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SECONDA UNIVERSIT DI NAPOLI

FACOLT DI INGEGNERIA

Anno Accademico 2012-2013






BREVI APPUNTI DEL CORSO DI

FONDAMENTI DI GEOTECNICA

(Laurea triennale)


L. Picarelli
1 INTRODUZIONE AL CORSO

La Geotecnica quella disciplina della Meccanica Applicata che studia il comportamento dei
terreni naturali e delle rocce intesi come materiali da costruzione ovvero come materiali naturali
interagenti con le opere di Ingegneria Civile.
I terreni sciolti sono il pi antico materiale da costruzione. Fin dallantichit essi sono stati utilizzati
per la realizzazione di grandi opere (dighe di terra, gi in uso presso gli Assiri) ovvero di piccoli
manufatti (case dargilla, tuttora utilizzate in alcuni Paesi meno sviluppati, rilevati, argini,
riempimenti di scavi e trincee per la messa in opera di sottoservizi ecc.). La realizzazione di dighe
di terra di altezza superiore ai 100 m oggi non pone alcun tipo di problema.
I terreni sciolti rappresentano inoltre il materiale naturale su cui fondano tutti i manufatti o che
interagisce con strutture, dette di sostegno, che sono realizzate in esso o contro di esso. Anche in
questo caso, i nostri antenati hanno dato prova di saper operare in modo efficace realizzando grandi
opere che hanno sfidato i secoli, come le piramidi dEgitto e del Messico, il Colosseo, acquedotti,
ponti, gallerie ed altri manufatti in sotterraneo. Alcune gallerie scavate dagli antichi Romani nel
tufo a Napoli e nei Campi Flegrei, ed ancor oggi esistenti, raggiungono lunghezze prossime al
chilometro.
Come simbolo di un geotecnica pre-scientifica inconsapevole, perch basata su di un approccio
puramente empirico, ricorderemo le parole di Vitruvio, architetto romano, che a proposito delle
tecniche di scavo delle gallerie, diceva: e se si incontrer tufo o roccia, si scavi pure in esso; se
invece si incontrer solo terreno o sabbia, allora sar necessario realizzare pareti e volta per poter
eseguire lo scavo ( (De Architectura).

I principali problemi della Geotecnica moderna riguardano:

il progetto, la costruzione e la verifica di dighe di terra, di argini idraulici, rilevati ed altre
opere di terra;
la scelta ed il progetto delle fondazioni di manufatti (dirette o profonde) ovvero il
consolidamento delle fondazioni di antiche strutture e di manufatti staticamente
insufficienti;
la realizzazione di scavi superficiali non sostenuti;
lo scavo di gallerie e di altre opere in sotterraneo;
la scelta ed il progetto di opere di sostegno (muri, paratie, rivestimenti di gallerie e scavi o di
fronti naturali);
il miglioramento meccanico di terreni di fondazione od interagenti con opere di sostegno;
lo studio della stabilit dei pendii naturali e dei metodi per il loro consolidamento;
lo studio della subsidenza; la previsione e la prevenzione degli effetti dei terremoti;
il controllo e la prevenzione dallinquinamento del terreno e delle falde sotterranee.

Come risulta evidente, lintervento della Geotecnica trascende ormai lambito della classica
Ingegneria Civile, contribuendo alla mitigazione dei rischi naturali ed alla soluzione di problemi di
carattere ambientale.

Lapproccio teorico-sperimentale della Geotecnica quello classico delle discipline dellIngegneria.
Tramite lapproccio matematico il comportamento del terreno modellato sulla base di
procedimenti astratti di tipo deduttivo costruiti a partire da alcune ipotesi fondamentali; lapproccio
sperimentale, a sua volta, ha la funzione sia di costruire, tramite osservazioni e misure, le relazioni
di corrispondenza tra modello e realt, sia di determinare i valori delle grandezze in gioco che
caratterizzano il modello. Esso viene utilizzato anche per controllare ex-post la validit delle
soluzioni adottate.
Lapproccio scientifico generale ora descritto, che valido per tutte le scienze, nasce praticamente
tra la fine del sedicesimo e linizio del diciassettesimo secolo per lintuizione di alcuni grandi
filosofi e scienziati che rinunciarono alla rimasticazione acritica di principi obsoleti tramandati
dallantichit, soprattutto ad opera dei grandi scienziati e filosofi greci ed arabi, per intraprendere
strade nuove che vedevano nellosservazione e nella verifica sperimentale la prima fase della
conoscenza, nellapplicazione dei principi della matematica e della fisica la fase di sintesi.
peraltro Galileo Galilei che nel Saggiatore afferma: la filosofia scritta in questo grandissimo
libro che continuamente ci sta scritto dinanzi agli occhi (io dico luniverso), ma non si pu
intendere se prima non simpara ad intendere la lingua, e conoscere i caratteri, nei quali scritto.
Egli scritto in lingua matematica, e caratteri sono triangoli, cerchi ed altre figure geometriche,
senza i quali mezzi impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi un aggirarsi
vanamente in un oscuro laberinto.
Lapproccio teorico-sperimentale consente di interpretare fenomeni e comportamenti dei terreni e
delle opere che con essi interagiscono. Una volta calibrato e verificatane lattitudine a modellare il
comportamento del terreno, esso pu essere utilizzato per prevederne il comportamento per
assegnate condizioni di lavoro, e quindi per risolvere problemi di ingegneria.

Il corso di Fondamenti di Geotecnica affronta lanalisi del comportamento dei terreni sciolti, detti
anche terre (quello delle rocce oggetto di altri corsi). Esso definisce i principi generali della
disciplina, illustra le propriet dei terreni descrivendo le tecniche sperimentali con cui esse vengono
misurate in laboratorio ed inquadra alcune problematiche dellIngegneria Geotecnica fornendo la
chiave per la soluzione di problemi semplici frequentemente incontrati nella realizzazione di opere
di ingegneria
Tramite questo corso, lo studente apprende gli elementi essenziali del modello geotecnico
consistente in una rappresentazione ideale e semplificata del sottosuolo, il cui comportamento viene
analizzato mediante simulazioni fisico-matematiche della risposta a qualsivoglia azione esterna. I
passi necessari a tal fine sono:

a) acquisizione dei principi generali su cui si basa il comportamento dei terreni;
b) studio del generico problema in s, dei fattori che lo influenzano e di eventuali fenomeni
naturali o antropici in atto (fenomeni di filtrazione e consolidazione, deformazioni indotte,
meccanismi di rottura ecc.);
c) studio della natura e propriet del terreno;
d) individuazione delle condizioni al contorno;
e) individuazione delle condizioni iniziali (stati tensionali, regime delle acque sotterranee,
propriet di stato del terreno);
f) scelta del pi adatto modello di comportamento del terreno e definizione, valutazione e
scelta dei parametri che lo caratterizzano.

Alcuni di questi passaggi verranno accuratamente descritti nei capitoli che seguono; altri saranno
illustrati molti sinteticamente rimandando ad altri corsi approfondimenti ed esempi.
2 I TERRENI SCIOLTI COME SISTEMI PARTICELLARI. CARATTERISTICHE DELLE
PARTICELLE

I materiali che costituiscono la superficie terrestre possono essere distinti in rocce (o rocce lapidee)
e terreni. Le rocce sono costituite da particelle cementate che non possono essere separate con
semplici azioni meccaniche; i terreni, detti anche terreni sciolti o terre, sono invece costituiti da
particelle con legami molto deboli o nulli.
I terreni sono dunque dei sistemi meccanici particellari costituiti da elementi indipendenti
(particelle), detti anche granelli, granuli o grani, la cui origine va ricercata nella disgregazione di
formazioni rocciose che costituiscono la cosiddetta roccia madre.
Gli eventuali legami interparticellari sono di vario tipo: i) dovuti allazione dellacqua presente
sotto forma di menischi nei punti di contatto tra le particelle, e dunque effimeri perch cancellabili
dalla saturazione del terreno; ii) dovuti a forze di tipo elettrico distribuite sulla superficie dei
granelli e suscettibili di attrarre lacqua e ioni in essa disciolti, o altri elementi soggetti a forze di
segno opposto; iii) dovuti a debole cementazione a causa della precipitazione di sali o di altri agenti.
Nei terreni sciolti le particelle non sono dunque cementate (come nel caso di una sabbia marina) o
lo sono cos debolmente che basta una leggera azione meccanica come la pressione delle dita o
pochi cicli di imbibizione-essiccamento per separarle. Come si detto, essi si differenziano
nettamente dalle rocce, i cui singoli componenti sono fortemente cementati e costituiscono di fatto
un continuo spaziale eventualmente interrotto solo da fratture.

Un sistema di particelle include necessariamente un sistema di vuoti, detti anche pori, presenti tra le
particelle ed in comunicazione luno con laltro. Quindi, un sistema di particelle anche un sistema
di pori interconnessi (sistema poroso) attraverso cui si pu muovere qualsiasi fluido, liquido od
aeriforme. Una parte del volume complessivo occupato dalle particelle, la rimanente parte
occupata dai pori.
La Figura 1 riporta due rappresentazioni semplificate in cui un terreno sciolto immaginato
costituito da particelle sferiche tutte uguali tra di loro. Queste rappresentazioni ci consentono di
osservare il sistema di particelle ed il sistema di pori che occupano due diverse porzioni dello
spazio: il volume Vs occupato dalla sola parte solida (le particelle) ed il volume Vv occupato dai soli
fluidi. Il rapporto n=Vv/Vs viene detto porosit; questa pu evidentemente variare tra 0 ed 1.
opportuno osservare che la porosit cambia a seconda della tessitura del terreno, cio a seconda
della disposizione spaziale delle stesse particelle (cfr. le Figg. 1a ed 1b).








a) b)

Figura 1. Sistemi di particelle con differente tessitura e porosit

La Figura 2 riporta lo stesso sistema di particelle indicato in Figura 1a, questa volta costituito da
particelle con legami costituiti di menischi, come in Figura 2a, ovvero di natura elettrostatica o
meccanica (cementazione), come in Figura 2b. Lassetto determinato da tessitura (e connessa
porosit) e legami interparticellari viene detto struttura del terreno









a) b)
Figura 2. Terreni con struttura determinata da menischi (a)
o da legami interparticellari elettrici o di cementazione (b)

Larea della Meccanica Applicata che si occupa dei terreni inteso come un continuo poroso detta
anche poromeccanica. La poromeccanica tratta anche studio del comportamento delle ossa e per
altre applicazioni al di fuori della Geotecnica.

I pori sono riempiti da uno o pi fluidi. I fluidi pi comuni sono aria e acqua, ma in realt nei terreni
sciolti possono essere presenti anche dei gas (per esempio metano), vapor dacqua, idrocarburi ecc.
Se i pori sono completamente riempiti di liquido, il terreno viene detto saturo; se sono riempiti di
soli fluidi allo stato aeriforme, viene detto asciutto. In realt, se molti terreni sono saturi, nessun
terreno del tutto asciutto.
Contenuto dacqua, w, di un terreno il rapporto tra il peso Pw dellacqua contenuta in esso ed il
peso Ps della parte solida. I terreni asciutti presentano w=0. Nellesempio di Figura 1a, w=0; in
quello di Figura 2a, w>0.
La parte solida e le parti liquida ed aeriforme vengono dette fasi del terreno. A differenza degli altri
materiali che vengono studiati in Ingegneria, il terreno dunque un materiale multifase: bi o tri-fase
a seconda che sia saturo o asciutto (in questi due casi, bi-fase) ovvero parzialmente saturo (tri-fase).

Le particelle possono avere natura e caratteristiche geometriche e meccaniche molto variabili, in
funzione delle propriet della roccia madre da cui essi sono originati per disgregazione meccanica
o per alterazione.
Se il terreno che si forma per progressiva disintegrazione della roccia madre rimane nella posizione
originaria (cio, se non subisce alcun trasporto), viene detto residuale. I paesi tropicali presentano
potenti depositi di terreni residuali generati dalle forti escursioni termiche che comportano una
disgregazione relativamente rapida della roccia, ma anche il nostro Paese presenta delle formazioni
sostanzialmente residuali per motivi differenti, come alcuni graniti presenti in Calabria, ridotti ad
una sorta di sabbione.
La maggioranza dei depositi di terreni sciolti si forma comunque lontano dalla roccia madre, a
causa di fenomeni di trasporto e di sedimentazione del materiale alterato che, appunto, danno luogo
ai cosiddetti depositi sedimentari.
Le modalit di trasporto e di sedimentazione dal luogo di origine a quello di deposito finale
influenzano la forma, la dimensione e lassortimento delle particelle che lo costituiscono, oltre che
il loro grado di arrotondamento.
Il trasporto pu avvenire: per gravit, per trascinamento e disintegrazione ad opera dei ghiacciai,
dellacqua e del vento.

Il trasporto gravitativo dovuto al movimento dei materiali lungo i pendii ed allaccumulo alla loro
base: i depositi risultanti prendono il nome di detriti di falda. In questo caso, la distanza di trasporto
relativamente breve e gli effetti di eventuali impatti tra le particelle e dellabrasione sulla
superficie di scivolamento, modesti. Le particelle risultanti sono quindi a spigoli vivi e presentano
un assortimento in genere elevato, che riflette pi le modalit di disgregazione avvenuta nella sede
originaria che quelle di trasporto.
Il trasporto glaciale avviene alla base dei ghiacciai, che tendono a frantumare il materiale
sottostante sotto il loro peso e per lattrito con la formazione di base mentre si spostano verso valle;
anche in questo caso la distanza percorsa relativamente modesta. I depositi glaciali (terreni
morenici o morene) sono quindi piuttosto assortiti ed a spigoli vivi.
Il trasporto eolico (che d luogo alle dune) comporta una forte selezione della dimensione delle
particelle o classazione: nello stesso punto tendono infatti a depositarsi particelle tutte della stessa
dimensione dipendente dalla energia posseduta dal vento. La distanza di deposizione pu essere
anche piuttosto elevata in funzione della energia del vento e della dimensione delle particelle;
queste ultime sono solo relativamente smussate per gli impatti subiti durante il trasporto e la
sedimentazione.
Il trasporto fluviale pu portare i sedimenti a grandi distanze dal punto di origine, con una
classazione dipendente dalla energia di trasporto: le particelle pi grossolane tendono a depositarsi
prima; quelle pi fini possono essere depositate anche a distanza di migliaia di chilometri, fino alla
foce del fiume. A causa degli impatti reciproci delle particelle e sul letto del corso dacqua durante
il movimento, il materiale tende a frammentarsi ulteriormente e ad assumere una tipica forma
arrotondata. Un ruolo importante viene giocato dal regime idraulico del corso dacqua; importante
anche il contributo degli affluenti (ciascuno con un proprio indipendente apporto solido), che pu
comportare la formazione di depositi anche molto eterogenei a causa della diversit degli apporti
nella medesima zona.
Una categoria speciale quella dei terreni di origine piroclastica, prodotti dalle esplosioni
vulcaniche (Fig. 3): una parte di essi viene trasportata lungo i fianchi del vulcano, insieme a gas e
vapori ad alta temperatura, dando luogo ai cosiddetti depositi da flusso (Figg. 4) caratterizzati da
una modesta classazione (nel 79 d.C. flussi piroclastici uccisero la popolazione di Pompei); una
parte viene spinta in aria formando delle alte colonne di gas e particelle ed poi trasportata dai venti
e depositata a grande distanza dal cono vulcanico dando luogo a depositi da caduta, costituiti da
alternanze di materiali pi grossi e pesanti (pomici) che si depositano prima (Fig. 5) e di materiali
pi fini (ceneri) che si depositano dopo: il deposito finale dunque stratificato con strati
caratterizzati da una classazione piuttosto spinta. I depositi piroclastici possono includere numerosi
pacchetti ciascuno costituito da una alternanza di pomici e ceneri, determinati da pi esplosioni
vulcaniche.

Figura 3. Colonna eruttiva (Picarelli et al., 2006)

a) b)
Figura 4. Collasso di una colonna eruttiva (a) e generazione di depositi da flusso (b) (Picarelli et al., 2006)

Figura 5. Strato di pomici da caduta (Picarelli et al., 2006)

Le Figure 6 e 7 mostrano leruzione del Vesuvio del 1944 ed il materiale depositato: la seconda
fotografia una plastica dimostrazione di come si formino gli strati di cenere vulcanica.


Figura 6. Leruzione del Vesuvio del 1944


Figura 7. Ceneri depositate dalleruzione del 1944

Caratteristiche analoghe presentano alcuni depositi (flysch) prodotti da frane sottomarine e
trasportati dalle correnti. Questi terreni (Fig. 8), ridepositandosi a distanza dal luogo di origine,
danno luogo ad alternanze (stratificazioni) di materiali grossolani, spesso cementati, e molto fini
(limi ed argille).


Figura 8. Deposito di flysch costituito da alternanze
di strati di roccia e di argilla dura (Picarelli, 2009)

A seconda delle dimensioni delle particelle, i terreni vengono distinti in terreni a grana grossa ed a
grana fina: terreni a grana grossa sono sostanzialmente quelli con particelle visibili ad occhio nudo;
terreni a grana fina sono quelli con particelle visibili solo col microscopio.
Le particelle dei terreni a grana grossa vengono sommariamente classificate in base alla loro forma
e grado di arrotondamento (Fig. 9). Vengono distinte: particelle rotonde, quando le dimensioni
parallele ad una terna cartesiana qualsiasi sono paragonabili fra di loro (caso 1 in Figura 9a);
appiattite, quando due dimensioni prevalgono sulla terza (caso 2); allungate, quando una
dimensione prevale sulle altre (caso 3).
Per quanto riguarda il grado di arrotondamento, si distingue tra particelle a spigoli vivi,
rotondeggianti, arrotondati e molto arrotondati o, pi semplicemente, tra particelle a spigoli vivi ed
arrotondati.
Non ha senso adottare tale classifica nel caso dei terreni pi fini, in quanto le particelle non sono
visibili (Fig. 10). Va comunque sottolineato che i terreni a grana fina presentano quasi sempre
particelle estremamente appiattite.
a)
b)

Figura 9. Terreni a grana grossa: a) forma delle particelle (1: sferica; 2: appiattita; 3: allungata)
b) grado di arrotondamento degli spigoli
1) 2) 3)
a
b
c
a
b
c
a
b
c
a = b = c a, b >> c a >> b,c
vivi
rotondeggianti
arrotondati
molto arrotondati
vivi
rotondeggianti
arrotondati
molto arrotondati











Figura 10. Foto SEM di terreni a grana fina (Picarelli et al., 2012)

Come si visto, un modello molto schematico per rappresentare il terreno un insieme di sferette.
Il modello pi semplice costituito da sfere tutte dello stesso diametro che determinano vuoti
interparticellari di dimensioni paragonabili tra di loro. Naturalmente, si potrebbero considerare
diversi insiemi di sfere, sempre uguali tra di loro, ma con diametri assai differenti, con dimensioni
da centimetriche fino a millimetriche o molto minori, con la conseguenza che anche le dimensioni
dei pori, legate a quella delle sferette, possono essere molto diverse pur rimanendo uniformi. Un
modello pi complesso costituito da sfere di diametro differenziato.
Alle sfere possono essere sostituite figure geometriche pi complesse, che rendono ancora pi
complesso il modello assunto per modellare il terreno. Il modello dunque una rappresentazione
semplificata della realt utile per descriverne in modo sufficientemente approssimato propriet e
comportamenti.
A seconda della dimensione ed assortimento, della forma e del grado di arrotondamento delle
particelle, il terreno pu presentare comportamenti molto diversi. Si pensi alla difficolt, maggiore o
minore, che un fluido pu incontrare nellattraversarlo, alla maggiore o minore possibilit di
realizzare strati molto compatti (caratterizzati cio da un elevata percentuale di granelli
nellelemento di volume, ovvero da un volume minimo di pori), alla entit delle deformazioni che
pu provocare un carico applicato su di esso, alla pendenza massima che possono assumere
mucchietti di particelle, tutti comportamenti di cui si comprendono bene i risvolti applicativi
(permeabilit degli argini idraulici, cedimenti delle fondazioni, stabilit dei pendii .....).
Ma di questo si parler gradualmente nel seguito.

3 COMPOSIZIONE GRANULOMETRICA

Per assortimento granulometrico di un terreno (o anche composizione o distribuzione
granulometrica o semplicemente granulometria) si intende una rappresentazione semplice della
distribuzione delle dimensioni delle particelle che lo costituiscono. Questa esigenza fortemente
condizionata dalla difficolt di definire le dimensioni di ciascuna particella. Assegnato un
determinato volume di terreno, pertanto necessario stabilire un criterio convenzionale per
lindividuazione: i) delle dimensioni delle singole particelle; ii) della quantit delle particelle aventi
la stessa dimensione.

Come si visto, il modello pi semplice di terreno quello che assimila le particelle ad una serie di
sfere di diversa grandezza. In questo caso, ovviamente, la dimensione da adottare per la definizione
della granulometria il diametro o il raggio delle particelle.
La pi semplice rappresentazione della granulometria avviene attraverso la curva di frequenza
semplice della distribuzione delle dimensioni delle singole particelle. Se queste fossero tutte
sferiche e presentassero lo stesso peso specifico, piuttosto che contare le singole particelle di
ciascuna classe, sarebbe sufficiente misurare il peso dellinsieme dei componenti della singola
classe (ovviamente, trattandosi di particelle sferiche molto facile risalire al numero di particelle).
In questo caso, la rappresentazione potrebbe dunque essere fornita da un diagramma sul cui asse
delle ascisse riportato il diametro delle particelle, e sul cui asse delle ordinate riportato il peso
delle particelle con lo stesso diametro. Ancora pi efficace sarebbe poi fare riferimento, piuttosto
che al peso complessivo relativo a ciascuna classe, alla percentuale del peso rispetto al peso totale
(Fig. 11).














Figura 11. Assortimento granulometrico: curva di frequenza semplice

La curva di frequenza semplice consente di riconoscere immediatamente il massimo ed il minimo
diametro delle particelle che costituiscono il sistema, il rango (differenza tra questi due valori che
esprime lampiezza dellassortimento), la moda (valore corrispondente alla massima percentuale) e
la media (media ponderale del diametro delle particelle).
Dalla curva di frequenza semplice possibile ricavare la curva di frequenza cumulata o curva
granulometrica, in cui ciascuna ordinata rappresenta la somma del peso di particelle di ciascuna
classe, e cio con lo stesso diametro (ovvero del peso rapportato al totale), di dimensione minore o
uguale (passante), ovvero maggiore o uguale (trattenuto) di quella indicata in ascissa (Fig. 12).
Le ordinate estreme di una curva di frequenza cumulata espressa in percentuale del peso totale sono
naturalmente lo 0% ed il 100%. Da essa si ricavano facilmente minimo e massimo diametro, rango
e moda (questultima coincide col punto di flesso della curva granulometrica).

Nel caso dei terreni naturali (costituiti da particelle di forma e dimensioni quanto mai variabili)
resta il problema di definire convenzionalmente la dimensione della generica particella.
%

i
n

p
e
s
o

(
p
a
s
s
a
n
t
e
)
diametro
















Figura 12. Assortimento granulometrico: curva di frequenza cumulata (curva granulometrica)

Il problema viene risolto in maniera diversa a seconda che si debbano classificare terreni a grana
grossa o terreni a grana fina. Questo verr discusso nei paragrafi seguenti. comunque opportuno
precisare subito che, per la estrema variabilit della dimensione delle particelle, non possibile
individuare e riconoscere le singole dimensioni, ma necessario adottare come riferimento delle
classi, cio degli intervalli di dimensioni, a cui riferire le percentuali in peso di terreno, che
consentano di definire per punti la curva granulometrica. La variabilit delle dimensioni delle
particelle costringe inoltre ad utilizzare un diagramma (semilogaritmico), in cui le dimensioni delle
particelle sono riportate in scala logaritmica piuttosto che naturale.

3.1 Determinazione della granulometria dei terreni a grana grossa
Come si gi detto in precedenza, si definiscono a grana grossa quei terreni che sono costituiti da
particelle visibili ad occhio nudo (di dimensione convenzionalmente maggiore di 60) e terreni a
grana fina quelli con particelle non visibili ad occhio nudo (dimensione minore di 60).
Nel caso dei terreni a grana grossa, la classe di dimensioni viene convenzionalmente riferita alla
dimensione caratteristica di fori di forma prefissata, attraverso i quali la singola particella passa o
non passa. A tal fine viene adottato un sistema di crivelli e di stacci con dimensione dei fori
variabile secondo un criterio definito da un organismo internazionale di standardizzazione (Fig. 13).
I crivelli sono dei contenitori con fondo in lamiera metallica attraversato da fori circolari tutti dello
stesso diametro; gli stacci sono contenitori con fondo costituito da una rete metallica a maglie
quadre dello stesso lato.



Figura 13. Esempio di stacci
%

i
n

p
e
s
o

(
p
a
s
s
a
n
t
e
)
diametro
100
o
Curva di frequenza cumulata
La separazione delle singole classi di particelle viene effettuata a seguito di un pretrattamento del
terreno (meccanico o idraulico) che comporti la rottura di eventuali deboli legami interparticellari,
in modo da isolare i singoli grani.
Crivelli e stacci vengono posti gli uni sugli altri con dimensione dei fori decrescente dallalto verso
il basso (i crivelli sono quelli con le dimensioni dei fori maggiori). Il campione di terreno, di peso
minimo prestabilito, viene deposto sul crivello ubicato pi in alto. Il sistema viene poi agitato (in
genere adottando un sistema meccanico, come quello riportato in Figura 14 in cui la colonna di
stacci viene posta in vibrazione ) in modo da forzare le particelle ad attraversare quei contenitori
che presentino fori di dimensioni maggiori delle stesse particelle. Su ciascun elemento della colonna
di crivelli e stacci si raccoglie cos una certa quantit di materiale con particelle pi grandi dei fori
corrispondenti (materiale trattenuto), ma minori di quelli del crivello o staccio superiore. La
distribuzione del peso secco dei trattenuti su ciascuno di essi, rapportato al peso totale del
campione, fornisce la frequenza semplice di particelle con dimensione compresa tra quella che
caratterizza lo staccio (o crivello) che le trattiene e quella superiore.



Figura 14. Setacciatore per la determinazione della granulometria di terreni a grana grossa

Poich le particelle possono presentare sul loro contorno un sottilissimo velo di acqua, la misura del
peso va effettuata solo dopo essiccamento in stufa alla temperatura di 105, in modo da eliminare
del tutto la cosiddetta acqua libera.
La curva granulometrica la curva di frequenza cumulata del passante a ciascuno staccio, cio delle
particelle con dimensione minore o uguale a quella della classe individuata.
Lo staccio con rete in assoluto pi fina, presenta una dimensione delle maglie pari a 74; questa
solo leggermente pi grande della dimensione convenzionale che segna il passaggio dai terreni a
grana grossa ai terreni a grana fina (60).
Pertanto, in sostanza, il metodo della stacciatura utilizzabile solo per la determinazione della
granulometria dei terreni a grana grossa. Daltro canto, le particelle di dimensioni pi piccole
tendono a formare dei grumi, ci che non consentirebbe una determinazione corretta della
distribuzione dei grani rendendo quindi necessario un approccio diverso.

3.2 Determinazione della granulometria dei terreni a grana fina
I terreni a grana fina appaiono a prima vista come un materiale continuo e deformabile (da molto
molle, come un fango, a molto compatto, a seconda del volume occupato dai pori), per la tendenza
delle particelle ad attrarsi reciprocamente a causa di legami elettrici superficiali tra particelle stesse
ed acqua, e per leventuale azione dei menischi (sul ruolo dei menischi, v. capitoli successivi).

Per i motivi descritti in precedenza (dimensioni delle particelle), la granulometria viene determinata
adottato un criterio completamente diverso da quello utilizzato per i terreni a grana grossa, basato
sul concetto che la velocit di sedimentazione di una particella in acqua dipende principalmente
dalla sua massa e dalla sua dimensione (metodo per sedimentazione).
Dopo averlo lasciato essiccare allaria, il materiale viene polverizzato per isolare le singole
particelle (a tali fine in genere si adopera un mortaio) e viene poi immerso in un cilindro contenente
acqua a temperatura costante dove tende a sedimentare con velocit variabile con la dimensione
delle particelle: sedimentano infatti prima le particelle pi grosse e poi quelle pi piccole. Mediante
uno strumento detto densimetro, si misura la quantit di terreno in sospensione nellacqua e per
differenza, si ricavano sia le quantit che via via sedimentano che il tempo in cui questo avviene: si
ricavano cos le percentuali in peso di materiali aventi determinati intervalli di velocit di
sedimentazione.
Per identificare la dimensione delle particelle che si depositano sul fondo viene adottata la legge di
Stokes, che fornisce la velocit di sedimentazione di particelle sferiche in un liquido di assegnata
viscosit :

v = (s-w)gd
2
/18,

con:
s, densit delle particelle (in Mg/m
3
);
w, densit dellacqua (in Mg/m
3
);
g, accelerazione di gravit (in m
2
/sec);
d, diametro delle particelle (in mm);

, coefficiente di viscosit dellacqua alla temperatura di prova (in Pascalsec).

Tramite la legge di Stokes, dunque possibile calcolare il diametro di particelle sferiche che
sedimenterebbero con la stessa velocit con cui sedimentano le particelle di terreno.

Ancora una volta si osserva che la dimensione delle particelle (anche in questo caso, ed a maggior
ragione, riferita al peso secco) una grandezza del tutto convenzionale corrispondente al diametro
di una particella sferica ideale della stessa densit del terreno che sedimenta con la velocit
misurata.
Si noti tra laltro che i terreni a grana fina sono costituiti da particelle di forma completamente
diversa da quella sferica (Fig. 10), in genere molto appiattite ed allungate, il che rende evidente il
significato del tutto convenzionale della grandezza misurata (dimensione delle particelle).
Moltissimi terreni sono costituiti da una parte grossolana ed una parte fina. Su di essi necessario
effettuare prima la stacciatura; viene quindi effettuata la sedimentazione sulla sola parte che passa
allo staccio da 74.

3.3 Classificazione granulometrica dei terreni sciolti
Per distinguere i terreni in base alla composizione granulometrica (che ha notevole influenza sulle
propriet idrauliche e meccaniche), utile stabilire una specifica classificazione. Pur non fornendo
dati quantitativi utili per qualsivoglia modellazione geotecnica, tale classificazione fornisce
indicazioni sulla natura dei terreni in considerazione e sul loro presumibile comportamento
meccanico.
In base alle odierne classificazioni geotecniche accettate a livello nazionale ed internazionale, le
particelle di dimensioni maggiori di 60 mm vengono definite blocchi; quelle di dimensioni
comprese fra 2 e 60 mm, ghiaia, le particelle di dimensioni comprese fra 60 e 2 mm, sabbia;
quelle comprese fra 2 e 60 limo; le particelle di dimensioni minori di 2, argilla.

Tipicamente, un terreno naturale copre pi campi granulometrici. Convenzionalmente, esso prende
il nome della categoria prevalente: ad esempio sabbia, limo, ghiaia o argilla. Se ricopre due campi
granulometrici caratterizzati dalla stessa percentuale in peso secco, esso prende i nomi delle due
classi separati dalla congiunzione e: ad esempio, nel caso comprenda il 50% di sabbia ed il 50% di
limo, esso assume il nome di sabbia e limo.
Il nome del terreno deve comunque comprendere anche quello delle altre classi, a meno che la
relativa percentuale sia minore del 5% (la classe rappresentata da meno del 5% in peso secco non
viene dunque menzionata). I nomi delle classi presenti in misura compresa fra il 25 ed il 50%
vengono preceduti dalla preposizione con (es., sabbia con limo); quelle comprese fra il 10 ed il 25%
prendono il suffisso oso (es., sabbia limosa); lavverbio debolmente associato al suffisso -oso,
viene utilizzato per percentuali in peso secco comprese fra il 5 ed il 10% (es., sabbia debolmente
limosa).
Pi ampio il rango, pi assortito (e quindi disunifome) il terreno; pi stretto il rango, meno
assortito (pi uniforme) il terreno.

Per definire il grado di uniformit di un terreno stato introdotto il coefficiente di uniformit:

C = d60/d10,

con:
d60, diametro delle particelle corrispondenti ad un passante pari al 60%;
d10, diametro delle particelle corrispondenti ad un passante pari al 10%.

Terreni molto uniformi sono caratterizzati da un coefficiente C molto piccolo (ad es. 2 o 3); terreni
molto assortiti presentano coefficienti di uniformit molto pi alti (fino a qualche centinaio).
La propriet uniformit dunque considerata in relazione al solo 50% in peso secco di materiale;
ad esempio, un terreno inteso perfettamente uniforme (C=1) se il 50% in peso di particelle ha lo
stesso diametro (quello corrispondente sia ad un passante del 60% che ad un passante del 10%).

Lassortimento granulometrico, cos come la forma ed il grado di arrotondamento delle particelle,
strettamente dipendente dalle modalit di formazione e trasporto dei depositi. Terreni molto
uniformi sono in genere le sabbie di duna e le ceneri da caduta (entrambe di trasporto eolico); sono
invece molto disuniformi i detriti di falda, i terreni morenici (trasporto gravitativo o glaciale), i
depositi piroclastici da flusso.
Nello stesso deposito possono a volta coesistere strati uniformi e disuniformi: ad esempio, alla
intersezione di un fiume con un suo affluente possono essere presenti depositi molto pi
disuniformi che lungo lasta principale, a causa della sovrapposizione di apporti di origine diversa
(quelli depositati dal fiume principale e quelli depositati dal suo affluente).

3.4 Esercizi

Esercizio 3.4.1
Si determini la curva granulometrica di 1000 sferette di vetro con lo stesso peso specifico, ma di
diametro diverso cos distribuito:
g) 57 sferette con diametro di 1 mm;
h) 342 con diametro di 5 mm;
i) 421 con diametro di 1 cm;
j) 110 con diametro di 2 cm;
k) 60 con diametro di 3 cm;
l) 9 diametro di 5 cm;
m) 1 diametro di 10 cm.

Esercizio 3.4.2
Si determini la composizione granulometrica di un campione di cenere vulcanica di Cervinara,
avente peso pari a 600g,che dopo stacciatura e sedimentazione presenta le componenti in peso
riportate in Tabella I. A tal fine, utilizzare lo specchietto granulometrico di Figura 15.

Tabella I. Percentuali di trattenuto

d [mm] P [g]
S
t
a
c
c
i
a
t
u
r
a

25,4 0
19 0
9,51 2,29
4,75 20,72
2 77,79
1 107,69
0,5 127,52
0,3 101,10
0,15 79,88
0,075 40,75
S
e
d
i
m
e
n
t
a
z
i
o
n
e

0,026 3,75
0,014 4,81
0,011 2,41
0,004 7,22
0,001 2,41


Figura 15. Specchietto granulometrico
Analisi granulometrica
0
20
40
60
80
100
0,0001 0,001 0,01 0,1 1 10 100
Argilla Limo Sabbia Blocchi Ghiaia
4 PLASTICIT

I terreni a grana fina (che spesso, ed anche dagli addetti ai lavori, vengono sbrigativamente chiamati
argille) hanno la speciale propriet di combinarsi con lacqua che viene adsorbita dalla superficie
esterna delle particelle formando una pasta formabile e plasmabile sotto la pressione delle dita, di
consistenza dipendente dalla quantit di acqua che viene aggiunta. Tale propriet viene chiamata
plasticit e differenzia moltissimo questi terreni da quelli a grana grossa (che talvolta vengono,
sempre sbrigativamente, chiamati sabbie), le cui particelle restano rigorosamente separate e
distinguibili le une dalle altre, senza che linsieme acquisisca la propriet della plasmabilit.
La causa di questo fenomeno sta nel fatto che sulla superficie esterna delle particelle presente una
distribuzione di cariche elettriche negative (comunque globalmente in equilibrio con le cariche
interne alle stesse particelle) che hanno la capacit di attrarre le molecole dacqua, notoriamente dei
dipoli, e gli ioni disciolti in essa. Intorno alle particelle si forma cos un sottilissimo velo dacqua e
di ioni (il cosiddetto doppio strato o complesso di adsorbimento) che, fortemente legato per via
elettrica alle stesse particelle, viene a far parte integrante di esse. Questo velo di acqua adsorbita va
perci distinto dalla cosiddetta acqua libera che riempie i pori, ma non attratta dalle particelle, e si
pu muovere sotto lazione del gradiente idraulico (Fig. 16).









Figura 16. Rappresentazione schematica (anche dimensionale) di particelle di argilla con doppio strato:
a) montmorillonite; b) caolinite

La plasticit dei terreni dipende sia dalla dimensione delle particelle, che governa il ruolo di queste
forze (dette di superficie) rispetto a quelle di gravit, sia dalla mineralogia, che governa lentit
delle forze elettriche per unit di superficie. Al diminuire della dimensione della particelle cresce
limportanza delle forze superficiali che conferiscono al terreno una modesta capacit di resistere a
sforzi esterni di taglio e di trazione, detta coesione (e su cui si ritorner ampiamente nel seguito).
Nonostante la modesta entit delle forze elettriche, nei terreni a grana fina le forze di superficie
hanno un ruolo non trascurabile, specie quando gli stati tensionali dovuti al peso proprio del terreno
(forze di gravit) e ad eventuali sovraccarichi sono bassi, come ad esempio a piccola profondit
rispetto al piano di campagna.

Il ruolo delle forze di superficie viene sinteticamente riferito alla cosiddetta superficie specifica, s,
delle particelle. Questa viene definita come il rapporto tra la loro superficie esterna (da cui
dipendono le forze di superficie) ed il peso (che rappresenta le forze di gravit).
Nellipotesi di particelle sferiche di peso specifico s, si ricava dunque:

s = 4r
2
/(4sr
3
/3) = 6/(sd).

Tale espressione mostra che, quanto pi piccolo il diametro d delle particelle, tanto pi grande la
superficie specifica s, e quindi, maggiore il ruolo delle forze superficiali rispetto a quello di gravit.
Rimanendo nellipotesi di particelle sferiche, per d=1mm, la superficie specifica dellordine di 5
cm
2
/g, ma per d=1, essa circa 5m
2
/g! Per determinate argille, la superficie specifica pu
raggiungere valori dellordine del centinaio di m
2
per grammo.

a)
b)

4.1 Misura della plasticit
La capacit del terreno di combinarsi con lacqua viene misurata convenzionalmente in
laboratorio mediante semplici prove che consentono di determinare i cosiddetti limiti di plasticit o
di Atterberg: il limite di plasticit, wP (o limite plastico), ed il limite di liquidit, wL (o limite liquido
o anche limite di fluidit).
Per un assegnato terreno a grana fina, i limiti di plasticit sono dei ben definiti valori del contenuto
dacqua che segnano rispettivamente il passaggio dallo stato semisolido (nel quale il terreno non
plasmabile in quanto troppo consistente) allo stato plastico (nel quale, il terreno plasmabile), e
dallo stato plastico allo stato fluido (nel quale il terreno non plasmabile in quanto troppo ricco
dacqua ed , di fatto, assimilabile ad un fango).
Abbiamo gi definito il contenuto dacqua w: esso il rapporto tra il peso, Pw, dellacqua contenuta
nel terreno ed il peso della sola sostanza solida, Ps.
Il contenuto dacqua viene determinato mediante due semplici pesate; quella del campione col suo
contenuto dacqua naturale, P, e quella dello stesso campione dopo essiccamento in stufa alla
temperatura di 105, che elimina la sola acqua libera (lacqua adsorbita ha delle particolari propriet
compresa quella di evaporare ad una temperatura pi elevata di 105: nella definizione del
contenuto dacqua essa dunque contribuisce al peso della sostanza solida).
Risulta:

w = Pw/Ps = (P-Ps)/Ps.

Il contenuto dacqua dipende dalla percentuale del volume dei pori occupata dallacqua; per un
terreno saturo, esso dipende dunque dal volume complessivo dei pori.
Sulla base delle precedenti considerazioni, i limiti di plasticit corrispondono a stati differenti del
terreno determinati da differenti valori del contenuto dacqua: esso plastico (plasmabile) solo
allinterno del campo di contenuti dacqua da essi definito. Va osservato che, per entrambi i valori
di w precedentemente definiti (limite plastico e limite liquido), il terreno sempre saturo.
Pertanto, i limiti di Atterberg corrispondono ad una diversa proporzione tra volume dei pori
(comunque saturi dacqua) e volume della sostanza solida. Questo implica anche che, per passare da
uno stato allaltro, il volume dei pori deve conseguentemente cambiare per ospitare differenti
volumi di acqua: esso aumenta nel passare da wP a wL, e diminuisce nel percorso opposto.
A questo proposito, utile osservare che il terreno risulta parzialmente saturo solo per valori di w
molto minori del limite di plasticit: il passaggio da uno stato saturo ad uno non saturo
rappresentato dal limite di ritiro, wS. Al di sotto del limite di ritiro, la perdita di acqua non
compensata da una corrispondente riduzione del volume dei pori; in altri termini, il limite di ritiro
corrisponde ad uno stato del terreno per il quale la riduzione del volume di acqua
proporzionalmente maggiore di quella di quella del volume dei pori.
Tornando al significato fisico dei limiti di plasticit, evidente che, per bassi valori del contenuto
dacqua, il volume complessivo dei pori (porosit) piccolo e prevalgono le forze elettriche
interparticellari: largilla assume un aspetto consistente. Come si detto, il limite plastico
rappresenta proprio il passaggio tra stato semisolido e stato plastico. Allaumentare del contenuto
dacqua, aumenta il volume dei pori (comunque riempiti dacqua), e quindi la distanza tra le
particelle, e le forze elettriche interparticellari assumono un ruolo decrescente. Per elevati valori del
contenuto dacqua (elevata porosit) il ruolo delle forze interparticellari diventa trascurabile ed il
materiale perde la sua peculiare formabilit assumendo le caratteristiche di un fluido molto viscoso:
il limite liquido rappresenta proprio il passaggio tra stato plastico e stato fluido.
Convenzionalmente, il limite di plasticit, wP, inteso come quel valore limite del contenuto dacqua
al di sopra del quale il materiale formabile, quel valore di w, per il quale dei bastoncini cilindrici
di argilla ottenuti miscelando argilla secca polverizzata con acqua distillata (Figura 17), cominciano
a sgretolarsi ed a spezzarsi a partire da un diametro di 3.2 mm (per diametri maggiori essi restano
integri). Naturalmente, per un contenuto dacqua maggiore di tale limite, sarebbe possibile formare
bastoncini di diametro minore di 3.2 mm; per un valore minore, sarebbe possibile formare solo
bastoncini di diametro maggiore. Quando la condizione prima enunciata viene raggiunta (i
bastoncini si sgretolano proprio in corrispondenza di un diametro di 3.2 mm), largilla viene pesata
(in modo da ottenere P) e poi essiccata e nuovamente pesata (per ottenere Ps): il rapporto tra il peso
P- Ps (peso di acqua evaporata) ed il peso Ps di quei bastoncini il valore di wP.


Figura 17. Determinazione del limite di plasticit (da Lancellotta, 2004)

Il limite di liquidit, wL, inteso come quel valore del contenuto dacqua al di sopra del quale il
materiale perde la sua formabilit perch troppo fluido, viene misurato mediante la coppetta di
Casagrande, una specie di grosso cucchiaio di dimensione standardizzata che viene riempito di
argilla nella quale viene praticato un solco con un attrezzo pure standardizzato (Figura 18).
Mediante una manovella a cui fissata, la coppetta viene fatta regolarmente sollevare e cadere da
una altezza prefissata su di una base facente parte integrante dellattrezzo. Il limite di liquidit
quel contenuto dacqua per il quale 25 colpi in successione determinano la chiusura del solco per
una lunghezza di 10 mm. Nelle prove, questo fenomeno generalmente si verifica per un numero di
colpi diverso da 25: se esso minore di 25, il contenuto dacqua maggiore del limite di liquidit; il
contrario si verifica se il numero di colpi, N, maggiore di 25. Vengono effettuate pi prove: per
ciascuna di esse viene misurato il contenuto dacqua dellargilla ed i risultati vengono riportati in un
diagramma (N, logw). Nel piano semilogaritmico la relazione tra contenuto dacqua e numero di
colpi N sostanzialmente lineare; il limite di liquidit viene dunque ottenuto per interpolazione in
corrispondenza di N=25.



Figura 18. Determinazione sperimentale del limite di liquidit tramite coppetta di Casagrande

La differenza IP = wL wP, viene chiamata Indice di Plasticit.
Ovviamente, al crescere dellIndice di Plasticit cresce la quantit dacqua necessaria per portare
unargilla dallo stato semisolido allo stato fluido.
Per i motivi discussi in precedenza, per terreni a grana relativamente grossa, lIndice di Plasticit
modesto o nullo; esso cresce al crescere della percentuale di particelle fini. Per unassegnata
granulometria esso comunque funzione anche della mineralogia del terreno da cui dipende
lattivit delle particelle, cio la densit di cariche elettriche per unit di superficie e quindi, la
capacit di combinarsi con lacqua.
Tra i minerali pi attivi si citano le montmorilloniti, tra quelli meno attivi le caoliniti; una attivit
intermedia presentano le illiti.

Per la rappresentazione della plasticit dei terreni, ampiamente utilizzata la Carta di Casagrande,
detta anche Carta di Plasticit, in cui sono riportati, in ascisse, il limite di liquidit ed in ordinate,
lIndice di Plasticit (Fig. 19).
Tale carta consente di classificare i terreni in funzione della plasticit: bassa per wL minore del
30%, media per wL compreso fra il 30 ed il 50% ed alta, per wL maggiore del 50%; la retta di
equazione IP = 0.73(wL 0.2) separa le argille inorganiche (al di sopra di essa) dai limi e le argille
organiche (al di sotto).















Figura 19. Carta di Plasticit o di Casagrande

Per evidenziare il ruolo della mineralogia, che nella Carta di Casagrande mascherato da quello
della granulometria, anchessa influente sulla plasticit, Skempton ha definito la Carta di Attivit
(Fig. 20), in cui lIndice di Plasticit posto in funzione del contenuto di argilla sotto forma di
percentuale in peso secco di particelle di dimensione minore di 2: Indice di Attivit, IA, il
rapporto tra il primo ed il secondo valore.
















Figura 20. Carta di Attivit

0 20 40 60 80 100 120
20
40
60
80
0
W
L
(%)
I
P
(%)
Argille inorganiche
di alta plasticit
Argille inorga-
niche di bassa
plasticit
Argille inorganiche
di media plasticit
Argille organiche e
limi di alta plasticit
Argille organiche e
limi di media plasticit
I
A
=0.75
I
A
=1.25
20 40 60 80 100
20
40
60
80
100
0
0
<2(%)
I
P
(%)
Bassa attivit
Alta attivit
Media attivit
Come si visto in precedenza, lo stato di consistenza dei terreni a grana fina dipende dal loro
contenuto dacqua in relazione ai limiti di Atterberg. Ad esempio, se w<wP, il terreno molto
consistente, mentre poco consistente se w>wL; relativamente consistente per wP<w<wL.
Lo stato di consistenza viene definito mediante il cosiddetto Indice di consistenza, IC.
Risulta:

IC = (wL w)/(wL wP) = (wL w)/IP.

LIndice di consistenza pu assumere anche valori negativi o maggiori di 1. In corrispondenza del
Limite di Plasticit, esso pari ad 1; in corrispondenza del Limite di Liquidit, pari a 0; per terreni
con contenuto dacqua minore del limite di plasticit, esso maggiore di 1, mentre per contenuto
dacqua maggiore del limite di liquidit, esso negativo; infine, per terreni allo stato plastico,
compreso fra 0 ed 1.

In base al valore di IC, la consistenza dei terreni a grana fina viene classificata come:

- fluida, se IC minore di 0;
- fluido-plastica, se IC compreso fra 0 e 0.25;
- molle-plastica, se IC compreso fra 0.25 e 0.5;
- plastica, se IC compreso fra 0.5 e 0.75;
- solido-plastica, se IC compreso fra 0.75 ed 1;
- semisolida, se IC maggiore di 1.

La composizione granulometrica del terreno una propriet indice, cos come i limiti di plasticit,
nel senso che indipendente dallo stato in cui si trova il terreno, ma dipende solo dalle sue
propriet intrinseche (dimensione e mineralogia delle particelle, mentre sono la dimensione e forma
delle particelle le propriet intrinseche che influenzano la granulometria).
Nel seguito verranno definite alcune propriet di stato, che invece esprimono lo stato in cui si trova
il terreno, che pu variare per vari motivi (stati di sollecitazione, condizioni ambientali). Nei
precedenti capitoli ne abbiamo gi conosciute tre: la porosit, il contenuto dacqua e lIndice di
consistenza che, nello stesso terreno, possono variare con la profondit dal piano di campagna, a
seguito dellapplicazione di sovraccarichi, con le condizioni ambientali (umidit, temperatura) od a
seguito di processi di infiltrazione idrica o di evaporazione.

4.2 Esercizi

Esercizio 4.2.1
Un campione di limo con argilla del peso di 0.84 N ha un indice di consistenza Ic = 1.14. Se il limite
di plasticit pari al 31.4%, ed il limite di liquidit al 94.7%, quale sar il peso dello stesso
campione per Ic = 0.06?

Esercizio 4.2.2
Un campione di argilla satura caratterizzata da Limite Plastico wp = 0.27 e Limite Liquido wL =
0.54, pesa 1.5 N e presenta un contenuto dacqua w = 0.21.
a) Qual il suo Indice di consistenza?
b) Se il peso specifico Gs pari a 2.7, qual la sua porosit?
c) Volendo portarlo ad un Indice di consistenza di 0.10, quantacqua (in peso) necessario
aggiungere?
d) Quale sar la porosit finale del campione?
5 RELAZIONI TRA LE FASI

La tessitura (configurazione geometrica) dello stesso sistema di particelle pu essere quanto mai
variabile (Fig. 21). A seconda della tessitura, il terreno pu assumere un assetto molto sciolto, cio
caratterizzato da un elevato volume dei vuoti, o molto compatto (addensato), cio caratterizzato da
un ridotto volume dei vuoti.








Figura 21. Tessiture differenti dello stesso sistema di particelle

Nel caso di particelle sferiche tutte uguali, Slichter ha calcolato il massimo volume che esse
possono occupare, corrispondente ad un volume dei vuoti pari al 48% del totale (Fig. 22a): in tale
tessitura, detta cubica, ciascuna particella presenta sei punti di contatto con altre particelle.
Il minimo volume possibile dei vuoti il 26% del totale (Fig. 22b), con ciascuna particella che
tocca altre otto particelle (tessitura romboedrica).
importante osservare che tali valori percentuali del volume dei vuoti sono indipendenti dalla
dimensione delle particelle: cio il 48% il massimo volume percentuale possibile sia per un
sistema di particelle sferiche del diametro di 10 cm, che del diametro di 1 mm o di qualsiasi altro
diametro.



a) b)

Figura 22. Configurazioni limite di un sistema di particelle sferiche tutte uguali (monodimensionale):
a) tessitura sciolta; b) tessitura addensata

Intuitivamente si pu dire che la tessitura influenza le propriet del sistema di particelle, che nel
caso di configurazione sciolta appare pi permeabile ai fluidi, pi deformabile e meno resistente.
Il modello di Slichter si complica se il sistema di particelle costituito da due classi di sfere con
diametri molto differenti tra di loro. In questo caso esso pu assumere configurazioni molto diverse,
con le particelle pi piccole che possono occupare i vuoti tra quelle pi grandi. In particolare, la
massima e la minima percentuale possibile di vuoti cambiano, e con esse le propriet presumibili
del sistema di particelle: infatti, per una opportuna configurazione dellinsieme di particelle, il
sistema pu risultare molto pi addensato che nel caso precedente (Fig. 23), meno permeabile, pi
deformabile e meno resistente.
Naturalmente, leffettiva configurazione che il sistema pu assumere non prevedibile, perch
dipende dalle modalit con cui esso viene esso si formato o viene posto in opera. Si capisce
dunque che la tessitura e con essa il volume percentuale dei vuoti sono propriet di stato, in quanto
dipendono dallassetto (posizione spaziale) delle particelle.
La situazione si modifica ulteriormente se cresce il numero di classi di particelle o addirittura la loro
forma. questo un modo per cominciare ad abbandonare il modello ed avvicinarci alla realt.
a)
b)


Figura 23. Sistema particellare sferico bidimensionale: tessitura molto addensata

La prima considerazione che ci viene di fare che leffettiva tessitura dei terreni deve essere molto
variabile e molto pi complessa rispetto a quella di un sistema di particelle sferiche di assegnato
diametro, sia per lestrema variabilit della forma e della dimensione delle particelle stesse, che per
la presenza di pi fasi. intuibile che i volumi (od i pesi relativi) delle fasi influenzano
profondamente il comportamento di tale sistema, del terreno dunque. quindi importante definirli e
misurarli.

Si faccia riferimento alla Figura 24, in cui le diverse fasi sono idealmente separate. In particolare, la
fase solida occupi con continuit il volume Vs, quella liquida il volume Vw e quella aeriforme il
volume Va, in modo che sia V=Vs+Vw+Va.











Figura 24. Separazione ideale delle fasi del terreno

Si definisce peso dellunit di volume della parte solida, s, il rapporto tra peso, Ps, e volume, Vs, di
questultima.
Il peso dellunit di volume della parte solida viene ottenuto misurando separatamente Ps e Vs. Il
primo viene determinato pesando il terreno dopo essiccamento in stufa alla temperatura di 105,
separandolo quindi dallacqua libera; il secondo viene misurato mediante un picnometro o mediante
un volumenometro.
Tipicamente s assume valori compresi in un campo molto ristretto, tra 26 e 28 kN/m
3
.

Si definisce peso dellunit di volume dellacqua, w, il rapporto tra peso Pw e volume Vw occupato
dallacqua: alla temperatura di 20, esso pari a circa 10 kN/m
3
.

Si definisce peso specifico, Gs, il rapporto s/w.

Come si gi visto in precedenza, il contenuto dacqua, w, il rapporto tra peso della parte solida e
peso dellacqua contenuta nel terreno, cio (P-Ps)/Ps. Il contenuto dacqua un numero puro (o una
percentuale). Di fatto, esso non mai nullo e pu variare tra alcune unit per cento (sabbie
asciutte) e alcune centinaia per cento (terreni organici ed argille molli (o allo stato fluido).

V
V
V
V
s
V
a
V
w
Si definisce peso dellunit di volume, , il rapporto tra peso, P, e volume complessivo, V, del
campione: V pari a Vv+Vs. A sua volta, il volume dei vuoti somma del volume occupato da aria,
Va, e volume occupato da acqua, Vw. Poich unassegnata quantit di terreno pu occupare volumi
molto diversi a seconda della posizione delle particelle, la determinazione del peso dellunit di
volume del terreno nella sua configurazione naturale va effettuata con cura su provini indisturbati,
ottenuti cio in modo da non modificarne la struttura e quindi il volume (prelievo indisturbato, che
viene effettuato in sito mediante campionatori). Questo non sempre possibile (come intuibile nel
caso delle ghiaie o delle sabbie, specie sotto falda).
Nel caso di limi ed argille, il prelievo in sito di campioni indisturbati invece possibile a causa dei
legami di carattere capillare (v. par. 8.4) e fisico-chimico esistenti tra le particelle. Per prelevare poi
dal campione i provini necessari per le prove di laboratorio, in genere si adotta una fustella di
dimensioni minori del campionatore (Figura 25).
La fustella (come, pi o meno, il campionatore) un cilindro di acciaio a pareti molto sottili con
tagliente di estremit, che viene infisso con la massima cura nel terreno evitando di produrre
significative variazioni della tessitura, e quindi del volume dei vuoti. Una volta riempita la fustella
di terreno, le parti superiore ed inferiore del terreno stesso nel cilindro vengono spianate con un
coltello in modo che il volume V di terreno coincida esattamente col volume interno della fustella.
Sottraendo il peso della fustella da quello dellinsieme, si ottiene il peso totale P del provino,
somma di Ps e di Pw. Dividendolo per il volume interno della fustella si ottiene . Questo in genere
compreso fra 15 e 22 kN/m
3
.



Figura 25. Fustella in acciaio e provino estruso da essa

Peso dellunit di volume del terreno asciutto, d, il rapporto tra Ps e volume. Il primo di essi
viene misurato dopo essiccamento in stufa, il secondo quello interno della fustella. Come tutte le
grandezze precedenti anchesso una grandezza che vien direttamente misurata in laboratorio.
Tipicamente d assume valori dellordine di 14-20 kN/m
3
.

Per i terreni al di sotto della superficie freatica viene poi definito il peso dellunit di volume del
terreno immerso in acqua, o peso dellunit di volume del terreno alleggerito, , pari a sat-w.
Sul significato di questa grandezza si torner dopo.

Come si gi visto, porosit, n, il rapporto Vv/V.
Teoricamente la porosit varia tra 0 ed 1 (ovvero tra lo 0% ed il 100%). Naturalmente, i valori
estremi sono solo teorici. Ad esempio, si osservato che, nel caso di particelle sferiche di pari
diametro, n compresa fra il 26 ed il 48%. Al crescere dellassortimento granulometrico, si estende
il campo dei possibili valori di n.
A differenza delle grandezze precedenti che vengono tutte direttamente misurate, la porosit una
grandezza derivata che facile ricavare in base ai valori di d e s, tramite lespressione:

n = Vv/V = (V-Vs)/V = 1- Vs/V = 1 Ps/(sV) = 1 d/s.

