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di Agide Vandini Filo di Romagna (Italy)

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La Vizinzna - Personaggi caratteristici filesi Parte Terza
I profili e gli aneddoti che amiamo ricordare
di Agide Vandini
[Illustrazioni di Romano Saccani Vezzani]


I vecchi tempi della Vizinzna...

Qualche settimana fa, grazie allIrla, ho avuto il piacere di ricevere via mail questa inaspettata
missiva:

Gentile Signor Vandini,
che bella emozione mi ha fatto vivere questa sera!
Mi capita di cercare immagini del paese di origine del mio nonno Vincenzo, questo paesino dal nome
romantico e abitato da gente solare, socievole, divertente cos come era il mio splendido pap e le sue poche
zie che ho fatto in tempo a conoscere. Questa sera entro per la prima volta nel suo blog e cosa leggo? Casa
di Annunziata Bosi! Sar mica lei, la sorella del mio bisnonno Giovanni? Io sono Grazia, figlia di Marino,
figlio di Vincenzo fratello di Amerigo, Marcello, Marino, Geppe, Ermes, Merope figli di Giovanni
e Genoveffa. Mio nonno e i suoi fratelli si trasferirono prima a Bologna e poi Milano dove nel 1932 nacque
mio pap. Ora lui non pi qui per raccontarmi bene i fatti, quello che ricordo che a Filo rimase solo
Annunziatina. Credo vivesse sola perch ricordo che in non so quale preciso anno (tra il 65 e il 70) la zia
Merope torn a vivere a Filo per accudirla dopo una caduta che la immobilizz a letto con un bel femore
rotto. Mor nel 1970, Merope torn a Milano e la casa venne venduta. Questo quanto so. Mi piacerebbe
sapere se parliamo della stessa famiglia Bosi e se qualcuno se li ricorda mi farebbe davvero felice saperlo,
anche solo con un "s, li ricordo, era gente di Filo".
Un caloroso saluto. Maria Grazia

Ne seguita una bella corrispondenza che mi ha permesso di venire in possesso di alcune foto del vecchio
paese di Filo, alcune delle quali assolutamente inedite e di riscoprire, grazie a qualche testimonianza, ai
ricordi di mia sorella Carla e alle preziose ricerche anagrafiche dellamico Beniamino Carlotti, un
personaggio che nel paese ebbe notevole importanza, una donna che non mai stata dimenticata e che un
tempo fu un volto assai familiare per tutti noi.





Annunziata Bosi
(1874-1970)
Si chiamava Annunziata Bosi, ma per noi era la Nuziadina oppure, con palese
riferimento alle ascendenze paterne, semplicemente la Vizinzna, la figlia cio di
Vizinzn. Ai tempi della mia infanzia era una vispa vecchietta dai capelli
bianchissimi, una donna dai modi garbati e signorili che viveva sola e risiedeva nella
casa forse pi centrale del paese. La sua abitazione e bottega, abbattuta negli anni
70, che pi sotto rivediamo in una inedita cartolina, era di assai antica costruzione e
nel dopoguerra dominava ancora uno dei quattro angoli dellincrocio principale di
Filo, poich miracolosamente scampata ai bombardamenti dellaprile del 45 cos
come il Palazzone, la Caserma, la Chiesa, la C Longa e i vecchi Vagoni.
Viveva di affitti, la Nuziadina, e degli introiti di una piccola bottega di cibarie e
trastulli di ogni genere. Presso di lei io e Romeo, ancora fanciulli, ci riempimmo un
giorno le tasche con decine di bumbt, rumorose castagnole carnevalesche avvolte e
annodate in carta da pacchi, con lintenzione di farle scoppiare tutte, per la gioia
nostra e dei vicini, gustando dal vero certe sparatorie fin l udite soltanto nei film
western. Vuotammo poi le tasche, lo ricordo bene, al massimo della gioia e del
divertimento, nelle profondit pantanose del fosso che scorreva davanti a casa,
scagliando al bumbt, una dopo laltra, contro la fiancata del ponticello che
introduceva al nostro cortile, quello della prima delle due Case Operaie da poco
costruite ai margini del paese.
Oltre alla sua bottega, nella casa della Vizinzna ebbe vita, al piano superiore che d sulla strada
Provinciale, e spazi dAvga e nel dopoguerra il bar gelateria ad Tarz (Irpio Tarozzi); questi lasci poi il
posto alla merceria di Nella e Nello Bonora che al piano inferiore avevano la loro abitazione ed esercitavano
anche come parrucchieri. L avevano vissuto per anni anche le famiglie di Bianca Ravaglia e di Alba
Guerrini, mentre, in anni pi recenti, Pir Tagliati vi produceva i mitici coni che poi forniva alle gelaterie di
Filo e dintorni.

