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Lezione 02/03/09 – Prof.

Colantuoni – Il potenziale di membrana I

• A causa delle loro grandi dimensioni, le cellule nervose di calamaro sono


stato utilizzate per studi quali la determinazione del potenziale di
membrana
• Nelle cellule il K+ ha una concentrazione intracellulare di 145 mEq/l, mentre
all’esterno della cellula la concentrazione è di 4-5 mEq/l; il Na+ invece ha
una concentrazione extracellulare di 145 mEq/l e una intracellulare di 10-30
mEq/l . Inoltre le proteine del citoscheletro contengono gruppi COO- e NH3+
quindi possono essere caricate sia positivamente che negativamente in
base al pK (pH al quale la proteina è dissociata come anione e catione in
eguale quantità); il pH di una cellula è intorno a 7,3/7,4 e a questo pH le
proteine del citoscheletro si dissociano sottoforma di anioni indiffusibili
• Secondo la formula di Gibbs-Donnan, il prodotto degli ioni diffusibili nel
compartimento “i” (intracellulare) è uguale al prodotto degli ioni diffusibile
nel compartimento “e” (extracellulare)
• Lo ione potassio tende ad essere più concentrato nel compartimento dove è
più presente l’anione indiffusibile (intracitoplasmatico) con conseguente
asimmetria di concentrazione nei due compartimenti; lo ione sodio invece è
tenuto all’esterno grazie a meccanismi attivi, infatti anche se dovesse
entrare nel compartimento intracitoplasmatico, sarebbe ricacciato
all’esterno dalla Na+/K+ ATPasi
• La membrana si carica negativamente perché la fuoriuscita di K+ dalla
cellula non è seguita da una contemporanea fuoriuscita di A- (anioni in
diffusibili)
• Lo ione sodio ha un diametro molto piccolo ma ha una grande attività
osmotica, cioè accumula intorno a sé una grande quantità di acqua; questo
è il motivo per il quale il Na è impermeabile ad alcuni canali della
membrana plasmatica
Lezione 03/03/09 – Prof. Colantuoni – Il potenziale di membrana II /
Elettrofisiologia cardiaca I
• Una cellula eccitabile ha la capacità di rispondere a stimolazioni esterne;
questa risposta non è che una inversione del potenziale di membrana
• Hodking e Huxley hanno vinto il premio nobel per aver misurato il primo
potenziale di membrana e la polarizzazione da -70 mV a +30 mV
• L’inversione del potenziale dura pochi attimi, infatti in 2-3 millisecondi si ha
nuovamente una caduta del potenziale. La generazione di un potenziale
d’azione è data da depolarizzazione e successiva ripolarizzazione
• Se la stimolazione di una cellula è efficace si annulla la selettività della
permeabilità di membrana poiché vengono aperti tutti i canali nel punto di
stimolazione; in questo modo Na+ è in grado di attraversare la membrana
ed entrare nella cellula (sia per gradiente di concentrazione che per
gradiente elettrico). Il sodio è quindi lo ione della depolarizzazione. Lo
stimolo determina anche l’apertura dei canali del K+ e questo ione tende ad
uscire dalla cellula sia perché quest’ultima ne è ricca, sia perché il
potenziale è diventato positivo . La fuoriuscita del potassio determina il
ritorno del potenziale allo stato di riposo. Il potassio è lo ione della
ripolarizzazione
• La conduttanza (G) indica la permeabilità di membrana di uno ione in un
solo senso (in entrata o in uscita). La permeabilità in senso stretto invece
implica un movimento in entrambi i sensi. Nella fase di depolarizzazione la
conduttanza d’ingresso dello ione sodio (GNa) aumenta rapidamente e poi si
stoppa, invece la GK in uscita diventa molto elevata durante la
ripolarizzazione e aumenta più lentamente rispetto alla GNa in ingresso
durante la depolarizzazione.
• In condizioni di riposo il canale del Na presenta un cancello chiuso verso lo
spazio extracellulare (gate M) che ha tre “inferriate” che si aprono per
stimolo elettrico della membrana; il canale presenta anche un cancello
verso lo spazio citoplasmatico (gate H). Quando il potenziale è +30 mV il
gate H si chiude (inattivazione del canale). Invece a -70 mV il gate H si apre
ma si chiude il gate M (chiusura del canale)

