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Sacro Monte di Varallo


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Il Sacro Monte di Varallo costituisce, tra i Sacri Monti esistenti, l'esempio pi


antico e di maggior interesse artistico. Consta di una basilica e di
quarantacinque cappelle affrescate e popolate da oltre ottocento statue di
terracotta policroma a grandezza naturale. situato nel comune di Varallo (Vc),
in Valsesia[1].

Bene protetto dall'UNESCO


Patrimonio dell'umanit
Sacro Monte di Varallo
(EN) Sacro Monte di Varallo

Assieme agli altri Sacri Monti situati tra il Piemonte e la Lombardia stato
dichiarato a Parigi il 4 luglio 2003 patrimonio mondiale dell'umanit
L'area in cui sorge fa parte di una riserva naturale della Regione Piemonte, la
Riserva naturale speciale del Sacro Monte di Varallo.
Indice [nascondi]
1 La storia
1.1 L'iniziativa di Bernardino Caimi
1.2 Gaudenzio Ferrari, Galeazzo Alessi e San Carlo Borromeo
1.3 Il grande cantiere del XVII secolo
1.4 La Scala Santa e la Basilica
1.5 Vedute del Sacro Monte
2 Il profilo artistico
3 Gli artisti impegnati al Sacro Monte
3.1 Scultori
3.2 Pittori
4 L'amministrazione religiosa
5 Note
6 Bibliografia
7 Altri progetti
8 Collegamenti esterni

La storia

Tipo Architettonico,
paesaggistico
Criterio C (ii) (iv)
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto 2003
dal
Scheda (EN) Scheda
UNESCO (FR) Scheda

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L'iniziativa di Bernardino Caimi [modifica wikitesto]


L'idea dell'edificazione di un Sacro Monte posizionato su di un'imponente parete rocciosa che sovrasta l'abitato di Varallo fu
concepita nel 1481 dal frate francescano Padre Bernardino Caimi[2]. Verso la met del XV secolo, aveva cominciato a
diffondersi, in Occidente, un forte bisogno di riprodurre i luoghi della Terrasanta, il pellegrinaggio verso la quale, a causa dei
Turchi, stava diventando sempre pi pericoloso. Ne sono esempi, in primo luogo, le chiese a pianta rotonda, che richiamano
la Basilica della Resurrezione a Gerusalemme, come il grande Santuario di Santa Maria delle Grazie, presso Forl, voluto, nel
1450, da un ex pirata albanese convertito, Pietro Bianco da Durazzo, che fu in stretti rapporti con Bernardino da Siena[3]. Alla
base del progetto di Bernardino Caimi vi era, dunque, il desiderio di riprodurre, a beneficio dei fedeli, non pi la sola Basilica
della Resurrezione, ma tutti i luoghi pi emblematici della Terra Santa: il luogo doveva rappresentare un'autentica alternativa
al pellegrinaggio; di qui l'espressione Nuova Gerusalemme, successivamente impiegata per identificare il Sacro Monte.
In aggiunta, vi era un'intenzione pedagogica, cara alla spiritualit francescana, di promuovere l'immedesimazione dei fedeli
con la figura di Ges Cristo: da qui il progetto di un percorso devozionale sulle tracce della memoria dei luoghi sacri al
cattolicesimo, popolata con le scene del racconto evangelico[4].
Nel 1486, ricevute - grazie anche ai buoni rapporti con Ludovico il Moro - le necessarie autorizzazioni e contando su
importanti donazioni, Padre Caimi pot vedere iniziare l'edificazione della chiesa di Santa Maria delle Grazie, annessa al
convento francescano, e contestualmente quella delle prime cappelle del Sacro Monte.
Nel 1491 risultavano terminate le cappelle del Santo Sepolcro, dell'Ascensione e della Deposizione (da quest'ultima proviene
verosimilmente il Compianto ligneo, opera dei milanesi fratelli De Donati, ora alla Pinacoteca civica di Varallo).
La morte, nel 1498 o 1499, di Padre Caimi non arrest il programma di edificazione, stante anche la notoriet che il Sacro
Monte iniziava ad avere come meta di pellegrinaggi devozionali e l'approvazione ricevuta dal Ducato di Milano.

