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Erano le nove e mezzo di mattina di un sabato di luglio, al mercato di via

Lombroso a Milano. Ahmed maneggiava cassette di frutta e verdura da


quasi sei ore, e la sua schiena gli lanciava urla di dolore, come se lo implorasse di smettere. Smise, infatti. Tommaso, il suo padrone, al sabato
gli abbonava sempre qualche minuto.
Capo, allora vado?
Vai, vai. Ti, prendi quelle pesche.
Glindic una cassetta piena a met che era rimasta invenduta.
Va bene lo stesso se prendo qualche mela, invece?
Prendi quello che vuoi , disse Tommaso, mentre apriva un grosso portafogli logoro.
Ahmed and a recuperare il suo zaino, ne tir fuori una busta di
plastica, e la riemp con una decina di Granny Smith, dopo averle esaminate e palpate una ad una. Le pesche gli piacevano pi delle mele, ma
dovendo passare molte ore al caldo, sapeva che si sarebbero guastate; le
mele invece resistono di pi, e a sera sarebbero state solo un po pi dolci. Erano rimasti pure dei peperoni, ma non gli piaceva approfittare: a
quel lavoro ci teneva, e non voleva fare cattiva impressione. Tanto da l
alluscita avrebbe trovato rimanenze in quantit, che i venditori scaricavano a terra in grossi cumuli.
Dalle nove il mercato era aperto al pubblico, e come al solito si andava riempiendo di disgraziati che arrivavano l da mezza Milano per fare
la spesa gratis rovistando in quei cumuli a caccia degli scarti migliori. Anche per questo Ahmed aveva fretta.
Ecco qua , disse Tommaso, consegnandogli la paga con un gesto
distratto. Venticinque euro.
Grazie capo! Ci vediamo luned.
Senza farsi vedere baci le due banconote e le ripose, stendendole
bene, nel suo portafogli, che era molto pi scarno di quello di Tommaso,
ma altrettanto logoro.
Oltre alle persone, a contendersi le rimanenze cera un folto numero
di piccioni, che avevano il vantaggio di non dover attendere lapertura dei
cancelli. Ma questi sembravano ad Ahmed di una razza diversa da quelli
che avrebbe trovato fra poco in Piazza Duomo. Questi erano piccioni

miserabili, scacciati come nemici da umani altrettanto miserabili. L a


terra pieno di malattia, usava dire Tommaso, facendo la faccia schifata
a vedere certe scene, mentre sversava come tutti gli altri. Pure per questo
Ahmed aspettava di svoltare un vialetto prima di mettersi a raccattare pure lui. Non voleva fare cattiva impressione.
Dopo aver riempito ben bene lo zaino (aveva trovato un paio di peperoni rossi, tre zucchine, una melanzana e una manciata di fagiolini)
pass da Ettore per il granone. Ettore era specializzato in granaglie, e
glielo dava gratis ogni sabato, perch tutti i giorni Ahmed gli andava a
prendere il caff o gli faceva altre piccole commissioni.
Mo comincia unaltra giornata, eh? , fece Ettore, con laria di
sfotterlo; ma in verit lo compativa.
Eh, cos, che ci vuoi fare!
Ahmed mise nel marsupio che portava in vita una parte del granone.
Il resto, ben chiuso in una bustina trasparente, lo fece entrare a forza nello zaino. Lo zaino laveva comprato da un suo amico cinese, per pochi
euro. Ne aveva chiesto uno buono, che non scoppia quando lo riempio. Il cinese non laveva fregato, perch erano mesi che cinfilava dentro di tutto, e non era saltata nemmeno una cucitura.
Ora sarebbe andato volentieri a casa a farsi una doccia come si deve,
ma abitava lontano, alla fine di via Padova, e non gli era di strada. Poteva
andare ai bagni del mercato, ma non gli piaceva lavarsi in mezzo alla gente che andava e veniva. And invece a una vecchia fontanella solitaria,
per fare le sue cose in santa pace. Si tolse la maglietta, prese il sapone da
una tasca dello zaino e si sfreg per bene, per togliersi di dosso quella
puzza di sudore rancido. Si risciacqu con manate dacqua che parevano
secchiate, e la maglietta di ricambio la indoss sul torso ancora bagnato;
tanto, col caldo che faceva, si sarebbe asciugata in un attimo.
Quando usc allaria aperta, gli occhi gli facevano un male cane per
la troppa luce, e fece fatica a tenerli aperti. Cammin a testa bassa sotto il
sole fino alla fermata di viale Molise, e qui, mentre aspettava il 12 o il 27,
gli occhi gli si chiusero di nuovo, stavolta per il troppo sonno. Ma di
questo non si preoccupava, sapeva che avrebbe dormito sul tram: a
quellora di sabato, un posto a sedere si trovava sempre, specie sul 12,

