

dorme;

bel viale

difatto

la gioia,

Dio

Le par

d'essere morta.

non morta? L'amore


il

oltre l'esile

sogno restano

muro

Come una morta


della sua bara

di fuore

oltre la porta.

ell'

che d'oltre

ode alcun che

la

il

vetro

chiama;

alcun che la desidera, ch'ella ama,


e che, tacendo, ella ricaccia indietro.

150

IV.

"

i^ei tu ?

femminil

si

Son

Convegno

io.

Due

voci,

eterno.

due

bisbigli.

La forma

protende. Par tra l'inferriata

qualche cosa di oscuro,


in gramaglie...

"

La

come una

fidanzata

mamma ?

su.

Spero che dorma.

Nella strada un fanale segna un cerchio di luce.

Suona lontano un passo:

Che odora
il

alla finestra?

l'urlo di

Ah! un

volto feminile nella fredda

151

un ubriaco.
arbusto di orbaco;

ombra

luce.

il

suo volto

giovane...

Non

approssima.

si

Son

tanti anni.

Non

bella.

si

Appena

non trova impiego per quanti passi ha

egli

Tanti anni!

ne passarono molte

come

trama che

quell'esile

passando tra

La dolcezza

fatto...

Primavere

di

ognuna

sulla piccola strada deserta; e d'esse

svan

sposan perch

fa la luna

ricurvi ferri delle ringhiere.

amarsi fu come odor

di

prima acuto, poi

triste

per

di

rose

la saziet:

ora non pi amore; abitudine. Ella ha


tante cose da dirgli, pensa. Egli

da

dirle....

in silenzio.

E non
Per

dicono nulla.

si

l'aria

passa con pie lieve,


qualche

gemma

di

passa

la

ha tante cose

restan vicino

Primavera

muove con man leggera

fronda forse in qualche giardino.

Come un vago rimpianto.


Come il silenzio pesa

L'orbaco odora anch'esso.


Tutti

Ora

dormono

tutti.

la luna sopra l'abside della chiesa.

Par che scenda. C' un'ombra d^uomo dietro quel canto?

152

Mezzanotte
voce:

altri

tutte le

La

chiesa parla con sua sonora

tocchi vibrano di

mezzanotti di

ammoniscono

Questi invece

tutti

qua

Amatevi, voi che

si

dicono addio.

Un

di l, sottili;

campanili
vi

amate.

La forma

l'ora

incerta

si

protende, di nuovo.

di

amarlo, forse. Aprile odora: Aprile ardente.

Un
E

bacio.

in

per

Ormai nessuno

istante ella sente

s'ode.

la via deserta.

quel bacio che ha un triste sapore amaro, accolta


lei

tutta la gioia della

e ascolta ancora
lontano.

il

il

sonno

sua giovent:

passo, lontano,
li

sempre pi

occhi le chiude...

153

Ancora

ascolta...

Un'oasi.

IJolce quel vespro per le vie che ignote

m'erano un tempo

e mi sono or lontane

campane

squillavano invisibili

ncH'aria calma, da chiese remote.

Come

tutto

tornava

Il

mio passato

cosi triste, cosi vuoto: l'infranto

sogno e
e

il

le taciturne

volto,

oh

il

ore di pianto,

volto, s

155

gran tempo amato,

ma

tornava;

tutto

pi dolce, quasi

trasfigurato, in roseo miraggio:

mi parca che

mi

al

vespero

di

come

aprisse nel cuor

si

maggio

un'oasi.

Voi parlavate, con quel tosco accento


che fa della parola un'armonia,
voi parlavate dell'infanzia mia,
e di mia madre. Io vi ascoltavo, intento.

Che calma,

in quella valle solitaria,

per quella strada: un senso

andavam

dolce:

tutte odoranti

Io

ad ogni buftb

pensavo un

Oh

vivo tu ancor tra

Voi

il

cumulo

d'aria.

ritorno, un'ora

un sogno giunto.

onde

sopore

di

tra le robinie in fiore,

attesa,

vecchio sogno,

e sei

morti sogni miei

folle al

cuor mi pesa ?

rientraste. Io ridiscesi solo

la via, nell'ombra, delle stelle al

udivo

le

lume

quiete acque del fiume

batter le ripe: udivo

un rossignolo

156

trillar.

Dal piano,

in

vaporvan profumi
e sovra

il

suo silenzio assorto,


al

mio passaggio:

sonno del morente Maggio

piangea lagrime d'oro

il

157

vespro morto.