Gaudenzio Ferrari, Galeazzo Alessi e San Carlo Borromeo [modifica wikitesto]


A partire dai primi anni del XVI secolo, regista dell'impresa del Sacro Monte fu un pittore, scultore ed architetto valsesiano,
Gaudenzio Ferrari di Valduggia: egli crebbe artisticamente con le prime realizzazione del Sacro Monte, fino a diventare
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protagonista del suo sviluppo; vi lavor sino al 1529 come


progettista di alcune cappelle, autore di numerose statue
(dapprima lignee, poi in terracotta) e di affreschi che, nelle
cappelle, fanno da sfondo alle scene sacre. Suo anche, a conti
fatti, il lascito poetico che segner le produzioni artistiche
successive[5].
Antica veduta della piazza del Tempio

Quando Ferrari lasci il Sacro Monte, il luogo sacro aveva ormai


una relativa maestosit scenica. Con la crescita dell'afflusso dei
fedeli (tra i pellegrini illustri si ricorda Sant'Angela Merici, fondatrice delle Orsoline, il duca Francesco II Sforza, la futura
madre di san Carlo Borromeo ed altri ancora), il programma realizzativo si estese ulteriormente ed altri artisti subentrarono a
Gaudenzio Ferrari, a cominciare dai suoi allievi Bernardino Lanino, Giulio Cesare Luini, Fermo Stella da Caravaggio; pi
tardi, nel corso del XVI secolo, salirono al Monte, tra gli altri, Giacomo Paracca di Valsolda (l'artefice delle statue
dell'angosciosa Strage degli innocenti) e i fratelli Della Rovere detti i Fiammenghini.
Negli anni 1565-68 i lavori proseguirono sotto la direzione dell'architetto Galeazzo Alessi, che concep una nuova
disposizione delle cappelle, non pi su base topologica (con l'evidenza dei luoghi di pellegrinaggio Nazaret, Betlemme e
Gerusalemme, com'era nel disegno iniziale di Bernardino Caimi[6]), ma cronologica, per consentire al visitatore di seguire, di
cappella in cappella, le tappe del cammino terreno di Ges.
A partire dalla seconda met del Cinquecento fu soprattutto san Carlo Borromeo a
occuparsi della sorte del Sacro Monte. Il santo vi fece visita per ben quattro volte ed il
suo carisma accrebbe ancor pi il prestigio della Nuova Gerusalemme. Un sacello
presso la Cappella del Sepolcro ricorda il luogo in cui il Santo amava raccogliersi in
preghiera.
Anche gli esponenti di Casa Savoia, a partire dalla visita di Carlo Emanuele I, nel
1583, dimostrarono uno speciale interessamento nei riguardi di questo luogo sacro[7].

Il grande cantiere del XVII secolo [modifica wikitesto]

Basilica dell'Assunta: Assunzione di


Maria in cielo

Dopo un rallentamento dei lavori nell'ultima parte del XVI secolo, una vistosa ripresa
della costruzione del grandioso complesso si ebbe nel XVII secolo, sotto l'impulso e
l'attenta sovrintendenza del vescovo di Novara Carlo Bascap, che segu nella dottrina e nelle opere il magistero di san Carlo
Borromeo.
Si aggiunsero nuove cappelle dedicate ai momenti salienti della Passione di Cristo, alla cui decorazione furono chiamati artisti
come il pittore perugino Domenico Alfano, lo scultore di origine fiamminga Giovanni Wespin, detto Il Tabacchetti e, infine, un
artista di prima grandezza nel panorama pittorico lombardo del primo Seicento, Pier Francesco Mazzucchelli detto il
Morazzone.

La Scala Santa e la Basilica [modifica wikitesto]