Indice dei vuoti, e, il rapporto Vv/Vs. Esso ha un significato analogo alla porosit, ma a differenza
di questultima, che un rapporto tra grandezza entrambe variabili, il rapporto tra una grandezza
variabile (Vv) ed una sostanzialmente invariabile (Vs).
Tramite passaggi analoghi ai precedenti, facile ottenere:

e =(V-Vs)/Vs = s/d 1.

Con semplici passaggi possibile ricavare n da e, e viceversa:

e = n/(1-n);
n = e/(1+e).

Grado di saturazione, Sr, il rapporto Vw/Vv: quindi il rapporto tra il volume dei vuoti occupato da
acqua ed il volume dei vuoti complessivo. Esso varia pertanto fra 0 e 1 (o 100%). Per un terreno
completamente asciutto (Sr=0) risulta =d; per un terreno saturo (Sr=0), =sat.
Anche il grado di saturazione, come gi porosit ed indice dei pori, una grandezza derivata.
Essendo

w = Pw/Ps = wVw/sVs,

risulta

Vw = sVsw/w,

ed essendo

Vv = eVs,

si ottiene:

Sr = sw/we = Gsw/e.

Le relazioni che esprimono i rapporti volumetrici e ponderali dei terreni possono essere facilmente
ricavate luna dallaltra. Un modo semplice per ottenere tali relazioni fondamentali quello di far
riferimento ad un volume totale unitario o ad un volume di terreno la cui parte solida occupa un
volume unitario: nel primo caso, tutte le grandezze vengono ricavate partendo da uno schema in cui
la grandezza base di riferimento la porosit n (Fig. 26); nel secondo caso, si parte da uno schema
in cui la grandezza base di riferimento lindice dei pori e (Fig. 27).
Se si fa riferimento ad un volume unitario di terreno, il volume dei vuoti Vv pari alla porosit n
(n=Vv/V) ed il volume della parte solida Vs=1-n (Fig. 26). Pertanto, il peso della sostanza solida,
Ps, ed il peso dellacqua, Pw, sono rispettivamente Ps=s(1-n) e Pw=nww, dove nw il volume
occupato dallacqua.
Si ottengono cos il contenuto dacqua ed il grado di saturazione:

w = Pw/Ps = nww/s(1-n);
Sr = nw/n = ws(1-n)/nw = Gsw(1-n)/n.











Figura 26. Volumi occupati dalle fasi nel caso di volume di terreno unitario

Poich il peso dellunit di volume del terreno asciutto ed il peso dellunit di volume sono
rispettivamente pari al rapporto tra il peso della sola sostanza solida, Ps, o il peso totale, Ps + Pw, ed
il volume totale (che unitario), risulta:

d = s(1-n);
= s(1-n) + nww = s(1-n) + ws(1-n) = s(1-n)(1+w) = d(1+w).

Se il terreno saturo:

= sat = s(1-n) + nw = d + nw.

Il peso dellunit di volume del terreno immerso in acqua risulta:

= sat - w = s(1-n) + nw - w = s(1-n) - w(1-n) = (s-w)(1-n).

importante osservare che in tale espressione il termine s(1-n) esprime il peso di sostanza solida
contenuto nellunit di volume di terreno ed il termine w(1-n), la sottospinta di Archimede che
agisce sullo stesso volume. Dunque il peso dellunit di volume di terreno alleggerito della
sottospinta di Archimede, ovvero la risultante delle due azioni che agiscono sullo stesso volume.

Infine, lindice dei vuoti, pari al rapporto tra volume dei vuoti e volume della sostanza solida, :

e = n/(1-n),

una grandezza che avevamo gi ricavato, ma che pu essere ancor pi facilmente ottenuta
direttamente dallo schema di Figura 26.

Analogamente al caso precedente, se si fa riferimento ad un campione di terreno con volume
unitario della sola parte occupata dalla sostanza solida (Fig. 27), il volume dei vuoti pari allindice
dei pori e, il volume totale pari ad 1+e, ed i pesi della sostanza solida e dellacqua sono
rispettivamente Ps=s e Pw=eww, dove ew il volume occupato dallacqua.

Risultano:

w = Pw/Ps = eww/s;
Sr = ew/e = ws/ew= Gsw/e.

1
n
1-n
n
a
n
w











Figura 27. Volumi occupati dalle fasi nel caso di volume della sostanza solida unitario

Inoltre:

d = s/(1+e);
= (s+eww)/(1+e) = (s+ws)/(1+e) = s(1+w)/(1+e) = d(1+w).

Se il terreno saturo:

= sat = (s+ew)/(1+e).
= (s+ew)/(1+e) - w = (s-w)/(1+e).

Infine, risulta:

n = e/(1+e) (v. anche Fig. 27).

Nel caso dei terreni a grana grossa (sabbie e ghiaie) viene molto utilizzato il parametro Densit
Relativa, Dr, definito come:

Dr = (emax e)/(emax emin),

in cui emax ed emin sono rispettivamente il massimo ed il minimo indice dei vuoti che pu assumere
il terreno (terreno estremamente sciolto ed estremamente denso o compatto), ed e lindice dei vuoti
che esso effettivamente possiede.
Se il terreno fosse costituito da sfere tutte dello stesso diametro, risulterebbe

emax=nmax/(1- nmax)=(0.48/0.52)=0.92;
emin=0.26/0.74=0.35.

Il massimo ed il minimo indice dei vuoti sono sostanzialmente delle propriet indici e dipendono da
altre propriet indici, come la granulometria, la forma ed il grado di arrotondamento delle particelle.
Lindice dei vuoti, come la densit relativa, invece una propriet di stato perch pu assumere un
valore qualsiasi compreso fra emax ed emin, ed esprime appunto lo stato attuale del terreno in
dipendenza delle condizioni di messa in opera (manufatti di terra) o della sua storia geologica (stati
tensionali che hanno agito nel passato ed attuali).
La Densit Relativa, che viene definita esclusivamente per i terreni a grana grossa, assume un
significato molto prossimo allIndice di Consistenza, che viene invece definito solo per i terreni a
grana fina.
A differenza dellIndice di Consistenza, che teoricamente pu assumere valori qualsiasi, la densit
relativa varia tra 0 ed 1.
In base al valore di Dr, il terreno viene definito:
1+e
e
1
e
a
e
w

- sciolto, se Dr minore di 0.2;
- poco addensato, se Dr compreso tra 0.2 e 0.4;
- mediamente addensato, se Dr compreso fra 0.4 e 0.6;
- addensato, se Dr compreso fra 0.6 e 0.8;
- molto addensato, se Dr maggiore di 0.8.

La densit relativa pu essere misurata tramite speciali prove di laboratorio finalizzate alla
determinazione separata di emax ed emin, ma molto pi spesso viene valutata direttamente in sito,
mediante prove dette penetrometriche.

In base a quanto discusso in precedenza, importante ricordare ancora una volta che, mentre per la
determinazione delle propriet indici possibile utilizzare anche campioni di terreno rimaneggiati
1
,
purch siano rappresentativi del terreno nella sua sede naturale, per la determinazione delle
propriet di stato (quasi tutte le propriet studiate in questo paragrafo), invece necessario
recuperare campioni indisturbati che mantengano cio inalterati il contenuto dacqua e la tessitura,
ed in particolare la porosit.
Si gi visto che la misura delle propriet indici non pone problemi di sorta, mentre quella delle
propriet di stato molto pi delicata, ed in alcuni casi (terreni a grana grossa non cementati, specie
se saturi dacqua) pone problemi quasi insormontabili per la difficolt di un prelievo indisturbato di
buona qualit.
Come si detto, per il prelievo in sito di campioni indisturbati vengono utilizzati speciali attrezzi,
detti campionatori, che hanno caratteristiche studiate in funzione della natura dei terreni in
considerazione in modo da ottimizzare il prelievo: lulteriore prelievo dai campioni indisturbati di
provini da utilizzare per le prove di laboratorio viene effettuato mediante le fustelle.
Laddove un prelievo di buona qualit difficile, in alcuni casi si preferisce eseguire direttamente in
sito le prove per la misura delle propriet di stato, oltre che di quelle derivate, di tipo idraulico e
meccanico.
Tale problema oggetto di un capitolo specifico della Geotecnica (indagini in sito), che non viene
trattato in queste dispense.

5.1 Esercizi

Esercizio 5.1.1.
Calcolare lindice dei vuoti di unargilla al limite plastico, con valore di questultimo pari al 30%,
ed al limite liquido, con valore 66%.
Per il calcolo si assuma s=26.5 KN/m
3
e si ricordi che in entrambe le condizioni considerate
largilla satura.


Esercizio 5.1.2.
Un decimetro cubico di terreno nel suo stato naturale pesa 14.5 N. Dopo essiccamento, il suo peso
11.57 N.
Determinare i valori delle seguenti caratteristiche fisiche: w, , d, n, e, Sr assumendo un peso
dellunit di volume delle particelle pari a 26.8 KN/m
3

Un secondo campione con le stesse condizioni iniziali stato addensato ed il suo volume si ridotto
a 0.8 dm
3
mentre il contenuto dacqua rimasto costante.
Determinare i nuovi valori delle caratteristiche fisiche precedentemente indicati. Calcolare inoltre il
contenuto dacqua necessario per saturare completamente il campione.

1
campioni che possono aver subito anche modifiche del contenuto dacqua o della tessitura, purch non siano state
perse parti di terreno, come ad esempio una percentuale di particelle di assegnata dimensione

6 IPOTESI FONDAMENTALI DELLA GEOTECNICA

Lo studio e la simulazione per via matematica del comportamento dei terreni sciolti si fonda su
alcune ipotesi semplificative che, senza contraddire significativamente le evidenze derivanti
dallosservazione della realt fisica, consentono limplementazione di modelli matematici
relativamente semplici e facilmente utilizzabili a fini previsionali e progettuali.
Assumendo che lo studio dei terreni vada sempre riferito a volumi finiti, e quindi ad insiemi per
quanto piccoli di particelle (rinunciando pertanto ad approcci di micromeccanica che hanno per
oggetto lo studio del comportamento della singola particella e della sua interazione con le particelle
circostanti), le ipotesi base generalmente utilizzate in Geotecnica sono le seguenti:

a) i pori sono interconnessi;
b) le particelle sono incompressibili ed infinitamente resistenti;
c) lacqua contenuta nei pori incompressibile e priva di resistenza;
d) laria contenuta nei pori infinitamente compressibile e priva di resistenza.

La prima ipotesi (pori interconnessi), che di fatto corrisponde alla realt fisica come qualsiasi
indagine col microscopio elettronico sui terreni anche pi fini pu facilmente dimostrare, implica
che qualsiasi fluido pu muoversi liberamente nel terreno attraverso i pori.
I terreni sciolti sono dunque sempre permeabili ai fluidi, che si muovono seguendo traiettorie
irregolari dipendenti dalla forma, distribuzione, dimensione e posizione dei granuli (tessitura), e
quindi dei pori. Questi stessi fattori (e quindi la natura stessa del terreno) influenzano la resistenza
incontrata dai fluidi nel loro moto. Nel caso di particelle piccole e ben assortite, porosit ridotta,
elevata plasticit (che implica un elevato spessore dei complessi di adsorbimento che riducono
ancor pi lo spazio nel quale lacqua libera si pu muovere), la resistenza al moto pu essere anche
molto elevata ed il terreno poco permeabile.
In molti casi la fase fluida si trova in stato di quiete: il suo movimento avviene infatti solo a causa di
un potenziale, ovvero di differenze da punto e punto delle quote piezometriche provocate da
fenomeni di tipo idraulico, meccanico o ambientale (termodinamico). Il fenomeno del flusso idrico
infatti molto spesso dovuto a condizioni idrauliche (quote piezometriche) differenti agenti sul
contorno del volume di terreno in esame, come quelle spesso presenti lungo la superficie di un
argine idraulico, ma pu essere indotto da sollecitazioni esterne (incrementi di carico, come viene
accennato pi avanti) o a precipitazioni meteoriche, variazioni di temperatura o di umidit
(evaporazione od essiccamento).
A seconda delle cause, il flusso pu essere permanente o, molto pi spesso, transitorio (o vario).
Come si detto, in terreni saturi i volumi di acqua che riescono ad attraversare il terreno, oltre che
dal potenziale, dipendono dalle caratteristiche di permeabilit dello scheletro solido, a loro volta
dipendenti dalle propriet indici (assortimento granulometrico, forma e distribuzione delle
particelle, plasticit), dalle propriet di stato (porosit) e dalla tessitura.

In base alla seconda ipotesi prima enunciata (sostanza solida incomprimibile ed infinitamente
resistente), qualsiasi variazione di volume del terreno non pu che avvenire a spese del volume dei
pori (ovvero della porosit) per effetto del movimento delle particelle (e conseguente modifica della
tessitura, o della struttura). Si dice in questo caso che le particelle sono incompressibili, e che
invece lo scheletro solido (cio linsieme di particelle e vuoti con la sua struttura) compressibile.
La compressione comporta dunque diminuzione della porosit, che convenzionalmente ha segno
positivo; la dilatazione, incremento della porosit, che convenzionalmente ha segno negativo.
Nello schema di Figura 28, V=V
v
=e (V
s
non pu variare per lipotesi b) e la corrispondente
deformazione volumetrica in valore assoluto :












Figura 28. Meccanismo di deformazione volumetrica e sua schematizzazione

e
e
V
V
v
+

=
1
.

In termini infinitesimi scriveremmo

d
v
= .
1 e
de
V
dV
+
=

Evidentemente, se e=e
min
, sotto sollecitazioni di compressione deve essere d
v
=0; al contrario, se
e=e
max
, una riduzione dello stato di sollecitazione non pu produrre un ulteriore aumento di volume
(d
v
=0).
Nel caso dei terreni asciutti il fenomeno di deformazione accompagnato da una compressione
indefinita (ovvero da un aumento di volume) dellaria contenuta nei pori (ipotesi d: laria contenuta
nei pori infinitamente compressibile). Nel caso di terreni saturi lo stesso meccanismo non
possibile (ipotesi c: lacqua contenuta nei pori incompressibile) e richiede lespulsione di acqua
dai pori (drenaggio), e quindi la diminuzione del contenuto dacqua (ma non del grado di
saturazione): il volume espulso dunque pari alla riduzione del volume dei pori.
Nel caso il terreno sia invece soggetto ad un aumento di volume, se sul suo contorno disponibile
acqua, questa penetra nel terreno occupando il maggior volume di pori che si viene a determinare a
causa della deformazione volumetrica; il drenaggio avviene dunque dallesterno verso linterno del
volume di terreno in considerazione.
Si osservi che, anche in questo caso, il movimento dellacqua verso lesterno (espulsione dovuta a
compressione) o verso linterno (assorbimento dovuto a dilatazione), necessariamente associato
alla presenza di un gradiente idraulico (variazione delle quote piezometriche) tra interno ed esterno.
In questo caso dunque, il moto di filtrazione indotto da una causa meccanica. Poich il fenomeno
ha una durata finita nel senso che, esauritasi la deformazione volumetrica, si esaurisce il drenaggio,
questo implica che anche il potenziale si annulla; dunque, il fenomeno idraulico associato alla
variazione di volume indotta da una sollecitazione esterna non permanente ma transitorio (il
fenomeno di filtrazione avviene in regime di moto vario).
Nei terreni parzialmente saturi, i meccanismi di compressione non richiedono necessariamente
espulsione di acqua fino a quando la variazione di volume determina variazione del solo volume
daria contenuta nei pori.

Il terreno (come qualsiasi altro solido) pu subire variazioni di volume senza variazioni di forma,
variazioni di forma senza variazioni di volume (distorsioni o deformazioni deviatoriche) e, molto
pi frequentemente, entrambe (Fig. 29). Le distorsioni evidentemente si verificano senza variazione
della porosit a causa della variazione della configurazione geometrica del sistema di particelle (e
quindi, della struttura). Nella realt dei mezzi particellari, distorsione pu comportare anche una
1+e
1
e
e
variazione locale del volume dei pori, ma questa compensata da una deformazione uguale e di
segno opposto in un altro punto dello stesso volume di controllo a cui si fa riferimento.















Figura 29. a) Deformazione di volume (nei terreni produce modifica della struttura e della porosit);
b) variazione di volume e di forma (produce modifica della struttura);
c) e d) variazione di forma (produce solo modifica della struttura)

Nel caso di terreno saturo dacqua, linsorgere di deformazioni distorsionali non comporta
drenaggio di acqua verso lesterno o verso linterno, anche se, per quanto si diceva prima, sono
sempre possibili flussi di acqua, tutti interni al volume di controllo, da zone che si comprimono a
zone che si dilatano, a volume complessivo costante.
Nel continuo elastico ed isotropo le deformazioni di volume sono dovute a variazioni della sola
componente sferica di sforzo (primo invariante di tensione), mentre le deformazioni deviatoriche
sono dovute alla sola componente deviatorica di sforzo (a tensione media costante) a cui sono
associate le sollecitazioni tangenziali. Nel terreno non cos: variazioni di volume e distorsioni
sono in genere dovute allaccoppiamento di variazioni sia della componente sferica che della
componente deviatorica di sforzo.
La deformabilit del terreno, ovvero il suo inverso, la rigidezza, esprime la risposta meccanica in
termini di deformazioni, alle variazioni dello stato di sforzo; come la permeabilit, essa dipende
dallo stato di addensamento, alla struttura ed allo stesso tempo, dalle propriet indici del terreno. La
Figura 30 suggerisce infatti che lo stesso insieme di particelle differentemente addensate, inserito in
un contenitore a pareti deformabili e soggetto allo stesso carico, subirebbe uno spostamento
differente: in particolare, presentando una porosit maggiore, il sistema a) si comprimerebbe pi del
sistema b). Se per i granuli fossero rugosi ovvero fossero caratterizzati da legami interparticellari,
la rigidezza (resistenza alla deformazione) aumenterebbe, perch aumenterebbe la resistenza al
movimento relativo tra particella e particella.

Nonostante la resistenza delle singole particelle sia (o sia supposta) infinita (ipotesi b: particelle
infinitamente resistenti), con il corollario che la granulometria invariabile, la resistenza del
terreno inteso come sistema di particelle (cio, la resistenza dello scheletro solido) invece
limitata, e dipende sostanzialmente dalla resistenza allo scivolamento relativo tra particella e
particella. Come si visto in precedenza, qualsiasi variazione dello stato di sollecitazione comporta
infatti spostamenti dei granuli accompagnati dal superamento della resistenza locale al taglio
allinterfaccia tra essi. Quando lo spostamento complessivo diventa molto grande (al limite,
infinitamente grande), si dice che stata vinta la resistenza del terreno. Questa dunque funzione i)
della dimensione, forma e grado di arrotondamento dei granuli (propriet indici), ii) dello stato di
addensamento, che controlla il numero dei punti di contatto tra granulo e granulo e dunque la
risultante delle forze resistenti, iii) della struttura del terreno, che dipende dalla posizione delle
a b
c
d
particelle e dai legami intergranulari. Lacqua e/o dellaria presenti nei pori non hanno alcuna
influenza diretta sul fenomeno in base alle ipotesi c e d (aria ed acqua prive di resistenza). La
presenza dellacqua pu comunque giocare un ruolo indiretto molto importante in base al principio
delle tensioni efficaci enunciato nel capitolo successivo, e come si avr ampiamente modo di
dimostrare in tutto quello che segue.














Figura 30. Compressibilit di un sistema di particelle sferiche uguali,
sciolto (a) e addensato (b) in un contenitore a pareti deformabili

La resistenza allavanzamento di un punta di acciaio nel terreno ovvero la massima pendenza che
pu assumere un cumulo di terreno, forniscono delle indicazioni sulla resistenza del sistema di
particelle.
La Figura 31, nella quale immaginata una esperienza virtuale sulla resistenza allavanzamento di
una punto conica da parte di un sistema di particelle sferiche differentemente addensate, suggerisce
che tale resistenza possa dipendere proprio dallo stato di addensamento delle particelle. Risultati
differenti (differenti valori di resistenza allavanzamento della punta) si otterrebbero al variare della
granulometria, della forma e del grado di arrotondamento dei granuli, della loro posizione reciproca
e della intensit di eventuali legami interparticellari.












Figura 31. Avanzamento di una punta conica in un sistema di particelle sferiche uguali,
sciolto (a) e denso (b)

La Figura 32 mostra due esperienze virtuali finalizzate alla misura della massima pendenza che pu
assumere un cumulo di particelle rugose o lisce, con risultati molto diversi a seconda della rugosit
dei granuli stessi. Ben si intuisce il ruolo della granulometria e della forma delle singole particelle,
ma anche quello che potrebbero assumere eventuali legami interparticellari. Una analoga influenza
avrebbe lo stato di addensamento del terreno, a parit di granulometria, forma e grado di
arrotondamento delle particelle.
a)
b)
a)
b)

a) b)

Figura 32. Pendenza assunta da un cumulo di terreno:
a) particelle a spigoli vivi; b) particelle arrotondate


7 PRINCIPIO DELLE TENSIONI EFFICACI

7.1 Premesse e definizioni
Ora venuto il momento di abbandonare la mera descrizione del terreno nella sua natura di mezzo
particellare, per entrare in un campo pi vago e complesso in cui necessario definire delle
grandezze astratte, come le tensioni e le deformazioni, le cui relazioni reciproche consentiranno di
risolvere i problemi applicativi che ci interessano. Come si vedr ben presto, in questa fase e nelle
successive il mezzo particellare verr immaginato continuo per affrontare in maniera pi familiare e
semplice i complessi problemi che ci aspettano.
Essendo il terreno un sistema particellare, i granuli interagiscono tra di loro solo in corrispondenza
delle areole di contatto, che presentano estensione sempre estremamente limitata (Fig. 33); a loro
volta, essi subiscono le azioni trasmesse dal fluido o dai fluidi presenti nei pori.












Figura 33. Schematizzazione del sistema di sollecitazioni agente in un terreno asciutto

Le sollecitazioni di interazione tra i granuli hanno direzione qualsiasi dipendente dalla forma e dalla
giacitura delle zone di contatto, e potrebbero essere comunque scomposte in una componente
normale ed in due componenti tangenziali alla giacitura della superficie di contatto, assunta per
semplicit, di dimensione finita e planare. Per conseguenza, lanalisi degli effetti di ogni variazione
dello stato di sollecitazione intergranulare complessivo (deformazioni ed eventualmente rottura)
dovrebbe tenere conto degli stati di sollecitazione negli infiniti punti di contatto tra le particelle
(sforzi intergranulari) e delle azioni trasmesse dai fluidi sulla superficie restante delle singole
particelle.
Per la complessit dellanalisi, necessario ricondurre il mezzo, macroscopicamente discontinuo,
ad un pi semplice modello continuo, che ci pi congeniale ed matematicamente pi facile da
trattare: in Geotecnica si preferisce infatti sostituire al sistema parcellare un continuo ad esso
equivalente, in modo tale che gli effetti su questo delle variazioni di sollecitazione siano gli stessi
che si verificano nel mezzo reale: ogni punto dello spazio dunque occupato da materia, ed il
volume dei vuoti nullo.
Come si vedr, il continuo equivalente viene utilizzato anche nellesaminare i problemi idraulici.

Per semplicit si faccia ancora una volta riferimento ad un sistema di particelle praticamente
sferiche disposte con tessitura cubica, in modo tale che le areole di contatto, di estensione tendente a
zero, appartengano ad un medesimo piano (Fig. 34). Immaginiamo inoltre che il sistema sia
perfettamente asciutto, e che lungo una porzione di area A del piano che contiene le superfici di
contatto, il sistema di particelle sia soggetto a due forze di modulo rispettivamente pari ad F e T, la
prima ad esso normale e la seconda tangenziale. Come si detto, tali forze vengono trasmesse
esclusivamente attraverso le superfici di contatto, ciascuna di area a
si
, con
i
a
si
=A
s
<<A
1
. Per
lequilibrio alla traslazione orizzontale e verticale, risulta F=
c
A
s
, con
c
tensione normale di
contatto, e T=
c
A
s
, con
c
tensione tangenziale, entrambe di valore tendenzialmente infinito.

1
pertanto, la porzione di A che attraversa i vuoti tra le particelle ha superficie A-A
s

Se si assimila il terreno ad un continuo, le forze F e T devono essere trasmesse attraverso lintera
area A. In tali condizioni risulta =F/A e =T/A, con e , tensioni normale e tangenziale alla
superficie di area A che nel continuo ideale sostituisce la superficie di area A
s
. Risulta dunque:

=
A
F
<<
c
=
s
A
F
;
=
A
T
<<
c
=
s
A
T
.












Figura 34. Schematizzazione del sistema di sollecitazioni normali trasmesso in un mezzo costituito da
particelle sferiche di uguale diametro con tessitura cubica

La sostituzione del sistema reale con un continuo implica dunque lassunzione di stati tensionali
molto minori di quelli che vengono realmente trasferiti in corrispondenza delle areole di contatto.
Si osservi che lelevato valore delle tensioni locali di contatto produce la plasticizzazione degli
stessi punti di contatto (con conseguente incremento delle areole a
si
) o addirittura la rottura delle
singole particelle
2
nonostante lipotesi di indeformabilit ed infinita resistenza delle particelle fatta
nel capitolo precedente. Le tensioni reali di contatto, pur rimeno elevatissime, non raggiungono
dunque valori infiniti.

Immaginiamo ora che il sistema di particelle sia completamente saturo dacqua (Fig. 35). Lipotesi
di vuoti interconnessi implica che la pressione agente nellacqua possa essere trasmessa attraverso i
pori.












Figura 35. Schematizzazione del sistema di sollecitazioni normali trasmesso in un
mezzo particellare saturo nelle stesse ipotesi precedenti

2
Determinazioni della granulometria prima e dopo lapplicazione dei carichi su terreni con particelle fragili (ad
esempio le pozzolane del Napoletano) mostrano che per sforzi anche relativamente poco elevati si verifica la rottura e
frammentazione di alcune particelle, ma questo non ha una influenza significativa sul loro comportamento
F
A
T
F
A
T
In questo caso la sollecitazione normale complessiva N, che dora in poi chiameremo totale, agente
sulla sezione A di terreno, pari alla somma di quella trasmessa dal sistema di particelle attraverso i
punti di contatto e di quella trasmessa dallacqua attraverso i pori, cio:

N =
c
A
s
+ u(A A
s
),

dove u la pressione agente nellacqua, detta anche pressione neutra o interstiziale.
Dividendo i due termini dellespressione precedente per A, si ottiene:

,
) (
A
A A u
A
A
A
P
s s c

+ = =



in cui la tensione totale.

Ponendo A
s
/A =
s
(
s
0), risulta:

=
c

s
+ u(1
s
).

Se si pone
c

s
= (prodotto di un termine molto grande,
c
, e di uno molto piccolo,
s
) e
ricordando che
s
0, si ottiene:

= + u.

La tensione viene detta tensione normale efficace e lespressione precedente rappresenta il
cosiddetto principio delle tensioni efficaci, formulato circa novantantanni fa da Karl Terzaghi.
Tale principio
3
, esprime il concetto che in ogni punto di un mezzo particellare saturo la tensione
totale pari alla somma della tensione efficace, che agisce direttamente sullo scheletro solido
(sforzo agente sulle particelle riferito al continuo equivalente), e della pressione neutra, che agisce
nellacqua contenuta nei pori.
Lo stesso non si pu dire per le tensioni tangenziali che, per le ipotesi del capitolo 5, lacqua non
pu assorbire e che dunque sono assorbite dal solo terreno (=).

Come si vedr sempre pi chiaramente nel seguito, questo principio guarda dunque al terreno come
un continuo (anzi, come due continui sovrapposti) i cui stati tensionali possono essere calcolati
utilizzando per lappunto i principi della Meccanica del Continuo e della Meccanica dei Fluidi.
Le stesse considerazioni autorizzano ad utilizzare i principi della Meccanica del Continuo anche
nella definizione e nellanalisi degli stati deformativi.

Lesperienza dimostra che le deformazioni del terreno (siano esse volumetriche o deviatoriche, Fig.
29) sono sempre dovute a variazioni del regime delle tensioni efficaci. Da queste dipende anche la
resistenza al taglio.
Questi concetti possono essere facilmente verificati mediante semplici prove di laboratorio e
rappresentano lesperienza vissuta da parte di chi si occupa di geotecnica sperimentale.

7.2 Significato fisico del principio delle tensioni efficaci
Immaginiamo di inserire un provino di sabbia allinterno di un anello di acciaio di area della
sezione trasversale pari ad A (edometro), disponendolo fra due piastre porose molto permeabili, una
posta al di sopra e laltra al di sotto del provino stesso (Fig. 36). Immaginiamo inoltre che lanello
contenente il provino sia ubicato allinterno di una vaschetta piena dacqua con battente h sulla base

3
che ipotizza il terreno come costituito da due continui sovrapposti, acqua e sostanza solida
superiore del provino. Tramite un pistone agente sulla stessa base superiore, esso sia assoggettato ad
un carico F (Fig. 33). Dunque, F produce un incremento di tensione sullo scheletro solido
(incrementi locali nei punti di contatto) che si somma a quello preesistente dovuto al peso proprio.












Figura 36. Esperienza tramite edometro

Allinterno del provino, il carico totale agente sulla sua base superiore (dovuto ad F ed al battente
idrico h) viene ripartito tra acqua e scheletro solido. Risulta dunque:

F +
w
hA =
c
A
s
+ u(A A
s
),

con u=
w
h.

perci:

c
A
s
= F +
w
hA
s
,

in cui il termine
w
hA
s
ha un valore molto modesto per la modesta entit di A
s
.
Se il carico F viene ulteriormente incrementato di una quantit F, risulta:

F + F +
w
hA =
c
A
s
+ u(A A
s
).

Si ricava dunque che lincremento di carico totale ha prodotto un incremento di tensione efficace
tale che:

(
c
A
s)
= F.

Lesperienza mostra che lincremento di carico che determina lincremento della tensione efficace
produce un accorciamento del terreno. Il fenomeno dunque regolato dalla variazione positiva della
tensione efficace che corrisponde allincremento di tensione totale indotto dal carico trasmesso dal
pistone.
Come si vedr in un capitolo successivo, lentit della deformazione del provino dipende dalla
natura (propriet indici) e dallo stato (propriet di stato) del terreno.

Immaginiamo ora che la stessa variazione F di carico totale sia questa volta prodotta da un
incremento del battente dacqua h, che cio F=
w
hA (Fig. 37).
Ripetendo le considerazioni precedenti:

F +
w
(h + h)A =
c
A
s
+
w
(h + h)(A A
s
),

e quindi:
h
F
A
(
c
A
s
) =
w
hA
s
.
In questo caso per il provino non subisce alcuna deformazione.











Figura 37. Incremento del battente

Lunica spiegazione di questo differente comportamento data dal modestissimo valore di A
s
, che
rende trascurabile lincremento di tensione efficace (
c
A
s
) dovuto alla crescita del battente
idraulico. In altri termini, a differenza di prima, lincremento di tensione totale si praticamente
trasformato solo in un incremento di pressione neutra e questo non ha alcun effetto meccanico
significativo, non produce cio alcuna deformazione apprezzabile del terreno.

Questa esperienza pu essere forse meglio interpretata tramite un modello meccanico semplice che
in qualche modo riproduce i comportamenti ora descritti. Tale modello costituito da un pistone
con un foro che scorre a perfetta tenuta in un cilindro, comprimendo (o decomprimendo) una molla
dacciaio posta al di sotto del pistone stesso. Immaginiamo ancora che il cilindro sia riempito
dacqua (Fig. 38).
Se applichiamo un carico sul pistone, la molla si accorcia, mentre lacqua (che incompressibile)
deve fuoriuscire dal cilindro attraverso il foro praticato nel pistone stesso. Se invece applichiamo lo
stesso carico riempiendo dacqua il cilindro anche al di sopra del pistone, la molla non si accorcia e
il volume dacqua nel cilindro al di sotto del pistone resta invariato.
Nel modello, la molla rappresenta lo scheletro solido del terreno, lacqua contenuta nel cilindro
lacqua di porosit. Lo scheletro solido (la molla) si comprime quando in grado di assorbire il
carico (tensione totale) trasmesso dal pistone (incremento della tensione efficace), e questo accade
via via che lacqua viene espulsa attraverso il forellino. Se lo stesso incremento di sollecitazione
totale trasmesso attraverso lacqua determinando lincremento delle pressioni neutre, lo scheletro
solido non subisce alcuna deformazione.
Per inciso, risulta evidente ce questo fenomeno richiede del tempo, dipendente sia dalla entit di
acqua che deve essere espulsa (e dunque dalla rigidezza della molla) che dalla dimensione del
forellino, che facilit o complica il processo di drenaggio.
Di questo si parler ancora e molto pi diffusamente nel seguito-











Figura 38. Modello meccanico che riproduce una prova edometrica
h+h
F
A
F
a
Gli sperimentatori conoscono molto bene le prove di compressione isotropa che vengono eseguite
su provini cilindrici di terreno posti allinterno di una membrana di gomma ed installati su di un
piedistallo metallico posto allinterno di una cella pure cilindrica, detta cella triassiale,
interponendo tra provino e piedistallo una piastrina porosa (Fig. 39).














Figura 39. Cella di compressione triassiale

Tramite un circuito idraulico il cilindro pu essere riempito dacqua o di un altro fluido che
trasmette al terreno un incremento di pressione sferico uguale in tutte le direzioni. Poich la
membrana impermeabile, lacqua contenuta nella cella non entra in collegamento con quella
contenuta nel provino, cio, non va ad incrementare direttamente la pressione neutra, e lo sforzo
applicato pu essere considerato totale in quanto agente sullinsieme scheletro solido-acqua.
Tramite un altro circuito idraulico che attraversa il piedistallo, allinterno del provino pu essere
forzato un ingresso dacqua in pressione (back pressure o contropressione) con la funzione di
saturare completamente il circuito, la piastra porosa ed il provino. Lungo questultimo circuito
vengono installati un rubinetto, che regola laccesso dacqua, ed uno strumento, detto trasduttore di
pressione neutra, che misura la pressione dellacqua nel circuito e, per conseguenza, nel terreno. A
valle del rubinetto il circuito prosegue fino ad un cilindro graduato detto buretta (o volumometro)
che consente di misurare il volume dacqua immesso nel provino o uscente da esso
4
.
Immaginiamo di installare nella cella un provino di sabbia e di sottoporre questultimo ad una
tensione totale =300 kPa, tramite il fluido contenuto nella cella triassiale, e ad una contropressione
u=100 kPa, tramite il circuito interno. La tensione efficace dunque =-u=300-100=200 kPa.
Se la tensione totale viene incrementata di 200 kPa senza modificare la back pressure e mantenendo
aperto il rubinetto, la tensione efficace diventa =-u=300+200-100=400 kPa.
Tramite un altro strumento detto trasduttore di spostamento, possibile misura un accorciamento
del provino che diminuisce anche di diametro. Esso naturalmente drena espellendo una certa
quantit dacqua che viene raccolta e misurata dalla buretta: poich lacqua incompressibile, il
volume espulso pari alla variazione di volume del provino (variazione del volume dei vuoti) che
pu essere dunque misurata tramite il volumometro.

Se ripetiamo lesperienza dopo aver chiuso il rubinetto (per lipotesi di incompressibilit dellacqua,
questo impedisce al fluido contenuto nel provino di fuoriuscire in quanto il circuito saturo), questa
volta il trasduttore di pressione neutra misura un incremento di pressione (trasmessa dallacqua di
porosit) di 200 kPa. Risulta pertanto =-u=300+200-(100+200)=200 kPa.
La tensione efficace dunque non aumenta e questo viene confermato dalle misure di spostamento
che dimostrano come il provino non subisce alcuna deformazione.

4
Oggi vengono in genere adoperati sensori (volume gauges) pi sofisticati
back pressure pressione di cella
rubinetto/
trasduttore di
pressione neutra
provino di terreno
buretta
membrana
cella triassiale
piastra
porosa
Tornando al modello di Figura 38, come se il carico fosse applicato dopo che il foro praticato nel
pistone fosse stato occluso: in questo caso, si intuisce che il carico verrebbe assorbito dallacqua e
la molla non subirebbe alcuna deformazione.

Un'altra esperienza possibile consiste nellincrementare la back pressure. Se, ad esempio, questa
viene incrementata di 100 kPa senza modificare la pressione di cella, risulta: =-u=300-
(100+100)=100 kPa.
In questo caso il provino aumenta di volume allungandosi ed aumentando di diametro, ed assorbe
acqua dal circuito interno come dimostra il livello dacqua nella buretta che diminuisce.
Il fenomeno effetto della diminuzione della tensione efficace.





8 STATO TENSIONALE LITOSTATICO

8.1 Generalit e caratteristiche generali dello stato tensionale
Come si visto, la maggioranza dei depositi di terreni sciolti di tipo sedimentario ed il risultato
di lenti fenomeni di accumulo di materiale trasportato lontano dal luogo di formazione e
ridepositato altrove sotto il peso proprio. Man mano che il deposito sispessisce, aumenta lo stato
tensionale dovuto al peso proprio, detto litostatico o geostatico.
Nella maggioranza dei problemi di geotecnica necessario conoscere preliminarmente lo stato
tensionale litostatico e questo, sia per la dipendenza delle propriet del terreno dallo stato
tensionale
1
, che per la non linearit del suo comportamento nei fenomeni di deformazione: la
penetrazione di una punta conica dacciaio allinterno di un deposito di terreno
granulometricamente omogeneo (prova penetrometrica di tipo CPT) incontra una resistenza
crescente al crescere della profondit (Fig. 40), e questo a causa dellincremento dello stato
tensionale dovuto al peso proprio; daltro canto, per la non linearit della relazione tra tensioni
efficaci e deformazioni, una assegnata variazione dello stato tensionale (dovuta, ad esempio, ad un
sovraccarico) pu causare deformazioni molto diverse a seconda dello stato tensionale iniziale e
della cosiddetta legge costitutiva del terreno (Fig. 41).













Figura 40. Resistenza allavanzamento di una punta conica nel terreno










Figura 41. Effetto di uno stesso incremento dello stato tensionale in funzione della relazione esistente tra
incremento di tensione ed incremento di deformazione e dello stato tensionale iniziale

Spesso lo stato tensionale litoostatico viene identificato con la condizione di piano di campagna
orizzontale ed infinitamente esteso, di deposito isotropo ed omogeneo in direzione trasversale
(dunque, se stratificato, caratterizzato da strati orizzontali) e, nel caso sia presente una falda idrica,
di condizione idraulica di tipo idrostatico (superficie freatica pure orizzontale). In tali ipotesi lo
stato tensionale dipende solo dalla profondit e risulta uniforme in direzione orizzontale. Si tratta di

1
Allaumentare delle tensioni efficaci diminuisce la porosit (una fondamentale propriet di stato), che uno dei fattori
da cui a loro volta dipendono le propriet idrauliche e meccaniche
Resistenza
z

una semplificazione non sempre rappresentativa delle situazioni reali, ma che pu essere spesso
utilizzata, specie nel caso di terreni sedimentari relativamente recenti (stratificati orizzontalmente)
in cui lo spessore del deposito di interesse ai fini dei calcoli geotecnici (detto volume significativo)
sottile rispetto alla estensione dellarea alla quale va estesa lanalisi.
La Figura 42 mostra una situazione realistica in cui pur non essendo rispettate le ipotesi precedenti
(piano di campagna e strati rigorosamente orizzontali ed indefiniti), nellambito di volumi
relativamente ristretti corrispondenti ad esempio a quelli influenzati da una costruzione (volumi
significativi), tale ipotesi pu essere comunque accettata.









Figura 42. Nellambito del volume significativo delledificio, la condizione stratigrafica
assimilabile a quella di stratificazione orizzontale ed indefinita

In molti casi lo spessore dei depositi sedimentari andato crescendo nel tempo senza mai ridursi
(incremento monotno di carico, Fig. 43a). Corrispondentemente, in ogni punto del deposito si
verificato un incremento continuo dello stato tensionale dovuto al peso proprio della colonna di
terreno sovrastante. In questi casi il terreno si dice normalmente consolidato.
In questi casi ipotizzabile che, sotto il carico trasmesso dagli strati sovrastanti (stato tensionale
efficace), il terreno sia andato addensandosi. Esso ha dunque subito un progressivo accorciamento
in direzione verticale, tendendo contemporaneamente a dilatare in direzione trasversale (Fig. 43b).
Nelle condizioni litostatiche ora descritte (piano di campagna indefinito, strati orizzontali pure
indefiniti e di spessore costante) la dilatazione trasversale non possibile per luguale tendenza del
terreno adiacente, che sottoposto allo stesso stato tensionale (condizioni di simmetria dello stato
tensionale e deformativo), a dilatare in senso opposto, come se fosse stato posto in un edometro in
cui la deformazione trasversale impedita dallanello di acciaio (Fig. 43c).












Figura 43. Stato deformativo in condizioni litostatiche (a, c)
rispetto ad una ipotetica condizione non confinata (b)

In un deposito omogeneo, il terreno dovrebbe dunque presentare porosit decrescente con la
profondit. Inoltre, poich tutti gli elementi di terreno ubicati alla stessa quota si sono accorciati
della stessa quantit, tra le giaciture verticali che li delimitano non si sviluppata alcuna tensione
a)
b) c)
tangenziale (Fig. 43c)
2
. Per la propriet di simmetria delle tensioni tangenziali, queste sono dunque
nulle anche sui piani orizzontali.
Pertanto, nelle ipotesi considerate le giaciture orizzontali e verticali sono piani principali e lo stato
tensionale cilindrico (tensioni normali uguali su tutte le giaciture verticali che si appoggiano allo
stesso asse verticale).

8.2 Terreno asciutto
Per lassenza di tensioni tangenziali sui piani verticali, su ciascuna giacitura orizzontale si scarica
integralmente il peso della colonna di terreno sovrastante. Pertanto, nellipotesi di terreno asciutto,
sulla generica giacitura orizzontale di area A posta a profondit z agisce la tensione verticale totale:

v
=
d
zA/A =
d
zA/A =
d
z = z
3
,

in quanto
d
= .
Per lassenza di acqua, la tensione totale pure efficace.
In realt, il terreno non mai del tutto asciutto, ma presenta comunque un certo contenuto dacqua.
Pertanto, nel calcolo della tensione totale
v
va utilizzato il peso dellunit di volume che diverso
da
d
.
Assumendo per il momento che la pressione neutra sia nulla,
v
resta anche tensione efficace
4
.

Come si detto, le tensioni agenti sulle giaciture verticali alla profondit z sono tutte uguali fra di
loro (stato tensionale cilindrico) e vengono legate alla tensione verticale tramite un coefficiente k
o
,
detto coefficiente di spinta a riposo (definito come rapporto tra tensione orizzontale efficace e
tensione verticale efficace) che in terreni normalmente consolidati assume generalmente un valore
compreso fra 0.4 e 0.6
5
.
Pertanto, le tensioni orizzontali totali (ed efficaci nel caso in esame) valgono:

o
= k
o
z.


2
A tale conclusione si pu giungere anche semplicemente tenendo conto della necessaria simmetria dello stato
tensionale rispetto ad un asse verticale qualsiasi
3
Allo stesso risultato si giunge scrivendo lequazione indefinita dellequilibrio in direzione verticale; assumendo lasse
z coincidente con la verticale, si ottiene:
0 =

z y x
z
zy
zx
.
Poich
zx
=
zy
=0, si ricava:

z
z
e dunque
v
=

z
dz
0
.
4
In realt il valore locale della pressione neutra non nullo, come si accenner nel seguito (esso addirittura negativo).
In molti casi comunque si assume u=0.
5
Se il terreno fosse elastico ed isotropo, il valore di k
o
potrebbe essere calcolato utilizzando lespressione di Hooke
generalizzata. Tenendo conto che nelle condizioni di sollecitazione considerate, la deformazione orizzontale indotta dal
peso del terreno sovrastante nulla; dunque:
[ ] ) ( 1
0
0
0

+ =
v
E
,
da cui si ricava facilmente:
.
1
0 0 v v
k

=

Nelle ipotesi assunte per il terreno, il coefficiente di spinta a riposo dipenderebbe solo dal coefficiente di Poisson .
Attribuendo a valori tipici compresi fra 0.3 e 0.4, si ricavano valori di k
0
prossimi a quelli indicati precedentemente

Nei terreni normalmente consolidati la tensione verticale
v
dunque maggiore e principale
massima ed in quanto tale, da ora in poi verr denominata col simbolo
1
(in Geotecnica 1 la
direzione della tensione principale massima); la tensione orizzontale
o
, in qualsiasi direzione
agisca, minima e viene indicata
3
.
Nel caso specifico di stato tensionale cilindrico, la tensione intermedia dunque uguale alla
minima:
0
=
2
=
3
.
A parte il caso particolare di k
o
=1, su giaciture comunque inclinate passanti per lo stesso punto
agiscono tensioni normali di valore diverso da quelle che agiscono sulle giaciture orizzontali e
verticali, e tensioni tangenziali non nulle. Le une e le altre possono essere determinate tramite il
cerchio di Mohr degli stati tensionali (v. cap. 12.6) previa individuazione del polo che, nel caso
specifico, corrisponde al punto di coordinate (
3
, 0).

Se nella sua storia geologica il terreno stato sottoposto a carichi, maggiori di quelli attuali, che si
sono poi ridotti per fenomeni di erosione o di altra natura, viene detto preconsolidato o
sovraconsolidato (Fig. 44) Le tensioni verticali ed orizzontali possono essere ancora calcolate come
indicato in precedenza perch per ragioni di simmetria esse restano principali, ma il coefficiente di
spinta a riposo assume un valore maggiore di quello precedente ed a volte pu essere anche
maggiore di 1 (terreni fortemente preconsolidati): in questultimo caso tutte le tensioni orizzontali
sono principali massime (
0
=
1
=
2
), quella verticale, principale minima, ed il polo il punto di
coordinate (
1
, 0).













Figura 44. Deposito sovraconsolidato (a)
ed evoluzione della tensione verticale fino al momento attuale(b)

Se il terreno stratificato, lo stato tensionale risente del peso di tutti gli strati sovrastanti. Il
coefficiente di spinta a riposo da considerare nel calcolo della tensione orizzontale quello dello
strato in cui ubicato il punto in considerazione. Ad esempio, se questo ubicato, ad una profondit
z, nello strato B di peso dellunit di volume
B
, disposto al di sotto dello strato A di spessore H<z e
di peso dellunit di volume
A
, risulta (Fig. 45):

v
=
A
H +
B
(z-H)

o
= k
oB

v
= k
oB
[
A
H +
B
(z-H)],

in cui k
oB
il coefficiente di spinta a riposo dello strato B.

Eventuali sovraccarichi agenti sul piano di campagna (si pensi ad una costruzione) provocano delle
sollecitazioni aggiuntive che vanno calcolate separatamente con adeguati modelli di calcolo e che
sono sempre causa di deformazioni del terreno.


a)

v
tempo
terreno normalmente
consolidato
terreno sovraconsolidato
b)









Figura 45. Schema di calcolo delle tensioni litostatiche in mezzo stratificato asciutto

Lunico caso in cui il calcolo delle tensioni indotte dal sovraccarico pu essere effettuato senza
ricorrere ad un apposito modello quello di sovraccarico uniforme applicato su di unarea
infinitamente estesa
6
. Questa condizione di carico riproduce, di fatto, la condizione geostatica, come
se il sovraccarico fosse quello trasmesso da uno strato di terreno di pari peso, infinitamente esteso
in direzione laterale, in modo da non modificare le direzioni principali di tensione.
Se q la sollecitazione verticale applicata per unit darea, essa va semplicemente sommata alla
tensione litostatica. Cos, in terreno omogeneo, ad una profondit z risulta:

v
= z + q

o
= k
o
(z + q).

Naturalmente lipotesi di sovraccarico uniformemente esteso solo teorica, ma essa approssima la
situazione reale se larea di carico molto pi estesa dello spessore di terreno di interesse ai fini del
calcolo (Fig. 46).













Figura 46. Sovraccarico applicato su di unarea molto estesa

8.3 Terreno saturo con acqua in quiete
I terreni sedimentari presentano spesso un acquifero (falda idrica) limitato superiormente da una
superficie a pressione neutra nulla (cio, a pressione atmosferica) che prende il nome di superficie
freatica (spesso descritta come pelo libero della falda). Al di sotto della superficie freatica il
terreno saturo; al di sopra di essa pu essere ancora saturo, o parzialmente saturo per capillarit (v.
par. 8.4).
Nel presente paragrafo verr analizzato lo stato tensionale agente al di sotto della superficie freatica.
Nel paragrafo successivo verr effettuata qualche considerazione sullo stato tensionale agente nella
zona al di sopra della superficie freatica.

6
Si osservi che se il sovraccarico uniforme viene trasmesso da una fondazione, solo nel caso in cui questa
infinitamente flessibile la tensione di contatto col terreno anchessa uniforme
q
q
Roccia di base
H
z
A (
A
)
B (
B
, k
0B
)
Come si visto, nella condizione litostatica si assume spesso la superficie freatica orizzontale e la
falda idrica in quiete. Questo vuol dire che in ogni punto al di sotto della stessa superficie freatica la
quota piezometrica costante.
Lacqua contenuta dei pori dunque soggetta ad una pressione (pressione neutra) che si trasmette
attraverso i pori ed regolata dalla legge di Stevino. Questo pu essere facilmente osservato tramite
linstallazione di piezometri, strumenti che misurano laltezza piezometrica e che in terreni molto
permeabili possono essere costituiti da un semplice tubo forato (tratto di misura) alla profondit
dove si intende misurare laltezza piezometrica (piezometro idraulico)
7
: questa infatti pari alla
distanza misurata in direzione verticale del punto nel quale viene fatta la misura dalla superficie
freatica.
Per il principio di Pascal, nel generico punto la pressione neutra uguale in tutte le direzioni.
questo il motivo per il quale il coefficiente di spinta a riposo, che in genere diverso da 1, va
riferito alla tensione efficace e non a quella totale.

Nel caso di terreno omogeneo e di superficie freatica coincidente col piano di campagna, risulta:

u =
w
z

v
=
sat
z

v
=
v
u =
sat
z -
w
z = (
sat

w
)z = z

o
= k
o

v
= k
o
z

o
=
v
+ u = k
o
z +
w
z.

Dalla espressione precedente si comprende ora ancor meglio il significato fisico del peso dellunit
di volume del terreno immerso in acqua, , che consente di calcolare direttamente la tensione
verticale efficace al di sotto della superficie freatica nelle condizioni di falda in quiete.
Come si osservato in precedenza, la tensione totale orizzontale non pu essere calcolata
moltiplicando per k
0
la tensione totale verticale, ma come somma di quella efficace orizzontale
(ottenuta tramite k
0
) e di quella neutra.

Se la superficie freatica ubicata ad una profondit z
w
al di sotto del piano di campagna, lo stato
tensionale a profondit z>z
w
risulta (Fig. 47):








Figura 47. Schema di calcolo delle tensioni litostatiche in mezzo omogeneo
con superficie freatica a profondit z
w


u =
w
(z z
w
)

v
= z
w
+
sat
(z z
w
)

v
=
v
u = z
w
+
sat
(z z
w
) -
w
(z z
w
) = z
w
+ (z z
w
)

o
= k
o

v
= k
o
[z
w
+ (z z
w
)]

o
= k
o

v
+ u = k
o
[z
w
+ (z z
w
)] +
w
(z z
w
)

Nel caso di terreno stratificato, si procede per analogia.

7
linstallazione del piezometro richiede la realizzazione preventiva di un foro nel quale esso deve essere installato, ed
una serie di accorgimenti per isolare il tratto forato nel quale deve entrare solo lacqua presente alla medesima quota
z
w

sat
8.4 Capillarit; stato tensionale al di sopra della superficie freatica
Per un tratto al di sopra della superficie freatica il terreno pu essere ancora saturo a causa della
risalita capillare; a quota ancora maggiore umido ma non pi saturo.
La capillarit un fenomeno ben noto allingegnere, capace di influenzare notevolmente lo stato
tensionale nel terreno e di porre problemi alle costruzioni (risalita capillare nelle murature, nelle
pavimentazioni, nei rilevati stradali.) modificando il comportamento meccanico dei materiali.

Per comprendere il fenomeno della capillarit nei terreni ed i fattori da cui essa dipende, utile
esaminare i risultati di esperienze facilmente eseguibili in laboratorio.
Se si collegano idraulicamente due serbatoi dacqua, per il principio dei vasi comunicanti lacqua in
essi si dispone alla medesima quota (Fig. 48a) in quanto sulla sua superficie agisce la stessa
pressione, la pressione atmosferica. Si pu anche osservare che in prossimit delle pareti del
contenitore lacqua si incurva leggermente.
Se invece il serbatoio posto in collegamento idraulico con un tubo di vetro di diametro
piccolissimo (tubo capillare), in questultimo lacqua risale ad una quota superiore a quella nel
serbatoio, nonostante la pressione atmosferica agisce su entrambi le superfici libere (Fig. 48b). In
questo caso lintera superficie limite dellacqua nel capillare assume un andamento curvo che
prende il nome di menisco.














Figura 48. Serbatoi in collegamento idraulico (a);
serbatoio in collegamento con un capillare (b)

Lo stesso accade se un tubo capillare viene immerso in un recipiente dacqua: questa infatti risale
nel capillare per unaltezza h
c
superiore a quella del livello dacqua nel recipiente (Fig. 49).















Figura 49. Tubo capillare immerso in acqua
h
a)
b)
h
c
p
a
Nel caso di capillare di vetro, la concavit del menisco rivolta verso lalto (lacqua bagna la
parete); in altri casi si pu incurvare verso il basso. Questo fenomeno imputabile alla cosiddetta
tensione superficiale
8
dovuta alle forze di attrazione tra le molecole dacqua e tra queste e la parete
del capillare in vetro, che sono ben superiori a quelle che agiscono tra acqua ed aria (Fig. 50).











Figura 50. Schematizzazione delle forze di attrazione acqua-acqua, acqua-vetro ed acqua-aria

In altri termini, la superficie dellacqua si comporta come una membrana tesa che separa lacqua
dallaria e che si appende alle pareti del capillare, capace di assorbire parte della pressione
atmosferica incurvandosi sotto lazione di questultima: in pratica come la superficie di un
palloncino gonfiato ad una pressione maggiore di quella esterna, che ripristina lequilibrio tra
sollecitazioni interne ed esterne tramite sforzi di trazione che instaurano proprio nella pellicola del
palloncino (Fig. 51).













Figura 51. Sollecitazioni in un palloncino (a); sollecitazioni sul menisco (b)

Laltezza di risalita capillare pu essere calcolata in base ad una semplice equazione di equilibrio
alla traslazione verticale della colonna dacqua di altezza h
c
nel capillare. Questa soggetta al peso
proprio W, alla pressione atmosferica p
a
agente al di sopra della superficie dellacqua ed alla base
della colonna dacqua ed alla tensione superficiale che pu essere schematizzata con una forza T
s

distribuita lungo il contorno del menisco ed inclinata rispetto alla parete del capillare di un angolo
, detto di contatto, che dipende dalla natura del liquido e della parete del capillare (Fig. 52).
Se d il diametro del capillare, si ottiene:

0.25p
a
d
2
+ 0.25d
2

w
h
c
= 0.25p
a
d
2
- T
s
dcos,

da cui si ricava:


8
I cui effetti sono descritti anche da Bertoldt Brecht nella sua Vita di Galilei
h
c
p
a
b)
a)















Figura 52. Schematizzazione delle forze agenti sulla colonna dacqua
al di sopra della superficie liquida a pressione atmosferica

d
T
h
w
s
c

cos 4
= .

Pertanto, laltezza di risalita dellacqua nel capillare cresce al diminuire del diametro d. Infatti,
mentre lazione della tensione superficiale dipende linearmente da d, quella della pressione
atmosferica dipende dal suo quadrato; pertanto, al diminuire di d la diminuzione della risultante
della pressione atmosferica molto pi rapida di quella della resistenza offerta dalla tensione
superficiale.
Si osserva che h
c
dipende anche dalla stessa tensione superficiale e dallangolo di contatto.

Nel caso di capillare di vetro, si ricava approssimativamente

d
h
c
3 . 0
= [cm].

Questo implica che in un capillare del diametro di 1 mm lacqua risale di 3 cm, in un capillare del
diametro di 0.1 mm la risalita di 30 cm e per d=1 , h
c
=3 m.

Se si fa nuovamente riferimento alla Figura 52, la pressione u* agente nellacqua immediatamente
al di sotto del menisco (della membrana tesa, secondo la nostra schematizzazione meccanica), pu
essere ancora una volta calcolata scrivendo una equazione di equilibrio alla traslazione verticale:

0.25p
a
d
2
= T
s
dcos + 0.25 u*d
2
,

da cui, ricordando che, in termini relativi, la pressione atmosferica p
a
nulla:

.
cos 4
*
c w
s
h
d
T
u

= =

Questa espressione mostra che - h
c
laltezza piezometrica nel punto in considerazione.
Al di sotto del menisco la pressione cresce linearmente a causa del peso della colonna dacqua
(u=u*+
w
z); ad una profondit pari ad h
c
, essa pari a zero.

