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Anonimo D'Amaro

La Dilatazione

del Tempo

Anonimo D'Amaro La Dilatazione del Tempo ORODEGLISTUPIDI EDIZIONI

ORODEGLISTUPIDI EDIZIONI

ALCUNI I DIRITTI RISERVATI ANONIMO D'AMARO I EDIZIONE LUGLIO 2009 QUESTO LAVORO È STATO REALIZZATO

ALCUNI I DIRITTI RISERVATI

ANONIMO D'AMARO

I EDIZIONE LUGLIO 2009

QUESTO LAVORO È STATO REALIZZATO UTILIZZANDO

SOFTWARE

LIBERO.

NON

ABBIATE

PAURA

DI

SPERIMENTARE LA DIFFERENZA.

Al tempo che mi fu donato

Al tempo che ho consumato

Al tempo che mi sopravvivrà

* Proemio - A Crono

Canto qui per te, Crono:

siedi sul tuo trono di inviolabili lancette

Un dolore t’attanaglia:

c’è qualcosa che ti affligge vedi il tempo dilatarsi nella mente di un pezzente

Non soffrire se confondo con i sensi i tuoi secondi:

non si cercano dettagli quando serve ispirazione

Troverò tra le tue Figlie qualche cosa d’importante:

delusioni ne ho già molte ora scavami nel cuore

ANONIMO D'AMARO

Crono : personificazione del Tempo. In quanto tale, considero qui sue figlie le Ore (le stagioni della mitologia greca).

IL RIFIUTO

* Il Futuro

In un terribile edificio di metalli elementari

giace la sposa dell'Inferno colei che svela le risposte già nude

e di morte si fa rivelatrice

Non chiedere per me della vita che vivrò:

narrava Edipo un tempo che per l’uomo tutte le strade finiscono in Ade

Raccoglimi le mani mia signora di banali verità:

e sorprendimi, cantami

un’autentica

bugia mortale.

ANONIMO D'AMARO

Edipo: colpito fin dalla nascita da predizioni sventurate, causò la morte del padre e della madre. I figli avuti da quest'ultima, tra i quali Antigone, morirono terribilmente.

* Omosessuale - Al mio Dedalo

Celeste fu l’infanzia per me, piccolo minotauro

e

il peccato rifuggiva

ai

miei occhi di animale

Donavo cuore onesto a

tutti i miei concittadini: e

mi

chiusero da loro

tra

le pietre d’ignoranza

Ora salvami, mio Dedalo, con ali

di

necessaria sofferenza:

se

mi sposi avrai del canto

i

più bei doni.

Siamo soli, noi scherzi di natura.

ANONIMO D'AMARO

Minotauro: creatura per metà uomo e per metà toro. Fu rinchiuso nel labirinto di Creta assieme all'ingegnoso costruttore Dedalo e al figlio. Dedalo riuscì a volare via dal labirinto con ali fabbricate di cera e penne; le stesse costarono la vita allo sprovveduto figlio.

* Preventivamente

Mia Dea! Gridava una fanciulla, colpita da veleno di morte

Non era passione a bruciarle

i sogni: e tu,

cosa rubavi da una vergine, strega?

Uccisa la madre patria

ti partorì una vendetta di

purpureo candore:

E

ora, con bocca di spine

ti

vesti giudice d’altrui vita:

e

recidi l’altrui tempo, sul nascere.

GIASONE

Giasone: indusse la maga Medea a tradire la famiglia e abbandonare il suo paese per aiutarlo nelle sue imprese. Una volta in patria, ripudiò Medea per sposare la figlia del re. La maga uccise allora la nuova sposa, con il dono di un mantello intriso di veleno.

* Aids

Non piangere, madre, se ho mangiato un frutto proibito

Aspetteremo insieme sei mesi

e poi

scenderà l’autunno

tra

di noi

Mi

attendono carezze

di un gelido sposo:

m’insegnava quanto è dolce il melograno…

Non piangere, madre, se

il futuro è già passato:

incoscienza m’ha fasciato

dei miei fiori di morta

PERSEFONE

Persefone: fu rapita dal signore degli Inferi, Ade, il quale, per costringerla a restare per sempre con lui, le fece mangiare dei frutti infernali. Demetra, la madre, riuscì tuttavia ad ottenere che la figlia potesse tornare per sei mesi ogni anno sulla Terra.

