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APPENDICE PRIMA
LA VERIT DELLUMANO E LETOLOGIA
Di Carlo Sini

3.251 Konrad Lorenz, il padre delletologia, aveva ben chiaro il senso di questa nuova scienza, che
ebbe in Darwin il suo massimo precursore; esso concerneva non una qualche curiosit relativa
al mondo animale, bens lintento di pervenire a una pi profonda conoscenza delluomo. E la
verit dellessere umano ci che in gioco nelletologia, compreso il sogno di poterla aggiustare
a suo vantaggio.
Letologia sarebbe cos una sorta di auto-bio-grafia umana.
Scriveva Lorenz nel 1950 che letologia dimostra come, negli animali superiori, il comportamento
verso i propri simili sia determinato molto pi dalle componenti innate e molto meno da quelle
apprese dallambiente esterno. Che sfortunatamente questo si verifichi anche per luomo,
continua Lorenz, dimostrato dalla enorme sproporzione esistente tra gli enormi successi riportati
nel tentativo di dominare il mondo esterno e la schiacciante impotenza di fronte ai problemi
intraspecifici.
Le implicazioni filosofiche e morali di queste considerazioni di Lorenz sono evidenti. Gi Socrate lo
diceva: davvero forte non colui che sa dominare i propri simili, ma colui che sa anzitutto
dominare se stesso. Il che, secondo Lorenz, vorrebbe dire andare contro le proprie componenti
innate: impresa piuttosto ardua, se non disperata.

3.252 Irenus Eibl-Eibesfeldt, nella Prefazione del suo classico trattato (I fondamenti delletologia.
Il comportamento degli animali e delluomo, prima ed. 1966, seguita da 7 edizioni
progressivamente aggiornate e aumentate, tradotto da Adeiphi nel 1995) cos descrive la scienza
etologica: Letologia, cio lo studio comparato del comportamento, ha assunto negli ultimi anni
un significato che si estende molto al di l del dominio della biologia. La cognizione che gli
adattamenti filogenetici determinano in maniera definibile il comportamento animale ha fatto s
che anche le scienze dei comportamento delluomo studino in misura sempre crescente le basi
biologiche del comportamento umano.
Eibl-Eibesfeldt infatti uno dei massimi esponenti della etologia umana (La biologia del
comportamento umano, del 1984, e il molto noto Amore e odio, tradotto anchesso da Adelphi nel
1971).

3.253 Tutte le scienze relative al comportamento, continua lAutore, si basano sul fatto che il
comportamento degli organismi regolato da leggi determinabili e pu pertanto essere previsto,
se sono note un certo numero di circostanze. Ci significa che luomo e gli animali si comportano
secondo programmi prevedibili: rimane aperta la controversia su come questi siano stati
acquisiti.
Alcune scuole, ricorda Eibl-Eibesfeldt, persistono nel ritenere che sia gli animali sia luomo
apprendano la totalit del loro comportamento nel corso dello sviluppo giovanile. Insana
ostinazione, perch letologia ha definitivamente confinato questa tesi, dimostrando al contrario
che gli animali maturano via via una serie di comportamenti, in uno con il maturare dei loro
organi, sulla base di programmi di sviluppo ereditati filogeneticamente.
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E stata la biologia, conclude lAutore, a dare nuovi impulsi allo studio del comportamento, e oggi
possiamo ormai dare per scontato che in linea di massima possibile applicare al settore del
comportamento umano quelle ipotesi di lavoro alle quali si giunti con lo studio del
comportamento animale. Sappiamo che anche il comportamento umano condizionato in certa
misura da adattamenti filogenetici, e ci di enorme importanza sia pratica sia teorica per le
scienze delluomo: basti pensare alle implicazioni pedagogiche e sociologiche.
Si vede bene che Eibl-Eibesfeldt un brillante allievo di Lorenz; si vede bene anche limportanza
delle implicazioni delle quali parla: cos bene da suscitare non poca apprensione per il senso e i
destino delle scienze delluomo e delluomo medesimo che di queste scienze soggetto e
oggetto.

3.234 Il comportamento, dunque, condizionato dagli adattamenti filogenetici (come si sa, la
filogenesi concerne la specie, lontogenesi lindividuo). Gli adattamenti sono a loro volta il frutto
delle variazioni selezionate dallambiente e poi trasmesse tramite lereditariet genetica. Una
certa figura comportamentale emerge casualmente, per libera variazione; lambiente mostra di
gradirla, cio la seleziona, ovvero favorisce la sopravvivenza degli individui che presentano quella
variazione. Essi la trasmettono ai loro discendenti. Pi o meno la cosa andrebbe cos.
Ora, i comportamenti ereditati presentano un decorso stereotipato di movimenti che potremmo
definire una disposizione innata.
Lindividuo, cio, li possiede gi alla nascita, sebbene essi entrino in funzione progressivamente,
col maturare dellindividuo medesimo. Per non dipendono dalle sue esperienze.
Letologia lo ha appunto dimostrato sperimentalmente, per esempio isolando un animale,
impedendogli dalla nascita qualsiasi apprendimento per prove ed errori e qualsiasi contatto con
individui della stessa specie, dai quali potrebbe apprendere per imitazione il comportamento
esaminato. Nonostante ci si osserva che lindividuo se ne mostra fornito. Bisogna quindi
concludere che, come lindividuo eredita certe strutture del corpo, cos eredita certi
comportamenti specifici: essi sono parte integrante della sua ontologia: le azioni istintive
sono parte di un animale al pari delle sue strutture anatomiche.

3.255 Naturalmente leredit filogenetica, presa cos in generale, non spiega tutto. Essa implica
una potenzialit di comportamenti definiti la cui effettiva attuazione esige per alcune condizioni
ulteriori.
In particolare, i meccanismi scatenanti innati (la capacit, filogeneticamente acquisita, di
rispondere in certi modi a stimoli o combinazioni di stimoli ai fini della conservazione della specie);
le disposizioni innate ad apprendere (per lo pi distribuite in certe fasi dello sviluppo
dellindividuo); i meccanismi motivazionali innati (quei meccanismi che provocano unattivit
spontanea negli individui, indipendente dallesperienza).

3.256 Nella Prefazione alla VII edizione del suo trattato lAutore ricorda in proposito la lunga e
aspra polemica con i behavioristi degli anni 50 e 60, polemica incentrata sullalternativa
nature/nurture, cio natura/cultura, o anche eredit/ambiente. soprattutto merito di Lorenz,
dice, laver chiarito il concetto di innato, intendendolo nel senso di adattato
filogeneticamente. E insomma il ricorso a Darwin la via regia per uscire dallimpasse.
Poi Eibl-Eibesfeldt ricorda i decisivi sviluppi delletologia in base agli studi neurologici, soprattutto
riferiti al funzionamento e alla evoluzione del cervello. Infatti le reti neurali possono raggiungere
la piena maturazione funzionale anche sulla base di istruzioni depositate sul genoma, cio con
uno sviluppo autonomo che in molti casi al riparo da influenze ambientali modificatorie.
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La struttura cerebrale, insomma, fornita di una preprogrammazione (le istruzioni depositate
sul genoma) che non ha come presupposto alcun apprendimento individuale. Senza bisogno del
concorso dellambiente, lindividuo sviluppa autonomamente abiti o comportamenti regolati dal
sistema nervoso centrale.
Proprio da tutto ci derivata lestensione delletologia alluomo, con collegamenti sempre pi
ampi e fecondi con le scienze umane.

3.257 Restano nondimeno molti problemi. Per esempio: quali sono le pressioni selettive
responsabili dello sviluppo di un programma comportamentale idoneo a svolgere certe funzioni?
Vale a dire: come si determina la idoneit della specie ad affrontare con opportuni
comportamenti il problema della sopravvivenza? E evidente che qui il tema del rapporto
allambiente e della lotta per la vita torna a essere importante.
Pi in generale si potrebbe osservare: mostrare che un comporta mento innato in un individuo
non spiega come la specie lo abbia acquisito; leredit fiogenetica rinvia semplicemente il
problema.
Sui problemi connessi alla idoneit si sviluppata, dagli anni 70 del secolo scorso, la
sociobiologia. Essa per esempio studia il rapporto tra costi e profitti per comprendere le scelte
selettive che si incarnano in comportamenti specifici.

3.258 Altro problema: quali sono le cause prossime del comportamento? Di ci si occupa in
particolare la neuroetologia, intesa come parte della fisiologia del comportamento. Essa per
esempio studia la derivazione degli impulsi nervosi che sono alla base del comportamento e mette
in opera tecniche sempre pi raffinate di stimolazione che arrivano a colpire persino singole
cellule nervose; abbiamo in tal modo una dimostrazione sperimentale delle cause immediate o
prossime di certi comportamenti.
Si aggiunga poi lo studio dei sistemi generatori che sono alla base delle coordinazioni motorie;
quindi lo studio volto a chiarire le vie di elaborazione delle informazioni che vanno dal ricettore ai
neuroni motori; infine lo studio dei neuropeptidi.
La scoperta dei neuropeptidi alla met degli anni 70 ha infatti profondamente rivoluzionato
letologia. I neuropeptidi sono neurotrasmettitori e ormoni cerebrali che promuovono o inibiscono
la disposizione alla risposta di determinate porzioni neuronali.

3.259 Queste e altre importanti vie di ricerca conducono dunque a dimostrazioni sperimentali
delle tesi di fondo delletologia e, come abbiamo letto, delle leggi del comportamento; ma cosa
significa dimostrazione sperimentale? Che cosa si propriamente dimostrato e in che senso?
Un primo spunto di riflessione lo ricaviamo proprio dalla esposizione che Eibl-Eibesfeldt riserva ai
neuropeptidi. A essi, dice lAutore, risale la responsabilit di quelle specifiche disponibilit
allazione che sono state oggetto di lungo studio da parte dei comportamentisti.
E chiara la stoccata polemica: avevano voglia i comportamentisti di moltiplicare i loro protocolli
osservativi del comportamento esterno degli animali: per quella via non avrebbero mai cavato,
come si dice, un ragno dal buco. La neuroetologia ha invece scoperto le reali cause interne del
comportamento osservato; essa in grado di stimolarle sperimentalmente e di farle funzionare a
piacere.
Ora, che in certa misura e a certe condizioni possa farlo indubbio; ma cosa ci propriamente
significhi non problema che si possa risolvere alla leggera o alla breve, come in generale gli
etologi mostrano di credere.

