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anno II, numero 4

luglio-dicembre 2013
ISSN 2239-5962
Butler / Foucault:
Undoing Norms, Reworking Subjects
J. Butler Vulnerabilit e resistenza. Intervista a Judith Butler /
Vulnerability and Resistance. Interview with Judith Butler
by Federica Sossi and Martina Tazzioli
S. Fuggle Barred Subjects. Framing the Criminal Body with Foucault and Butler
L. De Grazia Gli ati insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo:
la rivendicazione di una politica della vulnerabilit
C. Van Caillie Alterit della vita e alterazione del mondo. Ritorno sulla gura del cinico
in Foucault e la performance drag in Butler
A. Bragantini Confessioni precarie. Veridizione di s e vulnerabilit alle norme
in Michel Foucault e Judith Butler
Ph. Sabot Soggeto, potere, discorso. Da Foucault a Butler, passando da Bourdieu
C. Parisi Corpi Soggeti Norme
M. Tazzioli The Departure from Categories and the Temporality of Norms. Working through
Political Epistemology with Foucault and Butler
Saggi
A. Sforzini Michel Foucault: carne, concupiscenza e corpo casto
A. Brossat Larchivio e gli archivi. Archeologia dei discorsi e governo dei viventi
S. Wahnich Michel Foucault e la Rivoluzione francese
materiali foucaultiani
peer reviewed
DIREZIONE & REDAZIONE
Laura Cremonesi, Orazio Irrera, Daniele Lorenzini, Martina Tazzioli
COMITATO SCIENTIFICO
Philippe Artires, tienne Balibar, Jean-Franois Bert,
Alain Brossat, Judith Butler, Edgardo Castro, Sandro Chignola, Pierre Dardot,
Arnold I. Davidson, Mitchell Dean, Didier Fassin, Domingo Fernndez Agis,
Colin Gordon, Frdric Gros, David Halperin, Jonathan X. Inda, Bruno Karsenti,
Christian Laval, Olivier Le Cour Grandmaison, Boyan Manchev, Manuel Mauer,
Achille Mbembe, Sandro Mezzadra, Brett Neilson, Peter Nyers, Johanna Oksala,
Aihwa Ong, Michael A. Peters, Mathieu Potte-Bonneville, Jacques Rancire,
Judith Revel, Michel Senellart, Jon Solomon, Vincenzo Sorrentino,
Ann Laura Stoler, William Walters, Robert J.C. Young
Si ringrazia il Comitato di lettura per leccellente lavoro svolto.
2013 mf/materiali foucaultiani
www.materialifoucaultiani.org
e-mail: redazione@materialifoucaultiani.org
ISSN 2239-5962
Grafca e impaginazione | Daniele Lorenzini
Copertina | Orazio Irrera & Daniele Lorenzini
materiali foucaultiani
ANNO II, NUMERO 4 LUGLIO-DICEMBRE 2013
SOMMARIO
3 L. Cremonesi, O. Irrera, D. Lorenzini, M. Tazzioli
A che prezzo si diviene soggetti?
Butler / Foucault: Undoing Norms, Reworking Subjects
9 L. Cremonesi, O. Irrera, D. Lorenzini, M. Tazzioli Introduzione
17 Judith Butler Vulnerabilit e resistenza. Intervista a Judith Butler /
Vulnerability and Resistance. Interview with Judith Butler
by Federica Sossi and Martina Tazzioli
37 Sophie Fuggle Barred Subjects. Framing the Criminal Body with Foucault and Butler
69 Laura De Grazia Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo:
la rivendicazione di una politica della vulnerabilit
95 Cline Van Caillie Alterit della vita e alterazione del mondo. Ritorno sulla fgura del cinico
in Foucault e la performance drag in Butler
115 Attilio Bragantini Confessioni precarie. Veridizione di s e vulnerabilit alle norme
in Michel Foucault e Judith Butler
141 Philippe Sabot Soggetto, potere, discorso. Da Foucault a Butler, passando da Bourdieu
165 Carlo Parisi Corpi Soggetti Norme
191 Martina Tazzioli The Departure from Categories and the Temporality of Norms.
Working through Political Epistemology with Foucault and Butler
Saggi
217 Arianna Sforzini Michel Foucault: carne, concupiscenza e corpo casto
237 Alain Brossat Larchivio e gli archivi. Archeologia dei discorsi e governo dei viventi
255 Sophie Wahnich Michel Foucault e la Rivoluzione francese
A che prezzo si diviene soggetti?
di Laura Cremonesi, Orazio Irrera,
Daniele Lorenzini, Martina Tazzioli
A quale prezzo e allinterno di quali regimi di potere e verit diveniamo
soggetti e, in quanto tali, oggetti di un sapere?
a partire da tale interrogativo che abbiamo deciso di dedicare que-
sto numero di materiali foucaultiani a un confronto a distanza tra le analisi
di Michel Foucault e il lavoro di Judith Butler sul tema Undoing Norms,
Reworking Subjects. Ed sulla base di tale domanda che, insieme a
Federica Sossi, abbiamo intervistato Butler per soffermarci sugli usi di
determinati concetti, analisi e piste foucaultiane nei suoi lavori su genere e
norme, ma anche su critica, etica e dire-vrai. Nonostante Butler non possa
essere defnita, come lei stessa sottolinea nellintervista, una foucaultiana,
la sua produzione originale, che fn dai primi anni novanta ha aperto nuovi
cantieri e prospettive nel campo degli studi femministi e di genere, cos
come in quello della flosofa politica, ha attinto a molte analisi di Foucault,
rilavorandone in parte i possibili usi e incrociandole con altri contributi
flosofci Levinas, Arendt, Lacan , spesso percorrendo poi strade dif-
ferenti rispetto a quelle foucaultiane. Questa modalit di uso selettivo e
creativo della bote outils foucaultiana, che mette al lavoro alcuni di quei
concetti e delle loro possibili variazioni e implicazioni in cantieri flosofci
e in contesti politici diversi rispetto a quelli indagati da Foucault, preci-
samente ci che rende costruttivo il confronto a distanza tra i due flosof.
Interrogarsi su come Butler rilegga alcune analisi e categorie foucaultiane,
dislocandole dal loro luogo di formazione e articolandole insieme ad altre
infuenze flosofco-politiche, permette in fondo di rivisitare e attualizzare
il lavoro di Foucault. Nella prospettiva di Butler, dunque, non si tratta tan-
to di fare uso di Foucault, ma di individuare, nelle rifessioni del flosofo
francese, traiettorie flosofche e politiche da riprendere, intercettare, pro-
lungare o traslare in parte entro cantieri di ricerca che, in Foucault, sono
rimasti inesplorati, o comunque affrontati solo marginalmente.
Torniamo allinterrogativo iniziale: a quale prezzo diveniamo soggetti
e, al tempo stesso, oggetti di sapere? Tale domanda racchiude una serie di
temi e nodi teorici che, in ultima analisi, defniscono il campo di problema-
tizzazioni su cui avvenuto lincontro di Butler con il lavoro di Foucault:
produzione e sovversione delle norme, processi di soggettivazione, di-
spositivo di sessualit, dimensione discorsiva e non discorsiva dei corpi,
materiali foucaultiani, a. II, n. 4, luglio-dicembre 2013, pp. 3-7.
parrhesia/performativo e costituzione etica dei soggetti. Infatti, sulla base
di una sostanziale non accettabilit delle relazioni di potere e delle tecniche
di assoggettamento che Foucault e Butler strutturano le loro rifessioni
critiche, ricercando e indicando non solo le linee di fragilit del potere,
ma anche gli spazi di soggettivazione e resistenza possibili. Del resto, en-
trambi i flosof partono dalla constatazione che non pu esserci qualcosa
come uno spazio del fuori, vale a dire privo di relazioni di potere; e al
tempo stesso, per entrambi, il soggetto non semplicemente catturato da
tecnologie di disciplinamento, ma prodotto come tale a partire da una
serie di processi duplici di soggettivazione e assoggettamento. Proprio per
questo, qualunque relazione di potere e tecnologia di normalizzazione pu
essere modifcata, sovvertita, trasformata dallinterno, non esclusivamente
come reazione a, ma attraverso un gioco strategico e in eccesso rispetto
alle condizioni di partenza che ci determinano come soggetti. Soggetti a
quale prezzo, espressione che indica la sostanziale ambivalenza sulla qua-
le si fonda la funzione soggetto, come sia Butler che Foucault mettono
in luce attraverso la duplice e mobile defnizione di soggetto quale effetto
di pratiche di soggettivazione e di assoggettamento.
Se le infuenze foucaultiane sulla produzione di Butler relativa a ge-
nere e norme, nonch i punti di divergenza sul tema tra i due autori, sono
stati ampiamente trattati in questultimo decennio, soprattutto nel campo
degli studi femministi, il lavoro pi recente di Butler rimasto in gran
parte inesplorato dagli studiosi di Foucault; e, al contempo, il rappor-
to della flosofa americana con gli ultimi corsi di Foucault al Collge de
France non diventato oggetto di analisi. Lintervista condotta con Judith
Butler per il presente numero di materiali foucaultiani si propone di analiz-
zare questo terreno di incontro con le rifessioni di Foucault su etica,
soggettivazione, critica e parrhesia. Le analisi di Butler cui ci riferiamo in
tale contesto sono, da un lato, le rifessioni sulla precariet e vulnerabilit
costitutiva delle vite, sul differente grado di compiangibilit (grievability)
delle stesse, oltre alle considerazioni sulla critica come virt e atteggia-
mento; dallaltro, la recente elaborazione della nozione di coabitazione
non scelta, di impianto essenzialmente arendtiano e levinasiano. sul
terreno delletica e della soggettivazione che il confronto a distanza tra i
due flosof risulta maggiormente avvicente e, al tempo stesso, rivelatore
4 Cremonesi, Irrera, Lorenzini, Tazzioli
di prospettive etico-politiche differenti. Inoltre, su questo campo che
la dimensione performativa e di agency che Butler attribuisce al soggetto
si trova associata a una concezione etica della soggettivit come sempre
determinata e imbricata agli altri il soggetto come parte di una scena
sempre abitata da altri.
A partire da questa tensione, abbiamo cercato di sollecitare il dialogo
a distanza di Butler con Foucault e, in particolare, con i suoi ultimi scritti
sulla costituzione etica del soggetto e sullinterdipendenza tra dimensione
etica e politica. Le piste di rifessione aperte dai corsi di Foucault al Collge
de France degli anni ottanta e riprese da Butler per meglio precisare le
proprie analisi su critica ed etica riguardano almeno tre aspetti essenziali,
come Butler stessa spiega ma poi la prospettiva e il modo in cui vengono
rilanciate vanno in altre direzioni rispetto a quelle di Foucault.
In primo luogo, il lavoro etico di s su s, sul quale si concentrano
gli ultimi corsi di Foucault, costituisce per Butler una prospettiva im-
portante per ripensare le forme di agency e di costituzione etico-politica
del soggetto. Tuttavia, per Butler, a partire dallessenziale vulnera-
bilit ed esposizione dei corpi che deve prendere avvio qualunque ri-
fessione etica sulle pratiche di trasformazione. In Butler, la centralit
dellapparire sulla scena del soggetto e della sua relativa precariet, ol-
tre alla questione del riconoscimento tema praticamente assente in
Foucault , defniscono i contorni entro i quali pensare la costituzione
e lauto-costituzione dei soggetti.
La seconda risonanza foucaultiana si trova al livello delle pratiche
parresiastiche e del modo in cui i soggetti si legano a tali discorsi di ve-
rit, nonostante laccezione differente che il termine parrhesia assume
nei due flosof dato che, in Butler, direttamente associato al regime
del performativo.
Infne, pratiche di libert e limiti: la defnizione foucaultiana di eti-
ca come pratica rifessa di libert va a intercettare molte delle refessioni
etiche di Butler effettuate a partire dalla concezione di coabitazione non
scelta, ma non riesce a cogliere, dal punto di vista di Butler, i limiti costitu-
tivi di quellesercizio di libert. In altre parole, linvenzione e la trasforma-
zione di s, che defniscono lasse di rifessione etico-politica dellultimo
Foucault, in Butler si inseriscono in una prospettiva che mira innanzitutto
A che prezzo si diviene soggetti? 5
a distanziarsi da ogni modello di soggetto in grado di esercitare una matrise
su di s, in quanto sempre, e fn dallinizio, situato in un contesto abitato
da e insieme ad altri.
Ma se ci spingiamo oltre unanalisi basata sulle affnit e sulle diffe-
renze tra i due flosof, possibile rintracciare una postura analitica di
Butler che, di fatto, mette allopera e attualizza la prospettiva foucaul-
tiana di una diagnosi del presente. Infatti, il modo in cui Butler situa il
concetto di vulnerabilit e quello di compiangibilit entro un campo
ambivalente di usi ed effetti ricorda da vicino la polivalenza tattica
che Foucault attribuisce ai discorsi e alle categorie, e che permette di
analizzarli non come universali, ma come elementi storici di cui fare la
genealogia. La nozione di compiangibilit non illustra semplicemente
una logica di partage binario tra vite che contano e vite che non contano,
tra vite prodotte come scarto e soggetti-cittadini: tratteggia invece un
regime di gradi differenti secondo cui gli individui vengono detti degni
di lutto. Similmente, in questottica, il punto non capire da quale par-
te dellasse governanti-governati si collochi politicamente la nozione di
vulnerabilit, ma coglierne il margine di azione entro cui rigiocarla
strategicamente contro la precarizzazione delle esistenze: La preoccupa-
zione umanitaria di governare popolazioni vulnerabili dovrebbe essere
interpretata come un complemento necessario di questo tipo di politica
militare che ha come obiettivo popolazioni vulnerabili []. Il mio punto
di vista che tale vulnerabilit debba essere ripensata come interdipenden-
za, e che gli interventi antimilitaristi a livello globale debbano affermare la
necessaria interconnessione delle popolazioni (infra, p. 24).
In fondo, si potrebbe dire che, per Butler come per Foucault, la posta
in gioco politica che ruota intorno alle categorie epistemologiche, giuri-
diche, mediche o di genere consiste precisamente nel provare a destabi-
lizzare o sovvertire ci che vi oltre e sotto le categorie stesse, ovvero il
lavoro della norma a lato, sotto e oltre la legge. Le categorie, infatti, come
sottolinea Foucault ne Il potere psichiatrico, non servono a classifcare o a cu-
rare, ma a governare e a mettere al lavoro gli individui
1
. Unepistemologia
1
Cfr. M. Foucault, Il potere psichiatrico. Corso al Collge de France (1973-1974), a cura di
J. Lagrange, trad. it. di M. Bertani, Feltrinelli, Milano 2004, p. 123.
6 Cremonesi, Irrera, Lorenzini, Tazzioli
politica
2
, dunque, che nel mettere in luce il disciplinamento dei corpi e
delle condotte operato dai partages categoriali, presenta lintollerabilit di
quel potere di normalizzazione e di governo sulle vite.
.
Da questo numero, materiali foucaultiani diventa rivista bilingue e pubblicher con-
tributi sia in italiano, sia in inglese. Ci auspichiamo che questa scelta permetta
una maggiore fruibilit dei suoi contenuti e contribuisca ad ampliare il pubblico
dei suoi lettori, in modo da dar vita a un dibattito pi esteso ed articolato sulle
questioni affrontate.
2
Sul concetto di epistemologia politica, cfr. A.I. Davidson, Dai giochi linguistici
allepistemologia politica, in A.G. Gargani, Il sapere senza fondamenti. La condotta intellettuale come
strutturazione dellesperienza comune, Mimesis, Milano 2009, pp. 7-17.
A che prezzo si diviene soggetti? 7
Butler / Foucault
Undoing Norms, Reworking Subjects
Introduzione
Il confronto tra il pensiero di Michel Foucault e quello di Judith Butler,
che abbiamo scelto di porre al centro della sezione monografca di questo
numero, stato sviluppato, negli interventi che pubblichiamo, secondo
diversi assi tematici.
Un tema molto presente in tutti gli articoli quello delle possibilit
di soggettivazione e di resistenza a un potere che, a un primo sguardo,
potrebbe essere letto sia in Foucault che in Butler come eccessivamente
pervasivo e totalizzante. Gli interventi che proponiamo mirano a smon-
tare tale lettura semplicistica secondo una simmetria completa tra poteri
e resistenze, per mostrare come, nella concezione di entrambi questi
autori, sia la rete stessa di relazioni di potere a contenere al suo interno,
come sua condizione di possibilit, lo spazio di libert o la agency da
cui dare avvio alle pratiche di resistenza. Un altro nodo affrontato dagli
interventi quello del modo in cui possibile, oggi, servirsi del pen-
siero di Foucault e di Butler e, soprattutto, dellinterazione produttiva
tra gli strumenti che essi offrono, per realizzare quella diagnosi critica
del presente che entrambi i pensatori indicano come compito principale
dellinterrogazione flosofca. Negli articoli di questa sezione, lanalisi dei
concetti foucaultiani e butleriani quindi sempre connessa a tematiche
attuali e alla ricerca di chiavi utili per leggere il nostro presente ed agire
criticamente in esso. Infne, gli articoli di questa sezione mostrano in
modo chiaro lutilit di mettere in relazione il pensiero foucaultiano con
la produzione teorica di Butler e la capacit di tale confronto di produrre
interessanti reinterpretazioni delle analisi foucaultiane, nonch notevoli
rielaborazioni concettuali, indispensabili per mantenere viva e attuale la
capacit critica degli strumenti offerti da Foucault. Messo a confronto
con le critiche e le proposte di Butler, il pensiero foucaultiano mostra
senzaltro alcuni limiti rispetto alla realt contemporanea, ma emerge an-
che in tutta la sua forza e nella sua estrema capacit di presa sul presente,
riaffermandosi come strumento indispensabile per cogliere i movimenti
di trasformazione oggi in atto.
materiali foucaultiani, a. II, n. 4, luglio-dicembre 2013, pp. 9-16.
Sophie Fuggle ad affermare con decisione la necessit di riat-
tivare le analisi foucaultiane per cogliere quel che sta accadendo oggi
allinterno delle prigioni, a livello della gestione quotidiana dei corpi che
in esse si realizza. Fuggle prende avvio da due casi che si sono trovati
recentemente al centro del dibattito pubblico (quelli di Terri Schiavo
e di Chelsea Manning), per rifettere sulla distinzione foucaultiana tra
anatomo-politica e bio-politica. Secondo questa distinzione, ormai ben
nota, lanatomo-politica consiste in quellinsieme di pratiche legate al
potere disciplinare e alla sua capacit di esercitare una presa sui corpi,
e che trovano il loro luogo elettivo di esercizio nelle prigioni, nelle fab-
briche, negli ospedali o nelle scuole. La bio-politica riguarda invece tutti
quei meccanismi di potere che esercitano la loro presa a livello delle
popolazioni, per regolarne i fenomeni biologici. Come nota Fuggle, la
biopolitica oggi al centro di una speciale attenzione flosofca e poli-
tica, che lha resa oggetto di importanti rielaborazioni teoriche, come
quelle, ad esempio, di Giorgio Agamben e della stessa Butler, rielabo-
razioni che hanno sottolineato la sua capacit di farsi carico dellecce-
zione. Fuggle si chiede se non sia ora necessario ritornare sul carattere
ordinario dellanatomo-politica e di tutte quelle forme di potere che si
esercitano quotidianamente sui corpi individuali, ad esempio allinterno
delle prigioni, e che sono state trascurate a vantaggio dello studio della
biopolitica e dello stato di eccezione. Partendo da questa considerazione,
Fuggle propone unanalisi stringente del lavoro di Butler, per individuare
in cosa esso possa contribuire, oggi, alla necessaria considerazione della
gestione ordinaria dei corpi.
Il riferimento allattualit fortemente presente anche nellintervento
di Laura De Grazia, che apre il confronto tra Butler e Foucault sovrappo-
nendo alla lettura butleriana delle lettere dei prigionieri di Guantnamo
Bay unoriginale interpretazione foucaultiana. Come noto, per Butler la
condizione dei prigionieri di Guantnamo mette in luce lazione di mecca-
nismi di potere che operano il partage tra vite degne di essere vissute e vite
non degne, e che si centrano sulla vulnerabilit. Le creazioni poetiche
dei prigionieri possono essere viste come insurrezioni discorsive che si
fanno carico della domanda, posta da Butler al cuore della propria rifes-
sione: come possibile condurre una vita buona in una vita cattiva?.
Secondo De Grazia, queste lettere possono per anche essere lette in una
10 Cremonesi, Irrera, Lorenzini, Tazzioli
prospettiva foucaultiana, come veri e propri atti di contro-condotta, capa-
ci di mettere in gioco le relazioni di potere e la costruzione etica di nuove
forme di soggettivit. Da questo punto di vista, simili contro-discorsi
costituiscono forme effcaci di resistenza alle pratiche di potere in atto a
Guantnamo. Le diverse prospettive aperte dalla rifessione di Foucault
e da quella di Butler possono quindi trovare una convergenza nelloffrire
strumenti capaci di realizzare una diagnosi del presente, consentendoci
di reperire, allinterno di Guantnamo, la messa in atto di specifche for-
me di potere e di pratiche di resistenza ad esse correlative.
La concezione del potere e delle resistenze che possibile mettere in
atto si trova al centro degli articoli di Philippe Sabot, Attilio Bragantini e
Cline Van Caillie.
Sabot e Bragantini partono entrambi dal rinnovamento della def-
nizione del potere operato da Foucault tra la fne degli anni settanta e
linizio degli anni ottanta, e ben esemplifcato nel suo testo Il soggetto e
il potere dove, grazie ai concetti di governo e di condotta, Foucault
riesce a mettere in luce quella che Sabot defnisce una fragilit costi-
tutiva del potere, data dal fatto che la libert dei soggetti sui quali le
relazioni di potere si applicano non deve essere letta tanto come un
ostacolo allesercizio del potere, quanto come una sua concreta e inevi-
tabile condizione di possibilit.
Sabot si concentra sul modo in cui Butler prende spunto proprio da
questa concezione foucaultiana del carattere relazionale del potere, per
rinnovarla e includervi anche la questione, a suo avviso centrale, delle
risorse del linguaggio. Nella sua rifessione sulla costituzione discorsiva
del soggetto, sullhate speech e sul potere produttivo della censura, Butler
sembra infatti delineare la stessa confgurazione di relazioni di potere,
formazione dei soggetti e libert messa in luce da Foucault. Lagency vi
appare, al tempo stesso, come spazio di azione del soggetto e condi-
zione indispensabile per la sua costituzione. Butler riesce quindi dove,
secondo Sabot, Bourdieu non era giunto, a pensare cio la contingenza
dei rapporti di forza come condizione della loro trasformazione. Butler
ci permette dunque di pensare la dimensione discorsiva delle relazioni di
potere e quelle possibilit di critica e di resistenza che assumono come
posta in gioco proprio il discorso.
Introduzione 11
Bragantini sceglie invece di approfondire le convergenze tra Foucault
e Butler a proposito della concezione del potere e della resistenza, con-
centrandosi sul tema specifco della confessione. A suo parere, infatti,
la lettura butleriana dellAntigone appare debitrice delle rifessioni fou-
caultiane sulla confessione, e in particolar modo di quelle sviluppate da
Foucault allinizio degli anni ottanta, nello stesso periodo in cui stava
elaborando i concetti di governo e di condotta. Se il tema della con-
fessione sempre stato presente, pur in forme diverse, allinterno del-
la rifessione foucaultiana, infatti solo allinizio degli anni ottanta che
Foucault si concentra sulla relazione complessa tra assoggettamento e
soggettivazione insita nella confessione, intesa come atto di veridizione
che pone il soggetto allinterno di relazioni di potere e che, al tempo
stesso, d luogo a pratiche di soggettivazione. Proprio questa lettura si
trover al cuore dellinterpretazione butleriana di Antigone e della sua
confessione: Butler legge la parola di Antigone come atto situato allin-
terno di relazioni di potere, ma anche carico di un valore performativo
che lo rende vettore di una trasformazione del soggetto che lo enuncia e
ne fa una pratica effettiva di resistenza.
Anche Van Caillie pone al centro del proprio testo la questione del-
le resistenze possibili e della capacit di agire (agency) dei soggetti, svi-
luppando questo tema a partire dalla possibilit, suggerita da Foucault
stesso, di riattivare, oggi, lo specifco modo di soggettivazione inaugu-
rato dal cinismo antico. Nella lettura che ne propone Foucault, i Cinici
mettono in atto una sorta di parodia della vera vita flosofca, con
il duplice intento di mostrare come essa non possieda una reale capa-
cit di attualizzare i princpi della vita flosofca, e di mettere in scena
una vita flosofca effettiva, che assume laspetto scandaloso di una
vita altra. Secondo Van Caillie, si tratta di una messa in discussione
interna della vita flosofca, centrata sullidea di alterazione e su
quella, ad essa contigua, di alterizzazione: il cinismo manifesterebbe
unalterit immanente alla vita flosofca e, grazie a questo suo gesto,
contribuirebbe a una modifcazione critica della realt sociale. Secondo
Van Caillie, nella performance drag, quale descritta da Butler, possi-
bile leggere una riattivazione del gesto cinico. Servendosi della parodia,
dellalterazione e dellalterizzazione nei confronti delle norme di gene-
re, il drag mostra infatti unintrinseca fragilit del genere e mette in luce
12 Cremonesi, Irrera, Lorenzini, Tazzioli
la possibilit di una agency interna a quella stessa ripetizione su cui la
costruzione normativa del genere si basa. Cinismo e drag rivestirebbero
quindi un ruolo analogo nel pensiero di Foucault e in quello di Butler,
mettendo in atto una resistenza effcace allinterno del campo stesso di
formazione della soggettivit occidentale e dellambito normativo nel
quale essa si realizza.
La questione della norma, gi affrontata da Van Caillie, assunta a
tema centrale della trattazione sia da Carlo Parisi, sia da Martina Tazzioli.
Parisi organizza infatti il confronto tra Butler e Foucault intorno a
tre importanti concetti corpo, norma e soggetto , che si tro-
vano al cuore della rifessione di entrambi gli autori. Per Parisi, questo
confronto ha un duplice scopo: da un lato, consente di mettere in luce in
che modo, sia in Foucault, sia in Butler, la relazione tra questi termini sia
molto pi complessa di quella riassumibile nel semplice assunto secondo
il quale la norma, applicandosi sui corpi, produce soggetti. Entrambi gli
autori, infatti, problematizzano il rapporto tra la materialit del corpo,
lazione produttiva della norma e il processo di assoggettamento/sog-
gettivazione. Se, in Foucault, questa problematizzazione si fa sempre pi
acuta nel corso del tempo, in particolar modo con lintroduzione della
rifessione sulla confessione e sulle pratiche di s, in Butler da subito
evidente che la relazione tra corpo e norme di genere non pu essere
letta come una semplice applicazione della norma su una materialit cor-
porea preesistente, ma come una relazione pi complessa, in cui entra in
gioco la nostra stessa possibilit di mettere in atto pratiche di resistenza.
Il secondo scopo del confronto tra Foucault e Butler , in Parisi, quello
di evidenziare le loro divergenze, ad esempio sul ruolo della psicoanalisi,
e di mostrare come il lavoro di Foucault si centri su una flogenesi del-
la soggettivit moderna, mentre quello Butler propone una ontogenesi
che potrebbe permettere di svincolare le analisi foucaultiane dal conte-
sto cronologico nel quale egli le aveva rigorosamente situate, per tentare
una loro applicazione a contesti diversi.
Tazzioli si interroga invece sulle divergenze di concezione della nor-
ma in Foucault e Butler. Secondo Tazzioli, se vogliamo comprendere
pienamente la dimensione performativa che le categorie epistemologi-
che, giuridiche e di genere possiedono, dobbiamo partire dalle analisi di
Butler e Foucault, che concordano nel mettere in evidenza la loro natura
Introduzione 13
storica e contingente, la loro connessione con lambito politico e con
determinati regimi di verit, tutti aspetti che devono necessariamente
essere presi in conto per unanalisi attuale della normativit. I due au-
tori divergono per, secondo Tazzioli, nel pensare la temporalit della
norma ontogenica in Butler, storico-genealogica in Foucault. Questa
divergenza assume un certo rilievo non solo teorico, ma anche strategi-
co, dal momento in cui, a partire da queste due diverse concezioni della
temporalit, si aprono anche due diversi scenari per le pratiche di resi-
stenza possibili.
.
Gli articoli della sezione libera affrontano invece tre diverse serie di
questioni relative al pensiero foucaultiano, e anche tre diversi periodi cro-
nologici della sua produzione. Linterpretazione foucaultiana del cristiane-
simo antico al centro dellintervento di Arianna Sforzini, mentre Alain
Brossat prende in esame lintero arco cronologico della produzione fou-
caultiana, per mostrare come la nozione di archivio, da subito centrale
nel pensiero e nel metodo di Foucault, si sia via via modifcata e affnata.
Al centro dellattenzione di Sophie Wahnich troviamo invece il metodo
archeologico di Foucault e la sua esperienza giornalistica in Iran.
Pi in particolare, Sforzini prende in esame il concetto di carne,
impiegato da Foucault nellultimo decennio della propria ricerca a pro-
posito del cristianesimo antico, per metterlo in relazione con il concetto
di corpo, che ha invece da sempre svolto un ruolo importante nella
rifessione foucaultiana. Grazie a un percorso accurato e denso attraver-
so le analisi foucaultiane della carne, Sforzini mette in luce interessanti
potenzialit di resistenza insite nel corpo: reso, dal cristianesimo antico,
teatro di una lotta contro il peccato e per la purifcazione, nonch punto
di emergenza della verit del soggetto, il corpo sembra anche capace di
mettere in moto potenzialit di critica a questo dispositivo di potere,
verit e soggettivazione che , per Foucault, la carne. Alcune di queste
potenzialit si realizzano, secondo Sforzini, allinterno del cristianesimo
stesso, nellambito di quei movimenti spirituali, come il francescanesimo,
che reincarnano il modello cinico. In conclusione, Sforzini si interroga
sulla possibilit di riattualizzare questo genere di resistenze, centrate sul
14 Cremonesi, Irrera, Lorenzini, Tazzioli
corpo, senza cadere in quello che pu essere una sorta di spinozismo,
che doterebbe il corpo di una potenza ontologica propria. Secondo
Sforzini, per uscire da questa impasse, in parte presente nel pensiero
foucaultiano, occorre ristoricizzare la capacit di resistenza dei corpi,
situandone leffcacia solo in relazione a uno specifco dispositivo sto-
rico, come quello della carne e quello, per molti aspetti suo erede, della
moderna sessualit.
Come gi accennato, Brossat ripercorre invece il modo in cui lidea
di archivio stata nel tempo tematizzata da Foucault in maniere diverse
(dai suoi primi scritti sulla letteratura al lavoro collettivo operato sui
materiali di Pierre Rivire o su quelli delle lettres de cachet degli archivi
della Bastiglia). Brossat mostra cos la piena valenza politica del lavoro
sullarchivio, che permette di mettere in luce quella criticabilit delle
cose alla base di ogni lavoro politico di modifcazione del presente e del
nostro modo di essere. Brossat conclude con un riferimento allattualit,
e in particolare al caso Snowden, per mostrare il nuovo ruolo dellar-
chivio nelle democrazie contemporanee nelle quali, lungi dal costituire
lassicurazione di una corretta conservazione della nostra storia contro
le falsifcazioni dei regimi totalitari , esso costituisce lo strumento pri-
vilegiato delle nuove forme di sorveglianza.
Infne, Wahnich affronta lopera di Foucault dalla propria prospettiva
di storica della Rivoluzione francese, secondo un doppio flo condutto-
re. In un primo momento, si interroga sullassenza, in Foucault, della
Rivoluzione, sia come strumento concettuale, sia come oggetto storico,
per situarla profcuamente allinterno del dibattito sulla storia intercor-
so tra Lvi-Strauss e Sartre e tra questultimo e lo stesso Foucault. La
Rivoluzione francese sarebbe stata un oggetto storico eccessivamente
sartriano per attrarre lattenzione di Foucault, il quale, rifutando di
occuparsene, marca in modo netto il proprio distacco dalla prospettiva
di Sartre. Wahnich esamina poi il modo in cui la rivoluzione fa ritorno
nel pensiero foucaultiano secondo un doppio movimento: innanzitutto,
nei suoi reportage sullIran, dove alcuni parallelismi con la Rivoluzione
francese sono implicitamente presenti, o comunque facilmente rintrac-
ciabili; in secondo luogo, nella sua rifessione sullentusiasmo a proposito
della lettura dei testi kantiani sullAufklrung. Infne, Wahnich ripercorre
il proprio lavoro di storica, per mostrare come larcheologia foucaultiana
Introduzione 15
abbia costituito, con alcune modifche necessarie, uno strumento utile
per la sua analisi del concetto di straniero allinterno della produzione
discorsiva rivoluzionaria.
Bologna, Parigi, Pisa aprile 2014
Laura Cremonesi, Orazio Irrera,
Daniele Lorenzini, Martina Tazzioli
16 Cremonesi, Irrera, Lorenzini, Tazzioli
Vulnerabilit e resistenza
Intervista a Judith Butler
di Federica Sossi e Martina Tazzioli
Domanda: Nel corso della tua rifessione hai fatto spesso riferimento a
Foucault. Hai voglia di esplicitare in che modo le sue rifessioni sono state
per te fondamentali, quali sono i punti su cui trovi maggiore affnit con
lui e quelli, invece, rispetto ai quali senti una maggiore distanza, o che vedi
come momenti di impasse per la tua rifessione?
Judith Butler: Negli anni ottanta stato sicuramente il primo volume della
Storia della sessualit ad essere il pi importante per me, dal momento che
mi ha fornito un modo per comprendere, allinterno della categoria di
sesso, una serie di funzioni sessuali e altre prodotte come genere (gende-
red), ma anche per mostrare come il discorso repressivo produca e proliferi
sessualit. Siamo rimasti tutti abbastanza stupefatti da quellanalisi, anche
se alcuni accenni si possono trovare gi in Freud. Ma forse laspetto pi
importante per me stato la breve discussione di Foucault sullomosessua-
lit come un discorso inverso. Era importante capire che, indipenden-
temente da quanto fosse stato patologizzante il discorso originario sullo-
mosessualit, il fatto di invertire quella patologizzazione poteva essere il
punto per un discorso omosessuale o gay/lesbico innovativo. Il punto non
era convertire un valore negativo in uno positivo, ma produrre un campo
di nuovi valori. Sicuramente, stiamo vivendo in unepoca in cui questo sta
accadendo attivamente.
Certo, ero anche interessata al modo in cui il corpo e lanima venivano
descritti in Sorvegliare e punire, ma ero dispiaciuta di riscontrare la mancanza
di una dimensione sessuale nellanalisi sullincarcerazione. Probabilmente
ho preso una pausa da Foucault per un po di tempo, ma mi sono interes-
sata di nuovo al suo lavoro quando fnalmente ho avuto accesso allErme-
neutica del soggetto, e poi alla serie di lezioni sulla parrhesia e sulla relazione tra
discorso e verit. Ho trovato le ultime lezioni molto interessanti: mi hanno
molto aiutato a pensare sia le condizioni interlocutorie dellautobiografa,
sia il modo in cui funziona il parlare politico.
materiali foucaultiani, a. II, n. 4, luglio-dicembre 2013, pp. 17-26.
Domanda: Nel tuo libro Critica della violenza etica insisti molto sullimpos-
sibilit, da parte del soggetto, di dare pienamente conto di se stesso, e
trovi proprio in questa impossibilit la suggestione per unetica che par-
ta dalla consapevolezza dellinsoddisfazione, che presupponga cio che
nemmeno laltro potr mai dare pienamente conto di s. In un certo sen-
so [] il vero atteggiamento etico consiste nel porsi la domanda Chi
sei tu? e nel continuare a domandarselo senza mai aspettarsi una risposta
piena e defnitiva
1
. Daltra parte, in altri testi, analizzi una serie di affer-
mazioni di alcuni/e autori/autrici, e ci riferiamo soprattutto a Foucault
e Arendt, in cui laffermazione flosofca viene soltanto suggerita, senza
essere assunta sino in fondo o addirittura negandola. Trovi che tra queste
due indicazioni ci sia un legame? E che il discorso flosofco debba a sua
volta passare, in un certo senso, attraverso lidea di non dare pienamente
conto di s?
Judith Butler: Mi sembra evidente che il soggetto parlante, in Arendt, sia
colui che appare e agisce in pubblico, e questo viene fatto con e per gli
altri. Dunque non la scena di un individuo solo, ma piuttosto una scena
interlocutoria. Questo certamente vicino alle forme di auto-esposizione
o dimostrazione di cui parla Foucault nel suo saggio sui modi medievali di
auto-costituzione. Non si tratta di soggetti che offrono innanzitutto una
storia o un resoconto narrativo di cosa hanno fatto o del perch. Piuttosto,
essi appaiono come esseri parlanti che producono effetti, costituiscono il
s e modifcano la scena interlocutoria in cui appaiono. Foucault, come
sappiamo, si allontana dalla confessione, e anche dal presupposto che sia
un giudice o un rappresentante psichiatrico della forza di polizia colui al
quale dobbiamo far conoscere la nostra storia. C un potere nel discorso,
e tale potere consiste nella capacit di costituzione di s e di cura di s che
eccede i confni della scena di interrogazione e di giudizio.
Per Arendt la situazione differente soltanto perch Eichmann cos
centrale nelle sue rifessioni su questo tema. In tal caso, tuttavia, Arendt
non interessata tanto a rendere conto in modo psicologico o biografco
del perch egli abbia fatto ci che ha fatto, ma solo al fatto che labbia
fatto, e che gli sia stato detto, abbastanza chiaramente, che i suoi atti co-
stituiscono un crimine contro lumanit. A differenza di Foucault, Arendt
apprezza il giudizio. Ma per lei il giudizio ha una dimensione kantiana le-
1
J. Butler, Critica della violenza etica, trad. it. di F. Rahola, Feltrinelli, Milano 2006, p. 61.
18 Judith Butler
gata allestetica e, per questo, un esercizio attivo di autonomia. Eichmann
era privo di giudizio e ha agito a partire da tale mancanza di giudizio, ed
in base a ci che stato giudicato. Il tribunale importante per Arendt,
per quanto avrebbe preferito che fosse un tribunale internazionale e non
nazionale. E, alla fne, Arendt vuole che i giudici agiscano come soggetti
kantiani, in modo che la flosofa dimostri di essere la vera autorit che sta
alla base di un buon giudizio legale.
Domanda: Negli ultimi anni, attraverso il riferimento ad autori come
Levinas e Arendt, stai elaborando una concezione del soggetto etico in cui
la costituzione stessa della soggettivit, cos come la possibilit etica del
soggetto, ma anche la sua capacit di pensare e quindi la possibilit di un
gesto critico da parte del soggetto, sono possibili sempre e solo attraverso
una scena di per s abitata dagli altri e dallesposizione del soggetto a di-
verse forme di alterit. Contemporaneamente, metti per laccento anche
sulla capacit di agency del soggetto nel suo costituirsi come soggetto etico.
Ritieni che la rifessione dellultimo Foucault sul lavoro di trasformazione
del s sia utile per pensare il soggetto etico cui fai riferimento, e fno a
che punto te ne servi? In altre parole, se da un lato metti radicalmente in
discussione il rimando a una padronanza del s (self-mastery) che le ultime
rifessioni foucaultiane in parte sembrano presupporre e indicare, vi sono
alcuni aspetti delletica del s foucaultiana che, a tuo avviso, sono centrali
per articolare la pratica etica e la sua funzione critica?
Judith Butler: Sono sicura che lultimo Foucault sia molto importante per
pensare questo processo, sebbene mi chieda, per esempio, come ci si pos-
sa approcciare a una teoria foucaultiana della vulnerabilit. Credo che
molte delle pi recenti ed effcaci mobilitazioni pubbliche comportino il
mettere in atto di concerto un determinato corpo politico. I corpi nelle
strade non sono solo corpi in azione e in relazione, ma anche corpi pre-
cari. Sono precari nel momento in cui appaiono sulla strada, ma sono l
anche per richiamare lattenzione su una precariet prodotta in modo pi
sistematico la perdita del lavoro, della casa, dellassicurazione sanitaria,
laccumulo di un debito impagabile, tutti fattori che producono un senso
di assenza di futuro o un senso caratterizzato da ci che Hegel chiame-
rebbe un cattivo infnito.
Foucault, certamente, mi aiuta a rifettere sul discorso, sul parlare al
potere e sulle possibilit di andare al di l dei protocolli di autodifesa e
Vulnerabilit e resistenza 19
autogiustifcazione. In alcune delle sue ultime opere c sicuramente una
dimensione performativa del parlare e lidea per cui la costituzione del s
avviene in relazione agli altri. Tutto ci molto utile, ma mi chiedo se la
dimensione incorporata del parlare, compresa la diffcile situazione di par-
lare come un corpo o da un corpo in condizione di precariet, possa essere
pensata in modo suffcientemente appropriato attraverso quella parte del
suo lavoro. Chiaramente Foucault stava parlando e scrivendo mentre era
malato, ed era sicuramente in grado di cogliere le condizioni della propria
precariet. Cercare di capire in modo non riduttivo in quale maniera il senso
di unevanescenza storicamente prodotta sia entrato nelle sue ultime rifes-
sioni sulla legge e sulla parrhesia sarebbe a mio avviso molto interessante.
Domanda: Se permetti vorremmo riferirci al tuo testo What is Critique? An
Essay on Foucaults Virtue, poich ci sembra che qui il tuo modo di declinare
la nozione foucaultiana di regime di verit vada oltre la produzione di un
partage tra vero e falso, indicando piuttosto la produzione di uno scarto
tra vite che contano e vite che non contano. Una direzione che poi hai
seguito in altri lavori. Ma, indicando il discrimine tra vite che contano e
vite che non contano, stai indicando una modalit di esercizio del potere e
del riconoscimento che avviene a partire da una suddivisione binaria? E, in
questo caso, a tuo avviso, nella nostra contemporaneit esiste uno scarto
che condizione degli altri?
Judith Butler: Negli ultimi tempi ho iniziato a parlare di una distribuzione
ineguale di compiangibilit (grievability) per suggerire che ci sono diverse
gradazioni. Dovremmo infatti distinguere tra vite che sono iper-compian-
gibili, le quali rappresentano simbolicamente una nazione, vite che sono
pi o meno compiangibili, vite che sono costantemente meno compian-
gibili e, infne, vite che non sono mai state compiangibili, forcluse da tale
possibilit. Cercando di indicare che ci sono diversi gradi di compiangibi-
lit che dipendono dal contesto storico, per cui alcune popolazioni sono
iper-compiangibili in un contesto e quasi non compiangibili in un altro,
non sto suggerendo nuove categorie. In modo simile, potremmo dire che
anche in uno stesso contesto, limitato, le vite possono essere o non essere
compiangibili e il discorso pubblico pu essere messo in crisi dal problema
di sapere se e come compiangere determinate perdite. Dire che la com-
piangibilit cambia in questo modo signifca anche affermare che, nello
stesso modo, cambiano le modalit di rinnegare e di scartare la vita.
20 Judith Butler
Domanda: Secondo Foucault la parrhesia un modo di dire la verit che pro-
duce uno scandalo e che implica unesposizione del soggetto a un rischio.
Defnendo la parrhesia come un atteggiamento, Foucault sembra richiama-
re la propria defnizione di critica che anche tu hai ampiamente analizzato
nel saggio summenzionato. Tuttavia, la produzione di scandalo interna
al gioco parresiastico come Foucault sottolinea , gioco che sostan-
zialmente defnisce lo spazio e il perimetro in cui il discorso parresiastico
viene pronunciato. Pensi che questo spazio possa effettivamente essere
disturbato dallo scandalo parresiastico? E ti fguri la pratica della parrhesia
come pertinente al regime del performativo?
Judith Butler: Certamente comprendo la parrhesia come parte del dominio di
performativit, ma non sono sicura che lo chiamerei un regime. N mi
del tutto chiaro se la metafora del gioco (e la teoria dei giochi) sia cos
utile. Stiamo parlando di un gioco, di un regime o di qualche situazione
discorsiva pi provvisoria e mutevole? Si presume che la parrhesia sia per-
formata o esercitata da un individuo? Che cosa bisogna pensare riguardo
ai gruppi che cantano o si impegnano in azioni silenziose? Contano come
parte della pratica parresiastica? Se la parrhesia defnisce la situazione del
discorso in cui essa avviene, allora evidentemente performativa, ma in un
modo che va oltre la defnizione di Bourdieu. Piuttosto, la mia domanda
rimane: importa che sia un corpo parlante ad impegnarsi nella parrhesia,
e che sia collocato in qualche luogo e che abbia come parte del proprio
obiettivo la variazione dei termini della sua collocazione? Pu esserci una
parrhesia concertata, ovvero unalleanza di parlanti? E anche se non agi-
scono o parlano allunisono, pu quella convergenza di voci, gesti e azioni
essere considerata parresiastica?
Domanda: Una delle frasi su cui ti soffermi spesso, nella tua lettura di
Foucault, la seguente: Come accade che il soggetto umano faccia di
se stesso un oggetto per un sapere possibile, attraverso quali forme di
razionalit, attraverso quali condizioni storiche e, infne, a che prezzo?
2
.
In unintervista rilasciata a Vikki Bell (New Scenes of Vulnerability, Agency
and Plurality) ritorni su questa domanda, ma spingendoti oltre, mettendola
2
M. Foucault, Strutturalismo e post-strutturalismo, in Il discorso, la storia, la verit. Interventi
1969-1984, a cura di M. Bertani, Einaudi, Torino 2001, p. 314 (cit. da J. Butler in Critica
della violenza etica, cit., p. 159).
Vulnerabilit e resistenza 21
cio in relazione con i criteri di esclusione che determinano, per cos dire,
scale di produttivit dei soggetti e della loro riconoscibilit, e richiamando
lattenzione sul fatto che la non riconoscibilit di alcuni fa necessariamente
parte della soggettivit degli altri. qui che ripeti la domanda: A quale
prezzo ciascuno di noi viene prodotto come soggetto?. Potresti specif-
care meglio la questione? E il prezzo da pagare, in questo caso, anche
quello che il soggetto che viene prodotto lascia che venga pagato dagli altri
in termini di esclusione o di non riconoscibilit?
Judith Butler: Penso che ogni regime di razionalit abbia il proprio fuori
costitutivo, il che signifca che deve produrre e mantenere il non razionale o
lirrazionale al di fuori dei propri confni. Il soggetto che emerge attraverso
quel regime di razionalit stabilisce la propria (di lui o di lei) intelligibilit
allinterno di esso (potremmo pensare al di lui o di lei come a un opera-
tore logico chiave di un regime di genere binario). La formazione del sog-
getto, tuttavia, non commisurata alla produzione della sua intelligibilit. In
fondo, non solo che il non razionale posto al di fuori del regime, ma an-
che che per ogni soggetto il non razionale prodotto come parte della sua
costituzione meno intelligibile. Cos, importante notare che la formazione
del soggetto allinterno di una matrice di intelligibilit in parte fallisce sem-
pre, dal momento che non pu realizzarsi senza porre il proprio fuori
come interno al soggetto stesso, lo spettro durevole del suo disfacimento.
Al tempo stesso dobbiamo pensare questo rischio e questa perdita in
termini di management delle popolazioni, di biopolitica e governamen-
talit insieme. Per quanto io conosca meno bene il lavoro di Foucault sul
neoliberalismo, evidente che alcune forme di messa in ordine del sog-
getto implicano modalit irregolari e ineguali di assimilazione a quella ra-
zionalit. Credo che la precariet venga prodotta dai regimi neoliberali
di razionalit come loro condizione necessaria e loro fuori. Perch il
soggetto che potenzia se stesso una norma che implica una realizzazione
differenziale dei suoi scopi. Foucault generalmente meno interessato di
me al riconoscimento, un problema che mi interessa sin dai tempi in cui
mi occupavo di Hegel. Ma Foucault anche colui che sottolinea come il
rifuggire le norme prevalenti di riconoscimento possa essere condizione
della libert stessa. Per quanto mi riguarda, continuo a lavorare intorno
alla necessit di nuove forme di riconoscimento come condizione di una
vita vivibile, mentre sono diffdente rispetto ad alcune forme di riconosci-
22 Judith Butler
mento, a volte proprio le stesse che, in determinate circostanze, possono
rendere la vita meno che vivibile.
Domanda: Nel tuo ultimo libro, Strade che divergono, rifetti su una possibilit
del vivere etico attraverso la nozione di coabitazione non scelta, riferen-
doti soprattutto alla rifessione di Arendt. In alcune parti di questo lavoro
poni laccento sullelemento di non libert intrinseco a tale condizione.
Foucault, invece, defnisce letica come la pratica rifessa della libert
tratto, questo, che ci sembrava di ritrovare, in parte, nelle tue rifessio-
ni sulletica che accentuavano piuttosto lelemento della rivendicazione.
Potresti soffermarti su questo aspetto?
Judith Butler: Ho apprezzato la defnizione di Foucault, ma sono arrivata a
chiedermi come le dimensioni non scelte della vita possano a loro volta
diventare occasione per una pratica rifessa di libert. Dopo tutto, ci che
rifesso non semplicemente questo s che io sono, e nemmeno sempli-
cemente la libert che esercito, ma anche i limiti di quellesercizio, e i modi
piuttosto recalcitranti attraverso i quali la storia lavora su ciascuno di noi.
Lo stesso Foucault, senza dubbio, sarebbe daccordo sul fatto che la libert
diventa possibile solo a certe condizioni, alcune delle quali non sono scelte
liberamente. Per questo importante pensare, ad esempio, a dimensioni
non scelte di socialit e prossimit, di incorporamento e discendenza. Il
fatto di rifettere su di esse non le trasforma in espressioni di libert, ma
circoscrive le condizioni storiche e incorporate attraverso le quali una de-
terminata versione di libert diventa possibile.
Arendt e Foucault concepiscono la libert come un esercizio o una
pratica, allontanandosi cos dalla libert come dono naturale o come con-
dizione a priori. Ma mentre sembra che Arendt specifchi certe forme di
libert politica, come la rivoluzione, in quanto azione concertata, ho pi
diffcolt a trovare un equivalente di tale nozione in Foucault. Forse la
categoria di soggetto, o anche di s, opera in Foucault attraverso la
distinzione individuale/sociale, ma non sembra suffciente a stabilire le
dimensioni non scelte, storiche e incorporate di socialit, o le forme di
libert che possiamo comprendere come intraprese attraverso alleanze.
Domanda: Ultimamente insisti molto sullidea secondo la quale la vulne-
rabilit la condizione che ci costituisce come soggetti e, contemporane-
amente, quella che ci permetterebbe di ripensare il nostro essere e agire
Vulnerabilit e resistenza 23
etico. Secondo alcuni autori, per, la vulnerabilit costituisce una delle
principali modalit di produzione dei soggetti allinterno del governo
dellumanitario. Come ti posizioni rispetto a questa prospettiva? Non
pensi che, nel momento in cui una categoria diventa oggetto del discorso
del potere, il rischio sia quello di un suo effettivo depotenziamento o ad-
dirittura di una sua sussunzione?
Judith Butler: chiaro che lidentifcazione di popolazioni vulnerabili da
parte di ONG e agenzie umanitarie lavora negando questi gruppi, la loro
storia e la loro agency, compreso il loro potere di resistenza. Ma il mio
obiettivo di pensare insieme la vulnerabilit e la resistenza. Infatti, que-
sto il nome di un gruppo di femministe con cui mi riunir a Istanbul
nel settembre del 2013. Negli Stati Uniti, la politica militare nazionale
spesso governata da un ideale di invulnerabilit radicale, e ci signifca
che la vulnerabilit dovrebbe essere distribuita su altre nazioni e popoli.
Questo modo di esportare la vulnerabilit legittimato e messo in atto
nella politica militare, di modo che gli Stati Uniti assicurano limpermea-
bilit dei propri confni solo invadendo i confni di coloro di cui cercano
di rendere sicuri il paese o le infrastrutture per i propri interessi militari ed
economici. La preoccupazione umanitaria di governare popolazioni vul-
nerabili dovrebbe essere interpretata come un complemento necessario
di questo tipo di politica militare che ha come obiettivo popolazioni vul-
nerabili e che, contemporaneamente, le produce in modo sproporzionato.
Il mio punto di vista che tale vulnerabilit debba essere ripensata come
interdipendenza, e che gli interventi antimilitaristi a livello globale debba-
no affermare la necessaria interconnessione delle popolazioni. Per questo,
penso che il mio punto di vista sulla vulnerabilit sia parte di una visione
pi ampia di mobilitazione globale e cerchi di criticare sia il militarismo, sia
le forme di potere umanitario che fungono da suo complemento.
Domanda: Ci sembra che, nella tua rifessione sulla coabitazione non scelta,
il riferimento al diritto di appartenenza che declini nella frase, di ispira-
zione arendtiana: ognuno ha diritto di appartenere a un luogo al di l del
luogo cui appartiene vada nella direzione di una possibilit etica, certo
articolabile di volta in volta secondo le condizioni date, ma in un certo
senso trans-storica. Ci pare che, a tal proposito, emerga una differenza
rispetto ai tuoi lavori sulletica del riconoscimento, nei quali poni laccento
sulla storicit delle cornici normative della scena della riconoscibilit, ricol-
24 Judith Butler
legandoti in questo soprattutto alla rifessione foucaultiana volta a sottoli-
neare la dimensione storica della costituzione del soggetto.
Judith Butler: Forse importante precisare, innanzitutto, che leggo Foucault
e Arendt, ma che non sono n foucaultiana n arendtiana. Penso che la
formulazione di Arendt sia al contempo storica e generalizzabile, e che
possa essere compresa solo attraverso una sorta di doppia lente. Arendt fa
unaffermazione normativa, ossia che ciascuno ha diritto a un luogo, ma sa
che, da un punto di vista descrittivo, non tutti hanno un luogo cui appar-
tengono. Ricordiamoci che scrive a proposito dei rifugiati, di coloro che
sono stati espulsi dallo Stato-nazione o che non vi hanno mai appartenuto
pienamente (come i Rom, ad esempio).
Cos, dire che tutti hanno diritto a un luogo (nel senso di si dovreb-
be avere un diritto) anche quando non hanno un luogo, signifca che
nessuna giurisdizione particolare o locale fornisce quel diritto. Quando
non c una giurisdizione nazionale o locale che ci d quel diritto, il diritto
esiste ancora, ma non fondato nella ragione o nella natura o in un qual-
siasi regime di legge positiva. Al contrario, in questo momento, Arendt
dichiara il diritto attraverso il discorso, il che signifca che la sua dichiara-
zione, come la Dichiarazione dei diritti delluomo, un esercizio perfor-
mativo. In un mondo sempre pi pieno di rifugiati ed esiliati, di persone
senza diritti di cittadinanza o spossessate dei precedenti diritti alla terra, la
dichiarazione del diritto di appartenenza una sorta di discorso parresia-
stico. Quando Arendt fa questa dichiarazione, mostra che il diritto una
funzione del suo esercizio.
Domanda: Infne, anche se non vorremmo ricadere nellerrore di chiederti
di dar conto di te stabilendo una linearit narrativa, avresti voglia di indi-
carci in che modo vedi un legame tra le tue rifessioni nellambito delloriz-
zonte pi classicamente femminista e i tuoi lavori pi recenti?
Judith Butler: Certamente lavoro ancora allinterno di un orizzonte femmi-
nista, e forse oggi possibile pensare forme di pensiero femminista che
non debbano in ogni momento essere centrate sulla questione delle donne
o del genere. Il lavoro sulla vulnerabilit emerge chiaramente da una lunga
linea di pensiero femminista, cos come il lavoro sulla sfera pubblica e
privata. Il mio primo lavoro sul genere era focalizzato sulla performativit,
che continua ad essere importante per la mia comprensione dellazione
Vulnerabilit e resistenza 25
politica in una forma incorporata, ma si focalizzava anche su forme igno-
rate di amore e di perdita, specialmente in condizioni di eterosessualit
compulsiva e di omofobia pervasiva.
Alcuni di quei temi relativi al riconoscere le perdite e allo stabilire
nuovi termini che renderebbero la vita incorporata pi vivibile continua-
no nelle mie rifessioni recenti sulla guerra e sul confitto. Quindi, forse,
milito ancora contro forme imposte di melanconia e precariet, e questo
importante sia per pensare persone non conformi a livello di genere, trans,
lavoratori/lavoratrici del sesso, sia popolazioni che vivono sotto occupa-
zione e/o soggette al bombardamento, allo spossessamento, alla distru-
zione. Mi sembra che la mia inclinazione alla non-violenza percorra il mio
lavoro cos come la ricerca di modi di riconoscimento che, anzich meno,
rendano la vita pi vivibile.
Intervista realizzata nel marzo del 2013
.
Vulnerabilit e resistenza. Intervista a Judith Butler
A partire dalle analisi di Foucault sul dispositivo di sessualit che fn dagli anni ot-
tanta hanno inspirato il lavoro di Judith Butler nel campo degli studi femministi,
la flosofa americana si interroga sulle piste teoriche aperte dallultimo Foucault
intorno a etica e produzione di soggettivit. Nonostante Butler consideri del tut-
to rilevanti per una diagnosi del presente alcune categorie che invece non sono
riscontrabili nella produzione foucaultiana prime tra tutte, le categorie di vul-
nerabilit e precariet queste sono tuttavia inserite in unanalisi pi ampia (e di
matrice foucaultiana) relativa alle pratiche di libert, che nei due autori vengono
differentemente declinate. In particolare, la rifessione sul prezzo da pagare per
essere soggetti mette in luce un punto di contatto fondamentale tra Foucault e
Butler, che si risolve da un lato nel pensare insieme poteri e resistenze, e dallaltro
nella sostanziale ambivalenza dei processi di soggettivazione i quali rimandano
alla doppia accezione foucaultiana della nozione stessa di soggetto.
Parole chiave: Vulnerabilit, Critica, Resistenza, Scena interlocutoria, Grievability,
Soggettivazione, Parrhesia.
26 Judith Butler
Vulnerability and Resistance
Interview with Judith Butler
by Federica Sossi and Martina Tazzioli
Question: In your refection you have often referred to Foucault. Do you
want to explain how his work has been of paramount importance for you?
What are the aspects of his thought that you feel closer and more useful to
your refections and what instead the areas where you most feel a distance
from Foucaults positions? Are there specifc junctures of Foucaults work
that you fnd produce an impasse for your refections?
Judith Butler: In the 1980s it was clearly the frst volume of The History of
Sexuality that was most important for me, since it gave me a way to under-
stand the clustering of various sexual and gendered functions under the
category of sex but also to show how repressive discourse produces
and proliferates sexuality. We were all quite amazed by that analysis, even
though some intimations of that could be found in Freud already. But
perhaps most important for me was Foucaults brief discussion of homo-
sexuality as a reverse-discourse. It was important to understand that no
matter how pathologizing original discourse on homosexuality had been,
reversing that pathologiziation could be the point of a newer homosexual
or gay/lesbian discourse. The point was not to convert a negative value
into a positive one, but to produce a feld of new values. Surely, we are
living in such a time when that is actively happening.
I was certainly interested in the way the body and soul were described
in Discipline and Punish, but I was sorry to see the lack of a sexual di-
mension in the analysis of incarceration. I probably took a break from
Foucault for a while, but became interested again when I fnally had ac-
cess to The Hermeneutics of the Subject and then a series of lectures on par-
rhesia and on the relationship between speech and truth. I found the last
lectures quite engaging, and they have helped me both to think about
the interlocutory conditions of autobiography, but also the way in which
political speaking works.
materiali foucaultiani, a. II, n. 4, luglio-dicembre 2013, pp. 27-36.
Question: In the essay Giving an Account of Oneself, you insist on the im-
possibility to give a full account of oneself; from this impossibility you
gesture towards an ethics that builds on a constitutive insatisfaction, that
is an ethics postulating that the other cannot either give an account of
himself/herself: In a sense, the ethical stance consists [] in asking the
question Who are you? and continuing to ask it without any expecta-
tion of a full or fnal answer
1
. In other essays you analyse some claims
by Foucault and Arendt where the philosophical claim is staged in a way
that allows for it to be suggested but denied or not fully embraced at
the same time. Do you think there is a connection between these two
perspectives, i.e. the one from Giving an Account of Oneself and the one in
the essays about Foucault and Arendt? Does the philosophical discourse
need in some sense to be conveyed by not fully giving an account of
oneself ?
Judith Butler: It seems clear to me that the speaking subject in Arendt is
one who both appears and acts in public, and this is done with and for
others. So it is not a scene of an individual alone, but rather a scene of
address. This is certainly close to the forms of self-exposition or dem-
onstration that Foucault talks about in his essays on medieval modes of
self-constitution. Neither of these subjects is primarily offering a story or
narrative account of what they have done, or why. They are rather appear-
ing as a speaking being who is producing effects, constituting the self, and
transfguring the scene of address in which they appear. Foucault moves
away from confession, as we know, and also the presumption that it is a
judge or psychiatric representative of the police force to whom we have
to make our story known. There is a power in speech, and it the capacity
for self-constitution and self-care that exceeds the bounds of the scene of
interrogation and judgment.
For Arendt, the situation is different only because Eichmann is so
central to her refections on this issue. In that case, however, she is less
interested in a psychological or biographical account of why he has done
what he has done, but only that he has done it, and that he be told, quite
clearly, that his acts constitute crimes against humanity. She savors judg-
ment, whereas Foucault does not. But for her, judgment has a Kantian
1
Judith Butler, Giving an Account of Oneself (New York: Fordham University Press,
2005), p. 43.
28 Judith Butler
dimension that is bound up with aesthetics, and so judgment is an active
exercise of autonomy. Eichmann lacked judgment, and acted from a lack
of judgment, and it is on that basis that he is judged. The court of law is
important for her, although she wants it to be international rather than
national. And in the end, she wants judges to act as Kantian subjects, so
philosophy proves to be the true authority behind good legal judgment.
Question: In the last years, referring to authors like Levinas and Arendt, you
are elaborating a conception of the ethical subject in which the constitu-
tion of subjectivity itself as well as the ethical possibility of the subject,
but also its capacity to think and the very possibility of a critical gesture
are possible only through a scene populated by the others and through
the exposure of the subject to different forms of alterity. At the same time
you stress also the capacity of agency of the subject in constituting itself
as an ethical subject. Do you think that the refection of the late Foucault
concerning the work of transformation of the self could be useful to
think the ethical subject that you address and to what extent do you make
reference to it? In other words, if on the one hand you radically chal-
lenge the reference to a self-mastery that the last refections of Foucault
seem to in part to postulate and to indicate, are there any aspects of the
Foucaultian ethics of the self that according to you are relevant in order
to articulate the ethical practice and its critical function?
Judith Butler: I am sure that the late Foucault is quite important for thinking
through this process, though I am wondering how, for instance, one would
approach a Foucaultian theory of vulnerability? It is my sense that many
of the most recent and effective public mobilizations involve enacting a
certain body politic in concert. The bodies on the street are not only agen-
tic and relational, but also precarious. They are precarious at the moment
that they appear on the street, but they are also there to bring attention to
a more systematically induced precarity the loss of jobs, homes, health
insurance, the accumulation of unpayable debt, leading either to a sense
of no futurity or a one marked by what Hegel would call a bad infnity.
It seems clear that the late Foucault helps me to think about speech,
of speaking back to power, and to ways of moving beyond the protocols
of self-defense and self-justifcation. There is clearly a performative di-
mension to speaking in some of the late work, and a presumption that
self-constitution happens in relation to others. So all this is most helpful,
Vulnerability and Resistance 29
but I wonder if the embodied dimension of speaking, including the pre-
dicament of speaking as or from the body in a condition of precarity, can
be thought well enough through that work. It is clear that Foucault was
himself speaking and writing as he was ill, and surely grasping the condi-
tions of his own precarity. Understanding in a non-reductive way how that
sense of an historically induced evanescence entered into his fnal refec-
tions on law and parrhesia would be of great interest to me.
Question: We would like to refer to your text What is Critique? An Essay
on Foucaults Virtue, since it seems to us that your way of articulating the
Foucaultian notion of regime of truth goes beyond the production of
a partition between true and false, by showing rather the production of
a partage between lives that matter and lives that do not matter. You have
developed this last point in many of your following works. But pointing
at the very partition between lives that matter and lives that do not matter,
are you are also addressing a modality of recognition basically grounded
on a binary division? And, if so, do you think that there is a fundamental
partition at stake in our present that is also condition for the production
of all the others?
Judith Butler: I think that most recently I have started to talk about an
unequal distribution of grievability, which suggests that there are a vari-
ety of gradations. Indeed, we would probably have to distinguish among
lives that are hyper-grievable, who come to stand symbolically for a na-
tion, those who are more or less grievable, those who are consistently
less grievable, and then those who are never grievable, foreclosed from
the possibility. I am not producing new categories as much as I am trying
to indicate that degrees of grievability shift depending on the historical
context, and that some populations are hyper-grievable in one context,
and quite ungrievable in another. Similarly, we might say that even within
a single, broadly delimited context, lives can be simultaneously grievable
and not, and public discourse can be confounded by the question of
whether and how to grieve certain losses. To say that grievability shifts
in this way is to say as well that modes of disavowing and discarding life
shift in this way as well.
Question: According to Foucault parrhesia is a way of truth-telling that
produce a scandal and that entails the exposure of the subject to a risk.
30 Judith Butler
Defning parrhesia as an attitude, Foucault seems to recall his defnition
of critique that you have also largely analysed in your essay. However,
the production of the scandal is internal to a parrhesiastic game as
Foucault underlines that ultimately defnes the space and the perim-
eter in which the parrhesiastic speech is uttered. Do you think that this
space could be effectively disrupted through the parrhesiastic scandal?
And do you envisage the practice of parrhesia as pertaining to the re-
gime of the performative?
Judith Butler: I certainly understand parrhesia as part of the domain of per-
formativity, but I am not sure I would call it a regime. Nor am I alto-
gether clear whether the metaphor of the game (and game theory)
is altogether helpful. Are we speaking about a game, a regime, or some
more shifting and provisional speech situation? Is parrhesia presumed to
be performed or exercised by an individual? What about groups that sing
or chant or engage in silent actions? Do they count as part of parrhesi-
astic practice? If parrhesia defnes the speech situation in which it occurs,
then it is clearly performative, but in a way that moves beyond Bourdieus
defnition. My questions remain, though: does it matter that it is a speaking
body that engages in parrhesia, and that it is located somewhere and has
the shifting of the terms of location as part of its aim? Can there be con-
certed parrhesia, that is an alliance of speakers, and even if they do not act
or speak in unison, can that convergence of voices, gestures, and actions
be considered parrhesiastic?
Question: In your reading of Foucault, one of the sentences where you often
linger on is the following: How does it come to be that the human sub-
ject makes himself into an object of possible knowledge, through which
forms of rationality, through which historical conditions, and, fnally, at
what price?
2
. In an interview with Vikki Bell (New Scenes of Vulnerability,
Agency and Plurality) you come back to this sentence going beyond that,
since you relate it with the criteria of exclusion that determine what can
be called the scales of productivity of the subjects and their being rec-
ognisable as subjects and bringing the attention to the fact that the non
recognizability of some is necessarily constitutive of the subjectivity of
2
Michel Foucault, Structuralisme et poststructuralisme, quoted in J. Butler, Giving an
Account of Oneself, p. 120.
Vulnerability and Resistance 31
the others. Here you recall the sentence: At what price do any of us get
produced as subjects?. Could you clarify this question? And the price to
be paid is also in this case the price that the subject that is produced let
to be paid by others in terms of exclusion or as not-being recognizable?
Judith Butler: I do think that every regime of rationality has its own consti-
tutive outside, which means that it must produce and maintain the non-
rational or irrational outside of its boundary. The subject who emerg-
es through that regime of rationality establishes his or her intelligibility
within that regime (we might think of the his or her as a key logical
operator of one binary regime of gender). The formation of the subject
is, however, not commensurate with the establishment of its intelligibility.
After all, it is not just that the non-rational is posited outside the regime,
but for every subject, the non-rational is produced as part of its less intel-
ligible constitution. In this way it is important to see that subject forma-
tion within a matrix of intelligibility always partially fails, since it cannot
happen without positing its outside as interior to the subject itself, the
abiding specter of its undoing.
At the same time, we have to think about this risk and this loss in
terms of the managing of populations, of biopolitics and governmental-
ity both. Although I know Foucaults work on neo-liberalism less well, it is
clear that certain forms of ordering the subject clearly imply unequal and
uneven forms of assimilation to that rationality. My sense is that precarity
is induced by neo-liberal regimes of rationality as its necessary condition
and outside. For the self-maximizing subject is a norm that implies a dif-
ferential realization of its aims. Foucault is generally less concerned with
recognition than I am. I bring that concern forward from my engagement
with Hegel. But he is the one who often underscores that escaping from
prevailing norms of recognition can be the condition of freedom itself. I
am always working, it seems, with the need for new forms of recognition
to condition livable life at the same time that I am wary of forms of recog-
nition, sometimes the very same forms, that under certain circumstances
can make life less than livable.
Question: In your last book, Parting Ways, you refect on the possibility of
an ethical life through the notion of unchosen cohabitation, mainly ad-
dressing Arendts work. In some passages of your essay you stress the
element of non-freedom that is constitutive of that condition. Foucault
32 Judith Butler
defnes instead the ethics as the refected practice of freedom. This last
aspect seemed to be at stake in some of your refections on the ethics
which stressed rather the element of the claim. Could you dwell upon
this aspect?
Judith Butler: I appreciated Foucaults defnition, but I am led to wonder
about how the unchosen dimensions of life can themselves become the
occasion for a refected practice of freedom. After all, what is refected
is not simply this self that I am, and not simply the freedom that I exercise,
but also the limits on that exercise, and the rather recalcitrant ways that
history works on any of us. As Foucault would doubtless agree, freedom
becomes possible only under certain conditions, and some of those con-
ditions are not freely chosen. So it seems important to think, for instance,
about unchosen dimensions of sociality and proximity, of embodiment
and lineage. Refecting on them does not transform them into expressions
of freedom, but rather circumscribes the embodied and historical condi-
tions under which a certain version of freedom becomes possible.
Arendt and Foucault both clearly have a way of understanding free-
dom as an exercise or a practice, thus moving us away from freedom as a
natural endowment or a prori condition. But where it seems that Arendt
specifes certain forms of political freedom, such as revolution, as con-
certed action, I have a more diffcult time fnding an equivalent to that no-
tion in Foucault. Perhaps the category of the subject or even the self
works across the individual/social distinction in Foucault, but it does not
seem to do enough to establish the unchosen, historical, and embodied di-
mensions of sociality or the forms of freedom that we might understand
as undertaken by alliances.
Question: Recently you have insisted a lot on the idea of vulnerability as the
condition which constitutes ourselves as subjects and at once as the con-
dition which allow us to rethink our ethical being and our ethical acting
as well. However, according to many scholars, vulnerability works today
as one of the main modalities through which subjects are produced with-
in the government of the humanitarian. How do you situate yourself in
comparison to this perspective? Dont you think that insofar as a category
becomes an object of the discourse of power, the risk of its effective
weakening or subsumption arise?
Vulnerability and Resistance 33
Judith Butler: It is clear that the identifcation of vulnerable populations
by NGOs and humanitarian agencies works to deny such groups their
history and their agency, including their powers of resistance. But my aim
is to think vulnerability and resistance together. In fact, that is the name
of a group of feminists I am convening in Istanbul in September 2013.
In the United States, national military policy is often governed by an ideal
of radical invulnerability, and this means that vulnerability ought to be
distributed among other nations and peoples. This way of exporting vul-
nerability is both justifed and enacted in military policy, such that the US
secures the impermeability of its own borders only by invading the bor-
ders of those whose land or infrastructure its seeks to secure for its own
military and economic purposes. One might understand the humanitarian
preoccupation with managing vulnerable populations as the necessary
complement of that military policy that targets and produces dispropor-
tionately vulnerable populations. My own view is that vulnerability has to
be rethought as interdependency, and that anti-militarist interventions at a
global level have to affrm the necessary interconnection of populations.
So I do think my view of vulnerability is part of a broader view of global
mobilization, and seeks to criticize both militarism and forms of humani-
tarian power that serve as its complement.
Question: In your refection on unchosen cohabitation it seems that the
reference to the right to belong that you formulate in the sentence, by
referring to Arendt, everyone has a right to belong to a place, that right
belongs to everyone regardless of the place to which they belong, plays
as an ethical possibility that despite it has to be rearticulated from time ac-
cording to the circumstances, is in some sense trans-historical. It seems to
us that on this point there is a difference in comparison to your works on
recognition, where you stress the historicity of the normative frameworks
of the scene of recognisability, relating in this way to the Foucaultian re-
fection addressed to underline the historical dimension of the constitu-
tion of the subject.
Judith Butler: Probably it is important to note frst that I read Foucault and
I read Arendt, but I am neither a Foucaultian nor an Arendtian. I think
Arendts formulation is at once historical and generalizable, and that it can
only be understood through a kind of double-lens. She is making a nor-
34 Judith Butler
mative claim, namely, that everyone has a right to a place. But she under-
stands that descriptively speaking not everyone has a place to which they
belong. She is writing, let us remember, about refugees, those who have
been expelled from the nation-state or who have never fully belonged (the
Roma, for instance).
So to say that everyone has a right to a place (in the sense of ought
to have a right) even when they do not have a place means that no par-
ticular jurisdiction or locale ultimately furnishes that right. When there is
no local or national jurisdiction that gives that right, the right still exists.
But it is neither founded in reason or nature or any particular regime of
positive law. On the contrary, Arendt is at this moment declaring the right
through speech, which means that her declaration, like the Declaration of
the Rights of Man, is a performative exercise. In a world increasingly full
of refugees and exiles, those without citizenship rights or dispossessed of
prior rights to land, the declaration of the right to belong is a kind of par-
rhesiastic speech. When Arendt makes the declaration, she is showing that
the right is a function of its exercise.
Question: Finally, even though we do not want to make the mistake to
ask you to give an account of yourself, establishing a narrative linearity,
would you like to tell us what kind of connection do you see between
your analysis situated within the feminist horizon and your more recent
refections?
Judith Butler: Well, I certainly still work within a feminist horizon, to be
sure, and perhaps it is possible now to think about forms of feminist
thinking that do not at every moment have to be centered on the question
of women or on gender. The work on vulnerability clearly comes from a
long line of feminist thought, but also the work on the public and private
spheres. My early work on gender was focused on performativity, and that
continues to be important to my understanding of political action in an
embodied form. That early work was also focused on unmarked forms of
loving and losing, especially under conditions of compulsory heterosexu-
ality and pervasive homophobia.
Some of that same concern with marking losses, and establishing new
terms that would make embodied life more livable continue in my recent
refections on war and confict. So I am perhaps still militating against
Vulnerability and Resistance 35
imposed forms of melancholia and precarity, and this is as important to
think about for non-gender conforming people, trans people, sex workers
as it is for populations living under occupation and/or subject to bomb-
ing, dispossession, and destruction. I think perhaps that my bias in favor
of non-violence recurs throughout my work, as does the search for modes
of recognition that make life more livable rather than less.
Interview conducted in March 2013
.
Vulnerability and Resistance. Interview with Judith Butler
Starting from Foucaults analyses on the dispositive of sexuality that since the
80s have inspired Judith Butlers work in the feld of feminist studies, the US
philosopher interrogates on the theoretical patterns paved by the late Foucault
on ethics and subjectivity. Despite Butler deals with categories that she considers
very relevant for a diagnosis of the present and that instead are not at stake in
Foucaults work frst and foremost vulnerability and precariousness they are
placed nevertheless into a broader analysis and according to a Foucaultian matrix,
especially in relation to the issue of practices of freedom, that in the two authors
are differently articulated. In particular, the refection on the price to pay to be
a subject highlights an important juncture between Foucault and Butler: on the
one hand, it consists in thinking together powers and resistances, on the other it
refers to the substantial ambivalence of processes of subjectivation recalling
Foucaults twofold meaning of subject.
Keywords: Vulnerability, Critique, Resistance, Scene of address, Grievability,
Subjectivation, Parrhesia.
36 Judith Butler
Barred Subjects
Framing the Criminal Body with Foucault and Butler
Sophie Fuggle
Introduction: From Terri Schiavo to Chelsea Manning
As Foucault demonstrates in The Archaeology of Knowledge, the carving up
of history is an arbitrary process. With this in mind, I want to bookend
a recent and ongoing history with reference to two fgures, Terri Schiavo
and Chelsea Manning. These are individuals that, it might be argued, play
signifcant symbolic roles in defning the shifting stakes of Western bio-
politics in the opening decades of the twenty-frst century. The intention
here is to set the scene for rethinking the anatomo-political in relation to
the biopolitical.
Terri Schiavo spent 15 years in a coma following cardiac arrest as a
result of a long term eating disorder. Her family fought to have her feed-
ing tube removed but faced high level opposition from senior U.S. politi-
cians including the then president George W. Bush. They fnally won their
case to terminate life support in 2005. As Slavoj iek suggested at the
time, the affrmation of an ethico-legal duty to maintain a life at all costs,
even when this life had arguably been reduced to the living death of ir-
reversible coma, came at a time when other living deaths secured the
detention of those the bombs missed in Guantanamo.
1
What the case of Terri
Schiavo demonstrated was the persistence of a rhetoric which identifed
life as sacred, a rhetoric which should have rung hollow in light of the
military interventions in Afghanistan and Iraq. Moreover, the juxtaposi-
tion of such events the domestic versus the international - highlighted
not only the complexities of contemporary biopolitics understood as the
positioning of life, human life, as the ultimate value to protect and en-
hance but also highlighted the multiple ways in which such a positioning
might fip over into what Giorgio Agamben refers to as a thanatopolitics
1
Slavoj iek, Biopolitics: Between Terri Schiavo and Guantanamo, ArtForum
(December 2005).
materiali foucaultiani, a. II, n. 4, luglio-dicembre 2013, pp. 37-68.
which exposes the sovereign core of the biopolitical. This is clearly more
complex than simply pitting one life or set of lives against another, which
constitutes the justifcation for the reemergence of a sovereign right to
kill within biopolitics in the form of racism, which Foucault identifes at
the end of Society Must Be Defended. Following Butlers notion of grievable
life, what is at stake is the values associated with a certain set of lives as
well as the reduction of the lives of others to perceived values at odds
with our own.
In July 2013, Chelsea Manning, born Bradley Edward Manning was
convicted of violations of the Espionage Act for leaking documents
whilst in the U.S. army. Having been tried as Bradley, Manning issued a
statement on sentencing that she wished to live as a woman. Although,
the issue of Mannings gender had been introduced in court as testimony,
what does the very specifc wish to serve out a military prison sentence
as a woman, or pre-op transsexual, rather than a man tell us about the
conditions within this carceral space and, moreover, the way such a space
is structured and organized according to certain gender norms? At the
same time, why did Private Bradley Manning only fully identify his/herself
as Chelsea at sentencing? What does this tell us about the performance
of gender within the military and, moreover, during a high profle court
case? The transgressive act of whistleblowing and perceived betrayal of
the security of his country bound up with this act can be mapped far too
easily onto the transgressive body of Chelsea Manning. To some degree,
Manning has become symbolic in various senses of the complexities and
hypocrisies of Western democracy along with notions of truth and free-
dom such democracy claims to promote and protect. The focus of this
paper, however, has less to do with Manning as symbol of such paradoxes
but, rather, the specifc material conditions of her incarceration and, I
want to suggest, any and all incarceration. Manning is facing a maximum
of 35 years in military prison and a minimum of 8 years.
This paper is an attempt to think beyond notions of the exceptional,
the supra-legal, beyond the bare life, the precarious life, the indefnitely
suspended life which have dominated discussions on incarceration and
detention since 911. In particular, I want to consider how Butler has
developed a critical stance which, in focusing on the exceptional, risks
disregarding the everyday. At stake, therefore, is Manning in her cell not
Schiavo on her drip.
38 Sophie Fuggle
In the aftermath of 911, much of the intellectual left in the U.S. and
Europe was forced to re-evaluate its position together with its role in both
speaking out against and usefully conceptualizing the parameters and im-
plications of the so-called war on terror as well as the discourses and rep-
resentations which underpinned and framed it. Looking here at Butlers
particular, and arguably highly personal, response in Precarious Life and
subsequently, in Frames of War, a series of tensions emerge which are as
important for thinking through the role of the public intellectual as they
are for articulating the current socio-political terms defning society in
the U.S. and elsewhere in the West. Where Butler draws extensively on
Foucaults work on governmentality in her explorations of the extra-legal
activities of the U.S. government and military, how might we shift the
focus from abstracted discussions of the law and detention, to the real,
everyday, material conditions of life in incarceration? Moreover, without
denying the importance of ongoing critical debates about the treatment
of terror suspects, the outsourcing of torture and the perpetual state of
exception endorsing a permanent war industry, how might we return our
attention to the status quo maintained by such exceptions the institutional
spaces which continue to affrm a disciplinary mode of power?
Refecting on both the various responses and various possible respons-
es to 911 open to those working in U.S. academia in the immediate after-
math, in Precarious Life, Butler considers the statement made by a friend/
colleague that the collapse of the Twin Towers marked the end of frst
world complacency.
2
Where do we go from this observation? Butler sug-
gested that instead of attempting to heal such a wound and restore such
complacency which can only ever really entail what we have indeed seen
happen over the past decade or so, the more or less permanent war and
the dry grief of political rage,
3
there is the possibility of something dif-
ferent here. What is needed is to put an end to the endless cycle of re-
venge. Thus, instead of lamenting the loss of such complacency, Butler
suggests allowing it to stand in order to begin to build a different politics
on its basis?
4
2
Judith Butler, Precarious Life: The Powers of Mourning and Violence (London and New
York, NY: Verso, 2004), p. 8.
3
Ibid., p. xix.
4
Ibid., p. 8.
Barred Subjects. Framing the Criminal Body with Foucault and Butler 39
If retrospectively, the hope for a radical reconfguration of U.S. inter-
national relations seems nave at best, this is not where I take issue with
Butler. Rather, it is in the distinction she establishes between the inner
space of the U.S. and the rest of the world. Such a distinction risks reaf-
frming a sense of frst world superiority, if not complacency in the very
act of acknowledging its loss or disappearance. It repeats the gesture of
Michael Moores Farenheit 911 in assuming a predominantly U.S. audience
rather than a wider reception. Moreover, in claiming that previously the
only violence we knew was the kind we inficted on ourselves,
5
Butler
is not only presenting a universalized image of the U.S. via the notion
of shared suffering but seems to dismiss the systemic violence, suffering
and social inequality which operates within the U.S. If 911 demonstrated
anything, it was the need to bring the age of the world picture to a close.
Consequently, Butlers call for a rethinking of politics must also be applied
to the domestic as well as the international. It is not simply a question of
how one relates to the other perceived as foreign threat from without
but how relations within a nation state are confgured through its internal,
social institutions and spaces.
My aim here is to think specifcally about one such regular, disciplin-
ary space. The prison or penitentiary. In addition, to demanding that we
examine Foucaults work on discipline, anatomo-politics and the prison
afresh, I want to give further attention to the notion of representation
as it applies to the carceral space. There are a series of critical conjunc-
tions which bring Foucault and Butler together again in potentially use-
ful ways.
Running throughout the essay will be a refection on how one negoti-
ates ones position as an academic responding to such events as well as
the potential for a more active rather than purely reactive stance here. In
this respect, it might be helpful to juxtapose the tensions experienced by
Foucault and other intellectuals during their work as part of the Groupe
dInformation sur les prisons [Prisons Information Group] during the early 1970s.
Not only does this have specifc relevance to the discussion of the prison
and life in incarceration but very important questions are raised both by
the group themselves and others during and after the enquiries they car-
ried out as to the nature and degree of involvement academics might have
in the analysis and critique of such spaces.
5
Ibid., p. 39.
40 Sophie Fuggle
Real Bodies in Real Spaces?
In Bodies that Matter, Butler appears to have two main objectives the
frst is to take stock of which bodies matter and which bodies dont with
the aim of redressing the hierarchies which privilege the rights and needs
of certain bodies above others. The second is to provide a certain revi-
sion or, if you prefer, renegotiation of some of the positions assumed in
Gender Trouble particularly those which led to confusion. Both objectives
are predicated upon a rethinking of the material body, the body as matter
as something that matters. A similar set of objectives structure what fol-
lows. The bodies in question are both different and the same as Butlers
bodies in that no body can ever coincide with its physical, political or
conceptual renderings yet instead might be defned by its potential, a po-
tential all bodies possess to exceed and subvert existing presentations and
representations. At the same time, such potential is at risk of exhausting
itself in its own posturing and rhetoric or, indeed, succeeds so convinc-
ingly that all that remains is imitation and recuperation as it is co-opted by
the prevailing hegemony.
Nevertheless, of interest here is not so much the bodys, any bodys,
potential for subversion of gender norms and categories, but rather, the
way in which the body which has already been cast as dangerously sub-
versive, the criminal body, continues to attest to a certain modality of
disciplinary power which affrms subjectivisation as the production of the
subject qua subject. Moreover, in emphasizing the persistence of disci-
plinary power here, the aim is also to indicate how such power continues
to crystallize within certain institutional spaces, their architecture and in-
frastructures in a very material way. This requires returning to the body
that Butler explores in Bodies that Matter. Like Butler, my intention is not to
offer biological determinations of the body but, rather, to consider how
such determinations are produced within different frameworks of power.
To do so, I will argue, involves acknowledging rather than disregarding
the effects of such institutional spaces precisely at a moment where they
seem to have been discounted or written off. Such spaces, the prison, the
hospital but also the school and workplace continue to require certain
normalizing techniques that appear out of sync with neoliberal-infected
modes of self-promotion, surveillance and management.
Barred Subjects. Framing the Criminal Body with Foucault and Butler 41
Foucaults claim made in an interview in 1978 that in the future we
need to distance ourselves from todays disciplinary society,
6
should not
be read as a simple indictment of institutional forms of power but, rath-
er, a call to pay attention to different, emerging forms of power. One of
Agambens most well-known criticisms of Foucault, made in Homo Sacer,
is that he fails to analyse the relationship between sovereign and biopower
or attempt to identify a point of intersection between the two discourses.
7