Elettrofisiologia cardiaca
• I nodi senoatrioale e atrioventricolare sono costituiti da cellule P situate
verso il centro, e cellule T posizionate più in periferia; le cellule P sono in
grado di determinare un potenziale d’azione indipendentemente da stimoli
esterni
• Il potenziale emerge dal nodo seno atriale con una serie di cerchi
concentrici che si espandono in tutto l’atrio (immagine del sasso nello
stagno). L’onda raggiunge anche il nodo atrioventricolare, che costituisce il
punto in cui l’impulso si insinua nel fascio di His; questa è l’unica via che
l’impulso elettrico può utilizzare per raggiungere il ventricolo, anche perché
il cercine fibroso del cuore impedisce la sua propagazione
• Nell’atrio sono presenti tre fasci muscolari a scarsa resistenza elettrica che
facilitano la conducibilità del potenziale dal nodo senoatriale al nodo
atrioventricolare; sono i fasci di Backman, Wenchebach e Thorel
Lezione 04/03/09 – Prof. Colantuoni – Elettrofisiologia Cardiaca II
• Le cellule del nodo senoatriale (NSA) sono particolari perché anche in
condizioni di riposo le loro membrane sono permeabili allo ione sodio. In
queste cellule non c’è un periodo di riposo ma il potenziale è sempre
instabile.
• Il potenziale di riposo delle cellule del NSA è di -65mV, ma si mantiene per
pochi istanti, infatti sale subito al valore di -40mV. Prende il nome di pre-
potenziale il passaggio da -65 a -40mV ed è causato da un aumento della
permeabilità della membrana per il sodio (corrente Funny If)
• La corrente funny è generalmente una corrente cationica, cusata non solo
da sodio, ma ad esempio anche da potassio
• Durante la corrente funny, intorno al valore di -55/-50mV, si aprono i canali
per il calcio voltaggio-dipendenti; questi sono canali transitori, quindi si
aprono per poco tempo facendo entrare il calcio nella cellula, causando un
aumento del potenziale fino al valore di -40mV;
• -40mV rappresenta il valore soglia per l’attivazione delle cellule pacemaker:
si aprono i canali L del calcio (long lasting) che rimangono aperti a lungo e
causano un ingresso rapido e massivo di questo ione, che porta il potenziale
da -40mV a 0/+10mV
• Le cellule pacemaker quindi utilizzano il sodio esclusivamente durante la
corrente funny per raggiungere il valore soglia, usando il calcio per
l’effettiva depolarizzazione
• I fenomeni elettrici delle cellule pacemaker sono 100 volte più lenti di quelli
delle cellule nervose (circa 200ms contro 2-3ms)
• Quando il potenziale di membrana raggiunge il valore di +10mV il calcio non
entra più nella cellula e il potenziale si abbassa; aumenta quindi la
conduttanza in uscita del potassio (attraverso canali voltaggio-dipendenti),
la cui fuoriuscita riporta il potenziale al valore temporaneo di -65mV
• Le cellule T (di transizione) del NSA permettono la fuoriuscita del potenziale
dal nodo stesso. Queste cellule producono un potenziale d’azione in cui la
scarica è più lenta. In seguito il potenziale raggiunge il nodo atrio-ventricare
(NAV) e poi le cellule del Purkinje e miocardiche ventricolari.
• Il potenziale di queste ultime cellule è di -90mV e si mantiene costante nel
tempo fino a quando non sono raggiunte dal potenziale originato da NSA,
che consente l’apertura l’apertura dei canali per il sodio. Comincia la fase 0:
il valore del potenziale sale rapidamente da -90 a +30mV e comincia una
lunghissima fase di ripolarizzazione
• La fase di ripolarizzazione è scomponibile a sua volta in tre differenti fasi:
fase 1, durante la quale il potenziale cala da +30 a +10mV (fase di
ripolarizzazione iniziale); fase 2, in cui il potenziale oscilla intorno a 0 tra
+10 e -10mV ed è una fase molto lunga (fase di plateau); fase 3 (fase di
ripolarizzazione finale) che prevede il ritorno del potenziale a -90mV; fase 4
(di riposo)
• La fase 0 è in rapporto all’ingresso di ioni sodio, la 1 da fuoriuscita di
potassio attraverso i canali voltaggio-dipenti; la fase 2 presenza due correnti
che si bilanciano, una di potassio in uscita e una di calcio in entrata (sempre
canali voltaggio-dipendenti); nella fase 3 vi è sempre fuoriuscita di potassio
attraverso canali voltaggio-indipendenti; nella fase 4 viene infine rientrigata
l’attività di membrana della sodio-potassio ATPasi, interrottasi con la
depolarizzazione della membrana
Lezione 09/03/09 – Prof. Colantuoni – Elettrofisiologia Cardiaca III
• Potenziale dei miocardiociti ventricolari
 Fase 1: uscita del potassio da un canale transient outward, che genera la
corrente Ito1; l’ingresso del cloro attraverso degli appositi canali genera
invece la corrente Ito2
 Fase 2: corrente ripolarizzante di potassio attraverso canali voltaggio
dipendenti alla quale si contrappone e bilancia una corrente
depolarizzante dovuta ai canali del calcio, che entra attraverso i canali L
(long-lasting); si distinguono tre differenti canali del potassio voltaggio
dipendenti, ultrarapidi (Kur) rapidi (Kr) e lenti (Ks)
 Fase 3: il calcio non entra più all’interno della cellula ma continua la
fuoriuscita di potassio. Raggiunto un valore del potenziale di 30/40mV
entra in gioco il canale del potassio voltaggi-indipendente (Kv inward
rectifier) che contribuisce alla parte finale della ripolarizzazione tramite
l’espulsione di K+ dalle cellula
 Fase 4: ricomincia l’attività della Na+/K+ ATPasi
• L’ingresso del calcio durante la fase di plateau è importante per l’innesco
della contrazione dei miocardiociti, anche se in realtà non è sufficiente, ma
provoca il fenomeno del rilascio di calcio indotto da calcio (CICR, calcium
induced, calcium release); infatti il calcio entrante si lega ai recettori
sensibili alla rianodina RyrR2, consentendo l’apertura dei canali del calcio
del reticolo sarcoplasmatico. Aumenta quindi il calcio citoplasmatico e
questo si lega alla troponina C, scatenando l’innesco della contrazione
cardiaca. Ca2+ è quindi lo ione che accoppia i fenomeni elettrici con quelli
meccanici ed è anche importante durante la fase di rilassamento
muscolare, infatti attiva una chinasi Ca2+-calmodulina dipendente, che
fosforila il fosfolambano; questa è una proteina presente in monomeri che
polimerizzano in un penta peptide e che normalmente inibisce SERCA
(ATPasi Ca2+ dipendente del reticolo sarcoplasmatico che sequestra
nuovamente il calcio dal citosol al reticolo. La fosforilazione del
fosfolambano ne blocca la funzionalità