che faceva capolinea l. Fu proprio il 12 a passare per primo. Ahmed si


accomod dove poteva stendere le gambe, e dorm un sonno pieno, senza nemmeno un sogno a disturbarlo, n il chiacchiericcio delle ragazze,
che a volte gi a quellora si avviavano in centro per lo shopping.
Quando arriv al Duomo erano quasi le undici, e sulla piazza si aggiravano ancora pi piccioni che turisti. Come gi accennato, i piccioni di
Piazza Duomo sembravano appartenere a una razza diversa: si muovevano in maniera apparentemente casuale e disinteressata, e nessuno avrebbe detto che anchessi, come i loro simili di via Lombroso, erano l
per procacciarsi quel nutrimento che li avrebbe tenuti in vita fino al giorno dopo. Coi turisti si spartivano amabilmente lampia spianata, ma non
sempre era cos: in certe fredde giornate dinverno Ahmed aveva visto
piccioni e umani contendersi caparbiamente un posto sulle grate che dalla metropolitana esalavano confortevoli correnti daria calda.
Per prima cosa, Ahmed and sotto i portici per lasciare lo zaino al
chioschetto di souvenir di Eugenio, dove lavorava Moussa, un suo amico
senegalese. Non poteva abbandonarlo in piazza: di sicuro glielavrebbero
rubato, o glielavrebbero sequestrato i poliziotti, che pattugliavano la
piazza a tutte le ore per via degli attentati, ed erano perfino pi numerosi
dei borseggiatori. Alla fine della giornata, Ahmed sarebbe andato a riprendersi lo zaino, lasciando tre euro a Moussa per il disturbo.
Moussa, prendi una mela. E dai una pure a Eugenio, se la vuole.
Io vado, ci vediamo dopo.
Grazie. Allah ibarek fik!1
Eugenio lasciava correre quel piccolo commercio insediatosi nel suo
spazio minuscolo e prezioso, che si era guadagnato in anni di fatiche bestiali. Lasciava correre perch Moussa lo teneva a nero e gli dava due lire:
faceva comodo pure a lui che avesse una piccola entrata supplementare,
cos se ne stava buono e non si lamentava sempre della paga infame.
Ripulito, riposato e sgravato dallo zaino, Ahmed era pronto a cominciare il suo secondo lavoro. Ma prima and a farsi una bevuta alla
fontanella di Corso Vittorio Emanuele, e lasci che lacqua gli scorresse
ben bene sulla testa: il sole era alto e si faceva sentire, ma Ahmed lo be1

Dio ti benedica! in arabo.


