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Dopo che per anni si era guadagnata da vivere nei pub servendo ai tavoli

e versando birra alla spina, ci fu un periodo che Sara si mise a lavorare in


proprio. Realizzava oggettini in alpaca, plastica e cernit: bracciali, anelli,
orecchini, ciondoli... Li vendeva per le strade di Salerno e della provincia,
dovunque ci fosse una festa, una sagra, un festival di danze popolari,
gente vogliosa di cose superflue, di poco prezzo (la coppia di orecchini, il
pezzo pi caro, veniva cinque euro). Il banchetto di legno dove esponeva
glielaveva costruito Enrico, seguendo certe sue precise indicazioni, con
la promessa che se lo sarebbe fatto pagare. Poi naturalmente Enrico
glielaveva regalato. E che diavolo!, erano amici da una vita... Fino ad allora, Sara ne aveva avuto uno di alluminio, di quelli da giardino, ma funzionava male: troppo basso, troppo piccolo, troppo leggero, che bastava
una piccola bottarella per farle cascare a terra mezzo negozio.
Sara aveva un gusto non dozzinale e mani buone, e alla fine della serata si ritrovava nel vecchio marsupietto di pelle qualche decina di euro;
parecchie decine, nei casi pi felici.
un materiale anallergico. Sono tutti pezzi unici. Certo, te li puoi
provare. I ciondoli vengono tutti tre euro, laccetto compreso. Tieni, lo
specchio.
Sara pronunciava poche frasi, con i suoi clienti: tutto quello che aveva da dire laveva detto con le mani, a piegare, bucare, cuocere, limare,
infilare, e ogni altro discorso le sapeva di truffa. Che comprassero o no,
quasi non era pi affar suo.
Anche se si credeva molto in gamba, una sera Geremia la fece sentire
una principiante. Geremia era il suo vicino di banchetto quando vendeva
a Salerno, a via Roma, cio quasi tutti i fine settimana. Anche lui realizzava oggetti di bigiotteria, ma usava materiali e tecniche molto pi raffinati. Per fortuna non si facevano soverchia concorrenza, perch i prezzi
di Geremia erano pi alti, soprattutto per certe cose in acciaio chirurgico,
che lavorava in un modo da farle sembrare argento.
Guarda che non puoi dire che i tuoi oggetti sono anallergici:
nellalpaca c il nichel. Se poi a qualcuno si gonfia lorecchio come una
zampogna, o peggio, ti metti nei guai...

Sara si difese dicendo che aveva preso per buone le parole del suo rifornitore di alpaca, ma da quel giorno elimin laggettivo anallergico
dal suo gi ristretto vocabolario commerciale. Sara era una persona onesta.
Nonostante certi inconvenienti, il lavoro le piaceva molto, ma dopo
un po prese a soffrire lumido e il vento, e quello stare in piedi per ore
con le braccia incrociate e la testa nelle spalle, e i viaggi su strade sconnesse e spaventose alle due di notte, spesso da sola. E soprattutto la irritavano gli incontri con gli amici di famiglia: pare che la seguissero dappertutto, e nascosta fra gli aggiornamenti sulla gravidanza di sua sorella
Marianna e i saluti a mamma e pap sintuiva sempre la stessa domanda:
Ma che ci fa una laureata in Informatica per strada come una zingara?.
Una volta, alla sagra del carciofo, arrivarono i vigili: le fecero chiudere il banchetto, e intanto la minacciavano di sequestrarle la merce. Cera
stato un suo amico, a vendere sciarpe di seta indiana, lanno prima, e
gliene aveva parlato come di un posto tranquillo: al Comune, diceva, vedevano con favore le bancarelle degli artigiani, che portavano colore alla
festa. Quando i vigili le piombarono addosso e non vollero sentire ragioni, Sara quasi piangeva dallumiliazione. Ancora se li sentiva dietro le
spalle, mentre metteva via in tutta fretta i suoi oggettini, continuare a ordinare con feroce indifferenza: Sgomberare, forza, sgomberare!.
Alla sua sinistra, un senegalese gigantesco stava infilando placidamente le sue statuette di legno dipinto in grosse buste di plastica; a destra, una giovane coppia di cinesi inscatolava orologi da tavolo, treppiedi,
kit di cacciaviti, panda di peluche, con un fitto parlottio nervoso. Sara
guard di sottecchi ora luno ora gli altri, e si sent anche lei
unextracomunitaria, una clandestina ai margini di un mondo di inaccessibile opulenza.
Mentre tornava alla macchina col quel carico che le toglieva il respiro, pens che in fondo era sempre una cittadina italiana (laureata, per
giunta), e che poteva tirarsi fuori da situazioni come quella in ogni momento. Poi si sent addosso il fumo dei carciofi arrostiti sulla brace, e si
ricord che non ne aveva assaggiato nemmeno uno.

