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Delitti Esemplari

Delitti Esemplari di Max Aub


Canzone

Non sapete che la vita ci rallenta,


che la noia si diverte a sotterrare
a soffocar nellabitudine
il bisogno di cambiare.
Lo uccisi perchero barbiere
perchera un gran porco e di fatto puzzava;
rimase senzaria, stonava,
che lui non mangiasse a me non andava;
rimpianse davermi multato,
daver calpestato le mie scarpe nuove
e desser pi bello e anche pi disinvolto,
daver affittato un nuovo juke-box.
Quando a sera ci sforziamo di negare
la normale nostra rabbia quotidiana,
catturiamo il santo sonno
digerendo vino rosso
e sognando ad occhi aperti
dammazzare a pi non posso.
Mi spiace che abbia sofferto,
ma sono un gran sarto e ho la mia dignit;
colpa del tram che passava
e quel suo sorriso faceva piet.
Le feci mangiare i suoi fiori
volevo desistere e poi gli sparai;
mi tolsi un gran peso, fu il mio Carnevale
voi non penserete che fu colpa mia.
Non sopporto mi si chiami assassino,
non accetto che giochiate a condannare
e a relegare tra le sbarre
il mio bisogno disperato
di baciare sulle labbra
la mia voglia di sognare.

Delitti Esemplari

Prima parte itinerante

Carlo - Gigi
Io faccio il sarto. Non dico per vantarmi, ma la mia bravura indiscussa; sono il miglior sarto della
citt. E quella donna; prima insisteva tanto per farsi vestire da me e poi, appena arrivava a casa,
faceva il cacchio comodo suo, tanto per parlarci chiaro. A un abito verde butt sopra la sciarpa di
tulle arancione del completo grigio dellanno scorso, e guanti color rosa. Di nascosto legai la
sciarpa alla ruota della macchina. Lo strappo della messa in moto fece il resto. Ma si, che diano
pure la colpa al vento.
Claudio
Io non lo so, e voi? Pu darsi che siate fatti di una pasta diversa, ma io sono cos. Che posso farci?
Me ne assumo tutta la responsabilit. Lunica cosa certa che quel giorno avevo le scarpe nuove.
Se andassimo ad analizzare i fatti, il vero responsabile sarebbe il venditore delle scarpe. Io sono un
uomo, un uomo tutto dun pezzo. Non potevo lasciar correre, diciamolo chiaramente. Ci sono dei
dolori che non si sopportano. Una volta mi operarono senza anestesia, perch cos mi andava. Ma
quella unaltra storia che non ha nulla a che vedere con questa. La verit che non ce la f acevo
pi. Quei dolori insidiosi, che non sono neppure dolori, cos subdoli. Presi il tram, e la cosa
cominci subito: mi pest un piede. Si, me lo pest. Mi chiese scusa, molto garbatamente. Mi
frenai, e non successe niente. Ovviamente, uno sconosciuto che ti pesta un piede sempre un essere
antipatico. Dopo un po - credo alla fermata successiva - ci spinsero, e quel tizio mi calpest per la
seconda volta. Ma questa volta non mi chiese scusa. E io non ce la feci pi e gli detti uno spintone.
Allora lui mi pest il piede per la terza volta. Il resto lo sapete gi. Che posso farci se sono
rappresentante della miglior fabbrica americana di rasoi per barba, a parte il fatto che sono un vero
uomo, tutto dun pezzo.
Laura
Parlava, parlava, parlava, parlava e parlava e parlava. E seguitava a parlare. In casa mia la padrona
sono io. Ma quella domestica grassa non faceva che parlare, parlare ed ancora parlare. Dovunque io
fossi, quella arrivava e cominciava a parlare. Parlava di tutto, di qualsiasi cosa, per lei era lo stesso.
Licenziarla per questo? Avrei dovuto darle i suoi tre mesi di paga. Inoltre sarebbe stata capacissima
di buttarmi addosso il malocchio. Veniva persino in bagno: e questo, e questaltro, e questaltro
ancora. Le ficcai un asciugamano in bocca perch la smettesse. Non mor mica per questo, ma
perch non riusciva pi a parlare. Le scoppiarono le parole dentro.
Ramona
Era la settima volta che mi faceva ricopiare quella lettera. Io ho il mio diploma, sono una
dattilografa di primordine. E una volta perch non ero andata a capo; unaltra volta perch avevo
cambiato un quindi con un pertanto , unaltra volta per una V al posto di una B, unaltra
ancora perch volle aggiungere un paragrafo, altre volte non so perch, il fatto che dovetti
riscriverla sette volte. E quando gliela portai, mi guard con quegli occhi ipocriti di direttore
amministrativo e cominci daccapo:
- Guardi, signorina...
Non lo lasciai finire. Bisogna avere pi rispetto per i lavoratori.