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nediva di cuore: il sole portava turisti, e i turisti portavano lavoro, e il lavoro portava soldi, e i soldi lo tenevano vivo, almeno fino al giorno dopo.
Come faceva sempre (era pi un rito che una strategia), cammin
lentamente fino al centro della piazza, lanciando manciate di granone a
destra e a sinistra, come un contadino alla semina. Subito accorrevano i
piccioni, in frotte sproporzionate, a contendersi linfimo bottino, e a
smentire definitivamente la loro diversit di razza.
Arrivato a un punto prestabilito, si gir a osservare la brulicante
scenografia che aveva creato. Come aveva sperimentato da quando si dedicava a quellattivit (erano gi sei mesi), quei grumi scuri e cangianti sul
granito chiaro della piazza, quelle ali e quei becchi in moto continuo intorno a una preda invisibile (invisibile come la pila che attiva un giocattolo) erano un richiamo infallibile per i bambini; i quali, se non erano saldamente imprigionati alle mani di un adulto, vi si gettavano in mezzo per
il solo gusto dello scompiglio, che pure mutava radicalmente con let...
Se i bambini di due anni e mezzo o tre accorrevano ridendo, ingenui
e ancora incerti, e gridando poi un misto di piacere e spavento allo spiccare del volo, e alzando le mani a protezione del corpo come in segno di
resa, quelli pi grandi (quasi solo maschi e gi avvezzi a seviziare lucertole e mosche) arrivavano zitti e spavaldi, e improvvisi scalciavano e facevano versi spaventosi, per mettere in chiaro chi fosse il pi forte e, senza
saperlo ancora, per umiliare chi elemosina il cibo.
Ahmed si accorse di una bambina sugli otto nove anni, che un po
intimorita e tenendosi a distanza, pure indicava con insistenza alla madre
uno dei famelici gruppetti di piccioni. Aveva lunghi capelli biondi, coronati da un vezzoso cerchietto. Era esile, e portava un abitino chiaro e
leggerissimo, a fiorellini. Dietro di lei, la sorellina di quattro anni, che ne
riproduceva le fattezze in miniatura ed era vestita quasi allo stesso modo,
seguiva attentamente le sue mosse, speranzosa di vederne scaturire una
qualche avventura. La madre stava a pochi passi, dando la schiena alle figlie e ad Ahmed. Era rivolta alla facciata del Duomo, e scattava foto. Si
volt un attimo, e chiam: Jill! Kate!

Erano inglesi, quindi. Ahmed pens che Jill doveva essere la pi


grande (le mamme richiamano sempre i figli in ordine di et). La donna
aggiunse qualcosa che Ahmed non cap, ma senzaltro le ammoniva a
non allontanarsi da lei.
Quando Jill prese la mano della madre e prov, senza successo, a
portarla verso i piccioni, Ahmed cap che il momento era arrivato, e
mosse verso di lei. Questo signific attraversare la frotta dei piccioni, e
costringerli al volo. Ma era proprio questo, che Ahmed voleva. Quando
si trov in mezzo a quel turbine ascendente, con Jill rimasta a bocca aperta dalla sorpresa, e Kate che da dietro si avvicinava a lei tenendosi nascosta, le fece una smorfia buffa e le sorrise.
Erano ormai a sette otto passi di distanza.
Hello! , disse Ahmed, facendo ciao con la mano. Poi prese
unaltra manciata e la lanci davanti a s. I piccioni accorsero di nuovo,
come al richiamo di un santo o di un domatore. Fece ancora due passi,
lentamente. Questa volta i piccioni gli fecero spazio ma non volarono via: gli avevano preso le misure, sapevano di potersi fidare. La mano stesa
verso Jill, carica di granone, e il sorriso insistente, erano un invito muto e
chiaro. La manina di Kate, intanto, si era aggrappata al vestito della sorella. Ma Ahmed aspettava ancora qualcosa...
La madre si gir e vide la scena. Ecco! Ahmed sorrise alla giovane
donna, e con la mano stesa ne indic le figlie. Poi, per mostrare quanto
avesse da offrire, con gesti misurati ripose il grosso del granone nel marsupio, trattenendone in mano pochi chicchi; abbass la mano aperta a
cucchiaio verso terra perch i piccioni la notassero; lentamente la riport
verso lalto, stendendo insieme il braccio e la mano fino allaltezza delle
spalle. I pochi piccioni che, sfiancati dalla lotta per i chicchi dispersi a
terra, avevano messo i loro occhi su quel cibo cos facilmente disponibile, smossero le ali quel tanto che bastava per elevarsi fino alla mano e,
per il pi rapido di loro, poggiare comodamente le zampe sul polso, e da
l beccare con avida fame.
Alle due bambine parve di assistere a un gioco di prestigio, a uno
spettacolo dillusionismo; e da quello che potevano capire, quelluomo

