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Nota per il Lettore

La storia di questo libro dawero incredibile, e noi


stessi siamo curiosi di sapere come andr a finire.
Tutto cominciato con questa e-mai1 che ci ha man-
dato un nostro collaboratore dalla Cornovaglia.
Quanto al seguito, deciderete voi cosa pensare.. .
La Redazione del Battello a Vapore
(LI",
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Da: Pierdomenico Baccalario
Oggetto: Manoscritto Cornovaglia
Data: 20 luglio 2004 3:46:01
A: Redazione Battello a Vapore
, & Allegati, 750Kb
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Ciao a tutti!
Vi scrivo da Cove Cottage, un bed & breakfast in Cornovaglia, perch devo
assolutamente mettervi al corrente di alcuni fatti straordinari che mi sono
successi.
Dopo che mi avete raccontato di quel manoscritto che vi incuriosiva, sono
partito subito per l'Inghilterra. L'unica informazione che avevo sull'autore era
il nome del luogo in cui vive, Kilmore Cove, in Cornovaglia. Arrivato a Londra,
ho affittato una macchina, ma il mio viaggio si fermato a Zennor, dove mi
trovo ora, perch non ho trovato nessun "Kilmore Cove" sulla cartina.
A quel punto ho chiamato il numero di telefono che mi avevate lasciato. Mi
ha risposto una signora molto gentile, che mi ha domandato in quale hotel mi
trovavo e mi ha dato appuntamento alla reception per la mattina seguente.
Invece della gentile signora inglese, la mattina dopo ho trovato un baule
(avete letto bene, un BAULE!) con una scarna lettera di accompagnamento,
che vi trascrivo:
Gentile signore,
questo il materiale che Ulysses Moore mi ha pregato di farle recapitare.
Nel caso lo trovasse di suo gradimento e volesse pubblicarlo, la nostra unica
richiesta che il nome Ulysses Moore sia ben visibile sulla copertina e che
l'ordine dei manoscritti sia rispettato.
Con i migliori auguri,
L'Isola di Calypso
Buoni Libri Salvati dal Mare
Dentro il baule c'era una montagna di fotografie, disegni, cartine e quaderni
dalla copertina nera consumati dal tempo, tutti numerati e scritti in una
calligrafia minuta e precisa. .. Ma in un linguaggio totalmente incomprensibile!
All'inizio ho pensato a uno scherzo. Poi per ho cominciato a guardare i
disegni, le mappe, le fotografie, e ho capito che quel materiale faceva parte
di un'unica storia. Una storia che l'autore, per qualche motivo che ancora
mi sfugge, ha deciso di proteggere con una scrittura in codice molto
particolare.
Come potrete immaginare, a quel punto ero dawero incuriosito e visto che
avevo gi prenotato il bed & breakfast per tutta la settimana, ho cominciato
a cercare un modo per tradurre quei quaderni.
Come potete leggere qui di seguito, credo di essere riuscito a "svelare" il
primo.
Pierdomenico
P.S. Vi ho mandato in allegato la foto di Cove Cottage, quella del baule e
anche la cartina.. . cos vedrete che trovare Kilmore Cove una missione
impossibile: non esiste da nessuna parte!
L
a casa sulla scogliera apparve all'improwiso,
dietro una curva. La sua torretta di pietra
svettava contro il blu del mare, circondata
dagli alberi.
- Caspita! - esclam la signora Covenant non
appena la vide.
Suo marito, alla guida, si limit a sorridere. Oltre-
pass il cancello di ferro battuto e parcheggi la mac-
china nel cortile.
La signora Covenant scese. La ghiaia scricchiol
sotto i suoi tacchi e lei sbatt le palpebre, come se
fosse ancora indecisa se credere o meno a quello che
stava vedendo.
La casa era arroccata sul mare: si sentivano le onde
sbattere contro gli scogli, l'aria pungente di salsedine.
. .
L'edificio era circondato d'azzurro, mare e cielo e, piu
da vicino, dagli alberi del giardino; lontana, alla base
della scogliera, si intravedeva la baia di Kilmore Cove,
disseminata di case.
Mentre restava immobile nel cortile, a bocca spalan-
cata, la signora Covenant fu raggiunta da un uomo
anziano, con il viso segnato da rughe pronunciate e una
curatissima barba bianca. Aveva gli occhi mobili, irre-
quieti e profondi. Si present, facendola sobbalzare.
- Mi chiamo Nestor - disse. - Sono il giardiniere
di Villa Argo.
- - LA PORTA GRAFFIATA ycOe-----
Dunque era cos che si chiamava, pens lei: Villa
Argo.
Segu suo marito e l'andatura zoppicante del giar-
diniere fino a un porticato affacciato sul mare.
- Siamo sicuri di non esserci sbagliati? - domand
la signora Covenant, sfiorando i muri di Villa Argo
come per accertarsi che esistessero davvero.
Suo marito la prese per mano, poi le sussurr:
- Tieniti forte, adesso.. .
L'interno divilla Argo era ancora pi stupefacente
dell'esterno: un dedalo di piccole stanze, arredate con
mobili e oggetti che sembravano provenire da ogni
angolo del mondo. Era tutto perfetto: tutto al suo
posto. Per la prima volta in vita sua, la signora Cove-
nant pens che non avrebbe voluto spostare un solo
mobile dal punto in cui era stato sistemato.
- Dimmi che vero.. . - sussurr al marito.
Lui si limit a stringerle la mano.
Era vero, quindi: avevano realmente comprato quel-
la casa.
La signora Covenant si lasci guidare fino a un
salottino con la volta e i muri di pietra, antichi ed ele-
ganti. Vi si accedeva attraverso una piccola arcata e
c'era un'altra porta d'uscita, di legno scuro, sulla
parete orientale.
- Questa una delle stanze pi vecchie ... - com-
ment il giardiniere, soddisfatto. - rimasta cos da
pi di mille anni, quando qui c'era ancora una torre
medievale. I1 signor Moore, il vecchio proprietario, si
limitato a chiudere gli spifferi della finestra e, natu-
ralmente, a far passare i fili della luce elettrica -. Indi-
c loro il basso lampadario appeso al centro della
volta.
- Jason ne sar entusiasta ... - disse il signor Co-
venant.
La moglie rimase zitta.
- Avete due figli, vero? - domand il giardiniere.
- S: un ragazzo e una ragazza di undici anni -
rispose automaticamente lei. - Sono gemelli.
- E immagino che siano intelligenti, allegri, pieni di
------?), h PORTA GRAFFIATA .&p,-
vita ... E che saranno felici di crescere in un luogo
tagliato fuori dal resto del mondo e dalle reti Internet
ultraveloci.. .
La signora Covenant sgran gli occhi.
- Beh, immagino di s.. . - rispose un po' sorpresa.
- Forse non carino che lo dica io, ma ... s, sono
molto indipendenti.. . -. Visualizz per un istante
Jason appiccicato allo schermo del computer, poi
scroll il capo. - Io credo che anche senza Internet
ultraveloce sarebbero entusiasti di vivere in una casa
come questa.
- Perfetto, davvero perfetto - annu il giardiniere.
- Allora, se alla signora la casa piace, direi che possia-
mo considerare fatto il nostro accordo.
I1 signor Covenant spieg alla moglie che era
volont del vecchio proprietario, il signor Ulysses
Moore, che la casa fosse destinata a una famiglia gio-
vane, con almeno due figli.
-Voleva che la casa fosse sempre piena di vita.. . -
aggiunse il giardiniere, precedendoli fuori dal salotti-
no di pietra. - Diceva che una casa senza ragazzi
come una casa morta.
- Aveva ragione - convenne la signora Covenant.
Un attimo prima di uscire guard meglio la porta di
legno che si trovava sulla parete orientale. Si accorse
che, in certi punti, il legno sembrava carbonizzato e
che, nelle parti restanti, era rovinato da sfregi e pro-
fonde graffiature.
- Cosa successo a quella porta? - domand.
Nestor si ferm, guard la porta, poi scosse il capo.
- Ah, mi scusi - borbott. - Quella porta faccia
finta di non averla mai vista. Le successo di tutto, da
quando si persero le chiavi per aprirla. Vede quei
quattro buchi? I1 signor Moore pensava che fossero
serrature. Ha provato ad aprirla in tutti i modi, ma.. .
inutilmente.
- E dove conduce?
I1 giardiniere si strinse nelle spalle.
- Chi pu dirlo? Un tempo forse portava alla vec-
chia cisterna per l'acqua, che oggi non credo neppu-
re esista pi.. .
La signora Covenant sfior il legno annerito e graf-
fiato e avvert una vibrante fitta di preoccupazione:
- Forse sarebbe meglio metterci davanti qualcosa,
cos ai ragazzi non verr in mente di provare ad aprir-
la.. . - comment rivolta a suo marito.
- Ben detto.. . - mormor il giardiniere, zoppican-
do fuori dalla stanza. - la cosa migliore da fare: ai
suoi figli non deve mai venire in mente di provare ad
aprirla. . .
'mmobile in fondo alle scale, Jason ascolt.
C'era una strana corrente d'aria, che trasporta-
va rumori lontani. Scricchiolii dei mobili, sibi-
li del vento, zampettare di animali. Gi altre volte, in
quella settimana, Jason aveva immaginato che i mo-
bili di Villa Argo fossero dotati di vita propria: non
appena la stanza era vuota, si spostavano di un mil-
limetro. Di un millimetro, non di pi, per non esse-
re sorpresi.
Ma questa volta era diverso. Non poteva essere
stato un mobile che si spostava. E neppure i gabbiani
appollaiati sul tetto o i ramarri tra l'edera rampicante
o i topi sulla soffitta. Nossignore.
Questa volta aveva sentito un rumore importante:
passi affrettati, al piano di sopra. Si era immobilizza-
to ad ascoltare, e i passi si erano ripetuti.
Jason strinse le labbra, preoccupato.
- Quindi sei di sopra.. . - mormor al suo misterio-
so nemico, come se tra loro fosse in corso una specie
di sfida.
Possibile che nessun altro della sua famiglia si fosse
accorto della sua esistenza? Possibile che n suo padre,
n sua madre, n sua sorella avessero capito che c'era
anche qualcun altro in quella casa cos enorme?
Jason l'aveva capito subito: dal primo istante in cui
avevano scaricato le valigie nel cortile.
L A CORRENTE ,&--p
Villa Argo era una casa troppo grande per poterla
conoscere tutta. Una casa piena di stanze e di segreti,
di oggetti affascinanti e misteriosi.
Quando si erano guardati per la prima volta, era
come sevilla Argo gli avesse sussurrato: ((Non tutto
come sembra: scopri il mio segreto, Jasono.
E lui aveva accettato.
Awolto nella corrente d'aria, Jason guard i ritrat-
ti appesi al muro che accompagnavano i gradini fino
al primo piano e poi fino alla stanza della torretta,
che, con la sua porta a specchio, faceva terminare le
scale. Suo padre gli aveva spiegato che quelle vecchie
facce incorniciate erano quelle dei precedenti pro-
prietari della casa e che presto anche loro avrebbero
avuto il loro ritratto appeso tra gli altri.
- Ah, no: io in posa non mi ci metto - aveva subito
detto sua sorella Julia, cui metteva angoscia qualunque
proposta che contemplasse l'idea di dover stare ferma
in uno stesso posto per pi di quindici minuti.
A Jason invece quell'idea piaceva. Faceva molto.. .
personaggio importante. Molto esploratore. O caccia-
tore di fantasmi.
- Ok ... chiunque tu sia ... - mormor.
Era possibile che i passi che aveva appena sentito
appartenessero a un fantasma?
Tir fuori dalla tasca il Manuale delle Creature Spa-
ventose, compilato dal fantomatico Dottor Mesmero,
eroe dei fumetti.
Trov la pagina che cercava e lesse: - Non pensate
che i fantasmi siano muti. Possono produrre rumori di
ogni tipo (passi, catene strascicate, campane) e spesso pos-
sono parlare. Inoltre, non sempre sono incorporei.
Jason annu rincuorato. Oltre a confermare i so-
spetti sull'identit del suo nemico, quelle poche righe
risolvevano una sua grande perplessit. Si era sempre
domandato come mai nei film i fantasmi passassero
attraverso le porte e mai, per esempio, attraverso i
pavimenti.
Continu a leggere: - Di solito i fantasmi infestano le
case in cui vi ancora qualcosa di incompiuto da termi-
nare.
Qualcosa di incompiuto, certo.
Poteva essere un fantasma, quindi, che si aggira-
va al piano superiore per portare a compimento ...
qualcosa.
Jason ripass velocemente i consigli del Dottor
Mesmero per catturare un fantasma, poi si rimise in
tasca il Manuale.
- Adesso vengo a prenderti.. . - sibil.
Ma non appena pos il piede sul primo scalino,
una mano lo afferr da dietro.
-- -b L A CORRENTE &---p
- Jason! - esclam sua sorella, tirandolo gi dal
gradino. - Dobbiamo andare!
Jason, ancora immerso nel suo gioco della caccia al
fantasma, cerc rapidamente di ricordare quello che
doveva succedere nel mondo reale.
((Dobbiamo andare? E dove?))
Non gli venne in mente niente, ma Jason sapeva
che sarebbe stato impossibile convincere Julia del-
l'esistenza di un fantasma al primo piano, cos la
segu, ricordandosi di colpo il programma del pome-
riggio. I loro genitori se ne sarebbero andati a Londra
per seguire le ultime operazioni di trasloco: mobili
delicati da imballare, l'ufficio di pap da sistemare, i
quadri di mamma da portare gi.. . e via di questo
passo. Sarebbero tornati a Villa Argo domenica matti-
na, con camion al seguito. Nel frattempo, Julia e Jason
sarebbero rimasti a Villa Argo da soli, a patto che
avessero ubbidito senza fiatare al giardiniere, il signor
Nestor.
Per ingannare meglio l'attesa, avevano anche otte-
nuto il permesso di invitare Rick Banner, un ragazzo
del paese che avevano da poco conosciuto a scuola.
I gemelli uscirono di casa.
I1 sole dardeggiava sul giardino, spiovendo da un
cielo incorniciato dalle nuvole. Lontano, sull'orizzon-
te del mare, c'era una delicata linea bianca.
- Ti sei mai chiesta perch il cielo diventa bianco
prima di toccare il mare?
- No - rispose Julia.
Salt i quattro gradini del17ingresso e atterr sul
prato; Jason la segu, poi si volt di scatto a guardare
le finestre del primo piano.
Pensava di poter sorprendere il fantasma. Ma non
vide nessuno.
Nestor ascolt pazientemente le raccomandazioni
della signora Covenant, ma quando lei raggiunse il
"punto otto" con le dita delle mani decise di inter-
L A CORRENTE ,&--
romperla. - Signora, senta: io non sono una gover-
nante. E poi non credo che i vostri figli avrebbero il
tempo di combinare tutto quello che lei mi ha elenca-
to: starete via un solo pomeriggio!
- E una sera - puntualizz lei. - Come le dicevo,
signor Nestor.. .
I1 signor Covenant cerc di accelerare la cosa con
un leggero colpo di clacson, che invece mand sua
moglie su tutte le furie.
- Un attimo! - esclam piccata.
Nestor colse al volo quella seconda interruzione e
disse: - Stia tranquilla. I suoi figli oggi si sfiancheran-
no a esplorare tutta la casa con il loro amichetto e
questa sera saranno cos stanchi che dormiranno
dodici ore filate.
- S, ma ascolti.. .
- No, mi permetta. Ascolti lei. Siamo vicini all'esta-
te e il parco ha bisogno di una bella ripassata. Dir ai
suoi figli cosa fare e cosa non fare e magari cercher
di farmi aiutare con le piantine della serra. Di pi non
posso fare: sono grandi, ormai. E non c' nulla di
pericoloso, qui.
La signora Covenant gesticol per inserirsi nel dia-
logo, ma Nestor non gliene diede la possibilit:
- Neppure la scogliera pericolosa. A nessun ragazzo
verrebbe mai in mente di gettarsi nel vuoto sugli sco-
gli. Saranno anche incoscienti, ma non certo fino a
questo punto.
- Lei non conosce Jason.. . - sussurr allora la si-
gnora Covenant.
Smisero di parlare, perch i ragazzi stavano arri-
vando a salutarli.
Jason, owiamente, camminava all'indietro, come
se fosse stato pi interessato a guardare la casa che i
suoi genitori in partenza.
Camminando in quel modo inciamp nel tubo
d'irrigazione del giardino e dovette fare una rapidissi-
ma mezza piroetta in volo per non cadere di schiena
sulla ghiaia.
- Capisce cosa intendo? - sospir sua madre.
Nestor si gratt la barba bianca e sugger: - Atle-
tico e reattivo?
Julia lanci le braccia al collo della madre, poi si
arrampic sulla portiera per dare un bacio a suo pap.
Jason si limit a un saluto molto pi distratto, ancora
perso in qualcuna delle sue fantasie.
- Mi raccomando, allora.. . - trill la signora Cove-
nant, salendo in macchina. - Ubbidite al signor
Nestor e non fate niente di pericoloso!
Jason e Julia annuirono sorridenti, il vecchio giar-
diniere si limit a una smorfia. L'auto dei Covenant
parti in una sventagliata di ghiaia.
ick Banner pedalava furiosamente sulla sali-
ta che portava alla scogliera. Grosse gocce di
sudore gli bombardavano la maglietta, stac-
candosi dalla fronte corrucciata per lo sforzo. Ma lui
non aveva alcuna intenzione di cambiare il rapporto
della catena. Usare un cambio inferiore sarebbe stato
da ragazzine. Tanto valeva farsela a piedi.
Sentiva i polpacci andare a fuoco, ma sapeva che
era un fuoco salutare: potenziava i muscoli. ((Muscoli
e polmoni: non ti servir altro, nella vita)) diceva sem-
pre suo padre. E suo padre era uno che in bici aveva
fatto tutto il giro dell'Inghilterra, da Kilmore Cove
all'isola di Skye, in Scozia, e ritorno. E non aveva
certo i cambi delle mountain bike moderne. Lui aveva
pedalato e basta.
Cos, stringendo i denti, Rick continu a spingere
a fondo con i pedali, aspettando il momento in cui,
all'improwiso, si sarebbe trovato di fronte la svettan-
te torretta di Villa Argo.
Al solo pensiero, le sue energie si moltiplicarono:
erano anni che sognava di entrare in quella casa. Aveva
passato giornate intere a guardarla con i binocoli di suo
padre dalla finestra di casa, oppure dalla spiaggia, quan-
do la bassa marea scopriva metri e metri di terreno rico-
perto di alghe e Rick osava spingersi pi al largo, nel
tentativo di osservare la villa da un'angolazione nuova.
-- --------L h SALITA 4 -
Ah, Villa Argo! La Vecchia Signora seduta in cima
alla scogliera bianca di Kilmore Cove, una rupe
incrostata di salsedine che i marinai chiamavano Sal-
ton Cliff, lo scoglio salato. Quante storie aveva senti-
to su quella casa, su quella scogliera e sull'eccentrico
proprietario che vi aveva abitato per quarant'anni,
Ulysses Moore! E quante poche pedalate mancavano
per raggiungerla!
Rick si alz in piedi sui pedali e attacc gli ultimi
tornanti con affondi lunghi e potenti.
Si considerava un ragazzo calmo, tranquillo, senza
molte delle manie che quasi tutti i suoi compagni di
classe ritenevano indispensabili. Non aveva mai avuto
un computer, tanto per dirne una. Ma quando a scuo-
la, qualche giorno prima, Miss Stella aveva presenta-
to Jason e Julia alla classe unica di Kilmore Cove,
Rick era letteralmente impazzito di gioia.
((Che colpo di fortuna!)) aveva pensato. Due ragazzi
di un anno pi giovani di lui, che non sapevano nulla
del paese e che si erano appena trasferiti nella villa dei
suoi sogni.. . La morte del vecchio Ulysses e l'arrivo
dei gemelli gli aveva aperto una nuova e incredibile
possibilit: frequentare, finalmente, Villa Argo.
Mentre pedalava, Rick awert qualcosa di minac-
cioso nell'aria. Un'automobile in rapido awicina-
mento alle sue spalle. Si accorse di essere nel centro
esatto della strada, ma non ebbe nemmeno il tempo
di spostarsi. Venne raggiunto da una furiosa strom-
bazzata di clacson e sterz bruscamente verso sini-
stra, perdendo completamente il controllo della bici.
Con la coda dell'occhio, vide una carrozzeria cro-
mata sfrecciargli a pochi pollici dalla ruota posterio-
re, poi ruzzol nell'erba a gambe all'aria.
Rick si divincol dal telaio della bici, sollevandola
sopra di s con un gesto di rabbia. Poi, sempre furio-
so, mont sul ciglio della strada e alz il pugno in
direzione di quel pirata della strada.
- Guarda dove vai, accidenti! - gli url.
- L LA SALITA &-. --
Come se l'avesse sentito, l'automobile accost a
lato della strada con uno stridi0 di freni. Era una di
quelle automobili enormi con i vetri neri che si vedo-
no di solito nei film di gangster.
Rick deglut e valut rapidamente le condizioni
della sua bici. Niente di rotto, gli sembrava. Afferr il
manubrio e tir su la bicicletta.
- Mi dispiace moltissimo! - esclam a quel punto
una voce femminile proveniente dalla macchina. - Ti
sei fatto male?
Una mano awolta in un delizioso guantino aran-
cione, scintillante di bracciali, spunt dal finestrino
posteriore dell'auto facendogli cenno di awicinarsi.
- Piccolino, mi dispiace.. . - continu la voce. -Va
tutto bene?
Rick si lasci scivolare addosso il "piccolino" e si
awicin quel tanto sufficiente a sbirciare dentro la
macchina. Vide due lunghe gambe femminili, una
cascata di capelli rossi, una pesante collana di dia-
manti e smeraldi e uno sguardo bordato di ciglia pra-
ticamente infinite. Poi venne awinghiato da una dol-
cissima nuvola di profumo.
- Devi perdonarmi. .. - sussurr la donna. - Ma a
volte Manfred pensa di essere ancora al rally. Non
vero, Manfred? Forse il caso che ti scusi con il
nostro giovane amico, non credi?
La portiera del guidatore si socchiuse per far scen-
dere Manfred. Era un giovane tozzo, con una faccia
da bandito che spuntava da un elegante gessato grigio
e nero. Si inchin rigidamente masticando un paio di
scuse incomprensibili, che a Rick suonarono come
un: <<La prima volta che ti incontro da solo, sei
morto)).
- Ben fatto, Manfred. .. - si compliment Miss
Profumo Stordente, dal sedile posteriore. - Torna
pure al volante. Di nuovo mille scuse, amore.. .
-L L A SALITA
I1 guanto arancione lo salut con un movimento
simile a una carezza. Poi il finestrino si chiuse, Man-
fred inser la marcia e la macchina ripart a tutta
birra.
((Cavoli,)) rimugin Rick prima di decidersi a mon-
tare in sella ((mi ha chiamato amore)).
Quando la strada divenne pianeggiante, Rick lan-
ci la bicicletta e super in volata il cancello d'ingres-
so divilla Argo. Nel parco, disseminato di alberi mae-
stosi, di macchie di fiori appena spuntati e di sentieri,
c'erano gli attrezzi da giardinaggio di Nestor, che
sembravano essere stati abbandonati nel bel mezzo
del lavoro. Nel cortile davanti a casa, Rick vide l'au-
tomobile nera che per poco non l'aveva travolto par-
cheggiata di traverso.
Si senti improvvisamente la bocca asciutta: Miss
Guanti Arancioni era in piedi davanti al giardiniere di
Villa Argo e stava gesticolando febbrilmente, come
per accompagnare una discussione violenta. Per con-
tro, Nestor era impassibile: si limitava a scuotere il
capo, come per scusarsi di qualcosa che non dipende-
va da lui.
Rick pos un piede a terra e rimase a guardare: alla
fine della discussione, la donna, fiammeggiante nei
suoi capelli rossi, punt l'indice della mano destra
contro il giardiniere ed esclam un perentorio: - La
vedremo!
Poi balz in macchina sbattendo la portiera. Man-
fred accese il motore, fece una rapida manovra che
mand la ghiaia a schizzare tutto intorno e condusse
l'arrabbiatissima proprietaria dell'auto lontano da l.
- Aspetti presto mie notizie! - grid ancora Miss
Furia Rossa, sfrecciando accanto alla bici di Rick.
Quest'ultimo guard la macchina allontanarsi, poi
fece le sue due ultime pedalate e raggiunse il cortile.
Nestor stava rimettendo rabbiosamente a posto la
ghiaia che era volata sul marciapiede.
- Una signora decisa, eh? - esord Rick, arrivando-
gli a qualche passo di distanza.
Nestor lo guard come per fulminarlo, poi sembr
riconoscerlo e gli rivolse un sorriso tirato: - Oblivia
Newton? Lascia perdere, ragazzo: meglio! - disse.
Poi espir a fondo e si calm del tutto. - Tu devi
essere Rick Banner - disse. - So che i ragazzi ti stanno
aspettando. Sono dentro, credo, da qualche parte.. .
Rick lanci un'occhiata intimorita all'ingresso di
Villa Argo.
- Ogni tanto scendi anche dalla sella? - lo apostro-
f Nestor, vedendo che Rick non si decideva a entra-
re. - Se vuoi incontrare i gemelli, entra da quella
parte e chiamali.
--. -- -
LA SALITA e--- - -
Poi zoppic infastidito e si mise a valutare i solchi
che le gomme dell'automobile avevano lasciato nel
viale d'ingresso.
- Ok, grazie - lo salut Rck.
Smont, appoggi la bici al cavalletto e sal i gradi-
ni che l'avrebbero condotto per la prima volta dentro
alla casa. Dopo alcuni istanti, la sua bici croll a terra
con un fracasso metallico preoccupante. Rck sobbal-
z e torn indietro.
Solo allora si accorse che il cavalletto si era storta-
to durante la caduta nel fosso. Appoggi la bici a un
muretto, sbuffando.
Avrebbe voluto dire al giardiniere che anche lui
adesso aveva un buon motivo per essere arrabbiato
con Oblivia Newton ma, dovunque guardasse, non
vedeva alcuna traccia di Nestor.
- Zoppo ma veloce.. . - mormor tra s e s.
E questa volta entr.
- V S V 3 O ~ L H R ~ -
( P ) o T . 0 3 ~ d w 3
a prima stanza in cui Rick si ritrov era una
via di mezzo tra un porticato sul mare, una
biblioteca e un salotto. Tre grandi vetrate si
aprivano sulla scogliera, riempiendo l'ambiente di
luce. Su alcuni ripiani alle pareti erano ammontic-
chiati libri e riviste e altri giornali stavano sopra un
tavolo di cristallo. Nel centro della stanza c'era la
statua a grandezza naturale di una donna intenta a
rammendare una rete da pesca che le avvolgeva le
ginocchia. La pescatrice guardava un punto fisso del
mare con un'espressione sognante.
- Bella, vero? - gli domand a quel punto Jason,
comparendo alle sue spalle.
- Ehi.. .
- Ehi.
Con due pacche sulle spalle i due terminarono i
saluti, come se si fossero frequentati da una vita.
Girarono intorno alla statua.
- Mamma ha detto che non si pu muovere di qui.
- Perch?