Lezione 10/03/09 – Prof. Colantuoni – Elettrofisiologia Cardiaca IV


• Nel reticolo sarcoplasmatico la calsequestrina lega il calcio accumulato
dalla SERCA
• La fosforilazione del fosfolambano è favorita, oltre che dal calcio, dal cAMP
• La fosforilazione della subunità I della troponina determina rilasciamento
muscolare, facilitando il distacco actina-miosina: effetto lusitropo
• Le quattro proprietà fondamentali del cuore sonop: batmotropismo
(eccitabilità delle cellule) dromo tropismo (conducibilità dell’impulso
elettrico) crono tropismo (capacità di depolarizzazione ritmica) e
inotropismo (forza di contrazione)
• Sulla membrana dei miocardiociti ventricolari lo scambiatore Na+/Ca2+ può
funzionare in due sensi: quando vi è accumulo di sodio nella cellula questo
viene espulso attraverso uno scambio con il calcio, quando è il calcio ad
essere accumulato, questo viene espulso attraverso scambio con il sodio
• Nella fase 0 entra il sodio e lo scambiatore si attiva; nella fase di plateau è il
calcio ad entrare e ad attivare lo scambiatore; si tratta sempre di quantità
modeste che non alterano i valori globali, ma sono necessarie per evitare
fenomeni di overload
• Stunning: blocco della contrazione per incapacità di rilassamento cardiaco,
è causato da danno ischemico del miocardio: le cellule si caricano di calcio
• Il controllo della quantità di calcio intracellulare è garantito da tre differenti
meccanismi: SERCA, scambiatore e fuoriuscita dalla cellula attraverso un
meccanismo ATP dipendente
• L’eccitabilità delle cellule miocardiche (batmotropismo) dipende
dall’insieme degli ioni che si trovano nello spazio extracellulare e
intracellulare; il crono tropismo rappresenta il numero di depolarizzazioni; è
intorno ai 70 battiti al minuto (significa che 70 potenziali sono indotti dal
NSA ogni minuto
• Il sistema nervoso parasimpatico si esprime con il nervo vago, innerva
soprattutto l’atrio (importante NSA); il simpatico deriva dai gangli cervicali e
innerva densamente i ventricoli e solo in parte gli atri. Il neurotrasmettitore
del simpatico e la noradrenalina, quello del parasimpatico è l’acetilcolina. Il
nervo vago è bradicardizzante, infatti il sistema parasimpatico rallenta il
ritmo cardiaco; il simpatico determina invece tachicardia (aumento della
frequenza cardiaca)