sorridente le stava invitando a trasformarsi da spettatrici a protagoniste


della magia.
A Jill era capitato sei mesi prima nella sua citt, Brighton. Tutta la
famiglia era andata a teatro, a uno spettacolo di fate e mostri, e nel mezzo della storia un grosso mago barbuto laveva chiamata a s sul palco;
lei, impaurita e compiaciuta, aveva guardato sua madre, ricevendone un
sorriso che era permesso e rassicurazione; e cos era andata, e seguendo
le istruzioni del mago aveva gettato polveri e verdure in un pentolone ribollente di fumo, pronunciando unastrusa formula magica. Questo perch, a quanto pare, il terribile sortilegio non poteva compiersi se non per
mano di una bambina innocente. Venne poi rimandata al suo posto fra
mille applausi e le carezze di mamma e pap, mentre Kate batteva i piedi
per leccitazione e linvidia.
La mamma delle bambine si chiamava Laurie. Era l a Milano con le
figlie e i suoceri, che festeggiavano con un viaggio in Italia i quarantanni
di matrimonio. Albert, suo marito, era rimasto a Brighton perch
lazienda nella quale lavorava era in crisi, e aveva bisogno di lui per non
morire, o forse solo per prolungare lagonia. Laurie era stata tentata di
non partire, ma Albert aveva insistito: alle bambine era stato promesso, e
morivano dal desiderio di andare; e poi il viaggio lo pagavano suo padre
e sua madre, che in fondo avevano invitato anche lui e Laurie solo per
avere le bambine con s.
Laurie scatt distrattamente una foto alle figlie, ai piccioni e ad Ahmed, pensando che sarebbe bastata a soddisfare tutti. Ma Ahmed fece
una faccia di doloroso stupore.
No! The church! , disse, indicando il duomo con la mano sinistra, quella libera dai piccioni. Church! Girls! Pigeons! Together! , e
invit Laurie a venire verso di lui. Con pochi gesti le spieg che da quel
punto avrebbe inquadrato le figlie, e dietro di loro quella meraviglia del
duomo. A chi poteva interessare, invece, una foto con lo sfondo di Vittorio Emanuele a cavallo?
Divertita da quei pittoreschi sbracciamenti cos tipicamente italiani, e
forse anche lusingata dai sorrisi di quel giovane uomo che, a ben vedere,
era anche piuttosto attraente, Laurie ubbid, e si lasci guidare nel punto

esatto, quello della foto perfetta. Solo allora cap che quelluomo cos
gentile, a un certo punto, le avrebbe chiesto qualche cosa in cambio.
Ora che aveva portato Laurie fin l, Ahmed aveva superato lo scoglio pi grosso. Ma un piccolo errore poteva ancora rovinare tutto, o un
evento incontrollabile: un pianto di Kate, una nuvola minacciosa, lo
squillo di un cellulare... Per minimizzare i rischi, Ahmed aveva affinato
nel tempo la tecnica, e velocizzato i gesti. Come lacrobata di un circo,
nascondeva la durezza dellallenamento e il peso dei fallimenti dietro la
leggera eleganza dellesibizione.
And sorridente verso Jill, e sintesero subito: lei apr una mano, lui
vi lasci cadere pochi chicchi, avendo laccortezza di non toccarla. Poi le
mostr come portare la mano verso terra, per fare da richiamo. Jill esegu, ma non appena sent due becchi pizzicarle il palmo, ritrasse la mano
con un piccolo grido, lasciando cadere i chicchi, che in un attimo scomparvero nelle gole fameliche.
Ahmed, con un sorriso che pareva immutabile, guard verso Laurie.
Vide che aveva la macchina fotografica pronta allo scatto, e sembrava in
attesa delloccasione giusta, niente affatto sconcertata dalla reazione della
figlia.
Bene, pens Ahmed. Ora sapeva di poter osare qualcosa in pi.
Kate, intanto, era tornata al fianco della madre, incerta se farsi coinvolgere in quellavventura che non sapeva ancora giudicare eccitante o noiosa.
Lei non era come Jill, che si lanciava sempre a capofitto nelle cose. No,
lei doveva capire, prima.
Una bambina va ammaestrata con pazienza, ma anche con determinazione. Per Jill non era che un gioco estemporaneo, ma Ahmed sapeva
che per una mamma e per tutta la famiglia si trattava di fissare un momento memorabile e irripetibile, al quale la bambina stessa, una volta
cresciuta, avrebbe guardato con dolce nostalgia. Ormai non temeva pi
di sembrare invadente e inopportuno: la sua opera era senza dubbio necessaria. Cos rassicur Jill con lesempio, lasciando che i piccioni gli beccassero a lungo la mano. Con grande dolcezza, poi, le sostenne il gomito e
le riemp di nuovo di granone il palmo. Attese che due piccioni vi si avventassero sopra, e delicatamente le mosse il braccino verso lalto, come