Delitti Esemplari

Seconda parte

CLAUDIO Uccidere
Uccidere, uccidere senza piet per andare avanti, per spianare il cammino, per non stancarsi.
Un cadavere, anche se molle, un ottimo scalino per sentirsi pi in alto. Innalza. Uccidere, finirla
con tutto ci che disturba perch tutto sia diverso, perch il tempo scorra pi in fretta. Servizio
Offresi, finch non uccidano anche me; con pieno diritto.
GIGI - Quellattore era cos cane
Quellattore era cos cane, ma cos cane che tutti pensavano ne sono sicuro bisognerebbe
ammazzarlo. Ma nel preciso istante in cui pensai io, cadde qualcosa dal sipario e lo fece secco.
Da allora vivo nel rimorso di essere stato io il responsabile della sua morte
RAMONA - Questo mi secca
Questo mi secca: che voi crediate che non mi ero accorta del semaforo. Invece si. Mi fermai, anche
se nessuno pu testimoniarlo. Io frenai, e lauto si ferm. Subito dopo si accese il verde e io
proseguii. La guardia fischi, e io non mi fermai perch non potevo pensare che fosse per me. Mi
raggiunse subito con la sua motocicletta. Mi parl in malo modo: Cosa crede, perch donna,
che il Codice della strada sia stato fatto solo per chi porta i pantaloni? Gli assicurai che allo stop
mi ero fermata. Glielo dissi, glielo ripetei. E lui, che se volevo... Mi ribellai. La bugia era cos
evidente che mi fece ribollire il sangue. So bene che non voleva pi di uno o due pesos, tre al
massimo. Mi sta bene pagare una tangente quando si commessa uninfrazione, oppure se si cerca
un favore. Ma in quel caso lui era in piena malafede. Io avevo rispettato i segnali!
E poi il tono: siccome sapeva di aver torto era andato in bestia. Aveva visto una donna sola ed era
sicuro di spuntarla. Io tenni duro. Ero decisa ad andare al Comando di polizia e piantare una grana.
Io ero passata con la luce verde! Mi guard sornione, si piazz davanti alla macchina e cominci a
prendere il numero della targa. Non so di preciso cosa successe, ma quelluomo non aveva alcun
diritto di fare ci che stava facendo: avevo ragione io.
Furibonda misi in moto e partii di scatto...
PIER (Giacomo spalla) - Il mio migliore amico
Era il mio migliore amico. Su questo non ci sono dubbi, ed io ero il suo migliore amico. Ma in
questi ultimi tempi non potevo pi sopportarlo: indovinava tutto quello che pensavo. Non cera
modo di sfuggirgli. A volte mi diceva persino ci che mi balenava nella mente prima ancora che si
concretasse nei miei pensieri. Era come vivere nudo. Organizzai tutto per bene, ma evidentemente
lasciai il corpo troppo vicino alla strada
GIACOMO - Il goal era ormai fatto
Il goal era ormai fatto! Bastava dare appena un calcetto al pallone, con il portiere gi spiazzato... E
lui invece lha spedito sopra la trayersa! E quel goal era decisivo. Li avremmo fregati in pieno quei
cornuti della Nopalera. Se quel calcio che gli diedi lo sped allaltro mondo, che impari li a tirare in
porta come Dio comanda.
DINO - Mi bruci forte
Mi bruci, forte, con la sigaretta. Non dico che lo fece con cattiva intenzione. Ma il dolore lo
stesso. Mi bruci; mi fece male, vidi rosso, lo uccisi. Non ebbi - nemmeno io - intenzione di farlo.
Ma avevo quella bottiglia in mano.