30

Ridesta.

ella

si

volse ancora, mi apparve ridente tra

alberi, al

marzo

brulli

infido chiedenti indarno vita:

dolce l'ora era, in suo ceruleo velo vestita,


e

il

ciel fioriva stelle

alberi:

un

cielo di

gi sui

marzo che gi pendea

Indi e disparve ella. Riappar tra


alti sul

di

cielo bigio...

rondini? Eran

suUi

viali,

Non

neiraprile.

rami

eran, che udivo, richiami

stridi pel ciel ceruleo, file

159

nere, leggere.
ai balastri,

ella cosi, nel

non

Ed

ella

poggiava

come perch
vespro, tra

le

giovani braccia

Era

fiorissero.
li

primavera

alberi, di

verzicanti ancora, era la dolce traccia

che tutte cose intorno, che intorno seguiva


Era, co' chiari veli sopra la fronte,
la

Primavera umana, destante

la

il

cuor mio ?

ella,

pigra sorella

dal gi dormito sonno, dal troppo lungo oblo?

Oh Primavera
!

per
la

il

feminea

ceruleo cielo: poi

Garrivan

si f

alati

li

l'ombra,

dormiente udisse, sciogliesse tra

'1

messaggi

come
sonno

le

chiome

gi respiranti vita, avide ormai di raggi:

e una fragranza corse, fragranza di effusi capelli

o d'origler premuti di pi divino incarco ?


fiori

per belle chiome non dunque pendevano

alto le stelle;

ed

ella

non

Vidila coglier lenta su

si

l'alto

adorn

al

di quelli?

verone non so che

fiori: e nel gesto parve che dispiccasse stelle:

alte a'

cos

veroni eterni, le sue celesti sorelle

non colgon

mentre lambe con voci roche

i6o

varco

li

alti

veroni

lucidi?

sparve.

ma

E
E

il

il

flutto de' desii nostri

dolce capo

sparita,

si

parvero dolersi

la ridesta, alfine,

nuda balzar

*C$Sl:wJ

steli

coron; sorrise,

i6i

le stelle recise

nei

cieli.

due viandanti.

Primo viandante

Duon

d,

giovane Sire

Secondo viandante
Viandante, buon giorno

Primo viandante
Io

mi chiamo Ritorno.

163

Secondo viandante
Io

mi chiamo Avvenire.

Come

canti giulivo

Primo viandante

Come

il

tuo canto invita

Secondo viandante

Muovo

incontro alla vita!

Primo viandante
Io dalla vita arrivo!

Secondo viandante
Profumeranno a mille
sul

mio sentier

avran per

me

le rose:

le

spose

lampi nelle pupille.

Primo viandante

Profumarono a mille
sul

mio sentier

ebber per

me

rose:

le

le

spose

lampi nelle pupille.

164

SlICONDO VIANDANTK

Fama

Sul mio capo la

intcsser suoi veli:

non odi tu? Pei


la

cicli

Fantasia mi cliiama.

Primo viandante

Fama

Sul mio capo la

tess suoi rosei veli;

chiam, se pi non chiama

me

Fantasia pei

Addio, Speranza

cieli.

Secondo viandante
Addio,

Ricordo

Primo vianoami, m tclamnndoo)


Ascolta ancora...

Quando
ti

il

ciel

insegner

quando

il

che scolora

l'oblo,

tuo roseo giorno

premeranno ombre oscure:


'

quando
il

sarai tu pure

viator Ritorno,

165

oh

le

non

che

dir

tra le sue

Non

non dire

a chi parte

che son

donne
il

infide,

Sogno

folli

nccidc,

spire:

dir che l'Arte ai cuori

il mondo
come uno stagno immondo

rado sorride: e

di graci datori:

lascia ch'ei, lieto, al pio

miraggio muova, e canti


partenti e ritornanti

cantin la

vita...

Addio

J^*

i66

Ombre

Voi non

propizie.

oblierete queste sere? Nei

giorni che gi son prossimi voi

Vi credo.

Non

cos buona.

tristi

le oblierete ?

mentite. Voi siete buona, siete

Risplendere

tutti

della bont ne' vostri occhi.


tra l'or

non

tesori

Non

ho

visti

e l'oblio

che l'onda bruna de' vostri occhi trasporta.