La casa dellAnnunziatina in primo piano nella cartolina fine anni 60 avuta dalla gentile Maria Grazia Bosi.
A fianco sono gi state costruite la case Montanari-Vandini (1959) e Sergio Dalle Vacche (1969).

Attorno alla sua casa sorgevano gli edifici pi frequentati del paese. Agli altri tre angoli dellincrocio
stavano la Caserma dei Carabinieri, proprio di fronte, e poi losteria di Bens
1
, frequentatissima dai fascisti
locali e infine le vecchie scuole elementari, al posto delle quali sorse poi nel dopoguerra la Casa del Popolo.
La vita sola, tutta casa e chiesa, di questa donna cos devota, era perci sotto gli occhi di tutto un paese.
La sua discrezione, i modi e le frequentazioni che evocavano un certo rango, lapparenza di donna
benestante, oltre ad una qualche distinzione sociale che pareva comunicare al prossimo in anni di difficile
sopravvivenza per i ceti pi poveri, fecero sempre di lei un personaggio al centro dei commenti, della
curiosit tipica delle piccole comunit, nonch di attenzioni esagerate e, a volte, di imprese epiche (ma assai
poco cavalleresche) della monelleria paesana.
Lamico Pippi (Aderitto Geminiani, un ragazzino del dopoguerra) che oggi vive lontano da Filo, ma che
ci sempre vicino col cuore e con la mente, ricorda in proposito: dalla Nunziatina si radunava nelle sera
d'estate la Filo - bene, nella fattispecie: Max Barabani, il fratello Lodovico, il parroco, le suore, il
brigadiere. Si pu dire che fosse un salotto alla Marta Marzotto
2
. Aveva una nipote di nome Merope di
Milano (per me allora gran bella ragazza e molti mosconi le ronzavano attorno, o almeno mi sembrava, ma
sai io ero un bambino e molte cose forse le vedevo distorte). Lanziana donna era in eterno conflitto con
Scurza (ovvero Bruno Veduti) fratello di Lina. Lui si divertiva a fargli i dispetti pi disparati. Era
cattolica praticante e me la ricordo la domenica, alla Messa con un gran rossetto sulle labbra e un
cappellino che noi discoli non potevamo fare a meno di commentare. Era una foggia da comica di Ridolini e
a noi, appunto, faceva tanto ridere. Di fianco al suo negozio c'era il bar di Tarozzi, zio di Giovannino, e l,
nei suoi confronti, ne succedevano sempre di tutti colori, ovviamente con grande disapprovazione degli
adulti che frequentavano il bar [].
Di corredo a queste note mi pare perci giusto riportare il gustoso aneddoto che mi fu raccontato dal
mitico Manla (Aldo Tirapani), un piccolo spaccato di vita paesana che and doverosamente a far parte di
Quei lontani anni 30, racconto che, assieme ad altri, compone La valle che non c pi, mio ultimo
libro pubblicato.