Lezione 11/03/09 – Prof. Colantuoni – Modulazione della frequenza cardiaca


• Onda del polso: onda di dilatazione (e conseguente ritorno elastico) che
dall’aorta raggiunge tutte le arterie periferiche.
• La noradrenalina, liberata dalle terminazioni post-gangliari del sistema
simpatico, raggiunge le cellule del NSA e aumenta la permeabilità di
membrana per il sodio e per il calcio, ne consegue una salita più rapida del
potenziale d’azione. La noradrenalina nel NSA agisce attraverso recettori β-
adrenergici, che sono legati a proteine G coinvolte nell’attivazione
dell’adenilato ciclasi, responsabile della formazione di cAMP; questo
secondo messaggero attiva i canali del calcio fosforilandoli e causandone
l’apertura, con conseguente rapido e massiccio ingresso di calcio nella
cellula che causa la salita del potenziale a +10mV. Questo meccanismo
favorisce anche il rilasciamento muscolare in quanto il calcio fosforila il
fosfolambano; questo processo è importante perché per aumentare la
frequenza cardiaca è necessario aumentare sia la velocità di contrazione
che la velocità di rilasciamento. L’ingresso di ioni calcio determina anche la
velocità di contrazione (tramite meccanismo CICR)
• La noradrenalina quando stimola i miocardiociti ventricolari, aumenta anche
la velocità d’ingresso dello ione cloro, che aumenta la ripolarizzazione,
diminuendo la durata del potenziale d’azione
• Il nervo vago causa invece bradicardia: libera infatti acetilcolina, che si lega
al suo recettore muscarinico delle cellule nodali, consentendo l’apertura di
canali del potassio voltaggio-indipendenti. Aumenta così la conduttanza in
uscita del potassio con conseguente iperpolarizzazione (aumenta la
negatività intracellulare). In queste condizioni la cellula impiega più tempo
per raggiungere il potenziale di -40mV (al quale si scatena la
depolarizzazione). Inoltre il recettore muscarinico attiva una fosfatasi
(GTPasi) che inibisce l’adenilato ciclasi e quindi riduce i livelli di cAMP e la
conduttanza degli ioni calcio. Tutti questi effetti sono mediata dalle subunità
βγ della proteina eterotrimerica G che si dissocia in seguito al legame
dell’acetilcolina al suo recettore; la subunità α invece agisce su altri canali
del potassio, particolarmente nel ventricolo, che sono ATP dipendenti
• La risposta del vago è batmotropa negativa, dromotropa negativa,
cronotropa negativa ma inotropa positiva, in quanto se si rallenta la
frequenza cardiaca il ventricolo ha più tempo per riempirsi e accumula un
volume maggiore di sangue, questo per la legge di Starling scatena una
contrazione ventricolare più forte. Gli atleti riescono ad avere una frequenza
cardiaca più bassa ma a pompare una quantità di sangue maggiore. Il
simpatico tutte risposte positive.
Lezione 12/03/09 – Prof. Colantuoni – Elettrocardiogramma
• Quando nel cuore si manifestano correnti ioniche, queste influenzano tutta
la zona circostante, e l’organismo umano è un buon conduttore. Per
effettuare un elettrocardiogramma infatti basta applicare degli elettrodi in
punti specifici della superficie corporea.
• Einthoven ipotizzò che il cuore si trovasse al centro di un triangolo; in
questo triangolo è possibile posizionare gli elettrodi per la misurazione in 6
punti differenti, in particolare si possono posizionare in tre coppie di
posizioni differenti (derivate di Einthoven): la derivata 1 consiste nel
posizionare l’elettrodo negativo sul braccio/polso destro e l’elettrodo
positivo sul braccio/polso sinistro; la derivata 2 è il posizionamento
dell’elettrodo negativo sul braccio/polso destro e l’elettrodo positivo sulla
gamba/caviglia sinistra; in derivata 3 posizionamo l’elettrodo negativo sul
braccio/polso sinistro e l’elettrodo positivo sulla gamba/caviglia sinistra; gli
apici del triangolo di Einthoven risultano quindi costituiti dal braccio destro
(sul quale applichiamo sempre un elettrodo negativo) dal braccio sinistro
(sul quale possono essere posizionati sia un elettrodo negativo che uno
positivo) e dalla gamba sinistra (sempre elettrodo positivo). I lati del
triangolo costituiscono le tre derivate di Einthoven; può essere posizionato
un quarto elettrodo sulla gamba/caviglia destra in modo da scaricare
l’impulso
• Nell’elettrocardiogramma i tratti privi di deflessioni rappresentano l’onda
isoelettrica; le onde positive formano delle deflessioni verso l’alto, le
negative formano deflessioni verso il basso
• La prima deflessione è l’onda P, segue un tratto isoelettrico, poi l’onda Q
(deflessione negativa), onda R (deflessione positiva) e onda S (deflessione
negativa). Queste tre onde costituiscono il complesso QRS, al quale segue
un tratto isoelettrico prima dell’onda T (deflessione positiva). In caso di
frequenza molto bassa è possibile notare anche l’onda Uù
• L’onda P rappresenta la depolarizzazione dell’atrio scatenata dal NSA;
intanto l’onda entra nel fascio di His attraverso il NAV; quando il potenziale
comincia ad interessare il ventricolo, l’elettrocardiogramma registra il
complesso QRS, che indica quindi la depolarizzazione ventricolare. L’onda T
rappresenta la ripolarizzazione ventricolare e l’onda U la ripolarizzazione dei
muscoli papillari (la ripolarizzazione atriale è mascherata dal complesso
QRS)
• Una forza elettrica può essere espressa con un vettore e un’onda è positiva
quando il vettore è diretto verso l’elettrodo positivo
• L’onda T è positiva nonostante registri una ripolarizzazione, questo accade
perché, mentre la depolarizzazione ventricolare parte dall’endocardio e
raggiunge l’epicardio, la ripolarizzazione va in senso inverso, dall’epicardio
all’endocardio; se un’onda registrata è positiva quando la depolarizzazione
è diretta verso l’elettrodo positivo, lo è anche se una RIPOLARIZZAZIONE si
allontana dallo stesso elettrodo. Consideriamo due vettori con direzione
opposta, se sono di segno opposto, questi si equivalgono:

+ -
=

Lezione 23/03/09 – Prof. Colantuoni – Sistema Circolatorio

• La pressione nell’aorta varia da un minimo di 120mmHg quando il


ventricolo si svuota ad un minimo di 80mmHg quando la valvola semilunare
si chiude, anche se in realtà nel ventricolo in diastole la pressione
raggiunge valori compresi nell’intervallo di 0-10mmHg. Questa differenza è
dovuta all’effetto volano (o effetto camera di condensazione): durante la
sistole il ventricolo fa aprire le valvole semilunari e il sangue passa
nell’aorta, che è dotata di una tonaca media particolarmente ricca di fibre
elastiche. Il sangue proveniente dal ventricolo quindi distende il vaso
(trasformazione di energia di pressione in energia elastica). Quando
l’eiezione finisce si verifica il ritorno elastico dell’aorta su sé stessa, che
mantiene la pressione più elevata e spinge il sangue nuovamente verso il
ventricolo, causando la chiusura delle valvole semilunari.
• Per il principio di Bernoulli è necessario prendere in considerazione tre
fattori durante la sistole ventricolare: la pressione che spinge il sangue nel
vaso, l’energia che dipende dalla colonna idrostatica e l’energia
sistematica, cioè la velocità di flusso del sangue. Gli organi che si trovano al
di sopra del cuore, in posizione eretta, ricevono il sangue con una forza
minore.
• Pressione differenziale: differenza tra pressione massima e minima.
Maggiore è l’elasticità dell’aorta minore sarà la pressione differenziale
• Durante la vecchiaia la pressione sistolica aumenta quindi aumenta la
pressione differenziale (diminuzione dell’elasticità dell’aorta)
• La pressione diastolica è anche indice della resistenza che si oppone al
flusso di sangue
• Le arteriole muscolari possiedono una tonaca media ricca di fibre muscolari
lisce che risentono di una serie di fattori di regolazione. La diastole è anche
un indice della contrazione muscolare delle fibre delle arteriole. La
contrazione aumenta la resistenza periferica. Una marcata costrizione delle
arteriole causa un aumento della pressione diastolica