Both Discipline and Punish and The Will to Knowledge present power in terms
of a fundamental shift from one form to another. However, following Dan
Beers account of Foucaults very specifc rhetoric and the deliberate struc-
tural techniques he sets up in his written texts, we should acknowledge the
intentional, over-emphasis put on the contrast between the two models of
power in these texts.
8
This becomes clear in the light of a more nuanced ac-
count of the changing modalities of power, which Foucault provides in his
Collge de France lectures. Thus, in his 1973 lecture series, Psychiatric Power,
he identifes elements of disciplinary (anatomopolitical) power which came
into existence within the mechanisms of sovereign power:
Disciplinary apparatuses come from far back; for a long time they were
anchored and functioned in the midst of sovereignty; they formed like islands
where a type of power was exercised which was very different from what could
be called the periods general morphology of sovereignty.
9
Here, he also provides a detailed account of how the family unit, as-
sociated with the exercise of sovereign power via the forbidding fgure
of the father, came to provide the model for the asylum, which Foucault
declares an essentially disciplinary institution. However, Foucault also in-
sists that the notion of the family is evoked in psychiatric power not as
a residue from old discourses of sovereign power but is actually gains an
increasingly fundamental role within psychiatric techniques for regulating
and managing the sick or deviant body:
6
Michel Foucault, La socit disciplinaire en crise, in Dits et crits II: 1976-88 (Paris:
Gallimard, 2001), pp. 532-534 (my translation).
7
Giorgio Agamben, Homo Sacer: Sovereign Power and Bare Life (Stanford, CA: Stanford
University Press, 1998).
8
Dan Beer, Michel Foucault: Form and Power (Oxford: Legenda, 2002).
9
Michel Foucault, Psychiatric Power: Lectures at the Collge de France, 1973-73 (New
York, NY: Palgrave, 2008), p. 63.
42 Sophie Fuggle
Inasmuch as the family conforms to the non-disciplinary schema of an ap-
paratus (dispositif) of sovereignty, I think we could say that it is the hinge, the
interlocking point, which is absolutely indispensable to the very functioning of
all the disciplinary systems. I mean that the family is the instance of constraint
that will permanently fx individuals to their disciplinary apparatuses (appareils),
which will inject them, so to speak, into the disciplinary apparatuses (appareils).
10
The same reading needs to be applied today in thinking about the rela-
tionship between the sovereign, the disciplinary and security. Disciplinary
techniques which defned the nineteenth century factory, school, hospital
and prison, continue to supplement and underpin more contemporary
manifestations of power aimed at the organization, management and con-
trol of populations.
In Security, Territory, Population, Foucault introduces the notion of se-
curity, a term he doesnt explore elsewhere, in order to further articulate
the two-fold (bi-polar) operation of bio-power as it targets both individu-
als and populations defned via a political technology of life.
11
In taking
as its aim the population at large, security is defned by Foucault in terms
of the supplement it offers to disciplinary power which focuses on the
individual body. Together they make up modern biopower. Where sover-
eign power involves coercion and violence and disciplinary power is com-
prised of techniques of regulation and normalization, security operates
according to a principle of circulation. Unlike disciplinary power which
seeks to contain and limit, security is, instead, concerned with growth and
production, and the increase of its mechanisms. Where disciplinary power
is centripetal, security is a centrifugal force operating within and beyond
society.
12
This is why, unlike sovereign power, security does not target fxed
territories. Rather, it is aimed at populations whose sizes, confgurations
and locations are in constant fux. According to Foucault, security can be
linked to the emergence of capitalism. Security provides the possibility
for economic growth by simultaneously encouraging and restricting the
circulation of goods, opening up borders and delineating new boundaries.
Recent critical theory on the body tends to assume one of two po-
sitions. On the one hand, much theoretical discourse is taken up with
10
Ibid., p. 81.
11
Michel Foucault, The History of Sexuality I (New York, NY: Vintage, 1990), p. 145.
12
Michel Foucault, Security, Territory, Population: Lectures at the Collge de France, 1977-78
(New York, NY: Palgrave, 2009), pp. 44-45.
Barred Subjects. Framing the Criminal Body with Foucault and Butler 43
considerations of the post-human body found in the work of Donna
Haraway and numerous disciples of Deleuze and Guattari. The post-
human body is the utopian/dystopian body. On the one hand, we have
the depoliticised body representing a utopian, affrmation of a BwO
(BodyWithoutOrgans) the body as a series of fows or an assemblage
which exceeds limitations of the physical, feshly body, calling into ques-
tion ideas about gender, sexuality, desire and so on. The fipside of this
takes on a dystopian dimension which is epitomised by the shift from
disciplinary society to Deleuzes control society. Bodies are no longer
organised in institutional spaces but subjectivity has been reduced to dif-
ferent types of data. We have become a series of passwords, pin numbers,
usernames and barcodes. The second position, and this is where we might
to some extent locate Butlers recent work, takes as its focus the bare life
of the non-western victim who has become the poster boy or girl of
Western human rights discourses. In other words, the suffering, tortured
body which has been stripped of all identity, citizenship and culture.
However, underpinning both these positions are a set of biopoliti-
cal assumptions which continue to posit life as societies ultimate goal or
value above all other values. Moreover, any attempt to think our bodies
without our bodies invariably fails and, as Lyotard has suggested in
The Inhuman, is a futile exercise.
13
So we could call to mind here flms
like The Matrix and Surrogates - in which the human body has been ren-
dered obsolete or fully subservient to machines yet nevertheless must be
introduced either as mental projection (in the case of The Matrix) or as
surrogate a robot designed to replicate ones own physical body or to
provide a preferable alternative.
The tension between subjectivity which extends beyond the physical
limitations of the body and the continued primacy of such a body in con-
ceptions of the self highlights what cultural theorist Jeffrey Nealon has
referred to as an intensifcation in power or power relations.
14
Since iden-
tity and subjectivity cannot be reduced to purely embodied experience nor
can they take place entirely in hyperreality both modes of existence and
identifcation call upon one another to supplement, provide substantiation
13
Jean-Franois Lyotard, The Inhuman: Refections on Time (Stanford, CA: Stanford
University Press, 1991).
14
Jeffrey Nealon, Foucault Beyond Foucault: Power and its Intensifcations Since 1984
(Stanford, CA: Stanford University Press, 2008).
44 Sophie Fuggle
of or offer commentary upon the other. The GPS on our phone tells us
where we are and Facebook or other social media provides a narrative or
commentary on this. Yet, as obvious as this might seem, in order to do so
we also need to exist in concrete space. We need a physical location and
not simply an IP address.
Nevertheless, it is possible to note here a conceptual shift occurring
in emphasis from disciplinary modes of power to Foucaults notion of
security in terms of circulation drawing upon the idea of a world popu-
lation as fuid or in fux. Whether as a result of forced or chosen migra-
tion, whether we decide to take a vacation or are obliged to fee civil war
and natural disaster, it seems that we are no longer defned in terms of
the fxed space or territory we inhabit but in terms of a displacement
which is either validated or denigrated. Each individual might thus be
conceived in terms of a trajectory, what Paul Virilio calls a trajectivity, a
line drawn between points as opposed to a point intersected by a series
of lines.
What this skewed perspective fails to take into account is what hap-
pens at the borders? In the detention camps? What is at stake in our refer-
ence to certain spaces as non-places following the work of Marc Aug?
Such a designation puts us at an ironic remove from these spaces, consti-
tuting an unconvincing refusal of the role they play in controlling and reg-
ulating our experience but also this allows us to ignore other non-places,
the margins or edges, the excesses of biopolitical society. These are the
spaces where death, disease, violence and crime occur not as a result of
failures or gaps in a societys disciplinary apparatus but in order to affrm
the necessity of such apparatus. In this respect, security and disciplinary
power are even more intertwined than Foucault implies. One of the clear-
est examples of this is the nation state building that goes hand in hand
with free market circulation.
15
So in other words, what I am proposing here is a return to Foucaults
notion of anatomo-politics defned as follows:
centered on the body as a machine: its disciplining, the optimization of its
capabilities, the extortion of its forces, the parallel increase in its usefulness and
its docility, its integration into systems of effcient and economic controls, all
15
On this see Gianni Vattimo and Santiago Zabala, Hermeneutic Communism: From
Heidegger to Marx (New York, NY: Columbia University Press, 2011).
Barred Subjects. Framing the Criminal Body with Foucault and Butler 45
this was ensured by the procedures of power that characterized the disciplines: an
anatomo-politics of the human body.
Such an anatomo-politics, it seems to me, continues to function
as a fundamental dimension of the biopolitical, even as contemporary
readings and problematisations of the biopolitical found in the work of
Agamben and others, have resulted in a richer, more complex understand-
ing of Foucaults original defnition here.
Therefore, to return to disciplinary power is not to deny the systemic
deterritorialisation which has occurred since WWII through the reorgan-
isation of individuals into migrant workers whereby labour-forces are no
longer bound by nations or territories. At the same time, archetypal forms
of institutional power the factory, hospital, school or prison and their aus-
tere architecture seem to have disappeared from certain skylines or con-
verted into expensive residential and offce property, its original signage
providing a misplaced palimpsest of nostalgia. Yet, if disciplinary power
ceases, in some places, to crystallise within a fxed space, henceforth of a
different density, fragmented and dispersed through a citys infrastructure
via a complex multi-layered empire of signs and surveillance, elsewhere,
such institutions not only still dominate the horizon but do so not as relics
of a bygone era but, rather, as the new constructions bringing together
the latest techniques and technologies for the control and management
of individual bodies. In addition to maximum security prisons and bor-
der restrictions, within the same context, we might also think about the
distribution centres run by Amazon in the UK and Europe which employ
various tracking devices to ensure maximum productivity by workers in
completing orders and other tasks.
By returning our focus to the disciplinary, I also want to suggest here
that there are certain bodies that matter in theory and, more importantly, to
theory, that end up producing frustrating binaries which fail to change the
terms in which we think about such bodies or groups of bodies. Moreover,
there are some bodies that are necessarily excluded from such discussions
precisely because they do not ft certain critical agendas. Here, I want to
focus on the criminal body but precisely in terms of the body of the one
who has committed a crime rather than with recourse, at least initially, to
the more ubiquitous processes of criminalization and securitization which
might be argued to apply to all of us in some way or other.
46 Sophie Fuggle
Dangerous Acts
In reasserting how more attention needs to be paid to the real bod-
ies in real spaces of Foucaults anatomo-political, it is necessary to look
at the criminal qua law-breaker rather than simply as the transgressive,
subversive, troubling other. This is not to suggest that all those who fnd
themselves incarcerated are guilty of breaking the law but, rather, to ex-
plore and expose the workings of the system which defnes criminality as
such. The criminal identity, the criminal subject can only be produced
as such as long as there is a founding set of laws to adhere to and conse-
quently break.
In her critique of the indefnite detention applied to suspects as
part of the U.S. war on terror, Butler structures her analysis around the
absence of any trial or, indeed, any empirical evidence that those be-
ing detained had committed the dangerous acts that U.S. government
intelligence claimed they had the potential to commit.
16
But what of the
notion of a dangerous act in itself ? Where Butler accurately identifes
a link between the suspension of the justice system and its functioning
via the relationship between trial and sentence, she gives less attention to
the defnition of a dangerous act except to problematize the very delib-
erate inability of Rumsfeld and Cheney to adequately articulate exactly
what the Guantanamo detainees were supposed to have done. Thus, in
evoking the absence of dangerous acts or, at the very least, absence of
any concrete proof of such acts, Butler fails to address what should or
should not happen in the case such acts did occur and can be proved.
This seems to be something of a blind spot which risks endorsing a legal
and penal system which requires further critique both in itself and in its
relationship to extra-legal, military procedures carried out both on U.S.
soil and abroad.
To further explore the question of the dangerous act, the follow-
ing quotation is taken from French prison director, Olivier Maurels 2010
autobiography:
We keep [nous gardons] in our prisons those who burgle your houses and steal
your cars, those who sell drugs to your children and friends, those who sexually
assault or rape your daughters, your mothers, your sisters and your cousins, those
16
Butler, Precarious Life, pp. 77ff.
Barred Subjects. Framing the Criminal Body with Foucault and Butler 47
who steal your money and those who murder and kill people you know and care
about. We keep those who abduct, rape then murder young children. We keep
those who plant bombs and want to destroy, for political and religious reasons,
the very essence itself of our civilization, our long shared, democratic, republi-
can history.
17
Who exactly is Maurel addressing here? Coming at the end of his ac-
count of life as self-professed taulier [jailer], this exhortation reads as an
act of special pleading, a last ditch attempt to gain public sympathy and
approval through a warning issued to any reader tempted to side with the
inmates over and above those charged with keeping them locked up. The
nous [us] and vous [you] are bound together through a shared history
which is under threat from an homogenous ceux qui [those who], where-
by those in incarceration are reduced to a list of violent and vindictive
crimes. This is a hyperbolic reminder that those serving prison sentences
are a direct menace to the well being of both the reader and his or her
family and friends. In play here is a straightforward politics of fear intended
to legitimate the penal system and those running it.
18
There is also an as-
sumption in his evocation of certain acts, most notably paedophilia and
terrorism, that the reader will acquiesce with the incarceration of those
having committed them without any further questioning of the social
structures producing and defning such acts in the frst place. Moreover,
Maurel defnes such a system as beyond recrimination, positing it in terms
of a civilization, a republic and a democracy.
Maurels outburst runs counter to most of his narrative which is pre-
dominantly taken up with showing what a reasonable, decent guy he is,
sympathetic to the needs and problems of his inmates even when they
are holding him hostage. Thus, if we are to take anything from the text,
it must be that Maurel does not and cannot see things in black and white
but, rather, recognizes the inherent failure of the penal system and his role
in it here. This is why he is right, perhaps unwittingly, to present this to
us as a confession despite largely reading as a series of self-aggrandizing
war stories. To present the inmates in terms of a select list of crimes
17
Olivier Maurel, Le Taulier: Confessions dun directeur de prison (Paris: Fayard, 2010),
my translation.
18
Angela Davis has identifed a politics of fear as a deep-rooted ideology working
to legitimize the existence and development of prisons in the U.S. in Are Prisons Obsolete?
(Open Media, 2003), p. 16.
48 Sophie Fuggle
is the only means of perpetuating the logic of incarceration, presenting
those locked up as a direct threat to individual safety and freedom. Again,
this is the reemergence of a sovereign notion of life within the biopoliti-
cal presented as a direct attack by one population upon another. Foucault
touches on the notion of the biocriminal and the link between racism
and criminality at the end of Society Must Be Defended.
19
Although he refers
only to the execution or banishment of the criminal body here, there is
scope for a rereading here which, drawing on the work of Angela Davis,
considers the systemic racism of the prison.
What Maurels text demonstrates is the diffculty of thinking life with-
out prison. Where it has come to constitute his entire raison dtre since
he passed the fonctionnaires [public service] exam, the idea of conceiv-
ing of society without prisons, detention centers and other secure units,
is something we all fnd deeply complex and unsettling. In Are Prisons
Obsolete? Angela Davis provides a good explanation of the way in which
discussions of decarceration and abolition are precluded via a primary
focus on prison reforms.
20
To focus ones attention on reforming the car-
ceral space ultimately endorses that space and its structural logic, contrib-
uting to a call for bigger and more effcient prisons. Davis is not suggest-
ing those fghting for improved prison conditions should cease to do so.
Rather, such a fght should work alongside an ongoing debate about the
role of prison within society based around abolition as a genuine rather
than utopian possibility. Such a debate requires an analysis which looks
at how todays prisons constitute an integral part of the social fabric and
economic system of a country. As Davis points out, a critique of todays
industrial prison complex cannot be predicated on a reformist rhetoric.
21

In an interview given in the 1970s, Foucault posed a similar problem:
You want me to describe a utopian society where there would be no prison.
The problem is to know if we can imagine a society in which groups themselves
controlled the application of rules. It is the whole question of political power,
the problem of hierarchy, of authority, of the state and state apparatuses. It is
only when we have cleared away the brushwood from this immense problem that
19
Michel Foucault, Society Must Be Defended: Lectures at the Collge de France. 1975-76
(London: Penguin, 2003), p. 258.
20
Ibid., p. 20.
21
Davis, Are Prisons Obsolete?, p. 100.
Barred Subjects. Framing the Criminal Body with Foucault and Butler 49
we will fnally be able to say: yes, we should be able to punish this way, or, it is
completely useless to punish, or again, society ought to give such a response to
this irregular conduct.
22
In particular, specifc attention needs to be paid to this idea of dan-
gerous acts which functions to legitimate keeping people locked up as
a means of protecting those outside. To focus on acts in this way is a
faulty premise. If followed to its logical conclusion it ends up mattering
little whether someone has actually committed an act or simply is deemed
to be capable of doing so. Moreover, in linking the abolition of slavery to
the development of prison labour, Davis has highlighted the way certain
acts and activities such as vagrancy became penal offences precisely to
assure the continuation of slavery albeit in the guise of hard labour and
the chain gang.
In the immediate aftermath of slavery, the southern states hastened to de-
velop a criminal justice system that could legally restrict the possibilities of free-
dom for newly released slaves. Black people became prime targets of a develop-
ing convict lease system, referred to by many as a reincarnation of slavery.
23
Indeed, the racialization of certain crimes like shooting, drug use as
black crimes continues today with widely divergent sentences handed out
to black and white adolescents and young men (and women) for the same
drug misdemeanors. Again, the potential or even the appearance of having
the potential to commit dangerous acts by dint of the colour of ones skin
played out in the case of Trayvon Martin in 2012 which resulted in the
acquittal of George Zimmerman, his killer, deemed by the jury to have
the right to such profling in the name of personal protection according
to Florida States Stand Your Ground statute.
Yet, despite her focus on the absence of the act rather than its exis-
tence, elsewhere in Precarious Life, Butler is also sensitive to the conditions
which make certain acts possible. She writes:
[W]e need to situate individual responsibility in light of its collective condi-
tions. Those who commit acts of violence are surely responsible for them; they
22
Michel Foucault, Prisons et rvoltes dans les prisons, in Dits et crits II, pp. 425-432.
23
Davis, Are Prisons Obsolete?, p. 29.
50 Sophie Fuggle
are not dupes or mechanisms of an impersonal social force by agents with re-
sponsibility. On the other hand, these individuals are formed, and we would be
making a mistake if we reduced their actions to purely self-generated acts of will
or symptoms of individual pathology or evil. But the discourse of individual-
ism and of moralism (understood as the moment in which morality exhausts
itself in public acts of denunciation) assume that the individual is the frst link in
a causal chain that forms the meaning of accountability.
24
In pinpointing the need to radically rethink the relationship between
conditions and acts, Butler is warning against a simplifed reading of such
conditions which drastically limits the agency of certain individuals as a
result of their specifc, personal circumstances in favour of an analysis
which considers the conditions of existence which are systemic in the
oppression and exclusion of certain groups. This also works to provide a
link between actively committing certain dangerous acts and passively al-
lowing other dangerous acts to take place. Furthermore, in her discussion
of the frame in Frames of War, which we will return to later, she provides
a more nuanced recognition of how no act possesses an inherent moral or
ethical value but, rather, is defned as such within a given context, in turn
providing the context for identifying individuals and groups in relation to
such acts. Some way of organizing and presenting a deed leads to an in-
terpretive conclusion about the deed itself.
25
At the same time, the analysis
needs to be pushed further still. Butler does little to circumvent the idea
that certain acts should always be punished or that punishment should as-
sume some form of imprisonment. Thus, perhaps what is needed is not
simply an insistence on the presence of dangerous acts in order to detain
or imprison someone, but a radical critique of how acts are presented as
more or less dangerous depending on who is committing them.
Therefore, although I want to eschew a lengthy discussion of the re-
lationship between the legal, the political and the cultural which defne
the terms and conditions of existence within a given society for differ-
ent sets of individuals, I do want to draw attention to the way in which
the criminal act continues to function as a kind of degree zero in public
consciousness and as such continues to legitimize prison in terms of both
24
Butler, Precarious Life, pp. 15ff.
25
Judith Butler, Frames of War: When if Life Grievable? (London and New York, NY:
Verso, 2010), p. 8.
Barred Subjects. Framing the Criminal Body with Foucault and Butler 51
retributive punishment, rehabilitative treatment and public security rather
than in terms of the warehousing of unwanted, unneeded labour.
Without rejecting Butlers concepts of grievable and precarious
lives outright since these might also be applied to how we perceive those
in incarceration as well as those suspended in indefnite detention or the
unnamed, unseen casualties of a never ending war I want to propose
the notion of the intolerable which structured the GIPs enquiry into
the state of prisons in France in the 1970s as a means of more effec-
tively bringing together those in a position to tolerate or refuse to toler-
ate something, academics and activists primarily, and those for whom
existence is intolerable.
The notion of the intolerable raises the question as to what is con-
sidered to be intolerable and by whom. On the one hand, that prisons
were and, indeed still are, intolerable is taken as a starting point by the GIP.
Yet, the aim of the project was to discover what exactly it was about them
that was intolerable. In an interview given in 1971, Foucault defned the
problem as follows:
Simply put, I perceive the intolerable. The blandness of the soup or the
coldness of winter is relatively bearable. But to imprison an individual just be-
cause he has a run-in with justice, that is unacceptable!
26
Such a statement makes it clear that Foucault thought that prison re-
forms were not enough. Butlers references in Precarious Life to the metal
sheet standing in for a roof in Guantanamo (p.73) perhaps miss the point
here. The specifc material conditions are deplorable. Foucault is not con-
testing that the food served in prisons is disgusting. As Butler makes clear
in Bodies that Matter, to fxate on the material body without considering the
structures of power which defne such materiality or put it to use in this or
that way is a meaningless exercise which simply endorses existing hierar-
chies based on archaic biological assumptions about gender and race. The
same applies to the material conditions in a prison. As indicated above
following Davis position, too much focus on specifc material aspects of
prison life risk affrming the prison system per se. Instead, what is required
is to take these conditions as a start not end point in order to recognize the
various technologies of power underpinning these conditions.
26
Michel Foucault, Je perois lintolrable, interview with G. Armledet (July 1971),
reproduced in Dits et crits I: 1954-75 (Paris: Gallimard, 2001), pp. 1071-1073.
52 Sophie Fuggle
This is also why further attention needs to be focused on the criminal as
the body we are all complicit in defning as such rather than the merely trou-
bling body. I want to suggest a reading which engages with Butler and spe-
cifcally the notion of performativity but which at the same time provides a
critique of the parameters which, for one reason or another, have resulted
in a privileging of certain other bodies. Women Homosexual Muslim.
Victim Deviant Terrorist. Perhaps all three. Such bodies, I would sug-
gest, are docile even when at their most dangerous or volatile. Even, more-
over, when they enact a necropolitics such as are embodied by the extreme
eating disorders of Schiavo and others, HIV bugchasers or suicide bomb-
ers. Bodies which function largely as illusory threats, constructed as spectral
doubles (as much by the intellectual left as the moral majority right) to the
equally fctional image of the U.S. citizen as white, Christian, male and het-
erosexual. Yet, at the same time, such transgressive bodies are docile even
when the threat is real precisely because they have come to embody an ex-
ceptionalism which serves to maintain and reaffrm the status quo.
Butlers Repressive Hypothesis
One of the main diffculties faced by academics working in the hu-
manities and social sciences, is how to respond both accurately and ad-
equately to current and recent events particularly when those events call
into question established and comfortable categories of thought and
frameworks. Knee jerk polemics to the order of intellectual journalism
should be avoided as should the over-abstraction of unfolding events. In
his work on prisons, Foucault was attentive to these problems as well as
to the complex relationship between his role as academic and his involve-
ment in what he called political action.
If I occupy myself with the GIP, it is only because I prefer effective work
to university yacking and the scribbles of books. To write a sequel today to my
Histoire de la folie, one that would cover material up to the present era, is devoid of
interest to me. On the other hand, a concrete political action in favour of prison-
ers appears to me charged with meaning. An aid in the struggle of detainees and,
ultimately, against the system that puts them in prison.
27
27
Michel Foucault, Le grand enfermement, in Dits et crits I, pp. 1164-1174.
Barred Subjects. Framing the Criminal Body with Foucault and Butler 53
Despite his indictment of such scribbles, Foucaults subsequent
written account in Discipline and Punish of how incarceration became the
dominant form of punishment in Europe during the eighteenth century is
far more nuanced as a negotiation between current events and the socio-
historical conditions and discourses underpinning these. In pointing out
that what he is effectively writing is a history of the present,
28
Foucault
is also making a statement about the role of the academic in contradis-
tinction to that of the activist. Discipline and Punish not only intentionally
avoids direct references to the work of the GIP and the accounts of those
who responded to the enquiry but at the same time issues a warning about
the traps of confating sustained intellectual refection and direct political
action. As a result, the respectful distance established between the work
of the GIP and the publication of Discipline and Punish also results in a text
which benefts from the more sophisticated analysis of disciplinary power
that came to distinguish Foucault from Althusser and other Marxist phi-
losophers working on institutional forms of power at the time.
If the Gulf War of the early 1990s was the frst fully mediatised
war then the Iraq War of the early 2000s saw another layer of refexivity
added here via an almost instant commentary on the images and reports
circulating and saturating public consciousness which as a result of the in-
ternet occurred on a rolling basis rather than punctuated by programming
schedules. A 24-hour meta-commentary. As W.J.T. Mitchell points out in
Cloning Terror, Every history os really two histories. There is the history of
what actually happened, and there is the history of the perception of what
happened.
29
If philosophers and scholars have always provided commen-
tary on world events, after 911 the need and pressure for academics to do
so has intensifed in unprecedented ways. At the same time the role and
responsibility of the academic as representative of the increasingly priva-
tized industrial university complex has come under further scrutiny. If engage-
ment with a more public audience is encouraged (in the UK this is known
as impact), there is increased policing as to what one might say in public.
This is Butlers contention, reporting in Precarious Life on the way in
which discussion and debate was shut down after 911 within the university
28
Michel Foucault, Discipline and Punish: Birth of the Prison (New York, NY: Random
House, 1977), p. 31.
29
W.J.T. Mitchell, Cloning Terror: The War of Images, 9/11 to the Present (Chicago, IL:
The University of Chicago Press, 2011), p. xi.
54 Sophie Fuggle
as much as outside its confnes. Yet, if the shock and horror in the imme-
diate aftermath of the attacks on the World Trade Center, made academics
wary of jumping to quick conclusions and critical of those amongst them
who did, surely intellectual engagement with these issues was not repressed
but actually proliferated here? Moreover, academics (especially in the U.S.)
were forced to acknowledge the relationship between their research, their
politics as well as their personal affliations which previously could have to
a large extent co-existed unproblematically and unquestioned.
Looking at Precarious Life with the beneft of a decade of further re-
fection and critical distance, it is possible to read Butlers response to
what she views as a critical impasse in two ways. The frst is to read it
as a straightforward attempt to redress the refusal of colleagues to think
beyond the images of the World Trade Center collapsing, in which any
vague invitation to consider the wider conditions and implications of this
attack was countered with accusations of anti-Semitism. Alternatively, we
might read Butlers own extensive commentary on this as evidence that
debate and discussion were effectively being pursued in academic circles
but that with the frst world complacency previously enjoyed by academ-
ics severely shaken, the possibility for polite disagreements was no longer an
option. In this respect, Butler seems to be evoking her very own repres-
sive hypothesis in relation to the intellectual discourse surrounding 911.
Foucault sets up the repressive hypothesis in the opening chapter
of The Will to Knowledge. Playing on a longstanding myth of Victorian
prudery and repression, Foucault taps into our assumptions that dis-
cussions of sex and sexuality were precluded in Victorian society and
that in the late twentieth century, we were just beginning to liberate
ourselves from the constraints imposed on sexual discourse and activ-
ity during the nineteenth century. Here, Foucault performs a sleight of
hand in which he confrms what we think we know precisely in order to
pull the rug out from under us. Drawing our attention to the multiple
discourses, theories, prescriptions and instructions about sex emerging
in the eighteenth and nineteenth centuries, Foucault forces us to think
again about this notion of repression. Essentially, he is calling us to look
at what is there rather than what we are told is there. In this sense, he
is continuing his critique of discourses and the conditions which make
certain statements possible and acceptable where others are inadmis-
sible that we fnd in The Order of Discourse.
Barred Subjects. Framing the Criminal Body with Foucault and Butler 55
I would like to propose we carry out a similar reading of the discours-
es, images, theories and commentaries produced since 911 in relation and
response to the war on terror. To some extent, such a reading follows the
trajectory established by Mitchell in Cloning Terror but would focus instead
on the discourses rather than the images which have saturated public and
academic consciousness. Moreover, if, as Mitchell suggests, the reign of
a certain type of image of terror ended with Obamas inaugural election
campaign,
30
the same does not hold true of the discursive frameworks
which continue to operate according to certain logics, most notably, that
of the exception.
If Butlers response in Precarious Life often seems to consist of a
straightforward exercise in self-validation, I dont think there is much mile-
age in simply denouncing this as an act of bad faith on her part. Instead,
we might ask where the merits of such an exercise in justifying ones own
position lie? Is there another way to read Precarious Life, particularly the
most personal passages which would focus on it as an archive, document-
ing a specifc moment in an intellectual history as much as a political one?
Moreover, would Butlers analysis of precarious and grievable life have the
same potency or function if they were untethered from her accompanying
narrative on the state of affairs in U.S. academia? To try to respond to such
tensions, it might be useful to look in more detail at what might be termed
an academic discourse of exceptionalism emerging in the wake of 911.
Suspended State
A particularly vociferous example of academic discourse on 911 might
be easily identifed in the writing of Slavoj iek. In his comments on the
shifting paradigms of Western biopolitics, iek is a useful interlocuteur
here and his statement from Welcome to the Desert of the Real is particularly
telling in this respect:
Who is really alive today? What if we are really alive only if we commit
ourselves with an excessive intensity which puts us beyond mere life? What if,
when we focus on mere survival, even if it is qualifed as having a good time,
what we ultimately lose is life itself ? What if the Palestinian suicide bomber on
30
Ibid., p. 2.
56 Sophie Fuggle
the point of blowing him or herself (and others) up is, in an emphatic sense,
more alive than the American soldier engaged in a war in front of a computer
screen against an enemy hundreds of miles away, or a New York yuppie jogging
along the Hudson river in order to keep his body in shape?
31
If iek is calling into question a Western biopolitics which has emp-
tied all political commitment out of life and living, he is also constructing
a (deliberately) problematic binary composed of easy clichs. While his
readings of 911 might, along with much of his writing, seem reactionary
not least in the speed with which they followed events themselves the
book of essays also marks a watershed and seems to defne the stakes, if
not for Western politics and culture, then certainly for left-wing intellec-
tual readings of identity and culture over the past decade and a half. Thus,
when he suggests that the claims circulating post 911 that nothing would ever
be the same again, were disingenuous, intended to maintain life as usual for
the average American he both missed the mark and succeeded in defn-
ing it. As it turns out nothing will ever be the same again politically, culturally
or intellectually.
What has followed has been an obsession with the exceptional body.
The academic gaze reproducing the repulsed fascination with which the
world, and more specifcally, the U.S. and Europe consumed images and
narratives of torture and abuse in Abu Ghraib, Guantanamo and elsewhere
by armed forces representing a free and democratic West. Yet, in focusing
on the exception, to what extent has this succeeded in endorsing the sys-
tematic oppression of other bodies? More specifcally, if Butler and others
have focused their efforts on certain instances of precarious life, certain
images of torture what of those who fall outside the exceptional spaces
and moments which emerged into public consciousness after 911? What
of those existing in spaces which are also marginal, exclusionary spaces but
at the same time fully integrated into a society, or section of society, not
subject to martial law or enacting a state of exception? While Agamben
asserts that the law functions precisely via its suspension, its inoperativity
constituting both its suspension and fulfllment, this is not what is going
on in todays penal system. The law with all its niceties, predilections and
pathologies is to all intents and purposes functioning as normal here.
31
Slavoj iek, Welcome to the Desert of the Real (London and New York, NY: Verso,
2002), p. 88.
Barred Subjects. Framing the Criminal Body with Foucault and Butler 57
In other words, those serving time in San Quentin, Attica or Colorado
are not the ones the bombs missed. There are now over 2.2 million incarcer-
ated in the U.S., a total of 0.7% of the population.
32
Incarceration has be-
come a form of warehousing, which, with the introduction of the super
max has led to more not less incarceration for increasingly long periods
of time. As Davis and others have indicated, this form of incarceration
is not unique to the U.S. but is being adopted by other Western countries
faced with an increasing prison population.
To Have Done with the Docile Body
All this leads me to propose that we have done with the docile bod-
ies which shape much contemporary theorizing of otherness focusing in-
stead on the criminal other who has committed acts of violence towards
others. This is not a question of endorsing or trivializing such acts but,
rather, suggesting that the association of certain crimes and ultimately all
crime with imprisonment is something we continue to take for granted
and which often underpins (and undermines) the challenges we pose to
other forms of detention and exclusion.
Consequently, what is implicit in Butlers work, especially Precarious
Life but, as I will also demonstrate, Frames of War, is the call for a complete
rethinking about both conditions of existence and the terms of repre-
sentation which determine, legitimize and perpetuate such conditions. If
the parameters of her own discussion are predicated on the supra-legal,
the exceptionalism of Guantanamo as opposed to the regularity of San
Quentin or Attica, I would argue that she sets the scene for a deeper analy-
sis of the conditions which produce the criminal body and then demand
his or her incarceration.
Firstly, how might Butlers in-depth analysis of indefnite detention
be applied to a penal system, such as we fnd in the U.S., which largely re-
fuses any discourse of rehabilitation, preferring instead to view inmates
as bodies to be managed? To what extent does Clintons Three Strikes rule
meting out life sentences for repeat offenders embody this notion of de-
tention in the absence of concrete acts? If the Guantanamo detainees
32
As of 2011. Data available: http://prisonstudies.org.
58 Sophie Fuggle
had not committed any dangerous acts but simply were deemed capable
of contributing to their planning and execution in no matter how small a
way, the three strikes rule, also uncouples a specifc, concrete crime from
an appropriate punishment by focusing on a notion of criminality based
on repeat offences, no matter how minor. Drawing again on the complex
relationship between individual responsibility and the conditions structur-
ing such responsibility, as highlighted by Butler, we can see the extent to
which the three strikes rule is both a tacit acknowledgment of this rela-
tionship and a direct attempt to deny its existence.
Secondly, what is the scope for mapping Butlers work on gender onto
the space of the prison? One of the main dangers in ongoing discussions
of gender within the carceral space concerns the way in which sociologi-
cal research carried out on the different experiences in male and female
units along with statistics about crime and gender end up reaffrming tra-
ditional gender hierarchies and binaries via the statements such studies
make about how men and women interact with members of their own
gender within certain spaces. It is possible to see how such fndings are
predicated on an underlying assumption that prison is the de facto mode of
punishment if not for everyone then, at the very least, for the heterosexual
male offender.
The stakes are twofold here, on the one hand, what is required is a
questioning of exactly how the architecture, infrastructure and organiza-
tion of the prison works to produce rather than simply affrm certain norma-
tive gender divisions and constructions. Secondly, such arguments must
be used to develop the abolition debate rather than limited reforms which
themselves are often implicated in the reinforcement of gender norms
rather than their critique.
If the prison is a space which produces as much as it affrms existing
hierarchies, how are such productions or performances of gender and
criminality as well as race and class mapped back on to the space outside
the prison? In the next section, I want to explore the tension between
what might be referred to as a saturation of images of incarceration via
the mainstream media and, most notably, the U.S. prison documentary
over the past decade and, at the same time, the ongoing absence of other
images of incarceration.
Barred Subjects. Framing the Criminal Body with Foucault and Butler 59
How to Take a Photograph of the Frame
The notion of the frame, the parergon, as expounded upon by Jacques
Derrida in The Truth in Painting, seems to lend itself particularly well to
exposing the tensions and paradoxes of the carceral space. A space which
is both inside and outside. A space subject to multiple acts of fram-
ing in the carving up of space and time. Cells, blocks, wings. Mealtimes,
visiting hours, recreation, lights out. There is also the double meaning of
framing which is not lost on either Derrida or Butler. To frame someone
not only means to place them in a certain context but also to set them up.
Regardless of whether one is guilty of a certain act or not, an inmate is
both contextualized and set up within the frame, or frames of the prison.
So, to what extent are we, as viewing public, complicit in such setting up?
In Frames of War, Butler poses the question as to the possibility of photo-
graphing the frame and what this might mean. I want to propose two pos-
sible examples with which to explore this framing of the frame: Foucaults
opening account of torture in Discipline and Punish and television entertain-
er Louis Therouxs Behind Bars documentary. Then I will suggest how we
might identify challenges to such acts of framing emerging from within
the space of the prison itself.
The spectacle of surveillance
If the GIP succeeded in getting ordinary (rather than intellectual or
political) prisoners to produce their own narratives, there was still a lack
of visual representation of incarceration in France excluding the stock
footage, which up until today mostly consists of empty prison corridors
or aerial views authorized by the prison authorities. Before going on to
explore the saturation of images of incarceration that defnes public con-
sciousness of the U.S. penal system, I want to explore the absence of the
prison image in other contexts as counterpoint to such saturation.
The absence of an image is no longer a straightforward form of ex-
clusion or repression. Today we can also note a deliberate framing of
the absent or deferred image. Perhaps the most obvious example of such
framing is the photo of The Situation Room, the image of senior White
House staff gathered around to watch video footage of the capture and
killing of Osama Bin Laden by Seal Team Six. But is that what we are ac-
tually looking at? As it transpired, the photo that was so widely circulated
60 Sophie Fuggle
could have been taken at any point during the screening of what was no
doubt hours of special ops footage. So why was the picture taken and cir-
culated at all? If the image is deferred once then it is deferred again in the
uncertainty that the moment captured corresponded to the precise mo-
ment of Osama bin Ladens death. This is a double absence which includes
or contains precisely via the gesture of excluding. A radical inversion has
occurred in which it is the technique of surveillance itself, and not that
which is being surveilled or monitored, that now constitutes the spectacle.
This is something I think we might explore further via Foucaults account
of the spectacle of torture in Discipline and Punish.
Foucaults much cited account of Damiens versus the prison time-
table continues to be one of the most powerful, if hyperbolic, accounts of
the penal system in Europe. Attempts to paraphrase often fail to do justice
[sorry] to the poetry of his graphic description. Moreover, I would argue
that where frequently references to this opening passage within larger dis-
cussions of power, penal systems and the criminal body do not necessarily
tell us anything new or different, there might be a more interesting way of
reading these acts of citation and paraphrasing. What is it about the open-
ing passage which is so appealing and which works so well? What is the
function of the image of punishment rendered as narrative. Is this a case
of transforming the reader into another spectator alongside those in the
crowd watching Damiens being torn into pieces? Or, is there an injunction
here to distinguish reader from spectator?
Furthermore, how do we then relate this opening to the plates in the
middle of the text, a question raised by Franois Boullant in Michel Foucault
et les prisons. Foucault never includes actual images in his texts except in Ceci
nest pas une pipe. This is not to say he does not provide accounts of images
such as Las Meninas in The Order of Things but key here as with the account
of Damiens is the image rendered as narrative. Unlike Deleuze, Foucault
does not even seem to be a fan of the diagram. Again these only appear in
Ceci nest pas une pipe. The image plates in Discipline and Punish are therefore
important. Why are they there? And, how do they affect our reading of
Discipline and Punish?
In the GIPs call for prisoners, former prisoners and their families
along with all those involved in the penal system lawyers, social workers
and education offcers to speak up and out about prison life a supple-
mentary call went out for those involved in facilitating the project to col-
Barred Subjects. Framing the Criminal Body with Foucault and Butler 61
lect as much other information including photos. At the time there was a
paucity of images documenting prison life in France. The idea of flming
within and around the prison was, at that point, also posited but as a pos-
sible but ambitious and distant prospect for the group.
Written in the aftermath of this concrete work on the current prison
system in France, Discipline and Punish should be read as both emanating
from Foucaults active engagement and as a sustained refection on the
way in which techniques of discipline and normalization are engrained
within contemporary society, how such techniques harness space and time
in specifc ways and capture both the criminal, deviant and the docile,
law-abiding bodies. Foucault himself insisted that the book should not
be read as shameless intellectual profteering, the recuperation of the cur-
rent or recent suffering of those incarcerated and their families in order
to produce philosophical refections. Acknowledging these as a starting
point for his enquiry, Foucault demonstrates how one might be sensitive
to both events and the individuals they affect whilst at the same time rec-
ognizing the necessity for sustained analysis concerning how one arrives
at this point. How have we arrived at the specifc forms and levels of the
intolerable experienced throughout the world today?
Foucaults account of Damiens should be read as deliberately affec-
tive. Not only to emphasize our assumptions about changes in methods
of punishment but at the same time in order to draw attention to the role
narrative plays and should continue to play as well as perhaps to alert
us to the way in which we, scholars, students, are so easily seduced by
such instances of the intolerable. Thus, where Foucaults opening pas-
sage is a rhetorical device, the stakes operate on two levels. Yes, unsettle
our presumptions about the apparent humaneness of modern forms
of punishment namely incarceration. But, at the same time, call us to ac-
count for the way we revel in being unsettled in a way that is often coun-
terproductive, narcissistic, metadiscursive and thus which rarely results in
concrete action.
Similarly, the relish with which those of us working with and on
Foucault seize these descriptions and leaf through the pages in the middle
of the book attests, I think, to the return and persistence of the spectacle
even whilst Foucault is making the case for its disappearance. What is dif-
ferent, however, is how such a space, the space of the spectacle, is framed
and contained. The public spectacle of torture and execution became the
62 Sophie Fuggle
very site where sovereign power was subverted and contested rather than
affrmed making it a volatile space privy to mob rule. A more complex, re-
fracted process is at work today in which surveillance has itself become a
spectacle exemplifed in television shows like Gogglebox in the UK in which
viewers watch the same families watching prime time television each week.
But also the U.S. prison documentary. Mob rule is co-opted here as a
self-disciplining, self-regulating force. The watchtower is no longer a con-
crete architectural structure within a specifc disciplinary institution but,
instead, has moved inside the home, diffuse yet neatly contained within
the space of the TV or computer screen.
Shock Photography
If the visual imagery of Foucaults accounts of punishment are, in
fact, defections or deferrals, shifting our focus away from the modern
day, contemporary prison precisely in order to expose its foundations and
workings, such imagery is also an attempt to capture the processes of
framing at work in our perception of incarceration. Writing on shock
photography in Mythologies, Roland Barthes points out that the photogra-
pher has been shocked precisely so we dont have to be. Judgments have
been made on our behalf and the terrible image of atrocity neutralized,
our potential for action exhausted in the moment of looking without re-
ally seeing. As obvious as such a statement might now seem, this does not
make it any less relevant with regards to the framing processes at work in
contemporary prison documentaries. Such techniques of representing life
in incarceration continue to perpetuate a politics of fear even as we openly
acknowledge the sensationalism at work. Moreover, the regularity with
which U.S. penitentiaries like San Quentin feature in such documentaries
means that the presence of flm crews within the carceral space is some-
thing which is accepted as commonplace by inmates as well as correctional
offcers. Thus, in a similar way to Charcots use and development of pho-
tography in the diagnosis of various forms of madness and hysteria in
La Salpetriere, the role of the flm crew within the U.S. penal system has
become both complicit and essential in diagnosing and framing different
forms of criminality.
In particular this pertains to the way in which those incarcerated are
actively encouraged to perform a certain criminality. This plays out, for
example, in the carnivalesque performance of normative gender roles (for
Barred Subjects. Framing the Criminal Body with Foucault and Butler 63
example, husband and wife couplings) in San Quentin prison as flmed
for Locked Up together with the seemingly more intelligent and sensi-
tive framing of Louis Therouxs Behind Bars (BBC, 2008). One approach
here might be to apply Butlers reading of the flm Paris is Burning in Bodies
that Matter, to the performance of gender in prison. Where it is possible
to locate the desire of characters like Venus in Paris is Burning to conform
to both the ideal of woman and the domesticity such an ideal facilitates
within a complex series of exclusions pertaining to both class and gen-
der, the performance of femininity in prison by those who would defne
themselves as homosexual males in the outside world attests to a differ-
ent form of passing. The complex, paradoxical notion of the natural
as something which takes considerable time and effort to achieve under-
goes a certain infection in prison. If Venus risked her life (and indeed
Butler suggests that this was probably what lead to her death shortly after
the flm was made) in trying to pass, individuals like those interviewed
by Louis Theroux in San Quentin, acknowledge that the performance of
femininity in jail is regarded as a form of honesty rather than deceit
about ones identity. If this leaves one open to certain abuses, it also makes
things smoother as one inmate puts it since it neutralizes the subversive
threat of the dominant homosexual male, rendering him as woman. It is
also interesting to note how such performances engender couplings be-
tween openly homosexual and otherwise heterosexual men (often married
on the outside). This appears to be more than a simple rationalization
of homosexuality by otherwise straight males or indeed a replication
of traditional hierarchies and power relations between a male and fe-
male couple. Therouxs documentary is largely taken up with observing
the different social confgurations and relationships produced within San
Quentin, navigating between discussions with gang members and former
members and those in romantic relationships in prison. A former member
of a Nazi, white supremacist gang, now in a relationship with a gay Jewish
inmate, offers some insight into the way both gangs and couples provide
a certain type of exclusive friendship and loyalty deemed necessary to
survive in prison not simply physically through protection form harm in
the case of gangs or the fulfllment of desire in the case of a romantic
relationship but also in order to feel special and included in a space in
which one is both excluded from society and subject to the homogeneous
routine of the prison.
64 Sophie Fuggle
By setting up this link between gang affliation and coupling, Theroux
provides a way of thinking differently about gang membership and gen-
der within the space of the prison, attesting to the persistence of values
such as friendship, trust and loyalty as opposed to the usual discourses of
racism, homophobia and violent power structures applied to both sets of
relationships. Nevertheless, in his conversations with Deborah, a pre-op
transvestite, a different link is set up between criminality and homosexual-
ity, that of recidivism. Deborahs enthusiasm for her new younger partner
is tempered by a certain resignation which comes from having been doing
this a long time. She is both referring to her life in and out of prison and
the type of relationships both inside and out that accompany her recidi-
vism. When asked why she has been in and out of jail for the past twenty
years, Deborah suggests it is as a direct consequence of the men she hangs
out with. If Deborah is the one who sets up the link between criminality
and sexuality, it is Therouxs line of questioning which makes this possible
and which allows such a connection to stand unchallenged.
Therouxs more nuanced form of framing might be supplemented
with other more conventional (here read sensationalist) examples of pris-
on documentary and the various techniques employed ranging from the
pixelated faces and distorted voices of at risk inmates to the positive de-
pictions of the correctional offcers via certain scenes and narrative con-
ventions. Yet, if both inmate and CO, at least in certain well-documented
U.S. penitentiaries, have become accustomed to performing their roles of
criminal and guard for the beneft of public consumption, what about
other forms of representation and, more specifcally, self-representation
of those incarcerated elsewhere?
Conclusion: Towards a Tactics of Counterveillance
It is possible to carry out a reading in which all forms of representa-
tion necessarily involve a certain performativity which ends up affrm-
ing those incarcerated as criminal or deviant. Even when possibilities of
positive self-representation arise such as the Koestler Foundations ini-
tiatives to fund and disseminate art produced in prisons and by those in
secure units in the UK, these often lack sustained critical refection as
to the underlying role of such projects. While the myth of rehabilitation
Barred Subjects. Framing the Criminal Body with Foucault and Butler 65
such projects ascribe to is surely preferable to the notion of managing or
warehousing bodies that is openly acknowledged by those both work-
ing in and incarcerated in the U.S. penal system, a more direct link might
be made between documentary images and those produced by inmates
themselves. To what extent do both serve to perpetuate a certain exoti-
cism of the dangerous other, contained within the frame of the tele-
vision screen or housed in a respectable art gallery or museum for the
purposes of our safe, comfortable consumption? The dirty politics of
fear of most prison documentaries is underpinned by the same logic as
the heartwarming, emancipatory tale of the inmate turned artist. Both
suggest that prison works, that prison is necessary and that it is the best
place for those being kept there.
However, in evoking the hidden similarities between the different
myths of criminality and the way these are framed outside of the prison, I
am calling for a more critical discussion of these myths and their perpetu-
ation rather than shutting down further the possibilities for such criticism.
Thus, by way of conclusion, I want to focus on the potential for self-
representation within the space of the prison as series of tactics which re-
sist as much as conform to established notions of criminality. Borrowing
Michael Welchs notion of counterveillance which he uses to describe
the work of the GIP in getting prisoners to fnd their own voices, how
might we begin to identify a tactics of counterveillance operating within
and beyond the space of the prison?
33
Here, we might also look at the al-
ternative systems of communication set up within the space of the prison
by inmates in the form of kites and yoyos. The complex codes used in
kites, tiny pieces of paper containing detailed information on gang poli-
tics, wrapped up and swallowed for safe keeping, demonstrate a form of
literacy and communication which defes the oft-quoted statistics about an
illiterate prison population.
Another example is the use of smuggled mobile phones by inmates to
produce their own flmed testimony about life in prison. One such flm
was made in Europes largest prison, Fleury-Mrogis in France, in 2008
before being shown on French news show Envoy Spcial. Filming inside
French prisons continues to be heavily regulated in contradistinction to
the saturation of images emerging from U.S. prisons. The poor technol-
33
Michael Welch, Counterveillance: How Foucault and the Groupe dinformation
sur les prisons reversed the optics, Theoretical Criminology 15:3 (August 2011), pp. 301-313.
66 Sophie Fuggle
ogy and editing of the self-made reportages risks rendering these into
pure novelty. Nevertheless, I would argue that they constitute important
documents not so much as a result of their content but in their contesta-
tion of who gets to decide on the limits of the frame.
Thus, we have moved from the complex relationship between the
dangerous act and the conditions which led to such an act being com-
mitted to the issue of a different agency. The agency of those incarcer-
ated in defning and producing their own mode of self-representation.
If Mannings decision to enter the space of the U.S. military prison as a
woman embodies one such instance of this, the awareness of how gender
must be performed differently within the carceral space acknowledged by
the inmates of San Quentin seems to affrm this. The anatomopolitics of
prison life, does not simply defne the criminal as criminal through various
processes of framing or subjectivisation. Today, the inmate is not simply
complicit in his or her own framing but is deeply, painfully aware of such
complicity and the impossibility of refusing to comply.
Moreover, I would argue that if Butler has identifed the importance
of the frame as an object of analysis in thinking through the circulation
and censorship of images of torture, more attention is needed to the way
in which Butler sets up her own frame of reference here. The frame is at
once inside and outside, part of the image and part of the background. In
the instance of a window frame what is inside and what is outside? It is
easy to reverse the binary here. The same applies to the prison, the inside
which is both outside of society, located at its edges yet a central, integral
part to its everyday functioning. What is needed here is to consider fur-
ther the way in which the frame keeps inside and outside apart, the global
and the local, the international and the domestic enabling the mutually
endorsed, uncontested legitimation of the intolerable as both exceptional
and everyday occurrence.
Sophie Fuggle
Goldsmiths, University of London
S.Fuggle@gold.ac.uk
Barred Subjects. Framing the Criminal Body with Foucault and Butler 67
.
Barred Subjects. Framing the Criminal Body with Foucault and Butler
This essay enacts a return to the notion of the anatomopolitical which constitutes
one of the main focuses of Foucaults work on discipline, power and knowledge.
If much academic discourse on power and control has, in recent years, tended to
focus on the biopolitical defned as the management of populations and groups
rather than the specifc physical conditions of individual bodies, the role of disci-
plinary institutions, the school, the factory or workplace, the hospital and the pri-
son continue to embody a disciplinary form of power identifed by Foucault as
emerging in the eighteenth and nineteenth centuries. If the biopolitical has been
reconceived by Butler, Agamben and others as predicated upon the exception,
what of these spaces which continue to maintain the status quo underpinning such
an exception? Here, I will consider the space of the prison as, frst and foremost,
an interior rather than exterior space, in order to unpack, critique and develop
Butlers work on indefnite detention, dangerous acts and processes of framing.
The central tenet here is that more attention on the domestic, the anatomopoli-
tical and the everyday is required in relation to the international, the biopolitical
and the exceptional. At the same time, I will consider the complex role of the
public intellectual in speaking on and about current political events.
Keywords: Foucault, Butler, Indefnite detention, Anatomopolitical, Biopolitics,
Prison, Criminality.
68 Sophie Fuggle
Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo:
la rivendicazione di una politica della vulnerabilit
Laura De Grazia
Sono stato umiliato in catene
come posso comporre versi?
Come posso scrivere?
Dopo le catene e le notti e la sofferenza e le lacrime
come posso scrivere poesie
1
?
Introduzione
C un interrogativo sul quale ritorno costantemente e che continua a
manifestarmisi con insistenza []
2
: si tratta di una domanda cui Judith
Butler non cessa di ritornare, una domanda impellente, imperante, alla
quale la pensatrice sembra non aver mai smesso di rispondere. In occa-
sione del Premio Adorno 2012, Judith Butler riformula listanza adornia-
na Non si d vera vita nella falsa
3
[Es gibt kein richtiges Leben im falschen]
1
M. Falkoff (a cura di), Poems from Guantnamo: the detainess speak, University of Iowa
Press, Iowa City 2007 (trad. it. di R. Noury e L. Renzi, Poesie da Guantnamo: la parola ai
detenuti, Edizioni Gruppo Abele, Torino 2008, p. 56). interessante, a mio avviso, osser-
vare come questo componimento scritto da Sami Al Haj, giornalista sudanese arrestato
nel 2001 con laccusa di fornire aiuto ad Al Qaeda (accusa di cui lesercito statunitense
non ha mai reso nota alcuna prova a sostegno) ricordi un passo del testo Intellettuale ad
Auschwitz, scritto dal letterato e intellettuale J. Amry, deportato ad Auschwitz e liberato
nel 1945. Nellopera Amry si interroga non soltanto sulla possibilit di scrivere dopo la
tortura subita (fu torturato dalla Gestapo nel 1943) ma sulla stessa possibilit di vivere a
seguito della violenza a cui era stato sottoposto: Chi stato torturato, rimane torturato
[]. Chi ha subito il tormento non potr pi ambientarsi nel mondo, labominio dellan-
nullamento non si estingue mai. Cfr. J. Amry, Jenseits von Schuld und Shne. Bewltigungsver-
suche eines berwltigten, Szczesny Verlag, Mnchen 1966 (trad. it. di E. Ganni, Intellettuale a
Auschwitz, Bollati Boringhieri, Torino 1987).
2
J. Butler, Can one lead a good life in a bad life?Adorno Prize Lecture, in Radical Philo-
sophy, n. 176 (2012), pp. 9-19, p. 9 (trad. it. di N. Perugini, A chi spetta una buona vita?,
Edizioni Nottetempo, Roma 2013, p. 13).
3
T.W. Adorno, Minima moralia. Refexionen aus dem beschdigten Leben, Suhrkamp Ver-
lag, Frankfurt 1951 (trad. it. di R. Solmi, Minima moralia. Rifessioni sulla vita offesa, Einaudi,
materiali foucaultiani, a. II, n. 4, luglio-dicembre 2013, pp. 69-93.
nellinterrogativo come condurre una vita buona in una vita cattiva
4
? La
domanda porta in luce limpossibilit di vivere una buona vita in un mon-
do in cui la buona vita strutturalmente e sistematicamente inaccessibile
a molte persone
5
. La questione del come condurre una buona vita appare
legata non soltanto alla sfera della condotta etica ma anche alla sfera della
politica, alle forme di potere contemporanee che organizzano la vita. Cos
linterrogativo morale del come vivere una buona vita immediatamen-
te connesso alla domanda a chi spetta una buona vita?.
La questione che Judith Butler si pone e che pone a noi tutti rivela una
distribuzione differenziale di valore attribuito alla vita, una distribuzione
che determina la scissione tra vite degne di essere vissute e vite indegne
di lutto [ungrievable]. Le vite indegne di lutto sono vite dispensabili, la cui
perdita non verr accompagna dal lutto: si tratta di vite non meritevoli di
essere compiante perch indegne di essere chiamate vite, indegne di vivere
prima che di morire. Queste vite opacizzate, perch poste in una sorta di
penombra della vita pubblica
6
, come possono comparire in un regime
insieme normativo e discorsivo che non ne consente lapparizione
7
?
Torino 1994, p. 34). Listanza adorniana cui Judith Butler fa riferimento estratta dallafo-
risma Asilo per senzatetto, in cui Adorno si sofferma sullimpossibilit delluomo moderno
di abitare la propria casa, ovvero di possedere abitazioni che sono astucci preparati
da esperti e impianti di fabbrica verso cui gli abitanti non hanno il minimo rapporto.
Ed proprio questo rapporto di non-possedimento verso tutti i beni di consumo, di cui
la casa non che un esempio, a generare paradossalmente uno stato di dipendenza e
bisogno verso loggetto da possedere, assoggettamento che conduce, a sua volta, allin-
sensibilit non soltanto verso le cose ma verso gli uomini.
4
J. Butler, A chi spetta una buona vita?, cit., p. 13.
5
Ivi, p. 14.
6
Ivi, p. 21. Judith Butler riprende la suddivisione arendtiana fra sfera privata e sfera
pubblica, ovvero fra sfera che include il campo dei bisogni materiali e della sessualit e
sfera dellazione e del pensiero. Le vite poste in una penombra della vita pubblica sono,
dunque, vite che non possono comparire nel campo dellazione politica. La scissione
arendtiana oggetto di discussione e ripensata come punto di partenza per una politica
che prenda le mosse dalla corporeit, ovvero proprio da quella sfera che per Arendt rima-
ne relegata nel campo del privato e del non-politico.
7
Cfr. J. Butler, Undoing gender, Routledge, New York 2004 (trad. it. di P. Maffezzoli,
La disfatta del genere, Meltemi editore, Roma 2006, p. 68). Nel testo Judith Butler sotto-
linea come i regimi normativi governino lintelligibilit del campo sociale, consentendo
che un certo tipo di pratiche e di azioni diventino riconoscibili come tali, imponendo
delle griglie di leggibilit del sociale e defnendo i parametri di ci che far o meno la sua
comparsa nella sfera sociale.
70 Laura De Grazia
questo il quesito che il presente lavoro vorrebbe affrontare attra-
verso il tentativo di aprire uno spazio di possibile confronto e dialogo
fra due pensatori Michel Foucault e Judith Butler che non hanno mai
smesso di rivolgersi a vite dimenticate, vite non degne di essere ricordate,
vite di hommes infmes
8
. In particolare, le vite non riconosciute come vite e
sulle quali focalizzeremo il nostro sguardo, saranno i prigionieri del campo
detentivo di Guantnamo Bay campo ideato il 13 novembre del 2001 ,
prigionieri la cui detenzione appare senza termine ultimo. Questi prigio-
nieri di Camp Delta e prima di Camp X-Ray che non hanno nome ma
solo un numero corrispondente alla loro cella sono detainess, detenuti
in attesa, per i quali lattesa non pu avere fne
9
, in quanto colpevoli di
essere enemy combatants, combattenti nemici da sottrarre alle previsioni del
diritto internazionale che regolano la detenzione dei prigionieri di guerra
e sottoposti al giudizio di tribunali speciali, la cui disciplina si sottrae non
solo al diritto processuale penale delle corti di giustizia civili, ma anche a
quello delle corti marziali in tempo di guerra
10
.
Eppure, da uno stato di prigionia in semi-totale isolamento, in una
condizione umana estrema
11
, sorgono tentativi di resistenza discorsiva: la
scrittura poetica, che nella cultura araba considerata un contenitore []
di sentimenti umani grezzi, shuuur
12
pi che di pensieri ponderati, diventa
un atto attraverso cui preservare la propria umanit
13
, un atto per ricor-
darsi di essere uomini. I versi di Sami Al Haj sono stato umiliato in catene
come posso comporre versi? Come posso scrivere? portano in luce il
drammatico contrasto che attraversa tutte le poesie scritte dai prigionie-
ri: la consapevolezza dellessere stati privati di quellinsieme di qualit
che rendono una vita degna di essere vissuta e al contempo il tentativo
8
Cfr. M. Foucault, La vie des hommes infmes, in Dits et crits II . 1976-1988, ditions
Gallimard, Paris 2001, p. 237.
9
J. Butler, Precarious life. The powers of mourning and violence, Verso, London 2004 (trad.
it. di O. Guaraldo, Vite precarie. Contro luso della violenza in risposta al lutto collettivo, Meltemi
editore, Roma 2004, p. 87).
10
C. Bonini, Guantanamo. Usa, viaggio nella prigione del terrore, Einaudi, Torino 2004,
p. 69.
11
Per unaccurata descrizione delle condizioni inumane dei detenuti cfr. The road
to Guantnamo, flm documentario diretto da Michael Wirbebottom e Matt Whitecross
nel 2006.
12
M. Falkoff (a cura di), Poems from Guantnamo, cit., p. 21.
13
Ivi, p. 17.
Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo 71
di apparire, attraverso la scrittura, in quello stesso spazio pubblico che
aveva giudicato la loro vita meno che umana. A proposito di questo punto,
scrive Moazzam Beg, cittadino britannico arrestato in Pakistan e rilasciato
senza essere mai stato accusato di alcun reato, che, nonostante la cattura
senza scopo
14
e lironia [] della detenzione, riesce ancora a comporre
versi, sapendo cosa, ma mai quando perch la poesia in movimento,
un movimento che riesce a oltrepassare la casa che una gabbia, una
gabbia di acciaio
15
.
Queste vite non degne di essere vissute e i loro atti insurrezionali
discorsivi, saranno considerati come punto di partenza di una politica che
prenda le mosse dalla vulnerabilit, seguendo la tracce di quellattivit cri-
tica il cui compito scuotere il suolo per evidenziare le linee di fragilit
della nostra attualit, i possibili punti di attacco su cui intervenire per ten-
tare di destabilizzare i sistemi che ci costituiscono. Si tratta di tracciare una
cartografa del presente
16
per dimostrare che nel nostro presente non
iscritto un solo futuro
17
e in questo modo rafforzare le nostre capacit
di intervenire sul presente
18
.
Le molteplici storie e sentieri contingentati che coesistono nella no-
stra attualit possono essere intersecati in un modo o in un altro: spetta
ancora a noi decidere
19
se e come intervenire
20
.
14
Ivi, p. 44.
15
Ivi, p. 44.
16
N. Rose, The politics of life itself, Princeton University Press, Princeton 2007 (trad. it.
di M. Marchetti e G. Pipitone, La politica della vita, Einaudi, Torino 2008, p. 8).
17
Ibidem.
18
Ibidem.
19
Per il processo della decisione, attraverso il quale si possono connettere i segmenti
dellesperienza vissuta in un modo o in un altro, cfr. A.G. Gargani, Il sapere senza fondamen-
ti, Mimesis, Milano 2009, p. 109.
20
A questo proposito, utile menzionare le iniziative politiche relative alla chiusura
di Guantnamo Bay. Dal 2008, il Presidente Barack Obama si pronuncia favorevole alla
chiusura del campo di prigionia. Lultimo recente intervento di Obama in merito risale al
23 maggio del 2013, in un discorso tenutosi alla National Defense University a Washing-
ton, in cui, tra le varie proposte di azione, insiste anche sullimportante necessit di for-
nire garanzia giuridica a ogni detenuto. Nonostante questo, la chiusura del campo rimane
ancora un punto insoluto. Un interessante ed effcace tentativo di denuncia del trattamen-
to dei prigionieri, possibile ritrovarlo nellindagine promossa nel 2008 dalla Columbia
University: obiettivo del progetto The Rule of Law Oral History Project, era indagare lo stato
dei diritti umani e civili a seguito dell11 settembre attraverso una raccolta di testimo-
nianze orali, tra cui interviste a ex-prigionieri, membri della Criminal Investigation Task
72 Laura De Grazia
Vite degne di lutto e vite indegne di essere vissute:
lo stato di detenzione infnita dellenemy combatant
Lutto, paura, ansiet, rabbia: sono queste le percezioni emozionali
[affects]
21
che Judith Butler identifca a seguito dell11 settembre. Percezioni,
risposte affettive, al cui centro si colloca la nostra corporeit, superfcie
che non si limita a subire passivamente i signifcati del campo sociale in cui
immersa, ma che soffre, gioisce e reagisce allesteriorit del mondo
22
. Il
corpo , infatti, un fenomeno sociale, la cui stessa sopravvivenza dipende
dalle condizioni politiche in cui collocato, da un mondo che non soltan-
to lo sostiene ma che lo investe attraverso varie e molteplici forme, fra cui
ritroviamo loltraggio e la violenza:
Il corpo implica mortalit, vulnerabilit, azione: la pelle e la carne ci espon-
gono allo sguardo degli altri, ma anche al contatto e alla violenza, e i corpi ci
espongono al rischio di diventare agency e strumento di tutto ci
23
.
Force e componenti del Center for Constitutional Rights. Cfr. http://library.columbia.
edu/locations/ccoh/new_projects/rule_of_law.html. Tra le pi importanti iniziative di
dissenso, ritroviamo inoltre la campagna promossa nel 2008 da Amnesty International, in
cui centinaia di persone, da Sidney al Regno Unito, dal Paraguay alle Filippine, dallItalia
agli Stati Uniti, manifestarono indossando una tuta arancione, simile a quella dei detenuti.
21
Per la nozione di affects cfr. G. Deleuze, Cosa pu un corpo? Lezioni su Spinoza,
Ombre corte, Verona 2007. Deleuze, commentando lEtica spinoziana, diversifca laf-
fetto [affectus] dallaffezione [affectio]. A differenza dellidea modo di pensiero defnito
dal suo carattere rappresentativo laffetto delinea un modo di pensare non rappresen-
tativo. Laffezione consiste, invece, in uno stato causato dallazione di un corpo su un
altro corpo: laffectio una composizione [melange] di corpi. Ogni composizione di corpi
unaffezione: laffectio la combinazione di due corpi, uno che agisce e laltro che viene
segnato [recueillir] dalla traccia del primo. La concezione di affectio ripresa da Judith
Butler per evidenziare come attraverso la nostra corporeit siamo immersi in un tessuto
intersoggettivo.
22
J. Butler, Frames of war. When is life grievable?, Verso, London 2010 (trad. it. di
L. Pagliara, Capacit di sopravvivenza, vulnerabilit, percezione, in Aut-aut, n. 341 (2008),
pp. 158-186, pp. 158-159).
23
J. Butler, Vite precarie, cit., p. 46. Olivia Guaraldo, curatrice del testo, sottolinea che
il termine agency di diffcile traduzione in italiano perch rimanda a molteplici signifca-
ti: esso implica, al contempo, il concetto di azione, di auto-posizionamento del soggetto
agente e di assunzione di responsabilit rispetto allazione stessa. In questo specifco
contesto, la nozione di agency delinea una modalit di agire che mette in crisi la nozione
di soggettivit, slegando lazione da un soggetto sovrano in grado di controllarne ogni
effetto. Essa usata da Butler per sottolineare il carattere pubblico della corporeit: il
Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo 73
Lessere esposti allo sguardo, ma anche alla violenza altrui, rivela una
comune vulnerabilit, una vulnerabilit primaria che si manifesta con par-
ticolare veemenza nelle affezioni del lutto e nella perdita. La percezione
emozionale del dolore appare una delle risposte affettive corporee pi
dirompenti, sintomo di una perdita che svela uno stato di non possedi-
mento del nostro s, di un essere messi a nudo da un altro che ci cattu-
ra e si impadronisce di noi stessi. Il dolore della perdita prorompe nella
vita ordinaria, scardinandola, mettendo in discussione noi stessi, come se
fossimo improvvisamente convocati da un altrove di cui non possiamo
appropriarci
24
. Judith Butler sottolinea come il dolore lungi dallapparte-
nere a una sfera privata, a una dimensione che ci riporta in una condizione
di solitudine, rivelatore di una costitutiva socialit del s, di uno spos-
sessamento che scompagina noi stessi attraverso segni destabilizzanti
[undoing]
25
. Il dolore potrebbe, dunque, diventare una preziosa risorsa cui
attingere per comprendere e rivendicare la nostra vulnerabilit, il nostro
essere socialmente costituiti, al fne di immaginare e conferire un altro
senso di appartenenza a una comunit politica.
Ma cosa succede se anzich trasformare il senso di perdita in risorsa
politica, si tenta di rifutare il dolore
26
e di negare cos la vulnerabilit pri-
maria che ci costituisce?
Per Judith Butler il fenomeno che si scatena allindomani dell11
settembre il 21 settembre 2001 , quando il Presidente Bush dichiara
corpo sia agente che agito ed impossibile rivendicarne il pieno possedimento.
Per il concetto di corpo come fenomeno sociale cfr. J. Butler, Frames of war, cit., p. 3: []
to be a body is to be exposed to social crafting and form, and that is what makes the on-
tology of the body a social ontology. In other words, the body is exposed to socially and
politically articulated forces as well as to claims of sociality including language, work,
and desire that makes possible the bodys persisting and fourishing.
24
Ivi, p. 48.
25
J. Butler, La disfatta del genere, cit., p. 45.
26
Cfr. J. Butler, The psychic life of power, Stanford University Press, Stanford 1997
(trad. it. di C. Weber, La vita psichica del potere. Teorie della soggettivazione e dellassoggettamento,
Meltemi editore, Roma 2005, p. 157). Nel testo Judith Butler si confronta con la nozione
di melanconia elaborata da Freud nel saggio Lutto e melanconia, in cui la melanconia si
presenta come unaberrante forma di lutto perch loggetto perso continua a persistere
nella vita del soggetto nel presente impedendo la rielaborazione del dolore. Per Butler la
spiegazione della malinconia rimanda al modo in cui le dimensioni psichiche e sociali si
formano in relazione luna con laltra e quindi al modo in cui si istituiscono e si manten-
gono i legami sociali.
74 Laura De Grazia
che era necessario smettere di piangere i nostri morti e che ora era giunto
il momento di sostituire al dolore azioni precise
27
. Soltanto a due mesi
di distanza da queste dichiarazioni il 13 novembre 2001 il Presidente
Bush emana lordinanza Detenzione, trattamento e procedimento nei confronti di
alcuni non-cittadini nella Guerra al Terrorismo
28
, ordinanza che diverr il pre-
supposto dellideazione del campo detentivo dei non-cittadini rinchiu-
si a Guantnamo, affnch si tracciasse un solco profondo che separi
il destino dei nemici dellAmerica da quello della sua gente
29
. Tracciare
una linea di separazione fra la propria gente e i non-cittadini, equivale
a costruire una linea di spartizione fra chi era degno di essere pianto e
dunque di vivere, di essere considerato vita e chi era indegno di essere
compianto e indegno di essere considerato vita.
Bisognava, attraverso determinati scenari narrativi, smettere di pian-
gere i propri morti per sostituire al dolore azioni precise ma, al contem-
po, mantenere il dolore e il lutto nei confronti di chi appartiene alla nostra
nazione per giustifcare lideazione di una lobby di acciaio in cui dall11
gennaio 2002 i liberi arrivano con la luce del mattino, i dannati in catene
nellinchiostro della notte
30
, di un campo in cui persino i prigionieri stessi
faticano a ricordare la data iniziale di prigionia
31
e in cui la detenzione
appare sine die.
Conservare il dolore della perdita nei confronti di chi riconosciamo
come appartenente alla nostra comunit nazionale e negarlo nei confronti
di vite che non ci appartengono, appare come la manifestazione di una
distribuzione differenziale del lutto pubblico, distribuzione regolata da
specifci regimi di potere e che a sua volta condiziona le nostre reazioni
morali, reazioni che inizialmente appaiono in forma di percezione emoti-
vo-affettiva
32
ma che in realt sono tacitamente regolate da determinate
griglie interpretative
33
. proprio la regolamentazione delle nostre per-
cezioni emozionali, attraverso un regime normativo che stabilisce chi
da compiangere, a far s che si provi indignazione nei confronti di alcune
27
J. Butler, Vite precarie, cit., p. 51.
28
Per il testo completo dellordinanza cfr. C. Bonini, Guantanamo, cit., p. 145.
29
Ivi, p. 68.
30
Ivi, p. 4.
31
il caso di Muhammed Naim Faruq, arrivato a Guantnamo nel 2002 e che a
distanza di un anno non ricorda neppure che giorno fosse quando mise piede nella baia.
32
J. Butler, Capacit di sopravvivenza, cit., p. 165.
33
Ibidem.
Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo 75
perdite e indifferenza nei confronti di altre. Questa differenziazione ap-
pare predisposta da specifche strategie narrative attraverso, ad esempio,
una serie di racconti che riportano gli ultimi momenti delle vite del World
Trade Center, racconti il cui effetto predisporre lo scenario e i mezzi
narrativi attraverso i quali lumano diviene degno di lutto
34
.
Diviene degno di lutto soltanto chi reputiamo umano, la perdita
di altre vite non trova spazio allinterno di un regime discorsivo che non
consente lapparizione di vite non appartenenti al noi cui reputiamo di
far parte, di vite non degne di essere ricordate:
Non si tratta solo di una morte riportata in tono minore, ma di una morte
che non degna di essere ricordata. Una morte che non trova spazio nel discorso
esplicito, e svanisce nelle ellissi che permettono al discorso pubblico di essere
ricordato
35
.
Una morte che non trova spazio nel discorso esplicito la morte di
una vita non degna di lutto, vita che non propriamente una vita e dun-
que non degna di considerazione ed per questo che la pubblicazione di
foto che ritraggono i corpi incatenati dei detenuti di Guantnamo foto
pubblicate non per denunciare un trattamento disumano ma per rappre-
sentare una vittoria nazionale da parte del Dipartimento della Difesa,
non suscita lo stesso orrore che proviamo nei confronti della perdita di
vite della nostra comunit.
La scissione fra vite da compiangere e vite inumane si produce
allinterno di meccanismi regolamentati dalla bio-politica, ovvero da quelle
forme di potere che, attraverso strumenti governativi e non governativi,
stabilendo un insieme di misure per la valutazione differenziale della vita
stessa
36
, conferiscono maggior valore a determinate vite rispetto ad altre.
Nellultima lezione di Il faut dfendre la socit, Foucault, chiedendosi
come sia possibile allinterno di una tecnologia di potere il cui fne po-
34
J. Butler, Vite precarie, cit., p. 59. Cfr. J. Butler, Capacit di sopravvivenza, cit., p. 163:
Dopo gli attacchi dell11 settembre sui media ci siamo imbattuti nelle immagini di coloro
che sono morti: i loro nomi, le loro storie, le loro famiglie. Il lutto pubblico era destinato
a fare di queste immagini icone per la nazione, il che signifcava, naturalmente, che per
le vittime non americane il lutto pubblico era considerevolmente minore, e addirittura
inesistente per i lavoratori clandestini.
35
Ivi, p. 56.
36
J. Butler, A chi spetta una buona vita?, cit., p. 19.
76 Laura De Grazia
tenziare la vita
37
, esercitare il diritto di uccidere e la funzione omicidiale
38
,
elabora una possibile risposta, ritrovandola nellattivazione del razzismo. Il
razzismo ha infatti la funzione di frammentare il campo del biologico che
il potere investe, di introdurre delle cesure allinterno di quel continuum
biologico
39
, rendendo cos possibile lintroduzione di una separazione fra
ci che deve vivere e ci che morire.
una griglia di spartizione che per Judith Butler particolarmente evi-
dente nei confitti di guerra, nei quali si attua la distinzione fra la popola-
zione da cui dipende la mia vita e la mia esistenza e popolazioni che rappre-
sentano per esse una minaccia diretta
40
. La scissione fra vite da proteggere
e vite giudicate non-vite, determinata dalla creazione di nemici comuni,
nemici che costituiscono i pericoli, esterni o interni in rapporto alla popo-
lazione e per la popolazione
41
e che possono annidarsi ovunque.
Possiamo osservare come questo processo di differenziazione sia sta-
to portato in atto attraverso la fabbricazione del concetto di enemy comba-
tant. Ma chi il combattente nemico ibrido giuridico creato nel 1942
dalla Corte Suprema in una sentenza nota come Ex parte Quirin
42
, chi
che merita di essere catturato e imprigionato per fnire a Camp Delta, il
campo detentivo su cui affsso il cartello Onore in difesa della libert
[Honor bound to defend freedom]
43
?
37
Per una lettura e problematizzazione delle forme di bio-politica contemporanee
cfr. N. Rose, La politica della vita, cit., p. 84. Rose sottolinea che la bio-politica pi una
prospettiva che un concetto: fa emergere da parte di autorit differenti una molteplicit
di tentativi [] di intervento sugli esseri umani [], come creature viventi che sono nate,
maturano, abitano un corpo addestrabile e potenziabile, e poi si ammalano e muoiono.
38
M. Foucault, Il faut dfendre la socit, ditions Gallimard, Paris 1997 (trad. it. di
M. Bertani e A. Fontana, Bisogna difendere la societ, Feltrinelli, Milano 2009, p. 219).
39
Ivi, p. 220.
40
J. Butler, Capacit di sopravvivenza, cit., p. 166.
41
M. Foucault, Bisogna difendere la societ, cit., p. 221.
42
lunico precedente giurisprudenziale di cui si avvalsa lOrdinanza militare
Detenzione, trattamento e procedimento nei confronti di alcuni non-cittadini nella Guerra al Terrorismo.
La qualifca di enemy combatant si origina nel 1942, dopo la cattura di otto sabotatori
nazisti, catturati a Long Island e processati da una Commissione militare istituita dal Pre-
sidente Roosevelt. La Commissione li mand a morte, a seguito del rifuto, da parte della
Corte suprema, di occuparsi del caso, dichiarandosi non competente a pronunciarsi su
prigionieri di guerra, che in fondo non potevano essere riconosciuti come tali e che erano
piuttosto defnibili come enemy combatants.
43
Cfr. C. Bonini, Guantanamo, cit., p. 21. Lentrata al campo detentivo infatti com-
posta da una serie di porte dacciaio, porte che non si aprono prima che si chiuda la
Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo 77
Era essenziale individuare un luogo sottratto alla giurisdizione e con-
trollo delle Corti
44
, per imprigionare soggetti che agiscono da soli o in
concorso con organizzazioni terroristiche internazionali, che possiedono
sia le capacit, sia lintenzione di portare a termine ulteriori atti di terrori-
smo contro gli Stati Uniti [] mettendo in tal modo a repentaglio la conti-
nuit dellopera del Governo
45
. Necessario a ragion di ci, per proteggere
e difendere i propri cittadini da un nemico che rappresenta un pericolo
costante per la popolazione intera, ideare un campo in cui esso sar trat-
tato con umanit, disporr di cibo e acqua, riparo, indumenti e trattamento
sanitario e potr professare il proprio credo religioso compatibilmente
con i requisiti imposti dalla detenzione
46
.
Addentrandoci in Camp Delta, prigione di acciaio, si pu meglio
capire cosa si intende per trattamento umanitario
47
di soggetti reputati
non-cittadini dalla divisa arancione, che li diversifca dagli altri prigionie-
ri rinchiusi in Camp 4 prigionieri che avrebbero deciso di collaborare
con la Joint Task Force Guantanamo 160 dalla tuta in bianco, il cui
colore ne rivela il positive behaviour. Gli altri i detenuti che non collabo-
rano o non collaborano a suffcienza sono rinchiusi in una struttura
detentiva circondata da un reticolato di flo spinato che i carcerieri chia-
mano the Wire.
La struttura architettonica del sistema carcerario rispecchia il dop-
pio isolamento
48
, interno e esterno, cui devessere soggetto il detenuto, il
quale, rinchiuso in una cella ricoperta di cemento armato, aperta da tutti e
quattro i lati affnch si possa osservare ogni movimento percettibile del
precedente e sulla cui porta iniziale ritroviamo il cartello Camp Delta Honor bound
to defend freedom che fa da confne alla cattivit con lomaggio della sua negazione.
44
Ivi, p. 70.
45
Ivi, p. 145.
46
Si tratta di una serie di disposizioni estratte dallordinanza Detenzione [] a cui
devessere soggetto il non-cittadino rinchiuso a Camp Delta.
47
Cfr. J. Butler, Vite precarie, cit., p. 106: Quando gli Stati Uniti dichiarano di trattare
i prigionieri con umanit usano lespressione a modo loro e per i propri scopi, ma non
accettano che laccordo di Ginevra stabilisca come si dovrebbe legittimamente usare.
48
Cfr. M. Foucault, Lemergenza delle prigioni. Interventi su carcere, diritto, controllo, La casa
Usher, Firenze 2011, pp. 145-146. Foucault, descrivendo la prigione dAttica, osserva
come la struttura architettonica del sistema carcerario ne rispecchia gli obiettivi politici.
La prigione era, infatti, munita di un doppio sistema di sbarre, quelle che separano la
prigione dallesterno e quelle che, allinterno della prigione, isolano ogni singola cella dalla
sua vicina.
78 Laura De Grazia
corpo, deve essere separato dagli altri, perch da un braccio allaltro non si
possa n sentire n vedere
49
. Necessario, in quella babele di linguaggi
50
,
abolire ogni forma di comunicazione, non solo fra un detenuto e un altro,
ma anche fra i reclusi e i carcerieri. Difatti, non sono soltanto i prigionieri
a non avere nome ma solo un numero corrispondente a quello della loro
cella, ma gli stessi secondini, perch le misure del campo impongono loro
di nascondere la stringa di stoffa che, come in tutti gli eserciti del mondo,
d un cognome a una faccia
51
.
Lisolamento materiale e linguistico generato dalla mancanza di co-
municazione costituisce uno dei primi fattori di mortalit, perch in
Camp Delta non sono di certo rari i tentati suicidi. Ritroviamo, fra questi,
il caso di Shama Moahamed, il quale, rimanendo segregato per oltre un
anno, prova a suicidarsi quattro volte proprio per limpossibilit di comu-
nicare con gli altri membri del proprio braccio.
Il malessere diffuso dei prigionieri, che deriva dal trattamento umani-
tario cui sono sottoposti, colpisce anche i sorveglianti, affetti da ci che
loro stessi defniscono sintomi di Gytmo, la sindrome di Guantnamo,
che si manifesta con incubi notturni, senso di sonnolenza, accrescimento
o diminuzione dellappetito e unimprovvisa aggressivit. A Guantnamo,
luogo in cui la linea di discrimine tra carcerieri e segregati sempre un
confne incerto, sottile [] la deportazione condizione di tutti
52
.
La deportazione diventa condizione di tutti perch tutti possono es-
sere sottoposti a procedimenti detentivi sulla base di singoli sospetti, tutti,
compresi gli stessi carcerieri. il caso del capitano musulmano James J.
Yee uffciale dellesercito e guida spirituale dei prigionieri , unico anello
di congiunzione fra liberi e condannati a Guantnamo Bay. Yee verr ar-
49
Cfr. C. Bonini, Guantanamo, cit., p. 25. Si differenziano da queste celle le sale degli
interrogatori, in cui costantemente accesa la luce elettrica perch il prigioniero non
distingua il giorno dalla notte. Non sappia se rimasto di fronte ai suoi interlocutori per
una, due, tre o nove ore, come pure accade. Ci racconta Feroz Ali Abbasi, uno dei pri-
missimi detenuti di Guantnamo, a proposito degli interrogatori: The interrogators job
was not to work out whether you were a terrorist or not. It was to prove that you were
a terrorist, whether you were a terrorist or not [] They did not want to lie but at the
same time they wanted you to implicate yourself from your words. Cfr. http://library.
columbia.edu/locations/ccoh/new _projects/rule_of_law/abbasi-oral-history.html.
50
In Camp Delta sono, infatti, parlate quarantadue lingue e diciassette dialetti.
51
C. Bonini, Guantanamo, cit., p. 33.
52
Ivi, p. 43.
Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo 79
restato il 10 settembre 2003, colpevole di aver tradito il suo Paese e i suoi
superiori, perch reputato spia di Al Quaeda e collegato a una rete di com-
plotti di cui sono protagonisti laviere Al-Halabi e il traduttore Mehalba,
catturati attraverso unoperazione in cui il sospetto comincia a divorare
chi ne il custode
53
. E una volta arrestato, lenemy combatant sar oggetto
di una detenzione di cui non potr mai conoscere il termine ultimo, una
detenzione a tempo indeterminato, sine die. Appare un compito urgente in-
terrogarsi su questa innovazione giuridica, non soltanto per comprendere
il funzionamento di Camp Delta, ma per capire la struttura e lampiezza
del potere dello stato ai nostri giorni
54
.
Questo concetto manifesta mediante la sospensione del diritto nelle
sue forme nazionali e internazionali
55
, lemergere di un nuovo modo di
esercitare il potere statale, attraverso lestensione illimitata della sovranit,
dove sovranit sta a indicare il dovere di ogni stato di preservare e pro-
teggere la propria territorialit
56
, allinterno della governamentalit, intesa
come la maniera in cui il potere politico gestisce e regolamenta popola-
zioni e beni
57
. nel corso Scurit, territoire, population che Foucault comin-
cia a teorizzare un nuovo modo di esercitare il potere eterogeneo sia alla
sovranit che alle tecnologie disciplinari: il governo
58
. Nella sovranit era
basilare il rapporto con il territorio: esso doveva essere organizzato, come
leggiamo nel testo La mtropolite del XVII scritto dallingegner generale
Alexandre La Matre, in modo tale che nessun angolo del regno
59
potesse
53
Ivi, p. 132. Cfr. J. Butler, Vite precarie, cit., p. 101: La licenza del marchiare, clas-
sifcare e trattenere sulla base del semplice sospetto, che si esprime in questa operazione
del supporre potenzialmente enorme.
54
Ivi, p. 74.
55
I prigionieri di Guantnamo non godono infatti dello status di prigionieri di guer-
ra e non hanno diritto allassistenza legale, allappello e al rimpatrio sancito dalla Conven-
zione di Ginevra.
56
J. Butler, Vite precarie, cit., p. 78.
57
Ivi, p. 74.
58
L. Cremonesi, Michel Foucault e il mondo antico. Spunti per una critica dellattualit, Edi-
zioni ETS, Pisa 2008, p. 30.
59
M. Foucault, Scurit, territoire et population, ditions Gallimard, Paris 2004 (trad. it.
di P. Napoli, Sicurezza, territorio e popolazione, Feltrinelli, Milano 2005, p. 24). diffcile non
pensare a come le funzioni attribuite al sovrano di controllo capillare del territorio e
alla capitale del regno, centro da cui si devono irradiare e prescrivere agli uomini deter-
minate condotte e modi di agire, siano molto simili alle funzioni dei sistemi disciplinari.
A proposito di questo punto, Foucault afferma: Lidea del panopticon per un verso
moderna ma per un altro assolutamente arcaica, perch suppone la presenza centrale di
80 Laura De Grazia
sottrarsi a una rete generale di leggi e ordinanze del sovrano
60
, emanate
a loro volta dalla capitale, centro nevralgico della sovranit nel progetto
utopico di La Matre. Nel governo, il territorio non sar pi considerato
il fondamento della sovranit: cambier loggetto del potere, che diverr
il rapporto fra uomini e cose, e la legge, che nella sovranit era uno
strumento volto a rafforzare il potere del sovrano, diverr una tattica di
miglioramento e intensifcazione dei processi che il governo dirige.
Judith Butler rintraccia, a partire dallanalisi foucaultiana, una conver-
genza fra la governamentalit e la sovranit, sottolineando che queste due
modalit di potere non debbano essere pensate cronologicamente slega-
te, come se la governamentalit debba essere necessariamente successiva
alla sovranit. Nonostante Foucault avesse lasciato aperta la possibilit
che le due forme di potere possano coesistere
61
, non era ovviamente per
lui possibile prevedere quale forma questa coesistenza avrebbe assun-
to nelle attuali circostanze
62
, ovvero in che modo la sovranit sarebbe
potuta risorgere allinterno del potere statale. La riattivazione del potere
sovrano appare nellestensione illimitata del potere esecutivo che si re-
alizza sia attraverso unevoluzione delle burocrazie amministrative, per
cui i funzionari [] si arrogano il potere [] di giudicare la possibilit di
tenere in carcere qualcuno a tempo indeterminato
63
e sia attraverso linve-
stimento della persona del Presidente di esercitare il potere unilaterale e
inappellabile di decidere quando, dove e se ci sar un processo militare
64
.
Attraverso la creazione di una sfera extra-giuridica sono i funzionari di
governo e non i membri dellordinamento giudiziario a giudicare e impri-
gionare un soggetto pericoloso, si assiste a una rinascita spettrale e
vigorosa della sovranit nel bel mezzo della governamentalit
65
.
un occhio [] che potr dispiegare la propria sovranit su tutti gli individui situati allin-
terno di questa macchina di potere. [] Sotto questi aspetti si pu dire che il panopticon
il sogno pi antico del sovrano pi antico. Per unanalisi dellassociazione fra sovranit e
disciplina cfr. L. Cremonesi, Michel Foucault e il mondo antico, cit., p. 30.
60
Ibidem.
61
J. Butler, Vite precarie, cit., p. 76.
62
Ivi, p. 77.
63
Ivi, p. 74.
64
Ivi, p. 77. Chi rientra nella competenza di queste Commissioni militari non pu
avvalersi del diritto di appello presso le Corti civili degli Stati Uniti, le quali hanno dichia-
rato di non avere alcuna giurisdizione su Guantnamo, in quanto luogo posto al di fuori
del territorio degli Stati Uniti.
65
Ivi, p. 82.
Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo 81
I detenuti in attesa [detainees], privati dei diritti fondamentali previ-
sti dalla legge legge che diventa solo lo strumento per isolare e con-
trollare una determinata parte della popolazione , sono giudicati come
vite meno che umane di cui non deve rimanere alcuna traccia allinter-
no di un regime normativo e discorsivo che regola le nostre percezioni
emozionali.
Ma proprio nei discorsi di vite non degne di essere vissute che
possiamo rintracciare una diversa concezione dellumano, attraverso i
componimenti poetici dei prigionieri di Guantnamo, attraverso i loro
contro-discorsi e atti insurrezionali discorsivi. Le loro poesie-appello,
poesie-testimonianza potrebbero essere il punto di partenza per tentare di
contrastare le griglie normative che stabiliscono quale vita debba essere
pianta per diventare degna di lutto e attraverso il richiamo a una comune
vulnerabilit, che deriva dalla struttura estatica della nostra corporeit
66

