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REcENSIONES
Doug INGRAM, Ambiguity in Ecclesiastes (Library of Hebrew
Bible/Old Testament Studies 431). New York- London, T&T
Clark, 2006. xii-299 p. 15,5 x 23,5, 80.00.
11 lavoro di Ingram costituisce la rielaborazione di una tesi dottorale
(Ph.D.) presentata nel 1996 all'Universita di Stirling; l'autore afferma di
aver scritto la Prefazione nel 2003 (vii), rna il volume esce soltanto nel
2006. Ingram dichiaraaltresi- di aver appreso l'ebraico proprio per poter
studiare il Qohelet e rafforzare cosi la propria convinzione che tale libro e
fondamentalmente ambiguo per un voluto disegno dell'autore; si tratta del-
la tesi di fondo dell' opera.
11 primo capitolo del libro (1-43) e dedicato a rispondere a una
domanda di fondo: che cos'e l'ambiguita? Essa e una sorta di indetermina-
zione del senso, il che porta tuttavia a riflettere sul fatto che la stessa idea
di "senso" ("meaning") e in se altamente ambigua. L'impostazione del
discorso di Ingram sull'ambiguita si fonda dichiaratamente sulla Reader
Response Theory di W Iser che presuppone una interazione tra autore,
testo e lettore. Nel caso del libro del Qohelet, vista la presupposta ambi-
guita dell'intera opera, il molo dellettore e particolarmente importante; e
lui, infatti, che e chiamato a riempire gli spazi di intederminatezza e ambi-
guita lasciati dal testo.
La scelta di Ingram (37) e quella di offrire un'analisi di alcune parole-
chiave del Qohelet per mostrame la natura ambigua e far vedere come
proprio tale ambiguita incoraggi il molo dellettore nella lettura di un libro
che proprio per questo puo assumere differenti significati.
11 secondo capitolo (44-74) affronta piu direttamente un tale problema
all'intemo del Qohelet. La conclusione di Ingram e che una lettura positiva
o negativa del Qohelet, ottimista o pessimista, dipende in gran parte
dall'interpretazione del singolo lettore; rna questo accadrebbe proprio
perche il nostro libro e volutamente ambiguo e aperto a letture opposte. Qui
Ingram riprende l'idea gia esposta da C.G. Bartholomew (Reading Eccle-
siastes: Old Testament Exegesis and Hermeneutical Theory [AnBib 139;
Rome 1998]), che cioe i commentatori del Qohelet hanno sempre fatto poca
attenzione ai gaps creati continuamente dall'autore all'intemo del testo la
mancanzadi consenso tra i commentatori del Qohelet sarebbe un indizio
del fatto che illibro e volutamente indeterminato. L'analisi del testo di Qo
1,4-11 serve poi come primo esempio del carattere ambiguo del Qohelet.
Tutto il corpo dellibro, dal capitolo 3 al capitolo 8, e dedicato all'ana-
lisi di una serie di parole-chiave. In primo luogo (75-90) si esamina la
natura ambigua del nome stesso che da il titolo al libro, il Qohelet. Gran
parte dell'argomentazione si basa sull'idea che il termine "figlio" in Qo 1,1
possa indicare non Salomone, rna un "discendente" di David e che il
termine melek possa essere inteso come "consigliere" (76-78). Ingram
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segue in realta - senza pero dido - la proposta di H.L. Ginsberg (Studies in
Kohelet [Texts and Studies of the Jewish Theological Seminary of America
17; New York 1950], 9-10.13-14). Tale proposta, tuttavia, purse possibile,
non si rivela accettabile per Qo 1,1.12 (cf. A. Schoors, The Preacher Sought
to Find Pleasing Words; a study of the language of Qoheleth [OrLovAnal
143; Louvain 2004] II, 287), splendida opera che, pur uscita nel 2004,
Ingram non cita neppure nella bibliografia conclusiva). Ingram nota altresi
l'ambiguita insita nel modo in cui l'epilogo parla del Qohelet (Qo 12,9-14),
ambiguita che ha condotto i commentatori a un radicale disaccordo sul
senso dell'epilogo stesso.
