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Universit degli Studi di Palermo

Facolt di Lettere e Filosofia


Corso di laurea magistrale in Scienze Filosofiche






LABORATORIO INTERFACOLTA
Un Dialogo tra Filosofia, Giurisprudenza e Scienze della Vita:
Implicazioni Bioetiche e Sociologiche delle Biotecnologie








Elaborato di Matricola
Maria Manuela Brinno 0572728





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Indice

Introduzione .................................................................................................................................... 3

Luomo come persona. .................................................................................................................... 4

Lo stato vegetativo: il caso Englaro non paradigmatico. ............................................................. 5

Lembrione una persona? ............................................................................................................. 6

La tutela della dignit. ..................................................................................................................... 7

Conclusione ..................................................................................................................................... 8




3

Introduzione
La vita delluomo sulla terra, lunica vita di cui sembra possiamo avere coscienza e consapevolezza,
potrebbe essere descritta come una continua e costante ricerca, ricerca di senso, di orizzonti di
manifestazione della propria essenza in perenne definizione ed evoluzione.
Chi sono io? nel tentativo di dare una risposta convincente a questa domanda che plasmiamo noi
stessi, cercando di dare forma alla nostra sostanza immateriale che percepiamo, in qualche modo,
ma che mai riusciamo ad afferrare pienamente.
La comprensione di ci che siamo la molla che spinge le varie scienze (tra cui antropologia,
genetica, biomedicina, biotecnologie) a impegnarsi per dare allumanit una sempre pi completa
consapevolezza della propria natura. Limpegno profuso dalle varie scienze in questo ambito, tanto
affascinante quanto misterioso, non deve condurre, tuttavia, a forzare la natura in quadri
confezionati per loccasione, perch il rischio che si corre in un tal caso la ridefinizione di ci che
siamo e la perdita, dunque, del valore vero della vita.
Ma qual il valore della vita?
La vita stessa.
La risposta, oltre che circolare, pu sembrar banale ma, ripensando alle parole del Professor
Garofalo, credo che acquisti il suo pieno significato. Viviamo spesso le nostre vite senza dar peso ai
nostri gesti, alle nostre decisioni e alle ricadute che queste ultime hanno su chi ci circonda. Quando
ci accade, perch non si d peso alla propria domanda di senso che spesso viene ignorata,
rimanendo cos nulla di pi che un semplice ronzio di sfondo.
Il Prof. Garofalo un medico geriatra che ha sentito la vocazione di dedicare il suo impegno e la
sua professionalit a chi si trova nella fase terminale di una malattia di lungo corso, ai malati
terminali, le cui ferite, non pi camuffabili, considera come espressione di una loro sincerit
1
,
intesa come disvelamento. La malattia, infatti, nella maggior parte dei casi, mette a nudo la persona,
non permette pi finzioni, toglie la maschera costruita per affrontare la vita di tutti i giorni, e mostra
la genuinit dellessere. Nella fase finale della vita, la domanda di senso pu diventare lurgenza
primaria a cui dover dare una risposta, e pone tanto il malato, quanto chi si trova accanto a lui in
questo momento delicato dellesistenza, di fronte al mistero della vita che il medesimo per tutti
e che tutti abbiamo il dovere di provare a comprendere anche quando la fine che si avvicina non la
nostra.


1
Come ha spiegato il Prof. Garofalo, il termine sincero deriva dal latino sine (=senza) cera (=cera), utilizzato in
riferimento agli scultori romani che non mascheravano pi i difetti delle loro opere con la cera, per mostrarle nella loro
genuinit.