1
Ovvero di Battista Benassi. Al posto di questa osteria nel dopoguerra si insedi la vecchia tabaccheria di Topolino (Giuan)
Guidarini, poi di Elio Marani. Allo spostamento della tabaccheria nellangolo ove sorgeva la vecchia Caserma, il locale divenne la
bottega di Alvio Ghirardini, oggi laboratorio del figlio Auro.
2
Presso lAnnunziatina, soprattutto per chiederne illuminato consiglio, pare si recassero talvolta anche altri nostri stimati concittadini
come Ibanez Bellettini (e Bar), Sergio Dalle Vacche (Srgio d Gnani), Elio Marani, Gino Pasotti (Girul) e Ciudla.

Lattacco alla vigna della Vizinzona
[A.Vandini, La valle che non c pi, Faenza, Edit, 2006, pp. 77-78]

[] Laltro punto di attrazione di questi giovinastri si trovava invece al centro del paese, e quindi sotto gli occhi di
tutti i filesi. Si trattava, come si gi detto, della pregiata vigna della Vizinzna.
Pare che ci fossero viti duva particolarmente prelibata in quel piccolo vigneto posto lungo la strada per Bando,
proprio al lato opposto alla scuola, ledificio che, prima delle distruzioni belliche, era al posto ove oggi trovasi la Casa
del Popolo della frazione argentana.
Questa vigna era talmente a portata dei malintenzionati che la povera Vinzinzna aveva chiesto a Dante dla
Fiucheta
3
, ortolano della potente famiglia dei Tamba, suoi vicini, di piazzare nei pochi filari a ridosso della strada, una
serie di grossi campanelli in grado di dare lallarme ad ogni minimo movimento delle fronde.
Lei poi, la devotissima e caritatevole vecchietta chiamata Vizinzna, assidua frequentatrice della canonica, si era
munita di alcuni secchi di gelida acqua del suo pozzo e li teneva sempre a portata di mano ai piani superiori ove
abitava, nella prospettiva di usarli come mezzo di dissuasione verso chi avesse mai pensato di attaccare il suo prezioso
vigneto.
Ci pens per Salamen, un ragazzo che incontreremo ancora e che era come al st cap o al st pest dla Varsiria
4
, a
trovare le opportune contromisure da opporre alla Vizinzna.
Una sera il ragazzotto diede infatti appuntamento presso la scuola allagguerrita banda dei suoi coetanei e si port
dietro qualche pezzo di filo di ferro utilizzato in casa per imballare la paglia. Tutti gli spezzoni furono giuntati e il
lungo filo cos ottenuto fu legato alla vigna; a quel punto fu messo in tensione e dispiegato a cavallo della strada.
Quando tutto fu pronto, dallangolo della scuola, nel buio pesto, si cominci a strattonare con forza il lunghissimo fil
di ferro.
Non appena la Vizinzna ud il frastuono dei campanelli, cap che non cera da perder tempo e che doveva mettere
in atto lazione difensiva a lungo preparata. Con gran sciabordio di recipienti scaric senza piet gran parte della sua
forza dissuasiva, convinta in tal modo di spegnere lassalto sul nascere. Il tintinnio non tard per a ripetersi per
alcune volte ad intervalli di pochi minuti e questo continu, fino allinevitabile esaurirsi delle scorte dacqua di pozzo
della pugnace e previdente vecchietta.
Va da s che, dallangolo della scuola, non appena ci si accorse che lo scuotere dei campanelli non era pi seguito
da alcuno scroscio dacqua, i nostri eroi presero dassalto la vigna della Vizinzna come assatanati pirati della Malesia
e per quellanno, la donna non pot nemmeno conoscere il sapore dei suoi frutti [].



Lattacco alla vigna


19 agosto 1973. Merope, gi anziana, sulla porta dellabitazione
dellAnnunziatina. Si noti in alto, nella parete della casa, lindicazione
Salumificio, unattivit che ebbe luogo in quegli anni nella ex
Macelleria Carlotti. La foto fu scattata da Vanni Geminiani in
occasione del matrimonio fra Sergio Bortolotti e Denis Dal Pozzo.


