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Quando al mercato di Torrione a Salerno, in mezzo alloscuro ciarpame elettrico dal quale erano mezzo sommerse, vide spuntare un

paio di cuffie bianche con il logo Marshall, Nicola avvamp: la stessa marca delle cuffie del suo amico Alessio, clarinettista
nellorchestra del Teatro Verdi. E a lui che andava in giro con le
cuffiette uscite dalle patatine (cos lo sfotteva Alessio) gli sembr
unoccasione da non perdere.
Sbrogliandole con cura le tir fuori dal mucchio, e solo allora si
accorse che larchetto, per chiss quale trauma, era quasi del tutto
tranciato nel mezzo. Per questo erano finite l. Ma non si scoraggi:
se le rigir fra le mani, senza dare a vedere che ci moriva dietro, e
tast a lungo i padiglioni di fintapelle: erano belli soffici, una meraviglia.
Quanto vengono queste?
Dieci euro.
Dieci? Aveva fatto la faccia scandalizzata.
Sono di marca buona.
Ua, manco fossero Sennheiser! Alessio le schifava, le Sennheiser.
Il venditore si stette zitto e diede retta a un altro cliente: si vede
che non ne capiva. Nicola ne approfitt.
So tutte rotte, che me ne faccio? e le rimise nel mucchio,
poggiandole delicatamente.
J, ramme sette euro e purtatelle...
Era luna e mezza. Nicola complet la spesa con un chilo di mele,
mezzo chilo di banane e due melanzane. Tutta merce che gli ambulanti, urlando forte laffare, vendevano ora a met prezzo, per disfarsene in fretta. Poi si avvi verso casa, rimandando a un altro
giorno la ricerca di un paio di mutande: aveva fretta di riguardarsi le
cuffie e trovare il modo di ripararle.

A trentatr anni, gli pesava aver lasciato il monolocale dove aveva


vissuto a lungo, ma la stanza che aveva preso dalla signora Rosa gli
faceva risparmiare pi di cento euro al mese. In pi, non doveva
preoccuparsi delle bollette o delle pulizie, che Rosa preferiva fare da
s: a casa sua nessuno, se non lei, doveva metterci mano. Rosa si
occupava anche della spesa comune, liberando lui e Peppe (laltro
inquilino) da unaltra fastidiosa incombenza. Il sapone aveva sempre
un profumo troppo forte, e la carta igienica non era mai abbastanza
morbida; ma erano gratis, e Nicola se li faceva andar bene.
Si era deciso a cambiare casa dopo che per tutto luglio e agosto
era rimasto senza lavoro. Dava lezioni private di latino e greco, ma
erano tempi di crisi, e i padri invogliavano i figli allo studio con le
minacce, non pi con le ripetizioni. I ragazzi cercavano conforto
nelle madri, che per si voltavano da unaltra parte, per non vedere
e non sentire. Si aggiunga che Nicola era incapace di procacciarsi
studenti: il pensiero di pubblicare annunci o spargere la voce gli metteva addosso unafflizione che a malapena cercava di spiegarsi, figurarsi combatterla.
Non che potesse mantenersi con le lezioni: dallet di diciotto
anni il grosso delle entrate gliele garantiva lo Stato, versandogli un
indennizzo di seicento euro al mese, dopo che allospedale di Potenza, sua citt dorigine, per levargli lappendice gli avevano infettato un rene, e avevano dovuto levargli pure quello. Con quei soldi si
pagava quasi per intero il fitto del monolocale e le bollette. Dalle lezioni riusciva a ricavare altri duecento, a volte duecentocinquanta
euro. Pi di cento se ne andavano per mangiare, con il rimanente
provvedeva alle altre spese. Non ricordava mese che fosse riuscito a
mettere da parte pi di qualche spicciolo.
Per sistemare le cuffie, Nicola chiese aiuto a Peppe, che faceva il
commesso in un negozio di ferramenta, e aveva la passione
dellaeromodellismo. Dal soffitto della sua piccola stanza pendevano, sorretti da fili di nylon, una decina di aerei di varie epoche; alcu-

