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INTRODUZIONE

Alessandro Manzoni inizia a scrivere I Promessi Sposi il 24 aprile


1821, mentre si trova con la famiglia nella villa di Brusuglio,
immersa nella campagna, a pochi chilometri da Milano.
Sono tempi difficili: in citt la polizia austriaca sta arrestando, uno a
uno, i patrioti affiliati alla societ segreta della Carboneria. Egli ha
con s alcuni libri: le Storie milanesi di Giuseppe Ripamonti e un
saggio di Melchiorre Gioia dove legge il passo di una grida .
Questultima era una legge emanata dal Governatore di Milano,
(chiamata cos perch veniva gridata nelle strade da pubblici
ufficiali,al fine di informare i cittadini, spesso analfabeti del
Seicento),che commina pene severe a chi impedisca la celebrazione
di un matrimonio.
Nell'arco di quaranta giorni Manzoni stende di getto l'Introduzione e
i primi due capitoli del romanzo.
Sono anni di lavoro intenso,tuttavia fu il periodo pi felice della sua
vita: l'unico, forse, felice ch'egli conobbe. Era incuriosito e divertito
da quello che raccontava, e per la prima volta scopr la gioia di
proporre avventure, di sciogliere intrighi, di giocare con i fatti.
Manzoni nel suo romanzo capisce che n la lirica civile n il teatro,
soddisfano quel bisogno di comunicare "ad ampio raggio" che una
sua aspirazione profonda. Il romanzo si presenta al largo pubblico
con un linguaggio pi semplice, una narrazione avvincente,
personaggi verosimili per le loro umanissime reazioni. Egli grazie ad
un soggiorno parigino, conosce le opere dello scozzese Walter
Scott:tra cui il romanzo Ivanhoe, impostato sulla contrapposizione di
buoni perseguitati e di cattivi persecutori, i quali troveranno il
giusto castigo.

Il problema della lingua


I Promessi Sposi ebbero tre stesure. La prima fu compiuta nel
1821-1823 e aveva come titolo Fermo e Lucia. Insoddisfatto della
sua opera, Manzoni la rielabor profondamente per ragioni
artistiche. Lui voleva una lingua chiara, semplice, accessibile a tutti
e nel 1827 la pubblic con il nuovo titolo I Sposi Promessi . Ma
lautore non era contento neppure di questa seconda stesura,
soprattutto per quanto riguardava la lingua che gli appariva
cosparsa qua e l di parole antiche o lombarde. Si ebbe cos la terza

ed ultima edizione pubblicata a dispense tra il 1840-42. Alessandro


Manzoni affront la questione in un primo tempo per ragioni
artistiche e religiose, e poi per ragioni civili e patriottiche.
Accingendosi a scrivere i Promessi Sposi, si pose subito il problema
di una forma espressiva che fosse in armonia con la sua poetica,
facendo dellopera darte un mezzo di elevazione morale, per cui
esigeva luso di una lingua chiara, semplice, facile, accessibile a
tutti. Le ragioni civili e patriottiche subentrarono in un secondo
momento, quando fu necessario pensare ad una lingua comune,
unica ed unificante, che favorisse lunit spirituale degli Italiani.
Considerando la lingua scritta degli Italiani, egli notava che essa era
antiquata, dotta, retorica, aulica, difficile e incomprensibile per i
meno colti. Lo scrittore era perci condannato ad una drastica
scelta: ad usare una lingua vicina a quella parlata, per essere
vivace e moderno, rischiando per di dare unimpronta troppo
dialettale alla sua opera, oppure usare la lingua letteraria della
tradizione, col rischio di vedere la propria opera compresa si dai
dotti delle varie regioni italiane, ma naturalmente ignorata dal
popolo. Occorreva
una lingua che fosse nello stesso tempo
moderna ed unitaria: per essere moderna, era inevitabile che fosse
una lingua parlata; per essere unitaria era opportuno scegliere e
avere come modello una particolare lingua gi ampiamente diffusa
in Italia. Per cui lunica scelta possibile ricadeva sul fiorentino: ma
non quello scritto della tradizione letteraria, bens quello parlato
dalle persone colte di Firenze, nei bisogni della vita quotidiana.
Manzoni mise in pratica la sua teoria con intelligenza e
moderazione accogliendo nella sua prosa anche termini non
fiorentini, ma ricavati dalla tradizione culturale italiana e straniera.
Senza dubbio la scelta della lingua fiorentina fu dovuta al fatto che
essa era stata usata da grandi poeti come Dante, Petrarca e
Boccaccio e quindi la lingua pi adatta per un romanzo che Manzoni
voleva rivolgere non ad un gruppo ristretto di persone ma ad un
pubblico che fosse il pi vasto possibile. Ma al suo apparire, la
teoria manzoniana non fu compresa pienamente da tutti, per alcuni
era considerata grezza, mentre agli studiosi moderni apparsa
angusta.