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3.260 Senza entrare per ora nello specifico della questione, osserviamo anzitutto che la parola
responsabilit riferita da Eibl-Eibesfeldt allazione dei neuropeptidi genera a dir poco
perplessit: vedremo che tuttaltro che un incidente isolato o casuale.
In generale poi si potrebbe suggerire che il passaggio da una descrizione comportamentale a una
descrizione neuroetologica non significa affatto il passaggio da unontologia (erronea e
inadeguata) a unaltra invece adeguata e reale (cos ragiona palesemente lAutore); si tratta
piuttosto dei passaggio a un nuovo sistema di scrittura e a nuovi oggetti congrui con esso.
Gli etologi, interamente catturati dal loro ingenuo realismo naturalistico, non se ne rendono
affatto conto e cos mischiano tranquillamente e nel modo pi bizzarro terminologie antiche e
recenti, scritture della filosofia, della psicologia e delle scienze biologiche, chimiche e fisiche,
dizioni sperimentali, modi di dire e pregiudizi del senso comune e cos via; per chi ha conservato
un po di orecchio e un po di buon senso, lo spettacolo a dir poco stupefacente e, a tratti,
esilarante.

3.261 Ricordiamo ora, in modo molto sintetico, alcune nozioni teoriche essenziali, cominciando dal
termine stesso di etologia.
Si tratta dello studio comparato del comportamento tra animali e tra animali e uomo. La sua base
filosofica, scrive Eibl-Eibensfeldt, il realismo critico, il suo orientamento in senso neo-
darwiniano.
Linfluenza di Darwin evidente; senza lapparato concettuale creato da Darwin nessuna etologia
scientifica sarebbe oggi pensabile.
Il riferimento al realismo critico di Popper lascia invece francamente di stucco: possibile che una
vera e propria scienza possa ritenere di basarsi sui pensieri tanto modesti oltrech problematici di
un cos modesto e, complessivamente, irrilevante filosofo, o meglio filosofo della scienza?
Nonostante alcuni indubbi meriti, soprattutto, per non dire esclusivamente, interni ai dibattiti
della epistemologia contemporanea, cio di un settore particolare, anche se certo interessante,
degli sudi filosofici, lopera di Popper per piena di ingenuit, di sciocche presunzioni, di vacui
soprassalti polemici, di vere e proprie bestialit riferite a Hegel o a Platone e via dicendo.
Intanto il realismo critico mutuato dalletologia appare davvero poco critico nel momento in cui
dichiara di studiare comparativamente il comportamento animale e umano, ma non si sogna di
riflettere sul suo stesso comportamento interpretante (forse pi di Popper, sarebbe servito
Peirce). E evidente che letologo eredita i comportamenti teorici di Darwin, e poi, ritiene, di
Popper; non c dubbio che anche questi sono effetti e prodotti del comportamento umano.
Quindi, nella migliore delle ipotesi, un certo comportamento umano studia, o ritiene di studiare, il
comportamento umano. Non varrebbe la pena di rifletterci e di dirne magari qualcosa?

3.262 Veniamo alla nozione cli comportamento: si tratta, per letologo, di atteggiamenti o di serie
di atteggiamenti delimitati e svolgentisi nel tempo.
Letologia per, dice Eibl-Eibesfeldt, non pu procedere come si fa con un preparato anatomico;
cio non pu isolare un comportamento e tenerlo fermo come se fosse un documento
permanente da esaminare. Nelle sue prime fasi storiche letologia si serviva della descrizione
verbale e del disegno. Oggi pu giovarsi delle riprese cinematografiche sonore, il che consente di
tradurre il decorso temporale del comportamento ripreso in strutture spaziali permanenti.
E certamente apprezzabile lo scrupolo metodologico di tali osservazioni; c infatti una differenza
rilevante tra il comportamento in carne e ossa e la sua traduzione artificiale (disegno o film che
dir si voglia). Viene per completamente ignorato e saltato un ulteriore problema di fondo, e cio
il fatto che la preliminare traduzione viene operata dal linguaggio e dalla percezione umana
delletologo: soglia interpretativa da tempo immemorabile compromessa col comportamento
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animale; e del resto, gi parlare di comportamento, di atteggiamenti non forse una
evidente trascrizione artificiale?
Il problema ha aspetti analoghi alla trascrizione dei miti, per esempio mediante registratore,
operata con beata inconsapevolezza dagli etnologi, come se la trascrizione e il racconto fossero
oggetti omogenei e scambiabili.

3.263 In linea di principio, osserva poi lAutore, anche il formarsi di un organismo un processo o
una sequenza di eventi, i cui movimenti di crescita potrebbero essere studiati come
comportamento.
Perbacco, se in linea di principio questo fosse vero o accettabile, allora anche le bollicine di gas
del nostro esempio potrebbero essere studiate come un comportamento; e se non cos, dove sta
la differenza?
Se diciamo che anche la cellula ha un comportamento, dobbiamo dirlo anche di un
neuropeptide o di un enzima? Perch non anche, allora, di un elettrone o di una galassia? La
questione sconfina in palesi assurdit.
In base a questa linea di principio si perde totalmente la specificit della nozione di
comportamento e si cade in un monismo neocartesiano che non sembra per nulla lontano dal
realismo fisicalistico di Skinner (dico neocartesiano perch, eliminata la res cogitans, viene
pienamente mantenuta la res extensa di cartesiana memoria).
Il punto che la nozione di comportamento esige, per avere senso, un riferimento al finalismo o
almeno al funzionalismo. Ma lapproccio metodologico di tipo scientifico consiste precisamente
nel presupporlo (questo finalismo) per negarlo, cio per trascriverlo in accadimenti privi di finalit
(che sarebbero la causa nondimeno responsabile del comportamento).

3.264 Al limite sembra che lunica finalit conservata dalletologo nel suo quadro concettuale
generale sia lidea della sopravvivenza tramite adattamento, intesa peraltro come effetto
non-finalistico della selezione dellambiente. La sopravvivenza, cio, non intenzionale (direbbe
Darwin) ma casuale. Per caso gli animali si ostinano a voler sopravvivere. Non mutano
geneticamente per sopravvivere; mutano a caso e, guarda caso, allora sopravvivono.
Uno strano ragionamento; ma ogni altro ragionamento sarebbe appunto non scientifico. Fare
scienza consiste appunto nelloperare siffatta trascrizione cartesiana. Forse che anche labito
scientifico un effetto del caso? Quindi un inconsapevole e involontario mezzo per sopravvivere?
Nietzsche era arrivato a supporre appunto qualcosa del genere; sintende: con una certa
intenzionale ironia.
Resta il fatto che il reale punto di partenza delletologia un comportamento finalizzato:
finalizzato a studiare il comportamento degli animali e delluomo cos da comprenderlo. Cos
allora la comprensione o la conoscenza scientifica? Se un comportamento (ed davvero difficile
negare che lo sia), esso dovrebbe essere selezionato come ogni altro ai fini della sopravvivenza; e
allora conoscenza e realismo critico vanno a fondo, nelle loro pretese di descrivere il mondo
com.
Il fatto che comportamento una nozione etica, non immaginariamente teoretica o
ontologica (anche queste sono infatti nozioni ultimativamente etiche, cio connesse a un
comportamento).

3.265 Etogramma: il catalogo di tutti i modi di comportamento propri di una certa specie
animale (o delluomo). Esso si compone di unit di comportamento: unit funzionali costanti
nella forma; n troppo piccole (cio cos povere di caratteristiche da non essere differenziabili), n
troppo grandi (cio troppo variabili). Per esempio il raspare, il rodere, il rizzare testa e coda ecc.
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Si noti: il cosiddetto etogramma si modella interamente sulla universalit oggettiva del concetto; il
quale a sua volta il prodotto di quello stacco della parola che accade con lavvento della pratica
alfabetica: il raspare, il rodere, esattamente come i socratici il bene, la virt ecc. E alla
luce del concetto che il comportamento animale viene analizzato, scomposto, isolato in parti
essenziali, tradotto insomma entro la pratica del pensare logico-definitorio.
In altri termini: losservazione del comportamento animale preventivamente messa a fuoco a
partire dalla griglia della logica del concetto (letologo, come tutti i suoi colleghi scienziati del
resto, assolutamente ignaro di questa eredit metafisica). E presupponendo questo abito
dellinterpretante, derivato da pratiche cos antiche e familiari da apparire ovvie (cio congruenti
alla supposta realt in s del comportamento), che losservazione viene condotta.
Si tratta in realt di un sistema di trascrizione che ha una sua legittimit interna, perch se si vuole
definire il comportamento inevitabile e necessario ricorrere alla scrittura logica; inoltre tale
legittimit si fonda anche su quelle solidariet esterne che legano il corpo umano sia al corpo
animale, sia agli sviluppi semiotici e poi logici degli abiti vocali.
Illegittima per lestensione dei risultati osservativi e descrittivi a una immaginaria ontologia
dellanimale in s, cio alla pretesa di mostrare che lanimale fatto cos (in realt fatto o
ridotto cos proprio dalla ed entro la pratica etologica). Non esiste in s, tanto per dire,
lesperienza del raspare per lanimale; questo rilevamento analitico e questa traduzione logico-
concettuale sono estranei allesperienza dei suoi incontri di mondo, che ci restano pertanto
largamente incomprensibili come incomprensibile per il mio cane il mio atto di dispormi a
scrivere al computer.

3.266 Dopo questi succinti riferimenti, torniamo al testo di Eibl Eibesfeldt. Letogramma viene
tradotto dagli etologi in descrizioni minuziose, in disegni, schemi, fotogrammi, registrazioni,
accompagnate dallefficace uso del rallentamento che consente una osservazione capillare spinta
sino ai pi piccoli dettagli.
Sulla base dei dati di osservazione raccolti letologo procede a una elaborazione statistica mirante
a costruire schemi funzionali che consentano di formulare ipotesi circa la costante essenza
delletogramma e di controllarle sperimentalmente. Per esempio si possono cos formulare gli
schemi funzionali che governano la cova delle uova da parte del gabbiano; essi si riducono, grosso
modo, a due: 1. stare accucciati sul nido cos e cos; 2. esercitare a intervalli regolari movimenti di
pulizia e di ispezione intorno al nido cos e cos.

