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POSTFAZIONE

La mia prima conoscenza di Radegonda, principessa di stirpe turingia, divenuta per breve tempo regina di tutti i Franchi, poi monaca e infine santa, risale a molti anni fa, alla lettura della Historia Francorum di Gregorio di Tours. Solo molto più tardi, leggendo la storiografia ottocentesca francese, e in particolare Augustin Thierry 1 mi resi conto del ruolo che, nella costruzione del personaggio, aveva avuto l'agiografia del poeta italico Venanzio Fortunato. Sempre affascinato dalla trasgressione delle grandi figure religiose, dal labilissimo confine che corre tra estasi spirituale e ierogamia, il rapporto strettissimo ed esclusivo tra Radegonda, la figlia adottiva Agnese, l'intruso e straniero Venanzio, mi parve da subito il tema ideale di un'opera che vorrei definire, senza temere il significato letterale delle parole, di pornografia storica. Solo recentemente, dopo aver concepito la trama ed iniziato la scrittura, ho preso visione di un bell'articolo della professoressa Marta Cristiani dell'Università di Roma – Tor Vergata, dal titolo particolarmente significativo:

"Venanzio Fortunato e Radegonda. I margini oscuri di un'amicizia spirituale", di cui raccomando comunque la lettura a chiunque rimanga intrigato dalla storia che ho narrato. Lettura che mi ha confermato nell'intento letterario, con la differenza di voler da parte mia proporre non tanto una commistione di margini non ben definibili tra spirito e carne, sentimento religioso e istinto sessuale, bensì un globale, radicale rovesciamento di prospettiva e valori. In effetti, che Venanzio Fortunato, in tutta la sua abbondante opera, edulcori, mistifichi, finga, è dato assodato dalla critica letteraria; tanto valeva supporre – inventando – una finzione totale.

Sulla pornografia, che è etimologicamente scrittura intorno alle puttane, non rimane molto da dire, basta leggere appunto la storia intrecciata delle tre puttane sublimi intorno alle cui imprese e misfatti è costruito il canovaccio della storia: la regina Radegonda, la badessa Agnese, la monaca Blandina; sfrenate tutte, insaziabili, invereconde, blasfeme (e tuttavia fino all'ultimo profondamente innamorate), con il loro contorno di monachelle succubi e viziose. In questa storia, Venanzio entra dapprima come strumento, poi come mero cronista, infine assurgendo al ruolo di co-protagonista e creatore di un mito storiografico.

Quanto alla Storia con la S maiuscola, ohimè, per conferire il carattere di exemplum medievale al testo ho dovuto romanzare un poco, prendermi qualche libertà con le date, permettermi qualche secondario anacronismo. Tutti i fatti narrati, dalla fondazione della Santa Croce da parte di Radegonda alla clamorosa rivolta delle monache dopo la sua morte, sono reali e tratti dalle fonti dell'epoca, ma possono essere stati spostati temporalmente di qualche anno per meglio accordarsi con l'età dei personaggi. Ad esempio, si ritiene che Radegonda abbia fondato il convento nel 553 (avrebbe avuto allora 23 anni), tredici anni (e non soltanto tre, come è nel testo) prima dell'arrivo di Venanzio in terra di Gallia. Il convento stesso era in origine dedicato alla Vergine (Notre-Dame) e ricevette il nome di Santa Croce solo dopo che vi fu conferita la reliquia della Vera Croce inviata da Costantinopoli (essendo imperatore Giustino II). Anche il numero delle monache sembra sia stato notevole, forse oltre le cento; ma sono quaranta quelle che, secondo il racconto di Gregorio di Tours, partecipano alla rivolta del 589. Venanzio fu vescovo di Poitiers solo una volta, negli ultimi anni di vita, tra il 593-5 e la morte, che gli storici situano in un anno imprecisato dopo il 603. Infine, Blandina, la monaca amante di Venanzio è, a differenza della sua omonima martire cristiana, personaggio di finzione.

una cronologia degli eventi secondo la storiografia più

Aggiungo di seguito, a maggior chiarimento, recente.

