Sei sulla pagina 1di 48

Editoriale

Ivo Scanner IMatrimonio


L. Filippo Santaniello Il
corpicino
Paolo Gamerro
non ti passa pi
Rosario Battiato Un uomo
a pezzi
Paolo Pinto Serata
qualsiasi
Francesco Cortonesi
Cacciatore di Pac Man
Alda Teodorani Amber
Frammenti Messaggi in
codice noir in mail & e-mail
Marenero
nuove narrazioni,
uno sguardo
su macabro,
estremo, neo-noir,
insolito, lugubre,
inquietante, atroce

3
m
a
r
e
n
e
r
o
La nuova stagione del
racconto pi fertile che
mai.
Abbiamo registrato nel
corso degli ultimi mesi
iniziative pi o meno
regolari, pi o meno
variegate grazie a quel bel
contenitore che si chiama
Issuu - mesi o anche
anni, come nel caso della
ormai triennale rivista
mensile elettrocartacea
VERDE ideata da Pierluca
D'Antuono e da lui diretta,
non solo dal punto di
vista della conduzione e
delle scelte editoriali ma
anche di una vera e propria
strategia ideologica, una
direzione precisa verso
cui muoversi, oppure di
De-Comporre che l'amico
Simone Lucciola pubblica
come trimestrale. pi o
meno.
Ci vuole coraggio per fare
questo tipo di scelte.
Ci vuole un coraggio
quasi ascetico, molto
ben rappresentato dal
"resistente" Marcello
Baraghini, fatto di rinunce,
di duro lavoro, di sabati
e domeniche chini sul
computer a scegliere i
materiali illustrativi e
letterari, a impaginare, a
correggere, a sudare su
una pagina che proprio non
ne vuol sapere quel che
vuoi tu. Si sottrae tempo
alla scrittura, agli amici,
alla vita sociale - e poi si
torna al lavoro il luned,
stanchi, affannati, senza
soddisfazioni se non quella
di un bel lavoro fnito,
e ancora ci sono - nel
caso delle riviste cartacee
gratuite, bei soldi da tirar
fuori di tasca.
Ma la stagione del racconto
prosegue e noi che ci
crediamo la domenica e il
sabato, anche in agosto,
continuiamo a sudarci, sul
computer, perch la cosa pi
importante, se credi davvero
in qualcosa o qualcuno,
andare avanti nonostante la
fatica e le diffcolt, magari
adattandosi ma sempre e
sempre con costanza,
determinazione.E come
diceva Henry Fonda a Jane,
sua fglia non solo nella
realt ma anche nel flm Sul
lago dorato, "sei sempre
stata incredibilmente
tenace."
Quella frase ha un
gran valore nel nostro
essere scritttori e mai
decisione fu presa cos
consapevolmente e
tenacemente come questo
Marenero.
editoriale
4
m
a
r
e
n
e
r
o
Rientrando a casa ebbi
una sorpresa. Di solito
la cassetta delle lettere
non mi offre nulla di
interessante. Solo
pubblicit di viaggi, di
libri o di detersivi. Invece
una busta bianca di carta
ruvida spuntava dalla
cassetta.
Dentro cera una
partecipazione di nozze.
Giovanni Malfglio e
Isabella Nardi
annunciano con gioia il
loro matrimonio
Urbino 4 febbraio
Voi dovete sapere che
io sono stato a lungo
fdanzato con Laura
Giannardi. Solo una
volta ebbi una sbandata,
durante quella relazione. E
fu quando mi innamorai di
Isabella.
Non ebbi la possibilit
(le mie energie erano
insuffcienti) di dichiarare il
mio amore a Isabella, e la
rividi solo dopo molti anni,
senza pi i suoi lunghi
capelli, con le chiome
sacrifcate in onore della
moda.
Faceva fnta di non
riconoscermi, Isabella, e
io tacevo e non mi facevo
notare.
Non le confessai
nemmeno dopo tanti anni
che ero caduto nei nodi
dei suoi lunghi capelli,
n ebbi il coraggio di
dirle come la mia antica
fdanzata fosse meglio di
lei, che era solo Nardi:
la mia donna era di pi,
era Giannardi. Per molte
sere mi ero divertito a
quella singolare omonimia
parziale. Amavo due
donne che avevano quasi
lo stesso cognome.
Oggi, leggendo la
partecipazione di nozze
di Isabella, non solo sentii
un calore allalto stomaco
(perch perdevo ogni
speranza, defnitivamente,
di rivelare a Isabella i miei
sentimenti), ma rimasi
sconvolto da unaltra
coincidenza.
Conoscevo da molto
tempo lo sposo, Giovanni
Malfglio, e sapevo che
non si frmava mai con il
suo nome intero, bens
aveva scelto di abbreviarlo
in Gian.
Sui documenti, nelle
Matrimonio
Ivo Scanner
5
m
a
r
e
n
e
r
o
interviste ai giornali
(perch Giovanni Malfglio
era un uomo pubblico)
il suo nome era sempre
Gian.
Ora, chiaro che
si era verifcata
una combinazione
straordinaria.
La Nardi, che gi
possedeva un pezzo del
cognome della mia Laura
Giannardi, ora rubava
tutto il cognome alla
mia fdanzata di allora,
sposando Gian.
Era lei che aveva fatto
morire Laura, adesso ne
ero sicuro. Era stata lei.
6
m
a
r
e
n
e
r
o
La strada era bagnata e
Corrado Taller guidava
spedito. Allospedale di
Pezzaga, invece, aveva
passato lo straccio con
lentezza, strizzandolo
a lungo e spingendo il
carrello dei secchi come se
pesasse cento chili.
Alle 18:00, non appena
gli addetti al servizio
funebre avevano lasciato la
camera mortuaria nellala
est dellospedale, si era
chiuso dentro, aveva
immerso lo straccio nel
secchio e lavato con cura
il pavimento, tornato a
splendere come gli sportelli
delle celle frigorifere.
Mezzora dopo le ruote
del carrello cigolavano
lungo il corridoio e da
un secchio spuntava un
fagotto di stracci bianchi.
Nessuno laveva notato.
Nessuno faceva caso a
quelluomo alto e magro,
vestito di verde, che da
anni scivolava da un
reparto allaltro con un
carico di scope, spazzole,
strofnacci e detergenti:
attrezzi che lo obbligavano
a una postura curva, causa
di frequenti dolori alle
spalle e alla schiena.
Riposto il carrello nello
stanzino degli inservienti, si
era sflato la tuta da lavoro,
laveva ripiegata e messa
nellarmadietto metallico
da cui aveva preso uno
zaino di tela. Aveva tolto
il fagotto dal secchio e
laveva trasferito nello
zaino, poi aveva indossato
la giacca a vento e,
zaino in spalla, era uscito
dallospedale.
Laria era fredda e nel naso
aveva ancora lodore della
candeggina. La macchina,
una Fiat Panda del 91, lo
attendeva nel parcheggio
battuto dalla pioggia.
Stacc la mano dal volante
e regol lo specchietto
per controllare lo zaino sui
sedili posteriori. Pens a
Marta, che non prendeva
una boccata daria da
mesi e non trovava dentro
di s la forza che aveva
trovato lui.
Accese la radio e alz il
volume. Gli piaceva quella
canzone, gli ricordava
che un tempo cerano
stati giorni felici ed era un
piacere rincasare dopo
il lavoro. Si disse che
sarebbero tornati, perch
la ruota gira e gi da quella
notte le cose avrebbero
preso unaltra piega.
Il corpicino
L. Filippo
Santaniello
7
m
a
r
e
n
e
r
o
Doveva avere fducia.
Presto sarebbe arrivato
a casa e avrebbe dato
a Marta ci di cui aveva
bisogno per trascorrere la
notte in pace, cos forse
anche lui sarebbe riuscito
a dormire.
Torn a guardare la strada:
la pioggia scuoteva
il parabrezza che i
tergicristalli faticavano a
tenere asciutto.
Lappartamento era buio.
Accese la luce e pos
le chiavi sul mobiletto
dingresso. Si tolse la
giacca a vento e lappese
al gancio sulla parete. In
fondo al corridoio saliva un
febile lamento, un pigolio
strozzato, come se tutta
la casa si fosse messa
a cigolare. Pattinando
sul pavimento scivoloso
avanz fno alla camera da
letto.
La porta era accostata.
Lapr, accese la luce e
la vide sotto le coperte,
la testa sul cuscino. Lei
non lo guardava. Gemeva
fssando il sofftto. Lacrime
non ne aveva pi e con
esse se nera andato
tutto il resto, compresa
la forza di compiere un
gesto semplice come
accendere labatjour per
non restare al buio una
volta tramontato il sole.
Mangiava poco e si alzava
solo per andare in bagno
sorretta da Corrado,
che and a sedersi sul
letto con lo zaino sulle
ginocchia.
Sono io disse. Sono
tornato.
La bocca di Marta
era aperta e un sibilo
continuava a uscire dalle
labbra secche. Corrado
le pass una mano sulla
fronte. Hai fame? Devi
mangiare.
La mano di Marta gli si
chiuse intorno al ginocchio
e Corrado guard le
dita lunghe e magre. Le
unghie avevano bisogno
di essere tagliate. Poi lo
sguardo vag per la stanza
disseminata di bambole.
Ce nerano sulle sedie,
sul davanzale, ai piedi
del letto, sulla mensola
alla parete. Alcune erano
cadute a terra e fssavano
il sofftto con la stessa
espressione attonita di
Marta. Ce nerano di
grandi, piccole, coi capelli
sciolti o raccolti in cuffette
di stoffa colorata. Tutte
di porcellana fnissima.
Realistiche in ogni
dettaglio. Corrado aveva
creduto che avrebbero
aiutato sua moglie a
guarire, ma cos non era
stato.
Con delicatezza le spost
la mano sulle coperte.
Come ti senti?
Marta ruot lentamente
la testa e nei suoi occhi
8
m
a
r
e
n
e
r
o
Corrado non scorse alcun
rifesso. Si alz dal letto,
lasci la luce della camera
accesa ed entr nella
stanza affanco, dove il
lampadario a forma di
aeroplanino illumin un
lettino a ringhiera, un
fasciatoio bianco e un
guardaroba decorato a
mano. Le pareti erano
azzurre e a terra cera un
tappeto di spugna con
le lettere dellalfabeto
sul quale Lorenzo amava
giocare.
Il tappeto produsse un
rumore viscoso quando
Corrado attravers la
stanza. Pos lo zaino
a terra e ne estrasse
il fagotto che adagi
nella vasca imbottita del
fasciatoio. Dalla parte
superiore dellinvolto
spuntava un ciuffo di
peluria nera. Svolse
lo straccio e rimase a
contemplare gli arti rigidi
e i piedi grigi del neonato
freddo e nudo. Gli occhi
erano chiusi e le ciglia una
peluria appena visibile.
Non sorrideva come
Lorenzo, non profumava,
non scalciava.
Non era importante.
Marta aveva bisogno di un
rimedio che agisse dove
avevano fallito le bambole,
un corpicino da stringere
durante la notte che la
confortasse e la distraesse
dalla loro disgrazia.