Voi non oblierete. Quando sar risorta


la

Primavera e rida ghirlande ogni pendo,

167

Voi non oblierete,

io lo so:

sempre codeste sere


taciturni e

rivedrete

lucide: e

bei viali

topazi tremuli dei fanali

contro un cielo di perla. Voi non oblierete.

Povera

cara, triste vi fu l'amarmi, poi

ch'era nel vostro cuore

non

vostro

il

una voce udivate

pensier della

fine,

su rovine ?

dirvi nel cuore: Puoi

amarlo eternamente, essere eternamente

tu

amata? No, non

il

amor parve edera

puoi, tu.

Vi divide

il

mondo.

ogni giorno udivate pi profondo, profondo

come un

rimorso, questo

poteva soffocarlo: e
e ogni sera
e

non anco

viali

il

ammonimento; e niente

giorni eran contati;

crepuscolo

si

attardava di pi,

fanali risorridean laggi,

parevano da un'alba

illuminati,

sempre pi chiara: un'alba che cresceva ogni


limpida, atrocemente limpida,

come

sera,

se

zampillasse dal cielo un'acqua, un'acqua ohim

che sciogliesse dal sonno

i68

li

occhi alla Primavera

Morto nel dolce mese

delli

amori, Tamorc

Morto quando ogni amore eanta e sorride


sentivate

il

sempre. Ed

pensiero
il

triste

vostro cuore

Voi

venir con noi


si

dolea col mio cuore.

Voi non oblierete. Ben mi diceste voi


rjc

non oblierete mai. Vi credo

La Primavera verde mette


una tomba... Obliare

? No.

fiori

169

ma

giova ?

ove trova

Riamare. E poi ?

^<$^^

f\lba montana.

ella venne

forma parve

al

terrazzo?

Una

o non fu?

leggera
dietro

cristalli.

L'alba destata da un cantar di galli

balz sui monti e

rise. Ella

non c'era?

parl prima, per le argute

valli,

l'acqua, nel gelo, a notte, prigioniera:


indi

il

tinnire d'una sonagliera

un suon

di squille,

un

171

trotto di cavalli.

Al monte,

ove
in

al

tu resti, o pigra amata, inmiersa

chiome e

Me

monte! Addio, dolce pianori

un'altra

in sogni, e questi e quelle d'oro

amante

a'

suoi talami invita:

l'Alba, la giovinetta Alba, che versa

pel sen vermiglio

il

latte della vita.

-^>^^^(P3#^-

172

L'ultima gioia.

Ceco

il

alberi

buon sole che tramonta. Ai roggi


baci tepidi consente:

e presago di sua morte imminente

languido tarda sui deserti poggi.

Uscire dolce: premere

sentiero

il

duro, su cui lo foglie hanno ricami:


piccoli

rami sono

balzano sotto

il

in terra.

rami

pie del passeggero.

173

Le

foglie no. Stridono.

lungi se n'ode. Altro

Una

limpida.

Il

non

crepito

s'ode.

l'aria

fontana solitaria

che tanto pianse, or non ha pianto: ha oblo.

Brevi

caduco
in voi
vi

giorni di sole, alberi; ornai


il

verde, o

ma

non ;

par soave

come ninna

Al viatore che
il

tramonto

zolle...

pur tristezza

l'ultima carezza

mai.

vi pensa, arrivi

cos.

Pria dell'ignuda

maturit, l'ultima gioia chiuda

quanta gioia

ei

non ebbe

174

in

d pi vivi.

re

Il

Kidc

Thuic.

di

nel cielo azzurro

sol delle et

il

morte:

l'aura delli autunni morti che intorno a

lambe

le gialle

e ne sparge le frondi vizze sotto

Ottobre, o dolce

amor miei

che

li

ben

tu nel cielo

me

cime delle alberelle attorte

mese che
sapesti

sapesti

come sognando un ultimo sogno

175

mici gichi,

tutto e raccolto

azzurro riaccendi

miei pie.

qua?

tuoi fchi,

di volutt.

Oh

disperatamente soavi

e tu lo sai:

ti

ghirlandate

le

baci estremi

appresti, con dolente piacer,

tempia fredde

di grisantemi,

coppa a

tra l'ultimo sorriso l'ultima

ber.

Bevi, ottobre. Io pur giunto, precocemente, agli anni


freddi, sotto
io

pur levo

poi,

come

il

il

la

tuo sole che

coppa, libo

non sa pi

a'

re di Thule, gitto la coppa

176

scaldar,

miei vecchi inganni;


al

mar.