4

Luomo come persona.
Il mistero della vita, per, non riguarda solo il momento finale dellesistenza. Esso si dispiega nella
sua pienezza nel momento in cui viene messa al mondo una creatura. Corredata sin da subito da un
patrimonio genetico unico e irripetibile, la creatura nata un individuo. Ma se unicit e irripetibilit
del patrimonio genetico sono i caratteri che definiscono lindividualit dellessere, possono
parimenti essere considerati i termini entro i quali possibile definire il suo essere persona? Detto
in altri termini, se il patrimonio genetico definisce lidentit biologica delluomo, pu allo stesso
tempo definirne anche lidentit personale? Persona lo stesso che individuo o qualcosa di pi?
Ridurre la persona a una combinazione di geni, seppur complessa, conduce inevitabilmente a una
considerazione delluomo come semplice corporeit (krper) che si manifesta immediatamente.
Limmediatezza della presenza delluomo, tuttavia, nasconde sempre una profondit (leib) che
richiede uno sforzo di comprensione da parte di coloro che con quellimmediatezza si scontrano. La
profondit delluomo resa manifesta dallo stile che egli incarna, uno stile che rappresenta il suo
modo di abitare il mondo. Il modo in cui ognuno di noi d forma al proprio stile consente agli altri
di impegnarsi in investiture valoriali, e dunque di relazionarsi a noi in un costante confronto di
prospettive personali.
Il patrimonio genetico costituisce la nostra fisicit, ed frutto dellinterrelazione costante tra gene,
organismo e ambiente, interrelazione che si svolge allinterno di un processo storico-evolutivo
2
. Ma
luomo non semplice fisicit; egli dotato di una natura spirituale che pu essere ricompresa in
una prospettiva evolutiva solo se questa viene considerata come qualcosa che coinvolge luomo,
non solamente come essere biologico ma anche, e soprattutto, come essere culturale la cui storia
esistenziale di natura intersoggettiva-intenzionale, attraversata da una teleologia e in cui lidentit
personale si presenta nellincontro tra lessere che io sono e i riconoscimenti valoriali altrui.
Luomo persona, intreccio di naturale (patrimonio genetico)
3
e culturale (processo storico-
evolutivo in cui si manifestano razionalit, libert, moralit). Luomo persona perch, pur se
biologicamente determinato, possiede la facolt della volont, la facolt di scegliere
autonomamente
4
.
Il grande problema di natura etica sorge nel momento in cui il principio di autodeterminazione e la
possibilit di fare altrimenti, elementi imprescindibili se si vuol considerare luomo come un essere

2
Levoluzione si configura come laffermazione e la diffusione delle caratteristiche dotate di maggiore fitness.
3
Il patrimonio genetico la sequenza di geni specifica di ciascun essere. I geni ci dicono come siamo ma non
definiscono il chi siamo e pertanto non possono determinarci interamente.
4
La massimizzazione delle libert individuali, purch non violino i diritti altrui, unidea propugnata dal Professor
Villa, per il quale, rispetto alle questioni etiche, non possibile assumere una prospettiva che possa essere considerata
corretta in senso assoluto.

5

libero e responsabile, vengono meno. Questo quanto pu accadere quando ci si viene a trovare in
condizione di coma o di stato vegetativo.

Lo stato vegetativo: il caso Englaro non paradigmatico.
Autonomia e dignit sono caratteristiche proprie dellessere persona: se questi due elementi
vengono assunti come criteri guida, il diritto alla vita di chi si trova in uno stato come quello di
Eluana Englaro, non pu pi essere inteso in senso assoluto.
Eluana si trovata per diciassette anni in stato vegetativo che, per definizione, consiste in una
condizione di assenza di consapevolezza di s e del mondo circostante. stata mantenuta in vita
attraverso lalimentazione forzata finch il padre, Beppino Englaro, richiamandosi a unesplicita
volont della figlia, ricostruita ex post
5
, chiede di interrompere ogni terapia. Dopo varie
vicessitudini legali che vedono respinte le richieste del signor Englaro
6
, arriva nel 2007 la svolta che
apre la possibilit di interrompere lalimentazione, possibilit che diventa realt solo nel 2009.
Eluana morta e i fatti dicono che a decidere per lei e per la sua vita siano stati il padre e un
tribunale. Certo, la questione stata ampiamente dibatutta, ha creato scandalo e scalpore, ha acceso
ampi dibattiti e infiammato i cuori di milioni di italiani che mossi da spirito di compassione,
altruismo, benevolenza, empatia, o da disgusto, disapprovazione e pre-giudizio
7
, si sono schierati da
una parte o dallaltra; ma quella sentenza non ha certo esaurito la discussione attorno alla questione
etica. Eluana poteva ancora essere considerata una persona, giacch non era pi in grado di
manifestare i suoi pensieri e le sue volont? Visto che non aveva coscienza di s?
Chi siamo noi per dire se aveva il diritto di continuare a vivere quella vita-non-vita, oppure no? E
se un giorno le ricerche mediche potessero fare importanti scoperte in merito e far tornare alla vita-
vissuta uomini e donne che si trovano nel medesimo stato di Eluana? Allora quella sentenza si
configurerebbe come linflizione di una pena morte
8
; e tale sembrerebbe essere alla luce degli studi,
effettuati dal neurologo Adrian Owen e dal suo team, su Scott Routley. Analogamente a Eluana,
Scott, di 39 anni, per dodici stato considerato in stato vegetativo, a causa di una lesione cerebrale,
fino alla scoperta, avvenuta di recente, che cosciente. Tramite una risonanza magnetica, il team
guidato da Owen sembrerebbe aver mostrato che lattivit cerebrale di Scott d segno del suo stato
di coscienza. A determinate domande dei medici si sarebbero attivate determinate aree del cervello