- Perch cos ha detto di fare il vecchio proprieta-
rio.. . -. Jason accarezz la rete di bronzo lanciando
un'occhiata a Rick. - Dicono che Ulysses Moore fos-
se un po' strano.
- Dicono.
- Ma adesso che morto.. . se morto.. .
Rick corrug la fronte. - In che senso se morto?
- Nel senso che mio fratello ha un po' troppa fan-
tasia - li interruppe Julia. - Ciao, Rick! Benvenuto.
Questa volta il saluto si limit a due mani sollevate
ben distanti tra loro e a un paio di sorrisi imbarazzati.
A parte il fatto che erano un ragazzo e una ragazza,
Jason e Julia erano perfettamente identici: stessi capel-
li chiari, stessi occhi, stesse fossette ai lati della bocca.
Julia era semplicemente un po' pi alta e un po' pi
robusta di Jason, come se avesse avuto pi fretta di
crescere.
Si gett su una delle poltrone che circondavano la
statua della pescatrice e continu: - Se stai a sentire
Jason, il nostro vecchio giardiniere potrebbe essere un
serial-killer che si ritirato a vivere qui, dove nessuno
si sognerebbe mai di venirlo a cercare.
Jason fece una smorfia, cercando inutilmente di
cambiare discorso.
- Mio fratello ama inventarsi storie improbabili -
rincar Julia.
- Potrebbe essere un vantaggio, qui a Kilmore
Cove.. . - le rispose Rick.
Julia si irrigid, allarmata dalla prospettiva che a
Kilmore Cove non succedesse mai niente.
- In ogni caso - disse Rick - questo sarebbe un
posto perfetto per nascondersi. Voglio dire: secondo
voi quante camere ci saranno in questa casa? Cento?
I1 viso di Jason si illumin.
- Posso confidarti una cosa? Io credo che in questa
casa.. .
- Non cominciare! - scatt Julia.
Ma ormai l'amo era stato lanciato.
- In questa casa.. . cosa? - domand Rick.
- Credo ci sia un fantasma - concluse Jason, sod-
disfatto.
-Tu ci credi ai fantasmi? - domand Julia, metten-
do i piedi sulla poltrona.
Rick capi di trovarsi in mezzo a una battaglia tra
fratelli. Pens alla risposta migliore da dare, perch
non voleva deludere Jason, n sembrare sciocco a
Julia.
- Come fai a dire che c' un fantasma? - domand
a Jason.
- L'ho sentito camminare al piano di sopra quando
in casa non doveva esserci nessuno. Passi, hai capito?
Julia fece una smorfia: - Gi, e stasera ci saranno
anche catene, urla, scoppi di risate improvvise.. .
- Perch devi fare cos, Julia? Ti dico che ho senti-
to dei passi al primo piano. Io ero di sotto. Tu eri di
sotto. Gli altri erano tutti fuori e.. .
- Quello che devi sapere, Rick - tagli corto Julia
- che Jason legge un sacco di sciocchezze. Hai pre-
sente i fumetti di quel tizio di Londra che caccia i
mostri?
Rick scosse il capo. Non gli erano mai piaciuti i
fumetti con i mostri.
- Smettila! - esclam Jason, infastidito dal fatto che
Julia trattasse il mitico Dottor Mesmero come un sem-
plice "tizio di Londra". Poi diede a Rick un paio di
informazioni corrette, ma il ragazzo di Kilmore Cove
sembrava dawero non averne mai sentito parlare. Pos-
sibile che ci fosse un adolescente inglese che non aves-
se ancora sentito parlare del Dottor Mesmero?
- Comunque sia ... - riprese Julia - poich ha la
testa piena di vampiri, licantropi e fantasmi, Jason
pensa che anchevilla Argo ne ospiti uno. Ed anche
convinto di conoscerne l'identit.
- Sul serio?
Jason annui: - il fantasma del vecchio Ulysses.
A Rick sfuggi un brivido.
- E.. . e perch il suo fantasma sarebbe ancora qui?
- Perch si lasciato dietro qualcosa di incompiu-
to - rispose Jason.
Rick guard Julia, che gli fece cenno di dar corda
al fratello.
- Chiaro - disse allora Rick. - Qualcosa di incom-
piuto. Ma cosa?
- Questo non l'ho ancora scoperto. Ho troppe po-
che informazioni. Sono a Kilmore Cove da meno di
una settimana e non conosco ancora bene questa
casa.
- Certo - convenne Rick. - enorme.
- Dovremmo esplorarla stanza per stanza.. . - sug-
ger Jason. - E farne una mappa dettagliata.
- Jason! - esclam Julia. - I1 povero Rick non
certo venuto fin quass per esplorare casa nostra!
- No, no! Sarebbe stupendo! - si lasci sfuggire
Rick, emozionato dall'idea. - A essere sinceri, io que-
sta casa l'ho esplorata praticamente tutti i giorni ...
da fuori, per. Per me sarebbe il massimo. Cavolo,
anche solo stare qui, con questa statua e i libri e
voi ... - lanci una lunga occhiata alla porta che con-
duceva alle stanze pi interne. - Se vi va, io voto per
l'esplorazione.
- Carta e penna per la mappa! - scatt Jason.
- Aspettatemi qui!
Lasci Julia e Rick nel porticato e sal le scale per
cercare l'occorrente.
Una volta soli, Julia guard il mare increspato di
spuma bianca.
- Non mi hai detto se ci credi o meno, ai fanta-
smi.. . - domand a Rick, senza voltare lo sguardo.
Rick si appoggi alla statua della pescatrice, che
sent fredda e solida al tempo stesso.
--. DENTRO CASA &-----------
- Mio padre diceva che i fantasmi esistono - disse.
- E che ognuno ha il suo.
Julia si volt.
- E il tuo qual ?
- Mio padre stesso - rispose Rick con gli occhi
fissi, improwisamente induriti. - morto in mare.. .
due anni fa.
Rimasero silenziosi fino al ritorno di Jason.
ominciarono a esplorare il primo piano alla
ricerca del fantasma, poi scesero al piano
terra. Fecero base nella stanza di pietra, la
pi antica della casa, dove cominciarono a disegnare
e a consultare la loro prima mappa di Villa Argo.
- Ci sono tre camini.. . di cui uno in cucina, uno qui
e l'altro fuori. Tre bagni. Due sale da pranzo. Quattro
salotti. Cinque camere da letto. Una biblioteca, una
mezza biblioteca e uno.. . cos'hai scritto, qui, Julia?
- Studio professionale: quella stanza con la scriva-
nia di legno vicino alla biblioteca, quella con il soffit-
to dipinto.
- E uno studio professionale, come lo chiama Julia.. . -
concluse Jason.
- Questa scala quella con tutti i ritratti? - doman-
d Rick, indicando un punto sulla mappa.
- No: quella che va in cantina.
Rick annu: in realt la cantina era un'immensa e
polverosa stanzona stipata di mobili e oggetti accata-
stati in modo da lasciare libero solo uno stretto pas-
saggio. Non l'avevano esplorata attentamente, perch
era sembrata a tutti un po' troppo lugubre. Julia aveva
dichiarato che, se mai fosse esistito, il fantasma del
vecchio proprietario non si sarebbe mai sognato di
andare a nascondersi l sotto. Si erano detti tutti d'ac-
cordo e avevano lasciato perdere.
- LA MAPPA ,,&p-------
Jason tenne la mappa ben distesa davanti a s e si
infil la penna in bocca.
- Mmm.. . Ci manca solo la stanza della torretta in
cima alle scale. E poi abbiamo finito.
- Ah, la stanza del faro.. . - mormor Rick.
- Perch la chiami cos?
- Perch di notte Ulysses Moore se ne stava sem-
pre lass. La luce di quella stanza rimaneva accesa
fino a notte fonda e sembrava che volesse fare a gara
con l'altro faro, quello vero, dall'altra parte della baia.
Rimasero zitti per un po', immaginandosi la luce
della torretta nel buio, in cima alla scogliera.
- Ma che tipo era, Rick, questo vecchio proprieta-
rio? - gli domand Julia.
Rick si strinse nelle spalle. - A dire il vero non lo so -
rispose. - E non credo che lo sappia nessuno, a Umore
Cove .
I due gemelli si guardarono stupiti.
- Era molto.. . originale, capite? - continu il ragaz-
zino dai capelli rossi. - E anche decisamente riserva-
to: pensate che non mai sceso in paese.
- In quarant'anni?
- In quarant'anni.
- Ma.. . come possibile?
- Non chiedetelo a me. Era sposato. Mia mamma
ha conosciuto sua moglie, che di tanto in tanto scen-
deva a fare le commissioni, a comprare il pesce, a riti-
rare la posta.. . a fare quelle cose che si fanno normal-
mente in un paese. Lui invece.. . mai visto. E dopo che
la moglie morta.. .
- Come morta?
Rick scosse il capo.
- Non lo so, davvero. Ma dopo che morta lui ha
cominciato a mandare il giardiniere.
- Nestor?
- Proprio lui. Per quello che ne so io, Nestor era al
servizio divilla Argo anche quando era viva la signo-
ra ma, dopo la sua morte, ha cominciato a sostituirsi
a lei. Scendeva in paese in motorino, perch con il
piede che si ritrova non riusciva a guidare la macchi-
na, e faceva tutte le commissioni per conto del vec-
chio signor Moore.
- E lui.. . lui non si muoveva mai da qui?
Al solo pensiero, Julia si sent accapponare la pelle.
- No. Dicono che avesse una barca, una grossa
barca ancorata in una caletta proprio alla base della
scogliera.
- vero! Ho visto delle scalette di legno che scen-
dono! Chiss se c' ancora.. .
Rick scosse il capo: se ci fosse stata ancora una
barca, da casa sua l'avrebbe certamente vista.
- Ma che senso ha non scendere mai in paese? - si
-- - - LA MAPPA 4 -
domand Julia, riprendendo il discorso. - E perch
nessuno l'ha mai visto?
- Si dice che avesse il volto sfigurato da un'orren-
da cicatrice che gli attraversava la faccia da parte a
parte e che se ne vergognasse. E basta: tutto quello
che so.
Julia ebbe un'illuminazione.
- Ci sono i ritratti sulle scale! - esclam, afferran-
do di scatto il braccio di Jason.
Lui per poco non inghiott la penna che stava mor-
dicchiando. La lasci cadere e questa rotol sotto a
un grosso armadio.
- Ehi, calma! - protest.
Ma Julia era tutta presa dalla sua intuizione: - Lun-
go le scale sono appesi i ritratti di tutte le persone che
hanno abitato qui: andiamo a vedere il volto sfigurato
del vecchio Ulysses!
Incuriositi dalla prospettiva di una visione racca-
pricciante, Rick e Julia schizzarono fuori dalla stanza
di pietra. Jason, invece, si chin sotto l'armadio alla
ricerca della sua penna.
- Cavolo! - esclamarono Julia e Rick dopo alcuni
secondi. - Jason! Corri a vedere!
Jason si dimentic all'istante della penna sotto
all'armadio e li raggiunse sulle scale.
- Cavolo.. . - sussurr anche lui.
In cima alla scala dei ritratti mancava un quadro. Si
vedeva solo la sua impronta pi chiara sul muro.
- Manca proprio il suo.. .
- L'hanno rubato.. .
- stato levato.. .
- Perch? E da chi?
- Avete sentito anche voi?
- No. Cosa?
- Io s. Ma tu cosa hai sentito?
l
- Non so, sembrava un.. .
I
- Da dove veniva?
- Ragazzi! - esclam Julia. - Io non ho sentito
niente!
Poi lo sent anche lei. Un rumore sordo, ovattato,
come di passi.
Tutti e tre si voltarono lentamente verso la porta a
specchio in cima ai gradini.
,
Era la porta che conduceva alla stanza della torret-
ta. La stanza del faro.
I1 rumore proveniva da l.
Rimasero ad ascoltare per quella che a loro parve
un'infinita di tempo, ma il rumore non si ripet. Cos,
spalleggiandosi l'un l'altro, si avvicinarono alla porta.
Gli specchi riflessero la loro immagine: tre ragazzini
titubanti che salivano lentamente gli ultimi gradini.
- - LA MAPPA yeC- - ------
Jason allung il braccio, sfior il pomello e fece
scattare la serratura: la porta a specchi si socchiuse
quel tanto che bastava a guardare dentro.
- Allora? Cosa vedi? - bisbigliarono gli altri due
dietro le sue spalle.
Jason vide una stanza fresca e ordinata, con un
grande tavolo disposto ad angolo tra due delle finestre
che davano sul mare, una collezione di modellini di
navi e alcune riviste impilate per terra. Da lassu, attra-
verso le altre vetrate, si aveva una vista mozzafiato
della scogliera, di Kilmore Cove e del parco.
- Niente ... - sussurr Jason, spingendo la porta
quel tanto che bastava a entrare con tutti gli altri.
- Assolutamente niente.
- Ma come possibile? - si domand Julia.
In quel preciso momento il rumore di passi si ripet.
Tum-tum, tum-tum.
Solo che non erano passi: una delle finestre era
socchiusa e, di tanto in tanto, sbatteva contro lo stipi-
te producendo quel suono ritmato, che Jason prima e
i ragazzi poi avevano scambiato per passi.
- Ecco spiegato il mistero del fantasma.. . - ammi-
se Jason, con una certa delusione.
- I1 fantasma della finestra aperta.. . - sorrise Julia,
affascinata dal panorama mozzafiato che si godeva da
lassu.
Jason esplor con gli occhi il parco di Villa Argo:
vide il cancello, la strada ricoperta di ghiaia, la caset-
ta di legno indipendente in cui viveva Nestor.
Rick invece si sedette al tavolo, assaporando per
alcuni istanti l'idea di essere il padrone di casa. Sotto
di lui precipitava la scogliera bianca su cui si infran-
gevano le onde del mare e, sopra di lui, le nuvole si
annodavano nel cielo in gomitoli sempre pi com-
plessi. Accarezz con le dita uno dei numerosi model-
lini di velieri che formavano, su una cassapanca, una
piccola flotta pazientemente costruita a mano.
- Certo che lo capisco, il vecchio Ulysses.. . - disse.
- Non per niente difficile sedersi a questo tavolo,
prendere un po' di colla, legno e cordini.. . e far pas-
i
l
sare le ore.
Un'onda particolarmente violenta sbatt sugli sco-
gli, sollevando un'esplosione di spuma.
I
- Andiamo a farci un tuffo in mare! - esclam
1
I
Julia.
E, senza aspettare una risposta, si diresse in came-
ra sua a cercare un costume.
uori incontrarono Nestor. I1 vecchio giardi-
niere li squadr con un'occhiata micidiale e
domand: - Dove pensate di andare?
In realt la sua domanda era superflua. I ragazzi
reggevano ciascuno un asciugamano di spugna e
indossavano i costumi da bagno. Rick se l'era fatto
prestare da Jason, ma gli andava visibilmente stretto.
Senza aspettare la loro risposta, Nestor pos per
terra la zappetta con cui stava lavorando ed esclam:
- State fermi l e non muovetevi!
- Ma signore! - esclamarono quasi all'unisono i
due gemelli.
- Non un passo. In nessuna direzione - ribad il
vecchio, zoppicando rapidamente verso la sua depen-
dance.
Si infil in casa e ne usc dopo alcuni minuti tenen-
do in mano un pezzo di stoffa. Tornato dai ragazzi, lo
lanci a Rick. Era un costume da bagno pi adatto
alla sua taglia.
- Mettiti questo, meglio - lo consigli.
Poi volt loro le spalle e torn a concentrarsi sulla
sua zappetta.
Julia ci rimase quasi male.
- Ma.. . non ha nient'altro da dirci? - protest.
Alle sue spalle, Rick indoss il nuovo costume.
- E che cosa dovrei dirvi? -. I1 giardiniere le con-
tesse una mezza occhiata, sollev davanti a s una
piantina di begonie e la rigir tra le dita come se fosse
stata una pietra preziosa. - Qualcosa tipo: ((Mi racco-
mando! Fate attenzione alle scalette)). Oppure: ((Se
avete mangiato, niente bagno per tre ore))? -. Guard
Julia con un sopracciglio sollevato in modo imperti-
nente. - questo che dovrei dirvi?
- Immagino ... di ... s - balbett lei.
- Ok - fece lui, gesticolando in modo plateale. - Mi
raccomando: fate attenzione a non cadere dalle sca-
lette e non fate il bagno se avete mangiato da meno di
tre ore. E ora, se non vi dispiace, sparite! -. Mostr
loro la piantina di begonia e aggiunse: -Vorrei finire
con queste prima che venga gi il diluvio.
- Ma se c' il sole! - sbott Jason.
- E cos scatta la terza raccomandazione: se viene
un temporale, uscite fuori dall'acqua! E ora andate,
svelti! Si scende da l!
I tre non se lo fecero ripetere una seconda volta.
- Mai visto un adulto cos.. . - borbott Julia, pro-
cedendo con cautela lungo le scalette che scendevano
fino al mare.
Bisognava stare attenti, perch era davvero perico-
loso discendere la scogliera: le scalette erano formate
da rampe di gradini scavati direttamente nella roccia,
alternate con passerelle di legno o di metallo, sotto le
quali si vedeva la spuma del mare aggirarsi nervosa-
mente tra gli scogli. In cima alla scogliera, poi, era
facile farsi prendere dalle vertigini, perch sembrava
di camminare nel vuoto. Si doveva procedere con
calma, tenendosi con entrambe le mani ai corrimani
di corda, mentre il vento mulinava tra i capelli, por-
tando con s un delicato odore di alghe e di sabbia
bagnata. Pi si scendeva, meno l'altezza faceva
impressione. Ma i gradini diventavano sempre pi
umidi e scivolosi.
- Invece secondo me Nestor un grande.. . - com-
ment Jason.
- Un po' dovrebbe controllarci, non credi? - insi-
stette Julia. - Siamo solo dei ragazzi, dopotutto, e i
ragazzi possono fare delle sciocchezze.. .
I
l
-Tu, forse.
I due gemelli battibeccarono per tutta la durata
della discesa. Rick, che camminava dietro di loro, di
tanto in tanto si lanciava qualche occhiata alle spalle,
cercando di sorprendere qualcosa di non meglio pre-
cisato. Aveva la sensazione di essere osservato ... In
un'occasione, gli parve anche di scorgere un riflesso
di luce. E gli bast quel riflesso per immaginare che il
buon Nestor, in realt, li stesse tenendo d'occhio con
un binocolo.
Rassicurato da quell'idea, segu i fratelli.
Finalmente i tre raggiunsero una caletta appartata:
una lingua di sabbia incuneata tra due file di scogli,
protetta dal vento e da sguardi curiosi. Villa Argo
incombeva sopra di loro immersa nel sole. I gabbiani
volteggiavano tra i nidi costruiti negli anfratti della
scogliera, lanciando i loro richiami gutturali.
I1 colore dominante di quell'angolo di mondo era il
bianco.
Julia fu la prima ad abbandonare l'asciugamano
sulla sabbia e a tuffarsi in mare. L'acqua era gelida ma
tonificante.
Scomparve sott'acqua e riemerse dieci metri pi
in l.
-Venite! - grid sistemandosi i capelli all'indietro.
- fantastico!
E aveva ragione: il fondo sabbioso della cala si
spingeva anche in mare, restando basso per lunghi
metri. L'acqua era calma, protetta dagli scogli che di
tanto in tanto si circondavano di spruzzi di spuma e
di minuscoli arcobaleni. I1 suono di quelle onde era
suggestivo, quasi magico.
Anche Rick si tuff e nuot con bracciate potenti
per mostrare di avere "muscoli e polmoni". E per
scaldarsi qu.el tanto che bastava a levarsi di dosso la
pelle d'oca.
Jason invece rimase a riva con le braccia incrocia-
te, l'acqua che gli lambiva le ginocchia e l'espressione
corrucciata.
- Muoviti, fifone! - gli url la sorella, nuotando
vicino a Rck. - sempre stato cos - gli spieg. - O
l'acqua a quaranta gradi, o niente.
Rick sorrise. Le goccioline rimaste impigliate tra i
capelli di Julia sembravano piccole perle.
- In questo caso c' un'unica cosa da fare.. . - sus-
surr.
Dalla riva, Jason capt istintivamente che gli stava
per succedere qualcosa di terribile. Prov a darsela a
gambe, ma venne comunque raggiunto da una mitra-
gliata di acqua gelata sulla schiena che lo fece urlare
disperatamente. I
In cima alla scogliera, Nestor sorrise.
Sent le grida di Jason miste alle risate di Julia e
Rick e comprese che i tre erano arrivati alla spiaggia
sani e salvi. Era bello sentire di nuovo dei ragazzi in
casa. Erano una carica in pi ... Adesso valeva di
nuovo la pena di accudire il giardino e piantare fiori
colorati che uno di loro avrebbe distrutto con una
pallonata maldestra.. . Sarebbe stato bello svegliarsi al
mattino e immaginarsi una nuova giornata: le loro
domande, le loro curiosit. E se poi fossero stati dav-
- - UN TUFFO IN MARE ,&-----e--
vero bravi, dawero come lui sperava che fossero.. .
chiss!
Per ora c'era solo il rumore delle risate trasportate
dal vento.. . e le risate erano gi molto per Villa Argo.
- Ni.ente di meglio ... - mormor. - Niente di
meglio.
E continu tranquillamente a immergere le dita
nella terra fresca, cercando la collocazione migliore
per le minuscole radici delle sue begonie.
No, non aveva con s alcun binocolo.
Pi tardi, Jason, Julia e Rick si stesero a pancia in
gi sugli asciugamani, allineando di fronte a loro
alcuni dei tesori che avevano ripescato dalla sabbia:
due pietre colorate azzurre, cinque ciottoli rotondi
bianchi, una miriade di conchiglie spezzate e un
pezzo di legno con attaccato un nottolino di ferro. Per
recuperare quello si erano spinti al largo fino al limi-
tare degli scogli: l il fondale si faceva profondo e la
corrente cominciava a farsi sentire.
Rick aveva ritenuto pi prudente non spingersi
oltre, e i gemelli gli avevano dato ragione. Dopotutto
avevano uno spazio riservato di acqua tranquilla, in
cui inventare tutti i loro giochi. Jason aveva giurato
che, la volta successiva, avrebbe portato con s un
pallone.
Julia rimase a prendere un po' di sole, mentre Rick
e Jason esplorarono gli scogli scoprendo ben presto
una seconda spiaggetta, dove ritrovarono le tracce di
un piccolo pontile di legno, da cui pendevano alcune
corde d'ormeggio. Le passatoie e le tramezze erano
quasi tutte marcite, ma quel pontile era comunque la
prova che un tempo il vecchio Ulysses aveva tenuto l
una sua imbarcazione.
Jason cominci a fantasticare sulle sue imprese e,
accompagnato da Rick, torn a dare la notizia a Julia,
che intanto si era decisamente annoiata di prendere il
sole.
Nel racconto di Jason, l'impresa sugli scogli e il
ritrovamento del pontile assunse connotazioni epiche.
Mentre lui cercava di convincere la sorella di aver
tenuto testa a una piovra grande due volte lui, Rick
sent una goccia pungergli il viso.
Sollev il capo: in quell'istante una nuvola nera
stava transitando sopra di loro.
- I1 signor Nestor ci ha visto giusto, a quanto pare -
l
comment il ragazzo. - Pioggia in arrivo.
- L'ho sentita anch'io! - esclam Julia.
Jason smise di mimare la sua lotta con la piovra e
osserv la lunga serie di gradini che si inerpicavano
fino a casa.
-Torniamo su? - domand, deglutendo.
- meglio - decisero Julia e Rick.
A malincuore, Jason si leg l'asciugamano umido
intorno alla vita.
La pioggia li sorprese dopo poche rampe, fredda
come ghiaccio. I gradini divennero all'istante scivolo-
si. Jason si stuf presto di quell'interminabile ascesa
sotto la pioggia e scatt di corsa.
- Ci vediamo in cima! - grid beffardo.
Julia si volt per trovare conforto nello sguardo
tranquillo di Rick, che camminava dietro di lei. I1
ragazzo, che aveva i capelli rossi appiccicati alla fron-
te come altrettanti punti interrogativi, si scroll nelle
spalle, come per dire: ((Lascia che corra)).
Poi, per, si immobilizz.
Davanti a loro, Jason perse l'equilibrio. Nello stes-
so istante, il cielo lasci partire un fulmine formidabi-
le, che si abbatt sul mare come un pugno bianco.
- NO! - grid Julia. - JASON!
entre scivolava, Jason sent lo scoppio
del fulmine che imbianc di luce elettri-
ca tutta la scogliera di Salton Cliff. Poi
cominci a cadere.
Strisci contro le pietre bianche della scogliera,
come se gli avessero passato una grattugia sul petto.
Le sue mani esplorarono la roccia e, chiss in che
modo, una riusc a intrufolarsi in una fessura.
Le dita si artigliarono ai bordi. Si fermarono. Ten-
nero.
Jason smise di cadere.
E si ritrov nel vuoto, appeso con le mani a una
fessura nella roccia.
Julia e Rick corsero verso il punto da cui era caduto.
- Jason, ce la fai? - singhiozz Julia, indecisa se
disperarsi o essere felice perch suo fratello era anco-
ra l, vivo, appeso a un appiglio improbabile.
Le giunse un mugolio soffocato.
- Tiriamolo su! Tiriamolo su! - grid Julia, levan-
dosi i capelli bagnati dagli occhi.
- quello che sto cercando di fare.. . - url Rick di
rimando. - Dammi una mano ad annodare gli asciu-
gamani!
Julia si accorse di non riuscire a fare praticamente
niente. Recuper meccanicamente l'asciugamano di
Jason, ma Rick dovette strapparglielo dalle mani. Poi
lo leg agli altri due con un nodo di quelli che gli
aveva insegnato a fare suo padre.
- Ci siamo, Jason! Ci siamo quasi, Jason! Non mol-
lare! Arriviamo! - scandiva nevroticamente Julia, con-
tinuando a fissare suo fratello sotto di lei.
Jason disse qualcosa, ma il rumore del temporale le
imped di capirlo.
- Come hai detto? Resisti! Veniamo a prenderti!
- . . .osa . . . ana! - biascic di nuovo Jason, appicci-
cato alla roccia come una cozza.
Rick si awicin al parapetto e lanci verso il basso
la corda composta dai tre asciugamani legati tra loro.
Poi si puntell con i piedi e grid: - Afferrala!
Julia non os chiedergli se era sicuro che quei nodi,
fatti cos rapidamente sotto la pioggia, avrebbero
retto.
Appeso a una fessura della roccia a venti metri sul
mare, sotto una pioggia violenta, Jason si sentiva per-
fettamente lucido e presente. Ed era anche assurda-
mente tranquillo. Sapeva esattamente che cosa fare.
Per prima cosa aveva trovato due rientranze suffi-
cienti a puntare i piedi, si era tirato leggermente su e
aveva rilassato le braccia. Era riuscito addirittura a
bilanciarsi contando solo sulle gambe, senza doversi
sorreggere a forza di mani. Rinfrancato, aveva trovato
il modo di guardare in alto.
Vedeva sua sorella che strillava qualcosa di incom-
prensibile. In realt lui era convinto che sarebbe riu-
scito ad arrampicarsi da solo e a raggiungere di nuovo
la passerella: doveva solo muoversi con calma, nono-
stante la pioggia, e trovare i giusti appigli, cos come
aveva trovato la fessura che gli aveva salvato la vita.