Verso

la

valle.

iva carrozza arriv sulla spianata;

da una finestra dell'albergo,

in alto,

una giovine

testa era affacciata:

che guard,

sotto,

come

inquieta, e

piccolo rialto,

il

si

Era

ritrasse.

la

pioggia stanca: e su nel

si

dilungava candida e leggera

qualche nuvola: e parve


serto di sposa alla

ciel di

ella

un alato

montagna nera.

177

smalto

Quand'ecco un
riso di

riso stornell, periato

bimba,

in quell'attimo intriso

forse di un pianto gi rasserenato;

e riapparve alla finestra

il

viso

de l'aspettante che chiam, con piano


atto, l'auriga,

interrompendo

Questi, facendo

alli

sara l'indugio

Comprese

udir le scale e

e scese
il

la sibilante

ella

morbido

veste di donna sovra pie

mano

occhi della

schermo, guard, schiocc


frusta, annu.

riso.

il

il

che vano

pie balzante

fruscio:
d' infante.

scesa apparve nella sala. Io

la ricordai

in bianca

che

come

gonna,

la

prima volta

al tacito

negri abeti di lor

pendo

ombra

folta

stampano. Ella sedea: giaceva a mezzo


l'erba, la testa nella

man

178

raccolta.

come Amadriade
di natie piante,
cui

li

taciturna al rezzo

respirando

l'aria

abeti crescean tacito olezzo.

Argentea
sotto, la

tra

massi e

solitaria,

Lys, continuo serpente,

onduleggiava nella corsa varia.

il

meriggio tenea placidamente

la bella

il

conca vigilata

in giro:

riposo di quella adolescente

bianca, tra

*l

verde, sotto lo zaffiro,

snello arbusto tra arbusti,

il

onde

come un

era un fascino ugual

diffuso

respiro:

dolce corpo abbandonato, e chiuso

quasi dall'erbe e

il

bel crin lionato

sul rupestre guanciale

eran

dolci, ch'io

umido

pensai rinato

qualche prodigio e avesse


qualche magico

fior

effuso

la foresta

rgerminato.

i79

E un

altro giorno ripensai

scesa alla chiesa

di

festa

suo guarnel scarlatto,

in

con un vel bianco sulla fiera testa:

e un altro, e un altro

e un suo giovenile atto

d'impazienza e un suo gesto nel bere

mio pensiero, a un

tutto torn nel

Per

tratto.

montane sere

la finestra le

entro la sala un lor dolce riflesso

davan

parea

morte primavere

di

s'intenerisse agosto e che lungh'esso


il

pronao svolgesse un suo comando

un vel

Io la

volger tacita

il

di cipresso.

vedevo gi seduta, entrando,

nell'ampia sala,

un'ombra

di ottobre,

il

capo eretto; e quello

in torno, a

rifiorente busto,

ove

quando

a quando.

all'appello

gi de' suoi sedici anni urgean le


del seno acerbo,

il

poma

busto agile e snello.

i8o

il

castaneo baglior della sua chioma

tutto, in

vederla, mi mettea nel cuore

teneramente un

d'aroma.

alito

Ella vivr, godr, sapr

pensavo
polpa

io: sia

di frutto

per

lei

Tamore

tutto nel

ed anima

mondo

di fiore.

quello che le ride entro

il

profondo

occhio deso di giovinezza, sia

sempre per

lei

giocondo oltre

il

giocondo.

Fra tanto a che pensare? Ella parta.


Dati baci alle amiche, e salutata

onestamente ogni

ella

altra

compagnia,

guard, non tanto addolorata

che un altro riso non

le rifiorisse,

l'ultima volta l'ubere vallata.

Si distendea la valle in tra prolisse


file

d'alberi: e a

stavano intente

lei

le

dai dorsi

montagne e

i8i

immani
fisse:

23

e lontani vapor, tanto lontani,

fingean sparenti panorami, accesi

da

E
o

invisibili

sott'essi

roghi oltremontani.

crescean bianchi paesi

aggrappavan come branchi

si

della

Ella

montagna e rimanean

sal.

vestito,

il

Guizz pur

lampo

di

tra

il

al folto

sospesi.

raccolto

una giarrettiera

entro una nube di merletti avvolto

Addio, addio! Ceruleo sulla nera

montagna

il

compagner

fin ch'ella

omai. L'aura montana

cielo,
la

dolce passeggera,

giunga

ove quai sogni

alla citt

la

lontana

terranno ? Ancora

umana:

gi dalla via giunse la voce

Addio

La voce

si

affioch.

