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omandiamolo a S. Giovanni Bosco ed Egli lo definisce una casa dove si raccoglie la gioventù con una piacevole ed onesta ricreazione dopo aver dato una soda istruzione religiosa e civile. Se osservia- mo bene con fine psicologia il Santo mette in rilievo per primo ciò che deve attrarre il giovane, e ren- dergli piace vole l’ambiente, perchè rimanga ed ac- cetti volentieri anche la formazione religiosa. Se infatti sapremo dare un buon divertimento, se fare- mo sfogare il giovane e il ragazzo negli intervalli con ciò di cui egli ha bisogno, lo avremo poi atten- to alle lezioni, docile agli insegnamenti, affeziona- to all’ambiente; comprenderà che è veramente ef- fetto d’amore e per il suo bene anche il rigore della formazione cristiana che gli si vuol inculcare. Da qui il doppio fine dell’Oratorio: offrire alla gioventù una buona formazione e sana ricreazio- ne, adatta ai bisogni dei tempi e delle età per venire loro incontro in modo che partano da noi sempre contenti, col desiderio di tornare. Saldi sempre i principi, non si deve invecchiare nel-

le idee, ma nemmeno nella forma esterna, all’am- biente che li accoglie, se non vogliamo rassegnarci

all’abbandono. A questo scopo abbiam volute le

almeno necessarie innovazioni all'Oratorio.

Qual’è oggi l’esigenza maggiore della nostra

gioventù? La sete del divertimento! Osserviamo

come lontana da noi, non sa e non riesce più a di-

vertirsi veramente, non gode più sana e vera gioia che procuravano i modesti diversivi dei tempi

passati. La ragione sta proprio qui: troppi diverti-

menti e presi senza alcun criterio di scelta.

Bisogna insegnare ai ragazzi e soprattutto ai giovani

il vero modo di godere del divertimento, offrendo la

possibilità di trovarlo presso di noi, non escludendo dai nostri ambienti nessuna delle forme moderne.

Dove sorsero se non dai nostri Oratori tante

gloriose squadre ginnastiche, società sportive, tor-

nei, campeggi? Riprendere queste usanze, mentre

altri lamentano anche nella nostra borgata la

scomparsa di molte istituzioni e società. Ora questo può farlo l’Oratorio e deve farlo a

patto che coloro che più hanno ricevuto voglia-no

in riconoscenza lavorare con tali sentimenti.

Presentato così, dal suo lato anche umano, esso

sarà attraente e gradito. Non vedranno più la scuola

dei bigotti, che diminuisce la personalità dei giova- ni, obbligandoli a rinunce che oggi diventano assur-

de, dato l’ambiente che li circonda.

Pensate così, genitori ed educatori l’Oratorio?

Tutti forse no, e per questo non lo sentile e chia-

mate inutile ogni novità. Ma v’assicuriamo che tutti

i giovani la pensano così.

Ecco che cos’è l’Oratorio.

chia- mate inutile ogni novità. Ma v’assicuriamo che tutti i giovani la pensano così. Ecco che

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Anche quest’anno si svolse la tradizionale festa di «Babbo Natale», che ebbe luogo martedì 30

Anche quest’anno si svolse la tradizionale festa di «Babbo Natale», che ebbe luogo martedì 30 dicembre nel cinema teatro dell’Oratorio. Fedelissimi all’appuntamento

i ragazzi. Dopo una divertentissima proie-

zione cinematogra-fica fu la volta del desi- derato «Babbo Natale», che giunse in grop-

pa ad un bel pasciuto cammello, accolto fra

il delirio dei piccoli.

In foto è il fedele quadrupede mentre arranca per la stretta e ripida scala che porta al palcoscenico. Da qui «Babbo Natale», simpatico, affabile e tanto desiderato, rivol- ge agli oratoriani affettuose ed istruttive parole e in fine distribuisce ad ogni iscritto il paccodono. Serata gioiosa che valse a divertire e ad affezionare i ragazzi alla «loro» casa. D. Carlo

ogni iscritto il paccodono. Serata gioiosa che valse a divertire e ad affezionare i ragazzi alla

descrivervi i gabinetti in parola. Non occorre provarli per sentire il sollievo. Basta guardarli. Vi mando tanti saluti e

caramella, o un bicchier d’acqua fresca (questo è dato gratis). Sopra la sala d’attesa c’è la sala Adunanze Donne di A. C. Ampia, luminosa, che odora ancora di fresco di calce. La sala sembra fredda, ma non è vero; c’è la stufa e

se l’accendete e buttate dentro carbone, fa caldo come d’estate.