5
Vengono ricostruiti la volont e i convincimenti di Eluana attraverso le deposizioni del padre e di tre amiche
frequentate nel periodo adolescenziale.
6
Le richieste vengono respinte in nome del diritto alla vita (che prevale sul diritto di autodeterminazione e sulla qualit
della vita stessa).
7
Intendendo con pre-giudizio un giudizio da sempre dato che reca in s il peso dellassenso.
8
Considero la pena di morte un abominio delluomo: non demandata a noi la possibilit di scegliere chi pu o non
pu vivere. La natura deve fare il suo corso.

6

nello stesso modo in cui avviene nei soggetti sani coscienti. Quando Scott ha reagito alle
domande dei medici, dal punto di vista di un osservatore esterno rimasto in stato vegetativo,
passivo: non si manifestato cio alcun cambiamento esteriore. Ma emerso che egli
interiormente attivo
9
.
In modo naturale non ci consentito di rendere palesi i nostri stati interiori, se non per il tramite del
linguaggio, e quando questo tramite non in grado di funzionare correttamente viene forse meno
qualcuna delle condizioni che ci rendono persone? davvero possibile dire che cessiamo di
essere soggetti pensanti che possiedono la facolt della volont nel momento in cui il nostro corpo,
limmediatezza dei nostri rapporti interpersonali, diventa una prigione? Non forse nostro compito
impegnarci in una ricerca costante atta a migliorare le condizioni di vita di chi si trova in una
situazione svantaggiata rispetto alla nostra?
Ci sono altri casi
10
come quello di Scott Routley e questo dovrebbe rappresentare un invito per
lumanit intera a riflettere attentamente prima di impegnarsi in lotte a favore delleutanasia.

Lembrione una persona?
Pi controversa la questione dellidentit personale dellembrione.
Nel 1996 il Comitato Nazionale per la Bioetica si interrogato sullidentit e sullo statuto
dellembrione umano ed ha riconosciuto il dovere morale di trattare l'embrione umano, sin dalla
fecondazione, secondo i criteri di rispetto e tutela che si devono adottare nei confronti degli
individui umani a cui si attribuisce comunemente la caratteristica di persone
11
.
La chiave di volta, allora, consiste nel comprendere il modo in cui si deve intendere lessere
persona. Se per persona sintende la commistione di natura e cultura, che possiede la capacit di
fare esperienza del mondo autodeterminandosi nel corso del proceso storico, allora lembrione
sembra perdere la sua umanit e dignit personale; ma se ampliamo il concetto di persona fino a
ricomprendere tutto ci che in potenza possiede quelle caratteristiche, allora potremmo definire
lembrione persona-in-potenza e da ci seguirebbero linammisibilit di pratiche quali laborto o
la manipolazione/uso di embrioni a fini sperimentali e/o terapeutici e lestensione su di esso di tutti i
diritti a tutela della dignit.
I dibattiti sulla natura personale dellembrione non sono esauriti e difficilmente si arriver ad una
conclusione univoca e definitiva. A dimostrazione di ci sta la sentenza del 2011
12
della Corte di
giustiza dellUnione Europea che stata chiamata a pronunciarsi in merito al procedimento di

9
Tratto da http://www.amicidilazzaro.it/index.php/stati-vegetativi-routley-insegna
10
Rimando per questo sempre allarticolo su citato e ai riferimenti in esso contenuti.
11
Tratto da http://www.palazzochigi.it/bioetica/testi/220696.html
12
SENTENZA DELLA CORTE (Grande Sezione) del 18 ottobre 2011
http://static.ilsole24ore.com/DocStore/Professionisti/AltraDocumentazione/body/12700001-12800000/12789657.pdf

7

prelievo di cellule staminali da un embrione umano nello stadio di blastocisti
13
e nel fare ci ha
ridefinito il concetto di embrione umano.
[] costituisce embrione umano qualunque ovulo umano fin dalla fecondazione,
qualunque ovulo umano non fecondato in cui sia stato impiantato il nucleo di una
cellula umana matura e qualunque ovulo umano non fecondato che, attraverso
partenogenesi, sia stato indotto a dividersi e a svilupparsi.
14

La definizione che se ne trae ampia e conduce allidea della necessit di tutelare la vita delluomo
fin dai suoi primi germogli.