ni in discesa, altri in salita, altri ancora nel pieno della crociera: una
piccola flotta colorata e incoerente. Avesse avuto la passione per i
treni o le navi, non avrebbe saputo dove metterli: solo per aria, in
quel bugigattolo, gli restava ancora un po di spazio.
Peppe fu felice di dargli una mano: non erano amici, non uscivano mai insieme, ma in casa non mancava la solidariet. Mentre
sindustriavano a rimettere al mondo le cuffie, Nicola gli raccont di
come gli erano capitate sottocchio e tutto il resto, fino alla ricerca
che aveva fatto per identificarne il modello. Si chiamavano Major
White, e a volerle comprare nuove, non cera modo di trovarle a
meno di ottanta euro.
Hai avuto culo! comment Peppe, pi per farlo contento
che per convinzione. Quando costruiva i suoi modellini ascoltava la
musica da una vecchia radiolina color aragosta che si era fatto regalare da Rosa, e il suono nebuloso che ne usciva bastava e avanzava a
rallegrargli il lavoro.
Parlarono poi dellunico argomento che avevano in comune: i
motti latini nella storia dellaeronautica. Questa volta Peppe raccont dellimpresa di Cattaro, e Nicola spieg che nel motto iterum rudit
leo, iterum va inteso nel senso di unaltra volta, di nuovo, escludendo ogni continuit. Il leone ruggisce di nuovo, non ancora, come credeva Peppe.
Quindi, prima di Cattaro il leone aveva smesso di ruggire?
Esattamente. Poi arrivato DAnnunzio, e gli tornata la
voglia.
Loperazione non era stata complicata: due pezzetti di balsa rastremata e un po di spago avvolto in una stretta spirale, e avevano
sistemato larchetto in modo che reggesse, restando flessibile. Per rifinire il lavoro, Nicola ritagli una striscia da una vecchia tovaglia a
scacchi rossi che Rosa usava come straccio e ricopr la fasciatura
spillando la stoffa sulla balsa dal lato esterno. Fossero uscite ora dalla fabbrica, non sarebbero state cos belle.
E con Tina come va? chiese Peppe.

Era laltro argomento che avevano in comune, a pensarci. Peppe se lera messa in testa da quando per caso aveva incontrato lei e
Nicola che passeggiavano sul lungomare e avevano chiacchierato
due minuti. Nicola gli confid poi che cera andato a letto un paio di
volte, ma Peppe era convinto che si vedessero ancora, di tanto in
tanto.
Non va, non la vedo da mesi. Quella una che vuole la storia
seria. Ma le storie serie costano.
Si erano fatte le quattro del pomeriggio. Fuori era pieno di luce, e il
sole scaldava ancora. Per sdebitarsi, Nicola disse a Peppe che quella
sera avrebbe cucinato anche per lui; ma ora voleva provare le cuffie,
sulla via per il lungomare.
Abitavano in cima a una stradina ripida, al quinto piano di un
palazzone popolare. Quando sentiva il bisogno, Nicola diceva:
Ruzzolo a mare, e usciva. Si sentiva infatti come una cosa, che
non per volont propria, ma per sola forza di gravit discende il
pendio per arrestarsi al fondo, e l trovare pace, come Natura prescrive. Cos disse e fece anche quella volta. Ruzzolava gi, e gli pareva che i Pink Floyd lo seguissero a due passi, ruzzolando con lui, e
che lo sorreggessero, tanto si sentiva leggero, quasi sospeso a
mezzaria come gli aerei di Peppe. Intorno a lui, anche la strada appariva trasformata...
Le ragazze erano pi belle e disponibili. Alcune sembravano sorridergli, in special modo quelle che avevano le cuffie come lui; le sue
sorelle, come subito le battezz.
Quelle irrimediabilmente brutte rifulgevano di tali e tante virt,
che di certo qualcuno le trovava desiderabili.
Lubriacone e il senzatetto avevano chi si prendeva cura di loro.
I vecchi avevano vissuto una vita piena, le loro rughe erano venerabili e i loro figli li amavano profondamente.

