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EFFETTO FARFALLA

È il concetto base della teoria del caos. Lo scrittore Ray


Bradbury, quello di “Cronache Marziane” e “Fahrenheit 452”,
in un suo racconto del 1952, “Rumore di Tuono”, narrava le
disavventure di un uomo tornato da un viaggio nel tempo
ignaro del fatto che una farfalla si era appiccicata alla suola
dei suoi stivali causando imprevedibili ripercussioni spazio-
temporali. Ne hanno tratto i film “Il Risveglio del Tuono”
(Peter Hyams, 2005) e “Butterfly Effect” (Eric Bress e J.
Mackye Gruber, 2004). Il padre putativo dell'Effetto Farfalla è
però considerato il fisico e metereologo Edward Lorenz, che
il 29 dicembre 1979 presentò, alla conferenza annuale della
American Association for the Advancement of Science, una
relazione in cui ipotizzava che il battito delle ali di una farfalla
in Brasile, a seguito di una catena di eventi imprevedibili,
potesse provocare una tromba d’aria nel Texas. Ma come gli
era venuta in mente questa idea apparentemente così
bizzarra, per non dire folle? Nel corso di un programma di
simulazione del clima, Lorenz fece un'inaspettata quanto importante scoperta: una delle
simulazioni climatiche che stava adottando si basava su dodici variabili e contemplava
anche relazioni di tipo non-lineare. Lorenz scoprì che, ripetendo la stessa simulazione con
valori leggermente diversi (una serie di dati veniva prima arrotondata a sei cifre decimali, e
successivamente a tre), l'evoluzione del clima elaborata dal computer presentava proprio
un effetto farfalla: modelli climatici completamente differenti si alternavano e si
sovrapponevano in modo inspiegabile. Questo spiega perché le previsioni meteorologiche,
sebbene descritte con le equazioni deterministiche della fisica fluidodinamica e
termodinamica, ed elaborate con raffinate tecniche di calcolo eseguite da super-computer,
producono risultati sempre molto approssimativi. Fu così che Lorenz scoprì il caos. Il
problema era che ne stava fornendo una prova scientifica, la "prova del caos". Fu un duro
colpo per la comunità scientifica mondiale, che andò letteralmente nel panico: la scoperta
rischiava di mandare all'aria tutti i piani deterministici di rigida irrigimentazione delle
società. Se si cominciava a spargere le voce che in un qualsiasi sistema complesso (cioè
tutti) piccole differenze nelle condizioni iniziali producono una catena di eventi non
prevedibili, che senso avrebbe più avuto qualsiasi tentativo di instaurare un sistema stabile
e ordinato? E se fossero venuto a saperlo le masse, questa orda selvaggia di animali
domestici da tenere al guinzaglio, che cosa sarebbe potuto succedere? Sarebbe stato un
bel… casino. Ecco allora entrare in gioco una grande furbata: i modelli caotici. Spesso, per
spiegare il comportamento di un sistema (come la crescita della popolazione o le
variazioni climatiche) si ricorre ad un modello. Un modello è una riproduzione semplificata
della realtà, ossia un'astrazione che prende in considerazione solamente le principali
caratteristiche di quello che è il reale oggetto di studio, omettendone altre. Un modello,
sebbene limitato, in quanto non riproduce completamente la realtà, permette di esaminare
gli aspetti più importanti di un problema. In fondo, è esattamente quello che fa la nostra
mente quando si trova ora in questa ora in quella situazione, agisce in base a dei modelli
mentali, ma non è in grado di poter valutare tutte le variabili che entrano in gioco, perché
sono infinite. Ma, almeno, la nostra mente è tendenzialmente aperta e dinamica, pronta ad
interagire con le variabili che le si presentano, un modello statico no. Verrebbe da
chiedersi: ma se veramente il caos è dappertutto, e i suoi effetti sono imprevedibili, come
riusciamo, per esempio, a mandare un razzo sulla luna, o a far decollare un aereo ad una
certa ora da un dato luogo e farlo atterrare ad un'altra ora in un altro con una certa
regolarità? Rimane un mistero. C'è da dire che non sempre questo è vero, perché spesso
si verificano degli imprevisti. Due navicelle dello Shuttle sono esplose, per esempio; tanti
aerei non arrivano mai a destinazione, altri ti piombano perfino in casa. Ma, nella maggior
parte dei casi, l'uso dei modelli sembra funzionare. Come è possibile? Bisogna
considerare che ormai si usano modelli super-sofisticati, e che da quando è stato scoperto
l'effetto farfalla hanno imparato a contemplare anche la teoria del caos. Ma non sono
ancora affidabili al 100%. E probabilmente mai lo saranno.