La tutela della dignit.
Gli Stati membri dei Consiglio dEuropa, gli altri Stati e la Comunit Europea firmatari
della presente Convenzione []; Considerando che lo scopo del Consiglio dEuropa
di realizzare una unione pi stretta fra i suoi membri, e che uno dei mezzi per
raggiungere questo scopo la tutela e lo sviluppo dei diritti dellUomo e delle libert
fondamentali; Consapevoli dei rapidi sviluppi della biologia e della medicina; Convinti
della necessit di rispettare lessere umano sia come individuo che nella sua
appartenenza alla specie umana e riconoscendo limportanza di assicurare la sua dignit;
Consapevoli delle azioni che potrebbero mettere in pericolo la dignit umana da un uso
improprio della biologia e della medicina []; Decisi a prendere, nel campo delle
applicazioni della biologia e della medicina, le misure proprie a garantire la dignit
dellessere umano e i diritti e le libert fondamentali della persona; Si sono accordati
per proteggere lessere umano nella sua dignit e nella sua identit e garantire ad
ogni persona, senza discriminazione, il rispetto della sua integrit e dei suoi altri diritti e
libert fondamentali riguardo alle applicazioni della biologia e della medicina.
15

Ogni qualvolta ci si trova di fronte a questioni etiche ci si pone il problema di capire quali
siano i mezzi pi adeguati da utilizzare per salvaguardare i diritti e la dignit delle persone.
Quello della dignit un principio etico che gi Kant, nella Fondazione della metafisica dei
costumi (1785), enuncia chiaramente nel momento in cui afferma: agisci in modo da
considerare lumanit, sia nella tua persona, sia nella persona di ogni altro, sempre anche al
tempo stesso come scopo, e mai come semplice mezzo
16
. Lessere umano non va trattato
come semplice mezzo e per tale motivo non pu essere consentita una sua
strumentalizzazione, anche qualora la strumentalizzazione fosse rivolta allutilizzo di
embrioni al solo scopo di ricerca. Da una prospettiva utilitaristica si potrebbe obiettare che la

13
la prima fase dello sviluppo dellembrione.
14
Tratto da http://mediazione_civile.diritto.it/docs/33249-la-tutela-dell-embrione-alla-luce-della-sentenza-della-corte-
di-giustizia-del-18-10-2011
15
Convenzione di Oviedo. Convenzione per la protezione dei diritti delluomo e la dignit dellessere umano riguardo
alle applicazioni della biologia e della medicina (Convenzione sui diritti delluomo e la biomedicina) . Consiglio
dEuropa, 1997. Sono state messe in risalto le frasi che riportano limportanza di tutelare la dignit delluomo.
16
Kant I., Fondazione della metafisica dei costumi, Rusconi Libri, 1994, pp. 143-145

8

possibilit di effettuare ricerche sugli embrioni pu rappresentare uno strumento utile e
necessario per salvaguardare e tutelare la vita e la dignit di migliaia di persone. Se lumanit,
il suo benessere e la garanzia di vedere rispettata la propria dignit, lo scopo, allora ogni
strumento utilizzato atto a salvaguardarla diventa lecito, anche luso di embrioni a scopo di
ricerca; ma se consideriamo gli embrioni umani, il germe senza il quale lumanit intera non
potrebbe esistere, allora non possiamo pi esimerci dallassumere a pieno titolo la
responsabilit per la scelta di un uso non naturale di un prodotto biologico-umano. Tutto
dipende da cosa si considera maggiormente utile o meno dannoso.
Preservare la vita un dovere, e preservare la vita implica laver cura della tutela della dignit
umana. Scrive Kant: Nel regno dei fini tutto ha un prezzo o una dignit. Ha un prezzo ci, al
cui posto pu esser messo anche qualcosaltro di equivalente; per contro, ci che si innalza al
di sopra di ogni prezzo, e perci non comporta equivalenti, ha una dignit
17
. La dignit non
ha prezzo, non pu essere comprata; essa un valore in s, appartiene ad ogni essere umano
ed soggetta al riconoscimento altrui. Si degni della propria vita quando si pone al sopra di
tutto il rispetto per la vita stessa.