T
s
W
d
h
c
p
a
p
a
Queste considerazioni ci possono aiutare ad interpretare il regime delle pressioni neutre anche al di
sopra della superficie freatica.
Se, con una schematizzazione molto spinta, i pori nel terreno vengono assimilati ad una serie di
tubicini verticali (Fig. 53), si comprende perch in terreni fini lacqua pu risalire anche di metri al
di sopra della superficie freatica mentre nelle sabbie pu anche risalire di centimetri.










Figura 53. Schematizzazione del sistema dei pori
come un insieme di tubi verticali

Naturalmente, nei terreni il problema ben pi complesso che nello schema di Figura 53 per la
complessit del sistema di pori, la tortuosit del cammino dellacqua e la variet delle dimensioni
dei pori stessi. Ad esempio, la presenza di vuoti di dimensioni maggiori degli altri interrompe il
fenomeno di risalita. Questo pu essere immaginato (Fig. 54) utilizzando ancora uno schema
semplificato del tipo mostrato in Figura 53.










Figura 54. Schematizzazione del sistema dei pori come
insieme di tubi verticali a sezione variabile

Una parziale presenza di acqua nei pori deriva anche da fenomeni di infiltrazione dal piano di
campagna o da venute laterali (si pensi al caso dei pendii) associati a precipitazioni, fenomeni di
condensa o ad attivit antropiche.

Nei terreni il primo tratto al di sopra della superficie freatica comunque generalmente saturo
(frangia capillare, Fig. 55). In esso la pressione nellacqua minore di quella atmosferica, ed
quindi negativa (in termini di pressione relativa). In particolare, presenta una distribuzione lineare
(proprio come nel tubo capillare) con valori decrescenti con la quota.
Immediatamente al di sopra della frangia capillare il terreno non saturo, ma lacqua ancora in
continuit idraulica: la pressione neutra assume valori negativi anche molto elevati in valore
assoluto, ma la sua variazione non segue pi una legge lineare come nella zona satura.
A quota ancora superiore essa si trova sotto forma di goccioline separate; le pressioni neutre sono
ancora minori, con valori che possono essere misurati con speciali strumenti detti tensiometri o
anche calcolati in base a relazioni empiriche tra pressione agente sul fluido e grado di saturazione o
contenuto dacqua ottenute in laboratorio.
In ogni caso, la tensione efficace risulta maggiore di quella totale. In particolare, nella frangia
capillare satura:

v
=
v
+ u







Figura 55. Tipico regime delle acque sotterranee

8.5 sempre possibile ipotizzare lacqua in quiete?
Nonostante sia spesso imposta nella modellazione dei problemi geotecnici, la condizione di falda in
quiete molto meno frequente di quello che si creda. Infatti, lacqua generalmente in movimento
per varie cause, tra cui:

1) differenze, anche molto piccole, delle quote piezometriche nellambito di grande aree: in un
grande pianura contornata da montagne ed attraversata da un corso dacqua, le acque
sotterranee si muovono dai monti verso il fiume; lo stesso accade in pianure costiere,
caratterizzate da molti filtrazione verso il mare (Fig. 56a);
2) continue modifiche delle condizioni al contorno superiore indotte dalle escursioni della
temperatura e dellumidit dellaria, con effetti fluttuanti sulle condizioni idrauliche a
piccola profondit e dunque sugli scambi di umidit con gli strati pi profondi (Fig. 56b);
3) presenza di falde in pressione (falde artesiane), questo specialmente laddove il terreno
stratificato con strati molto permeabili inclusi tra strati poco permeabili; in questi casi le
quote piezometriche nello strato in pressione possono essere molto superiori a quelle
presenti negli altri strati, eventualmente anche maggiori della stessa quota geometrica del
piano di campagna (Fig. 56c).




















Figura 56. Situazioni idrodinamiche: a) falda in movimento verso il mare;
b) evaporazione; c) condizioni artesiane
Superficie freatica (u=0)
frangia capillare (u<0)
terreno non saturo (u<0)
a)
b)
c)
terreni poco permeabili
terreni molto permeabili
Molto spesso possibile trascurare gli effetti di tali fenomeni e semplificare le analisi ipotizzando le
falde in quiete. In alcuni casi per gli effetti della filtrazione non sono trascurabili, specie sul regime
delle pressioni neutre e dunque delle tensioni efficaci, ed necessario implementare adeguati
strumenti di calcolo.
Questo sar oggetto del capitolo che segue che consentir di esaminare alcune semplici situazioni
relative al caso di terreno saturo (punti 1 e 3 brevemente illustrati in precedenza).

8.6 Esercizio
Al fine di individuare la costituzione di un sottosuolo interessato alla realizzazione di un manufatto,
sono stati eseguiti sondaggi spinti fino alla profondit di 46m dal piano campagna. stata inoltre
condotta lesplorazione delle falde presenti mediante listallazione di piezometri.
Il profilo dei materiali in sito ed il regime delle falde sono rappresentati in Figura 57.
Vengono inoltre riportate alcune caratteristiche dei terreni incontrati, quali il peso specifico della
sostanza solida
s
, la porosit n, il contenuto dacqua w, il grado di saturazione S
r
, la permeabilit k
ed il coefficiente di spinta a riposo k
0
.
Nellipotesi che al di sopra della superficie freatica le pressioni neutre sono nulle:

a) esaminare lo stato tensionale in sito calcolando e diagrammando in funzione della profondit
le tensioni totali, neutre ed efficaci che agiscono sulle giaciture orizzontali e verticali;
b) esaminare lo stato tensionale nel caso in cui il pelo libero della falda si porti al piano
campagna;
c) esaminare lo stato tensionale nel caso in cui il sottosuolo sia completamente sommerso ed al
di sopra del piano campagna si sia formato un battente dacqua dellaltezza di 10 m.
Discutere infine sulla reale distribuzione di pressioni neutre, tensioni totali ed efficaci nella zona di
terreno al di sopra della superficie freatica.

Sabbia limosa
w = 0.25
10.00m
Piano campagna
Argilla limosa

s
= 27.5 kN/m
3
n = 0.57
k
o
= 0.67
k = 3x10
-10
m/s

s
= 27.1 kN/m
3
n= = 0.48
S
r
= 1
k
o
= 0.50
k = 2x10
-7
m/s
Sabbia

s
= 27.0 kN/m
3
n = 0.46
k
o
= 0.40
k = 6x10
-5
m/s
34.00m
46.00m
2.00m
0.00m
A
B
C
Sabbia limosa
w = 0.25
10.00m
Piano campagna
Argilla limosa

s
= 27.5 kN/m
3
n = 0.57
k
o
= 0.67
k = 3x10
-10
m/s

s
= 27.1 kN/m
3
n= = 0.48
S
r
= 1
k
o
= 0.50
k = 2x10
-7
m/s
Sabbia

s
= 27.0 kN/m
3
n = 0.46
k
o
= 0.40
k = 6x10
-5
m/s
34.00m
46.00m
2.00m
0.00m
A
B
C


Figura 57. Stratigrafia esercizio 8.3


9 PROPRIET IDRAULICHE DEI TERRENI E MOTI FILTRANTI

9.1 Generalit
venuto il momento di esaminare pi da vicino il regime idraulico nel terreno, qui e altrove assunto
perfettamente saturo, quando lacqua in movimento. Questo ci consentir tra laltro, di analizzare
il regime delle pressioni neutre, che non possono essere calcolate con la legge di Stevino valida solo
in condizioni idrostatiche.
In effetti, come s gi avuto modo di sottolineare, raramente lacqua nel terreno in quiete; essa in
genere si muove per effetto di variazioni di carico idraulico, anche molto piccole, da punto a punto.

La conoscenza delle grandezze idrauliche legate ai moti di filtrazione necessaria in numerosi
problemi geotecnici.
Tre classici esempi sono riportati nella Figura 58 che mostra un argine idraulico di terra (a), una
paratia a sostegno di uno scavo in presenza di falda idrica (b) ed una falda in lento movimento in
una piana delimitata da un ammasso roccioso fratturato costituente un serbatoio naturale dacqua.














Figura 58. Problemi di filtrazione: a) argine di terra; b) paratia di sostegno in terreno sotto falda;
c) falda idrica in movimento da un ammasso roccioso fratturato

Nel caso a) lingegnere deve calcolare la quantit di acqua che filtra attraverso largine e al di sotto
di esso, valutare la stabilit dei due paramenti dellargine stesso, dipendente dai valori assunti punto
per punto delle tensioni efficaci, valutare il rischio di erosione del paramento di valle, dipendente
dai gradienti idraulici assunti dellacqua in uscita ecc. Il caso b) richiede la valutazione del volume
di acqua che filtra al di sotto della paratia, delle pressioni neutre agenti lungo il contorno di essa, la
cui risultante parte della spinta che essa deve essere in grado di assorbire, e la stabilit del fondo
scavo a valle della paratia, dipendente dal gradiente idraulico dellacqua in uscita. Anche nel caso
c), qualsiasi sia il problema geotecnico da risolvere, a rigore, le tensioni efficaci non possono essere
calcolate direttamente tramite il peso dellunit di volume del terreno immerso in acqua; quando la
pendenza della superficie freatica elevata, linfluenza del moto di filtrazione sul regime delle
tensioni efficace rilevante.

Lacqua si muove nel terreno attraverso i pori secondo percorsi molto tortuosi, se esaminati alla
stessa scala dei pori. Passando ad una diversa e pi piccola scala, cio guardando il terreno pi da
lontano, il moto appare molto pi regolare, rappresentato da traiettorie spesso dolcemente curvilinee
che individuano il percorso idealizzato dei filetti fluidi: queste traiettorie vengono dette linee di
flusso (Fig. 59). Ancora una volta, viene trascurata leffettiva natura del mezzo, che viene trattato
come un continuo.
Se rappresentiamo la velocit di filtrazione con un vettore, questo deve essere in ogni punto
tangente alla corrispondente linea di flusso. Dunque, linea di flusso il luogo dei punti cui
superficie freatica
a
b
c
tangente il vettore velocit di filtrazione. Per quanto detto, ogni punto di una linea di flusso deve
essere caratterizzato da quota piezometrica diversa e decrescente nel verso del moto (Fig. 60).














Figura 59. Traiettoria idealizzata del moto filtrante (a) e percorso reale (b)









Figura 60. Linea di flusso

Le linee che intersecano le linee di flusso e che sono caratterizzate dalla stessa quota piezometrica,
vengono dette isopieziche (Fig. 62). Linsieme delle linee di flusso e delle isopieziche viene
denominato rete idrodinamica.














Figura 62. Isopieziche

Si definisce tubo di flusso il volume di terreno compreso tra linee di flusso vicine (Fig. 63). In base
alla definizione di linea di flusso (che implica che il vettore velocit in ogni punto ad essa
tangente), lacqua non pu passare da un tubo di flusso ad un altro perch il vettore velocit ha
componente nulla in direzione normale alla stessa linea di flusso.

Si definisce gradiente idraulico medio (o cadente idraulica media) il valore:
a)
b)
h
i
h
i+1
<h
i
isopiezica
isopiezica











Figura 63. Parte di rete idrodinamica in corrispondenza di una paratia

i
m
= -
s
h

= -
s
h h

1 2
=
s
h h

2 1


con h, variazione di quota piezometrica lungo il percorso s.
Il segno meno dovuto al fatto che nella direzione del moto la variazione di quota piezometrica
negativa, mentre il gradiente positivo per definizione.
Il valore:

i =
ds
dh
s
h
h
=


) ( lim
0


il gradiente idraulico nel punto.
Definito un sistema di assi di riferimento, il gradiente ha componenti i
x
, i
y
ed i
z
rispetto ad essi, di
valore pari rispettivamente a
x
h

,
y
h

e
z
h

.

Si definisce portata media il valore:

,
t
Q
q
m

=

con Q volume dacqua che passa attraverso unassegnata sezione A di terreno (lintera sezione,
pori e particelle) nellintervallo di tempo t.
Il valore

dt
dQ
t
Q
q
t
=

=
0
lim

la portata istantanea, che viene in genere espressa in m
3
/sec.

Si definisce velocit di filtrazione media (intesa come scalare) il valore

v
m
=
A
q

.

Ancora una volta possiamo definire il valore locale della velocit:
linea di flusso
tubo di flusso
linee isopieziche
s
dA
dq
A
q
v
A
=

=
0
lim

La velocit nel punto in genere espressa in m/sec.

La velocit di filtrazione, cos come stata definita, minore della velocit effettiva che il liquido
assume nel terreno, in quanto riferito allintera sezione, indipendentemente dalla parte che
occupata da vuoti, nella quale il liquido stesso muove. Si veda ad esempio la Figura 64 nella quale
viene rappresentata la parte della sezione A di un tubo di flusso che occupata da vuoti (A
v
) e quella
che occupata da particelle solide (A
s
).










Figura 64. Sezione di un tubo di flusso

Risulta:

. ndA
dL
dAdL
n
dL
dV
dA
v
v
= = =

Dunque, la velocit effettiva :

e
v e
n
v
ndA
dq
v
) 1 (
*
+
= = = .

Ovviamente, v*>v. Tipicamente v*=1.54v.
In Geotecnica si fa comunque riferimento alla velocit di filtrazione precedentemente definita, non
a quella effettiva, come se la sezione non fosse occupata anche da particelle solide. Ancora una
volta dunque, notiamo che il terreno viene assimilato ad un continuo (idraulico in questo caso).

Se le quote piezometriche, i gradienti idraulici, le velocit di filtrazione e le portate sono
esclusivamente funzione delle coordinate del punto, ma non del tempo, il moto di filtrazione viene
detto stazionario. Se esse variano nel tempo, il moto vario.
Il moto vario quando le condizioni al contorno cambiano nel tempo (ad es. nel caso dellargine di
Figura 58a, escursioni del livello di acqua a monte producono variazioni di velocit di filtrazione, di
portate e, come si vedr, anche di pressioni neutre), ma pu essere vario anche quando nel tempo
cambiano alcune propriet di stato del terreno (porosit, grado di saturazione), con conseguenze sui
fattori idraulici in considerazione. Questo aspetto verr chiarito nel seguito.

9.2 Legge di DArcy e conducibilit idraulica
La velocit di filtrazione il modulo del vettore velocit. Se il flusso avviene in regime laminare (la
norma nel caso dei terreni a grana medio-fine), tale scalare legato al gradiente idraulico tramite la
legge di DArcy, rigorosamente definita in regime laminare:

dA
s
dA
v
dL
v = ki.

In questa espressione k una propriet del terreno, con le dimensioni di una velocit, che prende il
nome di coefficiente di conducibilit idraulica (o coefficiente di permeabilit).
Dunque, il coefficiente di conducibilit idraulica il rapporto tra la velocit di filtrazione ed il
gradiente idraulico, o anche, la velocit di filtrazione sotto gradiente idraulico unitario.

In un mezzo isotropo dal punto di vista della permeabilit
1
risulta:

x
h
k v

= ,
,
y
h
k v
y

=
z
h
k v
z

= .

Utilizzando ora il concetto di gradiente, il vettore velocit pu essere definito in funzione della
quota piezometrica h (potenziale):

v = -kgrad(h).

Il gradiente di h(x,y,z) infatti un vettore che ha per componenti le derivate parziali della stessa
funzione potenziale h(x,y,z) rispetto agli assi coordinati.

Per definizione, il vettore v=grad(h) perpendicolare alle linee di livello della funzione potenziale
(Fig. 65) In altri termini, in un mezzo isotropo le linee di flusso sono in ogni punto perpendicolari
alle linee isopieziche (dette anche equipotenziali).








Figura 65. Vettore velocit di filtrazione

Se il terreno anisotropo dal punto della permeabilit, risulta:

x
h
k v
x x

= ,
y
h
k v
y y

= ,
z
h
k v
z z

= .


1
Un mezzo isotropo se le sue propriet (in questo caso la permeabilit) assumono valori indipendenti della direzione.
Nel caso la permeabilit dipendesse dalla direzione del moto, il terreno sarebbe anisotropo. Il mezzo si dice omogeneo
se le propriet non dipendono dalle coordinate del punto.
v
In questo caso, pur essendo il gradiente perpendicolare alle linee di livello della funzione h(x,y z),
non lo il vettore velocit di filtrazione, le cui componenti dipendono dai rispettivi valori k
x
, k
y
e k
z

del coefficiente di conducibilit idraulica. Tale vettore interseca dunque le linee equipotenziali
secondo angoli dipendenti dal grado di anisotropia (cio, del rapporto tra i coefficienti di
conducibilit idraulica nelle diverse direzioni).

Il coefficiente di conducibilit idraulica dipende dalle propriet indici e di stato del terreno, e
quindi, come si capir meglio in seguito, anche degli stati tensionali che a loro volta influenzano le
propriet di stato.
Per comprendere linfluenza di tali propriet sul coefficiente di conducibilit idraulica, si assuma
ancora una volta un modello meccanico semplificato: si immaginino i pori del terreno come tanti
tubicini paralleli a sezione circolare, tutti dello stesso diametro (Fig. 66).













Figura 66. Schematizzazione dei pori come tubi paralleli di pari diametro

DallIdraulica noto che la velocit media dellacqua in un tubo di diametro d pari a:

2
32
1
id v
w

= ,

con viscosit dellacqua.
Nello schema di Figura 66 tale espressione indica la velocit dellacqua in un generico tubicino
(meato), e corrisponde alla velocit effettiva v*. Pertanto, volendo esprimere la velocit di
filtrazione risulta:

i nd n v v
w 2
32
1
*

= = .

Ricordando lespressione di DArcy, possiamo ricavare:

.
32
1
2
nd k
w

=

Nel modello semplificato cos definito, la conducibilit idraulica dunque una funzione delle
propriet del fluido (
w
e ), delle propriet indici (d) e delle propriet di stato (n) del terreno.
Poich, come si vedr in seguito, la porosit dipende dallo stato tensionale (essa diminuisce
allaumentare dello stato tensionale efficace medio), il coefficiente di conducibilit idraulica
dipendente anche dallo stato tensionale.
A
d
q
ben evidente che il parametro di gran lunga prevalente la dimensione dei pori, qui rappresentata
da d. In generale, nei terreni, n varia fra 0.25 e 0.75, mentre la dimensione dei pori, assunta
proporzionale a quella delle particelle, varia fra 10
-4
e 10 cm, dunque di cinque ordini di grandezza.
Poich la variazione del quadrato di d pu arrivare a dieci ordini di grandezza, questo spiega perch
il coefficiente di conducibilit idraulica nei terreni pu variare fra 10
-13
e 10
-2
m/s.

Una indicazione approssimativa della conducibilit idraulica delle sabbie fini uniformi pu essere
ricavata dalla formula empirica di Hazen:

k = 100d
10
2,


in cui k viene espresso in cm/s, e d
10
il diametro delle particelle corrispondente ad un passante del
10% , anchesso espresso in cm.
Questa espressione mostra chiaramente come dellintera curva granulometrica, la parte pi influente
sul coefficiente di conducibilit idraulica quella pi fina (d
10
).
Ordini di grandezza tipici del coefficiente di conducibilit idraulica dei terreni sono riportati nella
Tabella I.

Tabella I. Coefficienti di conducibilit idraulica tipici dei terreni

Tipo di terreno k (m/s)
Ghiaia > 10
-2

Sabbia 10
-2
10
-5

Limo 10
-5
10
-9

Argilla <10
-9


9.3 Misura del coefficiente di conducibilit idraulica
Per la determinazione del coefficiente di conducibilit idraulica possono essere utilizzate varie
apparecchiature: le pi comuni sono il permeametro, ledometro e la cella triassiale.
Qualunque sia il tipo di prova, il criterio quello di imporre un flusso idrico unidirezionale
(generalmente dal basso verso lalto) attraverso il provino di terreno, misurando i volumi dacqua
filtranti in determinati intervalli temporali.
Se il flusso viene imposto tramite un carico idrico costante nel tempo, la prova viene detta a carico
costante; se il carico idraulico variabile nel tempo, la prova viene detta a carico variabile. Tutte le
prove vanno eseguite in ambiente a temperatura costante.
Tramite edometro o cella triassiale possibile indagare la risposta del terreno sotto stati di
sollecitazione variabili e di valutare quindi anche linfluenza dello stato tensionale sulla
conducibilit idraulica.

Il permeametro un cilindro del diametro di qualche decimetro nel quale viene inserito il terreno
(generalmente ricostituito in laboratorio
2
). Esso tipicamente utilizzato per terreni a grana grossa
(coefficiente di permeabilit maggiore di 10
-6
-10
-7
m/s), imponendo un carico costante.

2
Sono definiti ricostituiti quei provini di terreno che vengono preparati in laboratorio imponendo granulometria e
porosit predefinite. In tal modo possibile studiare il comportamento di terreni di caratteristiche assegnate (tessitura e
porosit) per indagarne linfluenza sulle propriet. Lutilizzazione di provini ricostituiti poi necessaria quando si
debba indagare sulle propriet di opere di terra che vengono realizzate ponendo in opera strati di terreno preparati con
procedure preventivamente studiate anche mediante prove di laboratorio su provini ricostituiti.
Si definiscono indisturbati quei provini che conservano le caratteristiche del terreno nella sua sede naturale (propriet
indici, propriet di stato e struttura), e devono essere quindi prelevati con accorgimenti tali da preservare tali
caratteristiche. Il prelievo indisturbato necessario per conoscere le specifiche propriet di un assegnato terreno
naturale.

Lo schema di prova riportato in Figura 67. Il flusso idrico viene imposto dal basso verso lalto, in
modo da eliminare le bolle daria eventualmente presenti nel terreno, che vengono trascinate
dallacqua, alimentando il provino tramite un serbatoio nel quale lacqua viene mantenuta ad una
quota costante nel tempo.
In questa, cos come in tutti gli altri tipi di prova, si adotta un gradiente idraulico piccolo per evitare
che lo stato tensionale efficace prodotto dalle condizioni idrauliche imposte (v. paragrafi seguenti)
determini una variazione significativa di porosit influenzando la stessa conducibilit idraulica.
Nella prova viene raccolto e misurato il volume dacqua Q che filtra attraverso il provino
nellintervallo di tempo t. Prima di effettuare la misura, si attende che il fenomeno diventi
stazionario
3
.









Figura 67. Schema della prova a carico costante

Risulta:

L
H
k ki
t A
Q
v
m
= =

= ,

da cui:

AH
L
t
Q
k

= .

Nel caso di terreni di bassa permeabilit (k<10
-6
-10
-7
m/s) il volume dacqua che pu essere raccolto
a valle del permeametro molto piccolo, e lerrore di misura pu influenzare eccessivamente i
risultati. Si preferisce perci ricorrere alle prove a carico variabile, che possono essere eseguite sia
in permeametro che in edometro, in questo caso anche su provini indisturbati.

Nella Figura 68 si riporta uno schema di prova a carico variabile in permeametro, nella quale un
tubo molto sottile posto a monte del provino ha la funzione di sorgente, ma anche di consentire
unagevole misura dei volumi di acqua filtranti in base alla variazione del livello dacqua nel
tubicino stesso.
Nello schema proposto nella figura, viene dapprima chiuso il rubinetto R2 in modo da portare il
livello dacqua nel tubicino di alimentazione alla stessa quota del serbatoio; successivamente, viene
chiuso il rubinetto R1 e viene aperto quello R2. A questo punto ha inizio la prova. In questo caso il
volume dacqua che passa attraverso il provino corrisponde alla diminuzione del livello dacqua nel
tubicino di alimentazione (carico variabile), ed dunque misurato a monte dellapparecchio invece
che a valle di esso. Per la modesta sezione del tubicino, il passaggio attraverso il provino di piccoli

3
Come si gi detto, e capir meglio in seguito, il moto di filtrazione controlla lo stato tensionale efficace nel terreno e
pu produrre variazioni di porosit che rendono temporaneamente il moto vario, influenzando tra laltro lo stesso
coefficiente di conducibilit idraulica. Per conseguenza, in genere la portata va aumentando nel tempo fino a diventare
costante
L
H
A
volumi di acqua produce significative variazioni di livello nel tubicino rendendo la misura
estremamente precisa.














Figura 68. Schema della prova a carico variabile

Il volume filtrante nellintervallo di tempo dt pari a -adH, con a sezione del tubicino e dH
variazione del carico idraulico (Fig. 68). Esso va uguagliato al volume determinabile mediante
lespressione di DArcy sulla velocit di filtrazione, nota la sezione del provino.
Al tempo t :


Risulta dunque:

Adt
L
t H
k Adt t ki Adt v adH
m m
) (
) ( = = = ,

Separando le variabili,

) (t H
dH
a kdt
L
A
= .

Integrando tra due istanti t
1
e t
2
, in corrispondenza dei quali il carico idraulico rispettivamente H
1

ed H
2
, si ricava:


=
2
1
2
1 ) (
H
H
t
t
t H
adH
kdt
L
A
,

e quindi:


=
2
1
2
1 ) (
t
t
H
H
t H
dH
a dt k
L
A
,

) ln( ) (
2
1
1 2
H
H
a t t
L
Ak
= ,

ed infine:
H
L
A
R1 R2
1
2
a
dH
L
t H
k t ki v
m
) (
) ( = =

1 2 2
1
1
) ln(
t t H
H
A
aL
k

= .

In Figura 69 riportato lo schema di una prova di permeabilit in edometro.










Figura 69. Prova di permeabilit in edometro

Le prove di permeabilit nellapparecchio di compressione triassiale vengono eseguite a carico
costante, sia su provini ricostituiti che indisturbati (Fig. 70). Il carico idraulico viene imposto
tramite due differenti valori della back pressure sulle due basi del provino, quella inferiore soggetta
in genere ad una pressione maggiore, in modo da imporre il flusso idrico dal basso verso lalto.
Poich il sistema chiuso, non si verifica evaporazione, e le misure di volume sono molto precise,
anche grazie ai sistemi di misura disponibili.















Figura 70. Prova di permeabilit in triassiale

9.4 Esercizio (Atkinson e Bransby, 1978)
Con riferimento allo schema di Figura 71, calcolare:

a) la quota piezometrica nei punti A e B;
b) la pressione neutra negli stessi punti A ed in B;
c) il gradiente idraulico tra A e B;
d) assumendo che lacqua impieghi 8.3 min per passare da A a B, la velocit effettiva v* di
filtrazione;
e) assumendo che il volume di acqua raccolta a valle 0.24 m
3
/min, la velocit di filtrazione v;
f) la porosit n del terreno;
g) il coefficiente di conducibilit idraulica k.

h
F
H
L
back pressure 1
volumometro
back pressure 2
9.5 Esercizio
Su di un campione di limo sabbioso ed argilloso con peso dellunit di volume
sat
=18 kN/m
3
stata
eseguita una prova di permeabilit a carico variabile. La sezione A del provino di 20 cm
2
e la sua
altezza L=0.5 m. La sezione a del tubicino di alimentazione 0.8 cm
2
(Fig. 68).











Figura 71. Schema di filtrazione

Allinizio della prova il carico idraulico H 40 cm; dopo 72 ore 25 cm. Calcolare:
3a) la permeabilit del terreno;
3b) la tensione efficace verticale alla base del provino dopo 72 ore;
3c) il volume dacqua che sarebbe stato raccolto dopo 72 ore se la prova fosse stata eseguita a
carico costante con carico idraulico 40 cm.

9.6 Permeabilit in serie ed in parallelo
Nel caso di terreno stratificato, il comportamento globale dipende dalle caratteristiche idrauliche dei
singoli strati. In linea di principio, il problema deve essere risolto misurando la permeabilit di
ciascuno di essi e tenendone conto nei calcoli. Talvolta per gli strati sono cos sottili (millimetri,
centimetri)
4
che impossibile prelevare singoli campioni da ognuno, una situazione naturale non
cos improbabile come si potrebbe credere. Il problema va risolto considerando una permeabilit
equivalente a quella dellinsieme (permeabilit di un mezzo omogeneo ideale equivalente), da
misurare su campioni che contengano tutte le particolarit stratigrafiche significative rilevate in sito.
Come viene mostrato qui si seguito, la permeabilit equivalente dipende fortemente dalla direzione
del flusso rispetto alla disposizione delle lamine.

a) Flusso normale alle lamine (Fig. 72)










Figura 72. Filtrazione in direzione normale alle lamine

Per il principio di continuit, la portata e la velocit sono costanti e la velocit nel generico
straterello :


4
In questo caso vengono detti lamine
z
A B
1 m
2.6 m 2.4 m
4 m
2
1 m
L
H
A
l
i
y
i
i
i i
l
y k
v v = =
1
,

dove y
i
la differenza di quota piezometrica fra i contorni superiore ed inferiore della stessa lamina,
l
i
e k
i
il suo spessore e la sua conducibilit idraulica. Si ricava:

i
i
i
k
l
v y =
e

i
i
i
k
l
v H y = = .

Nel mezzo omogeneo equivalente a quello in considerazione:

i
eq
l
H
k v

=

e

eq
i
k
l
v H

= ,

Uguagliando i valori di H, si ricava

eq
i
i
i
k
l
v
k
l
v

= ,

e quindi

i
i
i
eq
k
l
l
k

= .

Questa espressione dimostra che la permeabilit dassieme fortemente influenzata da quella degli
strati meno permeabili.

b) Flusso parallelo alle lamine (Fig. 73)

La portata q
i
filtrante nel singolo straterello :

q
i
= l
i
v
i
= l
i
k
i
i.

La portata totale :

q = q
i
= il
i
k
i.












Figura 73. Filtrazione in direzione parallela alle lamine

Nel mezzo equivalente:

q = ik
eq
l
i
.

Risulta quindi:

i
i i
eq
l
k l
k

= .

In questo caso la permeabilit equivalente fortemente influenzata da quella delle lamine pi
permeabili.

9.7 Equazione generale del flusso
Per la soluzione dei problemi di filtrazione nel terreno necessario risalire alla funzione h(x,y,z,t),
necessario cio conoscere la distribuzione delle quote piezometriche in ogni istante ed in ogni punto
del dominio in considerazione. Da esse infatti possibile ricavare i valori del gradiente idraulico,
della velocit di filtrazione e delle portate; dalle quote piezometriche inoltre possibile risalire alle
altezze piezometriche e da queste, alle pressioni neutre ed alle tensioni efficaci.
Se la quota piezometrica funzione del tempo oltre che delle coordinate del punto, il moto vario.
Laddove la quota piezometrica dipende dalle sole coordinate del punto, h=h(x,y,z), il moto
stazionario o permanente. Si tratta di un caso piuttosto raro, ma ad esso possono essere ricondotti,
semplificandoli, molti problemi di geotecnica.

opportuno ricordare in ingegneria possono essere affrontati sia problemi di verifica che di
progetto.
I problemi di verifica sono quelli nei quali necessario valutare lo stato delle cose, e cio esaminare
le condizioni di sicurezza e di esercizio di opere gi esistenti o di ambiti naturali (ad es. piane
soggette a subsidenza, pendii naturali di cui si intende conoscere le condizioni di sicurezza ecc.). In
questi casi il problema risalire alla distribuzione delle quote piezometriche attuali nel terreno, o di
quelle che potrebbero istituirsi prossimamente (ad esempio dopo un evento meteorico o a causa
dellinvaso di una diga ecc.).
Il risultato pu essere ottenuto per via sperimentale tramite monitoraggio, cio mediante la misura
diretta delle quote piezometriche nel maggior numero possibile di punti utilizzando una apposita
strumentazione (piezometri o trasduttori di pressioni neutre). Questo non prescinde necessariamente
dallutilizzazione di strumenti analitici che possono essere utilizzati per interpolare entro i volumi di
terreno non strumentati i valori delle quote piezometriche ottenuti dalle misure eseguite nei singoli
punti di misura. Sostanzialmente, il procedimento consiste in una calibrazione del modello
matematico di filtrazione utilizzando i valori misurati come dati noti che la soluzione matematica
deve rispettare.
H
L
l
i
I problemi di progetto sono quelli nei quali lesigenza di realizzare unopera (ad esempio unopera
idraulica) impone la conoscenza delle grandezze che ne influenzeranno il comportamento e di
valutare lefficienza dellopera stessa quando sar realizzata. A parte luso di modelli fisici in
piccola scala (utilizzati solo per opere di grande impegno economico), che tendono a riprodurre la
situazione reale misurando le grandezze in oggetto opportunamente scalate rispetto alla
dimensione effettiva dellopera (classici esempi sono quelli legati alle opere idrauliche di terra), nei
problemi di progetto lunico approccio possibile quello matematico, che si regge dunque su di una
simulazione astratta, ma non per questo irreale, della situazione che si intende conoscere:
necessario per questo un modello matematico governato da unequazione di campo che descrive il
fenomeno della filtrazione con le opportune condizioni al contorno.

Si esamini il caso della paratia riportata in Figura 74 e si immagini che il dislivello idraulico H tra
monte e valle sia costante nel tempo. Si consideri un volume elementare dV di terreno, con spigoli
di lunghezza pari rispettivamente a dx, dy e dz, paralleli agli assi di un sistema cartesiano di
riferimento, che sia attraversato da un flusso dacqua.

















Figura 74. Flusso filtrante attraverso un volume elementare di terreno

Tramite le componenti del vettore velocit v parallele agli assi x, y e z, possibile calcolare i volumi
di acqua entranti nellintervallo di tempo dt attraverso le facce di normale rispettivamente x, y e z.
Essi sono rispettivamente:

Q
x
= v
x
dydzdt,
Q
y
= v
y
dxdzdt,
Q
z
= v
z
dxdydt.

Analogamente, possibile scrivere le portate uscenti dalle facce opposte, che sono rispettivamente:

dydzdt dx
x
v
dydzdt v dQ Q
x
x x x
) (

+ = + ,
dxdzdt dy
y
v
dxdzdt v dQ Q
y
y y y
) (

+ = + ,
dxdydt dz
z
v
dxdydt v dQ Q
z
z z z
) (

+ = + .

z
x
y
v
Le differenze tra volumi entranti ed uscenti sono allora:

dVdt
x
v
dydzdt dx
x
v
dQ
x x
x

= ) ( ,
dVdt
y
v
dxdzdt dy
y
v
dQ
y y
y

= ) ( ,
dVdt
z
v
dxdydt dz
z
v
dQ
z z
z

= ) ( ,

ed il flusso netto :

dVdt
z
v
y
v
x
v
dQ dQ dQ dQ
z
y
x
z y x
) (

= + + = ,

che esprime il teorema della divergenza.
Se le derivate parziali
z
v
y
v
x
v
z
y
x

, , sono positive, la quantit di acqua che esce dalle rispettive


facce maggiore di quella che entra: il volume di terreno in considerazione espelle allora una certa
parte dellacqua contenuta. Questo pu avvenire: i) per effetto di un fenomeno di evaporazione
(riduzione del grado di saturazione); ii) per effetto di un fenomeno di compressione dello scheletro
solido.
Se le derivate parziali sono minori di zero, il terreno assorbe un certo volume di acqua, ci che si
verifica: iii) per effetto di un fenomeno di imbibizione (incremento del grado di saturazione); iv) per
effetto di un fenomeno di rigonfiamento dello scheletro solido.

Assumiamo inizialmente che il terreno presenti un grado di saturazione qualsiasi. La differenza dQ
tra il volume di acqua entrante e quello uscente attraverso il volume infinitesimo dV di terreno
nellintervallo di tempo dt dipende allora dalla variazione del contenuto dacqua in quellelemento,
ed fornito dallespressione:

dt
t
V
dQ
w

=
) (
,

con V
w
volume dacqua iniziale nel volume di terreno, pari a:

V
w
= S
r
V
v
= S
r
nV.

Risulta quindi:

dVdt
t
S
n
t
n
S dt
t
ndV S
dQ
r
r
r
) (
) (

= .

Ponendo
e
e
n
+
=
1
, si ricava:

dVdt
t
S
e
e
t
e
e
S
dQ
r
r
)
1
)
1
(
(

+
+

=
e

dVdt
t
S
e
e
t
e
e S
t
e
e
S
dQ
r
r
r
)
1
)
1
1
(
1
(

+
+

+
= .

La Figura 75 mostra il significato dei termini presenti nellequazione precedente per quello che
riguarda la variazione di volume.










Figura 75. Variazione dei rapporti volumetrici di fase provocata dalla consolidazione: a) volume iniziale; b)
volume ridotto a causa della consolidazione; c) volume di terreno entrante nel volume unitario

Nellequazione precedente, in prima approssimazione il termine
t
e

+
)
1
1
(
pu essere trascurato; si
ottiene:

dQ = divvdVdt = dVdt
t
S
e
e
t
e
e
S
r r
)
1 1
(

+
+

+
,

e quindi:

divv =
t
S
e
e
t
e
e
S
r r

+
+

+ 1 1
.

A parte il caso generale di variazione sia del grado di saturazione che del volume dei vuoti, possono
verificarsi i seguenti casi particolari:

1) e = costante ed S
r
= 1, che comporta:

divv = 0.

il caso della filtrazione in mezzo incomprimibile, che d luogo alla ben nota equazione di
Laplace, ampiamente utilizzata in Geotecnica.

2) e = variabile ed S
r
= 1, che comporta:

divv =
t
e
e

+ 1
1
.

1
n=e/(1+e)
1-n=1/(1+e)
(e+de)/(1+e)
de/(1+e)
d(1/(1+e))
ed(1/(1+e))
a b c
il caso dellaltrettanto ben nota equazione della consolidazione: se 0 >

t
e
, essa descrive il
fenomeno del rigonfiamento; se 0 <

t
e
, descrive il fenomeno della consolidazione.

3) e = costante ed S
r
= variabile, che comporta:

divv =
t
S
e
e
r

+ 1
.

il caso di mezzo non saturo incompressibile soggetto a scambio idrico con lesterno: se 0 >

t
S
r
,
tale equazione descrive il fenomeno dellimbibizione; se 0 <

t
S
r
, essa esprime il fenomeno
dellessiccamento.

In questa sede esamineremo il primo caso giungendo alla formulazione dellequazione di Laplace.
In un capitolo successivo sar trattato il secondo caso.

9.8 Equazione di Laplace
Come si visto, nel caso di terreno saturo ed incomprimibile
5
, risulta dq = 0, e quindi divv = 0. In
presenza di portata in ingresso costante nel tempo (carico idraulico costante), le ipotesi di terreno
saturo ed incomprimibile che sono alla base dellespressione precedente assicurano un flusso
stazionario.
Tenendo conto della legge di DArcy, si pu scrivere:

0 )] ( ) ( ) ( [ =

z
h
k
z
k
y
h
k
y
k
x
h
k
x
k
z z y y x x
.

Questa la cosiddetta equazione di Laplace che va risolta caso per caso tenendo conto delle
condizioni al contorno.
Nel caso di terreno omogeneo, essa si scrive:

0
2
2
2
2
2
2
=

z
z
k
y
h
k
x
h
k
z y x
,

ed in quello di terreno isotropo

0
2
2
2
2
2
2
=

z
z
y
h
x
h
,

che si pu esprimere sinteticamente con lespressione:

. 0
2
= h


5
Dobbiamo immaginare i pori perfettamente saturi di acqua che si muove nei meati tra particelle fisse nello spazio
Nel caso di moto piano
6
con componente del vettore velocit nullo, ad esempio, lungo la direzione
y, risulta:

0
2
2
2
2
=

z
h
k
x
h
k
z x
.

Nel caso di moto unidirezionale
7
con componenti del vettore velocit nulle, ad esempio, lungo le
direzioni x ed y, risulta:

0
2
2
=

z
h
k
z


e quindi:

= =

z
z
z
i
z
h
k cost.

In questo caso, dunque, h varia linearmente con z.
Lo stesso vale in qualsiasi altra direzione.

9.9 Casi di filtrazione unidimensionale in regime stazionario
La prova di permeabilit a carico costante in permeametro o in edometro, in cui il provino
delimitato inferiormente e superiormente da superfici a quota piezometrica imposta costante e
lateralmente da superfici impermeabili, un classico caso di moto di filtrazione unidirezionale
8
;
dopo una fase di moto vario, il flusso si verifica in regime stazionario
9
. Questo ci consente di fare
qualche considerazione sul regime delle pressioni neutre agente in condizioni idrodinamiche
stazionarie e di risalire poi allo stato tensionale efficace.

Nel caso idrostatico (livello idrico nel serbatoio di alimentazione corrispondente al livello di sfioro,
come in Figura 76), assumendo il piano di riferimento coincidente con la base inferiore, quote
geometrica ed altezza piezometrica variano linearmente con z, con somma (quota piezometrica)
costante e pari ad L (altezza del provino).











Figura 76. Quote piezometriche e stato tensionale in regime idrostatico

6
Moto di filtrazione che si ripete identicamente in piani paralleli, caratterizzato da due sole componenti del vettore
velocit appartenenti a tale piano
7
Moto di filtrazione caratterizzato da due componenti nulle del vettore velocit in tutto il dominio di interesse
8
In questo caso la rete idrodinamica costituita da linee di flusso verticali (le estreme coincidono con le pareti del
permeametro) e da isopieziche orizzontali (le estreme coincidono con le due basi del provino)
9
Nella fase iniziale della prova il provino potrebbe non essere perfettamente saturo; inoltre, a causa della variazione
dello stato tensionale efficace descritta di seguito, subisce una modesta variazione di volume (divv0)
z

z
,
z
, u

w
z

sat
z
z
z
z, u/
w
, h
L
L
z u/
w
h
La pressione neutra cresce linearmente con la profondit, con valore u=
w
L alla base, e la tensione
efficace verticale pu essere calcolata moltiplicando il peso dellunit di volume del terreno
immerso in acqua per la distanza dalla superficie del provino (
z
=z).

Si esamini ora il caso di filtrazione in regime stazionario causato da un dislivello idrico H, tra monte
e valle, e cio tra base inferiore e base superiore del provino, costante nel tempo (Fig. 77). Alla base
del permeametro la quota geometrica sempre pari a 0, ma laltezza e la quota piezometrica
assumono ora il valore L+H, con H carico idraulico
10
: la pressione neutra alla base del provino
passa da u=
w
L ad u=
w
(L+H). In corrispondenza della superficie di sfioro, altezza e quota
piezometrica sono rispettivamente pari a 0 ed a L.
Dunque, raggiunta la condizione stazionaria, nel suo moto attraverso il provino lacqua deve
dissipare il carico H. Poich il moto in regime stazionario, il gradiente idrodinamico costante e
pari ad i=H/L. In particolare, ad una profondit z generica, laltezza piezometrica ora pari a
z+zH/L= z(1+i) e la pressione neutra u=
w
z(1+i). Questultima dunque pari alla somma della
pressione neutra agente in condizioni idrostatiche e di un termine aggiuntivo lineare,
w
iz.












Figura 77. Stato tensionale nel permeametro in regime idrodinamico stazionario
con movimento idrico dal basso verso lalto

Con riferimento ad una sezione unitaria, la sollecitazione
w
L agente alla base del provino la ben
nota sottospinta di Archimede e quella
w
H la cosiddetta forza di filtrazione dovuta alla forza di
trascinamento dellacqua che produce un maggiore alleggerimento dello scheletro solido. Ad una
generica profondit z, la forza di filtrazione
w
iz con
w
i, forza di filtrazione per unit di volume.
Se in prima approssimazione si assume il peso dellunit di volume saturo
sat
invariato rispetto alla
condizione idrostatica, e cos la tensione totale verticale, ad una generica profondit z la tensione
efficace passa da z ad un valore minore, z(1-i).
Queste considerazioni lasciano intuire che, per la riduzione della tensione efficace verticale, in ogni
punto del provino possa aumentare la porosit e cos, diminuire il peso dellunit di volume. Questa
considerazione rende ancora pi chiara lipotesi avanzata in precedenza che, in una prima fase della
prova, la divergenza del vettore velocit sia non nulla ed il flusso non stazionario, con implicazioni
anche sul valore del coefficiente di conducibilit idraulica misurato che potrebbe risentire della
variazione di porosit. Questo un valido motivo per tenere basso il gradiente idraulico nel corso
della prova.

Nel caso di moto di filtrazione unidirezionale dallalto verso il basso (Fig. 78), se alla base del
permeametro la quota geometrica sempre pari a 0, altezza e quota piezometrica assumono ora il
valore L-H: la pressione neutra alla base del provino u=
w
(L-H), minore di quella che agirebbe in
condizioni idrostatiche.

10
Si assume che la perdita di carico nel tratto di alimentazione sia nulla
z

z
,
z
, u

w
z

sat
z
z
z, u/
w
, h
L
L
z
u/
w
h
H
H

w
iz
z-
w
iz
Il terreno soggetto ad un incremento di tensione efficace dovuto alla forza di filtrazione
w
iz che
agisce sempre nella direzione del moto, quindi dallalto verso il basso, ed in questo caso si oppone
alla forza di Archimede. Questo implica che il terreno tende ad addensarsi.









Figura 78. Stato tensionale nel permeametro in regime idrodinamico stazionario
con movimento idrico dallalto verso il basso

Situazioni di filtrazione in regime monodimensionale sono possibili anche in sito, specie laddove il
terreno stratificato orizzontalmente e presenta falde in pressione allinterno di strati molto
permeabili delimitati da strati meno permeabili (condizioni artesiane).
Le tensioni efficaci verticali possono essere calcolate con criteri analoghi ai precedenti; quelle
orizzontali vengono ricavate dalle precedenti utilizzando il coefficiente di spinta a riposo.

9.10 Sifonamento
Lo stato tensionale efficace nel terreno dunque influenzato dal regime idraulico. Quando lacqua
in movimento, le tensioni efficaci litostatiche verticali devono essere ricavate sottraendo da quelle
totali le pressioni neutre da calcolare a parte, una volta determinata la funzione potenziale.
Nel caso di moto unidirezionale e di terreno omogeneo, il gradiente idraulico costante e la
variazione di quota piezometrica a partire da un contorno dove essa nota facilmente
determinabile.
Se il moto idrico verticale con componente del flusso dal basso verso lalto, le tensioni efficaci
sono minori di quelle agenti in regime idrostatico; lopposto avviene quando il moto presenta
componente verso il basso.
In condizioni 2D o 3D il calcolo del regime delle pressioni neutre va effettuato risolvendo
lequazione di Laplace nellambito del dominio in considerazione.
Pertanto, il passaggio da una condizione idrostatica ad una idrodinamica pu produrre degli effetti
significativi sul terreno a causa della variazione del regime delle tensioni efficaci. Come si
accennato, nel caso di flusso dallalto verso il basso, lo scheletro solido tende a comprimersi; tende
invece ad aumentare di volume quando lacqua si muove dal basso verso lalto. Tali effetti sono
proporzionali al gradiente.
Per carichi idraulici elevati e filtrazione con componente verso lalto, il terreno pu addirittura
subire un fenomeno di rottura che prende il nome di sifonamento.

Torniamo al caso di flusso unidirezionale. In queste condizioni, se lacqua si muove dal basso verso
lalto (Fig. 77), la tensione efficace verticale ad una profondit z pari a:

z
= z -
w
iz = ( -
w
i)z.

Se il gradiente idraulico i=H/L assume il valore critico

i
crit
=
w

'
,

L
z

z
,
z
, u

w
(L-H)

sat
z
L+
w
iL
H

w
(z-iz)
z-
w
iz
z
L
z, u/
w
, h
L-H
risulta

z
= 0

e la tensione efficace si annulla.

Si osservi che nei terreni naturali il gradiente idrico i
crit
= /
w
assume un valore attorno allunit.
In terreni incoerenti, ed in particolare, in terreni sabbiosi, un ulteriore piccolissimo incremento del
gradiente comporta il trascinamento delle particelle di terreno, soggette ad una forza risultante
esercitata dallacqua maggiore di quella dovuta al peso proprio. Il volume trascinato pu
raggiungere dimensioni notevoli a causa della propagazione in profondit del fenomeno: in
prossimit di opere idrauliche questo fenomeno ne pu produrre il collasso. Una paratia (Fig. 58b)
pu ad esempio ribaltarsi.
Il sifonamento dunque un fenomeno assai grave che va evitato.
Si osservi che lo stesso non si verifica nel caso di terreni limo-argillosi, a causa dei legami di natura
elettrica esistenti tra le particelle che si oppongono al trascinamento; lo stesso effetto pu verificarsi
solo sotto gradienti molto pi elevati.

Il progetto delle opere idrauliche che potrebbero essere soggette a tali fenomeni va effettuato
calcolando il cosiddetto coefficiente di sicurezza al sifonamento:

FS =
crit
i
i
,

che deve essere molto minore di 1.
Esso viene effettuato calcolando il gradiente idraulico i in corrispondenza del piano di campagna,
laddove esso assume il valore maggiore (un esempio riportato nellesercizio riportato nel
paragrafo 9.15). Se FS troppo elevato (tipicamente minore di 3), si deve rivedere il progetto (se si
in fase progettuale) o intervenire, nel caso di opera gi esistente, trovando il modo di ridurre il
valore di i.

9.11 Filtrazione unidirezionale in mezzo stratificato ed in regime stazionario
Nel caso di mezzo stratificato (dunque, non omogeneo) soggetto a moto di filtrazione
unidirezionale, lequazione di Laplace va scritta per ognuno degli strati imponendo le opportune
condizioni al contorno.
Nel caso di mezzo bi-strato, allinterno di ognuno degli strati la quota piezometrica varia
linearmente, ma il gradiente diverso da strato a strato (Fig. 79).












Figura 79. Andamento delle quote piezometriche in due strati
attraversati da un moto di filtrazione verticale dal basso verso lalto

B
A
h
B
h
A
l
B
l
A
h
A
h
B
Il problema pu essere risolto semplicemente imponendo lequazione di continuit in
corrispondenza della superficie di separazione fra i due strati.
Nel caso di Figura 79 in cui lacqua passa dallo strato A allo strato B, deve essere:

v
A
= v
B
,

e quindi

k
A
i
A
= =

A
A
A
l
h
k k
B
i
B
= k
B
B
B
l
h
.


Deve essere inoltre:

h
B
= h
A
- h
A
- h
B

da cui:

h
B
= h
A
- h
B
- h
A
.

Mediante ulteriori semplici passaggi si ricava:

) (
A B A
B
B
A
A
A
h h h
l
k
h
l
k
= ,

) ( ) (
B A
B
B
B
B
A
A
A
h h
l
k
l
k
l
k
h = + ,

1
) (
) (
) (
+

=
+

=
+

=
A
B
B
A
B A
B
B
A
A
B A B
B
A
A
B
B A B
A
l
l
k
k
h h
k
l
l
k
h h k
l
k
l
k
l
h h k
h
B
.

Si ricava facilmente che, per k
B
<<k
A
, la perdita di carico nello strato A estremamente bassa e si
concentra soprattutto nello strato B; dunque, la pressione neutra si mantiene molto elevata nello
strato A che, di fatto, risulta in pressione.
Per k
B
>>k
A
, la perdita di carico si concentra nello strato A e nello strato B la quota piezometrica
tende ad un valore costante e la distribuzione di pressione neutra allandamento idrostatico; in tale
strato il moto di filtrazione gioca perci molto poco sul regime delle tensioni efficaci.

9.12 Esercizio
Con riferimento al sottosuolo di Figura 57, si supponga di emungere acqua dalle sabbie inferiori (C)
tramite una fitta serie di pozzi disposti in una vasta zona, determinando nel banco C una riduzione
uniforme della quota piezometrica pari a 5 m.
Per la ridotta permeabilit del bando di argille limose (B), la quota piezometrica nel terreno A
subisce uninfluenza molto ridotta e tecnicamente trascurabile; in conseguenza, le variazioni delle
quote piezometriche si verificano nel terreno in cui viene effettuato lemungimento (C) e nelle
argille limose (B). La Figura 80 riporta landamento approssimato delle quote piezometriche dopo
lemungimento.
Esaminare e mettere in diagramma le tensioni totali, efficaci e neutre che agiscono sulle giaciture
orizzontali e verticali.














Figura 80. Andamento delle quote piezometriche nel sottosuolo dellesercizio 8.6
a causa di emungimento di acqua dallo strato C

9.13 Superficie freatica piana ed inclinata con flusso in regime stazionario ad essa parallelo
Anche in questo caso, si assuma lacqua in moto stazionario e che questo avvenga in ununica
direzione parallela a quella della superficie freatica.
Se il flusso avviene in ununica direzione ed il mezzo isotropo, le isopieziche devono essere
perpendicolari alla superficie freatica (Fig. 81).
Una serie di ipotetici piezometri installati lungo una isopiezica devono misurare la stessa quota
piezometrica, e questa deve coincidere con la posizione della superficie freatica nel punto di
intersezione con lisopiezica in questione, laddove laltezza piezometrica coincide con la quota
geometrica.











Figura 81. Rete idrodinamica nel caso di flusso unidirezionale inclinato rispetto al piano di campagna

Questa semplice considerazione consente di calcolare facilmente la pressione neutra in ogni punto
del pendio. In Figura 82 la profondit z
w
del punto A in considerazione dalla superficie freatica
AC e laltezza piezometrica u/
w
AB.










Figura 82. Calcolo della pressione neutra nel punto A
10
20
30
40
0
Z (m)
0 10 20 30 40
Quote piezometriche al di sopra del piano
ubicato ad una profondit di 46 m (m)
50
5 m
(-34 m)
(- 10 m)
(-46 m)
(Z = - 2 m)

A
B
C
D


Risulta:

a g
g
BD g BD
g BD
BC AB
AB
AC
AB
z
u
w
w
2
tan 1
1
tan cot
cot
tan cot
cot /
+
=
+
=
+
=
+
= =



,

e perci:

a z
a
sen
z
u
w w
w w 2
2
2
cos
cos
1

=
+
= .

A causa delle forze di filtrazione che hanno una componente verticale verso il basso (molto piccola
nel caso in esame), la pressione neutra dunque minore di quella che si calcolerebbe con
riferimento alla colonna dacqua sovrastante (z
w
) ed tanto minore quanto maggiore la pendenza
della superficie freatica, pur aumentando linearmente con la profondit.

Se il moto, ancora unidimensionale, fosse caratterizzato da pendenza dei filetti fluidi rispetto
allorizzontale diversa da , con lo stesso procedimento si potrebbe facilmente calcolare:

tan tan 1+
=
w w
z
u .

Questa espressione mostra che:

- per flusso orizzontale: u =
w
z
w
;
- per flusso verticale verso il basso: u = 0 (la forza di filtrazione compensa completamente la
forza di Archimede);
- per flusso con componente verso lalto: u >
w
z
w
.

Queste soluzioni sono spesso utilizzate nella verifica di stabilit dei versanti, tipicamente sede di
falde in movimento.

9.14 Soluzione dellequazione di Laplace
Nei casi pi complessi (e pi frequenti), necessario procedere alla soluzione dellequazione di
Laplace nellambito di un volume di terreno significativo, e cio sufficientemente ampio da
contenere il volume di terreno nellambito del quale necessaria la soluzione del problema. La
soluzione dipender dalle condizioni al contorno di tale volume di terreno, che vanno accuratamente
individuate e definite. Esse devono riguardare i valori assunti dalla funzione h(x,y,z) o dalle sue
derivate.
Ad esempio, nel caso della Figura 83, nellipotesi che la paratia sia impermeabile e che le sezioni
CD ed EF siano tanto lontane dalla paratia da poter trascurare il flusso idrico che le attraversa, si
possono imporre le seguenti condizioni al contorno:

- lungo CA ed EG: h = costante;
- lungo CD ed EF: h = costante;
- lungo DF (contorno impermeabile caratterizzato da v
z
= 0): 0 = =

z
i
z
h
;
- lungo AB (contorno impermeabile caratterizzato da v
x
= 0): 0 = =

x
i
x
h
.










Figura 83. Modello geotecnico per la risoluzione del problema della filtrazione
al di sotto di una paratia impermeabile

Per la complessit e la variabilit delle condizioni al contorno possibili, soluzioni in forma chiusa
sono disponibili solo per casi molto particolari (ad esempio proprio per quello di scavo delimitato
da una paratia in mezzo omogeneo ed uniforme fino a grande profondit).

In alternativa, necessario risolvere lequazione di Laplace per via numerica, in genere utilizzando
il metodo delle differenze finite che consiste nel trovare una soluzione approssimata individuando i
valori della funzione h(x,y,z) in una serie di punti corrispondenti ai nodi di una griglia
opportunamente predisposta. In ognuno dei nodi, in luogo dellequazione differenziale del secondo
ordine che abbiamo imparato a conoscere viene scritta unequazione algebrica in cui le derivate
seconde sono sostituite da rapporti incrementali corrispondenti. Sul contorno vengono inoltre
imposti i valori noti della quota piezometrica o delle sue derivate. La soluzione del sistema di
equazioni fornisce la soluzione approssimata.
Oggi sono disponibili sul mercato codici numerici relativamente economici che risolvono in
maniera completa il problema, fornendo tabulati e output grafici completi delle principali grandezze
in gioco.

9.15 Soluzione grafica dellequazione di Laplace
Quando non erano ancora diffusi come ora codici di calcolo relativamente economici per la
soluzione numerica di problemi piani anche molto complessi, si ricorreva ad una soluzione grafica
piuttosto semplice ed efficiente, basata sul tracciamento di una rete idrodinamica a maglie quadre.
Ciascuna di queste costituita da quadrangoli delimitati da due isopieziche e due linee di flusso
successive. La rete si dice a maglie quadre quando le due mediane (linee congiungenti i punti medi
di ciascun lato) sono uguali fra di loro (v. Fig. 84 in cui a-b=1-2).