il corpo per essere nel senso di persistere deve contare su ci che
al di fuori di s , riformulare la vita stessa, ripensandola come una rete
di relazioni con gli altri, una rete complessa, antagonistica e necessaria
67
.
I contro-discorsi di vite indegne di essere vissute
Nella conferenza La vrit et les formes juridiques, testo in cui si indaga
la trasformazione del rapporto fra soggetto e verit attraverso il cambia-
mento delle pratiche giudiziarie, Foucault individua due livelli di analisi del
discorso: il primo il livello della linguistica in cui il discorso valutato
come un insieme regolare di fatti linguistici [ensemble rgulier de faits lingui-
stiques] e il secondo il livello strategico in cui il discorso considerato
66
Cfr. L. Bernini, Lestasi dellalterit. La teoria del riconoscimento di Judith Butler, in Fogli
Campostrini, vol. 3 (2012), n. 3, pp. 37-48, p. 42: Ogni soggetto esiste [] fuori di s,
perch la realt della sua identit dipende dal riconoscimento degli altri soggetti. Pensare
alla soggettivit in termini di struttura estatica, il risultato della rielaborazione butleria-
na della teoria hegeliana del riconoscimento tra signore e servo, teoria contenuta ne La
fenomenologia dello spirito e commentata nelle lezioni di Alexandre Kojve. Se vero che
in una data societ il riconoscimento reso possibile da norme sociali che preesistono
al soggetto, il soggetto non mai pienamente determinato dalle norme sociali che lo
costituiscono: egli pu agire attivamente allinterno del tessuto sociale di cui fa parte, sulle
stesse norme che hanno permesso il suo sorgere allinterno di una rete di relazioni.
67
J. Butler, Capacit di sopravvivenza, cit., p. 168.
82 Laura De Grazia
come un insieme di fatti polemici e strategici [faits polmiques et stratgiques].
Ma cosa vuol dire valutare il discorso come un gioco strategico
68
?
una prospettiva che Foucault adotta nel caso Pierre Rivire, conta-
dino accusato di parricidio nel XIX secolo. Si trattava, con Pierre Rivire,
di studiare la storia dei rapporti tra psichiatria e giustizia penale, storia
emersa dallintersecarsi di perizie medico-legali e dal racconto dellimpu-
tato stesso, contadino di una ventina danni.
La Memoria di Rivire il racconto del crimine di colui che nel suo
villaggio era considerato come una specie di idiota
69
, che i giornali aveva-
no presentato come un furioso, un forsennato
70
e che aveva invece redatto
quaranta pagine di spiegazione del suo crimine occupa una posizione
centrale in un insieme di discorsi scientifci e giudiziari, discorsi da esami-
nare per ritrovare il gioco [] dei discorsi, come armi, come strumenti
di attacco e di difesa in rapporti di potere e sapere
71
, atti medici e legali
che permettono di decifrare le relazioni di potere, di dominio e di lotta,
allinterno delle quali i discorsi vengono a stabilirsi e funzionano
72
.
Osservare il discorso come un gioco strategico signifca, allora, ten-
tare di trovare il nodo da sciogliere per far emergere gli scontri, le battaglie
dalle quali i discorsi sono attraversati, le strategie di potere e le possibili
strategie di lotta che si incrociano al loro interno.
68
Cfr. M. Foucault, Le sujet et le pouvoir, in Dits et crits II, cit., p. 1060: Le mot de stra-
tgie est employ couramment en trois sens [] il sagit de la rationalit mise en ouvre
pour atteindre un objectif [], la manire dont on essaie davoir prise sur lautre [], il sagit
[] des moyens destins obtenir la victoire. Ces trois signifcations se rejoignent dans
les situations daffrontement guerre ou jeu o lobjectif est dagir sur un adversaire
de telle manire que la lutte soit pour lui impossible. Ho caratterizzato il discorso come
gioco strategico per sottolineare come esso possa funzionare sia come strategia di
potere, ovvero come linsieme dei mezzi messi in atto per far funzionare o mantenere
un dispositivo di potere, sia come strategia di lotta, insieme dei mezzi messi in atto per
rovesciare una relazione di potere.
69
M. Foucault, Moi Pierre Rivire, ayant gorg ma mre, ma soeur et mon frre, ditions
Gallimard, Paris 1973 (trad. it. di A. Fontana e P. Pasquino, Io Pierre Rivire, avendo sgozzato
mia madre, mia sorella e mio fratello, Einaudi, Torino 2000, p. XIII).
70
Ivi, p. 219. Linteresse rivolto al racconto di Rivire da parte delle istituzioni penali
e mediche, porta in luce il sorgere di unestrema attenzione verso avvenimenti minuti
e oggetti che di solito non trovano posto nei quotidiani per mancanza di dignit o di
importanza sociale. Essi ci raccontano di una storia senza padroni, popolata di eventi
frenetici e autonomi, una storia al di sotto del potere e che va a urtare contro la legge.
71
Ivi, p. XVIII.
72
Ivi, p. XIX.
Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo 83
unoperazione che Foucault mette in atto sia attraverso la trascri-
zione del racconto [rcit] di Rivire, con la decisione di non imporgli alcun
commento psichiatrico e psicoanalitico, sia attraverso lenqute-intoleran-
ce promossa da Le Groupe dinformation sur les prisons: si trattava, con il GIP,
non di formulare una teoria sul delinquente, ma piuttosto di portare in
luce i contro-discorsi
73
del soggetto classifcato come delinquente, affnch la
sua parola
74
potesse servire come punto di attacco non soltanto contro il
sistema penitenziale, ma contro i sistemi che formano e plasmano il sog-
getto, rendendolo soggetto assoggettato. Il prendere la parola, il dirlo in
prima persona, vuol dire sottrarsi allobbligo della totale oggettivazione, e
compiere un gesto di reinvenzione del s
75
.
Come possono allora insorgere i discorsi di vite non considerate de-
gne di essere vissute? Come si pu prendere la parola allinterno di un
regime discorsivo che derealizza lumano per disumanizzare le vite?
Derealizzare laltro signifca considerarlo interminabilmente spettra-
le, n vivo n morto
76
, come se ci trovassimo di fonte a una vita irre-
ale. Allora, se la violenza perpetrata contro soggetti non reali secondo
la prospettiva della violenza, non c ferita o annientamento di quelle vite,
dal momento che sono negate in partenza
77
.
La derealizzazione sul piano discorsivo si attua attraverso la disumaniz-
zazione la degradazione delluomo ad animale , quel processo che Primo
73
Cfr. M. Foucault, Gli intellettuali e il potere, in Lisola deserta e altri scritti, Einaudi,
Torino 2007, p. 270.
74
Cfr. J. Revel, Le vocabulaire de Foucault, Ellipses, Paris 2009, p. 38: la parole, en tant
que subjective, incarne [] une pratique de rsistance l objectivation discursive.
75
J. Revel, Michel Foucault, unontologia dellattualit, Rubbettino editore, Soveria Man-
nelli 2003, p. 90. Per il prendere la parola e la rivendicazione della propria voce cfr.
A. OgienS. Laugier, Pourquoi dsobir en dmocratie?, ditions La Dcouverte, Paris 2010,
p. 167: La dsobissance est lattitude qui simpose ds lors quil y a dissonance: je ne
mentends plus, dans un discours qui sonne faux, dont chacun de nous peut faire lexp-
rience quotidienne. Cette question est bien celle de lexpression, de la possession par
chacun de sa voix propre. Cfr. J. Butler, Parting ways. Jewishness and the critique of Zionism,
Columbia University Press, Columbia 2012 (trad. it. di F. De Leonardis, Strade che divergono.
Ebraicit e critica del Sionismo, Raffaello Cortina editore, Milano 2013, p. 247). Il processo
della reinvenzione del s attraverso il discorso, in forma orale o scritta, per Butler si
attua nel processo narrativo del proprio s: nel racconto che si pu riconoscere lim-
possibilit di dare pienamente conto di se stessi e cos capire che la propria vita non pu
essere pensata senza essere messa in connessione con una rete pi ampia di vite.
76
J. Butler, Vite precarie, cit., p. 54.
77
Ibidem.
84 Laura De Grazia
Levi aveva defnito demolizione delluomo, il privare luomo della sua
dignit rendendolo incapace persino di conservare il ricordo di essere un
uomo
78
. Se vero che distruggere luomo diffcile, quasi quanto crearlo
79
,
altrettanto vero che, nel campo detentivo di Guantnamo, questobiettivo
stato ed tuttora perseguito. Possiamo ritrovare nei testi di Primo Levi
un insieme di tecniche di disumanizzazione che ben poco si allontanano dal
trattamento umanitario riservato ai detenuti di Camp Delta.
La prima fra tutte si attua prima dellarrivo effettivo al campo: coin-
cide con il momento della cattura e del viaggio verso Guantnamo Bay,
un viaggio che potremmo defnire con Primo Levi verso il nulla, []
allingi, verso il fondo
80
, ovvero verso una condizione umana estrema
81
.
Leggiamo nella testimonianza di Muhammad Naim Faruq, catturato in
Afghanistan nel 2002: ci dissero che ci avrebbero trasferito in un luogo
che non eravamo tenuti a conoscere. [] Fummo caricati su un aereo.
Ero incappucciato e ammanettato dietro la schiena. I ferri erano cos ser-
rati che dopo qualche ora i polsi cominciarono a sanguinare. Ricordo che,
durante il volo, molti dei miei compagni cominciarono a piangere, come
impazziti
82
. Il viaggio culmina, come nella testimonianza di Levi, nella
consapevolezza di trovarsi in un sistema chiuso ermeticamente al mondo
esterno
83
: i detenuti rimangono completamente isolati dal mondo, non
sanno niente di cosa sta succedendo allesterno
84
.
78
Per il processo di cancellazione del ricordo cfr. C. Bonini, Guantanamo, cit., p. 57:
Perch se nelle gabbie muore il ricordo delle famiglie, nelle case in cui se ne attende un
cenno muore anche il detenuto di cui non si hanno o non si riesce ad avere pi notizie.
A questo proposito, afferma Feroz Ali Abbasi: In Guantnamo [] I felt that we were
forgotten. No one cares about us. That was the impression they wanted you to have. Cfr.
http://library.columbia.edu/locations/ccoh/new_projects/rule_of_law.html.
79
P. Levi, Opere, vol. I, cit., p. 155.
80
Ivi, p. 11.
81
Cfr. ivi, p. 20: siamo arrivati al fondo. Pi gi di cos non si pu andare: condizio-
ne umana pi misera non c, e non pensabile.
82
C. Bonini, Guantanamo, cit., p. 4.
83
Il Lager appare a Levi come un sistema sociale chiuso totalmente al mondo ester-
no, un mondo incomprensibile e folle, dotato di un ordine, di leggi proprie che sfuggo-
no alla comprensione umana e di domande che non trovano mai risposta. Ad esempio, si
chiede Levi, perch percuotere un uomo senza collera? Perch, spinto dalla sete, egli non
pu staccare un ghiacciolo per dissetarsi? Nel Lager Hier ist kein Warum, ovvero un
luogo in cui non c perch: tutto proibito, ed questo lo scopo della sua creazione. Cfr.
P. Levi, Opere, vol. I, cit., p. 23.
84
M. Falkoff, (a cura di), Poesie da Guantnamo, cit., p. 16.
Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo 85
Nel campo detentivo, la tecnica predominante di degradazione
delluomo appare ci che Primo Levi defn come violenza inutile, una
violenza volta unicamente alla creazione di dolore; talora tesa a uno sco-
po, ma sempre ridondante, sempre fuor di proporzione rispetto allo scopo
medesimo
85
. Non diffcile ritrovare una violenza fne a se stessa nei nu-
merosi e reiterati abusi compiuti nei confronti dei detenuti di Guantnamo:
costretti a rimanere in posizioni dolorose, a restare svegli, ad ascoltare
musica assordante
86
, sottoposti a interrogatori interminabili in condizioni
ambientali estreme, con un fucile puntato contro o avvertiti che, se non
avessero parlato, le loro famiglie avrebbero passato dai guai
87
. Non da
ultimo, da annoverare fra queste tecniche di demolizione delluomo, la
mancata possibilit per i detenuti di comunicare con gli altri membri del
campo. Racconta Shama Moahamed, ragazzo pakistano di soli ventanni:
La mia vita l dentro mi provocava solo disgusto []. E come per me lo
era per tanti miei compagni, accusati pur sapendo di essere innocenti
88
.
Era fnito nel braccio degli arabi, con cui non riusciva a scambiare nep-
pure una parola: Non ci capivamo. Io non parlavo la loro lingua, loro non
parlavano la mia. Fu cos che cominciai a sprofondare
89
. A proposito di
questo punto, Primo Levi individu nellisolamento linguistico uno dei
primi fattori di mortalit del campo di Buna-Monowitz. Nel Lager la man-
canza di comunicazione aveva effetti rapidi e devastanti: laccettazione del
non capire era uno dei segni infausti, prima dellapprossimarsi di una indif-
ferenza defnitiva, perch se non trovi nessuno con cui parlare, la lingua ti
si secca in pochi giorni e con la lingua il pensiero
90
.
Ma proprio nelle condizioni di minaccia estrema che, attraverso la
comprensione della vita e della sofferenza dellaltro, sorgono tentativi di
riumanizzare lumano e cos di riconoscere la nostra comune vulnerabi-
lit, il nostro essere ex-statici, lessere noi stessi al di fuori di noi stessi
91
.
85
P. Levi, Opere, vol. II, cit., p. 1086.
86
M. Falkoff (a cura di), Poesie da Guantnamo, cit., p. 15. Ricordiamo, a proposito
di violenza inutile cui sono sottoposti i prigionieri, che unanalisi condotta nel 2008
sui casi dei detenuti ha dimostrato che solo l8% dei detenuti stato accusato di essere
combattente di al Qaeda.
87
Ibidem.
88
Ivi, p. 56.
89
Ibidem.
90
P. Levi, Opere, vol. II, cit., p. 1062.
91
J. Butler, Vite precarie, cit., p. 45. Cfr. J. Butler, A chi spetta una buona vita?, cit., pp. 30-
32. Judith Butler ci ricorda come anche nei campi di concentramento, ovvero in condizio-
86 Laura De Grazia
Nelle parole dei prigionieri di Guantnamo possiamo ritrovare un ar-
senale di strumenti per contrastare una politica che stabilisce quale vita
dovr essere protetta, quale sar meritevole di vivere e quali vite dovranno
essere disumanizzate.
I contro-discorsi di queste parole incendiarie [fghting words] possono
diventare attivit critica unattivit discontinua, particolare, locale
92

attraverso il tentativo di apparire in un regime che invalida e rende silenti i
saperi assoggettati i saperi sepolti, locali della gente [], squalifcati
93