Corrado prese il phon dal
cassetto del fasciatoio,
lattacc alla presa e inizi
a scaldare il neonato
fnch sulla pelle si
formarono piccole gocce
dacqua. Le deterse con
un asciugamano pulito
che prese dal cassetto
del fasciatoio, capovolse
il neonato e gli scald la
schiena, le gambe, i piedi.
In pochi minuti il piccolo
elik acquist calore.
Corrado sapeva il nome
9
m
a
r
e
n
e
r
o
per averlo letto sul
quotidiano della regione.
elik Spahiu, di nazionalit
albanese, attendeva di
essere sepolto da pi di
un anno. Era morto a sei
mesi e la famiglia aveva
lasciato lItalia senza
concedere il nullaosta per
i funerali. In attesa che
la Procura sinteressasse
al caso, riposava in una
cella frigorifera nella sala
mortuaria dellospedale di
Pezzaga.
Lavvolse
nellasciugamano e
tornato in camera si
sedette sul letto. Marta
guard il fagotto e quando
Corrado scost un lembo
mostrando la piccola testa
scura, la sua espressione
rimase invariata e
Corrado credette di
aver fallito ancora. Si
affrett ad aprire del tutto
lasciugamano.
tuo disse. Puoi
stringerlo.
La pelle del bambino,
lucida e grigia, pareva
dacciaio.
Fu allora che Marta si
appoggi alla spalliera del
letto e tese le braccia per
riceverlo.
Corrado ripens al giorno
in cui era nato Lorenzo
e allattimo che era
passato dalle braccia
dellinfermiera a quelle di
Marta, stanca e accaldata
nella camera dospedale,
ma felice.
Glielo porse, lei se lo
strinse al petto ed esal un
sospiro di consolazione.
Pensavo di prepararti
una minestra disse. Una
buona minestra ti farebbe
bene.
Lei non rispose. Cullava
il neonato mormorando
la nenia che cantava a
Lorenzo.
Corrado le accarezz la
fronte e and in cucina,
prese un pezzo di carne
10
m
a
r
e
n
e
r
o
dal freezer e lo mise a
scongelare nel lavandino,
poi riemp una pentola
dacqua, aspett che
bollisse e vers una dose
di brodo in polvere. Apr
la credenza e non bad
a ci che gli cadde sui
piedi. Prese una scatola
di pastina e ne vers una
porzione nella pentola,
mescolando di tanto in
tanto.
Dieci minuti dopo,
entrando in camera da
letto, pos il vassoio sul
comodino e piomb su
Marta strappandole il
neonato di dosso perch
si era abbassata la
vestaglia e gli premeva
il viso contro il seno.
Sgran gli occhi come
una bambina sorpresa a
fare qualcosa di sbagliato,
tese un braccio verso il
bambino, ma Corrado si
ritrasse.
Marta aveva lasciato
cadere il braccio sulle
coperte ed era tornata
a guardare attonita il
sofftto. Afferrando la
spallina della vestaglia
tra indice e pollice,
Corrado le copr il seno
e con cautela le ripose il
bambino in grembo, prese
il vassoio e le avvicin il
cucchiaio alle labbra.
Avanti, apri.
Marta ubbid e Corrado
riusc a farle mangiare la
minestra fno allultimo
cucchiaio.
Era la prima volta da mesi
che mostrava appetito. Le
guance, come le labbra, si
erano gi fatte pi rosee.
Rest al suo fanco fnch
non la vide addormentarsi
col mento contro la testa
del neonato. Gli venne da
piangere. Aspett ancora,
con le lacrime che gli
cadevano sulle ginocchia,
poi prese il bambino, and
in cucina e lo depose
nel congelatore. Il giorno
dopo lavrebbe riportato
allospedale e nessuno si
sarebbe accorto di nulla.
Di sicuro, poich Marta
ne traeva benefcio, se ne
sarebbe servito ancora.
La carne nel lavandino
non si era scongelata del
tutto. La cucin lo stesso
e la mangi davanti alla
tv spenta. Era pi stanco
che affamato, eppure non
lasci un solo boccone.
Masticava lento, sentendo
la carne accumularsi in
fondo allo stomaco. Poi si
prepar per andare a letto.
Quella notte Marta non
si svegli nemmeno una
volta e Corrado dorm
ininterrottamente fno al
mattino.
Quando apr gli occhi,
Marta non era accanto
a lui. Si mise a sedere
e la chiam. Rispose la
pioggia battente contro
11
m
a
r
e
n
e
r
o
le imposte chiuse. Non si
allarm e pens che se si
era alzata doveva soltanto
gioirne. Era un primo
passo verso la guarigione.
La ruota gira.Rimase
in ascolto cercando di
cogliere rumori nella
casa. La chiam ancora.
Accese labat-jour e sulla
sveglia lesse che erano da
poco passate le sette del
mattino.
Scese dal letto, scalzo,
in mutande e canottiera.
Il pavimento freddo lo
fece rabbrividire. La cerc
in bagno e in camera
di Lorenzo, poi and in
cucina e si diresse al
congelatore. Lapr e dai
pezzi di carne congelati
sal una condensa fumosa.
Il neonato era sparito.
Il cuore prese a battergli
violentemente e lo
stomaco gli si rattrapp
come fosse stato messo
sottovuoto. Si precipit in
camera da letto. Doveva
vestirsi e uscire il pi in
fretta possibile, ma una
ftta alla pianta del piede lo
costrinse ad accasciarsi.
Aveva calpestato una
bambola frantumandole
il viso. Frammenti di
porcellana erano sparsi
sul pavimento. Raggiunse
claudicando il bagno e si
accorse che una scheggia
era rimasta nella ferita.
La sfl con le pinzette e
fasci il piede con una
garza. Torn in camera,
indoss i vestiti del giorno
prima e quando infl la
scarpa strinse i denti per il
dolore. Indoss la giacca
a vento, prese le chiavi e
usc di casa.

Lasfalto era lucido e i
palazzi coperti da una
ftta coltre dacqua. In
un attimo era zuppo.
Non sapeva da che parte
andare e sperava di
essere ancora in tempo.
Sal in macchina e guid
in direzione del centro,
fnch la vide qualche
metro prima della rotonda,
scalza, in vestaglia, i
capelli bagnati attaccati
alla testa. Camminava col
fagotto in braccio.
Si accost, abbass il
fnestrino e le ordin di
salire. Lei non lo ud. Allora
Corrado scese dallauto,
si avvicin e la stratton
verso lo sportello. Marta,
divincolandosi, prosegu
a testa bassa in direzione
della statale e del traffco
oltre i giardini pubblici.
Corrado le url di fermarsi
spruzzando acqua e saliva
dalla bocca. Il viso della
donna era pallido, gli
occhi vacui. Le fu addosso
e prese a scuoterla
facendole cadere il fagotto
dalle braccia. Per un
attimo il neonato fu nudo
sotto la pioggia. Corrado lo
riavvolse immediatamente
e gettando occhiate da
12
m
a
r
e
n
e
r
o
animale braccato fece per
tornare alla macchina, quando
limpatto col telaio di uno
scooter lo mand di colpo
schiena a terra.
Nero come un insetto, il
Piaggio aveva frenato in ritardo
sbandando paurosamente
sulla strada bagnata. Corrado
aveva la vista annebbiata e le
ftte al fanco lobbligavano a
sorreggersi alluomo col viso
coperto dal casco, troppo
agitato per interessarsi allinvolto
bianco zuppo dacqua che
stringeva tra le braccia. La
voce con cui parlava di Pronto
Soccorso e ambulanza era
limpida e allarmata. Corrado
scuoteva la testa.
Alla macchina ci avrebbe
pensato in un secondo
momento. Invece Marta
Prov a parlare ma non ci
riusc. Sput un fotto di
sangue. Cadendo si era morso
la lingua. Luomo insisteva nel
chiamare i soccorsi. Davanti
al cancelletto di metallo della
palazzina Corrado sput una
seconda volta e con frasi
intermittenti - molto malata
nessuno entra in casa
grazie, non nulla - riusc a
congedare luomo a un passo
dallinferno che lavrebbe
perseguitato per tutta la vita.
Istintivamente, chiunque si
fosse trovato di fronte alluscio
aperto dellappartamento, si
sarebbe coperto il viso con
le mani, e solo spinto da
unottima ragione lavrebbe
varcato. Un piedino un
tempo rosa giaceva contro il
battiscopa dellingresso e una
bava brunastra conduceva
in cucina. Lambiente era
sottosopra e disseminato di
pezzi di corpi incrostati di
sangue. Alcune parti erano
state riposte nel congelatore
e altre - sul pavimento, sul
tavolo, nelle padelle - erano
in stato di decomposizione.
Affetto da alterazione oniroide
della coscienza, Corrado non
aveva occhi per la carne che
continuava a calpestare e per
il sangue sul quale scivolava
spostandosi da una stanza
allaltra.
Per il massacro della famiglia
aveva utilizzato coltelli e un
trinciatore e in breve era stato
assalito dalle allucinazioni
della moglie morta. La vedeva
deperire nel letto perch
convinto le mancasse il fglio,
presto sostituito col corpo
freddo di elik Spahiu.
La credenza era aperta e un
avambraccio pendeva dallo
scaffale con la fede allanulare
scintillante sotto lavvilente luce
elettrica.
Corrado ripose il neonato
nel congelatore tra la carne
di cui si nutriva e scivolando
sul pavimento insanguinato
entr in camera da letto. Non
vedeva che le coperte erano
sporche di minestra e il cuscino
uniformemente soffce. Era
anzi un sollievo accertarsi che
Marta fosse tornata prima di
lui. Aveva fatto bene a non
far entrare luomo che laveva
soccorso, perch lavrebbe di
13
m
a
r
e
n
e
r
o
certo svegliata. Riposava
nella sua met di letto. Il
colorito del viso, tranquillo
e disteso, era in netto
miglioramento.
Le bambole osservavano
Corrado che, dolorante per
il fanco contuso, si sflava
le scarpe ed esaminava la
garza al piede imbevuta
di sangue, per coricarsi
accanto alla moglie.
Sospir profondamente e
chiuse gli occhi. Anche
se altamente rischiosa e
spossante, era stata una
mattinata positiva: per
la prima volta da mesi
Marta aveva messo piede
fuori casa. Quando si
fosse svegliata avrebbero
festeggiato linizio di una
nuova vita e se gli avesse
chiesto di abbracciare
il neonato glielavrebbe
dato senza esitare: cera
ancora tempo
prima di riportarlo
allospedale.
Cinque minuti
dopo Corrado gi
dormiva.
Per terra,
la bambola
calpestata,
sembrava si
fosse fatta saltare
le cervella per
la disperazione.
Nella camera
affanco schizzi
di sangue
arrivavano fno
allaeroplanino
sul sofftto,
il tappeto di
spugna con
le lettere
dellalfabeto
aveva assorbito
quanto cera
da assorbire
e nel lettino, a
fssarsi con occhi
sbarrati, cerano
le teste di Marta
Taller e del
piccolo Lorenzo.