Figura 84. Maglia di una rete idrodinamica a maglie quadre

Formazione impermeabile
A
B
z
x
C
D
E
F
G
a
b
1
2
Nel caso di mezzo isotropo, la rete idrodinamica pu essere costruita a mano in modo piuttosto
semplice tenendo conto delle condizioni al contorno
11
.
Se essa a maglie quadre, gode delle seguenti propriet:

- la differenza di quota piezometrica h tra isopiezica ed isopiezica costante e pu essere
calcolata come rapporto tra il dislivello piezometrico totale tra monte e valle (generalmente
noto) ed il numero m di campi tra isopiezica ed isopiezica;
- la portata q in ciascun tubo di flusso costante e pari a kh; la portata totale quindi pari ad
nq=nkh, con n numero di tubi di flusso.

Queste due propriet possono essere facilmente dimostrate tramite la Figura 85 relativa al caso di
mezzo isotropo.

















Figura 85. Rete idrodinamica a maglie quadre

Nel tubo di flusso 1
1
1
1 1
1 1 1
h k
r
s h k
s v q =

= = ,
in quanto r
1
= s
1
; inoltre:

1
1 2
1 1 1
'
'
' '
r
s h k
s v q

= = .
Dunque:

h
1
= h
2
= h

Pertanto, se m il numero di campi delimitati dalle isopieziche ed H il dislivello idrico totale tra
monte e valle, risulta:

m
H
h = .

11
Le linee di flusso rappresentano le traiettorie delle particelle in movimento ed i contorni impermeabili sono superfici
di flusso; alcune isopieziche, come la superficie freatica, sono facilmente identificabili; nel mezzo isotropo le linee di
flusso intersecano ad angolo retto le isopieziche.

q
1
q
2
h
1
h
2
=h
1
-h
1
h
3
=h
2
-h
2
r
1
s
1
r
1
s
1
r
2 s
2
s
2
r
2

Nel tubo di flusso 2:

h k h k
r
s h k
s v h k
r
s h k
s v q = =

= = =

= =
2
2
2 2
2 2 1
2
2 1
2 2 2
'
'
' ' .

Dunque:

q
1
= q
2
= q
n
.

Nel caso di mezzo anisotropo, la rete idrodinamica pu essere comunque tracciata mediante
opportune considerazioni in base al coefficiente di anisotropia.

9.15 Esercizio
Nellalveo di un fiume stata costruita una traversa con paratoie mobili ad asse rettilineo e di
lunghezza rilevante. La traversa fondata su di un deposito di ghiaie sabbiose isotropo ed
omogeneo (
sat
=22 kN/m
3
; k=10
-3
m/sec) limitato inferiormente da una formazione impermeabile. Il
piano dalveo a monte e a valle della traversa orizzontale ed a quota costante.
Nella Figura 86 riportata una sezione dellopera. Nello stesso disegno parzialmente tracciata una
rete idrodinamica a maglie quadre.

Figura 86. Traversa in fiume

Nellipotesi che i livelli dacqua a monte H
1
ed a valle H
2
siano pari rispettivamente a 6 e 0.5 m,
rispondere ai seguenti quesiti:

1. Completare la rete idrodinamica
2. Tracciare il diagramma delle pressioni neutre lungo il contorno dellopera
3. Verificare la struttura al galleggiamento assumendo che il calcestruzzo armato abbia un peso
dellunit di volume =25 kN/m
3

4. Calcolare la portata filtrante per metro lineare sotto la traversa
5. Determinare e porre in diagramma la distribuzione della velocit di filtrazione in
corrispondenza del piano dalveo a valle della traversa
6. Verificare la sicurezza dellopera nei riguardi di un fenomeno di sifonamento tramite il
rapporto tra gradiente critico e gradiente massimo nella zona di sbocco del flusso idrico
7. Ripetere la verifica al sifonamento sul volume di terreno ubicato immediatamente a valle
della traversa, di altezza pari alla distanza tra piede del taglione e piano di campagna e di
larghezza pari alla met di tale dimensione, assumendo in via semplificata che il moto di
filtrazione a valle della traversa sia perfettamente verticale

10 ESERCIZI RIEPILOGATIVI

Quesito n. 1
Un campione di argilla satura caratterizzata da limite plastico w
p
= 0.27 e limite liquido w
L
= 0.54,
pesa 1.5 N e presenta un contenuto dacqua w = 0.21.
1a) Qual il suo indice di consistenza?
1b) Se il peso specifico G
s
pari a 2.7, qual la sua porosit?
1c) Volendo portarlo ad un indice di consistenza pari a 0, quantacqua (in peso) necessario
aggiungere?
1d) Quale sar la porosit corrispondente?

Quesito n. 2
Un deposito uniforme di argilla satura dello spessore di 5 m e molto esteso orizzontalmente poggia
su di uno strato sabbio ghiaioso molto permeabile. La permeabilit dellargilla 10
-9
m/sec ed il suo
peso dellunit di volume
sat
=18.5 kN/m
3
.
Un piezometro installato nelle sabbie immediatamente al di sotto dellargilla indica un livello
dacqua di 1.5 m al di sopra del piano di campagna (Fig. 62). Nellargilla la superficie freatica al
piano di campagna.
Rispondere ai seguenti quesiti:
2a) Quale sarebbe il livello dacqua in un piezometro che fosse installato nellargilla ad una
profondit di 0.75 m?
2b) Quali sono le tensioni orizzontali efficace e totale alla stessa profondit?
2c) Che volume dacqua passa in un giorno attraverso largilla per metro quadrato di superficie?








Figura 87. Schema di calcolo

5m
1.5m
9 CONDUCIBILIT IDRAULICA DEI TERRENI SATURI E FILTRAZIONE

9.1 Generalit
venuto il momento di esaminare pi da vicino il regime idraulico nel terreno, qui e altrove assunto
perfettamente saturo, quando lacqua in movimento. Questo ci consentir tra laltro, di analizzare
il regime delle pressioni neutre, che non possono essere calcolate con la legge di Stevino valida solo
in condizioni idrostatiche.
In effetti, come s gi avuto modo di sottolineare, raramente lacqua nel terreno in quiete; essa in
genere si muove per effetto di variazioni di carico idraulico, anche molto piccole, da punto a punto.

La conoscenza delle grandezze idrauliche legate ai moti di filtrazione necessaria in numerosi
problemi geotecnici.
Tre classici esempi sono riportati nella Figura 58 che mostra un argine idraulico di terra (a), una
paratia a sostegno di uno scavo in presenza di falda idrica (b) ed una falda in lento movimento in
una piana delimitata da un ammasso roccioso fratturato costituente un serbatoio naturale dacqua.














Figura 58. Problemi di filtrazione: a) argine di terra; b) paratia di sostegno in terreno sotto falda;
c) falda idrica in movimento da un ammasso roccioso fratturato

Nel caso a) lingegnere deve calcolare la quantit di acqua che filtra attraverso largine e al di sotto
di esso, valutare la stabilit dei due paramenti dellargine stesso, dipendente dai valori assunti punto
per punto delle tensioni efficaci, valutare il rischio di erosione del paramento di valle, dipendente
dai gradienti idraulici assunti dellacqua in uscita ecc. Il caso b) richiede la valutazione del volume
di acqua che filtra al di sotto della paratia, delle pressioni neutre agenti lungo il contorno di essa, la
cui risultante parte della spinta che essa deve essere in grado di assorbire, e la stabilit del fondo
scavo a valle della paratia, dipendente dal gradiente idraulico dellacqua in uscita. Anche nel caso
c), qualsiasi sia il problema geotecnico da risolvere, a rigore, le tensioni efficaci non possono essere
calcolate direttamente tramite il peso dellunit di volume del terreno immerso in acqua; quando la
pendenza della superficie freatica elevata, linfluenza del moto di filtrazione sul regime delle
tensioni efficace rilevante.

Lacqua si muove nel terreno attraverso i pori secondo percorsi molto tortuosi, se esaminati alla
stessa scala dei pori. Passando ad una diversa e pi piccola scala, cio guardando il terreno pi da
lontano, il moto appare molto pi regolare, rappresentato da traiettorie spesso dolcemente curvilinee
che individuano il percorso idealizzato dei filetti fluidi: queste traiettorie vengono dette linee di
flusso (Fig. 59). Ancora una volta, viene trascurata leffettiva natura del mezzo, che viene trattato
come un continuo.
Se rappresentiamo la velocit di filtrazione con un vettore, questo deve essere in ogni punto
tangente alla corrispondente linea di flusso. Dunque, linea di flusso il luogo dei punti cui
superficie freatica
a
b
c
tangente il vettore velocit di filtrazione. Per quanto detto, ogni punto di una linea di flusso deve
essere caratterizzato da quota piezometrica diversa e decrescente nel verso del moto (Fig. 60).














Figura 59. Traiettoria idealizzata del moto filtrante (a) e percorso reale (b)









Figura 60. Linea di flusso

Le linee che intersecano le linee di flusso e che sono caratterizzate dalla stessa quota piezometrica,
vengono dette isopieziche (Fig. 62). Linsieme delle linee di flusso e delle isopieziche viene
denominato rete idrodinamica.














Figura 62. Isopieziche

Si definisce tubo di flusso il volume di terreno compreso tra linee di flusso vicine (Fig. 63). In base
alla definizione di linea di flusso (che implica che il vettore velocit in ogni punto ad essa
tangente), lacqua non pu passare da un tubo di flusso ad un altro perch il vettore velocit ha
componente nulla in direzione normale alla stessa linea di flusso.

Si definisce gradiente idraulico medio (o cadente idraulica media) il valore:
a)
b)
isopiezica
isopiezica
h
i
h
i+1
<h
i











Figura 63. Parte di rete idrodinamica in corrispondenza di una paratia

i
m
= -
s
h

= -
s
h h

1 2
=
s
h h

2 1


con h, variazione di quota piezometrica lungo il percorso s.
Il segno meno dovuto al fatto che nella direzione del moto la variazione di quota piezometrica
negativa, mentre il gradiente positivo per definizione.
Il valore:

i =
ds
dh
s
h
s
=


) ( lim
0


il gradiente idraulico nel punto.
Definito un sistema di assi di riferimento, il gradiente ha componenti i
x
, i
y
ed i
z
rispetto ad essi, di
valore pari rispettivamente a
x
h

,
y
h

e
z
h

.

Si definisce portata media il valore:

,
t
Q
q
m

=

con Q volume dacqua che passa attraverso unassegnata sezione A di terreno (lintera sezione,
pori e particelle) nellintervallo di tempo t.
Il valore

dt
dQ
t
Q
q
t
=

=
0
lim

la portata istantanea, che viene in genere espressa in m
3
/sec.

Si definisce velocit di filtrazione media (intesa come scalare) il valore

v
m
=
A
q

.

Ancora una volta possiamo definire il valore locale della velocit:
linea di flusso
tubo di flusso
linee isopieziche
s
dA
dq
A
q
v
A
=

=
0
lim

La velocit nel punto in genere espressa in m/sec.

La velocit di filtrazione, cos come stata definita, minore della velocit effettiva che il liquido
assume nel terreno, in quanto riferito allintera sezione, indipendentemente dalla parte che
occupata da vuoti, nella quale il liquido stesso muove. Si veda ad esempio la Figura 64 nella quale
viene rappresentata la parte della sezione A di un tubo di flusso che occupata da vuoti (A
v
) e quella
che occupata da particelle solide (A
s
).










Figura 64. Sezione di un tubo di flusso

Risulta:

. ndA
dL
dAdL
n
dL
dV
dA
v
v
= = =

Dunque, la velocit effettiva :

e
v e
n
v
ndA
dq
v
) 1 (
*
+
= = = .

Ovviamente, v*>v. Tipicamente v*=1.54v.
In Geotecnica si fa comunque riferimento alla velocit di filtrazione precedentemente definita, non
a quella effettiva, come se la sezione non fosse occupata anche da particelle solide. Ancora una
volta dunque, notiamo che il terreno viene assimilato ad un continuo (idraulico in questo caso).

Se le quote piezometriche, i gradienti idraulici, le velocit di filtrazione e le portate sono
esclusivamente funzione delle coordinate del punto, ma non del tempo, il moto di filtrazione viene
detto stazionario. Se esse variano nel tempo, il moto vario.
Il moto vario quando le condizioni al contorno cambiano nel tempo (ad es. nel caso dellargine di
Figura 58a, escursioni del livello di acqua a monte producono variazioni di velocit di filtrazione, di
portate e, come si vedr, anche di pressioni neutre), ma pu essere vario anche quando nel tempo
cambiano alcune propriet di stato del terreno (porosit, grado di saturazione), con conseguenze sui
fattori idraulici in considerazione. Questo aspetto verr chiarito nel seguito.

9.2 Legge di DArcy e conducibilit idraulica
La velocit di filtrazione il modulo del vettore velocit. Se il flusso avviene in regime laminare (la
norma nel caso dei terreni a grana medio-fine), tale scalare legato al gradiente idraulico tramite la
legge di DArcy, rigorosamente definita in regime laminare:

dA
s
dA
v
dL
v = ki.

In questa espressione k una propriet del terreno, con le dimensioni di una velocit, che prende il
nome di coefficiente di conducibilit idraulica (o coefficiente di permeabilit).
Dunque, il coefficiente di conducibilit idraulica il rapporto tra la velocit di filtrazione ed il
gradiente idraulico, o anche, la velocit di filtrazione sotto gradiente idraulico unitario.

In un mezzo isotropo dal punto di vista della permeabilit
1
risulta:

x
h
k v

= ,
,
y
h
k v
y

=
z
h
k v
z

= .

Utilizzando ora il concetto di gradiente, il vettore velocit pu essere definito in funzione della
quota piezometrica h (potenziale):

v = -kgrad(h).

Il gradiente di h(x,y,z) infatti un vettore che ha per componenti le derivate parziali della stessa
funzione potenziale h(x,y,z) rispetto agli assi coordinati.

Per definizione, il vettore v=grad(h) perpendicolare alle linee di livello della funzione potenziale
(Fig. 65) In altri termini, in un mezzo isotropo le linee di flusso sono in ogni punto perpendicolari
alle linee isopieziche (dette anche equipotenziali).








Figura 65. Vettore velocit di filtrazione

Se il terreno anisotropo dal punto della permeabilit, risulta:

x
h
k v
x x

= ,
y
h
k v
y y

= ,
z
h
k v
z z

= .


1
Un mezzo isotropo se le sue propriet (in questo caso la permeabilit) assumono valori indipendenti della direzione.
Nel caso la permeabilit dipendesse dalla direzione del moto, il terreno sarebbe anisotropo. Il mezzo si dice omogeneo
se le propriet non dipendono dalle coordinate del punto.
v
In questo caso, pur essendo il gradiente perpendicolare alle linee di livello della funzione h(x,y z),
non lo il vettore velocit di filtrazione, le cui componenti dipendono dai rispettivi valori k
x
, k
y
e k
z

del coefficiente di conducibilit idraulica. Tale vettore interseca dunque le linee equipotenziali
secondo angoli dipendenti dal grado di anisotropia (cio, del rapporto tra i coefficienti di
conducibilit idraulica nelle diverse direzioni).

Il coefficiente di conducibilit idraulica dipende dalle propriet indici e di stato del terreno, e
quindi, come si capir meglio in seguito, anche degli stati tensionali che a loro volta influenzano le
propriet di stato.
Per comprendere linfluenza di tali propriet sul coefficiente di conducibilit idraulica, si assuma
ancora una volta un modello meccanico semplificato: si immaginino i pori del terreno come tanti
tubicini paralleli a sezione circolare, tutti dello stesso diametro (Fig. 66).













Figura 66. Schematizzazione dei pori come tubi paralleli di pari diametro

DallIdraulica noto che la velocit media dellacqua in un tubo di diametro d pari a:

2
32
1
id v
w

= ,

con viscosit dellacqua.
Nello schema di Figura 66 tale espressione indica la velocit dellacqua in un generico tubicino
(meato), e corrisponde alla velocit effettiva v*. Pertanto, volendo esprimere la velocit di
filtrazione risulta:

i nd n v v
w 2
32
1
*

= = .

Ricordando lespressione di DArcy, possiamo ricavare:

.
32
1
2
nd k
w

=

Nel modello semplificato cos definito, la conducibilit idraulica dunque una funzione delle
propriet del fluido (
w
e ), delle propriet indici (d) e delle propriet di stato (n) del terreno.
Poich, come si vedr in seguito, la porosit dipende dallo stato tensionale (essa diminuisce
allaumentare dello stato tensionale efficace medio), il coefficiente di conducibilit idraulica
dipendente anche dallo stato tensionale.
A
d
q
ben evidente che il parametro di gran lunga prevalente la dimensione dei pori, qui rappresentata
da d. In generale, nei terreni, n varia fra 0.25 e 0.75, mentre la dimensione dei pori, assunta
proporzionale a quella delle particelle, varia fra 10
-4
e 10 cm, dunque di cinque ordini di grandezza.
Poich la variazione del quadrato di d pu arrivare a dieci ordini di grandezza, questo spiega perch
il coefficiente di conducibilit idraulica nei terreni pu variare fra 10
-13
e 10
-2
m/s.

Una indicazione approssimativa della conducibilit idraulica delle sabbie fini uniformi pu essere
ricavata dalla formula empirica di Hazen:

k = 100d
10
2,


in cui k viene espresso in cm/s, e d
10
il diametro delle particelle corrispondente ad un passante del
10% , anchesso espresso in cm.
Questa espressione mostra chiaramente come dellintera curva granulometrica, la parte pi influente
sul coefficiente di conducibilit idraulica quella pi fina (d
10
).
Ordini di grandezza tipici del coefficiente di conducibilit idraulica dei terreni sono riportati nella
Tabella I.

Tabella I. Coefficienti di conducibilit idraulica tipici dei terreni

Tipo di terreno k (m/s)
Ghiaia > 10
-2

Sabbia 10
-2
10
-5

Limo 10
-5
10
-9

Argilla <10
-9


9.3 Misura del coefficiente di conducibilit idraulica
Per la determinazione del coefficiente di conducibilit idraulica possono essere utilizzate varie
apparecchiature: le pi comuni sono il permeametro, ledometro e la cella triassiale.
Qualunque sia il tipo di prova, il criterio quello di imporre un flusso idrico unidirezionale
(generalmente dal basso verso lalto) attraverso il provino di terreno, misurando i volumi dacqua
filtranti in determinati intervalli temporali.
Se il flusso viene imposto tramite un carico idrico costante nel tempo, la prova viene detta a carico
costante; se il carico idraulico variabile nel tempo, la prova viene detta a carico variabile. Tutte le
prove vanno eseguite in ambiente a temperatura costante.
Tramite edometro o cella triassiale possibile indagare la risposta del terreno sotto stati di
sollecitazione variabili e di valutare quindi anche linfluenza dello stato tensionale sulla
conducibilit idraulica.

Il permeametro un cilindro del diametro di qualche decimetro nel quale viene inserito il terreno
(generalmente ricostituito in laboratorio
2
). Esso tipicamente utilizzato per terreni a grana grossa
(coefficiente di permeabilit maggiore di 10
-6
-10
-7
m/s), imponendo un carico costante.

2
Sono definiti ricostituiti quei provini di terreno che vengono preparati in laboratorio imponendo granulometria e
porosit predefinite. In tal modo possibile studiare il comportamento di terreni di caratteristiche assegnate (tessitura e
porosit) per indagarne linfluenza sulle propriet. Lutilizzazione di provini ricostituiti poi necessaria quando si
debba indagare sulle propriet di opere di terra che vengono realizzate ponendo in opera strati di terreno preparati con
procedure preventivamente studiate anche mediante prove di laboratorio su provini ricostituiti.
Si definiscono indisturbati quei provini che conservano le caratteristiche del terreno nella sua sede naturale (propriet
indici, propriet di stato e struttura), e devono essere quindi prelevati con accorgimenti tali da preservare tali
caratteristiche. Il prelievo indisturbato necessario per conoscere le specifiche propriet di un assegnato terreno
naturale.

Lo schema di prova riportato in Figura 67. Il flusso idrico viene imposto dal basso verso lalto, in
modo da eliminare le bolle daria eventualmente presenti nel terreno, che vengono trascinate
dallacqua, alimentando il provino tramite un serbatoio nel quale lacqua viene mantenuta ad una
quota costante nel tempo.
In questa, cos come in tutti gli altri tipi di prova, si adotta un gradiente idraulico piccolo per evitare
che lo stato tensionale efficace prodotto dalle condizioni idrauliche imposte (v. paragrafi seguenti)
determini una variazione significativa di porosit influenzando la stessa conducibilit idraulica.
Nella prova viene raccolto e misurato il volume dacqua Q che filtra attraverso il provino
nellintervallo di tempo t. Prima di effettuare la misura, si attende che il fenomeno diventi
stazionario
3
.









Figura 67. Schema della prova a carico costante

Risulta:

L
H
k ki
t A
Q
v
m
= =

= ,

da cui:

AH
L
t
Q
k

= .

Nel caso di terreni di bassa permeabilit (k<10
-6
-10
-7
m/s) il volume dacqua che pu essere raccolto
a valle del permeametro molto piccolo, e lerrore di misura pu influenzare eccessivamente i
risultati. Si preferisce perci ricorrere alle prove a carico variabile, che possono essere eseguite sia
in permeametro che in edometro, in questo caso anche su provini indisturbati.

Nella Figura 68 si riporta uno schema di prova a carico variabile in permeametro, nella quale un
tubo molto sottile posto a monte del provino ha la funzione di sorgente, ma anche di consentire
unagevole misura dei volumi di acqua filtranti in base alla variazione del livello dacqua nel
tubicino stesso.
Nello schema proposto nella figura, viene dapprima chiuso il rubinetto R2 in modo da portare il
livello dacqua nel tubicino di alimentazione alla stessa quota del serbatoio; successivamente, viene
chiuso il rubinetto R1 e viene aperto quello R2. A questo punto ha inizio la prova. In questo caso il
volume dacqua che passa attraverso il provino corrisponde alla diminuzione del livello dacqua nel
tubicino di alimentazione (carico variabile), ed dunque misurato a monte dellapparecchio invece
che a valle di esso. Per la modesta sezione del tubicino, il passaggio attraverso il provino di piccoli

3
Come si gi detto, e capir meglio in seguito, il moto di filtrazione controlla lo stato tensionale efficace nel terreno e
pu produrre variazioni di porosit che rendono temporaneamente il moto vario, influenzando tra laltro lo stesso
coefficiente di conducibilit idraulica. Per conseguenza, in genere la portata va aumentando nel tempo fino a diventare
costante
L
H
A
volumi di acqua produce significative variazioni di livello nel tubicino rendendo la misura
estremamente precisa.














Figura 68. Schema della prova a carico variabile

Il volume filtrante nellintervallo di tempo dt pari a -adH, con a sezione del tubicino e dH
variazione del carico idraulico (Fig. 68). Esso va uguagliato al volume determinabile mediante
lespressione di DArcy sulla velocit di filtrazione, nota la sezione del provino.
Al tempo t :


Risulta dunque:

Adt
L
t H
k Adt t ki Adt v adH
m m
) (
) ( = = = ,

Separando le variabili,

) (t H
dH
a kdt
L
A
= .

Integrando tra due istanti t
1
e t
2
, in corrispondenza dei quali il carico idraulico rispettivamente H
1

ed H
2
, si ricava:


=
2
1
2
1 ) (
H
H
t
t
t H
adH
kdt
L
A
,

e quindi:


=
2
1
2
1 ) (
t
t
H
H
t H
dH
a dt k
L
A
,

) ln( ) (
2
1
1 2
H
H
a t t
L
Ak
= ,

ed infine:
H
L
A
R1 R2
1
2
a
dH
L
t H
k t ki v
m
) (
) ( = =

1 2 2
1
1
) ln(
t t H
H
A
aL
k

= .

In Figura 69 riportato lo schema di una prova di permeabilit in edometro.










Figura 69. Prova di permeabilit in edometro

Le prove di permeabilit nellapparecchio di compressione triassiale vengono eseguite a carico
costante, sia su provini ricostituiti che indisturbati (Fig. 70). Il carico idraulico viene imposto
tramite due differenti valori della back pressure sulle due basi del provino, quella inferiore soggetta
in genere ad una pressione maggiore, in modo da imporre il flusso idrico dal basso verso lalto.
Poich il sistema chiuso, non si verifica evaporazione, e le misure di volume sono molto precise,
anche grazie ai sistemi di misura disponibili.















Figura 70. Prova di permeabilit in triassiale

9.4 Esercizio (Atkinson e Bransby, 1978)
Con riferimento allo schema di Figura 71, calcolare:

a) la quota piezometrica nei punti A e B;
b) la pressione neutra negli stessi punti A ed in B;
c) il gradiente idraulico tra A e B;
d) assumendo che lacqua impieghi 8.3 min per passare da A a B, la velocit effettiva v* di
filtrazione;
e) assumendo che il volume di acqua raccolta a valle 0.24 m
3
/min, la velocit di filtrazione v;
f) la porosit n del terreno;
g) il coefficiente di conducibilit idraulica k.

h
F
H
L
back pressure 1
volumometro
back pressure 2
9.5 Esercizio
Su di un campione di limo sabbioso ed argilloso con peso dellunit di volume
sat
=18 kN/m
3
stata
eseguita una prova di permeabilit a carico variabile. La sezione A del provino di 20 cm
2
e la sua
altezza L=0.5 m. La sezione a del tubicino di alimentazione 0.8 cm
2
(Fig. 68).











Figura 71. Schema di filtrazione

Allinizio della prova il carico idraulico H 40 cm; dopo 72 ore 25 cm. Calcolare:
3a) la permeabilit del terreno;
3b) la tensione efficace verticale alla base del provino dopo 72 ore;
3c) il volume dacqua che sarebbe stato raccolto dopo 72 ore se la prova fosse stata eseguita a
carico costante con carico idraulico 40 cm.

9.6 Permeabilit in serie ed in parallelo
Nel caso di terreno stratificato, il comportamento globale dipende dalle caratteristiche idrauliche dei
singoli strati. In linea di principio, il problema deve essere risolto misurando la permeabilit di
ciascuno di essi e tenendone conto nei calcoli. Talvolta per gli strati sono cos sottili (millimetri,
centimetri)
4
che impossibile prelevare singoli campioni da ognuno, una situazione naturale non
cos improbabile come si potrebbe credere. Il problema va risolto considerando una permeabilit
equivalente a quella dellinsieme (permeabilit di un mezzo omogeneo ideale equivalente), da
misurare su campioni che contengano tutte le particolarit stratigrafiche significative rilevate in sito.
Come viene mostrato qui si seguito, la permeabilit equivalente dipende fortemente dalla direzione
del flusso rispetto alla disposizione delle lamine.

a) Flusso normale alle lamine (Fig. 72)










Figura 72. Filtrazione in direzione normale alle lamine

Per il principio di continuit, la portata e la velocit sono costanti e la velocit nel generico
straterello :


4
In questo caso vengono detti lamine
z
A B
1 m
2.6 m 2.4 m
4 m
2
1 m
L
H
A
l
i
y
i
i
i i
l
y k
v v = =
1
,

dove y
i
la differenza di quota piezometrica fra i contorni superiore ed inferiore della stessa lamina,
l
i
e k
i
il suo spessore e la sua conducibilit idraulica. Si ricava:

i
i
i
k
l
v y =
e

i
i
i
k
l
v H y = = .

Nel mezzo omogeneo equivalente a quello in considerazione:

i
eq
l
H
k v

=

e

eq
i
k
l
v H

= ,

Uguagliando i valori di H, si ricava

eq
i
i
i
k
l
v
k
l
v

= ,

e quindi

i
i
i
eq
k
l
l
k

= .

Questa espressione dimostra che la permeabilit dassieme fortemente influenzata da quella degli
strati meno permeabili.

b) Flusso parallelo alle lamine (Fig. 73)

La portata q
i
filtrante nel singolo straterello :

q
i
= l
i
v
i
= l
i
k
i
i.

La portata totale :

q = q
i
= il
i
k
i.












Figura 73. Filtrazione in direzione parallela alle lamine

Nel mezzo equivalente:

q = ik
eq
l
i
.

Risulta quindi:

i
i i
eq
l
k l
k

= .

In questo caso la permeabilit equivalente fortemente influenzata da quella delle lamine pi
permeabili.

9.7 Equazione generale del flusso
Per la soluzione dei problemi di filtrazione nel terreno necessario risalire alla funzione h(x,y,z,t),
necessario cio conoscere la distribuzione delle quote piezometriche in ogni istante ed in ogni punto
del dominio in considerazione. Da esse infatti possibile ricavare i valori del gradiente idraulico,
della velocit di filtrazione e delle portate; dalle quote piezometriche inoltre possibile risalire alle
altezze piezometriche e da queste, alle pressioni neutre ed alle tensioni efficaci.
Se la quota piezometrica funzione del tempo oltre che delle coordinate del punto, il moto vario.
Laddove la quota piezometrica dipende dalle sole coordinate del punto, h=h(x,y,z), il moto
stazionario o permanente. Si tratta di un caso piuttosto raro, ma ad esso possono essere ricondotti,
semplificandoli, molti problemi di geotecnica.

opportuno ricordare in ingegneria possono essere affrontati sia problemi di verifica che di
progetto.
I problemi di verifica sono quelli nei quali necessario valutare lo stato delle cose, e cio esaminare
le condizioni di sicurezza e di esercizio di opere gi esistenti o di ambiti naturali (ad es. piane
soggette a subsidenza, pendii naturali di cui si intende conoscere le condizioni di sicurezza ecc.). In
questi casi il problema risalire alla distribuzione delle quote piezometriche attuali nel terreno, o di
quelle che potrebbero istituirsi prossimamente (ad esempio dopo un evento meteorico o a causa
dellinvaso di una diga ecc.).
Il risultato pu essere ottenuto per via sperimentale tramite monitoraggio, cio mediante la misura
diretta delle quote piezometriche nel maggior numero possibile di punti utilizzando una apposita
strumentazione (piezometri o trasduttori di pressioni neutre). Questo non prescinde necessariamente
dallutilizzazione di strumenti analitici che possono essere utilizzati per interpolare entro i volumi di
terreno non strumentati i valori delle quote piezometriche ottenuti dalle misure eseguite nei singoli
punti di misura. Sostanzialmente, il procedimento consiste in una calibrazione del modello
matematico di filtrazione utilizzando i valori misurati come dati noti che la soluzione matematica
deve rispettare.
H
L
l
i
I problemi di progetto sono quelli nei quali lesigenza di realizzare unopera (ad esempio unopera
idraulica) impone la conoscenza delle grandezze che ne influenzeranno il comportamento e di
valutare lefficienza dellopera stessa quando sar realizzata. A parte luso di modelli fisici in
piccola scala (utilizzati solo per opere di grande impegno economico), che tendono a riprodurre la
situazione reale misurando le grandezze in oggetto opportunamente scalate rispetto alla
dimensione effettiva dellopera (classici esempi sono quelli legati alle opere idrauliche di terra), nei
problemi di progetto lunico approccio possibile quello matematico, che si regge dunque su di una
simulazione astratta, ma non per questo irreale, della situazione che si intende conoscere:
necessario per questo un modello matematico governato da unequazione di campo che descrive il
fenomeno della filtrazione con le opportune condizioni al contorno.

Si esamini il caso della paratia riportata in Figura 74 e si immagini che il dislivello idraulico H tra
monte e valle sia costante nel tempo. Si consideri un volume elementare dV di terreno, con spigoli
di lunghezza pari rispettivamente a dx, dy e dz, paralleli agli assi di un sistema cartesiano di
riferimento, che sia attraversato da un flusso dacqua.

















Figura 74. Flusso filtrante attraverso un volume elementare di terreno

Tramite le componenti del vettore velocit v parallele agli assi x, y e z, possibile calcolare i volumi
di acqua entranti nellintervallo di tempo dt attraverso le facce di normale rispettivamente x, y e z.
Essi sono rispettivamente:

Q
x
= v
x
dydzdt,
Q
y
= v
y
dxdzdt,
Q
z
= v
z
dxdydt.

Analogamente, possibile scrivere le portate uscenti dalle facce opposte, che sono rispettivamente:

dydzdt dx
x
v
dydzdt v dQ Q
x
x x x
) (

+ = + ,
dxdzdt dy
y
v
dxdzdt v dQ Q
y
y y y
) (

+ = + ,
dxdydt dz
z
v
dxdydt v dQ Q
z
z z z
) (

+ = + .

z
x
y
v
Le differenze tra volumi entranti ed uscenti sono allora:

dVdt
x
v
dydzdt dx
x
v
dQ
x x
x

= ) ( ,
dVdt
y
v
dxdzdt dy
y
v
dQ
y y
y

= ) ( ,
dVdt
z
v
dxdydt dz
z
v
dQ
z z
z

= ) ( ,

ed il flusso netto :

dVdt
z
v
y
v
x
v
dQ dQ dQ dQ
z
y
x
z y x
) (

= + + = ,

che esprime il teorema della divergenza.
Se le derivate parziali
z
v
y
v
x
v
z
y
x

, , sono positive, la quantit di acqua che esce dalle rispettive


facce maggiore di quella che entra: il volume di terreno in considerazione espelle allora una certa
parte dellacqua contenuta. Questo pu avvenire: i) per effetto di un fenomeno di evaporazione
(riduzione del grado di saturazione); ii) per effetto di un fenomeno di compressione dello scheletro
solido.
Se le derivate parziali sono minori di zero, il terreno assorbe un certo volume di acqua, ci che si
verifica: iii) per effetto di un fenomeno di imbibizione (incremento del grado di saturazione); iv) per
effetto di un fenomeno di rigonfiamento dello scheletro solido.

Assumiamo inizialmente che il terreno presenti un grado di saturazione qualsiasi. La differenza dQ
tra il volume di acqua uscente e quello entrante attraverso il volume infinitesimo dV di terreno
nellintervallo di tempo dt dipende allora dalla variazione del contenuto dacqua in quellelemento,
ed fornito dallespressione:

dt
t
V
dQ
w

=
) (
5


con V
w
volume dacqua iniziale nel volume di terreno, pari a:

V
w
= S
r
V
v
= S
r
nV.

Risulta quindi:

dVdt
t
S
n
t
n
S dt
t
ndV S
dQ
r
r
r
) (
) (

=

Ponendo
e
e
n
+
=
1
, si ricava:


5
Una differenza positiva tra volume dacqua uscente ed entrante corrisponde ad una diminuzione del contenuto dacqua
dellelemento in considerazione
dVdt
t
S
e
e
t
e
e
S
dQ
r
r
)
1
)
1
(
(

+
+

=
e

dVdt
t
S
e
e
t
e
e S
t
e
e
S
dQ
r
r
r
)
1
)
1
1
(
1
(

+
+

+
=

La Figura 75 mostra il significato dei termini presenti nellequazione precedente per quello che
riguarda la variazione di volume.










Figura 75. Variazione dei rapporti volumetrici di fase provocata dalla consolidazione: a) volume iniziale; b)
volume ridotto a causa della consolidazione; c) volume di terreno entrante nel volume unitario

Nellequazione precedente, in prima approssimazione il termine
t
e

+
)
1
1
(
pu essere trascurato; si
ottiene:

dQ = divvdVdt = dVdt
t
S
e
e
t
e
e
S
r r
)
1 1
(

+
+

+
;

e quindi:

divv =
t
S
e
e
t
e
e
S
r r

1 1
.

A parte il caso generale di variazione sia del grado di saturazione che del volume dei vuoti, possono
verificarsi i seguenti casi particolari:

1) e = costante ed S
r
= 1, che comporta:

divv = 0.

il caso della filtrazione in mezzo incomprimibile, che d luogo alla ben nota equazione di
Laplace, ampiamente utilizzata in Geotecnica.

2) e = variabile ed S
r
= 1, che comporta:

1
n=e/(1+e)
1-n=1/(1+e)
(e+de)/(1+e)
de/(1+e)
d(1/(1+e))
ed(1/(1+e))
a b c
divv =
t
e
e

1
1
.

il caso dellaltrettanto ben nota equazione della consolidazione: se 0 >

t
e
, essa descrive il
fenomeno del rigonfiamento; se 0 <

t
e
, descrive il fenomeno della consolidazione.

3) e = costante ed S
r
= variabile, che comporta:

divv =
t
S
e
e
r

1
.

il caso di mezzo non saturo incompressibile soggetto a scambio idrico con lesterno: se 0 >

t
S
r
,
tale equazione descrive il fenomeno dellimbibizione; se 0 <

t
S
r
, essa esprime il fenomeno
dellessiccamento.
In questa sede esamineremo il primo caso giungendo alla formulazione dellequazione di Laplace.
In un capitolo successivo sar trattato il secondo caso.

9.8 Equazione di Laplace
Come si visto, nel caso di terreno saturo ed incomprimibile
6
, risulta dQ = 0, e quindi divv = 0. In
presenza di portata in ingresso costante nel tempo (carico idraulico costante), le ipotesi di terreno
saturo ed incomprimibile che sono alla base dellespressione precedente assicurano un flusso
stazionario.
Tenendo conto della legge di DArcy, si pu scrivere:

0 )] ( ) ( ) ( [ =

z
h
k
z
k
y
h
k
y
k
x
h
k
x
k
z z y y x x
.

Questa la cosiddetta equazione di Laplace che va risolta caso per caso tenendo conto delle
condizioni al contorno.
Nel caso di terreno omogeneo, essa si scrive:

0
2
2
2
2
2
2
=

z
z
k
y
h
k
x
h
k
z y x
,

ed in quello di terreno isotropo

0
2
2
2
2
2
2
=

z
z
y
h
x
h
,

che si pu esprimere sinteticamente con lespressione:

. 0
2
= h

6
Dobbiamo immaginare i pori perfettamente saturi di acqua che si muove nei meati tra particelle fisse nello spazio

Nel caso di moto piano
7
con componente del vettore velocit nullo, ad esempio, lungo la direzione
y, risulta:

0
2
2
2
2
=

z
h
k
x
h
k
z x
.

Nel caso di moto unidirezionale
8
con componenti del vettore velocit nulle, ad esempio, lungo le
direzioni x ed y, risulta:

0
2
2
=

z
h
k
z


e quindi:

= =

z
z
z
i
z
h
k cost.

In questo caso, dunque, h varia linearmente con z.
Lo stesso vale in qualsiasi altra direzione.

9.9 Casi di filtrazione unidimensionale in regime stazionario
La prova di permeabilit a carico costante in permeametro o in edometro, in cui il provino
delimitato inferiormente e superiormente da superfici a quota piezometrica imposta costante e
lateralmente da superfici impermeabili, un classico caso di moto di filtrazione unidirezionale
9
;
dopo una fase di moto vario, il flusso si verifica in regime stazionario
10
. Questo ci consente di fare
qualche considerazione sul regime delle pressioni neutre agente in condizioni idrodinamiche
stazionarie e di risalire poi allo stato tensionale efficace.

Nel caso idrostatico (livello idrico nel serbatoio di alimentazione corrispondente al livello di sfioro,
come in Figura 76), assumendo il piano di riferimento coincidente con la base inferiore, quote
geometrica ed altezza piezometrica variano linearmente con z, con somma (quota piezometrica)
costante e pari ad L (altezza del provino).












7
Moto di filtrazione che si ripete identicamente in piani paralleli, caratterizzato da due sole componenti del vettore
velocit appartenenti a tale piano
8
Moto di filtrazione caratterizzato da due componenti nulle del vettore velocit in tutto il dominio di interesse
9
In questo caso la rete idrodinamica costituita da linee di flusso verticali (le estreme coincidono con le pareti del
permeametro) e da isopieziche orizzontali (le estreme coincidono con le due basi del provino)
10
Nella fase iniziale della prova il provino potrebbe non essere perfettamente saturo; inoltre, a causa della variazione
dello stato tensionale efficace descritta di seguito, subisce una modesta variazione di volume (divv0)
z

z
,
z
, u

w
z

sat
z
z
z
z, u/
w
, h
L
L
z u/
w
h
Figura 76. Quote piezometriche e stato tensionale in regime idrostatico
La pressione neutra cresce linearmente con la profondit, con valore u=
w
L alla base, e la tensione
efficace verticale pu essere calcolata moltiplicando il peso dellunit di volume del terreno
immerso in acqua per la distanza dalla superficie del provino (
z
=z).

Si esamini ora il caso di filtrazione in regime stazionario causato da un dislivello idrico H, tra monte
e valle, e cio tra base inferiore e base superiore del provino, costante nel tempo (Fig. 77). Alla base
del permeametro la quota geometrica sempre pari a 0, ma laltezza e la quota piezometrica
assumono ora il valore L+H, con H carico idraulico
11
: la pressione neutra alla base del provino
passa da u=
w
L ad u=
w
(L+H). In corrispondenza della superficie di sfioro, altezza e quota
piezometrica sono rispettivamente pari a 0 ed a L.
Dunque, raggiunta la condizione stazionaria, nel suo moto attraverso il provino lacqua deve
dissipare il carico H. Poich il moto in regime stazionario, il gradiente idrodinamico costante e
pari ad i=H/L. In particolare, ad una profondit z generica, laltezza piezometrica ora pari a
z+zH/L= z(1+i) e la pressione neutra u=
w
z(1+i). Questultima dunque pari alla somma della
pressione neutra agente in condizioni idrostatiche e di un termine aggiuntivo lineare,
w
iz.












Figura 77. Stato tensionale nel permeametro in regime idrodinamico stazionario
con movimento idrico dal basso verso lalto

Con riferimento ad una sezione unitaria, la sollecitazione
w
L agente alla base del provino la ben
nota sottospinta di Archimede e quella
w
H la cosiddetta forza di filtrazione dovuta alla forza di
trascinamento dellacqua che produce un maggiore alleggerimento dello scheletro solido. Ad una
generica profondit z, la forza di filtrazione
w
iz con
w
i, forza di filtrazione per unit di volume.
Se in prima approssimazione si assume il peso dellunit di volume saturo
sat
invariato rispetto alla
condizione idrostatica, e cos la tensione totale verticale, ad una generica profondit z la tensione
efficace passa da z ad un valore minore, z(1-i).
Queste considerazioni lasciano intuire che, per la riduzione della tensione efficace verticale, in ogni
punto del provino possa aumentare la porosit e cos, diminuire il peso dellunit di volume. Questa
considerazione rende ancora pi chiara lipotesi avanzata in precedenza che, in una prima fase della
prova, la divergenza del vettore velocit sia non nulla ed il flusso non stazionario, con implicazioni
anche sul valore del coefficiente di conducibilit idraulica misurato che potrebbe risentire della
variazione di porosit. Questo un valido motivo per tenere basso il gradiente idraulico nel corso
della prova.

Nel caso di moto di filtrazione unidirezionale dallalto verso il basso (Fig. 78), se alla base del
permeametro la quota geometrica sempre pari a 0, altezza e quota piezometrica assumono ora il
valore L-H: la pressione neutra alla base del provino u=
w
(L-H), minore di quella che agirebbe in
condizioni idrostatiche.

11
Si assume che la perdita di carico nel tratto di alimentazione sia nulla
z

z
,
z
, u

w
z

sat
z
z
z, u/
w
, h
L
L
z
u/
w
h
H
H

w
iz
z-
w
iz
Il terreno soggetto ad un incremento di tensione efficace dovuto alla forza di filtrazione
w
iz che
agisce sempre nella direzione del moto, quindi dallalto verso il basso, ed in questo caso si oppone
alla forza di Archimede. Questo implica che il terreno tende ad addensarsi.









Figura 78. Stato tensionale nel permeametro in regime idrodinamico stazionario
con movimento idrico dallalto verso il basso

Situazioni di filtrazione in regime monodimensionale sono possibili anche in sito, specie laddove il
terreno stratificato orizzontalmente e presenta falde in pressione allinterno di strati molto
permeabili delimitati da strati meno permeabili (condizioni artesiane).
Le tensioni efficaci verticali possono essere calcolate con criteri analoghi ai precedenti; quelle
orizzontali vengono ricavate dalle precedenti utilizzando il coefficiente di spinta a riposo.

9.10 Sifonamento
Lo stato tensionale efficace nel terreno dunque influenzato dal regime idraulico. Quando lacqua
in movimento, le tensioni efficaci litostatiche verticali devono essere ricavate sottraendo da quelle
totali le pressioni neutre da calcolare a parte, una volta determinata la funzione potenziale.
Nel caso di moto unidirezionale e di terreno omogeneo, il gradiente idraulico costante e la
variazione di quota piezometrica a partire da un contorno dove essa nota facilmente
determinabile.
Se il moto idrico verticale con componente del flusso dal basso verso lalto, le tensioni efficaci
sono minori di quelle agenti in regime idrostatico; lopposto avviene quando il moto presenta
componente verso il basso.
In condizioni 2D o 3D il calcolo del regime delle pressioni neutre va effettuato risolvendo
lequazione di Laplace nellambito del dominio in considerazione.
Pertanto, il passaggio da una condizione idrostatica ad una idrodinamica pu produrre degli effetti
significativi sul terreno a causa della variazione del regime delle tensioni efficaci. Come si
accennato, nel caso di flusso dallalto verso il basso, lo scheletro solido tende a comprimersi; tende
invece ad aumentare di volume quando lacqua si muove dal basso verso lalto. Tali effetti sono
proporzionali al gradiente.
Per carichi idraulici elevati e filtrazione con componente verso lalto, il terreno pu addirittura
subire un fenomeno di rottura che prende il nome di sifonamento.

Torniamo al caso di flusso unidirezionale. In queste condizioni, se lacqua si muove dal basso verso
lalto (Fig. 77), la tensione efficace verticale ad una profondit z pari a:

z
= z -
w
iz = ( -
w
i)z.

Se il gradiente idraulico i=H/L assume il valore critico

i
crit
=
w

'
,

L
z

z
,
z
, u

w
(L-H)

sat
z
L+
w
iL
H

w
(z-iz)
z-
w
iz
z
L
z, u/
w
, h
L-H
risulta

z
= 0

e la tensione efficace si annulla.

Si osservi che nei terreni naturali il gradiente idrico i
crit
= /
w
assume un valore attorno allunit.
In terreni incoerenti, ed in particolare, in terreni sabbiosi, un ulteriore piccolissimo incremento del
gradiente comporta il trascinamento delle particelle di terreno, soggette ad una forza risultante
esercitata dallacqua maggiore di quella dovuta al peso proprio. Il volume trascinato pu
raggiungere dimensioni notevoli a causa della propagazione in profondit del fenomeno: in
prossimit di opere idrauliche questo fenomeno ne pu produrre il collasso. Una paratia (Fig. 58b)
pu ad esempio ribaltarsi.
Il sifonamento dunque un fenomeno assai grave che va evitato.
Si osservi che lo stesso non si verifica nel caso di terreni limo-argillosi, a causa dei legami di natura
elettrica esistenti tra le particelle che si oppongono al trascinamento; lo stesso effetto pu verificarsi
solo sotto gradienti molto pi elevati.

Il progetto delle opere idrauliche che potrebbero essere soggette a tali fenomeni va effettuato
calcolando il cosiddetto coefficiente di sicurezza al sifonamento:

FS =
i
i
crit
,

che deve essere molto minore di 1.
Esso viene effettuato calcolando il gradiente idraulico i allo sbocco, laddove esso assume il valore
maggiore (un esempio riportato nellesercizio riportato nel paragrafo 9.15). Se FS troppo elevato
(tipicamente minore di 3), si deve rivedere il progetto (se si in fase progettuale) o intervenire, nel
caso di opera gi esistente, trovando il modo di ridurre il valore di i.

9.11 Filtrazione unidirezionale in mezzo stratificato ed in regime stazionario
Nel caso di mezzo stratificato (dunque, non omogeneo) soggetto a moto di filtrazione
unidirezionale, lequazione di Laplace va scritta per ognuno degli strati imponendo le opportune
condizioni al contorno.
Nel caso di mezzo bi-strato, allinterno di ognuno degli strati la quota piezometrica varia
linearmente, ma il gradiente diverso da strato a strato (Fig. 79).













Figura 79. Andamento delle quote piezometriche in due strati
attraversati da un moto di filtrazione verticale dal basso verso lalto

B
A
h
B
h
A
l
B
l
A
h
A
h
B
Il problema pu essere risolto semplicemente imponendo lequazione di continuit in
corrispondenza della superficie di separazione fra i due strati.
Nel caso di Figura 79 in cui lacqua passa dallo strato A allo strato B, deve essere:

v
A
= v
B
,

e quindi

k
A
i
A
= =

A
A
A
l
h
k k
B
i
B
= k
B
B
B
l
h
.


Deve essere inoltre:

h
B
= h
A
- h
A
- h
B

da cui:

h
B
= h
A
- h
B
- h
A
.

Mediante ulteriori semplici passaggi si ricava:

) (
A B A
B
B
A
A
A
h h h
l
k
h
l
k
= ,

) ( ) (
B A
B
B
B
B
A
A
A
h h
l
k
l
k
l
k
h = + ,

1
) (
) (
) (
+

=
+

=
+

=
A
B
B
A
B A
B
B
A
A
B A B
B
A
A
B
B A B
A
l
l
k
k
h h
k
l
l
k
h h k
l
k
l
k
l
h h k
h
B
.

Si ricava facilmente che, per k
B
<<k
A
, la perdita di carico nello strato A estremamente bassa e si
concentra soprattutto nello strato B; dunque, la pressione neutra si mantiene molto elevata nello
strato A che, di fatto, risulta in pressione.
Per k
B
>>k
A
, la perdita di carico si concentra nello strato A e nello strato B la quota piezometrica
tende ad un valore costante e la distribuzione di pressione neutra allandamento idrostatico; in tale
strato il moto di filtrazione gioca perci molto poco sul regime delle tensioni efficaci.

9.12 Esercizio
Con riferimento al sottosuolo di Figura 57, si supponga di emungere acqua dalle sabbie inferiori (C)
tramite una fitta serie di pozzi disposti in una vasta zona, determinando nel banco C una riduzione
uniforme della quota piezometrica pari a 5 m.
Per la ridotta permeabilit del bando di argille limose (B), la quota piezometrica nel terreno A
subisce uninfluenza molto ridotta e tecnicamente trascurabile; in conseguenza, le variazioni delle
quote piezometriche si verificano nel terreno in cui viene effettuato lemungimento (C) e nelle
argille limose (B). La Figura 80 riporta landamento approssimato delle quote piezometriche dopo
lemungimento.
Esaminare e mettere in diagramma le tensioni totali, efficaci e neutre che agiscono sulle giaciture
orizzontali e verticali.














Figura 80. Andamento delle quote piezometriche nel sottosuolo dellesercizio 8.6
a causa di emungimento di acqua dallo strato C

9.13 Superficie freatica piana ed inclinata con flusso in regime stazionario ad essa parallelo
Anche in questo caso, si assuma lacqua in moto stazionario e che questo avvenga in ununica
direzione parallela a quella della superficie freatica.
Se il flusso avviene in ununica direzione ed il mezzo isotropo, le isopieziche devono essere
perpendicolari alla superficie freatica (Fig. 81).
Una serie di ipotetici piezometri installati lungo una isopiezica devono misurare la stessa quota
piezometrica, e questa deve coincidere con la posizione della superficie freatica nel punto di
intersezione con lisopiezica in questione, laddove laltezza piezometrica coincide con la quota
geometrica.










Figura 81. Rete idrodinamica nel caso di flusso unidirezionale inclinato rispetto al piano di campagna

Questa semplice considerazione consente di calcolare facilmente la pressione neutra in ogni punto
del pendio. In Figura 82 la profondit z
w
del punto A in considerazione dalla superficie freatica
AC e laltezza piezometrica u/
w
AB.










Figura 82. Calcolo della pressione neutra nel punto A

10
20
30
40
0
Z (m)
0 10 20 30 40
Quote piezometriche al di sopra del piano
ubicato ad una profondit di 46 m (m)
50
5 m
(-34 m)
(- 10 m)
(-46 m)
(Z = - 2 m)

A
B
C
D

Risulta:

a g
g
BD g BD
g BD
BC AB
AB
AC
AB
z
u
w
w
2
tan 1
1
tan cot
cot
tan cot
cot /
+
=
+
=
+
=
+
= =



,

e perci:

a z
a
sen
z
u
w w
w w 2
2
2
cos
cos
1

=
+
= .

A causa delle forze di filtrazione che hanno una componente verticale verso il basso (molto piccola
nel caso in esame), la pressione neutra dunque minore di quella che si calcolerebbe con
riferimento alla colonna dacqua sovrastante (z
w
) ed tanto minore quanto maggiore la pendenza
della superficie freatica, pur aumentando linearmente con la profondit.

Se il moto, ancora unidimensionale, fosse caratterizzato da pendenza dei filetti fluidi rispetto
allorizzontale diversa da , con lo stesso procedimento si potrebbe facilmente calcolare:

tan tan 1+
=
w w
z
u .

Questa espressione mostra che:

- per flusso orizzontale: u =
w
z
w
;
- per flusso verticale verso il basso: u = 0 (la forza di filtrazione compensa completamente la
forza di Archimede);
- per flusso con componente verso lalto: u >
w
z
w
.

Queste soluzioni sono spesso utilizzate nella verifica di stabilit dei versanti, tipicamente sede di
falde in movimento.

9.14 Soluzione dellequazione di Laplace
Nei casi pi complessi (e pi frequenti), necessario procedere alla soluzione dellequazione di
Laplace nellambito di un volume di terreno significativo, e cio sufficientemente ampio da
contenere il volume di terreno nellambito del quale necessaria la soluzione del problema. La
soluzione dipender dalle condizioni al contorno di tale volume di terreno, che vanno accuratamente
individuate e definite. Esse devono riguardare i valori assunti dalla funzione h(x,y,z) o dalle sue
derivate.
Ad esempio, nel caso della Figura 83, nellipotesi che la paratia sia impermeabile e che le sezioni
CD ed EF siano tanto lontane dalla paratia da poter trascurare il flusso idrico che le attraversa, si
possono imporre le seguenti condizioni al contorno:

- lungo CA ed EG: h = costante;
- lungo CD ed EF: h = costante;
- lungo DF (contorno impermeabile caratterizzato da v
z
= 0): 0 = =

z
i
z
h
;
- lungo AB (contorno impermeabile caratterizzato da v
x
= 0): 0 = =

x
i
x
h
.










Figura 83. Modello geotecnico per la risoluzione del problema della filtrazione
al di sotto di una paratia impermeabile

Per la complessit e la variabilit delle condizioni al contorno possibili, soluzioni in forma chiusa
sono disponibili solo per casi molto particolari (ad esempio proprio per quello di scavo delimitato
da una paratia in mezzo omogeneo ed uniforme fino a grande profondit).

In alternativa, necessario risolvere lequazione di Laplace per via numerica, in genere utilizzando
il metodo delle differenze finite che consiste nel trovare una soluzione approssimata individuando i
valori della funzione h(x,y,z) in una serie di punti corrispondenti ai nodi di una griglia
opportunamente predisposta. In ognuno dei nodi, in luogo dellequazione differenziale del secondo
ordine che abbiamo imparato a conoscere viene scritta unequazione algebrica in cui le derivate
seconde sono sostituite da rapporti incrementali corrispondenti. Sul contorno vengono inoltre
imposti i valori noti della quota piezometrica o delle sue derivate. La soluzione del sistema di
equazioni fornisce la soluzione approssimata.
Oggi sono disponibili sul mercato codici numerici relativamente economici che risolvono in
maniera completa il problema, fornendo tabulati e output grafici completi delle principali grandezze
in gioco.

9.15 Soluzione grafica dellequazione di Laplace
Quando non erano ancora diffusi come ora codici di calcolo relativamente economici per la
soluzione numerica di problemi piani anche molto complessi, si ricorreva ad una soluzione grafica
piuttosto semplice ed efficiente, basata sul tracciamento di una rete idrodinamica a maglie quadre.
Ciascuna di queste costituita da quadrangoli delimitati da due isopieziche e due linee di flusso
successive. La rete si dice a maglie quadre quando le due mediane (linee congiungenti i punti medi
di ciascun lato) sono uguali fra di loro (v. Fig. 84 in cui a-b=1-2).












Figura 84. Maglia di una rete idrodinamica a maglie quadre

Formazione impermeabile
A
B
z
x
C
D
E
F
G
a
b
1
2
Nel caso di mezzo isotropo, la rete idrodinamica pu essere costruita a mano in modo piuttosto
semplice tenendo conto delle condizioni al contorno
12
.
Se essa a maglie quadre, gode delle seguenti propriet:

- la differenza di quota piezometrica h tra isopiezica ed isopiezica costante e pu essere
calcolata come rapporto tra il dislivello piezometrico totale tra monte e valle (generalmente
noto) ed il numero m di campi tra isopiezica ed isopiezica;
- la portata q in ciascun tubo di flusso costante e pari a kh; la portata totale quindi pari ad
nq=nkh, con n numero di tubi di flusso.

Queste due propriet possono essere facilmente dimostrate tramite la Figura 85 relativa al caso di
mezzo isotropo.

















Figura 85. Rete idrodinamica a maglie quadre

Nel tubo di flusso 1
1
1
1 1
1 1 1
h k
r
s h k
s v q =

= = ,
in quanto r
1
= s
1
; inoltre:

1
1 2
1 1 1
'
'
' '
r
s h k
s v q

= = .
Dunque:

h
1
= h
2
= h

Pertanto, se m il numero di campi delimitati dalle isopieziche ed H il dislivello idrico totale tra
monte e valle, risulta:

m
H
h = .