3
Si tratta di Dante Mezzoli (di Raffaele e Dathiva Farabulini - Filo 1866 / Mezzano 1946 -). La Fiucheta, ovvero Pasqua Minguzzi
(Voltana 1895 / Mezzano 1985), assai nota in paese, era la moglie del figlio di Dante.
4
Terribile come le sette conchiglie o come le sette orme della diavolessa Varsiria, per dirla in breve: uno scapestrato.

Va aggiunto che un certo mistero aleggi sempre sulla donna e sul suo passato sentimentale. Si raccontava,
forse con qualche fantasia di troppo, di un vecchio matrimonio con un brigadiere di stanza a Filo
miseramente fallito per motivi poco chiari.
Si diceva persino che la donna, decisa a stanare finalmente il marito soggetto forse a troppi trasferimenti da
un capo allaltro dellItalia, fosse andata un giorno fino a casa sua nel lontano Piemonte e che le aprisse
addirittura la porta un figlio di lui di cui lei, la Nuziadina, non aveva mai sospettato lesistenza.
Difficile avere riscontro oggi su questi aspetti romanzeschi, ma qualcosa i registri parrocchiali ci dicono
ancora e con laiuto dellesperto Beniamino si ricostruita una storia familiare interessantissima che,
assieme alle radici familiari della nostra vecchietta, ci aiuta a ripercorrere e comprendere meglio quella di
questo piccolo paese fra Ottocento e Novecento.
Facciamo per un passo indietro e torniamo al chiacchierato matrimonio dellAnnunziatina che, alla bella
et di 47 anni, effettivamente ci fu e si tenne nella nostra parrocchia di S.Agata. Era il 6 ottobre dellanno
1921, quando lei spos il 48enne dirimpettaio brigadiere Liprando Desiderio, figlio di ignoti e proveniente da
Roppolo, un piccolissimo comune della provincia biellese. Beniamino me ne ha fornito una foto giovanile in
abiti civili.


Parrocchia di S.Agata in Filo - Libro Matrimoni 1921, pag. 19

Desiderio Liprando

Il matrimonio ebbe per testimoni esponenti dellalta borghesia filese, ossia Carlo Ginnasi (ancora ricordato
come e Cnt Gini) e niente meno che Giovanni Tamba, vicino di casa e facoltoso agrario del luogo, capo
di una famiglia con cui i Bosi erano alquanto legati, e con cui Nunziatina ebbe sempre intense
frequentazioni. L era amata e conosciuta come: la Dada.
Questo quanto Beniamino riuscito ad attingere dai suoi ricordi, ovvero quanto in sostanza gli raccont
la madre Gemma Vandini, prestigiosa insegnante alle scuole di Filo per tantissimi anni, che conobbe assai
bene la Nuziadina. Laffinit e lintensa frequentazione familiare coi Tamba poteva forse provenire - come
vedremo - dal matrimonio del fratello Giovanni.
In ogni caso, ritornando al turbolento distacco matrimoniale, pare proprio che lAnnunziatina fosse un
personaggio assai poco addomesticabile, restia perci a subire una qualsiasi imposizione familiare; allo
stesso tempo, l'amicizia coi Tamba era forse tale da impedirle di allontanarsi da Filo.
Gli atti e i registri della parrocchia ci consentono comunque una ricostruzione familiare assai interessante
che ben sinquadra nel flusso demografico che popol notevolmente il paese lungo tutto larco
dellOttocento. Questo flusso provenne essenzialmente dalla vicina Romagna estense, dal lughese e dal
conselicese, diretto ai luoghi in cui, per effetto dei grandi lavori settecenteschi di rettificazione fluviale e, in
seguito, della bonificazione di svariati ettari di territorio, si venne a creare in pochi anni tanta terra da
lavorare e tante possibilit, di lavoro e di cibo, per braccianti e contadini.