Rumore di tuono - Wikipedia

Effetto farfalla - Wikipedia

STRANI ATTRATTORI

Lo studio dei fenomeni


caotici è stato reso possibile
dall'introduzione, poco più di
un secolo fa, di una
geometrizzazione della
meccanica ad opera del
matematico francese Henri
Poincaré. Egli inventò il
concetto di “spazio delle
fasi”, uno spazio matematico
immaginario che
rappresenta tutti i movimenti
possibili di un sistema
dinamico dato. Uno dei frutti dell'innovazione di Poincaré è che nello spazio delle fasi
appaiono delle forme geometriche, dette ”strani attrattori”, che permettono di visualizzare
la dinamica caotica del sistema, chiamata anche “geometria del caos”. Una tipica
geometria del caos è quella dei frattali (come ad esempio la forma delle coste terrestri).
Una delle proprietà più sorprendenti dei frattali è la cosiddetta “invarianza di scala”, ovvero
mostrano una struttura identica a qualsiasi livello di ingrandimento o di rimpicciolimento.
La presenza di strani attrattori è invece considerata una particolarità dei sistemi caotici
chiamati “dissipativi”, come il moto delle acque tumultuose di un torrente di montagna,
oppure di un forte vento. Ad esempio, per seguire l'andamento della traiettoria di una
pallina da ping-pong lanciata in mare aperto, si prenderà in considerazione come “strano
attrattore” la superficie del mare. Tutti questi sforzi di modellare la realtà caotica sono stati
fatti per cercare di “dare ordine al caos”. Si è giunti alla conclusione che anche in un
sistema caotico si possono fare molte previsioni e che un sistema caotico è anche un
sistema intelligente, non opera cioè solo in base al caso. Questi complicati paradossi della
fisica moderna hanno alimentato la fantasia di molti scrittori di Science Fiction. Non a
caso, si è scelto di dare proprio il titolo “Strani Attrattori” alla edizione italiana di
Semiotext(e), una antologia di fantascienza radicale (Shake Edizioni) che raggruppa una
serie di mostri sacri come James Ballard, Bruce Sterling, John Shirley, Rudy Rucker,
William Gibson, William Burroughs, e molti altri minori, messi insieme da Hakim Bey e
Richard Anton Wilson. A rileggerli oggi ci si rende conto di come siano stati superati dalla
"fantarealtà".

Henri Poincaré - Wikipedia,


Frattale - Wikipedia

Attrattore - Wikipedia

Antologia di fantascienza radicale

TEORIA DELL'INFOCAOS

Alan Turing, uno dei padri delle prime teorie di Intelligenza Artificiale, e anche della bomba
atomica, in un suo saggio del 1950, “Macchine calcolatrici e intelligenza”, scriveva: “Lo
spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento
dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l'uccisione
di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza”. Al congresso della
American Association for the Advancement of Science tenutosi nel febbraio 2004 a
Seattle, Jon Kleinberg, professore di scienza dei calcolatori alla Cornell University, ha
proposto una nuova teoria, dell' "infocaos": “Come può un e-mail in Brasile provocare il
crollo delle azioni della borsa di New York?”. Una provocazione?

