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TEORIE EVOLUZIONISTE E RAPPORTO

UOMO-NATURA
P. Rafael Pascual, L.C. (*)

Introduzione

e si vuole capire quale dovrebbe essere il rapporto adeguato tra


luomo e la natura, necessario cominciare prendendo la direzione giusta della ricerca. Oggi, a ragione, si messa in rilievo la
questione ambientale, come uno dei problemi fondamentali del nostro
tempo. Ma per trovare la via di uscita, bisogna chiarire bene quali sono i termini della questione in gioco, cio che cosa sia luomo, e quale
dovrebbe essere il suo rapporto con la natura. Per arrivare a questo,
bisogna seguire diversi percorsi, e suscitare un dialogo interdisciplinare, a ragione della complessit dellargomento. In questo contesto si
inserisce il nostro lavoro, come un contributo raggiunto da una prospettiva particolare ma, come vedremo, molto significativa, del modo
in cui si dovrebbe impostare tale rapporto uomo-natura.
A) Che cos levoluzione
Oggi si parla spesso di evoluzione in tanti ambiti. In quello pi
specifico della scienza, si pu capire levoluzione in un senso molto
generale, applicato ai fenomeni della natura nel suo insieme, non soltanto a quelli dei viventi, ma anche allo stesso universo. Si potrebbe
dire che questa concezione costituirebbe il nuovo modo di vedere il
mondo, da un punto di vista eminentemente dinamico, caratteristico

autore

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della scienza e della filosofia contemporanea, sebbene si possa concepire come una rivincita o riviviscenza della visione eraclitiana (secondo la quale tutto si trova in divenire), contrapposta a quella parmenidea (dove il divenire non esiste affatto, perch contrapposto allessere). Possiamo parlare anche di una mentalit evoluzionistica, come
uno dei caratteri dello spirito del tempo odierno: infatti, oggi tutto si
vuol vedere in questa chiave, che possiamo chiamare anche, in un certo senso, storicista.
Per illustrare questo, possiamo fare un elenco degli ambiti nei quali
si applica questa concezione della realt. Si parla oggi, per esempio,
dellevoluzione cosmologica (cos la teoria del Big Bang), dellevoluzione biologica (quella dei viventi, di cui tratteremo in questo lavoro),
dellevoluzione culturale e storica (le culture che si sono susseguite
lungo la storia dellumanit), dellevoluzione scientifica o epistemologica (Karl Popper, per esempio, adoperer un modello di questo genere con la sua epistemologia evolutiva: le scienze progrediscono per il
metodo del trial and error, in un modo simile a quello delladattamento dei viventi nella lotta per la sopravivenza; e Alfred North Whitehead far una filosofia del divenire, la process philosophy, dove la categoria fondamentale non sar pi la cosa o la sostanza, ma levento),
dellevoluzione socio-politica (applicata alle popolazioni umane e i diversi sistemi che ne regolano i rapporti), dellevoluzione perfino morale e religiosa. Cos, in ultima istanza, si intende vedere come se tutto
fosse collegato, formando parte di un processo globale che tutto raggiunge. C forse per questo un monismo soggiacente, molto vicino a
visioni di stampo panteistico o materialistico.
Noi non prenderemo largomento in un senso cos vasto e generico, ma ci limiteremo allevoluzione biologica.
B) Levoluzione biologica
Seguendo Pierre Grass, uno dei maggiori biologi contemporanei1, possiamo definire levoluzione biologica come il processo per il
quale, nel trascorso del tempo, si sono generate e susseguite, trasfor1

Cf. V. Marcozzi, Alla ricerca dei nostri predecessori, Paoline, Cinisello Balsamo, 1992, p. 7.