e i discorsi di vite non degne di essere vissute. La loro insurrezione pu
diventare un punto di inizio per tentare di cambiare i sistemi che occulta-
no voci frammentarie e un atto critico di resistenza
94
in cui si intrecciano
le dimensioni della politica e delletica
La prima dimensione compare nellatto stesso di scrittura della po-
esia: La semplice apparizione di questi componimenti poetici lascia un
segno, una traccia indelebile allinterno di un regime normativo e discor-
sivo che non d n una cornice n una storia n un nome a questo tipo
di vita
95
.
La volont di testimoniare, quel bisogno di raccontare
96
che Primo
Levi avvertiva in Lager come un impulso immediato e violento
97
, si at-
tu nel campo detentivo nelle condizioni pi avverse. Come ci racconta
lavvocato M. Falkoff, che oltre ad assistere 17 prigionieri del campo de-
tentivo ne ha raccolto i testi poetici, rendendone possibile la diffusione,
ai prigionieri durante il primo anno di detenzione non era concesso luso
di carta e penna. A causa di questa proibizione, scrivevano brevi poesie
su tazze di polistirolo recuperate al passaggio del carrello che serviva loro
pranzo e cena, attraverso lausilio di piccole pietre o di pasta dentifricia,
ni di pericolo estremo, sorgono tentativi di reciproco supporto e cos di riconoscimento
del nostro essere dipendenti luno dallaltro. Li ritroviamo, ad esempio, nella testimonian-
za di Primo Levi e di Charlotte Delbo: in questi racconti, anche soltanto pronunciare il
nome dellaltro altro che non ha pi un nome ma soltanto un numero pu costituire
la forma pi straordinaria di riconoscimento.
92
M. Foucault, Bisogna difendere, cit., p. 15.
93
Ivi, p. 17.
94
J. Butler, Capacit di sopravvivenza, cit., p. 186.
95
Cfr. J. Revel, Michel Foucault, cit., p. 89: [] prendere la parola in un contesto in
cui essa sistematicamente tolta e bloccata rappresenta di per s un gesto di riappropria-
zione di una soggettivit negata.
96
P. Levi, Opere, vol. I, cit., p. 4
97
Ibidem.
Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo 87
poi la poesia scritta su una tazza passava di cella in cella fno a fnire nella
spazzatura della giornata
98
. Solo a distanza di un anno furono autorizzati
ad avere carta e penna e, per la prima volta, le poesie non solo superarono
la fne di un pasto, ma riuscirono anche a essere pubblicate.
Pur non possedendo un quadro esauriente dei componimenti scrit-
ti nel campo detentivo centinaia di essi furono distrutti o confscati
perch ritenuti dal Pentagono un rischio per la sicurezza nazionale , ci
troviamo di fronte a una riattualizzazione degli strumenti del GIP, attra-
verso il tentativo di ritrovare una parola soggettiva [] cancellata sia
dal discorso penale che dalle pratiche penitenziarie
99
. Tuttavia, secondo
Judith Revel, il GIP non riusc a sottrarre le prese di parola dei detenu-
ti dalloggettivazione carceraria, in quanto listituzione penale arriv ad
anticipare le richieste dei prigionieri, togliendo loro quellio parlo cos
diffcilmente guadagnato
100
.
Il GIP riusc a portare in luce le condizioni delle carceri e dei detenuti
ma non raggiunse lintento, al contempo etico e politico, di creare uno
spazio di discorso attraverso cui sperimentare nuove forme di lotta. La
nuova enqute-intolerance, promossa da chi come Falkoff, ha raccolto
i testi poetici dei detenuti di Guantnamo, ha raggiunto questobiettivo?
Se pensiamo che il 17 gennaio del 2008 a Roma, nellambito della ma-
nifestazione Chiudere Guantnamo, ora!, il corteo, i cui partecipanti indossa-
vano una tuta arancione, sfl fno allAmbasciata Usa e allarrivo vennero
lette poesie dei detenuti, allora il tentativo di far ascoltare le loro voci e
di farle entrare a far parte del dibattito
101
ha prodotto quella che Butler
defnirebbe una forma di azione concertata, una resistenza plurale che si
attua sia nel tessuto carcerario, attraverso la rivendicazione di una parola
soggettiva, non afferrabile dal sistema penale, sia allesterno del campo
detentivo, con il tentativo di evidenziare lesistenza a ogni manifestante
era assegnato il nome di un detenuto da rappresentare di coloro che
non sono degni di lutto nello spazio pubblico
102
.
Attraverso lo Hate speech, atto linguistico ingiurioso, si costituisce il
soggetto in termini di subordinazione, ma proprio da questa posizione
98
M. Falkoff, (a cura di), Poesie da Guantnamo, cit., p. 17.
99
J. Revel, Michel Foucault, cit., p. 90.
100
Ibidem.
101
Ibidem.
102
J. Butler, A chi spetta, cit., p. 60.
88 Laura De Grazia
di subalternit che si pu attuare una catena [] di risignifcazione il cui
inizio e la cui fne rimangono indeterminati e indeterminabili
103
e cos
acquisire esistenza sociale. Le parole di chi occupa il termine ingiurioso
di ememy combatant reinterpretano in modo radicale il signifcato attribu-
ito ai termini libert e pace, come ritroviamo nella poesia scritta da
Shaker Abdurraheem Aamer, cittadino saudita e detenuto a Guantnamo
Bay dallinizio del 2002:
Pace, dicono []
che genere di pace?
[] Loro parlano, loro discutono, loro uccidono
Loro combattono per la pace
104
.
Un altro duro commento politico e di denuncia del trattamento
umanitario cui sono sottoposti i detenuti, possibile rintracciarlo nel
componimento poetico di Adnan Farhan Abdul Latif, cittadino yemenita
di 27 anni, che ha dedicato una poesia allo sciopero della fame intrapreso
insieme a un gruppo di prigionieri:
[] Sono criminali e dicono di amare la pace.
Sono criminali e torturano chi fa lo sciopero della fame.
[] Sono artisti della tortura,
[] dellinsulto e dellumiliazione
105
.
103
J. Butler, Excitable speech. A politics of performative, Routledge, Oxford, 1997 (trad.
it. di S. Adamo, Parole che provocano. Per una politica del performativo, Raffaello Cortina Edi-
tore, Milano 2010, p. 20). Cfr. I. Hacking, Historical ontology, Harvard University Press,
Cambridge 2002 (trad. it. di P. Savoia, Ontologia storica, Edizioni ETS, Pisa 2010, p. 115).
Nel saggio Hacking descrive due vettori attraverso i quali formare le persone [making
up people]: uno il vettore dellatto di etichettare dallalto: si tratta di una comunit di
esperti che crea una categoria attraverso la quale formare le persone, laltro il vettore dal
basso, il vettore del comportamento autonomo della persona etichettata, che crea una
propria realt. Il vettore dal basso problematizza le categorie attribuite dallalto, creando
nuove linee di congiunzione e interferendo con lalto attraverso la risignifcazione della
categoria attribuita. Per il processo di risignifcazione cfr. J. Butler, Bodies that matter:
On the Discursive Limits of Sex, Routledge, Oxford 1993 (trad. it. di S. Capelli, Corpi che
contano: i limiti discorsivi del Sesso, Feltrinelli, Milano 1996).
104
M. Falkoff (a cura di), Poesie da Guantnamo, cit., p. 56.
105
Ivi, p. 66.
Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo 89
La dimensione etica traspare nellappello a un noi: i componimenti
poetici dei prigionieri di Guantnamo Bay si inquadrano nel preciso ten-
tativo di sfdare lisolamento carcerario, dando vita a un vocabolario co-
mune attraverso la descrizione della detenzione (habs), le gabbie, le catene
e le lacrime
106
. Le loro poesie sono attraversate dalle parole di altri corpi
torturati e tessute da una rete intersoggettiva di cui fa parte chi scrive,
come ritroviamo nella poesia Prigioniero della dignit di Abdulla Majid al
Noaimi, in cui lautore afferma che latto di incisione del suo componi-
mento accompagnato dalle lacrime del desiderio di qualcun altro
107
.
Vale la pena di ricordare come anche Primo Levi abbia utilizzato la poesia
con questa precisa funzione strategica attraverso il tentativo di ricorda-
re, nel Lager di Buna-Monowitz, il Canto di Ulisse: un vincolo infranto,
scagliare se stessi al di l di una barriera
108
, commenta Levi quando riesce
faticosamente a ricordare i versi danteschi.
Le poesie-appello non si rivolgono soltanto agli altri prigionieri: invo-
cano lintervento di un noi cui tutti apparteniamo, richiedono il nostro
coinvolgimento in vite che non ci appartengono, che non conosciamo,
ma alle quali siamo indissolubilmente legati. Le loro parole richiamano
uninterdipendenza che distrugge il confne fra vite considerate degne di
essere compiante e vite che non lo sono, dimostrando come la separazio-
ne fra me e laltro non mai una barriera, ma piuttosto una funzione della
relazione stessa.
Vivere una buona vita signifca allora non soltanto rivendicare una
vita pi vivibile
109
attraverso il rifuto di una distribuzione differenziale
di precariet, ma consiste anche nella creazione di una nuova forma di
vita
110
, processo che pu avere inizio attraverso la nostra risposta allap-
pello dellaltro, alla sua richiesta di un nostro intervento etico
111
. Questa
pratica di interpellazione ci esorta a essere strappati dal nostro s, sposses-
106
M. Falkoff (a cura di), Poesie da Guantnamo, cit., p. 26.
107
Ivi, p. 74.
108
P. Levi, Opere, vol. I, cit., p. 116.
109
J. Butler, A chi spetta, cit., p. 60.
110
Ibidem.
111
Cfr. A.I. Davidson (a cura di), La vacanza morale del fascismo. Intorno a Primo Levi,
Edizioni ETS, Pisa 2009. Davidson sottolinea come Primo Levi richieda un intervento
etico al lettore attraverso la sua richiesta di giudicare se questo un uomo, ovvero di giudicare
se pu essere ancora uomo chi ha vissuto ci che Primo Levi racconta.
90 Laura De Grazia
sati, disidentifcati, dando avvio a un processo di soggettivazione
112
che si
pu attuare attraverso il distaccarsi [se dprendre] da noi stessi
113
:
[] io divento questo s solo attraverso un movimento e-statico, che mi
sposta fuori da me, in una sfera in cui sono espropriata di me stessa e contempo-
raneamente costituita come soggetto
114
.
Possiamo diventare soggetti
115
forgiando delle linee diagonali nel no-
stro tessuto sociale, attraverso unattivit creatrice che provocherebbe,
moltiplicandoli, dei segni di esistenza [signes dexistence]
116
.
Osservazioni conclusive
Le rifessioni butleriane su una soggettivit opaca, fondata su unin-
capacit di dare pienamente conto di se stessi senza il riconoscimento
dellaltro, conducono alla posizione di unetica della non violenza
117
.
Ma come pu la decisione di abbracciare unetica che sfocia in un pa-
cifsmo radicale conciliarsi con il tentativo di creare nuove forme di lotta,
112
Cfr. J. Revel, Le vocabulaire de Foucault, cit., p. 98.
113
Cfr. J. Revel, Identit, natura, vita: tre decostruzioni biopolitiche, in M. Galzigna (a cura
di), Foucault, oggi, Feltrinelli, Milano 2008, pp. 134-135, p. 145: laddove la vita in preda
alle procedure di gestione e di controllo [], essa pu nonostante tutto affermare ci che
mai un potere riuscir a possedere: una propria potenza di creazione.
114
J. Butler, Giving an account of oneself, Fordham University Press, New York 2005
(trad. it. di F. Rahola, Critica della violenza etica, Feltrinelli, Milano 2006, p. 153).
115
Cfr. M. Foucault, Michel Foucault, une interview: sexe, pouvoir et la politique de lidentit,
in Dits et crits II, cit., p. 1555 : Nous devons non seulement nous dfendre, mais aussi
nous affrmer, et nous affrmer non seulement en tant quidentit, mais en tant que force
cratrice.
116
M. Foucault, Le philosophe masqu, in Dits et crits II, cit., p. 925 (trad. it. di S. Loriga,
Il flosofo mascherato, in Archivio Foucault III, 1978-1985, Interventi, colloqui, interviste, Feltri-
nelli, Milano 1998, p. 140).
117
Cfr. L. Bernini, Lestasi dellalterit. La teoria del riconoscimento di Judith Butler, cit.,
pp. 45-46. Il testo porta in luce i punti problematici della possibilit di diventare umani
attraverso il riconoscimento della vulnerabilit dellaltro: quale prescrizione morale vieta
di scegliere la violenza sfruttando la fragilit dellaltro? Lautore suggerisce che una
possibile soluzione a questa aporia potrebbe essere ritrovata nel porre il dovere mora-
le della giustizia come condizione normativa del dovere del riconoscimento. Tuttavia,
Bernini sottolinea che Butler, il cui pensiero resta fedele al metodo della genealogia fou-
caultiana, rimane estranea alle rifessioni ontologiche sulla soggettivit.
Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo 91
attraverso cui la subjectivit sintroduit dans lhistoire et lui donne son
souffe
118
? In altri termini, come pu unetica della non violenza armoniz-
zarsi con la rivendicazione di una politica che si oppone alla distribuzione
di precariet? Rispondere allappello dellaltro dov il mondo per sal-
varci dalla tortura?
119
, implica una critica radicale del potere che crea la
suddivisione binaria fra vite degne di essere vissute e vite indegne di lutto:
solo questa strategia di lotta pu dare avvio alla messa in discussione delle
tecnologie storiche che hanno costruito il s
120
e alla sperimentazione di
altre forme di soggettivit.
Le dimensioni della politica pratiche sociali il cui obiettivo conte-
stare la violenza dello stato-nazione e delletica, fondata sul riconosci-
mento di una comune vulnerabilit, non sembrano coincidere. La que-
stione stata affrontata anche in Limmaginario nazionale imposto a viva forza.
Sovranit, confni, vulnerabilit, intervista di Ida Dominijanni a Judith Butler,
in cui la flosofa, alla domanda posta da Dominijanni come pu unetica
dellinterdipendenza attuarsi in pratiche sociali capaci di disturbare il cam-
po del politico , risponde che la decisione di mettere in atto la violenza
continua a rimanere etica:
Mi sembra che qualunque decisione di mettere in atto la violenza, o di ri-
futarla, abbia una dimensione etica, in quanto attiene alla condotta e al modo
in cui giustifchiamo la relazione qualunque relazione che stabiliamo con la
violenza
121
.
La questione continua a rimanere aperta e problematica perch deci-
dere di scegliere la violenza implica la negazione della vulnerabilit dellal-
tro altro che pu essere anche il nostro oppressore e cos condurci al
rifuto dellinterdipendenza, presupposto fondamentale delletica. Se il
modo in cui rispondiamo a unoffesa pu offrirci la possibilit di diven-
118
M. Foucault, Inutile de se soulever?, in Dits et crits II, cit., p. 793.
119
M. Falkoff (a cura di), Poesie da Guantnamo, cit., p. 66.
120
Cfr. M. Foucault, Sullorigine dellermeneutica del s, Edizioni Cronopio, Napoli 2012,
p. 92: Forse il nostro problema, oggi, scoprire che il s non nientaltro che il correlato
storico [delle tecnologie] che abbiamo costruito nella nostra storia. Forse il problema,
oggi, cambiare queste tecnologie, [o sbarazzarcene, sbarazzandoci cos del sacrifcio ad
esse connesso].
121
Per il testo completo dellintervista cfr. Limmaginario nazionale imposto a viva forza.
Sovranit, confni, vulnerabilit , comparsa su Il manifesto il 25 marzo del 2008.
92 Laura De Grazia
tare umani
122
, compiere unoffesa nei confronti nel nostro aggressore
non implica il divenire inumani? Forse bisognerebbe aggiungere che
costituire noi stessi come soggetti morali attraverso la scelta di abbraccia-
re unetica della non violenza, implica una confittualit con la decisione
di attuare le pratiche di lotta di un dato orizzonte sociale e che proprio
questambivalenza fra la spinta alla rivendicazione
123
scegliere di ri-
spondere a un offesa e la capacit di resisterle
124
, a determinare il
nostro divenire umani.
Laura De Grazia
Universit di Pisa
degrazia.laura@yahoo.it
.
The Insurrectionary Discourses of Guantnamos Prisoners: the Claim of Vulnerabilitys Politic
The paper focuses on the question raised by Judith Butler when she was awarded
the Adorno Prize 2012: can one lead a good life in a bad life? Through this interroga-
tive, the article examines the contemporary mechanisms of powers that produce
the scission between grievable or ungrievable lives and the possibility to realize a
vulnerabilitys politics. Specifcally, the paper focuses on the ungrievable lives of
Guantnamo Bays prisoners, analyzing the dehumanization techniques inficted
on enemy combatant status that escapes the feld of national and international
laws and the insurrectionary discourses of the prisoners. Theirs poems are exa-
mined through the Foucauldian framework of contre-discours, a discursive act whe-
reby interweave the dimension of politics the radical critique to the violence of
the nation-state and ethics, through the appeal of a common precariousness.
In the last point, the paper analyzes the Butlers ethics of non-violence in order
to examine how ethics of radical pacifsm can be combined with social practices
that are able to disturb the politic feld.
Keywords: Butler, Vulnerability, Guantnamo Bay, Enemy combatant, Foucault,
Contre-discours, Ethics of non-violence.
122
J. Butler, Critica della violenza etica, cit., p. 137.
123
Ivi, p. 139.
124
Ibidem.
Gli atti insurrezionali discorsivi dei prigionieri di Guantnamo 93
Alterit della vita e alterazione del mondo
Ritorno sulla fgura del cinico in Foucault e la performance drag in Butler
Cline Van Caillie
C un cinismo che fa corpo con la storia del pensiero,
dellesistenza e della soggettivit occidentali
1
.
Con questa frase, Michel Foucault conclude la prima ora del suo corso
del 29 Febbraio 1984 al Collge de France, in cui introduce il cinismo nel-
la problematica pi ampia della cura di s. Dato che Foucault, durante la
seconda ora del corso, identifca tre elementi che permettono di stabilire
una trans-storicit del cinismo come stile di esistenza lascetismo cristia-
no, la militanza rivoluzionaria e larte moderna questa affermazione non
potrebbe essere intesa come un invito a rifettere sulle pratiche che, nella
nostra attualit storica, costituiscono una sorta di riattivazione singolare
del cinismo? Qual il modo di soggettivazione che il cinismo inaugura
nella storia della soggettivit occidentale? possibile identifcare, oggi, in
altre pratiche, una modalit del rapporto a s di questo tipo?
Nellultimo capitolo di Questione di genere
2
, Judith Butler si interroga
sulla possibilit di cogliere latto corporeo del genere come una stilistica
dellesistenza e sulla pertinenza di una concezione del genere come uno
stile corporeo, un atto, per cos dire, che intenzionale e performati-
vo, laddove il termine performativo indica una costruzione spettacolare e
contingente del signifcato
3
. Uninterrogazione, questa, che giunge dopo
la sua rifessione sulla performance drag come ripetizione parodica delle
norme di genere, capace di rivelare il loro carattere performativo il gene-
re come effetto di una ripetizione stilizzata e obbligata.
1
M. Foucault, Le courage de la vrit. Le gouvernement de soi et des autres II. Cours au Collge
de France. 1984, Seuil/Gallimard, Paris 2009, p. 161; trad. it. di M. Galzigna, Il coraggio della
verit. Corso al Collge de France 1984, a cura di F. Ewald, A. Fontana e F. Gros, Feltrinelli,
Milano 2011, p. 172.
2
J. Butler, Gender Trouble. Feminism and the Subversion of Identity, Routledge, New York
and London 1990; trad. it. di S. Adamo, Questione di genere. Il femminismo e la sovversione
dellidentit, Laterza, Roma-Bari 2013.
3
Ivi, p. 139; trad. it. cit., p. 197.
materiali foucaultiani, a. II, n. 4, luglio-dicembre 2013, pp. 95-114.
Questo articolo si propone di rifettere sullaccostamento di queste
due affermazioni e di mettere cos in prospettiva le pagine foucaultiane sul
cinismo e le analisi butleriane del travestimento. A partire da questo acco-
stamento, ci auspichiamo di poter far emergere una linea di convergenza
critica tra il lavoro etico del cinico e la performance drag.
Tuttavia, anche se Foucault identifca tre indizi della trans-storicit
cinica come modo di esistenza, ha senso parlare del travestimento come
di una riattualizzazione della pratica cinica? Possiamo pensare la perfor-
mance drag come una forma di esistenza o di soggettivazione che costitu-
irebbe una sorta di continuazione dello schema cinico? Quando Foucault
evoca lascetismo cristiano, la militanza rivoluzionaria e larte moderna
come tre diversi fattori di trasmissione del modo di esistenza cinico nella
storia europea, il cinismo appare come un rapporto polemico a ci che
istituito.
Lascetismo cristiano , infatti, defnito da Foucault come pratica di
spoliazione della vita, come maniera di costituire, nel corpo stesso, il te-
atro visibile della verit
4
che resiste, allinterno stesso del cristianesimo
e della chiesa, al suo arricchimento, alla rilassatezza dei costumi, a certe
forme di istituzioni. La militanza rivoluzionaria, invece, descritta come
una forma di esistenza che si manifesta nella testimonianza di vita, in
rottura, deve essere in rottura con le convenzioni, le abitudini, i valori
della societ
5
; una forma di vita dissonante, che si espone pubblicamen-
te per introdurre una crepa nelle forme di vite istituite, per affermare la
possibilit e la necessit di una trasformazione di ci che istituito, cos
rimesso in gioco. Infne, larte moderna afferma due cose: la necessit di
una vita artistica, diversa da tutte le altre
6
, da una parte e, dallaltra par-
te, quella di unarte che non pi in un rapporto di rappresentazione, di
ornamento o di imitazione nei confronti del reale, ma consiste in una
ripulitura [dcapage], in una riduzione violenta alla dimensione elemen-
tare dellesistenza
7
. Larte moderna introduce unalterit sociale grazie
allirruzione di ci che inferiore, basso, di ci che, in una cultura, non ha
diritto o almeno la possibilit di esprimersi
8
gesto che produce, secondo
4
M. Foucault, Le courage de la vrit, cit., p. 168-169; trad. it. cit., p. 179.
5
Ivi, p. 170; trad. it. cit., p. 181.
6
Ivi, p. 173; trad. it. cit., p. 184.
7
Ibidem.
8
Ibidem.
96 Cline Van Caillie
i termini impiegati da Foucault, un rapporto polemico
9
con larte, con le
norme artistiche e, pi in generale, con la societ.
Latteggiamento cinico che attraversa la storia appare quindi innan-
zitutto come ci che capace di infrangere il consenso sociale, ci che
introduce una differenza che non pu lasciare intatto lordine delle cose.
Il cinismo produce una rottura allinterno di un campo istituito. Ma di che
tipo di rottura si tratta e che forma di soggettivazione o di rapporto a s
suppone? Il travestimento pu signifcare il tipo di crepa provocato dal
cinismo? La performance drag pu essere accostata al modo di soggetti-
vazione cinico, visto che questultimo si caratterizza per un rapporto a s
ascetico, per lausterit e la spoliazione, mentre la prima si produce nella
prodigalit, se non leccesso, dei segni del genere? Infne, laccostamento
tra i due in grado di farci percepire la possibilit e il tipo di resistenza
immanente a un ordine dato?
Il cinico come materializzazione visibile e risibile della verit
Lo studio foucaultiano dei cinici si radica in una rifessione pi ampia
sulla cura di s, gi iniziata ne Lermeneutica del soggetto
10
, in cui Foucault de-
fnisce la cura di s come:
un modo dessere, un atteggiamento, delle forme di rifessione, delle pratiche
che ne fanno una sorta di fenomeno estremamente importante non solo nella
storia delle rappresentazioni, non semplicemente nella storia delle nozioni o delle
teorie, ma anche nella stessa storia della soggettivit
11
.
I corsi sui cinici si situano quindi al cuore della rifessione foucaul-
tiana sulle arti dellesistenza, sul modo in cui gli individui si rapportano
a se stessi, si decifrano, si riconoscono e si costituiscono come soggetti.
Rifessioni sulle tecniche di s che permetteranno a Foucault di operare il
passaggio dal governo degli altri al governo di s, da una parte e, dallaltra,
9
Ivi, p. 174; trad. it. cit., p. 185.
10
M. Foucault, Lhermneutique du sujet. Cours au Collge de France. 1981-1982, Seuil/
Gallimard, Paris 2001; trad. it. di M. Bertani, Lermeneutica del soggetto. Corso al Collge de
France, 1981-1982, a cura di F. Ewald, A. Fontana, F. Gros, Feltrinelli, Milano 2003.
11
Ivi, p. 13; trad. it. cit., p. 13.
Alterit della vita e alterazione del mondo 97
di prendere la misura di quella che potrebbe essere lelaborazione di un
nuovo rapporto a s che non sia solo dellordine dellassoggettamento, ma
prenda la forma di una padronanza di s.
Nel suo corso del 1984, Foucault defnisce il cinismo come una forma
di cura di s che stabilisce un nodo stretto tra arte dellesistenza e esigen-
za del dire il vero
12
e che si gioca nella costituzione di un modo di vita
estremamente stereotipato
13
, che si d il compito di manifestare la verit
nella forma stessa data alla vita. La verit cinica si dice proprio nella forma
stessa data alla propria vita. La verit cinica si dice nella forma stessa data
allesistenza, si espone nel corpo concreto del cinico: il cinico fa dunque
della materialit della vita il luogo della verit. Grazie alla forma visibile
data alla vita, al corpo, allaspetto, alla condotta, il cinico luomo della
parrhesia. Per Foucault, il cinico il testimone vivente della verit
14
, fa
della vita unaleturgia, una manifestazione della verit
15
e produce cos la
verit nella concretezza della sua esistenza.
Ora, questa manifestazione della verit nella materialit del corpo vi-
vente ha di particolare il fatto di produrre una verit che prende la forma
di un intollerabile insolenza
16
e di uno scandalo. Se il corpo del cinico
produce una verit resa visibile nella materia stessa della vita, questa verit
anche resa risibile
17
, insopportabile e rivoltante. Lascesi cinica come
presenza immediata della verit nella visibilit del corpo assume un valo-
re ambiguo, sottolineato dallatteggiamento della flosofa antica nei suoi
confronti. Il cinismo infatti per questultima al tempo stesso lessenziale
della vita flosofca come vera vita e un insieme di pratiche sconfessate. Il
cinismo affermato simultaneamente come pratica elementare al cuore
della flosofa e come rottura con essa. Il cinico relegato alla periferia
della flosofa tradizionale e della societ situato alla frontiera delle
istituzioni, delle leggi, delle norme e della flosofa ed al tempo stesso
designato come il suo universale.
12
Cfr. M. Foucault, Le courage de la vrit, cit., p. 153; trad. it. cit., p. 164.
13
Il cinico luomo con il bastone, con la bisaccia, con il mantello, luomo con la
barba lunga, luomo sporco. E anche luomo errante, privo di ogni legame, che non ha n
casa, n famiglia, n focolare, n patria []. ed anche luomo che vive di accattonaggio.
Ivi, p. 157; trad. it. cit., p. 168.
14
Ivi, p. 160; trad. it. cit., p. 171.
15
Ivi, p. 159; trad. it. cit., p. 170.
16
Ivi, p. 153; trad. it. cit., p. 163.
17
Il corpo stesso della verit reso visibile, e risibile, attraverso un certo stile di vita.
Ivi, p. 160; trad. it. cit., p. 171 [sottolineatura nostra].
98 Cline Van Caillie
Come vedete, vi qui un paradosso molto curioso. Da una parte, infatti,
abbiamo visto che il cinismo descritto come una forma molto particolare di
esistenza, al margine delle istituzioni, delle leggi, dei gruppi sociali riconosciu-
ti: il cinico vive davvero ai margini della societ e gravita attorno a essa, senza
che si possa accettare di accoglierlo. Il cinico viene scacciato, il cinico errante.
Dallaltra parte, il cinico appare al tempo stesso come il fulcro universale della
flosofa. Il cinismo nel cuore della flosofa mentre il cinico ruota attorno alla
societ senza esservi ammesso. Paradosso interessante
18
.
Paradosso della flosofa antica che riconosce il cinismo come vera
essenza della flosofa, da una parte, e che lesclude come pratica impropria
e inaccettabile, dallaltra. Il cinico appare quindi nel punto pi vicino della
flosofa antica e ai suoi limiti. C quindi unambivalenza della condizione
cinica, che incarna cos una posizione di identit e di alterit nei confron-
ti della flosofa. Ambivalenza, simultaneit delle posizioni, concomitanza
dellinaccettabile e dellidentifcazione, giustapposizione della centralit
e della marginalit, che ci appaiono come essenziali nella rifessione sul
modo di soggettivazione cinica e sulla sua defnizione. Il cinico colui
che assume questa posizione prodotta dalla e che lega la banalit e lo
scandalo; costituisce quel punto di congiunzione tra due opposte polarit:
linclusione e lesclusione. La soggettivit cinica quella che si elabora nella
e contro la soggettivazione flosofca tradizionale: essa al tempo stesso
familiare ed estranea.
Parakharattein: lalter(izz)azione del cinico
Questa simultaneit di posizioni prodotta nel gesto con cui il cinico
(re)investe i luoghi comuni della flosofa antica, in modo da renderli spre-
gevoli per questultima. Lambivalenza nasce dal fatto che il tema tradizio-
nale della vita flosofca come vera vita sia ricondotto quanto pi possibile
al suo signifcato tradizionale e che, cos facendo, sia per anche allontana-
to al massimo dal senso comune. Come incarnazione dellambivalenza tra
vicino e lontano, il cinico appare come una distanza scavata allinterno della
flosofa antica; egli produce la rottura proprio nella messa in opera dei
princpi che defniscono la vera vita vita non dissimulata, senza mesco-
18
Ivi, p. 187; trad. it. cit., p. 197.
Alterit della vita e alterazione del mondo 99
lanze, diritta e incorruttibile. Questa crepa introdotta dal cinico nel campo
della flosofa emerge perch egli fa giocare, rispetto alla banalit del tema
della vera vita, un altro principio, quello del parakharattein to nomisma: falsi-
fcare o alterare il valore della moneta
19
.
proprio perch il cinico mette in opera il tema della vera vita an-
nettendolo a questo secondo principio, che la vera vita, nella sua banalit,
diventa scandalo e che la soggettivit cinica appare al tempo stesso dentro
e fuori il campo flosofco.
Foucault ci indica allora due cose rispetto a questo principio: innanzi-
tutto, laccostamento tra nomisma, la moneta, e nomos, il costume, la regola,
la legge. Poi, il fatto che il senso dato a questa alterazione possa assumere
due valori: uno peggiorativo, che quello della svalutazione della moneta,
laltro positivo, che consiste nel restituire alla moneta il suo vero valore, e
in cui il cinismo troverebbe la propria ragione:
Parakharattein (cambiare, alterare) non signifca svalutare la moneta. In certi
casi si pu affermare che alterare la moneta voglia dire e sarebbe questo il
signifcato pregnante dellespressione farle perdere il suo valore, ma qui il ver-
bo signifca essenzialmente e soprattutto: a partire da una moneta che porta una
certa effge, cancellare questa effgie e sostituirla con unaltra pi rappresentativa,
che permetter a questo conio di circolare con il suo vero valore
20
.
Volendo prendere sul serio laccostamento tra nomisma e nomos, da una
parte appare che quel che il cinico deve alterare sono i costumi, le con-
venzioni e le regole secondo cui gli uomini agiscono, e che vertono sulle
istituzioni sociali; dallaltra, che questa alterazione non pu avere la forma
di un semplice discredito gettato sulle norme ma, al contrario, deve asso-
ciarsi ad un lavoro pi fne e complesso indicato dal secondo senso di
parakharattein e che consiste nellimprimere alle norme una forma che
permetter alla vera vita di circolare col suo vero valore. Questa azione
sulle norme consiste quindi in una loro ripresa ripresa che, tuttavia, ha
la particolarit di non ricondurre le norme alle loro forme istituite, ma di
imprimer loro un proflo nuovo, di modifcarne laspetto nel corso della
loro messa in opera, fno a far vedere la vera vita come vita altra.
19
Cfr. ivi, p. 209; trad. it. cit., p. 220.
20
Ibidem.
100 Cline Van Caillie
Lo scandalo nasce quindi dal fatto che questa alterazione della vera
vita si produce nella continuit della sua concretizzazione. Continuit pa-
radossale, dis-continuit, dato che il cinismo riconduce la vera vita sfgu-
randola: la riprende per ri-fgurarla con tratti nuovi. Continuit che indica
tuttavia che lalterazione delle norme non si fa in un rapporto eterogeneo
ad esse, ma con un antagonismo introdotto nella riconduzione delle nor-
me stesse:
Invece di vedere nel cinismo una flosofa di rottura in quanto floso-
fa popolare, in quanto flosofa priva del consenso e del diritto di cittadinanza
nella comunit flosofca colta , bisognerebbe vederlo come una sorta di pas-
saggio al limite, una sorta di estrapolazione piuttosto che come unesteriorit.
Unestrapolazione dei temi della vera vita e un loro rovesciamento in una fgura
che sembra conforme al modello, ma che al tempo stesso si presenta come smor-
fa della vera vita. Si tratta di molto di pi di una sorta di prolungamento carne-
valesco del tema della vera vita che di una rottura dei valori che a essa vengono
attribuiti dalla flosofa classica
21
.
Estrapolazione, rovesciamento, smorfa carnevalesca pi che
rottura. Il gioco cinico verso le norme non , in defnitiva, un rapporto
di esteriorit, ma una relazione interna alle norme. Estrapolazione: il
cinismo uno sforzo per prolungare le norme della vera vita fno a con-
durle aldil dei limiti del campo in cui esse si radicano e a partire dal quale
la pratica cinica pu tuttavia attualizzarsi. Il cinico si porta aldil, ma non
al di fuori. Il rovesciamento che egli produce uno smantellamento della
norma nel suo stesso esercizio. La rottura cinica evocata nellabbozzo della
sua trans-storicit pu quindi avere solo il senso di un rapporto interno di
destabilizzazione che produce al tempo stesso una fgura conforme e unim-
magine deformata della vera vita. Il cinismo introduce unestraneit nella
pratica flosofca
22
, manifesta unalterit immanente alla flosofa.
Il cinico appare allora come una soggettivit che si gioca nellalter(izz)
azione: se designato come altro, perch egli rende altra la vera vita.
Egli produce la vera vita come vita altra e per questa ragione designato
come laltro della flosofa e messo ai limiti della societ antica. Alter(izz)
azione che rende conto dello scandalo cinico e che traduce sia lambiguit
21
Ivi, pp. 209-210; trad. it. cit., pp. 220-221.
22
Ivi, p. 214; trad. it. cit., p. 224 [sottolineatura nostra].
Alterit della vita e alterazione del mondo 101
che caratterizza il posto dato al cinico il paradosso della sua ricezione
e dei signifcati che gli sono associati e lambivalenza che caratterizza la
sua soggettivit:
Il coraggio cinico della verit consiste in questo: riuscire a far s che gli uo-
mini condannino, respingano, disprezzino, insultino la manifestazione stessa di
ci che essi ammettono, o pretendono di ammettere, sul terreno dei princpi. Si
tratta di affrontare la loro collera dando loro limmagine di ci che ammettono e
al tempo stesso valorizzano sul terreno del pensiero, ma rigettano e disprezzano
nellambito della loro stessa vita. questo lo scandalo cinico
23
.
Lo scandalo nasce da unalterit immanente e per inammissibile, alte-
rit che nasce da una pratica di falsifcazione-rivalutazione che rende estra-
neo quel che ci pi familiare e conduce ad alterizzare quel che ci pi
vicino. Latteggiamento cinico quello che unisce in uno stesso gesto quel
che pi riconosciuto e quel che pi sconfessato. Lalterazione cinica
delle norme consiste nellincarnare insieme il vicino e il lontano, portando
il pi vicino nel punto pi lontano.
Il cinismo come drammatizzazione della vera vita
Secondo Foucault, questa distanza introdotta al cuore della flosofa,
in seno alla sua pratica, prodotta grazie a una drammatizzazione
24
dei
princpi della vera vita. Drammatizzazione che va intesa sia come teatra-
lizzazione, sia come amplifcazione o esagerazione dei princpi della vera
vita, messa in scena concreta e radicale. Drammatizzazione che produce
quindi, nel corpo del cinico, la gi sottolineata materializzazione della veri-
t. Il cinico si sforza di applicare strettamente i princpi della vera vita alla sua
stessa vita. La pratica cinica iperbole della vita non dissimulata: si tratta di
porsi effettivamente ed integralmente sotto lo sguardo degli altri la vita
non dissimulata diventa vita assolutamente visibile. attualizzazione con-
creta della vita senza mescolanza: pratica effettiva e attiva della povert la
vita indipendente diventa vita mendicante. Radicalizza il principio di una
vita assolutamente conforme al logos ricondotto alla natura la vita diritta
23
Ivi, pp. 215-216; trad. it. cit., pp. 225-226.
24
Ivi, p. 233; trad. it. cit., p. 243.
102 Cline Van Caillie
assume la forma dellanimalit. Appare come il punto di rovesciamento in
cui la vita da cane si afferma come vita assolutamente sovrana e padrona
di s, vera regalit che denuncia lillusione della monarchia istituita la vita
sovrana diventa posizione del cinico come re anti-re
25
.
Si vede quindi che questa drammatizzazione mostrare in modo
radicale e mettere in pratica assolutamente e concretamente a produr-
re il rovesciamento degli effetti attesi dalluso dei princpi della vera vita.
Mentre la vita non dissimulata riaffermava la norma sociale del pudore,
ora essa diviene vita priva di vergogna che rifuta ogni pudore. La vita in-
dipendente, praticata come esercizio spirituale di distacco virtuale nei con-
fronti dei beni e delle persone, ora praticata materialmente in forma di
povert, come esercizio permanente di s su s e assume quindi la forma
della mendicit e di una vita assolutamente debitrice. Per quanto riguarda,
invece, la vita diritta, se essa ammetteva certe norme sociali come cornice
per la vera vita, la vita che si conforma solo alla natura produce lanimalit
come modello e come imperativo che rifuta ogni convenzione sociale.
Infne, la monarchia: se essa direttamente dipendente da un insieme di
elementi che le sono estranei (esercito, diritto di nascita, educazione, for-
tune) e si esercita con la vittoria sui nemici esterni, essa si mostra vana di
fronte alla sovranit cinica, che ha la forma di una vita di lotta perpetua
contro i propri vizi e i nemici interni, per la padronanza di s; essa vita
assolutamente miserabile e infame che per, proprio per questo, assolu-
tamente indipendente e legata solo a se stessa.
Infne, questa drammatizzazione implica anche un certo rapporto di
provocazione verso la flosofa e la societ antica. Questa provocazione pu
infatti essere intesa sia come rapporto aggressivo che colpisce le istituzioni
nella loro forma stabilita, sia come rapporto di sollecitazione, come sfda
lanciata alla societ, come incitazione al cambiamento. Drammatizzando
la vera vita, producendola come vita visibilmente altra e ponendo lalte-
razione di s sotto lo sguardo di tutti, il cinico suscita anche lalterazione
delle altre vite. Messa in presenza della vera vita come vita pubblicamen-
te altra, la vita ordinaria appare precisamente come vita altra rispetto a
quella vera
26
. La vera vita, nella sua forma pi comunemente ammessa,
diviene estranea alla vera vita quale si manifesta nel cinismo: il flosofo an-
tico non pu riconoscere la forma della vera vita nel cinismo ma, a causa
25
Ivi, p. 252; trad. it. cit., pp. 262-263.
26
Ivi, p. 288; trad. it. cit., p. 298.
Alterit della vita e alterazione del mondo 103
dellalterit introdotta dal cinismo al cuore stesso di questo tema, non pu
nemmeno riconoscersi nella sua banalit tradizionale:
Vedete cos che il cinico, riprendendo i temi tradizionali della vera vita nella
flosofa antica, traspone questi temi, li rovescia, rivendicando e affermando la
necessit di una vita altra. E poi, attraverso limmagine e la fgura del re di mise-
ria, egli traspone di nuovo questa idea della vita altra nel tema di una vita la cui
alterit deve produrre il cambiamento del mondo. Una vita altra per un mondo
altro
27
.
quindi chiaro che drammatizzazione e alter(izz)azione sono stretta-
mente legate: la pubblicit della vera vita come vita altra produce unalte-
razione allinterno del campo flosofco. la manifestazione dellestraneit
cinica sulla piazza pubblica a rendere la flosofa estranea a se stessa. La
materializzazione della verit come alterit, per il tramite di questa dram-
matizzazione, assume quindi il senso di unesposizione, esposizione per
cui occorre affermare un terzo signifcato, dopo Foucault. Per Foucault,
infatti lesposizione la manifestazione visibile e il rischio corso in questa
aleturgia della verit: si espone la propria vita, scrive, la si mostra e
la si rischia
28
. Esposizione visibile della verit come alterit nella forma
di vita ed esposizione allalterazione e alla disapprovazione sociale di colui
che si rende altro.
Possiamo per anche rovesciare il senso dellesposizione e aggiungere
che essa anche esposizione della societ al lavoro dellalterit. Se il cinico
si espone, manifesta e rischia la propria vita nellalterit, egli espone anche
la flosofa al rischio dellalterazione. Alterazione di s, alterazione delle
norme, grazie a una pratica di estrapolazione che assume il rischio dellal-
terizzazione, messa in scena pubblica e coraggiosa della propria esistenza
che rovescia le norme nella loro ripresa deformante questa la modalit
con cui la soggettivit cinica si istituisce.
La soggettivazione cinica si gioca quindi in una drammatizzazione
delle norme che la istituiscono in quanto soggettivit flosofca che mette
in opera i princpi della vera vita. Drammatizzazione che signifca sia ela-
borazione radicale ed effettiva di questi princpi una pratica materiale
e concreta nellesistenza e nel corpo del cinico , sia una messa in scena
27
Ivi, p. 264; trad. it. cit., p. 274.
28
Ivi, p. 216; trad. it. cit., p. 226.
104 Cline Van Caillie
pubblica una provocazione offerta allo sguardo di tutti , che producono
un rovesciamento. La soggettivit cinica quindi questa istanza che turba
lo spazio pubblico con la manifestazione visibile della sua differenza, che
si gioca nella prossimit lontana di una strana familiarit.
Cosa ne , quindi, di chi compie una performance drag? possibile
caratterizzare la performance drag come una forma di soggettivazione che
drammatizza le norme di genere? La soggettivit drag pu essere pensata
come manifestazione pubblica di una familiare estraneit? Un accosta-
mento di questo genere non corre forse il rischio di ridurre la dramma-
tizzazione alla teatralizzazione e di limitare latteggiamento cinico a una
performance, a una pratica estetica effmera che intrattiene un rapporto
a s indipendente dal campo sociale in cui si iscrive? O invece possibile
affermare che la performance drag ha delle poste in gioco che, aldil delle
teatralizzazione e del rapporto estetico a s, darebbero senso allaccosta-
mento qui proposto?
Il rovesciamento parodico delle norme di genere
In Corpi che contano
29
, Butler caratterizza la performance drag come
unappropriazione parodica della conformit
30
. La performance drag
analizzata come unimitazione dissonante che mette in questione lautorit
e la legittimit della legge del genere, ripetendola in modo iperbolico. La
performance drag appare dun tratto, a partire da Questione di genere, come
una messa in scena che ha, con le norme di genere, un rapporto di ripeti-
zione o di mimo e che produce una rielaborazione e una risignifcazione
dei termini che defniscono le identit di genere.
Nella sua analisi di Mother Camp
31
, di E. Newton, Butler nota che
questa destabilizzazione dei signifcati di genere prodotta dal drag du-
plice. Da un lato, la performance drag fa il verso al modello espressivo
del genere
32
. La messa in scena delle norme di genere rompe lo schema
29
J. Butler, Bodies that Matter. On the Discoursive Limits of Sex, Routledge, London-
New York 1993; trad. it. di S. Capelli, Corpi che contano. I limiti discorsivi del Sesso, Feltrinelli,
Milano 1996.
30
Ivi, p. 122; trad. it. cit., p. 112.
31
E. Newton, Mother Camp. Female Impersonators in America, University of Chicago
Press, Chicago 1972.
32
J. Butler, Gender Trouble, cit., p. 137; trad. it. cit., p. 194.
Alterit della vita e alterazione del mondo 105
secondo il quale il genere sarebbe lesteriorizzazione, o la presentazione
sociale di una verit interiore, psichica o biologica. Nella performance drag
descritta da E. Newton si esprimerebbero due enunciati contraddittori
33
:
luno affermerebbe che sotto lapparenza femminile della performance il
soggetto che si esprime un uomo un corpo maschile; laltro direbbe,
nello stesso tempo, che il soggetto maschile che si mette in scena come donna
sarebbe tuttavia interiormente femminile psichicamente femminile. La
ripetizione delle norme del genere femminile da parte della drag queen pro-
duce uno scarto tra il segno del genere citato e la materialit del corpo che
lo cita. Nonostante luno sia indissociabile dallaltro, dato che il corpo non
pu essere letto socialmente senza il genere ed il genere pu conseguire
la sua materialit solo attraverso il corpo, la performance drag mostra come
essi non siano n naturalmente n essenzialmente legati luno allaltro. Nel
travestimento, la verit del genere pensata come conformit tra interiore
ed esteriore turbata dapprima da una discordanza tra interiore ed este-
riore, poi da unequivocit introdotta nel senso stesso dellinteriorit
34
, ed
infne da unambiguit deliberata a proposito del luogo in cui si nasconde
la verit del genere.
Applicando le norme della femminilit alla materialit del suo corpo,
chi opera la performance drag rende la femminilit che produce estranea
a quelle stesse norme che mette in opera. Spostando le norme della fem-
minilit verso la sua corporeit cosiddetta maschile, o occupando il luo-
go della femminilit nella concretezza della sua esistenza, egli produce un
fallimento del genere a esprimersi nella sua verit. La drag queen appare
quindi al tempo stesso come quel che vi di pi vicino e di pi lontano
rispetto alla femminilit. Sulla scena, la femminilit incarnata da chi opera
la performance al tempo stesso riconosciuta e sconfessata.
Daltra parte, il drag produce una seconda destabilizzazione dei signi-
fcati di genere, nella misura in cui turba la nozione di unidentit di gene-
33
Nelle sue forme pi complesse, [il drag] una doppia inversione che dice:
lapparenza unillusione. Il drag dice [] il mio aspetto esteriore al femminile,
ma la mia essenza interiore [il corpo] al maschile. Allo stesso tempo simbolo
dellinversione opposta: il mio aspetto esteriore [il mio corpo, il mio genere] al
maschile, ma la mia essenza interiore [il mio s] al femminile. E. Newton, op. cit.,
citato da J. Butler, Gender Trouble, cit., p. 137; trad. it. cit., p. 194.
34
Linteriorit infatti affermata sia come materialit corporea, sia come realt
psichica, senza che queste due esperienze coincidano.
106 Cline Van Caillie
re originaria o primaria
35
. Limitazione dissonante delle norme di genere
prodotta nella performance fa apparire loriginale stesso come unimita-
zione, come effetto di un processo di ripetizione obbligata. La performan-
ce drag rende complesso il rapporto originale-copia, nella misura in cui fa
vedere il genere originale stesso come una parodia.
Come il cinico, la cui esposizione della vera vita come vita altra ma-
nifestava il carattere altro della vita ordinaria, la performance drag, che
produce teatralmente il genere come imitazione, porta ad affermare che
lidentit di genere originale essa stessa unimitazione. La parodia, scri-
ve Butler, davvero quella della nozione di un originale
36
. Il genere, in
generale, un processo di ripetizione o di imitazione privo di originale:
Nellimitare il genere, il drag rivela implicitamente la struttura imitativa del genere stesso,
nonch la sua contingenza. Per giunta, parte del piacere, la vertigine della performan-
ce sta nel riconoscimento di una radicale contingenza nella relazione tra sesso e
genere a fronte di confgurazioni culturali di unit causali, che vengono regolar-
mente considerate come naturali e necessarie
37
.
La performance drag appare quindi come messa in scena che assume,
proprio come il cinico, il rischio dellalterizzazione di colui che fa vedere
il genere come altro rispetto alle norme che abilitano socialmente i sog-
getti in quanto soggetti di genere, e che produce a sua volta un rovescia-
mento: quello della causa e delleffetto. Mentre il genere era inteso come
causa dellaspetto impresso a un insieme di azioni, la produzione nella
performance drag di un effetto di genere (la femminilit) tramite la ripe-
tizione eccessiva e iperbolica la drag queen surclasser le donne sul loro
terreno
38
di un insieme di quelle che potrebbero essere defnite dispo-
sizioni femminili un aspetto o dei gesti codifcati come femminili fa
apparire il genere non come origine di una manifestazione materiale e cor-
porea di genere, ma come effetto della ripetizione corporea e materiale di
un insieme di atti stereotipati e socialmente normati. Con la performance
drag, il genere non appare pi come unidentit stabile, ma come ununit
temporaneamente prodotta attraverso limitazione di gesti culturalmente
35
Ivi, p. 137; trad. it. cit., p. 194.
36
Ivi, p. 138; trad. it. cit., p. 195.
37
Ivi, p. 137; trad. it. cit., p. 195.
38
J. Butler, Bodies that Matter, cit., p. 132; trad. it. cit., pp. 121-122.
Alterit della vita e alterazione del mondo 107
codifcati, una ripetizione stilizzata di atti che produce una stilizzazione
del corpo
39
, creando lillusione di unidentit di genere stabile.
La drag queen rivela la struttura performativa del genere dove la per-
formativit intesa come citazione obbligata delle norme che produce
e istituisce socialmente il soggetto. Linteresse della performance, lungi
dallessere laffermazione di un volontarismo di un soggetto che decide del
proprio genere, risiede nella messa in luce del genere come citazione ob-
bligata, effetto socialmente sedimentato, prodotto dalla ripetizione disci-
plinata che, sotto minaccia dellesclusione dalla sfera dellintelligibilit so-
ciale, produce la legittimit e la naturalit delle fnzioni culturali di genere.
Al posto di unidentifcazione originaria, che funziona come una causa de-
terminante, lidentit di genere potrebbe essere riconcettualizzata come storia
personale/culturale di signifcati acquisiti, soggetti a una serie di pratiche imita-
tive, che rimandano lateralmente ad altre imitazioni e che, congiuntamente, co-
struiscono lillusione di un s connotato dal punto di vista del genere primario o
interiore o parodiano il meccanismo di tale costruzione
40
.
Tuttavia, in un gesto vicino a quello del cinico che manifestava il ca-
rattere altro della vera vita, la drag queen, grazie alla messa in scena del
femminile come altro, arriva a pensare lidentit concreta come laltro del
genere, visto come entit ideale e sostanziale che fonda la prima. La ri-
petizione delle norme di genere che essa mette in opera produce infatti
un fallimento che appare come il segno della mancanza che abita la ripe-
tizione normativa del genere in generale. La proliferazione dei segni del
genere nella performance produce un sentimento di estraneit, derivato
dal fallimento prodotto al cuore dello sforzo concreto di incarnare le nor-
me di genere fallimento immanente e sempre presente nella ripetizione.
La performance drag lindizio che lideale femminile si avvera sempre
gi impossibile da realizzare e che lalterit inerente al processo di ripe-
tizione. Se il cinico affermava la vera vita come una vita altra, producendo
un rovesciamento degli effetti attesi dalla messa in opera dei princpi che
defniscono la vera vita, la performance drag, fallendo nel produrre una ve-
rit del genere, manifesta il fallimento costitutivo delle identit di genere e
39
J. Butler, Gender Trouble, cit., p. 140; trad. it. cit., p. 199.
40
Ivi, p. 138; trad. it. cit., pp. 195-196.
108 Cline Van Caillie
conduce a rovesciare leffetto di realt
41
atteso dalla messa in opera delle
norme di genere: lidentit di genere sempre mancata. La femminilit
incarnata sempre altra nei confronti del femminile.
Abitare la ripetizione
La performance drag, per come pensata da Butler, permette quindi
sia di sottolineare il carattere vincolante delle norme, sia di rifettere sul
modo in cui questa formazione regolata del soggetto non mai assimilata
alla pura e semplice determinazione. Se la rifessione sulla performance
drag si basa sul carattere performativo delle norme, essa anche e soprat-
tutto un momento necessario per pensare la capacit di agire nella messa
in opera delle norme nella ripetizione. La performance drag infatti loc-
casione per pensare sia la ripetizione necessaria delle norme di genere che
governano listituzione dei soggetti, sia il loro carattere assolutamente non
effcace, dato che fallisce nel produrre gli effetti attesi delle norme di ge-
nere e arriva addirittura ad invertirli. La drag queen manca lincarnazione del
femminile e questo fallimento introduce, in modo immanente, unalterit
nella ripetizione delle norme. La drag queen produce una sorta di scacco
che rovescia la norma contro se stessa, mostrando il fallimento che carat-
terizza la ripetizione obbligata delle norme in generale.
Manifestando la debolezza inerente alla ripetizione delle norme di ge-
nere, la drag queen espone quindi la norma ad altre aberrazioni, aprendola,
con questo gesto, a un lavoro di alterazione nella produzione di alterit.
Dato che il genere prodotto dalla ripetizione, e che essa non deriva la
propria potenza da un originale o da un atto fondatore, ma dallobbligo
della ripetizione stessa, literazione delle norme di genere corre sempre
il rischio di non riuscire, di produrre fallimenti o discontinuit nel corso
continuo della ripetizione.
Il s costante connotato dal punto di vista del genere si mostrer allora essere
strutturato da atti ripetuti che cercano di approssimarsi allideale di un fondamen-
to sostanziale dellidentit, ma che, nella loro occasionale discontinuit, rivelano
linfondatezza temporale e contingente di questo fondamento. Le possibilit di
una trasformazione del genere vanno rinvenute proprio nella relazione arbitraria
41
J. Butler, Bodies that Matter, cit., p. 129; trad. it. cit., p. 119.
Alterit della vita e alterazione del mondo 109
tra questi atti, nella possibilit di un fallimento della ripetizione, una de-formit o
una ripetizione parodica che metta in evidenza leffetto fantasmatico dellidentit
costante quale costruzione politicamente labile
42
.
La performance drag assume allora il senso di una ripetizione che
manifesta lo scarto inerente alla messa in opera delle norme. In questo
senso, la messa in scena drag pu essere pensata come unincitazione alla
sovversione, nella misura in cui manifesta una capacit di agire al cuore
della ripetizione stessa delle norme di genere e che consiste in un modo
di occupare o di risiedere in questa ripetizione. Se il travestimento portatore di
promesse emancipatrici, proprio perch rivela la debolezza inerente alla
messa in opera iterativa delle norme, la risignifcazione potenziale della
norma proprio nello scacco della sua ripetizione fedele, e la possibilit
di unoccupazione positiva di questo scarto tra la norma e la sua appro-
priazione soggettiva nella sua iterazione. La drag queen funziona come il
segno del fatto che la ripetizione obbligata delle norme, se da un lato
signifca lassoggettamento dei soggetti che produce, presuppone anche
la possibilit di investire uno spazio in cui le norme, pur essendo mi-
mate o ripetute, possono essere rielaborate e risignifcate. La rifessione
di Butler sulla potenza normativa del genere come ripetizione permette
di comprendere in che modo literazione sia al tempo stesso imposta e
rilavorata, dentro e contro la normativit: in che modo, quindi, literazione
diventa alterazione.
La soggettivit della drag queen appare, alla luce di questa analisi, come
sempre gi implicata nella messa in opera delle norme che turba. La sua
capacit di agire , in questo senso, sempre gi compromessa nella ripe-
tizione delle norme che essa risignifca. Il drag formato dentro e tramite
la ripetizione delle norme della femminilit e della mascolinit che tutta-
via distorce, proprio mentre le rielabora. Questa formazione del soggetto
nelle norme, leteronormativit che caratterizza ogni soggettivazione, non
signifca per una determinazione del soggetto nella subordinazione. Lo
scarto manifestato dal drag testimonia la possibilit di unalterazione di s
e delle norme, o meglio di unalterazione delle norme nella loro messa in
opera stessa, nella formazione del s che porta la ripetizione oltre gli effetti
attesi. Un oltre che apre la norma al lavoro dellalterazione, proprio in
quelle pratiche di ripetizione che, aldil della performance, si mostrano
42
J. Butler, Gender Trouble, cit., p. 141; trad. it. cit., p. 199.
110 Cline Van Caillie
come i possibili della ripetizione, fanno emergere il sostrato o portano a
essere pubblicamente quel che, secondo i termini di Foucault gi citati, in
una cultura, non ha diritto o almeno la possibilit di esprimersi
43
.
La performance drag, aldil di una pratica estetica ripiegata su se stessa,
aprirebbe quindi, con lalterit che mette in scena, alla possibilit di un la-
voro collettivo di rielaborazione e di alterazione delle norme di genere. La
teatralit della performance drag ci sembra dunque congiungersi al senso
della drammatizzazione cinica: se essa signifca unelaborazione materiale,
radicale e pubblica dei princpi della vera vita, che produce un rovescia-
mento della vera vita come vita altra e sfocia nella costituzione di una
soggettivit paradossale familiare ed estranea che si assume il rischio
dellalterizzazione, chiaro che la drag queen, facendo proliferare in modo
eccessivo i segni della femminilit nella materialit del suo corpo, produce
una distanza dalla verit del genere che porta a un soggetto al tempo stesso
pi vicino e pi lontano dalle norme messe in opera, e a un rovesciamento
a livello delleffetto di realt del genere che lespone alla perturbazione.
Una pratica dellalterit come alterazione del mondo
Se il cinico appariva come colui che colpisce e inquieta il sociale in
un gesto dalterazione immanente, la performance drag, in quanto risigni-
fcazione la cui capacit di agire implicata in un insieme di relazioni di
potere, senza tuttavia esservi riducibile, potrebbe essere accostata al rin-
novamento di un atteggiamento di questo genere, nella misura in cui essa
si assume il rischio di rovesciare pubblicamente ci che istituito contro
se stesso, nella sua ripetizione. Se la soggettivazione cinica consisteva in
unalterazione delle norme tramite unalterazione di s che si esercitava
nella concretezza dellesistenza, il lavoro di chi opera la performance drag,
che mette in gioco le norme della femminilit nella materialit del corpo,
in un uno sforzo di elaborazione di s, e produce cos una distorsione delle
norme che mette in opera, pu essere compreso come la riattualizzazione
contemporanea di questo sforzo di iterazione-alterazione messo in luce
nello studio foucaultiano del cinismo: un lavoro di trasformazione di s
che produce una trasformazione delle norme sociali e storiche in cui que-
sta pratica si radica.
43
Cfr. nota 8.
Alterit della vita e alterazione del mondo 111
Inoltre, se nel cinismo, come nella performance drag, questa iterazio-
ne-alterazione delle norme prodotta da una drammatizzazione messa
in scena iperbolica o estrapolazione pubblica della norma che produce
un rovesciamento, questo rovesciamento tramite drammatizzazione mo-
della una soggettivit ambivalente, che si situa alla frontiera: il cinico
nel punto pi vicino ed in quello pi lontano dalla flosofa antica, pro-
prio come la drag queen sembra essere quel che vi di pi vicino e di pi
lontano dalla femminilit che mette in scena. Il lavoro di elaborazione di
s su s della drag queen e del cinico produce una forma di soggettivit al
tempo stesso familiare ed estranea. Posizione paradossale di identit e di
alterit che si assume il rischio dellalterizzazione per provocare, dallin-
terno, lalterazione del sociale. In questo senso, se il cinismo introduce
uno sfasamento nella storia della costituzione del soggetto assoggettato,
grazie a unautocostituzione del soggetto che mira a una trasformazione
di s e degli altri con la messa in opera di una certa stilistica desistenza, la
performance drag pu essere intesa come un prolungamento trans-storico
dellatteggiamento cinico.
Tuttavia, se ci permettiamo di pensare il travestimento come la ri-
attivazione dello stile desistenza cinico, in quanto iterazione-alterazione
dellistituito in un lavoro di s su s, lanalisi di Butler sulla performativit
del genere ci invita a sottolineare che questi stili di esistenza il cinismo
e il drag come elaborazione di s su s non possono essere assimilati alla
forma di unautorit sovrana di s su s, ma devono essere pensati come
istituiti in un campo sociale e storico che li rende possibili. Il cinismo,
come la performance drag, rimette in gioco un insieme di signifcati social-
mente stabiliti. Questa ripetizione sia il processo con cui questi signifcati
sociali acquisiscono la loro legittimit, sia quello per cui possono essere
delegittimati. Dato che la soggettivit drag, proprio come quella del cinico,
implicata in quello cui si oppone, la sua capacit di agire non si distingue
mai strettamente dal potere al quale resiste. Nella misura in cui la conte-
stazione sempre immanente alle norme che turba, essa sempre sia quel
che riafferma, sia quel che respinge gli effetti di potere portati da queste
ultime. Secondo Butler, siamo sempre nel potere anche quando a esso ci
si oppone, si dal potere forgiati anche quando lo si riformula
44
.
Il lavoro di Butler permette cos di tracciare un arco tra il lavoro del-
lultimo Foucault e lanalitica del potere che egli propone. Se Foucault,
44
J. Butler, Bodies that Matter, cit., p. 241; trad. it. cit., p. 183.
112 Cline Van Caillie
con lo studio del cinismo, vuole delineare la possibilit di pensare la for-
mazione di un soggetto con listituzione di una relazione di s a s che
prende la forma della padronanza di s e di una rottura interna con le
norme, la lettura di Butler permette di legare questa soggettivit che resi-
ste dallinterno alla messa in opera delle norme al soggetto che costituito
allinterno e attraverso le relazioni di potere che lo assoggettano. Il suo
lavoro insiste proprio sul fatto che il soggetto che resiste sempre gi lo
stesso che assoggettato. Il soggetto emerge solo nelle tecniche di s re-
lative a una normativit sociale e storica. La produzione della soggettivit
attraverso literazione delle norme sociali una produzione regolatrice e
disciplinare del soggetto. Tuttavia, se la soggettivazione si fa solo nellas-
soggettamento, la rifessione sul drag, messa in rapporto con latteggia-
mento cinico, ci mostra leccesso che si produce allinterno di questo as-
soggettamento stesso: listituzione del soggetto attraverso le norme, se
limita e condiziona il soggetto, produce sempre, allinterno del processo
stesso della ripetizione normativa, uno scarto suscettibile di produrre un
vuoto, una distanza critica, e capace di aprire il campo istituito a un insie-
me di possibili.
Laccostamento tra gli studi foucaultiani sul cinismo e le rifessioni
butleriane sulla performance drag permette dunque di mettere in luce un
tipo di agire al tempo stesso condizionato e condizionante, che si iscrive
in un campo normativo e in un ordine che gli preesiste, e la cui potenza
risiede in una forma di drammatizzazione che signifca al tempo stesso un
eccesso, unestrapolazione pubblica e un rovesciamento che non possono
lasciare indenne questordine indiscutibilmente gi installato. Lincontro
tra queste pratiche permette di pensare un lavoro etico di s su s che
consiste in uno sforzo per rendersi estranei a s e agli altri, e che mette
listituito in crisi una pratica di alterit che si vuole alterazione di s e del
mondo. La posta in gioco risiede dunque nellanalizzare le condizioni di
possibilit che fanno s che lo scarto che si produce nella ripetizione possa
divenire il luogo di una sovversione e di un agire critico.
Traduzione dal francese di Laura Cremonesi
Cline Van Caillie
Universit Bordeaux Montaigne
celinevancaillie@hotmail.fr
Alterit della vita e alterazione del mondo 113
.
Alterity of Life and Alteration of the World. Return on the Figure of the Cynic in Foucault
and Drag Performance in Butler
The point of this paper is to think together Michel Foucaults study of cyni-
cism and Judith Butlers analysis of drag performance. Investigating the Cynic
subjectivation as a specifc mode of self-constitution in the Western history of
subjectivity, this paper questions the possibility of its renewal in the drag parody.
The purpose of such a connection between Cynic and drag is to refect on the
potential resistance or agency in a normative order from an ethical practice which
aim is self-fashioning as well as collective change. Or, to put it differently, to con-
sider the attempt to become other for an other world.
Keywords: Michel Foucault, Cynicism, Subjectivation, Judith Butler, Performance,
Performativity, Subversive repetition.
114 Cline Van Caillie
Confessioni precarie
Veridizione di s e vulnerabilit alle norme
in Michel Foucault e Judith Butler
Attilio Bragantini
Introduzione
Questo articolo si propone di vagliare uno snodo teorico fondamen-
tale della ripresa del pensiero di Michel Foucault da parte di Judith
Butler, vale a dire la pratica della confessione come atto di veridizione e
soggettivazione.
Per far questo, in primo luogo situeremo le analisi foucaultiane delle
emergenze della confessione allinterno delle ricerche sul potere e la costi-
tuzione del soggetto, tenendo conto del mutare del quadro interpretativo
dellautore tra gli anni settanta e ottanta. Ci concentreremo in particolare
sui lavori tardi di Foucault, in cui la confessione indagata come forma
di condotta tramite atti di dire-il-vero (dire-vrai) su di s richiesti ad un sog-
getto. Proprio lambivalenza della condotta, allo stesso tempo processo di
assoggettamento e di soggettivazione, ci apparir come uno dei punti di
partenza di Butler per discutere la teoria foucaultiana del potere.
Tale lavoro ci permetter, in un secondo momento, di analizzare le
indagini butleriane sulla confessione. A tal fne prenderemo come punto
di riferimento due esercizi di lettura dellAntigone di Sofocle, nei quali tro-
veremo dapprima la tematizzazione di una forma di resistenza al potere
tramite latto linguistico di rivendicazione di un proprio comportamento
contrario alla norma data, e in seguito il ruolo performativo di tale atto in
quanto forma di veridizione.
Su questa base, indicheremo infne, nellanalisi butleriana di alcuni atti
verbali di verit compiuti da soggetti linguisticamente vulnerabili, una pos-
sibilit ulteriore, rispetto alle indagini foucaultiane, di leggere la portata
della confessione.
materiali foucaultiani, a. II, n. 4, luglio-dicembre 2013, pp. 115-140.
Foucault: la confessione come tecnologia di s
1
Linteresse foucaultiano per gli atti di confessione (aveu) antico. Il
primo testo di rilievo che tocchi questo tema lintroduzione del 1962
alledizione Colin di Rousseau giudice di Jean-Jacques e dei Dialoghi di Jean-
Jacques Rousseau
2
. Questa pratica discorsiva trova spazio sin dal primo
corso di Foucault al Collge de France, La volont di sapere
3
, cos come,
signifcativamente, lattenzione per i Greci, nel cui contesto il flosofo
riscontra le prime emergenze di questa pratica. Uno dei testi che accom-
pagna molte delle indagini foucaultiane sulla confessione, come mostra
la notevole serie di riletture
4
, infatti Edipo re di Sofocle, interpretato dal
flosofo, in senso antipsicanalitico, non sulla base dei desideri di Edipo,
repressi e poi funestamente attuati, ma come una drammaturgia della
verit, cui si giunge tramite un progressivo affastellarsi di atti di dire-il-
vero (profezie, testimonianze, ammissioni), fno alla confessione del re
di Tebe.
Non evidentemente questo il luogo per ricostruire nella sua inte-
rezza le ricerche di Foucault sulla confessione, n le emergenze storiche
della stessa che egli rintraccia, dallesame di coscienza reso al direttore
1
Foucault utilizza le espressioni tecniche di s e tecnologie di s (o del s),
per nominare delle pratiche rifesse e volontarie mediante le quali gli uomini non solo
si fssano delle regole di condotta, ma cercano di trasformare se stessi, di modifcarsi
nel loro essere singolare (M. Foucault, Usage des plaisir et techniques de soi, in Le Dbat,
n. 27, novembre 1983, ora in Id., Dits et crits IV. 1980-1988, Gallimard, Paris 1994,
p. 545). In questo articolo ci serviremo della dizione tecnologie di s, perch, occupandoci
della confessione, essa ci pare accentuare il riferimento alle pratiche di parola.
2
Cfr. M. Foucault, Introduction, in J.-J. Rousseau, Rousseau juge de Jean-Jacques. Dialogues,
Colin, Paris 1962, pp. VII-XXIV (ora in M. Foucault, Dits et crits I. 1954-1975, Quarto
Gallimard, Paris 2001, pp. 200-216).
3
Cfr. M. Foucault, Leons sur la volont de savoir. Cours au Collge de France 1970-1971
suivi de Le savoir ddipe, Gallimard/Seuil, Paris 2011.
4
Cfr. ibidem; M. Foucault, Le savoir ddipe, in Id., Leons sur la volont de savoir, cit.,
pp. 223-253; Id., La vrit et les formes juridiques (Confrences lUniversit pontifcale
catholique de Rio de Janeiro, du 21 au 25 mai 1973), in Id., Dits et crits I. 1954-1975,
Quarto Gallimard, Paris 2001, pp. 1406-1514; Id., Du gouvernement des vivants. Cours au
Collge de France 1979-1980, EHESS/Gallimard/Seuil, Paris 2012, pp. 23-90; Id., Mal faire,
dire vrai. Fonction de laveu en justice, Presses Universitaires de Louvain, Louvain-la-Neuve
2012, pp. 47-89. Sulle letture foucaultiane di Edipo re, cfr. L. Cremonesi, LEdipo re e lo
Ione. Foucault lettore della tragedia greca, in L. Bernini (a cura di), Michel Foucault. Gli antichi e i
moderni. Parrhesa, Aufklrung, ontologia dellattualit, ETS, Pisa 2011, pp. 13-45.
116 Attilio Bragantini
spirituale nella tarda Antichit al procedimento monastico della discretio,
dalla confessione auricolare codifcata dalla Chiesa Cattolica post-triden-
tina alla giuridicizzazione della confessione in ambito penale, fno alla sua
integrazione e sostituzione tramite il ricorso a saperi extra-giuridici, come
lexpertise medico-legale
5
.
Per la fnalit precipua di questo lavoro ci orienteremo verso le indagi-
ni sulla confessione nella produzione foucaultiana degli anni ottanta. Tale
produzione non pu tuttavia essere compresa senza tenere conto delle
ricerche sul tema compiute dallautore nella decade precedente, sulle quali
ci soffermiamo quindi in via introduttiva.
Prendiamo come punto di riferimento il corso del 1973-1974 al
Collge de France, Le pouvoir psychiatrique
6
. Esso ritorna sulla storia del-
la follia, spostando per lattenzione sulla defnizione di una analitica o
microfsica del potere
7
, in cui gioca un ruolo fondamentale lanalisi delle
scene terapeutiche come tattiche produttive di enunciati, sia da parte del
sapere medico in quanto tale, sia da parte dei malati. Pi nello specifco,
Foucault mira ad una genealogia del sapere-potere
8
psichiatrico mediante uno
studio degli atti linguistici che sono pronunciati allinterno di questo rap-
porto di forza e di dipendenza.
In tal senso, non sono pi centrali le rappresentazioni della malat-
tia, ma il gioco delle verit che sono dette sulla malattia stessa, in partico-
lare la verit che il malato tenuto a pronunciare tramite un atto di con-
fessione. La confessione emerge dunque come la pratica fondamentale
della psichiatria (e poi della psicanalisi), al contempo punto di partenza
del processo di guarigione ed atto terminale di un processo di assogget-
tamento nel quale la terapeutica si rivela come una forza che investe per
intero il paziente.
5
Oltre ai testi gi citati, cfr. M. Foucault, Les anormaux. Cours au Collge de France
1974-1975, Seuil/Gallimard, Paris 1999 (trad. it. Gli anormali, Feltrinelli, Milano 2000); Id.,
Lhermneutique du sujet. Cours au Collge de France 1981-1982, Seuil/Gallimard, Paris 2001;
(trad. it. Lermeneutica del soggetto, Feltrinelli, Milano 2003).
6
M. Foucault, Le pouvoir psychiatrique. Cours au Collge de France 1973-1974, Seuil/
Gallimard, Paris 2003 (trad. it. Il potere psichiatrico, Feltrinelli, Milano 2004).
7
Ivi, p. 18.
8
Sul signifcato di questa nozione foucaultiana, cfr. H. DreyfusP. Rabinow, Michel
Foucault. Beyond Structuralism and Hermeneutics, The University of Chicago Press, Chicago
1982, pp. 115-117 (trad. it. La ricerca di Michel Foucault. Analitica della verit e storia del presente,
Ponte alle Grazie, Firenze 1989).
Confessioni precarie 117
Per pensare questa pratica di sapere-potere Foucault elabora il concet-
to di potere disciplinare
9
, che costituisce (specularmente al modello della so-
vranit) una presa totale [] del corpo, dei gesti, del tempo, del compor-
tamento dellindividuo
10
. Il potere psichiatrico, cos come si forma verso
la prima met dellOttocento, , nel contesto dellospedale, un esempio di
questa presa in carico del soggetto. La complessa istituzione cui esso d
luogo viene caratterizzata dallottenimento, tramite una serie di atti di con-
trollo e di forza (Foucault, qui, come altrove, si riferisce al metodo delle
docce fredde di Leuret
11
) di un atto di verit da parte del paziente, che cos
riconosce la sua malattia e ne guarisce. Il potere psichiatrico dunque
un operatore di realt
12
perch un operatore di verit: esso il dispo-
sitivo che permette la produzione di una confessione ed questo atto che
diviene, in ultima analisi, il vero cuore della terapia. Scrive Foucault a pro-
posito di un paziente di Leuret, Dupr:
Ci che gli si domanda ed in questo che lenunciato di verit diviene ope-
rativo che egli confessi. Non occorre che si percepisca, ma che ci sia detto,
anche se tramite la coercizione della doccia. Il solo fatto di dire qualcosa che sia
la verit ha in se stesso una funzione; una confessione, anche sotto costrizione,
pi operativa nella terapeutica di unidea giusta o con unesatta percezione, quan-
do resta silenziosa. Dunque, carattere performativo di questo enunciato di verit nel
gioco della guarigione
13
.
Questo passo racchiude alcuni elementi importanti, che permettono, a
nostro avviso, di cogliere sia la continuit tra le ricerche sulla confessione
degli anni settanta e ottanta, sia la loro discontinuit. Foucault, nella con-
fessione, pone laccento sul fatto stesso di dire una verit: ci che conta, ci
che operativo, non il contenuto di questa verit n, di per s (e questo
un punto dirimente, su cui torneremo) che essa avvenga in uno stato di co-
strizione. Ci che rileva che vi sia ci che, pi tardi, egli defnir un atto di
veridizione. In altri termini, il fatto stesso di dire, e di dire la verit su di s,
ad essere produttore di effetti, effetti che sono poi inquadrati nella griglia di
9
Sulle discipline in Foucault, cfr. S. Legrand, Les normes chez Foucault, Presses
Universitaires de France, Paris 2007, pp. 47-81.
10
M. Foucault, Le pouvoir psychiatrique, cit., p. 48.
11
Cfr. ivi, pp. 156-158.
12
Ivi, p. 143.
13
Ivi. p. 158 (il corsivo mio).
118 Attilio Bragantini
comprensione della confessione del sapere-potere psichiatrico, che si riferi-
sce in primo luogo ad un partage tra guarigione e malattia. La confessione da
parte di Dupr di non essere Napoleone, ottenuta tramite lapplicazione di
docce fredde, pur se ritrattata pi volte prima di essere di nuovo costretto
alla terapia, opera la guarigione, assegna il paziente ad uno status differen-
te da quello in cui si trovava prima del suo atto di verit.
Tale operativit defnisce latto linguistico della confessione come un
atto performativo. Il riferimento implicito alla teoria degli atti linguistici di
Austin
14
, a questaltezza, positivo. La confessione produce un effetto, fa
ci che dice: quando Dupr, allinterno del campo di forze cui soggetto,
riconosce di non essere Napoleone, questa diventa la sua verit. Foucault
interpreta questa performativit nel senso di unadesione del paziente alli-
dentit tra la sua biografa e il suo male. Il potere psichiatrico impone di
riconoscere, tramite un interrogatorio che si compie nella confessione, la
concatenazione di fasi della propria vita che, formando un corpus coeren-
te al suo interno, spiega la malattia e, nel momento in cui confessato
come la propria verit, permette di giungere alla guarigione. Latto di veri-
t, prodotto da un atto di forza, dunque, come si diceva, operatore di re-
alt: assegna al malato la sua identit, e lo identifca con essa nel momento
in cui egli la dice.
Le analisi del potere psichiatrico degli anni settanta giungono cos a
far emergere la posta in gioco nella pratica della confessione. Foucault
sottolinea in questo momento con vigore il carattere di assoggettamento
che proprio a tale confessione: quella del malato non tanto la verit
che potrebbe dire su di s a livello del proprio vissuto, ma una certa verit
che gli viene imposta in una forma canonica
15
.
Al tempo stesso, questo focus sullassoggettamento psichico ci pare
rappresentare meno una pista di lavoro in cui convergerebbero quelle re-
lative ad altre pratiche di direzione e di tecnologie di s, in una sorta di com-
prensiva genealogia della psichiatria e poi della psicanalisi, quanto piut-
tosto uno dei campi in cui si misurano e lesercizio del sapere-potere e,
al suo interno, la centralit degli atti linguistici di verit come produzione
discorsiva propria ad un certo ambito di assoggettamento dellindividuo.
Questa impostazione di metodo richiede pertanto non solo di chiarire,
14
Cfr. J.L. Austin, How to Do Things with Words, Oxford University Press, Oxford-
New York 1962, 1975
2
; trad. it. Come fare cose con le parole, Marietti, Genova-Milano 1987.
15
M. Foucault, Le pouvoir psychiatrique, cit., pp. 158-159 (il corsivo mio).
Confessioni precarie 119
come si visto, il senso delle indagini sul potere come unanalitica o una
microfsica dello stesso, ma di esplicitare anche il carattere che il termine
verit vi assume.
Sempre nel corso del 1973-1974 Foucault lo fa distinguendo fra vrit
dmonstrative e vrit-vnement
16
. Se la prima propria alla logica della scoper-
ta scientifca, una verit-metodo che si incarica di dimostrare i propri as-
sunti, di concatenarli in una serie, la seconda piuttosto pensata come uno
squarcio, uno choc, una verit-folgore che illumina la verit-cielo delle scienze
e ne destabilizza lordine. La verit-evento costituisce unaltra serie, quella
del potere: una verit che si impone come una forza, che non attiene al
rapporto conoscitivo soggetto-oggetto, ma una strategia dei soggetti,
una tecnologia di s. in questa serie della storia della verit in Occidente
che il flosofo pone le pratiche della confessione, tra cui la confessione
in ambito psichiatrico. alla genealogia di questa verit-evento che egli
intende dedicarsi, sia dal lato del smascheramento della sua copertura da
parte della verit dimostrativa, sia da quello della ricostruzione della por-
tata delle varie pratiche di verit, in particolare di confessione, cos emerse
storicamente.
allora in questo quadro che ci pare di poter collocare due ambiti di
ricerca che emergono negli anni settanta, in cui, ancora una volta, lo stu-
dio delle formazioni discorsive gioca un ruolo fondamentale e in cui, per
questa via, la confessione diviene oggetto di indagine.
Il primo ambito quello delle ricerche sul potere disciplinare nel suo
complesso. in particolare in Sorvegliare e punire
17
che Foucault mostra
come il dispositivo di potere formato dalla sorveglianza gerarchica e dal-
la sanzione normalizzatrice si combini nellesame: esso dunque stabilisce
una visibilit obbligatoria sul soggetto che vi sottoposto, secondo una
verifca pi o meno codifcata cui corrisponde una punizione. Il control-
lo nellesame dello scolaro, del prigioniero, delloperaio, ecc. avviene
tramite osservazione, comparazione, adozione di una casistica (che inqua-
drino lindividuo nella succitata forma canonica), ma anche tramite atti
linguistici richiesti allesaminato, cui viene imposto di dire ci che sa, ci
che ha fatto, o ci che . La confessione appare, in questo senso, unistanza
del sapere-potere della disciplina per stabilire il grado di discrepanza del
16
Cfr. in particolare il corso del 23 gennaio 1974 (ivi, pp. 234-265).
17
M. Foucault, Surveiller et punir. Naissance de la prison, Gallimard, Paris 1975 (trad. it.
Sorvegliare e punire. Nascita della prigione, Einaudi, Torino 1976).
120 Attilio Bragantini
soggetto dalla norma prevista, e dunque una forma di dressage: la normaliz-
zazione dei corpi e delle condotte ha dunque il suo centro nellesame, che
contrassegnato da discorsi di verit su di s.
Il secondo ambito che ci limitiamo a rilevare quello dellimpresa
foucaultiana di una Storia della sessualit
18
, che, iniziata e bruscamente inter-
rotta negli anni settanta, trover una sua ripresa e riformulazione nellul-
timo Foucault. La genealogia della sessualit ha al centro laffermazione
di come le diverse pratiche di esigere un atto di verit su di s e di con-
fessione di tale verit abbiano plasmato il modo con cui nella civilt occi-
dentale il soggetto vive il rapporto al proprio corpo e al proprio piacere.
Ribaltando lipotesi repressiva, che vede il ruolo del potere nellesercizio
della proibizione di determinati comportamenti sessuali e del discorso su
di essi, Foucault muove dalla constatazione della crescente incitazione alla
trasposizione in discorso del sesso
19
a partire dallet classica. La societ
singolarmente confessante
20
che questa trasposizione realizza produce il
controllo sessuale degli individui e della popolazione tramite una prolife-
razione di confessioni della carne (aveux de la chair) e della loro interpre-
tazione allinterno di pratiche differenti (il potere pastorale della Chiesa, il
sapere medico e psichiatrico, le scienze sociali).
Foucault: laleturgia ambivalente della confessione
A partire dagli anni ottanta le pratiche della confessione ritagliano un
campo di esperienza signifcativo allinterno delle ricerche sulle forme di
veridizione. Il tema della costituzione del soggetto, che rappresenta il punto
focale dellanalitica del potere, aveva condotto Foucault a rifettere sugli
atti di parola attraverso cui un soggetto chiamato, in una relazione di
potere, a dire la verit su di s. Ora per lattenzione del flosofo meno
portata ai dispositivi di assoggettamento che impongono la produzione
di discorsi su di s e pi diretta alla maniera in cui attraverso di essi emer-
18
M. Foucault, Histoire de la sexualit I. La volont de savoir, Gallimard, Paris 1976
(trad. it. Storia della sessualit I. La volont di sapere, Feltrinelli, Milano 1978); Id., Histoire de
la sexualit II. Lusage des plaisir, Gallimard, Paris 1984 (trad. it. Storia della sessualit II. Luso
dei piaceri, Feltrinelli, Milano 1984); Id., Histoire de la sexualit III. Le souci de soi, Gallimard,
Paris 1984 (trad. it. Storia della sessualit III, Feltrinelli, Milano 1985).
19
M. Foucault, La volont di sapere, cit., p. 17 (ed. orig., p. 21).
20
Ivi, p. 54 (ed. orig., p. 79).
Confessioni precarie 121
gono pratiche di soggettivazione diverse che contraddistinguono modi di
vita. Foucault ricostruisce cos in modo rinnovato le tecnologie di s che si
manifestano storicamente mediante atti di verit
21
.
Questo cambio di passo segnalato da Foucault allinizio del suo cor-
so del 1979-1980 al Collge de France, Du gouvernement des vivants
22
. Nella
lezione inaugurale, infatti, il flosofo rende ragione del passaggio dal con-
cetto di sapere-potere che aveva caratterizzato le sue ricerche degli anni
settanta a quello di governo mediante la verit (gouvernement par la vrit).
Lo slittamento duplice.
Il primo dato dal passaggio dal termine potere al termine pi
operativo
23
di governo. Il termine gouvernement non si riduce al suo signifca-
to moderno di potere esecutivo statale, ma si riallaccia, etimologicamente, a
(condurre), ovvero alla nozione di meccanismi e di procedure
destinati a condurre gli uomini, a dirigere la condotta degli uomini, a con-
durre la condotta degli uomini
24
. Governo dunque la condotta del sogget-
to, sulla cui ambivalenza semantica (tanto il potere esercitato su un sog-
getto che il comportamento, lattitudine di questo soggetto stesso) viene
messa una particolare enfasi. Esso allude dunque al tentativo di Foucault di
estendere la propria analisi ad emergenze storiche di soggettivit differenti
che si costituiscono in base ad atti verbali su di s o sugli altri.
Il secondo slittamento dato dalla riformulazione del sapere nei termini
della verit. Anche questo appare un passaggio operativo: come abbiamo
in parte visto gi negli anni settanta, lobiettivo di Foucault non tanto il
contenuto di questa verit, ma gli atti con cui essa viene prodotta i giochi di
verit che la dicono, che la fanno. La confessione , come vedremo fra bre-
ve, il rituale di verit, o, in termini foucaultiani, laleturgia attraverso cui un
soggetto dice-il-vero su di s allinterno di un determinato regime di verit
25
.
21
Per un tentativo di pensare tale discontinuit teorica in Foucault senza invalidare
lunit del suo pensiero, cfr. J. Revel, Foucault, une pense du discontinu, Mille et une nuits,
Paris 2010, pp. 221-304.
22
Cfr. M. Foucault, Du gouvernement des vivants, cit.
23
Ivi, p. 13.
24
Ivi, p. 14.
25
Cfr. ivi, pp. 8 e 92-99. Sui caratteri della storia della confessione foucaultiana,
cfr. Ph. Chevallier, Michel Foucault et le christianisme, ENS ditions, Lyon 2011, pp. 127-
133. Sulla nozione di regime di verit, anche in riferimento critico al libro di Chevallier,
cfr. D. Lorenzini, Foucault, il cristianesimo e la genealogia dei regimi di verit, in Iride, a. XXV,
n. 66, maggio-agosto 2012, pp. 391-401 (in part. pp. 394-397).
122 Attilio Bragantini
Tali giochi di verit sono anche giochi di potere: Ci pu essere si
chiede Foucault esercizio del potere senza un anello di verit, senza un
cerchio aleturgico che ruoti attorno ad esso e che lo accompagni?
26
. La que-
stione della condotta dei soggetti mediante la verit dunque il quadro
in cui vengono posti una serie di problemi: in che modo gli atti di verit
vengono richiesti, comandati, o anche estorti a un soggetto? Quali diffe-
renti pratiche di verit sono prodotte tramite questa relazione fra soggetti?
Come avviene la costituzione soggettiva tramite atti di verit?
Gli interrogativi enunciati dominano le ricerche dellultimo Foucault,
specie nei corsi tenuti a partire dal 1980, in Francia o allestero, che tocca-
no in particolare due pratiche di veridizione: la confessione e la parrhesia
27
.
Per quanto concerne la prima, lultimo grande intervento foucaultiano
quello compiuto nel ciclo di sei lezioni Mal faire, dire vrai. Fonction de laveu
en justice pronunciato su invito della Scuola di Criminologia dellUniversit
Cattolica di Lovanio, in aprile e maggio del 1981. Nella conferenza inau-
gurale del corso, Foucault caratterizza latto di confessione nel modo che
segue: La confessione un atto verbale mediante il quale il soggetto fa
unaffermazione su ci che , si lega a questa verit, si pone in un rapporto
di dipendenza nei confronti di un altro, e modifca al contempo il rapporto
che ha con se stesso
28
.
Possiamo distinguere tre elementi costitutivi della confessione. In pri-
mo luogo, la confessione un atto di parola. unaffermazione positiva,
che un dire-il-vero. necessario che la confessione sia verace perch
confessione vi sia. Essa non afferma una cosa qualunque, ma qualcosa che
riguarda colui che parla, che dunque parla di se stesso. Colui che confessa,
confessa qualcosa su di s, confessa chi , che cosa ha fatto. La confessione
26
M. Foucault, Du gouvernement des vivants, cit., p. 18 (il corsivo mio).
27
Cfr. M. Foucault, Le gouvernement de soi et des autres. Cours au Collge de France 1982-
1983, Seuil/Gallimard, Paris 2008 (trad. it. Il governo di s e degli altri, Feltrinelli, Milano
2009); Id., Le courage de la vrit. Cours au Collge de France 1983-1984, Seuil/Gallimard, Paris
2009 (trad. it. Il coraggio della verit, Feltrinelli, Milano 2011). Per una prima ricostruzione
delle indagini sulla parrhesia dellultimo Foucault, cfr. F. Gros, La parrhsia chez Foucault
(1982-1984), in Id. (a cura di), Foucault, le courage de la vrit, Presses Universitaires de
France, Paris 2002, pp. 155-166. Per un lavoro critico dinsieme sui corsi foucaultiani
degli anni ottanta (a partire da Soggettivit e verit), cfr. P. CesaroniS. Chignola (a cura
di), La forza del vero. Un seminario sui Corsi di Michel Foucault al Collge de France (1981-1984),
Ombre corte, Verona 2013.
28
M. Foucault, Mal faire, dire vrai, cit., p. 7.
Confessioni precarie 123
dunque un sapere su di s che viene detto. Ma in secondo luogo, se esso
detto, detto a qualcuno. La confessione dunque un atto di parola indi-
rizzato ad un altro. Bench non sia essenziale che questo altro imponga la
confessione, che vi costringa colui che confessa, che dunque la confessio-
ne sia un atto ordinato da altri, tuttavia vero che la confessione produce
un rapporto tra colui che confessa e colui che ascolta. La confessione
la manifestazione di una verit che si produce fra due individui. La verit
della confessione, che una verit su ci che colui che confessa e una
verit rivolta ad un altro, produce per ci stesso una dipendenza cui colui
che confessa si sottopone tramite il proprio atto verbale nei confronti del
destinatario. La confessione perci un rapporto di potere, un potere di
verit, una verit che lega. Cos, la confessione trasforma infne il suo sog-
getto, modifcando il rapporto che egli ha con se stesso.
Latto di confessare chi si , che cosa si fatto appare dunque un atto
linguistico produttivo di un rapporto di governo di un soggetto su un
altro, che d luogo a una costituzione soggettiva. In altri termini, il fatto
di dire-il-vero su di s, questa pratica linguistica che avviene nellassog-
gettamento di un individuo ad unistanza di potere, la relazione di dipen-
denza che si crea attraverso la manifestazione della verit di s ad un altro,
a produrre una soggettivit. Il governo mediante la verit, che nel caso
della confessione una verit su colui che la pronuncia, possiede dunque
una fondamentale ambivalenza. In primo luogo colui che confessa as-
soggettato a colui che riceve la confessione, ma, nella linea interpretativa
di Foucault, non mai costretto in senso compiuto a parlare. Le differenti
emergenze storiche e tecnologie della confessione che il flosofo analizza
mostrano come si vada da una volontaria sottomissione al rapporto di
dipendenza con il confessore (come nel caso della discretio monastica) a
unimposizione dellatto di verit che per richiede lammissione convinta
dellaccusato (come nella confessione penale). Persino la tortura (prima
di arrivare alla violenza poliziesca contemporanea) non invalida di per s
la confessione, ma piuttosto interpretata come una sfda alla resistenza
del torturato
29
.
La soggezione allaltro dunque vissuta dallo stesso soggetto con-
fessante come il dispositivo che solo permette la manifestazione, anche
29
Cfr. ivi, p. 204. Per una recente discussione critica di questa posizione foucaultiana,
cfr. J. Rogozinski, Laveu de la vrit. Torture et confession dans la chasse aux sorcires, in Les
Temps Modernes, n. 68, 2013, pp. 1-23.
124 Attilio Bragantini
a se stesso, della propria verit. Ci particolarmente evidente in tutte
le pratiche della tarda Antichit legate alla cura di s, dallexpositio animae
allesame di coscienza, in cui il ricorso alla confessione vaglia la bont del
proprio cammino spirituale, indica cosa correggere e come progredire.
dunque possibile vedere, nel suo legarsi alla propria verit del soggetto che
confessa, non solo una forma di dipendenza al potere dellaltro, ma anche
una forma di vita, insomma una condotta nel senso pieno e ambivalente
del termine.
Ma, in secondo luogo, ad essere ambivalente lo stesso atto lingui-
stico nel quale si compie la confessione. Esso infatti non si riduce, per
Foucault, a mera comunicazione di un fatto, di una condizione soggettiva
preesistente di cui le parole non sarebbero che il tramite. Le parole metto-
no in atto, producono quella soggettivit. Ciononostante, in Mal faire, dire
vrai il flosofo, contrariamente a quanto, lo abbiamo visto, aveva sostenuto
in Le pouvoir psychiatrique, rifuta di considerare latto della confessione un
performativo (come far in seguito anche per la parrhesia
30
). Il riferimento alla
teoria degli atti linguistici di Austin
31
rimane ancora una volta implicito, ma
presente; tuttavia, bench allinizio di Mal faire, dire vrai Foucault defnisca il
suo lavoro sulla confessione una analisi dello speech act
32
, alla fne del corso
distingue questultima tanto da un atto simbolico che da un atto perfor-
mativo. Da un lato, dunque, la confessione non allude metaforicamente
a chi il soggetto sia e a cosa abbia fatto, ma lo dice e in tal modo lo rende
effcace. Pi sottile appare la ragione per cui latto linguistico in questione
non (pi) per Foucault un performativo, ma piuttosto un atto drammatico.
Riferendosi in particolare alla confessione in ambito penale egli scrive:
C del performativo quando la corte dichiara che qualcuno condannato,
perch effettivamente, a partire da quel momento, condannato. Al contrario,
quando laccusato si dichiara colpevole, questo pi che del simbolico, se volete,
e non del performativo: laccusato che si dichiara colpevole non si trasforma
per ci stesso in colpevole. [] N performativo n simbolico, sarei tentato di
dire che in fondo, la confessione sviando un po il senso abituale del termine,
dellordine del drammatico o della drammaturgia. Se possiamo defnire dram-
matica non unaggiunta ornamentale qualsiasi, ma ogni elemento che, in una
30
Cfr. M. Foucault, Le gouvernement de soi et des autres, cit., p. 59 e ss.
31
Cfr. J.L. Austin, Come fare cose con le parole, cit.
32
Cfr. M. Foucault, Mal faire, dire vrai, cit., p. 4.
Confessioni precarie 125
scena, fa apparire il fondamento di legittimit e il senso di ci che vi si svolge,
direi allora che la confessione fa parte della drammatica giudiziaria e penale. []
a differenza del simbolico e del performativo, che non conoscono gradazioni, la
drammaturgia la drammatica suscettibile di intensit diverse
33
.
La non-performativit della confessione non data dalla mancanza di
effetti produttivi della veridizione, tuttaltro. Foucault pare fondarsi su una
nozione puntuale di performativo che, come nel classico esempio della
sentenza giudiziale, una parola che si traduce immediatamente in un fat-
to. Forse proprio questa immediatezza a non sembrare, al flosofo, suff-
ciente per spiegare ci che, per restare fedeli al lessico teatrale utilizzato, si
potrebbe chiamare la peripezia della verit, che culmina in un atto linguisti-
co, la confessione, ma che anche inserita in un processo di costituzione
soggettiva pi ampio. Lattenzione di Foucault pare allargarsi al quadro
pi complessivo della condotta, la quale corrisponde ad unintera scena,
ad una pratica aleturgica complessa che pu essere qualifcata ricorrendo
alla nozione di drammaturgia. Con ci Foucault si rif chiaramente al con-
cetto della Poetica aristotelica dellazione (anche in quanto azione linguisti-
ca) come
34
, del resto coerente con lanalisi esemplare della vicenda
tragica di Edipo che apre il corso a Lovanio, e cos anche con lidea di una
messa in scena della verit. Per ci stesso egli anche indica, come mostra la
chiusa del passo, che lintento quello di lavorare su uno spettro ad inten-
sit multiple, che permetta di situare latto della confessione in differenti
scene, in differenti processi di assoggettamento/soggettivazione.
Butler: ambivalenza del potere e atti linguistici
Lassoggettamento e la produzione discorsiva del soggetto sono due
nuclei teorici che segnano la ripresa del pensiero di Foucault allinterno
della teoria del potere e degli atti linguistici di Judith Butler. Particolare
importanza ci pare rivestire, a questo proposito, la sottolineatura da parte
della flosofa dello statuto ambivalente del potere. Nel saggio La vita psichi-
ca del potere
35
del 1997, Butler tiene gi conto dellultima fase del pensiero
33
Ivi, pp. 209-210.
34
Cfr. Aristotele, Poetica, 1448a 29-30 (trad. it. Laterza, Roma-Bari 2006, p. 7).
35
J. Butler, The Psychic Life of Power. Theories in Subjection, Stanford University Press,
Stanford 1997 (trad. it. La vita psichica del potere, Meltemi, Roma 2005).
126 Attilio Bragantini
di Foucault, attraverso due interventi apparsi negli Stati Uniti, i due brevi
saggi raccolti sotto il titolo Il soggetto e il potere
36
da H. Dreyfus e P. Rabinow
nella loro celebre monografa su Foucault.
Nellopera, Butler fa propria la nozione foucaultiana di relazione di
potere come modo di azione che non agisce direttamente e immediata-
mente sugli altri, ma che agisce sulle loro stesse azioni
37
. Ci signifca,
per lei, che un soggetto non solo viene a formarsi nella subordinazione,
ma anche che tale subordinazione ne rappresenta la condizione conti-
nuativa di possibilit
38
. La subordinazione appare dunque unoperazione
di potere ambivalente. Lassoggettamento, che per Butler innanzitutto
psichico
39
, non avviene tuttavia tramite la repressione, ma attraverso una
produzione di soggettivit. In linea col ribaltamento teorico operato da
Foucault, Butler sostiene infatti che lassoggettamento , s, un potere
esercitato su un soggetto, ma ciononostante anche un potere assunto dal
soggetto, unassunzione, questa, che costituisce lo strumento stesso del
divenire del soggetto
40
.
Lassunzione su di s di questo potere, al quale si al contempo
sottoposti, si esercita tramite lazione: il potere non solo agisce su (acts
on) un soggetto, ma, transitivamente, ne mette in atto (enacts) lesisten-
36
M. Foucault, The Subject and Power, in H. DreyfusP. Rabinow, Michel Foucault, cit.,
pp. 208-226.
37
Ivi, p. 220.
38
J. Butler, La vita psichica del potere, cit., p. 13 (trad. it. modifcata; ed. orig., p. 8).
39
Il lavoro compiuto sin qui su Foucault ci pare mostrare che, in un confronto
con Butler, non sia questo il livello interpretativo su cui attardarsi a ricercare una
continuit fra i due. Si tratta piuttosto, a nostro avviso, di uno snodo della discontinuit
fra i due pensieri. Se infatti la seconda sembra attribuire al potere e alla sua pratica di
assoggettamento/soggettivazione in quanto tali un valore psichico, il primo mira piuttosto
ad inquadrare la fonction-Psy allinterno del campo della sua effettiva emergenza,
allinterno di un preciso dispositivo di sapere, potere e condotte, che produce specifche
tecnologie di s, genealogicamente riallacciantesi a pratiche precedenti ma per ci stesso
con esse discontinue. Uno degli aspetti che qualifcano questa divergenza fra i due autori
dunque ovviamente il rapporto con la psicanalisi. Cfr. a tal proposito, per quanto attiene
il tema della confessione in Foucault, lorientamento dato alle sue letture di Edipo re, in
evidente contrasto con quella di Freud (cfr. nota 4 al presente articolo) e in relazione
al rapporto soggetto-verit lallusiva, ma decisa presa di distanza da Lacan nel corso al
Collge de France del 3 febbraio 1982 (M. Foucault, Lhermneutique du sujet, cit., pp. 181-
182). Autori ai quali, tra gli altri, Butler, pur in modo critico, fa invece riferimento nelle
opere considerate nel nostro articolo.
40
Ivi, p. 17 (ed. orig., p. 11).
Confessioni precarie 127
za
41
. Lazione dunque non propriamente del soggetto, in quanto essa
possibile solo a partire dal potere cui si soggetti. Per questo la flosofa prefe-
risce utilizzare il termine agency
42
, mettendo cos laccento non sullimputa-
bilit dellagire a questo o a quel soggetto, ma sullatto in quanto prodotto
nel campo di assoggettamento/soggettivazione in cui il soggetto si costi-
tuisce. A questo punto si pone tuttavia un problema, che un problema
non solo teorico, ma anche politico: come pensare la resistenza al potere?
In altre parole, se lassoggettamento condizione della soggettivazione,
come pensare una discontinuit fra i due?
Laddove le condizioni della subordinazione rendono possibile quellassun-
zione di potere, il potere assunto rimane legato a tali condizioni, ma in maniera
ambivalente; il potere assunto, infatti, pu al tempo stesso trattenere la subor-
dinazione e resistere a essa. Tale conclusione non va considerata n come una
resistenza che rappresenta veramente un ristabilimento del potere n come un
ristabilimento che rappresenta veramente una resistenza. Le due cose sono vere
contemporaneamente e tale ambivalenza forma il legame dellagency (the bind of
agency)
43
.
Il soggetto, in quanto condizionato dal potere (in quanto, in termini
butleriani, vulnerabile alla soggezione), non pu agire che nel momento in
cui allo stesso tempo agito. La resistenza non pu dunque di fatto esse-
re pensata come la semplice opposizione, il passo di lato di un soggetto
rispetto al bind of agency che lo costituisce ci signifcherebbe ripropor-
re uninsostenibile nozione sostanzialistica del soggetto. Il problema
esposto deve dunque essere riformulato nel senso di una resistenza che
rappresentata da una reiterazione del potere che non lo rinnovi mecca-
nicamente, ma, assumendone strategicamente lambivalenza, lo contesti
dallinterno: Lagency eccede il potere che la rende possibile. [] Lagency
lassunzione di uno scopo non preordinato dal potere [] al quale, nono-
stante tutto, esso appartiene
44
. In tal senso il soggetto visto da Butler
come il luogo in cui questa reiterazione oppositiva messa in atto. Pi
41
Ivi, p. 19 (trad. it. modifcata; ed. orig., p. 13).
42
Cfr. M. AndreaniL. Bernini (a cura di), Glossario, in L. BerniniO. Guaraldo
(a cura di), Differenza e relazione. Lontologia dellumano nel pensiero di Judith Butler e Adriana
Cavarero, Ombre corte, Verona 2009, p. 135.
43
J. Butler, La vita psichica del potere, cit., pp. 18-19 (ed. orig., p. 13).
44
Ivi, pp. 20-21 (ed. orig., p. 15).
128 Attilio Bragantini
precisamente, il soggetto rappresenta loccasione linguistica che lindivi-
duo ha di raggiungere e riprodurre intelligibilit, la condizione linguistica
per la sua esistenza e agency
45
.
Il luogo in cui giocare lambivalenza del potere quindi rappresenta-
to dagli atti linguistici soggettivi, che sono al contempo assoggettati alle
norme del potere che assumono per poter essere messi in atto, ma che in
tal modo possono anche contestare. Allinizio di La vita psichica del potere,
Butler pone la propria attenzione sulla produzione discorsiva della narra-
zione, latto di raccontare la propria storia. Questo percorso di ricerca la
porter successivamente, in Giving an Account of Oneself
46
, allavvicinamen-
to, sulla scorta della flosofa della narrazione di Adriana Cavarero, al tema
arendtiano della costituzione politica del chi
47
. Un percorso pi prossimo
invece alle analisi di Foucault quello che la conduce a rifettere sul potere
performativo della confessione, la veridizione che ciascuno fa di s.
Butler: la confessione di Antigone
Per affrontare lo studio dellatto della confessione in Butler, ci rivol-
geremo al suo lavoro sullAntigone
48
. Il dramma sofocleo oggetto di di-
versi interventi della flosofa, che distinguiamo in due momenti. Il primo
momento dato dai tre saggi contenuti in La rivendicazione di Antigone
49
,
che rappresentano la rielaborazione di tre conferenze tenute da Butler nel
1998, in primo luogo nel contesto delle Welleck Library Lectures presso lU-
niversity of California di Irvine. Il secondo momento dato da una con-
ferenza allAmerican Psychology Division di San Francisco del 1999, che
45
Ivi, p. 16 (trad. it. modifcata; ed. orig., p. 11).
46
J. Butler, Giving an Account of Oneself, Fordham University Press, New York 2005;
trad. it. Critica della violenza etica, Feltrinelli, Milano 2006.
47
Cfr. A. Cavarero, Tu che mi guardi, tu che mi racconti. Filosofa della narrazione, Feltrinelli,
Milano 1997; H. Arendt, The Human Condition, The University of Chicago Press, Chicago
1958, 24-27 (trad. it. Vita activa. La condizione umana, Bompiani, Milano 1964). Sul
confronto Butler/Cavarero, cfr. L. BerniniO. Guaraldo, Differenza e relazione, cit.
48
Sofocle, Antigone, in Id. Edipo re - Edipo a Colono - Antigone, Mondadori, Milano
1982, pp. 256-345.
49
J. Butler, Antigones Claim. Kinship Between Life and Death, Columbia University Press,
New York 2000; trad. it. La rivendicazione di Antigone. La parentela tra la vita e la morte, Bollati
Boringhieri, Torino 2003.
Confessioni precarie 129
Butler raccoglie come capitolo dal titolo Confessioni del corpo nel suo
saggio del 2004 La disfatta del genere
50
.
Queste due serie di interventi sulla tragedia hanno al centro gli atti
linguistici di Antigone e in particolare latto linguistico della confessione,
fatta a Creonte, della sepoltura di Polinice. Ci che ci pare accomunarli
linterpretazione di Antigone come del dramma in cui il corpo e la parola,
ovvero lidentit di genere e latto linguistico di un soggetto, producono un
rivolgimento della situazione. Anche se Antigone muore, anche se la tra-
gedia della casa dei Labdacidi si compie, la sua vicenda ha operato un mu-
tamento, una torsione del quadro in cui tale tragedia si svolge. Ci appare
in particolare evidente se si considera il rapporto che Antigone instaura
con Creonte. Il re di Tebe, fratello di Giocasta, regna, come noto, dopo
lo scontro fratricida che ha diviso i fratelli di Antigone in seguito alla par-
tenza per lesilio di questultima e di Ismene col padre Edipo. Sia Eteocle,
che si era impadronito del trono, sia Polinice, che aveva assaltato Tebe per
rivendicarlo, sono morti. Tuttavia Creonte ritiene che, poich le leggi della
polis puniscono gli attentatori della patria, soltanto il primo meriti degna
sepoltura, e ordina che il cadavere del secondo sia lasciato preda delle fere,
esposto sulla nuda terra. Antigone contrappone a questo editto le ragioni
del legame familiare, e, sfdando Creonte, seppellisce non una, ma ben due
volte il fratello.
La posizione di Antigone appare pi complessa di una semplice con-
trapposizione speculare a Creonte, per la quale vi sono da un lato il re, ma-
schio e con un fglio, che difende la legge degli uomini e la fgura di Eteocle,
dallaltro la donna, fglia di re e senza fgli, che sostiene la legge degli di
e la fgura di Polinice. Il rapporto tra i due inoltre acuito dallinfrazione
da parte di Edipo del tab dellincesto, che rende ambigua la parentela che
li lega. Anche per questa ragione, Butler non condivide la celebre lettura
hegeliana della tragedia, che vede in Antigone e Polinice la fgura di sintesi
del primo momento delleticit dello spirito, sintesi giocata sullassenza di
desiderio e lequilibrio della parentela tra fratello e sorella
51
, ma piuttosto
50
J. Butler, Bodily Confessions, in Undoing Gender, Routledge, New York-London 2004,
pp. 161-173; trad. it. Confessioni del corpo, in La disfatta del genere, Meltemi, Roma 2007,
pp. 193-205.
51
Nella Fenomenologia dello spirito, Hegel allude chiaramente al dramma sofocleo
indicando nel rapporto tra fratello e sorella la relazione senza mescolanza n desiderio
tra individui dello stesso sangue, che tuttavia in essi giunto al riposo e allequilibrio
(cfr. G.W.F. Hegel, Phnomenologie des Geistes, Meiner, Hamburg 1987, VI, A.a).
130 Attilio Bragantini
dellidea che latto di Antigone e la sua fne, lungi dal riconciliare leggi
umane e leggi divine, ne metta in luce la problematicit. Il confitto sulle
leggi di Tebe allude dunque, per Butler, ad una rivendicazione sovversiva
di un pi profondo, quello della parentela, regolato dal divieto del
parricidio e dellincesto proprio i due principi che Edipo contravviene,
seminando conseguenze di ampio raggio sui suoi discendenti.
Lo sviluppo del dramma mostra che le due fgure, Creonte e Antigone,
sono collegate chiasmaticamente
52
. Latto di seppellimento del corpo e la
sua confessione linguistica operano un dislocamento della posizione di
Antigone, che non corrisponde pi a quella che il dispositivo sovrano in
cui si trova (la citt di Tebe retta da Creonte) le assegna. Antigone si con-
trappone non solo alle norme della polis, ma anche a quelle del genere:
Davvero io non sono un uomo (), ma un uomo costei
53
, afferma
di lei Creonte, che aggiunge poco dopo, parlando di Antigone con Ismene:
Non dire lei (): lei non esiste pi. Per converso, Creonte ad as-
sumere una caratterizzazione femminile: davanti allaccusa che egli muove
al fglio Emone di parteggiare per una donna, questultimo afferma che
vero, ma Se tu sei la donna ()
54
.
Il collegamento chiasmatico che caratterizza la relazione tra Antigone
e Creonte, segnato dallambiguit della parentela, acuito dallambivalenza
delle loro identit di genere, che mettono in crisi unassegnazione di ruoli
basata sui corpi
55
. Eppure non si tratta di un mero rovesciamento, ma di
una doppia lettura. Antigone sia donna che uomo. Ci che attiva questa
ambivalenza latto, a sua volta ambivalente, che ella compie: il seppelli-
mento di Polinice e la sua confessione. Latto di Antigone, che lega il cor-
po e la parola, appare innanzitutto una trasgressione delle norme. Ma tale
trasgressione, che ha comportato una dose di coraggio (), che pro-
voca lattribuzione di virilit () da parte di Creonte, non opererebbe il
rimescolamento delle carte che produce il dramma senza latto linguistico
che lo compie. Scrive Butler:
52
J. Butler, La rivendicazione di Antigone, cit., p. 18.
53
Sofocle, Antigone, cit., v. 484.
54
Ivi, v. 541.
55
Tale identifcazione, saldamente ancorata ad una prescrizione normativa e ad
un preciso dispositivo di potere maschile, espressa chiaramente da Creonte (cf. ivi,
vv. 639-680).
Confessioni precarie 131
Latto di Antigone , in realt, ambiguo sin dallinizio: non si tratta soltanto
del gesto ardito di seppellire il fratello, ma dellatto verbale nel momento in cui
risponde alla domanda di Creonte. Perci il suo un atto nella sfera del linguag-
gio. Rendere pubblico un atto nel linguaggio in un certo senso il compimento
dellatto stesso, ma anche il momento in cui Antigone coinvolta nelleccesso
maschile detto hybris. [] In verit, ci che conferisce forza a questi atti verbali
loperazione normativa di potere che essi incarnano senza compiersi pienamente.
Antigone giunge, quindi, ad agire in modi che sono defniti da uomo non solo
perch agisce in aperta sfda della legge, ma anche perch assume la voce della
legge quando agisce contro la legge
56
.
Vediamo innanzitutto come si d, nel dramma di Sofocle, latto della
confessione. Portata al cospetto di Creonte dalla guardia che lha colta in
fagranza e rispondendo ad una domanda diretta del re ([] ammetti
o neghi di averlo fatto?), Antigone dice: affermo di averlo fatto e non
lo nego
57
. Butler nota come tale affermazione sia solo apparentemente
perentoria. In realt la fglia di Edipo non dice Io confesso, ma Io dico
che lho fatto, servendosi dei verbi (dico, affermo) e (fare)
e di una doppia negazione, che dunque unammissione solo indiretta
(non lo nego).
Potremmo dunque parlare, utilizzando unespressione di Foucault,
di quasi-confessione
58
. Per Butler non secondario che latto linguistico di
Antigone abbia questo carattere di parzialit: esso allude allambivalenza
di Antigone. Il signifcato di questa ambivalenza duplice. Da un lato,
Antigone viola la legge e si comporta come un uomo, ma senza identif-
carsi con una posizione di genere, mantenendo invece la propria duplicit.
Antigone non giunge dunque a compiere fno in fondo un atto di
maschile e ci a sua volta per due ragioni. La prima che Antigone non
contrappone altre leggi alleditto di Creonte: i principi in nome dei quali
agisce sono infatti non scritti, mai dicibili, e in ogni caso Antigone non se
ne fa carico in toto. Cos, anche sostenere, come fa Hegel, che la Labdacide
rappresenterebbe leticit del rapporto familiare contrapposta al rispetto di
una legge universale per Butler erroneo, giacch non una pietas familia-
56
J. Butler, La rivendicazione di Antigone, cit., p. 24.
57
Sofocle, Antigone, cit., vv. 442-43 (trad. it. modifcata).
58
Foucault utilizza lespressione quasi-confessione (quasi-aveu) per designare lam-
missione indiretta della sua colpa tramite il rifuto del giuramento da parte delleroe
omerico Archiloco. Cfr. M. Foucault, Mal faire, dire vrai, cit., p. 32.
132 Attilio Bragantini
re indifferenziata che anima Antigone, ma la vista del cadavere di questo
fratello, Polinice, e solo in questo caso ella intenzionata a trasgredire il
, e in nessun altro
59
. Nei termini di Butler, Antigone opera in base ad
una catacresi
60
della legge, ovvero sulla base di un riferimento, che struttura
lazione, a un contenuto normativo che non pu essere espresso. Per que-
sto, dunque, il gesto di Antigone e non una violazione della legge. Da
questa modalit catacretica di contrapposizione alleditto di Creonte deriva
la seconda ragione per la quale latto di Antigone non si pu confgura-
re pienamente come una trasgressione: Antigone, per poterla contestare,
rimane allinterno della norma, accettando, sino alla pena capitale, che al
suo comportamento siano poste le stigmate del crimine. In tal senso ella
assume, per Butler, la fgura di una voce che entra nel linguaggio della
legge per spezzarne i meccanismi univoci
61
. In effetti Antigone dopo aver
seppellito e successivamente riseppellito Polinice, accetta di essere condot-
ta al cospetto di Creonte e si sottopone al suo interrogatorio e, pur non
condividendola, alla punizione prescritta.
Questa attitudine ci conduce allaltro lato dellambivalenza di Antigone.
In effetti, perch vi sia messa in crisi della norma, necessaria appunto
una voce, cio un atto di linguaggio. Come ha scritto Lorenzo Bernini,
secondo Butler, Antigone non rappresenta la purezza del femminile fuo-
ri o contro le leggi dello stato, ma fgura scandalosamente impura, la
cui rivendicazione particolare, inassimilabile alla sovranit statale, non pu
che essere avanzata pubblicamente al cospetto della sovranit statale
62
.
Giungiamo cos a comprendere appieno la portata della quasi-confessione
di Antigone. Le scarne parole di assenso, indirette e parziali, non si limitano
infatti a commentare lesecuzione del seppellimento o a rispondere allin-
terrogatorio: esse performano latto compiuto. Riferendosi alla teoria degli
atti linguistici di Austin, Butler sostiene che la confessione nel linguaggio
di Antigone dunque non un atto perlocutorio, ma un atto illocutorio
63
.
59
Cfr. Sofocle, Antigone, cit., vv. 450-470.
60
La catacresi una fgura retorica nata da una metafora (non pi percepita come
tale) adottata in una lingua per designare qualcosa per cui essa non possiede un termine
proprio, come per esempio nellespressione la gamba del tavolo.
61
J. Butler, La rivendicazione di Antigone, cit., p. 94.
62
L. Bernini, Riconoscersi umani nel vuoto di Dio. Judith Butler, tra Antigone e Hegel, in
Id.O. Guaraldo (a cura di), Differenza e relazione, cit., p. 19.
63
Cfr. J. Butler, La rivendicazione di Antigone, cit., pp. 85 e 88, e J.L. Austin, Come fare
cose con le parole, cit.
Confessioni precarie 133
La confessione dice ci che fa, lo fa dicendolo: perch latto con cui la
fglia di Edipo onora il fratello perito si compia appieno, esso deve entrare
in unoperazione linguistica. Tale operazione prodotta nella situazione
di collegamento chiasmatico di Antigone con Creonte. Per questa ragione
latto verbale della prima ha un risultato altrettanto chiasmatico:
[] Antigone afferma se stessa appropriandosi della voce dellaltro, colui al
quale si contrappone. Essa conquista, cos, la propria autonomia appropriandosi
della voce autorevole di colui cui resiste, unappropriazione che reca in s le trac-
ce di un rifuto e, al contempo, di unassimilazione di quella stessa autorit. []
Antigone non pu avanzare la sua rivendicazione al di fuori del linguaggio dello
Stato, n la sua rivendicazione pu essere completamente assimilata dallo Stato
stesso
64
.
Butler ci invita a leggere nellaffermazione di Antigone il compimen-
to di una complessa performance, di un dramma nel senso etimologico.
Lazione linguistica di Antigone non indica il seppellimento, ma ne com-
pleta la portata. Esso sfda le leggi maschili della polis. Eppure il senso
di questa sfda chiarito proprio nellatto linguistico: Antigone adotta,
assume il linguaggio delle norme, autodenunciandosi allinterno di esse e
cos denunciando esse stesse. In altri termini, prendendo la parola ()
durante linterrogatorio, Antigone, da un lato, si lascia condurre dal pro-
cedimento normativo dellinchiesta e giunge cos alla confessione che esso
richiede: dallaltro, proprio confessando, non oblitera il proprio atto, ma
lo performa. Fa parte del suo atto il giungere a denunciarlo. Senza questa
affermazione, il suo atto rimarrebbe espunto dallordine normativo che
vuole contestare, come in fondo esso allinizio della tragedia, quando
non se ne conosce lautore. la confessione, pi che il seppellimento in
quanto tale, ad innescare il rivolgimento tragico.
La confessione porta in s lambivalenza di Antigone: essa, in quanto
atto illocutorio, opera la sua sottomissione al linguaggio e al potere del-
la norma, ed dunque un sacrifcio di autonomia. Al contempo questa
eteronomizzazione di Antigone produce un rimescolamento delle carte.
Non solo la netta separazione e assegnazione del genere sulla base dei
corpi erosa dal suo interno (Antigone agisce come un uomo, Creonte
si comporta come una donna), ma la catacresi delle leggi divine mai
64
J. Butler, La rivendicazione di Antigone, cit., pp. 25 e 44.
134 Attilio Bragantini
enunciabili, manifestandosi a contrappelo della norma dello Stato, la mette
in discussione. Non solo Emone, erede al trono e vano promesso sposo di
Antigone, ma lo stesso popolo si pone dalla parte di questultima, minan-
do in tal modo lordine normativo della sovranit
65
.
Butler dopo Foucault: veridizione e vulnerabilit
La lettura di Antigone nelle Wellbeck Library Lectures sembra dunque in-
dicare, anche a partire da questi parziali accenni, come per Butler il dram-
ma metta in pratica una complessa operazione performativa, che ha al
centro latto linguistico della confessione. Il senso di questa operazione
sta in unambivalenza (in rapporto al genere, alle norme, allo stesso atto
di parola) che non mai sciolta: anzi in essa che gli atti di Antigone si
installano, rappresentando cos una peculiare forma di resistenza al potere,
che entra in esso, e quindi almeno in parte lo accetta, lo ammette (e tale
ammissione strategica parte della confessione) per contestarlo.
Questa resistenza ambivalente al potere ci rinvia cos ad una questione
che in questo ciclo di letture rimane sullo sfondo: lesperienza di assogget-
tamento/soggettivazione che La vita psichica del potere aveva indicato come
lambito di esercizio dellagency per ci stesso non soltanto il terreno per
una resistenza interna al potere normativo, ma anche quello di una produ-
zione di soggettivit. Pi chiaramente ancora: latto linguistico di Antigone
non performa soltanto una relazione di potere, ma mette in atto una mani-
festazione di verit. Antigone dice che cosa ha fatto e chi .
Il valore di veridizione di s della confessione emerge con maggiore
rilevanza nella lettura di Antigone proposta in Undoing Gender. Il contesto
dellintervento quello di una rilettura della confessione in un quadro
psicanalitico. Butler mobilita il pensiero di Foucault come contributo fon-
damentale alla genealogia della psicanalisi, che discenderebbe dalla prati-
ca confessionale dellAntichit tardiva e soprattutto del cristianesimo
66
.
in questo contesto che la flosofa riprende le ricerche foucaultiane sulla
confessione, con particolare riferimento alla svolta degli anni ottanta.
Il testo di riferimento di Butler sono le due lezioni al Dartmouth College
65
Cfr. il dialogo tra Emone e Creonte nel terzo episodio, vv. 631-780 (in part.
vv. 692-695 e 733).
66
Cfr. J. Butler, La disfatta del genere, cit., p. 193 (ed. orig., p. 161).
Confessioni precarie 135
dal titolo About the Beginning of the Hermeneutics of the Self
67
, pronunciate da
Foucault nellautunno 1980, quindi tra i corsi Du gouvernement des vivants e
Mal faire, dire vrai.
Butler rileva come Foucault abbia operato unautocritica che lo porta
a vedere nella confessione non la rivelazione di desideri profondi (come
nel primo volume della Storia della sessualit), ma una trasformazione del s
e del suo modo di vita. La confessione si presenta dunque come forza di
verit. cos che la pensatrice brevemente ripercorre le emergenze della
confessione analizzate da Foucault, riferendosi in particolare al processo
di verbalizzazione proprio alla disciplina del monachesimo medievale
68
,
che cos commenta:
Questa versione [della confessione] rivelerebbe dunque che la precedente
affermazione di Foucault sulle caratteristiche di dominio e di controllo del potere
pastorale sia stata screditata. [] Non si tratta di stanare i desideri ed esporre al
pubblico la loro realt, ma piuttosto di creare una propria verit attraverso latto
stesso della verbalizzazione. Il primo esempio poggia su unipotesi repressiva; il
secondo sottolinea invece la forza performativa dellenunciato espresso
69
.
Bench Butler ci paia rintracciare una discontinuit troppo profonda
tra le ricerche foucaultiane sulla confessione degli anni settanta e ottanta
(le prime delle quali non posso essere confgurate come ipotesi repres-
siva, che proprio ci che Foucault si incarica di superare) e bench il
flosofo, come abbiamo visto, preferisca defnire la confessione un atto
drammatico che un performativo, siamo davanti ad un punto di svolta
nella lettura butleriana. La confessione e la sua forza performativa sono
ora pensate come forza di verit. In tal senso, la relazione di potere nella
quale la confessione possibile compresa anche come atto di trasfor-
mazione del s: la confessione [] cambia il soggetto
70
tramite una
messa in discorso della propria verit.
67
M. Foucault, About the Beginning of the Hermeneutics of the Self: Two Lectures at
Dartmouth (1980), in Political Theory, vol. 21, n. 2 (maggio 1993), pp. 198-227; trad. it.
Sullorigine dellermeneutica del s, Cronopio, Napoli 2012.
68
Il tema della pratica che Foucault chiama exagoreusis monastica diffusamente
trattata nei corsi che precedono e seguono le lezioni al Darmtmouth College:
cfr. M. Foucault, Du gouvernement des vivants, cit., pp. 247-313; Id., Mal faire, dire vrai, cit.,
p. 123-198.
69
J. Butler, La disfatta del genere, cit., pp. 195-196 (ed. orig., p. 163).
70
Ivi, p. 202 (ed. orig., p. 170).
136 Attilio Bragantini
Questo arricchimento nella lettura della portata della confessione si
rivela anche nella breve ripresa di Antigone. Bench in La disfatta del gene-
re Butler si riallacci sostanzialmente alle Welleck Library Lectures, sembra
anche far slittare la sua analisi verso un altro punto di vista. La domanda
che si pone legata al rapporto tra confessione e colpevolezza. Antigone
diviene pi colpevole nel momento in cui confessa? Ci porta la flosofa
a considerare di nuovo il rapporto che ella instaura con Creonte. Non si
tratta soltanto dellambivalenza di fronte alla norma della polis di cui Butler
si era occupata in precedenza, ma del rapporto che si instaura tra Antigone
e Creonte: lei si confessa con e davanti a lui, in modo che egli diventi il
pubblico per il quale la sua confessione intesa, colui per il quale con-
cepita, colui che deve accoglierla. Quindi Antigone ha bisogno della sua
presenza, pur contestandolo aspramente
71
. La struttura dellatto confes-
sionale, che ci richiama quella delineata da Foucault in Mal faire, dire vrai,
segnala linstaurarsi di un rapporto tra colei che confessa e colui al quale
la confessione dovuta. Lambivalenza del processo di assoggettamento/
soggettivazione cos riformulata, tramite latto linguistico compiuto, in
una resistenza al potere normativo tramite la veridizione di s. Il bind of
agency anche un legame di verit.
Questo spunto che ci pare di rintracciare in Undoing Gender ci conduce
verso un quadro pi complesso entro cui possibile pensare il rapporto del
soggetto al potere in Butler, sulla scorta del suo confronto con Foucault.
La rivendicazione di Antigone prodotta dal potere maschile delleditto
di Creonte, cui ella risponde tramite un atto linguistico che, assumendo la
norma, la contesta tramite la forza della propria verit. Antigone al con-
tempo vulnerabile al potere (che le impedisce di seppellire il fratello) e
si costituisce come soggetto vulnerabile tramite un atto performativo che
non oblitera, ma rivendica la propria vulnerabilit, il suo essere al contem-
po ferita, dunque interna al potere, ma resistente, dunque non assimilabile
alla norma.
Butler pare toccare tale questione laddove giunge ad occuparsi non
solo dellassoggettamento, ma della produzione di soggettivit vulne-
rabili alle norme e alla violenza, come nel caso del lutto e dellingiuria.
Concludendo il presente lavoro, ci limitiamo a rinviare a una delle risposte
elaborate da Butler nei confronti della vulnerabilit del soggetto, ovvero
gli atti linguistici con cui questi stessi soggetti dicono chi sono e che cosa
71
Ivi, p. 199 (ed. orig., p. 167).
Confessioni precarie 137
hanno vissuto, nei termini di atti di confessione che trasformano i soggetti
stessi e li umanizzano. Questo sembra particolarmente vero laddove il
discorso pubblico il luogo dellassoggettamento e della violenza. La vio-
lenza pubblica linguistica si produce tramite linsulto e la discriminazione.
Questi atti sono affrontati da Butler gi in Excitable speech del 1997
72
, in cui
lautrice si serve delle espressioni vulnerabilit o dolore linguistico in
analogia alla condizione dellessere fsicamente feriti:
Sembra non esserci un linguaggio specifco rispetto al problema delloffesa
linguistica, che costretto, per cos dire, a derivare il proprio vocabolario da
quello che fa riferimento al danno fsico. In questo senso, sembra che il nesso
metaforico tra la vulnerabilit linguistica e quella fsica sia essenziale alla descri-
zione della vulnerabilit linguistica stessa. [] Non solo certe parole e certi titoli
funzionano come minacce al benessere fsico di una persona, ma c anche un
senso forte in cui il corpo alternativamente rafforzato e minacciato attraverso
modalit diverse di attribuzione di un nome
73
.
Latto di parola ingiurioso (in Parole che provocano Butler analizza il lin-
guaggio razzista e omofobo) mostra la capacit di agire del linguaggio, che
pu accumulare un potere che ferisce attraverso degli appellativi. Ma il ri-
sultato dello hate speech non solamente la vulnerabilit di un individuo, ma
la costituzione di una soggettivit attraverso lassoggettamento al nome
offensivo. Lingiuria inaugura una condotta verbale (verbal conduct)
74
(si-
gnifcativa lassonanza terminologica con Foucault) che si rivolge al modo
di vita del soggetto insultato. Ma cos, dato che essa vuole escludere tale
soggetto o comunque farlo soffrire, gli dona una forma inaspettata di esi-
stenza, perch lo situa in una condizione pubblica, per quanto ingiuriosa.
Nellinsulto si tratta per Butler di uninterpellazione dellaltro: anche se
uninterpellazione offensiva, essa abilita il suo oggetto ad essere soggetto e
in tal modo essa corre il rischio di inaugurare nel parlare un soggetto che
fnisce per usare il linguaggio al fne di opporsi a quel nome
75
.
Butler propone di rovesciare la performativit dellingiuria giocandola
contro lintenzione del soggetto che lha indirizzata e dunque contro la
72
J. Butler, Excitable Speech. A Politics of the Performative, Routledge, London 1997;
trad. it. Parole che provocano. Per una politica del performativo, Cortina, Milano 2010.
73
Ivi, p. 6 (il corsivo mio).
74
Ivi, p. 101.
75
Ivi, p. 3.
138 Attilio Bragantini
norma sulla base della quale linsulto stato prodotto. Si tratta, ancora una
volta, di una resistenza fondata sulla reiterazione del potere normativo, ci
che in Excitable Speech Butler defnisce ambivalenza promettente della norma:
[la] contraddizione performativa [] prende forma quando [] una per-
sona che esclusa dalluniversale, eppure appartiene comunque ad esso, parla
a partire dalla condizione divisa dellessere allo stesso tempo autorizzata e non
autorizzata. [] Quel parlare non solo una semplice assimilazione a una norma
esistente, perch quella norma fondata sullesclusione di colui o colei che parla
e le cui parole mettono in questione la fondazione delluniversale stesso. Parlare
e far vedere lalterit allinterno della norma [] mostrano il fallimento della
norma nel produrre lambito universale che essa permette
76
.
Il soggetto vulnerabile alla norma pu prendere la parola contro la
norma dal suo interno. Ma ci pare che quello che Butler sta indicando gi
in questo saggio (pur non intendendolo esplicitamente in questo modo),
sia una pratica che non pu che essere intesa come un atto di veridizio-
ne di s, come una confessione pubblica che, come la rivendicazione di
Antigone, reitera la propria verit allinterno della norma che la agisce per
metterla in discussione.
Un esempio di questa pratica affrontato nel libro quello del coming-
out omosessuale. Esso pu essere inteso come un atto performativo di
dire-il-vero su di s che, specie dinnanzi ad appellativi ingiuriosi e a norme
discriminanti, vi risponde a partire della convocazione alla quale lomoses-
suale chiamato/a. Nel coming-out si dice la verit su di s, chi si , mettendo
in rilievo il fatto che essere omosessuale non pu essere sostenuto senza
tale dire e senza tale esibizione e la pratica discorsiva dellomosessualit
indissociabile dallomosessualit stessa
77
.
A partire da questi accenni, che delineano in Butler un pensiero eti-
co-politico della vulnerabilit, la centralit dellatto della confessione pu
dunque essere pensata come uno sviluppo delle intuizioni di Foucault nel-
le sue indagini sulle condotte e gli atti di verit.
Lambivalenza in cui si giocano questi atti linguistici allora per entram-
bi, come ha sottolineato Guillaume Le Blanc in relazione a Butler, quella del
rapporto tra formazione del s e costituzione a partire da un fuori di s:
76
Ivi, pp. 129-130.
77
Ivi, p. 135.
Confessioni precarie 139
Riconoscere lassoggettamento come un processo integrale di formazione
di s generato dalla subordinazione a un potere, signifca sottolineare come il
s sia attaccato ad un fuori di s di regole, procedure, relazioni di potere che
gli conferiscono leggibilit e visibilit. In questo possiamo vedere un paradosso,
ma un paradosso che allopera nelleventualit della ferita e nella vita precaria:
il s prodotto a partire da ci che lo eccede e che pu negarlo
78
.
Attilio Bragantini
Universit degli Studi di Padova
attilio.bragantini@gmail.com
.
Precarious Confessions. Veridiction of the Self and Vulnerability to Norms in Michel Foucault
and Judith Butler
This paper aims to stress the infuence of Michel Foucaults thought on Judith
Butlers researches on confession. It starts by putting Foucaults analysis of con-
fession in the framework of his inquiries about power and subjective constitu-
tion, considering the methodological changes they went through between the
70s and the 80s. It especially focuses on Foucaults works of the 80s, where
confession is understood as a form of conduct through acts of dire-vrai. The
ambivalence of the notion of conduct, producing both subjection and subjecti-
vation, is the starting point of Butlers retake of Foucault. Then, the paper wor-
ks on Butlers readings of Antigones confession, of which she gives a twofold
interpretation: on the one hand, she reads it as a form of resistance to power
through a verbal claim of a behavior in opposition to norms and, on the other
hand, as a performative act having the force of truth. Given these premises, the
paper fnally shows how the analysis conducted by Butler of some verbal acts of
truth performed by linguistically vulnerable subjects supplies a chance to read the
impact of confession beyond Foucaults thought.
Keywords: Foucault, Butler, Confession, Truth, Subject, Power, Performative.
78
G. Le Blanc, La vie hors de soi, in Id.F. Brugre (a cura di), Judith Butler. Trouble dans
le sujet, trouble dans les normes, Presses Universitaires de France, Paris 2009, p. 113.
140 Attilio Bragantini
Soggetto, potere, discorso
Da Foucault a Butler, passando da Bourdieu
Philippe Sabot
Per rendere pi esplicita la posta in gioco complessiva delle analisi che
seguiranno, partiremo dal modo in cui tienne Balibar, in La paura delle
masse
1
, propone di defnire ci che egli chiama differenti concetti della
politica, ovvero delle categorie che permettono di pensare la pratiche
politiche. Prenderemo in considerazione soprattutto i primi due concetti,
ereditati direttamente dal pensiero di Marx (il terzo concetto, quello della
civilt (civilit), riguarda qui un uso specifco che ne fa Balibar stesso)
2
.
Il primo concetto quello di emancipazione, da intendere nel senso di una
rivendicazione di autonomia (da parte di gruppi di individui, di popoli).
Il secondo concetto quello di trasformazione. Questultimo appare
chiaramente presente nellundicesima Tesi su Feuerbach: I flosof hanno
soltanto diversamente interpretato il mondo ma si tratta di trasformarlo
3
.
Questo secondo concetto implica immediatamente, come suo
correlato funzionale, unanalisi delle condizioni in cui pu prodursi tale
trasformazione. Tutto avviene come se il nostro modo di pensare la politica
dopo Marx (ma anche secondo Marx) si trovasse polarizzato tra i due
concetti di emancipazione e di trasformazione. Balibar propone infatti di
distinguere questi due concetti dal punto di vista delle operazioni politiche
1
. Balibar, La Crainte des masses. Politique et philosophie avant et aprs Marx, Galile,
Paris 1997; trad. it., La paura delle masse. Politica e flosofa prima e dopo Marx, a cura di
A. Catone, Mimesis, Milano 2001. Dobbiamo ad Herv Oulchen il fatto di aver attirato
la nostra attenzione su questo testo di tienne Balibar grazie alle pagine iniziali della sua
tesi di dottorato dedicata a LIntelligibilit de la pratique : entre Sartre et Foucault (tesi sostenuta
a Bordeaux 3 nel novembre 2013), cfr. in particolare le pp. 35-36 che verranno riprese in
questa sede.
2
Cfr. in particolare, . Balibar, Violence et civilit. Wellek Library Lectures et autres essais
de philosophie politique, Galile, Paris 2010, Premire partie, 3
me
confrence : Stratgies de
civilit , pp. 143 e ss.
3
K. Marx, Thses sur Feuerbach, (Thse 11), in Marx 1845. Les Thses sur Feuerbach, a
cura di P. Macherey, Editions Amsterdam, Paris 2008, p. 219; trad. it. Marx-Engels, Opere
scelte, Editori Riuniti, Roma, 1969, pp. 187-190.
materiali foucaultiani, a. II, n. 4, luglio-dicembre 2013, pp. 141-163.
che oggi essi descrivono. Cos, il concetto di emancipazione sostiene il
pensiero di una pratica politica a venire, nellorizzonte escatologico di un
aldil
4
. Il concetto di trasformazione rinvia invece a quel che Balibar chiama
una politica dellal di qua
5
, ovvero allidea di uninnata eteronomia della
politica: cos, per Marx, esemplarmente, non vi politica (fare la storia)
che in (o sotto) condizioni determinate (Umstnden, Bedingungen, Verhltnissen),
nelle quali gli individui e i gruppi entrano perch sono sempre gi posti.
Queste condizioni, ben lungi dallabolire la politica, la defniscono invece
intrinsecamente e le conferiscono la sua realt
6
.
Se oggi questa diade concettuale (emancipazione-trasformazione) si
appoggia allundicesima tesi di Marx su Feuerbach (non interpretare il
mondo come fanno i flosof, ma trasformarlo con altri mezzi che non
siano la flosofa?), ci si accorger che il concetto di emancipazione ha
qualcosa in comune con un certo idealismo specialmente quando esso
stabilisce, come norma dellazione politica, un valore superiore come la li-
bert o leguaglianza mentre loperativit del concetto di trasformazione
ha una base chiaramente materialista: questo signifca che, come minimo,
la sua operativit si situa nel mondo, nel bel mezzo del mondo e dei suoi
dispositivi materiali, sociali, economici, istituzionali. questa prospettiva,
quella di una politica eteronoma, sotto condizione, che Balibar suggeri-
sce, mentre litinerario di Foucault, in particolare la sua comprensione del
potere, sinscrive piuttosto nello sviluppo del paradigma materialista della
trasformazione. La questione che si pone quindi di sapere in che misura
Foucault si discosta dal concetto propriamente marxiano di trasforma-
zione (come viene analizzato da Balibar)
7
. La prospettiva foucaultiana ri-
torna infatti a prendere in considerazione il fatto che il confitto storico
4
Secondo Herv Oulchen, i lavori di Jacques Rancire si collocano nellorbita di
questa politica dellemancipazione, allorch cercano di pensare un incondizionato nella
fattispecie di una parte dei senza parte, al di l delle divisioni materiali e identitarie
istituite nellordine sociale, cfr. H. Oulchen, LIntelligibilit de la pratique, cit., p. 36.
5
. Balibar, La paura delle masse, cit., p. 15.
6
Ibidem.
7
A proposito di Marx, Balibar precisa che la posizione di una politica trasformatrice
delle sue proprie condizioni non ha niente a che vedere con una liquidazione dellautonomia
dei soggetti della politica (nominatamente: del popolo). anche linverso: la politica di
Marx ha, al pari della politica di emancipazione, il fne di istituire lautonomia dei suoi
soggetti, ma se lo rappresenta come un risultato del proprio movimento e non come un
presupposto; ivi, p. 16.
142 Philippe Sabot
sempre gi inerente ai rapporti di potere
8
, ovvero rinvia non tanto alla
contraddizione tra i gruppi sociali o tra le classi sociali e alla dialettizza-
zione di questa contraddizione (nellorizzonte di una totalizzazione della
Storia), quanto piuttosto alla dimensione di trasformazione immanente
che anima queste relazioni di potere e che parimenti le costituisce. Questo
non signifca che non vi siano pi lotte, al contrario! Ma la natura di
queste lotte, immediate se si vuole, che merita di essere precisata se
vogliamo comprendere la natura della trasformazione delle relazioni di
potere, allinterno delle relazioni di potere, che caratterizza la prospettiva
politica di Foucault. Per farlo nel prolungamento delle nitide osservazioni
di Balibar, ci baseremo in un primo tempo sulle sintetiche proposizioni
che si trovano raccolte nei due saggi di Il soggetto e il potere, pubblicati nel
1983 in appendice allopera di Hubert Dreyfus e di Paul Rabinow, Michel
Foucault: Beyond Structuralism and Hermeneutics
9
. Quello che allora appare
che la distanza tra le condizioni e la trasformazione ridotta al minimo:
esse divengono contemporaneamente le une dellaltra [] le condizioni di
esistenza che si tratta di trasformare sono fatte della stessa materia della
pratica della trasformazione stessa [e fanno] parte di una rete infnita di
relazioni dissimmetriche tra la potenza degli uni e quella degli altri, i
domini e le resistenze
10
.
Tuttavia, in un secondo tempo, vorremmo ugualmente mettere alla
prova questo paradigma politico della trasformazione re-inscrivendo le
analisi foucaultiane sul soggetto e il potere cio sulle relazioni di potere
in quanto defniscono delle modalit reversibili di assoggettamento e di
soggettivazione allinterno di una rifessione che prenda in considerazio-
ne la dimensione discorsiva di tali relazioni di potere. A sua volta, questo
signifca che la presa del potere sul soggetto una presa discorsiva, dunque
8
Ivi, p. 20.
9
M. Foucault, The Subject and the Power, in H. Dreyfus & P. Rabinow, Michel Foucault:
Beyond Structuralism and Hermeneutics, University of Chicago Press, Chicago 1982, ora in
M. Foucault, Dits et crits, Gallimard, Paris (1994), 2001, vol. II, pp. 1041-1062 (edizione
da cui citiamo); trad. it. Il soggetto e il potere, in H. Dreyfus & P. Rabinow, La ricerca di Michel
Foucault. Analitica della verit e storia del presente, a cura di D. Benati, M. Bertani, I. Levrini,
Ponte alle Grazie, Firenze 1989, pp. 235-254. [La versione inglese di questo testo di
Foucault differisce (talvolta sensibilmente) da quella francese contenuta nei Dits et crits
(versione citata dallautore). Dal momento che la traduzione italiana segue la versione
inglese, nella presente traduzione ci siamo distaccati dalla versione italiana ogniqualvolta
essa non corrisponde ai brani della versione francese citati dallautore, NdT.]
10
. Balibar, La paura delle masse, cit., p. 19.
Soggetto, potere, discorso 143
che il potere, nella sua maniera di legarsi ai soggetti, di esercitarsi attraver-
so i soggetti, nelle relazioni tra soggetti, si manifesta nellordine del discor-
so, che un ordine pratico e signifca pure che il discorso in larga parte
la posta in gioco delle lotte di potere. Ovvero, esso merita di essere inteso
come una modalit dellassoggettamento del soggetto, ma forma allo stes-
so tempo il luogo di pratiche di soggettivazione che sono, o possono esse-
re, pratiche di resistenza allassegnazione discorsiva del soggetto. Dunque,
non si tratta solamente di considerare, con Foucault, certe poste in gioco
che attualmente riguardano la questione del potere, ma di indicare, parten-
do dalla ripresa e da qualcuno degli sviluppi che Judith Butler ne ha fornito
in particolare in Parole che provocano (Excitable Speech)
11
tanto lo sposta-
mento quanto il rinnovamento di tale questione, dal momento che Butler
si cimentata con la dimensione discorsiva e linguistica dellesercizio del
potere (soprattutto relativamente alla censura). Questa dimensione dal-
tronde presa in considerazione dallo stesso Foucault, nella sua conferenza
inaugurale al Collge de France, Lordine del discorso
12
. Per interrogare le re-
lazione tra soggetto, potere e discorso, si tratter di riprendere su un altro
livello principalmente tramite un confronto con il tema bourdieusiano
del linguaggio autorizzato e dellautorit del linguaggio la questione
che d il titolo al secondo saggio di Foucault che poco sopra si citava:
Come si esercita il potere?
13
. Ci proponiamo di riformulare tale questione, esa-
minando direttamente le condizioni discorsive dellesercizio del potere: il
potere pu esercitarsi senza rivolgersi ai soggetti? In che modo tale atto di
rivolgersi lega il soggetto al potere? Come il soggetto pu situarsi rispetto
a questo atto di rivolgersi (adresse) che in una certa maniera lo costituisce?
Quali sono quindi le condizioni di una trasformazione di questo atto di ri-
volgersi e, con essa, delle relazioni discorsive di potere in cui il soggetto
sembra essere sempre gi preso?
11
J. Butler, Excitable Speech. A Politics of the Performative, Routledge, New York 1997;
trad. it. Parole che provocano. Per una politica del performativo, a cura di S. Adamo, Raffaello
Cortina, Milano 2010. [Nei successivi riferimenti a questo testo di Judith Butler talvolta ci
siamo leggermente discostati dalla traduzione italiana affnch alcuni passaggi di questo
articolo potessero aderire meglio alle argomentazioni proposte dal suo autore in base alla
traduzione francese che egli utilizza, NdT.]
12
M. Foucault, LOrdre du discours, Gallimard, Paris 1971; trad. it. Lordine del discorso, a
cura di A. Fontana, in Il discorso, la storia, la verit. Interventi 1969-1984, a cura di M. Bertani,
Einaudi, Torino 2001, pp. 11-41.
13
M. Foucault, Il soggetto e il potere, cit., pp. 245-254.
144 Philippe Sabot
Un agonismo delle relazioni di potere
Per fssare un punto di ancoraggio del pensiero politico di Foucault
allinterno della matrice concettuale della trasformazione, prenderemo dun-
que come punto di partenza lanalisi dei due saggi di Foucault su Il sog-
getto e il potere. Questi testi si inscrivono dentro lorizzonte di una duplice
preoccupazione: si tratta innanzitutto di ridefnire il potere a partire dal
soggetto, ovvero a partire dalle forme congiunte, strettamente correlate, di
assoggettamento e di soggettivazione che esso produce; in seguito si tratta
di mostrare che questo nuovo rapporto del soggetto al potere porta con
s possibilit di resistenza, di lotte strategiche che costituiscono la realt e
la positivit delle relazione di potere, e praticamente porta quindi a termi-
ne la revisione di una concezione giuridica, soltanto negativa, del potere.
In La volont di sapere, Foucault ha chiaramente girato le spalle a questo
modello giuridico del potere che ha il difetto di mettere uno di fronte
allaltro il potere e il soggetto, e di considerare pertanto il rapporto tra il
soggetto e il potere solo in maniera univoca, essenzialmente dal punto di
vista dellobbedienza e della sottomissione del primo al secondo sotto la
costrizione della legge: Potere legislatore da una parte e soggetto obbe-
diente dallaltra
14
. In questo senso, affermare, come fa Foucault allinizio
del suo primo testo, che non il potere a costituire il tema generale delle
mie ricerche, ma il soggetto
15
, signifca che non si pu comprendere il
soggetto, le sue forme di oggettivazione e di soggettivazione, partendo dal
potere, e facendo come se il potere esistesse nel senso di una realt che
si pu reperire e identifcare attraverso un certo numero di dispositivi giu-
ridici e istituzionali, incarnati ad esempio nella sovrastruttura dello Stato.
Per studiare il potere, si deve piuttosto analizzarne gli effetti per come si
radicano nel profondo del legame sociale
16
, al livello infra-istituzionale
della vita in societ e delle relazioni sociali: Le relazioni di potere sono
radicate nella rete sociale
17
.
Secondo questa prospettiva relazionalista e dal momento che si ri-
nunciato allo schema astratto di una sottomissione passiva del soggetto
14
M. Foucault, La Volont de savoir. Histoire de la sexualit 1, Gallimard, Paris 1976,
p. 112 ; trad. it. La volont di sapere. Storia della sessualit 1, a cura di P. Pasquino & G.
Procacci, Feltrinelli, Milano 1978, p. 76.
15
M. Foucault, Il soggetto e il potere, cit., p. 237.
16
Ivi, p. 250.
17
Ivi, p. 251.
Soggetto, potere, discorso 145
allordine sovrano del potere e allesercizio della sua violenza legittima, si
vede proflarsi unattivit propria del soggetto che diventa parte in causa
del processo allinterno del quale elaborato e defnito come soggetto:
Ci che defnisce una relazione di potere un modo di azione che non agisce
direttamente e immediatamente sugli altri. Al contrario agisce sulle loro azioni:
unazione su unazione, su azioni attuali, oppure su azioni eventuali, future o
presenti. Un rapporto di violenza agisce su un corpo o sulle cose; esso forza,
sottomette, tortura, distrugge, o impedisce ogni possibilit. Il suo polo opposto
pu essere soltanto la passivit; e se urta contro una qualsiasi resistenza, non ha
altra possibilit che tentare di ridurla. Per contro, una relazione di potere pu
soltanto essere articolata sulla base di due elementi che le sono indispensabili per
essere propriamente una relazione di potere: che laltro (colui sul quale viene
esercitato il potere) sia interamente riconosciuto e conservato fno allestremo
come soggetto che agisce; e che, di fronte ad una relazione di potere, tutto un
campo di risposte, di azioni, di reazioni, di effetti e possibili invenzioni, possa
essere aperto
18
.
Questo brano tratto dal secondo saggio di Foucault permette di co-
gliere meglio la natura delle relazioni di potere e il ruolo che vi giocano i
soggetti. Innanzitutto, si nota come la forma generale di queste relazioni
pu esplicitarsi a partire da ci che, nel corso Sicurezza, territorio, popolazio-
ne
19
, stato defnito come governamentalit. Infatti, dire che il potere
non costringe ma conduce, controlla, regola una molteplicit aperta di
azioni, reali e virtuali, presenti o future, signifca che il suo esercizio
dellordine del governo, inteso qui in senso ampio: governare, vuol
dire proprio agire sulle azioni (possibili) degli altri, e pi precisamente
strutturare il campo di azione possibile degli altri
20
. Ma questa strut-
turazione non si impone dallesterno a soggetti passivi che ne sareb-
bero soltanto il punto di applicazione. Al contrario, la governamentalit
presuppone lagency (agentivit) dei soggetti; implica che allinterno delle
relazioni di potere vi sia direttamente la loro potenza di agire intesa
come potenza di mettere in relazione e anche, come si vedr, di mettere
18
Ivi, p. 248.
19
M. Foucault, Scurit, territoire, population. Cours au Collge de France. 1977-1978, a cura
di M. Senellart, Seuil/Gallimard, Paris 2004; trad. it. Sicurezza, territorio, popolazione. Corso al
Collge de France (1977-1978), a cura di P. Napoli, Feltrinelli, Milano 2005.
20
M. Foucault, Il soggetto e il potere, cit., p. 249.
146 Philippe Sabot
in questione e di trasformare le stesse condizioni di operativit delle re-
lazioni di potere. Da questa prospettiva, le pratiche soggettive non sono
quindi riprese e ridotte da una serie di determinazioni oggettive, ad esem-
pio, di ordine istituzionale. Al contrario, non solo esse sono mantenute
e sostenute nelle loro dimensioni attive, ma anche a partire da queste
pratiche soggettive che i processi di assoggettamento diventano piena-
mente effettivi e intellegibili. La condotta dei soggetti, la loro maniera di
condursi, e di problematizzare le proprie azioni, sono parte in causa del
processo dellassoggettamento questultimo deve allora essere inteso
non nel senso della sottomissione unilaterale a una legge, ma in quello di
un certo posizionamento attivo degli individui attraverso cui si costitui-
scono essi stessi come soggetti normati. Per essere pienamente operativo,
lassoggettamento implica dunque la libert dei soggetti assoggettati, e
deve riguardare soggetti liberi:
Quando si defnisce lesercizio del potere come un modo di azione sulle
azioni degli altri, quando si caratterizzano queste azioni attraverso il governo
degli uomini da parte di altri uomini nel senso ampio del termine vi si include
un elemento importante: la libert. Il potere viene esercitato soltanto su soggetti
liberi, e solo nella misura in cui sono liberi. Con ci intendiamo individui e
soggetti collettivi che hanno davanti un campo di possibilit in cui parecchi modi
di condotta, numerose azioni, diversi tipi di comportamento, possano essere re-
alizzati. Dove le determinazioni sono saturate, non c rapporto di potere: la
schiavit non un rapporto di potere quando luomo in catene (in questo caso
si tratta di un rapporto fsico di costrizione) ma solo quando pu muoversi e al
limite scappare. Conseguentemente non c alcun affrontamento faccia a faccia di
potere e di libert che sia reciprocamente esclusivo (la libert scompare ovunque
il potere venga esercitato), ma unazione reciproca molto pi complessa. In que-
sto gioco la libert potr certo apparire come la condizione di esercizio (dexistence) del
potere (al contempo la sua condizione preliminare, dal momento che necessario
vi sia liber affnch il potere venga esercitato, ed insieme il suo sostegno per-
manente, poich se la libert si sottraesse interamente al potere che si esercita su
di essa, questultimo cesserebbe per questo fatto stesso e si dovrebbe trovare un
sostituto nella coercizione pura e semplice della violenza); ma essa apparir anche
come la sola a potersi opporre allesercizio del potere che tende in fn dei conti a
determinarla interamente
21
.
21
Ivi, p. 249 [trad. modifcata].
Soggetto, potere, discorso 147
In questo sorprendente passaggio, che potrebbe costituire una re-in-
scrizione cambiata di segno della dialettica servo-padrone (fssando proba-
bilmente in parte lo schema generale di una politica dellemancipazione),
la libert, lesistenza di soggetti liberi, quindi posta come condizione di
possibilit e nello stesso tempo anche come limitazione sempre possibile
dellesercizio relazionale del potere, che essa condiziona e al contempo
costituisce. Attraverso le loro azioni, questi soggetti defniscono un campo
aperto di possibilit rispetto al quale il potere si pone come obiettivo
di strutturare in modo immanente, man mano che queste possibilit si
producono nelle pratiche. Questa strutturazione non riguarda quindi un
quadro giuridico fssato in anticipo, e non procede nemmeno con leserci-
zio reattivo di una violenza repressiva; ma precisamente contemporanea
allo sviluppo della soggettivit e delle libert: essa si inventa volta per volta
in seno allo sviluppo delle forze e dei loro rapporti, entro cui trova quindi
le proprie condizioni di esercizio che sono anche le sue condizioni di
trasformazione possibile.
Una tale analisi delle relazioni di potere che fa intervenire, come prin-
cipio stesso della loro dinamica relazionale, la dimensione della libert, di
soggetti liberi, si inscrive in modo manifesto nello sviluppo delle ricerche
intraprese da Foucault a partire dalla met degli anni settanta, in particola-
re nei suoi studi dedicati al tema della governamentalit pastorale e al suo
contrario: le contro-condotte (o ancora le rivolte di condotta), che
hanno attraversato la storia del pastorato cristiano alla fne del Medioevo,
acquisendo una particolare intensit nel sedicesimo secolo, con i movimen-
ti riformatori e, infne, con la Riforma protestante. In una conferenza inti-
tolata Quest-ce que la critique? (conferenza tenuta presso la Socit franaise
de philosophie nel maggio del 1978) in cui, in particolare, Foucault fa una
rapida sintesi delle sue prime ricerche sulla questione della governamenta-
lit (che parimenti ripresa nel primo dei due saggi del 1982) e defnisce
esattamente quel che egli chiama latteggiamento critico come larte di
non essere eccessivamente governati
22
, o ancora come larte della disob-
22
M. Foucault, Quest-ce que la critique ? (Critique et Aufklrung), in Bulletin de la
Socit franaise de Philosophie, 1990, 84
e
anne/2, sance du 27 mai 1978, p. 38; trad.
it. Illuminismo e critica, a cura di P. Napoli, Donzelli, Roma 1997, p. 38. Per unanalisi pi
dettagliata delle poste in gioco di questa conferenza del 1978, si rinvia alle precisazioni di
F. Gros, Foucault et la leon kantienne des Lumires, in Lumires, n 8 (2006), pp. 159-167; e
al nostro articolo, Ph. Sabot, Critique, attitude critique, rsistance, in Michel Foucault. lpreuve
du pouvoir, a cura di E. Jolly & Ph. Sabot, PUS, Villeneuve dAscq 2013, pp. 9-23.
148 Philippe Sabot
bedienza volontaria, dellindocilit ragionata
23
. Latteggiamento critico,
per come Foucault cerca di pensarlo in questa conferenza (in margine alla
critica kantiana), non disegna dunque un al di l delle relazioni di potere e
del tipo di assoggettamento cui esse danno luogo. Tale atteggiamento de-
fnisce piuttosto una potenza di problematizzazione e di sovversione che
trova la propria collocazione solo allinterno di queste relazioni di potere,
delle quali si alimenta principalmente. Infatti, che sussistano potenziali-
t sovversive, persino insurrezionali, nel cuore del potere non deriva da
unincapacit del potere di assicurarne il controllo, dunque da un difetto
del potere in quanto tale che, pertanto, potrebbe puramente e semplice-
mente essere rovesciato. Queste potenzialit sovversive, scaturite dal li-
bero esercizio della pratica dei soggetti, si compongono in realt con il
dispositivo di potere che ne struttura la dinamica immanente.
In questo senso, un tale dispositivo di potere costituisce non tanto una
struttura fssa, con un polo attivo (la legge) e un polo passivo (il soggetto)
quanto piuttosto un equilibrio instabile tra strutturazione e destrutturazio-
ne, tra condizionamento e decondizionamento, tra condizioni e trasformazio-
ne. Signifca che la stabilizzazione del dispositivo di potere sempre rela-
tiva, precaria, nellesatta misura in cui le relazioni di potere non sono mai
totalizzabili o per dirla con un lessico sartriano, che la loro totalizzazione
anche sempre de-totalizzata, aperta su un divenire e su una contingenza
storici. In sintesi, a proposito di un fuori che attualizza e destabilizza
il suo contenuto spostando incessantemente il limite tra sottomissione e
insubordinazione:
Se vero che al centro delle relazioni di potere, e come condizione per-
manente della loro esistenza, c una insubordinazione ed una libert essen-
zialmente irriducibile, allora non c alcuna relazione di potere senza resistenza,
allora non c alcuna relazione di potere senza resistenza, senza mezzi di evasione
o di possibile fuga, senza capovolgimenti eventuali; ogni relazione di potere im-
plica dunque, almeno virtualmente, una strategia di lotta, in cui tuttavia le due
forze non giungono a sovrapporsi, non perdono la loro natura specifca, e infne
non arrivano a confondersi. Ciascuna costituisce per laltra una sorta di limite
permanente, un punto di possibile rovesciamento []. Infatti, fra una relazione
di potere ed una strategia di lotta, c unattrazione reciproca, un concatenamento
infnito ed un rovesciamento perpetuo
24
.
23
M. Foucault, Illuminismo e critica, cit., p. 40.
24
M. Foucault, Il soggetto e il potere, cit., p. 253 [trad. modifcata].
Soggetto, potere, discorso 149
La stretta correlazione tra potere e insubordinazione, tra relazioni di
potere e lotte strategiche, nella dimensione di un agonismo piuttosto
che di un antagonismo
25
, non implica dunque la loro confusione, ma
la loro trasformazione reciproca. Potere e libert sono presi allinterno di
una dinamica di rilancio e di limitazione reciproci che costituisce il cro-
giolo delle relazioni di potere, in quanto esse sviluppano, in modo im-
manente, possibilit di resistenza, focolai di instabilit del dispositivo, che
sono daltronde tanto pi destabilizzanti e travolgenti allorch entrano in
risonanza gli uni con gli altri, prendendo la forma strategica di una rete,
di reti di resistenza e di contestazione.
Questa rapida traversata allinterno della rifessione foucaultiana su Il
soggetto e il potere permette dunque di far spazio allidea, che spesso stata
attribuita a Foucault, di un potere che intrappola, ovvero non certo lidea
di un potere trascendente, ma comunque di un potere che tanto pi te-
mibile ed effcace (dunque totalizzante) quanto pi mobile e diffuso, un
potere che possiede la vocazione a insinuarsi fn nei dettagli pi infmi e
intimi della condotta individuale. Per Foucault, al contrario, sembra invece
che leffcacia del potere si trovi limitata esattamente dallo stesso fatto di
regolare e di ordinare, ovvero dalla potenza di agire dei soggetti. Adesso
mostreremo come questo quadro di analisi delle relazioni di potere, delle-
sercizio relazionale del potere e della sua fragilit costitutiva, venga ripreso
in modo originale da Judith Butler che ne sfrutta gli intenti trasformativi,
basandosi su una rifessione politica sulle risorse del linguaggio. nel cor-
so di questa rifessione, centrata sulla duplice questione della costituzione
discorsiva del soggetto e del potere della censura, che Butler incontra e
discute certe posizioni di Bourdieu (e di Derrida) sulla performativit di
certi atti linguistici, ovvero la loro capacit di realizzare quel che enuncia-
no per il solo fatto di enunciarlo, o dal punto di vista degli effetti prodotti
dalla loro enunciazione.
25
Ivi, p. 249 [trad. modifcata]: Nel cuore della relazione di potere, e a provocarla
costantemente, c la resistenza della volont e lintransigenza della libert. Piuttosto che
parlare di un antagonismo essenziale, sarebbe pi opportuno parlare di un agonismo
di un rapporto che al contempo di incitamento reciproco e di lotta; pi che di un
affrontamento faccia a faccia che paralizza entrambe le parti, si dovrebbe parlare di una
provocazione permanente.
150 Philippe Sabot
Lesplicito, limplicito e lordine del visibile
Lanalisi foucaultiana ripresa da Judith Butler sui due versanti della
produttivit del potere e dellinstabilit costitutiva delle relazioni di potere,
che viene interrogata a partire dalla costituzione discorsiva del soggetto
allinterno delle relazioni di potere, per come in particolare si trova ri-
velata, in maniera problematica, nel caso dello hate speech e delle possibili
reazioni contro tale discorso. Si noter che questa ripresa viene effettuata
a partire da un certo spostamento rispetto alle argomentazioni di Foucault.
Infatti, se Butler concentra la propria attenzione sulle modalit discorsive
del divenire-soggetto, la sua analisi si rivolge piuttosto su alcuni fenomeni
tipici dellesperienza sociale del linguaggio ordinario: quella che ci espone
e quindi ci rende raggiungibili dallingiuria, dalla minaccia, e contro cui
possono essere rivolte delle risposte politiche (soprattutto tramite leserci-
zio giuridico di una censura di Stato applicata a certe espressioni razziste,
sessiste, omofobe).
Per chiarire i termini della discussione, bisogna ricordare che il pun-
to di partenza e la posta in gioco di questa analisi duplice. Essa si
rivolge da una parte a quel che Butler chiama la vulnerabilit linguistica
dei soggetti, che uno degli aspetti della loro vulnerabilit ontologica e
costituisce il rovescio del potere formativo del linguaggio: il linguaggio
ci ferisce solo perch siamo esseri linguistici, esseri che hanno bisogno
del linguaggio per poter essere
26
. Ma, daltro canto, tale analisi interessa
ugualmente la natura e la strutturazione linguistica dellatto di rivolgersi
(adresse) in quanto esso determina luso (politico) che pu (o non pu)
esserne fatto: qui che appare il tema e il problema della censura, nel con-
testo dei dibattiti statunitensi circa lapplicabilit del primo emendamen-
to della Costituzione americana, che garantisce la libert di espressione,
nei casi di ingiuria a sfondo razzista, omofobo o sessista. Infatti, tutta la
questione consiste nel sapere se queste ingiurie sono delle parole libere
(protette nella loro espressione dalla Costituzione) o se si tratta di atti
(che ricadono sotto lazione della legge che pu giustifcarne la censura).
Quindi, lo statuto degli atti discorsivi che merita di essere spiegato,
e, in particolare, il loro carattere performativo che implica la realizza-
zione di ci che viene enunciato, o nello stesso gesto dellenunciazione
(illocutorio), o come effetto di questa enunciazione (perlocutorio). Alcuni
26
J. Butler, Parole che provocano, cit., p. 1.
Soggetto, potere, discorso 151
atti discorsivi sono effettivamente atti che fanno quello che dicono (in
particolare, quelli che operano la subordinazione delle donne nel testo
visuale della pornografa), oppure sono soltanto parole (come recita
il titolo di un libro di MacKinnon, Only words
27
), libere di diritto, se cos si
pu dire, sottratte quindi ad ogni condanna (e ad ogni censura) per via di
questa natura intra-linguistica?
28
Non ci avventureremo in questa sede in questo (appassionante) aspet-
to delle analisi di Butler e del suo dibattito con MacKinnon, ci limiteremo
soltanto a sottolineare larticolazione prodotta tra i due versanti dellanalisi
di Butler. Infatti, il problema di fondo che viene a porsi di sapere quel
che facciamo e quel che possiamo fare di queste parole, di questa trama
discorsiva cui esse danno forma, cui possono dare forma anche ferendoci,
si tratta di parole che talvolta possono sembrare fssarci in unidentit nega-
tiva, respingendoci al di fuori del circuito del riconoscimento, nello spazio
dellabiezione. Con ogni evidenza, Butler fa giocare il modello perlocutorio
del performativo contro il modello illocutorio (e, in una certa maniera, an-
che questultimo contro se stesso, poich le occasioni fallite dallenunciato
performativo sono ancora pi importanti di quelle che hanno successo) per
introdurre tra latto enunciativo e i suoi effetti (per esempio su una persona
che riceve unoffesa ingiuriante) non solo uno spazio di negoziazione, ma
anche uno spazio di indeterminazione (i nostri discorsi sono sempre, in
qualche modo, fuori dal nostro controllo
29
), che apre peraltro uno spazio
o la possibilit di un intento strategico di replica contro latto di rivolgersi
e verso i nomi di chi offende. Esiste un modo di adottare, come principio
di analisi politica del potere delle parole, quel che Foucault, ne La volont
di sapere, designava come la regola della polivalenza tattica dei discorsi:
I discorsi, come i silenzi daltronde, non sono sottomessi al potere o rivolti
contro di lui una volta per tutte. Bisogna ammettere che un gioco complesso ed
27
C.A. MacKinnon, Only Words, Harvard Univesrity Press, Cambridge (Mass.) 1993;
trad. it. Soltanto parole, a cura di C. Honorati, Giuffr, Milano 1999.
28
Una delle poste in gioco di questi dibattiti riguarda la pornografa di cui la
giurista e femminista americana Catharine MacKinnon sottolinea il potere ingiurioso e
offensivo per le donne. Per una presentazione e una delucidazione molto chiara delle
posizioni di MacKinnon, rispetto a cui il libro di Butler si presenta come una critica,
cfr. B. Ambroise, Quand pornographier, cest insulter: thorie des actes de parole, pornographie et
fminisme, in Cits, 3/2003 (n 15), pp. 79-85.
29
J. Butler, Parole che provocano, cit., p. 22 [trad. modifcata].
152 Philippe Sabot
instabile in cui il discorso pu essere contemporaneamente strumento ed effetto
di potere, ma anche ostacolo, intoppo, punto di resistenza ed inizio di una strate-
gia opposta. Il discorso trasmette e produce potere; lo rafforza ma lo mina anche,
lespone, lo rende fragile e permette di opporgli ostacoli. Nello stesso modo il si-
lenzio ed il segreto proteggono il potere, danno radici ai suoi divieti; ma allentano
anche le sue prese ed organizzano tolleranze pi o meno oscure
30
.
Nei casi menzionati da Butler, la questione quindi in primo luogo
quella di comprendere da dove viene il pericolo di estendere il campo del
performativo, una questione che, pi in particolare, ci conduce a formu-
lare lipotesi che lo hate speech sia sempre effcace e, sempre tramite questa
stessa ipotesi, che si possa addirittura eliminare la stessa possibilit di una
risposta critica, persino quella di una analisi critica delle condizioni isti-
tuzionali, sociali e politiche che sono allorigine della violenza e tutto
ci, talvolta, anche in nome della protezione che lo Stato deve assicurare
allintegrit dei suoi cittadini
Linsieme di tali questioni si cristallizza in una certa maniera nel primo
capitolo di Parole che provocano, in cui Butler si interessa particolarmente
ai problemi linguistici, giuridici e politici, posti dalla censura. Si potrebbe
pensare che la censura corrisponda allesercizio istituzionale di un potere
sovrano che viene a sanzionare attraverso la legge un certo tipo di discorsi
e di persone che li tengono. Ma la funzione della censura va ben al di l di
questa semplice regolazione a posteriori delle cose dette. Al di l oppure al
di qua, poich Foucault evoca in Lordine del discorso questo tipo di censura
inerente a una procedura esterna di controllo del discorso che quella
dellinterdetto. Il principio di questo primo modo di controllo delle cose
dette che chiunque, insomma, non pu parlare di qualsiasi cosa
31
e
Foucault aggiunge che se i due luoghi privilegiati in cui linterdetto viene
messo completamente in gioco sono la sessualit e la politica, perch il
discorso, nellinterdetto, rivela di essere tuttuno con il desiderio e il po-
tere
32
. Ma la censura va comunque pi in l della semplice regolazione di
ordine legale, esterna e posteriore, dei discorsi, nella misura in cui essa si
riferisce in realt non solo alle cose dette, ma anche, pi profondamente o
pi fondamentalmente, allordine del dicibile nella misura in cui essa opera
30
M. Foucault, La volont di sapere, cit., p. 90.
31
M. Foucault, Lordine del discorso, cit., p. 12.
32
Ivi, p. 13.
Soggetto, potere, discorso 153
e sanziona una partizione (partage) a priori tra il dicibile e lindicibile, persi-
no tra coloro che hanno voce in capitolo e quelli che sono senza voce. In
questo senso, ogni censura esplicita si duplica in censura implicita, la quale
non pu essere compresa attraverso il solo modello giuridico del potere.
Di che cosa si tratta?
[La censura implicita] si riferisce a operazioni implicite di potere che esclu-
dono in modo non detto ci che rimarr indicibile. In tali casi, non necessaria
alcuna regolamentazione in cui articolare tale limitazione. Loperare di forme
implicite e potenti di censura ci dice che il potere del censore non si esaurisce con
politiche o regolamentazioni statali esplicite. Tali forme implicite di censura potrebbero
essere, in realt, pi effcaci delle forme esplicite nellimporre un limite alla dicibilit
33
.
A supporto di questa ipotesi, Butler evoca a titolo di esempio la censu-
ra esplicita che riguarda il coming out nellesercito americano che ha preso
forma ed entrata in vigore come legge nel 1994 (durante lamministra-
zione Clinton). Si tratta del decreto del Dont ask, dont tell (che si potreb-
be chiamare la legge del manifesto) di cui Bulter sottolinea insieme le
poste in gioco esplicite e le conseguenze imprevedibili e implicite. Le poste
in gioco esplicite di questo decreto sono legate a una certa comprensione
presupposta dallenunciazione performativa e, di conseguenza, dal potere
delle parole. Infatti, se dire equivale a fare, allora dichiararsi omosessuale
signifca o realizzare un atto omosessuale dichiarando la propria pratica
dellomosessualit, oppure, nella prospettiva del performativo perlocuto-
rio, signifca almeno produrla come effetto (anche solamente virtuale) di
questa dichiarazione delle pratiche omosessuali. Daltronde, a questo ri-
guardo, Judith Butler sottolinea il trattamento discriminante, nel quadro
legale della censura esplicita, delle dichiarazioni legate alla sessualit (in
particolare allomosessualit, ma anche alla pornografa) e delle dichiara-
zioni legate alla sfera razziale: se il discorso sessuale considerato in modo
equivoco come un discorso performativo, dunque come atto sessuale (e
in quanto tale condannabile), invece la relazione tra discorso e condotta
considerata equivoca, se non indecidibile, dai tribunali nei casi relativi ai
discorsi razzisti
34
. Sono soltanto dei discorsi (e allora possono ricadere
sotto il primo emendamento: essi non sono ritenuti sistematicamente in-
33
J. Butler, Parole che provocano, cit., p. 187 (corsivo dellautore).
34
Ivi, p. 57 [trad. modifcata].
154 Philippe Sabot
giurie condannabili). Peraltro, a sostegno dellipotesi che i nostri discorsi
sono e restano sempre almeno in parte fuori del nostro controllo,
bisogna ugualmente notare che il discorso di censura si rivela contropro-
ducente e mostra i suoi limiti, ovvero i limiti di uninfuenza di natura
legale su un ordine che quello dei discorsi: il decreto del Dont ask, dont
tell ha sortito leffetto paradossale di far proliferare i dibattiti e i discorsi
sullomosessualit dei militari, mentre si trattava esattamente di contenerli.
Tuttavia, il fallimento di questa censura esplicita consente di rivelare latto
di censura implicita che essa contiene e che non si riferisce, almeno non si
riferisce solamente, alla delimitazione dei discorsi, ma cerca comunque di
stabilire una norma in base alla quale proceda la soggettivazione dellesercito
35