Gi, la fessura.. . Guardandola con pi attenzione,
Jason si accorse che non era una semplice fessura. Era
pi che altro un'apertura, piccola come un gabbiano,
ma regolare su tutti e quattro i lati come se fosse
stata ... lavorata dall'uomo. Ed era profonda, come
una nicchia. E stretta, come una feritoia.
Ma non era una nicchia. E non era una feritoia.
- C' una cosa strana! - grid agli altri due, nella
pioggia.
Sentiva le dita dei piedi pulsare contro la roccia.
Tast l'interno dell'apertura con le dita della
mano, tenendosi aggrappato con l'altra.
E trov roccia. Roccia. Roccia.
Poi tocc una superficie friabile, che gli si sbriciol
in mano. Qualcosa di pesante si mosse tra le sue dita.
Jason si sporse per vedere e, per un istante, ebbe l'im-
pressione che al di l della feritoia ci fosse.. . il vuoto.
Uno spazio aperto.
Ritir rapidamente la mano e si accorse di tenere
tra le dita un piccolo mattone avvolto in un morbido
tessuto.
Poi il lembo di un asciugamano gli sfior le guan-
ce. Jason trasal per lo spavento, lasciandosi quasi
sfuggire il mattone dalla mano.
- Merrala! - grid Rick, qualche metro sopra di lui.
Teneva l'altro capo di una corda fatta di asciugamani.
Jason si infil quello strano oggetto nel costume da
bagno, poi afferr la corda di fortuna preparata da
Rick e cominci ad arrampicarsi.
La salita dur pochi istanti, ma per Julia furono ore.
Quando Rick port Jason in salvo afferrandolo per il
braccio, lei quasi si sent svenire dalla felicit.
- Stai bene? - gli domand con un soffio di voce.
I1 petto di Jason era coperto di graffi e di abrasioni.
- S, certo - rispose lui con noncuranza. - Guarda-
te cos'ho appena trovato!
E cos dicendo, tir fuori dal costume da bagno lo
strano oggetto che aveva recuperato.
Un lampo sfrigol all'orizzonte.
- Che cos'? - url Rick per sovrastare il rumore
della pioggia.
- Non lo so! - gli url Jason, di rimando. - E stra-
no, vero?
Julia sent la rabbia montare dentro di s. Dopo quei
momenti interminabili in cui aveva pensato con terrore
che Jason sarebbe morto sfracellandosi sugli scogli, ora
se lo vedeva davanti, coperto di ferite, ma tutto concen-
trato su qualcosa di strano che aveva appena trovato.
- Scusa sai! - gli grid. - Scusa tanto se ci siamo
preoccupati per te! Non sapevamo che volessi solo
andare a recuperare quella.. . quella.. . roba!
Dopodich si avvi furibonda su per i gradini che
conducevano a Villa Argo.
- Ma che le preso? - domand Jason.
Rick gli mise una mano sulle spalle. - Le preso
che contenta che non ti sia successo niente ... a
parte.. . a parte tutti quei graffi, ovviamente.
- Graffi? Quali ... -. Jason si guard il petto per la
prima volta e la sua lucidit spar all'istante. - Cavo-
lo! - esclam, sentendosi le gambe improvvisamente
molli. - E questi come me li sono fatti?
Rick gli propose di andare a casa e di pensarci
dopo. Salirono con attenzione le scalette e, una volta
in cima, Rick consigli a Jason di nascondersi le feri-
te con gli asciugamani.
- Se Nestor si accorge di quello che successo, - sus-
surr - non ci lascer mai pi scendere a fare il bagno.
Jason annu.
I1 suo amico aveva perfettamente ragione.
n cucina, Jason url: - Aaaah, brucia!
- Ssst! Adesso stai zitto! - lo rimprover Julia.
- O vuoi che vada a chiamare Nestor?
- Ma cavolo.. .
- Stai fermo, o ti far male il doppio!
- Impossibile! Aaaaaaah!
Rick ridacchi, godendosi la scena.
Jason era seduto sul tavolo della cucina. Julia, in
piedi davanti a lui, lo stava disinfettando con cotone e
acqua ossigenata. Nonostante l'aspetto, nessuno dei
graffi era profondo: erano abrasioni e leggere incisio-
ni della pelle, quel tipo di ferite su cui l'acqua ossige-
nata brucia di pi.
Jason strinse i denti per non urlare ancora e si sfor-
z di domandare a Rick: - Hai.. . hai capito che cos'?
Sul tavolo in mezzo a loro c'era l'oggetto misterio-
so trovato nella scogliera.
- Finito! - esclam Julia. I1 petto di suo fratello era
lucido e scintillante di disinfettante. - Devi aspettare
qualche istante che asciughi, prima di.. .
Non riusc a terminare la frase. Rick tir il lembo
di stoffa che avvolgeva l'oggetto misterioso, e Jason,
troppo curioso per aspettare che il disinfettante asciu-
gasse, smont dal tavolo e si infil di getto una
maglietta asciutta.
La stoffa ader alle ferite come una seconda pelle e
Julia fece una smorfia di dolore, immaginando il
momento in cui suo fratello avrebbe dovuto sfilarsi
quella maglietta.
- Sono bende! - esclam Rick, continuando a tira-
re. La stoffa prese lentamente a rompersi e a srotolar-
si. Era umida e malridotta.
Julia pos il cotone e si awicin. Rick continu a
srotolare con attenzione.
- Direi che una scatola - comment Jason, quan-
do l'oggetto fu completamente liberato dalla stoffa.
Era un parallelepipedo di legno scuro, lungo una
quindicina di centimetri, largo sette e spesso tre.
- Si apre.. . - disse Rick. Fece pressione sul pannel-
lo superiore, facendolo scorrere verso il basso.
- Che cosa c' dentro?
Quando lo videro, i tre corrugarono le sopracciglia.
Dentro alla scatola c'erano un centinaio di palline
di fango e una minuscola pergamena arrotolata, tenu-
ta chiusa da una cordicina. Non appena Rick la sfio-
r, la cordicina si dissolse tra le sue dita.
- Fai piano.. . - mormor Jason. - Chiss cos'?
- Forse hai recuperato l'equivalente medievale di
un pacchetto di cioccolatini, Jason.. . - malign sua
sorella.
Con estrema lentezza, Rick distese la pergamena
sul tavolo.
Sopra ~' er ano disegni e simboli strani:
I1 temporale, improvviso come era arrivato, si
allontan. Un timido sole fece capolino tra le nuvole,
illuminando le gocce di pioggia rimaste appese ai
rami e agli steli d'erba.
Nestor era nella serra, intento a scegliere le piantine
da travasare nel terreno dissodato del giardino. Si era
rifugiato l dentro alle prime gocce di pioggia, goden-
dosi poi il confortevole rumore dell'acqua che picchiet-
tava sui vetri obliqui della serra.
Non si era preoccupato per i ragazzi.
((Bagnati dal mare, bagnati dalla pioggia)) aveva
pensato. I1 massimo che avrebbero potuto rischiare
era un salutare raffreddore.
Non appena li vide gironzolare attorno alla serra,
cap che non osavano disturbarlo mentre era al lavo-
ro. Li lasci fare ancora per un bel po' prima di deci-
dersi a spazzolarsi le mani sul grembiule bianco e a
uscire.
- Cosa vi serve? - domand Nestor. - Avete rotto
qualcosa?
I tre ragazzini non erano abituati a tanta praticit.
Julia diede un colpo di gomito al fratello, come per
convincerlo che doveva essere lui il primo a parlare.
Jason balbett un: - No.. . che.. . ci domandava-
mo se ... insomma ... poich sono tanti anni che lei ...
allora.. . Julia diceva.. .
La sua soggezione era cos evidente che Nestor
dovette imporsi di non scoppiare a ridergli in faccia.
- Pensi di riuscire a spiegarmelo in giornata.. . - gli
domand beffardo - oppure vuoi prendertela con pi
calma?
Nestor non era scontroso per cattiveria. Era scon-
troso e basta, come lo chi poco abituato ad avere
a che fare con altre persone.
Jason decise di essere diretto e gli porse quello che
sembrava un tubicino di carta.
- Abbiamo trovato questo.. . - disse. - E non sap-
piamo cosa potrebbe essere. Cos abbiamo pensato di
chiederlo a lei.
Nestor apr la pergamena arrotolata quel tanto che
bastava a scorgere alcuni simboli.
- Dove l'avete trovata? - domand d'un fiato,
improwisamente serio.
Si fermarono sul parapetto da cui scendevano le
scalette. Jason indic e spieg pi o meno dove aves-
se trovato la scatola, sorvolando sui dettagli della
caduta e sul fatto che era arrivato a un pelo dallo sfia-
cellarsi sugli scogli.
Nestor lo ascolt in silenzio.
Quando il ragazzino smise di parlare, il giardiniere
rimase pensieroso ancora a lungo, come perso ad
ascoltare il frangersi delle onde e i lontani richiami
dei gabbiani.
Infine si riscosse. Restitu la pergamena a Jason e
disse, scuotendo il capo: - No ... Non so proprio che
cosa dire. N cosa potrebbe essere.
- Potrebbe essere una.. . scritta? - domand Jason.
-Tipo geroglifici?
- Quelli non sono geroglifici.. . - comment Julia.
- Io li ho visti i geroglifici: sono colorati, e i disegni
sono diversi.
- E poi questa una pergamena. Mentre gli antichi
Egizi scrivevano sui papiri.. . - osserv Rick. - In ogni
caso, nessun Egizio potrebbe mai essere arrivato fin
qui in Cornovaglia.
- E perch? - domand Jason.
- Perch non erano buoni marinai - continu Rick.
- Avevano imbarcazioni fatte di canne intrecciate,
capaci solo di muoversi lungo il Nilo. Non avrebbero
mai retto le onde del mare aperto. Inoltre non cono-
scevano il timone.
Nestor regal al ragazzo dai capelli rossi una scin-
tilla di ammirazione.
- Quindi non pu che essere uno scherzo.. . - deci-
se Julia. -Te l'ho detto: una scatoletta di cioccolatini
andati a male.
Jason sbuff.
- Che razza di scherzo pu essere nascondere una
scatola piena di palline di terra in una scogliera? E
poi, scusa.. . questo che cos'?
- I1 biglietto di ringraziamento - continu Julia,
imperturbabile. Finse di leggere i geroglifici: - E stato
davvero un piacere venire a cena da voi.. . bla bla bla.. .
Mamma li fa tutte le volte che lei e pap vanno in visi-
ta dai loro amici.
- Io invece dico che una specie di mappa - mor-
mor Jason. - Forse un vecchio pirata faceva base a
Kilmore Cove e.. . e ha nascosto il suo tesoro da qual-
che parte intorno a noi.
- Ci risiamo! - esclam Julia. - Prima il ... e ades-
so il pirata!
Non disse la parola "fantasma" davanti a Nestor,
ma Rick e Jason la capirono al volo.
- I1 vecchio proprietario ... - inizi il giardiniere.
Poi per scroll il capo, si volt di scatto e si allonta-
n, slegandosi il grembiule quasi con rabbia.
- I1 vecchio proprietario ... cosa? - gli domand
Jason, inseguendolo e frapponendosi tra lui e la serra.
- Lascia perdere, ragazzo. Non interessante -.
Nestor lo spinse via gentilmente con una mano.
Toccato sulle ferite, Jason strill: - Ahia!
- Che ti succede?
Jason strinse i denti. - Niente - rispose.
Poi rimase a fronteggiarlo, come per suggerirgli:
((Finisci di dire quello che volevi dire)).
Nestor sospir, arrendendosi all'insolita determi-
nazione del ragazzino.
- Non credo che possa interessarvi, ma comunque.. .
il vecchio proprietario era un appassionato di linguaggi
antichi. Aveva un sacco di libri che trattavano di scrit-
ture perdute, di codici e linguaggi da decifrare e altri
decifrati.. . Forse con l'aiuto di uno di quei libri si pu
riuscire a tradurre il messaggio di quella pergamena.
-- -L TRA LE BENDE & - m -
Jason annu e disse: - Grazie.
- Ora tocca a te dirmi cosa ti succede. Ti fa male
qualcosa?
- Mi fa male se qualcuno mi tocca qui, sul petto.
- E perch?
Jason sorrise: - Perch pieno di tagli. Sono tutte
ferite che mi sono procurato precipitando a pancia in
gi sulla scogliera.
Al che anche Nestor sorrise: -Ti diverti a prender-
mi in giro, vero? -. E, senza immaginare che Jason gli
avesse detto la pura verit, si incammin verso la
serra.
a biblioteca si trovava a sinistra delle scale
che portavano al primo piano. Era una stan-
za dal soffitto dipinto con medaglioni blu e
rossi con due finestre ariose, una che dava sul cortile
di ghiaia e una sul giardino. La stanza era tappezzata
di scaffali ingombri di libri. C'era un divano di pelle
di bufalo, un pianoforte su cui erano state ammontic-
chiate generazioni di riviste e due scomode poltronci-
ne girevoli. Ogni scaffale era contrassegnato da una
placca d'ottone che suggeriva il contenuto dei libri:
Storia, Medicina, Geografia.. .
I tre ragazzi si misero al lavoro per trovare i libri
suggeriti da Nestor.
- Deve essere questo scaffale qui - decise Julia,
durante la sua esplorazione.
- Cosa c' scritto?
- Paleografia.
- E cosa accidenti significa "paleografia"?
- In greco paleo significa "antico", come gli uomi-
ni paleolitici. Mentre grafia.. . significa "scrittura", se
non sbaglio.
Rick e Jason la guardarono ammirati.
Poi Rick si mise sulle punte dei piedi e afferr un
libro dall'aspetto corposo intitolato Vocabolario dei lin-
guaggi dimenticati. All'interno c'erano decine di
immagini e simboli che ricostruivano le antiche forme
,-L L A BIBLIOTECA ,&----
di scrittura: l'alfabeto fenicio, quello indiano, i gero-
glifici egiziani, la misteriosa lingua etrusca, l'alfabeto
greco, lo sconosciuto rongo-rongo dell'Isola di Pa-
squa.. . e molti altri ancora.
Ogni pagina del vocabolario era sorprendente:
conteneva simboli, disegni, codici segreti, lingue per-
dute, parole scomparse.
Quando Rick arriv a pagina 197, Jason esclam:
- Fermo! questa?
In mezzo alla pagina era riportato questo disegno:
- Sembrano proprio loro.. .
- Che cosa c' scritto qui sotto?
Rick lesse ad alta voce: - S i tratta delle quarantacin-
que misteriose figure dipinte sul cosiddetto "Disco di
Festo ". Questo oggetto, un disco d'argilla dalla circonfe-
renza irregolare, stato scoperto sull'isola di Festo all'ini-
zio del XX secolo dagli archeologi Halbherr e Pernier, e
non mai stato tradotto.. .
- Cominciamo bene.. . - sussurr Julia.
- ... il disco reca su entrambe le facce un'iscrizione
avvolta in una spirale, simile a un serpente. Le lettere che
accompagnano i singoli pittogrammi fanno parte del ten-
tativo di traduzione fonetica realizzata dal paleografo
Elton Carter nel marzo del 2003.. .
Accanto alle singole figure, infatti, era riportato il
significato corrispondente in uno dei caratteri del
nostro alfabeto.
- L'omino che cammina indica il numero 1. I1 disco
con i puntini la nostra "A". . . - mormor Jason.
- Proviamo a tradurre la pergamena! - esclam
Julia.
Rick scosse la testa. - Impossibile. Non basta cono-
scere il significato delle lettere per riuscire a decifrare
un antico messaggio: dovremmo conoscere anche la
lingua in cui stato scritto.
- E chi ti dice che sia antico? - sbott Jason.
- LA BIBLIOTECA
- Ma evidente! I caratteri del Disco di Festo sono
stati usati - lesse sul vocabolario - qualche migliaio di
anni prima della nascita di Cristo.
I due gemelli, per, erano di tutt'altro avviso. Pre-
sero carta e penna e cominciarono a riportare, accan-
to a ogni geroglifico della pergamena, la sua traduzio-
ne fonetica.
- NEL! - grid Jason, traducendo i primi tre ca-
ratteri.
Rick continu a scuotere il capo.
- Non significa niente.. . - disse.
- BUIO! - esclam Julia.
I gemelli si guardarono: - Nel buio! - esclamarono.
Significava eccome.
Rick trasecol. Possibile che quella pergamena
contenesse un messaggio sensato nella loro lingua,
scritto per con un alfabeto sconosciuto?
A poco a poco, emerse una frase di senso compiuto:
Nel buio della grotta puoi usar.. .
A quel punto la penna con cui stavano annotando
i significati dei disegni smise di scrivere.
- Accidenti! - sbott Jason, agitandola furiosamen-
te. -Vai a prendere un'altra penna - ordin a Julia.
-Vacci tu!
- Non so dove siano.
- Dove finita quella che hai usato per disegnare
la mappa?
- La penna per disegnare la mappa? -. Jason si
ricord che Julia gliel'aveva fatta cadere ed era roto-
lata sotto a un armadio. - di sotto. Corro!
Si precipit gi dalle scale, mentre Rick e Julia
continuarono a tradurre ad alta voce le singole lette-
re a mano a mano che le individuavano. Jason fece i
gradini a due a due e corse nella stanza di pietra. Si
blocc di colpo quando ebbe la sensazione di aver
visto un'ombra muoversi davanti a lui. Spalanc la
bocca per parlare, ma si ritrov senza fiato. Aveva la
testa piena di pensieri che schiamazzavano come uno
stormo di uccelli impazziti.
Di sopra, attutite dalla distanza, gli arrivavano le
voci di Rick e della sorella che ripetevano: - Nel buio
della grotta puoi usar 1.. . a.. .
- ... puoi usar la t... e...
- . . . puoi usar la ter.. . ra!
A poco a poco, la sensazione di panico lo abbando-
n. Jason si guard meglio intorno, ma non vide pi
nessuno. E non sent alcun rumore sospetto. Forse si
era sbagliato: non aveva visto nessun'ombra, ma solo
uno dei tanti mobili che arredavano la casa.
- - LA BIBLIOTECA ,&---
Entr cautamente nella stanza di pietra.
Da un lato del pavimento scorse, abbandonata per
terra, la mappa che avevano finito di disegnare poco
prima, quando poi erano andati a cercare il ritratto
del vecchio Ulysses. Jason attravers tutta la stanza,
con i sensi all'erta. Si awicin all'armadio sotto al
quale era rotolata la penna e tast con le mani il pavi-
mento.
Owiamente la penna si era andata a infilare nel-
l'angolo pi lontano e Jason dovette allungarsi com-
pletamente sotto al mobile per raggiungerla.
Quando finalmente la tocc, cercando di afferrar-
la, sfior il muro dietro l'armadio.
E si accorse di una cosa: il muro non era un vero
muro.
Sembrava fatto di legno.
Incuriosito, Jason sbirci con pi attenzione.
Dietro l'armadio c'era una porta.
Jason torn in biblioteca dopo alcuni minuti. Con-
segn la penna agli altri due, poi rimase in disparte,
zitto e pensieroso, fino a quando Rck e Julia non
ebbero terminato di tradurre tutto il messaggio. Julia
lo sistem su quattro righe come una poesia e lo riles-
se ad alta voce in tono trionfante.
Ascoltando quelle parole, Jason sent un brivido di
terrore saltargli tra le ossa, come una cavalletta ghiac-
ciata:
Nel buio della grotta
puoi usar la terra-luce
per illuminare la flotta
che dove vuoi ti conduce.
- Accidenti.. . - mormor Rick. - Era quasi pi
comprensibile prima.
- Ci sono delle grotte qui vicino? - gli domand
Julia.
Rick si strinse nelle spalle, come per dire: ((Imma-
gino di s. Ci sono grotte ovunque)). Poi disse: - Kil-
more Cove il nome giusto, immagino. Cove signifi-
ca "insenatura", "baia", ma pu essere usato anche
per indicare una grotta. C' una storia di paese che
dice che un tempo gli antichi druidi si riunivano a
Kilmore Cove durante ogni solstizio di primavera e la
loro sala delle assemblee era una grotta sul mare...
che per croll, o fu distrutta, ai tempi dell'invasione
romana.
- Hai sentito, Jason? I druidi! - esclam Julia.
- Quindi.. . cavolo.. . sono migliaia e migliaia di anni fa!
Dopo aver tradotto quel messaggio, Julia si sentiva
euforica e partecipe del mistero in cui si erano imbat-
-- --h LA BIBLIOTECA &p------
tuti. Rick stava ricapitolando tutte le leggende che
parlavano di grotte, di anfratti o di flotte, cercando
inutilmente di dare un senso alla parola "terra-luce".
Jason, invece, che di misteri e di parole inesistenti ne
inventava in continuazione, se ne stava mogio e pen-
sieroso appoggiato al pianoforte.
- Jason? - gli domand sua sorella. -Ti senti bene?
Ti fanno male i tagli?
I1 ragazzo aveva lo sguardo fisso nel vuoto, a met
strada tra Julia e Rick.
- Jason? Ti sei incantato o cosa? - insistette Julia.
Lo scroll per una spalla.
Gli occhi di Jason si rimisero a fuoco, come biglie
colorate all'interno di una scatola. Guard Julia e le
domand: - Cosa?
- Dorme in piedi - scherz lei, guardando ironica-
mente Rick. - Adesso che dobbiamo risolvere un
autentico mistero, mio fratello ha deciso di farsi un
pisolino. OH! JASON! SVEGLIA! -. E gli premette
con una certa cattiveria la mano sul petto.
Jason salt su dal dolore.
- Sei tornato sulla Terra? - esclam Julia. - Hai
sentito quello che stavamo dicendo dei druidi?
- S ... s ... - mormor lui, accarezzandosi la
maglietta. - solo che.. . i druidi.. .
- Rick dice che, un tempo, da qualche parte a Kil-
more Cove c'era una grotta in cui i druidi tenevano le
loro assemblee e che venne distrutta ai tempi delle
invasioni romane.. .
Jason scosse il capo. - No. sbagliato. Non fu
distrutta.
- E tu come lo sai?
- Perch io.. . oggi.. . - sussurr - quando ho guar-
dato dentro alla scogliera ... io l'ho vista!
uidati da Jason, i tre scesero nuovamente
nella stanza di pietra portandosi dietro il
vocabolario, la scatola piena di palline di
terra, la pergamena con la sua traduzione e l'unica
penna funzionante di tutta la casa.
- Ho visto uno spazio aperto, capite? - spieg Ja-
son. - Era come se dietro alla roccia ci fosse il vuoto.
- Intendi dire che la scogliera era.. . cava?
Jason annu.
- Ci spiegherebbe come hai fatto a trovare quella
scatola - disse Rick. - Hai ficcato la mano in un'aper-
tura e.. . dentro.. . hai preso quello che hai preso.
Julia rilesse ad alta voce il messaggio: - Nel buio
della grotta.. . illuminare la flotta.. . Quadra! Quadra! -
esclam. - I1 messaggio parla di una flotta. E una flot-
ta pu trovarsi solo vicino al mare. Chi ha scritto que-
sto messaggio.. .
- I1 vecchio proprietario - intervenne Jason.
- In che senso?
- Quel messaggio l'ha scritto il vecchio proprieta-
rio di Villa Argo. Chi altri? scritto nella nostra lin-
gua, solo che.. . Ulysses Moore ha usato l'alfabeto del
Disco di Festo per renderlo pi misterioso.
- Per renderlo incomprensibile, gi.. . ma.. . perch?
- Se e dico.. . se.. . - disse Julia - nella scogliera c'
una grotta.. . allora potrebbe esserci anche un tesoro.
E se e dico se ... ci fosse un tesoro, il vecchio Ulysses
Moore potrebbe aver organizzato una specie di.. . cac-
cia al tesoro, ma solo per pochi eletti. Un po' come
facevano i pirati, no? Cercavano luoghi poco cono-
sciuti in cui stipare ci che avevano trovato e poi
lasciavano come unica traccia una mappa incompren-
sibile per scatenare i cacciatori di tesori.
- I pirati non trovavano, i pirati rubavano - puntua-
lizz Rick.
Julia sbuff.
- Comunque qui si parla di flotta, no? E per avere
una flotta o sei un grande pescatore, o sei un pirata.
E quindi devi avere un tesoro.
Rick fece una smorfia, per niente convinto dalle
deduzioni di Julia, ma decise di non ribattere.
Julia continu: - Quindi.. . dunque.. . tu dici che il
messaggio l'ha scritto il vecchio proprietario. Io dico
che l'ha fatto per condurci a un tesoro... Quindi
mettiamo queste due cose come sicure: vecchio pro-
prietario e tesoro. Mettiamo anche che ci sia una
grotta dentro alla scogliera. Ci resta ancora da chia-
rire che cos' la terra-luce.. . -. E cos dicendo lanci
un'occhiata alle palline di creta all'interno della sca-
tola. - E... in quale modo possiamo entrare in que-
sta grotta.
- Oh, questo facile - sorrise Jason. - Se il vecchio
Ulysses ha scritto questo messaggio e l'ha lasciato
dentro alla grotta, allora vuol dire che poteva entrarci
comodamente, nella grotta.
- Gi.
- Quindi significa che scendeva nella grotta da casa
sua.. . da Villa Argo.
- Gi ...
- Io credo di sapere in che modo.
- Cosa aspetti a dircelo?
Jason indic loro l'armadio addossato al muro di
pietra della stanza.
- C' una porta, l dietro. Se mi date una mano a
spostare quel coso, la potrete vedere anche voi.
La porta era minacciosa.
Non era pi grande delle altre porte della casa, ma
sembrava decisamente pi antica. Pi antica di quan-
to loro tre osassero immaginare.
I1 legno era tutto rovinato, coperto di abrasioni e
graffiature, come se la porta fosse stata colpita da
decine di urti e fosse stata parzialmente intaccata
dalle fiamme.
I ragazzi la guardarono a lungo, rimanendo seduti
per terra. Avevano sudato le proverbiali sette camicie
per spostare l'armadio quel tanto che bastava a sco-
prirla tutta.
Sembrava proprio che il mobile fosse stato messo l
con il preciso intento di nasconderla. E l'intenzione,
ora che era stata scoperta, conferiva a quella porta un
fascino tutto particolare.
- Dici che questa? - domand Julia.
Jason aveva ripreso in mano la mappa della casa
che avevano disegnato nel pomeriggio. Tracci una
"X" nella posizione in cui si trovava la porta e rispo-
se: - Certo che questa. una delle porte segrete
attraverso le quali si sposta il vecchio Ulysses!
- Jason! - sbott la sorella. - Ulysses Moore
MORTO.
- E chi te lo dice? Questa casa talmente grande
che potremmo non accorgerci neanche della sua pre-
senza! E poi.. . io l'ho visto!
Rick e Julia si guardarono.
- In che senso l'hai visto?
- Quando sono sceso a prendere la penna, oggi.. .
stato un attimo, un'ombra ... e VIA! schizzata da
qualche parte, prima che avessi il tempo anche solo di
fiatare.. .
Jason guard prima Rick poi sua sorella, leggendo
nelle loro espressioni un certo scetticismo.
- Non mi credete, vero? - domand.
- Hai visto anche la grotta, allo stesso modo? - gli
domand Julia, improwisamente dubbiosa.
- Che cosa c'entra?
Julia si alz in piedi.