Sonora

rest la voce del torrente: e


tra

il

vento

cupi abeti la diffuse allora.

182

Anche un bianco

'segnai parve un

ed

verso noi rivolta,

ella in piedi,

vedemmo. Addio Poi


1

sguardo segui

momento:

dilegu. L* intento

fino all'estrema svolta

quella fuggente imagine leggera,


fin

ch'ella parve,

come

fii,

travolta,

bianca cos, dall'ombre della sera.

183

^M^M^
Sul Lungarno Acciajoli una sera

Uh!

di luna.

ben veduta Tantica verdura

c'ombra, lento Arno, le tue sacre prode:

oh

gi da'

colli

che

il

passato ha in cura

ribevuta di nuovo aura custode!

Miro tra

nereggianti archi la scura

acqua e passa

ella in ritmica

odela, e nella notte

gode

la taciturna

umida e pura

anima

melode;

185

c'ode.

Ch'io posi qua. L'amica luna imbianca


li

orti

onde giunge olezzo

l'aura de' sogni che

di rosai:

mi venta

in volto.

Lungi, o tristezze. Io son tornato. Ascolto


l'eco dell'acque

che fanciullo amai

parla con lor la Giovinezza stanca.

i86

Ilaria.

come

asso sul marino,

una lenta carezza,


la

man

Tempo, avvezza

del

a lambir cuori e chiome:

e giallo

l'ombra
tocca di

il

marmo

delli archi
lei

e tocca

enorme

che dorme

la sigillata bocca.

187

Oh

purezza! Nessuna

cosa e

di lei pi

quando

pura

la chiesa

oscura

s'illumina di luna;

quando

di sul loggiato

desta

lunare intrico

il

come un
maggio

oh

pallor d'antico

dissotterrato;

allor

non

avvinta, oh

ch' all'arca

lei

non

desta,

si

leva la stanca testa,

stanche cigHe inarca?

le

Ecco

e l'imm.obil sasso

torna a
chi
la

fluir la

Vita

chiama ancor? Chi


dolce morta

al

passo

invita
?

Chi de' capei che piume


furo, e or

scioghe
il

son marmo, ancora

ed

ei

tepe e odora

candido volume?

i88

Chi presso a

conduce

lei

l'ombre dei maggi

estinti

e fa fiorir giacinti
dalla siderea luce?

Chi
le

fa

che cantin

melodie

clli

d'allora,

sostando

la

anima

suoi capelli?

a*

muove: e giunge

L'estinta

presso
"

e mira:

la soglia,

La mia

" io

canora

non

casa

sospira,

la vedo...

"

"

come mut

lungc...

questa piazza, oh
!

come

Non era

"

dolce assai pi, la sera

"

ch'ei

mi baci

Languono
le stelle,

levasi

un

chiome

le

in ciel, fra tanto,

occhi immortali:
frullo d'ali

vivo, e d'un fonte

189

il

pianto.

Le notturne ore estreme


Pensa

fuggon...

essere amata

oh ancora

ella:

Oh

ancora

essere insieme... Insieme

Ma

poi che l'alba

lembi del

ciel

bigi

gi varca,

torna pensosa all'arca


la

donna dei Guinigi:

sovra

il

guancial la testa

novellamente stende,
richiude
della

al

sen

le

bende

marmorea vesta

e per le et lontane

compon

le

braccia ancora

veglia la sua signora,

simbol di fede,

190

il

cane.

In treno, d'aprile.

Lara che amai, che sognai


da torno
or

il

tanto

era

riso d'autunno, allora;

quanto spazio

gi su' tuoi campi e

tempo

di
i

s*

infiora

miei la Primavera,

cara che stai del mio pensier signora

come a quei
torno...

Vive

La

giorni,

oh non

sai tu ?

Stasera

tua fedele anima spera?

in te chiuso

il

franto sogno ancora?

191

Torno

il

cuor mi

si

strugge.