Lezione 25/03/09 – Prof. Colantuoni – Sistema Circolatorio II


• È possibile studiare il polso venoso nella giugulare, dove le pressioni sono
ridotte. Il polso presenta una serie di onde caratteristiche e l’andamento
rispecchia le fasi del ciclo cardiaco: presenti onde positive in alto (A e C),
un’onda negativa X, un’altra onda positiva V e un’ultima negativa Y
 Onda A: presistole
 Onda C: contrazione ventricolare, sale la pressione intrave ntricolare, si
verifica erniazione della valvola tricuspide che aumenta la pressione
interatriale (sistole isovolumetrica)
 Onda X: sistole isotonica che avvicina l’apice del cuore alla base; collasso
sistolico: aumenta il volume dell’atrio, la cui pressione diminuisce
 Onda V: aumenta il contenuto atriale con aumento della pressione, che
supera quella intraventricolare; apertura delle valvole atrioventricolari
 Onda Y: collasso diastolico; il sangue passa dall’atrio al ventricolo
• I due ventricoli, di destra e di sinistra, devono spingere nel sistema lo
stesso volume di sangue perché vanno considerati come due pompe
posizionate in serie. Se ad esempio il ventricolo sx diventa insufficiente non
è in grado di svuotarsi completamente e spinge in circolo meno ml di
sangue, mentre il ventricolo dx continua a mettere in circolo la stessa
quantità di sangue. In 10 minuti i 70 ml che vanno al circolo polmonare
determinano qui un accumulo di sangue
(segue digressione filosofica sulla vita di Benedetto Croce)
• L’accumulo di sangue nel piccolo circolo determina edema polmonare: la
pressione è tale che la pressione che si genera determina uno stravaso di
liquido che penetra negli alveoli, impossibilitati così agli scambi gassosi
• La legge di Ohm è applicabile al sistema circolatorio Q = ΔP/R
• La resistenza incontrata nel sistema circolatorio dipende da diversi fattori:
caratteristiche geometriche (8/π), lunghezza dei vasi (l), raggio del vaso (r4)
R= (8/π) x (η) x (l/r4)
Quindi se si riduce di poco il diametro, la resistenza si alza moltissimo e
viceversa
• Legge di Hagen-Poiseuille:
Q= (πΔPr4) / (8ηl)
Questa legge regola il flusso (Q)
• Considerando un liquido newtoniano, la viscosità viene intesa come l’urto
degli strati del liquido in scorrimento che si spostano anche verso gli strati
superiori e inferiori
• Un liquido in un condotto chiuso ha una lamina centrale con velocità
massima e man mano che ci si sposta verso la parete, le lamine scorrono
con velocità inferiore. L’andamento è di tipo parabolico
• Dal punto di vista microscopico il sangue non può essere considerato un
liquido newtoniano per la presenza della parte corpuscolata
Lezione 31/03/09 – Prof. Colantuoni – Sistema circolatorio III / Micocircolo
• La legge di Poiseulle è una derivazione della legge di Ohm, secondo la quale
il flusso è direttamente proporzionale a ΔP e inversamente proporzionale a
R
• Consideriamo il flusso d’acqua in un condotto aperto: il liquido viene inteso
come un insieme di lamine scorrenti l’una sull’altra. La viscosità in questo
caso è data dall’attrito che si sviluppa a causa di questo scorrimento.
Newton parlava di mancanza di scorrimento
• Shear Rate: gradiente di velocità; è dato dalla differenza di velocità tra due
strati di liquido a distanza u
γ = du/dr
• Shear Stress (τ): è lo sforzo di taglio, cioè la forza che applichiamo in
maniera tangenziale alla superficie
τ = F/A
• Il sangue di per sé è una sospensione di cellule in un liquido e la sua
viscosità non rimane costante con variare di τ e quindi della velocità
• La viscosità apparente è quella calcolata con la legge di Poiseulle
• Nel caso di tubi chiusi lo Shear Stress si calcola tra parete e liquido (il
sangue nel nostro caso)
• Legge di Bernoulli:
E= P + ρv2/2 + ρgh
P e ρv2/2 dipendono dall’attività cardiaca e dalla velocità che il sangue
acquista quando è spinto in circolo dal ventricolo
Microcircolo
• Il microcircolo comprende arteriole, capillari e venule. Il diametro delle
arteriole è < 100 μm, queste attraverso un sistema di 4-5 terminazioni
danno origine alle arteriole terminali, dalle quali sfioccano i capillari. Le
arteriole hanno tutte le tonache
• Le arteriole con diametro compreso tra 7 e 100 μm sono dette muscolari
per lo sviluppato sistema muscolare liscio. I capillari possiedono solo
endotelio e membrana basale e mediamente hanno diametro di 4-5 μm. I
capillari confluiscono nelle venule post-capillari che, a loro volta,
confluiscono nelle venule vere e proprie
• La muscolatura liscia nelle arteriole terminali si trova all’inizio dei capillari,
formando sfinteri pre-capillari che non rappresentano singole unità di
muscolatura liscia.
• Krogh è stato il primo a studiare in maniera sistematica il microcircolo. Nel
mesentere di rana quando si passa dal versante arterioso a quello venoso
un’arteriola perde la struttura muscolare e diventa preferenziale, formando
una metarteriola
• A livello capillare avviene la formazione del liquido interstiziale (2l/die): si
verificano i fenomeni di diffusione e filtrazione. Attraverso i pori
generalmente non passano le proteine plasmatica, al limite proteine molto
piccole. Le pressioni idrostatica e oncotica interstiziali sono considerate, con