14
m
a
r
e
n
e
r
o
Non ti passa pi, qui, tra i
libri. I libri, sempre loro, tutti
i giorni. Metto a posto libri,
li metto sul carrello, sugli
scaffali, li rimetto sul carrello,
li vado a prendere su, li
porto gi, li metto a posto di
nuovo. Libri e polvere tutta la
vita, polvere e libri, bisogna
sempre pulire i libri dalla
polvere, tenere il magazzino
a posto, tenere gli scaffali in
ordine, niente foglietti, niente
cartacce, niente.
Tutto il giorno cos, da
venti anni che tengo pulito
il magazzino e i libri e
pulisco i libri e li metto
sugli scaffali. Prima per
era diverso, intendo prima,
quando Priscilla era viva, era
tutta unaltra cosa, perch
andavo a casa e stavamo
insieme, andavamo fuori, ci
divertivamo, lei era affettuosa,
le dicevo che la amavo, al
parco, sulle panchine, avvolti
dal sole rosso e caldo di fne
primavera. Poi per morta
e ora non mi passa pi, qui,
tra i libri. Sempre libri, tutto il
giorno. Li pulisco, li porto sul
carrello, li metto sugli scaffali,
poi qui c sempre polvere,
mi sporco, bisogna pulirli, poi
mi pulisco anche io, mi lavo
le mani con lacqua fredda
mentre fsso i miei occhi allo
specchio, occhi tristi perch
sanno che ancora per un bel
pezzo ci sono libri da mettere
a posto.
Il magazzino un casino, mi
ricordo che quando mi hanno
assunto me lo avevano detto,
mi avevano detto proprio il
magazzino un casino.
Quando la mia Priscilla
era viva, questa storia mi
passava. Mentre stavo qui
a pulire pensavo al dopo, a
quando sarei tornato a casa e
saremmo stati insieme, pulivo
i libri con il cazzo duro perch
pensavo al dopo, in camera
sua, ci davo dentro io, gliene
davo e lei ne voleva.
Il dopo. Era quello che mi
faceva sopravvivere, il dopo.
Cos pulire i libri mi passava.
Perch sapevo che cera il
dopo, il dopo mi salvava, il
dopo con Priscilla. Adesso
invece un bel casino qui in
magazzino.
Non mi passa pi. I libri, la
polvere, la polvere, i libri,
sempre, sempre uguale dalle
nove del mattino fno alle
sette di sera, unora di pausa
pranzo, sissignore. La mia
pausa pranzo tra i libri, la
polvere. I panini al tacchino,
i pomodori, linsalata, a me
piace la lattuga, i panini,
i panini sono buoni, me
li faccio la mattina prima
di venire al lavoro, qui in
magazzino, con i libri.
Non ti passa pi
Paolo Gamerro
15
m
a
r
e
n
e
r
o
Fausto, ti fai un caff? mi
chiede ogni tanto il Gianni.
Uh, s, sissignore, un bel
caff me lo bevo proprio
contento! rispondo sempre
cos. Una volta lo offro io e
unaltra me lo paga lui, e ci
mettiamo a bere il caff vicino
alla macchinetta e parliamo
delle fghe della biblioteca, le
fghette. Ne vedi di fghette,
qui. Le fghette che vengono
a studiare, a preparare gli
esami, le fghette ci tirano
su, ci danno il sale. Il sale
importante nelle giornate
di autunno, quando sei in
magazzino e non ti passa.
Il sale quando vedi due
fghette che si abbracciano
e fanno tutte le affettuose,
e tu gi sei l a farti i flm,
pensi che magari adesso
queste si mettono la lingua
in bocca. Siamo l, io e il
Gianni, a guardarcele bene,
a studiarcele fno a quando
il caff viene succhiato dalle
nostre bocche e lingue e
noi ce lo assaporiamo tutto
mentre i flm vanno avanti
nella testa.
Poi arriva il direttore e ci
dice che dobbiamo tornare
a lavorare senza distrazioni,
che ci sono cose da fare,
sempre, e io ritorno in
magazzino a sistemare i
libri. Li pulisco, li metto sugli
scaffali, me li scopo. Ne
ho trovati un paio, davvero
carini, non come gli altri, loro
sono diversi. Dolci, in un
certo senso. Sanno capirmi,
dicono che sono un tipo in
gamba, che sono fascinoso,
che ho dei bei capelli, che
non dimostro cinquantanni,
che sono ancora seducente,
merito dei miei capelli neri,
di un nero corvino che non
ve lo immaginate nemmeno,
me li tingo, questo il mio
segreto, non lo sa nessuno
per.

E anche loro, i libri che mi
scopo, non sono niente male.
Copertina morbida, tante
pagine, bianche, nuove, la
carta ha un buon odore
non come quello della mia
Priscilla, ovvio, lei era il
massimo, lei aveva un odore
speciale, un odore che era
tutto suo, potevo riconoscerla
tra mille, lei era la mia ed era
unica.
Ma mi devo accontentare,
prendere quello che c,
quello che passa il convento,
come si dice. E allora mi
scopo questi due qui, due
romanzetti mica male, ci
inflo il cazzo dentro, pompo,
loro godono, come li faccio
godere io non li fa godere
nessuno, i libri, bisogna
saperci fare con i libri,
bisogna saperli corteggiare
tutti per benino, si comincia
cos, poi li conosci, ci dai
qualche leccatina tanto per,
li bagni con la lingua e poi
cominci a fotterteli che una
bellezza.
Libri. Belle cose.
Io li pulisco, li rimetto al
16
m
a
r
e
n
e
r
o
loro posto, li saluto in modo
galante, do loro appuntamento
al prossimo giro, un altro
pomeriggio. Cos un po mi
passa. Altrimenti sempre la
solita storia: io, il magazzino,
la polvere, gli scaffali. Sai che
palle, come si dice, davvero
non mi passa pi. Meno male
che qualcuno di carino, con
le pagine fresche e bianche,
lo trovo. E allora me lo
scopo, spingo. Torno a casa,
la sera, che sono un poco
pi contento, un poco pi
soddisfatto. Certe notti li porto
fuori con me, magari andiamo
in un disco pub, io e il mio
libro, gli compro la coca cola
media e le patatine, oppure
ci facciamo un cinemino,
compro io biglietto e popcorn,
cos quando siamo a casa mia
lui si fa scopare alla grande,
nel letto dove una volta
dormivo con Priscilla.
Quando cera lei era tutta
unaltra cosa, non c
17
m
a
r
e
n
e
r
o
nemmeno paragone,
Priscilla era unaltra
storia, per le confdenza,
certe confdenze, che ti
prendi con i libri, sono
interessanti, ti fanno
passare un attimino la
cosa che qui in magazzino
tutto fermo immobile.
Priscilla era diversa, certo,
lei aveva la scintilla, la
scintilla non una cosa
da tutte, sarebbe troppo
facile.
Ci penso sempre, quando
sono in salotto a guardare
un flm americano (
io amo i flm con gli
inseguimenti, le pistole,
la gente che si spara, il
sangue dappertutto, gli
elicotteri, le bombe, gli
eroi poliziotti che tornano
a casa sani e salvi, quella
la mia roba, i cinema che
piacciono a me, i cinema
degli anni Novanta, mica
come oggi che si fanno le
commedie, che poi non
riesco a capirle per via dei
sottostesti), c sempre lei
nella mia testa, balla nei
miei pensieri, mi ricordo
sempre delle passeggiate
che facevamo in centro. Io
volevo guardare le vetrine
dei negozi di modellini
delle macchine e lei mi
stava dietro, si rompeva
ma mi amava e quindi
stava zitta. Poi io magari
mi compravo un modellino
e a casa le spiegavo come
funzionava. I modellini, con
i modellini tutta unaltra
cosa. I modellini e Priscilla.
Alcuni modellini che ho
comprato sono davvero
avveniristici. Li tengo tutti
nella stanza dei giochi, non
mai venuto nessuno qui,
il mio spazio, ci sono i
miei modellini. Priscilla ci
veniva, me la portavo qui
quando avevo voglia di
baciarla e di sentire il suo
sapore speciale, quello
che aveva nella bocca.
Adesso che non c pi,
ogni cosa ha perso senso.
In magazzino mi annoio
perch non penso pi al
dopo, il dopo senza di
lei non esiste pi, non
c, semplicemente. Non
ti passa pi, qui, tra gli
scaffali, la polvere, pezzi di
panino che mi sono caduti,
ho le mani ancora sporche,
non sono nemmeno andato
a lavarmele. Il fatto che
ad alcuni di loro piaccio
pi cos, sporco. Dicono
che sembro pi maschio,
un vero uomo. Anche a
Priscilla piacevo sporco,
maschio, le dava un buon
sapore, il sesso aveva quel
qualcosa in pi.
Fausto, cafferino? mi
chiede il mio collega
Gianni. E siamo l che
ci beviamo il cafferino
alla macchinetta. E alla
macchinetta, si sa, si
parla sempre delle solite
cose. Come le puttane,
per esempio. Il Gianni mi
racconta sempre delle troie
18
m
a
r
e
n
e
r
o
che becca sulla strada e si scopa
sulla sua vettura.
Eh guarda se vedi che troioni mi
porto su mi faccio anche due
negre a notte, o una negra e una
slava, dipende da quanto sono
arrapato, anche le slovene mi
piacciono, adesso poi sul viale
pieno, me le fotto con il mio cazzo
e loro mi ringraziano perch io non
che sono come gli altri clienti,
io ci so fare e le faccio godere
davvero, conosco i punti strategici
per far contente le donne...
io diciamo che ho imparato come
si fa a far sentire davvero bagnata
una fga... mi fa il Gianni mentre
si mette l, in posizione, come
per scoparsi la macchinetta del
caff, e scoppiamo a ridere, poi
arrivano delle fghette e allora
ci ricomponiamo, ci mettiamo a
posto e ce le guardiamo bene.
Io lo so che poi il Gianni va su in
bagno a farsi una sega, lui fatto
cos, ha sempre voglia di fottere le
fghette e fa sempre gesti volgari e
divertenti e mentre li fa, sbava.
Poi fnito il lavoro tutto rosso e
irrequieto perch vuole andare
dai troioni a metterglielo in culo.
Un bel tipo il Gianni, proprio un
bel tipo. Il marsupio, la polo con
il colletto alzato, il pantalone di
velluto a coste larghe, il sandalo.
Anche adesso, tutto irrequieto.
Per che fghe quelle studentesse
l... esclama quando lo becco al
cesso, cio le vedi che se anche
son delle ragazzine son gi delle
troie e muoiono dalla voglia di
essere chiavate da un cazzone
come il mio e fschietta un poco
mentre si guarda allo specchio.
Cio, nonostante tutto, dai, sono
uno ancora attraente, no? mi
chiede e mi fssa con i suoi occhi
azzurri, da Terence Hill, limpidi
come il cielo della primavera di
Busto Arsizio.
S, sei attraente, sei comunque
un belluomo gli rispondo io, e
lui continua a fschiettare tutto
soddisfatto, si gratta i testicoli e
comincia a cantare una canzone di
Ligabue.
Secondo me queste non vengono
nemmeno qui per studiare, queste
vogliono il cazzo, io s che lo ho
capito, sono mica scemo, loro
aspettano che noi ci prendiamo
il cafferino o la cioccolatina alla
macchinetta per fare tutte le troie e
baciarsi...