* Eutanasia

Eri il mio Sole e ora d’amore m’hai rapito alla luce della vita

Chi semina Giacinto raccoglie sonno eterno così il mio destino si compia, Apollo.

GIACINTO

Giacinto: uno degli sfortunati giovani amati dal dio del Sole, Apollo. Questi ne provocò la morte accidentale in una gara di lancio del disco. Non potendo invertire il destino di Giacinto, il dio volle almeno trasformare il corpo dell'amato nell'omonima pianta, segnando sui petali della stessa le lettere AI, per ricordare per sempre la terribile perdita.

* FrescaTerra

Che profumo di casa quando accendo l’incenso

e i miei incantesimi

si pronunziano disciolti

Tutto ciò che mi basta

è qui, con me: e intanto la marea si bagna di una luna maestra di pozioni d’amore

Non mi serve un palazzo per cullare l’eroe che amo:

alla sera soffia il vento

e mi muore tra le dita il tempo

Ma c’è lui, qui con me.

CIRCE

Circe: maga che Odisseo incontra nel suo viaggio di ritorno in patria, dopo la guerra di Troia. Ella tenta di dominare l'eroe con la malia, ma finisce sconfitta. Ne diventa quindi l'amante, per un anno; al momento di ripartire, Circe insegna all'amato la strada migliore per tornare a casa.

* Violenza

Rapace il tuo beffardo desiderio d’avermi, m’hai crollato via

la casa

Non sapranno, quelli che verranno, delle tue divine intemperanze…

E io troppo giovane per

valermi porterò nel corpo i segni (orribili a vedersi) del tuo corpo

E tu troppo vecchio per

saziarti mi donerai ancora orrendi fratelli

GANIMEDE

Ganimede: povero pastore di rara bellezza. Zeus, il padre degli dei, se ne invaghì; sceso sulla Terra in forma di aquila, lo strappò ancora adolescente al padre, barattando il rapimento con ricchi doni divini.

* Alcolici

Ho dato un figlio a Poseidone: non ha visto la luce, e non ha gambe per camminare all’aria aperta

Se non avessi gli occhi sempre persi negli abissi taglierei quella sua coda di pesce

UNA NEREIDE

Poseidone: una delle figure divine più inquietanti del mito greco. Re degli abissi, si credeva avesse il potere di indurre stati di follia negli umani. Poseidone era noto per essere un violentatore recidivo, che non disdegnava neppure parenti dirette. Da queste unioni spesso nascevano dei mostri. In Astrologia, al pianeta corrispondente (il Nettuno dei Romani) è associata la creatività, ma anche l'irrazionalità e la demenza, nonché l'inclinazione all'etilismo. Le Nereidi erano divinità del mare, che accompagnavano sempre il corteo del loro re.

* Filosofia

Hai giocato con me per anni, Sfinge beffarda:

ora tocca a te inchiodarti alla risposta

E il senso della vita?

Prima che lo afferri coi tuoi artigli di leonessa si sarà già esaurita

EDIPO

Sfinge: mostro alato con corpo di leone e testa di donna. Era, moglie di Zeus, l'aveva mandata agli abitanti di Tebe come punizione per i loro oltraggi. Il mostro impediva l'accesso alla città, ponendo ai forestieri un enigma oscuro e divorandoli quando questi non rispondevano. Edipo, per primo, seppe sciogliere l'indovinello e uccidere il mostro, tanto da meritare il trono di Tebe e avvicinarsi al suo orrendo destino.

* Solitudine

Dioniso disse di amarmi

Era solo un vecchio ubriacone

ARIANNA

Arianna: figlia del re di Creta e sorella per parte di madre del Minotauro, aiutò l'eroe Teseo ad uccidere il mostro e a fuggire dal labirinto. Conclusa l'impresa, Teseo fece credere alla giovane di volerla portare con sé ad Atene, ma la abbandonò con l'inganno sull'isola di Nasso. Capito il tradimento, la ragazza lanciò grida tanto strazianti da richiamare Dioniso, divinità del vino, che, impietosito, la volle prendere in sposa.