Annunziatina, che deve il nome alla nonna paterna (Annunziata Baroni) nata da poco (1874) quando
(1876) la sua famiglia, proveniente dalla vicina Lavezzola (e ancor prima da San Bernardino), viene annotata
per la prima volta nello Stato delle Anime della nostra parrocchia. Il padre Vincenzo vi indicato come
Oste, sia di soprannome che di mestiere, cos come la madre Giuseppa Budini, la zia Marianna Bosi e il
fratellino maggiore Giovanni. Annunziatina raggiunge la famiglia a Filo pi tardi, allet di 5 anni, quando
ormai non c pi la zia Marianna, forse trasferitasi altrove.


Parrocchia di S.Agata in Filo Stato delle Anime anno 1878


Bosi Vincenzo (di Pietro) (1841-1924)


Budini Giuseppina (1840-1908)


La famiglia cresce e si ingrandisce quando l11.2.1892 Giovanni Bosi
sposa nella chiesa di Filo Genoveffa Canini detta Giuseppa (A Domo Dei),
orfanella che vive a Filo, probabilmente al servizio dei Tamba, e - come si
vedr - gi in avanzato stato di gravidanza al momento del matrimonio.


Parrocchia di S.Agata in Filo Libro Matrimoni anno 1892

Dallunione nascono a Filo tanti bei figli, tutti quelli ricordati nel gentile messaggio
della discendente Maria Grazia, ossia nellordine: Marino (28 marzo 1892, poche
settimane dopo il matrimonio), Amerigo (12 giugno 1893), Ermes (17 dicembre 1894),
Vincenzo (27 maggio 1897)
5
e poi ancora Marcello, Geppe e Merope.


Alla morte di mamma Giuseppina (1908) Annunziatina ha 34 anni; vive con la famiglia del fratello e con
lanziano padre Vincenzo. Presumibilmente questa convivenza continua fino alla perdita del genitore che
muore in tarda et, nel 1924, tre anni dopo lo sfortunato matrimonio del 1921.

5
Questi, nonno della nostra Maria Grazia, risulta dai nostri registri parrocchiali aver sposato Bianchi Maria nella parrocchia di Santo
Stefano Maggiore in Milano il 27 ottobre dellanno 1929.
I fratelli in quegli anni si spostano in massa in citt, prima a Bologna, poi a Milano, lei invece sceglie di
rimanere qui, anche quando se ne vanno i Tamba la cui villa viene letteralmente spazzata via dalla guerra. Al
suo posto si edificano le attuali scuole Elementari e viene tracciata una strada parallela alla Provinciale che si
interpone fra le due propriet dando accesso alla Corea, nuovo quartiere popolare di Filo. Lei, gi anziana,
rimane qui, fedele per tutta la vita al paese ove cresciuta e vissuta, fino a che la morte la coglie nel 1970,
alla veneranda et di 96 anni.


La Dada Annunziatina Bosi, a met anni 30 coi figli di
Antonio (Nino) Tamba: Giovanna, classe 1928
e Gabriele, classe 1929. (Foto donata da Vanni Geminiani)

La demolizione, negli anni 70,
della vecchia casa della Nuziadina
(Foto donata e scattata da Vanni Geminiani)