Hai ragione Gianni, hai proprio
ragione... gli do corda.
Il Gianni uno cos, uno ingordo,
che non riesce mai a stare calmo,
sempre agitato a pensare alla
fga e alle studentesse che girano
qui. Non si d pace, lo vedi che
sempre l l per scoppiare da un
momento allaltro.
Io invece sono uno che sa
aspettare. Vado in magazzino
a corteggiare un libro. Lo
pulisco, gli faccio i complimenti
per il risguardo, gli dico che
nonostante sia stato stampato nel
duemilaquattro, cio dieci anni
fa, ancora aitante, tenuto bene,
senza scritte, scarabocchi.
Sai mai chi li prende i libri: magari
li prendono gli studenti che ci
scrivono su, ci fanno i disegni,
li trattano male, li violentano. Gli
studenti sono bastardi, non hanno
il rispetto. Io invece sono sempre
stato zuccheroso, amabile, tutto
cortese, ma vigoroso quando
19
m
a
r
e
n
e
r
o
serve, ovvio, altrimenti non c
storia, nossignore!
La trattavo con i guanti, io,
Priscilla. Povera lei, se ci
penso mi vengono gli occhi
lucidi. Le era venuto un brutto
tumore, uno di quei tumori
dai quali non si esce, in due
mesi kaputt. Roba brutta, le si
spegnevano sempre gli occhi,
poverina. Poi dimagrita
di botto, s che mi ricordo,
pelle e ossa era diventata, le
era passata la fame. La mia
povera Priscilla
Le avevo anche scritto una
poesia, proprio apposta per
lei. Faceva: Priscilla tu sei il
mio amore, il senso della mia
vita. Priscilla dimmi che la
nostra storia mai sar fnita. Io
senza di te non posso stare,
dimmi anche tu che mi vorrai
sempre amare. Priscilla tu
per me sei il sole, la luce...
Priscilla sei la mia stella che
nel ciel riluce.
Per adesso son qua col
cazzo duro, eh perch tutto
il giorno che quel manuale
di anatomia mi guarda con
occhi vogliosi. Quindi lho
preso e me lo scopo violento
fno a fargli male e ci do
dentro di brutto, lo apro
tutto, me lo spacco, preso
dalla eccitazione sessuale gli
strappo pure qualche pagina
e grugnisco come una bestia
mentre spingo.
Cafferino? mi chiede il
Gianni, sul pi bello, mentre
io sono qui preso nellatto
sessuale, adesso proprio non
ci vuole, sto facendo altro, mi
sto dedicando al sesso. Uff
momento sbagliato questo,
momento sbagliato. Non
voglio che il Gianni mi veda
qui con questo, mica che poi
si fa i flm. Non bisogna mai
farsi i flm, i flm sono belli
quando te li vedi in televisione,
ma nella realt non fanno
mica bene. A me piacciono
quelli americani dazione
dove si sparano, saltano gi
dalle case, si buttano gi dai
cornicioni proprio, cadono a
terra e si rialzano, si sparano
ancora, si vede il sangue che
schizza, girano in macchina
a tutto gas, sbandano,
sterzano di qua e di l, vanno
veloce e si mitragliano,
muoiono, conducono vite
rocambolesche e allinsegna
della velocit. Le commedie
invece non mi piacciono,
sono smielate, poi ci sono
sempre i sottotesti che devi
interpretare, i sottotesti sotto
la trama, dico, che si inflano
dentro cos, invece nei flm
dazione proprio tutto un
brivido che ti piglia in un
botto.
Cazzo, io sono qui tutto
gasato e il Gianni mi continua
a chiamare, ma io non posso
mica, nossignore, non adesso
che ho il cazzo fuori.
Fausto, allora? Ci sei?
Cafferino? mi chiede, e
sento che viene verso di me,
odo i suoi passi ma io non
riesco a smettere, non riesco
a smettere di amare, e lui mi
becca mentre lo sto buttando
20
m
a
r
e
n
e
r
o
al mio amore.
Daltronde qui gira cos. In
magazzino, dico. Gira cos.
Glielo spiego al Gianni, ma lui
dice che non sono a posto e
che vuole chiamare il direttore
o una cosa del genere, parla
ma non capisco, farfuglia pezzi
di frasi, mentre mi rimetto le
mutande e mi inflo i pantaloni
di fustagno blu.
Vado verso di lui, lo rincorro
per il magazzino, grido che non
stavo facendo nulla di male
( vero, il libro sanguinava,
ma io non gli ho fatto niente,
credo fosse la sua prima volta
o qualcosa del genere, e poi
mi ha chiaramente detto che
voleva essere scopato forte),
gli faccio cenno di fermarsi,
di fermarsi che gli spiego, gli
spiego come funziona qui, in
magazzino, con i libri. Cos lui
fnalmente si ferma, mi guarda
con una espressione che non
gli ho mai visto, io comincio
a spiegargli, a parlargli del
mio lavoro qui in magazzino,
del fatto che ci sono i libri da
pulire e da corteggiare, alcuni
da mettere sugli scaffali, altri
da portare fuori, magari al
cinema, perch ne vale la
pena. Ma al Gianni non so
cosa gli prende, e gli parte una
vomitata pazzesca, tipo che
si sbocca addosso, sporca
anche me, alla fne si accascia
a spruzzare sul pavimento. Io
so che il Gianni un pochino
geloso, allora mentre l che
tira su lanima, lo conforto, lo
accarezzo e gli assicuro che
sar sempre il mio migliore
amico, quello del cafferino.
Mi accorgo di avere ancora
il pene eretto per via della
mia cosa, prima, con quel
bel pezzo di manuale tutto
supersex. Anche il cafferino
importante. Almeno stacchi un
attimino, esci dal magazzino,
guardi le fghette, te le studi.
Cos ti passa. Cos va bene.
E poi laroma di un buon
caff della macchinetta, vuoi
mettere. Roba che ti scalda
e ti sveglia e senti il buon
sapore di caff che ti riempie la
bocca. Lo sorseggi piano per
godertelo. Alcune volte, fdatevi
del Gianni, proprio quello che
ci vuole!
Anche se in realt sono sempre
triste. Perch Priscilla non
c pi, si ammalata ed
morta. Lei s che era diversa,
era speciale. Speciale e
terribilmente malata, povera la
mia tata. La morte una cosa
brutta, cattiva e nera e vince
sempre lei, non c niente da
fare, pi forte di tutti quanti,
io la odio. Si portata via
la mia Priscilla da un giorno
allaltro, cos, puff!, non esiste
pi, basta, stop.
Il veterinario mi aveva convinto
a sopprimerla perch non cera
niente da fare, era una cagna
vecchia ormai, le si vedevano
le ossa tanto era magra. La
mattina che lho portata a
morire, le ho tenuto la zampa,
ho pianto e ho guardato i suoi
occhi tristi. Lho accarezzata
per lultima volta, le ho
sussurrato che le volevo bene
e che era stata la cosa pi
bella di tutta la mia vita e non
lavrei dimenticata mai. Poi
21
m
a
r
e
n
e
r
o
il veterinario mi ha detto di
uscire dalla stanza che cos la
sopprimeva. E io sono uscito
fuori dalla clinica. Pioveva, mi
sono accesso una sigaretta, mi
scendevano le lacrime e in ogni
lacrima cera un ricordo della
mia cagna che mi scivolava
sulle guance. Ma io i ricordi
ce li ho ancora tutti, sono
tutti nella mia testa, li tengo
tutti l, in quella che chiamo
scatola dei pensieri belli, che
una parte del mio cervello
che uso solo per metterci
dentro i momenti con me e
la mia Priscilla. No, perch
praticamente se voglio pensare
a lei basta che chiudo gli occhi
e apro la scatola dei pensieri
belli, e l la trovo, ci sono tutte
le scene che ho tenuto con me,
tutti i momenti di amore, tutte le
carezze, le coccole. E quando
ci penso intensamente, allora
come se lei fosse ancora l con
me, come se non se ne fosse
mai andata.
22
m
a
r
e
n
e
r
o
Senza traccia. Le ricordava
il titolo di quel libro di
Charles Berlitz che aveva
letto da ragazzina sugli
scomparsi nel Triangolo
delle Bermude. Per nel
Triangolo delle Bermude la
gente non spariva davvero.
Lui, invece, era ormai
sparito da cinque giorni.
Era una cosa che aveva
davvero sperato per cos
tanto tempo che adesso
non sapeva pi se spezzarsi
in due per la felicit o per il
dolore. Si mise in piedi.
Adesso avrebbe dovuto
davvero avvertire la
polizia. E avrebbe dovuto
fngere devastazione e
sofferenza. Si avvicin
al grande specchio della
stanza da letto. Era nuda
e peccaminosa. Il suo
corpo era un paesaggio
di cose belle. Poi sollev
la cornetta. E chiam. E
pianse. E si disper. Era
stata brava.
Il comandante usava dire
ai nuovi venuti: attenti a
non saltare troppo in alto,
questa terra piena di
stalattiti. Quella chiamata
ebbe sulla centrale lo
stesso effetto di una
pioggia di pece. Laccaduto
era una cosa nuovissima.
Il rapito non era ricco,
n potente, n inviso alla
popolazione. Chi cazzo
avrebbe dovuto rapire
uno sconosciuto? Cos
rimuginava lispettore.
E intanto era stravolto
da un fastidioso senso
di ingombro, visto che
lingombro era lui. Sentiva
la pancetta schiacciarsi
contro la sua scrivania.
Gocce di sudore gli
scivolavano lente, come
lombrichi affaticati, sulla
fronte. Lo attendeva il
comandante. Ora. Non c
mai un dopo coi capi. Quel
granduomo del comandante
era grande solo di stazza.
Alto e barbuto e pesante
almeno una tonnellata.
Giurava di non averlo mai
visto in piedi.
Pareva un grosso tozzo di
pane raffermo in attesa
che qualche piccione lo
beccasse. Ma non cerano
piccioni giganti in quella
parte di mondo e cos
lispettore dovette sorbirsi la
prima lavata di capo della
sua carriera.
Sai come funzionano le
cose qui?.
S, certo. Noi non
saltiamo, ci facciamo le
nostre cose. Punto.
Ecco, bravo. Di solito
cos. Stavolta per abbiamo
un tizio inutile che stato
rapito.
Ogni tanto ansimava come
Un uomo a pezzi
Rosario Battiato
23
m
a
r
e
n
e
r
o
se gli stessero facendo
una lavanda gastrica sul
momento. Poi si riprendeva.
Questa cosa rischia di
restare sospesa, qui tutto
deve avere una conclusione.
E se questo coglione non
dovesse saltare fuori, fai
in modo che salti fuori
comunque. Lispettore cap
al volo. Avrebbe dovuto
mettersi al lavoro, cercare
tracce, fare domande e altre
stronzate simili. In alternativa
trovare un cadavere, renderlo
irriconoscibile e chiudere la
faccenda.
Qui da noi i cerchi si
chiudono sempre. Aveva
sentenziato il comandante,
prima di passarsi un
abbondante colpo di lingua
sulle labbra. Comandare lo
eccitava.