una prima approssimazione, trascurabili.
Lezione 20/04/09 – Prof. Colantuoni – Microcircolo II
• Branching terminale: arborizzazione terminale del microcircolo; composto
da 4-5 arteriole dalle quali, attraverso le arteriole terminali, i capillari.
• Zweifach è stato il padre della moderna microcircolazione
• L’arteria A4 (o A5) è quella dalla quale prendono origine i capillari. Il circolo
capillare dà origine poi alle venule post-capillari
• Sistema centrifugo di Wiedemann: arterie da A1 fino a A4/A5; Sistema
centripeto di Strahler: si parte dai capillari (vasi di ordine 0), l’arteriola
terminale è l’arteriola di ordine 1, poi si continua perlomeno fino all’ordine
5. Questi cinque ordini sono quelli che costituiscono il Branching terminale
• Considerando gli scambi capillari è necessario considerare gli scambi che
portano alla formazione del liquido interstiziale e gli scambi gassosi
• Legge di Starling: il liquido che si forma per unità di superficie (Jv/S)
dipende dalla conduttività di membrana (Lp), dalla differenza tra pressione
idrostatica dei capillari e dell’interstizio (Pc – Pi), dal coefficiente di
riflessione delle proteine plasmatiche σ (permeabilità delle pareti del vaso
alle proteine plasmatiche) moltiplicato per la differenza tra pressione
oncotica nei capillari e nell’interstizio [σ(πc-πi)]. Consideriamo Pi e πi
trascurabili in prima approssimazione, quindi la filtrazione dipende da Pc e
πc
• Nei capillari la Pc è di 32 mmHg e spinge l’acqua verso l’esterno; ma le
proteine rimaste hanno un certo peso molecolare e attraggono acqua (πc),
pressione oncotica di 25mmHg. Quindi c’è una forza filtrante di 7 mmHg
che forma 24l/die di liquido interstiziale, dei quali 22l sono assorbiti nel
versante venoso, perché andando verso le venule la pressione oncotica
tende a superare quella idrostatica (π = 28mmHg, P = 10-15 mmHg)
• Ma la Pi? Gayton studiava il tessuto sottocutaneo impiantando delle sferette
cave nel tessuto sottocutaneo di coniglio; faceva riempire le sferette di
tessuto cicatriziale, poi cercava di penetrare nelle sferette con delle micro
pipette; usava poi un meccanismo per misurare pressioni di basso valore e
misurò una pressione negativa. Quindi all’esterno dei vasi è presente una
pressione negativa che facilita la formazione del liquido interstiziale (-2/-5)
• Wiederheilm studiava il microcircolo e si chiese se la pressione negativa di
Gayton fosse causata da un accumulo proteico nelle sferette cave. Le
proteine, infatti, potrebbero avere un effetto osmotico.
• Le arteriole terminali muscolari hanno un muscolo liscio che fa una serie
incredibile di movimenti, quindi non hanno mai un diametro costante;
questo meccanismo può anche causare obliterazione del lume
(vasomotilità). Quando il vaso si costringe nelle diramazioni successive non
scorrerà più sangue: si ha un’onda di costrizione che chiude tutte le
arteriole successive con blocco del flusso capillare e caduta della pressione
idrostatica al di sotto di quella oncotica in tutti i capillari; ne consegue che il
liquido interstiziale non si forma, ma si verifica assorbimento di liquidi lungo
tutti i capillari. Si dice che i capillari funzionano da elemento assorbente,
contrapposto ad elemento filtrante. Quindi se viene introdotto il concetto di
vasomotilità, i capillari possono agire da elementi assorbenti o filtranti in
base allo stato di costrizione. Quando un vaso si costringe si ha
nell’interstizio un aumento di volume, vi è una diminuzione della pressione
perché è come se l’interstizio si allargasse. Quando l’arteria si rilassa il vaso
preme sull’interstizio, aumentando la pressione. Quindi, in conclusione non
si può parlare di una Pi costantemente negativa
Lezione 30/04/09 – Prof. Colantioni – Microcircolo III (regolazione della
circolazione capillare)
• Il reclutamento di capillari consente di aumentare la quantità di sangue che
passa nel letto capillare
• (Krogh??) immaginava che in condizioni normali i capillari perfusi sono
pochi ma aumentano sotto stimolazione. Ad esempio nel muscolo, durante
l’esercizio aumenta il numero di capillari perfusi
• Primo meccanismo per la regolazione della circolazione capillare: teoria
miogena. Il circolo capillare è regolato dal muscolo liscio dell’arteria che dà
origine ai capillari
• Bayliss, un fisiologo inglese, scoprì che nelle arteriole una distensione della
parete causa una contrazione (riflesso miogeno, primo meccanismo di
regolazione della perfusione capillare). È una caratteristica intrinseca della
muscolatura
• Nella muscolatura dei vasi, a livello delle diramazioni ci sono delle cellule
muscolari che assomigliano a cellule pacemaker e che quindi hanno la
capacità di auto-eccitarsi. Duling ha lavorato sulla sacca buccale del criceto
e osservò cicli di contrazione e rilasciamento automatici per circa mezz’ora
• Uno studio sulle arterie mesenteriche di ratto per l’attività contrattile ha
permesso di scoprire che cellule simil-pacemaker sono particolarmente
permeabili al cloro per la presenza di speciali canali del cloro Ca2+ -
dipendenti (sono altri meccanismi che permettono di regolare la
contrazione)
• Secondo meccanismo per la regolazione della circolazione capillare: teoria