- Che ingenua sono stata. .. - disse. - Ti stavo
anche credendo: la grotta, la scogliera cava, il passag-
gio dietro a questa porta ... Mi ero dimenticata che
razza di tipo sei. E solo un'altra delle tue fantasie,
vero? In realt tu non hai visto nessuna grotta! Te la
sei immaginata!
- No! Io l'ho vista!
- Jason: giuramelo. Giurami che oggi, dentro alla
scogliera, hai visto una grotta.
Jason si sent awampare. Ricord perfettamente
che cosa aveva intravisto attraverso la fessura.
Aveva visto uno spazio.
No.
Aveva avvertito una specie di spazio.
Nemmeno.
Gli era parso di intuire che potesse esserci uno spazio.
Non aveva, realmente, visto una grotta. Non una
grotta fatta e finita con le stalattiti e le stalagmiti e
tutte quelle cose che di solito si trovano in una grot-
ta. Cos come non aveva, realmente, visto un'ombra al
piano di sotto. Ma.. .
- Jason.. .?!
Lui si guard intorno, demoralizzato. - Io. .. no,
non posso giurartelo, ma... Rick ... diglielo tu che ...
Rick annu. - In realt non poi cos importante
cosa ha visto.. . - disse. - Dopotutto la scatola esiste
dawero, e ce l'abbiamo. Ed esiste il messaggio, qua-
lunque cosa significhi. E, cavolo.. . esiste anche quel-
la porta!
- Allora apriamola! - sbott Julia, ritornata di
colpo partecipe.
Poich era priva di maniglie, Julia infil un dito in
quella che sembrava la serratura e prov a spingerla e
a tirarla. Ma la porta non si mosse di un millimetro.
- chiusa! - gemette. - E forse non conduce da
nessuna parte.. .
Rick pass le dita sul legno martoriato, come per
accarezzarlo. Poi si inginocchi davanti alla serratura
in cui Julia aveva infilato il dito.
- chiusa, vero.. . ma se non conducesse da nes-
suna parte ... perch dovrebbe avere non una, ma
quattro serrature diverse?
Julia guard meglio.
Una, due, tre e.. . quattro.
Sul lato sinistro della porta c'erano dawero quat-
tro serrature disposte a croce come i vertici di un
rombo.
I ragazzi confabularono tra loro, lasciandosi anda-
re in supposizioni sempre pi complesse. Avevano per
le mani molti elementi, ma ancora troppo distanti gli
uni dagli altri. Avrebbero potuto andare di nuovo a
parlarne con Nestor oppure setacciare la casa palmo
a palmo, cassetto per cassetto, in cerca delle chiavi
che avrebbero potuto far scattare le serrature.
Oppure.. .
Sentirono un'improwisa corrente d'aria, poi un
colpo secco proveniente dal piano di sopra.
- lui! - esclam Jason, scattando in piedi.
Ma non era il lui che aveva immaginato: la finestra
della torretta si era di nuovo aperta e aveva ricomin-
ciato a sbattere contro lo stipite.
I ragazzi salirono velocemente nella stanza in cima
alle scale.
Rick cerc di chiudere la finestra ribelle una volta
per tutte: - Si allentata la chiusura.. . - disse, analiz-
zandola con occhio critico. - Credo che per aggiustar-
la dovrete chiamare qualcuno di competente.
- Non si aperta per caso.. . - mormor invece
Jason, perlustrando con gli occhi la stanza.
Attraverso le finestre non vide nessuno nel giardi-
no intorno a Villa Argo, ancora umido di pioggia.
Poi la sua attenzione si concentr sui modellini dei
velieri disposti sopra alla cassapanca. - Quello era gi
messo cos? - domand ai suoi amici.
- Cos come? - replic Julia.
Uno dei velieri della minuscola flotta di legno era
appoggiato sopra un libricino dalla copertina scura,
che gli faceva da piedistallo.
Il modellino era lungo e affusolato, con il fusto for-
mato da decine di minuscole canne legate paziente-
mente tra loro da piccoli spaghi.
Rick e Julia scossero il capo, dubbiosi: nessuno di
loro aveva notato la presenza di quel libricino duran-
te la loro precedente visita alla torretta. Ma, a dire il
vero, nessuno di loro aveva notato neppure la sua
assenza.
Con cautela, Jason sollev la minuscola nave e la
porse a Rick.
La targhetta in ottone sul basamento le dava il
nome di Nefertiti's Eye, l'Occhio di Nefertiti.
- Dev'essere il modellino di un'imbarcazione egi-
zia.. . - mormor allora Rick, rigirandosela tra le dita.
-Tutta fatta di canne di papiro.. .
- I papiri servivano solo per farci la carta per scri-
vere! - sbott Julia.
Rick si strinse nelle spalle.
- Per quello che ne so io, gli Egizi ci facevano di
tutto, con le canne di papiro.
Jason apr il libricino nero che serviva da piedistal-
lo. Non era un libro: era un diario. Qualcuno aveva
preso appunti e annotazioni in una calligrafia minuta
e difficile da leggere, commentando ritagli di giorna-
le, disegni e fotografie appiccicati alle pagine.
- Egitto ... - disse, con una punta di delusione.
- Questo una specie di diario di viaggio in Egitto.
Anzi.. . -. Ne sfogli rapidamente le pagine: geroglifi-
ci, una riproduzione della maschera d'oro di Tutan-
khamon, il faraone bambino, la testa scolpita di sua
madre Nefertiti, una mappa della Valle dei Re dove
venne riscoperto il suo tesoro ... - Direi che parla
soprattutto diTutankhamon. pieno di ritagli, di sot-
tolineature, di appunti, di cerchi rossi.. . -. Apr il dia-
rio in una pagina centrale. - Sembra che il vecchio
Ulysses tenesse in questo diario una raccolta di mate-
riali egiziani.
- I1 libro giusto per lavorare a questa nave... -
osserv Rick con l'Occhio di Nefertiti ancora in
mano.
- Gi. Doveva essere una persona molto meticolo-
sa nel fare i suoi modellini.. .
Rick annu.
- Questa potrebbe essere la flotta ... - sussurr
Julia - la flotta del messaggio: la flotta che.. . dove vuoi
ti conduce. Potrebbe essere un bel modo per dire
che.. . con questi modellini lui immaginava di poter
viaggiare in luoghi diversi e.. . cos.. .
- Pu darsi.. . e che cos' la terra-luce?
- Magari ... magari bisogna mettere una di queste
palline di terra sopra ognuna di queste barchette e.. .
Un minuscolo foglio di carta scivol fuori dal dia-
rio, planando a terra con un fruscio. Jason si chin a
raccoglierlo.
- Guardate! - esclam, esultando.
- Che cos'?
- Sembra.. . sembra una ricevuta postale: Uflicio
Postale, Kilmore Cove -. Jason la volt e lesse:
- Questa dovrebbe bastare a convincerti che il vec-
chio Ulysses morto ... - sussurr Julia al fratello.
- Non nemmeno andato a ritirare il suo pacco.
Ma l'ostinazione di Jason non si arrese neppure
davanti a quell'evidenza: - E chi vi dice che invece
non l'abbia lasciato apposta per noi? La finestra che si
apre, il diario, la ricevuta dentro al diario ... e se non
fossero semplici coincidenze?
- Per quello che ne sappiamo, il diario potrebbe
essere sempre stato sotto a quel modellino.
- Io dico che dobbiamo andare a ritirare quel
pacco! - insistette Jason.
- Allora, oltre che essere un fantasma invisibile,
anche un fantasma poco furbo - ribatt Julia. - Oggi
sabato e gli Uffici Postali sono chiusi al pomeriggio!
Rick fece una smorfia.
- E vero.. . - disse. - Ma chi abita a Kilmore Cove
sa che.. . insomma.. . in caso di urgenza si pu anda-
re e chiedere un favore alla signorina Calypso nella
libreria. E lei che tiene aperto l'ufficio Postale.
-Tu la conosci? - gli domand Jason.
- Naturalmente. Ci conosciamo un po' tutti, in
paese.
- E dici che ti aprirebbe l'ufficio Postale?
- Possiamo chiederglielo.
Julia si mise le mani sui fianchi.
- Ragazzi, non vi distraete, per. Un attimo prima
che si aprisse questa finestra, stavamo facendo tutt'al-
tro. Dobbiamo trovare l'ingresso di una grotta segre-
ta, abbiamo una porta chiusa a cui servono quattro
chiavi e una frase misteriosa ancora da interpretare.
Non credo che sia una buona idea.. .
Ma Jason e Rick erano gi arrivati a met delle
scale.
rano quasi le sei del pomeriggio, quando i
due ragazzini si fecero aprire da Nestor la
porta del vecchio garage di Villa Argo. La
serranda si sollev cigolando, rivelando un ambiente
polveroso, a malapena illuminato da una solitaria
lampadina appesa al soffitto. Gran parte del garage
era occupata dalla sagoma di un'automobile coperta
da un lenzuolo bianco. Era una vecchia spider degli
anni Cinquanta.
- Funziona ancora? - domand Rick, concedendo-
si una sbirciata curiosa sotto al lenzuolo.
- Non credo: sono passati talmente tanti anni dal-
l'ultima volta che l'abbiamo accesa.. . - rispose
Nestor, procedendo intorno alla carrozzeria della spi-
der per cercare qualcosa che si trovava sul retro.
- Eccole qui.. . - brontol, cambiando discorso. Sol-
lev un secondo lenzuolo, rivelando due vecchie bici-
clette appoggiate l'una all'altra. - Ricordavo che le
avevamo tenute. Forza, tiratele fuori da qui.
Rick afferr il manubrio della prima, Jason tir su
la seconda. Le spinsero fuori dal garage.
- Uau! - fece Rick, quando le vide alla luce del sole.
Erano due vecchi modelli senza cambi, con un
massiccio telaio nero saldato in ghisa.
- Le camere d'aria dovrebbero essere ancora
sane.. . - disse Nestor, porgendo loro una pompetta
ad aria. - Con un po' di muscoli dovreste riuscire a
rimetterle in strada.
Poi diede loro anche un oliatore a beccuccio e un
panno inumidito di trielina.
- Usate questi per freni e catena. Prima il panno
per togliere la polvere, poi l'olio, poi di nuovo il
panno, fino a quando non le sentite girare alla perfe-
zione. Abbondate pure, con l'olio: una catena che non
scorre, si strappa.
- Siamo sicuri che arrivino fino in paese? - doman-
d Jason, preoccupato dai cigolii delle vecchie bici.
- Pesano almeno un quintale!
- Arrivare arrivano di sicuro.. . - rispose il giardi-
niere. - Sono pezzi vecchi ma robusti. In quanto a tor-
nare... questo dipende dai vostri polmoni. E dalle
vostre gambe. In ogni caso, Ulysses Moore e sua
moglie le usavano tranquillamente.. .
Rick mise una delle bici a gambe all'aria, comincian-
do a pompare aria nelle ruote. Nestor gli lanci un'oc-
chiata ammirata: gli piacevano le persone concrete.
- Si pu sapere perch volete scendere a Kilmore
Cove a quest'ora? - domand ai ragazzi.
I1 viso di Jason si irrigid, come segno tangibile di
una menzogna in arrivo. Poi disse qualcosa di talmen-
te assurdo da risultare quasi credibile.
- Cercate solo di non andare a ficcarvi in qualche
pasticcio - disse Nestor. - E tornate per cena, ok? I
vostri genitori mi hanno chiesto di prepararvi qualco-
sa da mangiare e non mi andrebbe di lavorare per
niente -. Si allontan, lasciando che trafficassero con
le due vecchie biciclette.
Un quarto d'ora dopo, Jason e Rick montarono in
sella ai due vecchi bolidi della strada. Julia sal sulla
bici di kck, pi leggera e maneggevole e, dopo aver
regolato l'altezza del sellino, fu pronta a pedalare con
loro.
Salutarono il giardiniere, imboccarono il viale di
uscita della villa e presero la strada della scogliera, in
discesa, diretti verso la baia di Kilmore Cove.
Julia scatt davanti a tutti, i capelli al vento, e imboc-
c la prima curva strillando di felicit. Jason protestava
qualcosa a voce alta, mentre Rick, dietro a tutti, si volt
un'ultima volta verso il giardino per salutare Nestor.
I1 vecchio giardiniere si protesse gli occhi con la
mano, guardandoli scomparire lungo la strada.
- Chiss! - mormor tra s e s. - Chiss se i ragaz-
zi ci riusciranno. . .
La discesa fu inebriante: le ruote girarono furiosa-
mente e il paese si mostr a poco a poco, tornante
dopo tornante. Kilmore Cove era un ammasso di case
basse squadrate dipinte di tanti diversi colori, addos-
sato nella parte pi protetta della baia. La strada
costiera si intersecava con una serie di strade prove-
nienti dall'entroterra, che formavano una serie di "T"
davanti al mare.
Come tutti i sabati, molte automobili strombazza-
vano per trovare un posteggio lungo le banchine del
porto e sulla passeggiata c'era un allegro via vai di
gente.
Julia arriv per prima, smont dalla bici di Rick e
la appoggi a un cartello stradale che segnalava di
non parcheggiare troppo a ridosso della spiaggia, per-
ch c'era il pericolo che la marea si portasse via l'au-
tomobile.
- Ehi! Ritardatari! - esclam ai suoi due compagni,
quando la raggiunsero.
- Questa bici ... - brontol Jason. - Ha due sole
velocit: o sta ferma, o va a quella della luce. Se sfio-
ri i freni, si inchioda. Se li lasci, parte come un razzo.
- solo male equilibrata. E pesante - spieg Rick.
I1 ragazzo dai capelli rossi era di nuovo tornato
nella sua dimensione: il paese con le bancarelle sulla
passeggiata, la spiaggia su cui correvano cani e bam-
bini, i balconi di legno pieni di fiori colorati delle
osterie affacciate sul mare.
- Dov' questa Calypso? - gli domand Julia, rag-
giante dali'idea di essere circondata da un bel via vai
di gente.
Rick fece loro strada spingendo la bicicletta. Si iner-
picarono lungo una via che si spingeva verso l'interno
del paese. Superarono la statua di un uomo che tene-
va fieramente un piede sopra un'ancora e raggiunsero
una piazzetta circolare, in cui zampillava una fontanel-
la ricavata da antiche pietre megalitiche.
- E qui - disse Rick. Indic loro l'insegna di legno
di un negozietto, che diceva:
Isola di Calypso
Buoni Libri Salvati dal Mare
Posarono le bici.
Rick spinse la porta ed entr. Una campanella, po-
sta sopra lo stipite, lanci il suo trillo acuto.
All'interno, l'Isola di Calypso aveva un suo fascino
particolare. Nell'aria c'era un'atmosfera carica di
buoni sentimenti e di aspettative. I libri erano impila-
ti per terra, su bassi ripiani di legno, e formavano una
sorta di percorso in cui era obbligatorio procedere
con attenzione.
- Arrivo subito! - disse la proprietaria, quando
furono dentro.
Calypso era una donnina minuta, dagli occhi lan-
guidi e il sorriso rassicurante. Indossava un foulard a
fiori e un vestitino azzurro lungo fino al ginocchio.
Un paio di scarpe senza tacco color mandorla com-
pletavano il suo abbigliamento.
Non appena li riconobbe, esclam: - Rick Banner,
quale onore! -. E poi aggiunse: - Hai portato qualche
amico, eh? Bravo! No, no.. . lasciami indovinare.
Scommetto che voi due siete.. . i londinesi.
- Julia.
- Jason.
La stretta di mano di Calypso fu convincente: forte
senza essere dolorosa e gentile senza essere affettata.
- un buon segno vedervi in libreria cos presto.
Quanti giorni sono trascorsi da quando siete arrivati
a Kilmore Cove? No, no... lasciatemi ...
- Una settimana, signorina Calypso - disse Jason.
- Gi - ricapitol lei. - Una settimana. E cosa ne
pensate di Kilmore Cove? Che piccola? Che sper-
duta? Che stata dimenticata dal resto del mondo
civilizzato?
- No! - rispose Julia. -Veramente pensiamo che.. .
- Per forza.. . - continu imperterrita Calypso. - Per
forza. Deve essere stato un bello shock, per voi, passa-
re da Piccadilly Circus alle rocce salate. Dal Big Ben
al nostro misero faro. A parte che, dopotutto, vivete a
Villa Argo. E quando si vive in una villa come quella.. .
accidenti.. . che paradiso! Chi vorrebbe andarsene via?
Mare, cielo, alberi.. . che cosa vi manca?
- In realt ... in effetti ... - disse Rick.
- Ma certo! Non ci vuole certo un genio per capir-
lo ... - esclam Calypso. - D'altra parte siete qui.
Cosa manca? Facile. Manca solo ... qualche buon
libro. E bravo Rick Banner! Vuoi vedere che la com-
pagnia di un paio di sani cittadini istruiti ti far met-
tere la testa a posto? -. Calypso si rivolse ai due
gemelli. - Lo sapete, vero, che il giovane Banner ha
meno voglia di andare a scuola di un mulo?
Julia e Jason sorrisero, pi per le guance rosse e i
pugni chiusi di Rick che per la battuta di Calypso. La
trillante libraia sembr aver finito con il suo fluente
discorso e incroci direttamente i loro occhi.
- Allora? Mi dite che libro state cercando?
I ragazzi si guardarono l'un altro per decidere chi
di loro avrebbe risposto. Julia intu che toccava a lei e
cos disse: -Veramente non siamo qui per un libro,
signorina Calypso.
- No? -. Lei si drizz come animata da una molla.
- E allora cosa siete venuti a fare?
La sua voce assunse una sfumatura tagliente, che
Jason ritenne utile cancellare all'istante: - Mia sorella
voleva dire che non siamo qui solo per un libro. I1 libro
il motivo fondamentale e poi.. . poi ce ne sarebbe un
altro.
Le spieg quello che sapevano sull'ufficio Postale
e le porse la ricevuta trovata nel diario divilla Argo.
Calypso la guard con attenzione, poi domand:
- Chi ti ha dato questo biglietto?
- Nestor - ment Jason con una rapidit sconcer-
tante. - E ci ha detto di venire a chiedere a lei.
Calypso sembr soppesare un po' la risposta, poi
disse: - sabato, per. E l'ufficio Postale chiuso.
- S ... ma ... - esclam Jason. - Se potesse essere
cos gentile da aprircelo un istante, solo per prendere
il pacco e portarlo a casa.. .
- E tu come fai a sapere che un pacco?
Jason si incass nelle spalle. - Non lo so, ma.. . pen-
savo... ecco. ..
- E in ogni caso - continu Calypso - anche se
l'ufficio fosse aperto, non detto che io vi possa con-
segnare quello che mi chiedete. Sulla ricevuta c'
scritto che da consegnare al "Tenutario di Villa
Argo". Mentre io qui vedo solo tre ragazzini che
hanno abbandonato le biciclette di traverso davanti
alla mia vetrina.
Jason e Julia cominciarono a spiegare che i loro
genitori erano i proprietari divilla Argo e che quindi
quell'awiso di ritiro era destinato a loro.
- In questo momento sono impegnati nel trasloco
e non possono scendere a prenderlo di persona.. .
- Nestor ha detto che lei avrebbe capito.. .
Calypso fece un gesto vago con la mano: - Oh, s,
certo! tipico dei proprietari di Villa Argo mandare
qualcun altro a sbrigare i propri incarichi.
- Quindi ci pu aprire l'ufficio?
- No, ragazzi miei.. . sabato! E al sabato pomerig-
gio l'ufficio chiuso.
-Tre libri - disse allora Jason. E si piazz davanti
alla signorina Calypso in segno di sfida.
- Come hai detto?
- Ho detto tre libri. Se lei ci apre l'ufficio Postale e
ci consegna quello che ci deve consegnare.. . noi pren-
diamo anche tre libri. A sua scelta. E le promettiamo
di leggerli in una settimana.
La campanella sulla porta trill. Fece capolino un
turista, che non appena si accorse che si trattava di
una libreria si scus e usc. Aveva creduto che fosse
un ristorantino romantico.
Nell'Isola di Calypso torn il silenzio. Sul viso pen-
sieroso della proprietaria, invece, si disegn un sorriso.
- Mmm ... tre libri in una settimana, dici? E potr
anche farvi delle domande per vedere se li avete letti
davvero?
- Certamente - azzard Jason.
- Affare fatto! - concluse Calypso, porgendo loro la
mano per sigillare l'accordo. -Tre libri per un pacco.
- Ehi! E lei come fa a sapere che un pacco? - pro-
test Julia, prima di ricevere un calcio da suo fratello.
Calypso and dietro al bancone per recuperare un
mazzo di chiavi, si chiuse alle spalle la porta della
libreria e attravers la piazzetta.
L'Ufficio Postale era di fronte.
Un quarto d'ora dopo, i tre ragazzi erano davanti al
mare. Si erano allontanati dalla folla di turisti del
weekend, spingendo le biciclette fino a un molo soli-
tario proteso sul mare. La scogliera si ergeva alla loro
sinistra; il porto, pieno di barchette dalla chiglia piat-
ta, era alla loro destra.
Stringevano tra le mani un pacco delle dimensioni
di una scatola da scarpe, awolto in numerosi giri di
nastro adesivo marrone, e tre libri dalle copertine
smunte e tristi.
-Tu e le tue brillanti idee.. . - brontol Julia. - Que-
sto mattone te lo leggerai tu!
Calypso le aveva affidato la lettura di Cime Tempe-
stose, di Emily Bronte. A Rick invece era toccata L'iso-
la misteriosa di Julius Verne, mentre Jason aveva una
settimana di tempo per affrontare il monumentale
Ramses di Christian Jacq.
Jason la ignor, dandosi invece da fare per strappa-
re il nastro adesivo dal pacco. Rick, seduto accanto a
lui, lo aiut a evitare che per la foga tutto l'eventuale
contenuto del pacco finisse in acqua.
In pochi secondi liberarono dal nastro adesivo una
malconcia scatola di cioccolatini alla menta.
- Speriamo che almeno questi siano mangiabili.. . -
disse Julia.
Aprirono la scatola.
- Guardate! - esclam Jason, raggiante.
All'interno della scatola, sepolte in una bambagia
di giornali spiegazzati, c'erano quattro chiavi.
Erano chiavi vecchie, in parte ossidate da una rossa
patina di ruggine. Ognuna di esse aveva un'impugna-
tura diversa, finemente lavorata. Rick ne prese in
mano una a caso, sollevandola contro la luce del cielo
per osservarla meglio.
- Sembra.. . sembra.. . che ci sia scolpito un anima-
le.. . - mormor.
Julia si accoccol accanto a lui e disse: - vero:
pu essere un coccodrillo. O un alligatore?
Sembrava proprio la sagoma di un alligatore con la
bocca spalancata.
Jason ne aveva scelta un'altra.
- Su questa, invece, direi che ci sia un porcospi-
no.. . o un istrice, forse.
La mostr agli amici, che furono d'accordo con la
sua interpretazione.
Julia scelse la chiave con l'impugnatura a forma di
rana e si becc un'immediata battuta del fratello, che
colse un'improbabile rassomiglianza.
- Meglio una rana che un topo con le spine! -
ribatt lei, profondamente seccata.
L'ultima chiave recava il profilo di un uccello dal
becco inconfondibile: un picchio.
- Alligatore, rana, istrice e picchio.. . - mormor
Rick, guardando le quattro chiavi. - Che attinenza c'
tra questi animali?
- Uno carnivoro, uno un anfibio, uno non lo so
e l'ultimo vola.. . - disse Julia.
- L'attinenza presto fatta - disse Jason. - A Villa
Argo c' una porta con quattro serrature. E qui
abbiamo quattro chiavi. Pi facile di cos.. .
- Non c'era nient'altro nella scatola?
- Niente -. Jason scroll violentemente la scatola
di cioccolatini per dimostrare che non conteneva pi
nulla.
Caddero i giornali sminuzzati e anche una perga-
mena arrotolata, che Rick acchiapp al volo.
-Tombola! - disse. La pergamena era scritta con
gli stessi geroglifici del messaggio della scogliera.
- Mi credete, adesso? - sibil Jason, guardando i
segni ormai quasi familiari che erano stati impressi
sulla pelle. - I1 vecchio proprietario di Villa Argo
conosceva dei segreti. E ora noi li stiamo portando
alla luce.
Sul mare, il cielo sussult. I1 temporale sembrava
sul punto di voler ricominciare.
ominciarono a pedalare a tutta velocit. Alla
prima curva, Rick e Julia avevano gi distan-
ziato Jason di un centinaio di metri. Julia,
con la bici nuova di Rick, affrontava la salita senza
quasi faticare. Rick, allenato allo sforzo, riusciva a
spingere avanti la sua. Mentre Jason, stremato dal
peso del vecchio telaio, fu costretto a smontare.
- Andate avanti! - grid.
Aveva cominciato a spingere la bici.
- Forza, pappamolla! - gli url Julia. Al suo fianco,
Rick pedalava restando in piedi sui pedali. - tanto
faticoso? - gli chiese la ragazza.
Rick aveva le gote arrossate per lo sforzo, ma le
rispose ansimando: - No.. . non troppo!
- Mio fratello ci far prendere una seconda lavata
di pioggia!
- Comincia.. . comincia ad andare a casa tu.. . - le
disse Rick. - Io lo aspetto.
Julia annui. Prese con s le quattro chiavi e la
nuova pergamena e scatt in avanti. In pochi minuti,
spar dalla vista dei due ragazzi.
Non appena fu scomparsa, Rick piomb a terra
stravolto: pedalare con quella bicicletta era come
tirarsi dietro un elefante. Aspett che Jason lo rag-
giungesse, poi cominci a camminare al suo fianco.
- C' da scoppiare.. . - ansim Jason.
Spingendo la bici, Rick si sent ferito nel suo orgo-
glio di ciclista.
- Mio padre una volta.. . - inizi a dire, ma Jason
gli fece cenno di stare zitto, agitando il capo.
- Non dire una parola di pi. Potresti morire per lo
sforzo.
Rick pens che in realt erano gi andati vicini a
quel destino tutti e due: lui era stato quasi investito
dalla misteriosa donna profumata e Jason era volato
gi dalla scogliera.
Rimasero zitti a spingere, ascoltando solo il ritmi-
co giro dei raggi delle bici.
- I1 pi fatto, ormai.. . - disse Jason, dopo un po'.
E naturalmente appena lo disse cominci a piovere.
- Sono tutti cos i sabati in Cornovaglia?
I1 ragazzo dai capelli rossi non rispose. Dopo alcu-
ni passi, per, gli sfugg una risata soffocata.
- Che c' da ridere? - domand Jason. Ma anche
lui, in realt, aveva voglia di ridere.
Rick scosse il capo e rise.
Ridacchiarono fino a Villa Argo, dove Nestor li
stava aspettando, ritto davanti all'ingresso di casa.
Dall'interno arrivava il rumore di un fuoco scop-
piettante.
I1 sole tramont in una poltiglia di nuvole e piog-
gia. I ragazzi si cambiarono per la terza volta. Rick
ricevette un maglione del signor Covenant e un paio
di jeans, troppo grandi per lui.
Nestor si mise a trafficare in cucina e prepar una
zuppa di verdura con crostini di pane croccante. I1
profumino era delizioso.
La pioggia picchiettava sui vetri. I1 fuoco nel cami-
no, pi che riscaldare l'ambiente, riscaldava l'anima:
era di un colore vivo, vibrante, e gli scoppi dei ciocchi
di legna, di tanto in tanto, erano come i rintocchi di
un confortevole orologio.