* Meritocrazia

E così

fai vendetta

del mio ben più gran talento

ti punzecchia che non sia

come quel povero Marsia

E così

fai vendetta

e mi vesti di vergogna non sarà obliato, Atena

il mio vero nome

ARACNE

Aracne: abilissima tessitrice, si vantava di aver insegnato tale arte ad Atena, che ne era invece la divinità. Sorta una gara tra le due, la mortale ne uscì vittoriosa, tanto che la dea, infuriata, la trasformò nel misero ragno, costretta a tessere con la bocca per l'eternità.

Marsia: un sileno, sfidò una volta Atena, raccogliendo il flauto che questa aveva gettato inorridita, e una seconda Apollo, protettore della musica. Fu sconfitto da questo in gara e scorticato vivo in punizione.

* Passione

Ho plasmato d’amore le tue forme prima d’incontrarti

Sei la carne dei miei sogni sei l’angelica passione che rigenera i miei giorni

Amami come colui che ha reso vivo il tuo sorriso:

il tempo per noi è appena cominciato.

PIGMALIONE

Pigmalione: scultore, si innamorò di una delle statue da lui create, che egli chiamò Galatea, per il suo candore. La passione lo vinse al punto che pregò e ottenne da Venere, dea dell'amore, che la sua opera fosse tramutata nella sua amante umana.

* Stupidità

Ho creduto di poter riportare in vita Euridice

Ho trovato indicazioni su un oscuro sito web

Ho pregato di poter riabbracciare la mia sposa

Poi

Ho capito di amarla troppo

Per farla risvegliare

in questo mondo

ORFEO

Orfeo: cantore di abilità miracolosa; fallì nel tentativo di riportare in vita la moglie Euridice, poiché, infrangendo il patto con Ade, si voltò a guardarne l'ombra poco prima di aver superato la soglia degli Inferi.

* Verità

Apri la bocca Caos e insegnami il destino delle cose

TIESTE

Tieste: fratello di Atreo, la sua stirpe scontò una maledizione che cresceva di generazione in generazione per gli omicidi tra consanguinei. I due fratelli, dopo l'uccisione del fratellastro Crisippo, conservavano pessimi rapporti. Tieste osò violentare la moglie di Atreo per umiliarlo. Scoperto il misfatto, Atreo invitò il fratello a banchetto, rivelando soltanto alla fine del pasto di avergli servito le carni dei suoi figli. La discendenza di Atreo non ebbe destino più felice: il prode Agamennone morì squartato dalla moglie adultera, e questa finì assassinata dal proprio figlio Oreste.

* Occidente

Avevo un fratello di nome Bellerofonte languiva in sella all’oro

Purpurea carne il giovane corpo aveva d’orgoglio adombrata

Avevo un fratello, l’amante

di Benessere, vivevano l’uno

per l’altro

Purpurea vita goccia a goccia perdeva nell’oro mio fratello

Ora che lui è morto, nelle coppe di cotta mi bastano le sue ceneri,

da spargermi sul capo

UN FRATELLO

Bellerofonte: incarnazione della superbia umana. Domato il cavallo alato Pegaso e uccisa la terribile Chimera, si inorgogliosì al punto di tentare la scalata dell'Olimpo, sede degli Dei. Fu precipitato prima di riuscirci.

* Naturalmente

Mia madre Demetra è senza tempo; risvegliano i suoi figli a primavera

Eterna luna impassibile trapassa i volti nel cielo della sera:

Ancora appassisce una rosa ancora Demetra si sposa

UN FIGLIO

Demetra: divinità dei campi, è la signora del ciclo stagionale, che ella stessa impose alla Terra nell'episodio del rapimento della figlia Persefone. Viene qui considerata personificazione di quella Natura indifferente che si ritrova nelle “Operette Morali” del Leopardi.

* Mediaticamente

Ricorda Artemide le streghe di Tessaglia bestemmiavano il suo nome impronunciato

Non esser tanto stolto da far eco a quelle voci se il suo nome nominar mai hai osato…

ORIONE

Orione: una delle vittime della dea Artemide, divinità della Luna e della caccia. Fu grande cacciatore lui stesso e compagno della dea, finché questa non decise di ucciderlo, non tollerando, secondo alcuni, che l'uomo l'avesse respinta. Artemide inviò ad Orione e al fedele segugio Sirio lo Scorpione, che punse entrambi nel sonno, uccidendoli.