Per approfondire, vedi Basilica dell'Assunta (Varallo).
Ma le tappe artisticamente pi significative - che ruotavano attorno alla costruzione del Palazzo di Pilato con la Scala Santa,
costruita sul modello di quella romana di San Giovanni in Laterano - ebbero come protagonisti artisti locali provenienti da
Alagna Valsesia appartenenti ad una medesima famiglia: si tratta dell'architetto e scultore Giovanni d'Enrico e dei suoi fratelli
pittori, Melchiorre ed Antonio. Quest'ultimo - noto con il nome di Tanzio da Varallo - raggiunse i fratelli al Sacro Monte di
ritorno dal suo apprendistato romano, per eseguire gli affreschi delle cappelle della Passione. Si concretizz in questo
periodo il "piano urbanistico" - gi concepito da Galeazzo Alessi - della spianata del Monte, con le cappelle che si dovevano
disporre nei palazzi e nei porticati in stile rinascimentale destinati, ad di l della Porta Aurea, ad affacciarsi sulla Piazza dei
Tribunali e sulla Piazza del Tempio[8].
Sempre in quegli anni - esattamente nel 1614 - per impulso di Bescap, ebbe inizio la costruzione della Basilica dell'Assunta,
su disegni di Bartolomeo Ravelli e di Giovanni d'Enrico. La sua costruzione si svilupp per tappe successive protraendosi
sino al 1713.

Vedute del Sacro Monte [modifica wikitesto]

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Veduta del Supra


montem

Veduta del parco e delle


cappelle

Cappelle
Cappella XXVIII, Ges al
dell'Annunciazione
tribunale di Erode
(struttura con le cappelle
II, III, IV)

Piazza della Basilica, La Facciata della Basilica


fontana e la chiesa del
S. Sepolcro

Il profilo artistico

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Per approfondire, vedi Cappelle del Sacro Monte di Varallo.


Il fascino della complessa architettura della "Nuova Gerusalemme" e la reputazione di Gaudenzio Ferrari non sono riusciti,
sino a tempi relativamente recenti, ad attrarre l'attenzione degli storici dell'arte. Nel 1855, Charles Lock Eastlake, direttore
della National Gallery, cos si esprimeva a proposito delle statue che popolano le cappelle: "Il Sacro Monte una assurda
esposizione di statue dipinte e vestite nello stile di Madame Tussaud (ma molto inferiori ad esse), anche se i soggetti sono di
natura sacra"[9].
Tra i pochi visitatori dell'Ottocento capaci di cogliere appieno, senza artificiose partizioni in generi artistici, il genio di
Gaudenzio Ferrari ed il suo ruolo di regista del Sacro Monte, va menzionato l'eccentrico scrittore inglese Samuel Butler: una
lapide nel loggiato ne ricorda l'appassionato soggiorno.
Ancora nella sesta decade del secolo scorso, tra gli storici dell'arte - tranne poche eccezioni riguardanti per lo pi studiosi di
arte piemontese e lombarda - il giudizio sul Sacro Monte rimane ancorato allo stereotipo dell'"arte popolaresca".
Chi pi di altri ha contribuito ad affermare il valore del Sacro Monte - divenuto per lui oggetto di un innamoramento artistico
che durato per tutta la sua vita - lo scrittore, drammaturgo e critico d'arte Giovanni Testori. A lui la municipalit di Varallo
ha voluto dedicare una piazza all'inizio del percorso che porta alle cappelle. Sua l'espressione "gran teatro montano",
utilizzata per connotare il complesso architetturale del Sacro Monte e l'effetto scenico delle cappelle, con gli attori principali,
plasticati in terracotta policroma, posti in primo piano, ed una serie di astanti che si affacciano illusivamente dalle pareti
affrescate, come nella figurazione di una "laude medievale" che coinvolge un intero paese.
Gaudenzio Ferrari, negli anni di permanenza a Varallo, mette al servizio dell'edificazione del "gran teatro montano" le sue
qualit di architetto, pittore, scultore: un impegno appassionato, che non conosce momenti di ripiego, dalle statue della
cappella dellAnnunciazione (ca. 1510) al formidabile complesso di statue ed affreschi che vibrano di drammaticit nella
cappella della Crocifissione (1520-23).
Ad essi la critica di Testori restituisce la dignit di uno dei punti alti dell'arte rinascimentale in Italia, sia pure di un'arte che,
per essere apprezzata, richiede l'abbandono dei canoni estetici "aurei" della pi celebrata cultura umanistica, per lasciarsi
attrarre dalla "realt umana" di una terra e di un paese per il quale "il cuore che governa le ragioni della forma" e non
viceversa[10].
Cos Testori si esprime a proposito delle statue dellAnnunciazione (Cappella II):
Come se la poesia potesse salir in cielo solo per creature nutrite di mitologia e di potenza, e non anche per creature nutrite
della loro povert, della loro incommensurabile fiducia nel fatto di essere nate l, in una valle, in un paese, e di dover Il tutto
risolvere della loro esistenza; e l trovare i propri dei. Finanche gli dei della bellezza. Ch mai visi furon pi colmi di luce; mai
labbra pi straripanti di tenerezza e d'amore.
(G. Testori, Elogio dell'arte novarese, 1962, p. 21)
Gaudenzio Ferrari, il patriarca del Monte, l'autore delle statue e dei dipinti delle cappelle V (I Magi a Betlemme), VIII
(Presentazione al Tempio), XXXVIII (Crocifissione), XL (La Piet); sue sono anche statue che troviamo nelle cappelle II
(Annunciazione), VI (Nativit), VII (Adorazione dei pastori); XXXII (Ges sale la scala del Pretorio), e, verosimilmente, anche la
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statua del Cristo morto nella cappella del Santo Sepolcro.