Lui, il rapito, aveva fatto un
po il vagabondo. Era stato
dalla sua amante, laltra
donna della sua vita, che
lo considerava una specie
di artista svogliato: un tizio
dalle potenzialit immense,
ma che per pigrizia si era
limitato al giornalismo. Alla
sopravvivenza. Cera stato
bene per qualche giorno. La
ragazza era sottile come la
carta velina. Bionda, seni
piccoli, confccati sul corpo.
Sembrava una sardina
sinuosa. Per le sardine
dopo un poco puzzano.
Aveva sofferto quando
aveva rifatto i bagagli per
laddio. Temeva che adesso
sarebbe sparito dalla faccia
della terra. Rapito, torturato,
stuprato. Gettato in un fosso,
solo e nudo. Con i vermicelli
della morte a corroderlo
piano piano.
A ricordargli, gustandoselo
con una certa
raccapricciante bramosia,
che non cera nientaltro,
carne e terra. E quel corpo
con cui aveva banchettato
facendo lamore in tutti i
modi possibili, adesso stava
soddisfacendo altre cose.
Altre bocche.
Era fnito in un vecchio
casolare di campagna che
presto un ricco avrebbe
comprato per pochi spiccioli
e poi ristrutturato per
farne vanto con gli amici
altrettanto danarosi. Perch
i muretti a secco dellantica
tradizione e quello splendido
frantoio e blablablabla.
Perch se le cose muoiono
non le si lascia morire?
Magari la storia contadina
di questo paese vorrebbe
soltanto essere lasciata in
pace. Poi blocc il fusso
dei pensieri e si ricord
che si era rapito e che non
poteva certo starsene a
divagare. Cos fece due
conti. Era sparito da sette
giorni e la polizia, per pigrizia
e senza uno straccio di
indizio, avrebbe cominciato
a indagare proprio nella
campagna. Aveva bisogno
di creare scandalo, altrimenti
24
m
a
r
e
n
e
r
o
avrebbero insabbiato
tutto in qualche modo;
era importante che lui, lo
sconosciuto sequestrato,
adesso esistesse per tutto il
circondario. E ci voleva del
sangue. Con laccendino
riscald la lama. A lungo.
Pi del dovuto. Avrebbe
voluto sterilizzare in eterno.
Poi tagli. E non era proprio
come nei fumetti, dove
sguardi allucinati tagliavano
e ricucivano in una specie
di trionfo delle carni.
No. Cera solo dolore. E
sangue. Tanto.
A casa cera la moglie in
compagnia del suo amante,
lagente di collegamento
con la centrale. Si allenava
quotidianamente in
palestra sperando di non
dover scoprire una doppia
personalit come nei
romanzi di Jim Thompson.
25
m
a
r
e
n
e
r
o
Una volta, durante una
discussione accesa in
cui le aveva chiesto
ripetutamente di mollare
suo marito, le aveva preso
la gamba in una morsa
spietata. Con le quelle
mani di piombo, gelide e
potenti. Le era rimasto un
ematoma per diversi giorni,
una specie di marchio,
come per le vacche. Il
lobo insanguinato arriv a
casa. Era incartato in un
foglio di giornale. E poi
la scritta: se non sente
non pu scrivere. Il primo
segnale che confermasse
il rapimento.
La notizia arriv in
centrale e lispettore
corse, si fa per dire, a
casa della donna. Un
lobo, un lobo, un lobo.
Lo ripeteva come una
nenia. Solo quando arriv
a destinazione si rese
conto che non cera molto
da fare. In compenso la
notizia si era sparsa per il
circondario perch la busta
col macabro contenuto
era stata esposta sulla
staccionata della casa
per tutta la notte, prima
di essere recuperata
dalla moglie che aveva
approfttato dellassenza
del marito per darci dentro
col poliziotto. In quei
frangenti di godimento
tanti passanti avevano
potuto notare il sangue
rattrappito su quella
busta. La stampa locale ci
and a nozze. In centrale
furono costretti a fare una
conferenza stampa, la
bolla era scoppiata. La
merda aveva preso il posto
della pece sulle pareti della
centrale.
Il rapito era mediamente
soddisfatto, ma avrebbe
voluto di pi. I cronisti
locali erano soltanto il
primo passo. E doveva
muoversi in fretta.
Quella casa decrepita che
aveva occupato presto
sarebbe stata perquisita
da zelanti tutori dellordine.
Guard le sue mani
lunghe e affusolate, senza
nemmeno un callo da
lavoro. Erano veramente
opere da esposizione.
La mano era stata avvolta
dallo scotch adesivo e
teneva avvinghiata a s
una penna. Era stata
esposta di nuovo sulla
staccionata. Di notte,
quando casa sua riluceva
dei sussurri del piacere.
Il giorno dopo il fatto si
espanse come la peste
nera. I topi avevano scritto
e fotografato ogni cosa,
perch ormai la storia era
morbosa al punto giusto. E
non furono delusi.
Poi fu la volta dei piedi
(accompagnati dalla scritta
se non cammina non pu
sapere). Non potranno
tagliarlo per sempre,
dicevano in paese. Il
mistero dellinetto rapito e
fatto a pezzi, titolavano
26
m
a
r
e
n
e
r
o
i giornali. Il dubbio si
insinu lento nellamante
di lei. Come un mollusco
scavatore. Cera sempre
pi sangue sulle buste. E
non era sangue del pezzo
tagliato, era chiaramente
sangue del trasportatore.
Si liber dalle lunghe
gambe di lei che lo
tenevano avvinghiato
nellabbraccio del piacere.
E cominci a camminare
per le strade del paese in
cerca di una traccia.
Cammin per ore e ore.
Trov un mucchio di
fazzoletti imbevuti. Erano
ammonticchiati alla rinfusa
allingresso di una stradina
di campagna. Segu il
percorso. E fu cos che lo
trov. Reggeva in bocca
la busta con lultimo arto
sacrifcato sullaltare della
notoriet. Strisciava come
una tenia, ma senza
il fascino di essere un
parassita. Luomo gli si
avvicin lento. Il giornalista
sbavava e si contorceva,
piangeva.
Perch? e gli piant un
calcione sullo stomaco.
Lavrebbe costretto a
parlare, a ogni costo.
Vo... vo... volevo essere
rispettato biascic laltro.
Tagliandoti a pezzi?
Nessuno ha capito.
Avevo pianifcato questo
rapimento per convincere
tutti che era stata la
mafa a rapirmi. Tutti quei
riferimenti allattivit di
scrivere non sono stati
casuali.
Ripeto: perch? e un
altro calcione. Stavolta in
pieno viso.
Perch volevo essere
rispettato. Volevo essere
considerato per le mie
grande battaglie contro la
criminalit organizzata.
Rise forte. Ma che
battaglie? Non hai mai
scritto qualcosa che
andasse oltre la riunione di
quartiere.
Credi che non lo sappia?
Pensavo di sacrifcare un
lobo, una mano, qualcosa
e poi essere glorifcato
come martire della mafa.
Chi se ne fotte della
mafa se c un povero
disgraziato che viene fatto
a pezzi? Tu li hai nutriti col
tuo corpo. Avresti voluto
fare il parassita. Insinuarti.
Ma tu non sei una tenia.
Sei una scolopendra. Ti fai
schiacciare e basta.
Ma tu puoi ancora
salvarmi. Racconta a tutti
che mi hai tirato fuori
dal covo di una banda
criminale. Sarai un eroe.
E pure io. Pi ne parlava,
meno ci credeva.
Si avvicin, sapeva di
aver vinto. Avrebbe preso
tutto. Certo, non ti
preoccupare, ci penso io,
tu stai calmo.
Si inginocchi e fece
per abbracciarlo. Ma fu
un blocco. Gli tapp le
narici, laltro apr la bocca
27
m
a
r
e
n
e
r
o
di rifesso. Fece scattare
il coltellino che teneva in
tasca e recise di netto la
lingua. Con i guanti la mise
nella stessa busta che
conteneva la mano. Cos
lavrebbero interpretato
come lultimo atto del suo
folle gesto.
Laltro si contorceva e
sanguinava.
Poi chiam la centrale.
E il pronto soccorso. La
sua versione non avrebbe
avuto nessuna replica.
Aveva salvato questuomo
che aveva inscenato il
suo rapimento perch
era completamente fuori
di testa. Era diventato
un eroe. Aveva salvato
un uomo dal suicidio. Fu
promosso e si prese pure
la moglie di lui che adesso
vegetava in una clinica.
Osservato a vista. Come
un verme in un laboratorio
scientifco.
28
m
a
r
e
n
e
r
o
Ci dobbiamo incontrare,
questa sera, io, Sebastiano
e Valentina per trascorrere
una nottata in quel nuovo
locale sulla statale che
porta a Casei Gerola.
Ho aspettato che
Sebastiano passasse da
me fno a mezzanotte meno
un quarto, poi mi sono
stancato di attendere e
sono sceso sotto casa.
una fredda sera di
Gennaio.
Continuo a osservare le
automobili che sfrecciano
verso di me veloci e
anonime, cercando di
riconoscere quella di
Sebastiano, una BMW blu
metallizzata, non ricordo la
cilindrata.
Il fato mi si condensa in
densi sbuff di vapore che
vanno a confondersi con
il fumo della sigaretta che
tengo stretta fra le labbra,
non osando esporre le mani
al freddo pungente.
Eccolo.
Mi segnala il suo arrivo
usando i fari abbaglianti a
intermittenza, facendomi
male agli occhi.
Sebastiano quello che
si pu defnire il mio
migliore amico, o meglio,
la persona che vedo con
maggiore frequenza; se
ci penso, io non ho veri
amici, per quello che pu
signifcare.
Conosco delle persone, con
alcune di queste il rapporto
un po pi profondo
che con altre, ma non ho
ancora incontrato un essere
umano che ritenessi degno
della mia completa apertura
nei suoi confronti.
Sebastiano questo lo sa,
ma non gli interessa,
sembra che comunque
gli faccia piacere la mia
compagnia.
Ho fnito di cenare verso le
nove: mi sono cucinato nel
microonde un succulento
piatto di frutti di mare, ho
aggiunto un contorno di
sottaceti misti, mi sono
aperto una birra, ho acceso
la televisione e mi sono
accomodato a tavola.
I frutti di mare non mi sono
piaciuti molto. Penso che
fossero andati a male. Non
ricordo da quando fossero
nel frigorifero forse erano
conservati fn dallultima
volta che ho fatto compere
con Manuela, circa sette
mesi fa.
Dopo cena, ho messo
i piatti, le posate e il
bicchiere nella lavastoviglie,
ho impostato il programma
di lavaggio e sgrassaggio
e mi sono spostato nel mio
studio.
Ho passato un paio dore
in compagnia del mio
computer.
Serata qualsiasi
Paolo Pinto
29
m
a
r
e
n
e
r
o
Di solito carico in
memoria un certo numero
di immagini ad alto
contenuto pornografco e
mi soffermo a osservare
le singole fotografe; ho
delle preferenze, nel senso
che non sono uno di quelli
che vanno in visibilio per
la semplice visione di
corpi nudi e intrecciati: mi
colpisce la posizione dei
corpi, la naturalezza della
situazione rappresentata,
il sudore sulla pelle,
lespressione dei visi
limmagine deve essere in
qualche modo viva.