Conclusione
I giudizi in ambito etico dovrebbero poter essere apriori, nel senso che, idelamente, si
dovrebbe poter astrarre dagli interessi personali diretti, collocandosi dietro un velo di
ignoranza, ovvero in una situazione in cui:
nessuno conosce il proprio posto nella societ, la propria posizione di classe o il proprio
status sociale; lo stesso vale per la fortuna nella distribuzione delle doti e delle capacit
naturali, la forza, intelligenza e simili. Inoltre, nessuno conosce la propria concezione
del bene, n i particolari dei propri piani razionali di vita, e neppure le proprie
caratteristiche psicologiche particolari, come lavversione al rischio o la tendenza al
pessimismo o allottimismo.
18

Gli uomini in una tale condizione, liberi da qualsiasi pre-giudizio, si troverebbero a poter
stabilire principi etici giusti ed equi. Si potrebbe stabilire, cos, uno spazio neutrale di
confronto e compossibilit di prospettive, un modello di laicit in cui ogni parte riconosce le
proprie particolarit e si muove in modo tale da attivare accordi.
Una laicit intesa in senso forte, praticamente, di difficile attuazione e uno dei motivi la
difficolt di definire univocamente e una volta per tutte il modo in cui si deve intendere
lessere persona. Il non riuscire a definire concretamente i termini dellessere persona non

17
Op. cit. p. 157
18
Rawls J., Una teoria della giustizia, Feltrinelli Editore, 2008, pp. 142-143

9

permette di risolvere molte delle principali questioni morali, per cui una delle possibili
soluzioni al problema potrebbe consistere nel dismettere luso di questa nozione controversa
in ambito bioetico.
Lo spazio della bioetica lo spazio della comunicazione come luogo del confronto e il
confronto avviene sempre a partire da orizzonti di comprensione del mondo che derivano dal
proprio vissuto. Potremmo pertanto ammettere, per il momento, unidea pi debole di laicit
che riconosce le concezioni etiche di sfondo a partire da cui formuliamo i nostri giudizi.
Letica nel nostro vivere quotidiano, ma solo in particolari circostanze si palesa in tutta la
sua valenza pratica, soprattutto quando viene intaccata lintegrit tout court della persona. E
lintegrit della persona minacciata, in particolar modo, quando la malattia interrompe la
naturale relazione che luomo instaura con se stesso e col suo corpo, rendendolo vulnerabile.
La vulnerabilit debolezza, ma pu rappresentare nello stesso tempo una forza: rende debole
il corpo che si presenta come altro da me, diventa soggetto a s e dismette i panni
dellimmediatezza; per coloro che sono in grado di affrontare di petto il nemico che avanza,
essa pu anche rappresentare una forza, loccasione di mettere in discussione i ruoli sociali
prestabiliti e lopportunit per ritrovare le proprie risorse.
La malattia minaccia al mondo sociale, al mondo che abito, ma nello stesso tempo
loccasione per riuscire a trovare la risposta a quella domanda di senso che accompagna
ognuno di noi nel corso dellesistenza.
Non c e non potr esserci una disposizione corretta verso le questioni etiche, e bioetiche in
particolare, finch non si riuscir a realizzare uno spazio neutro di confronto, e,
personalmente, ritengo difficile che uno spazio di tal genere sia realizzabile se si considera
che persino in ambito giuridico delle visioni etiche di sfondo sono gi presupposte.












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La vita.
Lembrione lorigine della vita.
Va protetto, gli dobbiamo rispetto,
perch genera il senso della nostra esistenza
amore,
pazienza.

Nascita,
dolore.
Viene al mondo una nuova creatura
dispiegando ai nostri occhi della vita il valore.

la natura
che segue il suo corso!

Soccorso
se, incontrando nel cammino la malattia,
si trover
a dover dismettere tutta la sua ovviet,
mostrando allintero mondo
la vulnerabilit e sincerit
che mascherava nel profondo.

Angoscia
quando la vita si nasconde
sotto membra inerti!
Si affollano nella mente di chi vicino
milioni di domande,
si consultano gli esperti.
Non puoi essere aguzzino!

Ardita
lidea di chi pensa
di poter disporre della vita

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a proprio piacimento.
Necessario il riconoscimento
delle proprie responsabilit
e del pi alto valore:
la Dignit.