Oh

respirata

ultima rosa dall'orto lontano

che olezzo avesti, e indarno indarno avuto

Chiedo

di te:

ma

il

tuo pian verde

in questo vespro,

ove

malinconicamente

si dilata.

il

-r^|5>-

192

muto

mio sogno vano

Timori della luna.

il otti di giovinezza, io vi
allor

che

solitario, al

della loggia,
salir la

vedea

luna dal

le

rammento,

davanzale
aeree scale

mare

d'argento.

Parea l'ascesa un ritmo.

Un

ritmo lento

e uguale; questo: un ritmo lento e uguale;

come

se un desiderio mortale

la dirizzasse

per

il

firmamento.

193

Voleva

ella la terra

dolorante

riabbracciar di taciturni amplessi


risopir di sua bianca luce bella ?

Ma

il

mar

diserto, a riva, in tra

sommessamente
indugiava

al

si

doleva; ed

pianto dell'amante.

194

ella

cipressi,

del colchico.

fiori

iunziando ottobre, ove pi d'ombra


ride sotto

castagni alto fronzuti

compagna

chi scende,

di liquidi saluti
il

rivo,

colchici mesti, e voi crescete,

come

se omai l'Estate sazia di amori


scrolli

con voi dalla sua testa

delle sue chiome;

195

fiori

il

clivo

fido

al

Autunno che

in

e le carezza la fuggente

commetta

ella

il

sua traccia appressa

mano

fscino lontano

d'una promessa.

promessa ahi non serbata, ancora

Cos,

voi comparite

al

viator che sosta

lento sul clivo, e la fiorita costa


tacito esplora;

memorando
tempi,

forse in suo cuor triste andati

ridenti suoi vent'anni,

belli

d ch'ei vi colse a ghirlandar capelli

desiderati.

Oggi non

pi.

Vi guarda egli

in

sua strada,

colchici mesti, rifiorire a cento

a cento

il

clivo,

che vel d'argento

gi la rugiada;

tutto
di

solcando l'umido terreno

rosea vena che talvolta e

d'esile
esil

sangue che per

veleno.

196

lilla,

distilla

^Questo non torse, insidia sopita


nel chiuso bulbo, al tardo viatore

voi distillaste, ond'ei ne avesse in cuore

piaga o ferita?)

Autunno, e
fiori

tu sorriderai di questi

pur sempre,

scender
Taltro

allor

dopo

l'un clivo

che a

duopo

dopo

si arresti

nel pian silente, nel pian grigio,

sogni non pi

sia

lui

l'altro,

d'altro rivo

gli

dove

muoveranno accanto

che non

sia di pianto

murmure muove.

Per

le

venture giovinezze, per

mani venture,

la

ricrescer; quelli che


fior,

come

le

leggiadra messe
il

clivo espresse

perle;

piccol veleno de' vent'anni, asprezza


forse, d'allora; or nel ricordo assai

dolce: che dolce tutto che tu dai,

o Giovinezza.

197

Cogliete, o mani: e sia la vita


clivo fiorito: vi adornate, o

quei che discende taciturno,

ombra, pel

colse; e

con

non piange d'aver

sulli

come

colle,

la fiorita

e niun

un molle

chiome:

imagine

colto; e

scende

nelli occhi:

occhi di chi scende tocchi

l'ultime bende.

^
198

ottobre nel Canavese.

riangiamo, Autunno,

dolce morte;

la tua

tenera tanto che non par la veli


tristezza, e

come
orti.

pronta che

rose

le

ai cieli

son morte,

tutte

le lor sorelle

Piangiamo

tacita

sopra queste

chiome

entro

la tua

di colline

silvestri

terrestri

queta

199

fine,

che lento imporporasti e

di

vermigli

bagliori accese or sciolgonsi pi rade,

come cade
li

tramonto e

il

sol

il

tji

rnde

ultimi cigli.

Pur

ieri

il

sole folgor su queste

forme d'autunno come ancor d'estate:


tutte le cose
in

parvero rinate

nuova veste

e la defunta

Primavera

in

danza

balzar dall'urna dove fu rinchiusa


e agitar lenta le sue palme, illusa

d'una speranza.

Breve l'inganno che


li

ohim sognavi

tu

ultimi sogni o moriente: ed oggi

san

la

tua fine

piani,

clivi,

poggi

rossi che amavi,

e la tua fine lagriman con blanda

voce

di rivi: e tu sorridi,

amante

disamorato, che non pi l'ansante


bella ghirlanda,

ma

che

sol la

carezza ultima spreme

dai dolci labbri

il

de l'abbandonata

cuor, ch'ei franse, con la dilicata

palma

le

preme.