Nestor fischiettava, girando la zuppa con un
mestolo. I tre ragazzi, asciugati e cambiati, si piazza-
rono intorno al tavolo della cucina e stettero a osser-
varlo senza dire una parola.
-Telefono - disse lui, dopo un po'.
Non aveva neppure finito di parlare, che il telefono
di Villa Argo prese a squillare.
I genitori di Jason e Julia volevano assicurarsi che
andasse tutto bene.
- S, s.. . tutto bene.. . - ment Jason. - No. Perch?
Sua madre si fece passare Nestor.
-Tre angioletti - ment anche il vecchio giardinie-
re. - Non mi sono neppure accorto della loro presen-
za. Certo. S. S, s. Non sono mai usciti dal giardino.
Figuriamoci, no. Nessun problema. Zuppa di legumi.
Va bene. Va bene, glielo dir -. E riagganci.
- Converr che tu chiami casa tua, Rick.. . - disse,
tornando ai fornelli. - Cos awisi i tuoi che ti fermi
qui a mangiare. E direi anche a dormire, a questo
punto. Con questo temporale non ti conviene pedala-
re di nuovo fino a casa.
- Sul serio? Sarebbe fantastico! - esclam lui.
Che giornata! Non solo l'intero pomeriggio a Villa
Argo: anche la notte!
Jason lo accompagn al telefono.
Rimbomb un tuono, che fece vacillare per un
istante la luce elettrica. Nestor guard distrattamente
le lampadine affievolirsi e poi riaccendersi.
- A me non piacciono i legumi.. . - disse Julia, in
cucina.
Cocciutamente seduta a capotavola, continuava ad
allungare il collo e a controllare dentro alla pentola.
- Lo so. Me l'ha detto tua mamma.
- E lei che cosa le ha risposto?
- Che stasera non mangi - sorrise Nestor.
Diede un'ultima controllata alla zuppa nella pento-
la, mise in caldo i crostoni di pane nel forno, si lev il
grembiule e si awi verso l'uscita.
- Dove va? - gli domand Julia, sospettosa.
Nestor afferr il pomello della porta e lo fece gira-
re con un clack maestoso.
- A casa mia, a preparare qualcosa per me. L c' la
zuppa e l sotto il pane. Staranno in caldo per un'ora.
Mangiate quando volete. I piatti sono nell'armadio a
muro. I bicchieri sopra il lavandino. Le posate.. . cer-
catele nei cassetti. Potete usare quel tavolo oppure
quello nella sala da pranzo. Quando avete finito, pren-
dete tutto e mettetelo nella lavastoviglie. Oppure
lasciatelo li, ma dovrete metterlo nella lavapiatti
domani. Le istruzioni sono sul manuale. I1 detersivo l
sotto.
- Ma ... non pu ...
- Non posso cosa? - dalla porta socchiusa entraro-
no gocce di pioggia e un vento frizzante.
- Non pu lasciarci cos. Noi siamo solo ... siamo
solo ragazzi!
Nestor chiuse la porta senza essere uscito.
- Ascolta, Julia. Voi siete solo ragazzi, vero. Ma io
non sono una bambinaia: sono un vecchio e scorbuti-
co giardiniere. Vi ho cucinato qualcosa perch l'ho
promesso ai vostri genitori. E perch la prima volta
che siamo insieme. Se ti va bene cos, bene. Se non ti
va bene ... -. Spalanc una seconda volta la porta,
lasciando entrare una zaffata di vento umido. - Sono
a cento metri da qui: vieni a chiamarmi.
E usc nel temporale.
ulia alz gli occhi al cielo. - Ma guarda che
roba! - esclam quando rimase sola nella
cucina. Era esattamente come aveva immagi-
nato: quell'uomo era un selvaggio zotico e
incapace. Per forza viveva da solo: chi mai avrebbe
potuto sopportarlo?
Scese dalla sedia e si awicin ai fornelli. Sollev il
coperchio della pentola e, suo malgrado, dovette
ammettere che il profumo della zuppa era invitante. I1
suo stomaco gorgogli, come per reclamarne una
cucchiaiata.
Erano solo le sette di sera, ma dopo l'esplorazione,
il bagno in mare e tutto quello che ne era seguito, la
pedalata su e gi dal paese, l'idea di un pezzo di pane
croccante immerso nella zuppa era a dir poco mera-
vigliosa.
- Ma guarda che roba! - esclam di nuovo, scrol-
lando il capo pi per un atteggiamento che per la
reale necessit di protestare contro qualcosa o qual-
cuno.
- Guarda cosa? - le domand Jason, rientrando in
cucina.
Teneva in mano il corposo Vocabolario dei linguaggi
dimenticati e la pergamena che avevano trovato insie-
me alle quattro chiavi.
Appoggi tutto sul tavolo della cucina e disse: - Uau!
--- COSE NON DETTE .&---
Che profumino! Perch non ci spazzoliamo subito tutto
quello che c'?
Anche Rick entr in cucina, dando loro la notizia
che poteva fermarsi a dormire a Villa Argo. Julia sor-
rise: le faceva piacere.
Jason gli pass rapidamente il vocabolario.
- Decifriamo prima questa, poi mangiamo - disse.
Ritto in piedi nella sua dependance, Nestor rest a
guardare la luce accesa della cucina di Villa Argo, sen-
tendosi rimescolare da molti e contrastanti pensieri.
Ascolt i ragazzi ridere, parlare fitto, chiamarsi a
gran voce.
Poi sent il rumore di piatti e di posate. Nella vec-
chia casa si accesero e si spensero molte luci.
I1 giardiniere sorrise: Villa Argo sembrava rinata.
- come ai vecchi tempi.. . - mormor.
A forza di vivere da solo, aveva preso l'abitudine di
esprimere i suoi pensieri a mezza voce.
In realt Nestor sperava che con quei ragazzi sareb-
be stato addirittura meglio dei vecchi tempi. Ripens
all'incontro del primo pomeriggio con Oblivia New-
ton e si sent afferrare dalla voglia istintiva di spacca-
re qualcosa.
- Non avrai mai questa casa, Oblivia.. . - sibil tra
i denti.
Quella giovane e ricca donna d'affari amministrava
una grande societ immobiliare. Nestor non sapeva
esattamente in cosa consistesse la sua attivit: sapeva
che comprava e vendeva case. I1 termine tecnico era
"intermediatrice immobiliare". Era capace di guada-
gnare pi soldi lei vendendo una casa dell'architetto
che l'aveva progettata o dei muratori che l'avevano
costruita.
((Misteri del mondo moderno)) pens Nestor.
Oblivia Newton ragionava in termini di semplice
denaro. Nestor no.
E quella differenza era la cosa che sconcertava di
pi Oblivia: aveva tentato di coprire Nestor di sterli-
ne, gli aveva proposto sistemazioni lussuose in qual-
siasi altro luogo del pianeta. Sarebbe stata disposta a
dargli tutto ci che lui avesse voluto, pur di diventare
padrona di Villa Argo.
- Chiedi quello che vuoi - gli aveva proposto anco-
ra quel pomeriggio - e io te lo dar.
-Va bene: voglio che tu sparisca - le aveva risposto
Nestor, mandandola su tutte le furie.
La pioggia della sera aument di intensit.
Nestor pass accanto ai piatti freddi della sua
cena, prese da un appendiabiti la sua cerata nera e la
indoss.
- Sono sicuro che questi ragazzi capiranno perch
questa casa cos preziosa.. . - mormor, dirigendosi
verso l'uscita della sua dependance.
Sotto le bordate sempre pi intense del temporale,
Villa Argo cominci a gemere e a scricchiolare. In
cucina era terminato anche l'ultimo cucchiaio utile di
zuppa. I tre ragazzini si strinsero l'uno all'altro, leg-
gendo a voce alta la traduzione dell'ultima pergame-
na. Se il primo messaggio che avevano trovato era
misterioso, questa seconda traccia era a dir poco
incomprensibile:
Se con quattro una apri per sorte
di quattro tre indica il motto
di quattro due andranno alla morte
e una di quattro porta di sotto.
Jason prov ad avanzare alcune timide teorie, rileg-
gendo insieme anche il primo biglietto, ma per ogni
sua interpretazione c'erano almeno due constatazioni
logiche di Rick che gli tagliavano le gambe.
- I1 fatto - osserv Rick, cupo - che non detto
che il primo biglietto sia davvero il primo biglietto.
Voglio dire.. . era pi probabile trovare questo secon-
do messaggio piuttosto che quello della scogliera.
Anche se fosse giusta la nostra idea di essere dentro a
una specie di.. . caccia al tesoro.. . non detto che la
stiamo giocando partendo dall'inizio.
- In ogni caso, adesso abbiamo in mano quattro
chiavi - disse Julia, ricapitolando. - E qui c' scritto
che, se con quattro una apri per sorte ... blu blu blu.
Secondo me una la porta di l.
- Pu anche essere una delle chiavi - ribatt Rick.
- E sorte significa coincidenza. O fortuna.
- A meno che non sia destino che l'apriamo - disse
Jason. - Sorte pu significare anche.. . destino.
Lui non credeva di essere rimasto appeso a quella
fessura della scogliera per una semplice coincidenza.
O per fortuna.
Era destino che succedesse.
Jason si awi nella stanza di pietra senza accende-
re le luci, precedendo i suoi amici. Attravers due
salotti che, al buio, sembravano lugubri: i diversi
oggetti che arredavano le stanze parevano figure
addormentate. La pioggia e il vento erano cresciuti di
intensit, tanto che, a volte, sembrava che la casa
fosse sul punto di scivolare gi dalla scogliera. La tor-
retta in cima alle scale gemeva sotto le raffiche della
tempesta, mentre forti correnti d'aria si propagavano
lungo le scale.
Jason aveva preso con s le quattro chiavi. Le sen-
tiva pesare nelle tasche dei pantaloni. Meccanicamen-
te le cerc e le strinse tra le dita. Raggiunse la stanza
di pietra e cerc a tentoni un interruttore della luce.
Era tutto buio come petrolio.
Un lampo bianco squarci improwisamente la
notte. Jason guard fuori dalla finestra.
E vide in faccia un volto che lo stava fissando.
Cominci a gridare.
entendolo gridare, Rick e Julia si precipitaro-
no nella stanza di pietra, accendendo la luce.
Videro Jason per terra, rannicchiato su se
stesso come se fosse stato picchiato. Le chiavi gli
erano cadute dalle tasche.
- qui! qui! - urlava.
E intanto indicava la finestra, singhiozzando.
- Chi? Chi qui? Dove? - gli domand Julia, cer-
cando di calmarlo.
Ma anche lei era elettrica: qualsiasi cosa vedesse
intorno a lei, reagiva spaventandosi.
- Che cosa hai visto, Jason? - gli domand Rick.
Sopra le loro teste, la luce elettrica si attenu.
-- I1 lampo.. . il lampo ... - balbett Jason. Ran-
nicchiato sul pavimento, sembrava ancora pi piccolo
dei suoi undici anni. - C'era ... c'era un uomo alla
finestra! L'ho visto! Aveva un.. . mantello.. . un lungo
mantello nero.. . e.. . stava guardando qui dentro!
Gli occhi di Jason erano talmente spalancati e tal-
mente terrorizzati che Julia fu costretta a credergli.
- Un uomo, Jason?
- Si.. . - mormor lui. - Un uomo.
- Le porte sono tutte chiuse? - domand Rick con
invidiabile senso pratico.
Julia perlustr gli ingressi del piano terra, accen-
dendo tutte le luci che trovava al suo passaggio.
--L h SORTE 4 -
Per fortuna li trov tutti chiusi dall'interno.
Torn nella stanza di pietra: Jason si era vagamen-
te calmato.
- Era il fantasma del vecchio proprietario.. . - stava
dicendo. - Devi credermi, Rick. Era orrendo, con una
cicatrice che lo attraversava da parte a parte.. .
- tutto chiuso - disse Julia. - Non pu entrare
nessuno. E se fuori c' qualcuno, se la dovr vedere
con Nestor.
Si sedette sul pavimento, radunando le chiavi
intorno a s. Alligatore, rana, istrice e picchio.
- E da sopra? - domand Jason con un filo di voce.
- Da sopra cosa?
La luce della casa si attenu ancora di pi. Ci fu lo
scoppio rimbombante di un lampo e, dopo pochi
istanti, la luce elettrica and via del tutto.
- Oh no.. . - sussurr Julia.
- Adesso torna - li rassicur Rick.
- Lo sentite? Lo sentite? - ricominci Jason.
Julia si sent raggelare da un'improwisa corrente
d'aria e mosse le mani nell'oscurit, fino a quando
non afferr il braccio di Rick e quello di suo fratello.
- Sentiamo cosa.. . Jason? - riusc a balbettare.
Lui rimase in silenzio.
Ma lo sentiva anche lei, adesso.
Era il vento.
Era la pioggia.
Era il temporale notturno.
Era la finestra della torretta, che sbatteva contro lo
stipite, ritmicamente.
Come passi.
Julia si morse il labbro. Non voleva piangere. Ma
aveva cos paura, ma cos paura, che le avrebbe fatto
davvero piacere che mamma e pap fossero stati l
con loro.
La faccia di Rick brill improvvisamente nell'oscu-
rit.
- Accendino - disse il ragazzo di Kilmore Cove.
- Mio padre diceva che sempre meglio averne uno
con s. Si liber lentamente dalla presa di Julia e
disse: -Vado a chiudere la finestra di sopra.
- NO! - strill Julia.
- Perch no?
- Stai ... stai qui - gli ordin lei. - Stiamo tutti
fermi finch non torna la luce.. .
- Che voi sappiate, non ci sono delle candele? O
delle torce elettriche? - domand Rick.
Spense l'accendino.
- Che succede? - si allarm Jason.
- Mi stavo bruciando le dita - spieg Rick.
Poi lo riaccese.
h SORTE &-------
- Mi pare che in cucina ci siano delle candele. Le
ho viste sopra una trave - mormor Julia.
- Ok, allora vado a.. .
- NO! - strill di nuovo lei, afferrandolo per un
braccio.
Decisero che sarebbero andati a recuperare le can-
dele tutti insieme. Rick fece da guida, accendendo
l'accendino con rapidi colpi successivi, sufficienti a
orizzontarsi fuori dalla stanza di pietra e nei salotti.
Quando entrarono in cucina torn la luce.
Villa Argo torn illuminata in ogni suo angolo, ma
era una luce ballerina, pronta ad abbandonarli di
nuovo. Si procurarono tre candele, salirono le scale
fin sulla torretta e chiusero per la terza volta, in quel-
la giornata, la finestra sbilenca.
Scendendo al piano di sotto, Rick osserv, quasi
soprappensiero: -Avete notato quante sono le finestre
della torretta?
- NO, quante?
- Una per lato. Quattro.
E aggiunse: - Se con quattro una apri per sorte.. .
potrebbe riferirsi alle finestre.
Jason ci pens su qualche istante, poi scroll il
capo. - No. Non credo. Quattro si riferisce alle chia-
vi. Mentre una... una ...
- La sorte - termin Julia, al posto suo.
Lasciarono accesa soltanto la luce della stanza di
pietra e si rifugiarono l. Jason continuava a lanciare
occhiate fuori dalla finestra.
Rassicurati dall'essere vicini, i tre ragazzi comincia-
rono a esaminare con attenzione le quattro serrature
che si trovavano sulla porta.
Erano quattro fori circolari, identici l'uno all'altro,
disposti in questo modo:
e
Non c'era niente che potesse suggerire come utiliz-
zare le chiavi in loro possesso.
- Io dico di provare a caso.. . - disse Julia dopo un
po' che ci pensavano.
Rick scosse il capo: - Non si pu fare a caso. Ci
deve essere un ordine. Uno schema. Coccodrillo, por-
cospino, rana e picchio.. . che relazione c' tra questi
animali?
- Nessuna: il messaggio dice per sorte.. . - gli ricor-
d Jason.
- Ho capito cosa dice il messaggio, - replic Rick,
spazientito - ma almeno noi dobbiamo avere un
nostro schema!
~-b h SORTE .&--p
- Proviamo le chiavi. Se girano, giusto. Se non
girano, sbagliato. Cosa ne dite come schema?
- E se invece rompiamo qualche meccanismo? -
ribatt Rick. - Magari c' una sola possibilit di arri-
vare.. . al tesoro.
- Proviamo con il coccodrillo in alto - disse Jason.
- Perch?
- "C" ... coccodrillo. il primo animale in ordine
alfabetico.
- E la "P" di picchio dove la mettiamo, poi? Nella
serratura a destra o in quella a sinistra? - gli doman-
d Rick.
Jason non seppe cosa rispondere.
- Se poi vogliamo dare i nomi giusti.. . dal muso si
capisce che questo pi un alligatore che un cocco-
drillo.
- Non sapevo che fossi un esperto di animali.. . - lo
ammir Julia.
- E gli altri, allora? Questo che picchio ?
- Un picchio comune - rispose Rick. - Picchio e
basta.
Jason gli porse la chiave con il porcospino.
- Questo invece pi un istrice che un porcospi-
no.. . I1 porcospino grosso.. . Istrice, senza dubbio.
Rimaneva solo la chiave della rana. Che non era un
rospo e nemmeno una raganella. Era una rana rana.
- Dunque.. . se l'istrice mangia la rana.. . - azzard
Julia.
- La rana non mangia il picchio.
- L'alligatore invece li mangia tutti, anche se con
l'istrice deve fare molta attenzione!
Visto che non riuscirono a piazzare gli animali
secondo la catena alimentare, presero in esame le
zone geografiche in cui vivevano, considerando la ser-
ratura in alto come il Nord e quella in basso come il
Sud.
- Gli istrici sono soprattutto americani. Ovest. Ser-
ratura a sinistra.
- Ma le rane vivono un po' dappertutto! - piagnu-
col Julia.
Passarono alle dimensioni, poi ai colori. Ma per
quanto si sforzassero, non riuscirono a trovare nessun
nesso logico tra le quattro chiavi.
Alla fine Julia si spazient di quegli inutili tentativi
a tavolino. Afferr la chiave con l'alligatore e la infil
di scatto nella serratura in alto della porta.
Poi la gir e... clack.
- Ha girato! - esult la ragazza.
Jason e Rick le corsero accanto con le altre chiavi.
- Come hai fatto? - le domand Jason.
- Presa, infilata, girata. Dammi le altre.
--L LA SORTE ,&p
- Quale vuoi?
- Rana - decise Julia.
La prese, la inser nella serratura a sinistra di quel-
la che aveva appena fatto scattare e gir.
Clack.
- Istrice! - ordin Julia.
Clack.
- E per ultimo.. . picchio!
Julia prese l'ultima chiave e la infil nella serratura
alla base della croce. Anche questa volta la chiave
entr e gir con facilit.
Clack.
- Fatto - disse Julia, guardando la porta.
- Fatto cosa? - la apostrof Jason.
- Ho fatto scattare tutte le serrature.
Rick appoggi una mano alla porta e diede una
leggera spinta. Poi afferr una delle chiavi e diede una
leggera tirata.
- Direi che la porta pi chiusa di prima.
Julia si sent invadere da un'ondata di delusione.
Fece fare un secondo e un terzo giro alla chiave con il
picchio.
Clack clack.
- Girano a vuoto.. . - osserv.
Le fecero girare tutte quattro volte.
Poi altre due.
La porta rimase chiusa.
Rick sorrise: -Visto? Ci vuole una regola per apri-
re questa porta.
- Apriti! Apriti! - grid Jason, picchiando i pugni
sul legno. I suoi colpi rimbombarono minacciosi.
- Avete sentito? - sussurr poi, rimanendo appoggia-
to alla porta. - vuoto, qui dietro.. .
Mentre Jason e Julia spostavano le chiavi nelle varie
serrature facendole girare a vuoto, Rick prese la tra-
duzione della pergamena e cominci a studiarla riga
per riga.
Di quattro tre indica il motto... Quale motto? Di
quattro due andranno alla morte.. . Quali di quegli ani-
mali andavano alla morte? E quale, invece, portava di
sotto?
Mentre Rick si scervellava, Jason prov a usare una
sola chiave in tutte e quattro le serrature: la infilava,
faceva scattare il meccanismo, la tirava fuori e la infi-
lava nella serratura successiva.
Nella scelta delle serrature prov in senso orario, in
senso antiorario, prima sopra e sotto poi a destra e a
sinistra.. .
Ma nonostante mille tentativi, la porta rimase
ermeticamente chiusa.
LA SORTE 4--
Quando si stufarono, Jason e Julia si sedettero
accanto a Rick.
Ormai Julia era convinta che quelle quattro chiavi, in
realt, non servissero ad aprire la porta. - Forse ci serve
anche una formula magica.. . come Apriti Sesamo!
- O come Dite amici ed entrate.. . - aggiunse Jason,
pensando al Signore degli Anelli.
- Che cos'hai detto? - salt su Rick, facendoli sus-
sultare.
- Dite amici ed entrate! - ribatt Jason. - La frase
elfica che Gandalf legge sul portale di Moria.. .
- No, non tu. Julia ... hai detto ... formula magica?
- Ho detto Apriti Sesamo!
- Apriti Sesamo.. . -. Rick rilesse la prima riga della
traduzione ad alta voce, poi esclam: - Possibile?
- Possibile cosa?
Rick, agitato come non mai, dispose le chiavi una
accanto all'altra: - "P" di Picchio ... "A" di alligato-
re... " R di rana... e. .. e...
- "I" di istrice - disse Julia. Poi guard Jason. - E
con questo?
- P... A... R... I... - mormor lui.
- No! Non "pari"!
Rick salt in piedi, prese la chiave dell'alligatore e
la infil nella serratura in alto.
Clack.
- Certo.. . vanno messe come le lancette dell'orolo-
gio.. . - mormor.
Poi mise a destra il picchio, a sinistra l'istrice.
Clack clack.
- Non "pari", Jason! C7 scritto nel messaggio: con
quattro. .. per sorte.. . APRI.
Infil la chiave con la rana nella serratura in basso,
poi osserv il risultato che pensava di aver ottenuto.
Gir la chiave.
Clack, fece la serratura.
E la porta si socchiuse.
ick fece alcuni passi indietro, poi croll a
terra sopraffatto dall'emozione.
- Ce l'hai fatta! Ce l'hai fatta! L'hai aperta! -
gli gridarono Jason e Julia.
Con il cuore in gola, si avvicinarono alla porta. Era
massiccia e pesante, inchiavardata in uno stipite ro-
busto.
Al di l, si intravedeva una stanza debolmente illu-
minata dalla luce elettrica di Villa Argo.
- Che facciamo? - domand Julia, scrutando affa-
scinata.
Jason deglut. I1 temporale borbott fuori dalle
finestre. - Andiamo.. . - disse.
Rick, ancora a terra, guardava la porta socchiusa,
incredulo di essere davvero riuscito ad aprirla. Veden-
do Jason fare un passo verso la stanza al di l della
porta, lo blocc.
- Non possiamo andare cos.. . - gli disse. - Pensia-
mo prima alle cose che ci possono servire. Candele.
Le due pergamene. Il vocabolario.
- Ma a cosa ci pu servire il vocabolario, scusa? -
obiett Julia.
Rick and a prendere il I/ocabolario dei linguaggi
dimenticati.
- Ci potrebbero essere altri messaggi da tradurre.
Jason prese la scatola piena di palline di creta e il
.-L
DOVE TUTTO INIZIA E FINISCE 4-
diario egiziano in cui avevano trovato la ricevuta
postale.
Rick controll che il suo accendino funzionasse,
corse in cucina a prendere un coltello e infine disse:
- Ci manca solo una corda. Sapete dove possiamo
trovarne una?
- Uff, quante scene! - sbott Julia. - Nemmeno
dovessimo partire per 1'Amazzonia. Diamo solo
un'occhiata, dai!
E super la soglia.
Jason la segu.
I due gemelli vennero lentamente inghiottiti dal-
l'oscurit della stanza.
- Rick! Portaci l'accendino! - esclam Julia. - Non
riusciamo a vedere niente!
- Arrivo! Voi state attenti: potrebbe esserci un
pozzo o qualsiasi altra cosa, l dentro.
Improvvisamente consapevoli di quella possibilit,
i due gemelli si paralizzarono come lucertole.
- R-Riiick.. . - cominci a balbettare Jason. - P-p-
puoi venire C-C-con l'acc-C-C-endino.. .?
Rick rinunci definitivamente a cercare la corda.
Recuper le quattro chiavi e accese una delle candele.
Si trovavano in una stanza circolare, piuttosto pic-
cola, interamente costruita di pietra. Aveva quattro
uscite, compresa quella da cui erano appena entrati.
I1 pavimento era formato da blocchi squadrati dispo-
sti gli uni accanto agli altri. Sembrava di trovarsi
all'interno di una torre medievale.
Rick us la fiamma della sua candela per accende-
re quelle di Julia e di Jason. Poi, servendosi anche del
cono di luce elettrica che proveniva dalle loro spalle,
cominciarono a perlustrare.
- Quattro uscite.. . - disse Rick. - Come c' scritto
nel messaggio.
- Tre indica il motto. . .
- Una sola conduce di sotto.. .
- E due conducono alla morte.. .
Le porte d'uscita della stanza erano semplici aper-
ture buie riquadrate da tre massicci pietroni disposti
a forma di "Un rovesciata.
- Ahi! - grid Jason, che si era scottato con la cera
calda della candela.
Sul pietrone che sovrastava ognuna delle uscite,
erano state scolpite alcune figure stilizzate.
- Oh, no.. . - gemette Julia, quando le vide. - Altri
animali!
In alto, sull'apertura che le stava davanti, era raffi-
gurata una mandria di tori in corsa.
- Qui ci sono dei bisonti o dei tori, non so.. . come
quelli disegnati dagli uomini primitivi - disse.
-,-&
DOVE TUTTO INIZIA E FINISCE &---
- Io invece ho dei pesci.. . un branco di pesciolini -
disse Jason.
- Farfalle.. . - disse Rick. - Anzi: sfingi.
- Sfingi?
- Le farfalle che si svegliano al tramonto. Com'
che le chiamate voi? Falene? Quelle nere, pelose.. .
Julia fece una smorfia di disgusto e and a guarda-
re che cosa c'era scolpito sopra l'ultima porta, quella
da cui erano entrati.
- Questa la porta degli uccelli.. . - disse sollevan-
do e abbassando la candela.
- Quali uccelli?
Rick la raggiunse e guard con lei la pietra lavora-
ta dell'architrave.
- Albatros. Albatros urlatori.
Accorgendosi che i gemelli lo fissavano con gli
occhi sgranati, Rick aggiunse: - Gli albatros sono gli
uccelli dei marinai. Sono uccelli migratori. Li chiama-
no cos, perch quando fanno il loro verso nel cielo
sembra che stiano urlando.
- Che allegria.. .
Fuori dalla stanza, giunse loro il rimbombo di un
tuono. La luce elettrica divilla Argo si fece tenue, tre-
mol e infine si spense.
- Ecco, perfetto.
- Siamo al buio.
Istintivamente, Rick, Jason e Julia protessero le
fiamme delle loro candele e si strinsero uno all'altro
nell'oscurit.
Fu Jason a scoprire le lettere.