sullo sfondo dunque di un rifuto dellomosessualit. Da questo esempio,
si vede dunque bene che lesercizio del potere che si manifesta nelle forme
della censura, che tuttavia sembrano attestare una concezione giuridica di
questo potere, pu essere appresa solo prendendo in considerazione la
funzione produttiva della censura, che ha a che vedere con la costituzione
discorsiva dei soggetti (che nascono come esseri sociali nello spazio di
interlocuzione del linguaggio, di un linguaggio diviso (partag), nel senso
che divide, essendo esso stesso operatore di pratiche discorsive divisorie).
Questa produttivit (discorsiva e ontologica, ovvero performativa) del po-
tere di censura appare soltanto se si considerano tanto le forme implicite
quanto le forme esplicite del suo esercizio:
La censura una forma produttiva di potere: non semplicemente privativa,
ma anche formativa. La mia tesi che la censura cerchi di produrre i soggetti secondo
norme esplicite e implicite e che la produzione del soggetto abbia molto a che vedere con la regola-
mentazione del discorso. La produzione del soggetto ha luogo non solo attraverso la
regolamentazione del discorso del soggetto, ma anche attraverso la regolamenta-
zione dellambito sociale del discorso che dicibile. La domanda non che cosa
sar in grado di dire, ma che cosa costituir lambito del dicibile allinterno del
quale io comincio a parlare. Diventare un soggetto signifca essere soggetti a una serie di
norme implicite ed esplicite che governano il tipo di discorso che sar leggibile come discorso di
un soggetto
36
.
Il soggetto non preesiste dunque a questa forma di interpellazione
che lo vede intronizzato nellordine del discorso, ovvero gli dischiude il
35
Ivi, p. 189.
36
Ivi, pp. 191-192 (corsivi miei, NdA) [trad. modifcata, NdT].
Soggetto, potere, discorso 155
dominio del dicibile: pu cominciare a parlare e, prendendo la parola, dire
chi
37
. Attraverso lesempio del coming out nellesercito americano, si sar
compreso come questa intronizzazione sia selettiva: il fallimento della cen-
sura esplicita, in questo caso preciso, relativo o paradossale poich nel
discorso si trovano identifcate una categoria di esseri (e di pratiche) indici-
bili e, quindi, di vite (come unit di essere e di pratica) invisibili e invivibili.
Sussiste qui qualcosa come una ripresa dellesplicito da parte dellimplicito,
dellesercizio giuridico del potere da parte del suo esercizio normativo, che
ritaglia il dominio del dicibile e del vivibile. Si opera cos, sotto il segno
della produttivit del potere, una pre-delimitazione del dominio del visibile
e del dicibile, che ha una portata direttamente ontologica e pratica.
Questo signifca allora che siamo in trappola? Oppure che il potere
che opera implicitamente formando i soggetti e circoscrivendo il dominio
del dicibile (escludendone lindicibile) sia intoccabile nellesatta misura in
cui esso stesso sfugge ai termini di intelligibilit cui d origine
38
? In caso
affermativo, potremmo sostenere che Butler non tocca effettivamente la
distinzione foucaultiana tra modello giuridico e modello produttivo del
potere, dal momento che questultimo compare come una sorta di trascen-
dentale storico che defnisce le condizioni a priori dellesperienza possibile.
I nostri discorsi sono fuori dal nostro controllo
39
In realt, lanalisi di Butler non si limita a questo primo approccio
dellarticolazione tra potere, soggetto e discorso. Prendendo in prestito
dalla psicanalisi la nozione di forclusione, Butler sottolinea infatti che
questa nozione non descrive tanto una struttura stabile e compiuta, quan-
37
In Il soggetto e il potere, Foucault stesso sviluppa, riprendendo la tematica
dellinterpellazione di Althusser, lidea di una costituzione discorsiva e ontologica dei
soggetti, che sarebbe la caratteristica pi specifca dellesercizio del potere, o delle
relazioni di potere, in cui qualcosa come dei soggetti possono emergere: come Foucault
scrive, esiste una forma di potere che viene esercitata sulla vita quotidiana immediata, che
classifca gli individui in categorie, li marca attraverso la loro propria individualit, impone
loro una legge di verit che essi devono riconoscere e che gli altri devono riconoscere in
loro. un tipo di potere che trasforma gli individui in soggetti; M. Foucault, Il soggetto e
il potere, cit., p. 241.
38
J. Butler, Parole che provocano, cit., p. 193.
39
Ivi, p. 22 [trad. modifcata].
156 Philippe Sabot
to un processo di strutturazione, la cui validit si manifesta attraverso la
ripetizione continua delle sue norme implicite o tacite che inaugurano la
vita del soggetto
40
: se dunque il soggetto risulta dalla possibilit del di-
scorso, sullo sfondo di un taglio che lo separa dai discorsi impossibili e
dai soggetti invivibili, questo soggetto deve ancora assicurare la propria
capacit di vivere (viabilit) nel tempo e nel discorso; deve quindi ripetere le
norme di intelligibilit del suo essere, fare in modo che tali norme animino
la sua vita corporea e realizzino performativamente la capacit di vivere
del soggetto. Si profla cos, sul piano dellintronizzazione discorsiva del
soggetto, la prospettiva di una ristrutturazione dinamica delle relazioni di
potere a partire dalla dimensione temporale di un assoggettamento che si
basa su un processo di soggettivazione discorsiva:
Anche se chi parla un effetto di tale forclusione, il soggetto non mai
pienamente o esaustivamente ridotto a tale effetto. Un soggetto che parla sul
limite del dicibile si assume il rischio di ridisegnare la distinzione tra ci che
e ci che non dicibile, il rischio di essere proiettato fuori verso lindicibile. La
capacit di agire del soggetto, visto che non una propriet del soggetto stesso,
una volont o una libert inerente a esso, ma un effetto del potere, limitata, ma
non determinata in anticipo. Se il soggetto prodotto nel linguaggio attraverso
una serie di forclusioni, allora questa limitazione fondante e formativa costituisce
lo scenario della capacit di agire del soggetto. Questa capacit di agire diven-
ta possibile a condizione di tale forclusione. Questa non la capacit di agire
del soggetto sovrano, che esercita il potere sempre e solo strumentalmente su
unaltra persona. In quanto capacit di agire di un soggetto post-sovrano, il suo
operare discorsivo delimitato in anticipo, ma anche aperto a una delimitazione
ulteriore e inattesa
41
.
Non si pu quindi affermare che il soggetto possieda il potere. Anche
se esercita rispetto ai discorsi degli altri una censura esplicita, questo eser-
cizio giuridico del potere (replicato sulla base di quello che si attribuisce
allo Stato) come ripreso dal condizionamento implicito di questo stesso
40
Questa analisi prolunga e amplia quella che Butler aveva dedicato alla costituzione
performativa dellidentit cos come delle realt sessuali nel suo Questione di genere. Il
femminismo e la sovversione dellidentit, Laterza, Roma-Bari 2013 (ed. orig. Gender Trouble.
Feminism and the Subversion of Identity, Routledge, London-New York 1990). A questo
proposito si veda B. Ambroise, Judith Butler et la fabrique discursive du sexe, in Raisons
politiques, 4/2003 (n 12), pp. 99-121.
41
J. Butler, Parole che provocano, cit., pp. 200-201.
Soggetto, potere, discorso 157
potere. Ma il soggetto in qualche modo rimette in gioco la forclusione
allinterno del suo stesso discorso, ovvero il fatto di essere implicato, in
virt della sua capacit discorsiva, nella ripetizione, sempre a rischio, sem-
pre incerta, di ci che delimita e rende possibile (o impossibile) il suo pro-
prio discorso e, di conseguenza, il suo proprio statuto di soggetto parlante.
In queste condizioni, la forclusione diventa una modalit produttiva di
potere, in balia delle forme di soggettivazione che essa ha prodotto e che
pretende di regolare.
su questo punto che Butler incontra le analisi di Pierre Bourdieu,
criticando la sua interpretazione della performativit di alcuni atti discor-
sivi. La critica principale che Butler rivolge a Bourdieu che la sua analisi
dellatto discorsivo come rito di istituzione si rivela in fondo conservatrice
nella misura in cui, se essa spiega le condizioni della dominazione, si rivela
incapace di render conto delle condizioni della trasformazione di queste
condizioni incapace di andare fno alla prospettiva di una rottura della
dominazione
42
. Butler si forza quindi di pensare, insieme con e contro
Bourdieu, come una parola socialmente situata, incarnata e investita da
rapporti di potere, pu nondimeno rimettere in questione tali rapporti, in
qualche modo rimetterli in gioco e fuori gioco, appoggiandosi sulla loro
contingenza.
Per iniziare a trattare questo dibattito, si pu affermare che Butler
trovi uno sviluppo delle proprie rifessioni sulla censura implicita e sulla
forclusione nellidea (sviluppata da Bourdieu in relazione a quel che lui
presenta come la posizione di Austin) che un atto linguistico pu avere
successo solo se certe condizioni sociali sono soddisfatte:
[Austin] crede di scoprire nel discorso stesso, cio nella sostanza propria-
mente linguistica [] della parola, lorigine delleffettualit della parola. Cercare
di capire linguisticamente il potere delle manifestazioni linguistiche, cercare nel
linguaggio lorigine della logica e delleffettualit del linguaggio di istituzione, signif-
ca dimenticare che il linguaggio riceve autorit dallesterno, come mostra concre-
tamente lo skeptron, che, in Omero, viene offerto alloratore che sta per prendere
42
Secondo Charlotte Nordmann, questa critica fa eco a quella che Rancire muove
a Bourdieu, e probabilmente in larga parte alla sociologia: denunciare la dominazione
dimostrando limpossibilit di sfuggire ad essa. In un certo senso a questo si riferirebbe
lambiguit della nozione di riproduzione. Cfr. Ch. Nordmann, Bourdieu/Rancire. La
politique entre sociologie et philosophie, ditions Amsterdam, Paris 2006, pp. 104 e ss.
158 Philippe Sabot
la parola. Il linguaggio tuttal pi rappresenta tale autorit, la esprime, la simbolizza
[]. E infatti, luso del linguaggio, cio sia il modo che la materia del discorso,
dipende dalla posizione sociale del locutore, che dispone dellaccesso che esso
pu avere alla lingua di istituzione, alla parola uffciale, ortodossa, legittima
43
.
Il potere delle parole non deriva dunque dalla natura strettamente
linguistica degli enunciati: il potere di enunciazione, e la sua effcacia per-
formativa, derivano dallo statuto sociale del locutore o dalla sua posizio-
ne istituzionale riconosciuta (da una comunit). Tuttavia, se la forza degli
enunciati proviene loro dallesterno, poich risulta unicamente dallauto-
rit sociale di cui investito il locutore, Bourdieu non capace di render
conto della potenza di agire del discorso, e perci, di intendere la ridefni-
zione della separazione (partage) tra il dicibile e lindicibile
44
. Le strutture
della dominazione sociale pesano in qualche maniera sulla strutturazione
del discorso che ne solo lespressione o il rifesso implicito, vincolante
e sovradeterminato. In fondo, tanto il sociale quanto il linguaggio appa-
iono come dei sistemi chiusi e statici. Considerando questa posizione da
un punto di vista critico, Butler rileva che Bourdieu stabilisce una stretta
equivalenza tra lautorizzazione a parlare e il parlare con autorit
45
.
Ma precisamente questa assimilazione totale della forza degli enunciati
con la loro legittimit sociale che bisogna rimettere in questione se si
vuole avere la possibilit di pensare leffcacia del discorso che proviene
da coloro che nulla autorizza a priori a parlare, ad avere una parola pub-
43
P. Bourdieu, Langage et pouvoir symbolique, Fayard, Paris 2001, pp. 161-163; trad. it.
La parola e il potere: leconomia degli scambi linguistici, a cura di S. Massari, Guida, Napoli 1988,
pp. 84-85. Citazione ripresa in parte da J. Butler, Parole che provocano, cit., p. 210.
44
In un certo senso, Foucault, ne Lordine del discorso, difende una tesi molto vicina
a quella di Bourdieu quando evoca la rarefazione [] dei soggetti parlanti (p. 24)
come una delle procedure di controllo dei discorsi che valgono anche come procedure
dassoggettamento del discorso (p. 27): Nessuno entrer nellordine del discorso se non
soddisfa certe esigenze o se non , dacchito, qualifcato per farlo (p. 24). Il rituale appare
allora come uno di questi sistemi di restrizione (ibidem) che si trova come principio di
quel che a tutti gli effetti bisogna chiamare il linguaggio autorizzato: Il rituale defnisce la
qualifcazione che devono possedere gli individui che parlano []; esso defnisce i gesti,
i comportamenti, le circostanze, e tutto linsieme di segni che devono accompagnare il
discorso []. I discorsi religiosi, giudiziari, terapeutici, e in parte anche quelli politici, non
sono quasi dissociabili da questa utilizzazione di un rituale che determina per i soggetti
parlanti sia propriet singolari che ruoli convenuti (pp. 24-25).
45
J. Butler, Parole che provocano, cit., p. 226.
Soggetto, potere, discorso 159
blica
46
, e che, attraverso questa stessa parola, si scontrano con le gerarchie
stabilite e le scompaginano. Senza tutto ci diventa effettivamente im-
possibile pensare come lordine potrebbe non riprodursi e come accade
che esso effettivamente cambi.
In questa prospettiva, Butler cerca da parte sua di considerare la logi-
ca sociale a partire da una logica delliterabilit, ovvero di una trasforma-
bilit dei dispositivi di dominazione, seguendo in questo senso lipotesi
foucaultiana di una limitazione reciproca delle relazioni di potere e delle
contro-condotte. Butler arriva cos in un primo momento a far giocare
Derrida contro Bourdieu, per liberare in qualche modo il performativo
dalla morsa delle istituzioni sociali che ne bloccano le prospettive innova-
trici. Per Derrida, la forza del performativo deriva proprio dalla sua de-
contestualizzazione, dalla sua rottura con un contesto precedente e dalla
sua capacit di assumere nuovi contesti
47
. Tuttavia, se questa posizione
ha il merito di permettere di considerare la performativit in relazione alla
trasformazione di una scena di enunciazione, questa trasformazione si
fonda interamente sul fallimento della performativit, che un fallimen-
to liberatorio e evenemenzializzante, ma incapace di rendere conto della
potenza socialmente e ontologicamente strutturante della forclusione. La
tesi di Butler cerca cos di situarsi tra quella di un insuperabile condizio-
namento sociale degli atti linguistici performativi che li sottrae a ogni
dinamica trasformatrice (Bourdieu) e quella del loro decondizionamen-
to sociale che fnisce per ridurli alla loro semplice forma enunciativa
(Derrida). Per Bourdieu, il decondizionamento sociale del performativo
caratterizza il suo fallimento; per Derrida esso costituisce la sua condizio-
ne di possibilit.
A queste condizioni, pensare literabilit degli atti discorsivi equivale
a spiegare come un enunciato, dislocato in un contesto diverso da quello
di origine, o pronunciato da persone diverse da quelle che erano destina-
te a pronunciarlo, pu produrre effetti inediti, che riguardano non solo il
46
Com stato sottolineato da Charlotte Nordmann, questa incapacit dei do-
minati di riappropriarsi della parola pubblica e potenzialmente emancipatrice o
almeno contestataria rispetto alla logica della dominazione associata alla concezione
bourdieusiana dellintellettuale come porta-parola. Cfr. Ch. Nordmann, Bourdieu/
Rancire. La politique entre sociologie et philosophie, cit., pp. 66 e ss.; F. Fischbach, Manifeste pour
une philosophie sociale, La Dcouverte, Paris 2009, pp. 81 e ss.
47
J. Butler, Parole che provocano, cit., p. 212.
160 Philippe Sabot
linguaggio, ma le condizioni del suo uso
48
e persino le condizioni tacite di
formazione del soggetto che parla e del suo corporale posizionamento so-
ciale condizioni che sono esse stesse costruite attraverso unoperazione
performativa implicita (la forclusione):
I performativi non rifettono semplicemente le condizioni sociali prece-
denti, ma producono una serie di effetti sociali i quali, anche se non sono sempre
effetti del discorso uffciale, elaborano comunque il loro potere sociale non
solo per regolamentare i corpi, ma anche per dare loro forma. Di fatto, gli sforzi del di-
scorso performativo eccedono e confondono i contesti di autorizzazione da cui
emergono
49
.
Per Butler, le condizioni della dominazione (politica e sociale) sono
quindi portatrici delle condizioni della loro trasformazione. Ci che costi-
tuisce la potenza di assoggettamento dei dispositivi di potere e anche ci
che pu disfarla, nella misura in cui le condizioni della dominazione non
sono date una volta per tutte, ma riguardano una riproduzione-ripetizio-
ne che introduce la possibilit di far gioco allinterno delle norme imposte
dalla, e per la, dominazione. La prospettiva politica di una trasformazione
si radica allora in quel che Foucault analizzava come la mobilit struttu-
rale delle relazioni di potere in quanto esse implicano come loro propria
48
Butler menziona cos, a titolo di esempio, per indicare questo cambiamento
di scena dellenunciazione a effetto politico, il canto in spagnolo dellinno nazionale
americano durante le manifestazioni di residenti illegali nel 2006: Se, come Bush aveva
affermato a suo tempo, linno nazionale pu essere cantato solo in inglese, allora la
nazione chiaramente circoscritta a una maggioranza linguistica, e la lingua diventa
una maniera di asserire un controllo basato su criteri di appartenenza []. Nel mezzo
di questo inno nazionale sentiamo le parole somos equales, siamo eguali. Bisogna fare
una pausa e chiedersi: questo atto di parola che non solo dichiara coraggiosamente
leguaglianza del noi ma domanda anche una traduzione che deve essere capita non
colloca il compito di tradurre nel cuore della nazione? Una certa distanza o una fenditura
diventa la condizione di possibilit delleguaglianza, il che vuol dire che leguaglianza
non ha a che fare con lestensione o la crescita dellomogeneit della nazione; J. Butler
& G.Ch. Spivak, Who Sings the Nation-State? Language, Politics, Belonging, Seagull Books,
Calcutta 2007; trad. it. Che fne ha fatto lo Stato-nazione?, a cura di A. Pirri, Meltemi, Roma
2009, pp. 60-61. La ripresa dellinno nazionale americano in spagnolo costituisce cos uno
di quei momenti in cui lenunciazione mette in questione le basi radicate della legittimit,
[] produce performativamente uno spostamento nei termini della legittimit come
effetto dellenunciazione stessa; J. Butler, Parole che provocano, cit., p. 211.
49
J. Butler, Parole che provocano, cit., p. 228 (corsivo dellautore).
Soggetto, potere, discorso 161
condizione di possibilit la libert e la potenza di agire dei soggetti sociali.
Anzich rivendicare la Libert degli agenti contro la logica vincolante
del Potere, seguendo con ci una prospettiva che quella dellemanci-
pazione, conviene mobilitarsi nel movimento stesso di trasformazione
del reale che sociale, riappropriandosi in maniera differita (dcale) delle
condizioni di effettualizzazione di questo reale
50
. La ripetizione diventa
cos la condizione di una produzione di novit, contro la riproduzione
delle gerarchie sociali.
Si pu allora comprendere come, nelle critiche che muove a Bourdieu,
Butler non cessi di ritornare su Foucault. Poich, se Bourdieu sottolinea
che gli agenti sociali obbediscono quasi sempre alle ingiunzioni mute
dellordine esistente che trova in questa tacita obbedienza le condizioni
della propria riproduzione, Butler dal suo canto osserva che non gli obbe-
discono mai del tutto esattamente e che, al posto di assicurare attraverso
ciascuno dei loro atti e dei loro discorsi la permanenza della dominazione
che si esercita su di essi, questi conservano la possibilit di esercitare in-
dividualmente o collettivamente larte di non essere governati eccessiva-
mente, questarte della disobbedienza volontaria che mette i soggetti
alle prese con la loro propria storia, e anche con la loro propria vulnerabili-
t, piuttosto che rassicurarli circa unillusoria restaurazione di una qualsiasi
sovranit perduta al di l del discorso, al di l del reale.
Traduzione dal francese di Orazio Irrera
Philippe Sabot
Universit Lille 3
philippe.sabot@univ-lille3.fr
50
qui che si gioca lessenziale dellopposizione di Butler a Bourdieu: Mentre
Bourdieu sottolinea che tutti obbediscono quasi sempre alle ingiunzioni mute dellordine
esistente, Butler dal suo canto osserva che non tutti gli obbediscono mai del tutto
esattamente; Ch. Nordmann, Bourdieu/Rancire. La politique entre sociologie et philosophie,
cit., p. 143.
162 Philippe Sabot
.
Subject, Power, Discourse. From Foucault to Butler, Passing Through Bourdieu
This paper aims to develop Foucaults refection on power relationships in
the direction of a more specifc questioning about their discursive dimension.
Considering the infuence of power on the subject as a discursive infuence and,
reciprocally, the discourse as an issue of power struggles, Judith Butler helps
to renew signifcantly some issues of Foucaults analysis, since she studies in
Excitable Speech the exercise of power in terms of censorship. This questioning
about the discursive conditions of power relationships enables a discussion of
bourdieusian thematics of authorized language and of languages authority.
Keywords: Subject, Power, Discourse, Subjection, Michel Foucault, Judith Butler,
Pierre Bourdieu.
Soggetto, potere, discorso 163
Corpi Soggetti Norme
Carlo Parisi
Introduzione
Il triangolo di concetti costituto da corpo, soggetto e norma sembra te-
nere insieme molte delle problematiche e dei contesti culturali attorno
ai quali si sviluppata lopera di Michel Foucault soprattutto negli anni
che vanno dalla pubblicazione di Sorvegliare e punire al corso del 1978-1979
Nascita della biopolitica. La relazione logica che sostiene questi tre concetti,
per, non affatto ovvia: si tentati di dire, in prima battuta, che le norme
si applicano sui corpi e in questo modo producono dei soggetti, tenendo
insieme molti degli assunti di metodo che lo stesso Foucault ha pi volte
ribadito di seguire, come la produttivit e positivit della norma, contrap-
posta alla struttura logica puramente negativa della legge, la necessit di
cogliere il funzionamento delle tecnologie di potere nella loro applicazio-
ne pi basica, pi elementare, pi bassa, cio sui corpi degli uomini, e
conseguentemente, lassunto che il soggetto non sia un dato fondativo,
un punto di partenza, un oggetto naturale e astorico. Il piccolo slogan
non sbagliato, ma semplicemente vuoto e astratto: il nominalismo di
Foucault, infatti, implica che i concetti universali abbiano soltanto un va-
lore euristico e debbano essere considerati, in partenza, vuoti, saturati poi
soltanto da un contenuto storicamente determinato e, da questo punto di
vista, nellopera di Foucault la normazione dei corpi e la produzione di
soggettivit non vengono mai trattate insieme, ma si confgurano come
due linee di ricerca sviluppate luna di seguito allaltra. Come lo stesso
Foucault sottolinea nella conferenza Soggettivit e verit, il problema delle
tecniche del s, e dunque della produzione di soggettivit, emerso suc-
cessivamente alla sua analisi delle tecniche di dominio e nel contesto di una
problematica nuova: in questo caso la sessualit
1
. Quello che Foucault pro-
pone come un ampliamento dello schema elaborato nella trattazione delle
tecniche di dominio diverr per, negli anni successivi, uno spostamento
1
Cfr. M. Foucault, Soggettivit e verit, in Id. Sullorigine dellermeneutica del s, Cronopio,
Napoli 2012, pp. 38-40.
materiali foucaultiani, a. II, n. 4, luglio-dicembre 2013, pp. 165-189.
di prospettiva via via pi marcato: lattenzione alle pratiche di soggettiva-
zione etica nel mondo greco e latino delimiter un campo di analisi che,
pur non in contraddizione con quello delle tecniche di dominio, avr pochi
punti di contatto con esso, per cui il compito che Foucault consegna alla
ricerca, cio linterazione tra [] tecniche di dominio e tecniche di s
2

nella prospettiva di una genealogia del soggetto nella civilt occidentale,
rimane in larga misura da sviluppare.
Ugualmente, Dreyfus e Rabinow considerano il lavoro genealogico di
Foucault secondo due prospettive parallele: da un lato quella dellindividuo
in quanto oggetto, incentrata sullanalisi del potere disciplinare e sulla pro-
duzione di saperi e di conoscenze che delimiteranno il campo delle scien-
ze sociali oggettivanti, dallaltro quella dellindividuo in quanto soggetto,
il cui perno rappresentato dal dispositivo di sessualit e dalla psichiatriz-
zazione della condotta individuale. Allinterno di questo dispositivo, emer-
ge la centralit della tecnica di confessione, mediante la quale lindividuo
chiamato a svelare e a rendere trasparente una verit che, apparentemente,
giace nella profonda intimit del suo io, ma che si rivela, in realt, un pro-
dotto storico di quello stesso dispositivo. Non si tratta, certo, di sostenere
unincompatibilit di fondo dei due approcci, quanto, piuttosto, di cercare
di cogliere in che modi e attraverso quali strumenti, messi a disposizione
dallo stesso Foucault, sia possibile pensare insieme lazione delle norme sui
corpi e la loro attivit di produzione di soggetti.
Si pongono immediatamente due problemi teorici che guideranno
la mia analisi: da un lato, che cosa signifca propriamente produzione di
un corpo e, dallaltro, quali sono le caratteristiche rilevanti per defnire
lo statuto di un soggetto. Ian Hacking forse lautore che con maggiore
chiarezza ha affrontato questi temi da una prospettiva foucaultiana: allin-
terno di dispositivi di potere-sapere, le categorie forgiate per descrivere
determinati tipi di individui producono quegli stessi individui. Sulla scorta
dellanalisi dellintenzionalit fornita da Elizabeth Anscombe, le azioni in-
tenzionali umane devono essere intese come azioni considerate sotto una
descrizione
3
. Pertanto, come nei casi di personalit multipla, determinate
categorie di individui, di azioni, di comportamenti, emergono nel momen-
to in cui esiste un discorso che li descrive e li defnisce. Si pu supporre
2
Ivi, p. 40.
3
I. Hacking, Making up people, in Id., Ontologia storica, ETS, Pisa 2010, p. 147; cfr.
anche E. Anscombe, Intentions, Blackwell, Oxford 1957.
166 Carlo Parisi
che, se il nominalismo dinamico permette di comprendere come sono ar-
rivate a esistere determinate persone, si possa anche arrivare a comprende-
re come le persone giungano ad autodescriversi in un determinato modo:
se lomosessualit o il disturbo di personalit multipla emergono in un
determinato momento della storia quando un discorso li defnisce e quan-
do determinate relazioni di potere vengono instaurate, legittimo pensare
anche che nasca contestualmente lesperienza dellomosessualit o della
personalit multipla. In altri termini, ci che rilevante nella produzione
di un soggetto lelemento della rifessivit e, da un punto di vista politico,
una relazione di potere tanto pi insidiosa quanto pi integrata nellespe-
rienza autorifessiva di un soggetto. A partire da questa griglia concettuale
si pu anche cominciare a comprendere che cosa intenda Foucault quando
parla di produzione dei corpi: nelle discipline, i corpii vengono plasmati e
forgiati ma, ovviamente non creati: ci che si pu pensare come puramen-
te prodotto un determinato rapporto rifessivo che il soggetto intrattiene
con s e dunque anche con il proprio corpo un corpo esperito secon-
do certe modalit di funzionamento, controllato, valorizzato o occultato
secondo parametri inscritti dentro le relazioni di potere.
Proprio per tematizzare questi due concetti, la metodologia foucaul-
tiana pu essere profcuamente integrata con le analisi di Judith Butler. La
tecnica della confessione, infatti pur rappresentando un effcace paradig-
ma di una relazione di potere in cui ai dominati richiesto di fare propria
una descrizione della propria condotta instaurata da un sapere e resa con-
creta dallesercizio di un potere entrambi defniti dai dominanti , non pu
essere, a mio modo di vedere, esportata in quanto tale in contesti storici e
sociali diversi: non a tutti, infatti, richiesto di confessare. Se ci chiediamo
come alcune categorie di individui che si incontrano leggendo Sorvegliare e
punire per esempio, loperaio, il soldato e lo studente con tutte le diffe-
renti forme di descrizione che a essi vengono imposte loperaio lavativo,
lo studente pigro o diligente e molti altri vengano plasmate dentro le re-
lazioni di potere e in che modo gli individui stessi si esperiscano mediante
quel discorso, non troveremo la confessione come dispositivo centrale. a
questo livello che le analisi di Judith Butler possono fornire una generaliz-
zazione metodologica delle acquisizioni foucaultiane: da un lato, in relazio-
ne alle questioni legate allapparente paradosso del corpo materializzato
4