un operaio che manovra una gru. A quel contatto, Jill si fece pi sicura, e
Ahmed la sent rilassarsi nella sua mano mentre i piccioni seguivano pazientemente i loro movimenti. Quando il braccio di Jill fu allaltezza della
spalla, Ahmed lo spinse in fuori, per ottenere il massimo effetto scenografico.
Stop! , le disse, e strinse appena un po, con entrambe le mani, da
un lato e dallaltro del gomito, come per bloccare un meccanismo nel suo
punto di massima resa. In un attimo poi si mosse di lato per sei sette passi, uscendo rapidamente dallinquadratura. Lo fece guardando Laurie,
come per incoraggiarla a scattare. Ma non ce nera bisogno: Laurie stava
gi scattando a tutta forza.
Jill, look at me! Smile! ,2 urlava alla figlia, mentre Kate fremeva al
suo fianco: aveva deciso che quellavventura le piaceva, e aspettava
unoccasione per tuffarsi dentro.
Da bravo saltimbanco, Ahmed sapeva che il suo numero doveva
procedere in crescendo per tenere avvinto il suo pubblico il pi a lungo
possibile. Torn quindi verso Jill, che ora sembrava a suo agio con i piccioni, e le pos del granone anche sullaltra mano. Jill era una che imparava in fretta, e senza bisogno di altre istruzioni stese il braccio in fuori e
lasci che unaltra piccola frotta si accomodasse a beccare. In quella posa, immobile comera, pareva il Cristo di Rio che lestate prima, quando
le cose in famiglia andavano ancora bene, aveva visto da vicino, alla fine
di quel viaggio fantastico sul trenino rosso che laveva portata in cima al
Corcovado.
Finito il granone, i piccioni volarono via dalle mani di Jill, non avendo altro motivo per restarvi. Sembrava che a quel punto Ahmed non
avesse altro da offrire, che il suo spettacolo fosse giunto allapice, e invece no. Ahmed aveva notato che Kate continuava a dire a sua madre delle
cose che lui non capiva, ma che interpretava, a torto o a ragione, come
Anchio, anchio!.
E cos, mentre applaudiva Jill e si congratulava con lei (Good, good!), con due salti raggiunse Laurie e Kate. Ricevuta una muta approvazione dalla madre, prese per mano la figlia pi piccola e la port dalla so2

Jill, guardami! Sorridi!


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rella. Kate si era lasciata trascinare docilmente, felice di essere anche lei,
finalmente, al centro della scena, insieme a Jill.
Ahmed prepar con cura lultimo numero: prese delicatamente Kate
per le spalle e la mise di fianco alla sorella, alla sua sinistra. Poi sollev le
braccia di Jill, stendendole allaltezza delle spalle come aveva gi fatto in
precedenza. Torn da Kate, sollev anche le sue braccia, ben pi in alto
delle spalle, e fece in modo che il palmo della sua mano destra combaciasse col dorso della mano sinistra di Jill.
Con una rapida corsa gir intorno alle due sorelle, lanciando granone per terra e posandone manciate sui tre palmi in bella vista. I piccioni,
immancabilmente, accorsero, e quella composizione di giovani corpi lattiginosi si anim di ombre scure e vivaci frullii. Laurie scattava, ripetendo
i suoi appelli a sorridere, che le figlie accoglievano stirando appena la
bocca, per timore che un movimento troppo brusco mettesse in fuga il
folto stormo.
A stare cos, Kate si ricord di quel giorno al cottage degli zii nel
Norfolk, quando si trov davanti al grande melo che dominava il piccolo
campo dietro casa. Lalbero aveva lasciato cadere nel prato decine di frutti; Kate ne raccolse due, e tenendoli ciascuno in una mano alz le braccia, distendendole come rami, per farsi albero pure lei e offrire i suoi
frutti a chiunque li avesse desiderati: uomini, uccelli o altre bestie...
Un ragazzetto sui ventanni, ignaro di tutto quel marchingegno, non
trov di meglio da fare che incontrarsi con la fidanzata pochi metri dietro le bimbe, rovinando la purezza dellinquadratura. I due giovani non
avevano ancora finito di scambiarsi il primo lungo bacio, che gi Ahmed
gli stava addosso pregandoli, con un sorriso, di spostarsi. Il ragazzo fece
la faccia brutta, ma la ragazza, saggiamente, lo prese per mano e se lo
port via. Per i loro baci, ogni punto della piazza o del mondo andava
bene.
Ahmed si spost velocemente per liberare linquadratura dal suo
stesso corpo, e passando vicino a un bambino di sei anni che indicava Jill
e Kate, lo sent dire forte, al padre che gli stava accanto: Uh, guarda,
pap! Due spaventapasseri rotti! . Ahmed non sorrise allassurdit di
quella frase, anzi: guard il bambino negli occhi e pens: Se non stai zit-

