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LUIGI MILANESE Equinox

(Melodic Revolution Records, 2013)


di Riccardo Storti
Pu un disco essere il pi autentico e fedele curriculum vitae per un musicista? Questo
l'interrogativo che mi sorto appena ho dedicato il mio tempo all'ascolto di Equinox, CD del
chitarrista acustico genovese Luigi Milanese. E la risposta stata subito affermativa, gi dopo avere
dato un occhio alla tracklist. Si spazia, non perch Milanese abbia voluto mostrare sfoggio di
conoscenze musicali a 360, bens perch Equinox racconta una vita musicale, che ha attraversato e
sta attraversando lidi e latitudini sonore diverse tra loro. Interpretazioni che toccano il bardo celtico
O'Carolan, J.S. Bach (la Sarabanda dalla Partita per liuto BWV 997), Villa Lobos (l'emozionante
Preludio n. 4 in mi minore) e i Led Zeppelin, nonch pagine personali di indubbio interesse.
La chitarra sotto le sue dita - si fa quasi orchestra nelle mirabolanti ascese fingerpicking di
Flower of Lust (qui mi ha ricordato Riccardo Zappa) e negli arpeggi rarefatti ed essenziali di
Cosmic Revolution.
Lui e la sua chitarra, un binomio felicemente scindibile, quando arrivano a dare una mano amici
suonatori di archi, fiati, percussioni e pianoforti. Meritano una citazione lo Gnu Quartet, Marco
Fadda e Fabio Vernizzi, musicisti ben noti non solo nella cerchia genovese. Il proposito cameristico
brilla e valorizza ulteriormente l'imprinting chitarristico dei brani.
Alcune composizioni assumono colori brillanti grazie agli interventi di timbriche delicate quali
l'oboe (Alice Fabbri), il sax soprano (Paolo Firpo) e il violoncello (Marila Zingarelli). In Little
Modal Dance si evocano tessiture acustiche memori degli album anni Ottanta della Windham Hill;
La mia stella si apre con un'allusione ad Horizon di Hackett, ma lo sviluppo puntellato dal canto
del violoncello potrebbe essere benissimo una base sonora per il primo Nick Drake; l'anima folk
blues di un classico dei Led Zeppelin (Tangerine) assume inflessioni quasi da pop unplugged grazie
alle sottolineature dello Gnu Quartet e alle percussioni di Marco Fadda; in Africa la chitarra si
presenta inizialmente defilata, quasi affidando agli altri strumenti la scatola di montaggio melodicoarmonica in un moto dinamico dalle intenzioni cangianti.
Che curriculum in pentagramma...
Riccardo Storti