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VOL.

XLV-XLVI

2004 e 2005

ATTI
del

Sodalizio Glottologico
Milanese

MILANO

2007

(omissis)

E. SCARPANTI, Alcune annotazioni linguistiche in margine agli


Aenigmata di Simposio
Uno dei pi interessanti prodotti della letteratura tardo-antica
senzaltro rappresentato dalla cosiddetta Anthologia Latina, unampia raccolta di composizioni poetiche di varia natura, una notevole
parte delle quali ci stata tramandata da un solo testimone manoscritto ed stata resa nota in epoca moderna dallumanista francese
Claude Saumaise, prendendo perci anche il nome di Anthologia
Salmasiana1. Sebbene la datazione di tale particolare silloge non sia
del tutto certa, tuttavia possibile ritenerla composta con buona probabilit in quel periodo di intensa rinascita dellattivit di produzione letteraria che si svilupp, verso la fine del regno vandalico (534
d.C.) o poco tempo dopo quella data, nei centri culturali latini dellAfrica settentrionale. LAnthologia Salmasiana una raccolta assai
1. Testimone unico della Anthologia Salmasiana il ms. Parisinus lat. 10318.

varia, comprendendo centoni virgiliani, complessi ed elaborati distici, numerosi epigrammi ed ancora molti altri testi poetici. In alcune
composizioni possibile rintracciare in filigrana unispirazione cristiana, pur trasfigurata da una facies essenzialmente classicheggiante, mentre in altre non mancano spunti e argomenti pi tradizionali e
talvolta copiose concessioni a un tono decisamente satirico ed erotico. Allinterno dellampia messe di materiale dellAnthologia Salmasiana spicca, in particolare, una raccolta di cento indovinelli costituiti da tre esametri ciascuno, i quali sono generalmente attribuiti
ad un autore non altrimenti noto, conosciuto con il nome di Simposio (o Sinfosio)2.
La composizione, piuttosto breve nel suo complesso, riveste tut
tavia una notevole importanza dal punto di vista letterario, grazie alla
grande diffusione che essa avr in ambiente monastico irlandese e
anglosassone, dove rappresenter di fatto una pressoch inesauribile
fonte di ispirazione per svariati imitatori, finendo per divenire il vero e proprio capostipite della tradizione letteraria medievale degli
aenigmata, ricca di numerose composizioni anonime o attribuite ad
autori come Aldelmo di Malmesbury (morto nel 709), Bonifacio, Tatuino ed altri ancora. Tale successo, inoltre, spiega bene il motivo per
cui gli Aenigmata di Simposio, a differenza di molti altri componimenti dellAnthologia latina, godettero di una ricchissima tradi-

2. M. Spallone, Symphosius o Symposius? Un problema di fonetica nellAnthologia Latina, Quaderni dellIstituto di Lingua e Letteratura Latina. Univ. di
Roma La Sapienza, IV (1982), pp. 41-48; M. Bergamin, Note a Sinfosio, Atti e memorie dellAccademia Nazionale Virgiliana, LII (1994), p. 37. Altre
notizie sul testo degli Aenigmata si possono trovare in Z. Pavlovskis, The
Riddlers Microcosm: from Symphosius to St. Boniface, Classica et Mediaevalia, XLI (1988), pp. 219-251; J. Pizarro Snchez, Estructura y tipologa de los
Aenigmata Symphosii, Cuadernos de Filologa Clsica. Estudios Latinos,
XVI (1999), pp. 239-246; K. Smolak, Symphosius, in R. Herzog-P.L. Schmidt
(hrsg.), Handbuch der lateinischen Literatur der Antike, V, Mnchen 1989, pp.
249-252; M.J. Muoz Jimnez, Algunos aspectos de los Aenigmata Symphosii.
Ttulo, autor y relacin con la Historia Regis Tyri, Emerita, LV (1987),
pp. 307-312; G. Polara, Fra metrica e critica del testo: note di lettura agli
enigmi di Sinfosio, in A. Roselli (a cura di), Filologia antica e moderna: due
giornate di studio su tradizione critica dei testi (Arcavata, 16-17 novembre
1995), Soveria Mannelli 1997, pp. 91-111; Idem, Aenigmata, in G. Cavallo-C.
Leonardi-E. Menest (a cura di), Lo spazio letterario del Medioevo. 1. Il Medioevo latino, I/2, Roma 1993, pp. 197-207.