Delitti Esemplari
LAURA Puzzone
Stavamo pigiati come sardine e quelluomo era un porco. Puzzava. Tutto gli puzzava, ma
soprattutto i piedi. Le assicuro che era impossibile sopportarlo. E poi aveva il colletto della camicia
nero, e la nuca untuosa. E mi guardava. Una schifezza. Cambiai posto. Ebbene, lei non ci creder,
ma quellindividuo mi segui. Aveva un odore diabolico, mi parve di vedergli uscire come degli
insetti dalla bocca. Forse lo spinsi troppo forte. Non daranno mica la colpa a me, se le ruote
dellautobus gli passarono sopra.
RAMONA (Claudio spalla) Frattaglie
Mi piacciono le frattaglie. il mio piatto preferito. C qualcosa di pi saporito?
un piatto che si gusta gi a nove anni. E quel ragazzino che diceva no e poi no, che non gli
piacevano; ma se neppure le aveva assaggiate! Rompiscatole, cocciuto, con la bocca chiusa, le
labbra strette, scuotendo la testa da sinistra a destra.
Non voleva neppure assaggiarle. Quando si mise a piangere non mi tenni pi. Se mori per le
mazzate la colpa fu sua. Lo so gi che il fatto che era mio figlio non unattenuante. Per, un piatto
di frattaglie, cotte a puntino con quel colore cos invogliante: e quel ragazzino stupido a dire no e no
e poi no, per pura testardaggine...
STEFANO (Pier spalla) - Faceva un freddo cane
Faceva un freddo cane. Mi aveva dato appuntamento alle sette e un quarto allangolo tra via
Venustiano Carranza e San Juan de Lenin. Non sono uno di quegli uomini assurdi che adorano
lorologio e lo venerano come la Santissima Trinit. Capisco che il tempo elastico e che quando ti
dicono le sette e un quarto lo stesso che se ti dicessero le sette e mezza. Ho una concezione ampia
di tutte le cose. Sono sempre stato un uomo molto tollerante. Ma ci sono delle cose che nemmeno
un liberale come me pu accettare. Che io sia puntuale agli appuntamenti non obbliga gli altri se
non fino a un certo punto: ma voi converrete con me che questo punto esiste. Ho gi detto che
faceva un freddo spaventoso. E quel disgraziato incrocio aperto a tutti i venti. Le sette e mezza, le
otto meno venti, le otto meno dieci. Le otto. logico che vi domandiate perch non me ne sono
andato via.
La cosa molto semplice: sono un uomo che mantiene la parola data, un po tagliato allantica, se
volete, ma quando dico una cosa, quella. Hctor mi aveva dato appuntamento alle sette e un
quarto, e non mi passava nemmeno per la testa di andarmene. Le otto e un quarto, le otto e mezza, e
Hctor non veniva. Io ero intirizzito: mi dolevano i piedi, mi dolevano le mani, mi doleva il petto,
mi dolevano persino i capelli. Vero che se avessi indossato il cappotto marrone, probabile che
non sarebbe successo nulla. Ma queste sono le cose del destino e vi assicuro che alle tre del
pomeriggio, quando ero uscito di casa, nessuno avrebbe previsto che si sarebbe alzato quel vento.
Le nove meno venticinque, le nove meno venti, le nove meno un quarto. Ero distrutto, livido.
Arriv alle nove meno dieci: calmo, sorridente e soddisfatto. Col suo pesante soprabito grigio e i
guanti felpati:
- Ciao, carissimo.
Questo e basta. Non potei farci nulla: lo scaraventai sotto il tram che passava.