nervosa
• Il sistema nervoso autonomo è formato da fibre simpatiche che innervano
molto le strutture arteriolari. Nel bulbo è presente il centro vasomotore e
contiene neuroni pacemaker che inviano fibre lungo la colonna intermedio
laterale del midollo, scaricano sul tessuto muscolare vascolare (scarica
simpatica) e determinano contrazione del muscolo liscio pre-capillare
• I meccanismi quindi sono plurimi e integrati tra loro
• Terzo meccanismo per la regolazione della circolazione capillare: teoria
metabolica
• Il muscolo è sensibili ai metaboliti come acido lattico, a variazione del pH
(acidosi  vasodilatazione), presenza di Adenosina (uno dei più potenti
vasodilatatori, deriva dal metabolismo dell’ATP)
• Importante anche la presenza di almeno due fattori endoteliali: NO e fattore
iperpolarizzante EDHF. Sono entrambi vasodilatatori prodotti dalle cellule
endoteliali. EDHF sembra essere prodotto durante il metabolismo del
citocromo P450. NO viene liberato in seguito a stiramento delle cellule
endoteliali
Lezione 05/05/09 – Prof. Colantuoni – Regolazione della pressione arteriosa
• In tutti i tessuti, tratte il cuore e i polmoni, l’ipossia causa vasodilatazione,
con variazioni della produzione di sostanze e pH
• Furchgot fece degli esperimenti prendendo delle arterie isolate e
lasciandole contrarre e rilasciare in vitro; osservò che l’acetilcolina causava
vasodilatazione, inoltre facendo passare del’aria compressa che
distruggeva l’endotelio o una micro pipetta che causava danno meccanico
dell’endotelio, l’acetilcolina causava invece vasocostrizione
• EDRF: endotelial derived realising factor. Sembra essere prodotto
dall’endotelio in risposta ad uno stimolo di acetilcolina
• NO viene liberato soprattutto quando le cellule endoteliali sono sfregate. Le
caveole delle cellule endoteliali hanno sensori di allungamento che inviano
messaggi alla NO sintasi (shear stress  liberazione di NO). NO è capace di
attraversare le cellule endoteliali, raggiungendo le cellule muscolari nelle
quali lega la guanilato ciclasi solubile, comportando un incremento dei livelli
intracellulari di cGMP, con conseguente riduzione di contrazione
citoplasmatica di calcio e riduzione della contrazione (dilatazione)
• Anche la bradichinina è un vasodilatatore. Agisce liberando NO? Se
modifichiamo l’arginina, il substrato della NO sintasi (ad esempio tramite
metilazione) inibiamo l’attività di questo enzima. Ora, inserendo acetilcolina
il vaso non si dilata (agisce mediante liberazione di NO), inserendo invece
bradichinina il vaso si dilata, quindi non funziona attraverso la liberazione di
NO, ma attraverso qualche altra sostanza prodotta dalla cellule endoteliali,
l’EDHF (fattore endoteliale iperpolarizzante)
• Se inseriscono un elettrodo nelle cellule muscolari lisce prima di iniettare
bradichinina, noto che la vasodilatazione si accompagna ad
iperpolarizzazione, questo è il motivo per il quale l’EDHF è stato chiamato
fattore iperpolarizzante
• In alcune cellule l’EDHF è stato identificato con il cAMP, che deriva
dall’attività metabolica del citocromo P450
• In drosophila è presente TRP. TRP4 risponde ad acetilcolina e bradichinina e
in alcuni distretti fa rilasciare il peptide natriuretico dell’endotelio CNP, che
attiva la guanilato ciclasi con conseguente iperpolarizzzione e
vasodilatazione
• Nell’uomo la vasodilatazione dipende anche dall’azione delle
prostaglandine. PgI2 (prostaciclina) è la prostaglandina vasodilatatrice per
eccellenza; PgE2 a volte funziona come vaso dilatante, altre come
vasocostringente
• E’ importante tenere conto anche di sostanze circolanti, come adrenalina,
noradrenalina, vasopressina (che causa vasocostrizione interagendo con
recettori AT1) e angiotensina II (che causa vasocostrizione interagendo con i
recettori AT1 e AT2)
• La pressione presenta variazioni circadiane, con un picco tra le 6 e le 12. La
pressione non è costante quindi e un aumento pressorio corrisponde ad un
aumento della frequenza cardiaca. Di giorno prevale un tono adrenergico
(sistema simpatico) mentre di notte prevale (soprattutto durante il sonno) il
tono vagale
• Ci sono tre meccanismi che tendono a mantenere costante la pressione:
 Meccanismo rapido: è un meccanismo nervoso. Barocettori (terminazioni
libere nella parete di un vaso) percepiscono variazioni di pressione; sono
presenti intorno all’arco aortico e nel seno carotideo. Un aumento della
pressione causa un aumento delle scariche recettoriali a livello bulbo-
pontino nelle zone vagali (nuclei del tratto solitario, dorsale del vago e
ambiguo). Ne conseguono due azioni: una sul cuore e una periferica.
Inoltre i nuclei rostro-ventro-laterali hanno neuroni simpatici che sono
inibiti da scariche GABAergiche provenienti dai nuclei del vago. I nuclei
rostro-ventro-laterali sono connessi alla colonna intermedio laterale del
midollo spinale e sono neuroni simpatici pregangliari che causano
costrizione di varie strutture del sistema vascolare
 Meccanismo intermedio: risposte renali. Un aumento pressorio oltre i 180
mmHg determina un aumento del filtrato glomerulare (aumento della
diuresi)
 (Del terzo meccanismo colantuoni non ha mai parlato, ndr.)