A volte mi masturbo, in
30
m
a
r
e
n
e
r
o
silenzio.
Altre volte, per mezzo di
un potente programma
di elaborazione grafca,
estrapolo dalle immagini
pi interessanti delle
porzioni anatomiche che
poi conservo in un archivio
dedicato.
Sono riuscito a crearmi
uno schedario veramente
interessante: composto
solo da particolari una
serie di gambe e piedi
femminili,
( il piede femminile)
seni e vagine in numero
elevato, peni in erezione,
qualche copioso getto di
sperma, alcuni visi che
mi sono sembrati degni di
essere conservati.
Non ne faccio un uso
preciso, sono solo ritagli
non so perch, ma mi
sembra giusto fare in questo
modo.
In alcuni casi, se sono
particolarmente ispirato
da ci che vedo, provo
a combinare limmagine
in questione con qualche
brano musicale, di solito si
tratta di musica classica,
solo per vedere leffetto
che fa a volte, nascono
piccoli capolavori: prova a
immaginare la sensazione
di osservare due forti e
scattanti corpi femminili
abbracciati in un amplesso
lesbico, la pelle resa liscia
e brillante da un velo
sottile di sudore, la fca
di una esposta al piacere
delle labbra dellaltra e
ascoltare al tempo stesso
le struggenti note classiche
di un brano come linverno
di Vivaldi, op. 8 No. 4 in
fa minore il risultato
veramente coinvolgente, ti
assicuro.
Non ho sprecato il
tempo mentre aspettavo
Sebastiano.
Appena salito in macchina
mi dice: Cazzo, scusami
per il ritardo ma quello
stronzo di Franco mi ha
fatto delle storie e ho
dovuto dargli una lezione di
comportamento.
Lo hai picchiato di nuovo
gli dico.
Questa volta ha reagito
lo sai che mi piace
quando non si sottomette
completamente mi
risponde e al tempo
stesso si volta verso di me
facendomi notare il piccolo
taglio che gli allieta lo
zigomo sinistro.
Questo taglio me lo ha
fatto con lanello che gli ho
regalato lestate scorsa
divertente, no?.
una stronzata fra amanti
ma so che quello che vuoi
da lui gli rispondo.
Mentre gli parlo ho
appoggiato una mano sulla
sua coscia destra in un
gesto daffetto e questo
contatto fsico mi trasmette
una sorta di benessere
interiore, come se ci
31
m
a
r
e
n
e
r
o
bastasse a fugare il mio
timore di essere solo.
Sebastiano non
omosessuale nel senso
stretto del termine a lui
piacciono anche le donne,
solo che in questo momento
vive con Franco e non
disdegna di avere con lui dei
rapporti sessuali completi e
piuttosto violenti.
Un paio di volte li ho anche
ripresi in azione con la mia
telecamera.
stato eccitante.
Immagini, ancora
immagini sono schiavo del
mio senso della vista.
Sto guardando fuori dal
fnestrino della macchina,
osservo le luci che
velocemente ci lasciamo
dietro le spalle.
Tu non approvi, vero,
Paolo mi stuzzica.
Do una leggera stretta con la
mano alla sua coscia.
Lo sai che a me non
importa di quello che fai
con Franco ti succhia il
cazzo e tu sei felice? Te lo
infla su per il culo e tu sei
felice? Vi picchiate, ti fa del
male e tu sei felice? Io non
sarei felice se qualcuno mi
facesse uscire del sangue
dalla faccia.
Il rosso del sangue il
colore vero della passione
dice e mi sorride.
Gli sorrido anchio.
Anche a me piace il colore
del sangue, il suo calore,
ma se il sangue il mio
mi incazzo di brutto gli
rimando.
In qualsiasi modo tu la
voglia mettere il sangue
sempre sangue, non sei
daccordo?.
Ok, testa di cazzo,
hai ragione tu gli dico,
stringendo di nuovo le mie
dita sulla sua gamba.
Adesso stiamo viaggiando
verso la casa di Valentina,
che ci star aspettando con
impazienza.
Dobbiamo fare un giro un
po pi lungo ma stanotte
sono abbastanza rilassato
e quindi abbandono
leggermente il mio corpo,
lasciandomi cullare dai
leggeri sobbalzi della
macchina.
Sebastiano rimane in
silenzio, e approftto di
questi momenti per liberare
la mia mente verso luoghi e
tempi ormai passati ma mai
dimenticati.
come se fossi affacciato
a una fnestra, intento a
osservare scene di vita
comuni e prive di aspetti
sorprendenti scene di
vita la mia vita.
Siamo io e Manuela al
mare, stesi al sole, gli
occhi chiusi, con stampata
sulla faccia unespressione
sorridente, felici solo
dessere al mondo Siamo
io, Sebastiano, la sua donna
di allora (non ricordo il suo
nome ma non mi sono
dimenticato delle sue grandi
tette) e Manuela al cinema:
Blade Runner, un classico
32
m
a
r
e
n
e
r
o
un susseguirsi frenetico di
istantanee, a volte vivide e
chiare, a volte sfuocate e
sfuggenti: le montagne della
Valtellina, il viso di Manuela
in lacrime, la rete di un
solitario campo da tennis,
Winona Ryder in Dracula
di Coppola, la curva di un
fanco femminile nudo,
steso sul mio letto
Non voglio lasciarmi
prendere dalla malinconia
e quindi mi passo le mani
sul viso, facendo forza
sugli occhi e causandomi
unesplosione di colori da
sogno, nel cervello, sai
come succede, no?
Mi do una stirata ai muscoli
e sospiro un Ma dove abita
sta cazzo di Valentina.
Mancano ancora un paio
di chilometri e siamo
arrivati mi dice lui Non ti
sarai mica pentito di averla
invitata con noi, vero?.
No, anzi, ho voglia di
rivederla ma soprattutto
voglio scoprire se porta
ancora con s quel culo
spettacoloso gli dico di
rimando Cristo, ha un culo
che una cattedrale, ti vien
voglia di inginocchiartici
davanti e metterti in
adorazione.
Sebastiano alla guida,
Valentina gli seduta
di fanco, io mi sono
accomodato sui sedili
posteriori, in mezzo, con le
braccia appoggiate ai due
sedili anteriori, sporto in
avanti.
Abbiamo aperto una
bottiglia di Southern Confort
invecchiato di dodici anni
si creata unatmosfera,
come dire, brillante.
Io indosso un completo
grigio canna di fucile, una
camicia immacolata e una
cravatta in tinta, fermata
da un gingillo in oro, e
ai piedi porto un paio di
scarpe stringate, calze
naturalmente nere lunghe fn
sotto il ginocchio.
Sebastiano veste un
33
m
a
r
e
n
e
r
o
completo di una strana
sfumatura di marrone,
camicia rigorosamente rosa
aperta sul collo dove porta
un foulard di seta, scarpe
in tinta.
Valentina porta un tailleur
nero piuttosto attillato
sopra una camicetta di seta
semitrasparente, cappellino
con veletta (tres chic),
scarpette nere con tacco
medio, calze velate.
I nostri motori interni stanno
salendo di giri come si
dice, quando il carburante
invecchiato cos bene
laspetto del culo di
Valentina, se possibile,
addirittura migliorato ora
non pi una cattedrale,
adesso la cupola di S.
Pietro in Vaticano, Roma,
Italia.
Dagli altoparlanti della
macchina esce una
martellante musica
dance, e Valentina ne
segue il ritmo, torcendosi
alle vibrazioni dei bassi:
Stanotte ballo fno a che
non mi si consumano le
gambe, lo giuro squittisce
con quella sua vocetta
acuta, da soprano. Da
dietro seguo con interesse
il dolce sobbalzare del suo
seno.
Balleremo fno a morirne,
ne sono certo dico io, un
po eccitato.
Do con la mano un buffetto
alla nuca di Sebastiano
che accenna un sorriso,
pensando a chiss cosa.
Ci siamo fermati nel
parcheggio del Fleur du
Mal e Valentina si ritocca
un po il trucco prima di
scendere dalla macchina.
Io e Sebastiano, quasi
involontariamente,
aumentiamo la profondit
dei nostri respiri, come
tuffatori sulla piattaforma
da dieci metri, pronti a
lanciarci.
luna passata.
Siamo pronti a entrare nel
34
m
a
r
e
n
e
r
o
locale.
Dallesterno il posto si
presenta come fosse un
vecchio magazzino di
campagna, con le mura
esterne di un colore
indefnito fra il verde e il
grigio polvere.
Sintona al mio vestito
penso.
Si sente fn da qui il pulsare
della musica che sta
impazzando allinterno
tutto intorno a noi solo
asfalto e macchine ferme,
come addormentate, in
attesa che i padroni le
sveglino dai loro sogni
meccanici: scommetto che
quella Volvo laggi, con
il suo aspetto austero e
squadrato sta desiderando
di avere vicino unelegante
e dolce Jaguar pazzesco,
sto quasi delirando
Sono passati quasi venti
minuti da quando abbiamo
varcato lingresso, e
ancora non siamo riusciti
ad avere i biglietti: ce una
folla incredibile che sta
spingendo per entrare e
noi vi siamo immersi, gi
stanchi, come dei bagnanti
che si sentano sfuggire
le forze dopo un lungo
pomeriggio passato al
mare, sotto il sole
Ho fatto conoscenza con
Virginia, una pubblicitaria
di Milano, che continua a
lamentarsi per il fatto che
non riesce pi a respirare:
veramente un tipo alla
moda, lo si nota persino
dal tono di voce che usa
quando parla.
Dio, come odio queste
situazioni di ressa anzi,
devo dire che in occasioni
come questa arrivo a odiare
la gente, il suo calore, il suo
odore dice, strascicando le
parole.
Che cazzo ci sei venuta a
fare, allora? penso io.
Hai proprio ragione le
dico sembra che sia
rimasto solo questo posto
per trascorrere lultima
serata della nostra vita e
intanto, sfruttando il fatto
che siamo tutti stretti luno
contro laltro, le appoggio
il palmo della mano sulla
natica destra, facendo un
po di pressione cazzo,
un culo incredibilmente
sodo, questa si fa due
ore di palestra al giorno,
assicurato.
Mi guarda dal basso verso
lalto, si accorta di quello
che sto facendo ma non ha
nessuna reazione negativa
adesso mi sembra che sia
lei ad appoggiarsi alla mia
mano.
Quando riusciremo a
entrare non scappare, ti
voglio offrire qualcosa
da bere, va bene? le
domando.
Non sono qui da sola, ho
un uomo con me....
Da quando gli uomini sono
diventati un problema, per
35
m
a
r
e
n
e
r
o
te? butto l, sorridendo.
Sta sorridendo anche lei.
Siamo dentro, fnalmente.
Ne valeva la pena.
Mi guardo attorno piano,
con calma, cercando di
avere una visione dinsieme
di questo locale.
un unico piano basso
molto ampio, pavimentato
da una spessa lastra
di vetro che ricopre un
immenso acquario con
molte variet di pesci, una
cosa a dir poco favolosa.