Delitti Esemplari
GIACOMO - La signora-cane
Quella signora portava a spasso il suo cane tutte le mattine e tutte le sere alla stessa ora. Era una
donna vecchia e brutta e certamente cattiva, si vedeva a prima vista. Io non ho un granch da fare e
mi piace quella panchina... Quella e nessunaltra. Evidentemente lo faceva apposta: quel cagnetto
ignobile era la bestia pi schifosa che si possa immaginare; lungo, con peli da tutte le parti. Mi
annusava, con disprezzo, tutti i giorni. Poi mi faceva i suoi bisogni proprio sotto il naso. La vecchia
lo chiamava con tutti i vezzeggiativi possibili: bellino, tesorino, amoruccio, stellina, cocchino.
Ci stetti a pensare per pi di mezzo minuto: in fondo in fondo, lanimale non aveva nessuna colpa.
Stavano costruendo una casa a due passi da l, e avevano lasciato un ferro a portata di mano. Colpii
la vecchia con tutte le mie forze: se non avessi inciampato e se non fossi caduto mentre attraversavo
la piazza, nessuno mi avrebbe raggiunto.
PENTOLAME
CLAUDIO - Barbiere
Faccio il barbiere. Pu capitare a chiunque. Oso persino dire che sono un buon barbiere. Ognuno ha
le sue manie: a me danno fastidio i brufoli.
Capit cos: mi accinsi a radere tranquillamente, insaponai con destrezza, affilai il rasoio sulla
cinghia, lo addolcii sul palmo della mano. Io sono un buon barbiere! Non ho mai scorticato
nessuno! Inoltre quelluomo non aveva neppure una barba molto fitta. Per aveva i brufoli.
Riconosco che quel foruncoletto non aveva niente di particolare. Ma a me danno fastidio; mi danno
ai nervi, mi rimescolano il sangue. Urtai nel primo senza alcun inconveniente: il secondo sanguin
alla base. Non so che mi accadde a quel punto, ma credo che fu una cosa naturale: allargai la ferita e
poi, senza poterci far nulla, con una rasoiata gli tagliai di netto la testa.
PIER - Era pi intelligente
Era pi intelligente di me, pi ricco di me, pi generoso di me, era pi alto di me, pi bello, pi
disinvolto, vestiva meglio, parlava meglio; se voi credete che queste sono scuse, siete proprio
stupidi. Ho sempre pensato alla maniera di sbarazzarmi di lui. Feci male ad avvelenarlo: soffri
troppo. Questo si che mi dispiace. Avrei voluto che morisse di colpo.
LAURA - Vestito nuovo
Erano tre anni che ci morivo dietro. Finalmente avevo un vestito nuovo! Un abito chiaro, come
lavevo sempre desiderato. Avevo risparmiato, lira su lira, e finalmente eccolo qua: con i suoi bei
risvolti alla moda, i pantaloni ben stirati, gli orli non sfilacciati... E quellomaccio grosso, sordo,
schifoso, forse senza volerlo, lasci cadere la sua cicca e me lo bruci: un buco orrendo, nero, coi
bordi color caff. Lo infilzai con una forchetta. Ci mise parecchio a morire.
GIACOMO - PASSAGGIO CLARINETTO JAZZ
RAMONA - La maestra
Sono maestra. Da dieci anni insegno in questa scuola. Sui banchi della mia classe sono passati tanti
bambini. Credo di essere una buona maestra. Lo credetti finch non spunt fuori quel Panchito
Contreras. Non mi prestava alcuna attenzione e non imparava assolutamente niente: perch non
voleva. Nessuna punizione, n morale n corporale, gli faceva effetto. Mi guardava insolente. Lo
supplicai, lo picchiai: non ci fu verso. Gli altri bambini cominciavano a prendermi in giro. Persi
ogni autorit, il sonno, lappetito, finch un giorno non ne potei pi, e, perch servisse desempio, lo
impiccai allalbero del cortile.

