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Valzer e Beguine

Per la soire del 24 dicembre, la sala ricreazione della casa di riposo "Glicine d'Oro" era
stata deliziosamente addobbata a festa. In fondo alla sala, tra il grande caminetto pieno di
calze multicolori e l'enorme finestra piena di vetrofanie allegoriche, lo splendente albero
di Natale sfavillava con le sue palle dorate e le luci intermittenti. Intorno era tutto un
fiorire di nonne "coriandolo" cos chiamate a causa dell'abbigliamento esageratamente
frivolo e fiorito e di nonni impomatati, che ciarlavano festosi e sorseggiavano tisane e
grog bollente. Lo spumante, infatti, sarebbe arrivato solo a mezzanotte, allo scoccare del
Natale.
Addossate alle pareti, le scarse poltroncine in velluto color ocra ospitavano gli ormai molli
deretani delle ospiti pi anziane, di quelle, insomma, non del tutto autosufficenti o
palesemente rimbambite. In una di queste poltroncine sedeva Domitilla, non perch fosse
rimbambita o incapace di badare a s stessa, no: era solo triste. Renzo, suo marito, era
morto da soli due mesi e lei, da quel momento, non era pi riuscita a dare un senso alla
sua vita. Non avrebbe nemmeno voluto partecipare alla festa della vigilia, sapeva gi che
non sarebbe stata di compagnia e l'allegria caciarona dei suoi compagni di vecchiaia un
po' la infastidiva.
Il programma della serata prevedeva: Bingo, intrattenimento comico-cabarettistico a cura
degli ospiti pi attivi, musica e danze, brindisi di mezzanotte con panettone e /o pandoro.
Il Bingo pass in un lampo, paragonato all'agonia dell'intrattenimento amatorialdepressivo offerto, nell'ordine, da un imitatore di animali, dal solito "O sole mio" suonato
con la cartina delle caramelle tenuta fra le labbra, da una barzellettiera peraltro affetta da
Alzheimer (che puntualmente scordava o i personaggi o il finale, ma almeno faceva ridere
proprio per questo) e amenit varie persino inutili da elencare.
Finalmente arriv il momento danzante, momento che tanti arzilli vecchietti attendevano
con impazienza, visto che avrebbero potuto abbracciare e stringere a s una compagna
come ai bei vecchi tempi. La grande sala magicamente si svuot per qualche minuto,
giusto il tempo di accendere i faretti colorati, di far calare dal soffitto una self-made
mirror-ball e di far partire un Fox-trot.
Domitilla osserv i compagni aggredire la pista con eccessiva bramosia e scarsa agilit. Le
luci, assieme alle pagliuzze dorate provenienti dalla palla a specchio, donavano
all'ambiente un'atmosfera onirica e per un attimo a lei sembr di guardare una sorta di

giostrina da carillon coi pupazzetti arruginiti. Poi il Fox-trot lasci il posto ad una
Mazurka, a cui segu una Polka e un Tango, sulle cui note di chiusura Domitilla vide una
luce illuminare il centro della sala e venire verso di lei un uomo fasciato in un elegante
completo color champagne. Poteva avere approssimativamente 65 70 anni, come il
Renzo. Era alto un metro e settanta circa, come il Renzo. Un alone luminoso lo
circondava da capo a piedi, non esattamente come il Renzo ma quasi. Nel senso che
quando lei lo guardava con gli occhi dell'amore il Renzo sembrava davvero avvolto da una
nuvoletta di polvere dorata. Comunque sia, lo sconosciuto si stava dirigendo
elegantemente verso di lei e, una volta raggiunta, sorridendo le tese la mano.
Guardandosi intorno e notando con un certo sollievo che nessuno la stava osservando,
Domitilla, perplessa e un po' emozionata, allung la sua verso quella dell'uomo e si lasci
accompagnare sulla pista da ballo. Una mano dell'uomo la cinse la vita, l'altra, calda e
forte come quella del Renzo, le avvolse dolcemente la destra e sulle note lente e maestose
del Valzer cominciarono a volteggiare. Quasi per incanto, il mondo che li circondava
cominci a diventare ovattato, offuscato, opalescente: in quel momento esistevano solo la
Domitilla e quell'uomo che tanto le ricordava il Renzo ma che non lo era, o cos a lei
pareva, e la loro danza soave, leggera e vellutata la proiett nel ricordo dei tanti pomeriggi
passati assieme sulle piste da ballo.
Tra una giravolta e l'altra, un passo lungo e uno breve, Domitilla cominci a sciogliersi
come un panetto di burro. Dimentica di tutta la tristezza, del lutto recente, della
solitudine, dell'ambiente arido e asettico della casa di cura, si lasci portare, godendosi il
contatto con quel corpo maschile tanto simile a quello del Renzo, perdendosi nel sorriso
aperto e caloroso che quello l doveva sicuramente aver preso dal Renzo e via discorrendo.
Quando le note del valzer scemarono, Domitilla con una certa malavoglia, in realt
fece per ringraziare e staccarsi dall'uomo ma subito le note di una Beguine, il ballo
preferito sia da lei che dal marito, si materializzarono nel clarinetto di Artie Show e lei si
ritrov con il Renzo ormai tanto valeva chiamarlo cos che da dietro le teneva le mani
e la portava con grazia ed eleganza verso la felicit. A quel punto i ricordi affluirono con
maggiore intensit: loro due davanti al caminetto della loro casa sulle colline toscane, nel
Natale del 1978. Il Natale del 1985 passato a sciare a Cortina d'Ampezzo. Il pranzo di
Natale del 1999 con figli, nipoti, cognati e parentela varia. Il Natale del 2012 al reparto
Oncologico dell'ospedale... Ma adesso c'erano le note della Beguine e il calore di quelle

mani che le scaldavano il cuore e l'anima e quasi senza rendersene conto Domitilla
cominci a canticchiare il motivetto, sorridendo.
Sorrideva come non era pi riuscita a fare da due mesi a questa parte, mentre passava da
destra a sinistra, da sinistra a destra come solo il Renzo sapeva farle fare, e mentre
sorrideva pensava che beh, forse il Natale 2013 qualche buon motivo per essere vissuto
doveva comunque avercelo. Radiosa, si volt verso quell'uomo che sembrava tanto il
Renzo e che adesso, guardandolo pi da vicino, non poteva essere nessun altro se non il
Renzo, che fra le note della Beguine le sussurr "Buon Natale", sorridendo come solo il
Renzo sapeva fare e a cui lei, sempre sorridendo, rispose "A te, amore mio".
"Credevo stesse dormendo" disse la Pinuccia alla madre superiora. "Aveva gli occhi aperti
e quel sorriso... le ho fatto cenno di raggiungermi due o tre volte, ma quando ho visto che
non si muoveva..." termin stropicciando fra le dita un tovagliolino di carta rosso decorato
con agrifogli verdi.
"Capisco, Pinuccia, capisco. Vai pure, ora" disse la madre superiora.
Osserv il volto sorridente di Domitilla poi le chiuse gli occhi e le accarezz una guancia.
Una lacrima scivol lentamente sulle dolci note della Beguine.