Le luci si infrangono sulla
superfcie trasparente e
raggiungendo lacqua si
proiettano sui corpi e sui visi
della gente che affolla la
pista, creando unatmosfera
multicolore irreale e
lisergica.
Intorno, lungo il perimetro,
una lunga balconata posta
a circa cinque metri dalla
superfcie dellacquario, una
striscia metallica sulla quale
sono posti tavolini e sedie,
per chi si vuole godere lo
spettacolo sottostante; ai
quattro angoli del locale
sono state messe delle
gabbie di ferro, allinterno
delle quali si dimenano
delle ragazze seminude,
regalando immaginarie
promesse alle persone che
circondano come ipnotizzate
quelle piccole prigioni.
Dal sofftto del magazzino,
squarciando la solida
corposit delle luci al laser
verdi e blu, si muovono
quattro altalene con quattro
occupanti, anchesse
seminude e in costante
frenesia musicale: sulla
sinistra, si sviluppa una
base leggermente sollevata
dal piano basso che ospita
le ballerine del locale, tutte
piacevolmente sudate. Alle
loro spalle, appoggiata
alla parete, una schiera di
umanit varia che le osserva
ballare sembrano pronti,
come in posizione per il
plotone desecuzione.
Dalla parte opposta, a
destra, posto il lungo
bancone del bar, assaltato
da unorda di esseri
assetati.
Noi, grazie alle ottime
conoscenze di Valentina,
abbiamo un tavolo
prenotato, e, non senza
diffcolt, riusciamo a
raggiungerlo e ci sediamo
per ordinare da bere.
Nei locali pubblici bevo
solo cocktails, come anche
Sebastiano, Valentina invece
beve di tutto.
Ho ordinato un White
Russian e un bicchiere
dacqua non gassata,
fredda: il White Russian
composto da una parte di
vodka e da una parte di
kahlua, un liquore al caff,
che serve per dare quel
tocco di animosit alla
bevanda. ne sorbisco un
sorso, non prima di essermi
rinfrescato la bocca con un
36
m
a
r
e
n
e
r
o
po dacqua essenziale.
Sebastiano ha invece optato
per un B52S, una miscela
alla famma che oserei
defnire, giustappunto,
infernale: 1/3 Baileys, 1/3
Kahlua, 1/3 Grand Marnier,
che deve essere incendiato
al momento di portare il
bicchiere alle labbra.
La nostra donna si invece
gi scolata un bicchiere di
tequila, servita liscia, ed
fuggita per tuffarsi nel mare
in continuo movimento sotto
di noi.
Quando ha raggiunto la
pista, ha guardato un attimo
in su e ci ha salutato con la
mano, sorridente.
Abbiamo ricambiato il saluto
entrambi, pensando, ne
sono sicuro, entrambi, alle
sue soffci localit posteriori.
La musica tenuta a un
livello assordante, al limite
della sopportazione i colpi
delle note di basso e delle
percussioni elettroniche si
avvertono allaltezza dello
stomaco i nostri bicchieri,
appoggiati sul piano del
tavolino, vibrano alle onde
del suono.
Sebastiano e io siamo in
silenzio, ci stiamo solo
guardando attorno.
Allimprovviso non sento
pi la musica, o meglio,
quella del locale stata
soffocata nella mia mente
da unaltra melodia, triste
i miei pensieri adesso sono
accompagnati dal Notturno
N. 2 in Mi Bemolle, Op. n.
9 di Chopin, una maestosa
sonata per piano del
grandissimo genio.
Mi succede, lho detto,
a volte: mi estranio
completamente dalla
situazione che sto vivendo
e me ne vado io sono
altrove in un tempo e
luogo che raggiungo dentro
di me.
Mi chiedo che cosa si debba
provare a essere torturati
lo sai no, tutte quelle storie
del dolore fsico spinto
alleccesso, spinto fno a
quel parossistico livello in
cui si suppone si debba
trasformare in un intenso
piacere accecante, nel
reale e puro piacere, quello
vero
Mi rendo conto che sto
stringendo le mani a pugno,
facendo pressione con le
unghie sulla carne tenera
del palmo e intanto sorrido,
pensando allassurdit della
situazione.
Io raggiungo Valentina in
pista!! mi urla Sebastiano.
Andiamo!! gorgheggio di
rimando.
Per la serie Notti
Lombarde, stasera
lepisodio S., P. & V. alle
danze. Sigla.
abbastanza facile ballare
quando il volume della
musica cos alto: quasi
quasi basta che tu stia
37
m
a
r
e
n
e
r
o
fermo in mezzo alla pista
ci pensa poi lintensit
delle vibrazioni sonore a
far muovere il corpo
basta lasciarsi trascinare,
senza atteggiarsi a ballerini
professionisti aprire le
braccia, ecco quello che
devi fare, aprire le braccia
e lasciarle futtuare nellaria
e fare in modo che tutto il
tuo essere sia dentro la
musica gli occhi chiusi,
tieni gli occhi chiusi e
prova semplice.
Sebastiano mi urta
leggermente per attrarre la
mia attenzione.
Lo guardo e vedo che mi
indica una tipa bionda sulla
nostra sinistra. Con le mani
mi propone il numero sette,
per me non vale pi di sei.
38
m
a
r
e
n
e
r
o
cominciata la nostra
caccia a Miss Trombabile.
Continuando a ballare
osserviamo le donne
che si muovono vicino
a noi e distribuiamo i
nostri voti: sette, sei, sei,
tre, otto, uno rivedo
improvvisamente Virginia a
lato della pista, ferma, che
sta guardando nella mia
direzione.
Ho sete mi dice non
appena la raggiungo e,
prendendomi per una mano,
mi trascina verso il bancone
del bar.
Indossa una semplice
camicia a quadri sopra
un attillato paio di jeans,
un paio di stivali alti fno
al polpaccio sapore di
vecchio west quando ti
parla non ti fssa negli occhi
ma lascia vagare lo sguardo
sui visi delle persone
intorno, come se non
volesse farsi leggere dentro.
Mentre parliamo solo di
cazzate, io sono molto
pi interessato alla sua
struttura fsica: ha un corpo
veramente degno di nota,
seno procace, conosco la
solidit del sedere, mani
affusolate e il suo viso
disegna un ovale quasi
perfetto. Un oggetto che
vale la pena di osservare.
Non solo.
Mi sporgo verso di lei e tento
di baciarla, stringendola con
un braccio dietro la schiena,
attirandola a me.
Virginia ricambia il mio bacio
con molto ardore.
Portami a scopare
mi rantola allorecchio,
eccitata.
Non si rende conto che si
guadagnata molto di pi di
una semplice scopata: mi
volto verso la pista e cerco
di incrociare lo sguardo di
Sebastiano, che adesso sta
ballando con Valentina.
Mi vede e gli faccio segno di
avvicinarsi lui viene verso
di me.
Io e Virginia siamo in
macchina, accomodati sui
sedili posteriori meglio,
io sono accomodato sul
sedile posteriore e Virginia
seduta sopra di me, con il
mio cazzo ben inserito nella
fca mi sta cavalcando
con un certo stile, devo
dire
Ogni tanto emette dei
rauchi sospiri, soprattutto
quando io, torcendo i
muscoli delle reni, mi
inarco, affondandomi
maggiormente dentro di lei.
La morbidezza del suo
seno mi riempie le
mani, lodore dei nostri
fuidi riempie labitacolo
dellautomobile non riesco
a farmi coinvolgere dalla
sua passione, anzi, i suoi
sospiri quasi mi danno
fastidio. Non vedo lora che
arrivino...
Ecco, le portiere anteriori si
spalancano.
39
m
a
r
e
n
e
r
o
Sebastiano e Valentina
balzano in macchina.
Virginia sta urlando mentre
Sebastiano avvia la
macchina e parte.
(bianco)
Colonna sonora : Concerto
per violino di J. Brahms, op.
77 , allegro giocoso.
(stacco)
CAMERA UNO
Primo piano di Paolo, con
il viso stravolto, mentre sta
ridendo sguaiatamente.
(dissolvenza veloce)
CAMERA DUE
Inquadratura da dietro le
spalle di Sebastiano che,
adagiato sopra Virginia, la
sta penetrando con forza.
Si scorge oltre la sua spalla
il viso urlante di Virginia
stessa, le braccia tese verso
lalto trattenute con fermezza
da Valentina, che sorride.
(stacco)
CAMERA DUE
Mezzo piano di Valentina
impegnata in un languido
pompino. In sottofondo si
sente Sebastiano che sta
imprecando.
(dissolvenza)
CAMERA DUE
Sebastiano fuori dalla
macchina, sta fumando.
Allinterno, inquadrati
attraverso il lunotto
posteriore, si notano Paolo
e Valentina che stanno
riempiendo di botte Virginia.
Virginia sviene, Valentina con
una mano si masturba, con
laltra masturba Paolo.
(stacco)
CAMERA UNO.
Panoramica del gruppo.
Sebastiano e Valentina si
baciano allesterno della
macchina, appoggiati
al cofano. Paolo, al
posto di guida, si sta
lavorando i denti con uno
stecchino raccattato chiss
dove, guardandosi nello
specchietto retrovisore.
Virginia stesa, inanimata,
sul sedile posteriore, le
gambe piegate in un angolo
innaturale.
(dissolvenza al bianco)
(titoli di coda)
Sono rientrato a casa.
Ho acceso da poco il
televisore, dopo aver
introdotto nel lettore DVD
un mio vecchio acquisto:
Sins con Savannah, Erica
Boyer, Seka, Tom Byron
pornografa di classe, niente
da dire.
Sono seduto sulla mia
poltrona, una gamba
accavallata sullaltra. Lo
sguardo fsso verso lo
schermo, sto consumando
unaltra sigaretta.
Non ho per niente sonno.
Dentro, il nulla.
40
m
a
r
e
n
e
r
o
Intorno a me gli alberi spogli
sintrecciano come scheletri
che si abbracciano e i cani
continuano ad abbaiare
furibondi.
Le nuvole sono grigie
e sembrano squali che
vengono in superfcie. Vedo
un Pac Man. Piccolo. Molto
piccolo.
Lo vedo sgusciare fuori
dalla bocca spalancata e
impastata di sangue rappreso
di una ragazzina di non pi
di tredici anni che ha gli
occhi infuori come se, da
dentro il cranio, due dita glieli
avessero spinti al di l delle
orbite.
Lespressione della paura.
Lorrore improvviso.
La malattia mortale ancora
sconosciuta.
Sono qui per questo.
Il Pac Man si ferma un istante
sul bordo del letto e risalta
nel bianco del lenzuolo, giallo
come un limone. Mi fssa
per qualche secondo. Poi,
impaurito, si va a nascondere
sotto un cumulo di foglie. I
neon fanno sembrare azzurra
la foresta, contaminando la
mia allucinazione in modo
decisamente fastidioso.
Fortunatamente il visore
onirico mi permette di vedere
ugualmente con una certa
chiarezza. Ogni volta mi
prometto che non ci sar un
altro adolescente morto nelle
mie giornate. Ogni volta mi
prometto di occuparmi solo
di ragazzini ancora vivi. Ma
ogni volta fnisco per farmi
convincere. Del resto LUI il
mio unico vero amico e non
riesco proprio a dirgli di no.