Le coppie corrucciate avrebbero fatto lamore non appena varcata la soglia di casa.
Il pazzo che bofonchiava mulinando le braccia aveva colto il
senso della vita.
I bambini erano destinati a grandi cose. E se pure fossero diventati ubriaconi o senzatetto, qualcuno si sarebbe preso cura di loro.
Quelli malvestiti erano degli amabili eccentrici.
La donna dalla faccia molesta aveva solo avuto una giornata
pesante.
I cani al guinzaglio erano liberi, quelli randagi avrebbero trovato un padrone.
Nessuno sarebbe morto.
Quando fu sul lungomare, al fondo del pendio, trov pace su una
panchina, e pens che la sua vita non poteva andare meglio di cos.
Di fronte a lui si dispiegava il tramonto pi intenso e commovente
che avesse mai visto, con quelle strisce rosa e blu che si allungavano
nel cielo come le note dei violini di A perfect day. Certe paure che aveva avuto in passato gli sembravano svanite per sempre; tranne tre,
che ancora lo rodevano dentro.
La prima era che lo Stato fallisse e smettesse di pagarlo; tanto
che subito palpitava, alle notizie di recessione, di corruzione, di
sprechi.
La seconda era che un terremoto buttasse gi la villetta di famiglia che suo padre abitava, ormai solo, a Potenza, e che un giorno
avrebbe ereditato. Dalla vendita presumeva di ricavare abbastanza
da comprarsi un piccolo monolocale a Salerno, o fittarlo, in base al
tempo che ragionevolmente gli restava da vivere. Gli spettava anche
un pezzo di terra, e quello niente e nessuno lo poteva buttare gi,
ma a venderlo non ci ricavavi niente, e a farlo lavorare da un contadino, pi fastidi che broccoli.

La terza era di finire nelle mani di un dentista, che lavrebbe


spolpato vivo come un dente cariato. Per questo, fra i pochi lussi
che si concedeva cerano le testine dello spazzolino elettrico, il collutorio, il filo interdentale e la pulizia dei denti allASL due volte
lanno. Erano il suo unico investimento per il futuro.
Di paure, in verit, ne covava una quarta: che si ammalasse il
rene superstite. Ma lesito poteva essere la morte, non la miseria; e
della prima non si dava altrettanto pensiero che della seconda.
Tolti questi, punti deboli nella sua strategia non ne vedeva. Gli
dispiaceva solo di non avere figli, che tornano sempre comodi da
vecchi; ma se gli fosse capitata una lunga agonia, avrebbe richiamato
una delle sue donne, e se ne sarebbe andato in pace ricevendo le cure pi amorevoli di questo mondo.
Quando hai un paio di Marshall intorno alle orecchie, tutti si
prendono cura di tutti.
Ai tempi delle cuffiette delle patatine custodiva nello smartphone una
cinquantina di canzoni. Gliele aveva caricate la sua ex fidanzata,
Monica, e negli ultimi tempi le ascoltava sempre meno, per non ravvivare il ricordo di lei, che certe volte gli metteva il magone. Ma ora
le Marshall gli avevano acceso una frenesia che non riusciva a controllare. La sera, a letto, le collegava al laptop, apriva Youtube e seguiva lispirazione del momento. Tutta la musica che gli piaceva finiva nello smartphone. Era molto facile e bello, e dava dipendenza.
Cominci a restare sveglio fino a notte fonda, a furia di ascoltare e scaricare, e si svegliava sempre pi tardi, sempre pi stordito.
Nelle belle giornate, il suo primo desiderio era di ruzzolare a mare
per ascoltare le nuove canzoni, saggiandone leffetto allaria aperta,
immerso nella vita della citt.
Lui che aveva sempre preparato le lezioni con ampio anticipo,
cominci a rimandare, fino a ridursi allultimo minuto utile. Finch
un giorno si ricord di una lezione soltanto mezzora prima. Non
laveva nemmeno preparata, e dovette annullarla, con la scusa di