posso

una

Naturalmente lo potete fare se avete acquistato il biglietto d’ingresso. Non sapete ove si acquista? Siete disorientati? E’ inutile che cerchiate lo «sportello» di un tempo, la cassa è questa. Stile 1949. Presentarsi con il denaro contato, ma se avete da operazioni di cambio e vi danno le informazioni che desiderate; anche gli oggetti smarriti e trovati.

c'è il materiale di

lo

dopo

per

auguri di Buon Natale il vostro amico cronista. NB Tutto il lavoro venne eseguito in economia, con i mezzi forniti dalla popolazione di Mezzolombardo.

non

altro

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avete caldo o freddo, qui

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fuori

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Cari amici, vi rendo noto ancora, che invece di una

Monsignore vuole che il numero di Natale di Campana

la

occupati da altre parole, devo scrivere sotto o in parte a

(dal fotografo sig. Fontana di Lavis) stando sulla porta

mano in marmo rosso. La rampa destra mette in sala; la sinistra prosegue. Se svoltate a sinistra arriverete alla «galleria».

La sala d’attesa è moderna. Eccovela qui presa

La scala d’accesso alla sala e alla loggia è un buon

scrivo questa lettera per farvi sapere che io sto

sono

tre cartoline, le quali dovrebbero portare nel retro le

lettera, questa che scrivo è una cartolina illustrata, cioè

parte nuova è ben visibile. Attraverso il cancello

Cari amici, vi faccio sapere ancora che, siccome

sia un numero serio, mi ha proibito di raccontarvi delle storielle allegre.

vi

me dicono i competenti a «sbriccio». Porte ampie, vetri

complesso: gradini in marmo bianco, battiscopa e passa-

della sala Cinema-Teatro. Pavimento a grande mosaico. Muri dipinti co-

racconto la storia vera dell’ingrandimento dell’Oratorio.

si entra nell’antiatrio indi in cortile e nella sala d’attesa.

ve

C’era un cortiletto sempre pieno di pozzanghere. Ora invece ecco una costruzione.

tutti,

«striati», maniglie in bronzo. Illuminazione moderna.

racconto come dicono gli «studiati» per sommi capi.

«retro»

filo e per segno;

a

bene così spero di voi e della vostra famiglia.

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siccome

storielle

ve la racconto per

Ma

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siccome

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indicazioni

Non

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La

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piacciono i siccome storielle ve la racconto per Ma «caso». le siccome del ogni cartolina. indicazioni
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— Mi dica Sig. Pamelin, che diavolo .sta facendo coi suoi uomini all’Oratorio? — Faccio

Mi dica Sig. Pamelin, che diavolo .sta facendo coi suoi uomini all’Oratorio?

Faccio quanto sono stato pregato di fare e per giunta alla svelta.

Vedo il piazzale dell’Oratorio, almeno in parte, cambiato in sonante cantiere!

Certo. Dove si abbatte e si ricostrui- sce non può essere che così. Fare e disfare, dicevano i nostri vecchi, è mai sempre un lavorare!

Fare capisco, ma abbattere poi

Se vuoi la pace, fa prima la guerra. Come vedi sono in tema di proverbi. Qui bisogna demolire, scale non vecchie ma provvisorie e antiestetiche e necessaria- mente costruire un nuovo e sicuro giro- scale con un corpo aggiunto.

Al terzo piano non si può arrivare volando. Questo è chiaro.

Qui a oriente non c’era il muro di cinta. Ma coll’aiuto dei giovani di A. C. lo stiamo costruendo. Mi disse l’Arciprete che non vuole nulla degli altri ma desidera che il suo sia suo, e che la funzionalità dell’oratorio non sia pregiudicata.

Sta bene. Sbaglio a supporre che

da

l’entrata

questa parte?

dei

ragazzi

si

farà

quindi

Per nulla affatto. I ragazzi non en- treranno più dalla parte del Cinema ma da questa parte.

E alla Sala del Cinema Teatro San Pietro non si pensa? Il soffitto è vecchio, fa le rughe e vorrei dire anche è pericoloso.

Grandi cose, caro mio; tutto sarà sventrato. Anzi di sopra al II piano tutto è già stato abbattuto; il soffitto sarà cam- biato. modernizzato, la sala rinnovata di illuminazione, di poltrone e di tinteggia- tura.

Avremo quindi un S. Pietro radical- mente rinnovato?

Non solo, ma sopra avremo anche una grande sala S. Paolo che servirà per le riunioni di A. C., per il Cinema per i ragazzi e per le loro riunioni. Una sala dotata d’un palcoscenico, d’una macchina da proiezione e a passo ridotto e chissà di quante altre diavolerie.