Addio; piangiamo
noi che

morrem.

breve: che

la

Ma

tutto egli

tua dolce morte,


il

nostro pianto sia

non muore;

ei

spia

lento, a le porte.

E quando Agosto un

altro

riso sorrida, torner.

torse
lo

a' ritorni

anno l'estremo

poi,

del ritorno noi

rivedremo.

-^

Fida

lettura.

VJiacomo, sempre che

punta mi punga,
e te pensando, e
della

mia

Tacion

le

alli

dolor di sua

tuoi canti io rileggo,

me

obliando, io seggo

vita su la stanca prua.

cose che tu amasti,

taceran quelle
e

il

onde l'amor mi

occhi miei dilegueran le

piagge e

a*

come
tiene:

amene

miei baci sfioriran le chiome,

203

come a

te gi le vie dorate e

sparvero, e
poi che, tu

il

sai,

il

orti

li

canto della tessitrice;


lingua mortai non dice

quant'ombra avvolga l'anima dei morti.

tu che

un tempo

da l'albergo

le

verginee

stelle

de' tuoi padri mirasti:

e al pian guardando fur tuo sogno

vasti

mondi: e due cose mortalmente belle;

divin spirto, a cui fior di deserti

tu,

narr tristezze onde nuU'uomo salvo


tu che di
lieti

tu,

un bacio

facesti, e

divin spirto, ai piccoli fastidi

all'ali

anima mia,

eterne della Poesia,

piccoletta seguace, ecco,

Ed

l'affidi.

ella oblia, divin Poeta, e t'ode

sovra

li

abissi del pensier librata

tace la fida lampana, velata


di

egri occhi a Consalvo

tuoi n'eran diserti;

strappi l'affaticata

li

non so qual malinconia custode:

204

ronior quella non turba. Ogni altro suono


del

mondan

lungi.
ella,

La

fasto o della folla

gioia del silenzio

amara,

impara

e ne accoglie, in suo profondo,

il

dono.

205
26

Troppo

(Juando
dov'eri

la

tu,

Giovinezza

fu fiorita

sogno soave, allora?

tardi, ora.

la

mia

Vero

tardi.

Il

via: la

tramonto, vedi, indora

mia via quasi compita.

: talvolta un rossignolo ancora

mi canta

in cuor: talvolta

esil

mi cresce a

ma

l'un

una

fiorita

l'orlo della vita:

segue: n pi

207

l'altra

odora.

Troppo

tardi

E mi

guardi.

Oh

con

si

care

pupille: ridi cos dolce. Io

amaramente, amaramente piango.

Fu troppo lunga

la tristezza:

il

fango

amaro. Or l'onda dell'oblio

troppo

fu

porti

mio cuor, come una spoglia,

il

208

al

mare.

Motte

cinticci.

iVotte d'agosto, antica

notte tra verdi

clivi,

cui di tuo gel tu empivi,

de' viandanti

amica

Luna, perch mi odori


oggi

al ricordo,

o Notte ?

cedean l'ombre, interrotte


da' tuoi crescenti albori.

209

Luna

e crescea la illusa

serenit del cielo,

da

un vel

te di

di gelo,

candida luna, effusa.

Era

nelle

mie mani

accolta un'esil palma:

limpida, fredda, calma


vesta la luna

vani

de' bei colli felici

noi ne

per

andavam

silenti

via, tra via scorrenti

acque mormoratrici.

Come

d'un che singhiozza

era

mormorio

il

seguia leggero
la sca della

vento

carrozza;

odor

dalli orti

lento:

il

di

venia confuso, or

rose
s

or no, dolce cos

come

di

morte cose.

2IO

Si

spandeva l'odore

sotto la luna, in

calma

preniea dcH'esil palma


il

tepor sul nio cuore.

Tenera palma,

ombre

in quelle

mio sogno aperta,

al

man non per anco

ma non
or chi

offerta

gi pi ribelle,

ti

serra?

ora, altra

man

quale,

cara?

sei

qual volto in notte chiara


si

fa di te

guanciale?

Chieder non giova. Antica


Notte, e tu in cuor

Cantan acque:
la

piena est

mi

rosai

fatica.

Versa sua morta calma


la

luna alta per via,


si

intreccia alla

mano una

mia

dolce palma.

211

stai.

