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Durante la riunione del World Economic Forum a Davos, Matteo Renzi, a

modello dellazione politica, ha citato lesortazione oraziana carpe diem, cogli


il momento (attribuendola tra laltro ai latini, e dunque erroneamente - a
tutta la latinit). I leader politici, ha detto, devono avere unidea del futuro, e
soprattutto in momenti di incertezza e di difficolt devono avere la capacit di
trasformare i rischi in opportunit: questo intendevano i latini quando
esortavano a cogliere il momento (Corriere della Sera).
Dunque, malgrado gli studi in un prestigioso Liceo classico fiorentino, il nostro
Presidente del Consiglio, mostra unignoranza sui fondamentali che potrebbe
costare lanno a qualunque studente in corso, ma anche laccusa (fondata) di
ignoranza asinina. Transeat. Con tutto il tempo che passa a messaggiare e
fare selfie difficile che trovi quello per rileggere qualche classico latino...
Linteresse, per, del grossolano e inescusabile errore (che la dice lunga, poi,
sulle mani e le teste cui affidata lennesima riforma della scuola italiana
annunciata per febbraio) nel voler risemantizzare la celeberrima espressione
oraziana (spiegata, invece, mirabilmente dal prof. Keating in Dead Poets
Society) innestandola sulla tradizione di realismo politico che si principia da un
illustre conterraneo di Renzi. Sto parlando, ovviamente, di Niccol Machiavelli:
le doti del politico restano puramente potenziali se il politico non trova l'occasione adatta per affermarle, e
viceversa l'occasione resta pura potenzialit se un politico virtuoso non sa approfittarne. L'occasione,
tuttavia, intesa da Machiavelli in modo peculiare: essa quella parte della fortuna che si pu prevedere e
calcolare grazie alla virt. Dunque, possiamo dire che attraverso questo inconsapevole atto di ignoranza,
Renzi non ha fatto altro che iscriversi al club degli statisti (sic!) italici che si ispirano, implicitamente o
esplicitamente, al Segretario fiorentino (di cui si riprende solo un aspetto, deponendo quelli pi rivoluzionari e
attuali). Tra essi, ricordiamo Benito Mussolini, Bettino Craxi e Silvio Berlusconi, che si sono sentiti in dovere
di scrivere di loro pugno, o almeno di firmare per interposto ghostwriter, una prefazione al Principe. A
quando quella del piccolo principe fiorentino?