Delitti Esemplari
DINO - Ancora un pochino
- Ancora un pochino.
Non potevo dire di no, e io non posso soffrire il riso.
- Se non ne prende ancora un pochino, dovr pensare che non le piace.
Non ero in confidenza con quella famiglia. Dovevo ottenere un favore e cero quasi riuscito. Ma
quel riso...
- Ancora un po!
- Un pochino ancora.
Ero imbarazzato. Sentii che stavo per vomitare. Non cera altro da fare, e lo feci. La povera signora
rest ad occhi sbarrati, per sempre.
STEFANO - Giocatore di scacchi
Potete chiederlo al Club degli scacchi di Mexicali, al Casino di Hermosillo, al Circolo di Sonora: io
sono, io ero assai miglior giocatore di scacchi di lui. Nessuna possibilit di confronto. E lui mi vinse
cinque partite di seguito, non so se vi rendete conto. Lui, un giocatore di categoria C! Allultimo
scacco matto, presi un alfiere e glielo ficcai, dicono, dentro un occhio. Un autentico colpo
docchio...
CLAUDIO - Non posso cambiare casa
Non posso cambiare casa. Non ho soldi, e poi 11 morta mia madre, ed io sono un sentimentale.
Ma voi non sapete cos un juke-box. Un mostro che attraversa i muri dalle sette di mattina alle tre
di notte. Voi non sapete cos. Sempre lo stesso ritmo, lo stesso motivo, per ore ed ore senza darti
modo di dormire, di mangiare, senza mollarti mai. Mangiare ritmo, bere canzoni, e non dormire:
avere il sonno interrotto, attraversato, impastoiato da un juke-box.
Protestai, scrissi, inoltrai reclami a tutte le autorit possibili ed immaginabili. Non mi risposero
nemmeno. Da un amico militare comprai una bomba a mano.
Mi dispiace tanto per il barista, soprattutto dopo che ho saputo che era orfano di padre e di madre.
Spero proprio che la mia mammetta mi perdoni. Lho fatto per lei: non posso cambiare casa.
RAMONA - Mi invit sette volte a ballare
Mi invit sette volte di seguito a ballare. E non valevano pretesti: i miei genitori non mi perdevano
di vista. Quellimbecille non aveva il minimo senso del ritmo. E gli sudavano le mani. E io avevo
uno spillone, lungo, lunghissimo.
DINO (Laura spalla) - Erano le sette
Lei sapeva che io sapevo che lei mentiva. Ma mescolava il vero con il falso, barando
spudoratamente:
- Erano le sette ripeteva cocciuta. Erano le sette.
Era stata in libreria, ma non alle sette, lo sapevo da fonte sicura: la mia. E lei:
- Erano le sette.
Tutte balle. La rabbia mi rodeva. Qualcosa mi legava le braccia: i bicipiti davanti, i tricipiti da
dietro, come incatenato. Allimprovviso scoppi, si ruppero le catene e mi sentii libero. Non voglio
vantarmi n dire sciocchezze, ma fu come se fossi uscito da una prigione, fuori da un incubo,
lanima purificata, tolti i ceppi: libero come laria. Le tolsi la menzogna dalla bocca: strangolata.
Adesso, adesso s, lo vidi nel mio orologio da polso, erano le sette: per caso, ma erano le sette. Del
giorno dopo.

Delitti Esemplari
PIER Scivolai e caddi
Scivolai e caddi. Colpa di una buccia darancia. Cera gente, e tutti si misero a ridere. Soprattutto
quella del chiosco di fiori, che mi piaceva tanto. La pietra la colpi proprio in fronte, tra i due
sopraccigli: ho sempre avuto unottima mira. Cadde a gambe larghe, tra i suoi fiori in mostra.
STRUMENTI MUSICALI
GIACOMO (Laura e Gigi spalle) Bar
Io avevo ordinato il mio tramezzino molto prima di quel disgraziato. La cameriera, dimenando le
natiche come se solo lei, le avesse, glielo port prima che a me, sorridendo.
La feci secca con una bottigliata: io avevo ordinato il mio tramezzino molto prima di quel
disgraziato, zoppo e dalle unghia nere.
RAMONA (Pier spalla) - Era scemo
Era scemo. Gli spiegai e rispiegai tre volte la strada da fare, in modo chiarissimo. Era molto
semplice, non aveva che da attraversare il Viale della Riforma allaltezza della quinta traversa. E
tutte e tre le volte si confuse nel ripetere la spiegazione. Gli feci una piantina chiarissima. Rest l a
guardarmi con aria interrogativa:
- E poi... Oddio, non ho capito.
E si strinse nelle spalle. Cera da ammazzarlo. E io lo feci. Se mi dispiace o no, unaltra faccenda.
GIGI (Claudio spalla) - Cucchiaino
Cominci a mescolare il caffellatte col cucchiaino. Il liquido arrivava fino allorlo, sollevato
dallazione violenta dellutensile di alluminio. Il bicchiere era ordinario, il bar scadente, il
cucchiaino opaco, consumato dalluso. Si udiva il rumore del metallo contro il vetro. Tin, tin, tin,
tin. E il caffellatte girava e rigirava, con un gorgo nel mezzo. Un Maelstrom. Io ero seduto di fronte.
Il bar era affollato. Luomo continuava a girare e rigirare, immobile, sorridente, e mi guardava.
Qualcosa mi si rivoltava dentro. Lo guardai in modo tale che si sent in obbligo di giustificarsi:
- Lo zucchero non si ancora sciolto.
Per dimostrarmelo dette dei colpetti sul fondo del bicchiere. Subito riprese con rinnovata energia a
mescolare metodicamente il beveraggio. Gira e rigira, senza fermarsi mai, e il rumore del
cucchiaino sul bordo del vetro. Tin, tin, tin, tin. Di seguito, di seguito, senza posa, eternamente.
Gira, e gira, e gira, e rigira. Mi guardava sorridendo. Allora estrassi la pistola e sparai.
LAURA (Pier spalla) - Eravamo sposati da sette anni e non valeva un tubo
CLAUDIO - Mal di testa
Lo ammazzai perch mi doleva la testa. E lui mi veniva a parlare, senza fermarsi un attimo, di cose
di cui non mimportava un cazzo. Diciamo la verit, anche se mi fosse importato sarebbe stato lo
stesso. Prima, guardai lorologio ben sei volte, ostentatamente: non ci fece caso. Credo che questa
sia una attenuante di cui dovrebbero tenere conto.