3.267 C per un problema, ed che spesso, dice lAutore, si descrivono i moduli di
comportamento secondo la loro funzione. In tal modo per losservatore colpito pi
dallobiettivo finale che dai movimenti coordinati compiuti per raggiungerlo. Raccogliere
materiale o costruire il nido sono termini funzionali: essi presuppongono per gi una
interpretazione da parte dellosservatore; un simile procedimento pertanto rischioso.
Lo scrupolo metodologico qui espresso mirerebbe pertanto a una sorta di epoch professionale
(direbbe Husserl): sospensione delle cause finali che sono implicite nella osservazione diretta e
ingenua delletologo; lui sa che si tratta di costruire il nido; ma lanimale lo sa? e in che
senso? Non si deve appunto appurare il senso dei suoi comportamenti senza presupporlo noto?
Magari la costruzione del nido il frutto involontario o inconsapevole della coordinazione analitica
di movimenti che si sono innestati luno nellaltro come i pezzi di un congegno meccanico,
governato dallambiente e dallereditariet, senza alcuna idea dello scopo finale (come mettere
tutte le parole del vocabolario in un computer e ricavarne, per combinazione logico-matematica,
la Divina commedia).
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Questo proprio latteggiamento di sospensione che lo scienziato deve assumere per ottenere
appunto informazioni rigorosamente scientifiche (cio, si direbbe, rigorosamente prive di senso).

3.268 Questo scrupolo metodologico per, a dir poco, modesto, e in sostanza unicamente
funzionale ai fini della predecisa ragione analitica dello scienziato, cio al tipo di volont di
verit che lo guida. Scrupolo che si preoccupa della pagliuzza e resta cieco alla trave.
Infatti facile vedere che ben altro presupposto nellabito osservativo delletologo. Un intero
mondo interpretato fatto agire nelle sue pratiche linguistiche, percettive, ideologiche ecc.,
come potremo osservare anche in seguito. Il comportamento animale tacitamente inserito in un
supposto e immaginario mondo-ambiente oggettivo comune (a lui e a noi); in realt si tratta di
quel mondo in s che interamente costituito dalle pratiche teoriche e in base alle nostre
pratiche di vita, di percezione, di linguaggio ecc. Per di pi sul fatto della interpretazione, su
cosa significhi interpretare, nulla domandato, ricercato e saputo. Dellabito interpretante
delletologo e del suo complessivo abito umano, con le sue specifiche figure culturali e storiche,
di queste imponenti soglie e dei loro decisivi stacchi assoluto silenzio.

3.269 Veniamo ora ad alcune osservazioni pi riavvicinate. Partiamo dalle capacit innate relative
alla coordinazione ereditaria. Si tratta, dicono gli etologi, di movimenti riconoscibili di forma
costante: movimenti non appresi e caratterizzanti lanimale al pari dei caratteri morfologici.
Naturalmente per parlare di coordinazione ereditaria non basta che i movimenti in questione
siano stereotipi, perch anche capacit apprese lo diventano (come per noi guidare lautomobile o
farsi la barba). Che si tratta di coordinazione ereditaria deve dimostrarsi sperimentalmente.
Bisogna cio arrivare a evidenziare delle strutture neuromotorie presenti nellanimale come suo
patrimonio ereditario.
Il pulcino alla nascita, per esempio, presenta queste capacit innate: correre, raspare, bere,
pigolare per richiamare la chioccia, nascondersi allapparire di un rapace ecc. Invece lanatroccolo:
correre in acqua, nuotare, setacciare il fondo col becco, ungere le piume ecc.
Anche se luovo dellanatroccolo viene posto nella covata della chioccia e da lei adottato, appena
nato lanatroccolo vuole buttarsi in acqua; invano la chioccia, che ha orrore dellacqua, tenta
disperatamente di impedirglielo.
Si ricordi che alcuni moduli, bench innati, cio ereditari, non si presentano alla nascita, ma si
sviluppano e si manifestano pi tardi.
Esempio: i movimenti di corteggiamento delle anatre; anche unanatra allevata in completo
isolamento, nellepoca della maturit sessuale sa immediatamente porre in opera i movimenti di
corteggiamento.
Le coordinazioni ereditarie sono cos tenaci che continuano a manifestarsi anche quando hanno
perso ogni significato per la sopravvivenza dellanimale. Per esempio i cani nascondono un osso in
una stanza e poi muovono il muso in modo caratteristico come se volessero nasconderlo
ricoprendolo di terra; terra che l non c e che magari non hanno mai visto. Oppure girano a lungo
su se stessi prima di accucciarsi sul pavimento, come se vi fosse dellerba da schiacciare
preventivamente: situazione che essi ignorano e che hanno semplicemente ereditato da lontani
predecessori.

3.270 Arriviamo cos alle tassie: movimenti di orientamento che accompagnano le coordinazioni
ereditarie: a differenza di queste, che si pongono in atto autonomamente e indipendentemente
dalla situazione esterna, le tassie abbisognano di stimoli che continuamente le dirigano.
Ora, lazione istintiva precisamente una combinazione di coordinazioni ereditarie e di tassie; ne
possono derivare serie assai complicate. Si per esempio calcolato che il ragno cupiennius salei ha
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a disposizione circa 6400 movimenti per tessere la sua tela. Li compie in serie, inflessibilmente,
anche se viene in vario modo disturbato. Per esempio il ricercatore distrugge il bozzolo o la piastra
basale della tela, dove si dovrebbero deporre le uova. Il ragno non ne tiene conto, non se ne
accorge, e prosegue imperterrito, sino a deporre regolarmente le uova (che naturalmente cadono
sul pavimento).
Oppure: il ragno viene trasferito dalla tela che sta tessendo a unaltra tela incompleta: non tiene
affatto conto della nuova situazione e delle sue necessit, ma continua la sua serie di operazioni
come se si trovasse ancora sul vecchio bozzolo.
Sono indubbiamente esempi impressionanti, ma perch sia possibile ricavarne davvero qualche
luce, bisognerebbe prima poter chiarire che cosa e come, o in quali situazioni, un animale pu
controllare operativamente, e in questo senso conoscere, ci che fa.
Per esempio: nuotare nel Mare del Nord a suo modo unazione intelligente, nel senso di mirante
a un fine; questo non implica conoscenze di tipo linguistico n il rendersi conto che si tratta di
unacqua con certe caratteristiche ecc.
Si immagini questo esempio fantastico. Supponiamo che un essere di cui non posso rendermi
conto e avere esperienza per me significativa (un marziano invisibile o qualcosa del genere)
sostituisca nella notte il mio computer con un altro del tutto simile. Per quello che sono in grado di
constatare, il mio stesso computer, dove tutto funziona come prima, compresi i segnali della
memoria. Ma lessere invisibile (e dispettoso) ha tolto completamente la memoria dal nuovo
computer: cosa di cui non posso in alcun modo accorgermi (tutto per me, dicevamo, funziona
come prima). Ecco allora che io riprendo il mio lavoro mattutino, allegro e laborioso, partendo da
dove lavevo lasciato e procedendo imperterrito sino alla stampa di fogli che risulteranno
naturalmente del tutto bianchi. Ora cosa penser lessere invisibile? Per saperlo dovrei conoscere
un po il suo comportamento, ma se un qualche tipo di etologo posso supporre che penser
qualcosa di simile a ci che pensa il suo collega del ragno.

3.271 In conclusione: il ragno in un universo di esperienza troppo diverso dal nostro, sicch il suo
non tener conto dei nostri interventi non mostra alcunch di positivo circa il suo
comportamento. Senza contare che gi discriminare il ragno, la tela e il suo ambiente solo un
nostro modo di esperire e di analizzare la situazione.
Di fatto noi descriviamo il suo fare per differenza dal nostro: di qui che ricaviamo nozioni come
meccanismo fisiologico, patrimonio filogenetico, tassie rette da stimoli scatenanti ecc.,
prendendo queste cose come realt in s del ragno e del suo mondo. In parole povere, stiamo
ripetendo loperazione di Socrate relativamente alle sue gambe, ridotte a puro strumento
meccanico per differenza dalla nozione di anima; ed in effetti questa operazione socratica a
costituire il primo germe dellabito conoscitivo scientifico.

3.272 Vediamo un esempio di tassia. Loca selvatica cova le uova. Un ricercatore prende un uovo
dal suo nido e lo pone fuori di esso, a breve distanza. Loca allora si alza e lo recupera, spingendolo
col becco verso il nido. Nel far ci, esegue anche accurati movimenti di bilanciamento con le
zampe e col corpo. Loca procede camminando allindietro, tenendo luovo sotto controllo con il
ventre e con le zampe.
Se, mentre impegnata in questa caratteristica camminata, le sottraiamo luovo, loca continua il
primo movimento col becco, a vuoto sino al nido. Scompaiono invece i movimenti di
bilanciamento.
Conclusione: il primo movimento (che non necessita di stimoli esterni) una coordinazione
originaria; il secondo invece una tassia: anchessa un movimento innato (non appreso), ma
abbisogna di stimoli esterni scatenanti per instaurarsi e mantenersi.
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Sarebbe nondimeno necessario chiarire preliminarmente che e in che senso comportamento e
controllo del comportamento non sono il medesimo. Indubbiamente loca non agisce come agisce
per distrazione, ma certo il suo comportamento incontrollato pu ricordare la vecchia storiella
del signore che in un tram molto affollato infastidiva tutti con la postura del suo braccio destro
rigidamente arcuato in fuori, il pugno tenacemente chiuso sui fianco, sino a che gliene viene
chiesto il motivo e il signore, abbassato lo sguardo, esclama: Accidenti! Ho perso languria!.

3.273 Vediamo ora la fondamentale nozione di adattamento. Secondo Lorenz i comportamenti
innati e la maggior parte delle strutture corporee sono funzioni al servizio della idoneit (fitness),
cio alla capacit di sopravvivere.
Ottengono questo risultato in quanto si modellano su condizioni importanti per il loro scopo e
rispecchiano pertanto una realt che al di fuori del sistema adattativo. Per esempio si pensi allo
zoccolo del cavallo che riproduce le caratteristiche della steppa; oppure al mimetismo degli insetti
foglia. Ma ecco come esprime la cosa il nostro Eibl Eibesfeldt con alcune frasi caratteristiche; le
citiamo segnalando in corsivo alcune espressioni.
Ogni adattamento dunque una rappresentazione che presuppone una interazione col suo
modello. Il sistema adattato deve essersi pur confrontato col suo ambiente in qualche momento
della sua storia e deve averne pur ottenuto le informazioni opportune. Oltre che per
apprendimento diretto, ladattamento pu essere il risultato dello sviluppo filogenetico. In questo
caso le varianti del fenotipo originale per mutazione saggiano lambiente in modo analogo
allapprendimento individuale per prova ed errore (linformazione ottenuta viene immagazzinata
nel sistema nervoso centrale). La selezione esclude chi ha un patrimonio genetico inidoneo. Essa
dunque il maestro che consente allesperienza della specie di essere conservata nel genoma e
quindi decifrata nellontogenesi.

