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WILLIAM BERTARELLO - LA MONACA DI MONZA

Suor Virginia Maria, al secolo Marianna de Leyva y Marino, meglio nota come
la Monaca di Monza (Milano, 4 dicembre 1575 Milano, 17 gennaio 1650),
stata una religiosa italiana, protagonista di un celebre scandalo che sconvolse
Monza agli inizi del XVII secolo.
Figlia di un nobile, il conte di Monza Martino de Leyva y de la Cueva-Cabrera, fu
da lui costretta a entrare nell'Ordine di San Benedetto, diventando la monaca
Suor Virginia. A dare scandalo fu la sua relazione con un uomo, il conte Gian
Paolo Osio, dalla quale nacquero due gli. L'amante di Suor Virginia, che gi in
precedenza era stato condannato per omicidio, uccise tre persone per
nascondere la tresca, ma fu scoperto, condannato a morte in contumacia e poi
assassinato da un uomo ritenuto suo amico. L'arcivescovo Federico Borromeo,
messo al corrente della vicenda, ordin un processo canonico nei confronti di
Suor Virginia: al termine del procedimento la religiosa fu condannata a essere
murata viva per 13 anni al Ritiro di Santa Valeria. Sopravvissuta alla pena,
rimase a Santa Valeria no alla morte.
La sua fama attuale si deve soprattutto al romanzo I promessi sposi, nel quale
Alessandro Manzoni si ispir alla storia di questo celebre scandalo, romanzando
per gli eventi, cambiando ad esempio la composizione della famiglia, la
cronologia, particolari delle vicende biograche e il nome stesso degli amanti che
diverranno Suor Gertrude ed Egidio.
Ne "I promessi sposi" Alessandro Manzoni riprende la gura della "monaca di
Monza", tuttavia cambia i nomi ai personaggi (suor Virginia chiamata nel
romanzo Gertrude, il suo amante chiamato Egidio) e oltre a cambiarne alcuni
dei particolari ( la monacazione una imposta direttamente dal padre che vuole
sistemare tutti i gli per poter dare tutta leredit al primogenito maschio) ne
trasporta la vicenda in avanti nel tempo di alcuni anni.
la glia del secolo che obbedisce in tutto e per tutto ai precetti della religione
adottata e alle cieche leggi dell'orgoglio del casato. Il principe-padre le aveva
detto: "Il sangue si porta per tutto dove si va"; "comanderai a bacchetta"; "farai
alto e basso" (capitolo IX). Manzoni scrive ancora nel IX capitolo: "Ma la
religione, come l'avevano insegnata alla nostra poveretta, e come essa l'aveva
ricevuta, non bandiva l'orgoglio, anzi lo santicava e lo proponeva come un
mezzo per ottenere una felicit terrena. Privata cos della sua essenza, non era
pi la religione, ma una larva come laltre.Essa cresce gi immersa nella
religione e nella vita ecclesiastica per volont e progetto del padre; sogna
lamore, lo desidera sicamente e spiritualmente e questo desiderio la porter a
commettere coscientemente ( per scelta e non del caso ) degli errori.
In convento si sente la glia del principe; educanda, gode di distinzioni e privilegi;
monaca, "la signora".
Educata alla religione dell'orgoglio di casta e di famiglia, Gertrude debole: "per
decidere della sua sorte non occorreva il suo consenso, ma solo la sua
presenza" (cap IX, riferito al padre).
Indice di acchezza morale sono sia il suo orgoglio, frutto dell'educazione
familiare, sia il suo ritiro interiore dove le piacevole ritirarsi dalle lotte che non
sa affrontare per vivere le sue illusioni ed idolatrare le sue passioni. Non ha
l'energia necessaria per salvarsi e decidere per s della sua vita.
Manzoni ha piet per lei (la chiama "Gertrudina", "poveretta", "innocentina") ma
come giudice inesorabile: La sventurata rispose (cap. X).
Nella concisione di questa celebre frase si coglie la gravit del gesto, tanto per la
trasgressione di Gertrude ai voti monacali, quanto per le conseguenze
drammatiche che ne deriveranno. Ella "sventurata" poich non ha saputo
cogliere le occasioni di ravvedimento e di espiazione, sventurata perch non
ha cambiato nulla quando poteva ancora farlo.
Nella vicenda di Gertrude diventa essenziale il rapporto con il principe-padre.
Gertrude vive con soggezione e paura questo rapporto, incapace di reagire e
subendone l'egoistica violenza, al punto di trovare un attimo di pace solo quando
vede nel padre la soddisfazione per la sua scelta monacale: allora, nalmente,
fu, per un istante, tutta contenta (cap. X). L'atteggiamento di timore e di
sudditanza psicologica di Gertrude viene espressa soprattutto attraverso lo
sguardo, per la sua incapacit a parlare (per esempio, nel capitolo X: senza
alzare gli occhi in viso al padre, gli si butt in ginocchioni davanti; alz essa
verso il padre uno sguardo tra atterrito e supplichevole; quegli occhi
governavano le sue mosse e il suo volto, come per mezzo di redini invisibili.)
A causa della sua monacazione forzata e, di conseguenza, della fede che le
stata imposta, portata a creare in s stessa due personalit. Una che la porta a
peccare, e laltra che la fa sentire in colpa del peccato appena commesso.
Possiamo riscontrare questa cosa anche nel fatto che una parte della sua
personalit la spinge ad aiutare Lucia, un'altra a fare il contrario, in quanto
provava invidia per Lucia, che si stava per sposare, mentre lei non avrebbe mai
potuto.