to ti rompo io a te!. Il poverino sembrava aver capito, perch and a


stringersi al padre e piant gli occhi a terra, zitto e muto.
Fu a quel punto che David e Rose, i suoceri di Laurie, tornarono dal
loro giro in Galleria, David asciugandosi la fronte con un fazzoletto, Rose leccando un gelato alla fragola. Non appena videro arrivare i nonni, le
bimbe non stavano pi nella pelle: volevano che si accorgessero di loro,
che le applaudissero per quella loro performance straordinaria.
Ma quando David vide le nipoti assalite da un branco di bestiacce
volanti, cacci un urlo nervoso e incredulo, e ordin alle bimbe di venire
via di l. Laurie si avvicin al suocero e tent di tranquillizzarlo; ma David non le diede retta, e non si calm fino a quando Jill e Kate, intimorite
e deluse da quella inattesa severit, non si divincolarono dalle bestiacce e
gli corsero incontro.
Ahmed era sbiancato a quellurlo, come se fosse rivolto a lui.
Lincantesimo ormai era rotto, e poteva soltanto limitare i danni. Si avvicin, sorridente, ai nuovi arrivati, e dal suo magico marsupio tir fuori,
invece del granone, delle salviettine imbevute, che offr alle bimbe perch
si ripulissero. Nessuno obiett, Jill e Kate accettarono le salviettine, e se
le strofinarono ben bene sulle mani e sulle braccia.
Ahmed sent una fitta di dolore attraversargli la schiena, e
dimprovviso desider soltanto andare via. Cercando di conservare il suo
sorriso, tese il braccio e la mano verso Laurie, che timorosa del giudizio
del suocero ma decisa a non fare uno sgarbo ad Ahmed, abbass la testa
e cerc il borsellino nella borsa. Ne tir fuori una moneta da due euro,
che pos nella mano di Ahmed. Il poveretto sembr soppesare con gli
occhi la moneta, e trasform il sorriso in uno sguardo supplice e sofferente: in fondo aveva dedicato a lei e alle figlie un tempo ragguardevole,
offrendo tutta la sua cortese competenza... Quellobolo cos meschino lo
offendeva.
Laurie per aveva gi rimesso il borsellino nella borsa, e non osava
riprenderlo. I suoi occhi smarriti cercarono David, come se aspettasse da
lui la soluzione. Con quella sua prontezza ad anticipare le mosse degli altri, Ahmed rischi il tutto per tutto, e spost il suo braccio teso verso
David, la moneta da due euro ancora in bella mostra nel palmo.