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mandosi, le diverse specie dei viventi. Secondo questa concezione, la


vita si sarebbe evoluta, gradualmente, da forme pi semplici a forme
pi complesse, da organismi viventi molto elementari ad altri organismi molto sviluppati e progrediti.
Questa concezione si oppone di per s al fissismo (e non propriamente al creazionismo, se non quando ambedue si confondono, come
spesso si fa), secondo il quale tutte le specie viventi, vegetali e animali,
sarebbero esistite sempre e invariabilmente come oggi le possiamo osservare.
C) La questione dellevoluzionismo
Come afferma Vittorio Marcozzi, Trattando dellevoluzionismo, si
deve distinguere il fatto, o fenomeno, dellevoluzione dei viventi,
dalle varie teorie che cercano de spiegarlo. Non sempre si fa tale distinzione, e spesso si identifica il fenomeno con la teoria pi diffusa,
che pretende di spiegarlo: la teoria sintetica o neodarwinista. E poich
questa non regge, si nega il fatto2. Infatti, come dice ancora Grass,
si pu essere evoluzionisti convinti e rigettare tutte le teorie che pretendono di spiegare levoluzione3. Ma dallaltra parte un errore separare il fatto dellevoluzione [...] dalla teoria o teorie che tentano di
spiegare levoluzione, perch la teoria o le teorie devono spiegare i
fatti come si presentano4.
Dellevoluzione come fatto non esiste ancora una dimostrazione assoluta, perch si tratta, dal punto di vista strettamente scientifico, di
un evento non controllabile, se non indirettamente. Gli argomenti (indizi) a favore del fenomeno evolutivo sono soprattutto quelli paleontologici, ma si possono addurre anche quelli embriologici, di anatomia
comparata, biochimici e genetici, ecologici e della biodiversit geografica, ecc.

Alla ricerca..., p. 115.


Cf. ibid., p. 9.
4 Alla ricerca..., p. 24.
3

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D) Storia dellevoluzionismo
Fino al secolo XIX, la posizione dominante degli scienziati era quella del fissismo. Uno dei pi grandi naturalisti di tutti i tempi, Linneo
(1707-1778), al quale si deve in buona parte la nomenclatura degli esseri viventi (che per questo riceve il nome di nomenclatura linneana),
diceva: species tot enumeramus quot a principio creavit infinitum ens
(Numeriamo tante specie quante in principio furono create dallEnte
infinito). Anche un altro importante biologo e naturalista, Georges Cuvier (1769-1832), considerato il fondatore della paleontologia e
dellanatomia comparata, si oppose fortemente allipotesi evoluzionistica proposta da Jean-Baptiste de Monet, cavaliere di Lamarck.
Ma gi nellantichit possiamo trovare alcuni precursori della teoria dellevoluzione, come Anassimandro (s. VI a.C.), il quale sostenne
che gli animali si adattano al loro ambiente, e che gli animali terrestri
hanno avuto origine dagli animali marini; anche Democrito (s. IV a.C)
ed Epicuro (s. III a.C.) esprimevano qualche parere simile in questo
senso. Daltra parte, Lucrezio (s. I a.C.) parlava gi di una lotta dei viventi per lesistenza. Il grande Aristotele, invece, sostenne il fissismo
delle specie viventi, e anche in questa posizione ebbe un grande influsso nei pensatori successivi.
Nel medioevo, sebbene si seguisse la posizione fissista, cerano alcuni
elementi che potrebbero offrire degli spunti allevoluzionismo: si ammetteva, per esempio, la generazione spontanea di alcuni esseri viventi
inferiori a partire della materia non vivente; si ammetteva anche la teoria dellanimazione successiva (la troviamo, per esempio, in Tommaso
dAquino) degli embrioni degli esseri superiori (questi sarebbero animati successivamente da unanima vegetativa, sensitiva ed intellettiva,
man mano che il corpo si sviluppava e diventava capace di ricevere
unanima di questo genere)5. Finalmente, si vedevano gli esseri viventi
come organizzati secondo una scala gerarchica in base ai diversi gradi di
perfezione specifica propria di ciascuno, e si riconosceva una certa continuit fra di essi. Per tutto questo, non mancano dei tomisti contemporanei che non hanno trovato difficolt nel conciliare levoluzionismo ed
il tomismo (per esempio Joseph De Finance, o Jacques Maritain).
5

Cfr. per esempio Summa contra gentiles III, c. 22.