3.274 Si gi compreso il senso della messa in corsivo: si tratta di espressioni, non soltanto
problematiche, ma addirittura del tutto fantastiche e insensate, costituenti un campionario non
poco ridicolo di pseudospiegazione scientifica.
Solo qualche rapida osservazione. Che un adattamento sia una rappresentazione asserzione
che non ha senso alcuno, se non si chiarisce preventivamente cosa si intende col termine
rappresentazione: il che un problema secolare della filosofia del quale la psicologia o le
neuroscienze sono lontanissime non solo dal possedere la soluzione, ma anche solo di intendere
appropriatamente la via di accesso.
Linterazione del modello che si confronta con lambiente: ecco di nuovo un dire privo di
senso; chi, cosa, come si confronta? Cosa poi significhi ambiente esterno allorganismo cosa
tutta da spiegare. Organismo e ambiente sono nozioni correlative e rispecchiantisi. Non ci sono
invece individui-sostanze che starebbero in un ambiente-oggetto esterno e ai quali si
aggiungerebbero comportamenti. Comportamento, individuo, ambiente sono nozioni
correlative e come tali vanno pensate. Lambiente oggettivo esterno poi, come si gi osservato,
nientaltro che una costruzione intellettualistica umana, troppo umana.
Che i sistemi adattati abbiano una storia (cio unevoluzione) qualcosa che ha senso stabilire
solo a partire dallo stacco dellinterpretante umano. Che essi ne ricavino poi delle informazioni
un desolante esempio (purtroppo ormai diffusissimo nelle scienze biologiche e non solo
biologiche) di acritica ingenuit di linguaggio: a dir poco un dire metaforico e traslato, ignaro della
soglia di senso delle pratiche di parola (dei giochi linguistici, direbbe Wittgenstein) che usa. Un
dire che nasconde dei problemi irrisolti, problemi che non si ha la minima idea di come impostare
per sperare di risolverli; posto naturalmente che li si voglia risolvere e che il dire ci che si dice
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rivesta un qualche reale interesse e non sia la sbrigativa copertura ideologica della tecnica
sperimentale che si pone di fatto in opera e per la quale si ha unicamente interesse.
Saggiare lambiente, ottenerne uninformazione e infine immagazzinarla nel sistema nervoso
centrale: una sequela di stupidaggini che si commentano da sole. Chiss chi il saggiatore e chi
il magazziniere. E come far a distinguere le cose che compongono il sistema nervoso centrale
dalle cose che compongono linformazione da immagazzinare. E di quali etichette si servir per
indicare il luogo di immagazzinamento.
Maestro ed esperienza della specie sono posti tra virgolette, segno che anche chi scrive ha avuto
sentore di stare dicendole grosse. Ma non si potuto impedire il decifrata: se vi
uninformazione bisogner pure decifrarla; ma chiss chi decifra e come linformazione nel
magazzino del cervello, a beneficio dellontogenesi.


3.275 Di questa incredibile confusione di linguaggi (e di pensiero) si reso conto letologo D.S.
Lehrman. Nel 1970 egli ha esemplarmente scritto: Dire che un modulo comportamentale (o una
struttura) innato se stampato nel genoma o, in gergo pi moderno, codificato nel DNA, pu
essere confortante, nel senso che se ne ricava la sensazione di aver compreso pi a fondo il
problema. Esistono, naturalmente, contesti in cui queste espressioni hanno un significato, ma io
credo che liberarsi del problema dello sviluppo ontogenetico con luso di tali termini, dia un
conforto e una soddisfazione fittizi, dovuti allevasione o allaccantonamento dei problemi pi
difficili e interessanti concernenti lo sviluppo.
Eibl Eibesfeldt, che ha senzaltro il merito di citare questo giudizio critico, lo commenta poi in
maniera desolante: Questo tentativo di svalutare il concetto di innato, fondamentale in etologia,
non da prendere troppo sul serio, poich i biologi hanno da tempo e sovente sottolineato
limportanza di analisi ontogenetiche rigorose (...). La determinazione dellorigine di un
adattamento () un passo preliminare importante per analisi di questo tipo. Desolante e invero
da non prendere sul serio proprio questa pretesa risposta, che neppure comprende lobbiezione
alla quale vuole controbattere. In questione non il concetto di innato come tale, n il rigore
metodologico delle analisi sperimentali dedicate allontogenesi; in questione il quadro
concettuale, del tutto improprio e problematico, entro il quale la sperimentazione etologica si
svolge.
Daltra parte, se la questione quella dellorigine, il problema rimbalza dallontogenesi alla
filogenesi senza trovare soluzione e neppure una impostazione sensata.
Mostrare per esempio che api allevate in totale isolamento, messe insieme eseguono
perfettamente la caratteristica danza scodinzolante con la quale si scambiano informazioni per
raccogliere il nettare, sicch si dice che questo comportamento in esse innato, cio
filogeneticamente adattato, non spiega come la specie abbia originariamente acquisito labito di
cui si parla.

3.276 Con la nozione di fattori motivanti concludiamo la nostra breve rassegna. La nozione riveste
particolare interesse perch solleva la questione delle motivazioni. Anche il nostro cammino
part di l: il fiume, osservavamo, non intende scendere a valle, i cervi invece s; quindi il
comportamento del fiume senza significato ecc.
Lorganismo, dice Eibl Eibesfeldt, reagisce agli stimoli esterni; ma essi non giungono a un
organismo totalmente impreparato, bens a un organismo predisposto. Lorganismo infatti
dotato di una disponibilit allazione e questa disponibilit governata dal sistema nervoso e
dal sistema endocrino (stimolante e inibente).
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Una raffinata sperimentazione mira a stabilire i meccanismi sui quali si basano i
comportamenti appetitivi. Ovviamente tra queste due espressioni (meccanismi e
comportamenti) c unincompatibilit insormontabile, ma andiamo avanti. Le osservazioni e
gli esperimenti su animali intatti, scrive il nostro Autore, mostrano chiaramente che un essere
vivente non un automa costituito da riflessi (lobiettivo polemico qui manifestamente Skinner),
che attende passivamente larrivo degli stimoli ai quali reagire: la sua attivit anzi determinata
da impulsi interni e quindi da disposizioni specifiche (il
che sarebbe allora come dire che un automa interno!). Si tratta quindi di scoprire i
meccanismi che suscitano o fanno cessare un comportamento dopo che questo sia stato
attivato.

3.277 Proviamo a esemplificare il tipo di spiegazione logica che sottende la nozione di fattori
motivanti con un esempio di comportamento umano: quello di un pianista che sta eseguendo una
sonata di Beethoven.
Si tratterebbe anzitutto di notare come lo strumento stimoli di continuo le sue mani, i suoi occhi, i
suoi piedi: se perdesse queste cinestesi non potrebbe porre in opera le sue tassie ecc. Poi sono da
immaginarsi una serie di impulsi interni che stimolano e insieme inibiscono i suoi comportamenti.
Per esempio inibiscono alla sua voce di cantare ci che suona, sebbene sia continuamente tentato
di farlo (come il vecchio Glen Gould in certe sue registrazioni), e sebbene magari lo faccia
silenziosamente. In pi va aggiunta una certa predisposizione genetica (anche il nonno era
musicista) ecc. Questa descrizione ci appare subito, non solo insufficiente, ma francamente
insensata: sarebbe questo e altro del genere che accade quando un pianista suona Beethoven? Ma
va il solo pensarlo ridicolo. Certo, un uomo, si dice, non un animale. Ma cosa ha in pi? La
cultura? lanima? lo spirito? Queste parole di per s non spiegano nulla.

3.278 Si comprende che un etologo non possa che porsi il problema delle condizioni biochimiche
anche della coscienza e dellanima: lunico modo in cui il suo dire si configura ai suoi occhi come
scientifico, data la sua conformistica adesione alle opinioni culturali del suo tempo e dei suoi
colleghi.
Ci non toglie che anche le sue identificazioni biochimiche concomitanti sono infine spiegazioni
che non spiegano nulla. Tutto ci che sembra sensato dire che egli trascrive altrimenti la
situazione.
E in effetti lesperienza che il pianista fa del suo suonare (e noi nellascoltarlo) non ha nulla in
comune con gli elementi trascritti etologicamente: sarebbe come ridurre la sonata di Beethoven
a una serie di equazioni acustiche.
Inoltre gli elementi etologici non possono spiegare linsorgere filogenetico alla disposizione
musicale: la biochimica non pu far nascere una nuova sonata di Beethoven (tuttal pi un
computer pu imitarla), n pu far nascere un nuovo Beethoven, cos come non pu indurre un
nuovo comportamento in un animale.
Questo non significa che allora sia sensato ricorrere allanima e ai valori spirituali. Significa
invece che tutto il problema male impostato e non consente soluzione tra i due estremi,
entrambi insufficienti, della materia e dello spirito. Nientaltro infine che la vecchia strategia
dellanima nata con Socrate e Platone.

3.279 Consideriamo ora un esempio di comportamento appetitivo. Nel cane il comportamento
appetitivo ricerca dellacqua scatenato da osmorecettori situati nellipotalamo, ma anche
frenato da stimoli inibitori che segnalano la pienezza dello stomaco.
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Ora, possibile dimostrare sperimentalmente lesistenza di questi elementi (osmorecettori,
stimoli inibitori), per esempio operando nel cane una deviazione (per dirla eufemisticamente; in
realt si tratta di esperimenti alla Mengele): lacqua non si ferma nello stomaco, ne defluisce di
continuo, ma gli stimoli inibitori fermano ugualmente il comportamento appetitivo; oppure, al
contrario, se stimolato in modo appropriato, il cane continua a bere, pur avendo lo stomaco pieno.
Scrive Eibl-Eibesfeldt: Quando parliamo di fattori motivanti, ci riferiamo alla totalit del
meccanismo fisiologico che attiva un animale in modo specifico, e non a una struttura di fattori
causali nellanima.
Lanima come causa effettivamente non spiega nulla; ma la pretesa totalit del
meccanismo parimenti un non senso. Se diciamo il cane avverte la sete e per questo si dirige
alla fontana per bere, ci stiamo riferendo, volenti o nolenti, a una qualche forma di coscienza;
sentire la sete, dirigersi alla fontana per bere non possono comprendersi in termini di
meccanismo, totale o no (la nozione di totalit oltretutto impropria se applicata a un
meccanismo: anche uno scienziato dovrebbe saperlo). Letologo semplicemente sostituisce il
supposto elemento causale intenzionalit dei comportamento con i meccanismi scatenanti;
questa trascrizione eminentemente operativa ed operativamente efficace, il che
certamente importante, ma quanto a spiegare, non spiega nulla.