Lezione 25/05/09 – Prof. Colantuoni – GH


• 191 amminoacidi, prodotto come pre-ormone con più di 190 amminoacidi
• Produzione: 500 μg – 2 mg / die
• Emivita: 20 minuti
• Concentrazione plasmatica: 1-5 ng/ml
• Legato a due binding protein: da 61 kDa e 100 kDa. La BP da 61 kDa ha la
stessa sequenza della porzione esterna del recettore per l’ormone
• Catabolismo nel fegato
• Codificato da due geni: hGH-N (normale) e hGH-V. hGH-N codifica per due
varianti di GH, una da 22 kDa e 191 amminoacidi ed una da 20 kDa e 32-46
amminoacidi. Le due varianti si formano per splicing alternativo. Il gene
hGH-V codifica per un GH sempre di 191 amminoacidi, 13 dei quali però
sono differenti
• Esistono anche un pseudo gene (hCS) e due geni che funzionano durante la
vita fetale codificanti le somatomammotro (hCS) e due geni che funzionano
durante la vita fetale codificanti le somatomammotropine (hCS e hGS)

Lezione 26/05/09 – Prof. Colantuoni – GH/2


• L’ormone della crescita è un ormone monometrico che nel siero si associa
ad altri monomeri (bigGH e bigbigGH)
• Può avere effetti sia diretti che indiretti; agisce su tutto l’organismo, di cui
favorisce soprattutto la crescita lineare
• Fattore di (??): si pensava funzionasse con il GH. E’ una molecola indotta dal
GH e per un certo tempo è stato chiamato somatomedina; la somatomedina
è stata poi identificata e chiamata IGF-1 (insulin-like growth factor) che
viene quindi considerato come il mediatore del GH
• L’ormone della crescita stimola anche la sintesi proteica insieme a IFG-1 e
all’insulina (che sono tra gli attivatori più importanti)
• Il nanismo ipofisario è causato da mancanza di GH. E’ un nanismo armonico
perché riguarda tutti gli organi
• IGF-1 è costituito da 70 amminoacidi; ha un’emivita di 3-5 ore; stimola una
potente sintesi proteica e agisce come fattore fondamentale per aumentare
la crescita (effetto combinato con GH per quanto riguarda queste funzioni)
• IGFBPIII: binding protein che trasporta la maggior parte dell’IGF-1. Esistono
almeno 5 isoforme di IGFBPs
• Considerando il compartimento metabolico lipidico e glucidico, gli effetti del
GH e dell’IGF-1 sono contrapposti: GH causa effetti a breve termine, in
particolare causa ipoglicemia, riduzione degli amminoacidi liberi e riduzione
degli acidi grassi liberi. Dopo un paio d’ore gli amminoacidi restano bassi
ma glucosio e acidi grassi aumentano. In conclusione si verificano:
stimolazione della sintesi proteica (testimoniata dalla riduzione degli
amminoacidi liberi), aumento della lipogenesi nel tessuto muscolare e nel
tessuto adiposo (diminuzione degli acidi grassi liberi) nel periodo iniziale,
aumento della captazione di glucosio (diminuzione della glicemia)
• L’insulina agisce principalmente su tessuto adiposo, muscolare e fegato. Gli
effetti della fase precoce del GH sembrano insulinici e sono mediati da IGF-
1. Dopo un certo poi gli effetti del GH diventano anti-insulinici, con aumento
della lipolisi (quindi degli acidi grassi liberi) e inibizione dell’assunzione del
glucosio a livello del tessuto muscolare (aumento della glicemia)
• Per quanto riguarda il fegato, in quest’organo il GH aumenta la glicogeno
sintesi e la gluconeogenesi.
• Il GH quindi è l’ormone del digiuno: il glucosio viene risparmiato per le
cellule nervose e vengono consumati acidi grassi
Lezione 28/05/09 – Prof. Colantuoni – GH/4 (by Giusy Esposito)
♦ Il ruolo principale del GH è di consentire la crescita e lo sviluppo dell’organismo,
facilita la proliferazione della cartilagine metafisaria della ossa lunghe e tramite la
lipolisi permette di preservare il glucosio per le cellule nervose.

♦ La stazione fondamentale per il controllo delle secrezioni ipofisarie è l’ipotalamo:


dal nucleo arcuato i neuroni si portano all’eminenza mediana dell’ipofisi. Tali
neuroni sono secernenti e liberano sostanze che influenzano l’attività dell’ipofisi.

♦ A livello ipotalamico abbiamo un gruppo di neuroni che sintetizza il fattore


rilasciante il GH (GHRH) ed un gruppo di neuroni secernenti la somatostatina che
agisce come inibitore della produzione di GHRH e di conseguenza del rilascio di
GH. Questi due gruppi di cellule sono strettamente correlati tra loro.

♦ Esistono cinque livelli di regolazione del rilascio di GH:

1. la prima regolazione sta nello stesso rilascio di GHRH e di somatostatina

2. il secondo livello è detto regolazione ad ansa lunga ed è a feedback negativo:


in risposta al GH il fegato produce IGF-1 agisce a livello ipotalamico
stimolando il rilascio della Somatostatina e inibendo il rilascio del GHRH
determinando una riduzione della sintesi e della secrezione del GH dall'Ipofisi.

3. il terzo livello è detto regolazione ad ansa lunga ed è a feedback negativo: il


GH stesso agisce sull’ipotalamo aumentando la produzione di somatostatina.

4. il quarto livello è detto regolazione ad ansa ultracorta anch’esso a feedback


negativo: il GHRH agisce per via autocrina direttamente sulla cellula che lo
produce inibendo una ulteriore produzione.

5. il quinto livello di regolazione è associato ai ritmi circadiani e all’età del soggetto.


La secrezione di GH non è costante ma varia a seconda dell’orario, con una
maggiore variabilità nei soggetti di età inferiore; all’incirca verso mezzanotte
raggiunge un picco che è molto più marcato nei bambini. La secrezione di GH è
infatti facilitata negli stati profondi del sonno probabilmente per una regolazione
operata dal tratto sopraottico.