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Gregorianum

79,1 (1998) 5-28

Linguaggio, simboli ed esperienza mistica


nel libro dell'Apocalisse. I.
1. Introduzione: mistica, linguaggio e simbolizzazione
L'esperienza mistica nell'Apocalisse si direbbe evidente a prima vi
sta. E in effettigli elementi che fanno pensare a un contatto straordinario
con la trascendenza si moltiplicano. Si parla di esperienze particolari vis
sute dall'autore1 che alcune traduzioni interpretano come estasi2; il conte
nuto che egli esprime appare, almeno a una prima lettura, collocato nella

cornice di una visione protratta3.


Di fronte a questa esuberanza almeno apparente di elementi mistici
diffusi, si nota con sorpresa la scarsa attenzione dedicata dalla ricerca a
questo

tema4.

Ma proprio il misticismo degli stati estatici e delle visioni quello


da ricercare nell'Apocalisse?
'
Siccome l'autore reale l'estensore del testo si rifa continuamente, secondo
una costante della letteratura apocalittica la cosiddetta pseudonimia a un personag
gio celebre del passato e lo chiama Giovanni (cf. Ap 1,2), riferendosi con tutta probabilit
a Giovanni l'Apostolo, con cui si sente particolarmente in sintonia e di cui rivive le vicen
de e l'esperienza,
parleremo in seguito semplicemente di Giovanni, quando l'autore reale
si oggettiva nel suo personaggio; parleremo di autore quanto dovremo sottolineare l'atti
vit di scrivente dell'autore reale.
2
La CEI, ad esempio, traduce Ap 1,10 e 4,2 Rapito in estasi.
3
Cf. E. Delebrecque,
II verbo vidi () ricorre ben 44 volte nell'Apocalisse.
RevThom 88 (1988) 460-466; R.D. Witherup, Visions in
Je vis' dans l'Apocalypse,
the Book of Revelation, BibToday 28 (1990) 19-24.
4
Esistono tre contributi: H.E. Hill, Mystical Studies on the Apocalypse,
London,
sur la mystique
1932 (non ci stato possibile reperirlo), A. Feuillet, Vue d'ensemble
Le festin des noces de l'agneau et ses anticipations, Esprit et
nuptiale de l'Apocalypse.
Vie 25 (10 serie), 1987, 353-362: a. presenta una sua concezione di insieme dell'Apoca
lisse che culmina nella festa delle nozze tra Cristo agnello e la chiesa. L'indubbia sugge
di tale nuzialit comporta denominata mistica intuitivamente,
stione che l'immagine
Infine il
senza un discorso articolato riferibile alla dimensione mistica dell'Apocalisse.
contributo di W.E. Beet, Silence in Heaven, Expository Times 44 (1932) 74-76, si rife
risce solo a Ap 8,1 e interpreta come mystical rapture il silenzio di circa mezz'ora.
Un'analisi di tutto il contesto porta per a concludere che si tratta del silenzio sacro
non necessariamente mistico che accompagna l'azione liturgica descritta in 8,1-5.

on Mon, 26 Jan 2015 12:38:39 PM

UGO VANNI, S.I.

Un esame pi ravvicinato porta ad approfondire. Lo stato estatico di


cui si parlato , di per s, un contatto in profondit con lo Spirito, i cui
effettiesigono di essere ulteriormente precisati5. Le visioni sono anzitut
to un espediente letterario tramite il quale l'autore apocalittico comunica
il suo messaggio in termini simbolici. Non c' nell'Apocalisse un misti

cismo scontato, di prima mano. Ma proprio il contatto con lo Spirito, il


linguaggio usato e il simbolismo introducono a quella che una espe
rienza mistica vera e propria, tipica dell'Apocalisse.
Quanto stiamo vedendo richiede alcune precisazioni.
Anzitutto occorre tener presente la situazione liturgica nella quale
collocato il testo dell'Apocalisse: il macarismo proclamato in 1,3 bea
to colui che legge e coloro che ascoltano... ci riporta alla liturgia sina
gogale, ripresa dalla liturgia cristiana primitiva: c'era uno che leggeva ad
alta voce e un gruppo di ascolto che reagiva alla lettura6.Il testo dell'Apo

calisse comunica il suo messaggio tramite questa proclamazione liturgica.


Una seconda precisazione riguarda la lingua. Essa ha come base il
greco ellenistico di una persona colta, ma che usa la sua seconda lingua.
Il messaggio che comunica non solo quello esplicito, derivante
dal significato dei termini e delle frasi. C' un di pi che viene comuni
cato al gruppo di ascolto tramite espedienti stilistici che aggiungono al

messaggio esplicito un messaggio aggiuntivo, non meno importante.


Qualche esempio potr chiarire7.
L'autore ama concentrare in una parte di testo relativamente ristret
ta parole espressioni caratteristiche che, ripetute in maniera rilevante,
costituiscono come uno sfondo musicale sul quale si muove tutta la peri
cope. Un caso tipico la ripetizione per ben sette volte nell'ambito dei
capitoli 2-3 dell'espressione: Chi ha orecchio ascolti ci che lo Spirito
dice alle chiese (Ap 2,7.11.17.29; 3,6.13.22). Questa esortazione impe
rativa (ascolti, ) all'ascolto dello Spirito, proprio per la sua
ripetizione martellante, esercita una pressione sul gruppo liturgico di
ascolto, gli comunica qualcosa in pi rispetto al suo contenuto concettua
le, facendo si che l'espressione si imponga particolarmente all'attenzione
e penetri in profondit, preparando e sensibilizzando il gruppo all'ascolto

5
Secondo l'interpretazione, certamente riduttiva, di R.H. Charles si tratterebbe addi
rittura di trance:
denotes nothing more than the seer fell into
a trance, R.H. Charles,
A Criticai Commentary on the Book of Revelation, I, Edinburgh

1920 (ristampa1956),22.
6

Cf. U. Vanni, Liturgical

(1991)348-372.
7

Rimandiamo

meneutica, esegesi,

Dialogue

as a Literary Fore Book of Revelation,

per una documentazione


pi completa
teologia, Bologna, 31991, pp. 17-30.

NTS 37

a U. Vanni, L'Apocalisse.

on Mon, 26 Jan 2015 12:38:39 PM

Er

LINGUAGGIO, SIMBOLI ED ESPERIENZA MISTICA NEL LIBRO DELL'APOCALISSE.

I.

decodificante del messaggio cifrato dello Spirito che dovr attuare nella
seconda parte del libro.
In 4,2-10 troviamo ripetuto ben 14 volte il termine trono, con tut

te le variazioni grammaticali possibili: il trono, sul trono, intorno al tro


no, dal trono, ecc. La ripetizione insistente del termine, simbolo del do
minio di Dio sulla storia, fa sentire con una aggiunta rispetto al conte
nuto esplicito del testo che tutto quello che l'autore presenta nei ri
guardi di Dio e della sua corte in questa pericope rapportato all'influs
so attivo da parte di Dio sulla storia dell'uomo.

Ci sono anche altri fenomeni stilistici che aggiungono un di pi a


quello che il messaggio esplicito. Accanto alle serie settenarie esplicite,
troviamo spesso delle enumerazioni di sette elementi. Non una casua
lit. Dato il valore di totalit simboleggiato dal numero sette, tali enume

razioni contengono, oltre a quanto viene detto dai singoli termini, un me


ta-messaggio di totalit: le sette categorie umane, ad esempio, indicate in
Ap 6,15 esprimono anche che tutti gli uomini, senza eccezione, saranno
coinvolti nel grande giorno di Dio (Ap 6,17).

Lo stile dell'autore diventa talvolta particolarmente incisivo fino a


rompere la normalit delle regole grammaticali. L'autore si trova stretto
nel sistema linguistico in cui opera e allora, per comunicare un di pi ri
spetto alla possibilit offerta dalla lingua che conosce, non esita a forzar
ne la grammatica. Questo avviene normalmente quando parla di soggetti
in certo senso trascendenti. Quando, ad esempio, nella solenne benedi

zione iniziale di Ap 1,4 l'autore parla di Dio, lo presenta con un'espres


sione talmente piena di anomalie grammaticali, da raggiungere e oltre

passare il limite dell'esprimibile: Grazia a voi e pace


augura Gio
vanni al gruppo di ascolto . L'e
e l'autore
spressione intraducibile: si costruisce col genitivo
mostra di essere ben consapevole quando subito dopo soggiunge:
e mai col nominativo. C' una rottura insor
montabile. Inoltre attribuisce all'imperfetto una valenza participiale
come se fosse
mai vista

prima nella grecit. E qui


che scatta in pieno un messaggio che fa presa sul gruppo di ascolto e su

pera vertiginosamente la formulazione esplicita che una parafrasi del


nome di Dio8 per far percepire al gruppo di ascolto l'assoluta unicit di
Dio, al disopra di qualunque espressione umana.

8
II punto di partenza costituito da Esodo 3,14. La formulazione tricolica che l'auto
re ci presenta appartiene a uno sviluppo successivo della tradizione targumica.

on Mon, 26 Jan 2015 12:38:39 PM

UGO VANNI, S.I.