La luce elettrica di Villa Argo non era ancora tor-
nata, e nella stanza di pietra c'era una fastidiosa cor-
rente d'aria che faceva inclinare pericolosamente la
fiamma delle candele, costringendo i ragazzi a muo-
versi molto lentamente. Aggirandosi tra le quattro
uscite, Jason si accorse che lungo tutta la circonferen-
za della stanza correva una sequenza di lettere incise
sul pavimento.
- Ho trovato il motto! - esult. -Venite a vedere!
Julia e Rick lo raggiunsero. Jason si era chinato per
terra e sfiorava le lettere scolpite nella pietra. Le lette-
re, distanziate regolarmente una dall'altra, formavano
un'unica, lunghissima, frase.
- O... M.. . E. .. M.. . O.. . T. .. - cominci a leggere
Jason, contento di riuscirci. Per fortuna erano lettere
normali. - Qui non ci serve nessun vocabolario.. . -
disse.
Ma si sbagliava.
Fece un giro della stanza senza aver capito nulla di
quello che stava leggendo. I1 messaggio copriva uni-
formemente l'intera circonferenza del pavimento, ma
non sembrava avere n un inizio, n una fine. Era solo
un'incomprensibile sequenza di lettere.
- Non significa niente! - si lament.
Anche Julia prov a leggere qualcosa, senza succes-
so. Rick, invece, cominci a sorridere.
- I1 motto solo un'altra prova ... - disse. - Un
messaggio segreto da decifrare. Come quello delle
quattro chiavi. Come quello dei geroglifici.
- . . . ABIUSROMEMOT! - esclam Jason con rab-
bia, continuando a leggere.
Guardando il fratello, anche Julia si lasci scappa-
re un sorriso.
- Non fantastico? Siamo al buio, in una stanza
segreta di una casa costruita in cima a una scogliera,
durante un temporale e con un messaggio segreto da
decifrare! Chi che aveva paura che a Kilmore Cove
ci si potesse annoiare?
Rick si sedette nel centro della stanza, fece colare
un po' di cera per terra e ci appiccic sopra la cande-
la. Poi prese il foglio su cui avevano tradotto gli altri
due messaggi, l'unica penna che scrivesse, e chiese a
Jason di dettargli le lettere incise sul pavimento.
- Julia, tu stai ferma l, cos Jason capisce quando
ha fatto un giro completo.
- Io non voglio morire.. . - disse Julia.
- E non morirai - rispose Rick. - La porta da cui
siamo entrati sempre l, ed ancora aperta: non
dobbiamo proseguire per forza.
- Sei.. . sei sicuro?
- Certo: possiamo sempre tornare indietro.
- M. . . O.. . R.. . S. . . U.. . - inizi a dettare Jason.
Rick fece fare a Jason due giri, in modo da essere
sicuro di aver scritto bene.
Alla fine il messaggio diceva:
MORSUIBAABIUSROMEMOTEPSEESPETOME
- Bene ... - sussurr. - incomprensibile.
- Fa' vedere -. Jason si sedette accanto a lui. Lesse
le lettere e poi osserv che, a un certo punto, c'erano
due "A" una vicina all'altra.
- Prova a separarle.
Rick ubbid, tracciando una riga tra le due "A".
MORSUIBA IABIUSROMEMOTEPSEESPETOME
Lesse: - MORSUIBA ... Mi ricorda qualcosa ... -
comment poi.
- Stai scherzando, vero?
- No ... Questa parola ... MORSUIBA ... l'ho vista
da qualche parte sul Vocabolario.
Jason salt su, elettrizzato: - Dici davvero?
--L
DOVE TUTTO INIZIA E FINISCE IrR;---.
- Pu darsi. Proviamo a dare un'occhiata.
Rick si inginocchi con il Vocabolario tra le
gambe, cominciando a sfogliare le pagine dei lin-
guaggi pi vecchi. I due fratelli, affascinati dall'idea
di antichit che li circondava, lo guardavano con il
cuore in gola.
- Ci siamo! - tuon Rick, indicando un capitolo
del Vocabolario intitolato Il linguaggio del Popolo della
Luna. - Guardate qui! La parola suiba vuol dire "rapi-
damente".
Forse avevano individuato una parola all'interno di
quel messaggio.
- Proviamo a tradurre il resto - propose Rick.
- Ehi! - esclam allora Jason. - Si pu leggere da
tutte e due le parti ... Guardate! E uguale!
Partendo dalle due "A" e leggendo le lettere sulla
destra, infatti, c'era scritto ABIUSROME. E lo stesso
si leggeva da destra verso sinistra. Ma non solo: una
volta arrivati alla fine di quella frase, a destra o a sini-
stra, si poteva continuare a leggerla ripartendo dall'al-
tra estremit, come un anello.
Era una frase circolare, che poteva essere letta in
tutte e due le direzioni, senza inizio e senza fine. Una
frase magica.
Una frase che, almeno fino a quel momento, non
significava assolutamente nulla.
I ragazzi si immersero cos nella traduzione dalla
lingua del Popolo della Luna, popolo che peraltro
non avevano mai sentito nominare sui libri di scuola.
Per loro fortuna, il Vacabolario dei linguaggi dimentica-
ti sembrava fatto apposta per aiutare il loro lavoro.
Servendosi delle informazioni del libro, riuscirono a
individuare e a separare le varie parole che compone-
vano la frase circolare.
Sistemato e diviso in parole, il motto suonava cos:
ES PET OMEMOR SUIBA ABIUS ROMEMOT
EPSE
A quel punto, il Vocabolario dei linguaggi dimentica-
ti fece miracoli: in meno di un quarto d'ora, tutte le
parole vennero trasformate nel loro equivalente dei
giorni nostri.
Vale a dire:
DI NOTTE CI MUOVIAMO RAPIDAMENTE
TEMENDO IL FUOCO ARDENTE
Terminata la traduzione, Rick chiuse il vocabola-
rio. I ragazzi rimasero in silenzio per un po', rifletten-
do sul senso di quella frase, poi Julia domand:
- Allora? -. Si sentiva la testa pesante: lei aveva sem-
- - &, ,
DOVE TUTTO INIZIA E FINISCE &p-
pre preferito l'azione alla meditazione, fare le cose
piuttosto che pensarci troppo su. Quella lunga se-
quenza di enigmi la stava distruggendo. Al tempo
stesso, era stupita dell'abilit di Rick e orgogliosa
delle intuizioni imprevedibili di suo fratello.
Jason scosse la testa.
Rick, invece, disse: - Ho capito qual la porta che
conduce di sotto.
I gemelli lo seguirono.
Rick si awicin alla porta da cui erano entrati nella
stanza: la porta su cui erano scolpiti gli albatros.
- Come vi ho gi detto, questi sono uccelli migra-
tori: di notte riposano sulle onde, sugli scogli o sui
pennoni delle barche. Quindi non si muovono di notte.
Poi pass alla porta dei pesci.
- Questi nuotano sott'acqua. Difficile che.. . temano
il fuoco.
Davanti alla porta con la mandria di tori disse:
- Questi animali, invece, possono muoversi di notte e
possono avere paura del fuoco ardente. I cacciatori
dell'antichit usavano proprio il fuoco per cacciarli e
per cucinarli.. . Ma non credo che il motto si riferisca
a loro. Non penso che di notte siano ... particolar-
mente rapidi.
Rick si awicin all'ultima uscita, aperta su un'im-
penetrabile oscurit. Sollev la candela per illumina-
re i profili delle tre farfalle notturne che erano state
scolpite sulla pietra.
- I1 motto indica le falene. Si muovono rapide solo
di notte e hanno paura delle fiamme ardenti, perch
il fuoco le attira ... e le brucia.
Inciso sopra il dorso di una delle farfalle notturne,
ora, Julia distinse chiaramente quello che sembrava il
profilo di un teschio. - Ma.. . se questa la porta giu-
sta.. . - fece notare - perch su quella farfalla c' scol-
pito un teschio? I1 teschio come dire morte.. .
Rick scosse il capo. - Non un teschio. una mac-
chia della corazza, che pu sembrare un teschio, ma
solo un'illusione ottica.
- In ogni caso Rick ha ragione ... - decise Jason,
spostando in avanti la candela per cercare di distin-
guere qualcosa oltre l'apertura. - I1 messaggio dice
che di quattro tre indica il motto: e le farfalle disegnate
qua sopra sono tre. Dobbiamo proseguire da questa
parte.
- Non detto che dobbiamo farlo adesso.. . - disse
Rick.
- Certo che detto - ribatt Jason. - Non siamo
qui per caso. Siamo qui per arrivare fino in fondo.
1 di la della soglia, c'era una scala. Jason
abbass la luce della candela per distinguere
meglio la ripida processione di gradini che
sprofondava verso il basso.
- giusto di qui! - esclam, raggiante. - C' una
scala che scende, come dice il messaggio! Che cosa
aspettate?
Titubanti, Rick e Julia lo seguirono.
I gradini della scala erano tagliati nella roccia viva,
cos come le pareti che li circondavano. Pi scendeva-
no, pi cominciavano a sentire un pungente odore
marino, portato da spifferi di aria gelida. La salsedine
ricopriva tutto di una patina umida e scintillante.
Jason scendeva per primo, cinque scalini pi in
basso degli altri. La sua candela mandava riflessi can-
gianti sulle pareti irregolari della scala.
I1 buio si fece via via pi pesante e le luci dei tre
ragazzi sembrarono sempre pi minute.
- Jason.. . - piagnucol Julia, quando si accorse che
la scala proseguiva e che gli spifferi d'aria diventavano
sempre pi insistenti. - Perch non torniamo indietro?
Ma Jason, se la ud, non reag.
Anzi, esclam: -Venite! Venite a vedere!
Julia afferr il braccio di Rick e prosegu attaccata
a lui. Poi la scala fin. Il soffitto era poco pi alto di
loro e scendeva ulteriormente.
-.-L h SCALA BUIA a---
Qualche metro pi avanti, Jason si era chinato per
spostare alcune pietre che ostruivano il passaggio. Le
pietre lasciavano trapelare fiotti di corrente gelata,
che risaliva vorticosamente lungo la scala.
- Jason.. . - mugol Julia.
Suo fratello le fece segno di tacere. Mosse l'ultima
pietra e sollev un dito verso l'alto, invitandoli ad
ascoltare.
Ora sentivano, lontano, profondo eppure inconfon-
dibile, il rumore del mare.
- LA grotta.. . - sussurr Jason. - vicina, ormai.. .
Sembra qui dietro.. .
- E se invece avessimo scelto la porta sbagliata? -
si domand Julia. LA sola idea di proseguire nel buio
in quel passaggio cos angusto la faceva rabbrividire
di paura.
Ma Jason non le diede il tempo di dire altro. Si
mise a quattro zampe e us la candela per illuminare
il passaggio che aveva appena liberato dalle pietre.
Senza pensarci troppo, strisci nell'apertura.
Rick e Julia lo sentirono ansimare. Poi, alcuni
istanti dopo, Jason esclam: - Fatto! Sono di nuovo in
piedi, ragazzi, venite!
- Che cosa vedi? - gli domand Rick, facendo
cenno a Julia di andare per prima.
- Qui il corridoio pi alto e prosegue come prima!
Poi direi che.. . svolta verso sinistra.. . - rispose Jason.
Julia si chin per terra. La roccia era fredda e
bagnata sotto le dita. Chiuse gli occhi e si intrufol
nell'apertura in cui, poco prima, era sparito Jason. Per
una volta suo fratello era stato di parola: fece solo
pochi metri, poi pot nuovamente mettersi in piedi. Si
volt a guardare il buco da dove era uscita, doman-
dandosi per quale ragione il passaggio doveva essere
cos stretto. Se loro tre non fossero stati cos magri,
difficilmente sarebbero riusciti a strisciare l sotto.
Al di l della strettoia, comunque, le cose andava-
no solo parzialmente meglio. Per il momento Julia
non provava pi quella terribile sensazione di soffoca-
mento, perch faceva pi freddo. Ma la corrente
d'aria che risaliva verso l'alto faceva pericolosamente
oscillare le fiamme delle candele.
La ragazza si lev dagli occhi e dalla fronte i capel-
li appiccicati da un sudore gelido e cerc di distingue-
re qualcosa. Poco dopo anche Rick emerse dal pas-
saggio, sbuffando e spingendo davanti a s il
T6cabolario dei linguaggi dimenticati, da cui non voleva
separarsi.
- Avremmo dovuto procurarci delle torce elettri-
che.. . - osserv, proteggendo la fiamma della cande-
la con le mani.
---L L A SCALA BUIA &P- . -
Jason, raggiante, fece strada nel corridoio. Julia
camminava dietro di lui, tenendogli una mano sulla
spalla. Rick chiudeva la fila.
Come aveva detto Jason, pochi metri davanti alla
strettoia, il corridoio svolt. All'improwiso i ragazzi
ricevettero una specie di frustata d'aria che fece spe-
gnere le loro candele e li lasci al buio. Julia grid e
stratton Jason verso di s.
L'aria gelida spar sibilando tra le rocce, sal lungo
la scala e raggiunse la stanza circolare da cui erano
partiti. Si ud un suono lontano, secco e deciso.
- Oh, no! - esclam Rick, voltandosi nel buio.
- C... cosa c', Rick? - lo chiam Julia. - Jason?
Jason.. . ci sei?
- Ci sono! - esclam suo fratello, davanti a lei.
- Che cos' successo?
- Credo che.. . la corrente.. . abbia chiuso la porta! -
disse Rick.
- Quale porta? - domand Julia, spaventata.
- L'unica porta che si poteva chiudere: quella da
cui siamo entrati. Non hai sentito il colpo?
Qualcosa di viscido sfior il braccio di Julia, e lei
url all'istante.
- Sono io! - disse Jason. - Stiamo calmi, ok? Non
successo niente. Rick, dobbiamo accendere di
nuovo le candele.. .
A tentoni nel buio si misero uno accanto all'altro.
Rick tir fuori l'accendino e prov a ravvivare gli
stoppini, ma non appena riusciva a far scaturire una
minuscola fiammella dalla pietra focaia, l'aria fredda
del corridoio la spegneva immediatamente.
- Con questa corrente impossibile! - si lament,
dopo parecchi e inutili tentativi.
I tre provarono a fare scudo con i loro corpi, ma l'ac-
cendino non produceva altro che pallide scintille. Si
dovettero rassegnare a usarlo come luce intermittente.
- Torniamo indietro! - insistette Julia, ormai con-
vinta che proseguire in quella specie di cunicolo senza
fondo fosse una follia.
- Indietro dove? - le rispose Jason. - Non hai sen-
tito Rick? La porta di Villa Argo si chiusa!
- Basta aprirla di nuovo! Abbiamo le chiavi, no?
Rick le ha prese.
- C'erano le serrature anche all'interno della porta?
- Certo che c'erano.. . - rispose Julia. Poi ci pens
su. Non era affatto sicura che ci fossero le serrature
anche all'interno. - Qualcuno di voi ci ha fatto caso?
Ci fu un lungo momento di silenzio, rotto solo dal
sibilare dell'aria e dal cupo rifrangersi del mare.
- Io no.
- Io nemmeno.
- Rick?
----L L A SCALA BUIA
Neanche il puntuale e preciso Rick, questa volta,
aveva una risposta sicura.
- Aspettatemi qui. Torno indietro a vedere.
- NO! - grid Julia. - Stiamo tutti qui!
- Qui dove? I1 corridoio va avanti?
I ragazzi cominciarono a esplorare lentamente
l'ambiente in cui si erano fermati, sfi-uttando le scin-
tille dell'accendino.
- Quando abbiamo svoltato, si formata una cor-
rente improwisa.. . come se rimuovendo quelle pietre
avessimo creato una specie di camino con Villa Argo,
che ha fatto chiudere la porta.. .
- Per non si formato appena Jason ha spostato
le pietre. Si formato solo quando siamo arrivati qui.
L'aria arriva da molto vicino.. . ma da dove?
- Oh, no! - gemette Jason quando lo scopr. - Non
possiamo nemmeno andare avanti, ragazzi.. .
- Come sarebbe a dire che non possiamo.. . anda-
re avanti? - domand Julia.
- Che il cunicolo finisce nel vuoto - osserv Jason.
- C' una specie di pozzo, qui, da cui arriva aria gelata.
Pochi passi davanti a loro, il pavimento del cunico-
lo scompariva improwisamente: l dove avrebbe dovu-
to esserci solida roccia, c'era solo una voragine nera.
- Possibile che fosse.. . una trappola? - domand
Julia.
- In che senso?
- La corrente d'aria che spegne le candele e ci
chiude qui dentro.. . cos noi, al buio, precipitiamo nel
vuoto. Di quattro due andranno alla morte...
- Io e te, Julia.. . - disse Jason. - Se tu non avessi
gridato e non mi avessi strattonato, sarei precipitato
nel vuoto. Ci .. . ci mancato pochissimo.
Rick scuoteva il capo. - Ci dev'essere una spiega-
zione logica. Una spiegazione logica. L'aria non
arrivata da sotto. stata.. . risucchiata. Da sopra.
- La finestra! - esclam allora Jason. - Potrebbe
essersi aperta di nuovo la finestra in cima alle scale.. .
Rick annu.
- S. La finestra ha fatto corrente con la stanza cir-
colare, con la scala.. . tu hai riaperto il passaggio e
adesso ... noi ci troviamo chiusi davanti a questo
buco!
- Dovevamo sprangarla, quella finestra! - interven-
ne Julia. - E comprarci almeno una torcia elettrica.. .
Jason era assorto nei suoi pensieri. Quando parl, lo
fece come se in realt stesse ancora pensando: - Se-
condo voi.. . se superassimo questo buco nel pavi-
mento.. . potremmo accendere di nuovo le candele?
- E come lo superiamo? - domand Julia. - Non
sappiamo quanto profondo, o largo.. . e non abbia-
mo niente da accendere, a meno che non diamo
--:-L LA SCALA BUIA d---
fuoco al Lbcabolario delle scemenze dimenticate, ovvia-
mente!
- Io ve l'avevo detto di portarci una corda.. . - bor-
bott Rick.
Julia decise che era ora di farsi valere. - L'unica
cosa che possiamo fare tornare indietro. Una volta
su, guardiamo se la porta si pu aprire dall'interno.
Altrimenti gridiamo fino a quando Nestor non ci
viene ad aprire.
- E se non ci sente?
-Allora esploriamo le altre due aperture della stan-
za circolare.. .
- Sul messaggio c'era scritto che le altre due usci-
te conducono alla morte.. .
Nell'oscurit sotterranea, la risata isterica di Julia
stridette come un gesso sulla lavagna. - E tu questa
come la chiami, Rck? Siamo a un passo dal baratro,
senza luce, costretti a muoverci a tentoni e a toccarci
con le mani per assicurarci di esserci ancora tutti.. .
Julia mosse le mani per rafforzare il concetto e...
colp il vuoto l dove invece avrebbe dovuto incontra-
re il braccio di suo fratello. - Jason? Dove sei finito? -
domand.
Era sparito.
n realt Jason era a pochi passi da lei. Ma era
come se fosse stato a mille anni luce di distanza.
Sentiva in lontananza la discussione tra sua
sorella e Rick, e non era d'accordo. Jason era sicuro di
aver imboccato la strada giusta. Non ne aveva dubita-
to neppure quando era strisciato nella strettoia, e
nemmeno adesso che il pavimento era finito.
Strisciando i piedi per terra, Jason aveva raggiunto
il ciglio del baratro. La punta delle sue scarpe era pro-
tesa nel vuoto e quella sensazione gli dava le vertigi-
ni. L'aria fredda che proveniva dal basso scivolava
sulla sua pelle come una gelida carezza, profumata di
mare.
Baratro.. . Jason pens a quella parola spaventosa,
che descriveva una voragine senza fondo, oscura e
gigantesca. Un precipizio infinito.
In realt, non era sicuro che fosse dawero cos.
Avevano perduto la loro unica luce prima ancora di
accorgersi di quanto c'era davanti a loro.
Se solo non si fosse formata quella corrente d'aria,
se solo avessero avuto una luce diversa da quella delle
candele.. .
Una luce diversa. Forse, ce l'avevano.
La mano di Jason si strinse sulla scatola di legno
che portava in tasca. La scatola piena di palline di
terra-luce.
--------L IL PICCOLO CAPITANO ,&-- --
Nel buio della grotta, puoi usare la terra-luce per illu-
minare la jlotta.. .
La scatola scivol lentamente fuori dai suoi panta-
loni. Jason la apri. Alcune palline di creta caddero
nella sua mano e poi caddero nel vuoto.
Una, due, tre.. .
Le palline rimbalzarono contro qualcosa, si ruppe-
ro, e i frammenti continuarono a cadere.
Precipitarono.
Jason sent la voce di Julia che lo chiamava dietro di
lui. Ma in realt ascoltava solo il rumore delle palline.
Rimbalzavano contro qualcosa. Rimbalzavano.
Jason ne gett un'altra davanti a s.
Un attimo di vuoto, tock tock tock.. . e poi il silenzio.
Non poteva essere un baratro. Le palline di terra
rimbalzavano contro le pietre della parete opposta, che
non sembrava poi cos distante da dove si trovava lui.
Fece un lancio un poco pi lungo.
Un attimo di vuoto, tock tock tock.. . e poi il silenzio.
Un terzo lancio, ancora un po' pi lungo.
Tock.
La pallina di creta si era fermata senza cadere. Si
era fermata dall'altra parte.
Quindi non era un baratro: era solo un buco. Un
buco che tagliava in due il corridoio, ma che non
poteva essere pi largo.. . di quanto? Un metro?
Forse meno.
Per un istante, Jason credette di vedere una minu-
scola luce, un puntino flebile che lampeggi nel
punto in cui aveva lanciato la pallina di creta.
Un segnale di luce, che si accese e si spense in un
attimo.
({Come possibile?)) si domand.
- Jason! Jason! - grid Julia, dietro di lui.
Anni luce dietro di lui.
Jason espir tutto il fiato che aveva in corpo. Svuo-
tato, lasci cadere nel vuoto la scatola di palline di
creta.
E salt.
Fu un salto nel vuoto, nel nulla, nel mistero. Uno
strappo.
I1 suo corpo sal nell'oscurit del corridoio, mentre,
sotto di lui, centinaia di palline di terra-luce precipi-
tavano verso il basso, inghiottite dal buio.
Jason salt perch era sicuro che quella fosse la
cosa giusta da fare: perch quello che avevano imboc-
cato era l'unico passaggio che portava verso il basso;
perch era quello che portava di sotto. Salt perch a
volte, si disse, bisogna trovare il coraggio di saltare e
basta: senza nessun'altra sicurezza se non quella che
stai facendo la cosa giusta.
-,-h IL PICCOLO CAPITANO 4--
Salt perch aveva dentro di s coraggio, determi-
nazione e una certa dose di follia.
Non si pu scegliere di essere eroi. Lo si , e basta.
Ebbene, Jason termin il suo salto nel modo pi
inaspettato.
Sulla solida pietra.
Era arrivato dall'altra parte.
E finalmente, come se fossero passati cento anni,
respir.
Rick e Julia avevano sentito i minuscoli colpi delle
palline di terra che cadevano nel vuoto ma, al buio,
non riuscivano a capire che cosa stesse succedendo.
Per loro fu una sorpresa sentire, d'improwiso, la
risata di Jason.
- Ragazzi! ... piccolo! - esclam. - E. . . il pi
piccolo baratro che sia mai esistito!
- Jason?
- L'ho saltato! Ed .. . una sciocchezza! Non
largo nemmeno un metro! Vi basta arrivare sul bordo
e.. . allungare la gamba! Rick? Julia? Mi avete sentito?
- Come sarebbe a dire che hai saltato? - strill
Julia.
- Prima di farlo ho usato le palline di terra della
scatola. Le ho gettate nel vuoto per sentire se rimbal-
zavano e. .. ho visto che rimbalzavano anche troppo.
Allora ho capito che il diametro del buco doveva esse-
re piccolo. E cos.. .
- Sei un incosciente!
Jason non le rispose. Non era facile spiegare la sen-
sazione di estraniamento che aveva provato poco prima
del salto. E nemmeno il motivo per cui avesse lasciato
cadere nel vuoto la scatola con le palline di creta.
- L'ho fatto e basta. Scusatemi.
- Scusarti? Io.. . Io.. . Non appena torner mam-
ma, io ...
Rick cerc di placare Julia, poi raggiunse il ciglio
dell'apertura e domand a Jason se dall'altra parte ci
fosse la stessa corrente d'aria che c'era dove si trova-
vano loro.
- No. Mi pare che ce ne sia meno - rispose Jason.
- Perfetto.
Poi, stando molto attento, Rick salt accanto a
Jason e, dopo un paio di tentativi, riusc ad accendere
nuovamente le candele. Tanto bast a riguardarsi tutti
in faccia: Jason e Rick da una parte, Julia dall'altra.
- Guarda! - esclam Jason, indicando ai loro piedi.
In effetti, il "baratro" era largo poco pi di un tom-
bino: si vedevano ancora, nella roccia, i segni di alcu-
ni vecchi cardini arrugginiti.
- Una volta qui doveva esserci una copertura ...
una grata.. . - disse Rick.
- - IL PICCOLO CAPITANO 4--
Jason tese una mano a Julia. Lei, ignorando l'offer-
ta, scavalc l'apertura senza guardare in basso.
- Allora andiamo - disse, facendosi dare una can-
dela e precedendo tutti. - Andiamo pure avanti.
Proseguivano senza parlare da un paio di minuti,
quando il corridoio si interruppe bruscamente.
- Alt di nuovo! - sbott Julia, seccata.
Jason e Rick la raggiunsero in una stanza disadorna,
scavata nella roccia della scogliera e apparentemente
priva di altre uscite. I1 pavimento della grotta era for-
mato da pietre squadrate, simili a quelle della stanza
circolare da cui erano partiti, ma molto pi piccole. I1
soffitto era attraversato da uno spesso costolone di pie-
tra, paragonabile a quello di una cattedrale gotica.
- Direi che qui finisce tutto ... - disse Julia, guar-
dandosi intorno.
Come ormai si erano abituati a fare, i tre comincia-
rono a perlustrare pareti, pavimento e soffitto della
stanza, facendo ondeggiare ovunque le candele.
Guardinghi, cercarono di cogliere ogni minimo detta-
glio: chiunque avesse costruito quella stanza, poteva
averlo fatto per metterli un'altra volta alla prova.
- Ah, no! - sbott Julia, dopo una prima infruttuo-
sa ricognizione della stanza. - Io adesso indietro non
ci torno!
Si piant in mezzo alla stanza e la guard meglio.
- Non c' nessuna uscita ... - mormor Rick,
tastando le pareti leggermente ricurve. La pietra
naturale dei muri si accostava al costolone di roccia
del soffitto come il fasciame di una barca alla chiglia.
Pi pensava a quella rassomiglianza, pi Rick aveva
l'impressione di trovarsi all'interno dello scafo rove-
sciato di una barca. Si ricord le giornate in cui, sulla
spiaggia, andava a nascondersi sotto alle barche tirate
ad asciugare.
- Mi sembra di essere all'interno di una barca rove-
sciata - disse, e mostr ai due fratelli la "chiglia" del
soffitto e la forma affusolata della stanza.
- E come si esce da una barca rovesciata? - gli
domand Jason.
- In due modi.. . - sorrise Rick - o di corsa, quan-
do il proprietario se ne accorge, oppure.. . si solleva il
bordo e si scivola sotto.. .
I ragazzi si avvicinarono ai margini della stanza,
tastando centimetro per centimetro l'intersezione tra
il pavimento e le pareti.