Jon Kleinberg's Homepage

SEI GRADI DI SEPARAZIONE

Negli anni '60, un pionieristico lavoro del sociologo


Stanley Milgram dimostrò che nel mondo ogni
persona è collegata alle altre da una media di circa
sei persone diverse. L'idea è stata sfruttata anche da
un bel film del 1993 di Fred Schepisi. È il cosiddetto
"fenomeno del piccolo mondo" (Small World
Phenomenon), che ha incontrato nuovo interesse
grazie ad una serie di studi che invece di prendere in
esame i legami sociali fra individui tramite la posta
tradizionale (così come l'esperimento originario di
Milgram) considera le tecnologie "internet-based" (l'e-
mail su tutte).

Small world experiment - Wikipedia

Six Degrees of Separation (film) - Wikipedia

SOCIAL NETWORKING

Dato che oggi sempre più persone sono


interconnesse grazie alle tecnologie della
comunicazione, è sempre più facile essere in
contatto con altre persone usando come
intermediari amici, amici di amici, amici di amici
di amici e così via (fino ad una media di 6) che
raggiungiamo tramite e-mail, chat, siti, SMS
ecc. Dalla teoria dei 6 gradi di separazione,
improvvisamente tornata in auge, è nata l'idea
dei “social networks” e del “data mining”, cioè
di analizzare le dinamiche sociali che si creano tra le comunità virtuali mediante software
specializzato. Si cerca cioè di sondare il caos socio-informativo che anima la rete allo
scopo di ricavare informazioni utili a fini lucrativi e speculativi. Ci sguazzano le industrie
dell'entertainment, della finanza, del commercio, e, manco a dirlo, è un settore di
particolare interesse anche per le forze di "psico-polizia". Ma nessuno si chiede perché a
questa facilità di comunicazione e stragrande quantità di informazione da cui siamo
sommersi non corrisponde una maggiore qualità di relazione, e perché invece aumentano
l'incomunicabilità e le psico-patologie. È solo colpa dell'infocaos?

Data mining - Wikipedia

Social network - Wikipedia

INFORMATION OVERLOAD

Too much information running through my brain Too much


information driving me insane Too much information
running through my brain Too much information driving me
insane

Mauro Pacelli, uno dei padri fondatori del primo computer


italiano, che da anni lavora nei laboratori di San Diego alle
applicazioni dell'intelligenza artificiale sui motori di ricerca
Internet, dice: "Esiste ormai un web enorme, sempre più
difficile da esplorare". Daniel Dennett, direttore del Centro
per gli Studi Cognitivi alla Tufts university di Medford,
Massachussets, ammonisce: "La rete di comunicazione
globale è già capace di comportamenti complessi che
superano gli sforzi degli esperti umani di comprenderli. E
quello che non riesci a comprendere, non puoi controllare".
L'accesso istantaneo alle informazioni ridefinisce anche la
conoscenza: il problema è che i tempi della mutazione
tecnologica sono molto più rapidi di quelli della mutazione
mentale; se da una parte il sapere così ampiamente distribuito si apre alla condivisione e
alla moltitudine, dall'altra si apre anche al rischio di quello che viene chiamato in gergo
"Information Overload" – termine coniato da Alvin Toffler - ovvero un sovvraccarico di
informazioni. Richard Saul Wurman è oggi tra i più influenti maître-à-penser degli Stati
Uniti; 68 anni, 80 libri al suo attivo, creatore di una delle più prestigiose conferenze
internazionali sulla tecnologia, premio Guggenheim, insegna al MIT, il Massachusetts
Institute of Technology di Boston. A Wurman si deve tra l'altro la formulazione del principio
sociologico del "sovraccarico informativo": il disagio e l'ansietà dell'uomo contemporaneo
di fronte al moltiplicarsi di fonti informative, dai giornali alla tv, dai siti Internet fino ai blog, il
cui eccesso, secondo Wurman, provoca confusione e assenza di certezze. Con il suo
ultimo libro "Understanding Healthcare", Wurman ha ampliato il suo raggio a temi come
l'assistenza sanitaria e il sistema medico, che nell'era della genetica e delle biotecnologie
sono altrettanto ansiogeni e incomprensibili al comune mortale immerso nel sistema
dell'informazione. Senza i giusti strumenti, le giuste tecnologie - rappresentate oggi da
software di "filtraggio" come i browser e i motori di ricerca - sarà impossibile trovare le
giuste coordinate di navigazione nell'oceano di informazioni che rischia di sommergerci
aumentando a dismisura il grado di alienazione dell'individuo nei confronti del mondo
reale.