Fermo e Lucia

La prima stesura dei Promessi Sposi molto diversa dall'edizione


definitiva, che vedr la luce quasi vent'anni dopo, nel 1840.
L'autore, nell'arco di due anni scrive il romanzo in quattro tomi,
intitolandolo provvisoriamente Fermo e Lucia, dal nome dei
protagonisti. La composizione inizia nel 1821 e termina nel 1823,

con alcune interruzioni. Oltre ai romanzi che circolano in quegli anni


e che vengono pubblicati intorno al 1820, come quello di Walter
Scott, il Manzoni attinge alle cronache e alle opere di storiografia
del Seicento. La novit che balza subito all'occhio il fatto che sono
protagonisti personaggi di origine umile e l'ambientazione di tipo
rurale. Niente cavalieri n damigelle, tornei, imboscate e duelli
all'ultimo sangue, ma solo situazioni che, trasposte in epoche
diverse, potrebbero vedere coinvolto chiunque. Certo non mancano
vicende eccezionali, come la peste, la guerra, il rapimento della
protagonista, una clamorosa conversione: tuttavia Manzoni le
presenta con estrema verosimiglianza. lo scrittore pensa che la
letteratura, per avere carattere educativo, non pu rinunciare a
proporsi come momento di conoscenza e stimolo alla riflessione;
perci deve prospettare personaggi, vicende, situazioni,
considerazioni, scene, dialoghi e soliloqui in cui il lettore si possa
riconoscere. La concezione cristiana del Manzoni e la sua opinione
che la storia sia fatta dalla gente comune, dalla massa popolare,
piuttosto che dalle lites al potere. Naturalmente si tratta di una
narrazione, nella quale una vicenda d'amore inserita in un
contesto illustrato con precisione e sul quale l'autore si documenta
con cura puntigliosa. A questo punto torniamo ancora una volta al
felice binomio di verit e fantasia che d al romanzo realismo e
universalit.
L'ambientazione rigorosamente studiata e i tipi umani scelti
dall'autore rimandano alla realt. I protagonisti non sono creature
eccezionali, ma gente semplice come se ne trova ovunque e in ogni
epoca. I personaggi "storici", ossia quelli ricavati dalle cronache,
sono riprodotti senza che mai siano falsate (o "romanzate") le fonti
storiche, ma proprio questi personaggi acquistano una suggestione
straordinaria quando l'autore cerca di illuminare la loro psicologia e
immagina ci che le cronache non possono dire, ossia il loro
dramma interiore, il fastello di irrequietezze, di paure, di
contraddizioni, le riflessioni, i compromessi che li portano a scelte e
decisioni sofferte. L'autore li ricostruisce dall'interno, inventa il
processo spirituale che li ha resi quelli che tramandano gli storici.
Per questa operazione letteraria deve fare appello alla sua arte
poetica, alla sua sensibilit, e anche alla sua esperienza personale:
chi potrebbe negare che, per ricostruire la faticosa conversione
dell'innominato, Manzoni non abbia ripensato alla "sua"
conversione? Nel secolo della dominazione spagnola sul Milanese,
egli ravvisa molte analogie con il suo tempo, in cui la Lombardia
sottomessa agli Austriaci e ancora compaiono prevaricazioni e
violenze. Come a quei tempi gli umili erano in bala delle forze