*
Quando Marcello e Alfredo le parlarono del progetto di aprire nella Salerno vecchia una piccola trattoria dove smerciare prodotti del Terzo
Mondo e fare una cucina povera, di stagione, a prezzi contenuti, disse
subito di s, pure se il lavoro si preannunciava gravoso e la paga era solo
di settecento euro al mese. Quel progetto incarnava tutti i suoi sogni: un
mondo che vive in pace, dove nessuno sfrutta nessuno; un mondo che
poggia sulla cultura popolare, senza inutili astruserie, senza conservanti,
dove ognuno fa il suo lavoro, e cerca di farlo bene, con coscienza, senza
pensare a battere la concorrenza e ad acquisire nuove quote di mercato.
La proposta era di occuparsi della gestione, ma prima di tutto doveva
creare una squadra di persone fidate e capaci per la cucina e la sala. Sara
pens agli anni della gavetta, alle cose che aveva imparato, ai soprusi subiti, e promise che avrebbe trasmesso quelle conoscenze, e avrebbe bandito quelle violenze.
Marcello e Alfredo trovarono un locale adatto in cima a via Canali,
quasi allincrocio con via Tasso, e mentre si lavorava a ristrutturarlo, Sara
ci passava ogni giorno, salutava gli operai e chiedeva dei progressi. Ogni
intoppo nei permessi, ogni ritardo nella consegna dei materiali la feriva,
rimandando il giorno dellinaugurazione, quando lOsteria del Cucuzziello1 non sarebbe stata pi solo un progetto dellassociazione, ma un luogo
aperto, con facce nuove e allegre che lavrebbero riempito e fatto vivere.
Lei si sarebbe nutrita di quella armonia, e il mondo intero avrebbe funzionato meglio.
Intanto continuava a vendere i suoi oggettini, ma cominci a richiudere il banchetto sempre prima, quasi in faccia alla folla che ancora buttava locchio. Ogni volta trovava una scusa diversa da raccontarsi: che
quella era gente che non voleva spendere, che aveva un dolorino che era
meglio non stuzzicare, che cera da guidare a lungo e gi si sentiva cascare dal sonno. Poi smise di raccontarsele, e restitu il banchetto a Enrico.
Era stanca di fare tutto da s, di correre tutti i rischi, di non avere
nessuno che apprezzava il suo lavoro, a parte forse i suoi clienti. Ma
1

Il cucuzziello, in dialetto napoletano, la zucchina.

quelli erano affare di pochi minuti, e chi li vedeva pi? Tante volte, poi,
mentre con una mano afferravano la bustina con il ciondolo di ferro e
resina, nellaltra stringevano il cuoppo dei lupini o il panino con la porchetta, e dalle loro facce quasi mai capivi di quale acquisto fossero pi soddisfatti. E poi, che apprezzassero o no il suo lavoro, di certo non avevano
bisogno di lei. Ora, invece, stava per cominciare unavventura completamente diversa, e poteva guardare in faccia senegalesi e cinesi senza doversi vergognare di nulla.
*
LOsteria apr a marzo. Sara aveva chiesto di assumere tre persone: un
cuoco, un aiuto e una cameriera. Marcello approv, ma intanto che si sistemavano certe questioni finanziarie poteva prenderne solo due: Sara
avrebbe dovuto sopperire momentaneamente, adattandosi a fare un po
di lavoro sporco. Anche per il contratto bisognava pazientare, ma era
questione di settimane. A Sara questi primi contrattempi non piacevano
per niente: si chiese dove fossero finite lequit e la solidariet, e se bisognava considerarle un privilegio del solo Terzo Mondo; ma il lavoro era
tanto, e non le lasciava tempo per recriminare: cera da completare
larredo, equipaggiare la cucina, trattare con i fornitori...
Alla fine di luglio larmonia svan completamente e il mondo torn a
perdere colpi: fu quando Marcello disse a Sara che non avrebbe avuto le
ferie pagate.
Come sarebbe?
Guarda che qua non ci sei solo tu! Nessuno di noi le prende, le ferie pagate: i conti sono in perdita, e bisogna fare qualche sacrificio. Che
devo dire io, che ho tua sorella e Consuelo da mantenere?
Bello schifo, mettere in mezzo Marianna, come se lavesse costretto
lei a metterla incinta e a sposarla. E soprattutto Consuelo, piccola innocente, che si era ritrovata quel nome perch cos si chiamava unamica
peruviana di mamma e pap.
E poi Marcello non aveva bisogno delle ferie pagate perch i soldi gli
arrivavano lo stesso, attraverso strani marchingegni di cui Sara sospettava