allinterno di relazioni di potere (spiegare meglio) dallaltro la trattazione
4
Cfr. J. Butler, Corpi che contano, Feltrinelli, Milano 1996.
Corpi Soggetti Norme 167
del giving an account of ourselves fornisce alcuni strumenti teorici per pensare
insieme leteronomia originaria del soggetto instaurato per azione della
norma e le possibilit di ridefnizione di se stessi possibili allinterno di
queste medesime relazioni: corpi e soggetti sono, allo stesso tempo, luoghi
di assoggettamento e prodotti in quanto luoghi di assoggettamento e,
secondo modalit che occorre esplorare, posta in palio e punti di confitto
per le lotte politiche e per le forme di soggettivazione etica
5
.
In questo articolo cercher di ricostruire il passaggio interno allopera
di Foucault dai corpi assoggettati delle discipline alle forme pi sottili di
autoassoggettamento confessionale; analizzer le critiche di Butler, e in
particolare il suo differente rapporto con la psicoanalisi, cercando di mo-
strare come la flogenesi foucaultiana possa essere profcuamente integrata
con lontogenesi di Butler. Vorrei, nelle conclusioni, recuperare la sfda
che entrambi lanciano, ricorrendo al concetto di esperienza per descrivere,
compito ancora da assolvere, le forme di soggettivit assoggettata in cui
viviamo immersi e a partire dalle quali si possono immaginare nuovi punti
di confitto. Il concetto moralmente ricco cui Foucault ricorre negli ultimi
anni della sua vita forse ci che manca nella sua trattazione delle disci-
pline: interrogarsi, a partire dalla mole di documenti disponibili, su quali
fossero le credenze, le autorappresentazioni dei dominati arricchirebbe la
comprensione del potere disciplinare, scrutandone, per cos dire, il vettore
che si muove dal basso verso lalto
6
.
5
Pierre Macherey ha messo in luce un aspetto decisivo del funzionamento della
norma in Foucault: anche Althusser ha riconosciuto il carattere produttivo della norma,
ma pensandola in termini di trascendenza piuttosto che di immanenza, laddove Foucault
la pensa nei termini di unimmanenza della norma rispetto ai suoi effetti. Questa
differenza ha enormi ripercussioni teoriche e politiche: se, come pensa Althusser,
la norma precede, almeno logicamente, i suoi effetti e li trascende, lesito pu essere
una forma di quietismo politico, se invece la norma non antecedente ai suoi effetti di
normazione/normalizzazione, la sua esposizione a possibilit di cambiamento rimane
certamente aperta (cfr. P. Macherey, Per una storia naturale delle norme, in Id., Da Canguilhem
a Foucault, ETS, Pisa 2011, pp. 71-93). La produttivit della norma riconosciuta anche
da Judith Butler, seppur con alcune differenze che cercheremo di mostrare, ma la sua
defnizione nei confronti della legge pi problematica; talvolta, pare che la norma derivi
da una legge o da un interdetto precedente (mi riferisco in particolare allarticolazione
della relazione tra legge in senso lacaniano e norma in J. Butler, Questione di genere, Laterza,
Roma-Bari 2013), altrove paiono usati come sostanziali sinonimi.
6
Faccio qui mia, provocatoriamente, la critica mossa a Foucault da C. Ginzburg, Il
formaggio e i vermi, Einaudi, Torino 2009 e mi riferisco, per esempio, alle ricerche di Jacques
Rancire sulla vita operaia francese dell800.
168 Carlo Parisi
Individualizzazione, oggettivazione e (forse) soggettivazione disciplinare
Leggendo Sorvegliare e punire, si nota come il concetto di soggettiva-
zione non faccia ancora parte del lessico foucaultiano: si parla insistente-
mente di assoggettamento al potere disciplinare, ma sempre come causa
di unoggettivazione o individualizzazione; i corpi vengono addestrati,
formati, prodotti, ma tale produzione non sfocia in una soggettivazione
per come Foucault la intender gi pochi anni dopo. Le discipline, infatti
producono unanima:
Non bisognerebbe dire che lanima unillusione o un effetto ideologico.
Ma che esiste, che ha una realt, che viene prodotta in permanenza, intorno, alla
superfcie, allinterno del corpo, mediante il funzionamento di un potere che si
esercita su coloro che vengono puniti [] su quelli che vengono legati ad un
apparato di produzione e controllati lungo tutta la loro esistenza
7
.
Lanima, dunque, non necessariamente una psiche o un s, ma, come
afferma ancora Foucault, su questa realt-riferimento, sono stati costruiti
concetti diversi e ritagliati campi di analisi: psiche, soggettivit, persona-
lit, coscienza
8
. Linteriorit umana, lanima e i suoi eredi maggiormente
secolarizzati, lesito della storia di una microfsica del potere, esercitata
direttamente sul corpo in quanto immerso in un campo politico.
Foucault ribadisce con insistenza il carattere in primo luogo fsico del
potere disciplinare, al punto da farne il correlativo storico-materiale delle
coeve flosofe e biologie del corpo-macchina: il grande libro dellUomo-
macchina venne scritto simultaneamente su due registri: quello anatomo-
metafsico, di cui Descartes aveva scritto le prime pagine []; quello
tecnico politico, costituito da tutto un insieme di regolamenti militari,
scolastici, ospedalieri e da processi empirici e ponderati per controllare o
correggere le operazioni del corpo
9
. La produzione di uomini-macchina
regolata in accordo a tre princpi: rendere il potere meno costoso possi-
bile, rendere il pi diffusi e estesi possibile gli effetti di questo potere, far
7
M. Foucault, Sorvegliare e punire, Einaudi, Torino 1993, p. 33.
8
Ibidem.
9
Ivi, p. 148, per una ricostruzione della storia del disincantamento del corpo e della
sua reinvenzione allinterno del discorso scientifco dellet classica, cfr. J.-J. Courtine,
Lire les corps lge classique, in Id., Dchiffrer le corps, ditions J. Million, Grenoble 2011,
pp. 43-75.
Corpi Soggetti Norme 169
crescere insieme la docilit e lutilit di tutti gli elementi del sistema, cio
di tutti gli individui disciplinati o in via di disciplinamento.
La disciplina il procedimento tecnico unitario per mezzo del quale la forza
del corpo viene, con la minima spesa, ridotta come forza politica e massimaliz-
zata come forza utile
10
.
Le discipline lavorano sui corpi per trasformarli e normalizzarli se-
condo una struttura formale composta da tipi di azione ricorrenti : per
renderli atti al compimento di determinati scopi e, al contempo, per smon-
tare, sezionare, parcellizzare le masse umane disordinate degli ospedali,
degli eserciti e delle manifatture. La prigione diventa il luogo privilegiato
dellesercizio del potere disciplinare: la sua forma pura il Panopticon di
Bentham dove tutto sempre disponibile allo sguardo per
far s che la sorveglianza sia permanente nei suoi effetti, anche se discon-
tinua nella sua azione; che la perfezione del potere tenda a rendere inutile la
continuit del suo esercizio; che questo apparato architettonico sia una mac-
china per creare e sostenere un rapporto di potere indipendente da colui che
lo esercita
11
.
Forma pi pura del potere, in un duplice senso: da un lato estremizza
e amplifca le istanze di sorveglianza e di controllo proprie delle tecniche
disciplinari, dallaltro ha una natura plastica e pu adattarsi a scuole, ospe-
dali, manifatture. La ratio del Panopticon di interdire che determinate
azioni vengano compiute ma, contemporaneamente, produce una solleci-
tazione permanente a garantire la condotta richiesta. a questo livello, per
massimizzare leffcacia di una tecnica produttiva, che il Panopticon rivela
una duplice funzione: fa
opera di naturalista [], permette di stabilire delle differenze: negli am-
malati, osservare i sintomi di ciascuno, senza che la vicinanza dei letti, la circo-
lazione dei miasmi, gli effetti del contagio alterino i quadri clinici; nei bambini,
notare le prestazioni [], reperire le attitudini e, in rapporto ad una evoluzione
normale, distinguere ci che pigrizia e testardaggine da ci che imbecil-
lit incurabile; negli operai, notare le attitudini di ciascuno, comparare i tempi
10
Ivi, p. 241.
11
Ivi, p. 219.
170 Carlo Parisi
che impiegano per un lavoro e, se sono pagati a giornata, calcolare il salario in
conseguenza
12
.
Ma, allo stesso tempo, il Panopticon pu essere utilizzato come mac-
china per fare esperienze, per modifcare il comportamento, per addestra-
re o ricuperare gli individui
13
. Scienze osservative e scienze sperimentali si
incontrano nel meccanismo disciplinare: lazione sui corpi, nella distopia
di un mondo integralmente disciplinato, defnisce la produzione perma-
nente di oggetti disponibili allindagine scientifca e una serie interven-
ti correttivi. nellintersezione tra un sapere sugli individui e un potere
che cerca di controllarli politicamente e valorizzarli produttivamente che
emerge la norma, da un lato, come punto asintotico cui tutti i gesti devono
conformarsi e tutti i comportamenti assomigliarsi, dallaltro come funzio-
ne differenziale che consente di gerarchizzare gli individui in rapporto a
se stessa.
La prigione non solo il luogo di applicazione di una pena, ma diventa
anche unimpresa di modifcazione degli individui
14
. La reclusione cessa
di essere un fne (punitivo) e diventa un mezzo (tecnico e cognitivo).
Le discipline intervengono sullo spazio, disegnano quello che Foucault
defnisce un quadrillage. Ogni singolo deve occupare un luogo ben preci-
so: le discipline, anche quando non isolano, come nelle prigioni, tendono
allisolamento, devono evitare che qualcuno possa sfuggire allo sguardo.
Pi fondamentale ancora della gestione dello spazio lorganizzazione in-
tegrata del tempo e del corpo: il tempo comincia a essere contato in minuti
e in secondi, e deve essere reso integralmente utile
15
, il gesto diventa il
punto minimo di intervento sui corpi, sia nel senso che la disciplina vigila
e regola i tempi e li connette ai movimenti del corpo, sia nel senso della du-
rata, della ripetizione, dellesercizio che deve portare a compiere in modo
ottimale ogni singolo passaggio
abbiamo qui un esempio di ci che potremmo chiamare la codifcazione
strumentale del corpo. Esso consiste in una scomposizione del gesto globale in
due serie parallele: quelle degli elementi del corpo da mettere in gioco [] quella
12
Ivi, pp. 221-222.
13
Ivi, p. 222.
14
Ivi, p. 253.
15
Ivi, p. 164.
Corpi Soggetti Norme 171
delloggetto che viene manipolato []. Poi questi vengono messi in correlazio-
ne gli uni con gli altri secondo un certo numero di gesti semplici []; infne si
stabilisce la sequenza canonica in cui ciascuna di queste correlazioni occupa un
determinato posto
16
.
Quello che sembra avere in mente Foucault lesercito prussiano ri-
formato da Federico II o il taylorismo di fabbrica
17
: due forme di potere
disciplinare i cui esiti sembrano essere pi lannullamento delle differenze
tra i singoli e la loro trasformazione in macchine anonime o ingranaggi
di macchine, che la costruzione di individui
18
. Tutti i corpi vengono fatti
somigliare gli uni agli altri attraverso una minuziosa scomposizione e ri-
composizione funzionale dei gesti.
Lo schema qui descritto incentrato su un modello quasi pavlovia-
no: individui-macchina addestrati a rispondere al suono di un campanello,
possibilmente tutti allunisono, in maniera uniforme. Anche la costruzione
di gerarchie allinterno dei gruppi in via di disciplinamento secondo uno
schema di punizione e ricompensa ricorda molto da vicino forme radicali
di behaviorismo; se di costruzione di soggettivit si tratta, questa avviene
sostanzialmente per sottrazione delle imperfezioni che separano un ge-
sto, un corpo, un movimento dal limite della sua ottimalit. Il ritaglio che
defnisce la forma di individualizzazione propria delle discipline quello
di un corpo plasmato, e non di una soggettivit dotata dellattributo della
rifessivit:
Lordine non deve essere spiegato, neppure formulato; necessario e suff-
ciente che faccia scattare il comportamento voluto: [] si tratta non di compren-
dere lingiunzione, ma di percepire il segnale, di reagirvi subito
19
.
Se lo spessore diacronico dellindividuo viene annullato da una ridu-
zione a pura coordinazione fsica e organica, esso viene ridefnito attra-
verso la costruzione di una biografa dellassoggettamento, mediante lac-
cumulo di documenti prodotti dalle istanze di controllo e verifca diffuse
16
Ivi, p. 167.
17
Cfr. H. Dreyfus e P. Rabinow, La ricerca di Michel Foucault. Analitica della verit e storia
del presente, Ponte alle Grazie, Firenze 1989, p. 218.
18
Cfr. M. Foucault, Sorvegliare e punire, cit., p. 155: Foucault parla di tattica
antidiserzione, antivagabondaggio, antiagglomerazione.
19
Ivi, p. 181.
172 Carlo Parisi
nelle varie istituzioni disciplinari volte a ricostituire diacronicamente le
individualit disciplinate.
Lesame si caratterizza come la permanente valutazione delladegua-
mento alle norme, e garantisce, allo stesso tempo, una fonte continua di
nuove informazioni e di nuove conoscenze:
dapprima lospedale, poi la scuola, pi tardi ancora la fabbrica, non sono
stati semplicemente messi in ordine dalle discipline, sono divenuti, grazie ad
esse, degli apparati tali che ogni meccanismo di oggettivazione pu valere come
strumento di assoggettamento, e ogni crescita di potere d luogo a possibili
conoscenze
20
.
Si rovescia lasse politico dellindividualizzazione, il vertice del potere
si fa pi anonimo e burocratico e, contestualmente, i punti su cui si applica
diventano tanto pi visibili e individualizzati, quanto pi forte il potere
che si esercita su di loro: in questo modo, lesame e il cumulo di documenti
che lo accompagnano fanno di ogni individuo, un caso
21
; le discipline
abbassano la soglia dellindividualit descrivibile e fanno di questa descri-
zione un mezzo di controllo e un metodo di dominazione
22
.
La conoscenza del singolo non trova la sua matrice nel disinteresse
di una conoscenza pura, n nella necessit di comprendere che cosa sia e
come operi il soggetto di diritto che va costituendosi con la dissoluzione
delle monarchie assolute, essa sorge piuttosto dal suo correlato disciplina-
to: la borghesia in ascesa, mentre narra il suo trionfo con il vocabolario
dellemancipazione degli uomini, culla anche il sogno di una societ in cui
questi soggetti fnalmente liberati siano completamente assoggettati
23
.
Si pu certamente parlare di soggetti disciplinati a partire dai corpi
docili e ammaestrati, il Panopticon vuole essere una struttura moralizza-
trice: induce gli individui a tenere i comportamenti desiderati e auspicati
allinterno di un sistema costrittivo. La moralizzazione la conformazione
di gesti a uno scopo; non a caso, alcune pagine dopo, Foucault, citando
Julius, lo defnisce una seconda natura: lacquisizione di un habitus che
consente, attraverso la disciplina dellisolamento e del lavoro, lemenda-
20
Ivi, p. 244.
21
Ivi, p. 209.
22
Ibidem.
23
Cfr. ivi, pp. 241-242.
Corpi Soggetti Norme 173
mento del colpevole trasformando lozio in amore per il lavoro e metten-
do a freno i pericoli derivanti da unimmaginazione sregolata
24
.
Ugualmente, un regime rigoroso di isolamento assicura il colloquio,
da solo a solo, del detenuto col potere che si esercita su di lui
25
. La forma
che assume lassoggettamento disciplinare sembra implicare qui qualcosa
di pi del semplice intervento sui corpi: il risveglio morale, il pentimen-
to, il dialogo con la propria coscienza, pu concretizzarsi, per, solo se i
soggetti plasmati mediante tecniche di disciplinamento sono chiamati a
riconoscersi come tali.
Come ha scritto Judith Butler, la norma comportamentale, con i
vincoli di obbedienza che impone, produce unindividualit coerente,
totalizzata
26
, ma il passaggio che rimane oscuro in Sorvegliare e punire
proprio quello che conduce dallassoggettamento e dalloggettivazione a
un potere tanto pi effcace e lieve quanto pi lindividuo disciplinato in-
scrive in se stesso il rapporto di potere [e] diviene il principio del proprio
assoggettamento
27
. Foucault coglie il nodo teorico, ma, allinterno dello
schema del potere disciplinare, mancano ancora i concetti per pensarlo.
Solo sovrainterpretando Sorvegliare e punire possiamo trovarci quello che
ancora non c e che lo stesso Foucault stava cercando. Trovandolo, dovr
abbandonare lo schema monolitico della societ disciplinare e analizzare
un altro tipo di rapporto di costituzione tra potere della norma e soggetti-
vit: la confessione. In conclusione, Sorvegliare e punire ha molto da dirci su
come nascono gli oggetti delle scienze sociali, ma relativamente poco sui
modi e sulle forme con cui questi soggetti si pensavano e si descrivevano.
Si possono porre almeno due obiezioni a Sorvegliare e punire
28
, una
interna e una esterna: in primo luogo, occorre interrogarsi sullassunto
secondo il quale le discipline costituiscono un blocco omogeneo; in se-
24
Cfr. ivi, pp. 264-65.
25
Ivi, p. 249.
26
J. Butler, La vita psichica del potere, Meltemi, Roma p. 80.
27
M. Foucault, Sorvegliare e punire, cit., p. 221.
28
Se ne potrebbe introdurre una terza che esula dallargomento di questo articolo
e pertiene al ruolo della prigione nelle societ contemporanee dove, in seguito alle
ristrutturazioni neo-liberali del welfare, anche il sistema penale sembra abbandonare ogni
velleit rieducativa per concentrarsi su compiti esclusivamente retributivi e contenitivi,
cfr. a titolo di esempio L. Wacquant, Punire i poveri, DeriveApprodi, Roma 2006 e J. Simon,
Il governo della paura, Cortina, Milano 2008. lo stesso Foucault in Nascita della biopolitica
accenna di passaggio a questa mutazione, cfr. M. Foucault, Nascita della biopolitica,
Feltrinelli, Milano 2005, p. 53.
174 Carlo Parisi
condo luogo, analizzare se, davvero, lo schema disciplinare e le relazioni
di potere che gli pertengono in grado di informare la societ nel suo
complesso. Per quanto riguarda la prima questione, salta agli occhi imme-
diatamente la differenza tra le diverse istituzioni in cui le tecniche disci-
plinari si applicano: sicuramente la scuola incorpora tecniche disciplinari,
ma funziona in modo radicalmente diverso da un carcere. Recuperando
la nozione di istituzione totale elaborata da Erving Goffman
29
, notia-
mo come la prigione o lospedale tendano a isolare completamente gli
individui dal mondo esterno, ma non accade la stessa cosa in una scuola
o in una fabbrica; si pu dunque legittimamente pensare che le tecniche
di potere, la loro effcacia, la loro intensit varino col variare del contesto
istituzionale in cui sono collocate; per quanto Foucault affermi di volersi
sganciare da una storia legata alle istituzioni per concentrarsi sulle tecno-
logie di potere, la neutralizzazione del contesto istituzionale pare non del
tutto convincente. Riguardo alla seconda obiezione, lo stesso Foucault
in pi luoghi ha ridimensionato le generalizzazioni cui sembra tendere
Sorvegliare e punire: in Sicurezza, territorio, popolazione, Foucault distingue tra
normazione disciplinare in cui prioritaria la norma e a partire da essa
si defnisce il normale e normalizzazione propria dei dispositivi di si-
curezza che identifca in primo luogo il normale e cerca di ricondurre
lanormalit alla normalit
30
. Si tratta evidentemente dellindividuazione di
ambiti nei quali le discipline non possono pi fungere da modello esplica-
tivo e per i quali la maggior parte degli ambiti che caratterizzano la vita
quotidiana degli individui occorre ricercare diverse tecniche di potere.
Ancor pi radicalmente, in Nascita della biopolitica, sar proprio la libert
dei singoli a dover essere messa in gioco allinterno di un dispositivo di
potere, ridefnendo integralmente il ruolo e le forme di soggettivit qui
plasmate e chiamate in causa.
Le scienze psy, il trattamento morale e lincontro con la confessione
Nella prima lezione de Il potere psichiatrico, Foucault presenta il mani-
comio non pi come un potere a s stante come accadeva in Storia della
follia ma come il luogo in cui i dispositivi di potere-sapere propri delle
29
Cfr. E. Goffman, Asylum, Einaudi, Torino 2003, p. 34.
30
Cfr. M. Foucault, Sicurezza, territorio, popolazione, Feltrinelli, Milano 2005, pp. 50-56.
Corpi Soggetti Norme 175
discipline assumono una forma specifca, ma omogenea alla societ disci-
plinare nel suo complesso.
Foucault accorda un ruolo di primo piano alla scrittura e alla produ-
zione di documentazione, aspetto non certo assente nellopera preceden-
te, ma che qui assume il ruolo di condizione necessaria
31
.
vediamo emergere il processo in forza del quale i corpi, i comportamenti, i
discorsi delle persone vengono a poco a poco investiti da una trama di scritture,
da una sorta di plasma grafco che li registra, li codifca, li trasmette lungo la scala
gerarchica e fnisce col subordinarli a un rapporto centralizzato. In questo modo
si viene a creare un rapporto del tutto nuovo, diretto e continuo, a me pare, della
scrittura con il corpo. La visibilit del corpo e la permanenza della scrittura pro-
cedono di pari passo, e hanno evidentemente come effetto ci che potremmo
chiamare lindividualizzazione schematica e centralizzata
32
.
La costruzione delle identit poliziesche rappresenta una delle forme
decisive delle discipline che si applicano su tutta una serie di virtualit
tenute insieme dai concetti come quello di personalit e di comportamen-
to e prese in carico da dispositivi che sono, come li defnisce Foucault,
isotopici, consentono, cio, una circolazione continua tra di loro, per
cui ogni individuo irriducibile a un dispositivo disciplinare potr essere
sempre preso in carica da un altro. Il concetto di isotopia riesce a descri-
vere il funzionamento integrato dei dispostivi disciplinari senza dover po-
stulare lesistenza di una societ integralmente disciplinata, e fa emergere
il problema dellirriducibile, dellindisciplinabile, dello scolaro riottoso e
del disertore e, di conseguenza, il perpetuo lavoro della norma allinterno
dellanomia
33
, che recupera a ogni passaggio ci che ha perso nel prece-
dente e rimodula la funzione-soggetto in modo tale che essa coincida con
una singolarit somatica identifcata attraverso un processo che non passa
pi dallimprigionamento di un corpo grazie alledifcazione di unanima,
ma da un inquadramento del corpo attraverso lestrazione di una psiche:
evidente che non si potr sostenere che lindividuo preesiste alla funzione-
soggetto, alla proiezione di una psiche, allistanza normalizzatrice. Al contrario, e
in quanto la singolarit somatica diventata, attraverso meccanismi disciplinari,
31
M. Foucault, Il potere psichiatrico, Feltrinelli, Milano 2004, p. 57.
32
Ibidem.
33
Ivi, p. 65.
176 Carlo Parisi
il supporto della funzione-soggetto, che lindividuo potuto apparire allinterno
del sistema politico, lindividuo si potuto costituire solo grazie al fatto che la
sorveglianza ininterrotta, la scrittura continua, la punizione virtuale hanno inqua-
drato un corpo in tal modo assoggettato, e ne hanno estratto una psiche
34
.
Emerge qui la funzione psy che consente di portare a unit, allinterno
di un discorso che si vuole epistemologicamente omogeneo e scientifca-
mente fondato, la mole di dati che la scrittura permanente e la biografzza-
zione poliziesca delle esistenze ha reso disponibili al punto che allinizio
del XIX secolo la funzione-psy diventata al contempo il discorso e il
controllo di tutti i sistemi disciplinari
35
. proprio allinterno delle scienze
psy, per, che Foucault incontrer una serie di fenomeni destinati a com-
plicare molto lo scenario omogeneo delle discipline e a condurlo verso
direzioni di analisi nuove e pi ricche, proprio in riferimento alle forme di
soggettivazione. Si tratta del problema della simulazione e della resistenza
delle isteriche.
Per Foucault, gli isterici e le isteriche, costituendosi come blasone di
malattie vere e proprie
36
e quindi trasformando il loro corpo in una serie
di sintomi sganciati da qualsiasi sostrato organico, diventavano incontrol-
labili e inclassifcabili per la psichiatria: assumono su di s tutte le malattie
per rendere impossibile attribuirgliene una specifca, defnendo cos un
problema fondamentale per la psichiatria del XIX secolo. Per Foucault, la
simulazione stata la strada per la quale i folli hanno [] risposto con
la questione della menzogna a un potere psichiatrico che si rifutava di
porre la questione della verit
37
, stata una forma di lotta politica inter-
na al potere psichiatrico il quale, pur appoggiandosi nel suo discorso alla
classifcazione nosografca o alla anatomia patologica della medicina, per
ottenere surrettiziamente una forma di garanzia epistemologica, non ha
mai, nella sua pratica, messo in atto questo sapere. La garanzia di scienti-
fcit importata dalla medicina esentava dunque la psichiatria dal porre, al
suo interno, la questione della verit in rapporto al suo oggetto, la follia.
La simulazione rappresenta dunque una sfda politica ed epistemologica
alla psichiatria ma, ancora di pi, allintero sistema disciplinare: lutopica
34
Ibidem.
35
Ivi, p. 91.
36
Ivi, p. 228.
37
Ivi, p. 132.
Corpi Soggetti Norme 177
sorveglianza e visibilit permanente del Panopticon serve proprio a rac-
cogliere la sfda della simulazione, ma la supposta economicit del potere
disciplinare si scontra con una molteplicit di resistenze possibili che fni-
scono per renderlo dispendioso e ingombrante.
La crisi determinata dallisteria produrr anche un effetto di deso-
matizzazione della psichiatria: limpossibilit di correlare i sintomi isterici
a lesioni fsiche o organiche comporta, da un lato, che la psichiatria ab-
bandoni il vocabolario dellanatomia patologica costituendo altre forme
di diagnosi, e, dallaltro, determina uninversione del discorso stesso di
Foucault: siamo partiti da corpi assoggettati che producevano anime come
esclusivo ritaglio di quei corpi e ci troviamo adesso dentro un sapere da
cui il corpo scomparso e in cui emerger tutto il lessico interno degli
istinti, delle perversioni, degli squilibri del desiderio. Se il corpo un se-
gno mendace, perch offre uno spazio di simulazione, occorre costruire
unaltra via daccesso alla psiche. Le varie strategie dispiegate in ambito
psichiatrico hanno in comune la volont di superare limpasse scaturita dai
fenomeni di simulazione.
Tra di esse, quella cui Foucault dedicher pi attenzione senza dub-
bio linterrogatorio-confessione, nel quale si organizza il chiasmo tra la
responsabilit e la soggettivit
38
secondo cui lo psichiatra, chiedendo al
paziente di assumere su di s la malattia, di farla propria, di cominciare a
pensarsi e a descriversi come un malato, fornisce anche una sorta di sollie-
vo, liberando il paziente dal senso di colpa.
Il luogo in cui Foucault fornisce la descrizione pi accurata della
confessione probabilmente la prima lezione del seminario di Lovanio:
prendendo le mosse dalla scena ricorrente della doccia e del dialogo
medico-paziente in Leuret, vengono identifcati i tratti formali che de-
fniscono la confessione. In primo luogo, la confessione non ha valore
cognitivo, non serve alla diagnosi, non fa avanzare la conoscenza, ma
richiede un costo di enunciazione, un passaggio dal non dire al dire; inol-
tre, la confessione deve essere, per quanto paradossale possa sembrare,
libera e, contemporaneamente, fornire uno spazio, che il paziente con-
cede, per lintervento del potere del medico; infne, la confessione lega il
soggetto alla verit da lui enunciata e lo qualifca in modo diverso rispet-
to a ci che dice: non si confessa solo una colpa o una malattia, ma si
manifesta ci che si e ci si impegna a diventarlo. In questo contesto, la
38
Ivi, p. 237.
178 Carlo Parisi
falsit della confessione diventa irrilevante, in ragione del fatto che quel
tipo di discorso cessa di essere constativo per divenire, immediatamente,
performativo: lenunciazione di una verit su noi stessi ci vincola a dar
corso a una serie di azioni, a una condotta che ci si aspetta congrua con
quanto abbiamo confessato.
A partire dal corso Gli anormali, Foucault comincia a tracciare la storia
della confessione e della direzione di coscienza ricostruendo la loro inte-
grazione con i dispositivi disciplinari; in realt ci troviamo di fronte a un
momento di passaggio importante nello sviluppo dellopera foucaultiana.
Nella lezione del 19 febbraio, in cui si comincia lanalisi della confessione,
troviamo per la prima volta un tema che sar poi centrale ne La volont di
sapere: in Occidente la sessualit non ci di cui non si parla; non ci
che si obbligati a tacere; ci che si obbligati a confessare
39
. Il potere
ancora produttivo, ma qui cessa di produrre corpi e inizia a produrre
discorsi; incita, seppure in contesti regolati e saturati da relazioni di pote-
re, a parlare, sollecita il penitente e poi il paziente a narrare in prima
persona la sua storia, i suoi peccati, i suoi sintomi; produttivo anche
nella misura in cui, a partire da questa produzione regolata, si stabiliscono
anche forme di repressione: cosa pu essere detto e cosa deve rimanere
oscuro e silenzioso. Il punto fondamentale della pratica confessionale
la sua capacit di mobilitare il soggetto in forme completamente diverse
dalle discipline: oltre a essere diventati disciplinati, siamo diventati anche
molto confessanti.
La confessione ha propagato lontano i suoi effetti: nella giustizia, nella me-
dicina, nella pedagogia, nei rapporti familiari, nelle relazioni amorose, nella realt
quotidiana e nei riti pi solenni []; ci si sforza di dire con la massima precisione
quel che pi diffcile dire; ci si confessa in pubblico e in privato, ai genitori, agli
educatori, al medico, a coloro che amiamo
40
.
E in questa confessione ne va di noi stessi, di come siamo diventati ci
che confessiamo, di tutto lapparato psicologico che circonda i nostri atti:
i desideri, i sogni, il flo dei pensieri, e il tutto in una complessa dialettica
di pena e soddisfazione di cui Foucault ci regala una ricca fenomenologia
e che, attraverso le sue sedimentazioni storiche, suscita quella sensazione,
39
M. Foucault, Gli anormali, Feltrinelli, Milano 2002, p. 152.
40
M. Foucault, La volont di sapere, Feltrinelli, Milano 1978, p. 55.
Corpi Soggetti Norme 179
quellesperienza di necessit che circonda il nostro stesso bisogno di con-
fessarci. Come ha messo in evidenza Nikolas Rose, si diventa, almeno
in potenza, il soggetto della propria narrazione nellatto stesso in cui ci si
applica a questa costruzione
41
. Latto, apparentemente liberatorio della
confessione, in cui pensiamo di esprimere ci che pi profondamente
siamo, una forma di assoggettamento che non avviene pi per limi-
tazione della libert, ma facendo giocare in modi regolati le tecnologie
etiche a cui la psicologia partecipa e in cui lexpertise psicologica irretita
cos profondamente, fornisce i mezzi per plasmare, sostenere e gestire
gli uomini non opponendosi alla loro identit personale, ma proprio per
produrre quellidentit
42
.
La norma che si attiva allinterno del dispositivo di confessione fun-
ziona ovviamente in quanto la presenza del confessore determina la rela-
zione di potere, ma pu funzionare, in linea di principio, senza la necessit
di una sanzione o, per meglio dire, riducendo al minimo la presenza delli-
stanza in grado di sanzionare.
Bisogner che il penitente accetti la pena, ne riconosca lutilit e persino la
necessit. in questo spirito che, per esempio, Habert raccomanda al confessore
di fare s che il penitente fssi lui stesso la penitenza e, se succede che il penitente
ne scelga una troppo debole, si dovr convincerlo che non suffciente
43
.
La confessione quindi anche una forma di autoassoggettamento,
non signifca solo essere consegnati a una biografa di noi stessi scritta da
altri, non si tratta nemmeno di comparire dal nulla sulla scena della storia
per il breve volgere della presa che il potere esercita su di noi, come ne Le
vite degli uomini infami, quel che richiesto dalla pratica confessionale non
nemmeno una trasformazione delle attitudini psico-fsiche in modo da
creare una seconda natura: nella confessione lelemento costruttivo del
potere si perde e si occulta; cosa c, in fondo, di pi nostro dei desideri e
dei sogni intimi e inconfessabili e pure da confessare?
Si coglie, inoltre, uninversione del rapporto corpo-psiche: se nelle
discipline a partire dal corpo che si istituisce una psiche, o unanima
41
N. Rose, Inventing our selves, Cambridge University Press, Cambridge-New York
1998, p. 96 (trad. nostra).
42
Ivi, p. 98.
43
M. Foucault, Gli anormali, cit., p. 164.
180 Carlo Parisi
come norma di quel corpo o meglio come punto di appoggio delle norme
sui corpi, nella confessione dei peccati si passa dallanalisi delle relazioni
a una semiotica del corpo, per giungere, nella versione post-tridentina, a
una nuova tecnologia dellanima e del corpo, dellanima nel corpo, del
corpo portatore di piacere e di desiderio
44
. Ci che si dovr controllare
sar dunque il desiderio, di cui il corpo un semplice portatore, ma che
ha la sua radice nel movimento complesso della psiche. Pi la confessione
diventa una tecnologia di potere diffusa e politicamente decisiva, pi con-
centra la propria attenzione su uno spazio interno. Se il luogo in cui, con
pi forza, troviamo tuttora attivo il dispositivo confessionale la versione
contemporanea delle scienze psy, le quali in particolare la psicoanalisi
hanno focalizzato lattenzione sulle condotte sessuali e se, come ha mo-
strato A.I. Davidson, questi saperi hanno costruito la loro indipendenza
epistemologica e tecnica rescindendo i legami con lanatomia patologica e
defnendosi a partire dalle nozioni intrapsichiche di istinto e perversione,
non possiamo stupirci di assistere a una desomatizzazione di ci che si
confessa
45
. La confessione, dunque, un rapporto di potere che non si
gioca attraverso il corpo, che non lo mobilita, e che non si applica a esso.
I legami tra desiderio o istinto e corpo si allentano nel momento in
cui si comincia a pensare che, per esempio, si possa essere omosessuali
latenti, senza che, in altri termini, si sia commesso alcun atto. Sembra
che, dove abbiamo corpi, non si dia soggetto e dove si dia soggetto non si
dia corpo. Si pu pensare lazione della norma, allo stesso tempo e sullo
stesso livello, come produttrice di corpi e di soggetti in quanto incorpo-
rati? In secondo luogo, individuare il dispositivo di confessione ci dice
molte cose su alcuni specifci rapporti di potere, ma rimane un modello
non applicabile in contesti storici e sociali diversi: possibile generalizza-
re le intuizioni foucaultiane riguardo a forme di potere che richiedano la
partecipazione attiva dei soggetti dominanti al loro stesso istituirsi in
quanto dominati? In quale modo le relazioni di potere, in generale, ride-
fniscono il rapporto con il nostro corpo e ci forniscono le categorie per
esperire noi stessi?
44
Ivi, p. 172.
45
Cfr. A.I. Davidson, Closing Up Some Corpses, in Id., The Emergence of Sexuality,
Harvard University Press, Cambridge (Mass.)-London 2001, pp. 1-29.
Corpi Soggetti Norme 181
Psiche, soggetto, norma
La prospettiva di Butler sulla genesi del soggetto a partire dallazione
delle norme complementare a quella foucaultiana, di cui fa proprio las-
sunto centrale della norma come istanza produttiva e, allo stesso tempo,
capace di rifettere, mediante un minuzioso lavoro di decostruzione del
discorso psicoanalitico sulla formazione individuale del s incorporato a
partire dallazione delle norme. Con decostruzione intendo un procedi-
mento, di forte impronta derridiana, avente come obiettivo non tanto e
non in primo luogo una critica epistemologica del discorso psicoanalitico,
quanto unanalisi in grado di mostrarne la struttura concettuale nascosta, i
presupposti non indagati e il sistema binario di esclusione e inclusione, di
defnizione di un dentro e di un fuori. Diventa cos possibile mettere fuori
gioco le pretese naturalizzanti e universalizzanti del discorso psicoanaliti-
co, reperendo contemporaneamente allinterno di esso le risorse capaci di
metterlo in discussione e di sovvertirlo.
Limpossibilit di accedere a uno spazio discorsivo e di azione che sia
anteriore alla legge e alla norma non vorrebbe indurre, infatti, a forme di
quietismo politico e intellettuale, ma piuttosto al reperimento delle reali
condizioni di un agire sovversivo che assume consapevolmente le condi-
zioni linguistiche e materiali della sua stessa emersione. Nessun discorso
veramente critico, infatti, pu basarsi su ipostatizzazioni che reiterano la
stessa legge che vorrebbero mettere fuori gioco: concetti come genere,
natura, donna, sesso, sono inestricabilmente defniti e presi allinterno di
pratiche discorsive e relazioni di potere che ne defniscono lo statuto, che
sanciscono le norme di inclusione e di esclusione e, pertanto, non vi
alcuna garanzia che, cercando di parlare di natura, e quindi di recuperare
uno spazio originario e incontaminato di discorso, non si stia, in realt,
semplicemente usando un vocabolario naturalizzato. Un metodo di questo
genere rischia, per, di rimanere affetto da forme di idealismo linguistico,
se astrae dalle forme storicamente e culturalmente determinate di potere
e di dominio. Butler consapevole del rischio di idealismo linguistico la-
tente in questa impostazione e, rifutando una contrapposizione metafsica
tra sesso, in quanto dato naturale e biologico, e genere, in quanto costrutto
politico-culturale preferisce parlare di materializzazione piuttosto che
di costruzione: il sesso un costrutto ideale che viene materializzato
182 Carlo Parisi
a forza nel tempo
46
per cui i corpi sessuati secondo la polarit esclusiva
maschio-femmina esistono, si materializzano nella misura in cui la reite-
razione di una norma non si sovrappone semplicemente a una materia
inerte, come nella classica contrapposizione tra natura e cultura, ma agisce
dinamicamente su di essa al punto che non si pu parlare di materia se
non come un processo di materializzazione che si stabilizza nel tempo per produrre
quelleffetto di delimitazione, fssit e superfcie che noi chiamiamo materia
47
; il che,
ovviamente non implica una creazione di corpi, ma soltanto che i corpi di
cui parliamo sono da sempre inscritti in quelle norme che contemporane-
amente li plasmano e forniscono i concetti per parlarne.
Si potrebbe ipotizzare, come soluzione a questa impasse che, pur non
essendo accessibile una posizione prediscorsiva e quindi anteriore a una
norma, sia possibile ricorre a vocabolari differenti, per quanto in maniera
mediata o indiretta: a questo che si riferisce Foucault quando consegna
alla critica genealogica il compito di cogliere nella contingenza che ci ha
fatto essere quello che siamo, la possibilit di non essere pi, di non fare
o di non pensare pi quello che siamo, facciamo o pensiamo
48
o quando
reperisce nellars erotica un discorso alternativo al dispositivo di sessualit
che potrebbe, in linea di principio essere eticamente o politicamente riatti-
vato. Butler, invece, concentrando la sua attivit decostruttiva sulle grandi
invarianti, quali la Legge del padre lacaniana o le strutture della parente-
la di Levi-Strauss, sembra, in via preliminare, prendere sul serio la loro
pretesa di universalit per mostrarne i punti di tensione interni, piuttosto
che confrontare quelle forme discorsive con alternative storicamente do-
cumentabili, e anzi manifesta un aperto scetticismo per questo genere di
operazioni. La descrizione foucaultiana dei piccoli piaceri di Herculine
Barbin rappresenta, agli occhi di Butler, un tentativo di reperire un piacere
precedente la norma:
Foucault invoca la fgura di una molteplicit libidica pre-discorsiva che ef-
fettivamente presuppone una sessualit davanti alla legge, di pi, una sessualit
che attende di essere emancipata dai vincoli del sesso
49
.
46
J. Butler, Corpi che contano, cit., p. 1.
47
Ivi, p. 9, corsivo nel testo.
48
M. Foucault, Che cos lIlluminismo?, in Id. Archivio Foucault 3, Feltrinelli, Milano
1998, p. 228.
49
J. Butler, Questione di genere, cit., p. 138.
Corpi Soggetti Norme 183
Senza entrare nel merito della fondatezza della critica che Butler
muove a Foucault, in questo brano si manifesta con chiarezza la diffe-
renza dei punti di vista tra i due: mentre Foucault interessato allanalisi
di discorsi storicamente determinati, per i quali la ricerca di un esterno
in linea di principio possibile, per Butler, come per Derrida, sembra che
non si possa uscire dalla storia della metafsica. Se per Foucault un at-
teggiamento limite praticabile e auspicabile, e consente di affacciarsi
allesterno del discorso che teniamo, per Butler ci si pu al massimo spin-
gere, per cos dire, fno al suo limite interno, secondo un procedimento
critico che deve probabilmente pi a Derrida che non a Foucault; dietro
la molteplicit dei dispostivi di sapere-potere permangono delle strutture
che, per quanto culturalmente determinate, agiscono a un livello di pro-
fondit tale da risultare inaggirabili: la nostra stessa costituzione di sog-
getti che vengono alla luce, limita la nostra possibilit di diventare altro da
noi stessi. Specularmente a Foucault, dunque, Butler cerca di reperire le
risorse per un discorso critico proprio confrontandosi con discorsi, come
quello psicoanalitico, che si assumono il compito di formulare le leggi
invarianti che defniscono la natura umana. Ne La vita psichica del potere,
infatti, Butler scrive:
Mi sto muovendo nella direzione di una critica psicoanalitica a Foucault,
perch penso che non si possa spiegare lassoggettamento e, in particolare, il
processo tramite cui si diviene principio del proprio assoggettamento senza ri-
correre a una spiegazione psicoanalitica degli effetti formativi o generativi della
restrizione e della proibizione
50
.
Butler, infatti, tende a non distinguere tra norma e legge perch se
da un lato la sua analisi prende le mosse dallidea foucaultiana che il po-
tere regolativo produce i soggetti che controlla
51
, contemporaneamente
occorre cogliere il modo in cui la repressione agisce in quanto moda-
lit del potere produttivo
52
. Butler recupera cos il concetto di psiche,
distinguendolo sia dallanima, che dal soggetto, per individuare il luogo
in cui la repressione attuata dalla legge allo stesso tempo produttiva di
ci che eccede il soggetto: linconscio. Sovrapporre psiche e anima, come
50
J. Butler, La vita psichica del potere, cit., p. 82.
51
J. Butler, Corpi che contano, cit., p. 21.
52
Ibidem.
184 Carlo Parisi
fa Foucault in Sorvegliare e punire, signifca cadere integralmente nella trap-
pola imprigionante del potere disciplinare o, detto in termini lacaniani,
linconscio ci che viene escluso dal posizionamento del soggetto nel
Simbolico, viene ricollocato al suo interno, annullandone cos le possibi-
lit di resistenza:
La psiche, dunque, includendo linconscio, molto diversa dal soggetto.
esattamente ci che eccede gli effetti imprigionanti della pretesa discorsiva di
abitare unidentit coerente. La psiche ci che resiste alla regolarizzazione che
Foucault ascrive ai dispositivi normalizzanti
53
.
La psiche, dunque, pur essendo determinata nella sua struttura dalla-
zione della norma, non pu mai essere saturata dal potere, ma anzi porta
fn dallinizio il segno di una resistenza e di una opposizione possibi-
le, tutte le costruzioni di una identit psico-fsica, volte a normalizzare
condotte e comportamenti, producono il loro punto di attrito che pu
essere reso eticamente e politicamente rilevante proprio nella misura in
cui lidentifcazione psichica con lideale dellio produce e al contempo
interdice ci che a quellideale non pu conformarsi. Secondo unim-
postazione classica della psicoanalisi freudiana, dunque, nellinconscio
trovano accoglienza i desideri che non superano il vaglio della censura
psichica e che, quindi, non risultano compatibili con le norme di quella
stessa rimozione. Occorre per puntualizzare che Butler non si muove in
una prospettiva in qualche modo neomarcusiana, secondo cui ci che si
trova sepolto nellinconscio dovrebbe diventare unistanza di liberazione:
si tratta di uno spazio possibile di resistenza e non di una verit pi pro-
fonda che il potere avrebbe occultato e che occorrerebbe liberare. Che il
valore politico che Butler attribuisce al concetto psicoanalitico di psiche
non ricada in un modello repressivo di cui Foucault ci ha insegnato a
diffdare emerge con chiarezza in riferimento proprio alla questione della
resistenza etica e politica che si pu opporre ai tentativi normalizzatori
della norma: non la verit di un io pi profondo che il potere avrebbe
ingabbiato, ma una serie di risorse che testimoniano di una resistenza gi
da sempre presente.
La critica che Butler muove a Foucault si orienta, infatti, proprio su
Sorvegliare e punire e su una serie di conseguenze che derivano dalla famosa
53
J. Butler, La vita psichica del potere, cit., p. 82.
Corpi Soggetti Norme 185
immagine dellanima prigione del corpo, che pu implicare, seppure con-
tro le intenzioni dello stesso Foucault, una concezione del potere come
dominio dal quale non si possa mai fuggire: da questo punto di vista la
psiche e quindi linconscio defnisce i limiti della normalizzazione
54
.
Queste istanze inconsce esistono a un livello presoggettivo, per cui pos-
siamo dire che, se il soggetto risulta fondato e creato, non si tratta certo
di una creazione ex nihilo. straordinariamente signifcativa, da questo
punto di vista, lanalisi che Butler sviluppa a partire da Nietzsche, autore
nei confronti del quale Foucault si sempre sentito debitore: la fondazio-
ne della coscienza, secondo la lettura butleriana di Genealogia della morale,
trova il suo punto di applicazione non tanto sul corpo, che a sua volta
signifcato defnito e reso comprensibile allinterno di dispositivi di potere,
quanto piuttosto in una forza, o in una serie di forze: la volont. Non si
tratta, afferma Butler [della] volont di un soggetto, n il risultato dellap-
plicazione delle norme sociali
55
, quanto piuttosto di una volont che, non
trovando pi spazio per la sua azione produttiva verso lesterno si trova a
dover piegare verso se stessa producendo, in questo modo, lo spazio della
coscienza. La metafora del movimento inibito della volont consente a
Butler di recuperare uno spazio di anteriorit al soggetto, senza riferirsi a
propriet eminentemente personali e soggettive.
Recuperando concetti come quello di repressione e di interdizione,
Butler in grado di reperire le possibilit di una resistenza al potere, senza
per rivestirla di caratteri fondazionali o naturali, e anzi il suo intento
proprio quello di reperire spazi per un agire politico che metta in discus-
sione le pretese identitarie e normative, sfruttando e radicalizzando quei
punti di attrito intrapsichici che abbiamo analizzato.
Questi attriti per non si collocano soltanto a livello psicodinamico,
determinano anche il rapporto con il proprio corpo: la categoria sesso, ad
esempio, funziona in modo simile: da un lato, raccoglie e unifca arbitraria-
mente determinate caratteristiche fsiche rivestite di signifcati imposti dal
campo socio culturale, dallaltro ne esclude altre, ma questa unifcazione
defnita sostanzialmente dalla norma eterosessuale: il sesso leffetto
di realt prodotto da un processo violento che viene occultato da quello
stesso effetto
56
. La grammatica cui facciamo ricorso per parlare del sesso
54
Ivi, p. 83.
55
Ivi, p. 64.
56
J. Butler, Questione di genere, cit., p. 162.
186 Carlo Parisi
leredit di questa violenza, ma proprio a partire da una violenza di
questo genere che siamo costituiti come soggetti; per descriverla, Butler
fa riferimento a un vocabolario etico che segnala come il soggetto chia-
mato allesistenza mediante lazione delle norme e il corpo che plasmato
secondo le strutture di potere producano una forma di esperienza caratte-
rizzata dalla colpa e dalla melanconia, associate a un determinato rapporto
di perdita che ci lega al nostro corpo.
Butler nota un aspetto sottovalutato, ma signifcativo, nellopera di
Foucault: facendo riferimento al testo Nietzsche, la genealogia, la storia, si
pu evidenziare come, in Foucault, sembra che il soggetto emerga a di-
scapito del corpo: il soggetto non solo prende effettivamente il posto
del corpo, ma agisce come lanima che d forma al corpo in schiavit
57
.
Lesperienza del nostro corpo si d, dunque, nella forma del gi []
distrutto
58
, rendendo da un lato impraticabile il sogno di una sua eman-
cipazione, di una restitutio della sua integrit precedente allincontro col
potere, ma dallaltro individua uno spazio di ricostituzione che pu assu-
mere sia forme etiche come quelle che Foucault ha individuato nello
studio del mondo antico sia forme pi propriamente politiche di rifuto
e di insubordinazione
59
.
Sia il corpo, sia il soggetto, dunque, non possono essere integralmen-
te saturati dalle relazioni di potere che li formano, pur risultando sovra-
determinati da esso; anzi se, come afferma Foucault, letica la pratica
rifessa della libert
60
e se, come sostiene Butler, il nostro stesso tentativo
di narrarci, pur emergendo su un terreno che non abbiamo scelto, pu
aprire lo spazio a un dialogo con un altro, proprio in virt della nostra
costitutiva non autosuffcienza, e, secondo una prospettiva di forte im-
pronta levinasiana, aprirsi allappello e alla responsabilit nei confronti
dellaltro, le prospettive etica e politica possono essere pensate proprio a
57
J. Butler, La vita psichica del potere, cit., p. 87.
58
Ibidem.
59
Si pu fare riferimento, per esempio, agli studi dedicati da E.P. Thompson alle
resistenze al disciplinamento di fabbrica imposto alla forza lavoro inglese nei decenni
della rivoluzione industriale; cfr. E.P. Thompson, The Making of the English Working
Class, Harmondsworth, Middlesex 1962, o ai molti testi di Foucault legati allesperienza
pi diretta nel GIP, in gran parte ora raccolti in Lemergenza delle prigioni, La casa Usher,
Firenze 2011.
60
M. Foucault, Letica della cura di s come pratica di libert, in Id., Archivio Foucault 3,
cit., p. 276.
Corpi Soggetti Norme 187
partire dalla possibilit di applicare una critica rifessiva a noi stessi e alle
norme che ci hanno prodotti
61
. Butler cerca di rinvenire, proprio a partire
da una fenomenologia del dolore psichico prodotto dallimpossibilit di
adattarsi integralmente alle norme, la possibilit di pratiche etiche e poli-
tiche alternative. Lo stesso Foucault ha rielaborato, negli ultimi anni della
sua vita, un concetto assai ricco di esperienza etica, intesa come rapporto
a s capace di riguadagnare spazi di autonomia mediante pratiche di libert
disponibili per soggetti formati, ma mai meccanicisticamente determinati
dalle relazioni di potere in cui sono immersi: credo sia a partire dal con-
cetto proteiforme di esperienza che si pu, da un lato, comprendere in che
modo le norme ci formano in quanto soggetti con una psiche e un corpo
ma che, allo stesso tempo, sia proprio dalle tensioni, dalle incongruen-
ze di queste forme di esperienza che derivano spazi di agibilit politica.
Come ha giustamente notato Butler, quando lio tenta di dar conto di
s, quando cio tenta di restituire un racconto che includa le condizio-
ni del suo stesso emergere, dovr necessariamente diventare un teorico
sociale
62
. Da questo punto di vista, le prospettive di Foucault e Butler,
pur con le differenze che ho cercato di mostrare, forniscono i mezzi per
pensare, insieme, le forme del nostro assoggettamento e gli spazi possibili
per la nostra libert.
Carlo Parisi
Universit di Pisa
carlo.parisi81@gmail.com
.
Bodies Subjects Norms
This paper tries to shed a light, in Foucaults works, on the developments of and
the relations between the disciplinary power, as it is described in Discipline and
Punish, and the production of subjectivities as it has been outlined in Psychiatric
61
In Critica della violenza etica Butler sottolinea come, pur facendo propri molti
aspetti foucaultiani delletica in particolare il suo aspetto creativo e rigorosamente
anti-prescrittivo , in Foucault manchi uno spazio adeguato per la relazione con altri; cfr.
J. Butler, Critica della violenza etica, Feltrinelli, Milano 2006, pp. 26-39.
62
J. Butler, Critica della violenza etica, cit., p. 16.
188 Carlo Parisi
Power and Abnormal. If, according with Dreyfus and Rabinow, in Discipline and
Punish we can fnd a genealogy of the modern individual considered as an object,
because power is primarily applied on bodies, in the two series of lectures of
1973-1974 and 1974-1975 Foucault begins to outline a genealogy of the modern
individual considered as a subject. This development brings Foucault to take
into account the confessional apparatus, that can be considered as a speech act
by which the subject is called to tell the truth about him/herself and to tie him/
herself to that truth. This way, the subject is not just a product of relations of
power but he/she is also incited to recognize descriptions and categories the
power made available as the reality of him/herself and to use them to describe
his/her conduct. Within the framework of the making up people defned by
Hacking, we can talk about making up selves. From this point of view, the last
section of this paper tries to integrate this defnition of power whit the survey
of the formation of the self given by Judith Butler in The Psychic Life of Power and
Giving an Account of Ourselves; in particular, it is remarkable the different approach
to psychoanalysis that allows Butler to rework the concept of unconscious and
to describe a ontogenesis of subjects shaped by power, largely compatible with
the historical flogenesis elaborated by Foucault.
Keywords: Foucault, Subject, Confession, Disciplines, Self, Psyche, Power.
Corpi Soggetti Norme 189
The Departure from Categories and the Temporality of Norms
Working through Political Epistemology with Foucault and Butler
Martina Tazzioli
Referring to the emergence of the category of perversity in the medical
and juridical expertise, in Abnormal Foucault argues that the constellation
of notions which relate to perversity enables medical notions to function
in the feld of juridical power and, conversely, juridical notions function-
ing in the feld of medical power [] It functions as a switch point, and
the weaker it is epistemologically, the better it functions
1
. These sentences
provide a clue of Foucaults refections on normalization and, together,
the regimes of truth at stake in the economies of power and knowledge.
Indeed, in that passage Foucault stresses that the question of medical, ju-
ridical and epistemic categories cannot be addressed than by investigating
the feld of powers-knowledges in which they are at play. Secondly, in
those words he reminds us that the normative force of categories does not
rely on the epistemic referent itself; rather, it functions precisely because
of its political nature which enables different domains of knowledge be-
ing translated or integrated into a new regime of truth, and reorganized
according their polyvalent tactic
2
.
Moreover, as Foucault notices in The Will to Knowledge, the economy
of power implicates also a certain politics of the visible, that functions
distributing bodies in space and tracing an economy of (accepted and
non-accepted) irregularities. By economy of power Foucault seems to
indicate a regime of multiple distributions and repartitions articulating
with the production of specifc subjectivities. Indeed, this analytical atti-
tude is well encapsulated in Foucaults defnition of the norm as a politi-
cal concept drawing on and revising Canguilhems formula that sees the
norm as a polemical concept. Starting from this background, scholars
have coined the notion of political epistemology to retrace and stress
1
M. Foucault, Abnormal. Lectures at the Collge de France, 1974-1975 (London: Verso,
2003), p. 33.
2
M. Foucault, The History of Sexuality, Vol.1: The Will to Knowledge (London: Penguin
Books, 1998).
materiali foucaultiani, a. II, n. 4, luglio-dicembre 2013, pp. 191-215.
the historical emergence and the normative force of not so much episte-
mological categories as the regime of truth which underpin fundamental
experiences, felds of knowledge and governmental technologies like sex-
uality, medical expertise
3
. It could be rephrased as the battlefeld of a poli-
tics of truth, whose evidences and epistemic pillars need to be unfolded
as the temporary outcome of power relations. But political epistemology
does not stop at this task: it aims at bringing into focus the lines of fragility
and the instabilities which percolate the supposed solidity of a given re-
gime of truth. In other words, how destabilizing a feld of intelligibility by
reversing, reinvesting or appropriating it, is in a nutshell the goal and the
response mobilized by political epistemology up against normative fxed
subject-positions. This is the theoretical space in which this intervention
situates for interrogating together Judith Butler and Michel Foucault on
the power of normalization and the production of bordered subjectivi-
ties. In fact, this contribution does not (only) aim at tracing affnities and
discontinuities between the two philosophers but at working with Butler
and Foucault for unpacking the normative and contested terrain of the
power of partitioning conducts, producing profles. For this purpose,
I suggest, it is necessary to sift the ways in which, regimes of truth, pow-
ers of normalization and production of subjectivity relate each other. In
this context, the works of Butler and Foucault represent the main theo-
retical coordinates along which building the analysis. However, the use
of the two authors that I propose here has not purpose of corroborating
empirical analyses with a pre-existing conceptual grid, nor of applying
their theories and tool-boxes. Rather, the choice to mobilize some of their
refections on the power and the functioning of norms and categories
depends on the analytical gazes that those works enable to assume for
shedding light on fundamental issue.
The Field and the Scene
According to Foucaults analyses on the power of norms, each norm
has not only a regulative function but also a productive one, tracing the
effective conditions through which mechanisms of normalization are put
3
A.I. Davidson, Des jeux linguistiques lpistmologie politique, in A.G. Gargani, Le savoir
sans fondements (Paris: Vrin, 2013).
192 Martina Tazzioli
into place: the norm disciplines and regulates, the norm qualifes and cor-
rects the conducts. And it is precisely in this sense that the operation of
the norm can be regarded as eminently positive: the norm starts with
and puts into place mechanisms of partition and discrimination
4
, but the
norm also shapes and distributes irregularities. The norm produces: this as-
sumption has been in part questioned, or at least complicated, by Foucault
in Security, Territory, Population, where the French philosopher explains that
the rationale which sustains dispositives of security and technologies of
government does not posit the norm as frst: indeed, the norm is the result
of processes of normalization, namely of an average around which social
phenomena should be maintained and managed. Nevertheless, it remains
that when a norm is at play it gives rise, in connection with other norms, to
a certain epistemological organization of the subjects experiences.
However, from the standpoint of political epistemology it is impor-
tant to notice that for Foucault that very epistemological organization
actually refers to a strugglefeld: crime became an important issue for
psychiatrists because what was involved was less a feld of knowledge to
be conquered than a modality of power to be secured
5
. This is not to say
that knowledge is an expression or a concealement of power relations: to
the contrary, in Foucaults view knowledge is part of that strugglefeld and
it contributes to trace a feld of power relations. Butler concurs on this
point, stressing the twofold force of the norms in acting both as regula-
tory law and as a normative operator producing the very bodies it governs:
the norm simultaneously individualizes and makes individualization possi-
ble, working as a principle of comparison. That said, from the standpoint
of political epistemology the productive force of norms has to be ad-
dressed in relation to the feld of power-knowledges in which it operates
and that it contributes to create. In fact, the norm works in function of a
certain economy of power and, simultaneously, as the constitutive element
which makes that economy concretely operative in tracing different parti-
tions. The spatial notion of feld, I suggest, is a stable explicit or implicit
occurrence in the work of Foucault, often articulated in terms of disposi-
4
See Abnormal, where Foucault argues that the normative function of psychiatry to
work as a discriminant.
5
M. Foucault, About the Concept of the Dangerous Individual in 19th Century Legal
Psychiatry, in P. Rabinow & N. Rose (eds.), The Essential Foucault: Selections from the Essential
Works of Foucault, 1954-1984 (New York: New Press, 2003), pp. 209-227.
The Departure from Categories and the Temporality of Norms 193
tive or of regime: what the working of norms produces is ultimately
a certain feld of intelligibility and of political intervention sexuality,
abnormality, illegality. Thus, Foucault pushes us to investigate the ways
in which norms craft and multiply medical-juridical categories within the
economy of power in which they play. If Butler deals with the emergence
and the exclusionary functioning of (sexual) identities, Foucault actually
brings attention to conducts, as the correlate of strategies that invest and
cross that make them as object of power and knowledge.
The fgures and the characters described and taken into account
by Foucault in Abnormal and in The Will to Knowledge emerge as the out-
comes of specifc political technologies, knowledges and transformations
6
.
From this perspective, the destabilization of the political stable signif-
ers mentioned by Butler requires frst of all to unsettle both political
technologies and the discursive regime that sustain them: the troubling
of categories does not necessarily shake the feld, namely the economy
of power/knowledges in which those categories are at play, unless the
chain of equivalences and the epistemic evidences of that feld are
not in turn troubled. For this reason it is less the subversion of categories
in itself that is at stake in Foucault than the epistemic and political con-
stellation upon which they are predicated. In fact, in Foucaults analyses
of the medical-juridical continuum and of technologies of normalization
we see that the emergence of epistemic categories or their abandon de-
pend on two related processes: on the one hand, on the settling of new
conceptions and logics through which a given object of government is
framed; and on the other hand, on the technologies of power responding
to certain social conducts/actions. For instance, the fact that in the XIX
century t there appear in the feld of legal psychiatry new categories, such
as necrophilia, kleptomania and exhibitionism was the correlate effect of
a new conception of mental illness as a set of complex and polymorphous
processes making possible that t the whole feld of infractions could be
held together, in terms of danger
7
.
Against this background, one could interrogate the ways in which
Butler and Foucault conceive of the relation between norm and subjectiv-
ity, namely the leeway for resistance that subjects could play with. One of
the main criticisms against Foucault concerns the supposed impossibility
6
Foucault, The Will to Knowledge, pp. 147-149.
7
Foucault, Dangerous Individual.
194 Martina Tazzioli
of a space of the outside in relation to the norms: the peculiar character
of normative power consists in percolating and investing all conducts and
spaces. For instance, as Foucault explains in Abnormal, the feld of abnor-
mality is produced precisely through the working of the norm, and for
this reason, as he shows in The Will to Knowledge, normative power operates
rather by distributing conducts around the norm
8
. Any space of the out-
side seems to be precluded. If we switch the attention to the way in which
Butler comes to grip with this impasse that she also notices in Gender
Trouble we see that she focuses on the way in which the force of regu-
latory law can be turned against itself in the process of reiteration that
each norm requires in order to be enforced
9
. But how does the mechanism
of subversion and risignifcation work to the extent that subjects are, fol-
lowing Butler, constituted from the outset by a social world they never
choose? And from the standpoint of political epistemology, how could
one destabilize or reverse identity categories
10
?
If on the one hand Butler insists that terms are never fully tethered
to a single use on the other hand it remains unclear how the political
resignifcation of identities and categories could effectively work, since
the norm does not apply to bodies but shape them from the very be-
ginning for instance as gendered bodies. In this regard, the theoretical
move undertaken by Butler consists in displacing the very terms of agency
and autonomy which usually underlie refections on political subjectivity.
Indeed, rephrasing Butler, the subject postulated in acting a subversion
of identity categories is not a subject who stands back from identifca-
tions choosing how to play simultaneously with some of them disengag-
ing from some others.: rather, it is an ambivalent site resulting from the
imbrications of different and conficting normative categories, acquiring a
coherence through the iterability of those very norms. What Butler seems
to suggest is the possibility for the subject to remake the functioning of
identity categories, starting precisely from the different determinants that
simultaneously, and combining each other, form a temporary subjectivity.
8
Referring to the power of norms, Foucault argues that it does not have to trace
the lines that separates the enemies of the sovereign from its obedient subjects; it effects
distributions around the norm (Foucault, The Will to Knowledge, p. 144).
9
J. Butler, Gender Trouble. Feminism and the Subversion of Identity (New York: Routledge,
2008).
10
J. Butler, Parting Ways. Jewishness and the Critique of Zionism (New York: Columbia
University Press, 2012).
The Departure from Categories and the Temporality of Norms 195
Going into detail, it is precisely due to the ambivalent correspondence be-
tween language and the materiality of the body that the effective positions
of subject exceed from the designations and the referents through which
is mattered by regulatory norms. This is strictly related to the way in which
Butler thinks of the emergence of the subject, and also of the body as
always constituted and sustained in language: the body is alternately sus-
tained and threatened through modes of address [] To be addressed is
to have the very term conferred by which the recognition of existence be-
comes possible
11
. From this perspective what is posited as primary is the
scene of address in which subjects are not simply recognized or in which
could lay claim, but rather as the condition of possibility which materially
structures the production of the subject. Scene (of address), more than
a feld of knowledges, techniques and powers, since it presupposes on
the background the frame of recognition and interpellation as constitutive
processes through which subjects become what they are. In this sense, al-
though Butler criticizes and dismisses analyses built on personifcation of
power as an instance which acts it remains that subjects are supposed
to subvert from within the functioning and the effects of norms always
through processes of resignifcation, up against normative frames with
precede them.
Which Subjects, Which Norms? An Analysis of the Two Temporalities of the Norm
Therefore, it is not a question of a subject that resists or refuses
certain identities, since there is not something like an outstanding subjec-
tivity upon which norms and categories are attached. To the contrary,
the act of shaping and mattering exercised by norms is coextensive to
the very emergence of subjectivity and also of bodies
12
. On this point
Foucault would concur with Butler that the norm is not exterior to the
feld of application. Nevertheless, while Foucault gives prominence to
11
J. Butler, What is Critique? An Essay on Foucaults Virtue, in D. Ingram (ed.), The
Political (London: Basil Blackwell, 2001).
12
The irreducible materiality is constructed through a problematic gendered matrix
[] and if the constituted effect of that matrix is taken to be the indisputable ground
of bodily life, then it seems that a genealogy of that matrix is foreclosed from critical
inquiry; J. Butler, Bodies that Matter (New York: Routledge, 1993), p. 29.
196 Martina Tazzioli
the techniques and knowledges that materially distribute or partition or
allocate bodies in space, Butler associates the work of the norm with
symbolic signifcations through which bodies come into being
13
. The
crafting of the subject as traced by Butler seems situating between two
poles. On the one hand, and differently from Foucault, the force of the
law is ultimately posited as what stage the constitutive lack in the subject
that Butler takes into account drawing on and in part differentiating
from Zizek through an exclusionary symbolization. On the other hand,
the materiality of bodies always takes place through a signifying pro-
cess, and consequently there is no a subject behind or beyond the norms
to discover or to address
14
.
Instead, this is only partially true in Foucault, where the productive
function of the norms does not coincide with the very existence of the
bodies. Indeed, a recalcitrant materialism underlies Foucaults descrip-
tions of disciplined bodies, both in Discipline and Punish and in The Will
to Knowledge
15
: deployments of power are directly connected to the body
bodies, functions, physiological processes, sensations and pleasures, far
from the body having to being effaced
16
. The body is at the very core
of power technologies, invested by them, or better they can get through
to the very depth of the bodies, without being relayed by the representa-
tion of the subject
17
. However, this is not to indicate a nature altered by
power or a body that needs to be liberated: indeed, Foucault shifts the
attention from the existence of the bodies to the way in which they are
produced as subjects through the working of political technologies that
constitute them as objects of government. Highlighting the materialism
which sustains Foucaults description of bodies invested by powers tech-
nologies does not mean postulating a nature in the end: to the contrary,
as Pierre Macherey points out, normalization does not apply to a given
13
The signifying act delimits and contours the body that it then claims to fnd prior
to any and all signifcation. This is not to say that the materiality of bodies is simply
and only a linguistic effect which is reducible to a set of signifers. Such a distinction
overlooks the materiality of the signifer itself.
14
Butler, Bodies that Matter, p. 68.
15
In The Will to Knowledge Foucault talks about a proliferation of political technologies
that invest the bodies, the way of eating, of living and the whole knowledge of existence.
16
Foucault, The Will to Knwoledge, pp. 150-152.
17
M. Foucault, Power affects the Bodies, in S. Lotringer (ed.), Foucaults Live. Michel
Foucault. Collected Interviews. 1961-1984 (Los Angeles: Semiotext(e), 1996), pp. 207-213.
The Departure from Categories and the Temporality of Norms 197
nature but it makes the materiality of bodies open to transformation,
thus producing a sort of second nature, a paradoxical unnatural nature.
Close on this point to Butlers argument on the instabilities produced
through the reiteration of the norm, the nature which stems out from
the mechanisms of normalization is an unstable condition which gleans
its own substance from its own instability
18
. The norm is responsible
for the becoming normal and natural of its own exercise/functioning. In
some way it could be argued that from a Foucaultian perspective the stake
of political epistemology concerns the economy of subjectivity through
which bodies are produced as irregular conducts, productive subjects, hys-
terical women, pathologic sexualities It is not the body as such that
is the object of Foucaults political investigation, but the economy of
powers through which, historically, bodies become other than bodies; that is
to say, they become objects of government as (irregular) conducts or as
disciplined bodies.
This aspect leads me to suggest that two different temporality of the
norm are taken into account by Foucault and Butler: while in Butlers
works is unfolded what I would call an ontogenetic temporality of the norm
which is at stake in the very production of the body, frst of all as femi-
nine or masculine Foucault traces a historical and genealogical account
of the ways in which bodies have been governed over the centuries and
in different spaces. For instance, the heterosexual norm is critically scruti-
nized by Foucault in The Will to Knowledge from a historical point of view,
marking the moment when the dispositive of sexuality, in which the very
heterosexual normative desire should be placed, comes out. To the con-
trary, in Butler the performative character of heterosexuality is posited
as one of the frst normative partitions which organize and shape bodies
from their very inception: even though Butler admits the historicity of the
norm, the heterosexual paradigm is denaturalized not through a histor-
ical-genealogical perspective but as a product of discursive regimes and
regulatory practices instantiating the binary relation between genders
19
.
The operation of the norm which interests Foucault always entails to take
a certain margin and distance from the production of the body as life
invested by power bringing instead attention to the forms of subjectivity
which defne certain singular conducts (the perverse adult, the criminal,
18
P. Macherey, Il Soggetto Produttivo. Da Foucault a Marx (Verona: Ombre Corte, 2013).
19
J. Butler, Undoing Gender (New York: Routledge, 2013), pp. 31-32.
198 Martina Tazzioli
the onanist child, the hysterique woman). Although Foucault stresses that
since the late XVIII onward life itself has become the object of power
and of political technologies, then he actually deals with the mechanisms
and the effects of normative power working at the level of conducts, or
better in analysing how they produce subjects as conducts and as objects
of knowledge and government.
The Desirability of Categories and the Bridling of Norms
Butlers concern with citational practices required to the norm
its enforcement seems leaving more room for subverting identity cate-
gories than Foucaults account. Actually, differently from Butler, the ef-
fects of subjectivation produced by normative power are never framed
by Foucault in terms of identity
20
: as it is well-known Foucault always
deliberately escapes the paradigm of (political) recognition, and what he
tries to bring out are the forms of subjectivities that normative power put
into being how subjects are materially performed as deviant conducts or
perverse sexualities beyond any effects of representation. In fact, on the
one hand Butler challenges politics of representation postulated in femi-
nist discourses, whichrepresent women as the subject of feminism while
this latter is actually discursively constituted by the very political system
that is supposed to facilitate its emancipation; concluding that juridical
power inevitably produces what it claims merely to represent
21
. On the
other hand, Butler does not fully get rid of the juridical frame, positing
recognition as a central stake that relies on the fundamental vulnerability
20
On this point see also M. Foucault, Sex, Power and the Politics of Identity, in Foucaults
Live, pp. 291-296, where Foucault clearly opposes creation and inventiveness of different
ways of life with the question of identity how to adhere to certain categories or to
belong to a given culture. In fact, one of the distinctive elements characterizing the
production of different ways of life is the impossibility to plan in advance the effects and
the consequences of these new modes/practices one engages in. Eventually, Foucault
argues, identity emerges as a correlate outcome of new relationships which are not
exclusively social, since they do not involve people only as social beings.
21
Butler, Undoing Gender, p. 3. Indeed, as Butler clarifes gender is not a noun, but
neither it is a set of free-foating attributes, for we have seen that the substantive effect of
gender is performatively produced and compelled by the regulatory practices of gender
coherence (p. 34).
The Departure from Categories and the Temporality of Norms 199
of the structure of the self
22
. If for Butler the question is how subjects
are performed and seen by power, Foucault concentrates rather on the
frst aspect how subjects are effectively produced as conducts oust-
ing at the same time the juridical referent that, as he remarks in The Will
to Knowledge, still persists in Western political thought. Indeed, the frame
of recognition reinstantiates the centrality of the law in partitioning and
producing subjects. Foucault conceives of juridical matters as compensa-
tory mechanisms which sustain and enforce technologies of government
and discipline, operating a sort of translation, since they come to present
power as an instance which acts upon subjects. The inadequacy of the
couple law-representation depends frst of all on historical reasons: this is
not to say that the norm is an invention of the XVIII century, but the fact
that society has been redefned by the norm, Foucault contends, entails
different mechanisms of surveillance, technologies of control and, most
of all, an incessant visibility.
By arguing that the norm follows from the law, Foucault engages in
a historical and genealogical account, not for positing a succession law-
norm but to investigate ways in which the law has been deeply invested
and reorganized in the light of the social extension of the norm. Instead,
it seems that in Butler the norm is defned and is at play within an in-
variable frame of law: although the historical dimension of the norm is
stressed, the juridical matrix is assumed as the still operative principle that
informs any other mechanism. Moreover, it is not in terms of identity
categories that Foucault copes with the mechanisms of normative pow-
er
23
: he gazes at the effects of subjectivation that do not concern how
subjects stay before law but, rather, how they are constituted in the ma-
teriality of their conducts. However, conducts and not bodies: or better,
the effects of normative power that Foucault brings into focus refer to
the shaping of subjects according to the twofold sense of the meaning,
22
Drawing on Hegels Phenomenology of the Spirit, Butler reframes the issue of
recognition distinguishing between the self, as always entangled with the others and
exposed to vulnerability from the very beginning, and the subject, that in Western
philosophical tradition is conceived as a self-autonomous instance.
23
To be more precise on this point, it should be stresses that for Butler identity itself
and its internal coherent is the result of regulatory practices of gender formation, that
assure a certain stability and intelligibility to it (see Butler, Bodies that Matter, pp. 22-23).
However, despite it is the correlate referent of normative practices, in Butlers account
the issue and the struggle over identity are at the core of gender politics.
200 Martina Tazzioli
namely subjectivation and subjection as two coextensive and inextricable
processes. Foucaults analyses on normalization and normative categories
are never detached from an inquiry on the transformations of the politi-
cal technologies and the feld (the economy of power and knowledge)
in which those processes situate. And it should not pass unnoticed that
the frst occurrence of the notion of government appears in the sec-
ond Lecture of Abnormal so, well before the refection of the pastoral
power and the reason of state for describing the positive technology of
power invented in the XVII century, through which new conducts or
social classes came into being and certain subjects started to be object of
medical knowledge. The Classical Age developed therefore what could be
called an art of governing in the sense in which government was then
understood as precisely the government of children, the government
of the mad, the government of the poor, the government of work-
ers [] The Classical Age refned a general technique of the exercise of
power
24
. The shaping of conducts or the emergence of new epistemic-
medical categories is taken into exam by Foucault as the mark of reinvest-
ments, transformations and reorganizations at the level of technologies of
power, and as a response to conducts, movements and practices which, at
some point, have become unbearable
25
.
The Powers Function of Doubling and the Uneven Forms of Subjectivities
What are precisely the effects of subjectivation and knowledge pro-
duced by power of normalization? In a nutshell, normalization gives rise
to process of doubling, meaning by that two overlapping but distinct
things that I introduce leaving space to Foucaults descriptions. First
24
Foucault, Abnormal, pp. 48-49.
25
In Discipline and Punish Foucault remarkably analyses the new criminal conducts
which started to be sanctioned at the end of the XVIII century, arguing that with the
ascent of the bourgeoisie the crimes against private property became the main target of
the penal system. Foucault underlines that this was not merely the outcome of powers
new policies and rationale: rather, the criminalization of those forms of irregularity was
a at the same time the response to the shift of criminal actions towards thefts and to the
increase of labour vagrancy, in turn effect of the more and more strict property law. See
M. Foucault, Discipline and Punish: The Birth of the Prison (New York: Vintage Books, New
York 1977), pp. 81-85 and pp. 302-303.
The Departure from Categories and the Temporality of Norms 201
scene, Twenties of the XIX century, France, court juries deciding on a
crime committed by a person declared mad. A fundamental changed
occurred in the penal law, mad and crime were not considered anymore
as two incompatible phenomena, and the person in question is sen-
tenced to stay in a psychiatric hospital. The medico-juridical continuum,
Foucault contends, was created: it became possible to pass sentences
that were not modulated according to the circumstances of the crime but
according to the description, assessment and diagnosis of the criminal
himself [] This technique of dual qualifcation organizes the realm of
that very strange notion of perversity [] that will dominate the entire
feld of this double determination
26
. Second scene, second half of the
XIX century, still in France, psychiatric expertise judges upon conducts
to medicalize: the family, the school, the neighbourhood and the house
of correction. This is now the object of medical intervention. Psychiatry
thus doubles these elements, goes back over them, transpose them and
pathologize them, Foucault explains referring to the extension of the psy-
chiatric knowledge.
The exercise of the power-knowledge analysed in these scenes by
Foucault has as its major outcome the production of a double of sub-
jectivity and a coupling of knowledge: the power of discipline and the
power of normalization double subjectivities producing new fgures,
irregular conducts or behaviours to medicalize, and multiplying sexual cat-
egories
27
. And simultaneously, those technologies of power couple the
existing objects of knowledge and intervention, integrating them in new
political felds of expertise. It is precisely this doubling that should be
challenged and, from time to time, unsettled at its point of application.
Rephrasing it in the terms of political epistemology, the stake is to destabi-
lize the emergence of a new domain of power-knowledge associated both
with the consolidation of a regime of truth and with the production of
new (irregular and pathologic) conducts. How to disconnect subjectivities
from the regime of truth in which they emerge as an object of knowledge
and government? This is, after all, one of interrogations which percolates
The Birth of Biopolitics, in the face of the rise of a technology of power
neoliberalism- characterized by a regime of veridiction which governs
subjectivities as human capitals. Instead, in Butlers work to be at issue is
26
Foucault, Abnormal, p. 75.
27
M. Foucault, The Social Extension of the Norm, in Foucaults Live, pp. 196-199.
202 Martina Tazzioli
less the process of doubling than the emergence of subjects as gendered
or vulnerable identities; and the instability of coherent identities produced
by regulatory practices is ultimately constitutive of normative mecha-
nisms. The effect of doubling painstakingly described by Foucault is
what for Butler constantly fails to happen; or at least the possibility for the
doubling to take place remains open to the effect of reiterative practices.
Indeed, it is not the simple acting of the norm which grants the continuity
and the unity of the experience of gender but the same discourse can be
extended also to other categories): it is only through iteration that binary
epistemic oppositions and chains of signifers (gender, sex, desire) could
effectively work. After all, also in the case of performative acts, the bind-
ing effect of the speech acts depends on the citation of existing laws: it
is through the invocation of convention that the speech act of the judge
derives its binding power
28
.
Instability and Desirability of the Normative Categories?
To sum up, in Butlers account the discrepancy political or identity
signifers and the effective position occupied by bodies is always at stake.
Thus, incompleteness of the norm, or better incorrigibility of the discord-
ant citational and reiterative- practices that are necessary for the norm to
be enforced but that go beyond the position and the identity relation they
are expected to fll in. But why do subjects in part trouble, displace and
resignify the function of norms insofar as there is no subject out of the
norm? In part the answer should be found in the displacement of the no-
tion of agency suggested by Butler and that I touched above. However, if
we interrogate the reasons why the failure of the norm is possible, it is
the complex weave of identities and relations that needs to be considered:
indeed, Butler looks at subjectivity as a mobile site produced, sustained
and crossed by multiple social and productive relations which go beyond
the position described by the referent of the norm. By stressing the insta-
bility and the multiplicity of relations and of sites of negotiated identities
forming a subject, Butler also fundamentally questions feminist claims and
theories that posit woman as a self-standing category in search for rec-
ognition: there is the political problem that feminism encounters in the
28
Butler, Bodies that Matter, p. 171.
The Departure from Categories and the Temporality of Norms 203
assumption that the term women denotes a common identity. Rather
than a stable signifer [] gender is not always constituted coherently []
and gender intersects with racial, class, ethnic, sexual and regional modali-
ties of discursively constituted identities
29
. And in the same wake, also
the category of queer risks, according to Butler, to reify and freeze the
troubling effect it had in the beginning, once it is assumed and mobilized
as a stable referent that recodifes practices and behaviours
30
. Thus, it is
precisely because no norm could exhaustively describe the complex site
of overlapping (and sometimes conficting) social and productive relations
in which subjects are imbricated, formed by and exposed to, that norm
inevitably fail in part to accommodate and fx subjectivities within the
expected boundaries. However, just because of the constitutive instability
of the working of the norm and since open-ended processes of resigni-
fcation are always also part of it, in Butlers terms political epistemology
could not simply consist in destabilizing political or identity signifers.
On this point two related issues need to be considered. Firstly, the
desirability of the norms that indirectly emerges from Butlers consid-
erations on the unavoidable working of normative categories in shaping
bodies more than inscribing and marking them. In Butlers view the
political stake seems not to be the undoing of the normative feld as such
through which (gendered) bodies are constituted but the resignifcation
and appropriation of those norms, their subversion with the purpose to
open to other (multiple) signifers, always aware of the exclusionary move
that any category operates. This last implication is remarked by Butler,
who cautions against the temptation to self-name as an act of reappropri-
ation of norms, arguing that if the term queer is to be a site of collec-
tive contestation, the point of departure for a set of historical refections,
it will have to remain never fully owned, but always redeployed, twisted,
queered from a prior usage
31
. In some ways, norms and identity signif-
ers should not never fully reappropriated since the subversive dimension
subsists only to the extent that the openness and the undecidability of
categories is not foreclosed, and the discrepancy between signifers and
the effective bodily positions is at play. Thus, Butlers theory of the fail-
ure of the norm in reiterating its effects makes appear the ambivalent
29
Butler, Undoing Gender, p. 3.
30
See Butler, Bodies that Matter, p. 173.
31
Ibid.
204 Martina Tazzioli
issues and outcomes at stake in a queer politics, broadly conceived here as
a transformative politics which aims at troubling the functioning and the
meaning of existing regulatory practices. The impossibility to fully get rid
of political and identity referents leads Butler to suggest/indicate a certain
desirability of the norm as producer of subjects. Indeed, in the face of the
ambivalent implications of a queer politics the risk to produced new rei-
fed categories, the necessity to subvert existing binary identities Butler
seems pushing for a normative politics which envisages a certain direc-
tionality to take starting from the instabilities and the displacements gen-
erated through the reiteration of norms. And it is in this context that the
quest for universality is introduced by Butler: the possibility to avoid the
exclusionary mechanisms of any identity politics and of normative cat-
egories is related to a political project of radical democracy which through
the mobilization of a universal that does not exclude any forms of life
from the category of human. On this point, Foucaults analyses diverge
and follow another path from Butler, insofar as the critical account of
the power of normalization is not coupled with a political project which
aims at rewriting/resignifying the feld of norms and categories. The quite
different political and theoretical perspectives at stake in the two authors
normative politics/genealogical critique stems from two conceptions of
the relation norm-subjectivity, as well as from the possibilities to interrupt
or alter the effects of norms.
Do Norms Capture Troubling Conducts ?
Coming back to the criticism moved to Foucault, if it is true that
there seems not to be a space out the norms and that, as Butler points out,
Foucault does not account for what has to be excluded by economies of
power to make them function, at the same time he stresses how technolo-
gies of normalization intervene for governing intolerable conducts. In
other words, Foucault retraces how some conducts or subjectivities have
been criminalized or medicalized within a certain economy of power, and
how political technologies and regimes of knowledges had to reorganize
their strategies. If we think about Pierre Rivires case or the hysterics
in Psychiatric Power, or fnally the criminalization of the small delinquency
in the XVIII century, we see that disciplinary mechanisms were put into
The Departure from Categories and the Temporality of Norms 205
place for responding to the disorder provoked by those conducts which
troubled existing medical and juridical categories making impossible any
kind of judgment or of diagnosis. For instance, the construction of the
criminal as a dangerous individual in the XIX century was, according to
Foucault, the result of two related phenomena: on the one hand the huge
development of the police network which improved the surveillance sys-
tem in a capillary way, and on the other hand the multiplication of social
conficts and armed revolts in the urban context, due to the new law on
property. Medical and juridical categories are created and mobilized for
capturing, reshaping and governing subjectivities
32
. And, ultimately, norms
become the yardstick for evaluating individuals.
To the contrary, Butler tends to present the norm as something which
comes frst: as she stresses in Undoing Gender, inasmuch as the coherence
of the experience of subjectivity depends upon our being fully consti-
tuted, since the very beginning, from social, gendered and identity norms,
there cannot be other political project than to maintain a critical and
transformative relation to norms. The transformative politics that such
a perspective envisages substantially refer to the possibility for subjects
to occupy different places and positions than those assigned by norms:
insofar as terms are never fully tethered to a single use [] the body is
that which can occupy the norm in myriad ways
33
. Instead, a political
epistemology which draws on Foucault would posit as its main task the
destabilization of categories, with no directionality that could be envis-
aged in advanced. Thus, the issue of normative categories is not framed
in terms of the performative power of linguistic determinations but, rath-
er, as the emergence of new objects of government. But what does this
act of destabilization concretely mean from a Foucaultian standpoint? I
would suggest that it is in terms of a politics of truth that Foucault opens
a space in that direction, starting from the consideration that any knowl-
edge production is related to certain effects of truth. But at the same
time it is precisely from those effects of truth that it becomes possible to
interference with struggles, bending or integrating them in different strat-
egies: thus, one should interrogate these effects of truth could become
implemented within possible struggles [] deciphering a layer of reality
32
Or better, for Foucault the norm simultaneously produces subjects and reorganizes
conducts.
33
Butler, Undoing Gender, p. 179.
206 Martina Tazzioli
in such a way that the lines of force and the lines of fragility come forth
34
.
Such an attitude has the purpose of engendering what Foucault calls the
polemics of reality, namely an effect of truth that instead of enforcing
existing power relations and chains of equivalences introduces disconnec-
tions and possibilities of dissociation of those evidences and nexus
35
. This
is a polemical dimension coming out from a certain use of history that,
grounding on a genealogical approach, retraces the emergence of a certain
regime of truth and makes that history works in the present unsettling the
supposed legitimacy of the feld of truth-powers.
A Critical Account of Productive Power
However, from the force of the norms and categories and their tangi-
ble effects, it does not follow that there is a full correspondence between
our way of acting and living as entangled in normative mechanisms, and
the manner in which we are told, narrated and labelled by them. And this
does not mean to retrieve a fundamental kernel that escapes or exceeds the
mechanisms of power. Rather, mobilizing Foucault and Butler the discon-
nection between how people effectively live and situate on the one hand,
and the normative diagnostic defnitions through which they are told on
the other hand, relates to power and discourse. First of all, power. Up to
now I referred to subjects produced by power or by categories to highlight
how that subjects are neither out of power relations nor do they stands
behind processes of subjection/subjectivation. However, is it being pro-
duced by power the right expression for describing how power relations
work? Dont we surreptitiously introduce again the opposition subject/
power, conceiving subject as an instance shaped and struggling against
power? In fact, if this is the case there would be no other leeway for indi-
viduals than trying to escape or subvert from within the identity referents
attached to their bodies. But the specifcity of a political epistemology
which works with Foucault and Butler relies on the model of power rela-
tions envisaged by the two authors. Indeed, although both undermine the
illusion of an autonomous subjectivity captured by powers, they attentive-
ly avoid the trap of production as a paradigm for describing the work-
34
M. Foucault, Clarifcations on the Question of Power, in Foucaults Live, pp. 255-263.
35
Foucault, The Social Extension of the Norm, pp. 196-199.
The Departure from Categories and the Temporality of Norms 207
ing of norms and of mechanism of subjection/subjectivation. To posit
that conducts are shaped by those very norms that label them as subjects
to govern, or to stress that norms and categories have a productive func-
tions instead of simply investing bodies, it does not involve conceiving of
subjects as the other pole of power relations. On the contrary, Foucaults
analytics of power as well as Butlers considerations on productivity and
construction in Bodies that Matter aim precisely at challenging such an im-
age of power, reframing them as the temporary outcome of strategies and
relations of force. Referring to constructivism, Butler cautions against the
idea that structure produces the subject, insofar as the grammatical and
the metaphysical place of the subject is retained, since, she concludes,
construction is still understood as a unilateral process initiated by a prior
subject [] This view informs misreading by which Foucault is criticized
for personifying power: if power is misconstructed as a grammatical and
metaphysical subject[] then power appears to have displaced the human
as the origin of its activity
36
. To the contrary, Butler argues following
Foucault closely, there is no power that acts but only a reiterated acting
that is power in its persistence and instability
37
. In this regard it is worth
to remind Foucault spatial defnition of power as the name that one at-
tributes to a complex strategic relation in a given society
38
.
Neither for Butler nor for Foucault the productive force of norms
and political technologies should be conceived as an action from which
subjectivities fourish: productivity refers rather to the fact that techniques
and categories of discipline and normalization do not merely subject exist-
ing conducts but have transformative effects and redistribute/reorganize
the economy of knowledge and power. However, they do not create or
craft subjects: the work of norms and categories is rather a more subtle
and contested strugglefeld that subjects do not simply resist or escape
but constantly negotiate through practices that force political technologies
to invent strategies of capture or reorganize the economy of exclusion.
Therefore, the productive dimension constantly at stake in techniques of
normalization is coextensive to the whole feld of forces: the production
that Butler and Foucault refer to does not spring from power as an instance
which acts upon: instead of this ontological opposition between power and
36
Butler, Bodies that Matter, p. 9.
37
Ibid.
38
Foucault, The Will to Knowledge, p. 93.
208 Martina Tazzioli
resistance, I would say that power is nothing other than a certain modifca-
tion, or the form, differing from time to time, of a series of clashes which
constitute the social body
39
. Instead, concerning the discrepancy between
discursive categorization and the overlapping of multiple economic and
social determinants, subjects can play with such a disconnection, depart-
ing in part from categories, due to the impossibility for medical or juridical
categories as well as for political referents to exhaustively tell what subjects
effectively are. This is not because there is a hidden nature that epistemic
and discursive operations can never fully grasp: rather, it depends on the
manifold and sometimes conficting ways in which subjects are simultane-
ously defned, addressed and invested; and, simultaneously on how they
negotiate their own conducts. Butler concurs on this analysis by highlight-
ing the racial, class and social components which combine with the gender
matrix thus, challenging the idea that within a project of radical trans-
formative politics one of these referents could be posited as preeminent
or bearing the others. By tracing the emergence of certain conducts of
government, Foucault makes us see that juridical and medical labels are
the discursive crystallizations (historically determined) of strugglefelds
made of political technologies, knowledges and peoples movements or
practice. At the same time, he brings attention to the ways in which some-
times subjects misfre mechanisms of categorization through the enact-
ment of conducts that cannot be explained or codifed within the existing
frames of truth. Thus, categories and discourses cannot retain both the
multiple intertwined subjectivities that we are simultaneously.
Categories Are Not (Only) About Names
Nevertheless, in addition to this there is a fundamental point to take
into account that concerns the limits of the performative power of names
and categories. And this aspect suggests, as I will explain, that a departure
from categories should be taken also by those who engage in a politi-
cal epistemology. In fact, in Psychiatric Power Foucault underlines that, ul-
timately, nosological classifcation is neither a question of categories nor
of curing people but rather of discipline and controlling conducts and
bodies, putting them to work: psychiatric categories got no absolutely
39
Foucault, Clarifcations on the Questions of Power, p. 260.
The Departure from Categories and the Temporality of Norms 209
hold on therapy itself are not in fact employed here at all as a classifca-
tion of the curability of the different people concluding that they serve
solely to defne the possible utilization of individuals for the work they
are offered
40
.
After all, this emerges quite glaringly in the case of migration pro-
fles, namely the categories through which peoples movements are
partitioned according to a complex continuum going from irregular
migration to selected mobility: illegal migrants, economic migrants, re-
jected refugees, asylum seekers, labour migration, skilled migrants In
the face of the multiplication of juridical status and exceptional cases,
we should interrogate ourselves on the opportunity to address and to
postulate, although critically, the epistemic feld and the discursive regime
of migration governmentality. In fact, it implicates not only a fostering
of that regime of knowledge and truth but also a misleading understand-
ing of the effective migrants conditions and of the very functioning of
the mechanisms of government over migrants lives. That is to say, on the
one hand juridical status like refugees/illegal migrants/ migrant work-
ers and medical categories like vulnerable persons have concrete
and dramatic effects on migrants lives, determining the spatial distribu-
tion of bodies and tracing conditional spaces of mobility; but on the oth-
er hand migration policies often work differently than as fxed by catego-
ries; and, moreover, the juridical status could conficts with the effective
migrants condition deeply infuenced by economic factors. For instance,
despite the formal status of refugee recognized to some migrants, the
economic precariousness experienced by migrants-refugees due to the
economic crisis in Europe together with episodes of racism give rise to a
migrant condition completely disconnected from the juridical and social
position offcially occupied by migrants. Therefore, a political epistemol-
ogy approach should undertake a twofold move. This disconnection, it
must be clarifed, is less the symptom of a failure in the mechanisms of
categorization than a way of working through discrepancies and fragmentation
that one fnds recurrently at play in migration governmentality; a discon-
nection between the regime of discourse and categories and the effective
working of the mechanisms of containment, selection and bordering of
migrants movements.
40
M. Foucault, Psychiatric Power. Lectures at the Collge de France, 1973-1974 (London:
Palgrave Macmillan, 2006), p. 128.
210 Martina Tazzioli
However, it is precisely starting from such a discrepancy that political
epistemology fnds a terrain for undercutting and tarnishing the grip and
the legitimacy of the feld of power/knowledge in question. In fact, the
stake becomes to unsettle the chain of equivalences and the politics of
truth upon which categories and referents are inscribed. It follows that it
is not (only) a question of refusing or inventing single migration terminol-
ogy for instance, by replacing clandestine migration with unauthor-
ized mobility than of destabilizing the supposed solidity and coherence
of the so called migration regime that sustains the effectiveness and the
force of those categories. But instead of stopping at this stage, a political
epistemology should explore the functioning of partitions and categoriza-
tion without taking for granted the supposed effects of normalization. An
interrogation which starts from a specifc issue migration is useful also
for broadly rethinking of the effects of categorization at work at present.
In this regard, it is important to take a stock of Foucaults and Butlers
analyses, questioning to what extent normalization and categorization go
together, with the latter implicating the former. As far as migration gov-
ernmentality is concerned, this couple of mechanisms, I suggest, is at least
in part split. Or better, the working of juridical, medical and epistemic
categories is neither connected up nor results in processes of normaliza-
tion. Indeed, the partitioning mechanisms which are at the very core of
migration governmentality tend not to produce doubles: migrant con-
ducts and the plethora of mobility profles that proliferate in the state-
ments released by migration agencies seem not having a doubling effect.
Actually, what is at stake are not subjects that need to binds themselves to
their discourse of truth but, rather, that are requested to accommodate
themselves within existing juridical or medical categories which set mobil-
ity profles; and that more than individualizing they produce exceptions to
those standard categories. Thus, if we investigate the kind of subjectivity
that emerges from is neither postulated not demanded to produce and
discovering a truth about itself. Rather, the fgures which stand out (from
these mechanisms of partitioning through categorization) are subjects and
conducts incapable of truth; and the truth they need to endorse is already
there, unfolded in the frame of discourse and categories that migrants
needs to fll in. In this sense, the truth is external to the processes of pro-
duction of subjectivity. Moreover, the effects envisaged are not ultimately
of the order of normalization. In fact, the issue is not to redistribute
irregular conducts around a certain average of tolerable/intolerable il-
The Departure from Categories and the Temporality of Norms 211
legalities: if it is true that the migration dodgy continuum going from illegal
migration to skilled migration is based on differential degrees of access
to the circuits of mobility, it is fundamental to notice that one of the
main goals consists in producing residual mobility profles. These uneven
conducts of mobility do not enforce the fgure of the citizen-subject, by
opposition (according to Schmittian logic of the external/internal enemy
construction). Nor do they simply fx standard profles through which
codifying all irregular migration conducts. Rather, beyond all that, they
tend to multiply uneven singular profles that, from time to time, give rise
to new exceptional cases to manage differently.
Polymorphous Relations and the Departure from Categories: Emptying and Disjoining
Political Signifers
Nevertheless, despite the different mechanisms through which catego-
rization works in migration governmentality, Foucaults analyses on the dis-
course of truth we are attached to and we are supposed to produce about
ourselves provide us with an insightful lens for locating the possible points
and levels of resistance and border interruptions. In particular there are two
aspects mentioned above that could be mobilized and developed: frstly,
disjunction and disconnection; secondly, the displacement and the multi-
plication of the forms of subjectivation. For understanding the disjunc-
tion that Foucault thinks of, his refections on the homosexual and feminist
movements allow us to hit it on the nail. In the face of sexual identities
and binary oppositions (like homosexuality/heterosexuality, or masculine/
feminine) the stakes consists neither in taking the side of minority terms
reconfrming in that way the regime of truth upon which those binary
partitions are predicated nor in stretching their exclusionary boundaries:
rather, it is a question of disconnecting the categories through which sub-
jects are assigned to a certain position, from the discourse of truth and
from any identity issue
41
. This means that the problem is not the use of
those categories as such but their functioning within a certain epistemic
regime. Instead, the point is how, starting from the very ways in which we
41
In this regard, the name gay succeeded according to Foucault in displacing and
escaping the binary opposition between homosexuality and heterosexuality, distrusting
the tendency to relate the question of homosexuality to the problem of who am I?.
212 Martina Tazzioli
are told and labelled, multiple and polymorphous forms of subjectivation
could emerge. To put it differently, the issue can be posed in the following
terms: how to empty and disjoin categories from the discourse of truth
and the regulatory effects they put into place, pushing them at their own
limits; to push them at the limits for opening to modes of life that inhabit
differently those categories, or that fnally starting from such a feld of iden-
tifcation disengage and depart from it. Retranslated in Foucaults terms, as
he points out in Friendship as a way of life, the point is to make (some) hu-
man relationships not immediately or fully intelligible through the existing
regimes of truth. Moreover, the production of new relationships or modes
of life in which categories are disjoined from the regimes of truth and iden-
tity in which they were originally situated, should not be restricted to social
relations: indeed, as Foucault argues, social relations depends on institution-
alized and quite fxed power relations, which ultimately assign a spatial and
a social position to the subjects. Instead, as also Butler contends, the goal
is precisely to break or go beyond the frame and the spatial horizon fxed
in advance, putting into place forms of relationship that are not necessar-
ily or not only social. Therefore, a certain category through which some
subjects are defned could be played as the point of irradiation and multi-
plication of indiscernible subjectivities that cannot be reshuffed on that
identity referent. In a similar vein, in an interview with the Ligue Communiste
Rvolutionnaire Foucault pointed that feminist movements claimed for the
specifcity of women to tell precisely that women are largely another thing
that their own sexuality creating rather individual relationships, forms of
existence and choices of life which go very beyond sexuality
42
.
Against this background, Foucaults ideas of producing disconnec-
tions between the regime of truth and the plethora of categories and
of working through the gaps between the subject-position assigned by
norms and categories, and the effective one occupied and lived by subjects
give us two important cues. It could be added that, in fact, in the case
of migrants, and especially of undocumented migrants, the discrepancy
between the performative and normative functioning of legal categories
on the one hand, and the effective life on the other, strongly infuenced
by economic conditions, results in a considerable gap always at stake in
42
M. Foucault, Entretien avec la Ligue Communiste Rvolutionnaire (1977), in Question
Marx, accessed March 31: http://questionmarx.typepad.fr/fles/entretien-avec-michel-
foucault-1.pdf.
The Departure from Categories and the Temporality of Norms 213
migrants life. A discrepancy that in principle is adverse to migrants them-
selves, since for instance it makes that those rights refugees and migrants
would be entitled to, actually are not enjoyed by them. But this disadvan-
tage sometimes is reworked as a sort of favourable underside: just because
people labelled as migrants or as refugees are at the same time so-
cially bound according to other referents and positions. Finally, the theme
of disconnection: how to disjoin the mobility profles through which
migrants are addressed and partitioned, from the regime of truth that
sustains migration governmentality? In fact, some migrant struggles have
exploded the terms and the boundaries of categories, laying claims that
resulted contradictory or simply untenable according to the very law
and order of migration governmentality discourse; or acting as if certain
categories migrants strive for to be recognized as refugees were fully dis-
connected by the rationale that underpins them. Discursive claims, I said:
rejected refugees at Choucha camp in Tunisia who were labor migrants
of different nationalities working in Libya demanded refugee status for
everybody since all of them escape the Libyan confict. In this way, they
laid a claim, an impossible claim in the face of the exclusionary logics of
asylum; and at the same time they posited the untenability of the national-
based principle of the Geneva Convention which relates the refugee sta-
tus to the context of peoples country of origin. They did not stretch the
boundaries of categories: they troubled and exploded their grounds and
their rationale. But in addition to claims, there are also ways of acting in
space through which migrants take or reverse a certain position, without
demanding: the struggles undertaken by Tunisian migrants and by asylum
seekers from Libya in the aftermath of the Arab uprisings, get into a (tem-
porary) crisis the logics of the migration regime not trough acts of nam-
ing but through their spatial occupations across Europe. A spatial pres-
ence that can be diffculty translated in a discursive claim or in a game of
nomination: rather, those practices indicate that the force of norms and
categories is not just a question of name or a struggle over names. The
politics of presence acted, more than claimed, by migrants, sidestepped
and took in reverse the discursive space of categories.
Martina Tazzioli
University of Oulu
martinatazzioli@yahoo.it
214 Martina Tazzioli
.
The Departure from Categories and the Temporality of Norms. Working through Political
Epistemology with Foucault and Butler
This essay consists in a refection that starts from the temporality of the norms
and that investigates the possibility of practices to subvert them: this article cen-
tres the confrontation between Butler and Foucault on these two aspects of
epistemic, juridical and gender categories through the perspective of political
epistemology. That is to say, it mobilizes an approach to the production and to
the performative dimension of categories that aims at highlighting the historical-
political conditions of emergence, retracing the feld of power relations in which
they are inscribed and, fnally, to destabilizing them in their evidence and solidity.
Starting from this, one of the central arguments of the article concerns the dif-
ferent temporality of the norm that is implicit in the analyses of the two authors
and, in a related way, the different possibilities of subversion and resistance that
these presuppose. The aim of this article is to demonstrate that both in Butler
and in Foucault the normative and performative force of categories cannot be
detached from the regime of truth in which these are situated, as well as from the
processes of subjectivation related to it.
Keywords: Political epistemology, Temporality of the norm, Production,
Subversion, Doubling, Foucault, Butler.
The Departure from Categories and the Temporality of Norms 215
Saggi
Michel Foucault: carne, concupiscenza e corpo casto
1
Arianna Sforzini
Michel Foucault, flosofo della carne
Gli spostamenti e le rielaborazioni successive del progetto foucaultiano
di una storia della sessualit sono ben noti
2
. Dalla prima occorrenza della
nozione di corpo sessuale in chiusura del corso al Collge de France del
1973-1974 (Il potere psichiatrico)
3
corpo scandalosamente erotico ed ero-
tizzante delle isteriche , alle analisi degli aphrodisia greco-romani ne Luso
dei piaceri
4
e La cura di s
5
(1984), lintero progetto intellettuale di Foucault
che si ridefnisce, nei suoi ultimi anni, attorno alla questione delle pratiche
etico-politiche riguardanti la sfera sessuale
6
. Attraverso lanalisi delle for-
1
Questo articolo rappresenta un estratto tradotto e rielaborato di A. Sforzini, Michel
Foucault : une pense du corps, PUF, Paris 2014.
2
Il progetto iniziale di Foucault per la sua Storia della sessualit si componeva di sei
volumi, i cui titoli sono riportati sulla quarta di copertina della prima edizione de La
volont de savoir (Gallimard, Paris 1976; trad. it. La volont di sapere, Feltrinelli, Milano 1978):
1. La volont de savoir; 2. La chair et le corps; 3. La croisade des enfants; 4. La femme, la mre et
lhystrique; 5. Les pervers; 6. Populations et races. Solo il primo volume fu effettivamente
pubblicato. Un secondo e un terzo volume della Storia della sessualit (Luso dei piaceri e La
cura di s) vedranno la luce solo nel 1984, ma costituiscono uno spostamento radicale di
metodo e di contenuto rispetto al progetto iniziale. Di un quarto volume (Les aveux de
la chair) gli archivi foucaultiani conservano il manoscritto, che per Foucault non fece in
tempo a pubblicare in vita e che resta ancora inedito.
3
Cfr. M. Foucault, Le pouvoir psychiatrique. Cours au Collge de France. 1973-1974, a cura
di J. Lagrange, Seuil/Gallimard, Paris 2003; trad. it. Il potere psichiatrico. Corso al Collge de
France. 1973-1974, Feltrinelli, Milano 2004 [Universale Economica, 2010], p. 280.
4
M. Foucault, Lusage des plaisirs, Gallimard, Paris 1984; trad. it. Luso dei piaceri,
Feltrinelli, Milano 1984 [Universale Economica, 2008
9
].
5
M. Foucault, Le souci de soi, Gallimard, Paris 1984; trad. it. La cura di s, Feltrinelli,
Milano 1985 [Universale Economica, 2009
10
].
6
Cfr. la Situation du cours di Michel Senellart in Du gouvernement des vivants, Seuil/
Gallimard, Paris 2012, pp. 323-350. Cfr. anche il suo articolo Le cours Du gouvernement
des vivants dans la perspective de lHistoire de la sexualit, in D. Lorenzini, A. Revel et
A. Sforzini (a cura di), Michel Foucault: thique et politique de la vrit (1980-1984), Vrin,
Paris 2013, pp. 31-52.
materiali foucaultiani, a. II, n. 4, luglio-dicembre 2013, pp. 217-235.
me di problematizzazione della morale sessuale, emergono gradualmente
nel pensiero foucaultiano un nuovo campo storico di studio (lantichit) e
una nuova posta in gioco flosofca (le tecniche di costruzione della pro-
pria soggettivit).
Tale complesso movimento di ricerca nasce tuttavia, come sempre
in Foucault, da una domanda che egli aveva percepito come urgente nella
trama del proprio presente. Si tratta, attraverso il progetto di una storia
della sessualit, di comprendere in quale momento, sotto quali forme e at-
traverso quali modifcazioni delle strutture politico-discorsive, la sessualit
diventata il sismografo della nostra soggettivit
7
. Dal cristianesimo a
Freud, afferma Foucault gi a partire dalla seconda met degli anni set-
tanta
8
, il desiderio sessuale costituisce ci in cui e per cui ogni individuo
invitato a cercarsi e scoprirsi in una spirale infnita di verit e di realt di
s
9
. Luomo della modernit si comprende come un soggetto di concupiscen-
za, attraversato da una molteplicit di affetti, di volutt sorde, di desideri
insidiosi, che sfuggono in larga parte al controllo della volont e della
coscienza e hanno quindi bisogno di essere continuamente sondati e inter-
rogati. Solo lelucidazione, allo stesso tempo intima ed esposta allesame di
un altro, di tali movimenti interiori potr permettere a ciascuno di scoprire
la propria verit, di costituirsi come un soggetto di verit.
La concupiscenza, questo intreccio di desiderio e verit al centro delle-
sperienza del soggetto, rappresenta per Foucault uninvenzione cristiana,
indissolubilmente legata alla nozione di carne. Proprio sul concetto di carne
vorrei soffermarmi in questo breve articolo, rintracciandone da un lato le
differenti elaborazioni nel percorso foucaultiano (sulla base dei testi a oggi
disponibili), dallaltro la trama dei rapporti che essa intrattiene con unaltra
nozione fondamentale per Foucault, quella di corpo. Credo infatti che nel
rapporto carne-corpo si giochino delle problematiche essenziali per lin-
tera dmarche foucaultiana, nel suo confronto con lattualit: come il s sia
divenuto un luogo da sospettare e interrogare piuttosto che la realizzazione
concreta, fsica, di un progetto di esistenza; se e in che modo proprio il cor-
po possa rappresentare unistanza di resistenza al modello cristiano (per
7
M. Foucault, Sexualit et solitude, in Dits et crits II, 1976-1988, a cura di D. Defert
e F. Ewald con la collaborazione di J. Lagrange, Gallimard, coll. Quarto , Paris 2001,
testo n 295, p. 991; trad. it. Sessualit e solitudine, in Archivio Foucault 3. 1978-1985. Estetica
dellesistenza, etica, politica, a cura di Alessandro Pandolf, Feltrinelli, Milano 1998, p. 149.
8
Cfr. M. Foucault, La volont di sapere, cit.
9
M. Foucault, Sessualit e solitudine, cit., p. 149.
218 Arianna Sforzini
Foucault, ancora vivo nella sua contemporaneit) di unermeneutica del s
attraverso lesame e la messa alla prova della propria sessualit.
Costellazione concettuale estremamente complessa, la carne esplora-
ta da Foucault in due passaggi cronologicamente e concettualmente succes-
sivi, cui corrispondono due libri inediti (il primo, almeno in parte, distrut-
to): La chair et le corps e Les aveux de la chair. Nella Cronologia stabilita per
ledizione dei Dits et crits, Daniel Defert scrive che La chair et le corps avreb-
be dovuto essere: una genealogia della concupiscenza attraverso la pratica
di confessione nel cristianesimo occidentale e della direzione di coscienza,
per come si sviluppa a partire dal concilio di Trento
10
. Una prima versio-
ne del testo viene redatta probabilmente allinizio del 1978, ma Foucault
comincia ad interessarsi alla questione della concupiscenza a partire alme-
no dalla preparazione del corso al Collge de France dellanno 1974-1975
(Gli anormali
11
), in cui ritroviamo passaggi importanti sullimplicazione della
carne e del corpo nelle pratiche di confessione post-tridentine. Sempre se-
condo la cronologia di Defert, nellagosto 1977 Foucault comincia daltra
parte a lavorare sui testi dei Padri della Chiesa e ad allargare dunque il suo
quadro di analisi storica della carne ai primi secoli del cristianesimo. Queste
ricerche sfoceranno ne Les aveux de la chair, quarto tomo della Storia della
sessualit, al quale Foucault lavora fno alla sua morte e che descrive come
uno studio dellesperienza della carne nei primi secoli del cristianesimo,
e del ruolo che vi giocano lermeneutica e la decifrazione purifcatrice del
desiderio
12
. La tematica della carne quindi analizzata da Foucault, anche
se in maniera discontinua, lungo tutti i suoi ultimi dieci anni di ricerche.
un elemento chiave del passaggio dallanalitica del potere allo studio delle
pratiche governamentali e di soggettivazione. Se il Foucault pensatore del
potere e del corpo , almeno in apparenza, ben conosciuto, certamente
pi sorprendente scoprirlo un paradossale flosofo della carne, attraver-
10
D. Defert, Chronologie, in Dits et crits I, 1954-1975, a cura di D. Defert e F. Ewald
con la collaborazione di J. Lagrange, Gallimard, coll. Quarto , Paris 2001, p. 73
(trad. mia). Per una ricostruzione dettagliata della storia e dello stato del manoscritto,
cfr. Ph. Chevallier, Michel Foucault et le christianisme, ENS ditions, Lyon 2011, in
particolare pp. 149-150.
11
M. Foucault, Les anormaux. Cours au Collge de France. 1974-1975, a cura di
V. Marchetti e A. Salomoni, Seuil/Gallimard, Paris 1999; trad. it. Gli anormali. Corso al
Collge de France. 1974-1975, Feltrinelli, Milano 2000.
12
Testo della prire dinsrer unito alla prima edizione francese de Luso dei piaceri e
La cura di s (trad. mia).
Michel Foucault: carne, concupiscenza e corpo casto 219
so la quale cerca di costruire non unontologia dellesperienza soggettiva e
corporale (alla Merleau-Ponty), ma una storia critica e politica delle implica-
zioni tra le ontologie del s e le obbligazioni di verit.
Confessione, lussuria, volutt. Il corpo-carne
La prima grande analisi foucaultiana del concetto di carne si trova nel
corso Gli anormali. Durante le lezioni del 19 e del 26 febbraio 1975, parten-
do dal problema del rapporto tra sessualit e anormalit nel discorso psi-
chiatrico, Foucault traccia una breve genealogia dellingiunzione tipica della
nostra modernit occidentale a parlare di sesso, a fare della sessualit
loggetto di un campo discorsivo proliferante. La confessione cristiana, in
particolare la forma che essa prende nel XVI