zione manoscritta del tutto autonoma, con un notevole numero di testimoni sopravvissuti sino ai giorni nostri. Ledizione critica curata
nel 1968 dal Glorie3 cita infatti, a tale proposito, un totale di ben 25
manoscritti che riportano, in tutto o in parte, il testo degli Aenigmata
di Simposio. Nellambito di tale ricco insieme di testimoni, merita
ovviamente un posto particolare il gi citato codice Salmasiano (Parisinus lat. 10318), attribuito dagli editori alla seconda met dellVIII secolo. Pur non essendo possibile entrare in questa occasione
nel merito della tradizione testuale, si noti tuttavia almeno come la
quasi totalit dei manoscritti riporti per intero (o con minime omissioni) gli enigmi compresi nella raccolta, mentre assai spesso il testo
dei singoli enigmi appare con numerose varianti, anche significative, nei vari codici, cosicch le stesse edizioni critiche moderne discordano frequentemente nelladozione di questa o quella variante e
abbondano, di fatto, di ricostruzioni congetturali proposte dai singoli
editori4.
La figura dellautore dellopera per, a discapito di una cos notevole diffusione degli Aenigmata, ancora oggi quasi del tutto ignota
e sullo stesso nome di tale personaggio sono state avanzate svariate
ipotesi. In passato si tentato, per altro, di attribuire gli Anigmata
ad autori gi noti, fra i quali vale la pena citare Lattanzio e Lucano,
mentre a partire dalle edizioni critiche della met del XIX secolo si
dato maggior credito alle indicazioni dei singoli testimoni manoscritti, che riportano nella grande maggioranza dei casi il nome
Symphosius, ovvero, con varianti grafiche non sostanziali, Simphosius; il solo Parisinus lat. 10318, poi, testimonia insieme le forme
Symfosius (nellincipit) e Sinfosius (explicit). A partire dallautorevole edizione critica curata dal Riese, nel primo volume dellAnthologia latina, la forma Symphosius ricevette una consacrazione ufficiale e pressoch definitiva e venne, conseguentemente, adottata
dalle successive edizioni e dagli studi apparsi in seguito5. In un acutissimo articolo apparso nel 1982, tuttavia, Maddalena Spallone ha

3. F. Glorie, Aenigmata Symphosii, in Corpus Christianorum. Series Latina (=


CCL), CXXXIII/A, Turnholti 1968.
4. La tradizione testuale ricostruita con precisione da Glorie, op. cit., pp. 611723.
5. A. Riese, Symphosii Scholastici Aenigmata, in Anthologia Latina, I, Lipsiae
1869 (18942), n. 286, pp. 221-246.

proposto di rivalutare la testimonianza dei mss. Parisinus lat. 4808 e


Vaticanus Barb. lat. 721, che riportano rispettivamente le forme
Simposius e Symposius per il nome dellautore dellopera in questione. Basandosi su numerosi confronti epigrafici, che testimoniano
quasi esclusivamente lesistenza dellantroponimo Symposius, nelle
sue varie forme, contro il concorrente Symphosius, la studiosa propone dunque di ricostruire il nome dellautore come Symposius6.
Maria Teresa Vitale ha successivamente suggerito, a tale proposito,
di interpretare questo nome come un esempio di nomen signum, particolarmente adatto alla tipologia ed al contesto della composizione
che giunta sino a noi7. In questo breve intervento, dunque, adotter
la forma Symposius (it. Simposio), pur nella convinzione che la questione non sia definitivamente risolta, almeno sino alla scoperta di
ulteriori notizie su questo autore, e che tale forma non possa sostituire del tutto la variante, per cos dire vulgata e maggiormente diffusa, di Symphosius (it. Sinfosio).
Per quanto concerne invece la datazione degli Aenigmata, non ci
sono a tuttoggi motivi particolari per discostarsi dallopinione che
fu gi del Riese, per cui lopera andrebbe considerata coeva alla
maggior parte degli altri componimenti dellAnthologia latina, e
dunque ascritta alla fine del V secolo d.C. o allinizio del secolo successivo.
Sebbene ancora oggi manchi un commento completo e puntuale
agli Aenigmata di Simposio, va detto che tale testo indubbiamente
meriterebbe notevoli attenzioni sia dal punto di vista filologico sia da
quello pi specificamente linguistico8. Non certo questa la sede per
un esame, per quanto sintetico, dei singoli enigmi, ma credo che si