lesistenza, da certe mezze frasi che le diceva Marianna. Fin che Sara
pass agosto a insegnare il computer agli anziani e a dare ripetizioni di
matematica ai ragazzi delle superiori. Con i soldi delle lezioni riusc a pagarsi laffitto e il viaggio in Salento per il festival della taranta.
In una di quelle notti stellate e selvagge, mischiata a studenti eccitati
mezzi nudi e a vecchi braccianti, Sara saltellava nellerba al ritmo forsennato della pizzica, con quelle sue gambe rotonde e ispide che potevano
attraversare indenni un roveto, i piedi fasciati in robusti sandali di cuoio,
inseparabili gli uni dagli altri come lo zoccolo del cavallo dal suo ferro.
Tengo na pelle e ciuccio!2 soleva dire carezzandola, e sentiva
sotto la mano la qualit del carattere pi che il difetto del corpo.
Saltellando nellerba, in quella notte selvaggia e stellata, Sara pensava
a Marcello, a quelluomo spietato e torbido, a quella voce fredda e ipocrita; e piano piano, a furia di pestare il terreno coi talloni e i denti coi denti,
a furia di farsi vibrare dalle onde sismiche delle tammorre, se lo scacci
dalla testa come la tarantata fa con il demonio. E chi gli voleva bene doveva morire ucciso.
*
Eppure era Sara che bene o male laveva messa in piedi, lOsteria, e
laveva tenuta aperta anche quando per settimane cerano stati incassi da
piangere e in molti nellassociazione gi pensavano a chiudere. Era lei che
aveva mediato, quando il cuoco era ancora Enrico, e dalla cucina, insieme ai piatti tradizionali, uscivano le scintille dei litigi con Enza, laiutocuoca e cameriera, e lavacessi alloccorrenza (litigi che erano diventati
quasi altrettanto tradizionali dei piatti); era lei che si era presa in faccia le
rimostranze dei clienti per la pasta scotta, le melanzane troppo crude, il
sugo acido, gli sformati bruciacchiati, le crostate che sapevano di vecchio; era sempre lei che andava a fare la spesa durgenza quando Marcello aveva altro da fare e si dimenticava di avvertirla in tempo. E per una
ragazza minuta come lei non era uno scherzo caricarsi chili di patate e
2

Ho una pelle dasino. Lanalogia fa riferimento allo spessore e alla ruvidezza, ma anche,
in termini morali, alla capacit di lavoro e di sopportazione.

zucchine, e quando portava i piatti in tavola le braccia le dolevano ancora, e le vene le scoppiavano in testa dalla rabbia.
Nella prima sala dellOsteria, poco dopo lingresso, cera uno scaffale
a vista, carico di libri eterogenei che i ragazzi dellassociazione avevano
donato dalle loro biblioteche personali, scegliendoli fra quelli di cui si poteva disfarsi a cuor leggero. Erano a disposizione dei clienti, ma nessuno
li aveva mai sfogliati, tranne Sara: quando era dellumore giusto, si puliva
le mani sul grembiule, tirava fuori un grosso volume sulla cucina vegetariana, e andava dietro a Enrico leggendogli una ricetta; lui le sorrideva
appena con quegli occhietti strizzati e scuoteva piano la testa, come se si
sentisse preso in giro, e intanto continuava a pelare patate, a disossare
carne, a sgrassare pentole.
Enrico viveva per conto suo da un paio danni. Il suo lavoro principale era di restaurare mobili, e quando tornava a casa la sera metteva a
cuocere qualunque cosa potesse dargli un rapido sollievo alla fame, e
spazzargli via dalle viscere il velo corrosivo dei solventi. Era con quello
spirito che aveva imparato a cucinare. Ora che lavorava allOsteria, immaginava che tutti i clienti fossero come lui: che arrivassero l dalle loro
botteghe, senzaltro desiderio che buttarsi a peso morto sulle panche, sudici e puzzolenti comerano, e aspettare qualcosa di caldo per placare lo
stomaco inacidito. I piatti di Enrico almeno questo avevano di buono,
che ci trovavi dentro quanto ne avrebbe mangiato lui.
A Sara ogni tanto veniva il dubbio che a scegliere Enrico era stata un
po sconsiderata. Aveva pensato a lui perch ricordava comera stato gentile a costruirle il banchetto: non aveva voluto neanche una lira, neanche
per i materiali; solo la promessa che gli avrebbe regalato una parure di rame fatta da lei per la sua ragazza, appena ne avesse avuta una. Quando
Sara gli restitu il banchetto, era passato un anno. Enrico di ragazze non
ne aveva avute, e se ne aveva avute non erano durate abbastanza a lungo
da fargli venire voglia di regalare una parure.
Un altro motivo che le aveva fatto pensare a lui era che una sera, a
casa sua, si era messo a cucinare per lei e altri amici, tirando fuori a casaccio quello che aveva nei ripiani e facendo finire tutto in pentole e padelle con allegra incoscienza. Quella sera aveva detto che gli piaceva cu-