Lo stesso, anche se in misura minore, avviene a proposito di Cristo


in Ap 1,5: al regolare ) segue inaspettatamente il no
minativo .
a questo livello che emerge un'esperienza mistica che l'autore ha
fatto e che comunica. La comunicazione aggiuntiva raggiunge il suo cul

mine, quando riesce a far percepire a proposito di soggetti trascendenti


ci che concettualmente sarebbe incomunicabile. Questo fenomeno lin
guistico disseminato per tutto il libro.
Accanto allo stile c' un altro aspetto fondamentale mediante il
quale l'autore coinvolge il suo auditorio stimolandone la creativit: il
simbolismo9.
Il simbolismo dell'Apocalisse
costituisce come ogni simbolismo
un'operazione creativa sul sistema linguistico in uso. Il significato reali
stico e acquisito di termini ed espressioni modificato con un nuovo si
gnificato che viene loro attribuito. Questo processo creativo, proprio del

l'autore che l'autore trova gi eseguito in precedenza, diventa un mes


saggio in codice per il soggetto interpretante, nel nostro caso per il grup
po di ascolto. Questi dovr accogliere il messaggio codificato, interpre
tarlo, rivivendo il procedimento creativo che ha fatto nascere il simbolo.

L'autore dell'Apocalisse
attinge il suo materiale simbolico da un
di
mai
vasto: il cosmo, il mondo dell'uomo, i
campo
esperienza quanto
colori, i numeri, gli animali, ecc. e se ne serve costantemente per espri
mere il suo messaggio. Lo fa in modo particolare quando vuole comuni
care al soggetto interpretante, il gruppo liturgico di ascolto, un messag
gio che riguarda soggetti trascendenti: Dio, Cristo, lo Spirito, gli angeli e
perfino il demoniaco.
9
II simbolismo nell'Apocalisse
ha
suscitato un interesse particolare nella ri
sempre
cerca. Cf. J.N. Aletti, Essai sur la symbolique cleste de l'Apocalypse
de Jean, Chri
stus 28 (1981) 40-53; D.L. Barr, The Apocalypse
as a Symbolic Transformation of the
World: A Literary Analysis, Interpretation 38 (1984) 39-50; J.J. Collins,
The Apocaly
and Imagination, BibToday 19 (1981) 361-366; P.G.R. De Villiers,
The
pse-Revelation
Lord was crucified in Sodom and Egypt. Symbols in the Apocalypse of John, Neotesta
mentica 22 (1988) 125-138; J.A. Du Rand, A Socio-psychological
View of the Effect of
the Language (parole) of the Apocalypse of John, Neotestamentica 24 (1990) 351-365; D.
Revelations on Revelation. New Sounds From Old Symbols, Waco 1977; K. Gam
Ezell,
ber, Das Geheimnis der Sieben Sterne. Zur Symbolik der Apokalypse, Regensburg, 1987;
M.D. Hooker,
Myth, Imagination and History, EpworthRev 9 (1982) 50-56; J.-C. Pi
card, Les trois instances symbolique, narrative et idologique. Propositions d'analyse ap
de Jean, FoiVie 75 (1976) 12-25; P. Prigent,
plicables un texte comme l'Apocalypse
Pour une thologie de l'image: Les visions de l'Apocalypse,
RevHistPhilRel
59 (1979)
RHR 89 (1924,1)
373-378; A. van Gennep, Le Symbolisme ritualiste de l'Apocalypse,
61 (1980) 461-506; M.
Gregorianum
163-82; U. Vanni, Il simbolismo nell'Apocalisse,
Simbolos en el Apocalipsis de San Juan, RevistBib 38 (1976) 321-338.
Veloso,

on Mon, 26 Jan 2015 12:38:39 PM

LINGUAGGIO, SIMBOLI ED ESPERIENZA MISTICA NEL LIBRO DELL'APOCALISSE.

I.

Tali soggetti sono sentiti al disopra di quella che la possibilit


normale di espressione umana. Si tratta di , parole indici
bili come in Paolo10. L'autore le comunica costantemente mediante il
simbolo, che da una parte condensa l'esperienza che egli stesso ha avuto,
e, dall'altra, tende a suscitare in chi ascolta un'esperienza simile.

Ci limitiamo, per concretizzare il discorso, a due indicazioni appar


tenenti al quadro del simbolismo aritmetico: in Ap 5,11, nel secondo mo
mento della grande celebrazione di Cristo come agnello, intervengono
gli angeli come protagonisti: E vidi e udii la voce di molti angeli intor
no al trono... ed era il loro numero miriadi di miriadi (

Primal'autoreci
)e migliaiadi migliaia(
).

dice che erano molti () e fin qui il suo linguaggio si muove su


un piano realistico. Poi, gradatamente, si innalza a un livello simbolico
indicando, mediante la stretta associazione (intorno al trono) degli an
geli al movimento di organizzazione della storia, il loro coinvolgimento
attivo. A questo punto l'autore vuole comunicare una sua intuizione a
proposito degli angeli, e lo fa indicandone il numero: ed era il loro nu

mero miriadi di miriadi e migliaia di migliaia. chiaro che l'autore non


intende dare una numerazione precisa: se avesse usato il singolare una
miriade di miriadi e un migliaio di migliaia, avremmo come risultato
una cifra calcolabile: 101.000.000. Il fatto invece che usi il plurale, sia
parlando di miriadi (equivalenti a diecimila), sia parlando di migliaia,
aumenta in maniera inafferrabile l'importo della cifra indicata. Non si
tratta semplicemente di migliaia innumerevoli11. L'autore non vuole
affermare n inculcare un'infinit numerica degli angeli. Indica invece
delle cifre di per s precise, anche se estesissime: miriadi di miriadi e
migliaia di migliaia: il lettore-ascoltatore provando a metterle in rap
porto tra di loro si accorge che il numero indicato al plurale lo supera e
gli sfugge. Appartiene a un altro mondo. Gli rimane come una sensazio
ne di immenso, di grandioso, al di l di ogni formulazione. l'esperien
za meta-concettuale, tipica del livello mistico.
Si ha un caso analogo in 9,16 dove per incontriamo una trascen
denza al negativo, visto che si parla del demoniaco, che a un certo punto

10
Si tratta di una delle esperienze mistiche pi forti di Paolo, di cui lui stesso parla
espressamente in 2Cor 12,2-4. Cf. per un interessante accostamento: J.-P. Ruiz, Hearing
and Seeing but not Saying: A Look at Revelation 10:4 and 2 Corinthians 12:4 in: E.H.
Lovering
Literature 1994. Seminar Papers, Atlanta, 1994, pp.
(ED.), Society ofBiblical

182-202.

11
Bauer-Aland
che Tausende, s.v.

commenta:

als apokalyptische

Zahl

on Mon, 26 Jan 2015 12:38:39 PM

unzahli

10

UGO VANNI, S.I.

si scatena sulla terra: E il numero degli eserciti della cavalleria era di

doppiemiriadiper miriadi():udii il loro nume

ro. Anche qui, se avessimo il singolare, la cifra sarebbe calcolabile e


ammonterebbe a 200.000.00012. Ma il plurale porta il numero a una cifra
che sbilancia qualunque possibilit di calcolo. Eppure l'autore insiste sul
fatto che lui ha udito questo numero: con ci l'autore stesso, percependo

le due cifre che esprime, si coinvolge in un rapporto di moltiplicazione,


indicato anche qui dal genitivo (). Il risultato, dato il plurale
moltiplicato appunto per , non un numero fisso
e neppure una grandezza incommensurabile, indeterminata13,ma una se
rie senza limite di cifre. Tale procedimento salta oltre il terreno della lo
gica umana ed entra chiaramente nel meta-concettuale. Con ci esprime
una certa trascendenza del male, il quale, azionato come dal demonia

co, da la sensazione di una enormit che atterrisce, senza che sia possibi
le esprimerla in concetti usuali.
Gli esempi di fatto si moltiplicano. Quanto pi intensa l'esperien
za di trascendenza che l'autore vuol comunicare, tanto pi ardita e stimo
lante sar la sua espressione simbolica14. Le rotture che l'autore opera sul

piano linguistico per comunicare e suscitare un'esperienza di realt tra


scendenti si ritrovano anche sul piano simbolico.
Si intravede a questo punto il cammino ulteriore della nostra ricer
ca. Tenendo presenti le discontinuit che incontreremo sia sul piano pu
ramente linguistico che su quello della simbolizzazione quando l'autore
parla di soggetti trascendenti, esamineremo alcuni casi emergenti sia nel