6. Spallone, art. cit., pp. 41 ss.; la proposta accettata anche da Bergamin, art.
cit., p. 37. Per un ulteriore intervento in tal senso, cfr. R. Merkelbach, Zwei Gespensternamen: Aelafius und Symphosius, Zeitschrift fr Papyrologie und
Epigraphik, LI (1983), pp. 228 ss.
7. M.T. Vitale, Gli enigmi di Simposio e le citazioni dei grammatici, Studi e
ricerche dellIstituto di Civilt Classica, Cristiana e Medievale. Univ. di Genova, VII (1986), pp. 201-217.
8. Commenti parziali ad alcuni enigmi, ma comunque assai puntuali ed utili
anche per linquadramento generale del testo, si leggono in alcuni recenti
contributi; tra questi, si vedano in particolare: Bergamin, art. cit., pp. 37-68; Polara, op. cit., pp. 91-111; T.J. Leary, Symphosius 80: A Bell of Brass, The Classical Quarterly 52/2 (2002), pp. 634-635.

possa ugualmente cercare di analizzare almeno uno di essi, mostrandone i motivi di interesse. In particolare, vorrei in questa occasione
richiamare lattenzione su un enigma che non stato ancora oggetto
di studio particolareggiato e che, invece, si rivelato notevolmente
interessante sul piano linguistico. Il testo il seguente (en. 42):
Tota uocor graece, sed non sum tota latine.
Ante tamen mediam cauponis scripta tabernam
in terra nascor, lympha lauor, unguor oliuo9.

La soluzione dellenigma va cercata anzi tutto nella sua posizione


nello schema generale della raccolta di Simposio, che ordinata generalmente secondo una precisa successione tematica: il carme, infatti, si apre con un enigma dedicato allo stilo dellamanuense, per
poi elencare elementi ed eventi naturali (acqua, fuoco, fiume, pioggia, ghiaccio, neve), esseri animati (vipera, ragno, tartaruga, formica, mosca, topo e cos via sino alla fenice, la tigre ed il centauro) e
rappresentanti del regno vegetale (papavero, malva, rosa, viola,
ecc.). Si anche proposto, per altro, di interpretare la successione tematica come il riferimento, visivo e mnemonico insieme, a determinati racconti tenuti in una cena comune e alle stesse pietanze che venivano servite in tavola10. Comunque sia, a questo punto del testo
che si inserisce lenigma 42, ed effettivamente dal verso 3 si deduce
che lautore si sta riferendo ad un vegetale commestibile, una verdura che si sviluppa nel terreno, viene poi lavata con acqua ed infine
consumata dopo laggiunta di olio per condimento: in terra nascor,
lympha lauor, unguor oliuo. Lindizio decisivo, tuttavia, viene dal
primo verso del componimento, che recita tota uocor graece, sed
non sum tota latine.
Occorre a questo punto precisare come il meccanismo essenziale
di buona parte degli enigmi di Simposio, necessario alla loro comprensione, sia il paradosso, per il quale le definizioni di cui il lettore
pu servirsi per individuare la soluzione si presentano costantemente in apparente inconciliabile opposizione logica fra di loro11. Allo

9. Riporto il testo dalla gi citata edizione del Riese, cfr. supra n. 5; si veda comunque la recente edizione a cura di D.R. Shackleton Bailey, Symphosii Scholastici Aenigmata, in Anthologia latina, I/1, Stutgardiae 1982, pp. 202 ss.
10. Polara, art. cit., pp. 93 ss..
11. Per unanalisi in tal senso, cfr. Pavlovskis, art. cit., p. 224.