secolo, allepoca della Riforma
e della Controriforma, evidentemente un momento decisivo di questa
storia. Vi emerge un nuovo modo di considerare il peccato di lussuria e il
sesto comandamento (non commettere adulterio). Il peccatore sempre
chiamato a confessare i propri comportamenti sessuali, ma tale confessio-
ne non pi fltrata dalle categorie della legge e della relazione, bens del
corpo e del suo desiderio. Prima del Concilio di Trento, linterrogazione
penitenziale a proposito della sessualit verteva, secondo Foucault, sulle
infrazioni alle regole che codifcavano gli atti secondo la loro natura e lo
statuto sociale degli attori coinvolti. Esisteva una forma permessa di unio-
ne sessuale, quella che aveva luogo fra un uomo e una donna uniti in ma-
trimonio (con una serie di limitazioni aggiuntive: la donna non deve essere
incinta, la contraccezione vietata ecc.). Ogni rapporto al di fuori di questo
quadro era vietato, secondo un catalogo degli atti analiticamente differen-
ziati in funzione dei partner e delle loro modalit di relazione (adulterio,
incesto, stupro, sodomia, bestialit ecc.). Le nuove tecniche di confessione
post-tridentine si strutturano invece attorno al corpo stesso del penitente.
Sono i suoi gesti, i suoi sensi, i suoi piaceri, i suoi pensieri, i suoi desideri
[], insieme allintensit e alla natura di ci chegli stesso prova
13
che egli
deve rivelare al confessore, o che questultimo deve far emergere attraverso
unesplorazione inquisitrice del corpo. La griglia di lettura non pi forma-
ta da una codifcazione giuridica degli atti (coshai fatto, e con chi), ma dai
movimenti segreti dei desideri e del corpo (coshai provato, e come). Come
13
M. Foucault, Gli anormali, cit., p. 167.
220 Arianna Sforzini
si legge in un frammento del manoscritto de La chair et le corps, esistono
quindi due concezioni storiche differenti della concupiscenza: la prima ar-
ticolata sulla legge e il modo di relazione; la seconda sul corpo e il piacere
che tale corpo pu prendere per s e con s. Lidentit formale del termine
di concupiscenza maschera una trasformazione essenziale, che ha luogo
durante la Controriforma e fa passare da un sistema giuridico-penitenziale
incentrato sullemissione del seme e i suoi effetti su un insieme di relazioni,
a un altro sistema [] che incentrato sulla volutt (dlectation) con le sue
determinazioni molteplici nel corpo e nellanima
14
.
La confessione cos riconfgurata produce una spillatura della carne
sul corpo
15
, in cui il corpo del penitente allo stesso tempo punto di par-
tenza e risultato della confessione. Il corpo infatti il supporto fsiologico del
carnale. La sua sensualit, i suoi desideri, i piaceri che prova nel rapporto a se
stesso ne fanno il luogo per eccellenza della lussuria. La sua massa sincarna
in una carne multiforme, lasciva, un insieme di intensit che dipendono da
un gioco complesso di consenso volontario e movimenti involontari. Questo
corpo, preso nel vortice della carne, si polverizza in una pluralit di potenze
che si affrontano le une con le altre, in una pluralit di forze e sensazioni che
lassalgono e lattraversano
16
. Ma il corpo rappresenta anche, daltra parte,
uno spazio liscio in cui gli impulsi carnali si distribuiscono. Il catalogo dei
punti di sensibilit disegna una cartografa peccaminosa
17
che il confesso-
re dovr accuratamente scoprire, dettagliare e rivelare al penitente, facendo
attenzione tuttavia a non divenire lui stesso una vittima di questa analitica
scrupolosa dei piaceri. Il risultato la formazione di un corpo nuovo: un
corpo-carne, un corpo di desiderio e di piacere
18
, animato da una rifessivit
sensuale che bisogna impegnarsi a scrutare e snidare.
Allapplicazione stretta del codice nella confessione medievale (atti e
relazioni autorizzati/vietati) si sostituisce, nellet classica, il risveglio di un
corpo solitario e desiderante
19
: un corpo rinchiuso nel proprio desiderio,
per il quale la masturbazione la forma primordiale di peccato e il punto
cieco del rapporto ermeneutico a se stessi. Nasce allora ci che Foucault
14
M. Foucault, La chair et le corps, frammento del manoscritto, citato da Ph. Chevallier
in Michel Foucault et le christianisme, cit., p. 149 (trad. mia).
15
M. Foucault, Gli anormali, cit., p. 169.
16
Ivi, p. 184.
17
Ivi, p. 168.
18
Ivi, p. 179.
19
Ivi, p. 173.
Michel Foucault: carne, concupiscenza e corpo casto 221
chiama una fsiologia morale della carne
20
, che pu essere considerata
come il doppio storico dellanatomia politica del corpo utile delle discipli-
ne. In entrambi i casi, il governo dei corpi implica unindividualizzazione
assoggettante: la presa di controllo sulla volont dei singoli si effettua da
un lato attraverso un dressage del corpo, dallaltro attraverso unincarnazio-
ne del corpo e una sollecitazione del desiderio. La carne la soggettivit
del corpo, la carne cristiana la sessualit presa allinterno di questa sog-
gettivit, di questo assoggettamento dellindividuo a se stesso
21
.
Tuttavia, se queste nuove tecniche di direzione di coscienza emer-
gono nel corso del XVI

secolo, le pratiche di verbalizzazione della propria
concupiscenza hanno una storia ben pi antica. La distruzione parziale, da
parte di Foucault, del manoscritto La chair et le corps probabilmente un
segno che il periodo storico che egli aveva inizialmente deciso di esplorare,
dal X

al XVIII

secolo
22
, non gli sembra pi suffciente per poter scrivere
e comprendere la storia delluomo di desiderio. negli scritti dei Padri
della Chiesa che Foucault scopre una rifessione estremamente ricca e im-
portante a proposito della carne, che diventer un asse essenziale della
propria storia della sessualit allargata a una genealogia dei rapporti tra
soggettivit e pratiche della verit.
In unintervista del 1977, incalzato dallo psicanalista Jacques-Alain
Miller, Foucault afferma che le origini della nozione moderna di sessualit
sono da ricercare nel momento in cui si fatto del sesso uno strumento
non di piacere ma di verit. E in questo processo, luomo fondamentale,
molto prima di Freud, Tertulliano
23
. La reazione del suo interlocutore
gli fa immediatamente precisare che la sua frase detta per scherzare
24
.
Ma per essere seri, prosegue, bisognerebbe in effetti esplorare la nozione
di castit del primo cristianesimo fno a ritrovarne i germi in unaltra cul-
tura, in Euripide, riallacciandolo con certi elementi della mistica ebraica
e con altri della flosofa alessandrina e della sessualit per gli stoici
25
. La
genealogia della concupiscenza conduce Foucault fno alle soglie dellanti-
20
Ivi, p. 170.
21
M. Foucault, Sexualit et pouvoir, in Dits et crits II, cit., testo n 233, p. 566; trad. it.
Sessualit e potere, in Archivio Foucault 3, cit., p. 126.
22
M. Foucault, Le jeu de Michel Foucault, in Dits et crits II, cit., testo n 206, p. 319;
trad. it. Il giuoco, in Eterotopia. Luoghi e non luoghi metropolitani, Mimesis, Milano 1994, p. 43.
23
Ivi, p. 37.
24
Ivi, p. 40.
25
Ibidem.
222 Arianna Sforzini
chit, e deve necessariamente transitare per quel passaggio-chiave rappre-
sentato dalla nozione di carne nel cristianesimo primitivo.
La libidinizzazione del sesso. Carne e castit
La costruzione foucaultiana di unesperienza della carne nella tarda anti-
chit pu essere seguita attraverso due testi degli inizi degli anni ottanta (uno
dei quali lunico estratto fnora disponibile di Les aveux de la chair), incentrati
su due pilastri della Patristica: Agostino e Cassiano
26
. Questi autori permet-
tono a Foucault di mettere in luce una trasformazione profonda prodottasi
nel campo delletica sessuale tra mondo antico e cristianesimo. Al centro del-
la problematizzazione cristiana del sesso non vi sono pi gli aphrodisia (una
nozione che nellantichit classica teneva insieme corpo, anima, piacere,
desiderio, sensazione, meccanismo del corpo
27
), bens la concupiscenza, in-
tesa come limplicazione della volont nella dinamica sessuale. Il soggetto
dellattivit sessuale si costruisce sempre pi attorno al solo desiderio, concepi-
to non pi come uno dei molteplici elementi di una pratica di khresis, di una
stilizzazione libera della propria condotta etica, ma come il principio di una
relazione permanente a se stessi nella forma di unermeneutica sospettosa
della propria interiorit. Un desiderio in cui si mescolano pulsioni involonta-
rie e debolezza colpevole della volont. Questo rapporto problematico della
volont nella vita sessuale degli individui si ritrova in due nozioni essenziali
del pensiero di Agostino e Cassiano: la libido e la fornicatio.
Secondo Agostino
28
, il fulcro della problematica sessuale la li-
bido, intesa come il principio del movimento autonomo degli organi
26
Un estratto di Les aveux de la chair consacrato a Cassiano (M. Foucault, Le combat
de la chastet, in Dits et crits II, cit., testo n 312, pp. 1114-1127; trad. it. Il combattimento per
la castit, in Archivio Foucault 3, cit., pp. 172-184) stato pubblicato nel 1982 nella rivista
Communications, n 35, pp. 15-25. Quanto allanalisi della nozione di libido agostiniana,
faremo riferimento alla traduzione parziale di un seminario tenuto da Foucault allInstitute
for the Humanities dellUniversit di New York nel 1980: M. Foucault, Sessualit e solitudine,
cit., pp. 987-997.
27
M. Foucault, Subjectivit et vrit. Cours au Collge de France. 1980-1981, inedito,
consultabile presso gli archivi IMEC di Caen, Fonds Michel Foucault, C 63, Lezione del
primo aprile 1981.
28
Cfr. SantAgostino, La citt di Dio, libro XIV, cap. XV-XVI, trad. it. D. Gentili,
Citt nuova, Roma 1978-1991; Polemica con Giuliano, trad. it. N. Cipriani, Citt nuova,
Roma 1985-1992.
Michel Foucault: carne, concupiscenza e corpo casto 223
sessuali
29
. Adamo, prima del peccato originale, disponeva di una capacit
di governo assoluto sullinsieme delle parti del proprio corpo, al punto che
Agostino ammette la possibilit di rapporti sessuali in paradiso. Il primo
uomo poteva avere una sessualit senza colpa perch nulla nel proprio cor-
po o nel proprio sesso sfuggiva al controllo dellanima. Lorgoglio e la pre-
sunzione che hanno causato la disobbedienza e la caduta di Adamo hanno
tuttavia implicato la perdita di questo stato di purezza primordiale. Luomo
ha voluto farsi simile a Dio, e la sua arroganza si incarna in un sesso ribelle,
che sfugge al controllo della volont (problema dellerezione involontaria).
Ci che in questione non pi allora, come per gli antichi, la capacit di
costituirsi liberamente sovrano dei propri atti, ma di purifcarsi dalle ten-
tazioni colpevoli che la libido (nel senso largo del termine, come desiderio
e volont incontrollati) rappresenta. Agostino inventa, secondo Foucault,
ben prima di Freud, una vera e propria libidinizzazione del sesso
30
.
necessario non soltanto avere un comportamento sessuale conforme alle
leggi morali, ma dubitare senza sosta del proprio desiderio e quindi di se
stessi, mettere continuamente alla prova la propria interiorit e volont.
Bisogna sospettare in permanenza lessere libidico dentro di s
31
.
In Cassiano
32
si ritrova una strutturazione simile del concetto di car-
ne, che gravita per attorno alla nozione di fornicazione. La fornicazione
comprende, per Cassiano, tre elementi mescolati, ripresi da unepistola di
san Paolo
33
: la fornicatio in senso stretto, latto sessuale tra due individui (car-
nalis commixtio); limmunditia, la presenza in s di pensieri impuri che eccita-
no il corpo; la libido, infne, desiderio che inonda lanima
34
. Lattenzione di
Cassiano si concentra sulle ultime due categorie (immunditia e libido), quelle
che non implicano cio lunione carnale vera e propria. La problematiz-
zazione etica della sessualit si sposta con il cristianesimo dalla sfera della
relazione agli altri verso un ripiegamento del soggetto su di s: una concupi-
scenza nascosta da ritrovare sotto le proprie sensazioni, pensieri, volizioni.
29
M. Foucault, Sessualit e solitudine, cit., p. 152.
30
Ivi, p. 153.
31
Ivi, pp. 152-153.
32
Cfr. G. Cassiano, Istituzioni cenobitiche, libro VI, trad. it. L. dAyala Valva, Qiqajon,
Magnano 2007, pp. 185-204; Conferenze ai monaci (soprattutto le conferenze IV, V, XII,
XXII), trad. it. L. Dattrino, 2 vol., Citt nuova, Roma 2000.
33
Eph., 5, 3.
34
Cfr. G. Cassiano, Conferenze ai monaci, cit., vol. 1, V, 11, pp. 217-218; vol. 2, XII, 2,
pp. 35-37.
224 Arianna Sforzini
Come per SantAgostino, ci che fa problema la dialettica del volontario
e dellinvolontario. Se la fornicazione evidentemente un peccato che coin-
volge strutturalmente il corpo, la lotta contro di essa non passa per la distru-
zione dellesistenza corporea, al contrario. Lobiettivo del combattimento
della castit di purifcare la vita del corpo da tutto ci che riguarda in lui la
schiavit dei meccanismi involontari e delle illusioni del desiderio. Bisogna
uscire dalla carne restando nel corpo (exire de carne in corpore commorantem)
35
,
liberare cio il corpo dalla concupiscenza. E lanalizzatore della concu-
piscenza, che segnala la sua presenza e il grado di penetrazione nellindivi-
duo, la polluzione notturna. Luomo santo, casto, non avr pi polluzioni
perch si sar distaccato da tutto ci che pu comportare, nel sonno e nella
veglia, leccitazione sessuale
36
. Si sar costruito come un soggetto di continen-
za, di castit, neutralizzando meticolosamente e perpetuamente in se stesso
le implicazioni sensibili della propria volont.
Allinterno di tale elaborazione della nozione di carne nella tarda an-
tichit
37
, tre punti mi sembrano in particolar modo rilevanti: la carne non
implica un rifuto, ma una messa in esame del corpo; si lega a processi di
trasformazione del s radicalmente differenti rispetto alle tecniche di s
antiche; mette in gioco un rapporto molto complesso, al limite confittua-
le, con le pratiche ascetiche. Innanzitutto, come le analisi foucaultiane di
Cassiano e Agostino hanno suggerito, la morale sessuale del cristianesimo
non comporta n una separazione defnitiva del corpo e dellanima, n un
disprezzo radicale e sistematico del corpo. I dogmi dellincarnazione e del-
la resurrezione dei corpi renderebbero daltronde un tale rifuto aporetico.
Ingaggiando una lotta serrata con le correnti gnostiche che predicano la
rinuncia totale al mondo, il cristianesimo dei primi secoli non esige che la
vita dellanima passi per il sacrifcio del corpo. Bisogna imparare a vivere
nel proprio corpo santifcandolo e purifcandolo dallinterno. Questa scel-
ta di moderazione ha, secondo Foucault, delle motivazioni politiche
38
: di-
venta necessario per la sopravvivenza stessa delle prime comunit cristiane
conciliare una certa avversione di fronte ai piaceri sessuali con le esigenze
della societ civile romana, in particolare quelle del matrimonio e della
riproduzione. Non solo il corpo allora, ma la carne stessa non pu essere
35
G. Cassiano, Istituzioni cenobitiche, cit., VI, 6, p. 190.
36
Cfr. G. Cassiano, Conferenze ai monaci, cit., vol. 2, XII, 7-8, pp. 45-51.
37
Cfr. P. Brown, Il corpo e la societ. Uomini, donne e astinenza sessuale nel primo cristianesimo,
trad. it. I. Legati, Einaudi, Torino 1992.
38
Cfr. M. Foucault, Sessualit e potere, cit., pp. 120-127.
Michel Foucault: carne, concupiscenza e corpo casto 225
completamente rifutata non da tutti, almeno: come insegna Paolo, la
castit completa per pochi, ed meglio sposarsi che ardere
39
. La carne
e il corpo rappresentano piuttosto un rischio continuamente aperto di ca-
dere nel peccato. Questa tentazione giustifca linstaurazione di procedu-
re di controllo che riprendono e avallano gli imperativi etici della cultura
ellenistico-romana (monogamia, pudore, attivit sessuale fnalizzata alla
riproduzione, ecc.). La concezione molto diffcile e anche molto oscura
40

della carne assicura quindi al potere istituito una presa sugli individui
omnes et singulatim attraverso la moralizzazione dei corpi.
Per raggiungere tale virt di continenza, necessario imporsi degli
esercizi spirituali, che hanno tuttavia una portata molto differente rispetto
a quelli che componevano la cura di s greco-romana. La conversione
verso la purezza ci fa vivere, in questo mondo, una vita che non di
questo mondo
41
. Comporta una modifcazione ontologica del s: una tra-
sformazione non pi immanente ma trascendente, fondata su un duplice
movimento di depossessione. La castit e la santit sono strutturalmen-
te al di fuori della portata delluomo dopo la caduta. Il superamento del
peccato, della perversione originaria, esige un intervento celeste: soltanto
la potenza che pi forte della natura pu affrancarci []: la grazia
42
. Gli
ideali antichi di perfezione e saggezza sono allora riletti dai Padri della
Chiesa come semplici idee regolatrici della vita etica: pericolose, al limite,
perch lasciano credere arrogantemente che ci si possa salvare da soli.
Lesclusione di una salvezza sulla base delle proprie forze determinata
daltronde anche dalla presenza in noi, nel fondo della volont di ciascu-
no, di potenze sotterranee: lAltro per eccellenza, il Maligno. Ancora una
volta, questa istanza demoniaca non si confonde con una natura del corpo
strutturalmente negativa. Il corpo piuttosto il teatro di una lotta fra il dia-
volo e lanima per prenderne possesso
43
. Esiste una co-possessione, co-
penetrazione, co-esistenza dello spirito del male e dellanima nel corpo
44
,
ed tramite esse che il demonio pu ispirare allanima dei desideri impu-
ri che si propagano immediatamente nel corpo. Proprio per disinnescare
39
Cor, I, 7.
40
M. Foucault, Sessualit e potere, cit., pp. 125-126.
41
M. Foucault, Il combattimento della castit, cit., p. 175.
42
Ivi, p. 181.
43
Cfr. G. Cassiano, Conferenze ai monaci, cit., vol. 1, VII, 9-13, pp. 283-286.
44
M. Foucault, Du gouvernement des vivants, cit., p. 291 (trad. mia).
226 Arianna Sforzini
queste minacce, il soggetto dovr sviluppare e nutrire una diffdenza inces-
sante nei confronti di se stesso.
In virt di questa messa in dubbio radicale delle capacit di infuenza
reale, profonda di s su di s, il rapporto del cristianesimo allascetismo (e
allascetica del corpo in particolare) diventa fortemente problematico. La
lotta contro la concupiscenza riattiva certo degli esercizi gi esistenti. Le
astinenze e le prove del corpo, che avevano attraversato le pratiche di sog-
gettivazione dellantichit, continuano a nutrire le tecniche di s cristiane, in
modo particolare nel monachesimo occidentale del IV e V secolo d.C.
45
. Ma
la trama del rapporto a s, lesperienza che il soggetto fa di se stesso in tali
esercizi, si trasforma profondamente. Lascetica non pi una lotta atletica
da cui bisogna uscire vincitori, ma deve manifestare una rinuncia allorgo-
glio, allegoismo, alla propria esistenza sensuale e carnale. Lascesi cristiana
una soggettivazione paradossale che prende la forma della mortifcazione e
della separazione del soggetto da se stesso. Gli esercizi del corpo non hanno
allora come scopo il rafforzamento, ma lannullamento di s, la distruzione
della concupiscenza che ci fa preferire lamore di noi stessi allamore di Dio.
Le pratiche di s devono rappresentare soprattutto una prova di obbedienza,
di umilt, di pazienza. Devono condurre, dice Foucault parafrasando Nilo
di Ancira
46
, a essere come un cadavere, come un corpo senzanima, essere
come una materia grezza tra le mani dellaltro, e non resistere mai
47
.
Ora, nonostante questa forte spinta alla mortifcazione, uno degli ele-
menti decisivi della cultura cristiana risiede nel fatto di legare a doppio flo
la rinuncia a s e lobbligo di produrre verbalmente la verit di se stessi
48
.
Foucault descrive due pratiche penitenziali proprie al cristianesimo primi-
45
interessante mettere a confronto le analisi che Foucault fa dellascetismo
antico ne Lermeneutica del soggetto (M. Foucault, Lhermneutique du sujet. Cours au Collge de
France. 1981-1982, a cura di F. Gros, Seuil/Gallimard, Paris 2001; trad. it. Lermeneutica del
soggetto. Corso al Collge de France. 1981-1982, Feltrinelli, Milano 2007), con lo studio del
cristianesimo primitivo nei corsi Du gouvernement des vivants, cit.; Mal faire, dire vrai. Fonction
de laveu en justice, a cura di F. Brion et B. Harcourt, Presses universi taires de Louvain,
Louvain-la-Neuve 2012; trad. it. Mal fare, dir vero. Funzione della confessione nella giustizia.
Corso di Lovanio (1981), Einaudi, Torino 2013; e nelle lezioni fnali de Le courage de la vrit.
Cours au Collge de France. 1983-1984, a cura di F. Gros, Seuil/Gallimard, Paris 2009; trad.
it. Il coraggio della verit. Corso al Collge de France. 1983-1984, Feltrinelli, Milano 2011.
46
Cfr. Nil, Liber de monastica exercitatione, cap. 41, 769D-772A, in Patrologia Graeca,
t. 79, a cura di J.-P. Migne, Brepols, Turnhout 1860 [1998].
47
M. Foucault, Mal fare, dir vero, cit., p. 133.
48
Cfr. M. Foucault, Du gouvernement des vivants, cit., p. 157 (trad. mia).
Michel Foucault: carne, concupiscenza e corpo casto 227
tivo (lexomologesis e lexagoresis)
49
, che gli permettono di disegnare i contorni
di un rapporto ben specifco e ancora attuale tra verit e soggettivit.
Lexomologesis un rituale di penitenza che si sviluppa nel II secolo
d.C. per permettere la reintegrazione nella Chiesa di quei battezzati che
avevano commesso delle colpe molto gravi. Non si tratta semplicemente
di un atto puntuale e indefnitamente ripetibile, come sar il caso del sa-
cramento della confessione. Lexomologesis uno statuto che coinvolge e
sconvolge tutti gli aspetti dellesistenza per un periodo che pu estendersi
fno a diversi anni; comporta un lungo periodo di preparazione scandito
da pratiche di mortifcazione (digiuni, astinenze, rinuncia a ogni lusso e
comodit, gesti spettacolari di contrizione ecc.). Al termine di questa fase
di autopunizione drammatica, il penitente chiamato a compiere sul sa-
grato della chiesa un processo simbolico, rituale e teatrale
50
di esibizione
del proprio essere di peccatore: una publicatio sui, attraverso la quale mostra
pubblicamente che ha peccato e si pentito, e chiede di essere reintegra-
to nella comunit. Questo piccolo martirio di penitenza e conversione
si compie dunque al contempo nella forma di unumiliazione fsica e di
unesposizione spettacolare. una manifestazione corporea, non verbale e
non analitica (non richiesta nessuna verbalizzazione esaustiva dei propri
peccati) della propria verit di peccatore: una sorta di grande teatralizza-
zione della vita, del corpo, dei gesti, con una componente verbale assolu-
tamente irrilevante
51
.
Lexagoreusis al contrario una pratica di messa in discorso di s che
si sviluppa allinterno delle comunit monastiche a partire dal IV secolo,
sul modello dellesame di coscienza pagano. Non un rituale di penitenza
esteriore e pubblico, ma una manifestazione verbale frequentemente ri-
petuta dellintimit della propria anima a un altro, per snidare la presenza
eventuale del Maligno nei propri pensieri o desideri. Come lexomologesis,
lexagoreusis espone una verit di s, e questa verit gioca come un opera-
tore di rinuncia a s e alla propria volont al fne di non essere pi che
una materia prima nelle mani di Dio. Questo movimento non si ma-
nifesta tuttavia nella teatralit di un corpo mortifcato, ma per mezzo di
49
Cfr. M. Foucault, Du gouvernement des vivants, cit., pp. 165 ss.; Mal fare, dir vero, cit.,
pp. 86 ss.; Les techniques de soi, in Dits et crits II, cit., testo n 363, p. 1629; trad. it. Tecnologie
del s, in Tecnologie del s. Un seminario con Michel Foucault, a cura di L. H. Martin, H. Gutman
e P.H. Hutton, Bollati Boringhieri, Torino 1992, pp. 37-47.
50
M. Foucault, Tecnologie del s, cit., p. 41.
51
M. Foucault, Mal fare, dir vero, cit., p. 108.
228 Arianna Sforzini
un esercizio continuo e permanente del linguaggio
52
: unermeneutica dei
logismoi, dei pensieri interiori, per la quale il corpo non che il luogo del
combattimento della concupiscenza. Ed questo modello monastico di
verbalizzazione di s che, attraverso la lunga storia della confessione, si
imposto alla cultura occidentale.
Sarebbe tuttavia un errore pensare che la tradizione dellexomologesis
sia stata, dopo i primi secoli della nostra era, completamente dimentica-
ta. Conosce al contrario una lunga sopravvivenza, fno ai secoli XV e XVI,
come forma di manifestazione non-verbale della verit: nei rituali fsici che
circondano la confessione, per esempio (coprirsi il viso per le donne e i
ragazzi, esprimere il proprio rimorso attraverso una gestualit fsica ecc.),
ma anche in ci che Foucault descrive come il polo parresiastico
53
del cri-
stianesimo. Lexomologesis condivide infatti con la parrsia lesigenza di une-
sposizione non discorsiva del vero (bench, beninteso, attraverso forme di
relazione a s e alla verit profondamente diverse). Di fronte al prevalere
delle tecniche ermeneutiche del s nella cultura cristiana, le riattivazioni
storiche di una verit da vivere pi che da dire (Foucault fa lesempio degli
ordini mendicanti e della mistica) simpongono come una modalit alter-
nativa di vivere la propria fede. Fare del corpo, al di l della carne, il teatro
visibile della verit insieme una forma di critica e la ricerca di un rappor-
to differente alla verit stessa: una pratica particolarmente viva, intensa,
forte, in tutti gli sforzi di riforma che si sono opposti alla Chiesa, alle sue
istituzioni, al suo arricchimento, al suo rilassamento dei costumi
54
.
Ermeneutica del s, desiderio e piacere. Il corpo come luogo del contrattacco?
Nella genealogia della concupiscenza, il corpo di verit, la manifesta-
zione corporea della verit, sembra quindi contenere delle potenzialit di
critica del dispositivo di potere e di verit costruito attorno alla carne. Un
ascetismo anti-ascetico, la riattivazione del valore antico dellascetismo
come testimonianza incarnata della verit e non come pratica di obbedien-
za ed esplorazione diffdente del s, attraversa la storia del cristianesimo.
Vi costituisce secondo Foucault una riattivazione della forza di rottura e
52
Ibidem.
53
M. Foucault, Il coraggio della verit, cit., p. 317.
54
Ivi, p. 179.
Michel Foucault: carne, concupiscenza e corpo casto 229
di alterazione del cinismo, per come egli lo descrive ne Il coraggio della verit.
Categoria trans-storica
55
, il cinismo non tanto [] come una dottrina,
ma piuttosto come un atteggiamento, come un modo dessere
56
, che fa
del proprio corpo lo scandalo della verit
57
e il vettore di un militanti-
smo aperto
58
, rappresenta un polo essenziale di opposizione interno alla
tradizione cristiana stessa. Povert, erranza, mendicit, predicazione ag-
gressiva e lotta per la trasformazione del mondo (e della Chiesa in primis)
sono elementi chiave del francescanesimo, per esempio, come di molti
altri movimenti spirituali pi o meno ortodossi sviluppatisi durante tutto
il Medioevo. Seguire nudi la nudit di Cristo, seguire nudi la nudit della
Croce
59
(nudi nudum Christum sequentes): il corpo esposto come affermazio-
ne piena e radicale della propria fede. Per tutto un cinismo cristiano, un
cinismo anti-istituzionale, un cinismo che chiamerei antiecclesiastico, le
cui forme e tracce erano ancora vive [] allinterno [] addirittura della
Controriforma cattolica
60
, vivere la verit, la realizzazione fsica e concreta
di unesistenza di verit, stato un tentativo di riforma o di contestazione
della subordinazione della pratica della vita vera alla decifrazione della ve-
rit allinterno della vita intima del s.
Ma il cinismo cristiano non certamente lunica forma storica di
resistenza alla carne. Un altro grande episodio di rivolta allincarnazione
del corpo era gi stato descritto da Foucault nel 1975, durante la prima
elaborazione della nozione di carne
61
. Si tratta della descrizione di un feno-
meno tipico dellet classica, del XVII secolo in particolare: la possessione.
Al corpo-carne prodotto dai dispositivi penitenziali post-tridentini, allob-
bligo esaustivo di confessare i movimenti e i desideri nascosti del proprio
corpo, le possedute (donne, quasi sempre) oppongono il grido violento
di un corpo che appartiene gi a un Altro, un corpo demoniaco penetrato
da una girandola di sensazioni, tormenti, piaceri, forze incontrollabili e
segrete compiacenze. I corpi posseduti rispondono alloggettivazione tota-
le della propria corporeit con un abbandono doloroso e lascivo a quel-
laltrove, quella potenza del male, che il confessore avrebbe il compito di
55
Ivi, p. 176.
56
Ivi, p. 175.
57
Ivi, p. 171.
58
Ivi, p. 274.
59
Ivi, p. 179 (traduzione leggermente modifcata).
60
Ivi, pp. 179-180.
61
Cfr. M. Foucault, Gli anormali, cit., pp. 181 ss.
230 Arianna Sforzini
neutralizzare e da cui invece rischia di trovarsi lui stesso irretito e distrutto.
Sono sempre corpi che mettono in scena un gesto di rivolta (ben lontani
tuttavia da quelli cinici perch impossibili da considerare come il risultato
di una pratica libera e volontaria, la costruzione rivendicata di una forma
propria di esistenza). Se il corpo di concupiscenza della confessione con-
troriformistica , come abbiamo detto, intrinsecamente frammentato da
uninterrogazione costante di s su di s, il corpo posseduto reagisce con
un movimento convulso di de-soggettivazione. La possessione dissolve
lobbedienza allunica vera Dottrina in un corpo lacerato e molteplice.
Ora, il nodo problematico su cui vorrei concludere il seguente:
possibile sulla base di questi esempi, che vedono il corpo ribellar-
si alla carne, affermare che proprio il corpo racchiude, nelle analisi di
Foucault, una virtualit dinvenzione di una forma differente di rapporto
a s e alla verit, a fronte di tecniche di esame della propria interiorit?
fuor di dubbio che le lotte di potere e le resistenze agli ordini di discorso
dominanti si giocano, per Foucault, attraverso le sue molteplici genealogie,
nei corpi e grazie ai corpi, nellesteriorit e nellimmanenza dellesistenza
fsica. Corpi utopici, corpi isterici, corpi posseduti, corpi cinici I corpi
sono il luogo per eccellenza dellinsubordinazione. Tuttavia, di fronte alle
varie declinazioni storiche delle battaglie dei corpi, resta da chiedersi
se e come una sovrapposizione del corpo e della resistenza sia possibile
allinterno della stessa prospettiva foucaultiana. Non ci troviamo forse qui
di fronte a unaporia della genealogia foucaultiana, un presupposto onto-
logico sotterraneo e mai esplicitato?
Prendiamo per esempio i paragraf fnali de La volont di sapere. Com
ben noto, Foucault vi afferma che il sesso non pu essere considerato
una semplice parte del corpo naturale, frammento di materia e localizzazio-
ne delle funzioni fsiologiche e biologiche della riproduzione. Allinterno
della nostra societ moderna, caratterizzata da un dispositivo di sessualit
che, come abbiamo visto, affonda le proprie radici nella lunga storia della
carne cristiana, il sesso una categoria di intellegibilit e di identifcazione:
principio fttizio di unit e di senso dei corpi, nonch sogno della loro libe-
razione. Da molti secoli, ciascuno di noi chiamato a scoprire nel proprio
desiderio, nella propria carne, nel proprio sesso, la verit di s. Lidentit
un segreto che appartiene alla sessualit. Il sesso quindi lelemento pi
speculativo, pi ideale ed anche pi interno in un dispositivo di sessualit
che il potere organizza nella sua presa sui corpi, la loro materialit, le loro
Michel Foucault: carne, concupiscenza e corpo casto 231
forze, le loro energie, le loro sensazioni, i loro piaceri
62
. La promessa di
emancipazione sessuale non che unastuzia del potere per rafforzarsi
e rendersi accettabile perch desiderabile. Ed l che bisognerebbe far
intervenire i corpi contro il sesso. Contro il dispositivo di sessualit, il
punto dappoggio del contrattacco non deve essere il sesso-desiderio, ma
i corpi e i piaceri
63
. Non il sesso a poterci emancipare dallassoggetta-
mento dei nostri corpi, ma il nostro corpo che pu liberarci dalla schiavit
della sessualit.
Mi sembra interessante accostare questo fnale de La volont di sapere
alla conclusione di unaltra analisi foucaultiana, il corso pronunciato da
Foucault al Collge de France nel 1981 (Subjectivit et vrit, di prossima
pubblicazione). Foucault vi sostiene una tesi molto importante, mostran-
do che la cultura di s ellenistico-romana aveva gi cominciato a disartico-
lare il concetto dinamico e organico degli aphrodisia, e cio lunit, nellatto
sessuale, dei corpi, dei loro desideri e dei loro piaceri. Nei primi secoli
della nostra era, questi elementi gradualmente si dissociano, in un movi-
mento che tende a far valere, nella sua centralit, listanza unica del desi-
derio (epithumia). La relazione che il soggetto dellattivit sessuale stabilisce
con se stesso si riorganizza attorno al desiderio, segnando il passaggio da
una soggettivazione che aveva la forma di atti a una soggettivazione nella
forma di un rapporto permanente di s a s
64
. La problematizzazione
del sesso non interroga allora pi soltanto la convenienza e le circostanze
di un atto (quando e come fare lamore?), ma una tensione interna (io,
desidero?
65
). Senza confondersi ancora con la concupiscenza cristiana,
lepithumia (desiderium) del mondo imperiale forma dunque una prima fgura
di oggettivazione di s: la prima puntura di spillo
66
di un rapporto a s che
prende la forma di una decifrazione sospettosa.
Foucault, ponendosi la questione del costo di una tale ristrutturazione
dellesperienza sessuale, afferma che lemergenza del desiderio si co-
struita al prezzo della messa in disparte o della relativa neutralizzazione
dellatto e del piacere, del corpo e del piacere
67
. Ancora una volta, il corpo
62
M. Foucault, La volont di sapere, cit., p. 138.
63
Cfr. ivi, p. 140.
64
M. Foucault, Subjectivit et vrit, cit., Lezione del primo aprile 1981. Le traduzioni
di tutti i passaggi del corso sono mie.
65
Ibidem.
66
Ibidem.
67
Ibidem.
232 Arianna Sforzini
insiste dal lato del piacere come ci che stato dimenticato o rimosso dalla
costruzione cristiana e moderna del soggetto, mentre il desiderio sarebbe
il trascendentale storico a partire dal quale si pu e si deve pensare la
storia della sessualit
68
. Contro il sesso-desiderio, i corpi, dunque. Ma tale
maniera di far giocare i corpi e i loro piaceri contro la sessualit e i suoi de-
sideri resta una questione aperta nella flosofa di Foucault. Se infatti, come
la concezione foucaultiana di genealogia afferma in maniera chiara
69
, non
esiste il corpo, una natura corporale che non sia storicamente determinata
e investita dalle dinamiche di verit e potere, dove cercare, nella vita dei
corpi, la forza di contrattacco? Sembra quasi che Foucault inclini verso
uno spinozismo segreto, in cui il corpo rivelerebbe una potenza ontologica
sotterranea e vivace.
Judith Butler aprir proprio su questi punti un dialogo col pensiero
foucaultiano del corpo. La critica che rivolge a Foucault, in numerosi
testi
70
, potrebbe essere cos riassunta: la concezione di un corpo poli-
ticizzato, storico, culturalmente determinato, in contraddizione con
laffermazione che i corpi costituiscono il vettore e la condizione della
resistenza al potere. Se si pu fare appello ai corpi contro un paradigma
discorsivo, contro un dispositivo di potere, perch essi contengono in se
stessi una potenza antagonistica e non sono riducibili a un puro prodotto
dei discorsi e dei rapporti di potere. Ne rappresenterebbero piuttosto il
punto limite. Foucault ha in un certo senso, secondo Butler, sottratto il
corpo nella sua materialit alloperazione di decostruzione che egli stesso
aveva portato avanti a proposito di numerose nozioni, non ultime quelle
di sesso e sessualit. Non ha saputo trarre le estreme conseguenze dal suo
approccio genealogico ai poteri e alla verit, per pensare da un lato un
68
Ibidem.
69
M. Foucault, Nietzsche, la genealogie, lhistoire, in Dits et crits I, cit., testo n 84,
pp. 1004-1024; trad. it. Nietzsche, la genealogia, la storia, in Il discorso, la storia, la verit. Interventi
1969-1984, a cura di M. Bertani, Einaudi, Torino 1972, pp. 43-64.
70
Cfr. in particolare J. Butler, La vita psichica del potere, trad. it. E. Bonini, C. Scara-
muzzi, Meltemi, Roma 2005; Questioni di genere. Il femminismo e la sovversione dellidentit,
trad. it. S. Adamo, Laterza, Roma-Bari 2013; Corpi che contano, Feltrinelli, Milano 1996.
Cfr. anche gli articoli: Foucault and the Paradox of Bodily Inscription, in The Journal of
Philosophy, vol. 86, n 11 (novembre 1989), pp. 601-607; Revisiting Bodies and Pleasures,
in Theory, Culture and Society, 16/2 (1999), pp. 11-20; Bodies and Power Revisited, in
Feminism and the Final Foucault, a cura di D. Taylor e K. Vintges, University of Illinois
Press, UrbanaChicago 2004, pp. 183-194.
Michel Foucault: carne, concupiscenza e corpo casto 233
corpo interamente suscitato e costruito dalle dinamiche storico-politiche,
le norme e i discorsi che si esercitano su di lui, dallaltro una resistenza
dei corpi che si scava allinterno di questa interiorit al linguaggio e al
potere.
Non qui il luogo per ricostruire in tutta la sua ampiezza il valore e
la portata delle critiche butleriane a Foucault. Anche solamente accennate,
esse rivelano tuttavia allo stesso tempo le diffcolt e lattualit critica della
concezione foucaultiana del corpo. Non del tutto falso affermare che
Foucault oscilla tra un costruttivismo radicale dei corpi e la supposizio-
ne di unimmanenza forte, resistente. tuttavia a mio avviso preferibile
attenersi, a questo proposito, a un atteggiamento critico pi sorvegliato.
Non voler eludere la materialit dei corpi non implica necessariamente,
pur parlando di resistenza, laccettazione di unontologia completa. Si trat-
ta sempre per Foucault di fare una storia dei corpi in termini non-essen-
zialisti e non-metafsici. Le sue genealogie non costituiscono una flosofa
del corpo o della vita. Bisogna innanzitutto ricontestualizzare storicamente
le sue affermazioni sui corpi di piacere. Se si segue, come ho cercato di
fare, la genealogia foucaultiana del corpo sessuale a partire dalla nozione
di carne, la spillatura della carne di concupiscenza sul corpo, si capisce
perch i piaceri dei corpi possano rappresentare per noi oggi una forma
di resistenza. Costituiscono risposte tattiche ai dcoupage epistemico-politici
prodotti dalle tecniche di confessione e direzione di coscienza che sanci-
scono lalleanza segreta della carne cristiana e della sessualit moderna. La
scoperta da parte del corpo della propria potenza anti-ermeneutica di
piacere fa da contrappeso allassegnazione univoca, identifcatoria e assog-
gettante, a un sesso-peccato o un sesso-natura. quindi solo allinterno
di una storia politica dei nostri corpi, della nostra sessualit, che il piacere si
inventa come contrattacco al desiderio. Ma questa capacit di resistere
non pu essere estratta dai giochi storici e immanenti di verit e potere per
dare luogo a unontologia della vita. Non esiste una resistenza (n unim-
manenza) essenziale.
Arianna Sforzini
Universit Paris-Est Crteil/Universit degli Studi di Padova
arianna.sforzini@univ-paris-est.fr
234 Arianna Sforzini
.
Michel Foucault: Flesh, Concupiscence and Chastity
This article explores Michel Foucaults refection on the notion of the fesh.
Analysed frst in the Counter-Reformation practices of confession and spiri-
tual direction, then in the theological and moral thought of the Fathers of the
Church, the fesh is actually at the hearth of Foucaults history of sexuality, con-
ceived as a genealogy of the man of desire: the history of the processes by
means of which the occidental subject builds and recognizes himself through an
hermeneutics of his own interiority and desire. The article focuses in particular
on the relations between the fesh and the body. It puts into question the possi-
bilities of resistance the notion of the body could convey against the Christian
and modern model of concupiscence.
Keywords: Flesh, Body, Concupiscence, Hermeneutics of the self, Confession,
Asceticism, Resistance.
Michel Foucault: carne, concupiscenza e corpo casto 235
Larchivio e gli archivi
Archeologia dei discorsi e governo dei viventi
Alain Brossat
I.
Tutti quelli che si sono interessati al suo lavoro, da vicino o da lontano,
saranno daccordo col dire che Foucault era un appassionato di archivi
1
.
Ma questa formula giornalistica non ci dice nulla sullo statuto dellarchivio
(al singolare) allinterno della costellazione dei concetti attorno ai quali si
concatena la sua rifessione. Questa nozione appare molto presto nella sua
ricerca, per esempio nella postfazione alledizione tedesca del racconto di
Flaubert La tentazione di SantAntonio
2
. Un testo dai toni abbastanza benjaminia-
ni, in cui Foucault mostra come il diciannovesimo secolo si costituisca come un impero
dei segni, dove limmaginario si formava non contro il reale per negarlo o compensar-
lo, ma estendendosi tra i segni, da libro a libro, nellinterstizio delle ripetizioni e dei
commentari. Poich per Foucault La tentazione era proprio questo: un libro tra
i libri che nasce e si forma nel bel mezzo dei libri. Un fenomeno da
biblioteca. Quel che il diciannovesimo secolo ha scoperto, dunque, un
immaginario che si inserisce tra il libro e la lampada, cio uno spazio di
immaginazione di cui le et precedenti probabilmente avevano sospettato
la potenza
3
e che nella sua interezza rinvia a tutto quello che Foucault
chiama qui, in questa prima accezione, larchivio. La tentazione raggomi-
tolata nella concavit dellarchivio formato da tutti questi segni, essi stessi
concatenati in tutti questi testi, tutti questi libri, tutta questa immensa fo-
resta stampata in cui lo scrittore si immerso. Dice Foucault: Flaubert
1
Una prima versione di questo testo stata pronunciata in occasione del convegno
internazionale On the Archive. Philosophy, Politics, Aesthetics, Arts, Universit di Porto,
4-5 dicembre 2013.
2
M. Foucault, Sans titre (Un fantastique de bibliothque) (1964), in Dits et crits, vol. I, a
cura di D. Defert e F. Ewald, Gallimard, Paris 2001, pp. 321-353 (dora in poi abbr. DE);
trad. it. Un fantastico da biblioteca, in Scritti letterari, a cura di C. Milanese, Feltrinelli, Milano
(1971) 2004, pp. 135-153.
3
Ivi, pp. 325-326; trad. it. cit., p. 138.
materiali foucaultiani, a. II, n. 4, luglio-dicembre 2013, pp. 237-254.
ha forse scritto la prima opera letteraria che abbia il suo posto specifco
nel solo spazio dei libri: in seguito, Il libro di Mallarm diventer possibile,
poi Joyce, Roussel, Kafka, Pound, Borges. La biblioteca in famme. La
tentazione a questo titolo il sogno degli altri libri
4
, e allo stesso titolo per
cui, come direi a costo di un collegamento che spero mi passiate, Emma
Bovary il sogno di tutte le mogli schiacciate dalla noia e dalla banalit
della loro esistenza, e per questa stessa ragione, tentate dalladulterio.
Larchivio, secondo questo primo approccio, sarebbe in fn dei conti
tutto quello che della nostra cultura si depositato nello spazio della bi-
blioteca, trovandosi ormai, nei termini di Jean-Louis Dotte, ridotta da
essa ad apparecchio (appareill)
5
. Che in questo testo Foucault si riveli un
discreto precursore della teoria degli apparecchi, deriva dal fatto di mo-
strare laccostamento che egli stabilisce tra larte di Flaubert e quella di
Manet: La tentazione, dice, il primo romanzo da biblioteca, dal momento
che possibile che Le Djeuner sur lherbe e lOlympia sono state le prime
pitture da museo: per la prima volta delle tele sono state dipinte [] per
manifestare lesistenza dei musei, e il modo dessere e di parentela che l
vi acquisivano i quadri
6
. Insomma, Flaubert rispetto alla biblioteca ci
che Manet rispetto al museo e ci che li avvicina che la loro arte si
edifca dove si forma larchivio
7
.
La nozione di archivio, usata in questa prima maniera, serve a indicare
una rottura, o almeno una discontinuit nella cultura occidentale, essendo
da Foucault collocata sulla soglia della modernit artistica: l dove ormai
ogni opera si inscrive in una superfcie popolata e quadrille dalla totalit
delle opere precedenti, l dove limmaginazione dellartista si situa in que-
sto ambiente infnito, indefnito, che costituisce il brulichio di segni chiusi
nello spazio del museo e della biblioteca.
Con Le parole e le cose e Larcheologia del sapere questo tema viene ap-
profondito. Larchivio ci che inscrive una traccia di tutto quello di cui
fatto il sapere implicito di una societ, un sapere concatenato attorno
a un certo numero di invarianti. Queste tracce si presentano nelle forme
pi diverse, molteplici tipologie di conoscenze, idee flosofche, opinioni
4
Ivi, p. 326; trad. it. cit., p. 138.
5
J.-L. Dotte, Lpoque des appareils, Lignes/Lo Scheer, Paris 2004.
6
M. Foucault, Sans titre (Un fantastique de bibliothque), cit., p. 326; trad. it. cit.,
pp. 138-139.
7
Ivi, p. 327; trad. it. cit., p. 139.
238 Alain Brossat
del giorno, istituzioni, pratiche commerciali e poliziesche, costumi, ecc.
Il lavoro sullarchivio di unepoca consiste nellidentifcare il modo in cui
queste pratiche e questi discorsi dipendono da condizioni di possibilit e
presentano tratti morfologici comuni. Lavorare sullarchivio signifca re-
perire enunciati: la questione che si pone quindi Foucault e che trover
pi tardi uno sbocco nella problematizzazione dei regimi di verit la
seguente: che cosa enunciabile in unepoca, o in un dato spazio culturale,
e cosa non lo ? Correlativamente inoltre, cosa fa s che discorsi e pratiche
allapparenza molto eterogenei, se non disparati, si riferiscano a condizioni
di enunciazione omogenee (il famoso tema dellepisteme)? nello spes-
sore dellarchivio di unepoca che si rivelano queste inattese congruenze,
l dove si svela lesistenza di un campo epistemico, l dove, precisamente,
di primo acchito, si vede solo un puro e semplice spazio di dispersione:
Abbiamo a che fare dice Foucault con un campo che ignorer le
differenze, limportanza che ad esse viene comunemente assegnata. Ci
che far s che vengano trattati, uno accanto allaltro, il Don Chisciotte,
Cartesio e un decreto sulla creazione delle maisons dinternement da parte di
Pomponne de Bellivre
8
.
Il lavoro sullarchivio, viene ancora affermato, designa lanalisi del
nostro proprio sottosuolo, unarcheologia che Foucault distingue molto
accuratamente tanto dallermeneutica, sempre alla ricerca di un senso na-
scosto, quanto da ci che viene chiamato formalizzazione, sempre alla
ricerca di strutture recondite. Loggetto dellarcheologia lo studio della
stratifcazione dei discorsi, del loro funzionamento e delle loro condizioni
di trasformazione: ci che rende possibile la simultaneit della gramma-
tica generale, della storia naturale e dellanalisi delle ricchezze, studiando
come tutti questi discorsi verranno disfatti quando osciller lepisteme che
ne costituisce lo zoccolo. In tal senso, larchivio la base materiale e la
condizione di questa storia dei discorsi che Foucault promuove in questa
topica del suo lavoro. La cura dellarchivio prende congedo dalla genealo-
gia intesa nel senso abituale del termine: la ricerca dellorigine (arch), degli
inizi e degli sviluppi ne totalmente assente. Il gesto dellarcheologo la
descrizione dellarchivio, non la spiegazione che procede a ritroso verso
una fonte primaria, ma la descrizione delle forme e dei limiti della dicibilit
(della formazione degli enunciati) in un dato spazio-tempo; la presentazio-
8
M. Foucault, Michel Foucault, Les Mots et les Choses, entretien avec Raymond Bellour
(1966), in DE, vol. I, pp. 526-532, in part. p. 527.
Larchivio e gli archivi. Archeologia dei discorsi e governo dei viventi 239
ne delle condizioni di durata degli enunciati quali sono destinati a lasciare
una traccia e quali spariranno senza lasciarne alcuna? Larchivio, insomma,
ci che rende manifesto il modo in cui i discorsi in un dato campo coe-
sistono, vi permangono e infne scompaiono.
qui che si verifca una leggera esitazione nel pensiero di Foucault,
che per noi interessante non tanto dal punto di vista dellerudizione
foucaultiana o della foucauldologia, ma per gli stimoli che produce que-
sto approccio allarchivio per un pensiero di ci che attuale. Infatti, da
una parte, enunciando il suo programma e lambizione della sua ricerca,
allepoca di questi due libri, Foucault nota: Bisogna avere a propria dispo-
sizione larchivio generale di unepoca in un dato momento. E larcheologia
, in senso stretto, la scienza di questo archivio
9
. Archivio generale
questa espressione sembra escludere del tutto ogni principio di selezio-
ne a priori e indicare la totalit del deposito (dpt) di unepoca, di ci
che si stratifcato come traccia documentaria Ma in unaltra occasione
Foucault precisa: Chiamer archivio, non la totalit dei testi che sono stati
conservati da una civilt, n linsieme delle tracce che si sarebbero salvate
dalla sua rovina, ma il gioco delle regole che determinano in una cultura
la comparsa e la scomparsa degli enunciati, la loro persistenza e la loro
estinzione, la loro esistenza paradossale di eventi e di cose
10
.
Dunque, secondo questa prospettiva, sembra proprio che tutto quello
che di unepoca si stratifcato sotto forma di testi e di tracce non abbia,
per larcheologo foucaultiano, n la stessa qualit n lo stesso valore; il
criterio, non il disastro del tempo che passa e cancella (quel che pu
essersi salvato), ma proprio ci che ha un valore indicativo, uno statuto di
esemplarit che riguarda le condizioni di formazione e di sparizione degli
enunciati
Ma chi stabilisce queste qualit o la loro assenza, se non larcheologo
stesso? Si vede chiaramente che Foucault qui gioca col fuoco mettendo a
repentaglio la dottrina da lui stesso formulata, facendo ritornare nella pro-
pria argomentazione la questione del senso certi testi, certe tracce depo-
sitate nellarchivio farebbero pi senso di altre solo alle condizioni stesse
9
Ibidem, corsivi miei.
10
M. Foucault, Sur larchologie des sciences. Rponse au Cercle dpistmologie (1968), in DE,
vol. I, pp. 724-759, in part. p. 736; trad. it. Sullarcheologia delle scienze. Risposta al Circolo di
epistemologia, in Il sapere e la storia e altri scritti, a cura di A. Cutro, Ombre Corte, Verona
2007, pp. 29-80, in part. p. 47.
240 Alain Brossat
dellarcheologia di cui egli ha defnito le regole Questo scivolamento
confermato dalla distinzione che egli traccia qui tra documenti e monumenti:
quello che cerca di trovare larcheologo non sono dei documenti ma dei
monumenti
11
. Ma quel che distingue i secondi dai primi (che in principio
valgono tutti nel senso di avere lo stesso statuto) che essi emergono nella
massa delle tracce per essere gli operatori di un senso che sar larcheologo
a dover enunciare quel che fa Foucault in Le parole e le cose quando, per le-
sattezza, trasfgura un tale insieme documentario in monumento destinato
a marcare la propria ricerca come quel tal testo di Buffon, quel tal pas-
saggio della grammatica di Port-Royal, quel tal brano di Ricardo, ecc. Ma
cos facendo, Foucault non fnisce per firtare pericolosamente (dal punto
di vista delle condizioni da lui enunciate) con il gioco della ricerca di un
senso, se non nascosto, almeno seppellito, in una certa parte dellarchivio
piuttosto che in unaltra, un gioco di cui egli stesso rifuta la logica quando
lo descrive come proprio dellermeneutica: Non interrogo i discorsi su
ci che silenziosamente vogliono esprimere, ma sul fatto e sulle condizioni
della loro apparizione manifesta
12
?
II.
La questione sollevata da questa esitazione di Foucault nella defnizio-
ne stessa della propria prospettiva sullarchivio di incontestabile attualit.
Quando, alla fne del secolo scorso, lURSS e il blocco sovietico sono crol-
lati, gli archivi e gli innumerevoli scheletri nellarmadio che essi nasconde-
vano sono diventati una preoccupazione che ha ossessionato non solo gli
storici e i nuovi leader politici, ma pi in generale anche le opinioni pubbli-
che dei paesi coinvolti e non da questi documenti. Sono allora apparsi tutta
una serie di libri, i cui autori si cimentavano nel riesumare crimini e turpi-
tudini di regimi decaduti, ornati di titoli e di bandiere il cui motivo costante
e spesso pubblicitario era: gli archivi parlano. Ma presto si scoperto che le
cose non erano cos semplici: gli archivi non parlano, non hanno nulla
da dire o da confessare, non sono un tribunale, quindi sono soltanto dei
11
Ibidem.
12
M. Foucault, Rponse une question (1968), in DE, vol. I, pp. 701-723, in part.
p. 710; trad. it. Risposta a una domanda, in Il sapere e la storia e altri scritti, cit., pp. 81-108,
in part. p. 92.
Larchivio e gli archivi. Archeologia dei discorsi e governo dei viventi 241
ritagli selettivi e orientati dalla fnalit stessa che vi assegna larcheologo
a far s che tale documento acquisisca lo statuto di monumento per riprendere
lopposizione suggerita da Foucault.
Se ne avuta una dimostrazione probante quando stato pubblicato
in Francia, sulla scia del best-seller assai ideologico intitolato Il libro nero del
comunismo, un libro con questo titolo: Le confessioni degli archivi
13
. Un volume
in cui quel che sopra ogni cosa veniva a essere confessato era soltanto il
partito preso dellautore, un vecchio comunista diventato un propagandi-
sta anti-totalitarista. Si vede quindi come ogni immersione negli archivi,
ogni esplorazione di questo sottosuolo (culturale, storico, ecc.) di cui
essi conservano le tracce, presuppone unintenzione da parte dello studio-
so, come pure un programma di ricerca. Quando gli archivi parlano, o
anche solo larchivio nel senso che Foucault attribuisce a questo termine,
sempre secondo una modalit pi o meno ventriloqua: quel che vi si
svela o che si rivela del passato sempre tributario di unintenzione le cui
condizioni si enunciano al presente.
Nel caso di Larcheologia del sapere di Foucault, un libro che molti tro-
vano oscuro, questa intenzione chiara: si tratta proprio di intraprendere,
dentro lo spessore dellarchivio, unindagine sul modo di esistenza dei di-
scorsi, degli eventi discorsivi, delle condizioni di apparizione, di trasforma-
zione e di sparizione dei discorsi. Di intraprendere unindagine sul cam-
po pratico nel quale [il discorso] si dispiega
14
, l dove sono allopera gli
enunciati sulla cui superfcie si concatenano pratiche discorsive, giochi di
potere, dispiegamento di saperi, ecc.
Unaltra esitazione nel pensiero di Foucault, che mostra quanto sia
complessa la sua concezione dellarchivio, riguarda lo statuto di quel che
egli chiama archeologia o, se si vuole, di ci che caratteristico del gesto
archeologico: dopo aver affermato che essa ha come oggetto lanalisi del
nostro proprio sottosuolo (dunque unattivit che consiste nellesplorare
gli strati di discorso e delle pratiche che si sono sedimentati in tale sotto-
suolo, e pertanto ci vuol dire che larcheologo fruga, rimuove la terra dal
materiale documentario accumulatosi, effettua scavi, perforazioni e prelie-
vi di terreno), in un testo successivo Foucault sembra cambiare idea, soste-
13
AA.VV., Le livre noir du communisme, Robert Laffont, Paris 1997; K. Bartosek, Les
aveux des archives, Seuil, Paris 1996.
14
M. Foucault, Risposta a una domanda, cit. p. 711; trad. it. cit., p. 92.
242 Alain Brossat
nendo che quel che fa non una perlustrazione
15
. Perch? Per una ragione
che mi sembra fondamentale se si vuole comprendere ci che lo distingue
dal marxismo, non tanto nellorizzonte della politica, ma in quello del me-
todo e, se si vuole, dei gesti fondanti della pratica flosofca. Ecco cosa
sostiene: contrariamente a quelli che pensano che la ricerca della verit
consista nellandare a caccia di ci che si sottrae e si nasconde dietro il tea-
tro delle apparenze o anche in ci che esplicito nei discorsi, nella lingua
del potere o ancora sotto il velo dellideologia, io provo invece a defnire
delle relazioni che si trovano sulla superfcie stessa dei discorsi, tento di rendere
visibile ci che invisibile per il fatto di essere troppo in superfcie
16
.
Ci troviamo davanti a una questione di metodo (ma si pu ben im-
maginare che sia pure qualcosa in pi di questo) che per Foucault risulta
decisiva, visto che in una conferenza a dieci anni di distanza, questa volta in
Giappone, sviluppando un tema completamente diverso, si ritrova ancora
pi o meno la stessa formula: Da molto tempo sappiamo che il compito
della flosofa non di scoprire ci che nascosto, ma di rendere esattamente
visibile proprio ci che visibile, di far apparire ci che cos vicino, cos imme-
diato, cos intimamente connesso a noi, da non poter essere percepito
17
.
Il paradosso del giocare con larchivio, se ci si passa questo modo di
mettere le cose, consisterebbe, per Foucault, non tanto nellandare a sco-
vare un documento raro o perduto a prezzo di enormi sforzi e sollevando
quintali di polvere, ma molto pi semplicemente nellapprendere a leggere
secondo il metodo archeologico per il resto, lessenziale l, tutto l, cata-
logato, consultabile, disponibile nelle biblioteche e persino nelle librerie, che
si tratti della Grammatica di Port-Royal, degli scritti di Cuvier, delle tavole
di Buffon, dei primi manuali amministrativi, ecc. Nulla si nasconde, poich
non vi n un davanti n un dietro, n apparizione n nascondimento, nes-
suna immagine fallace che celi le cose vere (lideologia), nessuna causalit
profonda (leconomia), nessun effetto di superfcie (la vita parlamentare,
la moda, i giornali): non vi altro che questa superfcie infnita, questo
mondo di immanenza che noi potremmo agevolmente chiamare il pianeta
15
M. Foucault, Michel Foucault explique son dernier livre, entretien avec J.- J. Brochier (1969),
in DE, vol. I, pp. 799-807.
16
Ivi, p. 800, corsivi miei.
17
M. Foucault, La philosophie analytique de la politique (1978), in DE, vol. II, pp. 534-
551, in part. pp. 540-541; trad. it. La flosofa analitica della politica, in Archivio Foucault 3.
1978-1985. Estetica dellesistenza, etica, politica, a cura di A. Pandolf, Feltrinelli, Milano 1998,
pp. 98-113, in part. pp. 103-104, corsivi miei.
Larchivio e gli archivi. Archeologia dei discorsi e governo dei viventi 243
dei segni. Su questa superfcie, ogni cosa visibile al pari delle altre, ma questa
identica visibilit, a un primo approccio, risulta disarmante per lanalitica
(dei discorsi) e per la critica (di cosa fatto il nostro presente?).
Non si tratta quindi di capire come squarciare il velo dellillusione e
della menzogna, ma di vedere il visibile trovando la maniera con la quale
si ordina il mondo degli uomini le relazioni di potere, le concatenazioni
di sapere, il modo in cui operiamo la divisione tra il vero e il falso, ecc.
Fare flosofa, considerandola come unattivit allo stesso tempo analitica
e critica, equivale ad imparare a vedere la lettera rubata. Un gesto che si
oppone a quello che mette costantemente in rilievo la doxa marxista (se
non addirittura lo stesso Marx) e che consiste nel denunciare le menzogne
dellordine stabilito e nel rinviare al giorno del giudizio le verit rimosse
e le cause nascoste. Su questo punto, limmanentismo integrale predicato
da Foucault raggiunge quello di Deleuze: non c nulla dietro, tutto l,
bisogna solo apprendere a vedere e a leggere le conseguenze politiche
di questa posizione sono ben decisive (si coglie per esempio quel che in
gioco quando si osservano le affnit esistenti tra il complottismo e il mar-
xismo volgare, entrambi fondati su enunciati come non un caso se,
che si assegnano la missione di esporre in pubblico le istanze ultime e le
astuzie dei dispositivi di dominio e di manipolazione).
Guardando le cose da questo punto di vista, la pratica dellarchivio con-
siste nello studio di ci che nella massa delle cose dette in una cultura
sono conservate, valorizzate, riutilizzate, ripetute e trasformate
18
, quello
che in questa massa fa evento. Larcheologia consiste nellestrarre gli eventi
discorsivi che larchivio registra. Levento discorsivo semplicemente ci
che stabilisce le condizioni secondo cui noi pensiamo, nel nostro presente,
ogni tipo di cosa che ci defnisce come contemporanei: le nostre relazioni
ai poteri, al lavoro, al piacere, alla famiglia, la nostra inserzione nella cono-
scenza e nei saperi, i nostri rapporti con noi stessi, ma anche quali sono le
condizioni per cui operiamo, a proposito di tale o talaltra questione, la di-
visione tra il vero e il falso. Secondo Foucault, gli eventi discorsivi di per se
stesi stabiliscono per gli esseri viventi (per i soggetti di un certo presente)
dei sistemi di familiarit e di evidenze. Le nostre vite sono in questo senso,
comegli afferma, inestricabilmente legat[e] a degli eventi discorsivi
19
.
18
M. Foucault, La naissance dun monde (1969), in DE, vol. I, pp. 814-817, in part.
p. 814.
19
M. Foucault, Dialogue sur le pouvoir, entretien avec les tudiants de Los Angeles (1978),
in DE, vol. II, pp. 464-477, in part. p. 469; trad. it. Dialogo sul potere, in Biopolitica e
244 Alain Brossat
La pratica dellarchivio consister dunque nel vedere come, tanto nel
passato quanto nel presente, si stabiliscano sistemi di evidenze e nel mo-
strare come ci la cui evidenza viene stabilita nellelemento discorsivo e
si fssa negli enunciati potrebbe di certo non essere cos evidente come appare.
Lungo il percorso che conduce dalla Storia della follia o da Le parole e le cose
a un testo come Lordine del discorso, lezione inaugurale di Foucault allepoca
del suo ingresso al Collge de France, si produce una sorta di rivoluzione
silenziosa: in fondo vi si rivela che non necessariamente il passato che
costituisce il milieu elettivo dellarchivio. La stratifcazione che si opera nel
discorso e nelle pratiche che vi si riferiscono un fenomeno che ci avvolge
cos come avvolgeva i contemporanei di Buffon e di Cervantes, ogni di-
scorso archivio e archivista, e perci debitore di unarcheologia: quello
che avviene nel, e attraverso il, discorso ha esattamente lo stesso statuto
di quello che avveniva, in altre condizioni e secondo altre regole discorsi-
ve, agli uomini del diciassettesimo secolo. Su questo punto, litinerario di
Foucault incrocia quello del Barthes delle Mitologie.
Il punto decisivo di infessione nel modo di trattare tali questioni da
parte di Foucault, un punto troppo spesso trascurato dalla foucaldolo-
gia autorizzata, quello per cui il tema dellanalitica dei discorsi incontra
quello della critica. Che cos la critica infatti? il lavoro che consiste nello
studiare gli eventi discorsivi nel loro statuto di archivio, non per condurre
una critica negativa del presente (le cose non sono affatto come sono),
ma piuttosto per vedere su quali tipi di evidenze, di familiarit, di modi di
pensare acquisiti e non sottoposti alla rifessione riposano le pratiche che comu-
nemente vengono accettate
20
.
La critica dunque verr qui a ridisegnarsi come una specie di caccia
attraverso larchivio: essa consiste, dice Foucault, nello stanare il pensie-
ro, le forme e le pieghe di pensiero che si sono cristallizzate nei sistemi,
negli edifci di discorso, e in ogni sorta di pratica, stanare il pensiero per
cercare di cambiarlo: la critica consiste, sostiene Foucault, nel mostrare che le
cose non sono cos evidenti come si crede, nel fare in modo che quel che
si accetta come scontato non vada pi da s. Effettuare una critica signifca
rendere diffcili i gesti troppo facili
21
.
liberalismo. Detti e scritti su potere ed etica 1978-1985, a cura di O. Marzocca, Medusa,
Milano 2001, pp. 41-60, in part. p. 49.
20
M. Foucault, Est-il donc important de penser ? Entretien avec D. Eribon (1981), in DE,
vol. II, pp. 997-1001, in part. p. 999, corsivi miei.
21
Ibidem, corsivi miei.
Larchivio e gli archivi. Archeologia dei discorsi e governo dei viventi 245
III.
Dallinizio degli anni settanta fno a quello degli anni ottanta, Foucault
apre un certo numero di cantieri di ricerca sulla questione della plebe, a
proposito dei quali viene a manifestarsi in modo esemplare la relazione
che si stabilisce tra il gioco degli archivi e quello della critica: la vita degli
uomini infami, gli archivi di internamento dellHpital gnral, il dossier
Pierre Rivire, ritrovato negli Archivi dipartimentali del Calvados, Le dsor-
dre des familles e gli Archivi della Bastiglia, ecc. In ciascuno di questi casi si
tratta di scoperte fatte in tale o talaltro fondo darchivio, di incontri inattesi
con questa o questaltra esistenza umile, marginale, scapestrata, destinata
a sparire senza lasciare traccia, ma salvata dalloblio attraverso lincontro
con il potere, incontri che permetteranno lattivazione di uno specifco
dispositivo critico. Tali incontri, che hanno luogo nello spessore degli ar-
chivi, tra lo studioso e queste vite infme divenute cenere (La vita degli
uomini infami), suscitano un shock, una stupefazione (come dice Foucault
in Io, Pierre Rivire) che costituir il primo impulso a mettere in moto il
dispositivo critico. Cos, in La vita degli uomini infami, si tratter di mostrare
come la vita di questi oscuri uomini, destinata a passare al di sotto di ogni
discorso e a sparire senza essere mai stata raccontata, lasci tracce bre-
vi, incisive, enigmatiche soltanto alla condizione che in occasione di
qualche misfatto o disordine vi sia stato un contatto, per quanto effmero
possa essere, tra queste vite qualunque e il potere
22
.
Quel che Foucault, facendosi genealogista della condizione plebea,
tiene a inserire qui come esergo il lato oscuro della fama: a coloro che in
questo mondo sono considerati uomini grandi e importanti spettano le
azioni straordinarie che destinano i loro nomi alla posterit e ai raccon-
ti edifcanti, invece alle vite senza importanza, generalmente destinate
alloblio, riservata la dubbia fortuna di unuscita dallombra alla precisa
condizione di essere cadute sotto il pennello luminoso del potere, di essere
state oggetto di un placet, di una lettre de cachet, di una ordinanza del Re, di
una qualunque reclusione, di un rapporto o di una decisione giudiziaria.
Gli archivi sono qui il materiale nello spessore del quale lo studioso
stabilisce la paradossale antologia di queste esistenze destinare a sparire
senza lasciare alcuna traccia. Lo zelo dei poteri, che sotto lAncien Rgime
22
Le dsordre des familles, lettres de cachet des Archives de la Bastille, a cura di A. Farge e
M. Foucault, Gallimard-Julliard, coll. Archives, Paris 1982.
246 Alain Brossat
era volto a conservare una traccia anche del pi minuscolo dei suoi atti,
qui ci che permette allo studioso di far ritornare nel presente quel che
abitualmente non trova alcuna condizione di iscrizione nel registro della
Storia. Scrive Foucault: Il loro [degli uomini infami] ritorno attuale nel
reale avviene nella forma stessa in cui erano stati cacciati dal mondo
23
.
Testimoniando una molteplicit di piccole e grandi rivolte di condotta (in-
conduites), tra il 1660 e il 1760, questi documenti amministrativi, secondo
Foucault, fanno intravedere che comincia a salire un mormorio che non
si fermer [] Il qualunque cessa di appartenere al silenzio, alla voce
passeggera o alla confessione fugace
24
. Nel contesto in cui sono for-
mulate queste osservazioni risuona immediatamente uneco, soprattutto
politica, che va ben al di l degli spazi accademici. Del resto, La vita degli
uomini infami non apparsa per la prima volta in una pubblicazione univer-
sitaria, ma in una piccola rivista di orientamento anarchico.
Non voglio soffermarmi troppo a lungo sul dispositivo che Foucault
e i suoi collaboratori hanno approntato per la riscoperta della memoria
di Pierre Rivire allinizio degli anni settanta, poich queste cose si cono-
scono bene. Gli archivi diventano qui distintamente un materiale infam-
mabile, destinato ad appiccare il fuoco nella pianura della triste vita uni-
versitaria. La memoria di Rivire riappare, tramite Foucault e i suoi amici,
come una formidabile macchina da guerra contro le discipline e le loro
pretese analitiche o ermeneutiche. Verso tutti quei signori e quelle signore,
ovvero gli psichiatri e gli psicanalisti che osano accendersi, formulando
per questo criminale dagli occhi rossi una delle loro modeste diagnosi,
Foucault assume un tono di sfda
25
. Leggiamo le perizie che diversi medici
dellepoca fecero sul caso Rivire e cerchiamo di stimare da quale oscuro
fondo provengano questi saperi e questi discorsi che oggi si ammantano
di tale autorit scientifca Il dispositivo critico che viene messo in atto a
partire dalla memoria di Rivire partecipa dunque di quel grande progetto
di una archeologia dei saperi moderni, delle scienze mediche e sociali cui
23
M. Foucault, La vie des hommes infmes (1977), in DE, vol. II, pp. 237-253, in part.
p. 243; trad. it. La vita degli uomini infami, a cura di G. Zattoni Nesi con una prefazione di
R. Bodei, Il Mulino, Bologna 2009, pp. 30-31.
24
Ivi, p. 248; trad. it. cit., p. 49.
25
Moi, Pierre Rivire, ayant gorg ma mre, ma sur, mon frre Un cas de parricide au XIX
e