cinare, che forse era la cosa che gli riusciva meglio nella vita. Gli amici
gradirono, mugolando, le sue invenzioni, e gli fecero un applauso a ogni
piatto; ma forse cera di mezzo la fame, e parecchio vino rosso. Ora che
lincapacit di Enrico era accertata, Sara si sentiva trafitta in petto da una
colpa vergognosa. Fatto sta che, quando Sara gli propose di fare il cuoco
allOsteria, Enrico non si stup: se solo avesse avanzato un dubbio, Sara
avrebbe capito, e il lavoro sarebbe stato di un altro. Invece Enrico accett subito: in fondo si era stufato di stare tutto il giorno a levigare mobili.
*
Due mesi dopo, Enrico fu licenziato. La decisione non fu di Sara (quando si trattava di cacciare qualcuno, non contava nulla), ma di Marcello e
Alfredo, che ogni tanto si facevano vedere allOsteria e cenavano l. Non
avevano bisogno di spiate: come andavano le cose lo capirono da soli,
una forchettata dopo laltra in mezzo ai tavoli mezzi vuoti. In verit, Sara
fu consultata, e si oppose al licenziamento, per la fiducia che aveva nella
buona volont di Enrico. Era sicura che un giorno, mentre gli recitava
una ricetta dietro le spalle, Enrico si sarebbe voltato, lasciando le pentole
a mollo nellacquaio, e le avrebbe chiesto, serio serio, di ripetergli il procedimento esatto della marinatura.
Enza si licenzi subito dopo, per solidariet con Enrico: vero, litigavano, ma si era affezionata, e forse aveva bisogno di sfogare con lui, di
tanto in tanto. E poi si stava separando dal marito (litigava spesso anche
con lui), e quello era il momento di stare pi vicino ai suoi due bambini.
Per Marcello e Alfredo fu unottima notizia: Enza era una che dava rogne, si lamentava dei turni che cominciavano prima e finivano dopo, della paga ridicola, e pure di quella cucina angusta e bollente, senza vie di
fuga per il calore, con le padelle che scivolavano dalle mani sudate, e le
caterve di gomitate che dava e prendeva ogni santo giorno. Cos si spiegavano pure le litigate e gli incidenti, e infatti non faceva in tempo a farsi
sgonfiare un piede che gi si stava curando unustione da unaltra parte, e
un livido stava per sbocciare da unaltra parte ancora.

Sara fu chiamata a rimpiazzarli, e la cosa non le fece piacere: le sembrava di mancare di rispetto a Enrico ed Enza, come se lOsteria dovesse
nascere e morire con loro, e ogni soluzione alternativa fosse un atto di
tradimento; ma aveva preso limpegno, e lo port a termine con scrupolo: scelse Assuntina come cuoca, e a lavorare in sala chiam Teresa e Anita, due amiche care, che cos i turni sarebbero parsi pi brevi, a prendere in giro i clienti a mezza voce e a maledire il lavoro tanto per ridere.
Assuntina era una donna energica, sempre di buon umore, di una
simpatia straripante senza neanche unombra di volgarit. Era pure la
madre di Vittorio, un ragazzo con il quale Sara aveva avuto una relazione, breve e problematica come le altre. Sara sapeva quanto era brava a
cucinare perch era stata spesso a pranzo da lei, che laveva accolta benissimo e fu completamente dalla sua parte quando Vittorio la lasci
perch si era messo appresso a unaltra.
Assuntina era nata e cresciuta nella citt vecchia, il marito era falegname, e per questo Sara provava per lei una simpatia non solo personale
ma ideologica. Qualunque pietanza nuova le proponesse, per lei andava
bene, perch proveniva direttamente dalle viscere del popolo, e a scriverne i nomi sul menu ogni sera, era come compilare le voci di
unenciclopedia. Da quando cera Assuntina, poi, Sara si era completamente scordata del libro di cucina vegetariana.
Quando Assuntina lasciava per qualche minuto linferno della cucina
per laria tiepida della sala, Sara si metteva vicino alla cassa a fingere conti
e occhieggiava divertita con Teresa o Anita, che sparecchiavano a mezza
forza per godersi pi a lungo la scena, mentre Assuntina si avvicinava a
un tavolo coi pugni nei fianchi e sinformava con domande precise.
buono di sale? Ci voleva pi peperoncino? Come meno? Ma lo
sai che il peperoncino ti purifica il sangue? E la porzione com? Ti sazia
o no, ti sazia? Ma voi, a casa vostra, la parmigiana come la fate?
Assuntina non aveva laspetto della donna meridionale: era bionda, di
pelle e occhi chiari; ma questa sua apparente anomalia la incardinava ancora di pi alla storia salernitana, alla razza dei lontani dominatori longobardi. Forse non era solo un caso, a tener conto del fatto che la sua famiglia aveva radici nel rione Barbuti, il primo insediamento di quel popo-

lo in citt. Vittorio aveva preso dello stesso ceppo, e a Sara era piaciuto
anche per questo: alto, barbuto, dava lidea di un vero uomo, anche se
aveva un mucchio di anni meno di lei.
sulo nu criaturiello!,3 cominci a dire, quando fra loro fu tutto
finito. Per se li sceglieva sempre pi giovani, come laltro Vittorio, Nicola, Federico. Si vede che le piaceva aiutarli a crescere, mettersi alle loro
spalle e leggere ricette: prima o poi qualcuno si sarebbe voltato per dirle
grazie, serio serio.
*
Sara viveva a due passi dallOsteria, in una soffitta di venti metri quadri a
duecento euro al mese, il massimo che poteva permettersi. Un sacco di
spazio, per lei, se la met non fosse stata inagibile per laltezza. Ma il guaio pi grosso erano i quattro piani da scalare, e il citofono che non funzionava. Se qualcuno passava a trovarla, doveva avvisarla con uno squillo
sul cellulare quando era davanti al portone; lei scendeva ad aprire e risaliva con lospite, cosicch tutte le sue chiacchiere, le risate e i litigi cominciavano in mezzo alle scale, e proseguivano, attutiti dallaffanno, sul letto
a una piazza e mezzo di fronte alla porta. Solo unaltra persona aveva una
copia delle chiavi, e non era sempre la stessa.
Una sera stava sul letto con Rita, a schiena al muro, e bevevano vino,
e ridevano dei suoi amori balordi, e Sara disse che forse era pi saggio lasciare che se la passassero fra di loro, la chiave, senza dirle niente: lei voleva solo starsene seduta sul letto di fronte alla porta, come in quel momento, e aspettare di vedere chi entrava. Tanto, per come era brava a
sceglierseli lei, gli uomini, tanto valeva almeno gustarsi la sorpresa... E gi
risate e lacrime, e lenzuola macchiate di vino, e nuove risate da soffocarsi, fino a implorare Basta!, tenendosi in mano la pancia dolorante.
*

solo un ragazzino, frase che costituisce anche un drastico giudizio di immaturit.