unimprovvisa influenza. Siccome lo studente abitava a poche decine di metri da casa sua, rest rinchiuso per tre giorni, e dovette annullare la lezione con un altro studente ancora. Per ventiquattrore si
nutr solo di latte e biscotti, tutto quello che gli era rimasto in casa.
Da allora fece pi attenzione, ma gli era entrata in corpo una svogliatezza che gli faceva via via scemare ogni cura, e le lezioni si facevano sempre pi scialbe e imprecise. Pi di una volta si trov a tacere, senza risposte o senza argomenti.
Fu cos che perse il primo studente. Alla fine della lezione il
padre gli allest la scusa dei soldi che scarseggiavano e dei progressi
del ragazzo, che lasciavano presagire la promozione. Nicola cap, ma
espresse la sua comprensione per il momento difficile, e un motivato ottimismo sul successo del ragazzo. Gli fece i migliori auguri e lo
abbracci.
Andate affanculo!, pens, sentendo la porta chiudersi alle sue
spalle. Un po si vergognava, un po si sentiva sollevato, come se il
lavoro lavesse trovato, invece di perderlo.
Quella sera and a festeggiare in discoteca, al Pitbull, dove non
si pagava lingresso. Stava a cento metri dal monolocale dove aveva
abitato, e allepoca lo frequentava spesso, perch ci poteva raccattare una ragazza ubriaca e portarsela a casa a piedi, senza buttare soldi
per un taxi.
Prese un rum e coca e si avvicin alla pista in cerca di qualcuna
che gli piacesse. Guardava le ragazze e ascoltava la musica, ma non
sent nulla che avrebbe caricato nello smartphone, e non vide nessuna
che si sarebbe scopato. Portava il bicchiere alle labbra bagnandole
appena e stabil che non avrebbe mai pi ordinato nulla: dai rubinetti del bagno usciva acqua freschissima, avrebbe bevuto quella.
La mattina dopo, ruzzolando a mare, The Boxer di Simon & Garfunkel gli attacc ancora di pi lumore da cane mazziato. And a sedersi, come al solito, faccia al mare, ma non dalle parti

dellEmbarcadero, dove rischiava di incontrare gente conosciuta:


voleva starsene solo, e si allung fin quasi a Santa Teresa. Dalla tracolla tir fuori penna e taccuino: aveva deciso di cominciare la sua
spending review. Ne aveva sentito parlare tante volte, dicevano che
fosse lunica speranza per lItalia e per il suo indennizzo; ma doveva
anticipare i tempi, doveva fare qualcosa ora. Apr il taccuino e scrisse: Legge di stabilit, e sotto, con improvvisa ispirazione: ab anno MMXVII usque ad finem. Gli scapp un risolino, per
quellincongruo accostamento fra la solennit del latino e la pochezza della materia. Lo trov molto spiritoso, e come consolazione per
le decisioni che stava per prendere, formul questo pensiero: Uno
con la mia testa non pu finire male.
Con sicurezza, come chi sa con precisione dove sannida il cancro prima di estirparlo, prese a vergare i pochi articoli della legge.
1. Basta Groupon (annulla iscrizione alla newsletter)
2. Basta cineforum (non rinnovare labbonamento)
3. Basta vestiti (ho gi troppa roba che non metto mai)
4. Basta birre al bar (solo caff o latte macchiato).
Stava per aggiungere Ridurre le visite a pap, pensando al risparmio sul biglietto del bus. Ma quando andava a trovarlo, suo padre non gli lasciava pagare nulla, e prima che andasse via tirava fuori
dalla dispensa una soppressata o una bottiglia dolio (a volte tutte
due) e gliele consegnava bruscamente, con parole sempre uguali:
Ti, questa roba buona. Proprio come gli diceva Peppe regalandogli una canna.
La legge si compose quindi di soli quattro articoli. Da una prima stima, concluse che poteva mettere a bilancio cinquanta, forse
sessanta euro al mese di minori uscite. Fu in quel momento che
formul per la prima volta un pensiero assurdo. Rifece i conti, e s,
forse poteva funzionare. Quel pensiero era: Potrei anche non lavorare pi.
Quel giorno decise di non svolgerlo oltre: gli pareva un tesoro
talmente prezioso da doverlo proteggere perfino da s stesso. Si ac-