sicle, a cura di M. Foucault, Gallimard-Julliard, coll. Archives, Paris 1973; trad. it. Io,
Pierre Rivire avendo sgozzato mia madre, mia sorella e mio fratello. Un caso di parricidio nel XIX
secolo, a cura di A. Fontana e G. Pasquino, Einaudi, Torino 1976.
Larchivio e gli archivi. Archeologia dei discorsi e governo dei viventi 247
Foucault lavora dagli anni sessanta. Ma non la follia di Rivire, mostro
o demente, ad esserne oggetto, bens tutto il marchingegno (machine-
rie) giudiziario, penale, medico, giornalistico che si mette in moto dinnan-
zi al proprio misfatto. daltronde questo che ha perfettamente compreso
Ren Allio, autore del flm eponimo basato sul volume collettaneo curato
da Foucault, che si apre non sul crimine, ma sul fatto che tale crimine sia
preso dai poteri che si incarnano nei suoi differenti volti: il gendarme, il
sindaco, il medico, il giudice, il procuratore, ecc.
26
Si vede dunque bene qui che per Foucault gli archivi non testimo-
niano nulla, ma sono piuttosto il solido punto di appoggio per una con-
sumata arte di condurre una battaglia, di sviluppare una strategia e una
tattica destinate a spingere lavversario a scoprire le proprie armi: la me-
moria di Rivire, vero gioiello darchivio, costituir una di queste basi
a partire dalle quali, in quegli anni, Foucault conduceva la propria lotta
contro le perizie psichiatriche, contro le inconfessabili alleanze tra lo psi-
chiatrico e il penale, contro tutta lermeneutica che diventata di moda
attraverso la psicanalisi, ecc.
Infne, il vero proposito critico di Le Dsordre des familles. Lettres de cachet
des Archives de la Bastille, una raccolta di testi commentati che Foucault ha
pubblicato con Arlette Farge, specialista del diciottesimo secolo francese,
nella collana Archives diretta da Pierre Nora, duplice. Da una parte
abolire dimostrativamente la distinzione disciplinare che separa la Storia,
che si suppone votata allesattezza dellarchivio, dalla flosofa, inchio-
data invece allarchitettura delle idee, e con questo proseguire dunque
la battaglia, qui certo con meno clamore che in Pierre Rivire, contro i
gesti troppo evidenti sui quali riposa larchitettura dei saperi, un lavoro
di demolizione di lungo corso nellopera di Foucault, che si accompagna
ad ogni tipo di frase scioccante (non sono un flosofo) e di azione ecla-
tante (ad esempio, la pubblicazione de La volont di sapere nella collezione
Bibliothque des histoires, per Gallimard).
Daltra parte, con questo libro, la critica delle evidenze, nelle quali
sono incastonate le nostre abitudini di pensiero, consister nel mostrare,
convocando tutta una letteratura amministrativa che nella Parigi del diciot-
tesimo secolo comprende le lettres de cachet, dando dunque semplicemente
a vedere, in primo luogo, come queste ultime non corrispondano a ci che
26
R. Allio, Moi, Pierre Rivire, ayant gorg ma mre, ma sur, mon frre, Francia 1976,
125.
248 Alain Brossat
viene detto dalla tradizione repubblicana dopo la Rivoluzione francese
ovvero unirrecusabile testimonianza della violenza o della crudelt della
monarchia assoluta come forma di potere barbaro, la manifestazione pi
spettacolare dellarbitrio del monarca , ma tutto al contrario, in modo pi
banale e meno eclatante, unabbondanza di segni che dimostrano come il
Re fosse chiamato in causa da famiglie desiderose di sbarazzarsi di uno dei
loro membri, per ogni sorta di ragione, buona o cattiva che fosse come
scrivono Foucault e Arlette Farge : La lettura di questi dossier ci ha messo
sulle tracce non tanto della collera del sovrano quanto delle passioni del
popolino, al cui centro si trovano le relazioni familiari mariti e mogli,
genitori e fgli [] La storia delle Lettres de cachet deve essere cercata sotto
lo spessore delle ides reues, di cui tali lettere conservano solo il puro pia-
cere reale che serviva a rinchiudere nobili infedeli e importanti vassalli
disobbedienti
27
.
Il gioco critico della storica o del flosofo consister nel mettere
in evidenza, sotto lingannevole splendore del potere sovrano, lascesa di
una forma completamente diversa di potere, un potere di polizia che si
basa su un tessuto sociale dalle maglie sempre pi strette e su quel che gli
autori chiamano unattivazione (enclenchement) dellistituzione familiare
allinterno del grande apparato amministrativo. Non sono pi le grandi
deviazioni rispetto alla legge e le stridenti sfde lanciate al sovrano ad ali-
mentare quotidianamente questo potere di polizia, bens tutto un insieme
di minuscole agitazioni, di scontri tra genitori e fgli, di dispute tra coppie
o tra vicini, di schermaglie dovute al vino o al sesso e di un gran numero di
passioni segrete
28
, dunque di ogni tipo di nuova relazione che si stabilisce
tra lautorit e le famiglie che si rivolgono al Re per liberarsi di questo o
quel parente che ne offusca la reputazione. Attraverso la critica dellide
reue si sviluppa lanalitica foucaultiana del potere: potere delle relazioni,
potere produttivo anzich fondamentalmente repressivo
Il ricorso allarchivio quel che permette a Foucault di tracciare una
linea di separazione tra i compiti della critica e la pura e semplice denun-
cia. La critica si impegna a scorticare, a sottoporre a esame, a prendere di
traverso quel che Foucault chiama le cose dette e i modi dire, tanto di
ieri quanto di oggi; ed a questo fne che le sue risorse devono essere tro-
vate nellarchivio, in quanto spazio in cui si consegna la prosa del mondo.
27
Le dsordre des familles, cit., p. 10, corsivi miei.
28
Ivi, pp. 350-351.
Larchivio e gli archivi. Archeologia dei discorsi e governo dei viventi 249
Il compito della critica che si innesta sullarchivio ancora, e continuer
ad essere, dice Foucault, quello di decidere su ci che egli chiama la cri-
ticabilit delle cose, che si suppone assegni alla flosofa un suo compito
specifco: rispondere a domande come: chi siamo? Che cosa sta accaden-
do? [] interrogativi molto diversi dalle domande tradizionali: che cos
lanima? Che cos leternit? [una] flosofa del presente [prova a] cogliere
quale sia levento sotto il cui segno noi siamo nati e quale sia levento che
continua, tuttora, ad attraversarci
29
.
IV.
Per fnire, vorrei occuparmi molto brevemente di due questioni che
mi sembrano cruciali nellapproccio alle attuali poste in gioco degli archi-
vi: la questione del testimone, in quanto fgura che si oppone alla fgura
dellarchivio e a quella della societ di sorveglianza, tema recentemente
riproposto in seguito alle rivelazioni di Edward Snowden sulle attivit
della NSA.
Il testimone, come superstite del genocidio, colui che attesta che lin-
concepibile davvero accaduto (a dispetto di, e contro tutte le strategie di
oblio, di relativizzazione e di negazione del crimine assoluto), il personag-
gio che Claude Lanzmann mette al centro del suo flm Shoah e, di nuovo,
ancora in altri flm pi recenti, in cui la sua parola di verit viene costan-
temente opposta alle fnzioni delle immagini darchivio. Se quel che pi
caratteristico del genocidio il fatto di includere nel proprio programma la
cancellazione delle proprie tracce, le immagini che allora si susseguono in
una maniera o in unaltra possono solo mentire, contribuire a banalizzare,
indurre in errore. O peggio, sono oscene, come le foto che si riferiscono alle
camere a gas la cui presentazione in unesposizione ha dato luogo a una
famosa polemica tra Lanzmann e Georges Didi-Hubermann. Lorrore che
a Lanzmann e ai suoi sostenitori ispirano le immagini darchivio relative al
genocidio rivela qui tutto il proprio fondo religioso: osceno il fatto stesso
di far vedere o di rappresentare il crimine assoluto, la Shoah.
29
M. Foucault, La scne de la philosophie, entretien avec M. Wat-anabe (1978), in DE,
vol. II, pp. 571-595, in part. pp. 573-574; trad. it. La scena della flosofa, in Il discorso, la
storia, la verit. Interventi 1969-1984, a cura di M. Bertani, Einaudi, Torino 2001, pp. 213-
240, in part. p. 216.
250 Alain Brossat
A ben guardare, si rivela che lopposizione tra il testimone e larchivio
costruita da Lanzmann prettamente politica. I suoi flm, organizzati sulla
parola e sul volto dei testimoni, sono concepiti come macchine da guerra,
dispositivi rivolti non solo contro chi nega il genocidio pure verso chi
sarebbe portato ad avere delle riserve sulla retorica del crimine unico (in-
commensurabile, assolutamente singolare) veicolata dai suoi flm ma
anche contro coloro che rifutano il legame continuamente evidenziato tra
la memoria del crimine unico e la riserva inesauribile di legittimit che egli
accorda allo Stato-riparatore, ovvero lo Stato di Israele. I flm di Lanzmann,
che si concatenano attraverso la fgura del testimone-sopravvissuto, sono
fatti letteralmente per interrompere ogni discussione su tali questioni, facendo
s che prevalga assolutamente e defnitivamente la testimonianza indiscu-
tibile del superstite e che soltanto attraverso la sua parola si concatenino
azioni e rituali di rammemorazione.
La messa al bando degli archivi acquista qui tutto il suo senso: essi,
al contrario, richiedono la discussione, ci si pu rapportare ad essi solo
tramite un regime di pluralit non solamente devono essere accessibili al
pi gran numero di persone (ci che daltronde oggetto di una battaglia
senza fne), ma nessuno si pu arrogare la pretesa di conoscerne esclu-
sivamente il segreto, di detenere il monopolio della sua lettura, in tutti i
sensi del termine. Secondo questa prospettiva, larchivio pu agganciarsi
al dibattito pubblico, richiamarne lapertura, fornendo cos un test per
la democrazia. La ritualizzazione della memoria e la sacralizzazione della
fgura del testimone tendono invece a ristabilire il governo dei preti, i cle-
ricalismi di ogni risma. Al contrario, Lanzmann ritiene che queste norme
democratiche non si debbano applicare in questo spazio di raccoglimento
che la memoria della Shoah. Pretendere di farlo per lui signifca gi met-
tere un dito nellingranaggio del negazionismo.
Sulla seconda questione, quel che si recentemente svolto sotto i no-
stri occhi sbalorditi mi sembra essere della pi grande importanza, nella
misura in cui le rivelazioni di Snowden diffuse dalla stampa lanciano un
appello che ci sollecita a riformulare la nostra comprensione di ci che
separa i regimi democratici da tutto ci che gli si oppone (in particolar
modo i regimi totalitari). In 1984, George Orwell d alla fgura di questa
violenza esercitata dal potere la sua forma pi canonica, quella di un ine-
guagliabile abuso di potere costituito dal modo in cui un regime totalitario
sequestra gli archivi, li manipola, li riscrive per sottomettere il passato alle
Larchivio e gli archivi. Archeologia dei discorsi e governo dei viventi 251
proprie condizioni, li utilizza per stritolare gli esseri viventi. I regimi totali-
tari sono quelli che falsifcano il passato, cancellando nelle foto darchivio
i volti degli oppositori liquidati, che bruciano i libri e gli archivi personali
degli scrittori che spediscono ai campi di concentramento, che alterano i
documenti storici, ecc. Le democrazie riservano invece una grande cura
alla conservazione degli archivi, perch rispettano il passato, anche quando
esso include ogni sorta di ricordo imbarazzante per chi al momento go-
verna, perch i democratici sanno che una societ privata o amputata della
propria memoria non pu che essere una societ malata e disorientata.
su questa linea di separazione chiara e netta che abbiamo vissuto
per molto tempo, almeno dalla Seconda Guerra mondiale, separazione
riattivata dopo la caduta dellURSS, cui seguita una liberatoria irruzione
di rivelazioni darchivio Ma nellora in cui si scopre un nuovo incubo,
prodotto dalla combinazione dei possibili consentiti dalla rivoluzione in-
formatica e dallossessione antiterrorista occidentale (in particolare statu-
nitense) dopo l11 settembre, nellora in cui viene rigorosamente imposta
a ciascuno di noi lequazione connesso = sorvegliato, spiato e quindi
sospetto, potenziale colpevole, che cosa resta dellopposizione che fonda
le nostre basilari certezze flosofche e politiche arendtiane tra la violenza
totalitaria e la libert democratica?
Con la messa sotto sorveglianza dellinsieme delle comunicazioni via
internet o telefono operata da agenzie statali specializzate, la posta in gioco
degli archivi si disloca brutalmente: da un parte non pi la conservazio-
ne, la manipolazione o il sequestro della memoria del passato ad essere la
questione principale, ma larchiviazione infnita di ci che conserva istan-
taneamente la traccia degli scambi verbali o scritti tra le persone, tra tutte
le persone. Ci che a repentaglio a causa di tutto ci non tanto (come
di frequente stato detto quando le rivelazioni hanno avuto luogo) la vita
privata degli individui, ma la possibilit stessa di una vita pubblica demo-
cratica, la cui caratteristica pi saliente proprio di essere fatta da persone
libere, nella misura in cui queste ultime si oppongono a coloro i quali si
ritiene che il potere sottoponga a una sorveglianza constante o alla priva-
zione della libert per i crimini e i delitti di cui si sono resi colpevoli. Nelle
nostre societ, la condizione di essere libero (la cittadinanza) si oppone di
per se stessa al fatto di essere sottomesso a una sorveglianza continua, alle
condizioni imposte da nuovi Panopticon. semplicemente questo che ci
autorizza a rispondere, a un poliziotto che ci chiede dove stiamo andando,
252 Alain Brossat
che banalmente questo non affar suo, a meno che egli non ci sospetti di
star commettendo, o di essere sul punto di commettere, un delitto o un
crimine, ma questo solo nel caso che egli ne dimostri levidenza.
Contrariamente a quel che suggerisce Orwell in 1984, dal momento
che i regimi totalitari non hanno i mezzi per predisporre un Panopticon
generalizzato, la sorveglianza che esercitavano sui cittadini era selettiva e
basata su tecnologie poliziesche abbastanza rudimentali. Al tempo dellin-
formatica dopata dal terrorismo si procede in senso inverso: si fabbrica
un archivio immediatamente volto a registrare tutti, o quasi, i messaggi
che vengono scambiati e, in seguito, si fa una selezione grazie a macchine
programmate per far scattare lallarme quando parole-chiave preordinate
vengono pronunciate Lera del sospetto si estende a tutti, il lavoro della
macchina di fare la selezione tra i veri e i falsi sospetti, per usare una
nomenclatura hitchcockiana. Non si tratta di un nuovo totalitarismo, di un
impronunciabile totalitarismo democratico, nella misura in cui questo
nuovo Panopticon non associato al terrore di massa, bens a una nuova
forma di captazione dellarchivio al servizio della violenza nascosta del
potere. Sta a noi inventarne e proclamarne il nome
Traduzione dal francese di Orazio Irrera
Alain Brossat
Universit Paris 8
brossat.alain@orange.fr
.
The Archive and the Archives. Archaeology of Discourses and Government of the Living
According to Foucault the archive does not designate the totality of the texts
that are preserved by a culture but, rather, the conditions of possibility of the
statements within a given cultural feld, their conditions of emergence and di-
sappearance, as well as the events that are connected to these rules. In this way,
from the point of view of the archaeology of discourses, the archive assumes
less the form of a document than that of a monument. This article investigates
the ways in which this culturalist approach of the archive (as Foucault states, by
archive I mean frst of all the amount of things that within a certain culture are
told, preserved, valorised, reused, repeated and transformed) can be politicized
Larchivio e gli archivi. Archeologia dei discorsi e governo dei viventi 253
through the issue of the archives: both in The Disorder of Families and in the Lives
of Infamous Men, as well as in the collective study on Pierre Rivire, Foucault hi-
ghlights the stakes of governmentality that are in the archives. These stakes are
eminently salient today, in a time when archiving, data recording and generalized
surveillance tend to become strictly indistinct.
Keywords: Michel Foucault, Archaeology, Archive, Governmentality, Surveillance,
Discourse, Pierre Rivire.
254 Alain Brossat
Michel Foucault e la Rivoluzione francese
Sophie Wahnich
Michel Foucault non ha mai scritto sulla Rivoluzione francese. Si po-
trebbe pensare che abbia evitato con cura questo oggetto storico: oggetto
che resta precluso, anche quando scopre una Rivoluzione viva in Iran, nel
1978. Anche allora, la Rivoluzione francese sembra appiattita su quel che
egli chiama le democrazie borghesi o rivoluzionarie e sulle defnizioni
del governo islamico. Foucault afferma che, lungi dallessere imprecise,
queste ultime gli sono sembrate di una limpidit molto familiare e devo
dire abbastanza poco rassicurante. Sono le formule di base della demo-
crazia, borghese o rivoluzionaria, noi non cessiamo di ripeterle dal XVIII
secolo e sapete a che cosa hanno condotto
1
.
Quel che sembra implicitamente svalutato, il dominio borghese
tramite il regime parlamentare. Sembra afforare la nozione marxista di
rivoluzione borghese. Aldil, per, della posta in gioco immediatamente
flosofco-politica, la parola rivoluzione stessa connotata, in Foucault,
come parte di unidentit francese poco raccomandabile. Egli afferma in-
fatti di essersi rifutato di rispondere alla domanda che gli era stata fatta
al rientro dallIran, la rivoluzione?, e aggiunge: a questo prezzo in
Francia ogni tipo di opinione consente di interessarsi a quello che non
di casa nostra
2
. I Francesi si interessavano forse allIran solo se poteva-
no ritrovarvi un sintagma nazionale, una rivoluzione identifcata in ultima
istanza con la Rivoluzione francese? Non c niente che permetta di affer-
marlo con certezza, ma la parola rivoluzione come universale sarebbe lu-
nica a permettere di uscire dal nostro contesto, dato che se cos altrove,
allora cos anche da noi.
1
M. Foucault, quoi rvent les Iraniens ?, in Dits et crits, 1976-1979, Gallimard, Paris
1994, p. 692; trad. it. Ritorno al Profeta?, in Taccuino persiano, a cura di R. Guolo e P. Panza,
Guerini e Associati, Milano1998, p. 38.
2
M. Foucault, Le chef mythique de la rvolte en Iran, in Dits et crits, 1976-1979, cit., p.716;
trad. it. Il mitico capo della rivolta iraniana, in Taccuino persiano, cit., p. 60.
materiali foucaultiani, a. II, n. 4, luglio-dicembre 2013, pp. 255-282.
Quando Michel Foucault fa ricorso alla nozione di spirituali-
smo politico
3
, anche questa volta per esplicitare lIran, la fa risalire
al Rinascimento e alle grandi crisi del cristianesimo. Come se anche la
Rivoluzione francese non fosse testimonianza di una grande crisi del cri-
stianesimo tra giansenismo, spirito conciliare e scontro tra due cleri, quello
che voleva questa rivoluzione e che, bisogna comunque riconoscere, ha
svolto un ruolo fondatore nel darle avvio. Si pensi, sul piano teorico, a
Sieys o a Gregorio e sul piano pratico a quei parroci che presero per primi
la decisione di unirsi al Terzo stato affnch gli Stati generali divenissero
assemblea nazionale costituente.
Ora, a proposito del legame tra spiritualit e politica, Foucault affer-
ma: sento gi degli Europei ridere; ma io [] so che hanno torto
4
. Nel
1978, in Francia, la memoria di questo legame tra spiritualit e politica
che ha abitato, in modi diversi, tutte le rivoluzioni del XVII e XVIII se-
colo, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e in Francia, sembra tramontata.
Spiritualismo politico diventato un ossimoro, a meno di non appiattir-
lo cosa che Foucault rifuta giustamente di fare sul teologico-politico.
Per questo, Foucault preferisce parlare di insurrezione pi che di ri-
voluzione anche se, cos facendo, sembra contentarsi cosa che fa rara-
mente del senso comune associato sia al concetto di rivoluzione, sia alla
storia della Rivoluzione francese. Aveva gi dato conto di questa indispo-
nibilit della parola rivoluzione prima della rivoluzione iraniana:
a partire dal 1789, lEuropa si modifcata in relazione allidea di rivoluzio-
ne, e la storia europea stata dominata da questa idea. Ma in questo momento
proprio tale idea che sta cominciando a scomparire
5
.
Foucault affermava che la rivoluzione era un concetto occidentale,
preso nella crisi del pensiero occidentale e nella crisi delluniversale occi-
3
Su questa nozione di spiritualismo politico in Foucault, cfr. J. Cavagnis, Michel
Foucault et le soulvement iranien de 1978. Retour sur la notion de spiritualit politique, in Cahiers
philosophiques, n. 130, 2012.
4
M. Foucault, quoi rvent les Iraniens?, in Dits et crits, 1976-1979, cit., p. 694; trad.
it. cit., p. 40.
5
M. Foucault, Michel Foucault et le zen: un sjour dans un temple zen, in Dits et crits, 1976-
1979, cit., p. 623; trad. it. di M. Bertani, Michel Foucault e lo zen: un soggiorno in un tempio zen,
in Il discorso, la verit, la storia. Interventi 1969-1984, a cura di M. Bertani, Einaudi, Torino
2001, p. 275.
256 Sophie Wahnich
dentale e fnalmente nella crisi del marxismo. In realt, quando vede un
accostamento possibile tra quel che accade in Iran e la Rivoluzione france-
se, cita Franois Furet, il cui libro Penser la Rvolution franaise esce in quello
stesso anno.
Ora, il meno che si possa dire, che Furet si rifuta di appiattire le-
vento rivoluzionario sulle strutture economiche e sociali, come fa la storia
marxista, ma anche lontano da una prospettiva insurrezionale o popo-
lare. Possiamo anche dire che quando linsurrezione emerge, la chiama
slittamento [drapage]. Furet si interessa alle lites, mentre Foucault si
interessa ai popolani che fanno una rivolta a mani nude. Foucault prova ad
individuare il modo in cui la volont del popolo iraniano una, ostinata,
effciente, il modo in cui la rivolta di una societ intera ha soffocato la
guerra civile
6
, mentre Furet fa dellirruzione popolare il fattore decisivo
della violenza politica e della guerra civile.
In quanto storica del periodo rivoluzionario, che ha lavorato tra il 1990
ed oggi, non posso che essere sorpresa da quel che avverto come un ma-
linteso, unalleanza di fatto il cui senso potrebbe risiedere solo in una sim-
patia esplicita e comune per un terzo, il settimanale Le Nouvel Observateur e
la sua volont di essere il luogo di sintesi di una seconda sinistra affrancata
dal marxismo e dal giacobinismo, la cosiddetta deuxime gauche.
Ma se questo pu esser suffciente a capire perch Furet ad esser
citato e non Albert Soboul, non lo per per dar conto dellavversione di
Foucault per la Rivoluzione francese come oggetto di sapere, che dopotut-
to poteva essere un oggetto come un altro.
La questione pu sembrare aneddotica. Come non riconoscere che
Foucault stesso stato insurrezionale nel suo rapporto con il sapere
7
e
con la politica, e quindi cosa importa se non ha lavorato sul periodo della
Rivoluzione francese? In realt, sin dai miei primi lavori di storica della
Rivoluzione francese, Foucault mi stato utile pi volte e su pi punti.
Ma, nel momento in cui la Rivoluzione francese pi che mai appiat-
tita sulla narrazione standard di Tocqueville, matre penser del Pensare
6
M. Foucault, Une rvolte mains nues, in Dits et crits, 1976-1979, cit., p. 701; trad. it.
Una rivolta con le mani nude, in Taccuino persiano, cit., p. 44.
7
Il riferimento qui al Seminario organizzato al Collge International de Philosophie,
nel 2013, da Diogo Sardinha e Roberto Nigro, Foucault insurrectionnel. Si trattava di
individuare la familiarit del pensiero di Foucault con la nozione di insurrezione, ed in
questo quadro che il presente articolo stato presentato.
Michel Foucault e la Rivoluzione francese 257
la Rivoluzione francese, che sia da parte dei post-colonial studies, per rifutare
ogni valore a questo momento storico e politico, o per lattuale potere
cinese, per tenere sotto controllo le velleit di lotta di classe, ci sembra
importante non solo risolvere lenigma, ma riuscire a mostrare, con le-
sempio della rivoluzione iraniana, fno a che punto Foucault stato at-
tento a quel che per me il passaggio tra la Rivoluzione francese e quella
iraniana, almeno nella sua fase insurrezionale, quella di uno sciismo anco-
ra insurrezionale, in quella fase cio non ancora istituzionalizzata intorno
alla nozione di repubblica islamica, che liveller le aspirazioni popolari a
una maggiore emancipazione.
Vorrei infne mostrare come, nonostante tutto, Foucault, come pensa-
tore che ha mancato questo oggetto Rivoluzione francese, pu fornire
risorse per riprenderne la storia in altro modo e farne un luogo per pensa-
re il nostro presente, cos come egli impegnava ogni pensiero della storia a
fare, ogni flosofa a diagnosticare il presente.
Foucault uno storico della storia fredda?
Pratico-inerte/teorico-attivo
Quando, nel 1966, esce Le parole e le cose, in unintervista alle Lettres
franaises, Foucault spiega il suo lavoro prendendo le distanze da Jean-Paul
Sartre, senza citarlo e citando invece il suo concetto di pratico-inerte:
Piuttosto che cercare di spiegare questo sapere dal punto di vista prati-
co-inerte, cerco di formulare unanalisi di quello che potremmo chiamare il
teorico-attivo
8
.
Questo sapere di cui parla quel che permette implicitamente a una
data societ, in un dato momento, di darsi delle teorie, delle pratiche, delle
opinioni, delle istituzioni. un sapere fondamento che inconscio, ma
necessario, affnch una societ non sia solo una collezione di individui,
ma sia costituita da parte a parte da quel che Foucault chiama condizioni
di possibilit. Le rotture sono individuate quando queste condizioni di
8
M. Foucault, Michel Foucault. Les Mots et les Choses, in Dits et crits, 1954-1969, cit.,
pp. 498-499; trad. it. di G. Costa, Michel Foucault. Le parole e le cose, in Archivio Foucault 1.
1961-1970. Follia, scrittura, discorso, a cura di J. Revel, Feltrinelli, Milano 1996, p. 111.
258 Sophie Wahnich
possibilit sono rinnovate, cio quando il principio organizzatore o, come
lo defnisce Foucault, il sapere costituente e storico
9
, il sottosuolo della
nostra coscienza del senso cambia e trasforma linsieme dei discorsi, quali
che siano e da ovunque vengano.
Foucault afferma che il vantaggio di questo tipo di ricerca di evita-
re ogni problema di precedenza della teoria rispetto alla pratica e vicever-
sa; egli afferma di cercare degli isomorfsmi
10
. In questo modo, ricusa
lidea che il principio diacronico sia necessario ad ogni comprensione
e, chiaramente, lidea di unesistenza che precede lessenza. Se, infat-
ti, questo principio organizzatore pesa su unepoca, non c bisogno di
riferirsi agli atti specifci di un soggetto per spiegare le sue scelte, le sue
decisioni. Dal punto di vista sartriano o del pratico-inerte, per, non sono
solo gli atti individuali a condizionare le situazioni storiche, tutta la ma-
teria lavorata, fsica e ideale, ed questa materia lavorata che, lavorando
inconsciamente, impedisce di aver coscienza di quel che si fa. Ne conse-
gue lidea di inerzia, di qualcosa che pesa, che impedisce di andare oltre
il punto di vista della coscienza, cosa che fa s che ognuno appartenga al
suo tempo, senza per che sia unaria del tempo, una moda, ma anche
un fondamento per certi aspetti comune e, per altri, legato allesperienza
specifca di ognuno.
Per Foucault, il teorico-attivo, lungi dallimpedire, permette, il
suolo della storia, un suolo nutriente, altrettanto inconscio del pratico-
inerte, ma della coscienza Foucault non si cura. Il concetto gli sembra
infatti appartenere al XIX secolo, come quello di Uomo. Ed proprio a
questa sopravvivenza che intende dare il colpo di grazia. Per tutte queste
ragioni, il lavoro di Foucault si pone altrove ed anche contro la Critica della
ragione dialettica
11
.
Foucault spiega che le scienze umane conducono pi alla scom-
parsa delluomo che alla sua apoteosi
12
. Questa espressione scomparsa
delluomo vicina a quella di Lvi-Strauss che discute la Critica della
ragione dialettica, nel suo seminario pubblicato nel 1962 ne Il pensiero sel-
9
Ibidem.
10
Ibidem.
11
J.-P. Sartre, Critique de la raison dialectique, t. I, Questions de mthode, Gallimard,
Paris 1960-1985; trad. it. di P. Caruso, Critica della ragione dialettica. I Teoria degli insiemi pratici,
Il Saggiatore, Milano 1963.
12
M. Foucault, Michel Foucault. Les Mots et les Choses, in Dits et crits, 1954-1969, cit.,
p. 502; trad. it. cit., p. 114.
Michel Foucault e la Rivoluzione francese 259
vaggio
13
. L dove Sartre cercava con la Storia una Verit dellUomo, Lvi-
Strauss affermava di voler dissolvere luomo con lantropologia.
Una deviazione attraverso un primo dissidio: Sartre/Lvi-Strauss
Al cuore del dissidio tra Lvi-Strauss e Sartre, si trova il ruolo della
storia come disciplina regina per comprendere la Verit delluomo.
Ogni espressione conta in un dibattito che sia di metodo scientifco,
sia di messa in dubbio delle premesse del lavoro sartriano, a causa delle
diffcolt di Sartre a pensare le societ non occidentali, cosiddette senza
storia, nella questione della totalizzazione, della concorrenza tra discipli-
ne (storia o antropologia). In tali questioni, la Rivoluzione francese, per
Lvi-Strauss come per Sartre, vale come esempio che permette di accre-
ditare la propria tesi, senza tuttavia essere centrale nel dibattito. Colpisce
il fatto che negli anni sessanta loggetto Rivoluzione francese fosse un
oggetto evidente, bagaglio comune di una cultura condivisa, dove an-
cora impensabile di non sapere niente di ci di cui si parla. Le vere poste
in gioco sono per altrove, e sono epistemologiche: se si debba o meno
far saltare lidea stessa di una possibile Verit dellUomo, e se s, come?
Questo il nodo della questione.
Per Lvi-Strauss, le scienze umane non devono trovare una Verit
dellUomo, ma dissolverla. E dissolvere luomo signifca denaturalizzar-
lo, farla fnita con la natura umana a favore di una conoscenza della molte-
plicit dei modi di essere al mondo. Si tratta quindi di emanciparsi da una
concezione atemporale ed etnocentrica dellumanit. Dissolvere luomo,
da una parte, emancipare luomo dallaltra.
Per Lvi-Strauss, dissolverlo per farla fnita con lidea di una natura
umana immutabile, farla fnita con le invarianti e voler quindi anche eman-
ciparlo da queste catene idealiste. Per Sartre, emanciparlo a prezzo del
pensiero della ragione dialettica. Questa ragione dialettica permetterebbe
di pensare non un uomo immutabile, ma un uomo alle prese con situazioni
variabili e che spostano il senso dato dagli attori alle loro azioni. Lo sve-
lamento di una situazione si fa nella e attraverso la praxis che la cambia, la
coscienza avviene nellazione, non ne la fonte. per questa capacit di
13
C. Lvi-Strauss, uvres. La Pense sauvage, Gallimard, Paris 2008; trad. it. Il
pensiero selvaggio, Il Saggiatore, Milano 1964. Nella sua Prefazione, Lvi-Strauss evoca una
discussione frutto di tante cure da costituire al disopra delle inevitabili divergenze []
un omaggio indiretto dammirazione e di rispetto (p. 10).
260 Sophie Wahnich
raccontare e di avere un rapporto reale con la Storia tramite la praxis che
c una ragione dialettica allopera, e una coscienza. Questo il quadro in
cui Sartre afferma che
la soggettivit non n tutto, n nulla; rappresenta un momento del pro-
cesso oggettivo (quello dellinteriorizzazione dellesteriorit) e questo momento
selimina sempre per rinascere di nuovo. Ora, ciascuno di questi momenti eff-
meri che sorgono nel corso della storia umana e che non sono mai n primi n
ultimi vissuto come punto di partenza dal soggetto della storia
14
.
La Storia come totalizzazione potrebbe essere linsieme di questo pro-
cesso in movimento. Per questo motivo, Sartre privilegia lo studio di un
initium, la Rivoluzione francese, e non sa cosa farsene delle societ cosid-
dette senza storia, che non utilizzano la storia per trasformarsi.
Possiamo riconoscere qui le nozioni di storia calda e storia fred-
da, care a Lvi-Strauss: storia calda quella che permette alle societ di
servirsi delle loro contraddizioni per trasformarsi, storia fredda quella
che permette alle societ di non trasformarsi. Per Lvi-Strauss questi sono
effettivamente due modi di concepire la storia come narrazione sul passa-
to ed egli rimprovera a Sartre di non volerli prendere in conto, escludendo
cos dalla Storia una parte dellumanit. Sartre farebbe cos della storia:
lultimo rifugio di un umanesimo trascendentale: come se, alla sola condizio-
ne di rinunciare ai singoli io troppo privi di consistenza, gli uomini potessero
ritrovare, sul piano del noi, lillusione della libert
15
.
in questa logica che Lvi-Strauss afferma che la concezione sar-
triana della storia vicina a quella dei primitivi, esclusi per il fatto di non
aver coscienza storica, e che il vero problema posto dalla Critica della ra-
gion dialettica : a quali condizioni il mito della Rivoluzione francese
possibile?
16
Lvi-Strauss accusa cos Sartre di non essersi molto allonta-
nato dai marxisti da lui criticati. Affermare il carattere mitico della storia
della Rivoluzione francese, cos come presentata nella ragione dialettica,
14
J.-P. Sartre, Critique de la Raison dialectique, t. I, Questions de mthode, op. cit.,
p. 39, nota 1; trad. it. cit., libro I, pp. 38-39, nota 14.
15
C. Lvi-Strauss, uvres. La Pense sauvage, cit., p. 841; trad. it. cit., p. 283.
16
Ivi, p. 832; trad. it. cit., p. 276.
Michel Foucault e la Rivoluzione francese 261
signifca negare la sua dimensione scientifca: il suo senso non il pi vero,
ma il pi ricco, oggi, in modo contingente:
Luomo contemporaneo, per poter assumere in pieno la parte di agente
storico, deve credere a questo mito. [] Luomo cosiddetto di sinistra si ag-
grappa ancora a un periodo della storia contemporanea che gli dispensava il
privilegio di una congruenza tra gli imperativi pratici e gli schemi dinterpre-
tazione. Forse questet delloro della coscienza storica gi fnita; e il fatto
che si possa almeno concepire tale eventualit prova che si tratta solo di una
situazione contingente
17
.
Abbiamo qui lavvio di una destituzione non solo di un certo regime
dellumanesimo, ma di un certo regime della storia e, infne, la destitu-
zione della centralit delloggetto Rivoluzione francese in questo regime
della storia.
Una storia che non sarebbe pi tale
Tuttavia, Foucault non cos distante da Sartre quando, nel maggio
1966, ne La Quinzaine littraire afferma:
Si pensa allinterno di un pensiero anonimo e vincolante che quello di
unepoca e di un linguaggio. Questo pensiero e questo linguaggio hanno le loro
leggi di trasformazione. [] Questo pensiero che precede il pensiero, questo si-
stema che precede ogni sistema lo sfondo sul quale il nostro pensiero libero
18

emerge e scintilla per un istante
19
.
In ogni caso, la libert non scomparsa, scarto importante rispetto
a Lvi-Strauss. Ma se la fliazione di formazione resta presente e ricono-
sciuta, il giovane uomo di trentotto anni parla delluomo di sessantuno
evocando:
il magnifco e patetico sforzo di un uomo del XIX secolo per pensare il XX
secolo. [] Sartre ha fatto quanto ha potuto per integrare la cultura contempora-
nea alla dialettica, vale a dire le conquiste della psicoanalisi, delleconomia politi-
17
Ibidem.
18
Le virgolette sono gi nel testo originale.
19
M. Foucault, Entretien avec Madeleine Chapsal, in Dits et crits, 1954-1969, cit., p. 515;
trad. it. Intervista con Madeleine Chapsal, in Archivio Foucault 1, cit., p. 119.
262 Sophie Wahnich
ca, della storia, della sociologia. [] In questo senso, Sartre lultimo hegeliano,
e direi anche lultimo marxista
20
.
La parola patetico trasforma lo scarto generazionale in rivalit im-
plicita. Sartre, ci dice Foucault, non contemporaneo: superato, fuori tem-
po e quindi fuori uso come dire che gi morto.
Il confitto tra questi due uomini e queste due generazioni, queste
due correnti di pensiero scoppia quando Sartre pubblica unintervista ne
LArc
21
, dove afferma che il lavoro di Foucault testimonia di un rifuto
della storia proprio dello strutturalismo. Una risposta di Foucault appare
ne La Quinzaine littraire, nel marzo 1968, in cui egli afferma che Sartre
troppo preso dalla propria opera per aver letto Le parole e le cose, e di con-
seguenza quel che egli ne dice non pu sembrarmi molto pertinente
22
,
ed aggiunge che non aveva dato il suo consenso alla pubblicazione e che
da diciotto mesi rifetteva sulle obiezioni che gli erano stato fatte, tra cui
quelle di Sartre. Foucault preferisce ancora credere di non esser stato let-
to, che di non essere stato capito nel suo spostamento dal pratico-inerte al
teorico-attivo, che fonda unautonomia del sistema rispetto alle volont
libere dei soggetti.
In effetti, la questione della storia dei saperi e del pensiero indub-
biamente quella che interessa a Foucault. Questa, per, non quella che
Sartre considera come la Storia. Anche se la Storia degli uomini come
totalit e come Verit dellUomo non o non pi quella di tutti gli sto-
rici, Sartre chiamer questi ultimi alla riscossa, come categoria disciplinare
omogenea, potremmo dire come sistema della storia. Afferma quindi:
uno storico, oggi, pu non essere comunista, ma sa di non poter scrivere
seriamente la storia senza mettere in primo piano gli elementi materiali della vita
degli uomini, i rapporti di produzione, la praxis anche se pensa come me che,
al di sopra di questi rapporti, le sovrastrutture costituiscano delle regioni rela-
tivamente autonome
23
.
20
M. Foucault, Lhomme est-il mort ?, in Dits et crits, 1954-1969, cit., p. 541; trad. it.
morto luomo?, in Archivio Foucault 1, cit., p. 125.
21
J.-P. Sarte, Jean Paul Sartre rpond, ne LArc, Sartre Aujourdhui, n. 30, octobre 1966.
22
M. Foucault, Foucault rpond Sartre, in Dits et crits, 1954-1969, cit., p. 666; trad. it.
Foucault risponde a Sartre, in Archivio Foucault 1, cit., p. 195.
23
J.-P. Sarte, Jean Paul Sartre rpond, cit.
Michel Foucault e la Rivoluzione francese 263
La generazione di Foucault valorizza un lavoro su queste regioni au-
tonome e afferma che si tratta appunto di produrre questa autonomizza-
zione, garante di un sapere competente che permetter di non confondere
pi passato e presente e di uscire dallimmaginario di una natura umana
eterna. Foucault approftta peraltro delluscita della traduzione francese
del libro di Ernst Cassirer sullIlluminismo per mostrare come questo
ebreo tedesco avesse, da precursore, autonomizzato gli enunciati dellIllu-
minismo dalle loro situazioni e dai loro enunciatori:
Cassirer procede secondo una sorta di astrazione fondatrice: da un lato
cancella le motivazioni individuali, gli accidenti biografci e tutte le fgure contin-
genti che popolano unepoca; dallaltro lato, scarta o quantomeno lascia in sospe-
so le determinazioni economiche o sociali. Quel che allora si dispiega di fronte
a lui, una tela indissociabile di discorso e di pensiero, di concetti e di parole, di
enunciati e di affermazioni che analizza nella sua confgurazione specifca. []
Egli isola da tutte le altre storie (quella degli individui come quella delle societ)
lo spazio autonomo del teorico: e ai suoi occhi si rivela una storia fno ad allora
rimasta silenziosa
24
.
Il metodo di Cassirer si oppone quindi a quello di Sartre, che prova a
tener tutto insieme nella fgura di un uomo traversato da parte a parte dal
pratico-inerte. Il dibattito sulle pratiche storiche quindi al tempo stesso
un dibattito sul tema uomo. Se luomo scompare, non saranno pi gli
stessi intervalli di tempo ad esser privilegiati. Se per gli uni come per gli
altri c il rigore dellarchivio, la questione della scala di tempo pertinente
fabbrica la scansione del campo.
Nel giugno 1967, Foucault spiega che, nella storia, la nuova avven-
tura quella di Fernand Braudel, di Franois Furet, di Denis Richet,
di Emmanuel Le Roy Ladurie, delle ricerche della scuola di storia di
Cambridge, della scuola sovietica.
In questa questione di periodizzazioni, si tratta chiaramente di rifuta-
re la scansione rivoluzionaria:
Questi storici si pongono il diffcilissimo problema della periodizzazione. Ci
si accorti che la periodizzazione evidente scandita dalle rivoluzioni politiche non
era sempre il miglior tipo di taglio possibile da un punto di vista metodologico.
24
M. Foucault, Une histoire reste muette, in Dits et crits, 1954-1969, cit., pp. 547-548.
264 Sophie Wahnich
Ogni periodizzazione delinea nella storia un certo livello di avvenimenti e,
inversamente, ogni strato di avvenimenti richiede una propria periodizzazione.
[] Cos si accede alla complessa metodologia della discontinuit.
La vecchia opposizione tradizionale fra le scienze umane e la storia (secondo
la quale le prime studiano il sincronico e il non-evolutivo, mentre la seconda ana-
lizza la dimensione del cambiamento incessante) scompare: il cambiamento pu
essere oggetto di analisi in termini di struttura, il discorso popolato di analisi
prese a prestito dalletnologia e dalla sociologia, dalle scienze umane. []
In questo modo, forse per la prima volta, si ha la possibilit di analizzare
come oggetto un insieme di materiali che sono stati depositati nel corso del tem-
po sotto forma di segni, di tracce, di istituzioni, di pratiche, di opere, ecc.
25
.
Se il metodo di Foucault davvero nuovo nel suo progetto di autono-
mizzazione delloggetto discorsivo come modo di accesso a un sottosuolo
teorico che regge la superfcie, invertendo il punto di vista marxista, in cui le
infrastrutture dominano le sovrastrutture, i debiti della storia nei confronti
della sociologia e delle altre scienze umane risalgono in ogni caso agli anni
trenta, alla creazione della rivista Annales di Marc Bloch e Lucien Febvre.
Non questa la novit. Rifutare il tempo vivo degli eventi, riferendolo a
quello delle scansioni rivoluzionarie, invece, non era mai stato fatto, per-
ch queste diverse temporalit, i tempi lunghi delle strutture, i tempi delle
congiunture e dellevento venivano infatti dal marxismo. Labrousse lavora
sulle congiunture di prezzo, Febvre sullattrezzatura mentale, che unaltro
modo di parlare di una teoria che fonda il suolo su cui si possono dispiegare
lazione e le credenze degli uomini, i marxisti sono legati alle grandi scansio-
ni e defniscono cos una successione di periodi storici legati alle strutture
socio-economiche: lo schiavismo, il feudalesimo, il capitalismo, etc. Non
possiamo vedere in questo una grande novit. Resta tuttavia un nuovo uso
di tali questioni di temporalit, di periodizzazione. Foucault semplifca a
oltranza e fabbrica, in realt, alleanze con gli storici che rifutano il valore
dellevento in generale e di quello rivoluzionario in particolare.
Egli ritrova quindi non le parole, ma la prosodia del Lvi-Strauss
de Il pensiero selvaggio, quando rispondeva a Sartre e rifutava luso della
Rivoluzione francese come mito utile ai cittadini. Foucault amplia per
largomentazione a tutto un modo di fare la storia:
25
M. Foucault, Sur les faons dcrire lhistoire, in Dits et crits, 1954-1969, cit., p. 586;
trad. it. Sui modi di scrivere la storia, in Archivio Foucault 1, cit., pp. 154-155.
Michel Foucault e la Rivoluzione francese 265
Per molti intellettuali il rispetto distante [] verso la storia era il modo pi
semplice per mettere daccordo la loro coscienza politica con la loro attivit di
ricerca o di scrittura. [] Per alcuni, la storia come disciplina costituiva lulti-
mo rifugio dellordine dialettico: l si poteva salvare il regno della contraddizione
razionale
26
.
Foucault conclude:
Rifutare una simile forma di dire storico sarebbe come attaccare la grande
causa della rivoluzione
27
.
Occorre constatare che gli storici citati sono quelli che hanno rifuta-
to in modo pi profondo loggetto rivoluzione come oggetto pertinente
(Braudel, Le Roy Ladurie) o che hanno sovvertito da cima a fondo la storia
della Rivoluzione, abbandonando lidea stessa di studiare le giornate rivo-
luzionarie e portando in primo piano la dimensione politica e discorsiva di
un momento storico che avrebbe potuto fare a meno di attori, dato che si
era giocato tutto prima, e quindi prima dellirruzione del popolo in queste
famose giornate (Furet e Richet).
Cos facendo, a fanco di Lvi-Strauss, di Braudel e di Furet, Foucault
conduce in realt un dibattito combattivo sugli obiettivi della storia.
Gli obiettivi della storia
Per Foucault, il lavoro flosofco consiste nel diagnosticare il
presente
28
; egli prende in prestito la parola diagnosi da Nietzsche. Si
tratta di dire che cosa il presente, dire in che cosa il nostro presente
diverso e assolutamente diverso da tutto ci che esso non , ovvero dal
nostro passato
29
.
Singolarizzare il presente, loggi, mentre la Critica della ragione dia-
lettica faceva, di ogni evento parziale, la possibilit di una totalizzazione
nellesperienza vissuta di darsi i propri lumi per agire, nella praxis.
Per questo, in Sartre, il passato non era separato dal presente, ma essi
erano in contiguit. Se questa contiguit crollava, la Storia poteva allora
26
Ivi, p. 585; trad. it. cit., p. 154.
27
Ibidem.
28
M. Foucault, Foucault rpond Sartre, in Dits et crits, 1954-1969, cit., p. 665; trad. it.
cit., p. 194.
29
Ibidem.
266 Sophie Wahnich
svanire. In realt, nelle parole di Sartre, la storia si appella alla storia ed
il soggetto, con la sua inchiesta, il suo sguardo, le sue letture, rese possibili
ed effcienti dalla sua praxis politica, a dare un senso alla storia:
[O]gni storia, nel momento in cui, al presente o al passato, si stabiliscono dei
rapporti con altre storie, lincarnazione della Storia
30
.
Ogni storia universale incarna allora la Storia universale.
La Storia (temporale) si appella alla temporalit come la coscienza si appella
alla coscienza: pu essere compresa e resuscitata (grazie al suo uso pratico) solo
in base a una prassi storica che si defnisce anchessa attraverso il suo sviluppo
temporale
31
.
Sartre immagina quindi cosa potrebbe essere un essere non storico.
Uno spirito assoluto e senza svolgimento (intuizione) non potrebbe com-
prendere la storia. Se la libert non si altera per un condizionamento sto-
rico, i monumenti o gli archivi non avranno il senso di una Totalizzazione,
non incarneranno la Storia e rimarranno oggetti parziali dalla presenza
fugace, se non privi di presenza.
Bisogna che [il] libero organismo sia di per s storico, che sia cio egli stesso
condizionato dallinteriorizzazione del suo legame in esteriorit con la totalizza-
zione, egli stesso incarnazione; che sia egli stesso la Storia
32
.
In questa pagina non si dice solo che il modo di relazioni che perpetua
una storia nella Storia esso stesso storico (e quindi si evolve), ma anche,
dal mio punto di vista, che questo rapporto pu cessare se cessa questa
relazione che , in quanto tale, la coscienza storica. Se questa relazione non
pi intrattenuta, non pi trasmessa come esperienza di umanizzazione,
la coscienza storica viene a mancare.
Ora, affermando la morte delluomo come soggetto della storia,
Foucault afferma in effetti che una concezione della storia di questo tipo
30
J.-P. Sartre, Critique de la raison dialectique, cit., t. II, p. 456; trad. it. Lintelligibilit della
storia. Critica della Ragione dialettica. Tomo II, a cura di F. Cambria, Marinotti, Milano 2006,
p. 568.
31
Ibidem.
32
Ibidem.
Michel Foucault e la Rivoluzione francese 267
obsoleta. Quando Sartre gli rimprovera di non prendere in conto la storia,
gli rimprovera di non sostenere pi questa contiguit e questa coscienza
storica. Sartre aveva fatto della Rivoluzione francese il laboratorio di quel
che impediva agli uomini di essere liberi, ma anche di quel che li portava,
nonostante tutto, a diventarlo. Un laboratorio dellemancipazione in una
concezione della Storia, senzaltro discontinua e anche fragile, ma sempre
ritotalizzata nella coscienza della Storia.
Nella sua risposta a Sartre, Foucault parla di una ragione che non
obbedisce al progresso ma, nella Critica della ragione dialettica, Sartre non
aveva difeso questa idea di progresso: aveva anche sottolineato che questa
categoria era quella del tempo omogeneo capitalista.
Le accuse fondate sulla rivalit continuano, ma i campi sono ormai di-
visi. Secondo Foucault, la storia per il flosofo intreccia tre miti: continui-
t, esercizio effettivo della libert umana, articolazione della libert umana
sulle determinazioni sociali
33
. Egli afferma che questa la storia che vuole
uccidere, ma in questo assassinio uccide anche, pare, ogni desiderio di
rivedere la questione del tempo rivoluzionario, del momento rivoluziona-
rio, della libert rivoluzionaria. Questi sono oggetti troppo evidentemente
sartriani, oggetti diventati ai suoi occhi, come Sartre, antiquati.
Torniamo ora alla domanda iniziale: Foucault uno storico della sto-
ria fredda?. Qualifcarlo in questo modo sarebbe un po sbrigativo, ma
vero che si alleato con degli storici che affermano che la funzione della
storia non pi quella di darsi lumi per loggi, ma dei saperi per compren-
dere un passato separato dal presente.
Il presente rivoluzionario fa irruzione nel 1978 in Iran, senza che
Foucault sia mai tornato sulla storia rivoluzionaria.
Ritrovare loggetto mancato con Foucault, nonostante Foucault
Foucault interroga lentusiasmo: ritorno su alcune contiguit
tra rivoluzione iraniana e Rivoluzione francese
Torniamo alla nostra domanda iniziale. Osservando la rivoluzione ira-
niana, Foucault si sposta dal sistema allevento insurrezionale stesso,
avvertendo che ci pu essere una storia contigua possibile tra rivoluzione
33
M. Foucault, Foucault rpond Sartre, in Dits et crits, 1954-1969, cit., pp. 666-667;
trad. it. cit., p. 195.
268 Sophie Wahnich
iraniana e Rivoluzione francese. Certo, una Rivoluzione francese che non
quella della storiografa marxista, da cui il ricorso a Franois Furet, come
smarcamento necessario. Ma come seguirlo? Per afferrare questa contigui-
t, necessario un regime di osservazione pi simpatetico con loggetto ri-
voluzione come momento popolare e insurrezionale di quello di Franois
Furet. Prover quindi a mostrare sia questa contiguit, sia lo scarto tra
Rivoluzione francese e rivoluzione iraniana su alcuni punti, partendo per
da unaltra corrente critica, quella che abbiamo provato a scavare a fanco
degli althusseriani e poi dellantropologia del politico.
Con la rivoluzione iraniana del 1978, Foucault incontra linsurrezione
e lentusiasmo, pur continuando a rifutare la nozione di rivoluzione.
Il movimento iraniano non ha subto quella legge delle rivoluzioni che
sotto il cieco entusiasmo farebbe, a quanto sembra, risaltare la tirannia che gi le
abitava segretamente. [] La spiritualit a cui si riferiscono coloro che stavano
per morire non paragonabile al governo cruento di un clero integralista. I reli-
giosi iraniani vogliono legalizzare il loro regime attraverso i signifcati della sol-
levazione. Squalifcando la sollevazione perch oggi c un governo di mollahs, ci
comportiamo come loro. [] Proprio da questo deriva lesigenza di far risaltare
quello che c di non riducibile in un simile movimento
34
.
Aggiungerei di non riducibile e di non manipolabile, quindi
nellentusiasmo.
Questa nozione di entusiasmo costituisce un passaggio tra le diver-
se rivoluzioni e le loro preoccupazioni. Durante le Rivoluzioni inglesi, in
Inghilterra, lentusiasmo sinonimo di fanatismo, ma costringe i floso-
f a pensarlo. Cos per Locke e per il suo allievo Shaftesbury. Quando
questultimo rifette sul ruolo dellentusiasmo nelle Rivoluzioni inglesi, fa
della religione il principio di identifcazione pericoloso. Tuttavia, al con-
trario dei suoi detrattori a lui contemporanei in particolare John Locke
non si oppone in modo radicale allentusiasmo. Dal suo punto di vista,
questa emozione fa parte della natura umana e costituisce lindole di uno
spirito visionario. Lentusiasmo designa lo stato della nostra mente:
34
M. Foucault, Inutile de se soulever ?, in Dits et crits, 1976-1979, cit., p. 793; trad. it.
di S. Loriga, Sollevarsi inutile?, in Archivio Foucault 3. 1978-1985. Estetica dellesistenza, etica,
politica, a cura di A. Pandolf, Feltrinelli, Milano 1998, p. 134.
Michel Foucault e la Rivoluzione francese 269
quando rapita in una visione e si fssa in un oggetto reale o in una mera
immagine della divinit; quando vede, o crede di vedere, cose prodigiose pi che
umane
35
.
Lentusiasmo la passione che ci fa accedere al sublime, premetten-
doci di cogliere cose che superano i confni di quel che il nostro spiri-
to in grado di afferrare, o che non pu afferrare senza provare le pi
violente emozioni, lorrore, il turbamento, la paura o lammirazione.
Lentusiasmo quindi:
il sentimento di riconoscimento di un principio divino, ma lungi dal con-
sistere in un sentimento soggettivo o nella convinzione intima dellispirazione
divina, si tratta del sentimento che proviamo quando siamo capaci di riconoscere
nelluniverso un ordine e unarmonia che testimoniano dellesistenza di un prin-
cipio divino nel mondo
36
.
Se lentusiasmo produce il furore, leccesso viene dalla violenza del sen-
timento di socievolezza e non dallostilit fra gli uomini. Per Shaftesbury, si
tratta di capire in che modo la religione susciti lentusiasmo, di considerar-
ne lambivalenza e di affermare che, come ogni ambivalenza umana, essa
suscettibile di esser regolata. Si tratta di non privarsi del buon entusiasmo,
con il pretesto che potrebbe diventare fanatismo.
Potremmo dire che Foucault, sottolineando il ruolo del sensibile con-
diviso e della mentalit sciita, abbia provato a descrivere un buon entusia-
smo, per spiegare leffcacia del contagio entusiasta in situazione insurre-
zionale. Affermava infatti:
Questi uomini di religione sono come delle lastre sensibili sulle quali si
incidono le collere e le aspirazioni della comunit. Volessero andare contro cor-
rente, perderebbero questo potere che si basa essenzialmente sul gioco della
parola e dellascolto. Non abbelliamo le cose. Il clero sciita non una forza
rivoluzionaria
37
.
35
Shaftesbury, Lettre sur lenthousiasme, Le Livre de Poche, Paris 2002; trad. it. Una
lettera sullentusiasmo, a cura di E. Garin, Fussi, Firenze 1948, p. 78.
36
C. Crignon de Oliveira, Prsentation, in Shaftesbury, Lettre sur lenthousiasme, cit.
37
M. Foucault, Thran: la foi contre le chah, in Dits et crits, 1976-1979, cit., p. 687; trad.
it. Teheran: la fede contro lo sci, in Taccuino persiano, cit., p. 33.
270 Sophie Wahnich
Cos, in Michel Foucault il clero non si confonde con lentusiasmo
popolare, ma gli permette di trovare un luogo, una forma che si pu di-
sgregare se non risponde alle aspirazioni che sono attivate dalle collere. In
realt, il clero accetta di darsi la capacit di contenimento. Questa ricerca
di contenimento esiste anche nella Rivoluzione francese, in una sacralit
che non allora legata a un clero, a una religione rivelata, ma alla sacraliz-
zazione civica dei nuovi ruoli politici.
Provo a farne un esempio. Quando i ministri cosiddetti patrioti entra-
no al ministero, viene organizzata una festa a Parigi, un banchetto che si
conclude con il battesimo di una bambina che incarna la repubblica che
verr. Una Marianna ante litteram. In questo banchetto, il sindaco di Parigi,
Ption, stato ricevuto come un padre a un pranzo di famiglia. Un vin-
citore della Bastiglia, lasciandosi andare allentusiasmo, ha giurato a nome
dei suoi compagni fedelt al caro sindaco
38
.
Questa fedelt si rivolge a colui che aveva difeso lidea di sottoporre
a giudizio il re fuggitivo nel luglio del 1791, che aveva vinto alle elezioni il
responsabile del massacro di Campo di Marte, La Fayette. La sua presenza
sia celebrazione del giorno e evocazione di quellaltro picnic segnato a
lutto del 17 luglio 1791. Festeggiare la vita in questo banchetto civico con
un sindaco che viene a sedersi alla tavola del popolo, signifca invertire
i segni del lutto repubblicano seguito al massacro. Non solo erano stati
assassinati dei repubblicani, ma i militanti erano stati arrestati, i giornali
chiusi, i giornalisti mandati in esilio. Ora c una nuova nascita, una nuova
aspettativa. La fedelt al sindaco fedelt a questa aspettativa.
Possiamo accostare eventi analoghi del 1791 e del 1978. In entrambi i
casi, soldati del popolo sono portati a sparare su gente del popolo. Il 17 lu-
glio 1791 al Campo di Marte, nelle manifestazioni contro lo Sci nel 1978.
Foucault evoca questi fatti:
Il governo costretto, per mantenere lordine, a fare appello a truppe che
a ci non sono n preparate, n portate. Ed esse hanno presto loccasione di
scoprire di non avere a che fare con il comunismo internazionale, ma con luomo
della strada, coi commercianti del bazar, con gli impiegati, i disoccupati, come
lo sono i loro fratelli, o come loro stessi sarebbero se non fossero soldati. Li si
pu far tirare una volta, ma non due; a Tabriz, otto mesi fa, stato necessario
cambiare tutta la guarnigione. [] M stato confermato poi che un uffciale
38
Le Moniteur universel, 25 marzo 1792.
Michel Foucault e la Rivoluzione francese 271
stato ucciso dai suoi soldati, il Venerd Nero, per aver dato ordine di sparare sulla
folla; e che alcuni soldati, il giorno dopo, si sono uccisi
39
.
Nel luglio 1791, alcuni membri della guardia nazionale si erano anche
ribellati ai loro capi e alcuni si erano addirittura suicidati per aver sparato
sui propri fratelli. Pi avanti, Foucault aggiunge: la febbre politica non
dimenticava i morti, era il culto al quale avevano diritto
40
.
Credo che si potrebbe dire la stessa cosa di molte feste politiche del
marzo e dellaprile del 1792. Queste feste hanno luogo sia per vendicare i
morti del Campo di Marte, sia per ritrovare lardore della vita. Cos per il
banchetto che abbiamo appena evocato, ma anche per la festa della libert
del 15 aprile 1792
41
.
A proposito dellIran, Foucault evoca ancora:
un movimento attraversato dal soffo di una religione che parla meno dellal-
dil che della trasfgurazione di questo mondo
42
.
Mentre, per, Ption spiega che non si deve identifcare questo cul-
to e questa aspirazione a un corpo, gli Iraniani fanno della rivoluzione
una lotta delle incarnazioni sovrane: espellere lo Sci, venerare Khomeini.
Nonostante tutto, manca quella lezione di controllo delle identifcazioni
che danno il coraggio e la forza di battersi e di credere.
Quando [gli Iraniani] rischiavano la loro vita [] iscrivevano la loro fame,
le loro umiliazioni, il loro odio nei confronti del regime [] ai confni del cielo e
della terra, in una storia sognata che era sia religiosa sia politica.
[] I contenuti immaginari della rivolta non si sono dissipati alla luce della
rivoluzione. Sono stati immediatamente trasposti su una scena politica che sem-
brava affatto disposta a riceverli, ma che, in realt, era di tuttaltra natura
43
.
39
M. Foucault, Larm, quand la terre tremble, in Dits et crits, 1976-1979, cit., p. 667;
trad. it. Lesercito, quando la terra trema, in Taccuino persiano, cit., p. 17.
40
M. Foucault, Thran: la foi contre le chah, cit., p. 685; trad. it. cit., p. 31.
41
Su queste due feste rimando al mio libro La longue patience du peuple. 1792, Naissance
de la Rpublique, Payot, Paris 2008.
42
M. Foucault, Le chef mythique de la rvolte de lIran, in Dits et crits, 1976-1979, cit.,
p. 716; trad. it. Il mitico capo della rivolta iraniana, in Taccuino persiano, cit., p. 60.
43
M. Foucault, Inutile de se soulever ?, cit., p. 792; trad. it. cit., pp. 133-134.
272 Sophie Wahnich
Non cera stata alcuna lezione sulle cattive identifcazioni, sul rifuto
necessario delle incarnazioni degli ideali. Eppure, nel Corano, come nella
Rivoluzione francese, la comunit pu resistere alloppressione:
la giustizia che ha fatto la legge, e non la legge che ha costruito la giustizia.
[] Bisogna difendere, contro il cattivo potere, la comunit dei credenti
44
.
I rivoluzionari francesi invocano un diritto di resistenza alloppres-
sione nella Dichiarazione dei diritti che prende molto in prestito dai primi
sinodi, in cui i credenti avevano vinto contro i prelati corrotti.
Per questo, la religione:
fa delle insoddisfazioni infnite, degli odi, delle miserie, delle disperazioni
una forza [] perch rappresenta una forma di espressione, un modo di relazio-
ne sociale, una organizzazione elementare elastica, e largamente accettata, una
maniera di essere insieme, un modo di parlare e di ascoltare, qualcosa che per-
mette di farsi sentire dagli altri, e di volere con essi, nello stesso tempo
45
.
Foucault conclude: questa forza poteva rifutare di incarnarsi in un
corpo di potere. Questa, per, sincarna presto in un corpo, quello di
Khomeini, che d la defnizione di governo islamico, peraltro poco rassi-
curante per Foucault:
Sono le formule di base della democrazia, borghese o rivoluzionaria, noi
non cessiamo di ripeterle dal XVIII secolo e sapete a che cosa hanno condotto.
Ma mi stato subito risposto: Il Corano le aveva annunciate assai prima dei vo-
stri flosof e, se lOccidente cristiano e industriale ne ha perduto il senso, lIslam,
per parte sua, ne sapr preservare il valore e quindi leffcacia
46
.
A mio parere, tutta la questione sta nel sapere se sono queste formule,
o se invece la devozione, a produrre lassoggettamento attraverso lentu-
siasmo per un corpo venerato, al posto di un entusiasmo per argomenti a
favore della giustizia e del diritto.
Quando Ption crea lentusiasmo durante il banchetto del marzo 1792,
si rifuta di incarnare laspettativa e d una lezione di teoria politica:
44
M. Foucault, Thran: la foi contre le chah, cit., p. 687; trad. it. cit., pp. 32-33.
45
Ivi, p. 688; trad. it. cit., p. 34.
46
M. Foucault, quoi rvent les Iraniens ?, cit., p. 692; trad. it. cit., p. 38.
Michel Foucault e la Rivoluzione francese 273
Cittadini! Esclama Ption, non ad un uomo che dovete giurare fedelt,
alla nazione, alla costituzione
47
.
Lentusiasmo evocato, legato sia al culto dei morti del Campo di
Marte, sia al culto della vita, non deve incarnarsi, fssarsi, identifcarsi ad
un corpo, a un leader. Nella Rivoluzione francese, questa tentazione alli-
dentifcazione effettiva, ma vissuta a lungo, dal 1789 al 1794, come
pericolosa e presentata in quanto tale in una pulsazione complessa di desi-
deri di incarnazione e di rifuti di incarnazione. La fgura di un Khomeini
e dei suoi usi, nel 1978, crea lo scarto tra le esperienze della Rivoluzione
francese e di quella iraniana. Khomeini incarna, nel vero senso del ter-
mine, e non pi solo una placca sensibile e friabile. Da questo punto di
vista, si vede bene come un altro modo di fare la storia della Rivoluzione
francese avrebbe potuto dare lumi sia agli attori, sia ai commentatori della
rivoluzione iraniana.
Il discorso sullo straniero durante la Rivoluzione francese,
tra archeologia del sapere e attualit
Tuttavia, il Foucault de Le parole e le cose e de Larcheologia del sapere
48
pu
senzaltro sostenere un lavoro sulla Rivoluzione francese, con Foucault e
nonostante Foucault.
Cos, quando ho iniziato il mio lavoro sulla nozione di straniero nella
Rivoluzione francese, si trattava di individuare non dei soggetti di enun-
ciazione, ma delle formazioni discorsive, il a parle di una societ, quel
che nel Centre interuniversitaire danalyse du discours e de sociocritique des textes di
Montral, Rgine Robin
49
e Marc Angenot avevano chiamato discorso
sociale, nel solco di Foucault e di Althusser. Si trattava di individuare i
modi in cui una societ metteva in circolazione enunciati senza locutore,
cio senza che si potesse davvero riferire a questi enuncianti una posizione
di soggetti operanti, attraverso i loro enunciati, processi di soggettivazio-
ne, anche se possibile situare socialmente e politicamente questi locutori.
Un dicibile prodotto socialmente e non soggettivamente.
47
Le Moniteur universel, cit.
48
M. Foucault, Larchologie du savoir, Gallimard, Paris 1969; trad. it. di G. Bogliolo,
Larcheologia del sapere, Rizzoli, Milano 1980.
49
Nel libro di Rgine Robin, Histoire et linguistique, Armand Colin, Paris 1973, un
intero capitolo verte su Michel Foucault.
274 Sophie Wahnich
Questo approccio ai discorsi era sia strutturalista, sia marxiano, e per-
metteva di non riferire pi gli enunciati a soggetti politicamente e social-
mente situati, ma permetteva di individuare quali enunciati attraversavano
spazi determinati. Questo avrebbe permesso di non riferire tutto a lotte
politiche immediate, o a posizioni immediate, anche se, in un secondo
tempo, i momenti di rottura, di discontinuit potevano essere analizzati
anche in funzione di queste lotte inscritte proprio nei discorsi. Si trattava
quindi di non far valere un contesto esterno al discorso, ma di individuare,
dallinterno dei discorsi, i modi di iscrizione dei contesti nelle tracce enun-
ciative. Solo in questo modo e in momenti esatti del corpus il soggetto
dellenunciazione, che non propriamente il soggetto, tornava.
Ne LArcheologia del sapere, la storia era diventata:
Limpiego e la messa in opera di una materialit documentaria (libri, testi,
narrazioni, registri, atti, edifci, istituzioni, regolamenti, tecniche, oggetti, costu-
mi, ecc.) che presenta sempre e dovunque, in ogni societ, delle forme sia spon-
tanee sia organizzate di persistenza
50
.
La storia tende allarcheologia, ci dice dunque Foucault, perch de-
scrive i documenti nel loro funzionamento, nella loro organizzazione, an-
zich farne i luoghi di decifrazione delle tracce
51
.
Tuttavia, la storia delle scienze permetteva di uscire dalla totalizzazio-
ne della storia seriale e di mettere in rilievo i diversi concetti per pensare
la discontinuit (soglia, rottura, interruzione, mutazione, trasformazione)
e lirruzione degli eventi. Da questo punto di vista, larcheologia si op-
poneva a quella storia che, certo, organizzava le tracce, ma lo faceva per
fabbricare il continuum della storia e non la sua discontinuit.
Per questo, Foucault rifuta il carattere della storia servile verso la
Tradizione e produttrice di questa Tradizione immutabile. Egli d quindi vita
a unepistemologia critica della storia, che pu presentare analogie con quel-
la di Walter Benjamin. Anche Foucault rifuta infatti di fare delle Rivoluzioni
il momento necessario di una presa di coscienza nel continuum del progres-
so, come forma dello sforzo incessante di una coscienza allopera.
Foucault afferma infatti che la storia non deve produrre coscienza
storica, coscienza che sarebbe originaria e svelata delle Rivoluzioni, come
50
M. Foucault, LArchologie du savoir, cit., p. 14; trad. it. cit., p. 10.
51
Ibidem; trad. it. cit., p. 11.
Michel Foucault e la Rivoluzione francese 275
accesso diffcile alla libert. In questo caso, infatti, la storia non sarebbe
scansione, ma divenire. Una storia che non fosse:
meccanismo di rapporti, ma dinamismo interno; che non fosse sistema, ma
duro travaglio della libert; che non fosse forma, ma sforzo incessante di una
coscienza che torna su se stessa e cerca di recuperarsi fno al livello pi profondo
delle sue condizioni: una storia che fosse al tempo stesso lunga pazienza ininter-
rotta e vivacit di un movimento che fnisce per spezzare tutte le barriere
52
.
Confesso che quando ho riletto questo passaggio, non ho fatto a
meno di sorridere pensando ai titoli dei miei ultimi due libri: Les motions,
la Rvolution franaise et le prsent. Exercices pratiques de conscience historique, e La
longue patience du peuple, 1792, naissance de la Rpublique
53
. Essi testimonia-
no della diffcolt, se non dellimpossibilit di attenersi alle posizioni de
LArcheologia del sapere quando oggi si fa storia della Rivoluzione francese.
In realt, a parte lironia su me stessa, la questione teorica era gi
questa: in che modo una tale archeologia, che nel rifuto della coscienza
storica rigetta lidea di un qualsiasi progresso della storia, proprio come
fa Benjamin, pu produrre un sapere critico e non solo descrittivo dei
documenti? Questo sapere critico potrebbe chiamarsi non coscienza sto-
rica, ma giustapposizione discontinua di momenti di verit storica che, in
quanto tali, sono modi di produrre, nonostante tutto, una presa di coscien-
za per il ricercatore e per il suo lettore. In qualche modo, il sapere come
rivoluzione, rivoluzione per rigettata come presa di coscienza quando il
tempo totalizzazione, cio la Storia con lesse maiuscola, come quella di
Sartre ne La critica della ragione dialettica.
In breve, come riconquistare la coscienza storica detotalizzando il
tempo? Questa era la domanda che mi si presentava quando investivo la
questione dello straniero in un rapporto che interrogava in modo imme-
diato il mio presente. Accettare di produrre unarcheologia, uscire dai temi
della storia, certo, ma per cogliere una situazione e ritornare al presente,
carica di un sapere che permetterebbe di porgli nuove domande.
Foucault aveva gi risposto, in qualche modo, a questa domanda. Io
ho lavorato in effetti su queste poste in gioco, dalla laurea fno alla tesi di
52
Ivi, p. 23; trad. it. cit., p. 19.
53
Cfr. S. Wahnich, Les motions, la Rvolution franaise et le prsent. Exercices pratiques de
conscience historique, CNRS ditions, Paris 2009 e La longue patience du peuple, 1792, naissance
de la Rpublique, cit.
276 Sophie Wahnich
dottorato, tra il 1986 e il 1994, e Foucault aveva in realt tenuto una lezio-
ne sul testo di Kant, Che cos lIlluminismo? al Collge de France nel 1983 e
Magazine littraire laveva pubblicata nel 1984. In questa lezione, Foucault
affrontava questa stessa domanda, formulandola in questi termini:
optare per una flosofa critica che si presenter come una flosofa analitica
della verit in generale, oppure optare per un pensiero critico che avr la forma
di unontologia di noi stessi, di unontologia dellattualit
54
.
Di fatto, Foucault fa dellIlluminismo (Aufklrung) il momento che
interroga, in modo rifessivo, il legame tra la razionalit e il suo presente,
mettendo peraltro in relazione in modo esplicito, in un articolo del 1984,
la vita, lesperienza e la scienza
55
, ma potremmo anche dire, in modo
analogo, il presente, il sensibile ed il sapere, e allora mi ci ritroverei per-
fettamente. Si tratta quindi di afferrare il presente nella sua differenza, di
afferrare la discontinuit del presente rispetto a ieri e allindomani, un pre-
sente che non annuncia niente e che non produce alcuna necessit di un
flo continuo. Il presente come luogo di individuazione delle discontinuit
di questo momento presente, nel suo rapporto a ieri e nel flone dindagine
de Larcheologia del sapere.
Lontologia dellattualit non certo la ragione dialettica, ma sembra
affermare, nonostante tutto, che nel sapere stesso del presente, si tratta
di trovare nellattualit il luogo stesso dellinterrogarsi; il flosofo dovreb-
be: dirne il senso [] per specifcare il modo in cui in grado di agire
allinterno di questa attualit.
56
Siamo molto vicini alla praxis di Sarte, pur
avendo abbandonato ogni totalizzazione, anche parziale. Questo il qua-
dro epistemologico del lavoro svolto.
La questione della lotta delle razze nel periodo rivoluzionario
Per lavorare sulla nozione di straniero nel periodo rivoluzionario, ave-
vo individuato nel mio corpus di Archivi parlamentari dei campi semanti-
ci, delle traiettorie tematiche, dei sintagmi invariabili e provavo a cogliere
54
M. Foucault, Quest ce que les Lumires ?, in Dits et crits, 1980-1988, cit., pp. 687-688;
trad. it. Che cos lIlluminismo?, in Archivio Foucault 3, cit., p. 261.
55
M. Foucault, La vie: lexprience et la science, in Dits et crits, 1980-1988, cit., pp. 763-
776; trad. it. La vita: lesperienza e la scienza, in Archivio Foucault 3, cit., pp. 317-329.
56
M. Foucault, Quest ce que les Lumires ?, cit., p. 681; trad. it. cit., p. 255.
Michel Foucault e la Rivoluzione francese 277
dove e come taluni spostamenti diventavano leggibili nellordine del di-
scorso. In questo modo ho potuto individuare il senso politico della parola
straniero, pi vicino alla nozione di traditore e di controrivoluzionario
del nostro straniero, inteso come proveniente da un altro popolo o pa-
ese. Ho potuto cos capire perch il re Luigi Capeto fosse la fgura per ec-
cellenza dello straniero del momento rivoluzionario. Ho poi anche potuto
individuare il modo in cui il discorso sugli Inglesi li avesse a poco a poco
promossi al rango di criminali di lesa umanit per aver tradito sia il diritto,
sia la lingua del diritto.
Lo straniero era quindi un soggetto politico prima di un essere sociale
e cos una pluralit di forme sociali dava il proprio contenuto a quel che
sembrava proprio essere una nozione: i funzionari che abusano del loro
potere, i generali traditori, i nobili emigrati, i faziosi, i pigri e gli stranieri,
come gli Inglesi, i Prussiani, gli uomini mascherati come Anacharsis Cloots
e cos via. Tuttavia, un sintagma invariabile poteva contraddire un approc-
cio di questo genere. Lo si ritrovava in particolar modo negli enunciati del
decreto del 26 Germinale, anno II e si trattava del sintagma i nobili e gli
stranieri. Se i nobili erano fgure di straniero, questo sintagma era ridon-
dante, e se invece non lo erano, bisognava capire perch in questa variet
di fgure dello straniero si aveva cura di isolare i nobili e gli stranieri.
stata proprio la lettura di Foucault che mi ha chiarito la questione.
Egli mostrava che le rivolte contro i Normanni conquistatori, al termine
delle quali era stata concessa la Magna Charta, avevano dato luogo [] ad
alcune misure specifche di espulsione degli stranieri (in questo caso, pi
di coloro che venivano dal Poitou e dallAnjou che dei normanni)
57
. Pi
tardi, nel XVII secolo, la discussione giuridico-politica dei diritti del sovra-
no e dei diritti del popolo si era svolta in Inghilterra, a partire da questo
vocabolario dato dallevento della conquista, dal rapporto di dominio di
una razza su unaltra e dalla rivolta, o dalla minaccia permanente di rivolta
dei vinti contro i vincitori.
Era dunque possibile tentare una prima interpretazione. I nobili e gli
stranieri erano dunque due tipi di conquistatori, i conquistatori del pas-
sato, che avevano affermato di essere nobili perch vincitori, e i potenziali
conquistatori del momento, che potevano conquistare la sovranit occu-
57
M. Foucault, Il faut dfendre la socit. Cours au Collge de France 1976, a cura
di F. Ewald, A. Fontana, M. Bertani, Seuil/Gallimard, Paris 1997, p. 88; trad. it. di
M. Bertani, Bisogna difendere la societ, Feltrinelli, Milano 2009, p. 90.
278 Sophie Wahnich
pando le posizioni del popolo sovrano. A questi nobili e stranieri erano
in effetti vietate sia le piazzeforti, sia le societ popolari. Interdizione dei
luoghi in cui si difendeva il territorio, dei luoghi in cui si discuteva della
legge e del suo fondamento. Due luoghi la cui conquista poteva sovvertire
la sovranit del popolo francese.
Foucault ci diceva che i discorsi di questa lotta delle razze, o guerra
delle razze, non erano appannaggio di aristocratici come Boulainvilliers,
nella Francia del XVIII secolo. La lotta delle razze abitava sia i discorsi
degli assolutisti, sia quelli dei parlamentari; abitava le posizioni radicali dei
Diggers o dei Levellers. I rivoluzionari potevano cos legarsi a questa lotta
che, di fatto, era una lotta binaria tra vincitori e vinti. Il sintagma invaria-
bile affermava che i nobili, come gli stranieri, dovevano essere considerati
come dei vinti pronti a rivoltarsi e che bisognava anticipare questa rivolta.
E quindi, si trattava ancora di lotta delle razze? La questione non era
priva di importanza, perch se la lotta delle razze, nel lavoro archeologico
e genealogico di Foucault, indicava proprio una lotta politica, essa era an-
cora concepita tra gruppi sociali defniti come delle gens, dei lignaggi, un
sangue comune, unorigine comune.
Per spingersi oltre, occorreva ritornare allarchivio rivoluzionario e ri-
trovare i processi di derazzializzazione allopera nei discorsi dal 1789. In
Che cosa il terzo stato, quindi sin dal 1789, labate Sieys aveva affermato
che era necessario derazzializzare i rapporti sociali:
Il terzo stato non deve temere di risalire ai tempi passati. Si riferir allanno
che precede la conquista, e dato che oggi abbastanza forte da non lasciarsi con-
quistare, la sua resistenza sar senza dubbio pi effcace. Perch non dovrebbe
rimandare nei boschi della Franconia tutte quelle famiglie che hanno ancora la
folle pretesa di discendere dalla razza dei conquistatori e di aver ereditato i loro
diritti? La nazione epurata potr allora consolarsi, credo, di esser stata ridotta a
non credersi pi composta di discendenti dei Galli e dei Romani
58
.
Questo rinvio si era materializzato al momento della riunione degli
Stati generali, in cui lenunciato dello stesso Sieys, in questo stesso testo,
era stato messo alla prova dei fatti:
58
LAbb Sieys, Quest ce que le Tiers Etats?, Rdition du Centenaire, Paris 1888,
capitolo II, p. 32.
Michel Foucault e la Rivoluzione francese 279
Se la si privasse dellordine privilegiato, la nazione non sarebbe qualcosa di
meno, ma qualcosa di pi
59
.
I nobili in quanto tali sono di colpo esclusi dalla nazione sovrana.
Sono esclusi in quanto vinti e probabilmente anche in quanto nobili sem-
pre pronti a rivoltarsi, ipotesi politica confermata dallemigrazione e dal
tradimento di alcuni generali. Solo abbandonando la propria nobilt si
poteva, nonostante tutto, diventare cittadini.
Questa derazzializzazione, o questo modo di dar congedo alla guerra
delle razze a benefcio di una semplice guerra con i suoi vincitori e vinti,
non si trova solo in questo testo. La si pu individuare in certi ragio-
namenti che pure affermano che bisogna rinunciare alluso di quel che
Foucault chiama:
uno strumento, discorsivo e politico insieme, che permetteva a [vincitori e
vinti] di formulare le rispettive tesi
60
.
La questione non pi lorigine razziale, ma lorigine politica della
fondazione contrattuale. Non prendendo parte a questa fondazione, i no-
bili hanno raddoppiato la loro qualit di stranieri. In modo pi fondamen-
tale, quando Saint-Just si chiede: che cos un re per un Francese?
61
, non
oppone solo un aristocratico al popolo, ma il potere derivato dal sangue
e quello che viene dalla riconquista politica della propria sovranit. Una
grandezza razzializzata e una grandezza politica e storica. Derazzializzare
la grandezza signifca reiscriverla nel tempo della storia come fabbrica-
zione del mondo, mentre il sangue immobilizzava una tradizione fuori
dal tempo.
Saint-Just pu quindi chiedere ancora:
vorrei sapere quali erano, dal tempo di Pompeo, i padri da cui discendono
i re a noi contemporanei. Quali erano, per i loro discendenti, per le loro pretese
59
Ibidem.
60
Cours du 4 fvrier 1976. Cours du 04/02/ 1976. Cote: C61(3.2) IMEC. http://
michel-foucault-archives.org/?Il-faut-defendre-la-societe. Cfr. anche M. Foucault, Il faut
dfendre la socit, cit., p. 88; trad. it. cit., p. 90.
61
Saint-Just, Rapport sur la police gnrale, prsent la Convention nationale le 26 Germinal
an II (15 avril 1794), in uvres compltes, a cura di A. Kupiec e M. Abensour, Gallimard,
Paris 2004, p. 752.
280 Sophie Wahnich
al governo della Gran Bretagna, dellOlanda, della Spagna e dellImpero? Come
il pensiero rapido e la ragione trovano poco spazio tra le et, tutti questi tiranni
sono pronipoti di contadini, di marinai o di soldati, che valevano pi di loro
62
.
La lotta delle razze quindi invalidata e trattata come una fnzione
politica sia da Sieys, sia da Saint-Just. La fnzione non verte sui rapporti
di forze, ci sono ancora dei vincitori e dei vinti, c ancora la lotta. Essa
verte sulle razze, che avevano infranto lidea di unumanit non solo una,
ma fatta di individui liberi ed eguali per diritto e che non potevano otte-
nere il proprio status sociale e politico per nascita, cio per il sangue, per
il corpo. Si trattava quindi di derazzializzare i nomi del potere bisogna
farla fnita con i re ereditari e di derazzializzare i nomi dei popoli. Se i
territori hanno nomi storici, anche chi popola questi territori ha nomi sto-
rici, e questa storia non modellata dallorigine, ma dal rapporto costituito
dal legame alle leggi del paese. Dove non ci sono leggi, non c patria
63
,
afferma Saint-Just.
Non sono quindi n i padri, n la madri a fare le patrie, ma le leggi
elaborate collettivamente quando si divenuti un popolo sovrano. Questo
popolo sovrano pu mettere a punto procedure di inclusione degli stra-
nieri che non sarebbero vissute come procedure di conquista. Il popolo
include quelli che non sono dello stesso sangue, ma riconoscono le regole
del suo contratto politico, le sue leggi. Quando, nel 1792, si d il titolo di
cittadino francese a stranieri prestigiosi, la questione del sangue si ripre-
senter in modo metaforico. Lamourette parla infatti di consanguineit
flosofca
64
con questi uomini valorosi dellIlluminismo. Ci sono popoli,
che non sono razze, ma istituzioni politiche. Ci sono posizioni di potere,
che non sono per ereditarie. Ci sono, certo, lotte per ottenere il potere o
dei territori, o per recuperarli se vengono usurpati, ma non sono lotte di
razze: sono guerre, certo, ma guerre della libert contro la tirannia, delle
battaglie politiche.
Lo studio del periodo rivoluzionario, trascurato da Foucault, pu
quindi essere illuminato dalla storia lunga del discorso della lotta delle raz-
ze. La Rivoluzione francese opera quindi per interruzione, al modo di
62
Ivi, pp. 752-753.
63
Saint-Just, Esprit de la Rvolution et de la Constitution (1791), in uvres compltes, cit.,
p. 456.
64
Lamourette, Archives parlamentaires, t. 48, p. 689.
Michel Foucault e la Rivoluzione francese 281
Walter Benjamin
65
, cessazione pi soggettiva, al modo di Sylvain Lazarus
66
.
Se per il periodo della Rivoluzione francese rinuncia alla razzializzazione
del politico, la razza si scava un altro cammino. Quando ricompare nel
XIX secolo, diventata un oggetto di sapere scientifco. Si tratta di com-
prendere, con Foucault, in che modo questo sapere rimetta in questione
la derazzializzazione rivoluzionaria della nazione o, pi precisamente, del
nome francese, e fabbrichi una nuova formazione discorsiva, per cui
possibile ipotizzare che operi, in modo singolare, oggi. Comincia quindi
unaltra storia, unaltra codifcazione, unaltra epoca.
Quanto alla nostra, forse tempo di individuare, sul piano teorico, usi
della storia che non richiedano di rinunciare alla concezione sartriana della
storia che, nonostante tutto, implica alcuni attori irruttivi, n alla concezione
foucaultiana della storia, che permette di distinguere pi facilmente quel che
nel presente appunto puro presente, nel meglio, ma anche nel peggio.
Traduzione dal francese di Laura Cremonesi
Sophie Wahnich
IIAC-CNRS
sophiw@club-internet.fr
.
Michel Foucault and the French Revolution
Michel Foucault has never written on the French Revolution. This paper tries on
the one hand to clarify why, and on the other hand to show that Foucault can be a
relevant reference, today, for those who work on the French Revolution. Having
returned on what makes cut between Sartre and Foucault from the point of view
of the conception of history, the paper suggests putting to the test the French
and Iranian Revolutions with regard to Foucault.
Keywords: Foucault, Sartre, Lvi-Strauss, Cold history, French Revolution, Iranian
revolution, Archaeology of knowledge.
65
Walter Benjamin sostiene che linterruzione una delle modalit dellazione
rivoluzionaria ne Les Thses sur lhistoire, pubblicate in francese con il titolo, Sur le concept
dhistoire, in Ecrits franais, Gallimard, Paris 1991 e, tradotte da M. de Gandillac, rivista da
P. Rusch in uvres, III, Gallimard, Paris 2000.
66
S. Lazarus, Anthropologie du nom, Seuil, Paris 1996.
282 Sophie Wahnich
Si ringraziano sentitamente per leccellente lavoro svolto tutti i colleghi
che hanno accettato di collaborare alla procedura di double-blind review
per i primi quattro numeri di materiali foucaultiani :
Domingo Fernndez Ags, Giso Amendola, Elisabetta Basso,
Thomas Berns, Giuseppe Bianco, Chiara Bonfiglioli, Gianvito Brindisi,
Alain Brossat, Florence Caeymaex, Edgardo Castro, Sandro Chignola,
Silvia Chiletti, Dino Costantini, Eleonora De Conciliis, Glenda Garelli,
Gianluca Gatta, Pascale Gillot, Massimiliano Guareschi, Miriam Iacomini,
Jonathan Xavier Inda, Sandro Luce, Boyan Manchev, Serena Marcen,
Ottavio Marzocca, Manuel Mauer, Diego Melegari, Sandro Mezzadra,
Bruno Moroncini, Brett Neilson, Roberto Nigro, Johanna Oksala,
Federico Rahola, Ariane Revel, David Risse, Anna Simone, Patrick Singy,
Jon Solomon, Vincenzo Sorrentino, Federica Sossi, Tiziana Terranova,
Alberto Toscano, Francesca Zampagni