politiche, cos ora i diritti dei cittadini sono violati e le loro giuste
esigenze di libert sono soffocate. La vicenda ambientata nel
territorio del Ducato di Milano e dura per due anni, dal 1628 al
1630. Protagonisti sono due giovani borghigiani che non possono
sposarsi perch il signorotto della zona si incapricciato della
promessa sposa. Dopo lunghe peripezie le nozze vengono
celebrate. Il romanzo non soddisfa affatto l'autore che lo d in
lettura agli amici Visconti e Fauriel. Quest'ultimo gli suggerisce
alcuni tagli sostanziali, per modificare una struttura poco
equilibrata, in alcune parti prolissa e fuorviante. A questo punto,
per, l'autore comprende che non si tratta soltanto di scrivere una
bella storia capitata in passato: sente dentro di s l'urgenza di
trasmettere un messaggio universale e di dare alla sua opera quella
funzione educativa, gi obiettivo dei suoi capolavori precedenti.
Occorre, quindi, guadagnare in sobriet e chiarezza, dando ai
personaggi quel carattere particolare che consente di farsi
portavoce di un'esperienza di vita.

Dal Fermo e Lucia ai Promessi Sposi


Le vicende dei due personaggi storici per eccellenza( perch sono il
frutto di una pignola consultazione delle cronache del tempo),ossia
l'innominato e la monaca di Monza ,sono sfumate e ridotte. Di
queste figure il lettore non conosce tutti gli antefatti,ma soltanto le
notizie fondamentali:in compenso approfondito lo scandaglio
psicologico,a tutto vantaggio della poeticit e suggestione della loro
personalit. Per ne deriva un grosso inconveniente:quando, dopo
pagine e pagine,ricompare il povero Fermo,che poi il
protagonista,sembra quasi un intruso piovuto non si sa da dove. A
ci si aggiunge,come osservano gli amici di Manzoni,che emerge un
eccessivo compiacimento per gli aspetti truculenti,torbidi,violenti
dei personaggi. Per esempio l'autore illustra con esagerato realismo
l'agguato del Conte sul sagrato della chiesa,oppure si dilunga nel
descrivere l'assassinio di quella monaca si rende complice tra le
mura del convento. Tacendo i torbidi retroscena della monaca e
lasciando intuire solamente il passato dell'innominato,il romanzo
acquista maggiore eleganza e omogeneit stilistica,mentre i
personaggi risultano pi misteriosi,interiormente
ricchi,sfaccettati,verosimili e forti di un'incredibile capacit di
ricreare la suspense. Nel Fermo e Lucia, infatti , egli scosso da una
vera passione per la ragazza e vive una tremenda crisi di gelosia
nei confronti di Fermo. La sua persecuzione, in fondo, nasce da un

sentimento che potrebbe, se non giustificarla, renderla


umanamente comprensibile. Nella redazione successiva, invece, gli
ostacoli che frappone alle nozze nascono da una futile scommessa
stipulata con il cugino Attilio, superficiale e prepotente come lui.
I Promessi Sposi, senza ombra di dubbio, il romanzo pi famoso
della letteratura italiana.
Questo nome per lo prese solo nella seconda edizione del 1827
anno in cui il libro con una seconda edizione dell'opera (la
Ventisettana) ebbe un successo strepitoso. In meno di venti giorni
se ne vendettero seicento copie. Tra la prima e la seconda stesura
c' una notevole differenza. Nella prima possibile estrapolare una
concezione della vita totalmente pessimistica,mentre nella seconda
il pessimismo mitigato dalla fede nella Provvidenza e nella
giustizia di DIO. Nello stesso anno,il 1827,si rec, pertanto,a Firenze
a risciacquare i cenci in Arno e sottopose il suo romanzo ad
un'accurata revisione linguistica sul modello del fiorentino.