12
La proposta discutibile di G. Mussies che, supponendo una soggiacenza
ebraica
(cf. G. Mussies, in Apk 9,12 and 16, Novum Testamentum 9 (1967) 151-154) inter
indica sempre un valore preciso.
preta la cifra come 100.000.000,
13
Anche qui l'interpretazione di Bauer-Aland,
s.v., Keine feste Zahl, fornendo un
dell'autore il quale insiste proprio sul
equivalente realistico che va contro l'affermazione
numero udito, rischia di appiattire il dinamismo del simbolo che postula l'esecuzione
di
una moltiplicazione.
Lo stesso si dica di Teopompo citato da Bauer-Aland:

realistica che esprime l'impossibilit


di numerare, mentre per
un'espressione
autore, la cavalleria infernale viene numerata, ma il numero appartiene a un altro mondo.
14
E una caratteristica della esperienza strettamente mistica la sua espressione strana e
sorprendente perch tenta di comunicare l'indicibile. Nel diario di Ignazio di Loyola, tutto
improntato a forti esperienze mistiche, si parla, ad esempio, di devocin calorosa y corno
rubea [48], Anche se l'espressione
interpretabile sul filo della logica usuale come l'in
tensit della devozione (cf. A. Luima, Devocin
come rubea in Sancti Ignatii ephemeri
37 (1956) 530-541), hay que notar con todo, que en la mistica de San
de, Gregorianum
Ignacio los sentidos, y en particular el gusto y el color, tienen un reflejo y una insistencia a
primera vista extrana. Se conjugan elementos intensicos, dinmicos, sensibles. Se le pre
senta el Ser divino en la misma color lucida [n. 124], Ve a Jesus bianco, id est, la huma
nidad [n. 87], Habla de devocin lucida [n. 104, III, etc.], Obras completas de S. Ignacio
de Loyola, Madrid 1963, Note di Ignacio Iparraguirre (per il Diario Spirituale, p. 333).

on Mon, 26 Jan 2015 12:38:39 PM

LINGUAGGIO, SIMBOLI ED ESPERIENZA MISTICA NEL LIBRO DELL'APOCALISSE.

I.

11

la prima che nella seconda parte del libro, per raccogliere in sintesi, alla
fine, alcune osservazioni conclusive.
2. Cristo risorto al centro della comunit:
parte dell'Apocalisse

il misticismo della prima

(1,4-3,22)

La prima parte dell'Apocalisse (Ap 1,4-3,22) presenta uno sviluppo


letterario ascendente. L'autore, come noto, non ci da un messaggio astrat
to, ma propone un'esperienza, di cui l'assemblea liturgica il protagoni
sta15.L'assemblea in una prima fase si concentra mediante un dialogo litur

gico col lettore che l'accoglie (cf. Ap 1,4-8); quindi si incontra col Cristo
risorto (cf. Ap 1,9-20); in una terza fase conclusiva, sottomettendosi al giu
dizio e all'azione di Cristo risorto, viene tonificata e posta in grado di coo

perare alla vittoria di Cristo e di prestare ascolto al messaggio dello Spirito


(cf. Ap 2-3). E all'inizio della seconda fase che avviene il passaggio dal li
vello usuale dell'esperienza cristiana a quello propriamente mistico. L'au
tore, parlando in prima persona secondo lo stile apocalittico, fa un quadro
della sua situazione secondo le coordinate spazio-temporali: si trova rele
gato nell'isola di Patmos (1,9) fisicamente diviso dalla sua comunit,
con la quale tuttavia si sente in una comunione quanto mai stretta.La coor
dinata temporale particolarmente importante: riguarda il giorno del Si
gnore (1,10), la domenica, nella quale gi al tempo dell'Apocalisse si riu
niva l'assemblea cristiana per commemorare e rivivere la resurrezione.
In questa situazione accade un fatto rilevante: Giovanni diviene,
trasformato nello Spirito16.L'effetto di questa trasformazione non una si
tuazione extracorporea che si determina17,ma una capacit nuova di rap
portarsi a Cristo risorto, gi creduto presente in mezzo all'assemblea litur
gica, a un livello che supera le apparizioni di Ges risorto sia dei Sinottici
sia di Giovanni. Nelle apparizioni dei vangeli, i discepoli, con tuttala gam
ma delle reazioni umane, vedono, ascoltano, toccano il risorto, si rallegra
15
Ci appare gi in Ap 1,3 dove emerge il rapporto, tipico anche della liturgia sina
gogale, tra un lettore e un gruppo di ascolto, che si protrae per tutto il libro. Cf. U. Vanni,
4
RelStudBull
The Ecclesial
Assembly, "Interpreting Subject" of the Apocalypse,

(1984) 79-85.

16
non mai sino
Lo indica l'uso del verbo divenire , che nell'Apocalisse
nimo di essere, come accade presso altri autori. E impropria la traduzione della Revised
Standard Version I was in the Spirit; pi appropriata quella della TOB: Je fus saisi
Entr en la
Molina,
par l'Esprit. pienamente rispondente quella di F. Contreras
fuerza del Espiritu, El Espiritut en el libro del Apocalipsis, Salamanca
1987, p. 58.
"
Che qui non si tratti di un'estasi, ma di una trasformazione complessa di tutta la
, Theologische
persona gi stato mostrato. Cf. E. Moering,
Studien und Kritiken 92 (1919), pp. 148-154.

on Mon, 26 Jan 2015 12:38:39 PM

12

UGO VANNI. S.I.

no con lui. Qui il rapporto a un altro livello e va oltre la percezione visiva


e uditiva immediata. Tutto questo avviene in Ap 1,11-16. Dopo, in 1,17-20
avremo un livello corrispondente a quello delle apparizioni dei vangeli.
Vediamo da vicino alcuni dettagli significativi:
Divenni nello Spiritoil giorno del Signore
e udii dietrodi me una voce grande
come di trombadicente:
Ci che vedi scrivilo in un rotolo
e invialo alle settechiese (1,10-1 la).
Giovanni ode una voce la quale esprime per lui un messaggio com
prensibile in termini umani (cf. Ap 1,11), ma come di tromba dicen
te, . Il gentitivo collega il dire non
con la voce avremmo l'accusativo ma direttamente con
la tromba. La voce percepita come 18 una tromba parlante.
La combinazione impossibile, nel linguaggio umano realistico, della
tromba e del dire spinge sul piano del meta-concettuale: Giovanni perce
pisce che la grande voce che lo interpella e parla con lui insieme vo
ce umana e suono di tromba e la tromba evoca la presenza immediata e
parlante di Dio propria delle teofanie antico-testamentarie. questo con
tatto diretto con la trascendenza che si sta verificando.
Un tratto di ineffabilit meta-concettuale emerge quando Giovanni
si volta indietro per vedere la voce ( ).
il vedere e la voce
L'espressione combina di nuovo due aspetti
in una sintesi nuova che, non meno
esplicitamente della tromba, punta
verso la trascendenza. Nella letteratura rabbinica troviamo un'identifica
zione, giustamente richiamata da Charlesworth a proposito di questo testo19,
tra la voce, la parola e Dio stesso. Qui il vedere la voce che stava parlando
I!
La particella come, particolarmente frequente nell'Apocalisse,
dove ricorre
71 volte. Ha una pregnanza particolare quando usata in un contesto simbolico dove si
parla di soggetti trascendenti: , come, non indica in questi casi un riferimento che si
conclude sullo stesso piano come morto, come sangue, ecc. ma apre la porta
alla meta-concettualit, sottolineando che ci di cui si parla parte dall'esperienza
umana
usuale e si situa in una dimensione superiore. Funge da cerniera tra immanenza e trascen
denza. Qui lo scarto dal livello normale di una voce udita a quello particolare che l'autore
vuole inculcare indicato
da che collega la voce () con una tromba
appunto
dicente (
). Ne risulta una concezione nuova, creativa in quanto at
tribuisce alla voce la tromba e alla tromba il dire proprio della voce. Il rilievo dato alla vo
ce come tromba che parla confermato da Ap 4,1.
"
Cf. J.H. Charlesworth,
The Jewish Roots of Christology: The Discovery of the
Hypostatic Voice, ScotJournTheol, 39 (1986), 19-41. La traduzione CEI mi voltai a ve
dere colui che parlava appare banalizzante.

on Mon, 26 Jan 2015 12:38:39 PM

LINGUAGGIO, SIMBOLI ED ESPERIENZA MISTICA NEL LIBRO DELL'APOCALISSE.

I.

13

con me (Ap 1,12) comporta un contatto diretto, dialogico, tra Giovanni e


Cristo che parla, ma situato e avvertito a livello di trascendenza20.
Il vedere la voce si verifica di fatto e viene esplicitato. Ripren
dendo lo stesso verbo con cui Giovanni affermava di essersi voltato per

vedere la voce (l,12a), ci dice ci che, voltatosi, vide (


elbov, 1,12b) in corrispondenza della voce:
vidi settecandelabri d'oro
e in mezzo ai candelabri
un corrispondentefiglio di uomo ( ),
vestitodi una veste lunga fino ai piedi
e cinto al petto di una fascia d'oro (l,12b-13).

Si mantiene il livello del vedere la voce. L'autore usa un linguag


gio altamente simbolico che, per essere percepito, richiede che il gruppo
di ascolto decodifichi il materiale che l'autore presenta e riviva creativa
mente il processo di simbolizzazione che lo ha portato alla formulazione.
Vediamo in sintesi i dettagli pi rilevanti21.

I candelabri d'oro indicano la totalit della chiesa-assemblea che,


in azione liturgica, si sente ed particolarmente affine con la trascenden
za di Dio, come indica il simbolismo specifico dell'oro, che nell'Apoca
lisse , potremmo dire, il metallo di Dio.
Rispetto allo spazio ideale costituito dalla chiesa assemblea in atto
liturgico c' una centralit da sottolineare: quella di Cristo, indicato qui
mediante

un rapporto

attualizzante

con

Daniele22.