- Pietra ... pietra ... pietra ...
Julia, nel centro della stanza, sollev la sua candela.
- Una ... due ... tre ... quattro ... - cominci a contare.
Jason e Rick terminarono il giro della stanza, scon-
solati.
-,-h IL PICCOLO CAPITANO ,&p,-
- Qui intorno c' solo pietra: solida e impenetrabile.
TLACK! fece qualcosa di pesante, scorrendo sulla
pietra.
Jason e Rick si voltarono a guardare Julia, accuccia-
ta nel centro della stanza.
Ai suoi piedi, qualcosa fece di nuovo TLACK!
E poi ancora TU-TU-TU-TLACK!
- Credo di aver trovato qualcosa ... - disse lei,
molto soddisfatta.
estor si awicin alla finestra della torretta
e, con un movimento secco, la chiuse.
- Prima o poi dovr metterti a posto ... -
mormor, guardandosi intorno.
Non appena la chiuse, la corrente gelida che risali-
va dalla scala si interruppe bruscamente.
Nestor lanci una lunga occhiata alla flotta di
modellini posati accanto al tavolo e not con piacere
che il diario sotto l'Occhio di Nefertiti era scomparso.
Sorrise, poi usc dalla camera e chiuse la porta a
specchio.
Nell'oscurit della casa, vide nel riflesso un uomo,
i cui lineamenti erano immersi nell'ombra. Ci fu un
lungo momento di silenzio.
- I ragazzi sono scesi.. . - sussurr Nestor.
I1 temporale rugg fuori dalla finestra.
- Era quello che speravo - disse l'uomo.
In effetti, ci aveva sperato. Ma aveva anche impara-
to che c'era sempre una grande differenza tra sperare
e riuscire.
- La porta si chiusa ...
- Sar stata una cosa prudente?
Nestor si guard intorno, a disagio, e fece per
allontanarsi.
Resistette alla tentazione di correre gi dalle scale,
fiss dritto davanti a s e disse: - Sono stati bravi.
Bravi e fortunati, forse, ma soprattutto bravi. Merita-
vano una possibilit di provare.
- Non avevano nessuna spiegazione, nessun consi-
glio. Potrebbero essersi fatti male. Potrebbero farsene.
Potrebbero non riuscire a scendere. Oppure potreb-
bero riuscirci e.. . arrivare alla porta. E allora?
- Allora.. . non lo so.
- La apriranno. Sar un disastro.
- Forse no. Sono ragazzi in gamba. Ho lasciato
loro.. . -. Nestor si corresse. - Ho lasciato a Jason una
suggestione da seguire.
Ci fu un altro lungo silenzio.
- possibile che un ragazzo di undici anni si lasci
guidare da.. . una semplice suggestione?
- Forse s. Li ho scelti con cura.
Dopo un attimo di esitazione, l'uomo scosse il
capo.
- In realt, sono stati scelti a caso.
Nestor non rispose. Scese velocemente le scale.
Entr nella stanza di pietra e guard l'armadio spo-
stato. Poi guard la porta sigillata, chiusa.
I ragazzi si erano portati dietro le quattro chiavi e
avevano lasciato sul pavimento soltanto alcuni fogli
spiegazzati.
Nestor fece una smorfia di sofferenza, poi raggiun-
se il porticato d'ingresso della casa, pass dolcemen-
te una mano sul basamento della statua della pesca-
trice e raccolse da terra la sua tela cerata.
Spalanc la porta nella pioggia.
Le parole di poco prima gli risuonavano ancora in
testa: sapeva benissimo che i ragazzi erano stati scelti
a caso. Ma non c'erano molte altre possibilit. O loro,
o la signorina Newton.
- I1 caso, a volte, la cura migliore - mormor il
vecchio giardiniere, uscendo da Villa Argo.
' e1 centro esatto del pavimento della stanza
c'erano quattro grandi pietre disposte una
accanto all'altra. Julia aveva scoperto che,
con una leggera pressione, ognuna delle quattro pie-
tre poteva ruotare di novanta gradi, producendo il
rumore di un meccanismo messo in funzione.
- Sono sicura che la soluzione si trova in queste
quattro pietre - disse Julia con un sorriso. - Sentite
che rumore fanno quando le giro?
TLACK! TLACK!
- Credo tu abbia ragione - disse Rick. - Ma in che
modo dobbiamo girarle? E per fare cosa, poi?
- impossibile ... ci sono infinite possibilit! -
quasi piagnucol Jason.
Julia cominci a far ruotare le quattro pietre con
determinazione.
- Sai quello che stai facendo, Julia? - le domand
il fratello.
-Assolutamente no - rispose lei, senza smettere di
muovere le pietre. - Ma non ho alcuna intenzione di
passare delle ore a scervellarmi su come devono esse-
re girate queste quattro cose per.. .
All'improwiso nella stanza si ud una specie di
rombo sotterraneo.
- Julia! Fai attenzione! - esclam Jason.
La ragazza aspett che il rombo si fosse attenuato,
poi ricominci a spingere e a tirare le quattro pietre in
mezzo al pavimento.
- Una di quattro porta di sotto, no? - si disse ad alta
voce. - Allora forza! Girate, pietre!
Jason osserv la sorella leggermente perplesso.
- Dici che una di queste pietre ci porter di sotto?
TLACK! TLACK! TLACK!
- Certo.. . - gli rispose Julia.
I1 pavimento della stanza vibr e si ud un rumore
metallico, come quello di un peso che avesse comin-
ciato a scorrere su antiche ruote dentate.
- Cos! - disse Julia, alzandosi in piedi.
Con un colpo secco, l'ultima pietra verso destra si
spalanc all'improwiso.
- Ma certo! Una botola. .. - mormor Jason, guar-
dando sua sorella sinceramente ammirato.
- Ma come accidenti ci sei riuscita? - le domand
invece Rick, sinceramente esterrefatto.
Le candele avevano cominciato a consumarsi in
modo preoccupante e, per non correre il rischio di
rimanere al buio, i ragazzi decisero di lasciarne acce-
sa solo una. Con quella in mano, Jason, Julia e Rick
riuscirono a sbirciare nella botola che si era aperta al
di sotto della quarta pietra.
- Che cosa c'? Una scala?
Rick si sporse a tastare nell'oscurit, mentre Jason
gli faceva luce con il mozzicone di candela.
- No. levigato, come... anzi ... direi che ... uno
scivolo! - esclam il ragazzo, vagamente preoccupato.
I tre si sedettero sul pavimento, indecisi sul da
farsi. La luce diventava sempre pi fioca e con l'au-
mentare dell'oscurit, aumentava anche la loro preoc-
cupazione. Guardavano l'apertura dello scivolo sul
pavimento, sufficientemente grande perch chiunque
di loro tre potesse infilarsi dentro e scoprire dove con-
ducesse. Ma ... nessuno di loro aveva intenzione di
lasciarsi cadere nel buio verso.. . che cosa?
- Se solo avessimo preso la corda ... - si lament
per l'ennesima volta Rick.
- Jason, ho avuto un'idea! -. Julia, un po' a tento-
ni, recuper il vocabolario. Lo soppes con lo sguar-
do. -Venite a sentire! - disse. Poi si accovacci accan-
to alla botola e lo lasci cadere sullo scivolo.
I1 vocabolario spar immediatamente nell'oscurit.
Rick guard Julia, allibito.
Julia, invece, tese l'orecchio per ascoltare. Sent il
vocabolario che scivolava e scivolava e scivolava.. .
fino a che non sent pi niente.
- Si pu sapere che cosa pensavi di ottenere, a
parte perdere per sempre l'unica cosa utile che aveva-
mo ancora con noi? - la rimprover Rick.
- . --L DI SOTTO &--------.-----
Julia si gratt la testa, pensierosa. - Non so: pensavo
di sentire.. . qualcosa. Per esempio se cadeva in acqua.
- E se cadeva I N ACQUA? -. La voce di Rick si
alz nervosamente fino al punto interrogativo finale.
- Bene.. . avremmo saputo che lo scivolo termina-
va nell'acqua.
- E ci saremmo trovati con un vocabolario inservi-
bile che.. . che.. . -. Rick indic l'apertura dello scivo-
lo, poi si strinse nelle spalle nervosamente.
-Tanto andato - disse Jason.
-Tanto andato s! - insistette Rick. - Ma.. . ma da
che razza di angolo del pianeta Terra venite, esatta-
mente? Tu, se ti trovi al buio con un buco nel pavi-
mento, provi a saltarlo. Mentre tua sorella, non appe-
na scopre un passaggio segreto, ci butta dentro un
vocabolario per vedere che effetto fa ... Ma come
cavolo vi viene in mente? Mio padre lo diceva sempre
di non fidarsi di quelli di citt, ma.. . accidenti! Siete
talmente rapidi nel concepire le vostre idee assurde
che non si ha nemmeno il tempo di dirvi ((No! Aspet-
ta!)) o qualcosa di simile!
Poi si allontan, continuando a bofonchiare.
Jason e Julia si scambiarono una lunga occhiata
complice.
- Credo che tu l'abbia fatto arrabbiare.. . - sussur-
r Jason alla sorella.
- Ah ah - osserv lei, con un sorriso tirato.
In realt, anche se le faceva male ammetterlo, sape-
va che Rick aveva perfettamente ragione. Julia aveva
trascorso la giornata a rimproverare il fratello, ma ora
forse era stata lei a fare la cosa pi insensata. Soprat-
tutto dopo essere riuscita da sola a far aprire la boto-
la nel pavimento.
- Ci penso io.. . - disse Jason andando a parlare
con il ragazzo di Kilmore Cove, che brontolava in
disparte.
L'ombra di entrambi, proiettata dall'unica candela
accesa contro le pareti della stanza, sembrava quella
di due giganti.
Julia guard lo scivolo sotto di s. Poi Rick che si
scrollava di dosso le mani di Jason.
Pos entrambi i piedi nella botola. Le suole delle
sue scarpe toccarono la pietra levigata dello scivolo.
- I1 vocabolario ce l'ha fatta.. . - sussurr per darsi
coraggio. - Ce la posso fare anche io.
Poi si diede una leggera spinta, scomparendo per
met nell'apertura del pavimento.
- Ragazzi! - esclam, un attimo prima di lasciarsi
andare. -Venite a sentire!
Jason e Rick si voltarono.
- Julia, no! - grid Jason.
Rick rimase come pietrificato.
Julia gli sorrise, sorrise proprio a lui, come per dir-
gli: ((Scusa Rick, ho sbagliato, ma adesso rimetto tutto
a posto)).
E si lasci scivolare.
Jason e Rick corsero vicino alla botola, a bocca spa-
lancata.
- 000000H- UUUH! - url Julia, da qualche
parte l sotto. E poi: -YEEE-AAAH! -. E un attimo
dopo: - AAAAAAH-000000H-UUUUUUHAA-
AAAAH!
E poi pi nulla.
- Julia! - grid Jason, quando le urla di sua sorella
si interruppero. - JULIA! JULIAAA!
C'era qualcosa di surreale nel gridare il nome di
sua sorella in un buco del pavimento.
Rick lo allontan dall'apertura, suggerendogli che,
se non stava un attimo zitto, non avrebbe mai potuto
sentire l'eventuale risposta di sua sorella.
E infatti, non appena Jason smise di gridare, lonta-
nissima, udirono la voce di Julia che diceva: - incre-
dibile! fantastico! Ragazzi! incredibile! Non
possibile! Non .. .
- Direi che sta bene.. . - osserv Rick.
- E che lo scivolo non finisce nell'acqua.. . - rise
Jason.
Poi, troppo impazienti per aggiungere altro, si
lasciarono scivolare anche loro nell'apertura.
Lo scivolo precipitava nell'oscurit. Mentre cadeva
schiena a terra, Jason ebbe la sensazione di attraversa-
re spazi aperti e altri molto pi chiusi, come tane di
insetti. Scivol a una velocit pazzesca, rimbalzando
con la schiena, di tanto in tanto, tra le scanalature
della roccia. Sgusciava sulla pietra senza attriti: lo sci-
volo era umido e vischioso.
Dopo alcuni istanti di puro terrore, il ragazzo
prov una sensazione inebriante e segu l'esempio
dato da Julia alcuni istanti prima: -YEEE-AAAH! -
grid, al primo tornante. E: - UUUUUUHAAAH!! -
al secondo.
Dietro di lui, o sopra di lui, sent la voce di Rick.
Pi scendeva, meno intensa si faceva la pendenza
dello scivolo, anche se Jason continuava a filare come
un razzo. Alla fine venne scaraventato su una spiaggia
sabbiosa, dove atterr pi o meno dolcemente.
Rotol su se stesso e spalanc gli occhi, accorgen-
dosi solo in quel momento di averli tenuti sempre
chiusi.
La prima cosa che vide, accanto a s, fu il I.'ocabola-
rio dei linguaggi dimenticati.
Poi vide la grotta, e sua sorella.
Julia era in piedi a pochi passi da lui e si guardava
intorno, affascinata.
Lente onde marine lambivano una spiaggia sabbio-
sa chiusa tra gigantesche pareti di pietra. Sopra di
loro danzavano centinaia di minuscole luci lampeg-
gianti. E altre luci si stavano accendendo, una a una,
lungo le pareti interne della grotta.
Jason si alz in piedi.
- La terra-luce.. . - mormor incredulo, osservan-
do quei puntini di luce danzante.
- No.. . - disse Julia, davanti a lui. Teneva in mano
una pallina di creta, che ruppe con delicatezza. All'in-
terno c'era il corpicino fremente di un insetto. - Sem-
plici lucciole, Jason.
- Lucciole.. . - mormor il ragazzo.
- Oooooooh! - esclam una voce alle sue spalle.
Jason venne colpito da un secondo razzo lanciato a
folle velocit e si ritrov faccia a terra nella sabbia.
Era arrivato anche Rick.
J
ason, Julia e Rick si fermarono sul limitare
della spiaggia, osservando finalmente la grot-
ta che li circondava. Tutt'intorno a loro vol-
teggiavano centinaia di lucciole, come punti
luminosi che si fossero appena schiusi e risvegliati. Le
lucciole diffondevano nella grotta una luminosit
tenue, simile alla luce che precede l'alba nelle giorna-
te estive, ma il soffitto era buio, lontano. Le pareti
sprofondavano in mare. L'acqua marina formava uno
specchio liquido dolcemente mosso dalle correnti,
che spingevano di tanto in tanto minuscole onde a
baciare la riva. I1 rumore impetuoso delle onde prove-
niva da fuori, oltre le pareti della grotta, dove il mare
libero, in preda al temporale, sbatteva sugli scogli.
La spiaggia su cui si trovavano i tre ragazzi era suf-
ficiente a ospitare una decina di persone e si proten-
deva fino a un minuscolo pontile di legno, cui era
attraccata una nave.
Jason, Julia e Rick la rimiravano, sopraffatti dal-
l'emozione. Erano affascinati e intimoriti al tempo
stesso.
Era un'imbarcazione dallo scafo massiccio, alta di
poppa e di prua, orgogliosa e slanciata. Una lunga fila
di remi stava dritta, come sull'attenti, ai due lati dello
scafo. La chiglia aggraziata si alzava e si abbassava
seguendo la risacca del mare, facendo lievemente tin-
tinnare una catena che, da poppa, scompariva in
acqua.
- Non ho mai visto niente di simile.. . - mormor
Rick, dopo un silenzio che gli parve infinito. Aveva gli
occhi colmi della presenza di quell'imbarcazione.
- Sar del vecchio Ulysses Moore? - azzard Julia.
- Puoi scommetterci, sorellina.
- A me sembra una nave vichinga - disse Rick.
- Non vedo nessuna uscita, per - mormor Jason,
seguendo il volo luminoso degli insetti.
La grotta non sembrava avere sbocchi all'esterno:
conteneva la nave e il vasto specchio d'acqua marina
tra le pareti di pietra, come una gigantesca piscina
coperta. Ogni volta che dal soffitto di pietra filtravano
e piovevano gocce di pioggia, sull'acqua si formavano
minuscoli cerchi concentrici.
- Mi domando come ci sia entrata, qui, una nave
vichinga.. . Dove ci troviamo, secondo voi? Nella grot-
ta degli antichi druidi?
Nessuno rispose.
Poi: - Credo.. . credo che la nave l'abbiano costrui-
ta direttamente qui dentro ... - ipotizz Rick. - Forse
l'hanno costruita le stesse persone che hanno costrui-
to il passaggio.
La soluzione di Rick, come sempre, sembrava la
pi ragionevole.
- Quanto sar grande?
- Almeno venti metri - rispose Rick, pronto.
- La grotta, intendo.
I1 ragazzo di Kilmore Cove si strinse nelle spalle.
Quella caverna era enorme e, per quello che ne sape-
va, poteva estendersi al di sotto di tutta la scogliera di
Salton Cliff.
- In che posto siamo capitati, Jason? - mormor
Julia, dopo un altro lungo momento di silenzio.
- Cos su due piedi direi.. . che ci troviamo nella
piscina privata di Villa Argo! - le rispose il fratello.
- Forse un po' troppo complicata da raggiungere,
ma.. . decisamente raffinata: illuminazione naturale a
lucciole, barchetta da passeggio vichinga, spiaggia
privata ... Un po' all'ombra certo, ma ...
Julia scosse il capo. - Sembra che questo posto non
venga utilizzato da molto tempo.. .
- E perch?
- Hai visto in che stato il passaggio? Pietre da
spostare, il buco nel corridoio.. . e poi non vedi tutte
queste lucciole?
- E allora?
- E allora ti sembra possibile che da Kilmore Cove
nessuno abbia mai visto filtrare un po' di luce da una
qualche feritoia? Che non si sia mai accorto che la
scogliera di notte si illuminava?
- Se ne accorgevano, a volte - si intromise Rick,
guardandoli. - Solo che non potevano certo immagi-
nare.. . tutto questo.
- E allora cosa immaginavano, scusa?
- Per esempio che fossero i riflessi di luce delle
case, o del faro, sulle pietre bianche della scogliera. O
qualcosa di pi minaccioso: le luci di Salton Cliff.
Riflessi, ombre, luoghi che appaiono e scompaiono:
ogni citt di mare piena di queste storie, cos come
ogni racconto di marinaio parla di luci misteriose,
sopra e sotto il mare.
- Scommetto che tuo padre.. .
Rick lo interruppe bruscamente: - I1 fatto ... che
mio padre non mi ha mai parlato di una nave come
questa. E quindi credo che non sia mai uscita di qui.
Altrimenti qualcuno l'avrebbe vista. E ci sarebbe un
racconto su di lei. Questa nave il vero mistero di
questo posto.. . non le luci.
I ragazzi salirono sul pontile. Sotto ai loro piedi, le
vecchie traversine scricchiolarono minacciosamente e
la sagoma della nave cominci a oscillare leggiadra
alla loro sinistra.
Jason osserv gli scalmi vuoti sulla fiancata e i remi
tirati su, in piedi, come una processione di soldatini di
legno. Julia non stacc mai lo sguardo dall'albero
maestro, alto quattro volte i remi e solido come una
pianta secolare. Ondeggiando con la nave, sembrava
un gigantesco indice nero puntato verso l'alto.
Rick raggiunse la prua, una maestosa virgola di
legno intagliato.
- perfetta, non vi pare? - disse accarezzando il
legno. Lo trov caldo e rassicurante. E poich i due
gemelli non spiccicarono parola, continu: - Voglio
dire, se dovessi disegnare una nave perfetta, la farei
esattamente cos. Con questa forma, con l'albero cen-
trale e i remi, come le navi antiche.. .
- Ha un nome, questa nave? - gli domand Jason.
- quello che cercavo di scoprire.. .
Sulla chiglia c'era scritto:
- Meti.. . e - lesse Rick.
- Come?
- Metie. Questa nave si chiama Metie. veramen-
te un brutto nome - comment Jason.
- L'ultima lettera non proprio una "E" - osserv
Rick. - Forse non scritto nella nostra lingua.. .
- Lo credo bene! Hai mai sentito la parola "Metie"
prima d'ora?
- Possiamo sempre recuperare il nostro inseparabi-
- LA GROTTA &--
le vocabolario e controllare - disse Julia. - in perfet-
ta salute, nonostante la scivolata.. .
E cos dicendo fece una smorfia a uso e consumo
di Rick.
- Saliamo a bordo? - domand invece Jason.
La fiancata della nave era a meno di un metro e, sul
pontile, c'era un'asse che poteva essere utilizzata
come passerella.
Lo sguardo di Jason si illumin.
Rick recuper la passerella e, aiutato dai gemelli, la
accost alla fiancata della nave. Poi, in modo voluta-
mente buffo, si inchin per lasciare salire Jason per
primo.
- Capitano Jason, dopo di voi.. .
Jason gli pos una mano sulla spalla e disse, con lo
stesso tono affettato: - Grazie, Capitano Rick.. . -. Si
volt verso la sorella, che nel frattempo era tornata a
recuperare il vocabolario e aggiunse: - Capitano Julia,
vi aspetto a bordo della nostra nuova nave!
Poi fece due rapidi passi sulla passerella e salt a
bordo.
La nave era interamente costruita di legno. C'era
un unico ponte, che nascondeva un'unica stiva, nella
pancia della nave. Ai due lati dello scafo c'era una fila
di dieci panche di legno, ciascuna in corrispondenza
dei remi, ritti in piedi. Ogni remo era incatenato al
suo scalmo.
- In questo modo non si corre il rischio di perder-
lo in mare.. . - spieg Rick.
- Ben detto, Capitano Rick - gli disse Jason, che
camminava al suo fianco.
- Metis! - esclam Julia, sfogliando le pagine del
Trocabolario dei linguaggi dimenticati. - Questa nave si
chiama Metis. I1 nome scritto in greco antico.
- Ah, ecco.. . - borbott Jason. - Beh, Metis molto
meglio di Metie.
- Significa qualcosa? - le domand Rick.
- Mmm ... s. Metis significa "saggezza". Era il
nome della prima moglie di Zeus, figlia di Oceano e
Teti. Una donna intelligente e capace.. . come tutte le
donne, d'altronde!
Julia chiuse il vocabolario.
Poi si sporse a guardare nella stiva, risultando per
delusa: - vuota! Qui dentro non c'e nulla.. .
In cuor suo, non aveva abbandonato l'idea di tro-
vare un grande tesoro ammonticchiato nei recessi del-
la scogliera.
La nave, per, era solo un guscio vuoto.
L'albero maestro, che si innalzava ritto nel centro
del ponte, era privo di vele: c'erano solo quattro robu-
ste funi, coperte di salsedine, che partivano dalla sua
- h GROTTA 4--------
sommit ed erano legate ai fianchi, a prua e a poppa.
- Niente vele ... - mormor Rick. - Questa nave
non ha mai preso il mare.. . Oppure non l'ha preso da
molto tempo. Lo scafo, per, mi sembra sano: incro-
stato, ma sano. Non mi pare di aver visto teredini o.. .
- Tere.. . cosa?
-Teredini: sono dei vermi che si nutrono del legno.
Si fanno la tana scavandola nel fasciame e, a poco a
poco, lo distruggono.
Jason sporse il labbro inferiore, come per dire: ((Ac-
cipicchia!)).
I due piccoli capitani camminarono fin quasi a
poppa. L, ai due lati dello scafo, stavano ritti due remi
pi larghi e piatti degli altri, i cui alloggiamenti si tro-
vavano appena sotto il parapetto delle due fiancate.
- Questi invece sono i timoni - disse Rick. - Si cala-
no ai due lati della nave e si manovrano con questi.. .
Mostr a Jason che ogni timone era dotato di un
legno trasversale, che gli conferiva una forma a "L".
Grazie a qu.ell'impugnatura, li si poteva comodamen-
te manovrare rimanendo in piedi in mezzo al ponte.
- Che cos' quella? - domand Jason a Rick, indi-
cando la minuscola casetta di legno che si trovava a
poppa, appena dietro i due timoni.
- La cabina del capitano.. . - mormor lui, awici-
nandosi all'entrata.
Sulla soglia della cabina c'era una vecchia tenda di
iuta, mangiata dall'umidit e dal tempo. Rick la sco-
st con un brivido, guardando all'interno. Dovette
usare l'accendino per farsi un po' di luce.
La cabina del capitano era decisamente spoglia.
Ci che restava di vecchie stoffe pendeva a brandelli
dal soffitto e dalle pareti, conferendo alla stanza un
aspetto decadente.
Da un lato, per terra, era adagiato un letto rudi-
mentale, incastrato tra due vecchi bauli. Sul lato
opposto c'era un'asse inchiavardata alle pareti, che
doveva servire come tavolo. Sopra al tavolo c'era un
candelabro, con tre bracci e tre mozziconi di candela.
E accanto al candelabro c'era un libro chiuso.
Rick si avvicin al tavolo, accese i mozziconi di
candela e, con mano tremante, tocc il libro.
- Potrebbe essere il diario di bordo dell'ultimo
capitano.. . - sussurr Julia, dietro di loro.
Rick sollev la copertina di pelle nera e lo apr.
Fuori, in mare aperto, un gigantesco fulmine
sbianc l'orizzonte.
S
ulla prima pagina, una mano elegante aveva
scritto:
17 Settembre dell'ultimo anno
Questo sar probabilmente l'ultimo viaggio della Metis, la
nostra saggia viaggiatrice. Dopo aver seguito ogni nostro
desiderio e averci condotto ovunque volessimo, ora non ha
pi ragione di salpare. Le mani che ne guidavano i timo-
ni non possono pi farlo. Le mie sono diventate troppo vec-
chie e fragili. Quelle della persona che mi accompagnava,
invece, non ci sono pi. Il tempo, alla fine, ha fermato la
nostra avventura. Ora che l'ancora immobile, sul fondo
di questo mare segreto, mi rimangono solo i ricordi di ci
che abbiamo visto e vissuto, di ci che abbiamo attraver-
sato e conosciuto. E mi rimangono i sogni dei porti che
ancora non ho visitato. Sogni e ricordi, dopotutto, sono
fatti della stessa pasta, che dobbiamo cuocere a fuoco lento
per trasformarla in un pane ji-agrante, capace di sfumarci
durante la vecchiaia.
Perch sono vecchio, ormai. E vecchia diventata la
nostra nave, che pure capace di sconfiggere ogni barrie-
ra del tempo, seguendo la corrente dei desideri dei suoi
capitani. Ora, mia cara, fermati!
Tu, che sei stata intagliata nel legno della quercia sacra,
ti prego: fa' riposare i tuoi remi!
- L'ULTIMO DIARIO
Non hai pi capitani. E non hai pi una Si'gnora dei
Ladri contro cui bordeggiare, nel vento carico di tempesta.
Che la notte ti sia lieve, amata Metis, perch a essa ti
lascio.
Rick pass un dito sull'inchiostro, gir la pagina e
vide che il resto del diario era vuoto.
- Che cosa ne dite? - domand.
- Io l'ho riconosciuto - disse Jason.
Prese il diario che aveva trovato nella stanza della
torretta e lo mise accanto a questo. Lo apr su una
pagina a caso e confront le due grafie. I diari erano
stati scritti dalla stessa mano.
- Questo l'ultimo diario del vecchio Ulysses.. . il
suo messaggio d'addio.
- Parla di avventure, di viaggi e di porti lontani.. . -
disse Julia. - Deve aver fatto grandi cose, con questa
nave: la Metis.