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Tornando agli evoluzionisti, nei tempi moderni troviamo altri autori che, prima di Lamarck e Darwin avevano proposto una qualche teoria di carattere evoluzionistico, come Maillet (1656-1738), Buffon
(1707-1788), Diderot (1713- 1784), Cabanis (1757-1808). In essi possiamo trovare dei principi trasformisti, ma non ancora una concezione
generale della genesi e la storia degli esseri viventi.
La nozione di evoluzione biologica nasce propriamente con JeanBaptiste de Monet, cavaliere di Lamarck (1744-1829); soprattutto nella Philosophie zoologique, del 1809. Secondo Lamarck, la trasformazione delle specie (da l il nome di trasformismo dato alla sua teoria)
dipende da due leggi generali: luso o non uso di organi o membra, e
lereditariet dei caratteri acquisiti. Gli esempi tipici sono molto conosciuti: il lungo collo delle giraffe, locchio atrofizzato delle talpe. Il
motto di Lamarck sarebbe: La funzione crea lorgano. Per Lamarck
ci sarebbe sia unevoluzione ascendente, che porterebbe i viventi a forme sempre pi perfette, complesse e sviluppate, con pi organizzazione, pi organi, funzioni e facolt, sia unevoluzione adattativa, dovuta
a cause accidentali e variabili, soprattutto linflusso dellambiente:
lorganismo vivente reagisce e cerca di adattarsi ai cambiamenti ambientali.
Ma lautore che ha contribuito decisivamente al cambiamento di
paradigma nel ambito non soltanto scientifico, ma anche culturale,
stato Charles Darwin. Grazie alle osservazioni fatte nel celebre viaggio
sul brigantino Beagle, e ad unampia riflessione e maturazione personale, nel suo libro On the Origin of Species by means of Natural Selection, or The Preservation of Favoured Races in the Struggle for Life,
Darwin propone una nuova teoria per spiegare lorigine delle specie
(si noti che nella prima edizione non appare mai il termine evolution),
sia vegetali che animali, in base a due principi: le variazioni che si danno negli individui in modo casuale ed aleatorio, e la selezione naturale,
che costituisce il motore dellevoluzione.
Darwin segu, applicandola alla biologia, la teoria geologica dellattualismo del Lyell (in contrasto con il catastrofismo di Cuvier), secondo
la quale ci sarebbe una successione di cambiamenti graduali, dovuti ad
una lenta evoluzione della Terra. In base alle sue osservazioni sulle variazioni delle specie secondo il luogo geografico, e anche lungo il tempo (nei fossili dei vari strati geologici), si convinse che le specie si erano

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dovute evolvere gradualmente nel corso di ampi periodi di tempo. Un


esempio classico di evoluzione graduale sarebbe quello dei cavalli.
Daltra parte, avendo letto il Saggio sul principio della popolazione
di Thomas Malthus (1766-1834), applic a tutte le specie viventi il
concetto, usato da Malthus per le popolazioni umane, della lotta per la
sopravvivenza, nella quale prevalgono gli individui pi dotati, che trasmettono ai discendenti delle caratteristiche ereditarie in questo senso. Da ci scaturisce un continuo perfezionamento della specie. Questa lotta per la sopravvivenza sarebbe il principio della cosiddetta selezione naturale (concetto preso in prestito a sua volta dallallevamento
di piante ed animali, dove si compie una selezione artificiale da parte
delluomo).
Darwin si oppone, cos, al fissismo. Le specie variano costantemente, si trovano in transizione verso forme pi evolute. Le variazioni individuali si accumulano nel corso delle generazioni successive, e portano gradualmente alla formazione di nuove specie. Un esempio di
questo lo troviamo nel fringuello, studiato dallo stesso Darwin nelle
isole Galapagos.
Ai tempi di Darwin non si conoscevano le leggi dellereditariet, n
quelle della variabilit. Queste furono scoperte dal monaco benedettino Gregor Mendel, nel 1886, il quale port alla scoperta dei geni, e alla nascita di una nuova scienza: la genetica.
Quasi contemporaneamente, il botanico Ugo de Vries scopriva il
fenomeno delle mutazioni, cio il fatto dellapparire spontaneo di caratteri nuovi, capaci di essere trasmessi ai discendenti. Queste mutazioni si devono a dei cambiamenti dei geni, ai quali corrispondono
certi caratteri. Su questi cambiamenti si attuerebbe, secondo i darwiniani, la selezione naturale. Lambito delle mutazioni fu studiato pi
sistematicamente da Thomas Morgan con i famosi esperimenti sul
moscerino Drosophila melanogaster, pubblicati nel 1911.
Nel secolo scorso si riusciti ad identificare i geni come segmenti
di DNA, la cui struttura a doppia elica, scoperta cinquantanni fa da
Watson e Crick, costituisce i cromosomi che si trovano nei nuclei delle cellule. Nei cromosomi, pertanto, risiede il codice genetico che determina i caratteri ereditari di ciascun essere vivente. Questo codice si
replica nella divisione cellulare, e tende verso la stabilit, sebbene possa dare luogo a errori di trascrizione, i quali spiegano le mutazioni.