content del tiepido benessere che si era accomodato in lui, come


una vaga promessa. Finch gli durava la batteria voleva solo godersi
la bellezza di quel cielo limpido, il passeggio degli sfaccendati, la vista del mare che frangeva tra gli scogli e la spiaggia. Poi si sarebbe
alzato, e con i dieci euro che aveva messo da parte quel mese sarebbe andato a comprare una batteria nuova, ch la sua ormai era stremata. Il negoziante gli aveva garantito sei ore filate di musica. Cos,
a partire da quello stesso giorno, poteva uscire di casa dopo pranzo,
ascoltare canzoni fino allora in cui il supermercato metteva gli
sconti, tornare a casa per cenare con quello che avrebbe trovato, e
chiudersi nella sua stanza per scaricare fino a notte tarda la musica
da ascoltare il giorno dopo.
Si svegli in piena notte, con la testa che gli girava. Richiuse gli occhi, e solo allora cap che non era la testa a girare, ma tutto il resto.
Salt in piedi in tempo per sentire la terra che si placava. Accese la
luce e volse lo sguardo al lampadario: ondeggiava ancora. Usc nel
corridoio, e un attimo dopo apparve Peppe.
Lhai sentita, eh? chiese Peppe, sottovoce.
Eh...
Che si fa?
Niente, che vuoi fare?!
E Rosa?
Guardarono in direzione della sua camera da letto. Da dietro la
porta non trapelavano n luci n rumori. Si sorrisero: se la vecchia
dormiva, vuol dire che era stata una cosa da niente.
Il biplano di DAnnunzio si sfracellato a terra. Avranno ceduto i fili.
Qualche superstite?
Nessuno...
Requiescant in pace.
Peppe attacc una risatina isterica, e pi tentava di soffocarla,
pi quella singrossava.

Che c? chiese Nicola, che gi rideva pure lui.


Devessere il primo aereo della storia abbattuto da un terremoto!
Nicola ora aveva i crampi allo stomaco. Gli fece un gesto come
per mandarlo al diavolo, e rientr nella sua stanza, traballando per
fare il pagliaccio. Peppe chiuse anche lui la porta, ma ancora si poteva sentirlo ridere.
Nec plus rudit leo, pens Nicola, rimettendosi a letto dopo averlo sgombrato dai resti della cena.
Si risvegli alle dieci. Per prima cosa riaccese il laptop per cercare notizie sul terremoto. La magnitudo era stata di 2,4 Richter, lepicentro a
mezza strada fra Salerno e Potenza. Chiam subito suo padre.
Lhai sentita, la scossa?
No, io no. Tu stai in cielo, ai piani bassi si sente meno.
S, sar per quello.
Per quando sono sceso in salone ho trovato una brutta sorpresa.
Che sorpresa?
La nave.
Eeeh?
La nave in bottiglia, quella che stava sul mobiletto. Lho trovata a terra, tutta fracassata. Cerano pezzi di vetro dappertutto.
Ahhh! Mhe fatt scant!
Paccuss poc, figl mii?
Era una cosa da nulla, suo padre aveva ragione: il vetro fragile, e di
scosse ne aveva gi sentite parecchie, in vita sua. La prima, quella
grossa, glielaveva attutita la pancia di sua madre, che poi lo partor
di l a poco, in anticipo di tre settimane. Per colpa dello spavento, si
disse, ma lei rispondeva che semplicemente Nicola scalpitava per
vedere il mondo. Mor che lui aveva sedici anni, in tempo per non
vederlo sfregiato dai medici. Ogni volta che pensava a lei, come