Tale

rapporto,

espresso

dall'autore come in un codice condensato mediante l'espressione somi


gliante a un figlio di uomo chiede di essere esplicitato. L'esplicitazione
porter non solo alla identificazione di una presenza particolare di Cristo
nell'ambito della chiesa in stato liturgico, ma anche a una presa di co
scienza della funzione di organizzazione della storia che, appunto sulla
linea di Daniele, gli viene attribuita. Non solo. La veste tipica di Cristo e
il suo abbigliamento indicano la funzione di sacerdote che egli esercita
20
Non sono le parole

visione.

come in Amos

1,1 ma il parlare in atto che oggetto di

21
Rimandiamo per una analisi dettagliata e per una giustificazione a Il contatto con
Cristo risorto: 1,9-16 in U. Vanni, L'Apocalisse:
ermeneutica, esegesi, teologia, Bologna
19912,pp. 115-136.
22
Sembra che si tratti di un contatto diretto con Daniele, come suggerisce l'assenza
dell'articolo. Il contatto con Daniele costituisce in certo senso un ritorno alla prima fonte.
L'autore infatti conosce anche la elaborazione del figlio dell'uomo
propria dei sinottici
e del IV Vangelo.

on Mon, 26 Jan 2015 12:38:39 PM

14

UGO VANNI, S.I.

anzitutto all'interno della assemblea liturgica raccolta in preghiera23e che


l'assemblea sperimenta.
Nei versetti seguenti l'attenzione si concentra direttamente su alcu
ni tratti personali di Cristo, sempre come esplicitazione del vedere la

voce: l'autore li introduce con un come (), la particella che costi


tuisce come una cerniera tra l'esperienza realistica e il mondo della tra
scendenza al quale vuole introdurre24:
La sua testapoi e i capelli
bianchi come () lana bianca,
come () neve;
e i suoi occhi
come () fiammadi fuoco;
e i suoi piedi

corrispondenti(simili) a bronzo
come () nel camino di una fornace;

e la sua voce

come () voce di molte acque,


e stava

tenendo

nella

sua destra

sette stelle;

e dalla sua bocca


una spada

a due tagli, affilata,

stava

uscendo;

e il suo volto,
come () il sole splende nella sua potenza. (Ap 1,14-16)
Questi trattivogliono comunicare il livello con cui Giovanni percepi
sce il Cristo risorto: la testa e i capelli bianchi, e di un bianco particolar
mente accentuato (come lana bianca, come neve, 1,14), da una parte ri
non sono i trattica
con
prendono alla lettera Dan 7,13 ma
sorpresa
ratteristicidel Figlio dell'uomo, gi identificato con Cristo, ma addirittura
quelli che Daniele attribuisce all'anziano dei giorni (Dan 7,13), di Dio.
Cristo risorto percepito, in continuit con la voce veduta, a livello della
trascendenza divina e tutto compenetrato da essa. L'insistenza accentuata
sul bianco, nell'Apocalisse costantemente rapportato alla resurrezione25,ci
23
il simbolismo caratteristico della veste lunga fino ai piedi, la quale riprende
chiaramente la veste del sommo sacerdote dell'AT.
24
Cf. Nota 18.
25
Nelle sue 15 ricorrenze nell'Apocalisse
, secondo il simbolismo cromatico
proprio dell'autore, non indica una sensazione di colore ma qualifica la persona e le cose a
cui si riferisce in un rapporto di
alla resurrezione di Cristo il bianco
partecipazione
caratteristico dei racconti pasquali anche nei vangeli: cf. Gv 20,12; Mt 28,3 che il con
testo poi specifica ulteriormente. Cf. U. Vanni, Apocalisse...,
pp. 50-51.

on Mon, 26 Jan 2015 12:38:39 PM

LINGUAGGIO, SIMBOLI ED ESPERIENZA MISTICA NEL LIBRO DELL'APOCALISSE.

I.

15

dice che Giovanni sente il Cristo presente nell'assemblea come risorto.


Questa qualifica penetra in lui, lo avvince, lo riempie: tutto in Cristo una

resurrezione che si irradia.


Seguono dei tratti caratteristici, tutti espressivi dello stesso livello
nel quale Cristo risorto situato e della intensit con la quale sentito:

introdotti da come () tentano di far comprendere mediante riferi


menti a fatti di esperienza umana la situazione trascendente, divina del
Cristo risorto. Un primo riferimento, fatto al fuoco ed affermato ripetuta
mente i suoi occhi come fiamma di fuoco, 1,14; i suoi piedi come
bronzo incandescente, 1,15 inculca, sulla scorta del simbolismo del

fuoco antico-testamentario riferito alla trascendenza26, l'amore scottante


di Cristo-Dio, che va oltre la soglia di ogni esperienza umana.
Si insiste poi sulla voce percepita come voce di molte acque

(1,15): la ripresa letterale di Ezechiele (Ez 1,24) esplicita che si trattadel


la voce stessa di Dio. Notiamo che Cristo ha gi parlato (cf. 1,11) e che ri
prender a parlare in seguito (cf. 2,1 e ss.). Ci rende il richiamo ancora
pi rilevante: la sua e sar parola di Dio, con tutta l'efficacia che le
compete e come tale produrr degli effettiche superano l'impatto della
parola umana: quanto viene suggerito con una combinazione di elemen
ti simbolici che, impossibile a livello dell'esperienza umana, spinge deci
samente verso l'alto: e dalla sua bocca stava uscendo una spada a due ta
gli, affilata (l,16b). la parola di Cristo risorto che possiede una sua ca

pacit di penetrazione al di l di ogni supposizione umana.


Cristo un altro dettaglio di questa esperienza di Lui che Giovanni
sta facendo e proponendo si occupa della sua chiesa: le stelle che egli
tiene saldamente nella sua destra, non meno che i candelabri, si riferisco
no proprio alla chiesa (cf. 1,20). Ma la rottura con gli schemi usuali del
nessun uomo
potrebbe tenere in mano delle stelle!
l'esperienza umana
inculca che il fatto stesso che Cristo risorto tiene in mano la sua chiesa
nonch le modalit concrete con cui lo attua non saranno comprensibili in
termini di logica umana. Siamo nella zona della trascendenza che pur vie
ne, in qualche misura, percepita. Giovanni e la chiesa avvertono l'impatto
dell'energia propria di Cristo risorto che egli riversa su di loro.
L'espressione conclusiva: E il suo aspetto come () il sole splen
de nella sua potenza (l,16c), in corrispondenza con quanto ritroviamo
nella trasfigurazione (cf. Mt 17,2), fa sentire il fascino irresistibile e la
26

un simbolo costante del fuoco nell'uso antico-testamentario (cf. F. Lang, in


Il rapporto simbolico del fuoco con la trascendenza appare
GLNT, XI, coli. 821-876).
chiaramente in una definizione che Dio da di se stesso in Deut 4,28: Perch JHWH tuo
Dio fuoco divorante.

on Mon, 26 Jan 2015 12:38:39 PM

UGO VANNI, S.I.

16

forza penetrante di Cristo trasfigurato27,al disopra di quella che l'espe


rienza di ogni giorno.
La seconda fase dell'apparizione iniziale (1,17-20), meno carica di
elementi simbolici rispetto alla prima, ne costituisce una continuazione

esplicitativa e una conferma:

E quando lo vidi ( )
caddi verso i suoi piedi come un morto
e pose la sua destra su di me, dicendo:
Non

temere!

Io sono

il primo e l'ultimo e il vivente


e divenni cadavere
ed ecco: sono viventeper i secoli dei secoli.
E ho le chiavi della mortee dell'aldil.
Scrivi dunque
le cose che vedesti
e che sono

e che stannoper diveniredopo queste. (Ap 1,17-19)


Difronte a una manifestazione trascendente l'uomo non resiste. La
sua reazione il timore che lo prende talmente da comportare il ri
schio della morte. quanto si verifica nel nostro contesto: difronte alla
manifestazione trascendente di Cristo risorto, vedendolo ma al livello del
vedere la voce, Giovanni non resiste e avverte un effetto equivalente
al contatto diretto con Dio: cade come morto in direzione di Cristo risor
to, che raggiunge e irradia il livello di Dio, la sua trascendenza.
E Cristo risorto parlando in termini realistici, come faceva nelle
apparizioni pasquali dei vangeli, interpreta a Giovanni quanto questi ha
sperimentato nella fase trascendente dell'incontro: il protagonista del
l'incontro proprio il Cristo morto e risorto, che possiede e comunica

un superamento della morte, esercita un influsso particolare su Giovan


ni ponendo su di lui la sua mano28 e gli spiega l'incarico di scrivere che
gli aveva conferito all'inizio della esperienza trascendente (cf. 1,11).