>v^

Clarissa.

r iccolo

cimitero cattolico vicino alla chiesa

tra le sue bianche rose aperte nel sole d'estate...

Ella pass: le

parvero dir

vedendo

tombe

dal giovine passo destate

Chi viene ?

la leggiadra figura

l'ombra trem di sorpresa,

leggera

come

un'altra rosa bianca di qualche giardino ignorato.

Tanto era dolce

il

passo

un passo che parve passato

pur mentre ancor passava. Clarissa non era

213

il

suo

nome ?

27

Nome

clausura: di

di

segnate

chiostri;

pur soave a udire.

come un odor

donne sognanti

in volto di un'ala di

Un nome

di fiori in

tra chiusi

tenera pace...

che serba tenace

acqua letargica

infusi.

Ella cosi non era, Clarissa, la dolce passante ?

Pi della

due

delle

come

triste

tra braccia d'avola

Sotto, fra tanto,

volgeva
ella

chiesa l'attrasse quell'orto, che chiude

rude

torri gotiche la chiesa nell'ambito

al

il

annosa sopito un infante

lago, di quattro foreste sovrano,

caldo sole le sue scintillanti ametisti

pens, guardando, un lago travisto fra

tristi

piani del suo paese, del suo Devonshire lontano?

Il

cimitero bianco di qualche contea taciturna

ove
li

Castel paterno tra l'edera

il

ermi

viali

densa torreggia,

dove pi cupo l'autunno rosseggia,

su cui pi bianca splende la passeggiatrice notturna?

Clarissa

Udiva

io lento

il

passo sui morti sentieri

tacitamente e stridere la veste fra

udiva

mezzo

io nel silenzio tranquillo di tutte le

come un

respiro...

le

rose:

cose

quasi pareva respir di pensieri...

214

Questo

fu

quando

Un

gigrno lontano? Fu oggi? Fu

qualche sogno antico non

In

ed era un orto intorno che oliva un odor


e non cennavan tombe

Qual sogno dolce e


oh

ma

triste

ieri ?

sognato, Clarissa;

io t'ho

di melissa

rose per noi passeggeri?

sognai nel vederti, che eri

cos dolce e triste, vestita di fredda eleganza

con quel tuo passo stanco che pur parea passo di danza,
tua bianca veste, pi bianca tra

t'on la

tu sparisti a

come un'ombra apparsa: ed

Pareva
verso

il

un

Ti accolse

tratto.

la gotica chiesa,

lago acceso di cernia malinconia

il

tramonto. Dietro, clamavan campane a distesa.

o mio fanciullo cuore, pensai questo


tutti

e che

le

alberi neri ?

io ridiscesi la via.

Fine di un giorno, fine di un sogno

che

li

Non mai

cos forte,

triste pensiero,

sogni han strade che paiono di cimitero

rose odorano pi forte

Fine delle

"

nelli orti di

Primavere

ai5

morte.

IMDICE

Primavera del desiderio

Primavera del silenzio

Primavera deirobllo
L'adolescente

Dolce tesoro
I

sentieri deirillusione

Amor

del passato

Guanciali della Primavera

Bianca passeggiatrice

L'amore lontano

L'alloro.

Tomba

di fanciulla trilustre

L'amante incorporea

217

Strade nativo
Lucilla

Male

del desiderio

Spigo

fiorito

Alberi antichi

Foco non spento

Autunno

regale

La loggia
musico

Il

L'eroe

Chiostro

di

Santa Croc

Sera sull'Adriatico

Terme
Amori

di

Caracalla

defunti

L'isola del passato

La turchese morta
Gioia di vivere
Danzatrice dell'ombra

La
Il

carezza
fanciullo Febbraio

Un
Il
I

Natale

tesoro

cinquantamila rosai

chilU

Colui che tu amasti

Ombra

di giovinezza

Notti provinciali:

I.

Violetta

IL Faraone
IL Primo peccato
V.

Convegno eterno

Un'oasi
Ridesta
I

due viandanti

Ombre

propizie

2l8

Alba montar
L'ultima gioia
Il

Verso

'7^

Thule

re di

I7S

la valle

'77

Sul Lungarno Accajoli una sera


Ilaria

Amori
fiori

della luna

191

19

del colchico

lettura

199

20^

209

l'roppo tardi

Notte antica
Clarissa

'95

Ottobre nel Canavese


1-ida

185

187

In treno, d'aprile

lui

207

219

Prezzo Lire 3.