3.280 Detto in generale: non bisogna mai confondere il sapere per fare dal sapere per
comprendere. Si pu essere capaci di tenersi a galla nel Mare del Nord; pare che persino un
infante, in condizioni tranquille, saprebbe farlo; questo non significa affatto comprendere quello
che si sta facendo e che tale fare ha un fondato motivo di essere riferito a qualcosa come il Mare
del Nord.
Nella pretesa comprensione delletologo c invece una lacuna insormontabile: come si possono
infatti connettere meccanismi chimici e sensazioni? Questi oggetti sono tra loro incongrui e
nessun riduzionismo materialistico o spiritualistico potrebbe risolverci il problema.

3.281 Scrive il nostro Autore: Per esprimere il dato di fatto dellesistenza di una spinta interna
allazione si adopera spesso, nelle descrizioni del comportamento, il termine pulsione o impulso
(Trieb) (...), ma si tratta solo di un termine descrittivo, a cui non corrisponde un concetto univoco.
In seguito per, parlando dei fenomeni biochimici che agiscono sul sistema nervoso, Eibl-
Eibesfeldt dice che neurotrasmettitori e neurormoni controllano specifiche disposizioni e umori,
anche in noi uomini. Per esempio queste determinate sostanze eccitano il desiderio di qualcosa
che manca e che biologicamente necessario (il corsivo mio). Cosa sarebbero queste
eccitazioni, desideri, mancanze: azioni reali o meri termini descrittivi?
Heidegger, in Essere e tempo, descrivendo lesperienza emotiva quotidiana dellesserci, diceva,
non senza arguzia e precisione fenomenologica: Lumore viene e va, perch? non si sa. Ora
evidentemente si sa, o si presume di saperlo; ma la spiegazione solo apparente, affidata com
a vaghe assurdit descrittive.
Il ricorso poi alla necessit (ci che sarebbe biologicamente necessario per sopravvivere) non
nemmeno descrittivo, ma si riferisce a una teoria scientifica: anche le teorie scientifiche hanno i
loro neurotrasmettitori?

3.282 Congediamoci dal Trattato di Eibl-Eibesfeldt con una citazione che un nuovo esempio di
come le pretese spiegazioni etologiche inclinino a metter capo a un insieme bizzarro, stravagante,
persino a tratti esilarante, di espressioni improprie, inopportune, incongrue, insensate,
certamente prive di qualsiasi rigore scientifico o non scientifico. La cosa interessante non per
tanto la documentazione del fatto in s (gli etologi si esprimono talvolta in maniera negligente e
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inaccettabile), quanto il fatto che, restando alla loro mentalit (cio a ci che essi ritengono che
sia scientifico), essi non potrebbero in alcun modo sostituire le loro espressioni improprie con
altre che siano invece proprie. Non per un difetto formale che Eibl Eibesfeldt si esprime in
questa maniera caotica e vagamente surreale; la sua scienza, il naturalismo dogmatico e
paradossale sul quale si fonda (compreso il realismo critico), che si trova nella strutturale
impossibilit di chiarire a se stessa il senso delle proprie enunciazioni ed eventualmente di
sostituirle con altre pi appropriate.
Ci limitiamo a mettere in corsivo i termini pi compromessi, lasciandone il commento alla
riflessione personale del lettore, che si ormai fatto esperto di come aguzzare locchio e
lorecchio. Gli animali non reagiscono passivamente agli stimoli esterni; anzi essi sono animati da
una molteplicit di sistemi motivanti interni che attivano di volta in volta specifiche appetenze.
Con comportamento appetitivo si indica il comportamento di ricerca che conduce lindividuo di
fronte a una situazione stimolante esterna determinata, quella che permette lazione finale
particolare, capace di soddisfare limpulso interno... I vari sistemi motivanti hanno natura molto
diversa: stimoli sensoriali interni, ormoni e attivit spontanea dei sistema nervoso centrale che
cooperano in molteplici interazioni determinando disponibilit specifiche di azione.
Se questa una descrizione e una spiegazione di cosa diavolo fanno gli animali, tanto varrebbe
affidarsi alla fantascienza o ai poeti.

3.283 Ricorreremo ora a una testimonianza per certi versi contraria a quella, senza dubbio
autorevole nel tempo, sin qui seguita: la testimonianza di un etologo che, per cos dire, si
ribellato alla pretesa della sua scienza di cancellare la coscienza animale riducendola a
meccanismi di vario genere. Istruttiva per noi la comparazione delle due testimonianze, in
quanto manifestazioni opposte delle difficolt nelle quali si dibatte la comprensione etologica
dellanimale e delluomo; manifestazioni a loro modo emblematiche, poich non risulta che la
situazione, da questo punto di vista, sia minimamente mutata in tempi recenti.
Linconsapevole pregiudizio naturalistico e il pi o meno consapevole riferimento a una filosofia
inadeguata assunta come supposto fondamento ultimativamente esplicativo, restano insomma
immutati.

3.284 Donald R. Griffin pubblic nel 1984 a Harvard il libro Animal Thinking, tradotto in Italia da
Laterza due anni dopo col titolo Cosa pensano gli animali. Intento dellAutore quello di
rinnovare linteresse scientifico per le esperienze mentali coscienti degli animali.
Griffin osserva giustamente che per un cinquantennio dopo la morte di Darwin ci fu un grande
interesse per il tema sopra enunciato; ma dopo la prima guerra mondiale esso decadde,
soprattutto per linfluenza dei Behavioristi, i quali si concentrarono piuttosto sulle risposte
automatiche e istintive, escludendo ogni riferimento a scelte coscienti negli animali.
Oggi, continua Griffin, gli sviluppi delletologia e della psicologia fanno sperare che si possa avviare
un approccio di tipo cognitivo che conduca a ipotesi verificabili e a metodi di studio obiettivi
relativamente al pensiero e al sentimento degli animali.
Per punto di vista cognitivo Griffin non intende la psicologia cognitiva in senso stretto; egli non
intende limitarsi a considerare lelaborazione delle informazioni (cio, si potrebbe aggiungere, a
quelle ingenue, ma non per questo innocenti, chiacchiere informatico-cognitiviste che vanno tanto
di moda); ci che intende proprio il riferimento alla esperienza mentale cosciente nelluomo e
negli animali: territorio sconosciuto e stimolante. E in effetti il suo lavoro anzi tutto rivolto a
dimostrare che un siffatto territorio, checch se ne dica o se ne pensi, c.

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3.285 Un argomento a favore della esistenza della coscienza negli animali, cio relativo a una loro
capacit di riflettere su bisogni e desideri, sta in ci: che la coscienza sarebbe un mezzo assai pi
economico per governare il comportamento che non quellimmagazzinamento di una massa
sterminata di informazioni genetiche e individuali, nonch la loro complicatissima elaborazione
meccanica, che gli studiosi di etologia suppongono e perseguono nelle loro sperimentazioni.
Abbiamo visto infatti come anche il semplice gesto di bere esigerebbe, secondo quelle teorie,
lambiccate serie di stimolazioni, inibizioni ecc.; sarebbe pi semplice se lanimale avesse in qualche
modo coscienza di voler bere.
La coscienza sarebbe allora un mezzo e un prodotto favorevole per levoluzione delle specie,
mentre le complicatissime elucubrazioni genetico-chimiche che gli etologi avanzano per negarla
sembrano essere in contrasto con la via pi semplice e diretta che la natura poteva seguire e che si
pu supporre abbia in effetti seguito.

3.286 Contro il dogmatismo scientifico che pregiudizialmente nega lesistenza della coscienza,
come nel caso famoso dei Behavioristi, Griffin pensa bene di citare Popper, il quale, nel 1974,
aveva scritto: Anche se questa filosofia behavioristica oggi di moda, una teoria della inesistenza
della coscienza non pu essere presa pi sul serio, secondo me, di una teoria della inesistenza
della materia.
Griffin se ne contenta, ma davvero questo giudizio che non pu essere preso sul serio. E
indubbio che coscienza e materia significano qualcosa (infatti sono significati), ma ci non
comporta affatto che a queste parole (e in generale alle parole) debba corrispondere una cosa
esistente, una cosa corrispondente, appunto. Questo un modo prefilosofico di porre il
problema. Dire: C la materia, c la coscienza, perbacco! Tutti lo sanno!, magari aggiungendovi
a riprova un bel pugno sul tavolo, non ha in filosofia unaria molto convincente.
Abbiamo compreso che il significato transita attraverso la soglia delle pratiche e anche delle
pratiche di parola, sicch cose e parole si fecondano reciprocamente in itinere; perci non ha
senso alcuno, fermandosi a una parola presa in astratto e in s, chiedersi se la cosa che la parola
significa esista o no. Ci resterebbe tra laltro lonere di spiegare il significato della parola
esistenza; non pare che la semplice asserzione Lesistenza esiste, perbacco!, accompagnata o
meno dal pugno sul tavolo, risolverebbe il problema.

3.287 Gli esseri umani non dubitano di pensare e di essere coscienti quando lo sono; ma dobbiamo
chiederci, dice Griffin, se quella classe importante di fenomeni che chiamiamo pensieri e
sentimenti si presenti solo negli esseri umani.
Griffin scalpita verso la risposta: non vede lora di mostrarci che no, che no! anche gli animali
pensano e hanno sentimenti; non ha invece alcun interesse a guardare la domanda e a chiedersi
cosa sta dicendo. Nemmeno immagina quanto sarebbe importante e anzi decisivo farlo. Infatti:
come si arriva a pensare che il mondo sia fatto di classi di fenomeni, tra i quali pensieri e
sentimenti? Questa in realt la vera domanda preliminare; se essa ci aiuta a comprendere i limiti
delle nostre stesse parole, allora comprendiamo anche che non ha senso alcuno retroflettere
ideologicamente sugli animali questa figura di arrivo della nostra maniera di pensare e di
esprimere il nostro aver coscienza del mondo. Con che diritto applichiamo ipoteticamente agli
animali pensieri e sentimenti come classi di fenomeni e pretendiamo poi di trovarveli o di non
trovarveli?