Marcello stava mandando tutto a scatafascio. Sara glielo diceva dritto in


faccia, come i clienti a lei. E non importa che fosse il marito di sua sorella, anzi: era un motivo in pi per evitare ogni ipocrisia e convenienza. Se
pure fosse finita lavventura dellOsteria, doveva tenerselo come cognato
per tutta la vita, a meno di separazioni e divorzi. E ora che cera Consuelo neanche se lo augurava pi, che Marianna lo mandasse al diavolo: il
bene dei figli era ancora pi importante dellonest sul lavoro.
La proposta che fece a Marcello le sembr ragionevole, anche perch
nasceva da una precisa analisi dei fatti: lOsteria aveva pochi clienti, sempre quelli, che ci andavano a mangiare solo perch si spendeva molto
meno che in qualunque altro posto: niente coperto (eppure cerano tovaglie pulite di cotone e posate di acciaio), niente servizio, e il piatto pi caro veniva cinque euro, come un tempo la coppia di orecchini in alpaca e
cernit. Per forza poi alla fine del mese, tolte le spese, restavano quattro
soldi, e non si riusciva a pagare gli stipendi, e non parliamo delle ferie.
Bisognava offrire di pi: musica, cinema, mostre, serate a tema. Lei era in
grado di occuparsene, ma non poteva fare la cameriera e tutto il resto, e
trovare anche il tempo e la forza di inventare, organizzare, convincere,
pubblicizzare.
Due settimane dopo Marcello la chiam, e le rifer che il direttivo
dellassociazione aveva apprezzato la sua proposta ed era pronto ad accettarla. Naturalmente, avrebbero dovuto ridurle lo stipendio di cento
euro per pagare qualcuno che lavorasse al posto suo. Sara ci rest come
una scema: significava che Marcello valutava zero il suo lavoro creativo e
organizzativo, che non voleva investire nulla in unimpresa nella quale,
alle riunioni dellassociazione, diceva di credere moltissimo.
Va bene, se le cose stanno cos, vuol dire che continuer a lavorare
come prima, e gli eventi li avrete lo stesso!
Allora lo vedi che si pu fare? rispose Marcello, come se non avesse capito.
*

10

Con Sara che si era messa dimpegno a contattare le persone giuste,


lOsteria divenne un luogo molto frequentato, soprattutto dagli artistelli
che di sera, dovunque venissero, si ritrovavano sempre nelle stesse due o
tre piazze e stradine della citt vecchia. AllOsteria ormai non ci si andava
pi soltanto perch costava poco, ma perch una volta a settimana, nella
sala in fondo, si proiettava un film, oppure si dava il concerto di una piccola band, o cerano delle serate di poesia dove chi ne aveva voglia leggeva le sue; o anche perch, nove su dieci, ci trovavi i tuoi amici a grufolare
nelle pietanze di Assuntina, e a furia di spinte e chiasso ti facevi spazio
alla stessa panca, e tinformavi sul menu rubando dai piatti.
Sara ci godeva, a queste scene, come se fossero tutti fratelli suoi, e
avessero piacere a cenare da lei, come se fosse pure casa loro. E godeva
anche di pi quando salzavano e venivano al bancone a prendersi da s
una forchetta, un bicchiere, o andavano al frigo per una bottiglia dacqua,
e chiamavano Sara!, e lalzavano come per un brindisi, per farsela mettere sul conto. Altre volte, quando veniva al tavolo per prendere le ordinazioni, facevano un sacco di storie, e si sfottevano lun laltro per i vizi,
le schifilt, le diete, e compativano e vantavano, e cera sempre uno che
strappava a Sara carta e penna, e: Dai qua, me la sbrigo io, ch se aspetti
che si decidono, diventi vecchia, a questo tavolo!.
Sara rideva, e quasi ci moriva, dal piacere, e andava a cercare Teresa o
Anita, e scuoteva la testa ridendo, e faceva segno con gli occhi verso quel
branco di pazzi.
*
Era un venerd sera. LOsteria era moderatamente affollata, quando Sara
vide la porta dingresso ingombra delle divise celestine di due vigili. Il
cuore cominci a batterle forte: sapeva che non tutto era in regola, anche
se al momento non avrebbe saputo dire esattamente cosa. Si volt indietro, fingendo di lavare dei bicchieri: intorno a s vedeva le bottiglie dei
liquori, le scatole di t, una maschera di Pulcinella in cuoio, e tutto le
sembr vano, come in punto di morte. Quando vide Anita venire verso
di lei, sbarr gli occhi.