Vivere in un mondo di dati 18-09-2001

Information overload - Wikipedia

Richard Saul Wurman - Wikipedia

EFFETTO DISCONNESSIONE

È questa una "dark side" del progresso tecnologico, e


dell'information technology in particolare. Abbiamo già
imparato a conoscerla ad esempio in quelle persone che
diventano "dipendenti" di strumenti tecnologici come i
cellulari, i videogiochi, le chat line. È nata perfino una
clinica, in Inghilterra, specializzata nella
"disintossicazione" da sms. Questo succede molto
probabilmente perché si tende a ricercare nel mezzo
tecnologico una via di fuga da una realtà troppo
opprimente e si finisce col rinchiudersi in una dimensione
di totale asocialità che non può che portare a gravi stati di
depressione. Questi quesiti hanno alimentato l'opera di
due grandi artisti e visionari come James Ballard e David
Cronenberg. “Crash”, il film di Cronenberg, tratto dal libro
omonimo di Ballard, trattava dell' “effetto disconnessione”.
Cosa dicevano in sostanza: la tecnologia in sé è solo un
mezzo, può comportare sia un progresso che un regresso,
a seconda di come e perché viene utilizzata. In particolare, usando la metafora della
fusione tra uomo e automobile, mettevano in guardia da quello che stava avvenendo già
all'epoca: con il progresso della tecnologia stava aumentando l'alienazione dell'individuo e
la perdita del contatto con la realtà, da cui derivavano gravi psicopatologie e un generale
disfacimento di valori e delle relazioni umane. “Crash parla del bisogno ossessivo
dell’uomo – che ha cominciato a disconnettersi dalla realtà sempre di più tramite la
tecnologia – di reinventare la sessualità e l’amore, usando le auto come una metafora”
(David Cronenberg). Altro che potenziamento della comunicazione. Automobili, telefoni
cellulari, computers, viaggi spaziali, tutto questo non ci sta mettendo affatto in maggiore
connessione, ma in maggiore disconnessione. È il tema anche di “Hello Denise!”, una
divertente commedia di Hal Salwen. Ma anche, ancora prima, negli anni '80, di “American
Psycho”, di Bret Eston Ellis. Se ci rivolgiamo invece al grande cinema italiano,
l'incomunicabilità è stato il tema centrale di tutte le opere di Michelangelo Antonioni.

Cellphone Addiction 16-06-2008

Internet addiction disorder - Wikipedia

Crash (1996 film) - Wikipedia

Hello Denise! (Denise Calls Up)