Tessaglia: una regione greca nota per le sue streghe, tanto da aver stuzzicato la fantasia dei più tardi poeti latini, che le immaginavano dedite ai peggiori malefici e alle bestemmie contro la Luna stessa.

* Anticonformismo

Oggi ero sottoterra lontana da tutti orgogliosa ed onesta:

e qualcuno a vedermi ho rubato alla sciocca mondana gioia dei molti

ANTIGONE

Antigone: figlia di Edipo, si scontrò con il nuovo re di Tebe Creonte, che le aveva proibito di seppellire le spoglie del fratello, destinate al pasto dei cani perché considerato traditore della patria. Antigone si ribellò al divieto e fu per questo sepolta viva. La sua morte determinò la rovina di Creonte, il quale perse prima il figlio, fidanzato di Antigone, poi la moglie, entrambi suicidi. Il re, così punito, non potè che darsi la morte.

* Contrazioni

Non cercarmi tra i petali del perdono piango solo finché il tempo non ritorni nel suo cuore

Mi velava di profumi

il persiano che hai ucciso la sua barba accarezzava

i miei sacri pleniluni

Ora, la sua mano scura e grande

è fredda, molta porpora ha versato

il suo corpo di guerriero, da molto attendevo la tua spada di soldato:

proprio qui, dentro al cuore

UN TRADITORE GRECO

L’INFATUAZIONE

* Vanità

Sibilla, se avessi con me le candide rose dei dolci Campi Elisi saprei renderti la sposa che sognavi, un tempo:

ti ricordi tra le foglie d’Amaranto quelle mura bianche, levigate dalle mani?

Ma hai scelto il metallo per la tua vanità:

una statua volevi t’uccidesse il desiderio dentro al cuore della tua oscurità.

ANONIMO D'AMARO

Sibilla: nome di veggente della mitologia greco-romana, nota per le profezie oscure.

Campi Elisi: un luogo paradisiaco, destinato alle anime dei mortali cari agli Dei.

Amaranto: pianta “che non appassisce”.

* Fobia

Ti sorrido mostro

come si conviene

quando si ha paura

di

un essere indifeso

Mi

diceva Egeo

che

sei orrendo

ed

ora che ti porto

la

morte del tuo tempo

Ti

sorrido, mostro

come si conviene:

è facile valersi su

voi scherzi di natura

TESEO

Egeo: mitico re di Atene, padre di Teseo. Prima che questo partisse per l'impresa contro il Minotauro, chiese che al ritorno fossero issate vele bianche nel caso in cui il mostro fosse stato sconfitto, nere se il figlio fosse morto. Al ritorno, Teseo dimenticò la promessa; alla vista delle vele nere, Egeo, credendo il figlio morto, si gettò in mare.

* Odio

Io indifesa? Io mostro? Tu assassino dei miei sacri presagi Tu cagna spudorata Tu eco delle mie funebri imprecazioni! Io povero pazzo, ingannato dal greco - maledetto sia ovunque scampi - ti ritrovo negli occhi di morte tutto il gusto del mio tradimento:

La famiglia sterminata paghi pegno al mio dolore:

come un tempo, così adesso

MEDEA

Medea: maga originaria della Colchide. Per amore di Giasone, tradì la famiglia, uccise il fratello e lasciò la patria. Seguì l'eroe fino a Corinto, dove questo la ripudiò per la principessa della città. Si vendicò uccidendo la rivale, il re padre e i figli avuti da Giasone.

* Dolore

Oggi ho conosciuto mia figlia non la vedevo da sette millenni Sono invecchiate in fretta

le

piccole chiome morbide

le

ginocchia scherzose

e

il sorriso d’infanzia

Eppure nell’ansia

di oggi sento

il cadere di

un passero morto

Che mi succede?