11

Buonasera, siamo venuti per un controllo.


Sara non la finiva pi di asciugarsi le mani.
Potremmo avere i libri delle tessere e i documenti dei dipendenti?
La domanda era lecita: lOsteria, formalmente, era un circolo privato,
e laccesso era riservato ai soci. Questa formula permetteva di snellire le
procedure e pagare meno tasse; ma poi, certo, bisognava rispettare quella
limitazione.
Sara stava per chiedere il permesso di fare una telefonata, come nei
telefilm americani, ma a pensare che lunica persona che poteva chiamare
era Marcello, le pass la voglia. Le venne in mente Consuelo: in quel
momento avrebbe voluto stare in spiaggia a rotolarla nella sabbia e a
prendersi un po della sua spensieratezza.
Uno dei vigili, quello magro magro, non si era tolto il cappello, che
pesava sulla sua testa sottile, e pareva che da un momento allaltro gli avrebbe fatto perdere lequilibrio. Laltro, invece, aveva tirato fuori una
gran chioma brizzolata, e aveva poggiato il cappello su un alto sgabello.
Appollaiato lass, quel pezzo di tela flaccido aveva un aspetto davvero
sinistro, da uccello del malaugurio.
Sara and a prendere i libri in uno stanzino, e preg Teresa e Anita di
consegnare i loro documenti. Bisognava avvisare anche Assuntina, che
stava in cucina e non si era accorta di niente. Mentre tornava con i libri,
Sara pensava alla reazione dei vigili quando avrebbero scoperto che di
tessere non ce nera nemmeno una.
Abbiamo rilevato che allingresso non segnalata la natura di circolo privato dellesercizio, disse il vigile magro per rompere il ghiaccio.
Davvero? disse Sara, come se quella affermazione la stupisse profondamente.
I clienti si erano accorti che le cose si mettevano male, e quelli che
conoscevano Sara si misero a seguire con trepidazione le sue mosse. Sara
cerc Anita.
Vedi un po tu, le disse, facendo un gesto verso i libri che il vigile
brizzolato stava esaminando. Non aggiunse altro, ma era chiaro che si
appellava alla sua competenza di neolaureata in Giurisprudenza. Anita

12

fece di no con la testa, lo sguardo severo: aveva appena dato una tesi sulle banche etiche, cosa poteva saperne di vigili e dellarte di blandirli?
Sara guard oltre le spalle del vigile brizzolato, cercando lo sguardo
di Rita. Lo incroci subito: Rita aveva gli occhi puntati su di lei da un
quarto dora. Con lei cera Giancarlo, che strinse i pugni in segno di coraggio. Sara sorrise, stirando bene le labbra perch si vedesse. Le fece
piacere quel gesto, Giancarlo non era di quelli che si ammazzano per amicizia: faceva lo sceneggiatore, e una volta che Sara voleva mettere su
una rassegna sullamore, gli aveva chiesto il suo parere nella scelta dei
film. Ma lui si era rifiutato: disse che cerano migliaia di film sullamore, e
non se la sentiva di ridurli a cinque o sei: Troppo angoscioso, disse. Sara avrebbe voluto fargli provare langoscia che provava lei ora, con quei
vigili che sembravano annusare laria per sentirne il marcio. Invece chiese
permesso e and al loro tavolo per sparecchiare. In un altro momento
Rita si sarebbe alzata per darle una mano, ma ora non voleva rischiare di
passare per una che lavorava l: i vigili le avrebbero chiesto i documenti, e
non trovandola sullelenco avrebbero fatto un sacco di storie.
Tutto a posto? chiese Rita.
Insomma... rispose Sara.
Non cera bisogno di molte parole per capirsi: si conoscevano dalle
elementari. Giancarlo, invece, non sapendo come essere di aiuto, si limit a passare i piatti e le posate. Sara torn subito al bancone, dove i vigili
stavano ancora compilando il verbale.
Tessere non ce ne sono. Come mai? chiese il vigile brizzolato.
Sara allarg le braccia e prov a sorridere. Stava chiedendo clemenza.
Lei sa che possono avere accesso ai locali solo i soci?
Sara lo sapeva bene, ma sapeva anche che Marcello le aveva detto di
soprassedere: se avessero dovuto far pagare la quota a tutti quelli che entravano, non avrebbero avuto clienti. Ma ora non poteva scaricare la colpa su Marcello.
S, lo so rispose seria, quasi risentita. Stava confessando la sua
colpa, non era giusto infierire.