11 quarto capitolo (91-129) e dedicato all'analisi di hebe!, forse il piu
intrigante dei termini usati dal Qohelet. Ingram non ci dice, alla fine, qual e
il senso che egli attribuisce a hebe!; piuttosto afferma che tale termine e
aperto a piu di un'interpretazione e che cio fa parte di una precisa strategia
retorica utilizzata dall'autore. Come nei capitoli che seguono, Ingram si
ferma prima sulle interpretazioni offerte dai diversi commentatori, poi
analizza il senso del termine nel contesto della Bibbia ebraica e infine
prende in considerazione il suo uso nel Qohelet.
11 terzo termine analizzato (130-149) e yitran; se il senso e relativa-
mente chiaro ("advantage"), non lo e la sua precisa funzione nel contesto
dellibro, in particolare nella domanda programmatica di 1,3, che e aperta a
diverse letture possibili. 11 capitolo sesto (140-168) e dedicato a una coppia
di termini, 'amal e 'asah. In particolare: qual e la differenza tra i due
termini?
11 settimo capitolo, il piu lungo dellibro, e dedicato all'analisi del ter
mine tab (169-249). Si tratta evidentemente di un termine chiave dellibro;
per Ingram il testo di 2,3 e forse il piu significativo al riguardo. 11 problema
e che cosa tab in realta significhi e che cosa significhi, soprattutto, dire che
qualcosa e "buono". Brevemente, Ingram chiude il suo studio con poche
pagine (250-261) dedicate all'espressione taf:zat hassemes, anch'essa consi-
derata un'espressione ambigua.
Le conclusioni dellibro (262-272), che precedono immediatamente la
bibliografia, sono chiare: "my conclusion is that the text of Ecclesiastes is
highly ambiguous, and the intention of the author are often far from clear
( ... )It is thus a very accurate reflection oflife under the sun: it too is highly
ambiguous, and the intention of its Author (or Creator) are also often
unclear" (271).
La tesi sostenuta da Ingram e davvero interessante e realmente intri-
gante; il problema delle contraddizioni esistenti all'intemo del Qohelet e
infatti ben noto ad ogni commentatore, sin dall'antichita, e non sembra
ancora del tutto risolto. Secondo Ingram, ci troviamo piuttosto di fronte a
un preciso disegno nel quale l'ambiguita caratterizza l'intero libro ed e
qualcosa di voluto dall'autore.
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C'e da subito chiedersi se la proposta di Ingram non nasca proprio,
come del res to lui stesso sembra ammettere, dall' impasse nella quale si
trovano i commentatori del Qohelet, che lo interpretano in direzioni spesso
opposte in modo assolutamente radicale.
Ingram sceglie, per dimostrare l'esistenza di un preciso disegno di
ambiguita, di percorre la via dell'analisi lessicale; rna questa, da sola, non
basta, come e evidente dalla lettura dello splendido secondo volume di
A. Schoors sul vocabolario del Qohelet, che tuttavia non ha affatto posto la
parola fine all'interpretazione del libro (cf. il gia ricordato The Preacher
Sought to Find Pleasing Words).
La tesi di Ingram sulla radicale ambiguita dell'intero libro non
convince appieno; i gaps presenti nel Qohelet sono certamente stati igno-
rati dalla maggior parte di commentatori (cf. sopra). Tuttavia, l'ambiguita
del testo deve essere compresa a diversi livelli come parte della strategia
dell'autore, prima di ipotizzare l'esistenza di un'opera in se stessa intera-
mente e volutamente ambigua.
L'ambiguita del Qohelet spesso consiste, a livello letterario, in possi-
bili doppi sensi di un'intera frase (cf. 1,8a: "tutte le parole si stancano/sono
stancanti" oppure "tutte le cose sono stanche"?, cf. 64-66) o di giochi di
parole su un termine (cf. il celebre bi3re'ekii il "tuo creatore" di Qo 121
un possibile gioco di parole su termini come be'er, e bfJr:
"fossa"), gioco di parole gia notato fin dall'antichita).