12
Le linee di flusso rappresentano le traiettorie delle particelle in movimento ed i contorni impermeabili sono superfici
di flusso; alcune isopieziche, come la superficie freatica, sono facilmente identificabili; nel mezzo isotropo le linee di
flusso intersecano ad angolo retto le isopieziche.

q
1
q
2
h
1
h
2
=h
1
-h
1
h
3
=h
2
-h
2
r
1
s
1
r
1
s
1
r
2 s
2
s
2
r
2
Nel tubo di flusso 2:

h k h k
r
s h k
s v h k
r
s h k
s v q = =

= = =

= =
2
2
2 2
2 2 1
2
2 1
2 2 2
'
'
' ' .

Dunque:

q
1
= q
2
= q
n
.

Nel caso di mezzo anisotropo, la rete idrodinamica pu essere comunque tracciata mediante
opportune considerazioni in base al coefficiente di anisotropia.

9.15 Esercizio
Nellalveo di un fiume stata costruita una traversa con paratoie mobili ad asse rettilineo e di
lunghezza rilevante. La traversa fondata su di un deposito di ghiaie sabbiose isotropo ed
omogeneo (
sat
=22 kN/m
3
; k=10
-3
m/sec) limitato inferiormente da una formazione impermeabile. Il
piano dalveo a monte e a valle della traversa orizzontale ed a quota costante.
Nella Figura 86 riportata una sezione dellopera. Nello stesso disegno parzialmente tracciata una
rete idrodinamica a maglie quadre.

Figura 86. Traversa in fiume

Nellipotesi che i livelli dacqua a monte H
1
ed a valle H
2
siano pari rispettivamente a 6 e 0.5 m,
rispondere ai seguenti quesiti:

1. Completare la rete idrodinamica
2. Tracciare il diagramma delle pressioni neutre lungo il contorno dellopera
3. Verificare la struttura al galleggiamento assumendo che il calcestruzzo armato abbia un peso
dellunit di volume =25 kN/m
3

4. Calcolare la portata filtrante per metro lineare sotto la traversa
5. Determinare e porre in diagramma la distribuzione della velocit di filtrazione in
corrispondenza del piano dalveo a valle della traversa
6. Verificare la sicurezza dellopera nei riguardi di un fenomeno di sifonamento tramite il
rapporto tra gradiente critico e gradiente massimo nella zona di sbocco del flusso idrico
7. Ripetere la verifica al sifonamento sul volume di terreno ubicato immediatamente a valle
della traversa, di altezza pari alla distanza tra piede del taglione e piano di campagna e di
larghezza pari alla met di tale dimensione, assumendo in via semplificata che il moto di
filtrazione a valle della traversa sia perfettamente verticale

11 CONSOLIDAZIONE E COMPRESSIBILIT DEI TERRENI SATURI

In questo capitolo il problema della filtrazione viene esteso al caso dei terreni saturi compressibili
(caso 2, par. 9.7), sia pure in condizioni di flusso monodimensionale: la rimozione dellipotesi di
indeformabilit dello scheletro solido implica il passaggio dal caso di moto stazionario a quello di
moto vario. Lanalisi di questo problema fornir lo spunto per affrontare allo stesso tempo il tema
della compressibilit dei terreni nelle condizioni di deformazione monodimensionale.
Le particolari condizioni che esamineremo (mezzo saturo; filtrazione e deformazione
monodimensionali), e che ci permetteranno di semplificare il problema, non sono comunque
infrequenti nella pratica professionale e ad esse possono essere accostati molti problemi di
ingegneria geotecnica il cui tema fondamentale sia il calcolo dei cedimenti e della loro evoluzione
nel tempo.
Lo strumento fondamentale con cui tali problemi vengono affrontati ledometro (cap. 7).

11.1 La prova edometrica
Ledometro il pi antico strumento per studiare la compressibilit dei terreni ed analizzare allo
stesso tempo il problema della consolidazione: un anello di acciaio con parete interna liscia e
praticamente indeformabile in direzione radiale nel quale viene inserito il provino di terreno da
studiare (Fig. 36 ed 88).



Figura 88. Prova edometrica

Superiormente ed inferiormente, il provino generalmente delimitato da piastre porose di
permeabilit molto maggiore del terreno. La piastra superiore a sua volta incollata ad una piastra
metallica di pari diametro sulla quale vengono applicati i carichi esterni che provocano lincremento
della tensione normale, determinando laccorciamento del provino. Questo avviene a diametro
costante a causa della indeformabilit radiale dellanello.
Lanello disposto allinterno di una vaschetta che viene in genere riempita dacqua in modo da
creare un modesto battente al di sopra della base superiore del provino ed annullare i menischi che
si formano sulla superficie esterna, che influenzerebbero lo stato tensionale efficace senza
consentirne una precisa valutazione (par. 8.4); la presenza dellacqua favorisce allo stesso tempo la
saturazione del terreno, qualora esso non sia inizialmente saturo. Poich sia il carico idraulico che il
peso del provino sono irrilevanti, la tensione efficace verticale praticamente uguale alla tensione
totale applicata dallesterno (
a

a
,

con
a
tensione assiale).
In qualche caso alla piastra porosa inferiore viene sostituita una piastra di acciaio impermeabile
nella quale alloggiato un trasduttore per la misura della pressione neutra. Come si chiarir nel
seguito, questa pu infatti temporaneamente aumentare a seguito dellapplicazione del carico
esterno (sovrapressione neutra). In questo caso il drenaggio pu avvenire solo attraverso la piastra
porosa superiore.
Per assicurare una corretta misura delle sovrapressioni neutre, ledometro viene inserito in una cella
chiusa piena dacqua (come nella prova triassiale di Fig. 39), e la prova viene effettuata in back
pressure
1
. In questo caso, le pressioni neutre non possono essere trascurate e le tensioni efficaci
sono pari a
a
=
a
-bp.

Tipicamente, la prova di compressione edometrica viene eseguita a carichi controllati, tramite
applicazione dallesterno di sollecitazioni note, progressivamente crescenti, imposte disponendo dei
pesi allestremit di una leva (Fig. 88). La risposta del provino viene determinata mediante misura
degli spostamenti assiali
2
ottenuta tramite un micrometro ovvero un trasduttore in grado di
registrare automaticamente gli spostamenti della base superiore.
Se la prova viene effettuata con edometro attrezzato con trasduttore di pressione neutra,
necessario effettuare anche la misura delle pressioni neutre.
In genere le prove edometriche a carico controllato vengono eseguite applicando una serie di carichi
crescenti con legge geometrica (ogni incremento di carico pari a quello preesistente, e pertanto la
sollecitazione viene via via raddoppiata) fino ad un valore massimo prestabilito; successivamente le
sollecitazioni vengono gradualmente rimosse. In questo modo possono essere imposti cicli di
carico-scarico con valore massimo crescente ciclo per ciclo. Ogni volta che viene imposto un
incremento di carico, si deve attende che la deformazione indotta si esaurisca
3
e poi si procede
allincremento successivo.

Si noti che, senza lanello di acciaio, il provino tenderebbe ad espandersi lateralmente. Lanello
rappresenta dunque un vincolo che reagisce a tale tendenza alla dilatazione traversale con una
sollecitazione radiale
r
non nota. In ipotesi di mezzo elastico ed isotropo, la sollecitazione radiale
pu essere calcolata come gi visto nel paragrafo 8.2:

.
1
' '

=
a r


Nel caso il terreno presenti un comportamento pi complesso (la norma), utile pi prudentemente
adottare un coefficiente di spinta a riposo k
0
di valore dipendente dallo stato del provino
(normalmente consolidato o preconsolidato) e dalle sue propriet indici.
Esso corrisponde a quello stesso coefficiente di spinta a riposo che viene utilizzato per la
definizione dello stato tensionale litostatico. Infatti, come osservato in precedenza, le condizioni di
deformazione nelledometro sono analoghe a quelle litostatiche in depositi naturali con estensione
illimitata in direzione orizzontale.

Un approccio alternativo alla prova a carichi controllati la prova a deformazioni controllate. In
questo caso, ledometro viene disposto sul piatto metallico di una pressa che, tramite un motore,
viene spinto verso lalto a velocit costante. La piastra superiore di carico delledometro viene posta
in contrasto con un dinamometro, o con una cella di carico a lettura automatica, a sua volta
vincolato ad un traverso indeformabile: la base superiore del provino non pu pertanto spostarsi. In
questo modo la deformazione del terreno imposta dallesterno, ed dunque nota (crescente con
velocit costante, che viene opportunamente scelta), mentre viene misurato lo sforzo assorbito dal
terreno.

1
Lacqua contenuta nella cella viene messa in pressione (u=u
0
+bp); la back pressure trasferita al provino attraverso le
piastre porose. La necessit di imporre una back pressure verr discussa in dettaglio nel seguito quando si tratter la
prova di compressione triassiale
2
Per quanto detto, lo spostamento radiale nullo
3
Questo verr spiegato nel seguito
Naturalmente, per un assegnato provino la relazione tra carico F e spostamento indipendente dal
tipo di prova (a carichi od a deformazioni controllate): i due tipi di prova sono perci equivalenti.

Nella prova di compressione edometrica la tensione assiale totale applicata sulla base superiore

a
=F/A, con A sezione trasversale del provino. Se si trascurano le tensioni tangenziali tra anello e
terreno
4
, si pu assumere lo stato tensionale uniforme, con
a
costante lungo tutto lo spessore del
provino, e le tensioni radiale ed assiale sono tensioni principali
5
).

Per quanto riguarda le condizioni idrauliche al contorno, la presenza delle piastre porose superiore
ed inferiore rende tali superfici drenanti; esse infatti consentono la libera espulsione o
lassorbimento di acqua dallesterno. I contorni laterali sono invece impermeabili: il flusso idrico
pu dunque avvenire solo in direzione verticale (filtrazione monodimensionale).

Anche lo stato di deformazione imposto di tipo monodimensionale, caratterizzato da deformazioni
assiali
a
non nulle e da deformazioni radiali
r
nulle.
Questo implica che la deformazione assiale pari a quella volumetrica. Con riferimento ad un
assegnato incremento di carico dF, infatti:

a v
h
d
Ah
Ad
V
dV


= = = = ,

in cui dV e V sono rispettivamente la variazione di volume ed il volume iniziale, ed h laltezza
corrente del provino.
Se h
0
laltezza del provino prima dellinizio della prova e
i
laccorciamento complessivo
cumulato sotto i carichi applicati nelle fasi precedenti quella attuale, risulta h=h
0
-
i
, e la
deformazione assiale complessiva
a
=
i
/h
0
=
v
.
Si noti che la deformazione assiale e quelle radiali sono principali (
a
=
1
;
r
=
2
=
3
=0); infatti, le
deformazioni angolari rispetto alle direzioni verticale ed orizzontali sono nulle.

Come gi osservato in precedenza (Fig. 28), volendo esprimere la deformazione in funzione
dellindice dei pori, risulta:

v a
e
e e
e
de
=
+

=
+
=
1
2 1
1
1 1
,

con e
1
indice dei pori prima dellapplicazione dellincremento di tensione ed e
2
indice dei pori
indotto da questultimo.
Se sono noti lindice dei pori iniziale e
1
e la deformazione assiale
a
=
v
=d/h, facile risalire
allindice dei pori finale:

e
2
= e
1
-
a
(1 + e
1
).

Lindice dei pori viene ricavato tramite doppia pesata, misurando cio il peso del provino umido
prima della realizzazione della prova (P
w
) ed il peso del provino essiccato in stufa dopo la prova
(P
s
). Chiamando h laltezza ideale del volume costituito dalla sola sostanza solida (Fig. 89) ed h
2

laltezza del provino dopo laccorciamento, risulta:


4
Come si detto, lanello estremamente liscio e presenta unaltezza pari a circa un terzo del diametro: queste due
condizioni consentono di minimizzare la risultante delle tensioni tangenziali
5

a
=
1
ovvero
a
=
3
, a seconda che k
0
sia minore o maggiore di 1, e conseguentemente
r
=
2
=
3
ovvero
r
=
1
=
2








Figura 89. Accorciamento del provino nella prova di compressione edometrica

'
'
'
) ' (
1 2
2
h
h h
A h
A h h
V
V
e
s
v

=

= =

,

con

A
P
h
s
s

= ' .

Come si osserver meglio nel seguito, in generale la deformazione assiale del terreno correlabile
allincremento di sollecitazione efficace d
a
che la provoca, attraverso il cosiddetto coefficiente di
compressibilit volumetrica m
v
che ha la dimensione dellinverso di una tensione:

a
=
v
= d
a
m
v
.

Linverso del coefficiente di compressibilit volumetrica il cosiddetto modulo di compressione
edometrica E
ed
, che ha la dimensione di una tensione (rigidezza). Risulta dunque anche:

ed
a
v a
E
d '
= = .

11.2 Tipici comportamenti deformazione-tempo di tipici terreni
Nelle prove a carico controllato, lo spostamento (o la deformazione assiale) misurato per ogni
incremento di sollecitazione viene diagrammato in funzione del tempo. Se ledometro attrezzato
con un trasduttore di pressione neutra installato alla base del provino, anche questa deve essere
diagrammata in funzione del tempo.

Per comprendere i comportamenti tipici dei terreni, utile fare riferimento al comportamento di un
provino ricostituito di sabbia (rappresentativo di un mezzo molto permeabile) ed a quello di un
provino ricostituito di argilla (rappresentativo di un mezzo poco permeabile) sotto lazione dello
stesso carico verticale (prove a carico controllato), e di eseguire la prova in acqua utilizzando un
edometro con entrambe le basi drenanti.
Nel caso della sabbia, il provino pu essere ottenuto tramite il metodo della pluviazione, che
consiste nel riempire ledometro di sabbia lasciando cadere i granelli da un imbuto posto ad una
determinata altezza. Questo consente di ottenere provini con porosit controllata di valore
dipendente dallaltezza di caduta. Alternativamente, lanello deve essere riempito completamente da
una ben definita quantit di sabbia, inserita in straterelli sottili, il cui peso secco dellunit di
volume deve corrispondere alla porosit richiesta.
Nel caso dellargilla, un campione naturale viene essiccato allaria, poi polverizzato in un mortaio
in modo da separare le singole particelle e distruggere gli eventuali legami di cementazione, ed
infine mescolato con acqua distillata in proporzione tanto elevata da ottenere un contenuto dacqua
h
h
2
h
1

maggiore del limite liquido


6
. Si tratta dunque di un fango che non ha pi nulla della struttura
dellargilla originaria e certamente somiglia al materiale che dette luogo allattuale deposito (chiss
quanti milioni di anni fa), quando singole particelle di argilla andavano depositandosi sul fondo del
mare o di un lago.

Se rilevassimo il comportamento dei due provini nel tempo, otterremmo curve cedimento-tempo
come quelle riportate in Figura 90. Esse mostrerebbero un andamento dei cedimenti apparentemente
simile, caratterizzato da un gradiente decrescente ma non nullo, con valori in generale pi elevati
nel caso dellargilla.











Figura 90. Curve cedimento-tempo in prove edometriche
eseguite su provini ricostituiti di sabbia e di argilla

Se diagrammassimo il cedimento in funzione del logaritmo del tempo (Fig. 91), le due curve si
differenzierebbero di pi. In questa scala in particolare, landamento del cedimento della sabbia
risulterebbe pressoch lineare, mentre quello dellargilla diventerebbe lineare solo molto tempo
dopo linizio della prova.











Figura 91. Curve cedimento-logaritmo del tempo in prove edometriche
eseguite su provini ricostituiti di sabbia e di argilla

Analizziamo ora il comportamento virtuale di due provini di pari spessore, montati questa volta in
un edometro con base inferiore attrezzata con un trasduttore di pressioni neutre, e confrontiamoli
con i comportamenti descritti in precedenza (Fig. 92).
In questo secondo caso, allatto di applicazione del carico nella sabbia si verificherebbe un guizzo
della pressione neutra, che passerebbe dal valore iniziale ad un valore molto pi elevato, per poi
esaurirsi molto rapidamente tornando al valore iniziale.
Anche nel caso dellargilla la pressione neutra presenterebbe un brusco incremento che per
tenderebbe a dissiparsi molto lentamente. In entrambi i casi le misure indicherebbero inoltre un
incremento di pressione neutra prossimo allincremento della tensione totale assiale.

6
Per terreno saturo e=G
s
w. Per w=w
L
, e=G
s
w
L

t
sabbia
argilla

log t
sabbia
argilla
A parit di carico applicato, il cedimento finale dei due terreni resterebbe sostanzialmente lo stesso
indipendentemente dalle condizioni di drenaggio, ma nel caso dellargilla la presenza di una sola
superficie drenante farebbe ritardare notevolmente il processo di dissipazione della sovrapressione
neutra indotta.





















Figura 92. Curve cedimento-logaritmo del tempo e andamento delle sovrapressioni neutre
per provini drenati attraverso le due basi od una sola

Quale sia la causa delle sovrapressioni neutre e quali i fattori che ne governano la dissipazione,
perch sabbie ed argilla presentano diversi comportamenti ed infine perch, nel caso dellargilla, la
presenza di una sola superficie drenante rallenta levoluzione del cedimento, sono tutte questioni
affrontate nei paragrafi che seguono.

11.3 Interpretazione del comportamento dei terreni nelle prove edometriche
Cerchiamo di rispondere alle domande precedenti utilizzando un modellino che abbiamo gi
imparato a conoscere, che schematizza lo scheletro solido del terreno con una molla collegata ad un
pistone forato allinterno di una cella che immagineremo piena daria (Fig. 93, caso 1: terreno
asciutto). Il modello pu essere reso leggermente pi complesso assumendo che la base della molla
sia posta su di un cilindro di gomma (Fig. 93, caso 2).









Figura 93. Modellini meccanici elementari di comportamento:
modello elastico (a) e modello visco-elastico (b) di terreno asciutto

Possiamo successivamente immaginarci una diversa situazione assumendo che la cella sia piena
dacqua e che una sottile lama dacqua sia presente anche al di sopra del pistone di carico ed inoltre,

u
log t
log t
provini di sabbia
secondo provino di sabbia

u
log t
log t
secondo provino di argilla
secondo provino di argilla
primo provino di argilla

F
molla di
acciaio
cilindro di
gomma
caso 2
F
caso 1
aria
aria
che il sistema poggi sulla sola molla (Fig. 94, caso 3: terreno saturo) o sul complesso molla-cilindro
di gomma (Fig. 94, caso 4).









Figura 94. Modellini meccanici elementari di comportamento:
modello elastico (a) e modello visco-elastico (b) di terreno saturo

Nel primo caso lapplicazione del carico determina un immediato accorciamento del pistone e della
molla di una quantit dipendente dalla entit del carico e dalla rigidezza della molla (Fig. 95a, caso
1); per conseguenza, laria contenuta nella cella si comprime. Se il carico viene rimosso, la molla
torna nella sua configurazione iniziale e laccorciamento viene completamente recuperato
(comportamento elastico).













Figura 95. Cedimento del pistone di carico nei casi mostrati in Figura 93 e 94

Nel secondo caso, il pistone subisce un abbassamento immediato pari alla somma di quello della
molla e del cilindro di gomma; successivamente per, labbassamento del pistone prosegue a causa
della deformazione differita nel tempo del cilindro di gomma sotto il carico F (comportamento
visco-elastico, tipico dei materiali plastici: Fig. 95b, caso 2).
Nel terzo caso, a causa dellipotesi di incomprimibilit dellacqua, presumibile che nellistante di
applicazione del carico, questo sia assorbito solo dallacqua (Fig. 95a, caso 3) e che laccorciamento
della molla possa perci verificarsi man mano che una corrispondente quantit di acqua (di entit
dunque dipendente dallo stesso accorciamento, e quindi dalla rigidezza della molla), venga espulsa
dalla cella (drenaggio). Tale processo non immediato, ma ritardato nel tempo in misura
dipendente dal diametro del foro (maggiore il diametro, maggiore la rapidit del processo): nella
Figura 95, t
c
il tempo necessario per il completamento del processo di drenaggio.
In tale fase transitoria, il carico applicato sul pistone assorbito in parte dalla molla ed in parte
dallacqua; nel tempo esso tende a scaricarsi sulla molla e, quando questa si sar accorciata della
quantit consentita dalla sua rigidezza, sar finalmente assorbito dalla sola molla (Fig. 96).
La presenza dellelemento viscoso rende ancora pi complesso il processo perch anche dopo il
trasferimento del carico alla molla, il pistone continua ad abbassarsi (Fig. 95b, caso 4).
Si osservi che nei casi 3 e 4 il movimento dellacqua verso lesterno dovuto all incremento di
quota piezometrica causato dallincremento di pressione (e di altezza piezometrica) dovuto al

t
a
b
caso 1
caso 3
caso 2
caso 4
t
c
t
c
molla di
acciaio
cilindro di
gomma
caso 4
F
caso 3
acqua acqua
F
carico, che determina una differenza di quota piezometrica fra linterno della cella (dove aumenta) e
lesterno (dove resta costante).











Figura 96. Variazione nel tempo del carico assorbito dallacqua (U)
e del carico assorbito dalla molla (M)

Immaginiamo ora una serie di celle come quella elementare di Figura 94b, poggianti luna sullaltra
in modo che lacqua espulsa dalluna possa penetrare in quelle confinanti. Immaginiamo inoltre che
tramite un trasduttore sia possibile misurare la pressione agente in ogni cella (Fig. 97).

















Figura 97. Modello meccanico della consolidazione

Lapplicazione di un carico sul pistone della cella superiore crea un effetto analogo a quello
descritto in precedenza, ma questa volta, tranne che per la cella superiore, lacqua da espellere deve
spostarsi da una cella allaltra. Per conseguenza, il fenomeno pi rapido nelle celle superiori e pi
lento in quelle inferiori, ogni goccia dacqua delle quali deve percorrere una distanza maggiore per
poter infine drenare. Nasce cos un flusso di acqua dal basso verso lalto, in cui ogni cella riceve da
quella inferiore un certo volume di acqua e ne cede a quella superiore una quantit maggiorata del
proprio contributo (come dire che la divergenza positiva!
7
).
In ogni istante tale fenomeno governato da una distribuzione di pressioni nellacqua (e
corrispondenti quote piezometriche) come in Figura 97, ed caratterizzato dallaccorciamento
progressivo delle molle contenute entro ciascuna cella. Il fenomeno caratterizzato da perdite di
carico concentrate in corrispondenza di ogni forellino ed chiaramente in moto vario, perch tende
a rallentare nel tempo via via che si dissipano le pressioni indotte nellacqua e si caricano le molle.
Pi elevato il numero di celle, e quindi pi lungo il massimo percorso di drenaggio, maggiore il

7
Questo ci riporta a qualcosa che abbiamo gi cominciato a studiare con un modello astratto (matematico, par. 9.7) in
grado di simulare quanto ora stiamo immaginando facendo riferimento allesperienza sensibile (modello fisico)
u
z
F
M, U
t
M
U
M=0, U=F
tempo necessario per lesaurimento del processo. Questultimo dipende anche dalla dimensione dei
fori (pi questi sono piccoli, minore la velocit del flusso) e dalla rigidezza delle molle (maggiore la
rigidezza, minore il volume di acqua da espellere e minore il tempo di dissipazione).
Si osservi che al termine del processo di dissipazione delle pressioni neutre, i pistoni
continuerebbero ad abbassarsi a causa dellaccorciamento dei cilindri di gomma disposti al di sotto
delle molle.
Se la cella inferiore fosse forata, il tempo di dissipazione si ridurrebbe perch le celle inferiori
tenderebbero ad espellere acqua verso il basso; pertanto, in un assegnato istante la massima
pressione nellacqua si registrerebbe, non nella cella inferiore, come in Figura 97, ma in quella
intermedia, ed il flusso avverrebbe verso lalto nelle celle della met superiore del sistema e verso il
basso per quelle della met inferiore: in sostanza, il processo di consolidazione si spezzerebbe in
due processi separati. Questo ovviamente evoca i comportamenti descritti in Figura 92, relativi a
prove edometriche in cui il drenaggio consentito attraverso tutte e due le basi od una sola.
Il tempo si ridurrebbe anche se le celle fossero forate lateralmente. In questo caso il flusso non
sarebbe unidirezionale, ma anche radiale.

Il fenomeno ora descritto viene detto consolidazione e la linea che descrive landamento delle
pressioni nellacqua
8
in un assegnato istante di tempo,viene detta isocrona.
Il contrario avverrebbe se, partendo da un carico applicato in testa alla pila di celle, il sistema fosse
sottoposto ad una riduzione di sollecitazione. In questo caso le molle si allungherebbero ed il
sistema tenderebbe ad assorbire acqua dallesterno: la cella superiore tenderebbe infatti ad
incamerare la lama dacqua presente al di sopra del pistone ed eventualmente altra acqua che
venisse aggiunta.
Questo fenomeno prende il nome di rigonfiamento ed virtualmente rappresentato da una
equazione di bilancio in cui la divergenza negativa.

Si osservi infine che lo stesso fenomeno di consolidazione descritto in precedenza si potrebbe
produrre anche in assenza di sovraccarico, se ad esempio alla base del sistema venisse emunta
acqua mediante una pompa (v. esercizio 9.11). Questa infatti produrrebbe una depressione
nellacqua contenuta nella cella inferiore ed innescherebbe un flusso dalle celle superiori verso il
basso (Fig. 98).

















Figura 98. Modellino meccanico sugli effetti di un pompaggio profondo


8
come in Figura 97
u
z
F
Pompa
Tali modellini meccanici consentono di interpretare il comportamento dei terreni saturi quando
vengono assoggettati ad incrementi positivi o negativi di carico, o ad altri processi meccanici come
il pompaggio. In tali modelli lacqua nella cella rappresenta lacqua di porosit, il sistema molla-
cilindro di gomma lo scheletro solido, il foro la permeabilit.
Essi consentono di comprendere anche perch le sabbie non sembrano mostrare detti
comportamenti (Figg. 91 e 92a), in quanto i tempi di consolidazione sono talmente rapidi a causa
della elevata permeabilit del terreno da non risultare percepibili. Consente infine di spiegare
perch, a parit di altezza, un provino di argilla drenato da entrambi i lati consolida molto pi
rapidamente di uno che drenato solo da un lato (Fig. 92b).

11.4 Condizione non drenata
Come si mostrato tramite le esperienze virtuali condotte con il modello fisico precedentemente
descritto, a causa della maggiore rigidezza volumetrica dellacqua rispetto allo scheletro solido,
nellistante in cui viene applicato, il carico tende ad essere assorbito prevalentemente dallacqua
stessa che non ha avuto ancora il tempo di drenare. In quellistante (e solo in quellistante), come
se esso fosse applicato ad un sistema meccanico costituito da una barra metallica molto rigida
(lacqua) ed a delle molle (lo scheletro solido) disposte in parallelo (Fig. 99): per la maggiore
rigidezza, la barra tenderebbe ad assorbire gran parte del carico applicato.









Figura 99. Ripartizione di un carico tra elementi meccanici
di differente rigidezza disposti in parallelo

Nellistante di applicazione del carico, lacqua non si ancora messa in movimento ed il contenuto
dacqua w ancora invariato: questa fase viene detta non drenata (o anche condizione di drenaggio
impedito o semplicemente condizione t=0). Negli istanti successivi ha inizio la consolidazione,
lacqua si mette in movimento e comincia a dissipare la sovrapressione neutra mentre lo scheletro
solido comincia a caricarsi (incremento delle tensioni efficaci). A lungo termine (condizione
drenata o di lungo termine) tutto il carico verr assorbito dallo scheletro solido e la pressione
dellacqua torner ai valori iniziali, di tipo idrostatico o idrodinamico, a seconda della situazione
precedente.
Rimanendo sempre nelle ipotesi edometriche (deformazione e flusso monodimensionali) e di mezzo
saturo, ora utile calcolare laliquota di carico che lacqua e lo scheletro solido sono in grado di
assorbire al tempo t=0. A tal fine rimuoveremo temporaneamente lipotesi di incomprimibilit
dellacqua, introducendo il coefficiente di comprimibilit volumetrica C
a
9
che consente di calcolare
la deformazione volumetrica dellacqua in base al valore della pressione assorbita:

a
w
w
duC
V
dV
= .

Va osservato che il coefficiente di compressibilit volumetrica dellacqua sempre molto pi
piccolo del coefficiente di compressibilit dello scheletro solido m
v
10
.

9
C
a
ha le dimensioni dellinverso di una pressione
10
C
a
vale circa 5x10
-7
m
2
/kN contro valori dellordine di 10
-3
-10
-4
m
2
/kN che caratterizzano molti terreni
Nelle ipotesi adottate (t=0; w=cost), se c una variazione di volume dV dello scheletro solido
11
,
questa deve essere compensata da quella dellacqua:

dV = dV
w
.

Poich

v a v a v
m du d m d
V
dV
) ( ' = = = ,

risulta:

V(d
a
du)m
v
= duC
a
V
w
= duC
a
nV,
da cui:

du(nC
a
+ m
v
) = m
v
d
a

e quindi

a
v
a
a
a v
v a
Cd
m
nC
d
nC m
m d
du

=
+
=
+
=
1
,

con

v
a
m
nC
C
+
=
1
1
.

Si noti che al denominatore n<1; ricordando inoltre che C
a
<<<m
v
, si pu ricavare senza gravi errori
C1 e:

du d
a
.

Pertanto lecito assumere che nellistante di applicazione del carico (condizione non drenata),
questo viene assorbito tutto dallacqua. Solo successivamente la sollecitazione totale indotta si
trasferir allo scheletro solido.
In condizioni di sollecitazione differenti (quindi, non edometriche), differente potr essere
laliquota di carico che, nelle condizioni di drenaggio impedito, verr trasmessa allacqua ed allo
scheletro solido. Questo aspetto di grande importanza verr discusso in un capitolo successivo.

11.5 Equazione della consolidazione monodimensionale
Lequazione generale del flusso introdotta nel paragrafo 9.7 (caso 2),

divv =
t
e
e

1
1
,


11
Lipotesi di incomprimibilit delle singole particelle rimane valida
consente di analizzare i processi di filtrazione in moto vario che si verificano in terreni
compressibili soggetti a variazioni del regime delle quote piezometriche.
Lequazione precedente si pu scrivere:

t
e
e z
v
y
v
x
v
z
y
x

+
=

1
1
.

Nel caso di flusso monodimensionale, ad esempio nella direzione z, e di validit della legge di
DArcy, tale equazione diventa:

t
e
e z
h
k
z
v
z
z

+
=

1
1
2
2
.

Esaminiamo il caso della prova edometrica per analizzare il processo di drenaggio indotto
dallapplicazione di un carico.
Ricordando che la quota piezometrica h ad una profondit generica data da

,
0
w w
u u
h

+ + =

con , u
0
ed u rispettivamente quota geometrica, pressione neutra iniziale e sovrapressione neutra,
nel caso di distribuzione lineare della pressione neutra iniziale u
0
, si pu ricavare:

2
2
2
0 2
2
2
1
) (
z
u
z
u u
z
h
w
w w

+ +
=

.

In questa espressione, al tempo t=0 u pari allincremento di sollecitazione. Successivamente, essa
tende a diminuire. Noto il valore iniziale di u, possibile determinare la sua variazione nel tempo
proprio utilizzando lequazione precedente.
Lequazione di continuit diventa allora:

t
e
e z
u k
w
z

+
=

1
1
2
2

.

Si pu notare che il secondo termine di tale equazione esprime la derivata temporale della
deformazione volumetrica, che si pu scrivere in funzione dellincremento di tensione efficace
z

che la produce, tramite lespressione:

t
m
t t
e
e
z
v
v

+
'
1
1
,

e quindi

t
m
z
u k
z
v
w
z

'
2
2

,

che si pu scrivere anche:

t z
u
c
z
u
m
k
z
v
w v
z

'
2
2
2
2

.

Il termine
w v
z
v
m
k
c

= =
w
ed z
E k

viene denominato coefficiente di consolidazione ed ha la dimensione


di una lunghezza al quadrato diviso per il tempo (viene in generale espresso in m
2
/s).
Per il principio delle tensioni efficaci,

t t
u
t
z z

'


e quindi

2
2
z
u
c
t t
u
v
z


.

Se lincremento della tensione totale
z
rimane invariato nel tempo (come nella prova edometrica a
sforzi controllati
12
), la sua derivata nulla, e si ricava:

2
2
z
u
c
t
u
v

,

equazione che governa il fenomeno della consolidazione monodimensionale (dissipazione della
sovrapressione neutra indotta da un carico esterno costante). Essa analoga allequazione del
calore.
In essa u la sovrapressione neutra che, dissipandosi, progressivamente assorbita dallo scheletro
solido.
Nella sua forma pi generale (in cui compare anche la derivata della tensione totale), tale equazione
in grado di tener conto della storia di carico, rimuovendo lipotesi restrittiva di carico applicato
istantaneamente e tenendo conto della sua effettiva variazione nel tempo. Molto spesso comunque
la derivata di
z
pu essere considerata nulla perch, per lo meno in argilla, la fase di carico spesso
molto pi breve del tempo necessario per la dissipazione delle sovrapressioni neutre.

Lequazione della consolidazione nella formulazione in cui la tensione totale costante nel tempo
stata risolta da Taylor per le seguenti condizioni al contorno (Fig. 100):











Figura 100. Schema risolutivo dellequazione della consolidazione

12
ma non nel caso della prova edometrica a deformazioni controllate
contorno rigido
ed impermeabile
contorno rigido
ed impermeabile
contorno rigido
ed impermeabile
H
z
t=0 t=
u

- per t=0, u=
z
a qualsiasi profondit (isocrona iniziale rettangolare): caso corrispondente a
quello della prova edometrica;
- per t>0, u=0 per z=0 (dissipazione della sovrapressione neutra in corrispondenza del
contorno drenante fin dallistante successivo allapplicazione del carico,), e 0 / = z u per
z=H (gradiente nullo alla profondit H dove lo strato delimitato da un piano impermeabile
orizzontale, e dunque flusso nullo in direzione verticale);
- per t=, u=0 a qualsiasi profondit (dissipazione completa della sovrapressione neutra in
ogni punto dello strato dove u torna al valore iniziale u
0
).

La soluzione stata ottenuta in forma adimensionale, assumendo Z=z/H e T=c
v
t/H
2
, con T fattore
tempo, tramite lespressione



T
M z
m
e MZ
M
T Z f u
2
) sin(
2
) , (
1

=
= =



in cui:
M=(2m+1)/2;
m=1, 2 .. n.

Dunque, successivamente allapplicazione del carico la sovrapressione neutra varia nel tempo
(t=TH
2
/c
v
) e nello spazio (z=ZH) secondo un andamento dipendente dalla permeabilit, dalla
compressibilit dello scheletro solido e dal quadrato dello spessore dello strato, tutti fattori il cui
ruolo gi stato messo in evidenza tramite il modello meccanico descritto in precedenza.
Le soluzioni sono consegnate in forma tabellare e grafica.

la distribuzione delle sovrapressioni neutre (e quindi la distribuzione delle quote piezometriche)
che regola il movimento lacqua, come mostrato in Figura 101 che esprime chiaramente quanto si
verifica successivamente allapplicazione del carico in un edometro caratterizzato da ununica
superficie drenante.










Figura 101. Condizioni di flusso determinate dalla consolidazione

Il diagramma di Figura 102 riporta schematicamente landamento delle sovrapressioni neutre
adimensionalizzate, in ogni istante e ad ogni profondit, in base alla soluzione di Taylor per il caso
di isocrona iniziale rettangolare (u=
z
z): ogni curva unisocrona, in quanto riferita ad un
assegnato tempo (pure adimensionalizzato).
Tale soluzione rispetta le condizioni iniziali ed al contorno imposte (valori di u, e sua derivata alla
base dello strato). Come si pu osservare, le isocrone hanno un andamento simile a quello che
abbiamo immaginato in base al modello fisico di Terzaghi (Fig. 97), in cui le perdite di carico erano
concentrate mentre qui sono distribuite.

contorno rigido
ed impermeabile
contorno rigido
ed impermeabile
contorno rigido
ed impermeabile
H
t=0 t=
u
t>0
Linea di flusso (v varia nel tempo)
isopiezica
(h varia nel tempo)










Figura 102. Soluzione adimensionalizzata dellequazione
della consolidazione modimensionale

Il diagramma mostra come in ogni istante la sovrapressione neutra dipenda dalla distanza dalla
superficie di drenaggio. Ogni isocrona rappresenta, punto per punto, la maggiore pressione neutra
esistente in un determinato istante rispetto a quella iniziale, e quindi, anche la maggiore quota
piezometrica, responsabile del moto di filtrazione indotto dal sovraccarico (Fig. 103): al tempo t=
essa torner al valore iniziale.











Figura 103. Andamento delle altezze piezometriche con la profondit
in un generico istante t

Poich nellesempio di Figura 101 lungo piani orizzontali h costante istante per istante, la
distribuzione delle quote piezometriche determina un moto di filtrazione senza alcuna componente
orizzontale perch non esiste differenza di quota piezometrica tra punti posti alla stessa profondit.
In tale esempio il flusso avviene esclusivamente verso lalto, ma la soluzione ottenuta valida
anche per il caso di doppia superficie drenante (condizione tipica delle prove edometriche di tipo
convenzionale). In questo caso, lasse di mezzeria anche di simmetria e non attraversato
dallacqua, comportandosi come se fosse una superficie impermeabile (Fig. 104). In altri termini, il
flusso si spezza in due processi simmetrici rispetto allasse di mezzeria, caratterizzati da moto
dellacqua rispettivamente verso lalto e verso il basso.











Figura 104. Consolidazione in strato drenato sia superiormente che inferiormente.
u/
z
z/H
0
1
1
0
T=0 (t=0)
T
T=
( t=)
u
0
u (t)
u/
w
u
0
/
w
T=
T
u =
z
z
H
u

z
=
z
-u(t)
La soluzione di Taylor riportata precedentemente vale anche per questo caso, ma assegnando ad H
il significato di semispessore dello strato (che simbolicamente ha dunque spessore complessivo
2H): H quindi la massima distanza di drenaggio.
Labaco di Figura 105 riporta la soluzione numerica di questo problema, utilizzabile nelle
applicazioni. Per quanto detto in precedenza, esso valido anche per il caso di unica superficie
drenante.

Grado di consolidazione locale U
L
0
0,25
0,50
0,75
1
1,25
1,50
1,75
2
Z

=

z
/
H
Grado di consolidazione locale U
L
0
0,25
0,50
0,75
1
1,25
1,50
1,75
2
Z

=

z
/
H

Figura 105. Soluzione numerica del fenomeno della consolidazione
per il caso di strato doppiamente drenante

Si definisce grado di consolidazione locale U
L
il valore:

z z
z
L
t u t u
U

) (
1
) (
=

= ,

il cui valore varia con la profondit dal piano di campagna, ed in un assegnato punto, con il tempo.
In un dato istante, il grado di consolidazione maggiore in prossimit delle superfici drenati dove il
processo di dissipazione pi rapido, minore in prossimit della superficie impermeabile dove il
processo pi lento.
Immaginando il modulo di compressione edometrica costante ed in particolare, indipendente dallo
stato tensionale efficace (ipotesi solo approssimativa come si vedr successivamente), il grado di
consolidazione locale assume il significato di rapporto tra deformazione locale allistante t e
deformazione finale. Infatti:

z
z
ed z
ed z z
t u
E
E t t

) (
) ( '
) ( ' ) (
=

=U
L
13
.

Si definisce grado di consolidazione U il rapporto:

z
H
H
z
H H
z
H
dz t u
dz
dz t u dz
U

=
0
0
0 0
) (
1
) (
.


13
Per inciso, in ogni fase della consolidazione, eccettuata quella finale, la deformazione indotta maggiore in
prossimit delle basi drenanti
Il grado di consolidazione, che esprime il rapporto tra larea che rappresenta il diagramma
dellincremento delle tensioni efficaci (Fig. 106) e quella che rappresenta lincremento delle
tensioni totali, varia tra 0 (allatto dellapplicazione del carico lincremento delle tensioni totali
tutto assorbito dallacqua) ed 1 (fase nella quale tutto il carico stato trasmesso allo scheletro
solido).










Figura 106. Andamento dellincremento di tensione efficace allinterno
di uno strato in via di consolidazione (area tratteggiata) allistante t

Si noti che, in base alla soluzione di Taylor, un grado di consolidazione pari al 100% pu essere
raggiunto solo per un tempo infinitamente lungo.
Ancora una volta si nota che il parametro U ha un importante significato meccanico. Se ad una
generica profondit z la deformazione assiale indotta in un determinato istante dalla variazione di
tensione efficace
ed
z
z
E
'
= , laccorciamento dello strato in quello stesso istante pari allintegrale
della deformazione verticale esteso a tutto il suo spessore, cio:

[ ]
dz
E
t u
dz
E
t
H
ed
z
H
ed
z


= =
0 0
) ( '
) (

.

Laccorciamento finale invece:

dz
E
H
ed
z



in quanto dovuto al trasferimento dellintero incremento di tensione sullo scheletro solido.
Assumendo ancora una volta il modulo di compressione edometrica E
ed
costante
14
, il rapporto tra
(t) e

pari proprio al grado di consolidazione: U=(t)/

. Dunque, laccorciamento corrente del


provino proporzionale al grado di consolidazione.
Tali considerazioni sono valide anche per il caso di strato doppiamente drenato.

Sostituendo il valore di u ottenuto tramite la soluzione di Taylor nellespressione del grado di
consolidazione, si ottiene una relazione tra questultimo ed il fattore tempo (Fig. 107).
La curva di Figura 107 ha come asintoto la retta orizzontale di equazione U=100%. Valori notevoli
sono il fattore tempo T=1, che corrisponde ad un grado di consolidazione del 92.5% (generalmente
considerato indice del sostanziale completamento del fenomeno della consolidazione), ed il fattore
tempo T=0.197, che corrisponde ad un grado di consolidazione del 50%.
Poich ogni ordinata di tale diagramma esprime in prima approssimazione il rapporto tra
spostamento corrente e finale, esso consente di calcolare in che tempo si verificher il cedimento

14
il che consente di portarlo al di fuori del segno di integrale
u/
z
z/H
0
1
1
0
T=0
T=
atteso
15
. Assumendo che questo avvenga praticamente quando T=1, il tempo di consolidazione
allora pari a t=H
2
/c
v
.
La conoscenza di c
v
dunque elemento essenziale per ogni calcolo geotecnico finalizzato alla
previsione del decorso del cedimento nel tempo. Lespressione precedente mostra chiaramente che
il tempo richiesto dipendente notevolmente dallo spessore dello strato.
















Figura 107. Dipendenza del grado di consolidazione dal fattore tempo

Il coefficiente di consolidazione pu essere ricavato tramite misura separata del coefficiente di
conducibilit idraulica (par. 9.3) e del modulo edometrico (par. 11.7).
Valori tipici di c
v
per terreni a grana fina sono di 10
-7
-10
-9
m
2
/s.
Nel caso di argille normalmente consolidate molto plastiche, ad esempio, il coefficiente di
conducibilit idraulica varia normalmente fra 10
-10
e 10
-11
m/s, mentre il modulo edometrico pu
assumere valori anche di soli 1000 kPa
16
. Questo porta a valori di c
v
di 10
-8
-10
-9
m
2
/s e comporta
che un provino alto 2 cm e drenato da entrambe le basi pu consolidare in un tempo compreso fra
quasi 3 ore e quasi 28 ore (t=H
2
/c
v
). Naturalmente, nel caso che una sola base sola sia drenante,
sono necessari tempi quattro volte superiori.
Nel caso di argille preconsolidate, il coefficiente di conducibilit idraulica in genere un po pi
elevato del precedente, mentre il modulo edometrico assume valori decisamente pi elevati, a
partire da 10000 kPa, il che implica tempi di consolidazione pi brevi.
Le sabbie presentano spesso coefficienti di conducibilit idraulica dellordine di 10
-3
-10
-4
m/s e
moduli edometrici paragonabili a quelli delle argille preconsolidate. Ci implica valori di c
v

compresi fra 10
-1
e 1 m
2
/s e tempi di consolidazione dellordine di qualche frazione di secondo.
Ci consente di comprendere pienamente il significato dei diagrammi di Figura 92. Questo
suggerisce che il processo di consolidazione delle sabbie non riconoscibile per lestrema brevit
della sua durata e che gli spostamenti osservati sono dovuti esclusivamente a deformazioni di tipo
viscoso, peraltro riconoscibili pure nellargilla (tratto terminale approssimativamente lineare), ma
solo al termine di un lungo processo di consolidazione.

In scala logaritmica, landamento di Figura 107 diventa schematicamente quello riportato in Figura
108.
La Figura 108 presenta un andamento molto simile a quello delle curve di consolidazione che si
ricavano nelle prove di compressione edometrica su argille. Infatti, come si gi avuto modo di
osservare, assumendo c
v
costante, il fattore tempo T proporzionale a t a meno del termine c
v
/H
2


15
ovvero un assegnato cedimento inteso come percentuale di quello finale
16
Largomento viene trattato estesamente nel seguito
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
0 0.1 0.2 0.3 0.4 0.5 0.6 0.7 0.8 0.9 1
T

U
m

[
%
]
(generalmente considerato costante
17
): risulta infatti log(T)=log(t)+log(c
v
/H
2
). Il cedimento (t) a
sua volta proporzionale al grado di consolidazione: (t)=U

.














Figura 108. Relazione tra grado di consolidazione e fattore tempo
in scala logaritmica

La proporzionalit tra la curva sperimentale =f(t) e quella teorica U=f(T) consente di ricavare
direttamente il coefficiente di consolidazione c
v
senza passare attraverso la misura separata di k e di
E
ed
. Esso infatti quel valore per il quale la curva sperimentale ottenuta su un provino di terreno
tramite una prova di compressione edometrica tende a sovrapporsi a quella teorica. Poich nella
direzione orizzontale le due curve sono tra di loro distanti di una quantit pari a log(c
v
/H
2
), basta
imporre la loro sovrapposizione in corrispondenza di un punto qualsiasi. In genere si assume che le
due curve (teorica e sperimentale) coincidano nel punto per il quale U=50%, a cui corrisponde
T=0.197.
Prima di effettuare tale costruzione, la curva sperimentale va per depurata da quei valori
dellaccorciamento che la teoria non in grado di prevedere, perch legati ad aspetti del
comportamento del terreno che non sono esplicitamente considerati dalla teoria stessa o perch
dovuti ad errori sperimentali, e cio:

a) il cedimento viscoso (consolidazione secondaria) successivo alla fase di consolidazione
dovuta alla dissipazione delle pressioni neutre
18
;
b) laccorciamento iniziale, detto assestamento,
19
che si verifica al tempo t=0 a causa della
compressione delle piastre porose, ad un non sempre perfetta planarit delle due basi del
provino, ad un grado di saturazione iniziale a volte diverso da 1.

Nelle prove nelle quali non vengono misurate le pressioni neutre, il cedimento viscoso viene
individuato tramite la cosiddetta costruzione di Casagrande, che consiste nel portare le tangenti alla
curva nel suo punto di flesso ed in corrispondenza del tratto terminale che presenta un andamento
quasi lineare (consolidazione secondaria): secondo Casagrande, il punto di intersezione fra le due
rette fornisce il valore di per il quale U=100% (Fig. 109).
Le esperienze nelle quali vengono misurate le sovrappressioni neutre mostrano la validit di tale
ipotesi.
Lassestamento iniziale viene determinato sfruttando la propriet del primo tratto della curva teorica
(U, T) che, fino ad un valore di U pari a circa il 60%, esprimibile tramite una funzione che indica
sostanzialmente un raddoppio del cedimento ogni volta che il tempo di quadruplica. Basta quindi
individuare un punto qualsiasi sul tratto iniziale della curva sperimentale, quadruplicare il tempo t

17
anche se a rigore non lo
18
che nel modellino di Figura 97 dato dai cilindretti di gomma
19
Per t=0 dovrebbe essere =0
U
log T = log (c
v
t/H
2
)
100%
50%
92.5%
T=0.197 T=1
corrispondente e misurare laccorciamento verificatosi nell intervallo di tempo tra t e 4t: in base a
quanto affermato precedentemente, un uguale assestamento dovrebbe essersi verificato tra linizio
della prova ed il tempo t. Sottraendo dal valore misurato al tempo t, si ricava il punto a partire del
quale avrebbe avuto inizio la fase di consolidazione (U=0%) e, per differenza, lassestamento
iniziale.













Figura 109. Depurazione della curva sperimentale di consolidazione
dellassestamento iniziale e del cedimento secondario

Conoscendo dunque i cedimenti corrispondenti rispettivamente a gradi di consolidazione dello 0 e
del 100%, si pu individuare il cedimento corrispondente ad un grado di consolidazione del 50% e
quindi il tempo t
50
(Fig. 110). Poich, per U=50% T=0.197, risulta c
v
=0.197H
2
/t
50
.














Figura 110. Costruzione di Casagrande per la determinazione
del coefficiente di consolidazione

Tale costruzione non ripetibile per il caso delle sabbie, le cui curve di consolidazione assumono
andamenti come quello in Figura 92.

Come si visto, c
v
dipende molto dal tipo di terreno. Nel caso delle argille, si ottengono valori
compresi fra 10
-7
e 10
-10
m
2
/s: provino alti 2 cm drenati da entrambe le basi consolidano in tempi
compresi fra alcune decine di minuti e molte ore. ben evidente che allaumentare dellaltezza del
provino aumenta notevolmente il tempo di consolidazione: questo il motivo per cui si tende a
realizzare provini di piccola altezza.
Ripetendo il calcolo per un banco di argilla dello spessore di alcuni metri che fosse soggetto allo
stesso fenomeno si otterrebbero tempi di consolidazione anche di molti anni.
Nel caso delle sabbie si ottengono valori di c
v
molto pi alti per i quali i tempi di consolidazione
sono irrisori.
U
log T = log(c
v
/H
2
)t
cedimento
secondario
cedimento
primario
U=100%
t 4t

U=0%
U=50%
assestamento iniziale
U
log T = log(c
v
/H
2
)t
100%
50%
0%
t
50
curva teorica
curva sperimentale
importante osservare che lequazione della consolidazione precedentemente riportata
utilizzabile per risolvere problemi di consolidazione monodimensionale anche diversi da quello
considerato fino ad ora, caratterizzati da differenti distribuzioni della pressione neutra da dissipare.
Ad esempio, nellesercizio riportato nel paragrafo 9.11 la pressione neutra da dissipare ha una
distribuzione triangolare (Fig. 111).












Figura 111. Evoluzione delle pressioni neutre indotte
da pompaggio in un banco di sabbie

La soluzione del problema specifico viene ottenuta utilizzando lequazione della consolidazione
monodimensionale
20
assumendo come condizione iniziale la distribuzione triangolare di pressioni
neutre di Figura 111, che verr successivamente dissipata, e non quella rettangolare considerata
precedentemente.
Tale soluzione riportata in molti libri di testo (v. ad es. Lambe e Whitman, 1969).

11.6 Relazione tra incrementi di tensione efficace e deformazioni nella prova di compressione
edometrica
ormai venuto il momento di studiare le relazioni esistenti tra gli incrementi delle tensioni efficaci
e le conseguenti deformazioni rimanendo ancora nellambito della condizione di deformazione
monodimensionale che stata oggetto di tutte le nostre precedenti considerazioni.
Ci concentreremo inizialmente sul caso delle argille, immaginando di eseguire delle prove di
compressione su provini ricostituiti caratterizzati da un contenuto dacqua molto pi elevato del
limite di liquidit.
Questo ci permetter tra laltro di immaginare levoluzione dello stato del terreno durante la
formazione di un deposito di argilla, sotto il carico dei sedimenti.

Se sottoponiamo un provino di argilla ricostituita ad una serie di carichi crescenti con legge
geometrica, seguiti da una fase di scarico ed una successiva di ricarico, il terreno subisce delle
deformazioni il cui decorso nel tempo regolato dai fattori che abbiamo precedentemente imparato
a riconoscere.
Nella prova edometrica ogni carico deve essere applicato solo al termine della fase di
consolidazione primaria, e quindi dopo che la curva di consolidazione ha imboccato il tratto lineare
viscoso ovvero dopo che la sovrapressione neutra (quando viene misurata) si dissipata, dunque
solo a partire dallistante in cui la sollecitazione totale esterna stata trasferita integralmente allo
scheletro solido.
Supponiamo di porre in diagramma laccorciamento cumulato in funzione della tensione efficace:
si ottiene una curva del tipo riportato in Figura 112. Fino a che la tensione assiale applicata
rappresenta il massimo valore nella storia di carico (e quindi nel primo ciclo ed in tutti i cicli

20
Anche in questo caso, se labbassamento della quota piezometrica nello strato inferiore uguale per ogni verticale, il
fenomeno di flusso in moto vario avviene rigorosamente in direzione verticale
u
u
z
t=0
t=
t>0
successivi di ricarico, dopo che stato superato il massimo valore raggiunto nel ciclo precedente), il
terreno normalmente consolidato (NC); esso sovraconsolidato (OC) nelle fasi di scarico ed in
quelle di ricarico fino a che la sollecitazione agente resta minore del massimo valore applicato nelle
fasi precedenti.















Figura 112. Andamento degli spostamenti assiale di un provino di argilla ricostituita
in funzione del carico applicato

Il diagramma cos ottenuto ci consente di fare le seguenti considerazioni:

- nel primo ciclo di carico (terreno normalmente consolidato) lincremento delle deformazioni
del terreno (assiali, e dunque volumetriche) decrescente allaumentare della sollecitazione
efficace; questo indica che la progressiva riduzione di porosit rende il terreno via via meno
compressibile
21
;
- in tale fase le deformazioni sono largamente irreversibili (plastiche): infatti nel successivo
ciclo di scarico, il terreno non recupera la sua configurazione iniziale, ed una volta scaricato
completamente, presenta unaltezza minore di quella iniziale
22
: in condizioni di
normalconsolidazione il terreno dunque mostra un comportamento elasto-plastico perch
subisce deformazioni solo parzialmente reversibili (elastiche);
- a parit di stato tensionale, nel ciclo di scarico-ricarico il terreno subisce delle deformazioni
molto minori che nel primo ciclo di carico; il terreno meno compressibile e le
deformazioni sono tendenzialmente reversibili (elastiche); se fosse soggetto ad una serie di
cicli di modesta ampiezza nellambito del medesimo intervallo di tensione (Fig. 113),
lindice dei pori oscillerebbe nello stesso intervallo di valori; il terreno sovraconsolidato
presenta dunque un comportamento tendenzialmente elastico; da notare che nel caso di
terreni sovraconsolidati il coefficiente di spinta a riposo k
0
relativamente elevato e pu
superare anche significativamente lunit;
- una volta raggiunto il massimo valore di carico applicato nel primo ciclo, detto carico di
preconsolidazione, qui indicato con
p
, il terreno torna a comportarsi come se non fosse
stato mai scaricato ed assume nuovamente un comportamento elasto-plastico: dunque il
carico (o tensione) di preconsolidazione pu essere interpretato come una tensione di
snervamento, proprio come viene mostrato dallacciaio dolce sotto sforzi di trazione;

21
Se venisse raggiunto il valore minimo e
min
dellindice dei pori, un ulteriore incremento di carico non dovrebbe
produrre alcuna deformazione (a meno di fenomeni di rottura delle particelle)
22
questo mostra come il modello considerato in precedenza per lo studio della consolidazione, in cui la deformabilit
dello scheletro solido simulata con delle molle, sia solo approssimato perch considera gli spostamenti reversibili

a
NC
OC
- scaricato e ricaricato, lintervallo di tensioni nellambito del quale il terreno presenta un
comportamento approssimativamente elastico si amplia: al crescere della tensione di
preconsolidazione, il terreno presenta un comportamento incrudente positivamente.













Figura 113. Comportamento dellargilla sotto cicli ripetuti di carico-scarico

Il diagramma di Figura 112 mostra che la relazione tra carichi e spostamenti non univoca. Fino a
che il terreno nel campo della normale consolidazione, esiste una corrispondenza sostanzialmente
univoca
23
tra tensione assiale ed indice di pori: nel caso di terreni normalmente consolidati lindice
dei pori dipende allora solo dalle propriet indici e dallo stato tensionale.
Se si entra nel campo della preconsolidazione, la relazione e=f(
a
) non pi univoca e lindice dei
pori tanto minore quanto pi elevato il carico di preconsolidazione: oltre che dalle propriet
indici, esso dipende allora sia dallo stato tensionale che dalla storia tensionale.

Il rapporto
p
/
a
tra tensione di preconsolidazione e tensione applicata viene detto grado di
sovraconsolidazione GSC (o OCR, con notazione anglosassone).
Nel caso dei terreni normalmente consolidati OCR=1; in quello dei terreni preconsolidati, OCR>1.

Nel piano (,
a
), la generica deformazione assiale data da:

h
d
v a

= = ,

con h altezza corrente del provino (h=h
0
-
i
, dove h
0
laltezza iniziale e
i
il cedimento sotto il
generico carico); quindi:

) 1 (
0
0
h
h
d
i
v a

= = .