L'impronta lasciata da Gaudenzio Ferrari fa dunque emergere sopra la parete di Varallo una sorta di "genius loci" che riesce
a tenere legate a s - pur nella evoluzione dei linguaggi adottati - le opere dei tanti artisti che, nei secoli, si avvicendano nella
fabbrica del Sacro Monte. Le stesse raccomandazioni dei committenti esortano gli artisti a riprendere i moduli compositivi di
Gaudenzio; ed tale genio del luogo a manifestarsi in modo spontaneo nelle opere di chi, come i fratelli D'Enrico (Giovanni,
Melchiorre, ed Antonio), ha respirato l'aria di quella stessa valle.
sempre Testori a porre in risalto la grandezza di quell'infaticabile plasticatore, capace di straordinario realismo, che fu
Giovanni d'Enrico. Le sue migliori statue tengono il confronto con quelle di Gaudenzio. Il lavoro di architetto e le statue che
egli ha realizzato in una ventina di cappelle lo consacrano, dopo Gaudenzio, come secondo grande regista del Monte.
A Varallo si esprime anche, con tutta la sua capacit di dar forma pittorica ad una gamma estremamente variegata di tipi
umani, con fisionomie ed espressioni velocemente tratteggiate, la forza poetica del fratello minore di Giovanni d'Enrico, noto
come Tanzio da Varallo, altro artista ampiamente rivalutato da Testori[11].
In effetti, tra i punti pi alti di teatralit e di senso di angoscia presenti nella "Nuova Gerusalemme", si devono menzionare le
cappelle (Ges al tribunale di Pilato, Ges davanti ad Erode, Pilato si lava le mani) che vedono la collaborazione dei due
fratelli:
[In queste cappelle] tutto viene da un'urgenza di vita in atto, di rappresentazione colta nel suo massimo movimento e perci
tutto sta perennemente aperto come sul palcoscenico di un teatro che abbia la forza di trascinare continuamente a s nuova vita
e nuova morte.
(Giovanni Testori, Tanzio da Varallo, 1959, p. 29)

V cappella - I Magi a
Betlemme (part.)

XI cappella - La Strage
degli innocenti (part.)

XIV cappella - La
samaritana (part.)

XX cappella - L'Ultima
Cena (part.)

XX cappella - L'Ultima
Cena (part./2)

XXXI cappella - La
Coronazione di Cristo
(part.)

XXXII cappella - Ges


XXXIII cappella - Ecce
sale la scala del Pretorio Homo (part.)
(part.)

XXXVI cappella - Salita al XXXVI cappella - Salita al XXXVI cappella - Salita al XL cappella Calvario (part.)
Calvario (part./altern.)
Calvario (part./altern.)
Lamentazione sul Cristo
morto

Gli artisti impegnati al Sacro Monte

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Scultori [modifica wikitesto]


Giuseppe Arrigoni, attivo al S.M. nel 1722;
Bartolomeo Badarello di Campertogno, attivo al S.M. nel 1587-89;
Dionigi Bussola ( ? in Lombardia, ca. 1615 - Milano, 1687);
Giovanni Battista da Corbetta, attivo al S.M. nel 1559 per la cappella dell'Incoronazione di Spine;
Giovanni d'Enrico (Alagna (VC), ca.1559 - Borgosesia, 1644), attivo al S.M. nel 1602-40;