27
Pi che riprendere Gd 5,31 (... coloro che ti amano come il sole quando sorge in
tutto il suo splendore), l'autore allude qui alla potenza del sole come presentata nel Sal
mo 19,6-7.
28
Si tratta di un gesto sacerdotale? L'interpretazione corrente parla di un gesto amiche
vole, confidenziale tramite il quale il Cristo risorto vuol riportare Giovanni tramortito a uno
stato di normalit. Ma, con tutta probabilit, c' di pi: , ir" p
un passaggio che intercorre tra il Cristo risorto, che pre
... indica a comunicazione,
sentato prima come sacerdote (cf. 1,13), e Giovanni, al quale viene comunicata una parteci

on Mon, 26 Jan 2015 12:38:39 PM

LINGUAGGIO, SIMBOLI ED ESPERIENZA MISTICA NEL LIBRO DELL'APOCALISSE.

I.

17

Questa esperienza iniziale di Cristo emerge in modo particolare nel


le lettere alle chiese (cf. Ap 2-3). In ciascuna di esse il Cristo risorto,
parlando in prima persona29, fa una presentazione di se stesso, introdotta
dall'espressione cos dice ( ) che riprende una frase usuale
nell'A dove viene attribuita a Dio30. In Cristo risorto che parla, di con

seguenza, si esprime Dio stesso. la voce veduta di Ap 1,12 che si


protrae, si fa sentire e produce i suoi effettisempre a un livello che supe
ra la soglia dell'esperienza umana usuale.
Questo superamento ci viene confermato da tre constatazioni esem

plificative.

La prima riguarda un nuovo tipo di conoscenza attivato da Cristo. Al


la chiesa di Pergamo viene promessa da Cristo una pietruzza bianca e sul
la pietruzza un nome nuovo scritto che non comprende se non colui che lo
riceve (Ap 2,17). C' una comprensione del nome nuovo di Cristo il
nome che implica la resurrezione la quale scatta solo a livello di recipro
cit intersoggettiva, quando il nome di Cristo viene donato e ricevuto.
Seconda constatazione. L'estremismo proprio del linguaggio dei fi
danzati una caratteristica del modo con cui Cristo parla alla chiesa di
Laodicea (cf. Ap 3,14-22), combinando espressioni crude di repulsa co
me: ti sto per vomitare dalla mia bocca con attestati delicati di amore:
sto alla porta e busso. In questo quadro alcune espressioni che Cristo
rivolge risultano incomprensibili sul filo della logica concettuale:
Conosco le tue opere:
non sei n freddo

n caldo.

Oh! se tu fossi freddo caldo!


Cos, poich sei tiepido e non caldo n freddo,
ti sto per vomitaredalla mia bocca
(Ap 3,15-16).
Dato che il caldo simboleggia l'amore e il freddo la mancanza di
esso31 la situazione di tiepidezza, di poco amore, meno negativa di
pazione della vitalit di Cristo risorto che poi lo abiliter a svolgere adeguatamente il ruolo
di scrivere (cf. 1,19: , scrivi, dunque) e di profetizzare (cf. 10,11).
29
L'arditezza da parte dell'autore di far parlare Cristo in prima persona l'unico
caso nel NT dopo i Vangeli conferma con quanta intensit egli ne avverte la presenza.
30
Koh 'amar, cos parla, ricorre 401 volte nell'Ai ebraico. Nei LXX
L'espressione
37 volte con
viene tradotta 342 volte con come nell'Apocalisse;
, le altre con frasi equivalenti.
31
II punto di partenza realistico di questo simbolo costituito, con tutta probabilit,
Ma
dalle sorgenti a temperatura tiepida che si trovavano a Gerapoli, vicino a Laodicea.

on Mon, 26 Jan 2015 12:38:39 PM

UGO VANNI, S.I.

18

quella dello stato di freddo in cui l'amore manca del tutto. Ma nella logi
ca dell'amore tipico di Cristo risorto che sta parlando c' come una nuo
va dimensione ultrarazionale in base alla quale lo stato tiepido, per il
semplice motivo che non caldo, ancora peggiore di quello freddo.
la voce veduta di Cristo che si fa sentire.
Sempre nel messaggio diretto che Cristo risorto rivolge alle chiese
la terza constatazione
esemplificativa ,
parlando in prima persona

c' un altro fatto importante da notare. Gli imperativi che Cristo rivolge
alla chiesa (convertiti : Ap 2,5.16; 3,3.19; mantieni con

forza ci che hai, , ecc.) tendono a produrre fattualmente


quanto esprimono32. Le sette chiese, tutte diverse come punto di partenza
nella loro posizione morale, si trovano, alla fine, in una forma ottimale e
tutte in grado di ascoltare il linguaggio dello Spirito e collaborare con la
vittoria di Cristo. Durante la proclamazione liturgica delle lettere alle

chiese ha avuto luogo una loro trasformazione ultraconcettuale, mistica,


analoga a quella strettamente sacramentale.
Riassumendo: uno sguardo alla voce di Cristo risorto come essa
si fa sentire nella prima parte dell'Apocalisse
mette in risalto un fatto
fondamentale. Le asperit grammaticali, gli sviluppi a prima lettura

sconcertanti dei quadri simbolici non sono un virtuosismo letterario


ozioso. Aprono una porta in direzione della trascendenza, mettendo co
stantemente in contatto con Cristo risorto presente e attivo in mezzo alla
sua chiesa. Tale contatto si avverte negli effetti molteplici che produce,
ma non appare descrivibile in se stesso: siamo nella zona ideale di una
esperienza mistica che ruota tutta intorno a Cristo risorto.
3. L'esperienza
perta di Dio

mistica della seconda

parte dell'Apocalisse:

la risco

All'inizio della seconda parte dell'Apocalisse viene sottolineato un


passaggio dal livello terrestrea quello della trascendenza:
Dopo queste cose vidi
ed ecco una porta aperta permanentemente( ) in cielo
e la voce, quella di prima ( )
l'autore trasformando creativamente il dato realistico lo fa simbolo del livello dell'amore,
sulla linea di quanto troviamo in Mt 24,12: Per l'abbondare dell'iniquit sar raffreddato
(: la stessa radice di , freddo) l'amore di molti.
Cf. U. Vanni, La parola efficace di Cristo nelle "lettere" dell'Apocalisse,
Rasse
gna di Teologia, 25 (1984), pp. 18-40.

on Mon, 26 Jan 2015 12:38:39 PM

LINGUAGGIO, SIMBOLI ED ESPERIENZA MISTICA NEL LIBRO DELL'APOCALISSE.

I.

19

che udii come di trombache parlava ( )con me,


diceva (proprio cos):
Sali qua
e ti mostrerle cose che devono accadere dopo questo. (Ap 4,1)
La porta aperta permanentemente nel cielo (4,1) indica una comu
nicazione stabilita in virt di Cristo risorto e asceso al cielo tra la trascen
denza e l'immanenza33. E proprio la voce di Cristo invita giovanni e
con lui tuttoil gruppo di ascolto che sta compiendo la seconda grande fase
della esperienza apocalittica34 a salire al cielo per mettersi dal punto di
vista proprio di Cristo risorto, quasi a condividere, per usare una espres
sione paolina (cf. 1 Cor 2,16), l'intelletto stesso di Cristo per una valuta
zione sapienziale della storia35.C' un elemento interessante da notare: il

riferimento a Cristo che parla fatto sottolineando di nuovo la voce co


me di tromba che parla36. E la voce veduta della prima parte. A questo
punto si verifica un nuovo contatto con lo Spirito: subito divenni nello

Spirito (Ap 4,2). Il divenire comporta una trasformazione: il gruppo di


ascolto si sposta idealmente dal suo livello terrestreabituale e viene messo
in un certo contatto con la trascendenza, contatto che si mantiene costante
per tutta la seconda parte del libro. Questa situazione di una qualche ade
renza diretta al mondo di Dio comporta una esperienza mistica.

Come riesce l'autore a esprimerla e ad inculcarla? C' da aspettarsi


che il fenomeno rilevato di peculiarit grammaticali e di costruzioni sim
boliche particolari attraverso le quali viene indicato il passaggio dal li
vello di immanenza a quello di una certa trascendenza si realizzi ancora.
Esaminiamo alcuni brani significativi.

33II
passivo perfetto indica una certa permanenza. Potremmo dire: che
stata e rimane aperta. Come passivo suggerisce un agente attivo che il Cristo di 1,9-20,
morto e risorto e asceso al cielo, come conferma il riferimento alla sua voce.
34
Nella seconda parte (4,1-22,5) l'assemblea
ecclesiale, ascoltando quanto le dice lo
Spirito tramite il messaggio profetico dell'autore, si dispone e si impegna, rivedendo le
sue posizioni operative, a vincere con Cristo risorto il male concretizzato nella storia.
35
, le cose che devono accadere, che l'autore ri
L'espressione
prende da Daniele (Dan 2,28.29) e che costituisce un punto di riferimento per la struttura
letteraria (cf. U. Vanni, La struttura letteraria dell'Apocalisse,
Brescia, 19802, pp. 116
119) ricorrendo in 1,1-19; 4,1; 22,6, indica gli avvenimenti che secondo il progetto di Dio
si dovranno verificare nel decorso della storia. Si tratta non di vedere in anteprima la cro
naca del loro svolgimento, ma di riuscire a coglierne volta per volta le istanze operative
che i fatti contengono e che interessano il gruppo liturgico di ascolto.
36
Qui abbiamo parlante invece che dicente come in 1,11.1
due termini sinonimi applicati alla tromba sottolineano l'importanza che l'autore attribui
sce a questo dettaglio.

on Mon, 26 Jan 2015 12:38:39 PM

20

UGO VANNI, S.I.