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Rose, col gelato alla fragola che le colava lungo il polso, sugger al
marito di dare qualcosa a quel poveraccio, per toglierselo dai piedi. E cos, pressato da tre parti, e turbato dallo sguardo smarrito delle nipoti (che
si erano accostate luna alla mamma, laltra alla nonna), David tir fuori il
portafogli, e mentre cercava una moneta, mormor qualcosa a proposito
degli uomini che si guadagnano da vivere, e portano avanti una famiglia,
lavorando duramente e onestamente. Pensava ad Albert, e di sicuro parlava a Laurie, che in quegli ultimi, difficili mesi, gli era sembrata pian piano distaccarsi dal marito. Per ultimo, non gli era andato gi che lavesse
lasciato da solo a Brighton, pur di non rinunciare a una settimana di vacanza, con la scusa delle figlie. Come se lui e Rose non fossero in grado
di badare a loro e di farle divertire come si deve!
David decise che un euro poteva bastare, e lasci cadere la sua moneta su quellaltra. Ahmed richiuse nervosamente il palmo a pugno,
sinchin con un sorriso che per la prima volta parve beffardo (Laurie se
ne dispiacque molto), e si allontan velocemente. Era deluso, certo, ma
di nascosto baci il pugno che avvolgeva le monete: tre euro in venticinque minuti erano unenormit, in confronto alla paga del mercato.
Jill lo vide andare via, senza poter incrociare i suoi occhi. Non capiva perch quelluomo sorridente avesse fatto arrabbiare il nonno, e forse
anche la mamma (che anche quando era arrabbiata, non urlava mai). Ricord la pressione di quelle mani robuste sul suo braccio; pens che forse aveva voluto farle del male, e pianse silenziosamente, per la paura e
per lumiliazione di non aver capito.
Anche Kate cominci a piangere: aveva trovato una cacca di piccione sul vestito, e lo giudic un segno della malvagit di quelluomo. Nonna Rose le chiese teneramente perch piangeva, e Kate le mostr
lorrenda macchia. Con la mano libera, Rose tir su la parte insozzata per
osservarla meglio, e non la finiva pi di rassicurare la nipotina che la
macchia sarebbe scomparsa in un battibaleno grazie al suo smacchiatore
magico, mentre a pochi centimetri di distanza una macchia nuova, di gelato alla fragola, prendeva comodamente posto su quel tessuto di preziosa organza.

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David cerc di dissipare limbarazzo parlando di un delizioso ristorantino che lui e Rose avevano notato poco prima, in una stradina nei
pressi della piazza. Aveva dei tavolini allaperto, ben ombreggiati, e sembrava molto caratteristico. Era quasi ora di pranzo, e invit tutti a incamminarsi. Nessuno obiett, anche perch non cera alcun motivo di
restare l.
Mentre lasciavano la piazza, David si accost a Laurie e le disse, con
unasprezza mal dissimulata, che se proprio voleva buttare soldi, poteva
aspettare due giorni, il tempo di arrivare a Venezia. Le foto coi piccioni si
sono sempre fatte l, a Piazza San Marco. Laurie gli rispose umilmente
che s, aveva ragione, ma bisogna anche saper cogliere le occasioni, e non
detto che a Piazza San Marco avrebbe trovato una persona altrettanto
gentile e capace di fare cos bene il suo lavoro.
Would you call it a job? Thats funny... I might have a word with
Albert about this...3
Laurie sorrise. Aveva esagerato, lo sapeva. Cos prese il suocero sottobraccio, per rassicurarlo sulla sua devozione, e si lasci guidare nella
passeggiata. Rose, poco pi avanti, teneva per mano le nipotine, che gi
scalpitavano felici al pensiero del pranzo...
Mentre camminava silenziosa al fianco di David, Laurie ripens ai
momenti appena trascorsi: non era mai stata una grande fotografa, e le
foto che aveva scattato prima che comparisse dal nulla quel giovane italiano non le avevano dato grandi soddisfazioni. Ora sapeva invece di avere qualcosa di bello da mostrare ad Albert. Le venne da chiedersi se suo
marito avrebbe avuto il coraggio di fare un lavoro del genere, nel caso
avesse perso il suo. Magari andare in New Road, davanti ai giardini del
Pavilion, e mettersi a vendere quei giochini luminosi che glIndiani lanciavano in aria con lelastico. Uno di quelli che una sera avevano comprato a Jill; che poi, dopo aver provato a lanciarlo un paio di volte, laveva
messo nella tasca del cappottino, dimenticandosene allistante.
Laurie giudicava glIndiani col giochino appena un gradino sopra i
vagabondi che suonano, quasi sempre male, col cappello rovesciato in
terra; e questi, a loro volta, un gradino sopra i senzatetto ubriaconi che
3

E me lo chiami lavoro? Bella, questa... Mi sa che ne devo parlare con Albert...