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quella mattina, simpuntava a credere che la vita gli dovesse ben altro risarcimento di quello che gli veniva versato sul conto corrente.
Per scacciare i brutti pensieri, prov a distrarsi con la colazione.
Rosa non era in casa: era domenica, a quellora doveva ancora rientrare dalla messa. Per fortuna, perch Nicola non aveva voglia di
mettersi a fare chiacchiere con lei. Se non aveva sentito la scossa, a
Rosa doveva avergliene riferito il primo conoscente incontrato per
strada. Se la immagin proseguire verso la chiesa tutta lieta di aver
trovato un nuovo motivo per pregare uno dei suoi santi. E a lui, che
non era credente, quel pensiero gli diede un po di pace. Anzi, gli
venne in mente di chiederle una preghiera per la buonanima di sua
madre. Le avrebbe mostrato la foto di lei giovane che sfumacchia
con buffa supponenza, e chissenefrega se era una cosa da sciamani.
Sotto sotto, gli bastava sentirsi dire: Quantera bella mamma tua!.
Tost due fette di pane e le copr con un velo di marmellata
allalbicocca. Al primo morso sent un dolore mai conosciuto prima,
di carne squarciata, che partiva da un punto indefinito al fondo alla
bocca, e sirradiava come una corrente verso il basso, come un fulmine che cerca terra. Sput tutto, e lasci che il dolore sfogasse.
Basta che non una carie, pens, e fece appena in tempo a rimangiarsi una bestemmia.
In quel momento Peppe entr in cucina, ancora morto di sonno. Quando non lavorava non voleva saperne di svegliarsi. E poi
cera stata la scossa, a guastargli la nottata. Stranamente, Nicola fu
felice di vederlo. Quando ti distrai, il dolore passa prima.
Che quella faccia? chiese Peppe, vedendo che teneva una
mano premuta fra zigomo e mascella.
Niente. Mi sono morso una guancia.
Non voleva parlare dei denti, n di sua madre.
Ah, la sai una cosa? Non solo lAeronautica che ha avuto
delle perdite: pure la Marina.

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Il venerd seguente perse anche lultima studentessa. Era andato alla


lezione con la barba incolta, come se non gliene fregasse pi niente.
Quella sera decise di festeggiare di nuovo al Pitbull, e prima di uscire
di casa approfitt che Rosa stava lavando il bagno per attaccarsi a
una bottiglia di Chivas che languiva da tempo in un mobiletto del salone.
Mentre ruzzolava gi verso la discoteca, gli venne in mente che
con quella idea di non lavorare pi poteva scordarsi le vacanze che
ogni tanto, in grande economia, pure riusciva a permettersi. Gli prese male: gli pareva di tradire sua madre che lo aveva battezzato esploratore, ma piano piano si plac, al pensiero che i viaggi pi importanti sono quelli che facciamo con la mente. Anzi, comera quella frase di Pascal? Tutta linfelicit di un uomo nasce dallincapacit
di starsene in pace nella propria stanza. Ecco, proprio cos! Bisognava ricordarsene pi spesso.
Entr nella pista buia, abbandonandosi alla musica house. Non
ballava, ondeggiava stordito, gli occhi chiusi. Una ragazza mora,
bassina, con occhi scuri luccicanti, non si sa se di vivacit o di alcool, gli si accost senza darlo troppo a vedere. Scambiarono qualche
parola, ognuno sfiorando con le labbra lorecchio dellaltro. Si chiamava Elena. Nicola non lasci passare troppo tempo prima di baciarla. Nessuna donna laveva mai intimorito, quando si arrivava a
quel punto: la sua igiene dentale era perfetta, lalito sempre inodore
e fresco, stavolta appena insaporito dal whisky; le labbra e la lingua
prive di asprezze.
Dopo qualche minuto di baci e sfioramenti, la lasci sulla pista
con la scusa di andare al bagno. Ci and, infatti, ma solo per bere e
sciacquarsi la faccia. Si osserv allo specchio: la sua barbetta ispida,
l dentro, non era pi cos deprecabile come qualche ora prima. Si
trov anzi piuttosto attraente, e di sicuro cos laveva visto Elena,
per mettersi a fare la gattina in calore. Si fece bastare quel piccolo
successo e and via, girando al largo della pista. Soldi per portarsela
a casa in taxi non ne aveva.