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Gaudenzio Ferrari (Valduggia (VC), 1475/80 -Milano, 1546), attivo al S. M. nel 1507-28;
Giacomo Ferro, allievo di Giovanni d'Enrico, attivo al S.M. nel 1629-38;
Luigi Marchesi (Saltrio (VA), 1799 - 1874), attivo al S. M. nel 1826);
Giovanni Giacomo Paracca di Valsolda, detto ' il Bargnola', attivo al S. M. nel 1587-89;
Michele Prestinari, attivo al S. M. nel 1590-95
Carlo Antonio Tantardini (Introbio, 1677 Roma, 1748)
Gaudenzio Soldo di Camasco (fraz. di Varallo), allievo di Dionigi Bussola, attivo al S. M. nel 1671;
Tabacchetti, Jean Wespin, detto il Tabacchetti (Dinant, ca. 1568 - Costigliole d'Asti, ca. 1615), attivo al S. M. nel 15991602.

Pittori [modifica wikitesto]


Domenico Alfano di Perugia, attivo al S. M. nel 1587-89 e nel 1599-1600;
Gabriele Bossi, attivo al S. M. nel 1584-85;
Tanzio da Varallo, Antonio d'Enrico detto Tanzio da Varallo (Alagna, ca.1575 - Varallo, 1633), attivo al S. M. nel 1615-17
e nel 1627;
Melchiorre d'Enrico (Alagna, ca. 1573 - Varallo?, ca 1642), attivo al S. M. nel 1614-19;
Fiammenghini, fratelli Giovanni Battista (Milano, ca.1561-1627) e Giovanni Mauro della Rovere (Milano, ca 1575 -1640)
detti i Fiammenghini, attivi al S. M. nel 1590-98;
Fratelli Montaldi, Giovanni e Giuseppe Danedi, detti i fratelli Montaldi, attivi al S. M. nel 1666-76;
Gaudenzio Ferrari (Valduggia (VC), 1475/80 -Milano, 1546), attivo al S. M. nel 1507-28;
Pier Francesco Gianoli di Campertogno (1624 - 1690) attivo al S. M. nel 1678-79;
Pier Celestino Gilardi (Campertogno, 1838- Borgosesia, 1905), attivo al S. M. nel 1880;
Ceranino, Melchiorre Gilardini detto il Ceranino, (Milano, 1607- 1668), attivo al S. M. nel 1637-47
Giovanni e Girolamo Grandi, fratelli milanesi, attivi al S. M. nel 1670;
Bernardino Lanino (Vercelli, ca. 1512 - ca. 1582), allievo di G. Ferrari, attivo al S.M. nel 1540 ca.;
Giulio Cesare Luini, allievo di G. Ferrari, attivo al S.M. nel 1544-45 ca.;
Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone (Morazzone (VA), 1573 - Piacenza ?, 1626), attivo al S.M. 1607-14;
Cristoforo Martinolio detto il Rocca, (ca. 1599- ca. 1664), allievo del Morazzone, attivo al S.M. nel 1620-22 e nel
1640-1642;
Antonio Orgiazzi, (Valsesia, ca. 1725 - 1790), attivo al S.M. nel 1779-80;
Sigismondo Betti, (Firenze, 1699 - dopo il 1777), lavor alla cappella di Ges al tribunale di Anna nel 1747;
Fermo Stella da Caravaggio (Caravaggio, ca.1490 - ?, 1562), allievo di G. Ferrari

L'amministrazione religiosa

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I servizi religiosi del Sacro Monte sono celebrati dai Padri Oblati dei Santi Gaudenzio e Carlo (diocesi di Novara);
l'amministrazione religiosa del luogo curata da un rettore che dirige anche il Bollettino del Sacro Monte di Varallo, un
periodico che nel 2010 ha raggiunto l'86 anno di vita. L'incarico di rettore fu ricoperto da figure religiose anche di notevole
fama quali ad esempio il card. Maurilio Fossati, che resse il Sacro Monte tra il 1915 e il 1924.[12]
Nel territorio del Sacro hanno sede le Suore orsoline del Sacro Monte di Varallo.