Delitti Esemplari
PIER Russava
Russava. Se chi russa un parente, pazienza. Ma quello l non sapevo neppure che faccia avesse. Il
suo ronfare attraversava le pareti. Andai a protestare dallamministratore del condominio. Si fece
una risata. Andai a trovare lautore di tali incredibili rumori. Quasi mi cacci.
- Non colpa mia. Io non russo. E anche se russo, cosa vuole che faccia? Ne ho il diritto. Si compri
un po di ovatta...
Ormai non potevo pi dormire: se russava, per il rumore; se non russava, nellattesa del rumore. Se
picchiavo sul muro, smetteva per qualche momento, ma subito ricominciava. Voi non avete idea di
cosa sia fare la sentinella ad un rumore. Una cataratta. Un tremendo vortice daria, una belva in
gabbia, il rantolo di cento moribondi, mi raschiavano le budella ingorgandomi le orecchie; e non
potevo dormire mai, mai. Non potevo nemmeno cambiare casa: dove avrei potuto trovare un affitto
cos basso? La fucilata gliela tirai con la carabina di mio nipote.
CLAUDIO - Scheda 342
Scheda 342.
Cognome e nome del malato: Agrasoto Luisa. Et: 24 anni. Luogo di nascita: Veracruz.
Diagnosi: Eruzione cutanea dorigine presumibilmente polibacillare.
Cura: Due milioni di unit di penicillina.
Risultato: Nullo.
Osservazioni: Caso unico. Refrattario. Senza precedenti.
Dopo il quindicesimo giorno cominciai a sec-carmi. La diagnosi era chiarissima, non ci potevano
essere dubbi. Dopo il fallimento della penicillina, provai invano ogni sorta di medicinali:
non, sapevo pi a cosa attaccarmi. Mi lambiccai il cervello, per settimane e settimane, finch le
somministrai una dose di cianuro di potassio. La pazienza, anche con i pazienti, ha un limite.

Delitti Esemplari
Gran Finale
Scena finale nella versione anno 2000
Claudio - Lo uccisi perch non la pensava come me
Laura - Lo uccisi perch mi doleva lo stomaco
Pier - La uccisi perch le doleva lo stomaco
Ramona - Lo uccisi perch avevo una pistola. Quanto piacere d stringerla in mano
Dino - La uccisi perch guardava il soffitto mentre facevamo allamore
Stefano - Non ha mai ammazzato nessuno per noia? E divertente
Giacomo - Lo uccisi perch mi parl male del mio migliore amico. Erano tutte balle
Gigi - Lo uccisi perch mi svegli: morivo dal sonno
Claudio - Ci provi adesso, a fare sciopero!
Laura - Lo uccisi in sogno, poi non potei far altro che sopprimerlo sul serio. Inevitabilmente
Pier - La uccisi perch ero sicuro che nessuno mi vedeva
Ramona - Lo uccisi perch invece di mangiare ruminava
Dino - La uccisi perch era di Borgoratto
Stefano - Lo uccisi perch mi diedero 200 carte per farlo
Giacomo Era tanto brutto quel poveraccio, che mi sembrava un insulto
Gigi - Lo uccisi perch era pi forte di me
Claudio - Lo uccisi perch ero pi forte di lui
Laura - Lo uccisi perch era idiota
Ramona - Perfido
Giacomo - Scemo
Pier - Tardo
Stefano - Stupido
Gigi - Deficiente
Dino - Vigliacco
Claudio - Mentecatto
Giacomo - Ipocrita
Ramona - Ignorante
Laura - Burino
Pier - Buffone
Dino - Ruffiano
Stefano - Gesuita, a scelta
Claudio - Una cosa si accetta
Ramona - ... due no.