- O almeno le ha immaginate.. . - la corresse Rick.
- Non credo che con questa nave possa aver mai navi-
gato in mare aperto.
Jason sfogli il diario egiziano, mormorando:
- Eppure qui parla dell'Egitto come se ci fosse stato.. .
- Non con questa nave a remi! - esclam Rick.
- Non ha un motore, una caldaia, e nemmeno una
struttura per poter navigare a vela!
- Pu andare a remi, per!
- E te lo vedi un tizio che trova venti persone
disposte a remare dall'Inghilterra all'Egitto? Io no.
Senza contare che, se anche le avesse trovate, ne
avremmo sentito parlare su tutte le televisioni!
Rick era molto amareggiato. Mentre leggeva le
righe di quell'ultimo diario, non aveva potuto fare a
meno di pensare che suo padre non era invecchiato
viaggiando in mare. Non aveva avuto modo di colti-
vare i suoi ricordi e i suoi sogni. N di dire addio alla
sua barca. I1 mare se li era presi un giorno, lui e la
barca, e aveva deciso di non restituirli pi.
Ma poich quelle parole erano troppo difficili da
tirare fuori, si limit a scusarsi con Jason e a passeg-
giare nervosamente per la cabina.
- Che facciamo? - domand Julia a un certo punto.
- Ce ne andiamo - disse Rick.
Usc sul ponte, sotto lo spettacolo dello sciame di
lucciole, che ebbe il potere di calmarlo.
- Rick?
Jason e Julia lo stavano guardando dalla soglia della
cabina del capitano.
Rick sorrise. Poi si guard intorno e comment:
- Dove dobbiamo andare, secondo voi, per uscire da
questa grotta?
Dal ponte avevano una visione migliore dell'inter-
no della grotta. La spiaggia cui era attraccata la nave,
a parte lo scivolo, non presentava alcuna uscita visibi-
le. L'acqua del mare interno occupava tutto il resto
della cavit, fatta eccezione per un'altra minuscola
spiaggetta, che si trovava dal lato opposto della grot-
ta. Questa seconda spiaggetta era del tutto simile a
quella da cui erano arrivati: c'era un minuscolo pon-
tile di legno, a imitazione di quello su cui erano saliti.
Ma, invece di esserci uno scivolo, si intravedeva una
stretta scala di gradini neri, che conduceva a una
porta sovrastata da un architrave di pietra, massiccio,
del tutto simile a quelli che avevano gi visto nella
sala circolare.
- L'istinto mi dice che dobbiamo raggiungere quel-
la scala. E attraversare quella porta - ipotizz Julia.
- Ma come facciamo?
Per quanto si sforzassero, non sembrava esserci
nessuna via di comunicazione tra le due spiaggette.
A parte, naturalmente, il mare.
Rick si sporse dal parapetto della nave e guard
l'acqua, scura e densa come petrolio. Valut la distan-
za dall'altra spiaggia, poi scosse il capo.
- una bella nuotata ... - disse. - Sperando che
non ci siano correnti interne a mulinello.
- Vuoi raggiungere l'altra spiaggia a nuoto? - gli
domand Jason, esterrefatto.
- Hai qualche altra brillante idea?
- Potremmo cercare un sentiero lungo le pareti
della grotta.. . Ci sar, credo!
Julia si aggir per il ponte, pensierosa.
- Potremmo anche usare la nave - disse dopo un
po'. - Dite che sarebbe difficile?
- Cosa? - sbott Rick. - Altroch se difficile! Lo
sai cosa ci vuole per far muovere questa nave? E poi
chi si mette ai remi? E chi ai timoni?
- Magari basta sollevare l'ancora per.. .
Rick divenne improvvisamente tutto rosso in viso:
- Non ricominciate con le vostre fantasie da cittadini!
Una nave non un giocattolo. Ci vogliono conoscen-
za, abilit, forza.. . e fortuna, per poterla governare. E
noi non abbiamo nessuna di queste qualit.
- Ti sottovaluti, Rick - disse Jason. - E ti sbagli.
Noi le abbiamo tutte, invece.Tu conosci il mare. E sai
fare molte altre cose. Da quante ore stiamo cammi-
nando nel buio, armati solo della voglia di vedere che
cosa c'.. . dopo? Abbiamo semplicemente voluto
arrivare fin qui. E ci siamo riusciti. Ci siamo scervel-
lati per risolvere una serie continua di enigmi: scrittu-
re impossibili, frasi nascoste, serrature a incastro, pie-
tre mobili.. . Io la chiamo abilit. Ah, certo.. . tu dici
che ci vuole anche forza. Ok: preso singolarmente,
nessuno di noi forte. Siamo solo dei ragazzi. Ma
.-jt, L'ULTIMO DIARIO ,&--p
tutti insieme, tutti e tre, potremmo farcela. Se solo tu
ci dici cosa fare, e in che modo, possiamo provarci. E
poi ... io sono fortunato: sono vivo nonostante abbia
rischiato di morire almeno due volte, oggi! E Julia
fortunata almeno quanto me.
Julia lo guard con una punta di curiosit.
Jason prosegu: - Siamo fortunati perch solo una
settimana fa eravamo nel nostro appartamento a gio-
care con il computer, come milioni di altri ragazzi di
Londra.. . mentre ora siamo qui, in una grotta incre-
dibile, su una nave che sembra magica, in compagnia
di un amico che .. . che magico come tutto ci che
ci circonda. E questa non pu che essere fortuna.. .
Una fortuna incredibile, che non possiamo permet-
terci di buttare via.
- Ben detto! - esclam Julia, per una volta perfet-
tamente d'accordo con il fratello.
Jason si avvicin a Rick e aggiunse: - Guarda quel-
la spiaggetta, Rick. Non cos distante ... Io vorrei
provare ad arrivarci sopra un pezzo di legno, piutto-
sto che nuotare in quell'acqua buia. Se poi ci dovessi-
mo finire, nell'acqua, allora nuoteremo. Ma fino a
quel momento io credo.. . io credo.. .
- ... che non siamo arrivati fin qui per caso - ter-
min Julia al posto suo.
- S: credo che non siamo arrivati fin qui per caso.
Non la sentite, intorno a voi, come una specie di voci-
na, che dice: ((L'avete trovata, vostra! Salpate l'anco-
ra, diventate i capitani di questa nave. Capitani per un
giorno della Metis!)). Coraggio, Rick! Dicci la verit.
Dicci se possiamo provare a spostare questa nave da
qui ... a l!
Jason indic prima la spiaggia in cui erano arrivati,
poi quella dall'altra parte. I1 suo dito rimase sospeso
per alcuni istanti, tremando per l'intensit con cui
puntava davanti a s.
Quando Jason abbass il braccio, vide che gli occhi
di Rick scintillavano.
- Allora.. . cosa mi rispondi, Capitano Rick? - lo
incalz Jason, con la voce leggermente roca, come un
duro del cinema. - Facciamo muovere questa carretta?
Rick serr i pugni. Si sentiva arrabbiato, commos-
so, incredulo e un po' folle.
Poi, dopo una specie di combattimento interno,
annu e rispose: -Va bene: facciamola muovere, Capi-
tano Jason! Proviamoci.. .
Julia gli pos una mano sulla schiena.
- Capitano Julia, - disse Rick, senza voltarsi - vi
assicuro che usciremo da questa grotta e non ci rien-
treremo fino a quando non avremo scoperto ogni suo
segreto! -. Poi fece un salto e grid: - Forza ragazzi!
Si parte!
Si mossero tutti e tre di scatto, come se avessero gi
saputo perfettamente che cosa fare.
Rick diede il suo primo ordine: mettere nella cabi-
na del capitano tutto ci che avrebbe potuto tornare
utile.
Jason si port una mano alla fronte, facendo il
segno dell'attenti.
- Ai suoi ordini, Capitano Rick!
ick cerc di arrampicarsi sull'albero maestro,
servendosi delle minuscole tacche che vi
erano incise sopra. I1 suo obiettivo era sgan-
ciare, dalla sommit, almeno una delle quattro corde
che ne dipartivano per potersene servire in altro modo.
Si infil nella tasca il coltello che aveva preso nella
cucina di Villa Argo e, stringendo i denti, cominci,
lentamente, la sua scalata. Quando raggiunse pi o
meno la met, rischiando a ogni centimetro di preci-
pitare sul ponte della nave, Julia usc ridendo dalla
cabina del capitano.
- Guardate qui! - esclam. - I bauli sono pieni di
corde!
Rick sbuff, chiedendosi come aveva fatto a non
pensarci prima e, con mille cautele, cominci a scen-
dere.
- Che cosa ce ne facciamo di tutte queste corde? -
gli domandarono i gemelli.
Rick le soppes: la maggior parte erano cime da
vela, alcune marcite, altre ancora buone. Le dispose
sul ponte con fare misterioso, poi condusse i due
gemelli all'argano, lo strumento che serviva a solleva-
re l'ancora. Sembrava ancora funzionante: era com-
posto da un tamburo di legno che, ruotato con una
manovella a forma di "L", avrebbe tirato la catena
fuori dall'acqua.
La manovella, per, non voleva saperne di girare.
Probabilmente era arrugginita e bloccata dal tempo. I
tre ragazzini si misero uno di fianco all'altro e comin-
ciarono a spingere e a tirare in modo coordinato.
- Forza!
- Forza!
- Forza!
Quando ormai stavano per rinunciare, la manovel-
la emise un cigoli0 e si sblocc. Con grande fatica, i
ragazzi le fecero fare un quarto di giro, poi mezzo,
infine uno intero.
E una porzione gocciolante di catena si avvolse
attorno al tamburo.
Lentamente, cigolando, sbuffando, gemendo e sci-
volando, i ragazzi riuscirono a sollevare dal fondo
un'ancora che pesava almeno quanto loro.
Mentre Rick e Jason azionavano l'argano, Julia si
sporse dalla fiancata della nave per controllare che
l'ancora, emergendo dall'acqua, non danneggiasse lo
scafo.
- La vedo! - esclam a un certo punto. - L'abbia-
mo sollevata!
A quel punto si mossero.
La nave cominci lentamente a scivolare, libera,
sulla superficie di quel mare interno.
Rick abbandon la sua postazione all'argano e ordi-
n a gran voce: - Jason, vai ai timoni! Julia, abbassa
una coppia di remi, uno a tribordo e uno a babordo!
Julia rimase immobile a fissarlo, indecisa su come
eseguire l'ordine.
- Abbassa i remi! Uno a destra e uno a sinistra! -
le ripet Rck.
Jason raggiunse uno dei due remi-timone, lo affer-
r per l'impugnatura e guard il suo amico dai capel-
li rossi.
- Abbassalo! - grid Rick.
Jason lo abbass di colpo. I1 remo piatto affond
violentemente in acqua, e per poco non lo segu an-
che Jason.
- Non cos! Devi tenerlo attaccato alla nave! Tieni-
lo fermo! Tienilo fermo!
Jasoa aveva gli occhi sbarrati, come per dire: ((La fai
facile, tu.. . ma non e cos facile tenerlo fermo!)).
- Ci stiamo muovendo! - grid Julia. - Anzi no!
Anzi s! Giriamo in tondo!
Era vero: dopo il primo, iniziale, movimento in
avanti, la nave si era stabilizzata in un movimento ripe-
titivo, come se avesse incontrato una corrente d'acqua
circolare, o qualcosa che la muoveva, alternativamen-
te, prima verso il centro del mare interno poi verso la
spiaggetta. Alla fine si era nuovamente fermata.
Rick abbass furiosamente il remo dalla sua parte,
poi diede gli ordini a Jason: - Jason, vieni qui! In qual-
che modo devi controllare tutti e due i timoni. Io e
Julia ci mettiamo ai remi. Tu tieni questi dritti, prima
uno e poi l'altro, ok? Fai in modo che la prua della
nave punti verso la porta dall'altra parte.
- Rick!
- Provaci. Prima un timone, poi l'altro.
- Ok! Ci provo! - rispose lui, tenendo stretta l'im-
pugnatura del suo remo.
Rick corse verso Julia, le diede ordine di afferrare
uno dei remi e prese quello dal lato opposto.
- Sai remare, Julia?
- No! - gemette lei.
- Oh, cavolo! -. Rick si guard indietro, disperato.
I1 ragazzo valut che, se non avessero cominciato
subito a remare, la Metis avrebbe potuto muoversi in
una o nell'altra direzione. E che, quindi, c'era il
rischio di andare a incagliarsi sulla spiaggetta da cui
erano arrivati. - Allora dovete scambiarvi di posto! Tu
vai ai timoni e Jason viene a remare! Forza! - url.
- Jason! Vengo ai timoni! - grid Julia.
Jason annu, perplesso e preoccupato. Era in piedi
tra i due timoni di poppa e toccava, alternativamente,
prima l'impugnatura di uno e poi quella dell'altro.
Rapidamente e senza fiatare fece cambio con la
sorella, poi si sedette dietro al suo remo.
-Tu almeno sai remare, Jason? - lo apostrof Rick.
- Certo! - ment lui.
- Ok, bene ... - disse Rick. - Al mio tre diamo il
primo colpo. Gi il remo, colpo, solleviamo, gi il
remo, colpo e solleviamo. Ci siamo capiti?
- Si - rispose Jason, che invece non aveva capito
nulla.
- Uno, due e.. . tre! - disse Rick.
Abbass il remo in acqua, si appoggi all'impugna-
tura con tutto il peso del suo corpo e spinse. Poi lo
sollev. Jason cerc di fare altrettanto. Sent il remo
cadere in acqua, lo spinse, poi lo sollev.
- Di nuovo!
Ripeterono il movimento.
- Di nuovo! - grid Rick.
Jason piazz una remata potente e sollev con
entusiasmo un gigantesco spruzzo d'acqua.
Ma la nave non si mosse.
- C' qualcosa che la tiene ferma! - grid Julia.
- Non ci muoviamo!
- Accidenti! - sbott Rick, sollevando per la quar-
ta volta il suo remo. - Non possibile!
Ma non pot obiettare nient'altro: Julia aveva
ragione. La nave non si era spostata in nessuna dire-
zione, neppure in quella sbagliata. Non si era nemme-
no girata.
- Siamo immobili!
- No, - intu Rick - siamo ancorati a qualcos'altro!
In effetti, era come se una seconda ancora avesse
tenuto ferma la nave a poca distanza dal pontile.
- Dobbiamo cercare l'altra ancora! Forza! - li esor-
t Rick.
Mentre si aggirava sul ponte, Jason ebbe un'intui-
zione improvvisa. La scacci, ma quella ritorn: forse
non c'era nessun'altra ancora da cercare. Forse la
Metis era pronta a partire. Ma le mancava qualcosa.. .
una meta. La ragione di quel viaggio. Forse c'era uno
strumento, a bordo, che serviva per impostare la
rotta, un po' come gli strumenti radar degli aerei. Ed
era quello che dovevano cercare.
Forse, pens Jason, quella nave aveva una specie di
motore rivoluzionario nascosto nella stiva. Anche se
la stiva era inesorabilmente vuota.
Jason aveva la sensazione che la nave stesse sempli-
cemente aspettando di sapere dove doveva andare.
Perch, forse, quella nave poteva essere.. . una nave
magica. Nel diario c'era scritto che il suo scafo era
stato intagliato nel legno di una quercia sacra. Signi-
ficava che anche la nave, in qualche modo, era sacra.
Sacra a chi, per?
Assorto nelle sue fantasticherie, Jason si avvicin al
remo-timone che aveva impugnato poco prima. Auto-
maticamente, lo afferr.
- Che stai facendo, Jason? - gli url quasi imme-
diatamente sua sorella.
Lui sollev appena lo sguardo.
- Provo a muoverla! - le rispose, agitando il timo-
ne nell'acqua.
La nave non reag, come se fosse stata trattenuta.
- La nave non si muover mai di qui! - grid Jason,
stringendo di nuovo il timone.
Poi cerc di rilassarsi: lasci fluire le sue fantasti-
cherie ... Si vide come il Capitano Jason che guidava
la nave in mezzo a una tempesta, verso una terra sco-
nosciuta; le pareti della grotta si erano aperte, verso il
largo; le vele della nave, come per incanto, si erano
srotolate da sole lungo le funi.
- Forse dobbiamo provare a remare di pi! - escla-
m Rck.
- No! Non una questione di remi - rispose il
Capitano Jason, muovendo il timone per schivare un
iceberg che esisteva solo nel suo sogno a occhi aperti.
- Io dico che questa nave non va a remi!
- E come va? A vela? A motore? Nei tuoi sogni,
forse!
Jason strinse gli occhi nell'oscurit illuminata dalle
lucciole.
---h VERSO I PORTI DI SOGNO ,&p,-
((Possibile?)) si disse. ((Possibile che.. . per muovere
questa nave.. . ?o Jason ripens al diario del capitano.
Non c'era forse scritto che la nave li aveva portati
ovunque avessero voluto?
L'Egitto.. .
I1 vecchio Ulysses c'era stato. E c'era stato a bordo
di quella nave. Jason ne era sicuro, come era sicuro
delle cose che aveva in tasca. Per maggior sicurezza, si
frug in tasca per controllare.
Ne tir fuori proprio il diario egiziano, che faceva
da piedistallo all'occhio di Nefertiti.
- Egitto.. . - mormor Jason.
E nel momento preciso in cui lo mormor sent,
chiaramente, il legno del timone vibrare sotto alle sue
dita.
Una raffica di vento disperse le lucciole, che co-
minciarono a vorticare in spirali.
- Che cosa succede? Che cos' quest'aria? - grid
Rick, sul ponte.
- Egitto.. . - sussurr Jason un po' pi forte.
Di nuovo, il legno vibr e una folata d'aria disper-
se le lucciole. Come se stessero presagendo qualcosa,
gli insetti cominciarono a sollevarsi in volo verso gli
anfratti delle pareti.
- Jason! Sta diventando tutto buio! - grid Julia.
- Sta per succedere qualcosa!
Jason annu. Stava davvero succedendo qualcosa: la
nave gli stava rispondendo. Si rimise in tasca il diario
e afferr il timone con tutte e due le mani.
-Tenetevi forte! - grid, senza un motivo apparen-
te. - Adesso!
Poi esclam, con voce chiara e forte: - Portami in
Egitto!
- Jason! Che cosa stai blaterando? - grid sua so-
rella.
La nave venne investita da una terza folata di vento,
talmente forte che Julia cadde distesa sul ponte.
- Ho detto tieniti! - grid Jason, nelle cui mani il
legno del timone aveva cominciato a danzare, stratto-
nandolo in ogni direzione.
- S, in Egitto! - grid ancora Jason. - Portami da
Nefertiti e dal tesoro di Tutankhamon!
I1 vento impazz intorno a loro. 11mare si sollev.
Le lucciole sparirono e, nella grotta, cal un buio
assordante.
blivia Newton camminava a passo veloce sul
pavimento di marmo del suo palazzo. Man-
fred, l'autista con la faccia da bandito che
l'aveva accompagnata a Villa Argo, la intercett en-
trando di corsa da una porta laterale.
- Manfred! - strill lei, spaventata da quell'irruzio-
ne cos improvvisa.
I1 giovane le lanci uno sguardo torvo, con una
punta di compiacimento per essere riuscito a spaven-
tarla.
- Signorina Newton.. . Ho alcune cose da dirle -
mormor.
La voce di Manfred era bassa e roca.
Oblivia lo super, fermamente intenzionata a rag-
giungere la porta blu elettrico al termine del corrido-
io senza ricevere altre, fastidiose, interruzioni.
Manfred trotterell rigidamente dietro di lei.
- Ho osservato i ragazzi, come mi aveva comanda-
to di fare. Sono scesi alla scogliera a fare il bagno,
prima che piovesse.. .
- Ah.
I tacchi di Oblivia accelerarono impercettibilmente
il loro ritmo sul marmo.
-Tornando su, uno di loro caduto.
- Fantastico. soprawissuto?
- Purtroppo s ... Si appeso a una sporgenza, gli
--.----L IL GUARDIANO DELLA SOGLIA &p--
altri due l'hanno tirato su e l'hanno riportato in casa.
- Peccato. Sar per la prossima volta.
- Non finita. Una mezz'ora dopo, hanno preso le
biciclette e sono scesi a Kilmore Cove. Sono tornati a
casa con un po' di libri.
- Che leggano! Che leggano! Tutti si lamentano
che i ragazzini non leggono mai! In questo modo,
almeno, non faranno disastri!
- I1 fatto proprio questo.
Oblivia si ferm di colpo.
- In che senso?
- Non so in che modo, ma.. . questa notte, prima
di tornare qui, ho visto dei bagliori, nella grotta.
I1 bel viso di Oblivia si contorse in un'espressione
di furia incontenibile.
- Dei bagliori? E come possibile?
- Non lo so, signorina Newton. I1 fatto che.. .
- Ma come sono riusciti a passare? Che cosa crede
di poter fare, ancora, quel vecchio? Nestor non mi
pu fermare! Non mi pu fermare adesso!
Oblivia Newton afferr Manfied per le spalle,
piantandogli nella carne tutte e dieci le sue unghie
taglienti. Manfied strinse i denti per il dolore.
- Noi andiamo avanti comunque.. . - sibil Obli-
via. - Come se niente fosse. Proseguiamo! Chiaro?
Conto su di te, Manfied.
-Va bene.. . signorina.. . Newton.. . - gemette lui.
Respir solo quando Oblivia gli tolse le unghie di
dosso, si volt e apr la porta blu alla fine del corridoio.
- Conti pure su di me - sussurr Manfred, quando
la porta si chiuse e nel corridoio rimase solo l'incon-
fondibile scia di profumo della signorina Newton. E
poi aggiunse, passandosi le mani sulle spalle doloran-
ti: - Signora dei Ladri.. .
Nella grotta sotto alla scogliera, intanto, era scop-
piata una vera e propria tempesta. Era come se la
nave e i ragazzi si fossero trovati, improvvisamente,
nel ceste110 di una gigantesca lavatrice di pietra e
acqua salata. La nave si impennava e sprofondava, si
inclinava e imbarcava acqua e vento da entrambe le
fiancate.
Aggrappati alle corde, o ai sedili dei rematori, Rick
e Julia cercavano disperatamente di non farsi sbalzare
fuori bordo, ma sembrava un'impresa disperata.
Jason, invece, era completamente impegnato dal
tentativo di dominare il timone, che scalpitava tra le
sue mani come un cavallo imbizzarrito.
- Ce la faremo! - gridava. -Tenetevi forte!
Quando sembr che tutta la grotta dovesse crolla-
re sopra di loro e sommergerli per l'eternit, la tem-
pesta svan.
- --------h IL GUARDIANO DELLA SOGLIA &-------- -
Solo l'attimo prima la nave era in balia di onde alte
quanto l'albero maestro. Ora, invece, il mare interno
era tornato calmo. La nave smise di ondeggiare e, len-
tamente, si avvicin al pontile.
Jason si accasci sul timone. Julia, fradicia d'acqua
gelata, si guard intorno, scivolando fuori da sotto al
sedile a cui si era tenuta aggrappata con tutte le sue
forze. Rick abbandon la corda cui aveva affidato la
sua salvezza e si massaggi le mani doloranti.
Nessuno dei tre aveva n la forza n la voglia di dire
una parola. Tutto quello che era successo era stato
assurdo. Assurdo e spaventoso. La tempesta non era
durata pi di tre minuti, ma erano stati i tre minuti
pi lunghi, interminabili e incredibili della loro vita.
- Jason ... va tutto bene ... ? - domand la sorella,
quando cominciarono a percorrere, barcollanti, il
ponte della nave.
Avevano tutti e tre gli abiti bagnati e si sentivano
gelare dal freddo. I1 ponte della nave era pieno d'ac-
qua, come pure la stiva.
- Che.. . che cosa successo? - domand Jason,
reggendosi a fatica in piedi.
Rick e Julia scossero il capo.
- Non lo sappiamo. E successo e basta.
- Siamo dall'altra parte, Jason.
I1 ragazzo sbatt gli occhi e si guard intorno. Era
vero: la nave aveva attraversato il mare interno e ora
dondolava tranquilla, accanto al secondo pontile.
- Non.. . non possibile - sorrise.
-Ti dico che siamo dall'altra parte: guarda! -. Julia
gli indic la scala di gradini neri, che salivano fino
all'apertura che avevano visto da lontano.
Rick cerc di scrollarsi di dosso i vestiti bagnati.
- Ci domanderemo dopo che cosa successo,
ragazzi.. . - disse, rabbrividendo. - Siamo bagnati fra-
dici. Etci! Dobbiamo asciugarci al pi presto.
- C'erano dei vestiti nel baule della cabina del
capitano.. . - osserv Julia, stancamente.
- Andiamo a vedere - disse Jason.
Nella cabina del capitano trovarono vestiti che
potevano avere almeno trecento anni, a giudicare da
quanto erano impolverati. Per fortuna la tempesta
sembrava aver risparmiato i bauli, e il loro contenuto,
quindi, era ancora asciutto. Si spogliarono per la
quarta volta in quella giornata e indossarono dei pan-
taloni sbilenchi, alcuni strati di camicie sformate e
rozzi sandali di legno. Poi, senza nemmeno la forza di
prendersi in giro per quanto erano buffi, recuperaro-
no il vocabolario e le altre poche cose e scesero a
terra.
A capo chino, ancora troppo scossi per dire una
-----;i), IL GUARDIANO DELLA SOGLIA .&-,-
parola di pi, attraversarono la spiaggia e salirono
lungo i gradini consumati della scala.
- Mi auguro solo che l dietro non ci sia un'altra
strana sorpresa.. . - mormor Julia, quando arrivaro-
no davanti alla porta - perch non credo proprio che
riuscirei a sopportarla.
Sull'architrave di pietra erano state scolpite tre tar-
tarughe. Indicandole, Rick trov il modo di sorridere:
- Chi va piano va sano e va lontano.. .
La porta sembrava chiusa e, per fortuna, non aveva
nessuna complicata serratura da sbloccare.
Jason ci appoggi contro una mano. Anche a quel-
la leggera pressione, la porta si socchiuse.
I1 ragazzo si volt verso i suoi amici e domand:
- Andiamo?
Julia e Rick annuirono.
E cos aprirono la porta.
- CONTI NUA- B
. I NDI CE: .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
l . La porta graffiata 9
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
2 . La corrente 15
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
3 . La salita 23
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
4 . Dentro casa 33
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
5 . La mappa 41
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
6 . Un tuffo in mare 49
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. 7 L'apertura 59
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8 . Tra le bende 65
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
9 . La biblioteca 75
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
10 . Dietro l'armadio 85
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
l l . A Kilmore Cove 99
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12. Lampi 113
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
13 . Cose non dette 119
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
14 . La sorte 127
. . . . . . . . . . . . . . . . 15 . Dove tutto inizia e finisce 139
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
16 . La scala buia 151
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17 . Il piccolo capitano 161
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
18 . Di sopra 171
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
19 . Di sotto 175
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
20 . La grotta 185
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
21 . L'ultimo diario 195
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
22 . Grso i porti di sogno 205
. . . . . . . . . . . . . . . . . 23 . I1 guardiano della soglia 215
l. LA PORTA DEL TEMPO
2. LA BOTTEGA DELLE MAPPE DIMENTICATE
3. LA CASA DEGLI SPECCHI
4. L'ISOLA DELLE MASCHERE
5. I GUARDIANI DI PIETRA
6. LA PRIMA CHIAVE
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