Il rapporto tra incremento di tensione efficace ed incremento di deformazione assiale il gi noto
modulo di compressione edometrica E
ed
, che ha la dimensione di una tensione:


= = ) 1 (
' '
0
0
h
h
d
d d
E
i a
a
a
ed




23
Se si consente lo sviluppo di deformazioni viscose questo non pi vero

a
Il modulo di compressione edometrica esprime la rigidezza assiale e volumetrica del terreno in
condizioni di deformazione monodimensionale e consente di calcolare le deformazioni assiali e
volumetriche del terreno in condizioni di sollecitazione analoghe a quelle che vengono imposte
nelledometro.
Da quanto visto precedentemente, lungo la curva di normal consolidazione le deformazioni indotte
decrescono col carico e, a parit di carico, sono maggiori che nel campo della preconsolidazione: il
modulo di compressione edometrica non dunque costante. Ci suggerisce che la rigidezza del
terreno cresce al crescere dello stato tensionale iniziale (dunque, presumibilmente, con la profondit
rispetto al piano di campagna) e con il grado di preconsolidazione
24
.
Il modulo di compressione edometrica allora funzione sia delle propriet indici che delle propriet
di stato (o, che o stesso, di stato e storia tensionale).
Si noti che, per la non linearit della relazione tra tensioni applicate e deformazioni indotte, il
modulo edometrico andrebbe definito come modulo tangente; nella pratica professionale, esso viene
definito come modulo secante relativo ad incrementi finiti e piccoli di tensione.

I risultati delle prove di compressione edometrica vengono spesso rappresentati nel cosiddetto piano
di compressione (e, log
a
), nel quale la prima curva di carico ottenuta su di un provino ricostituito
al pi elevato contenuto dacqua possibile sostanzialmente una retta, detta retta vergine,
caratterizzata da pendenza Cc detta indice di compressibilit.
Si osservi che passare dal piano (,
a
) a quello (e, log
a
) molto facile ricordando che

'
) ' (
h
h h
e

=

.

La Figura 114 mostra la curva vergine ed un paio di curve di scarico-ricarico.
















Figura 114. Relazione tra tensione efficace assiale ed indice dei pori
in una prova di compressione edometrica su provino di argilla ricostituita

Il valore di Cc pu essere facilmente determinato tramite la relazione:

) ' ' log( ) ' ' log(
) (
1 2 1 2
1 2
a a a a
c
e e e
C


=


=

24
Se lindice dei pori viene trasformato nel corrispondente contenuto dacqua (w=e/G
s
per terreni saturi), ci accorgiamo
che lindice di consistenza, a sua volta dipendente dal contenuto dacqua, cresce con lo stato tensionale

e
log
a
C
c
C
s
retta vergine

con e
1
ed e
2
indici dei pori sotto la tensioni
a1
e
a2
con
a2
>
a1
.
Adottando un valore di
a2
pari a dieci volte
a1
(es.
a2
=100kPa e
a1
=10 kPa), risulta C
c
=-e.
La retta vergine ha dunque equazione:

e = e
0
- C
c
log(
a2
-
a1
).

Essa una vera e propria retta limite in quanto, per argille ricostituite in laboratorio, non possono
esistere stati rappresentati da un indice dei pori maggiore di quello indicato dalla retta vergine. Al
contrario, sono possibili tutti i valori inferiori dellindice dei pori. Questo tanto minore quanto pi
elevata la tensione efficace a partire dalla quale stato effettuato lo scarico (carico di
sovraconsolidazione): lindice dei pori di un terreno preconsolidato allora funzione del grado di
sovraconsolidazione.
Anche le curva di scarico possono essere assimilate a dei segmenti di retta con pendenza C
s
detta
indice di ricompressione; semplificando un po (ipotesi di elasticit), possiamo spingerci a dire che
le rette di scarico-ricarico coincidono. Se poi spingiamo ancor oltre la semplificazione, non
saremo lontani dal vero se sosterremo che la pendenza delle rette di scarico-ricarico unica.

A questo punto, opportuno osservare che ogni terreno ha una sua compressibilit rappresentata
dalla retta vergine nel campo della normal consolidazione e da un qualsiasi retta di scarico-ricarico
nel campo della preconsolidazione.
La pendenza della retta vergine dipende dalle propriet indici ed crescente al crescere della
plasticit. Skempton ha fornito un espressione empirica dellindice di compressibilit:

C
c
= 0.007(w
L
-10%).

Questa suggerisce che terreni normalconsolidati sono tanto pi compressibili quanto pi sono
plastici.
Analoghe espressioni esistono per C
s
.

Con riferimento al piano di compressione, il modulo di compressione edometrica :

) 1 (
' '
1
e
de
d d
E
a
a
a
ed
+ = =

.

Per quanto si detto in precedenza, lungo la retta vergine il modulo di compressione edometrica
cresce con lo stato tensionale
25
; a parit di stato tensionale, esso maggiore per argille OC che per
argille NC (Fig. 115).









Figura 115. Andamento tipico del modulo di compressione edometrica
con lo stato tensionale

25
Lincremento di E
ed
con
a
quasi lineare
E
ed

a
OC
NC
Il comportamento delle sabbie analogo a quello delle argille. Anche per esse pu essere
individuata una retta vergine, corrispondente alla curva di compressione ottenuta su di un provino
ricostituito ad un indice dei pori e=e
max
, cio ad una densit relativa D
r
=0.
La retta vergine delle sabbie ha pendenza minore di quella delle argille.
Nella fase di compressione, provini che siano stati preparati ad un indice dei pori minore di e
max

percorrono una curva meno inclinata della retta vergine fino a ricongiungersi ad essa; tale curva ha
un significato analogo a quello della curva di ricompressione delle argille. Il ricongiungimento con
la retta vergine avviene per tensioni efficaci tanto pi elevate quanto minore lindice dei pori
iniziale (Fig. 116).















Figura 116. Compressibilit edometrica di una sabbia

Questo ovviamente suggerisce che i terreni compattati presentano una minore compressibilit di
quelli sciolti e rappresenta unutile indicazione per i progettisti di opere di terra, a realizzare i loro
manufatti utilizzando terreni costipati al meglio.

11.7 Storia tensionale dei depositi naturali
Le considerazioni precedenti forniscono utili indicazioni sul ruolo che i fenomeni geologici possono
aver giocato e giochino tuttora sugli stati tensionali agenti nei depositi di terreni naturali.
Assumendo che le condizioni di deformazione siano quelle monodimensionali, lo stato dei terreni
andato continuamente cambiando via via che il materiale si accumulava (sedimentazione) od a
causa di altri pi complessi fenomeni, come lerosione, le glaciazioni, il ritiro dei ghiacciai, la
sommersione o lemersione di vaste superfici, le oscillazioni di falda.
Ognuno di questi fenomeni ha avuto i suoi effetti. Ad esempio processi come la sedimentazione, le
glaciazioni, lemersione, labbassamento di falda
26
hanno prodotto incrementi delle tensioni efficaci
e riduzioni della porosit del terreno, che eventualmente ne risultato normalmente consolidato. Il
contrario accaduto con lerosione, le deglaciazioni, la sommersione del terreno, linnalzamento di
falda. Questi ultimi fenomeni, hanno portato ad un incremento della porosit e ad uno stato di
preconsolidazione
27
.
da notare che i processi di deformazione indotti potrebbero essersi sviluppati pi lentamente del
fenomeno causativo (ad esempio, la velocit di riduzione dellindice dei pori sotto laccumulo dei
sedimenti potrebbe essere avvenuto pi lentamente della stessa velocit di sedimentazione a causa
del processo di consolidazione ad essa associato), e questo in funzione di quei parametri (rigidezza,
permeabilit, spessore dei sedimenti) che sono gi stati evidenziati in precedenza.

26
Sia lemersione di terreni che labbassamento di falda, hanno comportato la riduzione delle pressioni neutre
27
Si osservi che detti effetti possono essere stati o potranno essere cancellati da fenomeni geologici successivi
e
log
a
D
r=
0
D
r
Fenomeni antropici come scavi o ricariche di grandi dimensioni, il pompaggio ecc. possono
produrre effetti analoghi modificando gli stati tensionali e lo stato del terreno (porosit).

Quello che ne risulta con tutta evidenza che la storia geologica e tensionale di qualsiasi deposito
di terreno, che pu aver risentito anche dellintervento umano, controlla lo stato attuale del terreno
stesso (nel caso specifico, tessitura ed indice dei vuoti), e quindi le propriet
28
: in particolare, la
consistenza e la rigidezza dei terreni normalmente consolidati cresce con la profondit; consistenza
e rigidezza dei terreni preconsolidati sono maggiori di quelle dei terreni normalconsolidati, a parit
di profondit.

11.8 Esercizi
1. Un provino di argilla satura (
s
=27 kN/m
3
) dotato di limite di liquidit w
L
=62% e limite di
plasticit w
P
=30% sottoposto ad una prova di compressione edometrica drenata da ambo le basi.
Sotto un carico
a
=150 kPa la sua altezza h 18 mm e la porosit n 0.54.
Assumendo che il coefficiente di consolidazione c
v
sia pari a 310
-4
cm
2
/s, calcolare il tempo
necessario perch il provino raggiunga un grado di consolidazione U del 10, del 25, del 50, del 75 e
del 92.5% sotto un ulteriore carico di 150 kPa (
a
da 150 a 300 kPa).
Ipotizzando in prima approssimazione che il modulo di compressione edometrica E
ed
sia costante
nel corso della prova e pari a 3.2 MPa, calcolare lindice di consistenza del terreno nei seguenti
istanti di tempo a partire dallinizio della prova: 1, 10, 20 e 40.
Per la soluzione del problema utilizzare labaco di Figura 107 o la tabella II.

U [%] T U [%] T
0 0 55 0.238
5 0.0017 60 0.286
10 0.0077 65 0.342
15 0.0177 70 0.403
20 0.0314 75 0.477
25 0.0491 80 0.567
30 0.0707 85 0.684
35 0.0962 90 0.848
40 0.126 95 1.129
45 0.159 100
50 0.196

Tabella II. Grado di consolidazione in funzione del Fattore Tempo

2. Un provino di argilla normalmente consolidata sia stato consolidato in edometro sotto una
sollecitazione assiale di 50 kPa; lindice dei pori sia pari a 0.95.
Supponendo che lindice di compressibilit pari a 0.54 e quello di rigonfiamento/ricompressione a
0.18, calcolare lindice dei pori del provino sotto la seguente successione di carichi: 120 kPa, 240
kPa, 50 kPa, 120 kPa e 300 kPa.
Calcolare inoltre il modulo edometrico relativo alla prima fase di carico da 50 a 120 kPa ed nella
quarta fase di carico, ancora tra 50 e 120 kPa.

3. Un provino di argilla normalmente consolidata sia stato consolidato in edometro sotto una
sollecitazione assiale di 50 kPa; lindice dei pori sia pari a 0.95.

28
Fino ad ora, quelle che abbiamo conosciuto sono permeabilit, rigidezza e, la propriet derivata diffusivit idraulica,
un modo per definire la combinazione tra permeabilit e rigidezza che sintetizzata nel parametro c
v

Supponendo che lindice di compressibilit pari a 0.54 e quello di rigonfiamento/ricompressione a
0.18, calcolare lindice dei pori del provino sotto la seguente successione di carichi: 120 kPa, 240
kPa, 50 kPa, 120 kPa e 300 kPa.
Calcolare inoltre il modulo edometrico relativo alla prima fase di carico da 50 a 120 kPa ed nella
quarta fase di carico, ancora tra 50 e 120 kPa.
4. Un provino di sabbia uniforme ha le seguenti caratteristiche:
e
max
=1.27
e
min
= 0.47
C
c
= 0.32
C
s
= 0.08
Si ipotizzi che in una prova di compressione edometrica, sotto una sollecitazione assiale di 600 kPa
esso presenti una porosit del 46% e si trovi in condizioni di normal consolidazione.
Calcolare la densit relativa nelle condizioni attuali e, rispettivamente, per un incremento ed un
decremento dello stato di sollecitazione di 150 kPa.

5. Un provino di limo con sabbia argilloso normalmente consolidato presenta le seguenti propriet:
w
P
= 0.32;
w
L
= 0.65;
Gs = 2.75.
Sottoposto ad una prova di compressione edometrica, sotto una tensione verticale efficace di 10 kPa
presenta un indice dei pori pari a 2.15; per un incremento di carico di 10 kPa, si ricava un modulo di
compressione edometrica di 82 kPa.
1. Calcolare lindice di consistenza del terreno sotto i carichi di 1 e 10 kPa.
2. Calcolare la tensione necessaria perch il contenuto dacqua sia pari al limite plastico.

6. Un provino di limo argilloso saturo viene sottoposto ad una prova di compressione edometrica,
con drenaggio consentito da entrambe le basi. In Figura 117 riportato il decorso dei cedimenti nel
tempo in corrispondenza del gradino di carico 50100 kPa.
a) Determinare la permeabilit k del terreno.
Assumendo che il coefficiente di consolidazione c
v
sia costante durante il processo di
consolidazione
b) calcolare il tempo necessario perche si esaurisca il 70% della consolidazione del provino;
c) calcolare il tempo necessario perche si esaurisca il 90% della consolidazione del provino.
0,000
0,100
0,200
0,300
0,400
0,500
0,600
0,700
0,800
0,900
1,000
0,10 1,00 10,00 100,00 1000,00 10000,00

[
m
m
]
t [min]
h
0
= 1.90 cm
'
v0
= 50 kPa '
v1
= 100 kPa


Figura 117. Risultato della prova considerata nellesercizio 6
12 RESISTENZA AL TAGLIO DEI TERRENI

La resistenza a rottura dei terreni costituisce un capitolo importante dellIngegneria Geotecnica per
le sue implicazioni nella progettazione delle opere e nellanalisi del comportamento dei depositi
naturali. Essa infatti entra in gioco in problemi importanti come il carico limite delle fondazioni
superficiali (caso a in Figura 118) o profonde (caso b), la spinta delle terre sulle opere di sostegno
(rivestimenti di gallerie, muri di sostegno o paratie, casi c e d), la stabilit di scavi (e) e pendii
naturali (f) ecc.













Figura 118. Problemi di rottura in Ingegneria Geotecnica: a) carico limite di una fondazione diretta; b) carico
limite di una fondazione profonda; c) stabilit del rivestimento di una galleria; d) spinta su di un muro di
sostegno; e) stabilit di una scarpata artificiale; f) stabilit di un pendio naturale

La misura della resistenza del terreno, come quella della conducibilit idraulica e della
deformabilit, pu essere effettuata tramite prove di laboratorio od in sito.
Come sempre, nellambito di questo corso verr trattato solo il caso delle prove di laboratorio, ed in
particolare quello delle prove di taglio diretto e di compressione triassiale, esaminando per ora la
risposta meccanica di provini ricostituiti in laboratorio.

12.1 Prova di taglio diretto
Lattrezzatura pi antica e semplice per la misura della resistenza dei terreni sciolti lapparecchio
di taglio diretto (o scatola di Casagrande). La concezione di questa apparecchiatura si basa sul
semplice principio che la tensione tangenziale limite (massima sollecitazione tangenziale che il
terreno in grado di assorbire) lungo unassegnata giacitura proporzionale alla tensione normale
agente sulla medesima giacitura, un principio generale ben noto gi dai corsi di base.
Lo schema che una prova di taglio dovrebbe riprodurre riportato nella Figura 119, che trov una
prima simulazione sperimentale approssimata tramite lapparecchio di taglio diretto (Fig. 120), ma
che oggi pu essere riprodotto fedelmente tramite il cosiddetto apparecchio di taglio semplice, qui
non illustrato.










Figura 119. Schema teorico della prova di taglio

lim

(a) (b)
(c)
(d)
(e)
(f)


Figura 120. Apparecchio di taglio diretto

Lapparecchio di taglio diretto costituito da una scatola metallica di forma generalmente
parallelepipeda divisa in due parti uguali, nella quale viene alloggiato il terreno. La scatola ha
sezione quadrata con lato variabile fra 6 cm (dimensioni minime) e 40 cm (o anche di pi), a
seconda del tipo di terreno che si intende studiare
1
. Laltezza tipica di provini di lato compreso fra 6
e 10 cm (argille, sabbie) 2-2.5 cm.
La scatola viene inserita allinterno di un contenitore parallelepipedo nel quale in genere viene
immessa dellacqua distillata. Tale contenitore pu essere fatto scivolare senza attrito lungo due
binari orizzontali nei quali sono installati dei cuscinetti a sfera, proprio per ridurre lattrito (Fig.
121). Sulle basi superiore ed inferiore del provino vengono disposte due piastre metalliche nervate e
forate con la funzione di bloccarlo nella sua posizione, omogeneizzando gli sforzi tangenziali
indotti nel corso della prova, ed allo stesso tempo, di permettere lo scambio di acqua con lesterno
(tramite i fori presenti nelle piastre). Questo consente la saturazione del provino e lannullamento
dei menischi che si formano a contatto con laria
2
oltre al drenaggio verso lesterno e linterno del
provino, a seconda che il provino subisca una diminuzione o un aumento di volume durante la
prova. Allesterno delle piastre nervate vengono poste due piastre porose che impediscono la
fuoriuscita di terreno (Fig. 122).



Figura 121. Binari lungo i quali viene imposto il movimento della scatola

1
La dimensione dellapparecchiatura aumenta allaumentare della dimensione dei granuli
2
con conseguente nascita di tensioni capillari


Figura 122. Scatola di Casagrande ed accessori

La prova di taglio diretto viene effettuata esclusivamente in condizioni drenate con la procedura a
deformazioni controllate.
Viene dapprima applicata una tensione normale sulla base superiore del provino, che parallela al
piano diametrale che suddivide la scatola in due parti, attendendo che si esaurisca il processo di
consolidazione.
Nella successiva fase di rottura il provino assoggettato ad uno sforzo tagliante in corrispondenza
della superficie piana intermedia (superficie di rottura) corrispondente al piano di separazione tra le
due semiscatole. A tal fine, il contenitore contenente la scatola di Casagrande viene spinto a
velocit costante lungo i binari orizzontali, in direzione parallela alla superficie di rottura. Poich
una delle due parti del provino (in genere quella superiore) bloccata alla traslazione tramite
linterposizione di un dinamometro (che in Figura 123 visto dallalto) od una cella di carico, al
crescere dello spostamento essa assorbe uno sforzo crescente fino a che viene mobilitata la
resistenza del terreno che, a causa della rottura, si suddivide in due parti lungo il piano intermedio
(Fig. 124). Lo sforzo tangenziale misurato tramite il dinamometro (o la cella). La velocit imposta
deve essere tale da non provocare la generazione di sovrapressioni neutre, problema che di fatto, si
pone solo nel caso di terreni a grana fina.



Figura 123. Scatola di Casagrande, dinamometro e micrometri

Durante la prova, oltre allo sforzo tagliante, vengono misurati sia lo spostamento relativo
orizzontale fra le due parti del provino, che lo spostamento verticale (Figg. 120 e 123).

Nella prova di taglio diretto lo stato di deformazione non noto: siamo solo in grado di misurare lo
spostamento relativo tra le due parti in cui il provino viene diviso, e lo spostamento verticale, che
dovuto principalmente alle deformazioni che si sviluppano in prossimit di una sottile zona (detta
zona di taglio) a cavallo del piano di divisione tra le due parti della scatola.
Anche lo stato tensionale completo non noto: si conoscono solo la tensione normale e la tensione
tangenziale sulla superficie (piano) di rottura
3
.








Figura 124. Schema della prova di taglio diretto:
a) situazione al termine della consolidazione; b) fase di rottura

I risultati della prova di taglio diretto vengono rappresentati nel piano tensione tangenziale
spostamento orizzontale, nel piano spostamento orizzontalespostamento verticale e nel piano
tensione normaletensione tangenziale, o piano delle tensioni o anche piano di Mohr. Qui, la
tensione tangenziale massima che il provino capace di sopportare lungo la superficie di rottura
viene riportata in funzione della tensione normale applicata.

12.2 Comportamento delle sabbie nelle prove di taglio diretto
Prove di taglio diretto su provini di terreno ricostituiti in laboratorio a porosit prestabilite
consentono di valutare il ruolo esercitato dai vari fattori che influenzano la resistenza a taglio.
A questo scopo, si immagini di eseguire due prove su provini perfettamente asciutti della stessa
sabbia e quindi, di uguale granulometria e caratteristiche delle singole particelle (forma e grado di
arrotondamento dei grani), soggetti alla stessa tensione normale, ma preparati a diversi valori della
porosit: uno dei due sia molto sciolto e laltro molto denso. Poich tutti i fattori presumibilmente
influenti sul comportamento del terreno, tranne la densit relativa (porosit), sono uguali, si potr
mettere in evidenza linfluenza di questultima sulla resistenza del terreno.

Nella Figura 125 sono riportati gli andamenti qualitativi della funzione che lega la tensione
tangenziale mobilitata () allo spostamento lungo il piano di taglio (), e della relazione tra
spostamento lungo la superficie di taglio e spostamento verticale ().
La figura suggerisce le seguenti considerazioni:

al crescere dello spostamento lungo la superficie di rottura la sabbia sciolta assorbe uno sforzo
tangenziale crescente asintoticamente verso il valore limite (comportamento duttile); allo stesso
tempo, essa subisce una riduzione di volume evidenziata da uno spostamento verticale di
compressione (comportamento contraente), di entit anchessa crescente asintoticamente verso
un valore limite: a rottura la sabbia sciolta subisce uno spostamento indefinito sotto sforzo
tangenziale costante (massimo valore, dunque resistenza, che il terreno capace di assorbire)
senza subire pi alcuna deformazione volumetrica;
la resistenza della sabbia molto densa molto maggiore di quella della sabbia sciolta: lo sforzo
tangenziale assorbito raggiunge un picco e poi comincia a decrescere asintoticamente verso il

3
che dunque, non un piano principale di tensione

a)

lim
b)
valore limite che caratterizza la sabbia sciolta, valore che viene detto critico; anche la sabbia
densa tende inizialmente a contrarsi raggiungendo una deformazione di compressione di entit
dipendente dalla densit relativa iniziale
4
; successivamente il terreno comincia ad aumentare di
volume (comportamento dilatante)
5
, ma anche questo incremento tende a ridursi via via che
viene mobilitata la resistenza critica: quindi anche in questo caso, e cio solo per uno
spostamento molto pi grande di quello necessario per produrre la rottura, il terreno si deforma
a volume costante (stato critico);
dunque la porosit iniziale ad influenzare la resistenza di picco (pi il terreno denso,
maggiore la sua resistenza), ma per grandi spostamenti le differenze si annullano;
se la resistenza di picco dipende dalla porosit iniziale, la resistenza critica invece da essa
indipendente: porosit critica e resistenza critica dipendono solo dalle propriet indici.


















Figura 125. Risultati di prove di taglio diretto su provini asciutti di sabbia molto sciolta
e molto densa soggetti alla medesima tensione normale

Il diverso comportamento delle sabbie molto sciolte e molto dense in termini di variazione di
volume pu essere intuito e spiegato se ancora una volta si fa riferimento allo schema semplificato
di terreno visto come insieme di particelle sferiche (Fig. 126).
Nella fase di taglio la sabbia sciolta tende ad addensarsi a causa dellelevato volume iniziale dei
vuoti che si riduce mano a mano che le tessitura del terreno si modifica sotto lo sforzo di taglio. Lo
spostamento indotto si accompagna dunque ad una diminuzione di volume
6
; via via che lindice dei
pori si riduce, la resistenza mobilitata aumenta.
Per il modesto volume dei vuoti, le particelle di sabbia densa non possono consentire lo
spostamento senza dar luogo anche ad un aumento di volume; esse tendono a scavalcarsi
reciprocamente, producendo lavoro negativo in rapporto alla tensione normale. Questo spiega anche
perch la rottura richiede uno sforzo di taglio maggiore, perch necessario a determinare una
variazione di tessitura contro lazione dello sforzo normale. Via via che il volume aumenta per, la
resistenza (post-picco) tende a diminuire.

4
Per sabbia addensata alla minima porosit (D
r
=1) essa nulla perch il terreno non pu subire alcuna riduzione di
porosit
5
Unattenta analisi dei dai sperimentali mostra che la resistenza di picco viene mobilitata laddove il terreno ha la
massima tendenza a dilatare, cio laddove massima la derivata d/d
6
Questo implica anche che il terreno non ha un comportamento elastico perch subisce deformazioni volumetriche pur
in presenza di soli sforzi taglianti

provino sciolto
provino sciolto
provino denso
provino denso
Va osservato che tra la condizione di basso ed elevato grado di addensamento esistono infinite
condizioni intermedie che comportano risposte del terreno intermedie tra quelle qui descritte.














Figura 126. Comportamento a rottura di sabbie molto sciolte e molto dense

Il comportamento di provini di sabbia perfettamente saturi del tutto analogo a quello di provini
asciutti e, a parit di porosit iniziale e di tensione normale efficace, la resistenza al taglio uguale.
Pertanto, linfluenza dellacqua praticamente nulla.
Nel caso di provini parzialmente saturi, la presenza dei menischi esercita un ruolo che pu risultare
anche importante, in quanto influente sullo stato tensionale.
Questo aspetto oggetto di corsi di livello superiore.

Il valore della resistenza al taglio misurato nella prova di taglio pu essere riportato nel piano delle
tensioni in cui la tensione tangenziale limite sul piano di rottura posta in funzione della tensione
normale efficace agente sullo stesso piano.
Come abbiamo visto, nel corso della prova la tensione tangenziale cresce fino a raggiungere un
valore limite; questultimo dipende dalla tensione normale applicata (Fig. 127).









Figura 127. Risultati di prove di taglio

Nel caso della sabbia molto sciolta i punti sperimentali rappresentativi dello stato tensionale a
rottura sono in genere molto ben allineati (la tensione tangenziale limite proporzionale alla
tensione normale e cresce con essa) e definiscono dunque un inviluppo di resistenza lineare. Questo
passa per lorigine degli assi ed inclinato di un angolo
cv
che viene detto angolo di attrito
critico
7
.
Linviluppo di resistenza delle sabbie sciolte dunque esprimibile tramite lequazione:

lim
= tan
cv
,


7
Il pedice
cv
sta a ricordare che la resistenza di una sabbia sciolta (resistenza critica) viene mobilitata a volume costante
Comportamento di una sabbia sciolta
rottura
Comportamento di una sabbia densa
rottura

in cui
lim
la tensione tangenziale massima che il terreno capace di assorbire, e la tensione
normale agente sulla stessa giacitura. Tale relazione pu essere ottenuta tramite interpolazione dei
punti sperimentali mediante il metodo dei minimi quadrati (v. appendice).
Se nello stesso piano delle tensioni vengono inseriti i risultati di prove eseguite su provini densi
della stessa sabbia, si ricava un inviluppo di resistenza leggermente curvo che parte dallorigine ma
che, per un certo tratto, disposto al di sopra di quello della sabbia sciolta: per le tensioni normali
pi elevate i due inviluppi di resistenza tendono a coincidere.












Figura 128. Inviluppo di resistenza di una sabbia molto sciolta e di una sabbia molto densa

Questo dimostra che i concetti sciolto e denso assumono un significato che non pu prescindere
dallinfluenza dello stato tensionale; infatti, una sabbia densa soggetta a tensione normale elevata si
comporta come una sabbia sciolta: duttile e contraente e la sua resistenza rappresentata da un
punto che ricade sullinviluppo di resistenza delle sabbie sciolte (Fig. 129).














Figura 129. Comportamento di sabbie molto dense
al variare della tensione normale

Si osservi che quanto pi densa la sabbia, tanto maggiore la resistenza a parit di tensione
normale, e tanto maggiore lampiezza del campo tensionale in cui linviluppo di resistenza presenta
andamento non lineare (Fig. 130).

A differenza della sabbia sciolta, langolo di attrito della sabbia densa, e cio la pendenza
dellinviluppo di resistenza
8
dipende dalla tensione nomale applicata: in genere esso piuttosto

8
Qui non viene usato il pedice
cv
perch la resistenza di picco, cio corrispondente alla massima resistenza misurata nel
piano (, ) (Fig. 124), non corrisponde ad una condizione di stato critico

sabbia densa
sabbia sciolta

cv
influenza della
dilatanza
elevato per bassi valori dello stato tensionale e tende verso un valore pari a
cv
al crescere dello
stato tensionale.










Figura 130. Influenza della densit relativa sullinviluppo di resistenza

Molto spesso si preferisce comunque interpolare i dati sperimentali con un segmento di retta o con
una retta (qualora si considerino tutti i punti sperimentali)
9
. Evidentemente, in questo caso la
pendenza dellinviluppo di resistenza dipende dallintervallo di tensione nellambito del quale esso
viene definito (con un segmento di retta): se si considerano tutti i punti sperimentali, essa minore
di
cv
; se si considera un ristretto campo tensionale, per bassi valori di essa anche molto
maggiore di
cv
.
Questo implica anche che linterpolante i punti sperimentali pu intersecare lasse delle ordinate
individuando una componente di resistenza, c, detta coesione. In questo caso, linviluppo di
resistenza definibile tramite lequazione:

lim
= c + tan.

Evidentemente la coesione non rappresenta una propriet del terreno. ma un dato di tipo statistico
che deriva dallaver forzato una retta interpolante attraverso un insieme di punti che non sono
allineati.

Completamente differente il caso delle sabbie cementate che presentano un inviluppo di resistenza
caratterizzato da una coesione vera dovuta ai legami di cementazione tra le particelle (Fig. 131).
Questo implica anche che, a differenza dei terreni sciolti, i terreni cementati sono dotati di una certa
resistenza a trazione
10
.










Figura 131. Resistenza al taglio di una sabbia cementata

Le stesse considerazioni fatte fino ad ora valgono per qualsiasi insieme di coppie di provini con
granulometria e caratteristiche delle particelle diverse da quelle fino ad ora considerate. Dovremo

9
In alternativa, linviluppo di resistenza viene rappresentato da una funzione non lineare; a volte, si adotta la funzione
=a
-b
10
Nella Figura 130 linviluppo di resistenza occupa parte del quadrante caratterizzato da tensioni normali di trazione

sabbia cementata

sabbia sciolta

cv
D
r
per constatare che langolo di attrito critico
cv
sar differente da caso a caso (e con esso langolo
di attrito

per qualsiasi grado di addensamento), in quanto dipendente dalle propriet indici (Fig.
132)
11
.










Figura 132. Dipendenza dellangolo di attrito da propriet indici e di stato

In conclusione dunque, la resistenza delle sabbie dipende sia dalle propriet indici, che influenzano
langolo di attrito critico
cv
12
, che dalle propriet di stato (porosit), che influenzano la dilatanza e
langolo di attrito .

Questultimo aspetto suggerisce che la caratterizzazione dei terreni naturali deve essere effettuata su
provini che conservano le caratteristiche naturali ed in particolare la densit relativa (provini
indisturbati). Suggerisce inoltre che il costipamento dei terreni una procedura che, tra laltro,
consente di ottenere materiali dotati di pi elevata resistenza.

Tipicamente langolo di attrito critico delle sabbie varia fra 28 e 32: i valori minori competono a
sabbie con particelle a spigoli arrotondati, quelli pi elevati a sabbie con particelle a spigoli vivi.
Per bassi stati tensionali, le sabbie dense presentano angoli di attrito molto pi elevati, fino a 45
e pi nel caso di sabbie a spigoli vivi.

Appendice 1 al paragrafo 12.2: metodo dei minimi quadrati
Un insieme di dati relativi a grandezze fisiche diverse, che legano una variabile dipendente y ad una
variabile indipendente x, pu essere trattato dal punto di vista statistico attraverso un metodo che
viene detto dei minimi quadrati.
Supponiamo di avere a disposizione n coppie di valori di grandezze fisiche correlate (x
i
, y
i
), e di
volerle interpolare con una relazione lineare del tipo:

y = a + bx

dove a, b sono due parametri incogniti.
A parte il caso banale n = 2, spesso nella sperimentazione non esiste alcuna coppia di parametri (a,
b) tale che lequazione precedente sia identicamente soddisfatta da tutte le coppie di valori misurati
(x
i
, y
i
). Infatti, a causa di errori di misura o della variabilit naturale dei fattori in gioco, per ogni
retta tracciata nel piano (x, y) le coppie di valori sperimentali (x
i
, y
i
) si discostano in misura
variabile dalla retta considerata.
Chiamiamo y
i
gli scostamenti fra i valori misurati della grandezza y e quelli calcolati mediante la
relazione lineare precedente corrispondente ad assegnati parametri (a, b):


11
Nel diagramma di Figura 129 langolo di attrito per bassi valori dellindice dei pori va inteso come tangente
allinviluppo di resistenza
12
Tipicamente langolo di attrito pi elevato per i terreni pi grossolani e per particelle a spigoli vivi, minore per
granulometria pi fina e particelle arrotondate

e
Sabbie di diversa natura
e granulometria

cv
influenza della dilatanza
y
i
= y
i
(a + bx
i
).

Si assume ora che la miglior stima dei parametri (a, b) che individuano la relazione (1) fra le
grandezze misurate x
i
e y
i
sia quella coppia (a, b) che minimizza la somma dei quadrati delle
distanze y
i
tra i valori teorici a + bx
i
e quelli misurati y
i
. Tale criterio va sotto il nome,
appunto, di metodo dei minimi quadrati.
Si tratta dunque di rendere minima la somma:


= =
2
i i
2
i
) bx a (y y b) S(a, (i = 1,.., n)

dove per comodit si sono omessi gli indici i sui segni di sommatoria.
Condizione necessaria e sufficiente perch la somma S(a, b) risulti minima che le derivate parziali
di S rispetto ad a e b siano entrambe nulle:

= =

= =

0 ) bx a (y 2x
b
S
0 ) bx a 2(y
a
S
i i i
i i


Tale condizione porta al sistema di due equazioni nelle incognite (a, b):

= +
= +


i i
2
i i
i i
y x x b x a
y x b na


Risolvendo con la regola di Cramer si ottengono i valori ottimali di a e b:

y x x y x
a
i i i i
2
i

=

y x y x
b
i i i i

=
n


dove ( )
2
2

=
i i
x x n il determinante del sistema considerato.
Supponiamo che siano state eseguite n prove di taglio diretto su altrettanti provini di terreno e che
tali prove siano state condotte per diversi valori della tensione normale applicata . I risultati
possono essere ordinati nel modo illustrato in Tabella II

Tabella II
Provino
lim


1 []
1
[
lim
]
1

2 []
2
[
lim
]
2


n []
n
[
lim
]
n


in cui
lim
indica la tensione tangenziale in corrispondenza della quale si rompe il provino.
Per il criterio di resistenza di Mohr-Coulomb, tra le e le
lim
esiste la seguente relazione lineare:

lim
= c + tg.

Pertanto, ponendo

i
= x
i

limi
= y
i


essa pu scriversi nella forma:

y = c + x tg

Assumendo a = c e b = tg, tale relazione diventa:

y = a + bx

La migliore stima dei parametri (a, b) pu essere conseguita utilizzando il metodo dei minimi
quadrati. Converr a tal fine elaborare i dati raccolti nella Tabella 1 nella forma illustrata nella
Tabella III:
Le somme raccolte nellultima riga possono essere direttamente sostituite nelle espressioni
precedenti dei parametri (a, b) fornite dal metodo dei minimi quadrati.
Una volta trovati i parametri a e b, saranno automaticamente noti i valori di c e .

Tabella III
Provino x
i
y
i
x
i
2
x
i
y
i

1 [x]
1
[y]
1
x
1
2
x
1
y
1

2 [x]
2
[y]
2
x
2
2
x
2
y
2


n [x]
n
[y]
n
x
n
2
x
n
y
n

x
i
y
i
x
i
2
x
i
y
i



Appendice 2 al paragrafo 12.2: influenza della dilatanza sulla resistenza delle sabbie
Il comportamento delle sabbie dense pu essere spiegato quantitativamente, in modo semplificato,
tenendo conto della dilatanza. Infatti, se si fa riferimento alla curva (, ) in che lega lo spostamento
verticale a quello orizzontale, notiamo che le traiettorie delle particelle di sabbia in prossimit della
superficie di taglio hanno una componente diretta verso lalto dovuta proprio alla dilatanza; il
contrario avviene nel terreno sciolto.
Il comportamento delle sabbie dense potrebbe essere dunque interpretato prendendo a prestito
concetti studiati nella Meccanica Razionale, in cui il meccanismo di rottura per taglio viene
interpretato mediante lo schema di scivolamento blocco su blocco lungo un piano orizzontale.
Il modello meccanico a cui dovremo fare riferimento per qui caratterizzato dalla inclinazione
verso lalto della superficie di contatto blocco su blocco, in modo da simulare il movimento delle
particelle (Fig. 133). Assumiamo inoltre che la superficie di contatto sia perfettamente liscia e
caratterizzata dallangolo di attrito .
Tale schema permette di osservare che lo sforzo T necessario per produrre lo scivolamento
funzione, non solo dellangolo di attrito che caratterizza lattrito di tale piano, ma anche della
pendenza di questultimo.
Tale relazione pu essere facilmente ricavata mediante semplici passaggi osservando che lo sforzo
normale P alla superficie di scivolamento dato dalle corrispondenti componenti di N e T, e che lo
sforzo di taglio a rottura S
lim
dipende pure dalle corrispondenti componenti di N e T
lim
.
Ponendo:

S
lim
= Ptan

Sostituendo a P ed S
lim
le componenti che le caratterizzano, tramite brevi passaggi si giunge alla
espressione:

T = Ntan( + ).

Il contrario avviene se il piano di scorrimento inclinato in modo tale da produrre uno scivolamento
verso il basso.














Figura 133. Analogia meccanica per la simulazione del comportamento
delle sabbie sciolte e delle sabbie dense nelle prove di taglio diretto

In tal caso si ottiene:

T = Ntan( - ).

Si osservi che in questi due schemi meccanici semplificati linnalzamento (o labbassamento) del
blocco superiore aumenta linearmente con la componente di spostamento orizzontale, secondo la
legge:

= tan,

e la relazione tra sforzo verticale N e sforzo orizzontale T a rottura lineare.

Nel caso reale, langolo di inclinazione della traiettoria delle particelle di sabbia non costante, ma
variabile al crescere dello spostamento cumulato ed in entrambi i casi esaminati (sabbia densa e
sabbia sciolta) tende a zero (Fig. 125).
Nel caso di sabbia densa, esiste un valore dello scorrimento per il quale la dilatanza massima: ad
esso corrisponde la resistenza di picco, caratterizzata dallangolo massimo di dilatanza
max
.
Assimilando langolo di attrito lungo la superficie liscia del blocco allangolo
cv
possiamo
porre:

= tan = tan(
cv
+
max
).

Per grandi scorrimenti la dilatanza tende a zero e langolo di attrito della sabbia tende al valore
cv
.

N
T
N
T

N
T
N
T
Analogia sabbie dense
Analogia sabbie sciolte
Nel caso di sabbia sciolta, la massima resistenza si ha per grandi spostamenti, laddove la
contrattanza (cio la tendenza alla diminuzione di volume) si annulla; tale resistenza corrisponde a
quella misurata sulla sabbia densa per grandi spostamenti. Infatti, in entrambi i casi risulta:

= tan
cv
.

12.3 Comportamento nelle prove di taglio diretto di argille ricostituite in laboratorio
Nel caso delle argille le prove di taglio diretto vanno eseguite imponendo velocit di rottura molto
lente in modo da impedire la generazione di sovrapressioni neutre legate alla tendenza del terreno a
variare di volume per fenomeni di contrattanza o dilatanza (questo aspetto verr trattato in modo
approfondito nel capitoli successivi).
Anche in questo caso possiamo immaginare di preparare in laboratorio dei provini ricostituiti saturi.

Il comportamento delle argille analogo a quello delle sabbie: le argille normalmente consolidate,
caratterizzate dal massimo indice dei vuoti compatibile con lo stato tensionale applicato, presentano
un comportamento analogo alle sabbie molto sciolte, contraente e duttile; un comportamento fragile
e dilatante presentano invece le argille fortemente preconsolidate, caratterizzate da un indice dei
pori molto minore del massimo compatibile con lo stato tensionale applicato (Fig. 134)
13
.
Comportamenti intermedi presentano argille con indice di pori intermedio.










Figura 134. Storia tensionale e comportamento delle argille

Langolo di attrito
cv
delle argille normalmente consolidate comunque molto minore di quello
delle sabbie sciolte, ed generalmente compreso fra 15 e 30 con i valori pi bassi che competono
alle argille di elevata plasticit (Fig. 135).










Figura 135. Dipendenza dellangolo di attrito delle argille NC dalla plasticit

Si osservi che a volte la resistenza caratterizzata da una modesta coesione vera c, dellordine di
qualche kPa, dovuta alle forze elettriche interparticellari.

13
Tali valori dellindice dei pori possono essere ottenuti consolidando i provini nellapparecchio di taglio diretto sotto
valori della tensione efficace maggiori di quelli previsti per la realizzazione della prova e portandoli successivamente
alle tensioni efficaci prestabilite tramite scarico tensionale (rigonfiamento)

cv
w
L
NC (contraente e duttile)
OC (dilatante e fragile)
e

Anche le argille preconsolidate presentano in inviluppo di resistenza debolmente non lineare con
valori massimi dellangolo di attrito dellordine di 30-35.

12.4 Esercizio
Nelle Tabelle a, b e c sono riportati i risultati di tre prove di taglio diretto eseguite su provini di un
campione prelevato da un banco di sabbia debolmente limosa.
I provini hanno forma quadrata di lato pari a 6 cm e sono alti 2 cm.

- Si elaborino i risultati delle prove.
- Si determinino i valori della coesione c e dellangolo dattrito del terreno.

Tabella a

PROVA DI TAGLIO DIRETTO
Letture fase di rottura

PROVINO "A": forza normale = 10 Kg

DATA ORA
SPOST. VERT.
[mm]
SPOST. ORIZZ.
[mm]
ANELLO
13/11/06 9.18.00 0,000 0,000 0,00
13/11/06 9.22.00 0,034 0,081 0,09
13/11/06 9.27.00 0,047 0,131 0,24
13/11/06 9.33.00 0,052 0,181 0,35
13/11/06 9.45.00 0,039 0,381 0,49
13/11/06 10.06.00 -0,009 0,681 0,57
13/11/06 10.20.00 -0,031 0,791 0,60
13/11/06 10.36.00 -0,098 1,091 0,63
13/11/06 11.07.00 -0,244 1,651 0,65
13/11/06 11.35.00 -0,389 2,191 0,66
13/11/06 12.27.00 -0,570 3,181 0,59
13/11/06 13.12.00 -0,629 4,001 0,50
13/11/06 13.35.00 -0,645 4,421 0,47
13/11/06 14.00.00 -0,653 4,781 0,46
13/11/06 14.20.00 -0,659 5,261 0,45
13/11/06 14.55.00 -0,659 5,841 0,44
13/11/06 15.30.00 -0,659 6,481 0,44
13/11/06 16.00.00 -0,659 7,061 0,44
13/11/06 16.30.00 -0,659 7,481 0,44
Costante di taratura anello dinamometrico: 1 unit anello = 12.16 Kg

Tabella b

PROVA DI TAGLIO DIRETTO
Letture fase di rottura

PROVINO "B": forza normale = 30 Kg

DATA ORA
SPOST. VERT.
[mm]
SPOST. ORIZZ.
[mm]
ANELLO
15/11/06 10.18.00 0,000 0,000 0,00
15/11/06 10.23.00 0,044 0,088 0,49
15/11/06 10.31.00 0,063 0,135 0,74
15/11/06 10.36.00 0,084 0,208 1,01
15/11/06 10.44.00 0,144 0,788 1,47
15/11/06 11.18.00 0,164 1,118 1,58
15/11/06 11.37.00 0,176 1,508 1,65
15/11/06 12.00.00 0,179 2,288 1,72
15/11/06 12.42.00 0,179 2,978 1,73
15/11/06 13.20.00 0,179 3,148 1,73
15/11/06 13.32.00 0,179 4,288 1,73
15/11/06 14.32.00 0,179 5,688 1,73
15/11/06 15.30.00 0,179 7,558 1,73
Costante di taratura anello dinamometrico: 1 unit anello = 12.16 Kg





















Tabella c

PROVA DI TAGLIO DIRETTO
Letture fase di rottura

PROVINO "C": forza normale = 50 Kg

DATA ORA
SPOST. VERT.
[mm]
SPOST. ORIZZ.
[mm]
ANELLO
17/11/06 11.04.00 0,000 0,000 0,00
17/11/06 11.05.00 0,011 0,020 0,75
17/11/06 11.06.00 0,021 0,040 0,99
17/11/06 11.09.00 0,038 0,080 1,32
17/11/06 11.11.00 0,051 0,115 1,58
17/11/06 11.16.00 0,079 0,205 1,78
17/11/06 11.44.00 0,163 0,665 2,31
17/11/06 12.07.00 0,209 1,045 2,56
17/11/06 12.24.00 0,233 1,335 2,72
17/11/06 12.36.00 0,246 1,535 2,80
17/11/06 12.58.00 0,260 1,895 2,90
17/11/06 13.07.00 0,265 2,047 2,94
17/11/06 13.26.00 0,273 2,365 2,97
17/11/06 14.02.00 0,283 2,975 2,99
17/11/06 14.22.00 0,288 3,305 3,00
17/11/06 14.52.00 0,292 3,795 3,03
17/11/06 15.27.00 0,293 4,375 3,05
17/11/06 16.14.00 0,290 5,175 3,08
17/11/06 16.49.00 0,290 5,745 3,06
17/11/06 17.11.00 0,290 6,125 3,06
17/11/06 17.40.00 0,290 6,595 3,06
17/11/06 18.04.00 0,290 6,995 3,06
Costante di taratura anello dinamometrico: 1 unit anello = 12.16 Kg

12.5 Prove di compressione triassiale
Lapparecchio di compressione triassiale gi stato sommariamente descritto nel paragrafo 7.2.
Esso costituito da un contenitore cilindrico con basi metalliche e parete generalmente trasparente
in plexiglass, in modo da consentire di osservare il provino dallesterno (Fig. 136). Sulla base
inferiore del cilindro presente un piedistallo metallico a sezione circolare sul quale viene
appoggiato il provino (Fig. 137).
La cella alimentata da un circuito esterno tramite il quale viene immesso un fluido (acqua, olio o
gas, ma in genere acqua) fino a riempirla completamente. Tramite una coppia di fori presenti nel
piedistallo (Fig. 137), la base del provino viene a sua volta collegata ad un altro circuito idraulico
esterno che consente lespulsione di acqua da parte del provino (drenaggio), ma anche
lalimentazione del provino stesso da un serbatoio in pressione. Il circuito viene spesso utilizzato
per lapplicazione di una contropressione (back pressure) necessaria per la saturazione del terreno e,
come si vedr, la misurazione delle variazioni di volume o delle variazioni di pressione neutra. La
contropressione consente anche leliminazione dei menischi presenti sulla superficie esterna del
provino, ed eventualmente al suo interno (terreno parzialmente saturo), che tendono a
compromettere linterpretazione della prova in quanto influenti sullo stato tensionale.


















Figura 136. Schema di cella di compressione triassiale
e cella triassiale disponibile presso il Laboratorio di Geotecnica della SUN















Figura 137. Base di una cella di compressione triassiale: sono riconoscibili il piedistallo dove viene
appoggiato il provino, due piastre porose ed i circuiti idraulici di alimentazione
back pressure pressione di cella
rubinetto/
trasduttore di
pressione neutra
buretta
cella triassiale
piastra
porosa
pistone
micrometro
cella
di carico

a
-
r
Il provino ha forma cilindrica, con altezza pari ad almeno due volte il diametro (ad es. altezza 7.2
cm e diametro 3.57 cm, a cui corrisponde una sezione di 10 cm
2
, oppure altezza 10 cm e diametro 5
cm).
Prima dellesecuzione della prova, viene avvolto in una membrana di lattice di gomma. Questa
impedisce il contatto del fluido immesso nella cella col provino e con lacqua contenuta nei suoi
pori.

Tramite il fluido in pressione il provino assoggettato ad una sollecitazione sferica (uguale in tutte
le direzioni), senza che il fluido venga in contatto con esso: la pressione del fluido per il terreno
una tensione totale.
Se la prova viene effettuata in back pressure, questa viene applicata nello stesso tempo in cui viene
imposta la pressione di cella. Il terreno cos sottoposto ad una tensione sferica efficace pari alla
differenza tra pressione di cella e back pressure, che deve essere opportunamente inferiore alla
pressione di cella.
Successivamente, il provino viene assoggettato ad un carico assiale tramite un pistone che scorre
attraverso la base superiore della cella allinterno di una boccola senza attrito (Fig. 136). Il carico
assiale pu essere imposto sia in modalit a carico controllato che a deformazione controllata. Nel
primo caso, il carico viene applicato direttamente sul pistone mediante un telaietto esterno. Nel
secondo caso, la cella triassiale viene poggiata sul piatto di una pressa che viene spinto a velocit
costante verso lalto. Linterposizione di uno strumento di misura (dinamometro o cella di carico)
tra testa del pistone ed un contrasto rigido superiore (il traverso superiore della pressa) consente di
misurare i carichi assiali via via assorbiti dal terreno.

Nella prova triassiale vengono misurate la deformazione assiale del provino, quella volumetrica
(prove drenate) o la pressione neutra indotta (prove non drenate).
La deformazione assiale in genere misurata con un trasduttore di spostamento che viene collegato
al pistone che trasmette il carico sulla testa del provino. La deformazione volumetrica misurata
tramite una buretta o un volumometro collegato al circuito di drenaggio, sulla base del principio che
per lincompressibilit dellacqua, il volume dacqua che viene spinto nello strumento di misura
deve essere necessariamente pari a quello espulso. A tal fine, occorre che siano perfettamente saturi
anche il circuito e la piastra porosa che viene interposta tra base del provino e piedistallo. La
pressione neutra viene misurata tramite un trasduttore installato sullo stesso circuito di drenaggio.

Le prove di compressione triassiale pi comuni sono:

- la prova consolidata e drenata (CD, o CID, se si vuole precisare che la fase di
consolidazione isotropa (o sferica), cio caratterizzata da pressione uguale in tutte le
direzioni
1
);
- la prova consolidata non drenata (CU, o CIU), in cui la fase di rottura eseguita in
condizioni di drenaggio impedito;
- la prova non consolidata e non drenata (UU) in cui il drenaggio impedito in ogni fase
della prova, e dunque anche nella fase di applicazione della pressione di cella.

La condizione non drenata ottenuta interponendo lungo il circuito di drenaggio un rubinetto la cui
chiusura impedisce ogni scambio di acqua tra provino ed esterno
2
, ed in corrispondenza del quale
viene installato il trasduttore di pressione neutra (Fig. 136).


1
La consolidazione potrebbe essere effettuata anche in condizioni di sollecitazione anisotropa, imponendo tramite il
pistone uno sforzo assiale diverso da quello radiale che viene trasmesso applicato tramite la pressione di cella
2
Si ricordi che, se imposta la contropressione, il circuito e la piastra porosa sono saturi, quindi non possibile alcun
movimento di acqua nella zona compresa fra il rubinetto e la base del provino
Mediante le prove triassiali possono essere ricavati i parametri di rigidezza e di resistenza al taglio
del terreno.

Le prove CD e CU vengono svolte in due fasi: i) la fase di consolidazione, in cui vengono applicate
la pressione di cella, detta anche di confinamento, ed eventualmente la back pressure; ii) la fase di
rottura (o di taglio) in cui viene applicato lo sforzo assiale
a
, o deviatorico, che si aggiunge alla
pressione
r
gi esercitata dal fluido in pressione.
Poich lacqua non capace di indurre sforzi tangenziali, la pressione di cella esercitata sul provino
principale. Si assume inoltre che anche la tensione assiale, somma della pressione di cella e
dellincremento di sforzo
a
-
r
trasmesso dal pistone (sforzo deviatorico), sia principale anchessa.
In realt, poich il terreno tende a deformarsi radialmente sia nella fase di consolidazione (in cui si
comprime) che di rottura (in cui si dilata), le basi del provino assorbono dei modesti sforzi
tangenziali dovuti allattrito che nasce in corrispondenza del piedistallo e del pistone superiore.
Questo il motivo per il quale, a differenza che nella prova edometrica, il provino deve avere
lunghezza sufficiente da minimizzare gli sforzi tangenziali ad una certa distanza dalle basi
(principio di De Saint Venant).
Poich nelle prove di compressione triassiale la tensione assiale maggiore di quella radiale
3
, essa
principale massima (
a
=
1
), e quella radiale, principale minima (
r
=
3
). In ogni caso lo stato di
sforzo sempre cilindrico o a simmetria assiale e quindi la tensione principale intermedia,
2
, pari
a quella minima,
3
4
.


Nella fase di consolidazione il terreno subisce una variazione di volume (e di sezione). La misura
della variazione di volume consente di ricavare in ogni istante la nuova sezione nellipotesi di forma
del provino costantemente cilindrica
5
, e di calcolare quindi la tensione assiale, essendo noto lo
sforzo assiale.
Se V
0
, V e V sono rispettivamente il volume iniziale, la sua variazione ed il volume corrente del
provino, ed analogamente, h
0
, h ed h, laltezza iniziale, la sua variazione e laltezza corrente, al
termine della fase di consolidazione risulta

a
v
a
v
A
h
V
h h
V V
A

=


=
1
1
) 1 (
) 1 (
0
0
0
0
0
,

in cui
v
ed
a
sono la deformazione volumetrica e la deformazione assiale misurate nella fase di
consolidazione.
Lo stesso principio vale in ogni altra fase della prova
6
.

Nelle prove drenate su terreni saturi, la fase di rottura deve essere sufficientemente lenta da non
produrre linsorgere di sovrapressioni neutre (la pressione neutra deve rimanere costante e pari alla
back pressure). Pertanto, nelle prove a sforzi controllati, dopo ogni incremento di carico
necessario attendere la consolidazione del provino (rubinetto aperto). Nelle prove a deformazione
controllata, la condizione di rubinetto aperto necessaria, ma non sufficiente, perch la pressione
neutra non subisca variazioni. Una velocit di deformazione eccessiva, infatti, potrebbe non
consentire la contemporanea espulsione del volume di acqua corrispondente alla deformazione
volumetrica attesa per effetto della variazione di sollecitazione. Come abbiamo imparato, la velocit
di consolidazione dipende infatti dalla dimensione del provino, dalle condizioni al contorno

3
Oggi possibile eseguire prove di grande complessit in cui le tensioni assiale e radiale variano indipendentemente: in
qualche caso la tensione radiale maggiore di quella assiale (prova di estensione triassiale)
4
ovvero a quella massima, quando lo sforzo radiale maggiore di quello assiale
5
Basta dividere il volume corrente per laltezza corrente
6
Si noti che nelle prove non drenate (CU, nella sola fase di rottura, ed UU in ogni fase di prova) il volume resta
costante
(superfici drenanti) e dal coefficiente di consolidazione
7
, e potrebbe essere minore della velocit di
variazione dello stato di sollecitazione, portando cos alla generazione di sovrapressioni neutre.
Proprio per ridurre i tempi di consolidazione, spesso, prima dellinserimento nella membrana di
lattice, il provino viene avvolto in un foglio di carta-filtro collegata alla base inferiore drenante, in
modo da consentire espulsione di acqua anche lungo la superficie laterale, diminuendo cos il
percorso di drenaggio. In alcuni casi, anche la base superiore viene resa drenante realizzando un
circuito di drenaggio aggiuntivo.

Nella fase di rottura vengono ricavate le relazioni tra sforzo deviatorico e deformazione assiale, tra
deformazione volumetrica e deformazione assiale (prove CD), o tra sovrapressione neutra e
deformazione assiale (prove CU); la relazione tra sforzi deviatorici a rottura e sollecitazioni di
confinamento consente di ricavare linviluppo di resistenza.

In genere una prova triassiale viene eseguita su pi provini dello stesso campione adottando diverse
tensioni di confinamento. cos possibile valutare linfluenza della stessa tensione di confinamento
sulla rigidezza (o il suo inverso, la deformabilit) e sulla resistenza al taglio.

12.6 Elaborazione dei risultati nel piano di Mohr
Per ricavare linviluppo di resistenza, necessario individuare lo stato tensionale agente nel terreno
a rottura mediante il cerchio di Mohr.
Il cerchio di Mohr una rappresentazione dello stato tensionale agente su tutte le giaciture
corrispondenti al fascio di piani che si appoggia su di un asse passante per il punto in
considerazione, ed individua le componenti normale e tangenziale nella direzione ortogonale a
quellasse, dello stato di sollecitazione nel punto. Ad un diverso asse di riferimento (e relativo
fascio di piani) corrisponde un diverso cerchio di Mohr.
Nel caso delle prove triassiali, la rappresentazione dello stato tensionale viene riferita alle giaciture
appartenenti a fasci che si appoggiano su di un asse orizzontale (Fig. 138): poich lo stato
tensionale cilindrico, qualsiasi sia lasse orizzontale di riferimento, la rappresentazione la stessa.