3.288 Griffin peraltro resta ben poco fedele alla espressione classi di fenomeni, che ha buttato l
tanto per dire o per inconscia abitudine gergale di chi frequenta ogni giorno il lessico scientifico.
Non ricorda neppure di averla usata e ci che invece realmente pensa si potrebbe sintetizzare cos.
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Ci sono quei fenomeni che sono il gatto; poi ci sono quei fenomeni che sono i pensieri della
padrona del gatto; essa per esempio dice a se stessa: Ecco il mio gatto. Insieme a questi ci sono
quei fenomeni che sono i sentimenti che la padrona del gatto prova nei confronti del gatto. Ora, la
domanda se anche il gatto in qualche modo pensa la sua padrona e nutre sentimenti verso di lei
(lei ne sicura).
Naturalmente Griffin, in accordo in questo con tutti i suoi colleghi, dimentica una quarta classe di
fenomeni: quelli costituiti dalla sua visione del mondo, cos come essa si esprime e si manifesta in
ci che precede. In breve e in parole povere: che c il mondo come immenso contenitore e ribalta
in s di tutti i fenomeni e di tutti gli eventi; che tra questi ci sono gatti in s, che forse hanno
pensieri e sentimenti (si tratta appunto di cercare di appurarlo da parte di noi in noi), e poi che
ci sono le padrone in s dei gatti, che di sicuro ce li hanno, perch ce lhanno detto e perch anche
noi abbiamo gatti, e cos via.
Di questo interpretante che pensa la situazione e che fa domande su di essa, di come esso si sia
formato attraverso innumerevoli stacchi e intrecci di pratiche, della sua legittimit descrittiva ecc.,
Griffin non si d pensiero e, pi esattamente, non ha pensiero.

3.289 Per anche Griffin pensa a suo modo che i fenomeni citati siano un risultato; infatti passa
subito a riferirsi al cervello e al sistema nervoso centrale: forse che esso ha qualche propriet di
base che permette lemergere della coscienza? Ecco la sua domanda. Prima di stupircene (e ce ne
sarebbe motivo), ascoltiamo la risposta: no, non conosciamo alcuna propriet del sistema nervoso
centrale che sia in grado di per s di permettere la coscienza o che ne sia la causa diretta; ma
allora, perch negare la coscienza agli animali?
Ecco, ora possiamo stupirci doppiamente: questo Griffin senza dubbio un tipo singolare. Il suo
ragionamento curioso, ma anche a suo modo sottile; in sostanza usa linesistenza di una
connessione qualsiasi tra sistema nervoso centrale e coscienza umana come presumibile prova di
esistenza della coscienza negli animali. Guardato con gli occhi della logica comune questo
ragionamento semplicemente un errore e una stravaganza, ma applicato agli etologi behavioristi
ha una sua efficacia.
In sostanza Griffin sta dicendo che lo sforzo delletologia di ridurre lanimale a un insieme di
meccanismi interni ed esterni, con lo scopo di mostrare che la presenza della coscienza non
necessaria per spiegarne il comportamento, non dimostra nulla. O riduciamo il pensiero umano al
funzionamento del sistema nervoso centrale (ma questo non sembra possibile n concepibile ed
comunque per ora una pura e gratuita fantasia), o ammettiamo che anche gli animali, quale che
sia o comunque funzioni il loro sistema nervoso centrale, possono avere un pensiero, cos come
accade agli uomini.
Conclusione di Griffin: bisogna quanto meno ritenere probabile che lanimale pensi a ci che sta
facendo almeno in qualche occasione.

3.290 Seguono quelle che Griffin chiama definizioni. Per comprendere di che si tratta, ci
limitiamo ad alcune citazioni essenziali.
Osserva per esempio Griffin che non siamo in grado di trasmettere a unaltra persona una
conoscenza completa di tutto ci che sperimentiamo. Se per questo, si dovrebbe aggiungere,
nemmeno a noi stessi. Ma cosa poi siamo in grado di trasmettere? Un conto dire che non siamo
in grado di tradurre in significati linguistici tutta la nostra esperienza; un altro che non siamo in
grado di far provare a unaltra persona lesperienza che facciamo o abbiamo. Cos come ignora
completamente il triangolo semiotico e la funzione dellinterpretante, Griffin anche confonde il
significato e levento dei significato (il significato di ci che abbiamo sperimentato e levento del
fatto che abbiamo sperimentato ci che abbiamo sperimentato: quale di queste due esperienze
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sta definendo come incomunicabile Griffin? e si rende conto del fatto che sono appunto due
e non la stessa cosa?).

3.291 Osserva ancora Griffin che i processi mentali e le esperienze soggettive sono estremamente
difficili da definire con precisione scientifica, principalmente per il fatto che ne sappiamo molto
poco.
Presa alla buona la frase ovvia e condivisibile, oltrech prudente e sensata; presa sul serio
rivela invece quel difetto di cui si gi parlato: essa d per scontato che ci siano delle cose
corrispondenti alle sue espressioni. Per esempio che ci sia qualcosa di reale equivalente alla
espressione processi mentali, che invece solo unespressione scientifica, il cui senso rimanda a
certe pratiche o modi di praticare il mondo e di parlarne. Lo stesso da dire della precisione
scientifica: procedimento il cui senso interno alla sua pratica (come numerare i pianeti o
contare i passi del sentiero, secondo certi nostri esempi) e non relativo a come sarebbe il mondo
in s.
Ci di cui sappiamo poco, quindi, anzitutto il senso e la genesi di ci che stiamo dicendo, e non
gli oggetti ai quali il nostro dire pretende di alludere e che suppone reali in s (per esempio,
appunto, questi fantomatici processi mentali).

3.292 Ma veniamo finalmente a una vera e propria definizione.
Scrive Griffin: Coscienza uguale percezione dei nostri stati mentali. Sorge subito una prima
difficolt: in che senso percezione differisce da coscienza? E se non differisce, come potrebbe
definirla? Daltra parte: che significa propriamente percepire uno stato mentale? Lavete
davvero mai percepito? (Se dite di s vuoi dire che siete dei Marziani). Ma poi: in che senso gli stati
mentali sarebbero propri? E se vengono percepiti, come potrebbero non essere propri? Ci sono
forse percezioni di stati mentali non propri?
E ancora: sentirsi allegri o adirati equivarrebbe a sentire uno stato mentale? Davvero, con tutta
la grazia e il rispetto possibili, queste non sono definizioni, sono stupidaggini alle quali il filosofo
non pu e non deve consentire (Wittgenstein infatti non le consentiva).

3.293 Eventi mentali, dice Griffin, sempre procedendo con le sue definizioni, possono causare
eventi non mentali e viceversa. E cos quello che per gli Occasionalisti, e non solo per loro, era un
oscuro problema (invero tuttaltro che risolto dalle filosofie e dalle scienze contemporanee) qui
viene semplicemente liquidato grazie a una semplice definizione: la cosa sta cos e tanto basta.
Inutile aggiungere commenti, salvo questo: spesso gli scienziati
rimproverano ai filosofi la loro ignoranza della cultura scientifica in senso tecnico. Hanno ragione.
Ma perch gli scienziati sarebbero giustificati nellignorare cos smaccatamente ogni cultura
filosofica?

3.294 Leggiamo ora due definizioni davvero incredibili. Un animale, dice Griffin, agisce di sua libera
volont, se e solo se (si noti la ridicola quanto superflua imitazione del gergo dei logici) la sua
azione volontaria (sic), e se essa pu scegliere liberamente il suo obiettivo (non comprendo la
necessit di questa aggiunta; forse voleva dire ovvero se...).
Seconda definizione: un animale ha consapevolezza di s se e solo se consapevole di se stesso
(appunto), ossia di eventi che hanno luogo in se stesso come qualcosa di diverso da qualsiasi altra
entit. Inoltre se cosciente dei suoi stati coscienti passati (si accorto che coscienza senza
memoria non possibile).
Se queste sono definizioni, la filosofia davvero esistita invano. Griffin dice di passaggio che ha
fatto innumerevoli stesure prima di arrivare a queste formulazioni, forse per esibire il suo scrupolo
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e il suo duro lavoro di ricercatore. Non oso neppure immaginare cosa potessero essere le
stesure precedenti, come, per esempio, potessero essere peggiori: la mia fantasia non da
tanto.
Come duso e dobbligo per scienziati, filosofi, ricercatori anglosassoni, allinizio del suo libro
Griffin ringrazia un mezzo reggimento di persone: quelli che hanno spronato, quelli che hanno in
vario modo contribuito, quelli che hanno letto, quelli che hanno corretto, quelli che hanno
discusso, quelli che sono stati larghi di consigli, quelli che hanno ospitato lautore per permettergli
di scrivere in pace la sua ricerca, quelli che hanno battuto pazientemente innumerevoli stesure di
questo lavoro, quelli che in casa editrice hanno corretto le bozze, le varie istituzioni e associazioni
che sono state provvide di fondi e di periodi sabbatici, sino alle solerti segretarie e agli immancabili
studenti e alle loro invariabilmente stimolanti domande. Non sembra che questo esercito di
persone abbia trovato nulla da dire circa le famigerate definizioni di cui sopra: un bel mistero
(comunque: beati loro, questi ricercatori doltre oceano, vien fatto di pensare a noi che siamo qui
in totale solitudine, a lavorare, quando possiamo, con un computer e un po di libri e nessuno che
si sogner di correggerci le bozze quando verranno e sar nondimeno un gran bel giorno).
Di una cosa per Griffin va sinceramente ringraziato ed di averci risparmiato il canonico,
indispensabile, onnipresente ringraziamento alla consorte. Non c, ho guardato bene; non c la
solita sacramentale frase: Questo libro non sarebbe stato scritto senza la generosa presenza e
collaborazione di mia moglie ecc. ecc., in senso materiale e spirituale ecc. ecc.. Da tempo simili
dediche sciroppose, fastidiose, un po ipocrite, talora estese persino agli innocenti e ignari
bambini, evidentemente sentite come obbligatorie, simpatiche e socialmente corrette, mi
hanno fatto avvertire ardentissimo il desiderio di poter leggere un giorno allinizio del saggio di un
Americano: Questo libro stato scritto nonostante la presenza (costante) di mia moglie.
Dispero ormai che quel giorno verr.