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Allinizio, la teoria delle mutazioni provoc una crisi del darwinismo, perch era messo in discussione il gradualismo evolutivo (in base
alla teoria genetica, sembrava che fosse pi giusto parlare di un evoluzionismo per salti). Ma successivamente, con lintegrazione della genetica e della biologia molecolare, si arrivati ad una nuova versione
della teoria dellevoluzione, la quale conosciuta come teoria sintetica,
i cui elementi caratteristici sono la replicazione, la mutazione e la selezione6. Secondo la teoria sintetica, gli organismi variano per caso, a
causa delle mutazioni; i pi adatti alla sopravvivenza e alla riproduzione prevalgono nella lotta per la vita (selezione naturale). Con questo
modo di vedere, si esclude ogni finalismo, e si ammette soltanto il ricorso al puro caso e alla necessit cieca. Alcuni dei suoi sostenitori recenti sono: Haldane, Jacques Monod (Le hasard et la ncessit, 1970),
Richard Dawkins (Il gene egoista; Lorologiaio cieco; Alla conquista del
monte improbabile. Lincredibile avventura dellevoluzione). La natura
procederebbe secondo il metodo del trial and error (tentativi ed errori), idea cara a K. Popper e la sua epistemologia evolutiva.
Ma tutto questo non sembra sufficiente per giustificare lo sviluppo
del processo evolutivo. Di per s le mutazioni sono neutre. E in conseguenza, come osserva Marcozzi, la quantit di mutazione sembra insufficiente a spiegare levoluzione7. La teoria sintetica si trova oggi
davanti a serie difficolt. Per questo motivo, alcuni autori, come
Stephen Jay Gould e Niles Eldredge, hanno proposto una nuova versione, quella dellequilibrio punteggiato (punctuated equilibria).
Malgrado tutto, penso che possiamo prendere in prestito come
conclusione di questa parte un testo recente del prof. Facchini: Molti
ritengono insufficiente il meccanismo evolutivo proposto da Charles
Darwin (le variazioni casuali della specie selezionate dallambiente).
Ma non un buon motivo per rifiutare la teoria dellevoluzione. Questa teoria non si identifica con il darwinismo8.

6 Cf. Julian Huxley, Evolution, The Modern Synthesis,1942; anche Ernest


Mayr, Th. Dobzhansky, G. Montalenti, i quali parlano anche di genetica delle popolazioni.
7 Alla ricerca..., p. 24.
8 F. Facchini, in Avvenire, 14 agosto 2002.

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E) Le questioni aperte dellevoluzionismo