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Uscito dal Pitbull, gli arriv un messaggio di Alessio che lo invitava a pranzo per quella domenica, per festeggiare il rientro da una
tourne in Cina. Solo allora Nicola si rese conto che non lo sentiva da
pi di un mese, e che ancora non sapeva niente delle Marshall. Meglio, gli avrebbe fatto una sorpresa. Volentieri, grazie! Salutami Lucia, rispose. Lucia era la fidanzata di Alessio. Vivevano insieme da
un anno, e da allora i due amici si vedevano molto meno spesso.
Nicola si tir il cappuccio in testa e attacc la salita. Baby can I
hold you di Tracy Chapman glielaveva caricata Monica. Un tempo la
cantavano insieme in macchina, a tutta voce, guardando avanti e tenendosi le mani sul cambio. Ora, mentre lascoltava, i suoi passi si
facevano pi pesanti. Cacci due lacrime, al pensiero di tornarsene a
casa da solo, in quella notte buia; e se ne and a cercare i lampioni,
che di solito fuggiva.
Il pomeriggio del sabato lo trascorse sul lungomare, a sentire la musica che aveva scaricato al ritorno dal Pitbull. Dopo unora di ascolto
ininterrotto si tolse le cuffie, per massaggiare le orecchie doloranti
col tintinnio del mare.
Tanto per pensare a qualcosa, si mise a studiare i bus da prendere per andare da Alessio. Forse il 20 fino alla stazione, e da l il 5
o, meglio ancora, l8. Poi, dun tratto, la rivelazione: sarebbe andato
a piedi. Cosa glielo impediva? Non gli mancava il tempo, non gli sarebbe mancato pi. Poteva camminare per ore senza mai pensare
che lo stava perdendo, il tempo. Camminare ascoltando musica e
guardandosi intorno. A casa di Alessio si sarebbe seduto e riposato.
Si sarebbe nutrito per affrontare il ritorno, e il ritorno gli sarebbe
parso meno lungo dellandata; e quella piccola felicit gratuita
lavrebbe confermato nellidea che non cera una vita pi lieta della
sua.
Sent che rinfrescava, e decise di risalire verso casa. Aveva appena attraversato Lungomare Trieste, quando una scarica di clacson
sovrast Vieni via con me. Si gir e vide unauto ferma poco distante

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con le quattro frecce accese. Dal finestrino, una ragazza agitava il


braccio verso di lui. Era Tina. Via, via, vieni via con me..., sembrava
dirgli. Nicola si lev le cuffie e la raggiunse.
Dove stai andando?
A casa.
un viaggio! Sali, ti do un passaggio!
Nicola mise il lettore in pausa e sal. Tina si era girata verso di
lui e lo guardava sorridendo. Limpianto stereo diffondeva una canzone che Nicola non conosceva.
Chi sono?
Lynyrd Skynyrd.
Eh?
Lynyrd Skynyrd. Cambio? Spengo?
No no, mi piace. Solo che non li ho mai sentiti.
Tina gli fece un sorriso di scherno, mise in moto e ripart.
Allora, come stai? un po che non ti vedo.
Tutto bene, solo un po incasinato col lavoro.
Sei molto richiesto, allora, bravo.
Non proprio, ma mi arrangio.
E la nuova casa come va? La vecchia come si comporta?
Bene. Ogni tanto rompe, ma niente di grave. E poi rompo
pure io, quindi...
Invece sai cosa? Io me la sto comprando, la casa!
Veramente?
Aveva provato a metterci un po dentusiasmo, ma non gli riusc bene, infastidito al pensiero che Tina se lo fosse caricato solo per
dargli la notizia.
Eh, veramente s! Era quasi ora.
Nicola tir fuori dalla tasca il taccuino e la penna.
Scusa, prima che mi dimentico: come si scrive il nome di
questo gruppo?
Tina glielo dett, poi riprese a incalzarlo.
Allora, che ne pensi?

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Non so, dipende dalla casa.