scioglimento dellenigma si giunge se, e solo se, si coglie la polisemia del lessema che funge da soluzione, al quale in questo modo si
possono applicare le varie definizioni apparentemente paradossali e
inconciliabili contenute nellenigma stesso. In questo caso la soluzione nella parola beta, che in latino ha appunto il doppio significato di verdura conosciuta come barbabietola (ovv. bietola, bieta)12
e, daltra parte, di seconda lettera dellalfabeto greco, perfettamente
omografa ed omofona nella trascrizione latina al precedente sostantivo. Cos, spiega il v. 1, la seconda lettera dellalfabeto detta beta
in greco, mentre in latino chiamata con un nome pi breve, ma
scritta sullinsegna di unosteria (v. 2) la stessa parola significa appunto barbabietola, ed in tal caso si coglie da terra, si lava in acqua ed infine si condisce con lolio di oliva (v. 3).
Credo che, al di l dellinteresse linguistico per la struttura logica
della raccolta di Simposio, questo particolare enigma rivesta una
speciale importanza, sin qui mai notata, dal punto di vista della linguistica storica del latino, sia in ambito fonetico che in quello lessicale. I tre brevi versi citati, infatti, portano un nuovo indizio utile alla soluzione di un problema ancora non del tutto chiarito, quello cio
del nome delle lettere dellalfabeto latino, ossia di come tali lettere
venissero pronunciate isolate, sillabando o, verosimilmente, nellinsegnamento e nellapprendimento dellalfabeto stesso. Il problema,
apparentemente banale, stato in realt affrontato soltanto di rado
dalla linguistica latina ed generalmente risolto in maniera piuttosto
cursoria anche in autorevoli trattazioni di grammatica storica e di fonetica latina. Generalmente, mentre per lepoca arcaica le ipotesi in
tal senso sono diverse e difficilmente dimostrabili con sicurezza, per
il periodo classico e per quello tardo antico le testimonianze sulla
pronuncia del nome delle lettere dellalfabeto latino sembrano essere pi sicure e gli studiosi tendono a postulare, in particolare, una
pronuncia del nome delle consonanti plosive realizzata facendo seguire il fonema in questione dalla vocale [e], ottenendo cos nel caso
della seconda lettera dellalfabeto la pronuncia [be]. Il problema di
questa ricostruzione , ovviamente, rappresentato dallestrema scarsit delle testimonianze dirette a proprio sostegno13.
12. Cfr. J. Andr, Lexique des termes de botanique en latin, Paris 1956, pp. 5354; M.G. Bruno, Il lessico agricolo latino, Amsterdam 19692, p. 225.
13
Sul problema del nome delle lettere dellalfabeto cfr. A.E. Gordon, The let-

In tal senso, lenigma 42 si dimostra oltremodo interessante, fornendoci alcuni utili indizi: in primo luogo, la pronuncia latina della
lettera pi breve di quella greca ed equivale ad una porzione di essa, dunque a [b] oppure a [be]: tota uocor graece, sed non sum tota
latine (v. 1); secondariamente, a mio avviso molto probabile che il
successivo verso del componimento contenga un nuovo paradosso
nascosto l dove dice: ante tamen mediam cauponis scripta tabernam (v. 2). Infatti, al significato letterale scritta in mezzo alla taverna delloste se ne pu aggiungere uno traslato, dove il mezzo
della tabernam localizzato graficamente tra le lettere <e> e <r>,
cosicch prima della met della taverna si trova proprio la sillaba
<be>. A complicare ancora il gioco, la sillaba iniziale della medesima parola <ta>, cio la sillaba mancante per completare, mediante
un semplice anagramma, la soluzione dellenigma e per passare dalla beta littera alla beta legumen.
Il testo dellenigma 42, bene notarlo, stato sottoposto a laboriosi tentativi di ricostruzione, come del resto buona parte degli Aenigmata di Simposio, data la variet delle testimonianze fornite dai
numerosi codici superstiti. In particolare, al v. 1 il ms. Parisinus lat.
10318 e un gruppo di quattro ulteriori testimoni, individuati ed adottati da Glorie nella sua edizione, riportano per due volte la lezione
beta al posto di tota14. Credo che in questo caso si possa, tuttavia,
seguire lopinione del Riese e, pi recentemente, di Shackleton Bailey nel preferire la lezione tota, per il semplice fatto che ladozione
di beta fornirebbe direttamente la soluzione dellenigma allinterno
del testo dellenigma stesso, cosa che non avrebbe alcun senso e che
naturalmente non avviene in nessun altro enigma dellintera raccolta. molto pi logico, dunque, pensare a tota come ad una lectio
difficilior e a beta come ad una variante erronea prodotta, in parte
della tradizione, dallinterferenza con la glossa marginale che forniva la soluzione di ogni singolo enigma. Per quanto riguarda poi il v.

ter names of the Latin alphabet, Berkeley 1973; altre trattazioni, meno ampie
della precedente, si possono reperire ad es. in W. Strzelecki, Die lateinischen
Buchstabennamen
und ihre Geschichte, Das Altertum, IV (1958), pp. 24-32;

dem, De litterarum latinarum nominibus, Wratislaviae 1948; A. Traina, Lalfabeto e la pronunzia del latino, Bologna 1957, p. 85.
14. Cfr. Glorie, op. cit.; i quattro mss., designati come famiglia da Glorie, sono Parisinus lat. 2773, Parisinus lat. 8088, Sangallensis 196 e Westmonasteriensis E 919.