519 circa: nasce in Turingia (Erfurt?), regione della Germania centrale, Radegonda, principessa di sangue reale, figlia di Bertari, uno dei tre re dei Turingi che all'epoca si dividono il trono.

531: spedizione militare di due re dei Franchi (Teodorico e Chlotario) contro i Turingi e distruzione del regno; Radegonda ed il fratello Ermanfrido vengono portati come ostaggi alla corte del re dei Franchi Chlotario, a Soissons. I prigionieri sono forzatamente convertiti alla fede cristiana.

1 Récits des temps mérovingiens; in traduzione italiana da Guanda con il titolo Storie dei Merovingi

535 circa: nasce a Duplavilis (Valdobbiadene), nell'Italia divisa tra Goti e bizantini, da famiglia italica,

Venanzio Onorio Clemenziano Fortunato.

538: Radegonda è costretta a sposare Chlotario, anche se, a quanto pare, sono tuttora in vita spose precedenti (se ne contano, nelle cronache dell'epoca, ben quattro). Il matrimonio è celebrato a Soissons dal vescovo Medardo.

540 circa: Chlotario fa assassinare Ermanfrido, forse per prevenire tentativi di rivolta da parte dei Turingi.

Radegonda tenta più volte la fuga per sottrarsi alla vita di corte ed agli obblighi coniugali, ma viene ogni

volta ripresa e riportata al marito.

548-50 (?): lo stesso Medardo, cedendo alle richieste di Radegonda, la consacra diaconessa; Radegonda abbraccia la vita religiosa.

553 circa: Venanzio si trasferisce a Ravenna, sede dell'esarca bizantino, dove studia grammatica e retorica.

553: fondazione del monastero di Notre-Dame di Poitiers (poi della Santa Croce) ove si ritira Radegonda; ne viene nominata badessa la sua dama di compagnia e figlia adottiva Agnese.

565-6: per motivi ignoti, Venanzio Fortunato si trasferisce in Gallia, visita il re Sigeberto (figlio di Chlotario) alla corte di Metz, compie un pellegrinaggio sulla tomba di San Martino di Tours per guarire una malattia agli occhi, indi chiede ospitalità al monastero della Santa Croce di Poitiers, venendovi accolto. Non tornerà mai più in patria. Ben presto nasce tra Radegonda, Agnese e Venanzio un affettuoso e duraturo sodalizio spirituale.

569 circa: Radegonda ottiene dall'imperatore di Costantinopoli un frammento della Vera Croce; in

quell'occasione Venanzio scrive in suo onore un poema che descrive la sfortunata guerra dei Turingi contro

i Franchi (531).

570 e oltre: Venanzio, pur ancora in stato laicale, funge da economo, elemosiniere e consigliere spirituale

delle monache. Scrive opere poetiche e agiografiche e inni religiosi, arrivando ad essere considerato l'ultimo poeta della latinità.

579: Venanzio, sempre ospite del monastero della Santa Croce, viene ordinato sacerdote.

587: muore Radegonda e poco dopo anche Agnese.

589: le monache del monastero della Santa Croce si ribellano alla nuova badessa e si riuniscono in banda armata, causando gravi disordini nella città.

593: Venanzio viene eletto vescovo.

595-600: Venanzio scrive le sue ultime opere agiografiche, tra cui la Vita Radegundis.

603 circa: Morte di Venanzio Fortunato.

Nel corso del Medioevo, sia Radegonda che Venanzio vengono proclamati santi.

(Franco Potente)

Quarta di Copertina

A.D. 565: un giovane poeta italiano, cinico e donnaiolo, in fuga attraverso le Gallie per motivi di corna, viene accolto in un monastero femminile presso Poitiers, governato da una misteriosa abbadessa e una regina che ha da poco vestito il velo. E' così che avviene il primo incontro tra Venanzio Fortunato e Radegonda, dal popolo chiamata "la Papessa". In breve, il poeta scoprirà, in un avvicendarsi continuo di piacere e dolore, che il convento nasconde al suo interno una comunità di monache del tutto eterodossa e ne sarà tanto affascinato da volervi trascorrere il resto della vita…

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