Edizione definitiva

A Firenze allora, giovandosi dei suggerimenti del Niccolini ,del


Giusti, di Ersilia Luti istitutrice delle sue figlie, e di altri letterati,
inizi quell'ampio lavoro di revisione che dur per quindici anni. Tra
il 1840 e il 1842 , dopo quindici anni di lavoro , Manzoni pubblic la
terza ed ultima edizione dei I Promessi Sposi la cosiddetta
quarantana , quella studiata oggi nelle scuole. Le moderne edizioni ,
per , privano i lettori di uno strumento essenziale alla
composizione del testo. Oggi sfugge anche ai pi colti fruitori dell
opera di Manzoni che uno dei nodi principali dei I Promessi Sposi
consiste proprio nel rapporto che intercorre fra lettera e immagine.
Con la terza edizione , Manzoni , volendo proteggere la propria
opera dalle copie contraffatte , non ancora tutelata dalle leggi , si
propose di dar fuori un edizione arricchita da illustrazioni non facili
da contraffare. Per disegnare le vignette , con le quali voleva
rendere pi vendibile , rispetto alla concorrenza , la sua edizione , il
Manzoni pens dapprima all Hayez , pittore italiano , massimo
esponente del romanticismo italiano , che per dopo alcune prove
declin; si accord infine con il piemontese Francesco Gonin ,
pioniere della litografia in Italia. Il Manzoni avrebbe introdotto altre
correzioni fino a creare 180 versioni che formano il Tesoro
Manzoniano . Ma la fiducia nell illustrazione come ostacolo alla
concorrenza doveva rivelarsi eccessiva: gi dopo la pubblicazione
del manifesto , uno stampatore di Napoli annunciava la propria
edizione , parallela a quella dell autore ed egualmente ornata con
le vignette originali seguito da altro editore che dopo aver

sottoscritto un numero di copie rivelante conformavano ordinazioni


inferiori. Quindi Manzoni si trov a sostenere forti spese , che gli
causarono una grave perdita finanziaria.

GIANSENISMO
Il giansenismo una dottrina teologica elaborata nel XVII secolo da
Giansenio,vescovo olandese, il quale ritenne che luomo corrotto e
quindi destinato a fare il male,e che,senza la grazia di Dio,luomo
non pu fare altro che peccare e disobbedire alla sua volont. Con
ci, Giansenio intese ricodurre il cattolicesimo a quella che riteneva
la dottrina originaria di Agostino dIppona,contrapponendosi alla
morale ecclesiastica allora corrente,cio quella gesuitica,che
concepiva la salvezza come sempre possibile per luomo dotato di
buona volont,cos comera stato fissato dal gesuita spagnolo Luis
de Molina,padre del cosiddetto molinismo. Tale dottrina fu
condannata come eretica dalla Chiesa cattolica prima da un decreto
del SantUffizio del 1641,poi con molti documenti fra cui la bolla In
eminenti di papa Urbano VIII del 1642,con la bolla di papa
Innocenza X Cum Occasione,del 1653 in cui furono raccolte cinque
proposizioni ritenute riassuntive del libro di Giansenio
Augustinus,ma che i giansenisti ritenevano non corrispondenti in
realt col suo pensiero. La risposta cattolica a tale dottrina e
spiritualit venne anche con il culto del Sacro Cuore di Ges,il quale
riport lattenzione dei cristiani sullimportanza dellumanit di
Cristo e sulla misericordia del Signore. Tale culto giunse alla sua
forma attuale grazie a santa Margherita Maria Alacoque, monaca di
clausura francese negli anni a partire dal 1673,la quale support le
proprie indicazioni su questa devozione testimoniando alcune
apparizioni di Cristo. Il giansenismo finora citato prende il nome di
giansenismo dogmatico. Vi anche il giansenismo morale,ovvero,la
diretta conseguenza del giansenismo dogmatico:di fronte ad un Dio
arbitro assoluto della nostra sorte,latteggiamento pi spontaneo
non lamore,ma il timore,da cui una morale austera e rigorosa.
Infine vi il giansenismo disciplinare per il quale la Chiesa
adultera e infedele;viene svalutato in genere anche lautorit del
papa per aumentare quella del vescovi e dei parroci: alla Chiesa
intera che viene attribuita linfallibilt, e non solo al pontefice. La
dottrina del giansenismo fu subito condannata dalla Chiesa,anche
se rimase in voga presso gli intellettuali francesi. Ebbe grande
influenza su Manzoni,che frequent per molto tempo i giansenisti.