13

Purtroppo ci sono una serie di infrazioni fece il vigile magro,


guardando Sara dritto negli occhi come per accusarla di un crimine ripugnante.
Sara pens che ora le avrebbero chiesto di caricarsi i tavoli in spalla e
sgomberare lOsteria, come quella volta alla sagra del carciofo. Poi torn
calma.
Mi rendo conto, ma io sono solo una dipendente, bisogner contestarle ai responsabili rispose, con un brivido di piacere al pensiero del
suo contratto da cameriera.
In quel momento Assuntina spalanc la porta della cucina. Si stava
asciugando la faccia con uno straccio. Alla vista del vigile brizzolato sorrise con quella sua maniera che sembrava volerti prendere in giro.
U, Gig, che ci fai qua?
Assuntina e Gigino si strinsero brevemente la mano.
Tu che ci fai qua?
Non lo vedi? Lavoro!
Pure io, pure io...
Lammirazione di Sara per Assuntina raggiunse un nuovo vertice,
come se quella conoscenza non fosse casuale, ma il frutto di unabile
strategia difensiva. Limbarazzo di Gigino nel chiederle i documenti era
la prova decisiva.
Devo sempre passare da Mario per quelle finestre disse, mentre
copiava gli estremi della carta didentit su un apposito modulo.
Eh, vieni quando vuoi, a Mario gli fa piacere...
Per non stare l a non far niente, Sara offr un po dacqua ai vigili,
che accettarono, ringraziando cortesemente.
E tua moglie come sta? E le tue figlie?
Bene, bene... E Vittorio?
Mentre porgeva lacqua a Gigino, Sara pens che la conversazione
con Assuntina, in assenza di testimoni, sarebbe stata certamente in dialetto; e cos, tanto per passare il tempo, si mise a tradurre mentalmente le
cose che si dicevano. Il corpo del vigile magro oscill paurosamente
mentre prendeva il suo bicchiere. Poi finalmente si tolse il cappello, e
torn lequilibrio. Si vede che voleva prendere il posto di Gigino, tutto

14

preso dalla conversazione con Assuntina, e infatti gli strapp la penna di


mano e prosegu lui. Quando si sporse per scrivere, Sara gli vide una vasta chierica in mezzo alla testa. Pens allora che il cappello laveva tenuto
a lungo in testa non per arroganza o cattiva educazione, ma per una specie di vergognoso pudore per quella calvizie cos avanzata e precoce.
In pochi minuti, i due temibili esecutori della legge si erano trasformati in uomini modesti e impacciati. Da quel momento in poi, ogni
provvedimento nei confronti dellOsteria sarebbe stato un semplice arabesco burocratico, svuotato di qualunque sanzione morale.
Non ti preoccupare, me la vedo io con Gigino disse Assuntina a
Sara quando i due vigili se ne andarono.
No, fammi la cortesia di non metterti in mezzo: tu non hai colpa e
non sei tenuta a togliere dai guai certi personaggi. Pu darsi che cos imparano a comportarsi come si deve...
Difatti Marcello e Alfredo passarono dei brutti momenti nei corridoi
del Comune, e pregarono, ragionarono, contestarono, promisero.
LOsteria rest chiusa per un mese, in attesa che si sanasse la situazione e
che arrivasse lultimo nulla osta. Poi Marcello istru Sara sulla nuova politica dellOsteria.
Per ogni gruppo di clienti devessercene almeno uno con la tessera.
Se nessuno ce lha, bisogna farne una, al prezzo di tre euro; se nessuno la
vuole, arrivederci e grazie: di ristoranti a Salerno ce ne sono a volont.
Poi li voglio vedere, per, quando pagano il conto, e con tre euro ci pagano solo due coperti!
Sara esegu con scrupolo e garbo, e nessuno mai si rifiut di pagare la
quota.
*
Nel giro di qualche settimana, Sara perse luna dopo laltra Anita e Teresa. Anita, perch ci litig; e Teresa perch, fresca laureata in Farmacia,
aveva trovato lavoro nel laboratorio di analisi dellospedale. Sara fu costretta a chiamare Gabriellina a darle una mano. La poverina si era lasciata da poco col ragazzo. Stavano insieme da tre anni, poi una sera si u-

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briacarono insieme e lui ne approfitt per dirle che aveva unaltra. Per
qualche secondo Gabriellina si fece una gran risata, e fin il suo terzo mojito. Poi per laveva presa male. Si capisce che aveva bisogno di distrarsi.
La chiamavano Gabriellina perch era piccolina: alta come Sara, ma pi
magra, senza le sue spalle e le sue gambe rotonde; e poi perch parlava
sempre sottovoce, come se avesse una cassa toracica di cristallo e temesse di frantumarla.
Sara la pagava a serata, perch non sempre aveva bisogno di lei: gli
affari andavano di nuovo male, perch Sara si era stancata di uscire
dallOsteria dopo il suo turno e andare a stampare i manifesti della cena
nicaraguegna o del concerto degli Spasmo, e poi chiedere a Nando del Booze e a Fabrizio del Babaluga se poteva attaccarli alle porte. E soprattutto
era stanca di mettersi a letto la sera, e invece di dormire girarsi di qua e di
l pensando a cosa inventarsi per il mese successivo.
Quando non cera Gabriellina, Sara chiamava Olga, una giovane russa che per alcuni mesi aveva fatto le pulizie a casa dei suoi genitori. Olga
era robusta, gran lavoratrice, e soprattutto sapeva accontentarsi di quei
pochi soldi che Sara poteva offrirle. Quando la vedeva portar fuori le
grosse buste dellimmondizia, a fine serata, Sara pensava che ora anche
lei aveva unextracomunitaria al suo servizio, malpagata, senza contributi,
senza assicurazione, senza diritti. Le sembr davvero uninfamia ridursi a
quel punto, lei che aveva cominciato quellavventura avendo in testa il
sogno di un mondo senza sfruttatori. Per un attimo si consol pensando
che quei diritti erano negati anche a lei che era italiana. Italiana, appunto:
cosa aspettava ancora a ribellarsi, lei che poteva?
*
La nuova battaglia di Sara fu quella per il contratto. Laveva preteso prima ancora di cominciare a lavorare allOsteria, come aveva preteso di occuparsi della gestione, e aveva ottenuto la stessa risposta: aspettare, pazientare; e Sara aspett e pazient fino a quando non dimentic. Ora per il caso di Olga le aveva acceso dentro altro fuoco.