Il polline di questi

fiori

m’intossica di

paure

pallide…

Demetra: vedi * Aids

DEMETRA

* Separazione

Odisseo è ripartito per me non è nessuno patetica esperienza è la vita

Se sapesse sua moglie ciò che solo queste stelle sanno dire, senza far parola alcuna…

Luna traditrice promettevi tanto ma non mi hai mantenuto mai nulla…

Rimango con le polveri d’incenso: ed i ricordi miei già sfumano nel tempo

CIRCE

Circe: vedi * FrescaTerra

* Illusione

Edipo è punito ed i suoi bulbi non conoscono più le luci della nostra saggezza

Non sono papessa di verità inesistenti, insensate indagini conducono a sventura:

Fasullo dissimulare la nostra umanità nella ricerca di un’assoluta verità

IL CORO

Edipo: diventato re di Tebe, sposata la regina Giocasta, si impegnò a scoprire l'assassino del vecchio sovrano, Laio. La verità fu tremenda: non solo proprio Edipo aveva ucciso Laio, prendendolo per un forestiero, ma quest'ultimo ne era il vero padre. Compreso di aver anche commesso incesto, essendosi unito a Giocasta, sua vera madre, Edipo, straziato, si accecò e partì in esilio.

* Arroganza

Dal momento che mi servi mia piccola Aracne opportunismo ti tenga in vita:

Ago e filo non ti dissero che senza la mia spinta saresti restata il nulla che sei?

ATENA

Aracne: vedi * Meritocrazia

* Oriente

Sorelle dei mondi d’inverno dei palazzi di smeraldo

e di granito

colombe di paesi lontani

uccelli di fiumi sorelle dei mari

Venga la purpurea falce

e

si riprenda

i

vostri tesori

E

se morte v’attende

non c’è premio per

i cuori rotti

dalla vostra mano

Inferno attende la cenere:

tra le coppe d’argento

e le selle dorate

lasciate che il canto vi distolga

la mano.

UNA SORELLA

* Stretta del destino

Oggi ho scelto il tuo passato:

m’avessi velato

avresti capito

ciò che vuoi scoprire

L’angelo della morte

mi

chiude la terra

sul

capo corvino:

e i riverberi, temporali rilasci delle nostre esistenze si stemperano con me,

sottoterra

ALCESTI

Alcesti: moglie di Admeto. Quando per questo giunse l'ultima ora, il dio Apollo, che ne era amico, ottenne dalle Moire, divinità del destino umano, che l'uomo fosse risparmiato in cambio del sacrificio di un'altra vita. Admeto si rivolse ai genitori e agli amici, ma nessuno accettò lo scambio. Fu la moglie Alcesti, sacrificandosi senza esitazione, a salvare la vita del coniuge.

* Caduta

Vent’anni son passati Sei mesi sono scesi Ed ora vestiti di vedovanza:

è caduta la tua anima velata di pietà nell’orrore del tuo cuore, nell’irrazionalità delle ultime tue ore.

Ade: vedi * Aids

ADE

LA MANIA

Riverberi

*

Guarda nel metallo Guarda che t’osserva la fine del tuo tempo mio orrido persiano Ci pensavi in battaglia? Era gloria il sangue dalla testa del nemico?

Ora la tua testa non ha occhi a vomitarmi verità dal mondo delle ombre

**

Fa male abbastanza da gridare troppo per resistere l’orrore del tempo nella quotidianità le ombre che reprimo quando vedo il popolo di sordi che non sa sentirmi che non può ascoltarmi…

Fosse anche qui ed ora io farei una pazzia:

scoppierei a piangere di paura

***

Fermate la pazzia del mio sangue dal buco del mio cuore

Sono solo una carcassa violentata dal tempo ucciso e rivoltato, fatto a pezzi,

lentamente

Temporali

*

Sono ultimi atti del pensiero un vuoto fluire dai miei occhi

E spengono gli altri le luci nelle stanze mentre veglio senza voci la mia fine

Presagivo fosse simile la morte del mio tempo, non pensavo

che il dolore mi scucisse

così in fretta

**

L’ho rivista la sposa morente:

parlava col diavolo

L’ho rivista riflessa negli specchi, tra queste clessidre

Piangerei se potessi:

ma ogni mio movimento sarà tacito cedere alle leggi del mio tempo

Volerò contro il tempo:

e con ogni mio silenzio darò tacita aggressione al divenire

***

Scioglimi le catene della nostra convinzione di benessere perpetuo

Ai borghesi non piace la morte come se pudica non giungesse senza invito

La stoltezza della foglia è di credere che il vento venga a prender la compagna

La stoltezza dell’umano è non credere che il tempo faccia scorrere nel cuore granelli, non sangue.