Non niente di che. Prendo mille euro al mese, e soldi da
parte non ne ho. Diciamo che non un attico vista mare.
No no, certo.
Un pensiero lo attravers rapido e improvviso: andare a vivere
con lei. Non gli sembr tanto assurdo: doveva solo riattizzare il
fuoco. Al momento dei saluti, gli bastava accennare un abbraccio e
scivolare lentamente dalle guance alle labbra. Nessuna donna laveva
mai intimorito, quando arrivava a baciarle; figuriamoci Tina, che aveva gi baciato dappertutto. Quella musica ignota, romantica e vigorosa, e lombra che sotto casa anticipava il buio, avrebbero fatto il
resto. E se pure, colta di sorpresa, avesse resistito, non gli sarebbe
mancato il tempo per corteggiarla.
E quando ti trasferisci?
Bisogna ancora andare dal notaio, poi c da fare qualche lavoretto, sistemare gli impianti... Ci vorr qualche mese...
Fammi sapere, se hai bisogno di un coinquilino!
Aveva messo in quella frase tutta la giocosit possibile, per darle lapparenza di una battuta sciocca. Si guard intorno: mancavano
due svolte.
Troppo tardi, lho trovato gi! Un ragazzo... Ci vediamo da
un mese. Invece di dare soldi a uno stronzo per una stanza di merda, dice che preferisce darli a me, per aiutarmi col mutuo. Finch
dura, perch no?
E gi disse Nicola. Di pi non gli usc di bocca, non sapeva
nemmeno lui se per gelosia o per loccasione mancata.
qui, vero? chiese Tina, accostando.
S s, qui. Grazie.
Figurati! Fatti vedere, ogni tanto.
Nemmeno un bacio sulle guance. Nicola usc e aspett che Tina partisse, quindi prese le chiavi e apr il portone, ma subito gli
torn in mente che aveva della spesa da fare: al Sidis era lultimo
giorno del tonno in offerta. Bisognava anche prendere del vino per

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il pranzo di domani, se ne trovava di buono a met prezzo. E se no,


poteva sempre allungarsi al Carrefour.
Riusc, ruzzolando in lieve pendenza. Si sistem le cuffie sulle
orecchie e mise in play. Ora la voce di Paolo Conte gli pareva pi
beffarda del solito, mentre concludeva finalmente la sua canzone:
Its wonderful, its wonderful, its wonderful, I dream of you... Chips, chips, da
ti du di du ci bum ci bum bum...
Sentiva nel naso unaria di pioggia. Sper che il tempo reggesse
almeno fino allindomani, ma cera di peggio: quella notte si tornava
allora solare, avrebbe perso unora di luce, il primo segno
dellinverno. Presto sarebbero venuti giorni che il mare poteva vederlo solo di scorcio, dalla finestra della cucina, aspettando di restare
solo in casa per starsene l con le cuffie in testa e la fronte poggiata
sul vetro.
Passando davanti a un giornalaio, lesse che lItalia era a rischio
default, e il cuore perse qualche battito. Ripens alla scossa che
laveva strappato al sonno e al dolore che gli aveva trafitto la bocca,
lasciandogli un indolenzimento come unoscura minaccia. Doveva
prenotare una visita dal dentista.
O ti trovi una fatica, o sei fottuto. Tertium non datur. Si sentiva
mancare laria, eppure sorrise, e gli venne da pensare a quella nuova
formula magica, che anche in futuro, nei momenti pi neri, avrebbe
ripetuto per darsi forza e consolazione: Uno con la mia testa non
pu finire male.
Come un liquido tiepido, discese nelle sue orecchie lattacco da
nenia infantile di No surprises dei Radiohead. Si ficc le mani nelle tasche, strizz gli occhi e mise su lo sguardo imbronciato che se
nera convinto piaceva da morire alle ragazze. Appena Thom
Yorke attacc a cantare, gli and dietro sussurrando:
A heart thats full up like a landfill
A job that slowly kills you
Bruises that wont heal...

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Il Sidis era vicino, e presto sarebbe tornato nella pace della sua stanza per buttarsi a letto in attesa dellora di cena e magari cercare qualcosa dei Lynyrd Skynyrd. Domani cera il pranzo da Alessio, con la
sorpresa delle Marshall. Al futuro ci avrebbe pensato luned.
Ill take a quiet life
A handshake of carbon monoxide
And no alarms and no surprises
No alarms and no surprises
No alarms and no surprises...

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