La teoria sintetica affida linnovazione al caso e il successo alla selezione. Ma sembra assurdo pensare che lenorme variet, ricchezza e
complessit delle diverse specie si possa attribuire soltanto a semplici
errori di trascrizione del DNA. Sembra impossibile far derivare una
specie da unaltra per successive alterazioni operate esclusivamente
dal caso. Daltra parte, la concezione di una evoluzione adattativa,
graduale, sembra in contrasto con i dati di cui disponiamo oggi, che ci
presentano dei cambiamenti molteplici e veloci, con periodi alternati
di stabilit e di variazione tempestiva, come i boom biologici di periodi come il Cambriano. Infatti, secondo Marc McMenamin, Il cambriano pot assistere alla comparsa di nuovi phyla e classi a una velocit che da allora non pi stata raggiunta9.
Molte volte mancano totalmente forme di transizione; piuttosto si
percepisce la cessazione di una forma e lapparizione di unaltra successiva. Secondo Niles Eldredge, le specie hanno unorigine, una storia ed una fine, e non una trasformazione permanente e graduale, come pensava Darwin. Ci sono molte discontinuit e molti degli anelli di
congiunzione, o non si conoscono ancora, o sono stati messi in discussione di recente. Sembra cos che la vita abbia anchessa un carattere
quantico, e per questo, discontinuo. Ogni specie ha una sua entit e
identit, appunto, specifica, la quale tende alla preservazione.
Le mutazioni genetiche, da sole, non sono sufficienti per spiegare
levoluzione. Sebbene la genetica sia causa necessaria dellevoluzione
(perch senza di essa non ci sarebbe la trasmissione dei caratteri mutati), non sufficiente a spiegarla. Per questo si deve dire che ancora oggi non si conoscono le cause sufficienti dellevoluzione, bench se ne
conoscano gli effetti. Siamo, cos, ancora nellordine delle congetture
al riguardo.
Daltra parte, si pu osservare che, nei processi evolutivi, si segue
un ordine inverso a quello che corrisponde ad un sistema naturale caotico, cio la legge dellentropia (vale a dire, la tendenza ad accrescere il
grado di disordine). Non sembra che si possa spiegare questo fatto

Cf. V. Marcozzi, Alla ricerca..., p. 17.

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con il ricorso alla selezione che sfrutta i passi indietro di qualche mutazione vantaggiosa per portare avanti il processo evolutivo (come sembra di sostenere Monod). Infatti lordine non pu essere spiegato dal
disordine o dal caos. Sembra, pertanto, necessario lappello a certi fattori interni nel processo evolutivo, come proponeva gi Lamarck. In
questo senso, si potrebbe stabilire unanalogia con levoluzione di un
singolo vivente, nelle fasi dellontogenesi o nello sviluppo dellorganismo lungo la sua vita. Questo sviluppo non caotico, ma graduale e
ben ordinato. C infatti un principio che ordina tutto il processo, il
quale non solo materiale (il codice genetico) ma anche formale (lanima come principio vitale). Questi fattori interni dovrebbero essere di
tipo causale, e non solo di causalit efficiente, ma anche di causalit finale (cio, di tipo teleologico).
Oggi ci sono degli autori che sostengono il concorso di fattori ambientali nel processo evolutivo (vgr. Berg, Osborn). Secondo Minelli si
sono fatti esperimenti che proverebbero lereditariet di alcuni caratteri acquisiti: la possibilit di un trasferimento di informazioni del soma al germe tuttaltro che unipotesi aleatoria, gi un dato di fatto
sperimentato10.
In sintesi, riprendendo degli spunti di Salvatore Arcidiacono,
levoluzione, in quanto sostiene la trasformazione dei viventi, teoria
scientifica, ma se postula leliminazione del finalismo e si oppone al
creazionismo diventa ideologia filosofica e come tale non pu essere
accettata. Daltra parte, riguardo al problema del creazionismo,
[] se ci pu essere opposizione tra evoluzionismo e fissismo, non c
affatto tra evoluzionismo e creazionismo, giacch creare significa fare dal nulla, e lessere pu ricevere lesistenza direttamente nello stadio definitivo (come sostengono i fissisti), oppure in uno stadio potenziale o virtuale, ricevendo cio la capacit di trasformarsi (come sostengono gli evoluzionisti)11. Sembra dunque legittimo parlare di un
creazionismo evolutivo, come fa Marcozzi12, senza cadere in una contradictio in terminis. In questo modo, levoluzione sarebbe simile allo
10

G. Minelli, Dai pesci agli albori dellumanit, p. 137.


S. Arcidiacono, Creazione, evoluzione, principio antropico, Studium Christi,
Roma 1983, p. 119.
12 Cfr. Levoluzione oggi (creazione evolutiva), Massimo, Milano 1966.
11

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svolgimento di un progetto o un programma, stabilito e inserito da