La prima esperienza di contatto con la trascendenza espressa in


maniera caratteristica e vale la pena guardarla da vicino:
Ed ecco un tronoera posto nel cielo
e sul tronoun personaggio seduto ()
e il personaggio seduto corrispondeva() a guardarlo () al
diaspro e alla cornalina
e l'arcobaleno

era intomo

al trono

corrispondentea guardarlo ( ) allo smeraldo (4,3).


Il trono simbolo dell'impatto attivo che Dio ha sulla storia. Tale
impatto non viene n specificato in dettaglio, n espresso mediante delle
categorie concettuali: tutto questo non sarebbe possibile, trattandosi di
un'azione propria di Dio. Esso viene fatto avvertire e percepire mediante

il riferimento alla categoria umana del trono e della sua funzione".


Sul trono c' un personaggio seduto (). L'autore lo
percepisce e lo vuol far percepire nella sua identit personale e a questo
che, pur partendo dall'Antico
scopo si rif ad una esperienza

Testamento38, egli rielabora in proprio. Ha una predilezione per le pietre


preziose39, ma qui non gli interessa il loro valore commerciale. Gli piace
ci dovremo
guardarle: come spiegher pi dettagliatamente in 21,11
la
in
di
brano
questo
pietra prezio
occupare dettagliatamente
seguito
sa colpita dalla luce emette un bagliore caratteristico che affascina: que
sto bagliore risveglia in Giovanni l'esperienza di Dio e della sua trascen
denza. Infatti il personaggio seduto sul trono , indubbiamente, Dio
stesso. L'autore lo mette in rapporto con le pietre preziose, ma non pone
nessuna equivalenza tra esse e il personaggio seduto. Vuole che si
guardi il personaggio e allora, proprio nell'atto del guardare (40),
nell'esperienza del guardare, il personaggio diventa corrispondente

37
Per quanto riguarda la concezione del trono come simbolo dell'influsso dinamico
che Dio esercita sia sul divenire della storia della salvezza sia sulla salvezza escatologica
realizzata cf. G. Koottappillil,
The Symbolism of and its Biblical-Theological
Implications in the Apocalypse, Roma, 1996.
38
L'autore ha indubbiamente presente Is 6,1-4 (riprender in 4,8 proprio Is 6,3) e Ez
1,1-28 (visto che i quattro viventi di 4,6b-7 sono presi da Ez 1,5 e ss). Ezechiele costitui
sce il suo punto di partenza per quanto concerne l'intensit dell'esperienza
di Dio, Isaia
per quanto riguarda il collegamento col trono. Ezechiele avr una risonanza tutta partico
lare nel misticismo apocalittico giudaico: cf. I. Gruenwald,
Apocalyptic and Merkavah
Mysticism, Leiden/Kln, 1980.
39
II tema delle pietre preziose sar ripreso e approfondito nello studio della Gerusa
lemme nuova della quale caratteristico.
40
Da notare la valenza particolare di che ha valore attivo l'atto di vede
re , distinta da quello passivo di , ci che visto.

on Mon, 26 Jan 2015 12:38:39 PM

LINGUAGGIO, SIMBOLI ED ESPERIENZA MISTICA NEL LIBRO DELL'APOCALISSE.

I.

21

() a quel senso di bellezza e di gioia che viene comunicato dallo


splendore delle pietre preziose quando sono colpite dalla luce. Siamo
chiaramente nel campo della meta-concettualit e della mistica.
Questa esperienza meta-concettuale di Dio d un'impronta anche a
ci che gli si trova vicino. L'arcobaleno intorno al trono, simbolo dell'al
leanza (cf Gen 9,13), cambia il suo colore naturale e diventa corrispon
dente a guardarlo ( ) allo smeraldo; il bagliore della pietra

preziosa tipico dell'esperienza di Dio si riflette sull'arcobaleno conferen


dogli cos un'impronta suggestiva di trascendenza che implica un rinno
vamento maggiorato dell' antica alleanza.
L'esperienza trascendente di Dio percepito come il personaggio
seduto sul trono lascia una traccia indelebile nell'autore e diventa una
costante del suo messaggio: parlando di Dio, per ben 44 volte egli lo in

dicher semplicemente come il personaggio seduto41. Non questo


l'unico modo con cui l'autore parla di Dio. User con abbondanza e ori
ginalit il materiale che gli viene dall'Antico Testamento e dalla tradizio
ne cristiana42. Ma proprio fin dall'inizio in 1,4: lo abbiamo visto pi
avverte l'unicit
sopra
inesprimibile di Dio e ama riferirsi a un'espe
rienza ultraconcettuale di Lui.
4. L'esperienza mistica di Cristo nella seconda parte dell'Apocalisse:
Cristo come agnello
Quanto osservato a proposito di Dio seduto sul trono vale in pie
no anche per la figura di Cristo come agnello: il termine ricorre
29 volte nella seconda parte dell'Apocalisse, sempre riferito,praticamen
te43,a Cristo. La prima volta che ce lo presenta, l'autore sembra concen
trarvi tutta la sua creativit linguistica e simbolica.

41
Anche a proposito di Dio vale la caratteristica letteraria propria del nostro autore in
base alla quale descrive simbolicamente e in dettaglio un personaggio di importanza fon
damentale la prima volta che ne parla e poi si limita a richiamarlo semplicemente con un
termine caratteristico. Lo fa nei riguardi dei viventi, dei presbiteri, dell'agnello.
42
in: J. Lambrecht
Cf. T. Holtz,
Gott in der Apokalypse,
(ed), L'Apocalypse
dans le Nouveau Testament, Leuven, 1980,247-265.
et l'Apocalyptique
johannique
43
L'unica eccezione sarebbe Ap 13,11 dove alla bestia che sale dalla terra sono at
tribuite due corna corrispondenti all'agnello
( ). Ma un'eccezione
appa
rente: la corna simbolo della potenza aggressiva attribuite alla bestia non sono da
paragonare genericamente a quelle di un agnello. Si tratta piuttosto di un confronto che
con essa, con la potenza propria di
la bestia stessa vuole stabilire, quasi gareggiando
Cristo-pvLov.

on Mon, 26 Jan 2015 12:38:39 PM

22

UGO VANNI, S.I.

E vidi in mezzo al tronoe ai quattroviventi


e in mezzo agli anziani
un agnello () in piedi come ucciso ( ):
aveva ()
sette corna

e setteocchi,
che sono i sette Spiriti di Dio in quanto inviati () a tutta
la terra(Ap 5,6)
La preparazione dettagliata di questa presentazione di Cristo-agnel
lo che si sviluppa in crescendo (Ap 5,1-5) e la dossologia solennissima
che segue (Ap 5,8-14) ne sottolineano l'importanza. Gi il fatto che la
presentazione sia tutta costruita con una strutturasimbolica discontinua44
in concreto il
gruppo li
per cui si richiede dal soggetto interpretante
una concentrazione e
di
attivo
a
decodifica
ascolto
turgico
l'impegno
re il materiale simbolico indicato dall'autore trattoper tratto,senza tenta
re di costruire un quadro di insieme che risulterebbe impossibile, esige la
mobilitazione di tutte le risorse mentali ed emotive. Inoltre si verificano,
guardando direttamente al testo, delle tensioni grammaticali e di immagi
ni simboliche che, mediante un significato aggiuntivo rispetto al discorso
usuale anche simbolico, puntano decisamente verso una meta-comunica

zione. Siamo al livello della mistica.


Questo si verifica fin dalle prime espressioni. La posizione dell'ape
viov crea subito una certa tensione. detto in mezzo al trono ma subi
to dopo si aggiunger che venne e ricevette da colui che sta seduto sul
trono (Ap 5,7): il trono rimane occupato costantemente da Dio e Cristo
si dirige verso di esso. E ci sta in contrasto con l'affermazione
di una centralit fisica dell'pviov rispetto al trono. Tale contrasto viene
accentuato quando si aggiunge che in mezzo anche rispetto
ai viventi e agli anziani. La tensione sembra insolubile45. Ma l'auto
re vuole inculcare e far quasi sentire una centralit assoluta di Cristo-
viov rispetto sia al trono di Dio sia ai componenti della sua corte celeste
al di sopra di una concettualizzazione e di qualunque rapporto geometri
co. Appartiene, tale centralit, alla trascendenza di Cristo-46.

"
Cf. per una interpretazione del simbolismo dell'agnello
presentato per la prima
volta in Ap 5,6: U. Vanni, L'Apocalisse...,
167-169.
45
Si sono avuti tentativi di aggirare l'ostacolo mediante interpretazioni parafrasanti,
mittem auf den Thron und immitten der vier
come, ad esempio, quella di Bauer-Aland
non facilita queste interpretazioni allargate.
Wesen, s.v. Ma lo stile usuale dell'Apocalisse
46
Ritorner anche in seguito nel decorso del libro, come, ad esempio, in 7,17 dove si
parler dell'puloi che tende verso il centro del trono.

on Mon, 26 Jan 2015 12:38:39 PM

LINGUAGGIO, SIMBOLI ED ESPERIENZA MISTICA NEL LIBRO DELL'APOCALISSE.

