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Massimo Munari / www.gizmoweb.

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IL MUSE
DI
TRENTO.
28 | bit.ly/gizmoweb
Piuttosto che costruire cose pesanti fatte di mattoni, volevo fare cose leggere.
In un modo infantile emergeva in me il gusto per le sde e le contraddizioni. Provate
a immaginare qualcosa di estremamente leggero che, ciononostante, resta in piedi,
come un gioco in cui si tolgono dei pezzi nch la struttura non crolla
(Intervista con Renzo Piano, Parigi, 5 giugno 2002)
Queste parole di Piano valgono ancora oggi, a ben pi di dieci anni di distanza,
per avvicinarsi alla lettura di uno degli ultimi interventi realizzati dallarchitetto
genovese, il MUSE, museo di scienze naturali di Trento.
Chiunque visiti la struttura museale infatti rimarr sicuramente impressionato e allo
stesso tempo disorientato dallequilibrio precario, che sembra appunto sul punto
di crollare, delle falde di copertura delledicio, piani stagliati contro il cielo, diversi
luno dallaltro per inclinazione e orientamento.
Chi si addentri poi allinterno, non tarder a provare la stessa sensazione di fronte
alla vista del grande vuoto centrale di sei piani, dove le riproduzioni in scala reale
degli animali, appoggiate su instabili strutture sospese nel vuoto, invadono lo spazio
in modo estremamente scenograco.
Il museo dotato anche di una piccola serra per le piante tropicali, una struttura
iper-tecnologica e iper-leggera, che si contrappone volutamente con lattigua
costruzione rinascimentale del palazzo delle Albere, un greve edicio di pianta
quadrata, circondato da quattro torri anchesse quadrate.
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proprio questa volont di intessere relazioni con il contesto a costituire uno
degli elementi salienti del progetto: il complesso museale non si esaurisce
infatti in s ma si inserisce all interno di un grande quartiere residenziale, Le
Albere, costruito in contemporanea al museo e con il quale sussistono legami
sia di tipo formale sia di tipo urbanistico.
Fare citt, cos si potrebbe riassumere il senso dell intero intervento, secondo
una modalit gi sperimentata dal RPBW (Renzo Piano Building Workshop -
link in AR) in Potsdamer Platz a Berlino.
Nonostante il cantiere debba ancora essere chiuso in tutte le sue parti, con
la realizzazione dei restanti (pochi) edifici residenziali, desta amarezza il fatto
che, a circa un anno dallapertura effettiva del museo e di tutte le altre strutture
del quartiere, siano stati venduti solo una cinquantina di appartamenti rispetto
ai 320 totali, circostanza che non pu che gettare ombre su scelte urbanistiche
incapaci di leggere il momento di crisi economica che il Paese sta vivendo e
che render impossibile loccupazione completa di un cos elevato numero di
nuovi alloggi da parte della popolazione trentina.
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