MEDIA ECOLOGY

Il "net-attivista" Alexander Galloway, membro del collettivo RSG, tra gli autori del software
artistico "Carnivore", attualmente docente di “Media Ecology” alla NY University, ha
pubblicato un testo dedicato alla questione. Si chiede: “Quanto la struttura condiziona il
contenuto?” (e viceversa). I protocolli di rete, la serie di regole che consentono
l'intersezione e la comunicazione tra i vari nodi, senz'altro determinano forma e struttura,
ma ai contenuti chi ci pensa? Prendiamo ad esempio una rete sociale reale, costituita da
esseri umani. Per strutturarsi e prendere forma sarà necessario prima di tutto un luogo di
incontro, un'isola nella rete, un nodo, un punto di aggregazione, ad esempio un raduno,
una cena, una festa, nel caso della rete un sito, una mailing-list, una chat. Poi occorrerà
stabilire un protocollo di comunicazione, una lingua comune, se no non ci si capisce.
Secondo Galloway, gli attuali protocolli di comunicazione (come il TCP-IP, ad esempio),
più che liberare e creare maggiori possibilità d'interazione, servono a implementare forme
di controllo da parte di chi vuole limitare la libertà di espressione tipica di Internet. Questo
è sicuramente vero. Ma è anche vero che, se a regnare è l'infocaos, così come regna il
caos nel mondo reale, nessuno è e sarà mai in grado di controllarlo in modo totale, anche
se sicuramente ci provano. Dobbiamo prendere atto che si combatte una “guerra infinita”,
non solo di informazione, ma anche di protocolli di comunicazione. Una guerra in cui sono
in gioco relazioni di potere, ideologie, tecniche, tattiche: tutto concorre alla continua
ridefinizione dell'infrastruttura fisica e psichica, costituita da hardware, software e
"wetware". D'altronde, proprio lo scardinamento degli standard di comunicazione imposti
dalle corporations è l'obiettivo dichiarato delle pratiche "hacktiviste". Ma con quali risultati?
Garantire l'infocaos? L’ “ecologia dei media” (media ecology) è il tentativo invece di dare
ordine all’infocaos. Neil Postman, che, ispirandosi al lavoro di Marshall Mc Luhan, ha
fondato nel 1971 il Program in Media Ecology alla New York University, la descrive così:
“L’ecologia dei media guarda al modo in cui i media comunicativi influenzano la
percezione, la comprensione, i sentimenti e i valori umani e a come la nostra interazione
con i media facilita od ostacola le nostre chance di sopravvivenza. La parola ecologia
implica lo studio di ambienti: della loro struttura, del loro contenuto e dell’impatto sulle
persone”

Alexander R. Galloway Protocol, how control exists after decentralization

Domenico Quaranta - Intervista con Alexander Galloway

Database Aesthetics » Alex Galloway and Radical Software Group

Hacktivism La libertà nelle maglie della rete

Hacktivism - Wikipedia

Media ecology - Wikipedia


CYBER SOCIAL CIRCLES

Ogni movimento che avviene nella rete è


computabile, si può cioè descrivere mediante
modelli matematici. Anche le più minime
variazioni, i rimbalzi di e-mail e gli scambi di file
nelle reti peer-to-peer. Fa tutto parte dell'infocaos,
la vera anima della rete. Alcuni "net-artisti", in
concorrenza con l'FBI, hanno provato a dargli una
forma. Tra questi, c'è chi ha proposto una “socio-
visualizzazione” del magma caotico delle mailing-
list. Si chiama "Social Circles", a cura di Marcos
Weskamp e Dan Albritton, e ha preso di mira
alcune note mailing list come quelle di Rhizome e
Microsound. Ma a che ci serve tutto ciò? Per il
momento è solo un'intuizione, una provocazione,
che mette in risalto, appunto, la natura caotica del
networking, ma che nello stesso tempo cerca di trarne un senso estetico, prova a tracciare
una mappa di orientamento nell'infocaos. Ed è proprio quello che ci serve.

Social Circles

FARI NELLA RETE

Al convegno della American Association for the Advancement of Science, nel corso delle
sessions relative all'analisi matematica delle strutture comunitarie di Internet, sono venuti
fuori una serie di algoritmi di calcolo studiati per dare conto del modo in cui si organizzano
i gruppi sociali su Internet e anche del tipo di percorso fatto dallo "spamming",
quell'enorme quantità di e-mail spazzatura che quotidianamente ingorgano le nostre
caselle di posta elettronica. Kleimberg è giunto alla conclusione che Internet stimola la
diffusione di idee e di saperi quando diventa lo strumento utilizzato da alcuni opinion
leader (strani attrattori) per mantenersi in contatto con diversi gruppi sociali (più o meno
influenti). In generale, newsgroup, siti, mailing-list, web, forum e, più recentemente, blog,
contribuiscono ad amplificare l'audience e la discussione di determinati argomenti, ma
creano anche infocaos. Quello che ci serve sono delle "cyber-bussole". Strumenti di
orientamento, punti di riferimento, dei fari nella rete. "Surf or Die" si diceva, surfa o muori.
Ma non possiamo surfare all'infinito, altrimenti finiremo per affogare. Ogni tanto dobbiamo
pur approdare su qualche isola, sentirci al sicuro da qualche parte, stabilire dei contatti,
radicarci su un territorio, anche se ciberspaziale. Per poterlo fare abbiamo bisogno di fari
che ci indichino la direzione, la rotta da seguire. Non a caso, “kubernetes” ("ciberneta", o
anche "cibernauta") in greco significa timoniere, colui che dirige la navigazione, non colui
che va alla deriva. C'è una bella differenza tra navigare e naufragare.