2, esso compare in alcuni mss. come pauperibus semper proponor


namque tabernis. Rispetto a tale lezione, tuttavia, si adottata qui
ancora una volta quella del Riese (ante tamen mediam cauponis
scripta tabernam), ugualmente testimoniata da numerosi codici ed
inoltre estremamente pi adatta allo schema logico e formale ricorrente negli enigmi di Simposio15.
Il testo, come accade frequentemente anche negli altri enigmi,
fitto di ricordi di opere classiche, che dovevano ingenerare nel lettore, che andava con la memoria alla fonte, un indizio per la soluzione
dellenigma o, in altri casi, una falsa pista con il chiaro scopo di trarlo in inganno16. Lidea della barbabietola come legume povero ed
insipido se non propriamente condito, servito nelle osterie, richiama
ad esempio un epigramma di Marziale (ut sapiant fatuae, fabrorum
prandia, betae / o quam saepe petet uina piperque cocus)17 ed
insieme la plebeia beta di Persio18. La chiusura dellenigma, poi,
una vera e propria citazione letterale di Orazio19: unguor oliuo. Si
noti ancora come il gioco del paragone fra due termini omofoni, uno
greco e uno latino, compaia anche in un altro enigma della stessa
raccolta di Simposio, la cui soluzione , ovviamente, malum (en.
84)20:

15. La lezione pauperibus semper proponor namque tabernis accolta, con


varianti, tra gli altri da R.Th. Ohl, The Enygmas of Symposius, Philadelphia
1928 e Glorie, op. cit. ed testimoniata soprattutto dai mss. Parisinus lat.
10318, Parisinus lat. 2773, Westmonasteriensis E 919, Parisinus lat. 8319,
Parisinus lat. 8055; la lezione ante tamen mediam cauponis scripta tabernam
invece accolta dal Riese ed presente nei mss. Vaticanus Reg. lat. 1553, Sangallensis 273, Leidensis Voss. lat. qu. 106 e, come correzione aggiunta da una
seconda mano, nel codice Sangallensis 196.
16. Cfr. su questo Bergamin, art. cit., p. 40. Si pu ricordare, ad es., lenigma
54 (amus), alla cui soluzione si pu giungere solo se si recuperano i testi di riferimento citati da Simposio (Marziale IV, 56, 1; Lucrezio II, 426). L dove il
contesto manca del tutto, lenigma risulta particolarmente oscuro: il caso ad
es. degli enigmi 92, 93 e 94 in merito ai quali si vedano M. Charlotte, The Latin Riddle poets of the Middle Age, The Classical Journal, XLII (1947), pp.
357-360; Pavlovskis, art. cit., p. 221.
17. Mart. Ep. XIII, 10, 1-2.
18. Pers. Sat. 3, 114.
19. Hor. Serm. I, 6, 122-124.
20. Un ulteriore esempio di gioco paretimologico si trova nellen. 79 (scopa),
con la confusione fra il sostantivo mundus il mondo e laggettivo mundus

Nomen ouis Graece, contentio magna dearum,


fraus iuuenis iunctae, multarum cura sororum,
excidium Troiae, dum bella cruenta peregi.

strano, per, come sino ad oggi siano sfuggite anche agli osservatori pi attenti del testo di Simposio alcune possibili fonti dellen.
42 molto significative. Mi riferisco, in primo luogo, a un brano di
Columella, che presenta una vera e propria proposta paretimologica
relativa alla beta legumen, mostrando gi di conoscere il nostro caso
di omofonia21:
Nomine tum graio, ceu littera proxima primae,
pangitur in cera docti mucrone magistri;
sic et humo pingui ferratae cuspidis ictu
deprimitur folio uiridis, pede candida, beta.