3.295 Dimentico di tutto quello che aveva detto a proposito della irriducibilit del pensiero e del
sentimento ai meccanismi del sistema nervoso centrale, in seguito Griffin se ne viene fuori con
la seguente definizione: la coscienza di un animale linsieme di tutti gli stati del suo sistema
nervoso centrale in cui esso cosciente di qualche processo neurale in se stesso.
A questo punto i tanto vituperati Behavioristi ispirano un senso di profonda nostalgia. Essi
cancellavano termini come percepire, pensare, sentire, ricordare, immaginare,
volere, perch, secondo loro, non esistono fatti del genere. E invero tutti questi sono significati
e la presenza di un significato non comporta di per s lesistenza difatti corrispondenti al
significato, per esempio fatti neurali coscienti, come mostra sciaguratamente di credere Griffin.
Almeno i Behavioristi non confondevano coscienza e stati del sistema nervoso centrale e non
immaginavano che si possa essere coscienti di un processo neurale in se stesso: espressione che
un capolavoro di assurdit.

3.296 Vediamo quello che Griffin chiama lapproccio materialistico alla esperienza mentale. Egli
scrive: Dar per scontato che comportamento e coscienza tanto negli animali quanto negli esseri
umani siano per intero il risultato di eventi che hanno luogo nel loro sistema nervoso centrale.
Come sconto non c male; per quel che sin qui se ne sa, si potrebbe allora dare per scontato
che la coscienza sia per intero il risultato dei moti dei pianeti: non sarebbe neppure unidea
tanto nuova. Ma vediamo pi in dettaglio.
La coscienza, dice Griffin, un risultato: in che senso? E forse un epifenomeno, come dicevano
un tempo i materialisti? E un effetto? e di che tipo e come? Non c risposta.
Eventi che hanno luogo nel sistema nervoso centrale: di che eventi si tratta? Eventi chimici? di
altra natura? Ma soprattutto: si pu aver luogo in un sistema? E che tipo di luogo sarebbe?
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Noi dallesterno diciamo che il cervello del signore di fronte ha certamente luogo nella sua testa;
ma i suoi eventi nervosi come sanno di aver luogo nella sua testa, ovvero nella loro? Avvengono
allinterno ma misteriosamente si vedono dallesterno?
Il loro sistema nervoso centrale: loro di chi? La coscienza sar anche un risultato, ma prima della
coscienza niente mio, tuo o loro.
II sistema nervoso centrale in s non pi mio del cappello che porto in testa. Che mio lo so io;
purtroppo lui non lo sa e accetta qualunque testa che se lo appropri.
O forse Griffin vuol dire che la coscienza cos intesa il risultato del suo sistema nervoso
centrale... risultato modesto, a dire il vero.

3.297 Se queste sono le premesse e le basi di partenza che Griffin si assegna per proseguire, vi
figurate il seguito (nel vostro sistema nervoso centrale)? Ci non toglie lutilit per noi di questa
incursione, come vedremo alla fine. E poi non dubitate: le enormit che leggiamo in Griffin non
sono affatto una sua specialit; le ascoltiamo di continuo nelle pi diverse occasioni, quando
neurologi, biologi ecc. stanno l a raccontarci, tranquilli, compresi e ignari, i loro lucidi.
Vediamo quindi alcune delle domande e delle questioni che Griffin ritiene importante
sollevare. Per esempio: possono gli animali riflettere su oggetti ed eventi? Sia che essi facciano
parte oppure no della situazione immediata? In che modo poi le esperienze mentali degli animali
si pongono in relazione a oggetti ed eventi nel mondo circostante?
Come si vede una volta di pi, Griffin (come dei resto tutti i suoi colleghi) d per scontato che ci
siano esperienze (come) mentali dentro lanimale e fuori il mondo, un mondo di oggetti e di
eventi in s.
In realt tutto questo in lui (nella sua esperienza mentale? Nei suo sistema nervoso centrale?).
In ogni caso si tratta di una concezione delle cose ingenuamente aproblematica e prefilosofica,
assolutamente inadatta a formulare correttamente domande del genere di quelle che si
vorrebbero perseguire.

3.298 Ma poi Griffin ci sorprende con unosservazione di raro acume. C la tendenza, dice, a
considerare gli animali come macchine, come robot non pensanti. E aggiunge: da cinquantanni la
psicologia usa, per spiegare la coscienza e il pensiero, lanalogia con i sistemi computerizzati:
coscienza non sarebbe nientaltro che informazione.
Bisogna denunciare, dice Griffin, questo molto diffuso errore del nientaltro che: come facevano
i fisiologi quando studiavano il funzionamento del cuore in analogia col funzionamento delle
pompe meccaniche: il cuore nientaltro che una pompa meccanica. Ecco, questo, da parte di
Griffin, davvero un colpo ben tirato.

3.299 Secondo alcuni, dice ancora polemicamente Griffin, lesperienza soggettiva al di l della
portata della ricerca scientifica.
Osserverei che costoro hanno, a loro modo, ragione. Rendere il soggettivo oggetto della ricerca
scientifica unoperazione senza senso, come aveva compreso Husserl.
Lesperienza soggettiva esige un tipo di comprensione filosofica che, come tale, oltre la
scienza e le sue astratte partizioni tra soggetto e oggetto. Loggettivit scientifica, dei resto, non
una cosa o unesperienza soggettiva, ma il risultato di un procedimento, di una pratica che
ha appunto lo scopo di produrre, come suo effetto interno, loggettivit. La sua immensa utilit
non giustifica per una traduzione ontologica dei suoi oggetti, come gi altre volte si
notato.
Ma poi Griffin aggiunge: linformazione, senza la coscienza di ci che sta accadendo, una
soluzione illusoria; e qui ha ragione di nuovo.
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3.300 Il compito della etologia cognitiva (cio di quella scienza ancora in embrione che Griffin
vorrebbe contribuire a promuovere) di avventurarsi al di l del confine della nostra specie per
cercare, dice, di cogliere informazioni soddisfacenti su ci che altre specie possono pensare o
sentire: e cos linformazione torna inaspettatamente in auge, e proprio nel modo meno
appropriato (ormai siamo abituati a queste docce scozzesi che Griffin ci propina).
Pensare e sentire sono, come sappiamo, significati complessi, risultanti da una sterminata catena
di soglie; ora, retrocederne lo stacco attuale come se fossero cose da ritrovare nellanimale
unidea dei tutto priva di senso.
Inoltre: quali mai informazioni possiamo cogliere nellanimale in relazione ai suoi
comportamenti? Tutte le informazioni le ricaviamo dal comportamento, cio dai suoi abiti di
risposta. Per esempio vediamo che lanimale adirato. Perch mai dovremmo aggiungere un
sentimento dira dentro di lui? Perch lira non sarebbe linsieme degli abiti posti in opera e
riflettentisi sulla soglia del loro evento come figura visibile?
Questa figura, come sappiamo, si proietta in avanti e, determinando le risposte di chi la riceve, si
riflette indietro sullanimale stesso, portatore di un abito transitante in continue evoluzioni di
senso. E cos che si produce la materia signata del cane irato, trasformando di continuo supporto e
contesto di senso. Questa descrizione vanifica pertanto ogni immaginaria ipotesi relativa a
supposti pensieri e sentimenti dentro lanimale.
Se poi parliamo di pensieri animali relativi allira, la retroflessione indebita dellosservatore umano
ancora pi evidente. Perch mai lanimale dovrebbe possedere pensieri coscienti (che
presuppongono quanto meno la pratica del linguaggio) in uno con la sua azione? Forse che,
cadendo nel Mare del Nord, dobbiamo pensare che stiamo annegando per metterci a nuotare?
Se cos stessero le cose, gli esseri umani sarebbero tutti annegati da un pezzo.

3.301 Veniamo ora a una gustosa annotazione. Scrive Griffin: nella natura dei filosofi esaminare
problemi importanti seguendo una logica esageratamente minuziosa, chiedendo di continuo che
cosa si intenda con certi termini o con i pensieri che li originano. E cos Griffin ha gi detto cosa
penserebbe di noi, se leggesse i commenti che facciamo al suo libro. Ha indubbiamente ragione.
Lesagerata minuzia delle pretese del filosofo sono forse un portato della minuzia dellalfabeto
(primo e unico sistema di scrittura che abbia abolito ogni ambiguit nella lettura), dalla quale
pratica ci di fatto derivata quella che Nietzsche chiamava tutta la nostra logica. Per anche
vero che noi saremmo pronti ad abbandonare la nostra minuziosit (poich in generale il filosofo
un animale coraggioso), se la sua non minuziosit risolvesse un qualche problema e ci aiutasse a
comprendere la nostra verit.

3.302 La parte pi efficace e affascinante del libro di Griffin quella nella quale, esibendo tutta la
sua maestria e sapienza etologica, egli ci propone numerosi esempi di comportamento animale
atti a suggerire la presenza di un pensiero cosciente. Ne riferiamo due.
Primo esempio. Lo scimpanz decide di andare a caccia (o per dir meglio a pesca) di termiti.
Allora strappa un ramo idoneo allo scopo e si apposta accanto a un termitaio. Infila con cura il
bastoncino nel foro di entrata dei termitaio: subito alcune termiti se ne accorgono e risalgono dal
bastoncino verso lesterno per vedere cosa succede. Allora lo scimpanz, pacifico, le trae a s col
bastoncino e se le mangia. Poi ripete loperazione, sino a che c qualche termite abbastanza
sollecita, curiosa o scema che abbocca. Finita la succulenta colazione, lo scimpanz getta via il
bastoncino (ignora larte economica di accumulare gli strumenti e del resto privo di tasche) e
se ne va soddisfatto per i fatti suoi.
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E evidente la complessit delle operazioni dello scimpanz: esse esigono progetto, coordinazione,
attenzione, precisione, senso continuativo del fine ecc., cio una capacit immaginativa che ha
rilevanti tratti di somiglianza con ci che noi chiamiamo pensiero cosciente.