Scusi, in confidenza, Sign. Pamelin,

ma il

conquibus dove lo prende l’Arci-

prete?

io credo che qui ci metta 11

dito anzitutto la santa e divina Provviden- za, poi l’aiuto dei buoni e poi., l’intramon- tabile coraggio di Mons. Arciprete

Mah!

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AVVERTENZE Il versamento in conto corrente è il mezzo più semplice e più economico per
AVVERTENZE
Il
versamento in conto corrente è il mezzo più semplice e
più economico per effettuare rimesse di denaro a favore di chi
abbia Chiunque,
un c/c postale.
anche se non è correntista, può effettuare versa-
menti a favore di un correntista. Presso ogni ufficio postale
L’Oratorio
Parrocchiale
di
esiste
un
elenco
generale
dei
correntisti,
che
può
essere
consultato dal pubblico.
Per eseguire il versamento il versante deve compilare in
tutte le sue parti, a macchina o a mano, purché con inchiostro,
Mezzolombardo abbisognava di
ammodernamento ma quel che
è più di urgentissimi re-stauri,
il presente bollettino (indicando con chiarezza il numero e la
intestazione
del
conto
ricevente
qualora
già
non
vi
siano
impressi a stampa) e presentarlo all’ufficio postale, insieme con
l’importo del versamento stesso.
omettendo i quali tutta la casa
era un pericolo per le persone.
Stendo la mano chiedendo
Sulle varie parti del bollettino dovrà essere chiaramente
la
vostra
carità
per
un’opera
indicata, a cura del versante, l’effettiva data in cui avviene
l’operazione. Non sono ammessi bollettini recanti cancellature,
abrasioni, o correzioni.
della massima importanza per-
ché affianca le affettuose cure
I
bollettini
di
versamento
sono
di
regola
spediti,
già
predisposti, dai correntisti stessi ai propri corrispondenti, ma
della Chiesa per la gioventù.
Grazie.
possono anche essere forniti dagli uffici postali a chi li richieda
per fare versamenti immediati.
A
tergo dei certificati di allibramento i versanti possono
L’ARCIPRETE
scrivere
brevi
comunicazioni
all’indirizzo
dei
correntisti
destinatari, a cui i certificati anzi detti sono spediti a cura
dell’ufficio
rispettivo.
L’ufficio conti
postale
deve restituire al versante, quale ricevuta
dell’effettuato versamento, l’ultima parte del presente modulo,
debitamente completata e firmata.
La formazione delle coscienze è la strada maestra che conduce alla costruzione della civiltà. Uomini

La formazione delle coscienze è la strada maestra che conduce alla costruzione della civiltà. Uomini che non hanno coscienza di se stessi e di ciò che è importante per la propria vita sono incapaci di costruire la storia, e sono destinati a subire la pres- sione delle mode e della mentalità dominante. Molti oggi vivono cosi. Non perchè non hanno stu- diato ma perchè non sentono nulla o quasi nulla che sia importante per la propria vita, nulla che debba essere difeso, tutelato e sostenuto, al di fuori s'in- tende di qualche immediato interesse materiale. Sia- mo arrivati al punto che nemmeno la vita è conside- rata un valore, come stanno a dimostrare l'escalation degli aborti e i tentativi di legalizzazione dell'euta- nasia. Un cambiamento potrà avvenire solo se ognuno di noi riprenderà coscienza di ciò che realmente dà un senso e un valore all'esistenza: «Il Regno dei Cieli è simile ad un mercante che va in cerco di perle pre- ziose: trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra» (dal Vangelo di Matteo, capitolo 13). Con questa parabola Gesù ci ha inse- gnato una verità fondamentale: quel mercante in cerca di pietre preziose è l'uomo, è ciascuno di noi:

ciò che ci spinge a cercare è la nostra stessa natura di esseri ragionevoli: la perla preziosa è ciò che dà senso a tutta la nostra vita, cioè Cristo stesso. A partire da questa scoperta nasce in noi una co- scienza nuova, una personalità nuova: una coscienza che ha un punto di riferimento, o perciò si muove e incide nella storia. Il futuro dell’umanità si gioca nella formazione delle coscienze. Là dove nello coscienza regna il vuoto, il

conformismo o le ideologie l'uomo è schiavo. Ma là dove nella coscienza è custodita una «perla prezio-sa» inizia un corso nuovo nella storia.