Figura 138. Rappresentazione dello stato tensionale tramite cerchio di Mohr

Il cerchio di Mohr viene tracciato nel piano delle tensioni di coordinate (, ). Per individuarlo,
necessario conoscere lo stato tensionale su almeno due giaciture. Nel caso specifico, queste sono la
giacitura orizzontale, su cui agisce la tensione normale
a
=
1
, ed una giacitura verticale qualsiasi,
su cui agisce la tensione normale
r
=
3
. Su queste due giaciture le tensioni tangenziali sono nulle
(giaciture principali). Dunque, nel caso in esame il cerchio di Mohr ha centro sullasse delle
tensioni normali e lo interseca nei punti di ascissa
a
e
r
(Fig. 139) Il centro presenta ascissa

7
Si noti che in questo caso, il processo di consolidazione non monodimensionale, ma i fattori influenti sul fenomeno
restano sostanzialmente gli stessi

Fascio di piani passanti


per un asse orizzontale
del provino rappresentazione dello stato
tensionale sulle giaciture
Individuate dal fascio di piani
(
a
+
r
)/2, e raggio (
a
-
r
)/2. Ogni altro punto del cerchio di Mohr rappresenta la coppia tensione
normale - tensione tangenziale su ogni altra giacitura del fascio preso in considerazione
8
.










Figura 139. Stato tensionale nella prova di compressione triassiale

Per individuare la giacitura sulla quale agisce la coppia di tensioni individuata da un punto qualsiasi
del cerchio di Mohr, necessario conoscere la posizione del Polo, che un altro punto particolare
dello stesso cerchio. Infatti, una volta scelto un sistema di riferimento rispetto al quale lelemento di
volume in considerazione viene orientato, il Polo gode della propriet che ogni semiretta che parte
da esso individua sul cerchio di Mohr un punto le cui coordinate rappresentano lo stato tensionale
agente sulla giacitura parallela alla semiretta prescelta. Avendo orientato il provino con asse
parallelo a quello delle ordinate (), in tutte le prove in cui
a
>
r
, il Polo coincide con il punto di
coordinate (
r
, 0).
Questo assunto pu essere facilmente dimostrato: infatti, la semiretta orizzontale che parte da tale
punto individua sul cerchio il punto di coordinate (
a
, 0) che caratterizza lo stato tensionale agente
sulla giacitura orizzontale. La verticale per lo stesso punto (tangente al cerchio di Mohr), individua
il Polo stesso di coordinate (
r
, 0), coincidenti proprio con lo stato tensionale che agisce sulle
giaciture verticali (Fig. 140). Pertanto, ad esempio, sulle giaciture orientate a 45 rispetto
allorizzontale, agiscono la tensione normale coincidente con lascissa del centro del cerchio di
Mohr e la tensione tangenziale coincidente con il raggio.












Figura 140. Prova di compressione triassiale: posizione del polo P

Si osservi che, cambiando orientamento del provino, il Polo pu essere qualsiasi altro punto del
cerchio di Mohr.

Nel corso delle prove di compressione triassiale la tensione principale massima aumenta mentre
quella minima resta costante. Per conseguenza crescono sia tutte le altre tensioni normali che le
tensioni tangenziali (Fig. 141). A rottura il cerchio di Mohr e linviluppo di resistenza devono avere

8
Il cerchio di Mohr relativo a giaciture che si appoggino sullasse verticale un punto sullasse delle ascisse di
coordinata
2
=
3
=
r
; su tali giaciture entrambe le tensioni tangenziali sono nulle

a
P
45
un punto in comune, quello che individua la tensione tangenziale limite agente nel terreno.
Linviluppo di resistenza deve allora essere tangente al cerchio di Mohr
9
.











Figura 141. Evoluzione dello stato tensionale in una prova di compressione triassiale

Esiste quindi una giacitura, parallela alla semiretta che passa per il Polo e per il punto in cui il
cerchio di Mohr tangente allinviluppo di resistenza, su cui agisce la tensione tangenziale limite:
essa inclinata di un angolo pari a 45+/2 rispetto al piano orizzontale, o primo piano principale
(v. Fig. 142)
10
.












Figura 142. Stato tensionale sulla giacitura di rottura

Il massimo valore assoluto della tensione tangenziale nellambito dei fasci di piani con asse
orizzontale pari a (
a
-
r
)/2 ed agisce su di una giacitura orientata di 45 rispetto allasse del
provino. Essa per non tensione tangenziale limite, in quanto individuata da un punto posto al di
sotto dellinviluppo di resistenza (Fig. 142). Questa apparente incongruenza giustificata dal fatto
che su tale giacitura agisce una tensione normale maggiore, che comporta anche una maggiore
resistenza al taglio del terreno. Questa osservazione giustifica laffermazione che la tensione
tangenziale limite quella cui corrisponde la massima obliquit dello stato di sollecitazione nel
terreno.
Si osservi che gli stessi ragionamenti fatti finora valgono per il quadrante inferiore del piano delle
tensioni nel quale pu essere individuata una giacitura coniugata alla precedente su cui agisce la
stessa tensione tangenziale limite.

Se su pi provini dello stesso terreno vengono eseguite prove triassiali con diverse tensioni di
confinamento, i relativi cerchi di Mohr consentono di definire linviluppo di resistenza, che
coincide con quello che si otterrebbe tramite prove di taglio diretto (Fig. 143).

9
Se fosse ad esso secante, esisterebbero nel terreno giaciture su cui agisce una tensione tangenziale maggiore di quella
limite, il che non possibile
10
Si noti che tale stato tensionale caratterizza qualsiasi altro piano ad essa parallelo che attraversa il provino

P (
3
,0)
45+ /2

lim

max

lim










Figura 143. Rappresentazione di cerchi di Mohr a rottura ed inviluppo di resistenza

Appendice al paragrafo 12.6: determinazione dei parametri di resistenza tramite le coordinate dei
cerchi di Mohr a rottura
Supponiamo che siano state eseguite n prove triassiali su provini di terreno uguali, e che tali prove
siano state condotte con diversi valori della pressione di cella e con la stessa back pressure. I
risultati ottenuti, immaginati riferiti allo stato tensionale efficace, possono essere ordinati nel modo
illustrato in Tabella IV.

Tabella IV
Provino
3

1

3

1 [
3
]
1
[
1

3
]
1

2 [
3
]
2
[
1

3
]
2


N [
3
]
n
[
1

3
]
n


Il cerchio di Mohr che descrive lo stato di tensione a rottura tangente alla curva intrinseca del
materiale, e le tensioni principali minima e massima soddisfano lequazione (v. anche par.
successivo):



sen c
|

\
|
+
+
=

cot
2 2
3 1 3 1


Ponendo
i
y =

2
3 1



e

i
x =
+
2
3 1

,

la precedente espressione pu scriversi nella forma:

sen x c y + = cos .

Assumendo cos = c a e sen b = , questa diventa:

x b a y + =


Dalla Tabella IV possibile ricavare le coppie sperimentali (x
i
, y
i
) relative ai diversi provini
sottoposti alla prova. probabile che non esista alcuna coppia di valori (a, b) tale che lequazione
x b a y + = sia identicamente soddisfatta da tutte le coppie (x
i
, y
i
) trovate per via sperimentale.
La migliore stima dei parametri (a, b) pu essere conseguita utilizzando il metodo dei minimi
quadrati. Converr ancora una volta elaborare i dati raccolti nella Tabella IV nella forma illustrata
nellappendice 1 al paragrafo 12.2. Le somme raccolte nellultima riga della Tabella III possono
essere direttamente sostituite nelle espressioni dei parametri (a, b) fornite dal metodo dei minimi
quadrati.
Una volta trovati i parametri a e b, i valori di c e potranno agevolmente determinarsi risolvendo il
sistema:

=
=

sen b
c a cos


Dalla seconda equazione di tale sistema si ricava direttamente langolo di attrito. Sostituendo nella
prima si ricava infine la coesione.

12.7 Formule di Rankine
Utilizzando i cerchi di Mohr facile mettere in relazione tra di loro le tensioni principali
3R
e
1R
a
rottura. Ad esempio, se si vuole ricavare la tensione principale massima a rottura in funzione della
tensione principale minima, si pu sfruttare la condizione di tangenza del cerchio di Mohr a rottura
con linviluppo di resistenza assunto lineare (Fig. 144).













Figura 144. Relazioni tra le tensioni principali a rottura

infatti:


sen
c
R R R R
(

+
+ =

2 tan 2
3 1 3 1


da cui:

1R

3R
= 2ccos + (
1R
+
3R
)sen,

1R
(1-sen) = 2ccos +
3R
(1 + sen),

e quindi:

(
1

3
)/2
(
1
+
3
)/2
c

c/tan

sen
sen
sen
c
R R

+
+

=
1
1
1
cos 2
3 1
.

Il termine )
2
45 ( tan
1
1
2

+ =

+
sen
sen
11
, viene detto coefficiente di spinta passiva e prende il simbolo
k
p
.
Si ottiene dunque:

.
1
cos 2
3 1 R p R
k
sen
c

=

Operando come segue sul termine

sen
sen sen
sen
sen
sen
+
=

=
1
1 1
1
1
1
cos
2


e dividendo numeratore e denominatore per sen 1 , si ottiene

.
1
1
1
cos
p
k
sen
sen
sen
=

+
=


In conclusione:

p R p R
k k c
3 1
2 + = .

Da tale espressione pu essere ricavata la tensione principale minima a rottura in funzione di quella
massima, tramite la relazione:

a R a R
k k c
1 3
2 + =

in cui )
2
45 ( tan
1
1
2

=
+

=
sen
sen
k
a
viene detto coefficiente di spinta attiva.

12.8 Comportamento delle sabbie nelle prove triassiali CID
Nella maggioranza dei casi applicativi, lelevata permeabilit delle sabbie rende poco significativo
lo studio del comportamento non drenato. Pertanto, a parte poche eccezioni, su questi terreni
vengono generalmente eseguite solo prove di tipo drenato. A tal fine, la base del provino messa in
collegamento col circuito esterno allestremit del quale inserito il volumometro.

Si faccia riferimento al caso di due provini saturi della stessa sabbia (quindi con la stessa
composizione granulometrica e le stesse caratteristiche geometriche dei granuli) soggetti alla stessa
pressione di confinamento, ma in due condizioni molto diverse di addensamento (sabbia molto
densa e sabbia molto sciolta): in questo modo, ancora una volta possibile mettere in evidenza
linfluenza della sola porosit sul comportamento del terreno.

11
Espressione ricavata utilizzando le formule di prostaferesi
Nella prima fase della prova viene applicata la pressione di confinamento e, contemporaneamente,
la back pressure, e si attende la consolidazione che avviene sempre molto rapidamente.
Alla fine di questa fase entrambi i provini avranno subito una variazione di volume di entit
diversa, che sar stata opportunamente monitorata anche per conoscere la nuova sezione del
provino.
Nella Figura 145 si riportano gli andamenti qualitativi delle curve (
1
-
3
,
a
)
12
ed (
v
,
a
) ottenute
con la tecnica a deformazioni controllate. Si osservi innanzi tutto che le tensioni tangenziali che si
sviluppano nel corso della prova sono proporzionali allo sforzo deviatorico, a sua volta coincidente
col diametro del cerchio di Mohr (da cui dipendono le tensioni tangenziali su ogni giacitura): in altri
termini la prova di compressione triassiale di fatto una prova di taglio.



















Figura 145. Classici risultati di prove di compressione triassiale drenate su sabbie
soggette alla stessa tensione di confinamento

La figura suggerisce le seguenti considerazioni:

per livelli tensionali lontani dalla rottura, ed a parit di sforzo assiale, le deformazioni assiali
della sabbia densa sono molto minori di quelle della sabbia sciolta: il provino molto addensato
pi rigido;
il provino di sabbia sciolta presenta una resistenza progressivamente crescente con la
deformazione assiale (comportamento duttile, o stabile), mentre il volume si riduce verso un
valore costante (fenomeno della contrattanza): a partire dal momento in cui stata raggiunto la
resistenza limite, le ulteriori deformazioni assiali del terreno corrispondono a variazioni di
forma (deformazioni distorsionali), ma non di volume (stato critico);
dopo una prima fase in cui pu subire una modesta riduzione di volume, la sabbia densa
comincia a dilatare (aumento di volume) mentre la resistenza cresce verso un valore ben
maggiore di quello raggiunto dalla sabbia sciolta (fenomeno della dilatanza); dopo che stato
raggiunto il massimo (o picco), lo sforzo assorbito dal terreno comincia a decrescere
(comportamento fragile, o instabile) tendendo verso quello massimo assorbito dal provino
sciolto, mentre la variazione di volume tende a zero; a grandi deformazioni, sabbia sciolta e

12
Si osservi una volta per tutte che
1
-
3
=
1
-bp(
3
-bp)=
1
-
3
. In altri termini, lo sforzo deviatorico comunque
assorbito dallo scheletro solido

a
-

r
provino sciolto
provino sciolto
provino denso
provino denso

v
densa presentano la stessa resistenza (critica) e, coerentemente, il provino denso esibisce
ulteriori deformazioni di tipo puramente distorsionale.

Se la stessa prova venisse effettuata su provini perfettamente asciutti, si otterrebbe lo stesso
risultato. Pertanto, sempre che la prova venga effettuata in condizioni drenate, a parit di stato
tensionale efficace linfluenza del contenuto dacqua sul comportamento della sabbia
praticamente nulla.
Se il provino fosse parzialmente saturo, il comportamento dipenderebbe anche dalla presenza dei
menischi che influenzano lo stato tensionale ed in particolare quello di confinamento.

La prova triassiale viene utilizzata per misurare sia la rigidezza (inverso della deformabilit) che la
resistenza al taglio del terreno.
La rigidezza viene rappresentata mediante il modulo E, che ha le dimensioni di una tensione e che,
cos come il modulo edometrico, si definisce come rapporto tra incremento di tensione assiale e
incremento di deformazione assiale.
Il modulo di rigidezza pu essere definito sia come modulo tangente,

a
t
d
d
E

) (
3 1

= ,

che come modulo secante (Fig. 146),

a
s
E


=
) (
3 1
.













Figura 146. Andamento del modulo tangente e del modulo secante di sabbie
sotto tensione di confinamento variabile

Il modulo di rigidezza dipende sia dallo sforzo deviatorico (ovvero dalla deformazione assiale) che
dalla tensione di confinamento
r
: a parit di tensione di confinamento, decresce col primo, e a
parit di sollecitazione deviatorica, cresce col secondo.
A parit di tensione di confinamento e di tensione deviatorica, esso pi elevato nel caso di sabbie
dense che di sabbie sciolte (Fig. 147).
Tipicamente, nellambito di tensioni deviatoriche lontane dalla rottura, il modulo secante delle
sabbie dense dellordine di 50-100 MPa; quello delle sabbie sciolte, di 10-30 MPa.
La rigidezza dunque decrescente con lo sforzo assiale deviatorico, in palese contrasto con quanto
si rileva nella prova di compressione edometrica, in cui lanalogo modulo di rigidezza va invece
aumentando con la sollecitazione assiale man mano che lindice dei pori diminuisce. Nelle prove
edometriche peraltro il terreno non raggiunge mai la rottura.

r
E
t

a
-
r
E
t

r
E
s

a
-
r
E
s












Figura 147. Andamento del modulo tangente di una sabbia densa e di una sabbia sciolta
a parit di tensione di cella

Questo comportamento trova una spiegazione nello stato tensionale che si sviluppa, caratterizzato
da una componente normale che cresce pi di quanto non cresca la componente deviatorica. In
particolare, su qualsiasi piano verticale, la tensione normale media pari a
a
(1+2k
0
)/2 e la tensione
tangenziale media pari a
a
(1-2k
0
)/2.
Levoluzione del cerchio di Mohr nel caso di un terreno normalmente consolidato
qualitativamente descritta in Figura 148, dalla quale si ricava che il cerchio di Mohr evolve senza
mai raggiungere linviluppo di resistenza. Questo a maggior ragione si verificherebbe se il provino
fosse soggetto ad uno sforzo isotropo crescente.









Figura 148. Evoluzione dello stato tensionale in una prova edometrica

Nel caso di sabbie sciolte, linviluppo di resistenza costituito praticamente da una retta passante
per lorigine, di pendenza
cv
(si tratta dello stesso valore che verrebbe misurato in una prova di
taglio diretto sullo stesso provino).
A causa della dilatanza, in sabbie dense linviluppo invece leggermente curvilineo e collocato al
di sopra di quello che caratterizza le sabbie sciolte. Spesso comunque si preferisce adottare una retta
anche per la caratterizzazione della resistenza delle sabbie dense: per la non linearit del
comportamento reale, tale semplificazione va effettuata scegliendo opportunamente lintervallo
tensionale di riferimento, da cui dipendono i parametri equivalenti nel modello lineare.

Anche la composizione granulometrica e la forma ed il grado di arrotondamento delle particelle
giocano un ruolo importante, che differenziano la resistenza di una sabbia da unaltra.
Come si detto, le sabbie sciolte presentano un angolo di attrito =
cv
compreso fra 28 e 32. Le
sabbie dense hanno una resistenza maggiore dovuta alla dilatanza.

12.9 Esercizi
1. Nella Figura 149 sono riportati i risultati di prove CID eseguite su un campione prelevato da un
banco di sabbia con limo debolmente argillosa. Nel corso delle prove stata applicata una
E
t

a
sabbia densa
sabbia sciolta

contropressione (back pressure) di 200 kPa. Per comodit i punti sperimentali delle prove
consolidate drenate sono riportati anche nella Tabella V allegata.
1
2
3
0
200
400
600
800
1000
0 5 10 15 20 25
1
[%]
1
-
3

[
k
P
a
]

Figura 149. Risultati delle prove

Diagrammare landamento del modulo di rigidezza in funzione dello sforzo deviatorico per
ciascuna pressione di confinamento. Definire inoltre linviluppo di resistenza del materiale in esame
nellipotesi di intercetta coesiva diversa da zero. Ripetere il calcolo ipotizzando che il materiale sia
privo di coesione.

Tabella V. Risultati delle prove

Provino n1 Provino n2 Provino n3

3
= 318 kPa
3
= 435 kPa
3
= 553 kPa
bp = 200 kPa bp = 200 kPa bp = 200 kPa

1 11 1

1
-
3

1 11 1

1
-
3

1 11 1

1
-
3
(%) (kPa) (%) (kPa) (%) (kPa)
0.00 0.00 0.00 0 0.00 0
0.90 47.08 0.94 129.58 0.87 138.17
1.81 85.01 2.33 264.87 1.85 254.44
2.70 122.58 3.22 325.13 3.30 393.34
3.63 158.69 3.68 351.25 4.27 471.08
4.55 191.22 4.15 375.77 5.25 538.78
5.46 223.42 5.14 424.55 6.25 598.24
6.37 249.96 6.09 454.29 7.24 646.83
7.32 274.04 6.98 488.38 8.19 688.24
8.25 293.66 7.93 508.34 9.16 722.34
9.19 302.56 8.43 517.03 9.65 737.54
10.18 291.44 9.41 541.24 10.64 766.39
11.22 253.45 10.39 552.55 11.63 786.62
12.24 234.42 11.33 569.97 12.59 804.98
13.22 223.82 12.32 572.67 13.59 819.02
14.23 218.36 13.34 579.9 14.65 833
15.20 212.99 14.36 584.76 15.65 843.23
16.18 211.65 15.34 586.43 16.64 844.6
17.14 211.31 16.32 589.94 17.66 848.91
18.11 208.97 17.35 580.81 18.68 845.44
19.09 207.58 18.34 577.57 19.70 841.84
20.06 207.18 19.37 574.64 20.70 836.77


2. Su di un provino di sabbia incoerente viene realizzata una prova di compressione triassiale: dalla
prova si ricava un angolo di attrito di 30.
Calcolare le tensioni normale e tangenziale agenti su giaciture inclinate di 30, 45 e 60 e, per
ciascuna di esse, determinare il rapporto tra la tensione tangenziale cos calcolata e quella limite che
agirebbe in presenza della tensione normale precedentemente calcolata per ognuna delle tre
giaciture.
12.10 Comportamento delle argille ricostituite nelle prove triassiali CID
Ancora una volta immaginiamo di eseguire la nostra sperimentazione su provini ricostituiti in
laboratorio tramite essiccamento, polverizzazione e miscelazione dellargilla con un elevato
quantitativo di acqua in modo da ottenere un fango con contenuto dacqua molto maggiore del
limite liquido e quindi, con elevato indice dei pori.
In genere, il terreno viene poi consolidato in un edometro di grandi dimensioni (consolidometro), da
cui vengono prelevati i provini da montare in cella triassiale tramite infissione di una fustella. Nella
cella triassiale essi vengono successivamente riconsolidati in condizioni isotrope, sotto le
sollecitazioni prestabilite.
Lindice dei pori a fine consolidazione dipende dalla pressione di cella ed ubicato su di una retta
vergine analoga (essenzialmente parallela) a quella ottenuta nelle prove edometriche (argilla
normalmente consolidata). Se dopo la consolidazione il provino viene scaricato sotto una pressione
di cella inferiore a quella di consolidazione, esso risulta preconsolidato (Fig. 150).











Figura 150. Caratteristiche di provini ricostituiti, uno NC e laltro OC,
sotto la stessa pressione di cella

Le prove CD (CID nel caso qui studiato) vengono eseguite tenendo aperto il rubinetto presente sul
circuito di drenaggio. Se la velocit di rottura sufficientemente lenta (pi lenta della velocit di
consolidazione), non insorgono sovrapressioni neutre e la prova drenata: le tensioni efficaci sono
pertanto quelle totali imposte dallesterno diminuite della back pressure.
Al solito, immaginiamo di eseguire prove su provini normalmente consolidati o fortemente
sovraconsolidati.

Per ora si faccia riferimento a tre provini della stessa argilla (quindi con la stessa composizione
granulometrica e plasticit) ricostituiti in laboratorio e portati a diverse pressioni di cella in
condizioni di normale consolidazione: in questo modo, prescindendo dalle propriet indici, si potr
mettere in evidenza linfluenza della sola pressione di cella.
Essendo stati consolidati a differenti pressioni di cella, essi presentano diverso indice dei pori
iniziale.
Nella Figura 151 si riportano andamenti tipici delle curve (
a
-
r
,
a
) e (
v
,
a
) ed i corrispondenti
cerchi di Mohr a rottura.
La figura suggerisce le seguenti considerazioni che ricalcano in buona parte quelle tratte dalle prove
di taglio diretto e dalle prove su sabbie sciolte:

a parit di sforzo deviatorico (
a
-
r
), la rigidezza dipende dalla pressione di cella, e cresce con
essa;
largilla sempre contraente (cio subisce una diminuzione di volume e di porosit) ed ha
comportamento stabile (o duttile), tendendo asintoticamente verso la resistenza limite;
allavvicinarsi della rottura, la variazione di volume tende a zero (condizioni critiche);


e
log
a
NC
OC

c
















Figura 151. Risultati di prove CID su argilla ricostituita normalmente consolidata

linviluppo di resistenza sostanzialmente rettilineo in tutto il campo tensionale, con coesione
c molto bassa o addirittura nulla: allaumentare della tensione di confinamento (e quindi al
diminuire dellindice dei pori a fine consolidazione) la resistenza al taglio (sforzo deviatorico a
rottura) cresce.

Se si confrontano i comportamenti di argille normalmente consolidate di diversa natura, si osserva
che langolo di attrito dipende dallindice di plasticit (Fig. 135). I valori pi elevati (25-30)
caratterizzano argille di bassa plasticit ed i valori pi bassi (15-20) argille di elevata plasticit.
Il modulo E per livelli tensionali deviatorici bassi (quindi, lontano dalla rottura) assume valori
dellordine di qualche decina di MPa (tipicamente 5-20 MPa).

Per studiare il comportamento delle argille sovraconsolidate, pu essere utile effettuare un ipotetico
confronto con provini della stessa argilla (quindi, caratterizzati da uguale granulometria ed uguale
plasticit), ma normalmente consolidati sotto le stesse pressioni di cella cui sono sottoposti a rottura
i provini sovraconsolidati. In questo modo, prescindendo dalle propriet indici e dallo stato
tensionale, si pu mettere in evidenza linfluenza della preconsolidazione.
appena il caso di osservare che, nonostante la pressione di cella sia la stessa, i provini
preconsolidati presentano una minore porosit a causa della precedente storia tensionale (Fig. 150),
e che la porosit tanto minore quanto maggiore la pressione di cella massima applicata prima
dello scarico tensionale (grado di sovraconsolidazione).

Nella figura 152 si riportano tipici andamenti delle curve (
a
-
r
,
a
) e (
v
,
a
) e linviluppo di
resistenza.
Tale figura suggerisce le seguenti considerazioni:

per livelli tensionali lontani dalla rottura, a parit di pressione di cella, largilla OC pi rigida
di quella NC;
largilla OC pu essere dilatante, mentre quella NC sempre contraente;
largilla OC ha una resistenza pi elevata, ma comportamento instabile; a grandi deformazioni i
due terreni tendono verso la stessa resistenza, mentre le variazioni di volume tendono a zero;
mentre linviluppo di resistenza dellargilla NC rettilineo, quello dellargilla OC debolmente
non lineare, e collocato al di sopra del precedente; al crescere della pressione di cella le
differenze di resistenza si riducono.

a
-

















Figura 152. Resistenza a rottura in prove CID di argille ricostituite NC (linee continue)
e OC (linee tratteggiate)

evidente che le differenze tra argille sovraconsolidate e normalmente consolidate sono analoghe a
quelle che si hanno tra sabbie dense e sabbie sciolte.

Dunque, la preconsolidazione influisce significativamente sul comportamento del terreno ed anzi le
differenze tra argille NC ed OC crescono al crescere del grado preconsolidazione (Fig. 153).










Figura 153. Influenza del grado di sovraconsolidazione sullinviluppo di resistenza

Assimilando linviluppo di resistenza ad una retta, il terreno dotato di una certa coesione; il
modulo di rigidezza pu raggiungere valori anche dellordine di 100 MPa.

interessante osservare che il meccanismo di rottura delle argille di due tipi: i) a barilotto,
specie nel caso di argille NC (Fig. 154 a ed a) ovvero ii) per formazione di una superficie di rottura
lungo la quale il provino si separa in due parti che scivolano luna sullaltra, questo specie nel caso
di argille OC (Fig. 154 b e b).
Il primo meccanismo quello di un continuo soggetto a deformazioni di taglio (angolari)
indefinitamente grandi. Il secondo determinato da una concentrazione di deformazioni di taglio
(localizzazione) che in genere sfocia nella formazione di una discontinuit, teoricamente non
giustificabile, innescata da piccole eterogeneit dello stato tensionale o del materiale.

12.11 Esercizi
1. Due provini di argilla N.C. con coesione nulla ed angolo di attrito di 24 vengono consolidati
isotropicamente sotto una pressione totale di cella di 200 kPa ed una back pressure di 100 kPa.
Successivamente, uno dei provini viene portato a rottura, in condizioni drenate, in compressione

OCR
NC

a
-

OC
NC
triassiale, e laltro in estensione triassiale, cio facendo diminuire progressivamente la pressione di
cella mentre quella assiale resta costante.













Figura 154. Tipici meccanismi di rottura di argille normalmente consolidate (a - fine consolidazione;
a - dopo rottura) e sovraconsolidate (b - fine consolidazione; b - dopo rottura)

Indicare i valori delle tensioni efficaci minima e massima a rottura nelle due prove e calcolare i
valori delle tensioni normali e tangenziali, efficaci e totali, sulle giaciture inclinate di 30 rispetto al
primo piano principale.

2. Si consideri un banco omogeneo di argilla NC con falda al p.c. Il terreno sia caratterizzato da
peso dellunit di volume
sat
=18 kN/m
3
, coefficiente di spinta a riposo k
0
= 0.52 ed angolo di attrito
= 25.
Calcolare le tensioni normali efficaci e tangenziali su giaciture inclinate di 30 e 45 rispetto
allorizzontale, in senso antiorario, ad una profondit di 20 m.
Calcolare il rapporto FS tra le tensioni tangenziali a rottura sulle medesime giaciture e quelle dovute
al peso proprio.
Ripetere il calcolo assumendo che sul p.c. venga realizzato un riempimento di terreno dello spessore
di 5 m e con peso dellunit di volume = 20 k/m
3
.
Calcolare infine le tensioni normali efficaci e tangenziali, senza sovraccarico, nellipotesi che sia k
0

= 1.22

12.12 Comportamento delle argille ricostituite nelle prove triassiali CIU
Nelle prove CU (CIU nel caso in esame), la fase di rottura viene realizzata in condizioni di
drenaggio impedito. Questa condizione viene ottenuta semplicemente chiudendo il rubinetto
presente lungo il circuito di drenaggio: se saturo, il provino non pu subire alcuna variazione di
volume e lacqua contenuta nei pori subisce una variazione di pressione dovuta alla mancata
variazione di volume che si somma alla back pressure.
La pressione neutra pu essere misurata mediante un trasduttore collocato proprio lungo il circuito
di drenaggio. Essa ha la capacit di influenzare significativamente il comportamento del terreno che
risulta molto diverso da quello osservato nelle prove CID. Infatti, le sovrapressioni neutre indotte
dal deviatore controllano il regime delle tensioni efficaci da cui dipendono sia la resistenza al taglio
che la rigidezza. In particolare, la tensione efficace di confinamento varia continuamente nel corso
della prova perch la pressione neutra si modifica mano a mano che il provino si deforma, mentre lo
sforzo deviatorico imposto dallesterno cresce fino a portarlo a rottura.
La sovrappressione neutra esprime di fatto leffetto della mancata variazione di volume e, poich
questa tende a cambiare con lo sforzo deviatorico (si pensi ai risultati di una prova CID), anche la
pressione neutra cambia durante la prova.

NC
OC
a a
b b
Lo schema di Figura 155 mostra lo stato tensionale nel provino sia nella fase di consolidazione che
in quella di rottura.
















Figura 155. Stati tensionali in una prova CIU su provini ricostituiti

I risultati delle prove CIU vengono rappresentati nel diagramma (
a
-
r
,
a
), nel diagramma (u,
a
)
e nel piano di Mohr.


Tipici comportamenti di provini ricostituiti normalmente consolidati sono riportati in Figura 156. Si
osservi che la tensione di confinamento accanto alle singole curve espressa in termini di tensioni
totali perch, come si osservato in precedenza, quella efficace cambia continuamente durante la
prova.



















Figura 156. Rappresentazione schematica dei risultati di prove CIU su provini ricostituiti NC

Tali diagrammi mostrano in particolare che:

cos come nelle prove drenate, le curve tensioni deformazioni sono caratterizzate da una
resistenza continuamente crescente fino ad un valore limite;
la rigidezza E
0
, detta rigidezza non drenata, dipende dalla tensione di confinamento e dalla
tensione deviatorica; la sua variazione con il livello di tensione ha un andamento
u=bp
Consolidazione
Tensioni totali Pressioni neutre Tensioni efficaci

3

3
=
3
-bp

3
=
3
-bp

1
=
3
+(
1
-
3
)
1
=(
3
-bp-u)+(
1
-
3
)

3
=
3
-bp-u u=bp+u
Rottura

a
-

r
qualitativamente simile a quello della rigidezza E, anche se da essa distinta e non assume
dunque lo stesso valore, pur in presenza della stessa pressione di cella, perch dipende dallo
stato tensionale efficace (Fig. 157);












Figura 157. Andamento del modulo di rigidezza non drenata

le sovrapressioni neutre indotte sono positive e crescenti; a grandi deformazioni tendono verso
un valore costante (stato critico) e quindi, anche la tensione efficace di confinamento tende a
stabilizzarsi (Fig. 158);















Figura 158. Evoluzione della tensione efficace di confinamento
durante una prova CIU su un provino NC

durante la prova, il cerchio di Mohr si sposta verso sinistra in quanto le sovrapressioni neutre
indotte sono positive (Fig. 159), mentre ne aumenta il diametro: a rottura esso sar tangente
allinviluppo di resistenza lo stesso che potrebbe essere determinato mediante prove CID;
pertantolinviluppo di resistenza indipendente dal tipo di prova;
a parit di tensione efficace di confinamento iniziale, la resistenza offerta dal terreno in una
prova drenata maggiore di quella offerta in una prova non drenata (Fig. 160).

Le considerazioni precedenti valgono anche per le argille ricostituite sovraconsolidate, ma in questo
caso le sovrapressioni neutre assumono valori minori. Per terreni fortemente sovraconsolidati ed in
prossimit della rottura esse possono essere negative.
1



1
E questo un altro buon motivo per adottare la back pressure, che consente di mantenere la pressione neutra (somma
della stessa back pressure e della sovrapressione neutra) entro valori positivi evitando dannosi fenomeni di cavitazione

a
-

r
=

r
-
u

r
-bp
E
ot

r
=cost

r
=
r
-bp














Figura 159. Evoluzione del cerchi di Mohr di un provino NC fino a rottura















Figura 160. Confronto ideale tra i risultati di prove CID e CIU su provini ricostituiti
normalmente consolidati sottoposti alla stessa tensione efficace iniziale

Mettendo a confronto il comportamento delle argille fortemente sovraconsolidate con quello delle
argille normalmente consolidate, si possono trarre le seguenti considerazioni conclusive:

a parit di pressione di cella, le sovrapressioni neutre indotte possono essere sia positive, ma
minori di quelle in argille NC, sia negative; a grandi deformazioni esse tendono verso un valore
costante (Fig. 161);














Figura 161. Rappresentazione schematica dei risultati di prove CIU su provini ricostituiti OC

,
3r

1r
u

cv

3i

3i
u=bp+u=bp+A
R
(
1
-
3
)
bp

3i

3r

1r

1r
u=bp-u

cv
Prova CIU
Prova CID

1
-

3
Prova CIU
Prova CID

a
-

r

le curve tensioni-deformazioni possono essere caratterizzate sia da una resistenza crescente fino
ad un valore limite, sia da un picco di resistenza ed una successione riduzione;
a parit di pressione di cella, la rigidezza non drenata, E
0
, di unargilla OC sempre superiore a
quella di unargilla NC;
se le sovrapressioni neutre sono negative, il cerchio di Mohr si sposta verso destra invece che
verso sinistra (Fig. 162);














Figura 162. Evoluzione del cerchi di Mohr di un provino OC fino a rottura

se, a parit di pressione di cella, si confrontano la resistenza drenata e la resistenza non drenata,
queste non sono uguali e le differenze dipendono dalle sovrapressioni neutre indotte; nel caso di
terreni NC, la resistenza maggiore in condizioni drenate; nel caso di terreni fortemente OC,
invece maggiore in condizioni non drenate (Fig. 163).













Figura 163. Confronto ideale tra risultati di prove CID e CIU su provini ricostituiti NC e OC
sottoposti alla stessa tensione efficace iniziale di confinamento

Dunque, ancora una volta si osserva linfluenza del regime delle tensioni efficaci sul
comportamento del terreno, che pu esibire comportamenti differenti esclusivamente a causa delle
pressioni neutre: le condizioni di drenaggio hanno dunque una importanza capitale sul
comportamento del terreno.

12.13 Sovrapressioni neutre indotte: i coefficienti di Skempton
ora venuto il momento di dire qualcosa in pi sulle sovrapressioni neutre indotte in condizioni
non drenate sotto stati di sollecitazione diversi da quelli corrispondenti allo schema
monodimensionale della prova di compressione edometrica. Per semplicit si far ancora
riferimento allo stato di sollecitazione cilindrico (quello tipico della prova di compressione
triassiale) e verranno esaminati gli schemi di stato sollecitazione sferico e deviatorico (Fig. 164).

a
-

r
CIU, OC
CID, NC
CIU, NC

3i

3f
A
R
(
1
-
3
)











Figura 164. Schemi di riferimento per il calcolo delle sovrapressioni neutre indotte
in condizioni di drenaggio impedito per effetto di stati di sollecitazione cilindrici

Va ancora una volta osservato che la condizione non drenata quella che si instaura allatto di
applicazione del carico (t=0) quando il contenuto dacqua non ha ancora avuto il tempo di variare.
Essa consente di studiare una condizione limite del comportamento del terreno ed ha un significato
pratico per tutti quei problemi in cui, per la modesta diffusivit idraulica del terreno (basso valore
del coefficiente di consolidazione o di quello di consolidazione) e per la lunghezza dei percorsi di
drenaggio, le sovrapressioni neutre si dissipano solo molto tempo dopo la variazione dello stato di
sollecitazione.

Nella prova triassiale la condizione di sollecitazione non drenata di tipo sferico si determina nel
momento in cui viene imposta la pressione di cella. Essa produce una sovrapressione neutra che si
aggiunge alla back pressure. Poich il rubinetto aperto, gi un istante dopo ha inizio il processo di
drenaggio verso la base inferiore, ed eventualmente quella superiore e/o le pareti del provino a
seconda delle scelte sperimentali.
2
Tramite rilievo della variazione di volume ed utilizzando un
approccio analogo a quello che viene adottato nella prova di compressione edometrica
3
si pu
riconoscere la fine del processo di consolidazione primaria.
Dopo un certo intervallo di tempo che pu durare anche qualche giorno (provini molto alti, argille
poco permeabili, un solo contorno drenante), tutto il carico viene assorbito dallo scheletro solido e
la pressione dellacqua torna al valore iniziale (bp): in tali condizioni la tensione efficace vale
a
-
bp=
3
-bp.
Nella fase di rottura la condizione non drenata viene simulata rigorosamente chiudendo il rubinetto
posto sul circuito di drenaggio; contemporaneamente vengono misurate le pressioni neutre.

Cerchiamo ora di stabilire che relazione esiste nelle due fasi ora descritte tra la sollecitazione
esterna e la sovrapressione neutra indotta.

12.13.1 Coefficiente B di Skempton
Rimuovendo ancora una volta lipotesi di incomprimibilit dellacqua, e tenendo conto che il
provino saturo, la variazione di volume indotta dallincremento incognito di pressione neutra

a
w
w
duC
V
dV
= .

La variazione di volume dello scheletro solido sotto la sollecitazione sferica efficace applicata
inoltre


2
La base superiore potrebbe essere collegata ad un circuito di drenaggio ed il provino potrebbe essere stato avvolto in
una carta filtro collegata con la base
3
Costruzione analoga a quella di Casagrande

1
-
3
c c v
C du d C d
V
dV
) ( '
3 3
= = = ,

con C
c
coefficiente di compressibilit volumetrica dello scheletro solido.
Al solito, possiamo scrivere:

V(d
3
du)C
c
= duC
a
nV,

da cui:

du(nC
a
+ C
c
) = C
c
d
3

e quindi

3
3
3
1

Bd
C
nC
d
nC C
d C
du
c
a
a c
c
=
+
=
+
= ,

con

c
a
C
nC
B
+
=
1
1
.

Tale coefficiente, molto simile al coefficiente C definito nella condizione edometrica, viene detto
coefficiente B di Skempton, perch fu definito dal grande studioso inglese Alec Skempton (1954).
Poich C
a
<<<C
c
:

u = Bd
3
d
3
.

Pertanto, inizialmente, il carico totale sferico viene integralmente assorbito dallacqua di porosit.
Si osservi che tale risultato vale per terreni sciolti perfettamente saturi. Nel caso di terreno
cementato o parzialmente saturo la condizione C
a
<<<C
c
non pi vera ed il coefficiente B assume
un valore minore di 1.

Tale risultato viene sfruttato per valutare se nella prova triassiale, dopo la fase in cui stata
applicata la back pressure, il provino ha effettivamente raggiunto una condizione di perfetta
saturazione. Viene infatti eseguito il cosiddetto B test, che consiste nellapplicare la pressione in
cella a rubinetto chiuso e nel misurare la sovrapressione neutra: se essa pari alla pressione di cella,
il provino pu essere considerato saturo; se minore, loperazione di saturazione deve essere
ripetuta e migliorata fino a che risulta B=1.

12.13.2 Coefficiente A di Skempton
Resta ora da valutare leffetto di uno sforzo assiale, come quello che viene imposto nella fase di
rottura della prova CIU, rigorosamente non drenata in quanto condotta a rubinetti chiusi.
Anche in questo caso si tratta di uguagliare la variazione di volume dellacqua a quella dello
scheletro solido soggetto ad un incremento del carico assiale d(
a
-
r
)=d(
1
-
3
).
Per semplicit, in questa fase la variazione di volume viene calcolata assumendo lo scheletro solido
elastico ed isotropo.
In base alla teoria dellelasticit risulta:
3
'
1
J
C
V
dV
c v
= = ,

con J
1
primo invariante di tensione in termini di tensioni efficaci:

J
1
=
1
+
2
+
3
.

Nel caso in esame risulta
2
=
3
=0, mentre lincremento di tensione principale massima d(
1
-
3
).
Dunque:

J
1
= d(
1
-
3
) - 3u.

Risulta allora:

[ ] nV duC V C du d
a c
= 3 ) (
3
1
3 1
.

Si ricava pertanto:

n duC C du
d
a c
=

3
) (
3 1



e

) (
3
1
3
) (
3 1
3 1


= d
d
B du .

Questa espressione valida per mezzo elastico saturo ed isotropo. Se si abbandona lipotesi di
isotropia e di elasticit dello scheletro solido, si perviene alla ben nota espressione generale:

du = ABd(
1
-
3
) Ad(
1
-
3
).

in cui il generico coefficiente A sostituisce il valore 1/3.

Si osservi che nel caso il provino fosse sottoposto ad una prova di estensione triassiale (che si pu
realizzare facendo crescere la pressione di cella e mantenendo costante quella assiale
4
) la
sovrapressione neutra andrebbe calcolata considerando che sono applicati due deviatori uguali (
r
-

a
). Ponendosi ancora una volta in ipotesi di elasticit ed isotropia, nella fase deviatorica si
ricaverebbe du=2d(
1
-
3
)/3.

Il coefficiente A non noto, ma deve essere misurato. La prova CU viene utilizzata anche per
questo. Essendo A=du/d(
1
-
3
), man mano che la prova va avanti, basta infatti calcolare il rapporto
tra sovrapressione neutra misurata e sforzo deviatorico imposto.
Si osserva dunque che A non costante con lo sforzo deviatorico o, il che lo stesso, con la
deformazione assiale (Fig. 165). In particolare, nel caso di argille NC, esso aumenta con
a
, mentre
nel caso di argille fortemente sovra consolidate diminuisce.
Valori tipici a rottura di A (A
r
) ricadono nel campo 0.71.0 per le argille NC e di -0.2-0.3 per
argille fortemente sovraconsolidate.

4
In tal caso tensioni principali massime sono quelle di confinamento (
r
=
1
=
2
) e minima quella assiale (
a
=
3
)
















Figura 165. Determinazione del coefficiente A di Skempton

Per argille debolmente sovraconsolidate A
r
positivo, ma con valori comunque minori di quelli
raggiunti dalle argille NC. Si osservi in particolare che, per valori molto bassi di
a
, le argille
sovraconsolidate presentano valori di A effettivamente prossimi ad 1/3, il che implica che lontano
dalla rottura le argille sovraconsolidate presentano una risposta meccanica sostanzialmente elastica.

12.14 Considerazioni generali sul comportamento dei depositi naturali
Le prove triassiali confermano che il comportamento del terreno non lineare e che le deformazioni
indotte da incrementi dello stato di sollecitazione dipendono dalle condizioni iniziali (stato
tensionale iniziale) e dalle variazioni dello stato di sollecitazione. La dipendenza del modulo E dalla
pressione efficace di cella e dal deviatore applicato molto chiara a questo riguardo. Tra laltro,
risulta evidente che in condizioni di deformazione non monodimensionali, il modulo E (valore
tangente o secante a seconda del tipo di analisi si intenda adottare) che va preso in conto in luogo
del classico modulo edometrico. Esso cresce con la profondit e col grado di sovraconsolidazione.
In terreni di bassa permeabilit/elevata deformabilit e per strati di terreno relativamente potenti, le
deformazioni indotte dipendono dal tempo
5
: il loro valore iniziale non nullo come nello schema
monodimensionale perch, pur essendo le condizioni di sollecitazione non drenate, lincremento di
tensioni efficaci indotto nellistante di applicazione dei carichi (A1) capace di produrre
comunque deformazioni distorsionali.
In condizioni di sollecitazioni cilindriche lentit delle sovrapressioni neutre indotte pu essere
calcolata utilizzando i coefficienti di Skempton (sempre che siano note le tensioni principali
indotte):

u=B[
3
+A(
1
-
3
)],

in cui B=1 se il terreno saturo ed A dipende dallo stato di sollecitazione preesistente ed indotto.

Nei depositi uniformi la resistenza del terreno cresce con la profondit. Se il terreno incoerente
per bassissimi stati tensionali (dunque, in prossimit della superficie del terreno) essa trascurabile
(c=0 e trascurabile). Lo stesso non pu sempre dirsi nel caso delle argille (c0).
Se il carico applicato rapidamente, la resistenza al taglio dipende delle sovrappressioni neutre
indotte che possono giocare sia un ruolo negativo che positivo in funzione della storia tensionale

5
La sua evoluzione va calcolata utilizzando la teoria della consolidazione in condizioni bi/tridimensionali a seconda del
caso
A

a
u

a
-

r
(grado di preconsolidazione). Ad esempio nel caso di terreni NC la condizione critica quella
iniziale (non drenata), mentre le condizioni di lavoro del terreno migliorano nel tempo a causa del
riequilibrio delle sovrapressioni neutre. Una situazione iniziale pi favorevole caratterizza i terreni
OC.
Per questi motivi il tempo acquisisce una importanza notevole, pi che in altre discipline
dellingegneria

12.15 Esercizi
1. Nella Tabella VI sono raccolti i risultati di tre prove di compressione triassiale CIU a
deformazione controllata eseguite su un campione ricostituito di limo con argilla assieme alle
misure di pressione neutra effettuate nelle fasi a drenaggio impedito.
Le pressioni (totali) di cella valgono rispettivamente:
3a
= 270 kPa,
3b
= 400 kPa,
3c
= 630 kPa.
La back pressure pari a 100 kPa.

a) Calcolare il coefficiente A
R
di Skempton a rottura per i tre provini considerati.
b) Diagrammare landamento del modulo di rigidezza secante in funzione della deformazione
assiale per ciascuna pressione di confinamento.
c) Determinare la coesione c e langolo dattrito del terreno.
d) Ricavare per i tre provini le tensioni normali e tangenziali (efficaci e totali) che agiscono a
rottura sulle giaciture inclinate di 30 rispetto allorizzontale.

Tabella VI




N.B. Per ricavare i parametri di resistenza, si ricordi che, secondo il metodo dei minimi quadrati
a) nellequazione della retta avente intercetta diversa da zero che interpola n coppie di valori (x
i
, y
i
)

y = a + bx

lintercetta a ed il coefficiente angolare b sono dati dalle seguenti espressioni

x
i
2
y
i
- x
i
x
i
y
i

a=
n x
i
2
- (x
i
)
2

n x
i
y
i
- x
i
y
i

b=
n x
i
2
- (x
i
)
2

1
-
3
[kPa] u [kPa]
[%]

1
-
3
[kPa] u [kPa]
[%]

1
-
3
[kPa] u [kPa]
[%]
75.6 98.1 0.56 83.7 92.7 0.46 213.3 100.8 0.39
100.8 117.9 0.95 180.9 105.3 1.02 264.6 109.8 0.83
118.8 139.5 1.82 223.2 133.2 1.90 326.7 137.7 1.59
126.9 159.3 2.77 247.5 167.4 2.77 369.0 176.4 2.43
131.9 180 4.91 266.4 236.7 4.69 413.1 277.2 4.17
131.9 180.9 5.40 269.1 270 6.42 421.2 327.6 5.26
132.0 184.5 5.90 270.9 276.3 7.72 423.9 374.4 7.35
132.6 186.3 6.40 268.2 279.9 9.49 421.2 382.5 8.48
127.8 186.3 8.29 266.4 283.5 11.27 414.9 388.8 9.82
126.0 188.1 9.50 263.7 284.4 13.21 408.6 394.2 11.39
260.1 285.3 15.01 406.8 399.6 13.18
Provino a Provino b Provino c

3
= 270 kPa, bp = 100 kPa
3
= 450 kPa, bp = 100 kPa
3
= 630 kPa, bp = 100 kPa

3
= 400 kPa,
2. Si consideri un banco di argilla normalmente consolidata con falda al piano di campagna e peso
specifico
s
= 27.5 kN/m
3
. Supponendo che:
- il limite di plasticit W
P
= 0.35;
- il limite di liquidit W
L
= 0.65
- lindice di compressibilit C
c
= 0.60;
- lindice dei pori e = 2.20 in corrispondenza di una tensione verticale efficace
v
= 1 kPa
calcolare landamento del peso dellunit di volume saturo
sat
e dellindice di consistenza I
C
con lo
stato tensionale.


13 CARATTERIZZAZIONE DEI TERRENI NATURALI

Lanalisi dei problemi di ingegneria geotecnica richiede sempre e preliminarmente unadeguata
caratterizzazione dei terreni attraverso la determinazione delle relative propriet idrauliche e
meccaniche (siano essi messi in opera per la realizzazione di costruzioni di terra ovvero siano
depositi naturali sui quali o entro i quali previsto costruire un manufatto). La conoscenza di tali
propriet infatti necessaria per la soluzione dei problemi progettuali o di verifica.
Come stato evidenziato in precedenza, tali propriet possono variare notevolmente da caso a caso,
e nellambito dello stesso deposito di terreno, da punto a punto. La sperimentazione mette infatti in
chiara evidenza linfluenza, non solo delle propriet indici, ma anche delle propriet di stato, sulle
propriet idrauliche e meccaniche. intuitivo che anche la struttura (e cio la disposizione spaziale
delle particelle e di eventuali legami di cementazione) pu giocare un ruolo importante.
Nei casi esaminati nellambito del corso, sempre relativi a terreni completamente asciutti o saturi, le
propriet di stato sono rappresentate dalla porosit, che a sua volta dipende dallo stato e dalla storia
tensionale (grado di preconsolidazione). Se fosse stato esaminato il caso dei terreni parzialmente
saturi, si sarebbe potuto osservare che anche il contenuto dacqua (ovvero il grado di saturazione)
gioca un ruolo fondamentale sul comportamento idraulico e meccanico.
Tutto ci implica che la caratterizzazione dei terreni mediante prove di laboratorio deve essere
effettuata su campioni indisturbati, che mantengano cio le propriet di stato e la struttura che essi
presentano nella loro sede naturale. Ovvia eccezione quella delle opere di terra (rilevati, dighe),
che vengono realizzate con terreni da prelevare, tipicamente da cave naturali, e mettere in opera con
assegnate caratteristiche (indice dei pori, contenuto dacqua) che sar il progettista a valutare anche
sulla base di apposite prove di laboratorio da eseguire evidentemente su provini ricostituiti.
Come si mostrer nel prossimo paragrafo, va osservato che non tutti i terreni si prestano ad un
prelievo indisturbato di buona qualit
1
; ci impone procedimenti alternativi di caratterizzazione
idraulica e meccanica basati sulla esecuzione di prove in sito ovvero sullanalisi a ritroso
2
del
comportamento di manufatti e dello stesso terreno naturale in presenza di assegnati stati di
sollecitazione utilizzando osservazioni in sito e soprattutto, il monitoraggio.

13.1 Campionamento indisturbato
Il campionamento loperazione di prelievo di campioni indisturbati di terreno da sottoporre alle
prove di laboratorio. A tal fine vengono utilizzati campionatori costituiti da cilindri metallici o in
plastica che vengono infissi nel terreno.
Il campionamento pu essere effettuato da pozzi, trincee, cunicoli o sondaggi. Generalmente esso
viene effettuato con successo solo in terreni a grana fina o cementati.
In pozzi, trincee e cunicoli, il prelievo viene effettuato dalle pareti o sul fondo dello scavo,
spingendo a pressione il campionatore nel terreno tramite un martinetto, oppure tagliando con
coltelli od altri attrezzi taglienti blocchi di terreno da inserire e conservare in appositi contenitori
metallici o di legno. I campioni vanno poi trasportati in laboratorio.
I sondaggi sono delle perforazioni ad asse rettilineo del diametro di un decimetro, poco pi o poco
meno, che vengono eseguite generalmente in direzione verticale, ma a volte anche orizzontale od
obliqua (ad esempio a partire da fronti di scavo), mediante delle attrezzature che vengono dette
sonde.
La sonda spinge nel terreno un carotiere, costituito da un elemento metallico cilindrico cavo
avvitato alla estremit di una colonna di aste pure cave, che preleva le carote di terreno (campioni
disturbati) che vengono conservate in apposite cassette catalogatrici.
Tramite unaccurata descrizione delle carote possibile ricostruire la stratigrafia, cio la posizione
e, possibilmente, lorientamento spaziale
3
degli strati nel sottosuolo. Le profondit raggiungibili

1
A volte pu essere ottenuto solo con tecniche molto sofisticate e costose; a volte praticamente impossibile
2
detta anche back analysis
3
A tal fine necessario disporre della stratigrafia ottenuta tramite differenti sondaggi
1
mediante le sonde sono praticamente illimitate: nel caso delle opere pi comuni di ingegneria civile
sufficiente raggiungere alcune decine di metri, ma in alcuni casi il sondaggio deve raggiungere
anche centinaia di metri.
Lavanzamento del carotiere nel terreno pu essere realizzato a percussione, a pressione o a
rotazione ed a tal fine va scelto il tipo di carotiere pi opportuno. Laddove si stabilito di prelevare
un campione di terreno indisturbato, il carotiere deve essere svitato dalla sonda ed al suo posto deve
essere avvitato il campionatore.

Anche i campionatori sono degli attrezzi cilindrici cavi. Essi per hanno la funzione di prelevare
campioni di terreno di qualit molto migliore delle carote, e perci devono essere capaci di non
modificare propriet di stato (contenuto dacqua e porosit) e struttura. In particolare, la tecnica di
avanzamento del campionatore nel terreno pu essere a pressione o a rotazione.
Lo sforzo necessario per linfissione del campionatore dipende dalle sue dimensioni, dalle
caratteristiche del terreno, dalla storia tensionale (coefficiente k
0
) e dalla profondit di prelievo. In
linea di principio, esso pu essere stimato mediante una semplice equazione di equilibrio alla
traslazione verticale tenendo conto della resistenza tangenziale del terreno allavanzamento del
campionatore.
Il disturbo del terreno si manifesta attraverso deformazioni volumetriche e di forma: le prime
producono soprattutto variazioni della porosit, del contenuto dacqua ed eventualmente del grado
di saturazione; le seconde producono causano della struttura.
Per minimizzare lo sforzo di avanzamento ed il disturbo ad esso associato sono stati progettati
diversi tipi di campionatore che vengono scelti a seconda delle caratteristiche del terreno e della
profondit di prelievo. Le differenze tra campionatore e campionatore riguardano sia il meccanismo
di avanzamento che la sagoma dellattrezzo. In particolare, questo deve essere sempre a parete
sottile; inoltre, a volte presenta dei dentini interni ed/od esterni in prossimit del tagliente
(sporgenze e rientranze) per minimizzare lattrito tra campionatore e terreno circostante e tra
campionatore e campione prelevato.
In argille di bassa e media consistenza, si adoperano campionatori a pressione del tipo a pistone,
(campionatori tipo Osterberg o Shelby).
In argille di media ed alta consistenza ed in terreni cementati si possono adoperare campionatori a
rotazione, eventualmente a doppio carotiere, caratterizzati cio da un astuccio cilindrico interno
avanzato che viene spinto a pressione e da un cilindro esterno arretrato rispetto al primo che avanza
invece a rotazione. I campionatori a doppio carotiere pi conosciuti sono quelli tipo Denison e
Mazier.

13.2 Stato tensionale indotto dal campionamento
In genere, un campionamento di elevata qualit pu ottenersi solo in terreni cementati od a grana
fina. Nel primo caso, sono i legami di cementazione tra le particelle ad assicurare il mantenimento
della struttura, e dunque della porosit. Premesso che un adatto attrezzo ed una attenta procedura di
avanzamento consentono di minimizzare gli effetti meccanici di disturbo della struttura, nel
secondo caso la spiegazione dei motivi della buona riuscita del campionamento, ed in particolare
del mantenimento della porosit naturale del terreno, pi complessa.

Immaginiamo di prelevare un campione di terreno da un deposito omogeneo di terreni a grana fina
in una classica condizione di tipo litostatico caratterizzata da falda in quiete al piano di campagna
(terreno saturo).
Se dopo lestrazione dal campionatore il terreno viene tenuto lontano dallacqua, in corrispondenza
dei pori esterni si formano dei menischi che, per la piccolissima dimensione dei pori, riescono ad
impedire lingresso di aria dallinterno e quindi ogni variazione di volume. Questo implica che il
campionamento avviene in condizioni non drenate (quindi, a porosit e contenuto dacqua costante).
2
Leffetto principale della variazione (non drenata) dello stato tensionale totale dovuta allestrazione
dal sottosuolo linsorgere di una sovrapressione neutra.
Questa pu essere calcolata tramite la formula di Skempton. Poich lo stato tensionale iniziale era
litostatico, le direzioni principali di tensione sono note (verticale ed orizzontali). Supponendo k
0
<1
(tensione verticale principale massima), possiamo scrivere

u = B[
3
+ A(
1

3
)] = B[
v
+ A(
v

o
)].

Si tratta ora di calcolare la variazione delle tensioni principali:

3
= 0 -
3
= - k
0
z -
w
z,

1
= 0 -
1
= - z -
w
z,

con z profondit di prelievo.
Ricordando che per terreno saturo B=1, si ottiene

u = - k
0
z -
w
z + A(- z -
w
z + k
0
z +
w
z),

da cui risulta:

u = - k
0
z -
w
z + A(- z + k
0
z).