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Questa volta Marcello fu costretto a cedere: se Sara (come lei stessa


lasci intendere di sfuggita) avesse avviato unazione legale, lassociazione
sarebbe finita in un grosso guaio. Marcello, per, non era tipo da finire
sconfitto senza combattere. Il discorso che le fece, in fondo, gli parve
onesto: il suo lavoro gli costava troppo, e per versarle i cento euro di
contributi a norma di legge, era necessario e giusto che la met se li pagasse lei. Cos Sara avrebbe incassato seicentocinquanta euro, e gli altri
cinquanta erano un bellinvestimento per la salute e la vecchiaia. Siccome
Sara non aveva nessuna voglia di stravincere, accett la proposta. Daltra
parte, non le sembrava vero di poter dire ai suoi che era una dipendente
a tutti gli effetti, con busta paga e tutto, e non pi una lavoratrice a nero
e senza futuro. Conoscevano molti laureati in Informatica altrettanto fortunati?
Il suo rinnovato entusiasmo pass ancora una volta in fretta, ancora
una volta a causa delle ferie. Lo seppe da Alfredo, quasi per caso, che neanche questanno gliele avrebbero pagate, visto che la chiusura di un mese aveva dissestato le casse dellassociazione. Sara protest con sdegno:
stavolta cera un contratto firmato e controfirmato, e la parola ferie era
stampata in bella evidenza come tutte le altre, come le ore di lavoro, come la paga e le mansioni.
Che ci posso fare? Se parli con Marcello, ti dir la stessa cosa,
disse Alfredo.
Voglio proprio vedere! rispose Sara.
*
Sara aveva preparato a lungo quellincontro, distesa sul letto con gli occhi
piantati nel soffitto, le gambe poggiate su due spessi cuscini per far affluire meglio il sangue al cervello. Aveva studiato e raffinato ogni frase del
suo discorso, aveva previsto le obiezioni di Marcello e impostato le contromosse. Era tutto un fiorire di Ma se io e Ma se tu che si andavano
embricando gli uni negli altri, e solo lei riusciva a non perdere il filo, e a
prevederne lesito finale, con Marcello impigliato e confuso che si rifugiava nelle carezze a Consuelo. Aveva considerato perfino gli interventi

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di disturbo di Marianna, e gi se ne indignava, e sapeva come polverizzarli con lo sguardo.


Sincontrarono alla Villa Comunale. Sara aveva deciso di essere inflessibile e sdegnosa. Cos, quando Marcello volle offrirle un sorbetto al
limone al chiosco, rispose di no. Aiut invece la piccola Consuelo a
mangiare il suo: lo fece in maniera quasi rabbiosa, per dimostrare a sua
sorella e a suo cognato quanto ci tenesse ai rapporti familiari, e come la
sua generosit non fosse ricambiata.
Marianna si accorse che la sorella era agitata, e si riprese Consuelo.
Non ti preoccupare, ci penso io. Tu non devi parlare con Marcello?
Marcello e Sara fecero una passeggiata per i vialetti della Villa, e si
dissero delle cose che Sara, poi, avrebbe fatto fatica a ricordare. Parole
fra persone che appartengono a mondi diversi. Parole che, da parte di
Sara, diventavano di momento in momento pi aspre, mentre Marcello
restava calmo, e solo a tratti alzava un po la voce per riuscire a rompere i
monologhi di sua cognata. Sara ricordava bene solo lultima frase di Marcello.
Parli tu, che hai messo a lavorare allOsteria tutte le amiche tue!
Una cosa del genere non laveva prevista; forse era lunica, fra milioni
di frasi, che non aveva previsto. Il meccanismo che aveva messo in moto
si incepp di colpo, e non seppe pi rispondere: per quanto diligenti fossero i suoi sforzi di immedesimazione, restava sempre un gradino al di
sotto della malvagit di Marcello. Brandelli della replica perfetta emisero
rapidi barbagli, poi scomparvero di nuovo nella nebbia della sua mente.
Solo due ore dopo avrebbe ricostruito la frase esatta: Se non fossero
amiche mie, se ne scapperebbero dallOsteria dopo una settimana!.
In quel momento, per, a stento le riusc la faccia schifata, per provare almeno ad attaccare a Marcello il senso di colpa. Poi gli gir le spalle,
scordandosi di Marianna e di Consuelo, e se nand alla prima svolta, a
farsi crescere dentro un poco dodio, in santa pace.

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