Tale ambiguita e tuttavia, a mio parere, al servizio di un messaggio che
l'autore vuole comunicare, messaggio che none (o none necessariamente)
ambiguo. Osservo a questo proposito che al termine della lettura del libro
di Ingram non si riesce a comprendere appieno quale opinione si sia fatto lo
stesso Ingram del messaggio del Qohelet, al di la del ripetere che il testo e
volutamente ambiguo. Un huon esempio di questo modo di procedere e la
dettagliata analisi del testo di Qo 4,17-5,6 dedicato al culto (205-212),
analisi al termine della quale Ingram afferma che il testo del Qohelet non ci
dice Dio sia un essere distante e impersonale o qualcuno di cui aver
rispetto.
L'ambiguita rientra poi in quell'atteggiamento ironico che- questo si!
- caratterizza l'intero libro e in particolare la finzione regale presente in Qo
1,12-2,26; cf. F.J. Backhaus, "Kohelet und die lronie", Biblische Notizen
101 (2000) 29-55 e soprattutto R. Vignolo, "La poetica ironica di Qohelet.
Contributo allo sviluppo di un orientamento critico", Teologia 25 (2000)
217-240, rna Ingram ignora entrambi gli studi. Cosi ad esempio la stessa
figura del Qohelet e ambigua nel senso che l'autore del libro ci presenta
ironicamente un'esperienza che a prima vista sembra quella di un re saggio
e felice, rna che si trasforma in un evidente fallimento.
, Eppure se non c'e "profitto" (yitron) per l'uomo sotto il sole c'e un
l;eleq_, una "parte" che all'uomo'spetta (cf. ad esempio Qo 3,22; 5,18). Le
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pagine dedicate da Ingram all' analisi di yitron non tengono che
l'ambiguita del termine nasce in gran parte dalla sua contrappos1zwne a
J;eleq_. 11 messaggio del testo non e per nulla ambiguo: chi rincorre il
profitto, lo yitron, non lo trova; chi, invece, accoglie il dono di Dio (pur
semplice, fugace e limitato) come "parte" che Dio offre all'uom? senza
alcun merito da parte di quest'ultimo, e in grado di trovare invece ClO che e
tob per lui.
In altre occasioni l'ambiguita andrebbe piuttosto ridefinita alla luce
del linguaggio metaforico utilizzato dal Qohelet; e questo il caso del
termine hebe/, che non e di per se ambiguo; il significato letterale di
"soffio" e infatti ben stabilito (cf. Schoors, The Preacher Sought, II, 120).
11 problema e piuttosto il senso del vocabolo all'intemo del libro; hebe/
puo assumere significati diversi (anche se il doppio senso di "effimero" e
"assurdo" rimane a mio parere quello centrale), rna cio avviene perche il
Qohelet usa una metafora che, come tale, e polisemica, piuttosto che
ambigua.
E possibile infine pensare che in alcuni casi l'ambiguita possa
risolta piuttosto pensando alla possibilita gia intravista da R. Gord1s e
N. Whybray che il Qohelet inserisca citazioni della sapienza tradizionale
per poi criticarle. Questa possibilita e appena sfiorata nel testo di Ingram
e anch'essa inserita nel quadro di una sostanziale ambiguita (cf. 140,
n. 50).
Resta il fatto che illibro di Ingram ha il sicuro pregio di ammonire gli
studiosi del Qohelet perche non rinchiudano il libro nella gabbia di
un'unica interpretazione, non di rado stabilita a priori. L'ambiguita, anche
se a mio parere non puo essere estesa all'intera opera senza rischiare di
forzarla, e senz'altro una caratteristica dello stile del nostro saggio. Ingram
ha inoltre il merito non piccolo di sottolineare con forza il ruolo dellettore
nell'interpretazione del Qohelet che il Qohelet stesso con la sua ambiguita
(e, aggiungo, con la sua ironia) ha preparato. . .
Last but not least: l'analisi di Ingram ignora per lo piu la tradlZlone
ebraica e patristica; quanto ai commentatori modemi di cui egli fa
uso (si veda la rassegna delle interpretazioni fatta alle pp. 44-48) !ngram s1
limita a presentare autori di lingua inglese, con qualche eccezwne real-
mente occasionale per qualche tedesco e un paio di francesi; l'unica cita-
zione di un autore italiano (a parte le traduzioni inglesi di U. Eco) e una
citazione di seconda mano (97, n. 29) di B. Pennacchini, "Qohelet, ovvero
illibro degli assurdi").
Facolta Teologica dell'ltalia Centrale
Firenze
Luca MAZZINGHI