E sono qui per questo.
Alzo il visore onirico, prendo
il registro e scrivo la parola
PAC.
Accanto ci annoto le
dimensioni: venticinque
centimetri.
Lora: diciotto e trentadue.
Il colore: giallo.
Mi metto a sedere e mi
accendo una sigaretta.
Il protocollo ovviamente vieta
di fumare nellobitorio, ma
con me chiudono un occhio
Cacciatore di Pac
Man
Francesco
Cortonesi
41
m
a
r
e
n
e
r
o
perch il capo mi considera
come un fglio. Vedere i Pac
Man un dono che ho fn
da bambino e per questo ho
trascorso la maggior parte
dei pomeriggi della mia
infanzia in un istituto per la
cura di piccoli schizofrenici.
Come potete immaginare non
stata una vacanza.
Con il passare del tempo
ho comunque imparato a
ingannare i loro test e dopo
un po i bastardi si sono
arresi.
A quel punto mi hanno
restituito alla vita. Libero.
Finalmente!
Comunque, nonostante abbia
salvato la vita ad almeno una
decina di persone e abbia
fatto luce su una venti casi
di omicidio apparentemente
insolubili, nessuno mi prende
veramente sul serio. E un
po li capisco. Nessuno mi
prende veramente sul serio a
parte LUI.
Immagino comunque che
abbia le sue belle grane
quando decide di ricorrere al
mio aiuto in via pi o meno
uffciale.
LUI mi crede perch sua
fglia stava morendo e io le
ho salvato la vita. Si era
beccata un Pac Man delle
dimensioni di una noce.
Dai oggi, dai domani, quel
bastardo laveva ridotta pelle
e ossa.
LUI venuto da me come
ultima spiaggia.
LUI tornato a casa con
la sua bambina in via di
guarigione.
LUI non ha visto il Pac Man,
ma quando gli ho raccontato
la storia mi ha creduto.
LUI il capo della sezione
DELITTI IRRISOLTI.
Per questo da quel giorno
lavoro per gli sbirri.
Bah! Quando mi telefonano
riesco quasi a vederli mentre
cercano di trattenere le risate.
Ieri sera lagente che ha
chiamato non riusciva quasi a
controllarsi quando qualcuno
vicino a lui ha sussurrato
Veeedooo la genteee
morta.
E pensare che quando
passano a prendermi
sembrano fare
maledettamente sul serio.
Mandano una macchina
nera e fanno suonare il mio
campanello dal classico
agente in borghese con gli
occhiali scuri. Ogni volta
il viaggio da casa mia
42
m
a
r
e
n
e
r
o
allobitorio sembra sempre
pi lungo e quasi mai riesco
a farlo senza avere almeno
unallucinazione
Questa mattina ho creduto di
annegare.
Lauto ha cominciato
a riempirsi come un
sottomarino a cui hanno
ceduto, una dopo laltra, le
saldature. Lacqua saliva e
io non riuscivo a dire una
parola. Mi sentivo come
prigioniero di uno scafandro
che, ne ero certo, sarebbe
imploso per la pressione,
una volta che la macchina
fosse stata piena fno allorlo.
Lacqua entrava dalle portiere
e sembrava senza fne.
Allimprovviso lagente che
guidava si voltato.
Tutto bene? ha detto.
Perfettamente grazie ho
risposto.
E per un istante ho visto il
mio cadavere galleggiare in
un oceano silenzioso.
Calo il visore onirico.
Tiro fuori il tubo a onde
Poi mi avvicino al mucchietto
di foglie il pi silenziosamente
possibile.
Ci vuole prudenza.
I piccoli Pac Man, non
parleranno molto, ma sono
velocissimi e questo
sempre un problema. Un Pac
Man, per quanto piccolo,
in grado di divorare laura
di un adulto nel giro di sei
mesi, naturalmente senza
che questo se ne accorga,
perci occorre fare davvero
attenzione. Non ho voglia di
avere sulla coscienza il karma
di qualche povero stronzo
destinato a trovarsi nel
posto sbagliato al momento
sbagliato.
I Pac Man sussurrano. La
loro voce un bisbiglio
inquietante che sembra quasi
essere nellaria. Quelli che
riescono a sentirla di
solito la attribuiscono
agli spettri.
Ma i fantasmi non
esistono.
I Pac Man invece si.
Il piccolo Pac Man
sotto il cumulo di foglie
si chiuso a riccio in
modo da mimetizzarsi
come un polpo sulla
sabbia.Ma quando
sente il mio alito sul
collo, non pu fare
a meno di aprire un
occhio, quasi fosse un
periscopio da usare per
esplorare la superfcie.
E il suo errore fatale.
Locchio lo tradisce.
43
m
a
r
e
n
e
r
o
Sono qui per questo.
Gli sono addosso ma non
faccio in tempo a sparare.
Il bastardo, nonostante
la paura, intenzionato a
vendere cara la pelle e prova
a mordermi, avventandosi
come un cobra.
Per fortuna riesco a
schivarlo e lui fnisce con
il rotolare sul pavimento
come una palla matta. Per
un istante resta immobile
su un angolo dellobitorio,
dandomi la nuca.
Lentamente, dopo
qualche secondo, si volta
puntandomi in faccia i suoi
occhi a palla ora ridotti a
una fessura piena di odio.
Non mi faccio intimidire.
Il raggio ad alta frequenza
esce dal tubo e disegna una
serie di cerchi fuorescenti
concentrici che attraversano
la stanza.
Il piccolo Pac Man veloce.
Schizza via e rimbalza nel
muro per poi fnire sopra lo
schedario.
Carico di nuovo il tubo a
onde.
Il Pac Man spalanca la
sua bocca piena di dentini
acuminati e furibondo, mi si
lancia addosso.
Una delle onde lo colpisce
in un occhio facendoglielo
esplodere, ma il piccolo
bastardo riesce a evitare
tutte le altre e ci manca
poco davvero che non
riesca a mordermi alla gola.
Appena in tempo riesco a
tuffarmi dietro una spelonca.
Per un pelo.
Quando mi rialzo della
foresta non c quasi pi
traccia.
La visone si contratta e
ora c solo lobitorio.
La porta aperta.
Cazzo.
44
m
a
r
e
n
e
r
o
Alda Teodorani
Amber
visioni notturne
s t o r i e S e r i e
Vedere Amber, la miniserie
tv della BBC, imperativo.
Intanto perch noi italiani
dovremmo cominciare
a snobbare i prodotti
televisivi vuoti di contenuto
e poveri nella forma e nella
sostanza che le televisioni
nostrane producono.
Poi perch dovremmo
imparare, lo dovrebbe
imparare tutto il mondo,
che la struttura del tv-
drama pu e deve essere
diversa dal solito.
Dobbiamo diventare
spettatori evoluti e lavori
come AMBER ce lo
permetterebbero.
Non mi soffermer
sulla trama ma se siete
smaliziati e googlate
un attimo, cosa che io
non faccio mai prima
di vedere o leggere
45
m
a
r
e
n
e
r
o
qualcosa, saprete che
la serie ha avuto i suoi
detrattori; tuttavia le
proteste riguardano solo
un punto in particolare.
Io non sono molto
attenta o perspicace la
sera, quando torno dalla
mia trasferta
lavorativa
romana, eppure
ho visto molti
chiari segni e
indizi di quel
che potrebbe
essere successo
ad Amber, la
protagonista
quattordicenne
della serie che,
come si scopre
fn dall'inizio,
scompare
misteriosamente.
Non ho bisogno
di ricordarvi
Picnic ad
Hanging Rock,
ci avrete gi
pensato da soli;
non vi indispettite
se vi dico che ho
amato questa
miniserie come
amai il flm di Peter Weir
e fatte salve le dovute
differenze, ho trovato
AMBER molto ben
confezionato, avvincente,
ben scritto e ben diretto,
mi sono affezionata ai
personaggi, ho sofferto
insieme a loro.
AMBER ha un grande
valore, non lasciate che
scivoli via senza vederlo.
In quanto a me,
vorrei sempre vedere roba
cos!
AMBER
Creato da Rob Cawley
Paul Duane Scritto da
Rob Cawley Gary Duggan
Diretto da Taddeus
O'Sullivan Starring: Eva
Birthistle David Murray
Justine Mitchell David
Herlihy Emily Nagle
Declan Conlon Lauryn
Canny Levi O'Sullivan
Composer(s) Leon O'Neill
Country of origin Ireland
Original language(s)
English
46
m
a
r
e
n
e
r
o
Ciao,..sono uno scrittore avvilito...volevo chiederti qualche
consiglio letterario.... (I.F.)
ciao! di che tipo? Mi ricordo di te... mi pubblicavi 5 link al
giorno in bacheca, te l'ho fatto notare e mi hai tolto dagli
amici ... che soggetto! (A.T.)
voglio pubblicare...ma la situazione mi sembra disastrosa (I.F.)
lo . E comunque io non sono un editore, quindi...(A.T.)
lo so, ma hai pubblicato molto, molte cose morbose che si
confanno al mio stile....volevo un consiglio, un orientamento
(I.F.)
al momento tutte le case editrici per cui ho pubblicato non
esistono pi o stanno a pezzi. Non sei nemmeno un mio
lettore, quindi non capisco perch ti rivolgi a me... (A.T.)
ho letto alcune tue cose....se no perch rivolgermi a te
appunto... (I.F.)
nove anni fa quando
mor il mio primo gatto,
Rambo, mi mor un pezzo
di cuore. E per sette anni
non ne ho pi presi. Ma
adesso, quando la notte
mi sveglio, allungo la
mano e sento la pelliccia
morbida del mio Jack...
rimpiango quegli anni.
Te lo dir il tuo cuore
quando e se sar il
momento
(A.M.B.)
Comunque sul non fare un
cazzo e criticare il lavoro degli
altri: ne ho piene le palle,
soprattutto quando criticare
un modo per pararsi il
culo e giusticare la propria
nullafacenza sostenendo che
quello che fanno gli altri
fatto male e sottointendendo
"Mentre invece io - se solo
avessi tempo e voglia di
mettermici..."
(S.L.)
Lettere, post e messaggi in brandelli
Se volete pubblicare in Frammenti
scrivete a aldateodorani@gmail.com
Marenero - Rivista gratuita online di nuove
narrazioni - macabro, estremo, neo-noir,
insolito, lugubre, inquietante, atroce, diretta
da Sabrina Deligia.
Per proporre racconti da pubblicare inviate
una breve sinossi (massimo 1800 caratteri)
a marenero@mareeonline.com (in
oggetto: sinossi racconto marenero)
Progetto grafco e impaginazione: Elena
Bortolini
Direttore: Sabrina Deligia
Elaborazione e scelta materiali:
Alda Teodorani
Autori
Sabrina Deligia
http://www.mareeonline.com
Ivo Scanner
ivoscanner@iol.it
Paolo Gamerro

Rosario Battiato
http://cargo95010.wordpress.com.
Paolo Pinto
Francesco Cortonesi
http://www.flmhorror.com
Alda Teodorani
http://www.aldateodorani.it

Interessi correlati