In secondo luogo, merita grande attenzione un passo del Satyricon di Petronio, nel quale compare la figura del puer che illustra leggendo ad alta voce gli elaboratissimi premi destinati ai fortunati
ospiti di Trimalcione. Tra gli svariati giochi di parole, compare il seguente: Muraena et littera: murem cum rana alligatum fascemque betae accepit22. Il gioco fra littera e beta senzaltro lo stesso
che compare in Simposio. Ancora pi significativa, poi, risulta forse
la presenza dellesplicita allusione allomofonia delle due parole,
greca e latina, in un passo di santAgostino: beta uno eodemque sono apud graecos litterae, apud latinos holeris nomen est23. Questultima coincidenza piuttosto importante, specie nella prospettiva di
una recente proposta che tenderebbe ad evidenziare i rapporti tra
Simposio ed il Cristianesimo, giungendo alla condivisibile conclusione secondo la quale lautore degli Aenigmata, con ogni probabilit non personalmente cristiano, conosceva comunque assai bene alcuni contenuti importanti della fede cristiana e persino i particolari
degli scontri teologici, e non solo teologici, che funestarono il VI secolo intorno al problema della natura divina, opponendo cristiani di

pulito; in quel caso la situazione complicata da citazioni di classici, come


Virgilio (Georg. II, 173) e Ovidio (Met. I, 393).
21. Col. De re rustica X, 251.
22. Petr. Satyricon LVI.
23. Aug. Hipp. De doctrina christiana II, 24, 10.

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fede ortodossa ed ariani24. Si pu citare a tale proposito lenigma relativo al uinum conditum (en. 83 Riese), dove tres e unus danno luogo, mescolati, ad un solo elemento:
Tres olim fuimus qui nomine iungimur uno;
ex tribus est unus, et tres miscentur in uno;
quisque bonus per se: melior qui continet omnes.

Esso mostra ancora unimpressionante coincidenza con alcuni


passi di Agostino (De Trinitate 7, 4; 15, 3) e soprattutto con Apponio
(In canticum canticorum expositio 11, 20 ss.), che scrive: hoc est
enim uinum conditum, coeternae Trinitatis confessio. In secondo
luogo, si pu ricordare lenigma sul uinum in acetum conuersum
(en. 84 Riese), nel quale il primo verso sorprendentemente vicino
ad un passo di Ilario di Poitiers (De Trinitate 1, 35) e il v. 3 si ritrova quasi esattamente in un anonimo Libellus fidei (CC IX, 130, 50).
Anche questi dati, dunque, confermerebbero fortemente la collocazione di Simposio nel tardo regno vandalico dellAfrica settentrionale, dove la fede ariana degli invasori vandali si scontrava con
quella ortodossa delle antiche comunit locali25.
Il gioco di parole fra la lettera greca ed il legume avrebbe trovato
presto, per altro, un imitatore nellanonimo autore dei Versus de alphabeto, di incerta datazione ma certamente posteriori agli Aenigmata di Simposio, dai quali traggono spesso imitazione: Si me graece legas, uiridi tum nascor in horto26. Una menzione, infine, sarebbe
apparsa, verosimilmente non molti anni dopo il testo di Simposio,
nelle Etymologiae di Isidoro di Siviglia, tramandando inevitabilmente il ricordo del curioso caso di omofonia nei secoli a venire:
Beta apud nos holeris genus, apud Graecos littera27.
Si voluto dunque sin qui evidenziare come lanalisi di una minima porzione del testo di Simposio permetta forse, dal punto di vi-

24. Bergamin, art. cit., p. 57.


25. Unaccurata disamina dellintera questione si legge, fra laltro, nel gi citato Bergamin, art. cit., pp. 58-60.
26. F. Glorie, Versus cuiusdam Scoti de Alphabeto (ovvero Versus de nominibus litterarum), in CCL, CXXXIII/A, Turnholti 1968, pag. 730, cap. b, v.
6. Cfr. anche E. Baehrens, Poetae latini minores, V, Leipzig 1892, pp. 375378.
27. Isid. Etymologiae, XVII, 10, 15-16.

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sta linguistico, di gettare nuova luce sulla questione della pronuncia


del nome delle lettere dellalfabeto latino in et tardo-imperiale e come unauspicabile disamina dellintero testo degli Aenigmata possa
senzaltro fornire, sul piano pi prettamente filologico, ulteriori ed
utili notizie su Simposio stesso, sul quale ancora oggi le nostre conoscenze sono decisamente insoddisfacenti.

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