I.

23

Un'altra tensione non meno forte si verifica nella qualifica diretta di


Cristo- come in piedi come ucciso ( ). Un
agnello ucciso non pu stare ritto:in pi la particella come (), secondo
l'uso tipico ce ne fa l'Apocalisse rilevato pi sopra, mette qui nel rapporto

strettodi una corrispondenza da scoprire i due elementi che unisce, il primo


a livello trascendente, il secondo preso dalla esperienza umana. Cristo
col valore

agnello in piedi
trasparente di risorto47 viene messo nel
di
una
da
con
Cristo
rapporto
corrispondenza
interpretare
protagonista della
e
della
morte
come
( ,
ucciso).
passione soprattutto

Alla luce di tutto questo potremmo dire che la resurrezione di Cri


sto appartiene alla sua trascendenza e non sar comprensibile n verifica
bile a livello umano, mentre lo potr essere la passione e la morte.
L'autore dell'Apocalisse
riprende qui l'intuizione del IV Vangelo

secondo la quale si arriva alla trascendenza di Cristo proprio a partire


dalla sua passione, soprattutto dalla sua morte48.Ma il passaggio non av
viene per la via del ragionamento. Contemplando la passione e la morte,
assimilandone il contenuto in un'accoglienza di fede, si giunge a sfiorare
il mistero della resurrezione. La passione e la morte aprono una porta in

questa direzione. Siamo nell'ambito di una esperienza ultraconcettuale.


Rimane comunque una tensione: il fatto che i due momenti dell'e
vento pasquale siano messi in rapporto di simultaneit tra loro in quanto
attribuitiinsieme all'pviov non ha una collocazione logica: anche se nel
Cristo morente che diede lo Spirito (Gv 19,30) del IV Vangelo viene
presagita la resurrezione49, sfugge completamente una qualunque con

temporaneit dei due fatti. Il Cristo morto non ancora risorto, il Cristo
risorto non pi morto. Eppure una certa simultaneit appare indicata
proprio nel IV Vangelo, quando Ges si presenta come risorto nel cena
colo e, insieme, mostra elementi propri della passione come le mani con
l'impronta dei chiodi e il costato con l'apertura della lancia50. L'inqua
dratura esplicita di tutto il capitolo 20 di Gv nella cornice di due domeni
che51,ci sposta verso l'assemblea liturgica domenicale.
47

la posizione eretta stare in


Nel simbolismo
antropologico
dell'Apocalisse
indica la resurrezione avvenuta.
piedi
48
dalla passione di Cristo alla sua trascendenza vie
Questo passaggio conoscitivo
ne inculcato espressamente in Gv 8,28: Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, al
lora conoscerete che io sono. Cf. anche Gv 12,32.
49
Cf. per una documentazione
dettagliata in questo senso I. de La Potterie, La pas
sione di Ges secondo il Vangelo di Giovanni, Cintsello Balsamo, 1988, pp. 143-145.
50
Cf.Gv 20,19-23.
51
fin dall'inizio
del capitolo ( 8e
domenica indicata espressamente
Lacrima
20,1) e si svolge dal primissimo mattino (cf. Gv 20,1) fino alla sera
:

on Mon, 26 Jan 2015 12:38:39 PM

24

UGO VANNI, S.I.

Lo stesso e di pi si deve dire dell'Apocalisse che fin dall'inizio ap


come
pare
un'esperienza domenicale (cf. Ap 1,10). Ed proprio nell'am
bito dell'assemblea liturgica che si realizza una simultaneit di tipo ap
plicativo dei due aspetti del mistero pasquale: viene partecipata la morte
di Cristo con la remissione dei peccati, viene partecipata la vitalit della
resurrezione. A partire da questa esperienza, che avviene nel medesimo
contesto liturgico, l'assemblea potr indirizzarsi unitariamente a Cristo
morto e risorto, percependolo come soggetto unico ma con queste due
dimensioni. una conoscenza, una percezione nuova di Cristo che si

sviluppa esistenzialmente nell'ambito di una esperienza di fede52.Cos la


presenza simultanea della morte e della resurrezione in Cristo- in
dicata dalla espressione simbolica risucchia verso un livello di conoscen
za pi alto rispetto a quello usuale. Solo una esperienza meta-concettuale
pu unire tra loro questi due aspetti e vederli presenti contemporanea

mente nello stesso soggetto che appunto Cristo-. L'autore nel


creare questa espressione simbolica mostra di aver avuto una tale espe
rienza nella liturgia domenicale (cf. Ap 1,10). Partecipandola al gruppo
di ascolto lo stimola a ripeterla.
L'esperienza mistica di Cristo-, concentrata nella espressione
in piedi come ucciso che abbiamo esaminato, viene confermata dagli

altri trattidella presentazione, nei quali affiorano chiaramente, anche se


in grado minore, delle tensioni grammaticali e simboliche che puntano
verso un metalinguaggio.
Cristo- viene detto ,
avente sette corna e sette occhi: comunque si voglia tradurre e inten
dere la figura teriomorfa dell'pviov, l'attribuzione sia delle sette coma
sia dei sette occhi esula dalla realt. Si tratta di una creazione simbolica
nuova che vuole indicare, secondo il simbolismo proprio dell'autore, la
totalit della energia messianica e del possesso dello Spirito. I singoli
elementi di questa costruzione simbolica numeri, coma, occhi...
appartengono al linguaggio abituale dell'apocalittica dalla quale l'autore
li desume. Presi in se stessi non hanno niente di mistico, anche se appar

( : Gv 20,19). La seconda domenica


si ha otto giorni dopo (Gv 20,26) e comprende l'espisodio
di Tommaso (cf. Gv 20,24
29). Da notare come il IV Vangelo usi ancora una terminologia ebraica con riferimento al
sabato: nell'Apocalisse
si parler di giorno del Signore ( : 1,10)
che diventer, nella prima met del secondo secolo, semplicemente la domenica,
(cf. Didache, 14,1).
5!
Analoga a quella espressa da Paolo in 2 Cor 5,16 quando
scenza di Cristo che non si verifica pi a livello umano.

afferma una nuova cono

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LINGUAGGIO, SIMBOLI ED ESPERIENZA MISTICA NEL LIBRO DELL'APOCALISSE.

I.

25

tengono a un linguaggio particolare, inusitato ma sempre umano. Quello


che fa scattare una dimensione meta-concettuale la loro attribuzione
combinata a Cristo-. Anche quando il gruppo di ascolto interpreta
e ricrea il linguaggio simbolico dell'autore, si trova alla fine come risuc
chiato in alto, verso un livello di conoscenza nuovo ma che rimane im
precisato, quasi uno spazio vuoto da occupare. Ha, il gruppo, questa sen
sazione quando prova a pensare a Cristo- come dotato sia di tutta
l'efficienza messianica sia della pienezza dello Spirito di cui riempire gli

uomini. La pienezza della energia risponde anche ad altre espressioni bi


bliche che parlano di una piena conferita a Cristo risorto53:
ugualmente la pienezza dello Spirito appartiene senza meno alla figura
teologica di Cristo risorto. Ma la combinazione di questi due elementi
in chiave di totalit sette che sfugge e rimane imprecisata. Si ha
la sensazione netta che l'autore abbia qualche altra cosa da dire.
Questo vale in modo particolare per l'espressione riferitaallo Spiri
to. L'interpretazione dei sette spiriti di Dio come angeli, basata sul pa

rallelismo con Eb 17,14, viene oggi generamente accantonata. Sarebbe


pi facile e semplice a combinarsi con la totalit dell'efficienza messia
nica della quale gli angeli diventerebbero gli esecutori. Ma la fissit della
formula ricorrente altre volte nell'Apocalisse54 e lo studio dei contesti in
cui ricorre, il fatto che nel nostro testo appaia come un attributo persona
le di Cristo- i sette spiriti si riferiscono ai suoi occhi porta
oggi a preferire il riferimento allo Spirito55.
Se il riferimento allo Spirito appare esegeticamente preferibile, il
simbolo che lo esprime fa problema. Viene infatti da chiedersi come si
pu fare un passaggio anche sul filo di un linguaggio simbolico, creati
vo, dai sette occhi ai sette spiriti di Dio proprio quando sono stati
inviati su tutta la terra. Possiamo trovare uno spunto nel fatto che l'auto
re parla nella prima parte dell'occhio di Cristo risorto e lo mette in rap
porto con la fiamma di fuoco56, simbolo usuale dello Spirito nell'ambito
del Nuovo Testamento57. Se ti tiene presente Cristo- che guarda, la

53
Ad esempio nell'apparizione
conclusiva di Matteo, Cristo risorto afferma esplicita
mente: Mi stato dato ogni potere ( ) in cielo e in terra (Mt 28,18).
MCf. Ap 1,4; 3,1; 4,5.
55
Contreras
Cf. per un'ampia documentazione
Molina, El Espirito..., pp. 17-56.
56
Cf. Ap 1,14; 2,18.
57
Non si tratta solo dello Spirito che negli Atti discende sotto la forma di lingue di
fuoco (cf. Atti 1,3), ma, rimanendo nell'ambito della tradizione giovannea alla quale ap
si ha un riferimento al fuoco e allo Spi
partiene con buona probabilit anche l'Apocalisse,
rito quando si confronta il battesimo di Giovanni Battista con quello di Ges: cf. Gv 1,34.