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vendono il Big Issue,4 seguiti infine dai senzatetto ubriaconi che ti chiedono soldi senza offrire nulla in cambio.
Glielavrebbe chiesto, s. Di sicuro Albert le avrebbe risposto con
uno dei suoi paradossi un po contorti, del tipo: Se finissi a fare il venditore di giochini volanti, vorrebbe dire che la crisi talmente grave che
non ci sarebbero in giro un numero sufficiente di persone disposte a
spendere una sterlina per comprarli e permetterci di sopravvivere. A quel
punto sarebbe meglio fittare la casa (alla met della quotazione attuale,
ovviamente) e trasferirsi in un Paese pi disastrato del nostro, tipo Grecia o Portogallo, per viverci decentemente in attesa che passi la bufera.
Laurie ci sarebbe andata volentieri, al caldo del Portogallo o della
Grecia. E anche lItalia, ora che cominciava a conoscerla, non le dispiaceva affatto. Una citt sul mare, a non fare nulla, come una lunga vacanza. L Albert avrebbe potuto realizzare con le bambine quei desideri che
le raccontava a volte la sera a letto: stare pi tempo con loro, e insegnargli quelle cose da boy-scout a cui teneva tanto, come accendere fuochi, costruire archi e frecce, arrampicarsi sugli alberi...
Albert diceva sempre che per crescere felici, i bambini devono
sbucciarsi le ginocchia e i gomiti almeno una volta alla settimana. E cos,
tutta un tratto, pens che forse avrebbe trovato stucchevoli le foto coi
piccioni. Probabilmente avrebbe cominciato a spiegare alle bimbe che
dovevano infilzarli e arrostirli allo spiedo...
Meglio non fargliele vedere, allora, forse... Meglio cancellarle, o tenersele per s, e compiacere Albert con quella di Kate che succhia selvaggiamente la mozzarella da una vera pizza italiana, e quella di Jill che fa
finta di tuffarsi in un canale.
Da lontano, Ahmed osservava quella famigliola che se ne andava via
per sempre. Laurie le faceva un po pena, per quei genitori aggressivi e
ottusi che forse lavevano cresciuta senza amore; e perch la immaginava
come una donna e madre sola, con un marito infame che se nera andato
con unaltra donna, lasciandole il peso e la benedizione di quelle due figlie.
4

Celebre settimanale edito da unorganizzazione no-profit e venduto in strada da senzatetto e


altre persone in condizioni di disagio e marginalit.
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Ma Laurie le piaceva anche, e molto. Era un po troppo magra, forse, e aveva un naso troppo grande e affilato, ma la pelle... Quella pelle intatta e vellutata delle donne del Nord Europa... E quel seno rigonfio, incontenibile nel vestito leggero... Glielavrebbe succhiato a lungo, piano
piano, per portare conforto alla sua vita travagliata.
Da quanto tempo non faceva lamore con una donna? Sei mesi, forse. Lultima volta era stato con una prostituta nigeriana, che si era concessa gratis a una festa. Erano tutti e due ubriachi di pessimo vino, e di
quella notte ricordava poco, ma gli pareva di sentire ancora quella pelle
dura e ispida sotto le mani. Non gli era piaciuta per niente, e gli aveva lasciato addosso una tristezza, che ogni tanto lo tormentava ancora.
Dun tratto si ricord che aveva i tre euro ancora stretti in pugno.
Riapr le dita, liberando le due monete lucide di sudore, e le osserv per
un attimo, facendole tintinnare come per darsi coraggio. Poi le infil nella tasca dei pantaloni, e non nel marsupio, dove depositava i suoi guadagni, perch quei primi soldi gli servivano a ripagare il debito con Moussa.
Quando rialz lo sguardo in cerca di Laurie non la trov pi. Se
lera mangiata la folla che, se ne accorgeva solo adesso, era aumentata a
dismisura. Bene!, pens. Si stropicci gli occhi (era il suo gesto per
spostarsi da un pensiero allaltro), si volt verso il centro della piazza e
prese a camminare lentamente, lanciando manciate di granone a destra e
a sinistra, come un contadino alla semina. Un altro cliente, e poi una
pausa, per dissetarsi con una bella mela.

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