Sei sulla pagina 1di 2

Affrontare il sonno l'arte di base della vita (Eric Baret)

"Cosa succede nel momento del sonno profondo? Si abbandonano sul


letto i vestiti, il proprio cane, il corpo, l'auto, il marito, i figli, la
famiglia, il futuro, il passato, tutto quello che si pretende di essere, di
avere, tutto quello che cos importante per noi, tutto quel che si
pronti a difendere a costo della vita, dell'onore, del patrimonio... in quel
momento, non si ha pi bisogno di niente. Cosa si vuole? Non si vuole
niente. questo che si desidera con tutto il cuore, tutte le sere. Si
chiari, si totalmente senza dinamismo di voler portare qualsiasi cosa
con s. Generalmente, nella vita di tutti i giorni - le ragioni non sono
importanti, poich non ne esistono - si pretende di aver bisogno di
questo o di quello. Quando si attribuisce una causa alla gioia, la gioia
scompare non appena questa causa non c' pi. Eppure, ogni sera,
abbiamo tutti la prova che la cosa pi importante per noi ... niente.
Pi questo passaggio nel sonno profondo intimo, pi lo anche
l'uscita dal sonno, e pi la giornata conserva un'atmosfera derivata
dall'intuizione che nulla importante. [...]
Non ci si addormenta, non si sprofonda nella fatica: si lascia che il
corpo si addormenti in s, nel cuore. Il peso, la densit, il volume, tutte
le sensazioni muoiono in voi, non vi addormentate: tutto si addormenta
in voi... Il mattino, da questa intimit, tutto si risveglia in voi.
Affrontare il sonno l'arte di base della vita. Se ci si accosta al sonno
con intimit, ci si comporter nello stesso modo con la morte. Non la
morte del corpo, ma la morte di ogni istante, situazione, pensiero o
percezione. [...] indispensabile addormentarsi nella percezione" (p.
215).
Ecco. La meditazione uno stato di lucidit: quindi il centro perfetto
rispetto agli estremi del torpore e dello sforzo. Ma quanta vicinanza tra
la pratica meditativa - che pratica di abbandono, di crollo, di
svuotamento - e la dimensione del sonno! Non un caso che spesso,
soprattutto nella tradizione indiana, siano stati fatti accostamenti tra il
momento del dormire e quello realizzativo. Nisargadatta Maharaj dice,
in un suo dialogo, che il realizzato colui che si muove nella vita con la
stessa scioltezza con la quale nella notte colui che dorme si assesta
meglio il suo cuscino.
La pratica un progressivo cadere dentro, un cadere di tutte le
nostre strutture e in questo cadere, riposare. Questo coraggioso
crollare - coraggioso perch un andare verso il nostro enigma -

l'entrare nella nostra intimit. Cosa ci separa da questa intimit? Tutto


ci che in noi la corazza. E se la corazza ha lo scopo di costruire il
nostro io psicologico e sociale, dall'altra parte essa ci separa dalla
nostra intimit, dal nostro abitarci, dal nostro centro, da quell'aderire al
silenzio del nostro fondo. Dimorare in questo silenzio superare anche
l'approccio romantico e psicologistico dell'avere un rapporto con se
stessi. Non c' pi un rapporto con se stessi; il rapporto con se stessi
ancora dualistico, c' invece una rivelazione del vuoto gi sempre
presente di quel 's' di cui andavamo alla ricerca: c' uno svuotarsi
della domanda dal di dentro, non l'ennesima risposta filosofica, mistica,
spirituale, ...
E in questo svuotarsi della domanda, in questo superamento del
dualismo, in questo silenzio, in questo abitare il nostro fondo, tutto
diventa fantasticamente nuovo, tutto rivela la sua ineluttabilit, tutto
verit, tutto ci che e in quell'essere ci che , ogni cosa, ogni
evento trova il suo posto. Non c' pi nulla da superare, alcuna cosa da
rifuggire, nessuna situazione da evitare, tutto importante: ogni
evento, ogni ente. lo spazio totale e vertiginoso della libert. A cui
non siamo mai abbastanza pronti.