Se si assume il terreno isotropo ed elastico (A=1/3)
4
risulta:

) 2 1 (
3
0
'
k
z
z u
w
+ =

.

La pressione neutra u
r
dopo il campionamento, detta pressione neutra residua, la somma di quella
iniziale e di quella indotta:

3
) 2 1 (
3
) 2 1 (
3
'
3
0
'
0
'
0
J
k
z
k
z
z z u u u
w w r
= + = + = + =



con J
1
invariante primo di tensione scritto in termini di tensioni efficaci.
Poich la tensione totale lungo il contorno del provino nulla, la tensione efficace uguale e
contraria alla pressione neutra, ed dunque positiva e sferica (uguale su ogni giacitura). Nelle
ipotesi adottate essa pari ad un terzo del primo invariante di tensione, ovvero alla tensione
normale efficace media alla profondit z di prelievo, ed quindi tanto maggiore quanto maggiore la
profondit di prelievo
5
.
Il permanere nel campione di una tensione efficace corrispondente a quella media esistente in sito
consentito dallinsorgere dei menischi e giustifica il fatto che il terreno, pur privo di coesione e di
sostegno esterno, mantiene la sua forma e non cambia di volume
6
.
Questo fenomeno pu essere interpretato fisicamente osservando che il provino soggetto
esternamente alla pressione atmosferica ed internamente ad una depressione, un fenomeno analogo

4
ipotesi non peregrina nel caso il terreno sia soggetto a scarico tensionale
5
Si osservi che lespressione precedente stata ricavata nellipotesi k
0
<1; se fosse k
0
>1 cambierebbe il valore di A
6
In un mezzo elastico isotropo ogni variazione di volume dovuta proprio ad una variazione della tensione efficace
media
3
a quello che si verifica in un tubo capillare dove la pressione dellacqua minore di quella
atmosferica (v. par. 8.4)
7
.
Se il campione fosse immesso in acqua, la tensione superficiale si annullerebbe a causa
dellannullamento dei menischi e il terreno tenderebbe ad assorbire acqua dallesterno rigonfiando e
subendo quindi un aumento dellindice dei pori
8
. Se non fosse cementato, esso sarebbe inoltre
soggetto ad un progressivo disfacimento successivo allannullamento delle tensioni efficaci.

Nei terreni a grana grossa i pori presentano dimensioni ben maggiori che i limi e le argille. Questo
comporta che i menischi che si formano sul contorno dei campioni non sono in grado di reggere la
pressione atmosferica. A seguito del campionamento, laria dunque penetra nel campione che
aumenta di volume e si desatura. Inoltre, il fluido allinterno del provino soggetto anchesso alla
pressione atmosferica ed il campione non riesce pi a mantenere la propria forma.

Nel seguito si intender implicitamente trattare la caratterizzazione idraulica e meccanica dei soli
terreni a grana fina, assumendo che quella dei terreni a grana grossa sia oggetto di prove in sito.

13.3 Caratterizzazione della compressibilit e della conducibilit idraulica in edometro
Le prove edometriche vengono generalmente eseguite in acqua. In questo modo vengono eliminati i
menischi ed possibile tenere sotto controllo lo stato tensionale efficace annullando le pressioni
neutre negative (tensioni efficaci positive) dovute alla presenza dei menischi stessi, di valore non
noto.
In genere, la prova edometrica viene eseguita applicando cicli di carico e di scarico secondo una
legge geometrica (cap. 11).
Per ogni carico applicato viene rilevata la curva cedimento-tempo e si prende nota del cedimento
finale, quello che si registra al termine della fase di consolidazione. Se necessario, al termine della
fase di consolidazione viene effettuata una prova di permeabilit.

Immaginiamo che il terreno naturale in sito sia caratterizzato dallo stato rappresentato dal punto A
nel diagramma di Figura 166 (tensione verticale efficace
z
). Per effetto del campionamento, esso
soggetto ad una tensione efficace sferica -u
r
, prossima al valore
z
, che resta pressoch invariata
anche dopo linserimento nelledometro prima dellimmissione di acqua e dellapplicazione del
carico.
Se limmissione di acqua non fosse accompagnata dallapplicazione di un carico verticale, la
tensione efficace tenderebbe ad annullarsi secondo un processo di rigonfiamento monodimensionale
governato dalle leggi della consolidazione (Fig. 167): la pressione neutra residua dapprima si
annullerebbe in corrispondenza delle due basi e poi, progressivamente, anche allinterno del
provino. Contemporaneamente si verificherebbe un assorbimento di acqua ed una deformazione
negativa del terreno (rigonfiamento). La Figura 167 riporta alcune ipotetiche isocrone; la Figura 168
riporta lipotetica curva di rigonfiamento e la variazione dellindice dei pori indotta
dallannullamento della pressione neutra residua.
Questo fenomeno viene impedito imponendo un carico verticale sufficiente a contrastare il
rigonfiamento e mantenere invariato lindice dei vuoti. In questa fase, alla tensione efficace -u
r
,
annullata dallimmissione di acqua e dallannullamento dei menischi, viene sostituita una tensione
verticale indotta dai carichi esterni, che riporta il provino a condizioni di sollecitazione equivalenti a
quelle che agivano in sito. Se il carico viene incrementato ulteriormente, il provino comincia a
cedere (Fig. 166).



7
La differenza di sollecitazione assorbita dai menischi e scaricata sullo scheletro solido
8
Il fenomeno sarebbe regolato da unequazione simile a quella della consolidazione monodimensionale (esso di tipo
tridimensionale) e richiederebbe del tempo per esaurirsi
4












Figura 166. Curva di compressione edometrica schematica di un provino indisturbato preconsolidato












Figura 167. a) pressioni neutre in un provino indisturbato prima del riempimento della bacinella;
b) andamento virtuale delle pressioni neutre dopo contatto con acqua (senza applicazione del carico)

Se la prova viene spinta fino ad una tensione assiale sufficientemente elevata, nel piano di
compressione possono (schematicamente) riconoscersi tre tratti distinti (Fig. 166):

1. un tratto praticamente orizzontale, corrispondente a quella serie di carichi (totali) che sono stati
applicati per impedire il rigonfiamento;
2. un eventuale tratto successivo corrispondente ad una curva di ricarico (se il terreno , come in
figura, preconsolidato
9
);
3. la retta vergine.










Figura 168. Deformazioni e variazione dellindice dei pori (virtuali) nellipotesi il provino
venisse lasciato rigonfiare sotto carico esterno nullo


9
Se il terreno fosse normalmente consolidato, si distinguerebbero solo due tratti (quello di ricarico infatti non avrebbe
ragione di esistere)
e
log
a

Z
fase di carico virtuale
per impedire il rigonfiamento
fase di carico reale
u
r
A
prima
dellimmissione
di acqua
- u
r
durante il
rigonfiamento
u
a)
b)

log t
e
log
a
5
In queste condizioni, il carico di preconsolidazione coinciderebbe con lintersezione della curva di
ricarico e della retta vergine; se il terreno fosse normalmente consolidato, coinciderebbe invece con
lintersezione con la retta vergine dellorizzontale di ordinata pari allindice dei pori in sito.
Se il terreno non cementato, la retta vergine coincide con quella che si otterrebbe su di un provino
ricostituito ottenuto dalla stessa argilla.
In realt il comportamento dei terreni naturali non schematizzabile, come in Figura 166, con una
tri-(bi)latera, ma rappresentato da una curva continua caratterizzata da un gomito pi o meno
accentuato
10
in corrispondenza del carico di preconsolidazione (Fig. 169).












Figura 169. Costruzione di Casagrande per la determinazione dellintervallo di preconsolidazione

Mediante una costruzione grafica (costruzione di Casagrande), possibile risalire allintervallo di
carico entro cui ricade la tensione litostatica verticale di preconsolidazione
p
: il valore minimo di
questultima (limite inferiore dellintervallo) dato dallintercetta tra la tangente al tratto terminale
della curva di compressione, che coincide con la retta vergine, e lorizzontale passante per lindice
dei pori iniziale e
0
del provino; il valore massimo dellintervallo dato invece dallintercetta tra la
retta vergine (costruzione precedente) e la bisettrice allangolo formato dalla linea orizzontale
passante per il punto di massima curvatura della curva di compressione e dalla tangente nello stesso
punto alla stessa curva di compressione (Fig. 169).
Se la tensione efficace in sito alla profondit di prelievo ricade nellintervallo di preconsolidazione,
il terreno normalmente consolidato; se essa ricade a sinistra dellintervallo di preconsolidazione, il
terreno preconsolidato.

Lindice dei pori dei depositi normalmente consolidati rappresentato da punti appartenenti alla
retta vergine, con ascissa pari alla tensione verticale efficace agente in sito alla profondit di
prelievo: curve di compressione edometrica di campioni prelevati a diversa profondit in un banco
omogeneo devono disporsi nel piano di compressione come nella Figura 170.










Figura 170. Curve di compresssione edometrica di provini prelevati
a diversa profondit in un banco omogeneo NC

10
Questo dipende dalla qualit del campionamento e quindi dalleventuale grado di disturbo del provino
e
0

pmin

pmaxn
e
log
intervallo di preconsolidazione
1
2
1
2
3
3
4
4
e
log
a
6
Si definisce grado di sovraconsolidazione GSC (od OCR) il rapporto tra carico di
preconsolidazione
p
e tensione verticale efficace litostatica,
z
, alla quota di prelievo del
campione. In genere si assume
p
pari al valore medio della tensione efficace nellintervallo di
preconsolidazione.
In terreni normalmente consolidati OCR=1; in terreno sovraconsolidati OCR>1. Un terreno si dice
fortemente preconsolidato se OCR>4-5.

Come si visto diverse possono essere le cause di preconsolidazione; tra di esse: lerosione, il ritiro
dei ghiacciai, le oscillazioni del livelli di falda, labbattimento di edifici (Fig. 171).



















Figura 171. Cause di preconsolidazione: a) erosione, ritiro dei ghiacciai;
c) innalzamento di falda; d) abbattimento di edifici

Si faccia riferimento ad esempio al caso di un banco di terreno preconsolidato a causa dellerosione
di uno strato di spessore H
e
su di unarea molto vasta, e si ipotizzi che la superficie freatica sia
sempre stata al piano di campagna.
Il carico di preconsolidazione pari a
p
=(H
e
+z) e la tensione verticale efficace in sito, a
z
=z.
Il grado di preconsolidazione allora

z
H
z
z H
OCR
e e
z
p
+ =
+
= = 1
'
) ( '
'
'



ed espresso da uniperbole avente per asintoti lasse delle ascisse e la retta di equazione OCR=1
(Fig. 172): dunque, lerosione produce un effetto (OCR) variabile con la profondit.

Mediante le prove di compressione edometrica per ogni carico applicato possibile determinare il
coefficiente di consolidazione c
v
(o quello di rigonfiamento c
vs
nei cicli di scarico) ed il modulo di
compressione edometrica
11
.
La stessa prova fornisce anche i valori degli indici di compressibilit C
c
e di rigonfiamento C
s
.


11
Noto il coefficiente di consolidazione ed il modulo edometrico, in base allespressione c
v
=kE
ed
/
w
pu essere ricavato
il coefficiente di permeabilit; se noto il coefficiente di permeabilit pu essere calcolato il modulo edometrico
ghiacciaio
erosione
fluviale
escursione di falda
abbattimento
di un edificio
a
b
c
d
7








Figura 172. Grado di preconsolidazione di un banco omogeneo soggetto ad erosione

Come si gi osservato, tali valori dipendono dallo stato e dalla storia tensionale. Dunque, ad
esempio, in uno stesso banco di terreno, sia il modulo di compressione edometrica che i coefficienti
di consolidazione o di rigonfiamento dipendono dalla profondit rispetto al piano di campagna.
Se il terreno non cementato, gli indici di compressibilit e di rigonfiamento sono pari a quelli che
si otterrebbero da prove su provini ricostituiti (dunque, essi dipendono solo dalle propriet indici).

Valori tipici del moduli di compressione edometrica di terreni naturali sono riportati qui di seguito.

Terreni organici (torbe): 0.1-2 MPa
Argille NC: 1-10 MPa
Argille OC: 10-100 MPa
Sabbie sciolte: 5-10 MPa
Sabbie dense: 10-100 MPa
Ghiaie >100 MPa

Le prove di permeabilit per la caratterizzazione dei terreni naturali (campioni indisturbati) vengono
generalmente eseguite nelledometro o nellapparecchio di compressione triassiale mediante
procedura a carico variabile, riservando il permeametro alle prove su campioni ricostituiti
(caratterizzazione di terreni da utilizzare per la realizzazione di opere di terra). Si osservi tra laltro
che, sia ledometro che lapparecchio di compressione triassiale consentono di mettere in relazione
la conducibilit idraulica con lo stato di sollecitazione.
La conducibilit viene misurata al termine della fase di consolidazione. In linea di principio pu
essere eseguita una prova per ogni stato tensionale (ovviamente, in genere interessa innanzi tutto
quella corrispondente allo stato tensionale litostatico).
Una volta misurata la conducibilit idraulica corrispondente allo stato naturale, in genere vengono
eseguite ulteriori prove per misurare la permeabilit anche per stati tensionali (e quindi indici dei
pori) diversi, in modo da costruire la relazione (k, ) ovvero la relazione (k, e). In un terreno
normalmente consolidato questa assume un andamento come in Figura 173.












Figura 173. Tipico andamento del coefficiente di conducibilit idraulica
di un terreno normalmente consolidato
k
log
a
H
e
z
OCR
z
8
13.4 Calcolo dei cedimenti col metodo edometrico
I risultati delle prove di compressione edometrica possono essere utilizzati per il calcolo dei
cedimenti di opere civili e del loro decorso nel tempo (metodo edometrico).
Il metodo edometrico si applica tanto meglio quanto pi lo stato deformativo del terreno si
approssima a quello riprodotto nelle prove di compressione edometrica (deformazioni e
consolidazione monodimensionali). Questo si verifica solo nel caso di carico uniforme di grande
estensione in pianta rispetto allo spessore di terreni compressibili (Fig. 174) ovvero a fenomeni di
deformazione indotti dalla subsidenza
12
. In questo caso, gli incrementi di tensione verticale sono
principali e le deformazioni laterali sono nulle. Tra laltro, lincremento della sollecitazione
verticale efficace praticamente costante con la profondit.











Figura 174. Condizioni di utilizzabilit del metodo edometrico

In condizioni strettamente edometriche, si pu assumere che in ogni punto del sottosuolo la
deformazione verticale
z
del terreno sia pari a d
z
/E
ed
: ogni elementino di terreno di spessore dz
deve pertanto subire un accorciamento dw=d
z
dz/E
ed
.
Integrando tale espressione entro lintero spessore H di terreno compressibile, il cedimento w del
piano di campagna dunque:

dz
E
d
dz w
H
ed
z
H
z

= =
0
'
0

.

Ricordando che, nel caso in esame, nellistante di applicazione del carico lincremento di tensione si
trasferisce integralmente allacqua di porosit, il cosiddetto cedimento iniziale w
0
(cedimento che si
verifica nellistante di applicazione del carico) nullo.
Il cedimento edometrico dunque un cedimento di consolidazione (w
c
) che si verifica in un tempo t
c

che dipende dalla permeabilit e dalla rigidezza del terreno (c
v
) e dal quadrato della massima
distanza che devono percorrere le particelle dacqua per drenare (Fig. 175). La sua evoluzione pu
essere determinata utilizzando la teoria della consolidazione.









Figura 175. Evoluzione del cedimento nel tempo nelle condizioni edometriche

12
Abbassamento generalizzato della superficie freatica
t
w
w
c
w
0
=0
t
c
B
H
q
B >>> H

z
z
z + q
9
Va tenuto in conto che E
ed
varia col tipo di terreno, con la profondit e col grado di
preconsolidazione. Esso non quindi unico e va definito strato per strato e, per ogni strato, punto
per punto: non pu dunque essere estratto dallintegrale.
Come si detto, nellipotesi di sovraccarico q uniformemente distribuito ed infinitamente esteso in
pianta, lincremento di sollecitazione in ogni punto pari proprio a q. Risulta perci:


= =
H
ed
H
z
E
dz
q dz w
0 0
.

Per la risoluzione del problema dunque necessario definire la funzione E
ed
=f(z).
In generale, nelle applicazioni il terreno viene suddiviso in strati omogenei di spessore z ed il
cedimento viene calcolato come sommatoria del contributo di ogni strato, pari a:

z
E
w
ed
z

=
'

.

Si ottiene allora:

ed ed
z
z
E
z
q z
E
z w

=

= =
'

.

Per ogni strato devono essere disponibili i risultati di prove di compressione edometriche eseguite
su provini estratti da quello stesso strato (ovvero di prove eseguite direttamente in sito).
Per la valutazione del modulo edometrico in base ai risultati delle prove di laboratorio, si deve tener
conto del grado di preconsolidazione: se il terreno normalmente consolidato, esso va calcolato
sulla retta vergine; se il terreno preconsolidato, va calcolato sulla curva di ricarico.
Spesso il calcolo viene effettuato adoperando direttamente lespressione:

0
1 e
e
z
+

= ,

dove e
0
lindice dei pori in sito e e la sua variazione per effetto dellincremento di carico q.
Risulta quindi:

z
e
e
w
+

= )
1
(
0
.

I valori dellindice dei pori vanno individuati sulle curve di compressione edometrica dei singoli
strati: e
0
lindice dei pori iniziale medio del singolo strato e e la sua variazione per effetto
dellincremento di sollecitazione q: e va determinato sulla curva di ricompressione o sulla retta
vergine a seconda che il terreno sia preconsolidato o normalmente consolidato.
Il cedimento cos calcolato quello finale indotto dal processo di consolidazione.

13.5 Esercizio
Per realizzare una pista aeroportuale su di un deposito di terreni costituito da argille limose
normalmente consolidate (Fig. 176), occorre costruire un rilevato di materiale ghiaioso dello
spessore di 2.0 m, della lunghezza di 3 Km e largo 100 m.

10
Argilla limosa
sat = 18 kN/m
3
Roccia Lapidea
30 m
p.l.f.


Figura 176. Stratigrafia schematica

Dopo costipamento, il rilevato ha le seguenti caratteristiche:
d
= 21.4 kN/m
3
, n = 0.35 e w = 0.08.
Le prove di laboratorio effettuate su numerosi campioni prelevati dal banco di argilla limosa a
diverse profondit e lungo diverse verticali hanno posto in evidenza la sua grande omogeneit.
In Figura 177 riportato il risultato di una prova edometrica eseguita su di un campione prelevato
alla profondit di 15 m, rappresentativo, per semplicit, delle caratteristiche medie del terreno.

0.50
0.60
0.70
0.80
0.90
1.00
1.10
1.20
1.30
10 100 1000 10000
'
v
[kPa]
e
z = 15 m
e
0
= 1.27

Figura 177. Risultato di una prova di compressione edometrica

Nella Figura 178 indicato i decorsi dei cedimenti nel tempo rilevati in prove di compressione
edometrica su quattro provini (drenati da entrambe le basi) prelevati a diverse profondit nel banco
e rappresentativi del comportamento del terreno di fondazione.

1) Si calcoli il cedimento finale del terreno per effetto della costruzione del rilevato ed il tempo
necessario perch si verifichi l80% del cedimento di consolidazione utilizzando la funzione
U=f(T) (v. Tab. II).
2) Si diagrammi infine il decorso dei cedimenti nel tempo.


11
0.000
0.100
0.200
0.300
0.400
0.500
0.600
0.700
0.10 1.00 10.00 100.00 1000.00 10000.00
t [min]
w

[
m
m
]
z = 12 m
'v = 80 150 kPa
h = 1.89 cm
0.000
0.100
0.200
0.300
0.400
0.500
0.600
0.700
0.800
0.10 1.00 10.00 100.00 1000.00 10000.00
t [min]
w

[
m
m
]
z = 25 m
'v = 150 300 kPa
h = 1.75 cm
0.000
0.100
0.200
0.300
0.400
0.500
0.600
0.700
0.10 1.00 10.00 100.00 1000.00 10000.00
t [min]
w

[
m
m
]
z = 25 m
'v = 150 300 kPa
h = 1.69 cm
0.000
0.100
0.200
0.300
0.400
0.500
0.600
0.700
0.800
0.10 1.00 10.00 100.00 1000.00 10000.00
t [min]
w

[
m
m
]
z = 12 m
'v = 80 150 kPa
h = 1.82 cm


Figura 178. Curve cedimento-tempo

13.6 Caratterizzazione delle deformabilit, della resistenza al taglio e della permeabilit in
cella triassiale
La cella triassiale lo strumento principale utilizzato in laboratorio per la caratterizzazione idraulica
e meccanica dei terreni. Abbiamo gi conosciuto lapparecchio di taglio diretto, il cui uso per
limitato alla sola misura della resistenza al taglio, su cui non diremo pi nulla.

In genere la sperimentazione per la caratterizzazione della deformabilit e della resistenza dei
terreni naturali mediante prova triassiale CID o CIU viene eseguita su almeno 3-4 provini, prelevati
dal medesimo campione indisturbato, e dunque, alla medesima profondit.
I risultati delle prove vengono utilizzati per la determinazione dei parametri di rigidezza (E) e di
resistenza al taglio (c,) tenendo ben presente il ruolo dello stato tensionale nello specifico
problema in esame, questo ai fini della scelta delle tensioni di confinamento (
3
) da adottare
provino per provino e, per quanto riguarda la rigidezza, del livello di tensione (sforzo deviatorico)
da considerare.

Come si visto, prima della esecuzione della prova i provini naturali sono soggetti alla pressione
neutra residua u
r
dovuta al campionamento, grazie alla quale conservano la porosit che avevano in
sito. Lapplicazione della back pressure determina lannullamento dei menischi, mentre la tensione
efficace (
3
-bp) sostituisce la pressione neutra residua u
r
. La consolidazione che ne consegue
determina la variazione dellindice dei pori, che diminuisce, se (
3
-bp)>u
r
, mentre aumenta, se (
3
-
bp)<u
r
. Nella maggioranza dei casi, almeno una prova viene eseguita in presenza di una tensione
efficace di confinamento prossima alla pressione neutra residua in modo da non modificare
significativamente lindice dei pori rispetto alle condizioni naturali; le altre prove vengono in
genere eseguite per valori di (
3
-bp) maggiori.
12
Nelle prove CID, nella fase di taglio si ha unulteriore variazione dellindice dei pori, mentre lo
stato tensionale cambia ancora fino a che lo sforzo deviatorico non raggiunge il suo valore limite.
La variazione dellindice dei pori positiva o negativa a seconda dello stato iniziale dellargilla: in
argille NC e debolmente OC si ha una diminuzione dellindice dei pori (contrattanza), in argille
fortemente OC, si ha un aumento (dilatanza).
Anche nelle prove CIU il comportamento del terreno governato dal suo grado di
preconsolidazione. In questo caso, esso controlla lentit delle sovrapressioni neutre mentre lindice
dei pori rimane costante (Tabella VII).

Tabella VII. Stati tensionali nelle prove CID e CIU

Indice dei pori Tensioni totali Pressione neutra Tensioni efficaci
Campionamento e
0

v
=
r
= 0 u = u
r

1
=
3
= - u
r

Consolidazione e
c
e
0
(*)
v
=
r
=
3
u = b.p.
v
=
r
=
3
-b.p.
Rottura (CID) e
r
e
c

v
=
3
+ (
1
-
3
);

r
=
3

u = b.p.
v
=
3
-b.p. + (
1
-
3
);

r
=
3
-b.p.
Rottura (CIU) e
r
= e
c

v
=
3
+ (
1
-
3
);

r
=
3

u = b.p.+ u(**)
v
=
3
-b.p.-u +(
1
-
3
);

r
=
3
-b.p.- u
(*) dipende dal valore di
3
di fine consolidazione rispetto ad u
r
(**) a rottura u = A
R
(
1
-
3
), con A
R
coefficiente di Skempton a rottura

Dalle prove CID si pu ricavare il modulo di rigidezza E. Questo dipende dal grado di
preconsolidazione, dalla pressione di confinamento e dal livello di tensione (tensione deviatorica
rapportata a quella di rottura): per bassi livelli della tensione deviatorica, il modulo secante delle
argille NC dellordine di qualche MPa e pu raggiungere valori di qualche decina di MPa; nel
caso delle argille OC, E varia fra qualche decina di MPa e qualche centinaio di MPa. Questo
evidenza ancora una volta limportanza di una accurata scelta degli stati tensionali di riferimento.
Dalle prove CIU si pu ricavare sia il coefficiente di pressione neutra A di Skempton che il modulo
di rigidezza non drenato E
o
. Il primo assume valori positivi che, a rottura, possono raggiungere
lunit nel caso delle argille NC, e valori minori, se non negativi (tipicamente, fino a -0.4) per le
argille OC.
Sia le prove CID che CIU consentono di determinare i parametri di resistenza in termini di tensioni
efficaci.
Le argille naturali sono dotate di una coesione c molto piccola, o addirittura nulla (a meno che non
siano cementate), e da un angolo di attrito dipendente dal grado di preconsolidazione e dal livello di
tensione applicata.

Come stato gi evidenziato nei capitoli precedenti, la cella triassiale pu essere adoperata per la
misura della conducibilit idraulica del terreno. La misura viene effettuata alla fine della fase di
consolidazione sotto la tensione efficace di confinamento prescelta.
La tecnica a carico costante e consiste nellapplicazione di due valori differenti di back pressure,
quello maggiore imposto, al solito, mediante il circuito idraulico che alimenta la base, quello
minore, mediante un circuito collegato alla base superiore. La filtrazione avviene dunque dal basso
verso lalto per effetto del carico idraulico dovuto alla differenza di quota piezometrica esistente tra
le due basi.
I volumi filtranti vengono misurati mediante il volumometro. Per la precisione dello strumento e
lassenza di perdite per evaporazione, possono essere effettuate misure molto precise anche in
terreni a grana fina.

13.7 Misura della resistenza non drenata delle argille naturali mediante prove triassiali UU
Le prove triassiali UU vengono utilizzate per la misura della resistenza non drenata delle argille
naturali.
13
La prova viene eseguita isolando idraulicamente il provino rispetto allesterno in ogni fase della
prova stessa (dunque, sia in quella di consolidazione che in quella di rottura). Per questo motivo, in
luogo della classica piastra porosa, sotto la base del provino viene installata una piastra
impermeabile in plastica o acciaio: in questo modo, il provino del tutto isolato dal circuito di
drenaggio. Questo implica che nella fase di applicazione della pressione di cella il provino non pu
espellere acqua (e se perfettamente saturo
13
, non pu variare di volume) ed inoltre, nella fase di
rottura non possibile misurare le pressioni neutre indotte.
Pertanto, in queste prove possibile misurare solo lo sforzo deviatorico insieme alla deformazione
assiale. Inoltre, poich il valore esatto di u
r
non noto, n possibile misurare le variazioni di
pressione neutra, lo stato tensionale efficace del tutto incognito ed gioco forza fare riferimento
alle sole tensioni totali.

I risultati di prove eseguite su provini perfettamente omogenei e saturi prelevati dallo stesso
campione (e quindi alla stessa profondit) sono caratterizzati da una sostanziale riproducibilit delle
curve tensione deviatorica-deformazione assiale, che sono sostanzialmente uguali qualunque sia la
pressione di cella adottata (Fig. 179).












Figura 179. Risultati di una prova CTX-UU su di un campione indisturbato

Ovviamente, se in ascisse vengono riportate le tensioni totali
14
, i corrispondenti cerchi di Mohr a
rottura, pur essendo distinti (pressione di cella differente), hanno lo stesso diametro (sforzo
deviatorico a rottura uguale).
Questo vuol dire che linviluppo di resistenza, in termini di tensioni totali, orizzontale (Fig. 179),
con equazione:

= c
u
,

dove c
u
la cosiddetta coesione non drenata.

Per spiegare lindipendenza della resistenza non drenata dalla pressione di cella, utile esaminare lo
stato del terreno in ogni fase della prova (Tabella VIII).
Poich il terreno saturo, a differenza delle prove CD e CU, lindice dei pori rimane in ogni fase
pari a quello che il terreno ha in sito. Inoltre, la pressione di cella viene integralmente assorbita
dallacqua di porosit e perci, lo stato tensionale iniziale della fase di rottura rimane pari a quello
indotto dal campionamento: cio proporzionale (ed in genere molto prossimo) a quello efficace
medio in sito.


13
In questa prova non viene imposta la back pressure perch essa annullerebbe la pressione neutra residua che, qui,
assume una importanza fondamentale nella interpretazione dei risultati
14
Non c alternativa

14
Tabella VIII. Indice dei pori e stato tensionale in prove UU su provini naturali perfettamente saturi

Indice dei pori Tensioni totali Pressione neutra Tensioni efficaci
Campionamento e
0

v
=
r
= 0 u = u
r

1
=
3
= -u
r

Consolidazione e
c
= e
0

v
=
r
=
3
u = u
r
+
3

v
=
r
= -u
r

Rottura e
r
= e
0

v
=
3
+ (
1
-
3
);

r
=
3

u = u
r
+
3
+u(*)
v
= (
1
-
3
)- u
r
-u;

r
= -u
r
-u
(*) A rottura u = A
R
(
1
-
3
), con A
R
coefficiente di Skempton a rottura; quindi,
v
= -u
r
+(1- A
R
)(
1
-
3
);

o
= -u
r
-A
R
(
1
-
3
)

Insomma, come se venisse effettuata una prova CIU con tutti i provini consolidati alla stessa
tensione efficace iniziale (la pressione -u
r
). Non c dunque motivo perch i provini, tutti uguali e
con lo stesso indice dei pori, e tutti sottoposti alla stessa tensione efficace di consolidazione,
debbano presentare resistenza differente.
Daltro canto, come nelle prove CIU, il cerchio di Mohr a rottura deve essere tangente allinviluppo
di resistenza in termini di tensioni efficaci (Fig. 180), anche se non possibile verificarlo perch
non le pressioni neutre non sono note: poich la tensione efficace di confinamento iniziale la
stessa ed uguale il coefficiente di Skempton A che ne regola levoluzione fino a rottura, i provini
devono raggiungere linviluppo di resistenza nello stesso punto e presentare quindi la stessa
resistenza (
1
-
3
)
R
.










Figura 180. Interpretazione della prova UU
in termini di tensioni totali ed efficaci

Queste considerazioni spiegano anche perch, essendo proporzionale alla tensione efficace media in
sito tramite u
r
, in terreni normalmente consolidati la resistenza non drenata cresce linearmente con
la profondit; e perch, a parit di profondit di prelievo (e quindi, in prima approssimazione, di u
r
),
la coesione non drenata di un terreno preconsolidato maggiore di quella di un terreno
normalmente consolidato. Essa dipende infatti da un coefficiente A
R
di valore minore rispetto al
caso di terreno normalmente consolidato, e comporta quindi uno stato tensionale efficace medio a
rottura pi elevato.

Sulla base di queste osservazioni, si pu dire che la principale differenza rispetto alle prove CD e
CU, che esse non forniscono la variazione della resistenza con la tensione iniziale efficace di
confinamento (indicata dallangolo di attrito), ma esclusivamente il valore della resistenza non
drenata del terreno corrispondente ad una tensione efficace iniziale (u
r
) prossima a quella agente
alla profondit di prelievo.
Tenendo conto che lindice dei pori a rottura pari a quello in sito, si potrebbe anche dire che
queste prove forniscono la resistenza non drenata corrispondente allindice dei pori in sito.
Anche per questa via si comprende perch in un banco di argilla omogenea normalmente
consolidata con falda al piano di campagna, la coesione non drenata cresce con la profondit
(lindice dei pori diminuisce con essa).

,

=c
u
'
tensioni totali
tensioni efficaci
15
In terreni NC in genere si assume

= c
u
,

con compreso fra 0.2 e 0.4.
Sempre per il caso di argille normalmente consolidate, Skempton ha proposto:

c
u
= (0.11 + 0.037I
p
)
v,

con I
p
, indice di plasticit, e
v
tensione verticale efficace alla profondit di prelievo.
Evidentemente, tale espressione compatibile con la precedente, assumendo =0.11 + 0.037I
p
.

In terreni preconsolidati, la coesione non drenata, sempre maggiore di quella corrispondente alla
condizione di normale consolidazione, presenta variazione con la profondit proporzionale alla
variazione di OCR. Infatti, il coefficiente di Skempton A
R
dipende strettamente da OCR. In
particolare, nel caso di preconsolidazione indotta da erosione su di unarea molto estesa in pianta
(caso gi esaminato nel par. 13.3, Fig. 172), A
R
assume valori minimi in prossimit del piano di
campagna, dove massimo il grado di preconsolidazione, che tende ad , e massimi a profondit
infinita, dove il terreno normalmente consolidato.
La legge di variazione della coesione non drenata assume cos un andamento del tipo riportato in
Figura 181.











Figura 181. Variazione della coesione non drenata con la profondit,
per banco omogeneo soggetto ad erosione di entit costante su di unarea molto vasta

13.8 Analisi di problemi drenati e non drenati di ingegneria geotecnica
In tutti i problemi in cui il terreno saturo ed soggetto ad una variazione del regime delle tensioni
totali, ad esempio per effetto di un sovraccarico, ci si deve attendere una corrispondente variazione
del regime delle pressioni neutre che in linea di principio possibile calcolare sia nelle condizioni
di drenaggio impedito, e cio allatto di applicazione del carico (t=0), che nelle fasi successive in
cui lacqua soggetta ad un moto di filtrazione in regime di flusso transitorio (Fig. 182).










Figura 182. Evoluzione della pressione neutra in un punto di un deposito saturo in funzione del tempo
H
e
z
OCR
z z
c
u
NC
OC
z
u
0
=
w
z
u
t
Fine costruzione
(condizione ~non drenata)
lungo termine
16
Questi due problemi sono stati trattati separatamente (e parzialmente) laddove si studiato il caso di
sollecitazione applicata in condizioni non drenate in regime monodimensionale o cilindrico
(formula di Skempton), ed il problema della consolidazione monodimensionale (teoria di Terzaghi).

Nel caso di terreni saturi liberamente drenanti (ghiaie, sabbie grossolane e medie), cio
caratterizzati da una elevata diffusivit idraulica (valore di c
v
), la fase di riequilibrio delle pressioni
neutre cos rapida che non ha senso distinguere tra condizione di fine costruzione (o di breve
termine o non drenata) e condizione di lungo termine (o drenata), mentre nel caso di terreni di
bassa permeabilit (limi ed argille), il fenomeno cos lento che opportuno studiare separatamente
le due condizioni limite non drenata e drenata.
Nel primo caso il regime di pressioni neutre presenta una importante componente transitoria
(sovrappressione neutra) dovuta alla variazione delle tensioni totali (ad esempio, a causa di una
costruzione, come in Figura 176, o di uno scavo); nel secondo caso, le pressioni neutre dipendono
solo dalle condizioni al contorno (ad esempio, se la falda in quiete, dalla posizione della superficie
freatica).

Come si visto, una corretta analisi richiede che sia noto il regime delle tensioni efficaci. Pertanto,
nei problemi non drenati dovrebbe essere calcolata la variazione delle tensioni totali in ogni punto
del terreno e, tramite essa, le sovrappressioni neutre e dunque le tensioni efficaci (analisi in termini
di tensioni efficaci).
Ad esempio, nei problemi di rottura la resistenza deve essere definita attraverso lespressione:

= c + ( - u)tan = c + ( - u
0
- u)tan.

Questo non sempre possibile o conveniente perch il calcolo va effettuato punto per punto e, se si
adotta la formula di Skempton, in ogni punto devono essere note le direzioni principali di
tensione
15
, ed il coefficiente A di Skempton che, come si ricorder, dipende dallo stesso livello di
tensione.

In taluni casi si preferisce ignorare le sovrapressioni neutre ed effettuare lanalisi in termini di
tensioni totali (senza quindi calcolare le stesse sovrappressioni neutre), come se il terreno non fosse
bifase, ma monofase.
Ad esempio, nei problemi di rottura la resistenza viene definita tramite la coesione non drenata,
effettuando il calcolo in termini di tensioni totali (=c
u
), mentre nei problemi di deformazione viene
utilizzata la rigidezza non drenata E
0
, riferita alla tensione di confinamento espressa in termini di
tensioni totali.
Poich a lungo termine le sovrapressioni neutre hanno il tempo di dissiparsi, il calcolo va ripetuto
anche nella condizione drenata. In questo caso, le propriet del terreno devono essere espresse in
termini di tensioni efficaci, calcolando le pressioni neutre (che non dipendono pi dalla variazione
di carico).
Si noti che, a breve e lungo termine, il calcolo fornir risultati differenti perch corrispondenti a
valori differenti delle tensioni efficaci. Questo non un bizzarro risultato a conferma di un presunto
esoterismo che circonda la Geotecnica, ma un fatto, legato alla specificit del comportamento del
mezzo poroso saturo e del ruolo che in esso gioca linterazione tra le fasi.

13.9 Utilizzazione dei risultati di prove CD e CU
I risultati delle prove triassiali vengono utilizzati in molteplici applicazioni di Ingegneria
Geotecnica concernenti sia problemi di deformazione che di rottura.
Nei problemi di deformazione necessario calcolare gli spostamenti delle opere (cedimenti di
fondazioni di manufatti o di rilevati, spostamenti di opere di sostegno o di scavi ecc.); nei problemi

15
altrimenti la formula di Skempton non applicabile
17
di rottura, necessario valutare le capacit portanti di terreni di fondazione o risolvere problemi di
stabilit di manufatti di terra, di scavi o di pendii naturali.

Cedimento di una fondazione
Un classico problema non drenato il calcolo del cedimento immediato di una fondazione. Infatti,
nel caso di aree di carico di dimensione limitata (non valgono le condizioni edometriche di
deformazione 1D) e di terreno saturo, nella fase di applicazione del carico (t=0) il terreno pu
subire deformazioni distorsionali (di pura forma e non di volume) provocate dallincremento delle
tensioni efficaci indotto dal deviatore (o dai deviatori)
16
(Fig. 183).
















Figura 183. Evoluzione dei cedimenti in condizione di carico bi o tri-dimensionali

Il cedimento viene calcolato con un approccio analogo a quello utilizzato col metodo edometrico
(integrale di deformazioni verticali), ma deve essere suddiviso nelle due componenti, immediata e
di consolidazione, la prima non drenata e la seconda drenata.

Il modulo di rigidezza da utilizzare per il calcolo quello fornito dalle prove di compressione
triassiale avendo cura di scegliere il valore pi prossimo alle reali condizioni di sollecitazione.
Il cedimento immediato pu essere calcolato sia mediante unanalisi in termini di tensioni efficaci,
che in termini di tensioni totali.
Nel primo caso, si adotta il valore di E corrispondente alla tensione efficace di confinamento ed al
deviatore pi prossimi al valore agente in sito (
3
=
3
-u) ed indotto (
1
-
3
) dal sovraccarico. Nel
secondo caso, esso viene calcolato utilizzando il modulo E
0
fornito dalle prove CIU, per valori della
tensione iniziale di confinamento (
3
) corrispondente a quella agente inizialmente in sito alla
profondit di interesse.
Il cedimento di consolidazione viene invece calcolato utilizzando il modulo E fornito da prove di
tipo CID per valori delle tensioni efficaci corrispondenti a quelle in sito.

Problemi di stabilit dei pendii
Per comprendere in cosa consistano e come si affrontano i problemi di stabilit dei pendii, pu
essere utile fare riferimento alla semplice esperienza di laboratorio riportata in Figura 184, in cui si
immagina un blocco di materiale qualsiasi, ad esempio costituito da un terreno granulare privo di
coesione, appoggiato su di un piano inclinato di un angolo qualsiasi. Il blocco ha peso W, di
componenti Wcos e Wsen rispettivamente normale e tangente al piano inclinato.

16
Immaginando il problema cilindrico (come nel caso di una fondazione circolare in pianta), in questo caso, infatti, solo
una parte dellincremento di sollecitazione viene assorbito dallacqua, in ragione del valore del coefficiente di pressione
neutra A
w
0
w
t
w
0
w
c
deformata del generico
elemento di volume
18
La componente Wsen tende a far scivolare il blocco verso il basso; il prodotto della componente
Wcos per la tangente dellangolo di attrito del materiale costituente il blocco la massima forza
mobilitabile in direzione tangente al piano inclinato, quella che si oppone allo scivolamento: fino a
che Wcostan>Wsen il blocco stabile.
Se linclinazione del piano viene fatta aumentare, aumenta Wsen e diminuisce Wcos. Esiste un
angolo per il quale le due forze sono in equilibrio; per un piccolissimo valore superiore ad esso il
blocco scivola verso il basso.












Figura 184. Stabilit di un blocco inclinato

Nello studio della stabilit dei pendii vanno eseguite analisi dello stesso tipo: in particolare, vanno
definite le cosiddette forze instabilizzanti che tendono a produrre la rottura del pendio
(scivolamento lungo una superficie ben definita) e quelle stabilizzanti che si oppongono invece alla
rottura. Queste ultime dipendono sia dai parametri di resistenza al taglio del terreno, la coesione e
langolo di attrito, che dalle sollecitazioni normali alla potenziale superficie di rottura. il bilancio
tra queste azioni che controlla la stabilit dei pendii.
dunque una corretta caratterizzazione della resistenza dei terreni mediante prove di taglio diretto o
di compressione triassiale che consentir la soluzione del problema.

Spinta sulle opere di sostegno
Immaginiamo di realizzare un muro di sostegno in un deposito di terreno omogeneo ed asciutto
delimitato da un piano di campagna orizzontale ed illimitato. Supponiamo che il muro venga
dapprima inserito nel terreno senza alterare lo stato tensionale preesistente (litostatico con k
0
<1)
(Fig. 185a), e che poi il terreno davanti al muro venga asportato.
Nella fase iniziale, il muro in equilibrio in quanto soggetto a diagrammi di sollecitazione uguali e
contrari sui due suoi paramenti. Dopo la fase di scavo, esso subisce una rotazione in avanti dovuta
allo stabilirsi nel terreno di un sistema di sollecitazioni non pi equilibrato (Fig. 185b).
Supponiamo che questo processo comporti solo piccole deformazioni e non produca alcuna
variazione della tensione verticale (che principale massima); la tensione orizzontale (che
principale minima) subisce per una riduzione a causa del detensionamento del terreno, a sua volta
provocato dalla rotazione del muro.
Man mano che la rotazione cresce, lo stato di tensione cambia. Per conseguenza, i cerchi di Mohr
rappresentativi dello stato tensionale alle varie profondit in aderenza al muro mostrano un
progressivo aumento di diametro perch la tensione principale minima decresce: le tensioni
tangenziali nel terreno aumentano e le tensioni nomali diminuiscono.
Questo processo di variazione dello stato tensionale deve arrestarsi quando i cerchi di Mohr
diventano tangenti allinviluppo di resistenza (Fig. 185c). In tali condizioni le tensioni tangenziali
agenti su superfici inclinate di 45+/2 rispetto ai piani orizzontali (che sono principali massimi)
assumono il loro valore limite e non possono pi crescere.
La tensione orizzontale nel terreno agente contro il muro dunque la principale minima in
condizioni limiti e pu essere facilmente calcolata in funzione della tensione principale massima
tramite le formule di Rankine.

W
W
c
o
s

W
s
e
n

19











Figura 185. Calcolo della spinta su di unopera di sostegno in ipotesi di terreno incoerente:
a) stato tensionale iniziale; b) stato tensionale e spinta sulla struttura di sostegno
a causa della rotazione del muro; c) cerchio di Mohr corrispondente alla spinta calcolata

Ad ogni profondit :

3
=
0
= -2ck
a
+
1
k
a
= -2ck
a
+ zk
a
.

La spinta S agente sul muro lintegrale del diagramma delle tensioni orizzontali.
In assenza di coesione risulta

3
=
0
= zk
a


ed

S = 0.5H
2
k
a
.


a)
z
k
0
z
b)
z
k
a
z
H
k
0
H

0
z

k
0
z k
a
z
c)
k
a
H

0
0.5k
a
H
2
20
14 PROVE IN SITO

Le prove in sito vengono svolte per vari motivi:

- sostituire le prove di laboratorio, in terreni non campionabili (sabbie e ghiaie, argille fessurate,
terreni fini con inclusi lapidei ecc.);
- integrare i risultati della sperimentazione di laboratorio;
- investigare in continuo i terreni;
- fornire parametri medi di volumi di terreno di dimensioni maggiori di quelli che possono essere
utilizzati in laboratorio.

Tra laltro, spesso le prove in sito hanno un costo unitario molto minore delle prove di laboratorio.
La maggiore controindicazione alluso delle prove in sito sta nel fatto che esse non forniscono
direttamente i parametri ricercati, ma solo delle grandezze ad essi collegate. Tali parametri possono
essere ottenuti utilizzando correlazioni empiriche o formulazioni teoriche, in cui per lomogeneit
dei terreni e degli stati tensionali (preesistenti ed indotti) non mai assicurata. La validit di queste
correlazioni va quindi sempre verificata.

Le prove maggiormente utilizzate sono:

- le prove di permeabilit;
- le prove di carico su piastra;
- le prove penetrometriche;
- le prove scissometriche.

14.1 Prove di permeabilit
Vengono effettuate durante lesecuzione di sondaggi o allinterno di piezometri, e si basano su
principi analoghi alle prove di emungimento da pozzi.
Esse vengono eseguite, a qualsiasi profondit, in terreni sotto falda, previo rivestimento parziale del
foro di sondaggio mediante tubazione metallica o, come si diceva, allinterno di piezometri.
Possono essere: di abbassamento o di risalita; a carico controllato o a carico variabile.

Nelle prove di abbassamento il foro viene riempito dacqua fino ad una quota maggiore di quella
esterna (nel terreno), di modo che si stabilisca un flusso dacqua dal foro verso il terreno attraverso
il tratto di foro non rivestito. Nelle prove di risalita, la quota dellacqua nel foro deve essere minore
che nel terreno: in questo caso, il flusso diretto verso il foro.
Nelle prove a carico costante il livello dacqua nel foro deve essere costante nel tempo; loggetto
della misura quindi il volume dacqua che deve essere aggiunto nellunit di tempo per ottenere
un flusso sotto carico costante. Nelle prove a carico variabile, loggetto della misura la variazione
del livello dacqua nel foro.
Tali prove si basano sul principio che la portata entrante o uscente pu essere espressa con
lespressione

Q = Fkh,

con: F, fattore dingresso (ha la dimensione di una lunghezza) dipendente dalla forma e dalla
dimensione del tratto di misura; k, coefficiente di permeabilit; h carico idraulico.
Tale espressione valida sia per le prove a carico costante, in cui si applica direttamente, che in
quelle a carico variabile, per le quali va scritta la solita equazione di continuit.
La permeabilit cos dedotta media sostanzialmente i valori locali entro il volume significativo e, in
una certa misura, i valori associati alla eventuale anisotropia del terreno.
21
14.2 Prova di carico su piastra
Questa prova viene eseguita mediante una piastra di acciaio rigida, generalmente del diametro di
30.5 cm poggiata sul terreno con superficie opportunamente regolarizzata. La piastra soggetta a
cicli di carico, portati eventualmente fino alla rottura del terreno (prova a carico controllato).
Possono essere utilizzati anche diametri maggiori di 30.5 cm.
La prova viene adottata per la determinazione della rigidezza del terreno e, se portata fino a rottura,
anche per la determinazione dei parametri di resistenza.
Anche in questo caso vengono misurate delle grandezze (il cedimento della piastra o il suo carico
limite) collegate a quelle ricercate (la rigidezza, i parametri di resistenza) attraverso relazioni
approssimate basate su specifiche ipotesi. Il grado di approssimazione dipende dalla omogeneit del
terreno nellambito del volume significativo e dalla rispondenza delle ipotesi adottate alla situazione
reale (omogeneit ed isotropia del terreno e sue leggi costitutive, stati tensionali preesistenti ed
indotti, regime delle acque sotterranee ).

Se si assimila il terreno ad un mezzo linearmente elastico ed isotropo, nella prima fase di prova in
cui i carichi sono modesti rispetto a quello di rottura, possibile istituire una relazione tra
cedimento della piastra, pressione applicata e rigidezza del terreno, determinando questa come
incognita.
A rottura, possibile istituire una relazione fra pressione limite e resistenza al taglio del terreno,
tenendo conto della geometria della piastra (diametro e posizione del piano di posa rispetto al piano
di campagna). In terreni incoerenti cos possibile ricavare langolo di attrito. In terreni coesivi, se
la prova viene eseguita facendo crescere rapidamente i carichi (prova non drenata), la pressione
limite viene correlata alla coesione non drenata.

Questo tipo di prova consente di esplorare le propriet del terreno nellambito del volume
significativo della piastra, che in genere piccolo in relazione alle dimensione delle opere
geotecniche. Le possibilit di applicazione dei risultati ottenuti sono quindi, spesso limitate. Per
ovviare a questo problema, a volta vengono eseguite prove a varie profondit allinterno di pozzi,
con crescita notevole dei costi.

14.3 Prove penetrometriche
Si basano sul principio che la penetrazione di uno strumento standard, detto penetrometro, nel
terreno, richiede uno sforzo dipendente dalle propriet del terreno stesso oltre che dallo stato
tensionale preesistente.
Esistono vari tipi di penetrometri, adottando procedure di penetrazione differenti.

Prova CPT
Nella prova CPT, detta anche prova penetrometrica statica, una punta conica di acciaio di
dimensioni standard viene spinta nel terreno a velocit costante mediante la pressione di un
martinetto idraulico. Lapertura del cono di 60 ed il diametro di base 35.7 mm. La colonna di aste
alla cui estremit avvitata la punta protetta esternamente da una tubazione metallica di diametro
uguale a quello della base del cono. In genere dietro la punta inserito un manicotto cilindrico di
diametro pure uguale a quello della punta, con superficie laterale di 150 cm
2
.
La prova viene eseguita in qualsiasi tipo di terreno sciolto, facendo avanzare alternativamente la
sola punta, punta e manicotto, tubazione di rivestimento e tutto il complesso, registrando
contemporaneamente, mediante un manometro in superficie o una cella di carico alloggiata lungo
lasta del penetrometro, gli sforzi necessari per lavanzamento: si ottengono in particolare, la
resistenza alla punta R
P
, la resistenza laterale locale (quella del manicotto) R
LL
, la resistenza totale
R
T
.
In terreni cementati ovvero di taglia grossolana, pu essere registrato il rifiuto, che denota
limpossibilit di avanzamento dellapparecchiatura per raggiungimento della sua portanza. In
22
questo caso la prova non pu essere proseguita, a meno che non sia disponibile in cantiere una
sonda mediante la quale perforare il terreno, in modo da riprendere la prova stessa a partire da una
profondit maggiore di quella dove si era registrato il rifiuto.
In terreni a grana fina saturi, la prova sostanzialmente non drenata perch la velocit di
avanzamento non consente al terreno di dissipare le sovrapressioni neutre indotte. Speciali
penetrometri, detti piezoconi, consentono la misura della sovrapressione neutra indotta mediante un
trasduttore ubicato alla punta, sul cono o dietro di esso (prova CPTU).

In questa prova non possibile recuperare il terreno in cui stata eseguita la prova, e quindi non se
conosce la natura. Nel caso di penetrometri dotati di manicotto, il rapporto F tra R
P
ed R
LL
, consente
comunque di avere una indicazione della granulometria dei terreni attraversati: in genere esso
maggiore di 60 in sabbie e ghiaie, compreso fra 30 e 60 in sabbie e limi, compreso fra 15 e 30 in
limi ed argille, minore di 15 in torbe ed argille organiche.
Nei terreni a grana grossa la resistenza unitaria alla punta q
c
=R
P
/A (A la sezione della base del
cono) correlabile con la densit relativa e con langolo di attrito, attraverso il valore della tensione
litostatica efficace verticale alla profondit dove viene misurata la resistenza. Tali correlazioni sono
riportate in abachi pubblicati su tutti i libri di testo.

Anche il modulo edometrico viene messo in relazione alla resistenza alla punta mediante
correlazioni del tipo: E
ed
= q
c
, con dipendente dalla granulometria del terreno

Nei terreni a grana fina la resistenza alla punta correlata alla coesione non drenata mediante
lespressione c
u
= (q
c
-
v
)/C, in cui
v
la tensione verticale totale nel terreno alla profondit della
prova e C un coefficiente variabile fra 15 e 25.

Prova SPT
Nella prova SPT (standard penetration test) lo strumento utilizzato un campionatore a pareti
grosse (campionatore Raymond) con diametro di ingresso di 35.7 mm, che viene spinto nel terreno
a partire dal fondo di un foro di sondaggio.
La penetrazione viene ottenuta mediante colpi impressi da una massa battente di peso e volata
standard sulla colonna di aste alla cui estremit avvitato il penetrometro: per questo motivo la
prova SPT viene detta prova penetrometrica dinamica.
Vengono misurati i colpi necessari per lavanzamento di 15 (N
1
) +15 (N
2
) +15 (N
3
) cm. Il numero
di colpi utilizzato N
SPT
= N
2
+N
3
. Se il numero di colpi necessari per lavanzamento di 15 cm
maggiore di 50 (questo pu avvenire in terreni cementati, in ghiaie grosse, in argille molto
consistenti, se sono presenti frammenti lapidei) la prova viene arrestata e si dichiara che essa
andata a rifiuto.
Con questa prova ricaviamo un diagramma discontinuo in cui N
SPT
messo in funzione della
profondit.
La prova pu essere eseguita solo in terreni sciolti. I vantaggi maggiori sono: la possibilit di
riconoscere ed esaminare il materiale nel quale la prova viene effettuata (esso viene infatti
recuperato) e di attraversare tratti molto resistenti utilizzando la sonda, per poi riprendere lindagine
con nuove prove.

La prova SPT viene utilizzata soprattutto in terreni incoerenti di taglia non eccessivamente grande
(nelle ghiaie grosse lo strumento non in grado di avanzare). Per questi terreni esistono correlazioni
empiriche piuttosto affidabili che mettono in relazione il numero di colpi alla densit relativa,
attraverso il valore della tensione verticale efficace litostatica alla profondit di prova. Nota la
densit relativa, si pu poi passare alla valutazione dellangolo di attrito.
23
Tali correlazioni non sono valide per terreni debolmente cementati e in sabbie limose sotto falda
nelle quali, per la velocit della prova, possibile linstaurarsi di sovrapressioni neutre che non
hanno il tempo di dissiparsi durante la prova stessa.
Esistono correlazioni anche per le argille, per le quali il numero di colpi viene associato alla
consistenza ed alla coesione non drenata.

Prova scissometrica (vane test)
Anche la prova scissometrica viene eseguita sfruttando un foro di sondaggio.
Lattrezzo costituito da una coppia di sottili palette metalliche di lunghezza doppia rispetto alla
larghezza, saldate tra di loro in corrispondenza della mediana pi lunga ed avvitate alla estremit di
una colonna di aste di acciaio. I terreni in cui viene eseguita la prova devono essere delle argille di
consistenza da bassa a media.
Lo scissometro viene appoggiato sul fondo del foro, e da l spinto a pressione nel terreno fino ad
una profondit di 50 cm dal fondo foro. Dopo una breve fase di riposo in cui le eventuali
sovrapressioni indotte dallavanzamento dellattrezzo si dissipano, questo viene fatto ruotare a
velocit costante attorno al suo asse fino a portare a rottura il terreno.
Ovviamente, pi prove possono essere eseguite a varie profondit durante la realizzazione di un
foro di sondaggio.
Il meccanismo di rottura determinato dalla rotazione del cilindro di terreno racchiuso tra le palette
rispetto al terreno circostante. La velocit di rotazione tale che la prova pu essere considerata non
drenata.
Assumendo la coesione non drenata isotropa, essa pu essere determinata mediante una semplice
equazione di equilibrio alla rotazione uguagliando la coppia esterna a rottura con quella interna
dovuta alle tensioni tangenziali (pari alla coesione non drenata) lungo la superficie laterale e le due
basi del cilindro di argilla.
24
15 ESERCIZI

Quesito n. 1
Un provino di forma quadrata (lato = 6 cm) estratto da un campione di argilla limosa satura,
caratterizzata da coesione c = 2 kPa ed angolo dattrito = 21, viene sottoposto ad una prova di
taglio diretto.
Sapendo che la tensione normale di confinamento
n
pari a 100 kPa
a) determinate la forza di taglio a rottura T
lim
.

Quesito n. 2
Nella Tabella IX sono riportati i risultati di una prova triassiale CIU (consolidata isotropicamente
non drenata) eseguita su un provino di un campione prelevato da un banco di argilla con limo.

a) Ricavare il modulo di rigidezza secante E
sec
in corrispondenza del 30% del deviatore a
rottura.

Sapendo che in corrispondenza del 30% del deviatore a rottura il coefficiente di Skempton A
30%
=
0.45
b) calcolare la tensione efficace principale minima
3
in corrispondenza del 30% del deviatore
a rottura.

Tabella IX

c
= 500 kPa b.p.=150 kPa

1

1
-
3

[%] [kPa]
0,00 0,00
0,94 129,58
2,33 264,87
3,22 325,13
3,68 351,25
5,14 424,55
6,98 488,38
7,93 508,34
8,43 517,03
9,41 541,24
10,39 552,55
14,36 584,76
15,34 586,43
16,32 589,94
17,35 580,81
19,37 574,64