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UGO VANNI, S.I.

forza scottante dell'amore e della giustizia di Cristo, indicata dall'occhio


come fuoco, potrebbe mettere sul sentiero simbolico dello Spirito58.Que
sta forza verrebbe irradiata dal suo sguardo attento, lungo il percorso del
la storia, fino a raggiungere tuttigli uomini. Lo Spirito allora, proprio nel
contesto di questo invio, di questo contatto con tutta l'umanit59, con tutti

e singoli gli uomini, si ramifica nelle sue capacit specifiche. Il dono del
lo Spirito da parte di Cristo risorto, sia sotto forma di un arricchimento di
amore che sotto quella di giudizio non appare mai massificato, ma aderi
sce alle singole persone fino a raggiungerle tutte. Lo Spirito, cos, pu
diventare plurale all'infinito e venire indicato con il plurale
abbinato a simbolo aritmetico della totalit.
Sono, questi, agganci aderenti che permettono, se non altro, di co
gliere meglio la portata della immagine. Ma non basta. Senza l'interpre
tazione suggerita dall'autore, il gruppo di ascolto non sarebbe mai arri
vato a identificare nei sette occhi deU'pviov lo Spirito inviato distri

butivamente a tuttigli uomini. E anche una volta che il gruppo di ascolto


stato messo sulla strada, l'interpretazione gli appare tanto pi grande
della immagine usata e avverte un vuoto: per arrivare a percepire nella
immagine dei sette occhi tutto il mondo di significato che l'autore le at
tribuisce, il gruppo avverte l'esigenza di una capacit aggiuntiva, di un

livello nuovo e superiore di conoscenza. L'autore possiede tutto questo:


l'esperienza mistica che lo fa parlare e vuol mettere il gruppo di ascolto
in grado di averla anche lui.
Tutta la presentazione dell'pviov riassumendo densa di
sensi aggiuntivi: la centralit, la conoscenza della resurrezione attra
verso la passione e la morte, l'unitariet della morte e della resurrezione,
il possesso e l'invio dello Spirito a tutti gli uomini. Tali sensi aggiuntivi
aprono il varco all'esperienza mistica.
Questa esperienza appare radicata nell'autore non meno di quella del
personaggio seduto sul trono, al punto da portarlo a fare deH'pvLov la

figura cristologica tipicaanche se non unica60di tuttala seconda par


te del libro. Come la visione mistica di Cristo di 1,9-20 si prolunga in
tutta la prima parte, cos la figura di Cristo-agnello ritorner altre 28 volte
5!
Con lo Spirito viene a collegarsi esplicitamente anche il giudizio, non solo l'amore,
come sarebbe pi naturale e pi spontaneo pensare. Ce lo dice proprio il IV Vangelo quan
do ci parla della funzione giudiziale del Paraclito: cf. Gv 16,8-11.

Come in generale, anche qui l'espressione


riferita a
dell'Apocalisse
indica non la terra in un riduttivo senso geografico, ma l'umanit che si trova ad abi
tare sulla terra. Sono gli uomini i destinatari dello Spirito che viene inviato.
60
E tipica della seconda parte la ripresa del titolo figlio dell'uomo
(cf. Ap 14,14
20) e la presentazione di Cristo come il cavaliere sul cavallo bianco (cf. Ap 19,11-16).

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LINGUAGGIO, SIMBOLI ED ESPERIENZA MISTICA NEL LIBRO DELL'APOCALISSE.

I.

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nell'arco della seconda. come un filo di misticismo che la attraversa tut


ta in diagonale: sar impossibile comprendere adeguatamente i singoli

contesti in cui ricorrer il termine senza una rievocazione esplicita di tutto


il quadro presentato in 5,6, con tuttele sue implicazioni.

Il passaggio dal livello usuale a quello mistico meta-concettuale, in


dicato dal simbolo usato, viene confermato dell'analisi del linguaggio:
nell'ambito della presentazione dell'pviov abbiamo due rotture gram

maticali che richiamano bruscamente l'attenzione del gruppo di ascolto.


In Ap 5,6 troviamo detto del

l'pviov. Il passaggio dal neutro al maschile


passaggio

che era bene avvertito61


comporta, come in altri casi nell'Apocalisse,
una forte accentuazione: potremmo intendere avente davvero, avente
in modo eccezionale.
Il fatto che ' abbia le sette corna e i

sette occhi visto come eccezionale, al difuori degli schemi normali.


Lo stesso passaggio dal neutro al maschile si ha a proposito dei
62 quando si afferma che essi sono

: il maschile comporta anche qui una rot


tura brusca con la continuit grammaticale63 e l'effetto senza dubbio
quello di una accentuazione: si potrebbe intendere e parafrasare proprio

in quanto mandati, mandati con modalit particolari. Si tratta dello


Spirito che proprio quando inviato e giunge in contatto con gli uomini
esplica tutta la ricchezza dei suoi doni. Anche questo fatto sentito come
particolarissimo, al difuori dell'usuale. Le due variazioni inculcano un

senso aggiuntivo.
Sia il riferimento a Dio come che a Cristo come
si protraggono per tutta la seconda parte del libro. La loro valenza misti
ca indicata anche dal fatto a cui abbiamo accennato che tutta l'e
sperienza suggerita nella seconda parte al gruppo di ascolto suppone una
porta aperta in permanenza nel cielo (Ap 4,1). Che cosa avverr nella
sezione conclusiva quando avremo tutto il cielo aperto (Ap 19,11)? Ci
61

Mentre 24 A 046 hanno il maschile , la maggioranza dei codici corregge in


, concordando con .
62
Hanno 24 A 046 e molti minuscoli; riporta solo A
(A Textual Commentary
(?), alcuni minuscoli e alcune traduzioni. Secondo B. Metzger
si avrebbe una situazione testuale
on the Greek New Testament, Stuttgart, 19942,
p. 666)
bilanciata tra la presenza di e la sua omissione. Si pu osservare che P24 definito da
prevalenza sugli altri per la
gli Aland I Kategorie determina, unito ad K, una quache
da parte di copisti si spiega per i codici
maggiore antichit (IV secolo). Un'alterazione
successivi e non viceversa. La ripetizione di potrebbe essere
apparsa tautologica.
63
concordando
con
La rottura era avvertita: il codice R corregge in
.

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UGO VANNI, S.I.

28

aspettiamo un crescendo anche nella linea dell'esperienza


quanto vedremo studiando la Gerusalemme nuova.

mistica.

Ugo Vanni, S.I.

RSUM
En vue d'une approche mystique de l'Apocalypse qui n'est pas celle
d'extases et de visions prsumes il faut tenircompte de la situationd'une
exprience liturgique,du langage typique et du symbolismede l'auteur qui rus
sit communiquerainsi un sens qui s'ajoute au discours conceptuel.
On rencontreainsi dans la premirepartie du livre le Christressuscit.Jean
en a une exprience directe:la voix du Christest telle une trompetteet Jean se
retourne pour regarder la voix: l'expression symbolique, premire vue
contradictoire,lve au-del du niveau conceptuel, incitant un contact face
face avec le Christ ressuscit qui parie, plus intense que celui des apparitions
pascales et dans la ligne de la transfiguration.
Dans la seconde partie,la porte ouverte dans le ciel (4,1) met en contact
avec Dieu sigeant sur le trne (4,2): l'auteur ne le dcritpas, mais il en in
culque

une exprience

directe

quand

il affirme que

le personnage

assis

sur le tr

ne correspond, le regarder, l'aspect des pierresprcieuses (4,2).


Le Christ comme dpviov surpasse, par la prsentationsymbolique qui en
est faite (5,6), le niveau conceptuel en ouvrantl'accs une exprience directe:
on perpoitque ,en tantque au milieu du trneet des quatre animaux,
au milieu des anciens (5,6a), exerce une fonctioncentraledans l'histoire du sa
lut; l'expression contradictoire,un agneau se dressait qui semblait immol
(5,6b), inculque que, partirde l'vnement de la mort(comme en Jean 8,28),
on entre en contact

avec

la transcendance

de la rsurrection.

La mort et la rsur

rection, spares en ralit dans le temps, sont perpues ensemble dans l'exp
rience liturgique; dans l'expression conclusive (ayant) sept yeux qui sont les
sept espritsde Dieu envoys sur toute la terre,le passage des yeux l'Esprit,
spcialement difficilemais indiqu expressment,laisse un vide qui est combl
par l'exprience mystique de l'auteur dont participe le groupe liturgique qui
l'coute. Certaines asprits grammaticales comme le masculin accoupl de

fafon emphatique avec le neutre indique le dpassement des schmes usuels


dans le language lui-mme.
Si toutcela se ralise avec la porte ouvertedans le ciel, on est en surplus
d'attende pour la section conclusive o l'on dcouvrirale ciel ouvert (19,11).

on Mon, 26 Jan 2015 12:38:39 PM