Vanni Geminiani, che mi ha procurato un paio di foto interessanti, mi ha anche segnalato un gesto di
grande portata di cui fu protagonista la nostra Annunziatina al tempo di guerra, l8 settembre del 1944, data
ahim quanto mai luttuosa per il nostro paesino e che qui porta subito alla mente leccidio di Filo
perpetrato ad un anno esatto dallarmistizio di Badoglio (8 settembre 1943), evento che aveva segnato la fine
della guerra a fianco dei tedeschi e linizio della Resistenza nellItalia da essi occupata. Fu una efferata
esecuzione nazi-fascista quella furiosamente decretata contro i filesi: furono trucidati dieci ostaggi per
rappresaglia allorch, in uno scontro a fuoco coi partigiani proprio sotto casa Tamba, era caduto, la sera
prima, un militare tedesco.
Come si sa le SS germaniche prelevarono subito dalle loro case qualche decina di filesi innocenti,
semplici avventori dlUstaria dla Bianca (oggi Bar Centrale) e li caricarono su un camion diretto ad Argenta,
alla Casa del Fascio. L furono decisi i dieci nomi di chi doveva pagare con la vita, nonch i luoghi
accuratamente scelti per lesecuzione affinch i cadaveri fungessero da monito per tutto il circondario; fu
anche decisa la mano del boia, messa proditoriamente a disposizione dagli sgherri repubblichini.
Il camion ripart per Filo, allindomani, con tutti gli ostaggi. Di questi, i primi cinque dellelenco stilato
ad Argenta furono scaricati e trucidati a met strada, sullimportante snodo stradale del Ponte della Bastia;
gli altri cinque subirono la stessa sorte allincrocio di Filo, laddove inizia la strada per Bando, a pochi passi
dal luogo dello scontro a fuoco e nelle adiacenze della casa della Vinzinzna. Fu un evento sanguinoso e
tragico, oggi ricordato dalla toponomastica locale e da due cippi alla memoria posti sui luoghi dellaccaduto,
uno dei quali, in marmo bianco, lo si nota in basso nella cartolina qui pubblicata.
Si racconta che quel giorno funesto, allarrivo della camionetta, mentre tutto il paese si era barricato in
casa in preda al terrore, la settantenne Annunziatina dalla propria soglia, di fronte alla scena di spietata
ferocia che le si stava materializzando sotto gli occhi, abbia cercato di intervenire a modo suo implorando ed
inveendo verso gli aguzzini affinch rilasciassero quei poveri uomini e che pvar tabc [il diciottenne e
renitente alla leva Giorgio Marconi, la cui madre assisteva disperata dalla propria finestra poco distante],
tutte persone che non avevano nulla a che vedere con quanto successo.
Allorch gli sgherri spararono senza piet sul ragazzo e dopo che il primo colpo manc miracolosamente
il bersaglio, la piccola, anziana e religiosa signora fu udita urlare a squarciagola: basta basta, a navd
chl incra un tabc e chl banadt da la Madna?[Fermatevi! Non vedete che ancora un ragazzo e
che benedetto dalla Madonna?]
La povera donna non riusc purtroppo ad interrompere la macabra esecuzione, fu anzi vigliaccamente
percossa e minacciata di morte mentre i feroci aguzzini portavano a termine, senza titubanza alcuna, cotanta
carneficina.
Oggi, a molti anni di distanza, lo slancio generoso della Nuziadina rimane una bella testimonianza di
coraggio e di altruismo, uno dei tanti di cui fu protagonista la gente di Filo in quegli anni cos difficili.
Prima che scenda ancor pi loblio del tempo, mi pare giusto, nellambito di questo amarcord, che un gesto
come il suo, e di cui si sempre parlato pochissimo, sia finalmente portato alla conoscenza di tutti.



Nel suo amato paese, dunque, lAnnunziatina, nella buona come nella cattiva sorte, visse tutti i suoi lunghi
anni, e sempre con grande dignit e carattere, anche quando una brutta frattura del femore la costrinse,
ahim, a farsi assistere dalla nipote Merope, che cos pot tornare a trascorrere qualche anno nel paese natio.
Che dire dunque? Fu davvero uno spirito indomito la Nuziadina o, per dirla in altro modo (rivolto
idealmente alla gentile discendente): chi potrebbe mai dimenticare, a Filo, una donna ferrea e coraggiosa
come la Vizinzna?