Il grande compito della nostra comunità cristiana è

anzitutto essere cosciente di ciò che ha incontrato («la perla preziosa») e quindi comunicarlo e proporlo

a tutti, e soprattutto ai giovani.

Dove? Ovunque. Anzi, nei centri nevralgici della società: là dove i giovani e i ragazzi vivono e cresco-

no. A scuola, soprattutto, che è o dovrebbe essere un luogo educativo per definizione: «deve essere dalla potestà civile riconosciuto ai genitori il diritto di sce- gliere, con vera libertà, la scuola o gli altri mezzi di educazione confacenti con le proprie convinzioni», ha detto recentemente Giovanni Paolo II. E' un discorso da riprendere. Oltre alla scuola il «tempo libero»: e qui l'inventiva dei cristiani ha creato gli Oratori. Anche a Mezzolom- bardo. Che l’Oratorio torni a vivere non dipende da nuove tecniche organizzative; dipendo solo dalla co- scienza che abbiamo noi adulti, dalla volontà di co- municare ai ragazzi il valore più grande della vita. Pensiamoci. Una personalità umana non cresce da sola. e non cresce neanche guardando la televisione

o coltivando qualche hobby. Cresce solo se incontra

un popolo che crede profondamente in qualcosa che vale, un popolo che ha una coscienza, una personalità, un volto. Se noi cristiani continuiamo a nascondere questo volto resterà vuota non solo la nostra vita, ma anche la vita di tutti gli altri: perchè solo Cristo dà valore alla vita. Di tutti (con buona pace di chi si compiace di essere laico).

L’ALBERO DELLA CUCCAGNA Torna una antica e spettacolare tradizione: l’ardua ascesa del palo insaponato alla
L’ALBERO DELLA CUCCAGNA
Torna una antica e spettacolare tradizione: l’ardua ascesa del palo insaponato alla
conquista
della
vetta
adornata
di
succulenti
premi.
Ma
più
che
i
premi
conta
la
soddisfazione di chi si è impegnato fino in fondo per raggiungere la méta: un impegno a
squadre, dove il traguardo si raggiunge grazie alla fatica di tutti: un impegno che mette
tanta allegria, perché ben si vede che nessuno è un «superman» e non si ha paura di
ridere un po’ anche di se stessi. E così anche il buon albero della cuccagna ci insegna non
a scavalcarci gli uni gli altri, ma anzi a ridimensionare con qualche risata le nostre bravate.

ORATORIO

UNA

REALTÀ VIVA

Tante persone si potranno chiedere se esiste a Mezzolombardo un oratorio? Ne sentono parlare forse in due o tre occasioni: Natale, Carnevale e Festa Campestre; per il resto dell’anno è silenzio!! La realtà è un’altra!!! Se qualche persona adulta in più si affacciasse sulla soglia dell’oratorio ed entrasse da quel cancello, sentirebbe le grida e il movimento dei ragazzi (loro per fortuna sanno che l’oratorio è aperto ogni sabato!). Si fanno tante cose per questi ragazzi, ma se ne potrebbero fare di più, se «perdessimo» un po’ del nostro «tempo libero», mettendolo a servizio. È importante essere presenti là dove tanti ragazzi sentono il bisogno di andare: vedere la presenza di chi «non più giovane» partecipa, ai loro giochi o iniziative, questo aiuta molto nella loro crescita. Sentire per le scale o nelle sale le voci di ragazzi che, se hanno bisogno di

qualcosa, chiamano mamm

e poi si bloccano

e

dicono il nome di chi incontrano, ci fa sentire

e

capire che hanno bisogno di qualcuno a cui

riferirsi sempre, anche se vogliono farsi vedere

grandi e liberi. Una grande soddisfazione è vedere quei visetti felici appiccicati al cancello all’ora dell’aper- ura, desiderosi di entrare e che ti chiedono insistentemente: cosa facciamo oggi? Il loro desiderio è poter giocare, cantare, dipingere, realizzare qualcosa con le proprie mani, parte- cipare a gite. Ma per realizzare tutto questo è necessaria la disponibilità di tante persone. Non è depositando lì i ragazzi per due o tre ore

nel pomeriggio, con l’idea

ci sarà qualcu-

no!!, che si fa vivere un’oratorio. Tanti laici sensibili all’educazione dei ragazzi possono trovare in questo ambiente un’occa- sione per concretizzare l’impegno cristiano.

Concludendo desidero ringraziare di cuore tutte quelle persone che fino ad oggi ci hanno aiutato a rendere viva questa realtà, sperando in un futuro migliore, aiutati da tutti voi.

Bruna Micheletti Bert

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