Cyberspace - Wikipedia

An Atlas of Cyberspaces

La giungla del Cyberspace 16 dicembre 2009


I KNOW YOU GOT SOUL

Torniamo alla nostra isola-cena-festa-raduno. Poniamo che siamo riusciti a stabilire un


contatto e un protocollo di comunicazione, che riusciamo a capirci in qualche modo. Tutto
ciò, e già sarebbe un grande risultato, non è ancora sufficiente per far nascere una
comunità. Cosa serve ancora? Ci serve una piattaforma comune, ovvero un ideale
comune. Deve entrare in gioco una competizione e una selezione naturale. Perché questo
sia possibile è necessario un confronto e anche un conflitto, un incontro-scontro. Ma per
confrontarci-scontrarci dobbiamo anche guardarci in faccia, negli occhi. Questo in rete non
può avvenire. Quali sono gli occhi e le facce che si incontrano in rete? Sono visi senza
volto. Sono occhi virtuali. Per il momento sono perlopiù occhi testuali. Ma chi ci vieta di
dargli un corpo, anche se virtuale, costruendoci e personalizzandoci degli avatar grafici?
Nessuno. Tanto, poi, ciò che conta sono i contenuti. Tutte le forme sono solo un illusione.
È l'anima che deve manifestarsi.

IL CAOS È SOVRANO

Quindi per riassumere: il caos è sovrano, lo è sempre stato e sempre lo sarà. Non c'è
alcun bisogno di alimentarlo, si alimenta da solo, siamo tutti agenti del caos. E neanche di
liberarlo, perché nessuno può imprigionarlo. Il caos nasce in realtà dal sistema stesso.
Ordine e caos sono indissolubilmente legati e in continua evoluzione.

INTELLIGENZA CONNETTIVA

In una rete neurale, così come in una rete informatica, l'accrescimento della potenza e
della qualità di elaborazione non cresce proporzionalmente all'aumento dei nuovi neuroni-
nodi, ma piuttosto al crescere del numero di connessioni che si stabiliscono tra essi. Ciò
che possiamo provare a fare allora è cercare di dare un ordine al caos (e all'infocaos).
Costruire dei protocolli più funzionali. Tracciare delle mappe di orientamento. Mettere in
connessione corpi e menti. Illuminare la navigazione.

INTELLIGENZA COLLETTIVA

Si credeva che sarebbe bastato liberare l'infocaos per fare emergere una “intelligenza
collettiva”. Così non è stato. È emerso invece il lato oscuro: l' "information overload", il
sovraccarico di informazione (che produce disinformazione) e la ciber-psicopatologia
(varie forme di net-addiction e in generale un aumento dell'incomunicabilità e un
abbassamento nella qualità delle relazioni). Se non la riforniamo di intelligenza individuale,
di singolarità creative, più che un'intelligenza collettiva emergerà una sempre maggiore
“stupidità artificiale”.

GHOST IN THE MACHINE

Senza un'anima non ci sarà mai alcuna intelligenza. Allora diventiamo tutti più
responsabili. Animiamoci e ri-animiamoci. La rete non si fa da sola. Siamo noi la rete.
Ghosts in the machine.

(Pubblicato su Ecplanet 10-12-2006)

LINKS
Scientists examine how social networks influence behavior 22 marzo 2009

Cyberspace is the place

Buon Compleanno Internet

Cyberwar

Infowar 2.0

Giornalismo open source 2.0

Darknet

Information Overload

Intelligenza Collettiva

Web estetica

INTERNET GOVERNANCE