Dio nella materia e nella vita. Invece, il progetto del creazionismo fondamentalista di fare un museo della creazione sarebbe unoperazione
sicuramente poco corretta, dal punto di vista scientifico e da quello
religioso13.
Ma secondo me le questioni pi impegnative riguardo levoluzionismo continuano ad essere quelle dellorigine della vita (di fatto ancora
non stato possibile produrre la vita in laboratorio, a partire dalla materia inerte, e si arrivati al punto di proporre unorigine extraterrestre, come ha fatto qualche anno fa il premio Nobel Francis Crick,
bench cos non si risolva, ma semplicemente si sposti il problema), e
quello, ancora pi complesso e coinvolgente, dellorigine delluomo
(sembra che ci sia una discontinuit essenziale tra luomo e gli altri
animali, non spiegabile con le sole leggi dei processi evolutivi, soprattutto a ragione della sua trascendenza dalla materialit, in virt della
sua struttura corpo-anima-spirito).
F) Le implicazioni antropologiche dellevoluzionismo
Arriviamo finalmente al punto pi importante delle nostre riflessioni riguardo levoluzionismo. Senzaltro la teoria dellevoluzione ha
una portata antropologica. Cos si visto sin dal principio delle proposte evoluzionistiche: Darwin, dopo Lorigine delle specie, ha scritto
altri libri sullorigine delluomo: The Descent of Man, e Selection in Relation to Sex (1871). Questo rapporto dellevoluzione con luomo il
pi controverso, ed stato la causa del forte dibattito con cui stato
accolto levoluzionismo.
Alcuni autori, come Francisco Ayala o Ignacio Martnez, hanno
parlato di una seconda rivoluzione copernicana: luomo ancora una
volta ha perso il suo luogo privilegiato nella natura, e si trovato semplicemente come un animale pi evoluto. Ci sono delle posizioni ancora pi spinte, secondo le quali luomo sarebbe prodotto dal caso14.

13

F. Facchini, in Avvenire, 26 maggio 2002.


Cos lo suggerisce il titolo di un libro recente: G. BIONDI - O. RICKARDS, Uomini per caso. Miti, fossili e molecole nella nostra storia evolutiva, Editori Riuniti,
14

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Qualcuno, forse pi poeticamente, dir che siamo figli delle stelle...


ma per quanto pi poetico possa suonare, quanto lontano dal vedere
luomo come figlio di Dio, creato a sua immagine e somiglianza. E allora quanto pi facilmente si pu perdere il senso della dignit
delluomo! E penso che le conseguenze di questo sono davanti agli
occhi di tutti.
Infatti tutto questo ha delle conseguenze anche nel modo di vedere
il rapporto tra luomo e la natura (da l prende linfa certa ideologia
ecologista e ambientalista). Ma anche ha un risvolto, molto pi
profondo e insidioso, nellambito della morale e della cultura. Ci sono
autori come Peter Singer e James Rachels che trarranno le conseguenze nel modo pi eclatante15.
Conclusione
La questione ecologica o ambientalista una questione squisitamente umana. Soltanto luomo capace di porsi tale domanda. Ma la
risposa dipende da come luomo stesso si concepisce, da quello che
luomo pensa e dice di se stesso. E qui si inserisce lindagine che abbiamo portato avanti, perch la teoria dellevoluzione ha senzaltro dei
risvolti antropologici. Per questo abbiamo voluto indagare in che cosa
consiste tale teoria, qual il suo stato attuale, quali sono le varianti, e
quali le questioni ancora aperte. Lasciamo per unaltra occasione delle
riflessioni ulteriori su che cosa dice la Chiesa, esperta in umanit16, riguardo la teoria dellevoluzione, soprattutto alla luce del Magistero
Pontificio recente.

Roma 2001; ma anche si trova questa tesi in un altro libro, il cui titolo dice lopposto di quello che si sostiene nel contenuto: J.L. ARSUAGA - I. MARTINEZ, La especie elegida. La larga marcha de la evolucin humana, ed. Temas de Hoy, Madrid,
1998, 350 p.
15 Cf. J. Rachels, Creati dagli animali. Implicazioni morali del darwinismo, Ed.
di Comunit, Milano 1996.
16 Cf. Paolo VI, Discorso allAssemblea Generale dellONU del 4 ottobre
1965, e Populorum progressio, 13.