Note

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1. ^ Casimiro Debiaggi, Il Sacro Monte di Varallo - Breve storia della Basilica e di tutte le cappelle, guida a cura
dell'Amministrazione Vescovile del Sacro Monte, Varallo (VC)
2. ^ Le informazionni di carattere essenziale sulla storia del Sacro Monte sono ricavate da Casimiro Debiaggi, Il Sacro Monte di
Varallo - Breve storia della Basilica e di tutte le cappelle, Guida a cura dell'Amministrazione Vescovile del Sacromonte, III
edizione, 1996
3. ^ La relazione tra la spiritualit di Bernardino da Siena e Bernardino Caimi, poi, ben avvertita anche da Gaudenzio Ferrari, che li
dipinge uno accanto all'altro.
4. ^ Sul ruolo della cultura devozionale del movimento francescano nello sviluppo dei Sacri Monti vedasi Luigi Zanzi, Paolo Zanzi, (a
cura di), Atlante dei Sacri Monti prealpini, Skira, Milano, 2002, pp 52-54
5. ^ La grande rilevanza delle opere realizzate da Gaudenzio al Sacro Monte e la centralit del suo lascito per gli artisti che si
susseguirono a Varallo stata messa in evidenza soprattutto da Giovanni Testori. Giovanni Testori, Il gran teatro montano,
Milano, Feltrinelli, 1965 (ora in G. Testori, La realt della Pittura, Milano, Longanesi, 1995)
6. ^ Centini, Massimo, I Sacri Monti nell'arco alpino italiano, Priuli & Verlucca, Ivrea, 1990, pp. 49-50
7. ^ Carlo Emanuele I finanzi la costruzione della cappella della Strage degli Innocenti. Cfr. Casimiro Debiaggi, op. cit., p.7
8. ^ Luigi Zanzi, Paolo Zanzi (a cura di), op. cit., p. 100
9. ^ Per un'analisi delle fortune critiche del Sacro Monte vedasi Giovanni Agosti, Testori a Varallo, in "Testori a Varallo, Silvana
Editoriale, 2005, pp. 141-45
10. ^ Giovanni Testori, Il gran teatro montano, op. cit.
11. ^ Giovanni Testori, Tanzio da Varallo, catalogo della mostra, Torino, 1959 (ora in G. Testori, La realt della Pittura, Longanesi,
Milano, 1995)
12. ^ Bollettino del Sacro Monte di Varallo; Anno 2010 num. 2; on-line su www.sacromontedivarallo.it (ultimo accesso: 11 maggio
2010)

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Bibliografia

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Samuel Butler, Ex Voto. Studio artistico sulle opere d'arte del Sacro Monte di Varallo e di Crea, Novara, 1894 (traduzione
italiana del testo inglese reperibile on line ).
Giovanni Testori, Elogio dellarte novarese, De Agostini, Novara, 1962.
Idem, Il gran teatro montano, Milano, Feltrinelli, 1965 (ora in G. Testori, La realt della pittura. Scritti di storia e critica
d'arte dal Quattrocento al Settecento, a cura di P. Marani, Milano, Longanesi, 1995.
Idemi, Tanzio da Varallo, catalogo della mostra, Torino, 1959 (ora in G. Testori, La realt della Pittura, Longanesi, Milano,
1995.
Casimiro Debiaggi, Il Sacro Monte di Varallo - Breve storia della Basilica e di tutte le cappelle, Guida a cura
dell'Amministrazione Vescovile del Sacromonte, III edizione, 1996.
Luigi Zanzi, Paolo Zanzi, (a cura di), Atlante dei Sacri Monti prealpini, Skira, Milano, 2002
Giovanni Agosti, Testori a Varallo, in "Testori a Varallo - Sacro Monte, Santa Maria delle Grazie, Pinacoteca e
Roccapietra" (a cura dell'Associazione Giovanni Testori), Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2005.
Elena De Filippis, Gaudenzio Ferrari. La crocefissione del Sacro Monte di Varallo, Torino, Allemandi, 2006.
Giovanni Reale, Elisabetta Sgarbi, Il grande teatro del Sacro Monte di Varallo, Milano, Bompiani, 2009.
Elena De Filippis, Guida del Sacro Monte di Varallo, Tipolitografia, Borgosesia 2009.

Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Sito del Sacro Monte di Varallo


Il Sacro Monte di Varallo (Sito ufficiale dei Sacri Monti inclusi dall'UNESCO nella Lista del Patrimonio Mondiale)

VDM

Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia

Portale Architettura

[mostra]

Portale Cattolicesimo

Categoria: Sacro Monte di Varallo

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