Rilasci

*

Oltrepassa le età che il cielo e la terra ti hanno partorito (sto parlando al me stesso di tre anni fa) o di nove anni a venire, perché non mi hanno detto che il tempo passa così in fretta; perché i sensi mi ingannavano perché chiedi se il sole si spegne se la torre crollerà se io muoio?

Attualizzare concetti scivolosi è fonte di pericolo mentale:

e i mondani passeggeri del mio treno mi daranno del pazzo, se mi colgono in fallo

Ho chiamato le Moire ieri, erano in ferie, faranno tardi, suppongo; non credi sia meglio contare gli anni a partire dal tuo destino?

**

Volentieri instauro dialoghi con la parte più scoscesa dell’essere che è il non essere

Volentieri perché oggi il telefono non squilla

la sveglia non suona

e mia madre non mi chiama

E le nuvole tornano

rapide d’inverno a svegliarmi nuovamente in primavera

Di’ alla mia bestialità di stare in pace per oggi che aprile dà alla testa:

non sono in vena di procreare, né di partorire sessualità scomposte

Ti piace la mia penna libera? Per oggi tutto mi concedo perché domani… …vado in ferie con le Moire

***

Volontà di camminare scuotendo il capo da capo a capo della matassa:

se adesso entrassi in chiesa mi coprirei di vedovanza non trovi?

E il nero non mi piace, neanche al tempo piace; e mentre tutti entrano in chiesa

scendo giù al fiume a fare quattro tiri coi ragazzi:

chi mi toglierà questi quattro momenti?

Dipende da che tiri

E comunque, mentre instauro dialoghi invitanti con la spiaggia più scoscesa sul fiume dei secondi, mentre chiamo le Moire e mentre specchio i miei volti nelle placide acque dei miei anni

sono vecchio, e ne sorrido.

LA FUGA

Crono

<<Timidi Tremiti Ruzzoliamo via di qui, amore mio Libero caos in libero stato Varietà di cose rosse per te Ridere Vivere; Banalità cercare nei teschi Le candele della vita:>>

Anonimo D'Amaro

Crono

<<propriamente umano>>

<<Ora spente Ora accese Ora ceda La resistenza:

Magniloquenza >>

Anonimo D'Amaro

<<non dire ad Ade che fuggiamo>>

Crono

<<Vanità delle imposizioni Filari troppo alti Nudità scoscese Verità apprese È la vita, amore mio.>>

Anonimo D'Amaro

<<Ora vedo freddo Ora toccami tra le Tende di Giuditta Mio Oloferne Ora scendi dal tuo trono di lancette, Mio signore:>>

non dire ad Ade che ti amo,

Crono.

CHIAVE

Ci

insegnano che la storia è progresso, eppure

la

natura umana non sembra cambiare. Nel

tentativo di isolare il filo conduttore della storia dell'uomo, provo a riportare in vita diverse maschere tragiche e mitologiche, manifestazioni di una sensibilità artistica lontana millenni dalla mia. Sperimentando le verità di questi personaggi, la ricerca non ha esito sorprendente: ciò che fonda qualunque esperienza umana è sempre lo stesso, terribile amore nei confronti del tempo.

Ecco spiegato il percorso de La Dilatazione del Tempo. Si comincia con un iniziale RIFIUTO, durante il quale l'essere mortale, proiettato com'è nell'apparente infinito della propria quotidianità, comincia a scontrarsi con lo scorrere del tempo. Provato dall'evidente finitezza della carnalità, il mortale non sa più nascondere l'INFATUAZIONE verso la vita. Lo shock improvviso prodotto dalla vivida, consapevole esperienza dell'idea della morte sprofonda la

voce narrante in uno stato di apatia isterica, una vera e propria MANIA, durante la quale

i pensieri si polverizzano. L'unica via di FUGA, che conclude il lavoro, è una

tragica, preventiva elaborazione del proprio lutto, una bizzarra dichiarazione d'amore per

il tempo che ancora rimane.