3.303 Secondo esempio. Negli anni 30 cera luso, in Inghilterra, di depositare al mattino, davanti
al portone delle case, la bottiglia del latte, che gli acquirenti ritiravano al momento di far
colazione. La chiusura della bottiglia era costituita da un sottile tappo di alluminio.
Evidentemente una cinciallegra perfor col becco un tappo, eseguendo un gesto molto comune
per lei. Pot cos impadronirsi dello strato superiore di panna, che le risult evidentemente molto
gradito. La cosa si seppe in giro (intendo tra le cinciallegre) o per diretta visione o per una qualche
forma di comunicazione. Fatto sta che stormi di cinciallegre si mettevano in azione sin dalle prime
luci dellalba e razzolavano tutta la panna disponibile. Lazienda del latte dovette correre a ripari e
utilizzare tappi pi resistenti.
Anche qui le azioni finalizzate e intelligenti sono palesi: in qualche misura siamo indotti a dire
che le cinciallegre sanno quello che fanno.

3.304 Per Griffrin confonde in modo troppo disinvolto comportamento intenzionale e
comportamento accompagnato da coscienza.
Pensa che il primo non si dia senza il secondo perch, in sostanza, ragiona da essere umano
adulto, educato alleuropea ecc.
Fuorviato da questo abbaglio, anche lui si alza in volo alla ricerca della coscienza animale, ma
con meno successo, bisogna dire, delle cinciallegre. Infatti gi il termine comportamento implica
s una intenzionalit: guardare, camminare, ascoltare, annusare comportano un intendere
(direbbe Husserl) verso il guardato ecc. Ma il comportamento intenzionale non implica di per s un
pensiero verbale autoreferente (sebbene il dirlo, come stiamo facendo, lo comporti).
Nel semplice guardare infatti non ho per nulla bisogno di dirmi che sto guardando e nemmeno che
cosa sto guardando. Il comportamento implica unicamente una relativamente costante
attenzione, cio un ad-tendere nel senso della presenza allatto.
Il corpo pu muoversi automaticamente o involontariamente per esempio nel sonno, nella prima
infanzia, in certi stati di ebbrezza o patologici: siamo allora in presenza pur sempre di movimenti
(mentre il digerire e simili sono pi propriamente processi). Se per il movimento un ad-tendere
a qualcosa, allora esso comprende la presenza di unattenzione esplicita che in un certo senso si
pu avvicinare a una volont non necessariamente esplicita, cio autocosciente.

3.305 Illustriamo ci che stiamo dicendo con una possibile descrizione dei movimenti di un gatto.
a. Il gatto si muove nel sonno (non ne sa niente).
b. Il gatto si muove pigramente qua e l, senza meta precisa; per presente al gesto, che lascia
fluire.
c, Il gatto scivola mentre passeggia sullo schienale della poltrona: riprende subito il controllo della
situazione con levidente volont di non precipitare per terra.
d. Il gatto si dirige verso la porta socchiusa con lintento voluto e tenuto presente di uscire di casa.


e. Il gatto maschera questa sua intenzione fingendo noncuranza (caso b.), perch la padrona non
se ne accorga e chiuda la porta impedendogli di uscire.
f. Il gatto si precipita sul topo improvvisamente apparso o fugge al sopraggiungere del cane.
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Ora, tutti i casi descritti (tranne forse il caso e.) non abbisognano di un pensiero cosciente: basta
un gatto desto (o addormentato) che fa quello che fanno i gatti da svegli, cio presenti ai loro
mondo-ambiente (Umwelt), oppure da addormentati.
Letologia esamina questi casi di comportamento analizzando la struttura anatomica e fisiologica
compresa nellazione, sino ai codici genetici connessi allevoluzione della struttura corporea e del
comportamento.
Questo modo di procedere ha una importanza locale, cio congrua con gli scopi analitici e
oggettivanti della scienza etologica e dei suoi esperimenti. Per a proposito di cose come i
codici genetici, le strutture neurali ecc. non possiamo parlare di comportamenti. DNA, BNA non
si comportano cos e cos, non trasmettono informazioni, non decifrano (lo stesso vale per il
ghiacciaio e per le bollicine di gas), sebbene mostrino di adattarsi a situazioni mutevoli
dellambiente.

3.306 Letologia sostiene che cellule, componenti chimiche ecc. fanno un certo lavoro che si
integra in apparati e strutture pi ampie; fanno insomma la loro parte entro un progetto pi
grande, che sarebbe infine quello di promuovere la sopravvivenza dellindividuo; tutto si combina
al fine della sopravvivenza. Ma questo fine non si sa poi a chi o a che attribuirlo (al caso? al
buon Dio?).
Giustamente Griffin osserva che la selezione naturale non una cosa osservabile. Per esempio
non possiamo conoscere i comportamenti che furono votati allinsuccesso, e che proprio per ci
sarebbero scomparsi, n possiamo ricreare il passato e osservare come davvero sono andate le
cose (quale passato poi? Gi rispondere a questa domanda ci farebbe incorrere in notevoli
paradossi).
Poi Griffin, come al solito, da unosservazione giusta ricava una conseguenza strampalata. In
sostanza: la selezione naturale non visibile, ma c; quindi anche la coscienza animale, che
parimenti non visibile, c. Naturalmente bisognerebbe almeno ricordargli che la selezione
naturale solo una teoria scientifica, la cui verit correlativa agli stacchi delle sue pratiche ecc., il
che con lesistenza in s della coscienza non ha rapporti congeneri.

3.307 Ma soprattutto qui interessa osservare che non bisogna estendere arbitrariamente la
nozione di comportamento. Se per esempio diciamo che le cellule (o il DNA) mirano alla
conservazione del gatto, andando dal microcosmo fisiologico allanimale intero, cosa pu
impedirci allora di pensare che anche i pianeti e le galassie mirino allo stesso fine, andando ora dal
macrocosmo al microcosmo che il gatto rispetto a un pianeta? Dopo tutto si dice che la vita
venne dal cosmo e il gatto ne certo una conseguenza. Ma come mirino cellule o galassie non
lo vediamo.
Il comportamento per noi presente solo l dove osserviamo un fine intenzionale, cio
intenzionalmente perseguito; nelle cellule o nelle galassie non lo osserviamo. Bisogna aggiungere
che nel comportamento, nellabito dazione, possiamo osservare un fine intenzionale implicito;
esso diviene esplicito in quei comportamenti che implicano il linguaggio. Al di fuori di questi due
casi, parlare di comportamento non ha senso alcuno.
Ora, letologia studia senza dubbio il comportamento: questo ci che vuole fare. Allora non
dovrebbe mai dimenticare che il suo studio presuppone una soglia di osservazione umana. Su
questo presupposto dovrebbe svolgere analisi preliminari il pi possibile approfondite: questo il
rigore metodologico che davvero importa.
Quando letologia attribuisce per esempio allanimale il comportamento, bisognerebbe tenere
ben presente che lanimale non sa affatto e non ha motivo di sapere di stare comportandosi,
sebbene miri eccome alle termiti o alla panna.
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Nella completa assurdit si cade poi quando si frequentano parole e gerghi che mettono in campo
codici, messaggi, informazioni, decifrazioni e simili, mentre si sta in realt parlando di
cellule, neuropeptidi e cos via. Emerge qui nel modo pi chiaro la attuale, assoluta incapacit della
scienza di pensare il senso dei suoi oggetti. Ci non appare in modo cos evidente per il fisico
o il chimico, in quanto essi non hanno bisogno di spiegare fenomeni finalistici (non hanno perci
bisogno di dire che le particelle subatomiche decifrino alcunch: basta loro produrre certi
esperimenti e registrarne gli effetti); queste difficolt si appalesano invece in modo macroscopico
nel caso del biologo e delletologo.

3.308 Ma allora, si potrebbe chiedere, come dovremmo procedere nella descrizione del
comportamento di un gatto? Bisogna rendersi conto che losservazione in ogni caso accade
sempre a partire dallo stacco del comportamento complessivo di colui che osserva e che descrive.
In tempi lontani (ma per altri versi forse anche oggi) losservazione del gatto mosse da
comportamenti che si chiedevano per esempio: sar buono da mangiare? Oppure: sar forse un
Dio?
In seguito il gatto divenne oggetto di osservazioni e teorie zoologiche, anatomiche, biologiche,
secondo intenti scientifici che, provenendo dalla metafisica, si prefiggevano di dire e definire il
gatto com (cos come il fisico pretende oggi, metafisicamente, di dirci com fatto il mondo).
Finalmente il gatto pu divenire oggetto oggi di uno studio etologico, che lo descrive nei suoi
etogrammi e che lo analizza sperimentalmente in tutti i modi qui succintamente ricordati, magari
chiedendosi se pensa o no.
Si tratta, come si vede, di descrizioni che danno vita a universi di senso tra loro molto lontani e
differenti, irriducibili a ununit ultima come potrebbe essere il gatto in s, che infatti non
esiste. Il reale punto di riferimento che accomuna le varie descrizioni levento del gatto come
occasione dei pi svariati punti di vista comportamentali emergenti nellincontro con luomo;
compreso il comportamento linguistico che dice gatto, cosa di cui il gatto non sa nulla e non sa
che farsene.

3.309 Ci che chiamiamo il gatto dunque un evento che accade in una molteplicit di figure
che, con i loro caratteristici stacchi, nel contempo fanno catena, trascrivendo in innumerevoli
solidariet, contaminazioni, specializzazioni ecc. lincontro, sempre originario e sempre ereditato e
diveniente, di questo animale cosiddetto domestico con le vicende della vita degli esseri umani,
con i loro saperi pratici, teorici, affettivi, religiosi, morali, artistici ecc.
Nessuna di queste figure volta a volta trascritte e intrecciate corrisponde per via diretta a una
cosa reale in s. In questo senso non c in s qualcosa come il gatto in quanto animale o il
gatto cos com descritto sulla base del DNA, delleredit filogenetica e simili.
Lunica effettiva realt levento del gatto nelle sue trascrizioni (dove gatto una di queste
e cos ci che stiamo dicendo).
E in tal modo che la parola gatto retrocede sui gatti e li rende tali, come il mattone dellesempio
retrocede a formare il muretto sulla base della sua figura.
In effetti per il problema dei significato e anche per il senso effettivo delletologia essenziale
riflettere ancora una volta sul passaggio posto in essere dallevento della parola. Cos siamo indotti
finalmente a chiederci: cosa c in occasione di una parola? Affidiamo questa specifica domanda
alla Appendice che segue; essa chiuder il nostro cammino entro i segreti etologici del
significato.